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19 Lug 2025  |  0 Commenti

L’incarnazione contemporanea del fanatismo: il femminismo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

In questo breve scritto tenteremo di affrontare uno degli aspetti psicologici e sociali di cui il movimento femminista è espressione: il fanatismo[1].

Sfogliando le pagine dei principali dizionari della lingua italiana ci troviamo di fronte alle seguenti definizioni: “adesione incondizionata ad un’idea, una fede o un’ideologia, fino ad annullare completamente la serenità e l’obiettività di un giudizio del soggetto”; “accettazione acritica di una fede, specificatamente religiosa o politica, che conduce alla superstizione e alla totale intolleranza nei confronti delle opinioni diverse”.

Perché questa definizione di fanatismo è spendibile per il movimento femminista? Le ragioni si trovano già nella pratica comunicativa dei suoi esponenti. Post come quello della senatrice Valeria Valente, casi di cronaca  («Non voglio dare la vita a un mostro», femminista abortisce perché in attesa di un maschietto),  affermazioni come <<il maschio è un aborto che cammina, abortito allo stato genetico. Essere maschio è essere deficiente. emozionalmente limitato. La mascolinità è una malattia di deficienza, i maschi sono storpi emotivi>>, <<ritengo che l’odiare i maschi sia un onorevole e vitale atto politico>>, <<la Terra deve essere decontaminata, l’evoluzione porterà ad una drastica diminuzione del numero di maschi>>, <<io voglio vedere un uomo picchiato a sangue, e con un tacco a spillo conficcato in bocca, come nella bocca di un porco>>, <<tutti gli uomini sono degli stupratori, questo è ciò che sono>>, eccetera eccetera, sono una costante della prassi comunicativa degli esponenti del movimento femminista; pagine Facebook gestite in pseudo anonimato da psicologhe che si definiscono “psico femministe”, che lavorano per i CAV (quindi con fondi pubblici) e che attraverso uno stile comunicativo passivo-aggressivo prendono di mira i cosiddetti incel (quindi soggetti che loro avvertono come facili prede, poiché già criminalizzati da tutti i media e quindi incapaci di difendersi e reagire) rappresentano solo una delle tante espressioni normalizzate e accettate di questo fenomeno, caratterizzato dall’idea che chi la pensa diversamente non solo sbaglia, ma è un malvagio o un pazzo, e bisogna rinchiuderlo, ridurlo al silenzio o eliminarlo.

Queste espressioni di estrema intolleranza e odio verso chi non appartiene alla propria cerchia risultano essere due nuclei cruciali, che fin dagli albori hanno caratterizzato la fenomenologia fanatica. E anche se giunti al giorno d’oggi, dopo il crollo delle ideologie totalitarie, il fanatismo (soprattutto in occidente) non aleggia più sotto forma di palingenesi politica ma sotto forme ben più subdole e silenti, apparentemente meno plateali e passionali, ciò non significa che esse siano meno insidiose.

È di tutta evidenza che, nel fenomeno femminista manca, rispetto ai regimi totalitari, l’uso sistematico della violenza per affermare il proprio pensiero: non ci sono campi di concentramento, camicie nere o kalashnikov puntati. Tuttavia l’assenza di qualsiasi dubbio sulle proprie idee, l’intolleranza verso quelle degli altri, l’odio estremo ed irrazionale verso chi la pensa diversamente e l’assenza di scrupoli nella traduzione di quest’odio in azioni concrete sono aspetti che, dal fanatismo di carattere religioso ai regimi totalitari e al pensiero femminista trovano la medesima espressione.

Se la fenomenologia fanatica femminista costituisce per lo studioso delle scienze sociali un caso interessante, poiché l’osservazione della trasmutazione di alcuni costrutti rappresenta un valido banco di prova dei propri strumenti, questo non significa che lo stesso non possa avvertire un sentimento di allarme (o in alcuni casi di vero e proprio orrore) per  le conseguenze dell’orizzonte che si disvela al suo sguardo. Ciò che intendiamo dire è che il fatto che il fanatismo sia una dimensione che da sempre ha caratterizzato l’esperienza umana non deve  indurre a una sottovalutazione della pericolosità dei suoi risvolti; infatti, anche se oggi sembrano superati quei momenti della storia in cui una convinzione può condurci a distruggere gli altri con la coscienza tranquilla di chi compie l’opera di Dio (per esempio l’Inquisizione spagnola o gli ayatollah) o di una razza superiore (per es. il nazionalsocialismo) o della Storia (per es. lo stalinismo), ciò non significa che i pericoli dell’ideazione fanatica non possano produrre sofferenze meno atroci e periodi meno bui di quelli citati.

Come curare allora questo male? Nell’unico modo possibile, ovvero cercando di comprendere che la certezza intuitiva non può sostituire la libera discussione tra gli uomini, la conoscenza empirica accuratamente verificata che poggia sull’osservazione; e che è possibile avere idee differenti dalla nostra e tuttavia essere pienamente umani, degni d’amore, di rispetto o almeno di curiosità. Gesù, Socrate, il boemo Jan Hus, il grande chimico Lavoisier, i socialisti e i liberali (oltre che i conservatori) in Russia, gli ebrei in Germania sono tutti periti per mano di ideologi «infallibili»: non è un caso che  le prime persone che i regimi totalitari hanno distrutto o ridotto al silenzio siano stati gli uomini di pensiero e le menti libere.

Speriamo che questo invito alla riflessione arrivi alla senatrice Valeria Valente e a chi, come lei, ha potere e responsabilità; se non alla loro mente, almeno al loro cuore; e che si fermino nella sciagurata crociata che, seguite da truppe sempre più numerose e appunto, accecate dal fanatismo, stanno conducendo contro l’altra metà della Terra.


[1] Ad avviso di chi scrive, il femminismo, come ideazione e come ortoprassi, è caratterizzato da alcuni elementi che di seguito elenchiamo senza un ordine particolare: disturbo narcisistico di personalità, cospirazionismo, parassitismo associazionista, sessismo. Alcuni di questi sono stati già trattati, per altri si rimanda a degli scritti successivi.


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