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05 gen 2010  |  10 Commenti

I “politicamente corretti”

E’ purtroppo mia convinzione che la nostra vita sia dominata dall’ipocrisia. Naturalmente anche e soprattutto quando si parla di questioni attinenti la sfera sessuale.

Poco tempo fa leggevo su un settimanale che si è praticamente formato un comitato, di cui fanno parte decine se non centinaia di vip, attori, attrici, registi di tutto il mondo ecc., naturalmente tutti di area liberal e progressista, per sostenere la causa del regista franco-polacco Roman Polanski,  accusato, come sapete, di avere abusato sessualmente di una ragazzina di tredici anni, nel 1977, quando ancora si trovava in America.  Abuso sessuale da lui ammesso e per il quale patteggiò allora 42 giorni di carcere mai scontati perché fuggì dagli USA per rifugiarsi in Francia. La questione si è riaperta pochi mesi fa in seguito al suo arresto in Svizzera e alla richiesta di estradizione da parte della magistratura americana.

Tutti insieme allegramente a  proclamare la sua innocenza e a gridare al complotto.

Naturalmente è passato moltissimo tempo da allora e la ragazza abusata, che oggi è una donna ultraquarantenne, ha anche ritirato la denuncia e perdonato pubblicamente il regista.   Dal punto di vista umano è’ molto probabile se non certo che Polanski sia una persona diversa da quella che ha compiuto quel gesto delittuoso. Riaprire la vicenda dal punto di vista giudiziario, a distanza di più di trent’anni, potrebbe forse anche essere esagerato.  Del resto non siamo certo dei “forcaioli”…

Ma non è questo il punto che vorrei affrontare. La riflessione che mi preme fare è un’altra.

L’”incidente” (se si può parlare di incidente in casi di pedofilia e di violenza sessuale) è occorso ad un personaggio del mondo cinematografico di livello mondiale, con tutte le stigmate del caso: liberal, politicamente corretto, progressista ecc. In questo caso, come in altri,  tutto il suo mondo si è schierato in sua difesa, allineato e coperto, femministe in testa.
Tutto ciò non accade, guarda un po’,  quando invece di un Polanski o di un Woody Allen c’è di mezzo un personaggio come Mike Tyson. Nero, ex pugile (sport inviso ai “politicamente corretti”), ex povero (ma in fondo tale è rimasto, e anche per questo è disprezzato), che non ha mai fatto nulla per “evolversi” e per farsi apprezzare dal mondo che conta, uno che non appartiene a quell’ambiente di fighetti/e dell’alta società pronti a correre in aiuto di uno dei loro (anche se accusato di abusi sessuali su di una minorenne) ma del tutto indifferenti se non colpevolisti nei confronti di uno come Tyson. Un uomo che ha vissuto delle vicende allucinanti e che è stato “messo in mezzo” da un sistema che lo aveva già condannato a priori prima ancora di sapere come stavano le cose. Lo aveva condannato per quello che lui era ed è rimasto: un “negraccio” irriducibile venuto dai bassifondi, uno che non si “fa perdonare”. In fondo anche Cassius Clay, Mohammed Alì, si è fatto “perdonare”; l’America “politicamente corretta” lo ha assolto e accolto, ora che è il relitto di se stesso consumato dalla malattia (e comunque onore a lui, grande uomo, al suo coraggio, alla sua intelligenza, alle sue battaglie civili e politiche e a ciò che ha rappresentato per la sua gente).
Ma vuoi mettere Alì, ormai considerato un “nero buono”, che diamine, ora poi che un “nero evoluto” è alla Casa Bianca, con un tipaccio come Tyson.

 Tyson è un irriducibile nel suo essere “negro” e “povero”. Non è  neanche un uomo politicizzato, un “evoluto” come Alì ( e come Obama, che però, a differenza degli altri due, non viene dai bassifondi…). E quindi l’”universo liberal”, compreso quello americano, non lo può adottare; non può regalargli la sua “carità”. Tyson è quello che è; forse proprio per questo ancora più trasgressivo e scomodo di Alì. Per lo meno ora e di questi tempi.  E allora si trova sempre qualche “donna bianca” , maggiorenne, in questo caso, a differenza di quella di Polanski, eccitata dall’idea dell’avventura con il “negraccio” (e comunque uno con un’ immagine pubblica, non uno qualsiasi) disposta a dichiarare che sì, lei era salita in casa di Tyson, era entrata nella sua camera da letto ma poi, dopo tutti i preamboli del caso, quando lui gli era già entrato dentro, anzi, gli era già entrato dentro non del tutto ma per circa dieci centimetri (se non ricordo male…perché al processo si disquisì anche di questo), aveva cambiato idea ma quel “bruto scimmione” non è tornato indietro perchè si era infoiato (e figurati se la “bestiaccia nera” riesce a controllarsi…). E a quel punto Tyson diventa uno stupratore. E tale rimane. Questo è il suo marchio: “negro”, povero, stupratore, violento, e soprattutto “politicamente scorretto” e quindi non difendibile.
E allora in questo caso tutto il mondo “politically correct” fa spallucce, anzi fa quadrato intorno alla giovane violentata. Una violenza che peraltro ha portato a lei non so quanti miliardi, e a Tyson il carcere e la rovina.

Sia chiaro, a scanso di equivoci (perché gli avvoltoi sono sempre lì che svolazzano…), il sottoscritto non era certo presente al fatto, e quindi, se violenza sessuale c’è stata,  è sacrosanto che Tyson abbia pagato il suo crimine con anni di carcere. La sua condizione sociale e culturale non lo solleva di certo dalle sue responsabilità individuali, laddove si sia realmente reso responsabile di un atto di violenza di quel genere.

Però: due pesi e due misure?…

Quale opinione si sarà fatta di tutto questo la ex giovane fanciulla abusata dal bianco, liberal  e “politicamente corretto” Polanski? Nessun comitato di vip è mai sorto per difendere allora le sue ragioni come non è sorto per difendere quelle di Tyson. E se invece del divo e bianco Polanski ad averla molestata fosse stato un nero o un immigrato ispanico (oggi trattati peggio dei neri negli USA)?  Sarebbe insorto il mondo del jet set per difenderli (da un accusa di abusi sessuali non per reati di opinione)? E gli accusati sarebbero stati in grado di sborsare tre milioni di dollari per ottenere gli arresti domiciliari come invece ha potuto fare Polanski?

Non c’è nulla di più ipocrita del “politically correct”.
Che si fotta la pletora dei liberal, dei “politicamente corretti” e delle femministe. In America, come in Europa e  in Italia.  Stanno facendo quasi più danni loro che non l’oscurantismo religioso che ha dominato il mondo per secoli…

Fabrizio Marchi


10 Commenti

Strider 11:04 am - 8th gennaio:

Fabrizio
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Stanno facendo quasi più danni loro che non l’oscurantismo religioso che ha dominato il mondo per secoli…
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In un certo senso si’. Nondimeno ritengo vada evidenziato che l’ oscurantismo religioso esiste ancora, al di fuori dell’ Occidente: basta recarsi in certi paesi musulmani.

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LukeCage 10:13 pm - 31st gennaio:

In molti paesi musulmani la religione è utilizzata per fini politici:come quando in Italia si parla di cocifisso nelle scuole oppure di radici cristiane in Europa,per intenderci.
Sottoscrivo pienamente quello che Fabrizio osserva con questo articolo:tra l’altro tra uno pseudo-stupratore (come personalmente considero Tyson e considerai all’epoca Kobe Bryant) e un pedofilo ricco e famoso e simpatico ai potenti,uno uomo beta come me da quale parte si può schierare?
Cmq certi pregiudizi sono funzionali a chi osteggia una nuova presa di coscienza maschile,(http://antifeminist.altervista.org/risorse/mito_femminismo_buono.htm).

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RIno 8:43 am - 1st febbraio:

Come sia davvero andata tra Tyson e la denunciante ovviamente non possiamo saperlo.
Sappiamo però questo: che la donna ha oggi in tutto l’occidente i seguenti diritti:
1 – quello di cambiare idea durante il coito
2 – quello di modificare, ossia di riformare la sua volontà dopo il fatto e ovviamente con effetto retroattivo (e ciò a distanza di mesi o di anni).
3 – quello di non manifestare la sua contrarietà e ciononostante di farne comunque la base per la denuncia.
4 – quello di manifestare assenso e persino entusiasmo e poi affermare che erano simulati o estorti e che mascheravano il diniego
5 – quello di ignorare essa stessa la natura della sua volontà al momento e di ricostruirla a posteriori secondo utilità .
6 – quello di imporre ai partner la continenza sine die.

Non mi faccio scrupoli di definire questi diritti altrettanti delitti, che ci collocano al di fuori di ogni ordinamento civile e dall’alveo della civiltà dai tempi di Hammurabi (cosa che nessun filosofo del diritto ha ancora notato) e nell’era della sessualità terrorizzante.
Quando critichiamo la Chiesa per la sua sconsiderazione del sesso, per averlo identificato con il peccato etc. dobbiamo paragonare quei tempi bui a quelli “luminosi” di oggi. Se a suo tempo il sesso era potenzialmente peccato (contro Dio) adesso è un reato antifemminile. Ma mentre Dio non ti metteva le manette, (anzi di dava il sicuro perdono) ora niente ti può salvare dal sentire, dal “vissuto” femminile.
Il medioevo dunque sta dietro o davanti a noi?

Quanto alla difesa degli uomini di élite da parte dell’élite, tutto avviene secondo la ferrea legge del Titanic.

E qui mi vengono in mente pure gli Strani Casi del Prof. G. Marramao, la cui ben nota vicenda è istruttiva in tre direzioni. Una peggiore dell’altra e di cui parleremo.

RDV

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Fabrizio Marchi 10:15 am - 1st febbraio:

Bè, diciamo che Dio non ti metteva le manette ma i suoi autoelettisi rappresentanti sulla Terra sì…
Detto ciò condivido totalmente il tuo discorso. Peraltro conosco molto bene il Prof. Marramao perchè è stato correlatore della mia tesi di laurea in filosofia e ricordo benissimo la sua vicenda. Da allora, e mi dispiace doverlo dire, ha scelto di schierarsi a tutto tondo dalla parte delle femministe. Anzi, è un aperto sostenitore del femminismo. In questo modo ha fatto il bagno nel lavacro sacro e si è mondato dei suoi peccati. Addirittura le “voci di corridoio” sostengono che l’incarico assunto da Ida Dominijanni presso la facoltà di filosofia dell’università di Roma Tre sia stato in qualche modo “caldeggiato” dallo stesso Marramao…Naturalmente sono solo voci di corridoio (che mi sono state riferite da una docente di quella stessa università) così come quelle che dicono che la Dominijanni non sarebbe neanche laureata in filosofia…
Al di là dei pettegolezzi e delle voci di corridoio che non ci interessano più di tanto se non affatto, rimane la vicenda in cui è incappato il personaggio, peraltro uomo di grande intelligenza e cultura ma secondo me molto fragile dal punto di vista umano e personale. E proprio la strategia che lui ha scelto per difendersi e per ricostruirsi una pubblica immagine e credibilità confermano questa tesi.
Credo sia giunto il momento di cominciare a pensare ad un nuovo termine (sto parlando molto seriamente) per descrivere la miscela di terrore-vergogna-imbarazzo-senso di colpa che pervade gli uomini. Siamo di fronte a qualcosa di assolutamente nuovo, che non è mai esistito prima. Un “qualcosa” che riesce a chiudere la bocca agli uomini. Anzi, ancor prima di chiudergli la bocca gli blocca la psiche, gli frustra sul nascere qualsiasi pensiero che possa anche solo rappresentare una critica al “femminile”.
In questi giorni ho avuto modo di parlare con alcuni miei amici di sinistra (alcuni dei quali anche impegnati politicamente) e gli ho chiesto come mai nessuno di loro non abbia ancora scritto una riga sul sito o suil blog, al limite anche solo per criticare. Non entro nel merito delle “giustificazioni” per amor di patria…Dire che si sono arrampicati sugli specchi è un eufemismo…
Ho avvertito il loro imbarazzo e non ho infierito.
Tornerò presto su questo argomento con un articolo, merita di essere approfondito adeguatamente.
Fabrizio Marchi

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ckkb 12:06 pm - 1st febbraio:

I padri di famiglia oggi sui tetti e in piazza (e a fuoco suicidi disperati) in questi giorni, a difesa dei posti di lavoro, fanno parte di quei padri di famiglia che le compagne e i compagni della CGIL di Brescia, i compagni e le compagne della giunta comunale Corsini, le Pari Opportunità di Brescia, provvidero a stigmatizzare in quanto padri come violenti e picchiatori in famiglia, con una campagna durata mesi che invase muri, autobus, scuole, luoghi pubblici, con manifesti vergognosi(http://www.maschiselvatici.it/sei_un_padre.pdf).

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Alessandro 1:26 pm - 1st febbraio:

Purtroppo la sinistra ha preferito occuparsi esclusivamente o quasi del problema della violenza sulle donne, lasciando a data da destinarsi la risoluzione, se mai possibile ma non tentarci è grave in ogni caso, dei morti sul lavoro. Ha lasciato il compito agli avvoltoi della destra, e sappiamo tutti come è andata a finire, visto che quel poco che era stato fatto è stato in un anno cancellato.

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Alessandro 1:31 pm - 1st febbraio:

Poveri uominibeta, sono/siamo passati proprio dalla padella alla brace…

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Francesca 3:05 pm - 2nd novembre:

E che dire di mr. Bunga Bunga? ….Ma quella è un’altra storia!

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Fabrizio Marchi 5:07 pm - 2nd novembre:

Carissima Francesca smile benvenuta fra noi.
Sono d’accordo con te, quella è tutta un’altra storia…
Fabrizio

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Fabrizio Marchi 4:35 pm - 13th giugno:

Permettetemi, da appassionato, di salutare questo grande campione che ci ha lasciato pochi giorni fa: Teofilo Stevenson.
Anche lui, come l’altrettanto grande Mohammed Alì, non solo un campione dello sport ma un uomo che ha creduto e lottato fine alla fine per i suoi ideali.
Onore a te, Teofilo, non ti dimenticheremo mai.
http://www.youtube.com/watch?v=sOB7_BFqUeU
http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&frm=1&source=web&cd=1&sqi=2&ved=0CA8QqQIwAA&url=http%3A%2F%2Fwww.calciomercato.com%2Fprima-pagina%2Fla-grandezza-di-stevenson-e-i-mercenari-che-baciano-maglie-e-si–901177&ei=zqrYT7-tLIzcsgaZq8SvDw&usg=AFQjCNF2HknRqyU8sXylHMRJ4wb5uBLGnw&sig2=bHWoN2WiRsHL1Tu0kaQuiw

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