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		<title>Il 52% Le certezze perdute del maschio moderno</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 08:52:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.facebook.com/notes/dott-giorgio-carnevale/il-52-le-certezze-perdute-del-maschio-moderno/10150569287984242 &#8220;IL 52%&#8221; Le certezze perdute del maschio moderno Durante l’inverno del 2010, compare in tv una campagna di sensibilizzazione al problema dell’erezione negli uomini. Così recita:  “ Il 52% degli uomini con più di 40 anni soffre di problemi di erezione: Stress, stanchezza, ansia da prestazione. E il maschio fa flop. Secondo una ricerca dell’ISPO le giustificazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/notes/dott-giorgio-carnevale/il-52-le-certezze-perdute-del-maschio-moderno/10150569287984242">http://www.facebook.com/notes/dott-giorgio-carnevale/il-52-le-certezze-perdute-del-maschio-moderno/10150569287984242</a></p>
<p><strong>&#8220;IL 52%&#8221; Le certezze perdute del maschio moderno</strong></p>
<p>Durante l’inverno del 2010, compare in tv una campagna di sensibilizzazione al problema dell’erezione negli uomini.</p>
<p>Così recita:  “ Il 52% degli uomini con più di 40 anni soffre di problemi di erezione: Stress, stanchezza, ansia da prestazione. E il maschio fa flop. Secondo una ricerca dell’ISPO le giustificazioni più ricorrenti per chi fa cilecca sono lo stress della vita quotidiana (52%) e la mancata intesa con la partner (27%). Qualcuno parla anche di alcol e cattiva alimentazione. Il problema è che spesso gli uomini tendono a minimizzare o negare il problema, come se non parlarne bastasse a risolverlo. Basta scuse!”</p>
<p>Questa è la campagna di informazione, che propone visite gratuite che aiuteranno gli uomini con problemi di erezione a sbarazzarsi di tabù e problemi sessuali.</p>
<p>Prendendo spunto da questa campagna, ho pensato di fare una piccola ricerca e dare un mio contributo che approfondisca un fenomeno certamente diffuso e preoccupante e che rappresenta il sintomo di un disagio ben più profondo.</p>
<p>Quello che segue è solo un estratto del lavoro che sto portando avanti, spogliato di tutta una struttura teorica su cui poggia, ma che non è possibile riportare per problemi di spazio e di leggibilità in questo contesto.</p>
<p>Premetto e vorrei che questa premessa sia condivisibile con chi intende leggere questo contributo, che il mio approccio alle problematiche di genere non è e non sarà mai oppositivo. Voglio dire che trovo piuttosto scadente e riduttivo, affrontare tali problematiche accusando l’altra parte di avere atteggiamenti e comportamenti che generano in quell’altra, questa o quell’altra cosa.</p>
<p>Sarò ancora più chiaro: non penso che una condizione di generica depressione dei maschietti, come in molti affermano, sia riconducibile ad atteggiamenti femminili che avrebbero il potere di indurla. Così come non ho mai pensato che i problemi al femminile, siano riconducibili ad atteggiamenti maschili.</p>
<p>Non entro ulteriormente nel merito di questo, sperando sia chiaro il mio modo di vedere e con una metafora aggiungerei che siamo tutti sulla stessa barca e le differenze di genere possiamo solo utilizzarle come un’enorme opportunità, più che un’arma per imbastire processi di colpevolizzazione ecc.</p>
<p>Fatta questa premessa sposterò la mia attenzione sul maschio e sui suoi riferimenti tradizionali che, inevitabilmente, hanno subito delle profonde modificazioni.</p>
<p>Fino alla metà del novecento, più o meno, il maschio viveva piuttosto distaccato dalla famiglia in quanto era totalmente impegnato nella professione. Poteva essere un pastore, un ragioniere o un professore, ma comunque sia, lui era solo quello. Al di fuori del suo ruolo professionale non aveva particolari interessi e non era coinvolto in nessuna particolare attività. La frequentazione di bar, osterie, dopolavoro ecc, erano i modi con cui consumava il rimanente tempo libero della giornata, quando c’era. Con l’arrivo di un figlio si festeggiava con gli amici al bar, si brindava e se era maschio si brindava con più decisione.</p>
<p>Festeggiare in società il nuovo arrivato è sempre stato un momento in cui il maschio poteva dimostrare la propria virilità attraverso una prova certa.</p>
<p>Ciò non avveniva soltanto in un ceto medio basso, ma se pure attraverso comportamenti più pacati, avveniva anche in ceti medio alti.</p>
<p>I maschi, nonostante siano stati storicamente la sola, o quasi, fonte di reddito per la famiglia non si sono mai preoccupati della numerosità della prole. Nonostante ogni figlio fosse una nuova bocca da sfamare, la loro numerosità non è stata mai contrastata in quanto era prevalente il bisogno di affermare la propria virilità.</p>
<p>Virilità e ruolo socio-professionale hanno rappresentato i due pilastri indiscussi del maschio, indipendentemente dal tipo di professione.</p>
<p>Il maschio che faceva il contadino era il Contadino, il ragioniere il Ragioniere, il professore, il Professore e così via[1].</p>
<p>Quindi, l’identità di un maschio si è sempre retta su due elementi. Da una parte il ruolo professionale e dall’altra la virilità.</p>
<p>Proseguendo il mio pensiero mi sono posto due domande che ritengo cruciali per comprendere la dinamica maschile e l’attuale crisi che si esprime, anche, attraverso il problema dell’erezione.</p>
<p>Perché il maschio si è identificato totalmente nella sua professione?</p>
<p>E perché per un maschio è così importante la sua virilità, tanto da avere bisogno di continue conferme?</p>
<p>Per quanto riguarda l’aspetto professionale, la risposta è piuttosto semplice e intuitiva. Nella famiglia tradizionale una donna si occupava della famiglia e in modo particolare della prole che, oltre ad essere più numerosa rispetto ad oggi, era fortemente minacciata da una mortalità infantile elevata. Ed è scontato il fatto che l’accudimento materno, in particolare nei confronti di un bambino, può essere espletato esclusivamente da una donna. Quindi in una coppia i ruoli erano rigidamente stereotipati. Le donne a casa e gli uomini a lavorare. Non c’erano altre possibilità.</p>
<p>Oggi le cose sono decisamente cambiate, pur tuttavia rimane una forte identificazione dell’uomo rispetto alla sua professione.</p>
<p>Nel momento in cui arriva alla, così detta, meritata pensione il suo ruolo socio-professionale lentamente si smonta e contestualmente compaiono malattie e in molti casi arriva precocemente la morte.</p>
<p>Ricordo con simpatia un amico Comandante di un’importante compagnia aerea di bandiera, appassionatissimo del suo lavoro, che quando è stato costretto ad andare in pensione perché aveva superato il limite di età per un pilota di linea e, nonostante fosse un uomo pieno di interessi, hobby, ecc. fu colpito da una fortissima labirintite che gli provocava forti e pericolose vertigini quasi da non poter più guidare l’automobile. Coraggiosamente avanzai una diagnosi un po’ istintiva, dicendogli che costretto a non volare più si è trovato con i piedi a terra e a questa nuova dimensione non riusciva ad adattarsi e come avviene in molte patologie così dette psicosomatiche, si presentano sintomi paradossali. Infatti le vertigini vengono normalmente di fronte ad una sensazione di altezza e di vuoto, esattamente quella che si percepisce quando si vola in aeroplano. Ma lui, avendo sempre volato fin da ragazzo, il vuoto lo sentiva quando stava a terra. Ovviamente si oppose fermamente alla mia diagnosi istintiva, accompagnando la sua contrarietà con una certa sufficienza al limite della scortesia. Fece dovuti accertamenti che io stesso gli consigliai, e nonostante venne rivoltato dalla testa ai piedi, non venne fuori nulla che potesse far pensare a qualche alterazione organica.</p>
<p>La mia diagnosi istintiva, diventò improvvisamente quella ufficiale e ancora oggi convive con la sua labirintite, attenuata dai farmaci e da una stabilizzazione generale.</p>
<p>Se far aderire la propria identità al ruolo professionale, era prima di tutto una necessità, il discorso è un po’ più complicato quando ci spostiamo sul discorso riferito alla virilità.</p>
<p>Spostiamoci quindi sulla seconda domanda per dire, prima di tutto, che il maschio ha sempre avuto la necessità di affermare, in vari modi, la propria virilità ma sicuramente, come accennavo in precedenza, il modo più appropriato e naturale viene rappresentato attraverso la procreazione.</p>
<p>Per questo possiamo estendere la domanda, e chiederci: perché i maschi hanno bisogno di rappresentare a se stessi e agli altri la propria virilità?</p>
<p>La domanda può sembrare banale, mentre invece la risposta, o le risposte non lo sono per niente.</p>
<p>Iniziamo col dire che il simbolo, la prova della virilità maschile si rappresenta con l’erezione del pene. Se si osservano i disegni degli adolescenti nei bagni delle scuole superiori e i relativi commenti, è estremamente chiaro che il tutto ruota intorno ad un’affermazione chiara e inequivocabile: “ce l’ho duro!”[2].</p>
<p>Tutti sappiamo che mentre una donna può rimanere incinta anche senza aver raggiunto l’apice del piacere durante un rapporto sessuale, per un uomo l’erezione è assolutamente indispensabile affinché possa eiaculare e quindi fecondare.</p>
<p>Questo fatto permette di affermare e considerare l’erezione maschile un elemento necessario alla sessualità e quindi alla procreazione.</p>
<p>Quindi potremmo arrivare ad una conclusione parziale di questo discorso, affermando che, sia una donna sia un uomo possono procreare, cioè possono dare continuità alle rispettive esistenze, solo e soltanto se l’uomo ha una erezione. Può sembrare riduttivo e anche un po’ squallido tutto ciò, ma le cose senza ombra di dubbio funzionano in questo modo, che piaccia o meno. E aggiungerei che funziona così per tutti gli animali, non solo per gli uomini.</p>
<p>Andiamo avanti. Un maschio sente da una parte la responsabilità della procreazione ma nello stesso tempo non ha la garanzia di esserne all’altezza. Infatti una défaillance sessuale è per un maschio una brutta esperienza che diventa tragedia se si ripete più volte. Se poi avviene con donne differenti l’impatto sulla psiche è a dir poco devastante.</p>
<p>Quindi, è ragionevole pensare che una certa ansia da prestazione, così viene chiamata comunemente, sia normalmente vissuta da un maschio, anche quando funziona tutto, in quanto non c’è mai nessuna garanzia in questo senso.</p>
<p>Ma il motivo per cui un maschio ha bisogno di affermare, a se stesso e agli altri, la propria virilità dipende dal suo rapporto con la morte, che come vedremo, rappresenta una minaccia decisamente maggiore rispetto alla sua compagna.</p>
<p>Gli esseri umani, tutti, sanno che dovranno morire e rispetto alla morte siamo tutti piuttosto impreparati, anzi direi che siamo totalmente impotenti. Il benessere delle società del primo mondo ha aumentato sensibilmente l’età media, ma nonostante questo miglioramento, la lotta contro la morte è alla fine persa. Purtroppo, tutti dobbiamo morire e l’unica evento che può alleviare il pensiero della propria morte è avere dei figli.</p>
<p>Il ciclo della vita, come sappiamo, è un ciclo di vita e di morte e la continuità è garantita dalle nuove nascite e quindi dalla procreazione.</p>
<p>Ma la cosa curiosa e per certi versi inspiegabile come vedremo, è che gli uomini muoiono prima delle donne e questa differenza è aumentata lentamente, sempre in favore di un’età media femminile maggiore di quella maschile.</p>
<p>Nel 1910 la sopravvivenza media femminile in Europa superava di 3 anni quella maschile. In tempi recenti, ben 7 sono gli anni che una donna vive mediamente più di un uomo, con punte massime che raggiungono i 9-10 anni in Polonia e nell&#8217;ex Unione Sovietica.</p>
<p>In questa tabella possiamo osservare l’evoluzione della speranza di vita alla nascita[3] in Europa, dal 1910 al 1990.</p>
<p><strong>TAB. 1</strong> (Fonte: Treccani Enciclopedia delle Scienze Sociali; Caselli 1910-1970; United Nations 1993)</p>
<p>Le spiegazioni che vengono date, a questo curioso fenomeno, sono prevalentemente legate a fattori ambientali. Per esempio in molti sostengono che gli uomini, diversamente dalle donne, hanno storicamente esercitato professioni particolarmente usuranti e che questa potrebbe essere la causa di una età media maschile minore di quella femminile. Ma questa spiegazione la trovo in primo luogo riduttiva, tenendo conto che fare figli è usurante tanto quanto un lavoro usurante e in tempi passati erano molte le donne che morivano per cause legate alla gravidanza e al parto e, in secondo luogo, è un’affermazione totalmente smentita dai dati sulla mortalità, come vedremo.</p>
<p>Ancora. Si dice che il fumo è appannaggio dei maschi e, come sappiamo, è una delle principali cause di decesso.</p>
<p>In molti hanno considerato, a fronte della crescente diffusione anche tra le donne di stili di vita più nocivi, che la naturale evoluzione del fenomeno avrebbe portato a un annullamento delle distanze tra i due sessi dell’età media. Un&#8217;ipotesi certamente ragionevole, ma che non ha mai trovato conferma nella realtà.</p>
<p>Al contrario, i dati riportati nella precedente tabella dimostrano esattamente l’opposto. Infatti, nonostante l’età media si sia alzata costantemente in Europa sia per gli uomini sia per le donne[4], è aumentato anche lo scarto tra l’età media maschile e femminile, come abbiamo visto nella Tab. 1.</p>
<p>Quindi, mi pare evidente che sia insostenibile qualsiasi ipotesi che si orienta nei confronti di variabili ambientali.</p>
<p>Mi sono convinto, lavorando in questa ricerca, che i fattori ambientali non possono spiegare una differenza di genere in termini di età media e quindi di mortalità.</p>
<p>Vedremo adesso un altro fenomeno demografico, a disconferma delle varie ipotesi ambientali e che ci aiuterà a capire ancora meglio sia aspetti generali sia come si articola la questione della virilità nel maschio.</p>
<p>Prenderò come riferimento altri dati, estratti dalle tavole dell’ISTAT, per approfondire un fenomeno demografico piuttosto curioso e per certi versi sconcertante. Nel grafico ho riportato la differenza di decessi medi tra i maschi e femmine, in funzione dell’età. Il periodo di riferimento va dal 1999 al 2008, dieci anni che sono rappresentativi della condizione attuale. Andando indietro con gli anni l’età media si abbassa, sia per i maschi sia per le femmine e paradossalmente c’è un maggiore equilibrio tra i decessi dei maschi e quelli delle femmine, anche se prevale sempre una sensibile longevità per le femmine (vedi la precedente tabella 1)</p>
<p>Quello che osserviamo nel grafico 1 è che i maschi muoiono di più e in molti casi molto di più delle femmine.</p>
<p>Nella fascia di età che va da 0 a 4 anni, per esempio, si registrano 522 decessi nei maschi e 448 nelle femmine. Ma se ci spostiamo in avanti con l’età, si raggiunge il picco nella fascia di età che va dai 70 ai 74: 11.012 decessi per i maschi contro 6.370,4 per le femmine, quasi il doppio!</p>
<p>In sintesi, questi dati ci mostrano con estrema evidenza che gli uomini muoiono molto più delle donne e, questa tendenza, è indipendente dall’età. (Ovviamente, come si osserva dal grafico, superati gli ottanta anni il rapporto si inverte. Ma mi pare scontato e anche un po’ tetro, affermare che tutti dobbiamo morire e anche se le donne campano di più, alla fine muoiono anche loro).</p>
<p>Graf.1</p>
<p>Per completare questi dati osserviamo il Grafico 2, che utilizza gli stessi dati del precedente ma evidenzia le differenze tra i decessi maschili e femminili per fasce di età.</p>
<p>Graf. 2</p>
<p>Da questo grafica notiamo che fin dalla nascita fino a ridosso alla fascia che va dagli 80 anni agli 84 anni compresa, i maschi muoiono molto di più delle donne.</p>
<p>Adesso proviamo a ragionare su questi numeri per trarre qualche conclusione.</p>
<p>1)    L’età media, sia per i maschi sia per le femmine, è costantemente aumentata;</p>
<p>2)    I maschi hanno sempre avuto un’età media inferiore a quella delle femmine e questa differenza è aumentata nel tempo;</p>
<p>3)    Fin dalla nascita i maschi muoiono più delle femmine, il che va inevitabilmente ad inficiare qualsiasi ipotesi che fa riferimento a variabili di carattere ambientale.</p>
<p>Ma se esiste una differenza così marcata, ma più che altro presente ad ogni età, dobbiamo necessariamente convincerci che questa dipende da fattori strettamente biologici e quindi innati.</p>
<p>Possiamo arrivare alla conclusione che i maschi sono più fragili delle femmine?</p>
<p>Affermare che il maschio è più fragile di una femmina stravolge tanti luoghi comuni, in primis quello del “sesso debole”. Non piace ne agli uomini ne alle donne un’affermazione di questo tipo, ma credo che questa sia l’unica conclusione possibile,  direi anche scontata, a cui dobbiamo arrivare, semplicemente osservando la freddezza dei numeri.</p>
<p>Il problema può essere visto anche invertendo i fattori, e cioè si può dire che una donna è decisamente più forte di un uomo.</p>
<p>Anche se può sembrare una cosa inutile rovesciare il punto di osservazione, ci aiuta a capire meglio questo concetto.</p>
<p>Una donna è attrezzata a generare vita e questa risorsa, probabilmente, la rende più coriacea, la rende sicuramente più coreacea nei confronti della morte, riuscendo a contrastarla con maggiore decisione. Questa forza non va vista solo ad un livello strettamente fisico, ma interessa inevitabilmente ogni parte del suo organismo, sia fisico sia mentale.</p>
<p>Torniamo ora alla domanda da cui siamo partiti: perché i maschi hanno bisogno di rappresentare a se stessi e agli altri la propria virilità?</p>
<p>A questo punto, dopo aver sviscerato un po’ di numeri che ci hanno dato una base di conoscenza, possiamo affermare che il maschio è maggiormente vulnerabile, ha strumenti più scarsi nei confronti della morte rispetto ad una femmina e per questo si sente “obbligato” a ostentare la propria virilità nelle forme più bizzarre e pittoresche.</p>
<p>Attraverso la sua virilità e l’ostentazione nel manifestarla è come se volesse affermare che può procreare e attraverso una nuova vita lottare contro la morte che su di lui esercita una pressione maggiore.</p>
<p>Ma oggi, per fortuna o purtroppo, viviamo in un tempo in cui la procreazione si è drasticamente ridimensionata. In primo luogo perché essendoci stato un crollo della mortalità infantile, l’equilibrio tra vita e morte può essere garantito senza dover fare molti figli. In secondo luogo, attraverso varie forme di fecondazione assistita il ruolo maschile è sempre più marginale.</p>
<p>I vari centri che si occupano del problemi di fecondazione riducono il problema ad aspetti strettamente medici, per cui una donna è un uovo da fecondare e l’uomo un seme da utilizzare. Ma certamente i riflettori, in termini di fecondazione assistita, sono accesi tutti sulla donna, semplicemente perché è lei che dovrà fare il figlio e tutti i mezzi che vengono utilizzati, dalle stimolazioni ormonali alle varie forme di inseminazione, sono indirizzati sulla donna. Il ruolo dell’uomo è estremamente marginale e se ci si rivolge alla banca del seme, diventa assolutamente nullo.</p>
<p>Tornando al problema da cui siamo partiti e sintetizzando tutto questo ragionamento, possiamo dire, con un certo imbarazzo, che il maschio oggi ha un’utilità sensibilmente minore di prima. Ciò è avvenuto e avviene, sia per un cambiamento nelle professioni, non più appannaggio maschile, sia per una profonda trasformazione del processo procreativo.</p>
<p>I due pilastri portanti dell’identità maschile, ruolo socio-professionale e virilità, sono stati, per i motivi sopra esposti, drasticamente ridimensionati e oggi un maschio, deve fare i conti con una ristrutturazione profonda della propria identità.</p>
<p>Se, come penso, l’erezione è la prova incontrastata della virilità maschile, risulterà normale che proprio questa viene depressa.</p>
<p>Ovviamente viene da chiedersi quali possono essere le soluzioni ad un problema che è certamente diffuso e preoccupante.</p>
<p>Diciamo prima di tutto, che la soluzione, ammesso che ve ne sia una specifica, non passa attraverso l’utilizzo del viagra. Purtroppo assistiamo ad una diffusione impressionante del farmaco, sia attraverso le normali e legali reti medico-farmaceutiche sia attraverso un commercio parallelo su internet.</p>
<p>Ma la “soluzione” del viagra è una non soluzione, nel senso che rappresenta una totale negazione del problema e di conseguenza comporta una dichiarazione di resa.</p>
<p>Concludo dicendo che la soluzione non è una soluzione pratica, ma passa attraverso un riassetto profondo dell’identità maschile cioè  attraverso l’assunzione di nuovi riferimenti che necessariamente dovranno fare i conti con una realtà in movimento.</p>
<p>[1] A tale proposito può essere utile e anche divertente ascoltare o leggere un brano di G. Gaber “Il comportamento”, che tratta proprio della differenza tra un comportamento ben definito appartenente a due generazioni fa e quello delle generazioni successive, in cui i comportamenti risultano essere più indefiniti .</p>
<p>[2] Non c’è da scandalizzarsi più di tanto, quindi, che il Presidente del terzo partito d’Italia, l’On Bossi, ha fatto del celodurismo il suo motto. Capisco che possa creare imbarazzo, ma evidentemente il motto leghista fa presa ad un livello primitivo, sia di un uomo sia di una donna.</p>
<p>[3] Questa rappresenta il numero medio di anni che un individuo vivrebbe qualora sperimentasse durante la sua vita i livelli di mortalità registrati nell&#8217;anno di osservazione.</p>
<p>[4]Per i maschi la differenza tra la speranza di vita tra il 1910 e il 1990 è pari a 24,3, mentre per le femmine è di  27,9</p>
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		<title>Video: Gli Uomini Beta, la Sinistra e il Femminismo</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 08:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo il primo di una serie di video che abbiamo deciso di realizzare per spiegare le ragioni che ci hanno spinto a dare vita al Movimento degli Uomini Beta Gli Uomini Beta, la Sinistra e il Femminismo (il video)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo il primo di una serie di <a href="http://www.uominibeta.org/tag/video/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Video">video</a> che abbiamo deciso di realizzare per spiegare le ragioni che ci hanno spinto a dare vita al Movimento degli <a href="http://www.uominibeta.org/tag/uomini-beta/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con uomini beta">Uomini Beta</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://youtu.be/JyJfgwwEpzg"><span style="font-size: large;">Gli Uomini Beta, la Sinistra e il Femminismo  <em>(il video)</em></span></a></p>
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		<title>I maschi  rapidi, invisibili e sommergibili</title>
		<link>http://www.uominibeta.org/2012/01/20/i-maschi-rapidi-invisibili-e-sommergibili/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 17:31:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ora che il default degli Stati nazionali è una realtà tutt’altro che improbabile, si è scoperto quale catastrofe economica era in atto e doveva e, forse, deve ancora compiersi. E speriamo solo economica: che i comandanti della “Concordia occidentale” non siano in procinto di cercare di salvare i propri poteri e privilegi, trascinandoci tutti in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ora che il default degli Stati nazionali è una realtà tutt’altro che improbabile, si è scoperto quale catastrofe economica era in atto e doveva e, forse, deve ancora compiersi. E speriamo solo economica: che i comandanti della “Concordia occidentale” non siano in procinto di cercare di salvare i propri poteri e privilegi, trascinandoci tutti in una guerra. Sarebbe un disastro e penso anche la loro fine. Ora comunque si capisce per quale motivo gli enti e gli intellettuali preposti alla elaborazione della coscienza collettiva ( in nome e per conto di chi possiede ricchezze e si dà emolumenti più che da faraoni), e pagati a percentuale sulle campagne antimaschili e antipaterne scatenate, ci hanno ammannito su tutti gli schermi possibili, ogni minuto, ogni giorno, per decenni, il film &#8220;Arancia Meccanica&#8221;. E ci hanno contestualmente spiegato, ricorrendo a tutte le argomentazioni possibili immaginabili, che noi maschi, per natura, cultura e storia, siamo tutti “drughi” come Alex, il protagonista. Di fatto un modo come un altro prima per ricattarci, poi castrarci e infine arruolarci tra i buoni, in guerra a loro volta contro i kattivi: prima il nemico alle frontiere che usurpava il sacro suolo, poi il nemico di classe che mangiava i bambini, poi il nemico di razza che tramava rovina nell’ombra, e infine il genere maschile-che-opprime/stupra/uccide-le-donne e Sakineh.  Prima si schiaccia nella colpa, poi si arruola, nel caso l’operazione non riesca, si massacra. Chi ragiona e si ribella lo si fa finire come Assange: facile come bere un bicchier d’acqua. Ma Assange, il singolo, non è lui il problema: e naturalmente, in causa sono stati chiamati, come sempre è avvenuto, i più numerosi, che loro sì sono il vero problema. Ovvero la stragrande maggioranza dei maschi: i poveracci, maschi e padri di famiglia, che tirano la baracca generale e la famiglia con l&#8217;anima tra i denti per la fatica e lo stress, quando va bene, e quando va male ci lasciano la salute e la vita. Quelli che “siccome sono fragili” campano sette anni meno delle donne, e “siccome sono irresponsabili”  crepano in media in tre o in quattro ogni giorno sul lavoro e la loro “morte è bianca” perché devono essere invisibili. E quando impazziscono e uccidono, lo hanno fatto non da impazziti, ma da “criminali per natura di genere”. I comandanti della “Concordia occidentale” sanno che “i più numerosi”, la maggioranza, i povericristi, a fine mese, in un modo o nell’altro, ci devono arrivare. In un modo o nell’altro. Esiste la guerra preventiva? Certo che esiste. E allora gli enti di Stato, per esempio l&#8217;ISTAT, come la TV di Stato, i gazzettieri a un tanto alla menzogna, hanno avuto il buon gusto di dichiararli tutti, i poveri cristi, criminali sessuali e violenti; nella migliore delle ipotesi  sfruttatori e oppressori da sempre delle loro donne e delle loro famiglie. “Capito mi hai?”. Sfruttatori impuniti a divertirsi in miniera, ai forni di colata, a rigenerarsi  i polmoni nel chimico e nel petrolchimico, o far bungy jumping nell’edilizia, o con i polsi e la mente tremante per le responsabilità professionali, e impegnati in innumerevoli altri giochi del parco della “libera realizzazione di sé” al maschile, comunque “liberi e belli”. Quelle “opportunità privilegiate di realizzazione di sé” che le femdoministe, le baby pensioniste, le scaldasiediste, non invidiano e non reclamano a gran voce, meglio le poltrone dei  Consigli di Amministrazione delle aziende altrui quotate in Borsa: cà nissciuno effesso. Questo criminale attacco mediatico contro la metà dei propri cittadini da parte di uno Stato non si era mai visto. Una follia che si configura  come un crimine vero e proprio dello Stato etico femdominista moderno. Il tutto  nel silenzio connivente delle cittadine italiane di sesso femminile e gli applausi delle femmes savants della milizia del partito femdominista al potere.  Mentre le assemblee parlamentari che si sono succedute,  dove hanno fatto bella mostra di sè anche corrotti di tutte le risme e i colori, hanno  ben pensato di coprire privilegi e magagne promulgando misure irresponsabili, discriminatorie e liberticide sul lato maschile e paterno, mentre sul lato femminile sfasciando il principio dell’uguaglianza dei cittadini con ogni sorta di privilegi e concessioni  insensate. Così va il “Concordia occidentale” e i suoi comandanti in capo da civiltà superiore, mentre i povericristi maschi e i padri di famiglia restano invisibili nei ponti sotto il pelo dell’acqua obbedendo come sempre e in ogni situazione all’antico codice d’onore: prima le donne e i bambini&#8221;.</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.uominibeta.org/2012/01/20/i-maschi-rapidi-invisibili-e-sommergibili/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='true' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Video: oppresse e oppressori</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 10:29:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[oppresse e oppressori]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Il femminismo ha criminalizzato l’intero genere maschile sostenendo che quest’ultimo è da sempre stato  e continua ad essere il responsabile della condizione di oppressione e subordinazione di quello femminile. La relazione fra i generi nella storia, con tutte le sue assai complesse implicazioni e articolazioni di ordine sociale, economico, culturale, psicologico, è stata dunque ridotta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://www.uominibeta.org/tag/femminismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con femminismo">femminismo</a> ha criminalizzato l’intero genere maschile sostenendo che quest’ultimo è da sempre stato  e continua ad essere il responsabile della condizione di oppressione e subordinazione di quello femminile. La relazione fra i generi nella storia, con tutte le sue assai complesse implicazioni e articolazioni di ordine sociale, economico, culturale, psicologico, è stata dunque ridotta alla dialettica oppressa-oppressore, dove il genere femminile è considerato sempre, comunque e dovunque (quindi anche nella realtà attuale) quello oppresso e dominato e il genere maschile,  sempre e comunque, quello oppressore e dominante.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa rivisitazione della relazione fra i generi divenuta cultura dominante è stata possibile in seguito ad un’ astuta operazione di reinterpretazione della dialettica storica hegeliana-marxiana, che ha visto sostituire il concetto di conflitto di classe con quello di conflitto fra i generi.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sorta di banale quanto rozzo “copia-incolla”, dal punto di vista filosofico, rivelatosi però decisamente efficace; di fatto l’architrave dell’ideologia femminista e femdominista.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ determinante quindi, anche da parte nostra, cominciare a mettere in discussione dalle fondamenta quell’assunto, destrutturando le presunte ragioni che hanno portato a concepirlo e a far sì che diventasse addirittura il paradigma dominante, per lo meno per quanto riguarda la relazione fra i generi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa brevissima intervista, sia pure in modo estremamente sintetico e sommario, affronta proprio questo tema specifico.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: x-large;"><span style="color: #000000;"><a href="http://youtu.be/flDGvdOqpcA"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;">oppresse ed oppressori   <em>(il video)</em></span></span></a></span></span></span></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.uominibeta.org/2012/01/19/video-oppresse-e-oppressori/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='true' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Video: mercificazione (e automercificazione)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 10:33:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[automercificazione]]></category>
		<category><![CDATA[mercificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo questa prima e brevissima intervista al sottoscritto sul tema della mercificazione (e automercificazione) sessuale e sull&#8217;utilizzo strumentale della sessualità da parte femminile. Il video si sofferma sull’aspetto psicologico e concettuale  della relazione MM/FF (il risvolto pratico è del tutto secondario e succedaneo al primo)  all’interno della quale  la sessualità viene concepita e anche vissuta dalla maggioranza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo questa prima e brevissima intervista al sottoscritto sul tema della <a href="http://www.uominibeta.org/tag/mercificazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con mercificazione">mercificazione</a> (e <a href="http://www.uominibeta.org/tag/automercificazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con automercificazione">automercificazione</a>) sessuale e sull&#8217;utilizzo strumentale della sessualità da parte femminile. Il <a href="http://www.uominibeta.org/tag/video/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Video">video</a> si sofferma sull’aspetto psicologico e concettuale  della relazione MM/FF (il risvolto pratico è del tutto secondario e succedaneo al primo)  all’interno della quale  la sessualità viene concepita e anche vissuta dalla maggioranza delle donne come uno strumento di gestione, controllo e dominio sugli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Torneremo naturalmente sull&#8217;argomento data la sua complessità e centralità, con altre interviste-video che realizzeremo e pubblicheremo successivamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><a href="http://youtu.be/v6yXETbU28A">mercificazione (e automercificazione) -<em> il video</em></a></span></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.uominibeta.org/2012/01/16/mercificazione-e-automercificazione/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='true' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Capitalismo e solitudine: perchè la pornografia è un&#8217;industria multimiliardaria</title>
		<link>http://www.uominibeta.org/2012/01/11/capitalismo-e-solitudine-perche-la-pornografia-e-unindustria-multimiliardaria/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 07:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&#38;file=article&#38;sid=9658 CAPITALISMO E SOLITUDINE PERCHÉ LA PORNOGRAFIA È UN&#8217;INDUSTRIA MULTIMILIARDARIA DI HARRIET FRAAD E TESS FRAAD WOLFF Truthout Enormi cambiamenti sociali della forza lavoro statunitense e del commercio hanno trasformato l&#8217;economia, nonché influito potentemente sulle relazioni personali. A partire dal 1970, siamo passati dallessere una società di persone connesse in gruppi di ogni genere a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=9658" target="_blank">http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=9658</a></p>
<p><strong>CAPITALISMO E SOLITUDINE</strong><br />
<a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;new_topic=15" target="_blank"></a><strong>PERCHÉ LA PORNOGRAFIA È UN&#8217;INDUSTRIA MULTIMILIARDARIA</strong></p>
<p>DI HARRIET FRAAD E TESS FRAAD WOLFF<br />
<em>Truthout</em></p>
<p>Enormi cambiamenti sociali della forza lavoro statunitense e del commercio hanno trasformato l&#8217;economia, nonché influito potentemente sulle relazioni personali. A partire dal 1970, siamo passati dallessere una società di persone connesse in gruppi di ogni genere a di persone che sono troppo spesso sconnesse, distaccate <a href="http://www.tikkun.org/article.php/jan10_depressions" target="_blank">e alienate l&#8217;una dall&#8217;altra</a>.</p>
<p>Il numero uno è il numero più solitario e nelle loro vite personali gli Americani sono <a href="http://www.unmarried.org/statistics.html#living-single" target="_blank">sempre più soli</a>.</p>
<p><strong><em>Che cosa è successo?</em></strong></p>
<p>Negli anni &#8217;70 il sogno americano che durava da 150 anni si è bruscamente fermato. Dal 1820 al 1970 ogni generazione americana ha avuto più successo di quella che laveva preceduta. Negli anni &#8217;70 i <em>computer</em> hanno iniziato a rimpiazzare milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti. <strong>I sistemi di comunicazione internazionale sono diventati così sofisticati che si sono potute spostare all&#8217;estero le fabbriche, permettendo che i mezzi di sostentamento di altri milioni di americani fossero subappaltati. I progressi dei movimenti per i diritti civili e femministi avevano dato alle donne e alle minoranze accesso a un impoverito mercato del lavoro. I movimenti sindacalisti della sinistra militante e i partiti politici non erano lì a protestare. Gli stipendi si sono appiattiti. I profitti sono aumentati con la produttività, mentre le quote distribuite ai vertici sono cresciute, piuttosto che essere distribuite negli stipendi. Le ricche banche hanno emesso carte di credito con alti tassi di interesse, che hanno loro consentito di arricchirsi ancora di più con fondi precedentemente pagati come stipendi. </strong></p>
<p>Agli uomini non venivano più dati stipendi adeguati a una famiglia. Le famiglie hanno iniziato a soffrirne. Le donne si sono riversate nella forza lavoro per compensare i <a href="http://www.tikkun.org/article.php/jan10_depressions" target="_blank">salari persi</a> degli uomini. Fino a questo punto la gran parte del lavoro femminile era stato primariamente il lavoro all&#8217;interno della casa: creare ordine e pulizia domestici, dedicarsi alla cura dei figli e fornire servizi sociali ed emotivi alla famiglia. Dopo gli anni &#8217;70 la maggior parte delle donne lavorava fuori e anche dentro casa. Ora, praticamente tutte le donne lavorano fuori casa, costituendo quasi la metà della forza lavoro.</p>
<p>Prima dei movimenti per la parità di razza e di genere, i migliori lavori erano riservati agli uomini bianchi, che erano la schiacciante maggioranza.<strong> All&#8217;interno della nostra forza lavoro razzista e sessista, gli uomini bianchi avevano ciò che in pratica costituiva due bonus lavorativi: uno per il fatto di essere bianchi e un altro in quanto uomini. </strong><strong>Dall&#8217;inizio degli anni &#8217;70 non è stato più necessario dare <em>bonus</em> finanziari agli uomini bianchi. Infatti non era più necessario pagare stipendi più elevati ad alcun lavoratore della forza lavoro statunitense. Gli stipendi dei lavoratori si sono appiattiti anche a fronte di un aumento della produttività. Ciò voleva dire che si aveva un profitto sempre maggiore da accumulare al vertice.</strong></p>
<p>Gli americani bianchi hanno perso una buona parte dell&#8217;egemonia maschile che era associata a lavori e stipendi stabili che potessero sostenere una famiglia. <strong>Quando milioni di lavori nell&#8217;industria manifatturiera sono stati spostati all&#8217;estero, la nostra economia è diventata un&#8217;economia di servizi. Né la maggiore prestanza fisica, né i maggiori livelli di aggressività associati agli uomini sono particolarmente richiesti in un&#8217;economia di servizi. Le relazioni personali eterosessuali che si erano sviluppate sulla base di un reddito fornito dall&#8217;uomo non potevano reggere. Quei ruoli di genere erano sessisti e limitanti. Tuttavia, avrebbero potuto essere trasformati politicamente senza traumatizzare economicamente e psicologicamente il popolo americano. </strong></p>
<p><strong><em>Nuovi ruoli</em></strong></p>
<p>Le donne americane si sono adattate ai nuovi ruoli nel mercato del lavoro. Sfortunatamente, gli uomini non hanno fatto cambiamenti equiparabili. Sono rimasti ancorati ai privilegi che erano associati ai ruoli dell&#8217;uomo lavoratore e del servizio delle donne a tempo pieno all&#8217;interno della casa. L&#8217;uomo disoccupato medio <a href="http://www.palgrave.com/products/title.aspx?pid=359547" target="_blank">svolge attualmente meno lavori domestici della sua moglie impiegata a tempo pieno</a>.</p>
<p><strong>Molti uomini ora vogliono servizi extra-domestici, sessuali ed emotivi per compensare l&#8217;evirazione che subiscono quando perdono il lavoro e lo stipendio da capofamiglia. C&#8217;è conflitto nella famiglia a un livello del tutto nuovo. Il nostro tasso di divorzi è diventato il più elevato del mondo. Sfortunatamente, gli uomini e le donne non si sono mobilizzati per costringere il governo a fornire servizi, gratuiti o sovvenzionati per l&#8217;infanzia o per gli anziani, né altri servizi sociali assolutamente necessari per compensare il secondo &#8220;turno di lavoro&#8221; delle donne in casa. </strong></p>
<p>Nel 2008 la recessione ha colpito duro, facendo sprofondare milioni di americani nel precariato e nella miseria. I posti di lavoro degli uomini sono stati i più colpiti. La maggioranza dei lavori persi erano in campi marcatamente associati a stereotipi maschili, come quelli nelledilizia, nellindustria pesante, nella finanza e nella vendita aggressiva di beni costosi. Il 75% degli oltre cinque milioni di posti di lavoro persi nella nostra recessione sono stati <a href="http://www.tikkun.org/article.php/jan10_depressions" target="_blank">lavori tradizionalmente maschili</a>.</p>
<p>Gli uomini sono rimasti indietro. I guadagni delle donne sono aumentati del 44% dal 1970 al 2007 <a href="http://new-economy-of-marriage-pdf-pew-socialtrends.org/" target="_blank">in raffronto al 6% di crescita per quelli degli uomini</a> . Le donne occupano ora quasi la metà dei posti di lavoro della nazione, più della metà dei posti manageriali e la maggior parte delle cattedre nell&#8217;istruzione superiore.</p>
<p>I ruoli tradizionali maschili, sia sul mercato del lavoro che all&#8217;interno della famiglia stanno diventando obsoleti. Solo due dei quindici lavori con maggior crescita negli USA sono solitamente lavori maschili: <a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_7622/is_201110/ai_n58254921/" target="_blank">quelli di guardiano e di ingegnere informatico</a>. Tutte le restanti aree di crescita lavorativa sono per lavori tradizionalmente femminili nei servizi sociali di ogni genere. I lavori di servizio sociale non possono essere subappaltati. Le qualità tradizionalmente associate alle donne, quali l&#8217;abilità di prendersi cura dell&#8217;altro, di cooperare e di connettersi socialmente, sono quelle più spesso richieste nella nuova economia di servizi dell&#8217;America.</p>
<p>Le donne hanno risposto all&#8217;incapacità finanziaria degli uomini e al loro rifiuto di partecipare ugualmente alle mansioni domestiche e alla cura dei figli. Le donne non possono più sopportare il lavoro extra di prendersi cura di uomini che non sanno né sostenerle [economicamente], né compensare i turni di lavoro quadrupli delle donne nel lavoro domestico, nel lavoro [di supporto] emotivo, nella cura dei figli e nei lavori fuori dalle mura domestiche. Le donne statunitensi si rifiutano sempre più di sposare uomini che non possono fornire un sostegno economico e che tuttavia vogliono ancora essere serviti in tutto e per tutto. Attualmente sono le donne a chiedere la maggior parte dei divorzi e che, sempre più spesso, si rifiutano di sposarsi <em>in primis</em>. Le donne oggi possono permettersi di vivere in casa da sole, e <a href="http://christina-gregoire.suite101.com/more-single-women-than-married-women-in-us-a139290#ixzz1GrxILvCq" target="_blank">così fanno</a>.</p>
<p>La maggioranza delle persone nel pieno dell&#8217;età per il matrimonio e la maternità/paternità (18-34 anni) rimangono non sposate e vivono sole.</p>
<p>Questi cambiamenti hanno alterato drasticamente lo schema delle relazioni intime. I mutamenti nei ruoli di genere e nel lavoro hanno chiesto alle donne di adattarsi, assumendosi la responsabilità di carriera e lavoro e vivendo sole, oppure sole con i figli. La maggioranza degli uomini non si è adattata. I loro vecchi ruoli di genere e nella forza lavoro hanno permesso agli uomini di abituarsi a dipendere dalle donne per le loro necessità emotive e di mantenimento della vita, donne che sono ora sempre meno disponibili.</p>
<p>Le donne americane hanno avuto un movimento femminista vitale per il loro sostegno.<strong> Gli uomini americani non hanno avuto e non hanno alcun movimento sociale, politico o sindacale per esplorare quello che si sono persi evitando i compiti di tutti i giorni e un</strong><strong>intimità nelle relazioni personali che vada al di fuori del sesso. Le donne </strong><strong><em>single</em></strong><strong> continuano a mantenere strette relazioni emotive con le loro amiche e i loro figli. </strong></p>
<p>Gli uomini sono diventati sempre più emozionalmente sconnessi e soli. Rispondono agli annunci pubblicitari capitalistici che vendono soluzioni basate sul mercato per la loro sentita perdita di virilità. Comprano creme al testosterone per aumentare il senso di virilità che le mutate condizioni sociali erodono. I prodotti al testosterone sono una delle <a href="http://www.nytimes.com/2011/12/18/opinion/sunday/are-we-not-man-enough.html?pagewanted=all" target="_blank">maggiori aree di crescita dell&#8217;industria farmaceutica</a>.</p>
<p>Gli uomini eterosessuali ora sono spaventati dalle relazioni amorose in cui le regole sono cambiate. Spesso, queste relazioni eterosessuali erano l&#8217;unica intimità emotiva che avevano gli uomini. Non sanno come funzionare come partner alla pari e spesso temono di imparare. Anche le donne eterosessuali potrebbero essere spaventate, perché neppure loro hanno una guida nel mantenere una relazione intima tra pari. Temono di perdere la propria autonomia.</p>
<p><strong><em>La posizione degli uomini</em></strong></p>
<p>Gli uomini persi e solitari potrebbero impegnarsi a trasformare la propria vita attraverso programmi in dodici fasi o con le terapie. Tuttavia, l&#8217;avere bisogno di aiuto e il chiederlo è stato tradizionalmente associato alla femminilità, non alla virilità. Ci sono rimasti quattro rifugi per gli uomini che rimangono attaccati all&#8217;egemonia maschile e agli stereotipi di virilità. Sono: la <em>National Rifle Association</em> (NRA, l&#8217;associazione dei produttori di armi) e la cultura del fucile; l&#8217;esercito; la destra cristiana e la pornografia. <strong>Di questi quattro rifugi misogini, la pornografia è il più prevalente, vantaggioso e in espansione. L&#8217;industria pornografica eterosessuale su Internet ha sfruttato la solitudine degli uomini eterosessuali e ha contribuito a cambiare l&#8217;aspetto delle relazioni più intime.</strong></p>
<p>Le possibilità di esistenza di relazioni personali eterosessuali serie e paritarie ora sembrano scarse. La delusione femminile per gli uomini e la sempre maggiore ritirata degli uomini dalla comunicazione e dalle relazioni autentiche sono ora riflesse nella cultura popolare. Film di tendenza come &#8220;<em>Knocked Up</em>&#8221; hanno dato alla luce un nuovo genere. Nel film &#8220;<em>Knocked Up</em>&#8220;, la protagonista femminile ha un buon lavoro. È attraente e con un <em>look</em> professionale, mentre il protagonista vive con un gruppetto di coinquilini sciatti e disoccupati che passano la maggior parte del tempo giocando con i <em>videogame</em>, fumandosi canne e guardando pornografia in un appartamento sporco coperto da scatole vuote di pizza e nell&#8217;inerzia generale. La loro più grande aspirazione, che deve ancora essere realizzata, è quella di lanciare un sito pornografico.</p>
<p>Un articolo del <em>New York Times</em> che descrive due moderne <em>sitcom</em> è intitolato &#8220;<a href="http://tv.nytimes.com/2011/10/11/arts/television/last-man-standing-and-man-up-on-abc-review.html?pagewanted=all" target="_blank"><em>Downsized and Downtrodden, Men are the New Women on TV</em></a>&#8221; (&#8220;Rimpiccioliti e calpestati, gli uomini sono le nuove donne della TV&#8221;).</p>
<p>Immagini di donne molto competenti e di uomini adolescenti e demotivati sono emerse anche in uno studio condotto da uno dei co-autori di questo articolo, Tess Fraad Wolff. Fraad-Wolff ha intervistato 48 donne eterosessuali di quattro diverse razze e gruppi socioeconomici, di età compresa tra i 22 e i 44 anni. Sono state rivolte domande che riguardavano le esperienze sessuali ed emotive delle donne durante la fase di corteggiamento. Una maggioranza schiacciante, 46 delle 48 donne intervistate, ha descritto i problemi riportati qui sotto:</p>
<p>1. Gli uomini si rifiutano spesso di pianificare il futuro e accettano solo impegni a breve.</p>
<p>2. Gli uomini mostrano la paura dell&#8217;impegno dopo il primo appuntamento non fissandone un secondo o non presentandosi a un secondo appuntamento. Spostano gli appuntamenti e li cancellano frequentemente.</p>
<p>3. Troppi uomini non portano abbastanza soldi per almeno condividere il costo di possibili attività durante le uscite.</p>
<p>4. Gli uomini introducono istantaneamente il sesso e materiale inerente al sesso nelle conversazioni, ma molti non riescono a metterlo in pratica.</p>
<p>L&#8217;ultimo problema lamentato, circa l&#8217;inserimento di materiale sessuale nelle conversazioni più iniziali, potrebbe riferirsi a una questione che ha un potente impatto sulle relazioni e illustra una connessione profonda tra il capitalismo e la solitudine. È la diffusione della pornografia eterosessuale.</p>
<p><strong><em>L&#8217;impatto della pornografia</em></strong></p>
<p>La pornografia è antecedente al capitalismo. Tuttavia, i capitalisti hanno ora sfruttato la pornografia a un livello del tutto nuovo. La pornografia adesso è diventata un passatempo per miliardi di uomini e una dipendenza per milioni di essi. Quaranta milioni di adulti negli Stati Uniti visita regolarmente i siti pornografici. Di questi 40 milioni, <a href="http://reliableanswers.com/med/pornography_addiction.asp" target="_blank">l&#8217;87 per cento sono uomini</a>.</p>
<p><strong><em>Il capitalismo e la pornografia</em></strong></p>
<p>L&#8217;esplosione della pornografia eterosessuale su Internet all&#8217;inizio degli anni &#8217;90 ha dato enormi profitti. La pornografia è una macchina da sogno capitalista. Questo settore ha redditi superiori a quelli della Microsoft, Google, Amazon, eBay, Yahoo, Apple e Netflix messi insieme. Nel <a href="http://internet-filter-review.toptenreviews.com/internet" target="_blank">2006</a>, <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3050060/#CIT6-" target="_blank">i redditi della pornografia</a> in tutto il mondo sono aumentati fino a <a href="http://www.amazon.com/Pornland-How-Porn-Hijacked-Sexuality/dp/0807044520" target="_blank">97,06 miliardi</a> di dollari.</p>
<p>Data l&#8217;estrema redditività della pornografia, i produttori competono per catturare una maggiore quota del mercato. Producono pornografia più violenta con donne <a href="http://thepriceofpleasure.com/" target="_blank">sempre più giovani</a> e atti più degradanti e <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19862768" target="_blank">aggressivi</a>. Per il capitalismo il profitto viene prima di tutto il resto, quindi viene data minore priorità a fattori quali luguaglianza dei diritti, la moralità o il <a href="http://ebookbrowse.com/cohenfep-pdf-d31031235" target="_blank">danno per le relazioni personali</a>.</p>
<p>Come influiscono la diffusione della pornografia e il crescente numero di utenti e dei dipendenti sulle relazioni?</p>
<p>La connessione sessuale può motivare gli individui a cercare e mantenere le relazioni.</p>
<p>La pornografia eterosessuale su Internet ha drammaticamente alterato le immagini della sessualità. Gli uomini eterosessuali americani stanno incontrando sempre maggiori difficoltà a compiere l&#8217;atto sessuale, dal mantenimento dell&#8217;erezione al focalizzare l&#8217;attenzione sulla partner durante il sesso, fino al mancato raggiungimento dell&#8217;orgasmo.</p>
<p>Molti uomini sono così abituati al ritmo a rotta di collo con cui la pornografia offre centinaia di immagini che <a href="http://nymag.com/news/features/70976/index2.html" target="_blank">non riescono più a mantenere l&#8217;eccitazione o la concentrazione durante il processo interattivo comparativamente lento del sesso reale</a>. In aggiunta, molti utenti hanno inconsciamente associato l&#8217;anonimità con l&#8217;eccitazione, e come risultato non riescono a raggiungere o ad apprezzare l&#8217;intimità che spesso accompagna il sesso reale. Numeri da record di uomini riferiscono di non essere in grado di completare atti sessuali che coinvolgono un&#8217;altra persona in carne e ossa. Un recente studio della Università del Kansas ha riportato che il 25 per cento di giovani uomini ha detto che fingeva di avere orgasmi con le donne perché non <a href="http://www.livescience.com/8919-study-men-fake-orgasm.html" target="_blank">riusciva ad avere orgasmi senza pornografia</a>.</p>
<p><strong><em>Perché la pornografia provoca dipendenza?</em></strong></p>
<p>L&#8217;atto di guardare la pornografia implica un legame tra cervello, immagini e la pornografia mostrata. Questo processo di legame neurale induce l&#8217;immediata imitazione mentale che ha luogo quando le persone guardano rappresentazioni di qualsiasi comportamento, particolarmente un comportamento che ha qualità eccitanti. Le sostanze chimiche prodotte dall&#8217;azione dei neurotrasmettitori creano sensazioni piacevoli. Chi guarda vuole avere una sensazione sempre maggiore. Tutte le persone che guardano [la pornografia] sono potenzialmente dipendenti, perché non solo riescono a raggiungere l&#8217;orgasmo grazie alla pornografia, ma possono <a href="http://www.fightthenewdrug.org/Science/physical/?blog_post_id=1055" target="_blank">potenzialmente sviluppare</a> un attaccamento <a href="http://www.amazon.com/Wired-Intimacy-Pornography-Hijacks-Brain/dp/0830837000" target="_blank">neurologico ad essa</a>. Spesso non si rendono conto dei modi in cui le loro relazioni con la pornografia hanno iniziato a rimpiazzare quelle con altre persone.</p>
<p>Molti uomini rifiutano il sesso reale, preferendone la versione sintetica persino quando hanno delle partner con cui sono presenti opportunità per il sesso. Spengono la connessione e l&#8217;intimità che il sesso reale può offrire. Si ritirano nella pornografia per sfuggire alla sfida di relazioni mutate e più impegnative con le donne. Molti evitano persino di instaurare una relazione in favore di un legame apparentemente sicuro, isolato e anonimo con immagini artificiali sullo schermo del computer. Sebbene la frazione di donne che guardano la pornografia e sono dipendenti da essa non esprimano in genere la diminuzione del desiderio di avere un reale rapporto sessuale con un partner, condividono [con gli uomini] l&#8217;inabilità di masturbarsi o di raggiungere l&#8217;orgasmo senza la pornografia o immagini pornografiche. Inizialmente, maggiori numeri di donne hanno riferito di sentirsi perpetuamente turbate e sessualmente rifiutate dai loro partner maschili. Anche gli uomini sono ora disturbati dalla loro <a href="http://www.throughtheflame.org/forum/content/men-worried-about-heavy-internet-porn-use-166/" target="_blank">crescente disfunzione sessuale e dipendenza dalla pornografia</a>.</p>
<p>L&#8217;immersione nella pornografia è sia la causa che il risultato della cupa solitudine nel tentativo di relazionarsi con gli altri in un&#8217;America guidata dal profitto con una alterata prospettiva di genere. La pornografia fornisce un mercato lucrativo che vende i suoi prodotti per mascherare la paura degli uomini eterosessuali delle mutate aspettative di genere. Il modo in cui il capitalismo e la solitudine si alimentano l&#8217;un l&#8217;altro è una realtà, mentre crescenti numeri di uomini e donne rinunciano innumerevoli opportunità di intimità in favore dell&#8217;esperienza di stare da soli di fronte a immagini prefabbricate e guidate dal profitto, che spesso contengono messaggi polarizzanti e divisivi circa le relazioni di genere e la sessualità. Scelgono esperienze solitarie, acquisite, piuttosto che quelle reciproche &#8211; persino negli atti sessuali che sono, per loro stessa natura e descrizione, atti di unione, fisicamente, psicologicamente, simbolicamente e forse spiritualmente.</p>
<p>La posizione egemonica degli uomini eterosessuali è stata distrutta mentre l&#8217;incessante ricerca capitalista del profitto ha eliminato e spostato all&#8217;estero i lavori e abbassato gli stipendi. Uomini e donne potrebbero aver raggiunto l&#8217;uguaglianza e il desiderato reciproco senza la distruzione capitalista, guidata dal profitto, delle nostre vite economiche e personali. Ci sono modi non capitalistici, come unirsi insieme per costringere il governo degli Stati Uniti a fornire servizi che consentano alle donne e agli uomini di lavorare insieme come pari fuori e dentro le mura domestiche. La distruzione dell&#8217;economia degli Stati Uniti ha lasciato le donne con il fardello di fare tutto da sé e ha reso gli uomini apatici, spodestati, disfunzionali e solitari. Il mercato della pornografia ha offerto un rifugio dal relitto che il capitalismo ha contribuito a creare.</p>
<p>Adesso dobbiamo affrontare lo strano trionfo del profitto sull&#8217;esperienza condivisa. Il capitalismo ha inquinato l&#8217;esperienza della connessione reciproca nei nostri stessi letti e nel nostro stesso corpo. Il fallimento del capitalismo nel fornire sufficienti posti di lavoro, possibilità di prosperità, stipendi decenti e servizi sociali ha portato le masse ad aggrapparsi a pseudosoluzioni solitarie che peggiorano infine la qualità di vita. La pornografia è una di queste.</p>
<p><strong><em>Emergere dal capitalismo e dalla solitudine</em></strong></p>
<p>Come possiamo emergere da questa epidemia di isolamento personale e di solitudine? Come possiamo metterci in relazione da pari per cambiare queste cose? La speranza di raggiungerci a vicenda sta iniziando a mobilizzare il 99 per cento degli americani spodestati e precedentemente isolati nell&#8217;America capitalista. Uomini e donne lesbiche, gay, bisessuali, trans ed eterosessuali di tutte le razze ed etnicità stanno iniziando ad affermare che apparteniamo al 99 per cento e che possiamo incominciare a costruire un movimento insieme come pari. Sta succedendo. Movimenti di occupazione si stanno diffondendo in tutta l&#8217;America e <a href="http://mail.aol.com/34945-111/aol-6/en-us/Suite.aspx" target="_blank">stanno prosperando nonostante la brutalità e la repressione della polizia</a>.</p>
<p>Il movimento del 99 per cento è caratterizzato da decisioni prese democraticamente, dal rispetto, dalla trasparenza e dall&#8217;uguaglianza di razza e genere. Insieme, le persone si sforzano di porre fine alla dominanza dell&#8217;1 per cento dei profittatori che per loro interesse hanno trascinato l&#8217;America nella povertà economica e affettiva. I movimenti di occupazione forniscono possibilità di vita migliore con opportunità e connessione per tutti. Sono la nostra speranza.</p>
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		<title>Giustizia, libertà e diritti non dipendono dal genere di appartenenza</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 11:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>

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		<description><![CDATA[Orgutu Council of Women World Leaders Qualche nota sul governo della Tansu Penbe Çiller, che è stata Primo Ministro della Turchia dal 25 giugno 1993 al 6 marzo 1996 (da Il Foglio di sabato 7 gennaio, “Quella mano turca dietro omicidi, golpe falliti e  incendi in Grecia”). Prima, ed unica fino ad ora, donna a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Orgutu Council of Women World Leaders</p>
<p>Qualche nota sul governo della Tansu Penbe Çiller<strong>, </strong>che<strong> </strong>è stata Primo Ministro della Turchia dal 25 giugno 1993 al 6 marzo 1996 (da Il Foglio di sabato 7 gennaio, “Quella mano turca dietro omicidi, golpe falliti e  incendi in Grecia”). Prima, ed unica fino ad ora, donna a ricoprire questa carica in Turchia, attualmente la Çiller<strong> </strong>svolge attività di lobbyng di alto profilo nel Council of Women World Leaders. Durante il suo mandato ha messo in piedi la “Çiller orgutu”, organizzazione personale tramite la quale “governava facendo ampio uso di quello che in Turchia si chiama “Stato profondo”. Un’alleanza tra 007, padrini mafiosi e Lupi grigi”. (&#8230;) “Lo scandalo travolse la Çiller e segnò la sua fine politica.(…) “ Al suo posto arrivò Ylmaz, che affidò l’indagine al capo dell’ufficio ispettori della Presidenza del Consiglio. Il responso fu sconvolgente: la Çiller aveva organizzato un suo servizio segreto, chiamato “Çiller orgutu”, finalizzato alle operazioni contro i “nemici dello Stato” e finanziato per 500 miliardi di dollari da fondi segreti e da contrabbando di eroina”. (…) “Il Çiller orgutu si occupò di centinaia di esecuzioni di esponenti Curdi e di  numerosi attacchi contro centri culturali armeni a Beirut e a Parigi. Il rapporto, consegnato nelle mani di Ylmaz, fu reso pubblico con un omissis di dodici pagine riguardante “operazioni nei paesi vicini”. Sul testo censurato circolavano da tempo varie indiscrezioni. Il quotidiano Turkyie aveva pubblicato in prima pagina la foto di un grande incendio a Parnitha, nei dintorni di Atene con la frase: “avete capito ora?”” (…) “Ora Ylmaz ha dato una conferma ufficiale: “Sotto il regno della Çiller agenti turchi hanno incendiato le isole dell’Egeo, Creta e la Macedonia. Della stessa matrice furono le numerose esplosioni a Rodi, in piena stagione turistica, nel maggio 1997. Morti, feriti, e milioni di ettari carbonizzati (..)””</p>
<p>Perché citare la Sig.ra Tansu Penbe Çiller? Perché le anime “belle” dei maschi che recitano il mantra: “finalmente la pace e la giustizia grazie al potere alle donne”, piuttosto che invocare l’avvento salvifico delle donne al potere, abbiano a lavorare su se stessi per una rinnovata consapevolezza e responsabilità personale facendosi avanti autorevolmente e generosamente in famiglia e nella società. L’atteggiamento contrario, l’attesa infantile e acritica delle “dee ex machina”, potrebbe riservare amare sorprese e tutt’altro che la salvezza e il nuovo mondo sperato. Potrebbero anche trovarsi arruolati, loro malgrado, in qualche “Çiller orgutu” a compiere ogni sorta di illegalità, magari in nome dello Stato. Come dire che il peccato originale, come chiave di lettura della propensione di entrambe i generi a commettere il male,  è ipotesi da tenere in considerazione, così  come il conseguente consiglio biblico ad una prudente realistica valutazione delle cose. Soprattutto perché, dal comportamento delle donne di potere, così come del resto verso chiunque eserciti il potere, la Storia insegna che è legittimo, anzi è dovere civico dubitare, onde verificare se le signore intendano cedere alla tentazione di interpretare il mandato ricevuto ricorrendo allo “Stato profondo” come già la Çiller e magari, ma con le migliori intenzioni, contro il genere ritenuto, come tutti i nemici, da “rieducare”: quello maschile. La vicenda del Primo Ministro turco, sig.ra Çiller<strong>, </strong>insegna che non è dal sesso, maschile o femminile, che deriva la garanzia  che un politico sia capace, pacifico e giusto,e tuteli la libertà di tutti e che la salvaguardia della libertà dei cittadini è compito quotidiano.</p>
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		<title>Fornero e Camusso: facce di una stessa medaglia</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 12:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualcuno/a di voi ricorderà senz’altro la recente dichiarazione della segretaria generale della CGIL, Susanna Camusso, che si è detta meravigliata del fatto che possa essere una donna a portare avanti politiche antisociali e antipopolari, riferendosi alla ministra del lavoro e del welfare. Un&#8217; affermazione intimamente e profondamente  sessista e razzista, di una gravità inaudita e forse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno/a di voi ricorderà senz’altro la recente dichiarazione della segretaria generale della CGIL, Susanna Camusso, che si è detta meravigliata del fatto che possa essere una donna a portare avanti politiche antisociali e antipopolari, riferendosi alla ministra del lavoro e del welfare. Un&#8217; affermazione intimamente e profondamente  sessista e razzista, di una gravità inaudita e forse senza precedenti, fatta dalla leader del più grande e storico sindacato italiano, passa praticamente inosservata, come se nulla fosse.</p>
<p>La cosa veramente paradossale (a dir poco) è che la realtà ci pone sistematicamente di fronte alla contraddittorietà, alla falsità, all’assurdità e alla totale mancanza di fondamenta delle tesi femministe relativamente alla tanto sbandierata specificità di genere, ma nonostante l’evidenza dei fatti, queste vengono sostenute con sempre maggior enfasi dai salotti &#8220;allargati&#8221; del circo politico-mediatico.</p>
<p>Una donna, Elsa Fornero (che grida allo scandalo perché nella delegazione di giovani incontrata subito dopo aver ricevuto l’incarico da Monti,  non c’erano donne), ministro di un governo di fatto extranazionale non eletto dal popolo ma deciso dal concerto delle banche e dei poteri finanziari internazionali ormai dominanti a livello planetario, viene formalmente incaricata di smantellare scientificamente ciò che resta dello stato sociale in Italia, e in questa situazione la Camusso ha l’ardire e il pudore di uscire pubblicamente con una simile dichiarazione (a meno che non sia il pianto ipocrita ma tanto “politicamente corretto” della stessa Fornero la testimonianza di quella famosa “specificità”…)</p>
<p>La “liberal” Clinton, progressista, femminista e tanto “politicamente corretta” anche lei, esulta pubblicamente di fronte al macabro e disumano spettacolo del linciaggio di Gheddafi in seguito ad una guerra anche e soprattutto da lei fortemente voluta,  e nonostante ciò si continua a parlare di “specificità” di genere (femminile), in base alla quale le donne non sarebbero capaci non solo di praticare ma neanche di concepire la violenza.</p>
<p>Tutto questo viene considerato normale. Provate a pensare, a parti invertite, cosa sarebbe accaduto se il leader (uomo) del maggior sindacato italiano avesse pronunciato le stesse parole nei confronti del ministro (uomo anch’egli) del lavoro. Del tipo:“Non mi sarei mai aspettato che un uomo potesse concepire, sostenere e attuare politiche antisociali e antipopolari”.  Il non detto, tra parentesi, è ovviamente “Se lo facesse una donna sarebbe normale, ma un uomo, resta difficile anche il solo concepirlo …”. Secondo voi, cosa sarebbe successo?&#8230;</p>
<p>Tutto ciò può essere definito in un solo modo: sessismo razzista, qualunquista, interclassista e reazionario.</p>
<p>E’ necessario impegnare tutte le nostre forze affinchè questa ideologia, abilmente camuffata come “progressista” e di “sinistra”  venga espulsa e totalmente eradicata dal tessuto sociale di quella che una volta veniva appunto chiamata “Sinistra” (con la S maiuscola).</p>
<p>Prima lo si fa e meglio è per tutto il popolo della Sinistra e non solo.</p>
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		<title>Gli zerbini: un&#8217;altra arma femminista</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 08:29:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciao! Sono Jan &#8211; un attivista antifemminista. Vi mando un mio articolo. Scusate se ci sono degli errori. L&#8217;italiano non è la mia lingua madre http://storieriflessioni.blogspot.com/2011/10/gli-zerbini-unaltra-arma-femminista.html Parlo di alcuni uomini, che in realtà si dovrebbero chiamare maschi. Adesso cercherò di spiegare il perchè. Molte delle persone che appartengono ai gruppi di pensiero antifemminista oppure quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ciao! Sono Jan &#8211; un attivista antifemminista. Vi mando un mio articolo. Scusate se ci sono degli errori. L&#8217;italiano non è la mia lingua madre <img src='http://www.uominibeta.org/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </strong></p>
<p><strong>http://storieriflessioni.blogspot.com/2011/10/gli-zerbini-unaltra-arma-femminista.html<br />
</strong><br />
Parlo di alcuni uomini, che in realtà si dovrebbero chiamare maschi. Adesso cercherò di spiegare il perchè.<br />
Molte delle persone che appartengono ai gruppi di pensiero antifemminista oppure quelle che difendono i valori tradizionali e la famiglia, sono abituati a lottare contro alcune donne. Magari contro quelle che se ne approfittano della loro situazione o contro quelle che discriminano gli uomini oppure contro quelle che usano la legge con scopi avidi e sporchi, come nei casi dei divorzi e dei falsi stupri che tutti conosciamo bene.<br />
Io propongo di avere una visione più completa della situazione di oggi. In quanto il <a href="http://www.uominibeta.org/tag/femminismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con femminismo">femminismo</a> viene alimentato non esclusivamente dalle donne, ma pure da certi uomini. E questo spero, lo sappiamo o dovremmo saperlo.<br />
Chiedendomi spesso il perchè molte donne diventano femministe sono arrivato ad una mia conclusione: la maggior parte delle donne che diventano femministe, lo fanno perchè sono stanche dell&#8217;assenza di uomini nella loro vita, o meglio della presenza di uomini troppo cattivi o troppo buoni. Ecco, le donne in realtà non fanno mai niente per caso, ma solo perchè intorno a loro la situazione cambia. In questo caso  molte tendono a mutare, che so &#8230; perchè ci sono violenti intorno oppure bamboccioni. Esse sono deluse dagli uomini, cominciano a cercare altri che non siano come la maggioranza, ma inciampano in quelli che sono troppo femminilizzati o fifoni. Alcune restano con quelli, le altre continuano la loro ricerca. Molte di quelle che non riescono a trovarli quegli uomini veri, con il tempo iniziano ad odiare gli uomini, appunto perchè non sono soddisfatte di loro, sia come persone, sia come madri &#8230; ecc. Altre iniziano a considerare l&#8217;uomo inferiore, non cambiando la loro situazione perchè sono felici di avere &#8220;cagnolini&#8221; ai loro piedi.</p>
<p>Ovviamente questo è solamente un pensiero. Ovvio che ci sono altri tanti motivi per cui esistono femministe. Il lavaggio del cervello è un esempio.<br />
Stiamo ormai vivendo in un mondo talmente snaturato, che se prendessimo in considerazione il &#8220;modus pensandi&#8221; di una qualsiasi persona dei giorni d&#8217;oggi, non tenendo conto del suo sesso di appartenenza biologico, non riusciremmo a capire se è maschio o femmina. Perchè il genere di una persona non dipende solo da quello che si ha tra le gambe, ma anche dagli scopi che ha una persona nella vita, dalla curiosità verso certi argomenti, dal comportamento. Ecco, arriviamo quindi al punto che generalmente non ci sono nè donne vere, nè uomini veri. Ma per colpa di chi? Qualcuno lo sa?<br />
Insomma, concludo che dobbiamo in un qualche modo cercare di accettare di essere noi stessi, la nostra natura poù profonda. Gli uomini dovrebbero cercare di essere uomini, e le donne di essere donne. Altrimenti resteremo miseri e insoddisfatti.<br />
Ma torno al punto dei maschi indecisi, o zerbini o maschietti, chiamateli come volete. Essi sono delle persone, che assomigliano di più ad alcuni animali, come il cane o il gatto, che cercano sempre qualcosa che interessa loro, cioè in questo caso il sesso &#8211; la cosa più importante nella loro vita per la quale sono pronti a vendere la propria testa, la propria dignità e la dignità di altri uomini. Gli zerbini sono degli ipocriti. Essi fingono di essere dalla parte delle donne, mentre sanno profondamente che vorrebbero qualcos&#8217;altro, di cui forse non riescono ad accorgersi. Ma per la loro mediocrità non riescono ad avere ciò che vogliono &#8230; sono persone senza dignità, sono dei bambini persi nella loro infanzia. Non sono seri, ma lo sembrano. Non sono amichevoli, ma fingono di esserlo. Non amano, ma fingono di amare.<br />
Se riconoscete di esserlo, e riflettete su quello che vi sto dicendo, vi rispettoi, se invece non avete badato a quello che ho tentato di dirvi, restate pure così come siete, perchè niente vi potrà cambiare. Almeno non buttate fango su voi stessi, con la speranza di trovare magari una padrona che vi addestrerà. In realtà, le donne, non i/le maschietti/femminucce come voi, non vi rispettano &#8230; vi usano come delle marionette. Moltissime di quelle che sono oppresse o magari stanche di vedere intorno uomini incapaci, si affezionano a voi. Ma quando capiscono che non siete  altro che un&#8217;immagine di quello che vorrebbero loro e che voi fingete di esser uomini, iniziano ad odiarvi. Iniziano ad odiarvi perchè non siete degli uomini. In più iniziano ad odiare altri uomini che non sono come voi. Non siete persone mature, siete solo degli indecisi, che non sanno fare altro che lamentarsi per quello che succede intorno fregandosene sia della vostra vita, sia della vita degli uomini veri. Fatte un po&#8217; più spesso i duri, altrimenti dure saranno le donne che si troveranno intorno a voi.</p>
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		<title>Uomini imbavagliati…</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 21:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Parlavo telefonicamente, pochi giorni fa, con un mio caro amico, dirigente sindacale di una regione italiana molto importante.  E’ stato un colloquio casuale, era molto che non ci sentivamo, e come prima cosa, dopo il primo scambio di saluti, si è complimentato per il sito che trovava molto bello e interessante (sue parole…). Ho approfittato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlavo telefonicamente, pochi giorni fa, con un mio caro amico, dirigente sindacale di una regione italiana molto importante.  E’ stato un colloquio casuale, era molto che non ci sentivamo, e come prima cosa, dopo il primo scambio di saluti, si è complimentato per il sito che trovava molto bello e interessante (sue parole…).</p>
<p>Ho approfittato (a chi se non a lui che è un dirigente di una delle più importanti organizzazioni sindacali) per segnalargli l’articolo sulla homepage relativo alla tragedia di classe e di genere dei morti maschi sul lavoro e alla campagna di sensibilizzazione che stiamo per lanciare in tal senso.</p>
<p>Lui si è stupito della cifra, non pensava che le percentuali fossero di quel genere. “Vero è – ha subito detto – che in Italia  le donne che lavorano sono meno numerose degli uomini e che il nostro paese è uno dei fanalini di coda per quanto riguarda l’occupazione femminile, ma è altrettanto vero – ha soggiunto (è una persona seria e onesta, oltre che intelligente) che comunque la percentuale delle donne occupate è ben superiore a quella del 3%&#8230;”.</p>
<p>Non mi ha meravigliato il fatto che non fosse al corrente che a morire sul lavoro fossero praticamente solo uomini. Anche un altro mio amico, docente di statistica in una importantissima università italiana, non ne sapeva nulla e quando gli ho comunicato il dato, è rimasto molto sorpreso.  Il fatto sembra a prima vista sconcertante. Ma come? Un sindacalista e un professore di statistica che non sono  a conoscenza di un fatto così incredibilmente e palesemente evidente che dovrebbe essere “urlato” ai quattro venti dalla mattina alla sera e che invece viene scientificamente occultato&#8230;</p>
<p>Ma in realtà la situazione è tale che, paradossalmente e incredibilmente, non c’è da stupirsi. Forse qualcuno in Germania durante  il nazismo era in grado di conoscere l’entità della pulizia etnica in corso? Eppure i segnali di ciò che stava accadendo erano abbastanza evidenti…(naturalmente, sempre perché gli avvoltoi svolazzano senza sosta,  vuole essere solo un esempio, se volte esagerato, e non un accostamento delle due situazioni). Sicuramente, possiamo affermare che molti/e, in quel frangente, non si sono affannati più di tanto per conoscere la verità, non si sono interrogati per sapere perchè questo o quel quartiere si spopolavano dall’oggi al domani e che fine avesse fatto tutta quella gente o magari anche il vicino di casa che era improvvisamente scomparso dalla circolazione. Ma tant’è…</p>
<p>Tornando a noi, proseguo il colloquio con il mio amico sindacalista. “Posso parlare liberamente con te di queste faccende perché ora sono solo in ufficio – mi dice – altrimenti non potrei. Qualcuno potrebbe ascoltarmi e sputtanarmi. Non potrei certo espormi con questi argomenti, sarei finito, molto probabilmente sarei cacciato dallo stesso sindacato”. “Non solo – continua – abbiamo da poco eletto il direttivo (non ricordo se regionale o cittadino, comunque di una grandissima città italiana) e siamo stati costretti a rispettare le quote. Alla fine siamo arrivati ad una presenza di donne nella direzione ben superiore a quella prevista dallo statuto, che è di almeno il 40%. Non sapevamo dove andarle a prendere tutte queste donne e siamo andati a cercarle perfino nelle cantine (testuali parole)”.</p>
<p>Come a dire, pur di garantire la presenza femminile in una determinata percentuale, abbiamo messo dentro cani e porci. E così nel direttivo di questo importante sindacato di una delle più importanti regioni italiane c’è gente che non ne sa assolutamente nulla e che non ha maturato neanche l’esperienza necessaria per poter svolgere determinati ruoli e funzioni.</p>
<p>“Naturalmente – ha soggiunto – la situazione è più o meno la stessa anche nelle altre confederazioni sindacali”.</p>
<p>Questo è il quadro della situazione. Questo è il “panorama” nel quale ci muoviamo”.  Non si rischia la vita, non si finisce in carcere, non si viene malmenati, per lo meno da un punto di vista fisico.</p>
<p>Si viene completamente emarginati dal contesto sociale, dalla vita civile. Si viene assassinati dal punto di vista psicologico, esistenziale, dopo essere stati estromessi dal contesto professionale, politico o civile nel quale si vive e si opera.  In moltissimi casi, tutto ciò può avere ripercussioni anche sulla vita familiare e/o di coppia di un uomo. Insomma, una sorta di morte civile, accompagnata dal disprezzo pubblico, dalla umiliazione  e dalla derisione: il marchio della vergogna che rimarrà indelebile sulla tua fronte.  </p>
<p>Queste sono le conseguenze della “guerra” nella “psicosfera”.  Conseguenze che potrebbero produrre e già in larga misura producono effetti devastanti sulla psiche degli individui di sesso maschile.</p>
<p>Quando un uomo di oltre cinquant’anni, padre di famiglia, autorevole e affermato dirigente sindacale, ti dice che in quel momento può parlare con te la telefono di queste tematiche perché è da solo in ufficio e quindi non corre il rischio di essere ascoltato da nessuno/a, vuol dire che la situazione  ha già superato la soglia di guardia, il limite consentito, oltre il quale, se non si innesca un processo in grado di invertire la rotta,  potrebbe esserci addirittura l’impossibilità di raddrizzare la baracca..</p>
<p>Per questa ragione, è venuto il momento che tutti coloro che si occupano di Questione Maschile si rendano ben conto della grandezza e della difficoltà sfida che abbiamo davanti a noi.</p>
<p>Ho l’impressione, devo dirlo con molta onestà, che in moltissimi casi, non ci sia la consapevolezza necessaria e che ci si perda in chiacchiere inutili (con interlocutori/interlocutrici molto spesso improbabili e maldestri), gossip, pettegolezzi interni, personalismi e sterili competizioni fra chi  è più bravo o chi ha cominciato prima ad occuparsi di QM….</p>
<p>La debolezza o la forza del movimento maschile dipende anche da noi. Cerchiamo di non dimenticarlo.</p>
<p>Fabrizio</p>
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