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C’era una volta un ubriaco che disperato cercava le sue chiavi alla luce di un lampione senza trovarle, gli si avvicina un poliziotto e gli chiede:
-Ma sei sicuro che le chiavi le hai perse qui? – E lui serafico:
– No, le ho perse laggiù. – E il poliziotto di rimando:
– Ma allora, perché le cerchi qui?
– Perché qui c’è luce. – Biascicò l’avvinazzato.
È la storia a cui mi fa pensare il DDL femminicidio appena sfornato all’unanimità dal deludente Senato italiano tra il tripudio e gli applausi dei senatori e delle senatrici.
Un decreto legge che decide a priori che l’uccisione di una donna da parte di un uomo a cui è legata o è stata legata sentimentalmente è sempre causato da odio verso il genere femminile o pretesa di limitare la sua non precisata libertà.
Accade invece che un uomo uccida la sua compagna o una parente, perché è stato tradito, ingannato, derubato dei suoi beni e dei suoi risparmi, continuamente sminuito e rimproverato, offeso nei suoi sentimenti, avvilito nelle sue aspettative per cui cade in uno stato di ansia e di depressione aggravata da una separazione che implica anche confisca della sua casa, allontanamento dai figli, furto di metà stipendio e minaccia di false accuse senza possibilità di difendersi.
Diviene vittima di una tempesta emotiva per cui nulla ha senso: non gli importa più niente della galera, la perdita della libertà, dello stigma sociale, della vita stessa visto che spesso dopo il delitto si suicida.
Oppure uccide perché è un uomo fragile, simbiotico, confuso, malato di attaccamento alla sacra immagine della madre divenuta nel suo immaginario strega, ingannatrice, violenza. Uccide perché affetto da una psicosi inconscia a stento tenuta sotto controllo ma che esplode sotto stress, o disturbo narcisistico della personalità controllato a fatica ma che esplode, si aggrava in disturbo bipolare sotto tensione o provocato da un trigger di umiliazione, deprivazione, abbandono, rifiuto.
Non dimentichiamo poi che gli uomini possono essere vittime di abusi psicologici, emotivi e finanziari, e possono avere difficoltà a denunciare questi abusi a causa di stereotipi e pregiudizi che li rappresentano come “forti” e “capaci di difendersi da soli”. Ma soprattutto perché sanno di non essere creduti e nemmeno ascoltati dalla società femminista divenuta stato.
Gli uomini sanno di vivere nella menzogna di un privilegio inesistente, in realtà tutti gli svantaggi sono al maschile: svantaggio scolastico, attesa di vita, morte sul lavoro e sulle strade, anzianità di pensionamento, separazione e divorzi, legislazione, giustizia, carcere, informazione, giornali dedicati al genere, malattie mentali, emarginazione sociale, senzatetto, suicidi… tutto nella più grande indifferenza e dileggio delle istituzioni e dei media.
Tutto questo perché non ha un lampione in Parlamento che possa illuminarlo, l’unico grande faro, l’unico luogo illuminato a giorno h24 è la menzogna di una misoginia immotivata endemica al maschile, il patriarcato, il maschilismo, il controllo, la negazione di una generica e non definita libertà della donna.
È dunque lì, nel posto illuminato che bisogna cercare la causa del delitto anche se le vere cause sono altrove. Nasce così il DDL Femminicidio che definisce a priori la causa e l’intenzione dell’omicidio di una donna e commina l’ergastolo a suggellare la irredimibilità del delitto contro la donna e la perpetua esclusione dal consesso civile del reo anche se è molto difficile che possa reiterare il delitto.
Se una donna, invece, commette maschicidio, cioè uccide l’uomo a cui è legata sentimentalmente o da vincolo di parentela, allora il processo all’intenzione si inverte e si cercano mille scuse, dal disagio mentale alla provocazione o alla violenza maschile, mentre abbiamo tanti esempi di donne che hanno ucciso o deturpato l’uomo con l’acido perché non accettavano la fine di un rapporto e se la sono cavata con pochi anni di detenzione. Quando si parla di donne, l’unico lampione illumina le scusanti, quando si parla di uomini si illuminano a giorno le aggravanti.
C’è infine da chiedersi chi sia il senatore, l’uomo che ha votato contro se stesso, che ha venduto la sua dignità al pensiero femminista.
A noi appare l’immagine di quello che Antonio Mercurio, fondatore della Sofianalisi, chiama “Io fetale”, l’uomo non cresciuto alla verità, alla libertà, all’amore adulto e alla giustizia e si rifugia continuamente in qualcosa che somigli all’utero protettivo della mamma. L’idea di proteggere la sacralità della madre, di ottenere il plauso delle donne e sfuggire all’accusa di patriarcato e maschilismo offre all’Io fetale un senso di protezione illusoria come l’illusione che convince il soldato ad andare a morire contro la mitraglia nemica, ad accettare lavori suicidari pur di portare lo stipendio a casa, ad emigrare in luoghi ostili, ad accettare il sacrificio della propria vita.
Ci viene in mente Sacladin, il personaggio di La Madre Santa di Sacher Masoch, innamorato della sacerdotessa da cui si lascia crocifiggere e uccidere, mentre lei gli pianta l’ultimo chiodo nel cuore, lui trasognato esclama: Che bello!
L’amore adulto è un equilibrio tra l’amore per se stessi e l’amore per gli altri, vivere per se stessi e vivere per gli altri, il rispetto di se stessi e il rispetto dell’altro, la cura di se stessi e la cura dell’altro…
Questa brutta legge dove 161 senatori e senatrici hanno tripudiato comminando ergastoli ai disperati contro il parere di giudici e psicologi ci parla dell’io fetale pronto a perdere la dignità per un’illusione d’amore. La Madre Santa però non ama nessuno, attira ma se ti avvicini troppo ti uccide, è una dea e la dea non può essere amata da un mortale, non può neanche essere vista, può solo essere adorata.
Chi ha perso i veri valori cerca false dee a cui sottomettersi nell’illusione di sfuggire al timore e tremore del senso di colpa.
C’era una volta un ubriaco che disperato cercava le sue chiavi alla luce di un lampione senza trovarle, gli si avvicina un poliziotto e gli chiede:
-Ma sei sicuro che le chiavi le hai perse qui? – E lui serafico:
– No, le ho perse laggiù. – E il poliziotto di rimando:
– Ma allora, perché le cerchi qui?
– Perché qui c’è luce. – Biascicò l’avvinazzato.
È la storia a cui mi fa pensare il DDL femminicidio appena sfornato all’unanimità dal deludente Senato italiano tra il tripudio e gli applausi dei senatori e delle senatrici.
Un decreto legge che decide a priori che l’uccisione di una donna da parte di un uomo a cui è legata o è stata legata sentimentalmente è sempre causato da odio verso il genere femminile o pretesa di limitare la sua non precisata libertà.
Accade invece che un uomo uccida la sua compagna o una parente, perché è stato tradito, ingannato, derubato dei suoi beni e dei suoi risparmi, continuamente sminuito e rimproverato, offeso nei suoi sentimenti, avvilito nelle sue aspettative per cui cade in uno stato di ansia e di depressione aggravata da una separazione che implica anche confisca della sua casa, allontanamento dai figli, furto di metà stipendio e minaccia di false accuse senza possibilità di difendersi.
Diviene vittima di una tempesta emotiva per cui nulla ha senso: non gli importa più niente della galera, la perdita della libertà, dello stigma sociale, della vita stessa visto che spesso dopo il delitto si suicida.
Oppure uccide perché è un uomo fragile, simbiotico, confuso, malato di attaccamento alla sacra immagine della madre divenuta nel suo immaginario strega, ingannatrice, violenza. Uccide perché affetto da una psicosi inconscia a stento tenuta sotto controllo ma che esplode sotto stress, o disturbo narcisistico della personalità controllato a fatica ma che esplode, si aggrava in disturbo bipolare sotto tensione o provocato da un trigger di umiliazione, deprivazione, abbandono, rifiuto.
Non dimentichiamo poi che gli uomini possono essere vittime di abusi psicologici, emotivi e finanziari, e possono avere difficoltà a denunciare questi abusi a causa di stereotipi e pregiudizi che li rappresentano come “forti” e “capaci di difendersi da soli”. Ma soprattutto perché sanno di non essere creduti e nemmeno ascoltati dalla società femminista divenuta stato.
Gli uomini sanno di vivere nella menzogna di un privilegio inesistente, in realtà tutti gli svantaggi sono al maschile: svantaggio scolastico, attesa di vita, morte sul lavoro e sulle strade, anzianità di pensionamento, separazione e divorzi, legislazione, giustizia, carcere, informazione, giornali dedicati al genere, malattie mentali, emarginazione sociale, senzatetto, suicidi… tutto nella più grande indifferenza e dileggio delle istituzioni e dei media.
Tutto questo perché non ha un lampione in Parlamento che possa illuminarlo, l’unico grande faro, l’unico luogo illuminato a giorno h24 è la menzogna di una misoginia immotivata endemica al maschile, il patriarcato, il maschilismo, il controllo, la negazione di una generica e non definita libertà della donna.
È dunque lì, nel posto illuminato che bisogna cercare la causa del delitto anche se le vere cause sono altrove. Nasce così il DDL Femminicidio che definisce a priori la causa e l’intenzione dell’omicidio di una donna e commina l’ergastolo a suggellare la irredimibilità del delitto contro la donna e la perpetua esclusione dal consesso civile del reo anche se è molto difficile che possa reiterare il delitto.
Se una donna, invece, commette maschicidio, cioè uccide l’uomo a cui è legata sentimentalmente o da vincolo di parentela, allora il processo all’intenzione si inverte e si cercano mille scuse, dal disagio mentale alla provocazione o alla violenza maschile, mentre abbiamo tanti esempi di donne che hanno ucciso o deturpato l’uomo con l’acido perché non accettavano la fine di un rapporto e se la sono cavata con pochi anni di detenzione. Quando si parla di donne, l’unico lampione illumina le scusanti, quando si parla di uomini si illuminano a giorno le aggravanti.
C’è infine da chiedersi chi sia il senatore, l’uomo che ha votato contro se stesso, che ha venduto la sua dignità al pensiero femminista.
A noi appare l’immagine di quello che Antonio Mercurio, fondatore della Sofianalisi, chiama “Io fetale”, l’uomo non cresciuto alla verità, alla libertà, all’amore adulto e alla giustizia e si rifugia continuamente in qualcosa che somigli all’utero protettivo della mamma. L’idea di proteggere la sacralità della madre, di ottenere il plauso delle donne e sfuggire all’accusa di patriarcato e maschilismo offre all’Io fetale un senso di protezione illusoria come l’illusione che convince il soldato ad andare a morire contro la mitraglia nemica, ad accettare lavori suicidari pur di portare lo stipendio a casa, ad emigrare in luoghi ostili, ad accettare il sacrificio della propria vita.
Ci viene in mente Sacladin, il personaggio di La Madre Santa di Sacher Masoch, innamorato della sacerdotessa da cui si lascia crocifiggere e uccidere, mentre lei gli pianta l’ultimo chiodo nel cuore, lui trasognato esclama: Che bello!
L’amore adulto è un equilibrio tra l’amore per se stessi e l’amore per gli altri, vivere per se stessi e vivere per gli altri, il rispetto di se stessi e il rispetto dell’altro, la cura di se stessi e la cura dell’altro…
Questa brutta legge dove 161 senatori e senatrici hanno tripudiato comminando ergastoli ai disperati contro il parere di giudici e psicologi ci parla dell’io fetale pronto a perdere la dignità per un’illusione d’amore. La Madre Santa però non ama nessuno, attira ma se ti avvicini troppo ti uccide, è una dea e la dea non può essere amata da un mortale, non può neanche essere vista, può solo essere adorata.
Chi ha perso i veri valori cerca false dee a cui sottomettersi nell’illusione di sfuggire al timore e tremore del senso di colpa.

Comunisti contro il femminismo misandrico
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