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24 apr 2013  |  18 Commenti

Boldrini, Bongiorno e Carfagna unite nella lotta

Questa di seguito è una proposta di discussione che ho appena presentato (e pubblicato sulla loro bacheca di FB) agli amici e alle amiche del Movimento Femminile per la Parità Genitoriale (MFPG). Naturalmente è aperta a chiunque la condivida, associazioni o singoli.

“Cari amici e amiche, scusate se “irrompo” in modo forse un po’ improvvido ma vedo che la discussione che avevamo provato ad aprire con alcuni amici ed amiche qualche tempo fa si è arenata, e anche il gruppo formato da un nostro amico di UB su google non è decollato. Forse non erano le modalità migliori. Poco male, mi interessa (da sempre) la sostanza e meno la forma.

Faccio un brevissimo riepilogo per tutti/e

Alcune settimane fa un gruppo di amici di Uomini Beta si è incontrato a Roma con alcuni amici del MFPG per una riunione informale, diciamo pure una chiacchierata fra amici (quindi senza nessuna “ufficialità”), con l’intento però di cominciare a mettere in cantiere la possibilità di avviare una collaborazione (che di fatto in parte già c’è) fra associazioni e soprattutto fra uomini e fra donne che hanno delle affinità e un comune sentire per lo meno su alcune questioni. In quello stesso incontro decidemmo di dar vita ad un gruppo di discussione su FB con l’obiettivo di ragionare assieme sulla possibilità e sull’opportunità di promuovere nel prossimo futuro delle iniziative comuni su temi condivisi. In particolare avevamo individuato quello sulla violenza (sul quale dirò qualcosa fra breve).

Ora, senza alcuna polemica con nessuna/o, sia chiaro, non appena abbiamo aperto quel gruppo, si è aperta immediatamente una discussione sui massimi sistemi in cui alcune/i di noi hanno cominciato a discutere a 360° di tutto e di più, dopo di che, come dicevo, la discussione che era nata, per lo meno nelle mie intenzioni (ma credo anche per gli altri), con tutt’ altri obiettivi, dopo la “sfuriata iniziale”, si è appunto arenata.  

D’altro canto, io stesso ho sostenuto che non poteva e NON può essere quello il luogo di una elaborazione sui temi riguardanti la relazione fra  il “maschile” e il “femminile”, fra gli uomini e le donne, in particolare all’interno dell’attuale contesto storico, politico, sociale, economico, culturale e quant’altro. Insisto che per fare questo tipo di riflessione (ASSOLUTAMENTE FONDAMENTALE, perché senza un’analisi corretta della realtà, come ho già avuto modo di dire, non si va da nessuna parte) sono necessari altri luoghi e altri spazi. A mio parere luoghi, momenti e spazi fisici. Sarò un “retrò” ma se devo discutere in modo serio di determinati temi, secondo me le chat di facebook non possono andar bene.  Per supplire nel frattempo alla mancanza di questi luoghi e spazi si era deciso di formare un gruppo di discussione “chiuso”, come si suol dire, non certo per escludere nessuno/a, ci mancherebbe, ma solo per la necessità tecnico pratica di avere un luogo di elaborazione e di confronto fra persone che comunque hanno un minimo di affinità, diciamo così, ideali e culturali. Personalmente non ne ero molto convinto per varie ragioni e mi pare che i fatti abbiano confermato quelle mie perplessità. Infatti, dopo un primo scambio in quel gruppo (interessante, per quanto mi riguarda) fra me e Giacomo Rotoli, il dibattito si è interrotto. Poco male, perché  è assolutamente normale, per come vedo le cose, che le cose sia andate in quel modo.  Qualsiasi discussione ha bisogno degli spazi, dei tempi e dei luoghi adeguati. Sempre per fare esempi banali, se voglio parlare di calcio posso farlo ovunque, in chat, su FB oppure al bar sotto casa, ma se voglio parlare della “coscienza infelice” hegeliana o del “naufragio dell’esistenza” di Jaspers è evidente che ho necessità di altri luoghi, spazi e tempi.

Nella stessa identica misura, se voglio affrontare i temi di cui ci occupiamo noi, che sono estremamente complessi (e credo, in tutta franchezza, che alcuni/e di noi non abbiano ancora piena consapevolezza di ciò) perché coinvolgono tutto lo scibile umano (la filosofia, la psicologia, la politica, il diritto, la sessualità, la scienza, la natura, la genetica, la religione e chi più ne ha più ne metta…) ho necessità di spazi, luoghi e tempi adeguati.  

A mio avviso è necessario attivarsi per crearli. Come ripeto, non per un vezzo intellettualistico (sai quanto me ne frega…) ma perché se non si hanno le idee chiare sulla realtà, sul suo divenire, sulla sua struttura e sulla natura dell’avversario, è altrettanto evidente che non saremo mai in grado di mettere in campo una strategia potenzialmente vincente.

E questo è un primo punto. Da questo punto di vista noi (parlo di UB) ci siamo dotati di uno strumento che è il nostro blog dove, anche per le sue caratteristiche, in effetti la discussione è abbastanza intensa (e naturalmente aperta a chiunque voglia dare il suo contributo) e anche di momenti di confronto diretto che organizziamo periodicamente.

Nulla ci impedisce di fare lo stesso anche con il MFPG.

Chiusa questa questione. Apro la seconda (DI FONDAMENTALE IMPORTANZA)

Come dicevo, l’intenzione originaria di quel gruppo informale di discussione non era tanto quella (pur necessaria) di un approfondimento a livello “teoretico” delle questioni, ma di individuare un TERRENO COMUNE per poter cominciare ad avviare un percorso di collaborazione fattiva fra di noi. In quella riunione romana io stesso avevo proposto il tema della VIOLENZA. Naturalmente, lo avete già capito, mi riferisco alla criminalizzazione del genere maschile che ormai da decenni viene portata avanti a livello politico-mediatico e quant’altro dal “sistema” e dal neofemminismo politico-mediatico-istituzionale dominante, che si estrinseca in quello che ormai è diventato uno slogan di uso comune, e cioè:“la violenza è maschile”. Concezione sessista, razzista e addirittura venata di nazismo, perché individua in un solo genere la genesi, l’origine, la causa prima, in altre parole il gene della violenza, anche se il femminismo si sforza di sostenere che le ragioni sarebbero esclusivamente di natura storica, sociale e culturale (non potrebbe fare altrimenti, pena appunto l’esporsi all’accusa di palese razzismo e sessismo…).

Questa (abominevole) concezione ha portato a degli effetti devastanti e gravissimi sotto tutti i punti di vista, perchè questa lettura è penetrata (o è stata fatta penetrare) in profondità nella psiche degli individui, sta diventando ed è già in larghissima misura diventata parte dell’immaginario collettivo e proprio questo è ciò che ha consentito  e sta consentendo la promulgazione di leggi liberticide, securitarie e illiberali e in generale un attacco indiscriminato nei confronti degli uomini e del “maschile”.

Badate che questo è un nodo fondamentale perché ancora molti uomini continuano ad individuare la responsabilità della loro condizione nella “mala giustizia”, nella magistratura “rosa”, nella cattiva applicazione delle leggi, quando il vero problema, l’origine, la causa prima, la struttura (permettermi di dirlo, perché è così) è nella “cultura”o meglio nell’occupazione di quella che noi abbiamo denominato “psico-etosfera” che si riverbera nella politica, nella giustizia, nella formulazione di leggi liberticide, classiste e antimaschili (la modernità che si manifesta e si materializza nel neocapitalismo dominante ci ha “fatto dono” di questa novità…) .

SE NON CAPIAMO QUESTO NON CAPIREMO MAI NULLA DI CIO’ CHE E’ AVVENUTO E STA AVVENENDO da 40 ANNI A QUESTA PARTE (e purtroppo ancora avverrà…).

Da questo punto di vista tutto il neofemminismo politico-istituzionale va a braccetto. Le recenti gravissime dichiarazioni della neo Presidente della Camera, Boldrini (SEL), per un insaprimento delle pene per i casi di “femminicidio”,  VANNO OGGETTIVAMENTE INCONTRO al DDL CONTRO IL “FEMMINICIDIO” PRESENTATO DALLA BONGIORNO E DALLA CARFAGNA (PDL).

Parafrasando un vecchio slogan, potremmo dire:”Boldrini, Bongiorno, Carfagna, unite nella lotta”.

Tutto ciò dimostra a mio parere quello che come Uomini Beta sosteniamo da sempre, e cioè che la vera natura del femminismo è quella di un’ideologia politicamente trasversale, interclassista, sessista, razzista, del tutto funzionale agli interessi dell’attuale sistema economico e politico dominante.

Allora io credo che, al di là delle legittime diversità culturali, ideali, filosofiche ecc. che per me restano comunque una ricchezza, potremmo e DOVREMMO cominciare a pensare ad organizzare una strategia di lotta (come si diceva una volta…), di controinformazione (sempre come si diceva una volta…) per contrastare questa deriva sessista e razzista, INACCETTABILE PER QUALSIASI COSCIENZA CIVILE E DEMOCRATICA.

Questo deve essere il punto fondamentale: questo modo di vedere le cose  è CONTRARIO AI PRINCIPI DELLA NOSTRA COSTITUZIONE, PERCHE’ E’ FONDAMENTALMENTE  ANTIDEMOCRATICO, SESSISTA E RAZZISTA.

E allora la MIA PROPOSTA OPERATIVA è quella di cominciare a pensare a dei momenti pubblici, delle iniziative pubbliche, aperte a tutti, alle quali invitare anche la stampa (qualcuno ci da retta, ogni tanto…), da tenere periodicamente, coinvolgendo quanti più soggetti possibili: associazioni, singole persone ecc.

Credo che questo e soltanto questo (cioè la prassi) sia il solo modo per avviare un percorso  concreto che potrebbe farci crescere, uscire da una situazione di semiclandestinità in cui ancora ci troviamo (anche se la situazione è notevolmente migliore rispetto a quella di una decina di anni fa…) e magari portarci anche lontano, chissà. Ma è inutile mettere ora il carro davanti ai buoi. Negli ultimi tempi ho sentito diversi amici fantasticare sulla creazione di nuovi partiti…

Cominciamo a lavorare sulle cose. La realtà, come uso ripetere, si fa nel suo farsi, non a priori.

Mi scuso per la lunghezza, è noto che la sintesi non è il mio forte, e aspetto di ascoltare il vostro parere su questa mia proposta di lavoro”.


18 Commenti

mauro recher 11:34 am - 25th aprile:

dalla pagina facebook della Boldrini (credo quella ufficiale)
Questo pomeriggio, alla Casa internazionale delle donne di Roma, ho incontrato le associazioni riunite nella convenzione No more.
Ho ascoltato storie di violenze, ho raccolto richieste di interventi volti a contrastare concretamente la violenza contro le donne. Ho ringraziato per la fiducia accordatami, che intendo meritare sulla base degli impegni mantenuti, perché le loro istanze sono anche le mie.
Farò tutto ciò che è in mio potere perché il Parlamento ratifichi la convenzione di Istanbul. La commissione Esteri si potrà occupare di questo provvedimento non appena si insedierà.
Al ministero dell’Interno chiederò un monitoraggio sulle risposte date dalle forze di polizia alle richieste di aiuto delle donne che hanno subito violenza nelle diverse città italiane. Ci sono buone pratiche che meritano di essere replicate.
Inoltre, ho voluto sottolineare quanto grande sia la responsabilità di noi donne occidentali: non potremo dirci veramente emancipate fino a quando non avremo trascinato a conquistare diritti quei tre quarti di donne che nel mondo non ne hanno.

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Fabrizio Marchi 1:03 pm - 25th aprile:

mauro recher,

Il che. tradotto, significa, per chi lo sa e lo vuole leggere, appoggio, anche se non ammesso esplicitamente, alle guerre “umanitarie”, che in tal modo vengono giustificate…
Queste, camuffate dietro i loro bei visini tanto “carucci” e perbenino, sono delle criminali a servizio (e a stipendio…)…

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Luigi Corvaglia 6:10 am - 26th aprile:
Luigi Corvaglia 7:21 am - 26th aprile:

La cosa potrebbe anche riguardarci, visti i non lusinghieri giudizi espressi sulla neo-presidente: E ora la Boldrini si fa scortare pure su internet http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cool.gif

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Alessandro 8:32 am - 26th aprile:

Più volte ho ribadito come il vero obiettivo del neofemminismo sia il controllo dei media. Televisione in primis, quelli più tradizionali a seguire, fino al nuovo arrivato, compito arduo ma assai intrigante. Questi sono segnali di conferma. La “dignità delle donne”, buona per tutti gli usi, va però sicuramente a parare lì.

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mauro recher 3:27 pm - 26th aprile:

Luigi Corvaglia:
La cosa potrebbe anche riguardarci, visti i non lusinghieri giudizi espressi sulla neo-presidente: E ora la Boldrini si fa scortare pure su internet http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cool.gif

Quello che sta facendo la Boldrini in internet e social network ,ricorda molto la censura di stampo dittatoriale ,inutile poi si presenti alla manifestazione del 25 aprile a gridare per la libertà,non da meno e la proposta della legge sul femminicidio che ricordano le leggi razziali che ,sempre ieri ,si sono ricordati i morti e le lotte per sopprimere tutto questo …
C’è anche una considerazione da fare ,sia chiaro che non vado in giro per gossip, a dirla tutta me ne frega niente ,però ho letto ,su facebook ,che altri illustri politici sono stati raffigurati nello loro nudità ,poco importa che siano state fake o meno ,ma nessuno (da quello che ricordo ma,ripeto, ne so poco) ha fatto questo polverone ,tanto da assumere 7 agenti della polizia postale a monitorare il mondo di internet ,,sembra dire che ,essendo donna (non vorrei essere paranoico ,ma è una mia impressione) sono quasi una divinità e come se fosse una bestemmia andarci contro

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mezcalina 3:49 pm - 29th aprile:

Ciao a tutti, vi seguo da un po’ e posso dire, scoprendovi, di aver trovato un po’ di pioggia nel deserto.
Volevo condividere un’idea che è cresciuta in me da anni, prima come domanda larvale, poi come pensiero embrionale, fino a crescere precisa e definita; un’idea che (mi sembra) neanche in questo ambiente si consideri.
La domanda è: che fine fa una società antimaschile?
Che futuro ha una società evirata?
Al momento propizio sarà terra di conquista, il ventre molle in cui affondare, terreno fertile e di facile conquista, terreno di battaglia dove Uomini stranieri si sazieranno.
Che sia in fondo proprio questo il desiderio inconfessabile e recondito delle vittoriose post-femministe?

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Luigi Corvaglia 8:09 am - 1st maggio:

mezcalina,
Ciao mezcalina … http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_bye.gif e benvenuto da parte mia.
Onestamente, non so rispondere alla tua domanda. So solo quello che voglio.
Non voglio vivere in una società misogina tanto quanto in una società misandrica.
Ho combattuto, da giovane e fino all’altro ieri contro tutte le discriminazioni e quindi anche contro quelle, reali o presunte, ai danni delle donne.
E l’ho fatto non certo perché plagiato (comunque non in maniera diretta o pesante) dalla loro pubblicistica (parlo del movimento femminista nelle varie articolazioni e nei vari periodi). Ma solo perché ritenevo che, per il mio senso di giustizia, era giusto farlo.
Ho scoperto abbastanza recentemente però che la cosa non era reciproca e che in un certo senso mi hanno usato.
E cosi ho deciso di impegnarmi nella difesa della dignità del mio sesso.
Non so come andrà a finire. Ma io avrò la coscienza a posto.

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mauro recher 9:55 am - 1st maggio:

Luigi Corvaglia,

praticamente è la mia storia anche se in tono decisamente minore,cioè non ho fatto ne lotte, ne niente però ,andando in giro in certi posti (anche se solo virtuali) mi si sono aperti gli occhi .
E si che sono un polentone laugh ,ma sotto questa cosa credo che polentoni e terroni abbiano lo stesso un obbiettivo comune (Luigi ,sai che scherzo)
Per farti/farvi un idea ,oggi si accende la televisione ed ancora il solito vittimismo femminista in atto (su rai1)..prendono delle storie di donne e ci ricamano su ,chiaro che ci siano donne in difficoltà ,e ci mancherebbe ,ma ci sono anche uomini, ed invece il maschietto pentito sinistroide (la sinistra è veramente un altra cosa) se ne viene fuori che il potere è in mano agli uomini e se aspettate loro ,le donne stanno fresche ,quindi le donne devono pretendere

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Luigi Corvaglia 9:20 pm - 10th maggio:

Boldrini, le minacce, la Rete
…..
Credo che sia opportuno reagire in modo composto e pacato, alla lunga intervista di Laura Boldrini a ‘Repubblica’. Non perché il presidente della Camera abbia diritto a qualche sconto rispetto ai vari D’Alia o Carlucci, ma per uscire dal meccanismo a ripetere in base al quale prima un politico propone di «legiferare sul Web», poi si grida alla censura – e via così tutta la vita senza fare un passo avanti.
Allora: prima di tutto va notato che Boldrini non propone niente di specifico.
Parla molto del sessismo on line (arrivando a una connessione un po’ azzardata tra le minacce che lei riceve via Web e il femminicidio), ma anche della xenofobia e del razzismo che corrono in Rete, così come peraltro fuori da essa. A supporto di ‘nuove leggi sulla Rete’, Boldrini mette poi nel calderone anche il caso delle mail rubate ai parlamentari del M5S, come se quel furto non fosse già un reato su cui la Procura di Roma ha aperto un’indagine.
Insomma, non si capisce bene dove voglia arrivare Boldrini con la sua proposta di «pensarci, discutere, poi prendere delle decisioni misurate ma efficaci».
Si capisce però che intende preparare il terreno, culturalmente e socialmente, per qualche forma di legge nuova che al momento non risulta esistere in nessuna democrazia (a meno che Boldrini non ci specifichi se e quali Paesi liberi hanno adottato o pensano di adottare le norme che lei genericamente auspica).
Singolare poi che Boldrini invochi una Rete «come luogo reale dove persone reali spendono parole reali, esattamente come altrove».
Il fatto è proprio questo: che essendo già la Rete un luogo reale (e non “virtuale”), dentro ci sono persone reali – comprese le peggiori – che anche lì spendono la propria reale pochezza, come al bar o in autobus.
Cosa facciamo, abroghiamo queste persone? O i bar, o gli autobus? O invece puniamo egualmente eventuali reati di diffamazione e minacce, che si compiano on line, in autobus o nei bar?
A questo proposito, a un certo punto anche Boldrini propone il consueto esempio dei muri su cui pure compaiono scritte razziste e sessiste, ma poi si chiede perché in Rete vengono «considerate diversamente», sottintendendo che sul Web godano di qualche immunità.
Invece la questione va proprio rovesciata: i reati (è ovvio) non possono godere di immunità in nessun caso, ma la differenza è che chi scrive su un muro (di solito) non può essere rintracciato, chi scrive in Internet (di solito) sì. E senza nessuna legge speciale, proprio perché il Web fa parte della realtà come il muro, come il bar, come l’autobus. Non a caso, non c’è organizzazione criminale o terroristica che non preferisca la comunicazione fisica – tipo i pizzini di carta – a quella digitale.
Quindi il problema va semmai posto in termini pratici. Vale a dire che se in un quartiere ci sono molti furti si deve scegliere: o si introduce la pena di morte per i borsaioli, o si aumenta la quantità e la qualità dei poliziotti in loco. Ebbene, chiunque sa che la polizia postale oggi fa quello che può, ma sono in pochi, decisamente troppo pochi, per stare dietro alle richieste dei cittadini diffamati o minacciati via Internet. Invece di proporre «nuove leggi» inutili o dannose, chi ha un ruolo politico potrebbe utilmente occuparsi di rafforzarla, dotandola di personale molto maggiore e sempre più qualificato, oltre che di mezzi idonei.
Pertanto andrebbe rovesciata anche la questione delle “leggi da fare sul Web”.
Certo che ci sono leggi da fare sul Web e la discussione tra chi se ne occupa non è propriamente agli esordi.
Ad esempio, bisognerebbe far rientrare la realizzazione delle infrastrutture di connettività tra gli oneri di urbanizzazione come le infrastrutture per la luce, l’acqua ed il gas, per provare a uscire dal digital divide in cui, si sa, l’Italia annaspa.
Bisognerebbe occuparsi di net neutrality, vietando ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica ogni genere di attività di network management, in modo che i cittadini possano usare le risorse di connettività allo stesso modo per scaricare la posta elettronica, leggere qualsiasi giornale, parlare al telefono via Voip o guardarsi un film.
Bisognerebbe iniziare a rendere più flessibile il diritto d’autore – fermo al tempo della carta – pensando all’introduzione di utilizzazioni libere che consentano l’uso di ogni contenuto protetto da copyright per una crescita culturale ed economica di tutta la società.
Bisognerebbe, last but not least, pensare a formulare una Carta dei diritti dell’utente del web, visto che oggi le corporation digitali decidono arbitrariamente quali contenuti e applicazioni far passare e quali no: servirebbero invece regole certe e trasparenti per evitare un futuro in cui l’informazione può essere selezionata e filtrata dalle corporation sulla base di insindacabili e oscure policy aziendali.
Sono tutte cose urgenti, se si vuole portare questo Paese nel XXI secolo nel migliore dei modi. Forse un po’ più urgenti e utili di quelle che Boldrini oggi genericamente invoca.
E’ comprensibile che la presidente della Camera sia scossa dalle minacce ricevute. Meno comprensibile, trattandosi della terza carica dello Stato, è che anteponga la sua reazione emotiva agli interessi della collettività.

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Roberto Micarelli 2:49 am - 11th maggio:

mezcalina:
Ciao a tutti, vi seguo da un po’ e posso dire, scoprendovi, di aver trovato un po’ di pioggia nel deserto.
Volevo condividere un’idea che è cresciuta in me da anni, prima come domanda larvale, poi come pensiero embrionale, fino a crescere precisa e definita; un’idea che (mi sembra) neanche in questo ambiente si consideri.
La domanda è: che fine fa una società antimaschile?
Che futuro ha una società evirata?
Al momento propizio sarà terra di conquista, il ventre molle in cui affondare, terreno fertile e di facile conquista, terreno di battaglia dove Uomini stranieri si sazieranno.
Che sia in fondo proprio questo il desiderio inconfessabile e recondito delle vittoriose post-femministe?

Benvenuto mezcalina. Secondo me il presente già basta e avanza per indignarmi senza ricorrere a profezie, perché purtroppo il futuro è difficile da prevedere: troppe variabili in gioco. Non credo molto alla possibilità di conoscere in maniera deterministica l’evoluzione sociale nel medio-lungo termine.
Penso che anche un’antropologia matriarcale o tecno-riproduttiva possa funzionare, il problema sta tutto nel significato di funzionare. Anche un mondo senza elefanti tigri e gorilla può funzionare. Una civiltà tecnologica capace di riprodurre l’umano per partenogenesi può probabilmente anche compensare la perdita di immissione di ossigeno nell’atmosfera conseguente alla deforestazione amazzonica totale, può funzionare pure quello. Allora dai, spariamo liberamente sugli animali in estinzione e deforestiamo, tanto un modo per far funzionare il mondo si trova.
Quello che la gente oggi dovrebbe fare è domandarsi non tanto se il futuro tecnocratico funziona, bensì se è bello. Il grosso del pensiero filo-femminista e pure neo-femminista istituzionale condivide i valori dell’ecologia e del rispetto dell’ambiente, ma non per motivi di funzionalità bensì per una scelta esistenziale arbitraria. In occidente possiamo occuparci della cura del nostro corpo, avere dei canoni estetici ben formati sugli individui, ma non sulla forma vivente d’insieme, sulla specie. Non facciamo parte dell’ecosistema. Percepirci come oggetto di pianificazione tecnica equivale a dare carta bianca a un super potere del bios, a un totalitarismo profondo e irreversibile, al di sopra delle possibilità di controllo e gestione che la democrazia ci conferisce.
Il femminismo segue un percorso storico che secondo me diventa rappresentativo dell’evoluzione tecnocratica post-moderna: da pensiero egualitarista inizia a occuparsi di diritti civili per passare a una fase in cui pretende l’abolizione delle differenze, e l’abolizione delle differenze sappiamo essere in realtà una mozione falso-egualitarista. Comprendendo l’impossibilità di tale programma torna per un istante sui propri passi reintroducendo l’idea della forma umana differenziata complementare; per un istante, che coincide secondo me con la nascita del neo-femminismo, perché in realtà è un ripensamento truffaldino, un salto di qualità contro l’uguaglianza: la nuova differenza tra i sessi è in realtà un modo per sopprimere progressivamente uno dei due e dare corpo alla eliminazione delle differenze che stavolta, superato grazie agli avanzamenti tecnologici lo scoglio della riproduzione, è davvero, seppure solo in prospettiva, fattibile.
In una civiltà che già ha fallito nell’implementazione compiuta di fraternità e libertà, questo tradimento dell’uguaglianza, ultimo appiglio della triade rivoluzionaria, è il crollo definitivo di un’epoca. E’ tardi, ho scritto male e in fretta, spero solo di aver dato l’idea di una cosa che anch’io non ho capito fino in fondo ma di cui vedo chiari i contorni.

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Alessandro 6:53 pm - 18th maggio:

I politici vogliono impadronirsi di 85 milioni di € (mediante tagli alla sanità ed all’istruzione) per darli a centri antiviolenza cioè a spietate avvocate femministe che devastano i bambini con false accuse

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Pappagallus Indignatus 8:16 pm - 18th maggio:

Alessandro</

Ci sono modi migliori dei Centri femministi
antiviolenza per devastare i bambini:

Donna getta i figli dal balcone: gravissimi due bimbi di 3 e 6 anni

Giova notare come, come al solito, fanno passare lei per una poverapoverellapoverina mentecatta…

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Alessandro 11:12 pm - 18th maggio:

Ho notato che c’è un mio omonimo smile

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Fabrizio Marchi 8:59 am - 19th maggio:

Ah sì, è vero…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif
bè, dovete differenziarvi in qualche modo, per potervi riconoscere. Propongo che sia il nuovo arrivato (benvenuto) dato che il primo Alessandro è un veterano, quindi per ragioni di anzianità di servizio…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif va bè, fate vobis, ovviamente…

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Luigi Corvaglia 8:34 am - 1st agosto:

La “mitica” sorellanza femminile “de sinistra” al lavoro……. http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cool.gif : Ma a voi Boldrini piace o no?

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Luigi Corvaglia 11:04 am - 6th agosto:

Diritti.
Diritti civili.
Diritti di chi?
Diritti dove?
In India la nuova schiavitù delle «gravidanze in affitto»

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