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04 feb 2012  |  201 Commenti

Il 52% Le certezze perdute del maschio moderno

http://www.facebook.com/notes/dott-giorgio-carnevale/il-52-le-certezze-perdute-del-maschio-moderno/10150569287984242

“IL 52%” Le certezze perdute del maschio moderno

Durante l’inverno del 2010, compare in tv una campagna di sensibilizzazione al problema dell’erezione negli uomini.

Così recita:  “ Il 52% degli uomini con più di 40 anni soffre di problemi di erezione: Stress, stanchezza, ansia da prestazione. E il maschio fa flop. Secondo una ricerca dell’ISPO le giustificazioni più ricorrenti per chi fa cilecca sono lo stress della vita quotidiana (52%) e la mancata intesa con la partner (27%). Qualcuno parla anche di alcol e cattiva alimentazione. Il problema è che spesso gli uomini tendono a minimizzare o negare il problema, come se non parlarne bastasse a risolverlo. Basta scuse!”

Questa è la campagna di informazione, che propone visite gratuite che aiuteranno gli uomini con problemi di erezione a sbarazzarsi di tabù e problemi sessuali.

Prendendo spunto da questa campagna, ho pensato di fare una piccola ricerca e dare un mio contributo che approfondisca un fenomeno certamente diffuso e preoccupante e che rappresenta il sintomo di un disagio ben più profondo.

Quello che segue è solo un estratto del lavoro che sto portando avanti, spogliato di tutta una struttura teorica su cui poggia, ma che non è possibile riportare per problemi di spazio e di leggibilità in questo contesto.

Premetto e vorrei che questa premessa sia condivisibile con chi intende leggere questo contributo, che il mio approccio alle problematiche di genere non è e non sarà mai oppositivo. Voglio dire che trovo piuttosto scadente e riduttivo, affrontare tali problematiche accusando l’altra parte di avere atteggiamenti e comportamenti che generano in quell’altra, questa o quell’altra cosa.

Sarò ancora più chiaro: non penso che una condizione di generica depressione dei maschietti, come in molti affermano, sia riconducibile ad atteggiamenti femminili che avrebbero il potere di indurla. Così come non ho mai pensato che i problemi al femminile, siano riconducibili ad atteggiamenti maschili.

Non entro ulteriormente nel merito di questo, sperando sia chiaro il mio modo di vedere e con una metafora aggiungerei che siamo tutti sulla stessa barca e le differenze di genere possiamo solo utilizzarle come un’enorme opportunità, più che un’arma per imbastire processi di colpevolizzazione ecc.

Fatta questa premessa sposterò la mia attenzione sul maschio e sui suoi riferimenti tradizionali che, inevitabilmente, hanno subito delle profonde modificazioni.

Fino alla metà del novecento, più o meno, il maschio viveva piuttosto distaccato dalla famiglia in quanto era totalmente impegnato nella professione. Poteva essere un pastore, un ragioniere o un professore, ma comunque sia, lui era solo quello. Al di fuori del suo ruolo professionale non aveva particolari interessi e non era coinvolto in nessuna particolare attività. La frequentazione di bar, osterie, dopolavoro ecc, erano i modi con cui consumava il rimanente tempo libero della giornata, quando c’era. Con l’arrivo di un figlio si festeggiava con gli amici al bar, si brindava e se era maschio si brindava con più decisione.

Festeggiare in società il nuovo arrivato è sempre stato un momento in cui il maschio poteva dimostrare la propria virilità attraverso una prova certa.

Ciò non avveniva soltanto in un ceto medio basso, ma se pure attraverso comportamenti più pacati, avveniva anche in ceti medio alti.

I maschi, nonostante siano stati storicamente la sola, o quasi, fonte di reddito per la famiglia non si sono mai preoccupati della numerosità della prole. Nonostante ogni figlio fosse una nuova bocca da sfamare, la loro numerosità non è stata mai contrastata in quanto era prevalente il bisogno di affermare la propria virilità.

Virilità e ruolo socio-professionale hanno rappresentato i due pilastri indiscussi del maschio, indipendentemente dal tipo di professione.

Il maschio che faceva il contadino era il Contadino, il ragioniere il Ragioniere, il professore, il Professore e così via[1].

Quindi, l’identità di un maschio si è sempre retta su due elementi. Da una parte il ruolo professionale e dall’altra la virilità.

Proseguendo il mio pensiero mi sono posto due domande che ritengo cruciali per comprendere la dinamica maschile e l’attuale crisi che si esprime, anche, attraverso il problema dell’erezione.

Perché il maschio si è identificato totalmente nella sua professione?

E perché per un maschio è così importante la sua virilità, tanto da avere bisogno di continue conferme?

Per quanto riguarda l’aspetto professionale, la risposta è piuttosto semplice e intuitiva. Nella famiglia tradizionale una donna si occupava della famiglia e in modo particolare della prole che, oltre ad essere più numerosa rispetto ad oggi, era fortemente minacciata da una mortalità infantile elevata. Ed è scontato il fatto che l’accudimento materno, in particolare nei confronti di un bambino, può essere espletato esclusivamente da una donna. Quindi in una coppia i ruoli erano rigidamente stereotipati. Le donne a casa e gli uomini a lavorare. Non c’erano altre possibilità.

Oggi le cose sono decisamente cambiate, pur tuttavia rimane una forte identificazione dell’uomo rispetto alla sua professione.

Nel momento in cui arriva alla, così detta, meritata pensione il suo ruolo socio-professionale lentamente si smonta e contestualmente compaiono malattie e in molti casi arriva precocemente la morte.

Ricordo con simpatia un amico Comandante di un’importante compagnia aerea di bandiera, appassionatissimo del suo lavoro, che quando è stato costretto ad andare in pensione perché aveva superato il limite di età per un pilota di linea e, nonostante fosse un uomo pieno di interessi, hobby, ecc. fu colpito da una fortissima labirintite che gli provocava forti e pericolose vertigini quasi da non poter più guidare l’automobile. Coraggiosamente avanzai una diagnosi un po’ istintiva, dicendogli che costretto a non volare più si è trovato con i piedi a terra e a questa nuova dimensione non riusciva ad adattarsi e come avviene in molte patologie così dette psicosomatiche, si presentano sintomi paradossali. Infatti le vertigini vengono normalmente di fronte ad una sensazione di altezza e di vuoto, esattamente quella che si percepisce quando si vola in aeroplano. Ma lui, avendo sempre volato fin da ragazzo, il vuoto lo sentiva quando stava a terra. Ovviamente si oppose fermamente alla mia diagnosi istintiva, accompagnando la sua contrarietà con una certa sufficienza al limite della scortesia. Fece dovuti accertamenti che io stesso gli consigliai, e nonostante venne rivoltato dalla testa ai piedi, non venne fuori nulla che potesse far pensare a qualche alterazione organica.

La mia diagnosi istintiva, diventò improvvisamente quella ufficiale e ancora oggi convive con la sua labirintite, attenuata dai farmaci e da una stabilizzazione generale.

Se far aderire la propria identità al ruolo professionale, era prima di tutto una necessità, il discorso è un po’ più complicato quando ci spostiamo sul discorso riferito alla virilità.

Spostiamoci quindi sulla seconda domanda per dire, prima di tutto, che il maschio ha sempre avuto la necessità di affermare, in vari modi, la propria virilità ma sicuramente, come accennavo in precedenza, il modo più appropriato e naturale viene rappresentato attraverso la procreazione.

Per questo possiamo estendere la domanda, e chiederci: perché i maschi hanno bisogno di rappresentare a se stessi e agli altri la propria virilità?

La domanda può sembrare banale, mentre invece la risposta, o le risposte non lo sono per niente.

Iniziamo col dire che il simbolo, la prova della virilità maschile si rappresenta con l’erezione del pene. Se si osservano i disegni degli adolescenti nei bagni delle scuole superiori e i relativi commenti, è estremamente chiaro che il tutto ruota intorno ad un’affermazione chiara e inequivocabile: “ce l’ho duro!”[2].

Tutti sappiamo che mentre una donna può rimanere incinta anche senza aver raggiunto l’apice del piacere durante un rapporto sessuale, per un uomo l’erezione è assolutamente indispensabile affinché possa eiaculare e quindi fecondare.

Questo fatto permette di affermare e considerare l’erezione maschile un elemento necessario alla sessualità e quindi alla procreazione.

Quindi potremmo arrivare ad una conclusione parziale di questo discorso, affermando che, sia una donna sia un uomo possono procreare, cioè possono dare continuità alle rispettive esistenze, solo e soltanto se l’uomo ha una erezione. Può sembrare riduttivo e anche un po’ squallido tutto ciò, ma le cose senza ombra di dubbio funzionano in questo modo, che piaccia o meno. E aggiungerei che funziona così per tutti gli animali, non solo per gli uomini.

Andiamo avanti. Un maschio sente da una parte la responsabilità della procreazione ma nello stesso tempo non ha la garanzia di esserne all’altezza. Infatti una défaillance sessuale è per un maschio una brutta esperienza che diventa tragedia se si ripete più volte. Se poi avviene con donne differenti l’impatto sulla psiche è a dir poco devastante.

Quindi, è ragionevole pensare che una certa ansia da prestazione, così viene chiamata comunemente, sia normalmente vissuta da un maschio, anche quando funziona tutto, in quanto non c’è mai nessuna garanzia in questo senso.

Ma il motivo per cui un maschio ha bisogno di affermare, a se stesso e agli altri, la propria virilità dipende dal suo rapporto con la morte, che come vedremo, rappresenta una minaccia decisamente maggiore rispetto alla sua compagna.

Gli esseri umani, tutti, sanno che dovranno morire e rispetto alla morte siamo tutti piuttosto impreparati, anzi direi che siamo totalmente impotenti. Il benessere delle società del primo mondo ha aumentato sensibilmente l’età media, ma nonostante questo miglioramento, la lotta contro la morte è alla fine persa. Purtroppo, tutti dobbiamo morire e l’unica evento che può alleviare il pensiero della propria morte è avere dei figli.

Il ciclo della vita, come sappiamo, è un ciclo di vita e di morte e la continuità è garantita dalle nuove nascite e quindi dalla procreazione.

Ma la cosa curiosa e per certi versi inspiegabile come vedremo, è che gli uomini muoiono prima delle donne e questa differenza è aumentata lentamente, sempre in favore di un’età media femminile maggiore di quella maschile.

Nel 1910 la sopravvivenza media femminile in Europa superava di 3 anni quella maschile. In tempi recenti, ben 7 sono gli anni che una donna vive mediamente più di un uomo, con punte massime che raggiungono i 9-10 anni in Polonia e nell’ex Unione Sovietica.

In questa tabella possiamo osservare l’evoluzione della speranza di vita alla nascita[3] in Europa, dal 1910 al 1990.

TAB. 1 (Fonte: Treccani Enciclopedia delle Scienze Sociali; Caselli 1910-1970; United Nations 1993)

Le spiegazioni che vengono date, a questo curioso fenomeno, sono prevalentemente legate a fattori ambientali. Per esempio in molti sostengono che gli uomini, diversamente dalle donne, hanno storicamente esercitato professioni particolarmente usuranti e che questa potrebbe essere la causa di una età media maschile minore di quella femminile. Ma questa spiegazione la trovo in primo luogo riduttiva, tenendo conto che fare figli è usurante tanto quanto un lavoro usurante e in tempi passati erano molte le donne che morivano per cause legate alla gravidanza e al parto e, in secondo luogo, è un’affermazione totalmente smentita dai dati sulla mortalità, come vedremo.

Ancora. Si dice che il fumo è appannaggio dei maschi e, come sappiamo, è una delle principali cause di decesso.

In molti hanno considerato, a fronte della crescente diffusione anche tra le donne di stili di vita più nocivi, che la naturale evoluzione del fenomeno avrebbe portato a un annullamento delle distanze tra i due sessi dell’età media. Un’ipotesi certamente ragionevole, ma che non ha mai trovato conferma nella realtà.

Al contrario, i dati riportati nella precedente tabella dimostrano esattamente l’opposto. Infatti, nonostante l’età media si sia alzata costantemente in Europa sia per gli uomini sia per le donne[4], è aumentato anche lo scarto tra l’età media maschile e femminile, come abbiamo visto nella Tab. 1.

Quindi, mi pare evidente che sia insostenibile qualsiasi ipotesi che si orienta nei confronti di variabili ambientali.

Mi sono convinto, lavorando in questa ricerca, che i fattori ambientali non possono spiegare una differenza di genere in termini di età media e quindi di mortalità.

Vedremo adesso un altro fenomeno demografico, a disconferma delle varie ipotesi ambientali e che ci aiuterà a capire ancora meglio sia aspetti generali sia come si articola la questione della virilità nel maschio.

Prenderò come riferimento altri dati, estratti dalle tavole dell’ISTAT, per approfondire un fenomeno demografico piuttosto curioso e per certi versi sconcertante. Nel grafico ho riportato la differenza di decessi medi tra i maschi e femmine, in funzione dell’età. Il periodo di riferimento va dal 1999 al 2008, dieci anni che sono rappresentativi della condizione attuale. Andando indietro con gli anni l’età media si abbassa, sia per i maschi sia per le femmine e paradossalmente c’è un maggiore equilibrio tra i decessi dei maschi e quelli delle femmine, anche se prevale sempre una sensibile longevità per le femmine (vedi la precedente tabella 1)

Quello che osserviamo nel grafico 1 è che i maschi muoiono di più e in molti casi molto di più delle femmine.

Nella fascia di età che va da 0 a 4 anni, per esempio, si registrano 522 decessi nei maschi e 448 nelle femmine. Ma se ci spostiamo in avanti con l’età, si raggiunge il picco nella fascia di età che va dai 70 ai 74: 11.012 decessi per i maschi contro 6.370,4 per le femmine, quasi il doppio!

In sintesi, questi dati ci mostrano con estrema evidenza che gli uomini muoiono molto più delle donne e, questa tendenza, è indipendente dall’età. (Ovviamente, come si osserva dal grafico, superati gli ottanta anni il rapporto si inverte. Ma mi pare scontato e anche un po’ tetro, affermare che tutti dobbiamo morire e anche se le donne campano di più, alla fine muoiono anche loro).

Graf.1

Per completare questi dati osserviamo il Grafico 2, che utilizza gli stessi dati del precedente ma evidenzia le differenze tra i decessi maschili e femminili per fasce di età.

Graf. 2

Da questo grafica notiamo che fin dalla nascita fino a ridosso alla fascia che va dagli 80 anni agli 84 anni compresa, i maschi muoiono molto di più delle donne.

Adesso proviamo a ragionare su questi numeri per trarre qualche conclusione.

1)    L’età media, sia per i maschi sia per le femmine, è costantemente aumentata;

2)    I maschi hanno sempre avuto un’età media inferiore a quella delle femmine e questa differenza è aumentata nel tempo;

3)    Fin dalla nascita i maschi muoiono più delle femmine, il che va inevitabilmente ad inficiare qualsiasi ipotesi che fa riferimento a variabili di carattere ambientale.

Ma se esiste una differenza così marcata, ma più che altro presente ad ogni età, dobbiamo necessariamente convincerci che questa dipende da fattori strettamente biologici e quindi innati.

Possiamo arrivare alla conclusione che i maschi sono più fragili delle femmine?

Affermare che il maschio è più fragile di una femmina stravolge tanti luoghi comuni, in primis quello del “sesso debole”. Non piace ne agli uomini ne alle donne un’affermazione di questo tipo, ma credo che questa sia l’unica conclusione possibile,  direi anche scontata, a cui dobbiamo arrivare, semplicemente osservando la freddezza dei numeri.

Il problema può essere visto anche invertendo i fattori, e cioè si può dire che una donna è decisamente più forte di un uomo.

Anche se può sembrare una cosa inutile rovesciare il punto di osservazione, ci aiuta a capire meglio questo concetto.

Una donna è attrezzata a generare vita e questa risorsa, probabilmente, la rende più coriacea, la rende sicuramente più coreacea nei confronti della morte, riuscendo a contrastarla con maggiore decisione. Questa forza non va vista solo ad un livello strettamente fisico, ma interessa inevitabilmente ogni parte del suo organismo, sia fisico sia mentale.

Torniamo ora alla domanda da cui siamo partiti: perché i maschi hanno bisogno di rappresentare a se stessi e agli altri la propria virilità?

A questo punto, dopo aver sviscerato un po’ di numeri che ci hanno dato una base di conoscenza, possiamo affermare che il maschio è maggiormente vulnerabile, ha strumenti più scarsi nei confronti della morte rispetto ad una femmina e per questo si sente “obbligato” a ostentare la propria virilità nelle forme più bizzarre e pittoresche.

Attraverso la sua virilità e l’ostentazione nel manifestarla è come se volesse affermare che può procreare e attraverso una nuova vita lottare contro la morte che su di lui esercita una pressione maggiore.

Ma oggi, per fortuna o purtroppo, viviamo in un tempo in cui la procreazione si è drasticamente ridimensionata. In primo luogo perché essendoci stato un crollo della mortalità infantile, l’equilibrio tra vita e morte può essere garantito senza dover fare molti figli. In secondo luogo, attraverso varie forme di fecondazione assistita il ruolo maschile è sempre più marginale.

I vari centri che si occupano del problemi di fecondazione riducono il problema ad aspetti strettamente medici, per cui una donna è un uovo da fecondare e l’uomo un seme da utilizzare. Ma certamente i riflettori, in termini di fecondazione assistita, sono accesi tutti sulla donna, semplicemente perché è lei che dovrà fare il figlio e tutti i mezzi che vengono utilizzati, dalle stimolazioni ormonali alle varie forme di inseminazione, sono indirizzati sulla donna. Il ruolo dell’uomo è estremamente marginale e se ci si rivolge alla banca del seme, diventa assolutamente nullo.

Tornando al problema da cui siamo partiti e sintetizzando tutto questo ragionamento, possiamo dire, con un certo imbarazzo, che il maschio oggi ha un’utilità sensibilmente minore di prima. Ciò è avvenuto e avviene, sia per un cambiamento nelle professioni, non più appannaggio maschile, sia per una profonda trasformazione del processo procreativo.

I due pilastri portanti dell’identità maschile, ruolo socio-professionale e virilità, sono stati, per i motivi sopra esposti, drasticamente ridimensionati e oggi un maschio, deve fare i conti con una ristrutturazione profonda della propria identità.

Se, come penso, l’erezione è la prova incontrastata della virilità maschile, risulterà normale che proprio questa viene depressa.

Ovviamente viene da chiedersi quali possono essere le soluzioni ad un problema che è certamente diffuso e preoccupante.

Diciamo prima di tutto, che la soluzione, ammesso che ve ne sia una specifica, non passa attraverso l’utilizzo del viagra. Purtroppo assistiamo ad una diffusione impressionante del farmaco, sia attraverso le normali e legali reti medico-farmaceutiche sia attraverso un commercio parallelo su internet.

Ma la “soluzione” del viagra è una non soluzione, nel senso che rappresenta una totale negazione del problema e di conseguenza comporta una dichiarazione di resa.

Concludo dicendo che la soluzione non è una soluzione pratica, ma passa attraverso un riassetto profondo dell’identità maschile cioè  attraverso l’assunzione di nuovi riferimenti che necessariamente dovranno fare i conti con una realtà in movimento.

[1] A tale proposito può essere utile e anche divertente ascoltare o leggere un brano di G. Gaber “Il comportamento”, che tratta proprio della differenza tra un comportamento ben definito appartenente a due generazioni fa e quello delle generazioni successive, in cui i comportamenti risultano essere più indefiniti .

[2] Non c’è da scandalizzarsi più di tanto, quindi, che il Presidente del terzo partito d’Italia, l’On Bossi, ha fatto del celodurismo il suo motto. Capisco che possa creare imbarazzo, ma evidentemente il motto leghista fa presa ad un livello primitivo, sia di un uomo sia di una donna.

[3] Questa rappresenta il numero medio di anni che un individuo vivrebbe qualora sperimentasse durante la sua vita i livelli di mortalità registrati nell’anno di osservazione.

[4]Per i maschi la differenza tra la speranza di vita tra il 1910 e il 1990 è pari a 24,3, mentre per le femmine è di  27,9


201 Commenti

Damien 5:52 pm - 9th febbraio:

@Erica

“il fatto che ci siano piu donne che si ammalano di patologie psicologiche quali anoressie e bulimia è dovuto oltre alla pressione imposta da certi modelli estetici anche dalla repressione associata all’educazione femminile che tende a reprimere determinati comportamenti di sfogo.”

Ahahahah CHE RIDERE!! se le donne hanno tutti questi problemi me la rido! AHAHAHHA CHE RIDERE!! anzi ora esco e lo dico a tutti gli amici! che spasso! come dici? sono stronzo? si… lo sono.. anche se ad uno scopo e solo in questa situazione.. mentre voi, quando un uomo ha un flop, di certo non comprendete, la denigrazione, dovuta al flop, assume un connotato esclusivo ed egoistico, cominciate a chiedervi se non siete abbastanza attraenti? se avete messo a suo agio il vostro partner? considerate l’età biologica? assolutamente NO! e denigrare diventa la scusa da offrire alle amiche per assolvervi e denigrare!

Inoltre, tu ci offri su un piatto d’argento la giusta disamina che, in precedenza, ci ha fornito Enrico, nel caso che hai esposto, se vi sono questi problemi è per CAUSA del sociale, se ne traete un guadagno, e un merito tutto femminile (per le poche che stanno al top, si capisce, mica siete tutte stramegafiche, pero avete il ficapower!).

E da questo, inoltre, si capisce come mediamente le donne, anzichè valorizzarsi per quello che sono, per la loro unicità, vogliano seguire gli stereotipi, arrivando pertanto ad essere “tutte uguali”, sposando lo stesso modus operandi delle top, e denigrando gli uomini perchè si fa così visto che sono emancipata, moderna e perfettamente integrata in un sistema di mercato che prevede tutele tout court per chi come me si adegua, se non lo facessi, agli occhi di tutte sarei una sfigata (che ridere!)

No Erica, la colpa è vostra, non della società, la colpa rimane esclusivamente VOSTRA! e gli uomini non si preoccupano di questi problemi, ma proprio per niente, e sai i motivi?

1) sei grassa? nessun problema, gli uomini hanno coniato il termine BBW, e fanno sesso con loro senza problemi! anzi.. spesso le donne grasse hanno delle tette enormi, paradiso sessuale di molti uomini e conservi i privilegi in quanto donna.
2) sei grassa e brutta? nessun problema, oltre a quanto sopra, c’è sempre un uomo medio/brutto che ti viene dietro e te lo da e hai privilegi in quanto donna.

3) sei magra? sei ok per gli standard sociali, scopi alla grande, hai privilegi in quanto donna.
4) sei magra e brutta? nessun problema, con il giusto makeup troverai un uomo medio/brutto disposto a dartelo e conservi il privilegio di essere donna.
5) sei magra, brutta e stronza? nessun problema, puoi sempre andare con l’amica discreta, in fondo hai pur sempre il ficapower, e qualche uomo medio/brutto che ti caga lo trovi sempre che te lo da, inoltre conservi il privilegio di essere donna.
6) sei magra e stronza? nessun problema, pensa che ci sono tante come te che sono in compagnia di uomini di media beltà, invidia di molte altre donne in alcuni casi, scopi senza problemi e conservi il privilegio di essere donna.
7)sei magra, discreta e con tette enormi? sei il sogno sessuale di molti uomini, puoi scegliere il paradiso che vuoi vivere, trovi tutto il sesso che vuoi, talmente tanto che puoi fare molta piu’ cernita delle altre donne, sulla qualità, non solo sulla NORMALE quantità di potenziali partner sessuali.
8)sei magra, bellissima e con tette enormi? la carriera nello show business, nel porno, o semplicemente sposarti un pirla pieno di soldi sono solo alcune delle innumerevoli opportunità di una vità priva di sacrifici in ogni campo.
9)sei magra, bellissima ma con poco seno? nessun problema, un paio di protesi e puoi ambire al punto 8, oppure fare carriera nella moda come modella,oltre che ambire al punto 8, per gli uomini sei sempre e comunque attraente.
10)sei porca? nessun problema, gli uomini adorano le ninfomani, avrai tutti gli uomini che desideri, farsi una famiglia sarà un problema? non credo.. schicchi è sposato con una pornostar, dal quale ha avuto dei figli, senza contare che alcuni uomini si sono sposate delle ex professioniste del sesso, in taluni casi divenute perfette mogli.
11) sei timida? nessun problema, gli uomini si arrapano con le timide, c’è il gusto di conquista e del sesso finale che ha pochi paragoni.

Come vedi, Erica, il problema è ESCLUSIVAMENTE femminile, inoltre aggiungo, ultimamente vi state dando anche la zappa sui piedi, scimmiottando e/o denigrando il maschile, senza contare quanto mediamente “ve la fate pagare” , vista la crisi e le opportunità globali, il vostro è un prezzo che nessuno con un minimo di razionalità, anche dinanzi alle sperequazioni sul piano legislativo, ha intenzione di sostenere.

Erica, prima di concludere, vorrei farti riflettere se al posto di essere donna, nei punti su esposti, mettessimo l’uomo, prova tu a dirmi, questa volta, nella piu’ totale sincerità (semmai tu ne avessi..) cosa ne sarebbe di un uomo, qualunque risposta tu potresti fornirmi (e non credo che lo farai..) sappi che mediamente, per tutte le tipologie su citate, c’è sempre un ingrediente in comune: Homo sine pecunia, imago castitatis e voi donne, generalmente, pagate solo quando ve gusta il big bambù ai tropici, e magari neanche li, se trovate un pirla che vi offre il viaggio..

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Rino 7:15 pm - 9th febbraio:

1- …ma come fa Sandro2 a pescare al volo scritti e testi vecchi di 15-20-25 anni? Perché Sandro2 non è una persona normale: è al di fuori e al di sopra della norma. Lui può, noi non possiamo.

2- Erica: citare qui quel testo della Gianini-Belotti equivale a declamare il Mein Kampf in un consesso di ebrei, slavi, neri, gay e zingari. Adesso che te l’ho detto papale papale, non puoi fingere di non saperlo. Sappilo dunque.

RDV

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Leonardo 7:49 pm - 9th febbraio:

erica:
il fatto che ci siano piu donne che si ammalano di patologie psicologiche quali anoressie e bulimia è dovuto oltre alla pressione imposta da certi modelli estetici anche dalla repressione associata all’educazione femminile che tende a reprimere determinati comportamenti di sfogo.
——————————————
Pensate a scopare!
Da ragazzo me lo ripetevano spesso come cura a tutti i mali.
Se ti fai una scopata ti passa tutto.
Ecco, donne: pensate a fare sesso!

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Giorgio Carnevale 7:59 pm - 9th febbraio:

Carissimo Enrico,
ho letto con piacere il tuo scritto e ti rispondo molto volentieri.
Hai ragione quando dici che queste ricerche vanno affrontate in modo globale, ma forse per una mia svista, non ho messo il link a questa tavola che, solo in parte, precisa la tua osservazione.
Qui si fa riferimento ad alcuni paesi europei.

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150534946291906&set=a.10150534946076906.367738.208512021905&type=1&theater

Detto ciò rimane la questione che tu sollevi e cioè il fatto che bisogna tenere conto anche dei paesi non fortemente industrializzati e cioè appartenenti al secondo e terzo mondo, tanto per capirci.
E’ vero quello che scrivi in merito ai paesi non appartenenti al primo mondo, dove l’età media si equivale tra uomini e donne.
Ma come accennavo da qualche parte qui nel forum, la discriminante tra queste due realtà è la mortalità infantile. Vale a dire che, a parte qualche rara eccezione come Cuba, nei paesi così detti sotto o medio sviluppati c’è un’alta mortalità infantile, una alta natalità e un’età media tra maschi e femmine simile.
Il mio punto di partenza è proprio questo e cioè che il cambiamento del processo procreativo, vertiginoso con il crollo della mortalità infantile, ha determinato una serie di trasformazioni che hanno modificato i tradizionali riferimenti, sia per i maschi sia per le femmine.
Nel mio contributo ho tentato di approfondire quello dei maschi, sarà un piacere parlare anche di quello delle femmine.

Detto ciò, vengo alla questione del fumo degli occhi delle femministe che usano il termine “fragilità maschile” come un’arma letale.
Caro Enrico, l’ho già scritto a proposito al termine “ruolo” che mi è stato contestato perché il copyright ce l’hanno le femministe. Io uso il mio linguaggio, quello che più si avvicina al concetto che voglio esprimere, se poi c’è qualcuno che usa lo stesso termine, abusa di quel termine, per fare male e basta, è un problema suo. Non vedo perché devo modificare il mio linguaggio, possono farlo loro, visto che io lo uso non come un’arma ma per spiegare un mio pensiero.
Sulla questione della fragilità maschile, quindi, ribadisco che è un mio pensiero e non mi fa paura appartenere ad una categoria che oggi ritengo fragile. Conosco e frequento le donne, per fortuna smile e so che come esistono donno che si sentono forti delle debolezze altrui (che sono poi le più deboli) ne incontro altre in grado di riflettere e dialogare sulle problematiche degli uni e degli altri.

Dobbiamo arrivare serenamente a comprendere che la vita di una specie e quindi anche del singolo individuo, si fonda dall’incontro di un maschio e di una femmina. Quindi un maschio non può pensare di “annientare” una femmina e una femmina non può pensare ad “annientare” un maschio.
Per esistere l’uno c’è bisogno dell’altro, sia biologicamente sia psicologicamente.

Caro Enrico, sul fatto che le nostre posizioni siano inconciliabili è probabile. Ma la cosa non deve comportare preoccupazione astio o quant’altro.

Essendo un uomo vissuto e con alle spalle esperienze dolorose e faticose da un punto di vista relazionale, capisco pienamente le vostre posizioni. Ma come ho scritto a Fabrizio io non mi sento in guerra.

Ti ringrazio dell’assoluzione dall’uomo zerbino smile almeno questo me lo merito.

Un abbraccio
Giorgio Carnevale

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claudio 8:18 pm - 9th febbraio:

Prendo spunto dall’ultimo post di damien per dire che a me, da ragazzo, hanno creato molti più problemi i maschi che le femmine. Mi riferisco ad eventuali flop, al “non saperci fare” con le ragazze, alle dimensioni del pene, eccetera. Ecco, credo che queste ottuse mentalità, che conseguenzialmente generano certi stupidi comportamenti, creino il terreno fertile sul quale possono poi infierire le donne, proprio perché gli stessi uomini mettono su un piatto d’argento il loro tallone d’achille. Per esempio, se io andassi in altri blog a discutere di questo interessante argomento, fra i miei più feroci oppositori ci sarebbero sicuramente degli uomini. Ha assolutamente ragione chi sostiene che in presenza di donne la solidarietà fra uomini non esiste (tolto questo blog e pochissimi altri).

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erica 9:56 pm - 9th febbraio:

@Fabrizio: ma infatti è la Belotti stessa che dice che determinati ruoli sono portati avanti dalle donne che sono in prima linea nel settore educativo. sono le mamme che reprimono le figlie se queste si comportano in modo troppo “libero”.
@sandro2: le donne con parentele o ascendenze anoressiche in realtà hanno propensione alla depressione e all’ansia che sono i fattori che conducono all’anoressia o alla bulimia.
in pratica i disturbi alimentari sono una variabile dipendente del sistema e dipendono in prima istanza da disordini emotivi che hanno anche basi genetiche.
@RDV: non capisco l’analogia con il Mein Kampf. molto probabilmente non hai mai letto quel libro.

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Rita 9:37 am - 10th febbraio:

So che non è altro che un piccolo tassello, ma casualmente mi sono imbattuta in un libro che narra la storia delle Società di Mutuo Soccorso nel mio paese. Questo tipo di cooperativa fiorì nella seconda metà dell’ottocento dopo l’abolizione (perlomeno in Piemonte) nel 1844 delle Corporazioni di Arti e Mestieri viste come un inciampo al libero sviluppo dell’economia dato il loro carattere meramente protezionistico. Sono le antesignane del Welfare così come lo vediamo oggi, del sistema pensionistico, della mutua pagata, della scuola pubblica, etc. Apartitiche e aconfessionali si occupavano dei soci bisognosi, malati, invalidi e dell’istruzione delle nuove leve mediante un sistema di contribuzione a vari livelli.
A un certo punto si legge:
Le SMS potevano essere solo maschili, solo femminili o promiscue. L’iscrizione delle donne fu per molto tempo problematica poiché i salari femminili erano talmente bassi da rendere insostenibile il versamento della quota mensile. Le donne erano più frequentemente soggette a malattie anche croniche e debilitanti e si discuteva se il parto non complicato era da considerare un evento fisiologico o una malattia oggetto di sussidio: si seguiva di solito una via di mezzo, offrendo l’assistenza ostetrica alle partorienti ed un assegno una tantum di 3_5 lire alle puerpere. Alcune Società erogavano piccole doti, in occasione del matrimonio alle socie più indigenti. La scarsa convenienza indusse molte SMS maschili a promuovere la nascita di Società femminili, piuttosto che accettare l’iscrizione delle donne. Le Società femminili ebbero comunque vita stentata etc. etc.
(fonte – “Società di Mutuo Soccorso e Società Cooperativa in Poirino 1853-1940 – Luciano Baravalle)
Forse puo’ sembrare fuori tema ma (1) vi vedo un’osservazione sul passato che, pure non scientificamente completa in quanto mancante di dati, sembra dare una visione contraria a quella delle donne più forti di salute per natura biologica. Anche nella seconda metà dell’ottocento, all’inizio dell’avventura tecnologica e scientifica dell’umanità, si rivelavano più soggette a malattie croniche e debilitanti, tanto che si dovette rilevare che alla fine “ricevevano più di quel che davano” in un certo senso..e (2) per avere una qualche chance di sopravvivenza corporativista dovevano appoggiarsi alle società maschili e dovevano quindi aspirare a una visione “promiscua” della gestione in cui il maggior onere costituito dall’assistenza femminile fosse compensato dal maggior contributo maschile. Non è che fossero impedite da qualche forza esterna maschilista a non associarsi, a non lavorare è che non decollavano, stentavano..

p.s.: grazie a Luigi per l’informazione su come migliorare la leggibilità dei testi.. adesso grassettiamo e corsivizziamo con gran piacer laugh

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Sandro2 11:07 am - 10th febbraio:

Questo è quanto scrivevo qualche anno fa.
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http://www.riflessioni.it/forum/cultura-e-societa/12022-cose-veramente-il-maschilismo-10.html
Il cambiamento di status delle donne ha diverse cause. Una è l’inesorabile logica dell’espandersi del cerchio morale, che ha portato anche all’abolizione del dispotismo, della schiavitù, del feudalesimo e della segregazione razziale. L’altra è il femminismo.

La prima ondata femminista, compresa negli Stati Uniti fra la convenzione di Seneca Falls del 1848 e la ratifica del XIX Emendamento della Costituzione nel 1920, portò le donne al diritto di voto, di sedere in una giuria, di avere beni propri nel matrimonio, di divorziare e di ricevere un’ istruzione.

Ma checché se ne dica, la causa principale del cambiamento di status delle donne è il progresso tecnologico ed economico – portato avanti in primis dagli uomini -, che ha reso possibile alle coppie condurre una vita sessuale e allevare i figli senza bisogno della spietata ed ovvia (in quel contesto sociale) divisione del lavoro che costringeva la madre a consacrare ogni momento di veglia alla sopravvivenza della prole.

L’acqua potabile, l’igiene e la medicina moderna hanno diminuito la mortalità infantile e il desiderio di avere un gran numero di figli. Grazie a biberon e latte di mucca pastorizzato, poi a tiralatte e freezer, si può dar da mangiare ai neonati senza che le madri debbano stare al loro servizio ventiquattr’ore su ventiquattro. La produzione di massa ha reso più economico comprare le cose che fabbricarle a mano e impianti idraulici, elettricità ed elettrodomestici hanno alleggerito ancora di più i lavori di casa.

L’accresciuto valore del cervello rispetto ai muscoli nell’economia, il prolungarsi della vita (che rende possibile sperare di vivere decenni dopo aver allevato i figli) e l’accessibilità di un’ istruzione di lunga durata hanno modificato i valori delle opzioni che si presentano alle donne nel corso dell’esistenza. Non solo. Grazie a contraccezione, amniocentesi, ultrasuoni e tecnologie riproduttive è diventato possibile per le donne rinviare il momento di mettere al mondo dei figli a quando lo ritengono più opportuno.

In conclusione, faccio notare che ad aver tratto i maggiori benefici dal sopracitato progresso, sono state proprio le appartenenti al sesso femminile.
Basti dire che nel 1900, in Italia, vi era una differenza di aspettativa di vita media fra i due sessi di soli 6 mesi. Nel 1920 era salita a 2 anni. Oggi, anno 2008, è di 6 anni.

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Sandro2 11:18 am - 10th febbraio:

Questo, invece, è quanto scriveva Warren Farrell parecchi anni fa.
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7 Perché le donne sono più longeve?
C’entra forse la biologia?
«Attualmente nel Bangladesh gli uomini vivono più a lungo delle donne. Attualmente ad Harlem le donne vivono più a lungo degli uomini. Mi correggo. Ad Harlem, le donne vivono molto più a lungo degli uomini.[1] Se l’unica variabile è la biologia, perché simili differenze?»

Che cosa ci dice la durata della nostra vita sui detentori del potere
Quando apprendiamo che i non-bianchi hanno, rispetto ai bianchi, all’incirca l’80 per cento di possibilità di raggiungere gli 85 anni,[2] sappiamo che è per via della relativa mancanza di potere dei non-bianchi. Ma…
«Rispetto a una neonata, il neonato ha solamente la metà delle probabilità di vivere fino a 85 anni.»[3]
«Intorno ai 25 anni, l’ansia di un uomo ‘di farcela’ è all’apice. Ecco la probabilità di sopravvivere a quell’età:

Probabilità di sopravvivenza per i venticinquenni[4]
Femmine (bianche) da 1754 a 1
Femmine (nere) da 943 a 1
Maschi (bianchi) da 561 a 1
Maschi (neri) da 311 a 1
Ecco come questi dati s’inseriscono in un grafico:
«I neri muoiono prima dei bianchi per dodici delle quindici principali cause di morte. Gli uomini muoiono prima delle donne per tutte e quindici le principali cause di morte.»[6]

Rapporto maschio-femmina nei tassi di mortalità, secondo l’età, per le 15 principali cause di morte[9]*
Ordine** Causa Maschio-Femmina
1 Disturbi cardiaci 1,9-1
2 Cisti cancerose 1,5-1
3 Disturbi cerebrovascolari 1,2-1
4 Infortuni 2,7-1
5 Malattie polmonari 2,0-1
6 Polmonite e influenza 1,8-1
7 Diabete mellito 1,1-1
8 Suicidio 3,9-1
9 Malattia cronica del fegato e cirrosi 2,3-1
10 Indurimento delle arterie 1,3-1
11 Infiammazione renale 1,5-1
12 Omicidio 2,0-1
13 Infezioni del sangue 1,4-1
14 Decesso quasi subito dopo la nascita*** 1,3-1
15 AIDS 9,1-1
* Il diagramma originale, con i nomi tecnici delle malattie, è in nota.
** Ordine basato sul numero dei decessi.
*** Nella misura in cui i decessi per questa causa si verificano tra i neonati, i rapporti si basano sui tassi di mortalità infantile e non su quelli calcolati secondo l’età.

Il fattore industrializzazione
«Più una società diventa industrializzata, più la speranza di vita dei due sessi aumenta. Ma l’industrializzazione accresce la speranza di vita delle donne in misura quasi doppia rispetto a quella degli uomini.»[7]
Nelle società preindustriali (per esempio, l’Italia e l’Irlanda nel diciannovesimo secolo), era normale uno scarto di un anno o due soltanto tra la durata dell’esistenza delle donne e quella degli uomini.[8] Allorché Robert Kennedy Jr. prese in esame i suoi precedenti famigliali, scoprì che le contadine irlandesi all’inizio del secolo avevano una speranza di vita alla nascita inferiore a quella degli uomini.[10] Le donne che vivevano in campagna morivano più di frequente degli uomini di tubercolosi, difterite, polmonite, morbillo, malattie di cuore, ustioni, scottature.[11] Quando le donne si trasferirono in città, come accadde in Inghilterra all’inizio dell’Ottocento, il tasso di mortalità decrebbe di oltre un terzo.[12] Che cos’era accaduto?
Quando donne e uomini hanno all’incirca la stessa speranza di vita, pare che ciò sia dovuto al fatto che le donne muoiono non soltanto di parto (meno spesso di quanto si pensi), ma in misura quasi uguale di malattie contagiose, parassitiche; per scarsa igiene e mancanza d’acqua; per le cure inadeguate, per le malattie provocate dalla denutrizione. Nelle società industrializzate, i decessi prematuri sono prevalentemente causati da malattie scatenate dallo stress che indebolisce il sistema immunitario. Da quando lo stress è diventato il fattore principale, gli uomini hanno cominciato a morire molto prima delle donne.
Il doppio standard dell’industrializzazione
L’industrializzazione strappò gli uomini alla campagna e alla famiglia e li catapultò in fabbrica, allontanandoli dalla fonte degli affetti. L’industrializzazione consentì alle donne di restare legate alla famiglia e, come già osservato, con un sempre minor numero di figli e più comodità, un maggior controllo sulle nascite, meno probabilità di morire di parto e di quasi tutte le altre malattie. Combinandosi, questi fattori fecero sì che le donne vivessero un’esistenza di circa il 50 per cento più lunga nel 1990, rispetto al 1920.[13] Quello che abbiamo voluto chiamare potere maschile, quindi, ha in realtà prodotto il potere femminile. Ha letteralmente dato la vita alle donne. Fu un club quasi esclusivamente femminile che prese il primo treno che portava dalla Rivoluzione Industriale alla Rivoluzione dell’Appagamento.
Il nuovo ruolo degli uomini – che operano lontano da casa – è di per sé sufficiente a indurre entrambi i sessi a far uso della droga, a ricorrere al suicidio e a provocare incidenti. Il risultato è riecheggiato dalla canzone Only the Good Die Young (ovvero, muore giovane chi è buono). Quali sono le due cose che quanti morirono giovani avevano in comune? Pensate a Jim Morrison, Jim Croce, Jimi Hendrix, John Belushi, Janis Joplin, Buddy
Holly, Charlie Parker, Patsy Cline, Elvis, Martin Luther King e i Kennedy. Erano tutti buoni esecutori, e tutti passarono la maggior parte della loro esistenza lontano da casa – distaccati dal loro centro, dalla loro fonte d’amore. In un modo o nell’altro, questo li ha uccisi.
L’industrializzazione fece del lavoro lontano da casa un ruolo maschile. Il fatto che membri di entrambi i sessi che lavorarono lontano da casa furono vulnerabili, ci spiega l’impatto del ruolo sulla biologia.
Forse che oggi le donne non lavorano lontano da casa? Certo, ma con la nascita del primo figlio i due terzi delle donne che lavorano non riprendono il lavoro per almeno un anno.[14] D’improvviso al marito tocca mantenere tre persone invece che una sola. Inoltre, le donne, con quarantatré probabilità in più rispetto agli uomini, abbandonano il posto di lavoro per sei o più mesi per ragioni di famiglia.[15] Ecco le scelte che consentono a una donna di adattare il suo ruolo alla sua personalità, mentre il mandato dell’uomo – lavorare a tempo pieno – non gli offre quella flessibilità necessaria a dare spazio alla sua personalità. Nelle sue aspettative deve darsi da fare e indossare un certo abito, non necessariamente tagliato su misura per lui.
Come mai il gap tra donne e uomini si è leggermente ridotto (da otto a sette anni) tra il 1975 e il 1990? In parte perché le abitudini igieniche degli uomini stanno diventando più costruttive, quelle delle donne più distruttive. Così le donne muoiono più spesso a causa di quella che i cinesi chiamano «la malattia dell’opulenza» – il cancro al seno. Ma le donne lavorano anche più di frequente lontano da casa e soffrono delle malattie connesse allo stress.
D’altro canto, come mai il gap non è diminuito ancora di più? Perché il marito della donna che lavora a tempo pieno lavora tuttora 9 ore la settimana di più fuori casa e negli spostamenti perde 2 ore di più la settimana.[16] Il carico di lavoro offre comunque alla donna un miglior equilibrio tra lavoro e casa. Se il marito è sufficientemente «arrivato», lei può trovare un certo equilibrio non soltanto per la sua personalità ma anche per la fase esistenziale in cui si trova. Le maggiori possibilità di scelta, il maggior equilibrio e la più stretta connessione con la famìglia la tengono in vita sette anni di più.
Pertanto, l’industrializzazione ha ampliato la gamma delle opzioni femminili e isolato di più gli uomini. Con la sua attività da prestigiatore, lei è sempre in stretto contatto con tutto; con la sua attività sempre più intensa, lui perde il contatto con l’amore. Entrambi stanno meglio di prima, ma per lei la connessione crea vita, per lui la separazione crea morte.
«Fare strage» alla Borsa divenne quindi la versione aggiornata del killer-protettore: lui continua a mietere vittime, lei a essere protetta. Ovvero, per essere più precisi, lui protegge meglio entrambi, ma protegge la donna meglio di quanto non protegga se stesso.

Il fattore genetico
Se gli uomini avessero un sistema immunitario geneticamente superiore, sarebbe questo un buon motivo per rivolgere maggior attenzione alla salute delle donne: «Le donne sono fragili; le donne hanno bisogno di protezione». Ma i cromosomi XX forniscono alle donne una sorta di sistema genetico di supporto.[17] Vale a dire, se una donna ha un gene difettoso lungo una X, con moltissime probabilità il gene equivalente sull’altra X sarà protetto.[18] Gli uomini non possiedono questo sistema di supporto.
Le donne godono di questo iniziale vantaggio, ma non si tratta comunque di un vantaggio generalizzato. Tra gli uccelli, le farfalle e le falene, sono i maschi ad avere questo sistema genetico di supporto, eppure sono i maschi a morire prima.[19] E negli esseri umani, quasi tutti i decessi prematuri, dopo il primo anno di vita, sono conseguenti a malattie provocate dallo stress e dalle pressioni connesse al ruolo maschile – dal suicidio all’infarto, dal cancro all’assassinio.
Per di più, la vulnerabilità degli uomini prodotta dal ruolo sociale non può essere separata dalla vulnerabilità determinata dalla struttura biologica. Per esempio, quando per un riflesso immediato gli uomini corrono a salvare una donna, non solo rischiano di essere accoltellati, feriti da un proiettile o presi a pugni, ma il loro comportamento produce «ormoni d’emergenza». Così si produce il testosterone, che però indebolisce il sistema immunitario[20] e produce adrenalina (o epinefrina), che favorisce
la coagulazione del sangue, rendendo l’uomo più soggetto a disturbi cardiovascolari.
Proprio come i vari paesi costruiscono missili «perché non si sa mai» e poi scoprono che il costo di quei missili ha limitato la loro capacità di rafforzare altre difese, così gli uomini pagano un prezzo biologico per il loro ruolo di guardie del corpo delle donne, sempre a disposizione e mai pagate.

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Sandro2 11:41 am - 10th febbraio:

Tratto sempre da IL MITO DEL POTERE MASCHILE.
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6 Il sesso suicida: se è vero che gli uomini hanno il potere, perché tra loro i suicidi sono più frequenti?
«L’uomo cui muore la moglie tende a suicidarsi dieci volte più spesso della donna cui muore il marito.»[1]
«Tra i disoccupati il tasso di suicidi è doppio rispetto a quello che si rileva tra quanti hanno un lavoro. Tra le donne, non c’è alcuna differenza nel tasso di suicidi, che lavorino o no.»[2]
«Nel bel mezzo della Grande Depressione, la tendenza al suicidio tra gli uomini era 650 volte superiore che tra le donne.»[3]
«Il tasso di suicidi tra gli adolescenti è recentemente aumentato e ora è 3 volte superiore rispetto a quanto avviene tra le ragazze.»[4]
«Solo vent’anni fa, gli uomini tra i 25 e i 34 anni si suicidavano in percentuale doppia rispetto alle coetanee; oggi la percentuale è quadruplicata. (Il tasso tra gli uomini è aumentato del 26 per cento, tra le donne è diminuito del 33 per cento.)»[5]
Questi dati sollevano una serie di interrogativi; Perché il tasso di suicidi tra i ragazzi è aumentato tanto di più che tra le ragazze, in tempi recenti? Perché la perdita dell’amore è così devastante per gli uomini? Se tra gli uomini la disoccupazione porta al suicidio, è in qualche modo paragonabile a quello che è lo stupro per una donna? La depressione femminile è l’equivalente del suicidio maschile? Perché le donne tentano il suicidio più spesso, mentre gli uomini ci riescono quattro volte più spesso?[6] Perché la «classe suicida» è anche la «classe arrivata»? Forse gli uomini si suicidano in numero maggiore perché ce ne occupiamo meno, e quindi la «classe suicida» sarebbe la «classe non amata»?
Cominciamo dagli adolescenti. Perché il tasso di suicidi tra i ragazzi, ma non tra le ragazze, aumenta del 25.000 per cento quando diventano chiari i ruoli sessuali?[7]

Perché i ragazzi si suicidano più di frequente non appena diventano chiari i loro ruoli sessuali
«Quando un ragazzo delle isole Truk (gruppo insulare del Pacifico) ha una relazione difficile, ci si aspetta che reagisca con l’amwunumwun, una sorta di blocco emotivo. I maschi delle Truk si suicidano 25 volte più spesso dei loro coetanei americani.»[8]
Nella preadolescenza, ragazzi e ragazze esprimono nello stesso modo le emozioni e si suicidano all’incirca in numero pari. È nell’adolescenza che i ragazzi americani (come i ragazzi delle isole Truk) sono spinti a controllare e nascondere le emozioni. Ed è proprio nell’adolescenza che il tasso di suicidi tra i ragazzi, fino a quel punto assai vicino a quello delle ragazze, diventa quattro volte superiore.[9]
In entrambi i sessi l’adolescenza acuisce l’angoscia per il ruolo sessuale: la paura del rifiuto crea una fragilità emotiva. Le ragazze meno attraenti si sentono in particolare vulnerabili… vulnerabili quanto invisibili. A sua volta, la ragazza più attraente finisce per intuire la sua dipendenza da un potere che a un certo punto svanirà, e poiché i ragazzi fanno a gara per conquistare la sua attenzione, quasi fosse una celebrità, in sostanza si trasforma in una celebrità genetica – e le celebrità genetiche diventano dipendenti da! riconoscimento del loro titolo. Mentre difficilmente capita alle ragazze, credo che in quel periodo ai ragazzi accada qualcosa che rende più probabile il suicidio.
Rendendo i ragazzi più dipendenti dal corpo delle ragazze e non viceversa, facciamo sì che i ragazzi si sentano inferiori. Di conseguenza, cercano di far colpo sulle ragazze, danno loro la caccia, pagano per loro, proprio per compensare quella inferiorità. Quando pensano che mai riusciranno a guadagnare abbastanza per permettersi ciò da cui dipendono sono sopraffatti dall’angoscia che, nella sua forma estrema, conduce al suicidio. Le azioni, il corteggiamento e la possibilità di pagare provocano tanta angoscia perché il ragazzo intuisce che sono metafore delle versioni adulte delle prestazioni, del successo, del denaro (quindi, se non ci riesce da piccolo…)
L’adolescente nota che i ragazzi che ottengono l’«amore» della celebrità genetica sono più in gamba:
• Nelle prestazioni. Diventano leader (a capo di una squadra o della classe), mostrano un bel «potenziale», oppure hanno la macchina.
• Nel dare la caccia. A lei tocca inseguire, a lui aspettare. Si dà per scontato che comprenda vaghe allusioni femminili quando non riesce neppure a comprendere se stesso. E più la ragazza non comprende se stessa, più diventa schiacciante la paura del ragazzo di interpretare male ciò che non è chiaro. Gli ormoni lo preparano alla ricerca del sesso ma non al rifiuto. Si presume che sappia fare alla perfezione del sesso quando ancora
non sa che cosa sia. Sa di volere dei contatti sessuali con le ragazze, ma non è sicuro che anche loro lo desiderino (e a rifiutarlo sono soprattutto le ragazze che lo interessano di più). Al giorno d’oggi, inoltre, se interpreta male un messaggio può anche finire in galera. Il che non accade a lei. Ciò crea una certa angoscia.
• Nel pagare. Più lei è bella e più dovrà pagare, e quindi guadagnare.
Queste sono le cose che i ragazzi apprendono di dover fare se vogliono essere all’altezza dell’amore delle ragazze. Anche la teen-ager ha le sue angosce, ma mediamente ha meno richieste da soddisfare e più risorse da usare per ottenere l’amore. Il suo corpo e la sua mente sono in maggior misura dei doni genetici. Pertanto, una ragazza ammirata è prevalentemente una celebrità genetica, mentre un ragazzo ammirato è prevalentemente una celebrità conquistata. Più è attratto dalla celebrità genetica, più deve diventare una celebrità conquistata.
La richiesta di prestazioni senza le risorse per fornirle
A rendere tanto opprimente l’angoscia del teen-ager è il fatto che per lui la socializzazione è richiesta di prestazioni, ma senza le risorse necessarie per farvi fronte. Di conseguenza, molti sono i rischi, molti anche i fallimenti. E per giunta sono più che evidenti. Quasi tutti i ragazzi si sentono silenziosi soci del Club dei Fallimenti Frequenti.
Inoltre, i più grandi tra i vincenti, i giocatori di calcio, ricevono amore abusando di sé. In alcuni ragazzi l’idea di ricevere amore abusando di sé crea ansia. Ma perdere l’amore crea anche maggior ansia. Così il teen-ager è prigioniero tra l’ansia dell’abuso e l’ansia del rifiuto.
Nel ragazzo le cui prestazioni sono mentali ma non fisiche, l’identità si va formando negli anni in cui i coetanei che rispetta meno ottengono l’«amore» delle ragazze che desidera di più. D’altro canto, il ragazzo dalle buone prestazioni fisiche ma non mentali spesso teme che i suoi giorni eroici finiranno con l’ultimo giorno dì liceo.
Né i vincenti a breve termine né i perdenti a breve termine sanno comprendere e individuare il significato di tutto ciò. Né li sentirete mai parlare della questione. L’angoscia attanaglia lo stomaco, si vince con l’alcol e trova sfogo al volante di una macchina. Se è quindici volte più probabile per un teen-ager rispetto all’automobilista medio provocare involontariamente un incidente mortale,[10] allora la socializzazione maschile sì è combinata con la tecnologia per trasformare il protettore e killer del nemico in un protettore e killer a casaccio. Alle elezioni Michael Dukakis è stato sconfitto perché aveva lasciato libero Willy Horton, ma noi tutti creiamo dei Willy Horton. Li acclamiamo persino. E poi sposiamo dei Willy Loman.
Non trovando nessuna alternativa, vedendo che ogni rituale sottolinea la sua inadeguatezza proprio mentre va alla ricerca della sua identità, e non ha neppure il permesso di parlare con i suoi pari delle proprie paure, l’isolamento e i dubbi su di sé lo portano al suicidio. E il tasso di suicidi tra ragazzi, prima inferiore a quello delle ragazze, è quindi oggi quattro volte maggiore.[11]

Come mai negli ultimi tempi il tasso di suicidi tra i ragazzi è aumentato tanto più rapidamente che tra le ragazze?
Le ragazze si preparano per un mondo che sempre più consente loro di essere ciò che desiderano – donne di casa, madri, segretarie, dirigenti. Le ragazze possono dimostrare le proprie capacità all’esterno, esprimere in casa le loro doti materne, o conciliare le due cose, a seconda della personalità. I ragazzi devono comunque dar prova di sé all’esterno, indipendentemente dalla personalità. Per alcuni ragazzi la vita è tuttora problematica, com’era un tempo per entrambi i sessi. Ciò vale in particolare per i ragazzi gay, ai quali non è ancora permesso essere «femminili», mentre alle ragazze gay è più ampiamente consentito essere «mascoline». Forse per questo tra i teen-ager gay i suicidi sono tre volte più frequenti che tra le teen-ager gay.[12]
Un tempo i due sessi seguivano entrambi uno stretto sentiero di aspettative nell’amore: lei doveva attrarre e opporre resistenza; lui doveva inseguire e insistere. Ora a lei si offre la possibilità di inseguire, mentre a lui resta l’antica aspettativa di inseguire, alla quale non se ne aggiungono di nuove (se spera di trovare l’amore). In passato, sesso e gravidanza erano fonte di ansia per entrambi i sessi. Ora la pillola riduce al minimo l’ansia della ragazza, mentre i preservativi accrescono l’ansia del ragazzo. Ora il ragazzo foruncoloso deve rischiare il rifiuto, sebbene abbia intanto dovuto superare la propria paura dell’herpes e dell’ AIDS e possa assicurarle che non c’è nulla da temere. Ora deve continuare a rischiare, ma può finire in galera se rischia troppo alla svelta, o essere dileggiato se non è abbastanza lesto.
Attualmente una ragazza può scegliere tra prendere o non prendere la pillola; la scelta del ragazzo non implica la sicurezza che lei la prenda. Un tempo, una gravidanza era un guaio sia per il ragazzo sia per la ragazza, indubbiamente pesava di più su quest’ultima. Attualmente, per una ragazza significa la possibilità di abortire (indipendentemente dai desideri del ragazzo) o di citare in giudizio il partner per ottenere il mantenimento, per diciotto anni, del bambino (indipendentemente dai desideri del ragazzo). In breve, oggi conta la volontà della ragazza e non quella del ragazzo. Ogni volta che lei fa del sesso, ha una scelta; ogni volta che lui fa del sesso, rischia di restare prigioniero delle decisioni della partner per il resto della sua esistenza.
In tutto il mondo industrializzato, non essendo i ragazzi riusciti a liberarsi dell’obbligo di dar prova di sé, i giochi previsti per gli adolescenti hanno ancora il fine di prepararli a questo. Tuttora i ragazzi si sfidano a saltare davanti a un treno in arrivo, a guidare a grande velocità, arrampicarsi sugli alberi o a rubare,[13] quasi fosse una cerimonia rituale per mettere alla prova la disponibilità a sacrificare la vita per proteggere.
L’impatto di questa priorità data alla capacità di fornire prestazioni – per cui la vita degli uomini passa in secondo piano – è viva tra noi. Una pubblicità televisiva è un esempio lampante di questa realtà:
«La ragazza dà il segnale. Due ragazzi si lanciano in macchina verso una scogliera. Il ragazzo che si butterà fuori dalla macchina per primo è un «cagasotto». Una portiera si blocca; il ragazzo e la sua macchina sbandano, finiscono sugli scogli e poi nell’oceano. Riaffiorano solamente una giacca a vento e un paio di jeans. Sullo schermo appare la scritta UNION BAY – LA MODA CHE DURA.»[14]
Se sugli scogli e nell’oceano si andasse a sfracellare il corpo di una ragazza, a nessun pubblicitario verrebbe in mente di sfruttare queste scene per vendere una «moda che dura»… di usare la fragilità femminile per celebrare la lunga durata della moda. Sarebbe considerato un esempio perfetto della scarsa considerazione in cui viene tenuto il sesso femminile – un sesso di cui disporre a piacimento.

Come mai «il sesso che non sa amare» è distrutto dalla perdita dell’amore?
Le più stimate terapeute femministe, per esempio Carol Gilligan e Jean Baker Miller, affermano che una relazione finita è più grave per le donne che per gli uomini.[15] Se fosse vero, come mai gli uomini cui muore la moglie si suicidano con una frequenza dieci volte superiore rispetto alle donne che perdono il marito?[16] Una mia amica ipotizzò: «Dev’essere perché i vedovi sono per lo più dei pensionati che non possono seppellirsi nel lavoro». Allora ho fatto qualche controllo. Ho scoperto che per un trentenne cui muore la moglie ci sono undici probabilità in più di suicidarsi rispetto al trentenne la cui moglie è in vita.[17] A trent’anni, quando gli uomini possono buttarsi nel lavoro e sono fisicamente ed economicamente interessanti per l’altro sesso, la perdita della donna amata è talmente devastante che spesso non è alleviata neppure dalla possibilità di avere molte donne. Gli uomini potrebbero buttarsi nel lavoro, o anche su un’altra donna, ma non seppelliscono il dolore. In breve, è la perdita dell’amore che distrugge gli uomini.
Il militare: il boccone più ostico e amaro
«Negli Anni Ottanta si suicidarono più militari di quanti non fossero stati uccisi in Libano, Grenada e Panama messi insieme .[18] E per ogni suicidio ci furono otto tentativi di suicidio. »[19]
Spesso immaginiamo un militare come un uomo più attento al potere e al sesso che alla sensibilità e all’amore; ma il militare tende a suicidarsi non quando non riceve una promozione o subisce un rifiuto nel sesso, ma quando gli viene rifiutato l’amore.[20] La seconda ragione principale? La mancanza di amici.[21] La terza? La mancanza di rispetto da parte della famiglia (per esempio, una famiglia che non lo rispetta ancora dopo averlo visto il giorno del conferimento dei gradi).[22] Il comune denominatore? La mancanza di amore e di rispetto da parte della famiglia.
Come mai «il sesso che non sa amare» è distrutto quando perde l’amore? Perché deve ingoiare il boccone più ostico e amaro. Ecco perché.
Immaginate di perdere in un sol colpo tutti i vostri amici e conoscenti e di non poter parlare a qualcuno della perdita per più di tre minuti alla volta. Questo è ciò che può significare per un uomo il divorzio, o la morte della moglie: infatti spesso la moglie rappresenta per lui «tutti gli amici e i conoscenti», il suo unico e assoluto collegamento all’intimità. (Pensa di non poter ottenere più di tre minuti di tempo da un collega di lavoro per parlare del suo divorzio e spesso si tratta del suo «miglior amico».)
Dire – come fanno le terapeute femministe di fronte alla comunita terapeutica – che le donne sono più focalizzate sui rapporti e soffrono pertanto dì più della perdita di un rapporto equivale a dire che un uomo è più focalizzato sul denaro e dovrebbe quindi ricevere un miglior trattamento economico dopo il divorzio. Si approfitta così della socializzazione femminile e la si usa come giustificazione per ottenere un ulteriore vantaggio: la donna nei panni della «vittima». Con quale risultato? Ci preoccupiamo delle donne afflitte e isoliamo gli uomini afflitti, appesantendo l’atmosfera che induce gli uomini a suicidarsi. Come ebbe a dire una mia amica: «Quando mio nonno morì, la nonna si iscrisse immediatamente alla Greeley Widows’ Society… Non ho mai sentito parlare di una associazione di vedovi». Non ci viene neppure in mente di organizzare gruppi di supporto per i vedovi, che non pensano certo a crearseli da soli.

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Marco 9:27 pm - 10th febbraio:

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Di conseguenza, cercano di far colpo sulle ragazze, danno loro la caccia, pagano per loro, proprio per compensare quella inferiorità. Quando pensano che mai riusciranno a guadagnare abbastanza per permettersi ciò da cui dipendono sono sopraffatti dall’angoscia che, nella sua forma estrema, conduce al suicidio. Le azioni, il corteggiamento e la possibilità di pagare provocano tanta angoscia perché il ragazzo intuisce che sono metafore delle versioni adulte delle prestazioni, del successo, del denaro (quindi, se non ci riesce da piccolo…)
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Non posso che condividere in pieno queste parole di Farrell. Tuttavia è significativo che a parte questi blog, nessuno, in Italia, parli mai di questo studioso.
Ed altrettanto significativo è che sia praticamente impossibile trovare le sue opere in libreria (perlomeno nella mia città non le ho trovate).

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Fabrizio Marchi 10:26 am - 11th febbraio:

“@Fabrizio: ma infatti è la Belotti stessa che dice che determinati ruoli sono portati avanti dalle donne che sono in prima linea nel settore educativo. sono le mamme che reprimono le figlie se queste si comportano in modo troppo “libero””. (Erica)
Ma cosa c’entra questo discorso, Erica? Cosa c’entra la repressione da parte materna della “libertà” delle figlie femmine? Stiamo parlando del fatto che un gran numero di donne scelgono consapevolmente di seguire e di fare propri determinati modelli femminili che loro stesse contribuiscono a creare e ad alimentare e tu mi rispondi che anche la Belotti dice che le madri reprimono le figlie che si comportano in modo “libero”…
Io ti chiedo se Roma è la capitale d’Italia e tu mi rispondi che la Tour Eiffel sta a Parigi?
Ma ci prendi per degli idioti? Te l’ho già detto che sei presuntuosa, però per lo meno cerca di attenerti alle cose, se non altro per rispetto nei nostri confronti.
Bah…
Fabrizio

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Leonardo 12:36 pm - 11th febbraio:

erica
le donne con parentele o ascendenze anoressiche in realtà hanno propensione alla depressione e all’ansia che sono i fattori che conducono all’anoressia o alla bulimia.
in pratica i disturbi alimentari sono una variabile dipendente del sistema e dipendono in prima istanza da disordini emotivi che hanno anche basi genetiche.
————————————
Ma anche i discendenti uomini hanno questi disturbi, ed anche peggiori come la Schizofrenia, ma nessuno (almeno pubblicamente e come succede per le donne) ne fa un qualcosa che rigurda i maschi e la loro condizione nella società, i modelli e tutto il resto.
Forse geneticamente ci sono delle predisposizioni, ma succede che crescere in una famiglia che ha un tipo di comportamento ed emotività, plagia il carattere del discendente, ed anche dal rifiuto dell’educazione e del comportamento familiare e sociale che nasce la malattia mentale (visto che nell’incoscio restano i modelli educativi che in età adulta intralciano la normale vita) .
Se vengo educato ad essere gentile e galante con le donne e quelle mi trattano male, mi sentirò in colpa io, mi sentirei uno che non è capace a conquistare il rispetto delle tanto splendide donne che tutti considerano il gentil sesso.

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Enrico Fiorini 12:08 pm - 12th febbraio:

La discussione si è un pò spenta,però voglio dare un ulteriore spunto.
Lo faccio con una specie di ”parabola”,metaforica,sperando che lo psicologo sia ancora in linea e mi legga.
La fragilità,non è un problema femminile,o maschile,è un problema umano.
Così come se nudi,tutti abbiamo freddo,perchè a differenza degli animali,che hanno il pelo,e possono sopravvivere senza artefatti,noi abbiamo bisogno dei vestiti,e senza di essi moriamo di freddo.
Nudi,tutti abbiamo freddo,chi più,o chi meno,ma il freddo,pur essendo dovuto sì,alla nostra intrinseca fragilità,inattitudine all’ambiente,colpisce di più alcuni,rispetto ad altri,per via degli indumenti che indossano.
Il vestito,può simboleggiare il ruolo l’identità,e la tecnologia.
La parabola dei vestiti e del freddo:
C’erano una volta un uomo e una donna,che percorrevano una strada insieme,nel gelo terribile dell’inverno.
Avevano camminato per quasi tutto il giorno.
La donna aveva una maglia di lana,ma non aveva il cappotto,e per questo aveva freddo.
L’uomo aveva il cappotto,ma non aveva la maglia di lana sotto,ma soltanto una camicetta di cotone,e per questo aveva freddo.
A un certo punto del viaggio la donna così si lamentò:”ho un freddo terribile,perchè mi manca un cappotto per ripararmi dalla neve,beato te,che invece hai un bel cappotto caldo”.
La donna non sapeva,o fingeva di non sapere,che sotto quel bel cappotto c’era solo una camicia di cotone.
Ma l’uomo amava la donna,e finse anch’egli di non sapere che sotto il cappotto aveva solo una camicetta.
Con generosità indomita egli le fece dono del suo cappotto,perchè le riusciva insopportabile di vedere la donna patire il freddo,e tacque del gelo tremendo che egli accettò di sopportare per suo amore.
Dopo un’ora di cammino,i 2 arrivarono alla città,ma tutti gli alberghi erano occupati,e i 2 rischiavano di rimanere tutta la notte fuori.
Ma la donna a differenza dell’uomo conosceva un proprietario di locanda,che tempo fa si era invaghito di lei,e su cui sapeva di avere un ascendente.
La donna fece per entrare nella locanda,e a quel punto l’uomo che era stato zitto per tutto il viaggio,vedendosi così abbandonato,trasalì e finalmente parlò:
”Abbiamo fatto tutto un viaggio insieme,perchè mi lasci solo?”
”Ho freddo,e finalmente sono arrivata a destinazione,ora voglio entrare,ho fatto un viaggio lungo e sono stanca,lasciami andare,non sai stare senza di me?.”
A quel punto l’uomo ristette silenzioso e attonito per un attimo,non gli riusciva di proferire parola,era a costei che lui aveva lasciato il suo cappotto patendo il freddo per tutto il viaggio?
Si rese conto di essere stato un cretino.
Allora a quel punto,disse:”rivoglio indietro il mio cappotto”.
”No,ho freddo,qui nella locanda è male riscaldato”.
Stette zitto per un pò,e a questo punto ammise:
”Ho freddo anch’io,e più di te,perchè qui fuori fa più freddo di dentro la locanda,per quanto la locanda sia mal riscaldata,lasciami il cappotto,perchè io possa sopravvivere almeno alla notte”.
Così le rispose la donna:”io sono stata per quasi tutto il viaggio senza cappotto,è solo un’ora che ho il cappotto,e quindi me lo tengo,tu ce l’hai avuto per quasi tutto il giorno”.
A quel punto il gelo,da fuori entrò nel profondo del suo cuore,la sua crudeltà lo stupì.
Ripetè meccanicamente,avvilito,ma oramai spinto solo più da un desiderio di tepore:”ho freddo,rischio di morire”.
E lei gli disse:”non fare il lamentoso,se hai freddo,è perchè sei un lagnoso,se morirai è perchè sei più fragile di me,che ho viaggiato per tutto il giorno senza,e non sono morta”.
L’uomo le rispose:”ma tu avevi la maglia di lana sotto,io solo una camicia,dammi almeno la tua maglia,tu l’hai avuta per tutto il viaggio”.
E la donna gli rispose:”sei pazzo?E’ mia,e poi è rosa,è un’indumento da donna,e agli uomini non confà vestirsi con i vestiti di una donna”.
E gli sbattè la porta in faccia.

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Warlordmaniac 12:41 pm - 12th febbraio:

Ciao a tutti, è la prima volta che scrivo qui. Sono molto interessato alla QM e non per caso sono iscritto da diversi anni al forum della Questione Maschile. Non ho letto tutti gli interventi, ma vorrei dire una cosa riguardo l’impotenza.
A me sembra che sottovalutiate, la maggior parte di voi, il motivo principe per cui l’uomo ha l’erezione. Questo motivo è l’eccitazione sessuale. Al contrario, l’uomo fa cilecca quando non è eccitato. Questa secondo me è la base da cui si dovrebbero fare i discorsi successivi. Non è un caso, infatti, che l’organo sessuale maschile richiami sangue a causa di una stimolazione sessuale.
Quando c’è una stimolazione sessuale? Quando la donna (discorso valido anche a generi invertiti) viene riconosciuto come vantaggioso per una riproduzione.
Quindi, il sospetto base, riguardo un presunto aumento di mancate erezioni nell’uomo, è la diminuzione del vantaggio che l’uomo ha a inseminare le donne attuali.

Immaginate per un attimo solo, lo stesso problema a generi invertiti: la mancanza di eccitazione delle donne durante l’atto sessuale; ebbene, le donne non ci metterebbero un secondo a dire che la causa di questa mancata eccitazione sono gli uomini che non ci sanno fare. Rimanendo nell’esempio, potrebbero anche aver ragione, ma oltre a criticare e lanciare accuse, si dovrebbe anche motivare.
Motiviamo ora il calo di appetibilità del sesso femminile. Perché le donne riescono sempre più raramente a eccitare l’uomo? Probabilmente lo sapete meglio di me: hanno accumulato talmente tanto valore di mercato che sono demotivate ad essere appetibili ai più e coloro che sono motivate non hanno una scuola di seduzione a cui fare affidamento. A proposito di seduzione, non vi sembra strano che tutti i siti di seduzione sono rivolti agli uomini eterosessuali?

Torniamo in topic. Il motivo fondamentale per cui l’uomo fa cilecca è la scarsa appetibilità, ma secondo me questo motivo non ha un’egemonia assoluta, perché secondo me c’è un’altra causa, forse meno primaria, ma anche più determinante in popolazioni evolute come quella umana: la cilecca si può evitare evitando di dare questa possibilità alla donna.
Al di là di un lungo discorso che si potrebbe fare riguardo il fatto che una potrebbe piacere al primo impatto e vestita, e potrebbe “perdere punti” man mano che si entra nell’intimità, il valore di mercato della donna è talmente elevato che l’uomo, indottrinato alla devozione della Divina F. fin da quando era giovanissima, non sa ammettere a se stesso che anche lui è selettivo. Infatti, quando ero adolescente, ero convinto di potermi eccitare con qualsiasi ragazza purché carina; poi ho cominciato a capire che anche il carattere era fondamentale, poi ho capito che tante cose sono fondamentali ma che non potevo controllare. Via via mi sono fatto sempre più selettivo ed ora non sarei disponibile sessualmente con nessuna e non perché ho perso la pulsione. Questa mia testimonianza è modernamente peccaminosa; le donne temono proprio questa mentalità e urlano alla patologia al pensiero di perdere valore di mercato.
Se tutti fossero come me adesso, il valore di mercato tra uomini e donne sarebbe molto più livellato, ma sappiamo che così non è. Sappiamo cioè che l’uomo si avventura con una donna poco attraente perché è troppo devoto al corpo femminile e al dovere di uomo; lo divinizza, lo considera irrifiutabile, ci va a letto e li si trova nudo in tutti i sensi e davanti a se stesso non può ancora fingere di essere eccitato.
Concluderò male, con un mio pensiero che il 95% di voi giudicherà sbagliato, ma che per me è giusto:

Per fortuna che l’iniziativa femminile sia così scarsa.

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Fabrizio Marchi 3:05 pm - 12th febbraio:

“Concluderò male, con un mio pensiero che il 95% di voi giudicherà sbagliato, ma che per me è giusto:
Per fortuna che l’iniziativa femminile sia così scarsa”. (Warlordmaniac)
Infatti, per quanto mi riguarda è proprio così. Il resto del tuo intervento è interessante e condivisibile, specie quando fai riferimento al “valore di mercato” di cui godono le donne (assolutamente superiore a quello degli uomini).
E’ proprio per questo però, caro Warlordmaniac, che l’iniziativa femminile è così scarsa. E cioè per la semplicissima ragione che le donne non hanno alcuna necessità di proporsi e di assumere l’iniziativa, dal momento che c’è chi lo fa per loro. Per la grande maggioranza dei maschi vige la legge della scarsità, mentre per la grande maggioranza delle femmine quella dell’abbondanza. Economia politica e asimmetria sessuale vanno a braccetto. La ragione strumentale (ideologia dominante) fa il resto. Se sia nato prima l’uovo o la gallina è tutto sommato secondario.
Il tuo intervento sarebbe del tutto coerente se non fosse appunto per il finale che contraddice, a mio parere, quanto tu stesso hai scritto prima.
“il valore di mercato della donna è talmente elevato che l’uomo, indottrinato alla devozione della Divina F. fin da quando era giovanissima, non sa ammettere a se stesso che anche lui è selettivo. Infatti, quando ero adolescente, ero convinto di potermi eccitare con qualsiasi ragazza purché carina; poi ho cominciato a capire che anche il carattere era fondamentale, poi ho capito che tante cose sono fondamentali ma che non potevo controllare. Via via mi sono fatto sempre più selettivo ed ora non sarei disponibile sessualmente con nessuna e non perché ho perso la pulsione”. (Warlordmaniac)
Analisi corretta solo in parte (l’indottrinamento a cui sono sottoposti i maschi che contribuisce in modo determinante a renderli psicologicamente subordinati alle femmine) ma che non tiene nella necessaria considerazione un fatto oggettivo (che proprio il femminismo nega, per ovvie ragioni), e cioè, come ripeto, l’asimmetria sessuale fra i generi. E’ vero quindi che siamo indottrinati fin da bambini ma è vero anche che questo indottrinamento può risultare e risulta (purtroppo) vincente proprio perchè poggia su un dato incontrovertibile, e cioè il maggior desiderio (bisogno) sessuale maschile rispetto a quello femminile. Siamo di fronte alla più elementare (ma fondamentale) legge dell’economia politica: l’utilità marginale.
Naturalmente per tante ragioni la spinta sessuale (a cui è praticamente impossibile resistere in giovane età) tende nel corso della vita (e io aggiungo, anche fortunatamente) a diminuire. Da qui la maggior selettività degli uomini (e non sempre, credimi…) una volta raggiunta una certa età. Ovviamente intervengono anche diversi altri fattori, fra cui anche quelli di cui parlavi tu. Non c’è alcun dubbio sul fatto che l’attuale (pessima) condizione in cui versa la relazione fra i sessi, generi un tale “scoglionamento” negli uomini che può portare (e spessissimo porta) alla perdita di entusiasmo, desiderio, interesse, curiosità, nei confronti del genere femminile, e in molti casi anche della libido.
Da questo punto di vista, non considero il calo di desiderio sessuale solo come una patologia. Anzi, mi sembrerebbe quest’ultima un’interpretazione molto normativa e scontata. Non lo sarebbe (una mera patologia) se ragionassimo in termini assoluti. Ma non avrebbe e non ha alcun senso approcciare alle cose in questo modo, senza cioè contestualizzarle (e quindi relativizzarle). A mio parere la perdita o la diminuzione della libido da parte maschile è una risposta solo parzialmente patologica al problema. In realtà, dato lo stato di cose presente, non riesco proprio a capire per quale ragione gli uomini dovrebbero continuare ad essere così arzilli, “tosti” ed entusiasti e sobbarcarsi in toto sulle loro spalle la responsabilità di un fenomeno che ha origini molto più complesse e solo in parte endogene (che nessuno nega, sia chiaro, il problema è che vengono negate quelle esogene).
Dalle stelle (si fa per dire…) alle stalle, spero che mi consentirete qualcuno dei miei soliti banalissimi esempi.
1) Io amo giocare al calcio, in media un paio di volte alla settimana. Se però per giocare, fossi costretto a sottopormi sistematicamente a delle file interminabili, di ore ed ore (d’inverno al freddo e sotto la pioggia e d’estate sotto il sole rovente) davanti ai cancelli dell’impianto, al termine delle quali c’è un ceffo che a suo piacimento decide se io posso entrare oppure no (cioè giocare o no), previo lauta mancia sotto banco (e neanche tanto) per lui più il pagamento doppio o triplo per l’affitto del campo di gioco (perché così ha deciso la proprietà), è assai probabile che nel corso degli anni la mia passione per il gioco del calcio, con tutta la buona volontà, tenda ad affievolirsi. Non parliamo poi se venissi a scoprire che tutti i tornei a cui avevo fatto di tutto per partecipare erano stati truccati, gli arbitri erano stati corrotti e il risultato di una gran parte delle partite era stato già deciso…
2) A me piace molto mangiare, oserei dire che sono un buongustaio (mi mancano ancora la polenta e i risotti cucinati da Rino ma insomma, prima o poi arriveranno anche quelli…), tuttavia se fossi costretto ad ingurgitare una sbobba maleodorante tutti i giorni, sono certo che il mio appetito con il tempo andrebbe senz’altro a scemare.
Ora, facendo finta che io sia uno psicologo e dando pure per scontato che gli esempi riportati siano esagerati (non lo so, ciascuno ha i suoi personali parametri) alla luce di ciò,se un genitore venisse a dirmi che suo figlio è sempre più svogliato, che ride sempre di meno, che ha perso entusiasmo anche e soprattutto nel calcio, di cui era tanto innamorato e che era la ragione stessa della sua vita, e che non mangia neanche più con appetito, anzi, ha addirittura un principio di anoressia e vomita ogniqualvolta manda giù una cucchiaiata di quella famosa minestra, io che cosa devo pensare? Che il figliolo è malato? Oppure che la sua è una reazione, da un certo punto di vista, tutto sommato sana? (ci capiamo, evitiamo falsi nonché maldestri fraintendimenti…).
L’argomento (calo del desiderio sessuale, impotenza) è assai complesso e non si risolve con un post (e neanche con dieci). Ci tornerò nel prosieguo del dibattito.
Fabrizio

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Fabio C. 3:42 pm - 12th febbraio:

A me sembra che sottovalutiate, la maggior parte di voi, il motivo principe per cui l’uomo ha l’erezione. Questo motivo è l’eccitazione sessuale.
[ Warlordmaniac ]
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Scusa ma chi lo sottovaluta quel motivo? Di certo non io (e nemmeno Daniele); non a caso ho già scritto:
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Rino, questa è una mezza verità, perché come ha già fatto notare Daniele dipende molto dalla donna che hai di fronte. Ossia, tale problema sussiste se un uomo continua a relazionarsi con la stessa donna – allora sì che se non si usa il cialis o il viagra va tutto a puttane – ma non con un’altra che magari ti eccita al solo sentirla parlare.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
>
Prendo spunto da ciò per aggiungere che a mio parere, le terapie psicologiche servono a poco o niente in ambito sessuale, proprio perché nel momento in cui svanisce l’attrazione fisica (che magari era già scarsa fin dall’inizio della storia, occasionale o duratura che sia), cosa vuoi risolvere? Voglio dire: se una donna non mi eccita più sessualmente, quale terapia potrebbe rendermela nuovamente attraente? L’attrazione o c’è o non c’è; non puoi fartela venire.

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Leonardo 4:11 pm - 12th febbraio:

Le donne non solo hanno minor desiderio sessuale, ma hanno parte attiva nell’indottrinamento maschile, con la loro naturale ostilità, più o meno marcata, nei confronti del maschio, che fin dall’infanzia lo sottomette.
Infatti è auspicabile un disinteressamento cosciente per le donne e non incoscente che fa soffrire.

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Giorgio Carnevale 4:57 pm - 12th febbraio:

Carissimo Warlordmaniac,
ho letto con interesse il tuo contributo e desidero scrivere due cose facendo riferimento ad un tuo passaggio:
@Quando c’è una stimolazione sessuale? Quando la donna (discorso valido anche a generi invertiti) viene riconosciuto come vantaggioso per una riproduzione.
Il punto è proprio questo ed è proprio da dove parte il mio discorso.
Ma il calo dell’eccitazione da cui viene fuori questo 52%, a mio modesto parere, non dipende direttamente dalla donna che un uomo si trova davanti.
Il problema è molto più profondo e articolato. Come ho già accennato, quello che è cambiato radicalmente è proprio il processo procreativo che ha letteralmente stravolto l’equilibrio tra sessualità e procreazione..
In primo luogo perché, come ho già accennato sopra, il precedente secolo ha segnato un crollo vertiginoso della mortalità infantile (nei paesi del primo mondo) e di conseguenza un crollo della natalità. In più, oltre a questo, la donna può oggi fare un figlio da “sola”. Lo può fare in primo luogo quando entra in uno dei quelle strutture che si occupano di fecondazione assistita, ma più in generale le tecniche in questo campo hanno di fatto concentrato tutta l’attenzione sulla donna, in quanto lei è l’attrice principale, può fare i figli con vari manipolazioni, senza una partecipazione attiva dell’uomo.
Ma i contraccolpi negativi di questi cambiamenti, riguardano sia gli uomini sia le donne, anche se in forme diverse.
Per questo motivo penso che le cause vadano ricercate in processi che sono collettivi e non legati al genere maschile o femminile.
E quando parlo di Collettivo, parlo di un tessuto comune a tutti che in qualche modo, in parte sconosciuto, ci spinge da una parte o dall’altra. Esistiamo come individui e come genere, ma esistono dinamiche che prescindono gli individui e il genere di appartenenza.
Per fare un esempio pratico ed evitare di appesantire il discorso con concetti teorici, voglio fare un esempio che mi aiuta a spiegare cos’è il Collettivo e come spinge gli individui a fare cose che sono contro l’individuo stesso.
L’esempio eclatante è quello della guerra. Ognuno di noi, preso singolarmente come individuo uomo o donna che sia, è sicuramente contro la guerra, non vuole morire e sarebbe pronto a disertare. Ma quando una guerra scoppia, piccola o grande che sia, sotto una bandiera e con motivazioni pressoché inventate come giustificazione della guerra stessa, si parte per andare al fronte. In pratica si mette a disposizione la propria vita per la patria, per un’ideologia o per una religione. Chi diserta sarà un traditore e verrà processato e probabilmente ucciso. E invece il disertore che sceglie la neutralità, nella dinamica della guerra e della conflittualità, è l’unico a essere un individuo.
Giorgio Carnevale

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Warlordmaniac 6:26 pm - 12th febbraio:

Dite che ci sono motivazioni più profondi, è probabile. Ma io non ho negato questo, né tantomeno ho negato che l’uomo abbia una spinta ormonale maggiore. Il mio post tratta di argomenti superficiale, come se fosse una piattaforma sul quale approfondire.
Leggendo in fretta i vostri post ho notato che non erano messe bene in risalto le due cause secondo me, più basali, è cioè la mancanza di appetibilità femminile e l’eccessiva spregiudicatezza maschile.
La disparità ormonale consiste in una concausa dello squilibrio del valore di mercato, che è a sua volta la causa dell’autoreferenzialità femminile e della devozione dell’uomo verso la donna. L’autoreferenzialità causa la scarsa appetibilità femminile; la devozione maschile causa l’eccessiva spregiudicatezza maschile.
X Fabio: per te dipende molto dalla donna che hai difronte, OK, come non darti ragione. Ma che cosa c’è di diverso oggi rispetto a ieri? (se c’è qualcosa)
X Fabrizio: riguardo il tuo esempio n.2, un conto è se uno vomita, un altro conto è che le statistiche dicono che il numero di vomitate nella società sono aumentate.
X Giorgio: non credo che gli istinti sessuali abbiano avuto il tempo di adattarsi alla nuova società.

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Fabrizio Marchi 6:29 pm - 12th febbraio:

“Ma quando una guerra scoppia, piccola o grande che sia, sotto una bandiera e con motivazioni pressoché inventate come giustificazione della guerra stessa, si parte per andare al fronte. In pratica si mette a disposizione la propria vita per la patria, per un’ideologia o per una religione. Chi diserta sarà un traditore e verrà processato e probabilmente ucciso. E invece il disertore che sceglie la neutralità, nella dinamica della guerra e della conflittualità, è l’unico a essere un individuo”. (Giorgio Carnevale)
Indipendentemente dalle ragioni, comunque sempre riconducibili a logiche di dominio, siano esse economiche o geopolitiche (ce lo insegna la Storia), le guerre sono scatenate da qualcuno ai danni di qualcun altro. In molti casi un popolo, un gruppo sociale, una minoranza (o una maggioranza) etnica o razziale e via discorrendo, si trovano nella dolorosa e pur inevitabile necessità di doversi difendere da tale aggressione. Questa difesa, quando ce ne sono le condizioni, può talvolta (succede molto di rado, ma è già successo) assumere i caratteri della non violenza, ma mai della neutralità. Sia Ghandi, che Luther King erano dei pacifisti ma certamente non dei neutrali.
Il principio di neutralità sul quale tornerò in altro momento, e forse più tardi, perchè ora non ho tempo , potrebbe avere ed ha un risvolto molto ambiguo.
Argomento da approfondire…
Fabrizio

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Leonardo 6:33 pm - 12th febbraio:

Le donne possono fare i figli da sole, ma anche l’uomo a quanto pare potrebbe fare un figlio da solo con l’utero artificiale?
Forse è una domanda stupida, ma parlando con un mio amico che ha offerto un caffè a una che a lui piace, gli ho detto scherzando di mettergli il viagra nella tazzina. Ma che effetto fa sulle donne?

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armando 6:47 pm - 12th febbraio:

Andrei cauto nell’istituire un rapporto immediato fra spinta genetica alla procreazione e desiderio sessuale. Anche da un punto di vista puramente biologista ed evoluzionista, certi mutamenti richiedono periodi lunghissimi, più millenni che secoli, e non pochi decenni. Voglio dire che il mutamento psicosociale sul modo di procreare e sulla necessità di avere figli non può aver provocato in così pochi anni un calo di desiderio. Semmai, in un primo momento, solo un calo della fertilità che può essere più facilmente associato del calo di desiderio a processi inconsci.
A mio avviso, nel breve periodo il calo di desiderio è da associare a cause più immediate. Una è l’inflazione dell’offerta. Chiarisco che inflazione di offerta non significa necessariamente che ciò che è offerto sia di facile ottenimento. Spesso è inflazione visiva, mentre per passare al consumo occorre quel prezzo di cui si è già detto tanto.
Un’altra causa, collegata alla prima, è che sempre apparentemente il sesso non sembra avere più quell’aura di mistero che aveva un tempo. Sembra cioè che ci sia sempre meno qualcosa da scoprire e ciò perchè tutto è in apparenza già scodellato, scoperto, esposto. E invece è il mistero, la curiosità per la scoperta che stimola il desiderio.
Allora, a costo di apparire un retrogrado, spezzo una lancia, per questo, a favore dell’islam che copre le donne. Non voglio discutere, quì di oppressioni obblighi o cose del genere, che pure esistono. Mi limito a dire che quelle coperture, quei veli sapienti che tanto fanno immaginare, servono a stimolare il desiderio maschile di scoprire ciò che è coperto. E se tante donne di quella religione vogliono tenersi il velo credo sian non solo per motivi religiosi ma anche per questo. O meglio, in questo caso la religione serve, potremmo dire è a servizio, della prosecuzione della specie alla cui base esiste il desiderio sessuale, almeno fino ad ora ed ancora per molti anni in molte parti del mondo.
Si sappia che nei paesi arabi la diffusionione di biancheria intima femminile sexy è altissima, più che da noi. E questo prospetta un rovesciamento socioligioco del comportamento della femmina araba rispetto a quella occidentale. La prima si copre agli occhi degli altri uomini (per pudore, ma anche sapendo di stimolarne la curiosità e l’interesse che, attenzione, non sono direttamente e immediatamente desiderio sessuale) e si scopre a quelli del proprio uomo. L’occidentale si scopre agli occhi degli uomini estranei per stimolare desiderio che sarà deluso o soddisfatto a gran prezzo, mentre spesso quando arriva a casa si “copre” agli occhi del proprio uomo in nome della libertà, della comodità e della volontà di non essere considerata un oggetto sessuale.
Armando

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Daniele 8:14 pm - 12th febbraio:

Leonardo
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Le donne non solo hanno minor desiderio sessuale, ma hanno parte attiva nell’indottrinamento maschile, con la loro naturale ostilità, più o meno marcata, nei confronti del maschio, che fin dall’infanzia lo sottomette.
>>>>>>>>>>>>>
Vero, però credo sia sempre il caso di rimarcare che gli stessi uomini sono parte attiva di un certo indottrinamento maschile. Basti pensare alle puttanate che un ragazzo deve sorbirsi già nell’adolescenza dagli uomini più adulti, i quali non fanno altro che raccontargli (e raccontarsi) le “mirabolanti” prestazioni sessuali di questa o quella “gran zoccola” di Paola o Roberta, che “sul letto ti massacrano”, nonché narrargli le “superiori voglie femminili”, altra puttanata propagandata in primis dagli uomini e non dalle femmine o dal femminismo.
Il femminismo parla di “parità del desiderio”; gli uomini di “maggior voglia delle femmine”.
Il che sta a dimostrare quanto tonti siano i nostri simili, ai quali magari tocca andare a puttane per sfogarsi, ma nonostante ciò insistono nel portare avanti certe leggende urbane, dalle quali poi si “abbeverano” le stesse femmine.
>>>
PS: personalmente ritengo che i primi a “sbellicarsi” dalle risate a causa di quello che scriviamo, sono proprio i lettori maschi. Anche le femmine si “scompisciano”, ma sicuramente meno dei nostri tonti simili.

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Rino 8:03 am - 13th febbraio:

Concordo con Armando che dice cose da completare ma non certo da potare.

>>
Andrei cauto nell’istituire un rapporto immediato fra spinta genetica alla procreazione e desiderio sessuale
>>
Io andrei ancora più cauto. Per mandare avanti la specie basta una minimissima parte dell’attività sessuale umana, forse la più sessualizzata tra le specie (bonobo a parte). Certo, può darsi che l’inconscio non lo sappia e poi tutti i fattori vanno considerati, ma il calo del desiderio se c’è, a mio parere è dovuto ad altre cause, qui cmq già citate.

Resta poi da quantificare profondità, acutezza, durata (nelle stagioni della vita) del desiderio femminile, sul cui basso livello mette spesso l’accento Daniele. E troppi dati depongono a suo favore.

RDV

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sergio 10:20 am - 13th febbraio:

Mi trovo d’accordo sia con Daniele che con Armando, e in special modo quando quest’ultimo scrive,
“Un’altra causa, collegata alla prima, è che sempre apparentemente il sesso non sembra avere più quell’aura di mistero che aveva un tempo. Sembra cioè che ci sia sempre meno qualcosa da scoprire e ciò perchè tutto è in apparenza già scodellato, scoperto, esposto. E invece è il mistero, la curiosità per la scoperta che stimola il desiderio. Allora, a costo di apparire un retrogrado, spezzo una lancia, per questo, a favore dell’islam che copre le donne. Non voglio discutere, quì di oppressioni obblighi o cose del genere, che pure esistono. Mi limito a dire che quelle coperture, quei veli sapienti che tanto fanno immaginare, servono a stimolare il desiderio maschile di scoprire ciò che è coperto.”
@
Allo stesso tempo, però, mi faccio una domanda (prendendo spunto, in questo caso, da una frase di Fabio C.): i popoli primitivi – e nello specifico gli uomini – da cosa sono stimolati? Dove trovano l’eccitazione, considerando che vanno in giro quasi nudi?
Mi piacerebbe proprio saperlo.

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Sandro2 12:12 pm - 13th febbraio:

Rino:
“Per mandare avanti la specie basta una minimissima parte dell’attività sessuale umana, forse la più sessualizzata tra le specie (bonobo a parte)”
______________
Sì, è così.
Riguardo ai bonobo aggiungo che sono più sessualizzati di noi umani. Pensa che parecchi anni fa, in un’epoca in cui certi argomenti erano tabù, Eduard Tratz e Heinz Heck dovettero ricorrere al latino, sostenendo che gli scimpanzé si accoppiano more canum (come i cani) e i bonobo more hominum (come gli uomini). Infatti i bonobo adottano la posizione del missionario, insieme a molte altre: conoscono tutte le posizioni del Kamasutra e perfino al di là della nostra immaginazione (tipo quella in cui i due partner stanno appesi per i piedi a testa in giù).
I bonobo non fanno sesso solo in una molteplicità di posizioni ma anche in tutte le combinazioni di partner possibili, smentendo così l’idea che il sesso sia destinato unicamente alla procreazione.
Secondo alcuni studiosi, come Frans de Waal, tre quarti della loro attività sessuale non ha nulla a che fare con la riproduzione, almeno non in maniera diretta.
Spesso coinvolgono individui dello stesso sesso o hanno luogo nel periodo infecondo del ciclo di una femmina. E poi ci sono le varie attività erotiche che non hanno nulla a che fare con la riproduzione, che comprendono non solo il bacio con la lingua, ma anche la fellatio o il massaggio dei genitali di un altro individuo, spesso osservabile tra i maschi.
>
Per quanto riguarda le intrinseche differenze esistenti fra maschi e femmine della specie umana, vorrei evidenziare che negli ultimi anni i progressi nella genetica, nell’elettrofisiologia e nella tecnologia della mappatura non invasiva del cervello hanno dato luogo a una rivoluzione nella ricerca e nelle teorie neuroscientifiche. Nuovi e potenti strumenti, come tracciatori genetici e chimici, la tomografia a emissione di positroni (PET) e le immagini da risonanza magnetica funzionale (fMRI), permettono ora di osservare l’interno del cervello umano in attività, mentre, cioè, risolve problemi, formula parole, recupera ricordi, nota espressioni facciali, si innamora, sente piangere un neonato e prova ira, tristezza o paura. A partire da queste immagini gli scienziati hanno compilato un elenco di ciò che distingue il cervello di uomini e donne dal punto di vista genetico, strutturale, chimico, ormonale e dei processi elaborativi. Mentre nel cervello di una femmina i circuiti sono predisposti verso comportamenti tipicamente femminili da ormoni come l’estrogeno, il progesterone e l’ossitocina, in quello maschile sono testosterone, vasopressina e un ormone detto MIS (sostanza di inibizione mulleriana) a condizionare alcuni degli atteggiamenti più precoci e durevoli. Gli effetti comportamentali degli ormoni femminili e maschili sul cervello sono importanti: si è scoperto che gli uomini usano circuiti cerebrali diversi per elaborare informazioni spaziali e risolvere problemi emotivi; tali circuiti, assieme al sistema nervoso, sono collegati in modo diverso ai loro muscoli, soprattutto del volto.
Il cervello maschile e quello femminile odono, vedono, “sentono” e valutano in modo peculiare i sentimenti altrui. Si sa anche che nell’ipotalamo maschile lo spazio preposto all’impulso sessuale è due volte e mezzo maggiore rispetto a quello femminile.
Gli uomini sono forniti anche di centri cerebrali più ampi dedicati all’attività muscolare e all’aggressività, nonché di processori più grandi al centro della zona primordiale del cervello, quella che registra la paura e scatena l’aggressività protettiva: l’amigdala; ecco perché alcuni combatteranno fino alla morte per difendere le persone amate.
___________
>>>>

P.S. Anni fa aprii queste discussioni.
http://questionemaschile.forumfree.it/?t=14393238
http://questionemaschile.forumfree.it/?t=13606715

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Leonardo 2:38 pm - 13th febbraio:

@Daniele:
D’accordo su quello che dici e aggiungo che le femmine imparano a ridere degli uomini, proprio dai maschi che danno credito alle loro frustrazioni, e in più dalle spacconaggini maschili da te descritte; e da ragazzini questi comportamenti sono contagiosi.
Mi chiedo, come sarebbero molte donne senza questo tipo di appoggio maschile?
@Sergio
Credo che sia il contrario di quello che dici sull’eccitamento sessuale, ma devi pensare che esistono tante forme di sessualità e di modi di eccitarsi che sicuramente in un paese sessuofobico e che vive nell’ ignoranza, crea molte frustrazioni. Io essendo cresciuto negli anni 70 e 80 dove c’è stata una ondata di liberazione sessuale nei costumi nel cinema e nell’arte (da sempre più libera della genta comune) mi sono trovato a disagio con le donne reali che, ritornando al discorso di Daniele, non sono come nell’immaginario…

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Fabrizio Marchi 4:46 pm - 13th febbraio:

Altre brevissime considerazioni sulla questione dell’impotenza che si aggiungono alle altre che ho già fatto (l’argomento è ovviamente molto vasto e complesso e sarà necessario tornarci più volte).
Sono quarant’anni che il genere maschile è sottoposto ad un bombardamento a tappeto senza sosta, ad un pestaggio psicologico e morale sistematico, alla mortificazione, alla deformazione e alla demolizione di tutto ciò che è riconducibile ad esso . Il coraggio e l’audacia diventano sbruffoneria e spavalderia, la sessualità (maschile) diventa violenza, stupro, machismo, volontà di potenza e di dominio, e via discorrendo (l’elenco potrebbe essere fin troppo lungo).
Ogni peculiarità del maschile viene ricoperta di immondizia e derubricata nella stessa direzione. Comunque la mettiamo la musica è sempre la stessa: è lecito sputare sui maschi (e sul maschile) ed è doveroso celebrare le femmine (e il femminile). Non c’è dubbio ormai che questa sia stata la tendenza che ha caratterizzato e sta tuttora caratterizzando un’epoca storica, di pari passo, ovviamente, con la celebrazione del femminile (e naturalmente, sul versante socio-economico-politico, del mercato, del capitalismo e delle sue sorti magnifiche e progressive).
Dopo di che ci si meraviglia (falsamente) che tutto ciò abbia provocato e provochi degli effetti sugli uomini. Mi stupirei del contrario, sinceramente, anzi, mi preoccuperei molto di più se così non fosse, perché significherebbe che questi maschi sono veramente dei bruti, oppure delle macchine fredde, del tutto prive di emotività e di sensibilità.
Ma il paradosso è un altro. E dalle “stelle” (si fa sempre per dire) passo alle “stalle”. Dopo averli pestati per benino (derisi, umiliati, e quindi psicologicamente castrati), si ha anche il coraggio di lamentarsi del fatto che “non ci sono più i veri uomini di una volta” (solo in questo caso si torna a parlare dei maschi in quanto uomini). Sfido a trovare un uomo che non abbia ascoltato delle donne ripetere come un mantra questo ritornello almeno qualche decina di volte nella sua vita. Naturalmente questa affermazione contiene in sé una contraddizione in termini spaventosa (ma come, i “veri” uomini di una volta non erano forse gli spregevoli oppressori maschilisti del genere femminile? E ora che facciamo, li rimpiangiamo?) ma non è di questo che voglio parlare adesso.
Giunti a questo punto si apre un’altra gigantesca contraddizione. Perchè si richiede ai maschi, ridotti ad agnellini, di tornare ad essere “leoni” la “notte”, o a letto, se preferite, per poi tornare ad essere dei cagnolini addomesticati durante il “giorno” (ancor meglio, naturalmente, se ad essere addomesticato è un top manager o un divo del cinema piuttosto che un lavoratore precario o un autista di autobus…). E non si vuol capire che i due aspetti sono intimamente collegati e inseparabili. L’ “amico Fritz” non si intosta solo perché posiamo le nostre mani su un paio di natiche o su 20 cm quadrati di carne umida (quando la donna decide di farcele posare, alle sue condizioni, e sappiamo quali sono nella fase attuale) ma perché c’è una relazione molto stretta tra l’organo sessuale maschile e la nostra mente (psiche). Se questa relazione viene interrotta, è ovvio e assolutamente normale che si verifichi un corto circuito. Ergo, se un soggetto crede o è stato indotto a credere (attraverso un processo culturale e psicologico profondo) di essere una “merdina”, in quanto maschio e in quanto uomo (e soprattutto in quanto uomo beta), sarà estremamente difficile che tutto ciò non abbia ripercussioni sulla sua sfera sessuale, che è la prima ad essere colpita. Infatti l’atto sessuale maschile è intrinsecamente e oggettivamente un atto di potenza. Se io sono convinto di non essere in grado di esprimere potenza, o peggio, quell’atto (di potenza) che fa (o farebbe) parte della mia stessa natura, viene deriso se non criminalizzato, è altrettanto ovvio e conseguente che ciò che sarò in grado di esprimere sarà solo impotenza. Ovviamente tutto ciò avrà un riverbero sul soggetto a 360° ma è del tutto evidente e normale che la prima a pagarne le conseguenze sarà la sua sfera sessuale.
Francamente mi meraviglio che ci si meravigli, perché il tutto è anche di facile comprensione, per come la vedo io, e non c’è neanche bisogno di particolari esperti per sciogliere il bandolo della matassa. La mia opinione, non me ne voglia Giorgio, è che il problema non sia tanto quello di sdraiarsi sul lettino di questo o quello psicologo, quanto quello di recuperare e di ricostruire pazientemente una nuova identità e consapevolezza maschili (un lavoro immenso). Ciò detto, a questo fine, può anche essere utile il ricorso individuale ad uno specialista, a patto però che sia chiaro il nocciolo della vicenda, altrimenti corriamo il serio rischio di provocare ulteriori danni.
E’ però evidente, alla luce di quanto detto, che non può assolutamente essere sufficiente una soluzione psicoterapeutica individuale (sempre nella speranza di trovare uno specialista all’altezza del compito, cosa non affatto facile né scontata perché, a mio parere, in una gran parte dei casi, c’è il rischio di trovarsi di fronte dei mediatori sociali e nulla più, e se non siamo fortunati anche di peggio). Questa può andar bene e in taluni casi essere anche risolutiva per questo o quel soggetto ma non potrà certo rappresentare la svolta in grado di provocare un’ inversione di rotta nella società. E’ chiaro che si rende necessario un ben altro percorso, e cioè la capacità di innescare un grande processo culturale in grado di rompere la gabbia e di costruire un’egemonia.
E’ quello che stiamo cercando di fare…
Fabrizio

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Luigi Corvaglia 4:51 pm - 13th febbraio:

Non c’entra niente col discorso del post. Ma avviene dalle mie parti e mi piace segnalarla.
http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/01/19/19-gennaio-tiggiano-festeggia-il-patrono-santippazio-protettore-della-fertilita-maschile/

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Saturno 5:54 pm - 13th febbraio:

E’ saggio l’ ultimo intervento di Fabrizio.
Hanno svilito l’ uomo, e poi ci si lamenta
che non è più potente. Credo che tale
contraddizione si verifichi sempre quando una
parte dell’ umanità ha troppo potere e l’ altra no.
Chi si sente onnipotente vuole tutto anche se non
lo può avere. E’ come la Germania che strangola la
Grecia e poi pretende di essere pagata. Quando
manca l’ equilibrio, è nulla è più mancante di
equilibrio dell’ attuale società umana, tali contraddizioni sono all’ ordine del giorno. Si vuole
la botte piena e la moglie ubriaca, perchè nessuno
pensa in generale ma soltanto a se stesso.
Mi fanno particolare impressione i tanti casi di mogli
che lasciano i mariti perchè hanno perso il posto di
lavoro. Eppure al momento del matrimonio viene detto: “In ricchezza e in povertà, nella salute e nella malattia, finchè morte non vi separi”. Ecco,
la nostra società ha azzerato i sentimenti.
Su Uomini Beta si parla tanto di sessualità e naturalmente essa è importantissima; ma, ecco,
se posso permettermi una benevola critica, mi sembra che non si parli mai di sentimenti.
Noi uomini non siamo solo corpi. Anche noi abbiamo un’ anima, ed anch’ essa ha le sue esigenze. Io personalmente sento le mancanze affetive, emotive, più gravi di quelle sessuali,
anche se è chiaro che per altri saranno più
importanti queste ultime. Eppure nell’ uomo
c’è qualcosa di più degli istinti biologici……

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Leonardo 6:36 pm - 13th febbraio:

Luigi Corvaglia
Non c’entra niente col discorso del post. Ma avviene dalle mie parti e mi piace segnalarla.
http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/01/19/19-gennaio-tiggiano-festeggia-il-patrono-santippazio-protettore-della-fertilita-maschile/
——————————————–
Quello che schiaccia sembra un cane nero, a volte e da anni sogno un cane nero che mi assale e spesso dai piedi, cosi come nella statua.
Fusse che fusse che devo annà da Sant’Ippazio?

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Damien 7:31 pm - 13th febbraio:

@Fabrizio

illuminante e chiarificante, come sempre, il tuo intervento, tuttavia c’è qualcosa che ti sei dimenticato..

Dopo gli avvocati, gli assistenti sociali e quant’altro non mi sia citato di menzionare, insomma dopo tutta questa macchina spremi soldi a danno degli uomini, che vedono nei divorzi un pozzo di soldi dai quali attingere, perchè non stimolare il già vessato uomo a rivolgersi anche ad un psicologo?

Insomma, anche loro hanno diritto di guadagnare.. visto che gli uomini non ci vanno, sensibilizzandoli su tale argomento anche loro potranno “inciucciare il biscotto” in tutto questo sistema monetario che vede l’uomo vessato ormai da tempo.

(lo so, a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina!)

Ecco.. a me questo sa di ulteriore propaganda per denigrare ulteriormente il maschile; Sei tu uomo che hai problemi a relazionarti con le donne! ad avere una erezione!vai da uno psicologo! E’ sempre colpa tua se ci sono i divorzi! E’ bene che tu paghi!

Spero sia chiaro ora il link nel definire zerbino chi, contrariamente, dovrebbe aver capito i concetti che hai espresso, tesi ad evidenziare, a mio modesto avviso, quali siano le reali causee di tale situazione, che sicuramente uno psicologo non puo’ mutare, ma al contrario, indirettamente perorare la causa femminista tesa a colpevolizzare l’uomo, anche quando non gli tira!

Che paghi questo maschietto impotente! deve soddisfarmi! che vada da uno psicologo! e loro li.. che si sfregano le mani.. vista la situazio maschile italica.. e ci credo che poi fanno gli appelli in tv, o si presentano in questi siti a consigliare una visita psicologica.. sai il bacino di utenza!!

Riaprire le case chiuse, a mio avviso, porrebbe la parola FINE su tante cose, allo stupro, allo strapotere della vulva, alle inestinguibili pretese femminili, al ridimensionamento dei valori umani, un ingente recupero economico in tasse, la salvaguardia del valore maschile e della sua umana esigenza sessuale, potete vontinuare voi, se volete, ma come avete ben capito, nessuno cambierà mai lo status quo.

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fulvioterzapi 8:15 pm - 13th febbraio:

mi sembra di essere un politico che ribadisce sempre gli stessi concetti ma tengo a ripetere l’opinione che mi sono fatto: non è che la sessualità femminile sia meno intensa o meno frequente, semplicemente è meno suscettibile agli stimoli esterni. un uomo in media si eccita in presenza anche di donne “normali”, una donna in media si eccita solo in presenza degli esemplari migliori. se per ipotesi mettessimo un uomo su un’isola deserta la sua libido tenderebbe ad atrofizzarsi in assenza di stimoli. se invece mettessimo una donna in mezzo a tanti figaccioni, la sua libido verrebbe molto sollecitata.
in condizioni normali, ceteris paribus, il desiderio maschile è piu sollecitato e QUINDI piu frequente.
questo per lo meno quando parliamo di istinto e comportamenti innati.
poi ovviamente la donna tende ad essere piu arrapata durante l’ovulazione, l’uomo invece è piu costante e meno ciclico.

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Daniele 9:14 pm - 13th febbraio:

fulvio, conosco bene la tua opinione, così come tu conoscerai ormai la mia. Naturalmente non è obbligatorio condividere le mie parole. Idem per il sottoscritto, in merito alla tua opinione.
http://www.uominibeta.org/2011/09/15/natura-e-cultura/

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Fabrizio Marchi 9:16 pm - 13th febbraio:

“Su Uomini Beta si parla tanto di sessualità e naturalmente essa è importantissima; ma, ecco, se posso permettermi una benevola critica, mi sembra che non si parli mai di sentimenti.
Noi uomini non siamo solo corpi. Anche noi abbiamo un’ anima, ed anch’ essa ha le sue esigenze. Io personalmente sento le mancanze affettive, emotive, più gravi di quelle sessuali,
anche se è chiaro che per altri saranno più
importanti queste ultime. Eppure nell’ uomo
c’è qualcosa di più degli istinti biologici……” (Saturno)
Innanzitutto puoi permetterti di criticare quanto vuoi smile
Per il resto il fatto che si parli molto, come è ovvio, di sessualità, non significa che noi non si abbia dei sentimenti…Tutt’altro…Peraltro, i due aspetti, sessualità e affettività, sono intimamente collegati (possono anche non esserlo, sia chiaro…).
Per il resto, non c’è alcun dubbio che nell’uomo ci sia qualcosa di più degli istinti biologici. Ma da queste parti nessuno lo ha mai negato, anzi…
Fabrizio

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armando 10:10 pm - 13th febbraio:

Fabrizio: “Perchè si richiede ai maschi, ridotti ad agnellini, di tornare ad essere “leoni” la “notte”, o a letto, se preferite, per poi tornare ad essere dei cagnolini addomesticati durante il “giorno” .
Esattissimo! Di giorno a fare shopping o in giro per mercatini, di notte scopatori indefessi. Impossibile!
Di giorno a giocare a calcio, in montagna, in bici, con gli amici, al bar, al poker o dove diavolo si voglia mentre lei va a giro per mercatini con le amiche. Allora di notte si scopa, e bene. Intendo si scopa da maschi e da femmine, senza tutte quelle seghe mentali, quegli atteggiamenti politicamente corretti, quel falso “rispetto”, quel voler ricondurre il modo di esprimere la sessualità di lui a quello di lei. Stupide loro che non capiscono e poi si lamentano, stupidi loro che credono a quelle sciocchezze. Ma questo fa parte della differenza “ontologica” fra maschio e femmina. Dove per il primo si vuol dire si, no vuol dire no, e per la seconda un’affermazione può nascondere una negazione e viceversa. Nel passato gli uomini conoscevano le donne e le donne conoscevano se stesse (e gli uomini) molto meglio di ora. E tutti sapevano meglio come prendere l’altro/a.
Forse, dico forse, si faceva meno all’amore, ma forse uomini e donne erano meno infelici e intristiti nei loro rapporti reciproci.
armando

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Luigi Corvaglia 10:54 pm - 13th febbraio:

@ Leonardo
Vedi tu. Se deciderai in tal senso puoi sempre contare sulla mia ospitalità. :roll:
………………………………………………………………
Per quanto riguarda l’attinenza al post devo correggermi. Attiene… attiene ….
Infatti leggendo i commenti:
19 gennaio 2011 a 23:36
Pier Paolo Tarsi

Forse questa fatica di un “innalzamento di un pesantissimo stannardhu” allude neanche tanto velatamente all’impotenza più che all’infertilità in sé? Quest’ultima, nei contesti tradizionali, non è generalmente imputata alla donna?
20 gennaio 2011 a 07:33
Redazione

giusta osservazione. Probabilmente è il protettore più per gli impotenti “coeundi” che per i “generandi”. Prova ne sia, come giustamente sottolinei, l’innalzamento dello stendardo, non a caso sormontato dalla sfera metallica che tanto potrebbe alludere all’anatomia maschile. Per l’impotentia generandi, dal popolo quasi sempre attribuibile alla donna, si invoca la protezione di Sant’Anna. A Napoli, se ricordo bene, invocano invece Santa Patrizia, le cui reliquie si conservano nell’antichissimo monastero di San Gregorio Armeno. In questa chiesa, come mi fu riferito quando la visitai, le donne siedono sulla seggiola ritenuta della Santa e dopo aver recitato una prece invocano “Patrizia” perchè le faccia restare gravide da lì a breve tempo.
Per cui, concludendo …. siamo coperti anche sul lato religioso. Abbiamo trovato il protettore!! 8)

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Fabrizio Marchi 10:56 am - 14th febbraio:

“Dopo gli avvocati, gli assistenti sociali e quant’altro non mi sia citato di menzionare, insomma dopo tutta questa macchina spremi soldi a danno degli uomini, che vedono nei divorzi un pozzo di soldi dai quali attingere, perchè non stimolare il già vessato uomo a rivolgersi anche ad un psicologo?
Insomma, anche loro hanno diritto di guadagnare.. visto che gli uomini non ci vanno, sensibilizzandoli su tale argomento anche loro potranno “inciucciare il biscotto” in tutto questo sistema monetario che vede l’uomo vessato ormai da tempo.
(lo so, a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina!)” (Damien)
Quanto dici si rivela essere drammaticamente vero, caro Damien, senza nulla togliere, ovviamente a quei professionisti che svolgono il loro lavoro con serietà, onestà intellettuale e coerenza deontologica.
Purtroppo però, specie nel nostro contesto dove tutte le attività umane si svolgono all’interno di una logica di mercato (e tutti devono campare, compresi gli psicologi, ovviamente), e dove anche la sofferenza e il disagio diventano oggetto di scambio economico, è molto frequente che tra il paziente e lo specialista possa crearsi un rapporto torbido e ambivalente. Detto in parole ancora più spicciole, il secondo è interessato a mantenere quanto più possibile la relazione con il primo, che è colui che gli dà da vivere.
Personalmente sono un sostenitore convinto della sanità pubblica (oltre che dell’istruzione). Uno psicologo (o un qualsiasi medico) dovrebbe essere messo nella condizione di svolgere il suo lavoro senza pressioni di alcun genere così come, al contempo, nessuno dovrebbe essere posto nella condizione di poter lucrare sulla salute e sulla sofferenza altrui.
Fabrizio

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Leonardo 1:52 pm - 14th febbraio:

Grazie lo stesso Luigismile
Riguardo agli psicologi e alla salute mentale in generale, ormai anche li c’è molta più presenza femminile: tra gli operatori, assistenti sociali e dottori; alla faccia dei malati violenti che hanno bisogno di infermieri muscolosi (forse una vocina femminile, per molti, calma più della forza bruta?).
Infrangiamo questo tabù: c’è uno che conosco, il quale si è sentito male e si è fissato con un ufficiale che quando era soldato lo ha maltrattato, rovinandogli cosi la carriera militare, voluta dal padre, per farlo svegliare e diventare uomo, visto che era un tipo debole; invece è successo il contrario, perché chi ha già dentro delle difficolta non può superarle buttandosi in situazioni inaffrontabili. Quindi una vittima del machismo?

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Rino 7:09 pm - 14th febbraio:

Leonardo:
>>
e quando era soldato lo ha maltrattato, rovinandogli cosi la carriera militare, voluta dal padre, per farlo svegliare e diventare uomo,

Quindi una vittima del machismo?
>>
Hai toccato un tasto molto doloroso, una questione aperta, o meglio, da aprire, perché in tanti anni di dialoghi sulla QM qs è stata solo sfiorata (che io ricordi).
.
Riguarda il modo in cui gli UU dovrebbero educare gli altri UU e riguarda anche tante altre cosucce.
.
Ne può venir fuori un librone…
.
RDV

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Marco 2:42 am - 15th febbraio:

@ Daniele –
Vero, però credo sia sempre il caso di rimarcare che gli stessi uomini sono parte attiva di un certo indottrinamento maschile. Basti pensare alle puttanate che un ragazzo deve sorbirsi già nell’adolescenza dagli uomini più adulti, i quali non fanno altro che raccontargli (e raccontarsi) le “mirabolanti” prestazioni sessuali di questa o quella “gran zoccola” di Paola o Roberta, che “sul letto ti massacrano”, nonché narrargli le “superiori voglie femminili”, altra puttanata propagandata in primis dagli uomini e non dalle femmine o dal femminismo.
Il femminismo parla di “parità del desiderio”; gli uomini di “maggior voglia delle femmine”.
@@@@@@@@
Quoto tutto. E’ verissimo quello che dici riguardo alle esageratissime storie che gli uomini raccontano sulle donne e sulla loro “voglia di cazzo” che sfocerebbe spesso nella “ninfomania” (mai conosciuta una di queste presunte “assatanate”).
Sì, l’uomo medio è realmente un illuso.

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Warlordmaniac 11:35 am - 15th febbraio:

Leonardo:
C’è uno che conosco, il quale si è sentito male e si è fissato con un ufficiale che quando era soldato lo ha maltrattato, rovinandogli cosi la carriera militare, voluta dal padre, per farlo svegliare e diventare uomo, visto che era un tipo debole; invece è successo il contrario, perché chi ha già dentro delle difficolta non può superarle buttandosi in situazioni inaffrontabili. Quindi una vittima del machismo?
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Assolutamente sì. Però in questo caso le femministe non gridano allo scandalo, anzi, rivolterebbero con gusto il coltello nella piaga.

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armando 12:11 pm - 15th febbraio:

Dice bene Rino che l’argomento “machismo” sollevato da Leonardo è importante e da approfondire, anche se credo che a più riprese lo abbiamo fatto, in questo e altri blog dedicati alla QM.
Io credo che sia l’altra faccia della medaglia del maschio soft o matrizzato, e che come questa sia espressione di un maschile profondamente malato, costantemente oscillante fra due polarità estreme ed entrambi traditrici di una virilità compiuta.
Un “maestro”, un padre, sa dare regole, imporre disciplina ed anche severità, ma anche incitare positivivamente, aiutare l’allievo a trarre il meglio da se stesso. Sempre rapportandosi alle caratteristiche di chi ha di fronte, mixando intelligentemente incoraggiamento e rimprovero, e soprattutto mai, mai, mai umiliando la persona.
Questi sono i tratti distintivi del padre (inteso in senso lato), tratti che già si erano sbiaditi in favore di una concezione irrigidita della paternità (mi viene in mente kafka e la lettera al padre), ma il cui “tramonto” si è compiuto a partire dagli anni 60. Allora, anzichè la critica sacrosanta a quel padre rigido e inavvicinabile che stava già relegandosi nel ruolo di procacciatore di denaro e improntando tutta la sua opera a questo fine, si preferì attaccare la paternità in quanto tale non vedendone la funzione luminosa e fondamentale. Era ineluttabile che una società svalutativa della paternità, quindi programmaticamente priva di modelli validi di virilità, producesse maschi matrizzati che in definitiva rifiutano il loro essere maschi o, per ribellione, machi che estremizzando certi caratteri esteriori della virilità si illudono di mascherare l’incertezza identitaria interna. Dei guai che ha prodotto questo oscillare fra i poli estremi abbiamo già detto più volte e sicuramente alcune generazioni di uomini sono state purtroppo bruciate, immolate sull’altare dell’ideologia antipaterna. Una società senza padre è malata e genera a sua volta patologie gravissime. Forse, e sottolineo forse, ce ne stiamo lentissimamente accorgendo. Speriamo non sia troppo tardi.
armando

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Daniele 1:33 pm - 15th febbraio:

Rino
>>>>>>>>>>>>>
Hai toccato un tasto molto doloroso, una questione aperta, o meglio, da aprire, perché in tanti anni di dialoghi sulla QM qs è stata solo sfiorata (che io ricordi).
>>>>>>>>>>>>>
Questa è una discussione aperta da me alcuni anni fa.

http://questionemaschile.forumfree.it/?t=11748814

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Leonardo 2:48 pm - 15th febbraio:

Marco:
E’ verissimo quello che dici riguardo alle esageratissime storie che gli uomini raccontano sulle donne e sulla loro “voglia di cazzo” che sfocerebbe spesso nella “ninfomania” (mai conosciuta una di queste presunte “assatanate”).
—————————————————–
Mai conosciuta una donna con diagnosi “ninfomania” non credo esista questo tipo di malattia, è come la “Licantropia” legende.
Quello degli uomini è un perseverare di illusioni e speranze (oltre a fare gli stro…nzi!)

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Fabrizio Marchi 3:03 pm - 15th febbraio:

Condivido e sottoscrivo il tuo intervento, Armando, tuttavia credo, purtroppo (e sottolineo, purtroppo), che il “machismo” sia un fenomeno che ha radici e origini molto più antiche e non sia da ricondurre esclusivamente ad un maschile “matrizzato” negli ultimi quarant’anni.
Credo che sia un errore da parte nostra fare la stessa operazione perpetrata da sempre dal femminismo, e cioè attribuire al genere maschile (nel nostro caso, quello femminile) la responsabilità diretta o indiretta degli aspetti più deleteri del proprio genere di appartenenza.
Ricordo perfettamente quale specie di metaforico (e neanche tanto…) ring è stata la mia adolescenza (e certamente il femminismo non si sapeva ancora cosa fosse…), e per fortuna che, come sai (avendo tu letto, credo, anche il mio secondo libro relativo alla mia adolescenza), il sottoscritto era un soggetto tutto sommato relativamente “sveglio”…Ma ricordo perfettamente i soprusi, le angherie e gli atti di bullismo di cui sono stato protagonista, attivo e passivo, che hanno caratterizzato la mia adolescenza (ma in fondo quella di quasi tutti). E non è che le cose abbiano termine con l’adolescenza perchè quei comportamenti si trasformano (non sempre perché molti restano dei violenti anche da adulti) ma la sostanza è sempre la stessa. Anzi, molto spesso è anche peggiore perché a volte è meglio prendersi uno schiaffo o un pugno (o darlo) che subire (o infliggere) altre forme di violenza e vessazione.
La vita militare, da questo punto di vista, è assolutamente emblematica, e bene ha fatto Leonardo a portarla come esempio. Durante il servizio militare ho avuto modo di vedere gente semplicemente distrutta, psicologicamente e umanamente, subire violenze fisiche e psicologiche dal combinato disposto “machismo-nonnismo”. Me la sono cavata abbastanza bene in più di un’occasione facendo ricorso a tutte le mie personali risorse (ora sarebbe fin troppo lungo da raccontare, e forse anche interessante…) ma non tutti ce la facevano. Qualcuno dei più anziani fra voi ricorderà certamente che il fenomeno della violenza nelle caserme esplose anche a livello mediatico. Successivamente il servizio militare divenne facoltativo (professionale) e il problema fu bypassato. .
Alla luce di tutto ciò, proprio perché non siamo dei manichei e non rovesciamo il femminismo come un guanto, dobbiamo avere il coraggio di ammettere che il genere maschile ha i suoi lati oscuri e malsani (come quello femminile, naturalmente), e il “machismo” è uno di quelli, anzi, è quello. E purtroppo dobbiamo riscontrare che la violenza nella sua accezione più tradizionale, quella cioè del più forte sul più debole, fa parte del maschile (e del femminile, anche se spesso esercitata in forme differenti, è ovvio).
Di conseguenza, come sono ovviamente contrario alla vittimizzazione e alla celebrazione del femminile, per ragioni diverse ma in parte simili, sono altrettanto contrario alla celebrazione del maschile.
Mi dispiace di trovarmi nella condizione (e nell’obbligo) di dire queste cose ma non potrei fare altrimenti.
Le scorciatoie non ci aiutano e il lavoro che abbiamo davanti è enorme, sotto tutti i punti di vista.
Fabrizio

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Leonardo 4:19 pm - 15th febbraio:

Nel 900 c’è stata una presa di coscienza pacifista contro la guerra, credo perché svaniva la sicurezza delle mura fortificate e degli uomini che partivano per il fronte lasciando i familiari a casa. La guerra è diventatava la minaccia dei bombardamenti direttamente dall’alto sulla città, mettendo a rischio l’incolumità dei bambini e guarda caso delle donne; e poi la bomba atomica: quasi un dio che minacciava la distruzione totale dell’umanità e chi rimaneva diventava un mutante cancerogeno.
Quando c’era la leva obbligatoria, dicevano che serviva a farci diventare uomini: una truffa in piena regola.
Oggi non so come possa essere la vita di caserma, visto che è piena di donne: forse le aiuta a diventare femmine?
D’accordo con Fabrizio sui lati oscuri degli uomini che mi sembra nessuno ha mai negato qui, ma io ci provo.
Se le donne che mostrano il corpo in televisione sono vittime inconsapevoli, lo sono di più i militari, soprattutto gli ufficiali: aguzzini inconsapevoli che rischiano anche la loro vita.
Il massimo del machismo è il torero, spesso vengono insultati come torturatori di animali (e lo sono), ma molti di loro ci rimettono, muoiono e vengono feriti gravemente dai tori, tutto lo spettacolo diventa una mattanza. Metto un video che mostra che razza di cornata ha preso un torero ( sconsigliato ai più sensibili, specie maschi):
http://www.youtube.com/watch?v=qMrBeIjCbDE&feature=fvwrel
Se l’è cercata, ma gli si può dire che è una vittima in parte inconsapevole? Certo rischia più di una velina…
Il lato oscuro è del mondo intero, compresi gli animali.

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mauro recher 5:47 pm - 15th febbraio:

non ho fatto il militare per via della malattia genetica che ho (rene policistico) ,ma in forma lieve (molto lieve) un pochino di nonnismo l’ho subito a scuola ,flessioni sul’autobus che ci portava a casa ,juke box e cavolate varie ,posso dire che ,per me ,non è stato cosi traumatico (si pensi che avevo 15 anni) ma altri veramente non la mandavano giù ,è naturalmente era peggio ,visto che “il nonno” poco sopportava lamentele ,non nel mio anno, ma mi hanno raccontato che erano arrivati alla rottura di un dente…..
eppure bisogna essere uomo ,sempre e comunque ,se no vieni rifiutato
emblematico l’esempio del torero portato da Leonardo ,credo che li ci sia il succo del machismo ,morire ,ma essere uomo fono in fondo …credo di avere già raccontato il mio esempio personale del rafting ,che io ,non sapendo nuotare ,ho preferito non farlo ,molto probabilmente non era niente di pericoloso tanto che fa una mia amica “guarda che sei un uomo” e io gli ho risposto “perchè un uomo non può avere paura?”

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Rino 7:02 pm - 15th febbraio:

Ok,, Armando, avrei dovuto precisare che mi riferivo, non alla questione machismo in generale e/o ai modi di educazione dei maschi ad opera dei singoli padri nei confronti dei figli, bensì alle situazioni evocate da Leonardo, quelle della vita collettiva, caserme in primis, ma anche compagini sportive, collegi e poi ai c.d. “gruppi dei pari” di età, le “compagnie”, le bande etc.
E’ su questo che non ricordo si sia parlato molto.
.
In molte di queste situazioni i capi (ufficiali, allenatori, guide etc.) o i compagni di scuola, di giochi, di avventure, hanno esercitato e ancora esercitano un potere “educativo” che alla fine, troppo spesso, diventa una sfida sintetizzabile in questo slogan: “Dimostra che uomo sei!”
un comando machista.
.
Ad es. le brutalità e le umiliazioni che si subiscono (o meglio che si …subivano) sotto naja da dove si originavano? Che scopo avevano? Che effetto hanno avuto? Fungevano da riti iniziatici ad onta e al di là delle intenzioni (magari sadiche) di chi esercitava quelle violenze?
.
Approfitto della presenza di Daniele qui, per chiedergli se adesso, dopo l’ingresso delle DD nelle FFAA le cose siano come un tempo, o se invece siano cambiate.
Ho i miei dubbi che oggi un ufficiale osi urlare “Brutti figli di p…..” oppure “Vi comportate come donnicciole….”
Ho i miei dubbi…
Attendo infos da Daniele e da chi altri qui abbia esperienze recenti o attuali di quel che succede adesso nelle caserme.
Sono curioso.

RDV

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armando 10:04 pm - 15th febbraio:

Certo che esiste l’ombra violenta del maschile, Fabrizio, e se ho dato l’impressione di negarla me ne scuso. E sicuramente quest’ombra è sempre esistita, come è sempre esistita l’ombra paterna (inutile riaffermare che vale anche per il femminile e il materno). Quello che intendevo dire è che il lato oscuro conviveva, ed era bilanciato, col lato luminoso che agli uomini e ai padri era riconosciuto socialmente, quindi anche dalle donne. Per semplificare all’eccesso, ma ci capiamo, si potrebbe dire che i giovani potevano “scegliere” fra opzioni buone e opzioni cattive, mentre oggi possono scegliere solo fra opzioni cattive. Detto così è un po’ ridicolo, ma rende l’idea.
Quello che dice Rino sul gruppo maschile è giusto, ma anche quì occorre capire e storicizzare i fenomeni. Il nonnismo, militare e non, è una forma degenerata degli antichi riti d’iniziazione maschile. Questi si rivolgevano a tutti i maschi, segnavano l’ingresso nella società degli uomini adulti, ed erano promossi e regolati socialmente. Costituivano una prova difficile per i giovani strappati all’accudimento femminil/materno, ma in essi non c’era crudeltà gratuita e insensata e non c’erano umiliazioni. Al contrario, dietro la difficoltà della prova a cui i giovani erano sottoposti esisteva la consapevolezza che la vita di un uomo adulto comportava onori ma anche oneri, ed a questo erano diretti. Servivano cioè anche a formare il carattere, cosa che non c’è affatto nel nonnismo. Questo è, era, solo una forma di sopraffazione del meno forte, ed anche uno strumento per mantenere un certo tipo di ordine nelle caserme, funzionale a una concezione del potere a sua volta degenerata. Poi naturalmente, c’era chi soccombeva, chi introiettava quei metodi e diventava a sua volta stupido aguzzino, e chi resisteva senza far propria quella concezione di sopraffazione. Ma anche per le iniziazioni, come per la questione paterna, una cosa è criticare anche duramente le degenerazioni, un’altra prenderle a pretesto per criticare alla radice il concetto stesso. A costo di essere pedante, faccio un altro esempio. I rischi che si prendono certi ragazzi (guida a velocità folle e altre amenità del genere), sono si assurdi, ma va capito la loro origine piuttosto che addebitare tale assurdità al maschile in quanto tale e perciè criticarlo nella sua ontologia. I maschi, per diventare uomini adulti, hanno la necessità irrinunciabile di mettersi alla prova, di dimostrare a se stessi che hanno coraggio, determinazione, che sonoi capaci di rischiare. In altri termini, che non sono femmine e che sono altro dalla mamma che li ha accuditi. Se la società non si assume il compito di gestire e regolare questa sanissima pulsione maschile, se al contrario la colpevolizza, la considera una cosa maschile stupida e da combattere con regolette da scuola d’asilo, poichè le pulsioni continuano ad esistere, ecco che queste finiscono per manifestarsi in modo distruttivo e autodistruttivo. Oppure che il soggetto diventi un matrizzato assumendo la psicologia femminile. Non se ne esce. E’ la stessa esatta cosa che accade rispetto alla sessualità maschile. Sono i peggiori tradimenti della maschilità che ci possono essere, e sinceramente di tali tradimenti gli uomini sono non meno responsabili delle donne. Perchè le femministe avrebbero potuto dire tutte le sciocchezze antimaschili che dicono da tanto tempo, ma se quelle sciocchezze non fossero state accreditate come vere dalla società maschile, non avrebbero fatto tutti quei danni. Quì si ripropone il tema del perchè ciò è accaduto, ossia della funzionalità del femminismo agli interesse del potere economico e politico che, contrariamente alla vulgata, ha avuto tutto l’interesse a che ciò accadesse per i motivi che abbiamo detto più volte. E si ripropone, parallelamente, anche il tema della funzionalità inconsapevole al potere di coloro che si presentavano come i suoi più accesi contestatori.
In questi casi si potrebbe dire che chi di antimaschilità colpisce di antimaschilità perisce. E’ di oggi la notizia dell’arresto del sindaco o vicesindaco di Gubbio (Rifondazione comunista) per, fra l’altro, violenza sessuale. Siamo alla nemesi. Un uomo esponenente del partito che più degli altri si è distinto per essere antimaschile, viene colpito proprio grazie a ciò che ha contribuito a ottenere, cioè che la parola di lei valga come prova. Amen.

armando

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Daniele 11:15 am - 16th febbraio:

Rino
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per chiedergli se adesso, dopo l’ingresso delle DD nelle FFAA le cose siano come un tempo, o se invece siano cambiate.
Ho i miei dubbi che oggi un ufficiale osi urlare “Brutti figli di p…..” oppure “Vi comportate come donnicciole….”
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Sarò breve, perché vado di fretta.
Un esempio.
Quando devono rimproveraci in adunata (a noi uomini, ovvio…), prima di usare certi termini, i nostri superiori esclamano frasi del tipo: “Mi scuso con le donne”…
Al tempo stesso si guardano bene (anzi, benissimo) dall’usare un certo linguaggio con le soldatesse.
Insomma, veri e propri schiavi delle femmine.

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Leonardo 1:40 pm - 16th febbraio:

Quando devono rimproveraci in adunata (a noi uomini, ovvio…), prima di usare certi termini, i nostri superiori esclamano frasi del tipo: “Mi scuso con le donne”…
—————————————————-
Quando per un breve periodo (circa 20 anni fa) ho lavorato alle poste in un centro smistamento sacchi, c’era uno che quando passava davanti a me ed altri maschi esclamava: dai, lavora, forza! Più svelto! E poi si metteva a parlare con le lavoratrici femmine, con in faccia un sorrisertto da idiota. Oltretutto quando c’erano dei camion da scaricare (da lavorare pesante) eramo sempre gli uomini a farlo, finché un giorno che si era superato il limite e non ce la facevo più sul serio, sia fisicamente che con la rabbia, glielò cantata: assumete lavoratori uomini, queste prendono lo stesso mio stipendio per lavorare la metà. Il capoufficio mi ha risposto: che cosa ci vuoi fare!? Se ce le mandano! Era un posto poco organizzato e con pochi operai, comunque. In un altro ufficio delle poste dove ho lavorato erano organizzati molto meglio, però c’ era sempre qualche donna che mi diceva: oh! Te però stai a lavorare di meno! Non te ne passano una. Un giorno un dipendente di circa 50 anni mi disse a proposito di una dipendente trimestrale: quella un po’ ce fà, un po’ c’è, e nun lavora!

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mauro recher 5:46 pm - 16th febbraio:

combinazione Leonardo anch’io ho lavorato in centro di smistamento delle poste e anch’io circa 20 anni fa,dove c’erano questi camion da scaricare ,anche di pacchi (ne potevano arrivare dai 500 ,fino a quasi 3000 ) ,questo lavoro l’ho fatto a distanza di tempo (mi sembra circa 3 anni) la prima volta questo lavoro “di fatica” lo potevano fare solo gli uomini, le donne erano solo “impiegate” praticamente smistavano le lettere…
la seconda volta c’erano anche le donne ,ma le cose non è che cambiassero poi molto visto che ,spesso e volentieri ,mandavano sempre gli uomini (trimestali ovviamente) a scaricare i camion pieni di pacchi ,le donne ? smistavano i sacchi ,ma spesso si lamentavano del peso eccessivo (non c’è la faccio,dicevano )

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fulvioterzapi 5:59 pm - 16th febbraio:

suppongo che molti maschi-pentiti o pro-donne siano coloro che vedono le nuove generazioni e le giudicano attraverso la prospettiva di un’età piu matura. vedono la vitalità ed esuberanza di certe nuove leve che spesso e volentieri tracima in casinismo, cazzoneria e idiozia gratuita e pensano “meno male che ci sono le ragazze che sono più giudiziose e mature” trascurando che: 1)a quell’età anche loro erano piu o meno (se non esattamente) cazzoni uguale; 2) c’è una componente di invidia piu o meno inconscia nel loro giudizio.
oggi ero in piscina e nella spogliatoio un gruppo di ragazzi tra i 14-18 anni dell’agonistica faceva sfoggio esemplare di un determinato comportamento “maschile”: comunicazione attraverso non parole ma URLA, frasi intervallate da bestemmie e imprecazioni assortite, assenza di congiuntivi e grammatica zoppicante, lanci di vestiti e borse, schicchere di asciugamani sul didietro, risse e pestaggi, argomenti di conversazione tipo “domani ho l’interrogazione ma non c’ho voglia di studiare un cazzo” ecc.
in questi momenti uno è anche tentato di pensare “meno male che ci sono le ragazze…”

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Leonardo 6:47 pm - 16th febbraio:

mauro recher:
la seconda volta c’erano anche le donne ,ma le cose non è che cambiassero poi molto visto che ,spesso e volentieri ,mandavano sempre gli uomini (trimestali ovviamente) a scaricare i camion pieni di pacchi ,le donne ? smistavano i sacchi ,ma spesso si lamentavano del peso eccessivo (non c’è la faccio,dicevano )
—————————————-
Io la prima volta in un grande centro smistamento pacchi molto tecnologico, pieno di macchinari, eravamo in tanti e pure le donne scaricavano i camion e i pacchi che scendevano dalle macchine; alcune in silenzio, altre mi dicevano: scusa, mi aiuti, questo è troppo pesante, ed io le aiutavo, grrrr…Ma non erano troppo pesanti, ce la potevano fare. Alla tipa che “un po c’era e un po ci faceva” del commento precedente, una volta le è caduto un pacco “piccolo ma abbastanza pesante” sul piede ed è scoppiata a piangere come una bambina piccola, ed aveva intorno i 20 anni.
Vogliono lavorare, però con il beneficio che loro sono donne.

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Leonardo 10:54 pm - 16th febbraio:

@fulvioterzapi
Hai ragione, ma:
una volta ad un saggio di pianoforte di bambini, c’erano delle ragazzine che suonavano a turno, aspettavano in fila carine e pettinate per suonare il loro brano. Fuori c’erano un gruppo di bambini maschi che giocavano scalmanati. Ad un certo punto ne chiamano uno, che come se niente fosse si mette al piano e fa un bel pezzo (dico la verità, era più complesso di quelli suonati dalle ragazzine della sua età) e poi torna a giocare e fare casino con i suoi amici…
E’ cosi il mondo, altrimenti non ci sarebbero stati i Mozart e non ci sarebbero bravi musicisti Rock ai nostri tempi. Se uno incontrasse un brutto ceffo come Caravaggio per la strada: penserebbe mai che sia l’autore di quei quadri dipinti da dio?

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Luigi Corvaglia 12:12 am - 17th febbraio:

Fulvio
sei giovane, vero?
E se non lo sei soffri anche tu della sindrome del punto 2).
Ahh… io darei qualche annetto per avere un solo giorno a quell’età!! :sad:

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Fabrizio Marchi 8:47 am - 17th febbraio:

@Fulvioterzapi
Relativamente al punto 2 del tuo post: credi che le coetanee di quel gruppo di adolescenti maschi siano tanto diverse da loro? A parità di condizioni sociali, culturali e ambientali, il risultato è, per quello che posso vedere io, esattamente lo stesso, con delle variazioni sul tema, diciamo così, dovute alla diversità sessuale. Ma neanche più di tanto…
Per quanto riguarda il soggetto-tipo del maschio pentito, a mio parere non corrisponde alla descrizione che ne fai tu. Al contrario, quelli che approcciano al problema in quel modo sono per lo più dei “conservatori” (ci capiamo…), che non hanno ancora capito nulla di ciò che è avvenuto (ma neanche della natura dei generi) e che ragionano in modo anacronistico e scontato, pensando che il “femminile” possa costituire un argine al “maschile”, o comunque a “quel maschile”. I/le nostri/e nonni/e ragionavano in quella maniera. Dal loro punto di osservazione spazio-temporale potevano anche avere delle ragioni perchè maschile e femminile, in qualche modo, si riequilibravano e si giustapponevano (il che non significa, dal mio punto di vista, che le cose fossero messe bene…). Ma oggi la situazione è completamente cambiata, come sappiamo, e continuare ad avere quel tipo di interpretazione non ha veramente più senso.
Il maschio pentito è tutt’altra cosa ed è colui che ha fatto propria la narrazione femminista.
Ci sono due tipologie di maschi pentiti. Quelli che ci credono veramente e quelli che fanno buon viso a cattivo gioco. In molti casi i due aspetti sono compenetrati ed è anche difficile tracciare una linea netta che spesso è molto sottile. I secondi sono sicuramente più numerosi dei primi e in taluni casi ci si può lavorare (anche se non è facile).
Poi, naturalmente, c’è la massa maschile che vive praticamente nelle tenebre, non si pone neanche il problema e vive in una totale inconsapevolezza. E’ quella che noi abbiamo il compito di “risvegliare”.
Hai capito che bella rogna ci siamo scelti? Sarà stato il Destino, lo Spirito della Storia o semplicemente che ne avevamo piene le palle? smile
Fabrizio

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fulvioterzapi 5:02 pm - 17th febbraio:

[i]Relativamente al punto 2 del tuo post: credi che le coetanee di quel gruppo di adolescenti maschi siano tanto diverse da loro? A parità di condizioni sociali, culturali e ambientali, il risultato è, per quello che posso vedere io, esattamente lo stesso, con delle variazioni sul tema, diciamo così, dovute alla diversità sessuale. Ma neanche più di tanto…[/i]
in base alla mia esperienza non è così, perché ho insegnato alle medie inferiori e in particolare in terza i maschi tendono a raggiungere vette di indisciplina che costringono l’insegnante a urlare come un carabiniere (perdendo quindi interesse per l’insegnamento in sè e per sè): lanci di astucci, grida, risse e pestaggi sono all’ordine del giorno. le femmine sono di solito piu educate, tendono a stare sedute piu composte, parlare piu piano ecc. in quei momenti uno preferirebbe avere una classe di sole femmine.

[i]Fulvio
sei giovane, vero?
E se non lo sei soffri anche tu della sindrome del punto 2).
[/i]
sono sulla trentina ma all’epoca ero piu tranquillo e casalingo rispetto ai miei coetanei.

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Leonardo 5:18 pm - 17th febbraio:

Sembra scontato ma, il maschio pentito e macho è quello che garantisce il potere alle donne. Quelle che non devono chiedere mai, che mai si abbasserebbero a corteggiare un uomo e quindi crescono ben salde sopra il loro piedistallo. Se gran parte degli uomini al primo rifiuto mandassero a quel paese le donne, il piedistallo sotto i loro piedi vacillerebbe. Lasciandole sole e senza credito cosa succederebbe?
Un mio professore di italiano al liceo (anni 80) disse: noi stavamo dietro alle donne, le corteggiavamo; oggi se fanno le ritrose gli attaccate il telefono in faccia e dite pure: ma questa chi si crede di essere!?! Come se lui fosse più maschio e le donne ai suoi tempi più femmine e quindi più meritevoli di piedistallo; ma molti di quella generazione la pensavano cosi: oggi le donne vanno dietro agli uomini…

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Daniele 5:33 pm - 17th febbraio:

Leonardo
>>>>>>>>>>>>
ma molti di quella generazione la pensavano cosi: oggi le donne vanno dietro agli uomini…
>>>>>>>>>>>>
Non solo di quella generazione.
Ti assicuro che tanti trentenni raccontano le stesse puttanate, magari perché “a quella festa o in quel pub Paola ci ha provato con Marco”, conseguenzialmente trasformano alcuni casi singoli – in determinati contesti e situazioni, ovviamente; perché stai pur sicuro che nessuna femmina approccerà mai direttamente uno sconosciuto uomo per strada o altrove – in una regola generale.

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Leonardo 7:35 pm - 17th febbraio:

@Daniele
E’ vero, ma quelli della generazione che avevano più di 40 anni negli anni 70-80 erano rancorosi con i giovani: tra capelloni, droga e delinquenza, c’è stato un fenomeno di rottura generazionale che oggi non c’è più (almeno cosi marcato). Pensa chi è cresciuto sotto i tempi di Mussolini. Forse pensavano davvero che scopavamo come ci pare, visto l’apertura sessuale dei costumi che ha avuto il boom in quegli anni.
Essere un gay per questi era un affronto, significava non essere abbastanza apprezzato dalle donne e dal contesto generale, ed è per questo che forse le assecondavano in tutto.

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fulvioterzapi 10:40 pm - 17th febbraio:

quelli che dicono “ormai le donne te la tirano dietro” fanno sfoggio di retorica conservatrice.
meno male che c’è chi ha ancora senso della realtà: http://www.youtube.com/watch?v=idRYyvttUb4

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Luigi Corvaglia 10:42 pm - 17th febbraio:

@ fulvio
Se hai avuto a che fare con scolaresche posso anche capirti.
Però, anche questa tua esperienza, manco tanto indirettamente, è un indicatore della parabola del maschile in questi decenni.
Sai perché dico questo?
Ti riporto la mia esperienza di alunno dalle elementari alla scuola secondaria di secondo grado negli anni dal 1966 al 1979. Tra l’altro sempre in classi maschili. Ci stavano anche allora le classi miste, ma a me non sono mai capitate.
Il quadro era anche allora esattamente quello che hai descritto tu, forse anche peggio. Ma più che altro negli intervalli e quando c’era qualche insegnante donna. Per la verità non tutte, tante sapevano farsi rispettare anche in quell’ambiente di guerra.
Ma degli insegnati uomini che ho avuto, chi con metodi più marziali, chi con metodi più moderni per l’epoca e la zona geografica, più o meno tutti sapevano tenerci a bada.
Ovviamente ho solo riportato la mia esperienza, il discorso è molto più complesso e solo in parte riconducibile alla QM (ma forse invece la compendia), però come dicevo ne dà il polso.

p.s. Anch’io ero tranquillo, ma secondo alcuni prof., che mi hanno notato a dovere, pur non facendo casino personalmente, ero causa del casino degli altri. 8)

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Leonardo 5:38 pm - 18th febbraio:

Può sembrare una fesseria, ma rivedendo queste sigle di vecchi e famosi telefilm americani, si nota di come erano matrircali le famiglie di un tempo:

http://www.youtube.com/watch?v=iuHr00nxeew

http://www.youtube.com/watch?v=0NTxAunl_tE&feature=related
Al centro della casa c’era la donna, Morticia è seduta come su un trono e i familiari intorno, e pensare che gli Addams e i Munsters erano famiglie fuori dal comune…

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armando 8:26 pm - 18th febbraio:

Non sono insegnante, ma l’ambiente lo conosco abbastanza, anche perchè, sarà un caso, le storie più importanti, compresa l’attuale, le ho avute con insegnanti. Posso dire che anche da parte loro si avverte limpidamente che l’assenza di insegnanti maschi è negativa, e ammettono con sincerità che l’autorevolezza nel tenere una classe indisciplinata è superiore da parte di un uomo rispetto ad una donna. Piuttosto, e questo è indicativo del segno dei tempi, lamentano non solo che i maschi siano pochi, ma che quei pochi sono a volte non corrispondenti alle aspettative riposte su un professore in termini di carisma e di saggia severità. Il discorso sarebbe lungo, ma la domanda sul perchè gli uomini non vedono l’insegnamento come un luogo maschile ce la dobbiamo porre. E qualsiasi sia la risposta, è certo che la carenza di maschi è un disastro. Perchè un insegnante maschio, non solo sa esercitare la disciplina in modo più naturale, ma anche perchè, conoscendola, sa rapportarsi alla psicologia dei ragazzi con più aderenza di una donna (mediamente). Per fare solo un esempio, ricordo un insegnante di lettere alle scuole medi inferiori (lontanissimi anni 60 inziali, quando studiavamo latino per tre anni e Iliade e Odissea come fanno ora ai licei, o forse ancora meglio), il quale faceva rifare ai ragazzi (classi solo unisex) in aula le battaglie e i duelli dell’Iliade, con tanto di scontri fisici (con regole ferree). Era un modo di far sfogare la normale esuberanza maschile, di dare ad essa regole e contenimento ma senza demonizzarla, e contemporaneamente di farli interessare alla materia di studio. Ci pensate cosa si direbbe ora? Come minimo quell’insegnante verrebbe cacciato per incitamento alla violenza, per aver turbato l’ordine costituito, per aver esaltato gli stereotipi di ruolo e per chissà quante altre ignominiose accuse. E infatti lo sfacelo della scuola di oggi è sotto gli occhio di tutti. E non è colpa dei vari ministri che si sono succeduti, di volta in volta di dx, di centro o di sx. E’ che la scuola rispecchia la società.
Armando

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Luigi Corvaglia 8:52 am - 19th febbraio:

Care ragazze, care donne
come potete leggere nel link non siamo per niente fissati.
Vogliamo solo fare le cose per bene!! 8)
http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=20132

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Daniele 11:34 am - 19th febbraio:

Sì, ma un professore che scrive,
“Tutto ciò che la mamma non ti ha detto sulla vita di coppia”, mi è già poco simpatico. Anzi, per niente, perché pure a lui, il quale scrive che
“ho da sempre ritenuto che per avere maggiori possibilità di concepimento bisogna che il partner maschile aumenti la frequenza dei rapporti sessuali, per intenderci almeno una volta al giorno”
sfugge un particolare: ossia che il sesso si fa in due, perciò il fatto che l’uomo possa aumentare o no la frequenza dei rapporti, dipende anche dalla femmina che ha di fronte, che magari non è tutta ‘sta bomba del sesso; oppure non ha tutta questa voglia.
Insomma, come la si rigira la responsabilità di tutto è sempre maschile, ed il bello è che i primi a propagandare queste strampalate tesi sono degli uomini, magari laureati in medicina.

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Damien 1:20 pm - 19th febbraio:

Il 52% Le certezze perdute del maschio moderno

Dott. Giorgio Carnevale, Psicologo con una formazione psicodinamica appartenente a L.A.I.A.M (Learning Associazione Italiana di Analisi Mentale).
- autore del post -

VS.

Prof. Lamberto Coppola
Andrologo – Ginecologo – Sessuologo
Direttore dei Centri Integrati di Andrologia e Fisiopatologia della Riproduzione Umana
Tecnomed (Nardò- Lecce), Casa di Cura Petrucciani (Lecce) e Casa di Cura Fabia Mater (Roma).

si.. credo che sarebbe un bel match.. Fabrizio? chi lo invita al Prof. Lamberto Coppola a visionare ed a dare un parere su questo post?

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Luigi Corvaglia 2:12 pm - 19th febbraio:

@ Daniele
La tua osservazione gliela avevo già fatta io.
http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=19271
Ho potuto notare che negli articoli successivi il termine maschietti non l’ha usato più a sproposito. Il sottotitolo della rubrica invece non l’ha cambiato. Probabilmente per un malcelato senso d’orgoglio o forse, dico forse, per l’influenza della direttrice del giornale, impenitente femminista di provincia (ma scrive anche sul Sole 24 ore e tra poco anche sul Fatto Quotidiano).
@ Damien
Potrei, anzi dovrei, farlo io. Visto che conosco la Direttrice del giornale, ma non Coppola personalmente.
Se volete mi attivo.
Ma non sono convinto che il prof. Coppola si spingerebbe molto più in là. E’ palesemente condizionato anche lui dalla morale femministeggiante, anche se le sue osservazioni sotto il profilo medico-scientifico fanno a pugni con quest’ultima.

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Damien 1:00 pm - 21st febbraio:

@Luigi

hai notato? entrambi usano il diminutivo “maschietti” (ho letto il link..) forse è qui che trova fondamento la tua convinzione che sia palesemente condizionato dalla morale femministeggiante?

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Luigi Corvaglia 8:21 pm - 21st febbraio:

@ Damien
In parte, poi potrei anche sbagliarmi.
“Maschietti”, “Tutto ciò che la mamma non ti ha detto sulla vita di coppia”, anche se a parziale scusante c’è da notare che la rubrica è indirizzata a uomini e donne ( ma poteva scrivere ad es. “Tutto ciò che i tuoi genitori non ti ha detto sulla vita di coppia”).
Trattasi però di un professionista di discreto successo e quantunque possa pensarla in maniera diversa dal mainstream para-femminista, penso che difficilmente lo esternerebbe pubblicamente.
Anche se penso che il confronto da te immaginato toccherebbe altre corde, essendo uno specialista del corpo, l’altro della mente. Sbaglio?

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Damien 9:14 am - 22nd febbraio:

Io credo che hai ampiamente esposto quello che volevo evidenziare a tutti.. ovvero il lessico, forte del nazifemminismo imperante che impone il politically correct a chi ha una certa rilevanza sociale e non vuole esporsi, stà, de facto, cambiando la consuetudine verbale e gli epiteti come armi psicologiche verso il genere maschile, credo che su questo non ci possiamo sbagliare; I termini ormai “digeriti” quale Sfiga, sfigato/a maschietti, ometti, omologati dal pensiero comune, sono anche colpa di chi, in modo che ritengo VILE, non si espone e/o non si è esposto quando era necessario opporsi.

Ecco da dove nasce il mio fervore, spesso non compreso, se lasciamo che tali termini passino nel quotidiano, non facciamocene meraviglia se, in seguito, saranno termini comuni e non diminutivi-dispregiativi come lo sono adesso, con chiara enfasi a denigrare un genere, non meravigliamoci se, in futuro, saremmo lessicamente considerati come “inferiori”

Il rispetto si evidenzia sin dalle prime frasi con cui ci si rivolge ad una persona, pertanto aborro, e continuerò a farlo, le persone che utilizzano tali termini quando si rivolgono alle persone.. anche questa è, a mio modesto avviso, una azione necessaria.

Necessaria in quanto questi epiteti dispregiativi vengono usati per discriminare gli uomini che non agisco secondo i termini imposti dalla società femminazi imperante, pertanto, possiamo collegarla al famoso discorso del “dover essere” che abbiamo ampiamente esposto in altre sedi.

A tal proposito, eccovi un esempo di un possibile futuro, dove tali termini siano ampiamente digeriti:

maschiettibeta, movimento di maschietti

I principi

di Movimento dei maschietti Beta

Il Movimento dei maschietti Beta ritiene che, nell’attuale contesto sociale, culturale e storico del mondo occidentale, gli ometti non appartenenti alle elite dominanti, sia dei maschietti che delle domme, siano il gruppo sociale e di genere che vive una condizione di oppressione e subordinazione sia nei confronti delle suddette elite che della grande maggioranza della popolazione delle Donne;

Il superamento di tale condizione di discriminazione e disuguaglianza è l’obiettivo strategico a cui lavora il Movimento;

Il Movimento dei maschietti Beta considera questo obiettivo propedeutico ad una più ampia e profonda trasformazione dello stato di cose presenti nella direzione della costruzione di una società di ometti e donne realmente liberi ed eguali;

Il Movimento dei maschietti Beta si rivolge a tutti quegli ometti che non appartengono alle elite dei cosiddetti maschietti alpha dominanti, affinché essi sviluppino una piena consapevolezza della loro condizione di subordinazione;

Il Movimento dei maschietti Beta lavora affinché tutti gli ometti oppressi, discriminati e subordinati siano in grado di affrancarsi da tale condizione, di organizzarsi per la difesa dei loro interessi di genere e per rivendicare il pieno diritto di stare al mondo in una condizione di piena ed assoluta parità con l’altro genere e con tutti gli altri maschietti;

Il Movimento dei Machietti Beta si rivolge altresì alle femminuccie non appartenenti alle elite dominanti, invitandole ad abbandonare i falsi miti e valori proposti dall’attuale sistema dominante fondato sulla ragione strumentale e mercantile, che le vede di fatto psicologicamente e culturalmente, oltre che concretamente, complici di tali logiche. Le invita ad aderire al nostro Movimento al fine di lavorare per la costruzione di una nuova relazione fra i sessi fondata sui valori di una vera eguaglianza, sulla fine di ogni logica strumentale, sul superamento di ogni forma di mercificazione sessuale, sulla reciprocità e sul riconoscimento della libertà, dell’autonomia, della peculiarità, della dignità e del valore dell’altro/a.

Qualcuno osa sostenere ancora che non abbia le mie ragioni a portare avanti il mio pensiero?

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Fabrizio Marchi 10:52 am - 22nd febbraio:

Damien, che tu abbia ragione nel merito, credo che nessuno di noi lo metta in dubbio.
Ciò che ti è stato criticato è stato il tuo eccesso di veemenza, diciamo così, nei confronti di alcuni, Paola e Antonio in particolare.
Nel primo caso era evidente come la stessa non avesse utilizzato il termine “maschietti” in un accezione dispregiativa. Il fatto poi che questa parola sia diventata parte del lessico comune è un altro discorso. Però, nel caso specifico, era sufficiente farglielo notare, senza apostrofarla come “femminuccia”. Avresti avuto perfettamente ragione nel farlo se ella stessa si fosse proposta in modo canzonatorio nei nostri confronti; anzi, in quel caso sarebbe stato doveroso mandarla a quel paese e senza troppi complimenti. Ma il suo intento era ben altro, anzi, era addirittura dalla nostra parte, ed è chiaro che ha utilizzato quella parola senza attribuirle troppo peso o un significato dispregiativo
Per quanto riguarda il caso di Antonio, vale lo stesso discorso. Non era animato da un atteggiamento ostile, ha espresso la sua opinione sul tema della relazione MM/FF sulla quale io non concordo neanche un po’, come sai perfettamente. Ma da questo a dargli dello “zerbino” o del “maschio pentito” ce ne corre.
Non possiamo aggredire tutti quelli che vengono qui ed esprimono delle perplessità, delle critiche o semplicemente, come nel caso di Antonio, delle concezioni diverse. Anzi, il suo è un “caso” (si fa per dire…) molto interessante, perché si tratta di un uomo dichiaratamente di sinistra, dal punto di vista politico, ma con una concezione della maschilità di tipo “tradizionale”. Ciò dimostra come la questione sia complessa e piena di risvolti anche contraddittori.
Non vedo per quale ragione aggredirlo nè tanto meno allontanarlo. Lo ripeto fino alla noia e ce lo dobbiamo mettere bene in testa tutti. Siamo qui per aggregare non per respingere, per costruire consenso ed ampliarlo sempre di più, non per fare una setta di iniziati. Dobbiamo entrare in un’altra ottica e ragionare con la testa e non con la pancia.
Ciò detto, è ovvio che quando non condividiamo un commento è del tutto lecito dirlo e senza crearsi nessun problema di sorta. Però dobbiamo anche abituarci a modulare le nostre risposte in base ai toni, agli atteggiamenti e ai contenuti delle critiche che ci vengono fatte. Non possiamo fare di tutt’erba un fascio.
Anche perché, se non siamo in grado di fare questo, non cresceremo mai, non solo collettivamente in quanto movimento ma anche a livello soggettivo, personale. E invece siamo cresciuti, e molto, in questi due anni di vita. Abbiamo un gruppo nutrito di uomini su face book (questione su cui riflettere e lo farò nei prossimi giorni) che non interviene sul sito , ma ci sostiene apertamente con tanto di esposizione pubblica (nome e cognome) sul social network (cosa che non avviene sul sito), commentando e intervenendo e addirittura protestando con face book per l’attacco ricevuto dalla hacker, e attivandosi per neutralizzarla. Molti condividono e diffondono sulla rete le video-interviste al sottoscritto e gli articoli che postiamo sulle bacheche, il gruppo (discretamente eterogeneo) vive ormai di vita propria su fb e porta avanti la discussione autonomamente. Tutto ciò vuol dire che abbiamo lavorato bene.
Facciamo quindi tesoro dell’esperienza e delle capacità di ciascuno. Tutti devono dare il loro contributo, in base alle capacità individuali. Dobbiamo sforzarci di ragionare come un gruppo, un movimento, capire che ciò che diciamo sulla rete, fuori della rete, su internet, nelle riunioni, con gli amici, ovunque, potrebbe essere di aiuto oppure creare danno a tutti gli altri. Il che non significa, ovviamente, rinunciare al proprio punto di vista, ci mancherebbe, ma essere consapevoli che si fa parte di un gruppo e che questo determina, in qualche modo, delle responsabilità, verso noi stessi ma soprattutto verso gli altri che ci hanno dato fiducia. E questo deve essere un concetto FONDAMENTALE che dobbiamo assolutamente fare nostro. Perché in una comunità la libertà di ciascuno (valore inalienabile) è direttamente proporzionale al livello di responsabilità che si ha nei confronti degli altri membri. Ho parlato di comunità sia chiaro, non di setta…
So per certo che siamo un punto di riferimento per molti uomini, ormai, che ci seguono, ci leggono, ci scrivono, alcuni, come ho già detto, ci sostengono anche pubblicamente, e non solo su face book ma anche in occasioni pubbliche (leggi i convegni dove vengo invitato ad intervenire).
Prova ora a pensare se il sottoscritto se ne uscisse pubblicamente con atteggiamenti maldestri e dichiaratamente provocatori. Che futuro potremmo avere? Queste persone continuerebbero a seguirci oppure perderemmo ogni credibilità?
Puoi darti la risposta da solo.
Ognuno di noi deve sentirsi parte dirigente di questo progetto, per quello che è in grado di dare (tempo, energie, capacità). Può essere tantissimo o anche pochissimo, la cosa importante è che quando lo si fa, venga fatto con raziocinio, con intelligenza, con la sensibilità di capire quando e come esprimersi in un modo o in un altro.
Valga per tutti da esempio Marco Pensante. Non vede l’ora di prendere per i fondelli con i suoi caustici quanto satirici ed esilaranti commenti (almeno per me) qualche stupida che viene qui a rovesciare le sue imbecillità pseudofemministarde oppure qualche maschio pentito. Ma lo fa solo quando capisce che ci sono le condizioni per farlo e che sarebbe sbagliato e controproducente non farlo. Ma capisce anche che sarebbe altrettanto controproducente farlo quando non ci sono le suddette condizioni.
Insomma, ragazzi, dobbiamo metterci tutti in testa che, piaccia o no, quello che stiamo facendo qui è “politica”, anche se a prima vista non sembrerebbe. La materia di cui ci occupiamo è impregnata di politica, è essa stessa intimamente politica. Politica significa innanzitutto costruzione di consenso (finalizzata alla conquista di spazi sempre maggiori di potere), ben lo sanno i nostri avversari e le post-fem-doministe in particolare). Chiunque faccia politica senza questa sorta di “stella polare”, è meglio che cambi mestiere.
Quindi, rimbocchiamoci le maniche e continuiamo tutti questo straordinario lavoro. Stiamo crescendo sensibilmente in visibilità e in consensi, e francamente non me lo aspettavo.
Nel frattempo auguriamoci di essere attaccati da quante/i più hacker possibili…smile
Fabrizio

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Luigi Corvaglia 11:02 am - 22nd febbraio:

Non sarò certo io, neofita della Qm, a dirti cosa fare o cosa non fare. Hai sicuramente ragione nel merito. Ma nè Fabrizio, nè Armando ti criticavano per questo.
Se critica nei tuoi confronti c’è stata (eventualmente chiariranno loro, se sbaglio) è sul metodo.
Ed io sono d’accordo.
Capisco l’esasperazione di chi, come te, per tanti anni ha predicato nel deserto, ma se vogliamo espandere il nostro messaggio dobbiamo essere molto accorti. Anche nei singoli casi.
Se un uomo, incontrando questo o altri siti che trattano la QM, si sofferma, li legge e poi, passaggio tutt’altro facile e scontato (può sembrarlo a chi il Rubicone lo ha già passato da un pezzo) sente l’esigenza di scrivere, anche se in disaccordo con noi, secondo me abbiamo il dovere (certo quest’impegno non ce l’ha dato nessuno, ce lo siamo presi da soli) di accoglierlo.
Perché se lo ha fatto (interagire con noi) significa che abbiamo toccato delle corde sensibili, fornito delle chiavi interpretative “mai sentite”. E probabilmente dato delle risposte. Almeno per me è stato cosi.
Ed in prima istanza (ma forse anche in seconda e cosi via..), anche se ti capisco, non alzerei muri. Gli uomini (la maggior parte) su questo argomento, la QM, è come se vagassero nella nebbia. Diamogli il tempo di intravedere un raggio di sole.

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claudio 1:29 pm - 22nd febbraio:

Scusate, ma leggendo certi vecchi post su 3000 ho notato che già lì c’era chi si incazzava come una iena a causa del termine maschietti (che non piace neanche a me), e mi riferisco a posts di sei-sette-otto anni fa.

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armando 2:14 pm - 22nd febbraio:

Nessuna antipatia o critica personalizzata verso Damien, di cui apprezzo gli interventi e la passione anche quando non sono interamente d’accordo. Solo appunti di metodo di ordine generale nell’interesse, ne sono assolutamente convinto, di tutti e sopratutto della causa per la quale siamo quì, ciascuno con le sue idee e opinioni e col suo modo di esprimerle. Se nella vita quotidiana non è possibile dire sempre e comunque tutto quello che si pensa perchè altrimenti sarebbe impossibile qualsiasi convivenza, ancor più è necessario calibrarsi quando scriviamo su uno spazio virtuale in cui non ci si conosce personalmente e quindi dove i fraintendimenti sono all’ordine del giorno. Tutto quì.
armando

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Luigi Corvaglia 10:43 am - 26th febbraio:

L’ultimo intervento del dott. Coppola.
http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=20244

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Daniele 12:20 pm - 26th febbraio:

>>>>>>
Differentemente distribuita sembra l’incidenza della eiaculazione precoce (EP) con prevalenza al centro-nord,
>>>>>>
Ancora con questa bufala dell’ “eiaculazione precoce”… (rispetto a chi o a cosa?).
Allora le femmine soffrono di “orgasmo ritardato” ?
Qual è l’unità di misura? La sessualità femminile? E perché non quella maschile…?
Ma possibile che questi tizi, benché passino la vita a studiare sui libri, non arrivino a conclusioni talmente ovvie? Va bene l’indottrinamento femminista, va bene tutto quel che volete, ma questi ometti senza nerbo e privi di pensiero critico, hanno veramente rotto.
L’eiaculazione precoce NON ESISTE!

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Leonardo 1:56 pm - 26th febbraio:

Daniele:
Ma possibile che questi tizi, benché passino la vita a studiare sui libri, non arrivino a conclusioni talmente ovvie?
——————————————————————
Studiano ma ad essere geni ce ne vuole. Purtroppo vivono in una certa cultura e le loro ricerche sessuali partono dai luoghi comuni; in più, hanno le loro idee in proposito e quindi non si arriva alle conclusioni più fedeli alla realtà ma a conclusioni di comodo.
E’ come quando si studia la sindone: per chi è finta e per chi è vera.
Secondo me l’eiaculazione precoce è un’altro spauracchio per l’uomo, che vuole metterlo in condizioni di inferiorità sessuale davanti alla tanto splendida donna: come se fosse inadatto a soddisfarla perché dura poco e le donne invece sono instancabili…

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Luigi Corvaglia 1:12 am - 4th marzo:

Continuo a postare i link del prof. Coppola.
Prendetela come una specie di pubblicità progresso. :roll:
http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=20352
…………………………………………………………………..
Infertilità maschile. Le 10 regole per stare in forma. Anche a letto
di Lamberto Coppola (*)
Sebbene l’infertilità maschile diventi oggetto di attenzione da parte degli uomini solo nel momento in cui cercano un figlio, i problemi che potrebbero portare ad alterazioni riproduttive possono sorgere fin da bambini. Tra i fattori di rischio e le cause dell’infertilità maschile, molte sono, infatti, le patologie transitorie (nella maggior parte dei casi di origine uro-genitale) che possono essere prevenute o curate fin da giovani, impedendo così che esse incidano sulla capacità riproduttiva.

A tutto ciò si aggiungono fattori ambientali, socio antropologici, tossici, alimentari che abbassano inesorabilmente il potenziale spermatogenetico dell’uomo del terzo millennio

Negli ultimi anni è infatti evidente un crescente interesse per tre problematiche attualmente all’attenzione dell’opinione pubblica:
1) incremento dell’inquinamento ambientale
2) alterate abitudini di vita ed alimentari
3) riduzione del potenziale del potenziale spermatogenetico

Di seguito riportiamo quindi “le 10 regole d’oro” che l’uomo del terzo millennio deve osservare per mantenere la propria performance riproduttiva e, perché no?, anche sessuale:
1. Non fumare più di 10 sigarette al giorno, se proprio non ce la fai a smettere;
2. non bere birra o alcolici, ma il buon vino rosso non guasta… anzi migliora la vita;
3. non eccedere nel piccante, insaccati e simili;
4. evita qualsiasi tipo di droga; anche le così dette “leggere” sono dannose;
5. non usare indumenti intimi sintetici;
6. non usare il computer sulle ginocchia ed evitare il telefono cellulare nella tasca dei pantaloni;
7. non ritardare eiaculazione e orgasmo (coitus reservatus ed interruptus congestionano la prostata!);
8. non usare pantaloni aderenti e di tela jeans o sintetici;
9. bere molta acqua specie la mattina;
10. fare docce di acqua fredda due volte al dì specie nei mesi estivi e subito dopo le saune.
………………………………………………………………..
Per me è quasi una Caporetto ….. :cry: :oops: :cry: :oops: :cry:

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armando 7:03 pm - 4th marzo:

Direi che alcuni sonio suggerimenti di buon senso validi sempre e non solo per l’infertilità. In fin dei conti qualsiasi eccesso è sempre dannoso così come la rinuncia di principio. Farei eccezione solo per le droghe, che fottono il cervello e il corpo.
Per il resto il problema dell’infertilità è serio, gli stili di vita sani ben vengano, ma il problema è complesso, perchè sta sia nelle sostanze diffuse nell’aria e negli alimenti, sia in una perdità di vitalità psichica che la modernità è riuscita a instillare nei maschi a forza di “bastonarli” in tutti i sensi.
armando

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Daniele 11:51 pm - 4th marzo:

Armando
>>>>>>>>>>
sia in una perdità di vitalità psichica che la modernità è riuscita a instillare nei maschi a forza di “bastonarli” in tutti i sensi.
>>>>>>>>>>>

Scusa Armando, ma esiste una prova scientifica, quindi reale, di quanto sostieni? Oppure si tratta di una supposizione?
Inoltre, tale discorso è valido (come al solito…) solo per i maschi occidentali oppure anche per quelli dell’est? E per gli orientali in genere (cinesi, ecc) e gli africani? E’ altrettanto valido?

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armando 2:35 pm - 5th marzo:

Per quanro riguarda le sostanze chimiche che respiriamo e ingeriamo ci sono studi e documenti. La perdita di vitalità psichica, naturalmente, non può essere misurata sperimentalmente, come ogni altro fenomeno di quel tipo. Però può essere dedotta da alcuni elementi a partire dal fatto che le civiltà in ascesa sono sempre state demograficamente vivaci. Si dice spesso che il maschio tende inconsciamente a spargere il proprio seme il più possibile per assicurarsi la discendenza e per favorire, sempre incosciamente, la procreazione della specie. Quando ciò non accade più, quando la fertilità maschile scende, se ne può dedurre con ottime probabilità di azzeccarci che è diminuita quella sua tendenza inconscia, che ha cioè perduto vitalità.
La controprova sta nel fatto che i popoli in ascesa sia africani che asiatici (ma anche quelli dell’Est Europa) sono ancora prolifici, molto più degli “stanchi” (o stancati) occidentali.
Mi sembra un caso abbastanza tipico di come “natura” e “cultura” si influenzino a vicenda e si intreccino. La cosa vale anche, ovvio, per le donne, le quali non credo stiano messe molto meglio.
armando

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Rino 8:10 pm - 5th marzo:

Arm.:
>>
quando la fertilità maschile scende, se ne può dedurre con ottime probabilità di azzeccarci che è diminuita quella sua tendenza inconscia, che ha cioè perduto vitalità.
>>

Concordo pienamente, del tutto e completamente.
Ovviamente la correlazione psicofisica potrebbe richiedere pagine di spiegazioni.
Perciò per ora la lascerei all’ intuitus naturalis essentiae

(Per inciso, son cose che uno come P. Oddifreddi non potrà mai capire…, e anche qui, parce subjectis…)

RDV

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Rino DV 9:14 pm - 5th marzo:

Scrive E. Cioran (in soldoni):
“…un popolo è chiamato a dare forma ad un numero diversamente grande di ispirazioni. La sua vitalità lo immette nella storia con un destino di realizzazioni, di grandezze e di bassezze. Questo slancio vitale (materializzato nell’energia, nell’efficacia, nella produttività delle ghiandole) non è senza fine. Prima o poi, esangue, si spegne, al pari di ogni cosa nel cosmo. Nuove energie di altre collettività emergono, impreviste, non programmate né programmabili, a creare nuove forme, espressioni di un diverso sentimento globale del mondo. Un crepuscolo, un’aurora…ma le civiltà non si sommano, si sostituiscono…”
.
In tal senso, appunto, non mancano segnali…
.
A furia di evocarlo, il famoso tramonto dell’Occidente potrebbe essere davvero in atto, la senescenza (giovanile) delle ghiandole sarebbe là a dimostrarlo.
.
Sarebbe solamente la fine di una civiltà.
Poco male.
Altre arriveranno.

RDV

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sergio 7:32 am - 6th marzo:

La controprova sta nel fatto che i popoli in ascesa sia africani che asiatici (ma anche quelli dell’Est Europa) sono ancora prolifici,
[armando]
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Però a me risulta che questo discorso non valga per la gran parte dei paesi dell’est, che non sono affatto così prolifici (anzi, qualcuno è meno prolifico dell’Italia), e dove il divorzio è prassi normale e consolidata.

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Luigi Corvaglia 1:33 am - 27th maggio:

Continuo con questi link di servizio …. medico smile
http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=21645
Una sola domanda. Ma i tre milioni di uomini del link sono il 52% (oltre i quarantanni) citato dal presente post?

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Luigi Corvaglia 11:01 pm - 30th maggio:

Si sta sviluppando un dibattito sull’utilità e sul costo del test del PSA (tumore alla prostata). Ci sta chi vorrebbe abolirlo e chi no.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/30/test-psa-il-dibattito-e-aperto/246542/
Non entro in merito all’argomento da un punto di vista medico.
Però non posso fare a meno di notare che in altri casi, es. la vaccinazione contro il Papilloma virus, che alla lunga può provocare il cancro all’utero con una mortalità di circa un migliaio di decessi all’anno (http://www.salute.gov.it/speciali/piSpecialiNuova.jsp?id=75) a fronte di una mortalità per tumore alla prostata, per es. del 2005 pari a 9070 decessi (http://www.tumori.net/it3/htm/conoscereitumori_prostata_mor_stampa.htm), del fattore economico non ci si è proprio preoccupati.

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fabriziaccio 9:34 am - 31st maggio:

indovina perchè?

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Luigi Corvaglia 5:52 pm - 31st maggio:

Questa è difficile ……. un aiutino? :roll:

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Luigi Corvaglia 6:36 am - 11th settembre:

Tunisia, “colpo di Stato” contro le donne
Il Viagra a prezzo politico, la pillola no.

http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2012/09/10/news/tunisia_2_dupont-42287115/?ref=HREC2-7

Nella Tunisia post rivoluzionaria, provvisoriamente governata da una Troika in cui Ennahda (il partito islamico che si definisce moderato) fa la parte del leone, il Viagra ha sostituito la pillola contraccettiva. Sembra una boutade. Ma non lo è. La pillola contraccettiva prodotta dalla Microginot, che veniva venduta in Tunisia al prezzo politico di 2 dinari, cioè un euro, fin dal 1966, anno dell’introduzione del controllo delle nascite, ora costa sei volte di più. Al contrario, il Viagra originale prodotto dalla Pfizer, che in Europa si paga in farmacia 50 euro (da 50 milligrammi) o 150 euro (da 100 milligrammi), si può comprare in Tunisia rispettivamente a 20 dinari (10 euro) e 27 dinari (13,5 euro).

Ora … guardando la faccenda (ed i prezzi) o sono scemo io o qualcuno crede che lo sia.
Per quale motivo un adeguamento del prezzo “politico” della pillola ad 1 euro dal 1966 (ora a 6 euro) ed un entrata nel paniere del prezzo “politico” del Viagra a 10 euro rappresenterebbe un colpo di Stato?
Io li venderei al prezzo commerciale entrambi. Ma dal momento che si è deciso altrimenti, dov’è il dramma se rientrano entrambi nel paniere del prezzo politico?

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cesare 8:34 am - 11th settembre:

In Tunisia dobbiamo creare subito una no fly zone e armare la ribellione.

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Luigi Corvaglia 7:39 am - 11th novembre:

A proposito di salute sessuale maschile e dis-pari opportunità.
Più che attorcigliarsi in spiegazioni psico-qualchecosa penso siano molto più utili iniziative del genere. Da estendere al resto d’Italia.
Petizione Popolare al Presidente della Regione Lazio a favore dell’Andrologia

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Luigi Corvaglia 12:34 am - 3rd gennaio:

Vecchiotto ma ……
Il maschio italiano…un masochista
clicMedicina – redazione@clicmedicina.it
Il maschio? Ama soffrire, essere maltrattato, si ‘accende’ se la partner della vita domina su di lui.
E’ questa la figura del maschio italiano che esce da uno studio condotto dall’EPPA, l’associazione degli psicologi e psicoterapeuti europei (che comprende professionisti di Italia, Spagna, Inghilterra, Francia, Germania e Svezia). Gli italiani sono i più masochisti del Vecchio Continente…
Lo studio compara il comportamento sessuale in sei Paesi europei e i nostri connazionali maschi (2 mila casi analizzati di uomini tra i 25 e i 45 anni) risultano i più attratti dalle donne violente e autoritarie (38%). Seguono gli spagnoli (32%) e i francesi (26%). Nel mondo protestante questo fascino viene meno: in Svezia gli amanti della donna dominante si attestano al 18%, in Germania al 20% e in Inghilterra al 16%. Lo studio ha evidenziato inoltre che le donne che maltrattano i mariti possono contare su un indice di fedeltà che supera il 62%. Gli psicologi non si stupiscono. Per l’autore della ricerca, il professor Massimo Cicogna, presidente dell’EPPA: “L’Italia è una società da sempre fondata su un finto patriarcato. L’onnipresenza femminile si percepisce nel fenomeno tutto italiano del mammismo. Purtroppo – prosegue Cicogna – questa invadenza si traduce anche in un’iperpresenza emotiva che rende i ragazzi italiani tra i più dipendenti nel mondo dalle proprie famiglie come certificano i dati relativi all’autonomia dei figli”.
………………………………………………………………
ps. Ho evidenziato quella frase perché ne sono ultra-convinto. Per me è vera. Nel 2003 come nel 2013.

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Luigi Corvaglia 11:14 pm - 10th febbraio:

Impotenza sessuale: cause, approccio e cure
Su questo thread, come dire “medico“, io continuo a postare gli articoli del prof. Coppola. Perché, al di là dell’approccio (vedere l’occhiello della rubrica) a volte condiscendente al mainstream femminista, sono sempre pieni di notizie serie e puntuali.
Ma anche perché, come nell’articolo qui linkato, procedendo ad una seria scansione delle cause, biologiche, mediche ed ambientali riporta il problema, quando c’è (nella max parte dei casi), nel suo ambito naturale. Quello medico.
Sottraendolo alle fumisterie ideologiche anti-uomo.

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Luigi Corvaglia 7:07 am - 3rd marzo:

Si parla di varicocele in questo video. Ma in fondo anche di QM e dis-pari opportunità. Ascoltate il prof. Coppola intorno al minuto 4:30
……………………

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