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22 lug 2014  |  18 Commenti

“Second life”, la “fantasia della Storia” e lo Yogurt.

Storie di ordinaria oppressione maschilista.

Copio-incollo dalla pagina della Zanardo:
NON HAI BISOGNO DELL’AMMORBIDENTE:”Se una mattina d’estate al Supermercato.”
“Ce l’hai. Ti dico che ce l’hai. E’ nell’armadietto del bagno. L’ho visto io. E’ quel flacone azzurro. Ce n’è metà. Quindi non ti serve”
Lui avrà sessantanni, leggermente sovrappeso, maglietta e bermuda, sandali. Lei è un po’ più giovane, vestititino a fiori dimesso, capelli che avrebbero bisogno di essere curati legati con un fermacapelli verde, viso segnato stanco e comunque che conserva “qualcosa” che intriga.
A Milano fa caldo in questa mattina afosa, senza sole ma con il clima tipico tropicale della lombardia estiva: vestiti appiccicati al corpo, città deserta, poca gente per le strade. Cammino fino al supermercato che non è vicino, ma è l’unico aperto di domenica.
Se mi dicessero di barattare questa giornata solitaria milanese a casa con 8 ore a Portofino su di un panfilo, rifiuterei.
Queste giornate sono godimento puro, Milano, la mia città amata e odiata, rivela tutta la sua bellezza tenuta gelosamente nascosta per i lunghi mesi invernali e primaverili.
Osservo la coppia da un po’: ad ogni scomparto, ogni volta che lei tende la mano per prendere un articolo, viene bloccata dalla voce di lui “Ma cosa ce ne facciamo dei rotoloni di carta? Tra 8 giorni partiamo, ne abbiamo già uno che ci basta e avanza”.
Lei non ribatte mai. Posa lenta la carta, così come rimetterà nello scaffale l’ammorbidente e come la vedrò risistemare nello scaffale un tubetto di dentifricio, il solvente per togliere lo smalto, un pacco di carote.
Saranno sposati da tanto, azzardo dentro di me, perchè all’inizio di un rapporto di forza come questo che ho davanti, lei si sarà ribellata, avrà replicato:” Il rotolone di carta ce l’abbiamo ma io ne voglio una scorta in casa” e senza tante storie avrà riposto il pacco nel carrello.
Ma il gesto lento di resa con cui la donna ubbidisce al , “suggerimento” dell’uomo presume lunghi anni di un braccio di forza silenzioso che l’ha condotta fino ad oggi qui, davanti a me in questo supermercato estivo e dunque solitario dove va in scena la vita di una coppia.
Non tutte le coppie sono così, è certo. Ma nella coppia si scatenano spesso tension,i idiosincrasie, rapporti genitore-bambino anzichè
adulto-adulta, che devastano le nostre vite.
Uomini che subisono umiliazioni quotidiane da parte di capi miserevoli e che a loro volta impostano rapporti di forza una volta tornati a casa. Oppure seplicemente noiosi, pedanti.
“FATTI LI CAZZI TUA!”risponderebbe la signora se con un gesto di ribellione improvviso prendesse a prestito la fulminante battuta con cui l’esilarante personaggio Razzi/Crozza risponde al cameram che lo vuole riprendere.
Sì, fatti i fatti tuoi e lasciami vivere, lasciami almeno scegliere i prodotti per la casa, spesso ultimo territorio di libertà all’interno di vite assediate da incombenze e doveri.
Come la splendida protagonista di “Una Giornata particolare” dove una splendida Loren, ostaggio di una marito gerarca fascista che interpreta il suo dovere coniugale solo usando il corpo della moglie come sfogatoio di rapide erezioni, ritrova un po’ di sé stessa solo quando i molti figli e il marito avvoltoio escono di casa e lei, sommersa da una quantà orribile di incombenze doestiche, si ricava comunque un po’ di tempo per sè.
O come Valeria, la mia amata protagonista di “Quaderno Proibito” di Alba de Cespedes( da leggere qs estate se ancora non lo avete fatto), che si riconnette con se stessa solo scrivendo sul suo quadernetto tenuto nascosto a tutti.
Amate donne. Mie amatissime donne che vi spegnete lente all’interno di vite di soprusi.
Per voi lavoro, per voi combatto.
Questo è il mio Femminismo. Non quello di circoli aricigni abitato da donne autoesiliatesi dal mondo e che producono pamphlets che solo loro leggeranno.
No, no. Femminismo è amore. E’ fare in modo che noi, sin da bambine, si possa conoscere i nostri diritti. Che si possa scegliere un compagno amoroso e rispettoso di noi. Che si possa imparare un mestiere, umile che sia, che ci consenta di decidere senza dipendere.
Dall’indipendenza economica passa la nostra autonomia. Anche da lì.
Io lo so che oggi è dififcile, ma non demordiamo.
E noi madri educhiamo le figlie all’autonomia, e i figli al rispetto delle donne. Che ci si possa unire in coppia per amore, solo per amore.

Escono dal supermercato e per un tratto li osservo allontanarsi. Lui parla, parla parla. Lei, con la sporta piena di cose scelte da lui, tiene la testa bassa. Non lo ascolta più da anni.
Io spero, amica mia lo spero tanto, che tu abbia coltivato un piccolo spazio dentro di te dove poterti rifugiare, dove immaginare ciò che ti piace, che ti rende un po’ felice fosse anche solo potere sentire il profumo dell’ammorbidente sui panni appena lavati, se è questo il tuo desiderio.
Noi, andiamo avanti”.

 

Mio commento:

“Le considerazioni, meglio l’inno amoroso alla liberazione femminile della Zanardo in riferimento alla storia di una povera massaia, da lei vista e raccontata, anzi “studiata”, al supermercato mentre subisce le scelte d’acquisto imposte da un maschio prepotente al quale poi lei si ribella, suscitano alcune mie riflessioni.
Racconto e considerazioni della Zanardo sono occasione e a mio avviso fanno pensare, (fanno pensare e non immediatamente sono), a quella letteratura caratterizzata dall’assunto autoreferenziale secondo cui è reale ciò che ti piace interpretare e l’interpretazione stessa, e pertanto ne fai la storia e la cronaca. Preciso: trattandosi di riflessioni al “femminile femminista”, ciò che piace è di solito l’esatto contrario di ciò che è. E ci fai sopra della “filosofia della Storia”, e magari un corso di studi universitari.
In questo modo la riflessione sulla realtà come primo criterio di verità, si trasforma in costruzione di una fantasia, simmetricamente opposto alla verità, cui si dà lo status di realtà. Quando si ha a che fare con narrazioni o riflessioni o giudizi interpretati alla “luce” della ideologia femminista, l’esperienza che si fa è quasi sempre, quella sopra descritta: una storia spesso di fantasia o reale-ma-interpretata, che assume valenza di realtà generale per cui diventa “fantasia della Storia” ma viene proposta come “filosofia della Storia”.
Vi ricordate la “second life” di cui si parlò a lungo come alternativa al mondo reale costruita tramite un particolare software che simulava il mondo reale e messo in rete consentiva a ciascuno di vivere fantasticamente una seconda vita, quella desiderata?
A me pare che questa nuova corrente “femmifilosofica” che rovescia la stessa filosofia da “amante della sapienza” in “amante del desiderio dell’opposto”, abbia la sua collocazione più adeguata in corsi universitari organizzati in “second life” in cui vedo bene una cattedra da cui raccontare appunto una storia.
Magari la storia di una povera massaia di oggi, minutina, forse col fazzolettone e povere ciabatte ai piedi martoriati dai calli, che va al supermercato seguita da un maschio baffuto ed opprimente (magari nerboruto) che ad ogni passo controlla la merce che la poveretta mette nel carrello. Col controllo, i rimbrotti e le offese ad ogni scelta non acquistata secondo l’ultimo prezzo in offerta o peggio secondo i criteri del maschio che la domina.
Esselunga, Pam, Coop che sei tu, Italmark, Penny Market, Simply, nella “second life” sono insegne dei “campi di condizionamento servile” delle “povere donne”, le massaie.
Questa massaia, poi potrebbe aprire le porte ad una potente figura femminile della “fantasia della Storia” femminista: la massaia figura storica dello sfruttamento del proletariato maschile sul proletariato femminile con i supermercati campi di lavoro e condizionamento finalizzati a perpetuare la sottomissione femminile. A che scopo la sottomissione? Ai fini della estrazione del plusvalore dal lavoro femminile per l’accumulazione proletaria, lavoro femminile organizzato e schiavizzato nella fabbrica-casa.
Che poi il proletariato maschile oppressore, in questa attività di sfruttamento muoia sia in fabbrica-fabbrica sia in fabbrica-casa al posto delle oppresse, è il risultato dell’attuale organizzazione del lavoro proletario maschile fondata sullo sfruttamento del proletariato femminile.
E che fare in “second life” di ogni suicidio maschile, di ogni morte sul lavoro in casa o fuori maschile? Pur nella femministica percezione dolorosa per queste morti, tuttavia non si può prescindere dalla valutazione obiettiva, strutturale secondo cui si tratta di una fase di passaggio necessaria perchè il capitale avanzato cacci nella pattumiera della Storia la classe sfruttarice, il proletariato maschile sul proletariato femminile. Insomma: la Rivoluzione non è un pranzo di gala!
E’ infatti evidente come in questa fase storica il capitale avanzato sia in “second life” alleato col proletariato femminile portatore di una nuova più efficiente e moderna organizzazione del lavoro: gli interessi dell’uno coincidono storicamente con gli interessi dell’altro. Come non applaudire alla distruzione di ogni residuo del passato che si oppone al pieno sviluppo delle forze produttive capitalistiche? Quale rivoluzionario si oppone allo sviluppo delle condizioni per la Rivoluzione? Chi non applaude a leggi speciali antimaschio che forzano e accelerano il processo rivoluzionario?  Viva dunque le carcerazioni sulla parola della femmina proletaria! Viva l’inversione dell’onere della prova a carico del maschio! Viva le quote rosa e le leggi speciali a favore della lunga marcia nello Stato del proletariato femminile! Viva la lotta per il trionfo mediatico del femminismo storico e del femmimarxismo armi invincibili della Rivoluzione!
In “second life” la massaia col fazzolettone, finalmente impugna e difende lo yogurt da lei scelto e ripone nello scaffale quello imposto: piccoli passi di un processo rivoluzionario che libererà tutti, capitale e proletariato finalmente unisex, anzi con la gonna entrambi.
Si potrà in quel giorno radioso far passare uno spot dello storico yogurt: “Lo yogurt che fa digerire persino i proletari.

Ben scelto vecchia massaia!”

 

 


18 Commenti

Fabrizio Marchi 4:23 pm - 22nd luglio:

Straordinario commento di Cesare al racconto dela Zanardo…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yahoo.gif

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Michele 5:15 pm - 22nd luglio:

Senza poi contare che nella gran parte dei casi di coppie al supermercato, non è affatto lui che ha voluto andarci assieme a lei per fare esercizio di oppressione maschilista, ma è lei che adora avere al seguito il cavalier servente che fa da raccoglitore di tutte quelle decisioni che prenderà inequivocabilmente lei.
P.S.: Per completezza suggerirei di inserire il link al testo originale della Zanardo.

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Fabrizio Marchi 5:58 pm - 22nd luglio:

Michele,

Esatto…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif

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Pappagallus sibiricus 6:16 pm - 22nd luglio:

Splendido commento, ma decisamente sprecato per i borborigmi di una parapseudo scrittricioide come la Zanardo.

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Rita 8:10 am - 23rd luglio:

Comunque non temete. Considerando l’alto tasso di incoerenza e contraddizione delle rivendicazioni emancipatorie che la Zanardo ben rappresenta, presto, con gli stessi personaggi (la casalinga sciatta e l’impiegato con pancetta) e la stessa ambientazione (il supermarket) nonchè forse anche gli stessi oggetti di scena (il rotolone di carta assorbente e l’ammorbidente) e pure la stessa trama si potrà mettere in scena la seguente rappresentazione.

Lui che per la prima volta si reca a fare la spesa essendosi completamente disinteressato della vita casalinga e della condivisione dei lavori dimostra la sua inettitudine allungando una mano verso il flacone dell’ammorbidente, lei amorevolmente (perchè le donne la pressione psicologica la fanno con amore è ovvio) gli fa notare che di ammorbidente ne hanno ancora una mezza flaconata che dura una vita e che non è necessario. Poi allunga una mano verso il rotolone e lei (sempre benevolmente) gli fa notare che ne hanno già uno quasi pieno.
Il finale è ovviamente tendente a far vedere come gli uomini, lasciati soli, dopo millenni di inettitudine e cura, sbagliano a far la spesa e se non fosse per quelle sante donne multitasking riempirebbero la casa di ammorbidente e rotoloni di carta… rovinando l’economia e finanche il pianeta Terra perchè quei rotoloni sono causa della deforestazione dell’Amazzonia e l’ammorbidente è la causa dell’inquinamento dei mari.

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cesare 10:43 am - 23rd luglio:

Eppure la preoccupazione c’è ed è giustificata. Quello che fa paura non sono le fregnacce filosofiche della Zanardo & associate, ma l’uso che ne viene fatto dal potere. Con le necessarie proporzioni, le intellettuali organiche all’Impero come lei, fanno lo stesso mestiere degli esperti di disinformazione che montano casus belli raccontando gli stupri in Libia, le armi chimiche in Iraq, i gas in Siria, ed oggi il missile antiaereo dei ribelli filorussi. A pensarci tutti i kattivi sono maschi e il primo obiettivo sono loro.

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cesare 12:24 pm - 23rd luglio:

Tutti i kattivi sono maschi perchè come sempre nella Storia sono maschi, fatta qualche eccezione femminile, quelli che mettono in discussione il potere; intendo quello consolidato e quando questo cominci ad essere regressivo e trascinare nel proprio declino la gente dentro una cultura che ha nella percezione della fine, nella morte, la propria fascinazione. E’ allora che il maschile, se vogliamo in chave junghiana:”la potenza creatrice di vita del fallo”, comincia a reagire, a opporsi, a combattere in mille diversi modi di cui si può tuttavia intravvedere il senso vitale. E’ la Storia dell’Impero romano in replay.
Che uso ne fa il potere del “femminismo reale” impegnato nella guerra al maschile lo abbiamo per esperienza imparato: “intanto asfaltiamo i maschi sotto tonnellate e tonnellate di accuse. Convinti tutti, maschi compresi, di essere criminali violenti e stupratori x natura e in aggiunta millenari oppressori x cultura, cristallizzato questo giudizio nelle leggi e nella pratica giuisdizionale, a quelli che avessero ancora voglia di alzare la testa provvederemo a tagliargliela con facilità”.

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Rita 12:39 pm - 23rd luglio:

Michele:
P.S.: Per completezza suggerirei di inserire il link al testo originale della Zanardo.

my two cents: non era meglio inserire PRIMA il commento di Cesare, e dopo il link al testo originale zanardiano per il raffronto? Dico questo perché so che condividendolo su facebook, molti aprono il link e leggendolo dall’inizio potrebbero pensare che il commento originale sia quello su cui si vorrebbe porre l’evidenza. Lo so che è complicato e mi sa che non mi sono capita, ma considerate che su facebook molte persone che non conoscono Uomini Beta, magari lo aprono per curiosità e leggono solo la prima parte. Si può verificare così il caso di gente che non lo “mipiaccia” perché pensa che sono le solite fregnacce femministoidi, oppure di gente che lo “mipiaccia” perché al contrario, addirittura condivide il testo della Zanardo.

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Daniele 11:47 pm - 24th luglio:

>>>>>>>>>>>
Osservo la coppia da un po’: ad ogni scomparto, ogni volta che lei tende la mano per prendere un articolo, viene bloccata dalla voce di lui “Ma cosa ce ne facciamo dei rotoloni di carta? Tra 8 giorni partiamo, ne abbiamo già uno che ci basta e avanza”.
Lei non ribatte mai. Posa lenta la carta, così come rimetterà nello scaffale l’ammorbidente e come la vedrò risistemare nello scaffale un tubetto di dentifricio, il solvente per togliere lo smalto, un pacco di carote.
Saranno sposati da tanto, azzardo dentro di me, perchè all’inizio di un rapporto di forza come questo che ho davanti, lei si sarà ribellata, avrà replicato:” Il rotolone di carta ce l’abbiamo ma io ne voglio una scorta in casa” e senza tante storie avrà riposto il pacco nel carrello.
Ma il gesto lento di resa con cui la donna ubbidisce al , “suggerimento” dell’uomo presume lunghi anni di un braccio di forza silenzioso che l’ha condotta fino ad oggi qui, davanti a me in questo supermercato estivo e dunque solitario dove va in scena la vita di una coppia.
Non tutte le coppie sono così, è certo. Ma nella coppia si scatenano spesso tension,i idiosincrasie, rapporti genitore-bambino anzichè
adulto-adulta, che devastano le nostre vite.
Uomini che subisono umiliazioni quotidiane da parte di capi miserevoli e che a loro volta impostano rapporti di forza una volta tornati a casa. Oppure seplicemente noiosi, pedanti.
>>>>>>>>>>>>
Vaginate.
Lavoro nell’esercito, per cui vi posso garantire che la quasi totalità dei soldati sposati che conosco, solitamente “tostissimi” con gli altri uomini, in casa contano poco più di niente e molto spesso niente.
Ho amici e conoscenti che lavorano nel settore edilizio, oppure nel campo delle vernici industriali, i quali mi hanno più volte raccontato che quando c’è da decidere la tinteggiatura di casa, oppure di che colore fare la la camera, la sala, la cucina o il bagno, gli uomini (italiani) non contano assolutamente nulla. Anzi, capita spesso che alcuni di loro dicano (con un sorriso compiaciuto) “comanda lei, perciò decide lei”… Gli unici uomini che decidono e che mai si sognano di pronunciare parole del genere provengono dall’Europa dell’est (Romania, Albania, Moldavia).
Ma poi, al riguardo, basta l’esperienza quotidiana per rendersi conto che anche al supermercato l’uomo medio è solo un’appendice della donna.
Definire subordinati al sesso femminile gli uomini italiani (ma non solo), è un eufemismo.

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Mauro Recher 11:17 am - 7th agosto:

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cesare 3:25 pm - 7th agosto:

La violenza dell’adescamento maschile a fini di lucro da parte delle donne, adescamento che sfrutta in infinite forme la pulsione sessuale maschile come la chiamiamo? chissenefrega naturalmente.
Però non si capisce perchè chissenefrega è la categoria usata solo per il genere maschile.

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Rita 7:35 pm - 7th agosto:
cesare 12:24 pm - 15th agosto:

Salute fratelli: il rombo del mare in burrasca mi ha suggerito qualche giorno di silenzio: a volte il male vissuto dai maschi oggi, impressiona e intimidisce. Poi si riprende coraggio.
Ed ecco su Repubblica del 15 agosto compare Eleonora De Nardis notissima conduttrice tv con apparizioni tutte dedicate ai rapporti familiari e alla violenza sulle donne. Eleonora accoltella il compagno ferendolo gravemente. Quante come lei coprono la propria violenza accusando di violenza il maschio?
Prime Life prevale da sempre su Second Life: Eleonora l’altra notte ha ferito gravemente il compagno avvocato matrimonialista Pietro Lorusso, affondando il coltello usato per tagliare l’anguria fino all’osso della gamba e del braccio. Interrogata sulle gravissime condizioni del compagno ha dichiarato che lui era rientrato a casa già sanguinante dopo una misteriosa aggressione.
Colpire e mentire, violenza e menzogna, il motore a due cilindri delle campagne femministe.

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cesare 10:25 pm - 15th agosto:

Da Il Foglio on line di oggi 15 agosto:
A Ferguson nel Missouri dopo l’uccisione del giovane afroamericano da parte della polizia, tre giorni di disordini affrontati con mezzi militari identici a quelli usati in Afghanistan. Se ne sono accorti “con sorpresa” i media americani e “Russia oggi” che ha ironizzato sulle lezioni di democrazia che vengono da Occidente.
I proletari come sempre si dividono tra proletari afgani ed americani, palestinesi ed ebrei, ecc., ecc., ma le armi da guerra, i blindati e gli elicotteri d’assalto no. Ed è stato facile rilevare che l’ideologia che vuole i proletari maschi “oppressori di donne” in Afghanistan o altrove è la medesima che sta dietro la guerra ai proletari “oppressori di donne” nel Missouri e in tutto il Mondo: la ideologia di guerra femminista che ha trasformato gli episodi di cronaca nera in episodi della guerra dei maschi contro le donne, ha spostato, nella percezione dell’opinione pubblica, il piano dell’ordine pubblico su quello militare: tra i due piani non c’è più soluzione di continuità e il potere di classe ne ha tratto le conseguenze: la guerra ai proletari, fino a ieri mascherabile dietro l’ordine pubblico, oggi è dichiarabile ed è conducibile nella cornice della ideologia di guerra, per l’occasione “fresca di stampa”, quella femminista. Dalla repressione poliziesca a quella militare il passo è decisivo: un salto di qualità che apre una nuova fase storica a mio avviso. L’impero in crisi deve armare i suoi eserciti antiproletari di una ideologia universalmente condivisa a legittimare un uso della violenza sempre più spietato e dal suo punto di vista assolutamente necessario.
Per inciso, sono d’accordo con Rino quando afferma che l’omosessualismo è un ramo secondario del fiume femminista (del “Rio delle Amazzoni”): e personalmente ritengo che non è un caso ma nientedimeno che la necessità di sopravvivenza di un impero, la forza che oltre alla guerra al maschile, impone come modello di maschile liberato sfilate di gioiosi sculettatori ( vedi su l’interferenza) per gli occhi gioiosi di gioiosi compratori di classe..

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cesare 10:18 pm - 16th agosto:

Su “libero quotidiano” di oggi puntuale, come ormai da decenni da tribunale a tribunale, da ufficio legale a ufficio legale, da velina di giornale a velina di giornale, arriva in fotocopia la falsa accusa femminile: Eleonora De Nardis dopo aver mentito circa una oscura aggressione di cui il compagno, l’avv. Matrimonialista Pietro Lorusso, sarebbe stato vittima riportando gravissime ferite da coltello, oggi ci spiega la sua nuova verità verissima: “giuringiurello”, parola e prova di femminista impegnata persino in comparsate tv contro la violenza maschile.
No, non erano coppia felice come da anni dicevano e sembravano: lui, l’avv. matrimonialista era un mostro! e nonostante in famiglia si respirassero ogni istante leggi e cavilli e inganni legali, magari di quelli con cui ormai è prassi consolidata rovinare un maschio in una causa di divorzio, il Lorusso non riusciva ad essere magari semplicemente un professionale “mostro di avvocato matrimonialista”, come sarebbe lecito aspettarsi ma un “avvocato mostro”, il che è una barzelletta; cosi come è una barzelletta che la nostra “eroina-della-non-violenza-che-è- donna” nei lunghi anni da “povera donna vittima” che in tv invitava “ore rotundo” le donne ad andare sempre e comunque in tribunale, non abbia trovato altro modo per “rieducare” il suo compagno che piantare energiche coltellate con un coltellaccio da cucina in corpo all’ “avvocato mostro”.
Eleonora non solo sui giornali attendiamo le tue performance tragicomiche: ti aspettiamo in tv a raccontarci, finalmente eroina in prima persona, la tua dolente narrazione di donna vittima costretta all’uso del coltellaccio da cucina, per difenderti dalla violenza maschile: Eleonora facce ridere!

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Daniele 9:04 am - 17th agosto:

C’è un altro particolare da evidenziare.
Di norma, e in ogni dove, le femmine sono considerate “più sveglie, più furbe, più intelligenti” degli uomini, nonché dotate di un fantomatico “sesto senso”, per non parlare del fatto che, “superiori” come sono, sarebbero in grado di manipolare l’intera esistenza degli uomini (cioè di tutti gli uomini, quindi me/noi compreso/i), tramite la loro “volontà” (o la loro fica…?).
Bene, questo dovrebbe stare a significare che nel momento in cui si scelgono un uomo, già sanno (o dovrebbero sapere…?) con chi hanno a che fare, considerando che i loro compagni altro non sono (sarebbero) che dei poveri ritardati, delle appendici, dei trogloditi nelle loro mani, burattini in balìa della sopracitata “volontà femminile”, ragion per cui nel momento in cui accade qualcosa di grave, a dover essere severamente punite, dovrebbero essere… le tutrici, ossia le Entità Superiori, comunemente denominate donne (o Donne…?), perché non hanno saputo usare a sufficienza la loro “volontà”, tantomeno hanno saputo prevedere certe reazioni tramite il loro leggendario “sesto senso”…
O no?

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Ethans 9:49 am - 17th agosto:

Ha difeso i suoi figli da una bestia e ora ha tanta paura di ritorsioni la poverella…

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Luigi Corvaglia 11:10 am - 17th agosto:

Usare il passepartout “violenza sulle donne” per coprire altro (a quanto sembra corna) o, detto in altra maniera, gridare “al lupo, al lupo” in assenza del medesimo un effetto di sicuro, prima o poi, lo produrrà: quella chiave non aprirà nemmeno la porta per cui è stata realizzata e quando il lupo arriverà davvero nessuno ci crederà.

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