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20 Nov 2023  |  0 Commenti

Il mulino “nero”

Sono andato oggi al cinema visto che tutti ne parlano, molti lo hanno definito un capolavoro

Il film anche si fa vedere ma lungi da me a definirlo tale

Il film non è altro che un lungo spot femminista dove si parla dei cavalli di battaglia del femminismo attuale, cioè la violenza domestica e il gender pay gap (presente molto di più la prima che la seconda)

Certo bisogna vedere il contesto storico , siamo nel 1946, praticamente il film finisce con le donne che vanno a votare

[spoiler]

Il protagonista maschile si fa odiare già dalla prima scena, dove lei si sveglia e lui gli da uno schiaffo e non se ne capisce il motivo, è l’inizio di una lunga serie di violenze per dei motivi futili, la figlia che ha trovato un “buon partito” e sono all’inizio tutti contenti, poi vede il fidanzato della figlia comportarsi come il marito (come se ci fosse un copione maschile da seguire) e, aiutata dal soldato americano, fanno esplodere l’attività del padre perchè si rompesse il fidanzamento

[fine spoiler]

Ho dato il titolo “il mulino nero” perchè, al contrario del mulino bianco dove sono tutti sorridenti, li non si ride mai, nemmeno si sorride se non per qualche battutina, praticamente se prima era tutto stucchevole e mieloso, qui si esagera nel segno opposto

Vero che il film deve raccontare una storia, una situazione che certamente può capitare, perchè nessuno nega che certi uomini possono essere violenti, ma allora scrivo questo che ho letto su facebook

Se un signor Rossi salva la vita ad una persone
Quel signor Rossi è un eroe ,ma solo lui e non certamente il genere maschile
Se invece il signor Rossi toglie la vita ad una donna
Allora è il genere maschile che ne deve rispondere

In conclusione il film rispecchia la vulgata femminista tanto in moda in questi giorni (anzi, in questi anni)

Un lungo spot che dura quasi 2 ore, dove gli uomini che si salvano sono veramente pochi, il militare americano e quello che si era invaghito di lei fin da adolescenti

Concludo con due riflessioni che ho letto su questo articolo [1]:

Marcello Veneziani è dichiaratamente di destra, ma ecco i due passaggi dove mi voglio soffermare

Vorrei poi far notare che quella società così maschilista registrava meno femminicidi di quella odierna: dopo tutta l’ondata di femminismo, parità delle donne, lotta contro le violenze alle donne, il risultato è davvero scoraggiante.

Non ho i numeri ma credo che questo sia falso, forse perchè ,a quel tempo, non si aveva questo tam- tam mediatico, credo che i numero siano più o meno gli stessi

Anche qui, c’è una guerra di numeri impressionante, c’è chi parla di più di 100 donne uccise, chi invece scrive 40, tenendo sempre presente che uno è uno di troppo, non so a chi giova questa guerra macabra, essendo cinici e bastardi ( e io, su questi temi, lo sono) si potrebbe pensare che i centri anti violenza gonfiano i numeri per avere più sovvenzioni

Il secondo passaggio è questo

Il film dà al voto alle donne per la prima volta il significato di una liberazione e una svolta epocale. Vorrei ricordare che il voto alle donne fu determinante per sconfiggere il fronte progressista e socialcomunista, perché le donne votarono in larga maggioranza nel nome di Dio e del parroco, alla Democrazia cristiana. E in alcune zone d’Italia, soprattutto al centro-nord, la prima trasgressione delle mogli rispetto ai loro mariti fu il loro voto cattolico, familista e conservatore rispetto ai mariti che votavano per Baffone (Stalin era il loro mito) e per la sinistra socialcomunista.

Vero, anzi verissimo, a quel tempo i preti andavano in giro per le case a imporre alle donne di dare il voto alla democrazia cristiana, pena la caduta agli inferi

Non era cosi brutta l’Italia di quel tempo, ma nemmeno il paradiso, anzi non si racconta (si vede solo una scena) dove uomini dopo la guerra erano mutilati o nel fisico o nella mente e, beffa finale ,si trovavano dopo anni di guerra senza un lavoro ma su questo il film tace

Perchè parlare male degli uomini porta a facili applausi

[1]  Marcello Veneziani – Non era così brutta l’Italia del dopoguerra


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