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18 Feb 2011  |  52 Commenti

Lettera a un uomo di “sinistra”

Ho scritto questa lettera ad un mio vecchio amico e compagno di tante lotte e poi mi sono detto che forse valeva la pena pubblicarla perché in effetti potrebbe essere rivolta anche a molti altri.

Caro…., dopo questa lunga lettera non ti disturberò più con questa storia. Siccome non è facile approfondire le cose con te, non perchè tu non sia disponibile ma perchè sei uno che segue la sua strada e i suoi ragionamenti e, nella fattispecie,  questa vicenda della contraddizione di genere non è nelle tue corde, ho deciso di scriverti. Forse la ritieni secondaria, non epistemologica, per dirla con un parolone, oppure forse (come la grande maggioranza degli uomini di sinistra) preferisci non metterci le mani. Lo capisco. La storia ci mette spesso di fronte a dei paradossi incredibili. Era più facile trovare degli uomini disposti a rischiare la pelle per le proprie idee durante il nazifascismo, il franchismo, lo stalinismo o qualsiasi altro regime fondato sul terrore che non uomini capaci di assumersi la responsabilità di prendere pubblicamente una posizione critica su questa vicenda.

Ho parlato, credimi, con molti altri amici e compagni, con i quali mi confrontavo anche prima di dar vita al sito degli Uomini Beta. E sapevo come la pensavano, conoscevo i loro mal di pancia, se non addirittura gli spasmi…li ho rincontrati qualche tempo dopo la pubblicazione del sito e gli ho chiesto come mai non si fossero ancora fatti vivi; è intervenuta e interviene tanta gente sul blog (e non solo uomini) ma non loro. Ebbene, dire che si sono arrampicati sugli specchi è un eufemismo…Non ho infierito, non avrebbe avuto senso. Conosco lo stato d’animo che gli impedisce di esprimersi. E’ una miscela di vergogna, senso di colpa, paura di essere emarginati, colpevolizzati, insultati, stroncati sotto ogni profilo. Un vero e proprio terrore psicologico che paralizza gli uomini. Ne parlavo anche con un nostro caro amico comune…

Naturalmente, come scrivo in un articolo a mia firma sul sito, l’attacco è portato a livello personale. Se solo osi non dico criticare ma anche solo avanzare un dubbio sulle sorti magnifiche e progressive dell’universo femminile vuol dire che, come minimo, sei uno che ha problemi irrisolti con il “materno” oppure che sei un misogino latente (se ti dice bene…). Se ti dice male (cosa molto più frequente),si è tacciati di essere degli “sfigati”, dei “cessi”, dei “segaioli”, dei nevrotici-psicotici incapaci di relazionarsi con le meraviglie del mondo femminile, ontologicamente meraviglioso e impossibilitato ad essere altro, degli omosessuali latenti e non dichiarati (e quindi ancora più frustrati) e in ultima analisi ovviamente dei maschilisti, sessisti, razzisti e fascisti. Insomma, più o meno la versione speculare degli stessi beceri insulti che tanti anni fa venivano rivolti alle femministe e in generale alle donne che svolgevano attività politica, dai qualunquisti e dai reazionari di ogni specie. “Sei racchia ed è per questo che fai politica, altrimenti avresti ben altro da fare nella vita…”. Questa era più o meno la vulgata, oggi ripresa non solo dalle femministe ma anche da molte altre donne e restituita non al mittente ma a tutti gli uomini. Della serie “Impara l’arte e mettila da parte”…

Straordinario…Un’ideologia che scinde il bene dal male con tanta chiarezza e lucidità. Da una parte, sempre comunque e dovunque, le oppresse, le vittime innocenti (solo gli animali, i neonati e i portatori di gravi handicap psichici lo sono…), le portatrici di armonia, pace, progresso e liberazione dell’umanità, e dall’altra, sempre comunque e dovunque gli oppressori, gli stupratori, i guerrafondai, i violenti, i carnefici.

Mi viene da pensare una cosa. Che se così fosse vuol dire che la Natura, Dio o Chi per loro, hanno commesso un grande errore. Uno dei due generi è ontologicamente errato, addirittura malato. Sarebbe meglio sbarazzarsene, stando così le cose. Ma non si può. Perchè sono troppi. E una pulizia etnica di queste proporzioni non è riuscita nè a Hitler con gli Ebrei, gli Zingari e i Russi, nè ai Turchi con gli Armeni, nè ancor prima ai cattolicissimi spagnoli in America Latina e neanche agli Israeliani con i Palestinesi, che tanto vorrebbero, se potessero, mannaggia…Ma proprio non si può…

E allora, siccome non si può fare, gli uomini vanno zittiti una volta e per sempre e rieducati. “Rieducati”…Ciò che è di fatto avvenuto, non neghiamolo…

Ora, come definiresti una ideologia (perchè di scientifico, caro….., in questo “racconto” manicheo e a senso unico non c’è proprio nulla) che opera questa separazione criminalizzando un intero genere, indipendentemente dalle condizioni sociali, ambientali, economiche, psicologiche, culturali, personali e quant’altro di ciascun individuo? Una ideologia che dice che gli uomini, tutti gli uomini, sempre e comunque, sono gli oppressori, che siano borghesi o proletari, capitalisti o lavoratori salariati, patrizi o plebei, vassalli o servi della gleba, oppure ancora padri, mariti, fidanzati, fratelli…Anche quelle moltitudini di uomini che per millenni si sono alzati la mattina quando ancora è buio per andare a morire in una miniera, in una cava di marmo, in un altoforno, in una acciaieria, in un cantiere edile, su di una nave mercantile, una baleniera, un peschereccio, spesso senza mai vedere la luce del sole,  per sfamare i loro figli e le loro “oppresse” (che certo smaniavano per avere la loro indipendenza economica e andare in miniera anche loro…), oppure in mezzo al fango, ai topi, al sangue e all’orrore delle trincee, mandati a morire per difendere gli interessi dei loro padroni …Ma certo, già conosco la risposta. “Se gli uomini sono così stupidi da inventare la guerra non è mica colpa nostra…”. E certo, infatti l’essere donne ha esentato la progressista e femminista Tzipi Livni dal mettere a ferro e fuoco la Striscia di Gaza, così come la sua predecessora Golda Meir trent’anni prima, oppure la ex numero 2 della Casa Bianca, Condoleeza Rice, di bombardare l’Iraq con l’uranio impoverito, oppure ancora alla Signora Tatcher di portare avanti una delle politiche economiche liberiste più sfrenate che l’Europa moderna abbia mai conosciuto e che ha portato al suicidio decine di lavoratori britannici…

Non sono andato indietro nella storia per carità di patria. E poi a cosa servirebbe? Abbiamo questi esempi così vicini a noi…Naturalmente ci sarebbe poi da fare ben altro discorso sulla violenza psicologica perpetrata ai danni dei maschi, ma lasciamo perdere, ci vorrebbe troppo tempo…(a proposito di violenza femminile, domestica e quant’altro, ti chiedo la cortesia di andarti a vedere il servizio di Giovanna Botteri che ho pubblicato sul sito dal titolo “Un brusco risveglio”).

Ora mi domando: come è potuto accadere che questa ideologia (questa sì) sessista, razzista, interclassista e profondamente intrisa di qualunquismo (quindi il contrario di ciò che dovrebbe essere la sinistra)  abbia potuto far breccia proprio nella sinistra e ancora più nella cosiddetta sinistra radicale?

E’ stata portata avanti e forse opportunisticamente accettata la trasposizione del concetto di conflitto di classe marxiano sul piano del conflitto fra i sessi, dove naturalmente quello femminile è il genere oppresso e quello maschile sempre e comunque quello oppressore.

Lascio a te la pochezza e la miseria (non della filosofia) di questa pseudoricostruzione storica (che, come tutte le narrazioni, contiene anche delle verità, è ovvio, altrimenti non sarebbe credibile…).

Sono stati fatti in questi ultimi quarant’anni dei danni incalcolabili ma soprattutto c’è da riflettere su una cosa. L’ingresso delle donne sulla scena (da noi tutti auspicato, sia chiaro) non ha trasformato nulla di ciò che si voleva trasformare. Al contrario, la società capitalistica ha ulteriormente accentuato i suoi caratteri e i suoi aspetti più parossistici. E’ drammatico ammetterlo ed è la registrazione di una sconfitta e di un fallimento storico, ma ciò è potuto avvenire proprio grazie alle donne (concettualmente parlando, è ovvio, non una più una più una…), senza le quali il sistema dominante non avrebbe potuto ristrutturarsi e ridefinirsi così come è in effetti avvenuto.

Ma è possibile che a sinistra si voglia rimanere così sordi e ciechi di fronte a quanto è avvenuto e sta avvenendo? Ed è possibile che anche intellettuali autorevolissimi accettino acriticamente, supinamente e passivamente questa “verità” incontrovertibile? E’ concepibile secondo te che non esista una crepa che è una nell’interpretazione femminista della storia e della realtà ma soprattutto nei comportamenti reali, nel ruolo e nella funzione che la grande maggioranza delle donne vive all’interno del sistema attuale? E’ possibile che nessuno di voi non riesca a cogliere la benchè minima contraddizione nell’essere e nell’agire femminile? 

Non ti chiedo di aderire, assolutamente, nè di esporti pubblicamente. Magari potresti anche criticarci aspramente. Ma non è possibile che tu, come altri amici e compagni, non abbiate nulla da dire. Non ci credo. C’è qualcos’altro. E non entro volutamente nel merito. Perchè questa è una vicenda che riguarda il foro interiore degli uomini e ciascuno deve fare il suo percorso che non può essere forzato in alcun modo.

Ti ricordo che, volendo, puoi dare il tuo contributo sul sito scrivendo in forma assolutamente anonima (neanche io verrei a sapere il mittente) con una email inventata ad hoc, come fanno molti, e con uno pseudonimo. Sia chiaro, non è che voglia trascinarti per i capelli, e poi comunque non ci riuscirei…però sei un grande amico e un uomo di grande intelligenza e cultura che non ha mai portato il cervello all’ammasso o peggio al monte dei pegni.  E sono certo che non potrai eludere la riflessione.

Un grande abbraccio!

Fabrizio Marchi


52 Commenti

ckkb 7:20 pm - 10th Febbraio:

Caro Fabrizio ti domandi, giustamente in modo accorato, perchè gli uomini in generale e in particolare gli uomini di sinistra abbiano accettato questa ideologia sessista, razzista e qualunquista che è il femminismo. Ideologia che li ha portati al più radicale e sistematico disprezzo di sè e di ogni storica manifestazione dello spirito e del cuore e dell’azione maschile: tutti criminali da sempre. Ohibò! Pur essendo, paradossalmente, l’evidenza storica assolutamente opposta. Domanda che credo si possa trasformare nel perchè in sostanza, proprio coloro che cercavano la giustizia abbiano trovato in questa vergognosa menzogna ideologica che li accusa ingiustamente di tutto, quella giustizia che avevano inutilmente cercato altrimenti. Ti dirò che in questo incredibile rovesciamento dei termini circa la salvezza, in questo caso tutta terrena, trovo alcune assonanze con certa strana via alla salvezza che gli uomini a volte imboccano storicamente e individualmente quando fanno esperienza di una tragica delusione circa le loro speranze di bene. Quando cioè, per dirla con Dante, la amata diritta via risulta smarrita. E’ allora che per raggiungere in ogni modo il bene perduto, non trovano altra strada che la pratica interiore del disprezzo di sè, di cui Jacopone da Todi ci dà una splendida testimonianza nella sua poesia “O Signor per cortesia”. Diciamo che a differenza dell’Onnipotente invocato, a nome di tanti credenti aspiranti al Regno dei Cieli, da Jacopone, che per fortuna sua e bontà di Dio non è stato esaudito, il nuovo idolo ideologico del Femminismo ha ampiamente esaudito il desiderio dei maschi contemporanei di avvicinamento al Regno della Giustizia in Terra esattamente per la medesima impropria strada dell’autodenigrazione. Un vizio davvero grave e assurdo dell’anima. Comunque per chi volesse esercitarsi ancora in questo particolare e tragicamente amaro esercizio di redenzione maschile, riporto alcune strofe della poesia di Jacopone da Todi: basta sostituire l’invocazione al Signore con l’invocazione alla “Femminista”.

O Signor per cortesia
manname la malsanìa!
A mme la freve quartana,
la contina e la terzana,
la doppla cotidiana
co la granne ydropesia.
A mme venga mal de dente,
mal de capo e mal de ventre;
a lo stomaco dolur’ pognenti
e ‘n canna la squinanzia.
Mal dell’occhi e doglia de flanco
e la postema al canto manco;
tiseco me ionga enn alto
e d’onne tempo fernosìa.

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Fabrizio Marchi 7:39 am - 11th Febbraio:

In realtà, caro Cesare, credo che le ragioni di questo atteggiamente maschile risiedano altrove. La tua spiegazione è valida se parliamo dei cosiddetti maschi-pentiti. Ma in fondo questi sono una minoranza, anche tra quelli di sinistra.
La verità, secondo me ovviamente, è che la maggioranza degli uomini fa finta di nulla o cerca di far finta di nulla. Considera pure il fatto che molti di loro sono nati e cresciuti in questo contesto e in qualche modo sono stati costretti a metabolizzarlo senza avere la possibilità di un punto di vista critico sulle cose e sualla realtà. Penso ovviamente a quelli più giovani o comunque sotto i 35 anni.
Rimango convinto che ciò che paralizza gli uomini è un mix di vari aspetti. Forse quello più potente è la vergogna. Da questa scaturisce il terrore profondo di mettere mano a qualcosa che potrebbe infamarli, sporcarli; la paura di avere un marchio addosso quasi da potenziale stupratore.
Poi il terrore dell’emarginazione, di essere tagliati fuori. Abbiamo ricevuto una lettera molto interessante di un uomo che parla proprio di questo. Spero che mi autorizzi a pubblicarla perchè ne vale veramente la pena.
Infine, e questa è la cosa più triste, la paura fottuta di avere preclusa la strada alla sessualità e all’affettività. E allora meglio far finta di nulla piuttosto che prendere coscienza. Meglio continuare a recitare il copione cercando di prostrarsi il meno possibile, di ottimizzare risorse, energie e tempo. Potrei fare una bella disamina (e forse la farò con un vero e proprio articolo, mi è venuta l’idea proprio ora mentre ti scrivo… smile ) di tutti i vari comportamenti della variegata galassia maschile, con tutti i loro (assai penosi) tentativi di arrabbattarsi in qualche modo.
Questa è la condizione del maschio (beta) occidentale. Una mezza specie di fantoccio ridotto ad elemosinare affetto e sessualità. Mi chiedo poi come si possa anche vivere una sessualità quando si è ridotti in questo modo. La sessualità maschile è direttamente collegata alla propria autostima e alla coscienza di sè in quanto uomini nel mondo. Senza questa consapevolezza e stima di sè l’uomo non può neanche sviluppare potenza sessuale. Evidentemente è successo anche qualcosa di profondo a livello psichico che dovremo studiare con attenzione; una sorta di metabolizzazione di una mutata condizione, fermo rimanendo che infatti, questa situazione ha generato enormi problemi per quianto riguarda la sfera sessuale.

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armando 12:34 pm - 11th Febbraio:

Caro Fabrizio, concordo sul fatto che ciò che paralizza gli uomini è un mix di vari aspetti.
Ma, una volta analizzatili tutti, rimane ancora la domanda: perchè gli uomini si sono fatti impietrire in vario modo dalla Medusa?
Domanda inquietante, non nascondiamocelo!
Per rispondere alla quale sarebbe fuorviante e sbagliato chiamare in causa il femminismo.
No, è dentro se stessi che gli uomini devono guardare. Il femminismo inteso non come volontà di valorizzare il mondo femminile nella sua diversità rispetto a quello maschile, ma inteso come volontà precisa e ossessiva di distruggere l’autostima degli uomini dipingendoli come portatori del male in sè, non è un fenomeno originario, bensì derivato.
Che è nato e prosperato su un terreno che gli uomini avevano già lasciato sgombro. I maschi, in sostanza, avevano già rinunciato a se stessi, avevano già tradito il loro proprio genere. E quindi già arato il terreno per la semina altrui, diciamo così. A quel punto è bastato poco, erano già pronti ad autodenunciarsi in una autocritica di massa di dimensioni spaventose, al cui cospetto i “mea culpa” dei processi staliniani impallidiscono.
Il parlar d’altro, il glissare sull’argomento della stragrande maggioranza degli uomini occidentali, è sicuramente il segnale di una grande inquietudine interiore e di un “tiriamo a campare” ma, diciamocelo, anche di una certa paura che sfocia a volte in aspetti di viltà. Perchè? Cosa è cambiato nell’animo maschile? In fin dei conti i maschi sono coloro dai quali, sempre, sono partiti i processi di trasformazione del mondo, che non hanno esitato a dare la propria vita per difendere le proprie idee ed anche, non dimentichiamocelo mai, per salvare e proteggere le donne e i più deboli in genere.
Si, certo, il Capitalismo, il femminismo, i maschi Alfa, il potere e quant’altro, ma alla fine serve a poco la ricerca di responsabilità che si situi sempre fuori di noi.
E’ inutile girarci intorno. Dobbiamo porcela la domanda. Io mi rifuto di credere che l’essenza del maschile stia nella ricerca ossessiva del potere sugli altri o di qualche scopatina più o meno gratis o tranquilla come sembra sia ridotto. Ben altro è il costruttore di civiltà, il fondatore di religioni, il creatore di sistemi filosofici etc. etc.
Armando

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Animus 2:01 pm - 11th Febbraio:

Bella Lettera Fabrizio.
Domande “sacrosante”.

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Damien 4:16 pm - 11th Febbraio:

Laddove non ci sono piu’ ideali nè valori, troverai la tomba degli uomini.

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Rino 10:24 pm - 11th Febbraio:

Sembra assurdo ma è vero. Era, ed è (vedi ad es. Iran oggi), più facile trovare uomini pronti ad esporsi – e a rischiare tutto – contro un regime politico conclmanato che contro lo psicoregime vigente qui ora.
Il che è stupefacente. Qui non si rischia la pelle e nemmeno il patrimonio. Eppure…

Come se … come se…

Come se una potenza straordinaria tenesse incatenati gli uomini. E quelli di Sx con doppie catene.
Potenza della psiche, ossia dell’immateriale.

Le mele cadono “come se” esistesse una forza che le trascina verso il basso: ergo => quella forza esiste.

I maschi stanno muti come se esistesse una forza che ve li costringe: ergo => quella forza esiste.

RDV

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Strider 8:29 pm - 12th Febbraio:

Caro Fabrizio, credo ci sia pure da considerare che una buona parte degli uomini certe domande non se le pone neppure, sia per ignoranza sia per “leggerezza” sia per ingenuita’. Per esempio, in caserma non se le pone quasi nessuno… Va altresi’ evidenziato che quei pochi che se le pongono sono frenati dalla massa maschile (non solo da quella femminile), sempre pronta a deridere e sfottere coloro che hanno il coraggio di andare controcorrente.
L’ arma usata da questi “salami” ? “Sei uno sfigato”, “non te la danno perche’ sei tonto e brutto”, “fai certi discorsi perche’ ti ammazzi di seghe”, ecc ecc.
Basti dire che alcuni di questi soggettoni “albergano” anche nei siti, nei forum, nei blog dedicati alla “questione maschile”… Il fatto e’ che quando ci sono di mezzo le donne, la presunta solidarieta’ fra uomini va a farsi benedire. Come e’ solito dire un mio amico, “le femmine disgregano e sfaldano letteralmente i maschi”.

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Fabrizio Marchi 12:53 am - 13th Febbraio:

“Caro Fabrizio, effettivamente questa questione non è nelle mie corde, mi interessa poco e siccome il tempo a disposizione si riduce ogni giorno di più preferisco seguire i miei percorsi o se vuoi le mie fissazioni. Un abbraccio. Ci vediamo la prossima settimana”.
Questa è la risposta che quel mio vecchio carissimo amico (di cui ovviamente non faccio il nome) mi ha dato proprio oggi. Devo dire che, conoscendolo, non mi aspettavo molto di più. E’ un tipo di pochissime parole e in effetti sapevo che lo avrei “sfrucugliato” su una questione di cui non si è mai occupato.
Non aggiungo altro. Volutamente. Ciascuno rifletta a suo modo.
Giorni fa invece ho parlato con due miei amici ai quali ho chiesto il perchè del loro silenzio. Uno aveva l’atteggiamento di un bambino che ha appena rubato la marmellata mentre l’altro ha cominciato a inanellare tutta una serie di discorsi, assai sterili per la verità, la cui sostanza era in soldoni che intervenire su un blog significa di fatto avallarlo. Al che gli ho risposto che poteva anche intervenire per criticarci, anche aspramente, ma secondo lui non è il caso perchè ecc. ecc. … neanche ricordo bene le brodaglie che ha farfugliato…
Sia chiaro che non sto parlando di due coglionazzi ma di due uomini intelligenti. Il primo è un dirigente politico che ha ricoperto anche incarichi istituzionali, anche se non di grandissimo rilievo; il secondo è un giovanotto di 35 anni molto sveglio. Entrambi, questo va detto, sono fidanzati con due tipiche esemplari di donne di sinistra e feministe nei confronti delle quali a mio parere sono in una posizione di sostanziale, anche se non manifesta, subalternità psicologica.
Il primo, devo dire, è sempre stato un tipo molto serio. Il secondo invece, ha un carattere completamente differente. Il bello è che con quest’ultimo abbiamo condiviso anche un bel po’ di vita, diciamo così, “goliardica”. Non ho infierito naturalmente; avrei potuto far valere molti argomenti (nei quali non voglio entrare nè con lui nè con nessun altro) ma avrei solo ottenuto di creare degli attriti inutili. Non avrebbe senso.
Queeta è la situazione che abbiamo davanti a noi, signori. Naturalmente ci sono anche dei segnali positivi. Oggi una seconda lettera che dimostra quanto meno curiosità nei nostri confronti, scritta naturalmente con uno pseudonimo…
Che dirvi…smile la butto a ridere ma la realtà è proprio quella che vediamo. Voglio aggiungere che se chiamassi questi due amici (ma anche altri) per farmi venire a prendere sotto casa perchè ci sono dieci energumeni con le mazze e le catene che mi vogliono pestare, questi si scapicollerebbero per venire a difendermi, sia chiaro, e si beccherebbero pure le mazzate insieme a me. Vi assicuro che è così. E lo so. M su questa questione sono immobili. Paralizzati. Impediti a fare alcunchè.
Non riesco ancora a farmene una ragione. Posso dare mille spiegazioni razionali e in effetti le ho date ma tant’è. Forse non riesco ad accettare questa cosa. Mi sembra fuori dell’umano…fuori dedll’umano. Ragazzi, siamo di fronte ad un fenomeno mai accaduto prima d’ora. E’ un fatto.

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Silver 10:09 am - 13th Febbraio:

Fabrizio
“Non riesco ancora a farmene una ragione. Posso dare mille spiegazioni razionali e in effetti le ho date ma tant’è. Forse non riesco ad accettare questa cosa. Mi sembra fuori dell’umano…fuori dell’umano. Ragazzi, siamo di fronte ad un fenomeno mai accaduto prima d’ora. E’ un fatto”.
Non immagini quanto ti capisca, caro Fabrizio, dato che io non riesco a farmene una ragione da lustri.
Per quanto mi riguarda, la penso da tempo come “Joker”, ossia il “padre fondatore” di antifeminist.
Questo è quanto egli scriveva qualche anno fa:
___________________________
“… i maschi si sono rincoglioniti in maniera esagerata, nemmeno l’esercito è più completamente al maschile, siamo “disgregati” e non esiste attualmente nessun “collante” che ci possa unire. Ben diversa la storia di Talebani e gente simile, loro hanno come “collante” la religione, non certo la “solidarietà di genere” (che per me al maschile non esiste). Dubito seriamente che qui riusciremo a ricreare un collante fra uomini che ci faccia essere in grado di muoverci tutti uniti per perseguire un solo scopo”.

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Silver 10:15 am - 13th Febbraio:

Fabrizio
“Anche quelle moltitudini di uomini che per millenni si sono alzati la mattina quando ancora è buio per andare a morire in una miniera, in una cava di marmo, in un altoforno, in una acciaieria, in un cantiere edile, su di una nave mercantile, una baleniera, un peschereccio, spesso senza mai vedere la luce del sole, per sfamare i loro figli e le loro “oppresse” (che certo smaniavano per avere la loro indipendenza economica e andare in miniera anche loro…)”
Già…
http://antifeminist.altervista.org/risorse/lavori_ripugnanti.htm

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ckkb 12:50 pm - 16th Febbraio:

Fabrizio, oltre alla “perdita della diritta via”, nel vuoto del cuore e dello spirito maschile che si è venuto a creare, i maschi oggi hanno lasciato operare (e subito fin dall’infanzia) anche il veleno di una bomba culturale, che ha avuto i medesimi effetti delle bombe culturali che hanno distrutto ogni fiducia in se stessi dei neri di Africa deportati nelle Americhe, di tutti i deportati di ogni tempo e di ogni lager o gulag o campo di annientamento che fosse, degli indigeni di ogni terra sotto ogni cielo. E’ da decenni che è in atto questa “deportazione”, questa studiata “alienazione da sè dei maschi”: a scuola, nei media, nei tribunali, nei parlamenti, e ovunque la loro anima è denigrata e derisa perchè maschile, la loro storia è infangata e distorta, ogni loro azione è tacciata di violenza sopraffatrice, il loro membro di essere esso stesso uno strumento di minaccia omicida. Sistematica, quotidiana, martellante richiesta di non essere quello che loro sono: maschi e padri. Chi era lo zio Tom all’epoca della schiavitù dei neri in America? Era questi uomini di cui parliamo. Che fare per loro? Mi vengono in mente le dinamiche descritte nella biografia di Malcom X. Hanno bisogno di uno, anche uno solo, che li aiuti a trovare la stima e l’orgoglio della propria identità perduta e scientificamente distrutta. L’anello mancante di un amore paterno interrotto e annientato. Sono maschi non amati dal padre e che non hanno amato il padre. Ai quali, a mio avviso, dobbiamo proprio noi “fare da padre”, qualunque sia la visione del mondo, la prospettiva, che ci sentiamo di proporre. E’ questa esperienza di paternità, di amicizia, di fraternità, di comunità che devono fare. Altrimenti come possono muoversi? e se si muovono che mai diranno e faranno che non sia comunque occasione per la professione terribile del disprezzo di sè, dei maschi e del proprio genere?

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Fabrizio Marchi 2:18 pm - 16th Febbraio:

Concordo completamente, caro Cesare, sul concetto di “deportazione” e di “bomba culturale”, sull’equiparazione da te fatta tra lo spappolamento dell’identità maschile e la distruzione sistematica portata avanti per secoli nei confronti di qualsiasi cultura, etnia, popolo, identità e nel loro massacro sistematico da parte dei vari sistemi dominanti (che poi in linea di massima, esperinza stalianiana a parte e neanche tanto, è sempre lo stesso sotto diverse spoglie, ma questa è la mia analisi, sia chiaro…).
E’ ovvio che nella disartciolazione psicologica del “maschile”, anche la figura paterna è stata bombardata. Per te e per molti di voi (MS o altri movimenti maschili) questa è la questione centrale, strutturale, se mi permetti l’utilizzo di questo termine; la madre di tutte le battaglie. Da qui discende e deriva il tutto; dallo spappolamento della figura del padre e dalla necessità della sua ricostruzione.
A mio parere invece la questione è molto più complessa e articolata (purtroppo, magari fosse solo quella…) e la questione paterna (importante, sia chiaro) è solo una parte del tutto. Non sto qui ad approfondire perchè conoscete la mia interpretazione della realtà.
Concordo sulla necessità di far sentire agli uomini il “calore”, l’accoglienza e anche la forza di una comunità maschile. Ma non tanto con un approccio “paterno” quanto piuttosto fraterno, amicale, più vicino, più egualitario, quindi meno precettivo ma forse più stimolante, più solidale e spero più penetrante. Insomma io personalmente mi sento più un grillo parlante, un disvelatore, un grimaldello, quello che ti mette la pulce nell’orecchio e che è disposto a stare a parlare la sera con te per ore ed ore, come è successo e succede a tutti noi con i nostri amici, piuttosto che un “padre”. E’ in queste chiacchierate, spesso notturne, dentro la macchina di un amico, fino alla tre del mattino, tante e tante volte, che è maturata la mia consapevolezza di uomo beta. E naturalmente anche quella di alcuni miei amici.
Ma, ovviamente, questo è il mio punto di vista, ciascuno ha il suo.
Vorrei aggiungere, affinchè nessuno pensi che io eluda la questione paterna, che è fondamentale secondo me fare un lavoro di rivisitazione da questo punto di vista, affermando con forza che la figura paterna non è (e se lo è stata nel corso della storia è stato sbagliato) e non sta scritto da nessuna parte che debba essere necessariamente una figura autoritaria, impositiva e repressiva. Così come in effetti spesso è stato, sia chiaro, dobbiamo ammetterlo. Non entro ora nel merito perchè ci vorrebbero ore per spiegare questo fenomeno sotto diversi profili.
Personalmente ho avuto la grandissima fortuna di avere un padre che mi ha amato e che io ho amato che mi ha educato in un clima di assoluta libertà e allo stesso tempo con una fortissima impronta etica e ideale. “Agisci sempre secondo coscienza”. Questa era la sua massima che è rimasta scolpita nella mia mente come una tavola della legge. Non mi ha mai torto un capello ad eccezione di una volta da ragazzo, quando trovai un portafogli smarrito con dentro i documenti e un po’ di soldi che volevo tenere invece che restituire al legittimo proprietario…smile.
Mio padre era un socialista (di altri tempi), un gran lavoratore, uno che non ha mai fatto mancare NULLA alla sua famiglia, ha combattuto per la libertà, armi in pugno, non a chiacchiere, mettendo in piedi una Brigata Garibaldi nell’Alto Lazio e nell’Umbria dopo essere tornato dalla famosa ritirata di Russia in condizioni disperate. Ha conosciuto mia madre che stava in in una specie di campo profughi allestito alla buona da quelle parti dopo alcuni bombardamenti. E’ riuscito anche successivamente a studiare, a laurearsi studiando la notte; ha avuto una vita faticosa come tanti altri uomini della sua generazione. Sono fiero di lui. Un uomo libero vissuto liberamente che ha cresciuto e educato i suoi figli in LIBERTA’ e alla LIBERTA’.
Ho voluto portare la mia esperienza personale per dare l’indicazione di ciò che io intendo per paternità. Posso però affermare, purtroppo con altrettanta certezza, che sono stati molti nella storia (e molti li ho conosciuti personalmente) i padri padroni. Devastanti. Non lo dobbiamo dimenticare. Rivalutare e ricostruire la figura paterna non significa non fare i conti con quanto è accaduto di negativo (molto) e non solo come accidenti o come singoli episodi individuali ma spesso (che non significa sempre e comunque…) come conseguenza diretta e inevitabile di un contesto sociale e culturale che concepiva e tollerava anche quel genere di paternità. Sarebbe un errore da parte nostra eludere questo aspetto.
E’ NECESSARIO invece, nell’ambito di una rivisitazione complessiva della maschilità, rimettere mano alla figura paterna nei binari che spero di avere tracciato riportando la mia personale e fortunata esperienza di e con mio Padre.
Che Dio o Chi per Lui l’abbia in gloria.
Fabrizio Marchi

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ckkb 5:11 pm - 16th Febbraio:

Bellissimo il racconto su tuo padre: una memoria forte testimoniata per tutti che vale per tutti più di tante riflessioni. Grazie.
Alla tua successiva riflessione, sul padre padrone, ci tengo però ad aggiungere per completezza del mio pensiero le considerazioni seguenti, contando sulla tua/( vostra) pazienza. Penso che il padre sia per definizione e funzione quello che appare come montagna irta e faticosa, esterna ed estranea, da scalare, ovvero come ostacolo, difficoltà del cammino. Il padre insomma non è solo un coach (carrozza) che ti accoglie sulle poltroncine della carrozza appunto, per farti fare il viaggio con la minor fatica possibile: questo è il padre che castra, questo è il vero padre padrone. I padri soft, che non hanno il coraggio di parartisi mai di fronte. E lusingano e cedono e frignano e scappano, magari gridando al padre padrone, fra gli applausi del coro politycall correct. Senza la difficoltà che il padre sempre costituisce agli occhi del figlio e che comunque il figlio deve comunque amare senza immediata contropartita, come può il figlio imparare ad amare con le sue forze? A imparare cioè che l’amore è una potenza vitale che appartiene a lui, al suo cuore e non deve e non può dipendere solo dalla condizione esterna dovuta all’essere corrisposto. Si diventa liberi e adulti quando si ama incondizionatamente, per autonoma decisione e forza, quando si riesce a tirar fuori da sè la propria sorgente, in grado di investire positivamente se e il reale così da vitalizzarli. E a mio avviso si impara ad amare senza condizioni, e quindi per autonoma decisione e forza (sua propria potenza), proprio grazie al rapporto con il padre che è sempre in un certo senso l’altro da sè. Altro da sè che costringe a trasformarsi in altro, a diventare altro, ovvero a crescere. Un ostacolo da superare. Processo di grande sofferenza senz’altro. Ma indispensabile. Credo che questo sia l’amore intrinseco al vecchio desueto termine di “dovere”. E che l’amore per il padre alla fin fine assomigli molto all’amore per il proprio dovere, per ciò che si fa non perchè piace ma perchè è giusto ed è giusto perchè è davvero conforme alla vita. Ma senza incontrare e amare il proprio dovere come si può essere liberi? e siamo sicuri che non abbiamo incominciato a chiamare il dovere con il termine di padrone ostile? In questo incontro con ciò che è altro, il padre appare sempre al figlio come causa della rinuncia a sè, come padre più o meno padrone, ma per fortuna sempre padrone. Padrone nel senso che è padrone dell’esperienza, padrone della forza, dei beni per sopravvivere, in sintesi padrone di una visione e di un agire che pospone il piacere immediato al tuo bene futuro: è colui che ti rappresenta il dovere della realtà che ti condiziona e con cui devi fare i conti tirando fuori da te le tue capacità. Credo che, certo, il padre poi ha il compito di chiamare a sè il figlio tramite il proprio amore. Ma concludo dicendo che dei due termini, il figlio e il padre, quand’anche mancasse l’amore del padre, l’antica legge di onorare e amare il padre resti valida: anche un padre padrone nell’accezione negativa, il suo mestiere di altro da sè lo svolge. Infatti è nel figlio la potenza di amare, a prescindere dal padre. E’ un’occasione da non perdere con alibi vari o con pianti rinunciatari. Il padre più amato e che più ti fa diventare uomo libero è quello che alla fin delle finite è stato più difficile da amare. Il padre che ti aiuta davvero a diventare un uomo, non è quello che scegli perchè ti fa comodo amare, ma è quello che, a volte anche eroicamente, hai scelto comunque, padre padrone a vario titolo e modo e causa che fosse, di amare. I padri, padroni o meno, si deve comunque imparare ad amarli, prima o dopo. Un obiettivo da cui credo dipende la propria stessa vita.

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Silver 5:29 pm - 16th Febbraio:

Fabrizio
“Vorrei aggiungere, affinchè nessuno pensi che io eluda la questione paterna, che è fondamentale secondo me fare un lavoro di rivisitazione da questo punto di vista, affermando con forza che la figura paterna non è (e se lo è stata nel corso della storia è stato sbagliato) e non sta scritto da nessuna parte che debba essere necessariamente una figura autoritaria, impositiva e repressiva”.

Sono assolutamente d’accordo con te, Fabrizio.
In merito questa è una sintesi di quanto scrivevo alcuni anni fa.
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Che cosa manca ai figli quando i loro padri sono assenti, distanti o distratti dalle loro preoccupazioni?
La ricerca nello sviluppo infantile ci dice che ai figli viene a mancare molto più che una “vicemamma”.
I padri in genere entrano in rapporto con i figli in maniera diversa dalle madri e questo significa che il loro coinvolgimento conduce a sviluppare diverse abilità, particolarmente nel campo delle relazioni sociali.
L’influsso del padre inizia in età molto tenera. Per esempio un’indagine condotta anni fa negli Usa ha scoperto che i bambini di cinque mesi, che hanno molti contatti con i padri, sono più a loro agio con gli adulti estranei alla famiglia. Questi bambini piccoli si esprimono a voce maggiormente con gli estranei e si dimostrano più propensi a farsi prendere in braccio da loro rispetto ai bimbi con padri meno coinvolti.
Un altro studio ha mostrato che i bambini di un anno piangono di meno quando vengono lasciati soli con un estraneo se hanno avuto più contatti con il loro papà.
Molti ricercatori ritengono che i padri influiscano sui figli soprattutto mediante il gioco.
Non solo i padri trascorrono in genere una quota maggiore del proprio tempo con i figli in attività ludiche
di quanto non facciano le mamme, ma si impegnano anche in giochi di carattere più fisico ed eccitante rispetto alle interazioni materne. Osservando il rapporto tra genitori e neonati, Michael Yogman e T. Berry Brazelton hanno scoperto che i padri parlavano di meno con i bimbi, ma li toccavano di più.
I padri avevano maggiore propensione a fare rumori ritmati e tambureggianti per attirare l’attenzione dei piccoli. Inoltre il loro modo di giocare assumeva la forma di una sorta di ottovolante emotivo, nel senso che passava da attività che suscitavano un interesse minimo ad altre che eccitavano molto i bambini. Al contrario, le madri mantenevano il gioco e le emozioni dei bimbi su un piano più uniforme.

Tali differenze si prolungano durante l’infanzia, quando i padri coinvolgono i loro figli in attività più scomposte, che comprendono sollevare il bimbo, farlo rimbalzare sui cuscini e fargli il solletico.
In genere il papà inventa giochi insoliti e particolari, mentre è più probabile che la mamma si dedichi a pratiche consolidate come i giochi tradizionali, la lettura di un libro, lo smontare e rimontare i giocattoli e il comporre un puzzle.
Numerosi psicologi sono del parere che lo stile chiassoso e scatenato del papà apre ai figli una strada importante per imparare a conoscere le emozioni. Immaginate il padre che si finge un “orso pauroso” e
dà la caccia nel giardino al figlio che trotterella pieno di gioia; oppure che lo solleva e lo fa ruotare sopra la testa per un “volo in aeroplano”. Giochi simili consentono al bambino di sperimentare l’eccitazione dovuta al fatto di sentirsi appena un po’ spaventato, ma divertito e stimolato allo stesso tempo. Il bimbo impara a osservare e a reagire ai segnali di papà per fare insieme un’esperienza positiva. Per esempio scopre che quando strilla o ride, papà si diverte e perciò prolunga il gioco. Inoltre osserva papà per cogliere i segnali che il gioco sta per finire (“Va bene, per ora basta”) e impara a riprendersi dall’eccitazione e a ritornare calmo.
Queste capacità servono al bambino quando si avventura fuori di casa, nel vasto mondo dei compagni di gioco. Essendosi azzuffato con papà, è in grado di riconoscere i segnali inviati dagli altri quando i sentimenti si accendono. Egli sa come creare un gioco eccitante e sa come reagire agli altri in modi né troppo pacati né incontrollati. Sa come mantenere le emozioni a un livello ottimale per un gioco che sia pieno di divertimento.
Studi su bambini di tre e quattro anni, condotti da Ross Parke e Kevin MacDonald, attestano questo legame tra il gioco fisico con il padre e il modo in cui i bambini vanno d’accordo con i coetanei.
Osservando alcuni bambini che giocavano con il padre per periodi di venti minuti, i ricercatori hanno
riscontrato che quei ragazzi, i cui padri praticavano alti livelli di gioco fisico, erano i più benvoluti tra i
compagni. In questo studio è emersa però una caratteristica interessante e significativa: i ragazzi con padri molto dediti al gioco fisico erano benvoluti solo quando i loro padri avevano giocato con loro in maniera non direttiva e non coercitiva. I bambini, che avevano padri molto amanti del gioco fisico ma altrettanto autoritari, erano giudicati tra i più antipatici.
Altri studi hanno offerto indicazioni analoghe. I ricercatori hanno riscontrato che i bambini sembrano sviluppare le migliori abilità sociali quando i padri interagiscono con loro in maniera positiva e consentono loro di dirigere in parte lo sviluppo del gioco. Quello che è importante è che il padre eviti la critica sprezzante, l’umiliazione e l’eccessiva invadenza nei confronti dei figli.

Per concludere (ma il discorso sarebbe lungo): anche se numerosi studi – fra i quali quelli di John Gottman* – hanno mostrato che i rapporti madre-figlio sono anch’essi importanti (ovviamente), è stato riscontrato che, a paragone con le reazioni paterne, la qualità del contatto con la madre non è un indice predittivo altrettanto forte del futuro successo o fallimento del figlio a scuola e con gli amici.
Questa scoperta è stata indubbiamente sorprendente, soprattutto perché le madri in genere trascorrono più tempo con i figli di quanto non facciano i padri.
I ricercatori ritengono che la ragione per cui i padri hanno questa influenza estrema sui figli è perché il rapporto padre-figlio suscita nei bambini emozioni più potenti.
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*Psicologo americano specializzato in consulenza matrimoniale e in psicologia dello sviluppo.
Insegna presso l’Università di Washington.

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LukeCage 6:45 pm - 16th Febbraio:

Dopo aver letto il post di ckkb ho provato le stesse emozioni che mi trasmise questo film:

http://video.google.com/videoplay?docid=-6591507403119974421#

“I padri, padroni o meno, si deve comunque imparare ad amarli, prima o dopo. Un obiettivo da cui credo dipende la propria stessa vita.”
Spero di riuscirci.
Grazie

L

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Fabrizio Marchi 7:11 pm - 16th Febbraio:

No, caro Cesare, sono d’accordo con te solo sulla prima parte del tuo intervento (padri “mollicci” devastanti come i padri padroni…) ma non sulle conclusioni.
Il concetto di “padre” non può diventare un’ideologia a priori in base alla quale “Il padre si deve amare sempre e comunque”, anche se è un violento, un arrogante, un poco di buono, un menefreghista; in altre parole uno che viene meno proprio a quello che dovrebbe essere il suo ruolo di padre. No, caro Cesare, non ci sto, proprio non ci sto. Equivarrebbe a dire che “bisogna amare la propria madre sempre e comunque” anche quando lei stessa è violenta, oppressiva, castrante, asfissiante, anaffettiva ecc.”.
No, non la vedo così. Non credo nell’amore a priori (e nell’obbedienza a priori), a prescindere da tutto. Purtroppo dobbiamo avere il coraggio di osservare la realtà, anche quella più recondita e nascosta, con lucidità. E ciò che molto spesso si nasconde all’interno delle famiglie non sempre è edificante, diciamoci la verità.
Combattere un’ideologia che vuole criminalizzare a priori un intero genere, quello maschile (in questo caso nella versione paterna) non significa crearne un’altra speculare, che esalta a priori il ruolo paterno, comunque sia, sempre, comunque e dovunque. Sarebbero di fatto due facce della stessa medaglia. Questi dogmi lasciamoli alle femministe che sono delle integraliste. Noi non lo siamo, per lo meno non noi, Uomini Beta.
L’amore te lo devi guadagnare. Tutti se lo devono guadagnare: padri, madri e figli. Su questo non ci piove. E lo affermo non solo e non tanto per convinzione ideale ma proprio sulla base della mia esperienza personale.
Avevo un mio amico quando ero ragazzino che non aveva un padre ma un tiranno. Lo malmenava duramente e lo umiliava anche davanti a noi. Avevo giurato a me stesso che, una volta cresciuto, avrei dato una sonora lezione, e non a chiacchiere, a quel pezzo di merda (senza virgolette). Naturalmente poi non gliel’ho più data, ma non perché non la meritasse ma solo perché quello ormai era diventato una persona anziana. E poi non sarebbe servito a molto che gliela avessi data io. Gliela doveva dare suo figlio, ribellandosi. Ma lui non ce l’ha mai fatta; è durissimo ribellarsi in questi casi appunto perchè si interiorizza la violenza che si subisce. Era un ragazzo psicologicamente fragile, molto, troppo sensibile, e forse proprio per questo rifiutato da quel padre rozzo e violento che molto probabilmente, se non sicuramente, avrebbe desiderato avere un altro tipo di figlio, magari un cazzone avariato come lui. Un cazzone che ha fatto tanti danni a questo ragazzo che ancora se li porta dietro nella vita, come era inevitabile che fosse. Ti garantisco che di casi come questi o anche di diverso genere (comunque figure paterne spregevoli, per vari e differenti motivi) ne ho visti a bizzeffe, ragazzi e ragazze rovinati dai genitori (padri o madri che fossero)
Ti dirò di più. Ho avuto un’adolescenza abbastanza turbolenta, ho perso mia madre da bambino, non ero un ragazzo facile e i soliti parenti benpensanti, scontati, banali e piccolo borghesi (soprattutto di testa) sostenevano la necessità di una “educazione più rigida” da parte di mio padre nei miei confronti. Mi viene ancora da ridere se penso a queste stronzate. Ho visto quali sono stati i risultati dei loro processi educativi sui loro figli e ho visto, scusate la presunzione, quali sono stati quelli di mio padre…Ciò che sono lo devo soprattutto a lui, in tutti i sensi. Non voglio ripetere ciò che ho raccontato nel mio precedente post, non voglio fare un panegirico…Ma una cosa è certa, se non fosse per lui e per l’educazione che mi ha impartito non sarei neanche qui a fare quello che faccio…
No, caro Cesare, proprio lui mi ha insegnato a non chinare la testa, a non togliermi il cappello davanti al padrone (che io, grazie a lui e al suo lavoro, non ho mai avuto), a vivere secondo ideali di libertà e giustizia, a vivere con la spina dorsale eretta e nel rispetto degli altri, a ribellarmi dove e quando è giusto farlo e purtroppo spesso è necessario farlo anche nella propria famiglia (non è stato il mio caso ovviamente). Anzi, se lo si facesse, e soprattutto se lo si fosse fatto a suo tempo, si risparmierebbero dei danni enormi in molti casi.
Mi dispiace, non “santifico” il ruolo di nessuno. Tutto è relativo. Un uomo può essere un buono o un cattivo padre, così come una donna può essere una buona o una cattiva madre. Si dovrebbero forse amare padri o madri che abusano dei propri figli, che li picchiano gratuitamente, che li incatenano o che li abbandonano?
No. Non si può e non si deve. Poi, che l’amore abbia strade e percorsi emotivi che nessuno di noi può controllare razionalmente, questo è un altro discorso, e ciascuno è libero di amare i proprio genitori come e quanto crede anche se gli hanno rovinato la vita. Ma perché questa è la sua libertà. Non perché si DEVE.
E ribadisco che se quel mio amico avesse avuto la forza di ribellarsi e di spaccare il muso a suo padre (se non materialmente quanto meno metaforicamente) avrebbe fatto una gran cosa, sotto tutti i profili, anche dal punto di vista psicologico ed affettivo. Forse, e dico forse, può darsi che anche quell’energumeno sarebbe potuto cambiare, avrebbe potuto iniziare un percorso diverso, proprio come padre. Perché anche i figli, a loro modo, educano i padri, in un gioco di rimandi. Ma così non è stato. Perché quel ragazzo non si è mai ribellato. Il risultato è che lui oggi è un uomo vinto, sconfitto, perdente, complessato, irrisolto. E il padre è rimasto il cazzone avariato che è sempre stato.
Il padre non potrà mai essere una “carrozza”, come dici giustamente tu, ma neanche un padrone. Non c’è alcun dubbio, per quanto mi riguarda. L’amore che ho per mio padre, scomparso da diversi anni, è vivo dentro di me come un sentimento inesauribile e inossidabile, proprio perchè non era un padrone. Non avrei mai potuto amare un padrone, per il semplice motivo che per me i padroni non dovrebbero neanche esistere.
Mio padre me lo ha insegnato.
Fabrizio Marchi

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Silver 8:02 pm - 16th Febbraio:

Personalmente, ciò che sono oggi, lo devo in primis a me stesso. Mio padre non è stato un padre padrone; questo no, nella maniera più assoluta. Ma non ho comunque avuto un bel rapporto con lui.

Quello che più mi è mancato è il dialogo, che fino ad una certa età, è stato quasi inesistente. Nonostante ciò ho amato ed amo mio padre (scomparso anch’egli diversi anni fa), ed anche in me il suo ricordo è vivo e inossidabile nel tempo (come lo è il ricordo di mia madre).
________________

Fabrizio
“E ribadisco che se quel mio amico avesse avuto la forza di ribellarsi e di spaccare il muso a suo padre (se non materialmente quanto meno metaforicamente) avrebbe fatto una gran cosa, sotto tutti i profili, anche dal punto di vista psicologico ed affettivo. Forse, e dico forse, può darsi che anche quell’energumeno sarebbe potuto cambiare, avrebbe potuto iniziare un percorso diverso, proprio come padre. Perché anche i figli, a loro modo, educano i padri, in un gioco di rimandi”.
Verissimo.
A volte, l’uso della forza, anche contro un padre (o una madre, nonché un fratello o una sorella) è assolutamente necessario.
Un mio amico, circa venti anni fa, educò il padre padrone proprio in questo modo: cioè gonfiandolo di botte e spedendolo all’ospedale. Semplicemente gli dimostrò che “la femminuccia non era lui”, bensì “quello finito al pronto soccorso”…
Questo perché certi soggetti concepiscono solo una legge: quella del più forte.

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Leo 8:08 pm - 16th Febbraio:

Verissimo, anche io ho ricordi di genitori violenti con i figli, che sono cresciuti non troppo bene; Il padre che picchia e umilia il figlio maschio per farlo diventare forte, ottiene l’effetto contrario.
Bisogna rispettare i figli, farli sentire sicuri di se.

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Strider 11:41 pm - 16th Febbraio:

Anche se a qualcuno potrebbe apparire eccessivo, in alcuni casi sarebbe preferibile avere in famiglia un padre padrone piuttosto che una madre anaffettiva, aggressiva, offensiva, verbalmente violenta, ecc; perche’, perlomeno, al primo si potrebbero anche spezzare le ossa senza rischiare poi di passare per dei bastardi violenti.
Viceversa, provate a mettere le mani addosso ad una madre, specie in un paese mammista come il nostro… il marchio di “infami” vi accompagnera’ per il resto della vostra vita.

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MarcoP 12:53 am - 17th Febbraio:

Strider, con le nostre madri bisogna tracciare dei confini precisi, ma precisi al millimetro. Sta tutta qui l’abilità. Non uno di più, non uno di meno. Altrimenti ti strappano il cuore.

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LukeCage 11:25 am - 17th Febbraio:

Secondo me non bisogna esaltare un genitore a scapito dell’altro anche se secondo me l’analisi di ckkb si situa all’interno di un discorso avviato altrove (e che trovo almeno in parte interessante) riguardante il recupero della figura paterna sul piano simbolico e conseguentemente fisico (reinserimento nel corpus famigliare e riconoscimento del suo valore in seno alla società).
Discorsi di questo tipo vanno poi calati nell’esperienza personale di ognuno.Per quel che riguarda il padre non possiamo passare da esempi a mio avviso inviadibili come quello di Fabrizio a bastardi che la paternità non sanno neanche cosa sia.
E questo giustamente vale anche per le madri.
Libertà è cmq essere “padroni” di sè stessi,e quindi responsabili.Ci sono padri che riescono a trasmettere certi valori,altri meno.

“I figli cominciano con l’amare i propri genitori. Dopo un po’ li giudicano. Raramente, se non mai, li perdonano.” O. Wilde

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Fabrizio Marchi 11:55 am - 17th Febbraio:

Infatti, LukeCage, ciò che volevo dire è che la rivalutazione della figura paterna non può essere fatta attraverso la sua santificazione aprioristica. Assumere un punto di vista simile significa di fatto rovesciare sottosopra la critica femminista e costruirne un’altra speculare, opposta e contraria. Cadremmo nel loro gioco e nella loro trappola assolutizzando un concetto come fanno loro (uomini sempre e comunque oppressori e donne sempre e comunque vittime). Nella fattispecie padre, sempre e comunque tiranno, madre sempre e comunque salvatrice della patria, figli sempre e comunque vitime (del padre, mai della madre).
La realtà è molto più complessa, come sappiamo, il nostro arduo compito è proprio quello di cercare di sbrogliare la matassa al fine di poter meglio combattere le ideologie (molto rozze peraltro) sessiste, razziste e unilaterali.
Se assumessimo un punto di vista speculare a quelle ideologie (il femminismo e derivati), come fa Ckkb, e cioè il padre che deve essere amato sempre e comunque in quanto tale per il solo fatto di esserti padre e di averti messo al mondo, commetteremmo un errore, sotto tutti i punti di vista.
A meno che non abbia frainteso il pensiero di Ckkb (ma non credo), e in ogni caso se così è sarà lui stesso a correggere il tiro o a intervenire ulteriormente per approfondire la questione.
Anzi, approfitto per ringraziarlo, perchè proprio il suo intervento ci ha offerto l’opportunità, affrontando una tematica così importante sulla quale probabilmente scriverò un pezzo, di evidenziare le nostre diversità culturali e interpretative della realtà e del mondo.
Fabrizio Marchi

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armando 2:39 pm - 17th Febbraio:

Secondo me la questione non è su quanti padri sono “padroni” e quanti padri validi. Ce ne sono, e ce ne sono sempre stati, dell’un tipo e dell’altro. Ed è altrettanto ovvia la legittimità della ribellione all’oppressione, anche a quella del proprio padre.
La questione è però che oggi, prendendo a pretesto il padre padrone, si vuole eliminare la figura del padre in quanto tale. Ad iniziare dall’aborto, proseguendo con la fecondazione artificiale per single o all’eterologa, e finendo con l’educazione dei giovani, sempre più in mani femminili.
la figura paterna si è sbiadita fino ad iniettare negli uomini stessi la convinzione della loro inutilità o della loro subalternità rispetto a quella materna.
Di questo si dovrebbe discutere, non dei casi concreti che sono fondamentali per le singole persone ma che non possono essere generalizzati.
Insomma: padre e madre sono intercambiabili o presiedono ciascuno a ruoli e funzioni psichicamente (archetipicamente) diversi e quindi da conservare come elementi educativi preziosi e imprescindibili?
La mia risposta già la conoscete e non mi ripeto.
L’altra domanda fondamentale a cui rispondere, e la cui risposta è illuminante, è: da cosa nasce e perchè questa svalutazione del padre?
A mio parere nasce dal fatto che la società dei consumi è costitutivamente contraria al padre e quindi tendente verso la madre. Il padre è colui che imprime al bambino la ferita del distacco dal mondo materno onnipotente, e quindi colui che insegna il valore della rinuncia e che, attraverso di essa favorisce la crescita in uomini adulti e consapevoli, colui che introduce il giovane al vivere sociale. La madre è sicurezza affettiva, accudimento, nutrimento, dunque altrettanto importante, ma anche colei che istintivamente tende a trattenere il figlio, a soddisfarne tutti i bisogni anche quando è già grande. Eliminato il padre si elimina anche la possibilità di diventare uomini adulti. la tendenza sarà cioè a restare bambini nell’intimo. A credere di non poter fare a meno di nessun oggetto che muova il desiderio, a volere tutto e subito. Perfetta rappresentazione dell’individuo della società liquida dei consumi, che oscilla fra scoppi di ribellismo e conformismo. Un individuo dall’identità debole, sempre alla ricerca di se stesso in questo o quell’oggetto , facilmente manipolabile dal potere.
Per questo il padre è scomodo al potere attuale e la madre esaltata oltre ogni dire.
E’ dunque un non senso parlare di madri buone in sè e padri cattivi in sè o viceversa.
E’ invece essenziale riconoscere ad entrambe le figure genitoriali i loro ruoli e funzioni e sapere anche che l’una senza l’altra avranno molte più difficoltà a rapportarsi coi figli, al di là del loro valore soggettivo che può anche essere così alto e consapevole da rimediare in gran parte alla mancanza dell’altro principio educativo.
Ma, è questa la situazione odierna? Per niente. I padri sono rappresentati o come padri padroni o come vice mamma, snaturandoli nella loro essenza e quindi in entrambi i casi “evirandoli” (allo stesso modo che il “macho” è rappresentazione grottesca del maschio simmetrica al maschio soft).
La questione paterna è a pieno titolo parte della QM (o forse viceversa) al di là dello stato (invero poco luminoso per le ragione sopra dette) dei padri concreti.
La sua assunzione nel modo giusto ed a pieno titolo nelle problematiche trattate dai movimenti maschili è, secondo me, imprescindibile in una strategia di rinascita della maschilità.
armando

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Fabrizio Marchi 2:55 pm - 17th Febbraio:

Armando, è evidente che quando parlavo di padri o madri che possono essere “buoni/e o cattivi/e” era una semplificazione…Non volevo ridurre il prolema ad una mera questione individuale…E’ ovvio e scontato che il tutto rientra in una visione molto più ampia. Il senso del mio commento era un altro e cioè quello di ribadire che non si può assumere, come ha fatto Ckkb nel suo intervento (rileggilo) il concetto del padre a priori, a prescindere, comunque sia, trasformandolo in una ideologia speculare a quella che lo vorrrebbe distruggere.
Detto ciò, e cito testualmente la tua frase ” La questione paterna è a pieno titolo parte della QM (o forse viceversa) al di là dello stato (invero poco luminoso per le ragione sopra dette) dei padri concreti”.
Ribadisco che, a mio parere, è la questione paterna che fa parte della QM e non viceversa. Il “maschile” è stato atttaccato su tutti i fronti, non solo nella sua accezione “paterna”. Ma qui, naturalmente scontiamo le nostre diversità interpretative e filosofiche. Nondimeno non c’è dubbio, e nessuno lo nega, che l’attacco e la diminutio del concetto stesso del padre, è uno dei tasselli della disarticolazione del “maschile” e della tendenza a pensare che se ne possa anche fare a meno.
Fabrizio

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ckkb 4:24 pm - 17th Febbraio:

Il succo del mio discorso non è viva il padre padrone. Ma interrogarsi sul modo giusto di superare questa paternità sbagliata: credi che buttare a mare un padre negativo sia risolvere il padre negativo che è in te? un padre negativo lo si può e lo si deve buttare a mare ma devi poi comunque riconciliarlo dentro di te. Sei chiamato ad essere protagonista di questo miracolo di “autorifondazione” e di “rifondazione dell’altro”. Se non riesci a riconciliarlo in te, ce l’hai per sempre come padre fantasma e invincibile nell’anima. Il cuore umano è fatto in modo che se di prossimo si tratta, non lo puoi “buttare a mare”. Se poi si tratta di padre (e di madre) più li “butti a mare” e più te li ritrovi in casa, nell’anima a far da padroni..Ahimè non si possono fare i conti con questi “fondatori di se stessi” a calci in culo e a cazzotti. Ho conosciuto figli lasciati per disnteresse in brefotropio dal padre, amatissimi dal padre adottivo, lasciare con furia il padre adottivo e cercare disperatamente l’incontro con quel “pezzo di m..” che li ha abbandonati e sfruttati. In conclusione: più complessa e profonda e seria la strada della liberazione dal male che gli “stronzi” hanno agito contro di te. Alla fin delle finite sei sempre tu che hai in mano la tua liberazione che passa attraverso la liberazione dall’odio per l’altro che ti ha fatto del male. A “fucilazioni”, insegna la Storia collettiva e individuale, non si va da nessuna parte.

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Leo 5:40 pm - 17th Febbraio:

La maggioranza degli uomini sono i cosidetti maschipentiti o uomini che in qualche modo sono femministi, prodotti della società occidentale; quindi un padre severo può essere solo che dannoso, soprattutto perché la severità sarà applicata maggiormente sul figlio maschio e, anche fosse applicata sulle femmine sarà sempre sbagliata.
Ultimamente ho ascoltato la conversazione di 2 uomini, uno con una figlia femmina che aspetta un maschio, l’altro gli dice: al maschio lo puoi picchiare! l’altro risponde: si, ci vado proprio con la clava!
Questa cosa dell’educazione ha sempre diviso tutti, io ce le ho prese da bambino e non mi è piaciuto, veder picchiare un bambino mi fa soffrire, molti invece sono per le botte, è chiaro che a volte servono, ma nello stretto necessario, un bambino non può crescere nel terrore dei genitori che lo malmenano: spesso ingiustamente.

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Strider 6:42 pm - 17th Febbraio:

ckkb
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In conclusione: più complessa e profonda e seria la strada della liberazione dal male che gli “stronzi” hanno agito contro di te. Alla fin delle finite sei sempre tu che hai in mano la tua liberazione che passa attraverso la liberazione dall’odio per l’altro che ti ha fatto del male. A “fucilazioni”, insegna la Storia collettiva e individuale, non si va da nessuna parte.
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Sì, ckkb, ma quello che a me lascia perplesso sia di te che di Armando (e lo dico con il massimo rispetto nei vostri confronti) e’ che da parte vostra non c’e’ mai, dico mai, una critica nei confronti di quella figura paterna alla quale fate riferimento. Ma insomma, per quale ragione la crescita dell’uomo (maschio) dovrebbe sempre passare attraverso “le ferite” e “il dolore” ? Ma dove sta scritto? Chi l’ha stabilito ? E poi, gia’ che ci sono, ti vorrei chiedere: se tu avessi avuto un padre padrone, cosa avresti fatto nel concreto ? Lo avresti “amato” o preso a calci in culo ? Ma veramente credi che le cose si possano sempre risolvere col dialogo ? Io, anche per esperienza familiare, (materna, pero’…) posso assicurarti che i fatti non stanno assolutamente cosi’.
Scusa se te lo faccio notare, ma secondo me voi maschi selvatici siete troppo ideologizzati.
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p.s.: l’ esempio paterno che ho avuto io e’ simile a quello di Fabrizio. Inoltre anche a me sarebbe stato impossibile amare un “padre padrone”.

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Strider 6:47 pm - 17th Febbraio:

Dimenticavo! Un conto e’ essere autorevoli con i figli e un conto autoritari. Non e’ mica la stessa cosa…

MarcoP
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Strider, con le nostre madri bisogna tracciare dei confini precisi, ma precisi al millimetro. Sta tutta qui l’abilità. Non uno di più, non uno di meno. Altrimenti ti strappano il cuore.
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Marco, ci sono cose molto personali di cui non posso parlare in un forum pubblico. Ti dico solo che non tutte le donne sono adatte ad essere madri…

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Fabrizio Marchi 6:53 pm - 17th Febbraio:

Cesare, questo è già un discorso diverso, e molto, da quello che avevi fatto precedentemente, che riguarda il foro interiore di ciascuno e la sua capacità di elaborare e rielaborare il dolore e la relazione con chi ti ha procurato quel dolore, nel nostro caso specifico i genitori, padri o madri che siano.
Credimi che ho fatto un lungo percorso personale da questo punto di vista e ancora lo sto facendo, soprattutto per quanto riguarda quello che fu il rapporto con mia madre.
Detto ciò, scusa ma non sono un uomo così banale da pensare che si possa andare avanti a forza di “fucilazioni”. Sono assolutamente convinto e anche in larga misura d’accordo con quanto affermi. Non è certo SOLO prendendo a cazzotti il proprio padre padrone (o la mamma padrona) che si può pensare di aver affrontato e risolto il problema. Mi fai così rozzo, Cesare? Non credo…
Tuttavia, ahinoi, a volte è necessario anche ribellarsi (e spesso purtroppo non solo a chiacchiere) ai propri genitori, quando è veramente inevitabile, e anche questo, anche se può addolorarci, può essere un passaggio ineluttabile. Certo, se ci si limitasse a questo e si pensasse in questa maniera di aver risolto la vicenda, sarebbe un modo stupido oltre che inutile, psicologicamente e spiritualmente, di affrontarla. La stessa identica stupidità e inutilità che commetteremmo se scegliessimo di subire passivamente (se non addirittura per una sorta di obbedienza cieca, aprioristica e ideologica) le brutalità e le vessazioni di un padre (o di una madre) padrone.
Ogni percorso comporta un lavoro interiore profondo e doloroso. Credi che quando sostengo che a volte è necessario ribellarsi al proprio genitore, lo dica con leggerezza, con serenità, come se si trattasse di bere un bicchiere d’acqua? Non scherziamo…
“Le rivoluzioni – diceva un signore – non si fanno per scelta ma per una dolorosa necessità alla quale, se si potesse, ci si sottrarrebbe”. Ma a volte purtroppo è proprio necessario, addirittura inevitabile, anche volendo. L’importante è non fermarsi alle “fucilazioni” (quelle strettamente necessarie e si spera sempre che siano pochissime) e non pensare appunto che queste possano essere risolutive. La storia, e su questo hai ragione, ci dice che si è andati ben oltre quelle strettamente necessarie e TUTTI, ma proprio tutti, si sono fatti prendere la mano, nessuno escluso (“chi è più pulito c’ha la rogna” si dice a Roma, l’importante è non vedere le cose a senso unico…). Ma qui entriamo in tutt’altro altro discorso…
Voglio chiudere, onde evitare di essere tacciato per un dogmatico che non sono, citando la metafora delle “Tre metamorfosi”, uno degli aforismi più importanti del Nietzsche-Zarathustra pensiero. Quello dove il cammello si fa leone e infine fanciullo. E’ un percorso inevitabile, ci spiega quel grande “psicoterapeuta”. E quindi il farsi leoni diventa un passaggio necessario. Per poter “diventare” fanciulli.
Fabrizio Marchi

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Rino 10:53 pm - 17th Febbraio:

Padre.

Questione fondamentale, amplissima, complessa, profondissima, spiazzante, cui ho dedicato molte riflessioni arricchite dall’esperienza della scomparsa del mio un anno fa con le conseguenti rivisitazioni della mia psicobiografia e delle influenze che questa ha (vorrebbe impormi) sulla valutazione del tutto.

In via prioritaria credo che sia indispensabile distinguere piani e aspetti diversi. Cmq è così che io imposto le mie riflessioni.

1- Separare la nostra esperienza personale dalla valutazione del ruolo paterno nei suoi caratteri universali. Processo molto difficile perché la tendenza a universalizzare la propria esperienza è davvero grande. Chi ha avuto padri fallimentari, inesistenti, violenti etc. farà fatica a riconoscere una qualche importanza al ruolo paterno. Viceversa per gli altri. Allo stesso modo bisogna distinguere tra i casi di minoranza e la maggioranza, tra le eccezioni e la norma.

2- Distinguere tra la descrizione da una parte (ciò che è stato qui e altrove, ciò che è o che sembra sia) e la prescrizione, dall’altra (ciò che dovrebbe essere e che vorremmo fosse). Distinguere.

3- Mettere sul piatto della bilancia non solo il bene e il male di questa presenza, ma anche quelli della sua assenza. Ad es. considerare “in che mani si finisce” quando il padre non c’è. Poiché si tratta di quelle materne, diventa forse ragionevole almeno ipotizzare che un padre un po’ sbagliato sia meglio di nulla. Idem per i metodi educativi: sculaccioni e ceffoni non vanno valutati solo come prodromi ai pestaggi, ma anche come alternativa all’educazione commerciale di stampo materno (“Se fai/non fai …allora ti darò/non ti darò…). E non solo negli effetti immediati e visibili (ematomi e …fratture) ma anche in quelli invisibili e di lungo periodo prodotti dall’altra educazione (distruzione dell’autostima, sensi di colpa etc.). Perché le ferite del corpo passano, quelle della psiche invece restano. Etc.

4- Distinguere tra autorevolezza/prestigio e potere/autoritarismo. Tra diritto alla prescrittività delle regole e esercizio dell’arbitrio.

5- Considerare le radici (materiali e psicologiche) della progressiva distruzione del valore paterno non escludendo certo quel movimento cui essa è imputata: il 68. E chiedersi se davvero sia stato un avvenimento decisivo in tal senso o invece solo una superfetazione, un’apparenza, in quanto il padre era già moribondo o forse già morto. E come mai si sia giunti a quel punto, magari mettendo in discussione l’idea che le nuove generazioni incontrino sempre e naturalmente la loro stagione di ribellione, visto che nella storia non era mai accaduto, tanto che (si può dire) i giovani hanno sempre assunto i valori paterni senza metterli in discussione – per migliaia di anni – e infatti è così che si è formata la tradizione. Sessantotto: la prima e unica rivolta dei figli contro i padri? Possibile? Da dove e perché?
E come mai il padre è morto anche dove il 68 non è mai esistito? (…es. Spagna)
Di cosa è morto? Omicidio o suicidio? E se l’avesse ammazzato la madre a mezzo dei figli (ingenui sicari)? Come mandante aveva dei moventi. Perché accadde che il padre apparve impresentabile a quella generazione di figli e mai prima? Era forse quella la peggiore generazione di padri di tutta la storia? Cosa avevano fatto di peggio dei nonni e dei bisnonni? Erano forse più criminali degli altri?
Nessuna ipotesi va esclusa a priori. Nessuna domanda.

6 – etc.

Certo, parlando del padre si parla di una relazione che ti segna la vita ed è difficile considerarne il ruolo in termini universali. Impossibile farlo “dall’esterno” , visto che non c’è alcun “esterno” alla nostra biografia individuale.

Chi odia il padre dovrebbe (intelligentemente) ipotizzare che cmq la sua funzione psicologica può essere insostituibile. Chi lo ama dovrebbe (intelligentemente) fare i conti con il contributo che egli stesso diede alla propria rovina. E alla nostra.

Sono solo tracce di ben più ampie e lunghe riflessioni.

RDV

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armando 1:22 am - 18th Febbraio:

Molto acute e pertinenti le riflessioni problematiche di Rino, come sempre. Che dovrebbero essere approfondite per trovare il bandolo della matassa , che pure esiste, oltre le apparenze sociologiche.
“Chi odia il padre dovrebbe (intelligentemente) ipotizzare che cmq la sua funzione psicologica può essere insostituibile. Chi lo ama dovrebbe (intelligentemente) fare i conti con il contributo che egli stesso diede alla propria rovina. E alla nostra.”
Perfetto, cambierei solo il “può essere insostituibile” con “è insostituibile”. Lo si vede quando il padre non c’è, o è inconsistente o peggio quando è figura negativa che genera disastri nei figli (maschi e femmine).
armando

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armando 1:33 am - 18th Febbraio:

Posso aggiungere solo una cosa? Questa discussione sul padre, seppure, anzi proprio per le angolazioni diverse da cui viene affrontata, è davvero bella. Quanto sarebbe utile sentire anche la voce degli uomini di sx ortodossa. Credo che sarebbe liberatorio per loro, se solo avessero il coraggio di “dirsi”.
armando

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ckkb 10:44 am - 18th Febbraio:

Penso che la nostra riflessione abbia una finalità vitale cioè positiva. Non è forse questo che conferisce ad una visione e ad un fare il suo essere “strategico”? una visione, una indicazione, che contribuisca ad aiutare tutti, i maschi di oggi in particolare, a trovare il modo in cui il male e il dolore possano essere esperienze di crescita e liberazione e non sconfitte che deprimono e annientano. Del resto che la vita sia intessuta anche di male e di dolore è un fatto. E rispondo a Strider che con tranquilltà, ovvero senza “terrore indotto”, domanda perchè non ho parole di critica sul padre padrone. Parole di critica sul padre padrone le ho dette in tutti i miei interventi sul padre, ma parlando in positivo, ovvvero ogniqualvolta, cioè sempre, ho testimoniato e sostenuto gli aspetti costruttivi, il lato “luminoso” della paternità. Ho scelto poi di non “sparare sull’ambulanza”. Perchè un qualche dubbio su questo termine di padre padrone mi è venuto: perchè con tutta la dominazione materna dal tempo preistorico delle caverne, a quello biografico della “caverna”, siamo qui a discutere un pò coattivamente sul “padre padrone”? Come se l’orizzonte della paternità con la sua illimitata storica testimonianza di bene, di capacità progressiva ed emancipatoria di figli, figlie, madri, mogli, compagne, amiche e sorelle, costituisse un modestissimo tot percento da salvare a fronte di un oceano di padri padroni. Ma dove sono, ma quando mai, e chi lo dice? E perchè altrettanto “angosciosamente e ossessivamente” non stiamo parlando di “madri padrone”? non ci sono? non ce ne sono mai state? tutti hanno avuto per madri donne mature e libere che l’unica esperienza che hanno fatto fare a figli e figlie è quella del rispetto accogliente e libero della loro personalità, dalla culla alla maggiore età? vogliamo scherzare? e non usciamo da un ventre materno che ha addirittura avuto per legge il diritto di non farci venire alla luce: è forse poco padronale questo imprinting emotivo e psicologico? tutte le statistiche riportano un dato secondo il quale la prima esperienza di violenza che una persona fa è ad opera della madre: questa violenza ha da filar via liscia come l’olio? senza una, dicasi una riflessione mai? e siamo invece qui a parlare di padre padrone come se il padre fosse l’unico a cui è possibile attribuire questa categoria. Come fosse passaggio obbligato per parlare della paternità. Qualcosa non torna: non vi sembra una trappola carissimi amici? un artificio retorico da minculpop? E allora, non è forse meglio che proviamo a destrutturare questo linguaggio, questo termine, che dà per scontato una condanna di cui poi nessuno sa definire con precisione i termini concreti su cui storicamente poggia? e che comunque è categoria generale estendibile a qualunque genere e a qualunque funzione? di certo non monopolio paterno. Ecco perchè non vorrei preoccuparmi e non mi “preoccupo del padre padrone”: è una categoria astratta, armamentario propagandistico che ha per finalità spostare i dati reali del problema: e cioè che hanno fatto fuori il padre, che questa cultura in nome della retorica del padre padrone ha praticato il suo parricidio di massa. E sta mandando in rovina una intera civiltà. E allora non è forse compito “pratico” nostro, parlare dal “lato del figlio” quando si parla del lato del padre, sottolineando che qualunque padre il figlio si trovi davanti è un ostacolo più o meno difficile ma comunque superabile con le proprie enegie? e che questo superamento è l’ “esercizio della vita”, perchè è la vita che in primis è “padrona”? e che questo esercizio è a fondamento della propria crescita come uomo autonomo e libero e capace di amare? e che in conclusione il padre è comunque esperienza vitale? Guardando il padre possiamo e dobbimao vedere e sottolinerae che il figlio può essere padrone, ovvero può essere protagonista della relazione col padre, che è libero e capace, cioè ha la potenza in se stesso, di trasformare una relazione con l’altro, comunque sia e chiunque sia, in una esperienza vitale di crescita umana per sè e per l’altro. Altrimenti non ci restano che lacrime da versare copiose e tra gli applausi interiori, Jacopone da Todi insegna, sul padre padrone. Ma sono poi davvero così utili e necessarie?

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Strider 11:40 am - 18th Febbraio:

ckkb
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Perchè un qualche dubbio su questo termine di padre padrone mi è venuto: perchè con tutta la dominazione materna dal tempo preistorico delle caverne, a quello biografico della “caverna”, siamo qui a discutere un pò coattivamente sul “padre padrone”?
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Io credo che il motivo per cui si fa sempre riferimento al “padre padrone” ma non alla “madre padrona” e’ da ricercare nella superiore forza fisica maschile, nel fatto che un uomo puo’ imporre la propria volonta’ attraverso la forza e l’ intimidazione molto piu’ facilmente di una donna.
ckkb, io sono anche un pugile (di 105 kg) che attualmente sta pure prendendo delle lezioni di thai boxe, percio’ e’ anche per questo che mi riesce molto difficile definire mia madre “una madre padrona”.
Parlando sempre a titolo personale, i termini che uso nei suoi confronti sono altri, e t’ assicuro che non sono molto “carini”…
Cerchero’ di essere ancora piu’ chiaro: una madre puo’ usare la violenza fisica contro un figlio finche’ questo e’ piccolo e non si ribella, ma nel momento in cui quel bambino diventa un ragazzo tutto cambia… (contro un padre, specie massiccio e forte, e’ tutto piu’ difficile).
Pertanto in quel momento le resta solo la sua linguaccia velenosa, il suo sminuire costantemente i figli, il suo denigrarli, il suo deriderli, il suo offenderli, il suo atteggiarsi a “donna mentalmente superiore”.
Insomma, quello che voglio dire e’ che anche in queste cose non esiste una simmetria fra uomini e donne, di conseguenza nemmeno fra padri e madri.

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Leo 1:52 pm - 18th Febbraio:

Madre madrona suona meglio.

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Fabio 4:21 pm - 18th Febbraio:

Per quanto mi riguarda il rapporto che ho avuto con mio padre non è stato eccezionale, ma tutto sommato buono, ed è migliorato in questi ultimi anni. Al riguardo condivido alcune delle considerazioni fatte da ckkb, ma devo dire che anche quelle di strider sono interessanti, in special modo quando fa notare che fra “padre padrone” e “madre padrona” non esiste una simmetria.
(Un po’ come non esiste fra la “puttana” e il… “puttano” ).

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ckkb 10:10 am - 19th Febbraio:

La violenza, a pensarci bene non ha a che fare esclusivamente con la forza fisica ma a mio avviso, e in maniera sostanziale, con la disponibilità psicologica ad agirla (ed assume le forme più diverse): Tiger, che è atleta fisicamente imponente e superallenato, è stato pestato a mazzate dalla moglie finendo in ospedale. Non si è nemmeno difeso. E ha chiesto anche scusa. Poteva essere anche un campione di arti marziali. Di atleti con grandi doti fisiche, e a maggior ragione anche uomini normali, in balia di una donna disponibile psicologicamente alla violenza, le cronache di ogni tempo riportano episodi ricorrenti ( e se non erro, si sta cercando di colmare, con una iniziativa “fai da te”, con un questionario la lacuna informatica circa i dati sulla violenza agita dalle donne contro i maschi, e di rompere il tabù che vuole la donna inerme verso il maschio perchè meno dotata fisicamente) . E’ noto che sono proprio quelli che hanno a disposizione maggior forza fisica a ricorrere con più difficoltà ad essa nei rapporti con il prossimo. E viceversa. Come sappiamo poi dalla cronaca nera chi vuol prevalere con violenza sull’altro, quasi mai lo fa contando sulla sua forza fisica: è risorsa assolutamente inadeguata. Insomma è “la centralina di comando” che autorizza o meno alla violenza, è il cuore umano l’origine della violenza.
Per questo sono convinto che la violenza non ha genere: è sia maschile, sia femminile.

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Strider 11:03 am - 19th Febbraio:

ckkb
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Tiger, che è atleta fisicamente imponente e superallenato, è stato pestato a mazzate dalla moglie finendo in ospedale. Non si è nemmeno difeso. E ha chiesto anche scusa. Poteva essere anche un campione di arti marziali.
(…)
E’ noto che sono proprio quelli che hanno a disposizione maggior forza fisica a ricorrere con più difficoltà ad essa nei rapporti con il prossimo.
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Dipende. Un Tyson non si sarebbe fatto problemi al riguardo, nemmeno un Holifyeld, tantomeno un De La Hoya. Io non me ne sarei fatti, mio nonno materno neppure…

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Fabrizio Marchi 12:02 pm - 19th Febbraio:

Si, Strider, capisco cosa vuoi dire, però su questo ha ragione Ckkb; la violenza, in particolare quella di genere, è qualcosa che va molto oltre l’utilizzo della mera forza fisica.
Soprattutto da parte femminile, come ben sappiamo, esiste una violenza psicologica (ma spessissimo anche fisica come testimoniato dal video di Giovanna Botteri che abbiamo pubblicato) estremamente diffusa, che sconfina spesso e volentieri anche in quella fisica. Cioè mette gli uomini nella condizione di subire senza reagire.
E’ in parte vero altresì, anche se non del tutto, quello che dice Ckkb a proposito del fatto che spesso gli uomini più forti sono proprio quelli meno violenti o addirittura disposti a subire di più. Diciamo che una persona fisicamente potente ma consapevole ed equilibrata, assai raramente ricorre alla violenza, e se lo fa è solamente quando è strettamente necessario, per autodifesa, e comunque sempre calibrando la sua reazione e la sua capacità offensiva.
Naturalmente non sempre; e infatti, come ben sappiamo, esistono le persone aggressive, violente e arroganti che approfittano della loro forza fisica per farsi “valere”.
Detto ciò, questa è la forma di violenza più evidente ma anche la meno pericolosa, tutto sommato. Purtroppo ne esistono di molte altre di cui sono vittime spesso gli uomini, i bambini e naturalmente anche le donne.
Direi però che le donne sono sicuramente molto più abili degli uomini a far uso di una violenza psicologica, subdola, agita su più livelli, il più delle volte difficile da individuare: E questo è un problema per gli uomini.
Tutto ciò, tenendo sempre presente quel video della Botteri che non a caso abbiamo scelto di pubblicare perchè è una delle pochissime testimonianze ufficiali non smentibili, portata da un’autorevolissima giornalista donna della RAI che ci dice quello che ci dice e cioè che negli USA (cioè di fatto nel mondo occidentale) il 50% degli abusi sessuali e dei maltrattamenti sui minori (e si sospetta molto di più perchè è molto difficile per i bambini denunciare la propria madre) è commesso da donne e in particolare da madri.
Questo la dice molto lunga…sembra che quel servizio dall’America sia come caduto nell’oblio. Nessuno ne parla, eppure il dato è agghiacciante e potrebbe portare ad una rivisitazione totale del concetto di violenza così come è stato “spiegato” in questi decenni.
M è evidente che forse è proprio per questo che nessuno ne parla…
Fabrizio

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Strider 1:34 pm - 19th Febbraio:

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la violenza, in particolare quella di genere, è qualcosa che va molto oltre l’utilizzo della mera forza fisica.
Soprattutto da parte femminile, come ben sappiamo, esiste una violenza psicologica (ma spessissimo anche fisica come testimoniato dal video di Giovanna Botteri che abbiamo pubblicato) estremamente diffusa, che sconfina spesso e volentieri anche in quella fisica
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Lo so benissimo, Fabrizio, anche e soprattutto per esperienza diretta. Ci tenevo solo a precisare pero’, che nel momento in cui una donna sa di avere di fronte un uomo, che a prescindere dalle leggi e dalle eventuali conseguenze da pagare successivamente, puo’ “tranquillamente” sbatterla contro un muro, certi suoi strali diminuiscono drasticamente, mentre di fare ricorso alla violenza fisica ci pensa non mille ma un milione di volte.
Per esempio, in passato, ad una soldatessa che “minaccio’ ” il sottoscritto con la seguente frase:”Ti faccio pompare!”, io risposi:”Ed io ti stacco la testa”.
Be’, non ci provo piu’…
Poi e’ chiaro che parlando a livello generale il discorso e’ molto piu’ complesso e che non tutti sono “matti” come “Strider”.

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ckkb 4:35 pm - 19th Febbraio:

Sempre al fine di destrutturare l’ovvio (Idola fori) che in raltà nasconde il vero e spaccia il falso per vero (in chiave QM lavoro imponente da compiere), circa la disponibilità d’animo a scegliere la violenza come vera origine della violenza, per cui non è necessario essere in possesso della forza fisica (o della forza in generale) per essere violenti, pongo una domanda: nessuno ha fatto esperienza di essere stato richiesto, a vario nobile titolo naturalmente, da una donna di agire contro un altro uomo, per es. al fine di ripararare dei torti? o di essere stato colpito (danneggiato) da un uomo su richiesta di una donna? lo domando perchè è un’esperienza diffusa, anche se rimossa, che tanta parte della violenza maschile è agita in nome e per conto direttamente o per tacita sollecitazione di una donna (o delle donne). Identiche dinamiche si possono riscontrare anche nei grandi eventi storici. Esempio chiarissimo di come non è il possesso della forza e tantomeno di quella fisica che decide dell’uso che della forza si fa. Ancora una volta è il cuore umano signore e padrone della pace e della guerra, della violenza o del suo contrario. L’attribuzione della violenza ad un genere è una formidabile e violentissima mistificazione.

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Fabrizio Marchi 10:01 pm - 3rd Marzo:

VI RACCONTO QUESTA: non so per quale motivo, non chiedetemelo, decido di andare ad un dibattito pubblico sul tema “sessismo e razzismo presso la Facoltà di Filosofia di Roma 3, i cui relatori sono Giacomo Marramao, filosofo di sinistra nonchè correlatore della mia tesi di laurea, Raul Mordenti, docente di lettere ed ex leader storico sessantottino romano e Anna Maria Rivera, docente di non so cosa, ultrafemminista e militante di Rifondazione Comunista.
Mordenti non ho fatto in tempo ad ascoltarlo, Marramao ha fatto un bell’intervento sul tema del multiculturalismo e sul razzismo, e la Rivera si è prodotta in un panegirico femminista che non sto neanche a dirvi perché già potete immaginarlo…
Non so se qualcuno di voi (spero tutti) ha visto il film “Arancia meccanica” di Stanley Kubrik. Chi lo ha visto ricorderà quella scena in cui il protagonista, sottoposto ad una sorta di lavaggio del cervello, inorridisce e urla disperato di fronte alle immagini di violenza e orrore che lo obbligano a vedere, fino a vomitare, a perdere i sensi.
Ebbene, durante l’intervento della Rivera (con gli altri relatori che annuivano ad ogni sua parola) ho provato le stesse sensazioni.
Mi stavo già chiedendo cosa fossi andato a fare e non sapevo darmi una risposta. Fatto sta che, sempre senza sapermi dare una spiegazione, al termine delle relazioni (quella della Rivera era l’ultima), decido di prendere la parola. Anzi, sono stato il primo a prenderla. Premetto che Marramao mi conosce abbastanza bene e gli portai illo tempore anche il mio libro “Le donne: una rivoluzione mai nata”. Mi conosce, molto meno, anche Raul Mordenti.
Esordisco chiarendo che il mio intervento potrebbe essere preso come una provocazione gratuita ma che in verità così non è. Naturalmente non avevo il tempo dei relatori ma solo pochi minuti. Ho cercato quindi di sintetizzare al massimo alcuni concetti. Sostanzialmente ho messo in discussione la validità della reinterpretazione femminista della storia (uomini oppressori – donne oppresse), il fatto che questa interpretazione ha molto di manicheo e molto poco di laico e razionale, che il femminismo è un’ideologia fondamentalmente qualunquista e interclassista e che la violenza non appartiene certo ad un solo genere, citando il formidabile servizio di Giovanna Botteri, donna, progressista e di sinistra, che magistralmente ci ha spiegato nel servizio televisivo che abbiamo pubblicato, come negli USA il 50% e forse molto di più delle violenze e degli abusi sessuali sui minori sono commessi da donne e da madri. Anzi, è stata una delle prime cose che ho detto. Più qualcos’altro sulla mercificazione interpretata come al solito a senso unico ecc.
Ma al di là del mio intervento, la cosa interessante sono state le reazioni, che naturalmente mi aspettavo e che ho anche spiegato al termine del mio intervento: fase 1 problemi col materno e col femminile; fase 2 sfigato, maschietto represso, segaiolo, psicolabile; fase 3 maschilista, sessista, razzista, fascista.
Tutto ciò si è puntualmente realizzato con una precisione da orologio svizzero. Fantastico…Kafka ci avrebbe scritto un capitolo di qualche suo libro…
Fase antecedente alla fase 1, mentre sto parlando: gli sguardi e le espressioni dei presenti e delle presenti. Cominciano gli sbuffi, i sorrisi ironici, sarcastici, altri con un misto di sarcasmo e di commiserazione, chiacchiericcio nervoso e scocciato. Marramao comincia ad osservare me e il pubblico con un sorriso che vuole dire “E’ un povero pazzo (lo dirà più tardi), la Rivera comincia a scrivere nervosamente e non condivide l’idea di farmi passare per pazzo. Insomma non vuole “buttarla in caciara”, come si dice a Roma e come vorrebbe fare invece Marramao. E’ scura in volto, se potesse mi ucciderebbe e non lo dico metaforicamente. In quel momento il suo Nemico si sta materializzando sotto la forma (lo dirà più tardi nella replica) di un razzista e fascista infiltrato. Mordenti è basito al mio fianco sulla sua sedia.
Poi ci sono le facce di alcuni uomini, abbastanza giovani, sui 30/35 anni, molto probabilmente ricercatori, collaboratori o roba simile, e quindi per definizione incapaci e impossibilitati anche solo a fare un fiato che non sia in linea con quello del loro prof. Il loro sguardo è forse quello più interessante o quello che a noi può interessare di più (quello delle donne femministe presenti è scontato). E’ come se si trovassero davanti per la prima volta nella loro vita a qualcosa di alieno, che non sanno decifrare e decodificare. Che cosa sta accadendo? Chi è questo? Che significa?
Termino l’intervento in un’atmosfera che non so descrivervi.
Prima reazione al mio intervento; tutto sommato la più onesta e la meno aggressiva, proprio di una donna, abbastanza sprovveduta per la verità sul piano culturale che in soli due minuti, forse meno, mi dice:”Io ho capito che tu sei un brav’uomo e che non ti va di essere criminalizzato ma devi renderti conto che non tutti sono come te, che la realtà è ben altra…ecc. …
Vabbè, paccottiglia, ovviamente, però non c’era livore nella sua risposta e nel suo atteggiamento. Veramente. L’unica che ha avuto un atteggiamento umano nei mie confronti e che non mi avrebbe scaraventato in un ospedale psichiatrico o in un manicomio criminale.
Inizia la fase 1) Attacca Marramao il quale esordisce dicendo, anche se con un sorriso a quattro ganasce (era emerso nella discussione che io ero stato un suo studente), che certo quelle cose che dicevo non le avevo apprese durante le sue lezioni…Dopo di che dice che gli ero sembrato uno dei personaggi dei film di Nanni Moretti che fanno la loro boutade, un po’ per essere notati un po’ per spirito di provocazione. Nel merito ribadisce che il mio esempio sui dati della violenza commessa dalle donne sui minori in USA non ha alcun valore perché la violenza è strutturalmente maschile…
Poi tocca alla Rivera la quale dice che io ho ascoltato un’ altra relazione, che lei ha detto tutt’altro (quindi che non ho capito nulla) e che comunque diffida di coloro che esordiscono dichiarandosi di una parte politica, come ho fatto io. “Quelli – spiega – che dicono “non sono razzista però…”, oppure “non sono di destra però…”. C’è da premettere che io avevo dichiarato di essere di sinistra, non perché volessi spiattellarlo a priori ma perché avevo esordito appunto criticando il conformismo che c’è proprio a sinistra su questo tema e che mi meravigliavo del fatto, io, uomo di sinistra, cercando di sollecitare i presenti ad un minimo dubbio, che a sinistra non ci fosse una sola voce che osasse solo avanzare anche una sia pur minima perplessità sulla giustezza assoluta della interpretazione femminista e sul ruolo delle donne nell’attuale contesto storico… Dopo di che prosegue con improperi malcelati e neanche tanto, apostrofandomi come “quel signore che ha detto quelle cose lì”…
Fase 3) Interviene un signore abbastanza anziano che dopo avere detto “l’intervento del signore mi sembra più dettato da tematiche di ordine psicologico personale” si rammarica dell’arretratezza culturale in cui versiamo, di cui il mio intervento è un esempio lampante. Aggiunge anche che ci sono in circolazione ancora delle vecchie e arretrate concezioni marxiste di vecchio stampo (mi viene da ridere ma presumo che ce l’avesse con me…).
E va bene. Termina la riunione e me ne vado. Esco dal corridoio un po’ stretto e una ragazza mi lascia passare, cioè si scansa, in un modo che sembra quasi dire “Non voglio neanche sfiorare uno come questo”.
Naturalmente non ho potuto fare a meno di riflettere sul perché del tutto. Perché ci sono andato, perché ho preso la parola. Non lo so. Onestamente non saprei dirvi perché l’ho fatto. Solo su una cosa sono certo di aver fatto bene e cioè a non cadere nelle provocazioni, a non reagire in modo scomposto e a dare per scontato (questo lo sapevo, onestamente) ciò che sarebbe accaduto e quali sarebbero state le reazioni.
Ovviamente c’è anche da dire che ero nella bocca del drago, sono andato a sfrucugliare il nido delle vipere.
Ho capito, al di là degli aspetti “comici” della questione, per lo meno questo è ciò che penso ora, che non ha senso fare il muro contro muro con quell’ambiente lì. Probabilmente è prematuro. Siamo ancora nella fase del lavoro della talpa. Dobbiamo costruire dal basso, lavorare nelle e sulle viscere degli uomini e intervenire a livello pubblico in quelle situazioni meno preconfezionate e dove c’è una possibilità di fare breccia o comunque di aprire delle contraddizioni. E’ ancora troppo presto per affrontare l’avversario in campo aperto . Insomma, meglio agire nella giungla come i vietcong e uscire allo scoperto con azioni rapide e improvvise quando meno se lo aspettano. Per ora è fondamentale costruire il nostro esercito. E ce ne vorrà…
Fabrizio Marchi
P.S. Altra cosa a margine che mi è venuta in mente è che, del tutto involontariamente, posso aver messo in difficoltà Marramao, perché, come qualcuno di voi senz’altro ricorda, il filosofo, una ventina di anni fa, incappò in uno scandalo a sfondo sessuale. Fu denunciato o querelato da una sua allieva che voleva diventare ricercatrice e che aveva il problema di pubblicare alcune cose. Ma, a sua detta, il Marramao ci avrebbe provato e lei si sarebbe negata. A quel punto lo stesso Marramao, che aveva dimostrato interesse per il suo lavoro, avrebbe lasciato cadere la cosa.
Sputtanato sulle prime pagine di tutti i giornali, da allora il filosofo ha iniziò una conversione femminista a 360 gradi per ricostruirsi un’ immagine pubblica. Operazione che gli è riuscita, per la verità, e infatti oggi è uno degli intellettuali ufficiali della sinistra…Ripensandoci a mente fredda, forse quello si sarà spaventato e si è affrettato a dire, anche se scherzando, che certo nelle sue lezioni non si insegnano quelle cose che ho detto io …

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Alessandro 7:48 am - 4th Marzo:

Una testimonianza interessantissima.
La società è come suddivisa in tre “fette”. In una si collocano gli uomini/donne alfa, stretti oramai da un patto molto solido, che prevede la difesa delle loro posizioni di potere attraverso il politicamente corretto, più o meno velata adesione al libero mercato, celebrazione del femminismo, ecc..All’interno di questa fetta di società, se le sue componenti femminili continuano a dimostrare una certa solidarietà di genere, e il collante è proprio rappresentato da un femmnismo sia pure declinato in maniera un pò diversa, ma tale è sempre( nel senso che la Rivera che tu hai incontrato proporrà un femmnismo diverso dalla Bonino per esempio, ma si ritroveranno su tanti punti) la componente maschile ne è totalmente aliena, anzi appoggiare tali posizioni fa anche balenare alla loro mente l’idea di una sorta di harem più o meno realizzabile, che comunque rappresenta uno dei desideri segreti di tanti uomini. Insomma, proponendomi come più realista del re finisco per ingraziarmi le donne, tagliando fuori gli altri uomini. Quest’ultimi, i non appartenenti alla classe “dominante”, la “seconda fetta”, cercheranno a loro volta di non farsi tagliare fuori e si allineeranno in buon ordine. Lo scansarsi quasi schifato al tuo passaggio della ragazza “qualunque”( anche lei appartenente alla seconda fetta) testimonia il fatto che, decidendo di non allinearti, hai violato un tabù, colpa che deve essere scontata con il “rifiuto”.
Infine, minoranza assoluta, ci sono quelle persone, “terza fetta”, che, percependo che qualcosa non va, ricercano soluzioni, avanzano proposte, mettono in discussione la vulgata corrente, tutte proposte che possono essere più o meno condivise ma non rigettate a priori,ma si scontrano inevitabilmente contro un muro impermeabile, rappresentato dal conservatorismo del potere, che in sostanza poco ha interesse a cambiare lo status quo, e il conformismo di cui sono imbevuti la maggior parte dei cittadini.
Una mia riflessione scritta un pò di getto, ma credo che abbia una certa attinenza con ciò che sta accadendo nella nostra società.

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ckkb 11:38 am - 4th Marzo:

Credo che l’intervento di Fabrizio abbia avuto quegli effetti, ovvero un tentativo violentissimo di contenimento, perchè la menzogna ideologica non sopporta la benchè minima incrinatura data la sua mancanza di verità rispetto al reale. Quando incontra la contestazione del reale, per quanto occasionale e parziale, l’impalcatura ideologica percepisce il rischio di crollare tutta intera. Come sappiamo sono dinamiche già accadute. Si è trattato di una reazione di contenimento aggressivo tanto maggiore quanto maggiori sono stati percepiti i danni che arrecava alle sicurezze e al potere dei presenti. Sono interventi, quelli “alla Fabrizio”, pertanto importantissimi (e vanno assolutamente fatti) e richiedono un coraggio morale oltre che psicologico (a volte anche fisico) eccezionali. E sono davvero elemento di liberazione per tutti i presenti ( e non solo), che in stragrande maggioranza sono ricattati dal potere. A questo siamo giunti cari amici, e accade soprattutto là dove ci si vanta di essere nel “regno della democrazia e della libertà di pensiero” come la riunione di “liberi pensatori doc” cui ha partecipato Fabrizio. Voglio però introdurre una nota positiva, personalmente riscontrata (e con grande gioia): le donne, grazie al Cielo, poi capiscono e apprezzano l’amore sincero che nutre per il loro genere chi non le blandisce e illude con menzogne e retropensieri, e parla loro secondo verità, pagando il prezzo che oggi questo parlare comporta. La verità infatti rende liberi uomini e donne.

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armando 4:14 pm - 4th Marzo:

Vi racconto anch’io un episodio di sabato scorso. Nella mia città c’è uno storico Istituto culturale gestito dai padri gesuiti e noto per la sua apertura alle idee non confessionali e laiche (mi ricordo che negli anni ruggenti vi si tenevano riunioni di Potere Operaio, a qualcuna delle quali ho partecipato anche io). L’Istituto in questione ha organizzato una serie di conferenze con argomento “le religioni e la sessualità”, in ognuna delle quali un relatore prende in esame una religione rispetto al tema, appunto, della sessualità. Dopo si apre il dibattito col pubblico. Tema interessante e devo dire, in linea di massima ben trattato, anche se non manca mai una frecciatina o un riferimento al deprecato “maschilismo”, quasi fosse un lasciapassare obbligato per sentirsi degni di un consesso civile. Ma lasciamo perdere.
Sabato passato, prima il docente a cui è stata affidata l’organizzazione delle conferenze, poi il relatore, si sono aperti a considerazioni personali che, a mio avviso, poco c’entravano con l’oggetto specifico della serata, che verteva sull’ebraismo. La più forte di queste considerazioni era che entrambi erano stati convinti dall’elaborazione femminista dei “Gender studies”, che il genere sessuale non esiste in natura, ma che è, invece, un puro costrutto culturale.
Nessuna obiezione nei primi interventi del pubblico, fino a che non ho chiesto io la parola, muovendo una semplice osservazione. Considerare il genere sessuale un costrutto culturale e basta significa in realtà negare radicalmente il corpo considerandolo un “accidente” casuale privo di importanza, negare il nesso fra corpo e psiche, ammettere che la storia umana sia stata un puro artificio intellettuale.
Davanti a me, una signora di una certa età annuiva vistosamente. Imbarazzo del relatore, tentativo di tornare un po’ sui suoi passi dicendo che su questo tema sarebbe importante discutere appositamente, sostanziale non controrisposta alla mia obiezione, chiaramente fatta con poco tempo a disposizione e quindi necessariamente sintetica.
Dopo,nessun altro ha ripreso il tema. A dimostrazione dell’imbarazzo complessivo che suscita, della difficoltà a mettersi contro i dogmi del politically correct, ma anche del fatto che con un po’ di coraggio e con qualche argomento ben fondato, l’imbarazzo si trasmette a chi, giocando sulla qualifica di “esperto” (ed è vero come storico o studioso di questa o quella religione ma non su altro) si fa portatore di tesi e posizioni ideologiche del tutto opinabili.
Questo per dire che, fatta salva la diversità degli ambienti e della tipologia di pubblico (ma forse neanche tanto), l’intervento di Fabrizio è stato comunque importante. Non per convincere il Marramao di turno, naturalmente. Ma se anche ad uno solo del pubblico si è aperta una contraddizione, si è manifestato (per carità, nel suo intimo) un piccolo dubbio, allora la missione, quella missione, è compiuta.
Semmai, l’unica valutazione da fare è se il ritorno rispetto al dispendio di energie, comporta un saldo positivo o se sia meglio dirottare energie da altre parti. Ma questo non lo possiamo sapere nell’immediato, per cui ogni sassolino gettato nello stagno va comunque bene.
armando

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Alessandro 5:22 pm - 4th Marzo:

Anche a me è capitato di trovarmi in situazioni del genere. Non ho avuto il coraggio di prendere la parola, anche perchè non avevo approfondito a sufficienza questi temi, ma percepivo comunque un certo fastidio. Devo dire che in un’occasione mi ero ritrovato affianco a un ragazzo che ribolliva quasi dalla rabbia a sentir tesi tanto sessiste. C’è ancora qualcuno che s’indigna per fortuna.
Oggi il sessismo è stato sdoganato. E’ perfino di moda. E’ oramai parte integrante di qualsivoglia proposta politica. A noi chiaramente dispiace che si identifichi con il “progressismo”. Tra qualche giorno ne avremo anche la celebrazione. In quell’occasione si sposerà con il “consumismo” più volgare.
Quelle tesi sessiste possono anche essere confutate con dati oggettivi, come tu hai cercato di fare. Ma alla nostra società, per ora, poco interessa aver a che fare con la vertità. Meglio accodarsi al “vincitore” e tirare a campare.
Saranno le stesse/i femministe/i a darsi la zappa nei piedi quando, tirando troppo la corda, commetteranno un qualche autogol, risvegliando dal torpore qualche coscenza. Sicuramente questo accadrà perchè tendono a voler strafare, non hanno il senso del limite. Difficile prevedere quando, ma secondo me si verificherà.

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Luke Cage 5:26 pm - 4th Marzo:

L’episodio che ci narra Fabrizio conferma una volta di più come siamo messi.
In particolare chi si muove “da sinistra” deve avere la lucida follia del kamikaze…
Se non fosse che l’obbiettivo ora come ora è instillare il dubbio a quante + menti possibile sarei tentato di lasciarmi prendere dallo scoramento.
Non credo che come dice Ckkb le donne (la maggior parte) siano così lodevolmente ammirate da chi rispetta se stesso in quanto maschio (non già uomo perchè tale definizione oggi è sotto il monopolio etico/morale della cultura dominante).
In battaglia il fatto che il nemico si batta con onore non mi impedisce di sferrargli il colpo fatale se ho la possibilità di farlo.Ancora di più se si tratta di una battaglia psicologica.
La realtà rende si liberi,ma non tutti hanno il coraggio di fare la scelta più rischiosa,e cioè mettere in dubbio la struttura stessa della realtà per come la si è sempre percepita.
Sono sempre più convinto della fondatezza della tesi di Fabrizio che vede il post-femminismo il cavallo di troia che il Sistema/Matrix,o la Struttura ha eletto come suo strumento per neutralizzare efficacemente sul nascere anche il minimo barlume di pensiero non consentito.
Esattamente tre mesi fa in un corso per la sicurezza sul lavoro tenuto da una sindacalista abruzzese non ci è stato fatto mancare il rito della donna discriminata e vittima.Sarà un caso?

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Luke Cage 6:16 pm - 4th Marzo:

correggo:”La VERITA’ rende si liberi,ma non tutti hanno il coraggio…”

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Amy 2:36 pm - 23rd Aprile:

Credo che l’intervento di Fabrizio abbia avuto quegli effetti, ovvero un tentativo violentissimo di contenimento, perchè la menzogna ideologica non sopporta la benchè minima incrinatura data la sua mancanza di verità rispetto al reale. Quando incontra la contestazione del reale, per quanto occasionale e parziale, l’impalcatura ideologica percepisce il rischio di crollare tutta intera. Come sappiamo sono dinamiche già accadute. Si è trattato di una reazione di contenimento aggressivo tanto maggiore quanto maggiori sono stati percepiti i danni che arrecava alle sicurezze e al potere dei presenti. Sono interventi, quelli “alla Fabrizio”, pertanto importantissimi (e vanno assolutamente fatti) e richiedono un coraggio morale oltre che psicologico (a volte anche fisico) eccezionali. E sono davvero elemento di liberazione per tutti i presenti ( e non solo), che in stragrande maggioranza sono ricattati dal potere. A questo siamo giunti cari amici, e accade soprattutto là dove ci si vanta di essere nel “regno della democrazia e della libertà di pensiero” come la riunione di “liberi pensatori doc” cui ha partecipato Fabrizio. Voglio però introdurre una nota positiva, personalmente riscontrata (e con grande gioia): le donne, grazie al Cielo, poi capiscono e apprezzano l’amore sincero che nutre per il loro genere chi non le blandisce e illude con menzogne e retropensieri, e parla loro secondo verità, pagando il prezzo che oggi questo parlare comporta. La verità infatti rende liberi uomini e donne.

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Rino 6:23 pm - 23rd Aprile:

Armando:
>>Considerare il genere sessuale un costrutto culturale e basta significa in realtà negare radicalmente il corpo considerandolo un “accidente” casuale privo di importanza, negare il nesso fra corpo e psiche, ammettere che la storia umana sia stata un puro artificio intellettuale.>>

Bingo. Colpiti e affondati!

Amy:
>>
…l’amore sincero che nutre per il loro genere chi non le blandisce e illude con menzogne e retropensieri, e parla loro secondo verità, pagando il prezzo che oggi questo parlare comporta.
>>

DA 12 anni aspettavo di leggere qualcosa di simile.
Chapeau!

RDV

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Fabrizio Marchi 11:29 pm - 23rd Aprile:

Comunicazione da Ckkb:”Caro Fabrizio, per una svista a chi si firma con il nome di Amy in “commenti recenti “ è stato associato un mio testo, parola per parola, scritto nella medesima sezione in data 4 marzo. Ciao, Cesare”

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