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06 Mar 2011  |  36 Commenti

Pasolini e l’anarchia del potere

http://www.youtube.com/watch?v=H6wRslJmUJ4


36 Commenti

armando 10:50 pm - 5th Febbraio:

Pasolini eroe antimoderno
Pasolini è una figura straordinariamente complessa e affascinante. Comunista negli anni 50/60 (quando il PCI era partito autenticamente popolare), omosessuale e per questo espulso dal partito, anticlericale, marxista e lucidissimo critico delle nuove forme assunte dal capitalismo moderno.
Nessun dubbio sulla sua collocazione politica, ma……..
Ma se scaviamo un po’ nella sua opera allora, sul piano culturale, ne viene fuori qualcosa di molto diverso da quella che oggi si definisce sinistra. Anche il suo marxismo assume un carattere di non ortodossia. Scrisse infatti in Marxismo e Cristianesimo (in Saggi sulla politica e sulla società. Mondadori 2005, pag. 817): Noi in un certo senso dobbiamo essere aiutati dal cristianesimo, perché il cristianesimo offre al nostro orizzonte umano delle soluzioni, delle prospettive e delle possibilità che il marxismo si disinteressa di darci. Per esempio, il problema della morte è un problema ben grave per tutti noi. Dico, l’angoscia della vita, i momenti di incertezza, di dolore e di crisi li abbiamo tutti. E a questo il marxismo cosa vuole che ci dica? Non ci dice niente. Dice: arrangiatevi. Ed ancora a pag. 858: Dunque, comunismo e religione possono coesistere nei Paesi pre-industriali, dove comunismo e religione si oppongono in concreto come due ideologie diverse: nei paesi completamente industrializzati (o capitalsti o socialisti) tale coesistenza è puramente un fatto teorico……vorrei dire tuttavia che il contrario della religione non è il comunismo (che, benchè abbia preso dalla tradizione borghese lo spirito laico e positivistico, è in fondo molto religioso); ma il contrario della religione è il capitalismo….. Un marxismo assunto, dunque, come strumento di lettura del funzionamento della società capitalistica ma non nei suoi principi filosofici (ateismo, materialismo storico). Dal che si deduce, per puro sillogismo, che la società industriale nelle sue varie versioni è incapace di offrire soluzioni e senso agli enigmi della vita umana. Ma ancora più rimarchevole è il fatto, ormai del tutto evidente, che la sinistra attuale (tutta, anche la più “radicale”) ha assunto pienamente i paradigmi culturali e antropologici dell’odiata borghesia. Forse è vero che “un altro mondo è possibile”, ma va ricercato in qualcosa di totalmente altro dalla direzione assunta dalla sinistra. Questo punto si intreccia, o meglio si dovrebbe intrecciare, con la riflessione sulla stagione del 68 e della rivoluzione culturale e sessuale che ne seguì. Ma sembra un tema troppo ostico e ormai fuori dalla stessa possibilità di percezione di molti di coloro che ne furono protagonisti.
Se poi ci spostiamo sul piano delle sue prese di posizione sui temi di attualità dell’epoca, troviamo molte altre “sorprese”. Si dichiarò contrario alla “rivoluzione studentesca del 68” perchè fatta da borghesi contro i veri “proletari in divisa” (celebre la presa di posizione in favore dei poliziotti di Valle Giulia), si pronunciò inequivocabilmente contro l’aborto per il semplice fatto che è la soppressione di una vita umana: Sono però traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio….Che la vita sia sacra è ovvio: è un prindipio più forte ancora della democrazia.. (Scritti corsari. 19 gennaio 1975). Considerava la rivoluzione sessuale come falsa e bugiarda perchè concessione del potere e non vera liberazione delle persone, tanto da rivalutare anche in campo sessuale la società preconsumistica: la società preconsumistica aveva bisogno di uomini forti, e dunque casti. La società consumistica ha invece bisogni di uomini deboli, e perciò lussuriosi. Al mito della donna chiusa e separata (il cui obbligo di castità implicava la castità dell’uomo) si è sostituito il mito della donna aperta e vicina, sempre a disposizione. Al trionfo dell’amicizia fra maschi e dell’erezione, si è sostituito il trionfo della coppia e dell’impotenza… (Lettere luterane. Da Il Mondo, 7 agosto 1975).
Mi fermo, ma si potrebbero citare innumerevoli passi del Pasolini antimoderno, quello per il quale le classi subalterne, compreso il lumpenproletariat delle borgate romane, erano espressione di culture (o subculture) autenticamente popolari, coi loro valori e stili di vita sentiti dal popolo ancorchè considerati retrivi e oscurantisti agli occhi del laico borghese progressista.
Non posso non citare, infine, il testamento spirituale di Pasolini, la poesia “Saluto e augurio” (in la nuova gioventù, poesie friulane 1941/1974, Torino, Einaudi 2002), composta poco prima di essere assassinato. In essa si rivolge ad un giovane fascista, categoria da lui aborrita, con queste parole:
Tu difendi, conserva, prega……..Porta con mani di santo o soldato l’intimità col Re, destra divina che è dentro di noi, nel sonno……Prenditi tu, sulle spalle, questo fardello. Io non posso: nessuno ne capirebbe lo scandalo…
Ne emerge un Pasolini la cui polemica contro la società dei consumi di cui vedeva gli esiti con stupefacente lucidità e preveggenza, deve essere inquadrata in un contesto opposto a quello a cui ci ha abituato il progressismo politicamente corretto, spesso di antica derivazione marxista.
Qui si situa uno snodo di fondamentale importanza. Dato per scontato che la sinistra marxista ha subito una mutazione profonda rispetto alle sue origini, la domanda è se quella mutazione era evitabile oppure se era già inscritta nei geni stessi del marxismo ed è emersa solo ora essendo mutate alcune condizioni storiche concrete (tracollo dei socialismi reali, trasformazione del capitalismo, etc).
A me sembra evidente che, senza pensare che il mondo preconsumista fosse il paradiso e che la soluzione sia il ritorno al passato, ci sia da chiedersi se un cambiamento davvero profondo di “questo” mondo, non implichi anche un recupero, in forme possibili e attualizzate, di alcuni valori culturali del passato in quanto più autentici e più aderenti degli attuali alla natura degli uomini, o se non piace la parola, alla loro psiche profonda da cui nascono anche i loro bisogni non puramente materiali. Anche il rapporto maschi/femmine si inscrive in questa problematica.

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Fabrizio Marchi 11:25 pm - 5th Febbraio:

Caro Armando, mi “obblighi” a una risposta di una certa complessità…smile Appena avrò un po’ di tempo te la scriverò…Lo tirate per la giacchetta da tutte le parti quell’Uomo lì…non ce la fate proprio ad accettare che in fondo in fondo, tiralo di qua, tiralo di là, con tutte le sfaccettature, le sue peculiarità (e meno male), il suo originalissimo pensiero, il suo essere fuori dalle righe (da tutte le rgihe), il suo ancor più orginale percorso politico ed esistenziale, Pasolini era comunque un comunista…Eterodosso, singolare, eretico, contaminato dalla cultura contadina, da quella sottoproletaria, dal Cristianesimo, da tutto quello che volete: ma era comunista. A suo modo, ma era comunista. E questo nessuno lo potrà mai cambiare. Tant’è che anche tu lo hai premesso. Lo so che vi piace e che vorreste “farlo vostro” ed è per questo che ad ogni piè sospinto e ad ogni occasione che vi si presenta ci provate…smile
Fatica persa…smile Accettatelo. Era comunista. E aveva due palle che per trasporarle ci voleva la carriola di mio nonno…Se bastava…
Dammi un po’ di tempo…sono incasinato in questo periodo…
Fabrizio Marchi

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ckkb 11:02 am - 6th Febbraio:

Soprattutto non era un radicale: anche a lui il libero mercato dei pezzi e delle funzioni umane non piaceva e nemmeno gradiva la prospettiva di una loro produzione e trasformazione industriale (e relativo controllo qualità), nè statale nè privata.

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armando 1:28 pm - 6th Febbraio:

Caro Fabrizio,
se l’ho premesso, segno evidente che non voglio cambiargli l’appartenenza, cosa che sarebbe d’altronde operazione un po’ meschina. Fra l’altro, “vostro” di chi?
Il piano politico non mi interessa, anche perchè è quello più superficiale e mutevole. Ho invece posto un problema sul piano culturale, laddove la politica sfuma e lascia il posto a ben altro, il cui nucleo è questo: il marxismo come visione del mondo è in grado di rispondere agli interrogativi che l’uomo non può non porsi se non vuole ridursi al puro stato di materia? Quelle eresie e contaminazioni che gli costarono gli epiteti di “decadente” e “reazionario” da parte degli intellettuali organici del PCI (Asor Rosa, ad esempio), non sono un “accidente” del pensiero di Pasolini, ma il suo nucleo principale alla luce del quale deve essere letta anche la sua adesione al marxismo. Credo che il pensiero del comunista Pasolini richieda molta riflessione da parte di tutti. Di una Dx , se vogliamo continuare ad usare queste categorie nella loro accezione tradizionale per me obsoleta, povera di pensiero e idee, schiacciata sul presente e le sue ossessioni, ma anche di una Sx che ha fatto altrettanto. Anche quella così detta antagonista. Ti faccio un solo esempio: la sx antagonista è antiglobal. Benissimo, lo sono anch’io. Ma che senso ha essere contro la globalizzazione economica e favorevoli, invece, a quella giuridica e di costumi? Nessuno evidentemente, posto che ogni società è un tutto che tiene insieme più piani diversi, e che le economie di sussistenza (povere, certo, ma non miserabili come ora) si reggevano su usanze e costumi tradizionali. D’altra parte basta guardare dalle nostre parti per capire quanto sia stata colonizzata sul piano culturale dal laicismo e dal materialismo pratico, quello peggiore, della borghesia.
Ma torniamo a noi, con un ricordo personale. Sai perchè Pasolini mi piace così tanto? Perchè il suo essere comunista assomigliava al mio. Quando facevo le scuole secondarie superiori (una vita fa), ci capitò un supplente di tedesco, uomo di sinistra che avrebbe poi fatto anche una certa carriera nell’allora PSIUP. Ci decantava, estasiato, le meraviglie industriali del bacino della Ruhr, dove si concentrava l’industria estrattiva e metallurgica della Germania. A lui gli stabilimenti industriali piacevano anche esteticamente (“strana” assonanza coi futuristi), oltre ad essere il simbolo del futuro (in linea con Lenin, per il quale il socialismo era “elettrificazione più soviet”). A me tutto quell’entusiasmo mi lasciava molto perplesso, sentivo dentro di me che c’era qualcosa che non andava. Potrai capire allora che quando ho trovato nel comunista Pasolini pensieri simili, è stata una bella scoperta, ancorchè in ritardo.
Chiudo facendoti rilevare che Comunista ha la stessa radice di Comunitario, a significare che termini che contrassegnano un pensiero che nel tempo è andato sempre più a divergere, hanno tuttavia qualcosa di profondo che li unisce, e che sarebbe il caso di riscoprire dimenticandosi per un attimo dell’attualità.
Aspetto la tua risposta che volentieri leggerò.
Armando

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Fabrizio Marchi 1:59 pm - 6th Febbraio:

I tuoi due post sui Pasolini richiederebbero una risposta articolatissima su tutti i punti che hai toccato (tantissimi…troppi…). Secondo me sarebbe meglio una conversazione telefonica, risparmierei molto più tempo…inoltre stiamo andando abbastanza fuori dalla QM, ma questo in fondo non è poi così grave…Può succedere che ci si allontani ogni tanto perchè sappiamo che la stessa è intimamente legata alla Politica…
Va bè, vedrò nei prox giorni.
Ciao!
Fabrizio

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Fabrizio Marchi 10:08 pm - 7th Febbraio:

Caro Armando e cari tutti, intanto mi scuso fin da subito per la lunghezza. Purtroppo la Natura, Dio o chi per loro non mi hanno fatto dono della sintesi e non riesco ad essere breve quando mi trovo a dover affrontare tante questioni insieme. Per questo preferisco di gran lunga la comunicazione orale a quella scritta, ma tant’è. Peraltro l’argomento che stiamo affrontando per la gran parte esula dalla QM, per lo meno in senso stretto. Sarebbe quindi più corretto che rispondessi ad Armando per via privata ma siccome lui stesso ha scritto pubblicamente un post può darsi che anche altri siano interessati all’argomento. Chi non lo è non se ne preoccupi e passi oltre.
Vado per punti.
1) Pasolini è stato un grande pensatore di rottura (in tutti i sensi e in tutte le direzioni, e meno male…) e anche un uomo della prassi. In questo senso (e non solo) era sicuramente un marxista. Ha avuto delle intuizioni geniali e ha saputo prima di chiunque altro capire la direzione di marcia che stava imboccando, o meglio aveva già imboccato, il neocapitalismo consumista, massificante, totalizzante, globalizzato e distruttore di qualsiasi istanza sociale e/o culturale che non fosse in qualche modo plasmabile o ad esso riconducibile. La sua risposta a questo processo non è stata quella tradizionale di un intellettuale comunista, o quanto meno lo è stata solo in parte. Ciò detto, è tutto da verificare se la “nostalgia” di Pasolini per quelle culture “autenticamente popolari” spazzate via dal capitalismo sia da considerare come un sentimento di tipo conservatore o men che meno reazionario. Personalmente non lo penso affatto. Ritengo invece che Pasolini, proprio perché consapevole del genocidio culturale in atto, abbia fatto proprie quelle culture destinate ad essere liquefatte, in un ultimo sforzo “resistenziale”, anche se senza speranza, come lui stesso più volte ha affermato.
2) Pasolini, fra gli altri aspetti della sua complessa personalità (e meno male anche qui), era intriso di Cristianesimo che naturalmente interpretava e declinava a suo modo. Un Cristianesimo sociale, militante, poco incline al trascendente e ancor meno all’ascetico, interpretato e vissuto come “strumento” (il termine è assolutamente improprio, ci siamo capiti…), inteso nel senso più alto e nobile, di trasformazione della realtà. Di più. Come universo di senso, complementare e non antitetico al comunismo, necessario proprio a quel processo di trasformazione che, nella fattispecie (la storia è ricca di apparenti paradossi), passava per Pasolini proprio attraverso la difesa di quelle culture aggredite. C’è qualcosa di reazionario in questo? A me non pare. A meno che non si rimanga fermi come paracarri al concetto che un marxista è e debba rimanere in quanto tale sordo e impermeabile a qualsiasi riflessione che non sia l’analisi del plusvalore relativo e assoluto (concetti tuttora fondamentali per comprendere la società capitalista dominante, sia chiaro). Tutt’al più si può rimproverare a Pasolini il suo eccessivo arroccamento in difesa di tali culture e valori e l’incapacità o l’impossibilità da parte sua di guardare oltre, di individuare cioè dei nuovi soggetti, oltre il movimento operaio, anch’esso parte di quelle “vecchie” culture, capaci di rappresentare una nuova criticità e una nuova istanza di rottura. Attribuirgli questa “colpa” mi sembrerebbe veramente ingeneroso per un uomo della sua lucidità e della sua capacità quasi profetica (e forse senza il quasi) di scrutare ben al di là dell’ orizzonte che gli era umanamente consentito.
3) Da pensatore, poeta, artista e intellettuale eretico e politicamente scorretto qual era, Pasolini non si faceva scrupoli nel bacchettare senza remore tutto ciò che riteneva dovesse essere bacchettato. E’ valso quando ha provocatoriamente preso le difese degli agenti di polizia in occasione degli scontri di valle Giulia, lo ha fatto nei confronti del ’68 e dei sessantottini nei quali ravvedeva (in parte a ragione) i germi di quella degenerazione piccolo borghese che avrebbe successivamente pervaso la sinistra (dalle cui fila non è mai uscito…). Non solo, la sua concezione “religiosa” del comunismo (ho detto del comunismo…) mal si sposava con le istanze “liberatorie” di una parte di quel movimento che andava in una direzione in larga parte opposta alla sua. E questo non perché Pasolini fosse un bacchettone (non scherziamo…) ma perché il terreno culturale e sociale sul quale egli si muoveva era un altro rispetto a quello della gran parte di quel movimento che poi sarebbe stato fagocitato dal sistema, una volta distorte e piegate pro domo sua le istanze di cui era portatore. Proprio il femminismo, così torniamo in tema, è un esempio lampante di ciò che sto affermando…
Tutto ciò non significa che anche Pasolini non abbia commesso degli errori o che tutto ciò che abbia detto e fatto fosse giusto. Sulla questione dell’aborto e della liberazione sessuale a cui tu fai cenno io non la vedo come lui così come tanti autorevoli pensatori e intellettuali che pure hanno dato un grande contributo al processo critico. Ritengo peraltro che siccome era un uomo, e in quanto tale non esentato dal vivere delle contraddizioni, proprio questa (la sfera sessuale) era una di quelle, se non forse addirittura la principale. La sua storia la conosciamo tutti e se c’era un uomo che viveva nella prassi il sesso ludico questo era proprio lui. Gliela perdoniamo senz’altro e non gli facciamo certo un processo per questo… Purtuttavia, contrariamente alle varie vulgate che lo tirano per la giacchetta ora di qua, ora di là, siano esse le correnti laico-borghesi-progressiste-politically correct o la cosiddetta “sinistra antagonista” oppure ancora quelle neotradizionaliste o neoconservatrici, oppure ancora la nuova destra pseudo rivoluzionaria antimoderna e antimodernista che vuole “andare oltre la destra e la sinistra”, il punto dove Pasolini è maggiormente in contraddizione col suo essere comunista è proprio questo, anche se può farci sorridere. Il punto cioè dove teoria e prassi non coincidono neanche un po’…

Questo su Pasolini. Hai toccato però numerosi altri punti (religione, società industriale e industrialismo, capitalismo e comunismo figli della stessa madre ecc. ) sui quali vorrei risponderti perché ovviamente non sono d’accordo con la tua visione delle cose. Lo farò in un prossimo post o forse in diversi post appena avrò tempo, sperando di non annoiarti/vi.

Fabrizio Marchi

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Peppe 10:34 pm - 7th Febbraio:

Pasolini era un nostalgico della società rurale.

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armando 10:55 pm - 7th Febbraio:

Caro Fabrizio,
leggo la tua risposta e ti dico subito che concordo con molte delle tue tesi. Molte, non tutte, e proprio quelle che per me non sono un “accidente” del pensiero di Pasolini. Però, davvero non voglio insistere su un argomento che mi appassiona ma che capisco entri solo indirettamente nella QM a cui il tuo sito è dedicato. Anche se sarebbe interessante capire bene cosa P. pensasse della questione maschile/femminile. Non so, decidi tu cosa fare. A me sembra che comunque, da questo nostro scambio, siano già emersi spunti di riflessione interessanti per tutti, comunque la si pensi.
armando

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Fabrizio Marchi 11:18 pm - 7th Febbraio:

Bè, diciamo che in parte ci stiamo allontanando dalla QM però siccome abbiamo scelto di postare quel video è giusto che se ne discuta liberamente. Personalmente mi riservo di risponderti sulle altre questioni che hai sollevato nei tuoi due post.., tendo come sai ad evitare la logica del colpo su colpo…non si arriva a nulla e ci si estenua…
Ho scelto di pubblicare quel video su suggerimento di Natalino che l’ha inviato e anche di Peppe che mi invitava a metterlo sulla homepage e così ho fatto perchè l’ho ritenuto molto interessante.
Anche se non entra direttamente con la Qm ci entra però appunto indirettamente.
Quello che suggerisco, solo come indicazione, sia chiaro, poi ciascuno scriva ciò che preferisce, è di prendere spunto da quel video per capire quanto quelle tematiche abbiano inciso nel prosieguo, nel processo di trasformazione della nostra società, nella nascita del femminismo, nella mercificazione dei corpi e delle anime di cui egli stesso parla nel video, ecc. ecc.
Insomma quel video è stato pubblicato non a caso ma perchè può servire alla nostra elaborazione.
Si dia dunque inizio alle danze…smile
Fabrizio Marchi

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Damien 8:30 am - 10th Febbraio:

Molte volte giriamo intorno alle questioni, ci occupiamo assiduamente delle sue sfaccettature, dei suoi intimi significati, seppur lodevole, spesso tale condotta inesorabilmente ci allontana dal concetto primario..

Esattamente come sopra esposto, il video e’ stato da me segnalato come in quanto, nel suo messaggio ed a prescindere dalla sua natura politica, Pasolini spiega a mio avviso in modo efficace, molte delle motivazioni che ci vedono protagonisti oggi nella nostra quotidianita’.

E’ mio pensiero che ci siano molte verità nel video, alcune non menzionate, altre opinabili su basi politiche, come successo, ma resta il messaggio, un messaggio che ci porta a riflettere su alcune motivazioni che, per quanto discutibili, de facto ci vedono vittime nell’attuale situazione moderna.

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Alessandro 8:05 am - 17th Febbraio:

Scusate se utilizzo questo spazio per inserire qualcosa OT, però un articolo che parla di potere mi pare il più adatto.
Questa mattina facendo un pò di zapping mi sono imbattuto in una di quella trasmissioni che propongono ai telespettatori la rassegna stampa. Ebbene in prima pagina, non ricordo di quale giornale, comunque di proprietà del padronissimo, campeggiava questa affermazione: “Gli uomini sono inferiori alle donne”, firmato Silvio Berlusconi. Insomma l’ennesima sparata del monarca-clown, questa volta in versione Zapatero.
Chiaramente c’è da attendersi che riceva questa volta gli applausi bipartisan, ma immaginate cosa sarebbe accaduto se avesse affermato il contrario. Allora ciò che non è riuscito a nessun altro, sarebbe forse riuscito alle femministe o affini, cioè togliercelo di torno.

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Fabrizio Marchi 9:22 am - 17th Febbraio:

Caro Alessandro, puntualissimo anche tu come Damien. Un esempio lampante ed evidente di come la vicenda sia politicamente (nel senso partitico e degli schieramenti) assolutamente trasversale. Il femminismo, dopo essere stato depurato di tutta la zavorra ideologica non funzionale al sistema, è stato “imposto” culturalmente (nel senso “pasoliniano” del termine), è penetrato nell’immaginario individuale e collettivo di tutti, uomini e donne, è addirittura diventato parte della coscienza e del foro interirore delle persone. Un’operazione astutissima da parte del sistema. Non è certo casuale ciò che è stato pubblicato su quel giornale.
Cari amici, stiamo crescendo, sia quantitativamente che soprattutto qualitativamente.
Fabrizio

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MarcoP 11:06 am - 17th Febbraio:

Berlusconi è come Alessandro Gassman. Può permettersi di dire certe cose perché non gli costa nulla e gli fa comodo politicamente. Solo che rovina tutti gli altri.

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Silver 1:25 pm - 17th Febbraio:

Alessandro
“Questa mattina facendo un pò di zapping mi sono imbattuto in una di quella trasmissioni che propongono ai telespettatori la rassegna stampa. Ebbene in prima pagina, non ricordo di quale giornale, comunque di proprietà del padronissimo, campeggiava questa affermazione: “Gli uomini sono inferiori alle donne”, firmato Silvio Berlusconi”.
Eccetto lui, ovvio…
Nondimeno, dubito fortissimamente che questo pagliaccio avrebbe il coraggio di affermare, che so, “gli uomini neri sono inferiori alle donne bianche”…
(Trattasi di una provocazione, eh…)
http://www.ilgiornale.it/interni/silvio_confessa_uomini_inferiori_donne/17-02-2010/articolo-id=422555-page=0-comments=1

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Silver 10:01 pm - 17th Febbraio:

Su L’Espresso, del 31 ottobre 1996, fu pubblicato uno sprezzante articolo intitolato:
“Il futuro è DONNA”
“Guerra dei sessi: perché vince lei”
“Pover’uomo: a scuola va peggio. A casa non se la cava. Nel lavoro è legato a mestieri in via di estinzione ed è tagliato fuori dalle nuove professioni. Se è disoccupato non trova moglie, e rischia di finire nella malavita. Alle soglie del Duemila il maschio diventa un disadattato. Mentre l’altra metà del cielo…”

“C’era una volta il Maschio. E ora? Oggi a scuola i ragazzi sono meno bravi delle ragazze in ogni classe di età, tranne che all’università dove, però, l’altra metà del cielo sta recuperando velocemente e colmando le distanze. Nel mondo del lavoro le donne predominano nelle occupazioni che sono in crescita, mentre gli uomini, specialmente quelli meno istruiti, restano intrappolati nelle attività che vanno scomparendo. Ancora: a casa gli uomini non sanno assolutamente assolvere ai lavori domestici, né tentano di farlo. Non basta: la disoccupazione priva gli uomini della loro attrattiva come partner matrimoniali. E se lasciato a se stesso, il cosiddetto sesso forte non adotta necessariamente il comportamento sociale dovuto: per esempio, rispettare la legge, prendersi cura di donne e bambini; sembra, invece, che lo apprenda solo attraverso una combinazione di lavoro e matrimonio. Conclusione: gli uomini, alle soglie del nuovo secolo, costituiscono un problema crescente. (…)
______________________________

Alla pagina 26, però, era riportato anche questo articolo di Ida Magli:
“MA PUO’ ESSERE UN SEGNO DI CRISI”
“Il maschio è in crisi? Si cade in un macroscopico equivoco se non si traduce questa affermazione nel suo significato reale: l’Occidente è in crisi. Maschi e creatività culturale sono la stessa cosa. Istituzioni, valori, idee, politica, religione, scienza, arte, ossia tutto l’assetto di una società umana – quella occidentale – mostrano ogni giorno di più di essere logori, esauriti. Se ne deduce perciò il contrario di quello che le inchieste vorrebbero far intendere: le donne vanno bene perché il mondo va male. Si può anzi andare oltre, e riconoscere (sempre che io non venga linciata prima) che il mondo va male anche perché la presenza massiccia delle donne nelle istituzioni le conserva in una pseudo-vita che impedisce di cambiarle, di imboccare decisamente la via per uscire dalla crisi. Naturalmente il termine “crisi” va inteso in un’accezione dinamica, non soltanto negativa. Lo stato di crisi sarebbe anzi il più adatto per abbandonare il vecchio modo di essere e crearne uno nuovo, se appunto non ci fosse il contrappeso apparentemente positivo della presenza fattiva delle donne. Una brevissima riflessione su questi temi è indispensabile per capire quello che sta avvenendo. Un lungo e ricchissimo ciclo culturale – quello iniziato con l’Illuminismo e l’affermazione del Soggetto – si è concluso realizzandosi nel suo contrario, nell’annientamento del Soggetto. Si tratta della conseguenza negativa di un percorso concettuale che ha le sue basi nel cristianesimo e che accompagna, con la sua falsità logica, tutti gli errori della nostra storia: far coincidere il simbolico con il concreto. Il socialismo, partendo dall’uguaglianza degli individui-soggetti, ha perseguito (e persegue) un’uguaglianza concreta, “fisica”, che, non soltanto è allucinatoria, ma non può realizzarsi se non con la privazione di qualsiasi libertà, in quanto nessun essere vivente è uguale all’altro. Anche le donne, quindi, giunte all’uguaglianza proprio con il socialismo, si sono ritrovate, come tutti, deprivate della possibilità di esprimere intelligenza, creatività, invenzione di nuovi saperi e di nuove istituzioni. Ma, visto che hanno raggiunto (e stanno raggiungendo) alcuni beni a lungo desiderati e mai posseduti in precedenza, non riescono a criticarli, e non si accorgono dello stato involutivo di quasi tutto quello di cui vengono in possesso. Non esercitano perciò nessuna spinta verso la trasformazione della realtà e hanno rinunciato perfino ai princìpi libertari sbandierati durante il femminismo. E’ come se avessero, invece, infiltrato iniezioni di cemento negli edifici istituzionali traballanti, diventando così la base della “conservazione” in tutti i campi. Le ragazze sono più brave dei maschi a scuola, rivelano le inchieste. Visto, però, che la scuola è un cadavere, del tutto inutile sia per il sapere che per la vita, i più bravi sono maschi che ne percepiscono il vuoto e la respingono. Tuttavia è difficile anche per loro cambiarla proprio perché c’è la massa femminile a impedirne il tracollo. Se passiamo dagli studenti agli insegnanti, la situazione è la stessa. Esiste ormai uno strumento quasi infallibile per misurare lo stato di salute, e prevedere il futuro di una professione o di una istituzione: se il numero delle donne è crescente, si tratta di un istituto sulla via del tramonto. Le forze armate sono in crisi? Arrivano le donne, apprestandosi anche lì, grate dell’onore, a diventare le più brave della classe. I maschi abbandonano la teologia e l’insegnamento della religione, luoghi sterili di pensiero e di potere? Ecco le donne occupare le aule delle Università Pontificie, vuote di maschi, pronte a imparare quel nulla che servirà a insegnare il nulla. La Chiesa, però, sul sacerdozio non molla. Sa che, con le donne, il sacerdozio perderebbe il suo potere. Perfino il Parlamento si lamenta che “la sua centralità è a rischio”. Ma i prodromi della sua inevitabile fine erano visibili da tempo al nostro strumento di misura: due donne presidenti della Camera, senza un motivo al mondo salvo il fatto che erano donne. Non sarà che anche il governo, il primo con tre ministri donne…?”.

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Rino 10:48 pm - 17th Febbraio:

Siamo in prossimità di nuove elezioni. Ciò significa una sola cosa: che simili dichiarazioni giovano o che quantomeno non sono controproducenti neppure a Dx..

E tanto basti…

RDV

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MarcoP 11:08 pm - 17th Febbraio:

QED: a parte uno (fin troppo educato), i commenti sono tipicamente maschiopentiti/mangina. Silvione ride, i maschietti si prosternano sperando di avere un posto alla grande cuccia del Nuovo Ordine.

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Fabio 12:43 am - 18th Febbraio:

Comunque il più patetico di tutti è quel mammone viziato di Vittorio Sgarbi. Tanta cultura ma niente palle.
Riguardo a Berlusconi, che dire? Feroce contro i comunisti, i gulag e tutto il resto; un agnellino di fronte ad ogni sottana. In questo senso è un uomo che non vale niente.

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armando 1:45 am - 18th Febbraio:

Questa sparata ruffiana di Berlusconi non mi sorprende. Proprio perchè chiaramente strumentale al consenso elettorale, è ancora più grave che se fosse stata fatta in altro momento da uno che ci credesse per davvero. Ma lui non lo capisce e i suoi sodali ancora meno. Il che mi conferma, se mai ci fosse stato bisogno, che per un “neo conservatore” o “reazionario” come vengo considerato, la cosa migliore è non votare. Tanto, vinca l’uno o l’altro, poco cambierà. Meglio dedicarsi alle cose serie. Pensare, riflettere, discutere, agire nel concreto della vita quotidiana, e fare escursioni in montagna.
armando

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Bruce 5:45 am - 21st Maggio:

Su L’Espresso, del 31 ottobre 1996, fu pubblicato uno sprezzante articolo intitolato:
“Il futuro è DONNA”
“Guerra dei sessi: perché vince lei”
“Pover’uomo: a scuola va peggio. A casa non se la cava. Nel lavoro è legato a mestieri in via di estinzione ed è tagliato fuori dalle nuove professioni. Se è disoccupato non trova moglie, e rischia di finire nella malavita. Alle soglie del Duemila il maschio diventa un disadattato. Mentre l’altra metà del cielo…”

“C’era una volta il Maschio. E ora? Oggi a scuola i ragazzi sono meno bravi delle ragazze in ogni classe di età, tranne che all’università dove, però, l’altra metà del cielo sta recuperando velocemente e colmando le distanze. Nel mondo del lavoro le donne predominano nelle occupazioni che sono in crescita, mentre gli uomini, specialmente quelli meno istruiti, restano intrappolati nelle attività che vanno scomparendo. Ancora: a casa gli uomini non sanno assolutamente assolvere ai lavori domestici, né tentano di farlo. Non basta: la disoccupazione priva gli uomini della loro attrattiva come partner matrimoniali. E se lasciato a se stesso, il cosiddetto sesso forte non adotta necessariamente il comportamento sociale dovuto: per esempio, rispettare la legge, prendersi cura di donne e bambini; sembra, invece, che lo apprenda solo attraverso una combinazione di lavoro e matrimonio. Conclusione: gli uomini, alle soglie del nuovo secolo, costituiscono un problema crescente. (…)
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Alla pagina 26, però, era riportato anche questo articolo di Ida Magli:
“MA PUO’ ESSERE UN SEGNO DI CRISI”
“Il maschio è in crisi? Si cade in un macroscopico equivoco se non si traduce questa affermazione nel suo significato reale: l’Occidente è in crisi. Maschi e creatività culturale sono la stessa cosa. Istituzioni, valori, idee, politica, religione, scienza, arte, ossia tutto l’assetto di una società umana – quella occidentale – mostrano ogni giorno di più di essere logori, esauriti. Se ne deduce perciò il contrario di quello che le inchieste vorrebbero far intendere: le donne vanno bene perché il mondo va male. Si può anzi andare oltre, e riconoscere (sempre che io non venga linciata prima) che il mondo va male anche perché la presenza massiccia delle donne nelle istituzioni le conserva in una pseudo-vita che impedisce di cambiarle, di imboccare decisamente la via per uscire dalla crisi. Naturalmente il termine “crisi” va inteso in un’accezione dinamica, non soltanto negativa. Lo stato di crisi sarebbe anzi il più adatto per abbandonare il vecchio modo di essere e crearne uno nuovo, se appunto non ci fosse il contrappeso apparentemente positivo della presenza fattiva delle donne. Una brevissima riflessione su questi temi è indispensabile per capire quello che sta avvenendo. Un lungo e ricchissimo ciclo culturale – quello iniziato con l’Illuminismo e l’affermazione del Soggetto – si è concluso realizzandosi nel suo contrario, nell’annientamento del Soggetto. Si tratta della conseguenza negativa di un percorso concettuale che ha le sue basi nel cristianesimo e che accompagna, con la sua falsità logica, tutti gli errori della nostra storia: far coincidere il simbolico con il concreto. Il socialismo, partendo dall’uguaglianza degli individui-soggetti, ha perseguito (e persegue) un’uguaglianza concreta, “fisica”, che, non soltanto è allucinatoria, ma non può realizzarsi se non con la privazione di qualsiasi libertà, in quanto nessun essere vivente è uguale all’altro. Anche le donne, quindi, giunte all’uguaglianza proprio con il socialismo, si sono ritrovate, come tutti, deprivate della possibilità di esprimere intelligenza, creatività, invenzione di nuovi saperi e di nuove istituzioni. Ma, visto che hanno raggiunto (e stanno raggiungendo) alcuni beni a lungo desiderati e mai posseduti in precedenza, non riescono a criticarli, e non si accorgono dello stato involutivo di quasi tutto quello di cui vengono in possesso. Non esercitano perciò nessuna spinta verso la trasformazione della realtà e hanno rinunciato perfino ai princìpi libertari sbandierati durante il femminismo. E’ come se avessero, invece, infiltrato iniezioni di cemento negli edifici istituzionali traballanti, diventando così la base della “conservazione” in tutti i campi. Le ragazze sono più brave dei maschi a scuola, rivelano le inchieste. Visto, però, che la scuola è un cadavere, del tutto inutile sia per il sapere che per la vita, i più bravi sono maschi che ne percepiscono il vuoto e la respingono. Tuttavia è difficile anche per loro cambiarla proprio perché c’è la massa femminile a impedirne il tracollo. Se passiamo dagli studenti agli insegnanti, la situazione è la stessa. Esiste ormai uno strumento quasi infallibile per misurare lo stato di salute, e prevedere il futuro di una professione o di una istituzione: se il numero delle donne è crescente, si tratta di un istituto sulla via del tramonto. Le forze armate sono in crisi? Arrivano le donne, apprestandosi anche lì, grate dell’onore, a diventare le più brave della classe. I maschi abbandonano la teologia e l’insegnamento della religione, luoghi sterili di pensiero e di potere? Ecco le donne occupare le aule delle Università Pontificie, vuote di maschi, pronte a imparare quel nulla che servirà a insegnare il nulla. La Chiesa, però, sul sacerdozio non molla. Sa che, con le donne, il sacerdozio perderebbe il suo potere. Perfino il Parlamento si lamenta che “la sua centralità è a rischio”. Ma i prodromi della sua inevitabile fine erano visibili da tempo al nostro strumento di misura: due donne presidenti della Camera, senza un motivo al mondo salvo il fatto che erano donne. Non sarà che anche il governo, il primo con tre ministri donne…?”.

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Luke Cage 8:04 am - 21st Maggio:

Interessante intervento di Ida Magli che credo fosse già stato postato in precedenza forse da qualcuno.
Come condivido soprattutto la parte in cui si sostiene che l’attuale “emancipazione” delle donne viene a coincidere con i meccanismo più repressivi e omologanti della società contemporanea e trovo altresì interessante l’analisi sull’influsso della prevalente presenza femminile nei vari think tank aziendali e/o istituzionali: neo-burocrati del pensiero unico orwelliano e portabandiere dell’efficienza e dell’ottimizzazione delle risorse.
Ci sono molti (di questi) aspetti che sfuggono se si ignorano le premesse da cui è sorto questo movimento degli uomini beta.
Ci ritorneremo.

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Silver 11:53 am - 21st Maggio:

Bruce, ma tu chi sei? smile

Silverback 16/8/2006, 11:19
http://questionemaschile.forumfree.it/?t=780616&st=120

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ilmarmocchio 8:09 pm - 21st Maggio:

Ida magli scrive cose che gia’ Eric Zemmour evidenzia nel suo libro ” l’uomo maschio”. Tutti i mestieri che si femminilizzano, perdono potere e prestigio. Es su tutti la scuola e, in parte, la sanita’.
I’articolo de l’Espresso era, ed e’, grottesco : le donne vanno meglio a scuola e all’universita’ non certo perche’ sono piu’ intelligenti, anzi. Ai baroni delle varie strutture fa comodo avere dietro delle donne. Questo spiega anche perche’ in poche poi raggiungono posizioni apicali. Se fossero cosi’ brave, non incontrerebbero ostacoli. Forse, non sono cosi’ brave,

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Icarus.10 10:59 pm - 21st Maggio:

Oggi va di moda affermare che le donne siano più intelligenti degli uomini, e come “prova” si cita il fatto che a scuola le femmine prendono, mediamente, voti più alti dei maschi. Questo è vero, però, a parte il fatto che nelle scuole il corpo docente è quasi completamente al femminile, prendere un voto alto non sempre è indice di una maggiore intelligenza, ma, semmai, di un maggiore impegno. E le donne, mediamente, studiano di più degli uomini, sono più “secchione”,per questo prendono voti più alti, ma non sono più intelligenti degli uomini. A riprova di ciò basti considerare Einstein: è conosciuto, a ragione, come tra gli esseri umani più intelligenti che l’umanità abbia mai avuto, eppure a scuola aveva un rendimento mediocre, perchè, appunto, studiava poco, ma era più intelligente di coloro che prendevano voti più alti di lui.
Un’ altra leggenda femminista di stampo nazistoide(maggiore intelligenza di un sesso rispetto all’altro), è così smontata.

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Leo 9:33 am - 22nd Maggio:

Solo Einstein, Ligabue era malato di mente e neanche troppo intelligente e ha saputo fare quadri che sono piaciuti, che hanno un loro spessore; la pittrice più intelligente non arriva ai livelli di Ligabue. Per non parlare di altri artisti maledetti Caravaggio, Van Gogh: una vita disperata, eppure grandi maestri.
Non è una leggenda quella dell’intelletto femminile, è una propaganda e se vogliamo anche una galanteria. Se ci informiamo su chi ha costruito le nostre città italiane, troveremo solo maschi: la cupola di san Pietro a Roma è stata fatta su progetto di Michelangelo Buonarroti, Il duomo di Orvieto dall’architetto Lorenzo Maitani, la lingua italiana da Dante Alighieri; questi nomi e tantissimi altri non saltano mai fuori quando si parla di intelligenza femminile.

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Fabrizio Marchi 12:44 pm - 22nd Maggio:

Vedi Leo, questo è uno spazio maschile (ma aperto anche al contributo femminile, ovviamente) dove ciascuno è libero di esprimere la propria opinione in assoluta libertà. Tuttavia, commenti come questo che hai appena pubblicato ci mettono in una grande difficoltà. Intanto perché rischiano di essere contrari ai Principi su cui si fonda il nostro Movimento, cioè i valori della libertà, dell’eguaglianza e del superamento di ogni forma di discriminazione di genere, di razza, di classe e di religione. E poi perché offrono il fianco a coloro, e sono tanti/, purtroppo la maggioranza, che non aspettano altro che l’occasione più propizia per buttarci la croce addosso e seppellirci sotto la solita colata di cemento armato di menzogne e di accuse di maschilismo, sessismo, sciovinismo, razzismo, misoginia, fascismo, nazismo e via discorrendo.
Non vedo perché dovremmo essere così sprovveduti da commettere errori del genere. Dobbiamo entrare nell’ottica che qui stiamo portando avanti una grande battaglia, direi storica. Per portarla avanti con successo dobbiamo TUTTI, e quando dico tutti intendo dire anche e soprattutto gli utenti abituali del blog, fare un salto di qualità. Non vivere il sito come uno sfogatoio personale ma come uno strumento di crescita individuale e collettiva. Se non siamo in grado di fare questo non potremo mai concludere nulla di buono e la QM rimarrà per sempre quello che è oggi di fatto, se siamo onesti con noi stessi: nulla o quasi.
Spetta a noi farla diventare qualcosa. Per farlo è necessario un cambio di passo, un salto di qualità, una crescita di tutti coloro che fino ad oggi se ne sono occupati, anche se con approcci e filosofie spesso completamente diverse. Vedi, io credo che un commento come il tuo provocherebbe una risposta molto probabilmente simile alla mia anche sul sito dei MS e sono certo che anche loro condividono queste mie parole.
La QM da troppo tempo è territorio di pettegolezzi, gossip, maldicenze, ripicche, scontri intestini di basso livello. Spesso siamo noi stessi, diciamoci la verità, che non offriamo un grande spettacolo all’esterno. Naturalmente ho preso come spunto questo tuo post, proprio perché sei un utente abituale e ci tengo alla tua presenza e al tuo contributo. Non lo avrei detto ad altri di cui non me ne importa nulla e infatti non gliel’ho detto. Avrei anche potuto non pubblicare il tuo post ma ho scelto invece di farlo e ti ringrazio perché mi hai dato l’occasione per parlare a tutti e per andare anche oltre il tuo post.
E’ vero, la QM non ha avuto spazi finora perché il “sistema” ha fatto e fa di tutto per ignorarla e per cancellarla. Però, nella esperienza che ho maturato fino ad oggi devo purtroppo riconoscere che ancora non ci sono, in tanti di coloro che se ne occupano, la maturità, la consapevolezza e il livello evolutivo personale per farla decollare, per aiutarla a farla emergere dall’oscurità. Finchè non avremo raggiunto quel livello non potremo mai sperare di uscire dalle secche in cui ci troviamo. E questo vale per tutti, sia chiaro, nessuno escluso. Troppe miserie, troppe micro conventicole, troppi atteggiamenti e comportamenti di cui potremmo tutti fare a meno.
Dobbiamo entrare in un altro ordine di idee se vogliamo combinare qualcosa di buono, altrimenti saremo destinati a rimanere vita natural durante un gruppo di persone che chiacchierano su un blog, o più blog, in modo fine a se stesso, mal celando livore, rancori, risentimenti personali, invidie, nei confronti dell’altro genere, del mondo e soprattutto di noi stessi.
Il salto di qualità per la QM è direttamente proporzionale a quello che ciascuno di noi sarà in grado di fare con se stesso, con la propria vita e con il proprio modo di stare al mondo. Non potremo mai sperare di cambiare qualcosa se innanzi tutto non saremo in grado di cambiare noi stessi. Come potremmo pensare di convincere gli altri (e anche le altre) se non siamo capaci di fare questo? Dobbiamo evolverci tutti, ciascuno deve guardarsi dentro e mettersi anche davanti ad uno specchio e domandarsi:”Perché mai dopo anni ed anni non siamo cresciuti e siamo ancora al punto di partenza e rischiamo di rimanerci (quindi anche gli Uomini Beta)? Ciascuno si faccia questa domanda e rifletta.
Un’ultima cosa. Dobbiamo capire che ormai siamo seguiti da molte persone, anche perché abbiamo promosso il sito, lo abbiamo diffuso, alla stampa, ai media, a molti giornalisti, ad altri siti, ad esponenti del mondo dell’informazione e della cultura. Con alcuni di questi ci siamo anche incontrati, ci hanno conosciuto. Quindi ciascuno di noi deve capire che ha una responsabilità quando scrive, e non sto parlando di sintassi o di grammatica, ma di contenuti. Una responsabilità concettuale, sia chiaro, non legale, quella è solo del sottoscritto. Perché quello che scrive potrebbe essere utilizzato contro di noi. E allora, cerchiamo tutti di far sì che questo sito diventi il luogo di tutti coloro che lo abitano, che lo rendono vivo e vitale, cerchiamo di farlo crescere, di arricchirlo con il nostro contributo, e non di impoverirlo.
Proviamo a concepirlo come un’occasione di crescita per tutti noi. Credo che sia una scommessa positiva e importante. Perché dobbiamo gettare via una possibile opportunità? Che senso avrebbe? Cerchiamo di dare il meglio di noi visto che lo abbiamo e dimostriamo che siamo all’altezza del compito che ci siamo dati e che in qualche modo la storia o il destino ci hanno dato (lo dico senza alcuna enfasi ma solo perché nei fatti è così, per lo meno allo stato attuale).
E’ un’opportunità che abbiamo. Sta a noi coglierla.
Fabrizio

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Leo 1:02 pm - 22nd Maggio:

Ho detto solo quella che è la verità, non uno sfogo, ieri in una trasmissione televisiva, nel primo pomeriggio si parlava se gli uomini nascono o diventano bastardi, e io non posso dire la verità su chi ha costruito il mondo!?!
Ho chiuso col sito, senza rancore, grazie per lo spazio che mi è stato dato.

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Fabrizio Marchi 1:36 pm - 22nd Maggio:

Caro Leo, pensavo di essere andato ben oltre il tuo commento e ti ho anche ringraziato per avermi dato l’opportunità di parlare a tutti sullo stato generale della QM e del modo di viverla di tutti coloro, compreso me medesimo ovviamente, che se ne occupano.
Se tutto quello che hai evinto dalle mie parole è che ti senti privato della libertà di esprimere la tua opinione e che per questo abbandoni il sito, bè, amico mio, non so cosa dirti. Non esiste sito più democratico di questo dove tutti, ma proprio tutti, hanno espresso liberamente le loro opinioni, anche quelle più distanti dalla nostra filosofia. Siamo arrivati a pubblicare dei commenti che personalmente non esito a giudicare infami per quanto erano volgarmente provocatori e intrisi di livore e razzismo, al punto tale che potevano essere tacciati di vilipendio della Costituzione (quella della Repubblica, non quella degli Uomini Beta…). E tu mi vieni a dire che non ti senti libero di esprimere la tua opinione?. Ma fammi il piacere, Leo, cerchiamo di essere seri. E proprio la tua reazione, purtroppo, conferma quanto ho scritto: c’è ancora troppa immaturità da parte degli uomini che si occupano di Qm e credo che proprio su questo punto lancerò un tavolo di discussione aperto a quei movimenti maschili che si occupano di QM in modo serio.
Anzi, la lancio fin d’ora perchè è il momento.
Tu fai quello che vuoi, non sono la tua balia, siamo tutti uomini liberi e responsabili delle proprie azioni e decisioni. Il blog è libero e quando vuoi puoi farti sentire. Ci farà piacere. In caso contrario ti auguro in bocca al lupo su tutta linea (sinceramente) e ti auguro di trovare dei luoghi di discussione migliori e soprattutto più liberi di questo. Mi permetto di dirti che non sarà una ricerca facile…
Fabrizio

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Icarus.10 2:15 pm - 22nd Maggio:

Condivido l’intervento di Fabrizio. Non vanno sminuiti i meriti intellettuali femminili che insieme a quelli maschili, tanto hanno dato per il progresso dell’ umanità. L’intelligenza non ha sesso(anche si esplica in modo diverso tra i due sessi, in genere l’uomo tende ad essere più creativo, mentre la donna più intuitiva) nè razza. Però ciò che più mi fa rabbia è nel vedere come, oggi, non solo la propaganda femminista, ma il sentire comune, cioè il pensiero dominante, pur di esaltare a dismisura il genere femminile(un conto è elogiare, un altro conto è esaltare a dismisura), tende a sminuire ed annacquare i grandi meriti maschili, in ambito scientifico, tecnologico e c culturale, sia nel passato che nel presente. Si è così diffusa la leggenda “dietro un grande uomo vi è una grande donna”. Cioè che un uomo non potrebbe far nulla di grandioso se dietro di lui non vi è una donna, ancor più grande di lui, che lo dirige e lo consiglia. Questa menzogna, ormai si è così radicata nel pensiero comune, da essere considerata una cosa ovvia, normale,scontata. E guai ad opporsi.
Sin da piccoli ci hanno insegnato che le donne sono più “brave”, “più buone”, “più pulite”, più “intelligenti” degli uomini. E’ ora che queste barzellette sessiste di pessimo gusto vengano demolite, o comunque, considerate per quelle che sono, appunto barzellette, e non cose corrispondenti al vero.
Mi ricordo che ad una donna a me coetanea che affermava che le donne sono più intelligenti degli uomini, io le risposi che l’ intelligenza non ha sesso, e siccome lei non demordeva, mi vidi costretto a farle presente presente che la maggior parte dei massimi contributi al progresso tecnologico, scientifico e medico avvengono, tutt’oggi, ad opera di uomini, lei rispose che questi si rubano le scoperte(che sarebbero tutte femminili), per attribuirle a se stessi. Certo che le menzognerie femministe sono molto fantasiose. E purtroppo, vengono credute.

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Leo 4:27 pm - 22nd Maggio:

Sono d’accordo che questo è il sito più libero, in altri mi riempivano di Email…
E’ vero anche che bisogna essere cauti in questo argomento, ma bisogna anche colpire duro.
In bocca al lupo a voi, se ci saranno miglioramenti nella società andrà bene anche per me.

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Luke Cage 5:13 pm - 22nd Maggio:

Mi spiace che Leo si sia risentito per una precisazione che andava fatta per il bene soprattutto di chi sta lavorando a viso scoperto nell’intento di animare un movimento reale e non virtuale.
Io vorrei aggiungere che la democrazia e la pluralità comportano per forza responsabiltà, nonchè la condivisione di principi e valori “minimi” che si trovano esplicati (anche )nel nostro manifesto.
Oggi nel nostro amato paese vorrei far notare come dietro il vessillo della libertà di opinione si stia dando sempre più spazio paradossalmente proprio a quelle istanze che da sempre negano quei principi di cui esse si avvalgono.
I tranelli e le contraddizioni sono ovunque e, sebbene non è il caso di Leo, ci sono molti che a conoscenza di queste contraddizioni le usano opportunamente per tirare acqua al proprio mulino.
Dobbiamo imparare ad essere più avveduti : anche il linguaggio che si sceglie di adottare rientra negli strumenti di cui la battaglia che ci coinvolge richiede l’impiego.
Non siamo neanche all’inizio,ma proprio per questo chi non ha le idee chiare su dove stiamo cercando di andare forse è meglio che ci pensi bene, senza rancore o polemica.
D’altronde non si tratta di buttare fango su chi preferisce incentrare la Qm su un lavoro di divulgazione sul web anzi, io per primo sono debitore nei confronti dei siti e delle persone che da anni riflettono sulla Qm.
La novità qui è che ci siamo dati obbiettivi diversi, di mobilitazione/aggregazione di forze e intelletti che siano pronti ad agire ed agiscano in maniera trasformativa nella realtà.
Non siamo autoreferenziali e rivolti su noi stessi come qualche sciroccato/a ha pensato bene di accusarci.
Chi non condivide questa prospettiva di lavoro deve essere però consapevole che questo spazio non è stato creato principalmente per lui e che il contributo è si ben accetto, ma deve essere costruttivo nel senso servire in qualche modo a chi invece ha scelto di percorrere la strada che abbiamo scelto di costruire.

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Fabrizio Marchi 6:54 pm - 22nd Maggio:

Mi pare che LukeCage abbia centrato perfettamente lo spirito delle mie parole ma soprattutto del Movimento. Ciascuno di noi deve sentirsi responsabile delle proprie parole e del proprio operato. L’obiettivo che ci siamo dati è ambizioso: costruire un movimento di massa fatto di uomini (e anche di donne, chi vorrà starci è la benvenuta e qualcuna ha già formalmente aderito) in carne ed ossa. Paradossalmente, anche se può sembrare contraddittorio, per perseguire questo fine è necessario in questa fase essere anche un po’ selettivi. Nel senso che abbiamo bisogno di persone motivate che entrino in questo ordine di idee. Nel momento in cui c’è questo è conseguente che anche il semplice commento sul blog assume un altro significato da parte di chi lo scrive. Al contempo si ha la percezione di essere parte di un’impresa collettiva di cui ciascuno è in qualche modo responsabile.
E’ in questo modo che c’è la crescita, anche personale. Ed ecco allora che i post e i commenti sul blog, non sono più lo sfogo emotivo e personale, scritti spesso senza pensarci, dando fiato alle trombe e chi s’è visto s’è visto, come si suol dire, ma interventi più maturi e responsabili perchè consapevoli del fatto che tutto ciò che si pubblica potrà essere di giovamente o di nocumento al Movimento, cioè agli altri uomini con i quali si è scelto di intraprendere questa battaglia.
Per farvi capire l’importanza di quanto dico, voglio citare un fatto a mio parere molto importante. Sono già due le donne, a sei mesi dall’apertura del sito, che hanno aderito formalmente, Elisa e Rita. Due donne intelligenti con le quali ho parlato personalmente e che (nel caso di Elisa) ho anche conosciuto di persona. A voi sembra casuale questo? Pensate che due donne evolute avrebbero potuto aderire ad un movimento maschile se avessero avuto la benchè minima percezione che siamo un covo di maschlisti, sessisti, razzisti e quant’altro? Non c’è neanche bisogno di rispondere a questa domanda…
Ecco, dobbiamo lavorare con intelligenza e con coscienza per far crescere questa cosa che fino a sei mesi fa non esisteva e oggi è una piccola ma credo singificativa e importante realtà.
Fabrizio

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armando 10:06 pm - 23rd Maggio:

Con l’intento di accogliere l’invito di Fabrizio, rivolto non solo a Ubeta ma anche agli altri movimenti maschili, dico che non solo abbiamo la necessità (nessuno escluso) di mettere da parte i personalismi di qualsiasi genere e di essere l’un l’altro generosi, ma anche di riflettere su come far fare ai movimenti maschili quel salto di qualità improrogabile. Vorrei allora fare una riflessione e un invito. Il lavoro di denuncia e di controinformazione è stata ed è la base necessaria di qualsiasi movimento, per la semplice ragione che serve a scalfire il muro di bugie di fronte a noi. Senza ristabilire alcune verità, senza farle emergere, è impensabile qualsiasi presa di consapevolezza. Ma se è necessario, è altrettanto vero che non è sufficiente. Da solo genera rancore e basta, e solo con quello non si ridefinisce l’identità maschile di cui parla Fabrizio in altra parte del forum.
Ecco, per fare breccia nell’universo maschile parliamo allora, e magari dividiamoci anche ma nel rispetto assoluto dell’altro, del maschile in positivo, ovvero di cosa e chi vogliamo essere, di qual’è la nostra “mission” di maschi ( o se una mission esiste), di come siamo convinti che dovrebbe essere un maschio per se stesso e nei confronti dell’altra metà del cielo, sul lavoro, in famiglia con moglie e figli, con la fidanzata etc. etc. Mi sbaglierò anche ma ho l’impressione che i più giovani, più che discettare sul passato o sui massimi sistemi (cose che, sia chiaro, per me sono necessarie anch’esse), siano più interessati a confrontarsi sul presente della loro identità maschile.
E’ per me del tutto ovvio che il presente non sia comprensibile senza memoria e analisi del passato, ma forse per un giovane d’oggi questo è un passo successivo, una esigenza che può nascere a partire dalla sua realtà di oggi e non per bisogno astratto o interesse intellettuale.
Armando

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ckkb 9:01 am - 24th Maggio:

Bernardo di Chartres nel XII secolo scrive a proposito dell’eredità della Storia: “Siamo come nani sulle spalle dei giganti così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane , perchè siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti”
Ebbene, da trent’anni a questa parte i nostri ragazzi a scuola hanno sentito dire questo, oppure sono stati chiamati alla sbarra, in qualità di correi, in un processo quotidiano istruito contro la Storia, che si intendeva giudicare e condannare come esclusivamente criminale ed esclusiva prerogativa del genere maschile? genere maschile che la sentenza, senso e fine di ogni attività didattica di questi anni, finiva per dichiarare “storicamente degenerato” ovvero de-genere, ovvero anomalia di un genere (come riportava, per esempio, un volantino distribuito dalle insegnanti a scuola a mio figlio)?
Perchè se è andata così, che ai giovani maschi non interessi la Storia (e la scuola), percepita non come occasione di formazione bensì rischio mortale di de-formazione, mi sembra sintomo di assoluta sanità mentale a tutela di sè stessi.

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