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13 feb 2014  |  34 Commenti

Rafael Correa:”Uomini e donne non sono costruzioni culturali!”

Non c’è necessità di commentare. Le sue parole sono una dichiarazione di guerra al fondamentalismo femminista e alla  ”gender ideology”.

Evviva Rafael Correa, “socialista del XXI secolo”, come suole definirsi: Rafael Correa – Wikipedia


34 Commenti

fabriziaccio 3:16 pm - 5th gennaio:

Un bellissimo video da una persona fantastica.
No a caso l’Ecuador (il Terzo Mondo) ha dato asilo politico ad Assange e provato fare lo stesso con Swonden, i due uomini che hanno svelato i crimini di guerra e di pace (NSA o datagate) commessi dall’elitè statunitense (che oggi ha come testimonial il fantoccio Obama), la stessa elitè che è motore dell’ideologia del Gender Mainstreaming, o femminismo radicale, perchè sono la stessa cosa.

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Fabrizio Marchi 5:13 pm - 5th gennaio:

Correa è la dimostrazione che una politica antifemminista non conservatrice, non reazionaria, ma anzi ispirata a valori socialisti, cristiani, antiliberisti e critica nei confronti del capitalismo assoluto (di cui il femminismo è un mattone ideologico), è possibile. E non è un caso che questo fenomeno si sviluppi nel continente latinoamericano, dove gli ideali socialisti e rivoluzionari si mescolano da sempre con quelli del cristianesimo sociale (telogia della liberazione) e in opposizione agli USA e alle ideologie egemoni in quel paese (che da sempre sfrutta e oprime il sud America)

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Etrus 7:54 pm - 7th gennaio:

Io noto che le donne vogliono sempre più assomigliare a noi,è uno spaccato del femminismo da non sottovalutare,peccato che non mettano in pratica nulla di ciò che scrivono in questa pagina nella realtà,o solo gli aspetti più negativi : https://www.facebook.com/pages/ANCHE-LE-DONNE-VENGONO-DA-MARTE/289093517770088?ref=ts&fref=ts.

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roberto 9:40 am - 8th gennaio:

vorrei solo far notare che il francese Alain Soral (sconosciuto ai più), già negli anni novanta evidenziava la stretta correlazione fra femminismo e società capitalista.
http://en.wikipedia.org/wiki/Alain_Soral#Alain_Soral_and_feminism
>>
——
ci scrisse pure un libro, nel 1999.
>>

http://www.lafeltrinelli.it/products/9782846284585/Vers_la_feminisation__Pour_comprendre_l%27arrivee_des_femmes_au_pouvoir/Alain_Soral.html

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Pappagallus sibiricus 1:44 pm - 8th gennaio:

Grande Correa. Pero`anche lui ci deve sempre ficcare il buonismo: “e XY han queste idee e io le rispetto molto…”, “anni di oppressione ma ora si va all`eccesso opposto…”"la parita`di diritti non la mettiamo in dubbio…”. Va beh, lo deve dire, per carita`. Poi, sta in sudamerica, dove notoriamente qualche sano calcio in culo le care ragazze lo prendono ancora, a differenza di qua dove li danno solo. Pero`io ho ancora la speranza che un giorno anche il piu`democratico e buonista dira`chiarissimo e tondissimo quello che e`la verita`, e che ovviamente, anche a molti di voi che leggete, suona folle, delirante, asturso: il potere e`delle donne e lo e`da secoli. Sono loro complessivamente a opprimere gli uomini, da secoli, con la complicita`dei vartici al potere e senza bisogno di leggi a favore; anzi, maggior ragione ora che le leggi a favore le hanno. Lo so,dico cose strane. Sono pazzo. Ma come diceva qualcuno, la storia mi dara`, e mi sta dando, ragione. Buona separazione a tutti.

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Fabrizio Marchi 7:08 pm - 8th gennaio:

Pappagallus sibiricus,

Ti sei risposto da solo relativamente a Correa…Si tratta del capo del governo di un paese che fino a pochi anni fa (come tutto il continente latinoamericano) era il giardino di casa degli USA, tenuto sotto il tallone di dittature militari ferocissime (altro che DDR, la Stasi non ti faceva dormire finchè non crollavi, le polizie sudamericane ti infilavano un vibratore elettrico nel culo o un fil di ferro arroventato nel pisello, dopo tre secondi canti come un cardellino…). Ora la situazione è mutata in gran parte del sudamerica ma ci vuole poco a ritrovarsi i marines dentro casa…Voglio dire, è già molto quello che quei governi stanno facendo, data la situazione…Teniamo anche conto, come hai detto tu giustamente, che il contesto latinoamericano è completamente diverso dal nostro. Per Correa il femminismo è concepito come parità dei diritti, eguaglianza (nella diversità), non è certo il femminismo che intendiamo e conosciamo noi. Per cui leggo le sue parole come sentite ma certamente anche come un atto dovuto. Anche noi siamo per l’eguaglianza e il reciproco riconoscimento fra i sessi, ed è proprio per questo, aggiungo, che siamo antifemministi. Ma questo possiamo dirlo noi che appunto abbiamo una determinata concezione del femminismo (e anche una diversa posizione rispetto alla sua che ci consente di esprimerci un pò più disinvoltamente, diciamo così…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif).
Per lui il femminismo non rappresenta quello che rappresenta per noi (nè potrebbe essere diversamente) ma la legittima aspirazione delle donne alla parità dei diritti e all’eguaglianza.
Consideriamo anche, come hai giustamente fatto notare anche tu, che quello sudamericano è un contesto in larga parte diverso dal nostro (e con grandissime differenze al suo interno).. Nonostante tutto anche lì il femminismo sta penetrando ed è in larga parte già penetrato (l’influenza degli USA rfesta comunque fortissima, specie a livello culturale), e ciò è testimoniato proprio dal fatto che il capo di un governo quale è Correa abbia scelto di pronunciarsi in quel modo.
Mutatis mutandis, provate a pensare al premier (socialdemocratico) di un paese europeo che fa un discorso di quel genere. Sarebbe una rivoluzione. Ecco, provate a sostituire Zapatero con Correa. Ho reso l’idea?…
Ragazzi, ce ne fossero 1000 di Rafael Correa. Anzi, comunico che ho scritto ufficialmente, in quanto Presidente dell’Associazione Uomini Beta, all’ambasciatore ecuadoriano, per complimentarmi per l’intervento del Presidente e per verificare la possibilità di una collaborazione culturale con associazioni, organismi o enti ecuadoriani impegnati sui temi della differenza sessuale.

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giovanni carducci 8:10 pm - 8th gennaio:

Fabrizio Marchi:
Pappagallus sibiricus,

Ti sei risposto da solo relativamente a Correa…Si tratta del capo del governo di un paese che fino a pochi anni fa (come tutto il continente latinoamericano) era il giardino di casa degli USA, tenuto sotto il tallone di dittature militari ferocissime (altro che DDR, la Stasi non ti faceva dormire finchè non crollavi, le polizie sudamericane ti infilavano un vibratore elettrico nel culo o un fil di ferro arroventato nel pisello, dopo tre secondi canti come un cardellino…). Ora la situazione è mutata in gran parte del sudamerica ma ci vuole poco a ritrovarsi i marines dentro casa…Voglio dire, è già molto quello che quei governi stanno facendo, data la situazione…Teniamo anche conto, come hai detto tu giustamente, che il contesto latinoamericano è completamente diverso dal nostro. Per Correa il femminismo è concepito come parità dei diritti, eguaglianza (nella diversità), non è certo il femminismo che intendiamo e conosciamo noi. Per cui leggo le sue parole come sentite ma certamente anche come un atto dovuto. Anche noi siamo per l’eguaglianza e il reciproco riconoscimento fra i sessi, ed è proprio per questo, aggiungo, che siamo antifemministi. Ma questo possiamo dirlo noi che appunto abbiamo una determinata concezione del femminismo (e anche una diversa posizione rispetto alla sua che ci consente di esprimerci un pò più disinvoltamente, diciamo così…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif).
Per lui il femminismo non rappresenta quello che rappresenta per noi (nè potrebbe essere diversamente) ma la legittima aspirazione delle donne alla parità dei diritti e all’eguaglianza.
Consideriamo anche, come hai giustamente fatto notare anche tu, che quello sudamericano è un contesto in larga parte diverso dal nostro (e con grandissime differenze al suo interno).. Nonostante tutto anche lì il femminismo sta penetrando ed è in larga parte già penetrato (l’influenza degli USA rfesta comunque fortissima, specie a livello culturale), e ciò è testimoniato proprio dal fatto che il capo di un governo quale è Correa abbia scelto di pronunciarsi in quel modo.
Mutatis mutandis, provate a pensare al premier (socialdemocratico) di un paese europeo che fa un discorso di quel genere. Sarebbe una rivoluzione. Ecco, provate a sostituire Zapatero con Correa. Ho reso l’idea?…
Ragazzi, ce ne fossero 1000 di Rafael Correa. Anzi, comunico che ho scritto ufficialmente, in quanto Presidente dell’Associazione Uomini Beta, all’ambasciatore ecuadoriano, per complimentarmi per l’intervento del Presidente e per verificare la possibilità di una collaborazione culturale con associazioni, organismi o enti ecuadoriani impegnati sui temi della differenza sessuale.

http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif

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Etrus 8:19 pm - 9th gennaio:

Pappagallus sibiricus,

Pappagallus mi piace il piglio con cui difendi le tue idee che condivido quasi completamente,specie il buonismo che hai giustamente evidenziato.Ad ogni modo l’intervento di Fabrizio su Correa e lo scenario politico in Ecuador mi ha aperto una nuova prospettiva di interpretazione sulla situazione che c’è in sudamerica.Detto questo secondo me il femminismo si basa su una falsa interpretazione della storia,a parer mio volutamente, tesa allo scopo di rivendicare diritti.Mi spiego meglio; secondo me esistevano ruoli diversi:l’uomo lavorava e la donna stava in casa,ma ognuno aveva la sua croce.Secondo me in virtù del fatto che dovevano lavorare stavano peggio gli uomini,ma da uomo sono di parte in questo e lo ammetto.Penso che anche l’uomo sia stato soggetto all’intelaiatura familiare tanto spacciata per ”maschilista” dal femminismo.

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Luigi Corvaglia 7:24 pm - 22nd gennaio:

UniSex – La creazione dell’uomo senza “identità” (Arianna Editrice)

…..
Come e perché le oligarchie mondiali vogliono imporre l’uniformità sessuale.

L’attacco alla sessualità, nei suoi generi maschile e femminile, rappresenta oggi il più sconcertante tentativo di manipolazione dell’essere umano mai tentato nella storia.

Promossa grazie all’imponente contributo economico e politico delle più potenti lobby dell’Occidente, questa vera e propria “mutazione antropologica” viene oggi imposta attraverso i media, la cultura, lo spettacolo e le legislazioni. Spariscono addirittura i termini “padre” e “madre”, specifici della famiglia tradizionale, e vengono sostituiti dai più generici “genitore 1” e “genitore 2”, quasi a indicare che la maternità e la paternità non hanno più nulla a che vedere con il genere sessuale.

Gli autori ricostruiscono le tappe di questo processo senza precedenti: dalle origini dell’Ideologia di Genere all’omosessualismo militante, dal progressivo sdoganamento della pedofilia all’invenzione del “sesso X”; in un percorso che ha, come fine evidente, la creazione di un uomo nuovo “senza identità”.
CONTINUA SU ………. ARIANNA EDITRICE

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Luigi Corvaglia 7:34 pm - 22nd gennaio:

Forse, non ne sono sicuro, ho cancellato inavvertitamente un commento buono finito nello spam…. http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cry.gif
Se è cosi prego l’autore/l’autrice di rimandarlo.

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Mauro Recher 8:32 pm - 22nd gennaio:

Dev’essere un libro interessante …che dovrebbe dimostrare che capitalismo e femminismo e lobby varie siano fortemente collegate ….

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Fabrizio Marchi 9:35 pm - 22nd gennaio:

Mauro Recher,

E’ così, Mauro, possiamo dire con il giusto orgoglio che siamo stati i primi, per lo meno in Italia e a quanto mi risulta (incredibile a dirsi ma è così…) anche in Europa, a pensarlo e a sostenerlo pubblicamente. Chissà, forse un giorno la filologia ce lo riconoscerà. http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_smile.gif
Riconoscerà cioè che un gruppo di uomini “come tanti”, non degli “intellettuali”, non degli accademici, ma un gruppo di uomini “normali” – giornalisti free lance, insegnanti, operai, disoccupati, tecnici informatici, impiegati, ingegneri, piccolissimi imprenditori, e quasi tutti precari (rappresentiamo uno spaccato tipico dell’attuale contesto sociale) hanno sostenuto che capitalismo e femminismo (e suoi derivati) camminano insieme.
Se qualcun altro comincia a sostenerlo non posso che essere felice ma il copyright, come si suol dire, è nostro. Ed è bene rivendicarlo con fierezza, perchè si tratta di una (originale ma vera) interpretazione filosofica della realtà. Potrebbe essere interpretato come un atto di presunzione da parte nostra ma non dobbiamo crearci di questi problemi. Perchè è così.

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Rino DV 8:13 pm - 24th gennaio:

Ipotesi sul patriarcato (nella prospettiva di R. Girard) con analisi di alcune smaccate contraddizioni della “antropologia dei sessi” femmminista.

http://www.bibliosofia.net/files/patriarcato.htm
di Britton Johnston

RDV

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armando 11:40 pm - 24th gennaio:

Conoscevo. Un mondo al femminile finirebbe per essere più violento di quello maschile. Infatti ci stiamo avviando.

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cesare 10:32 pm - 25th gennaio:

Le donne possono far tutto quello che fanno gli uomini, dice la teoria femminista. Però crepare a migliaia sul lavoro ogni hanno no: manovrare siviere piene di acciaio fuso o svuotare cisterne tossiche o colare cemento in cima ad un grattacielo, e via discorrendo di tutto ciò che una donna potrebbe fare e non fa, non si vede una donna, nemmeno in fotografia. La teoria manifestamente ha in questo un buco da risolvere: una propensione spinta del genere femminile, assai più degli oppressori maschili, alla scrivania. Propongo una riformulazione della teoria: prerequisito di ciò che le donne possono fare di tutto quello che fanno gli uomini è tenere le chiappe al sicuro. E ditemi se questo non è prova manifesta della superiorità di genere!

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giovanni carducci 9:02 am - 26th gennaio:

concordo

cesare:
Le donne possono far tutto quello che fanno gli uomini, dice la teoria femminista. Però crepare a migliaia sul lavoro ogni hanno no: manovrare siviere piene di acciaio fuso o svuotare cisterne tossiche o colare cemento in cima ad un grattacielo, e via discorrendo di tutto ciò che una donna potrebbe fare e non fa, non si vede una donna, nemmeno in fotografia. La teoria manifestamente ha in questo un buco da risolvere: una propensione spinta del genere femminile, assai più degli oppressori maschili, alla scrivania. Propongo una riformulazione della teoria: prerequisito di ciò che le donne possono fare di tutto quello che fanno gli uomini è tenere le chiappe al sicuro. E ditemi se questo non è prova manifesta della superiorità di genere!

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Fabrizio Marchi 12:47 pm - 30th gennaio:

comunico a tutti e con grande piacere che sono stato appena contattato telefonicamente da una funzionaria dell’ ambasciata ecquadoriana che ci ha manifestato, a nome dell’ambasciatore (al quale avevamo scritto una lettera poco tempo fa), il suo ringraziamento per l’interesse da noi manifestato nei confronti dell’Ecuador e delle politiche del governo ecuadoriano presieduto dal Presidente Rafael Correa. E’ stato un colloquio cordiale e amichevole e niente affatto formale. L’ambasciatore si è dichiarato disponibile a possibili iniziative comuni e ci ha fatto sapere di non esitare a contattarlo qualora avessimo progetti, proposte o idee da sottoporgli. Con la funzionaria che mi ha chiamato personalmente siasmo rimasti d’accordo di ragionare su possibili iniziative comuni da intraprendere.
Mi sembra un fatto molto positivo che certamente non lasceremo cadere.

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Tagliato da Zeus 7:49 pm - 30th gennaio:

Complimenti, è il segno che qualcosa comincia a muoversi. Forse sono troppo ottimista, ma ho l’ impressione che il femminismo stia per entrare in crisi. Troppo forte è la crisi della nostra attuale società; troppo devastante la perdita dei legami che il femminismo ha prodotto. La Fraser in Inghilterra ha scritto, nell’ Ottobre scorso, un’ articolo sul Guardian in cui dice che il femminismo è diventato l’ ancella del capitalismo. Non dice che il femminismo è sbagliato; dice che è stato fagocitato dal liberismo. A me pare che la Fraser tenti di separare le sorti del femminismo dal capitalismo perchè, essendo quest’ ultimo in crisi, vuole salvare il primo, un pò come quelli che avrebbero voluto separare l’ Italia fascista dalla sorte della Germania nazista. In realtà il femminismo, in quanto movimento separatista e disgregante, è per sua natura individualista e competitivo, quindi super-capitalistico. E’ necessario sbarazzarsi di entrambi.
Sono troppo duro? Bè, di fronte alla morte di tanti uomini, ai suicidi che avete elencato, come si fa a non esserlo? Sono per principio contrario ai libri neri, ma se fossi favorevole a tale barbara e inutile pratica, scrivereri il libro nero del femminismo liberal-capitalista.

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Fabrizio Marchi 11:14 pm - 30th gennaio:

Tagliato da Zeus,

http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif
Caro Tagliato da Zeus, sei pronto per aderire alla nostra associazione. Le tessere sono già pronte. Quando vuoi…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif

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Tagliato da Zeus 8:16 am - 31st gennaio:

Vorrei, ma vedi, io sono Aliquis.
Alcuni mesi fa abbiamo avuto, credo,
qualche incomprensione. Incomprensione anche da
parte mia, s’ intende. Sono una persona semplice e certe cose non le comprendo subito. Adesso sarei pronto a firmare, con nome e cognome, ciò che non firmai a suo tempo. Ma allo stesso tempo
vorrei anche la dimostrazione di essere compreso da voi; forse è meglio parlarne più avanti.
Intanto c’è un’ altra cosa che mi preme. Sono intervenuto con un commento su un sito femminista, firmandomi come Aliquis. In quel sito si parlava appunto dell’ articolo della Fraser e ci sono, tra le donne intervenute, opinioni divergenti in merito. Io ho detto che secondo me il femminismo è sbagliato alla radice. La direttrice del blog mi ha risposto chiedendomi di argomentare la mia affermazione. Io non sono sicuro di saperlo fare e non ne ho il tempo. Ma credo che tu, Fabrizio, potresti farlo. L’ articolo è stato pubblicato sul blog Quaderni di San Precario da una certa cri il 16 Ottobre scorso e si intitola “Come il femminismo divenne ancella del capitalismo”. Se puoi, gli rispondi tu a cri? Ci sono 6 commenti e il mio è il quinto.
Spero di non aver disturbato; negli ultimi mesi ho riflettuto molto. Saluti.

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giovanni carducci 8:36 am - 31st gennaio:

quoto tutto!

Tagliato da Zeus:
Complimenti, è il segno che qualcosa comincia a muoversi. Forse sono troppo ottimista, ma ho l’ impressione che il femminismo stia per entrare in crisi. Troppo forte è la crisi della nostra attuale società; troppo devastante la perdita dei legami che il femminismo ha prodotto. La Fraser in Inghilterra ha scritto, nell’ Ottobre scorso, un’ articolo sul Guardian in cui dice che il femminismo è diventato l’ ancella del capitalismo. Non dice che il femminismo è sbagliato; dice che è stato fagocitato dal liberismo. A me pare che la Fraser tenti di separare le sorti del femminismo dal capitalismo perchè, essendo quest’ ultimo in crisi, vuole salvare il primo, un pò come quelli che avrebbero voluto separare l’ Italia fascista dalla sorte della Germania nazista. In realtà il femminismo, in quanto movimento separatista e disgregante, è per sua natura individualista e competitivo, quindi super-capitalistico. E’ necessario sbarazzarsi di entrambi.
Sono troppo duro? Bè, di fronte alla morte di tanti uomini, ai suicidi che avete elencato, come si fa a non esserlo? Sono per principio contrario ai libri neri, ma se fossi favorevole a tale barbara e inutile pratica, scrivereri il libro nero del femminismo liberal-capitalista.

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giovanni carducci 8:42 am - 31st gennaio:

Fabrizio Marchi:
comunico a tutti e con grande piacere che sono stato appena contattato telefonicamente da una funzionaria dell’ ambasciata ecquadoriana che ci ha manifestato, a nome dell’ambasciatore (al quale avevamo scritto una lettera poco tempo fa), il suo ringraziamento per l’interesse da noi manifestato nei confronti dell’Ecuador e delle politiche del governo ecuadoriano presieduto dal Presidente Rafael Correa. E’ stato un colloquio cordiale e amichevole e niente affatto formale. L’ambasciatore si è dichiarato disponibile a possibili iniziative comuni e ci ha fatto sapere di non esitare a contattarlo qualora avessimo progetti, proposte o idee da sottoporgli. Con la funzionaria che mi ha chiamato personalmente siasmo rimasti d’accordo di ragionare su possibili iniziative comuni da intraprendere.
Mi sembra un fatto molto positivo che certamente non lasceremo cadere.

http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_bye.gif

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cesare 10:06 am - 31st gennaio:

Su Il Foglio di oggi 31 gennaio ottimo articolo da leggere: “La dittatura dell’unisex” di Eduardo Zanelli.
Qualcosa si muove.

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Fabrizio Marchi 12:10 pm - 31st gennaio:

Tagliato da Zeus,

“Chi non è con noi oggi lotterà con noi domani”, recitava una vecchia canzone di lotta…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif
Quando vuoi, siamo sempre qui…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif

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Aliquis 12:57 pm - 31st gennaio:

Fabrizio Marchi,

Ok. Datemi qualche giorno, perchè ultimamente
devo riprendermi da una serie di problemi che ho
avuto.
Arrivederci.

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Luigi Corvaglia 8:57 am - 27th marzo:

Un libro di Mario Adinolfi (deputato Pd): “Voglio la mamma – da sinistra, contro i falsi miti di progresso”.
…..
di Mario Adinolfi

Tra poco più di due mesi, il 19 marzo 2014, uscirà in libreria il mio nuovo libro: “Voglio la mamma – da sinistra, contro i falsi miti di progresso”. Sul mio profilo Facebook ho anticipato stralci di tutti i capitoli. Quello che segue è il quattordicesimo capitolo, il penultimo. Racchiude il senso del libro, sinteticamente

Giunti verso la fine di questa strada compiuta insieme, credo sia necessario racchiudere quel che si è provato a dire in venti punti che rappresentano principi irrinunciabili che ritengo non solo non debbano essere negoziabili, ma necessitino un’attività di proselitismo per ricondurre il dibattito intellettuale e politico sui temi tabù che abbiamo affrontato dentro i confini di una razionalità condivisa, lontano dall’impazzimento modaiolo che sembra avere la meglio in questa fase.

1. Non esiste l’individuo, esiste la persona, dunque l’individuo in relazione con altri individui. La relazione primigenia, archetipica e intangibile, è quella tra madre e figlio. Negarla è negare la radice dell’essere umano.

2. La libertà individuale è un totem che non necessita di tutele e non genera diritti. Al contrario, la libertà personale, dunque la libertà degli individui in relazione con gli altri, è preziosa e va ampliata senza che nuovi diritti ledano però l’essere umano in radice.

3. La libertà personale da tutelare in via prioritaria è quella dei soggetti più deboli: bambini, malati, anziani.

4. Il primo diritto è il diritto a vivere.

5. Non esiste un diritto all’aborto, esiste un diritto alla nascita. L’aborto è sempre una tragedia e un fallimento, come tale va trattato e con ogni sforzo possibile evitato.

6. I diritti prioritari da tutelare sono quelli della libertà personale, dunque relazionale, per eccellenza: i diritti della famiglia.

7. Non esistono le famiglie, esiste la famiglia: cellula base del tessuto sociale, composta da un nucleo affettivo stabile aperto in potenza alla procreazione. In natura la procreazione avviene con l’unione di un uomo e di una donna. E’ questa la base di un nucleo familiare propriamente detto.

8. L’omosessualità è una tendenza sessuale ovviamente legittima, i cui legami affettivi stabili possono essere tutelati da istituti giuridici, ma nettamente distinti dal matrimonio.

9. La rottura della sacralità e dell’unicità dell’istituto matrimoniale come unione di un uomo e di una donna, porta inevitabilmente e logicamente alla estensione dell’istituto stesso ad ogni forma di legame affettivo stabile. La legittimazione di poligamia, poliandria, unioni a sette, otto, dieci o venti persone, sarebbe dietro l’angolo con conseguenze letali per il tessuto sociale e la stabilità finanziaria degli Stati.

10. Non esiste l’omogenitorialità. Non esiste la genitorialità. Esistono la maternità e la paternità.

11. Negare a un bambino il diritto ad avere una madre e un padre, sostituendoli con il “genitore 1″ e “genitore 2″, è una forma estrema di violenza su un soggetto debole.

12. La sfera sessuale di un minore è intangibile e sono intollerabili le norme che prevedono la non procedibilità d’ufficio contro le persone che hanno rapporti sessuali con bambini di dieci anni e assumono per libero il consenso all’atto sessuale di ragazzini di quattordici anni.

13. Il turismo sessuale degli occidentali avente per oggetto in particolare le minorenni e i minorenni asiatici, è una violenza orrenda che merita il peggiore stigma sociale.

14. La variazione dell’identità sessuale di una persona dovrebbe essere prevista in casi del tutto eccezionali. Il mercimonio del corpo di una persona spesso in una finta fase di transizione da un’identità sessuale all’altra, grazie alla quale si ottiene maggiore attenzione e successo nel mercato della prostituzione, è un’attitudine che va combattuta.

15. La compravendita del corpo femminile, nella forma estrema della compravendita della maternità e dell’orrendo “affitto” dell’utero, che fa leva sullo stato di bisogno della donna per toglierle anche l’elemento più intimo della propria identità sessuale, va vietato da ogni normativa.

16. Tra due gay ricchi che fanno strappare dal seno della madre il neonato appena partorito per far finta di essere madre e padre, e il neonato così platealmente violato fin dai suoi primi istanti di vita, chiunque non abbia un bidet al posto del cuore sta con il neonato. E con sua madre.

17. L’eutanasia infantile è una procedura nazista e il protocollo di Groningen è un documento fondativo di una nuova pericolosa eugenetica discriminatoria e razzista.

18. Le diagnosi prenatali hanno fatto crollare nei paesi Occidentali le nascite di albini, affetti da sindrome di Down e da altre alterazioni cromosomiche. E’ intollerabile questa strage di persone affette da minime disabilità.

19. La morte non è mai “dolce”. L’instaurazione di norme che prevedano l’eliminazione delle persone in condizione di difficoltà grave fisica o psichica, secondo il labile e mutevole principio che la loro sarebbe una “vita non degna di essere vissuta”, apre la strada all’inferno.

20. Al centro della difesa della vita e della persona c’è la donna. Il futuro della razza umana ha le forme di una madre. Così è, così è sempre stato, così sempre sarà.

http://marioadinolfi.ilcannocchiale.it/

Ebbene, alla sinistra è rivolto questo libro. A tutti, certo, ma in particolar modo alla sinistra che attraversa la più profonda crisi della sua storia. E’ una crisi di identità, innanzi tutto: non si sa più cosa significhi essere di sinistra. Anzi ci sono alcuni, molti, che ritengono superata la dicotomia analizzata da Bobbio: ci dicono, destra e sinistra sono categorie superate dalla storia, non ci si può più definire con queste categorie obsolete. Io non lo credo. Credo sia anzi sempre più evidente la diversità tra chi mette al centro della propria azione la tutela del totem della libertà individuale e dei falsi diritti che ne deriverebbero e chi invece agisce politicamente spinto dalla necessità di tutelare le persone dalla violenza della disuguaglianza, dell’ingiustizia, della prepotenza del più forte sul più debole.

Credo però che la sinistra, nello sforzo di definire una propria leggibile identità nel percorso complesso della contemporaneità, stia commettendo il più tragico degli errori: ha deciso di camuffarsi, di aderire acriticamente allo “spirito del tempo”, di dimenticare i propri valori fondanti. Complice una sempre più vasta ignoranza, una spaventosa desertificazione culturale e intellettuale, la sinistra prova a ridefinirsi inseguendo le mode. La più sciocca è quella dei cosiddetti “diritti civili”, che già solo nella definizione fa sorridere, come se esistessero diritti che sono incivili.

In Spagna con le modifiche scellerate al diritto di famiglia e alla legge sull’aborto di José Luis Zapatero, in Francia con il “mariage pour tous” di François Hollande, persino negli Stati Uniti con lo zigzagare di Barack Obama sul tema del matrimonio omosessuale, la sinistra ha deciso di definirsi dimenticando la radice della propria ragion d’essere: la difesa del soggetto più debole. I leader che hanno seguito questa strada ne sono stati travolti: Zapatero, dopo aver governato una legislatura, non ha potuto neanche ricandidarsi alle successive elezioni e il suo stesso partito ha fatto di tutto per far dimenticare la sua figura; Hollande in Francia è al minimo storico di consensi di un presidente nella storia della République; quanto a Obama, consiglio una passeggiata negli Stati Uniti per capire quanto poco sia considerato. Aggiungo un purtroppo.

In questo delirio dissolutivo, in molti a sinistra hanno pensato che definirsi partendo dall’attacco alla famiglia tradizionale sostituendola con l’ambiguo plurale “le famiglie”, sostenendo posizioni a mio avviso chiaramente di destra estrema e nazista, non a caso figlie di un’ideologizzazione del totem della libertà individuale, come quelle a favore dell’eutanasia infantile, delle diagnosi preimpianto, della “dolce morte” e dell’aborto liberalizzato per tutti e in tutte le condizioni, potesse essere un modo di rimediare al vuoto.

La conseguenza è stata una ridefinizione, sì, ma completamente errata rispetto alle premesse. Si è di sinistra solo se si sostiene il soggetto più debole. Tra un neonato che è poggiato sul petto di sua madre dopo il parto e una coppia di ricchi omosessuale che si sono comprati quell’utero facendo leva sulla condizione di bisogno della donna e ora vogliono strappare il bimbo al seno della mamma, una persona di sinistra istintivamente con chi sta? Non ho neanche bisogno di rispondere, credo. Invece a sinistra si è fatta strada l’idea che in nome dei cosiddetti “diritti civili” sia un grande mito di progresso consentire il matrimonio omosessuale, rompere la sacralità della maternità, renderla oggetto di compravendita perché il diritto a sposarsi comporta il diritto a “mettere su famiglia” e nelle legislazioni dove si consente il matrimonio omosessuale si consente di fatto alle procedure di gestazione per altri, cioè di utero in affitto e altre bestialità.

Tutto si tiene. Se a sinistra mettiamo in crisi il concetto centrale del sostegno al più debole, diventando di fatto di destra per difendere il totem della libertà individuale e dei falsi diritti che ne derivano, allora si capisce come si smetta di difendere il bambino senza voce che ha diritto a nascere molto di più di quanto la donna abbia il diritto di abortirlo, l’anziano e il malato grave che ha bisogno di assistenza e non di sentirsi un peso per la società e la famiglia da eliminare con una “dolce” morte di Stato, la famiglia che fa fatica a portare avanti la carretta dell’educazione e della crescita dei figli, sostenendo magari in casa altre persone non autosufficienti.

La sinistra che attacca e vuole cancellare la figura chiave della madre, sostituendo i concetti decisivi e radicali di maternità e paternità, con una confusa “genitorialità” che si sostanzia nelle figure generiche e politicamente corrette del “genitore 1″ e “genitore 2″, fa venire davvero in mente la notte di Hegel, quella in cui tutte le vacche sono nere. In assenza di identità, si vuole far finire tutto nell’indistinto. Errore culturalmente, politicamente, umanamente mortale.

No. Io voglio la mamma…

Dalla pagina facebook di Adinolfi

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ARMANDO 1:46 pm - 27th marzo:

A parte l’insistenza sulla mamma che è significativa, forse, di un Edipo non del tutto superato, e che ribiologizza completamente il rapporto sottovalutando il padre, per me dice cose condivisibili. Il problema è che a parte lui e pochi altri la sinistra, in compagnia di gran parte della dx moderna “a la page”, dice tutt’altro. Allora il ragionamento logico è semplice. Se il 99% della sinistra è del tutto in antitesi con quelle idee, mi sembra ormai inutile definirsi di sx,. Addirittura contropriducente perchè si viene automaticamente classificati come sostenitori di quelle idee che Adinolfi stigmatizza come non di sx. Lo stesso vale per la destra, ovviamente.
Il punto è che non si possono applicare categorie del secolo scorso quando i loro contenuti sono del tutto diversi. Se la sx è in favore dei più deboli ma la sx invece sostiene tesi che sono contro i più deboli, allora è meglio emigrare da quel nome che si sya sputtanando e cercarne un altro. Non certo DX, che soffre in parte degli stessi problemi, ma prioprio un altro che segni la cesura storica fra le vecchie partizioni socioeconomiche e le nuove che viaggiano su un terreno pre-sociale, ovvero antropologico, a partire dal quale scaturisce anche il sociale. Intendo dire che una società che non rinosce la tutela dei più deboli, (bambini, diritto alla vita etc.) non porà mai perseguire una vera giustizia sociale.

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cesare 3:41 pm - 27th marzo:

“IL Minculpop Lgbt non si arrende: vuole la teoria del gender in tutte le scuole italiane.
La deputata del PD Michela Marzano ha chiesto qualche giorno fa che siano finalmente diffusi gli opuscoletti dell’Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale intitolati “Educare alla diversità” destinati agli insegnanti di scuola primaria, media e superiore”.(Da Il Foglio di oggi 27 marzo 2014)
Un libretto che, commenta il cardinale Angelo Bagnasco, intende “omologare tutto fino ad appiattire l’identità di uomo e donna come pure astrazioni”.
Con la vacuità di pensiero e la irresponsabile leggerezza che contraddistingue le scelte politiche di tante femministe, ecco in azione la Marzano nel silenzio generale dei “piddirosa” maschi di cui un tratto certo e verificato si può individuare: sono terrorizzati all’idea di contraddire le piddirosa femmine al punto da tacere qualunque disumana bestialità queste ultime vadano proponendo in loro nome.

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catoblepa 9:45 pm - 27th marzo:

ma in concreto cosa si intende per identità femminile e identità maschile? nella vita di tutti i giorni cosa comporta avere una o l’altra di queste identità?

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cesare 6:40 am - 28th marzo:

Catopleba: cosa si intende per identità maschile e identità femminile.

Comincia a dare una occhiata allo scritto “Campo maschile” di Paolo Ferliga presente in questo sito. Inizia da li.
E, visto che davvero siamo in una “Matrix”, dove ognuno è destinato ad essere l’Avatar della merce, e quindi non avere sostanza identitaria che non sia quella di merce e consumatore di merci, “segui le tracce”.
A partire da questa domanda da cui oggi nessuno può prescindere o può assurdamente liquidare come non ricevibile come fa la teoria Gender, inizia il tuo lungo e faticoso cammino di ricerca che ha per fine l’identificazione.
Che te ne viene dalla identificazione?
Da una compiuta identificazione con se stessi, che implica la e-ducazione delle potenze connesse alla diversità sessuale, sgorga interiormente una potente sorgente di energia vitale che si traduce in letizia ed esperienza di libertà. E’ l’antico conosci te stesso.
Al supermercato delle merci e delle astrazioni di pensiero dove il valore di scambio è l’unico valore ammesso, invece non troverai risposta.
Si tratta infatti di un duro, faticoso, lungo cammino del tuo spirito dentro la tua carne e dentro la tua anima.
l

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Fabrizio Marchi 10:21 am - 28th marzo:

ARMANDO,

Secondo me però la cosa non va affatto sottovalutata. Mario Adinolfi è un esponente del PD molto vicino a Renzi e a mio parere le sue esternazioni vanno salutate molto positivamente. Non mi risulta, a tutt’oggi, che ci sia qualche altro esponente a quel livello che si sia pronunciato in tal senso, sia a “sinistra” che a “destra”. Personalmente non condivido proprio tutto le sue opinioni nel merito però non c’è dubbio che già quello che ha detto è un bel cazzottone in un occhio al mainstreaming politicamente corretto.
Naturalmente l’analisi di Adinolfi ha un limite strutturale che è quello di non comprendere la stretta interrelazione fra l’ideologia femminista/genderista politicamente corretta e il sistema capitalistico, altrimenti non si troverebbe dove si trova, non sarebbe uno dei consiglieri dell’attuale primo ministro e non sarebbe nel PD.
Nonostante ciò si tratta comunque di una novità molto positiva che va colta per quello che è.
Sulla questione destra/sinistra sulla quale tante volte ci siamo pronunciati.
Ne ho parlato tante volte ma mi ripeto. Qui il problema è di duplice natura. Linguistico e concettuale. Se scegliamo di attribuire ai concetti di destra e sinistra un significato e un valore storici, se li inquadriamo cioè nel determinato contesto storico in cui questi hanno fatto la loro comparsa, dovremmo oggi coerentemente dire che questi concetti sono da un certo punto di vista superati. O meglio, rimangono dei simulacri che servono a coprire ideologicamente il dominio del capitale che dal punto di vista appunto ideologico e “culturale” in questa fase storica ha deciso di declinarsi economicamente e politicamente a “destra” e “culturalmente” a “sinistra”. Ma al di là di come ciascuno di noi sia idealmente o ideologicamente collocato l’attuale “destra” e l’attuale “sinistra” NON hanno più nulla a che vedere con la vecchia Destra e la vecchia Sinistra, quelle cioè che dalla Rivoluzione francese fino agli anni ’60/70 del secolo scorso hanno caratterizzato la dialettica politica e che hanno spinto tutti noi a schierarci da una parte o dall’altra. Da quegli anni in pi comincia un’altra storia e quelle categorie politiche cominciano a subire una mutazione che a tutt’oggi pare irreversibile e forse compiuta.
Su questo punto dobbiamo essere molto chiari altrimenti, oltre a ripeterci continuamente (anche se in effetti mi rendo conto che è necessario perché, come peraltro sosteneva anche Preve, i concetti vanno ripetuti e ripetuti costantemente…) rischiamo anche noi sia pur involontariamente di alimentare una tendenza oggi molto in voga (scientemente voluta dal sistema dominante) di natura essenzialmente qualunquistica che è quella di buttare tutto e tutti nello stesso calderone, del “sono tutti uguali”, “fanno a gara a chi magna de più”, mandiamoli tutti a casa ecc. ecc. . E guarda caso però il capitale a casa col kaiser che ci va, anzi, il suo dominio è sempre più saldo. La politica viene così sostituita “ a furor di popolo” (indotto…) dalla tecnocrazia e si millanta la bontà del “tecnico” che deve sostituire il “politico”, il che significa affermare appunto la supremazia della “tecnica” su tutto il resto, cioè la filosofia, il pensiero e naturalmente la Politica, con la P maiuscola che oggi invece è stata messa sotto i tacchi proprio dal capitalismo e dalla sua ideologia che NON vuole la “Grande Politica” ma ha interesse solo alla “governance” che deve essere garantita da un ceto di funzionari, di manager al suo servizio.
Diverso il discorso, se invece scegliamo (ma è una convenzione) di attribuire ai concetti di destra e sinistra, un significato e un valore metastorici. Se optiamo in tal senso, allora i concetti di destra e sinistra sono sempre esistiti e sempre esisteranno fino a quando l’umanità non avrà superato la logica del dominio dell’uomo sull’uomo e del dominio di classe, con tutto ciò che ne consegue (diseguaglianza, accumulazione di ricchezza di pochi a scapito dei molti, sfruttamento degli uomini e delle risorse, ingiustizie sociali ecc. ecc. ecc.).
Ora non voglio entrare nel merito delle opinioni di ciascuno. Ci sarà chi la pensa come il sottoscritto e come altri e cioè che l’orizzonte dell’umanità debba essere quello del superamento di quelle logiche e chi invece resterà convinto che quelle logiche debbano permanere perché fanno parte dell’umano e che proprio per questo non possono e non debbono essere superate; anzi, devono essere combattuti quelli come me che vorrebbero superarle.
Bene. Non è questo il punto. Il punto è intendersi. Che ci piaccia o meno, la grande questione, la grande contraddizione dialettica che ha caratterizzato da SEMPRE la storia dell’umanità, fin da quando siamo scesi dagli alberi, è stata quella di cui sopra. Possiamo inventarci di tutto, ontologismi, trascendentalismi, tutto il cazzo che vi pare (permettermi di esprimermi in libertà), ma resta il fatto che la storia dell’umanità si è svolta tutta intorno a quelle categorie e a quella relazione dialettica che ad un certo momento del suo svolgersi storico, ha assunto i concetti di Destra e di Sinistra (prima ne aveva assunti altri). Piaccia o no è così e piaccia o no gli uomini si sono schierati o sono stati costretti a schierarsi da una parte o dall’altra della barricata che di volta in volta ha appunto assunto concetti diversi (in base al contesto storico) ma comunque riconducibili a quella relazione dialettica. .
Ora, possiamo, se lo vogliamo (ma non possiamo deciderlo noi…) per convenzione linguistica, stabilire che quella stessa relazione dialettica non debba più essere concettualizzata con i termini di Destra e Sinistra, anche perché, come abbiamo visto, nella loro declinazione storico-politica attuale, hanno assunto tutt’altro significato.
Va bene, anzi benissimo, a me poco interessa. E naturalmente possiamo scegliere di fare il contrario (neanche questo dipende da noi).
Ma questo è un altro discorso.
I problemi veri sono altri e cioè:
Come e da che parte ci collochiamo in quella relazione dialettica?
Come si evolve nel tempo? Quali caratteristiche assume? Come si trasforma?
E’possibile considerare la QM come qualcosa che si pone al di fuori o al di sopra oppure è parte integrante di quella stessa relazione dialettica e introduce ovviamente elementi nuovi che in altre epoche storiche non potevano emergere perché non c’erano le condizioni affinchè emergessero?
E’ giusto che ciascuno faccia le sue scelte e si collochi in base ai propri convincimenti.
Mi permetto però di dire che la originalità di Uomini Beta è consistita e consiste, fra le altre cose, proprio in questa intuizione, e cioè nell’aver collocato la QM (che pure, ovviamente, ha risvolti di carattere ontologico e metastorico che nessuno nega, ma questo vale per tutto, specie per chi come noi non separa natura e cultura come se fossero due entità separate e distinte…) in un contesto storico-politico che ha creato, suo malgrado, le condizioni affinchè emergesse (e in parte le ha create ex novo…).

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cesare 11:28 am - 28th marzo:

Anch’io considero importante che Adinolfi si sia accorto di ciò che avviene sotto gli occhi di tutti ovvero il massacro di “uno di noi” nel ventre materno tramite l’aborto, e che si sia accorto che il concepito non è spazzatura come la “nobilissima” teoria femminista sostiene, e che intorno alla difesa della vita e della dignità di questo “uno di noi”, il più indifeso essere della Terra, i maschi si giocano la paternità e la loro salute psichica (e lasciamo stare per carità di patria quello che si giocano le donne con questa orrible violenza verso il figlio e verso se stesse) e tutti si giocano la dignità di essere uomini. Piccola cosa ancora adesso per i maschi e le femmine PD.

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