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16 gen 2010  |  74 Commenti

La botte vuota e il marito sobrio

Care amiche, siete per caso single e avete la sensazione che gli uomini decenti si siano estinti?

Siete sposate/conviventi e stanche dell’ameba senza nerbo che vi si aggira per casa, consumando cibo e dando vita a pile di abiti sporchi?
Ho la soluzione che fa per voi!
Si tratta di un esercizio spirituale di grande semplicità, e gli effetti sono assicurati.

Siete pronte?
Bene.
Per prima cosa cercate uno specchio, che sia bello grande.
Ora posizionatevi frontalmente allo strumento e osservate la vostra immagine riflessa. Alzate un braccio fino a portarlo dritto davanti a voi. A questo punto distendete l’indice, lasciando il resto delle dita raccolte in un pugno.
Ci siete? Ottimo: in questo momento state indicando la persona responsabile del vostro disagio, e potete (dovete!) dare libero sfogo alla vostra frustrazione insultandola quanto vi pare.

Quest’ultimo passaggio è il più delicato di tutti. Basta poco per perdere la concentrazione, quindi vi consiglio di non distogliere mai lo sguardo. La persona che avete davanti, si mostrerà dapprima accigliata e perplessa, per poi passare rapidamente dall’incredulità alla vergogna, attraversando varie esplosioni di tipo rabbioso. Non dovete spaventarvi, fa parte del processo curativo.

Sarò onesta: è un trattamento lungo e faticoso. Il mio consiglio è di fissare un numero minimo di esercizi al mese, perché – fidatevi – è maledettamente facile ricadere nella spirale di frustrazione e vittimismo.
Le ragioni sono molte, ma sono anche davanti ai nostri occhi.
Da quando nasciamo ci insegnano che abbiamo in dotazione: una sindrome premestruale ogni mese, con annesse dosi illimitate di irritabilità; deliri di onnipotenza di varia natura; piena libertà di manipolazione del proprio compagno, che diciamolo… da solo non è in grado nemmeno di infilarsi un paio di calzini. E guai a non avvalersi di questi strumenti! Si rischia di sguinzagliare le protettrici della specie, che cercheranno di ricondurti sulla retta via, snocciolando un rosario di ottime ragioni (e raffinate tecniche – che sicuramente non conosci e che sono alla base del tuo attuale fallimento) per sottomettere l’innocente di turno.

Per non parlare di come ci addestrano a rifuggire l’uomo “normale”. Eh no, non sia mai! Noi siamo speciali, meritiamo un compagno brillante, che ci faccia ridere, ma che sappia intrattenerci con riflessioni profonde, deve essere sportivo, ma non maniacale, altrimenti si rischia di essere trascinate in estenuanti gite salutiste, deve essere dolce e affettuoso, ma anche maschio e passionale, deve saperci scopare come un dio, deve soddisfare ogni nostro desiderio prima ancora che questo venga espresso, perché dai, cosa te ne fai di un uomo che non ti sa nemmeno leggere nel pensiero?! E poi, certo, dev’essere ricco, o almeno benestante, deve fare un mestiere di cui ci si possa vantare con amici e parenti, ma non deve tirarsela troppo, il lavoro deve sempre venire in secondo piano…

Psss… ehi!… ho da darvi una brutta notizia: la favola della botte vuota e dell’uomo sobrio è, per l’appunto, una favola. Che ne dite, quindi, di fare una cosa nuova e dare una rapida occhiata alla realtà? Quello che abbiamo a disposizione sono grappoli di stronzi – per lo più facilmente individuabili – che galleggiano in un mare di uomini incolpevoli. Alcuni di questi sono i nostri compagni, e magari se smettessimo di trattarli come idioti potremmo fare grandi passi avanti per essere trattate un po’ meno da stronze. Altri sono colleghi, amici o semplici conoscenti e il massimo sforzo che ci chiedono di fare è di renderci più accessibili, deponendo gli strumenti chirurgici per la vivisezione.

Se ci pensate bene, abbiamo soltanto da guadagnarci, e il peggio che ci possa capitare è di dover mandare a cagare qualche cretino di passaggio… e per questo sono sicura che non avete alcun bisogno di esercitarvi.

Elisa

P.S. Chi scrive non è una sciamana, né la cugina emancipata di pollyanna. Chi scrive ha trent’anni, si chiama Elisa ed è una donna che fino ad ora ha incontrato parecchi uomini sbagliati (con uno di questi condivide metà del proprio patrimonio genetico e un altro lo ha sposato), ma da quando ha imparato a riconoscerli se ne tiene accuratamente alla larga. Elisa oggi è single, non per partito preso, ma perché capita. Non per questo sente l’urgenza di minacciare i passanti brandendo il proprio orologio biologico.


74 Commenti

cristiana 1:22 pm - 4th gennaio:

Cosa dirti elisa, se non che molto di ciò che asserisci è pura realtà? il problema è che parecchi di questi maschietti circolanti sono in cerca del nulla…Te lo dice una 43enne separata con figli grandi, che ha sperimentato un lungo matrimonio, un paio di storie improbabili e qualche frequentazione rasente lo squallore. quindi il pensiero di abnegarmi per un soggetto psicolabile mi ripugna e mi fa ringraziare dio di essere single, credimi!!! certo, c’è sempre la possibilità di un incontro piacevole, ma è difficile coglierlo al volo perchè sono prevenuta e circospetta. oggi sono arrivata a pensare che se non è alto, moro, con gli occhi verdi, libero, benestante, colto, under 50, romantico, generoso e pronto ad innamorarsi, non fa per me…. non lo troverò mai, ma almeno continuo a sognare, libera di gestire la mia vita!!!

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elisa 1:59 pm - 4th gennaio:

ciao cristiana, mi fa piacere che tu abbia letto il mio articolo, però temo che tu non ne abbia colto appieno il senso.
nessuno ti vieta di “sognare” (ci mancherebbe!), ma se quello che cerchi è un uomo “alto, moro, con gli occhi verdi, libero, benestante, colto, under 50, romantico, generoso e pronto ad innamorarsi”, vedi bene che ti stai mettendo tu per prima nella condizione di rimanere single, perché quello che cerchi non esiste!
senza contare che se incontrassi un pierce brosnan nostrano, finiresti per scoprire che poi non è così perfetto come sembrava dalla foto…
vedi, il messaggio che volevo far passare è proprio questo: diamogli tregua, a ‘sti poveri uomini, che non hanno fatto nulla di male a parte essere “normali”… che poi, diciamolo, possiamo in tutta onestà ritenerci tutte strafighe da sbarco, per tirarcela così?!

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cristiana 2:48 pm - 4th gennaio:

forse elisa, non sarò una strafiga, ma mi prendo la libertà di rigettare questi smidollati, indecisi, ipocriti ed impauriti…almeno il belloccio benestante è una piacere. qui belli o brutti sono tutti pressochè decerebrati peter pan. e allora, ti dicevo, meglio sole con sogni di grandezza ed ogni tanto un sano sesso col tipo che bea gli occhi!!! fermo restando che concordo sul fatto che anche noi donne abbiamo grande responsabilità nei confronti di questi maschietti, a cominciare dalle mamme….

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Silver 3:04 pm - 4th gennaio:

Anch’io, Cristiana, mi prendo la libertà di rigettare queste smidollate, indecise, false, vigliacche femminucce moderne, capaci solo di criticare l’uomo medio italiano (mai quello extracomunitario, ovvio…) e di non assumersi mai la responsabilità di nulla, sia a letto che nel rapporto di coppia.

Cristiana
“qui belli o brutti sono tutti pressochè decerebrati peter pan”.

Ti riferisci anche agli albanesi, ai rumeni, ai tunisini, ai rumeni, ai dominicani, etc, oppure solo agli italiani?

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cristiana 3:14 pm - 4th gennaio:

ciao silver. mi riferisco a quelli che ho conosciuto io direttamente o indirettamente e, ahimè, nella fattispecie sono italiani, ma non per questo ritengo che l’italia vanti il maggior numero di maschietti infrequentabili rispetto agli altri paesi del mondo, sia chiaro. di sicuro anche noi donne non siamo sante se vi abbiamo portato a questi comportamenti, lo ammetto!!!

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elisa 3:19 pm - 4th gennaio:

attenzione: un conto è rigettare gli “smidollati” (che pure, se solo un po’ impauriti, magari avrebbero diritto all’opportunità di farsi avanti senza essere azzannati ad un polpaccio…), un altro è sostenere che gli uomini si dividano tra “decerebrati peter pan” e “bellocci benestanti” da scopare ogni tanto per levarsi la voglia.
se leggi bene, anche io sono single. non ne faccio una bandiera, oggi va così, ma non per questo infliggo ad ogni uomo che incontro il peccato originale derivante da colpe altrui.
io, se proprio devo proiettarmi nel futuro e sognare, sogno un uomo che mi rispetti e che non se la faccia addosso all’idea di prendersi cura di me, quando ne ho bisogno.
le caratteristiche che identifichi tu sono, dal mio punto di vista, del tutto accessorie.

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Fabrizio Marchi 3:29 pm - 4th gennaio:

Caro Silver, non credo proprio che il problema sia una (falsa) contrapposizione tra uomini italiani e extracomunitari…il messaggio di Cristiana (nei confronti del quale naturalmente dissento al 100%, come puoi ben immaginare) non ha nulla a che vedere con ragioni di ordine razziale.
E’ il messaggio (un comodo alibi,a mio giudizio) di una donna che vuole dirci:”Siccome (in quanto uomini, tutti) siete una massa di bambocci, decerebrati che cercano una bambola che gli rammendi i calzini e glielo trastulli a comando, allora, se tanto mi da tanto, io mi scopo i belli e benestanti, almeno così mi diverto, mi faccio scarrozzare e la cosa finisce lì”. “Tanto – continua in codice e neanche tanto Cristiana – più di questo che cosa ci vuoi fare con questa massa di smidollati, paurosi, inetti, ecc. ecc. ecc?”. Nulla. “E allora – questo sempre l’assioma, io (che non ho alcuna responsabilità perchè in quanto donna sono quasi perfetta) mi trastullo con quelli più “fighi” (e anche meno impegnativi) e la cosa finisce lì. Più di questo con gli uomini non si può fare”. Questa è la conclusione a cui è giunta la nostra Cristiana (comunque benvenuta nel nostro sito).
Ci auguriamo (e per la verità ne siamo anche certi) che esistano donne, magari poche, ma esistono, come possiamo vedere anche sul nostro sito, che abbiano raggiunto un altro livello di evoluzione e consapevolezza
Perdona la schiettezza, Cristiana, e spero che tu non te la prenda, ma come tu hai parlato giustamente e legittimamente in modo sincero, lo stesso faccio io.
Siamo comunque felici (e te lo dico sinceramente) del tuo contributo, perchè comunque le tue parole alimentano il dibattito.
Ricordo sempre a tutti/e di mantenerci in un clima di grande civiltà (come per la verità è stato finora). Non solo per il rispetto degli altri e delle altre ma al fine dell’ottimizzazione della discussione che è la cosa più importante.
Grazie a tutti/e
Fabrizio Marchi

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Silver 3:32 pm - 4th gennaio:

Fabrizio
“Caro Silver, non credo proprio che il problema sia una (falsa) contrapposizione tra uomini italiani e extracomunitari…”

Caro Fabrizio, la mia è una provocazione…

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cristiana 3:44 pm - 4th gennaio:

Allora, miei cari. Visto che vengo tacciata di essere razzista e misantropa, ma vi assicuro che la mia è anche una sorta di provocazione, dimostratemi su questo sito, attraverso il confronto, che voi uomini siete diversi da quello che lasciate trasparire ed in realtà siete affidabili, affettivi, romantici ed empatici…. sono pronta a ricredermi all’istante, giuro! in quanto alla questione della donna quasi perfetta e qui mi rivolgo a fabrizio, non ritengo le donne tali, nè gli uomini imperfetti. è una questione di scambio mancante. e comunque per concludere, non mi sento nè involuta, nè tantomeno inconsapevole, anzi……

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Silver 3:47 pm - 4th gennaio:

elisa
“un conto è rigettare gli “smidollati” (che pure, se solo un po’ impauriti, magari avrebbero diritto all’opportunità di farsi avanti senza essere azzannati ad un polpaccio…),”

Appunto.
Anche perché, spesso, il cosiddetto “smidollato” altro non è che un ragazzo o un uomo timido.
Ora, premesso che a me la lingua ha sempre funzionato bene, sicché quello della timidezza non è mai stato un mio problema, posso dirti di aver conosciuto parecchi uomini timidi che avevano difficoltà ad approcciare con l’altro sesso.
Ebbene, non si contano le umiliazioni che questi uomini hanno dovuto subire da quelle che io, provocatoriamente, definisco da lustri “le appartenenti alla Razza Eletta”.
Del resto cosa ne può sapere una donna di concetti come “il dover osare”, “il dover rischiare”, “il dovere REALMENTE mettersi in gioco” ?
Quando non si deve far nulla, salvo truccarsi, farsi belle e mettersi in mostra, aspettando il “fessacchiotto smidollato” che ci prova, tutto diventa facile.

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elisa 3:57 pm - 4th gennaio:

cristiana, non credi che l’esistenza stessa di questo sito-blog-movimento sia la dimostrazione che ci sono uomini disposti allo scambio, a patto che ognuno metta sul piatto la propria dose di disponibilità all’ascolto?

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cristiana 3:58 pm - 4th gennaio:

Deduco che tu, elisa abbia avuto il piacere di incontrare uomini equilibrati ed affidabili… beata te. Vuol dire che i disadattati me li cerco col lanternino, allora. Comunque come detto poc’anzi, mi piacerebbe ricredermi in merito. Inoltre vorrei chiarire che l’immagine dell’ arpia che azzanna al polpaccio non mi si addice affatto. Sono solo disamorata nel constatare che come dici tu, è utopia, almeno sembra, trovare un uomo che mi rispetti e sia capace di mettersi in gioco. nel frattempo mi godo le caratteristiche maschili accessorie….

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Silver 4:10 pm - 4th gennaio:

Cristiana, una domanda: secondo te le donne sono realmente empatiche nei confronti degli uomini?
Perché, vedi, contrariamente a quanto si narra in ogni dove, io sono del parere che, in genere, sia vero l’esatto contrario…

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elisa 4:10 pm - 4th gennaio:

Silver, t’assicuro che per me, che non sono abituata alle cose “semplici”, ma anzi, scelgo di mettermi in gioco ogni giorno, gli ostacoli più duri sono proprio le donne.
non hai idea del numero di lezioncine che mi sono state fatte su come dovrei comportarmi più da “femmina” e lasciare che qualche pesce abbocchi all’amo. e quando questo succede, tutte lì a sciorinarmi le regole auree da seguire per “istruirlo” a diventare il mio fedele cagnolino da passeggio….

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elisa 4:23 pm - 4th gennaio:

mi dispiace contraddirti, cristiana, ma non è così facile.
se leggi bene, alla fine dell’articolo specifico proprio che due degli uomini meno affidabili ed equilibrati che io abbia incontrato nella vita sono stati mio padre e il mio ex marito. una è sfiga, l’altro mi ha fregato, vendendosi per quello che non era.
eppure non porto rancore, né mi aspetto che il dialogo con gli uomini mi cali dall’alto. sono qui a dire: eccomi, riconosco i miei errori e i miei limiti, parliamone.

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cristiana 4:27 pm - 4th gennaio:

Sai silver, in realtà tra persone, a prescindere dal sesso, è importante la comunicazione. quando viene a mancare cominciano i guai….i non detti sono il veleno di ogni rapporto, figurati tra un uomo ed una donna, che per natura sono così diversi, che effetto bomba può avere il taciuto o la frase di circostanza… l’empatia è proprio la capacità di aprirsi all’altro senza ipocrisie e cercare un punto d’incontro per poi confrontarsi in maniera matura. Se oggi sono così amareggiata e diffidente è proprio perchè ho incontrato troppi uomini che si sono trincerati in mutismi assoluti che hanno rovinato il rapporto irrimediabilmente….

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elisa 5:19 pm - 4th gennaio:

scusa se mi intrometto, cristiana, ma sei sicura che i non detti, i silenzi e i vari errori di comunicazione siano solo ed unicamente da imputarsi all’uomo?

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Silver 6:02 pm - 4th gennaio:

Certe mie (vecchie) provocazioni riguardo agli uomini extracomunitari, specie se di colore, hanno origine (anche) da certe frasi che in innumerevoli occasioni mi è capitato di ascoltare e leggere nel corso della mia vita. Per essere più chiaro: “amo” strumentalizzare quelle frasi, pronunciate da molte nostre connazionali (e non solo)…smile

Pertanto colgo l’occasione per riportare le parole di Emanuela, una parrucchiera romana che nel 2004 aveva 29 anni, la quale, in una intervista rilasciata ad un noto settimanale, confessava di scegliere Cuba come meta di vacanza per motivi meramente sessuali e poi perché «le piaceva ballare».

Dopo di che aggiungeva: «Adoro il Las Vegas, El Gato Tuerto, El Boemio dove senti la musica più strepitosa del mondo e puoi ballare con cavalieri favolosi. A Roma frequento una scuola di danza e all’Avana mi diverto da pazzi. Per non dire del sesso: mi chiedo come faccia una donna, dopo aver provato a far l’amore con un nero, ad accontentarsi dei suoi connazionali bianchi».

[...]

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Silver 6:06 pm - 4th gennaio:

Chiosava il “mitico” Fabrizio Rondolino…

IL CUBAN LOVER? CE LO MERITIAMO
Siamo narcisi e piagnoni. Così le nostre donne emigrano

Povero maschio occidentale, frequentatore di palestre e sartorie, estetiste e ristoranti macrobiotici, autosaloni e negozi di telefonini. Le donne, semplicemente, non ne possono più. Vorrebbero un uomo e si ritrovano sempre più spesso bambini da svezzare, adolescenti da consolare, narcisi autistici, epperò insicuri e piagnoni. Così, per conoscere un vero uomo, sono costrette a partire.
Si può discutere sul significato e sui risvolti etici del turismo sessuale, che la dice lunga sul disagio di una società che, convinta d’aver raggiunto la libertà sessuale, sembra rendersi conto di non saper bene che farsene. Se infatti bisogna attraversare l’oceano per fare l’amore come si deve, vuol dire che qualcosa, tra noi, non funziona. E tuttavia la questione, in questo caso, riguarda i maschi.
E la verità è che i maschi d’oggi, figli della società affluente e nipoti del femminismo, si amano troppo per riuscire interessanti. Dalle mutande firmate al piacere orgiastico della fitness, dall’abuso di cremine all’incetta di riviste specializzate, non c’è maschio che non dedichi tempo alla cura di sé, esasperando con l’entusiasmo dei neofiti un comportamento che, per millenni, è stato esclusivamente femminile.
Il risultato è ambivalente: siamo (forse) diventati più belli e più eleganti, ma piacciamo troppo a noi stessi per piacere anche alle donne. Senza pudore ostentiamo prestanza, ignorando che per piacere a una donna bisogna sapersi dedicare a lei, bisogna prestare ascolto, uscire da sé. Ci chiudiamo invece nelle nostre palestre e quando usciamo scopriamo che le nostre donne sono ai Caraibi.
Il processo di femminilizzazione di cui siamo stati protagonisti e vittime ci ha resi sempre più simili l’uno all’altro.
Intendiamoci: non è che per essere un «vero uomo» bisogna smettere di lavarsi e dire parolacce. Né gli uomini dei mari del Sud sono così selvatici come si vuol far credere.
E tuttavia in quello splendido gioco di ruolo che è la coppia, è bene non modificare troppo i ruoli, né scambiarseli, e neppure annacquarli e stingerli al punto da renderli irriconoscibili.

Fabrizio Rondolino

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Silver 6:14 pm - 4th gennaio:

Del resto Rondolino è anche colui che scrisse questo “magnifico” pezzo…
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Fabrizio Rondolino – Gentil Sesso

da CAPITAL, maggio 2004 .

Difficile discorrere di sessualità maschile: prima di tutto, perché gli uomini di sessualità capiscono assai poco. Nessuno si offenda: siamo vittime inconsapevoli di una cultura plurimillenaria – quella, per capirci, che mette le donne intorno al focolare a preparare il cibo e gli uomini in giro per la savana a cacciarlo.

Questa ancestrale divisione dei ruoli, se lì per lì sembrerebbe premiare il maschio offrendogli una libertà (anche sessuale) che alle donne è invece negata, in realtà può considerarsi la catastrofe inaugurale del genere umano maschile. Il terremoto, che sulle ali del femminismo d’antan ha messo in discussione, ridicolizzato, esorcizzato e in parte trasformato la divisione dei ruoli fra uomo e donna, può forse aver fatto bene alle signore: di certo ha confuso i signori.

I quali, abituati a cacciare e cioè a seguire l’istinto, sono decisamente impacciati e tristemente inadeguati quando incontrano non una gazzella in fuga, ma una donna. Mettiamola così: il cacciatore è veloce, ha poco tempo a disposizione e s’affida all’istinto; la cuoca ha invece molto tempo per sé, intorno al focolare e per ingannare l’attesa sogna, progetta, ascolta. In una parola, usa il cervello. E proprio qui sta il punto: nell’ineguale sviluppo, attraverso i millenni, dell’organo sessuale più importante. Che è, come ognuno sa, il cervello.

E’ frase comune, al bar come negli uffici, allo stadio o nelle aule universitarie, quello che confessa, vuoi con ironia vuoi con disperazione, che le donne non si riescono proprio a capire. Vero. Non però perché siano incomprensibili, bensì perché gli uomini sono scemi: noi non capiamo le donne perché, letteralmente, siamo deficienti. Ci manca cioè una quantità sufficiente di cervello per essere all’altezza del cervello femminile (allenatosi, come abbiamo visto, attraverso secoli e millenni di “schiavitù domestica”). Quando dalle chiacchiere si passa al sesso, la débacle diventa davvero imbarazzante. Perché mentre con le chiacchiere si può anche imbrogliare (persino un idiota può apparire, se non intelligente, almeno gradevole o addirittura spiritoso), con il sesso la mancanza di cervello si fa sentire e può rivelarsi decisiva. La famigerata “ansia da prestazione”, che condanna all’impotenza interi battaglioni di dongiovanni, è l’eco della nostra stupidità: voglio dire che il poco cervello che abbiamo è tuttavia abbastanza efficiente per farci comprendere che con le donne non c’è match: di conseguenza ci invia preoccupanti segnali d’allarme, che si trasformano poi in timore, paura, imbarazzo, ansia.

Da prestazione, dunque: ma da prestazione intellettuale. Facciamo bene a provare quest’ansia: perché è proprio così, siamo inadeguati; e perché essere coscienti della propria inadeguatezza è forse il solo modo per fare qualche piccolo passo in avanti.

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Silver 6:18 pm - 4th gennaio:

Insomma, per questo signore, così come per altri forbiti intellettuali come Gervaso, Sgarbi e compagnia cantante, le responsabilità femminili non esistono.
Comunque la si rigiri ‘sta maledetta frittata, la colpa è solo ed esclusivamente degli uomini.

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cristiana 8:48 pm - 4th gennaio:

ti rispondo di si, elisa, perchè caratterialmente sono una che vuole chiarezza e cerca il dialogo sopra ogni cosa. credo che sia sempre meglio una brutta verità anzichè una bella bugia. almeno ci si confronta e si può serbare un ricordo positivo della persona…altrimenti si rimane nel dubbio di cosa sia realmente accaduto e resta la rabbia di un’incapacità comunicativa inaccettabile tra persone adulte. il silenzio è foriero di mille domande alle quali non si sa dare una risposta. è frustrante!!!

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Roberto 9:00 pm - 4th gennaio:

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Non però perché siano incomprensibili, bensì perché gli uomini sono scemi: noi non capiamo le donne perché, letteralmente, siamo deficienti
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Mah… certo che il ’68 ne ha rovinata di gente, eh?
Personalmente non riuscirò mai a capire fino in fondo il disprezzo che questi intellettuali nutrono nei confronti di se stessi e degli altri uomini. Fanno veramente schifo.
Ma un minimo di dignità ce l’hanno? Boh…

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Silver 10:07 pm - 4th gennaio:

Ho riesumato anche questo articolo, scritto da Francesco Alberoni e pubblicato su L’Espresso del 26 gennaio 1992, nel quale il suddetto sentenziava:
“POVERO MASCHIO, IL FUTURO E’ DONNA” (pag. 76-79).
Colloquio con Francesco Alberoni, di Chiara Beria di Argentine.
“Ormai sono le donne le indiscusse protagoniste
della nostra vita. Lo afferma il più noto e spregiudicato
sociologo italiano in due nuovi lavori: sulla sessualità femminile e sulle adolescenti”.

Sciami di ragazzine che sorvolano gli impacciati e timidi compagni di banco per ronzare – a fantasia spiegata – verso i loro idoli maschili come l’attore americano Tom Cruise, per citare uno dei sex-simbol che vanno per la maggiore tra le adolescenti. Schiere di giovani donne forti, decise, multidimensionali: investono molto nel lavoro ma non rinunciano alla maternità; fantasticano amori di gruppo ma poi, nella realtà, confessano che non farebbero mai all’amore con un uomo per il quale non provano niente. E, persino, manipoli di ultraquarantenni non ancora rassegnate alla monotonia di coppia che, grazie a un nuovo amore, rifioriscono alla vita.
Donne più o meno giovani, più o meno disinibite, più o meno inquiete sono comunque loro, seguendo le analisi del sociologo Francesco Alberoni, le indiscusse protagoniste della vita erotica-emozionale?
“La grande vitalità delle donne è un prodotto recente e, al tempo stesso, caratteristico di questa fine secolo”, incalza Alberoni.
E, a sostegno della sua tesi, non porta solo vaghe intuizioni. A tredici anni dal suo famoso saggio su “Innamoramento e amore”, il sociologo ha appena terminato una ricerca sulla sessualità femminile, “Erotismo e valori”, condotta per la società farmaceutica Wyth, su un campione di 400 donne (una fascia di “donne moderne” di età fra i 20 e i 50 anni, che abitano in città, con un buon livello scolastico). Non solo. Dal 25 gennaio è nelle librerie “Il volo nuziale” (152 pagine, 24 mila lire, editore Garzanti), l’ultimo saggio di Alberoni dedicato soprattutto alle adolescenti che, proprio come fanno i fuchi con l’ape regina, ronzerebbero in alto, attorno al loro oggetto del desiderio.

Siamo inondati da rapporti e inchieste sulla sessualità: vale la pena occuparsi di queste cose o, forse, tanto interesse dipende solo dal fatto che l’eros oggi è un argomento che assicura successo?
“Prima di tutto rispondo che io da anni ho posto al centro dei miei interessi di studioso il mondo emozionale ed erotico, un termine che nel mio linguaggio indica un mix di passione-interesse-intelligenza. Quanto poi agli studi condotti finora, devo dire che non condivido quasi nessuna delle tesi sostenute dai sessuologi: il loro criterio di riferimento è ancora e sempre l’uomo.
In pratica hanno sempre preso come misura l’erotismo maschile che però è altra cosa da quello femminile. Infine, i dati sui quali eravamo abituati a ragionare, in Italia, erano frutto di ricerche cliniche che tendono, come è logico, a sopravvalutare gli aspetti patologici. La realtà che emerge dalle nostre intervistate, donne normali, il cuore dell’universo femminile, è ben diversa”.

In che senso?
“Per capirlo occorre fare qualche passo indietro. Si parte negli anni Sessanta con la rivoluzione sessuale: Woodstock, una grande orgia collettiva di spinelli, musica rock e promiscuità sessuale; poi arriva il femminismo, un movimento di tipo etico, nel senso che rivaluta certi elementi specifici femminili ma, più in generale, la dignità di ogni individuo, della persona. Alla fine degli anni Settanta queste due tendenze si intrecciano e convivono: esplodono i movimenti gay, il fenomeno dei single, ancora la promiscuità e, così, nel 1978 a New York l’ideale sessuale è la bisessualità. Poi, alla vigilia degli anni Ottanta, una svolta improvvisa: queste tendenze cadono – badate bene – ancora prima del diffondersi dell’Aids. Sulla scena compare l’individuo, è il momento dello jogging, dell’areobica, degli yuppies, ma anche del ritorno ai sentimenti, alla coppia. Non a caso, proprio nel ’79, il mio saggio su “Innamoramento e amore” ha tanto successo. Solo a questo punto s’inserisce l’Aids: una malattia che ha un effetto choc sulle fantasie, sui pensieri, le comunità gay, e uccide personaggi simbolo. Siamo arrivati ai nostri giorni, ai tempi del giudice Thomas colpevole di molestie sessuali, ai tempi dei seni smisurati di Striscia la notizia”.

Un momento, professore. Quale rapporto di causa-effetto c’è mai tra l’Aids e le maggiorate di Canale 5?
“Vede, in questo la penso come un vecchio psicoanalista freudiano: la paura ha provocato una violenta rimozione che, a sua volta, ha generato una nuova repressione. Mi spiego meglio: una società che si era preparata a essere fortemente disinibita si è ritrovata di fronte, all’improvviso, un problema non risolto dalla medicina. Risultato: il ritorno del represso, quello che parla molto di sesso, consuma molto materiale porno, segue voracemente alla tv il processo sul giudice palpone o quello del rampollo Kennedy, con tanto di discussioni sulla dimensione di un paio di mutandine e sul pene più o meno eretto del ragazzo. In giro c’è molta sessualità grossolana, molta ostentazione (penso alle tettone televisive): tutto ciò è sintomo di una nevrosi”.

Se questa è la sua analisi come si concilia con l’altra sua ipotesi, quella di una nuova vitalità femminile?
“La mia impressione è che gli uomini si siano trovati più impreparati ad affrontare questo trauma e, quindi, oggi sono quelli che soffrono di più. Di sicuro so che vent’anni di emancipazione hanno generato una femmina forte, viva, che ha molte più energie del maschio. Donne capaci di volare alto, come fanno anche solo con la fantasia le ragazzine del mio libro. Non solo. Anni fa si pensava che l’emancipazione avrebbe, alla fine, prodotto un nuovo equilibrio: da una parte una donna più impegnata nel lavoro e, in compenso, un uomo più presente in casa. Invece il solo sesso che sta avanzando è quello femminile: sia nella sfera pubblica sia in quella privata. Ormai detiene una vera e propria egemonia culturale”.

Alla fine anche lei, proprio come tanti sessuologi, coltiva l’immagine di una donna onnivora, sessualmente scatenata, tanto seduttiva da terrorizzare i maschi…
“Assolutamente no. E’ ridicolo pensare che il mutamento dei comportamenti si traduca in uno stravolgimento della natura. La donna non si è mascolinizzata e non si comporta eroticamente come un uomo. Nella mia ricerca su “Erotismo e valori” risulta chiaramente che, anche nella donna più disinibita, permangono aspetti tipici della sensibilità erotica femminile come la mescolanza delle emozioni con il sesso o il dare maggiore importanza alle emozioni rispetto alla pura sessualità. Certo, nell’universo femminile ci sono anche fasce di donne ancora represse o in preda a nuove inquietudini ma, la stragrande maggioranza, è fatta di donne solari, serene e monogame. Anche se hanno avuto un’educazione cattolica non vivono più il sesso senza figli come peccato, e pensano che a letto, se i partner sono consenzienti, tutto è lecito. Quello che colpisce, semmai, è il loro scarso desiderio sessuale: la maggioranza sembra accontentarsi di quello che ha”.

Se questa è la nuova donna, ammetterà che, per gli uomini, la vita diventa più difficile.
“Sì, ma hanno poco da lamentarsi: farebbero invece meglio a pensare, a studiare, agire. In questa fase storica sono i maschi che devono fare uno sforzo maggiore di comprensione. Per le donne le cose emozionali sono da anni oggetto di scienza e conoscenza: sono attente, parlano, discutono, usano persino romanzi rosa o soap-opere alla Beautiful per imparare a decodificare messaggi, a muoversi con agio nella sfera erotica. Prendiamo le adolescenti del mio libro: loro sanno tutto dei loro idoli, li giudicano, li soppesano. Sono ragazzine con un’immaginazione ricchissima a livelli d’aspirazione molto alti: i maschietti, invece, non volano, sono come spenti, si muovono come trogloditi e finiscono per prendersi delle grandi facciate e stare malissimo. Quanto al maschio adulto non sa più in che mondo, in quale casa e in quale coppia vive. Non sa neanche decodificare una menzogna: eppure i tempi in cui era il padrone assoluto e poteva permettersi di non sapere niente sono ormai passati. Oggi nella coppia c’è la democrazia e, se vuole reggere un rapporto, il maschio deve farsi furbo”
Francesco Alberoni

_____________________________________

P.S. Un particolare che mi ha fatto sempre “sorridere”, è quello relativo al diffusissimo vizio di fare riferimento al “maschio” e alla “donna”, anziché al “maschio” e alla “femmina”…
Come ho avuto modo di scrivere altrove,
maschio=femmina;
uomo=donna;
maschietto=femminuccia;
ometto=donnetta.

Altrimenti, volendo, si potrebbe anche parlare di “uomini” e “femmine”…

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Rino 11:05 pm - 4th gennaio:

L’eterna smaccata contraddizione in barba alle più elementari regole della matematica:
>>
Questa ancestrale divisione dei ruoli, se lì per lì sembrerebbe premiare il maschio offrendogli una libertà (anche sessuale) che alle donne è invece negata…
>>

Ma quella privilegiata libertà sessuale con chi la praticavano se alle femmine era negata?

Fornicavano tra maschi?

Rino

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MarcoP 11:40 pm - 4th gennaio:

Mi sembra che Cristiana soffra di una tipica affezione femminile, cioè la “cuorite acuta”. Vale a dire, misura la realtà unicamente secondo il metro della propria emotività che non accetta altre forme di emotività diverse dalle sue, sulla base delle quali giudica gli uomini (verbatim):

psicolabili
infrequentabili
smidollati
indecisi
ipocriti
impauriti
decerebrati
peter pan

Non male come inizio. Questa, naturalmente, è una “provocazione”, e se i “maschietti” (“maschietto” lo chiami il tuo fidanzato, grazie) non la accettano, vuol dire che sono privi del senso dell’umorismo / frustrati / maschilisti / senza una donna / spaventati dalle donne / spaventati all’idea di perdere i propri privilegi / gay.

salvo poi dire (grazie della magnanima concessione): “dimostratemi su questo sito, attraverso il confronto, che voi uomini siete diversi da quello che lasciate trasparire ed in realtà siete affidabili, affettivi, romantici ed empatici”.

Sospetto che per “attraverso il confronto” intenda “dandomi ragione”. Sospetto che intenda: “dimostratemi che siete donne”, anzi, mi correggo: “dimostratemi che siete me”, anzi, mi correggo: “dimostratemi che siete me come mi vedo io”.

Però poi com’è il suo uomo ideale?

alto
moro
con gli occhi verdi
libero
benestante
colto
under 50
“un sano sesso col tipo che bea gli occhi”

Si sarà accorta che non c’è nessuna differenza fra lei e il “maschio medio” che sbava per la velina?

Come diceva una mia fidanzata (sì, mirabile dictu, so che non ci crederai ma ne ho avute):

(scuotendo la testa da destra a sinistra)

“Non ci siamo, Bonazzi”.

O anche: “L’acqua è poca e ‘a papera nun galleggia”.

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cristiana 10:45 am - 5th gennaio:

Ciao marco. intanto grazie per questa attenta analisi sulle mie riflessioni che, certamente come tu asserisci, sono basate su pensieri soggettivi e non certo oggettivi ( non sono così presuntuosa )… aggiungo, per onestà intellettuale, che mi piace questa sorta di “gioco al massacro” che si innesca inevitabilmente quando ci si confronta tra i due generi e non sto facendo ironia…. cmq vado a controbattere: gli attacchi di cuorite acuta sono un lontano ricordo, ahimè, mio caro. oggi soffro di tachicardia parossistica ogni qualvolta mi imbatto in un uomo ( non dirò maschio per non urtare la tua suscettibilità ) che dimostra di ragionare solo ed unicamente con ciò di cui è dotato tra le gambe… questo non significa che non abbia avuto il piacere di rapportarmi anche con tipi di maggior spessore. generalizzare è sempre riduttivo ed iniquo. anche tra noi donne, te lo posso garantire, ci sono soggetti che mi fanno vergognare di appartenere alla categoria. e questo per la ” par conditio “. in quanto al mio uomo ideale: ma se devo proprio scendere in campo tra decerebrati, psicolabili e peter pan, almeno che godano gli occhi… salvo sempre imbattermi, non si sa mai, in un uomo che sappia farmi vibrare qualche corda profonda…credo cmq, e con questo concludo, che l’errore più grossolano commesso dalle donne sia stato allinearsi alle dinamiche maschili perdendo le proprie peculiarità e confondendo i ruoli stabiliti in natura. non voglio dire che fosse giusto il sistema patriarcale assoluto, ma di sicuro questi capovolgimenti radicali hanno squilibrato entrambi le parti. in medio stat virtus, non concordi con me, marco?

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Fabrizio Marchi 9:12 pm - 5th gennaio:

Fabrizio Rondolino, insieme a Luciano Consoli ed altri, era uno che faceva parte dello staff di Massimo D’Alema quando quest’ultimo era Presidente del Consiglio.
La loro parola d’ordine, forse qualcuno di voi lo ricorda, era “arricchirsi è giusto”, un po’ la versione d’alemiana del vecchio motto di Deng Xiao Ping…
Non che questo sia da considerarsi un reato, sia chiaro, però, insomma, dal primo Presidente del Consiglio proveniente dall’ex Partito Comunista Italiano e dal suo staff ci si aspettava qualcosa di diverso…Non credo proprio che Enrico Berlinguer o qualcuno della sua segreteria particolare, penso a uomini come Antonio Tatò o Adalberto Minucci, avrebbero lanciato lo stesso messaggio al paese…
Detto ciò, Consoli è stato di fatto l’inventore e il promotore delle sale Bingo in Italia mentre Rondolino, dopo l’esperienza di Palazzo Chigi è addirittura diventato il responsabile della comunicazione del “Grande Fratello”. Avete capito bene, del Grande Fratello, forse la più becera e insulsa trasmissione (insieme alle sue sorelle, “La talpa”, “L’isola dei famosi” e menate varie).
E’ probabile, a questo punto, leggendo le sue dicharazioni che Silver ci riporta testualmente, che per dare una risposta al suo senso di inadeguatezza personale e di inferiorità nei confronti del genere femminile, abbia avuto bisogno di assumere quell’ incarico proprio in una di quelle trasmissioni che ha come obiettivo specifico quello di esaltare l’intelletto maschile (e femminile).
Forse questo lo avrà aiutato a superare il suo senso di inadeguatezza e a colmare quella sua deficienza, cioè quella quantità di cervello mancante per essere all’altezza di quello femminile (parole sue).
Mi pare proprio che il Grande Fratello, di cui era uno degli artefici e responsabili, vada nella direzione da lui auspicata.
Complimenti, non poteva fare scelta migliore.
Voi che ne dite? Sarà riuscito a colmare quel gap?
Fabrizio Marchi

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MarcoP 11:05 pm - 5th gennaio:

Uomini, aspettavo di vedere se qualcuno interveniva sulla questione ma non importa, fa lo stesso. Vi dico cosa intendevo, magari chiacchieriamo.

A Cristiana piace il “gioco al massacro”. Che bello! (senza ironia, i maschietti hanno secoli di esperienza nel gioco al massacro ma sul serio, praticamente già col mirino del Panzer sulla cavalleria polacca armata di sciabole). Cristiana non ha ben capito che il mio interesse non era né il controbattere, né la par condicio (capirai, la par condicio), né gli uomini che ha conosciuto né quale sia il suo uomo ideale. Queste sono cose che riguardano lei sola e si arrangerà a gestirsele come meglio preferisce. Un po’ come succede a tutti, volenti o nolenti. Il punto è che fin dal primo istante il gioco al massacro lo ha inaugurato lei, fottendosene platealmente degli uomini presenti (in un sito che parla di uomini e agli uomini) e attaccando discorso “da donna a donna” con Elisa (Elisa non è qui in discussione), chiarendo le modalità del suo “da donna a donna”: che schifo questi maschietti, come siamo meglio noi donne, superiori, emotive, affettive, empatiche.

Ormai è risaputo: fra loro le donne non chiacchierano più di vestiti o rossetti, o di libri, film e politica. No, ormai si consolano (o cercano consolazione dalle altre donne) in quanto povere derelitte che devono subire addirittura l’onta del marito/fidanzato (vile e senza palle, come tutti noi/voi) che arriva a casa dal lavoro e non corre subito a pulire il tavolino in soggiorno e lucidare il pavimento: no, preferisce togliersi le scarpe e leggere il giornale. E parla poco, cioè è anaffettivo, analfabeta dei sentimenti, non dice tutto come noi donne, ma proprio tutto tutto tutto, anche i sommovimenti più impercettibili e insignificanti (e insensati) del cuore.

Orrore. Disgustorama. Stupro.

In medio stat virtus, dice Cristiana. Io sono d’accordo, sapete, però mi pare che nessuno qui abbia esordito chiamando le donne ipocrite smidollate decerebrate psicolabili (magari mi sbaglio, boh, vado a rileggere ma non credo). Io, per dire, volevo semplicemente leggere qualcosa che riguardasse anche me in quanto uomo, sentire cosa avevano da dire gli altri, ragionare in privato (e poi magari in pubblico) sulle parole, sui luoghi comuni che si sentono ormai dappertutto e su cosa ci sta dietro. Invece cosa trovo? L’ennesima principessina rancorosa che arriva senza la minima educazione e comincia a sputare sentenze come Gesù nel tempio.

“Basate su pensieri soggettivi”, come no: non vedo su cos’altro ci si possa basare. Siamo tutti esseri umani imperfetti e pieni di magagne. Solo che qualcuno si sforza di avere il cielo stellato sopra di sé e la legge morale dentro di sé, o quantomeno fa del suo meglio; non è il caso di Cristiana. Lei entra e scaravolta il tavolo, poi con un sorrisetto dice “oh, scusa se ho urtato la tua suscettibilità”. Personalmente non sono suscettibile, ma mi dà molto fastidio la maleducazione. Soprattutto quella peggiore, quella che ti ride in faccia se obietti. Certo, se qualcuno si arrabbia è evidente che ha torto. Aspettate solo un momento e Cristiana dirà: “Cos’avete, maschietti, paura delle donne?” Un esercito costituito da una donna sola. Entra e non discute, insulta. Poi nasconde la mano, dice che vuole un uomo che “sappia farle vibrare qualche corda profonda”. Un classico: lei è “profonda”, i maschi “pensano solo a quella cosa”. Déjà vu. Dura fuori e tenera dentro, o viceversa a seconda di come è più utile.

Poi dice che l’errore delle donne è stato di “allinearsi alle dinamiche maschili”. Ecco qua, gente, la sentenza finale: madonna come aveva ragione RDVB, il male siamo noi, le nostre “dinamiche”. Se Cristiana fosse qui le direi: ma Dio semprelodato, negli ultimi trenta-quarant’anni ci avete detto che le donne erano finalmente “emancipate”, “pienamente se stesse”, “libere dal patriarcato”, e adesso dite che non è così perché in realtà le donne si sono semplicemente allineate alle “dinamiche maschili”? Allora quando si libereranno davvero, le donne? Traduzione per noi uomini: cosa dobbiamo aspettarci ancora per il futuro? Quali tripli salti mortali carpiati logici? Come in George Orwell: vi abbiamo detto che eravamo da sempre in guerra con l’Eurasia, no, non è vero, siamo da sempre in guerra con l’Estasia. Da quando? Da adesso.

Il “sistema patriarcale assoluto”? Ma le società più evolute non erano matriarcali? La vera padrona di casa non è sempre stata la rezdora? E i “ruoli stabiliti in natura” non erano un’invenzione dei maschilisti?

Cristiana mi chiede se concordo. Certo che concordo, ci mancherebbe. Ma le regole vanno stabilite prima di giocare, non mentre si gioca e a mano a mano che il gioco procede e si evolve. Altrimenti poi discutiamo per giorni su cosa significa “in medio”, cosa significa “stat” e cosa significa “virtus”. Magari ci sentiamo dire che la coppia di donne batte il poker d’assi perché “poker” e “assi” sono categorie allineate alle dinamiche maschili. Da quando? Da adesso.

Che ne pensate, uomini? Cià, vi offro una birra, che la birra è la prova concreta che Dio vuole l’Uomo felice.

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Cristiana 12:10 am - 6th gennaio:

Caro Marco, con questo monologo delirante ho paura che tu abbia perso il senso che anima questo blog, e cioè la possibilità di esprimersi al di là del sesso a cui si appartiene…. Correggimi se sbaglio. Mi accusi di essere una maleducata che spara a zero sugli uomini e minimizzi ogni mia presa di coscienza in merito al fatto che sottolineo spesso le responsabilità di noi donne a riguardo… Questa “principessa rancorosa” (e qui devo proprio sottolineare che non sei neppure divertente), si è esposta con sincerità e senza remore ed ha raccontato il suo vissuto anche con una punta di amarezza. Che poi a te non interessi la cosa perchè sei totalmente ripiegato su te stesso è un altro discorso. Se facciamo un’attenta analisi della situazione ti accorgerai che il vero rancoroso sei tu e ti arroghi il diritto del giudizio assoluto…. Ti offende che mi rivolga al tuo genere con parole dure? Ebbene, che ti piaccia o no, questo è ciò che ho sperimentato ad oggi e siccome siamo in regime democratico, evviva Dio, mi prendo la libertà di parola! In questo sproloquio aberrante mi attribuisci riflessioni ed ipotetici pensieri frutto di un tuo malessere evidente… Forse sei stato ferito, come spesso capita ed hai cercato un capro espiatorio su cui riversare la tua rabbia, ma credimi sei fuori luogo. Invece della birra, ti conviene bere vino, che fa buon sangue!!!

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STRIDER 1:56 am - 6th gennaio:

Cristiana
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Allora, miei cari. Visto che vengo tacciata di essere razzista e misantropa,
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Si vede che Silver non lo conosci proprio…
Non sei stata accusata di essere “razzista e misantropa” (mannaggia i nervi scoperti…).
La provocazione di Silver mirava a scuoterti ed a farti ragionare, e sai perche’ ?

Perche’ anche se di questi tempi e’ politicamente scorretto, nonche’ pericoloso farlo notare, l’ atteggiamento di moltissime donne italiane cambia radicalmente (perlomeno in pubblico) non appena si fa riferimento a uomini extracomunitari…

In questo caso, tutta la determinazione che mostrate nell’ insultare i connazionali scompare improvvisamente…

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Fabrizio Marchi 3:16 am - 6th gennaio:

Cari Marco e Cristiana, mi rendo conto che è necessario chiarire qualche punto. Lo faccio volentieri.
Il blog è uno spazio assolutamente libero dove ciascuno può esprimere come meglio crede le sue opinioni, fermo rimanendo, ovviamente il rispetto degli altri.
Personalmente rispondo solo a quei post che reputo interessanti oppure a quelli che rendono necessario un chiarimento da parte del fondatore-gestore che poi è il sottoscritto.
Naturalmente, laddove mi rendessi conto che il dibattito stesse degenerando in un’altra cosa, e cioè in un battibecco stizzito e stizzoso fra due o più persone che arrivassero ad insultarsi, sarei costretto ad intervenire.
Non mi pare che fino ad ora sia successo. Anzi, devo dire che il livello della discussione fino a questo momento è stato anche abbastanza elevato e ricco. Di questo faccio i complimenti a tutti.
Detto ciò, non c’è dubbio che tu, Cristiana, abbia approcciato in modo indelicato. A parti invertite se un uomo, in un sito femminista, avesse esordito dicendo: “Le donne che ho conosciuto finora sono solo una massa di decerebrate, pavide, inette, peter pan, smidollate, però se ora voi mi dimostrate di essere diverse sono disposto a cambiare idea”, sarebbe stata cacciato in malo modo.
Noi però non siamo come “loro”. E questo è un primo punto che fa una differenza fondamentale. Noi non abbiamo paura del confronto e non abbiamo neanche paura degli insulti. Considerate che appena ieri un tizio ci ha scritto e ci ha dato dei negazionisti (cioè ci ha praticamente assimilato ai nazisti). Io gli ho risposto in modo molto pacato, articolato ma determinato, senza cercare in alcun modo la rissa (se volete vi mando la mia risposta oppure, se lo ritenete opportuno, ve la posso anche postare). Questa fa gioco a loro, a chi ha pochi argomenti. Noi ne abbiamo molti e molto solidi. Non abbiamo alcun interesse alla rissa.
Tu, Marco, hai ritenuto di dare un’ importanza particolare ad alcune parole di Cristiana e giustamente le hai risposto per le rime. Io non gli ho francamente attribuito la stessa valenza e non l’ho fatto. Detto ciò, molti altri sono invece entrati in un vicendevole rapporto dialettico seppur polemico con lei che, per la verità, non sempre è stata così indelicata come in quel post che tu hai citato.
Rileggendo alcuni suoi commenti, tanti, ho letto fra le righe anche la volontà, espressa magari in modo contraddittorio, di cercare un dialogo. Una donna che non sia animata da un spirito di dialogo non ci viene neanche in un sito come questo e non ci perde neanche un minuto. Mi pare invece di poter dire che scorgo in lei, fra le righe, una certa voglia di rimettersi in gioco e lo fa proprio con noi. Può anche darsi che sia in errore. Ce lo dirà, in un senso o nell’altro, il tempo e il suo atteggiamento nel prosieguo della discussione.
Vi siete beccati, e avete continuato a farlo, anche negli ultimi vostri due post. Io avrei evitato…Comunque, non vorremo certo fare una tragedia di questo?… Al contrario, sono convinto, e non per “buonismo” o per inclinazione al “politicamente corretto” (che come sapete detesto con tutto me stesso), che ci siano su questo sito le intelligenze necessarie per un confronto-scontro anche duro ma costruttivo e non esclusivamente finalizzato alla distruzione dialettica dell’altro/a. Naturalmente siete sempre liberi/e di farlo perché, a differenza del portale, il blog è uno spazio assolutamente libero. A meno che, ovviamente, le cose non degenerino e in quel caso sarei costretto, estrema ratio, a intervenire.
Il sito invece, come spiegavo, funziona come un vero e proprio organo di stampa con una sua linea editoriale e politica. La homepage è come la prima pagina di un quotidiano e gli articoli che di volta in volta scegliamo di pubblicare sono quelli che riteniamo in linea con la strategia del Movimento. Abbiamo naturalmente previsto anche lo spazio dei “contributi” dove invece possono anche essere pubblicati articoli non necessariamente in linea con la nostra strategia.
Il sito è volutamente di parte, nel senso che ha, come sapete benissimo, una sua identità e un suo orizzonte culturale specifico, così come altri movimenti maschili hanno legittimamente i loro.
Buona discussione a tutti/e.
Fabrizio Marchi

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elisa 8:38 am - 6th gennaio:

cari marco e cristiana, come autrice dell’articolo che state commentando, sento di dover dire la mia.
lo spirito con cui ho scritto queste righe era quello di stuzzicare le donne, e l’arrivo di cristiana mi ha fatto molto piacere, perché voleva dire che avevo colpito nel segno.
il botta e risposta un po’ piccato che si è creato è, con tutta probabilità, fisiologico, e credo stimoli comunque lo scambio, ma con le ultime battute mi avete fatto venire in mente un’immagine che mi ha regalato ieri sera un amico, e che vi propongo per come me la ricordo.
si parlava di donne, e ad un certo punto lui ha esclamato: “mi sembra di vedervi, voi donne alle prese con gli uomini: avete buttato una manciata di semi per terra, e adesso ve ne state in piedi a guardarlo e urlate CRESCI PIANTA!… ma lo volete capire che vi dovete sporcare le mani?”.

con questo non voglio dire che l’uomo-seme (o è più giusto l’uomo-terra?…) della metafora non abbia le sue colpe, quando sta lì e ti guarda con occhio vitreo e ti implora “dimmi cosa devo fare perché tutto vada a posto magicamente!”, ma che se vogliamo costruire uno spazio di scambio è inutile irrigidirsi e aspettare che sia l’altro a sporcarsi le mani per primo.

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Cristiana 11:16 am - 6th gennaio:

Strider, “l’atteggiameno di moltissime donne italiane” non è l’atteggiamento di “tutte” le donne italiane, quindi dissento. Questo non significa che sto sottovalutando o minimizzando ciò che dici, sia chiaro… ma generalizzare è sempre riduttivo.

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Silver 11:27 am - 6th gennaio:

Fabrizio
“Considerate che appena ieri un tizio ci ha scritto e ci ha dato dei negazionisti (cioè ci ha praticamente assimilato ai nazisti). Io gli ho risposto in modo molto pacato, articolato ma determinato, senza cercare in alcun modo la rissa (se volete vi mando la mia risposta oppure, se lo ritenete opportuno, ve la posso anche postare)”.

Postala pure, Fabrizio.

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Cristiana 11:40 am - 6th gennaio:

Ciao Elisa. sei stata brava a descrivere una realtà che spesso non si comprende fino in fondo. Parlare di colpe sarebbe semplicistico e nella fattispecie mi voglio scusare se talvolta ho usato toni troppo accesi rispetto ad una problematica che appartiene ad entrambi i sessi, indubbiamente. Però non mi sembra di aver condannato senza appello gli uomini…ho raccontato persino un’esperienza personale di cui non vado certo fiera, che mi ha messo a dura prova, ma non per questo, ve lo assicuro, credo che “tutti” gli uomini siano decerebrati, smidollati ed eterni peter pan. Rispondevo appunto poc’anzi a Strider riguardo all’argomento sul giudizio femminile delle italiane rispetto agli extracomunitari. se si generalizza vuol dire che siamo ingabbiati e senza via d’uscita, ma per fortuna non è così. Lo scopo di questo blog, come dice anche Fabrizio, è uno scambio costruttivo. L’attacco diretto o mirato al soggetto snatura il fine del movimento stesso. Non mi sto rifardendo o giustificando, ma credo che fare chiarezza sulla mia posizione era d’uopo.

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elisa 12:14 pm - 6th gennaio:

dici bene, cristiana: un eccesso di generalizzazione, in quanto eccesso, è sempre sbagliato (perché se volessimo sempre e solo guardare al particolare dovremmo aprire milioni di blog-siti dell’uomobeta1, beta2, beta3, e così via…).
per questo la tua frase “qui belli o brutti sono tutti pressochè decerebrati peter pan” non è stata presa proprio bene dagli uomini che ospitano questo articolo o che lo leggono.
mi fa piacere comunque leggere le tue precisazioni, perché dimostrano che l’esercizio spirituale dello specchio – concedimi la battuta – da i suoi frutti smile

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Cristiana 12:24 pm - 6th gennaio:

Fabrizio, volevo rilasciare un commento rispetto al tuo post su D’Alema & co. Secondo te, si può parlare di “intelletto” maschile o femminile che sia, all’interno di trasmissioni come il Grande Fratello ed affini a prescindere dai bisogni personali di Rondolino???

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Fabrizio Marchi 12:34 pm - 6th gennaio:

Questa è l’email che ci ha inviato un uomo (di sinistra, come me peraltro) in risposta ad una mia lettera inviata a molte persone con la quale invitavo a visitare il nostro sito. Ancora più sotto la mia risposta. Prolissa ma necessaria perché questo è uno in contatto con tanta altra gente ed è importante, dal momento che siamo praticamente all’inizio, che il nostro messaggio sia chiaro e pacato.

“Siete veramente dei negazionisti,
a vostro dire in buona fede, secondo me
con tutte le caratteristiche della malafede
propria dei sistemi di potere più autoritari,
come lo è quello maschile.
Infatti, come è possibile non riconoscere
l’oppressione della donna nei secoli
e a maggior ragione ora, con la piena
mercificazione dell’essere umano,
in special modo donna, nell’emisfero occidenrtale
e dell’apartheid operato dai fondamentalismi religiosi
in quello orientale?
Da uomini a uomini, vi confesso che senza realizzare
la parità assoluta con l’altra metà del cielo
io non potrei considerare pienamente
realizzata la mia umanità”.
Franco ……

Caro Franco, il discorso sarebbe estremamente lungo e non posso certo sintetizzarlo in poche righe.
Posso solo dirti che non è nostra intenzione negare nulla nè sottrarci ad un confronto su questi temi che invece, soprattutto a sinistra, vengono considerati per scontati. Lo spirito della tua email lo dimostra. L’equazione che è contenuta nelle tue parole (del tutto sovrapponibile a quello della reinterpretazione femminista della storia) è appunto: Uomini= sempre, comunque e dovunque oppressori-carnefici-guerrafondai-stupratori-sopraffattori e chi più ne ha più ne metta e dall’altra parte Donne= sempre, comunque e dovunque oppresse-vittime-innocenti-pacifiche-portatrici di progresso e pace
In soldoni una interpretazione (direi più un racconto ideologico e manicheo piuttosto che un’analisi storica e interpretativa, che comunque contiene anche delle verità, sia chiaro, altrimenti non sarebbe neanche credibile) che vede il bene da una parte (le donne) e il male dall’altra (gli uomini).
Come ti dicevo, la lettura storica e l’analisi sarebbe troppo complessa da fare in questa sede. Ti invito però a riflettere solo su questo concetto. Poi naturalmente quando vorrai, e ne saremo felicissimi, possiamo approfondire il tema (anzi, ci auguriamo di poterlo fare).
Se questa interpretazione della storia fosse del tutto vera, ci troveremmo di fronte (e non vuole essere una metafora ciò che sto per dirti) ad un abominevole, disgustoso e terrificante “errore” di natura ontologica. E cioè uno dei due generi, quello maschile, dovrebbe oggettivamente essere considerato un genere profondamente (e strutturalmente, diremmo noi) sbagliato. Perchè se veramente, come viene in effetti sostenuto dalla letteratura femminista, la storia dell’umanità “da che mondo è mondo”, e quindi da sempre, anche dai tempi preistorici, fosse sempre stata questa (il paradigma Uomo=oppressore Donna=oppressa), significa che una parte dell’umanità, la metà maschile, è ontologicamente, geneticamente o strutturalmente malata. Come si suole dire, le chiacchiere stanno a zero, il cerchio si stringe. Se questo è il paradigma, alternative non ce ne sono.
A questo punto, sempre seguendo il paradigma, la strada si biforca: se questa è la verità allora il genere maschile dovrebbe essere eliminato. Ma siccome non si può eliminare un intero genere perchè una pulizia etnica di questo genere non riuscirebbero a farla neanche i nazisti (anche se gli spagnoli in America Latina si sono dati da fare…) allora lo si deve “rieducare”. Lo si deve disinnescare, cioè evirare psicologicamente, demonizzandolo, criminalizzandolo, colpevolizzandolo e riducendolo a macchina da guerra, sopraffazione, violenza e stupro.
L’uomo è questo, secondo questa interpretazione, che è quella ufficiale del femminismo più “militante e di sinistra”.
Bada bene, tutti gli Uomini, non solo i padroni, i capitalisti, i latifondisti, gli aristocratici, i feudatari, i nazisti, gli schiavisti e via discorrendo. Tutti gli uomini sono quella roba lì. Compresi quegli uomini, la grande maggioranza, che per millenni si sono alzati la mattina alla 4 per andare a trascorrere 14 o 16 ore della loro vita attiva dentro una miniera, una cava di marmo, un cantiere edile, una nave merci, un acciaieria, un altoforno (dove le donne peraltro non sono mai morte perchè non ci hanno mai messo piede, e ti ricordo che a tutt’oggi, nel terzo millennio, forse non lo sai, il 95% dei morti sul lavoro sono maschi, come te e me).
Ma già conosco la tua obiezione. La mia è una banalizzazione, o meglio è una interpretazione esclusivamente di parte. Infatti; hai ragione. E’ l’interpretazione speculare a quella femminista.
Io invece credo, appunto perché non sono un manicheo come le femministe e tanta parte della sinistra, che la realtà delle cose sia un po’ più complessa, che quell’uomo (il minatore di cui sopra) non fosse l’oppressore della donna ma un povero cristo che per un salario di fame sopportava la tragedia e la sofferenza di una “non vita”. E la sopportava perché, guarda un po’, si era accollato la responsabilità di portare avanti una famiglia e di mantenere dei figli e una moglie. Nello stesso tempo, non credo affatto che quella donna, sua moglie, fosse la sua oppressora (non so come si dica). Penso che anche lei facesse i salti mortali per mandare avanti la baracca, tra i lavori domestici e i mille espedienti per sbarcare il lunario alla meno peggio (fermo rimanendo che io personalmente, tra fare il minatore o la moglie del minatore scelgo di fare la seconda…). Insomma, secondo me erano due oppressi, anche se in forme e modalità diverse. Forme e modalità date dalla organizzazione del lavoro (e dello sfruttamento) e dalla divisione dei ruoli, dei compiti e del lavoro dati dal contesto sociale.
Potrei portare altri mille esempi di come anche le donne hanno partecipato e sono state corresponsabili di tutto ciò che è accaduto nella storia. Anche perché solo i neonati, gli animali e i portatori di gravi handicap psichici sono completamente innocenti e le donne, fortunatamente, non appartengono a queste categorie, ma a pieno titolo a quella del genere umano. Potrei fare un elenco dettagliato di regine, imperatrici, zarine, che hanno scatenato guerre, mandato al rogo, torturato, né e né meno che i loro colleghi di potere maschietti. Ma senza andare così a ritroso, il fatto di essere donne non ha impedito a Tzipi Livni (vicepremier israeliana, progressista e femminista) di scatenare l’inferno a Gaza, alla sua predecessora Golda Meir di fare lo stesso trent’anni prima, a Condoleeza Rice, numero due della Casa Bianca di bombardare l’Iraq con il fosforo bianco e l’uranio impoverito e alla Signora Margaret Tatcher di portare avanti una delle più spietate politiche liberiste che ha portato al suicidio decine di lavoratori britannici ridotti alla disperazione. A meno che non ce la vogliamo cavare col discorso che in realtà queste non erano e non sono donne ma “maschi in gonnella”, cioè donne che hanno fatto loro la cultura e il modo di essere dei maschi (perché le donne, questo l’assioma, sarebbero ontologicamente incapaci di fare violenza…).
Ma se quest’ultimo è l’assioma, il cane torna a mordersi la coda, perché seguendo questo ragionamento si torna inevitabilmente a quella interpretazione intrisa di sessismo e razzismo che in nulla si differenzia da altre forme di razzismo che purtroppo il genere umano ha conosciuto.
Mi fermo. Potrei ovviamente continuare e affrontare ad esempio il tema della violenza psicologica (perché non esiste solo quella fisica, come ben sappiamo) ma ci porterebbe troppo lontano. Questa è solo una lettera di risposta alla tua e non voglio annoiarti più di tanto.
In ultima analisi, ciò che mi preme dirti è che l’ultima cosa che ci anima è di scatenare una guerra “fra poveri”; una sciocca guerra qualunquista tra maschietti e femminucce è l’ultima delle cose che abbiamo in testa. Ciò che ci preme è fare un analisi lucida della situazione attuale per comprendere la realtà e cercare di analizzarla lucidamente, per capire quale sia il ruolo delle donne e degli uomini all’interno del sistema nel quale viviamo. Ma di quali donne e di quali uomini? Non è forse generico esprimersi in tal modo? Secondo noi lo è, e infatti abbiamo scelto di denominarci Uomini Beta così come abbiamo scelto, se visiterai meglio il sito, di rivolgerci anche alle “donne non appartenenti alle elite dominanti” per costruire insieme un percorso verso una relazione di reale “eguaglianza, parità, reciprocità e riconoscimento dell’altro/a, ciascuno/a nelle sue rispettive peculiarità”. Noi riteniamo che oggi queste condizioni che auspichiamo non ci siano. Non solo, riteniamo che proprio le donne, che sembrava dovessero marciare in quella direzione auspicata, siano andate altrove. Esattamente dalla parte opposta. E siamo giunti a questa riflessione proprio con lo strumento della critica (marxista), anche se a te questo può apparire scandaloso in bocca a uomini come noi. Ma tant’è.
Mi fermo. Sono stato fin troppo prolisso. Se vuoi puoi postare il tuo commento sul sito e ti risponderò con questa oppure lo faranno anche altri. Sempre che tu possa considerarci degli interlocutori degni e non degli individui in malafede, come hai già paventato. La realtà è che siamo degli uomini liberi che vanno controcorrente. E andare controcorrente non è mai stata una passeggiata di salute per nessuno. Ricordo i primi militanti comunisti, tanti ma tanti anni fa, che cominciarono a criticare l’URSS. La risposta fu:”Siete dei fascisti, agenti dell’imperialismo, mercenari prezzolati dalla Cia”. E naturalmente, alla meglio emarginati.
Cerchiamo di non ripetere gli stessi errori. Oggi sarebbe anche comico.
Un abbraccio!
Fabrizio Marchi (Uomini Beta)

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fabrizio 12:40 pm - 6th gennaio:

Volevo solo mettere in evidenza chi è quel Rondolino, sempre dal mio punto di vista, sia chiaro…un tipico esponente di una determinata cerchia o lobby di una certa “sinistra”…
Sul Grande Fratello e su un certo genere di televisione (la gran parte ahimè) neanche entro nel merito. Abbiamo cose un po’ più importanti di cui occuparci…
Fabrizio Marchi

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Silver 12:54 pm - 6th gennaio:

Elisa
“dici bene, cristiana: un eccesso di generalizzazione, in quanto eccesso, è sempre sbagliato (perché se volessimo sempre e solo guardare al particolare dovremmo aprire milioni di blog-siti dell’uomobeta1, beta2, beta3, e così via…)”.

Sì, Elisa, generalizzare è sempre sbagliato, ma a volte bisogna generalizzare per far sì che quelle generalizzazioni abbiano una fine…

Per essere più chiaro: benché non sia un intellettuale (per campare faccio tutt’altro), io mi occupo di certe questioni da ancor prima che esistessero U3000 ed i MS, perciò non immagini quello che mi è toccato leggere ed ascoltare in tutti questi anni…

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Silver 12:58 pm - 6th gennaio:

Questo brano, tratto da “IL MITO DEL POTERE MASCHILE”, di Warren Farrell, è per Franco.
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Come uomini abilissimi liberarono le donne, dimenticando di liberare se stessi

Abigail, una tipica donna della fine dell’Ottocento, ebbe otto figli. Due volte rischiò di morire di parto. Quando l’ultimo dei suoi figli se ne andò di casa, lei era già morta.
Cindy, una tipica donna degli Anni Novanta, rimase nubile fino a 25 anni. Dopo il matrimonio, ebbe due figli. Quando l’ultimo se ne andò di casa, le rimaneva ancora da vivere un quarto di secolo.
Abigail non sentì mai parlare del frigorifero. Cindy poteva tirarne fuori un pasto completo. L’intera giornata di Abigail era occupata dalla spesa e dalla preparazione del cibo per la sua famiglia di dieci persone. Cindy spesso comprava pietanze già pronte, le metteva nel forno a microonde e venti minuti dopo stava già pranzando. (Spesso scherzava: «Io non preparo la cena: me la mangio».) C’erano sere in cui lei e suo marito Jeremy portavano i ragazzi da McDonald’s, o si facevano portare a casa la pizza, oppure Jeremy preparava un bel barbecue o «il piatto preferito di Cindy – su richiesta». Comunque, sia Cindy sia Jeremy dovettero affrontare problemi che non sfiorarono mai Abigail (per esempio, fare l’autista, mantenere i figli all’università).
Abigail andava a fare la spesa sul carretto o a piedi. Cindy o Jeremy andavano a fare la spesa in macchina, o la ordinavano per telefono. Abigail trovava i negozi aperti dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio, e se dimenticava qualcosa non c’era modo di rimediare. Cindy o Jeremy trovano dei negozi aperti 24 ore su 24.
Abigail doveva lavare i piatti dopo ogni pasto. Cindy metteva i piatti nella lavastoviglie, e a volte neppure li toccava, perché se ne occupavano Jeremy o il figlio maggiore» Per lavare i panni Abigail doveva pompare l’acqua, accendere il fuoco per scaldarla e poi usare le mani per strofinare gli indumenti. Se pioveva o nevicava, appendeva i panni in tutti gli angoli della casa. Cindy sceglieva il lavaggio adatto e metteva in moto la lavatrice. E spesso non toccava neppure i panni, perché a riempire la lavatrice ci pensavano Jeremy o il figlio maggiore.
Abigail cuciva con le mani callose in una casa fredda, a lume di candela. Cindy e Jeremy acquistavano dallo stockista abiti perfetti. Abigail impiegava due giorni per cucire una camicia per il figlio. A Cindy o Jeremy bastavano venti minuti per scegliere le camicie per i due figli.
Su Abigail si riversavano le necessità di otto figli. Cindy aveva due figli le cui necessità si riversavano in parte sulla televisione. E Cindy aveva un’altra cosa ancora: un marito che sapeva come essere amorevole e come mantenere la disciplina.
Nel 1990 Cindy si poteva ancora permettere di scegliere di fare il pane in casa o cucire una camicia a mano – ma era una scelta e non un obbligo. Capitava di tanto in tanto, non giorno dopo giorno; faceva parte della sua vita adulta ma non costituiva il 100 per cento della sua vita adulta.
Cindy subiva pressioni che non avevano mai sfiorato Abigail? Sicuramente. Ma le nuove pressioni raramente si aggiungevano: semplicemente sostituivano un antico fardello. Se si aggiungessero, la vita media delle donne non sarebbe aumentata di quasi il 50 per cento dal 1920 ai giorni nostri.
Ma allora perché la speranza di vita alla nascita era di un anno di meno per gli uomini nel 1920 e di sette anni di meno rispetto alle donne attualmente? Perché le prestazioni degli uomini – inventare, produrre, vendere, distribuire – hanno salvato le donne, mentre nessuno ha salvato gli uomini dalla pressione del dover fare. Da macchina per fare figli, macchina per preparare da mangiare, macchina per le pulizie, lei è diventata una persona che ha tempo per l’amore. Da macchina per prestazioni varie nei pressi di casa lui è diventato una macchina per prestazioni varie lontano da casa. E con meno tempo per l’amore.
Gli uomini sono riusciti a creare case e giardini più belli per le mogli invece che miniere di carbone e cantieri edili più sicuri per se stessi. Ben pochi hanno rilevato il fatto che solamente degli uomini sono morti a migliaia costruendo attraverso le montagne strade per le automobili e ferrovie per i treni che permettevano al resto della civiltà di essere servito al vagone-ristorante.
La lontananza del posto di lavoro separava l’uomo dalle persone amate, togliendo alla sua vita significato… e creando ogni giorno piccoli lutti. E se riusciva a fare tutto, diventava una macchina; se falliva, si sentiva umiliato e sminuito. In ogni modo, più aveva attenzioni e riguardi per la donna e più si abbreviava la vita. E alla moglie e ai figli lasciava, perché lo spendessero, quanto aveva guadagnato. Così gli uomini di successo liberarono le donne, ma dimenticarono dì liberare se stessi.
Nonostante tutto le femministe etichettarono la «tecnologia maschile» – e in particolare «la tecnologia maschile medica» -come uno strumento del patriarcato inteso a opprimere le donne. E il passaggio alla II Fase fu perciò caratterizzato dalla critica rivolta agli uomini per avere distrutto l’ambiente costruendo per esempio una diga, dimenticando di riconoscere agli uomini il merito di aver prodotto elettricità costruendo quella diga, e di chiedere alle donne di assumersi la responsabilità della crescente domanda di elettricità che a sua volta richiedeva la costruzione di altre dighe.
Quanto alla tecnologia medica maschile, fu probabilmente il fattore che allungò la vita media delle donne. Evitò che le donne morissero di parto e scoprì vaccini per quasi tutte le malattie contagiose (poliomielite, difterite, febbre tifoidea, morbillo, scarlattina, varicella, peste bubbonica, tubercolosi).
In tempo di guerra, diversi farmaci sperimentali furono spesso testati sugli uomini. Se il farmaco non funzionava, l’uomo moriva. Ma se il farmaco dava buoni risultati, allora veniva usato per salvare sia le donne sia gli uomini. E sempre gli uomini furono usati come cavie per migliorare le procedure d’emergenza, i forni a microonde (inavvertitamente un uomo venne «cotto» durante le prove), e altri ritrovati utili a entrambi i sessi.
In seguito fu etichettato come sessismo il fatto che i medici studiassero più gli uomini che le donne. Nessuno definì sessismo il fatto che gli uomini più delle donne fossero usati come cavie.
Secondo le femministe, il patriarcato e la tecnologia maschile cospiravano per limitare la libertà di generare «il diritto di scegliere» da parte delle donne. Per la verità, la tecnologia maschile ha creato «il diritto di scegliere» delle donne: ha permesso il controllo delle nascite. E l’aborto sicuro. La tecnologia maschile per il controllo delle nascite ha contribuito più di qualsiasi altra cosa a ridurre il carico di lavoro delle donne, a rendere il sesso non univoco ma pluridirezionale. Soprattutto, la tecnologia fece sì che il ruolo maschile proteggesse le donne più di quanto il ruolo femminile proteggesse gli uomini. Per ironia della sorte, alcune femministe che tanto si lamentavano della tecnologia maschile sarebbero morte di parto o di aborto se quella tecnologia non ci fosse stata.
La tecnologia maschile non creò invece per gli uomini l’equivalente diritto alla scelta. Pertanto, ogni volta che un uomo faceva del sesso con una donna che sosteneva di far uso di metodi contraccettivi, a lui non restava che fidarsi. In caso contrario, poteva accadere che si ritrovasse a dover mantenere un figlio fino ai diciotto anni. Se un uomo usava il preservativo ma in seguito la donna affermava di essere comunque rimasta incinta, la donna non sposata della II Fase aveva il diritto sia di informare l’uomo sia di non farlo; di abortire senza consultarlo o di chiedere segretamente che il bimbo venisse adottato; di allevarlo lei e di far pagare al maschio i conti; oppure addirittura di crescerlo da sola per dieci anni senza neppure informarne il padre e poi citarlo in giudizio perché provvedesse al mantenimento, anche per gli anni passati. E tutto ciò è legale.
Ogni donna sa benissimo che se esistessero soltanto per il maschio mezzi di contraccezione, avrebbe la sensazione di non controllare la situazione, di essere alla mercè dell’altro. Quando «fidati» è detto da un uomo, fa soltanto ridere, ma quando si tratta di una donna, è legge. Il controllo delle nascite ha dato alla donna il diritto di scegliere e all’uomo non resta altro che fidarsi. Al giorno d’oggi, quando un uomo introduce il pene nel corpo di una donna, contemporaneamente mette la sua vita nelle mani di quella donna.
In breve, la tecnologia maschile e le leggi maschili hanno liberato la donna dalla biologia femminile come destino femminile e creato la biologia femminile come destino maschile.

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Silver 1:02 pm - 6th gennaio:

Questo, invece, è un mio scritto risalente ad un paio di anni fa.
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Il cambiamento di status delle donne ha diverse cause. Una è l’inesorabile logica dell’espandersi del cerchio morale, che ha portato anche all’abolizione del dispotismo, della schiavitù, del feudalesimo e della segregazione razziale. L’altra è il femminismo.

La prima ondata femminista, compresa negli Stati Uniti fra la convenzione di Seneca Falls del 1848 e la ratifica del XIX Emendamento della Costituzione nel 1920, portò le donne al diritto di voto, di sedere in una giuria, di avere beni propri nel matrimonio, di divorziare e di ricevere un’ istruzione.

Ma checché se ne dica, la causa principale del cambiamento di status delle donne è il progresso tecnologico ed economico – portato avanti in primis dagli uomini -, che ha reso possibile alle coppie condurre una vita sessuale e allevare i figli senza bisogno della spietata ed ovvia (in quel contesto sociale) divisione del lavoro che costringeva la madre a consacrare ogni momento di veglia alla sopravvivenza della prole.

L’acqua potabile, l’igiene e la medicina moderna hanno diminuito la mortalità infantile e il desiderio di avere un gran numero di figli. Grazie a biberon e latte di mucca pastorizzato, poi a tiralatte e freezer, si può dar da mangiare ai neonati senza che le madri debbano stare al loro servizio ventiquattr’ore su ventiquattro. La produzione di massa ha reso più economico comprare le cose che fabbricarle a mano e impianti idraulici, elettricità ed elettrodomestici hanno alleggerito ancora di più i lavori di casa.

L’accresciuto valore del cervello rispetto ai muscoli nell’economia, il prolungarsi della vita (che rende possibile sperare di vivere decenni dopo aver allevato i figli) e l’accessibilità di un’ istruzione di lunga durata hanno modificato i valori delle opzioni che si presentano alle donne nel corso dell’esistenza. Non solo. Grazie a contraccezione, amniocentesi, ultrasuoni e tecnologie riproduttive è diventato possibile per le donne rinviare il momento di mettere al mondo dei figli a quando lo ritengono più opportuno.

In conclusione, faccio notare che ad aver tratto i maggiori benefici dal sopracitato progresso, sono state proprio le appartenenti al sesso femminile.
Basti dire che nel 1900, in Italia, vi era una differenza di aspettativa di vita media fra i due sessi, di solo 6 mesi. Nel 1920 era salita a 2 anni. Oggi, anno 2008, è di 6 anni.

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Silver 1:13 pm - 6th gennaio:

Frase corretta:
Franco, cos’è per te “la parità assoluta” ?

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Fabio 3:41 pm - 6th gennaio:

Non posso che condividere queste parole di Marco,

“ma Dio semprelodato, negli ultimi trenta-quarant’anni ci avete detto che le donne erano finalmente “emancipate”, “pienamente se stesse”, “libere dal patriarcato”, e adesso dite che non è così perché in realtà le donne si sono semplicemente allineate alle “dinamiche maschili”? Allora quando si libereranno davvero, le donne? Traduzione per noi uomini: cosa dobbiamo aspettarci ancora per il futuro? Quali tripli salti mortali carpiati logici?”

perché verissime. In questi ultimi 40 anni il femminismo, le donne colte, gli intellettuali “uomini” e i mass media non hanno fatto altro che parlarci di donne “emancipate, libere e superiori agli uomini”.

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Fabio 3:49 pm - 6th gennaio:

“Ma senza andare così a ritroso, il fatto di essere donne non ha impedito a Tzipi Livni (vicepremier israeliana, progressista e femminista) di scatenare l’inferno a Gaza, alla sua predecessora Golda Meir di fare lo stesso trent’anni prima, a Condoleeza Rice, numero due della Casa Bianca di bombardare l’Iraq con il fosforo bianco e l’uranio impoverito e alla Signora Margaret Tatcher di portare avanti una delle più spietate politiche liberiste che ha portato al suicidio decine di lavoratori britannici ridotti alla disperazione. A meno che non ce la vogliamo cavare col discorso che in realtà queste non erano e non sono donne ma “maschi in gonnella”, cioè donne che hanno fatto loro la cultura e il modo di essere dei maschi (perché le donne, questo l’assioma, sarebbero ontologicamente incapaci di fare violenza…).”

Sai Fabrizio, cosa ti risponderebbero alcune femministe? Che queste donne hanno agito così perché si sono dovute “adeguare” alle violente logiche di un mondo maschile e maschilista.
Se ne tirerebbero fuori in questo modo, perché sempre secondo loro, in un contesto differente e “più femminile” le donne sarebbero incapaci di fare del male al prossimo…

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fabrizio 3:57 pm - 6th gennaio:

E’ esattamente quello che gli ho risposto, infatti…

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Fabio 4:28 pm - 6th gennaio:

Io, invece, a Franco vorrei fare leggere questo…
dal sito dei padri separati.

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Il meccanismo delle quote e dei privilegi, oltre che discriminatorio, aggrava ancor di più la questione italiana della scarsa meritocrazia e dello sviluppo economico.

Alcuni esempi:

IMPRENDITORIA FEMMINILE – secondo recenti norme una società con oltre il 50% di soci fondatori donna ha diritto e privilegio di accedere a prestiti a tasso speciale o addirittura capitali a fondo perduto. Questo vuol dire che tra due ragazzi che hanno ideato un processo innovativo di produzione di energia solare e rinnovabile e due ragazze che vogliono aprire la terza videoteca nella loro via verrà finanziato il secondo progetto. (e quei due ragazzi, come molti, se ne andranno all’estero a regalare innovazione e tecnologia ad altri stati)

STUDIO E CORSI POST DIPLOMA – Buona parte della formazione post-diploma e alternativa alla laurea è rappresentata dai corsi del Fondo Sociale Europeo (miliardi di euro finanziati ogni anno dall’UE) per accedere a questi fondi è necessario introdurre il quoziente donna, ovvero per avere punteggio si deve affermare che ai nostri corsi le donne avranno un “accesso sicuro” almeno per il 50%. Questo vuol dire che durante le selezioni di accesso ai tuoi corsi di studio se avrai selezionato ad esempio su 10 candidati già 4 donne e 5 uomini ed il decimo selezionato come punteggio fosse maschio, sei invece costretto a scegliere la femmina (anche se meno qualificata e talentata). Ovviamente per il contrario non c’è nessuna tutela cioè se scegli 9 su 10 femmine nessuno viene a dirti niente. Se non rispetti questo meccanismo discriminatorio e dequalificante non accedi ai fondi e non lavori.

Abbiamo visto due esempi tra i tanti disponibili in Italia. Queste discriminazioni non sono solo gravi a livello etico ma pesano sulla qualità della formazione e del lavoro. In questo modo la donna si è pari all’uomo, ma grazie ad un piedistallo pagato dalle nostre tasse.

L’imprenditoria (rischio, capitali privati) resta infatti quasi solo maschile, mentre sui 6.000.000 di dipendenti statali e parastatali (pagati da noi) il 75% sono donne. (con esiti non proprio felici come vediamo spesso in tv, qui ad esempio un recente filmato di striscia: “dipendenti fai da te”

Se si eliminassero i fondi investiti in discriminazione sessuale probabilmente non ci sarebbe ogni anno bisogno di fare la finanziaria e pagheremmo senz’altro tutti meno tasse.

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Strider 3:14 pm - 7th gennaio:

Cristiana
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Ciao Elisa. sei stata brava a descrivere una realtà che spesso non si comprende fino in fondo. Parlare di colpe sarebbe semplicistico e nella fattispecie mi voglio scusare se talvolta ho usato toni troppo accesi rispetto ad una problematica che appartiene ad entrambi i sessi, indubbiamente. Però non mi sembra di aver condannato senza appello gli uomini…ho raccontato persino un’esperienza personale di cui non vado certo fiera, che mi ha messo a dura prova, ma non per questo, ve lo assicuro, credo che “tutti” gli uomini siano decerebrati, smidollati ed eterni peter pan. Rispondevo appunto poc’anzi a Strider riguardo all’argomento sul giudizio femminile delle italiane rispetto agli extracomunitari. se si generalizza vuol dire che siamo ingabbiati e senza via d’uscita, ma per fortuna non è così.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Andiamo oltre Uomini Beta, ed osserviamo attentamente la realta’ che ci circonda: tu, Cristiana, cosa vedi di preciso ?
Io vedo uomini molto competitivi con gli altri uomini, ma generalmente rispettosi nei confronti delle donne; non altrettanto si puo’ dire di quest’ ultime, che pur essendo competitive fra di loro, sanno coalizzarsi contro gli uomini quando c’e’ da dargli addosso.
(I primi, invece, sono soliti disgregarsi).

Nella mia esperienza, ho potuto anche constatare che, di norma, gli uomini rispettano le donne a prescindere, mentre le suddette rispettano gli uomini solo se questi “dimostrano di meritarselo, ovvero se si fanno rispettare…*
Basta vedere quello che accade fra un gruppo di giovani uomini e donne: lui magari scherza, ironizza e gioca con una lei (in maniera tipicamente maschile), lei ribatte con frasi stizzite e offensive del tipo “sei un cretino, sei stupido, oh, mo’ se vengo la’ te meno*”, ecc ecc.
Comportamenti, questi, che sono particolarmente diffusi non solo fra quelli/e della mia generazione (sono dell’ 80), ma anche fra i/le quarantenni.
(Non parliamo poi dei/lle ventenni…).

————————————————–

* Un mio amico, una volta mi raccontava di una 38enne, sempre molto provocatoria e strafottente nei confronti di ragazzi ed uomini un po’ ingenui (o “tonti”), che pero’, guarda caso, stravedeva per un napoletano (oggi 50enne) che ad una delle sue (due) ex mogli aveva spezzato le gambe a calci, dopo essere venuto a conoscenza di un “tradimento” di lei.
Non solo nei confronti di quest’ uomo era molto ossequiosa, ma accettava anche battute “vietate” (da lei…) ai “tontoloni”…

* * Frase che da uomo e da ex pugile dilettante, mi fa sempre un po’ “ridere”, specie se a pronunciarla e’ una donna…

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Strider 3:24 pm - 7th gennaio:

Cristiana
>>>>>>>>>>>>>
ho raccontato persino un’esperienza personale di cui non vado certo fiera, che mi ha messo a dura prova,
>>>>>>>>>>>>>

Ed infatti nessuno ti ha deriso per questo; anzi, hai ricevuto delle risposte educate ed intelligenti.
Pensa un po’ se un uomo andasse in un forum femminista a chiedere spiegazioni sul perche’ non ha avuto l’ erezione con una donna, oppure sul perche’ non e’ riuscito ad arrivare all’ orgasmo…
Sarebbe sbeffeggiato da tutte.

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Silver 7:58 pm - 7th gennaio:

Scriveva Arthur Schopenhauer:
“Il sesso femminile pretende e si aspetta tutto da quello maschile: tutto quello, cioè, che desidera e di cui ha bisogno; il sesso maschile, a quello femminile, chiede, prima di tutto e direttamente, una cosa sola”.

[...]

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Alessandro 4:44 pm - 11th gennaio:

Arthur Schopenhauer ha dedicato molte riflessioni e aforismi al sesso femminile. Alcuni hanno una chiara impronta misogina e di coseguenza non li apprezzo. Altri invece colgono nel segno, come quello da te postato.
Commentando invece l’articolo di Elisa su esposto, è importante che a proporre queste considerazioni sia una donna. E’ un atto di coraggio notevole. L’attuale generazione di donne, cresciuta in un clima ancora fortemente impregnato di femmnismo, anche piuttosto misandrico, appare molto restia a mettersi in discussione. Eredita la mentalità di certe femministe “dure”, secondo le quali dell’uomo non ci si può mai fidare. Aleggia nelle loro menti lo spettro di un ritorno al passato che chi proviene dal mondo della sinistra, uomini inclusi, non può accettare. Per questo si sfugge al dialogo, al confronto e si rimane abbarbicati su posizioni, quelle della tradizione femminista, che se hanno contribuito indiscutibilmente alla sacrosanta valorizzazione del ruolo e delle presenza femmnile nella società, allo stesso tempo hanno contribuito, con l’apporto decisivo del consumismo imperante,ad abbruttirne l’animo, sostituendo a un atteggiamento di confronto e collaborazione con l’altro sesso, che un reale movimento di “liberazione” avrebbe dovuto ricercare, un atteggiamento revanscista, di sfida a priori che appare funzionale esclusivamente al sistema di potere attuale. Non riflettere però criticamente sul proprio operare, uomini o donne che siano, assumere una posizione meramente difensiva, inevitabilmente non consente una reale crescita personale e sociale. Cogliere i limiti di una certa tradizone storica, evidenziarne la sua pars destruens, insieme a quella costruttiva che ha comunque avuto, appare oggi una sfida decisiva per migliorare la qualità della vita di donne e uomini. Questo movimento coglie questa sfida e a esso vanno i miei migliori auguri.

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armando 12:45 am - 12th gennaio:

1) Non riesco davvero a capire la lettura della storia dell’umanità come storia dell’oppressione maschile sulle donne. Non sto quì a ripetere tutti gli argomenti che sono stati contrapposti da altri, e con ottime ragioni, a questa lettura. Aggiungo solo un concetto a quelli già detti da Fabrizio. Non solo quella lettura imprime uno stigma di colpevolezza ontologica sui maschi che risulterebbero il genere in sè oppressore, ma simmetricamente imprimerebbe sulla donna lo stigma di inferiorità ontologica. Perchè se tale dittatura fosse esistita ininterrotta per così tanti millenni, ciò vorrebbe dire una sola cosa: che le donne sarebbero inferiori. E non solo per una questione di forza fisica. I gorilla sono molto più forti dell’uomo, ma non per questo lo hanno sottomesso. E’ successo invece l’opposto. Occhio quindi ad usare argomenti che si rovesciano addosso a chi li usa, come le famose pietre sollevate dagli imperialisti che ricadono pesantemente sui loro piedi (per i più giovani: era una frase di Mao).
Sinceramente la lettura vittimistica della storia promossa da tante donne e sostenuta anche da tanti uomini mi sembra il peggior argomento a (s)favore delle donne stesse.
2) L’incomunicabilità fra maschi e femmine, di cui anche questa discussione è un esempio, è dovuta secondo me alla pretesa discutibilissima di immaginare l’altro a propria immagine e somiglianza. Tante volte le donne hanno accusato gli uomini di proiettare sopra di loro le proprie fantasie o desideri a prescindere dalla vera realtà femminile. Ebbene, ora accade la stessa cosa al contrario. Sono le donne come Cristiana a proiettare sugli uomini le proprie fantasie e pretendere che siano come lei desidera o semplicemente “non siano”, nel senso che non li prende in considerazione. Tutto ciò lo definisco profondamente narcisistico e infantile. Prima di accusare gli uomini di essere eterni Peter Pan (che pure esistono), bisognerebbe prima guardare alla propria sindrome. Poi, forse, certi giudizi non sarebbero cosi trancianti.
3) Sul merito dell’uomo ideale di Cristiana. A parte le caratteristiche fisiche evidentemente molto soggettive, la cosa più interessante ed anche più comune nei sogni femminili è il fatto che l’uomo meritevole d’amore ha da essere “benestante”. Alla faccia della rivoluzione sessuale, della liberazione femminile, e delle tante altre sciocchezze che sono state dette nei decenni passati, viene subito da osservare. Alla fine si torna sempre al punto iniziale. Il denaro maschile è un afrodisiaco. Ma oltre le polemiche, dice nulla il fatto che per un uomo la quantità di denaro posseduto da una donna è del tutto indifferente (salvo eccezioni ovviamente)?
A me dice una cosa importante, su cui sarebbe bene riflettere. E cioè che la psiche umana si modifica facilmente in superficie ma non altrettanto in profondità.
Così il bisogno di sicurezza femminile e la richiesta implicita di protezione (di cui il denaro è simbolo) richiesta al maschio torna sempre e prepotentemente alla ribalta. Non sto quì a giudicare se sia giusto o sbagliato. Di questo si potrebbe semmai discutere dopo. Dopo che ci sia stato il riconoscimento da parte delle donne di questa elementare ed eterna verità, dura a morire nonostante i disperati dinieghi. Ci sia dunque questo riconoscimento con tutte le implicazioni che porta con sè e poi parleremo con qualche possibilità di intendersi, non dico di concordare su tutto. Altrimenti, come recita il titolo dell’articolo originario, si vuole una cosa mentre si proclama il contrario, o mutatis mutandi si pretende la botte piena e il marito ubriaco. Il gioco è squilibrato in partenza, ed allora non vale la pena giocare.

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Strider 9:34 am - 16th gennaio:

Armando:
” Non solo quella lettura imprime uno stigma di colpevolezza ontologica sui maschi che risulterebbero il genere in sè oppressore, ma simmetricamente imprimerebbe sulla donna lo stigma di inferiorità ontologica. Perchè se tale dittatura fosse esistita ininterrotta per così tanti millenni, ciò vorrebbe dire una sola cosa: che le donne sarebbero inferiori”
Sono d’ accordo con te.
Tuttavia e’ significativo notare che nonostante le femministe portino avanti da decenni la tesi dell’ oppressione millenaria delle donne ad opera degli uomini, al tempo stesso moltissime appartenenti al sesso femminile proclamino la superiorita’ della donna sull’ uomo (bianco…).
Per esempio, anche ieri su Il Corriere dell’ Umbria, e’ stata pubblicata un’ intervista alla mia corregionale Laura Chiatti, la quale, fra le varie cose, ha affermato quanto segue…
Domanda del giornalista Caludio Bianconi:
“Pero’ mi sembra che tu sia anche particolarmente protettiva nei confronti degli uomini che, sostieni, vanno assecondati per farli sentire piu’ sicuri di se’…”
Risposta di Chiatti:
“Si’, in effetti sono molto protettiva nei confronti degli uomini perche’ penso che sotto certi punti di vista siano inferiori alle donne, a livello intellettivo e a livello di evoluzione biologica. Pero’ e’ giusto riconoscere qualita’ e valori diversi”.
Immagina cosa sarebbe accaduto se un attore avesse dichiarato che “le donne sono intellettivamente inferiori agli uomini”: sarebbe scoppiato il finimondo.

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Strider 9:38 am - 16th gennaio:

Armando:
“E non solo per una questione di forza fisica. I gorilla sono molto più forti dell’uomo, ma non per questo lo hanno sottomesso”
Un mio amico era solito fare tale paragone con i Neanderthal, fisicamente molto piu’ forti dei Sapiens…

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armando 11:51 am - 25th gennaio:

Per Strider: volutamente non ho fatto il paragone fra Sapiens e Neanderthal per evitare di inoltrarmi su un terreno molto problematico e scivoloso, quello delle aporie e dei problemi non risolti della teoria dell’evoluzionismo. Certamente non si tratta di sposare il Creazionismo, ma un approccio davvero laico non può nascondere i problemi e trasformare una teoria scientifica che ha molti meriti in dogmi indiscutibili, quasi fosse una religione, con la differenza che nessuna religione pretende di fondarsi su dimostrazioni empiriche.
armando

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Silvia 4:07 pm - 11th marzo:

Ma sì, ma sì…c’è una buona dose di stupidità femminile al mondo! Dov’è la novità? Serve che ve lo scrivano sui giornali?
Del resto, se c’è un Dio, ha fatto sì che ci fossero tante femmine stupide quanti maschi per la prosecuzione della stupida specie.
Se i bravi uomini devono avere una tregua dalle stupide donne, allora anche io da brava donna voglio una tregua dagli stupidi uomini.

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ckkb 5:01 pm - 11th marzo:

Una domanda vi pongo amici e in particolare, con grande simpatia e affetto, la pongo alle donne: come giudicare il comportamento di chi accetta scelte politiche, dichiarate e richieste a propria tutela, che per legge trasformano il proprio fascino femminile in una infinita serie di possibili trappole da galera (persino lo sguardo sul fascino)? trappole che per di più sono costruite in modo che siano tali solo a proprio piacere e arbitrio, altrimenti sono irresistibili seduzioni agite proprio per essere amate e desiderate; e ci si compiace che intrinseco al potere di seduzione ci sia il potere di minacciare la rovina; e si accusano tutti, dicasi tutti i potenziali ed effettivi corteggiatori ed amanti di essere criminali; e si inventa una festa in cui ci si aspetta che si omaggi al proprio fascino con fiori e complimenti e cortesie, cose tutte bellissime e giustissime, che ahimè, però, contemporaneamente ci si è battute strenuamente perchè diventassero reato per offesa e discriminazione sessuale (vedi USA)? ma le nostre amatissime donne, amate e desiderate davvero, ma si rendono conto che immagine sono riuscite a costruire di se stesse? Volevano proprio che si aggiornasse il vecchio affettuoso proverbio, pieno di comprensiva intelligente consapevolezza maschile, nel nuovo amarissimo: “chi dice donna dice galera”? Che serve conquistare il Mondo se si perde l’Anima?

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ckkb 4:03 pm - 12th marzo:

E a proposito del nesso tra genere femminile e rischio di galera, ecco uno sviluppo e un salto di qualità decisivo e previsto:

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/03/12/news/cassazione-donne-2606495/

Dunque non si può dire “quel lavoro non è adatto a una donna” (anche se si tratta di minatore?). Per esempio, “direttrice di quel carcere”, come nel caso del giornalista e del sindacalista che hanno espresso questo giudizio e sono stati condannati. Reato di offesa e discriminazione di genere su citazione in tribunale della Signora Direttrice. Si andrà dunque in galera per il reato di opinione sulle attitudini di genere, magari solo su testimonianza della parte lesa se femmina, come già per tutto il resto. E magari a dire che il padre non può farlo una donna. A meno che non sia lei a dire: questo non lo faccio perchè non è per donne. Prima o poi si doveva arrivare al reato di opinione: ma solo quando ad avanzare critiche fossero stati i maschi. Peccato però che la mordacchia a difesa della “liberata” sia scattata solo adesso che i maschi dopo un sonno quasi eterno si sono svegliati. Fosse arrivata dieci anni fa, con tutto il fango scaraventato addosso ai maschi ogni giorno da tutti i giornali c’era da diventare ricchi. Da farne un mestiere e viverci bene. Magari adesso con la foto del bimbo carnefice perché maschio, pubblicata su tutti i muri d’Italia alla faccia della dignità di genere, della tutela dei minori, della privacy, e di mille altri diritti personali violati, o con il mnifesto della ragazza con gli occhi neri perché “glieli ha fatti il padre” , o con i dati costruiti ad hoc sui milioni di molestatori e violentatori e uccisori italici che si annidano nelle famiglie tutti rigorosamente di professione maschi, qualche gruzzoletto riusciamo ancora a farlo. Però, ripeto, che il regime femminista arrivasse a questo era già nei fatti. E non si fermerà qui.

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Rino 6:04 pm - 12th marzo:

Dici bene Ckkb: alla censura de facto (sui media e in quasi ogni altro luogo) è subentrato ora direttamente ed esplicitamente il divieto di espressione di opinioni difformi.
Non ci sarà un solo Liberale (di Dx, Centro o Sx) che lo denunci.
In realtà nessuno se ne accorgerà.

Noi soli.
Il regime è conclamato.

RDV

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Silver 9:11 pm - 12th marzo:

C’è da chiedersi: se qualcuno avesse dichiarato che “una donna non è adatta alla prima linea in caso di guerra”, cosa sarebbe accaduto? Avrebbero plaudito alla “cavalleria” di quegli uomini oppure li avrebbero ugualmente condannati?
Ed eventualmente, per dimostrare”l’infondatezza” di tali affermazioni, avrebbero forse obbligato l’esercito a spedire le femmine in prima linea? Magari in battaglioni interamente femminili addestrati da sole donne…?

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Luke Cage 3:14 pm - 14th maggio:
Damien 4:03 pm - 24th maggio:

..e dopo questi fiumi di parole e fatti, vorrei comunque aggiungere per Cristiana che gli smidollati/peter pan/ e quant’altro lei asserisce verso gli uomini oggi sia semplicemente frutto di un risveglio – per fortuna – di molti uomini beta che, seppur non scrivendo in questo blog, hanno ben capito la situazione e lo affermano, anche se per il momento sottovoce,un esempio su tutti potrebbe essere quindi la risposta data da questo utente alla domanda: perchè oggi gli uomini non sposano piu’ le donne.. la risposta di Cristina e’ stata gia’ letta, ora leggetevi un commento su cui invito Cristina a meditare -mai sia che fosse il reale motivo per cui i suoi “ometti” come lei li definisce, si sono dileguati..:
http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20071123034431AAnvNkv

Credo che in maniera molto pratica questa sia una VERITA’ che porta molti uomini a pensarci bene prima di andare incontro alla trappola per topi (maschi) posta in essere da MOLTE (leggasinontuttemalamaggioranza) donne oggi, dietro i salammellecchi e le sviolinate romantiche che elargiscono alla bisogna quando si tratta di voler andare all’altare o, piu’ semplicemente, di volere che gli uomini si prendano le proprie responsabilità (sic!)… che altro aggiungere.. se non che chi e’ causa del suo mal, pianga se stessa?Che il nubilato sia con voi..

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ilmarmocchio 6:37 pm - 24th maggio:

la risposta scelta nel blog di yahoo, da parte dell’operaio, e’ quella giusta. Il matrimonio e’ una trappola per topi MASCHI.
Alcune risposte stizzose delle donne confermano che la scelta e’ quella giusta. Io stesso, quando qualcuno parla del matrimonio, spiego rapidamente per quale motivo va evitato come l’AIDS
( se lo conosci, lo eviti). Invito a leggere il codice civile e diffondo piu’ scritti legali che evidenziano OLTRE OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO che l’imperativo del maschio occidentale moderno e’ :
No al matrimonio.
Che poi cominci ad esserci allarme sociale su questo, e’ solo un segno che la via e’ quella giusta. lasciamo i legislatori e i magistrati ai loro deliri, passibili piu’ di terapia farmacologica ( e anche sostanziosa) , che non di analisi psico-spciologiche.
Se poi alcune donne pensano che siamo immaturi, la risposta e’ semplice : meglio immaturi e liberi, che maturi e servi. vadano a sposarsi in Brasile, Cuba ecc. Magari, ci restino pure

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Rita 8:22 pm - 24th maggio:

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/24-maggio-2010/estremo-ricatto-dell-uomo-fragile-1703071751288.shtml

già.. infatti non si rendono nemmeno più conto, che nel mentre sciorinano l’ennesima analisi fotocopia del maschio che non sa crescere, che resta eterno bambino e che arriva perfino ad uccidere pur di nn crescere, forniscono la soluzione

da notare nell’articolo:

“Sempre di più, le donne decidono autonomamente se stare insieme a un uomo o lasciarlo, quando l’amore è finito, o quando gli subentrano violenza verbale o fisica (anche questa sintomo di fragilità). Se sono separate con figli, usano la legge per ottenere la casa e l’affidamento. ”

eggià.

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Luke Cage 10:35 pm - 24th maggio:

Cazzo…!!
Scusate il termine…ho letto l’articolo postato da Rita…
Se non è istigazione al suicidio maschile, poco ci manca…
La cosa triste è che ci sono fior di psicologi maschi che confermano tutto..”ferita narcisistica”..ma vaff…!!

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Alessandro 11:03 am - 25th maggio:

Sempre il medesimo esercizio: immaginate se invertissimo le parti in questo articolo. Che cosa accadrebbe? Io penso che l’autore avrebbe visto stroncarsi molto velocemente la sua carriera giornalistica. Nei confronti, invece, della giornalista in questione non si rivolgerà neanche la minima critica. Una lettura estremista della realtà che scivola anche nel cinismo. Davvero un esempio di brutto giornalismo.
A scanso di equivoci aggiungo che facevo riferimento all’articolo postato da Rita.

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Icarus.10 1:48 pm - 25th maggio:

” Se sono separate con figli, usano la legge per ottenere la casa e l’affidamento”
Questa pseudo-giornalista sfotte, prende in giro. Fa finta di non sapere che la “legge”(cioè le sentenze, non la legge scritta) è a senso unico sull’ affidamento e sulla casa. Infatti vanno sempre alla parte considerata “debole” e “vittima” a prescindere: la donna. Per questo motivo le donne che divorziano “usano la legge”, in quanto è sempre dalla parte loro.E lo sanno. Al contrario dell’ “uomo fragile” che invece sa che gli verranno tolti casa e figli, a prescindere. Ecco perchè a volte, qualcuno di loro, preso dalla disperazione e rabbia, arriva a suicidarsi oppure,in modo folle e stupido,cerca di farsi giustizia da solo.
Inoltre vengono criminalizzati la rabbia e il dolore di quegli uomini, abbandonati a se se stessi, dalle loro compagne dopo anni e anni di rapporto, rapporto nel quale si sono condivisi amore, sentimenti e bisogni interiori. E’ ovvio che non si può accettare la fine di un siffatto rapporto. E’ impossibile. Siamo esseri umani, e un vero essere umano è dotato di sentimenti umani. E la fine di un rapporto segna dolore nei sentimenti. Non siamo robot. Le femministe ciniche non possono capire ciò, perchè sono prive di sentimenti, aride di cuore. Ma una persona normale(uomo o donna), non può rimanere impassibile di fronte alla fine non voluta di un rapporto durato anni e anni. Ecco perchè non si dà pace, insiste per cercare di ristabilire il rapporto. E’ normale, naturale, ovvio, anzi obbligatorio.Vi sono i sentimenti umani in ballo.

Bisogna fare un reclamo contro questa megera che ha scritto questo articolo: ha offeso le persone suicide per amore. E’ vilipendio ai morti. E’ vilipendio all’ umanità, alla misericordia, alla pietà.
Senza sentimenti, senza cuore: come i nazisti.
“Era un debole”. Così i nazisti parlavano di quei soldati tedeschi che si suicidavano nel vedere tutte le atrocità che venivano compiute contro le popolazioni civili, ebree e non.
La fragilità umana viene criminalizzata. Viene esaltato invece il cinismo, la mancanza di sentimenti.
No, non è il femminismo la causa dei mali di oggi. Il femminismo è solo uno dei risultati, fra i tanti, di questa umanità occidentale così cattiva e perversa.

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Fabrizio Marchi 10:06 am - 27th maggio:

Sollecitato dal post di Rita che ci ha segnalato questo articolo http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/24-maggio-2010/estremo-ricatto-dell-uomo-fragile-1703071751288.shtml , pubblicato sull’edizione veneta del Corriere della Sera del 24/05/2010, ho deciso di scrivere alla redazione. Non so se sarà pubblicata né se avremo risposta ma ho ritenuto giusto far conoscere la nostra opinione nel merito.
Di seguito la mia lettera:
Gentile redazione del Corriere Veneto,
trovo francamente sconcertante nonché intriso di sessismo e razzismo, anche se in modo mal celato, l’articolo a firma di Gabriella Imperatori dal titolo “L’estremo ricatto dell’uomo fragile” pubblicato sul vostro giornale il 24/05/2010.
Con una agghiacciante miscela di disinvoltura e cinismo, l’articolista liquida il dramma degli uomini che si tolgono la vita in seguito ad una separazione o ad un abbandono da parte del coniuge o del partner, come l’estremo ricatto maschile, l’ultima cartuccia sparata dal dominio maschilista per poter opprimere le donne, ormai più forti, più autonome, più libere, più evolute degli uomini e chi più ne ha più ne metta (l’articolo è una sorta di esaltazione del femminile e un pestaggio morale e psicologico del maschile)…
Insomma la famosa “etica del risentimento” di nicciana memoria. “Sei talmente inetto, incapace di relazionarti con le magnifiche sorti e progressive dell’universo femminile che, come estremo atto di ribellione, non ti rimane che suicidarti, cercando quindi di gettarmi nel baratro del senso di colpa e rovinandomi l’esistenza. Ma hai capito male se pensi che io me la rovinerò per te e per il tuo insano gesto…(questo non è scritto ma è di fatto il pensiero che sta dietro l’intero ragionamento…). Come a dire, “Chi se ne frega, il problema è tuo, io continuo serenamente la mia vita”.
Insomma, volendo fare un esempio credo calzante, se un operaio o un qualsiasi lavoratore perde il posto di lavoro e comincia a bere, a perdere la stima di sé, ad abbandonarsi, arrivando addirittura a togliersi la vita, che si fotta pure, la società non può mica farsi carico dell’inettitudine di un uomo che non sa reagire in modo adeguato, e che con il suo gesto vorrebbe anche ricattare psicologicamente il proprietario dell’azienda che lo ha licenziato se non addirittura la società intera, rea, secondo lui, di averlo messo in quella condizione. Peggio ancora se quel lavoratore si organizza, assieme ad altri lavoratori, per difendere il suo sacrosanto diritto al lavoro e alla vita. In questo caso il “risentimento” si fa addirittura ideologia.
Naturalmente, se mai lei dovesse rispondere a questa lettera, ci spiegherà che le due questioni non possono neanche essere messe sullo stesso piano. Ma sia lei che io sappiamo cosa c’è dietro alle sue parole.
Che si fottano questi maschi in crisi. Si suicidano perché non reggono l’abbandono? Dobbiamo forse preoccuparci della loro sofferenza? No, perché, come dicevamo, è solo l’ultima disperata salva di artiglieria sparata dal maschilismo. Siamo alla beffa finale, quegli uomini non si tolgono la vita perché stanno vivendo, a torto o a ragione, una sofferenza profonda, ma perché la loro vera intenzione è, per l’ennesima volta, quella di colpevolizzare le donne e quindi continuare a sottometterle. Lo stesso paradigma, insomma, che veniva e viene applicato in altri frangenti. Ad esempio quando affonda una nave. Il “prima le donne e i bambini”, secondo l’interpretazione femminista che svela la menzogna maschile, diventa l’ennesima forma del dominio maschilista nei confronti delle donne, anche se quegli uomini affondano e muoiono insieme alla nave…”Perché? Glielo abbiamo forse chiesto noi di comportarsi in quel modo?” Ma, guarda caso, non ci sono mai femministe pronte a battersi per l’eguaglianza dei diritti di tutte e di tutti su una nave che affonda…
Complimenti! E complimenti soprattutto al Corriere della Sera che consente che posizioni sessiste e razziste di questo genere (anche se camuffate dietro ad improbabili nonché maldestri approcci psico-sociologici) vengano ospitate e/o pubblicate sulle sue pagine.
Francamente ci aspettiamo qualcosa di più e soprattutto di migliore da un autorevole quotidiano come il vostro.
Fabrizio Marchi (fondatore del Movimento degli Uomini Beta http://www.uominibeta.org)

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Rino 12:18 pm - 27th maggio:

Da qualche parte, anni fa, scrissi che la Liberata fa baldoria e celebra festini sulla fossa dei maschi in rovina.
Che la sua estrema voluttà non è quella che pensiamo (e che forse dovrebbe essere) ma questa. Il sommo piacere è la rovina del nemico, la sua disonorevole scomparsa.

Mi venne fatto notare che erano espressioni truculente ed eccessive. Frutto di mie proiezioni.

Tièh…!

RDV

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Vern Pocai 10:50 am - 19th luglio:

ottimo post

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Pappagallus Nocturnus 1:39 pm - 5th giugno:

Postando su questo articolo volevo attirare l`attenzione ancora una volta e se mai ce ne fosse bisogno, sulla totale malafede della maggior parte delle donne occidentali. La roba che Cristiana posta all`inizio di questo forum e`semplicemente indecente.
Una donna qualsiasi, come Cristiana, di fatto, e sottolineo DI FATTO – e te ne rendi conto da quello che scrive – pretende e crede di essere a livello di un Pierce Brosnan. Tutte cosi`, le ragazze e le donne occidentali. Tutte cosi` arroganti e presuntuose da pensare di essere al livello di uomini (apparentemente) decine di spanne sopra di loro. Tutte o quasi generalmente improponibili, ignorantelle, bruttine, immature, pretenziose, ma sempre certe e sicure di meritare al cento per cento uomini bellissimi, coltissimi, intelligentissimi, ricchissimi. Tutte prontissime a insultare (“viziati, Peterpan, violenti…” etc.) gli uomini in qualche modo normali. Normali, ma che spesso sono essi stessi diverse spanne sopra di loro. Magari hanno la stessa cultura, gli stessi limitati orizzonti delle loro coetanee e compari: ma almeno il coraggio di andare a morire in fabbrica ce l`hanno. La storia insegna, ed insegna eccome, che la mortalita` maschile nei millenni e`infinitamente piu`alta di quella femminile, e nel passato l`unica cosa che uccideva in massa le donne era il parto – la`dove si stermini di massa di maschi se ne avevano ovunque e per ogni scusa. Un genere oppressore che muore piu` di un genere oppresso. Un genere oppressore che va in guerra e in miniera a morire, mentre il genere oppresso se ne sta a casa.
Tutte Principesse sul pisello. Tutte Imperatrici senza Trono. Tutte arroganti Cristiane che pretendono di poter aspirare non a uomini, ma a Dei. Mi ricordano quegli intransigenti religiosi che venerano un dato dio, e non trovandolo in terra colgono la scusa per uccidere, uccidere, uccidere. E hanno sempre ragione, giustificati dalla metafisica nella loro mediocrita`omicida. Ecco, ora la Donna Occidentale, poiche` glielo abbiamo permesso e spesso addirittura chiesto, questo e`: Una eterna e mediocre aspirante a Dio, che uccide appena puo`, fisicamente, moralmente e spiritualmente, tutti coloro che a Dio non si confanno, e che le ricordano, semplicemente fungendo da specchio, quanto lei sia mediocre e incapace di redimersi ed emanciparsi davvero. Perche` le care, vittimistiche arpie occidentali questo dovrebbero capire: che la vera emancipazione da mettere in atto ora e`quella da se`stesse. Non lo faranno mai. Si credono perfette.

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Renzoni 3:37 pm - 13th maggio:

Anche io sono una persona molto timida.
L’umiliazione non mi uccide perchè credo di non soffrire di narcisismo.
Sono una persona molto pacata.
Ma esiste il detto: abbi paura dell’ìra dei calmi!

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