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24 nov 2012  |  180 Commenti

Il femminicidio finlandese

http://llemgam.wordpress.com/2012/05/10/il-femminicidio-finlandese/

Già un mese fa, a inizio aprile 2012, per qualche giorno s’è parlato parecchio del cosiddetto “femminicidio”.
In realtà era il piccolo culmine di un discorso che, nei media e nella rete, stava lentamente salendo da diverso tempo.
Fatti di sangue coinvolgenti donne, quasi sempre vittime di omicidio o tentato tale, riportati con regolarità dai media, con un’attenzione e uno spazio crescenti, ma soprattutto presentati come parte di una narrazione organica e coerente e, quindi, da ricondurre a uno sfondo comune, a un’eventuale causa comune.
Qualche giorno fa, fine aprile-inizio maggio 2012, ecco un altro picco nel discorso, e un piccolo salto di qualità, cogli appelli alla politica e/o la richiesta urgente che la società “faccia qualcosa”.
Forse è il caso di provare a fare il punto della situazione, e magari farsi qualche domanda, anche considerando che il discorso pubblico in merito potrebbe tenersi ben vivo nei mesi a venire, o addirittura salire ulteriormente in diffusione e intensità.

ricerche effettuate tramite Google per il termine “femminicidio” negli ultimi dodici mesi (cliccare per ingrandire)

Il discorso in rete mi pare caratterizzato da una certa uniformità nei media consolidati e un maggior conflitto d’opinioni nel pubblico (commentatori di quotidiani, tenutarî e commentatori di blog).
In generale, però, mi sembra largamente condivisa la volontà e la necessità di ricondurre il fenomeno a cause proprie della società tutta. Inevitabile, visto che i media avevano implicitamente presentati i singoli fatti come un insieme organico, come capitoli di una storia unica, impostando così una cornice difficile da contrastare. Le opinioni divergono quindi su quali siano le cause di questo fenomeno.
In realtà già il primo punto mi trova scettico, cioè che si tratti di un fenomeno emblematico di più ampie tendenze sociali.
Le cause che ho visto più spesso evocate sono le seguenti: la cultura maschilista arretrata che concepisce la donna come possesso; l’educazione italiana, spesso esemplificata dalla mamma chioccia (o castrante), educazione incapace di abituare i figli al rifiuto e all’autonomia emotiva; il profilerare, specie nella pubblicità, di immagini femminili semipornografiche, sessualizzate e oggettificanti.
La terza causa, in realtà m’è sembrata evocata meno spesso delle altre due. E la seconda meno della prima.
E forse è inutile dire che la prima e la seconda potrebbero essere etichettate come spiegazioni rispettivamente “femminista” (è colpa del maschilismo italiano) e “maschilista” (è colpa dell’educazione mammista italiana). L’etichettatura è sicuramente grossolana e semplicistica, ma comunque specchio del dibattito in corso, che di per sé non sembra tendere a eccessivi livelli di raffinatezza, bensì a smuovere emotivamente e polarizzare per identità contrastanti: è in corso una guerra che produce morti, bisogna decidere se stare da una parte o dall’altra, non si accettano compromessi, tentennamenti, obiezioni o domande.
Vale la pena sottolineare che le due ipotesi, quella “femminista” e quella “maschilista” identificano solo grossomodo una demografia di sostenitori divisa per genere sessuale: anche se in minoranza, si sentono voci di donne avanzare l’ipotesi “maschilista”, o voci di uomini quella “femminista.
Ma soprattutto bisogna sottolineare con forza che nel discorso ufficiale, a parte qualche sparuta eccezione, predomina in maniera schiacciante la prima ipotesi, quella che chiama in causa l’italico maschilismo e che presuppone al fondo una netta contrapposizione di genere, tra la donna vittima e il maschio aggressore, quest’ultimo implicitamente spalleggiato dall’intera popolazione maschile o dalla sua gran parte.
La petizione che nasce e circola in rete è in tal senso significativa fin dal suo titolo, ovvero Mai più complici; petizione scritta da donne, che evidentemente si presentano come portavoci di tutte le donne, per chiedere  “agli uomini [tutti] di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore”.

Chi non si mobilita è un complice. A questo punto però non è ancora molto chiaro in cosa dovrebbe consistere, materialmente, questa mobilitazione.
Ma nell’impostazione generale del discorso e nel proliferante dibattito in rete è un’altra la cosa che ho visto spesso fare, e che ho trovato assai discutibile.
Si tratta della confusione flagrante tra due piani, quello dell’analisi dei fatti e quello del giudizio di valore.
Nell’interrogarsi e discutere sulle cause di questi omicidî, ho notato che determinate ipotesi vengono automaticamente squalificate come “giustificazioni per chi uccide le donne”.
In pratica sarebbe corretto affermare che le uccisioni di donne sono l’effetto diretto di una mentalità maschile diffusa, sono prodotti da un problema sistemico di tutta la società; e sarebbe invece scorretto affermare che si tratta di casi singoli, probabilmente ognuno con cause proprie, ma comunque cause che restano individuali (raptus improvvisi e imprevedibili; cecità indotta da gelosia o angoscia d’abbandono; incapacità di frenare la propria violenza).
Il problema è che qui correttezza e scorrettezza non sono misurate sui fatti.
Se un uomo uccide una donna, le cause precise e concrete dell’evento stanno nella testa del colpevole e nel contesto immediato del quotidiano che circonda lui e la vittima, che si spera gli inquirenti sapranno districare; se poi esista un contesto più ampio, questo eventualmente ce lo dirà chi studia la società, si spera lavorando seriamente e con rigore.
Questo significa analisi dei fatti. E finché i fatti non vengono indagati direttamente, non c’è molto da dire, a parte le ipotesi da bancone del bar (o salotto tv, o da forum/blog internettiano).
Il giudizio di valore è un’altra cosa. E non si può escludere a priori un’ipotesi a favore di un’altra solo perché quella sembra essere un alibi morale mentre questa no. Specie poi se si desidera che la responsabilità individuale, soprattutto in tribunale, resti ferma anche a prescindere dal contesto sociale.
Non si dovrebbe neanche rammentare che il richiamo alle “colpe della società” sono servite a lungo (almeno secondo alcuni) proprio per giustificare, e condonare, i colpevoli d’ogni tipo di delitto: “Vostro onore, è vero che ho ucciso la mia donna, ma che ci volete fare, è la società maschilista che mi ha portato ad agire così, è il sistema del patriarcato che ha armato le mie mani, e le ha mosse il testosterone cui mi condannano i miei cromosomi. Potete forse considerarmi colpevole?”
Che una causa ipotetica suoni come giustificazione è una questione di prospettiva.

In realtà si capisce che la questione è soprattutto di tipo politico, se non ideologico, per affermare prima di una qualunque analisi dei fatti la prospettiva secondo cui, sì, queste 100-120 donne uccise ogni anno sono vittime non solo dei loro assassini, ma d’un sistema culturale più ampio.

Eppure non servono nemmeno grandi ricerche per farsi almeno un’idea vaga su qual è l’ipotesi più fondata.
Basta un po’ di banale, gelida statistica: 100-120 vittime l’anno possono essere indubbiamente una tragedia enorme per chi vive direttamente l’evento ma, su una popolazione femminile di 30.000.000 (trenta milioni) sono ben lungi dal costituire un fenomeno. O, soprattutto, da permettere di ipotizzare cause sistemiche.
Eppure ho letto, nelle settimane passate, commenti parlare di “massacro”, “ecatombe”, “strage”, “eccidio” o addirittura “sterminio”.
Ma allora cosa dovremmo dire, per fare il primo esempio che mi viene in mente, dei suicidî femminili che, annualmente, di vittime ne mietono dieci volte di più, ovvero circa un migliaio l’anno?

Il ricorso alla statistica produce spesso un’immediata obiezione.
Si dice: d’accordo, contando a freddo le cifre sull’intera popolazione, forse le vittime non sono così tante; sono però la punta visibile di un iceberg sommerso fatto di violenze maschili e di disprezzo della donna che attraversano l’intero corpo sociale; si parte dalla pubblicità con le cosce al vento e si va su su sino allo stalking, allo stupro, e all’omicidio, e quest’ultimo non è disgiunto dal resto, è solo l’ultimo inevitabile anello di una tragica catena di misoginia.
Può essere. L’obiezione ha una sua logica. Ma anch’essa si rivela debole alla prova dei fatti, come ora cercherò di mostrare.
Al di là delle cause evocate, mi pare si dia per scontato che questi omicidî di donne siano un problema soprattutto italiano, in quanto appunto prodotto finale della condizione della donna in Italia che, rispetto agli altri paesi d’Europa, non è certo delle migliori. Anche in questo caso le cifre non mentono: per indipendenza economica e accesso al lavoro delle donne, l’Italia non brilla.
Ma per i cosiddetti femminicidî, come stanno le cose?
La petizione che ho già citato afferma recisamente che “un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà”. In Europa non si uccidono le donne, par di capire.
Eppure tra giornalisti ed esperti, almeno tra quelli che ho letto in questi giorni sull’argomento, nessuno ha mai anche solo provato a operare un confronto effettivo con l’estero.
Ma si sa che i proclami fanno effetto, mentre le indagini richiedono tempo e pazienza.

E allora la ricerca me la sono fatta io.
I dati li ho ricavati da un documento del Ministero dell’Interno, che a sua volta li prende dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Mi auguro siano sufficientemente attendibili.
I dati riguardano i morti per omicidio nei paesi dell’Unione Europea tra il 1982 e il 2002. È un periodo sufficientemente lungo per consentire delle considerazioni generali.
Con questi numeri ho prodotto due grafici.
Il primo riguarda il numero di donne uccise o, più precisamente, il tasso di donne uccise ogni centomila abitanti.
Tra tutti i paesi disponibili, ho limitato il confronto a Italia, Francia, Germania, Svezia e Finlandia. Francia e Germania in quanto tra i maggiori paesi europei. Svezia e Finlandia perché noti per le loro politiche particolarmente attente riguardo alle istanze femminili e femministe.

Direi che i dati parlano da soli.
L’Italia si attesta nella media degli altri paesi, anzi, persino un po’ più in basso rispetto a Francia, Germania e Svezia. La civile Germania, a inizio anni Ottanta, aveva un tasso di donne uccise doppio rispetto a quello dell’arretrata Italia, per dire.
Soprattutto va notato che il tasso italiano è più o meno simile a quello attuale, e si sta parlando di dati che partono da trent’anni addietro. Il cosiddetto “recente aumento di femminicidî in Italia” di cui si parla in queste settimane è verosimilmente nient’altro che una fluttuazione periodica, inevitabile quando ci si focalizza solo su una manciata d’anni. Nel complesso la situazione italiana è stabile, e non da poco tempo.
Notevole invece la performance finlandese. E si tratta di un record anche a confronto con gli altri paesi dell’Unione Europea. Un tasso, a seconda dei momenti, siano a quattro o cinque volte superiore a quello italiano.
Il paese in cui si uccidono più donne, in Europa, non è la maschilista Italia, bensì la femminista Finlandia.
La patria europea del femminicidio non è l’Italia, ma la Finlandia.
Questo dovrebbe farci concludere, come immagino alcuni vorranno fare, che “il femminismo militante in politica aumenta le morti delle donne”? I maschî finlandesi uccidono le donne come reazione alla loro emancipazione?
Non direi, visto che la Svezia, che come femminismo militante ha pochi paragoni in Europa, mostra un tasso di donne uccise ben inferiore alla confinante Finlandia, e in linea col resto dell’Unione.
Se ci sono delle cause, vanno trovate altrove.
Il punto è che la Finlandia sconta un tasso d’omicidî molto molto alto sia per gli uomini che per le donne. La Finlandia è il paese dell’Unione in cui si uccide di più. Giocoforza sono tante anche le vittime femminili.
E, almeno da quanto ho letto in giro, pare che tra le cause ci sia il consumo eccessivo di alcool combinato con l’ampia disponibilità di armi da fuoco.

Il secondo grafico confronta il tasso di omicidî diviso per i generi delle vittime: quanti uomini muoiono in più rispetto alle donne nei varî paesi?

Anche qui i dati sono piuttosto chiari.
Nella macabra uguaglianza degli assassinî, vince la Germania, paese in cui la quantità di donne e uomini uccisi tende a equipararsi.
È in Italia, invece, che la sperequazione è maggiore.
L’Italia, nell’Unione Europea, è il paese in cui vengono uccisi molti più uomini che donne o, se si vuole, molte meno donne che uomini.
La linea relativa all’Italia, si noterà, subisce una lenta ma costante ascesa a partire dagli anni Novanta. Ma come si capisce dal primo grafico, non dipende da un aumento di donne uccise, bensì da un calo di vittime maschili.
E in ogni caso si tratta di una variazione che la porta in linea col resto dell’Europa, quell’Europa che, almeno così ci dicono, dovrebbe tollerare meno dell’Italia le donne uccise.

A questo punto si può tornare alle domande principali, e magari provare delle risposte.
Se gli omicidî di donne sono frutto di una cultura maschilista, l’unica è ammettere che in Italia c’è molto meno maschilismo che nel resto d’Europa, visto che nel resto d’Europa si uccidono più donne, e visto anche che in Italia si uccidono molte meno donne che uomini.
Oppure, in alternativa, se si ritiene che invece l’Italia sia un paese effettivamente maschilista (e personalmente ritengo lo sia, almeno per buona parte), bisogna ammettere che questo non è legato al numero di donne uccise, le quali, altrimenti, dovrebbero essere molto più numerose che nel resto d’Europa.
O il maschilismo italiano non ha nulla a che vedere col numero di donne uccise, oppure l’Italia è meno maschilista del resto d’Europa. Non ci sono molte alternative.

La domanda diventa quindi questa: perché mai in Italia un fenomeno statisticamente minoritario, costante nel complesso, e meno grave che nel resto d’Europa, ha assunto un’importanza così di primo piano, producendo una tale mobilitazione mediatica, col tentativo connesso di produrre un’altrettanta mobilitazione politica?
La domanda potrebbe restare in eterno sospesa.
Risolverla significherebbe riuscire a spiegare come mai succeda che la società, di punto in bianco, subisca violente eruzioni allarmatistiche che si dileguano con altrettale rapidità, imponendo all’attenzione pubblica paure, reali o fittizie che siano, che poi vengono sùbito dimenticate. La lista dei casi potrebbe esserelunga: si va dal bullismo su YouTube agli stupratori rumeni (o qualunque altra categoria d’immigrati) ai pitbull assassini, e così via.
Quel che resta a tutt’oggi inspiegato è cosa spinga in determinati periodi determinati allarmi a emergere e altri a restare dominio di pochi specialisti e attivisti.

Dunque, perché proprio ora l’allarme femminicidio, e non cinque o dieci o venti anni fa?
Provo tuttavia ad azzardare alcune ipotesi.
Non c’è dubbio che l’allarme femminicidio germina sull’onda lunga del dibattito sulla condizione femminile in Italia, alla ribalta nel discorso pubblico ormai da qualche anno.
Il nuovo dibattito pubblico sulla donna è partito e si è mosso lungo diversi filoni principali, cavalcati da diverse parti politiche. Tra gli altri: la questione del lavoro, dell’indipendenza economica, delle risorse dedicate in tal senso dallo Stato; la questione dell’immaginario pubblico: le pubblicità, gli spettacoli televisivi, le narrazioni giornalistiche, spesso imputati di “svilire l’immagine della donna”, ridurla a “oggetto sessuale”, a rinchiuderla in “stereotipi”; la questione, non certo di oggi, della violenza sulle donne: la violenza domestica, la violenza sessuale, e le donne uccise.
Questi filoni non sono necessariamente contrapposti e tuttavia, a rischio di tagliare l’analisi coll’accetta, è possibile ricondurli alla destra o alla sinistra, specie nelle contromisure auspicate.
La sinistra ha battuto soprattutto il tasto del lavoro e la richiesta d’interventi pubblici in tal senso (sostegno alla maternità, ecc); ha poi giocato, almeno sino allo scorso governo, e in maniera alquanto spregiudicata, sulla questione dell’immagine femminile, e su una rumorosa condanna alla pubblica esibizione di carni, rumorosa tanto da bordeggiare un moralismo che anche nella stessa sinistra non è stato sempre ben digerito.
La destra tuttavia non è certo stata a guardare, anzi: mi sorprende che spesso si dimentichi come ad esempio la nuova legge sullo stalking e tutta una serie di inasprimenti penali in materia di violenza sessuale siano stati promossi con fervore proprio dal governo Berlusconi e dalla sua ministra Carfagna, forse anche per l’esigenza forte di ripulirsi un’immagine non proprio lindissima, almeno per l’opinione pubblica corrente, in termini di “rispetto della donna”.
Fatto sta che, a qualche mese dal tramonto del governo Berlusconi e del suo licenzioso caravanserraglio, e dal probabile tramonto definitivo di tutto ciò che il berlusconismo ha rappresentato, anche in termini d’immaginario collettivo (quello che parte sin da Drive In e tramite le veline arriva al famigerato bunga bunga), ora la battaglia principe per i diritti femminili è quella sul femminicidio, cioè su fatti atroci esposti all’orrore della pubblica opinione per chiedere nuove fattispecie di reato, inasprimenti delle pene, “carte etiche” per i media, cioè misure di legge, ordine e controllo di tipo sostanzialmente repressivo, per difendere una donna vista come vittima debole bisognosa di tutele speciali.
E dunque, l’allarme femminicidio come vittoria di un discorso di destra?
Forse, ma si deve comunque tener conto che la lotta alla violenza sulla donne è stata e resta una bandiera tradizionale anche della sinistra, con una differenza non tanto sul merito ma sui metodi di contrasto. Laddove la destra chiede sbarre e catenacci, la sinistra solitamente chiede (anche) educazione e una nuova cultura.
Più probabilmente l’allarme femminicidio è un sintomo dei pochi risultati concreti che la grande mobilitazione femminile di questi ultimi anni ha ottenuto ricorrendo a sistemi ordinarî, di qui la necessità di buttare sul piatto carichi più pesanti, di giocare le carte dei cadaveri, del sangue, della morte.
O ancora, forse, si tratta del ricorso a un argomento capace di raccogliere con facilità (chi mai, specie negli apparati mediatici ufficiali, oserebbe sminuire la gravità di una strage di donne?) un consenso altrimenti molto più arduo da ottenere in una situazione piuttosto frammentata.
In ogni caso, l’allarme femminicidio lo vedo soprattutto come segno di disorientamento o comunque debolezza da parte dell’attuale movimento femminil-femminista, dove le proposte concrete o mancano o non riescono ad avere sufficiente efficacia.

Ma non è nemmeno scontato che questo allarme non riesca a contribuire al raggiungimento di qualche scopo, anche se di poco e anche se quelli cui è stato associato restano parecchio fumosi. Come già detto, non si capisce in cosa dovrebbe consistere concretamente la “mobilitazione degli uomini”; “cambiare la cultura del paese” è una frase facile a dirsi ma che in pratica significa tutto e niente.
Forse ci sarà qualche inasprimento delle pene. Ci sarebbero sicuramente già stati se vivessimo non sotto un governo tecnico ma uno politico, uno di quelli solerti nel dimostrare al popolo votante di “fare qualcosa” e combattere il male.
In ogni caso, col tempo, lentamente, forse molto lentamente, non dubito che sulla condizione femminile l’Italia arriverà ad allinearsi agli altri paesi.
Aumenterà l’occupazione femminile. Sempreché tutto il sistema economico non imploda, ovviamente, e allora non resteranno che macerie da raccogliere, per maschî e femmine al contempo.
Un po’ alla volta spariranno quelle pubblicità e immagini pubbliche reputate “lesive della dignità della donna”, “sessualizzanti”, “oggettificanti” e così via. Ma questo è un trend che ormai da tempo coinvolge tutti i paesi industrializzati, e a cui l’Italia si sta solo aggiungendo, da buona ultima.
Gli omicidî di donne tuttavia non caleranno.
Perché, come si è visto, è già fenomeno minimo e ormai stabile da decennî, e slegato dal contesto sociale.
Semplicemente, una volta che saranno risolte le questioni femminili sentite come più pressanti nella quotidianità diffusa (il lavoro, le immagini pubbliche), non se ne parlerà più. Perché allora, dal punto di vista politico, non sarà più un’arma utile cui far ricorso.


180 Commenti

Alessandro 3:44 pm - 25th maggio:

Tiziano: hai ragione. In fin dei conti, pur criticando il fenomeno in questione, rivela un modo di pensare che si nutre dei più banali luoghi comuni femministi.

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trollingtronny 5:33 pm - 25th maggio:

la colpa è in gran parte da ascrivere alla vostra retorica di sinistra che vuole proteggere a tutti i costi il piu debole, piu debole che ovviamente è colui che decidete di accogliere sotto la vostra ala protettiva in virtù delle vostre logiche classiste. poverini gli immigrati, poverini gli zingari, poverini i palestinesi, poverini i meridionali, poverini le donne…
ah no aspettate, le donne se ne stanno approfittando. come tutti gli altri di cui sopra del resto…

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Tiziano 5:43 pm - 25th maggio:

trollingtronny: la colpa è in gran parte da ascrivere alla vostra retorica di sinistra

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Io non sono di sinistra, anche se occasionalmente scrivo in questo blog.

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Luigi Corvaglia 6:40 pm - 25th maggio:

Tiziano: Anche quest’uomo non ha le idee molto chiare…
Anche lui è “vittima” di ormai incistati (e insopportabili) luoghi comuni.

………..
Come avrai notato in questo thread non manco di segnalare ogni articolo o post da me intercettato che dia una lettura critica e non mainstream dell’argomento.
Ovviamente in ognuno di questi possono esserci passaggi condivisibili ed altri meno o per niente.
Quello di cui stiamo parlando (*), anche al lordo di quei passaggi, è molto interessante. Non fosse altro per i meccanismi che svela e spiega (narrazione d’emergenza e bolle mediatiche, “femminicidio” incluso).
….
(*) Non conosco chi scrive ed è la prima volta che incrocio quel blog. Leggendo alcuni commenti sembrerebbe trattarsi di un giornalista e leggendo la parte in cui cita Vendola (Mi chiedo in tutto questo che cazzo stia facendo Vendola, l’unico uomo politico in questo paese che ha provato a riportare un po’ di complessità all’interno del discorso politico.) se ne potrebbe dedurre (impressione personale eh ….) che orbiti, idealmente, in quell’area. Ora lo so che a te, come è giusto che sia, la cosa dice poco o niente. Ma a me che ci sia qualcuno da quelle parti che, finalmente, dice cose diverse dal mainstreaming (anche se non coincidenti con le mie) fa piacere.

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Pappagallus Indignatus 6:49 pm - 25th maggio:

Devo ammettere che Trolly ha ragione, sebbene la parola “classismo” non abbia nessuna relazione con la lagna prozingaresca, prodonne, proimmigrati a prescindere delle sinistre occidentali… e che sian soprattutto le sinistre occidentali, con il loro “prodebolismo” responsabili dell`aborto genocida chiamato femminismo non ci piove.

trollingtronny:
la colpa è in gran parte da ascrivere alla vostra retorica di sinistra che vuole proteggere a tutti i costi il piu debole, piu debole che ovviamente è colui che decidete di accogliere sotto la vostra ala protettiva in virtù delle vostre logiche classiste. poverini gli immigrati, poverini gli zingari, poverini i palestinesi, poverini i meridionali, poverini le donne…
ah no aspettate, le donne se ne stanno approfittando. come tutti gli altri di cui sopra del resto…

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Luigi Corvaglia 7:16 pm - 25th maggio:

La Convenzione di Istanbul, die Istanbul-KonventionColibrì: coordinamento nazionale di associazioni che condividono i temi dei diritti fondamentali dell’infanzia e della genitorialità post separativa.

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Roberto Micarelli 1:15 am - 26th maggio:

La sinistra non esiste più. Possiamo anche accusarla ma oggi stiamo accusando il nulla, come fanno nel centro-destra dove invece di parlare delle vere emergenze politiche continuano a prendersela coi comunisti. Secondo la mia opinione SEL ha barattato la difesa del salario con la difesa di genere, dirottando la laicità sul binario della filogenetica. Dire che sono di sinistra è riduttivo: io sono un cornuto di sinistra. Un fesso che ci ha creduto e che sta a guardare Vendola fare il tifo per la ratifica della Convenzione di Istanbul firmata dalla Fornero. Perché secondo Vendola la Costituzione si può violare con l’ovatta, facendo finta di essere egualitaristi non scrivendo nella legge le parole donna e uomo, ma finanziando poi ottanta milioni di euro su una rete antiviolenza femminista radicale, che trasformerà quella legge, nella sua applicazione, come se ci avessero scritto le parole donna e uomo.
Secondo la “sinistra” non c’è un problema occupazionale generale: c’è il problema della disoccupazione dei giovani e della disoccupazione delle donne.
Quando si sono accorti che a suicidarsi per la crisi erano solo uomini, hanno iniziato a dire che sono casi isolati o proprio se vogliamo prenderne atto delle vittime sì della crisi, ma deboli perché di sesso maschile, quindi incapaci di fronteggiare le difficoltà come sanno fare le donne. Lo hanno detto pure se non lo hanno detto: ignorando il palese dato della caratterizzazione maschile di quel fenomeno, e stracciandosi le vesti solo quando viene uccisa una donna. Lo hanno detto quando non hanno sentito l’esigenza di indagare. Quindi di nuovo hanno spostato il problema dalla crisi al genere, sposando i problemi sociali “utili” per continuare nella loro agenda pseudo-sinistra.
Potrei continuare a lungo ma mi fermo, perché se uno le cose le vuole vedere le vede, sennò le vedrà solo quando saranno talmente gravi e conclamate da non potersi più chiamare fuori.
A proposito, il paradiso svedese a volte traballa. Come mai?

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Roberto Micarelli 1:24 am - 26th maggio:

Se dovesse partire una primavera svedese, ipoteticamente perché le primavere non partono senza che qualcuno lo voglia, secondo voi i governi europei che farebbero? Chiederebbero all’ONU una NO-FLY ZONE? Si bombarderebbero da soli per difendere la popolazione? Darebbero armi ai ribelli?

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Fabrizio Marchi 10:28 am - 26th maggio:

Pappagallus Indignatus,

E invece Trolly ha torto, caro Pappagallus, perché ci ripropone il più classico dei classici schemi da “quemmista di destra”, di quella destra rozza e ipocrita quanto il suo competitor di “sinistra” e “politicamente corretto”.
Quella (destra) di “pancia” che non va un millimetro oltre il proprio naso, che mal sopporta gli immigrati e se potesse gli sparerebbe addosso quando sono in mare su un canotto o sull’ imbarcazione di uno “scafista” prima ancora di sbarcare sulle nostre coste. Quella che detesta i palestinesi, perchè sono brutti, sporchi e cattivi (e pure mussulmani…), ma sostiene i tibetani, perchè sono buoni, buddhisti e “pacifisti” e lottano (giustamente) contro il regime “comunista” cinese. Quella che “non sono razzista, sono loro che sono napoletani (o romani, o calabresi ecc.)…”
E’ quella stessa destra a cui non tornano i conti. Perché il mondo gli starebbe bene anche così com’è, anzi, lo vorrebbero ancora più duro, selettivo e repressivo, perché ovviamente sono convinti di essere dei “vincenti” e dei “riusciti”. Poi, ohibò, ad un certo momento scoprono di essere precipitati, loro malgrado, nella intollerabile condizione dei “mal riusciti” (e dei vinti). Allora che fanno? Danno la colpa alla sinistra, egualitarista e femminista, nonché piena di risentimento, che li ha fatti precipitare in quella nuova condizione, per loro innaturale, essendo dei vincenti per definizione…E allora ha inizio il dramma personale…
Come abbiamo già detto molte volte, è una situazione contraddittoria dalla quale non potranno uscire mai, se non a costo di rivedere completamente le loro convinzioni ideologiche.
Naturalmente sono prigionieri di un’ analisi a dir poco vetusta che gli impedisce di leggere con lucidità le dinamiche reali che hanno portato all’affermazione del femminismo e del neofemminismo e più in generale del “politicamente corretto”, nonchè della funzione che tutto ciò ha giocato e gioca all’interno dell’attuale sistema dove, come egregiamente spiega Fusaro in questo articolo http://www.uominibeta.org/editoriali/se-il-capitalismo-diventa-di-sinistra/ , l’economia è di destra, la politica è di centro, e la cultura è di sinistra.
Ma è come parlare ai muri…

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Pappagallus Indignatus 9:15 pm - 26th maggio:

Nuovo articolo del Messaggero sull`ennesimo demente assassino e mio commento sotto. Non so se pubblicheranno.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?sez=PRIMOPIANO&ssez=CRONACA&id=284154#IDX

…e adesso le femministe di ogni ordine e grado potranno tuonare contro il maschio padrone infame cattivo e becero capace solo di violenza…si approprieranno politicamente del corpo di questa poveretta e tutti gli atti bestiali commessi da donne (come quei due bambini lanciati dalla finestra o quegli altri violentati in asilo) passeranno in cavalleria. Ratificheranno la convenzione di Istanbul dove “femminicidi” (leggetevela) sono anche le critiche espresse con buon garbo, complici questi infami che danno fuoco alle fidanzate (perche` i criminali che ammazzano le donne sono vostri complici, e tirano milioni di litri di acqua ai vostri sporchi mulini, care femministe, e voi lo sapete bene). Tempo venti anni e vedremo i campi di sterminio per soli maschi e gli aborti selettivi per soli feti maschio “per prevenire la violenza contro le donne”, Se poi nel frattempo aumenteranno, come inevitabile, i casi di cosiddetto “femminicidio” , le femministe ne saranno ben felici, tanti cadaveri in piu`da manovrare politicamente. Lo so, cara ragazza che stai leggendo, lo so che stai bruciando di indignazione e pensi che io sono un amante dei roghi delle streghe.Non e`cosi`, ma…cara la mia lettrice, gia`il fatto che la vedi cosi`significa che ho ragione: e preparati a vedere tuo figlio maschio, o tuo padre, o tuo fratello a bruciare sul rogo, presto. La vendetta femminile da qualche parte dovra` pur cominciare.
PS, per Fabrizio: riguardo al tuo commento di sopra ti rispondo dopo.

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Pappagallus Indignatus 10:35 pm - 26th maggio:

Fabrizio Marchi,

Caro Fabrizio, occhei, ho capito…la tipologia umana che descrivi e`notoria e frequente su queste pagine…ma io volevo solo dire che la sinistra in generale ha una propensione al prosfigatismo a presindere che produce solo danni, perche`avvantaggia solo chi fa professione di vittimismo, cosa in cui donne, femministe e musulmani in generale, ahime`, sono assurdamente uguali,allineati e coperti. Dal mio punto di vista la sinistra vera non dovrebbe affatto essere prosfigatista, in quanto se andiamo a bomba e analizziamo il discorso marxiano in nuce, per “una certa scuola” chi dovra`prendere il sistema per le orecchie, e trasformarlo, e`il vituperato e per certuni “inesistente “proletariato. Una classe ben solida, esistente, enorme nel numero e nelle potenzialita` ma solamente inconsapevole. I lavoratori manuali e intellettuali sono il motore del mondo e del futuro, sono i veri padroni del sapere, altro che poveri sfigati lagnosi. Non si lamentano ma lavorano e tacciono, per ora, e magari e`per questo che crepano in fonderia. E si sentono dire che sono degli oppressori da emerite parassite abituate a passar la vita farneticando di maschi padroni mentre sorseggiano il Martini con l`olivella. La cosa simpatica e`come queste brave moraliste appena possono si faccian montare a sangue dai vari Piersilvio di turno…

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Roberto Micarelli 5:09 pm - 27th maggio:

Articoli interessanti sul femminismo svedese:

(Eterogenesi dei fini?) “Come la Svezia è diventata un focolaio di odio contro le donne”
http://worldcrunch.com/culture-society/how-did-sweden-become-a-hotbed-of-anti-women-hatred-/feminism-gender-equality-extreme-right-anders-breivik/c3s11272/

Attacco simbolico anti-uomo su tutti i fronti, anche sulla posizione in cui si urina: http://www.youtube.com/watch?v=nXz1IR3VBKw

La lista dell’odio: http://www.avoiceformen.com/feminism/government-tyranny/swedish-feminists-on-the-warpath-against-hate/

Il seguente articolo pone un significativo legame tra la denatalità e l’immigrazione (soprattutto di matrice islamica), fenomeni che anch’io da tempo riconduco a una stessa radice politica, dove l’immigrazione ha una funzione di compensazione rispetto a uno dei più gravi danni collaterali dell’ingegneria sociale femminista: http://www.the-spearhead.com/2013/01/25/scandnavian-men-leaving-feminists-to-themselves/

Assange: “La Svezia è l’Arabia Saudita del femminismo”. http://jezebel.com/5718817/assange-sweden-is-the-saudi-arabia-of-feminism

Qui si accenna a concetti come uomini beta, individualismo nel rapporto di coppia, invasione dello stato nella sfera privata. http://captaincapitalism.blogspot.it/2012/10/target-swedish-feminism.html

Interessante spunto sulla negazione non solo della autodeterminazione maschile ma anche di quella femminile. La cosiddetta infantilizzazione femminile: la nuova tattica proibizionistica che pretende di dichiarare malate di mente le prostitute che non si riconoscono come il proibizionismo stesso vorrebbe: http://maggiemcneill.wordpress.com/2011/05/30/another-example-of-swedish-%E2%80%9Cfeminism%E2%80%9D/

C’è una comune linea politica tra il femminismo di terza-quarta generazione in vari paesi, basta prendere questo articolo di Massimo Lizzi per vedere come la criminalizzazione del rapporto mercenario sia una costante internazionale di una certa linea di pensiero: http://massimolizzi.blogspot.it/2013/05/lettera-aperta-un-cliente-per-bene.html

E via discorrendo.

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Pappagallus Indignatus 7:35 pm - 27th maggio:

Come volevasi dimostrare. All`articolo

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?sez=PRIMOPIANO&ssez=CRONACA&id=284154#IDX

pubblicano fior di commenti raccapriccianti, sanguinari, giustizialisti, ma non il mio… che potete leggere poco sopra e che tutto e`meno che aggressivo o diffamatorio . Che dite,sono un indegno se penso di loro che li disprezzohttp://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_negative.gif e che si devono solo vergognare?

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Roberto Micarelli 12:54 am - 28th maggio:

Indegno è poco Pappagallus: tu sei un nemico: uno che si permette di ragionare. Scandalo! In guerra non si ragiona: si spara. Al massimo si studia il campo di battaglia, quello è il massimo concesso alla ragione, ma è materia da generali e non da truppa.

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Roberto Micarelli 12:58 am - 28th maggio:

Gli uomini beta sono fanti. Quando c’è da morire gli fanno cimiteri e mausolei, e quando c’è da vivere gli dicono che per colpa loro è scoppiata la guerra.
Benefattori solo se hanno rinunciato alla vita per far star bene gli altri (e le altre), altrimenti malfattori.

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Luigi Corvaglia 3:06 pm - 28th maggio:
Rino 5:01 pm - 28th maggio:

Luigi Corvaglia,

Trovo qs ricerca sottilissimamente depistante.
Occulta radicalmente il fatto che la campagna “antiviolenza” è una campagna contro i maschi tutti e nello specifico, contro il maschio di casa.
Così diventa (è) strumento della propaganda a noi ben nota: il padre, il marito, il partner, quello è il vero nemico.
Lascio stare alcuni subdoli particolari, del resto necessari per costruire questo depistaggio.
Non pretendo di trovare consensi, ma la vedo così.
RDV

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lorenzo 5:44 pm - 28th maggio:

Rino:
Luigi Corvaglia,

Trovo qs ricerca sottilissimamente depistante.
Occulta radicalmente il fatto che la campagna “antiviolenza” è una campagna contro i maschi tutti e nello specifico, contro il maschio di casa.
Così diventa (è) strumento della propaganda a noi ben nota: il padre, il marito, il partner, quello è il vero nemico.
Lascio stare alcuni subdoli particolari, del resto necessari per costruire questo depistaggio.
Non pretendo di trovare consensi, ma la vedo così.
RDV

>>
In primis è una campagna contro gli uomini italiani. Sostanzialmente è un articolo che trasuda un razzismo alla rovescia, tipico delle femministe bianche italiane-occidentali.

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armando 9:12 pm - 28th maggio:

D’accordo con Rino, e’ depistaggio, come anche questo
http://www.quitthedoner.com/?p=1716
La sostanza è che certe critiche al femminicidio, sia chiaro valide nei numeri, non vogliono cogliere però l’essenza del problema e gli intenti che sono dietro, appunto quelli di preparare leggi non genericamente liberticide, ma antimaschili e antipaterne. Perchè maschi e padri sono ostacoli al dilagare di una concezione pienamente funzionale al capitalismo consumista che esige idioti privi di identità e manipolabili a piacimento. Il resto sono chiacchere.
armando

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Luigi Corvaglia 6:23 pm - 31st maggio:
Pappagallus Nocturnus 9:49 pm - 1st giugno:

http://news.you-ng.it/2013/06/01/india-bruciata-viva-dalle-madri-delle-sue-amiche/

Ma nooooo…! Sta a vedere che ora scoprono che in realta` le due incendiarie sono uomini…la violenza e`solo maschile.

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Luigi Corvaglia 10:16 am - 2nd giugno:

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Fabrizio Marchi 11:11 am - 2nd giugno:

Luigi Corvaglia,

Ultime due righe a parte che a mio parere contengono dei concetti (e dei valori) discutibili, l’articolo è senz’altro più che condivisibile. http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif

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Luigi Corvaglia 7:42 pm - 2nd giugno:

Un altro articolo comparso su Adiantum, questa volta scritto da una donna:
Allarme costruito ad arte per una falsa tutela delle donne – di AliChe Guevara

………..
Alcuni passaggi:
<<
In quanto donna dovrei essere indifferente ai possibili sviluppi antimaschili, ma sinceramente non posso: ho un figlio, un ex marito mai comportatosi da criminale (se ne faccia una ragione chi sostiene la tara genetica della violenza maschile), uno splendido compagno, un padre e due fratelli, nessuno dei quali considera sport nazionale pestare le donne, minacciarle, umiliarle etc..
<<
Torno alle invocate norme a tutela della donna. Le sanzioni preventive mi fanno tremare. L’inversione dell’onere della prova, lo sbriciolamento delle basi su cui poggia il nostro impianto normativo.
Io dichiaro che tu potresti essere pericoloso e saperti libero mi provoca ansia, sta a te dimostrare di non essere pericoloso. Io dichiaro, e parte l’iter giudiziario; tu, per salvarti, devi poter dimostrare che le mie paure sono infondate.
Ma l’ansia (o insicurezza, timore, preoccupazione, panico, angoscia, inquietudine etc.) sono sensazioni soggettive e strettamente legate ad una percezione personale, per cui è impossibile dimostrare di non provocarle in chi dichiara di esserne affetto. O, al contrario, è impossibile accertare se chi dichiara di esserne affetto abbia reali motivi per esserlo.
<<

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Pappagallus Nocturnus 8:14 pm - 2nd giugno:

Cari tutti, caro Fabrizio Marchi, riguardo a questa ondata di scemenze e riguardo anche a tutto il resto io vorrei se possibile suggerire una “cosa nuova” per il sito, assieme alle sezioni “muro della vergogna” e “istruzioni di autodifesa controfemminista” (specie online) . Perche` non apriamo una sezione chiamata “In Camera Caritatis”, dove ognuno sia libero di raccontare personalmente gli atti di violenza fisica, morale, psicologica subita o vista da uomini per colpa di donne? Testimonianze, insomma. Con un certo Pathos.Un esempio puo` essere l`articolo di Fabrizio “Ho subito violenza ma l`ISTAT non lo sa”. Alla lunga, credo, ne verrebbe fuori un interessante reportage, che magari qualche pazzohttp://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wacko.gif pubblichera` su carta… chi lo sa. Le vie del Signore sono infinite… l`importante e` che, per tornare all` idea della “penetrazione di etosfera”, si vada a toccare non solo l`aspetto logico della faccenda ma ci si metta un minimo di (dovuto) pathos …http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_scratch.gif

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Luigi Corvaglia 1:16 pm - 12th giugno:

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mauro recher 2:27 pm - 12th giugno:

Luigi ,per fortuna che c’è la rete,non per niente ,con la scusa della “scostumatezza” si tenta di darle un freno …Perchè ,se si cerca in giro i dati ufficiali di certo non c’è bisogno ne di nuova educazione maschile ,ne di leggi speciali ,ma di attuare le leggi già in vigore…
Perchè .senza la rete saremmo tutti soggiogati da Barbara d’Urso e compagnia bella che ,nascere di genere maschile, ti fa anche schifo

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Luigi Corvaglia 4:23 pm - 13th giugno:

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Luigi Corvaglia 10:32 pm - 16th giugno:

Certo, avremo anche diversi punti di vista. E differenziazioni difficilmente conciliabili. Però è difficile non condividere nella sostanza questo post: “Femminicidio: come si realizza l’emergenzialità sui media

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Fabrizio Marchi 7:41 am - 17th giugno:

Luigi Corvaglia,

L’articolo è senz’altro condivisibile così come moltissimi altri scritti dalla stessa persona a cui rinnoviamo la nostra stima e simpatia, per il percorso coraggioso che ha compiuto e sta compiendo.
Il problema è che lei continua a interpretare la realtà attuale come ancora dominata dalla cultura maschilista e patriarcale che costituirebbe ancora l’architrave della nostra società, cioè della società capitalistica occidentale, nei confronti delle quali lei, come molti di noi, si pone peraltro in una posizione di radicale criticità.
Ora, secondo me, come ho già detto più volte, questa è una interpretazione a dir poco obsoleta, molto probabilmente dovuta alla incapacità o difficoltà personale di portare fino in fondo il percorso che è stato avviato. Il che è del tutto comprensibile, sia chiaro, perché portare quel percorso fino alle estreme conseguenze significa gettare alle ortiche il femminismo e mettere radicalmente in discussione la propria stessa vita e l’identità personale che ci si è costruite. E questo non è facile per nessuna.
Ciò detto, ce ne fossero a decine di migliaia di donne come lei capaci di sostenere quelle posizioni.
Diciamo che con lei e con le donne come lei possiamo dire di avere, nei fatti, un tacito patto di unità d’azione. Ci sono molti punti di contatto, ma anche molte divergenze sostanziali, come diceva giustamente Luigi. Ciascuno sta costruendo il proprio percorso, lei e le sue compagne il loro, e noi il nostro. Al momento, data la situazione, non ci sono ragioni né per pestarci i piedi né per entrare in rotta di collisione. Come ogni cosa del mondo, la realtà si da nel suo darsi e non a priori, e quindi, cammin facendo, verificheremo di volta in volta lo stato dell’arte. Per ora buon lavoro sia a loro che a noi.

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Luigi Corvaglia 7:30 am - 21st luglio:

Segnalo quest’articolo, anche se di maggio, non tanto per il suo contenuto (il solito) quanto per i due commenti presenti: uno del Prof. Tonello (domanda) e uno dell’autrice (risposta).
Femminicidio, uccise perché donne

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mauro recher 8:10 am - 21st luglio:

Tanto per gradire ..vedetevi sta vignetta (magari vogliono essere anche spiritosi )

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armando 6:43 pm - 21st luglio:

Perfetto. Ripeti una bugia per un numero infinito di volte su ogni media, e questa bugia si trasforma in verità. Non importa che urti contro i dati e il buon senso. Poichè l’hanno detta i giornali, le Tv, le organizzazioni internazionali etc. etc deve per forza essere vera. E se non è vera non importa.. Sarà sempre presa come base di articoli ulteriori, campagne di stampa etc. etc. senza che nessuno si interroghi minimamente sul perchè accadono simili cose.
armando

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Luigi Corvaglia 8:05 pm - 21st luglio:

Come ha detto un amico su facebook: “quella risposta è un oggetto di studio straordinario sulla formazione del senso comune.”
Ed io sono d’accordo.
A me meraviglia sempre, anche se ci ho fatto il callo, come persone che dovrebbero-potrebbero avere gli strumenti per interpretare e considerare nei giusti termini le questioni stanno invece dentro il matrix con entrambi i piedi.
Da questo punto di vista preferisco pensarle come persone opportuniste, sfruttatrici della situazione. Per tornaconti più o meno personali.
Pensarle invece come persone genuinamente convinte (anche se il risultato non cambia), mi mette paura e angoscia.

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armando 8:05 pm - 22nd luglio:

Luigi:” Pensarle invece come persone genuinamente convinte (anche se il risultato non cambia), mi mette paura e angoscia “.
Eppure sono convintissimo che nella maggioranza dei casi sia proprio così. Si chiama falsa coscienza e deve far paura veramente, perchè costoro saranno capaci di tutto, ma proprio di tutto, convinti di essere espressione del BENE. E’ peggio che se fossero in mala fede, molto peggio. Col malandrino che sa di esserlo ci tratti, e se gli conviene abbozza. Col moralista no, è arciconvinto di essere dalla parte del giusto e potrebbe mandare chiunque non sia dalla sua parte alla ghigliottina, perchè chi non è con lui lo considera alla stregua di un ostacolo da togliersi di torno con qualunque mezzo, in nome del BENE, naturalmente. Solo così si spiega la parabola di tanti individui partiti con le migliori intenzioni di giustizia e diventati spietati aguzzini. Ma non solo di individui, anche di interi regimi.
Tutto ciò ci da la misura delle difficoltà che stiamo affrontando.
armando

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Rino 8:50 pm - 22nd luglio:

Se fosse ingenua buona fede il probl sarebbe ancora più grande. Infatti: è buona fede e il probl è appunto grandissimo. Peggio ancora, ciò non vale solo per la QM ma per ogni aspetto della vita sociale.
Si trova buona fede persino in coloro che sanno di mentire (di “esagerare”, dal loro punto di vista): si tratta bensì di “esagerazioni” ma …a fin di bene. Quindi… (Lizzi ad es. appartiene a questa categoria).
Del resto, pensiamo ai milioni di padri separati e compariamoli con quei pochissimi di loro che hanno davvero capito l’origine delle loro tragedie.
In quei milioni di ingenui non si può certo immaginare malafede, ossia un calcolo che qui sarebbe mirato all’autolesionismo.
Il problema è appunto la buona fede. Che è ingenua creduloneria ma anche (ed è peggio) inevitabile affidamento alle affermazioni altrui, giacché non possiamo verificare di persona tutto quel che ci viene detto e in cui siamo perciò costretti a credere.
Infinite sono le nostre conoscenze fondate sulla fiducia nella serietà (e buona fede!) altrui.
Io ad es.credo che esistano la corrente del golfo, le stelle ai neutroni, la Nuova Guinea, la meningite, la lebbra…
A suo tempo ho creduto persino che esistesse il c.d. amore…
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_scratch.gif

RDV

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Luigi Corvaglia 7:01 am - 26th luglio:
Marco 9:38 am - 26th luglio:

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=47150&typeb=0&Sciopero-delle-donne-l-ok-di-Susanna-Camusso
>
Del resto Camusso è anche la stessa donna che ha contestato Fassina, il quale l’altro giorno ha (giustamente) sostenuto che esiste un’evasione legata alla sopravvivenza…
http://www.repubblica.it/economia/2013/07/25/news/fassina_fisco_cgil_polemica-63693926/
Seriamente: queste donne sono di un reazionario da paura, altro che progressiste, così come il PD fa sempre più schifo.

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ARMANDO 2:14 pm - 26th luglio:

Luigi Corvaglia,

Personalmente non conosco quella vicenda specifica dall’interno. Ma sul fatto che LC avesse un nucleo di militanti pronti alla lotta armata, e che azioni armate siano state compiute, non ci sono dubbi, anche a detta di chi l’esperienza di quel gruppo la visse dall’interno. Si possono avere opinioni diverse, anche opposte, sul merito, se era giusto o sbagliato etc. etc. Quello che a me non è mai piaciuto, è il tentativo di rifarsi una verginità riscrivendo la storia del gruppo come fosse un insieme di innocui protopacifisti. Sarebbe stato molto più dignitoso dire più o meno “E’ vero, eravamo per la lotta armata e come gruppo dirigente ci assumiamo la responsabilità di ciò che siamo stati”. Oppure anche, più estremisticamente, non riconoscere alla Stato nemico di classe la legittimità di giudicare.
Ma i tentativi di accreditarsi come innocenti verginelle dimostrano lo spessore umano di quelle persone. Non a caso Sofri è diventato quel che è, e da caporivoluzionario si è trasformato in uno dei maschi pentiti peggiori. Ma anche questo fa parte della strategia di riverginizzazione. Marino, come sempre accade per i semplici militanti, è invece rimasto al palo, non ha ottenuto nessun beneficio da quella sua drammatica confessione, e questo gli fa onore. Intorno a Sofri, invece, si coagulò uno schieramento di intellettuali all’epoca sulle sue stesse posizioni, che lo hanno voluto per forza innocente nonostante sette processi. Quando si dice la solidarietà di classe!
armando

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Fabrizio Marchi 4:19 pm - 26th luglio:

ARMANDO,

“Non a caso Sofri è diventato quel che è, e da capo rivoluzionario si è trasformato in uno dei maschi pentiti peggiori” (Armando)
Direi molto peggio, perché Sofri è stato uno dei cantori dell’interventismo” “umanitario” nei Balcani, cioè la guerra imperialista della NATO contro la Serbia, “colpevole” di non volersi allineare al nuovo ordine mondiale atlantico e di voler mantenere la sua identità panslavista. Anche e soprattutto in quel caso abbiamo assistito ad una manipolazione mediatica di proporzioni colossali che ha fatto apparire i serbi come dei mostri assetati di sangue e i guerriglieri (fascisti e razzisti) kosovari dell’UCK come delle mammolette (ho testimonianze dirette di miei amici, un reporter e un militare di professione sull’operato dei kosovari dell’UCK).
Non essendo un ipocrita, con questo non voglio certo ribaltare le cose e sostenere che i serbi si sono comportati come degli angioletti. In quel frangente (e forse nessuno in un frangente simile) nessuno dei contendenti è stato un angelo. E’ stata una guerra fratricida e interetnica fra le più terribili e sanguinose dell’epoca moderna. Su queste divisioni e antiche rivalità che Tito grazie al pugno di ferro ma anche al suo grande carisma era riuscito a contenere, le potenze occidentali hanno speculato, hanno criminalizzato la Serbia per le ragioni di cui sopra, Milosevic è stato naturalmente trasformato nel mostro di turno, e poi fatto fuori anche fisicamente.
Sofri ha sostenuto tutto ciò, ha contribuito a manipolare la realtà, a diffondere menzogne su menzogne e a soffiare sul fuoco in favore dell’intervento della NATO.
Sofri è uno di quelli che ha fatto di tutto per rifarsi una verginità, come diceva Armando. Ha dismesso da un giorno all’altro un’organizzazione che contava decine e decine di migliaia di militanti, radicata in tutto il paese. Molti di quei militanti sono finiti ad ingrossare le fila del terrorismo. Non voglio certo attribuire a lui la responsabilità di ciò, però si poteva e si doveva agire diversamente. Ci si doveva assumere la responsabilità di traghettare quel corpo di militanti in una nuova e diversa prospettiva politica. Un lavoro duro e faticoso, certo, ma necessario. Sofri ha dimostrato in quell’occasione di non essere un leader (quindi anche un “padre”, se vogliamo…), tanto meno un rivoluzionario, ma un individualista piccolo borghese che una volta finita la festa è tornato nei ranghi. Tutto il resto viene di conseguenza.
Marino gli ha rotto le uova nel paniere e lo ha costretto in qualche modo a qualche ammissione relativamente ad una sua presunta responsabilità morale per i fatti dell’epoca, compreso l’omicidio di Calabresi. Il che è anche peggio, dal mio punto di vista, perché così come le cose sono state presentate, sembra quasi che le “colpe” e i “cattivi” fossero solo da una parte, che la “guerra” fosse stata dichiarata a senso unico da un gruppo di intellettuali rivoluzionari o pseudo tali, quando sappiamo perfettamente che non è così e che la realtà era ben diversa. L’Italia era una paese attraversato da un conflitto sociale e politico molto duro (la lotta di classe la fanno innanzitutto i ceti dominanti…) , nel pieno della guerra fredda e del confronto fra i blocchi contrapposti, con un apparato statale attraversato da spinte golpiste e servizi segreti deviati, come si suol dire, che hanno fatto il bello e il cattivo tempo, grazie anche alle coperture che godevano da parte di interi settori dello stato e della CIA che in Italia (e non solo) scorrazzava a suo piacimento.
Il “pentimento” di Sofri (assunzione di responsabilità morale ma non diretta nell’omicidio di Calabresi) è quindi ancora più grave da un certo punto di vista, perché è una sorta di rivisitazione storica e politica di quella fase che va tutta in favore di quello stato e di quel sistema che lui una volta diceva di voler combattere.
Sotto il profilo politico sarebbe stato infinitamente più dignitoso da parte sua ammettere la sua responsabilità diretta o al limite anche indiretta (cioè una sostanziale copertura politica) nella vicenda omicidio Calabresi, ma questo gli avrebbe tagliatole gambe e gli avrebbe impedito di entrare nel salotto buono, all’interno del quale, proprio a causa del pentimento di Marino (autentico o meno, lo sa solo lui…), non è mai riuscito ad entrare del tutto.

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mauro recher 2:21 pm - 27th luglio:

un interessante articolo di jan quarius

Le scarpe rosse e l’ipocrisia di chi le indosserà


Le scarpe rosse e l'ipocrisia di chi le indosserà

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Jan Quarius 3:36 pm - 27th luglio:

Grazie della condivisione, Mauro.

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Rita 8:13 pm - 27th luglio:

Curiosamente, le “scarpette rosse” è una favola di Hans Kristian Andersen (ed è un archetipo che ritorna in molte favole)

http://it.wikipedia.org/wiki/Le_scarpette_rosse

io non so il motivo per cui hanno scelto le scarpe rosse (in rete leggo che dovrebbe simboleggiare il sangue delle vittime di femminicidio), ma se invece di pensare a cambiare le favole le avessero lette e capite avrebbero scoperto che è l’archetipo della vanità per un verso e della perdita della propria autenticità in nome di questa, la smania di controllo, di potere, che porta la ragazza a non poter più controllare nemmeno sè stessa.

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Marco 6:01 pm - 5th agosto:

Ci mancava solo quella spocchiosa di Pellegrini e la nazionale femminile di nuoto.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/altrisport/2013/08/05/Pellegrini-contro-violenza-donne_9119614.html

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Emanuele 11:38 pm - 15th agosto:

http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1295739/Emergenza-omicidi–uccise-505-donne-in-un-anno.html.
“505 femminicidi in un anno”.

Quando l’Altro non vale nulla: la calunnia non è, e non può essere un reato…
No valore, no violenza(morale).
O mi sbaglio?.
Saluti.

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Luigi Corvaglia 4:24 pm - 16th agosto:

Emanuele,
No, non sbagli. Purtroppo.
Da notare come improvvisamente gli omicidi di donne, tutti, sono diventati “femminicidi”.

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Rino DV 7:53 pm - 16th agosto:

Hanno trasformato TUTTI gli omicidi in omicidi di donne. Dunque essun uomo è stato assassinato. Nessuno.
RDV

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Mauro Recher 8:11 pm - 16th agosto:
Pappagallus niger 8:48 pm - 16th agosto:

Fantastico…fra un po`anche le morti per vecchiaia e per cancaro, sifilide e scrofola saranno “femminicidi”.
E vai con le buffonate

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Luigi Corvaglia 8:01 pm - 17th agosto:

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cesare 9:00 am - 19th marzo:

Non si fa a tempo a leggere (finalmente) qualche titubante articolo che riporta i dati sulla violenza verso le donne nei paesi del Nord Europa paesi dove il fenomeno si manifesta in modo ben più intenso che altrove,
e non si fa in tempo a leggere altri articolo in cui si dice che il consumo di psicofarmaci, indicatore di disagio e infelicità, è maggiormente presente nei suddetti paesi, che salta fuori del cappello dei costruttori di questa colossale impresa di falsa coscienza di massa, la classifica dei paesi dove le donne vivono meglio.
E dove vivono meglio le donne? Al primo posto chi c’è? Naturalmente i paesi del Nordeuropa. E l’. Italia? Al 78 posto, dopo il Burundi! Sono stato in Burundi e con rispetto per un bellissimo paese di gente e di donne splendide, se hai l’appendicite o la malaria e non hai i soldi, te la tieni. Lo stipendio dei fortunatissimi che ce l’anno nel 2005 era sui trenta euro.
Tra ricerche ISTAT e classifiche sul benessere femminile siamo a credibilità zero. Resta lo stupore per la concordante universale azione di mistificazione della realtà finalizzata esclusivamente a sostenere l’ideologia
femminista.

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Luigi Corvaglia 9:37 pm - 30th aprile:

IL FEMMINICIDIO HONDUREGNO
fonte: Agenzia Fides – Organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie dal 1927
****
2014-04-30
AMERICA/HONDURAS – Continua a dilagare il femminicidio: uccise circa 4 mila donne tra il 2002 e il 2013
______________________
Tegucigalpa (Agenzia Fides) – La violenza in Honduras è la causa di una media di 15 omicidi al giorno, attribuiti a diversi motivi, e pone il Paese tra i più violenti del mondo dove persiste una grave situazione di insicurezza e discriminazione contro il genere femminile. Almeno 3.923 le donne assassinate tra il 2002 e il 2013, e il 90% dei crimini è rimasto impunito. Secondo stime recenti della Commissione locale dei Diritti Umani, 2.133 casi (il 54,37%) sono stati registrati tra il 2010 e il 2013. Nel 2010 la media di donne morte a causa di violenze era di 32 al mese, mentre nel 2013 è aumentata a 53. Dinanzi alla mancanza di politiche pubbliche per circoscrivere e tutelare il fenomeno, il Parlamento, a febbraio 2013, ha approvato una riforma del Codice Penale che classifica il femminicidio come delitto grave e lo sanziona con pene che prevedono fino a 40 anni di carcere. (AP) (30/4/2014 Agenzia Fides)
****
Una premessa. Non conosco l’Honduras, faccio già fatica a capire quello che succede in Italia. Però questo di-spaccio mi ha incuriosito.
Parla dell’Honduras come uno dei paesi più violenti al mondo e “dove persiste una grave situazione di insicurezza e discriminazione contro il genere femminile“.
Sono andato a controllare e si, sicuramente è un paese tra i più violenti al mondo (siamo o no nel giardino di casa degli USA che a sua volta tra violenza interna ed esportata non è secondo a nessuno). Volevo capire però in cosa consisteva “la grave situazione di insicurezza e discriminazione contro il genere femminile.
Sono andato a controllare qui. Il primo link per l’esattezza. Quindi dati dell’organizzazione quasi sicuramente ispiratrice del di-spaccio.
Ho trovato che nell’intervallo di tempo 2000-2012 il numero totale di omicidi è stato di 58.164. Si avete capito bene …. quai 60.000 omicidi in 12 anni. Le percentuali in base al sesso (quando riportate) sono sull’ordine del 93% omicidi di uomini e del 7% omicidi di donne.
Quindi in Honduras a fronte di una media di ca. 5.475 omicidi l’anno all’incirca 400 sono donne.
Quindi se ne desume che circa 5.000 omicidi maschili all’anno non sono un’emergenza, una grave situazione di insicurezza e discriminazione contro il genere maschile.
Non di meno circa 400 omicidi femminili rappresentano un’emergenza, una grave situazione di insicurezza e discriminazione contro il genere femminile.
Ed infatti il Parlamento ha subito legiferato: “nessuno tocchi Eva”.
Incredibile!!

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ARMANDO 11:03 am - 9th giugno:

Luigi Corvaglia,

Incredibile? Normalissimo! A tanto si è arrivati nello svilimento di tutto ciò che è maschile, in primo luogo la via degli uomini.
a:

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cesare 4:24 pm - 10th giugno:

Se oggi non ci fosse questo sistema scientifico di menzogna sulla condizione dei generi, sarebbe evidente, e i giornali dovrebbero davvero far campagne sull’argomento, che l’unica reale, documentata, continua strage di genere è quella che vede ogni maschio morire in media sette anni prima di ogni donna. Assurdo no? Eppure passa per assolutamente normale, una non notizia, rispetto ad uno sguardo ritenuto importuno o amenità consimili su cui si scrivono penitenziali infiammati e lagrimevoli su giornali e tv.
Si tratta di un estremo crimine sociale, un crimine contro l’umanità, una colossale discriminazione nientedimeno che sulle aspettative di vita, una colossale mancanza di parità nelle condizioni di vita dei due generi, per cui quelle dei maschi sono tanto peggiori rispetto a quelle delle donne da comportare un terribile accorciamento della vita. Tanto maggiore la disparità oggi dato che i maschi maturano la pensione praticamente pochi anni prima di morire. Rivendichino la parità le donne ma quella vera e camperanno quanto gli oppressori. Allora le ringrazieremo per averci allungato la vita.
Se la nostra cultura non fosse quell’insieme di melensaggini, pregiudizi e scientifiche aggressioni contro il genere maschile che hanno come finalità nascondere la realtà effettuale e mistificare la verità, questo tremendo dato sarebbe ogni giorno proposto all’ attenzione di tutti. Invece passa come un dato naturale, addirittura una colpa dei maschi perché “più fragili delle donne”. Come si dice? mazziati e cornuti
Domanda: quando finiremo di farci trattare come pezze da culo da coloro che manteniamo come califfi e califfe nullafacenti, e manteniamo con il nostro sudore, le nostre lacrime e il nostro sangue?

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Luigi Corvaglia 5:50 pm - 3rd febbraio:

Volete avere un metro del livello attuale dei giornali italiani?
Sentite cosa dice.
….

….
Si lo dice veramente: in Italia 7 donne su 10 sono uccise dai loro uomini.
Penoso è riduttivo …. *bad*

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mauro recher 7:01 pm - 3rd febbraio:

Non riesco a vedere il video , è un problema solo mio ?

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Luigi Corvaglia 7:32 pm - 3rd febbraio:

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