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05 ott 2015  |  75 Commenti

Che culo essere nati maschi!

Dopo aver letto questo articolo Un transessuale (Ftm) ci parla di privilegio maschile (che consiglio a tutti di leggere al fine di poter comprendere ciò che mi ha spinto a scrivere queste parole) ho cominciato finalmente a rendermi conto del culo che ho avuto a essere nato maschio eterosessuale; e il bello (si fa per dire…) è che neanche ne sono consapevole.

Ogni istante della mia vita è stato e continua ad essere scandito dal privilegio e io non me ne sono neanche mai accorto. Sarà dovuto al fatto che quando ci si abitua a vivere una certa condizione si arriva a perdere il contatto con la realtà, quella che vivono gli altri, anzi, le altre, insomma tutti/e quelle/i che non sono maschi eterosessuali.  O forse la verità è molto più semplice: è il sottoscritto  che è un superficiale.

Non c’è altra spiegazione. Il mio distacco dalla realtà vera (dato dalla mia condizione di privilegio che mi porta a vivere in un’altra dimensione) è tale che mi porta addirittura a pensare che quanto scritto in quell’articolo sia il frutto di un delirio o inventato di sana pianta.

E’ sicuramente un mio problema. Si, deve essere così, non c’è altra spiegazione. La mia percezione della realtà è deformata dalla mia condizione di privilegiato in quanto maschio eterosessuale. Non possono esserci altre spiegazioni.

Mi chiedo come abbia potuto dimenticarmi di tutti quegli episodi e circostanze della mia vita in cui era ed è evidente la mia condizione di privilegiato. Ricordo quando da ragazzo andavo a ballare e vedevo quelle povere disgraziate che stavano in fila per ore anche sotto la pioggia battente e poi una volta arrivate all’entrata della discoteca il buttafuori  non le faceva entrare, anche se loro insistevano per pagare il biglietto, perché  tante ragazze insieme – gli spiegava a brutto muso -potevano rappresentare un fattore di disturbo, bere, ubriacarsi e magari dare fastidio ai ragazzi. E a noi maschi che ci facevano entrare pure gratis e senza fare neanche un minuto di fila! Roba da non credere!

E perché, tutte quelle ragazze che mi venivano a prendere la sera a casa e mi offrivano la cena? Non si contano neanche. E io che le ho pure mandate sistematicamente in bianco! Che stronzo che sono stato…

Per non parlare poi del servizio militare, ragazzi! Un anno di ferie e bagordi offerti dallo stato a Codroipo, ribattezzato dalla truppa (tutta femminile), “Fort Apache”,  ridente località friulana di 5.000 abitanti con una guarnigione di 10.000 soldati.  Ho potuto sottrarmi solo grazie al privilegio di essere nato maschio.  

E tutte le volte che mi si bucava una gomma della macchina e si formava una fila di donne che inchiodavano e litigavano fra loro per chi dovesse cambiarmela? Certo, era anche una scusa per provarci con me (perché le donne hanno la fissa, c’è poco da fare, pensano sempre e solo a quella cosa lì…) ma io sono sempre stato ben attento a non crear loro delle aspettative, a non dare false illusioni.  

Ma poi, voglio dire, senza rimestare nel mio passato, è mai possibile che non mi sia mai reso conto che quando vado dal macellaio a comprare la carne, quello mi da sempre il pezzo più pregiato perché è solidale con me in quanto maschio? Possibile che non abbia capito che il mutuo a tasso agevolato la banca me lo ha concesso perché il direttore della filiale è un maschio come me e difende gli interessi del genere (maschile)? E il benzinaio, che ogni volta che vado a fare il pieno mi regala un litro perché maschio anche lui? Per non parlare degli affitti delle case. Mia sorella è andata a studiare in un’altra città e i proprietari (e le proprietarie) la mandavano via oppure le chiedevano un affitto maggiorato, perché è risaputo che le ragazze, specie se in gruppo, distruggono gli appartamenti, sono disordinate,  chiassose e combinano casini. Solo maschi volevano come inquilini. Non c’è stato verso di trovare una casa. Alla fine si è adattata a dormire in un convento con altre ragazze.

Ma finchè si parla del sottoscritto, passi pure, in fondo potrei anche essere tonto. Quello di cui proprio non riesco a capacitarmi è come non abbiano capito di essere dei privilegiati i nove milioni di maschi morti nella prima guerra mondiale più tutti quelli mandati a scannarsi in tutte le guerre, i milioni di uomini morti (con diritto di esclusiva) sul lavoro in tutte le latitudini, gli annegati del Titanic e di tutti i naufragi della storia.

Questo proprio non riesco a spiegarmelo.   

Ragion per cui ringrazio il ragazzo che ha scritto quella lettera che mi ha fatto capire che il problema non è la condizione di classe ma quella di genere (lui lo ha capito, furbone, ha cambiato sesso e si è messo dalla parte dei privilegiati)  e ovviamente anche il gestore del blog in oggetto per avermi edotto sulla mia condizione di privilegiato in quanto maschio e, soprattutto, su quella di tutte coloro che non hanno avuto la mia stessa fortuna.

Grazie, di cuore. Avete acceso una luce.  Non verrà spenta.


75 Commenti

Rita 7:02 pm - 5th ottobre:

Che dire .. solo ieri sera Eva Robins dalla Gruber ha dichiarato che, dopo aver passato una vita con educazione “maschile” fino all’adolescenza, ha poi scelto la strada femminile perché aveva capito che era piena di favoritismi. Scemo/a lui/ei eh…

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Luigi Corvaglia 8:57 pm - 5th ottobre:

Purissima produzione e riproduzione all’infinito di odio ed astio di genere. Il post riportato da Eretica intendo.
D’altra parte cosa aspettarsi da una femminista radicale che cambia sesso?
Qualcosa tra MaschilePlurale e Maschi Infrarossi.

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Alessandro 10:42 pm - 5th ottobre:

Secondo me si tratta di un articolo scritto da una femminista che si spaccia per transessuale per dare più peso a quanto scrive. Non sarebbe la prima volta. L’onestà intellettuale non è di casa da quelle parti e tutto diventa lecito per portare acqua al proprio mulino. Infatti trovo l’articolo talmente surreale che sono portato a escludere che ci sia sincerità in quello scritto.
lo scopo che questi articoli si prefiggono è quello di continuare a proporre una visione del mondo maschile privilegiata per poter reclamare favoritismi, concessioni, censure… che sarebbero giustificati dal gap che, si sostiene, ancora separa i due sessi. E’ un giochino oramai vecchiotto che però continua a far fessi molti, anche perchè ripetuto giornalmente. Repetita iuvant, motto che le femministe applicano con molta costanza.

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Riccardo C. 5:13 am - 6th ottobre:

Prima di tutto ho letto l’articolo collegato e mentre leggevo mi domandavo come mai lei si sia preso la briga di ribattere a un romanzo harmony.

Si, perche’ ci fosse un solo numero, un indizio, una prova…no bisogna fidarsi perche’ lo dice lui/lei, perche’ questa e’ la sua personale percezione della realta’.
Forse non ha assunto abbastanza testosterone smile
Qui non c’e’ nulla da confutare, non si opinano le sensazioni.

Poi ho letto il suo articolo Fabrizio e mi sono fatto una risata (un po’ amara), meno male che non ha sprecato il suo tempo prendendolo troppo sul serio.

Una nota personale, io vivo in Cina, noto paese femminista. Qui le donne lavorano e lavorano tanto quanto gli uomini facendo carriera come e’ giusto che sia.
Purtroppo l’altra faccia della medaglia e’ che

1. non ci sono garanzie previdenziali, quindi se non risparmi e/o se nella vita qualcosa va storto poi finisci a rovistare nei cartoni per fare la raccolta differenziata e arrotondare la pensione. uomo o donna.

2. fanno lavori “da uomo” altrimenti detti “di merda” non solo gli avvocati in gonnella e le amministratrici delegate. guidano il bus, il taxi, raccolgono l’immondizia, puliscono le strade. vedo persone (uomini e donne) la meta’ del mio peso trainare carretti il doppio del mio peso, e via dicendo. non ci sono sconti per nessuno e non credo ci siano quote rosa.

Vi sorprendera’, ma nonostante qui sia possibile sfondare il c.d. soffitto di cristallo, il sogno proibito di tutte le ragazze con cui parlo (lo so non e’ un campione statistico affidabile ma ‘sticz) vorrebbero tutte fare le casalinghe mantenute dal marito. Mantenute e stipendiate. Ah si perche’ nella patriarcale cina il marito pagava uno stipendio mensile alla moglie. E si, anche se ormai le signore lavorano, in molti casi la tradizione sai…

Notare che qui hanno una helper per ogni figlio, quindi fare la casalinga significa andare in palestra e in biblioteca, una vita grama.

Come disse Fermat, ho una bellissima dimostrazione di questo teorema ma il margine di questo commento e’ troppo stretto.
Chiudo perche’ ho scritto un commento piu’ lungo dell’articolo ma potrei continuare.

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Fabrizio Marchi 7:23 am - 6th ottobre:

Riccardo C.,

Evidentemente, Riccardo C, la Cina non è poi un paese così femminista, o comunque non ancora del tutto femministizzato. La cosa non mi sorprende più di tanto, dal momento che il capitalismo (anche se sta recuperando in fretta), è sbarcato in quel grande paese relativamente di recente, anche se sta conoscendo e ha già conosciuto uno sviluppo tumultuoso promosso dallo stesso stato-partito al potere. Sia chiaro, prima della rivoluzione comunista era sempre sotto il dominio delle potenze capitaliste e imperialiste occidentali e/o del Giappone, ma era sotto una dominazione coloniale, era cioè un paese spremuto come un limone e tenuto volutamente in condizioni di estrema arretratezza. Vedremo gli sviluppi futuri. La Cina è la grande incognita del prossimo futuro.

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Fabrizio Marchi 9:01 am - 6th ottobre:

Ragazzi, ho pubblicato or ora un mio lungo commento sul blog di Eretica (che è quello dell’articolo in oggetto). Siccome si è sviluppato un dibattito, io credo che sarebbe utile farsi sentire da parte nostra con commenti intelligenti e logico-dialettici come noi sappiamo fare. Non foss’altro perchè il blog di Eretika è molto seguito e quindi ci fa gioco farci conoscere.
Il mio commento è ancora in moderazione e deve essere ancora pubblicato. Ma certamente lo sarà a breve.
Ripeto: commenti intelligenti e lucidi, comunque sia, anche in caso di risposte improvvide o provocatorie. Altrimenti lasciate perdere. Questa è una battaglia che richiede calma e gesso.
Nel frattempo, prima che lo pubblicheranno, posto di seguito il mio commento:
Il problema che a mio modesto parere ha la grande maggioranza delle donne (ma è anche e soprattutto l’ideologia femminista che le ha fortemente condizionate in tal senso), è quello di leggere e interpretare la realtà solo dal proprio punto di vista, quindi parzialmente. In realtà, come dicevo, ciò non è affatto casuale, il femminismo della differenza ha fatto scuola e da questo punto di vista, è risultato quello vincente. Può rappresentare una minoranza dal punto di vista numerico e politico ma dal punto di vista culturale e psicologico, diciamo così, è senza dubbio quello che ha fatto breccia nel “sentire” della grande maggioranza delle donne.
Anche dalla gran parte dei vostri commenti (anche se con le dovute differenze perché quelli di Minnina e Alahambra sono sicuramente molto più equilibrati e possibilisti o comunque aperti ad un confronto rispetto a quelli di Giulia Arena e Brighid che sono due femministe ideologizzate e si vede ) si evince con chiarezza quanto sto dicendo.
Potrei fare un elenco, forse come voi, di tutte quelle situazioni in cu un uomo si sente ed è effettivamente discriminato in quanto tale, cioè in quanto appartenente al genere maschile. Ma sarebbe un elenco lunghissimo, troppo lungo. Ve lo risparmio. Qualche spunto (ho detto qualche…), se volete, lo trovate in questo articolo che ho scritto http://www.uominibeta.org/editoriali/che-culo-essere-nati-maschi/
Giulia Arena ad esempio trova insopportabilmente sessista che nel suo ambiente colto e intellettuale (dove lei, a quanto pare, è inserita perfettamente e nessuno glielo ha impedito né tanto meno l’ha discriminata in quanto donna) si rida di più se una battuta la fa un uomo rispetto a quando la fa lei. E da per scontato che ciò sia dovuto al fatto che lei è donna e non ad esempio al fatto che potrebbe semplicemente non essere divertente quando dice battute o racconta barzellette o che altri siano più “bravi” o brillanti di lei nel raccontarle. No, lei da per scontato di vivere in un contesto così insopportabilmente sessista (leggi maschilista) al punto tale che si ride istintivamente per riflesso condizionato quando a pronunciare una battuta è un uomo e non si ride o si ride di meno quando a farla è una donna. A mio modesto parere, anche questo è un delirio, del tutto simile a quello del ragazzo trans, ora uomo a tutti gli effetti, che ha scoperto le gioie e le meraviglie dell’essere maschi nella società costruita a loro misura, per i loro bisogni e i loro interessi.
Ma scegliamo di considerare per buono il racconto di Giulia Arena e di darle ragione perché effettivamente le cose stanno come lei le racconta.
Bene, proviamo adesso ad ascoltare un altro punto di vista, che poi non è un punto di vista ma un fatto, ampiamente evidente ma forse proprio per questo occultato.
E allora vorrei dire che anche io trovo insopportabilmente sessista che a crepare sul lavoro siano soltanto maschi, e poveri, perché non si è mai visto un banchiere, uomo o donna che sia, morire precipitando dalla sua scrivania. Lo sapevate questo? Bene, ora lo sapete. A parti invertite, se cioè a crepare come le mosche sul lavoro (solo in Italia da quando sono nato sono 117mila i morti, anzi i martiri, pressoché esclusivamente maschi, sul lavoro, più 2.000 donne circa morte in itinere, cioè per incidente stradale mentre si recavano sul posto di lavoro) fossero state e continuassero ad essere solo le donne, sarebbe scoppiato (giustamente) il pandemonio per quella che (altrettanto giustamente) sarebbe considerata una insopportabile discriminazione sessista nei confronti delle donne. E invece nulla di tutto ciò. E’ considerato normale che a crepare sul lavoro, nella società che si dice essere dominata dalla cultura maschilista e patriarcale, siano gli uomini (in esclusiva). Ora, la contraddizione è stridente, anche agli occhi di chi non vuol vedere. E’ come dire che nell’Alabama o nel Mississippi del XIX secolo a crepare nelle piantagioni di cotone non erano gli schiavi (oppressi) ma i padroni bianchi (oppressori). Ma in nessun contesto storico gli oppressori sono morti sul lavoro al posto degli oppressi. Avete forse notizie di patrizi romani crepati su una galera al posto degli schiavi o di aristocratici al posto dei servi della gleba? Nessuno mai, è evidente.
Qualcuna di voi sa che il 95% della popolazione carceraria è maschile (e per lo più composta di poveracci, perché non mi risulta che nelle carceri, che sono sempre di classe, ci finiscano i ricchi…)? Cosa sarebbe già successo (giustamente), sempre a parti invertite, se a finire in galera fossero state e fossero sempre o quasi sempre solo e soltanto donne?
Pensiamo alle ecatombi di classe e di genere (maschile),cioè le guerre, dove a crepare in prima linea sono sempre stati mandati e continuano ad essere mandati i maschi. Pensiamo alla prima guerra mondiale: 9 milioni di uomini massacrati più 40 milioni di mutilati, malati cronici e “scemi di guerra”, come venivano chiamati una volta… Cosa sarebbe accaduto e cosa accadrebbe a parti invertite? Anche se qui la risposta del femminismo più becero è scontata: “La guerra è un affare privato fra maschi, la guerra è maschile perché la violenza è maschile”. Infatti le imperatrici e le regine che nella storia hanno scatenato guerre, torturato e imprigionato né più e né meno dei loro colleghi maschi, non erano vere donne, erano “maschi in gonnella”, donne che avevano interiorizzato la cultura e la mentalità maschilista. E infatti sono “maschi in gonnella” che hanno interiorizzato la cultura maschilista anche Hillary Clinton, progressista, di “sinistra” e femminista, mandante morale e politica dell’aggressione imperialista alla Libia, al punto di brindare sorridente in diretta mondovisione al linciaggio di Gheddafi, Condoleeza Rize, mandante del massacro di Falluja in Iraq dove decine di migliaia di iraqeni sono stati bruciati vivi con il fosforo bianco, Tzipi Livni, mandante ed esecutrice politica dell’operazione “Piombo fuso” su Gaza da parte dell’esercito israeliano. Devo continuare? Mi fermo perché l’ho fatta anche troppo lunga ma anche per carità di patria, come si suol dire…
In conclusione, l’invito che vi faccio è quello di avere uno sguardo più ampio sul mondo e di non guardarvi sempre nell’ombelico. Così facendo, forse è possibile avvicinarsi di più al vero, che è sempre cosa buona e giusta.

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romano 12:23 pm - 6th ottobre:

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Riccardo C. 12:32 pm - 6th ottobre:

Fabrizio Marchi,

L’accostamento Cina/femminismo era sarcastico. Credo che in Cina si siano verificati gli unici casi di femminicidio della storia, neonati uccisi o abbandonati in quanto femmine.

Tornando all’articolo, purtroppo io non ho la forza di ribattere ai non sequitur femministi ma ammiro sinceramente la sua/vostra costanza e abnegazione

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Luigi Corvaglia 1:04 pm - 6th ottobre:

romano,
.
Ad avere tutto il tempo che hanno tutte queste “oppresse” mi divertirei punto per punto. In parte a spiegargli e in parte a confutare.
Ma siccome da buon “oppressore” devo correre indietro alla pagnotta mi limiterò a qualche punto per volta.
Ad esempio ora ha attirato la mia attenzione questo:
.
Essere oggetto di mansplaining* è roba passata

*questa espressione non ha corrispondenti nella lingua italiana. Deriva da man = uomo e explaining = spiegare, ed indica con valore dispregiativo l’atto maschile di parlare in maniera condiscendente e paternalista con una donna, NdT.

Semplicemente, non fai mansplaining con un uomo. Non lo fai e basta.
.
Perchè ha attirato la mia attenzione?
E’ presto detto. Quanti di voi (e mi riferisco agli uomini) nella vostra vita non si è sorbito sermoni (magari con il tempo rivalutati) per l’appunto condiscendenti e paternalisti da parte di altri uomini?
Incominciando dal proprio padre, dal nonno e via via da altre figure maschili, diciamo un pò tutte, che per un motivo o per l’altro hanno fatto parte della vostra vita. Ma anche da persone che avete incrociato occasionalmente.
Sermoni peraltro, almeno nelle intenzioni, fatti con le migliori intenzioni. E quindi, anche se magari non graditi, segno di un attenzione, una cura verso di voi.
Penso tutti. Non credo di essere un eccezione.
Ed allora, questo/a imbecille a 360 gradi (visto che si è fatto il giro dei due sessi, riuscendo male in entrambi a parer mio) di cosa parla?
Alt.
Mi correggo, visto che l’argomento non è personale del tizio, ma è un cavallo di battaglia del femminismo americano (per adesso): queste imbecilli di cosa parlano?
….
ps. Rugiada (lo so che ci sei) se vuoi puoi spiegarmelo tu.

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mauro recher 4:55 pm - 6th ottobre:

Bisogna vedere se il “fantasma” Rugiada si vuole manifestare ma,a parte le sciocchezze (mica poi tanto) io mi domando se questi qui vivono in una stanza imbottita e non escono mai ,oppure hanno (ed è più probabile) i paraocchi
Per inteso ,anch’io non esco molto in questo periodo però ,da quel poco che vedo ,vedo barboni solo di sesso maschile (mai vista nessuna donna che non vuol dire che non ci sono ,ma che anche gli uomini oppressori ,non se la passano poi cosi bene) e con che coraggio si potrebbe dire che sono dei privilegiati ?

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Fabrizio Marchi 7:25 pm - 6th ottobre:

Riccardo C.,

Più che abnegazione, personalmente non riesco a non dire ciò che non penso. O meglio, mi sentirei molto peggio a non dire quello che dico e a non fare quello che faccio. Insomma, sono impossibilitato ad agire diversamente, per lo meno fino a quando mi sarà consentito esprimere la mia opinione liberamente. Poi non saprei dirti, non sono in grado dirti ora come mi comporterei un domani nel caso la situazione dovesse precipitare. Purtroppo credo che andremo incontro prima o poi a delle conseguenze. Ne abbamo già parlato poco tempo fa. Si potrebbero accanire e si accaniranno contro la libera informazione sul piano economico, non penale. Sanno che quelli come noi non sono terrorizzati dall’idea di finire dietro le sbarre, mentre lo sono molto di più all’idea di essere colpiti economicamente. Al momento questo è il deterrente. Poi è ovvio che tutto può sempre cambiare; dipende da quanto il sistema si sente sicuro.

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Andrea 11:52 pm - 6th ottobre:

Alessandro:
Secondo me si tratta di un articolo scritto da una femminista che si spaccia per transessuale per dare più peso a quanto scrive. Non sarebbe la prima volta.

@@

Lo penso anch’io.

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Fabrizio Marchi 1:16 am - 7th ottobre:

Andrea,

Idem come sopra. Secondo me è inventato di sana pianta. Una bufala per portare acqua al proprio mulino.
Per la cronaca c’è stato un commento ultramisandrico al mio commento di quella Bigrhid che si è anche svelata per la sessista che è.
Questa è la chiusura del suo commento che dice tutto sula vera natura di questa gent(aglia):” Non siamo noi ad avere uno sguardo ristretto, siete voi che angosciati e impotenti vi aggrappate al mondo morente costruito sulla vostra violenza e sul vostro privilegio, un mondo che non ci interessa guardare dato che lo smantelleremo pezzo a pezzo per costruire finalmente un mondo a misura di donna”.
Non sarebbe male replicarle, sempre con intelligenza, calma e lucidità. Io già l’ho fatto, naturalmente.
Queste sono solo delle razziste-naziste, anche se sono convinte di essere portatrici di chissà quale ideologa di liberazione.

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Rino DV 10:14 am - 7th ottobre:

Ho postato colà un vecchio articoletto sull’odio antimale:
1-di cui i nostri (cattivi) maestri non ci avevano mai parlato
(mentre ci mettevano in guardia dalla misoginia inconscia che ci pervadeva).
2- la cui esistenza non è pubblicamente ammessa neanche come ipotesi e per moltissimi non è neppure concepibile: chi crede che la misandria esista è per ciò stesso un misogino e deve sentirsi tale: si sente tale!
.
Odio antimale ormai pandemico, alimentato nelle nuove generazioni da quel racconto manipolatore che è la GNF in una pioggia che è diluvio da decenni.
.
L’ho postato in considerazione dell’invito di Fabrizio ed ho parlato di odio perché quella è l’origine di tutto, ivi compreso l’articoletto della falsa transgender con i suoi raccapriccianti dettagli. Odio che è alla base del progetto apertamente espresso dalla Brighid come pure della percezione e conseguente descrizione oltraggiosa e infamante di ogni relazione che la Liberata intrattiene con il suo carnefice (vedi il “mansplaining” citato da Luigi).
.
Mi si spieghi perché la misandria non dovrebbe esistere.
Perché non dovrebbe produrre gli effetti di qualsiasi altro odio di massa alimentato per generazioni.
Mi si dica perché i suoi obiettivi non dovrebbero essere un giorno raggiunti.
.
A chi invece si chiede quale potrebbe esserne la causa, la fonte, ha già risposto Cesare una volta per tutte e per tutti: la causa della misandria è l’immensità del bene che le femmine hanno avuto dai maschi.
.

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Animus 10:34 am - 7th ottobre:

Non val la pena scrivere nei loro spazi.

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Luigi Corvaglia 11:00 am - 7th ottobre:

Fabrizio Marchi,
.
Ti dirò, io Brighid l’ho incrociata sul Fatto Quotidiano (mai direttamente però) e l’impressione che mi ha dato è stata quella di un astutissimo Troll anti-fem.
E in queste cose ho un buon fiuto … http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yes.gif

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Brighid 12:32 pm - 7th ottobre:

Dato che in questo sito mi si accusa di essere di tutto, da una fanatica a un “troll antifem” cosa che mi fa letteralmente incazzare e che potrebbe creare spiacevoli equivoci con le mie sorelle (facebook ha sospeso il mio account su segnalazione) ho deciso di postare qui la mia risposta a Fabrizio Marchi che ho appena postato su https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/10/04/un-transessuale-ftm-ci-parla-di-privilegio-maschile/#comments e che ora, dopo le vostre illazioni infondate, potrebbe anche non essere accettatta.
Saluti
—–
Ha visto come le ha risposto Laglasnot sotto? La adoro….non riuscirò mai ad essere come lei.
“fare diventare la propria esperienza, dunque anche la tua, un dato generale significa alimentare un altro stereotipo sessista.”
Ora lei penserà: “Che!? Diamine, questo lo sottoscriviamo tutti! E’ proprio QUESTO che stiamo cercando di dire! Ma la questione è proprio che il trans ha fatto esattamente e meditatamente questo, ma invece di farglielo presente, o ignorarlo, si prende questa roba e la si mette qui al centro dei riflettori, dicendo ‘ora dite la vostra’. Ma tutto girerà attorno a questa esperienza non solo parziale ma volutamente generalizzata in chiave anti maschile! Perchè non stiamocela a raccontare, questa cosa del “privilegio maschile” è solo una riedizione molto arzigogolata delle solite cose alla Serafina. Tanto valeva lasciare la scena a Serafina. Ma come fa a non capirlo!? Non è possibile che non lo capisca!”

Ebbene si caro: ogni commeno ogni testimonianzia personale è destinata al nulla dopo aver ceduto il suo momento all’unica cosa che continuerà a girare qui e che per questo si propagherà, ovvero questa parziale testimonianza privata-politica con un messaggio (per lei) premeditatamente e aggressivamente sessista.
E si renda conto che anche lei sta dando un magnifico contributo alla visibilità di questo messaggio. Anche lei ha ceduto il suo momento alla trottola affinchè giri.
Provi a googlare oggi e poi tra una settimana, vedrà dove troverà questi 50 punti. E se non andrà bene questa, riproveremo.
E no, non vale la pena di lasciare la scena Serafina: non otterrebbe gli stessi risultati.

Le faccio notare la chiusa di Laglasnot..
“perché questo è quel che manca nei tuoi commenti. il trans e ilaria hanno raccontato di se. e tu? qual è la tua storia? in che modo pensi che per te non sia mai esistito un privilegio maschile?”
E’ un’opera d’arte.

Lei deve essersi formato prima di internet. Usa il web come se fosse un mezzo dove ci sia il tempo di approfondire di ragionare, analizzare qualcosa prima che sprofondi nel nulla lasciando solo icone e parole chiave.
La invito di nuovo rileggere i 50 punti: sono come un cruscotto dove vengono premuti dei tasti, che attivano altrettante narrazioni. Mentre lei cerca di dare scacco matto logico ed etico ai suoi interlocutori, noi facciamo una manifestazione, un convegno, uno spettacolo, articoli, fissiamo nella memoria collettiva storie, e lavoriamo costantemente sulla parte più viva dei significati, quella che si lega ad altri significati, per costruire azione e realtà.
E una narrazione fa decisamente più realtà, significati, persuasione, azione, etica e mondi di una dimostrazione logica. La dimostrazione stessa è un caso particolare degenere e sterilizzato di narrazione.
Capisce la differenza tra organizzazioni come la vostra e le nostre?

E si, questa è una guerra, ma non l’abbiamo voluta noi, non siamo state noi a imporvi per millenni dei modelli, delle storie, e se non ci liberiamo delle vostre storie dei vostri modelli, chi lo farà per noi?
Tenetevi dunque le vostre lucrezie e le vostre goretti e pure le vostre adultere e susanne e il vostro giudizio, la vostra condanna e anche il vostro perdono i vostri miti incisi per secoli sul corpo delle donne, perchè le vostre storie, i vostri modelli la vostra “razionalità”, la vostra “oggettività” sono già stupro.
Ecco perchè rifiutiamo le vostre storie. Ci racconteremo da sole le nostre, su quello che siamo su quello che vogliamo essere, e mai più su quello che dovremmo essere per voi, a cominciare proprio dalla violenza, dal marchio di violenza imposto da voi sul nostro corpo per plasmarci e darci la forma della vostra violenza. Non siete più Adamo che decide pure il nome di Eva, abbiamo cominciato noi a dare nomi e significati alle cose, a fare realtà e verità per noi, e non smetteremo.
Ma non siamo come voi: la guerra al patriarcato non sarà condotta nè con la forza bruta, nè con lo stupro sul quale credeste di poter costruire un mondo, oggi al collasso.
La nostra rivoluzione sarà dolce come il cullare, la nostra arma sarà il delicato collegare significati tra le parole, il crearne di nuovi, lo stabilire nuovi collegamenti tra questi significati, le cose e le prime sensazioni delle nuove coscienze che su questo nuovo universo simbolico muoveranno i loro primi passi.
Voi non ci eguaglierete mai nell’arte del generare coscienze e mondi simbolici attraverso la narrazione. Al pari del generare la vita quest’arte potrete solo invidiarla e scimmiottarla. Il vostro vantaggio, infatti, non è l’esperienza o la durata del vostro dominio, ma era l’averci tenute lontane dalla cultura e soprattutto la perdita della nostra consapevolezza, di ciò che siamo e di ciò che siete voi.
Il nostro risveglio è già stata la vostra sconfitta e questo è solo un finale di partita.
Lei non dovrebbe odiarmi ma amarmi. Io sono schietta e sincera. E’ vero le sono nemica, ma sono una nemica leale che scende in battaglia a viso scoperto e armi in pugno e ti dice con tutta se stessa che ti vuole sconfitto. I maschi infatti, come qualsiasi classe dominatrice, non lasceranno il potere con le buone. Lei questo dovrebbe saperlo.
Ma se ci pensa, a voi verrà concesso anche quest’ultimo privilegio: perdere il potere con dolcezza. Non è forse la mano sulla culla quella che governa il mondo? Si trattava solo di cullare con coscienza. Non resistete…Lasciatevi cullare…un mondo a misura di donna piacerà anche a voi, mi creda.

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Fabrizio Marchi 12:44 pm - 7th ottobre:

La mia ulltima risposta ad Eretika (che Brighid non ha ancora letto perchè ancora non è stata moderata):
“Cara Eretika, non scherziamo e non ci prendiamo in giro, anche perché un po’ mi conosci e dovresti sapere con chi hai a che fare…Mi sono raccontato in decine di articoli, video, interviste, convegni, conferenze ecc. e tu dovresti saperlo…Ho fatto “autocoscienza “pubblicamente e n moltissime occasioni. Comunque, a scanso di equivoci questo è uno dei miei racconti, non inventati, ma di vita vissuta, la mia: http://www.uominibeta.org/editoriali/ho-subito-violenza-ma-listat-non-lo-sa/
Ciò detto, perdona la mia franchezza, trovo la tua risposta scontata e politicamente opportunista. Una bella (e dal mio punto di vista, maldestra) arrampicata sui muri per giustificare una posizione ambigua che vuole mantenere il piede in tutte le staffe. Personalmente credo ancora nel principio di identità e non contraddizione; che vuoi farci, sono un vetero che ancora non ha sputato su Hegel (e neanche su Marx), a differenza di tante altre tue compagne o ex compagne (non lo so…). Hai capito perfettamente cosa volevo significare ma sei nella impossibilità di darmi una risposta logica e coerente. Perché darmela comporterebbe una scelta netta e precisa (oltre che logica e razionale) che tu non puoi fare per varie ragioni: ideologiche, politiche e forse personali (queste ultime non sono affar mio, ovviamente…).
Un’ultima cosa. Io non faccio “la conta dei morti”, come dici tu. Ma se da quando sto al mondo mi sento ripetere in tutte le salse che io in quanto maschio sarei un oppressore e un privilegiato, insieme a tutti gli altri maschi, indistintamente (e come vedi anche in questo dibattito c’è chi ha riproposto questo mantra), allora mi trovo costretto a spiegare perché non è così, perché non si è oppressori e privilegiati in quanto maschi. E per farlo, cara compagna Eretika, devo portare dei fatti che attestano quanto sto dicendo. Per cui, se io dico che a morire sul lavoro sono soltanto maschi oppure che in galera ci finiscono quasi esclusivamente maschi oppure che il 90% dei senza casa e dei ricoverati alla Caritas sono sempre maschi (e così via discorrendo con decine di altri esempi, statistiche e dati, e fatti concreti che dimostrano quanto sto dcendo), non lo faccio perché voglio scatenare una sciocca guerra al genere femminile (cosa che il femminismo ha fatto a parti invertite), ma solo per dimostrare che l’assunto femminista è sbagliato. E per dimostrarlo, devo portare dei fatti. Rispetto ai quali, guarda caso, non c’è risposta, si glissa, si sceglie di lasciar cadere, di svicolare. Per la semplice ragione che è impossibile fornire una risposta logico-dialettica ad una contraddizione evidente che, se riconosciuta (faccio presente che non stiamo parlando di un “sentire”, ma di fatti, i morti sul lavoro o le carceri strapiene di maschi), manderebbe in frantumi in un nano secondo, la narrazione femminista.
Il femminismo non regge e non può reggere alla prova del metodo logico-dialettico. Non può. Il femminismo si regge sul fatto che per una serie di ragioni (che noi abbiamo indagato) nessuno, a sinistra, al centro, a destra, ha fino ad ora osato non dico metterlo in discussione ma anche solo criticarlo (a parte pochissimi, cioè noi e pochi altri). Tutte le narrazioni ideologiche che si sono succedute nella storia hanno avuto i loro antagonisti, i loro critici. Tutte, tranne il femminismo. La reinterpretazione femminista della storia è stata accolta universalmente come Verità Assoluta, incontestabile, incriticabile. E chi la critica viene equiparato ai negazionisti dell’Olocausto. Il problema (ma è un problema nostro, non tuo…) è capire come ciò sia stato possibile (e in larga parte lo abbiamo scoperto dopo anni di riflessione, di studio e di confronto) ma soprattutto quale può essere il punto di rottura. E questo punto di rottura non è certo nel contraddittorio fondato sulla logica. Se così fosse da quel dì che avremmo vinto la nostra battaglia e il femminismo si sarebbe squagliato come neve al sole. Il terreno di confronto è un altro, ed è quello psichico. Ma, ripeto, questo è un nostro problema, non tuo o vostro.
Ora chiudo perché gli impegni e le cose da leggere e da scrivere sono tante, e anche perchè continuare non avrebbe senso dal momento che non faremmo altro che rimestare nel mortaio.
P.S. il commento di Eretika (Laglasnost è il nick che usa in questo frangente) in risposta al mio precedente lo trovate su Abbatto i muri.

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Fabrizio Marchi 12:52 pm - 7th ottobre:

P.S. io rinuncio a rispondere a Brighid. Non avrebbe senso, ovviamente. E’ una fanatica integralista invasata, per quanto mi riguarda. Mi raccomando. Ricordo a tutti sempre calma e gesso, lucidità e leggerezza, logica e razionalità.
Noi non siamo come loro.

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Luigi Corvaglia 1:10 pm - 7th ottobre:

Brighid,
.
Grazie per la conferma. http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif

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Animus 1:10 pm - 7th ottobre:

Brighid: La invito di nuovo rileggere i 50 punti:

___________________

Ho scritto che “non vale la pena scrivere nei vs spazi”, ma qui è diverso…

Solo 2 parole ( detesto le lungaggini…):
E tu, mi sapresti dire dove le tue “ragioni” (sono farneticazioni, ma visto che tu ci credi) prenderebbero la distanze dalla pura e semplice … “volontà di potenza”, dominio, sopraffazione, insomma…smile

GoodLuck!

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Marco Pensante 3:35 pm - 7th ottobre:

Luigi, un vero Cavaliere Nero. Applauso.

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Fabrizio Marchi 5:55 pm - 7th ottobre:

Luigi Corvaglia,

E’ vero, hai ragione Luigi, ero stato disattento nel leggere…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif
Bè, grande, direi, io ci sono cascato con tutte le scarpe…ma è risaputo che vado a tre cilindri…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yahoo.gif però c’è da dire che dal suo primo commento su Abbatto i muri non si poteva capire…

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Sandro Desantis 7:42 am - 8th ottobre:

Non a caso, anni fa, aprii discussioni come questa.
http://questionemaschile.forumfree.it/?t=14946240

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Lupesio 8:54 pm - 26th novembre:

Riccardo C.,

Io vivo in Russia, paese in cui nei ruoli manageriali le donne sono il 44%, praticamente la parità, il valore più alto al mondo, senza quote rosa e posso confermare la stessa situazione. Ho cercato lavoro presso il terminale petrolifero ma non mi hanno assunto perché erano tutte donne (il lavoro comprendeva fare turni di 12 ore di notte e andare ogni ora a prelevare campioni di olio combustibile dai serbatoi, 15 minuti andare e 15 tornare, con temperature anche sotto i -20). Ho poi trovato lavoro in un’azienda in cui l’80% dei colleghi erano donne, e andare al lavoro la mattina è un bel vedere. Anche i ruoli nell’abbordaggio, spesso, sono opposti e non esistono alimenti in caso di divorzio. Poi dicono che non è un paese libero. Non me ne vado per niente al mondo.
Riccardo C.,

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romano 10:58 pm - 28th novembre:
Omino Bianco 5:50 pm - 29th novembre:

La Kelly espone sul banco le carte, ma il punto é come giocarle? Lasciare che tutte continuino a subire “molestie” da questi uomini ogni santo giorno nelle più disparate situazioni? Non nego che mi stupisce molto quanto dice Kelly, possibile siano cosi tanti uomini ad essere sessualmente aggressivi? Oppure sono pochi che rovinano anche magari chi ha una visione del sesso più ludica e “leggera”? Comunque sia mi spiego chiaramente da quanto racconta Kelly del perché troppo spesso le donne mi deludono: hanno le loro sante porche ragioni.

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Daniele 12:11 am - 30th novembre:

Non so altrove, ma qui in Italia, dove li vedete tutti questi uomini che “aggrediscono sessualmente” le donne? Quelle stesse donne che si lagnano della “scomparsa degli uomini di una volta” (gli stessi uomini che il femminismo ha ferocemente combattuto), ma poi si lamentano se le guardi e fai degli approcci “vecchio stampo” ?
Per quanto mi riguarda, si può rimanere delusi dalle donne solo fino a quando non si è pienamente consapevoli di come sono fatte, perché nel momento in cui ci si rende conto di quanto assurde e contraddittorie siano “tutto passa”, nel senso che uno se ne fa una ragione. Tanto se ci provi sei un molestatore, se non ci provi sei frocio e tonto.
Così è.
Amen.

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armando 10:01 am - 30th novembre:

“Toccami cecco che mamma non vede. Mamma, Cecco mi tocca!!”
Ah, l’antica saggezza!

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Fabrizio Marchi 9:54 am - 2nd dicembre:

Ho letto l’articolo della Kelly “Succede a tutte, senza che ve ne rendiate conto”.
Va bè, c’è poco da dire, nel senso che per l’autrice la vita delle donne è una specie di inferno in cui si vive praticamente in un incubo costante, quello di poter essere stuprate o comunque sottoposte a violenza in qualsiasi momento. Se questa è la sua percezione, c’è ben poco da dire.
Mutatis mutandis, se avessimo il suo stesso approccio, tutti vivremmo nel suo stesso incubo.
Leggete questa frase che ho estrapolato dall’articolo e che mi sembra indicativa del modo di “sentire” di quella donna:
“Ascoltate, perché la realtà è che lei o qualche altra donna di sua conoscenza a un certo punto nel corso della propria vita è stata abusata, aggredita o stuprata. E lei sa che il pericolo che ciò le accada è sempre presente”.
Ora, voglio dire, proviamo ad allargare il discorso, dimenticandoci per una volta le “questioni di genere” ecc. e riflettiamo un attimo.
Chi di noi non conosce un uomo che almeno una volta nella sua vita non abbia subito un’aggressione (anche da un altro uomo intendo)? Chi di noi, almeno una volta non si è ritrovato in una situazione di conflitto con qualche altro uomo, magari anche per ragioni futili, tipo una partita di pallone, con uno che perde la trebisonda perché lo hai tenuto per il braccio e nella trans agonistica reagisce istintivamente, si incazza e magari ti prende a pugni o a calci negli stinchi o altrove? Oppure, che so, nel traffico, uno che è particolarmente stressato e scende dall’auto per aggredirti perché secondo lui gli hai tagliato la strada? Oppure uno ubriaco o inciuccato di sostanze varie in una discoteca che ti salta addosso magari solo perché inavvertitamente gli hai pestato un piede oppure perché hai guardato troppo insistentemente la sua ragazza?
Sono solo esempi, ovviamente, anche banali, piccoli episodi, frequentissimi, e sono solo la punta dell’iceberg di un livello di violenza molto più alto che purtroppo esiste nella nostra società anche perché, spesso, purtroppo, anche quegli episodi banali si trasformano in atti di violenza molto più efferati (di cui sono protagonisti sia uomini che donne, sia chiaro…).
Ora, anche ammettendo che a nessuno di noi sia mai accaduto nella propria vita un episodio simile (e la qual cosa mi lascerebbe basito per la verità e vi chiederei in quale mondo avete vissuto fino ad ora oppure se vi hanno imballato in una cassa di bambagia fin da quando siete nati e vi ci hanno tenuto per 50 anni…), sicuramente tutti abbiamo sicuramente conosciuto di persona uomini a cui sono invece accaduti, anche perché non posso realisticamente credere che nessuno di voi nell’arco della propria vita non sia venuto a conoscenza di un episodio violento o di un’aggressione subita da qualcuno.
Ora, utilizzando come parametro il “sentire” della Kelly, se noi vivessimo ogni istante della nostra vita concentrati sul fatto che in qualsiasi momento potrebbe accadere anche a noi quello che è successo a tanti altri (cioè di subire violenza nei modi più disparati e per le ragioni più disparate e nei momenti più impensati), è ovvio che la nostra vita diventerebbe un inferno, vivremmo un una sorta di incubo costante, né potrebbe essere altrimenti.
Ma, ripeto, potrei portare tanti altri esempi. Chi di noi non ha mai conosciuto nella sua vita qualcuno/a che sia rimasto vittima di un incidente stradale e che si sia rotto un braccio, una gamba o un paio di costole (o pure peggio…)?
E allora? Che facciamo? viviamo nell’incubo costante di finire sotto una macchina? Ma su, è evidente che questo modo di ragionare è semplicemente assurdo.
A meno di non avere in testa un proposito altrettanto assurdo (ma io credo che invece sia proprio questo il punto), e cioè quello di pensare di poter costruire un mondo in cui la violenza, in ogni sua possibile forma, sia stata eradicata al punto tale che anche a livello psicologico profondo noi abbiamo la certezza che mai nulla potrebbe accaderci. Ma, ripeto, se il metro è quello della Kelly, questo dovrebbe essere applicato a tutto. Per non vivere in un incubo costante e poter vivere in una condizione di assoluta serenità, bisognerebbe vivere in un contesto dove è escluso che un automobilista possa travolgerci, oppure un treno possa deragliare, uno per la strada possa aggredirmi per qualsiasi ragione o al limite un vaso di fiori possa cadermi sulla testa da un terrazzo (avviene anche questo, sia pure molto di rado…).
Credo, al di là dell’ironia, che nella testa di queste femministe (per lo meno di alcune), ci sia una sorta di delirio pseudo “utopistico” e al contempo egoistico. Nel senso che secondo me a loro di ciò che accade o può accadere agli uomini non gliene può fregare di meno. Credo che il loro intento (per questo mi sono soffermato a commentare questo articolo) sia quello di lavorare alla costruzione di un possibile contesto dove le donne, in quanto tali, sono comunque al riparo da tutto. Quindi in primis dalla violenza (naturalmente loro partono dal postulato che la violenza è maschile…). Per il resto, scannatevi pure, a patto che le donne siano completamente al riparo. Se andiamo bene a vedere, questo atteggiamento, in fondo, ripropone il vecchio e ultratradizionalista (e sessista, anche se nessuno ci ha mai riflettuto) detto per il quale “le donne non si toccano neanche con un fiore” (il che implica invece che un uomo possiamo pure farlo a brandelli…)
In conclusione, a me pare che in realtà dietro a tutta questa verve modernista, progressista, femminista e tanto “liberatoria”, in realtà ci sia, sia pure in forma rivisitata e corretta, la riproposizione di schemi vecchi come il cucco.

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armando 11:18 am - 2nd dicembre:

Concordo in pieno. Il finale è ineccepibile. la kelly sogna il paradiso terrestre (solo rosa, naturalmente), ma dimentica che fu Eva ad essere tentata e tentare a sua volta quel cretinetto di Adamo, che abboccò al lamo provocando la propria e altrui rovina.

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Luigi Corvaglia 1:12 pm - 2nd dicembre:

Concordo anch’io sul finale.
In fondo il femminismo (ultra-sinteticamente, ovvio) non fa altro che rispondere alle esigenze di sempre del femminino in un contesto diverso.
Però quel discorso, quello della Kelly, ha presa sull’animo femminile. Evidentemente tocca corde, magari inconscie, ma esistenti e pre-esistenti.
E allora starei ben attento a liquidarlo frettolosamente. Probabilmente si tratta di uno di quei laghi psichici da cui emunge acqua da portare al proprio mulino.

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Omino Bianco 1:22 pm - 2nd dicembre:

Fabrizio, come sempre riesci a leggere dietro le righe e lo fai in maniera attenta e convincente per chi non ha i paraocchi, peccato che questa verve modernista e femminista sembra incontrollabile. Se solo la maggior parte delle donne riuscisse a capire lo stato in cui versa l’uomo e la smettessero con queste storie! Forse un mondo migliore si potrebbe immaginare. O Kelly immagina la dolcezza dai! Immagina che le tettine di una ragazzina ad un uomo che le fissa stanno solo evocando gioia, bellezza, amore dai é così per me Kelly! Ci riesci?

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Animus 3:04 pm - 2nd dicembre:

Premesso che non ho letto l’articolo (scusate ma non riesco più a leggerle certe depistaggini), se ne ho capito il senso dalle conclusioni di Fabrizio, io non butterei tutto alle ortiche, e mi terrei la giusta conclusione che alberga del profondo dell’animo femminile, la sola che serve sapere, a noi, come servirebbe al resto dell’universo maschile. (che nella soc. ideale andrebbe insegnata sin dalle elementari)

La morale di quell’articolo, corretta, è che la donna, nel suo profondo, ha paura dell’uomo.
E questa paura (non essendo la donna “impotente”) è causa di danno verso l’uomo .

Il parallello che potremmo fare, non è “anche gli uomini hanno subito violenza etc etc”, certo c’è, ma è meno importante.

Perché si possa immaginare lo stato d’animo femminile nel mondo dovrebbe prefigurarsi una società in cui egli viva in mezzo ai gorilla, ne condivida la presenza mentre cammina di notte per strada, o in luoghi isolati.

Non è importante che l’aggressione ci sia, è il fatto stesso che esita anche solo la possibilità, essendo la parte debole, che rende la presenza nel mondo dell’altro…scomoda.

Se si riesce a penetrare quest’ottica, questa sì, che tutti gli uomini (di un certo tipo, il castrato o il “devitalizzato” sono già stati tolti dalla zone di pericolo, e quindi sono impossibilitati ad esperire anche questa dinamica perché esclusi) hanno verificato, si comprende molto, soprattutto cosa ci sia alla base di moltre dinamiche sociali, la “domesticazione”, la restrizione di tutti gli spazi “liberi”, e dunque il dilagare della tecnica volta al controllo sociale e la repressione delle libertà in nome della “sicurezza”, insomma, l’imporsi del grande fratello (che qualcuno ha ribattezzato grande sorella), fino a tutti quei comportamenti sociali di pseudo-sudditanza morale, che altro non servono se non a dimostrare, riverenza, sudditanza, ossia, a fugare quella paura verso l’uomo estraneo (e qui ci sarebbe da fare/intrecciare tutto il discorso psicologico con quello sociologico in cui l’unica società a misura di donna, ciò “esente da paura”, è quella delle famiglie allargate di epoca neolitica di cacciatori/raccoglitrici che la storia delle grandi civiltà ha schiacciato/stravolto, che vi evito per ovvie ragioni) che sempre alberga dentro di lei.
Sono tutte dinamiche che soddisfano uno stesso bisogno di limitazione di una sensazione negativa femminile.

Si provi ad entrare in ascensore o stare in uno spazio isolato con una donna (estranea) senza compiere quei rituali “strumentali”, espressivi o vocali, che servono solo a dire:”Io amico, no pericolo”, e vedrete che sarà lei a proporli immediatamente, ma solo in chiave interrogativa, alla quale attende la risposta, il “mancato inchino”, o il “volto amio” (l’opposto del “volto reato”) che se viene a mancare una seconda volta, allora vedrete sorgere inveitabilmente, non il distacco/freddezza, come avverrebbe tra uomini, ma … la paura.

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Daniele 4:16 pm - 2nd dicembre:

Premesso che una volta tanto condivido gran parte delle conclusioni di Animus, giacché anch’io sono del parere che la donna, nel profondo, ha paura dell’uomo, qual è la soluzione? L’estinzione, forse? Perché, diciamolo, l’unica maniera per liberare le donne da tali paure altro non è che l’estinzione degli uomini…

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Animus 5:07 pm - 2nd dicembre:

Daniele: l’unica maniera per liberare le donne da tali paure altro non è che l’estinzione degli uomini…

Due secondi fa:

http://www.dailymail.co.uk/femail/article-3341485/Kim-Kardashian-Kendall-Jenner-Emma-Watson-given-black-eyes-bruises-shocking-domestic-violence-campaign.html?ito=social-facebook

In light of the International Day for Elimination of Violence

Non capisco perché si continuano ad usare gli attributi/epiteti, in luogo del sostantivo…

Forse, perché gli uomini … non capiscano?
Forse, perché, le donne … hanno bisogno di una Maschera? (ricordate il post sulla maschera di Schoup/Nicce)

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Rino DV 6:57 pm - 2nd dicembre:

Luigi:
>>
Evidentemente tocca corde, magari inconscie, ma esistenti e
pre-esistenti.
>>
.
Sono del parere che una delle concause (tra varie altre) dell’espansione del fem.o sia appunto l’esistenza di un sostrato ad esso favorevole, costituito da un sentimento preesistente di diffidenza, sospetto e paura latenti verso gli UU, tratto estesissimo nella nostra cultura (a mio modo di vedere) radicato però nelle profondità assolute dell’essere femminile e del suo rapporto con il maschile. Avversione originaria, ma in altri tempi e luoghi depurata e recuperata al versante positivo della relazione, da altre condizioni socio-culturali, qui-ed-ora scomparse.
.
De facto, il fem.o ha elevato questo sentimento a filosofia, forma educativa e progetto politico. In altre parole ha insegnato alle DD occidentali a percepire la totalità della relazione con il maschio come negativa. Ha insegnato – e insegna – che anche la parte che appariva positiva era in realtà un male mascherato.
Oggi una donna davvero evoluta, per essere tale, deve percepire e valutare la totalità assoluta del rapporto F/M come negativo, come male. Nell’insieme, in ogni ramo della sua articolazione e nei minimi dettagli, anche e soprattutto là dove quel male le pareva bene.
.
Ciò con riferimento a tutto il passato ed il presente di ogni latitudine (sul piano collettivo) e di ogni sua esperienza sul piano personale.
E ciò pure con riferimento a tutto ciò che accadde e a tutto ciò che non accadde. Anche questo fu ed è male.
E ciò pure relativamente ai fatti (osservabili) ed alla dimensione immateriale (psicologica).
.
Se mai gli UU un giorno facessero altrettanto, il conflitto divamperebbe come un incendio atomico. La stessa vita quotidiana
diventerebbe intollerabile. Un inferno assoluto.
.
E sarebbe quella che mi sono permesso di chiamare V Guerra Mondiale. (Suscitando incredulità anche in ambito Momas).
.
Guerra che è già presente, ancorché combattuta solo da una parte e perciò non conclamata.

.

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Daniele 8:28 pm - 2nd dicembre:

Sempre interessanti e direi pure affascinanti i posts di Rino.
>>>>>>>>>>>>>>>
Sono del parere che una delle concause (tra varie altre) dell’espansione del fem.o sia appunto l’esistenza di un sostrato ad esso favorevole, costituito da un sentimento preesistente di diffidenza, sospetto e paura latenti verso gli UU, tratto estesissimo nella nostra cultura (a mio modo di vedere) radicato però nelle profondità assolute dell’essere femminile e del suo rapporto con il maschile. Avversione originaria, ma in altri tempi e luoghi depurata e recuperata al versante positivo della relazione, da altre condizioni socio-culturali, qui-ed-ora scomparse.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Concordo al 100%.

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Omino Bianco 3:09 pm - 3rd dicembre:

“l’unica maniera per liberare le donne da tali paure altro non è che l’estinzione degli uomini…” Esagerazioni, capisco Daniele che esiste il problema del femminismo sciupa uomini in atto, ma che ciò possa mutare in una vera e propria estinzione, che poi significherebbe di entrambi giusto? O le donne si accoppieranno con altre specie: orsi, cani, pantere, chissà se non addirittura aliene…

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Daniele 8:29 pm - 3rd dicembre:

Omino Bianco:
“l’unica maniera per liberare le donne da tali paure altro non è che l’estinzione degli uomini…”Esagerazioni, capisco Daniele che esiste il problema del femminismo sciupa uomini in atto, ma che ciò possa mutare in una vera e propria estinzione, che poi significherebbe di entrambi giusto? O le donne si accoppieranno con altre specie: orsi, cani, pantere, chissà se non addirittura aliene…

>>>>>
Omino bianco, l’ironia non è il tuo forte, vero?
E’ chiaro che la mia è una provocazione, che lì inizia e lì finisce…

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Omino Bianco 11:13 pm - 3rd dicembre:

Probabilmente no Daniele, il mio voleva essere un intervento dal sapore ironico ma é chiaramente non riuscito. Mi dispiace averti urtato, non era il mio intento.

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Animus 2:00 pm - 4th dicembre:

Omino Bianco,

Non mi pare che Daniele abbia detto né nulla di strano – per quello che dovrebbe essere lo “stato dell’arte” di chi si occupa di qm – né tanto meno, di poco condivisibile.

Noto invece come ogni volta che si esprimono dei concetti insoliti – ossia fuori dalle banalità dei luoghi comuni – c’è sempre qualcuno che corre ai “ripari”, così “siamo sicuri che ci capiamo”.

Non so , dato che non condividi, sarebbe allora interessante sentire quale sarebbe per te la soluzione , alternativa, per liberare le donne da questa paura…

Così, giusto per sentire qualcosa d’interessante dato che delle banalità ne abbiamo le “tasche” piene tutti, credo….

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Animus 2:20 pm - 4th dicembre:

Animus: Non è importante che l’aggressione ci sia, è il fatto stesso che esita anche solo la possibilità, essendo la parte debole, che rende la presenza nel mondo dell’altro…scomoda.

___________________________________-
Incredibile come certi concetti nonostante siano universalmente veri, vengono trattati come fossero “carbonari”.

In questo momento sto guardando un video su Putin, è infastidito per il fatto che, a suo dire, i sistemi anti-missile americani sono stati messi in piedi esclusivamente per neutralizzare i missili della russia.

Putin: loro (gli americani)ci dicono “non vi preoccupate, non li useremo contro di voi!”
Putin: tuttavia, ciò è possibile…( e quindi, solo per il fatto che sia possibile, è motivo di malumore)

https://youtu.be/PKjUgAk8rA0?t=136

Ecco, come dovrebbe ragionare ogni uomo.

Invece…la sua cultura/tradizione (e tutte quelle “belle” cose che vorrebbe salvare, “i valori”) da uomo di neanderthal non l’aiuta ad affrontare ragionamenti ed una visione che mondo che siano appena al di sopra del livello della banalità (il gregge è il gregge), lui, di per sé, non riesce ad andare oltre ciò che gli hanno insegnato (trad. ciç per cui è stato addomesticato / ammaestrato) e dunque, le cose, vanno come vanno….

http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_whistle3.gif

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Omino Bianco 1:49 am - 5th dicembre:

Animus, Daniele, credo veramente a volte, forse quando lo sconforto ha il sopravvento che il disegno che dipingono i Signori per noi sia di natura extraterrestre. Adesso tornando sulla terra Animus mi chiedi quale sia la soluzione per liberare la donna da queste paure. Risposta: Smantellamento radicale della famiglia tradizionale. Ma siamo ancora troppo animali, non ci abbandoniamo facilmente, pur in condizioni favorevoli, alle linee e ai colori di nuovi orizzonti.

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Omino Bianco 2:25 pm - 6th dicembre:

Non so se la frase é tratta quindi parte di una situazione, ma se vogliamo pensarla come c’è la presenti a me mette i brividi: il furore é necessario, imprescindibile stato emotivo che neutralizzando la paura tranquillizza la donna. Forse é così, forse un pó.. speriamo non troppo.

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Omino Bianco 3:51 pm - 7th dicembre:

Per dirla in altri termini: alle donne il furore é preferito alla paura. In linea di massima credo sia così. Ma in mezzo tra le due cose, nell’era moderna, c’è il romanticismo, la poesia, l’ironia, l’arte che però sono fortemente e “ferocemente” monopolizzate dai media.

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Animus 4:56 pm - 7th dicembre:

Omino Bianco,

Mi sa che non ci siamo..
Vediamo se questo ti aiuta, è una delle storie buddiste più famose…

Un giorno due monaci buddisti stavano facendo ritorno al loro monastero, camminando in silenzio.

Essi praticavano lo stato di testimonianza, osservando i loro pensieri e il mondo in modo distaccato.
Giunti alla riva del fiume che li separava dalla loro meta, notarono che non c’era il barcaiolo che solitamente li traghettava dall’altra parte del fiume. Attesero a lungo ma questi non si fece vivo.
Nel frattempo, giunse una giovane donna che analogamente si mise in attesa del barcaiolo per attraversare il fiume.
Cominciava a farsi buio, per cui decisero che non era più il caso di aspettare e di attraversare il fiume da sé.
Vedendo, però, la donna in difficoltà, uno dei monaci si offrì di aiutarla e la portò sulle spalle mentre attraversava il fiume. Dopo la traversata, la donna ringraziò e i due monaci proseguirono il loro cammino verso il monastero in silenzio.
Quando ad un certo punto, l’altro monaco interruppe il silenzio: «Come hai potuto fare una cosa del genere? Noi non dovremmo avere nessuna relazione con le donne, figurati poi toccarle e nientemeno portarle sulle spalle!»
Il monaco che aiutò la donna compassionevolmente rispose: «Io ho lasciato quella donna tempo fa, ma tu, mio caro, la stai ancora portando con te».

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Animus 9:46 am - 8th dicembre:

Rino DV: Sono del parere che una delle concause (tra varie altre) dell’espansione del fem.o sia appunto l’esistenza di un sostrato ad esso favorevole, costituito da un sentimento preesistente

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Rip. comm. da facebook.

Oggi si celebra “l’immacolata” concezione, il concepimento senza il maschio( e dunque, senza “peccato originale”), sogno di autarchia femminile che la Chiesa ha usato come jolly, la sua carta vincente che è servita a riempire le chiese di donne, per un paio di millenni, e continua a farlo…finché dura.

Sogno che infatti oggi è minacciato/superato dalla realtà: mio zio mi diceva sempre, a cosa serve sognare una bicicletta, se puoi scendere e comprartela (o magari fartela spedire direttamente a casa)?

Cmq, la Chiesa, a breve, dovrà inventarsi qualcos’altro se vorrà continuare a fare la cresta sui desideri femminli…
Ma per loro che hanno buoni psicologi, i migliori del mondo, non sarà certo un problema.

Il mio augurio per oggi, a tutte le aspiranti “Vergini”, siano esse nonne “casa e chiesa”, siano esse figlie “emancipate” è:
Aspiranti al parto verginale?
Pigliatelo nel culo.

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armando 12:27 pm - 8th dicembre:

Bella la storia dei monaci buddisti. Densa di implicazioni. Il furore è l’altra faccia della medaglia della paura, ma non di quella femminile, bensì di quella del monaco che non voleva avere nessuna relazione col femminile.

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armando 12:36 pm - 8th dicembre:

Omino Bianco,

Non ho capito perchè lo smantellamento della famiglia tradizionale dovrebbe essere la soluzione. Di cosa?
Forse della paura femminile? Può darsi, ma nel senso che nella sessualità puramente fisica o materiale, la donna ha piena padronanza non solo di se stessa ma anche del maschio, ad onta delle apparenze. Ora, non è detto affatto che la famiglia tradizionale sia anche quella del sesso metafisico o sacralizzato, ma abolirla , in favore di cosa?. sarebbe un rimedio peggiore del male
Un autore che Animus dovrebbe amare, Jiulius Evola, scrive:
“Se metafisicamente il maschile corrisponde al principio attivo e il femminile a quello passivo, tali rapporti si invertono in tutto il dominio della sessualità corrente, cioè nel dominio che si può chiamare naturale dove l’uomo […] di massima appare come colui che subisce la magia della donna […] Di fronte all’uomo che desidera, cioè di fronte al puro bisogno sessuale maschile, la donna ha sempre una decisa superiorità. Essa non tanto si da quanto si fa prendere […] Cosi l’uomo priapico s’illude assai quando crede e si vanta di aver posseduto una donna, perché essa ha giaciuto con lui […] Non occorre specificare che, sul piano sottile, la condizione di passività dell’uomo e tanto maggiore, per quanto più in lui sono sviluppati e predominano gli aspetti materiali del maschio, i tratti istintivi, violenti e sensuali della virilità. Lo stesso tipo nel quale l’Occidente più recente ha sempre riconosciuto l’ideale della virilità […] l’uomo atletico dalla volontà “dura”, di massima è il più povero di virilità interiore; di conseguenza è fra i più disarmati di fronte al più sottile potere della donna […] Soltanto nell’ambito dell’eros sacralizzato i rapporti di attività e di passività cambiano fondamentalmente, tanto da riflettere lo status proprio dei due principi in sede metafisica”

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romano 1:28 pm - 9th dicembre:

Crisi umanitarie, in 100 milioni hanno bisogno di assistenza sanitaria. Donne più vulnerabili
http://sociale.corriere.it/crisi-umanitarie-in-100-milioni-hanno-bisogno-di-assistenza-sanitaria-donne-piu-vulnerabili/

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romano 12:27 pm - 12th dicembre:

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Fabrizio Marchi 1:43 pm - 12th dicembre:

romano,

Se Repubblica e Corsera sono rispettivamente la corazzata e l’incrociatore pesante del femminismo italiano, il Manifesto è la prima delle cacciatorpediniere di scorta, seguita a ruota da tutto il resto della flotta.
Punto e stop. Non c’è niente altro da dire.

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romano 2:15 pm - 15th dicembre:

Un Beppe Severgnini in splendida forma:

Così: dove la competizione è possibile, le donne si stanno dimostrando più brave. Punto. Biologia, neurologia, psicologia, voglia di rivincinta? Non so: ma un giro nelle scuole, nelle università, negli studi professionali, nei commissariati, negli ospedali e nelle redazioni non lascia dubbi. Era inevitabile che la rappresentazione televisiva – quindi, popolare – registrasse il fenomeno. La tivù è specchio e cattedra, anche se non lo può dire: riflette tutto e insegna sempre qualcosa. Finiti i problemi della donne, dunque? Manco per sogno. Cooptazione tra maschi (soprattutto ai vertici); mancata condivisione dei doveri domestici; differenze biologiche (per avere un figlio a un uomo occorrono nove secondi, a una donna nove mesi). Questo non cambia; e conta. Alcuni meccanismi, certo, si possono e si devono migliorare (i ruoli in casa, la cura dei figli, i tempi del lavoro): ma la gravidanza resta la stessa, dai tempi di Adamo ed Eva. Anche allora i figli li portava in grembo lei. Lui andava in giro a mangiare frutta e a giocare con i serpenti.] Così: dove la competizione è possibile, le donne si stanno dimostrando più brave. Punto. Biologia, neurologia, psicologia, voglia di rivincinta? Non so: ma un giro nelle scuole, nelle università, negli studi professionali, nei commissariati, negli ospedali e nelle redazioni non lascia dubbi. Era inevitabile che la rappresentazione televisiva – quindi, popolare – registrasse il fenomeno. La tivù è specchio e cattedra, anche se non lo può dire: riflette tutto e insegna sempre qualcosa. Finiti i problemi della donne, dunque? Manco per sogno. Cooptazione tra maschi (soprattutto ai vertici); mancata condivisione dei doveri domestici; differenze biologiche (per avere un figlio a un uomo occorrono nove secondi, a una donna nove mesi). Questo non cambia; e conta. Alcuni meccanismi, certo, si possono e si devono migliorare (i ruoli in casa, la cura dei figli, i tempi del lavoro): ma la gravidanza resta la stessa, dai tempi di Adamo ed Eva. Anche allora i figli li portava in grembo lei. Lui andava in giro a mangiare frutta e a giocare con i serpenti.
http://italians.corriere.it/2015/11/23/donne-in-tv-cambio-di-ruolo/

Qui c’è la risposta di un lettore:
http://italians.corriere.it/2015/12/01/tutta-questa-retorica-celebrativa-delle-donne/

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Luigi Corvaglia 6:53 pm - 15th dicembre:

romano: La tivù è specchio e cattedra, anche se non lo può dire: riflette tutto e insegna sempre qualcosa.

….
Dal sol dell’avvenir al sole virtuale dei media. Ma la fiducia cieca è sempre la stessa. Almeno fino a prossimo cambio di cavallo ….
Questo mi verrebbe da dire riguardo a questi “intellettuali” (parlo in generale, non nel caso specifico).
Ad ogni modo rimango abbastanza perplesso, visto che si tratta di un “lavoratore” del settore, nel constatare l’assoluta acriticità nei confronti del medium, televisivo in questo caso.
Questi nel continuo gioco di specchi tra medium (rappresentazione realtà) e realtà sono i primi ad aver perso la bussola. Oppure i primi ad essere in malafede mostruosa.
Quasi quasi preferisco il secondo caso.
Ad ogni modo ha proprio una bella faccia tosta a parlare di “cooptazione maschile ai vertici”.
Lui invece no, scommetto.
Lui se è arrivato dove è arrivato è solo perchè è bravo e capace. Pura meritocrazia. D’altronde è risaputo, in Italia i cooptati (raccomandati) sono sempre gli altri.
Aaaaa Beppe ma vaffa…. rofl

ps. Precisazione: la “cooptazione” in Italia non è una questione di sesso, ma di Famigghia. Allargata, allargatissima.

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Daniele 7:15 pm - 15th dicembre:

>>>>>>>>>>>>>>>>
Donne in TV, cambio di ruolo

Caro Severgnini, gli stereotipi cadono. È impietosamente caduto, almeno in TV, quello della donna moglie e madre. Al suo posto abbiamo lo stereotipo della donna commissario di polizia. Oppure di quella che seziona il solito cadavere, e scambia battute divertite nella sala d’anatomia con un collega. La donna è sempre in prima linea sullo schermo, armata di pistola e capace di darle di santa ragione all’avversario, che è un maschio cattivo.
Claudio Antonelli , onisip@gmail.com
>>>>>>>>>>>>>>>>

Ma certo, come no, proprio “tostissime” queste complessatissime femminucce…
http://antifeminist.altervista.org/analisimedia/australia_polizia.htm
Guardate i video, segnalati all’epoca da antifeminist, soprattutto quello in cui la poliziotta viene messa KO da un cazzottone in faccia.
Diciamo pure che quella è la differenza che passa tra la realtà e la finzione cinematografica…
Riguardo a Severgnini, che dire? Nulla, tranne che avendo il sottoscritto molti meno anni di lui, farò sicuramente in tempo a vedere il suo funerale in TV (salvo imprevisti della vita).
Tempo al tempo.
>>>>
Per inciso: i registi di certi ridicoli film e telefilm, sono quasi sempre uomini, anzi, maschietti senza palle. Non parliamo poi di quegli attori che accettano di recitare la parte dei coglioni sottomessi alla “super femmina” di turno.

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Claudio Antonelli 12:46 am - 16th dicembre:

Ed ecco l’originale della lettera da me spedita al Severgnini, che l’ha poi un po’ castrata…
Cari Italians,
gli stereotipi cadono. È impietosamente caduto, almeno in TV, quello della donna moglie e madre. Al suo posto abbiamo lo stereotipo della donna commissario di polizia. Oppure di quella che disseziona il solito cadavere, e che dissezionando scambia battute divertite nella sala d’anatomia con una collega o un collega. La donna è sempre in prima linea sullo schermo, armata di pistola e capace di darle di santa ragione all’avversario, che è un maschio cattivo, immancabilmente meno intelligente di lei.
Negli sceneggiati polizieschi l’uomo è sempre meno intelligente della donna. E anche meno virile di lei, se cosi’ si puo’ dire, ossia appare incerto ed esitante, e addirittura piagnucola, mentre lei invece è categorica e va diritta allo scopo. Sono sempre belle, oltretutto.
Sono anni poi che non vedo una scena in cui un uomo le dà di santa ragione a una donna. Eppure le scene di violenza abbondano nei film, e dovrebbe capitare, per il calcolo delle probabilità, che il sesso femminile non sia sempre, come invece avviene, piu’ rapido e piu’ forte negli acrobatici combattimenti che oppongono la donna al solito esecrabile uomo.
Poi nei programmi “reality television” la donna finalmente riprende il suo ruolo “tradizionale” consacrato da millenni di storia. E cosi’ anche tra le pareti di casa. Quasi sempre…
Ma forse l’islam verrà in nostro soccorso.

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Animus 11:04 am - 16th dicembre:

Claudio Antonelli: Ma forse l’islam verrà in nostro soccorso.

Ciliegina deliziosa.

l’islam come cura a “l’eccesso di mali che ci opprimono”.

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armando 1:44 pm - 16th dicembre:

Daniele,

e poi si temono gli islamici……

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Daniele 8:06 pm - 16th dicembre:

Claudio Antonelli
>>>>>>>>>
Sono anni poi che non vedo una scena in cui un uomo le dà di santa ragione a una donna. Eppure le scene di violenza abbondano nei film, e dovrebbe capitare, per il calcolo delle probabilità, che il sesso femminile non sia sempre, come invece avviene, piu’ rapido e piu’ forte negli acrobatici combattimenti che oppongono la donna al solito esecrabile uomo.
>>>>>>>>
Tralasciando il fatto che anche a parità di peso e di allenamento, l’uomo supera la femmina in caratteristiche come forza, potenza, velocità e resistenza (non a caso nello sport esiste la divisione dei sessi, proprio per evitare l’umiliazione delle “superiori” femminucce), è vero quello che evidenzi: sono lustri, anzi decenni, che non si vede più una scena (specie nei film statunitensi) in cui un uomo le dà di santa ragione a una femmina. E’ sempre il contrario (una barzelletta).
Questo film del 1990 (Revenge) è stato uno degli ultimi in cui un uomo stende con un cazzotto una femmina…
(minuto 0:52)
>>
https://www.youtube.com/watch?v=zE2OQixy_xg

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Daniele 8:31 pm - 16th dicembre:

Mi autocito:
>>>>>>>>>>>>>>
(non a caso nello sport esiste la divisione dei sessi, proprio per evitare l’umiliazione delle “superiori” femminucce)
>>>>>>>>>>>>>>
Questo è un video vecchio di oltre vent’anni (ottobre 1994), riguardante un match tra l’allora imbattuta campionessa mondiale di kickboxing e thai boxe, Lucia Rijker, e un pari peso di sesso maschile, all’epoca ventunenne e campione della Nuova Zelanda (il suo nome è Somchai Jaidee).
https://www.youtube.com/watch?v=FsaTPtUl4vs
Bene, Lucia Rijker subì la prima (e unica) sconfitta della carriera, proprio contro un uomo… (nessuna femmina è mai riuscita a sconfiggerla).
Altro particolare da evidenziare: la World Boxing Hall of Fame l’ha riconosciuta fra i più grandi pugili di ogni tempo. Al momento è l’unico membro di sesso femminile.
https://it.wikipedia.org/wiki/Lucia_Rijker
Nonostante ciò fu messa KO da un atleta maschio di secondo livello… Contro il campione del mondo sarebbe finita direttamente all’obitorio.
>>>
Quest’altro, invece, è un match di boxe tra una marine femmina e un marine maschio.
https://www.youtube.com/watch?v=cxzd7kKm91c
Lui gonfiò di botte lei, ossia una fanatica che era convinta di poter battere i suoi colleghi di sesso maschile… I cazzottoni in faccia la fecero tornare sul pianeta Terra.

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Rino DV 2:37 pm - 21st dicembre:

Aristocrazia e plebe.
.
http://27esimaora.corriere.it/articolo/niente-assegno-da-un-ex-marito-violento-ci-pensera-lo-stato-ad-anticipare/
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E’ ovvio che l’aristocrazia del passato dipendeva economicamente dai servi della gleba, dai braccianti e dagli schiavi e che i redditieri del presente dipendono economicamente da quelli che invece lavorano: i lavoratori.
.
Ma allora, come ora, c’era sempre qualcuno che tentava in tutti i modi di sottrarsi alla rapina e che perciò veniva (e viene) bollato, perseguito e perseguitato come …rapinatore.
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Cosa prova infatti a fare costui? Osa nientemeno che violare il diritto alla rendita che i proprietari delle terre (e dei capitali liquidi) sentono come assoluto, inattaccabile, inviolabile: di origine divina. Blasfemo il solo pensare che quel diritto non sia sacro, scandalosa la sola ipotesi che se ne ipotizzi l’abolizione. Da incarcerare (o peggio) colui che osasse chiamarla con il suo nome: rapina.
.
La convinzione che la rendita derivante dalla proprietà della terra fosse un diritto assoluto e incontestabile, un dato da prendersi come la caduta dei gravi, non fu propria solo dell’aristocrazia (questo è banale). Quella classe, dominatrice del sistema simbolico e dei valori ad esso connessi, riuscì ad incistare nelle masse dei derubati la medesima certezza. Una condizione assolutamente scontata, al punto che ogni piccola parte che riuscivano a salvare dalla rapina, veniva vissuta come un furto del quale scusarsi motivandolo con la necessità, non come diritto originario a trarre integralmente i frutti del proprio lavoro.
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Una simile condizione psicologica sembra assolutamente impossibile ad essere. Che i rapinatori si sentano moralmente a posto è comprensibile, ma che i rapinati si sentano essi i veri ladri questo sembra inconcepibile.
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Eppure fu così, allora, ed è così oggi nei confronti della nuova aristocrazia. Le proprietarie della vagina vivono nella convinzione assoluta di aver il diritto al mantenimento a vita da parte di colui cui si sono concesse ed esigono la rendita sine die ex lege. Se i beneficiari dell’orgasmo non ce la fanno a pagare, o non vogliono, dovrà farlo il c.d. “Stato”, cioè i contribuenti, nella stragrande maggioranza maschi che per giunta, nel caso dei separati, già pagano le imposte e nella quasi totalità anche un assegno diretto ad una beneficiaria (o magari a più di una).
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In questo articolo, di chiara impronta nicciana, dopo aver adombrato l’idea che gli ex siano tutti violenti, si definisce violenza l’azione di chi tenta di sottrarsi alla rapina e si ricorda – smaccatamente – che l’aristocrazia vive sul lavoro della plebe. Non a significare che la plebe è rapinata, ma al contrario, che è suo dovere metafisico mantenere in eterno le proprietarie della Porta Celeste.
.
Scrivo questo perché so che l’affermazione, a me cara, secondo cui le FF costituiscono la nuova aristocrazia e i MM la plebe-plebaglia, suona iperbolica, provocatoria e paranoica. Controproducente.
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Non è necessario che il MUB la condivida (anzi, è bene che se ne dissoci). Affermo dunque per concludere, in piena coerenza con quanto detto, che: gli UU hanno più che il diritto il dovere di sottrarsi in ogni modo a quella rapina, diretta o indiretta. Il dovere di trattenere per sé i frutti del proprio lavoro,di non pagare un solo centesimo in assegni divorzili e di mantenimento, di liberarsi di questa violenza. I destini della Nuova Aristocrazia non li riguardano.
.
“Parlammo per evitare che parlassero le pietre” (Lc. 19.40, citato spesso con apodittica certezza dall’immenso Cesare).

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Sandro D. 6:35 pm - 22nd dicembre:

Rino
>>>
Scrivo questo perché so che l’affermazione, a me cara, secondo cui le FF costituiscono la nuova aristocrazia e i MM la plebe-plebaglia, suona iperbolica, provocatoria e paranoica.
>>>
Non è un’affermazione iperbolica, tantomeno paranoica: è la pura e semplice verità.

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Arturo 6:27 pm - 11th gennaio:

E’ una fortuna essere nati maschi.http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yahoo.gif
Una mia mica un giorno disse: mi piacerebbe nascere uomo perchè potete fare pipi in piedi!
Per quanto possa sembrare sciocca questa frase,io ci vedo una onesta confessione che partorisce una osservazione intelligente.
In realtà se pensata alla vita relazionale,una donna può permettersi di essere chiusa di carattere,timida,riservata,insicura o invisibile.
Un partner,lo troverà sempre.

Provando a capovolgere la situazione,un uomo così sarà destinato a fare il “monaco”.

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Aliquis 8:37 am - 18th luglio:

Arturo,

Effettivamente è quello che è toccato a me.

La società tende a creare individui più timidi e insicuri e allo stesso tempo richiede individui, soprattutto maschili, forti e arroganti. Un circolo vizioso. Eppure, vedo più sicurezza interiore nelle donne che negli uomini. Molti uomini riescono a nascondere la loro insicurezza, proprio in fase di approccio, quella cruciale. Poi magari le relazioni non vanno bene proprio a causa di questa ipocrisia presente all’ inizio. Chissà perchè per le donne è così importante che l’uomo sia forte, proprio quando di uomini forti non ce ne sono più (e poi magari si ritrovano a vivere con uomini violenti; per forza, se i timidi sono da escludere…..)

Credo di aver capito soltanto ora come mi sarei dovuto comportare con le donne (nessuno, a suo tempo, me lo ha spiegato, e a quanto pare certe conoscenze in me non erano innate) ma adesso è troppo tardi per altre ragioni, plurime purtroppo.

So che mi espongo anche qui troppo, ma ho troppa voglia di esprimermi per rinunciare a farlo.

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Luigi Corvaglia 11:20 am - 19th luglio:

Aliquis: So che mi espongo anche qui troppo, ma ho troppa voglia di esprimermi per rinunciare a farlo.

.
E fai benissimo!! drinks
Devi fare quello che ritieni giusto per te e fregartene dell’universo mondo. Se una cosa ti va di farla, falla senza stare li a rimurginarla troppo.
Te lo dico perchè pure io ho questa abitudine … alla fine però mando affanculo tutte le considerazioni e gli arrovellamenti fatti in precedenza e mi butto. E vada come vuole … tanto solo ad una cosa non c’è rimedio. Tutto il resto è vita.

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Aliquis 7:19 am - 22nd luglio:

Luigi Corvaglia,

Si Corvaglia, hai ragione. Se ho dei tentennamenti è tuttavia perchè anche in questo forum c’è qualcuno che tende a disprezzare i soggetti indicati da Arturo, in modo incoerente secondo me. Dovrebbe essere chiaro, come si dice nel blog stesso, che il ruolo di genere convenzionalmente attribuito al maschio, il machismo, non corrisponde alla realtà e nella situazione odierna, nella società attuale, si è rovesciato a danno degli uomini stessi, particolarmente contro gli uomini del mio tipo (non è una scelta volontaria essere come sono io; così come non è una scelta il colore degli occhi); mi basta vedere anche solo le persone che passeggiano in strada, uomini e donne, ragazzi e ragazze, per “sentire” che queste ultime sono più sicure di sè dei maschi. I maschi, anche quelli estroversi, non contano.
Ma, appunto, anche qui non tutti lo capiscono. E farebbero meglio a informarsi di più perchè, come diceva François de La Rochefoucauld, “La timidezza è un difetto che è rischioso rimproverare alle persone che vogliamo correggere”.

E si, che culo.

Forse oggi si devono rovesciare gli auguri?

“AUGURI E FIGLIE FEMMINE” ?

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Aliquis 8:26 am - 27th luglio:

Sono tornato qui perchè ho voglia di raccontare un fatto che mi è accaduto e che ritengo sia accaduto per motivi “femministi”.
A causa dei miei problemi di socializzazione mi capitò, anni fa, di contattare una associazione Onlus che non si occupava di problemi come il mio ma di qualcosa di simile, di collaterale. Mi ci recai di persona anche perchè mi stuzzicava l’idea, nei limiti del mio tempo, di contribuire come volontario; poteva essere anche un modo per socializzare.
Il presidente, che non ho mai incontrato, mi organizzò pure un colloquio con una psicologa dell’ associazione.
Il colloquio andò bene, anche se la psicologa, giovane, avrebbe voluto incontrarmi di nuovo ma io non potevo.

Se non che, dopo qualche giorno, io ritelefono a questa persona. E la trovo stranamente indisposta e anche incollerita nei miei confronti. Il mio carattere timido non mi fa approfondire i motivi di tale ostilità. Nè ne parlo con nessun altro dell’ associazione. Poichè ho avuto pure nuovi problemi di lavoro e di tempo non mantengo più i contatti con l’ associazione, tranne che con una operatrice alla quale ogni tanto telefono.

Due mesi fa decido di incontrare questa operatrice di persona perchè è molto simpatica. Da lei vengo a sapere che l’ associazione ha una nuova psicologa. Gli chiedo se posso chiedergli consiglio riguardo ai miei problemi e lei risponde di si.

Un mese fa telefono a questa psicologa; gli spiego che sono iscritto al forum di Spazio Asperger ma non ho una diagnosi ufficiale; mi piacerebbe togliermi il dubbio, avere una diagnosi, ma non c’è nessuno nella mia zona che sia competente in materia; quelli del forum mi consigliano di andare a Roma ma per me è lòontano. Lei, molto gentilmente, dice che se ne interesserà e stabiliamo che io gli ritelefoni dopo un mese.

Un mese dopo lo faccio. Mi risponde con tono ostile. Mi dice che loro possono occuparsi solo del loro problema specifico. L’ unico consiglio che mi dà è quello di andare alla mia Asl. Bella forza, cosa già presa in considerazione e già scartata. Non posso fare altro che augurargli buon lavoro per il loro problema specifico e dirgli arrivederci.

Ecco, ho avuto a che fare soltanto con donne in quell’ associazione. Sembravano molto motivate ad aiutare il prossimo. Ma poi mi hanno trattato male.

Perchè sono un maschio e per giunta timido?

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Aliquis 8:27 am - 2nd agosto:

Aggiungo ancora qualcosa.
Mi ero rivolto a quella Onlus, diversi anni fa,
perchè io in quel momento ero sotto trauma per
una vicenda che mi era successa. La psicologa aveva
sicuramente capito la mia situazione fragile. La telefonata che gli feci alcuni giorni dopo l’incontro era per comunicarle che la situazione che in quel momento mi angustiava si era risolta positivamente.
Fu una doccia fredda per me sentire che mi insultava ferocemente al telefono! Mi chiedo ancora il perchè.
Se all’epoca non fossi stato sollevato dal modo in cui mi erano andate le cose non so come sarebbe potuta andare per me.

Quest’anno sono tornato da quelle parti perchè mi sento di nuovo triste anche se per una questione del tutto diversa. Ho incontrato quella persona con cui ogni tanto ho continuato a parlare al telefono.
Avendo saputo che quella psicologa non c’era più ma ve ne era una nuova ho semplicemente chiesto se potevo parlargli al telefono per un consiglio; solo questo. Ci ho parlato, all’ inizio tutto bene, ho richiamato dopo un mese. Volevo soltanto sapere se poteva dirmi dove eventualmente potevo rivolgermi per il mio bisogno di essere ascoltato, di parlare. Si dice che a volte una parola possa fare la differenza tra la vita e la morte.
Invece, maltrattato anche questa volta come se fossi un criminale, ancora una volta senza sapere il perchè.

Mi sono messo a cercare online le parole “aiuto psicologico gratuito”. Questo perchè appunto avverto il bisogno che qualcuno mi ascolti; soltanto questo. L’ho trovato nella mia città! Nella farmacia comunale a me vicina! Clicco sul link. E leggo: “Per le donne e le mamme”.

Evidentemente per chi è nato con il cromosoma Y (senza averlo scelto) si prevede soltanto che possa
suicidarsi.

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Arturo 6:24 pm - 8th marzo:

Quoto in toto tutti gli interventi di Aliquis.
La sicurezza delle donne nasce dal fatto di considerarsi una categoria,e ribadisco “categoria”(Io vorrei che le categorie venissero usate più come sistema di catalogazione dei database)molto coccolata dal sistema.
Mentre al contrario,gli uomini come i “figli bastardi” di questo mondo.
Le donne sono più sicure di sè,e grazie al piffero
Riguardo all’isterico comportamento della psicologa,forse gli psicologi saranno frustrati per via della quantità di frustrazione ed energia negativa che gli scaricano i pazienti.
Però io non sono diverso da Aliquis e molte donne vedono l’uomo timido e introverso come un MOSTRO.
lo stesso comportamento della psicologa citata,l’ho già sperimentato con donne con cui tentavo di approcciare.

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