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	<title>Uomini Beta</title>
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	<description>movimento maschile</description>
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		<title>Salviamo Sakineh. E gli altri?&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 11:03:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni, in ogni dove, si sente parlare dell’appello in favore di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterioe per complicità nell’ omicidio del marito. http://www.cdt.ch/mondo/cronaca/30265/non-dimentichiamo-sakineh.html Naturalmente la campagna è condotta, oltre che per salvare Sakineh anche (come si legge nell’articolo sopra) in favore di tutte quelle donne iraniane ostaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni, in ogni dove, si sente parlare dell’appello in favore di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterioe per complicità nell’ omicidio del marito.</p>
<p><a href="http://www.cdt.ch/mondo/cronaca/30265/non-dimentichiamo-sakineh.html" target="_blank">http://www.cdt.ch/mondo/cronaca/30265/non-dimentichiamo-sakineh.html</a></p>
<p>Naturalmente la campagna è condotta, oltre che per salvare Sakineh anche (come si legge nell’articolo sopra) in favore di tutte quelle donne iraniane ostaggio delle proprie famiglie, della propria società e di leggi scritte che contraddicono i principi dei diritti umani». </p>
<p>Premesso che sono contraria alla pena di morte (in tutte le sue forme) mi sono chiesta più volte se la situazione in quei paesi (come l’Iran ed altri paesi del Medio Oriente sotto una dittatura teocratica e non) fosse davvero l’inferno delle donne, ostaggio delle proprie famiglie e della società, private di ogni diritto umano, e il paradiso degli uomini che, di conseguenza, costituendo l’altra metà della società e delle famiglie verrebbero a trovarsi nella posizione di detentori  di ostaggio. Oppure se non fosse un &#8220;inferno&#8221; per entrambi.</p>
<p>Prima di Sakineh c’erano state Safya, Amina, le donne in pericolo e a rischio di lapidazione per le quali sono stati lanciati numerosi e ripetuti appelli. Eppure, in generale, la pena di morte (così come il carcere) è una misura presa in gran misura più nei confronti degli uomini che non delle donne.</p>
<p>Ho dato un’occhiata al rapporto di Amnesty International  sulle condanne a morte ed esecuzione nel 2009 e così ho potuto leggere alcuni numeri cui di norma non viene dato rilievo sui media.</p>
<p> <a href="http://www.amnesty.it/dati_pena_di_morte_nel_2009" target="_blank">http://www.amnesty.it/dati_pena_di_morte_nel_2009</a></p>
<p>Così, proprio a proposito dell’Iran e della lapidazione (pena che da quanto ho capito è comminata solo agli adulteri) a pag. 18 si legge “Nonostante una direttiva del 2002 imponesse una moratoria sulle esecuzioni tramite lapidazione e una dichiarazione dell’agosto del 2008 del portavoce dell’autorità giudiziaria che affermava che questo metodo diesecuzione era stato sospeso, almeno cinque uomini e una donna sono stati lapidati a morte negli ultimi otto anni.  A gennaio 2009, lo stesso portavoce ha confermato alcune esecuzioni tramite lapidazione e ha detto che la moratoria non ha un peso legale e che i giudici possono anche ignorarla.</p>
<p>Il 5 marzo 2009, Vali Azad è stato lapidato a morte in segreto, all’interno della prigione di Rasht, nel Nord Ovest</p>
<p>dell’Iran. Almeno altre sette donne e tre uomini sono a rischio di essere lapidati perché condannati a morte per adulterio durante il matrimonio.</p>
<p> Quindi, ricapitolando, il 70% degli incarcerati in attesa dell’esecuzione di cui si ha notizia è costituito da donne ma l’83.34% delle esecuzioni avvenute è costituito da uomini. In sostanza le condanne per adulterio sono 50%  uomini e 50%  donne (5 lapidati e 3 in attesa dell’esecuzione fra gli uomini e 1 lapidata e 7 in attesa di esecuzione fra le donne) ma, stando ai dati forniti da Amnesty, solo il 12.5% delle donne viene effettivamente messo a morte in un modo così barbaro contro il 62.5% degli uomini.</p>
<p>Sulle motivazioni nulla si sa.. Potrebbe anche essere che all’attenzione internazionale vengono portate solo le donne e di conseguenza, date le pressioni mediatiche internazionali, venga sospesa o procrastinata l’esecuzione in percentuale maggiore per le donne mentre per gli uomini non essendoci appelli o tam tam mediatico non c&#8217;è speranza? Oppure c’è, a monte, una severità maggiore nel giudicare (o forse è anche più facile che venga allo scopertol’adulterio nel caso di una donna e che lo  si dimostri) ma di contro, una maggior clemenza, alla fine, nel giudizio?</p>
<p>Così, ad esempio sempre in Iran, il progetto di legge per il reato di apostasiaprevedeva pene diverse per un uomo e per una donna (progetto di legge che pare sia stato approvato, nonostante le pressioni internazionali, tanto che nel novembre 2009 è stato impiccato per apostasia il ventisettenne Ehsan Fattahian).</p>
<p> <a href="http://www.asianews.it/index.php?l=it&amp;art=11629&amp;size=A#" target="_blank">http://www.asianews.it/index.php?l=it&amp;art=11629&amp;size=A#</a></p>
<p>“L’Istituto sulle politiche religiose e pubbliche, con sede a Washington, che ha reso nota giorni fa l’iniziativa, spiega che il testo in esame stabilisce la morte per l’apostata-uomo e il carcere per l’apostata-donna”.</p>
<p>Parlando di condanne a morte in generale, si apprende che in Iraqdalla fine del 2009, sono più di 900 le persone, incluse 17 donne, che si trovano in imminente rischio di essere messe a morte nel paese. Secondo le informazioni ricevute da AmnestyInternational, queste persone hanno esaurito tutti i possibili gradi di appello e ora le condanne a morte devono essere ratificate dal Consiglio presidenziale.</p>
<p> Ecco qua.. lo stesso meccanismo comunicativo per i morti sul lavoro, evidentemente gli uomini in attesa di giudizio sono 883 o forse di più, visto che il totale delle persone è 900 ma l’accento  cade su &#8220;quell&#8217;incluse 17 donne&#8221; . E a proposito della maggior capacità empatica femminile secondo cui se le donne fossero al potere, in virtù della loro capacità di dare la vita, combatterebbero la cultura di morte, si apprende anche che in Iraq, a contrapporsi al presidente Jalal Talabani che sostiene l’abolizione della pena di morte e si rifiuta di firmare le esecuzioni, oltre al primo ministro e ad alcuni altri ministri c’è anche una signora, la dott.ssa Wijdan Mikhail Salim che è stata nominata nientemeno che ministro dei diritti umani e il cui mandato dovrebbe essere proprio quello di promuovere la causa della protezione dei diritti umani.</p>
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		<title>Un brusco risveglio…</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 00:19:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.youtube.com/watch?v=DsoJIciyPQI Per una volta una corretta informazione ci mette al corrente di una amara ma anche ovvia, a nostro parere, verità, e cioè che la violenza non è prerogativa di un solo genere, quello maschile, ma, ahinoi, di tutto il genere umano.  La realtà che emerge da questa inchiesta è che negli USA il 50% [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=DsoJIciyPQI">http://www.youtube.com/watch?v=DsoJIciyPQI</a><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/DsoJIciyPQI" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/DsoJIciyPQI"></embed></object></p>
<p>Per una volta una corretta informazione ci mette al corrente di una amara ma anche ovvia, a nostro parere, verità, e cioè che la violenza non è prerogativa di un solo genere, quello maschile, ma, ahinoi, di tutto il genere umano. </p>
<p>La realtà che emerge da questa inchiesta è che negli USA il 50% degli abusi, dei maltrattamenti e degli stupri sui minori (e molto probabilmente anche di più perché, come spiega la stessa Giovanna Botteri, è estremamente difficile per un bambino denunciare la propria madre e accettare di riconoscerla come sua aguzzina) sono commessi da donne e in particolari da madri.</p>
<p>Questo non è un servizio giornalistico come tanti, è una testimonianza concreta di qualcosa che fino ad ora era stato semplicemente sottaciuto, di una realtà che era stata occultata, e di un’altra che è stata raccontata in sua vece; quella secondo cui la violenza, e in particolare quella domestica e sui minori, è solo e sempre stata opera degli uomini e in particolare dei padri.</p>
<p>Ormai sappiamo che in  America, e possiamo ipotizzare in tutto il mondo occidentale di cui in genere gli USA sono i battistrada, non è così. E il fatto che tutto questo accada oggi, nel più grande paese del mondo occidentale, patria del femminismo, toglie ogni alibi.</p>
<p>E’ il crollo di un “mito”, di una verità assoluta e incontrovertibile, una vera e propria “caduta degli idoli”, perché questo è stato e ancora è per molti e soprattutto per molte: il mito dell’innocenza femminile, della incapacità e della impossibilità da parte delle donne non solo di praticare la violenza ma addirittura di concepirla. Una prerogativa che, secondo una lettura che non esitiamo a definire sessista e razzista,  apparterrebbe esclusivamente al genere maschile.</p>
<p>Naturalmente noi non facciamo certo i salti di gioia per questa “scoperta” e non ci sfiora neanche lontanamente l’idea, come è invece stato fatto nei confronti degli uomini, di criminalizzare un intero genere.</p>
<p>Non siamo dei manichei, né tanto meno degli integralisti, né ancor meno  dei difensori  a priori del genere. Al contrario, riteniamo questo atteggiamento, oltre che intriso di sessismo e razzismo, anche profondamente stupido.  </p>
<p>Non pensiamo che ci sia sempre il bene da una parte e il male dall’altra così come non pensiamo che sia possibile andare “al di là del bene e del male”.</p>
<p>Crediamo  che la realtà sia sempre estremamente più complessa rispetto a come spesso tendiamo a vederla (o meglio, a come la vogliamo vedere) e che la ricerca e l’individuazione delle cause,  della origine dei problemi e delle responsabilità, sia un lavoro che richiede pazienza e fatica e che soprattutto deve essere animato da una profonda laicità e onestà intellettuale.</p>
<p>Assumere un punto di vista “parziale”, che è anche il nostro metodo, non significa sconfinare nella pretesa di avere in tasca la verità assoluta. Una cosa è essere convinti delle proprie idee e un’altra è trasformarle in una religione, in un teorema chiuso, impenetrabile e immodificabile.  Sappiamo che è impossibile arrivare a delle verità condivise, come probabilmente è giusto che sia, ma forse è possibile cercare di convivere nel riconoscimento e nel rispetto reciproco. Anche fra i generi .</p>
<p>Ci auguriamo che testimonianze concrete come questa possano offrire l’opportunità a molte e a molti di riflettere su convincimenti che si fondavano su opzioni ideologiche piuttosto che sulla effettiva realtà.</p>
<p>Fabrizio Marchi</p>
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		<title>Padri separati:ecco i nuovi poveri</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 17:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[guardate questo video, tutto, ascoltate le dichiarazioni dell&#8217;avv.ssa che attacca poveri papà divorziati che vivono con niente nelle caritas: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_febbraio_4/padri-separati-poveri-1602403465709.shtml e questa donna ha pure un fan-club (!?): http://www.facebook.com/group.php?gid=73005709872&#38;ref=search&#38;sid=1621321137.1338527971..1#!/group.php?v=wall&#38;ref=search&#38;gid=73005709872 vi invito a scrivere sul gruppo facebook chiediamo che si scusi ! con tutti i papa cacciati di casa e rovinati dal divorzio Sonia Conte]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>guardate questo video</strong>, tutto, ascoltate le dichiarazioni dell&#8217;avv.ssa<br />
che attacca poveri papà divorziati che vivono con niente nelle caritas:</p>
<p><a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_febbraio_4/padri-separati-poveri-1602403465709.shtml" target="_blank">http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_febbraio_4/padri-separati-poveri-1602403465709.shtml</a></p>
<p>e questa donna ha pure un fan-club (!?):</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=73005709872&amp;ref=search&amp;sid=1621321137.1338527971..1#!/group.php?v=wall&amp;ref=search&amp;gid=73005709872" target="_blank">http://www.facebook.com/group.php?gid=73005709872&amp;ref=search&amp;sid=1621321137.1338527971..1#!/group.php?v=wall&amp;ref=search&amp;gid=73005709872</a></p>
<p>vi invito a scrivere sul gruppo facebook<br />
<strong>chiediamo che si scusi !<br />
</strong>con tutti i papa cacciati di casa e rovinati dal divorzio</p>
<p>Sonia Conte</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La grande menzogna</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 18:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Da decenni ormai è stata dispiegata una campagna mediatica in grande stile, con grande profusione di mezzi, che sostiene che la prima causa di mortalità femminile in Italia, in Europa e nel mondo, sarebbe la mano omicida degli uomini, soprattutto in ambito domestico. Più delle morti per cause naturali, più delle malattie, del cancro, della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-62" title="menzogna" src="http://www.uominibeta.org/wp-content/uploads/2009/11/menzogna-300x149.jpg" alt="menzogna" width="300" height="149" />Da decenni ormai è stata dispiegata una campagna mediatica in grande stile, con grande profusione di mezzi, che sostiene che la prima causa di mortalità femminile in Italia, in Europa e nel mondo, sarebbe la mano omicida degli uomini, soprattutto in ambito domestico. Più delle morti per cause naturali, più delle malattie, del cancro, della miseria, delle carestie e delle siccità che purtroppo affliggono ancora tanta parte della popolazione del pianeta.</p>
<p>Questo bombardamento mediatico martellante, sistematico, portato avanti trasversalmente da tutti i media di tutte le tendenze politiche, nessuna esclusa, è di fatto riuscito nel suo intento. E’ stato capace cioè di penetrare nella psiche degli individui e di costruire una sorta di immaginario collettivo, che è diventato ormai un luogo comune, o per meglio dire un convincimento diffuso; quello appunto che le vittime (femminili) della violenza maschile sarebbero più numerose di quelle di qualsiasi altra causa.</p>
<p>La spudoratezza di questa strategia scientifica di deformazione e falsificazione della realtà è arrivata talvolta a dei livelli che non esitiamo a definire spregevoli, come nel caso di un manifesto pubblicitario di Oliviero Toscani, commissionato qualche tempo fa da un autorevole settimanale femminile, in cui erano raffigurati un bambino e una bambina completamente nudi. Sotto l’immagine del bambino era stata collocata la scritta “carnefice” e sotto quella della bambina la scritta “vittima”.</p>
<p>Di un abominio come questo è stata capace la cultura del cosiddetto “politicamente corretto”. Propaganda razzista e sessista, in perfetto stile goebbelsiano; francamente non riusciamo a trovare altri aggettivi per definire una simile vergogna che dovrebbe essere messa sotto accusa per apologia di razzismo e nazismo. La colpevolizzazione del genere maschile è arrivata, in questo caso, a coinvolgere anche i minori, addirittura i bambini. Un messaggio di una violenza psicologica inaudita che ha come obiettivo dichiarato quello di sostenere che in ogni uomo c’è un violento, uno stupratore, che questa violenza fa parte della stessa ontologia maschile. L’unica speranza e possibilità per gli uomini, secondo questa concezione, è dunque quella di essere sottoposti ad una sorta di “rieducazione forzata” che è in effetti proprio quello che sta portando avanti questa propaganda mediatica. Convincere cioè a livello profondo, subliminale, che gli uomini sono il genere “sbagliato”, che tutto ciò che di male è stato fatto al mondo è stato per loro responsabilità ma che, per fortuna, c’è stato il genere femminile capace di riequilibrare e di ricostruire di notte ciò che l’uomo disfaceva di giorno. Insomma l’unico modo per essere accettati da parte degli uomini dovrebbe essere quello di assumersi in prima persona la responsabilità di essere i soli generatori di violenza, essendo questa insita nella loro natura più profonda, e naturalmente accettare una sorta di castrazione psicologica necessaria a contenere e a disinnescare la loro stessa natura che altrimenti, lasciata libera, produrrebbe solo male, violenza e orrore.</p>
<p>Naturalmente nessuno pensa che il mondo sia la Valle dell’Eden; tutt’altro. Né possiamo in questa sede imbarcarci in una analisi (impossibile da fare per chiunque né tanto meno per noi in poche righe) sulle origini e le cause prime della violenza e della sopraffazione fra gli umani.</p>
<p>Vogliamo solo affermare che ci sembra estremamente stupido e anche criminale sostenere che la responsabilità dell’esistenza della violenza nel mondo sia solo ed esclusivamente del genere maschile. Eppure questa “vulgata” ha ormai fatto breccia nelle menti e nella psicologica degli individui e sarà molto arduo metterla in discussione.</p>
<p>Tornando all’argomento in oggetto, basterebbe un minimo di buon senso, senza neanche aver bisogno di portare dei dati ufficiali, per rendersi conto dell’assurdità e dell’abnorme falsità di simili affermazioni.</p>
<p>Scegliamo comunque di farlo riportando, per quanto riguarda l’Italia, i dati ISTAT per il periodo che va dal 2002 al 2006 da cui è stata elaborata una media annuale di seguito riportata:</p>
<p>Morti per anno maschi e femmine per ogni causa <strong>560.000</strong> di cui Femmine <strong>280.000</strong> per le seguenti cause:</p>
<p>Patologie del sistema cardiocircolatorio: <strong>130.000</strong><br />
Tumori: <strong>70.000</strong><br />
Altre cause: <strong>21.000</strong><br />
Patologie del sistema respiratorio: <strong>15.000</strong><br />
Disturbi psichici e del sistema nervoso: <strong>15.000</strong><br />
Patologie dell&#8217;apparato digerente: <strong>12.000</strong><br />
Cause esterne, traumatismi etc.: <strong>11.000</strong><br />
- di cui per omicidio e lesioni: <strong>160</strong><br />
Stati morbosi mal definiti, incerti etc.: <strong>4.000</strong><br />
Malattie infettive e parassitarie: <strong>2.000</strong><br />
Donne decedute per omicidio e lesioni:<strong> 160</strong><br />
- di cui per mano di donne: <strong>20</strong><br />
Donne decedute per omicidio e lesioni per mano maschile <strong>140</strong> di cui:<br />
- in ambito domestico: <strong>115</strong><br />
- nella fascia d&#8217;età 15-59: <strong>105</strong><br />
- nella fascia d&#8217;età 15-59 in ambito domestico:<strong> 90</strong><br />
Donne di ogni età decedute per tumori: <strong>70.000</strong><br />
Donne decedute per qualsiasi causa nella fascia 15-59: <strong>18.700</strong><br />
Donne decedute per tumori nella fascia 15-59: <strong>12.300</strong></p>
<p>Come vediamo, la macroscopica falsificazione dei dati che vengono diffusi presso l’opinione pubblica, non avviene tra numeri che differiscono di alcuni fattori, ma di interi ordini di grandezza. Si arriva a deformare la realtà sino al punto di affermare che 160 è maggiore di 130.000 o di 70.000. Come è possibile non essere colti almeno dal sospetto che le donne assassinate non possono, davvero non possono, essere di più di quelle decedute per tumore? Se questa deformazione dei dati ufficiali corrispondesse al vero, significherebbe che, solamente in Italia, dovrebbero esserci ogni anno più di 130.000 donne assassinate! Ma neanche una guerra civile potrebbe arrivare a simili cifre!</p>
<p>Eppure la vulgata ricorrente, diventata ormai convinzione diffusa, è proprio questa:”Ne uccide più l’amore del tumore!” (90 contro 70.000), oppure “Ne uccidono di più i maschi che non il cancro nella fascia 15-59! (105 contro 12.300).</p>
<p>Ma non è tutto. La menzogna è arrivata al punto tale che L’UNICEF, alcuni anni fa, ha diffuso dei dati in base ai quali sarebbero circa 60 (sessanta) milioni le donne uccise per mano maschile ogni anno nel mondo. Anche in questo caso non è necessario essere dei matematici per capire che, se questa cifra corrispondesse al vero, nel giro di cinquant’anni l’umanità femminile (e conseguentemente anche quella maschile) sarebbe estinta. E siccome questo numero non è relativo al futuro ma agli ultimi quarant’anni, se questo dato fosse vero, l’umanità avrebbe dovuto essersi già estinta. Infatti 60 milioni in un anno significano 600 milioni in 10 (dieci) anni e 3 (tre) miliardi in 50 (cinquanta) anni.</p>
<p>Verrebbe da ridere se la cosa non fosse, ahinoi, molto seria. Naturalmente alle donne morte per mano omicida maschile, dobbiamo poi aggiungere tutte colo che sono morte per malattia, siccità, carestie e per cause naturali. A questo punto, la cifra, come minimo, dovrebbe raddoppiare, se non triplicare o quadruplicare…Non vale la pena neanche commentare simili dati&#8230;</p>
<p>Ora, di fronte ad un tale stravolgimento, ad un rovesciamento di tali proporzioni che individua negli uomini il pericolo numero uno per la vita delle donne, come è possibile che nessuno si chieda da dove venga, a cosa miri e quali effetti possa avere una menzogna di tali proporzioni e della quale è difficile nella storia trovare precedenti?</p>
<p>Cosa dice dei maschi una tale stupefacente deformazione della realtà? Cosa vuol dire di essi? E cosa tradisce in coloro che l’hanno creata, in coloro che la diffondono e/o che non la denunciano?Quale effetto può produrre nelle donne di ogni età, ma soprattutto in quelle più giovani, una simile rappresentazione dell’altro sesso? E cosa nell’animo delle nuove generazioni maschili?</p>
<p>E perché non c’è una voce, una che è una, di un intellettuale, che abbia il coraggio di denunciare pubblicamente questa mostruosità mediatica?</p>
<p>Apparteniamo a quella generazione che ancora ha il difetto di chiedersi “<strong>perché”</strong> e non solo “come”; come si usa o come funziona questo o quello. Abbiamo ancora questo vizio, e non vogliamo perderlo. Non siamo ancora ridotti a macchine o a ingranaggi più o meno specializzati.</p>
<p>Siamo ancora animati dal desiderio di capire perché accadono le cose.</p>
<p>E allora non potevamo non interrogarci anche su questo, sui <strong>perché </strong>di una<strong> </strong>simile deformazione del vero. E su <strong>chi </strong>ha interesse ad una simile deformazione. E abbiamo provato a dare una risposta.</p>
<p>Noi riteniamo che il sistema (capitalistico) dominante, abbia scelto di “declinarsi al femminile”, per lo meno per quanto riguarda il mondo occidentale. Come abbiamo spiegato nel Manifesto del Movimento per la Liberazione degli Uomini Beta, le donne hanno acquisito un ruolo di fondamentale importanza all’interno del sistema stesso, senza trasformarlo, anzi, accentuandone le contraddizioni di sempre e portando un valore aggiunto.</p>
<p>Naturalmente il prezzo di questa “cooptazione” femminile è stato pagato, fra gli altri, attraverso l’acquisizione da parte del sistema, di quella cultura, o meglio di quella reinterpretazione femminista della storia che, fra le altre cose, ha portato a questa flagrante deformazione e falsificazione della realtà.</p>
<p>E’ bene fare un precisazione. Quando parliamo di “sistema” non ci riferiamo ad una regia occulta né tanto meno ad una stanza dei bottoni dove qualche potente “cattivone” ordisce trame più o meno oscure. Ci riferiamo ad un assai complesso intreccio di processi, interessi, tendenze e gruppi sociali, di potere, economici, culturali e ormai anche di genere che vanno a costituire quello che appunto oggi definiamo col termine di “sistema”. Un sistema tuttora gerarchicamente strutturato sia dal punto di vista sociale ed economico, sia dal punto di vista della distribuzione delle funzioni di controllo e di comando. Ma al contempo anche estremamente più sofisticato proprio nella sua capacità di distribuire ruoli e funzioni e nella estrema difficoltà di capirne e individuarne i meccanismi interni. E questo lo si deve proprio alla sua capacità di condizionare a livello profondo  i singoli individui, attraverso una ancora più sofisticato meccanismo di relazione e di coinvolgimento con e fra questi. Naturalmente la maggioranza di loro, sia pur con differenti livelli, rimane marginale e subalterna all’interno del sistema, essendo stata abilissimamente spogliata di qualsiasi autonoma capacità critica e di qualsiasi altra identità, individuale o collettiva che non sia compatibile e funzionale allo stesso sistema.</p>
<p>Questo fa sì che questa massa di individui non sia neanche in grado di comprendere quale sia il loro ruolo la loro effettiva collocazione e quindi di vivere in una condizione di sostanziale passività dal punto di vista psicologico e culturale anche se, il più delle volte, in un frenetico attivismo dal punto di vista economico e produttivo.</p>
<p>E’ quindi in questo contesto che la donna è stata inserita e si è inserita, come dicevamo, senza modificare le fondamenta del sistema e anzi esasperandone i suoi aspetti e i suoi tratti distintivi. Uno dei pedaggi pagati è stato appunto quello di assumere totalmente la reinterpretazione femminista della storia, diventata cultura dominante. Un’astutissima manovra che ha trasformato un approccio originariamente (per lo meno se diamo per autentiche le sue origini, ma a questo punto può essere legittimo nutrire dei dubbi) critico e antagonista, in uno degli strumenti ideologici più funzionali al sistema.</p>
<p>La palese falsificazione della realtà relativamente ai dati sulla mortalità femminile è la prova del nove (non la sola) del patto non scritto che è stato di fatto stipulato.</p>
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		<title>Delirio e castigo&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 21:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2006/11/23/legittima-difesa/ Vi segnalo questo &#8220;bel&#8221; post pubblicato su Femminismoasud in cui si compiono, palesemente, a mio avviso, due reati: apologia ed istigazione a delinquere, invitando, di fatto, le madri a sopprimere i figli. Mi mancano anche le parole per commentarlo. Possibile che nessun magistrato muova un solo dito contro certe sconcezze??? Ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2006/11/23/legittima-difesa/" target="_blank">http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2006/11/23/legittima-difesa/</a></p>
<p>Vi segnalo questo &#8220;bel&#8221; post pubblicato su Femminismoasud in cui si compiono, palesemente, a mio avviso, due reati: apologia ed istigazione a delinquere, invitando, di fatto, le madri a sopprimere i figli. Mi mancano anche le parole per commentarlo. Possibile che nessun magistrato muova un solo dito contro certe sconcezze???</p>
<p>Ciao</p>
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		<title>Assumiamo solo ragazze&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 17:43:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vorrei raccontavi questa serie di episodi che mi successero qualche estate fa. Era la mia prima estate da studente universitario. Diedi l&#8217;ultimo esame a giugno e pensai che avrei ripreso a settembre. In quei tre mesi di pausa dallo studio decisi che mi sarei cercato un lavoretto in modo da mettermi un po di soldi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei raccontavi questa serie di episodi che mi successero qualche estate fa. Era la mia prima estate da studente universitario. Diedi l&#8217;ultimo esame a giugno e pensai che avrei ripreso a settembre. In quei tre mesi di pausa dallo studio decisi che mi sarei cercato un lavoretto in modo da mettermi un po di soldi da parte e potermi pagare una bella vacanza in qualche città europea per la fine di settembre-inizio ottobre. Avevo qualche asso nella manica:conoscevo un paio di tizi a cui chiedere un posto. Uno era il proprietario di un bar al centro e iniziai da lui. La sua risposta fu:&#8221;No,ho aperto da poco e in questo momento non mi posso permettere di pagare qualcuno&#8221;. In verità questo signore aveva assunto gia due ragazze a pieno regime che avevano preso a lavorare gia da due giorni dopo(una è una mia amica e me lo ha confermato). La seconda opzione era che mia sorella smetteva per l&#8217;estate di lavorare alla pizzeria in cui lavorava da qualche anno:così mi presento al proprietario&#8230;. questa volta la risposta fu secca,ma sincera:&#8221;Mi dispiace ma qui assumiamo solo ragazze&#8221;. Passai un&#8217;altra settimana in giro per la città: gelaterie, bar,pizzerie,pub, negozi di vestiti&#8230;.volevano ragazze. Al massimo se volevo essere di aiuto,mi hanno detto, potevo contattare qualche mia amica o magari la mia ragazza&#8230; Mi presentai pure da Zara e mi dissero che di commessi ne avevano gia 3 (di commesse ce ne saranno state almeno quindici in tutto il negozio) e che se volevo potevo fare il tipo della sicurezza, ma che per quello ci voleva ovviamente un attestato particolare. Forse prima di andare a cercare quel cazzo di lavoro,quei cazzo di trecento euro al mese,per tre mesi,era meglio se prima mi facevo un giro a Casablanca.</p>
<p>E con quel pensiero in testa me ne tornai a casa incazzato di brutto&#8230;.. Enrico</p>
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		<title>Uno spazio maschile&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 10:41:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Solo pochi giorni fa mi trovavo a Marrakech, in Marocco, una delle storiche (e bellissime) città imperiali di quel paese,insieme a Fes e a Meknes con le loro Medine assolutamente imperdibili (specie quella di Fes). Ho approfittato per recarmi ad un “hammam”, un bagno turco, uno di quelli popolari, frequentato prevalentemente da marocchini, arabi o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Solo pochi giorni fa mi trovavo a Marrakech, in Marocco, una delle storiche (e bellissime) città imperiali di quel paese,insieme a Fes e a Meknes con le loro Medine assolutamente imperdibili (specie quella di Fes).</p>
<p>Ho approfittato per recarmi ad un “hammam”, un bagno turco, uno di quelli popolari, frequentato prevalentemente da marocchini, arabi o berberi. C’erano però anche degli europei, presumibilmente turisti. Naturalmente questi luoghi sono separati in base al genere: ci sono quelli per uomini e quelli per donne.  </p>
<p>Ho capito ben presto che non si trattava di un semplice bagno turco. Ovviamente posso parlare solo di quello maschile.  L’hammam è un luogo dove gli uomini si incontrano, stanno insieme, chiacchierano, si rilassano e soprattutto si prendono cura l’uno dell’altro senza il timore di essere presi per omosessuali (nella qual cosa non ci sarebbe nulla di male, ovviamente). Ci si lava e ci si insapona l’un l’altro, ci si striglia con una spugna un po’ ruvida che serve a pulire la pelle dalle scorie, ci si versa dell’acqua reciprocamente e chi vuole può farsi praticare un massaggio dagli inservienti, sorseggiando dell’ottimo the alla menta che viene offerto agli avventori, in un’atmosfera semplice ma quasi sacrale.</p>
<p>Il tutto mi ha colto di sorpresa, devo essere onesto, mai e poi mai avrei pensato di ritrovarmi ad insaponare e a strigliare la schiena di un altro uomo a me sconosciuto e a mia volta di avere da lui lo stesso trattamento, tutto con molta dovizia e dedizione reciproca, con scambi di sorrisi e cortesie, mai gratuite o stucchevoli; maschili, mi viene da dire. Ma soprattutto mai mi sarei immaginato che potessero esistere spazi e luoghi di queste genere.    </p>
<p>Non  ho voluto raccontare questo episodio per esaltare la cultura di quel paese che ha mille contraddizioni, come e più del nostro, ma solamente per condividere quella che è stata un’esperienza molto piacevole alla quale non ero preparato e che non mi aspettavo.</p>
<p>Ho capito insomma che in quel contesto storico-culturale, spesso, diciamoci la verità, criminalizzato e demonizzato  (“marocchino” è da sempre sinonimo di immigrato, in senso dispregiativo e razzista) e in realtà senza alcun dubbio molto più accogliente e conviviale del nostro, esistono degli spazi di condivisione ancora molto forti dove la maschilità viene vissuta in modo sereno e consapevole, senza nessun atteggiamento “machista” o sciovinista.</p>
<p>Uno spazio insomma, che nel nostro mondo non esiste se mai è esistito, e certamente non in quella forma.</p>
<p>Il paradosso (per noi) è che proprio in quel contesto, nel nostro immaginario considerato come l’essenza del maschilismo più bieco, gli uomini si coccolano l’un con l’altro in tranquillità e in disinvoltura proprio come quando si sorseggia un the in buona compagnia. Tutto ciò mi ha colpito molto. Pensate per un attimo se quegli stessi comportamenti, con quelle stesse modalità, con quello stesso approccio all’altro e con quella stessa filosofia,  fossero praticati da qualcuno negli spogliatoi delle palestre, ormai ridotte, tranne pochissime irriducibili (si riconoscono dalla puzza del sudore, dalle mura fatiscenti e dalle urla dell’allenatore)  a “centri benessere”, praticamente quasi discoteche dove tra uno “sculettamento”  (femminile o maschile) da una parte e una lezione di salsa dall’altra, si fa finta di allenarsi.</p>
<p> E’ ovvio che in quel contesto c’è qualcosa di più alle spalle, una cultura (sia pure con tante contraddizioni che non sto ad approfondire) che consente l’esistenza di luoghi (intesi in senso più concettuale che fisico) dove poter coltivare e vivere la propria appartenenza di genere in modo sano.</p>
<p>E’ significativo invece che proprio nel nostro contesto gli uomini abbiano smarrito anche la dimensione più immediata del loro essere ed esistere nel mondo, e cioè la fisicità e la sua condivisione, maldestramente camuffata dietro a fisici “palestrati”, a muscoli gonfiati ad arte e all’ideologia che c’è dietro a tutto questo.</p>
<p>La costruzione di una nuova, consapevole e sana maschilità passa anche attraverso questo passaggio, cioè la ricerca e la individuazione di spazi maschili consapevoli (non solo, come dicevo, in senso fisico) che non siano le “fabbriche di consenso” di cui sopra, oppure  le curve degli stadi, i bar e le bische delle periferie, vere e proprie scuole di “machismo” dove masse di maschi beta  vengono addomesticati.</p>
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		<title>Via Crucis&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 07:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DAPjwhsaRB6E&#38;h=ec5b9 Salvatore Glorioso, 51 anni, muratore siciliano emigrato a Milano, è partito a piedi 40 giorni fa con una croce sulle spalle di 25 kg. deciso a raggiungere Cefalù (circa 1000 km. di distanza da Milano) dove si trovano i suoi figli che non vede da quando si è divorziato dalla moglie. Se è vero che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DAPjwhsaRB6E&amp;h=ec5b9">http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DAPjwhsaRB6E&amp;h=ec5b9</a></p>
<p>Salvatore Glorioso, 51 anni, muratore siciliano emigrato a Milano, è partito a piedi 40 giorni fa con una croce sulle spalle di 25 kg. deciso a raggiungere Cefalù (circa 1000 km. di distanza da Milano) dove si trovano i suoi figli che non vede da quando si è divorziato dalla moglie.</p>
<p>Se è vero che solo la disperazione può spingere a tanto, è altrettanto vero che solo il coraggio,la dignità, l’amore e un profondo senso di giustizia, possono dargli la forza di portare a termine la sua impresa.</p>
<p>Salvatore è solo la punta dell’iceberg di un dramma sociale e di genere che ha riguardato e riguarda centinaia di migliaia di uomini e padri separati, vittime di un sistema classista e sessista che, non pago di sfruttarli,  li espropria anche dei loro figli.</p>
<p>Uomo e povero,  come milioni di altri uomini e poveri, condannato all’oscurità abissale di un’oppressione di classe e di genere non riconosciuta,occultata.  </p>
<p>Eroe solitario, per ora, ma abbiamo l’ardire e l’ottimismo di credere che non rimarrà solo ancora per molto.</p>
<p>A lui e a tutti gli uomini nella sua stessa condizione, la solidarietà e l’appoggio totale e incondizionato degli Uomini Beta.   </p>
<p>Senza se e senza ma.</p>
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		<title>Le donne: una rivoluzione mai nata</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 23:49:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Marchi Fabrizio, Le donne: una rivoluzione mai nata, 2006, pp. 144, Isbn 9788884835949, Euro 12,00 &#8220;Una provocazione politicamente non corretta, una riflessione critica sul ruolo della donna e della sessualità femminile all’interno della società contemporanea; entrambe asservite al mercato, al capitale e alla ragione strumentale. La donna, in larga parte con il suo consenso, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.uominibeta.org/wp-content/uploads/2010/08/9788884835949g.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-847" title="9788884835949g" src="http://www.uominibeta.org/wp-content/uploads/2010/08/9788884835949g.jpeg" alt="Le donne: una rivoluzione mai nata" width="200" height="303" /></a>Marchi Fabrizio, Le donne: una rivoluzione mai nata, 2006, pp. 144, Isbn 9788884835949, Euro 12,00</p>
<p>&#8220;Una provocazione politicamente non corretta, una riflessione critica sul ruolo della donna e della sessualità femminile all’interno della società contemporanea; entrambe asservite al mercato, al capitale e alla ragione strumentale. La donna, in larga parte con il suo consenso, è stata ridotta e si è autoridotta a merce, sia da un punto di vista pratico che, soprattutto, da un punto di vista psicologico e culturale. Ben lontane dal rappresentare il soggetto della trasformazione sociale e culturale a suo tempo auspicata, le donne, nella loro grande maggioranza, costituiscono per lo più un fattore della conservazione se non addirittura la pompa di alimentazione della società capitalista.<br />
Se invece liberassero la loro sessualità, potrebbero innescare una rivoluzione culturale in grado di minare alle fondamenta l&#8217;ordine sociale dominante.<br />
Purtroppo le cose sono andate in un’altra direzione, perché il &#8220;femminile&#8221; ha scelto di declinarsi secondo le logiche e i valori della ragione mercantile e strumentale del sistema dominante; in barba alla cosiddetta  &#8220;specificità&#8221; di genere sulla quale si fondava la rivoluzione femminista degli anni’70, a questo punto forse mai nata e comunque tradita.</p>
<p>Fabrizio Marchi è nato a Roma il 09/11/1958. Giornalista Pubblicista, è laureato in Scienze Politiche e in Filosofia.</p>
<p>Il libro può essere acquistato e/o ordinato presso qualsiasi libreria Feltrinelli o direttamente dall&#8217;editore (Mimesis Edizioni Via Risorgimento 23  20099 Sesto San Giovannni (Milano) Tel. 02/89403935</p>
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		<title>Gelosia patologica</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 15:35:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[Salve uomini di sinistra, io sono una donna di sinistra. Vorrei fare qualche considerazione. Non scomodiamo il femminismo storico ma analizziamo la situazione attuale e cioè,scusate la semplificazione, le donne si sentono sempre piu&#8217; consapevoli del loro ruolo nella società, nella famiglia e anche nelle relazioni affettive. Invece l&#8217;uomo sta perdendo  stima di se ,sicurezza. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Salve uomini di sinistra, io sono una donna di sinistra. Vorrei fare qualche considerazione.</p>
<p>Non scomodiamo il femminismo storico ma analizziamo la situazione attuale e cioè,scusate la semplificazione, le donne si sentono sempre piu&#8217; consapevoli del loro ruolo nella società, nella famiglia e anche nelle relazioni affettive.</p>
<p>Invece l&#8217;uomo sta perdendo  stima di se ,sicurezza. Se no non mi spiegherei tutti questi comportamenti patologici che lo portano ad ammazzare le donne che ama.</p>
<p>Vi chiedo perche state diventando insicuri e fragili? E di contro narcisisti al  punto da aver sempre bisogno di conferme da parte degli altri? Però scusate non voglio generalizzare anche se ultimamente se ne sentono tante.</p>
<p>Vi ringrazio se vorreste aprire un dibattito su questo argomento e cioè sulla GELOSIA PATOLOGICA.</p>
<p>L&#8217;uomo sta diventando carnefice? Sto esagerando lo riconosco però  le cronache ce lo dimostrano.</p>
<p>Come fa una donna a sopportare un compagno che l&#8217;accusa continuamente di sospetti,bugie tradimenti? E’ questa la patologia grave ,la gelosia morbosa che fa scappare una compagna nonostante nutra un forte sentimento verso l&#8217;uomo.</p>
<p>Aiutatemi a capire. Vi ringrazio.</p>
<p>Anna.</p>
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