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15 Mag 2012  |  825 Commenti

Morti sul lavoro: il 3% sono donne…

Una tragedia di classe e di genere, quella dei morti sul lavoro, di cui si parla ipocritamente e in modo generico,soffermandosi, quando va bene, solo sul primo aspetto, occultando scientemente il secondo. Evitando cioè di specificare che la quasi totalità delle vittime sono uomini, appartenenti al genere maschile, e poveri, appartenenti alla classe lavoratrice. Perché non si ha notizia di un notaio o di un commercialista rimasti uccisi precipitando dalla loro scrivania, né di un parlamentare o di un giudice cadendo dal loro scranno, né tanto meno di un industriale schiacciato sotto una pressa.

Questi sono i dati tratti dal sito dell’Inail per quanto riguarda l’Italia (verificati nel 2008):

Nel 2004 i morti totali furono 1328 di cui 1225 maschi e 103 femmine.
Dei 1225 maschi, 438 morirono a causa di infortuni stradali (di questi 251 erano infortuni in itinere e gli altri inerenti la tipologia di lavoro)
Delle 103 femmine 62 morirono per incidenti stradali (di cui 54 in itinere)

Nel 2005 i morti furono 1280 (di cui 1193 maschi e 87 femmine)

Dei 1193 maschi 612 morirono per incidenti stradali (di cui 235 in itinere); delle 87 femmine 66 morirono in incidenti stradali (di cui 44 in itinere)

Nel 2006 i morti furono 1341 (1242 maschi e 99 femmine)

Dei 1242 maschi 603 morirono in incidenti stradali di cui 214 in itinere); delle 99 femmine 85 morirono in incidenti stradali di cui 52 in itinere.

Quindi gli infortuni in itinere sono circa il 20% per maschi mentre salgono al 50% per le femmine. Se consideriamo che la quasi totalità degli autotrasportatori, degli autisti e in generale di coloro che svolgono una professione che prevede lo stare lunghe ore alla guida di un mezzo, sono uomini, è facile capire come in realtà si arriva alla percentuale del 98% di vittime maschili.

Le percentuali sono pressochè le stesse relativamente all’Unione Europea. Paradossale il fatto che, sullo stesso sito dell’Inail (www.inail.it “banca dati al femminile”), viene citata la percentuale di infortuni mortali  femminile e non quella maschile che si evince ovviamente sottraendo la prima al totale…

Pensate cosa succederebbe e sarebbe già successo se questa ecatombe sociale e di genere, con cifre paragonabili a quelle di una guerra civile neanche tanto strisciante, fosse stata e fosse a parti invertite. Se cioè a morire sul posto di lavoro fossero le donne e in quella percentuale.

Campagne mediatiche fino all’inverosimile, tuoni e fulmini scagliati contro una insopportabile e vergognosa discriminazione, leggi speciali per evitare alle donne i lavori più pesanti, faticosi e rischiosi. E sarebbe sacrosanto. Guai se non fosse così.

E invece in questo caso c’è un silenzio assordante, come si suol dire. E’ come se tutto questo fosse dato per scontato. E suonano beffardi i titoli dei giornali che mettono in risalto l’aumento degli infortuni sul lavoro per le donne, in percentuale.
Su questo dramma sociale e umano (e maschile) cala il sipario dell’oblio e dell’ipocrisia. Non una parola in tal senso. Se ne guardano bene tutti: politici, media, sindacati, associazioni degli industriali.
La domanda sorge spontanea? Perché? Forse perché questa verità è insopportabilmente vera al punto di spazzare via una “verità” fasulla, quella  del privilegio e dell’oppressione maschile sulle donne, sempre, comunque e dovunque? Forse perché questa verità è talmente vera che metterebbe in crisi la vulgata dominante e “politicamente corretta” che racconta di una oppressione a senso unico dell’intero genere maschile su quello femminile?

 

Noi non abbiamo paura della verità che qualcuno,una volta, sosteneva essere rivoluzionaria. Noi, la pensiamo come lui. Qualcun altro/a ne ha paura.

 


825 Commenti

armando 11:03 pm - 28th Dicembre:

Ho postato anch’io il seguente commento-
Armando

Non morti bianche dovrebbero essere definite, ma un vero e proprio “maschicidio”. Infatti l’oltre 96% dei morti sul lavoro è di sesso maschile. Il perchè è semplice. I lavori più duri e più pericolosi se li sobbarcano, da sempre, gli uomini. E naturalmente mai qualcuno ha avanzato, per questi lavori, la proposta di “quote rosa” in nome delle “pari opportunità”. Intendiamoci, non sarò certo io a richiederle perchè sò che il rischio e il pericolo sono cose da uomini. Voglio però, oltre naturalmente al fatto che il rischio venga ridotto al minimo, che agli uomini sia riconosciuto questo merito che va a beneficio di tutti. Per fare questo occorre, intanto, non nascondere la verità dietro un linguaggio edulcorato e politicamente corretto. No, le morti bianche non esistono, esiste invece l’ecatombe di uomini. E’ ora che lo si dica.

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Fabrizio Marchi 8:30 am - 29th Dicembre:

Ragazzi, ho constatato che il mio invito a postare un commento sull’appello dell’Art. 21 è caduto (quasi) nel vuoto. A parte il sottoscritto, solamente Armando, Cesare, Luigi e Rita hanno hanno pubblicato un loro post.
E’ un atteggiamento sbagliato. Dobbiamo farci sentire. E’ importante. Pensate se ai promotori di quel documento pervenissero una quarantina di messaggi come i nostri che denunciano il risvolto di genere della tragedia dei morti sul lavoro. Non potrebbero ignorarli e gli ronzerebbero le orecchie…Capirebbero che qualcosa si sta muovendo.
Per cui diamogli sotto, e passiamo dalle chiacchiere ai fatti. Anche questa è iniziativa politica. Peraltro, volendo, si può sempre utilizzare uno pseudonimo, se non ci si vuole esporre in prima persona…
Fabrizio

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Fabrizio Marchi 10:45 am - 30th Dicembre:

Naturalmente sono sempre le donne ad essere colpite maggiormente dalla crisi, tanto che il governo ha pensato bene di esentarle dall’Irap…
Quest’uomo invece pare che non sia stato esentato proprio da un bel nulla, tanto meno dalle sue responsabilità, a cui ha scelto, costi quel che costi, di non venir meno. Che la pena che dovrà purtroppo scontare gli sia lieve (e soprattutto brevissima). Io lo proporrrei per una medaglia al valor civile…
http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/436268/

ASTI

Cercavano un bandito seriale, quello che nelle ultime settimane ha messo a segno tre colpi ad altrettante farmacie dell’Astigiano. Invece, hanno preso un insospettabile: un piccolo impresario edile, oberato dai debiti. Messo alle strette dagli investigatori della Squadra Mobile, ha subito confessato: «Sono io che ho fatto il colpo alla “San Lazzaro”. Delle altre rapine non so nulla, ma quella, alla vigilia di Natale, l’ho fatta io». E ora si indaga per capire se ci sia sempre lui dietro gli altri colpi.
Alto, barba fluente, come un Cristo in croce si è accasciato affranto sulla sedia, in questura, davanti al capo della Mobile Carmine Bagno. Fabrizio Sabatini, 42 anni, detto «Gesù» dagli amici, proprio per quell’aspetto ieratico, si è lasciato andare a un pianto dirotto.
Ne è venuta fuori una storia toccante e a suo modo emblematica, delle difficoltà economiche al tempo della crisi. «Sono al verde, manca il lavoro e non volevo dover licenziare i miei dieci operai. Così ho pensato a come avrei potuto portare a casa qualche soldo. Lo so».
Ed ecco l’idea del colpo. Con un complice, per il momento non ancora identificato. Sabato, nel tardo pomeriggio, si è confuso tra i clienti della farmacia «San Lazzaro», nel popolare quartiere di corso Casale, alla periferia Est della città. Zona trafficatissima.
Nessuno ha fatto caso a quel tipo con la barba, un berretto di lana, che è entrato, ha atteso il suo turno, poi ha estratto un cacciavite, lo ha puntato al farmacista e gli ha intimato: «Fuori i soldi, fai in fretta». Ha arraffato un paio di migliaia di euro dalla cassa, poi è uscito di corsa. Ma da bandito molto «improvvisato» ha commesso una serie di errori. L’auto, pare una vecchia «Marea», guidata dal complice, anziché allontanarsi nel traffico cittadino avrebbe fatto una inversione su una piazzola vicina alla farmacia.
Il titolare, che era uscito di corsa, ha seguito la scena, si è annotato qualche numero della targa e poi ha fornito una descrizione dettagliata agli agenti. E a supportare le indagini, c’erano le immagini della tv a circuito chiuso. L’impianto di videosorveglianza ha registrato ogni mossa del bandito.
Le indagini sono state immediate. Gli agenti sono riusciti a risalire all’auto usata per la fuga, hanno individuato il proprietario che l’aveva lasciata in strada per un ricovero in ospedale ed ha scoperto così che gli era stata rubata. E di lì sono arrivati al rapinatore. Quando sono andati a prenderlo era solo in casa: due stanze, affittate da qualche mese, nel cuore di una piccola frazione, Valleandona, a pochissimi chilometri dal centro.
Sabatini stava lì da solo, da quando si è separato dalla compagna da cui ha avuto tre figlie, di 15, 13 e 6 anni.
Si è lasciato ammanettare senza opporre resistenza. All’inizio ha fatto finta di non sapere, di non capire. Ma, poi, davanti alle prove fornite dagli agenti, è sbiancato.
«L’ho fatto per loro, i miei operai» ha ripetuto più volte. E poi, in lacrime: «Penso alle mie figlie, volevo fare un regalo per Natale a loro. Ma non avevo più nulla, mi sono sentito perso. E ho agito così. Sì, per disperazione. Ma adesso mi sono tolto un peso. So che dovrò pagare per quello che ho fatto, ma la prima cosa che mi tormenta è il pensiero delle mie figlie e dei miei operai senza più lavoro. Chiedo scusa a tutti, ma mi sono trovato solo e non ho più saputo come uscirne».

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cesare 10:53 am - 30th Dicembre:

Rubare alla banda Bassotti è impossibile

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armando 5:18 pm - 30th Dicembre:

Mi associo senza riserve all’auspicio di Fabrizio,

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Rita 12:48 am - 31st Dicembre:

Fabrizio: Quest’uomo invece pare che non sia stato esentato proprio da un bel nulla, tanto meno dalle sue responsabilità, a cui ha scelto, costi quel che costi, di non venir meno.

Ci aggiungo che, in condizioni di solitudine totale e sapendo di non poter contare sulle istituzioni nè su nessun’altro proprio per non venir meno alle sue responsabilità è diventato, di fatto e suo malgrado, un delinquente, … e poi ci si chiede come mai delinquono mediamente di più gli uomini e le carceri sono piene di uomini.

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Sandro2 4:21 pm - 2nd Gennaio:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/01/02/visualizza_new.html_20215034.html
Imprenditore suicida a Catania, depressione acuita da crisi
R. M., 47 anni, titolare assieme al fratello di una concessionaria di moto, si è suicidato la vigilia di Capodanno ingerendo barbiturici e poi impiccandosi
02 gennaio, 15:25
>
Un imprenditore catanese di 47 anni, R. M., titolare assieme al fratello di una concessionaria di moto che opera da oltre 30 anni a Catania si è suicidato la vigilia di Capodanno, ingerendo barbiturici e poi impiccandosi.

Secondo quanto si è appreso, l’uomo da tempo soffriva di crisi depressiva che si sarebbe acuita con problemi economici legati all’andamento della sua azienda, colpita dalla crisi con un vistoso calo nelle vendite.

L’imprenditore è stato trovato nella tarda mattinata di Capodanno nella sua abitazione da familiari. Da tempo era sotto cura con antidepressivi per problemi legati alla sfera personale. Investigatori intervenuti sul posto non hanno trovato alcun messaggio che spiegasse il gesto.

La famiglia ha chiesto la massima riservatezza sul caso e il rispetto della privacy.

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Rino DV 5:11 pm - 3rd Gennaio:

Suicidi da disoccupazione – fallimenti.
Leggo su Rep una cosa mai vista:
“…il fenomeno è cresciuto del 40% in un anno, colpendo soprattutto la popolazione maschile”

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/03/news/suicidi_fra_i_disoccupati-27543146/

La popolazione maschile!

Altra notizia:
8 x mille statale: una fetta al sistema carceri.
>>
L’intera somma è di 145 milioni: 57 all’edilizia del sistema penitenziario
>>
Poi vegono citati i 66 suicidi in cacere nel 2011.

RDV

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cesare 6:27 pm - 3rd Gennaio:

In effetti davvero cosa (o meglio: realtà) mai vista: i media incominciano a dare i numeri disaggregati per sesso e la realtà appare opposta a quella fino ad oggi descritta secondo la narrazione femminista. Basta prendere in giro i lavoratori italiani! Ecco la invidiabile vita degli “oppressori delle donne”:
2011 suicidi F: +1,6%, con 643 casi rispetto ai 631 del 2008
2011 suicidi M: +5,6%, passando da 2.197 a 2.343.
2011 suicidi F in carcere: 2
2011 suicidi M in carcere: 64

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armando 9:51 pm - 3rd Gennaio:

Era l’ora che certi dati venissero pubblicati. Ora, c’è da scommetterci, qualcuno attribuirà il fatto alla maggior fragilità maschile.

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Luigi Corvaglia 12:22 am - 4th Gennaio:

Posto sullo stesso argomento di Rino e Cesare il comunicato Ansa. Perché? Lo trovo meno “annacquato”.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2012/01/03/visualizza_new.html_20337201.html

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Marco 1:13 am - 4th Gennaio:

Tratto da Ansa.
@@
E che a pagare questo prezzo sono sempre più gli uomini, più fragili rispetto alla perdita di ruolo determinata dal licenziamento.
@@@@@@
Come ha già evidenziato Armando, si è fatto subito riferimento alla “maggior fragilità maschile”…
Ma che cazzo vuol dire? (mi sto incazzando veramente!)
Le donne si suicidano di meno? E ci credo, tanto ci sarà sempre qualcuno o qualcosa pronto a parargli il culo! Agli uomini chi glielo para? Le donne, forse?
Scusa per i toni, Fabrizio, ma mi sono proprio rotto di certe stronzate mediatiche.

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Marco 1:22 am - 4th Gennaio:

Ci si mette pure l’Avvenire a scrivere stupidaggini.
http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/8588dced04ac7880eb5f6c0fe686bbce.pdf
Non ho parole.

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cesare 10:09 am - 4th Gennaio:

marco@”Ci si mette pure l’Avvenire a scrivere stupidaggini”.

Questo è niente: è dal 1970 ad oggi che sento frequentemente preti (naturalmente non tutti: molti sono testimoni coerenti della loro fede) che nella predica sistematicamente contraddicono:
1) il contenuto teologico (nientedimeno che il nome di Dio ovvero: “Padre”) della preghiera rivelata dal Cristo, il fondatore stesso della loro religione, il Padre nostro (si vergognano di riconoscere Dio come padre);
2) storicizzano la figura di Cristo per cui affermano che si tratta di una predicazione maschilista e Cristo potrebbe essere una Crista e in quanto tale si compiacciono di parlarne e di rappresentarlo (si vergognano di Cristo nella sua identità incarnata reale di maschio);
3) di conseguenza (1+2) eliminano ogni fondamento di fede alla loro stessa funzione di paternità spirituale;
4) attribuiscono un carattere metaforico a ogni asserzione di fede contenuta nella solenne professione della loro fede, ovvero la preghiera del “Credo”;
5) contro tutto prendono politicamente posizione tranne che per i valori dichiarati irrinunciabili dalla comunità dei credenti, la Chiesa, cui dicono di appartenere.
Come dire che appartengono ad una nuova religione e non lo dicono: il gender-crista-nesimo

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Rino 10:30 am - 4th Gennaio:

Marco:
>>>
Tratto da Ansa.
@@
E che a pagare questo prezzo sono sempre più gli uomini, più fragili rispetto alla perdita di ruolo determinata dal licenziamento.
@@@@@@
Come ha già evidenziato Armando, si è fatto subito riferimento alla “maggior fragilità maschile”…
Ma che cazzo vuol dire? (mi sto incazzando veramente!)
>>
Era ovvio, era ovvio che sarebbe stata questa l’interpretazione. Lo stavo per scrivere da subito.
La causa di qualsiasi male che colpisca gli UU va assegnata agli UU stessi.
Inevitabilmente, sempre e cmq.
E’ così da decenni ed è una tecnica fatta propria da moltissime DD che la usano come ultima forma di dileggio.
L’aggettivo “fragile” è una delle formule magiche della canzonatura e della denigrazione.
Bastonare il cane che affoga.
Misandria.

RDV

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Luigi Corvaglia 10:48 am - 4th Gennaio:

Lobby: Gruppo di persone legate da interessi comuni e in grado di esercitare pressioni sul potere politico per ottenere provvedimenti a proprio favore.
Lobbyng: Azione, pratica di lobbismo.
Per me questo è, non altro, il femminismo attuale.
Un esempio in campo giornalistico: http://giulia.globalist.it/
Come più volte affermato qui, “Le donne, che sembrava dovessero rappresentare il soggetto di una trasformazione sociale e culturale epocale, hanno finito col diventare, nella loro grande maggioranza, uno strumento attivo e spesso consapevole del sistema, facendo proprie le logiche strumentali di cui è portatore, diventandone complici e ricavandosi uno spazio di potere al suo interno.
Il problema è come dobbiamo comportarci noialtri.

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Fabrizio Marchi 10:49 am - 4th Gennaio:

“le poche ricerche svolte finora non evidenziano differenze numeriche significative tra uomini e donne nei tassi di suicidio in carcere”.
Questa è una clamorosa falsificazione della realtà ed è molto grave che un quotidiano come L’Avvenire pubblichi simili menzogne.
“è come se le donne vivessero sul loro corpo, oltre alla costrizione in un ambiente ristretto, la privazione della sessualità…”.
Questo invece è un vero e proprio delirio. Si vorrebbe far credere che la privazione della sessualità sia addirittura maggiormente avvertita dalle donne piuttosto che dagli uomini.
La cosa che fa riflettere è che questo articolo, in perfetto stile femminista, non è stato pubblicato su Liberazione o su Repubblica delle Donne ma sul quotidiano della Conferenza Episcopale italiana. Capisco che la CEI è altra cosa rispetto alle gerarchie vaticane però, insomma, ci dà il polso della situazione…
Fabrizio

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Rino 11:08 am - 4th Gennaio:

Cesare:
>>
Come dire che appartengono ad una nuova religione e non lo dicono: il gender-crista-nesimo
>>

Sul piano simbolico, quindi su quello decisivo, il cedimento è avvenuto già nel settembre del 1978 con la bisessualizzazione di Dio (padre & madre), operata dal mio concittadino, Papa G.P. I°.
Data di nascita della nuova religione.
Poi venne la “Crista” di Assisi…
RDV

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Marco 11:12 am - 4th Gennaio:

Quindi, secondo le sopracitate logiche mediatiche, il fatto che le ragazze – anche giovanissime – e le donne siano molto più colpite da anoressia e bulimia (da qualche parte ho letto che soffrono maggiormente anche di attacchi di panico), è da attribuire ad una maggior fragilità femminile, giusto?
http://www.agenziafuoritutto.com/home/index.php?option=com_content&view=article&id=3445:lanoressia-miete-vittime-tra-adolescenti-e-donne-vomito-alcol-e-cocaina-per-conservare-il-peso-forma-&catid=193:numero-32-08092011
Oppure è “colpa” della società maschilista?
Guardate, se avessi gli attributi per farlo, fuggirei in Nuova Zelanda, paese che tra l’altro mi affascina per la tradizione rugbistica e la mentalità assai più maschile di quella italiana.

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Rino 4:49 pm - 4th Gennaio:

Marco:
>>
Oppure è “colpa” della società maschilista?
>>
Si capisce. La colpa è assegnata al c.d. “immaginario” maschile. Le DD sono costrette ad adeguarsi al modello di bellezza che i maschi hanno in testa e che pubblicizzano sui media.
Per questo in Spagna è stato stabilito che non si debba fare pubblicità con modelle al di sotto di una certa taglia (non ricordo quale anche perché non capisco niente di taglie, …non conosco neppure la mia…). Ma anche in Ita se n’è parlato (ignoro come sia andata a finire).

>>
Guardate, se avessi gli attributi per farlo, fuggirei in Nuova Zelanda
>>
Perderemmo un altro attivista. E’ scappato proprio laggiù anni fa un grandissimo ex del Momas, Stefano Sabatini. Non lo si è più sentito.
Ah, quanti grandi abbiamo perduto…

RDV

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Fabrizio Marchi 5:26 pm - 4th Gennaio:

Scusate, una nota di colore che mi è venuta alla mente leggendo il post di Rino e il riferimento a quell’attivista del Momas emigrato in Nuova Zelanda: Sabatini era anche il nome del personaggio impersonato da Nino Manfredi nel celebre film “Riusciranno i nostri eroi…”.
La storia appunto di un uomo che fugge da un’esistenza piccolo borghese, insulsa e priva di senso per trovare rifugio in Africa, in una dimensione completamente diversa (e anche molto più difficile, ovviemente, sotto tanti punti di vista), ma certamente molto più autentica.
Il personaggio Sabatini” non ha più fatto ritorno, come molti di voi certamente ricorderanno. Sono scelte, nè giuste nè sbagliate.
Noi, per ora, siamo qui. E una cosa è certa: finchè ci saremo gli renderemo la vita (ai nostri avversari) un pò più difficile.
Fabrizio

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armando 5:32 pm - 4th Gennaio:

Detenuti in Italia al 31/3/2011 n, 67600 di cui 2969 donne, pari al 4,39% e uomini 64631 pari al 95,61%. Già questo solo numero dice molto, ma andiamo avanti.
Suicidi maschili 64, pari a 9,9 suicidi ogni 10.000 carcerati di sesso maschile.
Suicidi femminili 2, pari a 6,73 ogni 10.000 carcerate. I due dati ci dicono che il tasso di suicidi maschili è più alto del 46% circa rispetto a quello femminile.
1) Non solo Avvenire tace sui numeri assoluti, ma scrive il falso quando afferma che non ci sarebbero differenze significative rispetto al tasso dei suicidi fra carcerati maschi e femmine. Avesse detto la verità sarebbe crollata tutta la ridicola e tendenziosa impalcatura di quell’articolo.
2) La benemerita Asl 10 di Firenze, di fronte a queste cifre non trova di meglio che condurre un’indagine sul disagio femminile in carcere. Del disagio maschile chissenefrega!
I pensieri sottesi a tutto ciò sono:
a) la vita e la salute maschili sono molto meno importanti di quelle femminili.
b) I maschi, in fondo, si meritano ciò che accade loro.
Questo è quanto!
A Marco dico che è proprio come sospetta lui, perchè se bulimia e anoressia hanno come causa ultima un cattivo rapporto con la madre, costei ha un cattivo rapporto con la figlia perchè non può esprimersi pienamente in quanto oppressa dalla società maschilista e patriarcale, e forse anche direttamente dal marito. Così si ragiona secondo gli schemi del p.c., e il cerchio si chiude ancora una volta.
Per i maschi no. Essendo essi dominatori del mondo e oppressori privilegiati, qualunque cosa accada loro non può essere attribuita a cause esterne o sociali, ma solo essere intrinseca alla loro natura, fragile e/o delinquenziale che sia secondo il fenomeno preso in esame.

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Sandro2 7:03 pm - 4th Gennaio:

Rino:
“Perderemmo un altro attivista. E’ scappato proprio laggiù anni fa un grandissimo ex del Momas, Stefano Sabatini. Non lo si è più sentito.”
___________

Sì, ricordo, se ne andò il 14 agosto del 2003.

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Rino 7:24 pm - 4th Gennaio:

La minatrice.
Lei sopra e 300 …sotto.

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/436840/

No comment.

RDV

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Luigi Corvaglia 8:40 pm - 4th Gennaio:

…………………………………………………………….
In fondo ai pozzi la rivoluzione femminile è partita molto in ritardo……..
……………………………………………………………..
Ovviamente.
Dovevano finire di lucidare i pavimenti…….. della miniera!!!

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pasquale boccarossa 4:01 pm - 6th Gennaio:

L’uomo sapiente è nei cieli,la cattiveria,la sofferenza la
morte sono rimaste sulla terra e con questi castighi l’uomo cattivo. IL falso potere del denaro è il Dio di questo mondo. Cosa speriamo di ottenere dalla corruzione,dall’indifferenza e dall’egocentrismo;
valori purtroppo dell’uomo moderno,scettico, superficiale, scaramantico, che sceglie di prendere
e dare solo le briciole degli avanzi sociali.
Uno straniero si può pagare meno e far lavorar molto, se muore non rappresenta una grave perdita.
(razzismo etcnico).
Un poveraccio,anche se italiano/na rimane sempre
un mezzo di produzione,che se si rompe si compra
nuovo. (razzismo sociale).
LA MORTE E LA DISGRAZIA degli altri permettono
ai pochi e con poche spese di vivere meglio.
I POLITICI anche se in apparenza costretti a pagare
più tasse, recuperano con riunioni e straordinari che
spesso non sono per niente necessari.
Insomma ogni uomo che pensa solo a se è una cellula
malata del nostro sistema sociale, se si associa,
diventa un organo malato che non può mai ben
funzionare per l’INTERO CORPO, se si costituisce
in istituzione diventa un potere marcio.
Ecco perchè chi ha più denaro ne vuole sempre d più,
chi è povero diventa sempre più povero e chi è
disgraziato viene sempre più esposto al rischio e non
adeguatamente tutelato. Finché i veri delinquenti sono
fuori e i ladri di galline in carcere non cambierà mai
niente e i poveri furbi, dovranno continuare a fare i
furbi, ad arrangiarsi per arrivare a fine mese, ma
ogni tanto anche ad esporsi ai rischi degli infortuni
per sopravvire in questo nferno terreno nei limiti del
possibile onestamente.
Se tutti pagassero le tasse gli imprenditori e i
legislatori potrebbero aumentare il loro merito e
quindi il proprio stipendio e “GUADAGNO ! “, invece
di migliorare le infrastrutture necessarie per la tutela
dei lavoratori a rischio infortuni.
Parlando poi, di morale cristiana, molto oro viene
mostrato e tutelato dalla Chiesa come “Tesoro di Dio”
lasciando il prossimo:bambini,anziani, disabili e
altri morire di fame, continuando a raccogliere
dal popolo offerte per gestire meglio il Suo potere;
un metodo oggi usato anche dai laici tramite programmi
televisi di particolare importanza e visti da milioni di
telespettatori.

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Luigi Corvaglia 7:55 pm - 14th Gennaio:

La questione dell’amianto e delle malattie correlate è più vasta di quanto si pensi.
Interessati a questo problema (purtroppo) sono anche gli uomini della Marina Militare che, data la loro categoria (meccanici, motoristi, elettricisti, …etc.) hanno avuto a che fare, in modo continuativo nei decenni trascorsi, con i rivestimenti isolanti dei vari macchinari, allora pregni d’amianto.
Lo stesso problema lo hanno gli operai civili che hanno lavorato nel medesimo ambiente.
Solo negli ultimi anni quest’ultimi si sono, almeno, visti riconoscere degli indennizzi. Indennizzi, soldi, sghei. La vita no, quella è andata.
Ho parlato degli operai.
Ma la situazione più vergognosa riguarda i militari.
La Marina Militare e, presumo, capi di stato maggiore e ministri della difesa vari sanno di questa tragedia, ma tacciono e, vergognosamente, la dissimulano. E intanto quegli uomini si sono ammalati e alcuni sono già morti.
Non troverete però, tra le carte della suddetta Arma, alcun riferimento a questo. E quindi nemmeno il risarcimento postumo per quella tragedia. Ovviamente i diretti interessati, sono posti nelle condizioni di tacere. Qui come altrove…. sempre carne da macello.

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Sandro2 7:49 pm - 23rd Gennaio:

http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/4afa131843e2fa0b5d2082ede12ab653.pdf
>>
Io aspetto sempre una legge che imponga le quote panda anche in quei luoghi dove si fatica, si tribola, si resta mutilati e si muore (va beh, lo so: campa cavallo che l’erba cresce…).
http://antifeminist.altervista.org/risorse/lavori_ripugnanti.htm

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armando 11:39 am - 14th Febbraio:

Lo sapevate che i decessi per tumori dovuti ad asbesto (amianto), colpiscono gli uomini otto volte più delle donne?
e’ scritto quì e l’ho trovato dopo una paziente ricerca in Internet, perchè nei giornali zeppi di cronache sulla condanna dei proprietari dell’Eternit, nulla si legge.
http://www.dica33.it/argomenti/salute_lavoro/salute_lavoro4.asp?p=36 .
Armando

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cesare 9:36 am - 27th Febbraio:

E lo sapevate che muoiono più maschi di tumore alla prostata che donne di tumore al seno? qualcuno ha mai sentito o visto mobilitazioni in tal senso analoghe a quelle, sacrosante, per il tumore al seno? Questo silenzio è uno degli innumerevoli rovesciamenti della frittata in cui consiste il racconto femdominista e che i maschi si bevono o fanno bere ai loro fratelli senza battere ciglio (come i maschi morti o invalidati sul lavoro domestico; proprio quello di cui i media dicono: “I maschi fanno niente”).

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Luigi Corvaglia 12:30 pm - 8th Giugno:

Fabrì …. che ne dici di inserire come link permanente questo sito?
http://cadutisullavoro.blogspot.it/

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mauro recher 11:25 am - 9th Giugno:

http://it.notizie.yahoo.com/morti-sul-lavoro-italia-quanti-sono-cause.html?fr=fp-tts-709&fr2=ps
era tra i primi 10 argomenti ,comunque sempre dopo le notizie che riguardano i VIP ,ma è già qualcosa …

dimenticano sempre di dire che sono quasi tutti uomini , ho scritto di questa dimenticanza con un commento

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Luigi Corvaglia 6:34 am - 25th Giugno:

Marco Bazzoni. Carlo Soricelli.
Fissateveli in testa questi due nomi. Sono due uomini.
VERI.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/morti-sul-lavoro-le-cifre-vere/2185020

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mauro recher 3:21 pm - 14th Luglio:

copio ed incollo questo commento da no violenza sulle donne 2
http://www.facebook.com/Noallaviolenzasulledonnevero2
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Una riflessione… Quelli là rompono gli zebedei portando a paragone i femminicidi (provocati da pura crudeltà maschile) con le morti sul lavoro (dovuti a negligenza del datore di lavoro e mille altri motivi), che comunque non sono responsabilità delle vittime… Ma allora tutte le prostitute morte? Anzi, uccise (qui ritorna il femminicidio per mano machile)? Non sono morti sul lavoro?
C’è chi prostituisce il proprio corpo e chi il proprio cervello (ditemi voi cos’è peggio)
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Ho provato a spiegare ,si vede invano ,che femminicidi e morti sul lavoro non si possono paragonare ,ma che ,invece, questi morti sul lavoro ,che sono praticamente solo uomini ,stanno a dimostrare che ,questa società ,cosi maschilista ,non esiste per gli uomini beta ed è abbastanza un paradosso che il “padrone” muore al posto dell’oppresso .
Invece queste qui ,tirano in ballo la prostituzione ,oltre che ,come detto da loro, vengono contati come femminicidi ,ma allora .se è un lavoro come un altro ,perchè non legalizzarlo ?
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l’amministratrice gli da man forte
E gli incidenti domestici? Le vittime sono in maggioranza donne.
Lo senti lo stridio delle loro unghiette sugli specchi? Siccome non possono negare l’evidenza, cercano di spostare l’attenzione
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Oltre che ,abbiamo visto che ,gli incidenti domestici più gravi ,sono a danno degli uomini e che tale proporzione si avvicina molto al 50% ,ma facciamo a gara a chi muore di più ? Oppure portiamo solo a luce questa discrepanza dei morti sul lavoro ,a scapito del numero dei morti ?

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Rita 11:14 am - 8th Agosto:

Allarme infortunio donna!

Perlomeno si è riconosciuto che la “mascolinizzazione” porta alla diminuzione della speranza di vita,(anche se francamente mi sembra che l’allarme sia decisamente prematuro) Bisogna vedere se riescono a fare il difficile collegamento col fatto che, per logica conseguenza, significa che se diventare come i maschi porta svantaggi, è evidente che i maschi non possono essere i sempiterni avvantaggiati nei saecola seculorum laugh

Se poi, qualcuno riuscisse anche a notare come anche la capacità del “problem solving tecnico” – (che è un pochino più pericoloso, se si estende il campo dall’ambito domestico all’ambito sociale, riuscendo a capire che se cambiare una lampadina o sistemare il lampadario di casa o sturare il lavandino è relativamente pericoloso, occuparsi di riparare tralicci dell’alta tensione e della manutenzione di una diga lo è molto di più) porta a maggiori probabilità di infortuni mortali e quindi accorciamento della speranza di vita, sarebbe un buon inizio. Non oso però sperare tanto da “io donna” :-9

http://d.repubblica.it/argomenti/2012/08/01/news/donne_incidenti_lavoro-1029697/

Su 78 infortuni mortali denunciati complessivamente dalle lavoratrici nel 2010, oltre la metà è avvenuto nel tragitto che le porta da casa all’ufficio. Colpa anche dell’ansia da prestazione. Mentre le lavoratrici disabili hanno meno probabilità di trovare lavoro. Ecco le professioni che rischiano di più

L’ultimo segnale evidente della progressiva mascolinizzazione delle donne non passa dall’acquisita attitudine al problem solving domestico (cambiare lampadine, riparare lo scarico del lavandino, mettere un argine alla caldaia), ma dalla speranza di vita alla nascita. La differenza di genere tra i due sessi, che nel 1979 era di 6,9 anni, oggi si è accorciata a soli 5,1. In soldoni: gli 84,5 anni di “lei” si sono avvicinati rumorosamente ai 79,4 di “lui”, esempio tangibile di come la par condicio possa non avere sempre risvolti positivi, soprattutto se l’equità si baratta con la longevità.
I numeri però sono solo degli indicatori di un sistema-vita anti-economico, in cui a pagare il dazio più oneroso sono proprio le donne che, in perenne accelerazione, fanno i conti con incidenti ben peggiori di una ruga in più sul contorno occhi. Su 78 infortuni mortali denunciati complessivamente dalle lavoratrici nel 2010, oltre la metà è avvenuto in itinere: la strada che le porta da casa all’ufficio o dalla scrivania alla cucina è il luogo in cui la fretta si paga a suon di crolli di concentrazione e black out di lucidità. Il percorso verso il lavoro sublima infatti la difficoltà femminile di conciliare professione-cura famigliare-necessità personali in un arco di tempo risicato, in cui anche il rosso di un semaforo diventa un pericoloso rallentamento sulla propria tabella di marcia. In prospettiva le figlie di Wonder Woman, in costante ansia da prestazione, rischiano di contendersi il triste primato degli incidenti sul lavoro con i Superman italici. Sulla strada come alla scrivania.

Sebbene nell’ultimo decennio gli infortuni delle lavoratrici abbiano mantenuto una sostanziale stabilità (dati 2010 Inail), è opportuno drizzare le antenne per evitare un pericoloso cambio di rotta. A prestare particolare attenzione dovrebbero essere soprattutto le impiegate nella Sanità, terreno fertile per incidenti “rosa” (12,8%), tallonato dai Servizi alle imprese (10,2%) e alle persone (8,5%), dal Commercio (10,3%) e dal Tessile, settori a cromosomica vocazione femminile. Se le infermiere professionali rappresentano la categoria maggiormente a rischio (10%), non va meglio a colf, badanti e impiegate in agenzie di pulizia, duplici vittime dei rischi del mestiere. Come ha infatti sostenuto nel corso della presentazione del secondo Rapporto “Donne, lavoro e disabilità: tra sicurezza e qualità della vita”, il Presidente di Anmil (Associazione Nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro) Franco Bettoni “Le donne che si infortunano o si ammalano devono affrontare con la loro menomazione due mondi spesso antagonisti: il lavoro aziendale e quello familiare. Hanno bisogno di maggior aiuto”. Aiuto che si è codificato in una proposta di legge che si propone di rafforzare la tutela delle donne lavoratrici e con disabilità contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

“Diritto a prestazioni di assistenza psicologica, sviluppo di misure idonee a favorire la conciliazione tra il doppio ruolo di donna lavoratrice in casa e fuori casa e previsione di risarcimenti più adeguati” sono solo alcune delle richieste dalla proposta Anmil, il cui intento è “evitare lo stress che è causa di infortuni in itinere e domestici” e dare scacco alla “penalizzazione economica delle donne disabili”. Categoria che, allo svantaggio fisico, aggiunge quello lavorativo: con buona pace della par condicio l’inserimento delle disabili nel mondo del lavoro è infatti sensibilmente inferiore rispetto a quello dei colleghi (11% a fronte del 29%). La controversa “Riforma del mercato del lavoro” targata Fornero potrebbe però aiutarle. Operando un allargamento della normativa relativa ai soggetti svantaggiati nell’ottica di migliorarne l’inserimento lavorativo, la Riforma dispone infatti che, “per calcolare la quota di collocazioni riservate all’assunzione dei disabili, si dovranno considerare tutti i lavoratori assunti con vincolo di subordinazione, con esclusione dei disabili già in forza, dirigenti, soci delle cooperative, contratti di reinserimento, lavoratori assunti per attività da svolgersi all’estero, lavoratori interinali occupati presso l’impresa utilizzatrice, lavoratori socialmente utili assunti, lavoratori a domicilio, lavoratori che aderiscono al programma di emersione”. Il numero di posti per i diversamente abili subisce dunque un innalzamento e il suo criterio di determinazione viene rivisto rispetto al sistema attuale (Legge 68/1999 – le quote d’obbligo di assunzione sono scaglionate secondo la dimensione dell’azienda e altri parametri). Dall’11 al 29% la strada da recuperare è lunga, ma le capacità di Wonder Woman in questo caso saranno provvidenziali.
(01 agosto 2012)

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Rita 11:34 am - 8th Agosto:

Nel mentre correggo il mio refuso del post precedente (l’articolo è di La Repubblica delle donne e non di Io Donna) Segnalo anche come

“In prospettiva le figlie di Wonder Woman, in costante ansia da prestazione, rischiano di contendersi il triste primato degli incidenti sul lavoro con i Superman italici”

pur riconoscendo il primato delle morti sul lavoro maschile, lo si da praticamente per scontato, l’allarme è dato dal fatto che mentre metaforicamente il primato di morti sul lavoro maschile è sulla vetta dell’Everest, quaggiù a livello del mare le donne da sedute si sono alzate in piedi.. e già cominciamo a preoccuparci che potrebbero arrivare in cima all’Everest? Ma santo cielo da un metro siamo passati a un metro e sessanta, come si fa a pensare stiamo già contendendo quota “ottomila”?!?

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Luigi Corvaglia 7:54 pm - 28th Agosto:

Spigolature
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/sulcis-le-miniere-e-la-miseria/2189870
Sulla home dell’Espresso: “Più di cento donne e uomini che si sono rinchiusi nelle viscere della terra. Accade nella provincia più povera d’Italia. ….”.
Cliccando: “Più di cento lavoratori chiusi nelle viscere della terra per rivendicare il loro diritto al lavoro. Nella provincia più povera d’Italia. Una lotta per la vita, la dignità, la speranza …. “.
………………………………………………………
In realtà si tratta di 116 uomini e 4 donne. Onore e solidarietà a tutti loro.
Ma la notizia in home è equivoca. Lascia intendere proporzioni (femminili) molto più ampie.
Un caso?

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Fabrizio Marchi 8:45 pm - 28th Agosto:

“Ma la notizia in home è equivoca. Lascia intendere proporzioni (femminili) molto più ampie.
Un caso?” (Luigi Corvaglia)
No, non è un caso.
La cosa drammatica (e spregevole) è che si arriva a speculare politicamente anche in circostanze drammatiche come queste.
Vergognoso…

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Antifemminismo(facebook page) 10:57 pm - 28th Agosto:

Anche nel TG1 di ieri, hanno detto “donne e uomini”.

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cesare 8:14 am - 29th Agosto:

Ogni tanto ritornano le miniere unisex (sul Corriere la foto di una bella donna col casco da minatore e viso truccato invece che con Rimmel con fuliggine), le fonderie unisex, i cantieri edili unisex, le battaglie unisex, ecc.ecc. Poi vai a vedere chi ci lascia la pelle e capisci che di unisex ci sono solo i giornalisti a libro paga. Ma credo che la gente questo lo sappia e capisce: in Italia, anche se i demografi ci avvertono che nelle principali città ci sono in maggioranza cani che figli sotto i cinque anni, tutti “tengono famiglia”.

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cesare 2:34 pm - 29th Agosto:

” Ogni tanto tornano le miniere unisex (…). Poi vai a vedere chi ci lascia la pelle e capisci che di unisex ci sono solo i giornalisti a libro paga”

Da Repubblica on line:
“Sulcis, minatore si taglia un polso. Siamo disperati. Disposti a tutto”
http://www.repubblica.it/cronaca/2012/08/29/news/sulcis_minatori-41658570/?ref=HREC1-3

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Luigi Corvaglia 4:09 pm - 29th Agosto:

Beh … almeno sono passate dalla strumentalizzazione delle morte (vedesi alla voce “femminicidio”) alla strumentalizzazione delle vive.
. http://27esimaora.corriere.it/articolo/sotto-terra-tra-le-donne-con-il-cascoqui-al-buio-ce-la-nostra-vita/
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/29/carbonia-di-padre-in-figlia-in-miniera-dura-vita-delle-ragazze-del-sulcis/337374/
Alle FQ ho inviato questo commento:
…………………………..
Sul filo della strumentalizzazione pro-female stavolta siete arrivati secondi ( http://27esimaora.corriere.it/articolo/sotto-terra-tra-le-donne-con-il-cascoqui-al-buio-ce-la-nostra-vita/ ).
Forza e coraggio, vi rifarete alla prossima.
…………………………..

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cesare 5:28 pm - 29th Agosto:

27 esima ora: “Donne di miniera. A Nuraxi Figus sono una quarantina, ma soltanto 6 quelle scendono nelle gallerie: Patrizia, Giuliana, Valentina, Valeria, Alessandra e ancora Valeria. Qualcuna ogni giorno, altre meno spesso” e le sei che scendono svolgono attività diverifica e controllo sicurezza. Dunque 34 sono in superficie in ufficio e sei non sono minatori ma controllori e anche periodici di sicurezza.
Proposta: togliamo i minatori e lasciamo tutto alle “donne di miniera” (astuzia terminologica), poi vediamo la quantità di minerale che si estrae.

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Rita 11:24 am - 20th Settembre:

E’ l’immagine simbolo della sicurezza sul lavoro.
In questi anni è anche diventata l’immagine simbolo della questione maschile e del sacrificio maschile per la crescita della società.
Oggi è il suo compleanno: Lunchtime atop a skyscraper”,

http://www.f052.it/articoli/333/i-segreti-del-piu-celebre-scatto-di-manhattan

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Luigi Corvaglia 10:33 am - 26th Settembre:

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/lestate-nera-delle-morti-bianche/2191637
……………………………………….
Da notare: ” Un esercito di uomini e donne che si ammalano e nei casi più gravi non tornano più a casa perché ogni giorno rischiano la propria pelle.”
>>>>>>>>>>>>>>>>>
Più corretto: “Un esercito di uomini e una pattuglia di donne che si ammalano e nei casi più gravi non tornano più a casa perché ogni giorno rischiano la propria pelle.”
Da leggere anche questo:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/morti-sul-lavoro-le-cifre-vere/2185020

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Fabrizio Marchi 12:34 pm - 26th Settembre:

bè, per lo meno hanno avuto il pudore di scrivere “uomini e donne”… In genere invertono i “fattori” perchè il “politically correct” impone il “donne e uomini”…
Ditemi voi come siamo (sono) ridotti…

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Luigi Corvaglia 12:01 pm - 2nd Ottobre:

Il mio commento (pubblicato) all’articolo di cui sopra:
…………………………..
Situazione squallida. Veramente squallida. Indegna di un paese preteso civile. Tanto vale la vita degli uomini e sottolineo uomini, giacché è una tragedia quasi esclusivamente nostra.
Se non siamo utili a figli o famiglia 2.000 euro scarsi e via… avanti un altro ….
Mi viene amaramente da ridere quando qualcuno etichetta questa società come maschilista.
Tutta la mia sconfinata ammirazione per Bazzoni e Soricelli.
………………………..
ps. Segnalo che il sito di Sorricelli “Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro ( http://cadutisullavoro.blogspot.it/ ) è già da tempo tra i nostri link.

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Rita 12:53 pm - 30th Ottobre:

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Luigi Corvaglia 1:21 pm - 30th Ottobre:

Ieri giornata nera …. nerissima ….. sad
Dall’articolo: “Un lunedì nero, un’autentica strage che non ha praticamente trovato spazio su alcun organo di informazione. Di lavoro si continua a morire. Come possiamo ancora definirci un paese civile?
Se è per questo nemmeno i suicidi ed i tentativi di suicidio di lavoratori ed imprenditori se li fila più nessuno.
D’accordo sono altra cosa dal cosiddetto “femminicidio” (metto sempre le virgolette perché sono allergico alla definizione, come cordone sanitario insomma). Ma tolto questo danno la misura esatta della differenza di valore tra vita maschile e vita femminile in questo nostro paese. Definito dalle più maschilista. Per me invece mammista e femminista. Lì cento ed il putiferio. Qui migliaia ed il silenzio. Che schifo.

Cinque morti sul lavoro in un solo giorno

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mauro recher 2:03 pm - 30th Ottobre:

ed era quello che volevo evidenziare io con il mio articolo “ogni maledetto femminicidio ” dove in quella settimana del fatto di Palermo ,ci sono stati 10 morti ,tutti uomini , d’accordo ,come dice giustamente Luigi ,che sono due cose differenti ..ma queste sembrano che siano MORTI DI SERIE B

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mauro recher 4:02 pm - 30th Ottobre:

rifacendomi a quello che ha detto Luigi e all’articolo postato , ho scritto questo

http://femdominismo.wordpress.com/2012/10/30/le-morti-dei-non-schizzinosi/

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Rita 5:10 pm - 30th Ottobre:

vorrei anche far notare che non regge nemmeno ( o regge fino ad un certo punto) la teoria degli “uomini che sfruttano altri uomini” in quanto le condizioni di lavoro sono dettate molto spesso dai “dominanti” e dai padroni delle fabbriche. Dico questo perchè è l’obiezioni più comune quando si fa presente il legame delle morti sul lavoro colle tematiche di genere.
Cioè non solo non possono permettersi di essere “schizzinosi” come dice Mauro qui http://femdominismo.wordpress.com/ nell’accettare il lavoro che gli viene proposto ma nemmeno quando si tratta di “crearlo” autonomamente, rispondendo a logiche di necessità che vanno al di là dello sfruttamento della manodopera operaia maschile, da parte di singoli imprenditori.

Agricoltore 71enne (..altrochè le donne che non vanno mai in pensione e continuano a “reggere” il welfare domestico guardando i nipotini) morto schiacciato sotto il trattore.

Piccolo imprenditore nel settore dei pannelli fotovoltaici schiacciato da un tetto

Co-titolare di un’impresa meccanica

Tre su cinque avevano altri “padroni” cui rispondere (che fossero le esigenze della famiglia, o le leggi del mercato)

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diait 6:15 pm - 30th Ottobre:

tempo fa ho conosciuto un dirigente dell’INPS che mi diceva come in realtà gli incidenti sul lavoro siano andati stabilmente diminuendo, dall’epoca dei nostri nonni e padri a oggi. Eppure, il tono di certi titoli è sempre quello del “fenomeno in allarmante aumento”. Noto anche come morti molto diverse (per dinamica, tipologia di lavoro e di vittima, ecc.) spesso vengano accorpate a scopo strumentale. Per es. in funzione anti-padronale o anticapitalista e via dicendo. Tra le morti sul lavoro dovrebbero figurare anche quelle da incidenti domestici, immagino, che non sono poche.

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Rita 8:39 pm - 30th Ottobre:

le morti per incidente domestico sono tantssime forse le più numerose ma ancora più difficilmente catalogabili. Perchè per “incidente domestico” s’intende anche quando cadi dalle scale in casa tua, per esempio.
Peraltro è vero ed è ovvio che sono diminuite dall’epoca del nostri padri e dei nostri nonni (o ne è cambiata la tipologia, ad esempio aumentano gli infortuni in itinere)
Il punto è sempre come si conteggiano e quanto si contavano una volta. Sul fatto che molto spesso si faccia propaganda anti-padrone-cattivo che costringe l’operaio a turni massacranti senza fornirgli le protezioni è vero, includendo anche piccoli artigiani e i tanti titolari di imprese edili in cui …. il padrone fa tutto dalla contabilità alla sistemazione del tetto, è vero. Di contro c’è il rischio che la tipologia come l’anziano pensionato che ancora conduce la campagna non venga conteggiato nella statistica.
Questo sposta il focus dalla questione di genere (e cioè dal fatto che ANCHE il genere maschile svolge un servizio di utilità non conteggiato esattamente come può essere il welfare di cura)

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Luigi Corvaglia 9:01 pm - 30th Ottobre:

Rita, Dia
stasera sono populista. non mi interessano ragionamenti seri ed articolati.
Stasera voglio parlare alla pancia pure io. Quindi …
C’è poco da fare.
Quando il 96/97% di morti per lavoro sono uomini.
Quando il 75% di suicidi interessano gli uomini.
Queste questioni sono anche questioni di genere.
Le nostre amiche ce l’ho insegnano. Finiamola di fare gli stoici (in senso figurato intendo, non filosoficamente). Tanto nessuno ci dirà grazie.
Non le femministe. Che anzi (nella quasi totalità) buttano palate di merda ed irrisione su questo.
Non chi tutto questo lo provoca, per soldi e denaro.
Dobbiamo studiare a fondo la questione classe-genere-morti-sul-lavoro e la questione classe-genere-suicidi.
E porla sul piatto della bilancia.
Si, forse non siamo attrezzati al meglio per farlo. Ma, purtroppo, se non iniziamo noi non penso che lo farà qualcun’altro. Figuriamoci qualcun’altra.

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Fabrizio Marchi 9:56 pm - 30th Ottobre:

@Rita e per Diait.
Chiariamo un punto, che peraltro abbiamo affrontato più volte. Il tessuto sociale è andato trasformandosi profondamente negli ultimi trent’anni, il lavoro è stato in gran parte precarizzato, ancor più parcellizzato, spezzettato e via discorrendo. Ma soprattutto, alcuni settori sociali che una volta erano considerati come piccolo o medio borghesi sono andati con il tempo “proletarizzandosi”, anche se il termine è desueto, specie alla luce dei ragionamenti che abbiamo sviluppato sia io che Armando proprio negli ultimi post (che dovreste aver letto). Per dirla in parole ancora più semplici, un impiegato o un insegnante che una volta godevano di uno status sociale “superiore a quello di un operaio o di un contadino, oggi sono dei lavoratori salariati come tanti altri. Un ricercatore universitario precario o un tecnico informatico specializzato altrettanto precario sono nella medesima condizione. Ciò vale anche per i piccoli e piccolissimi imprenditori, commercianti, artigiani, agricoltori ecc. Oggi un piccolo imprenditore “che sta sul mercato”, come si suol dire, vive una condizione molto spesso complessivamente assai più rischiosa e molto meno garantita di un qualsiasi impiegato o funzionario pubblico, tant’è che molti dei suicidi per ragioni economiche avvenuti di recente (e che secondo me continuano ad avvenire, a che se non ce lo dicono…) appartengono a queste categorie sociali.
Di conseguenza, e qui mi rivolgo in particolare a Rita, il discorso sul “padrone cattivo che sfrutta gli operai” mi sembra che c’entri francamente poco. Peraltro nel caso in questione parlare di “padroni” mi sembra quanto meno esagerato. Anche perché i veri padroni non muoiono e non moriranno mai guidando un trattore, sotto una pressa o fulminati mentre riparano un traliccio.
Quindi, e qui invece mi rivolgo a Diait, la presunta propaganda anticapitalistica – che poi vorrei capire chi è che la farebbe perché non mi pare di vedere tutte queste forze politiche anticapitalistiche in circolazione (magari fosse) – mi pare che non c’entri proprio nulla. E’ vero che gli incidenti sul lavoro sono in leggera diminuzione (e vorrei ben vedere…) ,ma non mi sembra che questo cambi la sostanza del problema.
Insomma, non vorrei che in questo comprensibile sforzo per denunciare il mainstream politicamente corretto dominante, arrivassimo a confondere il diavolo con l’acqua santa e a mettere nello stesso unico calderone il vittimismo mediatico femminista (con relative cifre gonfiate, sondaggi ad hoc e informazione manipolata) con la questione dei morti sul lavoro che invece esiste ed è reale che più reale non si può.
Ecco, io farei attenzione a non mescolare le due questioni, evitando parallelismi, come quello di Diait sui neri americani, che secondo me, otre ad essere sbagliati (per le ragioni che ho già detto e sulle quali non voglio tornare) non hanno proprio nulla a che vedere con le questioni di cui ci occupiamo noi.
Peraltro, come ben sappiamo, quella dei morti sul lavoro è una tragedia tutta o quasi al maschile, come già ricordato più volte, di classe e di genere. Piaccia o no è così. E il piccolo “padroncino fai da te”, come si suol dire, che muore ribaltandosi con il trattore mentre ara il suo pezzo di terra, non è in alcun modo considerabile come un borghese o tanto meno un capitalista. Al contrario, alla luce dell’analisi di cui sopra e delle profonde trasformazioni avvenute in seno alla società, deve essere considerato come un soggetto appartenente ai ceti sociali popolari e comunque subordinati.

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Rita 12:03 am - 31st Ottobre:

ma guarda che Fabrizio che il punto è proprio un altro. E’ proprio il fatto che se tu evidenzi i morti sul lavoro sotto la prospettiva del sacrificio di genere, ti diranno nel 90% dei casi (a me è capitato nel 90% dei casi in cui portavo queste discussioni nei forum) che le morti sul lavoro sono colpa di altri uomini che sfruttano uomini, perchè sono operai i cui padrono non vogliono pagare di più per metterli in sicurezza, quindi amen.. il problema è intragenere. I padroni (dominanti uomini) sfruttano le donne e sfruttano altri uomini. Quindi alla fine è sempre un problema del patriarcato/maschilista/messo in piedi dagli uomini che tocca anche un certo numero di uomini, ma colpa loro che non si sono mai ribellati a questa cultura per avere la loro fettina di potere sulle mogli/figli/sorelle. Questo ti diranno. E’ inutile dire che “non si deve fare” io sto dicendo che “lo fanno”, “lo dicono”. E’ così. I morti sul lavoro vengono visti solo nella prospettiva anticapitalista. Ed è pure anche per questo che si è sempre ignorato il genere. Con questo ribaltano il focus della prospettiva di genere. E che lo fanno te lo dico proprio perchè l’hanno fatto con me, in centomila discussioni da quattro anni a questa parte. Comprì? Chiarito il punto? Anche perchè questi piccoli imprenditori (artigiani) tali erano anche cinquant’anni fa, gli agricoltori tali erano anche cinquant’anni fa, con la differenza che oggi almeno un pochino (questo sì) la tecnologia ha reso un po’ più sicuri certi lavori ed operazioni.

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Rita 12:14 am - 31st Ottobre:

Sul fatto che molto spesso si faccia propaganda anti-padrone-cattivo che costringe l’operaio a turni massacranti senza fornirgli le protezioni è vero,

è così, mi spiace Fabrizio contraddirti ma tutti questi piccoli imprenditori che fanno da “soli” dalla contabilità, all’antinfortunistica, alla operazione sul campo vengono inclusi nelle “cifre” da chi vuole fare questo tipo di propaganda sindacale, per cui se tu vai ad aprire una discussione su un forum qualsiasi con l’argomento “morti sul lavoro solo uomini” te la ritroverai presto come campo di battaglia fra i sindacalisti e gli anti-sindacalisti e il genere passerà in secondo piano, se tu provi ad intrometterti per far notare che è l’elemento “genere” che vuoi evidenziare ti andranno a pescare l’unica defunta donna morta in catena di montaggio per dimostrarti che il focus è quello sindacalizzare le fabbriche sì/no. Provare per credere

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Luigi Corvaglia 7:33 am - 31st Ottobre:

Lo so Rita, perciò parlavo di ri-elaborazione di questi argomenti.
Anzi se mi mandi, sicuramente lo avrai conservato nel tuo sterminato archivio, un pò di materiale in questo senso mi faresti un bel favore.

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Fabrizio Marchi 9:01 am - 31st Ottobre:

“Sul fatto che molto spesso si faccia propaganda anti-padrone-cattivo che costringe l’operaio a turni massacranti senza fornirgli le protezioni è vero,” (Rita)
Rita, puoi contraddirmi quando vuoi, intanto perché non sono un guru infallibile, né voglio giocare questa parte che non mi si addice per nulla. E poi perché, a differenza di altri/e, se lo fai, lo fai a ragion veduta.
Tornando all’argomento, è bene fare un po’ di chiarezza, altrimenti se anche noi gettiamo tutto nello stesso minestrone, facciamo esattamente quello che fanno loro. E non va bene.
Che ci siano tanti operai che muoiono perchè i loro “padroni” (datori di lavoro) se ne sbattono altamente di farli lavorare in condizioni di sicurezza, è vero. E su questo, purtroppo, non ci piove. E’ ovvio che i sindacati su questo si facciano sentire. Anche perché già da molto tempo hanno smarrito per la strada la loro “mission”, diventando di fatto, quando va bene, solo una cinghia di trasmissione tra l’azienda e i lavoratori. Se non fanno un po’ di casino neanche per i morti sul lavoro, allora tanto vale che chiudano baracca una volta per tutte. Quindi parlare di propaganda in questo caso mi sembra francamente un po’ esagerato. Tutti fanno sempre un po’ di propaganda, compresi noi…
Altro discorso è quello della criminalizzazione, o comunque della connotazione negativa, dei “piccoli padroncini fai da te”. Questa è una delle ruggini, che ereditiamo dal passato e da un modo vecchio e superato di analizzare la realtà. E’ ovvio che fino a cinquanta o sessanta anni fa, quando la società era ancora rigidamente divisa in classi sociali ben definite e contrapposte, i cosiddetti “padroncini” erano a ragion veduta considerati come facenti parte della classe sociale “borghese” e loro stessi, all’interno del conflitto fra le parti sociali, erano oggettivamente schierati dalla parte dei “padroni” (sto volutamente utilizzando una terminologia desueta per capirci meglio), cioè della grande borghesia. Perché era nel loro interesse (o ritenevano che fosse nel loro interesse) schierarsi in quel modo, in quella determinata fase storica. Questo valeva anche per i commercianti, i liberi professionisti e categorie simili.
Oggi, come abbiamo spiegato, sia pur sommariamente, la conformazione e il tessuto sociali si sono radicalmente trasformati sotto questo punto di vista. E un piccolo o piccolissimo “padroncino fai da te” non può più essere considerato, per tantissime ragioni che sappiamo e nelle quali non entro, un privilegiato e un benestante, sempre, comunque e dovunque. Anzi, come ho già detto, allo stato attuale, nella gran parte dei casi un impiegato pubblico, magari con una qualifica non bassissima, non sempre, è ovvio, ma in molti casi, se la passa complessivamente molto meglio di un piccolo o piccolissimo imprenditore (garanzia del lavoro, ferie, cassa mutua, aspettative, poco o nessuno stress, ritmi di lavoro bassi, sicurezza personale, tranquillità complessiva della sua situazione, stipendio sicuro ecc.) .
Conosco personalmente, anzi, sono miei amici, piccoli e piccolissimi imprenditori informatici, che stanno vivendo una situazione difficilissima, con ovvie ricadute sul piano personale, enormi.
Ciò detto, che ci sia ancora un ritardo enorme da parte di alcuni settori della sinistra e del sindacato nel capire questo, è un altro discorso e siamo non d’accordo, d’accordissimo. Del resto, se la sinistra, invece di essere la schifezza che è (come la destra, ovviamente), fosse qualcosa di diverso (magari anche di diverso dalla destra), noi (per lo meno io, ma credo di non essere il solo) non saremmo neanche qui a fare quello che facciamo. Perché è ovvio come, al di là della QM, noi portiamo avanti anche una critica complessiva al mondo in cui viviamo, di cui la QM stessa è parte integrante. Mi pare che questo sia ormai chiaro…
Che poi la tragedia dei morti sul lavoro sia riconosciuta e affrontata (e se vuoi anche strumentalizzata) solo per quanto riguarda il suo risvolto sociale o di classe (anticapitalista non direi proprio) e non per quello di genere, come giustamente dici tu, è ovviamente altrettanto vero. Ma qui torniamo al punto che se ci fosse già qualcuno che lo affrontasse, noi non saremmo qui.
E io sarei mooolto più contento, perché per chi non l’avesse ancora capito (non mi riferisco a te in questo caso), questo della QM per me non è affatto un divertimento ma un impegno al quale, se potessi, mi sottrarrei molto volentieri. Le cose però sono andate in questo modo. Non siamo sempre padroni del nostro destino; questa è una mera illusione, purtroppo, e spesso se non sempre o quasi ci ritroviamo a fare delle cose che non avremmo mai pensato di fare. Non perché non sia un’esperienza straordinaria, sia chiaro, però gli oneri sono sicuramente superiori agli onori, come ben sappiamo.
Ora se ci fosse Cesare ci direbbe che lo Spirito della Storia, parte dello Spirito Universale (di hegeliana memoria), ha scelto proprio noi, per qualche ragione a noi oscura, per fare questo lavoro. Io non lo so, spero di no, spero che nel futuro vengano altri molto più bravi e cazzuti del sottoscritto, e spero che fra qualche anno saremo così tanti e forti, così che mi limiterò a fare l’editorialista (magari, spero, con un minimo di autorevolezza) che ogni tanto pubblica un pezzo e poi si fa vedere dopo un mese oppure il presidente onorario che non conta più un cazzo ma che ha il rispetto di tutti perché è stato il fondatore, oppure che so, il sociologo analista che sta alle spalle e fornisce idee, analisi e teorie interpretative (ma lascia lavorare gli altri). Come dicevo, non lo so. Da tempo ormai mi lascio cullare dagli eventi (dal corso delle cose). Per ora è così.
Va bè, questo era solo uno sfogo personale. Mi è consentito, spero…

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diait 9:31 am - 31st Ottobre:

sottocrivo Rita.
A margine, un piccolo aneddoto. Questa estate ho raccolto la testimonianza di via di un vecchio avvocato, oggi ottantenne ma ancora attivo nella professione e in gamba. Tra i primi a occuparsi di diritto del lavoro (lo ha anche insegnato all’università). Per farvela breve, oltre a difendere lavoratori vittime di infortuni, gli capitava di difendere anche datori di lavoro di lavoratori vittime di infortuni nelle circostanze più diverse. Ne so abbastanza di lui da saperlo persona onesta. Be’, mi diceva che negli anni settanta era un suicidio rappresentare un datore di lavoro, di qualsiasi tipo, razza, genere e colore. la condanna era scontata e i magistrati (le toghe rosse antelitteram…) neanche ascoltavano quello che avevi da dire. Tanto che un bel giorno, un suo collega che difendeva un “padrone” nell’ennesima causa persa in partenza, quando il giudice gli diede la parola disse soltanto: “Ricorriamo in appello”. La frase-mantra che era diventata un tormentone per tutti i legali dei “padroni”. Fu incriminato per oltraggio alla corte (anche se implicito). E addio carriera. Poi si diede all’insegnamento. Anche il mio conoscente, abbandonò le cause di lavoro (rischiavo la salute, fisica e mentale…), continuò a insegnare, e poi si dedicò alla sua pratica privata occupandosi di tutt’altro.

Ultima nota a margine: mio nonno per parte materna è stato quello che ha messo in piedi l’ufficio legale dell’INAIL, negli anni trenta-quaranta.

Sulla questione del genere, non saprei. Ma sul resto…

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diait 9:32 am - 31st Ottobre:

* errata corrige:
“testimonianza di vita” (non di via)

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armando 10:50 am - 31st Ottobre:

Sulle politiche di genere rispetto alla sicurezza sul lavoro, mi pare che proprio quì sia stato sottolineato quel documento della CGIL che, al fine di favorire l’accesso delle donne nei lavori di edilizia, richiedeva fossero accentuate le misure di sicurezza. Ora non ho tempo ma sarebbe interessante ritrovarlo, perchè è la cartina tornasole di come anche i sindacati approcciano la questione, e ammettano che la sicurezza sul lavoro è si una questione di genere, ma al femminile e, per così dire, al negativo. La sicurezza garantita alle donne, se no pazienza. Più o meno era questo il senso.
Vorrei vedere cosa ti risponderebbero, Rita, di fronte a questo.
armando

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Luigi Corvaglia 12:11 pm - 31st Ottobre:

Interessante la chiave individuata da Armando.
Comunque il commento, manco a dirlo, di Rita è questo:
https://www.uominibeta.org/2012/05/15/morti-sul-lavoro-l8-sono-donne/#comment-4558
E la relazione citata nel commento è questa:

Relazione di Franco MARTINI, Segretario Generale Fillea Cgil_2007

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Rita 2:32 pm - 31st Ottobre:

sì ma qui, secondo me c’è un qui pro quo grande come qui quo qua laugh, poi la chiudo.
Nessuno qui dice che i piccoli imprenditori sono capitalisti e quindi causa del loro mal. Il punto è proprio il contrario: il loro “rischio” è pure maggiore. Muoiono e nessuno li difenderà. Possono servire a fare numero per l’opera del sindacalista antiinfortunista, ma se qualcuno evidenzia che non sono lavoratori sfruttati ma che si auto-sfruttano perchè hanno creato impresa e rischiano in proprio (soldi e pelle) tornano immediatamente nel dimenticatoio della responsabilità personale. Tornano (per quegli altri eh..specifico) nel numero di quelli indifendibili e senza difesa.
Mi sono capita meglio?

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diait 4:45 pm - 31st Ottobre:

Rita: Muoiono e nessuno li difenderà.

C’è morte e morte, anche qui. Fa più punteggio un’altra tipologia.

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Fabrizio Marchi 5:32 pm - 31st Ottobre:

Ti avevo già capita Rita, sono d’accordo con te, non so come lo devo dire. E’ esistita, ripeto, ed esiste in parte tuttora una tendenza da parte del mondo sindacale e di una parte della sinistra (ancora incatenato ad analisi obsolete) ad approcciare in quel modo alla questione dei morti sul lavoro, e del lavoro nel suo complesso, per cui si finisce comunque per privilegiare il lavoratore del pubblico impiego piuttosto che l’agricoltore, il piccolissimo imprenditore, l’artigiano o il “padroncino fai da te”, che rischiano metaforicamente il culo, qualche volte la pelle, hanno a che fare con un mercato che li strozza (su quest’ultimo punto però dovrebbero cominciare a riflettere innanzitutto loro, prima di schierarsi, perché altrimenti poi se sei cornuto e mazziato non ti devi lamentare…) e spesso e volentieri finiscono ormai a fare una vita peggiore di quella dei loro dipendenti (schiacciati da debiti e responsabilità.
Spero di essere stato chiaro.
Nel passato, ripeto ancora, quell’atteggiamento (da parte della sinistra, dei sindacati ecc.) era giustificato, per le ragioni che credo di aver spiegato (e spero di essermi capito anche io…smile ). Anche perché, questo è bene ricordarlo, quegli stessi gruppi sociali sceglievano di schierarsi politicamente con i “padroni”, con i “potenti”, con le vere classi dominanti, vuoi perché la loro più intima aspirazione era quella di fare il salto sociale e diventare come quelli (da cui comunque erano e continuano ad essere fondamentalmente disprezzati) e distinguersi dal “popolaccio”,vuoi perché ritenevamo (e molti ritengono ancora) che i loro interessi da “bottegai” (uso ancora una volta deliberatamente un termine desueto, sempre al fine di capirci meglio…) fossero meglio difesi e rappresentati da quella che allora poteva essere definita come “grande borghesia”.
Ora, sottolineo ancora, la situazione è profondamente mutata e non ha più nessun senso persistere con quell’atteggiamento (che ormai è solo ideologico perché non ha quasi nessun legame con la realtà) di ostracismo a priori nei loro confronti. Però, purtroppo, come ben sappiamo, questa è la situazione. E da questo punto di vista, l’atteggiamento di una parte di quel mondo della sinistra che ci sta tanto sui coglioni (in primis al sottoscritto) è il medesimo che c’è nei confronti della questione maschile. La cosa è talmente palese che, come ben sappiamo, di fronte ad una tragedia così evidente, come quella dei morti (maschili) sul lavoro, si fa finta di nulla sul risvolto di genere. Potenza dell’ideologia (femminista)? Sì, non c’è altra spiegazione.
Ora, siamo sempre lì, il problema è: che fare? Tanti la soluzione l’hanno trovata: sono scappati dalla sinistra e sono andati a destra, in molti casi, non tutti, coerentemente, perché hanno scoperto di essere fondamentalmente di destra (anche se molti sostengono di non essere né di destra né di sinistra, ma questo è un altro discorso che conosciamo bene…). Io a destra non ci vado perché non vedo proprio per quale ragione dovrei violentarmi e andare in una parte politica che ovviamente non mi rappresenta, né socialmente né idealmente. Questo regalo (che gli hanno fatto in molti, negli ultimi trent’anni, approdando chi da una parte chi dall’altra), non glielo faccio, mi dispiace. Ma non per puntiglio o per una questione di principio, ma per la semplicissima ragione che io di destra non sono, non lo sono mai stato e non lo sarò mai. E non per ragioni ideologiche (perchè di difetti ne ho tanti ma non sono mai stato imbevuto di ideologia, tranne a vent’anni, ed ero pure poco convinto…) ma semplicemente perché nelle mie corde, nelle mie ossa, nella mia carne e nel mio sangue (senza lavaggio del cervello da parte di nessuno), la destra (con o senza virgolette) non c’è. Punto.
E allora la questione che si ripropone puntualmente come le puntarelle alla romana o i peperoni, come ripeto, è “che fare”?.
La risposta è: agire, non c’è altro modo, espandere il proprio messaggio. E poi chi vivrà vedrà. Tanto state sereni/e che destra e sinistra (ci siamo capiti, spero, in che senso faccio riferimento a questi due concetti, e rimando, onde evitare equivoci, all’articolo di Rino “Perchè la QM non può essere di destra”) esisteranno sempre. E allora prima o poi qualcosa succederà, inevitabilmente, anche a “sinistra”, relativamente alla QM. Non lo dico per fede (anzi..) ma per ragione. Quando, come in che modo, non è dato saperlo.

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Fabrizio Marchi 6:09 pm - 31st Ottobre:

“Be’, mi diceva che negli anni settanta era un suicidio rappresentare un datore di lavoro, di qualsiasi tipo, razza, genere e colore. la condanna era scontata e i magistrati (le toghe rosse antelitteram…) neanche ascoltavano quello che avevi da dire”. (Diait)
Ecco, poi c’è Diait che ha capito tutto e ha deciso di fondare (anche se con un po’ in ritardo) un club di Forza Italia in Uomini Beta.
Sono trascorsi una quarantina d’anni dagli anni ’70 ma pare che per lei, per un po’ di nostalgici post sessantottini , e naturalmente per Berlusconi e soprattutto per i “berluscones” e il loro popolo, il tempo si sia fermato.-Anche il Cavaliere ha smesso da tempo di parlare di comunismo e di comunisti (ci ha messo un po’ di tempo, ma insomma, meglio tardi che mai) ma è notorio che il corpo si muove sempre con un pò più di ritardo rispetto alla testa. Mi verrebbe da dirle/dirgli (a tutti loro):”Contrordine, compagni!, la strategia è cambiata”, ma non posso farlo perché né lei né i suoi amici (si fa per dire…) lo sono (compagni), ovviamente.
La meraviglia delle meraviglie (i più onesti intellettualmente se lo dovrebbero ricordare) è che fino agli anni ’70 inclusi, se c’era un ordine, una corporazione o una categoria (come preferite) egemonizzata dalla destra, e molte volte dalla destra più estrema, questa era proprio la magistratura. Poi i tempi sono cambiati, il Muro di Berlino è crollato, la società è cambiata, la “sinistra” è stata sdoganata ed è stata a tratti anche preferita per governare, dai cosiddetti poteri forti. E allora non c’era e non c’è più necessità di una magistratura così rigidamente inquadrata, dal punto di vista politico, come nel passato.
Naturalmente, tutto ciò, per chi vede il mondo attraverso le lenti dell’ideologia liberal-liberista-antistatalista-antipolitica- white anglo saxon protestant ma in salsa nostrana (quindi: chi c’ha le palle emerge-mi sono fatto da solo-chi c’ha voglia di lavorare, lavora-i napoletani non hanno voglia di fare un cazzo-io non sono razzista ma gli immigrati è meglio se stanno a casa loro-se posso evado le tasse non perché sono un paraculo egoista e penso solo ai cazzi miei ma perché lo stato è sprecone, parassitario ecc.)- significa che la magistratura è diventata comunista.
E quindi è bene non dimenticarsi mai che negli anni ’70 se un avvocato difendeva un “padrone” (bah…) aveva la carriera chiusa.
Ci sarebbero tante altre cosucce da raccontare sugli anni ’70. Ma tante. Ad esempio che sono state messe un po’ di bombette nelle stazioni, sui treni, nelle filiali delle banche, che hanno causato centinaia di morti, e che per queste bombe sono stati messi in galera (dalla magistratura, che ancora non era comunista né “politicamente corretta”…) un pò di anarchici o di estremisti di sinistra, rivelatisi, naturalmente, del tutto estranei ai fatti.
Però, a noi, forse a tutti noi, piace ricordare solo quello che ci conviene.
Vogliamo andare avanti con la QM? Lo chiedo per favore…

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diait 6:49 pm - 31st Ottobre:

sei tu che hai scritto duemila righe, mica io. Vai pure avanti.

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Luigi Corvaglia 8:11 pm - 31st Ottobre:

No Diait, con riferimento al tuo primo commento. No.
E’ (parer mio) intellettualmente disonesto.
Non te ne puoi uscire in quella maniera. Perché stai parlando d’altro, ma proprio d’altro.
Mi sai dire che cavolo c’entrano le storture (che nessuno nega ci siano state, ma stiamo parlando di 40/45 anni fa, senza contare che fatti e cose andrebbero sempre contestualizzati per non ricadere negli opposti manicheismi) nell’applicazione del diritto, ramo infortuni sul lavoro, con chi sul lavoro ci muore (ci muore …. Dia 👿 ) o rimane invalido in maniera permanente?
Secondo me niente, se non nella misura in cui ti danno modo di esternare la tua visione del mondo. Ma per il resto c’entrano come i cavoli a merenda.
Piuttosto visto che sei addentro alle cose dell’Inail potresti spiegarmi questa:
http://it.finance.yahoo.com/notizie/risarcimento-morti-sul-lavoro-inail-va-aggiornata-legge.html
L’articolo dice che l’Inail stessa chiede l’aggiornamento, ma sulle basi delle diverse tipologie di convivenze oggi esistenti. Quindi tu esisti (penso che sia per entrambi i i sessi, ma viste le % sono quelle che sono, stiamo parlando essenzialmente di uomini), vali, solo se mantieni qualcuno. Altrimenti niente, o quasi. manco le spese per il funerale. Da schifo.
Ed ancora, dall’altro tuo commento “Rita: Muoiono e nessuno li difenderà. C’è morte e morte, anche qui. Fa più punteggio un’altra tipologia.
Ma che stai a dire?
Su questo argomento Fabrizio sta dicendo e non da adesso esattamente l’opposto. Lo ha detto lui e te lo rimarco io. D’accordo siamo ben piccola cosa e non possiamo certo influire sulle grandi scelte. Se però tu ti togliessi qualche piccolo paraocchi, lo capiresti!!

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diait 8:48 pm - 31st Ottobre:

sì, scusa.

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Fabrizio Marchi 12:54 am - 1st Novembre:

Si, va bè, va…
Duemila righe o una non significano nulla, Diait, e lo sai perfettamente. Conta la sostanza di quello che si scrive. Io ne scrivo duemila perché è nel mio stile o semplicemente perché sono prolisso, tu ne scrivi due perché è nel tuo stile o perché sei sintetica. Ma il succo non cambia.
Però, per favore, non prendiamoci in giro, perché qui il cervello non difetta a nessuno. Neanche al sottoscritto..
La riflessione che mi sento di sottoporti è questa.
Stiamo tentando, molto faticosamente, di portare la QM e il Momas fuori dalle secche in cui sono rimasti incagliati per anni; situazione nella quale in larga parte ancora si trovano (ma qualcosa si sta muovendo negli ultimi tempi, e non solo per merito nostro…) –
Per anni la QM e il Momas sono stati egemonizzati da correnti facenti riferimento a differenti tipologie culturali tutte riconducibili alla “destra” (sto semplificando…), fino a far identificare il Momas stesso come un movimento prevalentemente se non completamente di “destra”. Sarebbe troppo complicato adesso entrare nel merito e descrivere la geografia politico-culturale di tutto quello che ha orbitato e che orbita in ambito momas.
Tengo però a sottolineare che sarebbe ingeneroso, scorretto e soprattutto ingiusto gettare nello stesso calderone movimenti cattolici tradizionalisti e/o antiabortisti e/o liberali di “destra” che comunque hanno una loro filosofia, una loro fisionomia e un loro orizzonte culturale (nonchè guidati da uomini degni) insieme a quel magma diffuso di “fascisteria” qualunquistoide, maschilistoide e razzistoide che purtroppo tuttora pastura all’interno del movimento maschile.
Al di là dei doverosi distinguo, noi riteniamo che queste strade abbiano condotto la QM e il Momas in un vicolo cieco.
Per questa ragione abbiamo deciso di fondare il Movimento degli Uomini Beta, che ha una sua fisionomia, una sua filosofia e un suo orizzonte culturale. Può essere condiviso o meno ma è il nostro. Lo abbiamo fatto per imprimere una virata di 360° e costruire una nuova prospettiva per la QM.
Ora, stabilito questo, e stabilito che il dibattito è libero e aperto, non è però pensabile che chi ha un orizzonte filosofico-culturale-politico completamente diverso dal nostro (mi riferisco a te, in questo caso specifico, Diait, ma naturalmente vale per tanti altri che sono passati di qui), continui sistematicamente a postare su questo blog commenti che contengono, a volte in maniera sottile, altre volte in maniera più palese, una volta con toni tra il sardonico e l’istrionico, un’altra volta con toni più seri o seriosi, non una critica ma il tentativo di mettere sistematicamente in discussione i presupposti culturali-filosofici-politici che sono alle fondamenta di questo stesso movimento.
Io non vado (solo per fare un esempio) sul blog di una corrente politica opposta alla mia postando commenti sornioni, buttandoli lì, come si suol dire, quasi casualmente, quando in realtà tutti capiscono che di casuale non c’è nulla. Posso farlo una volta, due, ma poi il gioco comincia a stancare, specie se diventa sistematico e ci si aggrappa alla prima occasione per riaprire puntualmente le danze..
Ora, come ha detto Luigi, oltre all’ostinazione nel non voler leggere quello che ho/abbiamo scritto (e solo da questo traspare un atteggiamento di chiusura e di rigidità ideologica) , te ne sei uscita anche con quella frase di pessimo gusto sul diverso punteggio che qui attribuiremmo ai morti sul lavoro…(il che denota anche una certa dose di malafede…)
Non affondo il bisturi per carità di patria, però, se tanto mi dà tanto, è evidente che se uno ti lasciasse briglia sciolta, apriti cielo, ne sentiremmo delle belle…
Mi sembra (e dovrebbe sembrare anche a te) che il tutto stia uscendo un pochino (parecchio) dal seminato. Ma a parte questo, mi domando, arrivati a questo punto, cosa stai a fare qui, cosa ti spinga nel perseguire in un simile atteggiamento. E qualche risposta l’abbiamo data, come ben sai. Però, ad un certo punto, arriva inevitabilmente il momento del redde rationem, come si suol dire.
Allora, come già ti ho detto più volte, sei una persona in grado di dare un contributo fattivo e pregnante su determinati argomenti di tua competenza. Fallo. Fai quello che ti riesce meglio e lascia perdere le menate.
Io propongo di fare un patto. Lasciamo da parte la polemica politica che non può portarci da nessuna parte, anche perché potremmo continuare a battibeccare all’infinito ma resteremo sempre al punto di partenza, come è evidente.
Il risultato finale del tutto quale sarebbe? Già lo sai: quello di perdere tempo ed energie. Vedi, se fossimo un esercito, potente e ben strutturato, me ne sbatterei totalmente di questo o di quella che vengono qui a fare le loro sparacchiate. Ma così non è purtroppo e al momento siamo ancora una pattuglia di uomini impegnati in un progetto forse più grande di loro. Capisci da sola che non possiamo permetterci di disperdere energie e tempo in battibecchi di questo genere. E in tutta sincerità, se proprio la vogliamo dire tutta, sto cominciando a rompermi i coglioni.
Quindi vedi un po’ che puoi fare. Evita le solite risposte sarcastiche perché non è il caso (e spero che tu lo abbia capito).

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Fabrizio Marchi 9:23 am - 1st Novembre:

Questi di seguito sono alcuni dei commenti arrivati negli ultimi tempi, che non abbiamo pubblicato per ovvie ragioni,essendo solo attacchi personali al sottoscritto che nulla hanno a che vedere con il dibattito e con la QM. L’ultimo è arrivato ieri a firma di Maurizio Tonelli che per lo meno, rispetto ad altri che restano in incognita, ha il coraggio di firmarsi con nome e cognome (ammesso che siano le sue vere generalità, non lo so e le do per buone…).
Ora invece abbiamo ritenuto opportuno pubblicarli perché è bene che tutti sappiano chi sia questa gente di cui spesso parlo che a mio parere fa solo dei danni al Momas. Ultimamente ne arrivano un po’ di più.
Insultano, offendono (ci provano…), sparacchiano, imprecano, tirano palate della loro merda addosso agli altri. Fanno comunella presso alcuni blog maschili. Si potrebbe pensare che sono innocui, e da un certo punto vista è vero. Il problema è che invece, in qualche modo, vengono individuati come parte del movimento maschile e naturalmente strumentalizzati dai nostri avversari a cui non pare vero di avere dei simili personaggi per poi poter dire:”Guardate chi sono gli attivisti del momas, ecco il loro vero volto”, e naturalmente hanno buon gioco nel gettare discredito su tutto il movimento maschile definendolo un coacervo di reazionari, maschilisti, fascisti, razzisti, misogini, nostalgici del passato, che vogliono le donne sottomesse ecc.
Da questo punto di vista non sono possibili mediazioni. La QM e il Momas potranno, forse (perché non è scritto da nessuna parte) fare dei passi in avanti solo e soltanto quando si saranno liberati definitivamente di questa gente che nel passato, dobbiamo dirlo, è stata (colpevolmente) lasciata proliferare.
Di seguito qualche chicca (c’è stato di molto peggio, sia chiaro…)

“Al di là dei doverosi distinguo, noi riteniamo che queste strade abbiano condotto la QM e il Momas in un vicolo cieco.
>>>
Sei talmente ottuso da non capire che il “Momas” non ha alcun futuro, oggi come ieri, per un semplice motivo: la massa, sia italiana che straniera, NON “sente” certe questioni e non le sente perché in materia di “guerra dei sessi” l’uomo medio è totalmente deficiente; un pozzo di stupidità.
Perciò hai voglia tu a filosofeggiare, a scrivere posts lunghi da qui al Canada e ad atteggiarti a “Gran Maestro Supremo che tutto sa”… (Maurizio Tonelli)

“Ma falla finita con queste cagate da “professorone” e mettiti bene in testa che sei tu a provocare e consequenzialmente a “generare” certe risposte nei tuoi confronti. Ma quale “segnale”, ma quali “lezioni” vuoi dare tu, caro immaturo 54enne…?
La verità vera è che sei un presuntuosetto invidioso, incapace di riconoscere il benché minimo merito ad altri uomini dell’inesistente “momas”; uomini senza i quali tu neppure esisteresti.
Staresti ancora lì, nel tuo limbo.
Ricordati bene che tante cose che oggi sai sul femminismo, le devi ad altri, perché prima non sapevi una beneamata mazza. Hai solo scopiazzato un po’ ovunque e sappi che sono in parecchi a saperlo”. (Misterno)

“Hai la coda di paglia? Guarda che sono in parecchi ad averti sgamato, caro romano…
Saluti dalla Liguria”. (Giorgio)

“Sì, c’è dell’altro, ed è la misandria femminile.
Il fatto è che gli uomini non riescono a concepire, e soventemente ad accettare, che le donne li disprezzino profondamente. E per “donne” non intendo le femministe militanti, ma le donne in generale (quindi anche mia madre). Togliersi quel velo di maya farebbe bene a tutti, anche alle stesse donne, che trovandosi di fronte degli uomini consapevoli – e quindi di MOLTO meno interessati a loro – non saprebbero più che pesci pigliare… Peccato che questa sia solo un’ utopia, e non solo per quanto riguarda la realtà italiana/occidentale.
Del resto anche in ambito “momas” c’è chi elogia le donne definendole “migliori” degli uomini, e si esalta ogni volta che una di loro posta un commento (che non è nemmeno farina del suo sacco…), attribuendogli un valore superiore a quello reale…
Così va il mondo”. (Giorgio)

“Bravo, caro complessato…” (Misterno)

“Queste mie parole vogliono essere un messaggio non tanto a te (non hai certo bisogno di questi pubblici apprezzamenti), quanto ai tanti “coglionazzi” che orbitano in ambito momas che passano le giornate a polemizzare e a straparlare senza costrutto sui vari blog del movimento maschile.
>>>>
Alé, ora ti sei messo pure a leccare il deretano a Rita e Dia… Guarda che tanto non te la danno, eh…
Caro il mio Fabrizio Marchi, se non fosse per i tanti “coglionazzi” che critichi ad ogni pié sospinto, tu neppure esisteresti… Per esempio, il sito di Marco Faraci esisteva già nel 1997: tu, invece, dov’eri in quegli anni?
Inoltre ti faccio notare che se c’è qualcuno che si atteggia a “sapiente guru”, quel qualcuno sei proprio tu.
Un consiglio: scendi da quel piedistallo dove sei salito da solo ed impara a fare un po’ di sana autocritica”. (Misterno)

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Luigi Corvaglia 8:46 pm - 11th Novembre:

Fiumicino, operaio muore schiacciato dal carrello.
Sarcasmo macabro. Chissà …. forse se la Consigliera per la Parità della Provincia di Roma avesse fatto come la sua collega di Imperia (Accordo tra Inail e Consigliera di Parità per la sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro ) quest’uomo si sarebbe salvato. O no?

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Luigi Corvaglia 10:14 pm - 13th Novembre:

Si potrebbe pensare che le femministe, le più quantomeno, siano solo delle bieche suprematiste del loro sesso. Ed invece no, biechi maschilisti retrogradi. C’è anche chi si occupa dei morti sul lavoro. Ed infatti a me qualcuna, sul FQ l’aveva pure detto. Leggetevi il link e scoprirete in che maniera.

Un minuto di silenzio in consiglio provinciale per l’operaio morto sul lavoro Daniele Zani

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Rita 10:38 pm - 13th Novembre:

un momento: quando da questa parte della barricata si contrappone alle donne uccise la tragedia di genere dei morti sul lavoro parlando di maschicidio scatta l’accusa di benaltrismo e di tentativo di confondere fischi con fiaschi o peggio di bieca intenzionalità di sviare l’attenzione. Com’è che dall’altra parte invece quando si ricordano i morti sul lavoro si può infilare il femminicidio con cotanta disinvoltura? Questo non è benaltrismo, tentativo di sviare l’attenzione etc.?

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Luigi Corvaglia 6:39 am - 14th Novembre:

@ Rita
Ovviamente proprio questo volevo sottolineare. Ma non solo. Questo è anche:
– squallore e opportunismo politico al massimo grado. Tanto più grave perché agito da rappresentanti istituzionali;
– cercare di mettere il cappello su questi “omicidi”, equiparandoli in qualche modo al “femminicidio” sottraendoli politicamente a noi per esempio;
– determinazione del rapporto (matematico) di valore Uomo/Donna. All’incirca 1/10.

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Luigi Corvaglia 7:21 am - 23rd Novembre:

Anche questi sono morti sul lavoro: VACCINATI A MORTE

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mauro recher 4:54 pm - 26th Novembre:

sono usciti ,a fine ottobre ,dei nuovi dati sui morti sul lavoro
http://www.vegaengineering.com/dati-osservatorio/allegati/Statistiche-morti-lavoro-Osservatorio-sicurezza-lavoro-Vega-Engineering-31-10-12.pdf
tenendo presente che ,questi dati sono esclusi ,da quello in itinere ,i morti accertati sono 445 di quali 438 uomini ,naturalmente passati sotto silenzio ,seguendo scupolosamente la regola del titanic

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Luigi Corvaglia 7:56 pm - 2nd Gennaio:

E’ finito un anno. Ne inizia un altro. Si può fare un bilancio, in verità assai triste, di questa strage che è insieme di classe e di genere. Ovviamente non da parte del sottoscritto ma dall’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro:
Report Morti sul lavoro 2012
Anche se si tratta di un ente privato, e qualcuno potrebbe opinare sui dati, per quanto mi riguarda il suo approccio è molto più corretto di quello istituzionale. Ed anche le critiche che vengono rivolte alle Istituzioni, sono più che legittime e puntuali.
…………………………………………………
Anche il 2012 è stato drammatico per il numero di morti sul lavoro in Italia: complessivamente circa 1200 in totale di cui 622 sui luoghi di lavoro, nonostante la crisi devastante che ha colpito il nostro paese. Si registra una diminuzione dei decessi sui luoghi di lavoro del 4%, percentuale irrisoria se si pensa a quante persone hanno perso il lavoro o sono in mobilità e in cassa integrazione.

Inoltre pensiamo ci sia la necessità di fare la massima chiarezza su un aspetto fondamentale del fenomeno. Con i nostri dati siamo già in grado di fare un bilancio dell’anno appena passato, ma le statistiche dell’INAIL arrivano dopo alcuni mesi e registrano notoriamente un numero di morti inferiore al nostro dato. Quale è la ragione? L’INAIL monitora solo i suoi assicurati (confermato anche dal Vice Presidente della Commissione Morti sul lavoro del Senato Sen. Paolo Nerozzi) e moltissimi morti sui luoghi di lavoro non sono assicurati all’INAIL; non lo sono gli anziani agricoltori schiacciati dal trattore (sono più di 100 anche quest’anno) e non lo sono i lavoratori che muoiono in nero anche in itinere, non lo sono i militari dell’Esercito. Probabilmente non sono assicurati all’INAIL neppure i poliziotti e i carabinieri. Poi ci sono le morti in itinere dei lavoratori attivi e non solo, che spesso sono contestate dall’Istituto. L’INAIL fa ciò che è nelle proprie competenze cioè monitora le persone che assicura, e allora perchè le statistiche di quest’istituto sono considerate come quelle ufficiali diramate dallo Stato quando non è così? I mezzi di informazione si occupano delle morti sul lavoro solo quando ci sono casi clamorosi e prende per buone le statistiche di questo istituto, anche se il nostro Osservatorio da anni scrive che quei numeri non sono veritieri ed esaustivi, che sono parziali, che le morti sul lavoro si aggirano mediamente tra il 20% e il 30% in più tutti gli anni, e che considerarli unica fonte attendibile significa sottostimare il problema, diminuire i controlli e non fare intervenire adeguatamente gli organi competenti. Dove sono i giornalisti che approfondiscano le notizie verificandone l’attendibilità? I lavoratori sono così poco importanti per i media come non lo sono più per la politica, visto che in questa legislatura sono stati solo 4 gli operai eletti deputati o senatori su 945 in parlamento? E che nella prossima sarà anche peggio nonostante i lavoratori dipendenti siano la maggioranza dei votanti? Dove finiscono i milioni di euro che lo Stato stanzia per la prevenzione degli infortuni sul lavoro? A chi vanno e come sono spesi questi soldi se poi i risultati sono così deludenti? Credo che su aspetti così importanti deve essere fatta chiarezza. Allora chi è che ci dovrebbe dare notizie certe sull’entità del triste fenomeno che ci vede primi in Europa tra i grandi paesi in questo vergognoso primato? Non dovrebbero essere il Ministero del lavoro a fornirci il numero esatto di morti visto che l’INAIL ha dati parziali e opinabili? Ma perchè questo non accade? E’ possibile che devono essere volontari privati come noi, i soli ad occuparsi complessivamente di queste tragedie che portano il lutto in tante famiglie?

Speravamo che un governo tecnico almeno su certi aspetti informasse meglio gli italiani. I cittadini hanno una percezione sbagliata del fenomeno che è molto più esteso di quello che si percepisce affidandosi ai media tradizionali. Si ha la percezione che a morire siano soprattutto operai nelle fabbriche mentre sono “solo” intorno al 7% e per la stragrande maggioranza nelle micro aziende dove il sindacato e la prevenzione non esistono: lo Stato attraverso vari enti spende milioni di euro per corsi, che a nostro giudizio non servono a niente, se non a fa riempire le tasche di chi li organizza, ma senza mai arrivare essere utile a chi dovrebbe essere sensibilizzato e istruito sulla Sicurezza. Agli agricoltori che muoiono per il 33% sul totale, dei quali un terzo schiacciati dal trattore che non ha nessuna protezione, cosa viene offerto in termini di conoscenze, aiuti per migliorare i mezzi e prevenzione? E per il 29% degli edili sul totale di tutti i morti, che muoiono cadendo dall’alto o travolti dai mezzi che guidano loro stessi o i loro colleghi, o dal materiale che stanno manovrando, cosa si fa? Che conoscenze si danno e cosa si fa per rendere più sicuro il lavoro a persone che spesso non conoscono neppure l’italiano e lavorano in nero per 10 o 12 ore al giorno svolgendo attività faticose e poco sicure? Tra l’altro grazie alle nuove normative volute dalla Fornero e da Monti si deve lavorare fino a quasi 70 anni, età in cui spesso non si ha un perfetto stato di salute e riflessi poco pronti, e quando si parla di lavori così pericolosi e faticosi, si tratta di componenti micidiali e non a caso i morti sui luoghi di lavoro ultrasessantenni sono intorno al 30%. E per i tanti artigiani che muoiono numerosissimi nei servizi alle imprese cosa si fa per rendere il loro lavoro più sicuro? E’ molto frustrante quindi vedere tutti gli anni i dati delle solite statistiche considerate “ufficiali”che ti dicono che i morti calano, assistere a dibattiti con ministri e funzionari soddisfatti che si prendono meriti che non hanno in ogni caso; infatti anche se prendi per buone le statistiche parziali dell’INAIL ti accorgi che i morti calano soprattutto in itinere e sulle strade e questo grazie ai veicoli che sono tecnologicamente più sicuri, che anche i lavoratori per fortuna riescono a comprare una volta rottamate le vecchie automobili. Questo cosa significa? Che in realtà sia a causa dei minori controlli dovuti a meno risorse stanziate dagli ultimi governi, la Sicurezza sui luoghi di lavoro complessivamente sta calando. Le statistiche ufficiali sono completamente alterate perchè mettono assieme ai morti sui luoghi di lavoro quelli che muoiono sulle strade e in itinere che sono un’altra cosa; l‘assicurazione INAIL in itinere è sacrosanta, ma come si fa a non distinguere quantitativamente e qualitativamente gli interventi da mettere in atto se non distingue la morte di chi cade da un tetto o sotto un macchianario al morto in un incidente automobilistico? Occorre sapere chiaramente come intervenire se si vuol salvaguardare la vita di chi lavora. Si organizzano corsi sulla sicurezza per categorie “forti” che hanno sindacati in grado di tutelare i lavoratori e si lasciano allo sbando i poveri diavoli, i meno tutelati, quelli che lavorano in nero o in grigio. E’ intollerabile che un paese come il nostro che ha 60 milioni di abitanti conti il triplo dei morti sui luoghi di lavoro della Germania (poco più di 250 nel 2011 contro i nostri 663) che ha venti milioni di abitanti in più ed è una nazione più industrializzata della nostra. Il livello industriale in Italia per quello che riguarda il fenomeno delle morti sul lavoro ha poco a che vedere con queste tragedie perchè a morire per la maggioranza sono agricoltori, edili e artigiani distribuiti in eguali misure in tutto il paese. Per i lavoratori che operano all’aperto quali edili, agricoltori, autotrasportatori e per tutti quelli che utilizzano un mezzo per andare a lavorare si consiglia di visitare il sito di previsioni del tempo http://prevenzionemeteo.blogspot.it/ dove oltre alle previsioni del tempo si può valutare il fattore rischio infortuni sul lavoro legato alle condizioni atmosferiche.

Di seguito i morti sui luoghi di lavoro per ciascuna regione e provincia, l’incidenza dei morti sul numero di abitanti e le cartine regionali e provinciali.

Nel 2012 sono morti 1180 lavoratori (stima minima) di cui 622 SUI LUOGHI DI LAVORO ( tutti documentati). Si arriva a superare il numero totale di oltre 1800 vittime se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere e sulle strade che sono considerati (giustamente), per le normative vigenti, morti per infortuni sul lavoro a tutti gli effetti. L’Osservatorio considera “morti sul lavoro” tutte le persone che perdono la vita mentre svolgono un’attività lavorativa, indipendentemente dalla loro posizione assicurativa e dalla loro età. Molte vittime non hanno nessuna assicurazione e muoiono lavorando in “nero”ed intere categorie non sono considerate morti sul lavoro. Praticamente sono morti sul lavoro invisibili. Vedrete quante di queste morti, come gli anni scorsi, spariranno dalle statistiche ufficiali quando ci sarà il resoconto del 2012, che è sempre intorno a -20% rispetto ai rilevamenti dell’osservatorio.

I MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO PER CATEGORIA.
Agricoltura il 33,3 % delle vittime sul totale sono in questo comparto, ben 109 agricoltori sono morti schiacciati dal trattore e rappresentano oltre il 17% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. Edilizia 29% sul totale, in questa categoria 75 lavoratori sono morti per cadute dall’alto, 34 sono morti per essere stati travolti da un mezzo da loro guidato o da terzi, o uccisi da materiale su cui stavano lavoravano, 10 lavoratori in edilizia sono morti fulminati. Industria 11,4%, quest’anno molte di queste morti sono state provocate dal terremoto in Emilia, le morti in questa categoria sono quasi tutte concentrate in piccole e piccolissime aziende. Servizi 5,8%. Autotrasporto 6,1%, Il 3% Esercito Italiano (Afghanistan). Il 2,7% nella Polizia di Stato (tutte le morte causate in servizio sulle strade). Il 10,8% dei morti sui luoghi di lavoro sono stranieri e di questi oltre il 30% sono romeni. Eta’ delle vittime: l’8% % hanno meno di 29 anni, l’11,1% dai 30 ai 39 anni, il 21,1% dai 40 ai 49 anni, il 18,4 % dai 50 ai 59 anni , l’11,4% dai 60 ai 69 anni , il 13,8% ha oltre 70 anni. Del 14,5% non siamo a conoscenza del’età.

Morti sui luoghi di lavoro nelle regioni e province.
L’unico parametro per le morti sul lavoro ritenuto valido per l’Osservatorio, nella valutazione dell’andamento di una provincia e di una regione, è il rapporto tra il numero di morti e la popolazione residente. Gli altri parametri, se non quelli della professione, dell’età e della nazionalità non hanno nessuna importanza al fine della prevenzione e delle statistiche e questo perchè a morire per una percentuale elevatissima sono lavoratori che non hanno nessuna assicurazione, che lavorano in nero e che nulla hanno a che fare con l’indice occupazionale di una regione o provincia.

La Lombardia ha 80 morti e ha già superato del 2,5% i morti dell’intero 2011, la provincia di Brescia con 21 morti risulta prima in questa triste classifica, come negli ultimi anni Brescia è sempre ai vertici delle province con più morti sui luoghi di lavoro, provincia di Bergamo 15 morti, di Varese 10 morti, di Milano 7, di Pavia e Lodi 5, di Monza 3, di Como e Lecco 2, di Mantova 5, di Sondrio 4. Emilia Romagna 64 morti compresi i lavoratori deceduti sotto le macerie del terremoto del 20 e 29 maggio, province di Modena 19 morti, di Ferrara 9, di Bologna 8, Reggio Emilia 7 morti, Piacenza 5 morti, Forlì Cesena 4 morti, Parma 3 morti, Ravenna e Rimini 3 morti. Piemonte 43 morti, la provincia di Torino risulta in questo momento con 21 vittime la prima in Italia assieme a quella di Brescia per numero di morti sui luoghi di lavoro, provincia di Cuneo 10 morti, 3 morti in provincia di Alessandria e Novara, 2 morti ad Asti e Vercelli, 1 morto Verbania e Sondrio. Sicilia 44 morti, provincia di Catania 11 morti, di Trapani 6 morti, di Palermo e Caltanisetta 5 morti, Agrigento e Messina 4 morti, Siracusa e Ragusa 3 morti, Enna e Agrigento 2 morti. Campania 42 morti, provincia di Salerno 15 morti, di Avellino 10 morti, Benevento 9 morti, Napoli 6 morti, Caserta 1 morto. Toscana 38 morti (47 con i morti in mare sulla Costa Concordia affondata sulle coste dell’ isola del Giglio), dei due fratelli del peschereccio affondato al largo di Livorno e di un sub), la provincia di Arezzo 7 morti, Firenze e Pisa 6 morti, Grosseto e Livorno 5 morti, Massa Carrara 4 morti, 3 morti Lucca, Siena e Prato 1 morto. Veneto 41 morti con le provincia di Verona 11 morti, di Padova 8 morti, di Treviso e Belluno 6 morti, di Vicenza 5 morti, Rovigo e Venezia 3 morti. Abruzzo 27 morti con la province di Chieti con 12 morti, di Pescara 8 morti, Teramo 4 morti, L’Aquila 3 morti. Lazio 28 morti provincia di Roma 11 morti, di Frosinone 7 morti, Viterbo e Latina 5 morti. Puglia 28 morti, provincia di Bari 12 morti, Brindisi 6 morti, Foggia 6 morti, Lecce e BAT 2 morti, Taranto 1 morto. Calabria 24 ( NON SONO COMPRESI I 6 MORTI IN ITINERE NEL FURGONE INVESTITO DAL TRENO IN PROVINCIA DI COSENZA) morti, provincia di Cosenza e di Reggio Calabria 6 morti, di Catanzaro 5 morti, Vibo Valentia e Crotone 3 morti. Trentino Alto Adige 21 morti, provincia di Bolzano 12 morti, di Trento 9 morti.
Liguria 20 morti, provincia di Genova 10 morti, di Savona 5 morti, La Spezia 3 morti, Imperia 2 morti. Friuli Venezia Giulia 14 morti, provincia di Pordenone e Udine 4 morti, di Gorizia 3 morti, Trieste 2 morti. Marche 13 morti, provincia di Ancona 7 morti, Macerata 3 morti, Ascoli Piceno 2 morti, Pesaro Urbino 1 morto. Umbria 13 morti, provincia di Perugia 10 morti, di Teramo 1 morto. Sardegna 15 morti, 5 morti nella provincia di Oristano, 4 in quella di Nuoro , Medio Campisano 3 morti, 1 morto Carbonia Iglesias, Ogliastra, Cagliari e Sassari. Basilicata 7 morti, 4 morti nella provincia di Matera, di Potenza 3 morti. Molise 4 morti, provincia di Campobasso 3 morti, 1 morto in provincia di Isernia. Val D’Aosta, Aosta 2 mort1.

Non sono segnalati a carico delle province i lavoratori morti sul lavoro che utilizzano un mezzo di trasporto e i lavoratori deceduti in autostrada: agenti di commercio, autisti, camionisti, ecc.. e lavoratori che muoiono nel percorso casa-lavoro / lavoro-casa. La strada può essere considerata una parentesi che accomuna i lavoratori di tutti i settori e che risente più di tutti gli altri della fretta, della fatica, dei lunghi percorsi, dello stress e dei turni pesanti in orari in cui occorrerebbe dormire, tutti gli anni sono percentualmente dal 50 al 55% di tutti i morti sul lavoro. Purtroppo è impossibile sapere quanti sono i lavoratori pendolari sud-centro nord, centro-nord sud, soprattutto edili meridionali che muoiono sulle strade percorrendo diverse centinaia di km nel tragitto casa-lavoro, lavoro-casa. Queste vittime sfuggono anche alle nostre rilevazioni, come del resto sfuggono tanti altri lavoratori, soprattutto in nero o in grigio che muoiono sulle strade. Tutte queste morti sono genericamente classificate come “morti per incidenti stradali”.

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Luigi Corvaglia 5:55 pm - 28th Febbraio:

Che strano
ancora non ho registrato dichiarazioni della neo-pluri-senatrice eletta a Taranto in quel partito (a suo dire) vicino al mondo del lavoro…..
Buffoni …… 👿

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Luigi Corvaglia 3:35 pm - 10th Marzo:

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Alberto 3:01 am - 11th Marzo:

Esattamente la percentuale di morti femmininili sul lavoro oscilla tra il 2% e lo 0%.
http://www.vegaengineering.com/osservatorio-sicurezza-sul-lavoro-infortuni-mortali/

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Luigi Corvaglia 3:18 pm - 16th Marzo:

Abruzzo, infortuni sul lavoro: Chieti maglia nera per donne
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Pubblicato il 7 marzo 2013 | Lascia un commento

Gli infortuni sul lavoro al femminile denunciati all‘Inail per la regione Abruzzo negli anni 2007-2011 consegnano la maglia nera alla provincia di Chieti che, nel 2007, ha registrato 2.231 incidenti scesi di poco nel 2011 a 2.065, e subito dopo alla provincia di Pescara che nel 2007 ha registrato 1.503 infortuni scesi negli anni di poche decine fino al 2011 con 1.413 infortuni al femminile. L’Aquila si attesta nel 2011 a 1.238 contro i 1.289 degli infortuni denunciati nella provincia di Teramo. Sono i dati forniti dalla presidente provinciale dell’Inail Anna Durastante oggi, in occasione della conferenza stampa dell’Anmil di Pescara presieduta da Claudio Ciampagna, per presentare il progetto “Omero, la forza della narrazione, storie di donne per la sicurezza delle donne”. L’obiettivo del progetto, che ha il patrocinio della Provincia, e’ di creare una catena della consapevolezza che abbia come protagonisti le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori, le associazioni imprenditoriali e di categoria e l’Anmil. L’iniziativa consiste nella raccolta di resoconti e testimonianze relative agli infortuni che hanno come vittime le donne, poi si svilupperà un’analisi attraverso lo studio della letteratura in materia, il reperimento, la catalogazione e l’analisi di documentazione relativamente al tema degli infortuni sul lavoro al femminile. Attraverso un focus group con donne infortunate si cercherà di inquadrare gli atteggiamenti verso l’infortunio e verso la sicurezza per individuare azioni efficaci di prevenzione nei luoghi di lavoro. Alla luce dei risultati emersi si procederà alla progettazione e realizzazione di una campagna di formazione/informazione rispetto agli elementi di genere nella valutazione del rischio infortuni. Verrà inoltre realizzata una campagna video su youtube con indirizzamento sui portali delle parti sociali, dell’Anmil e dei principali forum al femminile presenti nella rete. “Gli incidenti sul lavoro – ha detto Guerino Testa presidente della Provincia di Pescara – rappresentano un vero e proprio dramma italiano. Ancor di più se ad essere vittime sono le donne, madri, mogli, lavoratrici. Prevenzione e sicurezza sono temi che hanno visto questa amministrazione sempre in prima linea nelle iniziative promosse dall’Anmil e non solo: dall’accordo con cassa edile e altri sindacati per svolgere un servizio di consulenza sulla sicurezza in cantiere destinato alle imprese esecutrici dei lavori al protocollo d’intesa con Ispesl per garantire durante i tirocini formativi dei corsi sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, ai maggiori investimenti nella formazione, alla revisione del sistema degli appalti e sub-appalti solo per citarne alcune”.

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mauro recher 6:48 pm - 16th Marzo:

Morti sul lavoro che ,per fare un esempio, NON sono stati citati dalla neo presidente della camera Laura Boldrini invece non è mancata l’occasione di trattare di femminicidi ,ha trattato degli imprenditori ,degli esodati , delle vittime di mafia, dei morti nei viaggi della disperazione del mediterraneo ,tutte cose nobili ,ma non dei morti sul lavoro ,e si che dovrebbe essere di sinistra …
https://www.facebook.com/ilcorpodelledonne?fref=ts

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mauro recher 1:35 pm - 19th Marzo:

In tema pertimente al lavoro ….ho pubblicato nel mio blog la diatriba avuta con questo gruppo di facebook
https://www.facebook.com/Noallaviolenzasulledonnevero2?fref=ts
Stranamente ,nello stesso gruppo , il giorno dopo ha riportato queste due notizie …
Sfatiamo un altro luogo comune maschilista che pretende di dipingerci come sfaticate solo perché la società tiene ancora le donne ancorate al ruolo ricattatorio di madre di pupi piccoli e cresciutelli e perché i datori di lavoro non assumono donne.
“Non è un mestiere da donna?” E perché no? Lo smentisce un recente studio che rivela che in Italia sono più di 4mila le donne fabbro e camioniste; 400 le elettriciste; 300 le calzolaie e altrettante le “falegname” e 700 le “carrozziere e meccaniche”.

http://www.nannimagazine.it/articolo/6751/fabbro-camionista-elettricista-falegname-l-avanzata-delle-donne
e poi questo
E le minatrici? Oggi sono solo 5 ma ci sono sempre state. Me lo raccontava anche una cara amica sarda, una che, per mantenere i due figli abbandonati dal suo ex, ha lavorato anche per le ripavimentazioni stradal
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/29/carbonia-di-padre-in-figlia-in-miniera-dura-vita-delle-ragazze-del-sulcis/337374/
Tutto questo ,mi ripeto ,stranamente quando avevo affernato che il loro gruppo trattava l’operaio(ma non solo) come un essere privilegiato in quanto maschio ,(se notate non fa mancare l’immancabile bastardata compiuta da un uomo)
Per quanto mi rigurarda ,ci saono più donne falegnami elettriciste ecc ecc ,ben venga se sanno fare il loro lavoro ,

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Caparexa 3:23 pm - 19th Marzo:

“Sfatiamo un altro luogo comune maschilista che pretende di dipingerci come sfaticate solo perché la società tiene ancora le donne ancorate al ruolo ricattatorio di madre di pupi piccoli e cresciutelli e perché i datori di lavoro non assumono donne.”
Siamo al delirio più totale….https://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wacko.gif
ma se, come dicono loro, “ci pagano di meno e lavoriamo di più”, pare un controsenso che questi datori non assumano donne, renderebbero di più e farebbero risparmiare danaro… ora mi viene il dubbio, o essi sono totalmente stupidi oppure ci stanno raccontando una marea di cretinate.
Tra l’altro, non so se ho visto poco il mondo e come gira, ma nelle banche, nei negozi, negli uffici si vedono lavorare più che altro DONNE (non solo, ma una buonissima percentuale). Senza contare che esse siano la metà di giudici ed avvocati, altro che “ancorate al ruolo ricattatorio di madri”!
Al contrario, in cantieri, fabbriche e strade vedo solo MASCHIETTI (facciamole contente, va…).
Nella zincheria in cui lavora il mio vecchio padre, a bruciarsi con lo zinco liquido, 100% sporchi ometti, nell’edificio in costruzione nel mio paese pure….
“Non è un mestiere da donna?” E perché no? Lo smentisce un recente studio che rivela che in Italia sono più di 4mila le donne fabbro e camioniste; 400 le elettriciste; 300 le calzolaie e altrettante le “falegname” e 700 le “carrozziere e meccaniche”.
E chi ha mai detto che non sono mestieri da donna? Ribadiamo il concetto che in tali impieghi siano presenti al quasi solo uomini, ma lì mica si chiedono quote rosa. Dico: le donne che si tirano su le maniche in queste situazioni meritano il mio più totale rispetto, semplicemente esplicitiamo la nettissima prevalenza maschile solo per far capire che la nostra vita non è una rave continuo, come loro sembrano intenzionate a far credere.
Comunque, ragionando con la loro logica, sui grandi numeri simili dati sembrano ben poca cosa , altrimenti sarebbe impossibile una percentuale del 97% di “bipedi fallodotati” per i morti sul lavoro. a proposito, perchè nel maschilismo dominante, mai ci si fa partecipi di tale realtà?
“E le minatrici? Oggi sono solo 5 ma ci sono sempre state.”
Senza accennare al fatto che esse si occupino di gas, sicurezza e controllo, non di picconare minerali (quella è roba da maschi privilegiati https://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yes.gif ).
E, come dice giustamente Mauro, prima le stesse bollano l’operaio come detentore di particolari privilegi in quanto “fallodotato”, poi quando si parla di quel pugno di donne che si avvalgono di cotali mestieri, ecco che tornano (riferito alle femmine e solo alle femmine) oppresse!
Incredibile, incredibile davvero!

Magari queste si definiscono pure di sinistra!
Ponendo donna= vittima a prescindere dello strato sociale e uomo=oppressore a prescindere dallo strato sociale, mettendo la casalinga moglie dell’operaio contro il marito (pur appartenendo entrambi ai ceti deboli ed in difficoltà) fare quotine per radicare le donne alla poltrona.
Dal “proletari di tutto il mondo unitevi” al “donne di tutto il mondo unitevi”.
E queste hanno la faccia tosta di definirsi SINISTRA?
Se è così, altro che femminicidio, qui sta avvenendo una carneficina terribile, il sinistricidio .
Qui vige l’allarme sinistricidio, bisogna fare leggi e decreti!

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Rino 4:47 pm - 19th Marzo:

“…ancorate al ruolo ricattatorio di madre di pupi piccoli e cresciutelli….”

Alle notazioni di Caparexa aggiungo questa, che le italiane fanno meno figli di ogni altro consorzio femminile al mondo, 1,2 figli ciascuna, poco più della metà del ricambio (2,1). Se a livello nazionale siamo a 1,4 ciò è dovuto alle straniere che pur essendo ca. l’8 % fanno quasi il 20% dei neonati.
Il che non impedisce di gridare poi che le italiane ne farebbero molti di più se la società maschilista non impedisse loro etc etc.
La menzogna più è smaccata tanto più viene creduta.
La contraddizione più è esplosiva, tanto meglio dilaga.
.
rdv

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Fabrizio Marchi 11:34 am - 24th Marzo:

Chiedo scusa, non c’è un riferimento diretto alla QM, però, non si può restare in silenzio, anche perché la gran parte di questi sono dei padri di famiglia…
Ecco la risposta dello stato a questi lavoratori che difendono il loro diritto al lavoro e alla vita…
http://www.youtube.com/watch?v=05Tbv5p51v8

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Fabrizio Marchi 11:56 am - 24th Marzo:

Naturalmente non bisogna neanche criminalizzare i poliziotti che sono dei lavoratori anch’essi, pagati per fare il loro lavoro.
Però ci sono dei momenti in cui ciascuno deve avere la forza e il coraggio di assumersi anche la responsabilità di rifiutare di eseguire quegli ordini che vanno contro la propria coscienza, contro ogni valore etico e sociale, contro i più elementari principi di giustizia.
Io non credo che quei poliziotti hanno scelto di arruolarsi per prendere a manganellate dei facchini che difendono il proprio posto di lavoro. Sono certo che, oltre al legittimo bisogno di lavorare, molti di loro che hanno fatto quella scelta sono stati spinti anche da ideali nobili come quello di combattere il crimine e difendere i più deboli dalle prepotenze dei violenti e dei prepotenti.
Ebbene, io chiedo a questi lavoratori, a questi uomini, a questi padri, a questi fratelli: non impugnate le armi contro i vostri fratelli, contro i lavoratori come voi. Non obbedite a quegli ordini. Lo so che è difficile, che rischiate seri e gravi provvedimenti disciplinari, e addirittura di essere sospesi o addirittura licenziati.
Ma ci sono momenti nella vita in cui si deve scegliere, in cui si deve stare dalla parte giusta. E non può essere giusta quella parte che ti dice di prendere a manganellate un facchino che sta manifestando perchè sta per perdere il suo lavoro, quello con cui mantiene se stesso e la sua famiglia.
Non sono i facchini i nemici dei poliziotti e non sono i poliziotti i nemici dei facchini (dei lavoratori).

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Luigi Corvaglia 10:36 pm - 10th Aprile:

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mauro recher 4:59 pm - 11th Aprile:

sulla falsa riga dell’articolo precedente
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/10/lavoro-5-morti-che-non-interessano/557905/
trovo che sia importante che ,anche un giornale a tiratura nazionale come il fatto, faccia presente

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