preload
06 ott 2011  |  632 Commenti

Morti sul lavoro: il 3% sono donne…

Una tragedia di classe e di genere, quella dei , di cui si parla ipocritamente in modo generico, soffermandosi, quando va bene, solo sul primo aspetto, occultando scientemente il secondo. Evitando cioè di specificare che la quasi totalità delle vittime sono uomini, appartenenti al genere maschile, e poveri, appartenenti alla classe lavoratrice. Perché non si ha notizia di un notaio o di un commercialista rimasti uccisi precipitando dalla loro scrivania, né di un parlamentare o di un giudice cadendo dal loro scranno, né tanto meno di un industriale schiacciato sotto una pressa.

Questi sono i dati tratti dal sito dell’Inail per quanto riguarda l’Italia (verificati nel 2008):

Nel 2004 i morti totali furono 1328 di cui 1225 maschi e 103 femmine.
Dei 1225 maschi, 438 morirono a causa di infortuni stradali (di questi 251 erano infortuni in itinere e gli altri inerenti la tipologia di lavoro)
Delle 103 femmine 62 morirono per incidenti stradali (di cui 54 in itinere)

Nel 2005 i morti furono 1280 (di cui 1193 maschi e 87 femmine)

Dei 1193 maschi 612 morirono per incidenti stradali (di cui 235 in itinere); delle 87 femmine 66 morirono in incidenti stradali (di cui 44 in itinere)

Nel 2006 i morti furono 1341 (1242 maschi e 99 femmine)

Dei 1242 maschi 603 morirono in incidenti stradali di cui 214 in itinere); delle 99 femmine 85 morirono in incidenti stradali di cui 52 in itinere.

Quindi gli infortuni in itinere sono circa il 20% per maschi mentre salgono al 50% per le femmine. Se consideriamo che la quasi totalità degli autotrasportatori, degli autisti e in generale di coloro che svolgono una professione che prevede lo stare lunghe ore alla guida di un mezzo, sono uomini, è facile capire come in realtà si arriva alla percentuale del 98% di vittime maschili.

Le percentuali sono pressochè le stesse relativamente all’Unione Europea. Paradossale il fatto che, sullo stesso sito dell’Inail (www.inail.it “banca dati al femminile”), viene citata la percentuale di infortuni mortali  femminile e non quella maschile che si evince ovviamente sottraendo la prima al totale…

Pensate cosa succederebbe e sarebbe già successo se questa ecatombe sociale e di genere, con cifre paragonabili a quelle di una guerra civile neanche tanto strisciante, fosse stata e fosse a parti invertite. Se cioè a morire sul posto di lavoro fossero le donne e in quella percentuale.

Campagne mediatiche fino all’inverosimile, tuoni e fulmini scagliati contro una insopportabile e vergognosa discriminazione, leggi speciali per evitare alle donne i lavori più pesanti, faticosi e rischiosi. E sarebbe sacrosanto. Guai se non fosse così.

E invece in questo caso c’è un silenzio assordante, come si suol dire. E’ come se tutto questo fosse dato per scontato. E suonano beffardi i titoli dei giornali che mettono in risalto l’aumento degli infortuni sul lavoro per le donne, in percentuale.
Su questo dramma sociale e umano (e maschile) cala il sipario dell’oblio e dell’ipocrisia. Non una parola in tal senso. Se ne guardano bene tutti: politici, media, sindacati, associazioni degli industriali.
La domanda sorge spontanea? Perché? Forse perché questa verità è insopportabilmente vera al punto di spazzare via una “verità” fasulla, quella  del privilegio e dell’oppressione maschile sulle donne, sempre, comunque e dovunque? Forse perché questa verità è talmente vera che metterebbe in crisi la vulgata dominante e “politicamente corretta” che racconta di una oppressione a senso unico dell’intero genere maschile su quello femminile?

Noi non abbiamo paura della verità che qualcuno,una volta, sosteneva essere rivoluzionaria. Noi, la pensiamo come lui. Qualcun altro/a ne ha paura.

632 Commenti

Rino 3:39 pm - 30th luglio:

Ci sarebbe del lavoro di ricerca da fare sul tema morti sul lavoro. Ecco perché.
Le donne morte oscillerebbero dal 6 all’ 8% a seconda degli anni. Il che contrasta con un particolare: nessuno di noi sa di una donna morta sul lavoro e nessuno è in grado di indicare qualcuno che conosca qualcuno che sappia… etc*
Come mai?

L’enigma sta nell’origine dei dati che sono di provenienza INAIL. Si deve sapere che ai fini dell’inclusione nei morti per lavoro figurano tutti quelli che muoiono mezz’ora prima o mezz’ora dopo l’inizio/ fine dell’orario di lavoro. Il dato quindi include le donne (e gli uomini) che muoiono in incidenti stradali mentre si recano o tornano dal lavoro. Questo è il punto da chiarire. Quante (e quanti) sono?

E i maschi (e le femmine) morti in incidenti stradali mentre stanno lavorando in quanto lavorano viaggiando (trasportatori, rappresentanti, etc.) figurano solo tra i morti sulla strada o anche nel conto dei morti sul lavoro?

Ho cercato di venire a capo di questo inghippo, ma non sono riuscito a trovare il bandolo della matassa.

RDV

*Giorni fa sono venuto a conoscenza, per la prima volta in vita mia, di una donna morta sul lavoro: un’architetta ispettrice caduta nel vano scale non protetto di un palazzo in costruzione. Una morte di chiaro timbro maschile.

armando 6:39 pm - 30th luglio:

Eh già, l’interrogativo di Rino è stimolante. Non ricordo nemmeno io una croanca giornalistica o televisiva che è una , su una donna morta sul lavoro. Eppure ve lo immaginate il battage mediatico che ne sortirebbe?
Armando

Silver 12:04 am - 6th agosto:

IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell
_____________
Gli uomini attorno a noi: l’uomo di seconda scelta
Permettetemi di raccontarvi una storiella. Avevo appena terminato le ricerche per questo capitolo e volevo distrarmi per schiarirmi le idee. Pensai che una «mattinata dedicata alle commissioni» fosse perfetta per questo scopo.
Se avete letto i capitoli precedenti, sicuramente sarete diffidenti… Sapete che non esistono storielle senza una morale. E avete ragione: cominciai infatti a vedere attorno a me tutti quegli uomini su cui avevo condotto le mie ricerche.
Stavo per uscire quando udii il frastuono del camion della spazzatura. Di solito serve solo a rammentarci che è lunedì. Quella volta risvegliò invece anche la mia memoria… mi ricordai allora che lo spazzino rischiava due volte e mezzo più di un poliziotto di essere ucciso, E che soltanto nell’ultimo anno il 70 per cento dei netturbini di San Diego (dove vivo) aveva avuto infortuni sul lavoro.[13] E mentre osservavo il netturbino che sollevava la mia spazzatura, collegai a lui quel 70 per cento: rischiava in misura assolutamente sproporzionata lesioni alla schiena, ernie, cancro al retto, cirrosi epatica, o semplicemente di essere travolto da un’auto di passaggio. Vidi cose che mai avevo notato prima… per cominciare, la cintura lombare indossata da uno; poi i nostri sguardi si incrociarono e gli domandai quale fosse il suo nome. Salite un momento con me su uno di questi camion. Sul percorso di Terry Hennesey (persona reale, storia vera)
si trova uno studio dentistico.[14] Di recente, mentre riuniva la spazzatura, alcuni sacchetti di plastica contenenti sangue umano scoppiarono e tutto quel sangue gli schizzò sulla faccia. Poche settimane dopo trovò una granata a mano della seconda guerra mondiale, inesplosa (Ovviamente, è difficile trovare una granata a mano senza spoletta!). Qualche mese dopo trasportò un carico di rifiuti radioattivi. I colleghi riferirono incidenti con l’acido delle batterie schizzato su abiti e volti, il processo di compattamento che aveva fatto fuoriuscire dal container una bella quantità di cloro, che si era riversato sulla schiena di un uomo e l’aveva ustionato, le ceneri ancora accese di qualche caminetto che avevano incendiato il camion, un container di cianuro liquido…
Perché mi erano del tutto ignoti tutti questi pericoli? In parte perché questi uomini non ne parlano mai e cercano di sdrammatizzare le loro disgrazie. Ma in parte anche perché conosciamo meglio i guai che capitano, per esempio, a un giocatore di calcio, perché la sua assenza ha un impatto sul nostro Io: fa sì che la «nostra squadra» perda. Se un netturbino muore viene sostituito, come una qualsiasi parte del camion.
Era più facile definire sessismo il fatto di chiamare spazzini coloro che raccolgono la spazzatura piuttosto che comprendere che il vero sessismo consiste nella pressione esercitata su uomini non istruiti e privi di una specializzazione, che li induce ad accettare il mestiere di netturbino, con una paga che va da 9 a 15 dollari l’ora, per mantenere la famiglia.[15] O che il vero sessismo è nascondere qualcosa dì pericoloso nella nostra spazzatura.
Dopo aver visto i netturbini sotto una luce diversa, ho anche scoperto di guardare in modo diverso un netturbino e, per esempio, una donna incinta. Quando vedo una donna incinta, automaticamente sorrido, e il mio sorriso esprime apprezzamento per la sua gioia, il suo contributo. Ma non avevo mai incoraggiato il netturbino con un sorriso che esprimesse apprezzamento per il suo contributo (sebbene egli mantenga quello che la donna incinta crea, e porti un diverso fardello). Né avevo mai provato comprensione per la sua mancanza di gioia… Non mi ero neppure mai aspettato che fosse contento. All’atto pratico, era stato invisibile. Come invisibili restano tanti uomini che abbracciano le professioni mortali.
Come capita quando si aprono nuovi orizzonti, notizie che prima sarebbero parse irrilevanti si trasformano in informazioni interessanti da comunicare, come questa lettera ad Ann Landers:
Cara Ann,
sono stufa delle persone che usano lo spazzino come un esempio di mestiere facile per deficienti. Ho sposato un netturbino ed ecco com’è la sua giornata.
Esce tutte le mattine, per sei giorni la settimana, alle 4.30. … Un giorno eravamo a 50 sotto zero. Mio marito restò in giro con quel tempo tremendo per 10 ore. … Sul suo percorso ci sono 2500 case. … Se a ogni fermata sprecasse anche solo qualche minuto in più, lavorerebbe altre due o tre ore al giorno. … Lavora su commissione, 17,5 cents per casa.[16]
Ovviamente, è la moglie a scrivere. Il netturbino rimane in silenzio…
Andando al supermercato di Encinitas, mi fermai allo sportello del bancomat per ritirare del denaro. All’inarca alla stessa ora una guardia armata ritirava dei contanti da un altro sportello. E quell’uomo fu la seconda guardia giurata a cadere, colpito da una rivoltellata alla testa, nel corso di quella settimana.[17] Tutte le volte che ritiro un assegno è presente una guardia giurata, armata e pronta a intervenire. Spiega una di queste guardie, un veterano che ha alle spalle tre missioni di guerra in Vietnam e la cui zona di controllo, nel centro-sud di Los Angeles, è infestata dalle bande: «Quando apri la porta, sei già ‘pronto per essere mangiato’».[18] E allora perché fanno quel lavoro? David Troy Nelson spiega così la cosa: «Sono un padre single, con due bambini in età prescolare». Affronta la realtà di essere «un boccone pronto da mangiare» affinché i suoi figli abbiano sempre da mangiare.
Tutto ciò mi fa pensare al cibo, in particolare alla carne e alle verdure. Di solito, mentre sceglievo un petto di pollo mi erano presenti più spesso i crimini commessi contro i polli che quelli commessi contro i lavoratori che preparano i polli. Dei 2000 operai della Morrell, dove si confezionano le carni, 800 erano rimasti vittime di gravi infortuni sul lavoro in un solo anno.[19] Alcuni di questi operai trinciavano e disossavano carni al ritmo di 1000 movimenti all’ora. Con il 40 per cento all’anno di infortunati, le mani di ogni operaio erano in effetti una bomba a orologeria. Alla Morrell, all’incirca il 90 per cento degli operai che eseguivano le cinquantasette mansioni più rischiose era costituito da uomini.[20] E molti che avevano subito interventi chirurgici che avrebbero richiesto da uno a due mesi di inattività, venivano richiamati al lavoro immediatamente dopo l’operazione.
Mentre mi sceglievo le verdure più belle, davo per scontato che avrei dovuto lavarle molto bene per eliminare i vari veleni usati per renderle così belle e conservarle. Poi mi ritrovai invece a pensare agli uomini che passavano la vita a inspirare gli anticrittogamici che spargevano da aeroplani e trattori.
Avevo sempre considerato l’agricoltura un’attività ragionevolmente sicura, in cui uomini e donne lavoravano «a fianco a fianco». Mi sbagliavo. Fatta eccezione per il lavoro in miniera, l’agricoltura presenta il più alto tasso di mortalità.[21] I giovani rischiano di morire nei lavori dei campi ventiquattro volte più spesso delle donne giovani.[22] Sono inoltre più esposti al pericolo di un’amputazione – di un braccio, di una gamba o di un dito. In realtà, uomini e donne non lavorano affatto «a fianco a fianco». Gli uomini lavorano dove maggiore è il potenziale di morte; le donne dove maggiore è il potenziale di sicurezza. Mentre acquistavo un pasto pronto da passare nel forno a microonde, la mia gratitudine andava agli uomini che lo avevano preparato, che avevano arato, zappato, sparso concimi e anticrittogamici e rischiato un’amputazione affinché io potessi scaldare e mangiare quel pasto.
Uscendo dal supermercato e percorrendo Encinitas Boulevard, contai all’incirca trenta immigrati nello spazio di neppure sei isolati. Fissavano intensamente negli occhi ogni passante, nella speranza di essere chiamati per una giornata di lavoro nei campi. Vidi un tale che transitava in macchina, esaminando gli uomini; poi ne scelse due e ignorò gli altri. Nei dieci anni che ho vissuto nella cittadina di Encinitas, vicino a San Diego, avrò visto un migliaio di questi braccianti in attesa agli angoli delle strade. Ed erano sempre uomini. Un’intera giornata di inutile attesa
non significava tornare a sera in una casa calda: significava dormire al freddo, in collina. A San Diego si trovano uomini così ad ogni angolo.
Il lavoro dei campi rende gli uomini curvi per sempre (dopo una decina d’anni di lavoro) e devasta le loro mani. I pesticidi spruzzati due o tre volte al giorno penetrano gradualmente nella pelle, soprattutto attraverso i tagli delle mani. Quei veleni alla fine danneggiano gravemente il cervello, o provocano il cancro. Coloro che anno dopo anno tornano negli Stati Uniti per lavorare nei campi rischiano dunque gravi danni al cervello o una morte prematura (di solito intorno ai 40 anni).
La maggior parte di questi uomini manda la paga alle mogli e ai figli in Messico, che vedono soltanto una volta o due all’anno prima di rischiare di nuovo la galera per aver illegalmente passato la frontiera americana. Si potrebbe considerarla un’ennesima coscrizione che riguarda i braccianti immigrati. Un’altra leva riservata agli uomini.
Questo «sacrificio-per-nutrire» è la forma maschile del nutricamento. In ogni classe sociale, gli uomini che hanno famiglia offrono il loro grembo, il grembo finanziario della famiglia. Offrono il loro corpo. Ma la psicologia della disponibilità lascia gli uomini senza cartelli con la scritta «il corpo è mio e me lo gestisco io». Nessun movimento definisce oppressi questi uomini perché forniscono denaro alle donne che per loro non cucinano né puliscono; perché forniscono una casa alle moglie mentre loro dormono per terra. Quando un lavoratore dei campi è radicalizzato, gli si insegna a vedere il classismo, ma resta cieco al sessismo. Eppure definiamo i messicani dei patriarchi, come se le regole della loro società servissero a loro, a spese delle donne.
Volevo fermarmi a un supermercato per acquistare del succo di pompelmo, ma dovetti aspettare che un grosso camion entrasse a retromarcia nello stretto spazio previsto per le consegne. Era una scena familiare. Ma notai che l’autista stava ingurgitando una tazza di caffè soltanto perché mi erano ormai ben noti gli orari estenuanti dei camionisti, che spesso finivano per addormentarsi al volante (il che fa sì che il loro tasso di mortalità sia tra i più alti registrati nelle varie professioni).[23] A quel punto non vidi soltanto un camion che m’impediva l’accesso al posteggio: vidi un uomo su quel camion. Visualizzai un camionista che alle quattro del pomeriggio beveva l’ennesima tazza di caffè per superare i propri limiti, affinché io potessi mangiare.
Pensai a quante volte avevo associato il lavoro del camionista a quello del «carrettiere», e a quante volte avevo fatto considerazioni sulle morti causate da un incidente provocato da un camion, e non agli incidenti mortali capitati ai camionisti. Il mio diverso modo di sentire fece sì che un momento di attesa si trasformasse in un momento di riflessione e stima. Gli sorrisi con un calore che dovette percepire, perché mi rispose con un sorriso, come se avesse sentito che lo apprezzavo.
Ebbi modo di riflettere su ciò anche alcuni mesi dopo. Andai a vedere Thelma e Louise e udii il fragoroso applauso con cui il pubblico accolse la scena in cui viene dato fuoco al camion. Non mi sfuggì ciò che il pubblico provava, ma pensai con tristezza a ciò che al pubblico invece sfuggiva.
Prima di rientrare, non potei fare a meno di fermarmi vicino alla casa dei miei sogni. La stavano costruendo sulla scogliera, a picco sull’oceano. Mentre guardavo gli operai che piantavano dei chiodi nelle assi, immaginavo i camionisti che si districavano nel traffico cittadino recando il materiale, e i taglialegna che trasportavano il legname lungo fiumi gelati (il che fa del mestiere del taglialegna uno dei più pericolosi tra i mestieri mortali). Ripensai al gergo speciale per cui «uomo morto» e «fattore di vedove» stanno a indicare i vari modi in cui alberi e rami possono uccidere un uomo e rendere vedova una donna. Compresi che la casa dei miei sogni sarebbe stata frutto dei rischi che correvano non soltanto gli operai edili ma anche i camionisti e i taglialegna.
Mentre i venti più freddi mi spingevano ad allontanarmi vidi che, al secondo piano, un operaio per poco non lasciava cadere la trave che reggeva per non finire dritto nell’oceano. D’improvviso ricordai un mio amico cui da tanto tempo non pensavo e che era stato colpito dal palo di una gru, una decina d’anni prima. Si era ripreso, ma non era mai più stato lo stesso e neppure la vita di sua moglie era più stata la stessa. Mi domandavo come mai quasi nessuno Stato assuma ispettori che si occupino di risolvere i problemi della sicurezza sul lavoro, invece di limitarsi a investigare solo dopo un incidente mortale.
La strada era più lunga di quanto mi aspettassi e così mi fermai qualche minuto per riposare. Un attimo dopo udii una sirena. Il mio cuore smise di battere. Poi, finalmente, guardando nello specchietto retrovisore, mi tranquillizzai vedendo il carro dei pompieri. Non appena mi resi conto che non si dirigeva verso casa mia (quella vera!), potei abbandonarmi al ricordo dell’incendio dell’MGM Grand Hotel di Las Vegas: settantasei persone furono trovate morte nelle loro stanze ben protette, che il fuoco non aveva neppure lambito e in cui il fumo non era penetrato.[24] Per la prima volta mi resi conto che i pompieri corrono ora maggiori pericoli per le esalazioni tossiche che per il fuoco o il fumo. Perché?
La plastica. Dopo la seconda guerra mondiale un materiale plastico, il cloruro di polivinile (PVC), è stato sempre utilizzato per la fabbricazione di telefoni, mobili, tappeti, carta da parati, pattumiere, piombature e televisori. Quando bruciano, producono sottoprodotti chimici tossici come il cloro, il cloruro di idrogeno e il fosgene (tanto letale da essere stato usato durante la prima guerra mondiale come arma chimica). Entrando in una casa, il pompiere può non vedere né fumo né fiamme, ma le invisibili esalazioni costituiscono una vera e propria bomba di gas velenosi. Le esalazioni tossiche diventano munizioni tossiche. Con quale risultato?
I casi di morte per cancro sono aumentati del 400 per cento di più nei pompieri che nell’insieme della popolazione.[25] L’età media delle vittime del cancro è, tra i pompieri, di 52 anni.[26] Gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, tra cui l’infarto, costringono un pompiere su tre ad andare in pensione prima del tempo.[27] Un pompiere su ventuno è esposto a malattie infettive (e un quarto di questi all’AIDS).[28]
Il volontariato è stato spesso definito una questione femminile, ma 1’80 per cento dei pompieri municipali, che sono quasi un milione, è costituito da volontari – e per il 99 per cento da volontari maschi.[29] Che io sappia, non esiste un numero equivalente di donne che volontariamente si espongono alla morte per salvare la vita a degli estranei, garantendosi nel contempo una prematura dipartita.
Come mai sono molti i pompieri che non adottano dei respiratori? Il respiratore pesa circa 70 chili, che si aggiungono ai 200-300 che già i pompieri trasportano, tra scale, picconi, tubi e tute ignifughe. Per domare un incendio sono necessari un attacco ben organizzato e buone possibilità di comunicare: la maschera impedirebbe ai pompieri di parlare.
I pompieri sanno benissimo che ogni volta che proteggono se stessi, altri possono morire. Una fiamma può spostarsi con una rapidità di oltre 5 metri al secondo, come accadde nell’incendio che nel 1980 colpì l’MGM Grand Hotel di Las Vegas. In pochi minuti morirono ottantacinque persone. Ci vuole circa un minuto per sistemare i serbatoi di ossigeno. In quel minuto una fiamma può percorrere oltre trecento metri. In breve, molti pompieri preferirono perdere la propria vita per salvare la vita altrui.
Perché i pompieri volontari rischiano la vita? In parte per essere stimati. Anche se alcuni si sentono a volte non apprezzati, per esempio quando un padrone di casa protesta con loro perché gli hanno sporcato i tappeti con gli scarponi sporchi di fango.
Proseguendo lungo la strada, intravidi un furgone, uno di quelli usati per i traslochi, davanti a una nuova casa del quartiere. Arrivai giusto in tempo per vedere gli addetti caricarsi sulla schiena un grosso divano, passare a fatica nel vano della porta, e trasportarlo su per una scala. Riuscii a sentire la voce di uno di loro raccomandare al figlio: «Attento a come lo sollevi, o ti ritroverai con la schiena malconcia come la mia».
A casa mi guardai attorno e con occhi nuovi osservai il modo in cui erano stati sistemati il frigorifero e i vari mobiletti contenenti i miei archivi… lodando gli uomini che mi rendevano comoda la vita restando invisibili.
Quando mostrai una prima bozza di questo capitolo a un amico che lavora nell’industria del carbone, osservò: «Hai dimenticato la più pericolosa di tutte le attività – il lavoro in miniera». Risposi che forse non ne trovavo le prove intorno a me nella vita quotidiana. Mi corresse: «Non vedi il minatore, ma vedi la prova del lavoro in miniera tutti i giorni».[30] Stuzzicò così la mia curiosità.
«Per cominciare», spiegò, «non ci sono soltanto miniere di carbone, ma miniere di metalli, e l’estrazione del petrolio e del gas. Adesso guardati allo specchio e osserva i tuoi denti: le otturazioni contengono oro, argento, mercurio e composti (petrolio). I tuoi occhiali contengono non soltanto metallo ma anche plastica, che è fatta con petrolio e carbone. E senza dubbio sullo specchio c’è una lampadina accesa; e le lampadine contengono tungsteno, mercurio e fosforo. L’elettricità per produrre la luce arriva attraverso fili di rame e alluminio da generatori fatti anch’essi di rame, azionati da turbine di tungsteno e alimentati dal vapore prodotto con l’uranio, il carbone o i! petrolio.» Rimasi veramente impressionato.
«Allora, dando per certo che di solito ti vesti», aggiunse ancora ridendo, «i tuoi abiti contengono ferro, calcare e carbone. Quanto ai tuoi computer, sono fatti di plastica, vetro, fosforo e decine di metalli vari che hanno dovuto essere estratti. I capitoli del manoscritto che mi hai mandato sono in genere tenuti insieme da graffette fatte di acciaio (ferro, calcare, carbone). Quando il libro arriverà ai lettori, leggeranno queste parole su carta prodotta con acido solforico, un sottoprodotto della raffinazione del petrolio e di metalli solforosi. Se la carta non contiene acidi, probabilmente incorpora carbonato di calcio (calcare) per neutralizzare l’acido. Persino le colle che tengono insieme il libro sono in parte prodotte con il petrolio. E se la copertina è in carta lucida, vuol dire che alla carta è stata aggiunta dell’argilla.»
Perché il lavoro in miniera è tanto pericoloso? Ogni settimana, pezzi di roccia che cadono dai soffitti delle miniere provocano commozioni cerebrali o decessi tra i minatori; i fili elettrici vaganti li fulminano e i carrelli li mutilano. Se in un ufficio crollasse il soffitto, uccidendo delle segretarie, o dei fili elettrici pendenti dalle pareti finissero sulle loro scrivanie e le fulminassero, oppure dei mobili con le rotelle le mutilassero, come potrebbero tante donne accettare di lavorare in un posto simile (a qualsiasi prezzo)? E il datore di lavoro riuscirebbe a sfuggire a un processo?
Per quella sera avevo riflettuto abbastanza. Accesi la TV per rilassarmi, ma nonostante le intenzioni scelsi un reportage sulla guerra alla droga. E naturalmente la mattina dopo non potei esimermi dall’effettuare qualche controllo.
Tra il 1921 e il 1992, tutti gli agenti della DEA (Drug Enforcement Administration) erano stati uomini.[31] La guerra alla droga, quindi, è una guerra con un esercito differenziato: le donne se ne stanno nelle postazioni sicure, gli uomini vanno nelle zone di combattimento.
Di solito, dal momento dell’assunzione fino al pensionamento, gli agenti della DEA non sparavano neppure un colpo con le pistole in dotazione.[32] Ora, spiega il responsabile dell’addestramento della DEA, «l’agente che si diploma oggi, probabilmente dovrà tirar fuori la rivoltella nella prima settimana di servizio».[33] Attualmente la DEA subisce un numero di attacchi maggiore rispetto a qualsiasi altra agenzia federale preposta all’applicazione della legge.[34]
Mai mi era capitato di pensare alla guerra alla droga come a un’altra guerra virtualmente combattuta da soli maschi.

Silver 12:21 am - 6th agosto:

IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell
_____________________

Il doppio standard per te professioni mortali
Quando nelle pubblicazioni femministe si parla di lavoro in miniera, edilizia e altre professioni mortali, vengono descritte come esempi del sistema di potere maschile, come «club per soli uomini». Tuttavia, quando la rivista Ms. pubblicò un profilo delle operaie che lavoravano in miniera, fu sottolineato il fatto che la donna era «costretta» a lavorare in miniera perché pagavano meglio, e che un mestiere simile era l’unico che le consentisse di mantenere la famiglia.[35]
Ms. non avrebbe mai ammesso che quei club per soli uomini {i mestieri pericolosi) pagano meglio proprio perché presentano dei rischi, ed erano riservati agli uomini soltanto perché questi ultimi mettevano a repentaglio la vita per guadagnare di più e mantenere i loro cari. Non avrebbe mai potuto ammettere che quasi nessuna donna lavorava in miniera per mantenere il marito. O che, se la donna in oggetto avesse avuto un marito, sarebbe stato lui ad andare in miniera – non lei. Questo doppio standard di giudizio – per cui i mestieri mortali diventano un privilegio quando si tratta di uomini e un’oppressione quando si tratta di donne – ha fatto sì che due generazioni di uomini si sentissero un po’ incomprese e disprezzate.

Le donne sono relegate ai mestieri peggiori, non è vero?
Mentre abbiamo visto che ventiquattro dei venticinque mestieri peggiori toccano agli uomini[36] e che molti di loro fanno anche lavori malretribuiti (autisti, guardiani, lavapiatti, benzinai eccetera), molti dei lavori meno retribuiti sono prevalentemente riservati alle donne. Perché questa distinzione tra lavori «peggiori» e «malretribuiti»? Perché molti dei mestieri malretribuiti sono tali perché più sicuri, più gratificanti e offrono un orario flessibile e altre desiderabili caratteristiche che li rendono più appetibili e quindi meno pagati. Quando l’uno o l’altro sesso scelgono occupazioni con queste attraenti caratteristiche, non possono che aspettarsi uno stipendio modesto. E sono le donne che più facilmente scelgono mestieri che presentano sette di queste otto caratteristiche – che potrebbero costituire la cosiddetta «Formula delle occupazioni femminili».
La «formula delle occupazioni femminili»
Le donne costituiscono attualmente il 15-30 per cento di una minoranza di professionisti altamente specializzati e profumatamente pagati, come per esempio avvocati e medici. Ma le professioni che occupano oltre il 90 per cento di donne quasi sempre hanno in comune almeno sette delle seguenti otto caratteristiche. La combinazione delle otto caratteristiche rende il lavoro estremamente desiderabile, tanto desiderabile che un datore di lavoro ha ampia possibilità di scelta tra i numerosi candidati e pertanto non ha bisogno di offrire stipendi elevati.
• Possibilità di «chiudere» psicologicamente alla fine della giornata (differenza tra un’impiegata e un avvocato)
• Sicurezza fisica (differenza tra receptionist e vigile del fuoco)
• Lavoro in ambiente chiuso (differenza tra segretaria e spazzino)
• Poco rischioso (differenza tra archivista e imprenditore)
• Orario comodo o flessibile (differenza tra infermiera e medico)
• Nessuna richiesta di trasferimento (differenza tra segretaria di una società e dirigente di una società)
• Gratificazione rispetto alla preparazione (differenza tra professionista che si occupa dell’infanzia e minatore)
• Contatto con il pubblico in un ambiente gradevole (differenza tra cameriera in un ristorante e camionista).
E questa formula delle occupazioni femminili si applica a oltre il 90 per cento delle professioni femminili – receptionist, segretarie, professioniste che si occupano dell’infanzia, infermiere e commesse o direttrici di reparto nei grandi magazzini.
Le «professioni esposte»
Dopo l’esposizione alla morte, l’esposizione agli elementi è il pericolo più comune in molti mestieri maschili. Il buco nell’ozono rende la quotidiana esposizione al sole l’equivalente di un’esposizione al cancro. Così come il nuovissimo pericolo per il vigile del fuoco è invisibile, anche l’ultimo pericolo, in ordine di
tempo, per l’operaio edile è invisibile. E quanto allo spazzino o ai manovali che costruiscono o riparano le strade, non soltanto sono bombardati dai raggi ultravioletti ma respirano anche i gas tossici delle automobili. Di conseguenza, le professioni esposte vanno ad aggiungersi all’elenco delle professioni mortali.
Più il ritmo di lavoro richiede un’esposizione al caldo e al gelo, più aumenta la possibilità che a svolgerlo sia un uomo: quando a scavare i fossati erano squadre di prigionieri incatenati, si protestava contro lo sfruttamento dei carcerati.[37] Nessuno protesta contro lo sfruttamento degli uomini. Il benzinaio che pompa benzina nel serbatoio sotto la pioggia è di solito un uomo (mentre alla cassa, al riparo, si può trovare sia un uomo sia una donna). Che si tratti della copertura di un tetto o di fare delle saldature, se è un mestiere esposto automaticamente è un mestiere maschile.
La propensione a esporsi al rischio di morte sul lavoro nasconde una più profonda differenza tra uomini e donne nell’atteggiamento nei confronti del lavoro. In una qualsiasi professione mortale, la sensazione di non avere diritto alla protezione è una metafora. Le vessazioni sono chiamate punizioni e le punizioni sono l’elemento che allontana coloro che desiderano una protezione e che fa scegliere loro una squadra di protettori. Questioni quali vessazioni e punizioni impallidiscono di fronte alla necessità di evitare incidenti mortali.
Ciò non significa che punizioni e vessazioni siano una buona cosa per l’individuo. Al contrario, l’atteggiamento stesso che porta a proteggere gli altri diventa distruttivo nei confronti di se stessi, ecco perché fra i poliziotti di New York sono più numerosi i decessi per suicidio che le morti in servizio.[38]
Ogni singolo uomo, nella miniera di carbone non lontana da casa o in trincea «da qualche parte», si aspetta che il suo corpo venga usato. La prostituzione maschile è un dato di fatto; la libertà dalla prostituzione è un lusso. Ecco dunque perché il motto non detto delle professioni mortali è «Il corpo è mio ma non lo gestisco io».
In breve, è un mito quello secondo cui le donne sono relegate a fare i mestieri peggiori. I mestieri che richiedono meno capacità e presentano meno rischi rendono di meno, e i mestieri molto gratificanti rendono meno – e ciò vale per entrambi i sessi. I mestieri peggiori sono quasi tutti «mestieri maschili» che gli uomini più spesso scelgono perché, mediamente, hanno più bocche da sfamare.

Quale investimento facciamo rendendo gli uomini «il sesso a disposizione»?
Lasciar morire gli uomini è un espediente per risparmiare denaro. La sicurezza costa. Quando un imprenditore tiene bassi i costi per ottenere un appalto, deve poi far pressione sugli uomini per completare in fretta i lavori, pena la bancarotta. Come ebbe a dire un funzionario addetto alla sicurezza: «Quando sbrigarsi è la parola d’ordine, gli uomini sono sotto pressione e si prendono delle scorciatoie, le cose possono andare male. E ci scappano i morti».[39] No. E allora degli uomini muoiono. Quanti di noi lavorano in un edificio in cui un uomo ha perso la vita o un arto?
La soluzione? Una rigorosa applicazione delle norme di sicurezza. Perché è sottolineata l’applicazione? Perché le norme di sicurezza sono buone, mentre è carente l’applicazione delle medesime. Solamente quando il governo le rende obbligatorie per le società, tutte obbligate a sostenerne i relativi costi, ciò non viene a condizionare la loro capacità competitiva. L’alternativa è quanto attualmente facciamo: «la scelta» della sopravvivenza di quelle società che prendono delle scorciatoie, che hanno un costo in termini di vite umane.

Il governo: un marito – sostituto sul posto di lavoro
Ho appena letto un articolo che sollecita la protezione dei barbagianni nel Nordest. Sarei curioso dì sapere quanti dello staff del Senato si sono dedicati alla questione, e per quanti anni… Nessun membro dello staff del Senato degli Stati Uniti lavora a tempo pieno, per tutto l’anno, alla questione della sicurezza sul lavoro. Mi darebbe un’immensa gioia tornare nel Kansas, ingabbiare tutti quei benedetti gufi e spedirli tutti a Washington e nell’Oregon.
Joseph Kinney, National Safe Workplace Institute[40]
Non appena fu documentato il rischio molto maggiore di infortuni mortali per gli uomini sui posti di lavoro, subito il governo tagliò i programmi di spesa per la produzione degli uomini e ampliò quelli per la protezione delle donne.
Il governo ridusse la Occupational Safety and Health Administration (OSHA)[41] – che impone norme di sicurezza uguali per i due sessi e che pertanto sarebbe stata d’aiuto a un maggior numero di uomini – e creò programmi speciali per la protezione delle lavoratrici soltanto. Approvò il Federai Pregnancy Discrimination Act,[42] in base al quale si prevede per una gravidanza un indennizzo pari a quello previsto per un infortunio sul lavoro, sebbene la gravidanza sia una scelta che nulla ha a che fare con il lavoro. E questo non è tutto… Allorché delle donne affermarono che il lavoro ai terminali del computer, e dunque l’esposizione alla luce del video, provocava aborti naturali spontanei, immediatamente il governo rispose avviando uno studio su oltre quattromila donne… da cui risultò che le donne che lavorano ai terminali hanno un numero di aborti spontanei inferiore a quello delie donne che non vi lavorano.[43] Quando altre donne denunciarono molestie sessuali, il governo rese più rigida la protezione data alle donne intensificando i provvedimenti contro gli uomini. Nel frattempo, nessuno si preoccupava di fare ispezioni nei cantieri dalle impalcature traballanti e nelle miniere di carbone dai soffitti instabili – e gli uomini restavano senza protezione. In breve, nessuna protezione per gli uomini contro una morte prematura.
Ecco come trascurando la sicurezza degli uomini e proteggendo fino all’eccesso le donne si arriva alla discriminazione nei confronti delle donne
Le donne non abbracciano una professione, almeno non in numero rilevante, finché non diventa sicura. Pertanto, finché non ci preoccuperemo abbastanza della sicurezza degli uomini tanto da trasformare le professioni mortali in professioni sicure, in effetti compiamo un atto di discriminazione nei confronti delle donne. Ma anche un’eccessiva protezione delle donne, e unicamente delle donne, porta a una discriminazione nei loro confronti.
Più le leggi garantiscono la protezione delle donne, e più numerosi sono i datori di lavoro che considerano poco vantaggioso assumerle. Se si tratta di una società in cui si devono rispettare le regole della non discriminazione, preferiscono ricorrere sempre più di frequente a freelancer ed evitare così di assumere donne, per non correre il rischio di dover affrontare eventuali processi per molestie sessuali e la possibilità, per chiunque le critichi o le licenzi, di essere vittima di tali processi.
Se un datore di lavoro valuta i vari rischi – vedere il nome della società trascinato nel fango, dover ricorrere agli avvocati, dover versare un risarcimento di 100.000 dollari alla donna che poi lascia la società perché non ha più bisogno di lavorare, essere citato in giudizio dalla donna che lavora ai terminali, perdere la donna durante la gravidanza pagando per giunta un’assicurazione di invalidità, ritrovarsi con funzionari e dirigenti che temono di criticare le donne e socializzare con loro… allora il datore di lavoro inconsciamente comincia a discriminare quel sesso che gli creerà tutti questi fastidi, o ridurrà le assunzioni offrendo incarichi a dei freelancer, oppure si ritirerà prima del tempo, oppure rischierà la bancarotta.
Il datore di lavoro americano, che è tenuto a dare ai due sessi uguale stipendio ma non uguale protezione, si trova di fronte al nuovo dilemma americano. Dare una paga competitiva è nell’interesse del datore di lavoro, ma dare la stessa paga a una donna che con molte probabilità in più rispetto a un uomo ricorrerà al tribunale (per molestie o rischio sul lavoro) non è certo vantaggioso. L’eccessiva protezione delle donne e la scarsissima tutela degli uomini, pertanto, porta rapidamente a una discriminazione nell’assunzione delle donne.
L’eccessiva protezione delle donne e la scarsissima tutela degli uomini è uno dei modi in cui prepariamo psicologicamente gli uomini a una vita dedicata a proteggere gli altri. Crea l’atmosfera adatta alla disponibilità piena dell’uomo e il vincolo strettissimo di queste tre voci: donne, lavoro e guerra…

Rita 8:07 am - 6th agosto:

@Rino:
L’enigma sta nell’origine dei dati che sono di provenienza INAIL. Si deve sapere che ai fini dell’inclusione nei morti per lavoro figurano tutti quelli che muoiono mezz’ora prima o mezz’ora dopo l’inizio/ fine dell’orario di lavoro. Il dato quindi include le donne (e gli uomini) che muoiono in incidenti stradali mentre si recano o tornano dal lavoro. Questo è il punto da chiarire. Quante (e quanti) sono?

E i maschi (e le femmine) morti in incidenti stradali mentre stanno lavorando in quanto lavorano viaggiando (trasportatori, rappresentanti, etc.) figurano solo tra i morti sulla strada o anche nel conto dei morti sul lavoro?
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
questi sono i dati tratti dal sito dell’Inail (verificati nel 2008, puo’ darsi che adesso abbiano reso disponibili ulteriori anni) relativi agli anni 2004-2006-2006

Nel 2004 i morti totali furono 1328 di cui 1225 maschi e 103 femmine.
Dei 1225 maschi, 438 morirono a causa di infortuni stradali (di questi 251 erano infortuni in itinere e gli altri inerenti la tipologia di lavoro)
Delle 103 femmine 62 morirono per incidenti stradali (di cui 54 in itinere)

Nel 2005 i morti furono 1280 (di cui 1193 maschi e 87 femmine)

Dei 1193 maschi 612 morirono per incidenti stradali (di cui 235 in itinere); delle 87 femmine 66 morirono in incidenti stradali (di cui 44 in itinere)

Nel 2006 i morti furono 1341 (1242 maschi e 99 femmine)

Dei 1242 maschi 603 morirono in incidenti stradali di cui 214 in itinere); delle 99 femmine 85 morirono in incidenti stradali di cui 52 in itinere.

Quindi gli infortuni in itinere sono circa il 20% per maschi mentre salgono al 50% per le femmine.

Fabrizio Marchi 8:35 am - 6th agosto:

Ottimo Silver, i due stralci del libro di Farrell, e in particolare il primo che hai pubblicato in ordine di tempo, dimostrano la giustezza della nostra intuizione. Oppressione di classe e di genere marciano insieme e sono indissolubilmente legate.
E se questo è l’assioma, e io credo proprio che lo sia, ciò significa necessariamente che la QM (Questione Maschile) non può essere “spoliticizzata” né tanto meno collocata in una sorta di terra di nessuno.
Essere dalla parte degli uomini (beta) è una scelta di campo, significa essere dalla parte di chi oggi è realmente oppresso, discriminato e in una posizione di subalternità, di classe e di genere.
Non ha e non potrà mai avere quindi alcun senso né prospettiva porre la QM solo nei termini di una contrapposizione fra “maschile” e “femminile” (che pure esiste) decontestualizzata dal punto di vista sociale, economico, culturale e storico. Sarebbe un’ operazione qualunquistica e interclassista del tutto speculare a quella messa in campo dal femminismo storico e in particolare da quello della differenza (tutti gli uomini da una parte, in quanto oppressori, e tutte le donne dall’altra, in quanto oppresse, sempre, comunque e dovunque).
E noi, fortunatamente, non siamo femministi, sia nel merito che nel metodo.
Fabrizio

Fabrizio Marchi 8:44 am - 6th agosto:

Quanto riporti, cara Rita, conferma ancor di più la nostra tesi. Perché quei dati stanno a significare che di fatto la percentuale di maschi morti sul lavoro è anche superiore a quel 92%. Anche perché non mi risulta che siano molte le donne che svolgono la professione di autotrasportatore o di autista.
Fabrizio

Rita 8:57 am - 6th agosto:

sì, avevo fatto una tabella in Excel, dato che i dati Inail sono sparsi per il sito e non è così agevole confrontarli in questo senso, che avevo riportato sul vecchio forum della QM nel 3D dei morti sul lavoro.
ne risultava una percentuale (se ci si riferisce alle sole cause di lavoro escludendo gli incidenti sulle strade in generale) che si avvicina al 98%.

Per inciso, gli incidenti stradali NON in itinere possono ricomprendere molte tipologie di lavoro (penso ad esempio ad un medico dell’USL che gira in macchina durante l’orario di lavoro e per servizio, ma anche molte altre tipologie… boh i postini, i pony express in cui magari c’è più presenza femminile, immagino che anche questi non siano catalogati come “itinere”)

Rita 9:14 am - 6th agosto:

a proposito di lavoro maschile/femminile e di responsabilità e rinuncia… questo è solo un piccolo episodio: sappiamo che una delle cause di morte sul lavoro abbastanza frequente (credo subito dopo le miniere e gli edili) è la campagna.
Trattori, falciatrici, cadute nel silos etc.
Insomma il quadro classico della divisione del lavoro in epoca pre-industriale.
Ieri è venuto a casa mia un contadino (di quelli vecchio stampo) abita vicino a mia sorella e mentre le è in ferie, provvede ad irrigare il suo orto, mi ha portato i pomodori e le altre verdure che ha raccolto da mia sorella perchè gli dispiaceva buttarle via e si è fermato un po’ a chiacchierare… non è più giovanissimo ed incomincia ad avere problemi di salute, in particolare dovrebbe ricoverarsi per la protesi all’anca. Ma – dice – aspetto ancora, aspetto quest’autunno, adesso come si fa? Con tutte le bestie che abbiamo, non posso lasciare sola mia moglie, fa tutto quel che puo’, ma sarebbe da pazzi lasciare una donna con tutto quel lavoro.. c’è da tirare su le balle di fieno, c’è da pulire la stalla.. sono troppe, le stiamo vendendo e ne venderemo ancora.. nel frattempo tiro avanti.

Ecco, a me è venuto in mente quante volte nella retorica scolastica, sul web, nei fllm, nella vita quotidiana, ovunque insomma si parla e si è parlato della “mamma che si sacrifica per la famiglia anche a costo della salute”, io stessa ricordo le auto-celebrazioni e le celebrazioni di tutte quelle donne (… di un tempo eh, oggi non se ne sentono più) che prima di farsi ricoverare in ospedale provvedevano a cucinare per il tempo della loro assenza perchè il marito e la famiglia ne fossero agevolati.

Fabrizio Marchi 9:40 am - 6th agosto:

Cara Rita, mi rivolgo a te perché sei una donna intelligente ed evoluta, e sei anche una di noi. Ma ovviamente la riflessione è estesa a tutti/e.
Non è possibile non notare il silenzio assordante, anche su questo blog, delle donne, rispetto al dramma rappresentato da questa ecatombe di genere e di classe che è la tragedia dei morti (maschi) sul lavoro.
Ormai sono moltissime le donne che leggono e intervengono su questo sito, per parlare di tutto e di più: relazione di coppia, gelosia,sesso, “corna”,adulterio,”darla o non darla”. Va benissimo, sia chiaro, anche noi per primi ci occupiamo di questi temi, anche perché la sessualità è uno dei nodi fondamentali della relazione fra i sessi.
Però non può passare inosservato il fatto che nessuna, ad eccezione di te, abbia avuto o abbia qualcosa da dire nel merito. E allora la domanda (inquietante) sorge spontanea: Perché questo silenzio? Che poi è lo stesso che c’è nella realtà quotidiana non solo da parte delle donne ma di tutto il sistema mediatico che si limita a denunciare il carattere sociale della tragedia ma non quello di genere.
Ripeto. Perché? Troppo scomodo come dato? Troppo palesemente disvelatorio della menzogna dell’oppressione maschile a senso unico? E allora meglio occultarlo, fare finta di nulla? Forse se portato alla luce minerebbe alla radice la vulgata dominante su cui si regge l’intera impalcatura?
Non vedo altre risposte. L’unica è stata quella di una che non voglio neanche nominare (altrimenti ritorna qui a fare polemiche) che, sollecitata dal sottoscritto ad esprimersi in tema, ha risposto:”Vedo che ci sono altri interessati all’argomento”.
Ora, al di là della risposta imbecille e cinica (forse volutamente) di quella tizia, la questione rimane.
Vogliamo provare ad aprire una riflessione nel merito, visto che l’argomento non è cosa da poco, io credo?
E vediamo se ci sarà qualcuna, fra le tante che ormai ci leggono, che avrà qualcosa da dire in proposito. E anche qualche maschio allineato e coperto al pensiero dominante, perché no. Chissà se qualche aderente a Maschile Plurale o a Femminile Plurale (ammesso che ci leggano) se la sente di pronunciarsi. Può darsi che a noi sfugga qualche elemento e che in realtà anche dietro a questi numeri si celi una qualche forma di oppressione maschile, chi può dirlo…
Fabrizio

Rita 10:33 am - 6th agosto:

bella domanda: risposte certe non ne ho se non che i morti non si lamentano e non possono lamentarsi, per loro si lamenta chi resta.

Giusto anche cio’ che dici tu: tra l’altro denunciare il carattere sociale del dato e non dell’individualità di genere significa, appunto, denunciare il disagio sociale .. che non puo’ essere di nessun’altro se non di chi resta, vale a dire molto sovente donne e bambini, le vedove e gli orfani che se la devono cavare da soli. E allora anche qui, come un cane che si morde la coda, riapparirà più evidente la lamentela delle donne, la difficoltà delle donne, tanto che, sembra paradossale, ma molte volte si ha l’impressione che i morti sul lavoro diventino un’ulteriore causa di discriminazione per le donne della classe sociale inferiore.
Di contro, succede sovente che si dia maggior risalto e maggior enfasi all’infortunio invalidante femminile (ancorchè molto più raro) perchè (l’avevo letto su qualche articolo tempo fa) la donna invalida avrebbe meno probabilità di ricevimento di cura, meno probabilità di futuro etc.
Come a dire.. un uomo senza una gamba troverà comunque qualche donna che lo cura, una donna senza gamba non troverà nessuno.
L’incredibile è che tutto sembra trasformarsi in un male per il genere femminile… una magia strana.

Un altro aspetto è sempre quello già detto: che, inconsciamente, le donne si siano sempre sentite un po’ inutili… non perchè non lavorassero, onestamente, se devo essere sincera, mia madre ad esempio ha sempre lavorato molto di più di mio padre, ma ha prodotto meno. Laddove predomina il lavoro fisico non puo’ che essere così. Le antiche suddivisioni del lavoro (cura per le donne e produzione per l’uomo) un pochino, secondo me, davano quest’impressione… il prodotto si vede, la cura un po’ meno, di qui il rimarcare continuo di cio’ che la donna fa, oggi ma anche ieri.

Sono di fretta e forse sono stata poco chiara e ho messo troppa carne al fuoco, ma, a mio avviso, questa è l’origine del silenzio maschile e del monologo femminile.

Luke Cage 10:39 am - 6th agosto:

Quando parlavo in un altro commento di superiore senso politico di genere delle donne (che sfocia spesso nel cinismo e nella malafede,come nell’esempio citato da Fabrizio) mi riferivo anche a questo opportunistico silenzio attorno a questa tragedia anti-storica e classista,che vede gli uomini beta vittime sacrificali e/o sacrificabili.Persino il New York Times è arrivato,come si evince dall’altro articolo inviatoci da saigon2k nella sezione lettere,a sollevare perplessità sulla divisione del lavoro tra uomini e donne impegnati/e sul fronte afgano..alcune discriminazioni sono meglio di altre, a quanto pare…

ckkb 10:58 am - 6th agosto:

Anche i famosi lavori domestici, e non solo quelli sul posto di lavoro, vedono il prevalere assoluto di morti e feriti gravissimi fra i maschi (http://www.maschiselvatici.it/pdf/incidenti_domestici.pdf) , a conferma, se fosse necessario, della recentissima ricerca inglese, sui giornali di oggi, secondo la quale i lavori domestici sono appannaggio più maschile che femminile. E fatti meglio e senza vittimismo. Oltre ai mai citati, pericolosissimi ma indispensabili lavori di manutenzione/riparazione della casa. Ma non eravamo in casa con le pantofole ai piedi, serviti di tutto punto, a far niente e a comandare le povere donne/serve, sfinite da una giornata sul lavoro e dalla affettuosa educazione e cura dei numerosi figli?
Troppa la distanza tra realtà e il racconto di essa.
La vera domanda pertanto, a mio avviso, non è perchè le donne tacciono sul sacrificio maschile della vita da sempre e a loro favore, e invece di nutrire profonda riconoscenza, rovesciano loro addosso ogni sorta di offese e accuse. Ma perchè ci troviamo a dover ogni giorno argomentare in difesa di una realtà evidentissima, su tutto. Ovvero perchè da un quarantennio a questa parte, la realtà è diventata un opzional da beauty-case, la scelta del colore del rossetto. E perchè l’intero sistema mediatico e politico-legislativo, è ormai fermissimo nel ritenere che il primo diritto da tutelare, senza se e senza ma, è questa libertà da beauty-case, il diritto alla libera sostituzione della realtà con fantasie femminili educate nel film femminista. Altrimenti detto diritto all’arbitrio. E’ pur vero che la perdita del rapporto tra realtà e fantasia, consegue a robuste bevute o energiche assunzioni di stupefacenti, o a patologie psichiatriche gravi, dipendenze tutte oggi di massa, ma è anche descritto dall’inizio dei tempi come effetto della sindrome tutta maschile di dipendenza dal femminile. E qualcuno qui, vista la situazione favorevole, ci è cascato e qualcun altro ci ha marciato, alla grande. Come sempre, a man a mano ci si disintossica, si resta di stucco: come hanno potuto i maschi scambiare la dipendenza con l’amore, l’arbitrio con la libertà, la menzogna con la realtà?

maria 11:05 am - 6th agosto:

Sventurata la terra che ha bisogno di eroi (B. Brecht). E voi ne siete l’esempio. Proviamo per un attimo a pensare all’immenso clamore mediatico costruito intorno alla legge sulle intercettazioni per farla passare come una legge a tutela della privacy di tutti gli italiani. TG, servizi, interviste tutto teso a dimostrare la bonta’ e l’urgenza di una legge “giusta” e indispensabile. Mai un uomo della strada ha risposto: a me non mi importa..io non ho nulla da nascondere, se le intercettazioni aiutano a scoprire i criminali..benvengano. Mai. Ora proviamo a immaginare se una piccola parte di questo clamore fosse dedicata alla QM nel merito delle morti sul lavoro. Stasera su RAI3 (l’unico che balbetta qualcosa sulle emergenze sociali) M. Cuffaro dice: anche oggi 4 morti sul lavoro, tutti uomini, come ieri e come saranno quasi certamente domani. Perche’? ecco il servizio..a seguire un’intervista del rappresentante dei padri separati che parlera’ di come le ex mogli (non la generica “separazione” ma donne in carne e ossa) rendano di fatto la vita impossibile a molti padri che rivendicano il loro ruolo. Sembra di parlare di scenari fantastici.. e sapete perche’? Innanzi tutto perche’ viviamo in un regime in cui il pensiero unico la fa da padrone e questo governo che fa della Carfagna un ministro dimostra fino in fondo di avere una certa simpatia per il ficapower e poi perche’ si puo’ sorvolare sui morti sul lavoro quando..il lavoro non c’e’. Correre il rischio di morire puo’ diventare un privilegio che al disoccupato non tocchera’. Nell’edilizia si registrano gli incidenti piu’ gravi: vi posso giurare che quando si apre un cantiere moltissimi ragazzi cercano raccomandazioni e promettono “regali” per poter essere assunti, e so bene di cosa parlo. Verita’, fa la tua strada. B Brecht.

Leonardo 1:01 pm - 6th agosto:

10 italiani per un tedesco.

Fabrizio Marchi 2:08 pm - 6th agosto:

Bè, ragazzi, meglio avere cento adultere dichiarate che ragionano come Maria, che centomila “perbene” e non dichiarate (adultere emolto peggio) che ragionano come chi so io…
Per lo meno io la vedo in questa maniera…
Fabrizio

iM_pAVIDA 2:38 pm - 6th agosto:

Quale ovvietà sig. Sotuttoio!!! Facile intuire il perchè della tua “preferenza”…
Ma attenzione, hai espresso un giudizio, non un pensiero:
“che centomila “perbene” e non dichiarate (adultere emolto peggio)”
Eppure tu che ammonisci chi giudica…Che ne sai tu?

Fabrizio Marchi 3:03 pm - 6th agosto:

“Quale ovvietà sig. Sotuttoio!!! Facile intuire il perchè della tua “preferenza”…
Ma attenzione, hai espresso un giudizio, non un pensiero:
“che centomila “perbene” e non dichiarate (adultere emolto peggio)”
Eppure tu che ammonisci chi giudica…Che ne sai tu?”. (Impavida)
Impavida, è il quarto commento su questa lunghezza d’onda che invii indirizzato personalmente al sottoscritto (in realtà gli altri sono più offensivi), solo oggi, e che ti ho censurato.
Ho provato a scriverti all’indirizzo di posta elettronica con il quale ci scrivi ma è risultato non essere valido.
Sono costretto a pubblicare sul blog quello che ti avevo scritto in privato per poterti rispondere, nella speranza che questo tormentone finisca:
“Impavida, o chiunque tu sia o qualsiasi possa essere il tuo nome, cerchiamo
di essere ragionevoli.
Nè il sottoscritto nè gli Uomini Beta hanno nulla contro di te.
Figuriamoci. Mi dispiace per le tue vicissitudini personali che d’altronde,
come tu stessa affermi, sono comuni a molti/e, forse la maggior parte delle
persone.
Cerchiamo di porre fine una volta per tutte a questa polemica. Non voglio
neanche entrare nel merito di chi l’abbia iniziata…Non me ne importa
nulla. Se vuoi ti do anche ragione basta che la facciamo finita qui.
Quello che devi capire è che noi siamo impegnati in un progetto
estremamente serio, impegnativo ed ambizioso. A te potrà anche fare schifo
ma è il nostro, quello in cui noi crediamo, ed è a noi che deve piacere,
non a te.
Non possiamo nè abbiamo voglia di perdere tempo ed energie preziose.
Sembra invece che tu faccia di tutto per andare in questa direzione.
Ci eravamo salutati sul blog, ci eravamo augurati buona fortuna e tu torni
per l’ennesima volta con i tuoi commenti indirizzati alla mia persona che non hanno nulla a che vedere con la discussione.
Impavida, lasciaci in pace, non capisco il perchè di tanto incaponimento
nei nostri confronti. Hai detto peste e corna di noi, ci hai insultati,
sbeffeggiati e nonostante ciò continui a scriverci.
Chiudiamola qui una volta per tutte. Che sia la volta definitiva. Abbiamo
chiuso con Nicole che, oltre a sbeffeggiarci anche “lei” (?), fa comunella
con individui come quella Chiara di Notte che se potesse ci
disintegrerebbe. Ora, per favore, cerchiamo di chiudere la questione anche con te. Va bene?
D’altronde tu ci detesti, in primis il sottoscritto, le nostre tesi sono tutte “minchiate”, noi siamo tutti dei frustrati, cosa te ne fai di ometti beta come noi? Nulla,
è evidente.
Quindi ciascuno per la sua strada. Una volta per sempre però. Se poi qualcuno dei nostri utenti vuole mettersi in contatto con te è ovviamente liberissimo di farlo, magari utilizzando come tramite il blog di Nicole, che sarà certamente così cortese da favorire il contatto.
Oppure, in alternativa, se vuoi darci un email vera e mi autorizzi a farlo, posso comunicarla, privatamente, a chi vuoi tu. Va bene?

Fabrizio Marchi

Luke Cage 3:49 pm - 6th agosto:

@Fabrizio:
potresti accusarla di “cyber-stalking”…

Rino 6:12 pm - 6th agosto:

I dati riportati in testa al thread sono precisamente quelli di cui avevamo bisogno. Grazie a Fabrizio, Rita e Saigon2k. Vedo però che la data del thread è il 30 gennaio…cribbio…erano già là da allora e non l’ avevo visto? Mio rimbambimento senile incipiente…?

Avevamo bisogno di quei dati che ora confermano incontrovertibilmente quel che varie considerazioni ragionevoli ci avevano cmq portato a pensare. Doveva essere così.
E’ così e non può essere che così: i M caduti sul lavoro (extra strada) sono 600/800 l’anno e le F 10/20. Insomma 700/15: 98 contro 2

Questo dunque è il prezzo pagato dai maschi sul fronte del procacciamento del reddito. Le considerazioni che ne derivano sono moltissime e molte sono già state presentate qui o in giro per siti e forum.

Quella sproporzione è, (non solo ma anche e soprattutto) manifestazione dei caratteri specifici dei due generi, uno centrato totalmente sull’autoprotezione e l’altro invece oscillante tra autoprotezione e slancio verso il rischio e persino amore del rischio che diventa talvolta tentazione e passione. Droga.

E’ ovvio che queste due basi di partenza, questi due diversi orientamenti sono stati alla base dell’esistenza sociale umana da sempre ed è pure ovvio che la denuncia quella sproporzione ha lo scopo di smantellare una (delle tante) menzogne femministe.

E’ anche ovvio che quei due diversi (e in parte opposti) orientamenti si riverberano in tutte le relazioni e in tutti gli ambiti, con conseguenze che suscitano questioni di portata fondamentale.

Ad es. sulla dipendenza diretta dei maschi da dirigentesse, cape, direttrici, presidentesse etc.

Quale protezione potrà avere il maschio inferiore dalla femmina superiore? Correrà essa dei rischi per tutelare la posizione dei sottoposti nei confronti dell’esterno? Si prenderà delle responsabilità rischiando al posto dei maschi?

Già è difficile trovare dirigenti UU che si espongano per i subalterni. Troveremo noi delle femmine?

E qui subentra un altro fattore che – sorprendentemente – ci costringe a ripensare il ruolo della pressione sociale sugli uomini paurosi. Rivendichiamo il diritto di avere paura senza per ciò smettere di essere UU. Bene, siamo evoluti e vogliamo liberarci di antichi fardelli. Ottimo.

Ma questo non ci esime dal riconoscere che la vergogna che per millenni è caduta sugli uomini paurosi era ciò che serviva per spingerli a rischiare, ossia, a fare ciò che nessun altro potrebbe.

Insomma, la celebrazione del coraggio maschile e il prestigio del coraggioso, contro cui il femminismo si scaglia da sempre, era ed è una delle condizioni per avere il pane sulla tavola, una delle garanzie che, in caso di bisogno, qualcuno (maschio) sarebbe venuto in nostro soccorso rischiando la pelle. Benefici dunque di cui per prime hanno goduto le femmine.

E di cui ancora godono, visto che i maschi muoiono sul lavoro al posto di esse ancor oggi nonostante tutto e ad onta dell’onta nella quale viene gettato il nostro genere.

E qui ci si allaccia pure alla famosa espressione di Brecht sugli eroi, che – a mio parere – ha un lato illuminante ma ne ha anche uno tetro e regressivo.
In estrema sintesi direi: “Se non ci sono eroi non c’è luce, è la notte perpetua.”

Ne parleremo.

RDV

Leonardo 7:13 pm - 6th agosto:

Secondo me iM_pAVIDA si è innamorata, un leader carismatico di un gruppo di maschi ribelli….

Fabrizio Marchi 7:55 pm - 6th agosto:

Non ti ci mettere pure tu, Leo…:-) che qui la situazione è già complessa di per sè, se ci mettiamo pure noi il carico da undici allora è proprio finita…:-):-)

armando 10:20 pm - 6th agosto:

Rino: “Ma questo non ci esime dal riconoscere che la vergogna che per millenni è caduta sugli uomini paurosi era ciò che serviva per spingerli a rischiare, ossia, a fare ciò che nessun altro potrebbe.

Insomma, la celebrazione del coraggio maschile e il prestigio del coraggioso, contro cui il femminismo si scaglia da sempre, era ed è una delle condizioni per avere il pane sulla tavola, una delle garanzie che, in caso di bisogno, qualcuno (maschio) sarebbe venuto in nostro soccorso rischiando la pelle. Benefici dunque di cui per prime hanno goduto le femmine.

E di cui ancora godono, visto che i maschi muoiono sul lavoro al posto di esse ancor oggi nonostante tutto e ad onta dell’onta nella quale viene gettato il nostro genere.

E qui ci si allaccia pure alla famosa espressione di Brecht sugli eroi, che – a mio parere – ha un lato illuminante ma ne ha anche uno tetro e regressivo.
In estrema sintesi direi: “Se non ci sono eroi non c’è luce, è la notte perpetua.”
Grandissimo Rino, grandissimo. La tua frase finale è una perla. Senza il maschile eroico non ci sarebbe stato il mondo. Punto e basta.
Quanto allo “strano” fenomeno per il quale sembra che le maggiori vittime della mortalità sul lavoro siane le vedove dei morti e non i morti stessi , ricordate la tragedia del sommegibile atomico sovietico Kursk affondato nel 2000 con oltre cento uomini a bordo? La Repubblica ebbe il coraggio di scrivere, in un articolo mi sembra di Renata Pisu, che le donne erano le maggiori vittime dei “giochi di guerra maschili”. E non ci si ferma a questo. Quando si scrive delle guerre civili o religiose, un tema sempre presente è la deplorazione degli stupri etnici sulle donne, presentate immancabilmente come le maggiori vittime di questo tipo di guerra. Ci si dimentica sempre di dire, però, che gli stupri etnici (mai deplorati abbastanza), sono preceduti dallo sterminio dei maschi. Per fiaccare un popolo, cioè, si uccidono gli uomini e si stuprano le donne. Ma è peggio essere uccisi o stuprati? La risposta mi pare ovvia, a meno di pensare che la vita di un uomo non ha valore e che conta solo l’integrità fisica della donna.
Voglio essere chiaro. La mia polemica non è contro le donne, e tantomeno una giustificazione delle violenze. Ma non si può, non si può, tacere le verità elementari. Qualsiasi cosa si possa e si debba fare, deve necessariamente partire dalla fotografia della realtà, senza omissioni interessate che hanno sempre un carattere ideologico teso non alla verità degli eventi ma a convalidare una tesi.

Fabrizio Marchi 10:30 pm - 6th agosto:

Il sommergibile era russo, Armando, non più sovietico…che sia un lapsus freudiano?…:-)
Non cambia la sostanza, ovviamente…
Ciò detto, vorrei sottolineare il fatto che Maria ci ha dato dgli eroi…non se è chiaro o forse vi è sfuggito…pur nella contraddittorietà del concetto, non mi pare cosa da poco…:-)
Ammesso e non concesso che lo fossimo, avremmo di gran lunga preferito non esserlo, per lo meno per quanto riguarda il sottoscritto.
Fabrizio

Alessandro 8:40 am - 7th agosto:

Perchè non si parla di questi vergognosi dati? Perchè fa comodo occultarli. Fa comodo a taluni imprenditori, che in base al loro reddito annuale potremmo ben definire appartenenti alla categoria “alfa” e che spesso siedono diretttamente o indirettamente in Parlamento, i quali limitando al massimo le spese sulla sicurezza nel posto di lavoro vedono crescere all’inverosimile i loro profitti, contando sul fatto che dei poveri cristi disposti a tutto si trovano sempre sul “mercato del lavoro”, e fa comodo a femministe e affini che possono continuare a raccontare le solite favole senza timore di smentita. Insomma si prendono due piccioni con una stessa fava e ciò è una prova ulteriore di quell’alleanza tra poteri forti, quello ECONOMICO/”politico” e quello femminista che fanno il bello e il cattivo tempo nell’attuale società occidentale. Ma dove sono spariti coloro che dovrebbero denunciare tutto ciò, ossia dove sono i partiti, i movimenti di sinistra? Bè, costoro stanno solidarizzando con l’ultimo demenziale documentario femminista, oramai diventato il nuovo cavallo di battaglia, visto che fa bella mostra di sè in quasi tutti i siti femministi e di sinistra. D’altronde le “emergenze” nazionali sono dettate dal palinsesto televisivo e il popolo teledeficente annuisce convinto. Povera sinistra, con Zapatero come idolo, che invece di vergognarsi per avere un pauroso tasso di disoccupazione maschile e femminile in Spagna, ben superiore a quello italiano, si vanta di aver piazzato qualche donna al governo e giù applausi. Siamo proprio messi male.

Icarus.10 1:44 pm - 7th agosto:

Gli unici svantaggi della donna rispetto all’ uomo, in Occidente, sono il travaglio del parto(e della gravidanza) e il non poter pisciare all’ in piedi. Le difficoltà ordinarie della vita colpiscono sia maschi che femmine, e io conosco donne per bene che vanno avanti nella vita tra tanti ostacoli e. difficoltà. Ma la vita dei maschi, in genere, è molto più difficile e dura. Lo dimostrano i dati, i fatti, l’evidenza. Il resto solo solo chiacchiere derivanti dall’ Invidia Penis.
Mentre vi sono tanti e tanti maschi che lavorano ogni giorno in condizioni massacranti e pietose(in luogo delle femmine, 98% dei morti sul lavoro), che vivono nell’atrocità dello strazio dell’ abbandono e/o della solitudine(la maggior parte delle rotture dei rapporti sentimentali sono ad opera delle donne, la stragrande maggioranza dei barboni è maschile, la maggior parte dei single non per propria scelta è maschile, ecc), che vivono l’efferata crudeltà del carcere, che vivono la loro condizione di divorziati tra il dormire nella propria auto e il mangiare alla mensa della Caritas, eccettera eccetera..ecco che le varie ricche, sculettanti e viziate Barbara d’Urso, Chiare di Notte, ecc se ne escono fuori con un “noi donne siamo oppresse dal maschile, gli uomini detengono il potere su di noi..bla..bla..”. La Vergogna, in questo mondo, è sempre merce più rara.
Ah, voglio dire un’ altra cosa sui morti del lavoro. Una volta sentii dire su tv e giornali a riguardo dei morti sul lavoro che le vere vittime non sono i lavoratori che muoiono ma le loro mogli. Ancora una volta uno sporco tentativo di sminuire i meriti e i sacrifici maschili per esaltare la figura femminile, oltre che uno sporco e misero giochetto di disonestà intellettuale.Chi è morto non può più tornare in vita, mente il caro del morto, pur con l’atroce dolore della perdita del caro, continua a vivere e può riprendersi dal dolore. Certo che il dolore a seguito della perdita di un caro è davvero atroce e talvolta insostenibile(e io lo so bene, lo sto provando sulla mia pelle), ma davvero si può dire che la moglie sia un “caro” del marito???. Ma scusate, da quando in qua, queste mogliettine occidentali sarebbero così attaccate ai loro mariti al punto che la perdita di questi ultimi causa loro un dolore così atroce da essere considerato peggiore del morire(cioè la morte marito)?? Trovatemi una, almeno una, di donna che prima o poi, non lascia il marito!!! Trovatemene una!!!! Le statistiche parlano chiaro: tutte le coppie, prima o poi, si sfasciano e a chiedere la rottura sono sempre, o quasi, le donne. Con tutto l’atroce strazio interiore(che culmina sempre nella depressione, e talvolta anche nel suicidio) che subisce il marito(o fidanzato) lasciato. Cioè di quel marito che se non fosse morto sul lavoro, lei prima o poi lo avrebbe lasciato, mandandolo via di casa(dalla casa del marito) e rimanendo sorda, cinicamente e perfidamente sorda all’ atroce strazio dell’ex marito e quindi alle sue suppliche disperate nel tentativo di voler riallacciare il rapporto, culminante nella depressione e talvolta nel suicidio. E ora questi pennivendoli e femministucole se ne escono che le mogli dei morti sul lavoro soffrono, e soffrono al tal punto da dover essere considerate loro le “vere vittime”. Ma a chi vogliono prendere per il culo???!!! Semmai l’unica cosa che le mogli, teoricamente potrebbero perdere a seguito della morte del marito è il suo portafoglio, cioè i suoi soldi. Ma su questo non c’è problema, perchè vengono risarcite(giustamente) dalla pensione apposita di vedovanza a seguito di una morte sul lavoro.

Roberto 3:08 am - 8th agosto:

Scusate, ma non credete che anche gli uomini “beta” siano parzialmente responsabili di ciò? Vorrei fare notare che fra di loro ce ne sono molti capaci di scannarsi per una partita di calcio, ma, al tempo stesso, incapaci di mettere due parole di fila riguardo a certi argomenti.
Per esempio, perché gli stessi operai non scrivono in massa alle redazioni dei giornali? Perché non manifestano, non fanno cortei, al modo delle vecchie femministe? Ma un cervello per pensare, lo hanno oppure no? Perché sono così apatici e passivi? Perché non hanno energia?

Fabrizio Marchi 7:23 am - 8th agosto:

Roberto, perdona la franchezza ma trovo la tua argomentazione abbastanza simile nello spirito a quella di una utente del blog di cui non ricordo il nome, che un po’ di tempo fa sosteneva che la colpa del proliferare della prostituzione è da attribuire agli uomini che ne usufruiscono…
Quello che hai detto suona un pochino così:”Scusate, ma perché gli schiavi non si ribellano? La colpa è la loro se esistono i tiranni che li opprimono e li schiavizzano…”. C’è solo voluto qualche millennio per superare la schiavitù…
E grazie al cavolo, mi viene da dire, Roberto. Potremmo proseguire all’infinito, con questa logica. Perchè a tutt’oggi il 90% dei poveri del mondo (ai vari livelli, ma questa è la percentuale) non si ribella al 10% dei ricchi che li tengono in quelle condizioni e li manda a cagare una volta per tutte? Eh già, è così facile, che ci vuole…Perché questi poveri non si ribellano, non fanno cortei, non protestano, non scrivono alle redazioni dei giornali, come dici tu?…Tanto più che sono la grande maggioranza della popolazione…
Perché l’umanità è messa come è messa, Roberto, praticamente da sempre? Non potremmo essere tutti fratelli e sorelle, come diceva Qualcuno, e smetterla di scannarci, sfruttarci, opprimerci, farci la guerra ecc.? E’ così facile, che ci vuole…E infatti è così facile che quel Qualcuno lo hanno inchiodato su una croce…E le cose, a distanza di duemila anni, non vanno ancora per il meglio in questo nostro mondo, fin da quando il primo umanoide ha fatto la sua comparsa in qualche savana dell’attuale Botswana…
E su, Roberto, per favore…
Fabrizio

Alessandro 9:12 am - 8th agosto:

Roberto: Scusate, ma non credete che anche gli uomini “beta” siano parzialmente responsabili di ciò? Vorrei fare notare che fra di loro ce ne sono molti capaci di scannarsi per una partita di calcio, ma, al tempo stesso, incapaci di mettere due parole di fila riguardo a certi argomenti. Per esempio, perché gli stessi operai non scrivono in massa alle redazioni dei giornali? Perché non manifestano, non fanno cortei, al modo delle vecchie femministe? Ma un cervello per pensare, lo hanno oppure no? Perché sono così apatici e passivi? Perché non hanno energia?
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>Limitatamente all’argomento relativo alla sicurezza nel posto di lavoro, ai diritti nel posto di lavoro, si vive un costante ricatto del tipo: o ti adegui o ti sbatto fuori. Non è facile far sentire le proprie ragioni in un clima del genere. Gli ultimi venti anni di involuzione da parte della sinistra sui temi del lavoro, del welfare, ecc., e la grande aggressività della destra, che ha cavalcato la grande sbornia neoliberista, dopo la caduta dell’alternativa ideologica, hanno riportato l’Italia a una condizione di arretratezza in questi ambiti. Gli stessi sindacati preferiscono sempre più gli accordi al ribasso piuttosto che procedere a un sano conflito sociale ( a questo proposito mi viene in mente invece il caso francese, in cui tutto si blocca fino a che non viene conseguito il risultato, come spesso accade). Le responsabilità vanno chiaramente distribuite ( siamo oramai impregnati di individualismo, e non riusciamo più a scorgere se non il nostro limitato orizzonte personale, il nostro tornaconto personale o tutt’al più di classe, o di genere, come nel caso di una larga fetta del mondo femminile, ma quasi mai di interrogarci sul benessere collettivo), ma senza dubbio a essere più responsabili sono coloro che stanno in alto, la classe dirigente, che ha abdicato al suo ruolo e si è fatta ancella del grande potere economico, che, come sappiamo tutti, è la vera classe dirigente. In Italia, poi, è tutto molto evidente. Fino a che il potere politico non avrà il coraggio d’imbrigliare il grande potere economico e riportarlo all’ordine, come dovrebbe essere naturale, la situazione andrà sempre più peggiorando. Anche la sinistra ha preferito calvalcare la politica del “disimpegno”, la politica più facile, la politica del laissez faire( ci ricordiamo tutti la retorica sul precariato, definito flessibilità) insomma ha preferito americanizzarsi, piuttosto che rilanciarsi secondo la migliore tradizione europea, liberandosi di alcuni fardelli che invece sono ancora lì vivi e vegeti, tra cui quelli, come giustamente afferma Fabrizio, che mettono contro gli uomini e le donne nella stessa condizione socio-economica.
Sul calcio, hai ragione. Secondo me va considerato il nuovo oppio dei popoli. Sia chiaro, guardarsi una partita di calcio è piacevole, giocare a calcio è appassionante, ma stare lì a celebrare quei quattro miliardari e i loro padroni è veramente ridicolo. L’emancipazione passa anche attraverso questa consapevolezza.

Roberto 3:03 pm - 8th agosto:

Limitatamente all’argomento relativo alla sicurezza nel posto di lavoro, ai diritti nel posto di lavoro, si vive un costante ricatto del tipo: o ti adegui o ti sbatto fuori. Non è facile far sentire le proprie ragioni in un clima del genere. (Alessandro)
+++++++++++++++++++++
D’accordo, ma resta il fatto che noi viviamo nel XXI secolo, ovvero nell’era di internet e dei mezzi di comunicazione di massa, nonché in un’epoca in cui – nonostante i tanti limiti italiani, specie al sud – il tasso di alfabetizzazione è nettamente superiore a quello di quaranta-cinquanta anni fa. Perciò chi impedisce a questi uomini di farsi sentire in massa, perlomeno nel nostro paese, dove non vige alcun regime dittatoriale di stampo sovietico, fascista o nazista? Come mai tanti uomini “beta” non si fanno problemi a urlare pubblicamente il loro dissenso, perché la loro “squadra del cuore” non ha acquistato questo o quel calciatore, ma al tempo stesso non sanno spiccicare due parole come si deve riguardo alla tragedia dei morti sul posto di lavoro, ed al fatto che la quasi totalità di quei morti appartiene al sesso maschile? Alessandro, Fabrizio, sappiate che su questo mondo nessuno regala niente a nessuno, e pertanto, senza lottare, non si ottiene nulla.
Inoltre, come ho già avuto modo di scrivere, io ritengo gli uomini “beta” parzialmente (NON totalmente, mi pare ovvio…) responsabili della loro condizione.
E’ chiaro che prima di loro ci sono altri, ma ciò non toglie che, al riguardo, milioni di uomini non sappiano mettere due parole in fila. Prendetene atto.

armando 3:43 pm - 8th agosto:

Fabrizio: Il sommergibile era russo, Armando, non più sovietico…che sia un lapsus freudiano?…:-)
Touchè! Si, è anche possibile sia un lapsus freudiano, ma nel senso che non attribuisco alle menzogne o all’eroismo caretteristiche ideologiche ma umane, nel senso che ci sono dappertutto.
A proposito di eroismi aggiungo che non ci sono solo gli eroi guerrieri, ci sono anche gli eroi civili. Appunto come quei marinai russi che tentarono di disinnescare il reattore sapendo di morire anche se fossero arrivati i soccorsi, O come gli operai di Chernobil che si sacrificarono per risparmiare le vite di altri, o ancora come i pompieri di New York.
Questo è un aspettto fondamentale del maschile, che è transpersonale e tendenzialmente universale. Una donna è capace di sacrificarsi per i suoi figli, un uomo anche per i figli altrui. Quì è la differenza ontologica, che si trova in natura e che nessuna cultura ha mai messo in dubbio fino a ieri. Oggi si.
Ma se non riconosciamo a noi stessi questa capacità, se ci appiattiamo sui caratteri del femminile, cosa rimane del maschile?
Per questo trovo la frase di Brecht tragica e terribile (e sbagliata). Non che si debba ambire a diventare eroi, ma la vita necessita di eroi e sarà sempre così a meno di pensare una società irreale e utopica, il mondo delle fiabe politicamente corrette che ci racconta il femminismo buonista. Quando c’è bisogno occorre che un maschio sappia dire “eccomi”, come ancora oggi è. E che, in questi tempi disgraziati, sappia anche rivendicare a piena voce questa sua caratteristica, e rinfacciarla e sbatterla in faccia ogni giorno, ogni minuto, a chi gliela disconosce. Ieri non era così, oggi si, dunque adeguamoci. Ma sarebbe letale rinunciare a ciò che ci distingue. Paradossalmente faremmo ciò che l’avversario vorrebbe facessimo per sminuirci ancora. Insomma non ci si può castrare per punire la moglie.
Agganciato a questo c’è anche la questione degli infortuni sul lavoro. Ogni cosa per limitarli deve essere fatta assolutamente, ma ci saranno sempre, inutile illudersi. Certi lavori sono come la montagna. Presentano rischi oggettivi, che non possono essere eliminati del tutto, e rischi soggettivi (mancanza di esperienza, imprudenza, attrezzature, sistemi di sicurezza e soccorso) che, questi si, possono e debbono essere eliminati. Detto questo, e stgmatizzati mai abbastanza i datori di lavoro che costringono i dipendenti a lavorare non in sicurezza, c’è anche da dire che le statistiche ufficiali indicano una tendenza pluriennale alla diminuzione. Questo per amore di verità, anche se ho un dubbio. Tengono conto quelle statistiche anche dei lavoratori clandestini o solo di quelli regolarmente iscritti all’Inail? E’ chiaro che le cose cambierebbero nella sostanza.

Rino 7:02 pm - 8th agosto:

Certamente alcuni si staranno annoiando nel leggere, in calce a molti miei post, la promessa/impegno (…minaccia…!):
“Ne parleremo”. Il fatto è che una volta sollevato il macigno della QM ne escono problemi e questioni sia di portata fondamentale sia di minor rilevanza, ma nell’insieme di una vastità tale da prefigurare una nuova stagione culturale nella quale dovranno essere sviscerate tutte le implicazioni di questa nuova presa di coscienza. Dovrà essere rivisitato l’intero racconto che l’Occidente ha prodotto su se stesso, la storia, la psicologia etc. Ne usciranno rigenerate, modificate o stravolte tutte le scienze umane. Un compito colossale che sta davanti a noi e alle generazioni maschili (ma anche femminili) future. Alcuni temi sono stati già approfonditi sia nella letteratura del Momas internazionale e italiana sia nelle pagine del web (siti, forum, blog, liste). Ma siamo solo agli inizi.

1- Eroi 1. La sentenza di Brecht è ambivalente. Cmq la si giudichi ha almeno il vantaggio di porre la questione.
A suo tempo e luogo (anche qui, perché no?) approfondiremo gli interrogativi che essa pone.

2- Eroi 2: Maria dice che siamo eroi. A prescindere dal motivo per cui lo dice (che non conosco), dice la verità. Su questo punto la mia convinzione è radicata e ogni giorno confermata. Ne ho già suggerito varie volte i motivi. Ma ci tornerò.

3- Morti sul lavoro: maschi e di serie B su questo non ci sono obiezioni. Ci sono due prospettive di fronte a questo problema: augurarsi che le FF cadute siano pari ai MM e che ci siano tanti Alfa quanti Beta. La seconda ipotesi è esclusa in partenza in società piramidali, la prima non si verificherà mai per ragioni diverse e non è detto che sia male, in sé e per sé, che M rischi per F. Beninteso sotto altri cieli e altri valori.

E’ fuori discussione che il numero dei caduti sul lavoro deve essere ridotto ai minimi termini, come è fuori discussione che le responsabilità della mattanza sono chiare e individuabili, sia in ambito sistemico che individuale.
Nondimeno morti sul lavoro ce ne saranno sempre, come ce ne sono stati anche in società non capitalistiche.
La ragione è ovvia: le scrivanie non crollano le miniere invece sì.
Ci sono dunque dei prezzi che stanno sulle spalle maschili e precisamente dei lavoratori manuali. Quel che è in discussione è dunque: la dimensione del fenomeno, la sua valutazione sociale, le compensazioni sociali connesse e il rapporto con la questione di Genere.
I minatori della Slesia – al tempo della Polonia comunista – avevano stipendi più alti, pensione anticipata ed un grande prestigio sociale. Nessuno indicava le mogli come “prime vittime” degli incidenti in miniera dove i mariti morivano. Poi si scoprirà (ma non c’era bisogno di scoprirlo) che la sicurezza nelle miniere dell’Est era ben inferiore che nell’Ovest. Fatto apparentemente contraddittorio e invece banale da prevedere.
Ma qui si apre un altro capitolo, alla cui analisi non mi sottraggo, certo. Parleremo anche di questo.

4- “Gli operai non si difendono, è colpa loro”.
Se i deboli le prendono la colpa è di chi li picchia.
Altro è invece analizzare le cause di quel che è accaduto e sta accadendo e considerare anche le responsabilità individuali e collettive di chi le prende senza reagire. Lo stesso può dirsi degli UU di fronte alla QM ma solo a fini di sfida e provocazione: “Se non ti proteggi e difendi tu stesso che sei il colpito, chi lo farà?”

RDV

Rita 7:31 pm - 8th agosto:

262 uomini morti, morti azzurre (mutuo il termine coniato da LesPaul)
un ricordo: oggi è l’8 agosto anniversario della strage di Marcinelle: uomini utilizzati come “merce di scambio” tra il governo italiano e il governo belga con l’accordo minatori-carbone. L’Italia forniva manodopera, forniva uomini in cambio di carbone. Un commercio di corpi legale, accettato dalla maggior parte delle persone, istituzioni comprese.

http://associazionereds.com/2010/08/08/la-tragedia-di-marcinelle-morti-bianche-noomicidi-ad-orologeria/

un’ultima nota: le morti per mesotelioma pleurico (causato dall’amianto) sono aumentate nel periodo tra il 1973 e il 1984 per il 300% tra i maschi caucasici

fonte: http://www.eric-jacob.com/malapedia/info-il+mesotelioma+della+pleura+tumori+maligni+del+pleura+il+mesotelioma+lo+scandalo+amianto+amianto+laasbestosi+il+mesotelioma+della+pleura-it-C45.0-salute.php

Tra il 1973 e il 1984, l″incidenza del mesotelioma pleurico tra i maschi caucasici aumentato del 300%. Dal 1980 alla fine degli anni 1990, il tasso di morte per mesotelioma negli Stati Uniti è aumentato da 2.000 a 3.000 euro all″anno, con gli uomini quattro volte più probabilità di ottenerlo rispetto alle donne. Questi tassi potrebbero non essere precisi, in quanto è possibile che molti casi di mesotelioma sono mal diagnosticato come adenocarcinoma del polmone, che è difficile da differenziare da mesotelioma.

Sulla diatriba amianto segnalo questo articolo dell’Inail relativo a una condanna di risarcimento per le morti di amianto.

http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop?_nfpb=true&_pageLabel=PAGE_SALASTAMPA&nextPage=Per_i_Giornalisti/Rassegna_Stampa/Indice_Cronologico/2010/Agosto/05/INAIL_territoriale/info1013284216.jsp

Nessuno sconto sui risarcimenti. I tre sono stati condannati a pagare all`Inail una maxi provvisionale che strage invisibile che si è consumata nei Cantieri navali di Palermo. Il killer silenzioso – leggasi amianto – ha ucciso 37 operai e ne ha fatto ammalare altri 24 (in vita, ma colpiti da mesotefioma pleurico e asbestosi). Ma non solo. Di amianto è morta anche la moglie di un operaio, colpevole di essersi dedicata alla pulizia della tuta del marito.

La sentenza chiude (seppure parzialmente, considerato che gli imputati sono pronti per il ricorso) uno dei tre filoni dell`inchiesta partita ammonta complessivamente a 4.200.000 euro; un`altra provvisionale, per un milione e mezzo di euro, è IN 24 COLPITI DA MESOTELIOMA PLEURICO E ASBESTOSI. TRA LE VITTIME ANCHE UNA DONNA: A CAUSA DELLA MANCANZA DELLA LAVATRICE, PULIVA CON LE MANI LA TUTA DEL MARITO.

Sconcertante …sembra che l’unico modo per rilevare la tragedia dei morti sul lavoro come MASCHILE sia la presenza di almeno UNA DONNA che possa far pensare alle vittime come uomini per induzione.

Silver 12:39 pm - 9th agosto:

IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell
__________
L’uomo come «negro»?
Agli albori del movimento femminile, un articolo pubblicato su Psychology Today e intitolato: «Donna come negro» indusse subito gli attivisti femministi (me compreso) a stabilire paralleli tra l’oppressione delle donne e l’oppressione dei neri.[29] Gli uomini erano gli oppressori, i «padroni», gli «schiavisti». Fu spesso citata l’affermazione di Shirley Chisholm, membro del Congresso degli Stati Uniti, secondo cui era molto più discriminata come donna che come nera.
Il parallelo consentì di applicare alle donne i diritti a fatica conquistati dal movimento per i diritti civili. I paralleli contenevano in sé parecchi fondamenti di verità. Ma ciò che nessuno di noi comprese era che in modi diversi ogni sesso è schiavo dell’altro, e pertanto nessuno dei due era un negriero, cioè opprimeva unilateralmente l’altro.
Se i «maschilisti» avessero fatto un simile paragone, sarebbero diventati un caso, come le femministe. Il paragone è utile perché soltanto dopo aver compreso che gli uomini sono anche servitori delle donne otterremo un quadro chiaro della divisione sessuale del lavoro e di conseguenza della falsità implicita nel paragone tra un «negro» e uno dei due sessi. Partiamo dalle origini…
Per colpa della schiavitù i neri furono costretti a mettere a repentaglio la vita nei campi di cotone, in modo che i bianchi ne traessero un beneficio economico. Per colpa della leva gli uomini furono costretti a rischiare la vita sui campi di battaglia in modo che gli altri ne traessero vantaggi economici, mentre gli uomini morivano prematuramente. Il numero sproporzionato di neri e di uomini in guerra aumenta la probabilità, sia per i neri sia per gli uomini, di essere vittime di stress post-traumatico, di trasformarsi in killer nella vita civile del dopoguerra e di morire prima. Sia gli schiavi sia gli uomini morirono per dare al mondo la libertà… di cui godono altri.
Agli schiavi venivano strappati i figli contro la loro volontà; agli uomini vengono strappati i figli contro la loro volontà. Diciamo alle donne che hanno diritto ad avere i loro figli, e diciamo agli uomini che devono combattere per i figli.
I neri furono costretti, per colpa della schiavitù, ad accettare i mestieri più pericolosi; gli uomini sono costretti, per colpa della socializzazione, ad accettare i lavori più rischiosi. Insieme, schiavi e uomini svolgevano quasi il 100 per cento delle «professioni mortali». Per gli uomini è tuttora così.
Quando gli schiavi cedevano il posto ai bianchi, parlavamo di servilismo; quando gli uomini cedono il posto alle donne parliamo di buone maniere. E consideravamo un segno di servilismo il fatto che gli schiavi si alzassero immediatamente quando il padrone entrava nella stanza; ma diventa una dimostrazione di cortesia se degli uomini si alzano quando entra una donna. Gli schiavi s’inchinavano al padrone; nelle culture tradizionali tuttora gli uomini salutano le donne con un inchino.[30] Lo schiavo aiutava il padrone a infilarsi il cappotto; l’uomo aiutava la donna a infilarsi il cappotto. E lo fa ancora. Questi simboli di deferenza e di servilismo sono comuni agli schiavi, nei confronti dei padroni, e agli uomini, nei confronti delle donne.
Più frequentemente dei bianchi, i neri sono dei senzatetto; più frequentemente delle donne gli uomini non hanno casa. I neri vanno in prigione più dei bianchi; gli uomini vanno in galera in misura venti volte superiore rispetto alle donne. I neri muoiono più giovani dei bianchi; gli uomini muoiono più giovani delle donne. I neri vanno meno dei bianchi al college e in numero inferiore prendono la laurea. Gli uomini frequentano il college meno delle donne (46 contro 54 per cento) e in numero inferiore si laureano (45 contro 55 per cento).[31]
L’apartheid costrinse i neri a lavorare nelle miniere di diamanti per i bianchi; la socializzazione prevede che gli uomini fatichino in maniere differenti per comprare diamanti alle donne. Mai nella storia si è avuta una classe dirigente che lavora per poter offrire diamanti agli oppressi, nella speranza di ricevere da loro più amore.
I neri più dei bianchi vanno volontari in guerra nella speranza di guadagnare bene e di apprendere; per gli stessi identici motivi gli uomini più delle donne vanno volontari in guerra. I neri più dei bianchi tendono a sottomettersi alla violenza infantile della box e del calcio nella speranza di guadagnare denaro, rispetto e amore; con le medesime speranze gli uomini più delle donne si sottopongono alla violenza infantile della box e del calcio.
Le donne costituiscono l’unico gruppo «oppresso» che cresce grazie a un proprio membro privato della classe degli «oppressori» (detto padre) che lavora per loro. Tradizionalmente, la classe dirigente aveva delle persone che lavoravano per lei: si chiamavano schiavi.
Tra gli schiavi, lo schiavo che lavorava nei campi era considerato uno schiavo di seconda categoria; lo schiavo di casa era invece uno schiavo di prima categoria. Il ruolo maschile (fuori, sul campo) è assai simile a quello dello schiavo che lavorava nei campi, o schiavo di seconda categoria; il tradizionale ruolo femminile (casalinga) è simile a quello dello schiavo di casa – lo schiavo di prima categoria.
I capifamiglia neri hanno entrate nette molto inferiori rispetto ai capifamiglia bianchi; i capifamiglia hanno entrate nette molto inferiori rispetto alle donne capifamiglia.[32] Mai un gruppo oppresso ha guadagnato più dell’oppressore.
Sarebbe assai arduo trovare anche un unico esempio nella storia di un gruppo che detiene oltre il 50 per cento dei voti, e continua a definirsi vittima. O un esempio di oppressi che decidono dì votare per i loro «oppressori» invece di scegliere tra i propri membri coloro che si prenderanno la responsabilità della cosa pubblica. Soltanto le donne costituiscono una minoranza che è una maggioranza; soltanto le donne formano un gruppo che si definisce «oppresso» ed è in grado di controllare virtualmente gli eletti a qualsiasi carica in ogni comunità del paese. Il potere non sta nelle mani di chi assume la carica: il potere è nelle mani di chi sceglie la persona che assumerà la carica. Neri, irlandesi o ebrei non hanno mai avuto oltre il 50 per cento dei voti in America.
Le donne sono l’unico gruppo «oppresso» ad avere i genitori in comune con gli «oppressori» e a essere nato nella classe media o superiore con la stessa frequenza dell’«oppressore»; a possedere più beni culturali di lusso dell’«oppressore»; l’unico gruppo «oppresso» che, grazie al «lavoro non retribuito», può permettersi di comperare la maggior parte dei 50 miliardi di dollari di cosmetici che si vendono ogni anno; l’unico gruppo «oppresso» che spende di più per l’alta moda e per la moda griffata degli «oppressori»; l’unico gruppo «oppresso» che a qualunque ora guarda la TV più degli «oppressori».[33]
Spesso le femministe paragonano il matrimonio alla schiavitù – e la donna, naturalmente, è la schiava. Sembrerebbe un insulto all’intelligenza femminile affermare che il matrimonio è una schiavitù per le donne, quando sappiamo che sono 25 milioni le donne americane[34] che leggono mediamente venti romanzi rosa al mese,[35] spesso sognando il matrimonio. Forse per questo le femministe pensano che 25 milioni di americane abbiano fantasie «di schiavizzazione»? Perché sognano a occhi aperti il matrimonio? È per questo motivo che Danielle Steel è l’autrice più venduta del mondo?
Non è mai esistita una classe di schiavi che abbia passato tanto tempo a sognare di essere schiava e ad acquistare libri e riviste che insegnano «Come indurre un padrone di schiavi a legarsi». Dunque, o il matrimonio è qualcosa di diverso dalla schiavitù, oppure le femministe fanno pensare che le donne non siano molto intelligenti.
La differenza tra schiavi e maschi è che raramente i neri afroamericani considerano la loro schiavitù come «potere», mentre agli uomini hanno insegnato a considerare la loro schiavitù come «potere». In effetti, se gli uomini fossero schiavisti e le donne delle schiave, perché mai gli uomini passerebbero la vita a mantenere le «schiave» e i figli delle «schiave»? Perché non dovrebbero essere le donne a mantenere gli uomini, così come i sovrani erano mantenuti dai sudditi? La consapevolezza dell’impotenza dei neri ci ha consentito di riconoscere come «immorale» quello che facevamo loro, e tuttavia continuiamo a definire «patriottismo» ed «eroismo» quello che fanno i maschi quando uccidono in nome nostro, ma «violenza», «assassinio» e «cupidigia» quando uccidono le persone sbagliate nel modo sbagliato e al momento sbagliato.
Dopo esserci resi conto che ciò che facevamo ai neri era immorale, abbiamo sentito anche il bisogno dì alleviare i nostri sensi di colpa con programmi che apportassero miglioramenti e benessere nella loro vita. Considerando gli uomini come oppressori dominanti che fanno quel che fanno per potere e cupidigia, non ci sentiamo molto in colpa quando muoiono presto. Ma pensando che le donne costituissero una classe di oppressi simili a schiavi, abbiamo esteso alle donne privilegi e vantaggi originariamente destinati a indennizzare i neri.
Gli uomini si sono comportati così perché erano più altruisti, più amorevoli e meno assetati di potere delle donne? No. Entrambi i sessi, in modi diversi, si sono resi «schiavi» l’uno dell’altro. Cerchiamo di capire perché l’hanno fatto, perché nessuno dei due sessi può essere giustamente definito oppresso, perché dovremmo essere contenti invece di lamentarci, e perché le istituzioni che non colgono le nuove occasioni che si presentano si stanno adattando per forza, visto che non sanno adattarsi per amore.

Silver 9:44 am - 11th agosto:

Leggete questa…
____________________

CORRIERE NAZIONALE, 10 agosto 2010

DISCRIMINAZIONI
DONNE BELLE? NIENTE LAVORI DA MASCHIO. (*)
A scuola, in politica, nelle professioni a contatto
con il pubblico se madre natura è stata benevola
con l’aspetto esteriore, per le donne tutto sarà
più semplice: voti migliori, maggiore consenso
popolare e successo. Se, invece, il pallino di una
donna attraente è quello di ottenere un lavoro da
ingegnere meccanico, direttore del segmento Ricerca
e sviluppo di un’azienda o vendere computer e
tecnologie affini, la bellezza sarà per lei un ostacolo,
per il quale nessuno le darà credibilità e ancora prima
della credibilità, nessuno le darà un lavoro, perché è
considerato una “cosa da maschi”. Questo comportamento discriminatorio, che in futuro potrebbe fare letteratura nei tribunali, è stato oggetto di uno studio di un team di ricerca americano, a cui hanno aderito due università, la Denver Business School dell’università del Colorado e l’università della Florida che ha pubblicato i risultati sul Journal of Social Psychology. “Abbiamo scoperto che essere attraenti è vantaggioso sia per gli uomini che per le donne che cercavano lavoro; tuttavia, la bellezza è stato un fattore più vantaggioso per le donne che cercavano un lavoro tipicamente femminile”.
———-

No comment.

(*) “Donne ” e “maschi”.
E va beh…

Alessandro 10:08 am - 12th agosto:

C’è un’inesatezza in questa statistica: le donne lavorano non due ore in più, bensì due ore, due minuti, due secondi in più degli uomini :-) Scappa veramente da ridere. Comunque il comun denominatore in questi siti-blog-forum di orientamento femminista, che sono una marea, è la lagna continua, il vittimismo, il lamentarsi senza sosta, che, sappiamo bene, pagano assai. Soffrono, faticano, muoiono, sono vilipese in strada, in famiglia, sui media solo le donne. Non c’è bisogno di visitarli questi siti-blog-forum: si conosce già il loro contenuto. Alla lunga annoiano. Sono assenti totalmente le battaglie condivise, quelle che fanno veramente crescere una società, quelle che non si declinano nè al maschile nè al femminile. Insomma, è importante solo il nostro tornaconto di genere, il resto non ci interessa: non c’è scritto da nessuna parte, ma in quei siti web, tra le righe, lo “leggi” continuamente.

Rita 10:04 am - 17th agosto:

tempo fa, durante una discussione sul tema rischi sul lavoro sul forum, (trattavasi di Metaforum) fu fornito un documento (un brano tratto dalla Relazione di Franco MARTINI, Segretario Generale Fillea Cgil, al Comitato Direttivo – Roma, 29 ottobre 2007) con lo scopo di dimostrare che la mancata assunzione del rischio lavorativo nei settori maggiormente esposti a infortuni gravi e morte da parte delle donne non dipendeva dalla loro volontà (.. non possono .. – mi si disse – perchè anche in quei settori sono discriminate).

Dopo l’inevitabile lamentela sulla mancanza di donne nel settore “dirigente” (laddove fisicamente il rischio non c’è) si parla anche dell’incompatibilità biologica tra il lavoro in edilizia e la donna. E qui Franco Martini fa una dichiarazione che, personalmente, mi lascia un po’ sconcertata …dice:

“la battaglia per la qualificazione del settore, qualità del lavoro, sicurezza, condizioni di vita nei cantieri, deve servire per ridurre le distanze tra questo lavoro e la possibilità delle donne di entrarvi.”

Mi lascia perplessa.. avevo sempre pensato che la battaglia per la sicurezza e la qualità del lavoro servisse a rendere migliore la vita dei dei lavoratori, per diminuire e ridurre al minimo l’eventualità di perdere la propria vità lavorando. Invece la frase di Martini mi dà quasi l’idea che serva per dare alle donne la possibilità di “emanciparsi” e di non considerarsi discriminate.

Questo è il brano completo:

“Su questo tema, credo che il lavoro svolto ancora dopo il Congresso abbia testimoniato quanto la Fillea abbia voluto provare ad andare contro una legge quasi fisica. Tra pochi giorni le donne segretarie generali di province saliranno a dodici, diciamolo francamente, una piccola rivoluzione.

Vale qui, quanto detto in precedenza. Non possiamo fermarci, nonostante i risultati, ma badate, non tanto e non solo perché c’è una regola statutaria che ce lo impone. Per me, quel riferimento, non è mai stato il vero stimolo per agire su questo punto, anche perchè, se realmente le donne non esistessero nel settore non ci sarebbe barba di commissione di garanzia che potrebbe imporre una cosa che non esiste.

Abbiamo detto di credere a due cose. La prima, che vogliamo combattere l’idea di una incompatibilità biologica tra il nostro settore prevalente, l’edilizia, e la presenza delle donne nei cantieri. Certamente, si tratta di una attività pesante, soprattutto per le modalità di svolgimento del lavoro. Ma la battaglia per la qualificazione del settore, qualità del lavoro, sicurezza, condizioni di vita nei cantieri, deve servire per ridurre le distanze tra questo lavoro e la possibilità delle donne di entrarvi.

L’altra è che, là dove le donne sono presenti, debbono essere rappresentate e impegnate agli stessi livelli di responsabilità degli uomini, sapendo che per rimontare lo squilibrio vale quello che ancora Carla diceva a Napoli, portando questo problema come esempio. Non solo a parità di condizioni occorre scegliere la donna, ma occorre anche che una donna non entri nei gruppi dirigenti solo per sostituire una donna, ma anche e soprattutto per sostituire un uomo.

Ovviamente, questo non significa che le donne debbono saltare i processi democratici e trasparenti di verifica del consenso. Ma, essendo tutti adulti e vaccinati, sappiamo che alle donne si è soliti presentare un conto più salato, esami supplementari, invece di favorire la creazione di queste condizioni di consenso. E’ triste quando ogni tanto si sentono affermazioni del tipo “ma quella non può farlo, c’ha anche i bimbi da badare e non potrebbe garantire…” E’ triste, ma è anche grave, quando è soprattutto se non esclusivamente l’uomo a fare queste affermazioni.

La nostra volontà di rispettare la regola dello Statuto, lavorando per costruire le condizioni, è innanzitutto una scelta culturale. Vorrei ricordare che già in diversi paesi, anche nel nostro, il tema della parità tra i sessi nella rappresentanza politica ed istituzionale –anche in riferimento all’Art. 51 della Costituzione- è gia oggetto di iniziative, che assumono come obiettivo la presenza paritaria di entrambi i sessi. Non dico che dobbiamo assumere quel riferimento come obiettivo vincolante, ma faccio per ricordare quale sia oggi l’orizzonte che sta orientando la discussione sulla presenza di genere, per far si che la Fillea vi partecipi sia come adesione culturale alla campagna, che come impegno ad una coerente applicazione della norma statutaria”

dalla Relazione di Franco MARTINI, Segretario Generale Fillea Cgil, al Comitato Direttivo – Roma, 29 ottobre 2007

Marco 10:31 am - 17th agosto:

@
dalla Relazione di Franco MARTINI, Segretario Generale Fillea Cgil, al Comitato Direttivo – Roma, 29 ottobre 2007
@

Franco Martini, cioè un UOMO, per giunta segretario generale di un sindacato di sinistra, che afferma che a parità di condizioni bisogna scegliere una donna. Puro sessismo. E allora perché questo signore non lascia il suo posto a una donna? Che ci sta a fare lì? Hanno proprio ragione quei vecchi membri del MoMas, che sostengono che i principali nemici degli uomini beta sono gli stessi uomini, soprattutto quelli di potere e frequentissimamente di sinistra. (?)

Alessandro 11:06 am - 17th agosto:

Molto interessante quanto postato da Rita. Un discorso come quello del rappresentante della CGIL, celebrativo nei confronti delle “discriminazioni positive”, viene accolto dal popolo di sinistra, perchè a esso principalmente si rivolge, con consenso generale. Il che appare tragi-comico: quel mondo nato per combattere le discriminazioni oggi le avalla, Ma perchè questo accade? Il consenso femminile non mi appare certo strano, si tira l’acqua al proprio mulino, ma dov’è la voce maschile? La voce maschile a sinistra non esiste su questi temi. In generale gli uomini di sinistra si suddividonosono in due categorie: da una parte vi sono i pezzi grossi, dalla politica, al sindacato, all’associazionismo vario, i quali cercano, con un gioco al rialzo in fatto di concessioni, sostegno femminile pur di mantenere o acquisire posizioni di potere; dall’altra tutta quella numerosissima schiera di uomini cresciuti a pane e ideologia, per i quali le istanze femminili sono sempre e comunque, quindi acriticamente, da sostenere. I primi sono spesso degli opportunisti, i secondi dei poveri ingenui, gli uomini sempre con la”mimosa in mano”, il modello ideale di uomo secondo i dettami della nostra società. Poi ci sono gli “spiriti liberi”, ma questi sono talmente pochi che preferiscono, spesso, starsene zitti.

armando 3:48 pm - 17th agosto:

Non c’è commento per quelle parole del dirigente CGIL. La sicurezza sul lavoro non deve essere vista in funzione della salvuaguardia della vita, ma dell’accesso femminile. Come dire che se i maschi crepano pazienza, non è tanto importante in sè ma perchè il rischio di crepare non si addice alle signore, che “vorrebbero” fortissimamente salire sulle impalcature per lavorare di cazz…uola (scusate ma quando ci va ci vuole), ma non lo fanno perchè sono discriminate perchè si impedisce loro di rischiare o non se la sentono.

“E poi uno si butta a…….” diceva Totò .
Questo razzismo sulla base del sesso da parte della sx è ciò che mi ha allontanato definitivamente. Perchè vedi, Alessandro, di spiriti liberi non ce ne sono pochi, ce ne sono pochissimissimi. E sono solo e soltanto quelli che non tacciono. Chi, per qualsiasi motivo ,e sottolineo qualsiasi, se ne sta zitto non è affatto uno spirito libero. E’ uno spirito vile. E chi è vile non è libero.
armando

Damien 6:38 pm - 17th agosto:

Discriminazioni…a mio avviso è’ una questione di misura: ogni comportamento sulla bilancia è autoreferente per la propria giustezza.

Gli uomini vengono attaccati generalizzando e criminalizzandoli per avere abusato tempo addietro dei poteri fisici oltre la misura del giusto.

Le donne oggi sono tutto meno che donne: sono partite da giuste rivendicazioni etiche e morali, per divenire maschie e fare guerre sessiste.

Nessuno può vederci più femminilità e dolcezza, e certamente metterti in casa o nella vita una bestia che ti porta in tribunale nelle mani della delinquenza bianca non può essere visto come un atto di amore.

Ma, essendo questa la fine che un uomo certamente farà, l’emancipazione femminile viene quindi cavalcata dalla magistratura che, di nascosto, ne profitta per modificare la società in senso forcaiolo, lucrando la cresta su consulenze e processi, sequestri di minori e lotte sessiste, bigottismo e frustrazioni di semi maschi addomesticati.

Quadro terrorizzante per un uomo, che oltre ad un pò di sesso (trovabile oramai ovunque a € 20,00) non può trovare alcun riscontro, tantomeno immaginare la famigliola del mulino bianco che millanta chi parla di “amore” mentre è incapace di amare.

Da maschi ingiusti, che giornalmente muoriamo ben piu’ delle donne, siamo divenuti vittime, quindi siamo tutti esseri umani scagliati donne contro uomini da un disegno fuori della nostra Costituzione, manovrato (come per lo stato di polizia attuale), da chi ha i fili del potere, siamo sempre e comunque carne da macello, sia in senso mediatico che reale.

Innescate voi donne guerre con lo stesso meccanismo di quelle per il petrolio, il sistema giustifica il proprio intervento invasivo e lucrativo con le nostre stesse istanze, non essendo noi – ignoranti per volontà governativa – capaci di auto sedarci, arrogandosi poteri che sfociano nell’arbitrio più sfrenato dei giudici.

Le nostre carceri sono piene di capri espiatori innocenti previe condanne su teoremi pazzeschi, le nostre famiglie sono distrutte e non se ne formano altre, i nostri figli sono omosessuali e si invoglia a divenirlo via TV, la polizia fa solo cassa con le multe e null’altro, i politici rubano e promettono sorridendo, il controllo giudiziario è una spaventosa barzelletta, ai padri vengono sequestrati i figli previo annullamento in nome “dell’interesse preminente del minore” (divenuto quello di essere orfano di genitore vivo).

Come difendono e rispettano i propri uomini le attuali donne? Usurpando loro le case, i figli, il frutto del loro lavoro addizionato al proprio reddito, puttanando ogni dove, compiendo crimini in nome della depressione post partum e beneficiando di archiviazioni in barba all’esercizio dell’azione penale, false violenze denunciate per sfregio all’ex, e via fino a domani! e quando muoriamo sul lavoro.. per la pagnotta che portavamo a casa, alla fine sono le vedove quelle da compatire… il 3% delle donne muore… il restante 97% campa benissimo!

Alessandro 7:26 am - 18th agosto:

Armando: Questo razzismo sulla base del sesso da parte della sx è ciò che mi ha allontanato definitivamente. Perchè vedi, Alessandro, di spiriti liberi non ce ne sono pochi, ce ne sono pochissimissimi. E sono solo e soltanto quelli che non tacciono. Chi, per qualsiasi motivo ,e sottolineo qualsiasi, se ne sta zitto non è affatto uno spirito libero. E’ uno spirito vile. E chi è vile non è libero.>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
La tua preciszione, Armando, è giusta. In questo sito ci sono degli esempi di chi ha preferito, tra quelli “spiriti liberi”, prendere la parola su questi temi. Taluni mettendoci anche la faccia, una scelta coraggiosissima, perchè viviamo in una realtà dove professarsi nazifascista ti fa quasi correre meno rischi di criticare il pensiero unico in questo specifico ambito. D’altronde a parziale scusante di quegli spiriti liberi-vili di cui si parlava, vi è il fatto che la sinistra, e faccio riferimento alla sinistra radicale ed ex Ds, si regge, per quanto riguarda il rapporto tra i sessi al proprio interno, su equilibri molto fragili. E’ possibile tenerla unita, da questo punto di vista, solo se la componente maschile si fa da parte sulle questioni che qui si trattano, e lascia la parola a quella femminile. Se così non fosse, sono sicuro che si andrebbe incontro a una scissione, con la formazione di gruppi politici a forte prevalenza femminile. Di conseguenza anche tra coloro che sono un pò stufi di questo andazzo vi è il timore che, avanzando qualche critica, salti tutto per aria. E’ brutto affermarlo, ma ciò che qui, a ragione, si critica rimane uno dei collanti a sinistra. Una prova di ciò che affermo la si può riscontrare anche nella storia pur breve di Uomini Beta. Sono state le donne di “sinistra” ad attaccare il sito, i suoi partecipanti, a bollarlo come maschilista, nonostante abbia un’impronta chiaramente progressista. Ciò che però conta per costoro, non è che cosa tu pensi sui temi del lavoro, dell’immigrazione, della redistribuzione del reddito, insomma della critica al sistema neo-liberista, che dovrebbe essere l’anima di un partito o movimento di sinistra, bensì allinearsi all’ideologia di genere che costoro propongono. Gli unici accordi bipartisan che nascono in Parlamento sono quelli fra donne sui temi che a loro stanno principalemnete a cuore. Quersto deve far riflettere, purtroppo anche quando ci si accinge a depositare una scheda dentro un’urna. E’ brutto affermarlo, e mi costa molto, ma è sciocco nascondersi dietro un dito.

mauro recher 9:24 am - 18th agosto:

ho sempre pensato che .essere di sinistra dovesse portare ad uguaglianza ,dove il colore della pelle ,dove sei nato ,ed il sesso di appartenenza ,non fossero discrimanti ,che poi ,mi sembrava anche la cultura comunista…adesso che questo sindacalista ,dica queste cose ,mi lascia un pochino perplesso ,sono nella stessa linea di Rita…

Rita 10:29 am - 18th agosto:

velocemente: ieri sera al TG1, un servizio sui militari italiani impegnati all’estero. Pochi minuti e poi il discorso verte sulle compagne/mogli di questi militari e sulla difficoltà di condivisione di vita e di gestione della famiglia con un uomo che, per lavoro, è costretto a stare per lunghi periodi lontano da casa.
Intervistano un militare che dichiara: ” è vero, le nostre mogli hanno molte difficoltà, infatti spesso mia moglie mi dice che la medaglia che mi hanno dato è stata meritata più da lei che da me”

ha sparato pure una percentuale di presunto “merito” che non ho capito bene se 80% o addirittura 90%

armando 5:44 pm - 18th agosto:

Alessandro: “vi è il fatto che la sinistra, e faccio riferimento alla sinistra radicale ed ex Ds, si regge, per quanto riguarda il rapporto tra i sessi al proprio interno, su equilibri molto fragili. E’ possibile tenerla unita, da questo punto di vista, solo se la componente maschile si fa da parte sulle questioni che qui si trattano, e lascia la parola a quella femminile. Se così non fosse, sono sicuro che si andrebbe incontro a una scissione, con la formazione di gruppi politici a forte prevalenza femminile. Di conseguenza anche tra coloro che sono un pò stufi di questo andazzo vi è il timore che, avanzando qualche critica, salti tutto per aria. E’ brutto affermarlo, ma ciò che qui, a ragione, si critica rimane uno dei collanti a sinistra.”
Gruppi politici a forte prevalenza femminile? Magari, così getterebbero la maschera. Vedremmo allora il loro peso reale senzo gli uomini che fanno loro da supporto. Mi chiedo però: che senso ha una formazione politica in cui una parte degli iscritti/simpatizzanti si autocastra non osando esprimere quello che sente e che vede e che pensa? Non si è, in questo modo, appaltato se stessi ad altri?
Ciò per coloro che nel loro intimo la pensano diversamente dalla linea ufficiale. E gli altri, non so quantificare, che invece credono davvero sia giusta?
Non è questo il luogo per dibattere la questione e non lo farò, tuttavia una domanda non può non affiorare. Perchè la sx (anche la dx, ma quelli lo fanno per leccaculismo) ha sposato in pieno quell’impianto teorico?
armando

armando 6:03 pm - 18th agosto:

Rita: ha sparato pure una percentuale di presunto “merito” che non ho capito bene se 80% o addirittura 90%

Diciamo pure 97%, così tutte le percentuali collimano. Morti sul lavoro: 97 % uomini.
Meriti femminili: 97%. E diamogliela, dunque, una bella medaglia al merito civile a tutte quelle del 97% di donne sacrificate.

Anselmo 6:12 am - 19th agosto:

Strano, ma vero …

“Un numero equivalente a cinque Jumbo Jet carichi di donne muore ogni giorno sul lavoro, un numero che fa impallidire l’equivalente maschile. Ogni 10 secondi una ragazza nel mondo viene legata al suolo e mutilata nei genitali senza anestesia. Questo oggi e per secoli, più ogni altra sorta di orrore, in quello che i due americani chiamano “un genocidio”.

Paolo Barnard

http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=191

Come mai il mitizzato Paolo Barnard scrive cose del genere?

Silver 9:58 am - 19th agosto:

Anselmo:
“Un numero equivalente a cinque Jumbo Jet carichi di donne muore ogni giorno sul lavoro, un numero che fa impallidire l’equivalente maschile”.
__________

In proposito, non conservo più (salvo che nella mia mente) un articolo specifico che lessi anni fa, su Magazine del Corriere della Sera, ma ricordo benissimo che vi si evidenziava che nel mondo (ripeto: nel mondo, non in Occidente), gli uomini erano il 73 per cento dei morti sul posto di lavoro.
__________

Anselmo:
“Come mai il mitizzato Paolo Barnard scrive cose del genere?”
_________

Forse perché quello è… il suo vero volto.

Rita 12:43 pm - 19th agosto:

tsk.. giornalisti :-D

che vizio quello di usare iperboli.

Dunque, statistiche mondiali sui morti del lavoro certe non ce ne sono, va da sè che sono stime, visto che in molti paesi (soprattutto fra quelli meno sviluppati) non esistono enti assicurativi e di conseguenza registri sui morti sul lavoro.

L’ILO fa una stima di circa 6000 morti al giorno.

http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop?_nfpb=true&_pageLabel=PAGE_SALASTAMPA&nextPage=Prodotti/News/2008/Infortuni/info-2137348186.jsp

Ho dovuto cercare su Wikipedia quanti passeggeri puo’ trasportare un Jumbo Jet …

http://it.wikipedia.org/wiki/Boeing_747

qui dice al massimo 524: quindi 524×5 = 2.620

43% dunque… siamo lontani dal far impallidire l’equivalente maschile.

Al di là dei numeri (che difficilmente sono verificabili, anche perchè la stima di 6000 morti si riferisce ad infortuni e a malattie professionali come si legge nel dettaglio qui sotto)

http://www.inail.it/repository/ContentManagement/node/N670419722/quadro_internazionale.pdf

è interessante il fenomeno (cui non si sottrae Barnard) per cui, per evidenziare un disagio o una sofferenza che riguardi la donna bisogna non solo paragonarlo ma costantemente sminuire il corrispondente maschile.

Ma qualcuno ha mai sentito (o s’immagina) un giornalista che si occupa .. chessò di violenza sessuale sugli uomini (per esempio nelle carceri) e definisce la loro sofferenza come capace di far impallidire la sofferenza delle donne vittime di stupro?

Per dire questo ho seguito però il consiglio che Barnard da in fondo all’articolo:

“Usate la vostra testa, sempre”.

e usando la testa mi pare che anche Massimo Fini abbia scritto un articolo giocando molto sulla “provocazione” e, si sa di provocazione in provocazione… la testa la si finisce per usarla di meno.

Fabrizio Marchi 12:47 pm - 19th agosto:

Sorprende anche me, Anselmo. Tuttavia dobbiamo fare alcune considerazioni:
1) Nessuno da queste parti ha mitizzato nessuno, tanto meno Paolo Barnard, il quale, in effetti, è diventato, per i suoi scritti e le sue posizioni in tema, bersaglio di attacchi e aggressioni da parte di femministe o pseudo tali (maggiormente di quest’ultime);
2) Noi abbiamo pubblicato sul nostro sito quegli articoli che lui stesso ci ha autorizzato a pubblicare e che, per quanto mi riguarda, condivido totalmente. Relativamente ad altre posizioni da lui assunte, è evidente che queste sono sue personali e infatti sono state pubblicate sul suo blog, come quella che tu ci hai segnalato.
Sorpresa a parte, nessuno può vietare ad altri di esprimere opinioni altre e/o diverse dalle proprie, soprattutto in altra sede o addirittura nel suo spazio personale. Se Barnard ha scelto di scrivere quelle cose che ha scritto e che tu ci segnali, avrà la sue ragioni. Quello che conta, per quanto mi riguarda, sono i contenuti dei suoi articoli che noi abbiamo scelto di pubblicare. Il resto sono affari suoi. Barnard non rappresenta gli Uomini Beta. E’ “solo” un collaboratore, sia pur autorevole, data la sua esperienza e fama giornalistica. Al momento e finchè non ci saremo dotati di una direzione politica ufficiale, il sottoscritto è il solo autorizzato ad assumere e a rilasciare posizioni ufficiali in nome e per conto degli Uomini Beta.
3) In riferimento all’articolo di Barnard in questione, è’ doveroso sottolineare che un conto è la condizione delle donne (e degli uomini) nel mondo occidentale e un’altra quella di molti altri contesti del pianeta.
Ciò detto, va evidenziato un aspetto. Ogni tanto, ormai da molti anni, qualcuno si alza e comincia a sciorinare dei dati relativamente alla violenza sulle donne nel mondo, salvo poi smentirli clamorosamente, come è accaduto di recente con Amnesty International che è stata costretta a rettificare i dati da lei stessa divulgati relativamente alla mano omicida degli uomini come prima causa di morte per le donne nel mondo. Quegli stessi dati, non si sa come e in che maniera rilevati, erano però nel frattempo stati fatti propri da tanti altri enti internazionali, fra cui l’Unicef, che sosteneva appunto il fatto che circa 60 milioni di donne ogni anno fossero assassinate.
Il che è semplicemente ridicolo perché se fosse vero, come spieghiamo in un articolo dal titolo “La grande menzogna”, l’umanità si sarebbe già dovuta estinguere da un pezzo…
Ora, in quello stralcio del libro dei due autori americani riportato da Barnard sul suo blog si afferma che oggi (si presume quindi ogni anno) dai 60 ai 100 milioni di donne spariscano nel nulla e vengano ridotte in schiavitù.
La considerazione che viene spontanea è la stessa relativa alle morti. Se questi dati corrispondessero al vero l’umanità si sarebbe già estinta, oppure il fenomeno sarebbe talmente grande, direi macroscopico, che non potrebbe essere oggettivamente occultato, sia pure parzialmente, come invece sembrerebbe essere oggi.
Abbastanza grottesca anche l’affermazione sulle donne morte sul lavoro. Se in Italia, cioè uno dei paesi più avanzati e industrializzati al mondo (aree sviluppate a parte, per lo meno in relazione al resto del pianeta) nel terzo millennio, a morire sul lavoro sono quasi esclusivamente gli uomini, figuriamoci quale può essere il dato percentuale in un qualsiasi paese africano, asiatico o sudamericano.
Naturalmente, come dicevo prima, nessuno in questa sede disconosce che la condizione delle donne (per lo meno, della maggioranza) in una gran parte del terzo e quarto mondo, sia di sottomissione e subalternità all’interno di sistemi sociali e culturali fortemente repressivi. Così come, se è per questo, nessuno è cieco di fronte alla ignobile pratica dell’infibulazione, peraltro prevalentemente praticata da donne ai danni di altre donne (senza con questo voler disconoscere le responsabilità di quelle culture e di quei sistemi che le tollerano e le alimentano) o, ancora peggio, quella di gettare dell’acido in faccia alle donne che respingono un fidanzato o un marito. Pratica, quest’ultima, di una violenza e di una ferocia inaudite, in voga in alcune aree, fortunatamente molto limitate, del Pakistan e dell’India.
E’ però assolutamente altrettanto certo che questa condizione di sottomissione e di subalternità ha riguardato e riguarda in egual misura anche masse sterminate di uomini (maschi) che nel corso della storia hanno subito e subiscono violenze altrettanto inaudite e feroci.
Se le donne, nel corso delle guerre civili, vengono stuprate, mutilate e poi uccise, è altrettanto vero che gli uomini vengono torturati, fatti a pezzi, spesso castrati e poi uccisi. Se ci sono state e ci sono donne ridotte in schiavitù, ci sono stati e ci sono uomini ridotti in schiavitù. Da altri uomini e da altre donne. Questa piaga è purtroppo ancora in voga, anche se in maniera spesso camuffata, in diverse aree dell’Asia, dell’Africa e del Sudamerica, ma non riguarda certamente solo le donne ma anche gli uomini e, se è per questo, ahinoi, anche e soprattutto i bambini e le bambine, indipendentemente dall’appartenenza di genere.
Potremmo in questa sede elencare innumerevoli esempi di atrocità, sevizie e torture che tuttora gli umani (uomini e donne) infliggono ad altri umani (uomini e donne). Senza andare a ritroso nel tempo basterebbe citare Abu Ghraib e Guantanamo per capire che alcune donne, al pari di alcuni uomini, sono capaci delle stesse identiche nefandezze.
Ma non credo che avrebbe molto senso fare questa sorta di passerella da museo degli orrori…

In conclusione, la mia opinione è che ciò che deve essere respinto con forza è il concetto di violenza di genere a senso unico, un concetto profondamente sessista e razzista che non può che condurre alla criminalizzazione di un intero genere, quello maschile. Anche perché, se si arrivasse a riconoscere universalmente che la “violenza è sempre e solo maschile”, nessuno potrebbe a quel punto esimersi dal prendere decisioni drastiche. Di fronte ad una simile “certezza” la risposta non potrebbe che essere altrettanto drastica. Come è stato legittimamente impedito ai nazisti di perseguire il loro criminale disegno di assoggettamento e riduzione in schiavitù dell’umanità sulla base dell’appartenenza razziale, lo stesso dovrebbe essere fatto con il genere maschile, una volta che questo venisse riconosciuto come unico generatore e responsabile della violenza.
Contro i nazisti è stata fatta una guerra, sconfitto un esercito, bombardato e raso al suolo un intero paese, la Germania.
Cosa si farebbe in questo caso? Quali sarebbero le “soluzioni”?

Fabrizio Marchi
P.S. leggo solo ora le considerazioni nel merito di Rita che trovo, come spessissimo accade, assai puntuali ed estremamente lucide e che condivido al 100%…

Rita 1:52 pm - 19th agosto:

riprendendo il filo del discorso di Franco Martini sull’incompatibilità biologica col lavoro a rischio (quello di “fatica” insomma) delle donne che dev’essere superata… ecco com’è la situazione nelle miniere sudafricane

http://www.ioacquaesapone.it/articolo.php?id=554

«Non possiamo portare nessuno nella miniera, il calore è fortissimo, sopra i 40 gradi. Ogni minatore prima di scendere sottoterra affronta delle prove di simulazione a terra per vedere se è capace di resistere – ci spiega il manager -. Finora nessuna donna ce l’ha fatta».

…………
Tutti sanno dei minatori illegali, gli impiegati della società rivendono loro cibo e acqua a dieci volte il prezzo. Per una società però è impossibile contrastarli. I minatori hanno in mente l’intera mappa dei cunicoli sotterranei, una città calda e buia di anfratti e tunnel, un labirinto enorme dove un uomo può vivere un’intera vita senza essere mai trovato.
«È anche pericoloso. Qualche tempo fa abbiamo trovato i corpi di 85 minatori illegali morti nella miniera. Inoltre, quando li trovi sottoterra, possono diventare violenti. Loro difendono quello che pensano sia giusto, noi pensiamo agli interessi della società».
Anche senza attività illegali il lavoro in miniera è particolamente rischioso, specialmente in Sudafrica. Nel 2009 nelle miniere del paese sono morti 165 minatori, poco meno dei 171 del 2008. Molti vengono dai paesi confinanti: Lesotho, Botswana, Mozambico. Durante l’anno vivono in sistemazioni vicine alle miniere, messe a disposizione dalle società. Ogni anno hanno un mese e mezzo di licenza per tornare a casa. La paga minima è di 4.000 rand al mese, circa 400 euro.

Rino 4:14 pm - 19th agosto:

La QM ci inoltra in un diverso universo. Anomalo e irriducile, sotto molti riguardi, rispetto ad ogni altro conlfitto del passato.
Qui emerge ancora una volta la stupefacente incapacità di una infinità di pensatori pur critici e ipercritici nei confronti della società, della cultura e dei valori attuali, di discernere qualcosa del conflitto F/M.
Ci sono autori di gran valore in moltissimi campi che, avvicinandosi alla questione dei sessi, cadono uno dopo l’altro nella medesima trappola e tutti ci invitano a pensare con la nostra testa.
L’elenco è sterminato. Non si salva praticamente nessuno. Non solo tra i cultori di scienze umane (filosofi, psicologi, sociologi, storici), ma anche tra i biologi, i fisici, i cosmologi, gli economisti etc.
Quando si imbattono nel conflitto F/M cadono tutti nel sacco e propagandano in perfetta buona fede e con incantevole ingenuità …numeri impossibili ad essere.
Lo abbiamo visto con U. Galimberti, ma quel che vale per lui vale per tutti.

Un momento! E noi? Verso quali aspetti della realtà siamo a nostra volta ciechi?
Possibile che solo noi, usciti da quella nebbia, non ci siamo imbattuti in altre?
Ma come possiamo vederle se …non le vediamo?

La determinazione, per quanto infrangibile, nel sostenere una causa non deve coincidere con la presunzione di avere la vista netta a 360°.

RDV

Dav_ide 3:15 pm - 21st agosto:

Che dire…. si rimane senza parole, senza pensieri, senza forza di reagire.
Queste pagine sono un viaggio nella sofferenza, nella rassegnazione di chi accetta lavori umili, sottopagati, faticosi, pericolosi.

Chissa perche’ non vengono mai lette nelle scuole pagine come queste, al posto dei Promessi Sposi o dell’Inferno dantesco.
Questo e’ il vero inferno della nostra epoca.

Marco 10:19 am - 23rd agosto:

@ Rino

Qui emerge ancora una volta la stupefacente incapacità di una infinità di pensatori pur critici e ipercritici nei confronti della società, della cultura e dei valori attuali, di discernere qualcosa del conflitto F/M.
Ci sono autori di gran valore in moltissimi campi che, avvicinandosi alla questione dei sessi, cadono uno dopo l’altro nella medesima trappola e tutti ci invitano a pensare con la nostra testa.
L’elenco è sterminato. Non si salva praticamente nessuno. Non solo tra i cultori di scienze umane (filosofi, psicologi, sociologi, storici), ma anche tra i biologi, i fisici, i cosmologi, gli economisti etc.
Quando si imbattono nel conflitto F/M cadono tutti nel sacco e propagandano in perfetta buona fede e con incantevole ingenuità …numeri impossibili ad essere.
@

In questo ultimo anno, cioè da quando ho scoperto UB ed i vari forum dedicati alla QM, ho notato che ad occuparsene non sono letterati di grido, giornalisti famosi, scienziati o chissà chi, ma uomini comuni come me, che come me svolgono comunissimi lavori.
Anzi, uno un po’ famoso ci sarebbe, ed è Claudio Risé. Solo che a me, il suo approccio alla QM appare troppo “psicologistico”, nonché poco comprensibile per l’uomo medio (opinione personale, naturalmente).
Perciò ti chiedo: a tuo avviso l’essere troppo colti, “specializzati” o eruditi, è un limite anziché un vantaggio? Secondo te è esagerato sostenere che riguardo al conflitto fra i due sessi, un semplice barista (è un esempio) può possedere una consapevolezza nettamente superiore a quella di un professore universitario o di un famoso scrittore?

Leonardo 11:50 am - 23rd agosto:

Con le donne è difficile essere obbiettivi, c’è il desiderio sessuale, ma soprattutto una forza che spinge l’uomo a rispettarle ed essere ammirati da esse per la forza fisica e il coraggio: tipo il ragazzo che porta una ragazza in automobile e fa lo sbruffone premendo sull’acceleratore…
Sin dall’antichità ci sono stati filosofi e religioni che ci hanno masso in guardia dalle donne, ultimamente anche la psicoanalisi, ma tutti se ne fregano.

Fabrizio Marchi 12:42 pm - 23rd agosto:

Non c’è dubbio sul fatto, Marco, che oggi chi vive sulla propria pelle le maggiori difficoltà provocate dal conflitto fra i sessi, sono gli uomini che appartengono al basso ceto, come si suol dire, proprio quelli a cui noi ci rivolgiamo.
Nondimeno è altrettanto vero che una gran parte di essi sono tuttora inconsapevoli, alcuni invece sono coscienti ma hanno timore di portare alla luce il loro disagio. Ttanti addirittura, pur di non ammettere la loro condizione di subalternità e di sostanziale sottomissione, giocano a chi la spara più grossa; insomma recitano i soliti copioni del più trito e ritrito “machismo”. Altri ancora sono stati piegati psicologicamente e hanno interiorizzato anche a livello profondo il dogma femminil-femministoide-dominante diventato “verità” ufficiale a 360°.
Gli “intellettuali” invece hanno completamente abdicato al loro ruolo, e questo è uno dei più grandi e gravi problemi del mondo contemporaneo. Nessuno si prende la briga di ricominciare a tessere le fila di un pensiero realmente critico nei confronti dell’ordine dominante. La Questione Maschile è forse, anzi, senza alcun dubbio, il terreno dove più di altri si manifesta l’inettitudine e la vigliaccheria dei cosiddetti intellettuali. Chi più chi meno, a destra come a sinistra, nessuno osa non solo mettere in discussione ma addirittura avanzare anche solo una perplessità nei confronti delle magnifiche sorti e progressive dell’universo femminile “liberato” e declinato secondo i dettami e l’ideologia del sistema dominante ormai a livello planetario. Siamo forse di fronte ad una delle più grandi contraddizioni che la storia abbia mia conosciuto; l’esplosione del femminismo e dell’irruzione delle donne nel contesto sociale ha corrisposto e corrisponde al momento più alto e sofisticato di affermazione del capitalismo (cioè del sistema dominante) sia in termini quantitativi che soprattutto qualitativi, eppure, soprattutto ovviamente a “sinistra”, ci si ostina ancora nel considerare il “femminile” come il principale fattore di cambiamento e trasformazione della società e del mondo. In gran parte è vero, sia chiaro, ma in quale direzione?
Una contraddizione gigantesca, un paradosso di dimensioni colossali (per lo meno per la “sinistra” dovrebbe esserlo) che deve essere negato. E più è evidente e più è negato, questo è l’altro apparente paradosso, altrimenti salterebbe tutto per aria.
La domanda che ti porrai è perché gli intellettuali, in questo caso tutti o quasi, abbiano abdicato al loro ruolo. Viltà, opportunismo, cialtroneria? Sicuramente. Ma c’è anche dell’altro. La QM va a toccare dei tasti evidentemente insopportabili, ingestibili ai più.
Perché però tanti intellettuali si sono fatti esiliare, imprigionare, giustiziare, torturare, per le proprie idee in epoche diverse? Oggi in fondo rischiano “solo” il pubblico ludibrio, l’emarginazione, la perdita della cattedra, l’oscuramento mediatico, l’oblio, il dimenticatoio, l’indifferenza. Tutte cose molto gravi ma certamente molto meno del carcere o della perdita della vita.
Questo di dimostra che c’è dell’altro, non c’è dubbio, qualcosa di più profondo che paralizza gli uomini, più della paura di essere uccisi o incarcerati.
E’ incredibile, assurdo, incomprensibile, paradossale, chi più ne ha più ne metta, ma questa è la situazione. Perché anche ammettendo che noi siamo dei pazzi e abbiamo preso un colossale abbaglio, non è comunque altrettanto realisticamente possibile pensare che dall’altra parte sia tutto giusto e perfetto. Qualche nota stonata ci dovrà pur essere, nulla è perfetto e mai lo sarà. Eppure, anche ammettendo che le cose stiano in quel modo, nessuno si permette anche minimamente di avanzare un dubbio, una perplessità, sia pur minima. Nulla di nulla.
Non è realistico. Ci si faceva sbranare dai leoni nel Colosseo pur di non rinnegare le proprie convinzioni e oggi non si ha neanche il coraggio di avanzare un sia pur minima critica a questa nuova forma di dominio invisibile ed occulta? E’ evidente che siamo di fronte a qualcosa di nuovo, forse è la prima volta che accade qualcosa di simile. E’ la potenza di una grande forza che si è dispiegata su un terreno e in una dimensione forse sconosciuta agli uomini. Probabilmente è questo il nodo e proprio qui è da rintracciare la ragione prima della paralisi quasi patologica (e forse senza il quasi) di ogni forma di criticità e di pensiero autonomo.
Fabrizio

Rino 1:15 pm - 23rd agosto:

Marco:
>>
Secondo te è esagerato sostenere che riguardo al conflitto fra i due sessi, un semplice barista (è un esempio) può possedere una consapevolezza nettamente superiore a quella di un professore universitario o di un famoso scrittore?
>>
Non è esagerato. E’ paradossale ma è così: il barista può, l’intellettuale DOC non può. A ‘stasera.

RDV

Fabrizio Marchi 1:33 pm - 23rd agosto:

Questo è il testo della lettera che ho inviato a Paolo Barnard, in seguito alla sua risposta a Massimo Fini:
“Caro Paolo, la tua risposta a Massimo Fini relativamente al tema della relazione fra i generi, ha sorpreso negativamente, per la verità, diversi utenti del blog di Uomini Beta che avevano molto apprezzato gli articoli che tu stesso ci hai autorizzato a pubblicare (e te ne sono grato) sul nostro sito.
Avendo un blogger, tale Anselmo, “scovato” quel tuo pezzo e pubblicatolo sul nostro blog, sono stato “obbligato” ad una risposta che è quella di seguito a questa lettera.
Non entro nel merito perché il discorso sarebbe troppo lungo, ci ho perfino scritto un libro e aperto un sito per affrontarlo e quindi non lo faccio di certo ora. Tuttavia alcune considerazioni sono inevitabili.
In tutta sincerità e rinnovandoti la mia stima (ed è proprio e solo per questo che ti scrivo), trovo che le argomentazioni che hai utilizzato per controbattere Fini siano decisamente fuori luogo. Insomma, quella tua replica in bocca ad una femminista militante del Collettivo di Via del Governo Vecchio di Roma di 40 anni fa, può anche starci, ma non in quella di un uomo critico (anche nel senso marxiano del termine), lucido, evoluto, consapevole e capace di interpretare e analizzare la realtà al di fuori dei più banali e scontati luoghi comuni, diventati ormai “verità” e cultura (vulgata) dominante.
“Ci vogliono cinque jumbo jet pieni per contare le donne che ogni giorno muoiono sul lavoro”, questo, fra le altre cose, hai scritto.
In tutta sincerità, caro Paolo, mi sembra (insieme a tutte le altre per la verità) un’affermazione molto “ad effetto” (oltre che molto demagogica). E’ talmente ad effetto (e talmente scontata), scusami ancora per la estrema franchezza, che sembra quasi forzata, come se in qualche modo avessi voluto lanciare un messaggio del tipo:”Ragazze/i, guardate che non ho mica perso la bussola, sì, sono uscito dal seminato con quegli articoli in cui vi rimprovero di non darla (e di mercanteggiarla) però sono sempre con voi, sono sempre un uomo di “sinistra” e non me la faccio con quel cattivone destrorso maschilista e reazionario di Fini al quale, proprio per colpa di quegli articoli, sono stato accomunato…”.
Capisco la tua preoccupazione in tal senso, Paolo, però potevi chiarire la tua posizione e prendere le distanze da Fini in modo diverso.
Nessuno nega che anche le donne muoiano sul lavoro, ma allora Paolo, se tanto mi da tanto, quante navi mercantili, quanti bastimenti o quanti treni dovrebbero essere riempiti per contare gli uomini (maschi) che ogni giorno muoiono sul lavoro nel mondo? Dieci, venti, cento, mille? Che senso ha rispondere in quel modo, peraltro occultando di fatto la realtà che è, nel suo complesso, ben diversa?
Proprio da poche settimane abbiamo pubblicato un articolo sulla homepage del sito dal titolo “Morti sul lavoro, il 3% sono donne…” perché abbiamo intenzione di lanciare una campagna su questa tragedia di classe e di genere (il secondo aspetto è letteralmente occultato da tutti). E queste non sono le percentuali del Rwanda ma dell’ Italia, uno dei paesi più industrializzati del mondo. Immagina quali possano essere in altri paesi del terzo mondo. E guarda che chi scrive è uno che ha viaggiato e che viaggia…Sono appena tornato dal Marocco (solo per citarne uno fra i tanti) e sono andato a visitare le concerie di Fes; una specie di girone infernale dantesco dove lavorano solo uomini, ragazzi e bambini (tutti maschi), non ti dico in quali condizioni ma puoi immaginarlo (voglio fare, se ci riesco, un’indagine per verificare la durata media della vita, la nocività, gli infortuni, le malattie, le morti ecc…) E francamente, caro Paolo, se proprio mi trovassi nella condizione di dover scegliere tra essere la moglie di quel conciatore, anche in un contesto “retrivo” e conservatore come quello del Marocco (sia pure in relativamente rapida trasformazione) o quel conciatore, sceglierei centomila volte di essere la prima, anche se mio marito fosse King Kong prima maniera…(e non lo dico metaforicamente, credimi…). E guarda che quella è la condizione di pressoché tutti i lavoratori marocchini (maschi)…Una condizione di privilegio? “Comunque privilegiata rispetto a quella delle loro mogli” oppresse e discriminate, tuonerebbe subito una femminista che nel 99% dei casi non sa neanche cosa significhi trascorrere la propria esistenza in quell’inferno… (e non lo so neanche io fortunatamente però per lo meno mi guardo bene dal dire stronzate…)
Ho i miei dubbi, Barnard…e credo che li abbia anche tu, nella speranza (spero non mal riposta) di aver capito qualcosa di te…
Ma conosco già l’obiezione alla quale ho risposto mille altre volte (non pensavo però che avrei dovuto rispondere anche a te…). Le donne in quei contesti muoiono ancora di aborto clandestino, sono stuprate, infibulate, marginalizzate all’interno dei vari sistemi sociali e culturali, compreso il nostro…
E chi lo nega? Chi nega che ANCHE le donne, come gli uomini, come i bambini, come gli animali, come tutti, subiscano forme insopportabili e intollerabili di violenza.
Noi non siamo qui per scimmiottare a parti invertite il paradigma femminista, Barnard. Stiamo lavorando proprio per superare quei luoghi comuni, ipocriti, demagogici e strumentali, per sviluppare un’analisi seria, lucida ed equilibrata della realtà, nel nostro caso della realtà della relazione fra i generi e delle sue implicazioni di classe, per cercare di comprendere come all’interno dell’attuale dominio (quello capitalista contemporaneo), per lo meno nella nostra parte di mondo, si sia “evoluta” o trasformata quella relazione, chi ci abbia guadagnato e chi ci abbia rimesso. Non entro ancora una volta nel merito e ti rimando alla lettura del nostro sito e soprattutto del nostro Manifesto (Il Movimento Beta).
Noi non siamo interclassisti, qualunquisti, sessisti, razzisti e profondamente “borghesi”. Perché il femminismo, è finalmente giunta l’ora di affermarlo senza veli né maschere, è veramente un’ideologia borghese anche se è stata molto abile a camuffarsi estrapolando, con un banalissimo ma molto astuto copia-incolla, il concetto marxiano di conflitto di classe, e applicandolo alla relazione fra i sessi.
Noi invece, caro Paolo, non mettiamo tutto e tutti o tutte nello stesso calderone. Noi siamo capaci di una analisi lucida, non manichea, non ideologico/religiosa. La nostra formazione, il nostro approccio e il nostro spirito ce lo consentono.
“Le donne, tutte, sono sempre, comunque e dovunque le oppresse, vittime innocenti del potere maschilista, e gli uomini, tutti, sono sempre, comunque e dovunque gli oppressori, i violenti, gli stupratori, i guerrafondai”. Indipendentemente dalla loro condizione sociale, economica, culturale, ambientale, dal ruolo che occupano nella gerarchia sociale e dalla funzione che svolgono, perché comunque nell’ambito della relazione con le donne, in qualsiasi contesto (sociale, pubblico o privato), gli uomini, tutti, si trovano in una posizione di dominio”.
Questo è stato ed è il mantra del femminismo, sposato a tutto tondo da tutte le “sinistre”, siano essere “moderate” o “radicali” (mi viene da ridere…). Un mantra che è diventato cultura dominante (anche per le varie “destre”, naturalmente), “verità” ufficiale, al punto tale da riuscire ad occultare anche un dato macroscopico e raccapricciante che, a parti invertite, solleverebbe e avrebbe già sollevato un uragano, e cioè che a morire sul lavoro, nel terzo millennio, sono sempre e comunque gli uomini, con percentuali più che bulgare. E non lo affermo io ma le stesse statistiche ufficiali, quelle del “sistema” dominante” che, anche volendo, proprio non riuscirebbe a deformarle pro domo sua. E allora non se ne parla. Neanche una parola. Tutti tacciono, per viltà, per opportunismo, perché questa verità è troppo vera, troppo destabilizzante. Quella verità che urla a gran voce che gli “oppressori” (i maschi poveri) muoiono sul lavoro, al posto e anche per conto delle donne… Una verità troppo rivoluzionaria, come diceva un famoso rivoluzionario non più di moda…
Prova ad immaginare cosa sarebbe successo e cosa succederebbe se le parti si invertissero e se quel 97% di morti fosse composto da donne…
E invece andiamo avanti con le solite solfe; quote rosa di qua, quote rosa di là, nei CdA, nelle assemblee elettive, (nella scuole e nella pubblica amministrazione le donne sono ormai la stragrande maggioranza dei dipendenti, ma guarda un pò…) ma a morire nei cantieri edili, nelle fonderie, nelle miniere, negli altiforni, sulle piattaforme petrolifere o su un cavo elettrico, sono sempre e solo uomini, e poveri, perché non si sono mai visti notai o presidenti d’azienda morire precipitando dalle loro scrivanie…
Ma via Barnard, perdona la presunzione ma alla provocazione di Fini (dal quale siamo assolutamente distanti e per un motivo molto semplice: lui è di destra e noi di sinistra) si poteva rispondere in modo diverso.
Ribadisco che ciò che anima questa lettera è la stima nei confronti di un serio professionista ma soprattutto, e sottolineo soprattutto, di un uomo e di un compagno di lotta di cui condivido al 100% tante battaglie, in primis quella per la libertà del popolo palestinese.
Un abbraccio!”
Fabrizio Marchi

Di seguito, il mio precedente post già pubblicato:
“Sorprende anche me, Anselmo. Tuttavia dobbiamo fare alcune considerazioni:
1) Nessuno da queste parti ha mitizzato nessuno, tanto meno Paolo Barnard, il quale, in effetti, è diventato, per i suoi scritti e le sue posizioni in tema, bersaglio di attacchi e aggressioni da parte di femministe o pseudo tali (maggiormente di quest’ultime);
2) Noi abbiamo pubblicato sul nostro sito quegli articoli che lui stesso ci ha autorizzato a pubblicare e che, per quanto mi riguarda, condivido totalmente. Relativamente ad altre posizioni da lui assunte, è evidente che queste sono sue personali e infatti sono state pubblicate sul suo blog, come quella che tu ci hai segnalato.
Sorpresa a parte, nessuno può vietare ad altri di esprimere opinioni altre e/o diverse dalle proprie, soprattutto in altra sede o addirittura nel suo spazio personale. Se Barnard ha scelto di scrivere quelle cose che ha scritto e che tu ci segnali, avrà la sue ragioni. Quello che conta, per quanto mi riguarda, sono i contenuti dei suoi articoli che noi abbiamo scelto di pubblicare. Il resto sono affari suoi. Barnard non rappresenta gli Uomini Beta. E’ “solo” un collaboratore, sia pur autorevole, data la sua esperienza e fama giornalistica. Al momento e finchè non ci saremo dotati di una direzione politica ufficiale, il sottoscritto è il solo autorizzato ad assumere e a rilasciare posizioni ufficiali in nome e per conto degli Uomini Beta.
3) In riferimento all’articolo di Barnard in questione, è’ doveroso sottolineare che un conto è la condizione delle donne (e degli uomini) nel mondo occidentale e un’altra quella di molti altri contesti del pianeta.
Ciò detto, va evidenziato un aspetto. Ogni tanto, ormai da molti anni, qualcuno si alza e comincia a sciorinare dei dati relativamente alla violenza sulle donne nel mondo, salvo poi smentirli clamorosamente, come è accaduto di recente con Amnesty International che è stata costretta a rettificare i dati da lei stessa divulgati relativamente alla mano omicida degli uomini come prima causa di morte per le donne nel mondo. Quegli stessi dati, non si sa come e in che maniera rilevati, erano però nel frattempo stati fatti propri da tanti altri enti internazionali, fra cui l’Unicef, che sosteneva appunto il fatto che circa 60 milioni di donne ogni anno fossero assassinate.
Il che è semplicemente ridicolo perché se fosse vero, come spieghiamo in un articolo dal titolo “La grande menzogna”, l’umanità si sarebbe già dovuta estinguere da un pezzo…
Ora, in quello stralcio del libro dei due autori americani riportato da Barnard sul suo blog si afferma che oggi (si presume quindi ogni anno) dai 60 ai 100 milioni di donne spariscano nel nulla e vengano ridotte in schiavitù.
La considerazione che viene spontanea è la stessa relativa alle morti. Se questi dati corrispondessero al vero l’umanità si sarebbe già estinta, oppure il fenomeno sarebbe talmente grande, direi macroscopico, che non potrebbe essere oggettivamente occultato, sia pure parzialmente, come invece sembrerebbe essere oggi.
Abbastanza grottesca anche l’affermazione sulle donne morte sul lavoro. Se in Italia, cioè uno dei paesi più avanzati e industrializzati al mondo (aree sviluppate a parte, per lo meno in relazione al resto del pianeta) nel terzo millennio, a morire sul lavoro sono quasi esclusivamente gli uomini, figuriamoci quale può essere il dato percentuale in un qualsiasi paese africano, asiatico o sudamericano.
Naturalmente, come dicevo prima, nessuno in questa sede disconosce che la condizione delle donne (per lo meno, della maggioranza) in una gran parte del terzo e quarto mondo, sia di sottomissione e subalternità all’interno di sistemi sociali e culturali fortemente repressivi. Così come, se è per questo, nessuno è cieco di fronte alla ignobile pratica dell’infibulazione, peraltro prevalentemente praticata da donne ai danni di altre donne (senza con questo voler disconoscere le responsabilità di quelle culture e di quei sistemi che le tollerano e le alimentano) o, ancora peggio, quella di gettare dell’acido in faccia alle donne che respingono un fidanzato o un marito. Pratica, quest’ultima, di una violenza e di una ferocia inaudite, in voga in alcune aree, fortunatamente molto limitate, del Pakistan e dell’India.
E’ però assolutamente altrettanto certo che questa condizione di sottomissione e di subalternità ha riguardato e riguarda in egual misura anche masse sterminate di uomini (maschi) che nel corso della storia hanno subito e subiscono violenze altrettanto inaudite e feroci.
Se le donne, nel corso delle guerre civili, vengono stuprate, mutilate e poi uccise, è altrettanto vero che gli uomini vengono torturati, fatti a pezzi, spesso castrati e poi uccisi. Se ci sono state e ci sono donne ridotte in schiavitù, ci sono stati e ci sono uomini ridotti in schiavitù. Da altri uomini e da altre donne. Questa piaga è purtroppo ancora in voga, anche se in maniera spesso camuffata, in diverse aree dell’Asia, dell’Africa e del Sudamerica, ma non riguarda certamente solo le donne ma anche gli uomini e, se è per questo, ahinoi, anche e soprattutto i bambini e le bambine, indipendentemente dall’appartenenza di genere.
Potremmo in questa sede elencare innumerevoli esempi di atrocità, sevizie e torture che tuttora gli umani (uomini e donne) infliggono ad altri umani (uomini e donne). Senza andare a ritroso nel tempo basterebbe citare Abu Ghraib e Guantanamo per capire che alcune donne, al pari di alcuni uomini, sono capaci delle stesse identiche nefandezze.
Ma non credo che avrebbe molto senso fare questa sorta di passerella da museo degli orrori…
In conclusione, la mia opinione è che ciò che deve essere respinto con forza è il concetto di violenza di genere a senso unico, un concetto profondamente sessista e razzista che non può che condurre alla criminalizzazione di un intero genere, quello maschile. Anche perché, se si arrivasse a riconoscere universalmente che la “violenza è sempre e solo maschile”, nessuno potrebbe a quel punto esimersi dal prendere decisioni drastiche. Di fronte ad una simile “certezza” la risposta non potrebbe che essere altrettanto drastica. Come è stato legittimamente impedito ai nazisti di perseguire il loro criminale disegno di assoggettamento e riduzione in schiavitù dell’umanità sulla base dell’appartenenza razziale, lo stesso dovrebbe essere fatto con il genere maschile, una volta che questo venisse riconosciuto come unico generatore e responsabile della violenza.
Contro i nazisti è stata fatta una guerra, sconfitto un esercito, bombardato e raso al suolo un intero paese, la Germania.
Cosa si farebbe in questo caso? Quali sarebbero le “soluzioni”?

Gioia 3:47 pm - 23rd agosto:

una fonte a caso.. ma ce ne sono tantissime altre che smontano questa puerile gara a chi crepa di più sul lavoro:
http://www.nannimagazine.it/articolo/Incidenti-domestici-colpite-il-70-delle-casalinghe-sicurezza-in-casa-ancora-poco-diffusa-

1. “l’INAIL rende noto che a fronte di 1.100 morti sul lavoro all’anno, le morti tra le pareti di casa in seguito ad incidenti domestici ammontano a circa 8mila; un rapporto di otto a uno”.
2. e chi crepa in casa? “La donna in casa è prima di tutto un lavoratore e la casa è anche il luogo di lavoro dove le donne (casalinghe o lavoratrici poco importa) sono esposte a gravi rischi”. (Umberto Sacerdote, Ispesl).

sugli altri luoghi di lavoro… certo, la stragrande maggioranza dei lavoratori femmine sta negli uffici, a fronte di una stragrande maggioranza che sta in produzione; quindi le statistiche questo pesa. Ma alla fine, cui prodest una polemica così ridicola?
Senza offesa; baci.

Rita 4:12 pm - 23rd agosto:

in casa crepano il 56.5% delle femmine contro il 43.5% dei maschi. Nonostante in casa obiettivamente ci lavorino di più le femmine

http://www.sicurezzalavoro.fvg.it/uploads/media/MARCOLIN_Infortuni.pdf

Vedi grafico a pag. 14 del link, divisa per fasce d’età. Le uniche fasce d’età in cui le donne muoiono di più in casa sono quelle over 65 peraltro, (che fanno salire le percentuali), fascia d’età in cui le donne sono numericamente maggiori degli uomini… (ci sono 6 vedove per ogni vedovo)

‘nzomma… sono d’accordo che è brutto far la gara a chi “soffre” di più o è più svantaggiato, ma, come dicevo anche nell’articolo “Glory of the women” pare che se le donne si vedono sfuggire il primato del vittimismo si preoccupano molto… bisogna subito correre ai ripari… eh ma anche noi anche noi…:-D

Per farla breve, gli ultimi quarant’anni sono stati una corsa (anche, come si è visto, nelle cifre) a mettere il cappello sul posto di “vittima” da parte del femminile. E’ dura eh .. riconoscere che in qualche campo anche l’uomo puo’ avere svantaggi.

Marco 4:50 pm - 23rd agosto:

Lo aveva già postato ckkb.
http://www.maschiselvatici.it/pdf/incidenti_domestici.pdf
@ Gioia
Ma alla fine, cui prodest una polemica così ridicola?
@
Dovresti chiederlo alle appartenenti al tuo stesso sesso, in particolar modo alle ministre, alle giornaliste, alle sindacaliste, alle prof universitarie e compagnia cantante.
Sono loro che hanno dichiarato guerra agli uomini, mica il contrario…

Alessandro 4:50 pm - 23rd agosto:

Gioia: una fonte a caso.. ma ce ne sono tantissime altre che smontano questa puerile gara a chi crepa di più sul lavoro:
http://www.nannimagazine.it/articolo/Incidenti-domestici-colpite-il-70-delle-casalinghe-sicurezza-in-casa-ancora-poco-diffusa->>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Interessante articolo, però mancano dei dati importanti a mio avviso: come sono ripartiti in base al sesso i morti per incidenti domestici? Che cosa s’intende per incidenti domestici? Per esempio, morire a causa di una scossa elettrica mentre un uomo ripara un proprio elettrodomestico è una morte imputabile a un incidente domestico?
Comunque per me le casalinghe, che svolgono un lavoro a tutti gli effetti, dovrebbero essere più tutelate e godere anche di una retribuzione. Vai a dirlo però alle femministe…mi sbranerebbero vivo.>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Gioia: Ma alla fine, cui prodest una polemica così ridicola?>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Questo bisognerebbe farlo presente soprattutto a quei movimenti, siti d’impronta femminista, che vivono mettendo a raffronto tutto ciò che è maschile con tutto ciò che è femminile. O forse le loro sono polemiche serie? Per me un morto è un morto a prescindere dal sesso di appartenenza, ma quando non fai altro che sentire o leggere chi distingue in base al sesso per qualsiasi cosa accada, allora a un certo punto cerchi di vederci più chiaro.

Alessandro 4:52 pm - 23rd agosto:

A rispondere alle mie domande è intervenuta subito Rita, pur non avendole lette. Come al solito precisissima e preziosissima.

Marco 5:26 pm - 23rd agosto:

Gioia, noto che anche nel tuo blog non si scherza in quanto a faziosità…
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Donne-in-attesa-fine-degli-alibi

Silver 5:58 pm - 23rd agosto:

IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell
________________
Nasce la donna dalle scelte multiple e l’uomo senza scelta.
Oggi, quando la single di successo incontra il single di successo, i due sono apparentemente alla pari. Ma se si sposano e prendono in considerazione la possibilità di avere dei figli:

Lei quasi invariabilmente prende in esame tre possibili opzioni:
Opzione 1 : Lavorare a tempo pieno
Opzione 2: Essere madre a tempo pieno
Opzione 3: Conciliare in qualche modo lavoro e maternità

Lui prende in considerazione tre opzioni «leggermente diverse»:
Opzione 1 : Lavorare a tempo pieno
Opzione 2: Lavorare a tempo pieno
Opzione 3: Lavorare a tempo pieno

Tuttora le madri, quarantatré volte più dei padri, prendono un congedo di sei o più mesi per motivi di famiglia.[8] Nella maggior parte dei casi, a questo punto lui è costretto non soltanto a lavorare a tempo pieno, ma anche a fare gli straordinari, o un doppio lavoro.
E allora, guarda caso, è proprio il successo del partner a rendere la donna più che pari a lui, a offrirle tre opzioni mentre a lui non ne resta neppure una. Ovviamente, la scelta della maternità può danneggiare la carriera di una donna, ma lei può comunque scegliere tra la maternità e la carriera. Invece, gli uomini che scelsero la paternità intesa nel senso di diventare «pionieristici uomini di casa», ben presto scoprirono che molti reporter li cercavano per ottenere un’intervista, ma pochissime donne erano disposte a sposarli.
Le donne non si limitarono comunque a richiedere nuove opzioni. Specificarono i problemi creati dalle nuove opzioni. Sentimmo così parlare dell’«atto-truffa». I padri non misero l’accento sul fatto che si sentissero in dovere di impegnarsi di più sul lavoro quando arrivavano dei figli. Né gli uomini parlarono di quanto si sentivano feriti per essere tenuti fuori dalla famiglia.
La prima volta che domandai a un gruppo di uomini se avrebbero scelto di restare a casa facendo i padri full time per un periodo da sei mesi a un anno – se lo avessero potuto – e oltre l’80 per cento rispose che avrebbe scelto di restare con il neonato a tempo pieno qualora ciò non avesse danneggiato le finanze della famiglia e se la moglie fosse stata d’accordo, pensai di trovarmi di fronte a un gruppo di bugiardi, o a un campione scelto del tutto speciale. La percentuale risultò solamente di poco inferiore quando la domanda fu posta a un gruppo di subappaltatori edili,[9] e allora cominciai a capire fino a che punto gli uomini non avevano neppure mai pensato a delle possibili scelte.
Ripetiamo spesso: «Nell’odierna economia, le donne devono lavorare fuori casa: non è una scelta». Dimentichiamo che le donne che lavorano fuori casa esercitano di solito l’opzione di pagare la tecnologia che ha ridotto il carico di lavoro delle donne dentro casa.
Per lo più le donne dalle scelte multiple avevano una cosa in comune: un marito arrivato. Ma il divorzio eliminò molti mariti arrivati, lasciandoci con sei classi fondamentali di donne.

Le sei classi di donne
1. La donna sposata della I Fase. Non diede mai a se stessa il permesso di lavorare, oppure pensava: Mio marito non mi lascerà mai. Psicologicamente, era una donna senza scelte.
2. La donna che ha tre scelte, ma un matrimonio infelice. Resta sposata, ma è infelice, spesso per evitare di dover lavorare.
3. La madre single sposata al governo. II governo si è sostituito al marito, offrendole tre opzioni purché restasse al livello di sussistenza.
4. La single che lavora della I Fase. Questa donna lavorava affinchè lei o la sua famiglia non morissero di fame. Se aveva avuto dei figli in un precedente matrimonio, di solito non riceveva alcun aiuto.
5. La single che lavora della II Fase. Non è mai stata mantenuta da un uomo né ne ha mai mantenuto uno. Se aveva figli da un precedente matrimonio, si poteva considerare nella II Fase solamente se riceveva contributi per i figli.
6. La donna che ha tutto. Questa donna era sposata a un uomo che provvedeva ampiamente al sostentamento e grazie a ciò poteva tranquillamente scegliere tra le sue tre opzioni. Questa donna era felicemente sposata. Si creò così una classe di persone mai esistite prima. In un certo senso, le donne che hanno tutto costituivano la «nuova classe privilegiata». E nessun uomo si trovava in una posizione equivalente.
Il movimento femminista dimostrò il suo genio politico quando si rese conto che poteva appellarsi a tutte e sei le classi solamente sottolineando l’acquisizione di diritti e sottacendo l’ampliarsi delle responsabilità. Se la National Organization for Woman avesse lottato affinché anche le diciottenni venissero iscritte nelle liste di leva, forse avrebbe perso qualche adepta. Se il femminismo avesse sottolineato le responsabilità delle donne, con il relativo rischio di dover sopportare un rifiuto sessuale, o di dover pagare la cena a un uomo, o di scegliere un lavoro meno gradito per mantenere meglio la famiglia, il suo impatto sarebbe stato più egualitario ma avrebbe avuto un più blando successo politico.
«Sei stata tu a volerti sposare. Sei stata tu a volere dei bambini. Hai voluto la casa e i mobili, e adesso TU vuoi essere LIBERATA!»
(HERMAN copyright Jim Unger. Riproduzione autorizzata da UNIVERSAL PRESS SYNDICATE. Tutti i diritti riservati.)

Che cosa ha provocato la collera delle donne contro gli uomini?

Le donne si sono arrabbiate con gli uomini in parte perché questi ultimi si identificavano nell’uomo bianco eterosessuale di successo, e non nella condizione del nero e del nativo americano, o nell’ostracismo che colpisce il gay, o nell’invisibilità del povero. Ma ciò contribuiva solo in parte a far montare la collera.
Le donne come sesso «da buttare»
Il divorzio ha espulso milioni di donne dalia classe di quelle che hanno tutto. Ma la donna che divorziava – più spesso una quarantenne che una ventenne – veniva scaraventata sul mercato tra uomini più interessati a due ventenni che a una sola quarantenne. È dunque comprensibile la sua collera…
Nella I Fase il rafforzamento dell’inclinazione maschile per le ventenni operava a favore della donna – quell’inclinazione induceva infatti l’uomo ad accettare di mantenerla per tutta la vita; i tabù sul divorzio lo inducevano a rispettare il patto. Quando i tabù cominciarono a non costituire più un condizionamento e lei era ormai una quarantenne, l’inclinazione maschile per le ventenni operò a suo sfavore. Si sentì «una signora da buttare». Il divorzio aveva modificato il rapporto psicologico tra maschi e femmine.
Più la donna era bella da giovane, più era trattata come una celebrità – quella che io chiamo una celebrità genetica. Di conseguenza, tanto più si sentiva una ex bella. È duro perdere una cosa posseduta, molto più che non sapere neppure che cosa significhi possederla. Diventando sempre più invisibile, percepì come sempre più precaria la sua posizione, e la sua collera montò ancora.
Contemporaneamente, anche le donne che non erano mai entrate nella classe di quelle che hanno tutto si sentivano un fallimento. In modi diversi, tutti e due i gruppi si sentivano rifiutati… dagli uomini. E pertanto in collera… con gli uomini.
La donna divorziata con figli si sentiva doppiamente vulnerabile. Non era una donna soltanto, ma un intero «pacchetto»: una donna-con-figli. Rammento quando un mio amico tornò, in estasi, da un appuntamento con Carol. Una settimana dopo andò a casa di Carol e lei lo presentò ai suoi tre figli. Quando andarono in montagna a sciare durante un weekend, spese oltre 1000 dollari per i bambini. Sapeva di non essere obbligato, ma «non volevo fare il taccagno, e così ho pagato per loro lo ski-lift, le stanze separate dalla nostra, qualche pranzo, qualche divertimento…»
Il mio amico già doveva mantenere l’ex moglie e due figli. Temeva di diventare il padre di due famiglie, il sostegno economico di due famiglie. Temeva di diventare un uomo con quattro lavori. Più precisamente, temeva di non dimostrarsi all’altezza in nessuno dei quattro. Ben presto fece marcia indietro e troncò la relazione. Carol si sentì ferita e non volle parlargli per arrivare a una «spiegazione». Lui era disponibile soltanto come amico, perché non poteva permettersi di impegnarsi con il portafogli; lei era disponibile come partner matrimoniale. In realtà erano entrambi vittime di quel fenomeno postdivorzio che definisco «donna-come-pacchetto» (lei non era infatti una donna soltanto, ma una donna-con-tre-figli). Se avessero capito di essere entrambi vittime di una particolare situazione, forse sarebbero potuti restare amici.
Il divorzio ha costretto la donna della classe media che poteva prima permettersi un lavoro a lei più gradito (anche se meno retribuito), a cercarsi un lavoro meno attraente che fosse meglio pagato. Allorché il femminismo spiegò che le donne erano relegate nei posti peggio retribuiti e di nessun rilievo, si sentì deprezzata. Il femminismo era talmente potente da accecarla, non consentendole più di vedere gli uomini che erano relegati in tipi differenti di lavori di poco conto, e poco pagati: l’inserviente e il lavapiatti del suo bar, gli immigrati che raccoglievano la verdura per la sua tavola, i guardiani e gli addetti al lavaggio delle auto… Ma non avendo la visione dell’intero quadro – cioè che quando, indipendentemente dal sesso, si hanno capacità minime si hanno di conseguenza salari minimi in tipi differenti di lavori di poco conto – la collera delle donne montò ulteriormente.
Le donne interpretavano la tendenza degli uomini a guadagnare di più con lavori diversi come il risultato del predominio maschile piuttosto che della subordinazione maschile: non la consideravano il risultato di un ben preciso obbligo per gli uomini – l’obbligo di andare là dove si trovava il denaro, e non là dove c’era appagamento. Per lui, seguire il denaro era primario; seguire l’appagamento, secondario. Per lui, anche il divorzio implicava un cambiamento: continuava a seguire il denaro per il sostentamento della famiglia, ma senza che la famiglia lo sostenesse a livello emotivo.
Contemporaneamente, le femministe si focalizzavano sul fatto che le donne nel loro insieme guadagnavano di meno, ma senza focalizzarsi su nessuna delle tredici ragioni principali per cui ciò accadeva (per esempio, sul posto di lavoro per gli uomini il tempo pieno significa lavorare nove ore di più la settimana rispetto alle donne che lavorano full time;[10] gli uomini sono più pronti a trasferirsi in posti poco piacevoli, a lavorare nelle ore meno desiderabili[11] eccetera). Definendo la differenza di paga «discriminazione» e non spiegando le ragioni di quella differenza, nelle donne aumentò la collera ma non il potere (se avessero conosciuto le ragioni che determinano la differenza, sarebbero state investite del potere di eliminare la differenza).
Poiché l’atteggiamento offeso e la collera delle donne creava un’atmosfera che non favoriva l’espressione dei sentimenti da parte degli uomini, questi diventarono più passivi-aggressivi. Sempre di più sentivano che la loro unica forma di rapporto di potere consisteva nel non farsi coinvolgere ìn un rapporto. Le donne etichettarono questo atteggiamento come paura di impegnarsi, accusarono gli uomini di avere paura dell’intimità, e della mascolinità fecero un sinonimo del male: «Papà lo sa» si trasformò in: «Quanto scocciano i padri». Le donne diventarono «donne che amavano troppo»; gli uomini diventarono «uomini che tormentavano troppo». Per le donne si trovò l’etichetta di super-women, per gli uomini di superviziati.
La politica dei lavori domestici
Fu ben presto chiaro alla maggioranza delle donne che loro avevano due lavori e gli uomini uno solo: soltanto la fatica della donna stava aumentando. In realtà lei aveva meno obblighi in casa e più obblighi fuori: ci trovavamo di fronte, in effetti, a una divisione dei luoghi del suo lavoro. Uno studio condotto a livello nazionale fece chiarezza in proposito.
Nel 1991, il Journal of Economic Literature riferì che, mentre tuttora le donne in casa lavorano circa 17 ore la settimana più degli uomini, gli uomini fuori lavorano circa 22 ore di più la settimana (compreso il tempo per gli spostamenti).[12] Che cosa succede quando paragoniamo le ore della donna media alle ore dell’uomo medio sia in casa sia fuori? Lei arriva a 56 ore, lui a 61 ore di lavoro. Usando lo stesso metro. Perché mai? La donna media lavora 26 ore la settimana fuori, l’uomo medio 48 ore.[13]
Gli studi condotti sulle mogli che lavorano, da cui risulta che le mogli fanno due lavori mentre i mariti ne fanno uno solo, evitando accuratamente il secondo, dicono soltanto una mezza verità. Sono talmente fuorvianti da essere considerati una sorta di menzogna: sono studi di donne-vittime. Per giunta fanno montare la collera delle donne e aumentare il numero dei divorzi, il che a sua volta accresce la collera, che a sua volta…
Virginia Slìms ricorda come funzionò l’unione del 1908.
I doveri dì lei: raccogliere la legna, accendere la stufa, preparare ì banchetti, lucidare i pavimenti, sbattere i tappeti, raccogliere l’acqua, zappare il giardino, seminare il giardino, curare il giardino, conservare i cibi, organizzare la dispensa, lucidare gli argenti, pulire i vetri delle finestre, lavare il cane, nutrire il cane, fare la spesa, ornare le stanze, spazzare il sentiero, cucire gli abiti, rammendare, spazzolare i panni, tenere in ordine la soffitta, arieggiare le camere, gestire il budget. I doveri di lui: provvedere ai mezzi di sostentamento e approvare l’uso dei medesimi.
Attenzione:il fumo nuoce gravemente alla salute

Silver 6:10 pm - 23rd agosto:

IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell
_______________________

Perché gli uomini non sono cambiati?
Il divorzio ha prodotto un mutamento nelle donne anche perché ne ha cambiato la fonte di reddito. Il divorzio non ha prodotto invece alcun mutamento nella pressione esercitata sugli uomini affinché sì focalizzino sulle entrate per ottenere l’amore delle donne. Milioni di divorziati si sono accollati cinque carichi che raramente toccano alle donne:
• Mantenimento dei figli
• Pagamento del mutuo di una casa in cui non vivono più
• Affitto per un appartamento
• Alimenti alla ex moglie
• Spese per corteggiamento
Gli uomini si sono trovati sottoposti all’antica pressione a guadagnare, per giunta intensificata. Pertanto, invece di cambiare si sono ritrovati a essere ancor più «sempre i soliti». Malauguratamente, lo studio femminista che arrivò alla conclusione che gli uomini traevano beneficio e le donne soltanto danni dal divorzio, ignorò completamente quasi tutti e cinque gli impegni finanziari che devono assumersi gli uomini, e passò sotto silenzio quasi tutte le entrate delle donne. (Fu l’unico studio a presentare simili dati e l’unico a ottenere l’attenzione dei media.)[14]

Come il governo è diventato il surrogato del marito mentre nessuno diventava il surrogato della moglie.
Di fronte al divorzio, la più grande preoccupazione di una donna era di natura economica: temeva di essere deprivata. L’uomo temeva di essere deprivato a livello emotivo. Nella II Fase le leggi che regolano il divorzio hanno aiutato Alice a passare dalla dipendenza economica all’indipendenza economica. Ma nessuna legge ha aiutato Jack a passare dalla dipendenza emotiva all’indipendenza emotiva. (Ecco perché Alice è corsa in tribunale per ottenere gli alimenti e Jack è corso da una donna per i suoi bisogni affettivi.)
Quando il divorzio significava che il marito non garantiva più la sicurezza economica alla moglie, il governo si trasformò in surrogato del marito. Garantiva alla donna parità di salario e priorità nell’assunzione (azione affermativa). Offriva alla donna dei sussidi per i figli a carico; prevedeva programmi speciali per donne, neonati e bambini; preferibilmente affidava i figli alla madre e si rivaleva sullo stipendio dell’uomo se non venivano versate le somme previste per il mantenimento dei figli; offriva speciali opportunità alle donne nei college e nelle forze armate, alle donne artiste e alle donne imprenditrici. Tagliava fuori l’uomo dai servizi che in futuro avrebbe potuto avere dalla donna.
Ad Alice era riservata un’opzione soltanto per la sua sicurezza economica, e a Jack un’opzione soltanto per la sua sicurezza emotiva. Ora Alice gode di parecchie opzioni per ottenere la sicurezza economica (grazie al lavoro, al marito o al governo) mentre a Jack ne resta meno di una: reddito da lavoro meno mantenimento dei figli, meno alimenti all’ex moglie e meno tasse più pesanti da pagare al governo in quanto surrogato del marito. Grazie a tutto ciò è rimasto prigioniero del denaro, senza la possibilità di approfondire la conoscenza di se stesso.

Perché le istituzioni della I Fase erano oppressive e in che modo le istituzioni della II Fase possono essere liberatorie
In parte la collera delle donne contro gli uomini deriva dalla convinzione che siano stati gli uomini a stabilire le regole, elaborandole in modo da opprimere le donne e favorire se stessi. Dal momento che a capo delle istituzioni ci sono prevalentemente uomini, quando tali istituzioni non soddisfano le nostre necessità tendiamo a incolpare gli uomini. La sfida è duplice: innanzitutto, riconoscere che queste istituzioni hanno aiutato le donne ad arrivare alla II Fase prima ancora degli uomini; in secondo luogo, rendersi conto che istituzioni che erano funzionali nella I Fase possono, con un processo di transizione, diventare funzionali nella II Fase.
Come la famiglia funzionale si trasformò in disfunzione famigliare
Così come accadeva quando portavamo i matrimoni della I Fase agli standard della II Fase e li definivamo un fallimento, quando portiamo le famiglie della I Fase agli standard della II Fase le definiamo non funzionali. Vengono così etichettate, per il 97 per cento, le nostre famiglie d’origine. Di conseguenza, mentre nella I Fase valeva il detto «Chi ama bene, castiga bene», e quindi bisognava intervenire con decisione, nella II Fase se si interviene con decisione si fa un danno. Se non si castigava un figlio con decisione al momento opportuno si faceva il suo male, ma ora, nella II Fase, se si castiga si fa violenza al figlio. Perché mai?
Nella I Fase, ricorrere al castigo era considerato funzionale: insegnava ai bambini che la disobbedienza era fonte di sofferenza. Il che era vero: le regole erano previste per evitare l’estrema povertà, l’inedia. Ma nella II Fase gli obiettivi della realizzazione di sé imponevano il contatto con i propri sentimenti. Il castigo separa i bambini dai loro sentimenti, e presumibilmente sarà tutt’altro che funzionale.
Nella I Fase la dipendenza reciproca era il cemento delle fondamenta di una famiglia. Pertanto era difficile che fosse eccessiva. Nella I Fase la codipendenza era dunque funzionale. Ma quando il divorzio ci costrinse a prepararci all’indipendenza, allora la codipendenza spesso divenne eccessiva, e pertanto non risultò più funzionale. Così la famiglia funzionale della I Fase si trasformò in disfunzione famigliare nella II Fase.
Vorrei proprio che si smettesse di definire non funzionali le nostre famiglie d’origine e si cominciasse invece a considerarle funzionali alla I Fase. Si riconosce così loro il merito di aver dato un contributo preoccupandosi delle nostre necessità fondamentali, il che ci ha consentito di avere la libertà di decidere che cosa è funzionale nella II Fase.
Il matrimonio
Secondo le femministe, la tradizione che vuole sia il padre ad accompagnare la sposa all’altare e a consegnarla al futuro marito era un riflesso del patriarcato. Ma il padre «consegnava» la sposa perché era lui a cedere la responsabilità di proteggerla. (Nessuno «consegnava» lo sposo perché nessuno avrebbe protetto un uomo. Il compito dei genitori era di trasformare il figlio in un protettore, e non di consegnarlo a un protettore.)
I nostri genitori sono stati spesso criticati per aver scoraggiato un figlio dal «fare quello che voleva». Ma siccome un Vincent van Gogh poteva a mala pena mantenere se stesso (men che meno una famiglia di dieci persone), era compito dei genitori far sì che il figlio non facesse l’artista, e di insegnare alla figlia che essere corteggiata da un uomo del genere equivaleva all’andarsi a cercare guai. Spesso tali suggerimenti suonavano come un esercizio di potere da parte dei genitori. In effetti, non si trattava di potere parentale quanto di un differimento di tale potere il differimento della capacità dì Tevye e dì Golde di cercare la realizzazione di sé e un amore più profondo. E così Tevye riuscì a fare a Golde delle domande della II Fase solamente quando la figlia stava per sposarsi e «andarsene di casa».
Siccome la felicità era secondaria, il bere, la frustrazione e la violenza erano all’ordine del giorno. Ma nella I Fase il divorzio non era funzionale: con otto figli e l’impossibilità di mantenere due case, andarsene non era un’opzione possibile. Pertanto abbiamo tollerato violenze e ubriachezza invece che divorzio e miseria.
In breve, le generazioni impareranno meglio e prima ad amarsi se consideriamo la loro socializzazione funzionale alla I Fase invece di parlare di disfunzioni e se riconosciamo che i ragazzi oggi più bravi nel perseguire i valori della II Fase spesso devono ciò al fatto che i loro genitori avevano i valori della I Fase. Le discussioni sui valori famigliari che non tengono conto delle distinzioni tra le famiglie della I e della II Fase diventano di conseguenza fonte di disapprovazione invece che di apprezzamento.
La religione in un momento di transizione
Nella I Fase la chiesa stabiliva regole rigide e precisi rituali allo scopo di indurre la gente a sacrificarsi per la generazione successiva senza fare domande e senza mettere nulla in discussione. Nella II Fase gli interrogativi diventano necessari per affrontare le opzioni che la vita offre, e la rigidità serve ben poco di fronte alle ambiguità dell’esistenza.
Nella I Fase le religioni avevano dovuto imporre dei limiti al sesso prematrimoniale perché si mettevano al mondo dei bambini senza alcuna garanzia per i bambini stessi e per la salvaguardia della donna. Nella II Fase il controllo delle nascite permise al sesso di rientrare nella sfera dell’appagamento, della comunicazione e del legame spirituale – ovvero gli obiettivi di un rapporto nella II Fase. Di conseguenza, nella II Fase le religioni possono preoccuparsi meno di stabilire misure restrittive e repressive per quanto riguarda il sesso e focalizzarsi di più sul compito di assistere la coppia affinché migliori la comunicazione e lo scambio spirituale.
Nella II Fase le chiese sono più libere di insegnare che l’inibizione sessuale diventa spesso inibizione spirituale. Per esempio, insegnare alle donne a reprimere artificialmente il sesso vuoi dire insegnare agli uomini a dire alle donne ciò che loro pensano che le donne vogliano sentirsi dire, e non ciò che essi veramente provano. La mancanza di sincerità inibisce la spiritualità. Allora le donne cominciano a usare la sessualità per sentirsi dire quello che vogliono ascoltare, invece di imparare a gioire della propria sessualità. Spesso oppongono la sessualità alla spiritualità, non vedendo quanto il legame sessuale renda più forte il legame spirituale. La repressione sessuale nelle donne è un metodo efficace per dare loro il controllo sugli uomini, rendendo questi ultimi tutt’altro che sinceri. Ormai sono molte le donne che cominciano a preferire la schiettezza negli uomini al controllo sugli uomini. In breve, l’enfasi posta dalla religione sulle regole rigide e severe nella I Fase preparava la coppia a una vita di partner con ruoli ben precisi. L’enfasi posta dalla religione sulla comunicazione nella II Fase prepara invece la coppia all’unione spirituale.
Le chiese della I Fase continueranno a cercare uomini da mostrare come simboli della responsabilità maschile. Queste chiese attrarranno soprattutto le seguaci della I Fase e i leader della I Fase. Le chiese della II Fase cercheranno di guidare i due sessi, non biasimando gli uomini per essere stati leader in passato, ma aiutando entrambi i sessi nel passaggio a un futuro diverso.
Le politiche sessuali: la I Fase contro la II Fase
In tutto il mondo, all’improvviso i politici cresciuti secondo l’etica sessuale della 1 Fase furono giudicati secondo l’etica della II Fase.
Furono protette dal segreto le relazioni amorose di John Kennedy, mentre Ted Kennedy e Bill Clinton sono stati considerati dei dongiovanni. I primi ministri giapponesi della I Fase avevano delle geishe, mentre il primo ministro Uno venne defenestrato non appena si scoprì che aveva una geisha. Il ministro della
Guerra britannico John Profumo, il più probabile candidato alla carica di primo ministro, cadde in disgrazia e fu costretto ad abbandonare la politica quando il fatto che avesse un’amante fu giudicato secondo l’etica sessuale della II Fase.
Perché questo cambiamento? Nella I Fase non veniva concesso il divorzio, e quindi le relazioni amorose degli uomini non mettevano in pericolo la sicurezza economica delle donne; nella II Fase una relazione poteva portare al divorzio, e quindi le relazioni amorose degli uomini mettevano a repentaglio la sicurezza economica delle donne. Non volevamo assolutamente avere dei leader politici che diventassero modelli di un comportamento che avrebbe messo in pericolo la sicurezza economica delle donne.
La nostra presunta preoccupazione per le donne contrasta forse con il doppio standard sessuale che sembra essere servito soltanto agli uomini? No. Due erano i doppi standard: 1) un uomo poteva avere delle relazioni, una donna no; e 2) una donna sposata poteva costringere il marito a mantenere i figli da lei avuti in seguito a relazioni extraconiugali; un uomo sposato non poteva costringere la moglie a mantenere i figli nati dalle sue relazioni amorose. (Anzi, lui era messo al bando se si rifiutava di prendersi cura di un figlio nato da una sua relazione.)[15] Ecco il secondo doppio standard di cui non abbiamo mai sentito parlare.
Peraltro, tutti e due i doppi standard proteggevano le donne. Come? Se degli uomini sposati avessero avuto sentore che le mogli avevano delle «storie» da cui sarebbero nati figli che avrebbero poi dovuto mantenere loro, pochissimi uomini avrebbero accettato il matrimonio e pochissime donne e relativi figli avrebbero ottenuto protezione.
Comunque, le società della I Fase si trovarono di fronte a un dilemma: il matrimonio garantiva alle donne la sicurezza economica a vita, ma non garantiva agli uomini la gratificazione sessuale a vita. Pertanto le società della I Fase crearono uno speciale accordo: quello che definisco il «triangolo coniugale».
Il triangolo coniugale era formato da marito, moglie e amante (o, a seconda delle culture, geisha, prostituta, seconda moglie, oppure un intero harem). L’accordo era questo: «Marito, il tuo primo dovere è prenderti cura delle necessità di tua moglie e dei tuoi figli a livello economico. Se continui a ottemperare al tuo dovere ma non ottieni in cambio il sesso, la giovinezza, la bellezza, l’attenzione e la passione che ti hanno indotto ad assumerti quel dovere per tutta la vita, allora puoi anche soddisfare qualcuno dei tuoi bisogni, ma a due condizioni: devi continuare a mantenere la tua famiglia (il divorzio non è contemplato neppure se i tuoi bisogni non sono soddisfatti), e devi anche provvedere ad alcune delle necessità economiche di questa donna più giovane e attraente (geisha, amante, prostituta) le cui necessità economiche potrebbero essere altrimenti soddisfatte».
Nella I Fase, nessuno sentiva appagati i propri bisogni di intimità – né il marito, né la moglie, né l’amante, né i figli. Ovviamente ad alcuni individui capitava, ma non era questa la preoccupazione primaria del matrimonio della I Fase: la preoccupazione primaria era la stabilità, e il triangolo coniugale era il «grande compromesso per la stabilità».
Secondo gli standard della II Fase, i politici che si dichiaravano rispettosi della morale ma avevano delle relazioni, erano chiaramente degli ipocriti. Nella I Fase moralità significava preoccuparsi della propria famiglia. Per la maggior parte degli uomini, una relazione extraconiugale avrebbe costituito un rischio. Ma l’uomo che riusciva a fare le due cose con discrezione non veniva messo al bando perché in qualche modo ciò veniva inteso come un incentivo ad avere successo e a migliorare nel suo ruolo di protettore. Le cose cambiarono quando le relazioni extraconiugali furono causa di divorzi, con il risultato che il mercato del lavoro si ritrovò saturo di milioni di donne prive di qualsiasi qualifica. Allora i politici che avevano delle relazioni ben presto si ritrovarono disoccupati.
Definendo i nuovi standard come una forma di più alta moralità, parve che le donne possedessero una più elevata moralità. Ma in realtà le donne non possedevano affatto una più alta moralità. Perché no? Ogni relazione coinvolgeva entrambi i sessi.
La differenza? Negli Anni Ottanta e Novanta, Donna Rice (vedi Gary Hart) ottenne ruoli in TV e negli spot pubblicitari, Gennifer Flowers (vedi Bill Clinton) intascò una somma valutata intorno ai 100.000 dollari per rivelare la sua storia… tutti e due i sessi avevano partecipato, ma gli uomini erano visti come imputati e le donne come vittime, anche se gli uomini rischiavano la carriera e le donne ottenevano un trampolino di lancio.
La politica nella II Fase
Quando pensiamo ai boss della politica, alle tangenti e al clientelismo, in linea di massima pensiamo al potere maschile, alla corruzione maschile, alla rete creata da vecchie amicizie e connivenze, allo sciovinismo maschile e al predominio maschile. Si associa la revisione di questo processo alla revisione dei simboli del predominio maschile. Ma nella I Fase i boss, le tangenti e il clientelismo erano accettabili non perché facevano comodo agli uomini, ma perché facevano comodo alle famiglie, donne e bambini compresi. Il boss conservava il potere soltanto finché creava posti per mantenere quelle famiglie. Costruiva la sua «macchina» sulla classe più bisognosa, così questi impieghi permettevano ai poveri di sopravvivere. Il fatto che si trattasse di un lavoro e non di assistenza, generava il rispetto delle famiglie.
Quando un uomo diventava il boss, si trattava spesso del primo segno del fluire nella corrente principale dell’economia di una classe di diseredati – irlandesi o italiani o ebrei o neri. La si può definire forma assistenziale della I Fase, o corruzione, oppure addestramento al lavoro, a seconda dei punti di vista, ma in ogni caso ne trassero beneficio le famiglie e non soltanto gli uomini. Nelle sue forme estreme (per esempio, la mafia), non soltanto provvedeva al sostentamento delle famiglie ma disponeva degli uomini molto più spesso che delle donne.

Fabrizio Marchi 6:41 pm - 23rd agosto:

Cara Gioia, naturalmente i nostri preziosissimi e preparatissimi “statistici”si sono subito messi al lavoro e hanno portato altri numeri da altre fonti, altrettanto autorevoli della tua, che smentiscono e ridimensionano fortemente i tuoi. Mancano ancora all’appello altre voci, soprattutto quella di uno dei più assidui utenti del nostro blog che, ne sono certo, non tarderà a farsi sentire..
Ciò detto, ammettiamo anche che i “tuoi” numeri” siano quelli corrispondenti al vero. Il tuo intervento conterrebbe comunque un doppio vizio, sia di metodo che di merito.
Il primo. Mentre solo una minoranza (sia pur robusta) di uomini (maschi), quantificabile intorno ai 5/6 milioni di lavoratori, svolge lavori rischiosi (lavoratori edili, agricoli, minatori, siderurgici, autotrasportatori ed altri), la pressoché totalità delle donne (con l’eccezione delle signore borghesi che hanno la domestica filippina) e una robusta minoranza di uomini (il 30% circa, sempre facendo fede ai tuoi dati) svolgono attività domestiche. Ergo, è maldestro o capzioso da parte tua (opto per la prima ipotesi perché non ti conosco e non ho motivo di dubitare della tua buona fede) confrontare gli 8.000 morti per incidenti domestici con i 1100 morti sul lavoro. Per la semplice ragione che il dato degli 8.000 morti in ambito casalingo deve essere rapportato a circa 40 milioni di persone (diciamo 30 milioni di donne e 10 milioni di uomini), escludendo gli anziani, i bambini e un considerevole numero di uomini (sempre stando ai tuoi numeri) , cioè a tutte/i coloro che svolgono un’attività domestica e/o che comunque danno un loro significativo contributo in tal senso, e non ai 1100 morti sul lavoro, i quali, a loro volta, devono essere confrontati con i 5/6 milioni di cui sopra. L’equazione insomma non è: 8.000 sta 1100 ma 8.000 sta a 40.000.000 così come 1100 sta a 5/6 milioni. Nonostante ciò, se vogliamo fare i conti della serva (in realtà, è vero, assai squallidi, ma purtroppo necessari), il tuo dato dimostra che c’è comunque una robusta minoranza di uomini (il 30%) che muore o si infortuna svolgendo lavori domestici mentre è praticamente inesistente la percentuale di donne che muore o si infortuna svolgendo lavori extradomestici rischiosi. Non mi sembra un particolare da poco, anche ammettendo che i dati in tuo possesso siano gli unici validi. La matematica non è un’opinione e fra il 3% e il 30%, c’è una bella differenza. Non trovi? Ciò sta a dimostrare che, anche nella peggiore delle ipotesi, e cioè che i numeri da te riportati siano esatti e incontrovertibili, c’è una tendenza degli uomini ad assolvere o comunque a completare e compensare il lavoro domestico mentre, al contrario, questa tendenza è assolutamente assente da parte delle donne per ciò che concerne i lavori pericolosi.
Ma andiamo alla questione di merito che è ciò che più mi preme e lasciamo da parte la conta dei morti.
Noi non siamo qui per condurre una sciocca, qualunquistica e puerile guerricciola contro il genere femminile, come tu stessa affermi, Gioia. Noi siamo qui per lavorare alla costruzione di una diversa relazione fra i generi fondata sui valori di una vera eguaglianza e di una vera parità. Ciò non potrà essere possibile né tanto meno realizzato finchè gli uomini e la maschilità nel suo complesso continueranno ad essere criminalizzati e ridotti alla stregua di oppressori, violenti, stupratori, molestatori, sopraffattori, sempre comunque e dovunque.
Il senso e la finalità dell’articolo in questione non sono quindi quelli di dividere il mondo tra i ”buoni” e le “cattive”, come invece ha fatto il femminismo storico e militante a parti invertite, ma accendere i riflettori su una tragedia sociale e di genere dimenticata e volutamente occultata che ci dice che forse è sbagliato ridurre il genere maschile ad una sorta di specie malata e violenta capace solo di opprimere e sopraffare le donne. Se fossimo veramente tutti degli oppressori e dei privilegiati, sotto le presse a finire schiacciati oppure a cadere dal ponteggio di un cantiere edile, ci manderemmo qualcun altro, non credi?
Ora mi risponderai che tu personalmente non lo hai mai pensato, ma in realtà è proprio questo che ci viene ripetuto in maniera ossessiva da circa 40 anni.
Ma a questo punto c’è un’altra considerazione che mi sorge spontanea. Quando le femministe hanno posto la questione di genere, ormai tanti anni fa, nessuno, per lo meno a sinistra (alla quale sia te che io apparteniamo) le ha accusate di scatenare una puerile guerra contro gli uomini. Perché a noi deve essere mossa questa accusa?
Le donne lo possono fare e gli uomini invece no? Ma come? Forse quando le donne denunciavano le morti per aborto clandestino, gli uomini si sono sognati di accusarle di puerilità e di controbattere quei numeri con altri numeri, quelli dei morti sul lavoro? Ma cosa c’entra? Ma che castroneria è questa, scusa ma a volte è necessario essere schietti.
Oggi che sono alcuni uomini a sollevare la questione di genere, con i vari risvolti del caso, non va bene e sono tacciati di essere puerili. Allora lo erano anche le femministe e quelle centinaia di migliaia di donne che hanno partecipato alle lotte degli anni ’70 che si sono scagliate a 360° contro il genere maschile mettendo tutto e tutti in uno stesso unico gran calderone e che, fra tanti deliri ideologici, qualche cosa giusta l’hanno anche detta. Ad esempio che non è accettabile morire di parto o di aborto clandestino (al di là di come la si pensi sul tema aborto).
Questo significa essere puerili? Io non credo proprio. E allora non vedo veramente perché dovremmo esserlo noi quando denunciamo la tragedia degli uomini (in esclusiva, non al 40, al 50 o al 70%) che muoiono sul lavoro.
Fabrizio

Rita 7:45 pm - 23rd agosto:

vabbè dopodichè mi sto zitta.. a proposito di tendenza degli uomini a completare e compensare il lavoro domestico mentre, al contrario, questa tendenza è assolutamente assente da parte delle donne per ciò che concerne i lavori pericolosi.

Rimaniamo pure nell’ambito prettamente domestico: la mia personale esperienza è quella di una famiglia con madre casalinga a tempo pieno e padre tranviere.

Oh.. ci stavo pensando adesso… mio padre non ha mai cucinato, lavato i piatti, steso il bucato, fatto i letti o le pulizie e nemmeno mai pitturato le pareti di casa o cambiato le lampadine e aggiustato piccoli elettrodomestici, tutti lavori di cui si faceva carico mia madre, eppure l’unico che è finito al pronto soccorso in più occasioni per “incidente in ambito domestico” è stato mio padre.

Una volta per essersi fratturato due dita del piede perchè gli era sfuggita la bombola del gas (chissà se qualcuno si ricorda delle vecchie bombole che si usavano quando non c’era l’allacciamento diretto, piuttosto pesantine da trasportare…), e una volta per essersi affettato una mano con l’affettatrice del prosciutto (una volta si compravano i prosciutti interi e si conservavano in cantina).

Non conto la volta che si strappò le prime due falangi di un anulare armeggiando con le cinghie del mulino che macinava le granaglie per i polli perchè lo considero già extra-domestico visto che è avvenuto in cortile.

E non conto nemmeno la volta che fu ferito all’occhio dal colpo d’ala di un tacchino gigante

E dire che mia madre si è sempre lamentata del suo totale disinteresse della casa, rispetto a quello degli altri mariti :-) che ha sempre dovuto fare tutto lei, occuparsi della casa, dell’orto, del pollaio, persino dei lavori di manutenzione straordinaria della casa che gli altri mariti facevano.

Ma nonostante tutto, lo stabbio dei tacchini (che in qualche modo potevano essere più pericolosi di una gallina o di una quaglia) le era precluso …;-)

Figuriamoci gli altri che (a detta di mia madre) erano mooolto più attenti di lui a ‘ste cose e alle loro mogli manco facevano piantare un chiodo per paura che si martellassero le dita

Rino 8:31 pm - 23rd agosto:

Gioia.
Sarò cinico ma non trovo niente di gioioso nel tuo nick.
Lo trovo beffardo, a meno che non si riferisca al sentimento che nutri nei confronti di te stessa per essere quello che sei.

Biasimi la moda del bilancino sui morti e poi ci rifili una panzana faraonica, alla quale tu probabilmente credi.
Scambiando “incidenti” con “morti” e dimenticandoti dei maschi, ci stai dicendo che ci sono 8000 DD che muoiono in casa, quasi il doppio dei morti sulle strade.
Non dovrebbe essere necessario ma vai a vedere questo ottimo lavoro dell’ignoto ma grande e bravo Eugenio Pelizzari (uno dei pionieri della QM) ,
Un uomo di parte: sta dalla parte dei numeri.

http://www.maschiselvatici.it/pdf/incidenti_domestici.pdf

>>
Ma alla fine, cui prodest una polemica così ridicola?
>>
Giova alla Liberata, la femmina occidentale del XXI secolo che non ha più bisogno degli UU e che pertanto sta tentando (compensibilmente e giustamente) di eliminarli psicologicamente.
Non vi è nulla di ridicolo in questa strumentalità. Inventata dal femminimo essa è una delle tecniche con le quali …si ottengono le quote nei CDA (compresi i quelli delle società minerarie: vedi Cile…, vedi Cina, vedi Russia, vedi Sudafrica… vedi dove vuoi).
Senza pudore e senza scrupoli: i maschi B sottoterra a morire, le femmine Alpha sulle poltrone dei CDA.

Niente di ridicolo. Carne e sangue maschili versati per conto di tutti.

Maschi di serie B.
“Malriusciti”, per dirla con Nicce.

Le ariane gioiscono, i negroidi muoiono.

RDV

Marco 11:38 pm - 23rd agosto:
ALEX 4:45 pm - 4th settembre:

Francamente, che me ne può fregare a me sulla percentuale di morti al femminile o al maschile sul lavoro?

è meno grave o più grave che muoia una femminuccia o un maschietto?

l problema riguarda le persone in quanto tali che lavorano e che quindi “rischiano” (ogni attività, anche il semplice dormire, è statisticamente a “rischio” incidente”).

semmai si dovrebbe parlare della scarsa “cultura della sicurezza” che c’è in italia, che provoca migliaia di morti ogni anno nei cantieri, nelle case e sulle strade, come nelle fabbriche e nei campi.

E quello che non uccide l’IGNORANZA DEL CONCETTO DI SICUREZZA, uccide l’ECONOMIA quando si risparmia sulle procedure e le attrezzature per la sicurezza.

Ma sapete che sono tantissime persone che muoiono in casa per stupidissimi incidenti domestici, perfine cambiare una lampadina può essere fatale. E per strada gli incidenti stradali? sono la prima causa di morte per gli individui fino a 12 anni di età.

a me frega più questo che tanti discorsi sessisti che leggo qui, scusatemi…

Strider 5:53 pm - 4th settembre:

Complimenti Alex, anche tu hai capito tutto…

Luke Cage 6:20 pm - 4th settembre:

Ottimo Alex,dato che sei così equanime,non leggere questo sito che definisci sessista e partecipa pure alle varie campagne di solidarietà a favore delle donne .
Non è tanto per invitarti a levarti dalle scatole,ma se non hai colto che il sessismo vero viene diffuso tutti i giorni dalle TV nazionali ed ha come bersaglio gli uomini allora,invece che scomodarti a dirci che non te ne frega niente,occupati d’altro no?
Se invece che uomini fossero state le donne a morire con quella percentuale (97%!!!), te ne saresti analogamente uscito dicendo,come in pratica dici,”chissenefrega (del fatto che muoiono cosi tante donne)”?Non credo proprio,quindi vai a pure a fare il qualunquista altrove..e qui mi fermo perchè di fronte alla cecità di chi non vuol prendere atto della realtà nuda e cruda c’è poco altro da dire.

Alessandro 6:33 pm - 4th settembre:

Alex: Francamente, che me ne può fregare a me sulla percentuale di morti al femminile o al maschile sul lavoro?>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Questi dati sono stati riportati per dimostrare come uomini e donne comuni vivano un disagio e una sofferenza che li accomuna, e quindi per confutare la vulgata femminista, che sostiene che le donne siano,sempre e comunque, discriminate e svantaggiate rispetto agli uomini. Qui si sositiene che la discriminazione è di classe e non di genere, e se proprio volgliamo trovare un genere messo peggio forse è prorpio quello maschile, beta ovviamente. Si tratta di controinformazione e tu, da quello che ho letto, dovresti apprezzarla, perchè non mi sembri omologato al pensiero dominante.

sandro 7:22 pm - 4th settembre:

“Francamente, che me ne può fregare a me sulla percentuale di morti al femminile o al maschile sul lavoro?”
Neppure a me frega niente di sapere che percentuale hanno gli omicidi per mano maschile tra le cause di morte per le donne, dato che si tratta di cifre da prefisso telefonico.
Pur tuttavia sono costretto a sorbirmi quotidianamente balle colossali del tipo “ne uccide di più l’ amore che il tumore” ogni volta che apro un giornale, accendo la televisione o la radio.
Allora perché tacere una grande verità come quella sopra riportata, peraltro deliberatamente occultata?
Contano forse di più le balle delle verità?

Fabrizio Marchi 9:22 am - 5th settembre:

http://www.ansa.it/web/notizie/postit/inail/2010/07/16/visualizza_new.html_1853137807.html
Naturalmente neanche una parola sul risvolto di genere della tragedia. Naturalmente sarà nostra cura approfondire ma abbiamo ragioni fondate per ritenere che la percentuale M/F dei caduti sul lavoro sia sostanzialmente invariata rispetto a quella degli anni precedenti. Non ci risulta infatti che siano state applicate nè tanto meno richieste quote rosa al di fuori delle assemblee elettive e dei CdA.
In ogni caso sono andato a spulciare il sito dell’Inail e questo è quello che ho trovato: http://www.inail.it/repository/ContentManagement/node/N670420288/Dati%20Inail%20N6-2010.pdf
Sono sempre stato un po’ distratto e la ricerca dei dati, anche un po’ per pigrizia, lo ammetto, non è il mio forte. Non mi risulta però che dica nulla sulla questione di genere. Se qualcuno vuole cimentarsi farà un lavoro certamente migliore del mio.
Fabrizio

alex 5:12 pm - 5th settembre:

Strider
evidentemente devi avere dei problemi…

Luke Cage
qualunquista io? Siete voi che vi ponete male. sembrate un circolo di maschietti frustrati ed insoddisfatti che se la cantano e se la suonano e che rispondono acidamente a chi la pensa in modo diverso… fate pure, intanto io “mi tolgo dalle scatole”…

Alessandro
alle vulgata femminista non ci credono più le donne, se è per questo.
Comunque dare dati parziali non credo che sia d’aiuto, non è credibile.

Sono d’accordo invece sul fatto che le discriminazioni sono di classe, ma riguardano da una parte la CASTA al potere e l’altra i semplici cittadini (uomini e donne).
I cittadini, tutti, muoiono di tumore per il fumo, come per l’amianto e per gli inceneritori.
I cittadini, tutti, sono vessati dalle banche e dalle eccessiva pressione fiscale
i cittadini, tutti, hanno problemi economici, diminuiscono i posti di lavoro, aumentano i disoccupati, sono grossi i problemi per sbarcare il lunario.
i cittadini, tutti, soffrono questa politica corrotta, non trasparente, che si stà letteralmente “mangiando” il paese.

Questo è importante, altrimenti perdiamoci pure in percentuali -quante donne-quanti uomini che non servono a nulla.

alex 5:32 pm - 5th settembre:

vabbeh, al di la della polemica, per quanto riguarda invece l’argomento “percentuale decessi sul lavoro” diviso per sessi, è ovvio che la percentuale è così sbilanciata per un semplice motivo:

Tutti i lavori a più alto rischio sono lavori prettamente maschili, ovvero:
- agricoltura ( ad esempio la guida dei trattori)
- edilizia (lavoro sui cantieri edili – ponteggi – macchine di cantiere )
- trasporto (conduzione camion, pulman, mezzi vari)

Inoltre i lavori “pesanti” o usuranti sono in gran parte “maschili”

Tutto questo è in evoluzione, infatti nei cantieri si vedono sempr più donne (a livello di tecnici), mentre i lavori fisicamente più pesanti rimangono di gran lunga ad appannaggio degli uomini.
Ma le cose si modificano, basta pensare ai netturbini, una volta erano solo uomini, adesso ci sono moltissime donne, che svolgono lo stesso lavoro degli uomini, spesso fisicamente molto impegnativo.

In fabbrica, da molti anni, invece la presenza femminile è rilevante, anche se minoritaria.

Col tempo le distanze tra uomini e donne in questo campo si andranno ad accorciare.

Ultima motivazione, il fatto che gli occupati uomini sono più delle occupate donne. Ci sono le donne che lavorano a casa e che subiscono incidenti domestici, che andrebbero conteggiati anche questi tra gli incidenti sul lavoro, visto che l’attività domestica è “lavoro”.

per il resto ognuno la pensi come vuole..

Fabrizio Marchi 6:28 pm - 5th settembre:

“qualunquista io? Siete voi che vi ponete male. sembrate un circolo di maschietti frustrati ed insoddisfatti che se la cantano e se la suonano e che rispondono acidamente a chi la pensa in modo diverso…” (Alex)
Alex, normalmente non pubblichiamo commenti contenenti insulti, offese o provocazioni gratuite. Ci siamo dati da tempo delle regole proprio per evitare di abbassare il livello e la qualità del dibattito.
In questo caso specifico ho fatto un’eccezione per il motivo che ben puoi immaginare. E cioè che proprio ieri sera, incontrandoti ad una cena presso altri amici sono venuto casualmente a sapere, perché tu stesso ti sei dichiarato, che “Alex” sei tu. Non conosco il tuo vero nome perché ti ho visto ieri sera per la seconda volta.
Ti avevo peraltro detto proprio iersera, accomiatandoci, che ero comunque ben lieto del tuo contributo, sia pur critico. Ma un conto è la critica e un conto gli insulti e la cattiva educazione. Dare dei frustrati e degli insoddisfatti ad altri uomini, a maggior ragione quando non li si conosce, non è un bel modo di comportarsi. A meno che non fosse un messaggio rivolto al sottoscritto. La qual cosa, permettimi di dirtelo, proprio perché ho avuto modo di conoscerti dal vivo, mi farebbe un po’ sorridere…
Il tuo comportamento, nella fattispecie, è doppiamente maleducato, proprio perché abbiamo avuto la ventura di conoscerci di persona, tramite amici e amiche comuni.
E’ un po’ penoso, consentimelo, vedere uomini come te che danno degli “sfigati” ad altri uomini. Il tuo comportamento assomiglia molto a quello dell’autista del “siur padrun” nei confronti dei suoi operai, oppure quello del “negro da cortile” che prende a frustate per conto del padrone lo schiavo dei campi di cotone, facendo finta di nascondere a se stesso ciò che in realtà è: un servo.
Francamente sono deluso. Non mi sarei aspettato un simile comportamento da parte tua, ma evidentemente mi sbagliavo. Non so se avremo l’opportunità di incontrarci nuovamente ma certamente non sarò io a cercarla.
E’ scontato a questo punto che, a meno di tue formali e sostanziali scuse a tutti per le tue parole e il tuo modo di porti, sei bannato dal nostro sito. Per quanto, naturalmente, te ne possa importare.
E comunque, caro Alex, meglio Sfigati che servi. Quando poi i servi sono anche sfigati (senza maiuscola) è veramente dura….
Fabrizio Marchi

Strider 6:31 pm - 5th settembre:

alex
>>>>>>>>
Strider
evidentemente devi avere dei problemi…

Luke Cage
qualunquista io? Siete voi che vi ponete male. sembrate un circolo di maschietti frustrati ed insoddisfatti che se la cantano e se la suonano e che rispondono acidamente a chi la pensa in modo diverso… fate pure, intanto io “mi tolgo dalle scatole”…
>>>>>>>>>

Gia’ dal fatto che parli di “maschietti” si capisce chi sei: un SUCCUBE delle femmine.
Per quanto riguarda la tua osservazione nei miei confronti, ritieniti fortunato di essere su uomini beta, perche’ in altri forum ci saremmo “divertiti un mondo”…

Luke Cage 7:28 pm - 5th settembre:

Sei imbarazzante Alex…fatti un esame di coscienza invece di dire sciocchezze e lascia perdere la questione dei frustrati:ti ho risposto in malo modo perchè il tuo intervento non è stato critico ma provocatorio.Se entri ad esempio in un sito frequentato da donne che parlano del tasso di mortalità femminile,te ne usciresti con le banalità che hai scritto?Ovviamente no.Se entri in un associazione ebraica che commemora le vittime dell’Olocausto,te ne usciresti dicendo “chissenefrega se i morti erano ebrei,la guerra ha ucciso senza guardare in faccia a nessuno!” ??Sei psicologicamente disarmato e disarmante..

armando 10:17 am - 6th settembre:

Chiariamo una cosa fondamentale. Gli uomini non si sono mai lamentati di morire più delle donne sul lavoro o in guerra. Pur, ovviamente, non godendone e cercando di limitarla, hanno sempre considerato questa eventualità come inerente ai propri doveri. Le donne, di doveri, ne avevano altri, il cui adempimento era riconosciuto dai maschi come quello maschile dalle donne.
La questione della contabilità di genere per i tipi di morte nasce solo e unicamente nel momento in cui gli uomini sono stati descritti come i grandi privilegiati oppressori delle donne sempre e comunque vittime di qualcosa per causa maschile. Per troppo tempo gli uomini hanno assunto questa falsa verità come vera, tacendo e vergognandosi di sè. Poi, raggiunto un livello di disagio e di sentimento di deprivazione di dignità intollerabile, qualcuno ha iniziato a vedere bene come stanno esattamente le cose. E soprattutto a DIRLO a voce alta. Non per rifiutarsi di fare ciò che da sempre gli uomini hanno fatto e continuano a fare, ma per far cessare lo scempio della colpevolizzazionee ristabilire quel minimo di verità che solo può permettere un dialogo in cui le parti di buoni e cattivi non siano già assegnate a priori.
A questo punto apriti cielo! I maschi sono lamentosi, la contabilità di genere delle morti non serve. Insomma, quello che è stato fatto contro gli uomini, diventa disdicevole quando gli uomini reagiscono in modo difensivo sullo stesso registro. La storia di Tecoppe la conoscono tutti. E’ quella di chi si lamenta perchè l’avversario non ci sta ad essere infilzato con la spada, schiva e si difende. Allora l’infilzatore si lamenta che quello non sta fermo a farsi uccidere buono buono. Certo, ci avevano sperato, ma hanno sbagliato e più passa il tempo più se ne accorgeranno. Anzi, io sostengo che senza l’azione benemerita di alcuni movimenti maschili che cercano di analizzare le cause del fenomeno e di canalizzare il montante risentimento degli uomini in azione culturale e/o politica positiva e costruttiva, questo risentimento finirà per deflagare incontrollato e incontrollabile, distruttivo e davvero antifemminile in senso lato.

il rompipalle 11:12 am - 6th settembre:

mi avete massacrato, insultato e bannato…
complimenti per la democraticità e per la voglia di dialogare.
Accettate solo quelli che la pensano come voi.
Badate che l’impressione per uno che viene dall’esterno è pessima.. ma contenti voi..
Buon divertimento e buona continuazione
era inutile bannarmi tanto non ci rimetterò più piede.
raccontalo pure ai tuoi amichetti visto che questo non lo pubblicherai
Alessandro

Fabrizio Marchi 11:29 am - 6th settembre:

Concordo, Armando, con entrambi i tuoi due post.
E aggiungo, relativamente al secondo, che paradossalmente (lo dico ironicamente ma fino ad un certo punto…) dovrebbero darci una medaglia al valor civile, per il ruolo che, come movimenti maschili, stiamo assolvendo, sia solo in minima parte, data l’entità della questione (e la quantità e la qualità della sofferenza che provoca) e le nostre, per ora limitate, possibilità di offrire una sponda, un approdo a tanti uomini.
E d’altronde è scontato che se rabbia, frustrazione e senso di impotenza non vengono elaborati in qualche modo, non c’è alcun dubbio che l’esito sia quello della violenza cieca e distruttiva. Il tutto nasce ovviamente dal disconoscimento della sofferenza e del disagio maschile e quando questo avviene è solo per un ulteriore sovraccarico in termini di criminalizzazione e colpevolizzazione a senso unico: gli uomini che uccidono le ex mogli e/o fidanzate lo fanno perchè, considerando la donna come un oggetto di loro proprietà, non riescono ad accettare che queste li abbandonino…
Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere, anzi, da incazzarsi, e molto. La sociologia e la psicologia di regime, è il caso di dirlo, hanno già formulato la loro analisi e dato la risposta: i maschi hanno perso ruolo e potere nei confronti delle donne e non potendo continuare ad opprimerle come vorrebbero e come sempre hanno fatto, le uccidono oppure si suicidano. Un po’ (molto un po’, sia chiaro…) come i samurai giapponesi, che piuttosto che accettare il disonore della sconfitta, facevano harakiri.
Interessante, molto profonda e acuta come analisi, scientifica direi, per nulla viziata da elementi di ordine ideologico (ideologico in questo caso è veramente un parolone, direi piuttosto dalla vulgata corrente)…
Fabrizio

Fabrizio Marchi 11:47 am - 6th settembre:

Naturalmente il “Rompipalle” in questione è Alex, che dopo averci detto che siamo un club di frustrati e insoddisfatti (lui invece è molto soddisfatto della sua vita sessuale e della sua relazione con l’altro sesso, si capisce subito appena lo si conosce …) ha il pudore di dirci che lo abbiamo massacrato e insultato solo perché lui non la pensa come noi. Non solo, ci spiega anche che all’esterno non offriamo una bella impressione. Una cosa è certa, avendolo conosciuto di persona, l’impressione che possiamo suscitare noi non è e non sarà mai quella che suscita lui, di questo potete star sicuri, e la cosa, anche se non ce n’era certo il bisogno, mi solleva molto.
Che Alex/Rompiballe continui in ciò che sa far meglio: servire
Fabrizio

ckkb 12:01 pm - 6th settembre:

Anch’io credo come Armando che l’attuale attività maschile di difesa della verità circa il rapporto tra i sessi, fra cui la verità fondamentale che la Storia è storia dello sforzo maschile (sforzo riuscito con pieno successo) di sollevare la donna dai limiti imposti dalla Natura, è un gesto di responsabilità e tutela a favore delle donne più che degli uomini.
Le donne non si rendono conto che rispondere con accuse maldicenti e false a quella libertà di cui godono, libertà che è con tutta evidenza dono maschile, è, ingiustizia gravissima, e in quanto tale percepita come inaccettabile violenza psicologica e morale a livelli molto profondi della psiche maschile. Agire polticamente poi, in modo da trasformare queste falsità in strumenti ideologici per imporre attraverso il monopolio statale della forza, l’ estorsione di privilegi ingiusti e dispositivi di coazione arbitraria, per di più nell’area degli affetti più profondi (relazioni famigliari e di coppia), significa passare alla violenza effettiva e porsi al limite di tolleranza possibile nei rapporti umani. E’ un tragico errore.
I maschi che più sentono verso la donna la naturale propensione alla sua protezione, e in parole semplici, vogliono profondamente bene alle donne, sono quelli che appunto non rinunciano a segnalare loro che hanno imboccato la strada sbagliata; e a dire loro che i maschi si aspettano esattamente il contrario della mal-dicenza, della male-volenza e della male-dizione femminile attuale, ovvero si aspettano un profondo sincero sentimento di riconoscenza.
Verso colui cui si deve moltissimo del proprio bene, le strade possibili sono due: o la riconoscenza, la bene-volenza e la bene-dizione, o l’invidia, la male-volenza e la male-dizione. Si può immaginare quale straordinaria bellezza, intensità e verità, nella relazione coi maschi tutti, le donne otterrebbero se maturassero la grandezza affettiva, morale e intellettuale di esprimere agli uomini il sentimento di sincera e appassionata riconoscenza per il bene ricevuto grazie alla capacità, all’impegno e al sacrificio maschile.

sandro 1:59 pm - 6th settembre:

“Sono d’accordo invece sul fatto che le discriminazioni sono di classe”
Io invece di discriminazioni palesi ne noto almeno tre:
- di classe (contro i meno abbienti)
- anagrafica (contro i più giovani)
- di genere (contro il sesso maschile)
che si intersecano tra di loro.
Sarà che recentemente ho sostituito le lenti degli occhiali.

Simone 12:25 pm - 11th settembre:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2010/09/11/visualizza_new.html_1784315336.html

Incidenti sul lavoro, 1.050 morti nel 2009
11 settembre, 13:03
Le morti sul lavoro hanno toccato nel 2009 il minimo storico. Secondo i dati dell’Inail, diffusi in luglio, mai dal dopoguerra – per l’esattezza dal 1951, inizio delle rilevazioni statistiche – si era registrato un livello, seppur ancora drammatico, così basso: 1.050 le vittime nel 2009. Un numero in flessione del 6,3% sul 2008 (quando i casi mortali erano stati 1.120). In linea generale, continua a calare anche il numero degli infortuni, scesi a quota 790.000 (dagli 875.144 del 2008), con una flessione annua del 9,7% che risulta la più alta dal 1993. Su cui, in parte, incide la crisi dello scorso anno, con il calo occupazionale e produttivo. In controtendenza, invece, l’andamento delle malattie professionali, per le quali il 2009 risulta un anno record quanto a denunce: il 15,7% in più sul 2008, il valore più alto degli ultimi 15 anni. Sulla riduzione dei casi registrati e denunciati all’Istituto, come detto, in parte ha influito anche la congiuntura negativa del 2009, con il calo degli occupati (-1,6% per l’Istat) e delle ore effettivamente lavorate. Tra le novità per la prima volta gli infortuni tra i lavoratori stranieri risultano in flessione: dai 143.641 casi del 2008 si è passati ai 119.193 dello scorso anno, con un calo del 17%; mentre per i casi mortali, scesi a 150 dai 189 dell’anno precedente, il calo si attesta al 20,6%. In generale, il calo maggiore ha riguardato gli infortuni in ‘occasione di lavoro’, quelli cioé avvenuti effettivamente sul luogo di lavoro, per i quali il numero delle denunce si è ridotto del 10,2%, a fronte di un calo del 6,1% degli infortuni ‘in itinere’, ossia durante il tragitto casa-lavoro; rispettivamente -7,5% e -2,7%, invece, i decessi. Anche se, sempre nell’ambito degli infortuni mortali, quelli occorsi su strada a lavoratori come autotrasportatori, rappresentanti di commercio, addetti alla manutenzione stradale pur essendo scesi dai 338 casi del 2008 ai 303 del 2009 (-10,4%), continuano a rappresentare quasi un terzo del totale (28,8%). Ancora: la flessione degli incidenti risulta molto più accentuata per gli uomini (-12,6%) rispetto alle donne (-2,5%). E più evidente al nord e nell’Industria (-18,8%) invece che nei Servizi (-3,4%) e nell’Agricoltura (-1,4%).
>>
@
Ancora: la flessione degli incidenti risulta molto più accentuata per gli uomini (-12,6%) rispetto alle donne (-2,5%).
@
Indirettamente ci dicono che anche in questo caso le donne sono “discriminate”. Peccato che anche l’ANSA “dimentichi” regolarmente di evidenziare che a morire sul posto di lavoro sono quasi esclusivamente uomini.

Simone 12:41 pm - 11th settembre:

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/09/11/news/capua_tre_morti_sul_lavoro_morti_soffocati_in_in_una_cisterna-6964390/
Capua, tre morti sul lavoro
soffocati in una cisterna
L’incidente nello stabilimento Dsm, ex Pierrel. I tre, dipendenti di una ditta esterna di Afragola, sono stati investiti dalle esalazioni. Sul posto anche una squadra di specialisti Nbcr (Nucleo batteriologico chimico radioattivo)

Tre operai sono morti in un incidente sul lavoro avvenuto a Capua (Ce). Due delle vittime erano residenti in provincia di Caserta mentre la terza abitava nel napoletano. Secondo le prime informazioni dei vigili del fuoco, i tre stavano lavorando alla bonifica di una cisterna dell’azienda farmaceutica ex Pierrel, ora “Dsm”, e sarebbero deceduti a causa delle esalazioni. La Dsm è una multinazionale olandese che ha più di 200 siti produttivi nel mondo in 49 paesi con quasi 30mila dipendenti. Nell’ex stabilimento Pierrel, attivo da trent’anni, lavorano circa ottanta dipendenti.

Stando ai primi accertamenti i tre operai erano di una ditta di Afragola, stavano lavorando in ore di straordinario e sono stati investiti dai fumi tossici provenienti dal silos, probabilmente dovuti ad un processo di fermentazione che si è innescato quando l’hanno aperta. Al momento dell’incidente nessuno è stato in grado di accorgersi di quello che stava avvenendo.

Ma l’ipotesi è che uno dei tre abbia tentato di soccorrere i suoi compagni. Una prima ricostruzione ipotizza che i tre operai avessero da poco iniziato le operazioni di bonifica della vasca. Due sono stati colti immediatamente da un malore, il terzo ha provato a salvarli, finendo però nel fondo della cisterna privo di sensi. Quando è scattato l’allarme, per i tre non c’è stato più nulla da fare.

Sul posto – il tratto di Strada provinciale che da San Tammaro porta a Capua – oltre ai carabinieri è giunta anche una squadra di specialisti Nbcr (Nucleo batteriologico chimico radioattivo) per i rilievi.

Accorsi davanti all’industria chimica anche i familiari delle tre vittime. In preda alla disperazione, attendono notizie dai soccorritori e dalle forze dell’ordine che stanno presidiando i cancelli. Sono giunti anche numerosi residenti nella zona che, appresa la notizia, stanno portando la loro solidarietà ai familiari degli operai decedeuti.

E’ terminato da poco un sopralluogo del questore di Caserta, Guido Longo mentre all’interno vi è ancora il sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie.

Ha espresso il suo cordoglio il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi: ”il Governo partecipa al dolore dei congiunti e dei colleghi dei tre lavoratori caduti oggi a Capua. Colpisce in parrticolare il fatto che ancora una volta siano vittime di infortuni gravi o mortali nel lavoro coloro che operano in appalto specificamente nei servizi di manutenzione”.

(11 settembre 2010)

Raffaele 12:10 pm - 12th settembre:

Però bisognava rispondere alle misere obiezioni di Alex.
Alex dice: “Tutti i lavori a più alto rischio sono lavori prettamente maschili”.
Ecco,Alex, hai scoperto l’acqua calda. Noi non lo sapevamo mica :P A parte gli scherzi, caro Alex, se come giustamente dici tu i lavori più rischiosi e usuranti sono stati sempre svolti e sono tutt’ora svolti esclusivamente da uomini, evidentemente significa che questa società non è maschilista, non lo è mai stata(in passato è stata patriarcale, ma patriarcato e maschilismo non sono la stessa cosa) e che è una perfetta balla quella secondo cui gli uomini eserciterebbero un “potere” sulle donne: ma come? i “padroni” che si accollano i lavori e le mansioni più degradanti e rischiose, mentre le “schiave” ne vengono esentate? Assurdo, vero? Del resto il femminismo si basa su un rovesciamento, su una inversione, dei più elementari principi logici. La vittima che diventa aggressore, l’agnello che mangia il lupo, la menzogna che diventa verità. La cosa più grave, però, Alex, è la tua malafede quando cerchi miseramente di attribuire la mortalità maschile sul lavoro ad una “discriminazione contro le donne”. Un classico rovesciamento della frittata, tipico della propaganda femminista: “se solo gli uomini fanno i lavori più rischiosi e usuranti è perchè le donne sono discriminate. Grazie al femminismo, anche le donne faranno questi lavori.” Questo è ciò che vuoi far capire. Ma tu, Alex, domanda a qualunque donna, a qualunque femminista, se vogliono che anche le donne facciano questi lavori. Vedrai quante pedate e urla ti beccherai.”Noi donne diamo la vita, siamo biologicamente superiori, non possiamo morire sul lavoro.” “Prima le donne e i bambini”. “Voi uomini siete fisicamente più forti”. Così ti urleranno. E lo sai, perciò non fare il finto tonto con noi.Del resto, ti sei mai chiesto perchè le quote rose vengono chieste solo per i CdA, per i posti in parlamento, e non invece anche per l’ingresso in questi lavori rischiosi e usuranti? Questa è la “parità” femminista. Parità solo quando fa comodo a loro, cioè quando c’è da stare sedute comode dietro ad una scrivania, magari a comandare.

Raffaele 12:11 pm - 12th settembre:

Per quanto riguarda invece le morti per incidenti domestici tirate miseramente in ballo da quella sciacquetta femminista dal nick “Gioia” e da Alex stesso, ammesso che sia veramente vero(e non è vero) che gli incidenti domestici siano a prevalenza femminile,cito le morti in incidenti stradali, quest’ ultimi a netta prevalenza maschile(almeno per quanto riguarda i morti conducenti l’auto).

Qui vediamo i dati relativi all’anno 2005 sul numero di morti e feriti, ripartiti per sesso, di conducenti di auto.

Vediamo che i morti maschi sono 3260, mentre le morti femmine sono 377.

http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20061127_00/testointegrale.pdf

Quindi cari femministi e femministe, cercate di non fare i furbi nella misera speranza di trovare impossibili compensazioni alla tragedia TUTTA MASCHILE sui morti sul lavoro.

Rita 9:36 pm - 12th settembre:

L’Anmil (associazione nazionale mutilati ed invalidi del lavoro) riporta sul suo sito una raccolta dei caduti sul lavoro e degli incidenti gravi riportati dalla stampa.

Per il 2010

http://www.anmil.it/Portals/0/Immagini/Caduti%20e%20incidenti%20sul%20lavoro/Gravi%20Incidenti%202010.pdf

415 incidenti gravi (io ho contato 11 donne scorrendo le pagine).

e i caduti

http://www.anmil.it/Portals/0/Immagini/Caduti%20e%20incidenti%20sul%20lavoro/Caduti%202010.pdf

297 di cui 6 donne.

ckkb 11:22 am - 13th settembre:

La fabbrica delle menzogne è dura a morire: i lavori domestici, (rinfacciati ogni momento come schiavitù femminile), quelli davvero pesanti e rischiosi, li fanno i maschi e ci lasciano la vita e restano gravemente mutilati in percentuali ben maggiori delle donne:
http://www.maschiselvatici.it/pdf/incidenti_domestici.pdf.
Resta da domandarsi perchè i maschi abbiano lasciato costruire negli anni questo incredibile castello incantato di dati falsi circa la loro condizione di vita e il rapporto tra i generi. Castello di menzogne trasformate in false accuse dentro cui sono stati rinchiusi idealmente, identificati come il genere portatore del male. L’unica risposta possibile è uno straordinario quanto malinteso senso di protezione, affetto e cavalleria verso le donne.

Unapersona 4:31 pm - 13th settembre:

E’ ovvio che sono più le morti maschili sui posti di lavoro, mica tante le donne che vanno in miniera, sui ponteggi ecc…ecc…Che ci piaccia o no siamo geneticamente e strutturalmente diversi, pertanto ogni specie più adatta e “fatta” anche fisicamente per un lavoro piuttosto che ad un altro. Infatti le donne partoriscono i figli e gli uomini no, le donne muoiono di parto e gli uomini no. Anche questa secondo voi una discriminazione femminista????

Strider 7:20 pm - 13th settembre:

Unapersona
>>>>>>>>>
Infatti le donne partoriscono i figli e gli uomini no,
>>>>>>>>>
Ma va ?

Unapersona
>>>>>>>>>>>>>
le donne muoiono di parto e gli uomini no.
>>>>>>>>>>>>>
Quindi ?
Unapersona
>>>>>>>>>>>>
Anche questa secondo voi una discriminazione femminista????
>>>>>>>>>>>>
Amica/o mia/o, a quanto pare pure a te “sfugge” l’ humus del discorso e siccome comincio ad essere veramente stufo di dover ripetere sempre le stesse cose, lascio ad altri l’ onore e l’ onere di spiegarti il perche’.

Rita 7:22 pm - 13th settembre:

ah be.. se parli di morti di parto non c’è statistica siamo al 100% di morti femminili.
Così come posso affermare con sicurezza senza nemmeno guardare che le morti per tumore all’utero sono il 100% femminili e le morti per tumore alla prostata sono al 100% maschili.

Ecco, forse solo questo è “ovvio”

Raffaele 7:28 pm - 13th settembre:

“E’ ovvio che sono più le morti maschili sui posti di lavoro, mica tante le donne che vanno in miniera, sui ponteggi ecc…ecc…”

Ma tu sei tonto davvero o lo fai?Hai letto ciò che ho risposto ad Alex, grande provocatore che non sei altro??!!!Bene, come ho risposto anche ad Alex, chiedete le quote rosa pure lì, e non solo nei CdA, nel parlamento. le quote rosa sono buone solo quando si tratta di stare comode dietro ad una scrivania?
E poi basta con questa stronzata secondo cui le donne fisicamente non potrebbero sostenere questi lavori, infatti la maggior parte di questi operai non sono affatto energumeni, ma piuttosto piccoletti ed esili. Io stesso,per pagarmi gli studi ho fatto il muratore, rischiando la pelle.Di donne, più forte e grosse di me ne vedo tante, eppure nessuna, nessunissima donna, si sognerebbe mai di svolgere questi lavori. Sei un provocatore, va a provocare a qualche altra parte!

p.S. anche nella nettezza urbana ci vuole la forza fisica? no, ovvio. Eppure nemmeno lì di donne, nemmeno l’ombra.

Fabrizio Marchi 7:32 pm - 13th settembre:

Cara/o Una Persona, gli uomini non possono partorire né abortire, ne converrai, mentre le donne, se lo vogliono, possono condividere con gli uomini anche i lavori rischiosi, nocivi e pesanti. Chi glielo impedisce? Ma come? Il soldato sì (ma non in prima fila, come dimostrano anche le percentuali di chi tuttora cade in guerra) e il minatore no? La culturista sì ma l’operaio in acciaieria no? Le quote rosa nei CdA e in Parlamento ma non per le piattaforme petrolifere o la pesca d’alto bordo?
Ma poi che razza di discorso idiota e è questo? Sulla tua stessa lunghezza d’onda potrei risponderti che gli uomini muoiono per tumore alla prostata. Ma ti rendi conto della assoluta imbecillità della tua osservazione?
Ciò detto, onde evitare di scivolare nella tua stessa banalità (scusa ma è ciò che penso perché la tua obiezione farebbe venire il latte alla ginocchia a anche a Sant’Antonio), nessuno di noi vuole fare liste di proscrizione o militarizzare le donne per costringerle a lavorare nelle miniere, nelle fonderie o quant’altro. Vogliamo solo evidenziare il fatto che non è vero affatto che il privilegio e l’oppressione siano sempre e solo da una parte, quella maschile, come viene ipocritamente sostenuto da troppo tempo, e questo dato drammatico delle morti sul lavoro lo dimostra. Così come il fatto che a tutt’oggi, nel terzo millennio, i lavori più pesanti e pericolosi vengono svolti dagli uomini. Se questo significa essere degli oppressori allora io voglio essere un oppresso…
Cerca di essere più onesto/a, Una Persona, specialmente con te stesso/a, fai più bella figura, credimi. O al limite trova altri argomenti. Se ci riesci.
Fabrizio

Rino DV 7:36 pm - 13th settembre:

Cara/o UP,
o fingi di non capire o non capisci per davvero.
Prendo in considerazione la 2° ipotesi.

1- Non hai capito che la questione in ballo non è il fatto che i MM muoiano sul lavoro mentre le FF …non muoiono più di parto. La questione è che mentre le cose stanno così de facto, viene propagandata la leggenda del dominio, del privilegio, del potere maschili. Il dominatore muore, la schiava si salva. Hai capito?

2- Non hai capito che la questione rischio non ha nulla a che vedere con la forza muscolare. E che quindi il punto è che mentre i MM, anche rachitici e zoppi, rischiano per le FF, queste non rischiano mai. ll che spiega come mai infortuni e morti in ambito domestico siano superiori tra i MM. Perché quando c’è da armeggiare sull’impianto elettrico, sulla condotta del gas, ad altezze pericolose etc etc., è allora che il “maschio parassita e padrone” si fa avanti. Stai capendo?

3- Non hai capito che la questione rischio non si limita all’ambito fisico, ma ovviamente riguarda anche quello dei rischi civili, amministrativi e penali.

4- Non hai capito che il problema dei neri che muoiono nelle miniere (del Sudafrica e non solo) mentre i bianchi siedono nei CDA delle Company è un problema razziale: hai risposto: “Per forza che muoiono i neri! I bianchi mica ci vanno nelle miniere!”

5- Non hai capito da che parte stiamo.
Dici: ” Che ci piaccia o no siamo geneticamente e strutturalmente diversi”. Perché non lo vai a riferire alle madri e alle figlie del femminismo? Perchè lo vieni a dire a noi?

Ho finto di credere che tu non abbia capito.
Ho finto.

RDV

Fabrizio Marchi 7:40 pm - 13th settembre:

Sono d’accordo, Raffaele, credo che uno o una che se ne esce con un simile discorso o è un idiota o un provocatore. Non esistono altre possibilità. E magari fra un po’ se ne uscirà anche dicendo che siamo aggressivi e che non rispettiamo chi non la pensa come noi…
C’è un limite a tutto, anche alla stupidità o alla malafede, e mi pare che in questo caso sia stato ampiamente superato…
Fabrizio

Unapersona 10:33 pm - 13th settembre:

Sai Fabrizio, inizi ad essere un poco ripetitivo con questi “limiti ampiamente superati”…ciccio ma non vedi che siete sempre i soliti a parlarvi addosso?
Suvvia se non vi si provoca…come passate poi il tempo?..E non iniziare la solfa del solito bla bla…non ti prendere così sul serio, fai sorridere. Spesso.
Tranquillo che chi siete lo si legge, purtroppo. Ma meno male esistono gli Uomini Alfa…altrimenti davvero il genere umano si estinguerebbe! Ma chi vi regge??? Chi???

Fabrizio Marchi 7:50 am - 14th settembre:

Ragazzi, scelgo di pubblicare questo ultimo post di questo/a idiota di Unapersona perché in realtà, la sua evidente imbecillità e malafede (una bella miscela), è patrimonio di molte/i e la cosa non può non farci riflettere.
Non è la prima volta, vi assicuro, che qualche minus habens del genere replica nello stesso modo quando si solleva la questione della tragedia (tutta maschile) dei morti sul lavoro. Mi è capitato molto spesso; una volta addirittura fu la presidentessa dell’UDI (Unione Donne Italiane) nel pieno di una trasmissione in una televisione privata a cui ero stato invitato a rispondermi nella stessa identica maniera. E’ desolante ma è così.
Questo ci aiuta ancora di più a capire il livello a cui la menzogna e il condizionamento sono penetrati nella psiche delle persone, uomini o donne che siano. Soltanto una mente completamente condizionata e priva ormai di una sia pur minima e autonoma capacità di critica e di giudizio può arrivare a concepire di rispondere con un’affermazione tanto ottusa. Eppure questo non è affatto un caso isolato. Sarebbe un errore da parte nostra considerarlo tale.
Il processo di manipolazione delle coscienze è stato profondissimo. Ciò è dimostrato proprio dalla disinvoltura con cui molte persone rispondono con argomenti chiaramente ed evidentemente idioti come quello in oggetto, come se nulla fosse, anzi come se fosse del tutto normale. Ma ciò è molto probabilmente reso possibile dal fatto che l’ idiozia di questi argomenti, evidente a qualsiasi persona di buon senso, non viene percepita come tale da chi li sostiene.
Non dobbiamo mai dimenticare la potenza del condizionamento psicologico e culturale che può arrivare a deformare completamente la visione della realtà da parte delle persone fino purtroppo a deformarne anche la mente.
Adesso l’idiota lobotomizzato/a in questione (Unapersona), dopo averla sparata grossa, e forse se ne è reso/a conto (buon per lui/lei, significa che ancora c’è una speranza, sia pur minima), la butta in burla e mi invita personalmente a non prendermi troppo sul serio. E’ un atteggiamento tipico di queste genere di persone che vivono sempre tra il serio e il faceto, e a forza di vivere in questo modo non distinguono più l’uno e l’altro e finiscono per scivolare inevitabilmente nel cattivo gusto.
Potevi almeno scegliere una altro argomento, Unapersona, per giocare a fare lo stupido/a, non quello dei morti sul lavoro…
Fabrizio

ckkb 9:59 am - 14th settembre:

Ieri sera su RAI TRE su Linea Notte (ore 24.00) il conduttore giornalista televisivo Maurizio Mannoni, gestisce una tavola rotonda su argomenti vari fra cui anche l’episodio del portiere del Brescia che in TV su SKY ha parlato ai suoi figli che la moglie gli impedisce di vedere e di parlarci.
Dunque una tragedia, un’ingiustizia e una illegalità, che tra l’altro coinvolge decine di migliaia di padri separati e relativi figli resi orfani dalle leggi, dai tribunali e da avvocati dai comportamenti criminali. Fra gli ospiti Fabrizio Timperi, volto notissimo della TV di Stato. Timperi con il volto stravolto dal dolore, parla delle false denunce della moglie (violenza privata, ingiurie e maltrattamenti), denunce tutte decadute poi in giudizio, e della estrema diffcoltà di vedere i propri figli. Parla della rovina economica, sociale e psicologica dei padri separati. “Noi padri siamo cittadini di serie B” conclude Timperi.
A fianco di Timperi, il Presidente dell’ordine degli avvocati matrimonialisti testualmente dice:” Sono preoccupato non tanto per il mancato affido condiviso, ma per il malcostume direi criminale di tanti colleghi avvocati di consigliare alla donna in contesa giudiziale col marito, di denunciare falsamente il marito e il padre dei propri figli per abusi e violenze sessuali: ad oggi risulta che il 74% delle denunce è strumentale al fine di spazzar via il marito e il padre per tutti gli anni necessari all’accertamento della verità. Dopodichè, passati anni e anni, il padre non avendo frequentato per imposizione del tribunale i figli appunto per anni, viene dichiarato irrilevante per l’educazione e la formazione di figli per cui viene confermato il suo allontanamento”.
Detto questo, ovvero davanti ad un tema di tale devastante gravità e drammaticità, uno si aspetta che il conduttore usi in trasmissione una terminologia adeguata, ovvero, per rispetto, chiami maschi i maschi.
Nossignori! Al contrario: il giornalista conduttore, civetta con le signore presenti usando compiaciuto il termine “maschietti”. L’uso di questo termine e soprattutto in queste circostanze, è a mio avviso il marchio di chi, sottoposto al lavaggio del cervello del malebashing femminista, ha introiettato un giudizio assolutamente sminuente e riduttivo su di sè come maschio e lo proietta sugli altri maschi, assolutamente indifferente alla tragedia umana che li travolge. Questo comportamento non solo è privo di ogni dignità, ma toglie anche dignità agli altri. La cultura che ha la responsabilità di aver determinato e di determinare nel cuore maschile questi condizionamenti, a mio avviso abietti, merita il giudizio di abietta.

sandro 11:54 am - 14th settembre:

“Ma meno male esistono gli Uomini Alfa…altrimenti davvero il genere umano si estinguerebbe! Ma chi vi regge??? Chi???”
In realtà siamo noi che “reggiamo” tutto.
E quando dico “tutto” intendo “tutto”.
Il mondo non lo manda sicuramente avanti chi ha un qualche potere o chi si “prostituisce” a costoro per avere il “posto al sole”.
Il problema è che la maggior parte di noi questo lo accetta e non se ne capisce davvero il motivo.
Noi paghiamo le conseguenze del fatto di essere l’ unica categoria sociale che non riesce a fare lobby.
Manco fossimo pochi, siamo una marea.

Strider 12:42 pm - 14th settembre:

Unapersona
>>>>>>>>>>>>>>
Suvvia se non vi si provoca…come passate poi il tempo?..E non iniziare la solfa del solito bla bla…non ti prendere così sul serio, fai sorridere. Spesso.
Tranquillo che chi siete lo si legge, purtroppo. Ma meno male esistono gli Uomini Alfa…altrimenti davvero il genere umano si estinguerebbe! Ma chi vi regge??? Chi???
>>>>>>>>>>>>>>>
Forse mi sbaglio, ma ho il sospetto che tu sia un uomo, probabilmente di Roma (hai scritto “ciccio”…) e sicuramente abituato a fare “il bullo” davanti ad un pc, ovvero… la “salvezza” di tanti/e anonimi/e utenti.
Ma vabbe’, lasciamo stare e andiamo avanti.
Brevemente, vorrei chiederti: se qualcuno/a nel riferirsi al maggior numero di suicidi femminili in Iran (ossia l’ unico Paese al mondo, insieme alla Cina, dove vi sono piu’ suicidi fra le femmine che tra i maschi) ricevesse da me la seguente risposta,
“Suvvia ciccino, e che sara’ mai? In fin dei conti ci sono altri miliardi di donne su questo mondo… una piu’ o una meno, che differenza fara’ mai ? Dai ciccio, non prenderti cosi’ sul serio, che fai sorridere…”
tu cosa replicheresti ?
Dai ciccio, attiva quei quattro neuroni che hai in testa… chissa’, ti si potrebbero aprire orizzonti (a te) sconosciuti…

http://passineldeserto.blogosfere.it/2006/11/la-situazione-delle-donne-in-iran-suicidio-seconda.html

Leonardo 1:08 pm - 14th settembre:

Unapersona: Ma chi vi regge??? Chi???
——————————————————————–
Quello che dico pure io: qui bisognerebbe spaccare tutto, altro che non essere offensivi.

Unapersona 2:00 pm - 14th settembre:

Oddio Fabrizio!!! Ma come è possibile che anche per dire il nulla tu debba fare un panegirico improponibile? Ma davvero la sintesi e la chiarezza non sono un tuo patrimonio ..vuoi mai che a parlar chiaro e diretto davvero qualcuno percepisca il nulla dei tuoi “discorsi” eh Fabrizio!!! Guai mai!!!
Però ora dovresti veramente vergognarti tu di speculare sulle morti, e vergognati di essere così schifosamente di parte. Tu ed i tuoi quattro ridicoli vassalli…se non fosse davvero per il tema più che sorridere faresti…ridere!!! Su su su…ciccio!!!

Fabrizio Marchi 3:08 pm - 14th settembre:

Scelgo di pubblicare questo ultimo post di questo buffone/a di Unapersona appunto perché sarà l’ultimo, in quanto sono certo che saremo tutti d’accordo sul fatto che un simile individuo debba essere allontanato (lasciamo sempre qualche chances al soggetto di turno, fino ad un certo punto, prima di essere costretti a prendere l’inevitabile decisione di bannarlo…). Non credo che sia necessario mettere ai voti la cosa, come abbiamo fatto altre volte…
Vedo che se la prende in particolar modo con il sottoscritto, quindi le cose sono due. O mi conosce ma è talmente vigliacco/a (ha ragione Strider…) che evita accuratamente di palesarsi oppure potrebbe essere qualche altra nostra vecchia conoscenza, sotto altre spoglie…La totale imbecillità di ciò che scrive e la sua pochezza espressiva mi fanno propendere per questa seconda ipotesi…
Comunque sia è un/a imbecille-provocatore/provocatrice di nessuna utilità per il nostro lavoro.
Fabrizio

Silent Hill 6:13 pm - 14th settembre:

Vorrei rispondere a unapersona ( = alex ) evitando le sue provocazioni che mi cacciano solamente un sorriso . Passiamo alle cose “più serie”…

le donne muoiono di parto e gli uomini no.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

bhe, gli uomini muoiono di cancro alla prostata e le donne no . Gli uomini si devono fare la barba, le donne no. Scusami, ma che discorso è il tuo, e soprattutto che c’entra con le morti sul LAVORO ?

—————————————————————–

Sai Fabrizio, inizi ad essere un poco ripetitivo

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Il fatto è che ad essere ripetitivi sono i troll come te , che non sanno niente di uomini beta, nè del filo del discorso, nè soprattutto di come si è malamente evoluta la nostra società . Leggi meglio tutte le discussioni invece di sparare cazzate.

—————————————

ciccio ma non vedi che siete sempre i soliti a parlarvi addosso

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Appunto, sai poco e nulla di queste cose.
PS se vuoi ti link molti altri siti come questo.

Fabrizio Marchi 1:29 pm - 15th settembre:

Comunicazione: proprio oggi è partita la nostra campagna di sensibilizzazione sulla questione dei morti sul lavoro.
Questo di seguito è il testo della lettera indirizzata a tutti i quotidiani, alle agenzie di stampa e ad alcuni network radiotelevisivi nazionali.
Non resta che augurarci uno scatto di dignità (e di professionalità) da parte di qualche giornalista…

“Quando si parla della tragedia dei morti per incidenti sul lavoro, si omette di denunciare un “particolare” fondamentale. Il fatto cioè che a morire in queste drammatiche circostanze sono quasi esclusivamente maschi, con percentuali intorno al 97/98%, sia in Italia che negli altri paesi dell’UE (dati Inail facilmente verificabili).
E’ quindi evidente che questa, oltre ad essere una tragedia sociale, anzi, di classe, perché non si è mai visto un notaio, uomo o donna che sia, morire precipitando dalla sua scrivania, è anche e soprattutto una tragedia di genere (maschile), perché a tutt’oggi, nel terzo millennio, i lavori più pesanti, rischiosi, nocivi e mortali vengono svolti dagli uomini.
In conclusione, a morire sul lavoro sono maschi e poveri. Un dato drammaticamente eclatante, non c’è altro modo per definirlo. Eppure non una parola, una che è una, sul risvolto di genere dell’intera questione.
Silenzio assoluto da parte di tutti: organi di informazione, sindacati, associazioni di categoria, partiti e/o singoli esponenti politici (di qualsiasi schieramento), intellettuali, media e via discorrendo.
Perché? A chi procura tanto fastidio affrontare questo tema? Forse è un argomento troppo scomodo? Evidentemente sì. Troppe “certezze” andrebbero clamorosamente in frantumi, a cominciare da quella che vuole gli uomini, tutti, sempre, comunque e dovunque come gli oppressori e i privilegiati, e le donne, tutte, sempre, comunque e dovunque come le oppresse e le discriminate.
A parti invertite, se cioè a morire sul lavoro fossero le donne, e con quelle percentuali, ci sarebbe lo stesso silenzio da parte di tutti/e? Noi riteniamo di no.
Abbiamo deciso come Movimento degli Uomini Beta (www.uominibeta.org ) di lanciare una campagna di sensibilizzazione su questo tema http://www.uominibeta.org/2010/01/30/morti-sul-lavoro-l8-sono-donne/, nella speranza che esistano ancora giornalisti coraggiosi e fuori dal coro “politically correct” (ormai trasversale a tutti gli schieramenti politici) capaci di aprire una breccia nel muro di ipocrisia e omertà da cui siamo circondati.
Al di là delle possibili interpretazioni che possono essere fornite, anche le più bizzarre, diciamo così, il dato è troppo evidente per essere ignorato.
Fra queste, c’è stato anche chi ha sostenuto che la scelta da parte degli uomini di continuare ad avere l’onere di svolgere i lavori più pesanti e gravosi sia l’ennesima forma di paternalismo maschile e maschilista tendente a mantenere le donne in uno stato di subordinazione culturale e psicologica …
Se così fosse (ci viene un po’ da ridere ma insomma…) non si capisce perché le quote rosa, in tanti anni, sono state richieste sole per le assemblee elettive e per i Consigli di amministrazione, ma non per i cantieri edili, le miniere, le fonderie e quant’altro.
Ne vogliamo parlare?
Fabrizio Marchi (Movimento degli Uomini Beta)

mauro recher 5:06 pm - 15th settembre:

ho letto e mi trova d’accordo però io “inciterei ” per più sicurezza ,trovo che sia orribile morire facendo il proprio lavoro , quindi ,in conclusione,ben vengano le donne in fonderia , in miniera ecc ecc ma che siano posti si duri e faticosi (non si sta certi seduti in una comoda poltrona),ma almeno devono essere sicuri…..
mi è venuto un aneddoto
vi ricordate dell’avvocato tina lagostina bassi ??
ebbene ,era di incline molto femminista eppure ad una donna ha detto ,”vogliamo i diritti?? , dobbiamo compiere anche i doveri” certi siti che seguo invece , vogliono solo i diritti , beh facile in questo modo

Simone 5:52 pm - 15th settembre:

Bella lettera, bravo Fabrizio.

Luke Cage 6:25 pm - 17th settembre:

http://www.ansa.it/web/notizie/postit/inail/2010/07/16/visualizza_new.html_1853137807.html

A giudicare dai titoli di giornale relativi agli infortuni e le morti sul lavoro sembra prevalere la linea del “mettere le mani avanti”, ponendo in risalto la (fisiologica) diminuzione del fenomeno..

Rita 7:20 pm - 26th settembre:

in merito al reclamare quote nei posti di comando (solo in quelli) segnalo quest’articolo di Alessandro De Nicola sul Sole 24 Ore

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-09-26/quote-rosa-fanno-male-080347.shtml?uuid=AYeoDnTC

Silent Hill 11:06 pm - 26th settembre:

A proposito di morti sul lavoro, segnalo questo ottimo articolo del nostro grande Raffaele-Icarus che smaschera alcune delle tante falsificazioni femministe che profanano il sacrificio maschile sui morti del lavoro”

http://ilvolodidedalo.blogspot.com/2010/09/invidia-e-falsificazioni-femministe.html

Fabrizio Marchi 8:08 am - 27th settembre:

Prosegue la mattanza quotidiana… cifre da guerra civile strisciante…
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/09/27/visualizza_new.html_1759320561.html

Marco 12:08 am - 4th ottobre:

I soliti piagnistei a senso unico…
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2010/10/03/visualizza_new.html_1756548920.html
ROMA – Carriera off limits per le donne in Italia: le dirigenti sono solo l’11,9% del totale, ultime in Europa, contro una media europea del 33%, e a superarci sono anche la Turchia con un 22,3% e la Grecia con un 14,6%. Anche il confronto con i paesi piu’ avanzati e vicini ci vede largamente perdenti: in Francia le donne manager arrivano al 37,4%, nel Regno Unito al 34,9% e nella Germania al 29,3%.

E’ quanto emerge da una ricerca di Manageritalia che mette in luce la scarsa partecipazione delle donne al lavoro e ancor piu’ ai piani alti dell’economia.

Guardando alle donne nei Consigli di Amministrazione delle societa’ quotate, poi, siamo al quart’ultimo posto con un misero 3,2% rispetto a una media dell’Europa a 27 dell’11,4% e alle vette superiori al 20% di Finlandia e Svezia e all’inarrivabile 42% della Norvegia. Anche a livello imprenditoriale le cose non vanno molto bene per l’Italia visto che le donne imprenditrici sono il 23,4%, contro una media Europea superiore al 33%.

”Sono dati che purtroppo non mi stupiscono piu’ di tanto. Sono anni che parliamo di questo problema, che oggi, in un mercato cosi’ competitivo, diventa ancora piu’ pressante”, spiega la presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, Federica Guidi, sottolineando che ”in questo momento, non dare la stessa disponibilita’ di tempi e orari puo’ essere un limite, a volte anche autoimposto per esigenze familiari e per mancanza di strutture adeguate”.

La risposta a questo problema passa per ”politiche conciliative: quelle che mancano in questo paese”. Servono ”supporti reali alle donne, e non parlo di asili sul posto di lavoro, ma di asili pubblici che abbiano tempi tali da consentire ad una donna di lavorare al pari degli uomini”. Sul fronte nazionale, arrivano alcune sorprese: il Nord industrializzato e’ decisamente piu’ indietro sul fronte imprenditoriale ‘rosa’. Non a caso Calabria (16,2%) e Lazio (16%) sono ai primi posti per donne dirigenti, mentre agli ultimi posti si trovano Trentino Alto Adige (6,8%), Abruzzo (6,6%) e Basilicata (6,3%).

A livello nazionale le donne imprenditrici sono piu’ al Sud (25,8%) e al Centro (23,9%) che al Nord, con il Nord Est in ultima posizione (20,9%). A livello regionale poi prevalgono Molise (30,6%) e Basilicata (28,1%), con Lombardia (20,5%), Trentino Alto Adige (20,3%) e Emilia e Romagna (20,2%) buone ultime. Tra le citta’, poi, Napoli e’ al primo posto con il 26,1% di donne imprenditrici, mentre Milano e’ desolatamente ultima con un secco 20%. E spesso le citta’ del Sud hanno un tasso di femminilizzazione imprenditoriale superiore a quelle del Nord.

”Questa poca femminilizzazione dell’economia, soprattutto nelle sue posizioni apicali – lamenta Manageritalia – rischia di condannare il nostro Paese ad una continua perdita di opportunita’ di crescita. E’ infatti indubbio che se oggi le donne sono il 58% dei laureati, perdiamo in seguito tanti di questi talenti se le donne dirigenti sono solo il 12% nel settore privato, quelle imprenditrici solo il 23% e le donne nei consigli di amministrazione poche mosche bianche”.

Alessandro 11:04 am - 4th ottobre:

“Questa poca femminilizzazione dell’economia, soprattutto nelle sue posizioni apicali – lamenta Manageritalia – rischia di condannare il nostro Paese ad una continua perdita di opportunita’ di crescita”.>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Non la scarsa competenza e serietà nei posti apicali del’economia italiana, ma questa poca femminilizzazione…Sono poi le stesse che straparlano di merito, di pari opportunità…

Simone 6:35 pm - 4th ottobre:

http://www.repubblica.it/economia/2010/10/03/news/giovani_laureati_in_fuga_per_scelta_ecco_chi_sono_gli_italiani_all_estero-7687550/?ref=HREC1-8

* Sei in:
* Repubblica /
* Economia /
* Giovani, laureati, in fuga per scelta …

* +
* -
* Commenta
* Stampa
* Mail
* Condividi
* Delicious
* Facebook
* OKNOtizie
* Google Buzz
* Twitter

IL CENSIMENTO
Giovani, laureati, in fuga per scelta
Ecco chi sono gli italiani all’estero
Oltre sedicimila risposte al nostro questionario. Due terzi sono maschi, hanno titoli di studio elevati. Solo il 10% ha più di 45 anni e oltre la metà non è iscritta all’Aire. Se ne sono andati soprattutto per motivi professionalie perché questo Paese non piace più a chi ci vive
di CLAUDIA CUCCHIARATO

Giovani, laureati, in fuga per scelta Ecco chi sono gli italiani all’estero

Più di 17mila storie raccolte in quattro giorni non solo sono un ottimo risultato. Sono soprattutto un segnale: la conferma, l’ennesima per chi si occupa di questo argomento, del fatto che gli Italiani Residenti all’Estero sono una comunità enorme, attiva, impegnata, informata e bisognosa di sentirsi compresa o almeno ascoltata dal proprio Paese. Lo dicono in tanti: “grazie per aver lanciato quest’iniziativa”. Lo diciamo anche noi: “grazie per averla accolta con tanto entusiasmo”. Ci aspettavamo molto e le aspettative sono state addirittura superate. Nei prossimi giorni faremo un’analisi qualitativa delle storie, un riassunto delle motivazioni e delle esperienze di ognuna delle persone che si è voluta raccontare in questo spazio. Oggi proponiamo un’analisi quantitativa e statistica sui numeri, le percentuali. E quest’analisi non ha la velleità di essere scientificamente valida: non possiamo pretendere di parlare a nome di tutti gli italiani che risiedono all’estero in questo momento. Eppure, l’enorme quantità di dati raccolti in un periodo di tempo così ridotto ci dà la possibilità di fare alcune considerazioni e di parlare in nome di una percentuale comunque altissima di “espatriati”.

VAI AL QUESTIONARIO 1

LEGGI LE STORIE DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO 2

La prima considerazione ha a che fare con la motivazione che ci ha spinto a censire gli italiani all’estero: l’efficacia dell’unico strumento in mano a studiosi di fenomeni migratori e istituzioni, per fornire dati esaustivi sul fenomeno. L’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire) è uno strumento fondamentale, l’unico del quale disponiamo per capire quanti siamo là fuori. Ebbene, più della metà delle persone che si sono raccontate nel nostro censimento ha ammesso di non essersi mai iscritta: il 54,13% del totale. Un dato inquietante, che purtroppo conferma l’iniziale preoccupazione sulle concrete possibilità di fornire in futuro possibilità di comunicazione e rappresentanza a chi vive fuori dal nostro Paese. Queste persone, solo per fare un esempio, non possono votare dall’estero per i propri rappresentanti in Parlamento. Più della metà degli italiani che non vivono più in Italia non hanno un contatto diretto con le nostre istituzioni, non sono nemmeno censiti. Le motivazioni possono essere diverse: disinteresse da parte di chi se ne va, ma anche un’inefficace informazione istituzionale.

La seconda considerazione ha a che fare con il profilo della popolazione di cui ci stiamo occupando. Due terzi delle persone che si sono raccontate su repubblica. it sono maschi, solo un terzo le donne. La maggior parte sono giovani: il 52% circa ha un’età compresa tra i 25 e i 34 anni. Il 30% ha tra i 35 e i 44 anni. Il 10% ha più di 45 anni e solo il 5% ha meno di 24 anni. Ci troviamo quindi di fronte a un fenomeno migratorio che, come ci si aspettava, riguarda soprattutto i giovani, maschi e altamente istruiti. Il 53%, infatti, ha una laurea in tasca, il 21% addirittura un dottorato. Solo il 3% del totale ha una licenza media o una laurea breve.

Più del 70% di queste persone vivono fuori dai confini nazionali da più di tre anni e si concentrano per la maggior parte in Europa. Da questo dato possiamo trarre una terza e importante considerazione sui Paesi al giorno d’oggi prediletti dai nostri migranti: la Gran Bretagna (16% del totale), la Francia e la Spagna (entrambe con un 10% circa dei censiti). Seguono le mete dell’emigrazione italica di sempre: gli Stati Uniti e la Germania con un 9% circa rispettivo. È interessante notare come questi dati siano in sostanziale contraddizione con quelli forniti dall’Aire, che registrano la maggior parte dei nostri “espatriati” proprio in Germania (circa 650.000 iscritti), in Argentina (614.000 iscritti, Paese che nella nostra statistica si colloca in un lontano ventisettesimo posto, con lo 0,34% dei censiti) e in Svizzera (534.000 iscritti all’Aire, ma con una percentuale di presenza nel nostro censimento piuttosto bassa, pari al 5%).

Nell’attesa di ricevere più adesioni e di fornire uno spaccato delle esperienze di vita più dettagliato dal punto di vista umano, è il caso di soffermarsi sulle motivazioni che spingono i giovani italiani a lasciare questo Paese. Non sorprende constatare che il 40% dice di farlo per motivi professionali. Ciò che sorprende è vedere che il 39%, quasi la stessa percentuale, espatria per “scelta”. Si abbandona l’Italia non più unicamente per inseguire un’opportunità di lavoro assente in patria. I nuovi migranti non hanno la “valigia di cartone”, ma scelgono di prendere un volo, magari lowcost e di sola andata, perché questo Paese sta loro stretto, non piace. È un dato interessante, che differenzia gli italiani dai migranti di altri Paesi in crisi, come ad esempio la Spagna. Recentemente il quotidiano El País ha lanciato un’iniziativa in parte simile a quella proposta da repubblica. it, in cui si raccontano le storie di migliaia di giovani costretti a lasciare la penisola iberica per cercare un lavoro che il loro Paese non offe più. In Italia, a quanto raccontano i nostri intervistati, non è solo la crisi a spingere all’espatrio. Le motivazioni affondano in un sistema “malato” che spinge alla fuga e scoraggia anche chi avrebbe voglia o intenzione di tornare.

(03 ottobre 2010)
______
@
Due terzi delle persone che si sono raccontate su repubblica. it sono maschi, solo un terzo le donne. La maggior parte sono giovani: il 52% circa ha un’età compresa tra i 25 e i 34 anni. Il 30% ha tra i 35 e i 44 anni. Il 10% ha più di 45 anni e solo il 5% ha meno di 24 anni. Ci troviamo quindi di fronte a un fenomeno migratorio che, come ci si aspettava, riguarda soprattutto i giovani, maschi e altamente istruiti. Il 53%, infatti, ha una laurea in tasca, il 21% addirittura un dottorato. Solo il 3% del totale ha una licenza media o una laurea breve.
@
Ma non erano gli uomini (italiani) quelli più “fifoni” e “mammoni”, incapaci di rischiare e di mettersi in gioco, andandosene anche dal proprio paese…?

Rita 7:27 pm - 5th ottobre:

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/10/04/news/somma_incidente_sul_lavoro_operaio_muore_in_un_pozzo-7717179/

Stava lavorando al ripristino di un pozzo artesiano a Somma Vesuviana, quando alcuni tubi sospesi sono caduti, facendolo precipitare nella buca. Aveva 65 anni

Stava lavorando al ripristino di un pozzo artesiano a Somma Vesuviana, quando alcuni tubi sospesi sono caduti facendolo precipitare nella buca.

E’ morto per le gravi ferite riportate nella caduta Giuseppe Cimmino, di 65 anni, rimasto vittima dell’incidente mentre stava eseguendo alcuni lavori nel terreno di un conoscente.

L’incidente è avvenuto ieri in via Malatesta. Cimmino è deceduto durante il trasporto alla clinica Trusso di Ottaviano. Sull’incidente indagano i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna, guidati dal capitano Michele D’Agosto.

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/10/04/news/schiacciato_da_una_lastra_di_marmo_muore_mentre_lavora_in_segheria-7710102/

Schiacciato da una lastra di marmo
muore mentre lavora in segheria
L’uomo, uno dei titolari, si chiamava Leonello Amadei e aveva 61 anni
Inutile il tentativo del 118 di salvarlo e la corsa dell’ambulanza al pronto soccorso
Uno dei titolari di una segheria di marmo, la Pav di Vallecchia, frazione del Comune di Pietrasanta (Lucca), è morto stamani, schiacciato da una lastra di marmo. Secondo una prima ricostruzione, Leonello Amadei, 61 anni, residente a Forte dei Marmi, stava spostando delle lastre con un ventosa.

All’improvviso, forse per il distacco della ventosa, la lastra è caduta sull’uomo schiacciandogli il torace. Sul posto è intervenuta l’auto medica ed una ambulanza della Croce Bianca di Querceta che hanno prestato le prime cure al paziente e dopo averlo intubato lo hanno trasferito al pronto soccorso dell’ospedale Versilia, dove poco dopo ha cessato di vivere. Per ricostruire la dinamica dell’incidente, è intervenuto anche personale della Medicina del Lavoro dell’Usl 12 Viareggio e i carabinieri.

Rita 7:37 pm - 5th ottobre:

Io vorrei soltanto far notare l’età, 61 l’uno e 65 anni l’altro, età in cui si dovrebbe aspirare (a maggior ragione laddove si tratti di lavori pesanti, fisici e faticosi) alla pensione.

L’uno lavorava nel terreno di un conoscente, l’altro lavorava in proprio.

Ricordo che qualcun(a) una volta mi accusò di strumentalizzare le morti sul lavoro, quando queste sarebbero state “colpa di altri uomini i datori di lavoro”. Come a dire, me ne chiamo fuori. E’ un problema loro. Muoiono perchè altri uomini li sfruttano.

Non è sempre così, evidentemente.

Rita 8:42 pm - 6th ottobre:

http://www.050news.it/notizia.asp?idn=13968

Un autotrasportatore di 52 anni, Rossano Vitarelli, lucchese, è morto a causa di un incidente stradale verificatosi nella tarda mattinata di oggi a Marlia, nel comune di Capannori a Lucca. La vittima era alla guida di un tir che è finito contro il cassone di un altro camion, condotto da un quarantunenne pratese. Rimasto incastrato tra le lamiere della cabina di guida, Vitarelli è stato liberato dai vigili del fuoco e poi trasportato con l’elisoccorso all’ospedale di Pisa: è morto però poco dopo il suo trasferimento, a causa delle gravi ferite riportate. Ancora in corso di accertamento le cause delll’incidente: sul posto, insieme ai vigili del fuoco e al personale del 118, sono intervenuti i carabinieri e i vigili urbani di Capannori.

http://www.liberazione.it/news-file/Infortuni-sul-lavoro-in-Calabria–due-morti-e-un-ferito—LIBERAZIONE-IT.htm

Un agricoltore, Mario Piezzi, 48 anni, è morto ieri pomeriggio in una contrada rurale di San Cosmo Albanese (Cosenza) dopo essere stato travolto dal trattore con il quale, secondo le prime verifiche, pare stesse lavorando in un terreno agricolo. Sul caso stanno indagando i carabinieri.
È di un morto e un ferito il bilancio di un grave incidente sul lavoro avvenuto questa mattina nel territorio del comune di Cirò, nel crotonese. La vittima è un uomo di 50 anni, Antonio Esposito, nativo di Cirò ma residente a Crucoli Torretta (Kr), mentre è rimasto gravemente ferito Mario Lettieri, 62 anni, di Crucoli Torretta. I due operai sono precipitati da un’impalcatura mentre stavano effettuando lavori di manutenzione all’interno di una struttura alberghiera di Cirò; secondo una prima ricostruzione dell’incidente erano saliti con un montacarichi su una trave che improvvisamente ha ceduto, quindi sono precipitati al suolo da un’altezza di quattro metri. Esposito è deceduto sul colpo mentre Lettieri ha riportato vari traumi alla testa e all’addome; trasportato da un’ambulanza del 118 all’ospedale di Crotone, nel pomeriggio è stato necessario trasferirlo al Pugliese di Catanzaro. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Cirò Marina che hanno effettuato i rilievi e il personale dell’ufficio prevenzione e sicurezza sul lavoro dell’Azienda sanitaria provinciale per verificare il rispetto delle normative in materia.

Rita 4:04 pm - 8th ottobre:

http://www.grandain.com/informazione/dettaglio.asp?id=32672

Amedeo Carlino, 58 anni, stava lavorando su un balcone al terzo piano di un palazzo in costruzione

Alba – Un volo di dieci metri nel vuoto e per Amedeo Carlino non c’è stato più nulla da fare. L’uomo, 58 anni, calabrese, da molti anni abitante a Guarene, per cause in corso di accertamento, stava lavorando su un balcone al terzo piano di un palazzo in costruzione in viale Masera, nel quartiere dei “Tetti Blu”. L’incidente mortale è avvenuto verso le ore 18. I colleghi hanno subito chiamato il 118, i sanitari hanno portato l’uomo al San Lazzaro di Alba dove è deceduto per le gravi lesioni subite in varie parti del corpo a seguito dell’impatto al suolo.
I Carabinieri hanno sequestrato l’area del cantiere interessata all’infortunio ed hanno raccolto le testimonianze di altri operai presenti in quel momento nel cantiere.

http://www.grandain.com/informazione/dettaglio.asp?id=32680

Il volo di sei metri è stato fatale a Vincenzo Squillace

Cengio (SV) – Dopo l’incidente di Alba (leggi articolo), un altro dramma si è consumato nell’ambiente edile.
Vincenzo Squillace, 45 anni, impresario calabrese da anni residente in via Valle Ellero a Mondovì, è scivolato dal tetto di una casa a Cengio, cadendo al suolo da sei metri. Impatto mortale. Insieme agli operai stava effettuando lavori di ristrutturazione ad una palazzina in via Cosseria. Forse per un malore o per una distrazione, verso le 17, l’uomo ha perso l’equilibrio scivolando dal tetto sotto gli occhi increduli dei colleghi che l’hanno visto cadere al suolo. I soccorsi sono subito scattati, sul posto sono arrivati i sanitari del 118 e gli ispettori dell’Asl2, ma per l’uomo non c’era più nulla da fare, è morto sul colpo. La salma è stata ricomposta nell’obitorio di Cairo, in attesa delle disposizioni da parte della magistratura savonese.

Marco 11:33 pm - 13th ottobre:

http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20101013&ediz=20_CITTA&npag=22&file=C_452.xml&type=STANDARD
Mercoledì 13 Ottobre 2010 Chiudi chiudi finestra

di ANGELA PADRONE
C’È UN rapporto diretto tra il benessere dei cittadini di un Paese e il modo in cui le donne partecipano alla vita produttiva. Se le donne hanno accesso a tutti i livelli del sistema educativo, se la loro salute è tutelata come quella degli uomini, se partecipano attivamente alla vita politica e alla gestione del potere, se sono coinvolte nei processi produttivi e hanno potere economico – quel paese ha un’altissima probabilità di avere un alto reddito pro capite e di essere fortemente competitivo. Viceversa, quando le donne vengono tenute ai margini della vita pubblica e delle decisioni economiche, quel paese avrà fortissime difficoltà di crescita, di sviluppo e di modernizzazione. Come l’Italia.
Questo è particolarmente evidente nella classifica che il World Economic Forum – un’organizzazione internazionale no-profit, con sede a Ginevra – stila ogni anno su 134 paesi, il Global Gender Gap Report. A ogni Paese viene assegnato un punteggio, in base a parametri che riguardano la politica, l’economia, la salute e l’educazione, con particolare attenzione alla differenza di trattamento e di ruolo tra uomini e donne all’interno di uno stesso paese. Per cui il paese può essere virtuoso in termini di parità tra uomini e donne, anche se relativamente povero.
Ai primi posti, quest’anno come negli anni passati, ci sono i paesi del Nord Europa. Paesi dove le donne governano e dove hanno alte percentuali di posti nei consigli d’amministrazione e ai vertici delle aziende. In fondo alla classifica invece si trovano Yemen, Chad, Pakistan e la maggior parte del mondo arabo. Gli Stati Uniti guadagnano 12 posizioni, piazzandosi entro i primi 20, mentre la Francia perde dei punti da quando alcune donne sono uscite dal governo.
L’Italia non si è mai piazzata bene, trovandosi sempre oltre metà classifica. Ma la cosa interessante è che, anno dopo anno, invece di migliorare, il nostro paese è scivolato più indietro, superato da paesi che hanno adottato politiche attive in favore delle donne. Per noi, invece, sembra che questo non sia un problema. Nella classifica generale siamo al 74° posto, scavalcati quest’anno da Ghana e Malawi e, in Europa, anche dalla Grecia, che salta al 58° posto. Nel mondo dei paesi cosiddetti sviluppati siamo buoni ultimi.
Infatti, se nel campo della salute e dell’educazione le italiane hanno opportunità quasi pari a quelle degli uomini; nella politica e, ancora di più, nell’economia, si ritrovano in ruoli di assoluta diseguaglianza, praticamente ai livelli dei paesi più maschilisti del mondo. E’ noto che le donne, in Italia, hanno pochissimo accesso a ruoli di potere. Non solo hanno una bassissima partecipazione al mercato del lavoro (una donna su due non lavora fuori di casa) ma soprattutto non entrano quasi mai nelle ”stanze dei bottoni”. Non fanno i presidenti, gli amministratori delegati, i direttori generali, non sono grandi manager e con difficoltà enorme riescono a sfondare il celeberrimo ”soffitto di vetro” in tutti i luoghi di lavoro. Le poche che ci riescono lo fanno spesso solo perché figlie di padri potenti. Le altre sono mosche bianche, con pochissime possibilità di prendere decisioni che si discostino anche di poco da una visione dominante di stampo ”maschile”.
Il risultato è sconfortante in termini di giustizia sociale e di pari opportunità. Ma soprattutto – e va sottolineato perché l’argomento dovrebbe interessare anche ai più insensibili a temi ”femministi” – taglia le gambe alle potenzialità dell’Italia in termini di crescita, innovazione e sviluppo economico. Molti studi, tra questi uno recente di Goldman Sachs, hanno calcolato che se solo le donne in Italia partecipassero al mercato del lavoro nella stessa misura degli uomini, il nostro prodotto interno lordo crescerebbe del 13%. Non parliamo poi di che cosa ciò significherebbe in termini di sviluppo: il punto di vista femminile, spesso diverso da quella degli uomini, potrebbe contribuire a quello che con parole altisonanti nelle aziende si chiama ”diversity management”, cioé la diversità come opportunità di innovazione e crescita. Ma agli uomini italiani, nonostante quello dichiarano, evidentemente la crescita del Paese interessa meno che mantenere il loro personale potere.
RIPRODUZIONE RISERVATA
@
Ma agli uomini italiani, nonostante quello dichiarano, evidentemente la crescita del Paese interessa meno che mantenere il loro personale potere.
@
No comment…

Marco 7:47 pm - 15th ottobre:

http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/10/14/news/tor_vergata_operaio_muore_nel_cantiere-8039678/
INCIDENTI SUL LAVORO
Tor Vergata, operaio muore nel cantiere
A 39 anni schiacciato da un macchinario. Sos dei sindacati. La Fillea-Cgil “Situazione grave occorrono maggiori controlli”
di ANNA RITA CILLIS ed EMILIO ORLANDO

Stava lavorando in un cantiere quando è rimasto schiacciato da un macchinario. È morto così Davide Cacchioni, un romano di 39 anni – sposato e con figli – uno dei titolari della ditta che stava effettuando dei lavori in una villetta di via della Lite a Tor Vergata. Il tragico incidente è accaduto in pochi minuti. Alcuni operai avevano scavato un terrapieno su cui avevano piazzato una betoniera e una pompa per le gettate di cemento quando improvvisamente il terreno ha ceduto e la pompa si è capovolta travolgendo l´uomo, che è morto sul colpo.

«È stata una scena terribile», ha detto uno degli operai che stava lavorando in via della Lite. «Non è giusto, non si può morire così per poche migliaia euro al mese», ha aggiunto un altro collega. Un nuovo incidente sul lavoro, quello avvenuto ieri a Tor Vergata, che riaccende i riflettori sulla sicurezza nei cantieri. «Siamo preoccupati di quello che sta avvenendo nel nostro settore», dice Roberto Cellini, segretario generale della Fillea Cgil di Roma e del Lazio che aggiunge: «Chiediamo che tutti i soggetti svolgano in modo capillare un´opera di sorveglianza, prevenzione e repressione. Negli ultimi giorni registriamo infortuni gravissimi e questo accade per carenza di formazione e informazione». A Cellini fa eco Francesco Saninno della Feneal Uil che sottolinea: «Serve maggiore formazione sulla sicurezza. La Regione si dovrebbe impegnare finanziando progetti specifici». Mentre il segretario generale della Filca Cisl di Roma e provincia, Andrea Cuccello, parla di una nuova «tragedia tra i cantieri della Capitale. L´incidente mortale a via della Lite è il terzo tra Roma e provincia dall´inizio dell´anno. Dal 2003 sono morti nella Capitale 50 operai: sembra di stare in guerra».

Per il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, la «sicurezza sul lavoro dovrebbe rappresentare una priorità nell´agenda del Governo e di tutte le istituzioni», e il presidente del Consiglio regionale, Mario Abbruzzese punta alle «leggi che i datori di lavoro hanno l´obbligo di rispettare e far rispettare. Nostro compito è di continuare a lavorare perché vengano intensificati i controlli e inasprite le pene».

(14 ottobre 2010)

Marco 9:00 pm - 19th novembre:

http://www.repubblica.it/esteri/2010/11/19/news/nuova_zelanda_esplosione_in_miniera-9268691/?ref=HREC2-11
NUOVA ZELANDA
Esplosione in miniera
Salvi due minatori, 36 i dispersi

WELLINGTON – Esplosione in una miniera di carbone in Nuova Zelanda. A quanto riferisce il New Zealand Herald sul suo sito web, cinque persone sono finora emerse dalla miniera e due sono state portate in ospedale con lesioni “moderate”. Sono ancora 27 i dispersi: 15 dipendenti, fra cui alcuni dirigenti, e 12 contractor, con cui “non ci sono ancora contatti”, ha spiegato Peter Whittall, responsabile della compagnia mineraria locale Pike River, al canale Tv3.

La deflagrazione si è verificata intorno alle 16.30 ora locale (le 4.30 in Italia), in una miniera di carbone sulla costa ovest dell’isola del sud neozelandese. Elicotteri e squadre di salvataggio sono entrati subito in azione. “Incrociamo le dita, ma non abbiamo un buon presentimento” ha commentato Tony Kokshoorn, il sindaco di Grey District, la cittadina nei pressi della miniera, in un’intervista a Radio New Zealand. I soccorsi si stanno preparando a entrare nella miniera, che si trova in una zona estremamente isolata sul versante di una montagna ed è strutturata in tunnel verticali. Poco prima dell’esplosione si era verificato un blackout e un elettricista aveva identificato un guasto. Ora si teme che la ventilazione entro la miniera sia compromessa dalla mancanza di elettricità.

Secondo il sito della compagnia Pike River, la miniera ha iniziato nel 2009 la produzione di carbone coke, destinato alla siderurgia. Il tunnel d’accesso, lungo 2,4 chilometri, è stato scavato sotto il monte Paraoa. E’ una delle rare miniere sotterranee della Nuova Zelanda, che vanta soprattutto riserve minerarie a cielo aperto. E’ proprio sulla costa occidentale dell’isola del sud che si verificò la maggiore catastrofe mineraria della storia del paese: un’esplosione uccise 65 minatori nel 1896, nella miniera Brunner.

(19 novembre 2010)

armando 11:02 pm - 19th novembre:

A proposito dell’articolo del Messaggero,( ma se ne accupò anche Repubblica) sul così detto Gender Gap riportato da Marco il 13 ottobre, si scoprono sempre nuove (e non sorprendenti) perle. Questa volta il merito è di un lettore del blog Metromaschile, che ha avuto il merito di individuare i criteri con cui quelle statistiche vengono elaborate: ovvero in modo tale che mai potrebbe accadere che gli uomini risultino svantaggiati in nessun campo dell’indagine. Quel lettore si è posto una domanda. Tutti sappiamo che, in Italia e a maggior ragione nei paesi scandinavi, la vita media femminile supera di circa cinque anni quella maschile, o che le donne si laureano in numero maggiore dei maschi. Com’è che, allora, esisterebbero sempre questi gap a sfavore delle donne in termini di salute, aspettative di vita e accesso all’educazione?
L’arcano, anzi il trucco vergognoso, è ben spiegato in Metromaschile che invito a leggere non solo nel pezzo citato ma anche nei successivi commenti che articolano ancora meglio la questione.
In pratica, quando in uno dei settori considerati esiste un vantaggio femminile si considera ci sia parità.
Lo dice lo stesso WEF : “Il nostro scopo è di focalizzare se il gap fra donne e uomini nei settori scelti è diminuito, piuttosto che se le donne sono vincenti nella battaglia dei sessi. Per cui, l’Indice “premia” i paesi che raggiungono il punto dove i risultati per le donne uguagliano quelli per gli uomini, ma né premia né penalizza i casi in cui le donne sono “sovraperformanti” rispetto agli uomini in particolari settori”.
Facciamo un esempio: in Norvegia i dati femminili sono nettamente superiori a quelli maschili nell’istruzione superiore, leggermente migliori in quella secondaria e uguali in quella di base. Ebbene, coi criteri usati dal Wef risulta invece che nel settore ci sia parità.
Ma non basta ancora. Prendiamo il settore salute e aspettative di vita: come si fa a rovesciare il signficato di numeri inoppugnabili che vedono le aspettative di vita femminili costantemente superiori a quelle maschili? Semplice, per i nostri stregoni del WEF. Basta infatti considerare la maggior longevità femminile come un dato di natura ( fra l’altro contraddicendosi con la loro filosofia di base che attribuisce ogni differenza a fattori storico/culturali), e quindi, in questo caso, stabilire che la parità si ha quando le donne vivono un certo numero di anni (cinque) più degli uomini. Ne consegue che se gli uomini vivono solo 4 anni meno delle donne, ciò significa uno svantaggio femminile, ossia una discriminazione a danno delle donne. A maggior ragione risulterebbero svantaggiate se per caso gli uomini vivessero quanto loro.
Insomma, in nessun paese e in nessuno dei settori presi in considerazione sarà mai possibile, in nessun caso, che risulti un qualsiasi svantaggio maschile, ma solo il contrario.
Va da sé che la credibilità scientifica di quell’ “Indice di uguaglianza” è pari a zero, e ogni persona dotata di onestà intellettuale e morale non può non convenirne.
Il principio di base è chiaro: esiste disuguaglianza quando ad essere svantaggiate sono le donne, mentre esiste uguaglianza quando ad essere svantaggiati sono gli uomini, con buona pace di logica, senso della giustizia, obbiettività delle statistiche.
Da notare anche cosa è il Wef. Leggiamo sul sito di quell’Organizzazione, che: “Negli anni il Meeting annuale dei membri del World Economic Forum (WEF) di Davos è diventato il summit del commercio globale del mondo. Al meeting annuale, 1.000 uomini di affari, 250 leaders politici, 250 esperti accademici in ogni campo, inclusi molti vincitori di premi nobel, e circa 250 leaders dei media vengono insieme a formare la agenda globale.
Insieme, indirizzeranno la discussione in chiave economica, politica e sociale, guardando avanti e orientando la via di azione. Le discussioni sono tenute ad un alto livello tra i partecipanti che appartengono alla stessa comunità all’apice del processo decisionale…”
Si tratta dunque dell’espressione ad altissimi livelli dei potentati economici e politici. Sono questi gli alleati del femminismo e del politicamente corretto.

Alessandro 9:15 am - 20th novembre:

Armando: Si tratta dunque dell’espressione ad altissimi livelli dei potentati economici e politici. Sono questi gli alleati del femminismo e del politicamente corretto.>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Eh sì, Armando. Abbiamo più volte messo in evidenza come il femminismo o post femminismo o come lo vogliamo chiamare, cioè tutti coloro che, come un disco rotto, raccontano di quanto le donne siano discriminate, maltrattate dagli uomini, dalla società, dai media, da chiunque insomma, siano degli alleati, consapevoli o inconsapevoli, dell’ordine costituito. Non è un caso che una delle leader del movimento femminista nostrano sia attulamente una ex manager di una multinazionale con una formazione culturale di stampo anglosassone che scrive sull’Unità. Il femminismo con tutte le sue statistiche da strapazzo, con tutti i suoi ministeri inutili( a proposito, nessuno sul “caso Carfagna” ha colto l’occasione per sottolineare quanto inutile sia il Ministero che costei guida, a testimonianza della subordinazione della classe politica attuale ai dettati e alle volontà del femminismo) con tutte le sue lagne, ecc., tira l’acqua al mulino del potere economico e dell’imperialismo occidentale: dov’erano le femministe, sedicenti di sinistra, così attente ai bisogni dei più deboli, quando questi simpaticoni del WEF bombardavano donne, uomini e bambini afghani? E’ proprio il caso di dire che lì è cascato l’asino.

Marco 12:13 pm - 20th novembre:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/11/20/news/esplosione_di_paderno_morto_nella_notte_anche_l_operaio_albanese-9310073/?ref=HREC1-1
INCIDENTI SUL LAVORO
Esplosione di Paderno, è morto
a Torino anche l’operaio albanese
Arun Zeqiri aveva 44 anni: si tratta della seconda vittima dopo il 63enne Sergio Scapolan
Restano ancora gravi le condizione degli altri due operai rimasti feriti il 4 novembre scorso
di GABRIELE CEREDA

L’esplosione nella fabbrica di Paderno Dugnano avvenuta il 4 novembre scorso ha fatto un’altra vittima. La seconda. Si tratta di Arun Zeqiri, 44 anni, albanese, morto nella notte all’ospedale torinese Maria Addolorata. Qualche giorno fa, all’ospedale di Sampierdarena a Genova, era invece deceduto il 63enne Sergio Scapolan. Restano ancora gravi le condizioni di altri due feriti.

Il reportage dei vigili del fuoco I soccorsi dopo l’esplosione

Arun era stato assunto dalla Tnl, la cooperativa a cui era appaltato lo stoccaggio dei rifiuti dietro ai cancelli di via Mazzini 101. Il titolare della cooperativa, suo zio Adrian Zeqiri, e Giovanni Merlino, proprietario dell’impianto di smaltimento rifiuti in cui era avvenuta l’esplosione, sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura di Monza. Con la morte del 63enne, per entrambi l’ accusa diventa di omicidio colposo. È fra la giungla dei subappalti e sui sistemi di sicurezza che si concentra l’ attenzione degli investigatori.

Ancora resta da capire cosa abbia dato l’ innesco alla violenta deflagrazione. Dagli ultimi rilievi sembra che il gruppo di operai stesse lavorando attorno a recipienti di solventi e idrocarburi. Un movimento brusco, forse la scintilla di una fiamma ossidrica usata per aprire una batteria d’ auto. Di certo c’è che non si trovano le autorizzazioni a lavorare con le bombole di acetilene, uno degli elementi finiti nella violenta reazione a catena, che ha coinvolto anche una bombola di gpl e dieci bidoni di vernice scatenando l’ inferno. Gli occhi rimangono puntati sugli ospedali dove si trovano ancora gli altri due feriti gravi.

(20 novembre 2010)

Daniele 5:04 pm - 20th novembre:

Leggete cosa c’e’ scritto sul Corriere dell’ Umbria di oggi, alla pagina dieci… Titolo del pezzo:
“UNA DONNA SU DUE E’ SENZA LAVORO”, di Isabella Rossi.
>>>>>>>>>>>>>>>>>
… Con un meno 16% si registra in Umbria – dal fronte Inail – un saldo negativo che significa miglioramento. Processo al quale le donne contribuiscono infortunandosi – secondo Alessandra Ligi, direttore della sede Inail di Perugia – meno degli uomini e prestando maggior attenzione al pericolo e alla cura della salute.
>>>>>>>>>>>>>>>>>
Cioe’, capito? Le femmine si infortunerebbero meno degli uomini “perche’ prestano piu’ attenzione al pericolo e alla cura della salute” e non perche’ certi mestieri duri, faticosi e pericolosi li svolgono solamente (o quasi) gli uomini !
Nell’ articolo, poi, si fa notare dell’ altro…
>>>>>>>>>>>>>>>
… l’ imprenditoria rosa segna piu’. Lo dicono i dati di Uniocamere che fotografano nel 2009 un aumento dell’ 1,49% a Perugia e del 2,19% a Terni delle imprese create da donne. Un segno, secondo le relatrici del convegno, che la reattivita’ delle umbre in tempo di crisi economica mondiale non si e’ fatta sentire. Ora occorre che anche banche, politica ed istituzioni facciano la loro parte.
>>>>>>>>>>>>>>>>

A parte il fatto che la crisi NON e’ mondiale, bensi’ confinata al mondo occidentale (nei paesi islamici non c’e’ nessuna crisi), e’ significativo il messaggio subliminale e implicto, relativo alla presunta “superiorita’ delle donne”, che pero’ hanno sempre bisogno delle quote rosa e di “aiutini” vari, da parte di quei tonti degli uomini ! Per esempio, pur non essendo un esperto in materia, mi risulta che le aziende guidate da donne godano di una serie di agevolazioni, come ad esempio maggiori sgravi fiscali, rispetto a quelle guidate da uomini. Qualcuno di voi puo’ confermare o smentire questa notizia ?

Marco 11:44 am - 21st novembre:

http://economia.tuttogratis.it/lavoro-femminile-donne-piu-brave-ma-stipendi-piu-bassi/P25153/
Sul dibattito infinito sulla parità sessuale, sulla parità sul luogo di lavoro pesa da anni la condizione di lavoratrici e di madri delle donne. Ancora non è raro trovare degli annunci di lavoro in cui si trova l’occupazione declinata solo al maschile, quando invece la legge impone che gli annunci siano aperti indiscriminatamente ad entrambi i sessi.

Il lavoro femminile in Italia presenta statistiche allarmanti: tasso di occupazione più basso di quello maschile di oltre venti punti percentuali, solo il 15% dei prefetti è donna, solo il 12% è primario negli ospedali, non c’è nessuna donna generale dell’esercito dove il massimo grado raggiunto è quello di capitano.
Eppure secondo i dati Istat le donne all’università sono un terzo più dei maschi ma nonostante siano più formate i loro stipendi sono generalmente un quarto più bassi di quelli dei colleghi.

Luca 12:38 pm - 21st novembre:

Scusate ma voi non provate mai un senso di schifo, di profonda repulsione, non solo verso l’ideologia femminista ma anche nei confronti di queste superbe donnette di oggi?
C’è un’ altra domanda che vorrei rivolgervi: riuscite a relazionarvi normalmente con l’ altro sesso? Provate ancora una reale attrazione verso le donne? Non è una provocazione, né vi sto prendendo in giro: è una domanda serissima, perché io a furia di essere quotidianamente insultato come appartenente al genere maschile, ho letteralmente perso l’ interesse verso di loro.

Alessandro 3:01 pm - 21st novembre:

Sul dibattito infinito sulla parità sessuale, sulla parità sul luogo di lavoro pesa da anni la condizione di lavoratrici e di madri delle donne. Ancora non è raro trovare degli annunci di lavoro in cui si trova l’occupazione declinata solo al maschile, quando invece la legge impone che gli annunci siano aperti indiscriminatamente ad entrambi i sessi.
Il lavoro femminile in Italia presenta statistiche allarmanti: tasso di occupazione più basso di quello maschile di oltre venti punti percentuali, solo il 15% dei prefetti è donna, solo il 12% è primario negli ospedali, non c’è nessuna donna generale dell’esercito dove il massimo grado raggiunto è quello di capitano.
Eppure secondo i dati Istat le donne all’università sono un terzo più dei maschi ma nonostante siano più formate i loro stipendi sono generalmente un quarto più bassi di quelli dei colleghi.>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Ma perchè non vi date da fare invece di lagnarvi dalla mattina alla sera?

Marco 4:33 pm - 21st novembre:

http://blog.panorama.it/economia/2010/02/03/la-disoccupazione-non-e-femmina-maschi-e-immigrati-i-piu-colpiti/
Donne più resistenti, stranieri i più colpiti. Il momento negativo del mercato del lavoro non ha coinvolto tutti nello stesso modo. La disoccupazione è cresciuta nel 2009 superando l’8,5%, tornando ai livelli del 2004. Sono più di due milioni, dalle ultime rilevazioni, le persone in cerca di lavoro. E secondo sindacato e Confindustria il dato andrebbe rivisto includendo anche le numerose persone in cassa integrazione, che però hanno almeno una fonte di reddito.

Ma dall’analisi dei dati emerge un quadro non omogeneo dell’aumento dei senza lavoro. La veneta Fondazione Leone Moressa ha infatti analizzato le tabelle Istat relative ai primi tre trimestri del 2009 per uno studio sul lavoro degli italiani: il risultato della ricerca (disponibile qui) è che le donne se la sono cavata meglio dei maschi, in particolare degli immigrati che hanno risentito più di altri del periodo di crisi.

Se la disoccupazione femminile è aumentata del 16%, quella maschile è quasi raddoppiata, con un +84%. Un dato influenzato anche dalla preponderanza della componente maschile tra gli stranieri nei settori più colpiti: i disoccupati extracomunitari sono cresciuti del 29%, mentre i comunitari addirittura del 93,6. Gli italiani invece hanno registrato un +9,7 per cento più in linea con il dato nazionale.

Il perché: secondo i ricercatori della fondazione, la miglior tenuta del lavoro femminile si deve alle buone prestazioni di settori come quello dei servizi alla persone e della ristorazione, in cui di norma c’è una maggiore occupazione femminile. Parallelamente, i crolli di edilizia, industria e manifattura hanno penalizzato la componente maschile e in particolare gli immigrati, inseriti con contratti più precari e a basso livello. Per quanto riguarda le donne straniere, invece, la sanatoria sulle badanti ha addirittura permesso un segno positivo nell’occupazione femminile (+13%).

emanuele rossi
Mercoledì 3 Febbraio 2010

armando 10:25 pm - 21st novembre:

Luca, credo si debba tenere ben distinte le due questioni. Una cosa è il giudizio sulla situazione generale, un altro sono i rapporti personali con l’altro genere. Trasferire quel giuduzio su tutte le donne reali è generalizzare, e spesso si sbaglia per più motivi. Uno è che la rappresentazione mediatica non credo corrisponda esattamente alla realtà delle persone in carne ed ossa. Un altro è che in questo modo ti precludi la possibilità di incontrare persone che sono invece molto valide. Infine, ricorda che spesso dietro l’insulto o il disprezzo ostentato, c’è invece tutt’altro. C’è la richiesta di una virilità forte e salda. Secondo me sbagliamo quando pensiamo che le donne pensino, e parlino, come un uomo.
armando

sandro 3:54 am - 22nd novembre:

“riuscite a relazionarvi normalmente con l’ altro sesso?”
____________
Non so cosa intendi per “normalmente”, ma io coltivo con loro un rapporto che è in tutto e per tutto simile a quello che ho con le sostanze cancerogene: cerco semplicemente di tenermene lontano il più possibile.
____________
“Provate ancora una reale attrazione verso le donne?”
____________
Più o meno la stessa che provo per un platano.

Leonardo 11:28 am - 22nd novembre:

“riuscite a relazionarvi normalmente con l’ altro sesso?”
____________
Non so cosa intendi per “normalmente”, ma io coltivo con loro un rapporto che è in tutto e per tutto simile a quello che ho con le sostanze cancerogene: cerco semplicemente di tenermene lontano il più possibile.
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
Io avevo usato un termine più antico, paragonandole a certe piante.
Forse normalmente si intende: rimorchiarle, pagare, guidare, e sperare che un ammasso di cosmetici tiri fuori un lato umano e si ecciti, per poter passare un po di tempo a fare sesso.

Betty 12:16 pm - 22nd novembre:

Rubo un altro minuto, continuo a leggervi ma ultimamente mi sembra stia scadendo un poco la qualità sia degli interventi, che dei contenuti. Ho anche la convinzione che continuare a “denigrare” con termini come donnette, oppure non perdere l’occasione per farci “notare” lo scarso interesse, comparandoci a “platani” non sia forse la via migliore per giungere agli obiettivi del vostro statuto, o forse mi devo rileggere lo stesso per comprendere meglio il vostro intento e l’intento di questo sito.
Grazie per lo spazio.
Betty

Fabrizio Marchi 10:37 pm - 22nd novembre:

Per Leonardo e in parte anche per Sandro: il commento di Betty, indipendentemente da quali siano le sue posizioni e la sua buona o mala fede nei nostri riguardi, è significativo di ciò che cercavo di spiegare alcuni giorni fa. Evidentemente con scarso successo, anche leggendo gli ultimi post di Leonardo. Eppure mi sembrava che ci fossimo spiegati. Quello che scrivete viene più o meno strumentalmente utilizzato contro di noi. Si prende uno stralcio di qua, un altro pezzetto di là e poi si va in giro a dire:”Guardate gli ometti beta cosa vanno dicendo?”. Ora, se noi fossimo un gruppuscolo di sfaccendati il cui obiettivo è perdere tempo e sparare cazzate sul web, potremmo anche fregarcene. Siccome però il nostro scopo è ben altro ed è la costruzione di un Movimento vero e proprio con una strategia, un sistema di valori e un orizzonte culturale, mi sembra veramente stupido e masochistico continuare con simili argomenti. Come si suol dire, “errare humanum est, perseverare est diabolicum”…E’ vero che il blog serve a anche a dare voce e possibilità di sfogo al disagio e alla sofferenza maschili, però c’è un limite, che è quello del buon senso.
Continuando in questo modo, mi costringete a censurarvi, e non voglio farlo. Ricordate che ormai siamo molto seguiti, siamo stati per due volte su un magazine nazionale, siamo stati ospiti di una trasmissione radiofonica su Rai Radio 1, scriviamo costantemente a giornali, televisioni, agenzie di stampa. Perchè guastare tutto per delle sciocchezze?
Per Betty: come ribadito qualche migliaio di volte, la strategia, i valori, la linea politica e gli orizzonti ideali del Movimento degli Uomini Beta si evincono dagli articoli pubblicati sul sito e in particolare sulla homepage, nello spazio degli “articoli” e in quello degli “editoriali”. Lo spazio dei commenti, Betty cara, é assolutamente libero e tutti, proprio tutti (e tutte) possono esprimervi la loro opinione (altrimenti non avrebbe neanche sesnso aprire un blog, non trovi?). Di conseguenza non ha nessun senso, a meno di essere in malafade, prendere in considerazione alcuni commenti e appiccicarli con un bel copia-incolla in bocca al nostro Movimento. Anche perchè, essendo appunto il blog uno spazio libero, non è affatto detto nè critto da nessuna parte che chi vi scriva sia un aderente al nostro Movimento. Giusto?
Fabrizio

Rino 10:50 pm - 22nd novembre:

Trovo coraggiose le DD che dopo aver fatto capolino resistono qui come in qualche altro luogo dove gli UU parlano fuori dei denti, dando sfogo alle loro amarezze, delusioni, sofferenze con toni spesso acidi e qualche volta persino brutali.

C’è tanto di quel male represso e svillaneggiato dentro gli UU, tanto di quel silenzio coatto che molte eruzioni sono comprensibili.
Nondimeno esiste anche un sentimento corrosivo, che a me pare qualche volta non lontano dal risentimento.
Deve essere dura sentir dire certe cose, visto che spesso io stesso fatico a leggerle e ne soffro. Appunto per questo trovo quasi eroiche quelle che resistono.

Ma nel caso dei “platani” non ci vedo nulla di offensivo. Viene espresso un sentimento di distanza, di disinteresse. Distanza che può derivare dalla perotoxina (se non ricordo male il nome) o dalla vecchiaia (ma di solito questa non è sufficiente) o da una nascita fortunata (i beati asessuali) o da troppe delusioni ed esperienze amare o semplicemente dalla gelida, razionale comprensione della natura strumentale della relazione F/M.

In questi casi “platano” non descrive è ciò che la DD è ma ciò che suscita. Insomma quel che essa evoca in un uomo senza ormoni, perché li ha perduti o li ha volutamente repressi: a un uomo senza ormoni la DD non dice nulla.
Come ai gay, che gli ormoni li hanno sì, ma diretti altrove.
Anche per un gay le DD sono “platani” eppure questo non le offende.
…del resto molti tra gli UU comuni mortali (appunto i Beta) hanno la sensazione di essere altrettanti “platani” dal punto di vista delle DD.

RDV

Rita 11:04 pm - 22nd novembre:

dall’articolo di Panorama segnalato da Marco:

Ma dall’analisi dei dati emerge un quadro non omogeneo dell’aumento dei senza lavoro. La veneta Fondazione Leone Moressa ha infatti analizzato le tabelle Istat relative ai primi tre trimestri del 2009 per uno studio sul lavoro degli italiani: il risultato della ricerca (disponibile qui) è che le donne se la sono cavata meglio dei maschi.

———————-

Dunque la disoccupazione ha colpito di più i “maschi” mentre le “femmine” se la sono cavata meglio.. buon per loro verrebbe da dire, sono state meno licenziate meno messe in cassa integrazione, insomma meno rischi di non sbarcare il lunario.

Questo il 3 febbraio, stando alla data dell’articolo..

Ma il 30 agosto invece viene lanciato l’allarme rosso

http://www.adnkronos.com/IGN/Lavoro/Dati/Ocse-occupazione-femminile-in-Italia-lavora-meno-di-una-donna-su-due_889489297.html

Secondo le ultime statistiche, relative al 2009, dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, infatti, nonostante i passi in avanti fatti in dieci anni, le donne che lavorano rimangono una minoranza, pari al 46,4%. Oltre tutto, ma a causa della crisi questo vale un po’ per tutti, il tasso di occupazione è sceso rispetto al 2008, quando era pari al 47,2%.

ehm mah…

Silent Hill 11:41 pm - 22nd novembre:

Fabrizio Marchi
E’ vero che il blog serve a anche a dare voce e possibilità di sfogo al disagio e alla sofferenza maschili, però c’è un limite, che è quello del buon senso
>>>>>>>>>>>>>

Certi commenti come quelli che ho visto qui sopra sono già stati scritti più volte . E sono più volte che tu e anche il sottoscritto si rompe le dita a scrivere che i suddetti commenti oltre che infantili, se ripetuti più volte vuol dire che qualcosa non quadra. Allora, senza fare nomi, cari miei se veramente ci tenete alla QM tenetevi per voi certe sparate, altrimenti siete VOI che dovete tirar fuori il lato umano, inteso come reprimere l’istinto di scrivere appunto per istinto .

—————————————————-
Continuando in questo modo, mi costringete a censurarvi, e non voglio farlo
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Fabrì, come hai scritto sotto siamo seguiti e la gente ci legge con curiosità.
Bene, censura e basta, sono stufo di leggere questi commenti, sono stufo della gente che prende l’antifemminismo come misoginia, sono stufo della gente che prende questo forum come sfogo per frustrazioni personali .
Ti voglio ricordare che alcuni topic con commenti simili oppure altre cagate che non sto qui a spiegare stanno facendo una brutta fine ,perciò meglio intervenire tardi che mai .

sandro 3:33 am - 23rd novembre:

“errare humanum est, perseverare est diabolicum”
____________
Ho risposto ad una domanda riguardante il vissuto personale di ciascuno di noi ed il rapporto che ognuno di noi ha con l’ altro sesso: ho descritto il mio, tutto qui.
Ho semplicemente detto la verità. Dovrei mentire?
Se a me le donne non interessano più di una panda parcheggiata in strada dovrei sentirmi in colpa per questo? Il fatto di non sbavargli dietro urta la sensibilità di qualcuno?
Se è così credo sia un problema suo, non mio.
Se a me una donna dice che a lei degli uomini non gliene frega niente io non la prendo come un’ offesa.
Saranno cazzi suoi.

Alessandro 8:11 am - 23rd novembre:

Daniele: Per esempio, pur non essendo un esperto in materia, mi risulta che le aziende guidate da donne godano di una serie di agevolazioni, come ad esempio maggiori sgravi fiscali, rispetto a quelle guidate da uomini. Qualcuno di voi puo’ confermare o smentire questa notizia ?>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Sì, fanno parte di tutta quella serie di provvedimenti ad generem, passatemi l’espressione che ricorda le simpatiche leggi ad personam, chiamate anche, con un ossimoro, discriminazioni positive, volte a superare la discriminazione che colpisce qualsiasi donna in questo Paese e ovunque (sic!). Cioè se tu sei un uomo, vuoi iniziare un’attività in proprio, sei figlio di chi non ha agganci o conoscenze nei posti che “contano”, e non parlo solo di politica ad alti livelli, che è ancora la strada preferenziale in Italia per inserirsi nel mondo del lavoro, non usufruirai di nessun sostegno pubblico, se non qualche leggero sgravio fiscale nel primo biennio dell’attività, invece se sei una donna, piena di soldi alla nascita, per il solo fatto di essere donna usufruirai di tutta una serie di incentivi. La scappatoia per un uomo però c’è ed è tutta all’italiana: iscrivere l’attività a nome della moglie, della figlia, della sorella, ecc., e condurla invece in prima persona. Quante ne conosco di situazioni del genere! Attenzione poi, perchè i sostenitori/sostenitrici di queste così avanzate leggi sono anche coloro che si battono per una società in cui sia premiato il merito. !n effetti non mi sembra ci sia alcuna contradizione :-)

Damien 8:53 am - 23rd novembre:

@Betty;

Gentilissima, con la presente vorrei che mi consentisse di risponderLe circa la sua opinabile opinione, la ritengo tale per una serie di motivazioni che vado ad esporLe.

La prima, è stato piu’ volte rimarcato che gli interventi in questa sede NON (dicasi NON) rispecchiano le linee guida del movimento, ma semplicemente una area aperta al dibattito, dibattito che ci ha visto spesso attori di diatribe verso chiunque, piu’ o meno condivisibili..

La seconda motivazione risiede nella sua superficiale presenza sul sito, che come da sua stessa ammissione, si limita ad una lettura sterile, anzichè una piu’ auspicabile partecipazione, ergo al pari di tante riviste, Lei da lettrice si arroga il diritto di sputtanare tutta la redazione anzichè un singolo intervento..

La terza la vede paragonabile ai tanti “avvoltoi” che svolazzano sopra questo sito, in attesa del”momento propizio”, cio’ lo si evince dalfattocheanchelei si considera un “platano” anzichè ponderare sulle motivazioni espresse, usando tali eufemismi per denigrare tuttoilMovimento.. mi creda, personalmente aborro persino l’idea di argomentarmi con persone di siffatta pasta, le motivazioni risiedono nel fatto che, siamo tutti bravi a lamentarci, ma quando si tratta di agire, di FARE, ci si limita ad osservare, come fa Lei, esattamente come i tanti Italiani ed italiane che aspettano chissà cosa, le “rivoluzioni intellettuali” necessitano dell’agire, non del gossip, tantomeno della critica sterile e diparte come la sua, anche se ha diritto ad esporla..

Se vuole dimostrare la sua buona fede, rilegga lo statuto, l’editoriale ed intervenga con altri toni, magari costruttivi, come già fanno altre donne, di avvoltoi ne abbiamo piene le tasche.. ergo sono certo che Lei,dopolasua critica,potrà fornirci in merito dei pareri inerenti le argomentazioni esposte – e non una semplice critica di avoltoia natura – che aspetto di leggere con VIVO interesse..

Betty 12:17 pm - 23rd novembre:

Caro Fabrizio, ho letto e riletto sia il mio commento che il tuo, ma purtroppo non riesco a capire dove possa essere la mia malafede, e cosa intendi per copia incolla. Giustamente come tu dici è un blog aperto il vostro, pertanto mi sono permessa di esprimere la mia opione in merito in quanto penso che in linea di massima sia corretto il vostro intento che alla fin fine credi vorremmo tanto raggiungere molte di noi. Credi non solo il mondo maschile è affaticato da questi ormai inesistenti rapporti, esiste un affaticamento grande anche dalla parte femminile. Ne ho ampie prove e conferme. Forse da questo bisognerebbe ripartire da entrambe le parti. Sperando di essere stata chiara nell’esprimere il mio pensiero, ringrazio ancora una volta per lo spazio.
Betty

Fabrizio Marchi 1:08 pm - 23rd novembre:

Per Sandro: Sandro, sei un uomo molto intelligente e acuto che da un contributo importante a questo sito ed è proprio per questa ragione che il tuo contributo deve mantenersi al livello che gli compete. Ed è per questa ragione che anche e soprattutto te, come gli altri amici che fequentano il blog, devi sentirti responsabile di ciò che accade in questo spazio. E’ per questo che mi sono rivolto “anche” a te e non per la tua affermazione sui “platani”, che anzi ho trovato, da un certo punto di vista, assai interessante. Perchè, come dice anche Rino sacrosantemente, tocca un tema decisamente vero. Come si è modificato nel corso del tempo il nostro modo di vedere il genere femminile? Personalmente non mi ero limitato a considerare quella tua espressione da un punto di vista, diciamo così, goliardico (tant’è che mi ero ripromesso di scriverci un post), ma le avevo attribuito ben altro valore. Perchè non c’è alcun dubbio, ed è una fase che personalmente ho attraversato fino in fondo, che i processi avvenuti e il modo di essere del “femminile attuale” portino inevitabilmente ad un cambiamento profondo negli uomini, specie in quelli che, come noi, hanno vissuto un percorso di crescita e consapevolezza. Posso quindi garantirti che quanto hai affermato relativamente al fatto che ormai le donne ti attirano nè più e nè meno che un platano, ha ragioni assolutamente fondate. E sono altresì convinto che non sia affatto una scelta razionale, ma l’epilogo inevitabile, in molti casi, per tanti uomini. Naturalmente il discorso è complesso e, per quanto mi riguarda, lo riprenderò senz’altro, probabilmente addirittura con un vero e proprio articolo.
Con il mio commento di ieri non volevo certo colpevolizzare nessuno (su questo sito il concetto di colpa è abolito per definizione…) ma solo richiamare doverosamente ad una maggiore attenzione e senso (razionale) di responsabilità, perchè, come ripeto, il sito è la nostra voce, per cui tutto quello che ci scriviamo sopra può aiutarci o nuocerci.
Ciò detto, sottolineo che è sacrosanto che gli uomini possano esprimere su questo spazio (che è il loro) anche il loro disagio più profondo, più nascosto, se vogliamo anche tutto quello che vorrebbero dire da tempo e che non hanno mai avuto il coraggio di tirar fuori. Bene, lo facessero. Ma noi, e quando dico noi, intendo dire coloro che ormai (e ne sono felice) considero parte di questa famiglia, quindi anche te, dobbiamo avere la lucidità e la maturità di riportare il dibattito su determinati binari. E questo per varie ragioni. Una è quella che ho appena spiegato. L’altra, altrettanto fondamentale e sulla quale abbiamo discusso molto, che siamo qui anche e soprattutto per costruire una nuova consapevolezza maschile. E questo è un lavoro durissimo e faticosissimo che richiede a noi, avanguardie di una nuova maschilità (definiamoci così, per capirci) un salto di qualità e un senso di responsabilità che dobbiamo essere capaci di trasmettere agli altri uomini.
Per Betty: Betty, ho utilizzato il tuo post per evidenziare ciò che ho spiegato poc’anzi, e cioè come ciò che scriviamo possa essere interpretato e soprattutto strumentalizzato. Se sia il tuo caso o meno non lo so e non è determinante ai fini del nostro lavoro. Mi auguro che tu sia in buona fede, ovviamente (soprattutto per te). Tuttavia non posso non notare ciò che Damien ha già puntualmente sottolineato e che condivido in toto. E cioè che invece di evidenziare che il livello del dibattito si era abbassato, avresti potuto fornire tu stessa degli spunti di riflessione per arricchirlo. Perchè non lo hai fatto e/o non lo fai invece di limitarti a giudicare? Perchè limitarti a dire, con un atteggiamento giudicante, diciamo la verità, che ciò che si scrive sul blog è in contraddizione con i nostri principi e i nostri valori (ben sapendo che il blog è uno spazio libero e aperto a tutti, prova ne è il fatto che anche tu che certo non aderisci al Movimento, ci scrivi)? Questo mi fa pensare e purtroppo getta una luce sospetta sulla tua buona fede. Naturalmente non siamo qui per fare i processi alle intenzioni però, come è giusto ricordare il senso di responsabilità a tutti, è altrettanto giusto esprimere con chiarezza e trasparenza ciò che pensiamo alle persone come te che intervengono per dirci quelle cose.
Fabrizio

Fabrizio Marchi 1:17 pm - 23rd novembre:

“Credi non solo il mondo maschile è affaticato da questi ormai inesistenti rapporti, esiste un affaticamento grande anche dalla parte femminile”. (Betty)
Sarà anche così, Betty, anzi, direi che sicuramente è così. Resta il fatto però che non c’è una voce autocritica che è una da parte di una donna rispetto a questa situazione. Ogni responsabilità viene scaricata sugli uomini, sempre, comunque e dovunque. Quindi, da una parte il genere femminile (con il coro di sottofondo della schiera dei “maschi pentiti” e asserviti) decanta le sue sorti magnifiche e progressive e dall’altra si deresponsabilizza completamente. Sono sempre gli uomini ad essere “inadeguati”. E se invece il problema riguardasse anche e soprattutto le donne, e non solo gli uomini? Ne vogliamo parlare?…
Fabrizio

Leonardo 1:28 pm - 23rd novembre:

A me la conversazione non sembra scaduta, sono stati usati dei termini forse troppo forti, per rappresentare un qualcosa che contamina in senso negativo gli uomini e una presa di posizione di distacco verso le donne.
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
Silent Hill
altrimenti siete VOI che dovete tirar fuori il lato umano, inteso come reprimere l’istinto di scrivere appunto per istinto
sono stufo della gente che prende l’antifemminismo come misoginia, sono stufo della gente che prende questo forum come sfogo per frustrazioni personali .
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
Ma che dici? non sono affatto arrabiato, anzi questi ultimi giorni ho capito che non ho affatto paura delle donne, ma il mio è un disagio che riguarda la vita in generale, evidentemente sono stato contaminato a credere che le donne fossero il problema principale.
Capisco che è una cosa difficile questa, c'è chi ci mette la faccia (e lo faccio anche io in un qualche modo in altri campi) tra l'altro mi firmo con il mio nome di battesimo e potrei essere riconosciuto.
Ho lamentato mancanza di lato umano per quello che riguarda il sesso, come molti fanno per dire che le donne hanno meno desideri (cosa che ho sempre messo in dubbio, ma qualunque sia il motivo sembra proprio cosi o forse li hanno forti, ma in maniera diversa dall'uomo)

Betty 2:31 pm - 23rd novembre:

Che poche righe possano generare così tanto livore (di alcuni, ovvio non generalizzo…), significa che (secondo il mio pensiero) sicuramente prima di intraprendere qualsiasi strada per la “reciprocità” tante e tante vie saranno ancora da percorrere. Tralasciando ciò, vorrei dirti Fabrizio che per quanto mi riguarda sono pienamente convinta che la “ragione” od il “torto” non siano da una sola parte, ma mettendo anche il caso che le donne abbiano l’unica responsabilità di tutta questa catastrofe, serve qualcosa questa continua crocifissione? A cosa può di costruttivo veramente portare? E scusami se insisto, ma ripeto la domanda di prima…dove leggi la mia presunta malafede?

Rita 3:14 pm - 23rd novembre:

Affaticamento?
Betty, io non so che dire. So che il mondo femminile a livello sociale e, molte volte anche a livello personale ha letteralmente disprezzato e denigrato tutto cio’ che è maschile.
E’ vero che mia nonna avrebbe detto “.. chi disprezza compra” ma forse oltre un certo limite la tentazione di dire “se mi disprezzi, perchè non fai la tua strada e continui a voler interagire con me?”.

Insomma a me pare che da parte femminile non si sia mai giunti ad un’indifferenza verso il maschile. (ciascuno potrà portare e sviluppare la sua personale analisi sulle cause, dal fatto che comunque le donne hanno bisogno degli uomini e che quindi ci sia una sorta di sfruttamento conscio o inconscio delle potenzialità maschili – e penso anche all’oggetto dell’argomento su cui stiamo scrivendo.. chi “costruisce” materialmente il mondo in cui viviamo? – fino al fatto che ci sia un bisogno psicologico profondo dell’altro sesso, e non mi riferisco solo all’attività sessuale)

Ora la frase “le donne mi attirano come un platano” fa un po’ male… ma sinceramente più che disprezzo denota indifferenza.

E’ l’indifferenza che fa più male del disprezzo?.

L’indifferenza è indifferenza .. non è odio, è un sentimento non-sentimento, non so come spiegarlo, ma non puo’ essere tacciata di misoginia nè di sopraffazione.

Di nulla.

Non si puo’ colpevolizzare qualcuno perchè tu gli sei indifferente.

E’ la legge del contrappasso?

Paolo Barnard in un articolo sul sito in fondo si “lamenta” e stigmatizza l’indifferenza della ragazza cui viene rivolto un semplice complimento. E’ stata maleducata ma non la si puo’ certo colpevolizzare. Se non gli è piaciuto l’approccio o quell’uomo gli era indifferente ha manifestato la sua indifferenza.

Penso a quella stessa ragazza ferma sul marciapiede. Passano migliaia di uomini davanti a lei. Fra questi ci sarebbero anche alcuni uomini da cui sarebbe attratta,.. ma aspetta. E nessuno si ferma. Tutti la ignorano. Finalmente si decide, fa un passo verso un uomo, gli rivolge la parola e quello si gira verso il platano a fianco. :-) )

Vabbè quest’uomo del futuro lo si potrà colpevolizzare?

ckkb 5:00 pm - 23rd novembre:

Sai Fabrizio che cosa mi viene in mente? che mai come dal sessantotto ad oggi si è teorizzata e percorsa con assoluta diligenza e determinazione, finamai direttiva (e quindi obbligo) politica di liberazione, ed oggi anche obbligo di Stato, la strada del confronto, del dialogo verbale fitto fitto e della frequentazione istante dopo istante, tra uomini e donne come via maestra per incontrarsi sia affettivamente, sia psicologicamente, sia sessualmente.
Parola d’ordine da quarant’anni a questa parte imposta o comunque seguita in ogni ambito: è fatto obbligo di coltivare i rapporti tra maschi e femmine e tra femmine e maschi per non perdersi gli uni alle altre e viceversa. Ogni forma di separazione è tabù (tranne che nei posti dove i maschi ci lasciano la pelle e la salute, ma è un altro discorso). E mai come oggi nella Storia uomini e donne si sono allontanati tra loro fino alla “platanizzazione”, ovvero ad un orizzonte di estremo disinteresse reciproco (che ovviamente è peggio del farsi una guerra spietata). Mai come oggi i due generi si sono persi e non solo gli uni agli altri, ma addirittura si sono persi al proprio genere di appartenenza. Come ultimo ed estremo mediatore tra i due e con se stessi, è rimasto, dopo tanti lodevoli sforzi, l’alcool, l’erba o la coca. Peggio di così e più drammatica e compiuta eterogenesi dei fini di così!
Forse uomini e donne sono e diventano reciprocamente interessanti a condizione che gli uni e le altre siano, e pertanto appaiono, mondi sconosciuti e misteriosi nella loro radicale diversità, gelosi e superesperti cultori ciascuno del proprio mondo e della propria identità. Ma direi che devono apparire tali anche a se stessi in quanto appartenenti ad un sesso piuttosto che ad un altro. Come altrimenti coltivarsi e crescere con fiducia nell’ambito della propria appartenenza di genere? Tutto il contrario della “intimeria spirituale e sartoriale unisex” in onore dell’uguaglianza e della giustizia tra i generi. Questa pretesa di spiegarsi l’un l’altro tutto perchè ci si incontri meglio, a conti fatti sembra concludere in una assoluta ignoranza e dell’altro e di se stessi: “Oggi tutti spiegano tutto a tutti e nessuno sa niente” (Soul Bellow in “Il pianeta di Mister Sammler”). Del resto a pensarci bene, come si può pensare di spiegare ad una donna che cosa significa essere un maschio e fare il maschio? e naturalmente come può una donna pensare di spiegare ad un maschio che cosa significa essere e fare una donna? In conclusione la domanda: e se maschi e donne tornassero con entusiasmo ciascuno a cercare di far il proprio mestiere di maschio? e il proprio mestiere di donna? detto gergalmente:a farsi le donne i cavoli loro con altrettanta diligenza spesa ad oggi a farsi i cavoli altrui? e i maschi idem?

Marco 7:12 pm - 23rd novembre:

Silent Hill
@ Bene, censura e basta, sono stufo di leggere questi commenti, sono stufo della gente che prende l’antifemminismo come misoginia, sono stufo della gente che prende questo forum come sfogo per frustrazioni personali .
Ti voglio ricordare che alcuni topic con commenti simili oppure altre cagate che non sto qui a spiegare stanno facendo una brutta fine ,perciò meglio intervenire tardi che mai .
@
Sì, però anche tu cerca di darti una regolata, perché fino a prova contraria non sei il “braccio destro” di Fabrizio, perciò non mi sembra affatto il caso che tu gli dica cosa deve o non deve fare.
Nondimeno ti faccio notare che neanche a me sono piaciuti certi tuoi interventi; nonostante ciò non ho chiesto a Fabrizio di censurarti.
Calma e sangue freddo, Silent.

Fabrizio Marchi 7:48 pm - 23rd novembre:

Ok ragazzi, il “caso” è stato affrontato, discusso e spero risolto. Non facciamoci prendere da nervosismi inutili ed evitiamo attriti fra noi che non hanno ragion d’essere.
Andiamo avanti con il lavoro.
Fabrizio

sandro 9:13 pm - 23rd novembre:

“Parola d’ordine da quarant’anni a questa parte imposta o comunque seguita in ogni ambito: è fatto obbligo di coltivare i rapporti tra maschi e femmine e tra femmine e maschi per non perdersi gli uni alle altre e viceversa. Ogni forma di separazione è tabù (tranne che nei posti dove i maschi ci lasciano la pelle e la salute, ma è un altro discorso). E mai come oggi nella Storia uomini e donne si sono allontanati tra loro fino alla “platanizzazione”, ovvero ad un orizzonte di estremo disinteresse reciproco (che ovviamente è peggio del farsi una guerra spietata). Mai come oggi i due generi si sono persi e non solo gli uni agli altri, ma addirittura si sono persi al proprio genere di appartenenza. Come ultimo ed estremo mediatore tra i due e con se stessi, è rimasto, dopo tanti lodevoli sforzi, l’alcool, l’erba o la coca. Peggio di così e più drammatica e compiuta eterogenesi dei fini di così!
Forse uomini e donne sono e diventano reciprocamente interessanti a condizione che gli uni e le altre siano, e pertanto appaiono, mondi sconosciuti e misteriosi nella loro radicale diversità, gelosi e superesperti cultori ciascuno del proprio mondo e della propria identità”
______________
Sarò controcorrente, ma secondo me se il femminismo ha avuto un merito, questo è stato proprio quello di mostrare inequivocabilmente una volta per tutte agli uomini di che pasta sono fatte realmente le donne.
Dal mio punto di vista, l’ uomo non è attratto tanto dalla donna, quanto dal mito che ha della donna.
In altre parole, la maggior parte degli uomini, rispetto alle donne, si fa dei film, quelli sì degni di un tossico.
Se uno nella vita riesce a maturare un certo grado di consapevolezza e a vedere la realtà per quello che effettivamente è, l’ attrazione crolla come un castello di carte.
Crolla perché non è fondata sulla realtà, ma sui film che si fanno gli uomini.
La realtà al riguardo è invece una roba di una pochezza disarmante: se uno riesce ad aprire gli occhi, gli cadono i coglioni.
Carlo Marx diceva che le religioni sono l’ oppio dei popoli.
Io non so se le religioni siano l’ oppio dei popoli, ma di una cosa sono certo: le donne sono l’ oppio degli uomini.
E la droga non è mai stata una buona cosa: io ho sempre preferito essere lucido.
Sapete com’è… la vita è una tempesta, ma prenderlo nel culo è un lampo.

sandro 9:31 pm - 23rd novembre:

“sono pienamente convinta che la “ragione” od il “torto” non siano da una sola parte, ma mettendo anche il caso che le donne abbiano l’unica responsabilità di tutta questa catastrofe, serve a qualcosa questa continua crocifissione?”
______________
Scusa, ma dov’è che la vedi questa “continua crocifissione”?
Io, se mi guardo intorno, vedo solo piaggeria a perdita d’ occhio.
L’ unica persona crocefissa che ho visto nella mia vita era un uomo.

sandro 9:35 pm - 23rd novembre:

“Finalmente si decide, fa un passo verso un uomo, gli rivolge la parola e quello si gira verso il platano a fianco. :-) )”
_____________
Tu forse non ci crederai, ma recentemente a me una roba simile è capitata davvero.

Betty 11:11 pm - 23rd novembre:

@ckkb:
concordo pienamente questo tuo commento. Personalmente ti ringrazio per la tua capacità di andare oltre.
Betty

Marco 7:01 am - 24th novembre:

sandro
@ Scusa, ma dov’è che la vedi questa “continua crocifissione”?
Io, se mi guardo intorno, vedo solo piaggeria a perdita d’ occhio.
@
Concordo. Anch’io, guardandomi intorno, vedo solo piaggeria verso le donne; uomini continuamente impegnati a glorificarle e ad darsi le martellate sui genitali.
Spesso mi chiedo fino a che punto questa cecità maschile sia indotta – ossia culturale – congenita o entrambe le cose, perché come te, non ne posso più di questi stupidi tontoloni.
__
sandro
@ Sarò controcorrente, ma secondo me se il femminismo ha avuto un merito, questo è stato proprio quello di mostrare inequivocabilmente una volta per tutte agli uomini di che pasta sono fatte realmente le donne.
@
Tempo fa, su U3000, mi è capitato di leggere questa frase, scritta da un vecchio utente di quel forum (vado a memoria, perciò la frase non è proprio esatta; ma la sostanza è quella):”Il patriarcato aveva salvato le donne, occultandone il lato oscuro e rendendole così innocenti; il femminismo, invece, sta mostrando il loro vero volto”.

Fabrizio Marchi 8:52 am - 24th novembre:

Come sai, Ckkb, non credo che la relazione fra i sessi abbia mai conosciuto momenti di splendore. Una volta, diciamo prima del ’68 (cito questa data perchè l’hai citata tu e perché in qualche modo segna uno spartiacque nella relazione fra i generi ) c’era solo una divisione sociale (e in parte naturale, se andiamo sempre più a ritroso nel tempo) del lavoro e dei compiti e un sistema di regole più rigido, condiviso e spesso imposto. E questa valeva per tutti e per tutte.
Con l’evoluzione, anche e soprattutto tecnologica (ma non solo) del capitalismo e l’avvento del lavoro cosiddetto “immateriale”, quel sistema di regole e quella divisione dei compiti non aveva più ragione di essere. Ovvio che anche i costumi, la morale, la cultura, dovevano cambiare di conseguenza. In realtà il ’68, a mio parere, passata la buriana ideologica, ha prodotto ben altri risultati pratici rispetto a quelli che in teoria voleva ottenere. Il femminismo e la sua “evoluzione” è uno di quelli. Personalmente, oggi come oggi, nella relazione fra i sessi, non vedo nulla, ma veramente nulla, delle idee e dei valori che hanno animato quella stagione culturale e ideale: il cosiddetto “amore libero”, il sesso liberato da qualsiasi altro condizionamento (il famoso sesso ludico di cui scrive Paolo Barnard in alcuni articoli del sito), sia esso sociale, economico, culturale, falso morale o moralistico. Direi anzi che proprio da quella data, finita la sbornia, siamo andati nella direzione opposta. Quanta responsabilità ha il “sessantotto” rispetto a quanto avvenuto?
Qui il discorso diventa molto più complicato. Personalmente credo che il “sessantotto” sia stato enfatizzato, positivamente o negativamente, sia dalla destra che dalla sinistra. Se osserviamo la realtà contemporanea, come dicevo, delle idee originarie di quel movimento, ormai da molto tempo (direi già da pochi anni dopo la sua esplosione) non c’è più traccia. Sicuramente il ’68 ha sdoganato il femminismo, sbarcato in Europa dall’America negli anni ’60 dandogli una connotazione ideologica che negli USA non aveva. C’è anche da dire, questo va detto, che si fuoriusciva da un contesto sociale da un certo punto di vista fortemente repressivo. E questo è innegabile. Non c’è dubbio quindi che il femminismo delle origini (questo punto è fondamentale per comprendere il tutto) abbia giocato un ruolo di rottura ed è per questo che è stato salutato positivamente più o meno da tutti. Insomma, se vogliamo scendere sulla terra e fare un esempio molto pratico ma credo efficace, anche gli uomini erano contenti se le donne la “smollavano” con più disinvoltura e libertà, svincolandosi da tutti quei condizionamenti di vario genere…
Nessuno poteva sapere allora cosa fosse realmente il femminismo, quale ideologia si celasse dietro alle sue spalle, né soprattutto come si sarebbe evoluto (o involuto) comunque trasformato, all’interno del contesto sociale.
Ma siamo in grado di affermare con certezza che già allora il femminismo era in fieri quello che sarebbe diventato nel corso del tempo? Io non ne sono così sicuro. E come al solito, si potrebbero fare migliaia di esempi e similitudini. Potevamo mai immaginare che la più grande superpotenza capitalista del Terzo Millennio (ci vorrà ancora qualche decennio o forse un secolo ma mi pare abbastanza prevedibile) sarebbe stata governata da un partito comunista? Se ci pensi viene anche da ridere eppure è così…E se ti domandassero se Mao Ze Dong e Ciu En Lai avevano in mente di arrivare proprio alla Cina attuale, tu cosa gli risponderesti?…:-) E poi, siamo certi che il partito che governerà la Cina fra qualche decennio si chiamerà ancora comunista oppure l’evoluzione della situazione porterà necessariamente ad un cambiamento anche dal punto di vista formale-ideologico (ormai solo un icona)?
Io non credo che Mao e Ciu avessero in mente questo. D’altro canto mi sembra anche di aver troppo abusato dei loro nomi e soprattutto di quella grande esperienza storico-politica (senza dimenticare le degenerazioni e le tragedie di quella stessa esperienza, ci siamo capiti…) come termine di paragone con il femminismo nostrano…
In soldoni, torno ad uno dei temi che abbiamo affrontato ma sul quale non abbiamo ancora sciolto il nodo dal punto di vista linguistico (e quindi anche contenutistico). E’ possibile parlare ancora di femminismo? Io credo proprio di no. E la questione va risolta anche abbastanza in fretta. In questi giorni, Rino lo sa, ho partecipato ad una discussione su questi temi in un gruppo di discussione su facebook dove ero stato inserito; nel gruppo c’era anche Ciccone di Maschile Plurale che si è fatto vivo solo alla fine, naturalmente per attaccarmi (attacco prontamente respinto e con gli interessi). Ebbene, uno degli argomenti più utilizzati contro di me, non solo da lui ma dalla pletora di ex femministe anni ’70 e maschi pentiti presenti nel gruppo, era proprio che il femminismo non esiste più, che il sottoscritto insegue fantasmi e che è rimasto fermo nel tempo. Ovviamente ho spiegato cosa intendo per femminismo, ma il problema rimane, e non è solo un problema di linguaggio. E come è stato già detto non possiamo far finta di nulla. Dobbiamo assolutamente aggiornare il nostro linguaggio a quella che è la realtà e la nostra analisi, se non vogliamo rimanere fuori dal contesto e non essere compresi.
Ma soprattutto, alla luce di quanto detto, ha senso interrogarsi più di tanto sulla genesi e sulla trasformazione dei fenomeni? La dico meglio e più semplicemente. Ha qualche importanza sapere se il femminismo fosse in “buona fede” e animato all’origine da ideali positivi e condivisibili per poi essersi trasformato in altro, oppure se era già in fieri ciò che sarebbe diventato (ma molto abile nel mascherarlo)?
A mio parere è giusto chiederselo ai fini della nostra comprensione delle cose, anche dal punto di vista storico, ma quello che conta da un punto di vista “pratico” è la realtà, nel suo concreto manifestarsi. E oggi la realtà, nel suo concreto manifestarsi ci parla di un “femminile attuale completamente declinato sui “valori” del sistema dominante, di cui rappresenta un “anello” fondamentale della catena.
IL femminismo delle origini prevedeva questo? Probabilmente no, o forse si. Ma sapere questo, tutto sommato, non ci cambia di molto le cose.
Una sola cosa è certa: non possiamo più utilizzare la categoria di femminismo. Sarebbe come parlare oggi del Risorgimento o del Fascismo per spiegare processi e fenomeni attuali. Nel Terzo Millennio, non è più possibile.
Fabrizio

sandro 12:15 pm - 24th novembre:

“Ma siamo in grado di affermare con certezza che già allora il femminismo era in fieri quello che sarebbe diventato nel corso del tempo?”
____________
Per me sì.
Il femminismo nasce come ideologia lesbica: le sue “madri spirituali” erano quasi tutte lesbiche.
Pensare che un’ ideologia malata partorita da un pugno di lesbiche talvolta con seri problemi mentali (vedi la Solanas, quella che sparò ad A. Warhol) potesse portare ad una sessualità più disinvolta da parte delle donne è come pensare di acquisire maggiore virilità tagliandosi l’ uccello.
Se non avesse avuto gli “sponsor” che ha avuto, il femminismo sarebbe finito con qualche T.S.O. e oggi ne sarebbe rimasta traccia solo in qualche polveroso archivio di qualche ospedale psichiatrico americano.

Marco 1:20 pm - 24th novembre:

http://www.corriere.it/esteri/10_novembre_24/minatori-nuova-zelanda_87f697a4-f799-11df-9137-00144f02aabc.shtml
Seconda esplosione a Pike River
Nessuna speranza per i 29 minatori intrappolati in Nuova Zelanda
La polizia: ««Crediamo che nessuno sia sopravvissuto e che tutti siano morti»
GREYMOUTH – Una seconda esplosione si è verificata nella miniera della Nuova Zelanda in cui sono dispersi 29 lavoratori. Lo riferisce la polizia, secondo cui non ci sono più speranze di trovare in vita i minatori. Il portavoce della polizia Gary Knowles ha detto ai giornalisti raccolti presso la miniera che l’esplosione, alle 14:37 locali (le 4:37 in Italia) è stata molto più forte della prima di venerdì scorso. «Crediamo che nessuno sia sopravvissuto e che tutti siano morti», ha aggiunto. I familiari dei minatori sono stati riuniti in una sala con i responsabili dei soccorsi, che hanno comunicato loro la notizia prima di comunicarla ai media.

GAS VELENOSI – Alti livelli di gas tossici sono fuoriusciti da un foro trapanato dentro la miniera. Le squadre di soccorritori erano state ripetutamente trattenute dall’entrare a causa della presenza di gas velenosi e dell’alto rischio di incendi e esplosioni nel sottosuolo. In precedenza un robot era stato mandato dentro la miniera e aveva trovato un casco di minatore con la lampada ancora accesa, ma è risultato appartenente ad uno dei due uomini che erano riusciti a uscire e a mettersi in salvo subito dopo l’esplosione di venerdì. «Mi baso sui pareri degli esperti, riteniamo che nessuno possa essere sopravvissuto e che siano tutti morti» ha detto il portavoce della polizia.

RECUPERO DEI CORPI – I soccorritori, dopo questa seconda esplosione, dovrebbero poter entrare nella miniera di Pike River per recuperare i corpi. «Riusciremo a trovare i nostri uomini» ha detto il responsabile esecutivo della miniera, Peter Whittal, assicurando che la compagnia farà ogni sforzo per recuperare i loro corpi. Nel corso di questi cinque giorni, non è mai stato stabilito un contatto con gli uomini rimasti intrappolati sottoterra. I dispersi, di età comprsa fra i 17 e i 62 anni, sono 24 neozelandesi, due australiani, due britannici e un sudafricano. Solo due minatori sono riusciti ad tornare in superficie, leggermente feriti, subito dopo la prima esplosione, cinque giorni fa.

24 novembre 2010

Silent Hill 1:49 pm - 24th novembre:

@sandro
Sarò controcorrente, ma secondo me se il femminismo ha avuto un merito, questo è stato proprio quello di mostrare inequivocabilmente una volta per tutte agli uomini di che pasta sono fatte realmente le donne.

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Semmai ha messo in superficie ed esaltato il LATO OSCURO delle donne mentre ha sotterrato bollandolo come “comportamento maschilista” ogni eventuale lato chiaro che non prevede vittimismo nè misandria.
E’ una cosa ben diversa .

Alessandro 2:52 pm - 24th novembre:

Ebbene, uno degli argomenti più utilizzati contro di me, non solo da lui ma dalla pletora di ex femministe anni ’70 e maschi pentiti presenti nel gruppo, era proprio che il femminismo non esiste più, che il sottoscritto insegue fantasmi e che è rimasto fermo nel tempo. ————————————–
Una sola cosa è certa: non possiamo più utilizzare la categoria di femminismo. Sarebbe come parlare oggi del Risorgimento o del Fascismo per spiegare processi e fenomeni attuali. Nel Terzo Millennio, non è più possibile>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Esprimo qualche riserva su quanto affermi, Fabrizio. Secondo me il termine è ancora attuale, certo occorrerebbe ridefinirlo in quanto a contenuti, nel senso che ha subito una mutazione. Su questo bisognerebbe concentrarsi.
Per quanto riguarda Maschile plurale e compagnia cantante, credo che l’accusa che ti è stata mossa sia simile a quella di chi accusava negli anni ’60 i pochi che parlavano di mafia di essere dei folli: la Mafia non esiste! Sia chiaro, si tratta di un paragoine forzatissimo, ma che credo renda l’idea. La mafia non ha più la coppola, ma il doppiopetto, ma governa e fa quattrini, assai più di prima, così come il femmnismo non sta più all’opposizione ma governa. Bisogna semplicemente ridefinirne la natura, perchè da ideologia di “rottura” è diventato establishment. il discorso meriterebbe certamente ben altro approfondimento.

Fabrizio Marchi 4:15 pm - 24th novembre:

Condivido completamente quanto affermi, Alessandro. Ti dirò di più, un’ analisi impeccabile la tua, nella sostanza.
Ma qual è il significato che la stragrande maggioranza delle persone attribuisce al termine “femminismo”?
Esempio: se pronuncio la parola “Fascismo”, al 99% delle stesse persone, secondo te, cosa viene in mente? Evola, Gentile, Ezra Pound, Marinetti, D’Annunzio, le case popolari, i sanatori per i bambini tubercolotici, la bonifica dell’Agro Pontino, l’istituzione dell’INPS e dello stato sociale minimo, oppure Mussolini, le leggi razziali, la dittatura, la persecuzione degli Ebrei e degli oppositori, l’invasione dell’Etiopia, i gas in Libia e in Abissinia, la guerra, l’alleanza con i nazisti, la galera, l’olio di ricino e il manganello?
Ti sei dato la risposta.
Potrei naturalmente fare, come al solito, mille esempi. Ma rimaniamo a noi. Visto che alcune donne hanno deciso di denominarsi femministe, da un certo punto di vista non si vede perché non potremmo definirci “maschilisti”. Ma non lo facciamo perché sappiamo perfettamente il significato che viene attribuito a tale espressione.
Ho la netta sensazione, ormai da tempo, che parlare di femminismo ci fa apparire come un gruppo di nostalgici reazionari un po’ “catarrosi” (metaforicamente parlando) e fuori dal tempo che sognano di tornare a chissà quali fasti del passato. Un po’ come gli aristocratici post rivoluzione francese che facevano il tifo per la Primula Rossa…
E ancora. Se parliamo di femminismo la mente della gente va all’establishment che governa (direttamente o indirettamente) oppure ai cortei delle femministe di 35 anni fa con la mimosa sul bavero e il segno dell’utero fatto con le braccia e le mani alzate?
Ancora una volta ti sei risposto da solo.
Purtroppo, Alessandro, questa è una questione che non dipende dalla nostra volontà e non possiamo essere noi a stabilire il significato che viene attribuito a questo o a quel termine.
Fabrizio

ckkb 4:52 pm - 24th novembre:

Siamo solo agli inizi circa l’aggressione perpetratata e in preparazione tramite i soldi pubblici e le funzioni istituzionali dalle “Signore Cosime” e dalle “Signore Sabrine” contro i maschi, promossi a becchini e al contempo capri espiatori dei cadaveri reali e simbolici di lorosignore, stile zio Michele. Questo tipo di femminile “Avetranico” che si presenta come travolto da un processo di mutazione, per misterioso errore di una intera civiltà, in qualche cosa di sconosciuto e alieno di cui non si comprende il senso, la funzione e le modalità di relazione, ci stupirà ancora. E i termini usati fino ad oggi a indicarlo forse risulteranno inadeguati.

Alessandro 7:36 pm - 24th novembre:

Capisco le tue valutazioni, Fabrizio. Sicuramente l’opinione pubblica non riesce più a cogliere il femminismo nella società attuale. Si è mimetizzato così bene che sembra quasi scomparso, ma ha semplicemente assunto nuove sembianze. Il mio timore è che, abbandonando un termine per usarne un altro, non si finisca da un lato per estendere una critica anche a quella parte del mondo femminile che non la merita, dall’altro di far cessare quelle poche voci critiche che ne mettano in evidenza anche i limiti che storicamente ha avuto. Io rimango dell’opinione che le nostre “avversarie” sono le femministe. Certo, bisogna definire chi sono oggi le femministe. Non sono certamente più quelle degli anni Settanta. Non le troviamo più solo a protestare nelle strade o ovunque si facesse “opposizione”. Oggi guidano ministeri, enti, dirigono giornali, chiedono privilegi, soprattutto per loro, hanno fatto della lamentela un’arma potentissima. E’ una lobby sempre più trasversale agli schieramenti politici, è interclassista, come giustamente tu metti spesso in evidenza. Soprattutto combatte quella parità che prima reclamava a gran voce. E perchè questo accade? Semplice, perchè oggi l’ha raggiunta e vuole di più, perchè non è altro che volontà di potenza. Concordo con chi ha scritto che il femminismo ha mostrato il vero volto di una parte non minoritaria del mondo femminile: un volto falso, ipocrita, reazionario, pieno di pregiudizi e di livore, sicuramente, oggi, dannoso. Purtroppo c’è però chi ha ancora i salami sugli occhi e non riesce a cogliere aspetti che a noi sono diventati chiari e veidenti, ma siccome siamo una minoranza super esigua siamo noi in errore.

sandro 9:24 pm - 24th novembre:

“credo che l’accusa che ti è stata mossa sia simile a quella di chi accusava negli anni ’60 i pochi che parlavano di mafia di essere dei folli: la Mafia non esiste! Sia chiaro, si tratta di un paragoine forzatissimo, ma che credo renda l’idea. La mafia non ha più la coppola, ma il doppiopetto, ma governa e fa quattrini, assai più di prima, così come il femmnismo non sta più all’opposizione ma governa”
____________
Luigi de Marchi usava proprio l’ espressione “mafia lesbica”.
E secondo me aveva ragione: proprio di questo si tratta.

mauro recher 9:36 pm - 24th novembre:

http://www.stefanodisegni.it/Vignette.aspx?comicID=416

questa striscia dimostra che ,cambiano i nomi ma il risultato rimane lo stesso ,anzi peggio , perchè se il femminismo ,come diceva Fabrizio è nato come movimento propositivo e se vogliamo ,anche positivo ,il femminismo di oggi che io continuo a chiamare neofemminismo risulta come un bambino viziato che ha ottenuto il premio ,ma ne vuole due ….
nel solito blog che seguo (mi piace sempre leggere le due campane ) si fa un gran clamore sulla trasmissione vieni via con me e degli elenchi letti dalle tre donne sul corpo femminile ecc ecc ,ma cosi non c’è il pericolo che ,a forza di parlare di femminile ,si dimenticano i disoccupati ,precari e operai che hanno la colpa solo di essere nati maschi ??
per non dimenticare ,visto che siamo nel suo post apposito dei morti sul lavoro
a proposito di questo femminismo a sud ha proposto l’elenco delle morte per violenza maschile ,e se noi proponessimo l’elenco dei morti sul lavoro ??
forse non basterebbe tutta la trasmissione

Retiarius 9:58 pm - 24th novembre:

Alessandro.Si è mimetizzato così bene che sembra quasi scomparso, ma ha semplicemente assunto nuove sembianze.
<<<<<<<<<<<<<<
Proprio così,oggi è diventato atteggiamento culturale dominante e non ha bisogno,come negli anni 70, di manifestazioni e battaglie politiche accese.

Daniele 4:22 pm - 27th novembre:

IL VENERDI’, supplemento de la Repubblica, 26 novembre 2010 – “Per Posta”, di Michele Serra
DONNE IN ITALIA E’ TUTTO UN CASTING
MA L’INTELLIGENZA VALE PROPRIO ZERO?
>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Caro Serra, sono una studentessa di 22 anni, a quanto pare brillante e capace, ma sfortunatamente anche carina. Pochi sono disposti a credere ai successi intellettuali di un’ avvenente studentessa di giurisprudenza. Difficile ritagliarsi un posto per merito, capacita’, intelligenza. I nostri compagni maschi continuano a essere tre passi avanti in una societa’ che si accontenta dell’ uguaglianza formale, che ha raggiunto il suffragio femminile universale tardi e che non e’ strutturalmente adeguata per permettere alle madri di essere lavoratrici quanto lo sono i padri, che fanno piu’ carriera e sono meglio retribuiti.
E’ deprimente scoprire come l’ intelligenza femminile venga sottovalutata in favore del corpo, la comunicazione mediatica sembra rivolta a soli uomini: vallette, starlette, letterine, spot con donne immancabilmente seminude anche per i chewingum. Comprano, lavorano, pensano solo gli uomini? Il nostro ministro per le Pari opportunita’, dopo i calendari per Max, ripulita e castigata da tailleurini e caschetto, si e’ strenuamente scagliata contro la mercificazione del corpo; mentre quello per l’Istruzione (meritocratica a suo dire) ha sostenuto l’esame di Stato da avvocato a Reggio Calabria, pur avendo studiato a Brescia. Le donne del presidente, giovani e avvenenti, fanno quadrato intorno al capo per difendere una carriera politica faticosamente conquistata. Il governo ha l’ acqua alla gola e c’e’ chi dice che il berlusconismo sia finito, ma i suoi strascichi quanto dureranno?
Giulia Ivaldi
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Mi piacerebbe un suo parere sullo spot televisivo della gomma da masticare (o gomma americana, o chewingum) Brooklyn; non so se facendo zapping le sia capitato di vederlo. Ebbene, comincia con un sontuoso, accattivante e direi “commovente” lato B. Non le pare che si parta un po’ troppo da lontano per arrivare alla bocca, dove di solito avviene la masticazione della mitica gomma?
Si ricorda Carosello in bianco e nero (a cavallo tra i Sessanta e i Settanta; lo può trovare su YouTube) con una giovanissima e bellissima Carla Gravina che attraversava di corsa il Brooklyn Bridge accompagnata dalle note di un rock duro alla Led Zeppelin? Altra eleganza.
Michele De Luca
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Le statistiche dicono che la presenza femminile nei posti di responsabilità (consigli di amministrazione, ruoli dirigenti) e’, in Italia, spietatamente ridotta. Molto inferiore alla media europea. Tragicamente inferiore alle democrazie del Nord. In una situazione strutturalmente e storicamente sperequata a svantaggio delle donne, si e’ poi abbattuta la catastrofe culturale del berlusconismo, che ha catalizzato gli istinti maschili (e femminili) piu’ biechi e rudimentali, assegnando quasi “ufficialmente” il destino delle donne alla loro compatibilità erotica: un vero e proprio casting al quale non e’ sfuggito neppure il personale governativo, indipendentemente dal valore e dai meriti personali (Mara Carfagna e’ stata la prima a pagarne il prezzo: il suo valore di persona e’ stato costantemente soggetto al pregiudizio di chi ha pensato che avesse fatto carriera per meriti non intellettuali. Fino alle conseguenze riportate dalle cronache). In questa situazione lo sfogo della studentessa Giulia e’ non solo lecito, ma anche lucido. E la lettera del lettore De Luca sullo spot che affratella lato B e bocca (ne sono arrivate anche altre, tra il sarcastico e l’ indignato) conferma il quadretto poco confortante. A Giulia vorrei dire, citando un vecchio slogan, che la attende una lotta dura, ma senza paura. Molte donne formidabili (per citare un magistrato: Ilda Boccassini) si sono conquistate un profilo professionale e civile cosi’ forte da disintegrare qualsiasi vaglio maschile sulla loro persona fisica. La crisi non solo politica, ma anche sociale e culturale del nostro Paese, sta sollecitando in moltissimi italiani una riflessione radicale su tanti luoghi comuni, delle storture, dei pregiudizi che ci hanno condizionati, e penalizzati. Forza Giulia, siamo tutte, tutti con te.
Michele Serra
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Vorrei poter commentare sia le due lettere che la risposta di Serra, punto per punto, ma sono talmente incazzato che non ce la faccio. Gia’ e’ stato faticoso scrivere il tutto.
Dico solo che io sono sempre piu’ convinto che il femminismo – o meglio, l’ “impronta” che esso ha lasciato nella societa’ occidentale – c’ entri fino a un certo punto.
Sono dell’ opinione che il veleno delle femmine, unito alla loro profonda slealta’, abbia origine nell’ inferiorità fisica (quindi nell’ invidia) e non nel femminismo, che semmai ha alimentato e sdoganato certi pensieri e comportamenti preesistenti.
E credo che gli uomini, a livello generale, siano “tarati”; ossia siano dei veri e propri idioti incapaci di vedere un po’ piu’ lontano del proprio naso (questo a prescindere dal titolo di studio e dalla professione). Percio’, ritengo che per quanto riguarda la comprensione del rapporto fra i sessi, l’ uomo medio sia realmente inferiore alla donna media. Spiace dirlo, perche’ io sono un uomo, ma questa e’ l’ idea che ormai da tempo mi sono fatto. Senno’ non si spiegherebbero tante cose, come ad esempio il fatto che ci ritroviamo qui, in questa sede, (così come pochissimi altri si ritrovano in altri blog dedicati alla QM) a discutere di argomenti che dovrebbero essere intuitivi per la maggior parte della popolazione maschile.

Silent Hill 5:51 pm - 27th novembre:

@ Daniele
Non so tu, ti giuro che non me lo invento, ma se facessi leggere queste due lettere PERLOMENO alla mia generazione cioè quella dei 20enni attuali ( perlomeno, perchè non so gli altri, penso che tu lo sappia meglio di me ) , questi giovani 20enni scoppierebbero a ridere in faccia alle simpatiche autrici dicendo ” ma che cazzo state blaterando ” .
Ripeto, parlando con 20enni quindi miei coetanei, mi dicono quasi tutti che questa discriminazione che avrebbero le donne è una patetica puttanata per giustificare frustrazioni personali oppure l’essere “ciucci” ( eh già, perchè i ciucci dicono sempre le stesse cose )

mik 6:24 pm - 27th novembre:

@Daniele
<>
Leggendo la lettera della ragazza 22enne non si ha l’impressione che lei capisca la realtà meglio di un uomo medio, e ciò credo valga per la maggior parte della popolazione, maschile e femminile. E’ sinceramente convinta di essere discriminata e di dover affrontare maggiori difficoltà dei suoi coetanei.
Penso che in parte ciò sia conseguenza della sostituzione della visione “classista” con quella femminista: vede le posizioni apicali nell’economia e nella politica controllate dagli uomini e, rimossa ogni consapevolezza dei diseguali rapporti di classe, ne deduce immediatamente una egemonia di genere maschile di cui sarebbero beneficiari tutti gli uomini.
Eppure basterebbe guardarsi intorno nell’università da lei frequentata e chiedersi come mai la presenza maschile giovanile sia così ridotta rispetto a quella femminile: un fatto certo singolare che un gruppo dominante lasci la maggioranza dei titoli accademici ai dominati, cosa che non potrà non avere conseguenze sulla posizione degli uomini nella società in un arco temporale relativamente breve.
Vede l’uso che del corpo femminile viene fatto dalla pubblicità, non vede il continuo martellamento mediatico antimaschile da anni in crescita su tutti i media: ciò esattamente come capita alla maggior parte degli uomini.
Quindi direi che sia uomini che donne vedano più o meno esattamente il tipo di realtà che è “opportuno” essi vedano.
La motivazione dell’”invidia” credo ci sia (e ci sia stata) ma penso si tratti di invidia per una posizione sociale più a vantaggio degli uomini nel passato. Credo d’altronde che una analoga invidia sia motore necessario per la rimozione anche delle differenze di classe (noto come spesso Il nostro “amato” leader abbia fatto riferimento all’invidia come motivazione malvagia delle classi subordinate nei confronti dei “ben riusciti”).
Il punto è che si finisce spesso per desiderare semplicemente di prendere il posto dell’invidiato (sociale o sessuale), di sostituirsi a lui nella posizione dominante invece di aspirare a qualcosa di umanamente più degno.
Come potrebbe essere altrimenti? Gente asfissiata fin dall’infanzia da logiche di competizione, di sfruttamento e di sopraffazione con difficoltà possono possedere sistemi di interpretazione della realtà alternativi.
Non ne farei, quindi, un problema di “cattiveria” femminile o di stupidità maschile quanto piuttosto di “cecità” umana di fronte alla verità.

Alessandro 6:55 pm - 27th novembre:

Quando si parla di giornalisti, uomini famosi e delle posizioni che assumono, occorre sempre tenere in considerazione due aspetti essenzialmente: la vulgata dominante e il tornaconto personale, perchè in pochi hanno il coraggio di esprimere le proprie idee su temi assai caldi, come vanno considerati quelli del rapporto tra i sessi. Io stesso, che pure non faccio minimamente parte delle categoria suddetta, avrei molte difficoltà, trovandomi per esempio in un convegno su uno di questi temi, ad esprimere le idee che qui scrivo, perchè rischierei il linciaggio verbale, oltre probabilmente a un danno professionale. Insomma, ci vogliono “due palle così” oggi per assumere pubblicamente posizioni che vadano contro il pensiero dominante sulle tematiche che in UB si trattano. Evidentemente Michele Serra, per il resto ottimo giornalista, non possiede queste doti, oppure, e anche questo è possibile, è talmente immerso nella vulgata dominante che non si rende conto di quanto le sue posizioni siano forzate( il fatto che ci siano poche donne nei posti di potere lo attibuisce alla discriminazione di genere, cosa che è tutta da dimostrare), o ancora ritiene che visto che il vento soffia da una parte risulta sciocco procedere controvento.

Marco 8:02 pm - 27th novembre:

Sono discriminate sempre e ovunque…
@@@

http://www.corriere.it/cronache/10_novembre_26/uomini-belli-lavoro_ff7234a4-f966-11df-a6ac-00144f02aabc.shtml
Ricerca Usa pubblicata sul NYTimes
Gli uomini belli trovano più lavoro
Dallo studio emerge che quelle più penalizzate nella ricerca lavorativa sono le donne carine

In tempi di crisi trovare un nuovo impiego è davvero dura. Lo sa bene chi di questi tempi frequenta i job-center e le agenzie per il lavoro sparsi nelle città del Belpaese. Tuttavia, come attesta l’ultima ricerca scientifica condotta dai ricercatori Bradley J. Ruffle, della Ben-Gurion University e da Ze’ev Shtudiner dell’Ariel University Center, esiste una categoria di lavoratori più fortunata di altre: gli uomini belli. Quest’ultimi, secondo il recente studio pubblicato sul New York Times avrebbero meno problemi a trovare un impiego rispetto agli uomini con un aspetto “normale” e soprattutto alle donne carine che invece sarebbero discriminate proprio per il loro aspetto fisico gradevole.

CURRICULUM – I due ricercatori hanno risposto a 2.656 offerte di lavoro, spedendo due curriculum vitae per ciascuna proposta d’impiego. I due candidati che si proponevano per ogni lavoro avevano praticamente la stessa esperienza professionale, ma nel primo CV non vi era la foto dell’aspirante lavoratore, mentre nel secondo c’era sempre la fotografia del candidato che di volta in volta aveva l’aspetto di un bell’ uomo, di una donna attraente e di un uomo con un aspetto comune. I candidati che hanno ricevuto la maggior parte delle risposte sono stati gli uomini belli. Il rapporto tra uomini belli e candidati senza volto è di due a uno: per ogni candidato senza volto richiamato dalle agenzie di lavoro, ce ne sono almeno due belli presi in considerazione dagli stessi job-center. Amy Reiser, noto “cacciatore di teste” di Minneapolis, pagato dalle più importanti aziende americane per assumere e licenziare dipendenti, afferma che una società non recluterà mai un impiegato solo perché è bello. Tuttavia conferma al settimanale texano “The Examiner”: «Se ci sono due candidati con la stessa esperienza professionale, quasi sempre sarà scelto quello più carino».

LE DONNE DISCRIMINATE – Dallo studio si evince che le meno fortunate nella ricerca lavorativa sono le donne carine. I membri del gentil sesso richiamati dalle agenzie sono per lo più donne che non hanno messo la loro foto sul CV. Le meno contattate, invece, sono quelle carine. Secondo i due ricercatori la causa dovrebbe essere ricercata nella gelosia delle selezionatrici che non amano lavorare nella stessa azienda con “rivali troppo avvenenti”. Tuttavia altri dati possono consolare le donne belle. Secondo un vecchio studio, pubblicato sulla rivista americana Slate, le ragazze carine, una volta trovato lavoro, ottengono più facilmente un aumento salariale rispetto alle colleghe “brutte e sovrappeso”

Francesco Tortora
26 novembre 2010

Marco 9:31 pm - 27th novembre:

Mah, io non sono molto convinto della tesi secondo cui uomini e donne vedano la stessa realtà.
Concordo con mik riguardo alla cecità umana, ma a mio avviso c’è del vero anche in quello che dice Daniele, in merito alla limitatezza degli uomini medi in materia di “guerra dei sessi”. E’ chiaro che non so dire quanto questo dipenda dalla natura e quanto dalla cultura, ma il fatto rimane.
Allo stesso tempo sono dell’opinione (discutibile, ok) che quegli uomini (pochi) che giungono a comprendere certi fenomeni, posseggano una consapevolezza nettamente superiore a quella delle donne.
Credo che questo sia dovuto al fatto che essere uomini è per molti aspetti più tragico che essere donne.

Rino 9:36 pm - 27th novembre:

Avevo letto le due lettere ed il commento inqualificabile di M. Serra, intelligente e versato nella scrittura e al tempo stesso conformista sino allo zerbinismo. Avevo anche abbozzato un commento da mettere nel mio blog.

Daniele ha letto con taglio giusto entrambe le lettere. Perciò si è arrabbiato.

Si noti quella della fanciulla. Inizia con una smaccata autocelebrazione delle sue doti intellettuali. Una smargiassata da demolire di botta per sé sola. Da quando in qua una persona si sente autorizzata a cantare le proprie lodi? Da quando in qua queste vergogne sono lecite? Si potrebbe dire che ciò è stato sdoganato dal Narciso che ci Governa. Ma questo autopeana femminile precede l’avvento del Sig. B.

“Intelligente e capace” dice di sé la superba.
Convinzione fondata su che? Sui voti.
Infatti la saputella da cosa deduce di essere brillante se non dai risultati scolastici? Ma come, adesso i voti sono diventati (anche per M. Serra) un parametro dell’intelligenza. Ma la storia della Sx non diceva che i voti non indicavano altro che la classe sociale di provenienza? M. Serra se l’è dimenticato o non ha mai letto “Descolarizzare la società” di Ivan Illich o non sa nulla di classi sociali. Bravo.

Che il successo scolastico sia determinato dalla classe sociale lo sa persino Luca di Montezemolo, che diceva apertamente (pochi mesi fa) che è ora di superare questo stato di cose (figuriamoci!).
Ma M. Serra non lo sa. E la presuntuosa meno ancora.
Sa di essere brillante e capace e purtroppo anche bella. Che sfiga! Ma non si era giurato che qui fanno strada solo le gnocche e che le cesse vengono emarginate?

Sa di essere capace. A fare cosa, se sin qui non ha che studiato.
Ha organizzato una caccia al tesoro? Una gita in montagna per 20 persone? Ha gestito un magazzino, organizzato un ufficio, preparato il lavoro ad altri, risolto problemi fiscali, gestito la contabilità di un idraulico, allenato una squadra?
Cosa ha fatto costei? Ha ripetuto in piedi quel che aveva imparato stando seduta. Nondimeno pontifica e denuncia le discriminazioni che l’hanno colpita. Dove? Quando? Come?

Quelle che la colpiranno sono certe. A lei, che merita un posto da dirigente da qualche parte, una sedia in un CDA , il futuro riserva stipendi inferiori, discriminazioni di carriera e l’insulto quoditiano della speculazione maschile sul corpo femminile.

E M. Serra che fa? Striscia e asseconda, facendo sue tutte le balle delle statistiche e delle interpretazioni femministiche.

Mi pongo una domanda: quante sono le ragazze delle ultime generazioni presuntuose, saccenti, boriose e pretenziose come questa? E’ un bel prolema. Perché se sono la maggioranza vuol dire che sono milioni e che è con simili Erinni che i giovani maschi avranno (e hanno già) a che fare.

Da queste ci aspettiamo umiltà (=intelligente intelligenza), ascolto, attenzioni? Cura, sensibilità e rispetto?
Sono queste le depositarie della “dimensione dell’accoglienza” nel XXI secolo?

Brrr….

Quanto a Serra, lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti.

RDV

sandro 12:30 am - 28th novembre:

La spocchia femminile è la diretta ed ineludibile conseguenza dell’ idolatria maschile.
Eliminata la seconda, sparirebbe pure la prima.
Le donne hanno un punto debole: il loro ego.
La cosa peggiore che un uomo può fare loro è non cagarsele manco di striscio.
Continueranno a comportarsi da impunite finché ci saranno uomini che gli sbavano dietro.
Personalmente il loro atteggiamento non mi sfiora neppure: qualunque cosa facciano, semplicemente le ignoro. Loro capiscono che la mia non è una posa e non c’è trippa per gatti, si regolano di conseguenza e io mi risparmio un mucchio di rotture di coglioni.
Non vale la pena ascoltarle: sanno solo “chiagnere e fottere”.
Quando ti rivolgono la parola è solo perché vogliono ottenere qualcosa da te: ogni loro parola ha sempre come scopo quello di manipolare qualcuno.
Io ormai le conosco, e, proprio perché le conosco, ho imparato ad evitarle. Rapportarmi con loro non mi ha mai portato nulla di buono.
Del resto non potrebbe essere diversamente: loro seguono il principio della massima espansione, occupano militarmente la vita degli uomini e scassano il cazzo finché non riescono a mettergli il guinzaglio, e se non ci riescono se ne vanno sbattendo la porta.
Come potrebbe mai venire fuori qualcosa di buono dal rapportarsi con soggetti siffatti?
Al massimo possono rovinarti l’ esistenza.
Io di vita ne ho una sola, e dal mio punto di vista vale un pò di più del buco che loro hanno in mezzo alle gambe.

Marco 10:12 am - 28th novembre:

@ Rino -
Mi pongo una domanda: quante sono le ragazze delle ultime generazioni presuntuose, saccenti, boriose e pretenziose come questa? E’ un bel prolema. Perché se sono la maggioranza vuol dire che sono milioni e che è con simili Erinni che i giovani maschi avranno (e hanno già) a che fare.

Da queste ci aspettiamo umiltà (=intelligente intelligenza), ascolto, attenzioni? Cura, sensibilità e rispetto?
Sono queste le depositarie della “dimensione dell’accoglienza” nel XXI secolo?
@@

Rino, io non ho vent’anni ma trentasei, però posso assicurarti che nella stragrande maggioranza dei casi le mie coetanee sono proprio come le descrivi tu: presuntuose, saccenti, boriose e pretenziose, nonché convinte di avere “una marcia in più” a letto e nella vita.
Perciò immagina un po’ cosa possono essere le odierni ventenni…

sandro 11:09 am - 28th novembre:

“Perciò immagina un po’ cosa possono essere le odierni ventenni”
__________
Ventenni trentenni o quarantenni non c’è differenza: sembrano fatte con lo stampo.
Forse l’ ultima generazione di donne decenti è stata quella di mia madre, che di anni ne ha settanta.
Almeno avevano uno straccio di rispetto per gli altri.
Dai sessanta in giù io meno le vedo meglio sto.

armando 1:18 pm - 28th novembre:

Ve la ricordate l’immagine con cui la direttora Concita De Gregorio, pubblicizzava la sua nuova Unità (Il giornale, ex glorioso, fondato a Gramsci)?
Era un bel culo di donna avvolto in strettissimi jeans con la copia dell’Unità che sbucava dalla tasca posteriore.Non ricordo la didascalia ma il senso era chiaro. E ora Michele Serra pontifica quelle cazzate fatte di luoghi comuni disarmanti. Ma che lo andasse a dire alla sua amica Concita.
E’ inutile tentare di far ragionare questa gente. Sono sordi, ciechi, opportunisti e in mala fede.

Fabrizio Marchi 1:44 pm - 28th novembre:

“E’ inutile tentare di far ragionare questa gente. Sono sordi, ciechi, opportunisti e in mala fede”. (Armando)
Me lo chiedo da anni e non trovo risposta. Se cioè siano lucidamente e coscientemente in malafede (alcuni sicuramente) oppure credano veramente in quello che affermano. E’ un nodo che non riesco a sciogliere. Non che abbia importanza dal punto di vista pratico, sia chiaro, però sorge spontaneo chiederselo…
In entrambi i casi, per ragioni diverse, è comunque grave. Non so quale delle due ipotesi augurarmi…
Fabrizio

mik 3:07 pm - 28th novembre:

La società Goldman Sachs ha dedicato negli ultimi anni molti studi sul presunto miglioramento delle performances aziendali nel caso di una maggiore presenza femminile nei CdA. E’ la stessa società ad essere stata trascinata in tribunale da alcune dipendenti per comportamenti discriminatori nei confronti delle donne.
Alcuni sono evidentemente in malafede: molti politici pronti a magnificare i vantaggi della presenza femminile nei centri decisionali per trarne consenso e un’”aureola” progressista ma che si guardano bene dall’agire di conseguenza, cominciando a lasciare le loro cariche a donne.
Nella maggior parte dei casi credo che non vi sia una chiara consapevolezza. E credo che ciò sia non una novità ma lo stato normale della maggior parte delle persone in ogni epoca.
Quanti lavoratori dipendenti si sentono “schiavi salariati” oggi ?
Le donne odierne stanno diventando sempre più arroganti ? Sono decenni che si sentono raccontare la loro “superiorità” in tutto e per tutto; nello stesso tempo più si riducono i campi in cui erano svantaggiate nel passato e più aumentano le situazioni di privilegio di cui godono e più si assiste ad un intensificarsi della falsificazione mediatica della realtà presentata come costantemente oppressiva nei confronti delle donne. Ne viene fuori una donna (specie tra le giovani) sempre più convinta di appartenere ad una “razza” superiore oppressa oggi come ieri dal “maschilismo” di uomini che, dal canto loro, vengono indottrinati fin dall’infanzia a considerarsi inetti, stupidi, inadeguati e intrinsecamente malvagi.
Ho visto recentemente l’ultimo film di Luc Besson tratto da un fumetto dove l’elemento più interessante era il modo di rappresentare i personaggi femminili e maschili: una protagonista dal carattere molto deciso, sempre vincente, sostanzialmente sprezzante nei confronti degli uomini e piena di caldi sentimenti per la sorella invalida contrapposta a personaggi maschili insicuri, stupidi o ridicoli.
Quanti hanno notato il sessismo implicito in ciò ? Credo ben pochi. Quelli a cui ho cercato di farlo notare hanno minimizzato al più la cosa prendendo il tutto come un “simpatico” scherzo: immaginiamo se questo “simpatico” scherzo venisse rivolto verso altri soggetti quali reazioni indignate provocherebbe.
La ragazza dell’articolo riportato da Daniele mi sembra un esempio di questo atteggiamento: convinta (perchè è stata convinta) a considerarsi la “creme” e nello stesso tempo certa di vivere in uno stato di oppressione.
Poi è chiaro che a furia di sentirsi dire e dirsi di essere il meglio in tutto si finirà sempre più per pretendere fette sempre maggiori della torta, ben oltre la metà: per questo il parlare di eguaglianza da parte loro non deve trarre in inganno.
Ma in quanto ad una chiara consapevolezza di quanto sta realmente accadendo, credo che ne abbia tanta quanta gli uomini contemporanei sul progressivo ridursi dei loro spazi di libertà e dignità.

Rino 4:42 pm - 28th novembre:

Silent Hill
>>
…questi giovani 20enni scoppierebbero a ridere in faccia alle simpatiche autrici dicendo ” ma che cazzo state blaterando ” .
>>

Sul tema ieri avevo spedito un post che non è pervenuto.
Riprendo spunto da quanto sotto:

Mik:
>>
Quelli a cui ho cercato di farlo notare hanno minimizzato al più la cosa prendendo il tutto come un “simpatico” scherzo:
>>

Gli uomini ridono perché non sono autorizzati a …piangere.
Sono costretti a buttarla sul ridere, a vedere sempre il lato ironico, specie quando non c’è, in tutto ciò che viene detto e fatto contro di loro. Non possono dichiararsi offesi né pubblicamente né dentro di sé per il motivo che, per farlo, devono ammettere di essere vulnerabili e quindi feriti.

Così invece stanno chiusi nel bunker di un orgoglio che più autolesionista non si potrebbe. Niente è più dannoso di questo atteggiamento machista, di questo puntiglio, di questa maschera da proteggere ad ogni costo, ad onta di tutte le sue nefaste conseguenze.
Questo atteggiamento viene sostenuto sul piano pubblico: “Non ti sarai mica offeso, povero maschietto…!”

Questo conflitto è davvero unico e singolare: c’è una parte che si vergogna di combatterlo.
Se tu deridi un maschio nero, ebreo, meridionale, (o veneto*) in quanto tale, quello non ride, non ostenta indifferenza. Capisce dove conduca la svalutazione e non teme di offendersi e di farlo sapere.

Puoi però offenderlo in quanto maschio: allora fa il macho e sghignazza. E’ superiore a certe cose lui…

Quando i maschi la smetteranno di ridere di fronte al pestaggio morale quello sarà l’inizio della rinascita. Per questo in Qmdt ho messo giù un paragrafo dal titolo: “Imparare ad offendersi”.

Campa cavallo…

RDV

* La settimana scorsa il presidente del Veneto, Zaia, ha inveito contro i redattori di un libro scolastico in cui i veneti venivano definiti “imbranati” e ne ha chiesto la correzione.
Se riuscissimo a fare altrettanto per tutti i testi che parlano male dei maschi e con aggettivi ben diversi da “imbranato”… ce ne sarebbe di carta da macerare…

Luca 5:23 pm - 28th novembre:

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Mi pongo una domanda: quante sono le ragazze delle ultime generazioni presuntuose, saccenti, boriose e pretenziose come questa? E’ un bel prolema. Perché se sono la maggioranza vuol dire che sono milioni e che è con simili Erinni che i giovani maschi avranno (e hanno già) a che fare.

Da queste ci aspettiamo umiltà (=intelligente intelligenza), ascolto, attenzioni? Cura, sensibilità e rispetto?
Sono queste le depositarie della “dimensione dell’accoglienza” nel XXI secolo?
Brrr…. (Rino)
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Rino, una domanda: secondo te qualità come umiltà (=intelligente intelligenza), ascolto, attenzioni, cura, sensibilità e rispetto, sono intrinseche o più che altro indotte nelle donne ? Personalmente propendo per la seconda ipotesi. Scrivo questo perché io, nel corso della mia vita, ho avuto modo sia di visitare altri Paesi (per piacere, non per lavoro) che di conoscere (in tutti i sensi) donne non italiane e non occidentali – soprattutto sudamericane -.
Ebbene, notando l’aggressività delle latine, che pur non sapendo neppure cosa è stato il ’68 e il movimento femminista statunitense-anglosassone-italiano, non si fanno assolutamente problemi sia ad alzare le mani che a mandare affanculo un uomo, sono giunto alla conclusione che le donne gentili e educate che io stesso ho conosciuto da bambino, erano – e sono – solo un mero prodotto della cultura italiana-cattolica-finto-patriarcale.
E lo stesso discorso credo valga (valeva?) per certi Paesi islamici e orientali in genere.

Luca 5:30 pm - 28th novembre:

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Ho visto recentemente l’ultimo film di Luc Besson tratto da un fumetto dove l’elemento più interessante era il modo di rappresentare i personaggi femminili e maschili: una protagonista dal carattere molto deciso, sempre vincente, sostanzialmente sprezzante nei confronti degli uomini e piena di caldi sentimenti per la sorella invalida contrapposta a personaggi maschili insicuri, stupidi o ridicoli.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Io credo che l’elemento “più interessante” sia proprio Luc Besson, che se non vado errato è un uomo ?? di 51 anni…
Credo proprio che grandi registi come Sergio Leone si stiano rivoltando nella tomba e chiedendo:
“Ma che cazzo è successo in questi ultimi ventun anni?”
(Leone morì nell’ ’89).

Luca 5:34 pm - 28th novembre:

Vi segnalo questo articolo risalente al 4 aprile del 2003.
http://www.clicmedicina.it/pagine%20n%205/maschio_italiano.htm
Anno I – n°5 – 29.04.2003 Pagine Nazionali

Il maschio italiano…un masochista
clicMedicina – redazione@clicmedicina.it

Il maschio? Ama soffrire, essere maltrattato, si ‘accende’ se la partner della vita domina su di lui.

E’ questa la figura del maschio italiano che esce da uno studio condotto dall’EPPA, l’associazione degli psicologi e psicoterapeuti europei (che comprende professionisti di Italia, Spagna, Inghilterra, Francia, Germania e Svezia). Gli italiani sono i più masochisti del Vecchio Continente…

Lo studio compara il comportamento sessuale in sei Paesi europei e i nostri connazionali maschi (2 mila casi analizzati di uomini tra i 25 e i 45 anni) risultano i più attratti dalle donne violente e autoritarie (38%). Seguono gli spagnoli (32%) e i francesi (26%). Nel mondo protestante questo fascino viene meno: in Svezia gli amanti della donna dominante si attestano al 18%, in Germania al 20% e in Inghilterra al 16%. Lo studio ha evidenziato inoltre che le donne che maltrattano i mariti possono contare su un indice di fedeltà che supera il 62%. Gli psicologi non si stupiscono. Per l’autore della ricerca, il professor Massimo Cicogna, presidente dell’EPPA: “L’Italia è una società da sempre fondata su un finto patriarcato. L’onnipresenza femminile si percepisce nel fenomeno tutto italiano del mammismo. Purtroppo – prosegue Cicogna – questa invadenza si traduce anche in un’iperpresenza emotiva che rende i ragazzi italiani tra i più dipendenti nel mondo dalle proprie famiglie come certificano i dati relativi all’autonomia dei figli”.

sandro 6:12 pm - 28th novembre:

“Me lo chiedo da anni e non trovo risposta. Se cioè siano lucidamente e coscientemente in malafede (alcuni sicuramente) oppure credano veramente in quello che affermano”
_____________
Adeguarsi alla vulgata corrente paga, andare controcorrente ha un prezzo.
Sta gente c’ha il culo straparato, non si danno sicuramente addosso da soli: il conto lo pagano altri.
Dalle mie parti questo modo di fare si chiama “fare i gay col culo degli altri”.

Silent Hill 7:26 pm - 28th novembre:

Rnio
Gli uomini ridono perché non sono autorizzati a …piangere

>>>>>>>>>>>

Rino, concordo con tutto quello che hai scritto ( grande non sbagli mai su ste cose :) ) , però io intendevo un altro senso : i miei coetanei ( perlomeno la maggior parte ) non ridono perchè non possono piangere, ma proprio per scherno di fronte a belinate simili . Per dire ” ma guarda te povera idiota che crede ancora a ste cose” .

Fabrizio Marchi 9:43 am - 29th novembre:

Il tuo ultimo commento,Mik, che condivido (e si riallaccia alle considerazioni dell’ultimo post di Rino), è molto stimolante e mi ha fatto venire alla mente il celebre libello dell’abate Sieyes, “Che cos’è il terzo Stato”, che può essere considerato il Manifesto politico della Rivoluzione Francese.
Il libro inizia proprio con questa frase (divenuta l’emblema della borghesia in procinto di assumere il potere politico) :” “Che cos’è il Terzo Stato? Tutto. Che cos’è stato finora nell’ordinamento politico? Nulla. Che cosa desidera? Diventare qualcosa”.
Mi pare che il paradigma, sotto certi punti di vista e con un bel volo di fantasia, possa essere applicato alla questione femminile (e maschile) e che le donne si sentano (o siano state messe in condizioni di sentirsi) o vogliano sentirsi proprio come quella borghesia che era “tutto” ma non aveva ancora direttamente nelle sue mani il potere politico. Mi sembra che la sindrome di cui sono “vittime” e da cui sono oggi pervase abbia alla radice quello stesso modo di interpretare la realtà, mutatis mutandis.
Questo è stato possibile grazie a decenni di sistematico martellamento, palese e/o subliminale, che ha avuto come risultato proprio quello che evidenziavi tu. Le donne, come genere, sono state convinte di essere migliori degli uomini e proprio per questa ragione discriminate, messe all’angolo ed espropriate di ogni possibilità di incidere sulla realtà, oltre che del potere politico.
Badate bene, perché la differenza è sottile ma sostanziale. Non gli è stato detto:”Voi siete oppresse e sfruttate e quindi dovete ribellarvi a coloro che vi sfruttano e vi opprimono”. Il che sarebbe sacrosanto, e lo è stato laddove(non nell’attuale sistema, è chiaro) effettivamente alcune donne (non tutte, non le aristocratiche, non le borghesi,) hanno vissuto condizioni di subordinazione (come d’altronde la grande maggioranza degli uomini,ovviamente). Gli viene detto e gli è stato detto per decenni:”Tu, donna, in quanto tale, sei migliore degli uomini, hai qualità e peculiarità che loro non hanno e non potranno mai avere perché non gli appartengono, sei portatrice di valori altri che potranno addirittura cambiare il modo di stare al mondo dell’umanità intera. Tu sei addirittura immune dalla violenza che non ti appartiene perchè non sei neanche in grado di concepirla. Perché la violenza è maschile. E quindi, partendo da questo presupposto, se non concepisci la violenza, è logico e conseguente che non ti appartiene neanche il concetto di dominio, di potere dell’uomo sull’uomo, o dell’uomo sulla donna, che è invece caratteristica peculiare dei maschi, per i quali il potere, il dominio e la violenza sono di fatto iscritti nel loro codice genetico. Quindi solo tu, per queste tue caratteristiche, potrai finalmente costruire quell’ordine nuovo che gli uomini non sono stati capaci di realizzare perché oggettivamente impossibilitati a farlo”.
Ora io l’ho enfatizzata e banalizzata, per brevità, è ovvio, ma la sostanza è questa. L’hanno chiamata “specificità di genere”. Si scrive in questo modo ma in realtà si deve leggere “superiorità di genere”, anche se si guardano bene dall’affermarlo, per ovvie ragioni.
Appare quindi evidente, partendo da questo assioma, che è diventato, con il passare del tempo, sentire diffuso e cultura dominante, quale possa essere il sentimento profondo della grande maggioranza delle donne, tuttora convinte di essere vittime di una doppia ingiustizia. Non appunto quella di essere “solo” oppresse, ma quella di essere migliori dei loro oppressori e proprio per questa ragione, oppresse.
Al contempo, come abbiamo detto, sul versante opposto, gli uomini (la loro grande maggioranza)sono stati sottoposti ad un vero e proprio lavaggio del cervello che, oltre a colpevolizzarli, li ha convinti di essere inadeguati e incapaci di stare al passo con le sorti magnifiche e progressive del genere femminile.
Un vero capolavoro di ingegneria psicologica e culturale, va riconosciuto, che richiede una capacità di risposta adeguata e altrettanto sofisticata.
Che naturalmente ancora non c’è ed è ben al di là da venire.
Lavoriamo.
Fabrizio

Marco 1:45 pm - 29th novembre:

Però il lato “comico” della questione è questo (e sicuramente altri lo hanno già evidenziato prima di me): come avrebbero fatto degli “inferiori” a sottomettere delle “superiori” ?
Solo in virtù della superiore forza fisica? Beh, ma se è per questo anche i leoni, le tigri, i gorilla o gli elefanti sono fisicamente superiori agli uomini, ma non mi risulta che dominino il mondo… Anzi.

armando 2:37 pm - 29th novembre:

Concordo con quanto scrivono Mik e Fabrizio. Le donne si convoncono, fin da bambine, di essere superiori agli uomini perchè questo è ciò che viene loro detto costantemente. Viceversa, ovviamente, per i maschi. Un solo esempio: da sempre le ragazze hanno avuto rendimenti scolastici superiori a quelli dei maschi. Sia perchè più studiose o secchione, mentre i maschi adolescenti si “perdono” dietro al calcio e alla gnocca per l’esplosione testosteronica. E poi perchè, cosa altrettanto nota, le ragzze hanno uno sviluppo psicofisico più rapido dei ragazzi, i quali però recuperano il gap col tempo (e con gli interessi). Un tempo però, e mi ricordo benissimo quanto dicevano o lasciavano intedendere le stesse insegnanti, tutto ciò era pacifico. Non destava scandalo e non c’erano classifiche per sesso. Gli insegnanti più intelligenti e consapevoli, pensavano piuttosto a individuare il metodo didattico più opportuno per gli uni e le altre, che spesso differiva.
Ora invece, dato per scontato che le metodologie didattiche devono essere uguali (e visto la prevalenza di donne sono necessariamente quelle più adatte alle femmine), da un buon voto si deduce una superiorità intellettiva. Lo stesso accadeva ancora più a monte per i bambini in età pre-scolastica, laddove oggi è dato ascoltare genitori che dicono tranquillamente di due fratelli: “lei è più sveglia. E’ femmina”.
E’ così, prima ancora che per la pubblicità e i pomposi articoli idioti di tanti pennivendoli (tutte cose che seguono e contribuiscono a ingenerare quelle false convinzioni), che si formano i convincimenti. E’ il maintrean in cui siamo immersi. Tanto immersi che idioti patentati come Serra & Co. mancano si accorgono del loro profondo e insanabile masochismo, che però si accoppia anche con una altrettanto evidente mala fede. Perchè tutti quelli (politici, giornalisti, intellettuali, manegers etc) che pontificano sulle donne superiori e quindi represse nella possibilità di farsi valere per la loro capacità, se fossero coerenti e in buona fede divrebbero fare una sola cosa: dimettarsi, lasciare i cadreghini alle loro mogli amanti fidanzate così migliori di loro e ritirarsi a vita privata, fare i casalinghi, i domestici, e via servendo. Solo così sarebbero credibili almeno sul piano personale (non certo su quello oggettivo). Ma stiamo tranquilli. non lo faranno mai. Se non quando avranno il benservito proprio dalle loro venerate. Oppure, ci spero ma non ci credo, finchè non saranno cacciati da altri uomini finalmente rinsaviti.

Fabrizio Marchi 2:42 pm - 29th novembre:

Il punto non è questo, Marco, altrimenti ci imbarchiamo in discorsi che lasciano il tempo che trovano sui concetti di presunta inferiorità o superiorità dell’uno o dell’altra…minchiate…
Il discorso è un altro. Si è cominciato da questioni che avevano, in parte (ho detto in parte), anche un loro fondamento (nessuna ideologia sarebbe credibile se non ne avesse qualcuno) e da lì, con il tempo, si è arrivati a costruire un paradigma, che è quello dominante e che conosciamo benissimo. Non è la prima volta che un fenomeno di questo genere accade nella storia. Sono stati tanti e diversi i processi storico-politici iniziati in un modo, proseguiti in un altro e trasformatisi in altro ancora. Così come quelli che hanno caratterizzato il passaggio da un’epoca a un’altra. Mi pare di poter dire che siamo nel pieno di una fase di questo tipo, non ancora ultimata, purtroppo. Ne vedremo ancora delle belle (si fa per dire…). Mi riferisco naturalmente a quel processo che vede sostanzialmente la messa all’angolo e la marginalizzazione del genere maschile, a partire naturalmente da quelli che noi abbiamo definito come “uomini beta”, cioè il nuovo proletariato maschile delle società contemporanee cosiddette complesse.
Un’”operazione” che naturalmente si inserisce all’interno di altri processi sociali, economici e culturali, strettamente collegata ad essi fino a diventarne l’asse centrale e strategica. So che quando mettiamo mano a questi argomenti c’è qualcuno, a “destra” come a “sinistra”, che ci accusa di essere degli “acchiappa fantasmi” , e ci suggerisce di mettere a riposo la nostra fantasia o di leggere meno fumetti di fantascienza, ma questo è quanto sta accadendo, a mio parere. E non ho timore di essere preso per visionario.
Quando, e ciò accadrà fra breve, i figli si potranno fare in vitro, in provetta o in laboratorio, e anche il “comando politico” sarà anch’esso gestito direttamente da donne (le quote rosa sono le prove tecniche di trasmissione, il più deve ancora venire), la frittata sarà fatta e un nuovo ordine dominerà sul pianeta. Un nuovo ordine “capitalista-consumista-femminil-femminista” (altro che femminismo figlio del Comunismo…mi viene da ridere…lasciamo stare va…).
E allora, forse, quegli stessi che oggi ci deridono, a “destra” come a “sinistra”, si dovranno ricredere.
Ma rischia, come purtroppo temo, di essere troppo tardi, e sarà una ben magra consolazione.
Fabrizio

Alessandro 3:34 pm - 29th novembre:

Pienamente d’accordo con quanto scrivi, Fabrizio. Il fatto che si diffondano certe convinzioni è probabilmente causato anche dal fatto che sono funzionali allo status quo. Prendiamo due dei principali cavalli di battaglia del femminismo o neo femminismo, ossia la scarsa rappresentatività femminile nei posti apicali e la differente retribuzione tra uomini e donne a parità di mansione lavorativa. Parto da quet’ultimo punto. Perchè qualche pezzo grosso che ne so del sindicato o della politica non prende la parola per smontare questa leggenda metropolitana? Non è solamente il timore di andare contro la vulgata dominante, l’anticonformismo ha sempre un costo, ma è anche il fatto che tutto sommato a chi sta in alto conservare la situazione attuale non dispiace affatto. Crerare ostilità tra uomini e donne ( “è l’uomo l’ostacolo al raggiungimento del proprio successo professionale” ) significa dividere quel fronte di opposizione , di contrasto agli equilibri di potere attuali, di natura clientelare-classista, il quale se fosse compatto potrebbe davvero incidere nella società attuale. Stesso discorso per quanto riguarda il primo punto: chiunque abbia fatto politica o sindacato sa perfettamente che le donne tendono a evitare in numero maggiore degli uomini mansioni di quella natura, preferendo occupazioni meno “stressanti”. Ciò spiegherebbe il diverso numero di presenze femminili e maschili nei posti di comando. Va inoltre tenuto in considerazione che la Confindustria e il più importante sindacato italiano sono oggi guidati da due donne, una prova in più dell’infondatezza di quel terorema, che vuole le donne tenute alla larga dai posti che “contano” dagli uomini. Ma perchè nessuno prende la parola per affermare queste verità? Si vede che è preferibile indirizzare l’attenzione, soprattutto delle donne, verso un avversario fittizio, piuttosto che spingere loro e tutti a prendere atto che il vero avversario non è l’altro sesso,ma la natura clientelare-classista di reclutamento delle classi dirigenti e non solo, e di conseguenza tutti coloro, in primis il femminismo o neofemminismo, che confonde le acque per poter semplicemente soddisfare il proprio desiderio revanscista, privando la società attuale di un vero fronte di opposizione popolare. Non è un caso che solo laddove il germe dell’ostilità e della contrapposizione tra i sessi non è stato ancora completamente instillato nella mente dei più, si osserva una lotta comune contro la reazione, vedasi movimento studentesco.
Ovviamente, come nel tuo caso Fabrizio, queste sono considerazioni di una persona che prende lucciole per lanterne :-) ))))

Leonardo 5:17 pm - 29th novembre:

Ho visto recentemente l’ultimo film di Luc Besson tratto da un fumetto dove l’elemento più interessante era il modo di rappresentare i personaggi femminili e maschili: una protagonista dal carattere molto deciso, sempre vincente, sostanzialmente sprezzante nei confronti degli uomini e piena di caldi sentimenti per la sorella invalida contrapposta a personaggi maschili insicuri, stupidi o ridicoli.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Io credo che l’elemento “più interessante” sia proprio Luc Besson, che se non vado errato è un uomo ?? di 51 anni…
Credo proprio che grandi registi come Sergio Leone si stiano rivoltando nella tomba e chiedendo:
“Ma che cazzo è successo in questi ultimi ventun anni?”
(Leone morì nell’ ’89).
<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<
I luoghi comuni nel cinema sul maschile e femminile ci sono sempre stati, oggi certe battute sulle donne non si fanno più, ma quello del regista è rimasto un mestiere maschile.

mauro recher 5:54 pm - 29th novembre:

@alessandro
Va inoltre tenuto in considerazione che la Confindustria e il più importante sindacato italiano sono oggi guidati da due donne, una prova in più dell’infondatezza di quel terorema
—————————————————————–
l’ho fatto presente io ,di questa situazione ,risposta “una goccia in mezzo ad un mare di maschilismo”
………………………………………………………………………..
ma passare per le vittime conviene sempre ,sopratutto quando non lo si è ,o meglio lo erano tempo addietro ,
per me la parolina magica che risolverebbe tutti questi problemi esiste e si definisce “meritocrazia” altro che quote rosa o come voleva un candidato a sindaco di milano 50-50 ———————-
credere di essere vittime e credere di essere migliori è la peggior combinazione che si possa ottenere,perchè tutto sfocia in una rabbia incontrollata ,ma basta prendere anche il calcio ad esempio ,quando si perde di solito si da la colpa all’arbitro ,difficilmente si riconosce la bravura dell’avversario ,di solito si dice ,senza quell’arbitro potevamo tranquillamente vincere ,la stessa cosa per il neofemminismo ,senza gli uomini si può tranquillamente vincere , non li fa fuori fisicamente ,ma li degrada iniziando dalla violenza sulle donne e via dicendo cosi da deviare “l’arbitro” che sarebbe poi ,l’opinione pubblica ,in un laconico “gli uomini ,tutti mascalzoni (per non dire peggio)”
tutto questo a scapito della bravura ,dell’impegno e anche della prediposizione che un essere umano ,uomo o donna che sia ,ha per fare bene…..
vero che le donne prendono voti più alti ,per i motivi che ha citato alessandro
ma a questo cito un anedotto raccontato da mio fratello
interrogazione di geografia , due ragazze interrogate tutto fila liscio ,come al solito ,ma ad un tratto l’insegnate gl idomanda cosa sono i meridiani e i paralleli ,scena muta perchè era fuori dalle “pagine di studio ” e sempre in ambito scolastico il vitimismo lo si esprime con il pianto di solito , mi ricordo che un compagno di mio fratello (io facevo una scuola tutta al maschile) teneva conto dei pianti ,in un giorno scrisse”oggi c’è stata una ecatombe” :)

Marco 6:51 pm - 29th novembre:

@ Fabrizio -
Il punto non è questo, Marco, altrimenti ci imbarchiamo in discorsi che lasciano il tempo che trovano sui concetti di presunta inferiorità o superiorità dell’uno o dell’altra
@@
Fabrizio, si trattava soltanto di una provocazione…
>
@ Fabrizio -
(altro che femminismo figlio del Comunismo…mi viene da ridere…lasciamo stare va…).
@@
Fabrizio, perdonami, ma io devo ancora capire dov’è che qualcuno ha testualmente scritto ciò.
Ovvero, mi è capitato di leggere altrove che il femminismo sarebbe fortissimamente colluso con la sinistra italiana (e non) piuttosto che con la destra (questo sì), ma che qualcuno abbia sostenuto che il femminismo è letteralmente figlio del Comunismo (quello con la c maiuscola), francamente non l’ho letto da nessuna parte. Non escludo che mi sia sfuggito, essendo arrivato ad occuparmi di certe questioni solo di recente.
Per il resto ho compreso benissimo quello che vuoi dire.

Fabrizio Marchi 8:31 pm - 29th novembre:

Infatti, Marco, su questo sito non lo ha mai sostenuto nessuno, ma in altri ambiti del movimento maschile è l’interpretazione ricorrente. In realtà sappiamo bene che le cose sono messe in modo estremamente più complesso. Tutt’al più, questo senz’altro, il femminismo nasce e si sviluppa nell’ambito della nuova sinistra radicale o radicaleggiante, figlia del ’68 e di quel periodo storico e subito dopo in quella liberal” mentre era completamente assente in quella storica, in tutte le sue tradizioni e correnti, nessuna esclusa.
Ma, come abbiamo spiegato più e più volte, i fenomeni storici si evolvono, mutano, a volte radicalmente, fino a diventare spesso completamente altro rispetto a quelle che erano le loro ragioni originarie. Proprio il femminismo, in tal senso, è emblematico.
Fabrizio

Rita 11:06 pm - 29th novembre:

vabbè… no comment

http://www.kila.it/archivio-notizie-in-primo-piano/la-violenza-fa-male-alla-salute.html

In undici capitoli, il volume analizza patologie e fattori di rischio maggiormente rilevanti per le donne, soffermandosi soprattutto sulle aree in cui la medicina di genere è ancora più giovane.
Una di queste è l’indagine sul ruolo dell’ambiente di lavoro, a tutt’oggi quasi inesplorato sul versante femminile in base al pregiudizio che infortuni e malattie professionali colpiscono molto più gli uomini. E’ al contrario dimostrato che proprio le donne risentono maggiormente delle condizioni di lavoro e subiscono patologie correlate allo stress lavorativo in misura più rilevante:

Alessandro 7:28 am - 30th novembre:

Il Progetto Kila ha un sogno, così viene riportato nel sito: che le pari opportunità siano uguali per TUTTI. Questa è la grande furbata di questo genere di associazioni/movimenti: spacciarsi in un movimento che si occupa di tutti, mentre in realtà non si è altro che un movimento di genere, con venature sessiste. In tanti la bevono, ma per fortuna non ancora tutti.

Marco 7:44 am - 30th novembre:

@ – a tutt’oggi quasi inesplorato sul versante femminile in base al pregiudizio che infortuni e malattie professionali colpiscono molto più gli uomini.
@
Da non credere… Questa è follia.

Rita 9:11 am - 30th novembre:

da notare che il riferimento è allo “stress” lavorativo, (si fa riferimento, oltre alle osteoarticolari, alle malattie cardiovascolari e PSICHICHE).

Al di là di tutte le considerazioni sul fatto che lo stress non sia da sottovalutare, resta inequivocabilmente un fattore di disagio molto più soggettivo che non il rischio di malattie la cui eziologia è certa (penso alla silicosi, tanto per fare un esempio) o agli infortuni.

Lo stress è la malattia dei paesi ricchi per eccellenza, quindi delle categorie di persone i cui bisogni, esigenze, problemi primari e più gravi sono soddisfatti tanto da darli per scontati.

Silent Hill 2:12 pm - 30th novembre:

rita
a tutt’oggi quasi inesplorato sul versante femminile in base al pregiudizio che infortuni e malattie professionali colpiscono molto più gli uomini.

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

L’autore di questa irritante frase mi dica qual’è il sesso di chi svolge i lavori più merdosi e rischiosi oggi in circolazione, grazie .

alessandra 5:53 pm - 30th novembre:

Concordo pienamente, Rita. Direi di più: i cosiddetti “dati” epidemiologici si basano, ovviamente, sui numeri di strutture e servizi sanitari, ma a nessuno viene in mente quanto sommerso ci possa essere per il fatto che gli uomini non si possono permettere di dichiararsi malati e chiedere aiuto. Penso soprattutto ai dati sulla prevalenza della depressione, nettamente femminile, e al fatto che per una donna è infinitamente più facile porre attenzione ai propri stati d’animo, definirsi bisognosa di aiuto (specialmente con la modalità depressiva), chiederlo e ottenerlo, senza per questo vedere minimamente intaccate né la propria autostima, né l’immagine socialmente accettata.

armando 6:42 pm - 30th novembre:

“E’ al contrario dimostrato che proprio le donne risentono maggiormente delle condizioni di lavoro e subiscono patologie correlate allo stress lavorativo in misura più rilevante”
E allora, viene da dire, se ne stiano tranquille a casa. Hanno voluto in tutti i modi lavorare come i maschi (si fa per dire, perchè i lavori peggiori non li vogliono proprio) e poi si lamentano di non sopportare quello stress che i maschi sopportano da millenni. Vuoi vedere allora che la divisione del lavoro del tempo che fu non era poi tanto oppressiva e cervellotica ma funzionale?
Lo so che i problemi sono più complessi, eppure …..

Simone M. 9:38 pm - 14th dicembre:

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=130706&sez=HOME_INITALIA
Numana, frana terreno: morti due operai

ROMA (14 dicembre) – Altre due vittime del lavoro. Due fratelli, Mario e Stefano Sciacca, di 65 e 61 anni, entrambi di Numana, titolari della ditta – la EdilConero – che stava effettuando i lavori sono morti a Numana, in provincia di Ancona, per il crollo di un terreno.

Gli Sciacca stavano facendo un allaccio alla rete fognaria dello stabilimento balneare La Perla, a circa 200 metri dalla battigia, e si trovavano a 2-3 metri di profondità quando una spalla della buca che avevano scavato ha ceduto, e i due operai sono stati travolti dal terriccio. Inutili i soccorsi.

Simone M. 6:41 pm - 18th dicembre:

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=131076&sez=HOME_INITALIA&ssez=CRONACANERA
Foligno, operaio muore nel cantiere
per la realizzazione di una galleria

ROMA (17 dicembre) – Un operaio è morto questa mattina in un incidente sul lavoro avvenuto all’interno del cantiere per la realizzazione di una galleria lungo il percorso Foligno-Colfiorito, compreso nel progetto della nuova tratta stradale Umbria-Marche.

La vittima, Rosario Lo Russo, aveva 58 anni ed era della provincia di Salerno. Nell’incidente, avvenuto in località Cifo, ha riportato lo schiacciamento toracico. Nello stesso cantiere stradale lavora anche il figlio dell’uomo, di 31 anni, che in quel momento era impegnato a poca distanza.

L’incidente è avvenuto intorno alle 8,30. L’operaio è stato travolto da una «centina» (la struttura in acciaio utilizzata per il consolidamento delle gallerie) che gli ha schiacciato il torace. L’allarme è scattato subito e sul posto, oltre ai carabinieri, sono giunti il personale medico del 118 e i vigili del fuoco.

Marco 4:34 pm - 24th dicembre:

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/10_dicembre_24/frascati-operaio-morto-magazzino-181139805382.shtml
MORTI BIANCHE
Frascati, operaio cade da tetto e muore
Ennesima morte bianca alla vigilia di Natale: la vittima, 35 anni, stava riparando la copertura di un magazzino

ROMA – Ennesima morte bianca nel Lazio. In un drammatico incidente a Frascati ha perso la vita alla vigilia di Natale un giovane operaio. Intorno alle 10 in via di Grotta Portella, un lavoratore romeno di 35 anni che stava eseguendo alcune riparazioni sul tetto di un magazzino merci è caduto da un altezza di 10 metri. Un momento di distrazione e, forse anche a causa della pioggia, l’uomo è scivolato piombando al suolo: l’operaio è morto sul colpo. Sul posto sono intervenuti gli uomini dell’ispettorato del Lavoro e la polizia del commissariato di Frascati.

Redazione online
24 dicembre 2010

Marco 8:41 pm - 24th dicembre:

Io solo negli ultimi due anni ho iniziato a prendere realmente coscienza di certe questioni, ma, da uomo, mi chiedo ogni giorno di più, se il sesso al quale appartengo sia veramente popolato da ebeti congeniti.
Me lo chiedo perché non è possibile che, in tutta Italia, non ci sia un giornalista (Fabrizio a parte) che non scriva le solite minchiate. E’ sconcertante dover constatare che solo qui (e in altri rari blog) si metta evidenza “l’altra verità”.
Ma altrettanto assurdo è il fatto che, anche nella vita di tutti i giorni, sia praticamente impossibile incappare in un uomo capace di buttar giù un ragionamento come si deve, in materia di lavoro maschile e femminile, nonché di relazioni fra i due sessi.
Va bene la propaganda, va bene il lavaggio del cervello, va bene tutto quello che volete, ma resta il fatto che i discorsi e i comportamenti degli uomini sono allucinanti.
@@@

http://diblas-udine.blogautore.repubblica.it/2010/09/29/le-donne-austriache-tra-le-peggio-pagate-in-europa/
Le donne austriache tra le peggio pagate in Europa

06.08.31 03 Villach, Infineon; Monika Kircher-KohlIn Austria il ministro della giustizia è donna. E sono pure donne al vertice dei ministeri della pubblica istruzione, della cultura, della ricerca scientifica e, occorre dirlo?, del ministero delle donne. Anche il ministero dei trasporti e delle infrastrutture – il più importante di tutti, perché gestisce il budget più alto, quello da cui dipendono le autostrade e le ferrovie austriache – è in mani femminili. È una donna anche a capo di Infineon, società di Villach, leader mondiale nella produzione di semiconduttori, con stabilimenti in tutti i continenti. E a presiedere la commissione incaricata a occuparsi dei casi di pedofilia la Chiesa austriaca ha scelto una donna, l’ex governatrice della Stiria. Andiamo a memoria, ma, se ci mettessimo d’impegno a tavolino a sfogliare giornali e annuari, ne troveremmo di rappresentanti del sesso cosiddetto debole in ruoli di primo piano nella politica, nell’economia, nella cultura della società austriaca!

Austria paradiso delle donne, dunque? L’apparenza inganna. A fronte di tanti esempi di successo, resta inconfutabile il dato statistico reso noto proprio ieri, secondo cui il divario di reddito fra maschi e femmine è sempre alto, a svantaggio delle seconde ovviamente. Come in Italia, anzi peggio che in Italia.

Conti alla mano, il reddito medio delle lavoratrici austriache è inferiore del 25,6% rispetto a quello degli uomini: 842 euro al mese. Se si prendono in considerazione anche le lavoratrici part time, il gap sale al 34,7%. In altre parole, gli uomini possono lavorare 94 giorni all’anno meno delle donne e avere lo stesso reddito. Questo traguardo si raggiunge proprio oggi, 29 settembre 2010, giornata definita “equal pay day”: significa che da oggi gli austriaci possono fare a meno di lavorare, mentre le austriache dovranno continuare a farlo fino al 31 dicembre, per avere lo stesso guadagno.

La forbice tra maschi e femmine si sta allargando sempre più, anziché rinchiudersi, e colloca l’Austria al penultimo posto della classifica europea, seguita soltanto dall’Estonia. Per invertire la tendenza la Camera del lavoro austriaca – che non è un’emanazione sindacale, come in Italia, ma una istituzione pubblica rappresentativa dei lavoratori dipendenti – propone: uguale stipendio per lo stesso lavoro, uguali opportunità di aggiornamento professionale, maggiore trasparenza nell’assegnazione dei posti, più asili nido e migliore orientamento nella formazione professionale (tra 200 tipi di formazione, la metà delle donne finisce ancora nei corsi per parrucchiera, commessa di negozio e segretaria d’azienda, mentre potrebbe fare ben altro).

Che all’origine della differenza di retribuzione vi sia il periodo di assenza dal lavoro dovuto alla maternità è un mito. “La metà delle donne – fa notare Beate Prettner, unico assessore donna nella giunta regionale carinziana – parte già svantaggiata: un apprendista meccanico guadagna fin dall’inizio il doppio di una parrucchiera, anche se questa non è ancora diventata mamma”.

Insomma, di strada da fare ce n’è tanta per spostare in avanti nel tempo quell’“equal pay day”, possibilmente fino al 31 dicembre. E le conseguenze riguardano non soltanto il reddito durante il periodo lavorativo, ma anche dopo: le donne austriache hanno una pensione mediamente inferiore di 9000 euro all’anno rispetto agli uomini.
@@@

Simone M. 12:50 am - 25th dicembre:

La vita dell’uomo beta peggiora ogni giorno di più, alla faccia dei presunti “privilegi maschili” (maschi alfa a parte).
Ascoltate le parole di Giorgio Airaudo, della Fiom.
http://www.corriere.it/economia/10_dicembre_23/mirafiori-fiom-verso-no-accordo_d8b01844-0eb6-11e0-bfcf-00144f02aabc.shtml
In ballo investimento da un miliardo. Bellono: «Cancellati 20 anni di relazioni industriali»
Intesa su Mirafiori, la Fiom non firma
Marchionne: «Subito gli investimenti»
Dopo un mese di trattative raggiunto l’accordo sullo stabilimento torinese. L’ad: è un grande momento

MILANO – Dopo Pomigliano, nuovo accordo separato, senza la firma della Fiom, per Mirafiori. L’intesa sullo stabilimento torinese della Fiat è stata siglata dai sindacati dopo un mese di trattative. Ora, avverte la Fismic, sarà portato alla discussione dei lavoratori e sottoposto al loro giudizio. Duro il commento di Giorgio Airaudo, della Fiom, che parla di «firma con vergogna». Sergio Marchionne, al contrario, è soddisfatto. «È un gran bel momento per tutti quelli che hanno faticato per raggiungere un’intesa, ma soprattutto per i lavoratori e per il futuro dello stabilimento» sostiene l’ad del Lingotto, promettendo che gli investimenti previsti (un miliardo, ndr) partiranno «nel minor tempo possibile». «Questo stabilimento – scrive in una nota riferendosi a Mirafiori – è il simbolo della Fiat, è quello che custodisce la storia dell’automobile italiana e l’orgoglio manifatturiero. Grazie all’accordo di oggi – aggiunge Marchionne – Mirafiori potrà compiere un salto di qualità e farsi apprezzare a livello internazionale, diventando un esempio unico in Italia di impegno condiviso da un costruttore di automobili estero, come la Chrysler».

Landini (Fiom): «Accordo vergognoso»
di G. M. Alari (Rcd)

IL SINDACATO- L’intesa dovrebbe essere votata in un referendum tra i lavoratori dello stabilimento a gennaio. «Un referendum in queste condizioni è illegittimo perché si chiede ai lavoratori di rinunciare ai diritti, siamo oltre il ricatto» ammonisce a riguardo il leader della Fiom, Maurizio Landini. Il sindacato dei metalmeccanici della Cgil si è detto in particolare contrario alla cancellazione delle Rsu (sostituite dalle Rsa che coinvolgono solo i firmatari di un contratto, ndr).Così «vengono cancellati 20 anni di relazioni industriali» ha detto Federico Bellono, della Fiom di Torino.

«MEGLIO LA CONDIVISIONE» – Marchionne si è detto lieto che alla fine «abbia prevalso il senso di responsabilità» anche se «avremmo preferito una condivisione del progetto da parte di tutti i sindacati». Adesso occorre lavorare, ha spiegato, per realizzare «il contratto collettivo specifico per la joint venture che consentirà il passaggio dei lavoratori alla nuova società Fiat-Chrysler». «Questa è una grande opportunità ed è il miglior regalo di Natale che potessimo fare alle nostre persone» ha concluso.

Giuseppe Berta, professore di Storia contemporanea: «Intesa indispensabile»
di G. M. Alari (Rcd)

REAZIONI – L’intesa su Mirafiori soddisfa anche governo e Confindustria, ma non piace all’Idv e a parte del Pd. «Fermi restando i diritti di libera associazione sindacale garantiti dallo Statuto dei lavoratori, che la stessa ipotesi di Statuto dei lavori conferma, per la prima volta -è l’opinione del ministro del Welfare Maurizio Sacconi – firmatari e non firmatari di un contratto non saranno sullo stesso piano rispetto alla controparte aziendale, perchè la firma ha un valore». Emma Marcegaglia ha parlato di un accordo «di innovazione per le relazioni industriali e che va a vantaggio dell’intero sistema economico e produttivo del paese». «Ora lavoreremo tutti insieme – è la promessa della numero uno degli industriali – per realizzare questo importante accordo». L’accordo separato su Mirafiori conferma la volontà di «violare la Costituzione» è invece il duro attacco di Antonio Di Pietro e Maurizio Zipponi.

INVESTIMENTO PER UN MILIARDO – Due dei punti principali dell’accordo diffusi dai rappresentanti della Fismic presenti all’incontro sono l’investimento in joint venture tra Fiat e Chrysler per oltre un miliardo di euro e la produzione a regime di 280mila vetture l’anno di Suv Chrysler e Alfa Romeo.

Redazione online
23 dicembre 2010

Marco 1:03 pm - 27th dicembre:

http://www.repubblica.it/economia/2010/12/27/news/camusso_27_dicembre-10605739/?ref=HREC1-4
Camusso all’attacco di Marchionne
“Antidemocratico e autoritario”
La leader Cgil: Cisl e Uil sono ormai sindacati aziendalisti. E parla di ritorno agli anni Cinquanta con l’intesa su Mirafiori e l’esclusione della Fiom, che pure ha fatto degli errori, dalla fabbrica
di ROBERTO MANIA

ROMA – “Sergio Marchionne? Un antidemocratico, illiberale e autoritario”, risponde Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, che per la prima volta parla dell’accordo separato alla Fiat-Chrysler raggiunto alla vigilia di Natale. Un’intesa – dice – che la Cgil non avrebbe mai firmato perché “non si può concordare l’esclusione di un sindacato”. Camusso attacca Cisl e Uil: “Si sono trasformate in sindacati aziendalisti che propagano la posizione della Fiat”. Poi la Confindustria: “O fa sentire la sua autorevolezza nel sistema delle imprese oppure prevarranno le regole della giungla. Non può limitarsi a guardare perché è in atto un’offensiva pure nei suoi confronti”. Ma ci sono anche errori della Fiom, sostiene il leader della Cgil: “Dovremo discuterne al nostro interno”. Nessuno sciopero in vista (a parte quello della Fiom) ma una grande campagna sul tema della libertà sindacale. E il Pd? “Bene Bersani – risponde Camusso – ma troppo spesso a sinistra si sviluppa uno stucchevole dibattito sull’innovazione senza accorgersi che può rappresentare anche un profondo arretramento”.

Cosa significa l’esclusione della Fiom da Mirafiori, fabbrica simbolo nella storia industriale italiana?
“Significa il ritorno agli anni Cinquanta. Allora c’erano i reparti confino, oggi c’è l’esclusione della rappresentanza sindacale. L’idea, tuttavia, è esattamente la stessa. E cioè quella di costruire un sindacato non
aziendale bensì aziendalista il cui unico scopo è quello di propagare le posizioni dell’impresa”.

Non le pare un po’ offensivo nei confronti della Cisl e della Uil?
“Guardi, nel suo libro “Il tempo della semina”, Bonanni racconta con orgoglio come, proprio negli anni Cinquanta, la Cisl rifiutò la richiesta della Fiat di inserire nelle liste cisline per l’elezione delle Commissioni interne alcuni nomi graditi all’azienda. È Bonanni che illustra bene come il sindacato aziendale sia la negazione di quello confederale. Ora dovrebbe spiegarci lui come considera un accordo che contiene al suo interno le regole per escludere un altro sindacato confederale”.

Si sta prefigurando un sistema di relazioni industriali senza la Cgil?
“Secondo me la Fiat ha deliberatamente costruito una successione di eventi per negare la libertà sindacale”.

Marchionne ha sempre detto che tesi di questo genere non stanno né in cielo né in terra.
“E allora, perché non applica l’accordo interconfederale del ’93 sulla libertà sindacale? Vorrei poi ricordare a Confindustria che non può restare immobile se vuole evitare che salti, come ha riconosciuto, il sistema della rappresentanza sindacale. Se non si vuole rischiare che il conflitto sociale diventi ingovernabile bisogna al più presto trovare un accordo sulla rappresentanza e la democrazia sindacali che completi il protocollo del ’93″.

Spetta alla Confindustria aprire il negoziato?
“È irrilevante chi lo fa. Io credo che Cisl e Uil abbiano sottovalutato l’effetto dell’intesa per Mirafiori. Perché quando si permette a una grande impresa di escludere un sindacato, si sa con chi si comincia ma non si sa con chi si finisce”.

Considera Marchionne un innovatore o, come si diceva un tempo, un reazionario?
“Penso che il tratto distintivo di quell’accordo sia il suo essere anti-democratico. Direi che Marchionne è un anti-democratico e illiberale. Il tema vero è questo. Aggiungo che non può esserci un modello partecipativo che si fondi sull’impedimento della libertà sindacale”.

Ma la Fiom non poteva firmare “turandosi il naso”, rimanendo però all’interno della fabbrica?
“È difficile applicare il principio del voto con il naso turato nelle trattative sindacali. La Fiom, possibilmente con la Cgil, dovrà aprire una discussione su questa sconfitta. Perché, l’ho già detto, un sindacato non può limitarsi all’opposizione altrimenti rinuncia alla tutela concreta dei lavoratori”.

Sta criticando la Fiom. Le colpe, allora, sono anche a casa sua?
“Quando c’è una sconfitta non possono non essere stati commessi degli errori. Nessuna grande sconfitta è solo figlia della controparte. Ce l’ha insegnato Di Vittorio: se anche ci fosse una responsabilità in percentuale minima, su quella ci si deve interrogare”.

Perché condivide il no all’accordo per Mirafiori?
“Perché quella proposta è poco rispettosa della fatica del lavoro. Non si può applicare ai lavoratori la cosiddetta “clausola di responsabilità”, secondo la quale non è possibile opporsi all’intesa e scioperare anche se le condizioni di lavoro diventano insopportabili. Una clausola di quel tipo possono sceglierla sindacati e imprese ma non possono subirla i lavoratori”.

Dunque, questo è il motivo del no?
“Questo è il motivo . Comunque la Cgil non firmerebbe mai un accordo che escludesse un altro sindacato”.

Ammetterà almeno che Cisl e Uil hanno reso possibile l’investimento della Fiat e così il futuro produttivo di Mirafiori?
“Capisco questo ragionamento e lo considero un tema importante. Tuttavia mi piacerebbe sapere qual è il progetto “Fabbrica Italia” e come la Fiat pensi di colmare il ritardo che ha accumulato rispetto ai suoi concorrenti sul versante dei modelli. Ma anche per questo continuo a non comprendere quale necessità ci fosse di ricorrere a un modello autoritario che ci riporta agli anni Cinquanta”.

(27 dicembre 2010)

Fabrizio Marchi 12:53 pm - 28th dicembre:

Condivido, Marco, l’analisi della Camusso, relativamente all’accordo siglato alla Fiat Mirafiori che ha visto l’esclusione della FIOM dalle trattative. Questo indipendentemente dalle responsabilità della stessa CGIL nella vicenda e dal mio giudizio su questa organizzazione sindacale.
E’ un precedente pericolosissimo, ammesso che sia ancora possibile considerarlo tale, così come la vicenda da poco conclusasi di Pomigliano, dove un sostanziale ricatto è stato spacciato per una nuova forma di concertazione fra le parti, con il placet di quelle organizzazioni sindacali (leggi CISL e UIL) giustamente definite “aziendaliste” dalla stessa Camuffo. Se ne accorge un po’ tardi, specialmente perché avrebbe dovuto guardare anche in casa propria…Ora è costretta dagli eventi a farlo. Meglio tardi che mai anche se dubito che possa essere la CGIL a costituire le fondamenta per una rifondazione del sindacato…
Quanto sta accadendo è il risultato di decenni di subalternità sindacale (e politica) alle logiche del mercato e dell’impresa, di cui la Fiat,rappresenta a tutt’oggi la punta più “avanzata”, se non del capitalismo italiano nel suo complesso.
Sto parlando, ovviamente, della capacità di quell’azienda di essere all’ “avanguardia” nell’elaborare e tradurre in pratica i processi di ristrutturazione dell’organizzazione del lavoro, finalizzati all’indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori nella loro relazione con l’azienda.
La Fiat da questo punto di vista non si smentisce. La grande e storica sconfitta operaia del 1980, simboleggiata dalla famosa “marcia dei quadri” (una sorta di “maschiopentitismo”, se mi passate la metafora e la battuta, in chiave sociale) è targata Fiat. Allora l’architetto era Romiti, oggi è Marchionne, ma la musica, come vediamo, non cambia di una virgola.
Da quel nefasto evento, certamente non casuale (bensì il risultato di un processo di ristrutturazione complessiva del capitalismo, non compreso dalla sinistra e dal Movimento Operaio) , è iniziata la graduale ma inesorabile crisi del movimento operaio stesso.
Ce ne vorrà per ricostruire, su basi nuove e con un approccio adeguato alle necessità dei tempi, ciò che è stato scientemente distrutto….
Fabrizio

Marco 9:38 am - 29th dicembre:

http://it.finance.yahoo.com/notizie/Come-diventare-miliardari-le-yfin-2698026709.html?x=0
Un buon proposito è questo: diventare ricchissimi entro la fine dell’anno 2011. Un metodo potrebbe essere spulciare ogni giorno le riviste degli annunci alla sezione miliardi, come a volte fa Groucho, l’assistente di Dylan Dog. In questo caso, dobbiamo darvi un’avvertenza: quei posti sono tutti occupati. Un’altra soluzione, è guardare il proprio albero genealogico in cerca di genitori o zii ricchi, da cui ereditare la fortuna. Ma anche in questo caso potreste avere poca fortuna, a occhio e croce dovreste averli già notati. Una terza soluzione è assecondare questi parametri: non saranno infallibili, ma sono sicuramente più utili degli annunci per miliardari e dei parenti ricchi che non avete. In fondo, derivano dalla rivista Forbes, che sta ai ricchi del mondo occidentale come la Gazzetta dello Sport agli appassionati del Fantacalcio.

Un primo problema è che l’abilità conta poco, la fortuna invece tantissimo. E sono decisivi alcuni dettagli. Per esempio, essere nati a settembre fa tantissimo. Essere uomini purtroppo è ancora una caratteristica molto richiesta: su 678 neo-miliardari del 2009, soltanto 4 sono le donne. Vale sia per gli Stati Uniti che per il resto del mondo. L’unica economia che può dire di aver raggiunto la parità dei sessi nella distribuzione di grandi fette di ricchezza è la Cina, dove praticamente un self-made billionaire su due è una donna. Questo vale ad ogni livello del mercato del lavoro. Per le donne ci sono ancora barriere per l’ingresso nei consigli di amministrazione, a parità di mansioni vengono ancora pagate meno e i venture capitalist (che finanziano le start up) tendono a ignorarle.

L’università è fondamentale: permettersi le migliori, non d’Italia, ma del mondo, è una chiave per fare moltissimi soldi. Quindi, suggerisce Forbes, almeno per i vostri figli cominciate a risparmiare per le rette della cosiddetta Ivy League, il circuito degli atenei più importanti del mondo, come Yale, Harvard e Princeton. Al primo posto c’è proprio Harvard, sulla Costa Est, per numero di miliardari prodotti, al secondo c’è Stanford, che invece si trova in California.

Non si tratta di una legge scientifica: infatti il 9% dei nuovi miliardari americani al college non ci è nemmeno arrivata. E poi serve frequentarle, queste università., non necessariamente finirle. I fondatori di Google (Sergey Brin e Larry Page), Yahoo! (David Filo e Jerry Yang), Microsoft (Bill Gates), e Facebook (Mark Zuckerberg, fresco di nomina a uomo dell’anno per Time) hanno tutti mollato gli studi per darsi agli affari.

Ad alcuni, può anche fare bene un po’ di disciplina militare. Sono ex soldati Ross Perot (che ricorderete come candidato indipendente alla Presidenza degli Stati Uniti) e Daniel Abraham, diventato poi ricco e famoso per aver creato i prodotti Slim Fast. Anche se non in guerra, fanno comodo dure lezioni di vita: come essere licenziati dal primo lavoro importante. Un caso classico è quello dell’attuale sindaco di New York (e potenziale candidato presidenziale) Michael Bloomberg, che fondò il suo impero mediatico dopo essere stato cacciato dallo studio legale dove lavorava, Salomon Brothers.

Poi, un ruolo importante lo ricopre il dove ci si mette a fare affari. Non serve un economista per immaginare quali sono i due posti migliori al mondo per diventare molto ricchi: la California, dove si gode ancora l’onda lunga di successo e creatività generata nella Silicon Valley, e la Cina, che solo nell’ultimo anno ha donato al mondo 49 nuovi miliardari.

Dopo aver gettato le basi del vostro business (ma a questo punto sarete già sufficientemente ricchi da poter avere un maggiordomo, un ampio garage e l’abbonamento in tribuna per la vostra squadra del cuore) il passaggio per diventare super ricchi è la Borsa. Piazza Affari, certo, oppure Wall Street e il Nasdaq, il listino dei titoli tecnologici. Quotarsi sul mercato azionario è uno strumento molto efficace per moltiplicare le vostre ricchezze. Basta chiedere a Pierre Omidyar, che ha guadagnato quasi otto miliardi di dollari per aver venduto le azioni della sua Ebay, o Jeff Bezos, che con il lancio di Amazon al Nasdaq ha guadagnato più di 12 miliardi di dollari.

————-
@@@@
Un primo problema è che l’abilità conta poco, la fortuna invece tantissimo. E sono decisivi alcuni dettagli. Per esempio, essere nati a settembre fa tantissimo. Essere uomini purtroppo è ancora una caratteristica molto richiesta: su 678 neo-miliardari del 2009, soltanto 4 sono le donne. Vale sia per gli Stati Uniti che per il resto del mondo. L’unica economia che può dire di aver raggiunto la parità dei sessi nella distribuzione di grandi fette di ricchezza è la Cina, dove praticamente un self-made billionaire su due è una donna. Questo vale ad ogni livello del mercato del lavoro. Per le donne ci sono ancora barriere per l’ingresso nei consigli di amministrazione, a parità di mansioni vengono ancora pagate meno e i venture capitalist (che finanziano le start up) tendono a ignorarle.
@@@@
Quindi la ragione principale per cui non si diventa ricchi risiede nella mancanza di culo? Cioè, di fortuna?
Naturalmente non potevano mancare le solite palle sulle presunte barriere nei consigli d’amministrazione, sul “fatto” che le donne verrebbero pagate meno a parità di mansioni, eccetera.

Rino 3:55 pm - 30th dicembre:

Manifesti di guerra – femminismo – etc.

Morta Geraldine Hoff Doyle

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cultura/?id=3.1.1474065209

“…l manifesto grafico, commissionato dal War Production Coordinatig Committee, più tardi divenne uno dei simboli del movimento femminista americano…

….

Geraldine Hoff abbandonò il lavoro in fabbrica due settimane dopo la foto che le fu scattata, quando venne a sapere che… ”

Cosa venne a sapere l’icona di uno dei più famosi manifesti di guerra tanto da indurla a …?

Leggere per credere.

Rn

Luca 11:10 pm - 31st dicembre:

http://www.intesasanpaolo24.com/NR/exeres/42882B25-156F-4073-BE48-8314878AB8E4.htm
Bye bye maschio! La crisi fa largo alle donne 20 ago 09
Da sempre il mondo è stato guidato principalmente dagli uomini. Ma la Grande recessione sta cambiando tutto, e altererà il corso della storia – L’era del predominio maschile sta giungendo al termine. Davvero
Reiham Salam
Già da anni il mondo sta assistendo a un silenzioso ma monumentale passaggio di potere dagli uomini alle donne, un lento cambiamento evolutivo che, oggi, la Grande recessione ha trasformato in qualcosa di rivoluzionario. E la conseguenza non sarà soltanto un colpo mortale a quel club di machi che risponde al nome di capitalismo finanziario e che ha precipitato il mondo nell’attuale catastrofe economica, ma sarà una crisi collettiva che colpirà milioni e milioni di lavoratori in tutto il globo.
I segni dell’agonia del macho sono facilmente individuabili. Prendete, tanto per iniziare, l’impatto incredibilmente sproporzionato che l’attuale crisi sta avendo sugli uomini. Negli Stati Uniti, più dell’ottanta per cento delle perdite in posti di lavoro subite a partire da novembre sono ricadute sui maschi. E in Europa i dati sono in gran parte simili. Nel complesso, sul piano mondiale, ci si aspetta che, entro la fine del 2009, la recessione globale avrà lasciato senza lavoro ben ventotto milioni di uomini.
A peggiorare le cose, poi, c’è il fatto che gli uomini stanno perdendo sempre più terreno sul piano dell’acquisizione delle credenziali formative necessarie per avere successo in quelle economie basate sulla conoscenza che guideranno il mondo post-recessione. Ben presto, negli Stati Uniti ci saranno tre laureate femmine ogni due laureati maschi, una sproporzione che trova riscontro anche nel resto del mondo sviluppato.
Naturalmente, il machismo è uno stato mentale, non solo una questione di occupazione. E se da un lato la recessione colpisce più duramente gli uomini, dall’altro essi si ritrovano sempre meno in grado di affrontare i costi psicologici profondi e a lungo termine della perdita del lavoro.
Stando all’«American Journal of Public Health», «lo stress economico della disoccupazione» ha conseguenze significativamente più pesanti sulla salute mentale degli uomini che non su quella delle donne. In altri termini, dobbiamo prepararci ad affrontare schiere di maschi depressi, con tutte le implicazioni negative che ciò comporta.
Anche se sul piano politico non tutti i paesi risponderanno alla crisi mandando a casa i loro governanti maschi – come è successo in Islanda e in Lituania –, le ripercussioni saranno comunque reali e di portata globale. La crisi economica imprimerà probabilmente una drastica accelerazione all’epocale passaggio di potere dai maschi alle femmine, dato che sempre più persone si renderanno conto di come quel comportamento aggressivo e propenso al rischio che ha permesso agli uomini di consolidare il loro potere – il culto del macho – si è dimostrato distruttivo e insostenibile nel mondo globalizzato di oggi.
Di fatto, possiamo ormai dire che l’eredità più duratura della Grande recessione non sarà la morte di Wall Street, né quella della finanza, né quella del capitalismo. Queste idee e queste istituzioni continueranno a vivere. Ciò che non sopravvivrà sarà invece il macho.
Sappiamo già da anni che, fra tutti i fattori che potrebbero esser messi in correlazione con l’eccessiva spregiudicatezza negli investimenti sui mercati finanziari (età, stato civile eccetera), il maggiore indiziato è il possesso di un cromosoma Y. E, in più, oggi sta anche emergendo che non solo i machi della finanza globale (un settore a larga predominanza maschile) hanno creato le condizioni dell’attuale collasso economico, ma che nel farlo sono stati aiutati e spalleggiati dalle loro controparti (anche qui, in massima parte maschili) nei governi, le cui politiche, in modo più o meno consapevole, hanno provveduto a sostenere artificialmente la figura e l’ideale del macho.
Un esempio è dato dalla bolla immobiliare, oggi esplosa con la massima violenza in Occidente. Di fatto, la bolla rappresentava una politica economica volta a mascherare il declino delle prospettive dei colletti blu. Negli Stati Uniti, il boom del settore edilizio creava impieghi ben retribuiti per quegli operai relativamente poco qualificati che costituivano il 97,5 per cento della sua forza lavoro: in media, 814 dollari la settimana (per fare un confronto, nel campo – prevalentemente femminile – dell’assistenza sanitaria i salari si attestano intorno ai 510 dollari la settimana). Questi stipendi remunerativi consentivano agli operai del settore edile di mantenere un primato economico sulle donne. Oggi, con il pacchetto di stimoli per la ripresa economica varato negli Stati Uniti, la grande maggioranza degli aiuti stanno invece andando – direttamente o indirettamente – all’educazione, all’assistenza sanitaria e ad altri servizi sociali. Come ha dichiarato lo stesso presidente Obama al «New York Times», anche se i lavori nell’edilizia e nella manifattura non spariranno del tutto, «essi ammonteranno a una percentuale più ridotta dell’economia complessiva».
Tutto ciò fa sì che il problema del macho sfrenato e strapagato stia oggi cedendo il passo al problema del macho disoccupato e disorientato, un fenomeno differente ma potenzialmente altrettanto distruttivo. Come si evidenzia in uno studio pubblicato l’anno scorso su «Social Science & Medicine», i lunghi periodi di disoccupazione portano in genere a un forte aumento dell’alcolismo, specialmente tra gli uomini di 27-35 anni di età. E, inoltre, i machi vittime della globalizzazione possono mettere nel cassetto i propositi di sposarsi, con il conseguente venir meno degli effetti disciplinanti che il matrimonio ha sui giovani.
Concretamente, come si dispiegherà questo passaggio al mondo post-machista? Dipenderà da quale delle due seguenti scelte gli uomini decideranno di fare.
La prima è l’adattamento: che, cioè, gli uomini entrino in un rapporto paritetico con le donne e si assimilino nelle nuove sensibilità culturali, nelle istituzioni e nei compromessi che esso comporta. Ciò non significa che tutti gli uomini occidentali si trasformeranno in metrosessuali e che partite di calcio e lattine di birra diventeranno cose obsolete. Tuttavia, sullo sfondo della morte del macho potrebbe emergere un nuovo modello maschile, specialmente tra gli uomini istruiti che vivono nel ricco Occidente.
Questo scenario dell’adattamento potrà anche essere ottimistico, ma non è del tutto privo di plausibilità.
C’è però anche l’altra scelta: la resistenza. Gli uomini, cioè, potrebbero decidere di combattere la morte del macho, sacrificando le loro stesse prospettive nello sforzo di ostacolare e ritardare una potente tendenza storica. È un tipo di scelta che ha molti precedenti. In effetti, gli uomini che non hanno modi costruttivi per sfogare la loro rabbia possono volgersi a pericolosi estremismi.
Di fatto, la scelta tra l’adattamento e la resistenza potrebbe svilupparsi lungo una linea di demarcazione geopolitica: stando a questa ipotesi, mentre gli uomini del Nord America e dell’Europa occidentale verrebbero generalmente (anche se non sempre di buona voglia) ad adattarsi al nuovo ordine paritetico, le loro controparti in Russia e nei giganti emergenti dell’Asia orientale e meridionale – tutti posti dove spesso le donne vivono tuttora in brutali condizioni di oppressione domestica – potrebbero incamminarsi verso un’ulteriore esacerbazione delle diseguaglianze di genere. In queste società, il potere statale non verrebbe usato per promuovere gli interessi delle donne, ma per mantenere artificialmente in vita il modello del macho.
Prendiamo la Russia, dove un tentativo del genere è già stato portato avanti durante lo scorso decennio. Anche se in Russia le donne sono 10,4 milioni in più degli uomini, questo squilibrio demografico non si è tradotto in un maggior potere politico o economico. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, l’ideale dell’eguaglianza delle donne è stato quasi completamente abbandonato, e molti russi hanno riportato in auge il culto della figura della casalinga a tempo pieno (con il governo di Putin che ha anche offerto sussidi economici alle donne che rimangono a casa a badare ai figli). Ma gli uomini russi, messi al tappeto dai contraccolpi del collasso sovietico e da un decennio di crisi economica, non sono semplicemente riusciti ad adattarsi alla nuova situazione. «Gli uomini cadevano spesso in depressione, trascorrendo le loro giornate a bere e a fumare sdraiati sul divano», osserva la scrittrice moscovita Masha Lipman. Tra gli uomini russi gli indici di mortalità, di incarcerazione e di alcolismo erano spaventosamente elevati, mentre il loro livello di istruzione era inversamente basso: in queste condizioni, solo pochissimi di loro erano lontanamente in grado di provvedere da soli al sostentamento delle loro famiglie (sempre ammesso, tra l’altro, che fossero disposti a farlo).
Il grosso del lavoro, quindi, è venuto a ricadere sulle spalle delle donne, che si sono anche ritrovate a dover affrontare livelli sempre più alti di sfruttamento sessuale in ambito lavorativo e di ipocrisia fra le mura domestiche. In Russia, la percentuale di donne in età lavorativa che hanno un’occupazione è tra le più alte del mondo, come ha sottolineato Elena Mezentseva, del Centro di Mosca per gli studi sul genere; tuttavia, nel 2000 le loro paghe erano mediamente pari alla metà di quelle percepite dagli uomini impiegati per le stesse mansioni. Nel frattempo, Putin ha continuato ad aiutare e favoreggiare questi uomini, trasformando la loro nostalgia per il macho perduto dei tempi sovietici in una vera e propria ideologia.
In ogni caso, man mano che le donne inizieranno a conquistare un maggior controllo su quel potere sociale, economico e politico che è stato loro per tanto tempo negato, assisteremo a una rivoluzione su larga scala senza eguali nella storia della civiltà.
Questo non significa che le donne e gli uomini si combatteranno armi in pugno sulle barricate. Il conflitto avrà una forma più sottile, e il suo campo di battaglia principale saranno le menti e i cuori. Ma ciò non toglie che l’asse del conflitto globale in questo secolo non saranno i contrasti ideologici, le sfide geopolitiche o gli scontri di civiltà. Non saranno le razze o le etnie. Sarà il genere. Non abbiamo precedenti che ci permettano di parlare di come sarà il mondo dopo la morte del macho. Ma possiamo aspettarci che la transizione sarà sofferta, difficile e forse molto violenta.

Silent Hill 11:53 am - 1st gennaio:

Luca
Bye bye maschio! La crisi fa largo alle donne 20 ago 09

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Ovviamente non potevo aprirlo tutto per via della confusione che ne deriverebbe ;-)
Negli Stati Uniti, più dell’ottanta per cento delle perdite in posti di lavoro subite a partire da novembre sono ricadute sui maschi >>>>>>>>>> l’idiota autrice dell’articolo si è dimenticata di dire che i lavori che gli uomini stanno perdendo sono lavori di miniera, di fabbrica ecc. cioè lavori che tendenzialmente le donne NON fanno ?
—————————————————————
giganti emergenti dell’Asia orientale e meridionale – tutti posti dove spesso le donne vivono tuttora in brutali condizioni di oppressione domestica –>>>>>>>>
ma è stata in questi posti per dirlo ? Lo sa invece che in Iran ci sono anche donne ministro e che sono in parità con gli uomini ? Per cortesia parla solo per luoghi comuni e per razzismo
—————————————————————–
Il conflitto avrà una forma più sottile, e il suo campo di battaglia principale saranno le menti e i cuori >>>>>>>>>>> sbagliato, i conflitti li creano pseudogiornalisti come questi

Rino 11:59 am - 1st gennaio:

“…il suo campo di battaglia principale saranno le menti e i cuori”.

Guerra in Etosfera… Orwell ci aveva avvertiti.

Godiamoci dunque gli ultimi anni di dominio, di prevaricazione, di ruberie, di violenza, di abusi. Poi precipiteremo finalmente – sorte maligna e rìa – nella vera uguaglianza, nella vera pace, nel vero amore e – ovviamente- nella vera libertà (…ça va sans dire). E sarà per sempre.

Buoni anni a tutti.

Rn

Luca 1:27 pm - 1st gennaio:
Fabrizio Marchi 3:07 pm - 1st gennaio:

Molto interessanti i pezzi che hai postato, Luca. Ci aiutano a comprendere come pensa l’avversario, quale sia la sua strategia.
Veramente un buon lavoro. Continuiamo su questa strada. Dobbiamo migliorarci e attrezzarci sotto il profilo della nostra capacità, conoscitiva, analitica e interpretativa. Insomma, come diceva qualcuno, dobbiamo porci nelal condizione di conoscere sempre una parola in più del padrone…
E’ uno sforzo enorme ma necessario.
Siamo solo al principio di questa epocale battaglia. Per poterla affrontare dobbiamo aumentare sensibilmente il nostro livello di preparazione: studiare di più, documentarsi e aggiornarsi costantemente.
Dobbiamo cominciare a ragionare come un gruppo organizzato, come un’avanguardia. Ciascuno deve dare il suo contributo di sapere e di esperienza. Dobbiamo mettere da parte ogni competizione e pensare all’ottimizzazione del nostro lavoro, che ha e avrà senso solo se riusciremo a dargli una forte impronta collettiva. Dobbiamo riuscire a raggiungere la grande maggioranza degli uomini beta. E’ un obiettivo più che ambizioso, ma è questo. Non ce lo dobbiamo certo nascondere.
Questo genere di lavoro (approfondimento e studio delle dinamiche sociali e di genere in corso) è fondamentale.
Fabrizio

sandro 4:07 pm - 1st gennaio:

“Non si tratta di una donna ma di un uomo; e neanche di origini occidentali”
_______________
Secondo me la cosa interessante non è tanto la sua nazione di origine, quanto la sua collocazione politica.
Dalla pagina di Wikipedia che hai linkato:
“Salam si è descritto come un abbastanza convenzionale neocon”
Il che la dice lunga su chi siano davvero gli “sponsor” di questo andazzo.

ckkb 6:43 pm - 4th febbraio:

Bersani che non dice una parola sulle migliaia di maschi morti sul lavoro (tra ieri e oggi sono già morti quattro maschi e padri di famiglia), corre dietro le fantasie dell’oppressione di genere. Fantasie che percorrono il cervello di donne che non sanno ammettere e assumersi la responsabilità di appartenenti al loro genere, di approfittare e sfruttare vergognosamente le debolezze di un anziano miliardario. Invece di una severa valutazione critica di questi comportamenti indegni, (questa sì è difesa della dignità femminile)insieme a loro va a gridare in piazza il vecchio trucco che la propria colpa è degli altri. Va in piazza con schiere di donne che si dichiarano pubblicamente irresponsabili di quanto fino a ieri gridavano orgogliosamente essere le uniche titolari, ovvero la propria sessualità. Va in piazza a evocare il vecchio nemico di classe che manca: il nuovo nemico politico, il genere maschile incarnato da un anziano spolpato vivo da schiere rapaci e ciniche di ragazze colte e benestanti, avanguardia comunque minoritaria di masse di studentesse e casalinghe escort a partime e a vario titolo. Ci va nella ricorrenza dell’otto marzo che celebra l’ espisodio inventato della morte di centinaia di operaie nel rogo mai avvenuto di una inesistente fabbrica di camicie Cottons nel 1908 a New York.
Quando mai questa sinistra alla ricerca di una ideologia perduta che le dia una qualsivoglia identità, smetterà di giocare la partita a tennis, giocata, senza palle, nel finale delirante del film “Blowup”?

Alessandro 8:51 pm - 4th febbraio:

CKKB: Quando mai questa sinistra alla ricerca di una ideologia perduta che le dia una qualsivoglia identità, smetterà di giocare la partita a tennis, giocata, senza palle, nel finale delirante del film “Blowup”?>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Forse ci sarà una ragione se da vent’anni appare inerme nei confronti del festaiolo di Arcore. Se quest’ultimo è populista, di destra, la sinistra non sa essere più popolare, nel modo di esprimersi, nei temi, ecc.. E’ elitaria, snob, con la puzza sotto il naso, moralista C’era una volta la sinistra delle camicie blu. Non era tutto oro quello che luccicava, in nuce erano già presenti i difetti che sarebbero poi esplosi negli anni successivi, ma almeno sapeva comunicare, era diretta, “materiale” nel senso migliore del termine. Oggi una sua componente porta un nome che ricorda il nulla a stelle e strisce, partito democratico, e si occupa di procreazione assistita, di Pacs, di questioni cioè distanti dalla vita quotidiana dei più. E’ diventato il partito dei “diritti civili”, per alcuni, del politicamente corretto per tutti. E poi la “sinistra radicale” di Vendola, ottimo oratore per le platee universitarie, ma non certo per il popolo italiano sempre più istupidito dalle fesserie mediatiche. E’ indispensabili che il linguaggio raggiunga il destinatario, altrimenti è solo narcisismo. Per uscire dalla crisi occorre: essere chiari e diretti, parlare per tutti, senza più distinzioni di sesso e di razza, accontonare i moralismi da anime belle e soprattutto riprendere a parlare di di pane, acqua, contratti, pensioni. C’è un 25% di astensionisti da attrarre. Sarebbe ora, ma ho l’impressione che non avremo la fortuna di vederla, questa uscita dalla crisi.

sandro 1:16 am - 5th febbraio:

“il genere maschile incarnato da un anziano spolpato vivo da schiere rapaci e ciniche di ragazze colte e benestanti, avanguardia comunque minoritaria di masse di studentesse e casalinghe escort a partime e a vario titolo”
________________
Ah, perché, il genere maschile lo rappresenta quello lì?
Ecco perché siamo nella merda: con una rappresentanza simile ci è andata pure troppo bene.
A me uno così fa vergognare di essere nato uomo, e sicuramente NON per il fatto che va a puttane, ma per TUTTO IL RESTO.

Luca 8:07 am - 5th febbraio:

A me Berlusconi non fa affatto vergognare di essere nato maschio, perché allora bisognerebbe vergognarsi anche di Hitler, Stalin, Pol Pot, ecc.
Scusa ma francamente non capisco molto queste reazioni alquanto emotive. Secondo me alla “questione Berlusconi” (uomo votato dal popolo italiano; non un despota che è impossessato del potere con le armi), si sta dando un’ importanza esagerata, neanche il tipo fosse “il centro del mondo”.

sandro 10:29 am - 5th febbraio:

“uomo votato dal popolo italiano; non un despota che è impossessato del potere con le armi”
____________
Cosa, questa, che mi fa vergognare di essere italiano

sandro 10:32 am - 5th febbraio:

“A me Berlusconi non fa affatto vergognare di essere nato maschio, perché allora bisognerebbe vergognarsi anche di Hitler, Stalin, Pol Pot, ecc.”
______________
Paragone quanto mai azzeccato

mauro recher 12:22 pm - 5th febbraio:

credo che Sandro e Luca dicano delle mezze verità …
che il genere maschile sia identificato in Berlusconi è la più grande cavolata che si possa scrivere ,un pochino come dire che tutti gli uomini sono assassini , siamo sempre li ..il 13 febbraio ,la manifestazione si basa proprio su questo Berlusconi=genere maschile ,infatti tutti noi abbiamo le orde di bunga bunga che ci aspettano
ma poi ha ragione anche Luca ,perchè vergognarsi di essere uomo ?? mi dovrei vergognare di essere un assassino ,un stupratore , un ladro ecc ecc ,ma non di essere un uomo ….
visto che qui parliamo di morti sul lavoro ,tema che mi sta molto a cuore ,trovo che sia innamisibile morire sul posto lavorativo ,la sinistra dovrebbe usare questi temi ,altro che bunga bunga ,che ,poi letto in un sondaggio la maggior parte che votano Berlusconi ,sono proprio donne …credo che il tutto si può analizzare in questa frase ,le donne attaccano il maschio alpha ,ma non riescono a farne a meno ,chi ci rimettono ??gli uomini beta

sandro 2:10 pm - 5th febbraio:

“perchè vergognarsi di essere uomo ?”
___________
Il genere maschile, così come quello femminile, ha luci ed ombre: cose di cui andare fiero e cose di cui vergognarsi.
Io mi rifiuto di considerare mio rappresentante uno che del genere maschile rappresenta la parte peggiore: quella dalla quale, se vogliamo mantenere un credito morale, dovremmo prendere apertamente le distanze, e NON per motivi inerenti la sfera sessuale.

sandro 2:22 pm - 5th febbraio:

“Ho letto in un sondaggio la maggior parte che votano Berlusconi ,sono proprio donne”
_____________
E te credo: sono fatte della stessa pasta sua.

cesare 4:43 pm - 28th febbraio:

Trentacinquesimo soldato maschio italiano morto ammazzato in Afganistan; dopo i funerali solenni e le lecrime dei media, dei politici e delle istituzioni, ci aspettiamo per l’otto marzo la tradizionale alluvione di m…a misandrica che i media, i politici e le istituzioni, in vena di delirio trentennale da ideologia femminista scaricheranno dalle fogne di casa loro, sui maschi, in armi e non.

Fabrizio Marchi 9:09 pm - 28th febbraio:

Ben detto, Cesare. Un altro uomo, l’ennesimo, caduto nella “missione di pace” (spero che le virgolette siano ben visibili…) in Afghanistan…
E a proposito di media, mi sbaglierò, ma forse, approfittando del barbaro assassinio della povera Yara, stanno per scatenare un’altra delle solite e ormai rituali offensive antimaschili. Oggi ho avuto modo di assistere ad una scandalosa puntata della trasmissione di Barbara D’Urso, con una scatenatissima e più forcaiola che mai Alessandra Mussolini che, manco a dirlo, inneggiava alla pena di morte e a quegli stati dove è in vigore; gli stessi (e non solo quelli) dove mandiamo i nostri soldati a morire per portare “libertà, diritti civili e democrazia”…
Ora è aperta la caccia all’”Orco”, come ormai viene chiamato l’assassino di Yara.
Staremo a vedere. Non mi sorprendo più di nulla.
Fabrizio
P.S. per la cronaca, fra poche settimane (dopo dieci anni) uscirà di galera Erika di Novi Ligure…quella che con 97 (novantasette) coltellate fece fuori la madre e il fratellino. In questi anni, durante la detenzione (di circa dieci anni, mai dura, e con tutti i benefici previsti dala legge), ha ricevuto migliaia e migliaia di lettere di ragazzi (spasimanti) e ragazze che l’avevano quasi mitizzata…In che mondo viviamo? Ce la caviamo con la storia dell’”Orco”?…

Alessandro 9:18 pm - 28th febbraio:

A proposito dell’ennesimo soldato italiano morto in Afghanistan, Di Pietro ha parlato giustamente di responsabilità politiche, facendo nomi e cognomi, mentre la Finocchiaro, esempio di ciò che la sinistra non dovrebbe essere, ha invitato Di Pietro a non fare polemiche in questo momento. Si vede che alla signora Finocchiaro l’indignazione sale solo quando vede una minigonna in televisione. In fin dei conti le truppe non sono lì per liberare le donne afghane dal burka? Evidentemente poco conta il resto.

armando 10:21 pm - 28th febbraio:

Fabrizio: “In che mondo viviamo? Ce la caviamo con la storia dell’”Orco”?…”
Proprio così, in che mondo viviamo se i giovani assassini (ricordo anche la vicenda di Pietro Maso) diventano degli pseudo eroi agli occhi dei e delle coetanee? Non c’è nulla di forcaiolo nel porsi la domanda, perchè si possono fare tutte le sacrosante analisi sociologiche, psicologiche etc. etc, ma alla fine rimane inconcepibile che chi ha ucciso con tanta crudeltà riscuota ammirazione. Gli orchi su cui accanirsi (giustamente, se viene dimostrata la loro colpevolezza), sono in realtà un modo per sentirsi innocenti, per allontanare da sè il male che è profondamente dentro la società tutta. Dalla quale e nella quale, gli orchi e le orchesse nascono e vivono.
armando

Sandro2 12:16 am - 1st marzo:

Riguardo alla bufala dell’8 marzo…
—–
http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/passaparola-3/otto-marzo/otto-marzo.html
“La verità sull’8 marzo delle donne
per quel libro scovato per caso”
di SILVANA MAZZOCCHI

“La verità sull’8 marzo delle donne per quel libro scovato per caso”
SE, NELLA PARIGI del Fronte popolare si distribuivano i mughetti, nel 1946 quando l’Udi, l’Unione donne italiane, si trovò a organizzare il primo 8 marzo dell’Italia libera, le partecipanti alla discussione decisero di optare per le gialle mimose. “A noi giovani romane vennero in mente gli alberi coperti di fiori gialli… pensammo che quel fiore era abbondante e, spesso, disponibile senza pagare…”, recita tra l’altro la testimonianza di Marisa Rodano, una delle tante voci raccolte nel bel volume 8 marzo, una storia lunga un secolo, in cui Tilde Capomazza (femminista e programmista televisiva) e Marisa Ombra (ex partigiana e presidente, negli anni Settanta, dell’editrice di Noi donne) ricostruiscono un secolo d’impegno femminile, restituendo dignità e adeguata importanza a una data troppo spesso ridotta a puro rito consumistico.

Il libro, già uscito nel 1987 con il titolo: Storie, miti e riti della giornata internazionale della donna per la casa editrice di nicchia Utopia e presto andato esaurito, esce ora per Jacobelli con una nuova edizione impreziosita dal Dvd originale, (anche questo introvabile fin dal 1988), che intreccia rare immagini storiche con le interviste e le testimonianze di alcune protagoniste della politica italiana degli ultimi cinquant’anni. Un documento molto utile per comprendere il vero significato dell’8 marzo e, dunque, per incentivare l’indispensabile passaggio di memoria tra le generazioni.

E’ ricco di notizie e di ricostruzioni storiche il lavoro di Capomazza e Ombra. E, già all’epoca, fece scalpore soprattutto una scoperta: il fatto che non fosse in realtà basata su alcun dato certo la convinzione comune che Clara Zetkin, nel 1910, avesse scelto l’8 marzo per ricordare le operaie americane morte due anni prima durante un incendio avvenuto nel corso di uno sciopero. E come, invece, fosse provato da una ricca documentazione che, a fissare il giorno delle donne all’8 marzo, fosse stata la Conferenza internazionale delle donne comuniste nel 1921 “per ricordare una manifestazione di donne con cui si era avviatala prima fase della rivoluzione russa”.

IL VIDEO

Tilde Capomazza, il vostro libro ha sfatato la leggenda che l’8 marzo sia nato per ricordare la morte delle operaie americane nell’incendio del 1908. Come lo avete accertato?
“Potrei dire ‘per puro caso’, ma in realtà fu la tappa felice di una ricerca che cominciata nel 1985 durò due anni: Marisa Ombra passava giornate in vari archivi, io sfogliavo libri, le poche riviste storiche esistenti; Internet allora per noi ancora non esisteva. Un giorno alla storica libreria delle donne ‘Al tempo ritrovato’ a piazza Farnese, a Roma, chiesi a Maria Luisa Moretti se per caso le fosse mai passato tra le mani qualche libro o rivista che parlasse della Giornata della donna, anche in lingua straniera, magari. Lei si mise a pensare, poi, rivolta a Simone, sua partner nella gestione della libreria, disse: ‘Guarda un po’ su quello scaffale … ti ricordi quando venne una ragazza francese e ci lasciò un libro?’ Simone non ricordava, ma cercò e trovò quel libro. Mancò poco che non svenissi. Titolo ‘La journée internationale des femmes. La clef des énigmes, la verité historique’. Autrice Renée Coté , canadese del Quebèc, quindi di lingua francese. Era un libro farraginoso, ma ricco di riproduzioni, di citazioni, di appunti relativi alla confusa storia della Giornata, tutta interna al Movimento socialista internazionale e successivamente alla Internazionale comunista. Fu lì che scoprimmo che di incendio non si parlava affatto, ma decisiva fu la lettura degli atti della Conferenza internazionale delle donne socialiste a Copenaghen 1910 dove di Gdd si parlò ma non di incendi… La giornata, dopo vari tentativi fatti da Clara Zetkin fu poi approvata a Mosca nel 1921 , definita giornata dell’operaia, e ispirata alla rivolta delle donne di Pietrogrado contro lo zarismo avvenuta il 23 febbraio 1917( corrispondente nel nostro calendario gregoriano all’8 marzo)”.

Il libro e il dvd raccontano i 50 anni di questa ricorrenza. Qual è, oggi, il significato dell’8 marzo?
“Il libro per la verità, uscito nel 1987 cioè 21 anni fa, non aveva alcun intento celebrativo di una ricorrenza. Ci eravamo buttate in questa impresa Marisa ed io, non storiche, ma militanti del Movimento con percorsi diversi, perché avvertivamo che le manifestazioni dell’8 marzo stavano perdendo di forza, di efficacia, al limite, di senso. E pensammo di ripercorrerne la storia per capire cosa aveva spinto le donne che ci avevano precedute a costruire questo appuntamento annuale di lunga durata che aveva certamente prodotto importanti esiti. Era il caso di mollarlo o era bene rifletterci? Scegliemmo la seconda via scoprendo eventi impensati. Ma di tutto questo l’unica cosa che colpì la stampa fu la cancellazione dell’incendio e pareva che, con quella scoperta, avessimo voluto cancellare addirittura la giornata”.

Qual è il testimone che la generazione del femminismo e del Movimento ha trasmesso alle ragazze di oggi?
“Noi abbiamo studiato e scritto di quel filo affascinante che ha attraversato la storia del Movimento e che ha portato attraverso le piazze d’Italia le proteste, le denunce e le richieste che le militanti intendevano far conoscere sia alle altre donne , sia ai vari governi. Ma non abbiamo fatto storia del Movimento, anche se abbiamo dovuto attraversarlo. Sull’argomento le opinioni delle donne che sono state soggetti attivi possono essere molto diverse. Noi due, con il nostro lavoro, abbiamo voluto fare memoria storica di questo appuntamento annuale ricco di eventi, di sofferenze, di allegria, di grande impegno che è stato il prodotto di un soggetto collettivo molto forte e che ha impegnato ogni donna che ne faceva parte”.

“Al mito dell’incendio che ha avuto una funzione aggregante agli inizi, abbiamo sostituito la storia di questi soggetti reali che si sono fatti carico per sé e per tutte le donne di un processo di emancipazione e liberazione che deve continuare. Di fronte alla commercializzazione e volgarizzazione dell’8 marzo, noi proponiamo una riflessione sulla storia, molto gradevole nel dvd, molto avvincente nel libro. Questo è il nostro testimone e speriamo che passi in più mani lasciando tracce ispiratrici di nuovi impegni”.

Tilde Capomazza, Marisa Ombra
8 marzo, una storia lunga un secolo
Prefazione di Loredana Lipperini
Jacobelli editore
Cofanetto libro*dvd, euro 19,50

(7 marzo 2009)

Sandro2 12:19 am - 1st marzo:
Fabrizio Marchi 8:37 am - 1st marzo:

Documento estremamente interessante, Sandro2. La notizia (di cui si parlava da tempo) che la “festa delle donne” dell’8 marzo sia stata istituita sulla base di una vera e propria bufala inventata ad arte è altamente significativa. Il fatto poi che a rivelarla siano state due esponenti e studiose femministe rende il tutto addirittura eclatante (e anche molto comico, a mio parere).
“Naturalmente questa “scoperta” – si affretteranno a spiegare le femministe – non cambia nella sostanza il valore, anche dal punto di vista simbolico, della celebrazione”.
Sarà, però, diciamocelo, la vicenda assume a questo punto aspetti grotteschi se non addirittura farseschi.
Proviamo a fare qualche esempio. E’ come se si venisse a sapere che in realtà la Presa della Bastiglia e del Palazzo d’Inverno, cioè i momenti altamente simbolici (e per questo celebrati), oltre che concretamente avvenuti, dei due più grandi eventi storici della Storia Moderna, la Rivoluzione Francese e quella Russa, non si siano in realtà mai verificati. Oppure, se preferite, se venisse alla luce il fatto che il 9 novembre del 1989 a Berlino non è caduto nessun muro. E proviamo a pensare, ad esempio, che faccia farebbero i Francesi (e non solo loro) se gli si spiegasse che il 14 luglio del 1789 non è successo proprio un bel niente…
Ma la questione è anche e soprattutto un’altra. Siamo certi che anche quei grandi eventi storici che ho citato, al di là di come la si pensi o di come ci si posizioni nei loro confronti, non perderebbero di credibilità se, ipotesi per assurdo, emergesse una simile “verità” a posteriori?
Personalmente, penso proprio di sì. C’è comunque da dire che la stragrande maggioranza delle donne festeggia l’8 marzo genericamente in quanto “Festa della Donna”, senza sapere assolutamente nulla sulle origini e la genesi della festa stessa.
Rimane comunque il risvolto grottesco dell’intera faccenda che, anche volendo, non può essere sottaciuto, tanto più perchè, come dicevamo, svelato da due femministe. Non so se se ne rendano conto o facciano finta di nulla, ma la vicenda, per quanto mi riguarda, rasenta ampiamente il ridicolo.
Fabrizio

cesare 8:59 am - 1st marzo:

Le Orche assassine sono sempre sotto il pelo dell’acqua, comunque rossa del sangue versato o negli acquari a fare spettacolo magari con il gioco della pallacanestro o nei film a far commuovere. E poi non sono assassine: sono depresse o coatte per via dell’inquinamento degli Oceani causato dall’uomo.

Rino 11:26 am - 1st marzo:

Il fatto Yara, come ampiamente prevedibile, viene usato come V2 contro gli UU.

La bufala dell’8 marzo proprio perché tale, manifesta in modo smaccato il carattere strumentale della GNF (di cui è stata parte integrante, oggi glissata dalla più smaliziate).

Quell’origine dell’8 marzo è dunque falsa, e ciò dimostra che è stata inventata a scopo di vittimizzazione di F e perciò di criminalizzazione di M. Come arma di guerra.

Adesso viene la domanda: se invece fosse stata vera, cambierebbe qualcosa nella strumentalità della sua rimemorazione? Non cambierebbe assolutamente nulla.

La nostra idea – sbagliata – secondo la quale si può manipolare (ed essere manipolati) solo con le falsità va gettata nel cestino. Che un tassello della GNF sia vero o falso è del tutto irrilevante: si tratta sempre e cmq di V2.
Non sono dunque le falsità in sé della GNF che vanno denunciate (benché ciò sia quantomani utile e dilettevole) ma l’intero racconto come strumento di manipolazione.

Quella inventata origine è un tassello (inventato) in mezzo ad altri falsi, semiveri, veri, deformati, parziali etc dell’ “Olocausto Storico Femminile”.

“Olocausto” che che consente alla Liberata di invadere le nostre terre, piantarvi i suoi insediamenti, disseminarvi i suoi posti di blocco, distruggere i nostri olivi, tagliare i nostri acquedotti, segregare il nostro futuro…

RDV

sandro 12:50 pm - 1st marzo:

“Il fatto Yara, come ampiamente prevedibile, viene usato come V2 contro gli UU”
______________
Aspetta un attimo:
http://www.unita.it/yara-autopsia-non-fu-violentata-br-sotto-esame-il-dna-di-10-uomini-1.274683

Sandro2 7:36 pm - 1st marzo:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/03/01/news/operaio_muore_nel_milanese_travolto_dal_crollo_di_un_muro-13037003/?ref=HREC2-10
IL CASO
Operaio muore nel Milanese
travolto dal crollo di un muro
L’uomo è rimasto schiacciato ed è deceduto sul colpo, inutile l’intervento del 118 che ha
chiamato l’elisoccorso. L’uomo, 43 anni, stava lavorando in un cantiere edile di San Donato

—-
Un operaio edile è morto schiacciato dal crollo di un muro. E’ accaduto in un cantiere a San Donato Milanese, in via Fabiani. Il lavoratore, 43 anni, italiano, è deceduto sul posto dove sono subito intervenuti i sanitari del 118 che avevano chiesto l’intervento dell’elisoccorso. Ma, purtroppo, non c’è stato nulla da fare.

Sandro2 6:07 pm - 2nd marzo:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/03/01/visualizza_new.html_1561800438.html
8 marzo: quest’anno si celebra il centenario
Non tutti concordano sulla scelta del 1911. Molti hanno già festeggiato nel 2008
01 marzo, 16:50
8 marzo: quest’anno si celebra il centenario
di Angela Abbrescia

ROMA – L’8 marzo prossimo non è una data qualunque nella storia delle donne: è il centesimo anniversario dell’istituzione della Giornata internazionale. Lo celebrerà il Parlamento europeo, che ha organizzato per quella data a Strasburgo un seminario dedicato alla leadership femminile. E anche la storica associazione Unione delle donne in Italia (Udi), che in occasione del centenario ha organizzato una premiazione e una tavola rotonda a Roma. Non tutti però concordano sulla scelta del 1911 come anno di inizio delle celebrazioni. Molti hanno già festeggiato il centenario nel 2008, perché prendono come riferimento quanto avvenne in una fabbrica tessile di New York, dove un numero rimasto incerto di operaie (tra le 29 e le 129) rimase ucciso in un incendio, in conseguenza del fatto che i proprietari avevano sigillato le porte per impedire agli operai, in maggioranza donne, di allontanarsi dal lavoro.

Secondo alcune fonti, comunque, anche quel famoso episodio passato alla storia non si verificò nel 1908 bensì nel 1911. In ogni caso, nel 1910, durante il congresso dell’Internazionale socialista a Copenaghen, Clara Zetkin, figura di prestigio del Partito Socialista Tedesco, direttrice della rivista L’Uguaglianza e grande mediatrice politica, accoglie il progetto della delegazione americana per ricordare la morte delle operaie nell’incendio e propone di lanciare un’unica grande giornata internazionale incentrata sul voto alle donne. Fino a quel momento la Giornata della donna aveva già una sua storia almeno negli Stati Uniti, anche se esperienze frammentarie erano state fatte in alcuni paesi d’Europa. Non si trattava dunque di inventare la Giornata, ma di ratificarne l’esistenza elevandola a livello internazionale. Sulla questione del voto però i socialisti sono ancora divisi: la proposta non passa, e bisogna aspettare l’anno seguente, appunto il 1911, per vedere nascere la “prova generale” della Giornata della donna.

Dove la pratica di una giornata c’era già, continuò e si consolidò seguendo date scelte autonomamente; dove non c’era si affermò. Nel 1917, a Pietrogrado, fame, freddo e sofferenze della guerra spingono operaie e contadine in piazza contro lo zar a chiedere pace e pane: è l’inizio della Rivoluzione di Febbraio: 23 Febbraio secondo il calendario Giuliano, 8 marzo per quello riformato in vigore in Occidente. Nel 1921 a Mosca, alla seconda Conferenza delle donne comuniste, partecipano 82 delegate da 20 paesi: le dirigenti, tra cui Clara Zetkin, adottano il 23 febbraio/8 marzo come Giornata dell’operaia, in ricordo della manifestazione delle operaie di Pietrogrado. Quando le donne russe riuscirono a sintonizzarsi con le americane, fu 8 Marzo per tutte: da Oriente a Occidente da allora sarà Giornata internazionale della donna.

————–

>>>>>>>>>>>>>>>
Clara Zetkin, figura di prestigio del Partito Socialista Tedesco, direttrice della rivista L’Uguaglianza e grande mediatrice politica, accoglie il progetto della delegazione americana per ricordare la morte delle operaie nell’incendio
>>>>>>>>>>>>>>>>

Sandro2 6:13 pm - 2nd marzo:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/03/01/visualizza_new.html_1561800405.html
8 marzo: da ‘Io sono mia’ a ‘Mio corpo non ha prezzo’
La vita delle italiane in cento anni di slogan delle piazze
01 marzo, 14:02
di Agnese Malatesta

ROMA – In uno slogan la vita che vorrebbero. Nelle centinaia di frasi pensate e urlate in piazza o scritte sui manifesti nei cento anni dell’8 marzo, c’é la storia delle donne italiane che puntano a una nuova condizione e all’ emancipazione. Reclamano in famiglia e nel Parlamento pace, lavoro, diritti sociali e servizi; rivendicano rispetto e libera scelta sul proprio corpo. Insomma, la vita che vorrebbero. “Pace, libertà, lavoro. Per non vivere nell’angoscia, ma nella gioia unitevi a noi” recita la prima ‘parola d’ordiné dell’ Unione Donne Italiane (Udi) nel 1949 in occasione dell’8 marzo. “Donna, donna non smetter di lottare, tutta la vita deve cambiare!” incita un altro slogan che andava per la maggiore nelle movimentate e rabbiose piazze degli anni ’70. Sono ispirati al momento storico che vivono gli slogan delle donne. Cosi’ è anche per l’ultimo, quello dell’edizione di quest’anno, dall’esplicito riferimento all’attualità: “Il corpo è mio e non ha prezzo”. E’ un salto nel passato, questo richiamo al corpo che fa tornare in mente il popolare “L’utero é mio e lo gestisco io” e le tante versioni per l’autodeterminazione che ne sono seguite a partire da “Io sono mia”, ma non solo: “Libera nella maternità, autonomia con il lavoro, protagonista nella società” (1976). Con gli slogan dell’8 marzo, c’é un’azione di denuncia ma anche un invito alla mobilitazione. La Giornata della donna è un’occasione, gli slogan colorano di festa la lotta per l’ emancipazione ed enfatizzano: “Donna è bello”.

Negli oltre 60 anni di “parole d’ordine” concepite per l’8 marzo dall’Udi (la storica organizzazione delle donne nata nel 1945, diventata ora Unione donne in Italia), c’é la società italiana in movimento. Ecco alcune tappe. Per la prima volta nel 1954 appare la parola emancipazione. “8 marzo. Trionfi l’ideale di emancipazione e di pace della donna italiana” si legge sui manifesti in cui spicca un ricco ramo di mimosa e un busto di donna fiera e sorridente con in braccio una gioiosa bambina. Si va poi sul concreto chiedendo leggi di tutela e più servizi: “Sia il voto delle donne un voto per i loro diritti e per la pace” (1958); “Una società rinnovata nelle leggi, nel costume, nelle strutture per la donna e la famiglia” (1963); “Più potere alle donne per cambiare la società” (1968); “Per l’emancipazione femminile, una svolta nella spesa pubblica, nei consumi, negli investimenti: asili nido e scuola per tutti dai 3 ai 14 anni” (1971). Alla vigilia del referendum sull’aborto (1981), la Giornata della donna difende la legge 194: “l’8 marzo dei due NO ai referendum sull’ aborto, solidarietà fra noi donne, autodeterminazione. Il movimento delle donne rilancia la sfida”.

Nel 1983, sollecita la legge contro la violenza sessuale, che poi arriverà nel 1996: “Donna ‘persona’. In lotta per la nostra legge contro la violenza sessuale, in lotta contro il taglio ai servizi sociali voluti dal governo, in lotta per il lavoro”. Nel 1991, con la prima guerra del Golfo, si torna alla pace: “Tra uccidere e morire c’é una terza via: vivere. La guerra è finita, la pace è da costruire”. Seguono gli anni delle piazze poco numerose e sorge qualche dubbio e quindi “Il novecento è il secolo delle donne, ma…” (1998). Nel 2005, il leit motiv sono i diritti dell’infanzia (“Le donne sanno. Chiamano alla responsabilità del futuro, chiedono che ovunque nel mondo comunque siano nati le bambine e i bambini siano patrimonio comune dell’umanità”) mentre nel 2007 c’é il rilancio per le pari opportunità nei luoghi decisionali affermate dalla Costituzione: “Metà del cielo metà del mondo. 50&50… ovunque si decide”. E quest’anno si torna al corpo: il manifesto dell’Udi riproduce la statuetta dell’elegante e seducente figura della dea serpente dell’età del bronzo. Con sotto il richiamo: “Il corpo è mio e non ha prezzo”.

armando 9:37 pm - 2nd marzo:

“Pace, libertà, lavoro”… Ma va? Invece gli uomini invocano Guerra, Tirannia, Disoccupazione. Che originalità queste donne dell’Udi, che parole d’ordine controcorrente, precise, taglienti come lame di coltello. Finalmente ci si dovrà schierare da una parte o dall’altra.!!!
““Metà del cielo metà del mondo. 50&50… ovunque si decide”. Ah, ecco! 50 e 50 ovunque si decide, non avunque ci si rompe la schiena e si rischia. Quì , cavallerscamente, tutti i posti sono lasciati agli uomini.
” “Il corpo è mio e non ha prezzo”. Barzelletta che circolava tempo addietro: Andresti a letto con un uomo che non ti piace per milla euro? Noooooo.
Per 10.000? Nooo. Per centomila? Noo. Per un milione? Ho già detto di no. E allora per quanto? Per nulla.
Armando

cesare 9:44 am - 3rd marzo:

Fifty fifty, va benissimo: metà mondo da una parte metà mondo dall’altra. E ripeto: asilo politico assicurato per chi si trova nella parte che non le/gli piace. Altrimenti ci si spiana a vicenda in nome di un compromesso insoddisfacente per i maschi e per le femmine. Due mondi, due economie, due giurisdizioni, due morali, due etiche, ecc. ecc.. Non è detto che la maggior parte dei maschi non vada in quello delle femmine e viceversa.. Quello che conta è il rispetto delle differenze grazie ad una sola grande regola: Unicuique suum.

Leonardo 1:52 pm - 3rd marzo:

armando
Invece gli uomini invocano Guerra, Tirannia, Disoccupazione. Che originalità queste donne dell’Udi
———————————————————————-
Credo che molti uomini indossano la divisa per sentirsi forti davanti alle donne, ci saranno anche molti gay, odio la imbecillità che alcuni dicevano: con il servizio militare diventi uomo.
Non resisto, la posto, questa foto mi sembra l’opposto di quella di Chaplin e il monello:
http://www.mirorenzaglia.org/wp-content/uploads/2010/02/hitler-donne_fondo-magazine.jpg

mauro recher 5:45 pm - 3rd marzo:

beh ,Leonardo ,niente di nuovo sotto il sole ,se ,per caso hai visto la puntata di annozero , le ragazze che erano state invitate ad arcore intervistate ,parlavano di “fascino” ,stai pure tranquillo che ,il signor Berlusconi fosse stato un operaio pensionato ,quel fascino si sarebbe molto ridotto ,anzi quasi inesistente ……la foto che hai postato ,non fa altro che confermare questo

Marco 7:35 pm - 4th marzo:

http://www.corriere.it/economia/11_marzo_04/inail-calo-morti-bianche_3dd10ab8-4660-11e0-9838-118c1ba8bdb4.shtml
I DATI INAIL
Morti bianche, ai minimi da sempre
Nel 2010 le vittime di infortuni sul lavoro sono stati 980, in calo del 6,9% rispetto al 2009

MILANO – le vittime di infortuni sul lavoro nel 2010 sono state 980, in calo del 6,9% rispetto alle 1.053 del 2009. Lo comunica l’Inail, che sottolinea come il dato sia sceso per la prima volta dal dopoguerra ad oggi sotto quota mille. Gli infortuni nel complesso – precisa ancora l’Inail – nell’anno, sulla base delle stime preliminari sono stati 775.000 in calo dell’1,9% rispetto al 2009. Gli incidenti mortali nel 2010 sono stati 980 in calo del 6,9% rispetto 1.053 del 2009.

I SETTORI – Il calo risulta lievemente più pronunciato nell’Industria (-6,1%), dove prosegue la consistente perdita di posti di lavoro (-2,9% di occupati rispetto al 2009), che nell’agricoltura (-4,9%), peraltro in lieve crescita occupazionale (+0,7%). Positivo il dato relativo al settore costruzioni, che registra un calo degli infortuni pari al 7,3%, senza essere stato particolarmente penalizzato sotto il profilo dell’occupazione (-0,1%) rispetto all’anno precedente. Un aumento contenuto (+1,3%) si registra nelle attività dei servizi, a fronte di un andamento occupazionale lievemente crescente (+0,4%). Quanto ai casi mortali, la diminuzione nei servizi è inferiore rispetto agli altri rami di attività (-4,1% da 438 a 420), mentre invece è rilevante nell’industria (-8,6%, da 487 a 445) e, in particolare, nelle costruzioni (-10,5%, da 229 a 205). Particolarmente significativo in termini percentuali appare il calo delle morti sul lavoro in Agricoltura (-10,2% , da 128 a 115). Il dato sui casi mortali, secondo l’Inail, «è comunque inaccettabile». Tuttavia per la prima volta dal dopoguerra, si scende sotto la soglia dei 1.000 morti l’anno. Dal punto di vista territoriale il calo è generalizzato, ma il Mezzogiorno, che più ha sofferto per la crisi occupazionale (-1,6% contro -0,4% del Nord e un lieve miglioramento del dato al Centro), fa registrare una contrazione del 3,2% per gli infortuni in complesso, a fronte di un calo dell’1,8% del Centro e dell’1,5% del Nord. Al Centro il calo dei casi mortali (pari all’11,8%, da 221 a 195), è molto significativo ma il termine di paragone è un 2009 che aveva segnato, nella stessa area, una recrudescenza del fenomeno. In generale, spiega l’Inail, «si consolida il trend favorevole dell’andamento infortunistico avviato già da molti anni, con un’ulteriore flessione rispetto al 2009, a sua volta anno di calo record rispetto al 2008 (-10%). In tale occasione – ricorda l’Istituto- si attribuì parte della contrazione all’andamento negativo dell’economia nazionale (e internazionale): la crisi occupazionale, il massiccio ricorso a cassa integrazione edil blocco degli straordinari, incidevano sensibilmente sulla presenza e sull’esposizione al rischio d’infortunio dei lavoratori sui luoghi di lavoro. In tal senso si registra, per il 2010, l’influenza di una congiuntura economica meno sfavorevole espressa sinteticamente dal calo occupazionale stimato dall’Istat complessivamente pari a -0,6% rispetto al 2009 (era stato -1,6% nel 2009 rispetto al 2008)».

Redazione online
04 marzo 2011

Sandro2 9:07 pm - 14th marzo:

E non è finita qui, perché il solito cagnolino scodinzolante, scrive:
“Se il braccio muscoloso non fa più la differenza”…
http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/8f485f3da7ed6214a4335f1ea5868b20.pdf
Da ricovero coatto, in un ospedale psichiatrico.

Fabrizio Marchi 10:31 pm - 14th marzo:

Bene, anzi, benissimo, non possiamo che rallegrarci di questa tendenza purtroppo ancora largamente minoritaria.
Ci auguriamo che non rimanga tale e faremo quanto è nelle nostre possibilità affinchè nei tempi più rapidi possibili si arrivi finalmente a colmare questo insopportabile e millenario gap che vede quasi esclusivamente gli uomini occupati in quei mestieri considerati appunto di loro esclusiva competenza. Tanto più che lo stesso articolista spiega, con esempi molto concreti che posso confermare – ho visto con i miei occhi tantissime donne in paesi come il Nepal, ad esempio, andare su e giù per le montagne con tronchi d’albero di 50 kg. caricati sulle spalle – (cosa normalissima da quelle parti, pare che il problema riguardi le donne occidentali…) che le donne sono in grado anch’esse di svolgere i mestieri più faticosi e pesanti, come e meglio degli uomini (parole sue).
Sono assolutamente d’accordo. Che siano più “brave” non lo so e non sono in grado di provarlo. Tanto meglio se dimostreranno di esserlo. Ma sul fatto che lo possano fare non ho dubbi.
Ciò detto, non resterebbe che invocare a gran voce le quote rosa per tutti i settori dell’attività produttiva. Ma non possiamo farlo. Come sappiamo, sono vicende che ci sono precluse e all’interno delle quali non possiamo mettere il naso perché non riguardano gli uomini. Spetta dunque alle donne farlo. Quando sarà, avranno il nostro convinto sostegno.
Auspichiamo che ciò accada presto. Per due ragioni. La prima è che si tratterebbe di una giusta e sacrosanta battaglia per la parità assoluta delle condizioni di lavoro. E’ intollerabile che alle donne sia precluso lavorare nelle miniere, nei cantieri edili, nelle fonderie, sui pescherecci, sulle piattaforme petrolifere, sui sottomarini, nei cantieri stradali. La seconda è un po’ meno nobile ma molto concreta: in questo modo la fatica fisica sarebbe più equamente distribuita e forse molti uomini potrebbero dedicarsi per la prima volta nella loro vita a lavori meno pesanti e usuranti.
Non resta che attendere fiduciosi, sarà solo questione di tempo. Per ora il primo passo è stata l’ approvazione della legge per le quote rosa nei CdA, ma siamo certi che questo sia stato appunto solo il primo step in questa direzione…
Fabrizio
P.S. Come dite ? Sto facendo della pessima ironia? Naaaaaa…

Luca 12:01 am - 15th marzo:

°°°°°°°°°°°°°°°
che le donne sono in grado anch’esse di svolgere i mestieri più faticosi e pesanti, come e meglio degli uomini (parole sue).
°°°°°°°°°°°°°°°°
Io sono figlio di un muratore (attualmente in pensione), ho amici e zii carpentieri e mattonatori; be’, solo chi è sempre stato dietro una scrivania, oppure è in malafede o profondamente indottrinato, può sostenere la puttanata di cui sopra; ossia che le donne “potrebbero svolgere i mestieri più faticosi e pesanti, come e meglio degli uomini”.
Io questi pagliacci, insieme alle loro viziatissime colleghe, ce li manderei veramente a lavorare nei cantieri o nelle fonderie.
Con questo non sto sostenendo che le donne non possano svolgere lavori pesanti, bensì che non possono essere certamente ai livelli degli uomini, perché la superiore forza fisica maschile è un dato di fatto, non un’opinione.
Tuttavia, quello che io trovo vergognoso, è il fatto che dei giornalisti di “sinistra” ? siano totalmente incapaci di riconoscere il benché minimo merito ai lavoratori di sesso maschile. Che schifo.

Luca 12:39 am - 15th marzo:

http://petrolio.blogosfere.it/2006/07/dubai-cose-che.html
°°°°°°°°°
Gli emiri sono pochi, ricchissimi (ne ho visti alcuni con mogli al seguito fare acquisti nelle gioiellerie) e la “gente” di Dubai è tutta immigrata dall’India, dal Pakistan, dal Bangladesh: i nuovi schiavi, che costruiscono e gestiscono i servizi per ricchi di tutto il mondo. Tutto trasuda petrolio, anche se non si vede: la benzina costa venti cents al litro e si circola solo in taxi.

Che senso avrebbe fare trasporti pubblici? Tutto trasuda anche sudore e sangue, quello dei muratori africani che stendono guaine in cima ai grattacieli sotto un sole cocente e un’afa che ammazza, e tornano a casa ammucchiati in bus cadenti da Terzo Mondo. Dopo aver visto un tale spettacolo, non acquisterei uno di quegli appartamenti neppure regalato.
°°°°°°°°°°°°°°°

Sbaglio o anche in questo caso sono solo degli uomini a sputare sangue?

Andrea 7:44 am - 15th marzo:

Sbaglio o anche in questo caso sono solo degli uomini a sputare sangue? (Luca)
>>>

Io aggiungerei anche quei muratori e carpentieri che negli USA costruiscono i grattacieli stando sospesi nel vuoto, e che frequentemente sono nativi americani di sesso maschile.

Marco 1:18 pm - 15th marzo:

Ma qualcuno ha fatto presente a quei giornalisti di Repubblica, che il servosterzo, la robotica, ecc, sono invenzioni maschili? Perciò chi è che devono ringraziare le donne, se oggi, ALCUNE di loro, possono permettersi di svolgere una certa tipologia di lavori?
Ma loro lo sanno cosa significava guidare un tir prima dell’avvento del servosterzo? E lo sanno cosa significava essere fabbri anche solo cinquant’anni fa, o lavorare in fonderia prima della seconda guerra mondiale, oppure arare la terra con le vacche a traino?
Poi, che razza di ragionamento sarebbe quello secondo cui un leggerissimo aumento di donne dedite a mestieri tradizionalmente maschili, equivarrebbe a un “rovesciamento dei ruoli” ? Ma che cazzo scrive questa gentaglia? A parte il fatto che spesso (ma non sempre) i lavori più umili li svolgono gli extracomunitari maschi, se è per questo, oggigiorno, anche MOLTISSIMI più uomini, rispetto a soli venti/venticinque anni fa, vivono da soli e sanno cucinare (spesso meglio delle partner), azionare una lavatrice e stirarsi una camicia.
Eppure NESSUNO scrive che i ruoli si sono invertiti!
Anzi, non passa giorno senza che ci rinfaccino la non raggiunta parità nei lavori domestici!
Ma che vadano a…!!

Marco 1:24 pm - 15th marzo:

PS:
Anche la donna meccanico alla quale fa riferimento la giornalista di Repubblica, come dice lei stessa, si occupa per lo più di revisioni, che rappresentano un ruolo del meccanico sui generis, che poco ha da spartire con il vero lavoro di chi smonta e rimonta i motori. Questo dimostra che pur lavorando in una autofficina (tra l’altro di famiglia), le sue mansioni prevedono poca responsabilità, nonché uno sforzo fisico alquanto modesto.

sandro 10:43 am - 16th marzo:

Donne meccanico?
Ma non fatemi scompisciare dalle risate
:)
Non sò bone manco a cambià na ruota…
Le revisioni possono fare, giusto quelle, dato che le saprebbe fare anche un ragazzino di 13 anni: fanno tutto i macchinari, analisi dei fumi, prova dei freni, ammortizzatori, ecc.
L’ intervento del meccanico consta della verifica del funzionamento delle luci e dell’ usura delle gomme
:)

Leonardo 12:27 pm - 16th marzo:

Non vogliono fare i lavori pesanti però in palestra a fare pesi e attrezzi ci vanno, anche lo sport femminile esiste e da tempo: il tennis, la corsa e anche sport di combattimento.
Alcune si prendono anche quelle bombe per diventare enormi piene di muscoli. Così come portare l’automobili e il motorino per i beati comodo loro.

Sandro 8:51 pm - 18th marzo:

http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/18a234898e8043a69bec21798755e6ab.pdf

>>>>>>>>>>>>>
nei lavori pesanti e rischiosi le donne ci sono già e anche numerose
>>>>>>>>>>>>>
No comment… non ne vale neanche la pena.
Riguardo alla questione degli incidenti domestici, basta leggere qua.

http://www.maschiselvatici.it/pdf/incidenti_domestici.pdf

Alessandro 8:49 pm - 19th marzo:

Vorrei sapere cosa ne penserebbe la signora se improvvisamente si imponessero le “quote azzurre” in quei settori dove le donne sono numericamente prevalenti. Secondo me griderebbe allo scandalo. Poi la solita lagna sul lavoro in casa, sulla cura degli anziani che peserebbe sulle donne. Per quanto riguarda il secondo punto, le donne italiane hanno già trovato la soluzione, visto che li affidano alle donne straniere, e per quanto riguarda il primo punto, un consiglio: non sposatevi, risparmiateci le vostre continue lamentele.
Comunque che ci sia una figlia di papà o un figlio di papà nei CDA non me ne può fregare di meno. E’ chiaro che l’opposiziomne a questi provvidimenti è di puro principio. Chissà quando terminerà da parte di queste signore la lagna della discriminazione di genere: abbiamo ministri donne, al vertice del maggior sindacato italiano e della confindustria ci sono donne, grandi direttori dei giornali sono donne…e poi vengono a raccontarci la storia del “soffitto di vetro”…ma fatemi il piacere! E’ vero che una buona fetta del mondo maschile è composta da idioti, ma queste qui pensano che oramai sia la sua interezza!

armando 2:32 pm - 30th marzo:

Dati Inail per il 2009:
“Meno incidenti per gli uomini e nelle aree industriali del Paese. Un’analisi dell’andamento infortunistico del 2009 condotta in ottica di genere evidenzia come la flessione degli incidenti non sia stata uniforme, ma molto più accentuata per gli uomini (-12,6%) rispetto alle donne (-2,5%). Diversa, invece, la situazione relativa ai casi mortali, con una riduzione del 14% per la componente femminile (74 lavoratrici decedute rispetto alle 86 del 2008), a fronte del 5,6% relativo agli uomini (dai 1.034 morti del 2008 ai 976 del 2009). Va evidenziato, tuttavia, che per le donne il 60% delle morti si è verificato in itinere.”

Ieri il QN titolava: E le donne sempre più a rischio!!

Quando si dice l’obbiettività!
armando

armando 10:09 pm - 30th marzo:

Interessante la segnalazione di Rita.
Inail: Istituto nazionale assicurazioni infortuni sul lavoro.
Titolo dell’articolo: Parità fra i sessi, si può fare di più.
Uno pensa subito. Finalmente si sono accorti del divario di genere per gli infortuni, ed emerge l’esigenza di ridurlo, il divario, visto che la stragrande maggioranza delgi infortuni, sopratutto quelli gravi e gravissimi, colpiscono i maschi.
Macchè. L’articolo parla dell’esigenza di aumentare l’occupazione femminile, come se questo fosse il compito istituzionale dell’Inail. E voilà, la parità è servita.
armando

Andrea 9:05 pm - 23rd aprile:

http://www.aimac.it/__k6SWnA==_21_stw.html
03 Aprile 2009
AIOM News n.248 del 24/03/09
Lavori notturni più a rischio cancro seno, risarcite 40 donne danesi

Risarcimenti per le donne che si sono ammalate di tumore del seno per aver svolto il loro lavoro di notte. Lo ha deciso il Governo danese, sulla base delle conclusioni dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che ha inserito il lavoro notturno fra i fattori di rischio cancro al pari di steroidi, raggi ultravioletti e scarichi dei motori diesel. Sono già state risarcite 40 donne, mentre è stata rifiutata la richiesta di pazienti con altri casi di tumore del seno in famiglia. Secondo gli esperti dello Iarc, il lavoro notturno aumenta il rischio di sviluppare questo tumore femminile, tanto che alla fine del 2007 è stato inserito nella lista dei ‘possibili’ agenti cencerogeni. “Le alterazioni del ritmo sonno-veglia, causate dai turni senza luce naturale – ha spiegato Vincent Cogliano dello Iarc – possono ridurre la quantità di melatonina prodotta dall’organismo. Quest’ormone ha diversi effetti in grado di prevenire alcuni eventi ‘chiave’ nella strada che conduce al cancro”, ha sottolineato l’esperto, precisando che l’agenzia internazionale è giunta a queste conclusioni sulla base di numerosi studi.

Sergio 6:12 pm - 24th aprile:

http://www.repubblica.it/cronaca/2011/04/21/news/uomini_competitivi-15204115/?ref=HREC2-11
LA RICERCA
Uomini più competitivi
per questo guadagnano di più
Lo studio “Gender differences in competition emerge early in life” rivela che dietro i lauti stipendi e le posizioni dirigenziali del sesso maschile non ci sono discriminazioni di genere ma una diversa inclinazione personale
di SARA FICOCELLI

GLI UOMINI sono più competitivi delle donne già dai tre anni di età ed è questo il motivo per cui, da adulti, guadagnano di più. Una ricerca dell’Iza Research Institute condotta in Germania da Matthias Sutter e Daniela Rützler rivela che dietro i lauti stipendi e le posizioni dirigenziali del sesso maschile non ci sono discriminazioni di genere ma una diversa inclinazione personale, che ha base genetica e si manifesta fin dai primi anni.

Presentato alla conferenza annuale 2011 della Royal Economic Society, lo studio “Gender differences in competition emerge early in life” ha esaminato 1.035 soggetti tra bambini e teenager tirolesi di ambo i sessi fra i tre e i 18 anni, sottoponendo i maggiori di otto a un test matematico e i più piccoli a un esercizio di corsa sui 30 metri. A tutti è stato chiesto di scegliere se affrontare le prove da soli o in gruppi di quattro persone, offrendo 50 centesimi per la competizione individuale e 2 euro per quella collettiva.

Entrambi gli esperimenti hanno dimostrato che i maschi sono più predisposti a gareggiare rispetto alle femmine (il 40% di loro contro il 20% delle ragazze) e che questa inclinazione è uniformemente spalmata lungo tutte le fasce di età e resta invariata nel tempo. Le differenze emergono già a tre anni e prescindono dalla predisposizione alla matematica o alla corsa. Pur ottenendo risultati molto buoni sia in campo fisico che intellettuale, le ragazze sottovalutano le proprie potenzialità e cercano di evitare
il confronto. “Ma per avere successo nel mondo del lavoro – spiega Sutter, del dipartimento di Finanza pubblica dell’università di Innsbruck – e ottenere posti di lavoro interessanti e ben pagati, è importante essere competitivi”.

Dagli

“Le donne devono anche conciliare lavoro e famiglia, e questo può avere conseguenze sul piano fisico e psichico”

studi di Gneezy, Niederle e Rustichini del 2003 a quelli di Wozniak, Harbaugh e Mayr del 2010, sono molte le ricerche che finora hanno dimostrato che le donne tendono a evitare la competizione sul lavoro, pur essendo ugualmente qualificate rispetto agli uomini. Secondo gli studiosi tedeschi, questo diverso approccio cronicizza le differenze di genere, portando nel lungo periodo gli uomini a raggiungere posizioni lavorative più alte e stipendi maggiori.

Secondo gli ultimi dati Inail le donne percepiscono un salario minore di circa il 20% rispetto ai colleghi con pari ruoli e competenze, svolgono mansioni di minore responsabilità e autonomia, sono esposte a lavori monotoni e ripetitivi, meno coinvolte in attività che richiedano problem-solving e creatività, più esposte a lavori precari e più spesso vittime di molestie, azioni discriminatorie e mobbing. “Bisogna poi considerare – spiega lo psicologo del lavoro Fabio Donati, direttore scientifico del Centro Interdisciplinare di Psicoterapia Analitica di Livorno – che spesso sopportano in misura prevalente il carico del lavoro domestico, che le costringe a conciliare lavoro e famiglia. Fonti Istat rilevano che mentre gli uomini in media dedicano alla famiglia circa due ore al giorno, le donne ne dedicano cinque e mezza. Tutto ciò può avere conseguenze molto serie sia sul piano fisico (dall’aumento delle patologie coronariche alle sfasature del sistema endocrino), che psichico (demotivazione, frustrazione, depressione, ansia)”.

L’esperto ricorda che uomini e donne differiscono anche per strategie cognitive e risposte emotive: “Se la mancanza di responsabilità è vissuta dalle donne come frustrante – spiega – per gli uomini è invece stressante l’eccesso di responsabilità. Mentre questi ultimi reagiscono, quando possibile, affrontando direttamente il problema, le donne tendono ad attivare strategie di contenimento e condivisone emotiva. Tenendo conto di tutti questi fattori, è facile comprendere che le oppurtunità di carriera non possono dipendere solo dai geni della competitività”.

Secondo lo psicologo del lavoro Andrea Castello, è sì vero che gli uomini sono più competitivi delle donne, ma molto dipende dall’educazione familiare ricevuta: “I maschi vengono incoraggiati diversamente a superare gli insuccessi rispetto alle femmine – spiega – senza contare le situazioni in cui le aspettative dei genitori, anche se non espresse, chiedono al figlio di essere il migliore, il più forte e intelligente”. Inoltre, fin da piccoli i maschi fanno giochi di gruppo, dove la competizione è prevalente, e anche i loro modelli da imitare sono diversi: eroi che “vincono” e sono sempre “i più forti”. “Personalmente – conclude Castello – ritengo che tale caratteristica non sia sufficiente a giustifiare stipendi più alti. In un sistema “meritocratico”, le competenze dovrebbero avere un peso importante nel definire i compensi. Ricordiamoci però che la nostra società è tendenzialmente maschilista e privilegia quindi, volontariamente o involontariamente, il genere maschile o le caratteristiche affini ai maschi”. Come, per esempio, la competitività.

(21 aprile 2011)

Annamaria Arlotta 8:08 am - 30th aprile:

Ho letto parte della discussione, che è davvero lunghissima. Ieri, come al solito, ho chiesto a mio marito di aprire il malefico barattolo di pisellini, e a volte gli passo la bottiglietta dell’acqua il cui tappo diventa sempre più resistente. Laonde, pur essendo in piena salute e sportiva ( nuoto) ho meno forza fisica di lui, che ha 13 anni più di me che ne ho 56. Il fisico delle donne è meno forte di quello degli uomini, e per i lavori manuali immagino che l’imprenditore stesso preferisca un soggetto che rende di più ( money for value, detto all’inglese), e che porta a compimento il lavoro in meno tempo grazie alla maggiore forza muscolare. Un’altra considerazione: la donna a tutt’oggi è la figura principale nella cura dei bambini, e perfino da un punto di vista evolutivo non mi sembra abbia molto senso che rischi la vita sul lavoro. In generale a me sembra che più che le rivendicazioni e i “poveri noi” uomini e donne dovrebbero adattarsi ai cambiamenti incorsi dopo l’invenzione della pillola, che ha liberato la donna dalle gravidanze obbligate, e andare verso il futuro in modo costruttivo. E’ evidente che a seguito di grandi cambiamenti ci sarà un periodo di assestamento, ma magari fra una cinquantina d’anni tutte queste polemiche si saranno sopite e sembrerà scontato che le donne facciano tutti i lavori a loro consoni. Che poi ci si debba incavolare per l’indifferenza verso i morti sul lavoro e la mancanza di sicurezza per gli operai a causa del profitto dell’impresa, quello è un altro discorso. La polemica andrebbe fatta in quella direzione e non rivolta alle donne, sennò sembra “beh, se muoio sul lavoro io dovresti farlo anche tu”, e non è questo il punto, bensì azzerare gli incidenti.

Alessandro 9:31 am - 30th aprile:

Infatti, Annamaria, il vero interrogativo da porsi è quello delle priorità: è più urgente operare perchè i posti di lavoro siano più sicuri per uomini e donne oppure consentire alle donne di ascendere ai gradi più alti della politica e del consigli di amministrazione attraverso scrociatoie anticostituzionali? Questa società ha scelto che la priorità è la seconda, e non solo le più irrecuperabili delle femministe, ma anche il Presidente della Repubblica, la “sinistra” e compagnia bella. In questo articolo si vuole mettere in evidenza che c’è un’emergenza su cui si tace e a farlo sono spesso gli stessi uomini che ne sono vittime, per tutta una serie di ragioni. Viviamo davvero in una società grottesca: ci si indigna per il nulla o quasi, un paio di ragazze, maggiorenni, pagate da un Presidente del Consiglio per fargli compagnia, un paio di ragazze che si mostrano in tv in minigonna, emergenza nazionale, mentre si considera naturale che si muoia sul lavoro. Per fortuna l’ultima sentenza di un tribunale ha fatto giustizia in merito a quelle che è successo alla Tissen, ma la mia impressione è che siano stati puniti perchè stranieri. Sappiamo quanto, purtroppo,la magistratura italiana sia prona di fronte al potente di casa. I casi giudiziari di Silvio Berlusconi, un uomo che sarebbe stato condannato già da un pezzo persino in Sud America, lo testimoniano. Chiusa la parentesi, ormai in questo Paese ci si è dimenticati dei bisogni degli ultimi, e questa responsabilità ricade in modo particolare su quegli schieramenti politici che dovrebbero rappresentarne i bisogni. Consiglierei un bel motto per la sinistra che si avvicina alle prossime elezioni: meno femminismo, meno liberismo, più giustizia sociale. Chissà forse nel 2099 lo troveremmo esposto in qualche manifesto di sinistra :-)

mauro recher 10:23 am - 30th aprile:

bel post di Alessandro che condivido in pieno …
non è che ,se al posto degli uomini ,muoiono le donne ,abbiamo risolto i problemi ,o meglio sia questo lo scopo dell’articolo …….come ha detto giustamente Alessandro…. priorità ,mettere in risalto un problema che viene spesso taciuto ….
resta comunque un fatto da sottolineare ,si dice che noi viviamo in un paese maschilista e che si sottomettono le donne ai voleri maschili .di solito ,quando una etnia era schiava di un altra ,gli si faceva fare i lavori più duri e quindi anche più pericolosi ,cosa che sembra non succeda ……

Annamaria Arlotta 2:41 pm - 30th aprile:

@Alessandro: tempo fa lessi un bell’articolo sul Venerdì di Repubblica che parlava dell’atteggiamento ostile di certi lavoratori italiani nei confronti degli immigrati che “toglievano loro i posti di lavoro”. Mi pare che il titolo contenesse le parole “guerra tra i poveri”. La tesi del giornalista ( mi pare Maltese) era che i lavoratori italiani dovevano fare le loro rivendicazioni a chi di dovere e non prendersela con altri disgraziati nella loro stessa posizione. Non votare per un gruppo parlamentare che dei lavoratori se ne frega altamente è il modo principale, oltre a quello tradizionale di farsi appoggiare dai sindacati. Beh, perché ho detto questo? Perché la sicurezza sul lavoro è una priorità, e che le donne ascendano ai gradi più alti della politica è un’altra priorità, in una sfera diversa. A che serve prendersela con le donne se non, come ho scritto prima, per sfogarsi “ ecco, io rischio la vita e tu beata solo un incidente domestico mentre affetti le cipolle?” Cosa te ne viene in termini di maggiore sicurezza sul lavoro? Niente. Più giustizia sociale ma anche più femminismo, sono ambedue sinonimi di progresso sociale. Se la sicurezza sul lavoro è prioritaria, quando ci sarà una manifestazione o uno sciopero che coinvolge questo fenomeno, ci andrai. Ci sarò anch’io, e sarò a quelle come “Se on ora quando” del 13 febbraio.
@Mauro: si dice che viviamo in un paese maschilista perché, per motivi storici, lo è ancora. La generazione prima della mia era composta in gran parte di contadini, tradizionalisti e non pronti ad accettare la rivoluzione femminista, chiamiamola così. Le leve del potere in Italia sono in mano a maschi anziani, che risentono di quella mentalità. In TV la donna ha funzione ornamentale-oggetto erotico. Bruno Vespa non chiede alla vincitrice della sezione giovani Silvia Avallone di cosa tratti il suo libro ma invita i cameramen ad inquadrare il decolleté, commentandolo con sorriso ebete. Questo per quanto riguarda il mondo dei media, e in pubblicità è peggio. A livello di conquiste salariali e sociali siamo indietro rispetto all’Europa. Ecc. ecc. Non c’è bisogno di ridurre in schiavitù una categoria per definirsi maschilisti, perlomeno non nel 2011 in un Paese membro della Comunità Europea. I confronti e i dati devono tener conto del momento storico e delle condizioni della società, e i tempi mi sembrano maturi per un progresso verso la parità.

Alessandro 3:43 pm - 30th aprile:

Più giustizia sociale ma anche più femminismo, sono ambedue sinonimi di progresso sociale.>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Questa è una tua idea che oggi, e forse anche in passato, non corrisponde al vero. Chiedere agevolazioni a favore di un sesso a discapito di un’altro, tali sono infatti le richieste femmniste, non è progresso sociale, è semplicemente sessimo. E’ strano, o forse no :-) , che proprio voi che fiutate il sessismo ovunque non lo cogliete in alcune macroscopiche manifestazioni, vedasi quote rosa o commissioni pari-opportunità, a cui è quasi vietato per statuto agli uomini di accedere>>>>>>>>>>>>>>>>>
Se la sicurezza sul lavoro è prioritaria, quando ci sarà una manifestazione o uno sciopero che coinvolge questo fenomeno, ci andrai. Ci sarò anch’io, e sarò a quelle come “Se on ora quando” del 13 febbraio.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Sì, allora ci incontreremo nella manifestazione sulla sicurezza sul lavoro. Per quanto riguarda l’altro genere di manifestazioni che tu citi, io non ho voti da raccattare nè ho tendenze
masochistiche :-) , quindi non vedo la ragione di parteciparvi.>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Per quanto riguarda la seconda parte del tuo intervento, riproponi le solite lamentele femministe: il maschilismo, la diversa retribuzione tra uomini e donne, la donna “oggetto”…Su tutti questi temi, e sulla loro infondatezza, si è discusso fino alla noia su UB e sinceramente mi è venuto a noia ritornarvi e non so neanche quanto sia utile: la “verità” appartiene alla maggioranza eterodiretta e quest’ultima sostiene ciò che tu scrivi.
Un’ultima cosa: se in Parlamento ci fosse una maggioranza di donne rispetto agli uomini e le prime facessero delle scelte politiche che andassero a giovamento dell’altro sesso, tu cosa penseresti? Attenzione, perchè spesso l’apparenza inganna.

Fabio 4:02 pm - 30th aprile:

Personalmente mi sono veramente rotto di dover leggere o ascoltare donne che ancora oggi seguitano a parlare di “società maschilista”, a fare riferimento a questo o quell’anziano politico, a rompere le scatole perché la TV inquadrerebbe questa o quell’altra donna scosciata o scollata, neanche le suddette avessero una pistola puntata alla tempia.
Quella della “parità” è una vera e propria ossessione femminile/femminista, che per certi aspetti è patetica, ridicola, stupida e non significa assolutamente nulla.
Ma dirò dell’altro: più passa il tempo e meno trovo interessante la donna media italiana, perché, come faceva giustamente notare Sandro in uno dei suoi posts, sono assolutamente ostili nei confronti dell’uomo medio italiano.
Che invecchino pure da sole.
Riguardo alla questione della sicurezza sul posto di lavoro, vorrei far notare che i rischi possono essere sicuramente ridotti ma non eliminati del tutto, perché certi lavori sono pericolosi a prescindere.
Inoltre non credo che Fabrizio (o altri) non siano consapevoli del fatto che certi lavori siano molto più adatti gli uomini a svolgerli, in virtù della superiore forza fisica dei medesimi, ma, invece, penso che egli abbia voluto evidenziare l’omertà e la slealtà femminile/femminista, nonché il mancato apprezzamento da parte delle donne, delle istituzioni e della società nel suo complesso, del lavoro e del sacrificio maschile.
°°°°°

PS. A proposito di politica: quante sono, in percentuale, le donne interessate a far politica? Qual è il loro numero preciso nei partiti? (e nei sindacati). A me risulta che siano una minoranza, ed anche la vita quotidiana mi conferma ciò, poiché, come chiunque di voi può appurare, le donne sono molto meno interessate alla politica rispetto agli uomini. Pertanto, se proprio si vogliono far passare le quote rosa, che lo si faccia tenendo conto della percentuale di donne realmente militanti.
Insomma, basta piagnistei, perché queste “signore” hanno veramente stufato!

Fabio 4:12 pm - 30th aprile:

A livello di conquiste salariali e sociali siamo indietro rispetto all’Europa. (Annamaria)
°°°°°°°°°°°°°

Cioè? Cosa intendi di preciso? Ti riferisci alla solita sciocchezza secondo la quale a parità di mansioni e di qualifica, le donne sarebbero pagate di meno?
Ma per piacere… Ascolta, il vero cancro italiano è il nepotismo, non il sessismo.
Per esempio, nell’azienda in cui lavoro io, un mio collega guadagna cento euro di più al mese (rispetto a me, che ho più esperienza di lui e la mattina arrivo in perfetto orario…) solo perché è il figlio di uno dei quattro soci che la dirigono, mentre la figlia di un altro titolare, pur lavorando part time, guadagna uno stipendio pieno, da full time…

Rita 6:00 pm - 30th aprile:

@Annamaria: a livello di conquiste salariali e sociali siamo indietro rispetto all’Europa.

Mi piacerebbe davvero che qualcuno, al di là degli slogan, mi spiegasse in maniera chiara il perchè di queste affermazioni ripetute all’infinito.

per intanto non è vero visto che anche secondo il Gran Consiglio d’Europa delle Pari Opportunità di ‘sta fava e di st’ostrica (scusate la volgarità) siamo al primo posto.

http://www.adnkronos.com/IGN/Lavoro/Dati/Italia-al-primo-posto-Ue-per-parita-uomo-donna-nei-salari_92851778.html

Le lavoratrici italiane guadagnerebbero in media solo il 4,9% in meno degli uomini, percentuale irrisoria se confrontata a quella degli altri paesi europei. La differenza media in Spagna è del 17,1%, in Germania del 23,2%, in Gran Bretagna del 25,5%, per arrivare al 30,3% dell’Estonia.

Altre ricerche (come quella della Bocconi che chissà perchè è stata pubblicizzata una volta ma non viene più presa in considerazione, forse perchè anzichè a limitarsi a dividere l’ammontare degli stipendi per il numero dei lavoratori è andata a vedere l’anzianità, le ore effettive di lavoro, gli straordinari etc.) davano il 2% di differenza non spiegabile.

Una tabella comparsa su Panorama qualche anno fa metteva a confronto gli stipendi dei dirigenti nei vari settori e dava differenze variabili fra l’1% e il 2% ed in alcuni settori (ad esempio il pubblicitario) le differenze erano a favore dei dirigenti donne (cioè guadagnano di più dei dirigenti uomini impiegati in quel settore).

Per cui, anzichè dire “Se non ora quando” mi verrebbe da dire “Fino a quando?”

xxxxxxxxxxxx

problema morti sul lavoro: è palese che alcuni lavori sono alla portata degli uomini, ma i tanti morti che sono piccoli imprenditori ed artigiani testimoniano che non è solo un problema di sicurezza. E’ riducibile ma non eliminabile completamente. Il punto è che non si capisce perchè non possa essere riconosciuto l’apporto sociale di genere. Pare che l’unica caratteristica o apporto che si possa riconoscere agli uomini oggi sia la tendenza a discriminare… curioso direi

Rita 6:30 pm - 30th aprile:

C’è poi uno strano aspetto delle donne che mi fece notare un’utente di un forum: mi parlò dell’osservazione di alcune sue amiche che uscivano in “tiro” con minigonna e scollatura e commentavano gli sguardi maschili con “.. hai visto quel figo che mi ha guardato!” oppure “guarda quel porco che mi ha guardato”.

Si chiedeva l’intelligente donna (a mio avviso) come potevano gli uomini capire in anticipo se rientravano nella categoria del “figo” o del “porco” visto che lo sguardo era evidentemente suppergiù il medesimo.

Stesso discorso per Bruno Vespa e l’Avallone (citati da Annamaria per l’ennesima volta come cultura discriminatoria e sessista nonostante non sia esattamente successo l’altro ieri) : magari avrà sbagliato ad attirare l’attenzione sul decolletè (che non passava inosservato se non ricordo male dato che la scollatura arrivava quasi all’ombelico) ma era proprio necessario che una scrittrice di valore si presentasse a ritirare un premio conciata così? per intenderci alla Paris Hilton il cui unico lavoro è attirare l’attenzione e far parlare di sè? Non è che magari pure se Umberto Eco fosse andato a ritirare un premio ad una cerimonia in calzoncini corti avrebbe fatto parlare di sè per le gambe mostrate piuttosto che per il libro?

Rino 6:52 pm - 30th aprile:

Annamaria ha scoperto l’esistenza del MUB e del Momas da qualche giorno, presenze socio-culturali di cui non poteva nemmeno immaginare l’esistenza. E’ così perché non può essere altrimenti.

Ma anziché leggere, informarsi e cercare di capire (il chi, il cosa, il perché etc) è venuta subito ad insegnarci quale sia la vera parità e quanto manchi ancora al suo raggiungimento. Con un’altra dose di femminismo – dice – prima o poi ci arriveremo.

Ha finto di non capire che qui, di quella “parità”, di quella “giustizia”, di quella “equità” siamo …sazi.

Ci sta dando la miliardesima lezione di femminismo e insieme la miliardesima prova della sordità assoluta della Liberata.

Antifemminismo o barbarie!

Rino D.V.

Annamaria Arlotta 6:54 pm - 30th aprile:

@Fabio: il nepotismo è sicuramente un cancro, e il clientelismo un altro ( vedi “parentopoli” a Roma.) Però il sessismo esiste, e essendo tu maschio non saprai mai cosa significhi essere valutati per l’aspetto fisico: è degradante, perchè noi ci consideriamo persone alla pari di voi, ma il messaggio che riceviamo costantemente è che il nostro sex appeal, o la mancanza di esso, siano più importanti del nostro cervello, come provato da uno dei mille casi, quello di Vespa, che ho citato sopra. E il motivo per cui ci sono poche donne in politica è perché in generale qualsiasi posto di potere ambito dalla donna è temuto. Oltre a ciò resta il fatto che se in famiglia ci sono figli sarà la moglie a sacrificare la carriera. Adesso mi allontano dal vostro sito, perché pensavo che gli uomini beta fossero molto diversi da quelli alfa ma non ne sono più certa! Pur essendo stato il nostro confronto più che civile, temo che una delle due parti si irriterà e basta a sentire l’altra. Io non sono arrabbiata, non ce l’ho con i maschi e non credo che il genere femminile sia ostile agli uomini a parte qualche frangia di femministe estremiste. Mi sembra invece che a parlare di rivendicazioni siate voi, anziché mettere in fila una serie di problematiche reali e considerarle tutte importanti, più o meno a seconda di quanto sia coinvolta una certa categoria.

mauro recher 11:17 pm - 30th aprile:

@Rita Si chiedeva l’intelligente donna (a mio avviso) come potevano gli uomini capire in anticipo se rientravano nella categoria del “figo” o del “porco” visto che lo sguardo era evidentemente suppergiù il medesimo.
——————————————————————–
si potrebbe fare lo stesso paragone sul perchè come mai, ad una stessa battuta, le donne ad un figo ridono e ad un bruttino si indignano… Se giriamo la frittata questo esempio è meno sentito, te lo dico per esperienza ……

@annamaria
Però il sessismo esiste, e essendo tu maschio non saprai mai cosa significhi essere valutati per l’aspetto fisico
—————————————————
scusami ,ma questa è una balla colossale, ognuno è valutato per l ‘aspetto …In ambito lavorativo non ti guardano l’aspetto solo se fai l’operaio come il sottoscritto. Già se vuoi entrare in un lavoro d’ufficio l’aspetto fisico viene preso in considerazione anche se sei un uomo. Esperienza personale anche qui. Non mi soffermo neppure sul piano affettivo dove è palese che le donne hanno il “potere” di scelta ..

Infine un ultima considerazione: diamo pure per certo che viviamo in un mondo maschilista. Sta di fatto che io sia nel lavoro, sia nel personale, tutto questo potere che mi sarebbe stato conferito in quanto uomo, non l’ho mai “toccato con mano”!!

———————————————-

Fabio 3:08 am - 1st maggio:

X Annamaria
1) Essendo tu femmina non saprai mai cosa significhi essere valutati per la propria posizione sociale e il conto in banca.
2) Le donne sono molto meno interessate alla politica degli uomini. Lo può appurare chiunque, nella vita quotidiana.
3) Nessuno vi obbliga a sposarvi né a fare figli, perciò, se quest’ultimi sono un impiccio la soluzione esiste, ed è la seguente: usate le precauzioni, non fatevi mettere incinta, ed eventualmente abortite, per poter così diventare delle “donne in carriera”, acide, scontrose e perennemente frustrate.

Simone 11:08 am - 1st maggio:

Annamaria
@ Però il sessismo esiste, e essendo tu maschio non saprai mai cosa significhi essere valutati per l’aspetto fisico: è degradante, perchè noi ci consideriamo persone alla pari di voi, ma il messaggio che riceviamo costantemente è che il nostro sex appeal, o la mancanza di esso, siano più importanti del nostro cervello, come provato da uno dei mille casi, quello di Vespa, che ho citato sopra.
@
In realtà voi (in generale) vi considerate persone superiori a noi e non alla pari… Inoltre, cara Annamaria, sarebbe il caso che iniziassi a distinguere fra la realtà descritta dalla propaganda femminista e la realtà vera, che è diversa, perché da uomo posso dirti che anche le donne valutano molto l’aspetto fisico degli uomini e la loro prestanza fisica e sessuale. Perciò chiunque non rientri in certi canoni estetici può pure “impiccarsi”.

Leonardo 11:36 am - 1st maggio:

Fabio
3) Nessuno vi obbliga a sposarvi né a fare figli, perciò, se quest’ultimi sono un impiccio la soluzione esiste, ed è la seguente: usate le precauzioni, non fatevi mettere incinta, ed eventualmente abortite,
——————————————————————-
Le rivendicazioni femminili di Annamaria nascono dall’ essere svantaggiate verso gli uomini per via del parto e tutto il resto . La natura umana è questa, loro non l’accettano. Certo la natura è malvagia e cercare di migliorare la vita va bene, oggi c’è la pillola e mi sta bene (anche se poi nun se scopa lo stesso) Ma i post di Annamaria sono intrisi di egoismo (senza offesa, dico lei che sembra accomodante per parlare di gran parte delle donne, mano accomodanti) non riesce a capire la controparte: l’uomo è uno zozzone volgare senza un anima, e non può fare rivendicazioni. Gran parte degli uomini gli danno ragione, ma forse questi, che sanno solo fare battutte sul sesso, le fanno per sviare i problemi reali che affronta la QM.

sandro 12:47 pm - 1st maggio:

“il vero cancro italiano è il nepotismo, non il sessismo”
_______________
Mi associo.
_______________
“essendo tu maschio non saprai mai cosa significhi essere valutati per l’aspetto fisico: è degradante”
_______________
E’ molto più degradante, nel momento in cui un uomo può mettere i suoi meriti sul piatto della bilancia, vedersi scavalcare da una donna che, su quel piatto, ci mette appunto solo l’ aspetto fisico.
E di solito, le donne cui madre natura ha consentito di poter fare questo, non è che vivano la cosa come un handicap, tutt’ altro.
Ci sguazzano. Nicole Minetti docet.

Fabrizio Marchi 12:59 pm - 1st maggio:

Premessa. Annamaria Arlotta, che non conoscevo prima d’ora, mi ha contattato personalmente su face book circa tre o quattro giorni fa per chiedere la mia adesione e quella di Uomini Beta alla sua iniziativa contro la pubblicità sessista. Dopo aver letto il suo documento ho naturalmente declinato l’invito per l’ovvia ragione che le sue e le nostre posizioni sono lontane anni luce. Ci siamo comunque riproposti di sentirci telefonicamente, cosa che abbiamo fatto il giorno seguente. Abbiamo avuto un colloquio pacato e amichevole dove naturalmente è emersa la nostra totale diversità di interpretazioni.
Io l’ho comunque sollecitata ad incontrarci anche con gli altri aderenti del suo gruppo tra i quali ci sono molti uomini (presumibilmente appartenenti alla schiera di coloro che noi definiamo come “maschi pentiti”, ma non importa, se anche in uno solo di loro riusciamo ad instillare un dubbio è comunque una vittoria) per un possibile confronto dal momento che noi, come ben sappiamo, abbiamo un grande bisogno di spazi e luoghi, qualsiasi essi siano, per espandere il nostro messaggio. E anche lei ha accettato di buon grado.
Ciò detto, Annamaria è una femminista, anche se lei sostiene di non esserlo, con la differenza che rispetto a molte altre adotta un atteggiamento apparentemente morbido e non conflittuale, quanto meno nei modi. Ma la sostanza non cambia. Lei, per lo meno al momento del nostro colloquio telefonico, non aveva neanche letto il nostro manifesto perché, per sua stessa ammissione, lo trovava troppo lungo e anche un po’ noioso. Non ha usato questa espressione ma il retro pensiero era questo. Il che non è certo una colpa, sia chiaro, però se si decide di contattare un gruppo di persone per proporgli di aderire ad un progetto sarebbe meglio conoscere le loro posizioni, ancor prima di intervenire nel loro blog…
L’unico articolo che aveva letto è “Ciò che paralizza gli uomini” che aveva trovato (testuali parole) , nella sua prima parte, addirittura affascinante (guarda caso la parte in cui affrontiamo in modo critico il fenomeno del machismo”) ma che, a suo parere, si perdeva nel finale dove riproponevamo una conflittualità con il “femminile” che, guarda un po’, sarebbe superata e comunque da superare. Il che, metaforicamente, potrebbe essere paragonabile a questa sorta di sketch dove il ricco si rivolge al povero dicendogli:”Povero e discriminato, perché sei così incazzato con me che sono ricco e privilegiato? Supera questa anacronistica conflittualità e marcia insieme a me verso orizzonti radiosi (dove tu, sia chiaro, continui ad essere povero, e io continuo ad essere ricco…) . Naturalmente per Annamaria questa metafora è del tutto impropria perché per lei le donne continuano ad essere più o meno tutte oppresse e discriminate e più o meno tutti gli uomini oppressori e privilegiati. Ma questo è un altro discorso…
Battute a parte, le sue posizioni (Annamaria non se la prenderà ci certo o al limite ostenterà indifferenza, ma certamente apprezzerà la mia franchezza) sono una sequela di banalità, luoghi comuni e macroscopiche contraddizioni (condite con qualche furbata che non manca mai…) del più scontato femminismo di sempre, che onestamente disincentivano anche alla risposta (per lo meno questo è l’effetto che sortiscono sul sottoscritto).
Nonostante tutto però (forse è il richiamo della foresta…), mi rimane indigesto ascoltare senza battere ciglio simili perle senza poter replicare. E allora vado per punti:
a) “tempo fa lessi un bell’articolo sul Venerdì di Repubblica che parlava dell’atteggiamento ostile di certi lavoratori italiani nei confronti degli immigrati che “toglievano loro i posti di lavoro”. Mi pare che il titolo contenesse le parole “guerra tra i poveri”. La tesi del giornalista ( mi pare Maltese) era che i lavoratori italiani dovevano fare le loro rivendicazioni a chi di dovere e non prendersela con altri disgraziati nella loro stessa posizione” (Annamaria)
Questa è la prima “furbata” di Annamaria, una chicca, per la verità, già più volte ascoltata.
Ma come? Quando le donne si scagliavano (e continuano a scagliarsi) contro l’intero genere maschile sostenendo che il nemico non è solo il padrone, il capitalista, lo sfruttatore, ma che tutti gli uomini sono i loro oppressori e aguzzini, compresi soprattutto il marito-padrone e il padre-padrone (che nella vita erano per lo più operai, lavoratori, salariati), nessuno (tranne pochissimi coraggiosi, inascoltati e subito emarginati) si azzardò a sostenere che quella scatenata dalle femministe fosse una “guerra fra poveri”, che quell’attacco forsennato e qualunquistico ad un intero genere a prescindere “spaccava la classe” e la indeboliva invece di unirla e rafforzarla. Al contrario, si parlò di sacrosante rivendicazioni da parte delle donne per i propri diritti e per la propria “liberazione”.
Ora invece Annamaria (ma non è certo la prima, ormai abbiamo le risposte in tasca, come i ragazzini che si portano a scuola i bigliettini già pronti per il compito in classe) ci spiega con molto candore che la nostra è una guerra di poveri contro altri poveri e gioca maldestramente portando l’esempio dell’ostilità di alcuni lavoratori italiani nei confronti degli immigrati (uomini beta a tutto tondo come e più di noi) “che gli tolgono il posto di lavoro”…
Quindi, se le donne alzano la voce e scendono in piazza contro gli uomini e contro il “potere maschilista” e pervasivo che le opprime, non solo sono nel pieno diritto di farlo ma stanno marciando verso il “sol dell’avvenir” delle sorti magnifiche e progressive dell’universo femminile guidato dalla sua avanguardia femminista. Se, viceversa, sono alcuni uomini che sostengono di subire un potere opposto e contrario sono, alla meglio, dei qualunquisti che invece di scagliarsi contro il “vero” nemico, sbagliano obiettivo (è evidente che, nel momento in cui afferma questo, dimostra appunto di non aver letto neanche un virgola di ciò che sosteniamo, specialmente per ciò che riguarda la relazione tra il “femminile” e il “femminismo reale” e l’attuale “sistema dominante”) se la prendono con le donne, cioè con altre sfruttate e oppresse come loro…Lasciam perdere, va…
b) Mercificazione sessuale e più in generale, aggiungo io, utilizzo della sessualità in forme e modalità strumentali come veicolo di controllo, gestione e dominio sull’altro.
Annamaria, ricalcando il copione femminista di sempre senza modificarlo di una virgola sostiene che le donne, tutte, subiscano il fenomeno della mercificazione sessuale. Nega, anzi, non prende neanche in considerazione l’ipotesi che ci sia una compartecipazione attiva e consapevole da parte di molte donne, a mio parere la maggioranza,a questo processo, e nega naturalmente che queste utilizzino la sessualità per fini strumentali. E’ evidente, come le ho già spiegato nella prima lettera che le inviai su fb in risposta alla sua (ma credo che lei faccia finta di non capire) che quando affermo questo, non mi riferisco alla schiera, sia pur nutrita, di escort e professioniste varie che si prostituiscono in modo spicciolo e diretto ma ad un modo di essere, di porsi, di viversi, di concepire il proprio modo di stare al mondo (e all’interno di questo sistema di cui sono parte integrante e ormai molto spesso dirigente), soprattutto da un punto di vista psicologico e concettuale, della grande maggioranza delle donne. E’ ovvio che tutto ciò ha delle cause profonde e appunto complesse che cerchiamo di spiegare nel nostro sito e anche in qualche libro ma, per lo meno al momento, Annamaria non sembra interessata a tutto ciò (forse lo sarà in futuro, non disperiamo) e, senza conoscere le nostre posizioni, ci scarica addosso tutta la Verità, nient’altro che la Verità del Verbo Femminista che ci spiega come sono andate e come vanno le cose fra gli uomini e le donne…
Lei stessa (nel suo manifesto contro la pubblicità sessista) si limita a descrivere il fenomeno come una“sparuta minoranza di escort che si è offerta come merce…”.
E’ ovvio che non vuole (e non può) approfondire il fenomeno per ovvie ragioni… I concetti da lei utilizzati nel suo documento mi ricordano (e gliel’ho anche detto personalmente) le veline, pardon, quei comunicati stampa (chi vi parla ha anche un’ esperienza professionale in tal senso) che vengono diramati in determinate occasioni. Ricordo, per fare un esempio, quello del governo tunisino che, nei primi giorni della grande rivolta popolare e di massa (ma la stessa cosa è successa e succede ovunque e in tutti i contesti politici) diffuse una nota ufficiale in cui si parlava di “sparuti gruppi di provocatori e violenti isolati dalla grande maggioranza della popolazione del paese…”
c) Questione dei caduti sul lavoro: sempre con molto candore Annamaria ci spiega che è del tutto logico che muoiano solo maschi sul luogo di lavoro perché questi sono fisicamente più forti e quindi è normale che svolgano i mestieri più pesanti e rischiosi. Anzi, aggiunge, “l’imprenditore stesso preferisce un soggetto che rende di più ( money for value, detto all’inglese), perchè porta a compimento il lavoro in meno tempo grazie alla maggiore forza muscolare”.
Dobbiamo quindi rassegnarci al fatto che, nel terzo millennio, le donne sono adatte a dirigere aziende, a giocare in borsa e a guidare un paese come e più degli uomini grazie al valore aggiunto della loro specificità di genere, ma non a svolgere i lavori più rischiosi e spesso mortali che in una società dominata dalla spregevole oppressione maschilista, continuano e, sembrerebbe, in base a questa elementare considerazione, continueranno ad essere svolti dai maschi che sono fisicamente più robusti. Tutto ciò anche nella futura società della parità universale fra i generi, ormai liberata da qualsiasi ruggine maschilista.
Nessuno peraltro ha mai spiegato ad Annamaria che anche gli aguzzini avevano molto più vigore dei loro schiavi denutriti, affamati, prostrati e indeboliti, ma nonostante ciò li obbligavano a lavorare e a morire al loro posto.
Nel nostro mondo invece, i dominatori incontrastati che continuano ad essere i maschi oppressori, scelgono invece , a differenza dei loro antenati dominatori, di faticare e morire al posto dei dominati, anzi, delle dominate, in questo caso.
Questa quanto meno singolare situazione (in realtà, dal mio punto di vista, una gigantesca contraddizione), appare ad Annamaria assolutamente normale…”Anzi – aggiunge, sempre con grande disinvoltura – la donna a tutt’oggi è la figura principale nella cura dei bambini, e perfino da un punto di vista evolutivo non mi sembra abbia molto senso che rischi la vita sul lavoro”.
Insomma i maschi non sono utili come le femmine e possono pure accettare di sacrificare la loro vita per poter permettere alle femmine di procreare e allevare la prole…
d) “tu maschio non saprai mai cosa significhi essere valutati per l’aspetto fisico…” (Annamaria). A questa affermazione ha già risposto sinteticamente ma efficacemente Fabio e non ci ritorno perché quelle sue pochissime parole sono più che sufficienti
Mi limito ad evidenziare come anche in questo caso Annamaria finga di non sapere quanto e come le donne utilizzino il potere della loro sessualità come strumento di controllo, gestione, dominio e manipolazione sugli uomini. Vorrebbe quasi farci credere che la naturale attrazione che esse suscitano su questi (con tutti i risvolti e gli effetti, enormi, di ordine psicologico che ne derivano) costituisca una sorta di handicap anziché un vantaggio. Non solo, ci spiega con una certa veemenza che le donne sono costrette, obbligate dagli uomini ad indossare i panni della sempiterna seduzione perché, se fosse per loro, li dismetterebbero immediatamente per instaurare con il genere maschile una relazione fondata sui valori della reciprocità, della spontaneità e del dono.

Mi fermo per carità di patria…Mi limito a dire che queste affermazioni di Annamaria sono le stesse litanie che è costretto a trangugiare da sempre qualsiasi uomo da almeno una quarantina d’anni a questa parte.
Personalmente ci sono nato e cresciuto in questo clima fino al momento in cui, come ha giustamente raccontato anche Mauro Recher, mi è diventato inevitabile domandarmi in cosa si concretizzasse questo presunto potere maschilista di cui avrei dovuto godere, in quanto appartenente al genere maschile. E continuando ad indagare sono arrivato addirittura a “scoprire”, o meglio a prendere coscienza piena di un’altra “verità”, non quella ufficiale raccontata dalla vulgata dominante ma quella delle mia esperienza personale, del mio vissuto, come si suol dire. E ho scoperto che non ero il solo…anche se il nostro racconto per Annamaria e per quelle come lei è come se non esistesse…Miracoli dell’”autismo” femminista…
Fabrizio
P.S. a meno che anche Annamaria non ci dica (non è da escludere) che la nostra esperienza soggettiva non può essere oggetivata o comunque estesa alla maggioranza degli uomini perchè sarebbe in realtà solo l’effetto della nostra personale condizione di… Il termine “sfigati” vi dice nulla?…

Marco 4:21 pm - 1st maggio:

A proposito di “discriminazioni contro le donne”…
Domani sera mi recherò all’Olimpico di Roma, per assistere alla partita Lazio-Juventus, in compagnia di un vecchio amico, di sua moglie e di un’amica di quest’ultima, che, a quanto pare, mi troverebbe un tipo interessante (mah, vediamo un po’ come andrà a finire…).
Prezzi della Tribuna Monte Mario: 80 euro per gli uomini, 40 euro per le donne…
http://cielobianconero.altervista.org/lazio-juve-biglietti-settore-ospiti-info/
Alla faccia della “società maschilista che discrimina le donne”…

Leonardo 4:49 pm - 1st maggio:

la donna a tutt’oggi è la figura principale nella cura dei bambini, e perfino da un punto di vista evolutivo non mi sembra abbia molto senso che rischi la vita sul lavoro”.
Insomma i maschi non sono utili come le femmine e possono pure accettare di sacrificare la loro vita per poter permettere alle femmine di procreare e allevare la prole
——————————————————
http://www.youtube.com/watch?v=YJRcHJ23E8Q

Rino 4:56 pm - 1st maggio:

Fabrizio ha ricapitolato ancora una volta alcune delle controargomentazioni che demoliscono il racconto femminista. Ma ogni volta ci vuole tempo, energia e pazienza e questo non si può ripetere in eterno. Ha poi confermato che Annamaria ha fatto quel che si poteva immaginare. Non ha letto che un paio di pagg. e da là è partita lancia in resta.
Non si definisce femminista, ma è una femm.sta praticante.
A fronte di decenni di “monologo della vagina” non sente il dovere di approfondire nulla di ciò che dicono gli UU. Sordità.
Il resto viene di conseguenza.

Rino DV

Annamaria Arlotta 5:47 pm - 1st maggio:

Carissimi ( eheh), sono indecisa se ribadire, continuare la permanenza nel sito e le discussioni o no. Perché vedete, da una parte mi avete fatto venire dei ragionevoli e utili dubbi quando ho cercato di immedesimarmi in voi: per esempio, sono d’accordo che la donna abbia la sua parte se si presenta immancabilmente vestita in modo provocante ma ambisce ad essere valutata per la sua professionalità. Guardando la BBC o il canale di news americano ( ho vissuto molto all’estero) si vedono annunciatrici vestite in modo sobrio, tailleur, girocollo, collanina di perle; in quella italiana, come si fa a non essere distratti dalla continua esibizione del fisico via decolleté e simili? La colpa è delle tv di Berlusconi? Sì, certo, ma anche delle donne che accettano la situazione. Beh, dicevo, da una parte mi state facendo ragionare su certi punti, dall’altra però trovo difficile accettare di considerarmi una femminista come quelle di un tempo e del “io sono mia” ( ricordo una scritta su un muro di Roma, in risposta a quel motto, che mi fece sorridere. “E tiettete!”). Se la fossi, anziché fondare un gruppo di uomini e donne ne avrei fondato uno di inca**ate con gli uomini. la rabbia aveva un senso negli anni ’70, era una reazione eccessiva ma salutare, adesso però mi sembra che si debba guardare avanti senza quel rancore. Ancora più fastidioso è sentirmi dire che le mie posizioni sono banali, perchè in genere non sono considerata tale. Perciò, felice di riprendere il discorso se mi assicurate di non avere pregiudizi, e io a ia volta cercherò di “ascoltare” attentamente.@Fabrizio: non è vero che ho letto solo un articolo, ma non so quanto tempo abbia tu, per leggerli tutti, comprese le repliche, ci vorrebbero due ore. Piano piano ritorno a uno o all’altro, tra la cottura della cena, l’attività politica, i mille impicci quotidiani e la cura di figlia e a volte madre.

Leonardo 5:49 pm - 1st maggio:

Prima dice che la pillola ha liberato le donne da gravidanze indesiderate e poi che le donne sono le principali figure per allevare i bambini. Allora torniamo ai tempi in cui l’uomo faceva tutti i mestieri: i più brutti ma anche i più belli e la donna a casa.
Mi ricordo i primi interventi femminili che dicevano: io non amo gli zerbini, io pago anche la cena,io,io,io,io…Il discorso sembra più complesso ma il significato è lo stesso: l’egoismo. Infatti lo vediamo tutti i giorni, la grande mobilitazione maschile verso le donne. Mi fanno ridere poi quei maschi che rinfacciano i soldi spesi e i regali fatti alle donne durante una lite o all’abbandono, le quali “giustamente” rispondono ma chi te li ha chiesti?

armando 6:49 pm - 1st maggio:

Sulla questione dello sguardo maschile sulle grazie femminili, c’è un antico proverbio toscano che inquadra la questione in modo fulminante:
“Toccami Cecco che mamma non vede”……..”Mamma, Cecco mi tocca”. Non occorre dire altro.

Marco Pensante 8:14 pm - 1st maggio:

Vista la ormai plateale e anche rivendicata indifferenza femminile per la vita maschile, alla facciazza della “maggiore empatia” (Ma che volete, maschietti? E’ vostro preciso dovere crepare per salvare/mantenere/difendere le donne! Mica vorrete lasciare i bambini soli senza figura materna?), faccio presente che personalmente d’ora in poi applicherò il principio di uguaglianza alla lettera. Quindi, se mai mi capiterà di trovarmi su una nave che affonda, col c***o che lascio il posto sulla scialuppa di salvataggio a una donna. Ce lo giochiamo a botte.

Fabrizio Marchi 9:29 pm - 1st maggio:

Cara Annamaria, la tua permanenza in questo luogo non dipende dai nostri presunti pregiudizi, ma da te.
Tu stessa hai ammesso che nessuno ti ha mancato di rispetto né tanto meno deriso, nonostante qualche siluro tu ce lo abbia sparato con quella specie di candore e quella sorta di “ingenuità” (?) che sembrano contraddistinguerti…
Ti invito a pensare cosa succederebbe, a parti invertite, se qualcuno di noi facesse quello che hai fatto tu, e cioè andasse su un sito femminil-femminista a sostenere che la vita delle femmine, a differenza di quella dei maschi, è sacrificabile, e che le donne tutto sommato possono anche morire di parto o di aborto perché tanto a mandare avanti la società ci pensano gli uomini con il loro lavoro e il loro sacrificio…
Pensaci… E prima di replicare, se proprio devi, pensaci ancora, e ancora, e ancora…. E pensa soprattutto al fatto che nessuno di noi, a differenza di quello che sarebbe successo altrove, ti ha mandato a quel paese, come poteva essere anche normale dato l’argomento in questione(mi fa piacere a volte constatare che i frequentatori di questo sito sono cresciuti molto in questo anno e mezzo). Anzi, hai ricevuto risposte corrette, civili e argomentate. Forse, e senza il forse, quello che ti ha “scartavetrato” un pochino di più sono stato proprio io quando ti ho detto che hai inanellato una sequela di luoghi comuni e di banalità del più trito e ritrito femminismo.
Purtroppo sono costretto a confermartelo, Annamaria, non certo per infierire né tanto meno per chiudere il dialogo (che anzi mi auguro di cuore si traduca in un incontro dal vivo con te e il tuo gruppo), ma solo perché è quello che penso relativamente ad alcuni concetti che hai sostenuto. Fossi in te non me la prenderei, e non lo dico per fare della cattiva ironia. Sai come ci apostrofano normalmente i nostri avversari e le nostre avversarie? Ti faccio un breve elenco: sfigati, frustrati, cessi, segaioli, omosessuali repressi (pare che sia un insulto…), misogini, maschilisti (va bè, questa è acqua fresca…), castrati, sessisti, razzisti, fascisti, negazionisti (me ne sfugge qualcuno ma ho dato l’idea…). Ormai non ci facciamo neanche più caso…
Quindi, come ripeto, non prendertela, e prendi il mio come un invito a dare il meglio di te. Intanto sforzandoti di leggere in modo in po’ più approfondito e attento gli articoli nel sito. Come hai detto tu stessa, e la cosa mi fa molto piacere, ti sono già sorti dei ragionevoli dubbi che fino a pochissimo tempo fa non avevi. E questo è già un risultato importante. Potrebbero esserci ulteriori sorprese.
Chi può dirlo…
Fabrizio

Fabio 11:27 pm - 1st maggio:

Vista la ormai plateale e anche rivendicata indifferenza femminile per la vita maschile, alla facciazza della “maggiore empatia” (Marco Pensante)
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Concordo, pure a me, ormai da anni, sconcerta veramente la leggerezza delle donne nei confronti della vita maschile. Per loro la vita di un gatto o di un cane ha sicuramente più valore di quella di un uomo, a meno che non si tratti di un familiare…
Ti porto un esempio. Giorni fa, in un bar, mentre stavo ascoltando il TG5, la conduttrice ha dato la seguente notizia,
http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2011/4/28/TORINO-Tenta-di-uccidere-il-marito-con-un-autobomba-e-del-veleno-per-topi/171959/
che ha immediatamente provocato l’ilarità di una delle due bariste, che trovava alquanto divertente la notizia di una donna torinese che aveva pianificato l’uccisione del marito, in combutta con l’amante.
Naturalmente non ho potuto esimermi dal replicare, dato che anche un paio di uomini trovavano esilarante la notizia…
Viceversa non avrebbe riso nessuno.

Fabio 11:37 pm - 1st maggio:

Prima dice che la pillola ha liberato le donne da gravidanze indesiderate e poi che le donne sono le principali figure per allevare i bambini. (Leonardo)
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Annamaria dimentica di ricordare che la pillola è stata inventata da degli uomini…
http://it.wikipedia.org/wiki/Gregory_Goodwin_Pincus

Rino 7:46 am - 2nd maggio:

Fabio:
>>
Annamaria dimentica di ricordare che la pillola è stata inventata da degli uomini…
>>

E dimentica anche di ricordare che la pillola non ha nulla a che vedere con la “liberazione sessuale” qualsiasi cosa si intenda con questa.

La relazione tra pillola e liberazione sessuale è uno dei miti (fondanti) della postmodernità, una sorta di Cosmogonia Laica del Postmoderno: niente a che vedere con i fatti.

Se i numeri servono a
Quanto alla pillola, ancora nel 1978, nel pieno della
“rivoluzione sessuale”, la usava solo il 3,5% delle italiane. Nel 1983 il 7,5 %, nel 1988
l’11%, nel ’93 il 17,4%, nel ’98 il 20,1% e raggiungeva il 22,3% nel 2002. Solo all’inizio
del XXI Secolo l’uso di anticoncezionali femminili ha raggiunto, nell’insieme, quelli ma-
schili purché vi si ricomprendano anche i metodi naturali il cui controllo è femminile ma la
cui applicazione è di entrambi (F/ 50,1% contro M/ 49,9%). Escludendo questi, però, ancor
oggi (2004) la prevenzione vede i maschi in testa: M/ 53,3 contro F/ 46,7%. In particolare il pre-
servativo supera ancora la pillola: 24,5% contro 22,3%. Dati completi del 2002 (su cento):
F/ pillola 22,3 – Iud 13,7 – diaframma 1,2 – spermicida 0,5 – metodi naturali 3,4. M/ profi-
lattico 24,5 – coito interrotto 18,6. F&M/ nessuno 15,7 – non necessita (sterilizzazione M/F)
0,1. Fonte Aied – Roma 15.01.2004. Informativa diretta del Presidente dr. Luigi Laratta,
che ringrazio vivamente. Altre fonti (“Corriere della Sera – Corriere del Veneto”,
22.02.2003, p. 5.) danno al 19,1% (nel 2002) la quota dell’uso della pillola

mauro recher 4:41 pm - 2nd maggio:

do sempre un occhiata al blog de “il corpo delle donne” per farmi qualche amara risata ,amara si leggete cosa scrivono
————————————————————————-

Ripeto: ovviamente non tutti sono così. In quel caso: fate bene attenzione a chi scegliete. Sono sempre più convinta che la selezione darwiniana della specie, sia in mano alle donne.
—————————————————————————
addirittura ,beh peggio di Hitler con la sua razza ariana ,pensano loro a giocare a fare Dio ,o chi per lui ,a fare gli uomini a LORO immagine e somiglianza
————————————————————————-
ma la stessa persona rincara la dose ……….
beh, arrivi esattamente alla mia stessa conclusione! “l’importante per uomini e donne, è trovare una persona che oltre ad attrarci fisicamente sia in sintonia con i nostri valori”. Appunto! Per cui, sulla scia di quanto detto da Lorella, se una donna italiana decide di uscire da quest’aria asfittica e vedere, ma soprattutto VIVERE altro, il mio consiglio è che non sposi un uomo italiano (men che meno un musulmano), poiché nella maggioranza dei casi non sarà in sintonia con questi valori. Non si tratta di razzismo, ma, appunto, di condivisione o meno di valori importantissimi, fondamentali, ai quali non si può rinunciare, pena l’infelicità.
————————————————————————–
beh dai non è razzismo e solo discriminazione :)
l’uomo italiano le rende infelici ,per non parlare del male dei mali cioè l’uomo musulmano …….
gli risponde un certo Andrea
————————————————————————–
@Bacche Rosse:
gli uomini italiani si sposano con donne straniere anche perché queste hanno meno pretese rispetto alle italiane che invece tendono a cercare l’amministratore delegato con macchinone d’ordinanza. Del resto lo avete detto anche voi che la selezione darwiniana viene condotta dalle donne e non riguarda solo la moralità di un individuo ma anche il suo status socio-economico e le sue fattezze esteriori.
—————————————————————————
e qui veniamo al punto che riguarda anche l’argomento ,è ovvio che questa è la famosa selezione darwiniana di cui parla questa “bacche rosse” ,andrea fa centro al primo colpo , e chi non corrisponde a questi canoni ??.. beh carne da macello da mandare nei cantieri e nelle fabbriche e se anche questo non bastasse li si fa morire in un altro modo. D’altronde non vengono chiamati sfigati ??

Rino 8:08 pm - 2nd maggio:

Mi scuso del post precedente – sghimbescio – che mi è letteralmente …scappato via.
Succo: se con “liberazione sessuale” si intende quel che si è sempre lasciato intendere, allora la pillola vi sta contribuendo solo da circa 10 anni (o giù di lì) e la “liberazione sessuale degli anni 60 e 70″ è una balla faraonica.
Se invece con “liberazione sessuale” si intende il dirittto della partner di imporre la continenza sine die al malcapitato, allora la pillola c’entra ancor meno: zero.

Rino D.V.

Annamaria Arlotta 10:48 am - 3rd maggio:

A Roma si dice “famo a capisse”. E’ ovvio che la natalità non sia diminuita il mese dopo l’invenzione della pillola, però è scesa eccome in questi decenni. Ma soprattutto, per la prima volta il controllo sulle gravidanze è esercitabile da quelle donne che vogliono farlo: la vera rivoluzione è questa, oltre al diminuito numero di morte per aborti fatti con i ferri da calza ( brr!) sia grazie agli anticoncezionali che alla legalizzazione dell’aborto. “La pillola è stata inventata dall’uomo”. Grazie al cavolo! La maggior parte di invenzioni e scoperte sono state fatte dall’uomo mentre la donna preparava da mangiare per lui e i figli e lavava i pavimenti. Voglio dire, dobbiamo fare una gara a chi è più figo o vedere le cose realisticamente e storicamente, calcolando quale proporzione di donne a tutt’oggi fanno ricerca rispetto agli uomini? Esistono donne scienziate? Sì. Sono brave come gli uomini? Sì. Basta.
Altri punti di discussione

1) La cura dei figli al posto della possibile morte sul cantiere. Lo ripeto, bisognerebbe prendersela con chi permette che muoiano gli operai, e anziché gli stupidi cartelloni , anzi una vera e propria presa in giro, del Ministero del Lavoro che dicono che la sicurezza la pretende chi si vuol bene, come se non fosse il dovere dell’impresa assicurare che le condizioni di lavoro riducano al lumicino la possibilità di incidenti ( Riferimento :http://www.articolo21.org/1849/notizia/sicurezza-sul-lavoro-appello-dal-basso-contro.html) bisognerebbe far pressione perché il governo multi le imprese fuorilegge.

2) Sempre sulla cura dei figli. Aoh, ma sono anche figli vostri eh? Se l’uomo è alla riunione di lavoro alle 7 di sera, la donna pure e la nonna non è disponibile, chi si prende cura di loro, Fra Martino campanaro? Uno dei due genitori deve stare a casa, e quello che lo fa rinuncia alla carriera. Se negate la realtà non c’è dialogo tra di noi, solo delle abbaiate reciproche. Un’altra cosa: quando mia figlia era piccola e mio marito tornava dal lavoro, io non vedevo un uomo, no, vedevo il mezzo per liberarmi di un bebè ( pur desideratissimo e amatissimo). La cura dei piccoli è arci-faticosa, più che per il lavoro fisico la è per la responsabilità e perché si passa la giornata a fare gugu gaga e a non poter portare a termine niente che non riguardi il figlio. Se poi il bimbo sta poco bene, sai che allegria! In quei giorni all’ufficio ci sarei andata gratis!

3) L’aspetto fisico, o meglio, a cosa serve. Prendo atto di quanto afferma Mauro Recher (30 aprile) sulla sua importanza anche per gli uomini in ambito lavorativo, e lo accetto. Per quanto riguarda l’importanza di essere prestanti agli occhi della donna, vi dico la mia opinione, semplice riflessione personale. Probabilmente l’istinto primordiale fa selezionare gli uomini secondo criteri volti alla riproduzione, così come le altre creature sessuate della terra. Però millenni di civiltà non possono non aver modificato i criteri. E soprattutto, le donne, come voi uomini, sono ognuna diversa dall’altra. Chi cerca l’uomo che dà sicurezza, chi tenerezza, chi l’uomo da accudire, chi ha lo spirito missionario e si mette col drogato per curarlo, chi tiene allo scambio di vedute culturali, o politiche, o artistiche, chi cerca compagnia, chi sicurezza economica, chi soldi a palate e si sposa per convenienza, insomma, le tipologie sono tante. Molte si innamorano, almeno inizialmente, alcune manco si innamorano ma gli va bene così.

4) Adesso però voglio raccontarvi un episodio che mi è capitato, perché mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. Come attivista politica ho cominciato uno scambio di messaggi su face book con un uomo sulla cinquantina ( io ne ho 56) dalle idee simili alle mie e che diceva cose interessanti e intelligenti. Dopo un po’, essendo lui di Roma, gli ho scritto se gli andava di prendere un caffè per parlare di politica e gli ho lasciato il numero di cellulare. Mi ha telefonato e ha cominciato a dire: Ma tu sei sposata? E io, sì, felicemente, grazie. Ma che tipo di donna sei, emancipata o no? E io, che da giovane ho avuto tanti ragazzi ma da decenni sto bene così, gli ho detto che non sono in cerca di niente. Beh, non mi ha voluto più incontrare. Non è l’unico, più di una volta ho provato a fare amicizia con un uomo, raramente ci sono riuscita e la maggior parte delle volte o c’era il sesso o niente. Come mi ha fatto sentire quella telefonata? Umiliata, perché del mio cervello, della mia attività, dei miei ragionamenti a quell’uomo sarebbe importato solo se accompagnati dal rapporto sessuale. Anzi, dirò di più: mi ha fatto sentire a disagio per aver chiesto di vederlo se poi non avevo quell’intenzione, del tipo “ma questa perché mi ha cercato allora? ”Forse sono troppo ingenua, ma ci sono rimasta malissimo. Beh, devo andare, alla prossima.

Fabrizio Marchi 12:39 pm - 3rd maggio:

Cara Annamaria, ti dirò ciò che penso così come mi viene, specie dopo aver letto il tuo ultimo post. Perché ho come l’impressione che tu quello che sosteniamo e che scriviamo neanche lo leggi. E quel poco che leggi (nello spazio dei commenti perché il sito ancora non lo hai visitato a causa dei tanti impegni che hai) è come se ti entrasse da un occhio (o da un orecchio) e ti uscisse dall’altro…
Perché sempre dopo aver letto il tuo ultimo commento mi viene spontaneo chiederti, utilizzando un’antichissima espressione romana (dal momento che sei di Roma anche tu capirai senz’altro lo spirito con cui pronuncio queste parole):”Annamarì, ma tu ce fai o ce sei?”…
Io propendo per la prima ipotesi, abilmente nascosta dietro la seconda (in genere quelli/e “che ce fanno” sono anche molto abili nel sembrare di esserlo e non mi sembra che tu sia da meno…:-) ).
Però c’è anche un altro aspetto. Si capisce, da come ti esprimi e dai concetti, permettimelo, estremamente contraddittori che porti avanti, che non sei una femminista doc . Tuttavia del femminismo (come milioni e milioni di altre donne, la maggioranza) hai assunto in toto la forma mentis e (per fortuna solo in parte,altrimenti non saresti qui) il metodo e il modo di procedere.
Insomma vai avanti diritta per la tua strada senza troppo curarti di quello che sostengono gli altri. E questo perché dentro di te, a livello profondo (questa è stata la grande capacità del femminismo) sei graniticamente convinta che la Storia sia andata esattamente come il femminismo ce l’ha raccontata (e che tuttora la realtà sia messa in un certo modo). Sei, al contempo, anche molto brava a glissare gli argomenti che portiamo, e anche questo è tipico della scuola femminista.
Insomma, ho la sensazione che tutto quello che noi potremmo dirti ti scivoli sostanzialmente addosso. Molto probabilmente tu penserai che per noi sia la stessa identica cosa. E anche questo ci sta tutto, direi anzi che è legittimo da parte tua.
E va bè, chissà che da questo dialogo fra sordi (diciamo così…) non possa nascere qualcosa di buono. La vedo assai difficile ma l’ottimismo della volontà non lo dismetto mai…
Sarà il carattere…:-)
Fabrizio

Andrea 12:42 pm - 3rd maggio:

La maggior parte di invenzioni e scoperte sono state fatte dall’uomo mentre la donna preparava da mangiare per lui e i figli e lavava i pavimenti. (Annamaria)
>>>
Da mangiare nelle caverne e nelle capanne chi lo portava?
Gli uomini, vero? Senti un po’, ma l’ipotesi che maschi e femmine siano intrinsecamente diversi e pertanto portatori di pensieri, azioni ed esperienze differenti, la prendi in considerazione oppure no? E l’ipotesi che il sesso maschile sia più portato a modificare la realtà e quindi a scoprire e inventare, la calcoli oppure no?
Sei di un femminismo insopportabile!
>>>
Come mi ha fatto sentire quella telefonata? Umiliata (Annamaria)
>>>
Ma dai, per piacere, cerchiamo di non esagerare ogni volta, che non se ne può veramente più.

Rita 1:09 pm - 3rd maggio:

@Annamaria:
secondo me il punto “uomini che muoiono sul lavoro” versus “mamme che si prendono cura dei bimbi piccoli” è un altro. Provo a ribadirlo perchè magari è sfuggito: nell’ottica di genere non è una questione di sicurezza o di prendersela coi governi o di reclamare sicurezza. Idem per la cura dei figli. Altrimenti si potrebbe ribadire alla politica di genere che “batte” sul punto maternità/obbligo di condivisione.. e vabbè, sì la cura dei figli, ma gli uomini non possono partorire nè allattare (tra l’altro, in barba al “supremo interesse del minore” che viene sempre citato quando si parla di affido condiviso, intendendo che il problema sarebbe di non disorientare il figlio facendogli cambiare casa o ambiente – manco fosse un gattino che si abitua alla casa e non al padrone – l’allattamento naturale viene molto spesso sacrificato in nome della carriera lavorativa della donna – piccola parentesi).

A stare sui ponteggi, nelle miniere, a manovrare travi e gru che servono per costruire palazzi e per avere tutta una serie di materie prime di uso quotidiano, si rischia comunque, il livello di sicurezza puo’ essere elevato, possono essere implementate procedure di sicurezza migliori, tecnologia migliore, ma finchè l’uomo non verrà completamente (e sottolineo completamente) sostituito dalla macchina, l’uomo avrà sempre il margine di rischio di lasciarci le penne su un lavoro “che puo’ fare solo lui per la sua costituzione fisica”, così come, pur con tutti i progressi medici e scientifici, la donna avrà sempre un piccolo margine di rischio (per fortuna oggi in Occidente ridotto al minimo) di morire di parto “e lo puo’ fare solo lei” perlomeno fino a quando non sarà implementato un utero artificiale in grado di riprodurre il grembo materno.

Questo E’ IL PUNTO.

Invece, guarda caso, quando si parla di morti sul lavoro si sottolinea la bassa percentuale di “morti sul lavoro donne”. Il titolo di questo articolo non è casuale: ripropone e fa il verso a quanto in genere compare sui media.

“Morti bianche” genericamente nominate, se si deve sottolineare qualcosa si sottolinea il genere femminile.

Un po’ come se si leggesse “Violenza sessuale: il 10% di chi subisce violenza è uomo” e giù un’analisi sugli uomini stuprati. Il che avrebbe anche un senso in questo “mondo” ma non avrebbe nessun senso in un ipotetico mondo in cui si “tacesse” delle donne violentate.

Oppure “Cura dei bambini e degli anziani: l’ …x% è sulle spalle degli uomini”. (proprio così eh… sulle “spalle”). Tu credi che se uscisse un titolo del genere il giornale non sarebbe sommerso da milioni di scandalizzate e indignate signore e signori mirati a ristabilire la “gerarchia” e il primato delle “spalle” femminili in tale campo?

Rita 1:18 pm - 3rd maggio:

Tratto da: IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

Come uomini abilissimi liberarono le donne, dimenticando di liberare se stessi

Abigail, una tipica donna della fine dell’Ottocento, ebbe otto figli. Due volte rischiò di morire di parto. Quando l’ultimo dei suoi figli se ne andò di casa, lei era già morta.
Cindy, una tipica donna degli Anni Novanta, rimase nubile fino a 25 anni. Dopo il matrimonio, ebbe due figli. Quando l’ultimo se ne andò di casa, le rimaneva ancora da vivere un quarto di secolo.
Abigail non sentì mai parlare del frigorifero. Cindy poteva tirarne fuori un pasto completo. L’intera giornata di Abigail era occupata dalla spesa e dalla preparazione del cibo per la sua famiglia di dieci persone. Cindy spesso comprava pietanze già pronte, le metteva nel forno a microonde e venti minuti dopo stava già pranzando. (Spesso scherzava: «Io non preparo la cena: me la mangio».) C’erano sere in cui lei e suo marito Jeremy portavano i ragazzi da McDonald’s, o si facevano portare a casa la pizza, oppure Jeremy preparava un bel barbecue o «il piatto preferito di Cindy – su richiesta». Comunque, sia Cindy sia Jeremy dovettero affrontare problemi che non sfiorarono mai Abigail (per esempio, fare l’autista, mantenere i figli all’università).
Abigail andava a fare la spesa sul carretto o a piedi. Cindy o Jeremy andavano a fare la spesa in macchina, o la ordinavano per telefono. Abigail trovava i negozi aperti dalle nove del mattino alle cinque del pomeriggio, e se dimenticava qualcosa non c’era modo di rimediare. Cindy o Jeremy trovano dei negozi aperti 24 ore su 24.
Abigail doveva lavare i piatti dopo ogni pasto. Cindy metteva i piatti nella lavastoviglie, e a volte neppure li toccava, perché se ne occupavano Jeremy o il figlio maggiore» Per lavare i panni Abigail doveva pompare l’acqua, accendere il fuoco per scaldarla e poi usare le mani per strofinare gli indumenti. Se pioveva o nevicava, appendeva i panni in tutti gli angoli della casa. Cindy sceglieva il lavaggio adatto e metteva in moto la lavatrice. E spesso non toccava neppure i panni, perché a riempire la lavatrice ci pensavano Jeremy o il figlio maggiore.
Abigail cuciva con le mani callose in una casa fredda, a lume di candela. Cindy e Jeremy acquistavano dallo stockista abiti perfetti. Abigail impiegava due giorni per cucire una camicia per il figlio. A Cindy o Jeremy bastavano venti minuti per scegliere le camicie per i due figli.
Su Abigail si riversavano le necessità di otto figli. Cindy aveva due figli le cui necessità si riversavano in parte sulla televisione. E Cindy aveva un’altra cosa ancora: un marito che sapeva come essere amorevole e come mantenere la disciplina.
Nel 1990 Cindy si poteva ancora permettere di scegliere di fare il pane in casa o cucire una camicia a mano – ma era una scelta e non un obbligo. Capitava di tanto in tanto, non giorno dopo giorno; faceva parte della sua vita adulta ma non costituiva il 100 per cento della sua vita adulta.
Cindy subiva pressioni che non avevano mai sfiorato Abigail? Sicuramente. Ma le nuove pressioni raramente si aggiungevano: semplicemente sostituivano un antico fardello. Se si aggiungessero, la vita media delle donne non sarebbe aumentata di quasi il 50 per cento dal 1920 ai giorni nostri.
Ma allora perché la speranza di vita alla nascita era di un anno di meno per gli uomini nel 1920 e di sette anni di meno rispetto alle donne attualmente? Perché le prestazioni degli uomini – inventare, produrre, vendere, distribuire – hanno salvato le donne, mentre nessuno ha salvato gli uomini dalla pressione del dover fare. Da macchina per fare figli, macchina per preparare da mangiare, macchina per le pulizie, lei è diventata una persona che ha tempo per l’amore. Da macchina per prestazioni varie nei pressi di casa lui è diventato una macchina per prestazioni varie lontano da casa. E con meno tempo per l’amore.
Gli uomini sono riusciti a creare case e giardini più belli per le mogli invece che miniere di carbone e cantieri edili più sicuri per se stessi. Ben pochi hanno rilevato il fatto che solamente degli uomini sono morti a migliaia costruendo attraverso le montagne strade per le automobili e ferrovie per i treni che permettevano al resto della civiltà di essere servito al vagone-ristorante.
La lontananza del posto di lavoro separava l’uomo dalle persone amate, togliendo alla sua vita significato… e creando ogni giorno piccoli lutti. E se riusciva a fare tutto, diventava una macchina; se falliva, si sentiva umiliato e sminuito. In ogni modo, più aveva attenzioni e riguardi per la donna e più si abbreviava la vita. E alla moglie e ai figli lasciava, perché lo spendessero, quanto aveva guadagnato. Così gli uomini di successo liberarono le donne, ma dimenticarono dì liberare se stessi.
Nonostante tutto le femministe etichettarono la «tecnologia maschile» – e in particolare «la tecnologia maschile medica» -come uno strumento del patriarcato inteso a opprimere le donne. E il passaggio alla II Fase fu perciò caratterizzato dalla critica rivolta agli uomini per avere distrutto l’ambiente costruendo per esempio una diga, dimenticando di riconoscere agli uomini il merito di aver prodotto elettricità costruendo quella diga, e di chiedere alle donne di assumersi la responsabilità della crescente domanda di elettricità che a sua volta richiedeva la costruzione di altre dighe.
Quanto alla tecnologia medica maschile, fu probabilmente il fattore che allungò la vita media delle donne. Evitò che le donne morissero di parto e scoprì vaccini per quasi tutte le malattie contagiose (poliomielite, difterite, febbre tifoidea, morbillo, scarlattina, varicella, peste bubbonica, tubercolosi).
In tempo di guerra, diversi farmaci sperimentali furono spesso testati sugli uomini. Se il farmaco non funzionava, l’uomo moriva. Ma se il farmaco dava buoni risultati, allora veniva usato per salvare sia le donne sia gli uomini. E sempre gli uomini furono usati come cavie per migliorare le procedure d’emergenza, i forni a microonde (inavvertitamente un uomo venne «cotto» durante le prove), e altri ritrovati utili a entrambi i sessi.
In seguito fu etichettato come sessismo il fatto che i medici studiassero più gli uomini che le donne. Nessuno definì sessismo il fatto che gli uomini più delle donne fossero usati come cavie.
Secondo le femministe, il patriarcato e la tecnologia maschile cospiravano per limitare la libertà di generare «il diritto di scegliere» da parte delle donne. Per la verità, la tecnologia maschile ha creato «il diritto di scegliere» delle donne: ha permesso il controllo delle nascite. E l’aborto sicuro. La tecnologia maschile per il controllo delle nascite ha contribuito più di qualsiasi altra cosa a ridurre il carico di lavoro delle donne, a rendere il sesso non univoco ma pluridirezionale. Soprattutto, la tecnologia fece sì che il ruolo maschile proteggesse le donne più di quanto il ruolo femminile proteggesse gli uomini. Per ironia della sorte, alcune femministe che tanto si lamentavano della tecnologia maschile sarebbero morte di parto o di aborto se quella tecnologia non ci fosse stata.
La tecnologia maschile non creò invece per gli uomini l’equivalente diritto alla scelta. Pertanto, ogni volta che un uomo faceva del sesso con una donna che sosteneva di far uso di metodi contraccettivi, a lui non restava che fidarsi. In caso contrario, poteva accadere che si ritrovasse a dover mantenere un figlio fino ai diciotto anni. Se un uomo usava il preservativo ma in seguito la donna affermava di essere comunque rimasta incinta, la donna non sposata della II Fase aveva il diritto sia di informare l’uomo sia di non farlo; di abortire senza consultarlo o di chiedere segretamente che il bimbo venisse adottato; di allevarlo lei e di far pagare al maschio i conti; oppure addirittura di crescerlo da sola per dieci anni senza neppure informarne il padre e poi citarlo in giudizio perché provvedesse al mantenimento, anche per gli anni passati. E tutto ciò è legale.
Ogni donna sa benissimo che se esistessero soltanto per il maschio mezzi di contraccezione, avrebbe la sensazione di non controllare la situazione, di essere alla mercè dell’altro. Quando «fidati» è detto da un uomo, fa soltanto ridere, ma quando si tratta di una donna, è legge. Il controllo delle nascite ha dato alla donna il diritto di scegliere e all’uomo non resta altro che fidarsi. Al giorno d’oggi, quando un uomo introduce il pene nel corpo di una donna, contemporaneamente mette la sua vita nelle mani di quella donna.
In breve, la tecnologia maschile e le leggi maschili hanno liberato la donna dalla biologia femminile come destino femminile e creato la biologia femminile come destino maschile.

Leonardo 1:46 pm - 3rd maggio:

Annamaria Arlotta:
Non è l’unico, più di una volta ho provato a fare amicizia con un uomo, raramente ci sono riuscita e la maggior parte delle volte o c’era il sesso o niente. Come mi ha fatto sentire quella telefonata? Umiliata, perché del mio cervello, della mia attività, dei miei ragionamenti a quell’uomo sarebbe importato solo se accompagnati dal rapporto sessuale.
———————————————————————–
Dovresti pensare a questi uomini, che non difendo, ne conosco, ne ammiro, chissà quanti rifiuti hanno dovuto subire per ricevere dalle donne solamente quello che, naturalmente, gli uomini si asapettano dalle donne.
Si straparla in giro, ma di uomini che veramente fanno tanto sesso sono pochi, ci credo che ci provano ad ogni occasione.
Dovrebbero invece prendere coscienza della loro situazione. Poveri fessi, mi intristisce che ci siano uomini che danno ragione a donne che considerano la vita degli individui di sesso maschile sacrificabile.

Alessandro 3:18 pm - 3rd maggio:

Devo dire che in quest’ultimo post sicuramente Annamaria ha dismesso i panni della femminista doc, riprendendo l’espressione di Fabrizio, per assumerne di più moderati; di conseguenza questo è sicuramente un passo in avanti ed è apprezzabile. Sono d’accordo sul fatto che risulta sterile, puerile, la gara a chi è stato più bravo storicamente tra i due sessi ( questo modo di procedere è tipicamente femminista, quindi da rigettare). E’ sicuramente vero anche quanto afferma Andrea: io che provengo da una formazione ortodossa di sinistra ho sempre pensato fino a poco tempo fa che uomini e donne avessero stesse tendenze e predisposizioni. Sbagliavo. Sono entrambi preziosi ma diversi. Ed è indiscutibilmente questa diversità che rende spesso anche conflittuali i rapporti. Sostanzialemnte d’accordo sui punti 1, 2 e 3 ( anche se la donna è sicuramente attratta da quello che possiamo definire uomo alfa , fisicamente, caratterialmente e soprattutto economicamente parlando). Come fa intendere Fabrizio, sono posizioni che ritornano anche negli articoli pubblicati.
Sul 4 punto: Annamaria, io ti posso dire che l’uomo italiano è, soprattutto se non appartiene alla categoria che definiamo alfa, un uomo spesso alla ricerca di sesso. Qualsiasi uomo beta( comune) un minimo onesto intellettualmente non può negare che la donna italiana, soprattutto superati i 25 anni circa di età, consideri l’altro sesso come un potenziale partner con cui mettere su famiglia o comunque con cui intrecciare una noiosissima, nella maggior parte dei casi, relazione stabile. Questo fa sì che l’uomo italiano, sposato o no, veda ridursi la possibilità di vivere esperienze sessuali, non mercenarie, con altre donne, e qui ritorna la diversità tra i due sessi naturale o culturale che sia, il che lo spinge sempre a sondare il terreno per comprendere se dall’altra parte ci sia disponibilità. Ora quest’uomo che ti ha così deluso andava alla ricerca anche di un’esperienza sessuale, pur apprezzando le tue doti intellettuali. Non c’è niente di male in questo. Anzi è giusto che sia così. Se non si ricerca la stessa cosa, saluti e grazie. Tu sei una donna sposata e quindi la tua “freddezza” è pienamente giustificabile; ma ci sono anche delle donne, una caterva, che pur essendo libere, non vogliono avere delle relazioni sessuali, che pure gradirebbero, perchè senza qualcosa di “serio” si sentirebbero “usate”. Questa mentalità che potremmo definire di stampo religioso-tradizionalistico-femminista, ossia di ciò che di regressivo vi è nella nostra società, esapera spesso l’uomo e io credo non soddisfi neppure la donna.
Si son fatte tante rivoluzioni nella storia, ma quella sessuale è ancora molto lontana.

Rita 3:26 pm - 3rd maggio:

Boh, secondo me Annamaria sta implicitamente (o esplicitamente) volendolo o senza accorgersene non lo so, comunque conferma che c’è una diversa aspettativa sessuale fra uomini e donne e che questa aspettativa è disattesa e sbilanciata da parte maschile.

Mi verrebbe da chiedere agli uomini, rovesciando la situazione. Ma se vi avvicinate ad una donna che non vi piace e non vi attrae sessualmente, (ma ci sono altre motivazioni chessò.. interessi di lavoro, comunanza di interessi, etc.) e vi accorgete che invece vi fa gli occhi dolci e dopo averle fatto capire che non vi interessa questa si allontana, vi sentite umiliati?

No perchè è interessante l’utilizzo della parola “umiliata”. Oltretutto io chiacchiero, discuto, scambio opinioni e frequento parecchi uomini (ho insomma dei rapporti che definirei “amicali”) sia nel mondo reale che virtuale con cui non ho fatto sesso. Di conseguenza mi sento di smentire questo dogma degli uomini che se li rifiuti sessualmente non ti parlano più e non ti “fanno più amica” :-)
Non fraintendermi Annamaria: io capisco, fra uomini e donne eterosessuali ci puo’ essere un’aspettativa diversa dall’amicizia. Ma puo’ capitare anche ad una donna “interessata” ad un uomo. Anzi, proprio in virtù della diversa visione del sesso, delle diverse necessità, conosco uomini che si sono rifiutati sessualmente ad una donna quando ne hanno intuito un coinvolgimento sentimentale che loro non provavano. E magari pure in questo caso è lei che si è sentita “umiliata”.

Ma com’è che da qualunque parte stiamo ci sentiamo umiliate? :-D

Al massimo ci potrebbe essere un po’ di imbarazzo da ambo le parti, più che umiliazione ci sarà un po’ di rammarico da parte di entrambi nel non aver potuto far coincidere le differenti aspettative. No?

Rita 3:52 pm - 3rd maggio:

Vi chiedo scusa: mi sono riletta e mi sono accorta che l’indice di leggibilità dei miei post, con qualunque scala la si valuti, sta inesorabilmente scendendo. :-)

Sto scrivendo di getto e, in barba alle più elementari regole grammaticali inizio una frase pensando ad una conclusione e poi cambio la conclusione lasciando intatta la prima parte. Vabbè, nello specifico volevo dire che sta ” implicitamente confermando”

Damien 4:31 pm - 3rd maggio:

alba dell’uomo sapiens

uomo e donna
ma dove si vive?
io trovato caverna! vieni! qui non piove.. si ma io fame!
vai fuori a mangiare bacche! no! tu uomo! tu porta mangiare me.. io cucino!

rischi: uomo 93% donna 7% (non sia mai il falò dentro la caverna sfuggisse al controllo o magari brucia la carne..)

successivamente..

damigella.. io vi salvero’ a costo della mia stessa vita!
poesie d’amore per la donna.. (una che ne ha scritta qualcuna per l’uomo??)
vado in guerra per difendere la patria.. tornero’ amore mio.. aspettami..
progressi tecnologici maschili per l’umanità..
scoperte scientifiche maschili per l’umanità..
morti bianche il 3% sono donne..

tramonto dell’uomo sapiens

buonasera.. l’ho vista sola e mi sono chiesto perchè una donna cosi attraente lo fosse.. le va di conoscerci meglio?

“deh nini levati di culo vai! che ce l’ho già chi mi stura la fia!”

siete donne.. biologicamente diverse ed importanti tanto quanto gli uomini..
ora.. se non vi sta bene lamentatevi col principale lassu’.. perchè vedete.. finchè durerà questa guerra dei sessi.. o guerra tra poveri.. le cose non cambieranno.. la famiglia felice esiste.. io l’ho vista, abitano vicino a me..

composta da 4 persone, marito/moglie/2 figli

appartamento trilocale lui lavora in fabbrica, la moglie sta a casa coi figli.. lui amministra il lavoro/pecunia, lei amministra casa/prole.. hanno una fiat panda e non si fanno mancare la pizza una volta a settimana..

sono felici.. gli importa una cippalippa di carriera, suv, vestiti glamour.. quello che li rende felici è l’amore ed il frutto di questo sentimento ormai bistrattato..

questa è una società malata, devota all’arrivismo, all’egoismo.. dove fiori come questa famiglia sono gli ultimi scampoli di fede matrimoniale in un mare di merda!

mauro recher 5:12 pm - 3rd maggio:

una domanda ad Annamaria mi sorge ….

che tipo di uomo si aspettava dal blog di uomini beta ?

Marco 5:19 pm - 3rd maggio:

Per Annamaria.
http://antifeminist.altervista.org/risorse/lavori_ripugnanti.htm
Già altri lo hanno scritto più volte, ma credo sia il caso di ripetersi e pertanto di farti notare che anche internet e facebook sono delle invenzioni maschili…
Perciò se tu, al pari di altri milioni di donne, puoi startene qui a scrivere quello che scrivi, lo devi proprio a degli uomini.
@@@@@@
P.S: che roba è l’amicizia fra uomo e donna…?

Marco 5:31 pm - 3rd maggio:

@ Leonardo –
Dovresti pensare a questi uomini, che non difendo, ne conosco, ne ammiro, chissà quanti rifiuti hanno dovuto subire per ricevere dalle donne solamente quello che, naturalmente, gli uomini si asapettano dalle donne.
Si straparla in giro, ma di uomini che veramente fanno tanto sesso sono pochi, ci credo che ci provano ad ogni occasione.
@@@@@@@@@
Concordo.
Annamaria ignora cosa significhi essere uomini e doversi relazionare con delle donne, che è già tanto che ti degnino di uno sguardo e non ti mandino affanc**** solo per avergli rivolto la parola. Ma, del resto, tolta Rita che è sicuramente una assoluta rarità, le donne sono assolutamente incapaci di comprendere i desideri, i bisogni, i problemi degli uomini.
Anche se sono madri di figli maschi.

Sandro2 6:45 pm - 3rd maggio:

Annamaria:
“2) Sempre sulla cura dei figli. Aoh, ma sono anche figli vostri eh? Se l’uomo è alla riunione di lavoro alle 7 di sera, la donna pure e la nonna non è disponibile, chi si prende cura di loro, Fra Martino campanaro? Uno dei due genitori deve stare a casa, e quello che lo fa rinuncia alla carriera. Se negate la realtà non c’è dialogo tra di noi, solo delle abbaiate reciproche.”
________________

… uufff… che noia queste femmine moderne…
http://questionemaschile.forumfree.it/?t=3884802

Marco Pensante 10:52 pm - 3rd maggio:

C’è una cosa che mi gira per la testa ormai da mesi e per un verso o per l’altro non riesco mai a mettere giù dettagliatamente e in modo ragionato come richiederebbe la discussione su questo sito. (E’ che sono un confusionario.) Ha un po’ a che fare con l’”umiliazione” di Annamaria, ma credo anche con l’eterna discussione sulla disparità di desiderio fra uomini e donne. La scrivo anch’io di getto, come Rita, e se sbaglio mi correggerete. “Del mio cervello, della mia attività, dei miei ragionamenti a quell’uomo sarebbe importato solo se accompagnati dal rapporto sessuale”, scrive Annamaria. Il che per lei è umiliante. Io le credo, anche se, com’è ovvio, essendo una donna tende per natura a vedere l’intero universo sotto la lente dell’io io io io io io io io io io io io io io io io io io io. Annamaria, mi spiace tantissimissimissimissimo che quell’uomo sia stato così cattivo, così insensibile con te.
Ma poi:
Tralascio per il momento la discussione su cura dei figli, carriera etc. etc., anche se ce ne sarebbe da dire (per esempio: care signore, benvenute nel mondo! Non lo immaginavate, vero, che si può avere O una carriera O una famiglia, ma non tutte e due insieme? Continuate pure a illudervi che diventare una top manager vi renda attraenti, oppure abbandonatevi pure alla vertigine del potere, meglio per voi: ma delle due l’una.. Gli uomini queste cose le sanno da secoli, e sanno benissimo che la tanto decantata “carriera”, nel 99% dei casi altro non è che una maledizione necessaria. Ma passiamo oltre.) Come mai le donne sono umiliate nel vedere che gli uomini “pensano solo a quella cosa”?
Perché gli uomini sono animali, bestie scimmiesche senza cuore, senza emozioni, incapaci di provare sentimenti, incapaci di vedere le donne se non come manichini con cui accoppiarsi. Le donne, invece, hanno anche un cervello; o, al limite, preferiscono le coccole. Oppure, pensa qualcun altro, hanno un desiderio di sesso molto inferiore a quello degli uomini. Ecco, come mai?
Non sarà che una donna, tranne in casi eccezionali dovuti a gravissime deformità fisiche (spiacevole evenienza, ma ammettiamolo, rarissima), può avere sesso ogni volta che vuole e senza la minima fatica? Non deve sforzarsi minimamente: basta che si presenti all’appuntamento, il resto le spetta di diritto. E non vale dire “Ma ci sono anche tante donne sole”. Se una donna è sola, in genere è perché lo vuole, o le fa comodo, o le sta bene così in quel momento.
Facciamo un esperimento mentale: prendiamo un uomo e una donna di aspetto fisico, intelligenza e carattere nella media (questo è fondamentale), tutti e due single. Sono tutti e due “soli”. Ai fini dell’esperimento non ha nessuna importanza per quale motivo sono soli, basta sapere che non è dovuto a bruttezza inguardabile, povertà abietta o incapacità patologica di avere rapporti sociali. Due persone come mille altre che per un caso della vita sono “sole”.
Un giorno, alzandosi dal letto, l’uomo pensa: “Da questo momento in poi non voglio più essere solo.”
Un giorno, alzandosi dal letto, la donna pensa: “Da questo momento in poi non voglio più essere sola.”
Secondo voi dopo quanto tempo l’uomo non è più solo?
E dopo quanto tempo la donna non è più sola?
Rispondete onestamente, per favore. (Donne, non tirate fuori i vostri mille distinguo e soprattutto non dite “Sì, ma io”. Non stiamo parlando di voi specificamente, chiaro?)
E arriviamo così alla lamentela femminile: “Uffa che barba, che noia, che barba! Ho fatto talmente tanto sesso che non ne posso più, basta, meglio la ginnastica, sono stufa, voglio solo un po’ di coccole! Perché gli uomini non lo vogliono capire? Perché non prestano attenzione alla mia intelligenza? Di attenzione al mio corpo ne ho avuta tanta da doverla smaltire all’isola ecologica, ora voglio che un uomo si accorga della mia personalità!”
Perché gli uomini pensano solo a quella cosa?
Risposta automatizzata (e cieca) del cervello femminile: “Perché gli uomini sono animali, bestie scimmiesche senza cuore, senza emozioni, incapaci di provare sentimenti, incapaci di vedere le donne se non come manichini con cui accoppiarsi, eccetera eccetera eccetera. E poi, cosa ci vorrà mai per avere sesso? Basta volerlo, guardate me, io quando voglio sesso basta che lo dica.” Così pensa Annamaria, e con lei molte altre. Con la conclusione di prammatica: “LE COSE IMPORTANTI SONO ALTRE.” (Alzi la mano l’uomo che non l’ha mai sentita.) Verissimo, care signore. Infatti anche per me mangiare, bere, fare la doccia ogni volta che voglio, non sono le cose importanti della vita. Le cose importanti sono altre. E certo, se incontrassi qualcuno che mi frequenta perché sta morendo di fame e io ho una tavola imbandita, sarei offeso. Anzi, umiliato. Io vorrei conversare di arte e musica ma questi poveri non hanno niente nella testa, pensano solo a riempirsi la pancia, scimmie che non sono altro. Ma che vogliono? Imparino a controllare i propri istinti bestiali, i poveri, che l’arrosto con patate è dietro l’angolo, basta saperlo cercare; e se non lo trovano è perché sono incapaci e inferiori… sono… come dire?
Sfigati, ecco cosa sono. Sfigati.

Silent Hill 3:24 pm - 4th maggio:

Annamaria Arlotta
La maggior parte di invenzioni e scoperte sono state fatte dall’uomo mentre la donna preparava da mangiare per lui e i figli e lavava i pavimenti

….

Esistono donne scienziate? Sì

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Lo sai almeno che queste due frasi rappresentano una l’opposto dell’altra, si ?

PS devo ancora capire come mai le femmine moderne rinfacciano sempre di essere le nostre schiavette . Ma nostre di che ? Ci sono uomini che sanno fare tutto da soli ( e sono la maggioranza) e mo che volete ? Ci sono donne casalinghe che sono ben felici di farlo e non si sono mai lamentate e mo che volete ? L’unica ipotesi è che chi parla così deve solo dar fiato alla sua bocca.

Annamaria Arlotta 8:10 pm - 5th maggio:

@Silent Hill: mi sembra che leggi quello che vuoi tra le righe e distorci il senso. Io non ho scritto: “La maggior parte di invenzioni e scoperte sono state fatte dall’uomo mentre la donna preparava da mangiare per lui e i figli e lavava i pavimenti, porcaccia la miseriaccia se non fosse stato per voi uomini ma chi ce l’ha fatto fare, bastardi luridi oppressori ecc.ecc.” Ho scritto che in passato alla maggior parte delle donne toccava il ruolo di madre e di casalinga, perché così era, al di là delle colpe. I bambini un tempo lavoravano nelle fabbriche anche qui in Occidente, è un fatto storico come la condizione della donna fino a tempi recenti. Adesso si va verso un equilibrio maggiore nei ruoli professionali dei due generi perché siamo nel ventunesimo secolo, nel ventiduesimo probabilmente l’avremo raggiunto! E’ vero, ci sono caslinghe felici di stare in casa, ma tante altre scocciatissime. Riprendo la discussione domani, bye bye e niente offese sul dar fiato alla bocca, thank you.

Alessandro 7:49 am - 6th maggio:

Annamaria Arlotta: Adesso si va verso un equilibrio maggiore nei ruoli professionali dei due generi perché siamo nel ventunesimo secolo, nel ventiduesimo probabilmente l’avremo raggiunto! E’ vero, ci sono caslinghe felici di stare in casa, ma tante altre scocciatissime. >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
A quali ruoli professionali fai riferimento? A quelli che rientrano nel settore della scuola, della pubblica amministrazione? Sì, forse hai ragione, nel ventiduesimo secolo forse l’avremo raggiunto un maggior equilibrio, ma non come lo intendi tu. Al settore dell’edilizia e in genere ai settori in cui rientrano i lavori usuranti dal punto di vista fisico? Beh, qui ho qualche dubbio che si possa raggiungere anche tra un secolo un maggior equilibrio. Al settore delle libere professioni? Qui ci sono i tanti incentivi all’imprenditoria femminile, ennesimo provvedimento a sfavore delle donne della maschilista politica italiana. Anche qui, a furia di agevolazioni, qualcosa si potrà ottenere. Forse ho capito, fai riferimento ai soliti quattro posti in Parlamento e ai vertici aziendali? Beh, qui con qualche provvedimento anti-costituzionale un maggior equilibrio si può raggiungere anche prima.
Se invece lasciamo perdere l’ossessione femminista per i posti di potere, e ci occupiamo di opportunità per le donne comuni( beta), beh ci sono tanti posti da “badante”, oggi ricoperti da donne straniere, che potrebbero portare alla piena occupazione delle donne italiane. Io penso, posizione molto politicamente scorretta, che mentre la disoccupazione maschile nasce in buona parte da mancanza di opportunità lavorative, quella femminile è spesso frutto di una scelta, nel senso che una donna può preferire di lavorare in casa propria, casalinga, piuttosto che fuori, ma risultando “disoccupata” agli uffici di collocamento. Anche le statistiche vanno sempre lette e interpretate al di là dei numeri che rappresentano.

Rita 7:56 am - 6th maggio:

E’ vero, ci sono caslinghe felici di stare in casa, ma tante altre scocciatissime.

xxxxxxxxx

invece all’epoca di mia nonna quando anche i bambini e le bambine lavoravano in fabbrica in condizioni molto dure, c’erano tante operaie felici di lavorare ma tante altre scocciatissime :-D
Il punto è “la scelta. Tanto è vero che il tema è “la condizione della donna” che puo’ variare nelle epoche (ricordo la pubblicazione di un articolo di giornale dei primi del novecento di un illustre avvocato della mia zona che si batteva per la condizione delle operaie tessili perchè – diceva nell’articolo – non è pensabile farle lavorare 16 ore come gli operai perchè saranno le mamme di domani e si rischia di minare il loro fisico.). Adesso che la giornata lavorativa di 8 ore è stata raggiunta per tutti, che le condizioni del lavoro si sono fatte meno faticose (ma sarà un caso che ad una ripresa del tema “lavoro alienante” si riprenda la nostalgia della donna che vuole avere tempo per la famiglia?) il raggiungimento del benessere femminile è dato dalla realizzazione sul lavoro e realizzazione in famiglia. Insomma il “centro” sono i desideri della donna.

Rita 8:10 am - 6th maggio:

@Annamaria: siccome prevenire è meglio che curare… si potrebbe obiettare che gli uomini che vogliono fare i casalinghi e occuparsi della famiglia lasciando la carriera alla moglie hanno solo da farsi avanti… (lasciando perdere il fatto che è abbastanza palese che per un uomo è molto più difficile trovare una compagna disposta a prendersi il bravo casalingo che si fa mantenere).. però vedi, il punto è: avranno le stesse garanzie delle donne, in caso di separazione e divorzio? Uno si aspetterebbe che se mai ci fosse un caso del genere per la “parità” avrebbe diritto ad avere l’affidamento dei figli, la casa e il mantenimento. Parrebbe di no. GIà sono pochissimi, nella civile Svizzera a un padre che si occupava delle figlie è capitato questo

http://www.uominicasalinghi.it/index.asp?pg=5974

Ad inizio maggio 2009, un nostro socio del luganese, di 51 anni, padre di 3 figlie di 17, 11 e 8 anni che accudiva amorevolmente da 11 anni nelle vesti di “mammo casalingo” e nel contempo commerciava part-time in prodotti alimentari di produzione propria all’estero (con un reddito di alcune centinaia di franchi al mese), ha ricevuto la sentenza del Pretore di Lugano, avv. Dott. Matteo Pedrotti (magistrato specializzato in divorzi), che gli intimava di lasciare l’abitazione coniugale e le 3 figlie entro 3 settimane e mezzo, per il 31 maggio 2009, e di trovare un lavoro da 3’800 fr netti mensili entro 3 mesi.

Capisci? Embè un po’ di simbolismo io ce lo vedo…a lui hanno “ordinato” di trovarsi un lavoro entro tre mesi con un reddito X.. e francamente permettimi, a proposito di priorità, vedere che c’è gente che spende soldi e risorse per evitare che una libera velina o una libera modella mostri il culo in TV perchè “offende la donna – (non si sa quale, a me ad esempio non mi offende)” o che ci sono editoriali che tuonano contro chi, per il posto del Presidente della Repubblica sceglie un uomo e non una donna e vedere relegata una notizia del genere sul piccolo sito di un movimento di uomini volenterosi, mi fa un po’ rabbia.

Rita 8:17 am - 6th maggio:

Condizione maschile nei riguardi del lavoro: obbligo
Condizione femminile nei riguardi del lavoro: scelta.

Da sempre, ieri come oggi.

Rita 8:44 am - 6th maggio:

Alessandro:
Io penso, posizione molto politicamente scorretta, che mentre la disoccupazione maschile nasce in buona parte da mancanza di opportunità lavorative.

Concordo: un paio di mesi fa a “linea verde” hanno fatto vedere un servizio sulle miniere del Sulcis.
Discesa nelle gallerie dellA conduttrice televisiva, accompagnata da due tecnichE di miniera (credo siano le uniche in Italia). Dialogo sull’accettazione degli uomini di una donna “in miniera” (che poi si è saputo nel corso della trasmissione che, in realtà, la miniera non è che la vedeva tutti i giorni, il suo lavoro si svolgeva perlopiù negli uffici davanti ad un computer), gli uomini intorno erano piuttosto taciturni si occupavano di manovrare l’ascensore, di fare strada, luce etc. A un certo punto l’entusiasta conduttrice televisiva domanda ad un ragazzo sui venti/ventidue anni “Cosa spinge un ragazzo della tua età a fare la scelta della miniera?” “la mancanza di altre opportunità di lavoro” risponde il ragazzo ad occhi bassi. Leggero imbarazzo della conduttrice che torna a rivolgersi allA capA – tecnica (mirabile esempio di emancipazione femminile).

Tra l’altro non è un caso che i “cervelli in fuga dall’Italia” sono per la maggioranza cervelli maschili.

Fabrizio Marchi 8:54 am - 6th maggio:

Sottoscrivo in toto gli ultimi tre puntualissimi commenti di Rita e in particolare questi passaggi:
“Condizione maschile nei riguardi del lavoro: obbligo
Condizione femminile nei riguardi del lavoro: scelta”.
“si potrebbe obiettare che gli uomini che vogliono fare i casalinghi e occuparsi della famiglia lasciando la carriera alla moglie hanno solo da farsi avanti… (lasciando perdere il fatto che è abbastanza palese che per un uomo è molto più difficile trovare una compagna disposta a prendersi il bravo casalingo che si fa mantenere).. però vedi, il punto è: avranno le stesse garanzie delle donne, in caso di separazione e divorzio? Uno si aspetterebbe che se mai ci fosse un caso del genere per la “parità” avrebbe diritto ad avere l’affidamento dei figli, la casa e il mantenimento. Parrebbe di no. GIà sono pochissimi, nella civile Svizzera a un padre che si occupava delle figlie è capitato questo
http://www.uominicasalinghi.it/index.asp?pg=5974
“E’ vero, ci sono caslinghe felici di stare in casa, ma tante altre scocciatissime.(Annamaria)
“Invece all’epoca di mia nonna quando anche i bambini e le bambine lavoravano in fabbrica in condizioni molto dure, c’erano tante operaie felici di lavorare ma tante altre scocciatissime (Rita)
Cara Rita, sei molto abile a smontare, con poche parole (a differenza del sottoscritto…:-) ) , i più scontati luoghi comuni del femminismo.
Ad una primo impatto, risulta sconcertante la sentenza del Pretore di Lugano nei confronti di quell’uomo. In realtà, subito dopo, ci si rende conto che quella sentenza niente altro è se non lo specchio fedele della relazione fra i sessi oggi e dei “rapporti di forza” che intercorrono fra questi. Il controllo (e il dominio) da parte femminile di quella che denominiamo psico-eto-sfera si traduce inevitabilmente in una legislazione antimaschile. Né potrebbe essere diversamente.
Quel giudice che ha emanato quella sentenza è solo uno strumento di quel potere.
Fabrizio

Alessandro 9:43 am - 6th maggio:

E’ ovvio che se c’è qualcuno che sta in casa a occuparsi delle faccende domestiche, ci dev’essere anche chi porta a casa un pò di quattrini, altrimenti sono guai. Come afferma Rita, mi pare evidente che un uomo potrà fare il “casalingo” al massimo solo in casa dei genitori, perchè il 99% delle donne non sposano un disoccupato e se poi se lo ritrovano in casa, in caso di malaugurato licenziamento senza alcun sussidio, cercheranno in tutti i modi di spingerlo a trovarsi un altro lavoro. Il suo essere “casalingo” non risulterà sicuramente di gradimento alla sua consorte. E non essere apprezzati per ciò che si fa non è certamente la migliore condizione di vita. Credo che l’esperienza diretta o indiretta di chiunque, se onesto intellettualmente, possa confermare quanto ho scritto

Annamaria Arlotta 10:03 am - 6th maggio:

Mi riprometto di tornare sull’argomento più a lungo ma ancora non ne ho il tempo, e perciò rispondo solo al post di stamattina di Sandro: ok, io vado a fare la badante e tu vai a raccogliere pomodori in provincia di Foggia. Ci stai?

Sandro2 11:39 am - 6th maggio:

Cara Annamaria Arlotta, come ho già avuto modo di scrivere più volte in passato (ed anche di recente, su la 27ora), io aspetto “con ansia” il giorno in cui voi femministe inizierete a parlare seriamente e razionalmente del potere sessuale femminile (o “ficapower) e di quanto questo incida fortissimamente nella società e parimenti avvantaggi le femmine della specie umana.

Alessandro 1:37 pm - 6th maggio:

Annamaria Arlotta: Mi riprometto di tornare sull’argomento più a lungo ma ancora non ne ho il tempo, e perciò rispondo solo al post di stamattina di Sandro: ok, io vado a fare la badante e tu vai a raccogliere pomodori in provincia di Foggia. Ci stai?
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
La mettiamo sul personale. Ok, accetto la sfida, vediamo chi resiste di più :-)
A parte le battute, qui non si sta parlando di Annamaria o di Alessandro, che probabilmente hanno già una loro occupazione, ma di tendenze più generali e ti garantisco che chi è disoccupato al meridione, dove vivo, va anche a raccogliere pomodori pur di portare qualcosa a casa. E parlo di italiani. Sfatiamo il mito dell’italiano che non vuole andare a raccogliere i pomodori. L’italiano non vuole essere trattato come un animale da soma, che è ben diverso. Non mi pare che questo accada facendo le badanti. E se gli italiani nella maggior parte dei casi non si tirano indietro se si tratta di fare i lavori più modesti, così non poche donne, per dare una mano economicamente in famiglia, vanno a fare le pulizie in casa altrui. Il mio discorso era ovviamente un altro. Ci sono spesso opportunità di lavoro, dignitose e perfino ben retribuite, che non vengono colte dalle donne italiane disoccupate. Non mi pare ci sia qualcosa d’analogo per gli uomini italiani. E’ una semplice constatazione, non certo una condanna. Chiunque ha diritto di operare le proprie scelte in piena libertà.
P.s.: esistono anche i badanti uomini, ma molte persone preferiscono affidarsi alle badanti donne per curare i propri anziani, soprattutto se l’anziano è donna, il che mi sembra anche naturale. E tenendo conto che gli anziani non più autosufficienti sono in netta prevalenza di sesso femminile, mi sembra che il discorso regga.

armando 9:18 pm - 6th maggio:

Basterebbe chiedere a un campione significativo di donne se starebbero volentieri con un marito casalingo, se lo stimerebbero davvero, ed anche se di fronte ad una scelta obbligata, preferirebbero essere loro a non lavorare fuori casa o il marito. L’Istat non la farà mai un’indagine come questa, ma la risposta è certa, e chi è in buona fede non può che convenirne. Prova ne sia che quando è il marito a perdere il lavoro, ci sono moltissime probabilità in più che la famiglia si sfasci rispetto alla situazione opposta. Piaccia o non piaccia è così. E le ragioni non sono banali, e neanche riferibili al solo egoismo femminile. C’è qualcosa di ancora più profondo, secondo me riferibile alle differenze ontologiche fra maschile e femminile che continuano ad esistere nonostante la propaganda femminista che considera il genere un costrutto culturale modificabile a piacere.
armando

Rita 8:16 am - 7th maggio:

Un paio d’anni fa, quando avevo cominciato a leggere di questionemaschile, avevo fatto una breve (e sicuramente non esaustiva ma comunque significativa, almeno per farsi un’idea, a mio avviso) indagine in rete sui suicidi avvenuti a causa della perdita del lavoro. Tutti uomini, anche qui.

Rino 10:47 am - 7th maggio:

Se il marito fa il casalingo il reddito lo deve procurare lei, e dovrebbe far ciò in qualsiasi modo, come fanno gli UU, letteralmente “a prescindere” dal come. Assumendosi tutte le difficoltà, i disagi e i rischi di tutti i tipi (fisici, legali, civili etc.). La D quindi “conquista” quella “condizione privilegiata” di cui hanno “goduto” da sempre i mariti.

Ma non basta. Sul versante del casalingo va invece evidenziata una condizione (mi pare mai affrontata dal Momas) che può sfuggire: mentre la casalinga ha il potere sulla casa, il casalingo non ce l’ha.
“Potere sulla casa” significa organizzazione delle cose, dei tempi, delle operazioni, delle dinamiche etc a misura di… secondo le… in armonia con… congeniali a… tutte le caratteristiche, capacità, modalità, etc etc di colui che agisce.
Ora è impossibile che una donna consenta al marito di organizzare la casa secondo le di lui opzioni.
Il risultato è sempre questo: che lui diventa operatore passivo in un sistema organizzato da lei, o eternamente negoziato e eternamente instabile. Ben peggio di un impiegato che si trovi ad operare sulla postazione di un altro (PC, scrivania, archivi etc).

Questo fatto (che può far perdere gli equilibri psichici) riguarda non solo il casalingo al 100% ma anche tutti quegli UU che in casa siano costretti o vogliano fare qualcosa.

Lo sappiano o meno, si trovano impigliati in un ginepraio di vincoli, di forme, di modalità su cui non hanno voce in capitolo. Operano in un quadro logistico su cui non hanno l’ultima parola, perché o ce l’ha totalmente lei o è eternamente contrattata e perciò instabile, imprevedibile e quindi caotica.

Al punto che la via migliore, diventa l’accettazione della passività totale. Questo è il motivo per cui “l’uomo che aiuta in casa” fa la figura dell’imbranato: perché lo è!
Lo è perché deve operare in condizioni di passività sia rispetto al contesto generale che a tutte le attività operative minute ( a parte il modo con cui mouovere la padella – forse…).

Questo è il motivo per cui il single sa sempre dove si trovano i suoi calzini, mentre invece il maritato non lo sa, fatto che è fonte di canzonature antimaschili da almeno 50 anni. La dipendenza maschile da cui deriva quell’imbranamento non la si vuol vedere, è ovvio.
Per paragone: quale D opererebbe dentro una casa orgranizzata da un’altra? Li troverebbe i calzini?

Questo è tema di non poco conto, a prescindere dall’apparente leggerezza della cosa, perché sempre più per necessità o per libera volontà o per imposizione, in casa anche il maschio deve operare: ma non è casa sua (di lui), è casa sua DI LEI, è uno specchio della mente (tra l’altro poco razionale, senza offesa) di LEI.

Ne parleremo.

Rino DV

Fabio 11:37 am - 7th maggio:

Cara Annamaria Arlotta, come ho già avuto modo di scrivere più volte in passato (ed anche di recente, su la 27ora), io aspetto “con ansia” il giorno in cui voi femministe inizierete a parlare seriamente e razionalmente del potere sessuale femminile (o “ficapower) e di quanto questo incida fortissimamente nella società e parimenti avvantaggi le femmine della specie umana. (Sandro2)
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Quoto tutto, perché l’essere donne, in un’epoca come la nostra, equivale realmente ad avere numerosi vantaggi “invisibili” e “non scritti” ma comunque reali, e derivanti proprio dall’attrazione che le donne esercitano sugli uomini; mentre il simmetrico non esiste.

Rita 11:46 am - 7th maggio:

Rino:Per paragone: quale D opererebbe dentro una casa orgranizzata da un’altra? Li troverebbe i calzini?

Questo è tema di non poco conto, a prescindere dall’apparente leggerezza della cosa…

Alzi la mano chi non ha ricevuto almeno un rimbrotto dalla propria madre (.. o dalla propria suocera, che è peggio :-D ) sulla cattiva capacità di far pulizia, di stirare, di far da mangiare, di cucire, di mettere in ordine…
Erano (sono) sempre più brave di noi.. è inutile negarlo, lo fa mia madre, e per contro, mi ricordo da bambina delle infinite lamentele di mia madre riguardo all’inopportunità di mia nonna (che abitava nella medesima casa in due stanza a parte al piano di sopra) che, in assenza dei padroni di casa veniva “a mettere ordine” (con conseguente disagio nel trovare le cose). Ma la risposta, in questo caso è: “mamma è casa mia e la gestisco come voglio io”.

Comunque sì. E’ un tema apparentemente leggero ma riguarda anche i figli. Le frequenti affermazioni femminili su..”figuriamoci… gli uomini a lasciarli soli coi bambini, entrano in panico” mi lasciano abbastanza a disagio, perchè, ad esempio, pure io non mi sento a mio agio coi bambini non avendone mai avuto nè avendo mai svolto il lavoro di baby sitter. Se lo dovessi fare lo imparerei? Sì probabilmente sì, lo imparerei, non sarebbe una capacità innata.

Fabrizio Marchi 12:28 pm - 7th maggio:

In tutta la mia vita sono venuto a conoscenza solo di due o tre casi in cui erano gli uomini ad essere “mantenuti” dalla propria donna, peraltro non sposati e solo per più o meno brevi periodi di convivenza, prima di essere buttati fuori a calci nel sedere con l’accusa di essere degli opportunisti approfittatori.
Gli stessi erano sottoposti, durante questi periodi, al severo giudizio degli amici, dei parenti e naturalmente delle amiche della loro convivente. “Sanguisughe, mangiapane a tradimento, inetti, buoni a nulla, scansafatiche, approfittatori, egoisti, smidollati, senza spina dorsale, privi di dignità; questi erano su per giù i giudizi espressi nei loro confronti.
E ancora. “Farsi mantenere da una donna, ma ti rendi conto? – continuavano – bisognerebbe vergognarsi”.
Come vediamo, mentre tuttora una donna mantenuta dal proprio uomo, marito o convivente che sia, è considerata una subordinata, discriminata, priva di autonomia e di indipendenza economica, assoggettata alla volontà del partner, e quindi un soggetto fragile e oppresso da “liberare”, un uomo nella stessa condizione è considerato una specie di rifiuto umano da sottoporre al pubblico disprezzo.
Il femminismo è anche e soprattutto questo: capacità di interpretare la realtà a proprio piacimento,fino a capovolgerla completamente, in base alla situazione specifica e alla convenienza del momento.
Tutto ciò, sia chiaro, è possibile perché non c’è nessuno che gli sbatta in faccia con risolutezza la assoluta illogicità e contraddittorietà delle sue argomentazioni.
Ma questo è un altro discorso…
Fabrizio

Damien 1:11 pm - 7th maggio:

Leggendo gli ultimi vostri interventi, ritengo che il detto:

“Comandare è meglio che fottere”

..sia di matrice femminista.. in tutti e due i sensi esposti!

Andrea 4:10 pm - 7th maggio:

Fabrizio, è verissimo quel che evidenzi, però io non credo che questo modo di ragionare abbia radici nel femminismo.
Casomai quest’ultima ridicola ideologia ha strumentalizzato certi obsoleti stereotipi, che però esistevano anche in epoche precedenti alla cosiddetta “rivoluzione femminista”.
Ad esempio, i miei genitori, che oggi hanno rispettivamente 75 e 72 anni, ragionano proprio in quella maniera che tu hai evidenziato, nonostante entrambi provengano da famiglie operaie, dove non si sapeva neanche cosa fosse il femminismo. E come avrai avuto modo di appurare, questo sentimento è la regola assoluta fra le persone anziane, uomini o donne che siano.

Annamaria Arlotta 5:51 pm - 7th maggio:

Eccomi qua. Ho riletto i vostri interventi, più alcuni vecchi, credo di aver impiegato un’ora almeno, come siete prolifici! Cominciate a starmi simpatici, soprattutto da quando sono stata declassata da femminista doc a semplice. Beh, seriamente: Mauro Recher mi chiede : “che tipo di uomini ti aspettavi in questo sito?”. Cominciamo dall’inizio. Nella ricerca di persone da invitare al mio gruppo sulla pubblicità sessista sono incappata in voi, ed inizialmente ho pensato: “Ah-aaah, se non sono uomini alfa significa che condividono i miei valori, così come alle manifestazioni incontro tanti uomini, o ragazzi, che non seguono i modelli culturali ( sub-culturali, dovrei dire) dati dai media e che invece, come si suol dire, sognano un mondo migliore. Man mano che procedevo nella lettura mi grattavo sempre più la testa e mi chiedevo chi caspita foste, tanto che scrissi a Fabrizio. Dovete sapere che io un amico maschio ce l’ho, da qualche anno, e che lui certamente non è un alfa. Non ha ambizioni di carriera e denaro, gli piace scrivere ed è un avido lettore, lavora perché deve, è di sinistra e mi trovo benissimo a parlare con lui non solo di politica e attualità, ma anche di noi stessi, dei nostri sentimenti e del nostro quotidiano. Allora ho pensato che voi foste come lui, che fa parte del mio gruppo, e ho messo il piedino qua dentro. Accortami dell’errore di giudizio, ho scoperto che trovo queste discussioni affascinanti, perché come gli uomini a volte parlano di “universo femminile” anche per le donne c’è un “universo maschile”, e leggere le vostre considerazioni è molto stimolante.
Per esempio: la carriera come schiavitù. E’ vero, a volte è venuto in mente anche a me che le donne abbiano più scelta, almeno in Italia. Già in America, dove ho vissuto per 6 anni, le donne che lavorano sono molte di più, tanto che ci si comincia a meravigliare se una donna sta a casa, sono soprattutto le donne ad essere sorprese, quella che sta a casa comincia ad essere vista come una che ha qualcosa che non va. Perciò tranquilli, questione di tempo e il lavoro diventerà una schiavitù obbligata anche per noi.

Trovo l’atteggiamento di Alessandro discorsivo e dai ragionamenti equilibrati, ma anche in lui c’è il fastidio per la differenza di intenti tra uomo e donna, quando dice: “Qualsiasi uomo beta( comune) un minimo onesto intellettualmente non può negare che la donna italiana, soprattutto superati i 25 anni circa di età, consideri l’altro sesso come un potenziale partner con cui mettere su famiglia o comunque con cui intrecciare una noiosissima, nella maggior parte dei casi, relazione stabile.” Insomma, una relazione per te è per forza noiosissima. Marco Pensante si chiede quanto tempo passi per un uomo che si sente solo per trovare una partner e quanto invece per una donna. Qui, credo, siamo al punto cruciale della questione. Posso dire che trovo la visione di alcuni di voi cruda? Che non ho ancora letto, tra le migliaia di righe, le parole amore e innamoramento? Sarà mica qui la differenza? Forse dipende davvero tutto dalla natura: l’uomo deve inseminare, più donne possibile, la donna è alla ricerca di un partner. Io non so se la generazione di oggi è diversa dalla mia. Ma, giuro, non ho mai sentito una mia amica dire: “Sai che? Stasera esco e mi faccio una bella scopata, non importa con chi”. Non sto dicendo che la donna in età fertile non provi l’urgenza come gli uomini, credo che soprattutto nei giorni del mese della fertilità ci sia eccome. E non credo che siano solo i condizionamenti culturali, soprattutto della Chiesa, ad impedirle quella che voi chiamate la “rivoluzione sessuale”. Credo che per la donna, anche per quella il cui matrimonio diventerà dopo qualche anno noiosissimo, il rapporto scappa e fuggi non abbia senso, è uno spreco di tempo ed energie. Certo, liberatorio, non nego che si faccia a volte risposta all’impulso sessuale, o che la stessa donna che per dieci anni non l’ha fatto una sera lo faccia, insomma, una varietà di situazioni è possibile, l’impulso vitale primario è forte in tutti. Ma mentre l’uomo dopo un rapporto di questo tipo fischietta contento, la donna sa che non è quello che voleva, che ha ceduto a un istinto ma quello che “deve” fare veramente è innamorarsi, far innamorare un uomo di lei e costruire una relazione stabile per allevare i figli. Il tipo di ragionamento che Alessandro immagina in una donna, secondo me, è improbabile:
“Uffa che barba, che noia, che barba! Ho fatto talmente tanto sesso che non ne posso più, basta, meglio la ginnastica, sono stufa, voglio solo un po’ di coccole! Perché gli uomini non lo vogliono capire? Perché non prestano attenzione alla mia intelligenza? Di attenzione al mio corpo ne ho avuta tanta da doverla smaltire all’isola ecologica, ora voglio che un uomo si accorga della mia personalità!” Non è così, Alessandro, non pensa quello perché “ha fatto talmente tanto sesso”, ma perché il sesso ha senso solo se accompagnato dall’innamoramento o il tentativo di innamoramento, che significa idealizzazione, speranza di essere riamata a sua volta, e quindi apprezzata IN TOTO, carattere, personalità, cervello e bellezza e sex appeal. Nel rapporto fugace lei sa che l’uomo, dal suo punto di vista, sta solo facendo il suo dovere di inseminatore, ma la sua prospettiva non è la stessa.

Di nuovo sull’abbigliamento provocante: quando abitavo a Boston, ma anche in Inghilterra dove ho vissuto 10 anni, ho provato un vero senso di libertà nel girare con le scarpe da ginnastica, certe felpacce orrende e colori messi insieme a caso. Al lavoro loro vanno sobrie, a casa loro difficilmente sono vestite di tutto punto come le italiane, e solo se vanno fuori la cena si vestono bene. Questo per dire che in Italia gli uomini hanno una sollecitazione continua che deve essere frustrante. E tale è anche nella pubblicità italiana…ma questo è un altro discorso, che magari riprenderò nel thread giusto.

Come dicevo all’inizio, però, trovo affascinante vedere le cose da un altro punto di vista, il vostro, e continuo a discutere con voi perché voglio capire certe cose. E’ vero che le donne non hanno molta comprensione per le fatiche degli uomini. Noi ci aspettiamo che siate forti e tenaci, lo vedo anche con mio marito: con tutto che ormai ci sono complicità, conoscenza reciproca e affetto di fondo, sono risentita quando vedo che invecchia, se ha mal di schiena lo ucciderei ( si fa per dire) deve essere perfetto e basta!

Bene, vi lascio dicendo due cose: 1) non ho capito cosa ci faccia una donna, Rita, tra di voi, e ancora non ho capito la sua posizione. 2) Sai, Fabrizio? L’elenco degli insulti che ricevete è divertentissimo, “sfigati, frustrati, cessi, segaioli, omosessuali repressi, misogini, maschilisti , castrati, sessisti, razzisti, fascisti, negazionisti” io lo metterei in cima alla pagina, per fare un po’ di autoironia!

Andrea 6:33 pm - 7th maggio:

Se il marito fa il casalingo il reddito lo deve procurare lei, e dovrebbe far ciò in qualsiasi modo, come fanno gli UU, letteralmente “a prescindere” dal come. Assumendosi tutte le difficoltà, i disagi e i rischi di tutti i tipi (fisici, legali, civili etc.). La D quindi “conquista” quella “condizione privilegiata” di cui hanno “goduto” da sempre i mariti.

Ma non basta. Sul versante del casalingo va invece evidenziata una condizione (mi pare mai affrontata dal Momas) che può sfuggire: mentre la casalinga ha il potere sulla casa, il casalingo non ce l’ha.
“Potere sulla casa” significa organizzazione delle cose, dei tempi, delle operazioni, delle dinamiche etc a misura di… secondo le… in armonia con… congeniali a… tutte le caratteristiche, capacità, modalità, etc etc di colui che agisce.
Ora è impossibile che una donna consenta al marito di organizzare la casa secondo le di lui opzioni.
_____________________________________

E’ vero pure questo, Rino, ma anche in questo caso il femminismo cosa c’entra? Mi riferisco alla suddetta divisione dei ruoli e al fatto che la casa l’abbia sempre gestita la donna.

Rita 6:56 pm - 7th maggio:

@Andrea: anche secondo me non è causa del femminismo.
Il punto è che quest’aspetto il femminismo l’ha nascosto.
Ha nascosto l’aspetto “dominante” del femminile che, per l’appunto, si è sempre esplicati su quel versante. Gli schiavi, la servitù (insomma tutti quei soggetti a cui i l femminismo ha paragonato la donna nei secoli) non hanno mai avuto un margine così ampio di gestione e organizzazione.

Adesso, visto che la principale “lamentazione” per il mancato accesso e il pieno inserimento della donna nel mondo del lavoro è che “il mondo è maschilista, costruito al maschile” perchè mai all’opposto non vale? Perchè, invece, la lamentazione del mancato appoggio domestico dei mariti non verte mai sul fatto che la gestione casalinga è costruita al femminile? Perchè, se da una parte, si pretende che siano gli altri a creare le condizioni favorevoli per l’apporto nel mondo del lavoro, giacchè le donne se ne sono sentite escluse, sul versante casalingo quelli che si devono “attivare” sono sempre quelli che ne sono stati esclusi?

Rita 7:46 pm - 7th maggio:

@Annamaria:
non ho capito cosa ci faccia una donna tra di voi e ancora non ho capito la sua posizione..

……

mah.. che ti devo dire, nessuno mi ha ancora cacciata nè da qui, nè da altri gruppi/forum/siti/blog, m’interessano le ragioni degli uomini, visto che le ragioni delle donne me le sono sentita propinare in tutte le salse, praticamente dalla nascita, e almeno le avessi capite…

Ho sentito donne interrogarsi sulla propria sessualità repressa, alla loro mancanza di libido, di iniziativa (e ne hanno dato la colpa alla religione), poi probabilmente essendosi accorte che, contestata la religione la loro spinta sessuale risultava ancora piuttosto sbiadita rispetto a quella maschile, hanno concluso che la religione era un prodotto del maschilismo e così inventata questa “maggica” parola hanno trovato la radice di tutti i loro mali, dal mal di testa, alla secchezza vaginale fino alla menopausa.

Ho sentito donne interrogarsi sulla loro scarsa ambizione, sulla loro scarsa competitività, volontà e capacità di concentrazione su un problema e ne hanno dato la colpa al loro doversi occupare dei figli e della casa (e quindi indirettamente al maschilismo).

Ho sentito donne lamentarsi che non ci sono possibilità di lavori part-time per conciliare le aspettative di cura della famiglia e di lavoro e donne lamentarsi che a loro vengono offerti solo lavori part-time che impediscono di far carriera e sfondare il soffitto di cristallo.

Ho sentito donne lamentarsi degli uomini che “ci provano troppo” e di quelli che “non ci provano più”.

Dunque dopo aver accuratamente cercato di capire cosa vogliono le “donne” nella loro generalità (gruppo di cui io faccio, forse, immeritatamente parte, visto ò che in molti forum progressisti, per aver espresso le stesse opinioni che ho espresso qua sopra, mi sono sentita dire che non meritavo di appartenere al “genere”), mi sembrava quantomeno giusto cercare di capire se almeno gli uomini avessero le idee un po’ più chiare. :-)

p.s.: sulla posizione espressa da te in materia di desiderio sessuale concordo anzi io sono molto più radicale: credo che la donna sia tendenzialmente molto più instabile emotivamente e che molto spesso usi il sesso fine a sè stesso come mezzo per aver conferme e rassicurazioni. Se questa instabilità emotiva sia culturale o naturale, il dibattito è aperto.

Rita 8:10 pm - 7th maggio:

Annamaria, rileggo le tue considerazioni (che non sono femministe per niente, anzi, a mio avviso, sono esattamente il contrario) e mi chiedo una cosa.

Ma tutto ‘sto casino degli ultimi quarant’anni (non parlo ovviamente dell’estensione dei diritti civili) parlo del “femminismo” inteso come promozione della donna, perchè il punto è che qui non si parla quasi più della conquista della libertà femminile, ma della conquista del potere femminile: qui ad esempio, si parla apertamente di conquista di poltrone e assessorati importanti, di programmi elettorali non c’è manco l’ombra http://www.radicali.it/rassegna-stampa/lorgoglio-delle-elettrici-di-sinistra-quote-rosa-non-ci-bastano più.

dicevo.. non è che, se in America e nei paesi dove pare siano “più avanti” si stanno accorgendo che l’altra faccia del “potere maschile” c’ha i suoi lati negativi si farà marcia indietro? No, perchè si comincia a parlare della “mistica della maternità e del riscoprire il femminismo della differenza” a questo punto se ci fosse un’inversione di tendenza, resterebbe confermato quanto pensato da sempre e cioè che in barba a chi detiene il potere, il sesso che “conta” e che puo’ decidere la sfera morale e etica secondo i suoi bisogni è quello femminile. Alla faccia del mondo costruito sui bisogni degli uomini.

Fabrizio Marchi 8:32 pm - 7th maggio:

“Fabrizio, è verissimo quel che evidenzi, però io non credo che questo modo di ragionare abbia radici nel femminismo. Casomai quest’ultima ridicola ideologia ha strumentalizzato certi obsoleti stereotipi, che però esistevano anche in epoche precedenti alla cosiddetta “rivoluzione femminista”.”. (Andrea)
Non c’è dubbio, Andrea, la questione è un’altra. La più o meno rigida divisione dei ruoli che ha contraddistinto nelle epoche trascorse la relazione fra i generi, faceva sì che quello stereotipo giudicante di cui sopra avesse un suo fondamento. Perché a quella divisione dei ruoli e del lavoro corrispondeva necessariamente anche un sistema di valori che premiava o sanzionava chiunque fosse venuto meno al patto” (maschio o femmina che fosse), cioè all’obbligo di assolvere a quelle funzioni che erano state rispettivamente assegnate sia agli uni che alle altre (lavoro per gli uomini, cura dei figli e della casa per le donne).
Questo schema, come sappiamo, dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro e della società nel suo complesso, è saltato da un pezzo; è il sistema valoriale di cui sopra che, guarda caso, è saltato solo per metà. Una donna che sceglie di farsi mantenere dal marito è tuttora socialmente e culturalmente accettata (se non addirittura invidiata, in molti casi) a differenza di un uomo che, a parti invertite, è considerato un parassita e pubblicamente disprezzato.
Insomma, la vecchia logica dei due pesi e delle due misure applicata alla sfera etica e morale (naturalmente a senso unico).
Questo è stato ed è il ruolo, ambiguo e contraddittorio, come sempre, giocato dal femminismo reale in questo caso. Non si capisce per quale ragione, nel momento in cui si fa professione di eguaglianza, quello stesso sistema valoriale debba continuare ad essere applicato in modo unilaterale. O lo si fa saltare del tutto, come dovrebbe essere logico e conseguente, oppure lo si piega strumentalmente, come accade oggi, ai desiderata di una sola parte. Ma allora, se questa è la situazione (e lo è) parlare di eguaglianza e di parità fra i generi nell’attuale contesto diventa semplicemente ridicolo.
La potenza del femminismo non è nella logica e nella coerenza. Se fosse questo il terreno dello scontro, sarebbe finito da un pezzo, tali, tante e macroscopiche sono le sue contraddizioni. Forse non sarebbe neanche mai nato.
La potenza del femminismo è nella sua capacità di controllare e dominare la psicoetosfera, di occuparla completamente e di modellarla a suo piacimento.
Come dimostra proprio l’argomento specifico che stiamo dibattendo…
Fabrizio

Daniele 8:40 pm - 7th maggio:

Rita
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Il punto è che quest’aspetto il femminismo l’ha nascosto.
Ha nascosto l’aspetto “dominante” del femminile che, per l’appunto, si è sempre esplicati su quel versante.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Il fatto è che esiste un grande potere femminile (oltre a quello sessuale, ampiamente sottovalutato da alcuni “attivisti” del momas, ai quali piace molto aggrapparsi agli specchi…) occultato dal femminismo: il potere materno.
Un potere di cui non mi risulta si sia mai parlato in maniera approfondita, neppure ai tempi di U3000.

Rita 8:55 pm - 7th maggio:

assolutamente Daniele. Il potere della mamma è il potere di chi “cura”.

Per esempio, io da piccola, temevo molto di più le “ire” di mia madre che non quelle di mio padre. Sapevo che l’arrabbiatura di mio padre era momentanea, si risolveva nella voce grossa o nel pugno sbattuto sul tavolo. Tuttalpiù da più grande a qualche rinuncia nelle uscite come punizione. Ma la punizione di mia madre era in quella parolina terribile “Arrangiati”.
C’è un potere molto forte anche in chi cura chi “non puo’ ancora fare” o “non può più fare”. (i bambini e gli anziani, guarda caso).

E visto che si è parlato anche di badanti e raccoglitori di pomodori: sono due mestieri molto duri e faticosi, ma il secondo ha molto meno “potere”. Un vecchio malato (anche molto ricco) dipende in un certo qual senso persino dalla sua badante che avrà un maggior potere contrattuale rispetto ad un raccoglitore di pomodori, a parità di bravura.

sandro 12:06 am - 8th maggio:

“non ho ancora letto, tra le migliaia di righe, le parole amore e innamoramento”
______________
…grazie a Dio.
Non se ne sente davvero il bisogno.

mauro recher 9:22 am - 8th maggio:

Ringrazio Annamaria Arlotta per aver risposto alla mia domanda …..
Ma anche qui si discute per avere un mondo migliore che credo sia lo scopo di qualsiasi movimento. Anche le “bestie di Satana” volevano questo ….
Però qui si discute anche delle varie contraddizioni presenti nella società, e soprattutto del femminismo, perchè leggendo tra i vari blog femministi (mi piace sempre leggere le altre “campane” ) il discorso predominante, di solito, è che è una fortuna essere nati uomini, e che le donne devono sempre faticare il triplo (essendo più brave a fare tutto ) per conquistare il potere che ha un uomo…
Sono nato uomo e tutta questa fortuna proprio non l’ho mai riscontrata …Credo che sia questo il punto nevralgico della discussione e di come gli uomini beta, che sono la maggioranza degli uomini ,devono faticare per avere una vita almeno decente ..Spero tu non creda che, giunti alla sera, ci aspetti il nostro bunga bunga personale :)

@Sandro
sopratutto amore e innamoramento sono deleteri per un uomo beta…Se poi ci mettiamo che è anche bruttino…
Un uomo brutto non si dovrebbe innamorare mai …

Rita 10:34 am - 8th maggio:

mauro recher:
Spero tu non creda che, giunti alla sera, ci aspetti il nostro bunga bunga personale
*-*-*-*-*-*-*-*

e vogliamo anche sfatare un altro mito che si sente sovente soprattutto nei blog femministi? E cioè che il “pubblico” delle narrazioni delle olgettine, degli stacchetti delle veline e delle modelle in posa ginecologica in pubblicità siano soprattutto gli uomini e che per loro si faccia tutto questo.
Ma com’è che ai caffè, in ufficio o nelle serate a parlarne, a riportare i particolari più piccanti dei resoconti delle intercettazioni telefoniche, a riportare i dettagli dei vestiti dalla versione romantica di Kate e William alle versioni erotiche delle veline sono soprattutto donne?
Ma non si rendono conto che, qualunque sia il loro intento, non fanno altro che ampliare il fenomeno che, se ignorato, andrebbe a scemare nei casi in cui non viene violata la legge e sarebbe di esclusiva competenza della magistratura nei casi in cui viene violata la legge?
Bah.. spero di essermi spiegata, ma per me è un altro dei misteri della fede femminista e precisamente il primo mistero quello della “dignità della donna”. :-)

sandro 10:58 am - 8th maggio:

“Un uomo brutto non si dovrebbe innamorare mai”
_______________
Se è per questo, manco uno bello.
A che serve? A niente, se non a calare le braghe aspettando l’ inculata che puntualmente arriva.
A me sembra semplicemente buon senso.

Fabrizio Marchi 12:19 pm - 8th maggio:

“non ho ancora letto, tra le migliaia di righe, le parole amore e innamoramento” (Annamaria)
______________
“…grazie a Dio.
Non se ne sente davvero il bisogno”. (Sandro)
Ma come, Sandro? Non sei un seguace di Francesco Alberoni? Mi meraviglio di te. Uno dei pensatori più originali che siano in circolazione in questo paese, e tu lo liquidi con due parole…
Ecco perché sei così crudo e disincantato, abbiamo finalmente scoperto l’arcano…:-)
Certo, la vita cambia profondamente dopo aver letto i libri di Alberoni…Dovresti provare…Magari ti senti meglio, chi lo sa, la mattina quando ti desti potresti iniziare la giornata con un nuovo spirito, spalancare con gioia le finestre e ascoltare il canto degli uccellini a cui fino a quel momento non avevi fatto caso perché la tua anima era sorda e cieca (il concetto è spiegato dal “Maestro” nel suo libro “Innamoramento e amore”; Annamaria lo ha letto sicuramente…).
Provaci, poi se vedi che gli effetti sono quelli di cui sopra, ci fai un fischio e ce lo leggiamo pure noi. Io veramente già l’ho letto ormai molto tempo fa (non integralmente, devo essere onesto) ma non ho avuto, purtroppo, i risultati che speravo. Non è detto però che non possa essere di aiuto agli altri…
Può darsi che fosse il sottoscritto ancora troppo grezzo per poter apprezzare simili vette di pensiero…
Mi sa tanto che me lo dovrò rileggere… :-)
Fabrizio

sandro 12:46 pm - 8th maggio:

“Certo, la vita cambia profondamente dopo aver letto i libri di Alberoni”
__________________
Soprattutto se soffri di stitichezza
:)

Leonardo 12:49 pm - 8th maggio:

Annamaria:
non ho capito cosa ci faccia una donna tra di voi e ancora non ho capito la sua posizione..
—————————————————————–
Mi chiedo, invece, perché tanti uomini tra le fila delle femministe? Mi piacerebbe una risposta sincera da parte femminile.:
________________________________________
Annamaria:
L’elenco degli insulti che ricevete è divertentissimo, “sfigati, frustrati, cessi, segaioli, omosessuali repressi, misogini, maschilisti , castrati, sessisti, razzisti, fascisti, negazionisti”
—————————————————
Zerbini mai?
_____________________________________
sandro
“Un uomo brutto non si dovrebbe innamorare mai”
_______________
Se è per questo, manco uno bello.
A che serve? A niente, se non a calare le braghe aspettando l’ inculata che puntualmente arriva.
A me sembra semplicemente buon senso.
—————————————————————–
Sono uno zerbino pentito.
____________________________________
Rita:
E visto che si è parlato anche di badanti e raccoglitori di pomodori: sono due mestieri molto duri e faticosi, ma il secondo ha molto meno “potere”. Un vecchio malato (anche molto ricco) dipende in un certo qual senso persino dalla sua badante che avrà un maggior potere contrattuale rispetto ad un raccoglitore di
pomodori, a parità di bravura.
——————————————————————
Vero, la badante impone il suo volere sul paziente e poi lavora in casa e spesso ha vitto e alloggio, o in un ospedale (non per niente l’infermiera è un mestiere che le donne hanno sempre fatto). Metre i pomodori si raccolgono sotto il sole e le intemperie…

Fabrizio Marchi 1:34 pm - 8th maggio:

Annamaria:
“non ho capito cosa ci faccia una donna tra di voi e ancora non ho capito la sua posizione”..
—————————————————————–
Mi chiedo, invece, perché tanti uomini tra le fila delle femministe? Mi piacerebbe una risposta sincera da parte femminile. (Leonardo)
Osservazione lucidissima,caro Leonardo, come vedi, quando vuoi, puoi fare cose notevoli…:-)
Fabrizio

sandro 2:12 pm - 8th maggio:

“Magari ti senti meglio, chi lo sa, la mattina quando ti desti potresti iniziare la giornata con un nuovo spirito, spalancare con gioia le finestre e ascoltare il canto degli uccellini a cui fino a quel momento non avevi fatto caso perché la tua anima era sorda e cieca”
_________________
L’ anima sarà pure sorda e cieca, ma il buco del culo c’ha 10 decimi e ci sente meglio di un rilevatore di terremoti
:)

Leonardo 3:03 pm - 8th maggio:

Osservazione lucidissima,caro Leonardo, come vedi, quando vuoi, puoi fare cose notevoli…:-)
Fabrizio
—————————————————————
Certo, apprezzo il tuo giudizio positivo, anche perché i primi tempi ero molto arrabbiato con il mondo e forse le sparavo grosse…

Daniele 12:21 am - 9th maggio:

Fabrizio
>>>>>>>>>>>>>>>>>
Certo, la vita cambia profondamente dopo aver letto i libri di Alberoni…Dovresti provare…Magari ti senti meglio, chi lo sa, la mattina quando ti desti potresti iniziare la giornata con un nuovo spirito, spalancare con gioia le finestre e ascoltare il canto degli uccellini a cui fino a quel momento non avevi fatto caso perché la tua anima era sorda e cieca (il concetto è spiegato dal “Maestro” nel suo libro “Innamoramento e amore”;
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Il fatto è che da parte maschile vi è un grande bisogno di attribuire alle femmine pensieri, qualità, fantasie, desideri e pulsioni che le suddette non hanno.
Come è solito dire una mia vecchia conoscenza, maschi e autoinganno vanno sempre di pari passo.

Fabrizio Marchi 7:44 am - 9th maggio:

“Il fatto è che da parte maschile vi è un grande bisogno di attribuire alle femmine pensieri, qualità, fantasie, desideri e pulsioni che le suddette non hanno.
Come è solito dire una mia vecchia conoscenza, maschi e autoinganno vanno sempre di pari passo”. (Daniele)
E’ vero, Daniele, sottoscrivo in toto. Gli uomini hanno bisogno di colorare la realtà, non possono e non riescono a vederla per quella che realmente è.
E’ forse la ragione prima per cui la QM non riesce ad attecchire, a fare breccia fra gli uomini. Anche fra quelli consapevoli (che preferiscono rimuovere), e sono molti di più di quanti pensiamo. Perché è’ come se venisse meno l’ultima speranza. Far propria la Qm e sostenerne le ragioni viene vissuto come una sorta di ultima spiaggia, come un tagliare definitivamente i ponti con qualcosa di cui non si può fare a meno: il sogno, l’illusione, la speranza (che la realtà sia diversa da come è). In fondo, e senza in fondo, nella Qm c’è un elemento tragico che deve essere accettato e fatto proprio da parte di chi decide di assumerla come orizzonte della propria vita.
Non tutti, purtroppo, sono in grado di farlo. Dobbiamo lavorare per creare le condizioni affinchè il maggior numero possibile di uomini siano in grado di operare questa scelta.
Fabrizio

cesare 9:23 am - 9th maggio:

Concordo con Fabrizio sul carattere tragico della consapevolezza implicata dalla Questione maschile, motivo per cui viene rimossa dai maschi; rimossa persino quando diventa reato e motivo di galera lo sguardo maschile (al femminile non è nemmeno pensabile eppure è la stessa identica cosa). A ben pensarci che cosa in sostanza costituisce il tragico della QM? è tragico constatare ogni giorno e ogni momento che la realtà non è criterio di verità per il genere femminile, bensì la soggettività. Ne consegue che oltre alla consapevolezza della tragicità, si aggiunge quella della consapevolezza della responsabilità (il dono) maschile verso la donna: interfaccia tra la realtà e la donna ci devono stare, come da milioni di anni, i maschi a tutela di sempre delle donne ( e dei bambini). Si pensava che, con il progresso costato lacrime e sangue, avessimo creato le condizioni perchè questa differenza femminile circa il criterio di verità, fosse superata. Nossignori! è come sempre. E l’unica differenza oggi la conosciamo: si deve far finta che non sia così (il politycall correct) e sopportare il furore delle donne che rifiutano la consapevolezza, appunto, di questa realtà. E il sogno viene chiamato realtà, il nero viene chiamato bianco, tra lo stupore generale dei maschi disorientatissimi da tanta “nuovissima saggezza” che il femminile liberato, ma di sempre, annuncia all’Umanità.

Rino 6:31 pm - 9th maggio:

Fabrizio:
>>
Far propria la Qm e sostenerne le ragioni viene vissuto come una sorta di ultima spiaggia, come un tagliare definitivamente i ponti con qualcosa di cui non si può fare a meno: il sogno, l’illusione, la speranza (che la realtà sia diversa da come è). In fondo, e senza in fondo, nella Qm c’è un elemento tragico che deve essere accettato e fatto proprio da parte di chi decide di assumerla come orizzonte della propria vita.
>>

Cesare:
>>
A ben pensarci che cosa in sostanza costituisce il tragico della QM? è tragico constatare ogni giorno e ogni momento che la realtà non è criterio di verità per il genere femminile, bensì la soggettività.
>>

Sarebbe bello poter dire che non è così.
Invece è davvero così.
C’è un aspetto fondamentale del Senso che viene meno.
Non la sua scomparsa totale, perché ci sono altri orizzonti nella vita, ma uno di essi è precipitato.
Per i Risvegliati di questa stagione storica, non è più recuperabile.
E’ dura da digerire.

Rino DV

Marco 8:10 pm - 9th maggio:

@ Daniele -
Il fatto è che da parte maschile vi è un grande bisogno di attribuire alle femmine pensieri, qualità, fantasie, desideri e pulsioni che le suddette non hanno.
Come è solito dire una mia vecchia conoscenza, maschi e autoinganno vanno sempre di pari passo.
@@@@@@@@
Concordo al 110 per cento.
Sintesi perfetta.

armando 8:44 pm - 9th maggio:

Annamaria:
“Ma mentre l’uomo dopo un rapporto di questo tipo fischietta contento, la donna sa che non è quello che voleva, che ha ceduto a un istinto ma quello che “deve” fare veramente è innamorarsi, far innamorare un uomo di lei e costruire una relazione stabile per allevare i figli.”

” Al lavoro loro vanno sobrie, a casa loro difficilmente sono vestite di tutto punto come le italiane, e solo se vanno fuori la cena si vestono bene. Questo per dire che in Italia gli uomini hanno una sollecitazione continua che deve essere frustrante.”
“E’ vero che le donne non hanno molta comprensione per le fatiche degli uomini. Noi ci aspettiamo che siate forti e tenaci, lo vedo anche con mio marito: con tutto che ormai ci sono complicità, conoscenza reciproca e affetto di fondo, sono risentita quando vedo che invecchia, se ha mal di schiena lo ucciderei ( si fa per dire) deve essere perfetto e basta! ”

Chiarissimo. Ma allora è vero che gratta grotta, lotta lotta, alla fine quello che la donna emancipata si aspetta da se stessa e da un uomo somiglia molto a quello che si aspettava la donna non emancipata. Solo che non lo vuole ammettere apertamente perchè le sembra, così facendo, di ammettersi “inferiore” (uso le virgolette perchè è una scemenza confondere la diversità con l’inferiorità), e allora finisce per dire di volere tutto e il suo contrario, come ammette Rita nel suo post del 7 maggio : “ho sentito donne che….”. Ma così facendo manda in confusione gli uomini, i quali hanno il torto supremo di crederci, e di prendere sul serio tutte le rivendicazioni contraddittorie e incompatibili l’una con l’altra delle donne (di molte donne), peraltro supportate dai media incensanti che mai e poi mai osano sottolineare qualcuna di queste incompatibilità.
Aggiunge l’encomiabile Rita: “credo che la donna sia tendenzialmente molto più instabile emotivamente e che molto spesso usi il sesso fine a sè stesso come mezzo per aver conferme e rassicurazioni. Se questa instabilità emotiva sia culturale o naturale, il dibattito è aperto.”
Ecco un tema che meriterebbe davvero di essere approfondito, a partire intanto dall’opinione femminile se è vera o no l’instabilità di cui parla Rita. Un uomo medio credo proprio pensi di si, che quella instabilità sia vera, anche se non lo dice apertamente. D’altra parte come pensare diversamente di fronte alle candide ammissioni di alcune donne che prima accettano consenzienti un rapporto sessuale e dopo si sentono stuprate?
Il punto non è, secondo me, l’instabilità emotiva femminile che da parte maschile andrebbe conosciuta e “governata” sapientemente (arte che gli uomini hanno dimenticato per non essere essere accusati di maschilismo oppressore), ma il fatto che a questa instabilità viene accordata credibilità e presa a parametro di giudizio, anche dalle leggi e dalla magistratura.
Sul punto se è naturale o culturale la mia opinione è precisa. Se da sempre è stato così, se dopo decenni di femminismo e emancipazionismo è ancora così nonostante tutto, la risposta non può che essere una. Naturale, piaccia o non piaccia.
Fosse diversamente vorrebbe dire che la “cultura” è sempre stata una impostura, una costruzione artificiale con base di argilla, cosa difficile da sostenere seriamente. E poi, diciamocelo. Agli uomini piacciono le donne che pensano e ragionano come un uomo? E alle donne piacciono gli uomini che pensano e ragionano come una donna. A me sembra proprio di no, e quando Annamaria scrive che da un uomo si aspetta forza (che è prima di tutto forza e fermezza morale) e tenacia non fa che confermarlo. Riuscissimo tutti quanti a sbarazzarci di alcune sovrastrutture culturali pesanti come macigni e confessassimo a noi stessi i nostri desideri più profondi e più veri, forse i rapporti fra i sessi andrebbero meglio. Non perchè le contraddizioni sparirebbero per incanto, ovviamente, ma almeno il quadro e il senso delle contraddizioni sarebbe chiaro, non quell’enorme calderone in cui ribolle di tutto come è oggi.
armando

sandro 12:12 am - 10th maggio:

“l’instabilità emotiva femminile che da parte maschile andrebbe conosciuta e “governata” sapientemente”
_______________
…oppure, meglio ancora, evitata accuratamente.
Saranno cazzi loro. E che siamo, San Francesco da Assisi?

Rino 7:11 am - 10th maggio:

Sandro:
>>
…oppure, meglio ancora, evitata accuratamente.
Saranno cazzi loro. E che siamo, San Francesco da Assisi?
>>

Si potrebbe dire così’ se non dovessimo interagire con le DD. Invece le troviamo …dappertutto (persino a letto ;-) ) e dappertutto “oscillanti”.

Dice bene Arm:
…arte che gli uomini non possono più praticare per non essere accusati di maschilismo.

E forse è anche peggio per le generazioni post moderne: arte che non si sa di dover coltivare, perché chi la conosceva non ha potuto insegnarla e chi doveva apprenderla ed esercitarsene non poteva.

Rino DV

sandro 8:28 am - 10th maggio:

“Si potrebbe dire così’ se non dovessimo interagire con le DD. Invece le troviamo …dappertutto”
_______________
Pure la radioattività c’è dappertutto, ma uno non va a fare un picnic sotto il nocciolo di un reattore.
Di solito, cerca di stargli lontano.

cesare 8:39 am - 10th maggio:

E che siamo S. Francesco? ottima domanda. Infatti di S. Francesco ce n’è uno solo. E gli altri? fino a ieri i “non francescani” erano accolti dalla donna e solidarmente riconosciuti come guida e sostegno nella durissima lotta per strappare condizioni vivibili alla realtà, sia materiale sia psichica/spirituale: io ti proteggo e proteggo la vita, tu mi accogli e accogli la vita. Oggi non c’è scambio, non c’è riconoscimento tra i due ruoli. Peggio: il maschio deve comunque adempiere al suo antico ruolo ed essere aggredito e denigrato dalla donna sia perchè lo svolge sia perchè non lo svolge. Infatti è un ruolo che la realtà stessa impone: che lo si voglia o meno è un ruolo e un compito non derogabile. Maschio = dono. La domanda: “E che siamo? S. Francesco di Assisi?” dunque è davvero seria. Perchè effettivamente per avere a che fare con le donne “liberate” non c’è altro manuale cui ispirarsi che la vita di S. Francesco. E penso che siano tantissimi oggi i maschi che più o meno consapevolemente appartengano di fatto all’ordine dei Francescani. Il quale S. Francesco, a ben vedere, comunque a S. Chiara ha ben pensato di consigliare la vita claustrale. Il che mi fa concludere che le donne di oggi devono davvero essere riconoscenti ai maschi contemporanei che esprimono un comportamento di donazione verso il femminile che non ha nulla da invidiare a quello di S. Francesco. Penso addirittura che nel profondo del loro cuore sappiano perfettamente quanto bene ricevano e hanno ricevuto dai maschi.

Fabrizio Marchi 10:28 am - 10th maggio:

Penso che, battute a parte, il penultimo post di Sandro, non vada preso solo come una boutade. Il messaggio contenuto nel suo commento, al di là dello stile e del modo di esprimersi che oscilla sempre tra il crudo, il cinico e il caustico (che a me personalmente piace, proprio perché intriso di un realismo che esprime consapevolezza del “tragico” …) credo sia fondamentalmente questo: finchè gli uomini non conquisteranno un loro baricentro, una loro autonomia complessiva, e cioè una modalità di essere e di stare al mondo indipendentemente dal genere femminile, saranno destinati ad essere a questo subalterni.
Mi sento di condividere nella sostanza questo modo di pensare. Aggiungo anzi che questo deve essere uno degli obiettivi fondamentali nell’orizzonte della costruzione di un movimento maschile, così come, a parti invertite, lo è stato per i movimenti femminili e femministi.
Indipendentemente dalla solita, e irrisolvibile in via definitiva, questione/contraddizione natura-cultura affrontata ancora da Armando, che condivido solo in parte (è inevitabile, sia chiaro, che emerga costantemente nel dibattito, ci tornerò a piè di pagina), ) in risposta all’ultimo post di Annamaria (al quale la maggioranza degli amici del blog non ha neanche risposto proprio perché, a mio parere, si trattava della solita minestrina riscaldata di luoghi comuni, neanche tanto o solo parzialmente di derivazione femminista, quanto di un “femminile” molto tradizionale e scontatissimo…),credo che un concetto non possa essere sottaciuto. E cioè che il femminismo ha insegnato alle donne a pensare e a praticare (e a interiorizzare)quell’autonomia a cui facevo cenno sopra. Naturalmente non vale per tutte le donne nella stessa maniera, è ovvio, i processi sono sempre graduali e hanno bisogno dei loro tempi, tuttavia non c’è dubbio che il femminismo abbia modificato radicalmente in tutte le donne il modo di essere, di pensarsi e di stare al mondo, e che questo abbia rappresentato un fatto epocale, un cambiamento radicale, una vera e propria rivoluzione. Non è detto, ovviamente, che questa sia stata positiva o solo positiva. Nella Storia ci sono state anche rivoluzioni “conservatrici”e a volte “reazionarie (vedi Fascismo e Nazismo). Altre volte ci sono stati giganteschi processi di trasformazione altrettanto rivoluzionari (anche se di difficile definizione…), come a mio parere quello capitalista avvenuto negli ultimi trenta/quarant’anni (che ho definito postmoderno e in larga parte postliberale), che ha combaciato, per lo meno in Occidente, con la “rivoluzione femminista”.
Certo, le donne hanno potuto conquistare questa autonomia (sia pratica che soprattutto psicologica-esistenziale) grazie al progresso tecnologico e alle trasformazioni sociali e culturali avvenute ( “Liberami di te, amore” – dice la donna – “Ecco fatto tesoro…” risponde l’uomo nell’esempio fatto da Rino nel suo articolo “L’emergere storico della Qm”) che è andato a sovrapporsi a quella che è loro condizione naturale, cioè l’asimmetria sessuale che caratterizza la relazione fra i sessi e che le rende libere dalla dipendenza sessuale. La sovrapposizione di questi due fattori è stata determinante e ha creato le condizioni dell’autonomia femminile. In altre parole il femminismo (direi il genere femminile nel suo complesso) ha avuto e ha gioco facile, molto facile.
Per gli uomini il discorso è completamente diverso. Questa autonomia non potrà che essere il risultato di un atto di volontà individuale e, speriamo, in un futuro prossimo o remoto, anche collettivo. Ci si può e ci si potrà arrivare solo attraverso un percorso di crescita, maturazione e consapevolezza infinitamente più faticoso e doloroso di quello femminile per le ragioni che ben sappiamo.
Però questo deve essere il percorso di marcia. Su questo non c’è dubbio. Perché solo attraverso questa autonomia e questa consapevolezza potrà darsi la possibilità di costruire nel futuro una relazione più equilibrata fra i generi.
P.S. per Armando (e non solo). I processi culturali sono estremamente più rapidi di quelli “naturali” che richiedono tempi infinitamente più lunghi, è ovvio. Ma questo non significa che i primi non siano in grado di condizionare i secondi. Significa solo che le trasformazioni che avvengono a livello sociale culturale avranno degli effetti anche a livello “naturale”, ma sul lunghissimo periodo. Io non sono un esperto di genetica o di antropologia ma è evidente a tutti, anche agli ignoranti come il sottoscritto, che gli esseri umani non sono più gli stessi di qualche milione o di qualche centinaia di migliaia di anni fa…Ed è evidente che la “cultura” (scienza, tecnologia, economia, società, filosofia, religione, arte, politica e chi più ne ha più ne metta) ha giocato un ruolo fondamentale in questo processo.
Quindi se è vero ciò che hai scritto prendendo spunto dall’intervento di Annamaria, che “sotto sotto”, “stringi stringi”, come si suol dire, le donne sono ancora in larga parte “quelle di una volta”, è altrettanto vero che una modificazione profonda (che non comporta il fatto che questa sia necessariamente positiva, ovviamente) c’è stata nel corso del tempo. Se consideriamo il fatto che quarant’anni sono nulla, ma veramente nulla, dal punto di vista dell’evoluzione complessiva degli esseri umani, anche e soprattutto questi ultimi decenni hanno conosciuto delle trasformazioni incredibilmente profonde fino all’apertura di prospettive abbastanza inquietanti. Mi riferisco alle tante questioni che si stanno per aprire (e in parte sono già aperte) e che abbiamo dinanzi a noi (uteri artificiali, modificazioni genetiche, clonazione, eugenetica). Proprio tutto ciò dovrebbe farci capire quanto invece la “cultura” è in grado di modificare la “natura” ancor più di quanto non sia avvenuto per i tempi passati. Ma anche in questo caso la risposta non potrà essere quella di un arroccamento meramente conservativo (e conservatore) sulla “natura”. E non perché il sottoscritto, come ben sai, sia un fanatico delle ingegnerie di qualunque genere; al contrario. Ma perché penso che proprio questo modo di affrontare il problema è sbagliato, appunto perché elude il nodo del rapporto inscindibile fra natura e cultura.
In conclusione ciò che voglio ribadire è che, per quanto mi riguarda, NON è possibile separare in alcun modo questi due aspetti fondamentali (che “destra” e “sinistra”, filosoficamente parlando, spesso hanno preteso di separare) che marciano insieme e sono indissolubilmente legati. Si tratta, e questo è il compito difficilissimo che tutti gli esseri umani hanno sempre avuto e hanno, di governare nel modo più saggio ed equilibrato questa relazione che definire complessa è un eufemismo…
La discussione è ovviamente apertissima su questi temi sui quali, credo, a meno di presunzioni personali, nessuno di noi può avere le idee chiarissime. Né tanto meno sono temi che potranno essere affrontati partendo da presupposti a priori o peggio ancora da pre-giudizi o da dogmi di ordine ideologico o religioso (di qualsiasi genere). Non c’è dubbio che, quasi certamente non noi che ormai cominciamo ad avere una certa età, ma sicuramente quelli che verranno di qui a non molto tempo, si troveranno a dover fare i conti con tematiche estremamente gravi e complesse che andranno anche ben oltre quelle che da sempre siamo abituati ad affrontare.
Come si concepiranno i figli? Chi li concepirà? Quale sarà la relazione fra i generi a quel punto? Che fine farà il “maschile” (del “femminile” se ne occupano già in parecchie/i…). E a quando la clonazione degli umani, dopo vacche e pecore? Blade Runner è più vicino di quanto pensiamo? Vivremo in una sorta di Pianeta delle scimmie con i “replicanti” al posto di queste? Saranno” solo” replicanti?
Scenari da film di fantascienza ma forse non troppo lontani…
Fabrizio

Silent Hill 11:54 am - 10th maggio:

loro autonomia complessiva, e cioè una modalità di essere e di stare al mondo indipendentemente dal genere femminile, saranno destinati ad essere a questo subalterni.

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Charles Baudelaire : Gli uomini che meglio riescono a stare con le donne sono gli stessi che vivono benissimo anche senza.

Magari ci fosse gente come lui.

PS io invece credo che il post “caustico” di sandro sia utile per far riflettere un pò tutti, soprattutto le donne. Se gli uomini cominciano ad allontanarsi che cominciassero a chiedersi perchè.

Leonardo 12:28 pm - 10th maggio:

Silent Hill:
Charles Baudelaire : Gli uomini che meglio riescono a stare con le donne sono gli stessi che vivono benissimo anche senza.
—————————————————————–
meno ci si aspetta dalle donne e meno si soffre…

Andrea 12:49 pm - 10th maggio:

Charles Baudelaire : Gli uomini che meglio riescono a stare con le donne sono gli stessi che vivono benissimo anche senza.

Magari ci fosse gente come lui.
_________________________
Sì, va bene, tutto bellissimo e verissimo, peccato però che pure tu te ne stia qui a parlar di donne e di QM, al pari di altri uomini.
Se veramente non te/ve ne fregasse nulla, ti/vi occuperesti/e di altro.
Francamente mi sono proprio stufato di questa ipocrisia maschile.
________
Silent Hill
PS io invece credo che il post “caustico” di sandro sia utile per far riflettere un pò tutti, soprattutto le donne. Se gli uomini cominciano ad allontanarsi che cominciassero a chiedersi perchè.
__________________
Riflettere su cosa? Ascolta, io ho 41 anni, sono stato sposato e successivamente separato e divorziato, perciò, pur con tutto il rispetto per il prossimo, t’assicuro che non ho bisogno né dei tuoi posts né di quelli di Sandro per capire come funzionano le donne e il mondo.
Ah, Silent, a proposito: ma tu quanti anni hai?, visto e considerato che sentenzi sempre?

Damien 4:27 pm - 10th maggio:

@Annamaria Arlotta:

Vorrei esprimere il mio parere in base alle sue esposizioni nel recente intervento..

Lei si meraviglia che viene declassata da Femminista doc a semplice.. ebbene. le semplici chiamerebbero questo sito maschibeta.org.. dico questo perchè al decimo rigo, afferma di avere un amico MASCHIO.. ecco la prima ragione lampante per cui è stata declassata.. le femministe doc di cui lei parla, oltre ad usare il termine maschio in ogni dove e con senso spesso denigratorio, usano altri epiteti, esattamente gli stessi che lei ci invita a porre innanzi ad ogni discussione, sottile ironia che, seppur di interpretazione opinabile, nasconde una femminista semplice.. perchè una donna comprensiva, volta a rendere palese il suo genuino e paritario interesse, come Rita ad esempio, avrebbe semplicemente affermato che sono e restano semplici castronerie da caserma.. ma passiamo oltre..

Lei afferma una solida amicizia verso questo uomo, che chiama maschio, questo uomo in effetti è come uno dei tanti qua dentro e fuori, ma lei ovviamente aggiunge un “(omissis)..mi sbagliavo. ACCORTAMI DELL’ERRORE DI GIUDIZIO (omissis)”, credendo, a torto, di non trovarne alcuno.. ebbene le chiedo, cara la mia annamaria CYBORG, su che basi afferma cio? ha per caso letto tutti gli altri editoriali? interventi? lettere di questo sito? io ritengo di no.. ritengo che lei, ovviamente, essendo donna, ha semplicemente valutato in base alla sua emotività, al suo IO, al famoso lillogismo femminile, a cio’ che vede QUI ascritto, non ha avuto la gentilezza, l’accortezza ma sopratutto la voglia di leggersi molti degli interventi in questo sito esposti, che al pari delle letture in seguito suggerite, le avrebbero dato certamente le basi per un costrutto migliore della sua presenza e nel suo intervento.. tuttavia tale superficialità è propria delle donne, emotivamente instabili per natura, se fossi un maschio zerbino la capirei, al contrario, la richiamo ad essere piu’ profonda e propositiva prima di fare affermazioni che, per quanto soggettive, vengono viste come futili nell’ambito del dibattito che ci vede attori in questo sito e, sopratutto, nel quotidiano di ognuno di noi.. ma lei glissa su tutto ciò.. affascinata da questi uominibeta, al pari di tribu’ amazzoni ancora poco conosciuti, ci trova “stimolanti”.. credo che dovrebbe vedere in noi la Naturevolezza di un rapporto paritario di PERSONE, anzichè porre il paragone emotivo ad una qualsiasi puntata di Quark natura.. ma andiamo oltre..

Lei parla di una prossima schiavitù per le donne.. a mio modo di vedere, lo siamo DA SEMPRE TUTTI, uomini e femmine! ops.. mi scusi.. DONNE! la civiltà umana storica e contemporanea urlano tale verità, che puo’ essere vista semplicemente se privi di paraocchi di varia natura.. lei ha le capacità per capirne il significato, basta che metta per un attimo le 4 freccie al sillogismo femminile e lo vedrà.. sorvolo sui commenti d queste situazioni in quanto già espresse, quello che non colgo è il significato del suo sottolinearlo, se esso sia in senso”Finalmente anche noi nelle miniere, nei pozzi petroliferi nel settore edilizio” oppure un semplice stress da studio con scrivania computer aria condizionata..

Risponde all’intervento di Alessandro con una superficialità estrema.. Alessandro piu’ volte ha espresso in maniera esemplare quanto racchiuso nell’intervento che lei critica, di fatto per noi che ne leggiamo gli interventi, esso assume il valore di un riassunto.. una prefazione di un qualsiasi libro.. ma lei ovviamente, non avendo letto il libro, si sofferma alla prefazione e, da donna, comina sentenze seppur farcite da un politically correct iniziale.. questo punto rafforza l’idea che ho di lei.. in quanto donna.. come tante.. che dall’alto mai scende verso l’uomo per comprenderlo.. anche questa volta lei ha dimostrato che per cominare sentenze pareri e giudizi basta poco.. il vostro ego.. in fondo.. a che serve andarsi a spulciare cio’ che Alessandro rappresenta in tutti questi mesi su uominibeta.org nei suoi interventi..

Si pone successivamente su Marco pensante, definendo CRUDA la sua opinione.. sarebbe stato piu’ onesto dire REALE o, per restare in ambito culinario/mediatico: COTTO E MANGIATO, visto che lei afferma in oposizione che non ha fatto menzione ad innamoramento ed amore.. cara la mia CYBORG, si ricordi che l’uomo AMA, la donna SCEGLIE, diversamente non si avrebbero i problemi nelle relazioni odierne.. Le ricordo il post dove lei è intervenuta.. i morti sul lavoro.. le ricordo che la maggioranza di questi UOMINI che muore su lavori PERICOLOSI (e non dietro una scrivania) ma socialmente indispensabili, lo fanno per AMORE e SPIRITO di sacrificio, valori che molte donne odierne hanno persino dimenticato verso i propri figli.. e cosi mi chiedo.. a fronte del post, lei con che coraggio osa scrivere che gli uomini non AMANO le donne? si risparmi la risposta.. o dovrei allegarla alle innumerevoli vaginate precedenti..

Continuando AFFASCINATO a leggere la sua lettera, colgo questa perla:

“”"(omissis) Ma, giuro, non ho mai sentito una mia amica dire: “Sai che? Stasera esco e mi faccio una bella scopata, non importa con chi”

è una perla che ci porta come collegamento ad un altro articolo di questo sito, sul turismo sessuale rosa che la invito a leggere, capirà in seguito le risate che mi sono fatto per questa “perla”!

Il seguito da questo punto è semplicemente una costruzione di luoghi comuni che voi donne abilmente vi raccontate e ci raccontate, pur sapendo di mentire..aaah! come si sta bene nella psicosfera.. e come è bello parlare di fame quando si ha la pancia piena.. poi tra amiche, vuoi mettere? le suggerisco di leggere e di far leggere alle sue amiche questo intervento: http://www.uominibeta.org/2011/03/28/sono-andato-a-puttane/ di Paolo Barnard, nella speranza che siate realmente interessate a capire la “rivoluzione sessuale” anzichè parlarne con una tisana o un succo d’ananas tra amiche al bar.. forse darete finalmente un fattivo contributo.. e se pensa realmente che “(Omissis) Il tipo di ragionamento che Alessandro immagina in una donna, secondo me, è improbabile”" vada su youporn, vada a Santo Domingo, Cuba, Jamaica ed altre mete ben note alle nostre caaare connazionali cyborg, oppure vada a vedere cosa siano disposte a fare le donne per un impiego da velina, o da segretaria o da politica ben pagata.. anzichè detenere una morale ed esigere parità andando a lavorare negli altiforni tipo Tyssel ad esempio..
che dire poi delle milioni di donne pronte ad accoppiarsi col belloccio di turno solo perchè strimpella una chitarra o semplicemente divo del cinema..
sono stomacato.. e passo oltre.. certo della sua comprensione.. perche’ proprio non riesco a capire come lei, in quanto femmina.. ops.. donna! aggiunga in seguito. “perché il sesso ha senso solo se accompagnato dall’innamoramento o il tentativo di innamoramento, che significa idealizzazione, speranza di essere riamata a sua volta, e quindi apprezzata IN TOTO, carattere, personalità, cervello e bellezza e sex appeal. Nel rapporto fugace lei sa che l’uomo, dal suo punto di vista, sta solo facendo il suo dovere di inseminatore, ma la sua prospettiva non è la stessa.” ecco adesso son proprio curioso di sapere cosa avrà da ribadire.. anzi no! sono certo che comincierà col suo: IO IO IO IO IO.. siamo in una valle di lacrime.. si capisce dall’eco..

E per concludere, per tutti, una riflessione su questo pezzo finale dell’intervento della CYBORG: DA LEGGERE E RILEGGERE CON ATTENZIONE!!!

” Noi ci aspettiamo che siate forti e tenaci, lo vedo anche con mio marito: con tutto che ormai ci sono complicità, conoscenza reciproca e affetto di fondo, sono risentita quando vedo che invecchia, se ha mal di schiena lo ucciderei ( si fa per dire) deve essere perfetto e basta!”

io ci vedo una lampante ammissione in quanto molti di noi affermano.. voi ESIGETE sempre per un VOSTRO tornaconto! in quanto avere l’uomo sempre in tali situazioni, vi esclude da prendere parte attiva nella realtà! delegando l’onere come sempre.. all’uomo!

cos’altro agg.. BZZzzzZ!!.. 10010010001..

mysql ERROR Loading.. please wait.. _

Found 1 match! “f3mm-inist.exe 6.1.0.txt″

run f3mm-inist.exe 6.1.0.txt

————–CUT–HERE——————————-

:::F3-MALE Corporation:::
.:Clone system version 6.1.0 – Readme.txt:.

Abbiamo inserito il solito algoritmo basato sull’ I/O, con un singolo HDD partizionato in 2, in una c’e’ l’ AVERE, nell’altra c’e’ il POTERE, la partizionatura DARE e’ andata persa nel processo di formattazione “f3mm-inist.exe 6.1.0″.

Come le altre cloni, e’ in grado di connettersi ad internet ed intervenire laddove le sue PROBE scorgano argomentazioni che vadano contro la sua prima priorità, li sono in grado di evitare ogni CAPTCHA di sorta, inserendo un nick random, sono altresì in grado di postare dei propri articoli, attingendo alla mole dei dati sulla partizionatura AVERE, che si basa su una root storica di almeno 40 anni! tramite l’uso spropositato dell’ I/O, riescono sempre e comunque a controbattere a qualsiasi argomentazione, sfiancando anche il piu’ eroico dei webmaster/moderatore! spesso sono talmente micidiali che sembra quasi che ci sia una donna biologica vera dietro a quanto scrivono!

Oltre ad argomentare quanto sopra, spesso messe alle strette di risorse, per evitare il guru-meditation, si disconnettono, ma non prima di aver inzozzato il sito ospite di vario spam, tra cui i programmi SF1G4T1.exe ed altri worm di vario genere.

Per ulteriori informazioni, non esitate a contattarci presso i siti, blog che le stesse cloni hanno lasciato trackback!

::::F3-MALE Corporation :::::
Il femminile futuro, OGGI!

—————–CUT——HERE——————

…end of file “f3mm-inist.exe 6.1.0.txt” Have a nice day!

Fabrizio Marchi 7:28 pm - 10th maggio:

Ragazzi, dopo gli ultimi post di Damien, Sandro e Marco Pensante, mi viene in mente che potremmo istituire una sorta di Premio Uomini Beta dal titolo “Ironia e causticità”…:-), naturalmente da assegnare a colui che ha scritto il commento più divertente e graffiante.
Onestamente sono in seria difficoltà perché ognuno di loro tre ha il suo stile personale…
Ci penserò. Comunque, per quanto mi riguarda i premiati sono loro…:-) :-) Eventualmente si andrà a votazione :-)
Fabrizio

Fabrizio Marchi 7:45 pm - 10th maggio:

Andrea, permettimi di dirti che forse questa volta sei stato un po’ esagerato nei toni nei confronti di Silent Hill. Sono stato d’accordo con te in altre occasioni (cioè quando hai detto che si poneva come una sorta di longa manus di Raffaele-Icarus, la qual cosa danneggiava soprattutto lui , a mio avviso) però non mi pare che in questo caso specifico abbia assunto un atteggiamento esageratamente assertivo o supponente. Si è limitato a citare Baudelaire nell’ambito di una discussione sulla necessità da parte degli uomini di liberarsi dalla dipendenza complessiva nei confronti del genere femminile.
Il fatto che si ponga all’ordine del giorno questa questione non significa che non ce ne importi nulla delle donne. Altrimenti, come dici tu stesso, non saremmo neanche qui. Ma il fatto che ce ne importi non significa che non ci si debba interrogare sulla necessità, al contempo, di conquistare una propria autonomia. Non c’è contraddizione in questo. Stiamo lavorando proprio in questa direzione.
Naturalmente non è e non vuole essere una difesa d’ufficio di Silent Hill; ti risponderà lui stesso se vorrà (spero, senza alimentare polemiche).
Resto sempre convinto che la maniera migliore per criticare non sia quello di attaccare il nostro interlocutore quanto di portare i nostri argomenti. In questo modo si evitano sterili quanto inutili diatribe e si contribuisce a mantenere elevato il livello del dibattito.
Fabrizio

Silent Hill 7:49 pm - 10th maggio:

Andrea
peccato però che pure tu te ne stia qui a parlar di donne e di QM, al pari di altri uomini.
Se veramente non te/ve ne fregasse nulla, ti/vi occuperesti/e di altro.

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Visto che dici che sarei io quello che sentenzia, fammi capire una cosa: dov’è che ho detto che delle donne non me ne frega nulla ?
Inoltre io scrivo per gli altri, mica solo per me stesso.
Adesso uno non è libero di dire quello che vuole perchè sennò sei ipocrita ? Fatico a comprendere certi ragionamenti a volte.

—————————————————————–

t’assicuro che non ho bisogno né dei tuoi posts né di quelli di Sandro

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Grazie dell’avviso, peccato però che, come ho scritto sopra, non mi rivolgo specificatamente nè a tè nè a fabrizio nè a chicchessia.

sandro 8:42 pm - 10th maggio:

“Gli uomini che meglio riescono a stare con le donne sono gli stessi che vivono benissimo anche senza”
__________________
Lo so, lo so….
E’ un bel pò che lo vado dicendo
:)

armando 9:49 pm - 10th maggio:

Quoto senza riserve Baudelaire. Chi sa stare bene anche senza la femmina, ha con lei il miglior rapporto semplicemente perchè non ne dipende psicologicamente,e quindi può instaurare un rapporto vero, qualsiasi esso sia. Intendo dire che gli può piacere la “liberata” o la “tradizionale”, affari suoi, ma quello che conta è che conosca il modo di essere femminile con sufficiente distacco per non esserne fagocitato, e quindi, appunto, “governarlo”. Un maschio, quindi, con una sua identità maschile forte, che può articolarsi anche diversamente da soggetto a soggetto ma che ha un denominatore comune: l’indipendenza emotiva (da non confondere con disamore o rancore).
A Cesare obietto una sola cosa. Il dono maschile di Francesco era consapevole e voluto, fondato sulla conoscienza del sentire femminile, quindi era un dono “governante”.Quello dei maschi odierni è inconsapevole, fondato sull’incertezza e sulla paura, sul non osare dire quello che si sente. Ed è precisamente per questo che quel dono mai le donne lo potranno riconoscere come autentico, e dunque esserne grate. Esiste in tutto ciò un sottofondo di inautenticità che viene avvertito, inevitabilmente, il che porta a dire che non si tratta di dono autentico, che al contrario consiste nel dire la verità, anche se dure e spiacevole alle orecchie delle donne d’oggi.
Infine a Fabrizio sulla sempiterna questione natura/cultura. Sono d’accordo con te che nei tempi lunghi la “cultura” è in grado di indurre mutamenti profondi anche sul piano antropologico. Non sapremo mai cosa sarà l’umanità fra un secolo o due, tuttavia alcune direzioni di marcia possiamo intravederle già da ora. Magari fra 50 anni avranno preso una direzione oggi impensabile o invisibile, chissà, ma intanto è nostro dovere pronunciarsi sulle direzioni di marcia oggi osservabili. E allora, se siamo obbligati dalle cose a fare i conti col così detto progresso, non siamo affatto obbligati a sottomettersi incondizionatamente ad esso. Intanto perchè il “progresso” è categoria positivista contentente già in sè una valenza positiva tutta da verificare e dimostrare, e dunque si tratta di un inganno linguistico da cui guardarsi accuratamente. Inganno fondato su una concezione filosofica della storia come un processo inesauribile e inarrestabile dell’uomo, nonostante le battute d’arresto, verso…….ma verso cosa? Il destino dell’umanità non è già scritto una volta per tutte, e nulla vieta che anzichè un futuro radioso ci aspetti invece una spaventosa regressione culturale, magari mascherata dalla tecnica. Chi pensa in termini di un progresso in sè positivo (e non mi rifersico a te, sia chiaro) in realtà sta interamente dentro le categorie culturali dominanti, anche se crede di essere un rivoluzionario. Un tempo la rivoluzione era concepita come un grande mutamento sociale ed economico entro un contesto antropologico dato e condiviso. Oggi la “rivoluzione” ha un significato antropologico prima ancora che socioeconimico, e per questo si affida alla tecnica e alla scienza che però i “rivoluzionari ” non controllano affatto, ne sono anzi interamente dipendenti. Alla fine il mutamento genetico della così detta sinistra è tutto quì. E dunque, permettimi una battuta amichevole, rispetto alle categorie dominanti anche tu mi sembri in un certo senso un “reazionario”, e a buon motivo, aggiungo. Lo scenario, assolutamente plausibile, che descrivi alla fine del tuo post, a me sembra da incubo. Quasi sicuramente (quasi) sono fra i perdenti, fra quelli che vengono definiti, sempre dai così detti progressisti, un “rottame” della storia. Ma credo, e proprio perchè estraneo all’utilitarismo dominante che valuta ogni pensiero o azione umana in termini di convenienza spicciola, che la sconfitta, lo stare dalla parte perdente possa (sottolineo possa) avere una nobiltà assolutamente superiore ad una vittoria ottenuta rinunciando a se stessi. Poi, è ovvio, chi vivrà vedrà. La storia riserva a volte sorprese.
armando

Fabrizio Marchi 11:30 pm - 10th maggio:

Il termine “progressista”, oggi, Armando, può significare tutto e il contrario di tutto, tutto o niente. E’ diventata una parola ambigua che aveva un senso nelle epoche trascorse, diciamo fino al ‘900, che finisce intorno alla fine degli anni ’70, forse anche prima, anzi,direi decisamente prima, diciamo negli anni ‘60. Da quel momento in poi perde completamente il significato che aveva fino a quel momento per diventare altro. Non a caso , come vedi, non lo utilizzo mai, se non nella sua accezione negativa (dal mio punto di vista), che poi è quella corrente dominante, dove “progressismo” e “politically correct” sono di fatto la stessa cosa, cioè un pezzo dell’ideologia dominante e ormai politicamente trasversale. (d’altronde Tremonti e Bersani non si definiscono forse due “progressisti”? Berlusconi si è mai definito un conservatore?).
Anche la parola “reazionario” però non va presa alla lettera. Dobbiamo sempre fare i conti con il linguaggio, che è il significato che normalmente viene attribuito ad un concetto dalla totalità o comunque dalla grande maggioranza dei membri di una comunità. E quindi se certamente non posso considerarmi un “progressista” (sempre nell’accezione corrente del termine), altrettanto certamente non sono neanche un “reazionario” (battuta a parte, naturalmente accolta).
Fabrizio

sandro 11:41 pm - 10th maggio:

“Sì, va bene, tutto bellissimo e verissimo, peccato però che pure tu te ne stia qui a parlar di donne e di QM, al pari di altri uomini.
Se veramente non te/ve ne fregasse nulla, ti/vi occuperesti/e di altro”
________________
Parlare di donne e di questione maschile sono due cose un pò diverse.
Io a rapportarmi con le donne ci rimetto e basta, dunque a me di loro non me ne importa una pippa.
A me interessa la questione maschile, che è una roba che incide pesantemente sul mio vivere quotidiano a prescindere dal fatto che io mi rapporti o meno con loro.
Se bastasse tagliare i ponti e tirare i remi in barca io sarei a posto, ma purtroppo non è così.

Silent Hill 1:24 pm - 11th maggio:

Parlare di donne e di questione maschile sono due cose un pò diverse.

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

A parte quello, ma quello che qualcuno ancora ha capito che qui si parla per informare, non per uno sfogatoio maschile. Però indico la luna e mi guardano il dito.

armando 1:36 pm - 11th maggio:

Certo Fabrizio, anch’io non mi considero un reazionario nell’accezione corrente del termine.
Il mutamento del significato corrente di certi termini induce confusione e serve per inchiodare il “nemico” ad uno stereotipo, non per approfondire i contenuti di un pensiero.
Il termine reazionario significa alla lettera re-agire contro qualcosa o qualcuno o un mutamento sociale o culturale. Se per esempio si facesse strada nella coscienza collettiva la liceità dell’eutanasia o della selezione eugenetica degli individui, dichiararsi contrari parrebbe reazionario. In realtà, però, sono eutanasia e eugensimo ad essere reazionari in quanto presuppongono una filosofia utilitaristica e un concetto di individuo come ente astratto, fuori da ogni legame con gli altri individui della propria comunità. Concezioni essenzialmente borghesi, all’opposto, ad esempio, della concezione marxiana originaria che, invece, si pensava come progressiva. Grande è la confusione sotto il cielo, come diceva Mao. Noi dovremmo cercare di districarsi usando le parole solo come convenzioni e mai perdendo di vista le idee che vogliamo veicolare.
armando

Fabrizio Marchi 6:49 pm - 11th maggio:

D’accordo sulla questione del linguaggio, continuamente soggetto alla mutevolezza dei tempi e delle cose. Storicamente parlando, con il termine “reazionario” (a questo punto è bene fare un minimo di chiarezza) si usavano individuare quelle forze politiche e sociali ostili ai processi rivoluzionari, che si prefiggevano un ritorno ai vecchi regimi. Attualmente il concetto ha in gran parte smarrito il suo significato originario. Infatti, come giustamente dice Armando,oggi anche un marxista che si pone in posizione critica nei confronti del capitalismo planetario e della mercificazione totale, può essere tranquillamente definito un reazionario, come infatti normalmente accade, e non è certo un caso…
La parola “progressista”, invece, a mio parere, il significato originario lo ha smarrito del tutto. Oggi è soltanto una sorta di icona, di cappello ideologico che serve a giustificare tutto ciò che va nella direzione di marcia del sistema dominante (capitalismo assoluto). Chi si oppone a questo sistema diventa automaticamente un “reazionario”, sia che lotti contro la precarizzazione del lavoro (pare che considerarlo un diritto fondamentale dell’individuo sia diventato roba da “reazionari”…) o la privatizzazione delle risorse primarie (permettetemi di ricordare che la tanto oggi vituperata nazionalizzazione dell’acqua e dell’energia elettrica fu realizzata in Italia non dai bolscevichi ma dai governi di centrosinistra, democristiani e socialisti…), sia che si opponga alle selezioni e alle modificazioni genetiche, o altre “diavolerie futuriste” di cui ancora sappiamo poco o nulla. E trovo che anche questo sia un fatto inquietante, perchè rimango dell’idea che più c’è trasparenza, più circolano notizie, più robusta è la democrazia. Ma, come sapete, la mia (purtroppo pessimista) previsione è che il capitalismo globale postmoderno e postliberale(per lo meno in senso classico), per lo più dominato dalla finanza e dal grande capitale transnazionale, si stia declinando su un’idea di democrazia molto “debole”. D’altronde, che se ne farebbe di questo ingombrante fardello?…
Ma questo è un altro discorso…
Tornando a noi, personalmente non metterei insieme la questione dell’eutanasia con quella dell’eugenetica, che sono fondamentalmente diverse e riguardano ambiti differenti. Personalmente sono decisamente favorevole alla prima e contrario alla seconda. Sono convinto che debba essere garantita alla persona la libertà di poter decidere della propria vita e, nel caso, di essere assistito in strutture pubbliche, naturalmente una volta verificate determinate condizioni, cioè la volontà del singolo, innanzi tutto, e le ragioni che lo spingono a tale decisione. Naturalmente non sto parlando di delusioni d’amore, è ovvio, ma di motivazioni molto gravi a causa delle quali il soggetto è giunto alla conclusione di porre fine alla sua esistenza.
Capisco che i temi sono estremamente complessi e delicati. Già ne abbiamo discusso, peraltro, tempo addietro, ovviamente senza riuscire a trovare una sintesi, che non può né potrà mai essere trovata, come in fondo è giusto che sia,data appunto la delicatezza e la particolarità degli argomenti che rimandano alle sensibilità di ciascuno.
Peraltro la questione dell’eutanasia va ben oltre la Qm stessa, come è ovvio…
Fabrizio

armando 9:26 pm - 11th maggio:

Non insisto sulle questioni specifiche eutanasia ed eugenetica, nel rispetto delle diverse idee che soprattutto sulla prima si possono avere (sull’eugenetica sarebbe da discutere se è tale solo quella di stato, o anche quella “democratica” e individuale, ma mettiamo da parte l’argomento).
Credo invece sia istruttivo assai leggere questo:
“Credo che la vera liberazione della donna, la vera uguaglianza, può arrivare soltanto con la scienza e con la tecnica. Cioè: che cosa è che differenzia radicalmente l’uomo dalla donna, e concede a lui di lavorare come vuole? Il fatto che lui non deve fare figli, non ha disturbi mensili, non ha da crollare sotto il peso della gravidanza o da allattare banbini , e così via. Ebbene si passi questa incombenza alle macchine, ovvero alle incubatrici. Prima o poi, dovrà pure essere possibile mettere in un’incubatrice un uovo femminile e un seme maschile, e tornare nove mesi dopo a ritirare il bambino; se ne parla ancora per scherzo, ma non credo sia piùù difficile che andare sulla luna. A questo punto, non ci sarebbero più che delle differenza insignificanti fra l’uomo e la donna. Mi rendo conto che questa rivoluzione biologica sarebbe sconvolgente, per i suoi effetti psicologici; ma d’altra parte non mi sembra affatto necessario che, per il semplice gusto di restare donna nel senso tradizionale della parola, si abbia da soffrire anche fisicamente. Su questa faccenda vorrei sapere il parere di altre lettrici.”
Questa lettera apparve nel dicembre 1972 (41 anni orsono) sul settimanale femminile del PCI, Noi donne, ed è stato praticamente il punto di partenza di un lungo viaggio che ci porta alle concezioni di oggi, liberate dalle noiose questioni sociali per concentrarsi invece su quelle antropologiche. A parte l’involontaria ironia del crollare sotto il peso della gravidanza e dell’allatamento, sicuramente più nefasti e nocivi del crollo di una impalcatura su cui lavora sicuramente un maschio o su quello di una galleria di miniera, a parte la concezione di un figlio come un abito che si porta in lavanderia e quando è pronto si passa a ritirare, a parte tutte queste istruttive quisquilie, la cosa illuminante e da discutere è il rapporto fra tecnica, scienza, natura, corpi e femminismo. O, in altri termini, fra scienza e libertà. Libertà, in questo caso, non del corpo ma dal corpo/prigione. E se esistono implicazioni per le donne, matematicamente non possono non esistere anche per gli uomini.
armando

Fabrizio Marchi 11:25 pm - 11th maggio:

“Credo che la vera liberazione della donna, la vera uguaglianza, può arrivare soltanto con la scienza e con la tecnica. Cioè: che cosa è che differenzia radicalmente l’uomo dalla donna, e concede a lui di lavorare come vuole? Il fatto che lui non deve fare figli, non ha disturbi mensili, non ha da crollare sotto il peso della gravidanza o da allattare banbini , e così via. Ebbene si passi questa incombenza alle macchine, ovvero alle incubatrici. Prima o poi, dovrà pure essere possibile mettere in un’incubatrice un uovo femminile e un seme maschile, e tornare nove mesi dopo a ritirare il bambino; se ne parla ancora per scherzo, ma non credo sia più difficile che andare sulla luna. A questo punto, non ci sarebbero più che delle differenza insignificanti fra l’uomo e la donna. Mi rendo conto che questa rivoluzione biologica sarebbe sconvolgente, per i suoi effetti psicologici; ma d’altra parte non mi sembra affatto necessario che, per il semplice gusto di restare donna nel senso tradizionale della parola, si abbia da soffrire anche fisicamente. Su questa faccenda vorrei sapere il parere di altre lettrici.”
Questa lettera apparve nel dicembre 1972 (41 anni orsono) sul settimanale femminile del PCI, Noi donne,…”
Terrificante, e addirittura grottesco, nella sua iperbolicità e assurdità.
Però attenzione, perché il riferimento al PCI, sia pure marginale nel contesto della lettera-documento, rischia di fare confusione (per lo meno dal mio punto di vista, è ovvio) e di riportarci su strade sbagliate, battute ancora pervicacemente da molti militanti del movimento maschile arroccati su posizioni obsolete, anacronistiche e fondamentalmente depistanti, relativamente alla natura intrinseca e profonda del fenomeno femminista, alla sua genesi, alla sua storia, al contesto socio-culturale-economico complessivo in cui ha attecchito, è cresciuto e si è sviluppato, alla sua funzionalità, alle forze che lo hanno sospinto e lo sospingono, alla sua evoluzione, e soprattutto alla sua declinazione fattuale (femminismo reale) e al suo approdo finale (attuale).
Da questo punto di vista la rotta deve essere chiara ed è, per quanto mi riguarda, quella che abbiamo tracciato ormai da tempo e che abbiamo messo nero su bianco sul Manifesto (Il Movimento Beta) e l’articolo (di fatto un secondo Manifesto) “L’emergere storico della Qm” (più tutti gli altri, ovviamente).
La si può condividere o meno, questo è ovvio, non è certo il Vangelo. Però è il nostro punto di vista, sul quale poggia la nostra strategia e sul quale non si può tornare ad ogni piè sospinto. Non perché, come ripeto, sia la Verità Rivelata (non esiste in sé e nessuno la detiene), ma perché rischieremmo di attardarci in discussioni sulle quali dovremmo aver già raggiunto una sufficiente chiarezza e lucidità di analisi.
Fabrizio

sandro 7:51 am - 12th maggio:

“Prima o poi, dovrà pure essere possibile mettere in un’incubatrice un uovo femminile e un seme maschile, e tornare nove mesi dopo a ritirare il bambino”
_______________
Il giorno che dovesse diventare possibile farlo mettendoci solo il secondo, sarebbe il più bel giorno della storia del genere maschile dall’ alba dell’ uomo fino a oggi.
La liberazione da un incubo decimillenario.

armando 2:02 pm - 12th maggio:

Volevo soltanto sottolineare che la colonizzazione dei partiti di sinistra da parte del pensiero femminista data da lungo tempo, non che il pensiero femminista è nato nella sinistra, per la quale la questione femminile era tradizionalmente letta da un punto di vista rigorosamente di classe.
Chiedersi il perchè vi abbia attecchito facilmente e esplicitamente fino a mutarne il dna, mentre dall’altra parte ha attecchito lo stesso ma con più resistenze e in modo più silenzioso, è naturalmente altra faccenda. Molto interessante, secondo me, per le implicazioni a cui accennavo circa il rapporto con scienza e tecnica, ma prima ancora rispetto alla crisi d’identità dei partiti che alla sx si richiamavano. C’è in tutto ciò una contraddizione che mi interessa e alla quale non ho una risposta precisa. Il femminismo è un prodotto del capitalismo. OK. Ne discende che avrebbe dovuto attecchire più facilmente nei gruppi politici che al capitalismo si richiamano esplicitamente, e non in quelli più critici, e se non proprio ad esso contrari in linea di principio, almeno inclini a mitigarne gli effetti sociali. Mi sembra di poter dire che , in linea di massima, è accaduto il contrario. In Usa i liberal democratici, in Europa i socialdemicratici o i laburisti. Perchè, secondo voi?
Perchè la sinistra si è sempre presentata come difensrice degli oppressi e le donne si sono sempre dipinte come tali generando con ciò un moto di identificazione, o ci sono altri motivi?
armando

Leonardo 2:04 pm - 12th maggio:

sandro:
“Prima o poi, dovrà pure essere possibile mettere in un’incubatrice un uovo femminile e un seme maschile, e tornare nove mesi dopo a ritirare il bambino”
_______________
Il giorno che dovesse diventare possibile farlo mettendoci solo il secondo, sarebbe il più bel giorno della storia del genere maschile dall’ alba dell’ uomo fino a oggi.
La liberazione da un incubo decimillenario.
——————————————————————-
Mah? Chissà cosa si inventeranno le donne per tenere gli uomini al guinzaglio…Mi sembra invece che la tendenza sia a rendere gli uomini inutili e le donne autosufficenti. Si prevedono davvero scenari nazi-olocausto-maschile, per questo voglio che gli uomini non lascino i lavori culturali e d’intelligenza…

cesare 4:04 pm - 12th maggio:

Gran giorno quello della FIBT (Fabbrica Italiana Bambini Torino); come quello in cui con una pillola si può evitare un pranzo e quello in cui, invece della gravitazionalizzata vita reale se ne vive un’altra, da sdraiati, con una pillola di acido lisergico; o bello come quando con una pillola presa per interposta persona esci dalla vita appena ci hai appoggiato il piede o non riesci più a tenerti in piedi: generoso grande gesto di liberazione propria e altrui! La fascinazione della pillola, penso ha a che fare anche con l’accusa, a mio avviso da sempre implicita in tante accuse di tante donne ai maschi, di essere così violenti d’animo e natura da dar vita alla Storia: senza questa impresa maschile assurda e arbitraria, vuoi mettere il tempo e la fatica che si risparmia? e quante offese all’amor proprio si evitano. Una pillola sostituisce la strada. E la strada che non c’è è la strada più breve e più dolce. Que viva la muerte!

Alessandro 5:41 pm - 12th maggio:

Armando: Perchè la sinistra si è sempre presentata come difensrice degli oppressi e le donne si sono sempre dipinte come tali generando con ciò un moto di identificazione, o ci sono altri motivi?
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Credo che la ragione principale sia questa. Ed è pur vero che fino ad alcuni decenni fa, primi anni ’80, poteva perfino essere accettabile, perchè allora vigeva ancora, per esempio, un diverso trattamento retributivo a parità di mansioni lavorative. Oggi però viviamo in un altro mondo; la parità tra i sessi è stata ampiamente raggiunta( ma nessuno o quasi se n’è ancora accorto), eppure le recriminazioni, il vittimismo, le lamentele in senso contrario sono andate crescendo. La guerra è finita, ma c’è ancora chi continua a combattere. E’ evidente che ciò che si era richiesto e rivendicato in maniera sacrosanta non basta più. Si vuole conquistare qualcos’altro.
Io credo che una spinta decisiva verso questa nuova ondata femminista l’abbia offerta lo stesso web. Fino a qualche anno fa si diceva che su internet non si poteva “navigare” senza imbattersi in qualche sito pornografico tanto abbondavano e abbondano tuttora. Oggi potremmo affermare che non si può navigare senza imbattersi in qualche sito-blog-forum femminista. La stessa manifestazione-pagliacciata di febbraio non sarebbe mai nata senza il web. Quindi se è vero che qualche uomo è riuscito attraverso internet ad avvicinarsi ai siti-blog critici nei confronti del politicamente corretto femminista, è altrettanto vero che milioni vengono trascinati verso la direzione opposta. Potremmo affermare, a conti fatti, che internet non è servito alla causa, ma anzi ha finito per rafforzare l’”avversario”.
Ritornando al rapporto sinistra-femminismo, oggi è quanto mai vivo. Prendiamo ad esempio Pisapia a Milano. Costui, sotto numerosi aspetti, garantirebbe alla città un’amministrazione migliore di quella della Moratti se venise eletto, ma può un uomo votare chi continua a proporci la solita solfa dell’uomo colpevole e privilegiato e della donna vittima e subordinata, con tutte le discriminazioni “positive” che secondo lui ne dovrebbero conseguire a vantaggio di quest’ultima? Bella domanda. E poi il caso Vendola, uomo politico di indubbie capacità, probabilmente serio nell’amministrazione del bene pubblico, fermo restando che anche la sua amministrazione in Puglia non è stata immune da scandali, ma portatore di una visione nel rapporto tra i sessi che definire datata, superata è un complimento. Nel caso di Vendola gioca anche la sua omosessualità: egli probabilmente nutre un certo rancore nei confronti dell’uomo eterosessuale, in parte giustificabile, e tende invece a considerare in maniera più benevola la donna. Siamo ben lontani dal superare i pregiudizi di genere a sinistra e poichè, secondo me, non c’è alternativa politica seria e credibile alla sinistra in questo Paese, semprechè si abbia un’idea un pò elevata di che cosa sia la politica( in caso contrario va benissimo anche Berlusconi),questo è sicuramente un problema non da poco. L’ennesima scoppola politica alle porte per la sinistra, non porterà nessun miglioramento in tal senso. Ormai ci si è incancreniti. Probabilmente quando a sinistra si riscoprirà l’elettore uomo e non si punterà solamente a blandire in tutti i modi l’elettorato femminile/femminista, allora forse anche Berlusconi si potrà superare. Ma vallo a spiegare agli intelligentissimi leaders della sinistra!
P.s.: La lettura del “file” “femminist.exe” di Damien non stanca mai. Assolutamente geniale!

Rita 7:32 pm - 12th maggio:

Cesare:
Gran giorno quello della FIBT (Fabbrica Italiana Bambini Torino);

*-*-*-*-*-*-*-

:-D è curioso: noi ex “bambine” di campagna nate prima della massiva educazione sessuale nelle scuole, non sapevamo già dall’asilo il meccanismo di riproduzione umana. L’abbiamo imparato da sole (e credo sia successo anche per i bambini) mettendo insieme tasselli e frammenti di conversazione udite dagli adulti. Così parlando con un’amica ricordavamo come ci “immaginavamo” la nascita dei bambini. Sapevamo che si diceva nell’uso comune “comprare un bambino”.. è andata a comprare un bambino, ha comprato un bambino…(perlomeno nella nostra “versione” dialettale”) e così ingenuamente ci immaginavamo che negli ospedali ci fosse una specie di reparto (e chi era stato portato a vedere i fratellini e le sorelline piccole appena nato l’aveva “visto”) dove le mamme e i papà andavano a scegliere il bambino da “comprare” già bell’e fatto e pronto.

Ecco.. torneremo bambini? con una minoranza di che ci decide ogni cosa per noi ? come una grande mamma che tiene nell’ignoranza per sempre i bambini anche da adulti che finiranno per “comprare” i bambini, ignorando come vengono assemblati e fatti?

mauro recher 7:47 pm - 12th maggio:

@Armando
ti faccio un esempio personale
qualche tempo fa, nella fabbrica dove lavoro, c’è stata una riunione sindacale ..
Faccio presente che nessuno di noi operai è iscritto al sindacato.
La riunione era stata convocata per parlare di cassa integrazione. Prima però, il sindacalista si è presentato con la domanda di iscrizione al sindacato, cosa che mi ha dato molto fastidio ……..
Sarebbe stato più carino, prima l’esposizione dei fatti, poi ,eventualmente, la tessera di iscrizione …Ma solo per dirti che non importano poi molto le idee (che invece dovrebbero essere essenziali) ma i soldi per i sindacati e i voti per i partiti (di qualsiasi parte politica) più voti ,più soldi ,e se c’è da correre dietro a qualche vulgata femminista che di sinistra ha veramente nulla da spartire ,ben venga…

Rino 8:55 pm - 12th maggio:

Sandro:
“La liberazione da un incubo decimillenario”
parole che sono espressione di una lacerazione non soggettiva, ma ormai rilevabile nel profondo del rapporto tra i Generi.
Parole a loro modo liberatorie che ho l’impressione di capire profondamente. Del resto, la formula tremenda e sconvolgente: “Ogni parto è uno stupro” è il modo con cui ho cercato di rappresentare la stessa lacerazione, mettendola però in bocca alla Liberata, che ancora non può permettersi di gridarla.
Ora, ciò che fu detto millenni fa o che verrà scritto fra altri millenni fu/sarà sempre correlato alla stagione storica di chi parlò/parlerà.
Ci si deve dunque domandare: cosa è accaduto perché SIMILI parole venissero pronunciate anche da uno solo? E’ accaduto qualcosa di inaudito. Sta accadendo.

Arm:
“Perchè, secondo voi?”
Sinistra femministizzata. Tradimento? Metamorfosi? Sviluppo epigenetico inevitabile? Evoluzione casuale? Deriva indotta? Cedimento?
Se ci fossero dei precedenti storici avremmo forse una indicazione, ma il fenomeno è nuovo e incomparabile.
Ho delle congetture convergenti, ma non convergono …del tutto.
Devo lavorarci sopra.

Rino DV

sandro 9:11 pm - 12th maggio:

“Perchè la sinistra si è sempre presentata come difensrice degli oppressi e le donne si sono sempre dipinte come tali generando con ciò un moto di identificazione, o ci sono altri motivi?”
__________________
Perché sono una manica di paraculi.
Hanno preso la scorciatoia: molto più comodo e redditizio ritagliarsi una nicchia facendo gli alfieri del politicamente corretto, anziché prendersi una bega come difendere i lavoratori.
Comodo, eh?
Peccato che, dopo decenni, i nodi siano venuti al pettine.

Damien 10:44 pm - 12th maggio:

siete antichi.. le donne odierne fanno già a meno dell’uomo!

..in senso emozionale fregandosene di interessarsi dei suoi sentimenti maschili..bastano i loro.. utili per decidere, giudicare e persino con maggior valenza legale..

..in senso economico con il corollario dell’assistenzialismo sociale e il supporto politico..

..e pure per la maternità.. basta andare all’estero, inseminazione da donatore et voilat! mamme! anche a 50 anni! anche se non proprio bellissime…magari poi a saltare su un palco..

ed altro ancora..provate, voi uomini.. provate a fare lo stesso.. altro che futuro… stiamo parlando di attualità..

Di cosa altro ha realmente bisogno oggi una donna? cosa credete che le sia realmente necessario oggi? già le sento… UN UOMO!

…ipocrite..

sandro 12:38 am - 13th maggio:

“Di cosa altro ha realmente bisogno oggi una donna? cosa credete che le sia realmente necessario oggi? già le sento… UN UOMO!”
__________________
Ma a noi cosa ce ne dovrebbe fregare di cosa hanno bisogno loro?
Ci pensassero da sole. A noi, se non ci pensiamo noi stessi, col cazzo che ci pensa qualcuno.
Se facessero la vita che fa un uomo, durerebbero tre mesi.
In confronto a noi, campano letteralmente su di un letto di rose e si lamentano se trovano una spina.
E noi dovremmo occuparci di loro? Ma per favore.

Fabrizio Marchi 10:45 am - 13th maggio:

Sinistra femministizzata:perché? Si chiede e ci chiede giustamente Armando.
La questione è complessa e non può essere affrontata né tanto meno esaurita con un post.
Vado quindi con l’accetta e mi scuso per questo. Ci torneremo comunque inevitabilmente nel corso del dibattito.
Intanto dobbiamo fare una premessa. La Sinistra, storicamente e politicamente intesa (se ragioniamo in termini concettuali e valoriali più ampi, come abbiamo più volte sostenuto, le categorie di “destra e sinistra” sono sempre esistite, fin dai tempi dei tempi, e probabilmente sempre esisteranno), o meglio ancora le Sinistre, cioè quelle culture, filosofie e ideologie che scaturiscono dal Movimento Operaio (quella Socialista e Socialdemocratica, quella Comunista e quella Anarchica, con tutte le loro innumerevoli correnti e sottocorrenti) nascono, crescono ed esistono per un secolo e mezzo circa, diciamo nel periodo storico che va tra la Rivoluzione del 1848 in Francia (forse anche un po’ prima ma solo dal ’48 in poi esistono in forma organizzata…) fino alla seconda metà del Novecento, diciamo intorno agli anni ’60 e soprattutto ‘70 che, a mio parere, specie questi ultimi, sono stati il crepuscolo di questo grande secolo, e non l’apogeo (come molti hanno sostenuto soprattutto per enfatizzare il ruolo del ’68 e dei movimenti culturali che ne sono scaturiti)
Dobbiamo capire che da quel momento in poi (il Muro di Berlino crolla nel 1989 ma l’esperienza del Socialismo reale era già esaurita da un bel pezzo)inizia un’altra storia. Il Novecento si chiude ben prima della sua scadenza naturale. La Sinistra, storicamente e politicamente intesa, muore con il morire del Novecento. Punto. Ciò che accade successivamente a quell’agonia (e a quella fine) è un’altra storia (a mio parere con la s minuscola, ma questo è un altro discorso…).
Di conseguenza, è improprio e soprattutto insufficiente chiederci perché la Sinistra sia stata così permeabile al femminismo. Perché la prima domanda che dovremmo porci è perché la Sinistra sia morta e perché non sia stata e non sia capace di tornare sulla scena storico-politica. E soprattutto, dovremmo innanzi tutto chiederci perché la Sinistra sia stata così permeabile non solo al femminismo, ma anche ad altre culture che con questa non avevano nulla a che spartire e che l’hanno letteralmente spappolata fino a farne un’altra cosa (che Sinistra non è più, a meno di non prenderci in giro). Il femminismo è solo un pezzo, uno dei protagonisti, certamente fondamentali, ma solo un pezzo, insieme ad altri, di questa disgregazione-degenerazione-dissoluzione della Sinistra, di questa vera e propria deriva.
Di conseguenza, a mio parere (e credetemi, non è una tentativo maldestro di aggirare l’ostacolo ma convinzione profonda) è anche sbagliato chiedersi perché il femminismo abbia attecchito a sinistra, per la semplice ragione, dal mio punto di vista, che la sinistra all’interno della quale il femminismo aveva ed ha attecchito non era e non è più tale, ma un’altra cosa. Ci si può quindi interrogare sulle ragioni per le quali il femminismo abbia attecchito in quest’altra “cosa”, ma non nella Sinistra, perché qualsiasi persona intellettualmente onesta e storicamente avveduta (e lo dico con convinzione e forse con presunzione ma è quello che penso e non posso farci nulla) non può che concordare con questa analisi.
Naturalmente ora non c’è tempo né spazio per lanciarsi in un’analisi storica-filosofica-politica della crisi strutturale della Sinistra, e quindi me ne guardo bene anche solo dall’abbozzarla. Però il nodo è questo.
Il femminismo, non a caso, nasce in America, e nasce, filosoficamente parlando (mi sembra quanto meno una riduzione del concetto stesso di filosofia, nel frangente specifico, ma insomma, ci capiamo…) come un’ideologia di genere, interclassista e quindi “borghese”, nel senso marxiano del termine. E non a caso nei sistemi comunisti (diciamo quelli che si richiamavano al Comunismo, è più corretto dal punto di vista filosofico…), specie quelli più ideologizzati, non solo non ha mai attecchito, ma veniva considerata, non a torto, un’ideologia reazionaria da contrastare al pari di altre.
In America (il femminismo) trova dimora nella “sinistra” (con centocinquantamila virgolette…) cosiddetta “liberal”, visceralmente e profondamente anticomunista e antisocialista, assolutamente organica e funzionale al sistema economico e politico dominante. Una “sinistra”, insomma, che con il Socialismo e il Comunismo non ha nulla, ma veramente nulla, a che vedere.
Con il ’68, che si è rivelato nel corso degli anni un fenomeno essenzialmente endogeno alla borghesia (mi rendo conto di stare utilizzando un linguaggio desueto e anche parecchio “vetero” ma è l’unico modo per capirci…), una sorta di rinnovamento culturale/valoriale necessario al sistema dominante per liberarsi di vecchie e anacronistiche incrostazioni conservatrici (non più funzionali al nuovo corso capitalista che da lì a poco sarebbe esploso) il femminismo, specie in Europa (esportato dall’America) fa breccia nelle frange dell’estrema sinistra, con l’effetto, guarda caso, di spappolarle (questo è l’esito di qualsiasi contesto contaminato dal femminismo…c’è da rifletterci..). E’ in questa fase che iniziano a dispiegarsi le varie correnti e sottocorrenti femministe, prime fra tutte quella della differenza, minoritaria ma agguerritissima e superestremista (con una forte presenza di lesbiche), che taglia i ponti sia con il femminismo dell’eguaglianza sia con quello “liberal” e arriva a concepire le aberrazioni ideologiche che conosciamo, sia pur abilmente camuffate dietro ad una strana miscela di metodologia marxista distorta pro domo loro (altro che revisionismo…)- sostituzione del conflitto di classe con il conflitto fra i generi (“il conflitto di classe è un affare privato fra maschi”…”Hegel e Marx sono del tutto interni alla storia della filosofia, storicamente strumento dei maschi per opprimere il genere femminile”) – e di una serie di “trovate” che oggi noi definiremmo di ingegneria culturale e antropologica (specificità di genere, separatismo ecc.)
Questa penetrazione, e qui concordo con l’analisi di Alessandro e anche di Armando, poteva avvenire solo in quell’ambito. Viceversa, non avrebbe potuto avere spazi in un contesto di tipo conservatore-tradizionalista. Questo è evidente. Anche perché in quest’ultimo non solo il femminismo non avrebbe avuto spazi ma anche qualsiasi altro movimento o corrente di pensiero…
E a questo punto ha inizio un’altra storia ancora. Quei movimenti , ultimi sussulti contraddittori ed eretici (in parte anche positivamente, sia chiaro) rispetto ad una sinistra tradizionale comunque al crepuscolo anch’essa, si esauriscono. Con i primi anni ’80 inizia il terzo Millennio e il Nuovo Corso Mondiale del Capitalismo Assoluto che fa piazza pulita di tutto, anche di questa “roba” qui.
Il femminismo storico, quello “radical” e militante, per capirci, così come viene tuttora linguisticamente e concettualmente individuato dalla stragrande maggioranza delle persone, esce di fatto dalla scena per essere talvolta strumentalmente riesumato, per ragioni di opportunità politica, come nel caso della manifestazione del 13 febbraio scorso.
Ma a partire dalla fine di quella fase storica è improprio parlare di femminismo e voi tutti ricorderete perfettamente che non a caso da tempo scelsi di aprire la discussione sulla necessità di ridefinire anche il nostro linguaggio per significare un fenomeno che NON può più essere oggettivamente identificato con il termine “femminismo” e che, in mancanza di alternative, ho cominciato a chiamare come “femminismo reale”, o “femminile attualmente dominante” (non abbiamo purtroppo ancora trovato un termine adeguato che possa sostituirlo) .
Badate bene, non è una questione di lana caprina, bensì un aspetto fondamentale, strutturale. Perché continuare ad utilizzare una determinata terminologia è assolutamente depistante rispetto a come si sono evolute le cose e la realtà e al contesto in cui ci troviamo, e rischia di farci apparire come dei “retrò”, come gente che è rimasta aggrappata a vecchi schemi ormai superati.
Ciò detto, mi fermo perché sarei costretto ad entrare nel merito e non credo ce ne sia bisogno dal momento che la questione (cioè cosa realmente sia e rappresenti il “femminile reale e attualmente dominante”) è stata dal sottoscritto e non solo spiegata centinaia di volte e sintetizzata, oltre che in numerosi articoli, nei nostri due Manifesti (Il Movimento Beta e “L’emergere storico della Qm).
Ovviamente non pretendo con questo post di aver esaurito la discussione su un tema che è tanto vasto, ma solo di aver tentato di fornire delle risposte (altri hanno dato le loro), sia pure estremamente concise e sommarie, al quesito posto da Armando . Naturalmente dal mio punto di vista.
Fabrizio

cesare 3:06 pm - 13th maggio:

Fabrizio: “..da tempo scelsi di aprire la discussione sulla necessità di ridefinire anche il nostro linguaggio per significare un fenomeno che NON può più essere oggettivamente identificato con il termine “femminismo” e che, in mancanza di alternative, ho cominciato a chiamare come “femminismo reale”, o “femminile attualmente dominante” (non abbiamo purtroppo ancora trovato un termine adeguato che possa sostituirlo) .

E se lo chiamassimo “Femmidominismo”?

Fabrizio Marchi 5:54 pm - 13th maggio:

E se lo chiamassimo “Femmidominismo”? (Cesare)
Non è affatto una cattiva idea, anche se ricalca un po’ il lbro di Stefano Re “FemDom”, ma questo non significa nulla…
Al momento mi sembra quello che si avvicina di più al concetto che vogliamo esprimere.
Ragioniamoci.
Bravo Cesare… :-)
Fabrizio

sandro 8:44 pm - 13th maggio:

“E se lo chiamassimo “Femmidominismo”?”
_____________
…oppure, semplicemente, paraculismo? O chiagnefottismo?

Leonardo 9:16 pm - 13th maggio:

Femminegoismo, femminegocentrismo, femminefreghismo, femmineioioioioioio, femminesonatadonnaevelafacciopagare.
Diciamo che la donna è il parto e l’allattamento dei figli e quindi pensa solo a se stessa e se non ti metti alle sue condizioni, resti solo, al limite va in giro a dire che gli piaci, ma nient’altro…

armando 9:52 pm - 13th maggio:

Fabrizio, nel tuo post esprimi alcuni concetti davvero da approfondire anche se, magari, in altra sede.
1) Il femminismo, scrivi, si è innestato su una sx che non era già più tale. Non dunque causa agente originaria, ma concezione che avrebbe trovato uno spazio “libero” da occupare colonizzandolo e dandogli una nuova identità caratterizzante, per farne la casamatta fortificata per la conquista di tutta la società civile etc. etc.
Si pone, naturalmente, il problema del perchè la sx aveva già perduto la sua identità. Non è cosa quì trattabile, nondimeno è importante. Oltre le contingenze e le persone, è per debolezza filosofica, sviluppo di germi già in essa contenuti? E se si, quali?
Ma più ancora è interessante una analogia della tua analisi con quello che i Ms sostengono, e cioè che il femminismo non sarebbe causa della crisi del maschile, ma avrebbe invaso uno spazio già lasciato libero da un maschile in ritirata. Analogamente si pone il problema del perchè di questa crisi del maschile già in atto che investe la stessa identità profonda del maschio, ben oltre le alle volte anche doverose autocritiche su certi aspetti del maschile “reale” dell’epoca.
Le risposte possono essere più d’una, ovvio. La mia crede di individuare un momento decisivo della crisi nel prevalere della filosofia utilitaristica, sicuramente di matrice borghese, e nel processo di secolarizzazione della società. Che non è soltanto la giusta distinzione fra Cesare e Dio, ma molto di più. E’ la desacralizzazione di ogni aspetto della vita in favore di una concezione puramente materialistica, peraltro in parallelo con l’elevazione dell’economia a nuovo idolo, ben più totalizzante del Dio rinnegato. In questo processo entra anche il rapporto con la scienza e la tecnica e i loro influssi sulle concezioni antropologiche. Mi fermo quì, ma c’è materia di cui discutere.
2) L’altra cosa che trovo da sottilineare, e con la quale concordo, è che definisci il 68 come fenomeno interno alla borghesia. Naturalmente, a parte alcune menti lucide come Pasolini, noi lo possiamo vedere solo oggi (o comunque dopo che il fenomeno si era già esaurito avendo già svolto la sua funzione). Allora ci sembrava che quei movimenti nel loro complesso fossero il massimo di opposizione sociale, politica e culturale alla società borghese. Il fatto che ne fossero invece un aspetto funzionale al suo ammodernamento dovrebbe davvero fare riflettere a fondo, cosa che i protagonisti dell’epoca non hanno (quasi nessuno) mai fatto. Cosa che fra il paio con la trasmutazione genetica della sinistra avvenuta, tutto sommato, in modo strisciante e mai davvero esplicito.
armando

Fabrizio Marchi 1:43 am - 14th maggio:

“Il femminismo, scrivi, si è innestato su una sx che non era già più tale. Non dunque causa agente originaria, ma concezione che avrebbe trovato uno spazio “libero” da occupare colonizzandolo e dandogli una nuova identità caratterizzante, per farne la casamatta fortificata per la conquista di tutta la società civile etc. etc.” (Armando)
Esattamente. Non c’è dubbio che sia andata così, per quanto mi riguarda.
“Si pone, naturalmente, il problema del perchè la sx aveva già perduto la sua identità. Non è cosa quì trattabile, nondimeno è importante. Oltre le contingenze e le persone, è per debolezza filosofica, sviluppo di germi già in essa contenuti? E se si, quali?” (Armando)
Dovremmo aprire una riflessione che potrebbe durare la nostra intera esistenza e non è questa la sede, obiettivamente, per quanto fondamentale sia la questione, anche e soprattutto per la Qm…
“E’ la desacralizzazione di ogni aspetto della vita in favore di una concezione puramente materialistica, peraltro in parallelo con l’elevazione dell’economia a nuovo idolo, ben più totalizzante del Dio rinnegato”. (Armando)
Non c’è alcun dubbio che questo sia un altro aspetto centrale. IL Capitalismo (e il Mercato) è diventato di fatto un’ideologia, al pari di qualsiasi altra, anch’esso una sorta di religione secolarizzata. A differenza delle altre però si manifesta e si impone con modalità diverse.
Il “femminile reale attuale” o “femmidominismo”, come suggerito da Cesare, (o comunque lo andremo a denominare) è cresciuto ed è giunto all’apice della sua espansione (per ora, il processo non è ancora terminato, anzi, secondo me siamo solo all’inizio…) all’interno di questo contesto, non di altri. I fatti ci dicono quindi che la nostra analisi è corretta, non le congetture o le ipotesi…Mai prima d’ora il “femminismo reale” è stato così potente. Qualcosa significherà. O no?…
Finchè il Momas non capirà questo e non si doterà di un’analisi e di una strategia conseguente, non si andrà da nessuna parte.
Uomini Beta è nato con questo obiettivo e sono persuaso che sul lungo periodo il corso degli eventi ci darà ragione. Tutto il resto è vicolo cieco, zavorra inconcludente e controproducente. Mi dispiace tracciare un giudizio così duro e vi assicuro che non c’è nessuna presunzione da parte mia. Però quando leggo gli interventi di tanti attivisti o simpatizzanti del Momas (su altri siti, blog o mailing list) che ancora persistono pervicacemente nell’assumere posizioni anacronistiche e depistanti (crociate contro i giudici, contro l’Islam, contro gli immigrati e in generale le altre culture, contro i partiti di sinistra), non posso fare a meno di esprimere con chiarezza le mie posizioni.
Fabrizio

Fabrizio Marchi 1:45 am - 14th maggio:

Ottimi spunti, Leonardo, come corollari vanno più che bene…Leggendoli me ne è venuto in mente un altro:”femminedonismo”… :-)
Fabrizio

Rino 7:59 am - 14th maggio:

Bene, bravi.

Pure io trovo centrati i punti indicati da Fab. e ripresi da Arm. a cominciare appunto dal fatto che il femminismo, ben più che scalzare ciò che c’era a Sx, è subentrato in uno spazio ormai vuoto.
Sarà davvero interessante capire come mai si fosse creato quel vuoto, ma certo deve essere connesso alle trasformazioni strutturali (per dirla con Marcs) della società industriale cui deve essere aggiunta la potenza soverchiante (extra militar-industriale) degli USA, parlo della potenza culturale, della sua seduttività, della capacità di vincere ogni resistenza. Della pervasività dell’americanizzazione che abbiamo subito (cmq la si valuti).
L’estensione, la profondità e la capillarità dei suoi effetti è semplicemente sbalorditiva. Non ce ne rendiamo conto minimamente (ne parleremo perché è un vaso di Pandora, non si può credere cosa ci si trova).
Ho visto solo un anno fa per la prima volta il film “Colazione da Tiffany” (1961): è stato bene vederlo così tardi: è stata una illuminazione. Alla luce di quel che si vede oggi, di quel che sappiamo ora, quello non è un film, è letteralmente un piano d’azione, una profezia, una promessa …una minaccia. I tratti essenziali del femdominismo (ok Cesare!) vi sono tutti presenti. Allucinante!

Concordo del tutto poi sulla “… desacralizzazione di ogni aspetto della vita in favore di una concezione puramente materialistica”.
A tale proposito mi permetto di segnalare il mio ultimo post su
http://metromaschile.it/altrosenso/
“I bordelli della Materia” La profanazione delle feste sacre e profane.
Sabino Acquaviva è diventato famoso nel mondo con un libello del 1963 “L’eclissi del sacro nella società industriale”. Adesso se ne vedono gli effetti.
Qui allora nasce una domanda inquietante: perché i credenti non hanno resistito alla minaccia? Perché non hanno formato dei commandos per andare a imbrattare con gli spargiletame i supermercati che per primi aprirono la domenica?
Vi è dunque anche questo cedimento parallelo da considerare. Ed è contestuale nel tempo, perché evidentemente lo è sul piano causa/effetto. Si dice giustamente che il “Sol dell’Avvenire” fu una forma di religione (e infatti ne condivideva molti aspetti importanti) che adesso è finita. Ma anche l’altra non sta molto meglio. Che ci sia un parallelo?
Sospetto che siano finite due forme di escatologia, di proiezione verso il Futuro (con la maiuscola) e che la causa sia la stessa. Se Atene piange Sparta non ride, o quantomeno non ha motivo per farlo.
Il supermercato (e quindi le discariche) hanno sostituito il sacro, il simbolico, l’immateriale. Siamo nel dominio della Materia, del presente, della quantità (Guénon): nel femdominismo ?!
Leggevo giorni fa (ma non ricordo chi fosse): “Tutto è diventato Dio, salvo Dio stesso”.
Ne abbiamo di carne al fuoco…
Rino DV

Fabrizio Marchi 9:21 am - 14th maggio:

Credo che “femdominismo” sia la sintesi perfetta…Anche all’ascolto, e naturalmente nel contenuto. Forse abbiamo risolto l’enigma…
Naturalmente tutti possono dire la loro ma credo proprio che ci siamo…
Fabrizio

Fabio 9:42 am - 14th maggio:

L’ho già scritto sul blog di Rino e torno a ripetermi qui: va bene la critica al sistema capitalista, va bene l’analisi, va bene tutto, ma sostanzialmente quali sarebbero le soluzioni reali, ammesso e concesso che ne esistano?
Altra domanda, già rivolta a Rino: perché gli uomini hanno così bisogno di simboli al contrario delle donne?
Forse perché (superiore forza fisica a parte) il maschile è naturalmente perdente col femminile?
Se no come lo spiegate?

mauro recher 10:51 am - 14th maggio:

Io propendo per il “post femminismo” perchè dà un’ idea di qualcosa di nuovo che non ha niente a che vedere con il vecchio
ma naturalmente anche “FEMDOMINISMO” rende bene l’idea
————————————–
concordo anch’io che il femminismo ha preso possesso di una parte vuota della sinistra, una sinistra, comunque, molto distante da quella di origine; non per niente sono stati cambiati anche i simboli storici, come la falce e il martello, e quando si cambia qualcosa che ti identifica, vuol dire che ti vuoi nascondere dalle idee di origine, e cerchi di fare qualcosa di diverso che, in Italia, ha portato a risultati direi catastrofici ……
——————————————————————
quando leggo gli interventi di tanti attivisti o simpatizzanti del Momas (su altri siti, blog o mailing list) che ancora persistono pervicacemente nell’assumere posizioni anacronistiche e depistanti (crociate contro i giudici, contro l’Islam, contro gli immigrati e in generale le altre culture, contro i partiti di sinistra), non posso fare a meno di esprimere con chiarezza le mie posizioni.(fabrizio)

concordo pienamente, oltretutto credo che centri poco con il momas

Luca 11:20 am - 14th maggio:

Ma nei fatti cos’è il Momas?

Leonardo 11:26 am - 14th maggio:

A me viene in mente anche la parola Dispotismo…

Fabrizio Marchi 12:56 pm - 14th maggio:

“Ma nei fatti cos’è il Momas?” (Luca)
Un movimento di opinione, piccolo ed estremamente diviso al proprio interno. Né potrebbe essere altrimenti data l’ estrema diversità di analisi e di approccio alla stessa questione (per lo meno fra alcuni parti di esso).
“L’ho già scritto sul blog di Rino e torno a ripetermi qui: va bene la critica al sistema capitalista, va bene l’analisi, va bene tutto, ma sostanzialmente quali sarebbero le soluzioni reali, ammesso e concesso che ne esistano?” (Fabio)
Caro Fabio, la bacchetta magica non credo l’abbia nessuno di noi. E’ stato già molto importante, per lo meno per quanto ci riguarda in quanto MUB,aver riportato sul giusto binario la Qm, che a mio parere era impantanata di brutto su posizioni che definire anacronistiche è un eufemismo…E non dico altro per carità di patria e perché non voglio in alcun modo alimentare polemiche con altri di cui non sento nessuna necessità, ma potete ben immaginare quale sia il mio punto di vista …
Mi pare evidente, e credo che tutti gli amici e i frequentatori del sito lo possano constatare, che in questo anno e mezzo di lavoro abbiamo aggiustato di molto il tiro, dal punto di vista dell’analisi e dell’individuazione dell’origine e delle cause della attuale condizione maschile (beta). Non è poco…
Sono convinto che la nostra intuizione sia quella corretta e sono ancora più convinto che in parecchi (limitatamente all’entità del Momas), nonostante le inevitabili e fisiologiche resistenze ad abbandonare le vecchie strade (ormai vicoli ciechi), abbiano cominciato a interrogarsi…
Che fare? Chiedi in sostanza. Molti altri, e molto più autorevoli di noi, in frangenti diversi della Storia si sono posti questa domanda…
Per ora il primo obiettivo non può che essere quello di espandere il nostro messaggio con quanta più forza e chiarezza possibile e soprattutto lucidità, senza mai perdere la rotta (l’analisi), cercando di utilizzare e sfruttare al massimo delle nostre possibilità ogni spazio possibile.
Il secondo è quello di creare consapevolezza fra gli uomini beta e conquistarne alla causa quanti più possibile. In altre parole (so di dire delle cose che al momento sembrano e forse sono fantascientifiche ma incredibilmente è così…) l’obiettivo strategico (sul lunghissimo periodo) è quello di avere il sostegno della maggioranza degli uomini beta.
Le femministe prima e le femdoministe dopo ci sono riuscite, a parti invertite. Non solo, sono riuscite a conquistare alla loro causa anche un grandissimo numero di uomini. Non vedo perché non dovremmo tentare anche noi.
Ragazzi, per chi non lo avesse ancora capito, questo non è un giochetto per bambini.
Però siamo forti della nostra intuizione e della nostra analisi che, guarda caso, è proprio quella che spaventa. Non ho mai visto tanta aggressività e tanto livore (relativamente all’ambito della Qm) come nei nostri confronti.
Non è casuale. Hanno capito (quella parte, ancora minima, dei nostri avversari, che è entrata in contatto con noi) che abbiamo toccato un punto nevralgico.
Altre aree del movimento maschile vengono considerate come vecchi relitti male in arnese sopravvissuti a malapena alla tempesta. Con noi hanno la percezione di qualcosa di realmente diverso (e hanno ragione) e la cosa li disorienta.
Siamo una mina vagante. L’obiettivo strategico è diventare un esercito. Come, quando e soprattutto SE ciò si realizzerà (non c’è nulla di scritto nella Storia, la Storia la devono fare gli uomini) non è dato saperlo. Ma la strada è questa.
Fabrizio

armando 1:25 pm - 14th maggio:

perchè gli uomini hanno bisogno di simboli?
Perchè il maschio è “cultura”, logos, spirito, mito, (filosofia, religioni, arte da sempre sono state maschili), la donna è natura, materia.
Quando la società e il sentire collettivo si spostano per intero sulla natura/materia il maschile è effettivamente perdente. Quando poi con la tecnica la forza fisica conta meno allora è il disastro. E’ la storia degli ultimi secoli.
armando

Damien 2:24 pm - 14th maggio:

@Fabio:

“L’ho già scritto sul blog di Rino e torno a ripetermi qui: va bene la critica al sistema capitalista, va bene l’analisi, va bene tutto, ma sostanzialmente quali sarebbero le soluzioni reali, ammesso e concesso che ne esistano?”

A mio parere la risposta si cela dentro i mille e più interventi di questo sito e di altri.. in breve
1) non sposarsi, al massimo convivete
2)eliminare il corteggiamento
3)rinnegare il ficapower (spendete e rischiate MENO se andate a Professioniste e/o con donne emancipate!)
4)durante la relazione, esigere dalle donne parità di trattamento, emotivo sociale ed economico.

In buona sostanza, dobbiamo ritornare ad essere entrambi visti e trattati da PERSONE e non valutati da un apparato riproduttivo!

“Altra domanda, già rivolta a Rino: perché gli uomini hanno così bisogno di simboli al contrario delle donne? Forse perché (superiore forza fisica a parte) il maschile è naturalmente perdente col femminile?
Se no come lo spiegate?”

I simboli sono da sempre una forte espressione delle società umane, una chiara manifesta presenza per tutti, che spesso esprime forza e potere, dove comunione di interessi umani trovavano innumerevoli ragioni di esistere, i simboli poggiano le basi concrete nel REALE, e nella LOGICA umana, i simboli quindi servono a manifestare la propria forza ricercando l’interesse comune di tutti! ecco perchè funziona in tutti i campi, che siano marchi di auto prestigiose o ben note icone dell’ultimo telefonino.

Le donne, contrariamente, non necessita(va*)no di simboli, in quanto EMOTIVE si dedica(va*)no ai sentimenti dai quali spesso persino gli uomini trovavano conforto.. tali sentimenti avevano la forza che proveniva dall’interno un enorme ed ancora acerbo potere che di fatto muoveva i fili i tutte le società, calmierava le disparità o le acuiva a seconda se essi erano positivi o negativi, dava supporto alle religioni, ai valori quali morale, onore e via dicendo..

Oggi che queste disparità sono estinte ed abbiamo ciò che sapete, viviamo semplicemente in una bolgia dantesca dal presente infernale e dal futuro incerto.

Annamaria Arlotta 3:56 pm - 14th maggio:

Non riesco a starvi dietro, anf anf. Ho cominciato a leggere i post alle 3, da quelli sono passata a http://www.uominibeta.org/2011/03/28/sono-andato-a-puttane/ suggerito da non mi ricordo chi, e lì ho trovato lenzuolate da leggere. E non ho manco trovato il riferimento al turismo sessuale femminile! Altro che leggere tutti gli articoli, ma chi siete, Mandrake? Che poi è incredibile in questo periodo in cui ci stiamo tutti twitterando, lunghezza massima 140 caratteri…non è una critica, tra l’altro scrivete in un italiano corretto e scorrevole, ma posso solo ribadire a pochi punti.

Il turismo sessuale femminile, esisterà certo, tante cose esistono. Uomini onesti e ladri, grandi menti e stupidi, donne valide e insipide, insomma, servirebbero delle statistiche per sapere che percentuale di donne si dedica al turismo sessuale. Esistono anche uomini che non pensano ad altro che al sesso e donne ninfomani, ma quanti sono rispetto alla popolazione adulta totale? Senza questo dato l’affermazione resta là, appesa.

Ad Armando dico che le sue parole mi hanno fatto rimuginare non poco. Sì, quello che la donna emancipata si aspetta da un uomo è ancora quello che si aspettavano le nostre nonne. Quello che invece non vuole più è sentirsi imbrigliata e limitata. Le cose buone: protezione, sicurezza, sacrificio di sé per la famiglia vanno benissimo! Ma se il prezzo da pagare è la dipendenza, oggi non vanno più bene. Man mano che le donne lavoreranno sempre di più sarà inevitabile che l’insofferenza cresca nei confronti dell’uomo se non rispetta il tuo impegno lavorativo, per esempio si aspetta che tutti i lavori di casa siano fatti da te anche se sei andata al lavoro come lui.

Vi faccio un esempio personale. A volte vado a riunioni politiche serali. Mio marito, che pure da americano è più aperto della maggioranza degli italiani, mi fa quasi sentire in colpa perché quella sera non cucino, non sto con nostra figlia e non sto con lui. Però sarò sincera: probabilmente, vista la mia formazione, sono io a sentirmi in colpa, e probabilmente è il modo in cui dico che andrò alla riunione, con la coda tra le gambe, che suscita la reazione scocciata di mio marito e mia figlia, se lo dicessi con voce squillante e perentoria starebbero zitti magari.

Sull’instabilità delle donne, a parere di Rita: le eccezioni provano che non è una questione di ormoni o altra causa naturale. Margaret Thatcher ti sembrava instabile?

A Fabrizio dico: la prossima volta invertirò i termini amore e innamoramento, così vedo che libro mi tiri fuori. Sei troppo prevenuto nei miei confronti e trovo difficile dialogare serenamente con te.

Damien, tu dici che nel sito si trovano tanti uomini non dissimili dal mio amico e che non ho letto abbastanza interventi per determinarlo, e mi tacci subito di superficialità. Credimi, si può avere un’idea del tono delle discussioni anche scorrendo velocemente. Le posizioni sono chiare, a volte arricchite da dati, riferimenti a libri e articoli ecc. ma soprattutto è chiaro quando c’è un attacco generico al genere femminile, e uno non ha voglia di rispondere perché lo sente come puramente polemico. Io non voglio fare una partita a scacchi, vorrei capire ed essere capita.

Alessandro scrive:
“Sfatiamo il mito dell’italiano che non vuole andare a raccogliere i pomodori. L’italiano non vuole essere trattato come un animale da soma, che è ben diverso. Non mi pare che questo accada facendo le badanti.” Mah! pensaci bene: fare la badante con vecchiette magari non autosufficienti, lamentose per l’artrite o quant’altro, aiutarle a lavarsi e svuotare la bacinella della “comoda” dai loro escrementi, o uscire con loro con la paura che inciampino e si rompano il femore, camminando a 1 cm all’ora, deve essere un lavoro da spararsi. In confronto fare le pulizie è pura gioia! Riguardo alla raccolta dei pomodori, l’ho già detto, se lo straniero, meglio se clandestino, è pagato in nero molto meno chi ci rimette è l’italiano, che come dici giustamente non vuole essere trattato come un animale da soma. Ma la colpa è nella mancanza di controllo sul datore di lavoro che frega due persone contemporaneamente, lo straniero sottopagato e l’italiano che resta disoccupato.
Poi: “E se gli italiani nella maggior parte dei casi non si tirano indietro se si tratta di fare i lavori più modesti, così non poche donne, per dare una mano economicamente in famiglia, vanno a fare le pulizie in casa altrui. Il mio discorso era ovviamente un altro. Ci sono spesso opportunità di lavoro, dignitose e perfino ben retribuite, che non vengono colte dalle donne italiane disoccupate. Non mi pare ci sia qualcosa d’analogo per gli uomini italiani ” Non ti seguo, quali sono le opportunità di lavoro, dignitose e perfino ben retribuite, che non vengono colte dalle donne italiane disoccupate? Mi fai qualche esempio?

Cercando l’articolo di cui sopra ho visto che tre donne hanno partecipato alla discussione sul “sesso ludico”, tale Maria e altre due. Con altre parole hanno detto la stessa cosa che affermo io, cioè che in questo siamo diversi, il toccata e fuga è insoddisfacente per noi, e forse per questo dopo aver ceduto all’istinto ci sentiamo stuprate, come ha detto Armando mi pare. Ovvio che è stupido e contradditorio sentirsi stuprate se siamo state consenzienti, ma su qualcuno dovremo pur riversare l’astio per aver fatto qualcosa che sentiamo che non dovevamo fare no? E sennò voi che ci state a fare? Eheheheheh

Fabrizio Marchi 7:43 pm - 14th maggio:

“Ovvio che è stupido e contradditorio sentirsi stuprate se siamo state consenzienti, ma su qualcuno dovremo pur riversare l’astio per aver fatto qualcosa che sentiamo che non dovevamo fare no? E sennò voi che ci state a fare? Eheheheheh” (Annamaria Arlotta)
Annamaria Arlotta forse non sa o fa finta di non sapere (col suo svolazzare leggero, ingenuo (?) e quasi angelico, forse in risposta alla nostra seriosità e pesantezza) che questo “ripensamento” sul quale lei fa della facile ironia, in molti paesi europei può mandare diritto in galera un uomo con l’accusa di stupro…
“A Fabrizio dico: la prossima volta invertirò i termini amore e innamoramento, così vedo che libro mi tiri fuori. Sei troppo prevenuto nei miei confronti e trovo difficile dialogare serenamente con te”. (Annamaria Arlotta)
Non sono affatto prevenuto, Annamaria, è solo che personalmente trovo i tuoi commenti privi di interesse, eccezion fatta per alcuni spunti che del tutto involontariamente mi fornisci. Peraltro, come già ho avuto modo di dirti in un precedente post e come ha sottolineato Damien in un commento degno del suo miglior repertorio (in pole position per il premio Uomini Beta da assegnare al miglior satirico del blog…), sei abilissima a glissare, svolazzare, contraddirti con quella “beata e spensierata ingenuità” tipica di una certa tipologia di donna dell’era postfemminista e postmoderna (“emancipata sì, ma fino ad un certo punto, se mi si buca la gomma della macchina c’è sempre qualche uomo a cambiarmela, sia chiaro…la donna è pur sempre la donna e l’”omo ha da esse omo”, come si dice a Roma…salvo il doversi trasformare in un agnellino in altri frangenti…). E lo fai apparentemente quasi senza accorgertene… E allora ecco qualche rispostina lì, qualcun altra là, una “minestrina” di qua, un brodo di dado di là, scriviamo troppo, tu hai tanti impegni, non riesci a rispondere, ad approfondire, e via discorrendo…
“Vogliamo l’uomo così, lo vogliamo colà, siamo emancipate però fino a un certo punto, l’uomo deve essere forte, quasi un superman e se non lo è mi arrabbio, però al contempo deve essere dolce, mi deve corteggiare,perché sì, è vero, sono emancipata, ma sono pur sempre una femmina, e da che mondo è mondo una femmina è una femmina…Se vado con un uomo senza amore (un’affermazione veramente originale, concetti che nessun uomo ha mai ascoltato nella sua vita…) il giorno dopo mi sento derubata, umiliata, stuprata…Il sesso non è una ginnastica, se devo fare ginnastica vado in palestra (se qualcuno afferma di aver ascoltato questa frase meno di un centinaio di volte nella sua vita lo banno dal blog in via definitiva…), però il sesso è libero, lo abbiamo liberato, ci siamo liberate, però scordati che te la dia subito perché io sono una donna e senza amore non la do…Voglio lavorare perché è un mio diritto ma in cantiere non ci vado perché non ho la forza muscolare, che ci vadano gli uomini a morire sul posto di lavoro perché io ho un compito assai più importante dal momento che la natura ha destinato la sottoscritta a crescere la prole e a mandare avanti il mondo (che perle di “progressismo” e di eguaglianza universale…)
Annamaria, i tuoi commenti sono questa “roba” qui. Sei naturalmente liberissima di continuare a pubblicarli (anche perché, devo essere onesto, solletichi la fantasia dei nostri ormai illustri satirici, Damien, Marco Pensante e Sandro, e la cosa, devo essere onesto, mi diverte molto; in fondo è quel tocco di leggerezza che anche tu ci chiedevi…:-) ) come io devo essere altrettanto libero di dirti ciò che penso.
Alla prossima.
Fabrizio

Rita 8:21 pm - 14th maggio:

@Annamaria

Sull’instabilità delle donne, a parere di Rita: le eccezioni provano che non è una questione di ormoni o altra causa naturale. Margaret Thatcher ti sembrava instabile?

conosci il significato della parola “mediamente”?

Rita 9:03 pm - 14th maggio:

dunque… se io dico che le donne mi paiono “mediamente” più instabili emotivamente (tendenzialmente contradditorie, meno capaci di astrarre concetti) mi si citaano le “eccezioni” come Margaret Thatcher.

Se io, (come è capitato in altri lidi) dico che alle donne non è impedito da oscure forze maschiliste di ascendere ai vertici e cito le eccezioni (quali Margaret Thatcher, ma anche altre e pure nel passato, da Elisabetta I a Caterina di Russia e via discorrendo) mi si dice che … quattro gatte che sono soltanto “eccezioni” non possono provare l’inesistenza dell’oppressione del genere femminile.

Stupefacente.

Le eccezioni in un caso provano che non puo’ essere vera un’affermazione sulla media, nell’altro non lo provano.

Alessandro 10:45 pm - 14th maggio:

A.Arlotta: “E se gli italiani nella maggior parte dei casi non si tirano indietro se si tratta di fare i lavori più modesti, così non poche donne, per dare una mano economicamente in famiglia, vanno a fare le pulizie in casa altrui. Il mio discorso era ovviamente un altro. Ci sono spesso opportunità di lavoro, dignitose e perfino ben retribuite, che non vengono colte dalle donne italiane disoccupate. Non mi pare ci sia qualcosa d’analogo per gli uomini italiani ” Non ti seguo, quali sono le opportunità di lavoro, dignitose e perfino ben retribuite, che non vengono colte dalle donne italiane disoccupate? Mi fai qualche esempio?
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Sono quelle che ho scritto in precedenza, Annamaria, cioè guadagnare 1.000 euro al mese avendo vitto e alloggio gratuiti, contributi versati, spese varie pagate…, prendendosi cura degli anziani. Sono 1000 euro al mese puliti, oggi possiamo definirli “buona retribuzione”. Certo niente è facile e nessuno ti regala nulla, tutto costa sacrificio. Sono comunque delle opportunità di lavoro, che possiamo definire buone, con i tempi che corrono, e rivolte in modo particolare alle donne. Sono condizioni di lavoro da preferire di gran lunga a quelle che tu hai descritto con precisione in riferimento ai raccoglitori di pomodori, quasi sempre sfruttati da autentici criminali, privi di qualsiasi tutela.
Il problema di voi donne di sinistra è, chi più chi meno, sempre quello: finchè non si affronta il discorso “donna” dimostrate apprezzabili, talvolta ottime capacità di analisi, ma quando il ragionamento cade lì, allora o assumete l’atteggiamento dell’avvocato difensore a oltranza oppure descrivete uno scenario, pure dominante a livello mediatico e quindi nell’opinione pubblica, in cui la donna compare sempre come vittima e subordinata. Diciamolo una volta per tutte che esistono anche donne privilegiate e uomini subordinati in seno alla nostra società, che la discriminazione di genere è, qui e ora, sostanzialmente un’invenzione mediatica, e che invece quella di “classe”, di cui si tace, esiste e come, e che le donne sono libere di fare le loro scelte, su come utilizzare il proprio corpo, se sposarsi, se avere figli…non c’è nessun complotto maschilista contro di loro. Mi rendo comunque conto che, in un’ottica puramente pragmatica, abbandonare un certo vittimismo così redditizio non è certamente facile. Sarebbe però, da parte vostra, un atto altamente apprezzabile.

sandro 11:23 pm - 14th maggio:

“sarà inevitabile che l’insofferenza cresca nei confronti dell’uomo”
___________________
Se è per questo, pure nei confronti della donna.

Damien 12:15 am - 15th maggio:

PARAFRASANDO – A cura di Annamaria Arlotta

“Il turismo sessuale femminile, esisterà certo, tante cose esistono. Uomini onesti e ladri, grandi menti e stupidi, donne valide e insipide, insomma, servirebbero delle statistiche per sapere che percentuale di donne si dedica al turismo sessuale. Esistono anche uomini che non pensano ad altro che al sesso e donne ninfomani, ma quanti sono rispetto alla popolazione adulta totale? Senza questo dato l’affermazione resta là, appesa.”

L’interpretazione di questo pensiero è disarmante nella sua schiettezza, cari amici/amiche che ci seguite da casa.. osservate come il potere dello scritto puo’ calmierare, oserei dire LEGALIZZARE l’operato femmineo ponendolo al pari di quello maschile.. mal comune mezzo gaudio direbbero gli antichi e i piu’ accorti.. infatti l’interlocutrice NON si sofferma sul problema centrale, ovvero sul fatto che le donne, allo stesso piano maschile, non è che diventino migliori.. oh nooo! lei glissa per orbitare intorno al problema evidenziando che se lo fanno ANCHE le donne visto che lo fanno già anche gli uomini. che male c’è? si perde quindi il sapore dell’IMPUTABILITA’, già vista nei vari processi, oltre che un ritorno all’età puerile, dove se gianni ruba la marmellata e non lo hai punito, mamma, papà, perchè volete punire adesso me? UAAAA! io piango ecco!!…. (…)…

….stendiamo un velo pietoso, ma non senza prima riflettere che essa stessa infine rafforza il concetto della COLPA maschile per riflesso, chiedendo a noi quale sia in finale le percentuali di tale fenomeno, forse dovrebbe chiederlo alla sua vulva, visto che LEI puo’ farlo quando vuole mentre l’uomo deve fare uno sforzo enorme per raggiungere lo stesso obiettivo.. lei glissa abilmente inoltre su sutti gli esempi che le ho citato, dove anche Ciro di 10 anni sarebbe arrivato a comprendere.. ma forse ha scritto di getto… e questo mi riporta a quello che ho scritto in precedenza, sull’essere EMOTIVO femminile che ci scrive.. quindi si rimestola la situazione.. lei gira la frittata fin quando non puo’ mostrarci il lato che meglio puo’ piacerle.. ma tanto.. sempre na frittata resta.. ovvio che se si guarda la parte bruciata pare brutto no? quindi meglio rigirarla.. vah!

Inoltre prosegue la sua perentoria rigirata di frittata sul fatto che la donna odierna si sente ancora dipendente dall’uomo.. ebbene.. prima che sta frittata si bruci del tutto, invito i presenti a dirmi in quale spazio temporale e di quale galassia le donne siano DIPENDENTI dall’uomo.. contrariamente vedo gli uomini essere da sempre DIPENDENTI dalla donna.. gli esempi si sprecano qui ed altrove… non va bene cara Annamaria Arlotta, lei ha buona volontà ma scarso impegno e dimostra un superficiale interesse nell’approfondire i temi trattati.. ora prende l’insufficienza.. e domani ritorni accompagnata dai suoi genitori.. e visto che c’è, magari faccia venire sua nonna, che lei cita ad esempio, sono certo che anche lei le avrà da dire qualcosa in merito al carattere libertino, intransigente edonista egoista effimero della donna odierna nei confronti dell’uomo che la rende schiava (sic!)

Visto che usa un esempio familiare per affermare il dispiacere che suo marito e sua figlia provano nel vedere la sua persona in colpa per motivi di lavoro, le ricordo che l’usare un tono piu’ perentorio non le ridarà indietro tutto il tempo che ha perso lontano dai suoi cari.. situazione spesso simile per noi uomini.. solo che noi da fessi ci stiamo male e non sgridiamo nessuna quando lasciamo le nostre famiglie per andare in miniera, oppure in fabbrica, negli altiforni, sulle piattaforme petrolifere.. che vuole farci.. magari sarà un mio limite non capire lo stress da “riunioni politiche serali” a cui sicuramente lei non puo’ mancare..

circa Margareth Thatcher.. le rispondo entro i 140 caratteri:

E’ considerata una delle più eminenti prove a sostegno della teoria secondo cui la pericolosità delle donne aumenta in maniera proporzionale alla loro distanza dai fornelli.

proseguendo:

“A Fabrizio dico: la prossima volta invertirò i termini AMORE E INNAMORAMENTO, così vedo che libro mi tiri fuori.”

Io fossi in lei cercherei un libro che parli di amore e dedizione verso l’uomo, ecco cosi magari la sua ironia sarà impegnata per un bel pezzo, nel frattempo potrebbe focalizzarsi meglio sulla questione esposta..

Ma veniamo a noi:

“Damien, tu dici che nel sito si trovano tanti uomini non dissimili dal mio amico e che non ho letto abbastanza interventi per determinarlo, e mi tacci subito di superficialità. Credimi, SI PUO’ AVERE UN’IDEA DEL TONO DELLE DISCUSSIONI ANCHE SCORRENDO VELOCEMENTE. Le posizioni sono chiare, a volte arricchite da dati, riferimenti a libri e articoli ecc. ma soprattutto è chiaro quando c’è un attacco generico al genere femminile, e uno non ha voglia di rispondere perché lo sente come puramente polemico. Io non voglio fare una partita a scacchi, vorrei capire ed essere capita. ”

Ora, ho evidenziato in GRANDE il punto principale espresso non a caso, evito polemiche ben conscio che molti avranno capito dove lei vada a parare (aiutino? ok.. IO IO IO IO IO (e voi non siete un cazzo!)) si perchè vedete.. quella che dice VORREI CAPIRE è la stessa che con superficialità GIUDICA SCORRENDO VELOCEMENTE, non approfondisce, usando le sue EMOZIONI essa ribadisce che sia piu’ che sufficiente per GIUDICARCI, e badate bene.. è la stessa che esige successivamente di VOLER ESSERE CAPITA!.. chiaro il concetto? si? o devo fare uno schizzo sulla lavagna?

Quindi diciamolo a Fabrizio.. una buona volta.. ah Fabbri! dacce un taglio! nun serve scrive piu’ de 140 caratteri eh! e che cazzo! tanto se capisce er concetto già al secondo rigo! alle donne nun servono le prosopopee lo voi capì o no? e stica stoca e stami! e dajeee!

aspe’ che te vedo?? l’e’ mejo anna a raccoglie pomodori che sta dietro ad un vecchio ed alla sua pupu’.. mmah! allora sti extracomunitari non hanno capito una ceppa… strano che le badanti siano TUTTE donne e manco una a raccogliè pomodori.. sarà per il sole che le secca la pelle? che dici Fabbri’? annulla riprova o tralascia?

prosegue la clone con i suoi attacchi con: “Non ti seguo, quali sono le opportunità di lavoro, dignitose e perfino ben retribuite, che non vengono colte dalle donne italiane disoccupate? Mi fai qualche esempio? ”

ebbene se proprio fare le badanti a 1000 euro mese piu’ vitto e alloggio GRATIS non fa per voi, eccoti dei lavori che da DOMANI le donne (te compresa, cosi eviti lo stess da RIUNIONI POLITICHE SERALI”) possono fare e sono ben retribuite! da 800 euro a 2500 euro al mese.. in ordine retributivo:

1)edilizia 800 euro mese
2)asfaltare le strade 900 euro circa
3)altiforni 1000/1100 euro mese
4)miniere 1400 euro circa
5)postazioni petrolifere marine 2000 euro/mese

uhm.. rileggendo la lista ma me convinco sempre piu’ che se continuate a fa la segretaria a qualcuno che cià na ditta a 2500 euro mese piu’ sex session in trasferta resta ancora una prerogativa femminile ben retribuita.. ooh che te devo da di Annamarì.. è tutta colpa di sti porci maschilisti di uomini pervertiti se vi dovete piegare alle becere leggi sociali odierne.. si capisce.. come te capisco..

ed infine:

“Cercando l’articolo di cui sopra ho visto che tre donne hanno partecipato alla discussione sul “sesso ludico”, tale Maria e altre due. Con altre parole hanno detto la stessa cosa che affermo io, cioè che in questo siamo diversi, il toccata e fuga è insoddisfacente per noi, e forse per questo dopo aver ceduto all’istinto ci sentiamo stuprate, come ha detto Armando mi pare. Ovvio che è stupido e contradditorio sentirsi stuprate se siamo state consenzienti, ma su qualcuno dovremo pur riversare l’astio per aver fatto qualcosa che sentiamo che non dovevamo fare no? E sennò voi che ci state a fare? Eheheheheh”

Lascio ai posteri l’ardua sentenza.. io ve ricordo solo quello che mi viene in mente quando leggo ste manfrine:

NOI SIAMO LE NAZIFEMDOMINISTE BORG, SARETE RIEDUCATI, OGNI RESISTENZA E’ INUTILE!

..Ah Fabbrì scusa na domanda.. controlla l’antispam che io controllo n’ attimo qui.. se stà a brucià la frittata..

sandro 12:44 am - 15th maggio:

“E’ considerata una delle più eminenti prove a sostegno della teoria secondo cui la pericolosità delle donne aumenta in maniera proporzionale alla loro distanza dai fornelli”
_________________
Mah. Pure coi fornelli…
La madre di un tizio che conosco, coi fornelli, una trentina di anni fa fece esplodere la casa.
Non è una balla, è vero.

Maurizio 7:58 am - 15th maggio:

Ho letto numerosissimi posts in altri blog dedicati alla Qm, ho fatto molte ricerche su google per scoprire chi mai avesse scritto che “il femminismo è figlio del Comunismo” (come è stato più volte ripetuto in questa sede), ma non sono riuscito a trovare nulla. Niente di niente. Qualcuno di voi potrebbe linkarmi alcune di queste affermazioni?

Maurizio 8:48 am - 15th maggio:

mmm… capito, quindi è solo una vostra menzogna, perché, effettivamente, in circolazione NESSUNO ha mai scritto una panzana simili riguardo all’equazione “femminismo figlio del comunismo”.

Fabrizio Marchi 9:34 am - 15th maggio:

Evidentemente, Maurizio, non sei bravo a cercare (si fa per dire…) perché su Google è zeppo di simili “panzanate” (su questo sono d’accordo con te…) come dici tu, e non vale neanche la pena di linkarle. Ci vorrebbe troppo tempo….
In ogni caso è evidente da come ti esprimi e dall’atteggiamento che hai scelto di assumere che la tua è solo una provocazione gratuita e che non hai nessuna intenzione di discutere e di confrontarti in modo positivo e costruttivo.
Ho comunque scelto di pubblicare, in questo caso, i tuoi post, ma non lo farò più perché questo genere di “contributi” non ha alcun senso se non quello di creare polemiche e diatribe fini a se stesse, cosa di cui sei perfettamente consapevole…
Vai per la tua strada, Maurizio, e lasciaci lavorare.
Fabrizio

sandro 12:05 pm - 15th maggio:

Siamo sotto elezioni…
:)

mauro recher 12:51 pm - 15th maggio:

oggi ,navigando su facebook sulla pagina di Annamaria Arlotta ,o meglio sul suo gruppo ,ho trovato linkato questo blog
http://iosonoincazzatonero.blogspot.com/2011/01/lo-stereotipo-da-eliminare.html

punti di riflessione in due occasioni …tralasciando la solita tiritera iniziale

————————————————————————-
arriviamo infine al femminismo che è come molti lo pensano: una donna violenta e incazzata nei confronti dell’uomo e gli dà un calcio nelle palle e una donna con atteggiamenti da uomo che fà il gesto dell’ombrello.
Nulla di più errato.

—————————————————————–
se avete la pazienza di leggere ,spiega due foto che escono con la ricerca di “femminismo” su google ….
chissà se non ha mai letto (o ha fatto finta di non leggere) femminismo a sud ,ma è solo un esempio ,ce ne sono altri di siti blog su questa linea …

————————————————————————-
un altro punto è questo

Di fatto comunque ancora oggi la donna lavora in condizioni discriminanti e non è vista al pari dell’uomo in diversi campi. Il lavoro è visto anch’esso maschio:

commenta cosi due foto ,una di queste è tratta da “tempi moderni” della nostra mascotte :) ….ma non gli viene il dubbio che ,se digita lavoro e viene fuori una foto del genere ,non è perchè il lavoro è “masculo”,ma perchè gli uomini fanno i lavori più usuranti ??

ma dai, la colpa è sempre degli uomini maschilisti .e che c..o… pardon, diamine!

armando 2:59 pm - 15th maggio:

Fabrizio, continua a pubblicare i commenti di Annamaria, perchè sono la dimostrazione che non per tutti vale il principio di non contraddizione, o almeno quello di una ragionevole coerenza.
Il massimo è questo: “Ovvio che è stupido e contradditorio sentirsi stuprate se siamo state consenzienti, ma su qualcuno dovremo pur riversare l’astio per aver fatto qualcosa che sentiamo che non dovevamo fare no? E sennò voi che ci state a fare? Eheheheheh”
Forse Annamaria pensa di essere stata ironica, ma in realtà descrive alla perfezione un modo di sentire, prima ancora che pensare, di molte donne. Quando c’è contraddizione fra l’istinto che fa fare certe cose con piacere, e la coscienza che le vieta (essere e dover essere), anzichè guardare dentro se stesse, mettersi in discussione, decidere quale parte di sè si vuol far prevalere e accettarlo, si deve per forza trovare il colpevole fuori, in qualcun altro. E chi, allora, meglio del maschio? Guardate che nella frase “sennò che ci state a fare” c’è molto di più di una battuta di spirito. Perchè è quello che i maschi hanno sempre fatto. Secondo Franco Fornari, ed esempio, il maschio/padre prende su di sè, bonificandolo, il malessere congenito che esiste nel rapporto madre/figlio quando nasce un bimbo, così permettendo che quel rapporto possa svilupparsi come rapporto d’amore.
Il che dimostra che se i maschi/padri non ci fossero (o fossero del tutto emarginati e privati di qualsiasi ruolo significativo, come è nelle intenzioni di tante/i così detti moderni), il caos e l’odio si espanderebbero a dismisura, in una regressione psichica spaventosa. Lo stesso accade per l’uso della violenza. Fino ad ora i maschi hanno esentato le femmine dalla sua pratica, assumendosene per intero il carico psichico che comporta la sua pratica (talvolta necessaria), e permettendo così alle femmine di sentirsi “innocenti” per natura nonostante che siano anch’esse ovviamente partecipi di istinti aggressivi e di distruzione. La verità è che comunque la si giri la sparizione del maschio o il suo equivalente della castrazione psichica, anzichè produrre un mondo di pace e nonviolenza, avrebbe l’effetto contrario, come ben sapeva Renè Girard per il quale la violenza esplode quando le differenze spariscono in nome dell’identità.
armando

Alessandro 3:10 pm - 15th maggio:

Eccone un altro che vuol farci credere che le donne nella nostra società siano discriminate perchè ha estrapolato A SUO PIACIMENTO quattro immagini di donne in abiti scollati. Esilarante.

Fabrizio Marchi 5:58 pm - 15th maggio:

“Fabrizio, continua a pubblicare i commenti di Annamaria, perchè sono la dimostrazione che non per tutti vale il principio di non contraddizione, o almeno quello di una ragionevole coerenza”. (Armando)
Non mi ha neanche sfiorato per l’anticamera del cervello l’idea di bannarla, Armando, intanto perché non ha violato nessuna regola della civile convivenza né tanto meno offeso o insultato nessuno, secondo poi perché, come tu stesso affermi, è la testimonianza vivente di quella contraddittorietà e assoluta incoerenza che caratterizza il femminile contemporaneo.
Meglio di così non si potrebbe. Abbiamo una campione da laboratorio tutto per noi…:-) (Annamaria, sto scherzando…)
Fabrizio
P.S. non sono del tutto d’accordo con il resto del tuo intervento ma ora non ho tempo. Co tornerò a breve…

cesare 8:05 am - 16th maggio:

Obama Pictures Corporation, dopo il ritiro del contigente miitare in Afganistan grazie all’invio di altri 150.000 marines, dopo l’immersione nelle acque dell’Oceano Indiano del corpo del Demonio senza Volto, dopo la Guerra che è Pace in Libia, al suo affezionato pubblico di disoccupati e di famiglie in crisi alla terza settimana del mese, presenta il trailer del film a luci rosse: il Fondo Monetario Internazionale e l’onore violato della vergine USA.
Gentili Signore, egregi Signori, dopo la proiezione passate a ritirare le razioni K. chè sarete imbarcati per la terza guerra mondiale contro i creditori.

armando 1:37 pm - 16th maggio:

Una precisazione, anche per evitare di imbarcarci in una discussione in parte già fatta.
Quando scrivevo dei maschi che si sono fatti interamente carico di cose che sono anche delle donne, come la violenza, dicevo di un fatto. Che sia stato giusto o no è altra faccenda, come se sia giusto che debba o no essere ancora così. Una mia idea la ho, ma non ha importanza. Quello che volevo dire, invece, è che comunque la si pensi, se le donne intendono cambiare le cose, è imprescindibile assumano, e per intero, le proprie responsabilità, come da sempre fanno gli uomini. In prima persona, senza infingimenti e vittimismi, e senza patetitici tentativi di allontanare da sè l’amaro calice del confronto col proprio male attribuendolo sempre al maschio.
Da quì non si scappa. Poi, se sarà possibile, se ne saranno capaci per intero è ancora altra materia di discussione e soprattutto di osservazione della realtà. Se lo saranno si ri-potrà trovare un equilibrio su altre basi. Se non lo saranno , a) prima o poi torneremo ad una riedizione, magari aggiornata, dell’antico, oppure b) la guerra fra i sessi giungerà ad un punto di non ritorno al termine del quale uno dei due sarà annichilito. Ma sarà una sconfitta di tutti. Quel che è certo è che la situazione attuale non può durare.

Fabrizio Marchi 9:17 pm - 16th maggio:

Sul fatto specifico (Strauss Kahn), Cesare, ancora non abbiamo notizie sufficienti. Tutto può essere, in una direzione o in un’altra… E quindi è ‘d’obbligo aspettare, per cautela, prima di prendere posizione…
Potremmo essere di fronte ad un tipico caso di “maschio alpha dominante”, convinto di poter disporre di tutto e di tutti/e a suo piacimento, incappato, per così dire, in un “incidente di percorso”, oppure al contrario lo stesso potrebbe essere la vittima di un complotto finalizzato a farlo fuori politicamente, e in questo caso, cosa c’è di meglio di un’accusa per stupro?….
Ciò detto, indipendentemente da come andrà a finire la vicenda, la tua analisi politica è corretta e condivisibile, per lo meno per quanto mi riguarda. Così come è evidente che se oggi si vuole distruggere un uomo, chiunque esso sia, lo si deve accusare di violenza sessuale. Se Strauss-Kahn fosse stato arrestato per bancarotta fraudolenta o per qualsiasi altro reato, la ricaduta politica non sarebbe stata certo la stessa. In questo modo, a scanso di clamorosi rovesci nelle indagini (che a mio parere, per lo meno nel breve-medio periodo, non ci saranno), lo hanno messo completamente fuori gioco. E se anche dovesse riuscire a dimostrare in un futuro prossimo o remoto la sua (presunta) innocenza sarebbe comunque finito.
Bisogna anche capire bene i termini della vicenda. E a questo fine avremmo bisogno di dati certi che invece non abbiamo. Una volta, quando si pronunciava la parola “stupro” la nostra mente focalizzava spontaneamente un brutale e ripugnante atto di violenza commesso da un uomo o magari spesso anche da un branco di violenti ai danni di una donna indifesa. Oggi, come sappiamo, in moltissimi casi, anche un semplice “ripensamento” del giorno dopo potrebbe far scattare le manette per un uomo, come è successo nel caso di Assange (solo per citare un altro caso clamoroso)…
Fabrizio

cesare 8:54 am - 17th maggio:

Il problema, evidenziato anche nel caso Strauss Kahn, non è se l’accusa sia vera o falsa. Questa domanda è purtroppo problema successivo. E non è il problema giuridico principale. Il problema è se anche i principi del diritto sono già stati ritagliati sul genere, per cui ci sono le quote rosa anche nel diritto. Purtroppo sì, c’è un diritto a due colori: quello colorato in rosa e quello colorato in azzurro. Ovvero se sei un maschio accusato da una donna di reati sessuali vai dentro subito e sulla sua parola e sulla sua parola sei condannato a meno che nei fatti tu non provi il contrario. Ben si capisce che in queste circostanze la parola rosa vincerà sempre sui fatti perchè è la loro interpretazione che ne fa un crimine o una più o meno gratificante occasione di sesso. Il che tradotto nella vita quotidiana dei maschi significa che è da sconsigliarsi salire in ascensore da soli con una donna (e tutte le innumerevoli situazioni similari) e se si fa sesso, farsi istruire prima da un buon avvocato: qualunque donna infatti può arbitrariamente distruggerti. Mentre nella vita quotidiana delle donne la conseguenza è che di fatto si trovano attaccato al collo quello che una volta faceva bella mostra di sè sui tralicci dell’alta tensione: “chi tocca muore”. Il che, dal punto di vista dell’immagine e del sex appeal, è piuttosto impegnativo. Anzi un disastro.

Fabrizio Marchi 10:08 am - 17th maggio:

Sono assolutamente d’accordo con quanto spieghi, Cesare, la mia era solo una “cautela politica” dettata, diciamo così, da ragioni di “realpolitik”. Perché, senza certo voler enfatizzare il nostro ruolo, quello che scriviamo potrebbe essere strumentalmente utilizzato contro di noi. Questo è un piccolo sito che certo non fa paura, ma tratta un argomento assai delicato e per questa ragione è potenzialmente a “rischio”…
Ciò detto, la mia personale opinione nel merito è che, al di là della colpevolezza o innocenza di Strauss Kahn, lo stesso sia vittima di un’operazione politica che va ben oltre il fatto specifico. Non ci credo neanche un po’ all’ipotesi che il direttore dell’FMI venga arrestato negli USA per un episodio del genere (al di là, appunto, se sia vero o meno ciò di cui è accusato) come se fosse un tizio qualsiasi. Vero è che in America un presidente è stato tenuto per anni “sotto schiaffo” da una ragazzotta che andava in giro con il maglione macchiato del suo sperma. Ma, anche in quel frangente, era solo la Levinsky a portare avanti il gioco?…C’è anche da dire che in quel caso si trattò di un reato, diciamo così, di “costume” (il Presidente degli USA che si fa “spompinare” alla Casa Bianca, che scandalo!…), in questo siamo di fronte ad un’accusa di stupro con annessi e connessi (sequestro di persona ecc.). Ma la sostanza politica non cambia di molto.
Resta il fatto che Strauss Kahn viene arrestato per violenza sessuale e finisce diritto in galera, come dici giustamente tu, prima ancora che la sua colpevolezza venga dimostrata in sede processuale, mentre uomini come Bush (senjor e junior) o Putin (e ora Sarkosi e Obama in Libia) che hanno scatenato guerre, invaso altri paesi, bombardato e torturato (con l’aiuto dei loro cani da guardia come Ben Alì, Mubarak o altri che ora staranno “svaccando” in qualche paradiso tropicale) rimangono al loro posto e se la godono.
Ciò conferma che al giorno d’oggi il reato di violenza sessuale è di fatto considerato come il più grave rispetto a qualsiasi altro, sia esso omicidio o strage. Se consideriamo che Strauss Kahn (per la legge americana, certo) rischia una condanna a 74 anni di carcere mentre qui da noi un ex superterrorista come Fioravanti, reo confesso di dieci omicidi e condannato in via definitiva per la strage di Bologna (anche se per questo reato specifico ha sempre negato ogni responsabilità, per la giustizia italiana è colpevole) è libero ormai da anni, dopo aver scontato circa 30 anni (ma non tutti di carcere a tempo pieno, molti in semilibertà e libertà condizionale), possiamo farci un’idea del clima e del contesto in cui ci troviamo.
Insomma, il “politically correct” ha ormai fatto scuola. Dalle guerre “politicamente corrette”, come quelle in Afghanistan e in Libia, alla giustizia “politicamente corretta” (e soprattutto politicamente orientata…).
Fabrizio
P.S. c’è anche da dire, e questo è il fatto ancor più grave, che molti uomini non si fanno certo scrupoli nell’utilizzare con disinvoltura l’accusa di violenza sessuale come strumento di ricatto e aggressione contro altri uomini. Anche questo è un fatto che dovrebbe farci riflettere…

Leonardo 12:03 pm - 17th maggio:

Fabrizio Marchi:
Resta il fatto che Strauss Kahn viene arrestato per violenza sessuale e finisce diritto in galera, come dici giustamente tu, prima ancora che la sua colpevolezza venga dimostrata in sede processuale, mentre uomini come Bush (senjor e junior) o Putin (e ora Sarkosi e Obama in Libia) che hanno scatenato guerre, invaso altri paesi, bombardato e torturato (con l’aiuto dei loro cani da guardia come Ben Alì, Mubarak o altri che ora staranno “svaccando” in qualche paradiso tropicale) rimangono al loro posto e se la godono.
—————————————————————————–
Certo, vuo mettere, quanto tira di più nei tg lo scandalo sessuale, lo stupro, invece che la guerra? Mi viene da chiedermi: perché la Francia, che per prima ha mosso guerra in LIbia, ora se la deve vedere con un politico stupratore? Ma che fa comunque la sua figura di maschione .

armando 2:03 pm - 17th maggio:

Fabrizio: c’è anche da dire, e questo è il fatto ancor più grave, che molti uomini non si fanno certo scrupoli nell’utilizzare con disinvoltura l’accusa di violenza sessuale come strumento di ricatto e aggressione contro altri uomini. Anche questo è un fatto che dovrebbe farci riflettere…

Questo è davvero un punto su cui riflettere. Non per solidarietà di genere, ma semplicemente per GIUSTIZIA. La lotta politica, anche dura, non può consistere nella distruzione dell’immagine dell’avversario, per nessun motivo. Nel caso specifico, poi, delle accuse di violenza sessuale, si tratta di un boomerang che prima o poi si ritorce contro a chi usa quello strumento. Una specie, anche in questo caso, di suicidio collettivo maschile differito. Ogni caso eclatante in cui si percepisce che quell’accusa, anche se poi finisse nel nulla, giova a chi la muove, costituisce un potentissimo stimolo a ripeterla in altre circostanze con personaggi meno noti e potenti. Forse S.K se la caverà perchè è un potente, ma non è detto. Come successe a Tyson, preda comunque troppo facile per il suo curricolum e in più nero, incastrato senza appello. Un malcapitato maschio normale viene distrutto, semplicemente distrutto.

mauro recher 4:48 pm - 17th maggio:

Lo stupro è una violenza ad una persona ,uomo e donna che sia, purtroppo “certe persone” usano questo “strumento” che, in molti casi, io chiamo lo stupro del “giorno dopo” o del “ripensamento”, per screditare l’avversario ,che sia politico ,imprenditore ,vicino di casa ,non importa…Queste persone, forse non si rendono conto, ma offendono le vere vittime, più degli stessi stupratori…
Usare questo mezzo, invece di combattere con le idee per vincere, che siano elezioni o solo prodotti più convenienti ,ecc ecc ….sembra che sia di moda …
Convengo anche con il fatto che lo stupro faccia più sensazione di una guerra in atto ….ma, aspettando ,come dice Fabrizio, nuove notizie, una cosa è lecito domandarsi; di certo i soldi per lui non sono un problema…Ma andare con una escort ?? Proprio no??

cesare 5:36 pm - 17th maggio:

Senza nulla togliere alla gravità estrema del gesto evocato nella vicenda Strauss Kahn, ovvero il tentato stupro, queste vicende danno tuttavia la viva impressione di essere costruite (o sfruttate e quindi confezionate), come exempla educativi planetari a sostegno della tesi del valore superiore di una civiltà. Episodi a costruire la narrazione di un popolo superiore. Già i Romani dell’Impero si preoccupavano di insegnare come si vive ai barbari. Poi, come giusto, ci si autoinvita al desco degli educandi. Di questo racconto edificante, resta tuttavia anche l’amaro retrogusto di quella barbarie che sono le macerie del diritto occidentale su cui, per esempio appunto, l’episodio è costruito. E’ il medesimo amaro retrogusto degli analoghi racconti edificanti delle “superiori” vendette bibliche come quella contro Bin Laden, che una domanda inquietante la pongono: ma queste vendette fuori di ogni norma di diritto internazionale non si chiamano anche atti di assassinio volontari? Per cui, di fronte a queste narrazioni del bene, ti scopri a porti la domanda se oggi come occidentale appartieni ad una civiltà davvero superiore o davvero di spietata barbarie.

Leonardo 6:04 pm - 17th maggio:

Che poi le immagini dei processi in America sono vietate e questo invece lo mostrano.

Damien 6:41 pm - 17th maggio:

Prima gli uomini Alpha, per detenere il potere, ricchezza e privilegi usavano tutta una serie di cose che ben conosciamo.. ditemi perchè oggi dovrei meravigliarmi del fatto che usino le accuse di stupro per i medesimi fini..

ho sempre detto che le donne non hanno cambiato nulla, tut’altro.. sono esse stesse il braccio armato del sistema ALPHA..

Con questo voglio ribadire il concetto che le donne, una rivoluzione mai nata, non è semplicemente il titolo del tuo libro Fabbrì.. ma anche una constatazione di fatto.. com’e’ che si dice?? aah! si vero.. “SE NON PUOI BATTERLI, UNISCITI A LORO!” quello che le donne hanno fatto.. e quello che gli ometti zerbino fanno con le donne…

armando 9:00 pm - 17th maggio:

Sono d’accordo con Cesare, nel senso che, con tutte le manchevolezze che gli si possono riconoscere, il rispetto del diritto internazionale è, per ora, l’unico criterio di una qualche, seppure non assoluta, oggettività, come sosteneva Karl Schmitt. Il trasgredirlo, al contrario, produce un arbitrio maggiore e potenzialmente senza limiti, dei guai a cui si vorrebbe rimediare. Anche perchè la sua trasgressione è atto arbitrario e fondato solo sulla forza del trasgressore. La prima guerra contro l’Irak del 1990 fu giustificata con il fatto che Saddam aveva invaso uno stato sovrano, il Kuwait. Aveva dunque infranto il diritto internazionale, e a rigore l’intervento era giustificato. Ma i bombardamenti su un altro strato sovrano, la Libia oggi come la Serbia ieri, sono atti che anch’essi trasgrediscono quel diritto a cui ci si era appellati anni prima. Lo si fa in nome di un principio umanitario che però viene applicato caso per caso, secondo convenienza. Nessuno ha mai mosso un dito contro l’invasione cinese del Tibet, popolo, etnia e stato con una sua propria identità specifica e che non minacciava nessuno.
Spiace dirlo, ma l’Occidente in queste vicende piene di incoerenza e ipocrisia, da il peggio di sè e finisce per giustificare l’odio di cui è fatto oggetto.

Fabrizio Marchi 10:54 pm - 17th maggio:

La realtà, Cesare, è che ormai non siamo più sicuri di nulla; non sappiamo dove finisca la realtà e cominci la finzione e viceversa. Tutto può essere soggetto a manipolazione. Una “notizia” può essere creata dal nulla e fatta diventare “realtà”. Non sappiamo chi sia veramente Bin Laden nè cosa sia veramente Al Qaida. E’ un movimento reale che affonda le sue radici nell’Islam più radicale o una “creatura” inventata in laboratorio da qualche grande potenza per ragioni geopolitiche? O entrambe le cose?
Personalmente non ho mai apprezzato la dietrologia. Preferisco attenermi ai fatti e valutare gli effetti politici degli eventi. Non mi interessa quindi sapere (come è invece per alcuni autorevoli giornalisti, penso ad esempio a Giulietto Chiesa ma anche ad altri) se gli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono siano stati opera della CIA o di Al Qaida (intesa in questo caso come un’organizzazione religiosa, politica e militare del tutto autonoma, indipendente, senza alcun legame con gli apparati militari o di sicurezza di questa o quella grande potenza). Dal mio punto di vista non ha alcun senso intestardirsi in un lavoro di questo genere, anche perché non si potrebbe mai arrivare alla verità tanto è ormai enorme e pervasiva la capacità di manipolazione dei media (controllo e dominio della psico-eto-sfera).
Possiamo però chiederci :“Cui prodest?”, relativamente ad un fatto, quindi interpretarlo e darne una valutazione politica, che è quello che conta, a mio parere. E la mia opinione è che senza Al Qaida, Bin Laden, gli attacchi alle Torri e la strategia terroristica nel suo complesso, l’Occidente, con in testa gli USA, non avrebbe avuto la giustificazione “morale” (guerra al terrorismo, esportazione della democrazia, dei diritti, liberazione delle donne dall’oppressione islamica, dal burqa ecc. “guerra umanitaria” e “politicamente corretta”…) necessaria per poter invadere l’Iraq, l’Afghanistan e ora la Libia. E questo è un fatto. Come è un fatto che tutto ciò che sta accadendo da almeno 20 anni e forse più a questa parte (anche se non viene detto esplicitamente e si preferisce parlare della guerra all’integralismo islamico) è il risultato della competizione globale fra le due superpotenze capitalistiche del mondo, gli USA e la Cina. La seconda sta sopravanzando la prima dal punto di vista economico mentre la prima mantiene la supremazia militare. Una delle ragioni principali che hanno motivato l’intervento occidentale in Libia, oltre alla spartizione delle risorse (petrolio e acqua) e alla necessità di alcune potenze europee di riconquistare un ruolo nello scacchiere del Mediterraneo è senz’altro la necessità di porre un freno alla forte espansione economica e commerciale della Cina in Africa (in questo caso e sotto questo profilo, Francia longa manus degli USA).
Ciò detto, tornando a noi, e ammettendo che Bin Laden sia realmente stato ucciso in quei giorni in cui ce lo hanno comunicato, che non si tratti di un sosia o qualsiasi altra ipotesi fantapolitica (ma neanche tanto…), possiamo anche riuscire ad accettare (si fa per dire…), facendo finta di passare per stupidi, che lo stesso Bin Laden rappresenti il male assoluto del Terzo Millennio. Del resto, chi avrebbe avuto qualcosa da dire se la stessa sorte fosse toccata a Hitler (come in effetti è stato)o a Pol Pot?… Il problema è quando, tornando a ciò che sostenevi e che condivido al 100%, la logica e soprattutto la pratica dell’omicidio cosiddetto” mirato” viene applicata sistematicamente a migliaia e migliaia di persone, come avviene ad esempio da decenni in Palestina dove appunto migliaia di militanti, considerati tutti sempre e comunque dei “terroristi” per il solo fatto di appartenere a delle organizzazioni politiche che si oppongono all’occupazione israeliana dei Territori palestinesi (diritto sancito dall’ONU quello di ribellarsi in armi contro un esercito invasore – ricordo a tal proposito che ci sono ben 116 risoluzioni dell’ONU, regolarmente disattese, che chiedono il ritiro di Israele dalla Cisgiordania e da Gaza) sono stati fatti fuori (e continuano ad essere fatti fuori) con un missile sparatogli nel culo da un elicottero o da un drone. Le chiamano “esecuzioni mirate” ma sono appunto degli assassinii di stato. Anche una fucilazione nel bel mezzo di un’operazione di guerra, per lo meno una volta, necessitava di un processo, magari breve, ma lo necessitava. In Palestina (e non solo in Palestina, sia chiaro…)si viene “fucilati” nel sonno, mentre si dorme, o in automobile, magari mentre si accompagnano i figli a scuola. E se ci restano secchi pure i bambini pazienza. E’ il prezzo da pagare per la democrazia…
Fabrizio
.

Rino 11:27 am - 18th maggio:

Annamaria Arl.
>>
…ma su qualcuno dovremo pur riversare l’astio per aver fatto qualcosa che sentiamo che non dovevamo fare no?
>>
Dinamica psicologica comprensibile, metabolizzata per millenni da M all’interno della relazione con F.
Ora quel “riversare l’astio” è uscito dalla dinamica a due ed è entrata nei tribunali, e così gli UU entrano nelle prigioni o …si castrano prima. Questo è il punto.

Armando 15/5
>>
Forse Annamaria pensa di essere stata ironica, ma in realtà descrive alla perfezione un modo di sentire, prima ancora che pensare, di molte donne. Quando c’è contraddizione fra l’istinto che fa fare certe cose con piacere, e la coscienza che le vieta (essere e dover essere), anzichè guardare dentro se stesse, mettersi in discussione, decidere quale parte di sè si vuol far prevalere e accettarlo, si deve per forza trovare il colpevole fuori, in qualcun altro. E chi, allora, meglio del maschio? …

Secondo Franco Fornari, ed esempio, il maschio/padre prende su di sè, bonificandolo, il malessere congenito che esiste nel rapporto madre/figlio …

…se i maschi/padri non ci fossero …il caos e l’odio si espanderebbero a dismisura, in una regressione psichica spaventosa.

>>
E’ un’ipotesi che non può più essere trascurata.
Credo davvero che non si possa relegarla nella psicofantascienza.

Rino DV

sandro 9:27 am - 19th maggio:

Strauss Kahn?
Un fuori di testa.
Complotto o no, ha un tallone d’ Achille grande come una casa, vicende antecedenti lo dimostrano, e questa è una cosa che un uomo nella sua posizione non può permettersi.
Alla sua età poi…
C’ ha sessant’ anni suonati. Ma dove cazzo voleva andare?

Fabio 5:47 pm - 19th maggio:

Strauss Kahn?
Un fuori di testa.
Complotto o no, ha un tallone d’ Achille grande come una casa, vicende antecedenti lo dimostrano, e questa è una cosa che un uomo nella sua posizione non può permettersi.
Alla sua età poi…
C’ ha sessant’ anni suonati. Ma dove cazzo voleva andare? (sandro)
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Personalmente credo molto poco a quella storia, ma ammesso e concesso che sia vera, questo starebbe a dimostrare che negli USA essere un “maschio alpha” o un “maschio beta” è sostanzialmente la stessa cosa, nel momento in cui una donna qualsiasi decide di accusarti di violenza sessuale. Inoltre mi chiedo: se per un presunto stupro vengono chiesti 74 anni di galera !?!, quanto bisognerebbe chiedere per una madre che mette in una lavatrice il proprio figlioletto?

Leonardo 1:12 pm - 20th maggio:

Fabrizio Marchi:
E la mia opinione è che senza Al Qaida, Bin Laden, gli attacchi alle Torri e la strategia terroristica nel suo complesso, l’Occidente, con in testa gli USA, non avrebbe avuto la giustificazione “morale” (guerra al terrorismo, esportazione della democrazia, dei diritti, liberazione delle donne dall’oppressione islamica, dal burqa ecc. “guerra umanitaria” e “politicamente corretta”…)
——————————————————————
Scusa l’ironia Fabrizio, ma anche a me dava fastidio che le torri gemelle facessero ombra sull’ Empire state building, cadute quelle, oggi è di nuovo il grattacelo più alto di New York. Per dare pure una motivazione urbanistica e artistica.

Rita 3:15 pm - 20th maggio:

@Fabio:
Inoltre mi chiedo: se per un presunto stupro vengono chiesti 74 anni di galera !?!,

In realtà i capi di accusa sono 6 o 7: mi par di capire che il totale di 74 anni sia praticamente il risultato degli anni previsti per una violenza sessuale moltiplicata per i capi di accusa.

http://www.giornalettismo.com/archives/125626/il-verbale-che-accusa-strauss-kahn-ha-messo-il-suo-pene-nella-bocca-della-cameriera/2/

Annamaria Arlotta 7:58 pm - 21st maggio:

Eccomi al mio appuntamento del sabato con gli UU! La svolazzatrice fa una glissatina da voi, che, per stessa ammissione di Fabrizio, potete a volte risultare un tantinello pesanti. Incollo alcune vostre affermazioni che trovo “apocalittiche”:
Alessandro: descrivete uno scenario, pure dominante a livello mediatico e quindi nell’opinione pubblica, in cui la donna compare sempre come vittima e subordinata
Damien: non approfondisce, usando le sue EMOZIONI essa ribadisce che sia piu’ che sufficiente per GIUDICARCI,
Armando: “continua a pubblicare i commenti di Annamaria, perchè sono la dimostrazione che non per tutti vale il principio di non contraddizione, o almeno quello di una ragionevole coerenza” e in un altro post: a) prima o poi torneremo ad una riedizione, magari aggiornata, dell’antico, oppure b) la guerra fra i sessi giungerà ad un punto di non ritorno al termine del quale uno dei due sarà annichilito. Ma sarà una sconfitta di tutti. Quel che è certo è che la situazione attuale non può durare.
Uuuuh! Ma bisogna essere sempre perfettamente coerenti, seri, iper-razionali, SEVERI CON SE STESSI? Perché la mia impressione è che molti di voi lo siano, e che poi esternate questa inflessibilità sugli altri, tra cui me. E non importa che io vi dica in afrocubano che se per femminismo si intende essere arrabbiate con l’uomo e credere che i mali dipendano da lui io non sono femminista ( anch’io ho visto Femminismo al Sud, per carità, pussa via, infatti nella mia ricerca di aderenti al gruppo contro la pubblicità sessista mi guardo bene dal pubblicizzarlo sui gruppi delle arrabbiate). Ma, tornando all’irrazionalità, io credo che siamo tutti un po’ instabili e contraddittori, ma che non c’è bisogno di crocefiggerci per questo. La vita è assurda di per sé, siamo tutti qui a cercare di capire come relazionarci agli altri ( quando sento le conversazioni al cellulare degli altri, spesso c’è un “ma lei non doveva, ma lui avrebbe dovuto, ma io mi sono sentito così e colà…), io non ho intenzione di sentirmi in colpa per voler prendere le cose alla leggera quando posso. E’ ovvio che l’esempio che ho fatto non si riferiva a donne che dopo un rapporto sessuale denunciano un uomo che poi va in galera, ma a un sentimento frequente nelle donne. Scrive Fabrizio: Vogliamo l’uomo così, lo vogliamo colà, siamo emancipate però fino a un certo punto, l’uomo deve essere forte, quasi un superman e se non lo è mi arrabbio, però al contempo deve essere dolce, mi deve corteggiare,perché sì, è vero, sono emancipata, ma sono pur sempre una femmina, e da che mondo è mondo una femmina è una femmina…Se vado con un uomo senza amore (un’affermazione veramente originale, concetti che nessun uomo ha mai ascoltato nella sua vita…) il giorno dopo mi sento derubata, umiliata, stuprata…Il sesso non è una ginnastica, se devo fare ginnastica vado in palestra (se qualcuno afferma di aver ascoltato questa frase meno di un centinaio di volte nella sua vita lo banno dal blog in via definitiva…), però il sesso è libero, lo abbiamo liberato, ci siamo liberate, però scordati che te la dia subito perché io sono una donna e senza amore non la do…Voglio lavorare perché è un mio diritto ma in cantiere non ci vado perché non ho la forza muscolare, che ci vadano gli uomini a morire sul posto di lavoro perché io ho un compito assai più importante dal momento che la natura ha destinato la sottoscritta a crescere la prole e a mandare avanti il mondo (che perle di “progressismo” e di eguaglianza universale…)
Sono vere tutte quelle cose: il sesso è più libero di venti o trent’anni fa, la verginità non è più sacra come un tempo, ma ciò non significa che l’atteggiamento delle donne rispetto al sesso sia lo stesso di un uomo, per i motivi di cui abbiamo discusso in precedenza. E’ vero che non abbiamo la forza muscolare ed è vero che qualcuno deve occuparsi dei figli e che al momento accade prevalentemente alle donne.

Comunque sto giungendo a delle considerazioni generali, che vi espongo con la speranza che siano ben accolte:.
1) L’urgenza sessuale è più forte negli uomini e investe il loro umore e il loro benessere psico-fisico. Loro credono che, siccome è così per loro, la mancata rivoluzione sessuale delle donne sia questione di repressione e di contraddittorietà, ma non è questo il motivo. Armando scrive: c’è contraddizione fra l’istinto che fa fare certe cose con piacere, e la coscienza che le vieta (essere e dover essere), anzichè guardare dentro se stesse, mettersi in discussione, decidere quale parte di sè si vuol far prevalere e accettarlo, si deve per forza trovare il colpevole fuori, in qualcun altro. No, credo che guardando in noi stesse troviamo sempre che ciò che desideriamo è il rapporto a lungo termine anziché il piacere estemporaneo.
2) Le donne fanno le vittime e non apprezzano abbastanza la fatica e i sacrifici degli uomini: è vero.
3) Le donne preferiscono parlare di oppressione maschile anziché rimboccarsi le maniche: vero in parte. E’ possibile per una donna fare carriera, ma la scelta tra stare con i figli o vederli pochissimo è molto ardua. Gli ostacoli alla carriera consistono anche nel generale atteggiamento di minore stima data alle donne da ambo i sessi. Gli uomini hanno timore delle donne in posti dirigenziali ( capire il perché potrebbe essere un altro argomento molto interessante da discutere), e le donne instaurano subito rivalità e gelosie tra di loro.
4) Le donne potrebbero fare i lavori manuali come gli uomini: no, non conviene ai datori di lavoro, ci sono dei limiti fisiologici ( quei giorni del mese…eventuali gravidanze) e di costituzione. I lavori elencati da Damien: 1)edilizia 800 euro mese 2)asfaltare le strade 900 euro circa 3)altiforni 1000/1100 euro mese 4)miniere 1400 euro circa 5)postazioni petrolifere marine 2000 euro/mese, mi sembrano improponibili, l’ultimo anche per la lontananza da casa se la donna ha marito e figli o anche solo marito che si aspetta un pasto caldo, la casa pulita e le camicie stirate tutti i giorni.
5) Chi è più dipendente dall’altro? Scrive Damien: invito i presenti a dirmi in quale spazio temporale e di quale galassia le donne siano DIPENDENTI dall’uomo.. contrariamente vedo gli uomini essere da sempre DIPENDENTI dalla donna. Mi ha colpito questa frase, perché soltanto ora, alla mia veneranda età, mi rendo conto che gli uomini, che fanno i duri, che parlano meno delle donne, sono meno proni a esternare sentimenti e stati d’animo e se lo fanno non vanno avanti un’ora come le donne, non piangono quasi mai ecc. in realtà sono dipendenti dalle donne. Mi chiedo però se Damien intenda la dipendenza per il solo soddisfacimento fisico o per quello affettivo. Frasi come : “il potere delle donne, che possono usare il corpo come credono”, che ogni tanto appaiono nei vostri interventi, mi fanno pensare che il bisogno di rapporti fisici di cui al punto 1 sia il maggior fattore di dipendenza, ma magari mi sbaglio. O forse il piacere fisico condiziona l’apprezzamento degli altri aspetti, boh. Comunque tutto questo potere io non l’ho mai sentito, dalle vostre parole mi accorgo ora, quando è troppo tardi per approfittarne, che l’avevo! Nel mio cervello il rapporto con l’uomo è sempre stato molto complesso e non ho mai estrapolato il fattore della fisicità dal resto.

Queste sono le mie riflessioni al momento. Adesso, svolazzando da un argomento all’altro, vorrei ancora parlare di Strauss-Kahn e poi del confronto dei lavori raccoglitore di pomodori/badante.

Strauss-Kahn: la faccenda ha dei lati oscuri. In tutti gli alberghi del mondo è dovere del portiere sapere se una stanza è libera o occupata, per non disturbare la privacy dei clienti. In un albergo di lusso a maggior ragione, il costo del soggiorno comprende una dedizione del personale al cliente VIP, prevenendo se possibile i suoi desideri e bisogni e restando sempre a sua disposizione. Possibile che una cameriera ( e un cameriere prima di lei, che ha portato via il vassoio della colazione e che le ha detto che poteva pulire la stanza) entri quando lui era in stanza? Non sa di tranello per colpire un uomo la cui debolezza verso le donne era cosa ben nota? Poi, lui ci è cascato ( a quanto sembra), dunque il reato l’ha commesso, però secondo me gatta ci cova.

Ultimo argomento: la fatica da lavori manuali pesanti e il mestiere di badante con vitto e alloggio gratuiti. Beh, ci sono due tipi di fatiche, quella manuale e quella psicologica ed emotiva: la badante ha tutte e due. Il raccoglitore di pomodori si ammazza per otto ore e poi va a casa sua, la badante ha “l’alloggio”, non ha più una casa, al massimo quattro foto nella sua stanza, se è fortunata un bagno per sé. Dopo aver pulito ed essersi presa cura dell’anziana non può staccare, è sempre lì con l’orecchio teso per sentire se è tutto a posto, e non credo che se abita da una vecchia lamentosa quella lì smette di angosciarla perché è finito l’orario. E’ prigioniera insomma, fuorché la domenica, non ha uno spazio suo, non può ricevere persone. Stare con i bambini è faticoso, ma perlomeno loro danno gioia, sono belli, sono teneri. Con i vecchi invece c’è la morte nell’aria. Mah! Tra i due i lavori non si sa qual è peggio.

Beh, buona domenica, io andrò a fare volantinaggio per i referendum a Parco Nemorense (Roma) nel pomeriggio, con l’IdV. Se qualcuno vuol dare una mano… Hasta la vista!

Fabrizio Marchi 8:51 pm - 21st maggio:

“…ci sono due tipi di fatiche, quella manuale e quella psicologica ed emotiva: la badante ha tutte e due. Il raccoglitore di pomodori si ammazza per otto ore e poi va a casa sua, la badante ha “l’alloggio”, non ha più una casa, al massimo quattro foto nella sua stanza, se è fortunata un bagno per sé. Dopo aver pulito ed essersi presa cura dell’anziana non può staccare, è sempre lì con l’orecchio teso per sentire se è tutto a posto, e non credo che se abita da una vecchia lamentosa quella lì smette di angosciarla perché è finito l’orario. E’ prigioniera insomma, fuorché la domenica, non ha uno spazio suo, non può ricevere persone”. (Annamaria Arlotta)
Annamaria, ma che cazzo dici?!…Ma sei mai andata a vedere come e dove vivono, che orario fanno, quanto sono pagati e quali condizioni di lavoro hanno i raccoglitori di pomodori? Lasciamo perdere, va, che è meglio… Scusa l’immediatezza (apprezza la sincerità), interpretala come un’imprecazione discorsiva, e cerca di non prendertela se puoi…
Annamaria, sei molto meglio quando svolazzi di fiore in fiore, candida e ingenua, piuttosto che quando cerchi di affrontare discorsi “seri e pesanti”…Resta leggera…
E…buon volantinaggio…
Fabrizio

Annamaria Arlotta 9:41 pm - 21st maggio:

Ti rispondo subito Fabrizio: dobbiamo intenderci se parliamo di italiani o stranieri. Se sono stranieri hanno condizioni di vita pietose, se sono italiani suppongo che debbano essere messi in regola e abbiano quindi un orario normale, ed è per questo che gli stranieri sono preferibili, sono molto più ricattabili soprattutto se non hanno il permesso di soggiorno. Sbaglio? Non ho capito niente?

Rita 10:05 pm - 21st maggio:

Annamaria:
E’ possibile per una donna fare carriera, ma la scelta tra stare con i figli o vederli pochissimo è molto ardua. Gli ostacoli alla carriera consistono anche nel generale atteggiamento di minore stima data alle donne da ambo i sessi. Gli uomini hanno timore delle donne in posti dirigenziali ( capire il perché potrebbe essere un altro argomento molto interessante da discutere), e le donne instaurano subito rivalità e gelosie tra di loro.
xxxxxxxxxxx

io, se vuoi, ti racconto la mia di esperienza (non di “donna in carriera” eh…:-D che io, pur non avendo figli e famiglia, ho sempre evitato che il lavoro fosse la ragione di vita..) ma di donna che ha visto uomini e donne in carriera.

Ti posso dire che sono venuta via da un posto di lavoro proprio perchè ritenevo che mi stessero chiedendo troppo tempo da sottrarre alla mia vita, ma me lo chiedevano perchè per loro era “normale” mettere il lavoro al primo posto, anche a scapito della famiglia, e una volta entrati in questo ingranaggio capisco che non se ne possa uscire: è difficile, insomma, scegliere quanto tempo dedicare al lavoro quando si è in competizione (e sto parlando di liberi professionisti). Personalmente non ho mai rilevato “timore” degli uomini delle donne in poste dirigenziali, semplicemente ho visto che chiedevano alle donne le stesse cose e lo stesso impegno che chiedevano agli uomini e, ti garantisco, che l’unico momento in cui ho visto “umano” uno dei miei giovani capi in “carriera” è stato quando sono entrata nella sua stanza e stava concludendo una telefonata con la sua bambina di quattro anni. E’ stato come se si fosse aperto uno squarcio: credimi che ho visto che anche per lui era arduo e quasi insostenibile lo stare lontano dalla figlia e vederla praticamente soltanto nei week end, dato che quando tornava a casa alla sera era sicuramente già a dormire. Però non credo che lui avesse scelta. O meglio, aveva la scelta di stare in quel momento di più con sua figlia o di rinunciarci per pensare al futuro di sua figlia. Non sto a discutere sul fatto che sia meglio o peggio per un bambino avere il futuro, (studi, sicurezza economica, magari casa) assicurato o un padre presente nell’infanzia. Mi pare evidente che quella era stata la loro scelta “familiare” giusta o sbagliata che fosse.

La stessa cosa accade per le madri in carriera.
Alle volte mi chiedo però quanto “pesi” la componente personale di ambizione e realizzazione e quanto “pesi” la componente di senso del dovere verso il proprio ruolo familiare nei due diversi sessi.

Fabrizio Marchi 10:25 pm - 21st maggio:

Appunto, Annamaria, supponi…Stiamo parlando di mestieri che ormai sono quasi esclusivamente di “competenza” degli immigrati che lavorano dodici ore al giorno in qualsiasi condizione climatica, spesso sfruttati dalla malavita organizzata, e che vivono per lo più ammassati in capannoni spesso senza adeguati servizi igienici. Hai mai sentito parlare di Rosarno? Sai cosa è avvenuto lì?…
Sono maschi anche loro, e poveri, se non fosse chiaro, anche se stranieri. E anche nella miseria, i maschi se la passano peggio delle femmine…Sarà perché hanno una muscolatura più robusta?…
Fabrizio
P.S. non stiamo qui per fare la guerra fra poveri, Annamaria, ma la contraddizione di genere, come quella di classe, esiste (su questo le femministe hanno ragione), e non possiamo far finta che non esista. D’altronde proprio le donne l’hanno portata allo scoperto. Ora tocca a noi….

Rino 11:05 pm - 21st maggio:

Annamaria”
>>
Ma bisogna essere sempre perfettamente coerenti, seri, iper-razionali, SEVERI CON SE STESSI?
>>

Sì.
Assolutamente sì, sempre. Senza eccezioni, senza cedimenti, senza pause autogratificanti. Senza “momenti-premio” (se non altro perché nessuno se li merita veramente).

Certo, per quanto ci si applichi non saremo mai abbastanza coerenti, seri, razionali e severi con noi stessi come sarebbe necessario per meritare il titolo di Umani.

Rino DV

Damien 12:43 am - 22nd maggio:

@Annamaria Arlotta

Nel rileggere i tuoi interventi, non rimango sorpreso, tutto prevedibile, da copione.. che senso avrebbe ribattere punto per punto quando è palese riscontrare che non hai mutato di una virgola il tuo atteggiamento? coerente, cinica, e al solito.. svolazzante sui cardini del tema esposto..

Ebbene, esimia Double A! vorrei risponderti come si deve.. ma taccio.. taccio perchè sono convinto che sarebbe solo un coltello a doppia lama che non indugeresti ad usare per riprenderti un poco di stima intellettuale che, sono certo, risulta ormai persa nei tuoi riguardi..

Proseguendo, il dibattito con te non risulta fruttuoso, è deleterio, sterile.. oserei dire unilaterale.. in sunto: NAZIFEMDOMINISTA! per le seguenti motivazioni:

1) “Uuuuh! Ma bisogna essere sempre perfettamente coerenti, seri, iper-razionali, SEVERI CON SE STESSI? Perché la mia impressione è che molti di voi lo siano, e che poi esternate questa inflessibilità sugli altri, tra cui me.”

Per inciso, a me di te me frega quanto il due di picche a briscola a fiori, stiamo parlando di un argomento sensibile, di MORTI sul lavoro.. di UOMINI MORTI, gli stessi che col tuo scritto leggero e svolazzante, non degni di considerazione e di una giusta riflessione, cosa che darebbe motivo di un serio dibattito costruttivo.. ma tanto.. sono uomini.. ecco dove nasce la SEVERITA’ e la RAZIONALITA’ descritte negli interventi.. sono certo oramai che cio’ per te rappresenti un limite, e come dicevo in precedenza, sei una NAZIFEMDOMINISTA, assetata dalla tua carriera hai dimenticato il significato di SEVERITA’ e RAZIONALITA’.. sono due concetti non presenti nel tuo vocabolario..

2) “io credo… sono convinta.. conosco.. io è un concetto egoistico, finchè lo avrai nella testa e lo userai con gli altri, il tuo mondo sarà sempre come lo descrivi: INSTABILE e CONTRADDITORIO.. l’IO non deve esistere nell’equilibrio delle cose, perchè ogni atomo, insetto, cosa, persona, pianeta, tutto il conosciuto e non è strettamente legato l’uno a l’altro, il NOI è il punto di partenza, l’incontro inevitabile, il tuo IO non è altro che la cartina di tornasole dell’egoismo NAZIFEMDOMINISTA.

3) svolazzante e candida come un petalo di rosa, voli sui temi esposti lasciandoti librare dal vento.. risulti effimera, talvolta oserei dire puerile nelle tue considerazioni, con un gesto ottimistico preferisco credere che da buona NAZIFEMDOMINISTA tu referisca al solito glissare su argomenti come la sessualità femminile ma, sopratutto, a dare una tua opinione costruttiva anzichè limitarti alla pura e semplice politica spicciola che da sempre vediamo erogarci dalle solite BORG che passano da qui..ti ricordo che tu non sei il centro di gravità delle donne, mentre scrivevi le tue considerazioni, sul fatto che l’atteggiamento delle donne rispetto al sesso non sia lo stesso di un uomo, molte sono partite per santo domingo, molte sono su nuovi filmati su youporn, molte sono pronte per andare sui marciapiedi, molte sono li a farsi il capo per la promozione, molte sono li pronte a tirarsela per farsi pagare la cena e il dopocena e potrei continuare esimia farfallina svolazzante..

4)”E’ vero che non abbiamo la forza muscolare ed è vero che qualcuno deve occuparsi dei figli e che al momento accade prevalentemente alle donne.”
Al momento suona come un monito.. potrei proseguire con “ma un domani finalmente saremo libere da questo oberante impegno che la natura ci ha dato, oltre alle tette ed alla vulva” e non aggiungo altro.. visto che personalmente le femmine che ragionano cosi hanno il cervello in default.. siete diventate talmente ciniche ed egoistiche che siete arrivate a RIPUDIARE la natura di voi stesse.. vi sentite handicappate se non siete come uomini.. ecco! voi siete queste.. non siete piu’ donne bensì “DIVERSAMENTE UOMINI” con buona pace del politically correct.. e se noi al contrario ci stiamo adeguando a cambiare pannolini, lavare e stirare, voi state divenendo diversamente uomini..

e adesso.. dopo tanto leggere.. apriamo un siparietto che mi ha veramente divertito..
________________________
Ladies and Gentlemen – IL POLITICHESE SPICCIOLO (a cura di Annamaria Arlotta)

1) L’urgenza sessuale è più forte negli uomini e investe il loro umore e il loro benessere psico-fisico. Loro credono che, siccome è così per loro, la mancata rivoluzione sessuale delle donne sia questione di repressione e di contraddittorietà, ma non è questo il motivo.

Perchè ti fermi? perchè non concludi? perchè pensi che col tuo “MA NON E’ QUESTO IL MOTIVO” dovremmo tutti rassenerarci? la tua provenienza BORG, infine, è palese quando, al pari del famoso “PENSIERO COLLETTIVO BORG” moniti con un finale eccezionale:”MA NON E’ QUESTO IL MOTIVO” ora.. i casi sono due.. tu sei collegata a tutte le donne del mondo, conosci il loro pensiero.. e quindi dai ragione al pensiero BORG, oppure sei nuovamente vittima del tuo IO IO IO, che spacci come verità suprema, non che le due cose non siano legate.. per capirci..

proseguendo, rispondi ad Armando:”No, credo che guardando in noi stesse troviamo sempre che ciò che desideriamo è il rapporto a lungo termine anziché il piacere estemporaneo.”

Mi illumini, Onorevole, a fronte di questa IMMENSA certezza, come mai le donne sono le prime a chiedere il divorzio? come mai le donne sono sempre piu’ propense al tradimento? come mai le donne ripudiano i bravi uomini per sposarsi coi bastardi? come mai la maggioranza delle donne non si sposa mai per amore bensì spesso per interesse? …ooh! mi scusi la mia limitata intelligenza.. forse lei si riferiva all’atto sessuale e non ai sentimenti.. ecco perchè ho creduto che stesse sbagliando.. faccio appello alla sua magnanimità.. chiedo venia..

2)”Le donne fanno le vittime e non apprezzano abbastanza la fatica e i sacrifici degli uomini: è vero.” Quindi? perchè non continua? non propone nulla? spero che se lo ricordi tra un volantino e l’altro, cosi magari ne parlerà con l sue amiche.. sono certo che quando tornerà avrà degli ottimi argomenti costruttivi da esporci..senza aspettare le prossime elezioni..

3)”Le donne preferiscono parlare di oppressione maschile anziché rimboccarsi le maniche: vero in parte. E’ possibile per una donna fare carriera, ma la scelta tra stare con i figli o vederli pochissimo è molto ardua.”

Mi scusi Onorevole Arlotta, ma lei crede veramente che sia diverso per gli uomini? se si in quale percentuale? oppure preferisce andare al ballottaggio? ecco.. un momento! cavolo! ci stavo cascando di nuovo, che politichese!! complimenti.. resta il punto che lei, rileggendo quanto scritto, ha GLISSATO sull’argomento, rispondendo con un’altro argomento! che dire.. una vera lezione di POLITICHESE SPICCIOLO! Complimenti!!

ah.. ma lei prosegue affermando:”Gli ostacoli alla carriera consistono anche nel generale atteggiamento di minore stima data alle donne da ambo i sessi.” guardi.. personalmente credo che questo sia il massimo della tattica CHIAGN’E'FOTT applicata al POLITICHESE SPICCIOLO.. merita una standing ovation di 15 minuti! mi dica Onorevole, è forse falso che negli uffici pubblici, nelle banche, in televisione, nei telegiornali, gli inviati, gli intervistati, persino nelle trasmissioni prettamente maschili ci sia una stragrande maggioranza di presenze FEMMINILI? ergo di che stima parla? di quali ostacoli esattamente afferma esserci nella società odierna per la donna? guardi.. Onorevole.. le do una dritta gratuita.. voi non sarete mai ai vertici perchè vede.. i vertici stanno li perchè UOMINI, prima di loro, si sono fatti il QLO per quello che ora hanno e difendono a spada tratta contro l’assalto delle BORG che vorrebbero, come dire, mi passi l’eufemismo, fare i gay col QLO degli altri! PRIMA create VOI DONNE qualcosa e poi potrete esserne al VERTICE! fortunatamente, Onorevole Arlotta, esistono esempi di donne che si sono dedicate anima e corpo all’imprenditoria con i propri mezzi, tuttavia sono piccole entità che pur sempre provengono da eredità maschili (esempi, Barbara Berlusconi.. senza il padre sarebbe sicuramente laureata e non nella posizione che ricopre.. è Silvio che ha creato tutto.. mica lei!) (per quelli di sinistra.. era un esempio.. sapete che sono APOLITICO) ecco cosa siete voi donne in carriera oggi.. quindi questo puo’ darle una motivazione sulla quale riflettere, alla sua proposta di discutere sul perchè del presunto “timore” delle donne dirigenziali! e si capisce quindi il perchè della successiva gelosia tra donne.. perchè cio’ che volete avere sapete benissimo che non vi appartiene, ma volete ottenerlo usando le vostre armi femminili, ben sapendo che mai lo avrete perchè quegli uomini, gli uomini ALPHA, vi conoscono BENISSIMO! ecco perchè vi usano e non vi faranno MAI sedere sul trono, al massimo “alla destra del padre” come fa Fede nel suo tg..

4) se riconosce i limiti NATURALI delle donne in taluni settori, Onorevole, mi puo’ spiegare in cosa consiste la famosa PARITA’ che perseguite? ah.. dimenticavo.. ritorniamo alla solita SEVERITA’ e RAZIONALITA’.. che dire.. il suo parere mi appare INSTABILE e CONTRADDITORIO..

5)”Mi ha colpito questa frase, perché soltanto ora, alla mia veneranda età, mi rendo conto che gli uomini, che fanno i duri, che parlano meno delle donne, sono meno proni a esternare sentimenti e stati d’animo e se lo fanno non vanno avanti un’ora come le donne, non piangono quasi mai ecc. in realtà sono dipendenti dalle donne.” questa frase è emblematica, una donna, una madre che non comprende l’enorme significato che si cela dietro la parola DIPENDENZA.. aah! grande politichese spicciolo di borgata oserei dire.. comunque specchio del sociale, la sua risposta, Onorevole, dona finalmente tante ulteriori risposte alle innumerevoli domande che si pongono molti uomini oggi, alle quali noi di uominibeta.org abbiamo fatto già luce da parecchio.. come per la sua successiva affermazione:”“il potere delle donne, che possono usare il corpo come credono”, che ogni tanto appaiono nei vostri interventi, mi fanno pensare che il bisogno di rapporti fisici di cui al punto 1 sia il maggior fattore di dipendenza, ma magari mi sbaglio.” nono! esimia! lei non si sbaglia! ha centrato talmente bene l’argomento che pensi.. le donne ottengono successo semplicemente facendola vedere! senza neppure darla! un po come dire.. ecco come la sua campagna elettorale.. promesse senza fondamento e sostanza.. solo per un tornaconto personale!

Pubblicità!

Annamaria Arlotta presenta: IO SONO IO… e voi non siete un cazzo!

“Comunque tutto questo potere ==IO== non l’ho mai sentito, dalle vostre parole MI accorgo ora, quando è troppo tardi per approfittarne, che l’AVEVO!”

“Nel MIO cervello il rapporto con l’uomo è sempre stato molto complesso e (IO soggetto sott’inteso)non ho mai estrapolato il fattore della fisicità dal resto.”

Fine pubblicità!

La nostra NAZIFEMDOMINISTA BORG POLITICANTE SPICCIOLA sorvola sul fatto Strauss-Kahn.. oh! ma che gli fosse scappato un “ma che zoccola questa donna che si presta a simili macchinazioni” no eh? al solito.. siamo noi uomini sempre e comunque i colpevoli.. ricordate in discoteca? stessa cosa.. noi dobbiamo mostrarvi TUTTO, non ce ne frega se poi voi vi eccitate! voi non esistete per noi.. ci siamo solo noi! stesso filo psicologico che guida la nostra Arlotta a NON DENIGRARE, neanche per IPOTESI, ATTENZIONE, la cameriera.. meditate gente.. meditate.. altro che vedere la gatta che cova.. queste ci vedono benissimo!

E ci vedono benissimo anche quando girano le frittate a loro favore, NON VEDENDO il lato INSTABILE e CONTRADDITORIO tipico femminile.. si perchè se la nostra politicante afferma che fare la badante sia PIU’ ONEROSO, FATICOSO dell’andare a raccogliere pomodori, ancora dopo ben 3 post NON mi ha risposto nel COME MAI le badanti siano ancora PRATICAMENTE solo DONNE! delle due l’una.. o mente, o le donne sono masochiste! e questo spiega tante altre cose! MA attenzione! il bello lo si legge nel prosiego!! anziche riprendere il raccoglitore di pomodori come logico paragone, essa ci propina una perla di POLITICHESE SPICCIOLO ARRAMPICASPECCHI! quando afferma, successivamente” ((((Stare con i bambini è faticoso, ma perlomeno loro danno gioia, sono belli, sono teneri.))))) Con i vecchi invece c’è la morte nell’aria. Mah! TRA I DUE LAVORI non si sa qual è peggio.” F-A-N-T-A-S-T-I-C-O!!! i raccoglitori di pomodori sono scomparsi! lasciando spazio ai bambini! che intelletto! che sagacia!! che politica de crasse!! …sono commosso da cotanta CUL-tura..

Buona Domenica anche a Lei, Arlotta.. e si ricordi di tornare accompagnata dai genitori!!

Rita 9:32 am - 22nd maggio:

Leggendo Damien mi è venuto un pensiero.. le donne non saranno mai ai vertici perchè il vertice assoluto comporta un’onere difficilmente sostenibile per le donne*. Credo sia così. Nel mio “piccolo” questo ho visto.
A capo dello studio c’era un uomo, intorno uomini e donne a competere per arrivare più in alto che si puo’,.. a tratti si poteva pure pensare che qualcuno/a volesse scavalcarlo. Il punto è che, al dunque, ho visto molti uomini andarsene per la propria strada e crearsi uno studio dal “nulla”, da soli, molto spesso con soltanto un praticante e una segretaria, oppure anche da soli o in società con un altro collega. Diversamente nessuna donna se n’è andata per creare dal nulla la sua professionalità e il suo piccolo “impero”. Al massimo è passata a dare la scalata ad un altro impero che già aveva qualche base solida.

*a scanso di equivoci mi riferisco sempre alla media, adesso non vorrei che mi si citasse una capitana d’industria che è partita da zero..:-) non vuol dire che non possano esserci eccezioni, ma che queste eccezioni ci sono perchè hanno già in sè la forza necessaria indipendentemente dalla società che è costruita loro intorno…ci sarà forse qualche rara donna come la maggior parte degli uomini che trova in sè la forza, la tenacia e la capacità di costruire e farsi strada.

Annamaria Arlotta 10:12 am - 22nd maggio:

@Damien: il tuo fervore merita una risposta immediata! Non capita a tutti di essere nominati Onorevoli nazifemdoministe, caspita! Se puoi magari evitare il “nazi” la prossima volta…sai, potrebbe suonare leggermente offensivo…se non chiedo troppo eh?

Allora: “stiamo parlando di un argomento sensibile, di MORTI sul lavoro.. di UOMINI MORTI”. Non è vero, parlavamo di tutt’altro. “l’IO non deve esistere nell’equilibrio delle cose, perchè ogni atomo, insetto, cosa, persona, pianeta, tutto il conosciuto e non è strettamente legato l’uno a l’altro, il NOI è il punto di partenza, l’incontro inevitabile…” squillino le trombe e si faccia entrare dunque il Tribunale della Santa Inquisizione perché determini, in ognuno di noi, il peccato di egocentrismo! Ah Damien, ma tu sei perfetto?

“Le donne fanno le vittime e non apprezzano abbastanza la fatica e i sacrifici degli uomini: è vero.” Quindi? perchè non continua? non propone nulla?” Se vi do ragione significa che questo emergerà anche dai discorsi con le mie amiche, per esempio. Come dissi già nel primo post, credo che la condizione femminile rifletta il momento storico, se le donne non avevano scelta in passato era perché i tempi non erano maturi per la loro affermazione in campo lavorativo. Adesso la situazione è una via di mezzo. Quello che ho capito dai nostri discorsi, comunque, e vi farà piacere saperlo, è che le donne devono prendersi le loro responsabilità. Se in nome della spettacolarizzazione della tv una giornalista si presenta vestita come se andasse a cena fuori è anche colpa sua, che non difende la sua dignità professionale. Se resta sposata a un uomo orribile perché ha paura della solitudine o del biasimo della famiglia e della gente in genere, beh, non sono d’accordo con la sua scelta, ci vuole anche coraggio e soprattutto rispetto per se stesse, che pare mancare a molte donne.

“molte sono partite per santo domingo, molte sono su nuovi filmati su youporn, molte sono pronte per andare sui marciapiedi, molte sono li a farsi il capo per la promozione, molte sono li pronte a tirarsela per farsi pagare la cena e il dopocena” che ti devo dire? Molte altre no. Non abbiamo concluso niente.

“se riconosce i limiti NATURALI delle donne in taluni settori, Onorevole, mi puo’ spiegare in cosa consiste la famosa PARITA’ che perseguite” Quella possibile. Non siamo mica handicappate.

“le donne ottengono successo semplicemente facendola vedere! senza neppure darla!” me la dà, non te la do…questo è quello che trovo crudo.

(Strauss- Kahn) “ma che gli fosse scappato un “ma che zoccola questa donna che si presta a simili macchinazioni” no eh?” Hai ragione.

@Rita: bello il tuo resoconto sul capo e la telefonata alla bambina, uno spaccato di vita che a sorpresa, per qualche istante, getta una luce diversa sull’atmosfera grigia dell’ufficio. Ma restiamo sempre lì, se il martedì mattina telefonano dal nido per dire che Giannino ha mal di pancia e sarebbe meglio venire a prenderlo, anzi portarlo dal pediatra, qualcuno lo deve fare, e non tutte sono Barbara Berlusconi con uno stuolo di aiutanti.

@Fabrizio: certo che ho seguito la vicenda di Rosarno. Le condizioni di lavoro sono tali perché i raccoglitori di pomodori sono stranieri. I raccoglitori sono stranieri perché le condizioni di lavoro sono tali. Nessuno spezza il circolo vizioso.

Due cenni su di me: non lavoro più, per tanti anni ho fatto la maestra all’estero e poi ho insegnato inglese ai bambini qui. Se capita faccio traduzioni, ma con la crisi, che investe anche l’editoria, sono diminuite e i traduttori che lo fanno da decenni si tengono stretti il lavoro. Peccato, perché tradurre mi appassiona e credo di saperlo fare abbastanza bene. Sì, sono borghese.

mauro recher 11:43 am - 22nd maggio:

navigando tra i vari siti femministi e non ….

“le donne sono meglio degli uomini”
” le donne devono faticare il triplo per avere quello che ha un uomo”
” le donne sono più brave a scuola”
“come uomo mi vergogno” (maschio pentito)
“uomini perchè ci odiate tanto”
questa perla arriva da “se non ora quando”
Il maschio è nato stupratore. Mette in azione la sua superiorità fisica rispetto a chi è meno forte di lui.
E’ anche, profondamente,un vigliacco.
Molti si salvano e diventano uomini, ma molti altri no, sono gli stalloni, ossia animali.
Il maschio non tollera che gli si dica NO.
Non sopporta la frustrazione e il rifiuto, allora colpisce con lo strumento che provoca il più profondo piacere alla sua persona e il più profondo dolore a chi ha detto NO.
———————————————————————
non so quale gene sia a farci diventare tutti dei potenziali stupratori ,e come si riesce ,nel corso della vita a scoprire questo gene malvagio ……
mi si dirà che anche in altri forum di questione maschile cambiano i soggetti ma la sostanza non cambia ,solo che ,e questo blog ne è la conferma, un briciolo di critica al maschilismo (che di solito fa parte del bagaglio degli uomini alpha) la si fa ,dall’altra parte una critica al femminismo non l’ho mai letta, ma sarò sfortunato io ….
Ma quello che più mi preme ,e che ho gia ripetuto , ma mi sembra doveroso sottolinearlo , è che questo potere datomi ,in quanto maschio , come lo si esprime ?? alzandomi alle 6 per andare in fabbrica?? (e sono fortunato ad averlo un lavoro ,molti maschi ,quelli che ,secondo le femministe ,hanno il mondo ai loro piedi ,alle 6 non si alzano perchè il lavoro non c’è l’hanno)
A proposito ,ho letto su televideo che sono in aumento i suicidi ,nell’articolo non facevano una distinzione di genere , ma il 75% era dovuto alla perdita del lavoro , adesso ,vado per intuito ,essendo i cantieri uno dei reparti con la crisi maggiore ,e nei cantieri ci lavorano sopratutto uomini,basta fare 2+2.
Sulla vicenda Strauss- Kahn bisogna vedere come si evolve la faccenda ,resta il fatto che ,se questa persona è colpevole i suoi anni di carcere li deve fare tutti ,come un normale uomo beta.

Rita 11:45 am - 22nd maggio:

Scusami Annamaria se mi permetto, ma dopo trent’anni passati come collaboratrice (pare che segretaria non vada più di moda..) di persone in carriera, ti dirò che personalmente la favoletta delle donne che non possono far carriera perchè nel mezzo di una riunione devono andare a prendere il bimbo all’asilo non mi convince affatto.. Credimi che uomini e donne, quando possono (e se lavorano entrambi) si organizzano anche coi bambini, e sono sempre di meno quelli che non lavorano entrambi. Credimi che anche le donne, se sono in mezzo ad una riunione importante (o a maggior ragione se sono fuori città o all’estero) fanno una telefonata e mandano la madre, il padre, la zia, la collaboratrice domestica, persino il fattorino della ditta o l’autista, la vicina etc.
Il mio discorso era un altro, che non è mai stato fatto: quanti uomini fanno carriera per “necessità” piuttosto che per realizzazione personale e quante donne al contrario lo fanno per realizzazione personale piuttosto che per “necessità?

Leonardo 12:03 pm - 22nd maggio:

Annamaria Arlotta:
potete a volte risultare un tantinello pesanti. Incollo alcune vostre affermazioni che trovo “apocalittiche”:
—————————————————————–
Certo, sono cose che in giro non si sentono spesso. Sarai abituata ad altre esternazioni da parte degli uomini e sopratutto a complimenti ed esaltazioni della donna. Il massimo della critica che fanno la maggioranza degli uomini è: le donne sono tutte prostitute.
Possono sembrare apocalittiche, e credo che l’unica rivoluzione mai fatta (a memoria storica) è quella degli uomini verso le donne.

Fabrizio Marchi 12:23 pm - 22nd maggio:

Cara Annamaria, ormai è evidente che sei una finta ingenua…:-) Per questa ragione ma anche per altre (le tue argomentazioni continuano ad essere di una disarmante banalità) dopo una prima risposta seria al tuo primo commento, continuerò a rivolgermi a te tra il serio e il faceto.
“Due cenni su di me: non lavoro più, per tanti anni ho fatto la maestra all’estero e poi ho insegnato inglese ai bambini qui. Se capita faccio traduzioni, ma con la crisi, che investe anche l’editoria, sono diminuite e i traduttori che lo fanno da decenni si tengono stretti il lavoro. Peccato, perché tradurre mi appassiona e credo di saperlo fare abbastanza bene. Sì, sono borghese”. (Annamaria Arlotta)
Che tradotto significa:”Sono mantenuta da un marito socialmente affermato (sono pronto a giocarmi tutto quello che ho – non moltissimo – che sia così) che provvede a garantire a me e ai miei figli una esistenza più che agiata. Oppure:” Sono di origini sociali ricche e/o borghesi e posso permettermi di “giocare” nella vita”.
Delle due l’una (o entrambe). Non che voglia entrare nella tua vita privata, sia chiaro, né tanto meno è una colpa essere di origini sociali borghesi (un po’ più, dal mio punto di vista, lo è scegliersi un marito benestante facendosi mantenere e al contempo predicare femminismo e denunciare l’odioso dominio maschilista…); dico questo solo per maggior chiarezza.
Ciò detto, ala luce di quanto sopra, mi viene spontaneo chiederti:” Annamaria, ma tu, onestamente, potresti affermare di sentirti o di esserti sentita nella tua vita una donna oppressa e discriminata all’interno di questa società dominata dal potere maschilista?”.
Presumo che la tua risposta sarà:”Io no, ma tante altre sì”. Ma anche se così fosse, un importante risultato lo avremmo comunque ottenuto. Perché, anche grazie alla tua risposta si potrà finalmente ammettere che NON è affatto vero, come sostiene da sempre il femminismo (non mi riferisco solo alle arrabbiate”, come dici tu, ma al femminismo nel suo complesso), che TUTTE le donne sono oppresse e discriminate (così come non TUTTI gli uomini sono oppressori e discriminanti) ma, al limite, soltanto una parte (come gli uomini, peraltro, e non per ragioni di genere ma per ragioni sociali…).
“certo che ho seguito la vicenda di Rosarno. Le condizioni di lavoro sono tali perché i raccoglitori di pomodori sono stranieri. I raccoglitori sono stranieri perché le condizioni di lavoro sono tali. Nessuno spezza il circolo vizioso”. (Annamaria Arlotta)
Verissimo. Direi elementare. Il problema è che ancora una volta fai finta di dimenticare che siamo arrivati a parlare dei raccoglitori di pomodori (maschi ed extracomunitari) perché tu sostenevi che questi ultimi avrebbero migliori condizioni di vita rispetto alle badanti (femmine ed extracomunitarie) perché per queste ultime, rispetto, ai primi, oltre alla fatica fisica, c’è anche il risvolto di ordine psicologico. Il che è una castroneria di proporzioni colossali, come il semplice buon senso ci dice, sulla quale neanche voglio entrare perché il discorso si farebbe troppo serio mentre mi ero ripromesso di rimanere sullo “svolazzante” e beatamente contraddittorio….
Mi limito a suggerirti, visto che sei di Roma, che, senza neanche allontanarti troppo, se ne hai voglia, potresti portare i tuoi figli a fare una gita molto istruttiva dalle parti di Latina dove vivono molti immigrati addetti all’agricoltura (per chi non lo sapesse, peraltro, il mercato da quelle parti è sotto il totale controllo della malavita organizzata che tratta questa gente come schiavi, e se qualcuno si azzarda anche solo a rivolgersi ad un sindacato gli spezzano come minimo le gambe…). Sono convinto che già sulla strada del ritorno a casa penserai fra te e te:”Certo che l’ho sparata grossa sul blog dei Beta a dire che le badanti stanno peggio dei raccoglitori di pomodori…”.
Naturalmente, ribadisco, non stiamo qui a fare la guerra fra poveri (qualcun’altra l’ha fatta a suo tempo) e a fare la gara a chi se la passa peggio (comunque i maschi…anche e soprattutto in qualsiasi condizione estrema come quella che abbiamo citato come esempio) ma a cercare, non dico di ristabilire la verità su come stanno le cose all’interno della relazione fra i generi (magari fossimo in grado di farlo…) ma, quanto meno, di avvicinarci un po’ di più.
“le donne ottengono successo semplicemente facendola vedere! senza neppure darla!” (dice giustamente Damien). “ me la dà, non te la do…questo è quello che trovo crudo(risponde Annamaria Arlotta).
Annamaria, puoi trovarlo (o far finta di trovarlo) crudo quanto vuoi, ma è così. Ed è una verità talmente vera che deve essere occultata e capovolta nel suo contrario. Per una semplice ragione. E cioè che se fosse portata alla luce, o meglio fosse semplicemente mostrata per quello che è, tutto il paradigma femminista e “politicamente corretto” dominante, costruito, fra le altre cose, sulla negazione di questo aspetto del “femminile” (assai desolante, devo dire…) con il quale QUALSIASI uomo entra in contatto fin dal compimento del suo quattordicesimo anno di età, si squaglierebbe come neve al sole.
Però forse hai ragione. Adesso voglio provare a fare un giochetto (nel prossimo post). Voglio mettere da parte il logos e il principio di non contraddizione di cui sono schiavo, da bravo maschietto, e non preoccuparmi più di tanto se dovessi cadere in clamorose contraddizioni. Tanto che problema c’è?
Fabrizio

armando 9:02 pm - 22nd maggio:

Dal sito citato da Mauro:
“Il maschio è nato stupratore. Mette in azione la sua superiorità fisica rispetto a chi è meno forte di lui.
E’ anche, profondamente,un vigliacco.”

Scoperta davvero epocale. Il maschio è nato stupratore (dal punto di vista fisico, precisiamo), perchè ha il fallo.

Sarebbe come dire che “la donna è nata abortitrice (perchè solo lei ha l’utero). Mette in azione la sua superiorità fisica rispetto a chi è meno forte di lei (il bambino). E’ anche profondamente una vigliacca. ”
Dov’è la differenza?
Come si vede si tratta, in un caso come nell’altro, di pure banalità, che solo menti fasulle possono prndere seriamente in considerazioni.

Marco 12:38 pm - 23rd maggio:

da ITALIANS, del Corriere della sera, 23/05/2011
@
Vestiti uguali, risultati diversi
Caro Severgnini,
il «guardare e non toccare è cosa da imparare» che i miei genitori mi hanno inculcato a lettere di fuoco nel mio cervello di bambina, non esiste più? È semplice rispetto, nulla più: se vedo un bel figliolo per strada con canotta attillata sui bicipiti e sui pettorali palestrati e pantaloni di pelle che nulla lasciano all’immaginazione, mica gli zompo addosso. Non vado di certo a pizzicargli il sedere o a fischiare come uno scaricatore di porto. Dunque, perché se mi metto io un paio di pantaloni attillati e una canotta aderente, gli uomini si sentono in diritto di palparmi il sedere o gridare commenti poco costruttivi su forma/grandezza/tonicità e via dicendo?
Elena Merlo
@@@
Non so voi, ma a me NON capita praticamente mai di vedere degli uomini che per strada palpano il sedere alle donne oppure che urlano commenti “poco costruttivi”.
A voi capita?
@
PS: ho notato che sul Corriere online (per l’esattezza su la 27ora) c’è qualche “vecchio” della QM (in particolare “Silver”) impegnato a contrastare le puttanate delle giornaliste. Vorrei scriverci anch’io, ma vi confesso che mi viene il voltastomaco al solo pensarci. Pertanto evito.

Alessandro 2:10 pm - 23rd maggio:

Marco: Non so voi, ma a me NON capita praticamente mai di vedere degli uomini che per strada palpano il sedere alle donne oppure che urlano commenti “poco costruttivi”.
A voi capita?
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Mai visto niente di simile, per quanto riguarda i palpeggiamenti. D’altronde azzardare oggi a commettere qualcosa del genere significa mettersi un laccio attorno al collo. Per quanto riguarda i commenti “poco costruttivi”, qualche parolina, qualche risatina da parte di qualche scansafatiche all’indirizzo di qualche ragazza mi sembra di ricordarla, ma niente di pesante.
Comunque da parte di una fetta consistente della popolazione femminile italiana la denigrazione dei propri connazionali è diventata lo sport più praticato. Io credo che l’uomo italiano debba oramai prenderne atto, anche se in tantissimni continuano a fare gli struzzi, e cercare le proprie compagne, mogli…altrove. Sarà forse uno sforzo vano, ma credo che oramai non ci sia altra scelta.

armando 2:36 pm - 23rd maggio:

Non solo,ma non capita neanche di vedere uomini con pantaloni attillati tipo ballerini classici che mettano in evidenza i genitali. Anche perchè finirebbero dritti dritti in commissariato. Chissà perchè!

mauro recher 4:50 pm - 23rd maggio:

poteva valere ,forse ,più di qualche anno fa Marco ,la classica mano morta ,invece io ho notato l’esatto contrario ,non che gli saltino addosso ,ma certi commenti trasformati in ululati quello si ,come all’arena di verona durante Romeo e Giulietta ,dove il “figo” di turno veniva tempestato di ululati alla luna ad ogni sua entrata ,e questa ,più personale :)
ho fatto un concerto (parola grossa) ,praticamente ci siamo ritrovati tra amici ed ho fatto questo video
http://www.youtube.com/watch?v=5EVdwLBrOXs
da notare gli ultimi secondi

mauro recher 5:24 pm - 23rd maggio:

questo è il filmato che ,interessa di più …a proposito di ululati
http://www.youtube.com/watch?v=oK8YAedO99U
chiedo scusa a Fabrizio per i 3 post consecutivi

sandro 7:22 pm - 23rd maggio:

“Non solo,ma non capita neanche di vedere uomini con pantaloni attillati tipo ballerini classici che mettano in evidenza i genitali. Anche perchè finirebbero dritti dritti in commissariato. Chissà perchè!”
_______________
Finirebbero inchiappettati, altro che commissariato.

sandro 7:24 pm - 23rd maggio:

“Ma bisogna essere sempre perfettamente coerenti, seri, iper-razionali, SEVERI CON SE STESSI?
>>

Sì.”
________________
Che grande
:)

Marco Pensante 10:02 pm - 23rd maggio:

“Ma bisogna essere sempre perfettamente coerenti, seri, iper-razionali, SEVERI CON SE STESSI?”

No no no, io sono perfettamente d’accordo con Annamaria su questo, non è assolutamente necessario. Però precisiamo. Se lei (e le altre signore) rivendicano il diritto di non esserlo, lo rivendico anch’io (e credo anche gli altri signori). Quindi è finita la pacchia, basta coi due pesi e le due misure della serie “Io ho il diritto di essere incoerente, al limite anche pazza, d’altronde tu sei lì per prenderti le mie accuse di stupro, se no che ci stai a fare? Però TU HAI DA ESSE’ OMO, come i veri uomini di una volta.”
SIIIIIIIIIII’! ANCH’IO NON VOGLIO PIU’ ESSERE SERIO!!! Tutti pazzi! Tutti incoerenti! VIVA L’INCOERENZA!!! D’ora in poi niente più severità con se stessi! D’ora in poi campo libero al COME MI SENTO IO VA BENE! Quindi niente più “essere veri uomini”, “tirare fuori le palle” e tutte le altre scemenze che vengono propinate agli schiavi per farli lavorare di più.
LIBERI TUTTI!

Rino 9:00 am - 24th maggio:

La spensieratezza infantile ha come presupposto la responsabilità degli adulti. Quella stagione onirica ha bisogno di un recinto invisibile costituito da vigilanza, preveggenza, attenzione senza pause che “prende sul serio” tutto perché dietro ogni dettaglio può nascondersi il pericolo.
.
La felice immersione nel presente esige la lungimiranza sul futuro. Insomma la leggerezza di qualcuno esige la “serietà” di qualcun altro. Dunque essa è in qualche modo “pagata” da altri. Se questi mancano è facile che a pagarla, con interesse a usura, sia lo “spensierato”.
.
L’incoscienza ci garantisce l’innocenza mentre la coscienza piena, l’assumere in sé la responsabilità di ogni cosa, è in se stessa una forma di colpevolezza: si deve “rispondere” di ogni cosa come se la si “commettesse” personalmente.
.
I bambini non sono pienamente umani in quanto non sono coscienti (il che non significa che valgano di meno, semmai è il contrario, giacché è la coscienza che si mette al servizio dell’incoscienza). Tra l’incoscienza pura e la coscienza eternamente vigile c’è un ampio spazio intermedio dove l’una si alterna all’altra e vi sfuma.
.
Ma vi è qualcosa di tragico in questo. Il bambino che gode il paradiso della leggerezza non sa quanto pesi la vigilanza al cosciente, se lo sapesse perderebbe il suo privilegio. Ma a quel peso è correlato il diritto all’ultima parola, che spetta all’adulto. Applicato alle polarità F/M le indicazioni sono chiare.
.
All leggerezza del femminile deve corripondere la “pesantezza” del maschile, al quale deve allora esser data l’ultima parola. Se agli uomini compete la colpa, ad essi deve spettare il potere della decisione esecutiva: e ciò è scandalo e orrore per il XXI secolo!
.
L’etimologia profonda di “Maschile” significa “Ciò che ti salva”. Ciò che salva la tua leggerezza, la tua condizione onirica, la tua innocenza: il solo vero paradiso in terra, di cui tu – Donna – beata e invidiabile creatura, benefici.

A noi non è dato, giacché noi, abbiamo “commesso” il Mondo.

Rino DV

cesare 5:16 pm - 24th maggio:

Del resto come non rilevare che è proprio nella femminista sistematica accusa di tutto, persino della Storia, contro i maschi la dichiarata consapevole conferma proprio da parte del femminismo che la responsabilità è dei maschi e nemmeno un’oncia di responsabilità nei millenni è femminile? Il che appunto significa dire, coram populo, che qualunque cosa le donne facciano o dicano da sempre e per sempre, le donne non sono responsabili ma irresponsabili e quindi sono innocenti, appunto come i bambini. E credo che la colpa che davvero ai maschi non è mai stata perdonata e non sarà mai perdonata è di credere e dar effetto alla richiesta di essere ritenute responsabili. Responsabili sì, ma insomma fino a un certo punto. Diciamo un pò per gioco e per affetto. Non è un caso che, a ben vedere, persino della maternità verso il figlio concepito, la cui distruzione è addirittura tutelata dalla legge, si è voluto che le donne fossero irresponsabili. Chiamando coerentemente l’irresponsabilità materna più feroce e totale, maternità responsabile! Una colpa assunta poi di fatto dal maschile anche questa. Penso che la protesta contro i maschi da parte delle femmine è in crescita quanto maggiore è l’abdicazione alla responsabilità da parte dei maschi. La regola richiesta ai maschi dalle donne per essere ritenuti uomini è oggi come sempre: “Prima le donne e i bambini”. E se necessario: ragazzi svelti, armatevi e partite!
chè il petrolio manca sulla tavola.

Annamaria Arlotta 5:30 pm - 24th maggio:

Ribatto al post di Marco (23-5) per dire che commenti del genere farebbero diventare femminista anche una suora!
Ma tu che ne sai? Anzi, chennesai? Anzi, CHENNESAI?

Non essendo mai stato una giovane, che ne sai dei cinquantenni seduti al bar che vedendomi passare quando avevo 14 anni e nella più beata innocenza mi dissero: “uh, che latteria!”, e per ricordarmelo dopo quarant’anni, si vede che ci sono rimasta malissimo?
Che ne sai del non potersi mai sedere su una panchina o a bere qualcosa al tavolino di un bar perché la prima cosa che succede è sentirsi chiedere “Cosa fai tutta sola?” Forse che tu quando ti siedi da qualche parte ti senti chiedere “Cosa fai tutto solo?”
Che ne sai della paura di girare quando è buio e dell’invidia per gli uomini che a meno che vadano in quartieri malfamati lo possono fare tranquillamente?
Che ne sai delle strusciate di uomini bavosi sull’autobus?
Non lo sai. Chiedi a qualche ragazza di tua conoscenza prima di parlare.

Se da un lato mi dispiace perdere la bellezza, dall’altro sono felice di star diventando agli occhi altrui, finalmente, solo una persona, una persona neutra. Mi bevo il tè seduta fuori o mi leggo il giornale su una panchina e nessuno mi rompe le scatole, posso perfino fare una passeggiata in campagna senza motivo, non c’è bisogno di avere il cane appresso, e nessuno penserà che il motivo per cui mi siedo al bar, su una panchina o passeggio in campagna sia perché IN REALTA’ aspetto di essere avvicinata da un uomo, come succedeva quando ero giovane, anche se leggevo il giornale e avrei continuato a farlo in santa pace.

Fabrizio Marchi 5:46 pm - 24th maggio:

E’ un vero peccato che tu non sia nata brutta, Annamaria, ma brutta veramente…Ti saresti risparmiata un sacco di seccature…
Mannaggia…
Fabrizio

Fabrizio Marchi 6:51 pm - 24th maggio:

Devo dire, Annamaria, che sei una “spara balle” di primissimo livello, un vero e proprio “Grosse Bertha” di luoghi comuni; un esemplare superbo, da questo punto di vista…Però, come ho già avuto modo di dire, ci offri diversi spunti di rifelssione sulla “serena contraddittorietà” del “femminile attuale”…
“Che ne sai della paura di girare quando è buio e dell’invidia per gli uomini che a meno che vadano in quartieri malfamati lo possono fare tranquillamente?” (Annamaria Arlotta)
Ma ti rendi conto della insensatezza di ciò che stai dicendo? I maschi crescono da sempre con e nella violenza. Fin da bambini devono farsi largo a gomitate con i loro coetanei. O credi nella favola che i bambini” siano buoni”?
E’ una vita dura quella dei maschi, Annamaria, cosa ne sai tu? O tiri fuori le unghie o soccombi. E questo continua durante l’adolescenza, a scuola, nel quartiere dove sei nato e cresciuto, quando vai a fare il servizio militare e anche dopo. I maschi fanno da sempre i conti con la violenza e con la sopraffazione e, come al solito, quella che tu vivi come un’ esperienza “traumatica” (magari il solo fatto che un uomo ti chieda cosa fai tutta sola nel parco), per gli uomini è più o meno un fatto di “ordinaria amministrazione”. Vuoi che ti racconti la mia esperienza di giovane cresciuto nei quartieri popolari di una grande metropoli come Roma ? (è evidente che la “mia” Roma non era la “tua”, Annamaria)
Vuoi che ti racconti un po’ di vita da caserma? Le angherie e i soprusi a cui ci si deve ribellare (e non a chiacchiere…)? O un po’ di militanza stile “anni ’70? Tu non hai neanche idea dei livelli di violenza, fisica e psicologica, con cui un uomo può trovarsi a fare i conti nella sua vita…
Lasciam perdere, và, ha ragione Damien, i “borg” fanno perdere le staffe anche ai Santi… Meno male che ho deciso di “svolazzare” anche io come te…Però vai a leggerti il bellissimo articolo a firma di Marco Pensante e LukeCage dal titolo “L’Ombra e Piero”. Ti farà bene…(lo trovi nello spazio dei “contributi”)
“Che ne sai del non potersi mai sedere su una panchina o a bere qualcosa al tavolino di un bar perché la prima cosa che succede è sentirsi chiedere “Cosa fai tutta sola?” Forse che tu quando ti siedi da qualche parte ti senti chiedere “Cosa fai tutto solo?” (Annamaria Arlotta)
Magari me lo avessero chiesto in centomila, Annamaria, e invece no. E’ successo solo una volta in vita mia, l’ho raccontato nel mio primo libro, per chi lo avesse letto, e non in Italia. Ma è mai possibile che di questa tua esperienza tu riesca a vedere solo un rovescio della medaglia? E’ mai possibile che non riesci ad immedesimarti anche solo per un attimo nella condizione di un uomo che è invece costretto a proporsi, sempre e comunque? Vorresti veramente farci credere che questa tua condizione di donna corteggiata ti abbia procurato solo dei fastidi e non dei vantaggi? Tiremm innanz…
“Che ne sai delle strusciate di uomini bavosi sull’autobus?” (Annamaria Arlotta)
Sono stato molestato più volte da omosessuali quando ero ancora molto giovane (per mia fortuna ero già un ragazzo “sveglio”…) ma non ne ho mai fatto un dramma e non mi è mai passata per l’anticamera del cervello l’idea di criminalizzarli. Anche perché avevo capito da dove nasceva il loro disagio e il loro modo “improprio” di proporsi. Ed è la stessa identica ragione per cui molti uomini tuttora si propongono in modi e forme diciamo non ortodosse. Ne ho parlato nell’articolo “Stalking e sondaggi” nello spazio degli “editoriali”. Se lo leggi otteniamo due risultati: risparmiamo tempo e tu invece di soffermarti sul blog approfondisci i nostri temi.
Insomma, Annamaria, CHENNESAI tu, di cosa e come è la vita di un maschio fin dalla sua tenera età? NULLA. E allora prima di parlare, come hai detto tu a Marco, chiedi a qualche uomo, ascolta il suo racconto. E poi dì la tua. Senza pensare che le tue esperienze “traumatiche” siano qualcosa di unico (ci metto le virgolette perché francamente, Annamaria, se tu avessi vissuto solo un decimo di quelle che ho vissuto io, non so neanche, se tanto mi dà tanto, se saresti sopravvissuta…).
Vedi, mi fai fare anche la parte dell’uomo duro…E pensa che quello che è successo a me è NULLA in confronto a quello che è accaduto a milioni di milioni di milioni di altri uomini. Prova anche a leggere l’articolo “Glory of women”. Chissà, forse un po’ di vita di trincea ti avrebbe aiutato a relativizzare i tuoi “traumi” da abbordo non ortodosso…
Fabrizio
P.S. azz…non riesco proprio a “svolazzare”, è più forte di me, fossero i traumi che ho subito o i troppi dinieghi ricevuti quando anche io mi rivolgevo alle ragazze per la strada chiedendogli dove se ne andassero tutte sole invece di venire a farsi una passeggiata con il sottoscritto?…Chissà quante ragazze ho traumatizzato senza saperlo. Mi toccherà fare l’ennesima autocritica della mia vita…(ho smesso da tempo di farle…) Il fatto è che qualcuna ci stava…Vedi, un maschio non sa mai come deve comportarsi, rischia sempre di sbagliare, a differenza vostra che avete il privilegio di andare sempre a botta sicura…

Rita 7:11 pm - 24th maggio:

Io non lo so che gente frequentavate da piccole. Pure io ricordo un paio di ubriachi che fecero apprezzamenti in età adolescenziale sull’airbag anteriore. Peraltro l’unica cosa che m’indussero come pensiero, fu che probabilmente avevo una maglietta troppo attillata. Usando maglioni più larghi non capitò più. Questa cosa delle tette grosse (perdonate l’eufemismo :-D ) è una cosa che mette in imbarazzo comunque a prescindere. Mi ricordo di aver condiviso questi pensieri con una collega con lo stesso “problema”. D’istinto pure lei indossava i maglioni di papà. Ma è un qualcosa a prescindere dai commenti maschili. E non so se esista un paragone coi maschi, ma è innegabile che le femmine in età puberale si confrontano le dimensioni col seno ..e si sentono “diverse” quelle cui cresce troppo poco o più tardi e quelle cui cresce troppo.
Che possa suscitare fastidio lo capisco. Forse anche un leggero timore (se sono sconosciuti) ma giusto quell’attimo che ti consente di allontanarti. Peraltro non mi è mai capitato di dover cambiare strada. Mi è capitato di dover cambiare posto al cinema. Ma non è stato un grande trauma. Ecco, non ne farei un dramma: credo anzi che sia anche un po’ “salutare”, nel senso che si impara a comportarsi, si impara a relazionarsi, si impara perchè no, anche a “rispondere”, si impara a capire che reazioni si suscitano nei diversi atteggiamenti e a comportarsi di conseguenza. Immagino che anche i maschi facciano esperienze simili, in maniera attiva più che passiva, nel senso dell’azione più che della reazione. Imparano che cosa è opportuno dire o non dire, fare o non fare. Per quanto riguarda qualche vecchio bavoso, mi ricorda qualche patetica vecchia signora che vedo in giro (s)vestita e truccata come una quindicenne.

Credo peraltro che ci sia un po’ di “esagerazione” nel racconto femminile.. capita ma da pendolare frequentatrice di autobus pluritrentennale, posso affermare che è frequente come essere scippate o borseggiate sugli autobus. E a me è capitato soltanto una volta di essere borseggiata… :-P

Leonardo 7:12 pm - 24th maggio:

Annamaria Arlotta:
Forse che tu quando ti siedi da qualche parte ti senti chiedere “Cosa fai tutto solo?
————————————————————
No, infatti ho passato la vita soprattutto da solo e nessuna donna si è mai preoccupata di questo.
———————————————————
Annamaria Arlotta:
Che ne sai…dell’invidia per gli uomini…
——————————————————-
Prova a ragionare senza invidia per gli uomini, forse riesci a vedere meglio la situazione.
—————————————————————-
Annamaria Arlotta:
che ne sai dei cinquantenni seduti al bar che vedendomi passare quando avevo 14 anni e nella più beata innocenza mi dissero: “uh, che latteria!”, e per ricordarmelo dopo quarant’anni, si vede che ci sono rimasta malissimo?
—————————————————————
Imbecilli si, anche perché io non ho mai amato queste esternazioni e a 14 anni (beato, innocente o no) mi sono beccato qualche frocio. A quei tempi poi, si diceva che gli uomini non correvano più dietro alle donne ma il contrario…

mauro recher 7:55 pm - 24th maggio:

E’ un vero peccato che tu non sia nata brutta, Annamaria, ma brutta veramente…Ti saresti risparmiata un sacco di seccature…
Mannaggia…
Fabrizio

quanto hai ragione Fabrizio , se vuole le racconto le storie di ordinaria amministrazione che hanno i brutti in giro ,(anche le brutte) ,altro che “bella latteria ” ,i brutti che ,per grande sbaglio loro ,dichiarano il loro amore o tentano semplicemente di abbordare ,sono considerati dei criminali (leggiti il mio post che riguarda femminismo a sud e il loro pensiero sull’uomo brutto ) ,il sottoscritto ,essendo di non bell’aspetto (sembra che .al giorno d’oggi sia una disgrazia e non solo per le DONNE) veniva ripreso più volte con un ironico “quanto sei bello” per carita si aveva 14 ANNI ma vedi che ,come te ,me lo ricordo ancora ?? e vogliamo continuare con storie che ho letto in giro .alcune davvero tremende??
ma magari ,come dice Fabrizio avessi potuto avere l’onere di essere importunato ,ti giuro ,mai successo ,chissa poi il perchè :)

Marco 8:43 pm - 24th maggio:

Annamaria, ti ha già risposto egregiamente Fabrizio, perciò non perderò neppure tempo a risponderti, tanto non ne vale la pena.
@@@@
PS: ma l’avete letto questo schifo di articolo?
http://27esimaora.corriere.it/articolo/volete-capire-a-che-punto-e-il-sessismoguardate-questa-statua-di-donna/

Alessandro 8:51 pm - 24th maggio:

A. Arlotta: Che ne sai del non potersi mai sedere su una panchina o a bere qualcosa al tavolino di un bar perché la prima cosa che succede è sentirsi chiedere “Cosa fai tutta sola?”>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Annamaria, è difficile che nella vita non si faccia esperienza sulla propria pelle della caffoneria altrui. Anche tu hai ricevuto la tua razione, ma come giustamente metteva in rilievo Fabrizio, ciascuno potrebbe raccontarne delle belle. Va detto, una sofferenza psicologica provocata da uomini e donne, che sanno ferire in maniera diversa ma comunque. Concentrandoci su quella prodotta dagli uomini, che è l’argomento di discussione, io sostengo che a farne le spese siano principalmente gli stessi maschi. Fabrizio ha descritto in maniera mirabile l’esistenza del giovane uomo: la sua adolescenza e la sua prima giovinezza, soprattutto se debole e fragile, sono una vera e propria guerra, un continuo “guardarsi le spalle”, un cammino irto di trappole sistemategli dai suoi stessi. Non so se ci sia qualcosa di anologo fra le donne, ma certo fra gli uomini, che, come le donne, sono, in grande maggioranza, dei mediocri( qui non si fanno sconti a nessuno, si applica l’autentica parità tra i generi ) la costruzione della propria identità, soprattutto in giovane età, passa spesso attraverso la sopraffazione di un altro o di altri uomini: è la competizione per assurgere a leader del gruppo, e in questa competizione il bisogno di mostrarsi vincenti agli occhi dell’altro sesso o declassare l’altro agli occhi dell’altro sesso, gioca un ruolo decisivo. Di conseguenza oserei dire che ciò che la donna riceve dall’uomo in termini di violenza psicologica, va considerato quasi trascurabile rispetto a quanto spesso riceve un uomo da un altro uomo.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>Forse che tu quando ti siedi da qualche parte ti senti chiedere “Cosa fai tutto solo?”
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Certo che no. Però che pacchia stare seduti in un bar ed essere abbordati dalle donne, magari offrendoti anche da bere :-)
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>Che ne sai della paura di girare quando è buio e dell’invidia per gli uomini che a meno che vadano in quartieri malfamati lo possono fare tranquillamente?
Che ne sai delle strusciate di uomini bavosi sull’autobus?
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Io sono un uomo e di sicuro non mi azzardo a girare quando è buio per le strade della mia città: sconsigliabile per chiunque, uomini e donne che siano. Le strusciate negli autobus? Roba vecchia, da anni Settanta-Ottanta. Anche l’uomo più rincoglionito, e ce ne sono tanti in circolazione, incomincia a captare che è meglio non azzardare certe avance, se anche i pezzi grossi ne escono con le ossa rotte, vedi l’ultimo caso.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>Se da un lato mi dispiace perdere la bellezza, dall’altro sono felice di star diventando agli occhi altrui, finalmente, solo una persona, una persona neutra. Mi bevo il tè seduta fuori o mi leggo il giornale su una panchina e nessuno mi rompe le scatole, posso perfino fare una passeggiata in campagna senza motivo, non c’è bisogno di avere il cane appresso, e nessuno penserà che il motivo per cui mi siedo al bar, su una panchina o passeggio in campagna sia perché IN REALTA’ aspetto di essere avvicinata da un uomo, come succedeva quando ero giovane, anche se leggevo il giornale e avrei continuato a farlo in santa pace.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Sono d’accordo con te. Infatti io sostengo da tempo che la donna italiana, quella conosco, va lasciata, nella maggior parte dei casi, tranquilla a leggersi il giornale in santa pace senza essere disturbata. Ma sia chiaro, senza proprio mai essere disturbata. Sola, soletta, anche a casa. Sono dell’avviso che questo non potrà che giovarle.

Marco Pensante 9:11 pm - 24th maggio:

Oddio, oddio madonna signore, anzi signove con la evve moscia, oddiomadonnasignove cosa le hanno detto! Addirittura “cosa fai tutta sola!” E’ orribile, anzi ovvibile, ovvove! E poi gli uomini bavosi! (traduzione: gli uomini che non le piacciono)! Ma come è possibile che al mondo succedano cose del genere? E’ proprio vero che le donne sono oppresse!!! Non se ne può più!!! Ergastolo, anzi pena di morte per chi dice “cosa fai tutta sola”! Le ragazze sole non si toccano!!! Castrazione chimica! Sodomizzazione in carcere! Tortura per chi apprezza la latteria e fa soffrire PER DECENNI una povera bambina innocente! Massacriamoli tutti!!!
A meno che non siano dei bei fighi. Allora possono dire quello che vogliono, perché c’hanno il raggio traente. Che è er raggio traente? Boh, che ne so, l’haddetto na bblogger, ce sta bbene, no, cheddici, Annamari’, er raggio traente come dire cioè, ccapito, che mme tira? Fa fine, no?…

Fabrizio Marchi 1:13 am - 25th maggio:

“Di conseguenza oserei dire che ciò che la donna riceve dall’uomo in termini di violenza psicologica, va considerato quasi trascurabile rispetto a quanto spesso riceve un uomo da un altro uomo”. (Alessandro)
Senza dimenticare, Alessandro, la violenza che gli uomini subiscono dalle donne, e mi permetto di ricordare a tal proposito il mio articolo “Ho subito violenza ma l’Istat non lo sa” E’ ora di cominciare a parlare di violenza di genere, ma dal punto di vista maschile, senza timori. E’ ora di rompere questi tabù e di affermare in modo forte e chiaro che esiste una violenza di genere subita in tanti modi diversi dai maschi da parte delle femmine..
“è la competizione per assurgere a leader del gruppo, e in questa competizione il bisogno di mostrarsi vincenti agli occhi dell’altro sesso o declassare l’altro agli occhi dell’altro sesso, gioca un ruolo decisivo”. (Alessandro)
Le femmine giocano un ruolo decisivo, da questo punto di vista, e il più delle volte fanno di tutto per alimentare la competizione fra i maschi che niente altro è che la cartina al tornasole del loro narcisismo, lo specchio, la prova provata del potere (enorme) che esercitano sui maschi, specie su quelli in giovane età, ma non solo. La loro responsabilità è enorme, sotto questo profilo (magari fosse solo questo). La differenza consiste “solo” nel fatto che le femmine a volte agiscono per interposta persona. Ma questo non cambia assolutamente nulla. Anzi, a mio parere è anche più grave come comportamento perché più subdolo.
“Certo che no. Però che pacchia stare seduti in un bar ed essere abbordati dalle donne, magari offrendoti anche da bere ” (Alessandro)
E’ veramente incredibile come si possa reinterpretare una condizione di oggettivo vantaggio, diciamo pure di privilegio, e capovolgerla nel suo contrario. E’ tipico del femminismo. Annamaria non è, questo è evidente, una femminista. Anzi, è una donna fondamentalmente tradizionale (come tantissime) che si è data una spruzzata di femminismo e di “sinistrismo”. Però il suo modo di vedere le cose è significativo e ci dà il polso della situazione. Badate che, al di là dei frizzi e dei lazzi che suscitano in noi i suoi interventi (né potrebbe essere altrimenti), lei rappresenta in realtà il modo di ragionare e soprattutto di sentire di una larga maggioranza di donne.
Il semplice fatto che qualcuno le rivolga la parola per la strada o mentre è seduta ad un bar, lo vive (quando non gli garba il tizio, è ovvio, questo non lo dice ma è così, come sottolinea giustamente Marco Pensante) come una insopportabile molestia, quindi come una violenza. Non riesce a mettersi neanche per un nano secondo nella testa dell’altro perché ciò che conta è solo la sua percezione in quel dato momento. E quella sua percezione diventa la verità.
Volendo fare un volo pindarico (forse troppo, ma ci capiamo), mi ricorda un pò la sensazione che proviamo (e la reazione che abbiamo), siamo onesti, quando ci troviamo in auto fermi ad un semaforo (per lo meno per chi di noi vive in una grande città) e veniamo regolarmente avvicinati da numerosi extracomunitari, a volte anche eccessivamente petulanti, che vogliono lavarci i vetri, venderci dei fazzolettini di carta, un mazzo di fiori ecc. E spesso, dobbiamo essere onesti, ci ritroviamo a sbuffare perché in quel momento specifico il tizio in questione ci sta seccando, oppure non abbiamo soldi spiccioli in tasca, oppure ancora andiamo di fretta, siamo soprapensiero e così via. . Subito dopo però (e spesso anche nel mentre) ci riflettiamo e fra noi pensiamo:”Povero cristo, pensa che vita che fa sbattuto tutto il giorno all’angolo di una strada a vendere ninnoli; sì, mi rompe i coglioni ogni benedetta volta (per chi fa la stessa strada tutti i santi giorni) con ‘sti fiori però in fondo è da comprendere, sicuramente sta messo molto peggio di me. E allora fai la “fatica” di tirar fuori il portafogli per dargli qualche moneta, con quelli di dietro che ti stanno già clacsonando perché vanno di fretta…”.
Ecco, se scegliessimo di fermarci alla prima sensazione, noi saremmo un po’ come le tante Annemarie in circolazione. Invece riflettiamo, ci mettiamo, o meglio, proviamo a metterci nei panni dell’altro e nella sua condizione, e da un iniziale moto di insofferenza passiamo addirittura a nutrire una certa solidarietà nei suoi confronti.
Naturalmente, come dicevo, l’esempio è iperbolico, forse anche scentrato, però può aiutarci a capire ciò che voglio dire.
Il femminismo, oggi femdominismo, è stato abile nel mutare la percezione femminile (o forse ha solo agito su di un terreno già fertile). “Il metro di misura di un comportamento altrui è solo e unicamente il mio (della donna). Che quel comportamento sia gradevole o molesto lo decido io e solamente io”. Il che, fino ad un certo punto, è anche comprensibile, purchè non diventi l’unico metro di valutazione oggettiva (?) della realtà.
Di fatto siamo a questo perché l’Annamaria di turno è oggi in linea teorica (e anche pratica) legittimata a denunciare per molestie un uomo che le ha fatto un apprezzamento pesante sulle sue forme fisiche oppure le ha rivolto la parola per la strada in un modo che lei ha ritenuto pesante o lesivo della sua persona.
Fabrizio

Damien 5:13 am - 25th maggio:

Annamaria Arlotta (Codename: Double A; Borg ver. 6.1.0.)
:::IL FEMMINILE FUTURO: OGGI!!::::::::::::::::::::::::::

meno di 140 caratteri

“Se puoi magari evitare il “nazi” la prossima volta…sai, potrebbe suonare leggermente offensivo…se non chiedo troppo eh?”

Il termine Nazi è appropriato, l’ideologia NAZIfemdominista odierna è di una similitudine disarmante! sorry!

“Non è vero, parlavamo di tutt’altro”
da qui si evince che la logica non è farina del suo sacco! se ne faccia una ragione..

“squillino le trombe e si faccia entrare dunque il Tribunale della Santa Inquisizione perché determini, in ognuno di noi, il peccato di egocentrismo! Ah Damien, ma tu sei perfetto?”
Classica tattica del non rispondere usando altra domanda ed altro topic, politichese di bassa lega, e per quanto mi riguarda, sono umano ma non di sesso femminile, altrimenti attingendo dai suoi discorsi, ne evinco che lo sarei..

“Quello che ho capito dai nostri discorsi, comunque, e vi farà piacere saperlo, è che le donne devono prendersi le loro responsabilità. Se in nome della spettacolarizzazione della tv una giornalista si presenta vestita come se andasse a cena fuori è anche colpa sua, che non difende la sua dignità professionale. Se resta sposata a un uomo orribile perché ha paura della solitudine o del biasimo della famiglia e della gente in genere, beh, non sono d’accordo con la sua scelta, ci vuole anche coraggio e soprattutto rispetto per se stesse, che pare mancare a molte donne.”

allora.. ALLORA… si.. vedo la luce! finalmente! la speranza! si! oddio! allora lo vedi che se vuoi ci si capisce.. Ok!! che avete deciso di fare te e le tue amiche? azione di volatinaggio? articoli per sensibilizzare le donne a questo tema? aprite un sito donnebeta.org e facciamo gemellaggio? cominciate voi stesse ad agire in maniera diversa? non mi risponda… da buona politichese, immagino che trattasi solo di.. politica spicciola inconcludente!

” che ti devo dire? Molte altre no. Non abbiamo concluso niente.” la risposta sterile da Lei fornita risulta di uno sconcerto talmente disarmante che annulla la redenzione che volevo agevolarLe sulla frase precedente.. forse farebbe bene a guardarsi meglio intorno.. e quando dico intorno non parlo di un intorno provinciale.. ma nazionale! e poi se le riesce, mondiale!

“Quella possibile. Non siamo mica handicappate.” al solito la nostra farfallina svolazza.. risponde in maniera superficiale (cosa intende per QUELLA POSSIBILE?) in linea col politichese di bassa lega.. e mi permetta.. dire handicappate non sta bene.. meglio affermare che siete: “DIVERSAMENTE UOMINI!”.. più appropriato!

:::::L’angolo rilassante::::
..per ritemprarsi tra una lettura e l’altra!

TROVA IL PROVERBIO raffrontando le frasi STORICHE!:

1)nessuno penserà che il motivo per cui mi siedo al bar, su una panchina o passeggio in campagna sia perché IN REALTA’ aspetto di essere avvicinata da un uomo, come succedeva quando ero giovane, anche se leggevo il giornale e avrei continuato a farlo in santa pace.(On. A.Annamaria)

2)Il popolo ha fame? che mangino Brioches!(Regina Maria Antonietta)
___________________________
(soluzione: Non parlar di fame al sazio)
:::::L’angolo rilassante::::

“me la dà, non te la do…questo è quello che trovo crudo.” Se non svolazzasse, se approfondisse l’argomento, magari leggendo l’articolo RECIPROCITA’ e SPONTANEITA’, esimia, troverebbe tutto piu’ digeribile.. ma lei non si applica.. risulta superficiale.. a tratti vanesia.. aspetto ancora i suoi genitori!

“Hai ragione” si.. ma la ragione è dei fessi.. perchè vede, esimia, dare ragione senza i fatti equivale a nulla.. solo rabbonire l’interlocutore senza dare garanzie di cambiamento.. ai quali, purtroppo per Lei, siamo tristemente abituati! lei, ONOREVOLE, che propone? si attiverà? o preferisce sorvolare, mantenendo lo status quo??

:::PRAFRASANDO::: A cura di A.Annamaria

“Non essendo mai stato una giovane, che ne sai dei cinquantenni seduti al bar che vedendomi passare quando avevo 14 anni e nella più beata innocenza mi dissero: “uh, che latteria!”, e per ricordarmelo dopo quarant’anni, si vede che ci sono rimasta malissimo?”

A parte il fatto che con quello che costa la chirurgia plastica oggi, Lei risulta agevolata! mi consenta di ricordarLe che lei e le appartenenti alla sua categoria ..ve dovete da decidere na bona vorta!! aehm.. la invito, a tal proposito, ad ascoltare piu’ volte la canzone “CARA TI AMO” di Elio e le storie Tese! (puo’ trovare anche il video su youtube)

“Che ne sai del non potersi mai sedere su una panchina o a bere qualcosa al tavolino di un bar perché la prima cosa che succede è sentirsi chiedere “Cosa fai tutta sola?” Forse che tu quando ti siedi da qualche parte ti senti chiedere “Cosa fai tutto solo?”

Un uomo a caso, un LUSSO del genere, se lo sogna! a meno che ovviamente non sia il solito cliché che tutti ormai conoscono e abbiamo piu’ volte, anche sopra, puntualizzato.. della serie.. RECIPROCITA’ e SPONTANEITA’, questa sconosciuta!!

“Che ne sai della paura di girare quando è buio e dell’invidia per gli uomini che a meno che vadano in quartieri malfamati lo possono fare tranquillamente?”

Classificata prima alla scalata del Monte Vetro, ma suvvvvviaaa! On. Arlotta!! Siamo al Vanesio.. in primis NESSUNO andrebbe in posti malfamati (non ci va neanche la polizia a momenti!), e se giri, di notte, a piedi, in qualsiasi luogo delle nostre care città, che tu sia uomo o donna la circonferenza dello sfintere risulta tale da non permettere l’entrata di uno spillo! non vedo quindi cosa ci sia di invidiabile nell’essere uomo! il non venir stuprati?? beh.. guardi.. anche essere accoltellati per il portafoglio le assicuro che non risulta un’esperienza piacevole..

“Che ne sai delle strusciate di uomini bavosi sull’autobus?”

Ergo uomini che non le piacciono.. ma se domani si girasse e vedesse il classico fusto mediterraneo che la palpa o la guarda.. mi dica.. la reazione sarebbe la stessa? o per come credo.. due pesi e due misure? perchè io credo in questo.. a seconda di quello che VOI stabilite, lo stesso atto CRIMINOSO a PRESCINDERE risulta denunciabile o meno.. come dire.. se sei figo e fai na rapina.. ti è concesso..che coerenza.. una perla! mi tolga una curiosità, Onorevole double A! Lei sale su autobus di soli uomini? perchè vede.. quelli che uso io hanno una utenza variegata, uomini e donne bavosi, uomini e donne mediocri, uomini e donne belli, persone che puzzano, ragazzi che urlano e via dicendo.. mi dica.. ma lei ha tutta questa sfiga di trovare SEMPRE gli autobus di soli uomini bavosi? perchè vede.. quando l’autobus è pieno, spesso è capitato che mi sentissi spingere alle spalle da due latterie! salvo poi accorgermi che erano di proprietà di una sessantenne.. usando il suo metro di misura, avrei dovuto denunciarla, fosse stata figa invece.. mmah! ne deduco che la coerenza è un termine estinto dal suo vocabolario.

Annamaria Arlotta (Codename: Double A; Borg ver. 6.1.0.)
:::IL FEMMINILE FUTURO:OGGI!!::::::::::::::::::::::::::

sandro 9:33 am - 25th maggio:

“Ma tu che ne sai? Anzi, chennesai? Anzi, CHENNESAI?”
_______________
Io un paio di cose le so:
1) Se a una donna dà fastidio sentire commenti sulle sue parti intime, a me dà molto, ma molto più fastidio il modo che la maggior parte delle donne ha di mettere zizzania tra gli uomini mettendoli in competizione tra loro.
Quindi, dovendo scegliere, preferirei nettamente non averle mai tra i coglioni. Altro che guardargli le poppe.
2) Se a una donna lo sguardo maschile dà così fastidio, mi piacerebbe capire il motivo per il quale tante, arrivate agli anta, si fanno massacrare dal chirurgo estetico e spendono una barca di soldi per cercare di ridonare al proprio corpo proprio quella freschezza giovanile che attirava lo sguardo maschile su di esse.
Sbaglio o qualcosa non torna?

Damien 12:01 pm - 25th maggio:

La donna per l’uomo è il fine, l’uomo per la donna un mezzo, ergo quando un uomo solitamente si prepara prima di uscire, è predisposto generalmente sia alla conoscenza che al concedersi sessualmente, tutto per essere attraente e disposto a concedersi.

La donna, contrariamente all’uomo, dimostra che le sia sufficiente in tali casi vivere di semplice CONSIDERAZIONE, si preparano per ORE per poi tornare a casa sola e bearsi di essere ancora attraenti.. diversamente non si capirebbe l’importanza della chirurgia plastica o del truccarsi per ore prima di andare in un luogo per poi tornare a casa sole, come al solito.. puro e semplice egoismo, egocentrismo vulvare,io sono io e voi non siete un cazzo, dove sono gli uomini di una volta, tu devi..gliela do o non gliela do.. dio come mi attizza il marito della mia amica..gli uomini sono tutti stronzi.. mi levo il trucco e vado a letto.. meno male che c’è il mio cane a farmi compagnia stanotte..

Sandro2 12:46 pm - 25th maggio:

Per Annamaria:
Silverback 8/12/2006
http://questionemaschile.forumfree.it/?t=12678742
Ogni uomo ha da raccontare una storia di quand’era ragazzo – ricordi di cameratismo – e magari un episodio di iniziazione. Può darsi che riguardino un amico, oppure il “branco”, magari i tempi memorabili trascorsi insieme scorrazzando in bicicletta, giocando a pallone, andando al cinema o anche, semplicemente, “bighellonando”.
Oppure, può darsi che la sua storia non riguardi tanto gli amici quanto piuttosto un evento, un momento che oggi è intenso nella memoria come il giorno in cui accadde, anni fa.
Queste sono le storie che agli uomini piace raccontare.

E poi ci sono altre storie di iniziazione che gli uomini non raccontano altrettanto volentieri o non raccontano affatto, perché anche a distanza di anni il dolore emotivo legato all’esperienza continua a disturbarli profondamente come il giorno in cui l’evento accadde, quando avevano dodici o quattordici anni.
Queste sono storie di crudeltà – di prepotenza, umiliazione, paura e tradimento – che la stragrande maggioranza delle donne non sente mai narrare e che in genere uomini e ragazzi non riescono a condividere nemmeno fra di loro.

A partire all’incirca dai dieci anni, quando un bambino si avvicina alla pubertà, il normale sviluppo cognitivo lo rende più consapevole di se stesso e della sua posizione nel gruppo, alzando la posta in gioco in tutte quelle occasioni di competizione nelle quali i giovani maschi vanno consumandosi: chi è più forte, chi piace di più alle ragazzine, chi prende i voti migliori, chi gioca meglio a basket, chi è più ricco e ha le cose migliori, chi riesce ad avere il sopravvento nei loro scontri verbali.
Il desiderio di autonomia di un ragazzo, il fatto che ora sia sottoposto a una minor supervisione degli insegnanti e il suo desiderio di svincolarsi dall’influenza dei genitori, ne fa una recluta volontaria nella cultura del gruppo dei suoi coetanei.

Allo stesso tempo, il gruppo pretende da lui un’adesione completa, e lo metterà in ridicolo ogni qualvolta egli non si conformerà. Non importa se si tratta dei programmi televisivi che guarda, dei libri che legge, delle scarpe che porta, del colore delle calze, della lunghezza dei calzoncini, del taglio dei capelli, del suono della risata o altro: qualsiasi cosa un ragazzo faccia o dica di diverso dal suo gruppo può essere, e di fatto sarà, usata contro di lui.
I cambiamenti fisici di questa età – l’altezza, la muscolatura, la voce e la comparsa dei peli sul viso, per esempio – non fanno che aumentare l’imbarazzo di un adolescente.

Quasi tutti i ragazzi nascondono la propria sofferenza, perché ammetterla sembra una debolezza. E tutti cercano, se appena è possibile, di giocare d’anticipo, spostando l’attenzione sugli altri per distorgliela da sé. In questa guerra psicologica nessuno è al sicuro, né ci sono veri “vincitori”. Quando si inoltrano in questa età così incerta, i giovani maschi hanno un disperato bisogno di modelli di ruolo, e nella maggioranza dei casi l’immagine dominante della maschilità (o “mascolinità”, come dicono “gli esperti”…) richiede sempre forza e stoicismo.
Fra di loro i ragazzi si impegnano in una continua guerra psicologica. I più grandi tormentano i più piccoli – sopraffacendoli grazie alla superiorità fisica – e i più piccoli li imitano, creando un ambiente che contrappone il forte e il debole, il simpatico e l’antipatico, chi ha il potere e chi non ce l’ha, il “branco” ispirato alla conformità e il ragazzino che in un modo o nell’altro non riesce ad adeguarsi alle aspettative del gruppo.

In proposito riporto dei fatti accaduti negli anni Novanta negli USA; fatti che, comunque, accadono dappertutto.

Un pomeriggio era capitato un episodio significativo nella sala di ritrovo di una scuola della East Coast; un alunno di prima media, spalleggiato da alcuni amici dall’aria contrita, finse di essere sconvolto per la morte del padre. Un altro ragazzino lo avvicinò per consolarlo, credendo sinceramente che l’altro si trovasse nella più triste delle circostanze.
Dopo aver preso in giro il suo premuroso compagno per diversi minuti, l’altro confessò l’inganno – i suoi genitori erano vivi e vegeti – e una volta trionfalmente rivelato lo scherzo, lui e i suoi amici si fecero una gran risata.
Il ragazzo compassionevole, che si sentiva stupido e rabbioso per essere caduto nella trappola, diventò lo zimbello degli altri. E imparò la lezione: la prossima volta, non sarebbe stato tanto lesto a mostrare compassione.

E ancora:
Al compleanno di un bambino che non riscuoteva le loro simpatie, un gruppo di ragazzi cantò per lui la tradizionale canzoncina, ma finse di essersi dimenticato il suo nome. Quando l’imbarazzo del festeggiato fu palese, essi si scusarono e poi tirarono fuori la torta: un blocco di ghiaccio ricoperto di glassa.
Negli spogliatoi della palestra, alcuni ragazzi urinarono sui vestiti dei compagni e nelle bottiglie del loro shampoo. Ci furono casi di “strizzamento dei capezzoli”, dolorosi e umilianti per la vittima. I ragazzi facevano gli svenevoli e si strofinavano contro i compagni bersagliati dalle molestie. A volte mettevano dei preservativi usati o della spazzatura fra i loro vestiti o nei loro armadietti.

In genere, né la vittima né i suoi amici riportavano questi incidenti agli insegnanti, soprattutto perché sapevano che gli atti erano di natura talmente intima e così chiaramente dolorosi che qualsiasi adulto, insegnante o genitore, li avrebbe disapprovati; ci sarebbero stati dei castighi e le ripercussioni avrebbero potuto essere peggiori dell’incidente originale.
Come se non bastasse, mostrare il proprio dolore sarebbe equivalso a un’ammissione di sconfitta e non avrebbe fatto che aumentare la vulnerabilità della vittima di fronte a nuove ondate di derisione e di attacchi. Chiunque sa che è così.

Perché mai un ragazzo dovrebbe starsene seduto a disagio in classe preferendo trattenersi per un intero pomeriggio di lezioni piuttosto che mettere piede in bagno e liberarsi? Perché una fila di orinatoi aperti è un invito all’umiliazione. Tutto quel che ci vuole è una rapida spinta da dietro, e il ragazzo che perde l’equilibrio resta con i calzoni bagnati, ridicolizzato all’infinito. Non solo l’aggressore lo tormenterà; qualsiasi altro ragazzo abbia assistito all’episodio, o ne abbia anche solo sentito parlare, rincarerà la dose. Lo prenderanno in giro, e continueranno a mormorare e ridacchiare per l’accaduto finché qualcun altro, ancora più umiliato, non prenderà il suo posto.

Altro caso accaduto sempre in una scuola americana:
I membri della squadra di lacrosse portavano regolarmente in un campo due allievi di prima, dei tipi mingherlini, e li costringevano a battersi l’uno contro l’altro. Se avessero opposto resistenza il resto della squadra li avrebbe picchiati comunque.
E così questi ragazzi più piccoli si battevano, mentre gli altri li videoregistravano per poi mostrare il filmato a tutta la scuola.

Nonostante le apparenze, tutti i ragazzi vivono con paura in questa cultura della crudeltà.
Essi inoltre aderiscono al suo codice e sono fedeli ai suoi princìpi anche se molto spesso non li sentono propri, perché lo considerano un inevitabile banco di prova della loro virilità.*
(*O il “Grande Impossibile”, come la definiscono le popolazioni Fox, degli Altopiani Orientali di Papua Nuova Guinea.)
In ognuna di queste lezioni di prepotenza, paura e tradimento, un ragazzo è trascinato lontano dalla fiducia, dall’empatia e dal legame con gli altri.
Questo è quanto i giovani maschi – che successivamente saranno uomini – hanno da perdere abbracciando la cultura della crudeltà.
Ciò che invece imparano da essa è un comportamento emotivamente circospetto, quel fare guardingo col quale tantissimi uomini (troppi) si accostano alle relazioni umane per il resto della loro vita.

Per concludere:
Solitamente, in terapia, le femmine adolescenti combattono contro un eccesso di sentimento. Si concentrano troppo sulle reazioni emotive proprie e altrui.
Nel caso degli adolescenti maschi vale invece esattamente l’opposto.
Le ragazze tendono a sentirsi a proprio agio nel parlare dei propri alti e bassi emotivi con le amiche; i ragazzi, in genere, evitano di discutere i propri sentimenti con chiunque.
Lottano da soli; e questo ha sovente conseguenze tragiche.

Spessissimo, uomini e ragazzi si identificano in un’immagine romantica dell’isolamento.
Al cinema, i bambini vedono il gelido rifugio artico di Superman: la sua remota, straordinaria, cristallina Fortezza della Solitudine. Quando la pressione che gli deriva dal vivere fra i mortali diventa eccessiva – con tutte quelle incessanti lotte fra il bene e il male, per non parlare delle complicazioni sentimentali – Superman scompare nella sua fortezza per starsene in pace con i propri pensieri.
Batman, tormentato dal fatto di aver perso i genitori in tenera età, si dedica a un’incessante lotta contro il male, ritirandosi, fra un episodio e l’altro, nella sua buia e desolata “Bat Cave”, un rifugio sotterraneo pieno di marchingegni, tecnologie computerizzate e una serie di straordinari meccanismi, ma assolutamente privo di conforto emotivo.

Questi eroi dei fumetti vanno e vengono dalle loro fortezze senza problemi.
Ma quando i ragazzi sono tagliati fuori dai legami realmente significativi con i genitori, gli amici e i coetanei, si ritrovano ad affrontare le pressioni sociali dell’adolescenza da soli.
Senza aiuti esterni, e male equipaggiati per scoprire una via che li porti fuori dal loro nascondiglio, molti ragazzini finiscono per arenarsi, sprofondando sempre più nell’isolamento emotivo ed edificando mura sempre più alte e robuste intorno alle proprie emozioni, fino a cancellare completamente ogni traccia di sé.

La chiusura in se stessi è uno dei segni più comuni di sofferenza emotiva fra i maschi nella prima fase dell’adolescenza e può lasciar presagire un’ulteriore discesa nella depressione e, molto spesso, l’adozione di comportamenti autodistruttivi.
Un ragazzo che non abbia autentiche interazioni sul piano emotivo perde l’opportunità di una significativa crescita in quell’ambito.
Per tutti noi, lo sviluppo psicologico e personale si realizza nel momento in cui riusciamo a guardare in faccia ciò che ci disturba, lo comprendiamo e sappiamo escogitare un modo positivo di reagire.

Di fronte a una causa di turbamento, un ragazzo emotivamente isolato reagirà invece cercando un capro espiatorio e dando la colpa dei propri problemi agli altri o alle circostanze.
Ciò che né lui, né i suoi genitori realizzano è che questo suo sforzo di tagliarsi fuori dalla famiglia, dalle emozioni e da qualsiasi riflessione sul proprio stato mentale è un’operazione logorante.
Quando i ragazzi riescono a metterla a segno, non fanno altro che rendersi ancora più infelici (purtroppo).

Leonardo 1:02 pm - 25th maggio:

Ma forse Annamaria vuole solo provocare, talmente sono banali i suoi discorsi, oppure è talmente rincitrullita (senza offesa) dal mondo e dai maschi, che non si rende conto dei luogni comuni che dice. Nessuna porta mai come disagio femminile la gravidanza, forse io da uomo la vedo una cosa terribile ma per loro è una bella cosa, altrimenti la eviterebbero

cesare 10:41 am - 26th maggio:

Repetita juvant:
chiude la punta di diamante della tecnologia cantieristica italiana, chiudono a ritmo terrificante, giorno dopo giorno fabbriche storiche e recentissime attività, finiscono sul lastrico migliaia di padri di famiglia, sempre più famiglie arrivano con sempre maggior difficoltà alla fine del mese, la lista degli stati occidentali prossimi alla bancarotta si allunga di settimana in settimana, gli scenari di guerra per le risorse energetiche si moltiplicano e si aggravano, siamo prossimi al collasso demografico per l’invecchiamento della popolazione, siamo in Italia al sesto milione di figli fatti a pezzi nel ventre delle “povere” sciure della settima potenza economica mondiale, soffiano ovunque venti di scontro civile per mancanza di pane sulle tavole della gente, ma la rappresentazione ufficiale del Mondo è costituita dalla porno-narrazione mediatica, a infinite puntate e a saturazione totale degli spazi di comunicazione, a titolo “Le sventure della vagina”. Con annesso e connesso via libera ai “dunin de guera” per l’attacco ai maschi, i nemici oppressori “gheddafiani” interni, e la promessa del bottino di guerra conseguente: il potere femminile, il trionfo del femdominismo.
La più straordinaria azione di guerra psicologica che il potere sia riuscito a realizzare per mistificare la consapevolezza popolare, deviare l’ira della gente mettendo metà del genere umano contro l’altra metà, illuderla di trarne vantaggi a costo zero e a scapito dell’altra da punire, proprio quella che ha tirato eroicamente la baracca fino ad oggi.

Rita 12:19 pm - 26th maggio:

http://generazionep.ilcannocchiale.it/post/2647449.html

Secondo una indagine dell’ Eures nel corso del 2009 abbiamo avuto 357 suicidi di disoccupati. Quasi un disoccupato al giorno si suicida in Italia. Rispetto al 2008 registriamo un aumento del 37,3% di casi. Nel 2008 furono 260 i casi di suicidi. La maggior parte dei casi sono soggetti espulsi dal mercato del lavoro e 85 casi (dei 357) riguardano soggetti alla ricerca della prima occupazione e di età giovanile. 18, 4 suicidi ogni 100 mila disoccupati e il valore sale quando riguarda i maschi. Infatti, dobbiamo evidenziare che il suicidio per ragioni economiche rappresenta un fenomeno quasi esclusivamente maschile (95 % dei casi nel 2009) e questo probabilmente dovuto alla perdita della propria autonomia economica a causa della mancanza di un lavoro.

@Cesare: “Le sventure della vagina”…
in realtà credo che ogni donna, più o meno inconsciamente, sappia che costituisce anche una fortuna. Quando mi operarono tre anni fa avevo come vicina di stanza un’anziana contadina del Monferrato ultrasettantenne, operata per un devastante tumore alla vulva. Era indubbiamente una gran lavoratrice, una “donna di una volta”. La sua preoccupazione più grande era quella di sapere se sarebbe riuscita a tornare a lavorare la terra, se avrebbe potuto recuperare al più presto. Una volta mi parlò del disagio che provava le prime volte che aveva provveduto all’igiene personale dopo l’intervento “non mi riconosco più…” e poi, in merito alla sua preoccupazione per il futuro mi aveva detto “eh.. chissà se ce la farò ancora, perchè la pensione è poca,.. fosse fino a prima mi dicevo ancora che se tutto andava male avrei potuto sempre andare a “battere” .. ma adesso nemmeno più quello”…

Ecco sì .. forse scherzava, però è strano come la perdita della sua funzione sessuale (fisiologicamente parlando) l’abbia tristemente identificata come la perdita di un potenziale reddito per i momenti di miseria vera.

Il 95% dei suicidi maschili per la perdita del lavoro o l’impossibilità a trovarlo…che giochi anche la consapevolezza di non avere un’extrema ratio?

cesare 3:37 pm - 26th maggio:

La ratio maschile per un maschio è mantenere moglie e figli al meglio, liberi dal bisogno e a ciascuno secondo le sue esigenze e desiderata. La ratio maschile è il dono del proprio lavoro a contribuire al progresso e al benessere della società. La sua ratio di vivere. Le parole d’amore per la famiglia e per la società per un maschio o passano di lì, dalla capacità di quel dono, o sono ascritte alla categoria delle vuote parole. Ne so qualcosa io dell’ amatissimo, carissimo mio padre che per aver perso il lavoro si ammalò fino a morirne, lui, insieme ai suoi colleghi, managers di una delle più importanti fabbriche a caratura internazionale di macchine utensili del NordItalia, tirata su con le loro mani, finita in una delle innumerevoli crisi del sistema seconda metà del ’900. Quando sento i “dunin de guera” e i maschipentiti delle truppe femdoministe sputare, sgallinare e profittare sulla vita perduta, perchè donata, dei maschi e dei padri, penso che se solo si immaginassero quale scandalo suscitano nel cuore di tanti figli e figlie, che li onorano vivissimi nel loro cuore, scomparirebbero dalla circolazione per la vergogna. E proverebbero anche paura dell’abisso di follia in cui si trova la loro coscienza.

Fabrizio Marchi 7:44 pm - 26th maggio:

“Quando sento i “dunin de guera” e i maschipentiti delle truppe femdoministe sputare, sgallinare e profittare sulla vita perduta, perchè donata, dei maschi e dei padri, penso che se solo si immaginassero quale scandalo suscitano nel cuore di tanti figli e figlie, che li onorano vivissimi nel loro cuore, scomparirebbero dalla circolazione per la vergogna. E proverebbero anche paura dell’abisso di follia in cui si trova la loro coscienza”. (Cesare)
Caro Cesare, come tu ben sai, per quanti sforzi faccia per cercare di analizzare con quanta più razionalità e lucidità possibile, come è giusto che sia, quanto sta avvenendo, non ti nascondo che tutto ciò è per me fonte di profonda sofferenza interiore. Una condizione che ancora non ho imparato a gestire al 100% né credo sarà mai possibile (come per nessuno di noi, probabilmente…).
Sono stati prodotti, e continuano ad essere prodotti, dei danni incalcolabili, e la cosa tragica è che secondo me siamo appena all’inizio di un processo ancora molto lungo e probabilmente devastante. Però dobbiamo cercare di non cadere nel catastrofismo e nella depressione, facendo di tutto per mantenere un atteggiamento moderatamente ottimista.
L’umanità ha conosciuto epoche, peraltro lunghissime, di oscurità abissale, molto probabilmente ben peggiori di questa. Il “Caso”, o il “caso”, ciascuno come preferisce, ci ha gettati in questa post modernità. E ci tocca viverla. Fino in fondo. Ed è ciò che faremo. Non ammaineremo di certo la bandiera. Questo è poco ma è sicuro.
Lo so perché me lo ha insegnato mio Padre.
Fabrizio

Rino 8:36 pm - 26th maggio:

Sì, il rovesciamento del bene in male, la derubricazione del dono in rapina, la traduzione del sacrificio in furto, è forse l’aspetto più lacerante. Si continua a chiedersi: come è possibile?
Io ne resto forse più stupefatto e allibito che amareggiato. Il mio stupore svela la mia ingenuità, l’equivoco di fondo sul quale si è radicata la mia vita, il che aiuta a spiegare la mia inettitudine mondana, il mio rinnovato trascolare di fronte a questo avvenimento stupefacente.
Per pacificarmi mi ripeto la bruciante verità di Machiavelli: “L’odio si suscita sia facendo del bene che del male, indifferentemente”
Continuo a ripeterla.
Poi passo a Dante: “Là dove invidia prima dipartilla…”
La neocorteccia lo sa, il cuore non vuole saperne.
Mysterium iniquitatis.

Rino DV

Rita 10:05 pm - 26th maggio:

Cesare:
Ne so qualcosa io dell’ amatissimo, carissimo mio padre che per aver perso il lavoro si ammalò fino a morirne, lui, insieme ai suoi colleghi, managers di una delle più importanti fabbriche a caratura internazionale di macchine utensili del NordItalia, tirata su con le loro mani, finita in una delle innumerevoli crisi del sistema seconda metà del ’900. Quando sento i “dunin de guera” e i maschipentiti delle truppe femdoministe sputare, sgallinare e profittare sulla vita perduta, perchè donata, dei maschi e dei padri, penso che se solo si immaginassero quale scandalo suscitano nel cuore di tanti figli e figlie, che li onorano vivissimi nel loro cuore, scomparirebbero dalla circolazione per la vergogna.

xxxxxxxxxx

innanzitutto grazie (a te e a Fabrizio) per aver condiviso il ricordo di vostro Padre.
Le parole sono importanti: se c’è una cosa che mi ha sempre colpito è la tenerezza, la ricchezza degli aneddoti e dei ricordi che mia madre aveva di suo padre (eppure l’ha perso che aveva soltanto sei anni). Non poteva, da sola, ricordarsi di così tante cose, non poteva da sola, avere quell’amore, quella gratitudine, quel rispetto che hanno superato persino quello per sua madre (che l’ha accompagnata fino all’età matura) se non fosse stata proprio mia nonna e tutti quelli che l’hanno conosciuto a narrargli la vita, i sacrifici, i gesti e le tenerezze che aveva verso di lei quand’era piccola.
Tante piccole cose che fanno sì che io abbia amato un uomo che non ho mai conosciuto nè visto se non in due sgualcite fotografie (di cui una vestito da fante della prima guerra mondiale). Eppure molte volte era talmente vivo il racconto che mi è sembrato di percepire le sue ansie e i suoi sogni da giovane operaio che corse il rischio di mettersi in proprio indebitandosi per comprare qualche telaio.

Allo stesso modo ho potuto avere stima, rispetto e amore per tanti uomini della mia famiglia mai nemmeno conosciuti. Del fratello maggiore di mio padre, rimasto schiacciato sotto il trattore che si era ribaltato (siamo in tema) alla metà degli anni ’50 mi è bastato sapere che mio padre, saputa la notizia al ritorno dal turno serale (non c’erano i telefonini) e trovate moglie e madre piangenti non esitò ad avventurarsi di notte con la macchina in mezzo allo stesso bosco per riportare a casa il corpo del cui recupero nessuno si era ancora curato. E soltanto dopo molte ore, tornato a casa e riportata al sicuro la salma del fratello si concesse il lusso di piangerlo.

Cosa resterà nel cuore dei nipoti e dei bisnipoti che non hanno conosciuto il 97% di questi uomini,, quando leggeranno e udiranno il racconto amplificato del sacrificio del 3%? Che leggeranno giornalisti che parlano di “virilità femminile” e “vigliaccheria istintuale a parti invertite”?

http://www.francescomerlo.it/?p=230

Fabrizio Marchi 10:14 pm - 26th maggio:

Rita, mi hai anticipato, avevo già letto quell’articolo di Francesco Merlo e mi ero riproposto di commentarlo, perché lo trovo allucinante (comunque emblematico). Lo farò senz’altro nei prossimi giorni…
Fabrizio

Rino 9:50 pm - 27th maggio:

1) Trattore ribaltato: l’idea diffusa è che il settore più mortifero sia l’edilizia (25% ca), ma invece è l’agricoltura (35% ca. ) e il trattore che si ribalta ne è l’icona.

2) Articolo di F. Merlo: repellente psicodeiezione. Lo stesso dicasi per l’articolo su don Seppia:
“…Don Riccardo si è infatti ammalato ed è diventato una povera belva praticando gli insegnamenti sessuomaniaci della Chiesa.”

Rino DV

Rino 11:00 pm - 27th maggio:

Ecco ancora una volta il “vero volto del padre” secondo Ernesto Caffo, = Telefono Azzurro.

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/404410/

Rino DV

armando 11:27 pm - 27th maggio:

E bravo Caffo, che ha ragione ma che sarebbe credibile se avesse scritto qualcosa di analogo anche a proposito degli infanticidi. Di bimbi morti perchè abbandonati in auto ce ne saranno due/tre all’anno, di infanticidi al femminile una cinquantina.
Francesco Merlo è un caso irrimediabile. Non varrebbe la pena perderci tempo, se non fosse che è letto da molti.
armando

daouda 4:07 am - 29th maggio:

Apparte che le oppresioni sono varie e di importanza diversa :

a) economica
b) confessionale
c) razziale
d) sessuale
e) anagrafica

Voglio contestare un ragionamento da donne che voi fate.

GLI ALPHA non sono alpha ma beta ; troppi beta rimangono beta ma tra di questi ci sono gli alpha.
Tutto sta a capire cosa implichi l’essere veramente alpha dacché ritenere alpha chi prospera nel marciume attuale è illogico.
Il peggiore prospera, non il migliore.
Ora i beta si scannano , ora si lamentano poiché invidiosi , ora opprimono.
I primi a perdere ed essere emarginati sono stati gli alpha.
Il potere viene sempre redistribuito in base alla strategia.Ecco perché le donne come categoria sono così “forti”oggi.
Tali categorie sono varie e svariate, in guardia!
Il fatto stesso che ci si accorga di tali cose , il fatto stesso che si conformi la vita a tali consapevolezze fà si ché ci si stia incamminado verso l’essere alpha.

Questo è un forum di alpha men studies.

Definirsi beta è ammissione di impotenza credo.

Fabrizio Marchi 7:35 am - 29th maggio:

Il problema sta, caro Daouda, nel diverso significato che tu, rispetto a noi, attribuisci ai concetti di “alpha” e “beta”.
Per te, come per altri/e, “alpha” sta a vincente, migliore, superiore, nella misura in cui “beta” sta a mediocre, sfigato, inferiore. E’ una possibile interpretazione, sia chiaro, ma non è la nostra.
Il sottoscritto, che non si ritiene per nulla uno “sfigato” né tanto meno un “inferiore”, è oggettivamente un beta, se decliniamo questo concetto da un punto di vista economico-sociale e non antropologico o addirittura ontologico, come è nel tuo caso.
La questione rimane aperta né pretendiamo di chiuderla ma ciò non toglie che nell’attuale contesto sociale il sottoscritto è considerato un “beta” mentre un Francesco Totti o un Massimo Boldi sono considerati degli “alpha” (con gli esempi banali ci si capisce sempre meglio, non so perché ma è così…).
E’ ovvio che noi siamo soggettivamente liberissimi di interpretare questi concetti come meglio crediamo ma ciò che conta, ai fini della comprensione della realtà, è il significato che comunemente viene attribuito ai concetti (e soprattutto come questi vengono declinati nella realtà concreta) dalla grande maggioranza dei membri di una comunità.
E quindi, proprio in virtù di questa nostra interpretazione, è evidente che si può appartenere alla “classe” degli “alpha” pur essendo dei mediocri così come, al contrario, essere delle persone estremamente intelligenti e preparate (sto parlando in generale e non del sottoscritto) e appartenere alla classe dei “beta”. E naturalmente viceversa. D’altronde sia fra gli “alpha” che fra i “beta” possono esserci e ci sono menti sublimi e nello stesso tempo individui mediocri e dozzinali.
Erano forse dei mediocri Spinoza o Van Gogh? No, è evidente, però nella vita il primo si manteneva lavorando come commesso in un negozio di ottica mentre il secondo, che era considerato un poveraccio fuori di testa, sbarcava il lunario vendendo a pochi soldi i suoi quadri e grazie soprattutto all’aiuto finanziario dell’amato fratello.
In virtù di questa nostra analisi non ha nessun senso affermare, come fai tu, che “definirsi beta è ammissione di impotenza”. Al contrario, è la fiera rivendicazione della propria condizione e al contempo la denuncia di una profonda ingiustizia, di uno stato delle cose iniquo che noi, tendenzialmente , lavoriamo per superare.
“Questo è un forum di alpha men studies”. (Daouda)
Ho capito in che senso lo dici e quindi ti ringrazio e apprezzo con piacere il complimento.
“Voglio contestare un ragionamento da donne che voi fate”. (Daouda)
Questa invece è a mio parere un’affermazione non corretta e con un retrogusto sessista neanche tanto mal celato perché presuppone che tutte le donne siano da accomunarsi in un unico gran contenitore. Il che non ha senso perché anche per le donne vale ciò che ho spiegato per gli uomini (con le dovute diversità, che nessuno nega, date dal fatto di appartenere a due generi diversi) relativamente all’appartenenza sociale così come alla soggettività individuale, che comunque non possono essere separate perché entrambe contribuiscono a formare l’individuo e la sua coscienza; l’”eterno ritorno” del tema della relazione fra Natura e Cultura, che non abbiamo la pretesa di chiudere (né tanto meno pensiamo che qualcuno possa avere la presunzione di farlo…).
Del resto converrai con me che fra Rita Levi Montalcini e Belen c’è qualche differenza. Eppure appartengono entrambe alla categoria delle alpha”. Anzi, forse oggi la seconda è considerata più “alpha” della prima…
Fabrizio

Annamaria Arlotta 11:07 am - 29th maggio:

Cari tutti, ora che i toni si sono un po’ ammorbiditi credo che ci guadagniamo tutti. Prego tuttavia Damien di non cambiare stile, è semplicemente TROPPO divertente! Senti Damien, a te rispondo un’altra volta per questione di tempo, sempre se mi togli il nazi, sennò no. Senso delle proporzioni, grazie.
.
@Rita: ok le donne possono incaricare il fattorino di prendere il bimbo che non sta bene. Ma si sentono in colpa! Necessità è guadagnare, necessità è eliminare la dipendenza economica dal marito che non ci mette niente a farti pesare il fatto che ti sei comprata un maglione nuovo…ma necessità è anche sentirsi in pace con se stesse nei riguardi della cura dei figli. E’ una situazione difficile e basta, perché negarlo?

@ tutti: NONE! Non è che se il tizio è un bel figo il “cosa fai tutta sola?” suonerebbe diverso, come ve lo devo dire? E’ il “tutta sola” che rinchiude in sé il concetto che una ragazza sia necessariamente l’appendice di qualcun altro. Allo stesso modo, se una viene strusciata sull’autobus significa che un uomo ha oltrepassato, senza chiedere il permesso, una barriera che richiede invece il permesso per essere oltrepassata. Se si gira e vede che è un bell’uomo la sensazione di spiacevolezza non va via, a quel punto non le interessa che faccia ha il tipo.

Sulle supposizioni fatte da Fabrizio su di me: non sono mai stata povera ma neanche ricca. Famiglia della media borghesia, padre ufficiale di Marina e madre casalinga. Quando sono andata in America per vivere con mio marito siamo stati per anni in vari bilocali modesti, e come tanti facevamo fatica ad arrivare a fine mese e a decidere se andare fuori a cena e pagare la baby sitter valesse davvero la pena. Lui era professore universitario, ma anche divorziato con figli, e come si sa le finanze diminuiscono in seguito ai divorzi. A un certo punto abbiamo comprato la casa col mutuo e solo negli ultimi anni, dopo la morte dei suoi, stiamo più tranquilli. Ma la cosa davvero importante è che io di mio marito mi sono innamorata pazzamente, ricambiata. Per quello insisto sul discorso dell’amore e credo che se alcune donne si sposano per soldi tante altre no. Personalmente non ne ho voluto sapere di due chirurghi due, che volevano sposarmi e che erano certamente più ricchi di mio marito. L’amore è questione di chimica? Di intesa sul modo di vedere la vita? Booooh! So solo che il giorno di Pasqua del 1984 andai a Piazza Navona con mia madre, intravidi N, e poiché c’era un concerto di Pergolesi nella chiesa dissi a mia madre in inglese “I love Pergolesi!” Va beh che siamo una famiglia internazionale, ma perché glielo dissi in inglese, se non perché avevo capito che N era straniero? Lui mi chiese a che ora fosse il concerto, e 26 anni e una figlia dopo stiamo ancora insieme. Dopo tanto tempo, e dato che lui è parecchio più vecchio di me, la mia passione è scemata, ma non l’affetto, l’interesse e il rispetto di fondo. Sono fortunata? Direi di sì. Preferirei avere un marito coetaneo? Certo, ma va bene anche così. Credo che sia importante parlare del mondo, di politica, di scienze, di religioni, di storia, e anche apprezzare il senso dell’umorismo dell’altro, perchè alleggerisce la giornata. Nei primi anni ridevamo così tanto! E quando ci lasciavamo negli aeroporti, avevamo la sensazione che ancora non avevamo finito di discutere o commentare qualcosa, ma come, dovevo ancora dirti che…e, certo, l’attrazione fisica era forte, anche se lui non era Tom Cruise, ma neanche brutto.

@ Marco Pensante 10:02 pm – 23rd maggio:
SIIIIIIIIIII’! ANCH’IO NON VOGLIO PIU’ ESSERE SERIO!!! Tutti pazzi! Tutti incoerenti! VIVA L’INCOERENZA!!! D’ora in poi niente più severità con se stessi! D’ora in poi campo libero al COME MI SENTO IO VA BENE! Quindi niente più “essere veri uomini”, “tirare fuori le palle” e tutte le altre scemenze che vengono propinate agli schiavi per farli lavorare di più.
LIBERI TUTTI!
Bravo! Fallo davvero!

Adesso ridivento seria, basta svolazzamenti. Quello che mi ha colpito dei vostri ultimi interventi è la descrizione delle difficoltà di inserimento nella società dei maschi, in particolare adolescenti e giovani, a causa delle sopraffazioni e della violenza fisica e psicologica. Scrive ad esempio Fabrizio
“E’ una vita dura quella dei maschi, Annamaria, cosa ne sai tu? O tiri fuori le unghie o soccombi. E questo continua durante l’adolescenza, a scuola, nel quartiere dove sei nato e cresciuto, quando vai a fare il servizio militare e anche dopo. I maschi fanno da sempre i conti con la violenza e con la sopraffazione e, come al solito, quella che tu vivi come un’ esperienza “traumatica” (magari il solo fatto che un uomo ti chieda cosa fai tutta sola nel parco), per gli uomini è più o meno un fatto di “ordinaria amministrazione”. Vuoi che ti racconti la mia esperienza di giovane cresciuto nei quartieri popolari di una grande metropoli come Roma ? (è evidente che la “mia” Roma non era la “tua”, Annamaria)
Vuoi che ti racconti un po’ di vita da caserma? Le angherie e i soprusi a cui ci si deve ribellare (e non a chiacchiere…)? O un po’ di militanza stile “anni ’70? Tu non hai neanche idea dei livelli di violenza, fisica e psicologica, con cui un uomo può trovarsi a fare i conti nella sua vita…”

Il resoconto di Sandro (2 12:46 pm – 25th maggio) è bellissimo. Non ho capito se l’ha scritto lui o se lo riporta, nel link che ha messo ho trovato un sondaggio. Comunque è scritto benissimo, l’ho letto tutto di un fiato e ho pensato “porca miseria!” Insieme al post di Fabrizio ha gettato una luce diversa su voialtri. I due interventi mi hanno fatto pensare che una questione maschile esista davvero e che varrebbe la pena farla conoscere al di fuori da questo sito. Però non mi sembra che prendersela con le femministe sia l’approccio migliore, in generale l’atteggiamento polemico suscita subito una reazione negativa e chi legge o ascolta è già prevenuto. Perché non dire le stesse identiche cose lasciando che le femministe arrabbiate facciano le femministe arrabbiate, e rivolgendosi a chi è disposto ad ascoltare? Voi direte: eh, ma la società dà retta a loro ecc. Io penso che le istanze siano diverse, cioè che la questione femminile esista per motivi storici e che si debba continuare a cercare la parità, però non è che voi ve la passiate una meraviglia. La differenza è che del mondo maschile “sommerso” si sa pochissimo. Comunque faccio mio il consiglio di Leonardo: “Prova a ragionare senza invidia per gli uomini, forse riesci a vedere meglio la situazione.”. Ok.

@ Alessandro: ti trovavo il più disposto a ragionare dialetticamente, ma il tuo finale rovina tutto “Sono d’accordo con te. Infatti io sostengo da tempo che la donna italiana, quella conosco, va lasciata, nella maggior parte dei casi, tranquilla a leggersi il giornale in santa pace senza essere disturbata. Ma sia chiaro, senza proprio mai essere disturbata. Sola, soletta, anche a casa. Sono dell’avviso che questo non potrà che giovarle.” Lo vedi che ragionamento del piffero? Se vuoi leggere il giornale o ritagliarti spazi tuoi, allora stai sempre da sola và!

@ sandro (9:33 am – 25th maggio) che scrive: “Se a una donna lo sguardo maschile dà così fastidio, mi piacerebbe capire il motivo per il quale tante, arrivate agli anta, si fanno massacrare dal chirurgo estetico e spendono una barca di soldi per cercare di ridonare al proprio corpo proprio quella freschezza giovanile che attirava lo sguardo maschile su di esse.”
Perché la bellezza piace a tutti, non è solo il desiderio di attirare lo sguardo maschile, ma lo sguardo. Io ad esempio sto diventando sempre più invisibile, per la strada le occhiate scivolano via e gli sguardi distolti. Quando siamo bambini tutti ci guardano e ci sorridono. Da giovani tutti ci guardano. Un giorno nessuno nota che ti sei tagliata i capelli o hai cambiato occhiali. Infine nessuno ti nota e basta. Guardarsi allo specchio provoca incredulità. Comunque anche questa è una questione di valori e di equilibrio, certe donne si fanno massacrare dal chirurgo e altre accettano di invecchiare; quando si generalizza, come nel caso del turismo sessuale di cui discutevamo l’altra volta, non si giunge a nessuna conclusione.

Bene, prima o poi mi leggo gli altri articoli, promesso. Bye-bye for now

Damien 2:01 pm - 29th maggio:

@Daouda

“”(omissis)..Apparte che le oppresioni sono varie e di importanza diversa :

a) economica
b) confessionale
c) razziale
d) sessuale
e) anagrafica
“”"
Non hai specificato di che matrice..

Queste oppressioni le subiscono ESCLUSIVAMENTE gli uomini “beta”, non le donne in generale…

a) economica

Un uomo è tenuto a pagare sempre e comunque in qualsiasi frangente che riguardi donne
e potere, raramente se non mai il contrario!

b) confessionale

Un uomo beta non può permettersi questo lusso, le donne e le PERSONE ALPHA si, pertanto rimane l’unico oppresso, guai lo facesse.. verrebbe immediatamente denigrato!

c) razziale

anche qui, l’uomo beta è l’unico oppresso, nel campo lavorativo, facendo i mestieri piu’ umili, pericolosi e mal pagati, (leggasi ad esempio i fatti di Rosarno), e dulcis in fundo, nonostante le donne si lamentino che sempre più italiani si sposano con donne estere, magari senza un centesimo, loro ben si guardano dallo sposare un extracomunitario, nel caso accadesse, egli rimarrebbe comunque un oppresso italianizzato, a meno che non trattasi di uomini di fede islamica, li il discorso cambia..

d) sessuale

un uomo brutto non ha il potere che una donna brutta comunque detiene, se solo lo volesse, potrebbe fare sesso ogni giorno, prova a fare la stessa cosa se sei brutto e beta..
Una donna Alpha o Beta, può permettersi il lusso di andare in giro con abiti succinti e provocanti, prova a fare lo stesso se sei un uomo beta..
Una donna puo’ andare da qualsiasi uomo e dirgli “ti fa di scopare?” senza la paura di essere denunciata per molestie sessuali, prova a fare lo stesso da uomo beta..

e) anagrafica

anche qui, la discriminazione è tutta “beta”, i 50enni alla George Clouney si permettono donne ITALIANE che i trentenni belli e giovani se le sognano.. se sei una donna beta anziana, puoi sempre truccarti come una 30enne (se ne vedono tante in giro) e grazie al ficapower diventare una nave scuola, oppure se sei Alpha, un paio di lifting e ti prendi un toy boy!
e comunque…un uomo anziano beta, al contrario di uno Alpha, non potrà mai sedersi in parlamento e fare il bunga bunga quanto vuole e con chi vuole..

Daouda 3:32 pm - 29th maggio:

Grazie innanzi tutto della risposta, esaustiva e ponderata.

Hai estrapolato dal commento esattamente quelle parti che io miravo a sottolineare ossia, veramente, farvi grandi complimenti e ribadire la differenziazione tra noi e loro mettendo un po’ di “pepe” forse non necessario.

Mi sono cimentato in una spiegazione di quel che io credo sugli alpha perché considero alpha una persona superiore che però , per come la intendo io, DIRIGE e non opprime , GUIDA e non seduce , INSEGNA e non inganna, AIUTA e non trama .
Ecco perché io non vedo alpha in questo mondo , soprattutto tra chi è famoso e chi ha denari dacché , regola della fase attuale, per aver raggiunto tali traguardi ci si è venduti.

Certo che, fatte le dovute specificazioni, tale concetto è sia maschile che femminile.

Belen oggi è sicuramente più alpha della Montalcini , ma entrambe ai miei occhi sono beta.

Questo perché alpha, in verità, non dipende dalle caratterizzazioni esteriori ma da quelle interiori.
E qui rivengo a bomba a quel che affermi nelle prime righe.
Io faccio solo presente che i successi esteriori sono conferma della propria pochezza vigendo un rapporto direttamente proporzionale tra i due fattori.
Non vedo alcuna cesura.
Sarebbe un discorso complesso che , semplificato così , potrebbe anche essere sviante…

Per quanto riguarda i sessi , il maschile da che mondo è mondo è sempre stato superiore al femminile.
Ciò non è sessismo è realtà.
Sessismo è quel che fanno gli altri che si servono anche delle donne , oggi , per accrescere il loro dominio da pezzenti.

Grazie

Marco Pensante 8:36 pm - 29th maggio:

“Bravo! Fallo davvero!”
disse il contadino alla volpe prima di aprire il pollaio.

Sandro2 8:49 pm - 29th maggio:

Annamaria Arlotta:
“Il resoconto di Sandro (2 12:46 pm – 25th maggio) è bellissimo. Non ho capito se l’ha scritto lui o se lo riporta, nel link che ha messo ho trovato un sondaggio”
_____________
L’ho scritto io.

Alessandro 6:17 am - 30th maggio:

Alessandro: ti trovavo il più disposto a ragionare dialetticamente, ma il tuo finale rovina tutto “Sono d’accordo con te. Infatti io sostengo da tempo che la donna italiana, quella conosco, va lasciata, nella maggior parte dei casi, tranquilla a leggersi il giornale in santa pace senza essere disturbata. Ma sia chiaro, senza proprio mai essere disturbata. Sola, soletta, anche a casa. Sono dell’avviso che questo non potrà che giovarle.” Lo vedi che ragionamento del piffero? Se vuoi leggere il giornale o ritagliarti spazi tuoi, allora stai sempre da sola và!
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Secondo me hai capito perfettamente la mia “provocazione”, ma fai finta di non coglierla. Se l’uomo comune italiano, così rimbecillito, così zerbino, così cavalier servente, la smettesse di comportarsi in questo modo, probabilmente anche le donne italiane ne trarrebbero beneficio, perdendo quella spocchia, quella puzza sotto il naso, quell’idea di essere le più discriminate, le più sfortunate, pari quasi alle donne afghane( in qualche sito femminista si leggono anche simili boiate) che, mediamente, le caratterizza. A tal proposito t’invito a leggere l’interessante articolo che compare nel sito Nomatrimonio, linkato in questo medesimo sito-blog, dal titolo” Le maestà imperiali”.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>Alcune considerazioni su quanto da te scritto, in maniera astutamente intelligente direi. Adesso non ho tempo di poterle estrapolare dal tuo post, vista anche la sua lunghezza, e provo a riassumerle. Tu affermi, anche e soprattutto dopo aver letto le riflessioni sulla violenza tra uomini, di aver preso atto dell’esistenza di una “questione maschile”, avanzando anche l’ipotesi e la necessità di diffonderla per quanto possibile. T’invito allora ad approfondirla, perchè essa tratta anche di quote rosa, di discriminazioni postive, di separazioni, di concezione della storia…sono sicuro che dopo averla approfondita non sarai più dello stesso avviso :-) Ovviamente mi auguro di sbagliarmi.
Inoltre ci consigli di non prendercela con il femminismo più moderato, ma anzi di cercare un dialogo con esso. Detto che bisogna essere predisposti al dialogo da ambo le parti, questo sito-blog, Fabrizio mi corregga se sbaglio, è rivolto principalmente agli uomini comuni, ad aiutarli a prendere atto della loro “subordinazione”, in molti ambiti, rispetto al femminile. Non è quindi quello l’obiettivo primario. Inoltre in quasi due anni di vita di questo sito, solo due donne si sono poste nei panni di coloro di cui qui si parla senza pregiudizi di stampo femminista( del tipo: se voi affermate queste cose siete ovviamente maschilisti e via discorrendo…), cioè Rita e Maria, e soprattutto la prima ha dato un’eccezionale contributo. Le altre donne che qui hanno fatto capolino, in parte anche tu, si sono lanciate subito nelle solite accuse e lamentele, di cui, sinceramente, incominciamo a essere stanchi. Però ovviamente è stata colpa nostra che non le abbiamo steso il tappeto rosso al loro ingresso. :-)

daouda 1:53 pm - 30th maggio:

Damien di certo hai ragione. Ma l’oppressione della femmina passa per quella del maschio.

Le femmine attuali sono le femmine più schiave della storia dell’umanità.
Impresentabili.

Ecco perché io sottolineo il fatto che l’avere successo , potere e soldi oggi sia sintomo di non essere degni di rispetto.
Mi rifiuto di concedere ( seppure il ragionamento che vi è dietro lo capisco benissimo ed è sotto gli occhi di tutti ) a categorie di tal fatta il termine ALPHA.
Ugualmente non perché una persona non dispone di tali cose merita tale rispetto poiché questi non ha , tramite la consapevolezza, controllato la brama e la cattiveria tipiche degli ignoranti.

Si badi bene.
A me non interessa la morale in quanto roba sentimentalistica.Non sto dando giudizi di valore sulle singole persone cosa che sarebbe impossibile poiché non posso conoscere il loro foro interno né la loro storia.
Io mi focalizzo sulla regola d’azione esteriore che oggi mi palesa la schiavitù dei maschi femminilizzati e delle femmine mascolinizzate.
Con tutte le paraculate del caso annesse.

Finché si reterrà alpha un certo tipo di maschio , i ragazzi più deboli, quelli che dovrebbero , grazie alla tutela della propria famiglia , della comunità in cui vivono ed altro, non riusciranno a formarsi e cadranno vittime della situazione.
Se non si adegueranno passeranno una vita d’inferno.

E ci metto lamano sul fuoco che per molte femmine la situazione è la medesima.

Saluti

armando 2:43 pm - 30th maggio:

Annamaria: “Comunque è scritto benissimo, l’ho letto tutto di un fiato e ho pensato “porca miseria!” Insieme al post di Fabrizio ha gettato una luce diversa su voialtri. I due interventi mi hanno fatto pensare che una questione maschile esista davvero e che varrebbe la pena farla conoscere al di fuori da questo sito. ”
Ma sant’Iddio. Questa frase, sia benvenuta, è la prova più pura perchè sincera, del mondo in cui viviamo. Perchè un tempo le madri e le donne in genere, non solo i padri e gli uomini, sapevano benissimo qual’era ed è la condizione maschile. Per questo rispettavano i propri uomini e tutto sommato si ritenevano anche fortunate di non dover subire quel particolare stress maschile. Certo, il loro stress, la loro lotta, l’avevano anch’esse, ma conoscevano anche quella dei propri compagni, diverso dal loro e sicuramente non meno duro, anzi.
Questa conoscenza oggi è scomparsa. Sembra che i maschi vivano nel mondo delle favole, dove sono felicemente aggressivi, dove la strada è per loro spianata, dove per loro ci sono solo privilegi e prebende a scapito sempre delle donne. Questa è la rappresentazione mediatica del mondo maschile. Così si deve rappresentare e raccontare il mondo degli uomini. Per questo, esattamente per questo, nessuno dice mai che il 97 % dei crepati sul lavoro sono maschi, che gli stupri etnici seguono gli omicidi etnici dei maschi, che i morti sui barconi sono in stragrande maggioranza maschi che rischiano e così via all’infinito…….
Così si nasconde una realtà che ogni uomo vive invece sulla sua pelle, la si dissimula perchè raccontarla farebbe vedere una realtà diversa da quella che si vuole che sia. Di chi la responsabilità di ciò? Questione complessa e non risolvibile in due righe, ma sicuramente c’entra il femminismo che ha imposto (sia chiaro, perchè ha trovato un terreno non dico già arato ma addirittura sgmobro e libero da ostacoli) ,per così dire, la sua “agenda”. La quale prevedeva che il nemico dei maschi fossero le donne e il loro scopo supremo opprimerle. Da sempre. Così in realtà la loro battaglia in favore delle donne ha ben presto assunto un senso diverso: lotta contro i privilegi maschili, cosa del tutto diversa, salvo, naturalmente, rifuggire come la peste quei “privilegi” che non andavano esattamente loro a genio. Generazioni di donne sono cresciute con questa ideologia, anche le meno avverse al mondo maschile. E quel che è peggio è che così sono cresciute anche generazioni di ragazzi, abituati a considerarsi privilegiati oltre ogni esperienza di vita concreta. E’ un veleno terribile, pensiamoci. Per questo credo che restituire al mondo maschile il suo onore, e per intero, sia condizione necessaria a qualunque altro ragionamento.
armando

mauro recher 8:18 pm - 30th maggio:

@daouda

penso che il discorso di possa semplificare ,anche in maniera ermetica in due frasi

Se uno è alpha e stronzo, è un alpha.
Se uno è beta e stronzo, è un beta stronzo.

Damien 7:58 am - 31st maggio:

@A.A.

“Prego tuttavia Damien di non cambiare stile, è semplicemente TROPPO divertente!” ah grazie.. ma temo di non raggiungere la qualità eccelsa che la vede titolare sino ad ora su questi lidi..

“Senti Damien, a te rispondo un’altra volta per questione di tempo, sempre se mi togli il nazi, sennò no”

Sono qui per esprimere opinioni, pareri, dare un contributo fattivo.. lo faccia anche lei, il dialogo risulterà sicuramente pregno di contenuti.. mi perdoni ma per ovviare al “nazi” deve necessariamente ripudiare determinati stereotipi che si sono succeduti in questa sede, non si tratta quindi di preconcetti.. semplicemente adeguamenti al suo operato ed al suo modo di scrivere in questo sito, pertanto che io ometta o meno tale suffisso dipende da Lei, non da me.. e per la ritorsione nel non rispondermi.. liberissima di non farlo.. è un suo diritto al quale lei può fare appello nella più assoluta libertà..in questi frangenti, solitamente, un “sticazzi” ci stà benissimo..

Fabrizio Marchi 8:05 am - 31st maggio:

Armando, sei troppo buono…:-)
Annamaria scende dalle nuvole dove ha vissuto fino ad ora, ascolta un paio di racconti maschili, e alla sua non più tenerissima età scopre che sì, forse anche gli uomini soffrono, proprio come le donne, e anche loro hanno una sensibilità, molto spesso ferita, non solo da altri uomini ma anche dalle donne.
Hai capito che scoperta? Porca miseria, meno male che ci siamo noi, altrimenti sarebbe rimasta convinta per tutto il resto della sua vita che gli uomini (con l’eccezione, ovviamente, del suo caro marito) sono fondamentalmente dei bruti, anche se col cervello sviluppato, che godono della loro natura aggressiva e famelica…
Annamaria non sapeva che anche gli uomini sono “umani”, proprio come le donne, e come le donne capaci anche di soffrire (per ferite inferte da altri/e).Soprattutto non lo percepiva, anzi, non lo ipotizzava neanche. Poi con il solito candore che la contraddistingue pronuncia su per giù queste parole:”Sì, va bene, ma perché ve la prendete con le femministe?…Sostenete le vostre ragioni senza per questo prendervela con loro (“con loro”, dal mio punto di vista, significa l’intero sistema dominante di cui il femdominismo è parte integrante e fondamentale)”.
Il che, volendo ricorrere ai miei soliti banali, iperbolici ma forse efficaci esempi, equivale a dire a un nero dell’Alabama ai tempi della segregazione razziale:”Sì, certo, comprendo le tue problematiche, ma perché te la prendi con i bianchi, che c’entrano loro, porta avanti le tue ragioni senza necessariamente attaccare gli altri…”…
Va bè, andiamo avanti…
Comunque, come si suol dire, non è mai troppo tardi, come diceva il caro buon vecchio maestro Manzi (qualcuno fra noi se lo ricorderà senz’altro) e quindi, ben venga la scoperta della Questione Maschile da parte di Annamaria, colpita anche lei sulla Via di Damasco. Meglio tardi che mai…E chissà che (nella vita tutto può essere…) , dopo decenni di svolazzamenti e di femminismo all’acqua di rose non diventi una pasdaran della QM, un’eroina della causa degli uomini beta…
Naturalmente ne saremmo felici, convinti comunque che la strada maestra sia contare sulle proprie forze…
“Play it again, Annamaria”, ce la puoi fare…Ti accoglieremo a braccia aperte. Il dono è maschile, come ben sai…
Fabrizio

Rita 8:37 am - 31st maggio:

@Annamaria:
Necessità è guadagnare, necessità è eliminare la dipendenza economica dal marito che non ci mette niente a farti pesare il fatto che ti sei comprata un maglione nuovo…ma necessità è anche sentirsi in pace con se stesse nei riguardi della cura dei figli. E’ una situazione difficile e basta, perché negarlo?

…………….

io non nego che molte madri siano ostacolate nella carriera dal senso di colpa verso i figli (anzi, guarda che tante donne quelle che lo fanno proprio per “necessità” quelle con un lavoro normale e non in “scalata” verso il potere, questo senso di colpa molte volte, noto che lo trasformano in un’eccessiva oppressione verso i figli, tanto che molte volte ho pensato che mi sentivo più libera io, figlia di una casalinga – che però non poteva certo star dietro a me tutto il tempo – che non molti figli di donne lavoratrici). Contesto semplicemente che di questo senso di colpa se ne debba far carico la società, se ne debbano interrogare gli uomini, si debbano arrovellare il cervello per trovare una soluzione che salvi capra e cavoli, che renda possibile la realizzazione di tutti i “desiderata” delle donne, che siano artificiali o naturali, soprattutto in un’epoca, come diceva Armando, in cui le aspirazioni e le inclinazioni maschili (siano esse naturali o artificiali) non vengono nemmeno prese in considerazione come se non esistessero.

Un piccolo appunto.. “non ci mette niente a farti pesare…” eccolà lì, :-) è la tua realtà? è quella di tua madre, di qualcuno a te vicino?. Perchè io questa realtà non l’ho osservata con così tanta frequenza. Perlomeno non sicuramente nella mia famiglia dove lo stipendio di mio padre veniva consegnato a mia madre che lo amministrava e mai un appunto gli fu mosso sulle spese (certo mia madre non ne approfittava.. amministrava appunto, non facendosi mancare i vestiti nuovi quando erano necessari). A questo proposito io ricordo che noi bambine di “una certa età” avevamo tra i libri di narrativa per l’infanzia la serie di Louisa May Alcott. Forse ne sorriderai e forse ormai questi libri ottocenteschi saranno trasformati come le favole perchè portatori di “stereotipi”, ma c’è un bellissimo episodio di vita casalinga di Meg in cui, lei, giovane sposa di un precettore economicamente debole si lascia tentare dalle amiche e compra un vestito molto costoso. Meg segnava le spese per lei su un libretto, scrive la Alcott, e alla sera lui si divertiva a sfogliarlo e ne ridevano insieme perchè per lui era incomprensibile come l’acquisto di nastri di raso o stoffa potesse costituire un cappellino. La sera dell’acquisto del vestito costoso Meg non vuole fargli vedere il libretto, perchè sa che non se lo potevano permettere. Lui dà un’occhiata e dice “perchè no? perchè hai speso 9 dollari per un paio di scarpe nuove? sono orgoglioso dei piedini di mia moglie io” Poi vede la cifra ben più grossa e lei per giustificarsi gli dice “sì lo so è tanto, ma ero in giro con le amiche e sono stufa di essere povera”. L’ultima frase pronunciata piano, ma lui la sente e tace. Tutto quello che fa, è disdire l’ordine per un soprabito nuovo (dato che il suo era da buttare) e fermarsi di più la sera a lavorare. Tutto ciò finchè non trova una notte sua moglie che piange col viso nascosto nel vecchio soprabito del marito. E quella notte Meg, impara il valore del denaro.
Tutta questa manfrina non per dirti che le donne sono sprecone e non sanno fare economica e contenersi, che anzi ho conosciuto donne fare miracoli nel gestire la casa con pochi soldi. (e .. ahimè non sono certo le emancipate donne odierne, evidentemente c’è un deterioramente e un peggioramento, se non ci sono più gli “uomini di una volta” dobbiamo riconoscere che per molti aspetti anche le donne hanno perso molte capacità gestionali e operative) ma per dirti che si parte sempre dal pregiudizio che “gli uomini ci abbiano sempre messo niente ad umiliare” e che le “donne abbiano sempre dovuto elemosinare”. Non è così Annamaria, non è assolutamente così. Certo che ci sono e ci sono stati uomini umilianti e donne umiliate, ma ci sono e ci sono state anche donne umilianti e uomini umiliati.
Il racconte delle donne umiliate ha prevalso e, per una strana alchimia, ha acquisito un valore altissimo. Talmente alto che non si ritiene e non si è ritenuto di ascoltare il racconto degli uomini umiliati, oppure lo si è liquidato come una condizione eccezionale e riguardante pochi uomini.

Eppure se ci si sofferma ad ascoltare il racconto dei grandi anziani, oppure si va a rileggere uno dei vecchi libri della nostra infanzia, si scopre che la realtà era molto più variegata da quella che si racconta ne “Il Corpo delle donne” o nella “27ora” o nelle migliaia di blog dedicati alle donne.

cesare 9:09 am - 31st maggio:

Mi viene da dire: signore donne, modello Sabrina & Cosima (se davvero così è andata la vicenda si Sara Scazzi) , verrà il giorno in cui gli uomini, modello zio Michele, usciranno dalla galera della falsa coscienza in cui si sono fatti colpevolmente mettere da voi così da diventare vostri complici nel seppellire la femminilità e se stessi. E dopo un breve ricovero coatto in psichiatria, come si conviene in regime femmidominista, torneranno a casa e in senno. Quel giorno auguratevi che le masse di zii Michele siano capaci di riconoscere che il male subito e fatto per causa vostra è stato causato principalmente dalla propria insipienza di maschipentiti che si sono fatti trattare da voi come pezze da piedi e come burattini.

Fabrizio Marchi 9:46 am - 31st maggio:

Mi hai battuto sul tempo, Cesare…:-) stavo per intervenire sullo stesso argomento…
La vicenda di Sarah Scazzi, che normalmente non avrei seguito perché si tratta di fatti cronaca che in genere non mi suscitano particolare interesse, ha invece assunto un certo qual significato ed è in qualche modo emblematica.
Sarebbe interessante, per chi ne avesse tempo e voglia, andare a ripescare gli articoli delle varie giornaliste e opinioniste, pubblicati subito dopo il delitto di Sarah, che denunciavano l’ennesimo brutale atto di violenza sessista e maschilista perpetrato all’interno delle mura domestiche …
I fatti sembrano proprio fornirci un’altra versione: quella di un uomo sottomesso, succube, vittima della moglie e della figlia. Se una colpa ha avuto quell’uomo, e l’ha avuta, è stata quella di non essersi ribellato prima a quella condizione. Lo ha fatto, costretto dagli eventi, quando era ormai troppo tardi…
Se lo avesse fatto, molto probabilmente, se non certamente, forse oggi Sarah sarebbe ancora viva…
Fabrizio

Damien 10:22 am - 31st maggio:

Scommetto pizza e birra per tutti gli intervenuti che la questione verrà posta sul lato sanitario e che in finale, l’anziana verrà messa agli arresti domiciliari, e l’esecutrice dell’omicidio sconterà poco di carcere, beneficiando della platea femminista, la stessa sarà menzionata sui media che conosciamo, tema di dibattiti ed alla fine la vulgata nazifemdominista troverà il perfetto escamotage per depurarla dal crimine commesso (psicolabile.. depressa.. fate voi), magari come ciliegina.. che viveva oppressa in casa dallo zio maschilista..

un abbraccio a Sarah e Yara…

Rita 10:26 am - 31st maggio:

@ Fabrizio: Sarebbe interessante, per chi ne avesse tempo e voglia, andare a ripescare gli articoli delle varie giornaliste e opinioniste, pubblicati subito dopo il delitto di Sarah, che denunciavano l’ennesimo brutale atto di violenza sessista e maschilista perpetrato all’interno delle mura domestiche

In realtà, senza fare troppa fatica, c’è chi, come Maria Corbi de “la Stampa” ancora OGGI, parla di risvoti maschilisti nella vicenda.

http://infosannio.wordpress.com/2011/05/29/sarah-scazzi-avetrana-ha-gia-scelto-le-sue-colpevoli-e-va-in-piazza-a-far-festa/

Rita 10:51 am - 31st maggio:

A ben vedere, comunque, se per maschilismo, s’intende la superiorità del genere maschile, il risvolto maschilista c’è: ma non nel senso che dice Maria Corbi. C’è il presupposto della maggior superiorità maschile emotiva e psicologica, di una maggior responsabilità personale se un uomo si fa sottomettere per debolezza. Questa sorta di complicatissimo equilibrio (che non posso nemmeno immaginare) che fa sì che si debba essere sempre quello su cui si fa affidamento, che deve saper guidare, sapersi difendere, sapersi accorgere quando cade nel baratro di un’apatica schiavitù perchè comunque ne sarà responsabile in prima persona.

C’è anche nel tuo commento, a mio avviso, Fabrizio, quando dici:

quella di un uomo sottomesso, succube, vittima della moglie e della figlia. Se una colpa ha avuto quell’uomo, e l’ha avuta, è stata quella di non essersi ribellato prima a quella condizione. Lo ha fatto, costretto dagli eventi, quando era ormai troppo tardi…

Mi ricorda un vecchissimo interrogativo del founder del vecchio forum della QM,

http://www.uomini3000.it/10377.htm

“E, se uomo e donna sono uguali, (e non una la costola dell’altro) le lacrime dell’uomo chi le conta ?
Che senso hanno simili pensieri in un mondo laico e moderno e, ancor di più, che senso avranno in futuro ? ”

Beninteso non è una critica al tuo commento: è una semplice osservazione. Anzi, auspico che anzichè deresponsabilizzare gli uomini si responsabilizzino anche le donne che, in situazione simili, di sottomissione e soccombenza psicologica, non sanno reagire e ribellarsi

armando 1:14 pm - 31st maggio:

Rita: “Perlomeno non sicuramente nella mia famiglia dove lo stipendio di mio padre veniva consegnato a mia madre che lo amministrava e mai un appunto gli fu mosso sulle spese (certo mia madre non ne approfittava.. amministrava appunto, non facendosi mancare i vestiti nuovi quando erano necessari). ”
Succedeva proprio così anche nella mia famiglia, e in quella dei miei ex suoceri e di tante famiglie di mia conoscenza. Ma di quale umiliazione si va parlando? Quali fanfaluche sono state immesse nel cervello di tante donne d’oggi?

A Fabrizio. Si la vicenda di Sara necessiterebbe di un libro bianco che raccolga la miriade di articoli, studi psicologici, etc. etc. su quel povero disgraziato di Michele, l’orco assassino emblema della sessualità maschile deviata. Ci vorrebbe un po’ di tempo, ma con la buona volontà si riuscirebbe a farlo.
armando

Leonardo 1:21 pm - 31st maggio:

Anche il razzismo in molti casi è causato dall’invidia…
Ripensando ad Annamaria che negli anta non deve più preoccuparsi degli uomini che sbavano dietro di lei, anche io negli anta non devo più preoccuparmi di essere vessato dai bulli, dai nonni e ufficiali sotto le armi, mi sembra poi, che sono passati molti anni da che un carabiniere o poliziotto mi hanno fermato per controllarmi i documenti (vessazione e bullismo anche questo).
Ribadisco che mentre zio Michele lavorava la terra, le sue donne andavano a tingersi i capelli di biondo (la razza ariana).

Leonardo 2:06 pm - 31st maggio:

A ben vedere, comunque, se per maschilismo, s’intende la superiorità del genere maschile, il risvolto maschilista c’è: ma non nel senso che dice Maria Corbi. C’è il presupposto della maggior superiorità maschile emotiva e psicologica, di una maggior responsabilità personale se un uomo si fa sottomettere per debolezza. Questa sorta di complicatissimo equilibrio (che non posso nemmeno immaginare) che fa sì che si debba essere sempre quello su cui si fa affidamento, che deve saper guidare, sapersi difendere, sapersi accorgere quando cade nel baratro di un’apatica schiavitù perchè comunque ne sarà responsabile in prima persona.

C’è anche nel tuo commento, a mio avviso, Fabrizio, quando dici:

quella di un uomo sottomesso, succube, vittima della moglie e della figlia. Se una colpa ha avuto quell’uomo, e l’ha avuta, è stata quella di non essersi ribellato prima a quella condizione. Lo ha fatto, costretto dagli eventi, quando era ormai troppo tardi…
——————————————————————-
D’accordo su tutto e aggiungo che a nessuno viene in mente, come la Zanardo per le veline, di andare in giro a dire che zio Michele viene sfruttato inconsapevolmente dalle sue donne.

Rita 7:31 pm - 31st maggio:

@Mauro Recher: una delle prime risposte dell’articolo segnalato è di Marina Terragni

“Noi donne non abbiamo gli strumenti per spiegare”

chissà se alla luce dei nuovi eventi si è resa conto di poter trovare da qualche parte nel suo cervello gli strumenti per spiegare

daouda 10:19 pm - 31st maggio:

Le lacrime dell’uomo non sono da contarsi perché l’uomo E’ SUPERIORE ed il superiore è nato per avere maggiori responsabilità.

Questo è normale.
Ugualmente è normale e giusto che un maschio pianga, ma per lacrime vere e soprattutto è bene che non lo faccia davanti a tutti, per pudore.

Non è normale che le femmine vengano strumentalizzate in questo modo ed abbiano più poteri di quelli che dovrebbero essergli concessi.

Non è normale che queste vengano usate ( assieme a tante altre categorie ) come avamposto per mantenere il potere portando alla destabilizzazione della società ed a sofferenze molti di noi , dall’una e dall’altra parte, che subiranno questi eventi sulla propria pelle.

Questi sono dei vigliacchi ed infami, maschi e femmine ( molto più maschi proprio per la superiorità su espressa che determina ciò naturalmente ) , i cui modelli di riferimento a cui vogliono formarci vanno rigettati.
Per questo scrivo che gli alpha siete voi e non molti di quelli che si reputano tali e che devono il loro successo ad altri, e chi vuol capire capisca…

Fabrizio Marchi 9:30 am - 1st giugno:

“Le lacrime dell’uomo non sono da contarsi perché l’uomo E’ SUPERIORE ed il superiore è nato per avere maggiori responsabilità”. (Daouda)
Questa mi sembra un’affermazione veramente sopra le righe, Daouda, perché credo che nessun essere umano, in questo mondo, possa avere la presunzione di sentirsi o autodefinirsi “superiore”. Sarei quindi al tuo posto molto più cauto, anche perché stai pur sicuro che troveremo sempre qualcuno convinto di essere “un po’ più superiore” di noi…
Mi sembra molto più saggio e ragionevole non considerarsi “inferiori”. Questi concetti (superiore/inferiore) sono per lo più trappole ben camuffate. Facciamo attenzione a non cascarci dentro. Potremmo rimanere infilzati in paletti acuminati messi lì appositamente…
“Ugualmente è normale e giusto che un maschio pianga, ma per lacrime vere e soprattutto è bene che non lo faccia davanti a tutti, per pudore”. (Daouda)
Questo invece è un errore, a mio parere, che affonda le sue radici nella “cultura” di derivazione “machista” di cui abbiamo parlato lungamente.
La penso esattamente all’opposto. Non sto ovviamente teorizzando che gli uomini si debbano mettere a piagnucolare come bambini, è evidente. Sono invece convinto che debbano imparare a guardare dentro loro stessi dismettendo una volta per tutte i (falsi) panni da (finti) “duri” che sono stati educati a vestire da sempre. Anche e soprattutto questa è una trappola che ha ingabbiato il genere maschile e in particolare i maschi beta che erano e restano i principali destinatari di questo messaggio. . Solo in seguito a questa operazione potrà nascere una nuova forza interiore e una nuova consapevolezza che non ha nulla a che vedere con l’ostentazione, questa sì tipicamente maschilista, di una presunta forza che in realtà mal cela una profonda debolezza.
Fabrizio

Leonardo 12:22 pm - 1st giugno:

Fabrizio
Questo invece è un errore, a mio parere, che affonda le sue radici nella “cultura” di derivazione “machista” di cui abbiamo parlato lungamente.
La penso esattamente all’opposto. Non sto ovviamente teorizzando che gli uomini si debbano mettere a piagnucolare come bambini, è evidente. Sono invece convinto che debbano imparare a guardare dentro loro stessi dismettendo una volta per tutte i (falsi) panni da (finti) “duri” che sono stati educati a vestire da sempre.
————————————————————————
Sì, l’uomo può piangere; di solito lo fa da solo coprendosi il volto o allontanandosi dagli altri quasi per non farsi vedere, mentre notiamo che molte donne ai funerali piangono in modo plateale, sembrano svenire e hanno molta gente intorno che le sostiene.
Sulla superiorità: è un idea fissa delle femminazidoministe doversi distinguere dagli uomini.

daouda 3:39 pm - 1st giugno:

Io non credo affatto che siano trappole.

Non ho alcun poblema ad ammettere una superiorità intellettuale, emotiva o fisica laddove essa si manifesti.

Ceteris paribus , un maschio è superiore ad una femmina?

Le risposte non possono prevedere una neutralità di comodo.
Il no sta ad indicare che la femmina è superiore al maschio.
Il sì l’inverso.
Ciò semplicemente perché se fossero identici avremmo un unico sesso ergo il rispondere no per presuppore una parità è illogico ed impossibile.

Si accomodino per escogitare una soluzione che salvi capra e cavoli!!!

Per quanto mi riguarda, il maschilismo è un femminismo al maschile.
Chi storpia le regole a suo uso e cosumo, chi opprime gli altri questi è un vile ed un pusillanime quantunque per la società attuale possa essere un cardine ed impersonare l’uomo di successo.

Riconoscere che il maschio è la parte forte come ho già scritto implica che questo ha maggiori responsabilità.
Se alla donna si può perdonare, proprio perché più debole, al maschio no.

( in generale, poi si deve vedere in ogni situazione , ovvio )

saluti

Fabrizio Marchi 8:40 am - 7th giugno:

Bilancio tragico della giornata lavorativa, con sei vittime: cinque operai e un pescatore

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/06/06/visualizza_new.html_840439329.html

E’ incredibile come l’interpretazione femminista diventata cultura dominante e di fatto immaginario collettivo, cozzi clamorosamente con la realtà vera, di cui la tragedia dei morti sul lavoro è soltanto un aspetto…

Annamaria Arlotta 8:42 pm - 12th giugno:

@Damien: sono la baronessa Von Arlotten Tumistufen Von Brandenburg, ben lieta di rispondere alla sua gentile missiva. Sappia innanzitutto che ho trovato la canzone da Lei consigliatami orribile sia nella musica che nel testo. Dirò di più: tale da ispirare la creazione di un altro gruppo FB, contro le canzoni non tanto sessiste quanto banali fino alla nausea e piene di stereotipi.
Dopo che ho concordato con Lei sulla necessità da parte delle donne di assumersi le loro responsabilità, Lei ha risposto:
“si.. vedo la luce! finalmente! la speranza! si! oddio! allora lo vedi che se vuoi ci si capisce.. Ok!! che avete deciso di fare te e le tue amiche? azione di volatinaggio? articoli per sensibilizzare le donne a questo tema? aprite un sito donnebeta.org e facciamo gemellaggio? cominciate voi stesse ad agire in maniera diversa? non mi risponda… da buona politichese, immagino che trattasi solo di.. politica spicciola inconcludente!” Ebbene, sono affranta di doverle comunicare che nonostante gli stemmi di famiglia e i vari titoli nobiliari, non sono, come Lei mostra di credere, un’Onorevole, e dunque i miei contatti si riducono a ben poco e sarebbe per me arduo organizzare un qualsivoglia dibattito in merito. Del resto mi è parso che questo sito fosse più luogo di incontro e discussione che di programma di iniziative che da esso esulino, nonché al di fuori di internet: non me ne voglia se affermo che dovreste essere voi, non certo io, a proiettare la vostra visione all’esterno di questo spazio e diffonderla fuori, così come faccio io con il mail bombing del mio gruppo all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria. Non sto evidentemente dicendo che dovreste fare un’azione simile, ma piuttosto, trovare altri canali che superino la semplice contrapposizione uomo-donna per presentarvi al mondo, così come ha fatto recentemente Stefano Ciccone col suo libro Essere maschi, di cui ho letto la recensione su Repubblica http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/06/08/news/passaparola_8_giugno-17393329/index.html?ref=search
Venendo ora al nostro amabile scambio sulle molestie alle donne, incollo qui ciò che ci siamo detti: A: “nessuno penserà che il motivo per cui mi siedo al bar, su una panchina o passeggio in campagna sia perché IN REALTA’ aspetto di essere avvicinata da un uomo, come succedeva quando ero giovane, anche se leggevo il giornale e avrei continuato a farlo in santa pace
D. )Il popolo ha fame? che mangino Brioches!(Regina Maria Antonietta)

E ribatto: la fame è una cosa e la fame sessuale è un’altra. In quest’ultimo caso, non vengano a scocciare chi non dà nessun segno di voler essere avvicinata.

Riguardo al fatto che io sia agevolata nei riguardi della chirurgia plastica, come ho tentato di dirle già in passato, non tutte le donne sono interessate a mantenere una finta giovinezza, e io non ne sento alcuna esigenza. Cerchi, anche Lei, di capire che le donne non sono una categoria di persone tutte uguali, ma che ci sono differenze individuali. E’ arduo afferrare questo concetto, ma con qualche sforzo di immaginazione vedrà che riuscirà nell’intento.
Devo invece ricredermi su talune mie affermazioni superficiali. Lo scambio è il seguente:
A “Che ne sai della paura di girare quando è buio e dell’invidia per gli uomini che a meno che vadano in quartieri malfamati lo possono fare tranquillamente?”
D (…) ?? beh.. guardi.. anche essere accoltellati per il portafoglio le assicuro che non risulta un’esperienza piacevole..
Forse quando ero giovane e giravo a volte la sera i tempi erano diversi e gli uomini non dovevano temere di esser derubati a meno di andare in certi quartieri. O forse non l’ho mai saputo io, comunque le do atto di avermi trasmesso un’informazione utile alla formazione dei miei giudizi.
Tutt’altro discorso A“Che ne sai delle strusciate di uomini bavosi sull’autobus?”
.Ergo uomini che non le piacciono.. ma se domani si girasse e vedesse il classico fusto mediterraneo che la palpa o la guarda.. mi dica.. la reazione sarebbe la stessa?
Sì.
E’ stato un piacere corrispondere con Lei. Ora devo lasciarla, vado a spolverare gli stemmi di famiglia.
Cordiali saluti
Baronessa Von Arlotten Tumistufen Von Brandenburg

Damien 10:58 pm - 12th giugno:

@Cameraten un Onorevolen Arlotten!

Nein! Nein und nein! du ast nicht verstanden! tu non avere kapiten! al solito svolazzaren.. svolazzaren!

Esimia!.. i suoi presupposti partono sempre da un inevitabile punto già conclamato in precedenza, il sillogismo femminile.. o se piu’ la aggrada.. l’eco! IO…Io…io…io..

Chiaro che lei come molte donne non ha mai avuto problemi di fame sessuale.. chiaro che lei scriva qui SI! per poi magari fare l’opposto sul bus di fronte alla realtà del fustaccione magari carino che si scusa tra i suoi “si figuri..” e sventagliate di ciglia…

Inoltre, cara Arlotten, è dalla notte dei tempi che la donna si trucca, se davvero crede che io le lasci passare la frase:”come ho tentato di dirle già in passato, non tutte le donne sono interessate a mantenere una finta giovinezza” devo dedurre che tra un pasto e l’altro lei abbia fatto uso di un buon Barolo o magari un chianti gallo nero!

Lei veramenten pensa ke io kredere ancoren a Babbo Natalen?

con tale presupposto, glissa su molti aspetti che ricoprono la MAGGIORANZA delle persone nel merito citate, ergo che mi dica di uscire dal blog per spargere il verbo è fuori discussione.. vengo qui per discutere quello che GIA’ faccio fuori.. stia tranquilla Onorevole Von Arlotten.. e per quanto concerne il libro.. se li spenda lei 18 NEURI per leggere quello che già molti sanno.. e che possono leggere gratis anche in questa sede, oltre che nei siti ivi linkati!

Non è un libro che ci puo’ svegliare dal torpore Nazifemdominista.. ma una sana e piena consapevolezza di quello che le donne ed il sistema dominante stanno attuando ai danni di tutti! visto che lei Von Arlotten è erudita sulla lingua anglosassone, le agevolo un link che dovrebbe leggere, anzi senza condizionale va’! sono certo che puo’ dirle molto di piu’ delle sue vaginate isteriche da paladina della polenta!

THE MISANDRY BUBBLE
http://www.singularity2050.com/2010/01/the-misandry-bubble.html

Non è piu’ tempo di parole ma di fatti! è tempo che si sveli la misandria.. anzi..

It’s time to expose Miasandry
http://www.singularity2050.com/2011/01/the-time-has-arrived.html

Ecco, si faccia una cultura gratis di quello che realmente stà accadendo grazie al ficapower ed alle nazifemdoministe!

La vera rivoluzione è semplicemente racchiusa in due frasi:

Reciprocità e Spontaneità!

..cosa che lei, Onorevole Von arlotten, nello svolazzare e scribacchiare su feisbuc, ha completamente dimenticato!

Attendo ancora che mi erudica sugli altri punti di vista che ho chiesto in precedenza, tuttavia visto il tempo che si prende nel rispondermi, ne deduco che sia impegnata per i prossimi 2 mesi.. ebbene c’è una bella novità, anche io vado in ferie.. e non sono totalmente certo che tra due mesi voglia nuovamente leggere le sue TAVANATE GALATTICHE NAZIVAGINOCENTRICHE!

La saluto Von Arlotten! HEIL VAGINA!

Fabrizio Marchi 11:13 pm - 12th giugno:

Nel suo ultimo commento la tragicomica e mostruosa “leggiadria” di Annamaria Arlotta ha sfiorato delle vette che possono essere raggiunte (forse), a mio parere, solo mescolando assieme un libro di Paolo Villaggio, una delle migliori novelle di Gogol e un romanzo di Kafka… E non è affatto detto che arriveremmo a tanta perfezione…
L’invito a fare come Ciccone poi è veramente esilarante…
Non entro nel merito del post perché onestamente non ce la faccio. Mentre lo leggevo (giuro che è la verità, non è una boutade) mi è venuto alla mente un piccolo episodio accaduto ormai molti anni fa.
Ricordo che Carmelo Bene, invitato da Alba Parietti in una trasmissione televisiva di cui lei era conduttrice,. non appena entrato in scena pronunciò queste testuali parole:”Cara Alba, ti faccio i miei complimenti perché il tuo programma è talmente stupido da essere perfetto”.
Ecco, personalmente nell’ultimo post di Annamaria Arlotta ho intravisto quella stessa perfezione ravvisata da Carmelo Bene in quel frangente .
Non è da tutti/e.
Fabrizio
P.S. da queste parti sono stati pubblicati e scritti dei libri. Del mio non parlo per ovvie ragioni. Mi permetto di segnalare il bellissimo “Questa metà della terra” di Rino Della Vecchia, peraltro scaricabile in rete. Noi però sulle pagine di Repubblica non ci finiamo. Sarà perchè Ciccone è più bravo di noi, non c’è altra spiegazione…

mauro recher 4:40 pm - 13th giugno:

E’ vero Fabrizio ,non ci sono altre spiegazioni …D’altronde ho sentito pure dire che Gigi D’alessio ,visto che aveva fatto 2 milioni di fan e jimi hendrix solo 400 mila a Woodstook, è chiaro che Gigi d’alessio è più bravo (sic) ….
Ma vedi ,il nostro gruppo, il nostro essere uomini beta, per dirla in termini calcistici , non vince trofei o, in termine televisivi, non fa “audience” , siamo buoni solo per qualche pugno di voti da dare a quella che sarebbe la nostra collocazione naturale, cioè la sinistra, la quale però punta ad altri lidi (il 13 febbraio non vi dice niente…) ,porta più voti e fa parlare più di se …quindi è quasi naturale che Ciccone vada su Repubblica a far parlare di se (l’ho visto in un video di youtube e la sua prima frase è stata “l’uomo non è discriminato ” ,tanto per gradire)
è naturale anche che il Gigi nazionale abbia cosi tanti c……i ehm fans :) (chiedo scusa se ,per caso ci sono estimatori del gigi ,ma faccio fatica a sopportarlo) ,ma queste fanno parlare di se e portano voti ,meglio di cosi ,vuoi mettere quattro sfigati in croce ,i “fantozzi alla riscossa”, cosa vuoi che portino ? va beh ,dai se no passiamo per “piagnoni” (che andasse a biiip pure lui)

Annamaria Arlotta 8:34 am - 21st giugno:

Sono impegnata in feste di compleanno in famiglia e altri cavoli, ma faccio un salto per chiedervi quale sia la vostra posizione a riguardo degli uomini alpha. Prendiamo un Bisignani: più alpha di così! Non invidierete mica uno che ha successo e quante donne vuole ma che basa la sua vita su attività illecite? Poi ho un’altra domanda, anzi, una provocazione da avvocato del diavolo. Se un alpha va in rovina diventa beta? Se un beta vince alla lotteria diventa alpha? Se un alpha invecchia e si ammala che cosa diventa? Se un beta trova grande soddisfazione nella sua attività creativa ( magari è uno scrittore) siamo sicuri di poterlo ancora chiamare beta? Cosa alpheggia o betizza un uomo, nel dettaglio? Lo so, voi direte: leggi le 400.000 pagine dei nostri articoli e saprai tutto, ma siccome non lo posso fare, magari qualcuno mi risponde con …un riassunto! A risentirci

Fabrizio Marchi 2:39 pm - 21st giugno:

Invito tutti a non rispondere ad Annamaria Arlotta; che si legga le 400.000 pagine dei nostri articoli. Metta per una volta da parte la sua leggiadria e i suoi innumerevoli impegni mondani, e si misuri con un po’ di “pesantezza”…
Le farà sicuramente molto bene.
Fabrizio

Marco Pensante 3:19 pm - 21st giugno:

Annamaria, leggi le 400.000 pagine dei nostri articoli e saprai tutto.

daouda 11:11 pm - 29th giugno:

Gradirei una risposta.

Suggerisco inoltre di lasciar perdere la destra e la sinistra. Basta fermarsi ai concetti di giusto ed ingiusto ed il resto vien da sé…

Rino 8:33 am - 30th giugno:

Daouda, pare di capire che ti riferisci a qs domanda:
>>
Ceteris paribus, un maschio è superiore ad una femmina?
>>

Per la parte in cui sono uguali, sono uguali e per quella in cui sono diversi si tratta di qualità eterogenee perciò incomparabili.
Non ci si chiede mai se il cavallo sia superiore al passero,
la primula all’agave, la drammaturgia alla narrativa, il brunello ad una grigliata. E meno ancora se un delfino sia superiore al un gelato al pistacchio. Solo le entità omogenee si possono comparare.

Tra F ed M ha senso solo parlare di superiorità settoriali e limitate, corrispondenti alle diverse polarità, orientamenti, potenzialità.
Le aquile volano meglio delle galline e i pesci nuotano meglio dei mammiferi (però le foche e delfini non la pensano così…).

La determinazione di un valore complessivo, unitario, espresso poi in termini di “superiorità” è privo di ogni fondamento.

Oltre ad essere cosa pericolosissima, perché gli umani sono di tal fatta che alla superiorità associano subito il diritto alla prevaricazione, conquista, ladrocinio del “superiore” sull’ “inferiore”.
L’ultimo esempio storico è proprio quello femdominista che parte appunto dalla superiorità morale femminile.

Diversi è una cosa, superiori è ben altra.

Rino DV

cesare 2:41 pm - 30th giugno:

Come già accaduto per il Paradiso dei lavoratori, la Razza superiore, e il Libero mercato, la realtà prima o poi fa a pezzi l’ideologia. E a far a pezzi il femmidominismo in questo caso ci hanno pensato gli operai della FIOM.

Rino 5:25 pm - 30th giugno:

Milano: licenziate le sole donne.
Un’azienda in crisi decide di lasciare a casa circa metà delle maestranze e sceglie di tenere i maschi e licenziare le femmine. Apparsa nel web, tempo un’ora, diventa la notizia del giorno.
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_giugno_30/inzago-donne-licenziate-fiom-protesta-190986051519.shtml
-
Ho chiesto a Fabrizio di rimuovere il post-scoop che avevo inviato in mattinata sul tema, perché sconclusionato nella scrittura e forse equivoco nel suo significato e privo di commenti.
-
Cosa è accaduto?
Come sempre le notizie sono frammentarie e ricostruire il quadro degli avvenimenti, delle intenzioni, delle motivazioni addotte dalle diverse parti è molto difficile. Ma nel quadro della QM tutto ciò non è decisivo. Importante è che un simile fatto sia accaduto, dando la stura alla prevedibilissima reazione isterica quasi universale, ma a noi – forse – la possibilità di controdedurre e controinformare.
-
Le intenzioni dell’azienda: impossibile sapere quali fossero, come è impossibile sapere se la frase “Che badino ai figli!” sia stata pronunciata dal titolare, dall’A.D. o sia una “attribuzione di intenzioni” operata dai giornalisti. Le licenziande hanno figli? Qual è la condizione economica delle stesse? Quanto guadagnano i rispettivi mariti? Non lo si sa ma non è importante saperlo. Pare poi che le licenziande siano in cassa integrazione da qualche anno e che le colpite siano esse. Ma neppure questo è importante. Quel che è altamente probabile è che l’azienda non si aspettasse un simile incendio. Si è trattato di una ingenuità puerile. Ma anche queste sono considerazioni collaterali.
-
A seguito di ciò è stato proclamato lo sciopero cui, a quanto pare, i maschi non hanno partecipato. Anche in questo caso non conosciamo la motivazione (e non la conosceremo mai) né quella dello sciopero né quella della mancata partecipazione maschile. Lo sciopero è stato proclamato contro i licenziamenti in quanto tali o contro il fatto che ne venivano colpite solo le femmine? Son due cose diverse, ma non lo sapremo mai.
-
Nel mio lancio-scoop manifestavo stupore assumendo la seconda ipotesi (sciopero prodonne) e che – anche sulla base di questa motivazione – forse almeno sottotraccia, in modo oscuro e semi consapevole quegli uomini avessero vagamente percepito la cosa fondamentale: che il loro destino non è quello delle femmine. Che un disoccupato non è come una disoccupata. Che la perdita del reddito per una donna è un guaio ma per un uomo è quasi la rovina. La guerra dei sessi nei bassi ranghi.
-
Il concetto da cui parto è noto.
Ad onta delle fandonie femministe un uomo senza reddito è per una donna un ingombro, una zavorra. Non è ciò che dovrebbe essere – ok – ma è ciò che è. Mentre non vale il contrario, giacché per millenni esse hanno trovato nel matrimonio reddito (tanto o poco), hanno avuto vita sociale, protezione, sicurezza. Le donne senza reddito hanno diritto – da sempre – a quello del marito, da sposate e da divorziate. Il contrario è marginale e non esiste come diritto ma come semplice “fatto”. Quando un uomo perde il lavoro scende di valore e di prestigio davanti alla famiglia: ai figli e alla moglie. Non dovrebbe essere così ma è così. Diventa inutile (come prova il fatto che nessuna donna si lascia corteggiare da un disoccupato) cade in depressione, finisce nell’alcool, rischia l’impotenza e va in rovina.
Se lo perde la donna si ha solo una diminuzione del reddito familiare: il resto dei mali non c’è. Di uomini (dipendenti ma anche imprenditori) suicidatisi per la perdita del posto o il fallimento dell’azienda sono piene le cronache. Nessuna donna si è mai suicidata per questo. La perdita del reddito e della professione non colpisce M ed F nello stesso modo.
-
Sul tema ho scritto qui e nel mio blog: “Giustizia Extraterrestre”, “Homo sine BMW” e da ultimo “La piramide, la bugia, la rovina”.
-
Le DD hanno da sempre negli uomini un punto di appoggio economico, gli UU hanno solo se stessi. Le DD hanno qualcuno, gli UU sono soli.
-
Ovviamente qui si prende atto di quel che il sistema è: quando calano le commesse le aziende riducono il personale, quando le commesse vanno a zero l’azienda chiude. Questo è il sistema. Si pone ora la questione se in un simile caso, che non ha precedenti, sia da far fronte contro il sistema o prendere atto e denunciare il fatto che esso quando colpisce tutti “indistintamente” di fatto colpisce molto …distintamente, ferendo lei ma uccidendo lui e cogliere l’occasione per propagandare questa verità.
-
Ovvero, se le nostre forze, essendo incomparabilmente inferiori a quelle dell’avversario, ci suggeriscano invece un basso profilo.
-
Rino DV

daouda 10:23 pm - 30th giugno:

Scusa Rino ma non arrampicarti sugli specchi…io sto paragonando umani maschi ed umani femmine.

E’ molto singolare ritenere giustamente che ” solo le entità omogenee si possono comparare” e poi negare l’evidenza.

Ad ogni modo dire diversità è dire superiorità od inferiorità relativa. Non c’è scampo riguardo questa ovvietà logica.
E’ inutile e financo dannoso seguire il sentimentalismo moralista, che ci impedisce di guardare con razionalità alle cose.
Chi è superiore ha più responsabilità e meno scuse e guardacaso il maschio ciò rappresenta rispetto alla donna.Ed è giusto così.
Oggi mancano i maschi e quei pochi che ci sono sono impediti a farsi valere.

I nostri figli non avranno guide ed andranno perdute, carne da macello per gli interessi dei “soliti ignoti”.

Collocare il femminile in una parità fittizzia può apparire certo meglio rispetto alla degenerescenza attuale, ma non è in sé risolutivo, ed anzi può solo continuare ad alimentare la confusione e quindi far affrontare con meno lucidità la questione, a tutto giovamento delle “cricche” varie.

Vedi…scrivi che gli homini associano alla superiorità la prevaricazione ed il ladrocinio.
Dov’è la superiorità in ciò?
E se fanno questa associazione non è forse perché si hanno vari interessi affinché cosi sia?

Questo è ovvio, non staremmo qui a scrivere altrimenti.

Epperò è di molto cattivo gusto usare la categoria “homini” quasi a non tirarcisi in mezzo.
Nella nostra società il carattere e la bravura c’entrano pochissimo.Maschi o femmine, ha successo e fama l’ “intrallazzatore” , il “violento” ed il “meschino.
Non sono questi inferiori?
Perché allora continuare a seguire quel che loro hanno deciso per noi , facendo leva sull’inganno e sul numero , e continuare a considerarli ALFA?
Ed al fermarci alle votazioni scolastiche , che andavano dalla A alla F, non è presuntuoso ritenersi già solo beta?

C’è il vero ed il falso, il buono ed il cattivo, il giusto e l’ingiusto.
Non c’è da perder tempo sui pareri, sulle ideologie e sulle ipotesi scientifiche.

Il mio può sembrare un discorso bizzarro, ma in realtà và dritto al cuore del problema su questo come su ogni altro tema di maggiore o minore importanza.

Fabrizio Marchi 12:24 pm - 1st luglio:

Alcune considerazioni sulla questione delle operaie in procinto di essere licenziate da quella azienda di Inzago, perché, come sappiamo, le cornacchie e gli avvoltoi di regime sono in servizio permanente e attivo H 24 e non saremo di certo noi a servirgli su un piatto d’argento i bocconi di carne avariata con cui normalmente sono usi cibarsi…
Il processo di liberazione dalla condizione di subordinazione in cui si trovano gli uomini beta all’interno del sistema dominante (capitalista a trazione femdominista) non passa certo attraverso una “guerra fra poveri”, tanto meno fra quei lavoratori e quelle lavoratrici che lottano contro la precarizzazione, i licenziamenti, per la difesa dei loro diritti elementari e del proprio posto di lavoro, sempre più minacciati dalle politiche liberiste (le guerre neocoloniali e neoimperialiste in corso camuffate sotto le bandiere dell’esportazione dei “diritti”, del “poltically correct” e del femdominismo non sono altro, come sempre, che la risposta del sistema alla crisi) e dalla crisi economica strutturale che attraversa il sistema stesso.
Non cadremo nella trappola e non daremo linfa vitale a coloro che utilizzeranno questa maldestra se non sciagurata (e anche molto ingenua dal punto di vista “politico”…) decisione della proprietà e dei vertici di quell’azienda per lanciare l’ennesima offensiva mediatica antimaschile.
Questo episodio arriva per questa gente come il cacio sui maccheroni, come si suol dire. Non poteva andargli meglio, e proprio nei giorni in cui è stata approvata una delle leggi più illiberali, sessiste e classiste che siano mai state concepite e realizzate, quella delle quote rosa nei CdA. In fondo la versione opposta e speculare, ma ben più grave, per ovvie ragioni, rispetto a quanto accaduto in quella fabbrica con il paventato licenziamento delle operaie.
Insomma un regalo, e anche ben impacchettato e infiocchettato. Di meglio la gestione della MaVig di Inzago non poteva veramente fare alla causa maschile (si fa per dire, ovviamente…)….Un capolavoro (ca va san dire, è veramente il caso di dirlo…)di tattica politica (del resto non si può imputare ad un imprenditore il fatto di non aver studiato Machiavelli, Schimtt e Lenin…)… Potrebbero scriverci un libro: come suicidarsi nel modo migliore possibile ottimizzando spazio e tempo …
Ora naturalmente i media avranno buon gioco nel denunciare “l’ennesimo atto di discriminazione contro le donne, punta dell’iceberg di una condizione di subordinazione complessiva all’interno di un sistema dominato dal potere maschilista di sempre…”. Non solo, la mancata adesione allo sciopero da parte dei colleghi maschi, iscritti alla FIOM, alimenterà la più scontata delle scontate cantilene femministe della prima ora, e cioè che “il conflitto di genere (dal punto di vista femminista, ovviamente…) va ben oltre quello sociale, che tutti i maschi, anche gli operai, anche i mariti (operai), anche i maschi di sinistra, “sotto sotto”, “in fondo in fondo” sono dei maschilisti disposti a fare fronte comune con i maschi dominanti pur di mantenere i loro privilegi e il loro potere sulle donne, e che quando si tratta dei diritti delle donne tutti gli uomini sono uguali…che il maschilismo è duro a morire e che la società ne èancora intrisa”.
La strada del cambiamento, della trasformazione dello stato di cose per gli uomini beta è ben altra, ed è quella di un’ acquisizione profonda e piena di consapevolezza della propria condizione e certamente di una conseguente traduzione in termini pratici (nel senso della prassi) e politici (quando i tempi saranno maturi) di quest’ultima.
Questo naturalmente non deve impedirci di riflettere, come siamo abituati a fare, sulle cause che potrebbero aver determinato questo episodio, come hanno giustamente fatto sia Rino che Cesare; mi riferisco ovviamente in particolar modo alla scelta degli operai della FIOM di quella azienda di non solidarizzare con le loro colleghe.
Personalmente credo che quella scelta sia stata fondamentalmente determinata da ragioni di ordine molto pratico (non nel senso filosofico ma spicciolo): lo spettro della disoccupazione, il fatto di essere stati rassicurati dall’azienda che non sarebbero stati licenziati e le necessità, comprensibilissime da un punto di vista umano (il famoso“tengo famiglia”… lo dico, sia chiaro, senza nessuna ironia o intento dispregiativo, non mi permetterei mai …) di conservare il posto di lavoro. Teniamo anche conto che si tratta di una piccola azienda poco più che a conduzione familiare (30 dipendenti destinati ad essere dimezzati) dove le relazioni interne e anche quelle sindacali sono fortemente condizionate proprio dalle dimensioni dell’azienda stessa e dal tipo di rapporti che si stabiliscono all’interno di questa.
Sono quindi poco propenso a pensare, come invece paventavano Rino (molto più cautamente) e Cesare (con molta maggior enfasi) che la scelta di quegli operai maschi sia stata in qualche modo dettata da un sia pur timido o più o meno inconscio afflato di consapevolezza maschile.
E in ogni caso, questa è la mia opinione, laddove anche la scelta operata dagli operai fosse stata assunta in piena coscienza, non sarebbe stata quella giusta da un punto di vista politico. Lo affermo, sia pur condividendo appieno l’analisi di Rino (e anche di Cesare) sulla diversità complessiva di condizione fra uomini e donne, anche e soprattutto nelle situazioni sociali e ambientali più disagiate.
Tuttavia diverse ragioni, in primis di ordine politico, mi inducono a dire che la scelta di quegli uomini e operai della FIOM sia stata errata e, come ripeto, pressoché impossibile da sostenere politicamente.
E chi, come noi, fa politica (perché la QM è innanzitutto una questione politica, anzi, altamente politica) non deve mai dimenticarlo.
Fabrizio

Alessandro 1:53 pm - 1st luglio:

La manovra economica che il Parlamento si accinge ad approvare prevede che il pensionamento a 65 anni delle lavoratrici del settore privato entrerà a regime non prima del 2030. Il ministro della Confindustria Sacconi si è dimostrato molto clemente, il che è abbastanza sorprendente, anche perchè quell’UE, che sempre viene tirata in ballo quando si vogliono goiustificare agli occhi dell’opinione pubblica scelte impopolari, ha richiesto all’Italia di adeguarsi quanto prima agli standard europei, che non prevedono questa disparità di trattamento. Perchè questo trattamento di favore quando migliaia di precari vengono licenziati e derisi senza ritegno? Calcolo elettorale, subordinazione nei confronti delle lobby che conosciamo bene o cos’altro?
Sul licenziamento delle lavoratrici dell’Inzago sono state già scritte ottime considerazioni da chi mi ha preceduto. Aggiungo che un’azienda privata può scegliere chi licenziare, deve solo dimostrare di farlo per una giusta causa, altrimenti deve pagare per quanto fatto. Quindi il problema non è perchè sono state licenziate solo donne, bensì se questi licenziamenti sono legittimi oppure no. Questo avrebbe dovuto richiedere la FIOM, invece di buttarla sulla retorica di genere. Inoltre ho la sensazione che, a parti inverite, la notizia non avrebbe neanche ottenuto un trafiletto nel quotidiano locale.

mauro recher 5:39 pm - 1st luglio:

sono d’accordo con Fabrizio ….
chiaro e lampante che una guerra tra i poveri è ‘ultima cosa di cui gli uomini beta hanno bisogno ….
altrettanto chiaro e lampante che queste donne non andavano di certo a divertirsi e quel salario ,anche se “secondo”, di certo non era un optional. Certo la situazione era sicuramente più rosea di chi è mono reddito ,ma non parliamo di milioni di euro ,la media della “paga” si aggira sui 1200-1300 euro (almeno è quello che prendo io, e non credo che sia molto diverso altrove)
dà fastidio solo una cosa ,a mio avviso , che i vari siti e blog femministi ,adesso si ricordano delle operaie,il 13 febbraio invece si battevano ,certamente non per loro ,ma per i posti di potere , adesso che ci sarà il “bis” il 9-10 luglio ,queste donne saranno portate ad esempio del sistema maschilista …..dà altrettanto fastidio che ,se la dirigenza della MaVig avesse adottato anche il famoso 50-50 ,questa cosa sarebbe passata sotto silenzio ,eppure i licenziamenti c’erano ugualmente (facciamo anche noi un mea culpa ,perchè sicuramente non ne avremmo parlato)
naturalmente ,sono partite le “mail bombing”(arma di distruzione di massa delle femministe ) contro la mavig,ma non contro i licenziamenti in generale (inutile ,anche se sarebbe stato moralmente apprezzabile) ma perchè hanno scelto solo donne ,non vorrei che queste mail bombing avessero un effetto devastante ,gia dalla difficile situazione che si è creata ,cioè che restassero a casa anche gli uomini monoreddito . in questo caso non si potrebbe far causa ai vari blog che hanno promosso questa iniziativa molto astuta ??

Fabrizio Marchi 8:59 am - 9th luglio:

Naturalmente saremo i primi ad essere felici se la vicenda dovesse risolversi con un cosiddetto “contratto di solidarietà”:
http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/07/08/news/l_azienda_che_licenzia_solo_le_donne_ora_fa_retromarcia_al_via_le_trattative-18867183
Tuttavia, fermo rimanendo che ho valutato come un errore la decisione della proprietà della MaVig di Inzago di procedere al licenziamento delle sole operaie, mi chiedo se, a parti invertite, si sarebbe giunti a questa conclusione (sembrerebbe positiva per tutti/e).
A mio parere no. Gli operai (maschi) sarebbero stati messi in mobilità e buonanotte ai suonatori.
In questo caso invece la grancassa mediatica e l’immediata reazione di tutto il fronte trasversale e politicamente corretto femdominista è riuscita a portare a più miti consigli i vertici di quell’azienda, i quali naturalmente hanno valutato i maggiori danni, anche se indiretti, che sarebbero loro derivati dal continuare sulla linea assunta in precedenza.
Di sicuro questo è un precedente che farà storia. Proprio come le quote rosa nei CdA.
Fabrizio

daouda 12:39 am - 13th luglio:

Continuo a non capire perché, per soddisfare le proprie idealità ( robba tipica delle mammolette ) sinistroidi ed egualitarie , si neghi la realtà.

Fuori i coglioni!
Non esiste destra e sinistra, esiste il giusto e l’ingiusto ed il coraggio di lottare per la giustizia!

Evidentemente però la giustizia la si preferisce far collidere con le proprie ideologie ed il proprio carattere lo si usa solo per i propri comodi , voi come loro ( i maschi pentiti in cerca di fica ).
Infatti qui si lotta per la questione maschile in modo meramente giuridico e culturale, chiedendosi addirittura il perché un maschio debba avere, nella società, responsabilità ben maggiori e quindi, correlativamente, pene/rischi a queste proporzionalmente equivalenti.
Bah.

saluti

Saturno 7:12 am - 13th luglio:

E’ molto sbagliato dire che diversità corrisponda ad
inferiorità e superiorità. Nella vita reale queste ultime due categorie non esistono. Esiste solo la diversità, ma nessuna di queste diversità è migliore o peggiore dell’ altra. Perdenti e vincitori non esistono. Noi umani ci riteniamo superiori alle altre specie, eppure nel maremoto in Indonesia del 2004 gli animali sono fuggiti prima, salvandosi, mentre gli esseri umani sono rimasti lì a morire. In realtà è chi ritiene di essere superiore ad essere inferiore, perchè la sua superbia gli impedisce di vedere la realtà.

Fabrizio Marchi 9:39 am - 13th luglio:

@ Saturno:
la questione che poni, Saturno, è estremamente complessa (inferiorità-superiorità-diversità-eguaglianza). E’ incredibile come la QM sia innervata ovunque, ad ogni piè sospinto ci sarebbe la necessità di aprire dei dibattiti infiniti…
Mi limito ad una battuta, senza voler chiudere nessun cerchio, naturalmente, perché come ripeto, tutte le questioni che poni sono estremamente complesse e hanno tante sfaccettature e risvolti spesso inevitabilmente contraddittori, e sarebbe presuntuoso tirare delle somme.
E’ molto interessante e anche abbastanza spassoso osservare la reazione dei sostenitori della proposizione inferiorità-superiorità (naturalmente sono quelli che intimamente si ritengono “superiori”…), allorquando vengono a trovarsi in una situazione di subordinazione se non addirittura di sottomissione (prima o poi accade praticamente a tutti nella vita…).
In questo caso se ne vedono veramente delle belle, lo verifichiamo anche in ambito QM, peraltro; tripli (metaforici) salti carpiati dialettici (assai deboli) per giustificare la loro condizione e soprattutto la loro reazione-ribellione (contraddizione in termini) alla suddetta condizione.
Ai giovani e giovanissimi teorici del “superomismo”(che in genere, come è naturale, tendono a proiettare questa loro visione del mondo sul piano fisico) consiglio sempre una seduta di sparring di allenamento di boxe con un “vecchio” maestro (ex pugile) che è in grado di fargli capire in pochi secondi come stanno messe le cose nella vita. Funziona nel 90% dei casi e si ottengono dei risultati straordinari. Non sto scherzando e non lo dico ironicamente… Anche perché in fondo quei colpi mirati, senza causare danni, dati sapientemente e con la giusta e calibrata potenza dal maestro, equivalgono metaforicamente, ma neanche tanto, a quei ceffoni rifilatici talvolta dai nostri padri nei momenti necessari…Naturalmente senza mai esagerare o abusare; personalmente ne ho presi pochissimi dal mio caro vecchio e amato padre ma sempre in frangenti dove era necessario…(purtroppo non tutti i padri hanno questa saggezza e questo equilibrio, va detto anche questo…).
Con i più grandicelli, che non hanno avuto la fortuna di passare attraverso queste grandi scuole di pedagogia e di formazione alla vita che sono il pugilato e ancor meglio e più formative, le arti marziali, (se insegnate e praticate seriamente, sia chiaro…) o ancor più una sana ed equilibrata educazione in ambito familiare, le cose sono un po’ più difficili. Bisognerebbe tentare di spiegargli la complessità dell’esistenza, ma le parole, in questo caso, servono spesso, purtroppo, a ben poco. L’unica certezza è che prima o poi la vita gli farà prendere una tale facciata da rivedere, magari solo a livello inconscio, le loro convinzioni. Ma anche in questi casi, il risultato non è sempre quello sperato, anzi…D’altronde non c’è una soluzione a tutto nella vita…
@ Daouda:
anche tu poni un tema decisamente complesso (Giustizia-Ingiustizia e Destra-Sinistra), sul quale non sarò anche in questo caso il sottoscritto a tirare una riga definitiva. Io la mia opinione ce l’ho (mi pare di capire che non collima con la tua) ed è quella espressa nell’articolo a mia firma (Destra e Sinistra) e anche in quello di Rino Della Vecchia (Perché la QM non può essere di Destra).
La mia opinione è che per quanti sforzi si facciano oggi per superare questi concetti (naturalmente intesi non in senso strettamente politico ma più ampio, diciamo filosofico-culturale), gi stessi non potranno mai essere superati o superabili. Così come i concetti di giustizia e ingiustizia. Ma chi decide ciò che è giusto e ciò che è ingiusto? Quali sono i criteri? Chi li stabilisce? Possono essere stabiliti universalmente e unanimemente? Può esserci l’accordo e la convergenza di tutti su di uno stesso concetto di giustizia (o ingiustizia)? (naturalmente qui si potrebbe ampliare il discorso alla coppia libertà-eguaglianza, ma lasciamo perdere…)
La Politica (con la P maiuscola, in questo caso) torna inevitabilmente e se vuoi prepotentemente sulla scena. E’ inevitabile. Così è e così è sempre stato, fin dai tempi dei tempi, e molto probabilmente così continuerà ad essere. Che a noi piaccia o meno.
La Politica, dunque, è parte dell’’Umano, che a sua volta è parte dell’Essere che a sua volta…è meglio fermarci…:-)
Fabrizio

armando 12:01 pm - 13th luglio:

Daouda: “Infatti qui si lotta per la questione maschile in modo meramente giuridico e culturale, chiedendosi addirittura il perché un maschio debba avere, nella società, responsabilità ben maggiori e quindi, correlativamente, pene/rischi a queste proporzionalmente equivalenti.”

Senza entrare nel merito dx/sx, giusto/ingiusto, osservo che nella tua frase manca un elemento essenziale. Descrivi la condizione maschile nel senso da una parte di responsabilità (maggiori), dall’altra di pene/rischi , anch’essi correlativamente maggiori di quelli femminili. Fin qui siamo agli ONERI. E può andar bene, a patto che tali oneri siano integrati con i corrispondenti ONORI, che qualcuno legge come antichi privilegi maschili.
In certo senso possiamo dire che il sistema precedente all’attuale si reggeva proprio su questo equilibrio. Al maschio erano affidati maggiori responsabilità, rischi, pene, ed anche Onori.
E’ accaduto che gli onori siano stati eliminati tutti perchè considerati privilegi insopportabili e ingiusti, ma non così gli oneri, rimasti intatti quando non maggiorati. E le donne hanno preteso gli onori come i maschi senza assumersene gli oneri.
Situazione chiaramente insostenibile ed esplosiva. Allora, non si scappa, delle due l’una. O, ammesso sia possibile, si torna allo stato quo ante, oppure anche le donne si assumano gli stessi oneri degli uomini. La terza soluzione, quella di un generale rifiuto di oneri e responsabilità sulla falsariga di quello che stanno chiedendo (senza proclamarlo, naturalmente), molte donne, non la considero nemmeno perchè significherebbe la dissoluzione di qualsiasi vita sociale, semplicemente la distruzione della civiltà.
Quanto alla vicenda Mavig, dico che in questi casi occorre essere molto pragmatici. Nel senso che la questione dovrebbe essere valutata nel concreto e non ideologicamente.
C’erano donne il cui marito era disoccupato o sole e magari con figli a carico? Era giusto mantenerle nel posto di lavoro. C’erano donne il cui marito ha un lavoro, mentre il collega uomo era l’unico in famiglia ad avere un reddito?
Si licenzia la donna. E, naturalmente, viceversa. Non so se i dirigenti della Mavig hanno usato questo criterio. Parrebbe di si, ma non è certo. E’ certo invece il putiferio ideologico che si è scatenato. La verità è che agli indignati ideologhi delle pari opportunità, della realtà concreta delle persone non gliene frega assolutamente nulla. La loro lotta si svolge nella più assoluta astrattezza, ed a loro interessa solo imporre il loro principio. Che poi ci sia qualcuno che muore di fame (se uomo e la sua famiglia) chi se ne fotte.
armando

daouda 3:12 pm - 13th luglio:

x Saturnio:

Chi non riconosce la superiorità del maschio sulla femmina non riconosce la realtà.

L’insuperbirsi è mancare di responsabilità ergo offuscare la propria mente.
Tutto è relativo ed un cane , che è quel che è, e sicuramente migliore di un Homo che si riduce come una bestia.
Inoltre qualche cane, ben educato e/O ben disposto per natura, è sicuramente una migliore compagnia rispetto a molti esseri umani…

Io non ho mai scritto di superiorità od inferiorità in senso moralistico.

Come ho già scritto, scrivere diversità implica dire superiorità od inferiorità relativa.
Le femmine sono superiori per determinate capacità ai maschi, qualche volta sono superiori ai maschi di per sé ma in generale è il maschio che , tenute conte tutte le qualità, è superiore alla femmina.

x Fabrizio:
La subordinazione è parte della vita, ovvio. E’ per questo che in una società ,gerarchicamente disposta, ( ogni società è gerarchica ipso facto, l’egualitarismo è un’impossibilità logica ) si hanno realtà in cui chi è più in alto ha più responsabilità morali e chi è in basso è più libero.
Quando invece il superiore si permette quel che vuole e impone ritmi di lavoro che impdiscono alla base di “godersi la vita”, ecco che “il sigillo di Salomone” non funziona più e si ha quel che i marxisti chiamano classismo.

La giustizia è un concetto , qualunque senso si dia alla divinità, trascendentale.
Non essendo infirmata dallo spazio, dal tempo, dalla forma, dal numero, dalla vita ecc essa è immediatamente intuibile per quel che è.
Se non si capisce cosa sia è perché al proprio intelletto, facoltà universale, è attaccato dello sporco.
Se non fosse Universale la giustizia, questa come la verità e come la bontà ecc ,e l’intelletto capace di coglierla, ognuno di noi non avrebbe modo di concordare che per mero convenzionalismo, il che ridurrebbe il mondo ad un dispiegamento degli interessi classistici.
In tal caso non si potrebbe però neanche lottare per la classe. L’unica soluzione sarebbe lo stirnerismo quantunque è impossibile avere il relativo senza l’assoluto, ossia uno stirnerismo radicale implica la non essenza il ché è , per l’appunto, impossibile.

Sì. La Politica quella vera urge prepotentemente.

x Armando:

Si dovrebbe tornare allo stato quo ante poiché non è nella natura delle cose questa supposta parità che, rispetto all’inferiorità maschile è pur meglio, ma ad ogni modo debilitante per i maschi tutti e quindi per la società.
Ci si dovrebbe quindi riprendere gli onori proprio perché l’ammollimento generale dipende anche da questo processo degenerativo.

E’ innegabile però che siano stati degli abusi molto radicati.
Come per la struttura della società, il problema è assicurare che le proprie responsabilità ed i propri impegni siano espletati.

mauro recher 5:05 pm - 13th luglio:

straquoto l’intervento di Armando in tutto e per tutto ….

armando 6:44 pm - 13th luglio:

x Douda. Personalmente concordo con te nel ritenere contro natura e contro-producente il concetto di parità che ormai a livello culturale è passato. Dove, intendiamoci, differenza non è da intendersi come differenza di dignità o di importanza o discriminazione sanzionata dalla legge. La quale non può che riconoscere a uomini e donne gli stessi diritti e doveri. Saranno poi loro a polarizzarsi spontaneamente, senza cioè le forzature ideologiche e legislative odierne, in funzione dell’autoriconoscimento delle proprie inclinazioni, passioni, preferenze, strutture psichiche.
Il punto è, però, che il parere dei singoli non conta nulla rispetto al potere. Allora l’unica cosa da fare, secondo me, è, tenendo sempre ben presente la prospettiva che mi sembra migliore, sfidare il mainstream sul suo stesso terreno. No al rifiuto degli oneri, per tutti, quindi assunzione di responsabilità e poi vediamo quel che accade. E accadrà, ne sono convinto, che tutti quei privilegi contestati ai maschi, se legati insieme con gli oneri che hanno dovuto sopportare, non appariranno più tali, e molte emancipazioniste si tireranno volentieri indietro.
Infine, concordo con te sul fatto che le classi dirigenti degne di questo nome e che quindi non siano come i topi affamati nel formaggio, dovrebbero essere in grado di assumersi molti più oneri delle classi “subordinate”, anzichè imporli a loro. Ma di tali classi, ormai, non ne riesco a vedere più.
armando

Fabrizio Marchi 8:14 pm - 13th luglio:

Caro Daouda, comprendo il piano filosofico sul quale ti muovi perché lo conosco e ci ho girovagato spesso e volentieri.
Comprendo anche la tua esigenza di individuare, o meglio di collocare, alcuni concetti fondamentali, come ad esempio quello di Giustizia, in un alveo che sia al riparo da qualsiasi forma di relativismo e/o relativizzazione o convenzionalismo, siano essi di ordine sociale, culturale o storico. La tua idea, insomma, è quella di arrivare a stabilire un criterio di Giustizia che sia fuori del tempo, delle convenzioni, delle dinamiche sociali e culturali.
E’ possibile ciò?
Questione assai complessa. Personalmente parto dal laicissimo principio di evitare sempre di chiudere il cerchio. Sono tendenzialmente abbastanza scettico sulla possibilità di trovare e stabilire una conoscenza certa, fondata su presupposti epistemologici e addirittura trascendentali , come mi pare sia nel tuo caso.
Fatta questa premessa, è chiaro che il discorso potrebbe essere ampliato a tutto lo scibile umano, ma restiamo al concetto di giustizia, altrimenti non ne usciamo più.
Il pensiero liberale, da Locke a Voltaire a Montequieu fin soprattutto a Kant e a Kelsen, ha cercato di costruire un sistema di regole fondato sul concetto di universalità del diritto. Un sistema di regole (di diritto) che fosse al di sopra delle dinamiche sociali, culturali e temporali. Naturalmente ora bisognerebbe scrivere un trattato di filosofia giuridica e non possiamo certo farlo né siamo in grado, tuttavia sappiamo che altrettanti autorevoli pensatori e correnti di pensiero (non solo quella marxista) hanno sottoposto , a mio parere non a torto, a dura critica i presupposti stessi di questa filosofia, accusandola, o per meglio dire criticandola di “formalismo”. In particolare Kelsen, forse uno dei più autorevoli pensatori liberali (in tema di diritto) è stato accusato appunto di “formalismo giuridico”. Del resto, è tuttora proprio questa concezione universalistica del diritto liberale e borghese ( mi si passi la terminologia desueta) che da sempre (ripeto, da sempre) autorizza l’Occidente ad esportare (in realtà non lo ha fatto solo l’Occidente ma più o meno tutti), se necessario a cannonate o a bombe al napalm piuttosto che al fosforo bianco, il suo sistema di diritti in tutto il mondo (in realtà è una balla che serve a coprire le reali motivazioni economiche e di controllo delle aree strategiche del pianeta, ma ci siamo capiti…), ritenendolo appunto non un sistema di diritti, ma “il sistema di diritti” (che comprende anche il “diritto” di togliere il velo alle donne iraniane o il burqa alle donne afghane, costi quel che costi), cioè l’unico possibile, concepibile e realizzabile (e realizzato) .
Nondimeno, non ho difficoltà a riconoscere (credo che in questo caso nessuno possa sospettare, per ovvie ragioni, della mia buona fede) che il diritto liberale abbia un suo concreto fondamento. Non è sufficiente, di sicuro, ma ha un suo, certamente parziale ma incontestabile fondamento. Questo naturalmente non lo mette al riparo dalla tua e dalla mia critica (anche se da punti di vista diversi), perché nonostante le pretese di universalità, il diritto liberale (e quindi la Giustizia) rimane anche in questo caso il risultato di un ordine sociale dominante.
C’è da dire che, per lo meno fino ad oggi, non è mai esistito (né forse mai esisterà) un Diritto capace di superare questa contraddizione, ammesso che lo sia.
Tu vorresti andare addirittura oltre e poni la questione (Giustizia) su un piano addirittura ontologico/trascendentale/epistemologico. E lo fai, diciamoci la verità, anche con una certa dose di assertività che io invece,se vuoi il mio parere, metterei un pochino da parte, fossi in te, non tanto per la possibile accusa di presunzione (di cui potresti giustamente anche fregartene) ma per una questione di metodo.
La Giustizia sarebbe , o meglio è, per te, un Qualcosa che sta sopra (epistemologica, e forse, e senza il forse, anche qualcosina di più) le vicende umane e sociali e che deve essere solo disvelata ai più, o meglio a tutti. Da un certo punto di vista, permettimi di dirti che anche la tua filosofia potrebbe essere tacciata di “formalismo”, naturalmente in un modo completamente diverso da quello di cui sopra, ma il concetto è il medesimo.
Che dirti, personalmente nutro seri dubbi, però il dibattito resta naturalmente aperto. Ovviamente stiamo andando OT, come si suol dire, ma anche questo è il bello della QM.
Fabrizio

armando 11:32 pm - 15th luglio:

Visto che siamo in argomento OT (ma fondamentale) proseguo.
Ieri ascoltavo alla radio Pannella, che ha fatto un’ammissione sorprendente. Radicali e Vaticano, ha detto, hanno in comune il credere fortemente nei diritti dell’uomo. Ma, mentre per i credenti i diritti naturali hanno un fondamento trascendente in quanto la natura è creazione divina, e sono quindi eterni e immutabili nella loro essenza, per i radicali i diritti naturali sono soggetti ad evoluzione storica in quanto anche la natura si evolve, che è poi la teoria liberale del diritto. la quale ha, a mio avviso, una falla fatale. Un siffatto concetto di giustizia programmaticamente sganciato da un fondamento a cui obbligatoriamente riferirsi, non può fondarsi che su se stesso, ossia considerare il diritto positivo come unica fonte del diritto in sè. Ciò che è legge è in sè giusto se e in quanto la legge riflette l’evoluzione storica. Ma anche questa è una forma di relativismo, universalitico ma pur sempre relativismo diciamo così temporale o epocale. La giustizia consisterebbe semplicmente nell’affermazione universale di quei diritti che l’evoluzione storica porta a considerare inalienabili.
Inutile dire che ciò può avere come esito l’ingiustizia. Senza entrare nel merito specifico della questione, il diritto all’aborto i liberali alla Pannella lo considerano un diritto umano inalienabile, quindi elemento di giustizia, perchè l’evoluzione storica ha portato ad ampliare la sfera dei diritti individuali. I cattolici lo considerano invece una somma ingiustizia in quanto attentato al diritto alla vita, diritto naturale e insieme trascendente. Al netto di tutte le incongruenze concrete dall’una e dall’altra parte, mi sembra che la questione sia tutta quì. La mia opinione, simile a quella di Deouda, è che se non si ancora il concetto di giustizia a un fondamento trascendente che stia sopra la volontà dell’uomo e che l’uomo dovrebbe avere il dovere di rispettare nel legiferare, tutto diventa allora possibile perchè a tutto può essere trovata una giustificazione. Giustamente Fabrizio accenna al fatto che il diritto borghese/liberale rimane il risultato di un ordine sociale,e la sua universalità è relativa a quell’ordine. La stessa identica cosa potrebbe dirsi, e con ragioni altrettanto valide, di un diritto “proletario” nel momento in cui neanche il proletariato è la classe “universale” liberatrice dell’umanità. Questione di ancoraggi sociali, solo di questo. E, si badi bene, lo stesso potrebbe dirsi di un diritto di genere, maschile o femminile che fosse. L’universalità, per essere davvero tale, deve riferirsi ad un ordine trascendente, oppure non è. E deve riguardare solo alcuni concetti fondamentali e immutabili, lasciando che tutto il resto si declini nelle forme proprie di ciascuna cultura.

Fabrizio Marchi 10:50 am - 16th luglio:

Armando, non so cosa abbia precisamente voluto dire Pannella perché non ho ascoltato quelle sue dichiarazioni, però qualche precisazione è doveroso farla (anche perchè, se ha detto quelle cose, è in errore).
Il diritto liberale si fonda sul diritto naturale che non è affatto (secondo la stessa concezione liberale) suscettibile ai rivolgimenti sociali, storici e culturali. Il fatto che poi questi ultimi si verifichino o si siano storicamente verificati (mutando anche i sistemi giuridici e costituzionali di alcuni stati) è un altro discorso, che però non modifica il principio su cui affonda le sue radici il diritto liberale.
La libertà del’individuo (e il complesso di diritti che ne consegue) è, secondo la concezione liberale classica, un diritto inviolabile e inalienabile che, come ripeto, affonda le sue radici nel diritto naturale (Giusnaturalismo); e ciò vale per un uomo o una donna che vivono nella City di Londra così come per i nativi della giungla del Borneo. Su questo non si discute; il diritto liberale, di kantiana, lockiana e anche spinoziana derivazione (naturalmente potrei citare altri insigni giuristi liberali ma in questo caso mi pare ci interessi maggiormente il versante filosofico), non ammette controversie sotto questo profilo.
E’ proprio la concezione universalistica, “naturalistica” (e quindi atemporale) o “giusnaturalistica” dei diritto che pone il diritto liberale al riparo da concezioni relativistiche o di altro genere. Per lo meno da un punto di vista formale. Fin qui non ci piove. Che poi Pannella sostenga che anche la natura si modifichi (stiamo parlando di processi lunghissimi, per usare un eufemismo) col modificarsi anche delle condizioni storiche e culturali è un altro discorso che io non nego (d’altronde saremo d’accordo, credo, che gli uomini contemporanei sono un pochino diversi dai primati…). Ma non c’è assolutamente alcun dubbio che il diritto liberale (e borghese) poggi su fondamenta certe, sempre nei limiti (ovviamente…) e nella misura in cui il diritto naturale possa essere considerato e ritenuto per certo (sapiamo benissimo che ci sono concezioni diverse dello stato di natura e di conseguenza del diritto naturale).
Però, amici miei, con tutta la buona volontà, se è vero che il diritto naturale, così come è stato concepito, anche nella sua relazione con l’istanza etica (la famosa legge morale kantiana) non ci offre sufficienti garanzie di certezza (e io sono anche d’accordo ma da un punto di vista assai diverso dal vostro, tuo e di Daouda, intendo) , figuriamoci un diritto fondato su presupposti metafisici o trascendentali.
Ragazzi, io capisco l’aspirazione innata (perché la vivo anche io ma sotto forma di interrogazione o se preferite di lacerazione interiore profonda) che vi spinge alla ricerca della possibilità di individuare delle certezze ontologicamente, epistemologicamente e addirittura trascendentalmente date, anche in materia di diritto, però è bene ricordare che si tratta appunto di possibilità, non date, non certe e soprattutto non verificabili, atti di fede a parte che io capisco e comprendo sinceramente ma che non possono avere la pretesa di diventare leggi. Se così fosse, il risultato pratico sarebbe il famoso stato etico o confessionale, da tutti peraltro osteggiato, salvo che dai suoi sostenitori, ovviamente…
Insomma, dobbiamo dare a Cesare quel che è di Cesare, come si suol dire…Il diritto liberale è un diritto fallace (come qualsiasi altro) perché in ogni caso, al di là della sua formulazione teorica, è comunque (e non sto ad approfondire perché potete ben immaginare di quale natura sia la mia critica) il risultato di un ordine sociale dominante (la domanda vera è se sia possibile arrivare ad una giustizia al di sopra delle vicende umane e sociali senza cadere nel formalismo giuridico o peggio ancora nel delirio ideologico o religioso…). Nondimeno, alla luce di tutte le sue inevitabili incongruenze strutturali (“la legge è eguale per tutti” è scritto nelle aule dei tribunali ma non nella dimensione reale dell’esistenza…) mi sembra che, opportunamente riformato e arricchito con una robusta architettura di diritti sociali, possa, tutto sommato, con tutti i suoi limiti, essere ancora considerato qualcosa di accettabile.
Il problema vero è come inverarlo e renderlo efficace, far sì cioè che questa concezione del diritto, così riformato e riformulato, diciamo coniugando il meglio della tradizione liberale (non solo giuridica ma anche filosofica, mi riferisco naturalmente al “dover essere” kantiano e alla “legge morale”) con il meglio di quella cristiana, socialista (e anche comunista, perché no, sempre filosoficamente parlando, depurata ovviamente di tutto l’armamentario poltico leninista-stalinista-terzinternazionalista), possa superare la contraddizione tra la sua elaborazione teorica e la sua applicazione pratica.
In fondo la Costituzione Italiana,una delle più belle e avanzate al mondo, alla quale si ispira anche il nostro Statuto (di Uomini Beta, intendo), è un tentativo, come ben sappiamo, magari datato, ma pur sempre valido, di andare in quella direzione.
Chiunque deve essere ovviamente libero di fare i voli pindarici che preferisce in tema di diritti e giustizia ma al contempo tutti devono essere altrettanto liberi di esprimere il loro profondo scetticismo e anche una certa inquietudine nei confronti di quei richiami ad una giustizia che presume di essere fondata su leggi di derivazione metafisico-trascendentale. Lo stesso buon vecchio Kant, da laico qual era (ma certamente non era neanche uno che bestemmiava se e quando entrava in una chiesa…) avrebbe nutrito forti riserve, per usare un eufemismo, nei confronti di una simile concezione.
Fabrizio

Rino 9:51 pm - 16th luglio:

1. I credenti non amano sentir dire che la Religione è un sistema simbolico immanente e che la trascendenza è costitutivamente una proiezione I non credenti non amano sentir dire che non esistono sistemi simbolici al di fuori di quelli che sono proiettati nella trascendenza. Questo è il problema. Lo si può superare adottando entrambe le posizioni come ipotesi (buone come esperimenti idealiper vedere …cosa succede) senza aderire né all’una né all’altra.

2. Un buon fondamento (cmqi dealistico) della morale è quello suggerito da Rawls partendo da un punto di vista il meno soggettivo possibile, che è questo: devo ancora nascere e non so se nascerò bianco, nero, maschio, femmina, bello, brutto, ricco, povero, sano, disabile etc…. come vorrei il mondo? Quali leggi e comportamenti vorrei che vi vigessero?
Tra i molti problemi che anche questo punto di vista pone, vi è la necessità di conoscere soggettivamente l’esperienza di essere disabile, sano, nero, bianco, maschio, femmina etc.
Operazione tutt’altro che agevole.

3. Salutismo, igienismo, sicurismo.

La Nuova Zelanda si avvia alla proibizione totale del fumo entro qualche anno.
Salutismo, igienismo, sicurismo sono estremizzazioni (ipertelìe) della polarità femminile (le ipertelìe maturano inevitabilmente quando la forza equilibratrice scompare).
Salutismo, igienismo, sicurismo sono valori intrinsecamente connessi, sinergici al sistema della società industriale avanzata versione liberista (= capitalismo assoluto), della devastazione del pianeta, della distruzione delle culture non bianche etc.
Vi abbiamo accennato qualche volta, ma il campo è tutto da dissodare.
Si noti qui il rimando davvero “strano” del vicesindaco di Aukl.d sulla “fine del sesso”. Come se intuisse che …

Suggerirei di guardare “Demolition man” con S. Stallone.
Sembra un filmaccio. E’ una profezia.

http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/11_luglio_16/nuova-zelanda-sigarette-via-scaffali-burchia_7cbcbec2-af90-11e0-8215-204269b1beec.shtml

Rino DV

Fabrizio Marchi 11:30 pm - 16th luglio:

Mi permetto di sottolineare, caro Rino, che nel punto 2 , hai optato, sia pur tendenzialmente, per collocarti sulla posizione di uno dei più autorevoli (e avanzati) pensatori “liberal”, cioè John Rawls, il quale, come sappiamo, non aveva di certo la pretesa di fondare la propria teoria della giustizia su istanze di ordine trascendentale…
Fabrizio

Daouda 6:53 pm - 17th luglio:

Fabrizio , grazie innanzitutto.
Ad ogni modo sarebbe ora di smettere di rifarsi a piani filosofici e decretare,appurare,scoprire cosa è la verità.
Che la Giustizia sia intemporale è un ovvietà logica.
Inoltre se non si avesse una conoscenza certa, permettimi,lo ribadisco, preferirei il boia ed il ladro alla lealtà ed all’onestà.
Essi sarebbero più coerenti e più genuini rispetto ad un ordine che si ammanta di virtù quando non sarebbe altro che l’espressione del classismo ( in termini marxiani ), l’espressione del convenzionalismo e del parere.
IN PRATICA LA SOCIETA’ ATTUALE DA SVARIATI SECOLI A QUESTA PARTE, IN MODO SEMPRE DIVERSO E VIA VIA PIU’ PERVASIVO.
C.v.d.
Il diritto universale non esiste poiché dell’Universale si può dire solo che è Universale e gli si può accostare solo quel che è Universale.
Mi sembra tu mi abbia frainteso.
C’è una differenza incommensurabile ( dacché d’altronde l’Universale non è numerabile ) tra Universale ed àmbito generale : tra Giustizia e giusto, Verità e vero, Bontà e buono, Validità e valido, Legittimità e legittimo.
Semplicemente il diritto, che è relativo al generale, deve rifarsi alla Giustizia, che è Universale, ed esso non è che quel che è.
Non può esistere un diritto liberale, né un diritto comunista, né un diritto religioso.
Questa sarebbe Scienza giuridica e , guardacaso, per poter essere certi delle sue conclusioni oppure per poter porre un adattamento alle nuove condizioni del mondo si deve poter stabilirsi nell’oltre-tempo , nell’oltre-spazio.
Difatti solo chi è sopra i limiti della propria scienza e quindi del proprio mondo è in grado di vedere e comprendere.
A ciò i Filosofi ed i Padri hanno sempre fatto riferimento.
D’altronde per poter definire qualcosa come formalista, bisognerebbe appurarne l’inanità quando, a rigore, essendo che il generale procede dall’Universale per definizione, ciò è impossibile.
Comprenderai che allora questo tono assertivo che ho è tutt’alpiù il tono di chi , oltre anon avere più alcuna possibilità di ascolto politico e sociale , è quello di chi è oltre indisponibile a svendere non tanto la verità, che si difende da sé, ma la realtà stessa delle cose.
Voi stessi siete assertivi riguardo la QM, o no?
Quando scrivo che il maschio è superiore alla femmina, è utile parlarne e sviscerare la faccenda, ma scriverne indefinitivamente senza voler giungere ad una conclusione , che è appunto questa, non ha senso.
La trascendenza non è individuale ma Universale.
Come si può credere che un dio ci comandi, ci ami, ci imponga il suo volere ecc ecc quando tutto ciò NON HA SENSO dacché riferisce categorie appartenenti al regno dello spazio, del tempo, della forma a quel che travalica tutto ciò?
Difatti non un dio, ma Dio dacché “Dio è il mondo, ma il mondo non è Dio”.
Dio che sarebbe quel che è.
“Conoscere Sé stessi” diceva Socrate.
Facciamoci presente che POSSIBILE non è PROBABILE. Quel che è possibile E’, indipendentemente dal dove e dal quando.
Il diritto liberale è idiota perché la natura non ha diritto e difatti cambia.
Questo fu l’errore degli scolastici presi dalla foga razionalista.
il diritto è Scienza e finquando la Scienza è Scienza, a rigore, non può comportare danno.
come un genitore dà ceffoni al proprio figlio per educarlo, così la Scienza verso chi vi soggiace.
Ecco il pericolo.Il genitore può abusare, lo scienziato sbagliare.Si deve saper chiedere scusa e pagare le proprie colpe, farsi perdonare e riparare nei dovuti modi delle situazioni congiunturali.
Se ciò non accade l’abuso diventa oppressione, sia esso il genitore, sia esso il giudice, sia essa la polizia, sia esso il commerciante che froda ( ergo opprime in un qualche modo, ergo arreca danno ).
Non avendo posto rimedio in essere, il figlio diviene ribelle, la moglie si insubordina al marito, il delinquente sembra più rispettabile dell’uomo probo.
Non si può però asserire, dacché infondato e del tutto idiota, che il genitore faccia il male del proprio figlio ad educarlo.
Così dovrebbe essere la Scienza, la scienza del diritto, la Scienza naturale, la Scienza artistica, la Scienza architettonica, la Scienza medica.
Cosa abbiamo oggi invece? Interessi e brutture…il passato fu meglio? NO. Sempre brutture ed interessi, ma è indubitabile che l’oppressione del passato è imparagonabile all’oggi.
Il fatto che esista una questione maschile ne è la dimostrazione, la dimostrazione della degenerazione più spinta che si sia mai avuta.
Quel che si auspica, il meglio di, il meglio di quello ecc, è semplicemente la capacità che il diritto torni ad essere il diritto.
Permettetemi di farvi notare che una costituzione fondata sul lavoro non meriti alcun rispetto.

x Rino:

Stallone aveva previsto tutto! Ci propinano Matrix ma quel film è molto più esplicativo e soprattutto “più pulito”…

armando 7:07 pm - 17th luglio:

Forse possono aiutare queste righe scritte da Massimo Recalcati, psicanalista lacaniano e non credente, nel suo libro “Cosa resta del padre”.
“La preghiera rivolta a Dio appartiene al tempo dell’esistenza di Dio. Eppure ho deciso, con il consenso di mia moglie [inciso inquietante questo, come se senza non l'avrebbe fatto. Recalcati d'altronde collabora con Il Manifesto e chi pratica lo zoppo impara a zoppicare. Ma lasciamo stare. n.d.r.], di insegnare ai miei figli che è ancora possibile pregare perchè la preghiera preserva il luogo dell’Altro come irriducibile a quello dell’io. …….Di fronte a chi? A quale Altro? Non so e non voglio rispondere………….preserviamo lo spazio del mistero, dell’impossibile, del non tutto, del confronto con l’inammissibilità dell’Altro”.
Armando

cesare 11:36 am - 18th luglio:

Permettetemi di dirvi quanto ho finalmente capito, a proposito di Dio: senza poter ringraziare un Altro, non saprei che farmene di ciascuno dei miei 62 anni .

Annamaria Arlotta 9:38 am - 12th agosto:

Ciao uini! Long time no see ( non ci “vediamo” da tanto). Ma vi ho pensato! Oggi, con questo intervento, vorrei arrivare a delle conclusioni generali, poi voi fatene quel che credete. Dopo gli ultimi post si è rafforzata in me la convinzione che discutere a colpi di “chi soffre di più” l’uomo o la donna, è operazione che può andare avanti in eterno. Prendiamo il lavoro del passato, l’uomo che faticava e la donna che stava a casa. Io replicai dicendo che tante donne morivano di parto, e allora cosa è meglio? Quali stenti e quali morti premature sono più desiderabili? Nessuna, è ovvio. Poi c’è un altro aspetto: se un uomo muore sul lavoro, la tragedia colpisce la sua intera famiglia, genitori, congiunti vari, moglie e figli se ne ha, con conseguenze sia emotive che economiche. Se una donna moriva di parto lasciava evidentemente il piccolo orfano nonché altri figli, e di nuovo, il suo dramma era uno di tutta la famiglia. “Ne danno il triste annuncio….e i parenti tutti” La contrapposizione uomo-donna è limitativa, non siamo monadi ma persone inserite in un contesto affettivo.

Ciò detto, cosa ho trovato di stimolante e affascinante nei vostri discorsi? Il fatto che uomini esprimano con sincerità disarmante dei sentimenti diffusi partendo da un punto di vista inedito per una donna, che in genere si confida con altre donne su questi argomenti. E do ragione a Fabrizio quando ha affermato che anch’io tendo ad allinearmi a dei modelli precostituiti. Lo si fa da giovani e poi è difficile cambiare registro. Il modello dei miei tempi era il femminismo ed evidentemente mi sono rimasti degli schemi generali ai quali mi è facile ricorrere. Per certe cose rimango delle mie convinzioni ma per altre, leggendo i vostri scritti, mi accorgo che devo liberarmi dagli schemi rigidi. Continuo ad essere in totale disaccordo col fatto che la donna dovrebbe liberarsi sessualmente più di quanto sia già avvenuto, ho esposto le mie ragioni tanto tempo fa e detto anche che altre donne che hanno partecipato alle discussioni in questo sito considerano il fine della sessualità in maniera molto diversa dagli uomini. Se i rapporti fugaci non soddisfano o fanno felice una donna perché dovrebbe averne? Siamo diversi e basta! Ai vari esempi di donne che sfruttano il loro corpo per ottenere soldi e favori ho risposto chiedendo quante siano in percentuale, ma nessuno lo sa. Nella visione di Fabrizio sono tantissime, nella mia no. E, di nuovo tra il bianco e il nero ci sono mille sfumature di grigio, la prostituzione è fenomeno ben preciso, sposare un uomo abbiente può essere dettato da calcoli e può anche essere dettato dall’amore, chi lo sa? Allo stesso tempo, ci sono infiniti casi di donne che sposano dei poveracci e almeno nei primi anni hanno un buon matrimonio, dunque che regola possiamo ricavarne? Nessuna.

Ma al di là delle generalizzazioni, i vostri lungi e articolati ragionamenti mettono in luce dei punti validi, che elenco: 1) la donna ha più possibilità di scelta perché anche se non lavora può dipendere da qualcuno che lo fa. Se i soldi sono pochi la scelta è più difficile, tuttavia permane. 2) la donna non si assume le sue responsabilità e tende a scaricarle sull’uomo. Se ad esempio sfrutta il suo corpo, dicono le femministe, è perché la cultura maschilista l’ha influenzata insieme all’educazione dei genitori che deriva anch’essa dalla cultura maschilista bla bla bla. 3) l’uomo è sempre più spinto ad imitare modelli vincenti basati su soldi, successo e fisico prestante . Qui aggiungo che alla donna invece si chiede di essere giovane e sexy, e io penso che il messaggio verso i due generi sia ugualmente negativo. Se un tempo il valore di un uomo o di una donna si basava su fattori morali, ora tutto è ridotto all’esteriorità dell’aspetto fisico e dei beni materiali. 4)il femminismo ha contribuito a demonizzare l’uomo . Come scrissi già, credo che la reazione delle donne nel ’68 fosse giustificata, ma penso anche che adesso l’attacco all’uomo non abbia più senso, e invece continuano ad esistere gruppi femministi più o meno duri. Nel frattempo la società è cambiata, un giovane papà non si vergogna ad accudire il figlioletto, compagni e mariti non pretendono più che la donna resti in casa e sono invece contenti che entrino due stipendi. Come voi, gli uomini cominciano a parlare di sé e si tolgono la maschera del superuomo.
Così come credo che il femminismo storico non abbia più senso, pur comprendendo la vostra stizza credo che quello che avete da dire, se fatto in maniera polemica con i “chi soffre di più”, non troverà molto ascolto al di fuori della vostra cerchia. Dei begli articoli non troppo lunghi e non troppo astiosi, incentrati su un argomento specifico, invece, potrebbero essere più letti. Sparo dei titoli niente di speciale, solo per dare l’idea. “La donna deve prendersi le sue responsabilità” “Frustrazione di un uomo non bello”, “Non voglio essere un palestrato, preferisco leggere libri” “L’adolescenza dei maschi” “Se vi vestite in un certo modo, cosa vi aspettate?” “Il divorzio visto dal marito” ecc. ecc. Insomma una sintesi degli argomenti trattati uno alla volta, che nel sito più di una volta si mischiano tra di loro rendendo la lettura e la comprensione faticose.

Infine, il discorso sulla pubblicità: grazie a voi ho capito che anche l’uomo viene sminuito, ridicolizzato, oppure proposto come l’unico modello vincente nella società per via dei suoi attributi fisici e dell’ostentazione di successo. Fatto due più due, ho concluso che alla donna seducente deve corrispondere l’uomo figo o, al contrario, un cretino deboluccio. Si vede che questo meccanismo funziona e fa vendere. Il discorso si riallaccia a quanto ho scritto più su, cioè alla trasmissione di “valori” che valori non sono, tu donna che guardi la pubblicità devi immedesimarti nella modella perché quello che conta è la bellezza, corri perciò a comprare la crema anticellulite se vuoi essere come lei. E tu vuoi essere come lei, vero? Non pensi ad altro dalla mattina alla sera. Come, pensi anche ai tuoi studi o a un progetto di lavoro? Eh no, quelle cose non sono importanti, è al lato b che devi pensare e noi te lo ricordiamo con mille cartelloni stradali e mille spot televisivi. Tu, uomo che guardi la pubblicità, vorresti essere come quell’attore vero? E allora compra ‘sto prodotto e ricordati che quello che conta nella vita è essere come quell’attore!

Mi fermo qui e vi auguro buon Ferragosto. la vs. aff.ma femdominista, no, donna tradizionale, macché, pseudofemminista, no, nazi! No, una che non si sa cosa voglia da noi..E la risposta è: capire di più e impicciarmi dei fatti vostri!

Daniele 10:23 am - 12th agosto:

Annamaria
>>>>>>>>
Continuo ad essere in totale disaccordo col fatto che la donna dovrebbe liberarsi sessualmente più di quanto sia già avvenuto,
>>>>>>>>
Dove sono queste femmine “sessualmente libere” ?
Le uniche che vedo essere “sessualmente libere” ??!?, sono… le rumene.
Peccato che vogliano almeno 40-50 euro per concedersi sessualmente.
Mah… che mondo di merda.

maub 11:11 am - 12th agosto:

Sono in disaccordo soprattutto per quanto riguarda i “rapporti fugaci” che verrebbero disdegnati dalle donne. Ma dove? Ma quando? Sono solo io ad avere conoscenti ed amiche che ahnno un sacco di questi rapporti? Il problema è che ne hanno con i soliti due o tre uomini alfa: “di potere”, mascella quadrata e tendenzialmente violenti. Questo viene e sara’ sempre negato dalle dirette interessate. Sempre. E pure dalle femministe. Ovviamente.

maub 11:13 am - 12th agosto:

Aggiungo pure che proprio ieri ho avuto un faccia a faccia con una di queste amiche che definiva il suo “amante” uno stronzo maschilista. Ovviamente al sottoscritto fisicamente e mentalmente normale ve lo assicuro, non è mai toccato nulla da lei.
Scusate lo sfogo personale

Annamaria Arlotta 11:47 am - 12th agosto:

Sono nei rapporti prematrimoniali, un tempo troppo pericolosi per mancanza di anticoncezionali e per la condanna sociale unanime. Sono nei tradimenti da parte della donna. Sono nel cambiamento di tanti partner nel corso della gioventù. Ma a mio parere sono sempre accompagnati dal tentativo di costruire un rapporto significativo.

Rita 2:42 pm - 12th agosto:

Credo che Annamaria volesse dire che non è così semplice liberarsi sessualmente più di quanto sia già avvenuto…la cd repressione sessuale femminile è come una dieta imposta a chi soffre di inappetenza. Nel momento in cui i dottori ti lasciano a “dieta libera” scopri che in realtà continui a mangiare come sei abituata a fare. Personalmente (sarà che sono stata abituata a interminabili discussioni virtuali nel passato in cui si cozzava con un’evidente atteggiamento di chiusura e di negazione anche delle contraddizioni logiche :-) ) trovo che Annamaria abbia riconosciuto determinate contraddizioni, sempre sottaciute. E, secondo il mio modeste parere, è comunque indice di una certa apertura e disponibilità alle ragioni dell’altro. Riconoscere le contraddizioni ovviamente non vuol dire avere le soluzioni buone per tutti, ma è già un passo avanti.

Marco Pensante 7:48 pm - 12th agosto:

E brava Annamaria che ha capito cosa dobbiamo fare per essere ascoltati e ora s’accinge a spiegarcelo: tutti attenti? tutti pronti? Ecco qua: dobbiamo parlare delle cose che interessano a lei e nel modo che va bene a lei. A pezzetti ben chiari, semplici, non troppo lunghi, che le ragazze vogliono capire (quando qualcuno dice “voglio capire” potete stare sicuri che vuole semplicemente pontificare) ma si annoiano facilmente e poi hanno tanto da fare, figurarsi. Dobbiamo parlare di argomenti interessanti, mica delle cose noiose che si dicono qui dentro. Dobbiamo parlare, ovviamente, di come la pubblicità offende il corpo femminile. Ma niente paura, c’è posto anche per gli uomini: l’unico motivo per cui gli uomini soffrono, ovviamente, è perché non sono belli come i divi del cinema.
Secondo me Annamaria è un po’ come Bombolo nei film di Tomas Milian: non capisce niente della storia che viene raccontata, è lì solo per ripetere le due smorfie che fanno ridere il pubblico e farsi prendere a sberloni.

Fabrizio Marchi 9:52 pm - 12th agosto:

“trovo che Annamaria abbia riconosciuto determinate contraddizioni, sempre sottaciute. E, secondo il mio modeste parere, è comunque indice di una certa apertura e disponibilità alle ragioni dell’altro. Riconoscere le contraddizioni ovviamente non vuol dire avere le soluzioni buone per tutti, ma è già un passo avanti”. (Rita)
Bè, diciamo che insistere contrapponendo per l’ennesima volta le morti per parto o per aborto a quelle per incidente sul lavoro (dopo che in parecchi ripetutamente le abbiamo fatto notare che i maschi , con tutta la buona volontà, proprio non possono morire di parto o di aborto ma tutt’al più per tumore alla prostata…) non è proprio indice di particolare versatilità…
Però in questo caso la perdoniamo perché, questa volta è vero, nel suo ultimo commento dobbiamo dare atto ad Annamaria di avere esplicitato un’ apertura nei nostri confronti e soprattutto una maggiore propensione a comprendere le problematiche maschili e in generale le condizioni reali di esistenza della maggioranza dei maschi.
Non è mai troppo tardi, come si suol dire… Ciò sta a significare che se lei ha il merito di non chiudersi nel suo bozzolo ideologico, anche noi, evidentemente, non siamo propriamente quegli spregevoli mostri maschilisti intolleranti, cavernicoli incapaci di controllare le proprie pulsioni (pure troppo le sappiamo controllare…:-) ), come siamo stati dipinti proprio in quel blog di cui, se non erro, lei stessa fa parte (comunicazione di genere)…
Come dici tu, Rita, è già qualcosa, e ne prendiamo atto con soddisfazione. Per questa ragione non entro volutamente nel merito del suo commento (che comunque non condivido) e mi limito a registrare favorevolmente il suo atteggiamento, la sua apertura e la sua curiosità, come lei stessa ha ammesso. E la curiosità, se è sincera, è sempre un fatto positivo perché è quella che apre la porta alla possibilità di leggere e interpretare il mondo anche con gli occhi degli altri….
Consentimi però, al contempo, di sorridere e di sottoscrivere l’ ironico, puntualissimo nonchè caustico commento di Marco Pensante, mai impreparato in queste occasioni…:-)
Grande Marco, ricordati che sei in sempre in corsa con Damien e Sandro per il premio Uomini Beta “Ironia e causticità”…:-):-) (anche se, a mio parere, mi dispiace per te, il clone “replicante” di Damien non si batte…)
Fabrizio

mauro recher 10:43 am - 13th agosto:

Non è mai troppo tardi, come si suol dire… Ciò sta a significare che se lei ha il merito di non chiudersi nel suo bozzolo ideologico, anche noi, evidentemente, non siamo propriamente quegli spregevoli mostri maschilisti intolleranti, cavernicoli incapaci di controllare le proprie pulsioni (pure troppo le sappiamo controllare…:-) ), come siamo stati dipinti proprio in quel blog di cui, se non erro, lei stessa fa parte (comunicazione di genere)…(fabrizio )
SI ,vero ,anche perchè essere maschi pentiti non paga. Mi sono appena divertito a vedere un botta e risposta molto “piccato” tra una femminista e appunto un maschio pentito…..Va beh che ,almeno
per me ,una è una vecchia conoscenza che vorrebbe vedere gli uomini sparire dalla circolazione ….Ma che tu sia maschio pentito o meno ,sicuramente ,se ti azzardi a pensarla in maniera differente ,sei cazziato subito
comunque. Visto che parlano di un altro genere di comunicazione ,hanno messo in evidenza la preoccupazione dell’ONU per la rappresentazione della donna italiana. La mia risposta è stata la seguente “Beh ,dopo le donne,speriamo che prendano a cuore anche gli uomini ”
Risposta ? “Ma di che hanno bisogno gli uomini, stanno bene cosi ….”
Ed hanno iniziato a parlare di potere ,di consigli di amministrazione e via discorrendo ……
Gli ho fatto notare con le foto che ho messo pure nel video , che esistono anche altri tipi di uomini ,che rischiano ,ho voluto far capire a loro che ,più di un problema di genere è un problema di classe e che il femminismo invece ha girato la questione in maschi cattivi e femmine buone ……..
Conclusione ,colpa del patriarcato ,del maschilismo e che far presente queste situazioni è patetico…
Maschio =cattivo. Per loro è questa la verità assoluta ..

Morando Sergio Crocefieschi Genova Malpotremo Lesegno Italia 12:07 pm - 25th agosto:

Vedisi rapporti per ogni QUALIFICA lavorativa rischi e sentenze.. su : http://www.puntosicuro.it
Morando Sergio.

Morando Sergio Crocefieschi Genova Malpotremo Lesegno Italia 1:11 pm - 25th agosto:

Leggendo sopra i tanti post ..vorrei aggiungere che gli infortuni accadono sia a danno delle lavoratrici come per i lavoratori..”forse” la percentuale è più maschile è solo dovuta al fatto che in acciaerie..in posti di lavoro a rischio meccanico..chimico navale etc. sono ancora alti i posti ricoperti da numero di lavoro maschili.
Comunque sia infortuni femminili che maschili sono in aumento da ambo le parti con i CONTRATTI PRECARI interinali di somministrazione e similari, inquanto con questi contratti si VIOLANO un sacco di LEGGI ANTIFORTUNISTICHE ! Sia delle già presistenti 626/94 sia quelle della T.U.S.L. D.Lgs 81/2008 e dove noi maschi e femmine siamo COSTRETTI a subire a NOSTRO rischio infortunistico e di salute pur di alternare..la disoccupazione con la precarietà..e così agendo sono persino violati contro di noi gli stessi ARTICOLI della COSTITUZIONE ITALIANA :1- 4-36 ! ! ! E gli articoli da bollettini di guerra di morti sul lavoro chiamate morti bianche in Italia continua inesorabilmente a mietere vittime! E con la differenza che IL LAVORO non è una GUERRA dove si parte armati e volontari..come per le “missioni militari di pace” armate..NON ci saranno neppure i funerali di Stato!
Casi che porterò a prove e con testimoni ad udienze al Tribunale di Mondovì in date presumibili settembre ottobre 2011 , in breve funziona in questa STRAPESSIMA maniera IGNOBILE:
Le ditte interinali di somministrazione (…) stipulano i contratti con la multinazionale (…) o persino Ente pubblico Comune Comunità Montana (…) e dopo le solite promesse di tramutazione in lavoro indeterminato (cosa che poi mai avviene..) si è avviati sul posto di lavoro dei loro clienti con mansioni di solito da manovale..o bassi altri profili..(tanto per pagarci di meno di salario..) ma NON basta perchè ben sapendo di quanto accade (avvisate più volte) sui posti di lavoro le MAESTRANZE ci cambiano le mansioni di profilo e ci ordinano QUALIFICHE lavorative come fare il SALDATORE di Cranes Crane ( GRU a Torre GRUSEMOVENTI) Carrellista..gruista..adoperando macchinari pericolosi complessi es: saldatrici elettrodo o a Mig-Mag- laser-plsma, radiale, flessibili e mole varie..seghe moto elettriche, trapani , cannelli da riscaldo e taglio..etc..olte ad una multetudine di strumenti manuali NON meno pericolosi dei primi..ed EVITANDO così di darci i rispettivi D.P.I. di protezione individuali per ogni qualifica ordinatoci ! (RISPARMIO…) e altro ignobile risparmio NON SARANNO FATTI I CORSI DI LEGGE 81/2008 626 INERENTI ALLE VERE QUALIFICHE ORDINATOCI !!! NIENTE CORSI NE PATENTINI SUI MEZZI USATI ! E che per carrellista e mezzi d’opera oltre che le patenti di guida è obbligatorio oltre che al corso anche il TEST ALCOOL DROGA esami ! NIENTE patentini di saldatura “costano..” e sono di diversa tipologia ad esami a scadenza biennale e CON VISITE MEDICHE INERENTI SPECIFICHE ! ! ! Costretti a saldare su gru ricoperte di olii protettivi e vernici senza aspirafumi..CANCEROGENI ! ! ! e nel contempo scoprendo saldature bucate..non passanti..dimenticate..e IL NON rispetto di tali LEGGI antifortunistiche porta l’intero sistema a POSSIBILI ULTERIORI RISCHI poichè i prodotti..sono posti in vendita..ad ignari di tale fare ! ! ! Senza contare che in futuro se dovesse subentrare qualche malattia professionale come sarà poi possibile i loro riconoscimenti se siamo assunti per una mansione..mentre ne sono state oRDINATE BEN TUTT’ALTRE PERICOLOSE QUALIFICHE ????? Vedi a riguardo saldatore : SICUREZZA e SALUTE NELLA SALDATURA quanto comporta a danno della salute sui rapporti (in internet) del Prof. Tersio Valente DIMEL Sezione e Medicina del Lavoro Università di Genova o asl ULSS n.6 Vicenza Spisal oppure andando per ogni qualifica lavorativa su il sito collegato all’Inail : http://www.puntosicuro.it.
Questo vale per i maschi come per le donne..
Comunque la Senatrice Patrizia Bugnano che è membro della Commissione morti bianche a Roma sa molto bene quanto accade ogni giorno con questi contratti PRECARI..pertanto SERVE VERA OSSERVANZA DI TALI LEGGI SULLE SICUREZZE SUL LAVORO con VERE ispezioni asl, inail, Carabinieri, G.F.,Vigili del Fuoco..Ispesl etc. VERE ispezioni contrapposte e ripetute in particolare quando vedono forme contrattuali PRECARIE dove persino l’Unione Europea ha condannato più volte l’Italia (GIUSTAMENTE) per il non rispetto delle leggi tusl 626-81/2008 vedi: http://www.osha.europa.eu violations work Italy..
Agli Ispettori in generale…eseguire le Loro ispezioni iniziandole già presso i Centri per l’Impiego pubblici (ex collocamento) e poi prosegure ripetutamente e in contrapposizione tra Ispettori alle ditte Interinale e Loro clienti…dai centri per l’Impiego pubblici possono vederne già tanti illeciti di legge ..richiedendo TUTTI i nostri modelli c2 storici ed attuali (anche inh retroattivo di anni..) possono già constatarne le VERE QUALIFICHE ..se abbiamo o no lE VIOSITE MEDICHE RELATIVE ALLE VERE QUALIFICHE ORDINATOCI.. se abbiamo i D.P.I. corsi sui macchinari patenti e corsi sui mezzi usati…oltre che disavanzi (a nostro danno..) salariali..
Sia che siano lavoratrici che lavoratori..questo è quello che sta accadendo in Provincia di Cuneo ma penso anche in Italia intera.. PRECARIATO vuole dire subire tutto questo ! E alternandosi “quando” va bene in alternanza..disoccupazione precario..ma sta prevalendo la disoccupazione ! Così c’è pure RICATTO..SCHIAVISMO MODERNO:: DISTRUZIONE FAMIGLIARE e conseguenze! Violando contro di noi persino gli stessi Articoli della Costituzione Italiana: 1- 4-e 36 ! ! !
Se c’è un solo infortunio..è perchè c’è sempre la CAUSA e spesso queste cose non sono dette..ma funziona così PURTROPPO ! E poi non bisogna giungere a fare i processi dopo i fatti..come il casi Thyssen o strage di Viareggio o Mulino a Fossano etc. SERVE REALE PREVENZIONE E REALI VERI CONTROLLI ISPETTIVI ! Contrapposti e ripetuti ! Se poi manca il personale ispettivo si chieda a noi il nostro contributo (qui mi offro già volontario) anche se precari o disoccupati ABBIAMO ANNI E ANNI d’esperienze di pratiche lavorative a disposizione ! Con il nostro semplice aiuto si può sicuramente fermare almeno in parte..almeno qualche infortunio sul lavoro o in peggio morti bianche…ricordando che cambiando le mansioni con altre qualifiche..si raggirano persino le leggi sulla sorveglianza sanitaria.vedasi.art. 303/56 etc. etc..!
Saluti a Voi lavoratrici e lavoratori tutti sia indeterminati “fortunati..” che di più a DISOCCUPATI FORZATI e PRECARI spesso raggirati dagli stessi articoli Costituzionali Italiani 1-4-36.
JOOB ITALY VERY VERY PROBLEM OSHA VIOLATIONS WORK…CRANES COMPANY..
Sergio Morando Lesegno Italiy

Fabrizio Marchi 2:01 pm - 29th agosto:

“vorrei aggiungere che gli infortuni accadono sia a danno delle lavoratrici come per i lavoratori..”forse” la percentuale è più maschile è solo dovuta al fatto che in acciaerie..in posti di lavoro a rischio meccanico..chimico navale etc. sono ancora alti i posti ricoperti da numero di lavoro maschili”. (Sergio Morando)
Scusa, Sergio, ma con tutta la buona volontà, trovo che questo tuo intervento sia di una debolezza e di una paradossalità addirittura sconcertanti, per lo meno dal mio punto di vista.
Che senso ha affermare che la percentuale più alta dei morti sul lavoro è maschile “solo” (questo “solo” suona veramente un po’ comico…) perché in alcuni settori gli occupati sono prevalentemente uomini?…
E grazie al cavolo, mi viene da risponderti… Scusa ma lo sapevamo già che le cose stavano e continuano a stare in questa maniera. A parte il fatto che dire, come fai tu, che “forse la percentuale è “più” maschile”, oltre a essere abbastanza grottesco (dati i numeri e le percentuali) è anche offensivo, scusa la franchezza, nei confronti di quegli uomini che crepano sul luogo di lavoro ogni giorno con percentuali del 98% (pressoché la totalità) rispetto alle donne. Per onestà intellettuale, al tuo posto, avrei tolto quel “più” e mi sarei limitato a dire che “gli uomini muoiono sul lavoro appunto perchè svolgono i mestieri più pesanti e rischiosi. Aspetto quest’ultimo che tu stesso ometti volontariamente di commentare, limitandoti a registrare, con una sorta di ingenuo candore, che ciò è dovuto al fatto che gli uomini sono maggiormente occupati rispetto alle donne in settori quali la cantieristica navale, la siderurgia, la chimica ecc. (ne dimentichi parecchi altri ma non è questo il punto…).
Fatta questa premessa, sembra quasi che tu voglia sforzarti di spiegarci che questa situazione non è il frutto di una discriminazione antimaschile ma solo del caso, o delle circostanze oggettive (sono gli uomini a svolgere determinati lavori affermi -senza chiederti perché, percome, per quali ragioni, l’origine di tali circostanze, come si è giunti a questa situazione e via discorrendo; nulla di tutto ciò, ti limiti a registrare il dato come se nulla fosse…). E vorrei pure vedere che ci fossero delle leggi palesemente discriminatorie relativamente al lavoro e all’occupazione… Se è per questo, neanche in Israele ci sono leggi palesemente razziste e discriminatorie nei confronti del Palestinesi, così come non ce ne sono negli USA nei confronti dei neri e delle minoranze di colore. Però guarda caso, il 90% dei detenuti nelle carceri israeliane è composto da palestinesi e più o meno la stessa cosa accade in America (neri e latinos), anche se con percentuali un pochino più basse (ma altissime in relazione al numero dei neri e delle minoranze di colore di quel paese). A questo punto sono io che ti chiedo:”Quali sono i parametri in base ai quali tu sei disposto a riconoscere una condizione di discriminazione di un gruppo sociale, etnico o di genere? Non ti è sufficiente la percentuale del 98% di morti maschi sul lavoro (il rimanente 2% di donne muore per lo più in itinere, cioè non propriamente per incidente sul lavoro bensì mentre vi si sta recando, quindi in linea di massima per incidente stradale) per provare ad ipotizzare, se non una discriminazione, quanto meno una situazione assolutamente e intollerabilmente sbilanciata (oltre che iniqua), per lo meno da questo punto di vista?
A parti invertite, come ben sai, una situazione così squilibrata (al punto che deve essere totalmente rimossa…) non sarebbe neanche possibile perché verrebbe considerata, peraltro sacrosantamente, una intollerabile, vergognosa e spregevole discriminazione sessista nei confronti del genere femminile.
Tutto ciò lo riaffermo non certo per alimentare la solita annosa e anche un po’ scontata, diciamoci la verità (perché guarda caso questa tesi viene sollevata sempre a senso unico e nei nostri confronti: quando le femministe reclamavano i loro diritti, a “sinistra” nessuno ha mai osato rispondergli che avevano scatenato una guerra fra poveri, eppure di ragioni ce n’erano… ) questione della “guerra fra poveri”; da tutto siamo animati tranne che da questo. Però non è neanche possibile cavarsela in corner o mettere la testa sotto la sabbia, come sostanzialmente fai tu.
Naturalmente la questione dei morti sul lavoro non è certo da ascrivere (solo) alla relazione fra i generi. E’ una tragedia sociale, certamente, oltre che umana, ma, data la situazione (cifre alla mano), è di fatto OGGETTIVAMENTE anche una questione di genere. Non lo dice il sottoscritto, lo dice appunto la realtà.
Non serve a nessuno, caro Sergio, tanto meno ai lavoratori e alle lavoratrici, al movimento sindacale e alla sinistra, nascondere la realtà dietro all’ideologia. Così non si va da nessuna parte. Le “contraddizioni in seno al popolo – come diceva qualcuno – ammesso che questa sia una di quelle (ed io comincio francamente ad avere dei dubbi…) vanno affrontate, non occultate né tanto meno rimosse.
Ci vogliamo provare?
Fabrizio

cesare 11:51 am - 5th settembre:

Su questi uomini e la loro tragedia, sindrome post-traumatica di guerra, (e quella da lavoro?) si stende un super silenzio mentre un baccano tremendo e leggi ansiosamente sollecitate e approvate si alzano persino per “le occhiate maschili moleste”. Uno squlibrio tra gravità dei fatti e reazioni ufficiali che ben rende il carattere di uso strumentale della cronaca nera a spostamento e copertura dell’attenzione pubblica dalle grandi omissioni dello Stato e della Società verso il sangue versato e le infermità subite dei cittadini maschi al servizio della Società e della Vita. Che, al di là di tutte le fregnacce solennemenente e ufficialmente raccontate, si reggono sul dono maschile. Sembra tuttavia che i maschi abbiano cominiciato a rendersi conto di questa gigantesca falsa rappresentazione, di questo Kolossal della falsa coscienza, costruito per intimidire i maschi, padri e maestri, iniziatori e tutori da sempre della vita, e per fare sì che della vita si possa fare merce da supermercato.

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/09/01/news/matti_di_guerra-20537298/?ref=HREC2-9

Rita 2:28 pm - 5th settembre:

A me pare che Sergio, sotto sotto suggerisca un’altra lettura (che è poi la classica ed è un altro “classico”). Ricordo l’utente di un forum che mi disse che non ha senso dare una connotazione di genere alle morti sul lavoro.. perchè? perchè la quasi totalità di quegli uomini muore perchè sfruttata dai datori di lavoro.. che sono altri uomini.. insomma gira gira torna al sistema maschilista.
Sergio, forse fa un passettino avanti dicendo che in determinati settori sono più occupati gli uomini.. però anche lui sposta l’attenzione sul mancato rispetto delle leggi etc… tutte cose sacrosante beninteso. Resta il fatto che in questi settori (edilizia, agricoltura etc.) muoiono anche tanti imprenditori di sè stessi (i piccoli artigiani… muratori con un’impresa edile costituita da sè stessi e qualche parente o amico, gli elettricisti, gli idraulici, gli agricoltori) tutta gente che non ha contratti precari, ha contratti soltanto con i propri clienti e con la concorrenza e quindi, molte volte non puo’ permettersi di rallentare il lavoro per rispettare le norme antiinfortunistiche (lasciando perdere il discorso molto più ampio sull’utilità di ALCUNE norme antinfortunistiche )

Fabrizio Marchi 9:59 am - 21st settembre:

Leggendo un libro che tratta di geopolitica di cui sono da sempre appassionato mi sono imbattuto nella vicenda del Canale di Panama durante la costruzione del quale, trovarono la morte circa 27.000 (ventisettemila) operai. 22.000 (ventiduemila) di essi morirono durante il primo tentativo (fallito) da parte dei francesi di costruire il canale, e 5.000 (cinquemila) nel secondo, quando la ciclopica impresa fu portata a termine dagli americani.
Gli operai erano tutti meticci e neri delle aree e dei paesi circostanti, fra cui un gran numero di immigrati delle Barbados. Le condizioni di vita, igieniche e di lavoro erano terribili (praticamente si viveva in uno stato di semischiavitù). La maggior parte di essi morì per la malaria e la febbre gialla, oltre che per gli stenti e le pessime condizioni igieniche. Molti naturalmente per crolli, frane e smottamenti; alcuni invece furono uccisi durante violente risse che scoppiavano di frequente a causa delle condizioni disumane in cui si viveva.
Sarei curioso di conoscere quanti uomini sono morti nella Storia in simili frangenti (probabilmente centinaia di milioni se non di più). Un sacrificio immane, di proporzioni colossali, masse umane (maschili) intere, vite (e morti) , rimaste oscure, anonime, senza un nome, senza un volto, una tragedia (di classe e di genere) iniziata migliaia e migliaia di anni fa e tuttora in corso nel terzo millennio. Ricordo che a morire sul lavoro non sono stati e non sono solo i maschi (di ceto basso) occidentali ma anche e soprattutto quelli del terzo e quarto mondo, anche in quel paesi del mondo islamico dove quegli stessi sono gli “oppressori del genere femminile”.
Insomma una tragedia tutta al maschile, e non mi riferisco solo alla questione dei caduti (e dei mutilati) ma a ciò che ha rappresentato la dimensione del lavoro, nel suo complesso, nella storia, per gli uomini. Perché in quelle condizioni non so se sia meglio augurarsi di sopravvivere oppure di morire. E questa, fino a poco più di mezzo secolo fa, è stata la condizione del 90% dei maschi. Si veniva al mondo per “travagliare”, in condizioni di sfruttamento e abbrutimento per noi inimmaginabili.
Oggi, tutto ciò è come se non fosse mai esistito, la narrazione femminista è riuscita anche a cancellare la Storia, come si fa con un file, e quindi a far calare una sorta di oblio, di dimenticanza, come se nulla di tutto ciò fosse accaduto.
Il commento di Barbara Martusciello, al di là di quel nastro registrato , come ha giustamente definito il suo intervento Marco Pensante, è sconvolgente proprio perché ci dà il polso della situazione, ci mostra in modo che più chiaro non si può il risultato e gli effetti quel file cancellato.
Tabula rasa. Anno zero. La Storia comincia ex novo con la Narrazione Femminista. Prima non c’è nulla. O meglio, c’è la storia scritta dagli uomini (rivisitata e reinterpretata in chiave femminista).
Un’operazione che non è riuscita fino ad ora a nessuna ideologia…
Fabrizio

mauro recher 5:29 pm - 23rd settembre:

ieri ,non so per quale motivo ,non riuscivo a collegarmi al sito di uomini beta ,allora ho dato un occhiata ad altri siti di stampo femminista. “Sono peggio le veline o miss’italia?” Questa era la domanda fondamentale che circolava in quei posti. Stupidi noi ,che perdiamo tempo a parlare di tragedie di uomini e anche delle loro famiglie, indirettamente , ….
Grazie Fabrizio per questo episodio raccontato ,anche se tragico ,ma che rende l’idea delle situazioni degli uomini, altro che potere maschilista.
p.s a proposito di potere maschilista ,oggi al lavoro stavo facendo dei pezzi abbastanza pesanti (noi facciamo alberi per motore elettrico ), ho aspettato questo famoso potere maschilista che mi desse una mano ,ma non è arrivato ,quando ti serve non arriva mai :)

mauro recher 5:43 pm - 5th ottobre:

mi sembra che ,un paio di giorni fa ,a causa del crollo della palazzina di Barletta ,siano morte 5 operaie ,pagate in nero ,tra l’altro , massimo cordoglio per le loro famiglie ,che ,stanno vivendo una tragedia …
purtroppo ,nella più falsa delle ipocrisie ,in tanti siti e blog femministi adesso si ricordano che il lavoro può uccidere ..
posso dirlo di essere arrabbiato ?

Sandro2 2:17 pm - 8th ottobre:

Tratto dall’articolo di Fabrizio e Rita.
>>
Pensate cosa succederebbe e sarebbe già successo se questa ecatombe sociale e di genere, con cifre paragonabili a quelle di una guerra civile neanche tanto strisciante, fosse stata e fosse a parti invertite. Se cioè a morire sul posto di lavoro fossero le donne e in quella percentuale.
>>

http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/edb31761c80006b2a8e988693e553f19.pdf
(…)

Luigi Corvaglia 6:06 pm - 8th ottobre:

Ho il massimo rispetto per le vittime di Barletta.
Ho il massimo rispetto per i loro familiari.
La mia empatia con le persone umili, oneste, che tirano la carretta come meglio possono mi fa stare male, se solo mi soffermo a pensare alle vite spezzate, ai sogni seppelliti sotto quelle macerie, ai loro familiari ….
Poi leggo il link di Sandro2 ….
E mi sale la rabbia.
Si, è poco nobile, ma avverto una rabbia sorda.
Rabbia contro una politica cieca ed ipocrita.
Rabbia contro un partito, che comunque è il mio partito.

Dall’articolo.
“All’indomani dei funerali delle cinque donne morte nel crollo della palazzina di Barletta, le parole di cordoglio e d’assunzione di «responsabilità morale dello Stato» per una tragedia che l’autorità pubblica avrebbe potuto e dovuto impedire quelle pronunciate dal deputato democratico Francesco Boccia per «fare di tutto per aiutare le famiglie delle vittime» -si traducono in proposta politica. Il Pd è infatti pronto a presentare una proposta di legge per equiparare le morti sul lavoro a quelle per cause di servizio, sul modello dei risarcimenti che lo Stato garantisce ai militari deceduti in missione. Una proposta già appoggiata dal segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, e che promette di raccogliere il consenso di gran parte del Parlamento.”

Mi si obietterà: ma non sei contento? Se non riusciamo a garantire una decente sicurezza sul lavoro, che almeno le famiglie vengano aiutate in qualche modo.
No, non lo sono. Per due ordini di motivi.
A) La proposta è strumentale. Fatto solo a fini di pura speculazione politica. Sanno già che non passerà ma avrà solo un ritorno d’immagine e forse di consenso.
B) Il contesto in cui è maturata. Un partito che dovrebbe avere non dico nel suo DNA (quello lo hanno del tutto cambiato, il dna, non “loro”), ma quanto meno nei suoi principi ispiratori la difesa del mondo del lavoro, questa proposta la fa quando osservando i dati dei morti sul lavoro ritiene questi insopportabili e non degni di una nazione civile.
Avrebbe già dovuto farla anni fa. Non adesso.
Qual’è la novità? La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso?
Eppure io ne ricordo di episodi in cui sono morti tanti lavoratori, la Thyssen, tanto per citarne uno.
Dove sta la differenza?
Forse ho capito. Quelli e tanti altri erano UOMINI.
Fabrizio … hai proprio ragione a dire che gli uomini beta sono l’ultima ruota del carro. E non solo per l’asimmetria sessuale aggiungo io.
Che poi nel caso in questione, paradosso dei paradossi, si debba parlare di sicurezza sul lavoro invece di parlare di sicurezza statica delle costruzioni, è una cosa che non sta ne in cielo ne in terra.
E tutto questo, ripeto, con il massimo rispetto e partecipazione alla tragedia di quelle povere ragazze e dei loro familiari.
Ma con il massimo disprezzo per tutti gli altri.
Luigi

Fabrizio Marchi 6:29 pm - 8th ottobre:

Caro Luigi, sottoscrivo integralmente il tuo intervento senza aggiungere una parola.
Tutto ciò, per noi che proveniamo da quella storia (di cui non ci siamo pentiti), provoca un sentimento di profonda amarezza e tristezza.
Non dobbiamo abbandonare il campo per nessuna ragione, sarebbe il più grande regalo che potremmo fargli.
Fabrizio

Marco 11:04 am - 9th ottobre:

A proposito di manipolazione dell’informazione, leggete questo passaggio.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2011/10/09/visualizza_new.html_674240084.html
@@@@
ANMIL,+22% MALATTIE,3 MORTI AL GIORNO – Ogni giorno tre persone muoiono sul lavoro. E’ questa “la triste media” degli incidenti mortali. Nel 2010 gli incidenti complessivamente sono stati 775.374, di cui 980 mortali. “Numeri ai quali si aggiungono quelli relativi alle malattie professionali, con un aumento delle denunce di ben il 22% rispetto l’anno precedente”. A fare il punto della situazione è il presidente dell’Anmil, Franco Bettoni, in occasione della 61/ma Giornata nazionale per le vittime di incidenti sul lavoro.

Nel 2010 è proseguito il trend del calo degli infortuni ma a giudizio dell’Anmil il dato va letto “con molta cautela”. Occorre infatti “uno sguardo al contesto occupazionale di riferimento, caratterizzato in questi anni – dice il presidente Franco Bettoni – da un calo dell’occupazione”. Inoltre risultano in calo gli infortuni cosiddetti “in itinere”, si assiste “ad un aumento preoccupante dei decessi nel settore dei trasporti e nel lavoro femminile, nonché nella fascia di età compresa tra i 50 e i 64 anni”.
@@@@@@
“Ogni giorno tre PERSONE muiono sul lavoro”…
Ossia, non si evidenzia che in oltre nove casi su dieci si tratta di uomini e non di donne.
Al contrario si scatenerebbe un vero e proprio inferno mediatico.
Personalmente sono sempre più schifato da questi personaggi di merda, per i quali la vita di una donna vale molto di più di quella di un uomo, ma in particolar modo mi fanno schifo i sindacati e l’odierna sinistra, incapaci di raccontare la verità vera. Per quanto mi riguarda possono pure impiccarsi tutti, perché il mio voto non lo prenderanno più.

Marco 11:13 am - 9th ottobre:

Ad esempio, in questo articolo si specifica che gli immigrati sono più soggetti a infortuni rispetto agli italiani, ma ci si guarda bene dallo specificare che sia in un caso che nell’altro si tratta quasi esclusivamente di uomini e non di donne.
@@@
http://www.ilgiornale.it/interni/morti_bianche_calo_ai_minimi_1951_stranieri_piu_infortuni/lavoro-inail-morti_bianche/24-06-2009/articolo-id=361332-page=0-comments=1
Roma – Nel 2008 il numero di morti sul lavoro è sceso ai livelli minimi dal dopoguerra. Nel Rapporto annuale 2008, l’Inail precisa che l’anno si è chiuso con 874.940 infortuni sul lavoro e 1.120 incidenti mortali. Un bilancio infortunistico che, “pur nella drammaticità dei numeri”, segna “un incoraggiante record storico”, evidenzia l’Inail: il numero di infortuni mortali è infatti sceso, per la prima volta dal 1951, al di sotto dei 1.200 casi l’anno. Nel 2008, in particolare, i morti sul lavoro sono diminuiti del 7,2% rispetto ai 1.207 dell’anno precedente.

Infortuni in calo Nel 2008 gli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail (874.940) sono calati del 4,1% rispetto all’anno precedente (912.410). Il calo, tuttavia, non c’è stato per i lavoratori stranieri, tra i quali si è invece registrato un aumento (+2%) degli incidenti sul luogo di lavoro. È quanto emerge dal Rapporto annuale 2008 dell’Inail. La flessione degli infortuni nel 2008 è stata nettamente superiore al -1,7% registrato tra 2006 e 2007, evidenzia l’Inail, aggiungendo che anzi, se si tiene conto dell’incremento dello 0,8% del numero degli occupati, il miglioramento reale, in termini relativi, sale al 4,8%. Il calo – aggiunge – conferma il trend decrescente degli ultimi 8 anni: dal 2001 le denunce di infortunio sono scese del 14,5% e se si considera che nello stesso periodo c’è stato un aumento occupazionale dell’8,3%, la flessione raggiunge il 21,1%. Per quanto riguarda i lavoratori stranieri, il cui numero di assicurati all’Inail è aumentato del 6% (oltre quota 3.266.000), gli incidenti sul lavoro sono cresciuti a 143.561, mentre il numero di infortuni mortali rimane invariato a 180 casi. Gli immigrati continuano a presentare un’incidenza infortunistica più elevata rispetto ai colleghi italiani: 44 casi denunciati all’Inail ogni 1.000 occupati, contro i 39 degli italiani. Nel 2008 gli eventi infortunistici accaduti a lavoratori stranieri hanno rappresentato il 16,4% del totale.

Sartori: “L’Istituto deve poter fare di più” Il bilancio finale degli infortuni sul lavoro in questi ultimi anni è quello di un “miglioramento sensibile”, ma ciò non toglie che “si debba continuare, in modo ancora più deciso e strategico, su questa strada”. Il commissario straordinario dell’Inail, Marco Fabio Sartori, si rivolge a Palazzo Chigi: “L’Inail potrà fare di più se il governo sarà disponibile a lasciarci agire – pur nella contingenza difficile in cui si trova oggi l’economia nazionale – con maggiore capacità di movimento”. “L’Istituto ha le strutture organizzative e professionali e le risorse economiche per conseguire ogni obiettivo. Ma deve avere anche la possibilità di esercitarle con pienezza”, afferma Sartori, sottolineando come, da questo punto di vista, il Piano industriale, per potenziare prevenzione e formazione, condiviso con l’esecutivo e le parti sociali, “rappresenti un punto di partenza fondamentale”. “Le risorse non mancano. Anzi, l’Inail ne potrebbe mettere a disposizione ancora di più se venisse posto nella condizione di realizzare investimenti maggiormente redditizi”, ha puntualizzato Sartori, ricordando che una risposta operativa l’Istituto l’ha data “proponendo la costituzione di un fondo immobiliare” per assicurare maggiore redditività agli investimenti. Tra i fattori di criticità su cui intervenire, secondo Sartori, c’è proprio la troppo scarsa autonomia gestionale dell’Istituto, frutto di misure di finanza pubblica.

La sfida per il futuro Per il futuro, la sfida è più qualità dei servizi con meno risorse umane, muovendosi sulla scia del riassetto perseguito fino ad oggi, che ha portato dai 11.500 dipendenti del 2005 agli attuali 10.178. A proposito dei dati sul calo degli infortuni sul lavoro nel periodo 2001-2008, Sartori ha parlato di analisi «decisamente positiva», ma ha anche sottolineato la necessità di continuare su questa strada perchè “nessuno può negare che gli 875 mila incidenti denunciati lo scorso anno restino sempre una cifra molto elevata”. Il commissario ha anche definito “cruciali” formazione alla sicurezza e cultura della prevenzione, sia per le grandi che per le piccole aziende.

Marco 11:17 am - 9th ottobre:

Idem per quanto riguarda quest’altro articolo.
@@@
http://www.ilgiornale.it/interni/morti_bianche_calo_108/26-02-2009/articolo-id=331906-page=0-comments=1
Roma – Morti bianche. Fa paura anche a pronunciarlo. Eppure, nonostante gli allarmismi dell’estrema sinistra e le accuse della Triplice, passi avanti sono stati fatti nella tutela dei diritti del lavoratore. Lo dicono i numero. Il bilancio infortunistico per l’anno 2007 si presenta statisticamente più favorevole rispetto a quello dell’anno precedente, sia per l’andamento generale del fenomeno, sia soprattutto per quel che riguarda gli infortuni mortali. Risultano infatti pervenute all’Inail, alla data di rilevazione ufficiale del 30 aprile 2008, oltre 912mila denunce di infortuni avvenuti nel corso dell’anno 2007. Ci troviamo di fronte a una flessione di 1,7 punti percentuali, superiore al -1,3% che si era registrato nel 2006.

Gli infortuni mortali Gli incidenti sul lavoro sono un problema serio che nel corso degli ultimi due anni ha assunto una grande rilevanza mediatica. Per quanto riguarda gli infortuni mortali nel 2007 risultano denunciati 1.170 casi, contro i 1.341 del 2006, con un calo complessivo del circa 10%. Sebbene il dato sia provvisorio, dà già un’idea chiara del nuovo trend. Ampliando, infatti, l’osservazione al periodo 2001-2007 si osserva che conferma il tendenziale andamento decrescente del fenomeno infortunistico, con una contrazione dei casi denunciati tra il 2001 e il 2007 pari complessivamente al 10,8%, con un tasso medio annuo di variazione pari a -1,8%. Tuttavia i morti si contano ancora. Proprio per questo Carlo Barberis, fondatore di Power Training, una delle principali società di formazione del settore, fa sapere che “ogni singola tragedia va rispettata”. “Di inaccettabile c’è la causa di queste morti – spiega Barberis – non si tratta, come spesso si vuol far credere di problemi tra operai e datori di lavoro, non c’è conflitto di classe nelle morti sul lavoro”.

Due sistemi a confronto: prevenzione e formazione Secondo Marco Fabio Sartori, presidente dell’Inail, bisogna puntare sul sistema della prevenzione “esercitando un’azione di contenimento dei costi e una sinergia con il governo che ha portato a un salto di qualità rispetto agli altri istituti che si occupano di welfare’”. Da qui la necessità di agire sul territorio attraverso la mappatura del rischio di incidenti grazie a controlli meglio gestiti su base territoriale con un’azione sinergica con gli altri istituti. “Non è un problema di norme ma di cultura”, continua Sartori invitando le istituzioni a “fare un’informazione capillare”. Secondo Barberis, invece, diventa centrale la formazione. “Formazione intesa come attenzione al lavoratore a 360 gradi – puntualizza il fondatore di Power Training – formazione che possa incrementare il valore aggiunto dei dipendenti ampliando il loro bagaglio di conoscenze permettendogli di lavorare sempre al meglio nelle più complete condizioni di sicurezza. “La vita umana non ha prezzo – conclude Barberis – a noi il compito di rispettarla e di difenderla”.

Alessandro 5:45 pm - 9th ottobre:

Questo non fa altro che confermare quanto sostenuto nel manifesto di UominiBeta: gli uomini comuni( i disoccupati, i precari, i lavoratori da 1000 euro al mese o poco più, nonchè ovviamente quelli che rischiano la pelle tutti i giorni) ormai non hanno uno straccio di rappresentanza politica. Avrebbe dovuto essere la sinistra ma, oramai, appare inquinata fino al midollo dal femminismo che ne detta l’agenda, escludendo, per ovvie ragioni, questioni che non le stanno a cuore. Vogliono farci credere, i dirigenti alla Vendola, che il femminismo va bene per tutti, uomini o donne che siano. Ma chi vogliono prendere per il naso? Può un uomo essere rappresentato dalla Finocchiaro? Ma non scherziamo! In ogni caso Berlusconi & company ci fanno affondare tutti noi, poveri cristi, quindi, pur turandosi il naso, occorrerà votare per un cambio radicale di governo.

Leonardo 7:11 pm - 9th ottobre:

Credo che ai governi (se non lo avete già evidenziato) convenga che gli uomini non si rendano conto di essere oppressi e vittime rispetto alle donne; altrimenti non andrebbero più a crepare in lavori faticosi, non si sentirebbero più eroi ammirati dalle donne partendo per la guerra, non si sposerebbero più e prenderebbero coscienza di valere per quello che sono e crollerebbe questo tipo di società.
Ma forse sono ottimista: gli uomini sono cattivi e stupidi …

Luigi Corvaglia 7:51 pm - 9th ottobre:

Caro Alessandro
hai ragione, ahimè, al 100%!!!
Faccio un esempio off topic: la parità della rappresentanza di genere nei direttivi dei circoli locali del PD. Il famoso 50% uomini, 50% donne imposto per statuto. Sbandierato dai dirigenti nazionali con orgoglio come dimostrazione di un partito aperto alle donne etc. … etc. ..
Premetto che parlo, se non lo si era già capito, da aderente (sigh :-( …) al PD con responsabilità locali (beh … le avevo fino a qualche mese fa per l’esattezza). Per cui conosco la cosa dal di dentro.
Cosa ne penso?
UNA BOIATA PAZZESCA!!!! >:-
Una boiata che ti azzoppa, non ti fa lavorare, sottraendo a priori energie preziose, anche se hai la fortuna di avere a che fare con gente di buona volontà. E tieni, tenete conto, che quanto ho detto e dirò è valido per il 90% dei piccoli e medi del Sud (sul Nord non mi sbilancio non conoscendone la situazione).
Faccio un esempio per farmi capire.
Il direttivo di un circolo cittadino è composto da un certo numero di persone, proporzionale al numero degli iscritti e da questi eletti.
Per non farla difficile diciamo che, in base agli iscritti, sto benedetto direttivo deve essere di 12 persone.
Bene. Consideriamo che a me, ma penso a tutte le persone normali, non fotterebbe niente che fossero 12 uomini, 12 donne o anche 12 trans. Fotterebbe soltanto che fossero 12 persone con voglia di fare. Punto.
Invece devono essere obbligatoriamente 6 uomini e sei donne.
Ahh ….bellissimo. Come siamo belli, come siamo anti discriminazione, ahh … come siamo democratici.
COL CAVOLO!!!! >:-
Sai, sapete qual’è il risultato?
Un direttivo di 6 uomini!!!
Si perché non è che noi discriminiamo e non vogliamo le donne. Sono proprio loro che, nella maggior parte dei casi, non sono interessate.
Per cui da una parte sei costretto a rinunciare a delle persone che hai in abbondanza e che quindi puoi anche selezionare in base alla capacità, gli UOMINI, dall’altra parte sei costretto a inserire (sempre che, caso ultra frequente, non stiano solo sulla carta) persone, non in base alle loro capacità, ma solo in base al loro sesso, le DONNE.
Scusa … scusate lo sfogo, tra l’altro manco in topic.
Però ha ragione Fabrizio …. il favore più grande, per loro, quello di togliermi di mezzo non glielo faccio.
Poi, che io sia di sinistra, non dipende certo da loro (Bersani, Vendola, …etc).
Diciamo che lo sono, nonostante loro.

Sandro2 9:10 pm - 9th ottobre:

Leggete attentamente…
>>

http://www.corriere.it/italians/11_Ottobre_07/Quelle-donne-che-muoiono-per-lavorare_4b052530-f041-11e0-afdf-a2af759d2c3b.shtml
Quelle donne che muoiono per lavorare
Storie di donne. Donne qualsiasi. Donne sconosciute al piccolo schermo, che muoiono travolte nel crollo di una palazzina. Quattro euro all’ora e in nero, il prezzo di una vita spesa a racimolare qualcosa e tirare avanti dignitosamente e onestamente. Costa così tanto la voglia d’onestà in un Paese piagato dalla corruzione, dall’illegalità diventata stile di vita? Come è possibile morire per quattro euro. A rimetterci come sempre le donne. Donne silenziose che lottano da sole contro una crisi che sta lentamente divorando speranze sogni. Donne che cercano in tutti i modi uno spiraglio per aiutare il già debole e fragile nucleo famigliare e che non va tanto per il sottile quando in ballo c’è il desiderio e la voglia di farcela stando sulle proprie gambe, mettendosi in gioco e lottando con tutte le proprie forze pur di sbarcare il lunario. Eroine dei nostri giorni delle quali nessuno si occupa, salvo poi squarciare quel velo quando ormai il disastro preannunciato è già avvenuto. In un Paese dove il lavoro è diventato un optional, donne muoiono per lavorare. E se l’unica sopravvissuta alla tragedia piange quei quattro euro che non guadagnerà più, qualcosa si è spezzato, ogni frontiera di umana ragionevolezza crollata e allora in questo dimenarsi, battersi trasformarsi come lupi per portare a casa qualcosa per il branco ci fa intuire che in questa dilaniata società, il nostro essere uomini e donne è solo una chimera…
Antonella Policastrese, antonella.policastrese@live.it
————–
>>>>>>>>
A rimetterci come sempre le donne.
>>>>>>>>

Capito?

Luigi Corvaglia 9:50 pm - 9th ottobre:

Sandro2
Che dirti? ….
Visto che ci stava l’indirizzo di posta elettronica gli ho inviato un’email dicendogli cosa ne pensavo.

cesare 10:04 am - 10th ottobre:

Domenica 9 ottobre, alle 20.30, su TG2, i dati sui morti, sui mutilati e sui feriti sul lavoro sono attribuiti indifferentemente a “uomini e donne”.
Una azione di cover up sistematica. Le azioni di cover up vengono attivate quando i dati mettono a repentaglio la legittimità del potere. Una volta si sarebbe parlato di creazione di una falsa coscienza pubblica: oggi si direbbe una menzogna di genere per legittimare una oppressione di classe.
Cover up dunque di che cosa? di una verità lampante e cioè che le condizioni di vita, in primo luogo quelle dei maschi, in questa società sono, a benvedere, letteralmente micidiali, sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista psicologico: procurano morte e malattia. In più, per cortesia, ci si preocupa di pestarli moralmente, giuridicamente e legislativamente.
Così dal Presidente della Repubblica all’ultimo gazzettiere, si piange o solo sulle donne o, se proprio non è possibile il racconto solo al femminile, si piange su uomini-e-donne. Puro terrore e divieto nella comunicazione politycall correct della Repubblica Italiana è che si cominci davvero a fornire tutti i dati scomposti in base al sesso maschile e femminile. Viene fuori appunto l’inaccettabile.
Si tace pertanto sui dati dei maschi che muoiono per vita usurante sette anni prima delle donne, che muoioni sul lavoro, che muoiono in casa, che muoiono in carcere, che muoiono in guerra, che muoiono contaminati come i 216 giovanissimi militari morti di cancro e i 2600 (ad oggi) malati di leucemia per uranio impoverito (se ne ha notizia solo x i servizi di Striscia la notizia), ecc. ecc. ecc.
Nessun talkshow parla mai di questo sistematico massacro di maschi (domanda: ma non coinvolge poi anche le donne? le mogli, le sorelle, le madri, le figlie, le amiche, le colleghe?).
I lacrimatoi ufficiali della Repubblica, girano a pieno regime e producono ogni giorno fiumi di lacrime per le “povere donne”.
“Lacrime come sudore dei cavalli”, diceva un detto proverbiale contadino delle mie parti.

armando 1:52 pm - 10th ottobre:

Quoto anch’io, pienamente, l’intervento di Luigi.
Sarebbe interessante anche riandare ai giornali al tempo della tragedia della Thyssen, solo per citare quella più famosa, e rivedersi le eventuali dichiarazioni del Presidente della Repubblica. Intanto ricordo una cosa di cui già discutemmo. Il segretario degli edili CGIL disse che era necessario migliorare le condizioni di sicurezza dei cantieri perchè così ……….si sarebbe facilitato l’accesso delle donne a quei lavori. E’ una frase di un’enormità così grande, che quello neanche si rendeva conto di cosa stava dicendo. Ed è proprio questo il dramma. La svalutazione di tutto ciò che è maschile, e per contro l’esaltazione di tutto ciò che è femminile, è penetrato in profondità nelle fibre mentali di tante persone, le quali ormai non possono più accorgersene. E’ il frutto di decenni e decenni di avvelenamenti mediatici e culturali.
armando

Sandro2 6:04 pm - 12th ottobre:

http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&view=article&id=15768:barletta&catid=34&Itemid=54
di Celeste Costantino
11 ottobre 2011

Piangiamo le vittime, ci colpiscono l’età e il sesso. Eppure tra un po’ non ce ne ricorderemo più. Fino alla prossima volta. Perché di quello che è successo a Barletta se n’è parlato tanto in questi giorni, ma non è abbastanza. Barletta non è un caso: non era un’emergenza né una calamità naturale. Cinque persone – cinque donne, cinque giovani tra cui una minorenne di 13 anni – hanno perso la vita e non è stato un incidente, non è stata una casualità.
Lo capisci non solo pensando a tutto quello che si poteva fare e non è stato fatto. Lo capisci soprattutto dalle reazioni, da come si esprime la gente di Barletta, anche dalla scelta della denuncia.

Perché va detto con chiarezza: non sono state la politica o l’informazione ad affannarsi a dirottare tutta la questione sulle crepe di quel palazzo, è stata per prima la popolazione a dire che era inutile parlare di lavoro nero. Perché a Barletta, dicono, si sa che è così e bisogna concentrarsi sul palazzo crollato. Anche la ragazza sopravvissuta alle macerie piangeva. Piangeva per quelle giovani vite spezzate e piangeva per il datore di lavoro, una persona buona, seria che ha dato una mano a tutte loro, che ha perso anche una figlia in quel lurido scantinato.

Non bisogna giudicare, non si può liquidare questa considerazione – e l’intera vicenda – con semplificazioni di tipo “giustizialista”. Tuttavia non si può neanche accettare l’idea di rivendicare la sicurezza del territorio e non più quella sul lavoro perché “in qualche modo bisogna mangiare”.

È comprensibile questa risposta, ma non possiamo accettarla. Barletta parla a tutti noi e riapre tante questioni che non si devono più ignorare. Non si può ignorare che esiste un Sud devastato dalla povertà, dalla disoccupazione e dal lavoro nero. Non si può ignorare che esiste una parte del Paese che storicamente vive questi problemi e che, con la crisi, ha visto peggiorare la condizione di vita delle persone. Dati drammatici, che diventano insopportabili soprattutto quando parliamo delle donne, delle giovani donne.

Gli elevati livelli di inoccupazione femminile – che si sommano a un welfare debole nell’erogazione dei servizi e incompleto nella capacità di tutela – sta determinando soprattutto in questa fase di crisi situazioni di grave disagio sociale. E’ un’emergenza sociale, completamente trascurata dalla politica nazionale, che richiede risposte rapide. In Campania, Sicilia, Calabria e Puglia lavora poco più del 40% della popolazione in età di lavoro, le donne che lavorano sono meno di 3 su 10. Inoltre le difficoltà generate dalla fase recessiva sembrano aver aumentato la propensione all’“inattività”, con un impatto più drastico per la componente femminile. Come ci spiega un rapporto dello Svimez dell’anno scorso, ormai sono tante le “scoraggiate” che hanno smesso di cercare un lavoro perché hanno perso pure la speranza di trovarlo.

Oggi, contrariamente a quanto avveniva ad inizio anni Novanta, il tasso di scolarità (secondaria) meridionale è sensibilmente più alto rispetto a quello del Centro-Nord. E, se si fa riferimento all’istruzione terziaria, i progressi sono ancora più evidenti. La quota di donne meridionali laureate, a 25 anni, è pari al 50% della popolazione di riferimento, avendo raggiunto negli ultimi anni i livelli del Centro-Nord. È una percentuale ben più elevata rispetto a quella maschile, che si arresta nel Sud al 34,8% (contro il 37,1% del resto del Paese). Straordinari passi avanti sono evidenziati dal tasso di iscrizione all’Università delle giovani donne del Sud: non solo di gran lunga superiore a quella maschile, ma ben al di sopra del tasso di iscrizione femminile del Centro-Nord.

Progressi importanti, che tuttavia rischiano di essere vanificati da un’insufficiente capacità del sistema produttivo di assorbire queste preziose risorse umane, che in mancanza di opportunità di lavoro, come visto, sono destinate inevitabilmente alla emigrazione. Il fenomeno migratorio negli ultimi 15 anni riflette i profondi cambiamenti che hanno interessato la struttura economica e la società del Mezzogiorno. Si caratterizza infatti per il crescente coinvolgimento della componente giovanile più scolarizzata e per una maggiore partecipazione delle donne. È proprio questo uno dei principali elementi di diversità rispetto ai fenomeni migratori degli anni Sessanta: una presenza femminile che rappresenta ormai stabilmente quasi la metà dei migranti e, in alcune realtà territoriali, costituisce la maggioranza.

Si va via per tanti motivi, e spesso non è il lavoro a rappresentare la centralità del migrare. Le donne fanno i conti con altri aspetti della propria esistenza: un modello familiare soffocante, un ambiente sociale poco accogliente, una cultura che ci vorrebbe normalizzare. Da questo punto di vista trovo importante che oggi le giovani donne del Sud pratichino il diritto alla mobilità, alla scoperta, alla ricerca. Bisogna riuscire a farlo non costrette ma libere.
_______________
>>>>>
Piangiamo le vittime, ci colpiscono l’età e il sesso.
>>>>>
__________
>>>>>
Dati drammatici, che diventano insopportabili soprattutto quando parliamo delle donne, delle giovani donne.
>>>>>
(…)

Luigi Corvaglia 7:33 pm - 12th ottobre:

@ Sandro2
ovviamente sai cosa ne penso.
Sono andato su quella pagina con l’intenzione di inserire un mio commento, magari le mie considerazioni fatte qua.
Ho scoperto però che non era possibile inserire commenti.
Ragionandoci sopra e guardando la strutturazione del sito è persino ovvio che fosse così. Se propaganda deve essere e del tutto controproducente inserirvi voci che potenzialmente, possono depotenziare il “messaggio”.
Mi ha colpito però una cosa.
Apro l’articolo da te segnalato e guardo il bottone “mi piace” di Facebook. La cifra scritta mi fa sobbalzare.
Minchia …. penso, 590 “mi piace”.
Significa 590 profili di facebook.
590 persone su FB significa una diffusione non indifferente.
Significa un sito molto visto è frequentato, con tutte le considerazioni che puoi immaginarti sulle diverse capacità, fra noi, in generale e loro, di far passare il messaggio.
Un pò sconfortato da queste considerazioni, faccio un giro del sito e noto una cosa quantomeno strana (è un eufemismo).
Tutti, ma proprio tutti gli articoli di quel sito, non quelli che rimandano a siti esterni, in corrispondenza del bottone di FB, “mi piace” riportano una ed una sola cifra.
Quale direte voi? 590.
Strano vero?
L’imbroglio del lettore, perché di questo si tratta, non potrebbe essere più palese.
Mi sento perciò in obbligo di lanciare alle gestrici/gestori del sito in oggetto, se mai lo leggeranno, un messaggio.
SE DOVETE IMBROGLIARE CHI VI LEGGE, SIATE ALMENO PIÙ’ FURBE !!
NON TUTTI HANNO L’ANELLO AL NASO!!! :-)

mauro recher 8:16 pm - 12th ottobre:

questo sito d’altronde ,per restare in vita ,chiede una donazione non libera ,ma di 60 euro ,vi copio questo passaggio
————————————————————————-
Crediamo inoltre che Zeroviolenzadonne.it possa sostenere e valorizzare il lavoro di giornalisti e giornaliste che credono nella funzione sociale e culturale che svolgono.

I costi dell’abbonamento per la rassegna stampa per il 2011 sono di 10mila euro, una cifra che Zeroviolenzadonne ONLUS non è purtroppo in grado di sostenere da sola.
Ti chiediamo di unirti a noi ed aiutarci a portare avanti questo progetto con una Donazione di EURO 60,00.
Il tuo aiuto, insieme a quello di altre persone, ci permetterà di rinnovare l’abbonamento ai servizi d’informazione per un altro anno, con la certezza che il tuo impegno sarà rivolto a costruire un mondo più equo dove il diritto all’informazione possa essere garantito a tutte e tutti.
—————————————————————————
non me ne intendo molto ,ma ,di solito una donazione non è libera ,questa qui sembra quasi una tangente :)

Luigi Corvaglia 7:31 am - 13th ottobre:

Stamattina, sempre su quel sito, i “mi piace”, di tutti gli articoli, dal 2009 fino agli ultimi sulla homepage riportano la cifra “591″. Queste qua hanno messo il bottone di FB in maniera sovraordinata. La cifra riportata, se non taroccata, inerisce ai “mi piace” complessivi da quando esiste il sito!!!
Però, poi il bottone di FB, è riportato in ogni singolo articolo. E’ questo costituisce inganno per il lettore, portato a credere, falsamente, ad una condivisione molto maggiore di quella che in realtà è.
Penso di capire il motivo di questo comportamento. Se chiedono soldi per mantenere quest’attività, i 60 € segnalati da Mauro, poi devono dimostrare, a chi ha sottoscritto, l’utilità dell’esborso. E visto che la realtà è altra, fa niente. Si deforma la realtà

p.s. Va beh … non è un argomento fondamentale, ma smascherare questi trucchetti da propaganda dozzinale, male non fa.

mauro recher 11:17 am - 15th ottobre:

sul caso di Barletta ,ho espresso delle mie considerazioni su un mio blog appena nato
http://femdominismo.wordpress.com/2011/10/14/uomo-morto-non-stupra/

Luigi Corvaglia 1:03 pm - 16th ottobre:

Penso che questa notizia valga la pena di essere riportata in questo post.
__________________________________________
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/15/morti-sul-lavoro-una-brutta-bella-notizia/163946/
BLOG | di Stefano Corradino ottobre 2011
MORTI SUL LAVORO: UNA BRUTTA BELLA NOTIZIA
C’è un operaio il cui nome probabilmente i più non conoscono. Si chiama Marco Bazzoni ed è un lavoratore metalmeccanico. Ha un chiodo fisso: non si rassegna al fatto che in un Paese civile come (dovrebbe essere) l’Italia è di 3,87 la media delle persone che muore ogni giorno sul posto di lavoro.
Bazzoni quotidianamente spedisce lettere, fax, mail, sms a tutti: sindacati, partiti, istituzioni, giornali. Quelli così li chiamano spammer, lui invece è un portatore positivo e martellante di segnalazioni e denunce sui nuovi casi di infortuni sul lavoro che poi, l’indomani, non saranno neppure citati, da gran parte dell’informazione.
Giornali e tv che si ostinano a chiamarle “morti bianche”, e lui ogni volta s’inalbera, perché in queste tragedie non c’è niente di bianco, di candido ed innocente… Morti bianche? No, semmai coscienze sporche…
La notizia è la seguente: tra i destinatari delle svariate missive inviate da Marco Bazzoni c’è la Commissione europea. Dopo aver raccolto tutto il materiale necessario Bazzoni nel 2009 spedisce a Bruxelles una denuncia dettagliata sulle violazioni e sulle inadempienze italiane in materia di sicurezza sul lavoro. La prepara da solo. Non ha dietro di sè né partiti, né sindacati. E’ un operaio metalmeccanico di Firenze, un cittadino comune, arrabbiato, indignato, e mai rassegnato. Anche quando i suoi appelli cadono nel vuoto.
Ma pochi giorni fa a ricevere la posta per una volta è lui. Il mittente è proprio la Commissione europea, Direzione Generale Occupazione e Affari Sociali. “Egr. Signore, in riferimento alle Sue mail vorremmo informarLa che il progetto di costituzione in mora è stato approvato dalla Commissione il 29 settembre scorso e che la lettera di costituzione in mora è stata inviata alla Repubblica italiana il 30 settembre 2011″.
Tradotto: l’Italia è stata messa sotto accusa dall’Ue per non aver rispettato le disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro grazie alla denuncia di un singolo cittadino. Non solo: nei prossimi due mesi, sottolinea la nota ufficiale della Commissione, l’Italia dovrà porre fine alla situazione che configura l’infrazione e tenere puntualmente informato il promotore della denuncia, l’operaio metalmeccanico di Firenze.
Bazzoni è incredulo nel leggere la risposta di Bruxelles. “Ancora non ci credo. Già far aprire una procedura d’infrazione contro uno Stato è difficilissimo, ed in genere sono sempre le associazioni a fare denunce del genere. Mai un singolo cittadino, per il quale diventa un’utopia riuscirci; e invece c’è l’ho fatta…”
Una brutta notizia per il Paese e per il governo. Una notizia bella e foriera di speranze per coloro che, come Marco Bazzoni lottano, anche individualmente, per il riconoscimento di un diritto.

Luigi Corvaglia 9:11 pm - 15th novembre:

E’ inutile.
Hanno proprio ragione loro. Siamo dei trogloditi.
Guardate come si fa a combattere infortuni e morti sul lavoro.
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/11/15/foto/donne_e_incidenti_sul_lavoro_la_femminilit_in_foto-25042575/1/?ref=HRESS-4

Rino DV 6:13 pm - 30th novembre:

Giovedì 24 ne sono morti 7
Venerdi 25 ne sono morti 3
Sabato sera ho avuto uno scontro frontale con una stalinista storica e oggi fem.sta matricolata che sussurrò “Gli UU credono di essere utili”.

RDV

dia 8:10 pm - 30th novembre:

x Rino DV
… o come diceva Flaiano, “Credono di essere noi!”

Marco 3:23 pm - 26th dicembre:

Ovviamente nell’articolo ci si guarda bene dall’evidenziare che la quasi totalità delle vittime sono uomini…
@@@
http://www.inail.it/Portale/appmanager/portale/desktop?_nfpb=true&_pageLabel=PAGE_SALASTAMPA&nextPage=Per_i_Giornalisti/Rassegna_Stampa/Indice_Cronologico/2011/Dicembre/05/INAIL_TERRITORIALE/info161044253.jsp
I dati dell`Inail al seminario di Unimpresa sulla sicurezza Incidenti sul posto di lavoro Quasi 4mila casi in otto mesi Oltre 3.700 incidenti sul lavoro. Sono solo le prime stime dell`Inail sul numero di infortuni sul posto di lavoro da gennaio ad agosto del 2011. In agricoltura gli incidenti sono stati 296, con un decesso. Nel macrosettore dell`industria e dei servizi gli infortuni sono stati 3.197, di cui cinque mortali. E 217 sono gli incidenti a lavoratori dell`amministrazione pubblica, senza decessi. Demetrio Cuzzola Nel complesso, i numeri sono inferiori rispetto ai valori dello stesso periodo del 2010, in parte per il calo del totale di lavoratori. Il dato è emerso durante la tre giorni di seminario sul tema della sicurezza organizzato da Unimpresa, in collaborazione con la Camera di Commercio e il Centro studi per la programmazione e lo sviluppo. Ieri la giornata conclusiva del corso di aggiornamen- to, che sarà ripetuto prossimamente e che ha consentito agli imprenditori partecipanti lo sgravio del premio Inail sulla sicurezza e l`adempimento delle dodici ore di formazione annuale obbligatorie sull`argomento. Al termine dei lavori, Unimpresa e Inail hanno firmato un protocollo d`intesa per potenziare la formazione degli imprenditori sulla sicurezza. «Obiettivo del protocollo ha sottolineato il presidente di Unimpresa Salerno, Demetrio Cuzzola – è dare un contributo costante alla diffusione della cultura della sicurezza sul luogo di lavoro. Unimpresa e Camera di Commercio hanno fortemente voluto questo primo ciclo di seminari proprio per dare un segno palese agli imprenditori salernitani sull`importanza del tema». © RIPRODUZIONE RISERVATA [.]

Marco 3:27 pm - 26th dicembre:

http://www.beppegrillo.it/2011/12/millecento_morti_sul_lavoro_nel_2011.html
Il giorno di Natale lo dedico ai lavoratori che hanno perso la vita nel 2011. Più di 1000 non sono tornati a casa dalle loro famiglie. E’ una guerra senza tregua cha va avanti da decenni, ma sembra che non interessi a nessuno. Il profitto viene sempre prima della sicurezza dei lavoratori. La sicurezza costa, la morte di un dipendente costa meno, talvolta, grazie alle leggi italiane, quasi nulla. I parenti delle vittime di un’economia e di una società malate passeranno il primo Natale senza un padre, un figlio, un marito. A loro vanno il mio cordoglio e un abbraccio.
@@
Caro Beppe,
oltre 1100 morti su lavoro nel 2011, il 15% di questi lavoratori erano “in nero” o già in pensione, sono i dati che fornisce l’Osservatorio Indipendente di Bologna di Carlo Soricelli, un operaio in pensione, che fa un lavoro enorme con il suo blog, aggiornando ogni giorno le morti sul lavoro in Italia. Voglio ricordare quello che aveva detto l’INAIL, che per l’anno 2010, le morti sul lavoro erano scese per la prima volta dal dopoguerra, sotto quota 1000, per l’esattezza 980. Evidentemente c’è qualcosa che non va nei dati INAIL, e viene da sé che sono dati fortemente sottostimati, perchè non tengono conto di tutti i lavoratori che muoiono “in nero”. Sono ancora in troppi che prendono questi dati come “oro colato”. I dati dell”Osservatorio dimostrano che moltissimo resta da fare sulla sicurezza sul lavoro. Siamo di fronte a un’ecatombe. Come si può definire civile un Paese con tutti questi morti sul lavoro quando l’art 1 della Costituzione dice che “l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro” e non sulle morti sul lavoro!!! Lo Stato, oltre a chiederci di lavorare fino alla vecchiaia, dovrebbe garantire di tornare a casa vivi la sera, dopo una dura giornata di lavoro. Mi rivolgo al Ministro dell’Istruzione Profumo: faccia un decreto, perchè la sicurezza sul lavoro sia inserita come materia di insegnamento dal prossimo anno scolastico, a partire dalle scuole elementari come in Francia. Mi rivolgo al Ministro Fornero: ripristini le norme per la sicurezza sul lavoro, volute dal Governo Prodi con il testo unico per la sicurezza sul lavoro (Dlgs 81/08) e stravolte dall’ex Ministro del Lavoro Sacconi, con il Dlgs 106/09 (decreto correttivo), che tra le tante cose negative ha dimezzato le sanzioni ai datori di lavoro, ai dirigenti, ai preposti, in alcuni casi ha sostituito l’arresto con l’ammenda, ha introdotto la “salva-manager”. Mi rivolgo al Ministro Cancellieri: aumenti le pene per i responsabili delle morti sul lavoro. Per il reato di omicidio colposo, la pena varia da 2 a 7 anni, ma spesso i datori di lavoro se la cavano con pene molto più basse o con la prescrizione.Un invito vorrei rivolgere alle associazioni, ai sindacati, ai partiti politici, alle Istituzioni e ai mezzi d’informazione: si smetta di chiamare queste morti, con il termine “morti bianche” e “tragiche fatalità”. Queste morti non hanno nulla di bianco, e non sono fatalità, ma dovute al non rispetto delle minime norme di sicurezza sul lavoro .” Marco Bazzoni-Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Email: bazzoni_m@tin.it

Fabio C. 8:07 pm - 27th dicembre:

http://cadutisullavoro.blogspot.com/
MORTI SUL LAVORO DALL’ 1 GENNAIO AL 27 DICEMBRE 2011

I MORTI SUL LAVORO DALL’INIZIO DELL’ANNO SONO COMPLESSIVAMENTE PIU’ DI 1100, DI CUI 661 SUI LUOGHI DI LAVORO (tutti documentati) + 11,27 % SULL’INTERO 2010 (594). NEL NUMERO COMPLESSIVO DELLE VITTIME CI SONO ANCHE I LAVORATORI MORTI SULLE STRADE, IN ITINERE E IN NERO. MA MOLTI ALTRI MORTI SUL LAVORO SFUGGONO A QUALSIASI MONITORAGGIO PER DIVERSE RAGIONI.

SIAMO TORNATI INDIETRO DI 5 ANNI PER NUMERO DI MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO:
IL GIORNO 12 DICEMBRE CON 640 MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO SONO STATI SUPERATI I MORTI DELL’INTERO 2008 ( 637). IL MESE SCORSO SONO STATI SUPERATI I MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO DEGLI INTERI ANNI 2010 (594) e 2009 (555) .

Oltre il 15% di queste vittime monitorate dall’Osservatorio lavoravano in nero o erano già in pensione. Si arriva a contare più di 1100 morti (stima minima) se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere o sulle strade (sono lavoratori che utilizzano un mezzo di trasporto: agenti di commercio, autisti, camionisti, ecc.. e lavoratori che muoiono nel percorso casa-lavoro/lavoro-casa). La strada può essere considerata una parentesi che accomuna i lavoratori di tutti i settori e che risente più di tutti gli altri della fretta, della fatica, dei lunghi percorsi, dello stress e dei turni pesanti in orari in cui occorrerebbe dormire, tutti gli anni sono percentualmente dal 50 al 55% di tutti i morti sul lavoro. Purtroppo è impossibile sapere quanti sono i lavoratori pendolari sud-centro nord, centro nord-sud, soprattutto edili meridionali, che lavorano in nero o in grigio e che muoiono sulle strade percorrendo diverse centinaia di km nel tragitto casa-lavoro, lavoro-casa e queste vittime sfuggono anche alle nostre rilevazioni.

L’agricoltura ha già avuto 206 morti sui luoghi di lavoro e registra il 32 % di tutti i decessi. Gli agricoltori, come tutti gli anni, muoiono per la maggioranza in tarda età, schiacciati da trattori killer spesso senza protezioni che si ribaltano. Dall’inizio dell’anno, solo sui campi, sono già 138 i morti provocati da questa autentica bara in movimento. Da soli gli agricoltori schiacciati dal trattore sono oltre il 20% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. Praticamente muore un agricoltore schiacciato dal trattore ogni 3 giorni. A questo terrificante numero di vittime occorre aggiungerne altre tra le persone e anche bambini che incautamente sono a bordo del trattore con il guidatore. Poi ci sono altri morti sulle strade, quando il mezzo si scontra con automobilisti e motociclisti. Di queste vittime la maggioranza ha oltre 65 anni. Spesso questi anziani non sono in buono stato di salute per guidare un mezzo così pericoloso in un territorio in pendenza come quello italiano. Diverse vittime hanno addirittura oltre ottanta anni. A morire nell’indifferenza generale sono genitori e nonni. I morti sui luoghi di lavoro con più di 65 anni sono quasi un terzo di tutte le vittime sul lavoro e moltissimi lavorano nell’agricoltura. Per salvare molte vite, sarebbe opportuno obbligare ad intervenire sulla cabina del trattore, in modo tale da non permettere al guidatore di essere sbalzato fuori in caso di manovra errata. Sarebbe anche opportuno sottoporre gli anziani agricoltori, quando raggiungono una certa età, ad una visita medica d’idoneità alla guida, anche se si guida il mezzo in terreni di proprietà. Con queste semplici misure tantissimi familiari di agricoltori non piangerebbero più la morte di un proprio caro.

L’edilizia ha già avuto dall’inizio dell’anno 172 vittime sui luoghi di lavoro e registra il 26,1% sul totale, le morti in edilizia sono dovute soprattutto a cadute dall’alto (38,25%) . Le vittime sono per la maggior parte edili meridionali e stranieri anche nei cantieri del centro-nord.

Oltre il 25% di tutti i morti sui luoghi di lavoro ha più di 60 anni e le vittime in questa fascia d’eta sono quasi tutte concentrate in agricoltura e in edilizia.

CON L’ALLUNGAMENTO INDISCRIMINATO DELL’ETA’ DELLA PENSIONE IN CATEGORIE A RISCHIO COME L’AGRICOLTURA E L’EDILIZIA E IN LAVORI PERICOLOSI PER LA VITA, APPROVATO IN VIA DEFINITIVA CON UNA LEGGE POCHI GIORNI FA , SI DIMOSTRA SOLO UNA SCARSA SENSIBILITA’ SOCIALE E UMANA DA PARTE DI CHI L’HA VOTATO.

Il 28%dei morti sui luoghi di lavoro ha meno di 40 anni, il 18% dai 40 ai 49, e il 18,3% dai 50 ai 59, del 10,7% delle vittime non siamo a conoscenza dell’età.

L’industria (comprese le aziende artigianali con meno di 15 dipendenti) ha già avuto 71 morti con il 10,9,%. A queste vittime occorre aggiungere i lavoratori esterni che non sono dipendenti ma prestatori di servizi nelle aziende.

L’autotrasporto 44 con il 6,8% .

Le donne morte sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno sono 15 contro le 5 dell’intero 2010 + 200%

Gli stranieri morti sui luoghi di lavoro sono 71 con il 9.3 % sul totale. I romeni sono oltre il 46% tutti i morti sui luoghi di lavoro tra gli stranieri e gli albanesi il 18,1%.

I giovani militari morti in Afghanistan sono 9 dall’inizio dell’anno e 44 dall’inizio della missione.

Situazione sul territorio

Qui sotto la situazione in ogni regione comparata con i morti sui luoghi di lavoro di tutto il 2010, col colore rosso sono evidenziate le regioni che hanno già eguagliato o superato i morti sui luoghi di lavoro dell’intero 2010:

Piemonte 51 registra + 81,2 % in più dell’intero 2010 (28 morti)

Liguria 15 morti come nell’intero 2010 (15 morti)

Val d’Aosta 3 morti come nell’intero 2010

Lombardia 78 morti -3,7 % sull’intero 2010 (81 morti)

Trentino Alto Adige 22 morti -31,2% sull’intero 2010 (32)

Friuli Venezia Giulia 13 morti +85% dell’intero 210 (7 morti)

Veneto, 47 morti registra – 11,3% sull’intero 2010 (53 morti)

Emilia Romagna 55 morti + 37,5% sull’intero 2010 (40 morti).

Toscana 41 morti +41,3% sull’intero 2010 (29 morti)

Marche 18 morti + 28,5% rispetto al 2010 (14 morti)

Umbria 17 nel 2011, +142% rispetto al 2010 (7 morti)

Abruzzo 28 morti + 33,3% rispetto al 2010 (21 morti)

Lazio 44 morti +4,5 %sull’intero 2010 (42 morti)

Molise 6 morti + 100% rispetto all’intero 2010 (3 morti)

Campania 41 morti -14,5% sull’intero 2010 (48)

Puglia 39 morti -13,3 % rispetto all’intero 2010 (45 morti)

Calabria 22 +18,1% rispetto all’intero 2010 (18 morti)

Basilicata 5 morti come nell’intero 2010 ( 5 morti)

Sicilia 42 morti lo stesso numero di morti del 2010 (42 morti).

Sardegna 24 morti come sull’intero 2010

Nel numero totale delle vittime regionali mancano i lavoratori morti sulle strade, autostrade, itinere e i militari morti in Afghanistan, con questi si arriva a contare oltre 1100 morti sul lavoro dall’inizio dell’anno (stima minima)
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
>>>
MORTI SUL LAVORO DALL’ 1 GENNAIO AL 27 DICEMBRE 2011

I MORTI SUL LAVORO DALL’INIZIO DELL’ANNO SONO COMPLESSIVAMENTE PIU’ DI 1100,

Le donne morte sui luoghi di lavoro dall’inizio dell’anno sono 15 contro le 5 dell’intero 2010 + 200%
>>>
Praticamente sono morti quasi esclusivamente degli uomini.

Luigi Corvaglia 8:27 am - 28th dicembre:

http://www.repubblica.it/cronaca/2011/12/26/news/morti_lavoro_2011-27213675/?ref=HREC2-13

Morti sul lavoro, allarme da Torino
Lo Stato smantella i pool specializzati

La normativa sulle rotazioni decennali obbliga i sostituti più esperti in materia a cambiare settore o sede. Decimato il gruppo che ha ottenuto risultati importanti nei casi Thyssen e Eternit. La richiesta di una Procura nazionale ad hoc. Oltre mille vittime nel 2011
di MASSIMO RAZZI

ROMA – Lo Stato sembra abdicare nella difficilissima battaglia per la sicurezza sui posti di lavoro. Non lo dice esplicitamente, ma, di fatto, agisce “come se” nel momento in cui, l’applicazione delle sue stesse norme porta praticamente a smantellare pool di provata esperienza come quello di Torino impegnato nelle delicatissime questioni della Thyssen 1e della Eternit 2. La norma in questione è quella cosiddetta della “decennalità” (dl 160/2006) in base alla quale i magistrati, ogni dieci anni devono “ruotare” e cambiare settore d’impegno. Norma che, ovviamente, ha una sua ratio e dovrebbe impedire il “fossilizzarsi” dei magistrati in un campo d’attività e far affluire forze nuove nei settori di maggiore specializzazione. Tutto bene salvo il fatto che, a Torino, entro la fine dell’anno, sei sostituti procuratori su nove che fanno parte del pool che si occupa di sicurezza sul lavoro saranno costretti a cambiare attività o sede (in totale gli spostamenti sono 13), a Milano sono 17, a Roma 11, a Padova 9, a Reggio Emilia 7. Ad essi subentreranno, tutti in una volta, colleghi che, evidentemente, non hanno conoscenza adeguata della materia e impiegherebbero mesi per formarsi una certa esperienza. Il tutto a scapito di tecniche e procedure consolidate che hanno permesso al gruppo torinese che si è raccolto intorno al procuratore Raffaelle Guariniello di ottenere brillanti successi portando a sentenza con rapidità ed efficacia casi di estrema delicatezza e di grande rilevanza come, appunto, la Thyssen e la Eternit.

Da qui la protesta del pool (che più di ogni altro, in Italia, ha lavorato nella logica della squadra specializzata), la richiesta di una modifica della legge e la proposta di una Procura Nazionale per la Sicurezza sui luoghi di Lavoro per fronteggiare un’emergenza che, ormai, non è seconda a quella della malavita organizzata. Per rendersene conto bastano i numeri forniti dall’Osservatorio indipendente di Bologna diretto da Carlo Soricelli che ha “censito”, nell’anno che sta per concludersi, oltre 1.100 vittime di cui il 15% almeno lavoravano in nero o erano pensionati. Per risolvere la questione basterebbero poche righe di modifica all’articolo all’articolo 19 del dl 160 che potrebbero recitare così: “le disposizioni dei commi 1,2 e 2-bis del presente articolo non si applicano ai magistrati che esercitano funzioni giudicanti e requirenti di primo e secondo grado addetti alle sezioni e ai gruppi di lavoro specializzati nella trattazione dei procedimenti penali aventi per oggetto reati commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza durante l’attività lavorativa”. In materia esistono anche iniziative parlamentari come quella dell’on. Giuseppe Giulietti.

Scrivono i magistrati torinesi: “Le leggi italiane offrono strumenti potenzialmente efficaci a tutela della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro. Perché allora tanti infortuni sul lavoro e tante malattie professionali? Il fenomeno che più caratterizza è la concreta disapplicazione delle leggi. Una causa è la carenza nei controlli. Sotto questo angolo visuale, occorre, in particolare, porre in risalto senza falsi pudori le lacune che minano l’intervento della magistratura nel settore della sicurezza del lavoro. In alcune parti del nostro Paese, i processi in materia di sicurezza del lavoro proprio non si celebrano; in altre, si celebrano, ma spesso con tale lentezza da arrivare alla prescrizione del reato. La conseguenza è devastante: si sviluppa l’idea che le regole esistono, ma possono essere violate senza incorrere in effettive responsabilità. Pressante è l’esigenza di dare finalmente una concreta risposta alle istanze di giustizia che provengono dal mondo del lavoro, e, a questo scopo, di pensare una nuova organizzazione giudiziaria che valga a garantire interventi sistematici e coerenti su tutto il territorio nazionale a protezione anche in fase preventiva della sicurezza sul lavoro. Una organizzazione altamente specializzata, e non quindi frammentata nelle tante procure della repubblica (sovente di ridotte dimensioni) attualmente istituite in Italia”. In sostanza, secondo il pool torinese, la differenza tra un contrasto efficace al fenomeno delle vittime del lavoro e l’attuale “tirare a campare” che sembra caratterizzare la maggior parte delle situazioni, sta proprio nella formazione di una Procura Nazionale che vorrebbe dire: applicazione delle tecniche migliori e più avanzate su tutto il territorio, centralizzazione e facile utilizzo delle esperienze raccolte, dei materiali esistenti, delle tecniche d’indagine consolidate, censimento dei fenomeni che si ripetono e osservazione dei reati più comuni in materia. Insomma, un patrimonio inestimabile che, come dimostra l’esperienza di Torino può portare a buoni risultati e a tempi finalmente accettabili dell’iter processuale.

Tutto questo senza contare la necessità di profonde modifiche all’attuale legislazione in materia di sicurezza sul lavoro, soprattutto per quanto riguarda i decreeti attuativi dell’ex ministro Sacconi alla legge 81 (uno degli ultimi atti del governo Prodi). I decreti sacconiani, infatti, hanno decisamente allargato gli spazi discrezionali a disposizione dei datori di lavoro, reso molto più complicato l’accertamento delle responsabilità e aumentata la sensazione dei datori di lavoro che violare le regole sia abbastanza facile e che, anzi, certe norme sembrano quasi un invito a farlo. Il risultato è il numero delle vittime che non riesce a scendere sotto il migliaio all’anno e il numero sempre altissimo degli infortuni meno gravi ma che, spesso, lasciano conseguenze gravissime per molti lavoratori e costi sociali altissimi.
(26 dicembre 2011)

Marco 3:12 pm - 28th dicembre:

Segnalo che una ventina di minuti fa, sul tg3, si è parlato di morti sul posto di lavoro. Ebbene, nel servizio si sottolineava che “fra le vittime sul lavoro molte sono donne” e che “la percentuale di donne vittime è aumentata del 200%” (cioè quello che è scritto nell’articolo riportato da Fabio C), “dimenticando” però di evidenziare che i morti di sesso maschile in Italia, sono stati almeno 1086, contro le quindici (15) donne.
Vi confesso che mi viene da vomitare di fronte ad una simile, falsa propaganda, che credo sia superata solo da quella che regna nell’assurdo regime nord coreano.

Luigi Corvaglia 4:13 pm - 28th dicembre:

All’indirizzo riportato di sotto si può sottoscrivere l’appello. In più si può anche lasciare un messaggio.

http://www.articolo21.org/104/appello/non-chiamatele-piu-morti-bianche.html

cesare 5:35 pm - 28th dicembre:

Firmato e con questo commento:

“Non chiamiamole morti bianche e ricordiamo che il 95% dei morti sono maschi: sono morti azzurre! L’augurio è che si smetta di nascondere la realtà del massacro di genere sul lavoro, nei carceri, sulle strade, negli ospedali per malattie da vita usurante, nelle morti da suicidi maschili per disperazione, nelle sedicenti azioni di peacekeeping con le solite palle femministe: la più gigantesca operazione di falsa coscienza mai operata dal potere per nascondere la realtà dello sfruttamento bestiale dei lavoratori”

Fabrizio Marchi 6:18 pm - 28th dicembre:

Bravo Cesare! Postato anche io il seguente commento:
“è una tragedia di classe e di genere quella dei morti sul lavoro, perchè a morire sono solo maschi e (maschi) poveri con percentuali del 97/98%. Ma nessuno, mai, affronta questo secondo aspetto. Per quale ragione? Forse perchè apparirebbe troppo paradossale che in un sistema che si dice essere dominato dall’oppressione maschilista a morire siano gli “oppressori” al posto delle “oppresse”? Come a dire che nelle piantagioni di cotone in Alabama erano i bianchi proprietari terrieri e schiavisti a morire al posto dei loro schiavi neri…C’è da riflettere, o no? Ci vogliamo provare? O vogliamo mettere la testa sotto la sabbia, come al solito, quando ci fa comodo?”
Invito tutti a postare un commento sull’appello di Art. 2\1, dobbiamo inondarli di commenti, mi raccomando intelligenti e puntuali, come sappiamo fare…
Fabrizio

armando 11:03 pm - 28th dicembre:

Ho postato anch’io il seguente commento-
Armando

Non morti bianche dovrebbero essere definite, ma un vero e proprio “maschicidio”. Infatti l’oltre 96% dei morti sul lavoro è di sesso maschile. Il perchè è semplice. I lavori più duri e più pericolosi se li sobbarcano, da sempre, gli uomini. E naturalmente mai qualcuno ha avanzato, per questi lavori, la proposta di “quote rosa” in nome delle “pari opportunità”. Intendiamoci, non sarò certo io a richiederle perchè sò che il rischio e il pericolo sono cose da uomini. Voglio però, oltre naturalmente al fatto che il rischio venga ridotto al minimo, che agli uomini sia riconosciuto questo merito che va a beneficio di tutti. Per fare questo occorre, intanto, non nascondere la verità dietro un linguaggio edulcorato e politicamente corretto. No, le morti bianche non esistono, esiste invece l’ecatombe di uomini. E’ ora che lo si dica.

Fabrizio Marchi 8:30 am - 29th dicembre:

Ragazzi, ho constatato che il mio invito a postare un commento sull’appello dell’Art. 21 è caduto (quasi) nel vuoto. A parte il sottoscritto, solamente Armando, Cesare, Luigi e Rita hanno hanno pubblicato un loro post.
E’ un atteggiamento sbagliato. Dobbiamo farci sentire. E’ importante. Pensate se ai promotori di quel documento pervenissero una quarantina di messaggi come i nostri che denunciano il risvolto di genere della tragedia dei morti sul lavoro. Non potrebbero ignorarli e gli ronzerebbero le orecchie…Capirebbero che qualcosa si sta muovendo.
Per cui diamogli sotto, e passiamo dalle chiacchiere ai fatti. Anche questa è iniziativa politica. Peraltro, volendo, si può sempre utilizzare uno pseudonimo, se non ci si vuole esporre in prima persona…
Fabrizio

Fabrizio Marchi 10:45 am - 30th dicembre:

Naturalmente sono sempre le donne ad essere colpite maggiormente dalla crisi, tanto che il governo ha pensato bene di esentarle dall’Irap…
Quest’uomo invece pare che non sia stato esentato proprio da un bel nulla, tanto meno dalle sue responsabilità, a cui ha scelto, costi quel che costi, di non venir meno. Che la pena che dovrà purtroppo scontare gli sia lieve (e soprattutto brevissima). Io lo proporrrei per una medaglia al valor civile…
http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/436268/

ASTI

Cercavano un bandito seriale, quello che nelle ultime settimane ha messo a segno tre colpi ad altrettante farmacie dell’Astigiano. Invece, hanno preso un insospettabile: un piccolo impresario edile, oberato dai debiti. Messo alle strette dagli investigatori della Squadra Mobile, ha subito confessato: «Sono io che ho fatto il colpo alla “San Lazzaro”. Delle altre rapine non so nulla, ma quella, alla vigilia di Natale, l’ho fatta io». E ora si indaga per capire se ci sia sempre lui dietro gli altri colpi.
Alto, barba fluente, come un Cristo in croce si è accasciato affranto sulla sedia, in questura, davanti al capo della Mobile Carmine Bagno. Fabrizio Sabatini, 42 anni, detto «Gesù» dagli amici, proprio per quell’aspetto ieratico, si è lasciato andare a un pianto dirotto.
Ne è venuta fuori una storia toccante e a suo modo emblematica, delle difficoltà economiche al tempo della crisi. «Sono al verde, manca il lavoro e non volevo dover licenziare i miei dieci operai. Così ho pensato a come avrei potuto portare a casa qualche soldo. Lo so».
Ed ecco l’idea del colpo. Con un complice, per il momento non ancora identificato. Sabato, nel tardo pomeriggio, si è confuso tra i clienti della farmacia «San Lazzaro», nel popolare quartiere di corso Casale, alla periferia Est della città. Zona trafficatissima.
Nessuno ha fatto caso a quel tipo con la barba, un berretto di lana, che è entrato, ha atteso il suo turno, poi ha estratto un cacciavite, lo ha puntato al farmacista e gli ha intimato: «Fuori i soldi, fai in fretta». Ha arraffato un paio di migliaia di euro dalla cassa, poi è uscito di corsa. Ma da bandito molto «improvvisato» ha commesso una serie di errori. L’auto, pare una vecchia «Marea», guidata dal complice, anziché allontanarsi nel traffico cittadino avrebbe fatto una inversione su una piazzola vicina alla farmacia.
Il titolare, che era uscito di corsa, ha seguito la scena, si è annotato qualche numero della targa e poi ha fornito una descrizione dettagliata agli agenti. E a supportare le indagini, c’erano le immagini della tv a circuito chiuso. L’impianto di videosorveglianza ha registrato ogni mossa del bandito.
Le indagini sono state immediate. Gli agenti sono riusciti a risalire all’auto usata per la fuga, hanno individuato il proprietario che l’aveva lasciata in strada per un ricovero in ospedale ed ha scoperto così che gli era stata rubata. E di lì sono arrivati al rapinatore. Quando sono andati a prenderlo era solo in casa: due stanze, affittate da qualche mese, nel cuore di una piccola frazione, Valleandona, a pochissimi chilometri dal centro.
Sabatini stava lì da solo, da quando si è separato dalla compagna da cui ha avuto tre figlie, di 15, 13 e 6 anni.
Si è lasciato ammanettare senza opporre resistenza. All’inizio ha fatto finta di non sapere, di non capire. Ma, poi, davanti alle prove fornite dagli agenti, è sbiancato.
«L’ho fatto per loro, i miei operai» ha ripetuto più volte. E poi, in lacrime: «Penso alle mie figlie, volevo fare un regalo per Natale a loro. Ma non avevo più nulla, mi sono sentito perso. E ho agito così. Sì, per disperazione. Ma adesso mi sono tolto un peso. So che dovrò pagare per quello che ho fatto, ma la prima cosa che mi tormenta è il pensiero delle mie figlie e dei miei operai senza più lavoro. Chiedo scusa a tutti, ma mi sono trovato solo e non ho più saputo come uscirne».

cesare 10:53 am - 30th dicembre:

Rubare alla banda Bassotti è impossibile

armando 5:18 pm - 30th dicembre:

Mi associo senza riserve all’auspicio di Fabrizio,

Rita 12:48 am - 31st dicembre:

Fabrizio: Quest’uomo invece pare che non sia stato esentato proprio da un bel nulla, tanto meno dalle sue responsabilità, a cui ha scelto, costi quel che costi, di non venir meno.

Ci aggiungo che, in condizioni di solitudine totale e sapendo di non poter contare sulle istituzioni nè su nessun’altro proprio per non venir meno alle sue responsabilità è diventato, di fatto e suo malgrado, un delinquente, … e poi ci si chiede come mai delinquono mediamente di più gli uomini e le carceri sono piene di uomini.

Sandro2 4:21 pm - 2nd gennaio:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/01/02/visualizza_new.html_20215034.html
Imprenditore suicida a Catania, depressione acuita da crisi
R. M., 47 anni, titolare assieme al fratello di una concessionaria di moto, si è suicidato la vigilia di Capodanno ingerendo barbiturici e poi impiccandosi
02 gennaio, 15:25
>
Un imprenditore catanese di 47 anni, R. M., titolare assieme al fratello di una concessionaria di moto che opera da oltre 30 anni a Catania si è suicidato la vigilia di Capodanno, ingerendo barbiturici e poi impiccandosi.

Secondo quanto si è appreso, l’uomo da tempo soffriva di crisi depressiva che si sarebbe acuita con problemi economici legati all’andamento della sua azienda, colpita dalla crisi con un vistoso calo nelle vendite.

L’imprenditore è stato trovato nella tarda mattinata di Capodanno nella sua abitazione da familiari. Da tempo era sotto cura con antidepressivi per problemi legati alla sfera personale. Investigatori intervenuti sul posto non hanno trovato alcun messaggio che spiegasse il gesto.

La famiglia ha chiesto la massima riservatezza sul caso e il rispetto della privacy.

Rino DV 5:11 pm - 3rd gennaio:

Suicidi da disoccupazione – fallimenti.
Leggo su Rep una cosa mai vista:
“…il fenomeno è cresciuto del 40% in un anno, colpendo soprattutto la popolazione maschile”

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/03/news/suicidi_fra_i_disoccupati-27543146/

La popolazione maschile!

Altra notizia:
8 x mille statale: una fetta al sistema carceri.
>>
L’intera somma è di 145 milioni: 57 all’edilizia del sistema penitenziario
>>
Poi vegono citati i 66 suicidi in cacere nel 2011.

RDV

cesare 6:27 pm - 3rd gennaio:

In effetti davvero cosa (o meglio: realtà) mai vista: i media incominciano a dare i numeri disaggregati per sesso e la realtà appare opposta a quella fino ad oggi descritta secondo la narrazione femminista. Basta prendere in giro i lavoratori italiani! Ecco la invidiabile vita degli “oppressori delle donne”:
2011 suicidi F: +1,6%, con 643 casi rispetto ai 631 del 2008
2011 suicidi M: +5,6%, passando da 2.197 a 2.343.
2011 suicidi F in carcere: 2
2011 suicidi M in carcere: 64

armando 9:51 pm - 3rd gennaio:

Era l’ora che certi dati venissero pubblicati. Ora, c’è da scommetterci, qualcuno attribuirà il fatto alla maggior fragilità maschile.

Luigi Corvaglia 12:22 am - 4th gennaio:

Posto sullo stesso argomento di Rino e Cesare il comunicato Ansa. Perché? Lo trovo meno “annacquato”.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/01/03/visualizza_new.html_20337201.html

Marco 1:13 am - 4th gennaio:

Tratto da Ansa.
@@
E che a pagare questo prezzo sono sempre più gli uomini, più fragili rispetto alla perdita di ruolo determinata dal licenziamento.
@@@@@@
Come ha già evidenziato Armando, si è fatto subito riferimento alla “maggior fragilità maschile”…
Ma che cazzo vuol dire? (mi sto incazzando veramente!)
Le donne si suicidano di meno? E ci credo, tanto ci sarà sempre qualcuno o qualcosa pronto a parargli il culo! Agli uomini chi glielo para? Le donne, forse?
Scusa per i toni, Fabrizio, ma mi sono proprio rotto di certe stronzate mediatiche.

Marco 1:22 am - 4th gennaio:

Ci si mette pure l’Avvenire a scrivere stupidaggini.
http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/8588dced04ac7880eb5f6c0fe686bbce.pdf
Non ho parole.

cesare 10:09 am - 4th gennaio:

marco@”Ci si mette pure l’Avvenire a scrivere stupidaggini”.

Questo è niente: è dal 1970 ad oggi che sento frequentemente preti (naturalmente non tutti: molti sono testimoni coerenti della loro fede) che nella predica sistematicamente contraddicono:
1) il contenuto teologico (nientedimeno che il nome di Dio ovvero: “Padre”) della preghiera rivelata dal Cristo, il fondatore stesso della loro religione, il Padre nostro (si vergognano di riconoscere Dio come padre);
2) storicizzano la figura di Cristo per cui affermano che si tratta di una predicazione maschilista e Cristo potrebbe essere una Crista e in quanto tale si compiacciono di parlarne e di rappresentarlo (si vergognano di Cristo nella sua identità incarnata reale di maschio);
3) di conseguenza (1+2) eliminano ogni fondamento di fede alla loro stessa funzione di paternità spirituale;
4) attribuiscono un carattere metaforico a ogni asserzione di fede contenuta nella solenne professione della loro fede, ovvero la preghiera del “Credo”;
5) contro tutto prendono politicamente posizione tranne che per i valori dichiarati irrinunciabili dalla comunità dei credenti, la Chiesa, cui dicono di appartenere.
Come dire che appartengono ad una nuova religione e non lo dicono: il gender-crista-nesimo

Rino 10:30 am - 4th gennaio:

Marco:
>>>
Tratto da Ansa.
@@
E che a pagare questo prezzo sono sempre più gli uomini, più fragili rispetto alla perdita di ruolo determinata dal licenziamento.
@@@@@@
Come ha già evidenziato Armando, si è fatto subito riferimento alla “maggior fragilità maschile”…
Ma che cazzo vuol dire? (mi sto incazzando veramente!)
>>
Era ovvio, era ovvio che sarebbe stata questa l’interpretazione. Lo stavo per scrivere da subito.
La causa di qualsiasi male che colpisca gli UU va assegnata agli UU stessi.
Inevitabilmente, sempre e cmq.
E’ così da decenni ed è una tecnica fatta propria da moltissime DD che la usano come ultima forma di dileggio.
L’aggettivo “fragile” è una delle formule magiche della canzonatura e della denigrazione.
Bastonare il cane che affoga.
Misandria.

RDV

Luigi Corvaglia 10:48 am - 4th gennaio:

Lobby: Gruppo di persone legate da interessi comuni e in grado di esercitare pressioni sul potere politico per ottenere provvedimenti a proprio favore.
Lobbyng: Azione, pratica di lobbismo.
Per me questo è, non altro, il femminismo attuale.
Un esempio in campo giornalistico: http://giulia.globalist.it/
Come più volte affermato qui, “Le donne, che sembrava dovessero rappresentare il soggetto di una trasformazione sociale e culturale epocale, hanno finito col diventare, nella loro grande maggioranza, uno strumento attivo e spesso consapevole del sistema, facendo proprie le logiche strumentali di cui è portatore, diventandone complici e ricavandosi uno spazio di potere al suo interno.
Il problema è come dobbiamo comportarci noialtri.

Fabrizio Marchi 10:49 am - 4th gennaio:

“le poche ricerche svolte finora non evidenziano differenze numeriche significative tra uomini e donne nei tassi di suicidio in carcere”.
Questa è una clamorosa falsificazione della realtà ed è molto grave che un quotidiano come L’Avvenire pubblichi simili menzogne.
“è come se le donne vivessero sul loro corpo, oltre alla costrizione in un ambiente ristretto, la privazione della sessualità…”.
Questo invece è un vero e proprio delirio. Si vorrebbe far credere che la privazione della sessualità sia addirittura maggiormente avvertita dalle donne piuttosto che dagli uomini.
La cosa che fa riflettere è che questo articolo, in perfetto stile femminista, non è stato pubblicato su Liberazione o su Repubblica delle Donne ma sul quotidiano della Conferenza Episcopale italiana. Capisco che la CEI è altra cosa rispetto alle gerarchie vaticane però, insomma, ci dà il polso della situazione…
Fabrizio

Rino 11:08 am - 4th gennaio:

Cesare:
>>
Come dire che appartengono ad una nuova religione e non lo dicono: il gender-crista-nesimo
>>

Sul piano simbolico, quindi su quello decisivo, il cedimento è avvenuto già nel settembre del 1978 con la bisessualizzazione di Dio (padre & madre), operata dal mio concittadino, Papa G.P. I°.
Data di nascita della nuova religione.
Poi venne la “Crista” di Assisi…
RDV

Marco 11:12 am - 4th gennaio:

Quindi, secondo le sopracitate logiche mediatiche, il fatto che le ragazze – anche giovanissime – e le donne siano molto più colpite da anoressia e bulimia (da qualche parte ho letto che soffrono maggiormente anche di attacchi di panico), è da attribuire ad una maggior fragilità femminile, giusto?
http://www.agenziafuoritutto.com/home/index.php?option=com_content&view=article&id=3445:lanoressia-miete-vittime-tra-adolescenti-e-donne-vomito-alcol-e-cocaina-per-conservare-il-peso-forma-&catid=193:numero-32-08092011
Oppure è “colpa” della società maschilista?
Guardate, se avessi gli attributi per farlo, fuggirei in Nuova Zelanda, paese che tra l’altro mi affascina per la tradizione rugbistica e la mentalità assai più maschile di quella italiana.

Rino 4:49 pm - 4th gennaio:

Marco:
>>
Oppure è “colpa” della società maschilista?
>>
Si capisce. La colpa è assegnata al c.d. “immaginario” maschile. Le DD sono costrette ad adeguarsi al modello di bellezza che i maschi hanno in testa e che pubblicizzano sui media.
Per questo in Spagna è stato stabilito che non si debba fare pubblicità con modelle al di sotto di una certa taglia (non ricordo quale anche perché non capisco niente di taglie, …non conosco neppure la mia…). Ma anche in Ita se n’è parlato (ignoro come sia andata a finire).

>>
Guardate, se avessi gli attributi per farlo, fuggirei in Nuova Zelanda
>>
Perderemmo un altro attivista. E’ scappato proprio laggiù anni fa un grandissimo ex del Momas, Stefano Sabatini. Non lo si è più sentito.
Ah, quanti grandi abbiamo perduto…

RDV

Fabrizio Marchi 5:26 pm - 4th gennaio:

Scusate, una nota di colore che mi è venuta alla mente leggendo il post di Rino e il riferimento a quell’attivista del Momas emigrato in Nuova Zelanda: Sabatini era anche il nome del personaggio impersonato da Nino Manfredi nel celebre film “Riusciranno i nostri eroi…”.
La storia appunto di un uomo che fugge da un’esistenza piccolo borghese, insulsa e priva di senso per trovare rifugio in Africa, in una dimensione completamente diversa (e anche molto più difficile, ovviemente, sotto tanti punti di vista), ma certamente molto più autentica.
Il personaggio Sabatini” non ha più fatto ritorno, come molti di voi certamente ricorderanno. Sono scelte, nè giuste nè sbagliate.
Noi, per ora, siamo qui. E una cosa è certa: finchè ci saremo gli renderemo la vita (ai nostri avversari) un pò più difficile.
Fabrizio

armando 5:32 pm - 4th gennaio:

Detenuti in Italia al 31/3/2011 n, 67600 di cui 2969 donne, pari al 4,39% e uomini 64631 pari al 95,61%. Già questo solo numero dice molto, ma andiamo avanti.
Suicidi maschili 64, pari a 9,9 suicidi ogni 10.000 carcerati di sesso maschile.
Suicidi femminili 2, pari a 6,73 ogni 10.000 carcerate. I due dati ci dicono che il tasso di suicidi maschili è più alto del 46% circa rispetto a quello femminile.
1) Non solo Avvenire tace sui numeri assoluti, ma scrive il falso quando afferma che non ci sarebbero differenze significative rispetto al tasso dei suicidi fra carcerati maschi e femmine. Avesse detto la verità sarebbe crollata tutta la ridicola e tendenziosa impalcatura di quell’articolo.
2) La benemerita Asl 10 di Firenze, di fronte a queste cifre non trova di meglio che condurre un’indagine sul disagio femminile in carcere. Del disagio maschile chissenefrega!
I pensieri sottesi a tutto ciò sono:
a) la vita e la salute maschili sono molto meno importanti di quelle femminili.
b) I maschi, in fondo, si meritano ciò che accade loro.
Questo è quanto!
A Marco dico che è proprio come sospetta lui, perchè se bulimia e anoressia hanno come causa ultima un cattivo rapporto con la madre, costei ha un cattivo rapporto con la figlia perchè non può esprimersi pienamente in quanto oppressa dalla società maschilista e patriarcale, e forse anche direttamente dal marito. Così si ragiona secondo gli schemi del p.c., e il cerchio si chiude ancora una volta.
Per i maschi no. Essendo essi dominatori del mondo e oppressori privilegiati, qualunque cosa accada loro non può essere attribuita a cause esterne o sociali, ma solo essere intrinseca alla loro natura, fragile e/o delinquenziale che sia secondo il fenomeno preso in esame.

Sandro2 7:03 pm - 4th gennaio:

Rino:
“Perderemmo un altro attivista. E’ scappato proprio laggiù anni fa un grandissimo ex del Momas, Stefano Sabatini. Non lo si è più sentito.”
___________

Sì, ricordo, se ne andò il 14 agosto del 2003.

Rino 7:24 pm - 4th gennaio:

La minatrice.
Lei sopra e 300 …sotto.

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/436840/

No comment.

RDV

Luigi Corvaglia 8:40 pm - 4th gennaio:

…………………………………………………………….
In fondo ai pozzi la rivoluzione femminile è partita molto in ritardo……..
……………………………………………………………..
Ovviamente.
Dovevano finire di lucidare i pavimenti…….. della miniera!!!

pasquale boccarossa 4:01 pm - 6th gennaio:

L’uomo sapiente è nei cieli,la cattiveria,la sofferenza la
morte sono rimaste sulla terra e con questi castighi l’uomo cattivo. IL falso potere del denaro è il Dio di questo mondo. Cosa speriamo di ottenere dalla corruzione,dall’indifferenza e dall’egocentrismo;
valori purtroppo dell’uomo moderno,scettico, superficiale, scaramantico, che sceglie di prendere
e dare solo le briciole degli avanzi sociali.
Uno straniero si può pagare meno e far lavorar molto, se muore non rappresenta una grave perdita.
(razzismo etcnico).
Un poveraccio,anche se italiano/na rimane sempre
un mezzo di produzione,che se si rompe si compra
nuovo. (razzismo sociale).
LA MORTE E LA DISGRAZIA degli altri permettono
ai pochi e con poche spese di vivere meglio.
I POLITICI anche se in apparenza costretti a pagare
più tasse, recuperano con riunioni e straordinari che
spesso non sono per niente necessari.
Insomma ogni uomo che pensa solo a se è una cellula
malata del nostro sistema sociale, se si associa,
diventa un organo malato che non può mai ben
funzionare per l’INTERO CORPO, se si costituisce
in istituzione diventa un potere marcio.
Ecco perchè chi ha più denaro ne vuole sempre d più,
chi è povero diventa sempre più povero e chi è
disgraziato viene sempre più esposto al rischio e non
adeguatamente tutelato. Finché i veri delinquenti sono
fuori e i ladri di galline in carcere non cambierà mai
niente e i poveri furbi, dovranno continuare a fare i
furbi, ad arrangiarsi per arrivare a fine mese, ma
ogni tanto anche ad esporsi ai rischi degli infortuni
per sopravvire in questo nferno terreno nei limiti del
possibile onestamente.
Se tutti pagassero le tasse gli imprenditori e i
legislatori potrebbero aumentare il loro merito e
quindi il proprio stipendio e “GUADAGNO ! “, invece
di migliorare le infrastrutture necessarie per la tutela
dei lavoratori a rischio infortuni.
Parlando poi, di morale cristiana, molto oro viene
mostrato e tutelato dalla Chiesa come “Tesoro di Dio”
lasciando il prossimo:bambini,anziani, disabili e
altri morire di fame, continuando a raccogliere
dal popolo offerte per gestire meglio il Suo potere;
un metodo oggi usato anche dai laici tramite programmi
televisi di particolare importanza e visti da milioni di
telespettatori.

Luigi Corvaglia 7:55 pm - 14th gennaio:

La questione dell’amianto e delle malattie correlate è più vasta di quanto si pensi.
Interessati a questo problema (purtroppo) sono anche gli uomini della Marina Militare che, data la loro categoria (meccanici, motoristi, elettricisti, …etc.) hanno avuto a che fare, in modo continuativo nei decenni trascorsi, con i rivestimenti isolanti dei vari macchinari, allora pregni d’amianto.
Lo stesso problema lo hanno gli operai civili che hanno lavorato nel medesimo ambiente.
Solo negli ultimi anni quest’ultimi si sono, almeno, visti riconoscere degli indennizzi. Indennizzi, soldi, sghei. La vita no, quella è andata.
Ho parlato degli operai.
Ma la situazione più vergognosa riguarda i militari.
La Marina Militare e, presumo, capi di stato maggiore e ministri della difesa vari sanno di questa tragedia, ma tacciono e, vergognosamente, la dissimulano. E intanto quegli uomini si sono ammalati e alcuni sono già morti.
Non troverete però, tra le carte della suddetta Arma, alcun riferimento a questo. E quindi nemmeno il risarcimento postumo per quella tragedia. Ovviamente i diretti interessati, sono posti nelle condizioni di tacere. Qui come altrove…. sempre carne da macello.

Sandro2 7:49 pm - 23rd gennaio:

http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/4afa131843e2fa0b5d2082ede12ab653.pdf
>>
Io aspetto sempre una legge che imponga le quote panda anche in quei luoghi dove si fatica, si tribola, si resta mutilati e si muore (va beh, lo so: campa cavallo che l’erba cresce…).
http://antifeminist.altervista.org/risorse/lavori_ripugnanti.htm

armando 11:39 am - 14th febbraio:

Lo sapevate che i decessi per tumori dovuti ad asbesto (amianto), colpiscono gli uomini otto volte più delle donne?
e’ scritto quì e l’ho trovato dopo una paziente ricerca in Internet, perchè nei giornali zeppi di cronache sulla condanna dei proprietari dell’Eternit, nulla si legge.
http://www.dica33.it/argomenti/salute_lavoro/salute_lavoro4.asp?p=36 .
Armando

cesare 9:36 am - 27th febbraio:

E lo sapevate che muoiono più maschi di tumore alla prostata che donne di tumore al seno? qualcuno ha mai sentito o visto mobilitazioni in tal senso analoghe a quelle, sacrosante, per il tumore al seno? Questo silenzio è uno degli innumerevoli rovesciamenti della frittata in cui consiste il racconto femdominista e che i maschi si bevono o fanno bere ai loro fratelli senza battere ciglio (come i maschi morti o invalidati sul lavoro domestico; proprio quello di cui i media dicono: “I maschi fanno niente”).

Lascia un commento

* Richiesto
** Il tuo indirizzo email non verrà reso pubblico