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15 Giu 2021  |  1 Commento

Divorzio: quando la legge è femminista. La storia di Carlo

“Scrissi la storia di Carlo 3 anni fa. Ma Carlo potrebbe essere anche la storia di Filippo, di Antonio, di Giacomo, perchè tanto il soggetto in questione non fa alcuna differenza.

Tribunale di Busto Arsizio, ma potrebbe essere qualsiasi tribunale di Italia.

Sono passati tre anni e da allora, ahimè, nulla è cambiato.

 

30 agosto 2018

DIVORZIO: QUANDO LA LEGGE E’ FEMMINISTA

LA STORIA DI CARLO

Questa è la storia di Carlo. Impiegato. 1.500,00 € al mese. Una storia che potrebbe essere il copione di altre mille storie italiane, altrettanto tristi, nelle quali le vittime, puntualmente, sono uomini.

Un matrimonio durato 3 anni, fatto di tanti sacrifici e di finte promesse. Un mutuo per la casa, arredo e corredo di prestigio, da far invidia a qualsiasi rivista di design. Ed infine, una bella bimba a coronare il sogno della famiglia del “Mulino Bianco”.

Ma la bella favola, dopo poco tempo, si trasforma in incubo. La moglie comincia a tradire Carlo con un collega di lavoro ed infine, dopo lunghi mesi di inganni e bugie, lo “invita” ad andarsene da casa e chiede la separazione.

E così inizia il calvario. Battaglie legali che non portano molto lontano… la casa coniugale, con annesso arredamento da copertina, viene assegnata alla moglie in quanto genitore collocatario della figlia minore. Peccato che sulla casa gravi un mutuo trentennale di 500,00 € al mese che la banca trattiene direttamente dalla busta paga di Carlo.

Ma non finisce qui, perché oltre al danno, nella storia di Carlo, si aggiunge la beffa.

All’indomani della separazione la (ex) moglie, con la sicurezza di chi ormai non ha più nulla da temere, decide di iniziare la convivenza con il suo amante (ormai compagno ufficiale) che quindi si trasferisce in casa di Carlo, nonostante la ferma opposizione di quest’ultimo. E così, Carlo si ritrova a dovere pagare un mutuo per una casa dove egli non vive ma nella quale vivono beatamente la sua ex insieme al suo nuovo compagno (che quindi vive a spese di Carlo).

Chiaramente, il Giudice ha ritenuto che Carlo debba corrispondere alla figlia un mantenimento mensile pari a € 200,00, oltre alla spese straordinarie.

Carlo, 42 anni, è stato costretto a tornare a vivere a casa dei genitori, e può ritenersi fortunato perché tanti uomini nella sua stessa situazione non hanno una famiglia disposta a riaccoglierli in casa. Vorrebbe trasferirsi in un appartamento per poter vivere da solo ma in busta paga, alla fine del mese, non gli resta quasi più nulla.

E questa sarebbe una legge giusta?

 

di Fabiola Grosso avvocato, esperta in diritto di famiglia

Padri separati manifestano al Tribunale: "meglio morti che schiavi" | Altarimini.it

Fonte foto: Altarimini.it (da Google)


1 Commento

Rino DV 11:46 am - 18th Giugno:

Caso tra centinaia di migliaia (in 50 anni quasi 2 milioni).
Ogni tanto qualcuno dei rapinati e schiavizzati esplode in stragi.
Lettura “Il maschio padrone non accetta la separazione”.
Solo 8-10 l’anno si trasformano in kamikaze su oltre 100.000 separazioni.
La accetta, la subisce, la paga il 99,99%. In silenzio.
Tragedia immane di cui non frega niente a nessuno.

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