preload
23 Nov 2023  |  0 Commenti

CGIL:” Avanti popolo…contro il genere maschile!”

Non so dire, onestamente, quale sia stato il punto più basso raggiunto dalla CGIL nella sua storia. Se la lunga lista di sistematici cedimenti al padronato, a cominciare dalla famosa svolta dell’Eur nell’ormai lontano 1978, oppure il recente appoggio all’Ucraina contro la Russia, o  peggio ancora l’ “equidistanza” di fronte alla carneficina in corso a Gaza.

Di certo la manifestazione promossa per sabato prossimo 25 novembre dal titolo “Il lavoro contro il patriarcato” fotografa il definitivo tramonto di quello che una volta (molto una volta…) era il più prestigioso e combattivo sindacato italiano, prima di diventare un carrozzone clientelare e un trampolino di lancio per meno che mediocri dirigenti politici.

La CGIL aderisce anima e corpo alla narrazione mediatica-ideologica politicamente corretta dominante e chiama i lavoratori a mobilitarsi contro… loro stessi. In che senso, si dirà?

Secondo la narrazione femminista dominante gli uomini, tutti, in quanto tali, si troverebbero in una condizione di privilegio e di dominio per il solo fatto di appartenere al genere maschile in una società scientemente strutturata e finalizzata ad opprimere il genere femminile in quanto tale; il famigerato e soprattutto sempiterno patriarcato. In base a questo postulato, tutti gli uomini, di conseguenza, a prescindere dalla loro condizione sociale e personale, si troverebbero a godere della fortuna di essere nati maschi in una società siffatta che garantirebbe loro, anche indipendentemente dalla loro volontà, una condizione di privilegio e di supremazia sull’altro sesso.

Al di là della evidente infondatezza di un simile assunto di cui qualsiasi persona di buon senso, uomo o donna che sia, è consapevole, alcune considerazioni un po’ birichine vengono spontaneamente alla mente. Se effettivamente gli uomini godessero di una tale posizione di vantaggio, per quale ragione dovrebbero scendere in piazza contro un sistema che li premia a prescindere, arrivando addirittura a garantirgli un salario superiore a quello di una donna a parità di qualifica e mansione e a concedergli corsie preferenziali in ogni ambito e impunità di ogni genere? Soltanto un fesso, un masochista o una inguaribile “anima bella” potrebbe rivoltarsi contro quel sistema che lo nutre e lo pasce e lo mette, comunque sia, su un piedistallo. Va bene l’idealismo ma un po’ di sano materialismo, soprattutto per chi dovrebbe occuparsi di lavoro, diritti, bisogni e interessi sociali, non guasterebbe. La contraddizione, se realmente le cose stessero in questo modo, sarebbe clamorosa.

Naturalmente la mia è solo una provocazione perché le cose, come tutti sanno, non stanno affatto nel modo sopra descritto. Morti sul lavoro (pressoché quasi tutti uomini), precarietà sistematica e sistematizzata e bassi salari (per tutti, uomini e donne), stato sociale ai minimi termini, perdita di ogni potere contrattuale da parte dei lavoratori e delle lavoratrici, anche a causa dei sindacati collaborazionisti, proprio come la CGIL. La quale, come se non bastasse, ora (in realtà da molto tempo) si mette anche a flirtare con quel femminismo mainstream che più mainstream non si può.

E allora l’uccellino birichino in servizio effettivo e permanente fa di nuovo capolino al mio orecchio e mi bisbiglia:” Ma senti un po’, ma per quale ragione un lavoratore dovrebbe aderire ad una parte politica e ad un sindacato (che di quella parte politica è una protesi) che non solo non lo difende in quanto soggetto sociale subordinato, cioè in quanto lavoratore, ma lo criminalizza anche come soggetto sessuato, in quanto maschio?”.

Diventa obiettivamente difficile dargli torto e soprattutto articolare un discorso logico per confutarlo. Pur sforzandomi non ci riesco. Ancora una volta mi ha fregato. L’unica soluzione è tirargli una martellata (quello era un grillo ma insomma, fa lo stesso…) così da vivere più serenamente, e magari partecipare entusiasticamente alla manifestazione di sabato contro il patriarcato e la violenza maschile.

Chi mi dà una mano e mi tira la martellata? Da solo non ce la faccio.


Lascia un commento

* Richiesto
** Il tuo indirizzo email non verrà reso pubblico
Markup Controls

 

Aggiungi un'immagine