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25 Giu 2010  |  24 Commenti

Guadagnate di più, pagateci la cena…

Gentile Fabrizio,

leggi con un po’ più di attenzione, per piacere! Chi dice che le donne non si devono proporre? Non certo io ma le difficoltà ci sono. Da quanto scrivo risulta che il proporsi va bene per uomini e per donne soltanto che trovo che spesso gli uomini: a) Si propongono a persone sbagliate o le scelgono (come tu con le “insospettabili” che ti hanno attaccato le infezioni ) b) Si propongono male e senza diplomazia e spesso non rispettano i tempi della donna a cui si rivolgono (sono troppo frettolosi e la fanno innervosire) c) Sono tristi e sciatti e – perciò- non fanno una buona impressione e si fanno dire di no. Quanto alle donne trovo che A) Non so perchè ma spesso – quando una donna si propone- l’uomo oggetto del desiderio fugge come il vento B) Quando l’oggetto del desiderio dice di sì poi la tratta come una puttana (perchè la disgraziata si è proposta senza lasciare a lui la parte gloriosa del cavaliere senza macchia e senza paura) C) Talvolta gli uomini prendono fischi per fiaschi: capita che una donna sia molto cordiale (io – per esempio – lo sono) ciò non vuol dire che si proponga, vuol dire soltanto che vuol fare amicizia. In seguito è possibile che si proponga ma non necessariamente. Insomma ci vuole un po’ di tempismo. Fatevi guidare dal cervello, non dal pisello. Obbiezione: La parità non è stata affatto raggiunta: le donne – a parità di mansione, di quantità di lavoro e di titolo di studio guadagnano – in media- il 30% in meno e addirittura molte non riescono neanche a trovare un lavoro decente e sono le prime ad essere licenziate. Quanti uomini ci sono – poi- che fanno – come le donne- un doppio lavoro di cui uno non pagato? In altri termini quanti uomini aiutano la moglie, compagna, convivente a sbrigare le faccende domestiche, far la spesa, cucinare e badare ai figli? Proprio perciò non sono affatto contraria a offrire la cena, l’aperitivo o altro ma mi sembra il caso che chi guadagna di più sia più generoso anche dal punto di vista economico e chi riceve un servizio gratuito debba trovar modo di ringraziare anche in modo concreto. Le donne recitano e parecchio (basti pensare al trucco). Io sono piuttosto spontanea (il che non vuol dire trascurata e maleducata). Sono per una certa diplomazia (non solo tra i sessi ma anche con il prossimo) la recitazione vera e propria non mi piace (troppo berlusconiana) Complimenti perchè non vai a puttane (per il motivo giusto). Che intendi per 2 cicli di analisi? Quanto tempo in tutto? Trovi che abbia funzionato? Fammi sapere! Certo che il tantra è difficile (e per i maschi un po’ di più ma anche per le donne ci sono cose che non sono poi una passeggiata)

Ciao. Brunella


24 Commenti

Fabrizio Marchi 1:27 pm - 25th Giugno:

Cara Brunella, sei simpatica perché “giochi a fare politica”, con me in questo caso, ma va bene; il gioco dialettico è anche questo.
Quindi le donne secondo te sarebbero autorizzate e giustificate nel farsi pagare la cena dagli uomini perché guadagnano meno di questi (addirittura del 30%, affermi tu). Riduci quindi furbescamente (sapendolo di fare) il “gioco” di potere insito in quella ipocrita pantomima che comunemente definiamo con il termine di corteggiamento (in cui è la donna mediamente a giocare come il gatto con il topo) ad una mera questione economica. Sei perfettamente consapevole che la “cena offerta” è solo un simbolo. Il simbolo per eccellenza di quel rapporto di dominio all’interno dei sessi che vede in questo caso le donne in una posizione di assoluta supremazia psicologica e non solo sulla grande maggioranza degli uomini. L’uomo fa la sua recita che può durare più o meno tempo (una violenza psicologica che è costretto a subire, credimi) al termine della quale la donna, nel momento in cui ritiene che il suo ego sia stato sufficientemente appagato e che l’uomo sia oramai cotto al punto giusto, ormai in procinto di stramazzare, decide di “concedersi”. In cuor suo pensa “Guarda questo mezzo coglione quali doppi salti carpiati gli tocca fare per portarmisi a letto…”. Insomma siamo di fronte ad una contrattazione non dichiarata, uno dei capitoletti del mio pamphlet “Le donne: una rivoluzione mai nata” (Mimesis Edizioni) pubblicato tre anni fa e che se vuoi leggere puoi ordinare da Feltrinelli.
Anche perché se lo fosse (dichiarata) il gioco finirebbe, l’ipocrita impalcatura crollerebbe e il tutto si risolverebbe in una semplicissima domanda da parte dell’uomo:”Come sei carina, ti va di scopare?”. Oppure, se vogliamo essere un pò più brutali ma molto più realisti:”Come sei carina, quanto vuoi o cosa vuoi in cambio per scopare?”. Da sottolineare che la logica dello scambio non è necessariamente economica. Può essere anche la richiesta di una relazione affettiva. Ma non cambia la sostanza; siamo sempre all’interno di una contrattazione concettualmente economica:comunque “non te la do gratis” ma in cambio di qualcos’altro. Questo è ciò che intendiamo quando parliamo di ragione strumentale e mercantile applicata alla sfera sessuale e affettiva. Mentre il sesso, per essere tale, dovrebbe essere sempre un piacere e un dono.
Ma è evidente che se si giocasse a carte scoperte le donne perderebbero TUTTO il loro potere sugli uomini.
Torniamo ora alla questione economica. Mi dispiace dirtelo, Brunella, ma sei vittima anche tu della “grande menzogna” (d’altronde non è colpa tua). Il calcolo dei redditi femminili e maschili viene calcolato nello stesso modo ipocrita con cui si calcola il reddito medio delle persone in una dato contesto. In questo modo si afferma ad esempio che il reddito medio pro capite in un determinato paese è di 20.000 euro o dollari all’anno, senza però specificare che in questa forbice ce ne sono alcuni che ne guadagnano 100.000 se non milioni e altri che ne guadagnano 1.000. Ma in realtà nel nostro caso l’ipocrisia è ancora maggiore perché si arriva a parlare di discriminazione. Come se a parità di mansione e di qualifica le donne percepissero un salario minore di quello degli uomini. Il che è una menzogna allo stato puro perché se così fosse ciò significherebbe che i contratti di lavoro (spesso contratti collettivi nazionali per lo meno finchè non cancelleranno anche questi e non è escluso che ciò possa accadere a breve per lo meno nel comparto privato) prevedono una discriminazione e una differenziazione sulla base dell’appartenenza di genere. Una forma nazista di apartheid che non è mai esistita, credo, neanche nel Sud Africa dei tempi più bui della relazione fra bianchi e neri e che certamente non esiste in Italia e in Europa e credo nella totalità del mondo occidentale, più o meno sviluppato. Ti sfido a trovare un solo contratto di lavoro, collettivo o individuale, dove sia prevista una minor retribuzione a parità di mansioni e qualifiche per le donne rispetto agli uomini. Sarebbe ovviamente una discriminazione di tipo sessista, razzista e nazista, peraltro, non c’è neanche bisogno di dirlo, incostituzionale. Non solo, se veramente le donne fossero vittime di questa aberrante discriminazione, logica vorrebbe che sarebbero le più ambite da tutti gli imprenditori, privati ma anche pubblici o parapubblici, ai quali non sembrerebbe vero di poter abbattere il costo del lavoro e aumentare i loro profitti. Invece, mentre da una parte si sbandiera questa discriminazione, contestualmente si afferma che le donne hanno molto più difficoltà degli uomini nel trovare un’occupazione. Una bella contraddizione in termini. Non trovi? Come la spieghi? (evitiamo slogan e concentriamoci eventualmente su una risposta razionale e argomentata).
Vediamo ora la prima obiezione che sicuramente avanzerai: ciò che conta non è la forma ma la sostanza. Intanto in questo caso la “forma”, cioè l’impianto giuridico e costituzionale è anche la sostanza; quindi è assolutamente improprio ancorchè grave parlare di discriminazione. Ciò detto, torniamo al primo punto affrontato, cioè al paragone con il calcolo del Pil e del reddito pro capite. Un recentissimo studio dell’”Osservatorio sulla gestione della diversità” dell’Università Bocconi (direi che possa essere considerato attendibile) e pubblicato tempo fa sul Corriere della Sera ci dice che le differenza salariali a parità di mansioni, qualifiche, inquadramento e anzianità fra uomini e donne, sarebbero all’incirca del 2%. Praticamente nulle. La differenza rispetto ad altre ricerche è notevole. L’Istat aveva stimato, nel 2007, la differenza al 7%, Unioncamere, nel 2008, al 17%, mentre per Eurispes, nel 2009, il differenziale avrebbe toccato il 16%. (mai comunque al 30% di cui parli tu e la vulgata corrente). Il “segreto” della nuova verità sta proprio nei criteri della ricerca, che, differentemente da altri studi, non si limita a mettere a confronto il monte salari di uomini e donnne deducendo la discriminazione dal diverso ammontare. “La novità- dice la coordinatrice dell’Osservatorio Simona Cuomo- è che non ci siamo fermati a valutare la differenza tra lo stipendio medio delle donne e degli uomini ma siamo andati a vedere quanto guadagnano esattamente un uomo e una donna a parità di qualifica, mansione, inquadramento, anzianità di servizio.
Naturalmente, quello stesso studio ci spiega che ci sono molte più donne che svolgono attività lavorative part time rispetto agli uomini da una parte e che, dall’altra, man mano che i livelli di qualifica aumentano, il numero delle donne tende a diminuire. Cosa che nessuno nega, sia chiaro, e che spiega il permanere della diversità dell’ammontare complessivo del reddito. Ma questo non ha nulla a che vedere con la presunta discriminazione salariale su base sessuale.
D’altro canto, se tocchiamo il tema della discriminazione sostanziale e non solo “formale” nel mondo del lavoro, se è vero che ancora la maggioranza dei manager e dei membri dei consigli di amministrazione delle aziende sono uomini, è altrettanto vero che sono sempre gli uomini a svolgere i mestieri e i lavori più faticosi e soprattutto pericolosi. Come forse non sai (e ora lo sai) il 95 % circa dei morti sul lavoro sono uomini. Una vera e propria tragedia di classe e di genere. Si parla molto ormai (giustamente) del primo aspetto ma mai del secondo. A riprova di ciò, ammesso che sia necessario, non possiamo non notare che la grande maggioranza dei dipendenti della scuola e della pubblica amministrazione, dove tutt’al più ci si può prendere un esaurimento da noia ma certo non si muore cadendo da un ponteggio edile né ci si ammala anzitempo di silicosi o di altre simili amenità, sono donne. Un’altra bella contraddizione dal momento che le donne stesse, giustamente, hanno posto il valore dell’eguaglianza (sul quale noi concordiamo del tutto). Logica vorrebbe quindi che le pari opportunità e le quote dovrebbero essere proposte in qualsiasi ambito e non solo per le assemblee elettive e per i consigli di amministrazione. Il giorno che questa richiesta verrà avanzata avrà il pieno appoggio degli Uomini Beta. Non mi pare però che ci siano segnali in questa direzione né, francamente, credo, ce ne saranno mai…
Arrivo all’ultimo punto. Il proporsi. Sostanzialmente, anche se lo neghi formalmente , ribadisci che sono gli uomini che devono proporsi. Dove sta scritto? Chi lo ha stabilito? Non siamo forse uguali? E allora?
Come dici tu, “siamo tristi, sciatti, noiosi, prendiamo fischi per fiaschi, non rispettiamo i tempi, non sappiamo interpretare i vostri messaggi cifrati, non capiamo mai quando è il momento di prendere l’iniziativa…”.
Ebbene, visto che siamo così fallaci e incapaci di assolvere a questo compito, visto che è così facile, perché non proviamo ad invertire completamente i ruoli? Tanto più che siete voi che avete l’ultima parola in questo “gioco”. Pensa che bello per noi non avere più lo stress di renderci interessanti, di colpire la vostra attenzione, di inventarci la battuta brillante, di ricevere i vostri dinieghi, spesso sprezzanti, le vostre alzate di spalle, di recitare copioni avvilenti e preconfezionati, di spendere soldi in cene, regali e regalini vari, di assumere determinati atteggiamenti, e tutto il noiosissimo e stressantissimo carico da undici che ci costringete a fare per poter arrivare al conquibus?
E allora? Come mai vi attardate proprio su questo punto? Siete andate avanti su tutto ma su questo punto non cedete di una virgola. Come mai? Forse prendete solo il “meglio” dell’eguaglianza (i diritti) e tralasciate il “peggio” (i doveri, la responsabilità e il saper prendere l’iniziativa, possibilmente con qualcosa di più esplicito che non un fugace sguardo da interpretare)? E lasciate a noi il “lavoro sporco”? “Magari dicendo che da che mondo è mondo sono gli uomini che si sono sempre proposti?”. Delle due l’una. Non si sfugge. O l’eguaglianza piena (e noi siamo con voi) a tutti i livelli oppure il ritorno al passato (e noi non ci stiamo), ma con le regole e il sistema di diritti-doveri del passato. A noi non piaceva quel mondo ma non ci piace neanche questo.
Fabrizio
P.S ho fatto diversi percorsi psicoanalitici, il più lungo con una psicoanalista junghiana, più altre esperienze di psicoterapia. Credo che siano serviti, certo, ma come mi è servito fare tante altre cose, studiare, fare politica, coltivare le amicizie, le relazioni affettive, praticare sport e ora occuparmi di queste tematiche e in particolare della condizione maschile.

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Silver 7:20 pm - 25th Giugno:

Brunella
“Si propongono a persone sbagliate o le scelgono (come tu con le “insospettabili” che ti hanno attaccato le infezioni )”
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Cosa vuol dire che gli uomini “si propongono a persone sbagliate” ?
Di rimando, e provocatoriamente, potrei farti notare che ti contraddici, perché essendo le appartenenti al sesso femminile più sensibili, più empatiche, più astute, più intelligenti, più tutto di quei trogloditi degli uomini – e pertanto “superiori” – , è impossibile che possano essere “sbagliate” per i suddetti… o no?
Casomai saranno quest’ultimi ad essere “errati”… o no?
Riguardo alla questione delle infezioni, ti rammento che nessuno porta scritto in fronte se è stato contagiato o meno da qualche batterio o virus a trasmissione sessuale; in questi casi non c’è mai una certezza assoluta, si può solo limitare il rischio al minimo, prendendo le dovute precauzioni e, eventualmente, evitando un certo genere di rapporti.
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Brunella
“Si propongono male e senza diplomazia e spesso non rispettano i tempi della donna a cui si rivolgono (sono troppo frettolosi e la fanno innervosire)”
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Perfetto; e allora cominciate a muovere il deretano anche voi, che poi vediamo cosa siete capaci di fare… Tanto ormai siamo “pari”, no?
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Brunella
“Sono tristi e sciatti e – perciò- non fanno una buona impressione e si fanno dire di no.”
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Chissà, magari alcuni sono tristi e sciatti proprio perché hanno quotidianamente a che fare con un certo genere di femmine, convinte di avercela d’oro…
Nondimeno, qualcuno potrebbe farti notare che moltissime appartenenti alla Razza Eletta, sono piene di paranoie, complessi ed inibizioni varie, che solitamente sfogano sui poveracci che hanno la malaugurata idea di relazionarcisi.
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Brunella
“Fatevi guidare dal cervello, non dal pisello”
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Traduzione: “voi uomini siete solo dei poveri coglioni”.
Al tempo stesso, però, se non ci facciamo “guidare dal pisello” quando lo dite voi femminucce, siamo solo dei poveri tonti col cazzo moscio, se non gay.
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Brunella
“La parità non è stata affatto raggiunta: le donne – a parità di mansione, di quantità di lavoro e di titolo di studio guadagnano – in media- il 30% in meno e addirittura molte non riescono neanche a trovare un lavoro decente e sono le prime ad essere licenziate.”
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Sì, in effetti uomini e donne non sono pari, visto e considerato che sono i primi e non le seconde a svolgere i lavori più nocivi, pesanti e pericolosi.
Non a caso sono quasi esclusivamente gli uomini a morire sul posto di lavoro.
Ehi, Brunella, ma chi è che lavora nei cantieri, nelle cave, nelle fonderie, nelle miniere, nei pozzi petroliferi, etc? Chi è che vi costruisce le case dove vivete, le scuole dove studiate, le discoteche dove ballate, le piscine dove nuotate, le strade, i ponti, le gallerie, etc, dove viaggiate? Chi ha inventato la pillola? Chi ha inventato i vaccini contro poliomenite, difterite, febbre tifoidea, morbillo, scarlattina, varicella, peste bubbonica, tubercolosi, vaiolo, etc.? E riguardo al parto indolore e all’aborto sicuro, chi dovete ringraziare?
E, ditemi, chi è che ha inventato il pc e internet, ovvero gli strumenti attraverso i quali diffamate quotidianamente tutti gli uomini, quindi anche i vostri padri e fratelli? Insomma, chi è che ha creato quasi tutto quello che esiste al mondo?
Brunella, sai cos’ero solito scrivere, anni fa, a mò di provocazione?
“Fosse per voi femmine vivremmo ancora nelle caverne, al massimo nelle capanne…”.
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Brunella
“Quanti uomini ci sono – poi- che fanno – come le donne- un doppio lavoro di cui uno non pagato? In altri termini quanti uomini aiutano la moglie, compagna, convivente a sbrigare le faccende domestiche, far la spesa, cucinare e badare ai figli?”
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Innanzitutto una domanda: quella italiana è non è la società mammista per eccellenza? E’ o non è la società dove sono anzitutto le donne/madri ad educare i figli? E’ o non è la società dove l’educazione dei figli è un monopolio femminile, sia a casa che a scuola?
Quindi? Ma poi, fammi capire: di quali uomini parli? Di quali generazioni? Conosco una caterva di35- 40-45enni che spingono passeggini, fanno il bagno ai figli (uno di questi è mio fratello), puliscono, lavano e cucinano, spesso anche meglio delle rispettive compagne, le quali, a differenza delle loro madri e nonne, non sono certamente dei “fulmini di guerra” ai fornelli. In definitiva siete le generazioni femminili più coccolate e viziate della storia; nonostante ciò continuate a lagnarvi ed a rompere.
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Brunella
“Proprio perciò non sono affatto contraria a offrire la cena, l’aperitivo o altro ma mi sembra il caso che chi guadagna di più sia più generoso anche dal punto di vista economico e chi riceve un servizio gratuito debba trovar modo di ringraziare anche in modo concreto.”
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Sì, certo, come no…
Orbene, ipotizziamo che io e te ci conosciamo ed usciamo insieme, ed ipotizziamo pure che io guadagni più di te.
Ora, il sottoscritto dovrebbe pagarti la cena in virtù dei… “servizi gratuiti” delle donne? Gratuiti a chi? Quale servizio gratuito mi avresti ipoteticamente fatto, Brunella? Ma cos’è una barzelletta? Oppure un film?

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Silver 7:28 pm - 25th Giugno:

IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell
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I media divulgano studi secondo i quali le donne dedicano molto più tempo alla casa e alla cura dei figli e concludono: «Le donne fanno due lavori; gli uomini uno solo». Ma ciò è fuorviante. Le donne lavorano più ore in casa, ma gli uomini lavorano di più fuori casa. E l’uomo medio passa più tempo sui mezzi di trasporto e dedica più tempo all’orto, alle varie riparazioni, a imbiancare… Che cosa succede se si mettono insieme tutte queste cose? Ad esempio, uno studio condotto all’università del Michigan, e presentato nel 1991 dal Journal of Economic Lìterature, rilevò che l’uomo medio statunitense lavorava 61 ore alla settimana, la donna media 56. È forse un cambiamento che si è verificato di recente? No. Nel 1975, esaminando un campione nazionale di massima attendibilità, si rilevò che nelle famiglie – sommando le ore dedicate ai figli, alla casa, al lavoro fuori casa, ai trasferimenti e al giardinaggio – i mariti svolgevano il 53 per cento del lavoro globale, le mogli il 47 per cento.
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Ah, già, ma gli uomini italiani sono diversi da quelli statunitensi e molto più sfaticati… E va beh…

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Silver 7:33 pm - 25th Giugno:

Questo articolo fu postato su U3000 da Ventiluglio.
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La Disparità negli Stipendi Riflette le Priorità delle Donne
Mercoledì, 22 Settembre 2004
Di Wendy McElroy

Un rapporto dall’Ufficio del Censimento degli Stati Uniti del 26 Agosto ha affermato che lo stipendio medio a tempo pieno femminile per le donne era di 75,5 centesimi per ogni dollaro guadagnato similmente dall’uomo;
Valore che è inferiore dello 0,6 percento dal dato del 2002.

Le femministe di genere (“gender-feminist” nel testo N.d.T.) hanno immediatamente gridato: “la discriminazione sta aumentando!”
Questo atto d’accusa è veritiero?
In che modo viene utilizzato?

L’Istituto di Ricerca per la Politica delle Donne ha immediatamente pubblicato un comunicato stampa che ha usato il dato dei 75,5 centesimi per richiedere un aumento nello stipendio minimo ed un maggiore rafforzamento nell’applicazione delle leggi per le pari-opportunità.

Ma potrebbe non esserci alcun problema da risolvere.

Per prima cosa, lo 0,6 percento potrebbe essere una variazione statistica insignificante, poiché particolarmente gli stipendi delle donne sono aumentati costantemente durante l’ultima decade.
Inoltre un’indagine non è uno studio scientifico; indica soltanto che qualcosa può meritare più attenzione. Non spiega perché vi è un divario di stipendio.
Nel 2003, L’Ufficio Generale di Contabilità degli Stati Uniti (GAO) ha osservato: “dei molti fattori che concorrono nel determinare le differenze nei guadagni fra gli uomini e le donne, il nostro modello ha indicato che la tipologia di lavoro è un elemento chiave”.
Specificamente, le donne hanno in media meno anni di esperienza di lavoro, lavorano meno ore all’anno, è meno probabile che lavorino con orario a tempo pieno e lasciano il lavoro per periodi di tempo più lunghi rispetto agli uomini.”
Il GAO ha affermato di non essere in grado di “determinare se questa residua differenza sia dovuta a discriminazione o ad altri fattori.”
Per esempio, alcuni esperti hanno detto che alcune donne rinunciano ad avanzamenti di carriera e più alti guadagni a favore di un lavoro che offra flessibilità per poter gestire le responsabilità della famiglia e del lavoro.
In breve, più donne che uomini è probabile che cerchino dei lavori a basso-stipendio ma con orari flessibili per passare più tempo con le loro famiglie.
Se è così, quando prendete due liste di dati, una relativa agli impieghi delle donne ed una relativa agli impieghi a tempo pieno degli uomini ed andate alla metà esatta di ciascuna, ovvero la media, gli stipendi delle donne saranno naturalmente inferiori a quelli degli uomini.

Ma che dire a proposito di lavori a tempo pieno paragonabili?
Che cosa può causare una disparità di stipendio in quel caso?

Consideriamo soltanto due possibilità.
In primo luogo, la definizione di “occupazione a tempo pieno”:
La maggior parte delle indagini la definisce come un impiego di 35-o più o 40 ore alla settimana.
Ma esiste una differenza enorme fra un impiegato che cronometra 40 ore ed uno che ne lavora 60.
Per gli stessi motivi per i quali le donne cercano orari flessibili, è anche probabile che lavorino meno ore in un lavoro a tempo pieno.
Aumenti, indennità e promozioni si indirizzano più naturalmente verso gli impiegati che lavorano con orari più lunghi.
Effettivamente, quando si eliminano alcune variabili come il fatto di avere bambini, il divario di stipendio virtualmente sparisce.
Nel loro libro “Woman’s Figures” (1999), l’economista Diana Furchtgott-Roth e Christine Stolba hanno meticolosamente confrontato i dati sui guadagni degli uomini e delle donne senza figli dai 27 ai 33 anni. Hanno trovato che la disparità di stipendio è limitata a 98 centesimi.

Un secondo motivo possibile per la disparità di stipendio:
Le indagini non tengono conto solitamente di fattori quali i premi di spostamento.
Cioè spostamenti pericolosi o comunque indesiderabili sono più altamente pagati ed è più probabile che siano fatti dall’uomo.
Lavorare nel turno di giorno come tassista non è realmente la stessa cosa che lavorare nel più pericoloso turno di notte, ma è usualmente considerato in tal modo dalle indagini.

La disparità risultante negli stipendi non ha niente a che fare con la discriminazione contro le donne. Riflette le preferenze delle stesse donne.
Se questo è vero, quindi la disparità di stipendio non è un problema da risolvere.
È soltanto una statistica interessante che indica che uomini e donne, una volta offerto loro un campo da gioco livellato, tenderanno ad esprimere differenti priorità e, così, finiranno ad occupare posti differenti. (questa è una generalizzazione grezza, naturalmente, e non dice niente di diversi uomini e di diverse donne).

Persone, come me, che sostengono che la disparità di stipendio è principalmente un riflesso delle preferenze delle donne, sono spesso accusate di non preoccuparsi per niente di uguaglianza o giustizia.
Una affermazione più esatta è che è differente la visione di “uguaglianza” e di “giustizia”.
Da decenni, le due visioni sono in competizione l’una con l’altra nel dibattito a proposito del divario negli stipendi.

La prima visione — quella presentata qui — sostiene l’uguaglianza di opportunità (il termine in americano non ha niente a che vedere ovviamente col concetto italiano distorto di “pari-opportunità” – N.d.T.).
Cioè dovrebbe essere protetta ugualmente dalla legge la capacità di ogni individuo di esercitare i suoi diversi diritti nei confronti della persona e della proprietà, con nessun vantaggio assegnato ad alcuno.
Una tale uguaglianza di opportunità renderebbe inevitabilmente i risultati disuguali negli stipendi, per esempio — perché i risultati dipendono da molti altri fattori, compresa l’abilità, il lavoro duro, il carattere e la fortuna.
La disuguaglianza dei risultati non è un’indicazione di ingiustizia, perché la giustizia risiede nel fatto di ricevere ciò che ogni individuo (sia esso un lui o una lei) merita.
Gli impiegati che competono con uguaglianza di opportunità si meritano tutto ciò che sono in grado di negoziare con un datore di lavoro sulla base dei loro meriti e delle sue necessità.
Questa è giustizia.

Una visione alternativa definisce l’uguaglianza come il fatto la gente sia politicamente, economicamente e socialmente “uguale”.
La giustizia è misurata da quanto ugualmente tutte le persone condividono i profitti.
Questa visione è spesso denominata egualitarismo.
Winston Churchill ha fotografato la differenza che intercorre tra le due diverse visioni di giustizia con l’affermazione: Nessuna politica che sia priva di totalitarismo può assicurare il secondo principio.

La disparità di stipendio, infatti, ci dice qualcosa che merita attenzione circa la preferenza dell’essere umano e della società.
Gli egualitaristi dovrebbero ascoltare con più attenzione ciò che viene detto.

Wendy McElroy è redattrice di ifeminists.com e ricercatrice per l’Istituto Indipendente di Oakland, California.
È autrice e redattrice di molti libri ed articoli, compreso il nuovo libro, “la libertà per le donne: Libertà e Femminismo nel ventunesimo secolo “(Ivan R. Dee/Independent Institute, 2002).
Vive con il marito in Canada.

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Silver 7:50 pm - 25th Giugno:

IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

Le «celle di vetro» del sesso a completa disposizione

4 Le professioni mortali: «Il corpo è mio, ma non lo gestisco io»
Gli uomini non sono esseri viventi ma esseri facenti.
Sentiamo ripetere spesso che le donne sono relegate a fare lavori malpagati, senza sbocco, in ambienti di lavoro miserabili come le fabbriche. Ma allorché The Jobs Related Almanac classificò 250 mestieri, dal migliore al peggiore, basandosi su una combinazione di fattori come stipendio, stress, ambiente di lavoro, prospettive, sicurezza e fatica fisica, si rilevò che 24 dei 25 mestieri peggiori erano svolti quasi esclusivamente da maschi. Qualche esempio: camionisti, lattonieri, conciatetti, costruttori di caldaie, boscaioli, carpentieri, muratori o capisquadra, operatori di macchinari per l’edilizia, saldatori, costruttori di mulini, metallurgici. Questi «mestieri peggiori» hanno tutti un elemento in comune: dal 95 al 100 per cento toccano agli uomini.
Ogni giorno muoiono sul lavoro tanti uomini quanti mediamente ne morivano in Vietnam in una giornata. In sostanza, gli uomini sono chiamati tre volte alla leva: per tutte le guerre, come guardia del corpo gratuita e per tutti i mestieri pericolosi, o «professioni mortali». Gli uomini si sentono sempre psicologicamente richiamati.
Come le donne forniscono l’utero per creare i bambini, spesso gli uomini forniscono il grembo finanziario per mantenere i bambini. Molti sono spinti a scegliere professioni mortali proprio per fornire questo grembo finanziario. Il motto non detto delle professioni mortali è: Il corpo è mio, ma non lo gestisco io.

Le professioni mortali: la più grande «cella di vetro» degli uomini
«Nel 94 per cento degli incidenti mortali sul lavoro sono coinvolti gli uomini.»
«Negli Stati Uniti il tasso di mortalità maschile sul lavoro è dalle tre alle quattro volte superiore a quello del Giappone. Se negli USA il tasso fosse quello giapponese, salveremmo ogni anno la vita di circa 6000 uomini e 400 donne.»
«Negli Stati Uniti c’è un solo ispettore che controlla la sicurezza delle condizioni di lavoro per ogni sei addetti al controllo della pesca e della caccia.»
«Negli Stati Uniti la sicurezza sul lavoro non è ancora uno dei corsi richiesti per conseguire un master in economia.»
«Nel corso di ogni ora lavorativa, un operaio edile perde la vita negli Stati Uniti.»
«Più un mestiere è pericoloso più è massiccia la presenza di uomini. Alcuni esempi:
Occupazioni pericolose
Pompieri 99% maschi
Taglialegna 98% maschi
Camionisti 98% maschi
Operai edili 98% maschi
Minatori 97% maschi
Occupazioni sicure
Segretari 99% femmine
Receptionist 97% femmine
Uno dei motivi per cui i mestieri svolti dagli uomini sono meglio pagati, è che sono anche più pericolosi. Il supplemento di paga potrebbe essere definito «indennità per la professione mortale». E, nell’ambito di una data professione mortale, quanto più
un incarico è pericoloso tanto più probabilmente sarà affidato a un uomo.
Entrambi i sessi contribuiscono a creare quelle invisibili barriere che poi tutti e due sperimentano. Esattamente come il «soffitto di vetro» descrive l’invisibile barriera che tiene le donne lontane dai mestieri meglio pagati, così la «cella dì vetro» descrive l’invisibile barriera che costringe gli uomini ai mestieri più pericolosi.
Il popolo delle celle di vetro sta attorno a noi. Ma poiché sono i nostri uomini di seconda scelta, li rendiamo invisibili. (Quante volte abbiamo sentito dire a una donna: «Ho conosciuto un dottore…» ma mai: «Ho conosciuto uno spazzino…»)

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Silver 7:53 pm - 25th Giugno:

IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.
Potere netto
«L’U.S. Census Bureau rileva che le donne capifamiglia hanno un’entrata netta che è il 141 per cento di quella degli uomini capifamiglia.»
(Il valore delle statistiche sul netto è che ci consentono di valutare che cosa a lui e a lei resta una volta adempiuti i rispettivi obblighi finanziari. Il netto medio delle donne è di 13.885 dollari, quello degli uomini di 9883 dollari. Ciò accade perché, sebbene i capifamiglia maschi abbiano entrate lorde più elevate, hanno anche obblighi economici molto più pesanti. È più probabile che siano loro a mantenere la moglie, o la ex moglie, e non le mogli a mantenere loro, e pertanto con le entrate devono provvedere a sé, alla moglie e ai figli – non solamente al cibo e alla casa, ma anche all’istruzione, le assicurazioni e le vacanze. Il divorzio spesso significa che la donna ottiene la casa, che l’uomo paga, e anche la custodia dei figli, che l’uomo mantiene. L’obbligo per la donna di passare più tempo con i figli fa sì che guadagni meno, mentre l’uomo guadagna di più ma spende anche di più.)
«In quell’1,6 per cento di persone ricchissime che fanno parte della popolazione americana (quelle con disponibilità di 500.000 dollari e oltre), il patrimonio netto delle donne è superiore a quello degli uomini.»
Com’è possibile che tante delle persone più ricche siano donne, se poi le donne non occupano nessun posto chiave nelle società? In parte perché scelgono gli uomini che quei posti occupano, e a loro sopravvivono. E in parte perché possono spendere di più e hanno meno obblighi finanziari…
Il potere di spendere
Uno studio sui grandi centri di vendita (compresi i negozi di abbigliamento maschile e di articoli sportivi) ha rilevato che lo spazio riservato agli articoli femminili è in genere sette volte superiore a quello riservato agli uomini. Entrambi i sessi comprano di più per le donne. La chiave della ricchezza non è quanto si guadagna, ma piuttosto quanto si spende per sé, a propria discrezione – o quanto viene speso per noi, su nostro suggerimento.
Nell’insieme, le donne controllano i consumi con ampio margine e quasi in ogni settore. Con il potere di spendere arrivano altre forme di potere. Il controllo sulla spesa da parte delle donne dà loro il controllo sui programmi televisivi, perché la TV dipende dagli sponsor. Quando a ciò si aggiunge il fatto che le donne guardano di più la TV in tutti i momenti liberi, è chiaro che gli spettacoli non possono permettersi di mordere la mano che li nutre. Le donne sono per la televisione quello che i boss sono per i dipendenti. Il risultato? La metà dei 250 film girati per la televisione nel 1991 mostrava le donne come vittime – sottoposte a «una qualche forma di maltrattamento fisico o psicologico».
Il «gap negli oneri finanziari»
Al ristorante, gli uomini pagano per le donne all’incirca dieci volte più spesso di quanto non tocchi alle donne, e più il ristorante è costoso più di frequente è l’uomo a pagare. Capita spesso che una donna dica: «In fondo, gli uomini guadagnano di più». Ma quando due donne vanno insieme al ristorante, nessuna delle due dà per scontato che sarà quella che guadagna di più a pagare il conto. L’aspettativa che gli uomini spendano di più per le donne crea il «gap negli oneri finanziari».
Ho avuto una prima avvisaglia di questo gap ripensando al mio primo appuntamento. Quando ero un teenager, mi piaceva fare il baby-sitter. (Amavo davvero i bambini, e inoltre era l’unico modo per essere pagato per svuotare il frigorifero!) Ma poi arrivò l’età dei primi appuntamenti. Purtroppo, come baby-sitter mi pagavano solamente 50 cent l’ora. Per tagliare l’erba, invece, si guadagnavano 2 dollari l’ora, ma io detestavo tagliare l’erba. (Vivevo nel New Jersey, dove le cimici, l’umidità e il sole di mezzogiorno rendevano quest’operazione decisamente molto meno gradevole della razzia di un frigorifero.) Ma non appena passai ai primi appuntamenti, cominciai anche a dedicarmi al taglio dell’erba.
Per i ragazzi, tagliare l’erba è una metafora del fatto che dobbiamo imparare presto a fare i lavori che ci piacciono meno solo perché rendono di più. Negli anni del ginnasio, i ragazzi cominciano a reprimere l’interesse per le lingue straniere, per la letteratura, la storia dell’arte, la sociologia e l’antropologia perché sanno che un laureato in storia dell’arte guadagna meno di un ingegnere. In parte a causa della prospettiva di futuri obblighi finanziari (con buone probabilità dovrà mantenere una donna, mentre non può aspettarsi di essere mantenuto da una donna), negli Stati Uniti 1′85 per cento degli studenti che frequentano la facoltà di ingegneria è costituito da maschi; oltre l’80 per cento degli studenti della facoltà di storia dell’arte sono invece femmine.
La differenza di stipendio tra una insegnante di storia dell’arte femmina e un ingegnere maschio sembra una forma di discriminazione, mentre in realtà entrambi i sessi sanno già in anticipo che una laurea in ingegneria rende di più. In effetti, la donna ingegnere che comincia a lavorare senza avere alcuna esperienza, guadagna mediamente 571 dollari all’anno in più della controparte maschile.
In breve, gli impegni finanziari che inducono un uomo a scegliere una carriera che gli piace di meno ma rende di più sono un segno di impotenza e non di potere. Ma quando s’impegna in quel lavoro, spesso le donne danno per scontato che pagherà lui perché «dopo tutto, guadagna di più». Pertanto, le aspettative di entrambi i sessi rafforzano la sua impotenza.

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Rita 7:59 pm - 25th Giugno:

io (ce so cascata anch’io) ve lo confesso: sta faccenda del proporsi un po’ mi preoccupa… insomma siamo state sgamate Brunè c’è poco da fare smile
Menomale che alla mia età non mi devo più preoccupare di imparare a rimorchiare. Ormai le mie frequentazioni includono ultra-cinquantenni che ci hanno fatto talmente il callo a fare i “cavalieri” che non riescono a farne a meno nemmeno se sono, giustamente, amareggiati? incaxxati? delusi? boh lascio a loro usare il termine che preferiscono. smile e devo ammettere che trovo difficoltà a pagare una cena o a offrire al bar ad amici e conoscenti uomini, pur mettendoci tutta la buona volontà. Adesso sento già il coro dei buuhh e chi ci crede. Lo confesso: io non mi sono MAI proposta, non come lo farebbe un uomo, posso aver iniziato a parlare con sconosciuti sul treno, sull’autobus, anche virtualmente, … ma al dunque, il primo passo esplicito non sono mai riuscita a farlo. Ho corrisposto insomma, ma ho lasciato (posso dire per timidezza, o forse per educazione o vigliaccheria, questo è tutto da stabilire) sempre che il primo passo lo facesse l’uomo.

Però posso dirti che

a) per quanto mi riguarda ho gradito quindi non mi sento di affermare che abbiano provato con la persona sbagliata …è evidente che gli stessi che con me l’hanno avuta facile avranno avuti rifiuti a me mai confessati, quindi avranno provato anche con donne sbagliate, pero’ pero’ capisco che se tutte (o la maggior parte e ti assicuro che quelle della mia generazione sono/erano così) “aspettano” “lanciano segnali” fanno l’occhiolino di sghimbescio o s’avvicinano che non si capisce se vogliono provarci o vogliono soltanto essere cordiali e gentili è ovvio che bisogna “rischiare” e chi rischia ha più facilità di scegliere male o di fraintendere. Magari la “prima scelta” ha dato il due di picche e allora si opta per il ripiego.
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b) si propongono male e sono frettolosi … magari pure le donne si propongono male, ed ecco perchè quegli uomini che ricevono proposte dalle donne fuggono come il vento …oppure dovrebbero “darlo” a tutte quelle che si propongono indistintamente?

Cioè ricapitolo per vedere se ho capito bene… se si propongono gli uomini e ottengono rifiuti è colpa loro che si pongono male, se si propongono le donne, gli uomini “desiderati” devono comunque porsi nell’atteggiamento psicologico di comprendere e seguire il gioco delle donne, insomma capire i tempi, sempre senza fraintendere tra cordialità e simpatia….

Insomma devono usare il cervello e accettare modalità e tempistiche femminili sia che si propongano loro sia che accettino le proposte femminili.

A questo punto capisco perchè ci vuole la psicanalista donna: devono prima studiare bene la psicologia delle donne, sia che la vogliano portare a letto sia che vogliano accettare di farsi a portare a letto.

Insomma davvero, sono seria, non ho ben capito la differenza tra il proporsi femminile e l’accettare la proposta.

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Damien 9:25 pm - 25th Giugno:

@Silver: a mio avviso tu devi essere una persona estremamente ottimista… pensi realmente che brunetta possa mai comprendere quanto affermi?

@Brunella: Esimia!! benvenuta e grazie, grazie ancora per averci fornito con il tuo luminoso intervento un ulteriore motivo per comprendere e consolidare le conclamate cloni che, di tanto in tanto, vengono su questo sito a confermarci che, nonostante il nick diverso, hanno la stessa forma mentis.. Brunella!! ma suvvia.. smettiamola con queste prese per i fondelli.. oggi qualsiasi donne ne ha visti di pù di un battaglione militare! dai su.. ora spiegami per quale cavolo di motivo io dovrei prostituirmi per una patonza slabbrata.. se devo proprio spendere soldi, mi faccio la rumena 25enne.. non rompe le palle, ha le tette sode, il culo da favola, due gambe da urlo, la pago per farmi godere e lei sà perfettamente come farlo.. totale? 150 euro.. Se conosco una come te, od un’amica come le tue.. alla prima mi tocca l’uscita ad un apericena.. e vai di 30 euro.. poi ci si vede per una serata in disco.. tu non paghi io si.. pero’ poi ti devo offrire il drink! (altri 10/15 euro). Ora.. se proprio ti sto simpatico, se ho passato il test con le tue amiche, se ho usato il bagnoschiuma giusto e non il pino silvestre, se fortuna ha voluto che posso esibire un bel sorriso che tra l’altro non tutti hanno, se ho la fortuna di essere vestito alla moda (perchè per voi sciatto e’ avere una camicetta tranquilla ed un pantalone ok) essere N ON sciatti equivale ad essere firmati e coi colori combinati alla perfezione! allora forse uscirai con me, all’uscita mi chiedi che lavoro faccio, anche se una mezz’ora prima mi hai analizzato con lo scanner ottico il tipo di auto e l’interno per capire chi io sia e che frequentazioni abbia, se fuori c’e’ un bmw, mercedes, Rav4, e quant’altro, parto con una marcia in piu’ , se ho casa di proprietà sono OK!! se ho un buon lavoro sono perfetto! vabbeh! anche se non sono alto moro occhi verdi.. chi se ne frega.. un vecchio proverbio dice “uomo ricco sempre giovane!”.. ok cosi ti porto a cena e mentre ceniamo vediamo un gruppo di donne, tra loro c’e’ una meglio vestita, pero’ alla fine della cena tutte da brave romane pagano ognuno per conto suo, spiegami una cosa.. perchè tra voi non pretendete che quella che piu’ guadagna paghi per tutte? aaah gia’! guadagnate MEDIAMENTE la stessa cifra.. capisco…

Brunella, siamo ancora alla cena.. e forse da te ho ottenuto 1) un paio di baci sulle guance 2) il tuo numero di cel 3) la simpatia.. mentre io a te ho dato: 1)un paio di baci sulle guance 2) il mio numero di cel 3)la simpatia 4) la benza nella macchina 5) l’apericena 6) le bevute in disco 7) conosci la mia situazione patrimoniale 8)sai quanto guadagno e 7)il totale della cena.. e a chi ho fatto tutto cio’? vediamo.. ad un parente? ad un amico leale e sincero? .. uhm.. no.. ad una PERFETTA SCONOSCIUTA che mi stà LETTERALMENTE RAPINANDO l’esistenza ed il portafogli in virtù della SUDDITANZA DELLA VULVA e del suo ESSERE DONNA… pero’ che figata!… Continuando.. cara Brunella.. tu quella sera non me la smolli.. in primis perchè se anche ti piaccio difficilmente lo farai perchè ti imponi di non sembrare una facile… AHaHhHAhAHHAhHAhAhHAHAH!!! che ridereeee…ops scusa.. aehm! dicevo e la seconda perchè che cavolo! ma possibile che sti uomini pensino solo ad una cosa??? (vatti a fare una cultura di cosa pensano le donne su internet..vai vai! noterai che hai ragione tu.. perchè le donne a quello non ci pensano.. ) ma proseguiamo.. chiacchierata con le amiche, era carino.. sisisi.. vestito bene.. sai ha un sacco di interessi.. bella casa.. auto.. sisi.. vabbe dai un pompino dovevi farglielo! noooo sia mai.. ricordi poi come andarono le cose con Cesare?? nono stavolta voglio essere sicura! (sicura de che??? che ti ama?? dopo 3 uscite?? perchè gli smolli una fica 40enne?) AHHHAh HAhahaAHHhHAHAHHA!!! aehm.. Quarta sera? alla quarta sera cinema e sushi!! ovviamente suggerito da te! e dopo? e beh.. dopo.. fuoco alle polveri.. vediamo… due tette manco della 4 misura.. diciamo modello cipolla, cioè appena le vedi ti viene da piangere! eppure sembravano.. mmah! magie del wonderbra! cellulite ovunque! abilmente contenuta dentro collant di bombana, costati na cifra ma vuoi mettere? intimo rigorosamente perizoma (ma non dovevate NON SEMBRARE UNA DI QUELLE???) che a stento riesce a contenere le grandi labbra che per il loro uso esaustivo cercano di svincolarsi da tale abbraccio …e finalmente si parte! Morale.. ho speso quasi 300 euro e mi sono sviscerato della mia vita privata per farmi una che non vale nemmeno il dito mignolo di una GENTIL DONNA, SERIA e PROFESSIONALE, per giunta GIOVANE E SODA.. , che non ha preteso NULLA da me se non il suo onorario!! oltre a cio’ ho dovuto superare test di: Economia Familiare, Economia Sostentativa Vulvare, Provino “alla ZELIG” per essere simpatico, finanziare una casa automobilistica tedesca, dare lavoro a D&G, piuttosto che a Sweet Years, o a Fendi.. che producono all’estero i loro stracci che, importano in intalia dove applicano le targhette, ho dovuto VIOLARE il mio io, in quanto, pur cosciente che la donna ha gli stessi diritti/doveri dell’uomo, io ho dovuto comprenderla e capirla in questa sua tempistica e tante altre cose… si hai ragione Brunella.. noi uomini siamo dei grandi COGLIONI! ma e’ tempo di reurrezione, non preoccuparti.. gia’ adesso si nota come nessun uomo che possa ritenersi tale si sognerebbe anche lontanamente di portarvi sull’altare, tutto cio’quando finalmente gli ultimi ometti zerbino periranno sotto le vostre incessanti e stupide richieste sessiste da vulgata! per quanto mi riguarda.. trovo piu’ DONNA una prostituta che tante femmine che vedo in giro!

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Milo 10:30 pm - 25th Giugno:

Ciao a tutti.

Fabrizio: “Un recentissimo studio dell’”Osservatorio sulla gestione della diversità” dell’Università Bocconi (direi che possa essere considerato attendibile) e pubblicato tempo fa sul Corriere della Sera ci dice che le differenza salariali a parità di mansioni, qualifiche, inquadramento e anzianità fra uomini e donne, sarebbero all’incirca del 2%. Praticamente nulle.”

Non so se il rapporto a cui fai riferimento è lo stesso, comunque per quello redatto da OD&M Consulting (collaborano con Job24 de Il Sole 24 Ore) il 2% è lo scarto massimo – per dire come anche nei piccoli numeri c’è l’ effetto D(donna): devono scegliere quello più favorevole alla loro immagine.
Per esempio i dirigenti donna di media impresa guadagnano (in media) uno +0,3% in più rispetto ai colleghi uomini. Tra impiegati e operai m/f c’è invece un 1% circa (che immagino siano i permessi presi del c.d. “doppio lavoro” femminile. Ciò lo quantifica).

http://img522.imageshack.us/img522/7391/screenhunter1bx9.png

fonte: Panorama n°20 del 2007 – http://www.panorama.it/edicola/panorama/2007-20-106-0

…e aggiungo che le dipendenti pubbliche sarebbero anche più “fannullone”:

http://www.corriere.it/economia/07_dicembre_01/scandalo_bonus_presenza_95180af2-9fe1-11dc-8bf1-0003ba99c53b.shtml

Dunque per loro il c.d. “doppio lavoro” è già retribuito… e pertanto dovrebbe essere anche obbligatorio. Dico in generale perché invece non lo è. Per esempio mia cugina non fa niente di niente, non lavora e non cura la casa, ma non può essere licenziata dal marito per giusta causa.
E soprattutto al momento della separazione: lui le paga l’ assegno per garantirle lo stesso tenore di vita – giusto? – e lei gli fa le pulizie di casa vita natural durante, per garantire – a lui – lo stesso tenore di vita.
Molto equo, o no?
Brunella sei d’accordo?

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stefano 10:30 am - 28th Giugno:

Ho scoperto da un articolo su un settimanale l’esistenza di questo “movimento” e me ne sono interessato. Da quello che ho letto fin’ora mi trovo sostanzialmente d’accordo. Non so però se serva o anche solo se desideri personalmente aderire ad un gruppo limitato di persone al fine di rivendicare un idea che dovrebbe essere condivisa da tutti. Ci debbo pensare.

Ho letto alcuni degli interventi e mi sembra ci sia motivatamente troppo risentimento da entrambe le parti. Mi limito perciò, per ora, ad un contributo che spero possa stimolare una discussione. In quanto perlomeno della necessità di un confronto sono convinto.
Sottopongo alla vostra attenzione quanto ci viene negato, in quanto maschi, nella sfera affettiva.
Non penso al sesso (“per una volta” direbbe forse la Brunella) e sebbene non sia un male e anche su di quello si dovrebbe parlarne e farne di più, io penso in questo momento ai figli e a quei spazi che in quest’ambito, nonostante gli sforzi fatti dagli uomini, ci vengono negati.
Se non ne sapete nulla, suggerisco oltre che su questo stesso sito, di farvi un giro su internet digitando qualche parola chiave del tipo: “padri separati, figli negati” e simili.

È importante, per capire quant’è lungo il cammino verso l’uguaglianza, che questi spazi ci vengono spesso negati proprio dalle donne. Le madri hanno credo molte difficoltà in questo e la mia esperienza ha visto più donne che uomini venirmi a dire che la mamma è la mamma, sottintendendo che la natura vuole che loro siano più portate per l’educazione dei figli.
Personalmente non lo ritengo vero, ma il mio intento non è tanto dimostrare che è falso, quanto sottolineare che le legittime conquiste delle donne e gli anni passati sotto questo buon segno, hanno a mio avviso perlomeno evidenziato che la prepotenza non è una prerogativa maschile.

Iniziare questo tipo di cambiamento era e resta un passaggio storico fondamentale di cui avevamo bisogno. Resto tuttavia convinto che questo cammino non sarebbe stato possibile se non ci fosse stata anche l’adesione di una parte degli uomini. Non dovrebbe intendersi come la vittoria delle donne sugli uomini, come spesso viene principalmente percepito da alcune donne, ma l’inizio di una vero rivoluzione sessuale.
Non voglio però prestare queste idee a chi intende ancora demonizzare le donne meritevoli o meno, ma semplicemente dire che possiamo sbagliare entrambi. Le donne lo devono però riconoscere, non hanno, per effetto di un dominio fisico millenario, aprioristicamente la prerogativa della ragione a dispetto dell’uomo. Quando hanno avuto lo spazio per fare le stesse sciocchezze, non si sono fatte pregare.

La verità credo invece sia che dobbiamo tutti riscattarci da una società ingiusta. Riprendere questa rivoluzione da dove si è forse un po’ arenata. Non so pertanto se è tutto così facilmente riconducibile alle logiche di potere dell’uomo alpha, ma credo non sia poi così importante, se si crede invece fortemente che la soluzione la si deve trovare assieme. La si può trovare solo assieme.

Non è un caso io non abbia sin qui usato la parola maschilista o femminista, perché è ancora troppo difficile far capire a tutti, uomini e donne, che non è il maschio a voler il maschilismo, così come non è la femmina a volere il femminismo. Perché possiamo entrambi essere infelici in questo tipo di società. E che, nel bene e nel male, spesso in modo disarmonico, abbiamo comunque tutti partecipato a formare la società di oggi.

Non mi lancerò ora in una dissertazione che mi prenderebbe ore. Non per mancanza di idee quanto di tempo. E poi chi la sente alla mia lei se arrivo troppi tardi a casa stasera, voi?

Lancio però una provocazione alle donne troppo rancorose: se per un principio di eguaglianza che imporrebbe all’uomo “naturalmente” più forte e/o violento di reprimere questa natura e a lasciare maggiori spazi tra quelli storicamente appartenuti agli uomini, non sarebbe giusto che le donne “naturalmente” più violente nell’impedirci di educare i nostri figli debbano fare dal canto loro uno sforzo simile?

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Alessandro 12:21 pm - 28th Giugno:

Tutto condivisibile. Benvenuto!

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Damien 3:09 pm - 28th Giugno:

Benvenuto Stefano.. grazie del tuo intervento, sono certo avremo modo di discutere sui vari aspetti in futuro, mi sento di aggiungere anche un’altra situazione a quelle che tu hai già menzionato, ovvero che oggi, ad un uomo beta normale, serio, sensibile e quant’altro, gli viene negata la serenità in modo indiretto, di divenire marito, padre e nonno, lascio a te trovare le motivazioni scritte tra le righe che, sono certo, leggerai sicuramente.

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Fabrizio Marchi 8:10 pm - 28th Giugno:

Caro Stefano, il tuo è un intervento riflessivo, pacato ed equilibrato, e in buona parte condivisibile.
Ti segnalo, per evitare qualsiasi fraintendimento, che la linea editoriale e politica, la filosofia e l’orizzonte culturale degli Uomini Beta si evincono dal Manifesto (Il Movimento Beta) e dalla Carta dei Principi, pubblicati entrambi sulla homepage, sui rimanenti articoli sempre sulla homepage, nello spazio “articoli” e in quello “editoriali”. Lo spazio dei “commenti” è invece assolutamente libero, come è giusto che sia, e dove ciascuno può esprimere la propria opinione, anche laddove fosse distante o critica nei nostri confronti (naturalmente sempre nella civiltà e nel rispetto degli altri e delle loro opinioni).
Siamo per ora un gruppo limitato di persone, come dici tu, ma abbiamo l’ambizione di crescere e dar vita ad un vero e proprio Movimento.
Spero che continuerai a dare il tuo contributo al dibattito.
Grazie ancora e benvenuto nel sito degli Uomini Beta!
Fabrizio

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armando 10:21 pm - 28th Giugno:

Sinceramente: le prospettive che si desumono dai commenti mi lasciano perplesso. E non perchè, sia chiaro, io sia d’accordo con i luoghi comuni (ripresi dai media imbecilli o in malafede) della lettera di Brunella sulle differenze retributive o sui maschi che sbagliano persona. No, quello che mi lascia perplesso, anzi su cui non sono d’accordo, è che se accadesse ciò che viene auspicato vorrebbe dire che maschi e femmine sarebbero identici in tutto. Uguali guadagni, uguali lavori, corteggiamento reciproco con identiche modalità, mariti che fanno i lavori domestici al pari delle mogli, padri che hanno la stessa identica funzione delle madri nell’accudimento. Maschi che aprono i propri spazi alle donne e viceversa.
Per me l’uguaglianza non è questa, questa è omologazione. Per me uguaglianza significa pari dignità nella diversità di ruoli e funzioni, che prima ancora di essere materiali sono psicologici.
Prendiamo la questione della maternità/paternità. E’ ovvio che anche il padre deve essere presente, e non rifiutarsi di accudire il bambino (io l’ho fatto negli anni 70), ma lo stato simbiotico madre/figlio nei primissimi anni di vita ha enorme importanza per la sicurezza affettiva del bambino. Lo specifico paterno, la sua imprescindibile funzione, arriva un poì più tardi, quando si tratta di spezzare quella simbiosi che, se permane troppo a lungo, si rovescia di segno. Da positiva diventa negativa e il bambino diventa matrizzato, ovvero castrato psichicamente, imbozzolato in un rapporto col materno che tenderà a riprodurre nel rapporto con le donne in cui cercherà una specia di mamma. Insomma il padre deve “strappare” il figlio alla madre per farne un adulto. Se non si capisce questo e ci si attarda sulla con-divisione delle mansioni di cura come problema principale, non si è davvero capito il senso della diversità dei ruoli.
Anche rispetto al lavoro esiste un rapporto assai diverso fra maschi e femmine. Per un uomo la disoccupazione è un dramma anche oltre la mancanza di soldi. Incide pesantemente sulla propria autostima e su ciò che sente essere il suo modo di pensare la coppia e il suo “dare” in un rapporto. L’uomo sente il lavoro come un dovere, la donna come un modo di realizzarsi e rendersi autonoma. Tanto che i suicidi di uomini che hanno perso il lavoro sono frequenti, e non così per la donna che dà in modo diverso. Si ha un bel dire che i tempi sono cambiati. La psiche si è formata in millenni di storia e non bastano poche decine di anni per cambiarla. Di questo si dovrebbe tener conto, anche nelle scelte politiche e sindacali.
Stesso discorso, sempre per quanto mi riguarda, vale per la relazione maschio/femmine, laddove spontaneità e reciprocità non debbono significare identità e intercambiabilità, ma spontaneità e reciprocità ciascuno nel proprio ruolo.

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Damien 2:10 pm - 29th Giugno:

@Armando:

Per quanto concerne la prima parte, trovo condivisibile la tua disamina; “”(Omissis)..Stesso discorso, sempre per quanto mi riguarda, vale per la relazione maschio/femmine, laddove spontaneità e reciprocità non debbono significare identità e intercambiabilità, ma spontaneità e reciprocità ciascuno nel proprio ruolo.”

Esattamente il punto sul quale riflettere, la donna NON pone in essere nessuna RECIPROCITA’, alla quale sostituisce egoistiche ASPETTATIVE, fondate sul fatto che sa bene che l’uomo vuole la sua VULVA, ed essa ben conscia, anzichè rifiutare tale equivoco relazionario, in quanto PERSONA e non mezzo di locomozione di una vulva, abdica ad essa stessa e cede ai PRIVILEGI, non paga, alla fine della fiera, GIUDICA l’uomo, anzichè criticare SE STESSA per mancanza di RECIPROCITA’ nella fase costruttiva della conoscenza e nella probabile relazione futura, ricavandone PRIVILEGI, e tutto questo le viene SPONTANEO, ma credo che la spontaneità di cui si discute non sia esattamente la stessa..

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stefano 11:13 pm - 30th Giugno:

Armando, innanzi tutto non si tratta di fare tutti, uomini e donne, la stessa cosa, ma di poterla fare, qualora l’educazione, la personale inclinazione, il bisogno, e magari la tua storia personale ti porta a farlo. Non è un appiattimento dei ruoli ma una ricchezza di opportunità. Rispetto la tua storia ma l’omologazione di cui parli, a me suggerisce piuttosto l’idea che gli uomini, i padri, debbano essere per forza tutti uguali tra loro, questi si omologati. Ecco, costretti in ruoli omologati, per dirla con le tue parole“diversità di ruoli e funzioni” attribuiti però a sessi ben distinti.
Intanto a me pare evidente che non sia vero, o perlomeno lo è sempre di meno. Non fosse così l’idea non mi attrae comunque per niente. Trovo invece accattivante l’idea che persone diverse si possano unire e formare una famiglia cercando di ripartirsi i compiti secondo le proprie capacità e attitudini. Che lo si possa liberamente fare, secondo il principio peraltro ben espresso dall’articolo 3 della costituzione che recita “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
Tu hai trovato il tuo equilibrio di padre nei 70′.
Avessimo veramente tutti questa libertà oggi, quello a cui ambirei io per questa società non sarebbe pertanto una ripartizione al 50% di ogni mansione o “ruolo pscicologico”, ma la ricerca di un equilibrio di coppia basato sulle individualità di ogni persona. Una possibilità che sfugga per così dire ai preconcetti. E pazienza se un padre degli anni 70 perde un po’ di riferimenti, perché se la potrebbe cavere bene sia lui che è grande e grosso che mio figlio che è intanto già cresciuto, nonostante tutto, per ora sano e contento.
Per quanto riguarda la cura dei primi anni di un bambino quindi, la mia esperienza diretta ma anche la mia osservazione mi suggerisce che ci sono tante donne inette, capaci di danni inenarrabili e che ci sono invece molti più padri di quanto si pensi, capaci quanto, e succede, più delle donne, di accudire i propri figli. Magari muniti di un biberon e di doppia pazienza rispetto alle donne, visto che in quest’ambito ci tocca per ora sgomitare più di loro, come succede però loro in altri campi.
Rappresenta quindi per me un problema se ci sono padri scoraggiati per l’educazione che hanno ricevuto. Padri che subiscono la pressione di uomini che li vorrebbero uguali a loro e che gli rendono, anche solo con il loro giudizio, la vita difficile. Se ci sono padri che subiscono la prepotenza di donne che sebbene incapaci di educare si sentono di far valere un loro diritto inalienabile. Per me è grave che ci siano uomini a cui, contrariamente ad ogni ragione del caso le istituzioni negano l’affidamento dei figli per affidarli a madri egoiste o con qualche altro grave difetto.
Magari le stesse donne con problemi psichici che poi in balia di una forte depressione uccidono i propri figli.E già, succede anche questo, la violenza non è prerogativa degli uomini, sebbene la esercitino abbondantemente anche loro.
Ma tu pensi veramente che anche nei casi più comuni sia preferibile che un bambino stia con la madre se ha un padre più motivato e capace di lei nel crescerlo ed educarlo?
Pensi veramente che se una donna capace che ha un bel lavoro debba sacrificarlo per dare spazio all’uomo, anche se questo ha un lavoro mediocre che non gli piace? Pensi veramente che siano giuste quelle leggi che facilitino le solo lavoratrici nell’accudire i figli. Delle leggi che poi le si ritorcono contro abbassando la loro competitività sul mercato del lavoro?

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LesPaul 12:43 pm - 3rd Luglio:

Ahiahiahi… povera Brune’…. ti hanno fatto davvero nera…. Consiglio vivissimo: prima di buttarsi su un argomento, cerca di studiarlo molto bene, o rischi di scrivere cose a sproposito e palesemente inesatte come hai fin qui fatto.
Un saluto.

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Marco 2:16 pm - 3rd Luglio:

@ Silver
Ehi, Brunella, ma chi è che lavora nei cantieri, nelle cave, nelle fonderie, nelle miniere, nei pozzi petroliferi, etc? Chi è che vi costruisce le case dove vivete, le scuole dove studiate, le discoteche dove ballate, le piscine dove nuotate, le strade, i ponti, le gallerie, etc, dove viaggiate? Chi ha inventato la pillola? Chi ha inventato i vaccini contro poliomenite, difterite, febbre tifoidea, morbillo, scarlattina, varicella, peste bubbonica, tubercolosi, vaiolo, etc.? E riguardo al parto indolore e all’aborto sicuro, chi dovete ringraziare?
E, ditemi, chi è che ha inventato il pc e internet, ovvero gli strumenti attraverso i quali diffamate quotidianamente tutti gli uomini, quindi anche i vostri padri e fratelli? Insomma, chi è che ha creato quasi tutto quello che esiste al mondo?
Brunella, sai cos’ero solito scrivere, anni fa, a mò di provocazione?
“Fosse per voi femmine vivremmo ancora nelle caverne, al massimo nelle capanne…”.
@

Bravo Silver, parole più che condivisibili le tue, che (quasi) nessun uomo di oggi spiattella mai in faccia alle donne, alimentando così la loro infinita presunzione.
L’ultima sentita di recente, in una pizzeria:
“Voi uomini cosa fareste senza le donne?”
Trattasi di parole pronunciate da una donna viterbese, in risposta a due uomini viterbesi, che stavano “giocando” un po’ con lei…

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Leonardo 3:00 pm - 3rd Luglio:

Marco: Voi uomini cosa fareste senza le donne?
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Non mi ricordo chi, disse: senza le donne gli uomini parlerebbero ancora con gli Dei.

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Marco Pensante 11:11 am - 4th Luglio:

Voi uomini cosa fareste senza le donne?
Saremmo già su altri pianeti. E le ragazze aliene sono facili.

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Marco 12:09 am - 9th Luglio:

Poche ore fa, in compagnia di un vecchio amico (lo conosco dai tempi del liceo), mi sono recato in una nota pizzeria della mia città e per l’ennesima volta ho assistito alle solite ridicole scene fra uomini e donne.
Brevemente:
1) coppia frizzante sui 35-40 anni, lei vuole pagare ma lui si impunta e le vieta categoricamente di tirare su il portafoglio. Di conseguenza paga lui.
2) coppia molto tranquilla sui 37-45 anni, arriva il conto che lei neppure si degna di guardare, lui tira su il portafoglio e paga.
3) coppia incazzata sui 42-43 anni, tipo normale lui, bella fica tutta abbronzata lei, arriva il conto che lei nemmeno sfiora. Lo prende in mano lui, tira su cinquanta euro e paga.
4) gruppo di donne – cinque, per l’esattezza – di età compresa fra i 40 e 50 anni, arriva il conto e ognuna paga per sé…
Vi confesso che fino a una decina di anni fa, trovavo tutto ciò normale, mentre oggi ci vedo una buona dose di violenza psicologica/emotiva contro gli uomini, nonché una pazzesca sottomissione dei suddetti verso le donne, che fanno e disfanno a loro piacere.

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Leonardo 8:26 am - 9th Luglio:

@Marco: sicuramente la violenza c’è, quelle donne sui 40 anni lavorano, ma pretendono la cena pagata. bisognerebbe far sparire questa usanza della cena, che mi rappresenta.
Non ho mai considerato tutto ciò normale, anzi, mi ha sempre provocato ansia dover affrontare queste uscite serali: guidare, pagare è opprimente, questa società mi opprime, All’estero lontano da casa sono riuscito ad uscire la sera con le ragazze, con il fatto che dormivo nel sacco a pelo e avevo pochi soldi. E’ bello in discoteca, seduto al tavolo, vedere la ragazza con cui sei uscito arrivare con una bibita o altro che ha pagato per te.

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Silvia 10:31 am - 9th Luglio:

Mi viene da ridere

“Vi confesso che fino a una decina di anni fa, trovavo tutto ciò normale, mentre oggi ci vedo una buona dose di violenza psicologica/emotiva contro gli uomini, nonché una pazzesca sottomissione dei suddetti verso le donne, che fanno e disfanno a loro piacere.”

Ma dov’è il problema? Non vuoi pagare il conto per tutti e due? Non farlo e basta. Che t’importa cosa fanno le altre coppie? “Chi è causa del suo mal pianga sé stesso”

Peraltro concordo sul fatto che un uomo non sia tenuto a pagare il conto. Personalmente ho sempre adottato un pagamento 50 e 50.

Però violenza psicologica proprio no…guarda, quella è altro.

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Marco 5:44 pm - 9th Luglio:

@ Silvia
Mi viene da ridere
@
Anche a me, e sai perché? Perché sei una donna “molto acuta e profonda”…
@Silvia
Ma dov’è il problema? Non vuoi pagare il conto per tutti e due? Non farlo e basta.
@
Infatti io non pago più le cene dalle donne da molto tempo. Ma non è questo il punto. Il punto è che ancora oggi, se un uomo non paga una cena ad una donna, passa per cafone, avaro, tirchio e quant’altro.
Pertanto, usando tale metro, si dovrebbe concludere che donne e avarizia vanno di pari passo…
@ Silvia
Che t’importa cosa fanno le altre coppie? “Chi è causa del suo mal pianga sé stesso”
@
Invece mi importa, perché testimonia che ancora oggi, l’uomo si sente in dovere di essere un “cavalier servente” nei confronti delle donne. E se questo accade è perché viviamo in una società che “addestra” gli uomini in tal senso.
@ Silvia
Personalmente ho sempre adottato un pagamento 50 e 50.
@
Ma figuriamoci se non la mettevi sul personale…
Qui si sta parlando di donne e uomini in generale, non di Silvia, singolo individuo…
@ Silvia
Però violenza psicologica proprio no…guarda, quella è altro.
@
Come dice giustamente un uomo che io non conosco personalmente, ma che reputo un vero e proprio talento letterario, cioè Rino Della Vecchia, solo gli uomini possono stabilire cosa è bene o male per gli uomini.
Di conseguenza anche cosa è o non e è violenza per gli uomini. Chiaro?

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