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16 Feb 2014  |  113 Commenti

La storia capovolta: il dono maschile trasformato in oppressione

Un fatto inoppugnabile è il seguente: in ogni epoca qualunque maschio avesse potuto fare a cambio tra quello che gli si prospettava come maschio (ovvero cieca obbedienza, morte e mutilazione, prigionia in guerra, sfruttamento, maltrattamenti, fatica distruttiva, malattie sul lavoro), e la vita che si prospettava ad una donna, (vivere al riparo in casa, di fatto in piena autonomia dato che il maschio era sul lavoro per dodici ore al giorno, seguire i lavori domestici secondo i propri tempi, tirar su i figli,e avere garantiti i mezzi di sussistenza), nessun dubbio che avrebbe scelto di vivere come una donna.

Chi non è cieco e stolido o in malafede sa quale insieme di durissimi codici di comportamento era socialmente imposto ad un maschio e quale insieme di feroci sanzioni era comminata a chi non vi si fosse adeguato.

Una condizione tremenda che solo la istintiva strutturazione maschile alla responsabilità verso la donna, i figli e la comunità di appartenenza, ha permesso che fosse sopportata consentendo la continuazione della vita.

Nulla mi appare moralmente più vile e degradante di non riconoscere il debito di riconoscenza che il genere femminile ha maturato verso quello maschile lungo tutta la Storia. 

Solo l’istintiva strutturazione maschile alla responsabilità verso la donna, i figli e la comunità di appartenenza ha consentito che queste norme fossero inverate e la vita, sottoposta quotidianamente ad ogni sorta di rischio di estinzione, potesse continuare ed affermarsi vittoriosa.

Il prezzo che i maschi hanno pagato e tutt’ora pagano, è il sacrificio di se stessi, il rinnovato dono di se che li porta anche oggi a vivere una vita ben più breve di quella delle donne.

Considero moralmente vile e degradante l’incapacità da parte delle avanguardie della consapevolezza storica femminile, l’indisponibilità, o peggio, l’incapacità a riconoscere lo straordinario debito di riconoscenza che il genere femminile ha maturato verso quello maschile lungo tutta la Storia.

Ad esso le donne devono assolutamente tutto: dalla continuazione della vita alla creazione delle condizioni obiettive per la propria emancipazione di genere.

Ma ancora più degradante ed abietto l’atteggiamento maschile che si sottopone ad una narrazione femminista che letteralmente rovescia i termini di realtà e trasforma il bene ricevuto in male, la benedizione in maledizione, il sacrificio in sfruttamento, la realtà in una lurida fantasia, la verità in uno studiato inganno, la lealtà in manipolazione.

La cultura occidentale appesta tutti i Popoli della Terra con il fetore dei miasmi di questa tragica menzogna, condivisa da femmine e ahimè anche da molti maschi, della interpretazione femminista della Storia.

A ben pensarci l’Occidente non è nuovo a diffondere per il Mondo ideologie disumane spacciandole per conquiste irrinunciabili.

E non è nuovo a pagarne a carissimo prezzo le tragiche conseguenze che oggi si concretano nientedimeno che nel rischio nella sua estinzione.


113 Commenti

fabriziaccio 7:08 am - 16th Febbraio:

Lo svincolo dal debito morale serve a legittimare l’odio.

Tradurre la vita domestica in prigione domestica, serve ad occultare il fatto che il femminismo ha tramutato milioni di donne da casalinghe in disoccupate, e da madri in ventri vuoti.

Così quando le donne iniziano a maturare il vero senso del lavoro (quello che le loro nonne sapevano già) cioè di sacrificio e dovere, e non di opportunità e di libertà, si deve reinventare la storia, per poter creare la “giusta causa” per aver demolito la famiglia ed il ruolo primario femminile di madre e custode della casa.

“Si è vero, il lavoro non è solo opportunità, ma anche sacrificio, spesso incompatibile con i figli; ma donne, volete veramente tornare nelle case con quei mostri?” in buona sostanza questa è la nuova dialettica femminista, la deumanizzazione degli uomini, trasformarli in mostri, per poter nascondere la deumanizzazione delle donne, protrattasi in 50 anni di ideologia, per le quali la più grande ambizione deve essere il denaro e i figli rappresentano un onere.

Ma ormai questo ragionamento della “colpa storica” della “razza maschile” è penetrata, anche in molti uomini di potere (stranamente, eh?) ed il cammino verso la costruzione di una “sana mascolinità” è stato già intrapreso nelle scuole, le nuove allevatrici istituzionali.

A quando l’aborto selettivo? D’altronde è già all’ordine del giorno la definizione dell’aborto come “diritto umano”, chiaro no?

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Rino DV 12:18 pm - 16th Febbraio:

Verità elementari e micidiali ad un tempo. Terribili proprio perché – in sé – descrittive di una realtà luminosamente chiara da sempre: il dono e il sacrificio maschile. Opera di vastità colossale, che non raramente ha sfiorato il sovrumano, tanto è stupefacente, trasformata in cappio per l’esecuzione di un intero Genere, per la dannazione del solo salvatore che abbiano avuto e che possano avere. Non ve se sono altri.
Mirabile davvero è la potenza dell’odio.
.
RDV

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Pappagallus sibiricus 12:43 pm - 16th Febbraio:

Mirabile invero la potenza dell`odio, e tanto piu` forte quanto ne`piu`la pezza d`appoggio delle proprie ignavia, insicurezza e accidia.
La storia lo insegna… meglio depredare che costruire, meglio sottomettere che condividere; per farlo e`pero`sempre necessario creare una dialettica becera che inveri la altrui ignominia, la altrui presunta inferiorita`. Abbassare chi invidio per poterlo gestire. Demolire chi mi supera per potermi dichiarare oppresso dal becero; oppresso da quello che in realta`non e`che mi batta perche`sono incapace, o vigliacco, o privo di talento; mi batte perche`io sono oppressa quindi non mi da`le condizioni, il cattivone. A me risulta possa valere per le classi sociali, sapete com`e`. Per i generi un poco meno, dal momento che e`cosi` difficile tenerli davvero compartimentati. Paradossalmente anche ai tempi delle scolaresche solo maschili o solo femminili uomini e donne si mescolavano, irrimediabilmente, molto piu`che non nobili, borghesi, proletari e sottoproletari. Ed e`sempre molto facile trovare i motivi per considerare una carogna chi hai deciso di opprimere anticipatamente – cercando di passare poi da aggredito, ovviamente. Ma dico…queste imbecilli e questi miserevoli maschiopentiti lo avran mai davvero preso un libro in mano? Avran mai sentito parlare di “casus belli?”. Pure prima di far capolino in Polonia Hitler si invento`che i polacchi avevano tirato cannonate all`esercito tedesco. Vi e`chi dice che la storia soglia ripetersi, dapprima in tragedia e poi in farsa. Di quale tragedia queste buffone stanno ripetendo i passi?

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Fabrizio Marchi 7:02 pm - 16th Febbraio:

Finchè la narrazione storica femminista non verrà messa in discussione alle fondamenta, qualsiasi istanza critica nei confronti del femminismo avrà sempre le armi spuntate, perché debole in partenza.
Se si prende per buona la reinterpretazione femminista della storia, che è una sorta di capovolgimento “gestaltico” della realtà, se mi passate la metafora , come ha peraltro egregiamente spiegato Cesare, il movimento maschile non farà mai un vero e significativo passo in avanti.

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armando 7:17 pm - 16th Febbraio:

Fabrizio dice benissimo. Dovremmo allora impegnarci non solo in analisi che per quanto esatte sono sempre prodotto intellettuale, ma in storie vere, racconti di vita, immagini e quant’altro possa colpire l’immaginazione delle persone. Insomma , si dice che siamo nella civiltà dell’immagine e dello spettacolo, ed allora un racconto o un video potrebbero avere lo stesso impatto che un tempo era degli affreschi nelle Chiese.
armando

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Pappagallus sibiricus 8:17 pm - 16th Febbraio:

Fabrizio Marchi,

“Finche`la narrazione storica femminista non verra`messa in discussione dalle fondamenta”…
cosa intendi? Puoi spiegare meglio?
*gamer* https://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_scratch.gif

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cesare 9:35 pm - 16th Febbraio:

Giorgio Cremaschi spinto giù dalle scale dalla Cgil della Camusso alla riunione Cgil di Milano perché non invitato si opponeva con iscritti della Fiom alla approvazione dell’accordo sulle rappresentanze in fabbrica. E nessuno dice niente.
L'” oppressa” benché inventata riesce meglio di un “oppressore” quando si tratta di “buttar giù dalle scale” i diritti degli operai?

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Fabrizio Marchi 8:04 am - 17th Febbraio:

Pappagallus sibiricus,

Intendo dire che la reinterpretazione femminista della storia (gli uomini da sempre oppressori e le donne vittime, fin dai tempi dell’era glaciale) deve essere messa radicalmente in discussione (ciò che noi già facciamo). Non è sufficiente criticare la realtà di oggi, è necessario mettere in discussione tutta la ricostruzione femminista della storia. Non si possono difendere i diritti calpestati e le discriminazioni che subiscono oggi gli uomini e accettare contestualmente l’idea che fino a cinquant’anni fa e per millenni le donne erano oppresse e vessate e gli uomini oppressori e privilegiati (tutt’al più questo discorso può valere per l’1% dell’intera popolazione maschile, senza dimenticare che anche alcune donne facevano parte delle classi sociali dominanti…). Se si accettasse questo assunto qualsiasi vessazione possano subire oggi gli uomini verrebbe comunque derubricata (e infatti è così) come un nonnulla rispetto a quello che le donne hanno o avrebbero subito da sempre nel corso della storia. Accettare quella narrazione significa accettare di caricarsi sulle spalle un debito inestinguibile e condannarsi alla paralisi e all’accettazione passiva del diktat femminista. Della serie:” Che vuoi che sia qualche padre separato gettato sul lastrico rispetto a migliaia di anni di stupri, oppressione, violenze e vessazioni di ogni genere che le donne hanno unilateralmente subito…”.
Oggi, sia pur timidamente, alcuni uomini stanno cominciando a criticare il mainstreaming femminista ma continuano a prendere per buona la ricostruzione femminista della storia che hanno purtroppo interiorizzato. Ora è evidente che sul piatto della bilancia nulla potrà fare da contrappeso a millenni di oppressione subita dal genere femminile. Dobbiamo quindi rovesciare come un guanto la narrazione femminista, come ha fatto Cesare in questo commento e come ha fatto Rino in modo sistemico nel suo libro (“Questa metà della terra”), ovviamente.
Ha perfettamente ragione Cesare. Qualsiasi uomo, in qualsiasi epoca, che avesse avuto per assurdo la possibilità di scegliere se appartenere ad un sesso o ad un altro, avrebbe scelto di essere una donna perché in qualsiasi epoca e in quasi qualsiasi contesto, la vita di un uomo (per lo meno nella stragrande maggioranza dei casi) era mediamente più dura, onerosa e violenta rispetto a quella di una donna.
IL mito dell’indipendenza economica di cui le donne non godevano a differenza degli uomini perché erano escluse dal processo produttivo (concetto pilastro della narrazione femminista) è appunto un mito, o meglio una forzatura ideologica, perché quell’ “indipendenza economica tanto sbandierata era in realtà il salario di fame che un uomo percepiva in cambio di una vita infernale alla quale qualsiasi uomo si sarebbe sottratto se avesse potuto. E invece in (gran) parte per necessità ma in parte anche per senso di responsabilità gli uomini non si sono sottratti al loro amaro e per lo più tragico e crudele destino, cioè morire in una miniera o in una fonderia, oppure di scorbuto o frustate su qualche vascello per i mari o in una delle tante guerre che fino ad una settantina di anni fa erano un fatto normale nella vita di un uomo (noi siamo la prima generazione che non ha conosciuto la guerra, mio nonno se ne è fatte due, mio padre una…). La verità vera è che la grande maggioranza delle donne non ha mai conosciuto i picchi di violenza e sfruttamento che hanno invece conosciuto e vissuto gli uomini. Altro che indipendenza economica…Indipendenza economica “de che”?…Ma io, come ripeto sempre in ogni occasione, faccio centomila volte la casalinga piuttosto che l’operaio o il minatore. Della serie:”Ma vacci tu in fabbrica o in miniera, viviti fino in fondo il “privilegio” dell’indipendenza economica (mi viene da ridere…) e io sto a casa a fare la casalinga”. Non che fare la casalinga sia il top, sia chiaro, ma sempre meglio che stare dodici o quattordici ore al giorno in fabbrica oppure imbarcarsi per tre anni su un vascello senza nessuna certezza di tornare a casa (comunque con la schiena segnata dalle frustate del guardiamarina di turno) o peggio arruolarsi (o essere arruolati a forza…) in un qualsiasi esercito e tornare senza una o due gambe o braccia.
Il femminismo ha stravolto e per lo più capovolto questa realtà giocando furbescamente sul fatto che le donne non percepivano salario e quindi non erano “autonome” e “indipendenti” a differenza degli uomini. Ebbene, nelle condizioni sociali e storiche che si sono determinate, per quanto mi riguarda rinuncio senz’altro a quell’ “indipendenza” (doverose le virgolette) e preferisco di gran lunga essere dipendente da mio marito, quand’anche fosse o fosse stato un bruto. L’ho già detto in un video e lo ribadisco anche ora.

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raptorjesus 8:17 am - 17th Febbraio:

secondo me il vostro problema è che partite dal presupposto che le donne e gli uomini devono restare separati e non condividere gli stessi valori e gli stessi modelli comportamentali e questo crea divisione, incomprensione, incomunicabilità e quindi conflitto.
se uomini e donne avessero valori comuni e modelli comuni allora riuscirebbero a capirsi e a dialogare meglio e ci sarebbe meno terreno fertile per l’odio e l’ostilità.

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giovanni carducci 8:28 am - 17th Febbraio:

cesare:
Giorgio Cremaschi spinto giù dalle scale dalla Cgil della Camusso alla riunione Cgil di Milano perché non invitato si opponeva con iscritti della Fiom alla approvazione dell’accordo sulle rappresentanze in fabbrica. E nessuno dice niente.
L’” oppressa” benché inventata riesce meglio di un “oppressore” quando si tratta di “buttar giù dalle scale” i diritti degli operai?

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cesare 11:16 am - 17th Febbraio:

raptorjesus

Non ho approfondito la cosa e mi scuso dell’approssimazione, e rinvio l’amico raptorjesus ad approfondire questo mio cenno e invito chi ne sa qualcosa ad intervenire:
il filosofo Renè Girard sostiene che il mimetismo ovvero il desiderare la medesima cosa scatena la violenza. E’ tesi applicabile anche alla condivisione di valori, modelli, comportameni, ecc. cui fai riferimento?

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cesare 12:48 pm - 17th Febbraio:

Mia madre ricordava quando i suoi compagni di scuola ricevettero la cartolina precetto (il nome la dice tutta) per partire per una delle tante guerre del regime fascista. Nessuno di questi giovani ragazzi voleva andare a morire; chi fra loro si oppose la pagò ancora più duramente: scomparve nelle mani della polizia politica. Mia madre le sue compagne di scuola non rivide più quei ragazzi.
Li ricordo in nome di tutti i quelli che contavano socialmente nulla e in ogni tempo furono costretti a morire sui campi di battaglia lasciando gli affetti più cari e la propria vita o avendone il corpo straziato x sempre.

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Pappagallus sibiricus 1:39 pm - 17th Febbraio:

cesare,

MA CHE DIAVOLO DICI, SU…COSTRETTI A MORIRE, MA PER FAVORE…COL CORPO STRAZIATO…quelli li`erano maschi padroni e come tali esercitavano un loro strapotere andando a godersi la bellezza dell`eroismo e della gloria guerriera, cosa che alle povere donne e`sempre stata negata. E ti diro`di piu`: sai benissimo, come mi pare dicessi altrove tu (non ricordo…non mi va di controllare), che quei fulgidi eroi dominatori avrebbero potuto sottrarsi in ogni momento alle loro epiche mansioni, semplicemente dicendo agli arruolatori :” il corpo e`mio e me lo gestisco io – quindi a farlo saltare sulle mine non ce lo porti”.
E come loro, tutti gli altri: ma ti pare che i minatori sprofondati a Marcinelle non siano felici di essersi di loro volonta` immolati, e cosi`onorevolmente, sul campo della gloria lavorativa? Altro che storie!
E su, Cesare, dai, un poco di dignita`e onesta`intellettuale…

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Pappagallus sibiricus 1:44 pm - 17th Febbraio:

Fabrizio Marchi,

Grandioso. Devo dire che quando non parli di Engels e della Lanzie esprimi a parole chiare e precise (…e troppe, a volte, bisogna dire) quello che a me viene da dire a bestemmie.

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armando 1:46 pm - 17th Febbraio:

Raptorjesus: gli stessi valori significa che tutti, essendo esseri umani, godiamo di pari dignità. Su questo non ci piove. I modelli di comportamento sono un’altra cosa. Derivano sia dalla psiche maschile e femminile, diverse in quanto fondate sulla irriducibile diversità dei corpi (è l’indimostrabile teoria del Gender che sostiene il contrario, ossia che il corpo sessuato è un puro accidente e non conta nulla), sia da tutto ciò che la cultura ha innestato e innervato su quella differenza primaria. Ora il problema è se la cultura può o deve spingersi fino a modificare nel profondo il dato naturale, ed approdare così al transumanesimo, oppure se deve rispettare quell’elemento naturale sia pure nel cambiamento di modelli etc. etc.
Nel pirmo caso le trasformazioni incontreranno spontaneamente un limite e maschilità e femminilità continuerannno ad esistere nei loro eterni fondamentali, così che, ad esempio, sarà normale il polarizzarsi di maschi e femmine intorno ad interessi , passioni, attività diverse (ferma restando la libertà soggettiva di ciascuno). Nell’altro caso, partendo dal presupposto che ogni diversità significa discriminazione, si tenderà a forzare, a educare gli uni e le altre a fare le stesse identiche cose, ad avere gli stessi identici interessi, insomma ad omologare maschile e femminile (con una grossa riserva però: non risulta che vengano richieste e imposte le quote rosa laddove c’è da farsi il mazzo). E’ quello che tutto l’occidente, con la sempre più flebile e incerta voce contraria della Chiesa, sta facendo. Ma come scrive Cesare citando Renè Girard, la violenza è indice di una crisi culturale e la crisi culturale significa scomparsa delle differenze, dal momento che la cultura consiste proprio nell’organizzazione di tali differenze per renderle funzionali e metterle al servizio del bene comune.
Se non si afferra questo concetto fondamentale, allora risulta che l’occidente attuale è davvero la civiltà più pacifica e avanzata mai apparsa sulla scena storica. Invece è vero proprio l’opposto.
armando

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cesare 3:20 pm - 17th Febbraio:

pappagallus sibiricus

Perchè li hai promossi a dominatori i poveracci da me citati? perchè erano studenti? ma chi andava a “spezzare le reni alla Grecia” e a “liberare la bella Abissina” e ad affiancare nelle steppe russe le armate naziste, erano nella stragrande maggioranza, (studenti, contadini, operai o impiegati che fossero), fuori di ogni appartenenza al regime. Erano costretti con le armi puntate alla schiena ad arruolarsi. Gli studenti di cui parlava mia madre erano fra loro e non erano certamente i volontari in camicia nera che tu descrivi. In camicia nera c’erano appartenenti a tutte le classi sociali. Resta il fatto che a me interessa sottolineare a patrtire dal concreto episodio rammentato da mia madre: nessuna studentessa in camicia nera o bianca o rossa è mai stata costretta ad impugnare le armi e mettere a disposizione dello Stato il proprio corpo e la propria vita. Il che, tra parentesi, svuota di ogni senso, la folle pretesa che i nove mesi di gravidanza siano assimilabili ad un sequestro del corpo delle donne e siano un sequestro che non ha eguali e che riguarda solo la condizione femminile. Basta la cartolina precetto che solo i maschi ricevono a rendere risibile questa pretesa: tra morire dopo anni di trincea fatto a pezzi da una mitragliatrice e mettere al mondo un figlio in nove mesi di gravidanza c’è differenza. Tranne che per chi ha perso ogni contatto con la realtà.

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Fabrizio Marchi 5:13 pm - 17th Febbraio:

Pappagallus sibiricus,

perchè io, a differenza tua che sei un dogmatico, non sono engelsiano, caro Pappagallus, e considero un errore teoretico (anche abbastanza grave) applicare le stesse leggi della dialettica (cioè dell’agire umano nella storia) alla natura. E questa è una trovata di Engels e non di Marx, nonostante i “si dice”…Non gliene faccio una colpa, Engels ha vissuto in piena era positivista e non poteva non rimanerne contaminato. E poi c’era la necessità di attribuire il carattere di scientificità al comunismo che invece è solo una possibilità e non certo una necessità. Un orizzonte in linea teorica possibile ma non certo ineluttabile, purtroppo. Anzi…(mi riferisco ad un comunismo “ideale”, diciamo così, non quello che si è storicamente determinato…)
P.S anche sulle leggi della dialettica non sono un ortodosso…
P.S. 2 : dimenticavo, il tuo vero problema non è Engels ma il fatto che fai il tifo per quella squadra, com’è che si chiama? Trigoria? No reuma, rioma…boh, va bè, se semo capiti…

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pandoro 7:49 pm - 17th Febbraio:

Son d’accordo in parte Fabrizio.
di certo c’è che il cosiddetto dominio storico maschile ha comportato anche sacrifici (noblesse oblige).
Ma il problema non è che il genere femminile dovrebbe caricarsi per questo del fardello della colpa, altrimenti facciamo lo sbaglio speculare delle femministe (pagherete tutto!).
L”ordine sociale precedente è stato storicamente determinato, nient’affatto naturale, così come i ruoli di maschi e femmine sottesi a quell’ordine.
oggi non funziona più e ci accorgiamo che in vario modo ne eravamo tutti vittime.
dobbiamo cambiarlo, punto. Uomini e donne…
.

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giovanni carducci 8:35 pm - 17th Febbraio:

cesare:
pappagallus sibiricus

Perchè li hai promossi a dominatori i poveracci da me citati? perchè erano studenti? ma chi andava a “spezzare le reni alla Grecia” e a “liberare la bella Abissina” e ad affiancare nelle steppe russe le armate naziste, erano nella stragrande maggioranza, (studenti, contadini, operai o impiegati che fossero),fuori di ogni appartenenza al regime. Erano costretti con le armi puntate alla schiena ad arruolarsi. Gli studenti di cui parlava mia madre erano fra loro e non erano certamente i volontari in camicia nera che tu descrivi. In camicia nera c’erano appartenenti a tutte le classi sociali. Resta il fatto che a me interessa sottolineare a patrtire dal concreto episodio rammentato da mia madre: nessuna studentessa in camicia nera o bianca o rossa è mai stata costretta ad impugnare le armi e mettere a disposizione dello Stato il proprio corpo e la propria vita. Il che, tra parentesi, svuota di ogni senso, la folle pretesa che i nove mesi di gravidanza siano assimilabili ad un sequestro del corpo delle donne e siano un sequestro che non ha eguali e che riguarda solo la condizione femminile. Basta la cartolina precetto che solo i maschi ricevono a rendere risibile questa pretesa: tra morire dopo anni di trinceafatto a pezzi da una mitragliatrice e mettere al mondo un figlio in nove mesi di gravidanza c’è differenza. Tranne che per chi ha perso ogni contatto con la realtà.

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cesare 9:47 pm - 17th Febbraio:

Con tutto il rispetto Pandoro, ma se non ti accorgi di quello che sta accadendo dopo tutte le evidenze che la realtà documenta ogni giorno e quanto da più di un decennio viene denunciato circa la finalità del sistematico attacco al maschile e al paterno, attacco che viene condotto utilizzando come sistema concettuale il femminismo e come forza sociale di spinta il movimento femminista, a mio parere c’è ben poco che ti si possa dire. La tesi degli opposti estremismi con al centro per definizione i buoni, è un vecchio strumento del pensiero retorico e come tale ha come presupposto una scelta pratica già fatta: così come vanno le cose a me stanno bene. E così sia per te.

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Luigi Corvaglia 10:00 pm - 17th Febbraio:

pandoro: di certo c’è che il cosiddetto dominio storico maschile ha comportato anche sacrifici (noblesse oblige).

….
Non so cosa intenda tu con il cosiddetto, ma non è esistito un dominio storico maschile. E’ esistito, esiste, un dominio di determinate classi, fasce, categorie o come vuoi chiamarle, costituite da uomini e donne (ed in queste in maggioranza uomini, ma non solo), su altre classi, fasce o categorie anch’esse costituite da uomini e donne. La storia questo ci dice, non altro.
La ri-lettura di genere della storia, effettuata nei termini in cui è stata effettuata dal femminismo è, per quanto mi riguarda, il primo dogma da rigettare.

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Pappagallus sibiricus 10:02 pm - 17th Febbraio:

cesare,

Pensavo fosse chiaro: quello che scrivevo era pura e amara ironia…tu invece mi hai preso sul serio!
Fabrizio Marchi,

Ammazza, quest`accusa di dogmatismo non me l`aspettavo…e va beh, me ne faro`una ragione. Intanto mi preme ricordarti che anche quest`anno la Roma vince la ceppa Italia, certo, ma per fortuna c`e`la Lunzie, la Lanzie, li`…la Formello falliti e figli, scusa, che fa come al solito man bassa di tutti i titoli nazionali, intercontinentali e intergalattici. Voglio dire, meno male che la regione Lazio ha almeno una squadra forte che fa incetta di tutto.
Io saluto tutti e vado nel mio sancta sanctorum a inginocchiarmi davanti all`altarino coi faccioni di Engels…e di Totti. https://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yahoo.gif

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cesare 9:46 am - 18th Febbraio:

Pappagallus sibiricus

Mi era venuto il dubbio, poi ho pensato ad un interlocutore passionale che prima spara e poi si domanda: “scusate ma chi era quello stronzo che ho accoppato?”. Comunque ho capito. Un franco saluto da parte mia.

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Fabrizio Marchi 10:12 am - 18th Febbraio:

pandoro,

Caro Pandoro, nessuno di noi, per lo meno non io, vuole scatenare una guerra con l’altro sesso. Anzi, ogni giorno di più mi rendo conto che tutta questa “partita” del femminismo è soltanto un pezzo (sia pur importante) di un mosaico molto più grande. E il bello (si fa per dire…) è che molte di queste femministe (neo o vetero) credono di stare a combattere chissà quale battaglia di liberazione quando sono solo strumenti di un processo storico, sociale, culturale, economico, politico (che oggi riguarda anche e soprattutto la sfera antropologica e genetica che potrebbe subire in un prossimo futuro stravolgimenti profondi) e di un sistema molto più grande di loro. Un sistema che a mio potere gioca molto sulla loro idolatria per il potere, di cui sono intrise, nonostante facciano mostra del contrario, ma questo è un altro discorso ancora…
Dal momento però che la questione è stata sollevata e la storia è stata riscritta, rivisitata e reinterpretata, e dal momento che quella stessa rivisitazione è diventata ideologia dominante se non verità assoluta (gli uomini da sempre oppressori e le donne da sempre vittime), è evidente che se si vuole portare avanti una critica efficace, dobbiamo ristabilire la verità, o meglio, la nostra verità, cioè il nostro racconto.
E il nostro racconto dice che mio nonno (utilizzo ormai questo esempio in tutte le mie uscite pubbliche perché mi sono reso conto che è efficace), ferroviere vissuto a cavallo tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900 (quindi in un epoca sicuramente dominata dalla cultura patriarcale e maschilista, secondo il’interpretazione femminista), si è cibato ed è sopravvissuto a due (dicasi due) guerre, la prima in Libia, ad ammazzare e a farsi ammazzare dalle popolazioni locali che lottavano contro il colonialismo (italiano, in quel caso), la seconda invece per “difendere” il suolo patrio dall’invasione “straniera”, cioè a difendere gli sporchi interessi economici e politici dell’allora borghesia nostrana in conflitto con le borghesie imperialiste degli altri paesi per la spartizione del mondo.
Il resto della sua vita è stata vissuta a spalare carbone su una locomotiva, con turni massacranti e in qualsiasi condizione climatica, praticamente fino alla sua morte, avvenuta prematuramente (relativamente, perché aveva, mi pare, 63 o 65 anni, per l’epoca non era neanche pochissimo…) proprio per una malattia ai polmoni dovuta di fatto alla vita che aveva condotto più i toscani che si fumava; unica consolazione, insieme ad un bicchiere di vino la sera, della vita merdosa a cui era costretto e a cui obtorto collo si prestava perché aveva la responsabilità di una famiglia da tirare avanti.
Ora, è evidente che quella di mio nonno era la condizione in cui si trovava la pressoché quasi totalità degli uomini, con l’eccezione appunto di quelli appartenenti alle classi borghesi dominanti (delle quali facevano parte anche alcune donne). Lascio decidere a te se questa è la condizione di un privilegiato e di un oppressore. Chiunque di noi non abbia origini alto borghesi sa perfettamente che quella testè descritta era la condizione di quasi tutti gli uomini all’epoca.
E’ doveroso altresì ricordare che a mia nonna (e a tutte le nonne dell’epoca) non è mai saltato per la testa neanche per un attimo di rivendicare il diritto al lavoro e all’ “indipendenza” economica, cioè a prendere il posto di mio nonno; non era certo quella la sua ambizione. E’ lecito invece supporre che potesse essere piuttosto quella di sposarsi con un “signore”, non certo quella di andare a lavorare in una fabbrica o appunto su una locomotiva per ammalarsi e morire prematuramente di qualche brutta malattia ai polmoni.
Certo, dirai tu, avrebbe potuto avere l’ambizione a studiare, a farsi una posizione; possibilità che invece le era preclusa. Vero anche questo, così come è vero che quell’ ambizione e quella possibilità erano precluse anche a mio nonno (e al 99% dei nostri nonni), con la differenza che lui si massacrava con turni di dodici ore al giorno (quando non era alla guerra…) mentre mia nonna, che non ha mai saputo ad esempio cosa significasse un assalto alla baionetta oppure convivere per settimane nel fango con i propri escrementi e quelli degli altri perché non potevi mettere il naso fuori dalla trincea perché si era sotto tiro (e non mi venissero a parlare dei dolori del parto come se questi fossero una sorta di contraltare alle sofferenza maschili …) se ne stava a casa. Non che facesse la vita di una regina, sia chiaro, cercava di arrangiarsi anche lei, di far quadrare i conti di casa, di crescere i figli, di mettere insieme il pranzo con la cena, insomma, di tirare avanti la baracca…E però, tutto sommato, personalmente, pistola alla tempia, tra la trincea e la locomotiva da una parte e la vita da casalinga dall’altra, io scelgo la seconda. E credo che l’avrebbe scelta anche mio nonno e con lui tutti i nonni.
Ora, questa storia, come dicevo, è stata riscritta e rivisitata da una ideologia, il femminismo, che ha spiegato che mio nonno era il privilegiato e l’oppressore di mio nonna, a sua volta oppressa e discriminata. Naturalmente questa incredibile, gigantesca e stupefacente cazzata è stata raccontata da una cinquantina di anni a questa parte, perché se l’avessero raccontata ai tempi di mio nonno, penso proprio che le pernacchie si sarebbero sprecate…
E invece oggi, proprio quella stessa straordinaria, macroscopica e stratosferica cazzata è diventata, guarda un po’, ideologia dominante. E guai a metterla in discussione, si viene immediatamente bollati come misogini, “sfigati”, repressi e maschilisti, se ti va bene, come negazionisti, fascisti e razzisti se ti va male.
Capisci bene, quindi, che un “riorientamento gestaltico” si rende necessario per (cercare di) ristabilire il vero. E questo perché (e in questo caso sono d’accordo con te), un grande e millenario processo storico di divisione sociale e sessuale del lavoro, determinato dalle condizioni ambientali e dal livello di sviluppo tecnologico che a sua volta condizionava pesantemente e determinava appunto la divisione sociale e sessuale del lavoro (oggi anche una donna può spostare un masso con una gru, fino a settanta anni fa servivano cento braccia maschili…fermo restando che sulle gru continuano ad andarci gli uomini ma ora non voglio aprire questa questione…), è stato reinterpretato e ridotto alla dicotomia (che per quanto mi riguarda è poco più o poco meno di una favola per bambini) uomo=oppressore/donna=oppressa.
In conclusione, e mi scuso per averla fatta troppo lunga, la guerra fra i sessi,caro Pandoro, non l’abbiamo voluta né tanto meno scatenata noi. Anzi, noi la stiamo denunciando per quella che secondo noi è, cioè una truffa, uno strumento ideologico funzionale al sistema dominante (camuffato da ideologia progressista e di “sinistra”) che ha necessità di dividere le classi popolari, colpevolizzare, devitalizzare e distruggere psicologicamente il maschile, con il fine tendenzialmente di distruggere o comunque minare alla radice (anche) le identità sessuali (a scapito del maschile, è questo che deve essere femminilizzato”, e non viceversa), al fine di creare una gigantesca massa indistinta di consumatori passivi, subalterni ed etero diretti, la cui funzione deve essere quella di garantire la riproduzione della forma merce e del capitale, ormai completamente reificati.
Mi rendo conto che quanto sto scrivendo può sembrare fantascienza per i più; per molti addirittura il delirio di uno che ha perso il contatto con la realtà.
Ho/abbiamo deciso di correre questo rischio. Mi consola il fatto di non essere solo. Siamo ormai relativamente in parecchi ad essere preda di questo stesso delirio.
P.S. mi scuso per la lunghezza, ma poi, come spesso mi succede, ho deciso di postare questa mia risposta come un vero e proprio articolo da pubblicare anche su facebook…https://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_mail.gif

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Rita 10:45 am - 18th Febbraio:

Da una signora “normale” sentii, in occasione dei racconti postumi di mio padre e di un suo amico sui rispettivi (pericolosi) trucchi usati per non farsi dichiarare abili e arruolati la frase “io non farei mai nulla per rovinarmi la salute”. Zittiti così, e c’è da dire che manco si rendeva conto (e non era certo una madama vissuta nella bambagia, appunto) che ingurgitare misture casalinghe per farsi venire la tachicardia o iniettarsi sostanza per farsi venire la febbre era infinitamente meno rovinoso per la salute che essere mandati nella campagna di Russia (quella era l’epoca).

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cesare 1:07 pm - 18th Febbraio:

Rita
Rischioso procurarsi infermità per sfuggire all’arruolamento: si veniva fucilati. E si veniva fucilati per diserzione se non ci si presentava al reclutamento e squadre di fucilieri erano predisposte alle spalle di chi doveva uscire all’attacco per fucilare immediatamente chi fosse rimasto al riparo in trincea. E in caso di comportamento “non adeguato” di un battaglione sotto il fuoco nemico, si procedeva alla decimazione, ovvero veniva fucilato un soldato ogni dieci. E ad ogni assalto le perdite erano terrificanti fino al 90%. Chi erano questi “oppressori” e “violenti per natura”? operai, contadini, lavoratori in genere: chi all’epoca contava socialmente nulla. Padri di famiglia che lasciavano i loro affetti per andare a morire. Fino a qualche decennio fa in ogni paese la stele che ricordava i nomi di chi aveva subito il sacrificio della vita in guerra era onorata: ogni famiglia vi leggeva il nome di un suo caro. Ed è il dolore, a volte insopportabile (così da doverlo a volte lenire con l’alcool), il sentire inevitabilmente connesso al ruolo di responsabilità che nella Storia maschi hanno dovuto assumere, e ciò che caratterizza la condizione maschile di sempre: oggi i maschi che hanno avuto il coraggio di creare un’impresa, si impiccano a centinaia. A milioni subiscono l’affronto insopportabile di perdere il lavoro, quel lavoro che li fa ammalare o morire a migliaia per incidente. Questo infinito dolore maschile viene misconosciuto, male detto ed irriso oggi dall’intero sistema mediatico e dal mainstream femminista. E non c’è talk show dove gentili signore non buttino addosso al genere maschile il fango tratto a piene mani dalla cronaca nera.
Infinita pazienza ha il genere maschile.

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giovanni carducci 1:23 pm - 18th Febbraio:

Fabrizio Marchi:
pandoro,

Caro Pandoro, nessuno di noi, per lo meno non io, vuole scatenare una guerra con l’altro sesso. Anzi, ogni giorno di più mi rendo conto che tutta questa “partita” del femminismo è soltanto un pezzo (sia pur importante) di un mosaico molto più grande. E il bello (si fa per dire…) è che molte di queste femministe (neo o vetero) credonodi stare a combattere chissà quale battaglia di liberazione quando sono solo strumenti di un processo storico, sociale, culturale, economico, politico (che oggi riguarda anche e soprattutto la sfera antropologica e genetica che potrebbe subire in un prossimo futuro stravolgimenti profondi) e di un sistema molto più grande di loro. Un sistema che a mio potere gioca molto sulla loro idolatria per il potere, di cui sono intrise, nonostante facciano mostra del contrario, ma questo è un altro discorso ancora…
Dal momento però che la questione è stata sollevata e la storia è stata riscritta, rivisitata e reinterpretata, e dal momento che quella stessa rivisitazione è diventata ideologia dominante se non verità assoluta (gli uomini da sempre oppressori e le donne da sempre vittime), è evidente che se si vuole portare avanti una critica efficace, dobbiamo ristabilire la verità, o meglio, la nostra verità, cioè il nostro racconto.
E il nostro racconto dice che mio nonno (utilizzo ormai questo esempio in tutte le mie uscite pubbliche perché mi sono reso conto che è efficace), ferroviere vissuto a cavallo tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900 (quindi in un epoca sicuramente dominata dalla cultura patriarcale e maschilista, secondo il’interpretazione femminista), si è cibato ed è sopravvissuto a due (dicasi due) guerre, la prima in Libia, ad ammazzare e a farsi ammazzare dalle popolazioni locali che lottavano contro il colonialismo (italiano, in quel caso), la seconda invece per “difendere” il suolo patrio dall’invasione “straniera”, cioè a difendere gli sporchi interessi economici e politici dell’allora borghesia nostrana in conflitto con le borghesie imperialiste degli altri paesi per la spartizione del mondo.
Il resto della sua vita è stata vissuta a spalare carbone su una locomotiva, con turni massacranti e in qualsiasi condizione climatica, praticamente fino alla sua morte, avvenuta prematuramente (relativamente, perché aveva, mi pare, 63 o 65 anni, per l’epoca non era neanche pochissimo…) proprio per una malattia ai polmoni dovuta di fatto alla vita che aveva condotto più i toscani che si fumava; unica consolazione, insieme ad un bicchiere di vino la sera, della vita merdosaa cui era costretto e a cui obtorto collo si prestava perché aveva la responsabilità di una famiglia da tirare avanti.
Ora, è evidente che quella di mio nonno era la condizione in cui si trovava la pressoché quasi totalità degli uomini, con l’eccezione appunto di quelli appartenenti alle classi borghesi dominanti (delle quali facevano parte anche alcune donne). Lascio decidere a te se questa è la condizione di un privilegiato e di un oppressore. Chiunque di noi non abbia origini alto borghesi sa perfettamente che quella testè descritta era la condizione di quasi tutti gli uomini all’epoca.
E’ doveroso altresì ricordare che a mia nonna (e a tutte le nonne dell’epoca) non è mai saltato per la testa neanche per un attimo di rivendicare il diritto al lavoro e all’ “indipendenza” economica, cioè a prendere il posto di mio nonno; non era certo quella la sua ambizione. E’ lecito invece supporre che potesse essere piuttosto quella di sposarsi con un “signore”, non certo quella di andare a lavorare in una fabbrica o appunto su una locomotiva per ammalarsi e morire prematuramente di qualche brutta malattia ai polmoni.
Certo, dirai tu, avrebbe potuto avere l’ambizione a studiare, a farsi una posizione; possibilità che invece le era preclusa. Vero anche questo, così come è vero che quell’ ambizione e quella possibilità erano precluse anche a mio nonno (e al 99% dei nostri nonni), con la differenza che lui si massacrava con turni didodici ore al giorno (quando non era alla guerra…) mentre mia nonna, che non ha mai saputo ad esempio cosa significasse un assalto alla baionetta oppure convivere per settimane nel fango con i propri escrementi e quelli degli altri perché non potevi mettere il naso fuori dalla trincea perché si era sotto tiro (e non mi venissero a parlare dei dolori del parto come se questi fossero una sorta di contraltare alle sofferenza maschili …)se ne stava a casa. Non che facesse la vita di una regina, sia chiaro, cercava di arrangiarsi anche lei, di far quadrare i conti di casa, di crescere i figli, di mettere insieme il pranzo con la cena, insomma, di tirare avanti la baracca…E però, tutto sommato, personalmente, pistola alla tempia, tra la trincea e la locomotiva da una parte e la vita da casalinga dall’altra, io scelgo la seconda. E credo che l’avrebbe scelta anche mio nonno e con lui tutti i nonni.
Ora, questa storia, come dicevo, è stata riscritta e rivisitata da una ideologia, il femminismo, che ha spiegato che mio nonno era il privilegiato e l’oppressore di mio nonna, a sua volta oppressa e discriminata. Naturalmente questa incredibile, gigantesca e stupefacente cazzata è stata raccontata da una cinquantina di anni a questa parte, perché se l’avessero raccontata ai tempi di mio nonno, penso proprio che le pernacchie si sarebbero sprecate…
E invece oggi, proprio quella stessa straordinaria, macroscopica e stratosferica cazzata è diventata, guarda un po’, ideologia dominante. E guai a metterla in discussione, si viene immediatamente bollati comemisogini, “sfigati”, repressie maschilisti, se ti va bene, come negazionisti, fascisti e razzisti se ti va male.
Capisci bene, quindi, che un “riorientamento gestaltico” si rende necessario per (cercare di) ristabilire il vero. E questo perché (e in questo caso sono d’accordo con te), un grande e millenario processo storico di divisione sociale e sessuale del lavoro, determinato dalle condizioni ambientali e dal livello di sviluppo tecnologico che a sua volta condizionava pesantemente e determinava appunto la divisione sociale e sessuale del lavoro (oggi anche una donna può spostare un masso con una gru, fino a settanta anni fa servivano cento braccia maschili…fermo restando che sulle gru continuano ad andarci gli uomini ma ora non voglio aprire questa questione…), è stato reinterpretato e ridotto alla dicotomia (che per quanto mi riguarda è poco più o poco meno di una favola per bambini) uomo=oppressore/donna=oppressa.
In conclusione, e mi scuso per averla fatta troppo lunga, la guerra fra i sessi,caro Pandoro,non l’abbiamo voluta né tanto meno scatenata noi. Anzi, noi la stiamo denunciando per quella che secondo noi è, cioè una truffa, uno strumento ideologico funzionale al sistema dominante (camuffato da ideologia progressista e di “sinistra”) che ha necessità di dividere le classi popolari, colpevolizzare, devitalizzare e distruggere psicologicamente il maschile, con il fine tendenzialmentedi distruggere o comunque minare alla radice (anche) le identità sessuali (a scapito del maschile, è questo che deve essere femminilizzato”, e non viceversa), al fine di creare una gigantesca massa indistinta di consumatori passivi, subalterni ed etero diretti, la cui funzione deve essere quella di garantire la riproduzione della forma merce e del capitale, ormai completamente reificati.
Mi rendo conto che quanto sto scrivendo può sembrare fantascienza per i più; per molti addirittura il delirio di uno che ha perso il contatto con la realtà.
Ho/abbiamo deciso di correre questo rischio. Mi consola il fatto di non essere solo. Siamo ormai relativamente in parecchi ad essere preda di questo stesso delirio.
P.S. mi scuso per la lunghezza, ma poi, come spesso mi succede, ho deciso di postare questa mia risposta come un vero e proprio articolo da pubblicare anche su facebook…https://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_mail.gif

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Mauro Recher 7:14 pm - 18th Febbraio:

Sulla falsa riga di Fabrizio ho scritto questo …
http://femdominismo.wordpress.com/2014/02/18/le-leggi-matematiche/

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cesare 10:52 pm - 18th Febbraio:

Pandoro però solleva un altro problema con la sua formula e relativo invito riassumibile.in:” volemose bene e collaboriamo insieme maschi e femmine a migliorare le cose”. Paradossale visto l’urlo selvaggio che da più parti si alza:” Pestiamo il maschio che annega”. Si tratta in fondo di una domanda: la collaborazione è opportuno avvenga ciascuno nel suo ambito di genere con le ricchezze dovute alla propria irriducibile specificità sessuale oppure è opportuno che si sviluppi in ambiti dove sono compresenti gli appartenenti ad entrambe i generi? Insomma marciare uniti ma i maschi in una organizzazione tutta al maschile le femmine in una tutta al femminile, o marciare uniti in una organizzazione dove siano presenti maschi e femmine? credo che la domanda stante il livello di regressione e dipendenza del maschile dal femminile e la fortissima coazione ad annullare le diversità di genere, non sia priva di fondamento. Nella mia esperienza quando maschi e femmine si trovano a discutere insieme di condizione maschile e femminile, molto raramente un maschio risulta psicologicamente in grado di elaborare ed affermare liberamente un punto di vista maschile: nove volte su dieci emerge il condizionamento costituito dalla interiorizzazione del punto di vista femminile. E il poveretto fa il maschio pentito o comunque “fa il bravo bambino” che si sforza di compiacere la “mamma” o il supermaschio che in realtà “se la fa addosso”. Per dirla in breve ha perso il suo “volto” maschile in quanto l’unico “volto” ammesso era ed è quello femminile. E’ la schiavitù dell’anima, la peggior forma di schiavitù. La sua diffusione di massa fra i maschi di oggi testimonia la straordinaria violenza del dispositivo di condizionamento messo in atto dall’ideologia femminista e dal movimento femminista in piena sintonia con le attuali esigenze del sistema capitalistico e con il suo pieno appoggio e connesse minacce di punizione. Un maschile descritto cosi’ ha bisogno di un lungo percorso di autonomia di genere da perseguire grazie alla compagnia esclusivamente dei propri fratelli maschi allo scopo di liberare l’anima dai condizionamenti femdoministi e ritrovare il proprio autentico volto maschile. A mio parere il clima di violenza e di minaccia e di intimidazione antimaschile ed antipaterna, strutturate nella cultura, nei media, nelle leggi, nel linguaggio, nella prassi giudiziaria e degli organo preposti all’ordine pubblico, nei percorsi didattici della scuola, ha veramente devastato l’identità maschile per cui è necessario che i maschi facciano parte a sè finchè non siano “guariti” da un male dell'” anima” (e mi spiace dirlo ma è la realtà attuale) come quello riscontrato in tutti coloro che hanno sperimentato lunghe carcerazioni o i campi di concentramento.

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Pappagallus sibiricus 2:27 am - 19th Febbraio:

cesare,

Cosa devo dirti, sai…e`vero, io tendo a sparare. Non posso negarti che a bocce ferme riconosco di essere corroso da una rabbia immensa. Rabbia che mi fa sparare ad alzo zero; rabbia dovuta all`odio devastante che nutro per un sistema che considero meno che immondo. Si, lo so: calma e gesso, bisogna essere controllati, la politica si fa col sangue freddo e bla bla bla. Sono d`accordo, ma ognuno ha il suo: ti garantisco che dal vivo sono molto piu`pacato. Ma so che mi capisci, se sei qui a scrivere sai bene di cosa parlo.
Per fortuna ho anche delle cose che mi permettono di superare i miei problemi caratteriali.
Ad esempio, come dicevo sopra, giusta

Fabrizio Marchi,

ho a casa la statuetta di Friedrich Engels cui sollevo un peana ogni sera, e numerosi inni e preghiere. Ognuno ha il suo carattere, e il suo dogmatico oppio. Del resto, si sa, per Marx la religione e` oppio dei popoli, e io posso ben idolatrare Engels, che come e`noto invece di Marx era uno strenuo e fiero oppositore…

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giovanni carducci 8:32 am - 19th Febbraio:

cesare:
Pandoro però solleva un altro problema con la sua formula e relativo invito riassumibile.in:” volemose bene e collaboriamo insieme maschi e femmine a migliorare le cose”. Paradossale visto l’urlo selvaggio che da più parti si alza:” Pestiamo il maschio che annega”. Si tratta in fondo di una domanda: la collaborazione è opportuno avvenga ciascuno nel suo ambito di genere con le ricchezze dovute alla propria irriducibile specificità sessuale oppure è opportuno che si sviluppi in ambiti dove sono compresenti gli appartenenti ad entrambe i generi? Insomma marciare uniti ma i maschi in una organizzazione tutta al maschile le femmine in una tutta al femminile, o marciare uniti in una organizzazione dove siano presenti maschi e femmine? credo che la domanda stante il livello di regressione e dipendenza del maschile dal femminile e la fortissima coazione ad annullare le diversità di genere, non sia priva di fondamento. Nella mia esperienza quando maschi e femmine si trovano a discutere insieme di condizione maschile e femminile, molto raramente un maschio risulta psicologicamente in grado di elaborare ed affermare liberamente un punto di vista maschile: nove volte su dieci emerge il condizionamento costituito dalla interiorizzazione del punto di vista femminile. E il poveretto fa il maschio pentito o comunque “fa il bravo bambino” che si sforza di compiacere la “mamma” o il supermaschio che in realtà “se la fa addosso”. Per dirla in breve ha perso il suo “volto” maschile in quanto l’unico “volto” ammesso era ed è quello femminile. E’ la schiavitù dell’anima, la peggior forma di schiavitù. La sua diffusione di massa fra i maschi di oggi testimonia la straordinaria violenza del dispositivo di condizionamento messo in atto dall’ideologia femminista e dal movimento femminista in piena sintonia con le attuali esigenze del sistema capitalistico e con il suo pieno appoggio e connesse minacce di punizione. Un maschile descritto cosi’ ha bisogno di un lungo percorso di autonomia di genere da perseguire grazie alla compagnia esclusivamente dei propri fratelli maschi allo scopo di liberare l’anima dai condizionamenti femdoministi e ritrovare il proprio autentico volto maschile. A mio parere il clima di violenza e di minaccia e di intimidazione antimaschile ed antipaterna, strutturate nella cultura, nei media, nelle leggi, nel linguaggio, nella prassi giudiziaria e degli organo preposti all’ordine pubblico, nei percorsi didattici della scuola, ha veramente devastato l’identità maschile per cui è necessario che i maschi facciano parte a sè finchè non siano “guariti” da un male dell’” anima” (e mi spiace dirlo ma è la realtà attuale) come quelloriscontrato in tutti coloro che hanno sperimentato lunghe carcerazioni o i campi di concentramento.

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cesare 10:56 pm - 19th Febbraio:

Torno sul tema della vergognosa riduzione femminista dei nove mesi di gravidanza a fatica ingiusta monopolio esclusivo delle donne, alla sua iscrizione ad una costellazione simbolica e concettuale che usa i termini “sequestro” del corpo femminile, privazione di libertà, intrusione di una presenza estranea, fino all’assurdo della sua assimilazione alla categoria della malattia. Vergognosa riduzione, infame giudizio su quanto di più grande e sacro compete alla Umanità. Che dire se si mette la gravidanza a confronto con il sacrificio di chi dedica anni e magari l’intera vita a sostenere la vita di un familiare malato? Per cui non un giorno è senza consapevolezza di questo altrui patire, non un’ora è libera dall’incombenza del soccorrere il fratello sofferente. E di anni si tratta o di un’intera vita, non di nove mesi, dedicata al “concepimento” e alla “gravidanza” in cui consiste, in un parallelismo perfetto, il portare alla vita chi ha la vita compromessa o minacciata dalla malattia. Non è questa la pietas che contraddistingue il genere umano? E non è forse questa capacità di prendere su di sè il peso della vita sofferente altrui la sostanza della civiltà e grazie al Cielo diffuso sentire del popolo Italiano? Eppure questo vergognoso folle giudizio sulla gravidanza è stato elaborato e diffuso oggi come argomento buono a sostenere una rivendicazione di tipo sindacale: come le ferie, o gli straordinari o l’orario di lavoro. E tanti di fronte a questa folle fuga in avanti verso una nuova barbarie, tacciono.

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romano 2:27 pm - 1st Marzo:

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Ethans 6:17 pm - 1st Marzo:

Ha aperto il vaso ed ha eruttato il rimosso…

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Fabrizio Marchi 8:18 pm - 1st Marzo:

Paolo Barnard ha scritto degli articoli molto interessanti (e che io sottoscrivo in toto) che abbiamo peraltro pubblicato.
Dopo di ciò ricordo che aveva assunto posizioni parzialmente filofemministe, nel senso che comunque riconosceva la narrazione storica femminista. Ora questo articolo che lascia trasparire anche una certa dose di astio, di risesntimento, che potrebbe essere anche comprensibile, sia chiaro…
Non so cosa dire, non lo conosco di persona, di certo lo stimo come giornalista…in alcuni casi è bene lasciar decantare le cose, i percorsi personali sono spesso tortuosi, contraddittori, ci vuole tempo e pazienza…Una cosa è certa: la vedo difficile coniugare quanto da lui scritto in quell’articolo con la narrazione femminista. Staremo a vedere. Noi siamo sempre qui… *hi*

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RDV 9:27 pm - 1st Marzo:

>>
FM: …”nel senso che comunque riconosceva la narrazione storica femminista.”
>>
ET.:
“ha eruttato il rimosso…”
>>

Sono cose che succedono, appunto, a chi riconosce la bontà della narrazione storica femminista.
.
A chi non la riconosce non succede niente di simile.
.
RDV

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cesare 11:35 pm - 1st Marzo:

Estremamente serio il grido liberatorio di quest’uomo: è espressione del suo insopportabile dolore.
Come tutte le manifestazioni umane di estrema radicalità, illumina di vivida luce la situazione e svela ciò che si nasconde perché non lo si vuole vedere. Per questo motivo il suo grido merita rispetto e attenzione ed è giusto vederne l’origine nel ritorno del rimosso.
E non sarà l’unico maschio: il ritorno del rimosso riguarda tutti i maschi occidentali che hanno subito, in un processo caratterizzato dal carattere improvviso e rapidissimo (tipico delle aggressioni finalizzate a provocare l’anestesia dello shock) , la più sistematica e radicale negazione di identità che si sia manifestata nella Storia. Un universo di violenza, una violenza universale, che pretende di costituire l’unica realtà esistente e possibile. Nemmeno ai totalitarismi del 900 riusci’ di escludere ogni visione ed esperienza “altra” nientedimeno che di metà dell’umanità e di porsi al tempo stesso come “il Bene”.
E’ dunque un errore credere che l’umiliazione subita, il dolore provato, l’ingiustizia e la menzogna imposte come verità, cacciati a forza e tramite shock nell’inconscio di ogni maschio di questo tempo terribile per i maschi, possano essere liquidati con la feroce fantasia della rieducazione e con il coro dei folli che ne cantano le magnifiche armi e le sorti progressive.

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Ethans 12:05 am - 2nd Marzo:

È successo anche a me infatti, è successo a tutti noi io penso… si spera solo che non sia un rigurgito sporadico…

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Ethans 1:01 am - 2nd Marzo:

Io penso che tutti noi, chi più o chi meno, abbiamo attraversato la fase che, a quanto pare, sta attraversando Barnard… si loda la donna senza se e senza ma e viceversa non la si critica MAI perché istintivamente e nel profondo si sa che certi confini è meglio non oltrepassarli, pena la perdita di credibilita’, la scomunica dal consesso sociale o, quel che è peggio, la perdita del posto di lavoro (per non parlare poi della perdita d’identità conseguente a tutto questo). Poi un episodio fa scattare la scintilla (Gabanelli) ed ecco che, quando ormai non hai più niente da perdere, l’impalcatura salta e in 10 righe viene fuori tutto quello che ti sei tenuto dentro per anni e anni e anni e anni… in modo anche brutale spessissime volte. Anche se ci dovrei aver già fatto il callo rimango sempre affascinato dalla potenza (silenziosa e liquida) del femminile. A volte mi sembra di dare la caccia a un fantasma.

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giovanni carducci 7:33 am - 2nd Marzo:

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sergio 10:00 am - 2nd Marzo:

Fabrizio Marchi:
Paolo Barnard ha scritto degli articoli molto interessanti (e che io sottoscrivo in toto) che abbiamo peraltro pubblicato.
Dopo di ciò ricordo che aveva assunto posizioni parzialmente filofemministe, nel senso che comunque riconosceva la narrazione storica femminista. Ora questo articolo che lascia trasparire anche una certa dose di astio, di risesntimento, che potrebbe essere anche comprensibile, sia chiaro…
Non so cosa dire, non lo conosco di persona, di certo lo stimo come giornalista…in alcuni casi è bene lasciar decantare le cose, i percorsi personali sono spesso tortuosi, contraddittori, ci vuole tempo e pazienza…Una cosa è certa: la vedo difficile coniugare quanto da lui scritto in quell’articolo con la narrazione femminista. Staremo a vedere. Noi siamo sempre qui…*hi*

>
Fabrizio, se è possibile potresti (tu o qualcun altro) segnalarmi gli articoli filofemministi di Barnard?
Ossia, è possibile riportarli qui? Te lo chiedo perché mi interessano per motivi personali. Grazie.

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Fabrizio Marchi 10:42 am - 2nd Marzo:

cesare,

Sono d’accordo con Cesare. Paolo Barnard ci conosce, quando e se vuole saremo felici di averlo qui.
Sulla base dell’esperienza ho capito una cosa fondamentale: per poter “fare il salto” e avere una visione completa delle cose è assolutamente fondamentale mettere in discussione l’intera architettura ideologica femminista e soprattutto la sua reinterpretazione della storia. Questo secondo punto, che è il più difficile per tutti, è propedeutico.
Il primo passaggio, ovviamente, è sempre o quasi sempre quello legato all’esperienza personale. Poi, in un secondo momento si passa ad osservare la realtà con sempre maggior lucidità e ci si accorge che la nostra condizione non è soltanto nostra ma quella di una gran parte degli uomini, forse addirittura la maggioranza. In questa fase però (è accaduto anche al sottoscritto) non ci si è ancora liberati del racconto femminista che si tende ad assecondare perché non si ha ancora la forza di metterlo in discussione alle fondamenta (essendo penetrato dentro di noi). Della serie:”Sì, è vero, oggi la situazione è mutata profondamente, gli uomini sono stati messi nell’angolo, criminalizzati, colpevolizzati, tanti subiscono ingiustizie e discriminazioni intollerabili, però è pur vero che le donne hanno subito questa oppressione e questa discriminazione per millenni…”.
Finche si accetterà questa ricostruzione storica si resterà in una condizione di subalternità psicologica, culturale e politica nei confronti del femminismo perché accettarla comporta il fatto di restare ancora prigionieri del senso di colpa che l’ideologia femminista ha abilmente instillato dentro di noi. Il vero siluro nella plancia del femminismo è il rifiuto e la messa in discussione radicale della sua narrazione/reinterpretazione della storia.
Auguriamo sinceramente a Paolo Barnard di ultimare il percorso e fare quindi quel salto di qualità necessario per poter “vedere”…

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Fabrizio Marchi 10:53 am - 2nd Marzo:

sergio,

In realtà, Sergio, non mi sembrava che si trattasse di veri e propri articoli ma di dichiarazioni, e non mi ricordo dove le avessi lette, mi pare che ci furono segnalate proprio qui da qualcuno di noi. La sostanza era appunto quella di cui parlavo nel precedente post. E cioè che lui non disconoscesse la narrazione femminista della storia (cioè l’oppressione millenaria subita dal genere femminile), pur riconoscendo che la situazione è oggi radicalmente mutata. Ma non basta, non è sufficiente prendere atto della realtà attuale, perchè se non ci si libera nel profondo di noi stessi di quella narrazione, non si riuscirà mai a fare quel salto di qualità nella comprensione profonda delle cose. Si resterà, viceversa, prigionieri di quello schema, e quindi di fatto psicologicamente paralizzati.
Un punto deve essere chiaro: il processo di liberazione (non uso questo termine a sproposito) del maschile deve disconoscere radicalmente (ovviamente in modo analitico e argomentato) la narrazione femminista.

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cesare 11:16 am - 2nd Marzo:

Ho letto un giorno uno studio sui meccanismi che governano le ideologie delle sette in quel caso in U.S.A. La domanda che si ponevano i ricercatori era a quali condizioni gli aderenti avrebbero rinunciato a credere agli aspetti più inverosimili che caratterizzavano le loro convinzioni, o meglio la narrazione che si era loro imposta come unica visione del mondo. La prima risposta che in prima ipotesi si sono dati, è stata che una volta ragionato sui dati di fatto, la realtà sarebbe stata l’argomento vincente per farli ricredere. Non fu cosi: risultò infatti che tanto più incredibile era la narrazione cui aderivano tanto più forte era la indisponibilità a rinunciarvi e credere all’evidenza dei fatti. Mi sembra che questa osservazione calzi a pennello anche oggi in riferimento ai credenti (di fede e di fedeli infatti si tratta anche per il femminismo) nella narrazione femminista in particolare per quanto riguarda l’assurdità della ricostruzione storica: dove sarebbe oggi il genere femminile senza la Storia costruita con lacrime, sangue e ingegno, dono dei maschi? Evidenza dei fatti sotto gli occhi di chiunque eppure i femmifedeli vi aderiscono con tanta più forza e fanatismo quanto più ad ogni passo o pagina di Storia vengono smentiti.

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Rino DV 12:38 pm - 2nd Marzo:

FM
>>
Finchè si accetterà quella ricostruzione storica si resterà in una condizione di subalternità psicologica, culturale e politica
>>
Precisamente.
E dice bene anche Cesare: più è folle e assurda e più viene creduta.
RDV

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cesare 3:43 pm - 2nd Marzo:

Diciamo che col femminismo e la sua “filosofia della Storia” siamo di fronte al racconto biblico del Genesi ricostruito come mito alla rovescia: chi ha ascoltato il serpente e dato la mela del rifiuto di Dio per sostituirsi a Lui non è Eva ma Adamo. Ed è dunque Adamo all’origine della Storia come storia di male e sofferenza. E siamo di fronte anche al rovesciamento del Vangelo: dalla caduta della Storia nel male, la salvezza non è portata da un maschio ovvero Cristo ma dalle donne. Mi sembra una operazione di rovesciamento di infantile semplicità; quello che stupisce, ed è il vero problema e la responsabilità maschile, è che i maschi abbiano armi e bagagli traslocato in questa ricostruzione mitologica alla rovescia dell’Antico e del Nuovo testamento: un trucchetto da due soldi. Ma di un altro rovesciamento è costituita la “filosofia della Storia” femminista. Infatti un analogo rovesciamento è stato fatto sostituendo al concetto di classe quello di genere, utilizzando l’apparato concettuale marxista leninista al servizio di una concezione sessista della Storia.
Non c’è dunque nulla nell’ideologia femminista che non sia un copia e incolla, riproposto nella versione invertita e truccata, delle due fra le principali narrazioni che sono a fondamento della civiltà occidentale, il Cristianesimo e il Marxismo.
E gli “oppressori” sono tanto oppressivi e smaliziati che in un battibaleno si sono messi a credere ciecamente a queste quattro balle il cui unico contenuto di verità è la finalità: costruire una concezione del mondo, una narrazione, denigratoria e distruttiva del maschile.

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Andrea 5:21 pm - 2nd Marzo:

sergio: >
Fabrizio, se è possibile potresti (tu o qualcun altro) segnalarmi gli articoli filofemministi di Barnard?
Ossia, è possibile riportarli qui? Te lo chiedo perché mi interessano per motivi personali. Grazie.

@@

http://www.libreidee.org/2013/09/barnard-perche-la-verita-non-avra-mai-spazio-in-televisione/.

«Chi è portatore di un contenuto sociale di estrema urgenza e importanza – ribadisce Barnard – deve avere la maggior audience possibile. Il femminismo ha sfondato l’orrore retrivo delle società maschiliste solo quando i grandi quotidiani diedero spazio al sacrificio delle prime femministe negli anni ’20. E Greenpeace era un gruppo di sfigati che mandavano newsletter a quattro gatti, ma è diventato un fenomeno mondiale e ha cambiato la storia solo quando attraverso i loro exploit acrobatici e massmediatici hanno raggiunto audience di centinaia di milioni».

@@

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Fabrizio Marchi 5:50 pm - 2nd Marzo:

cesare,

assolutamente d’accordo con Cesare https://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif non si può certamente definire il femminismo una filosofia, sarebbe una bestemmia, per quanto mi riguarda… Sicuramente un’ideologia, ma anche in questo caso di originale c’è solo la trovata, appunto il copia-incolla a cui faceva cenno Cesare. Sorprendente la capacità che ha avuto di attecchire, invadere e occupare lo spazio psichico. Apparentemente senza metodi violenti…

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Andrea 5:57 pm - 2nd Marzo:

Il femminismo non è neanche un’ ideologia, al massimo può essere definito una malattia mentale.

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fulvio terzapi 9:34 pm - 2nd Marzo:

tecnicamente il femminismo non è promosso da femministe e femministi convinti che sono per lo piu quattro cani per strada, ma dalle elite quasi tutte maschili che lo usano come strategia di marketing per fare breccia nel segmento femminile della popolazione.

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Ethans 11:15 pm - 2nd Marzo:

Da sempre le donne attecchiscono, invadono e occupano lo spazio psichico maschile, a partire dalla madre. Il femminismo e’ solo la punta di un iceberg gigantesco che fin dalla notte dei tempi giace assopito nel gelido mare dell’inconscio e che allo stato ha trovato terreno fertile per manifestare la sua malefica parabola e prosperare. Se i nostri avi hanno sempre cercato di trovare delle strategie atte ad arginare l’irruzione del femminile nella vita psichica e sociale del maschio il motivo lo si può facilmente rilevare ai giorni nostri, qui ed ora: quale tempo più emblematico per testimoniare certe “peculiarità” insite nell’ontologia femminile se non quello contemporaneo?

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romano 8:01 pm - 6th Marzo:

Hillary Clinton: “Le donne sono sempre state le principali vittime della guerra. Le donne perdono i loro mariti, i loro padri, i loro figli in combattimento”

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giovanni carducci 9:06 am - 7th Marzo:
cesare 11:03 am - 7th Marzo:

Hillary Clinton riconferma dall’alto della
l’ufficialità del suo status politico, il giudizio di sempre, oggi derubricato a pregiudizio, che le donne mentono, nel senso che se ne infischiano dei dati di realtà quando non coincidono con il loro sentire interessato. La sua affermazione è infatti una consapevole menzogna: lei ha davanti agli occhi 50000 nomi di ragazzi americani scritti sul muro/monumento ai caduti in Vietnam (tanto per citare i caduti di una guerra), ragazzi che non avevano nessuna voglia di andare in guerra, e che hanno perso gli affetti familiari e amorosi (della cui perdita la Clinton dichiara vittime solo le donne), quando già avevano la cartolina precetto in mano, vivendo dunque la tragica consapevolezza di una perdita certa e quasi certamente definitiva. Poi hanno perso la vita. E tra il piangere la morte di una persona cara e perdere la propria vita mi piacerebbe vedere questa signora, insieme a tutte le irresponsabili che sostengono la sua tesi di menzogna e offensiva verso il sangue versato dai maschi, che cosa sceglie. Inoltre la Clinton sa,da democratica di quali pressioni in favore della guerra in Libia, in Siria e adesso in Ucraina, è stato ed è oggetto Obama dalle donne del suo governo. Per non parlare di tutte le donne che giunte al potere si sono dimostrate guerrafondaie ben più dei maschi. Cito per tutte la Tatcher che scatenò una sanguinosissima guerra per quattro sassi di fronte alle coste dell’Argentina; guerra che nessun maschio si sarebbe mai sognato di fare.

Quanto poi ai maschi che hanno il coraggio di alzare la testa e ribellarsi in nome della giustizia e della verità, oltre ad esprimere giustamente la doverosa solidarietà, bisognerebbe creare le condizioni perché la solidarietà potesse esprimersi concretamente: a volte basta un locale e un tavolo e due sedie per costituire un rifugio sufficiente.

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cesare 3:25 pm - 7th Marzo:

Dimenticavo: in Europa cinque ministre della guerra, (ridefinito per eleganza ministero della Difesa) sono donne ed alcune ex femministe. E Il Foglio scrive un articolo dal titolo: “La guerra è femmina”. Capite bene che dopo decenni di accuse ai maschi “guerrafondai” che hanno impedito la “pace femminile”, e anche la Clinton che ripete il mantra, lo stato di ubriachezza al confronto di questo oscillare femminista nel delirio di una totale perdita di coerenza, sembra un pensiero di rigorosa linearità. Ma il bello è che i “guerrafondai e oppressori” ci hanno creduto. Comunque, in fila per tre (i maschi in campo) col resto di due (le femmine in ufficio), buon otto marzo sugli attenti cari fratelli miei. In attesa, se tanto mi dà tanto, di augurarci un buon otto marzo agli arresti (come rileva la stessa Ritanna Armeni in un articolo sul femminismo di Stato, su Il Foglio di oggi, 7 marzo 2014)

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Sandro D. 4:46 pm - 7th Marzo:

Cesare
>>
in Europa cinque ministre della guerra, (ridefinito per eleganza ministero della Difesa) sono donne
>>
Già…
>

http://www.ildialogo.org/donna/rivoltafemminile30052005.htm
>>
La guerra e’ stata da sempre l’attivita’ specifica del maschio e il suo modello di comportamento virile.
>>
(…)

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giovanni carducci 6:29 am - 8th Marzo:

cesare:
Dimenticavo: in Europa cinque ministre della guerra, (ridefinito per eleganza ministero della Difesa) sono donne ed alcune ex femministe. E Il Foglio scrive un articolo dal titolo: “La guerra è femmina”. Capite bene che dopo decenni di accuse ai maschi “guerrafondai” che hanno impedito la “pace femminile”, e anche la Clinton che ripete il mantra, lo stato di ubriachezza al confronto di questo oscillare femminista nel delirio di una totale perdita di coerenza, sembra un pensiero di rigorosa linearità. Ma il bello è che i “guerrafondai e oppressori” ci hanno creduto. Comunque, in fila per tre (i maschi in campo) col resto di due (le femmine in ufficio), buon otto marzo sugli attenti cari fratelli miei. In attesa, se tanto mi dà tanto, di augurarci un buon otto marzo agli arresti (come rileva la stessa Ritanna Armeni in un articolo sul femminismo di Stato, su Il Foglio di oggi, 7 marzo 2014)

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maria grazia 5:00 pm - 5th Ottobre:

cari uomini state tranquilli che certi “doni” noi donne non li vogliamo ! ( o non li vogliamo PIU’.. )
noi vogliamo STARE FUORI CASA, COMBATTERE LE GUERRE, COSTRUIRE IMPERI FINANZIARI, SPORCARCI LE MANI E LOTTARE CONTRO IL MONDO ESTERNO COME VOI AVETE SEMPRE FATTO ( O POTUTO FARE ). vogliamo lavorare e vogliamo GUADAGNARCI con il merito il nostro posto nel mondo. Il tranquillo nido al riparo dalla vita là fuori ( che altro non è se non una DORATA PRIGIONE ) ve lo cediamo volentieri !

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Fabrizio Marchi 5:07 pm - 5th Ottobre:

maria grazia,

Perfetto Maria Grazia, e benvenuta fra noi! Sarai quindi d’accordo: da domani quote rosa in tutti i cantieri edili, nelle acciaierie, sulle petroliere, sui pescherecci, nelle miniere e a spalmare catrame per le strade (attività a cui erano effettivamente in gran parte addette le donne nell’ex Unione Sovietica…). Altrimenti si ferma tutto, a costo di paralizzare il paese.
Naturalmente sarete voi ad andare volontariamente anche in prima linea ad occupare l’Iraq e l’Afghanistan. Dal momento che siamo lì per liberare le donne dal burqa, la cosa migliore è che lo facciate voi…

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Daniele 5:10 pm - 5th Ottobre:

Sì, vabbè, eccone un’altra che ha visto soldato Jane o qualche altro film statunitense.
Peraltro mi fa ridere quel “noi donne”…
Ascolta, da soldato quale sono, posso dirti e assicurarti che la quasi totalità delle soldatesse non ha la minima intenzione di farsi ammazzare al fronte…
Tranquilla, che a lasciarci le penne saranno (quasi) sempre gli uomini.

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Animus 8:50 pm - 5th Ottobre:

maria grazia,

Che dire…ottimo.https://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif

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cesare 9:43 pm - 5th Ottobre:

Maria grazia purtroppo ” noi donne” a decine di milioni e fra le più femministicamente emancipate sognano l’amore modello ” cinquanta sfumature di grigio”. Modello per elezione tutta di “noi donne”: scritto da una donna, successo editoriale senza eguali nella storia editoriale moderna portato al successo dal passa parola femminile senza un dollaro di pubblicità, nella generale indifferenza del lettore di sesso maschile. Per il protagonista del romanzetto, super ricco dominatore di femmine stile addestratore di cavalli, amore spontaneo a prima vista (come da sempre ” noi donne” provano per manovali siderurgici o edili o agricoli e categorie similari).
In sintesi ” noi donne” esprimono proprio il desiderio *gamer* impetuoso ed irresistibile di una dorata prigione. Pertanto fossi in te preciserei che parli ma esclusivamente a nome tuo.

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maria grazia 7:55 pm - 6th Ottobre:

ragazzi io sono single, non cerco il grande amore ( o comunque non cerco L’ AMORE PERFETTO ), ho sempre svolto lavori pesanti, non avrei problemi ad andare in guerra, e aspiro a fare il manovale o il camionista ( ho tutte le patenti ) . anzi se qualcuno ha un lavoro da offrirmi si faccia avanti che al momento sono disoccupata.
ciao a tutti.

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Fabrizio Marchi 9:55 pm - 6th Ottobre:

maria grazia,

e magari sei anche una che corteggia gli uomini, li invita a cena, gliela offre e poi ci prova pure…https://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yahoo.gif

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Daniele 10:31 pm - 6th Ottobre:

maria grazia
>>>>>>>>>
non avrei problemi ad andare in guerra,
>>>>>>>>>

… madonna santissima…
Ogni giorno mi tocca sentirne una…

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Enrico 10:45 pm - 6th Ottobre:

Perché la irridete? A me danno noia le donne che pretendono posti nei mestieri non pericolosi e ben pagati con la scorciatoia delle quote, non un’aspirante camionista, che in sostanza dice di cercare la parità in modo reale. L’unica cosa con cui non sono d’accordo è, appunto, che parli per tutte le donne che invece, non sempre sono così coerenti.

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Animus 10:52 am - 7th Ottobre:

Enrico: L’unica cosa con cui non sono d’accordo è, appunto, che parli per tutte le donne che invece, non sempre sono così coerenti.

____________________________
Sbagliato.
Il problema non è “che parla per tutte le donne che invece, non sempre sono così coerenti.”, ma è …che parla per tutte le donne!

.
“cari uomini state tranquilli che certi “doni” noi donne non li vogliamo !
noi vogliamo ….COME VOI AVETE SEMPRE FATTO, (noi) vogliamo lavorare e vogliamo….”
.

“Mi basta sentire qualcuno … dire “noi” con tono risoluto, invocare gli “altri” e ritenersene l’interprete – perché io lo consideri mio nemico.”

Allontanatevi da “lui” (lei?) se alza la voce, fosse pure in nome del cielo, della città o di altri pretesti: … la sua isteria, il suo “bene”, vuole farveli condividere, imporvele snaturarvi.

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Luigi Corvaglia 11:02 am - 7th Ottobre:

Enrico: Perché la irridete?

…..
Io non sono intervenuto. Però non mi è difficile capire gli altri.
5 righe e mezzo iniziali con cui pensa di irridere i merli. Personalmente nemmeno gli avrei risposto.

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ARMANDO 11:24 am - 7th Ottobre:

Cari amici, sinceramente a me non piacciono nè le donne che vogliono fare i camionisti o andare in guerra, nè quelle che se la tirano e usano il sesso per avere potere. Ma non è possibile secondo voi concepire una donna davvero donna, ossia diversa da questi due modelli ormai purtroppo imperanti?
armando

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cesare 12:20 pm - 7th Ottobre:

Una può fare anche il minatore. Benissimo. Ma perchè quell’una su un milione di minatori in tutta la storia delle estrazione mineraria te la fanno diventare assurdamente “le minatrici”? idem per la camionista, ecc.?
Lo sguardo da “vispa Teresa” che guarda il dito, ma non la luna che il dito indica, è l’unico rifugio della consapevolezza degli sfruttati senza coscienza di sè.

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mauro recher 12:50 pm - 7th Ottobre:

Enrico:
Perché la irridete? A me danno noia le donne che pretendono posti nei mestieri non pericolosi e ben pagati con la scorciatoia delle quote, non un’aspirante camionista, che in sostanza dice dicercare la parità in modo reale. L’unica cosa con cui non sono d’accordo è, appunto, che parli per tutte le donne che invece, non sempre sono così coerenti.

Condivido il pensiero di Enrico , ogni volta tanto non sento di donne che si lamentano che ,negli organi della BCE (ad esempio) ci sono poche donne, mentre non si è lamenta se ,in altri settori ,ci sono solo uomini … sarò anche un inguaribile ottimista (anche ingenuo magari) , ma la vedo positivamente

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Luigi Corvaglia 1:00 pm - 7th Ottobre:

Enrico,
mauro recher,
….
Giusto per essere più chiari: perchè è un fake.
Una provocazione costruita su misura.
E nel remoto caso non lo fosse sarebbe ancora peggio: nessuno ha colto la contraddizione già nella prima riga?

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Fabrizio Marchi 1:29 pm - 7th Ottobre:

Luigi Corvaglia,

https://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif Ha ragione Luigi.
Ragazzi, io sono noto per andare a tre cilindri ma stavolta mi avete fregato…https://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yes.gif

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Enrico 1:40 pm - 7th Ottobre:

Un fake? Ok, come non detto…https://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_unsure.gif

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mauro recher 1:48 pm - 7th Ottobre:

Avete ragione ,sono davvero troppo ottimista che , di solito , è sinonimo di ingenuo smile

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cesare 3:05 pm - 7th Ottobre:

Scrivo qui (non so come fare altrimenti) in risposta alla narrazione capovolta raccontata in un articolo (“Sentinelle in piedi per niente”) su Globalist in riferimento alle recenti aggressioni contro il movimento “Sentinelle in piedi” per la difesa della famiglia naturale e dell’intero connesso ambito di delicatissime tradizioni, strutture antropologiche e diritti che ne consegue (è di questo ambito che in sostanza si tratta e non di codicilli sofistici).

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=63496&typeb=0

Nell’articolo il solito terribile gioco di accusare di violenza chi ne è stato fatto oggetto ovvero le “Sentinelle in piedi” e tacere del denegato diritto alla libertà di manifestare il prioprio dissenso.
Domanda: robetta compagni di Globalist? siamo ancora disposti a rovesciare in questo caso la verità come nell’apologo: “superior stabat lupus inferior agnus” e non difendere il diritto alla libertà di manfestazione di chi dissente oltretutto dal pensiero del potere dominante?
Inoltre si tratta di chi si oppone in silenzio e in piedi, senza cartelli di alcun genere, alla violenza dell’ingerenza statale che sta dilagando anche Italia a forzare gli ambiti più sacri della libertà personale come la famiglia, l’educazione dei figli, la paternità, il nome di padre, il cognome del padre, i diritti dei minori ad avere un padre ed una madre e a conoscere il volto del loro padre e della loro madre.
E’ una fantasia la violentissima legge della sinistra francese sull’imposizione nelle scuole del genderismo, dell’omosessualismo e del femminismo? ed è violenza reale il silenzio delle Sentinelle in piedi? attenti compagni di Globalist a quando si percepisce il silenzio altrui come minaccia e se ne ha paura: significa che la tua coscienza è d’accordo con chi tace. Paura sacra!
E’ una fantasia che mi abbiano derubato del nome di padre? non esiste più nei documenti del Comune di Milano; nè avrò la certezza di poter dare ai miei figli il cognome del padre.
Domanda: robetta compagni di Globalist? l’alienzione capitalistica non passa anche da qui?
In conclusione una domanda storicamente tragica per la sinistra: si cede ancora alla tentazione di divorziare dalla Ragione e dalla Verità per ragioni strumentali?
La Ragione e la Verità si cercano tradizionalmente prima a sinistra, ma se a sinistra la si tradisce succede che, come oggi, la disperazione e lo sconforto dilaga negli uomini, quelli che conoscono la povertà e soprattutto la dignità e sono uomini di buona volontà. Se perde costoro la sinistra diventa ininfluente.
La mia vita attiva è stata dalla parte degli sfruttati e degli oppressi e non permetterò che questo campo subisca l’affronto della diserzione dalla Ragione: da uomo di sinstra farò la sentinella in piedi.

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Luigi Corvaglia 5:27 pm - 7th Ottobre:

Rugiada/Artemide
sento da qua l’odore della tua eccitazione per aver stanato i fascisti….

Patetica …..

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Luigi Corvaglia 6:16 pm - 7th Ottobre:

Piuttosto Rugiada/Artemide spiegami questo:

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Rino DV 6:33 pm - 7th Ottobre:

L’antifemminismo rosso è scandaloso e suscita il panico.
Tutti dovrebbero rallegrarsene, come tutti si rallegrarono, a suo tempo, dello sfondamento a Stalingrado. Compresi i liberali (da una parte) e gli anarchici (dall’altra).
.
Davvero bei giorni, questi.
.
RDV

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Luigi Corvaglia 6:44 pm - 7th Ottobre:

E magari anche questo:
Femminismo Istituzionale e di Potere (tecniche di disinformazione di massa).
con allegata immagine dei filantropi:

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Fabrizio Marchi 10:06 am - 8th Ottobre:

Comunico a tutti che domani, giovedì 9 ottobre alle ore 19 sono stato invitato da un mio amico ad intervenire nella trasmissione da lui curata su Radio Stap, una radio web (www.stapradio.it) che si chiama “Unità in crisi”, proprio in quanto fondatore di Uomini Beta. La trasmissione sarà ovviamente dedicata ai temi di cui ci occupiamo .
Non so se c’è la possibilità di intervenire. Su google trovate tutte le informazioni necessarie sulla radio.

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Enrico 12:17 pm - 8th Ottobre:

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cesare 12:44 pm - 8th Ottobre:

AABaraldi, col suo fiuto scovafascisti e la sua sagace e intelligente militanza democratica e antifascista comprovata dalle sue parole, mi offre l’occasione per porre all’attenzione di donne come lei, episodi della vita di altre donne, mie parenti, di cui ho il piacere di narrare, a merito e gloria loro e della mia famiglia, le vicende che le videro protagoniste, durante la guerra partigiana, a sostegno logistico delle Brigate Garibadi che operavano in alta Valle Camonica e nelle quali brigate combattevano i loro fratelli e figli.
Sostegno che fornirono a rischio di morte e tortura insieme a tutti i loro familiari, fra cui mio padre e mia madre, al corrente della loro azione. Fra queste donne, menzione speciale va a Giulia, cugina di mia madre, ed alla sua mamma.
La nostra democrazia nasce da quell’impegno, e grazie a quell’impegno manifestano liberamente le “Sfintarelle in piedi” come con disprezzo e intolleranza AAB chiama un movimento civile e democratico che non la pensa come lei e a cui vorrebbe togliere persino il silenzio.
Giulia dunque si fermava in casa nostra sul lago d’Iseo dopo essere scesa dal trenino della Valcamonica con enormi valigioni: sotto un velo di farina, c’erano caricatori e mitra per i partigiani delle Brigate Garibaldi. Due suoi fratelli vi militavano. Giulia riusciva regolarmente a passare i controlli ai posti di blocco nazisti: “faccio un pò di mercato nero con la farina di granturco” spiegava. Non fu mai scoperta.
Le armi provenivano dal fienile di casa sua, una casa colonica in un paese della bassa bresciana, fienile che fungeva da deposito per una intera brigata. Una sera nel cortile di quella casa piombano le SS urlando dove erano le armi: una soffiata li aveva avvertiti. In casa c’era solo la mamma di Giulia, una vispa vecchietta al corrente di tutto e che alle domande delle SS fa finta d cadere dalle nuvole. Ore di meticolose ricerche: le armi, perfettamente nascoste, non si trovano; ore di minacce e di urla: la vecchina non si smuove di un millimetro. Ormai è notte, i tedeschi sono esausti e arrabbiati e l’ufficiale delle SS impone alla “nonnina” di ospitare i suoi uomini. Detto e fatto: minestra calda, letto con lezuola fresche, ospitalità perfetta. Tanto perfetta che le SS si rilassano e lasciano le pistole e i mitragliatori sulle spalliere delle sedie della tavola dove hanno pranzato. Al mattino sorpresa: le armi dei tedeschi sono scomnpoarse; una SS furibonda sveglia urlando la “vecchina”: “sono sparite le nostre di armi!”. “Che ci posso fare, ragazzi miei? sono andata a dormire prima di voi e sono vecchia: che c’entro io? qui si entra e si esce con facilità e senza controlli, come avete fatto voi!”. Ebbe fortuna la coraggiosissima vecchietta: dopo mille strepiti e imprecazioni in tedesco, le SS gabbate, se ne andarono con la coda fra le gambe.

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ARMANDO 1:08 pm - 8th Ottobre:

Luigi Corvaglia,

In tre righe c’è un condensato di insulti.
Li c’è il fascismo vero, aggravato dalla mascheratura “libertaria”.
armando

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ARMANDO 1:02 pm - 9th Ottobre:

cesare,

Io credo che queste baraldi che straparlano di fascismo verso chi ha idee diverse dalle loro, non non sappiano nulla di cosa sia il fascismo. Non per non averlo vissuto, il che non è certo una colpa ma semmai una fortuna, ma perchè non hanno capito una cosa fondamentale. Il fascismo, prima di essere l’apparato coreografico di camice nere etc. etc., è negare che idee e opinioni diverse dalle proprie possano manifestarsi ed esprimersi liberamente in pubblico portando argomenti, ragionamenti, storie. Costoro si ritengono a priori dalla parte del giusto e del vero, a loro non importa nulla delle argomentazioni, delle idee e dei ragionamenti altrui. Semplicemente non li ammettono e vogliono impedire in tutti i modi che si esprimano.
Le baraldi , perciò, sono interioremente profondissimamente fasciste. Il loro linguaggio, se potessere, sarebbe il manganello di legno. Intanto usano quello metaforico dell’offesa, della denigrazione senza argomenti, degli epiteti, dei divieti, della negazione della possibilità che altri parlino. Ma sempre di più, come testimonia la vicenda delle Sentinelle in piedi, usano anche l’aggressione fisica. Del resto, queste fasciste rosse, sono cresciute ad una buona scuola, vogliamo dirlo? Da sempre, in una parte della sedicente sinistra, c’è stato lo stesso identico modo di pensare e di agire, almeno fin dai tempi del 68 ma anche prima (socialfascismo etc. etc. e chi non sa a cosa mi riferisco si legga qualche libro di storia). Ma in quei tempi, almeno, il fascismo propriamente detto esisteva ed era un pericolo reale. Ora il pericolo per la libertà d’espressione sono loro. Sono convinto che la Giulia di Cesare e i suoi parenti partigiani, inorridirebbero a quelle frasi delle baraldi, o almeno spero sia così. Spero, perchè il padre della mia ex moglie, partigiano nelle Sap, condannao a vent’anni dai fascisti, mi diceva molti anni orsono che talvolta era spaventato dai suoi stessi compagni che, dopo la caduta del regime, si abbandonavano a vendette indiscriminate verso persone comuni che non avevano commesso alcun crimine o reato, ma che semplicemente avevano sostenuto il regime, come del resto la strgrande maggioranza degli italiani di allora (e chi non lo sa si legga ancora qualche libro). Il fascismo è uno stato d’animo e un modo di pensare che viene da lontano e può annidarsi dappertutto, rifiuta ogni confronto e si scaglia con violenza contro ogni dissenso, questa è la verità.
armando

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Luigi Corvaglia 2:34 pm - 9th Ottobre:

cesare,
Grazie per condivisione della bellissima storia. Storia di donne. Vere.
Peccato però che tu l’abbia sprecata per la soggetta in questione.

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mauro recher 7:33 pm - 9th Ottobre:

Ho provato a registrare la trasmissione …
(ditemi se funziona)
https://mega.co.nz/#!sZs02TyR!Zwo1ZeDh94DnrxH4efjCxLpWxv4n2xVZ0o9A5hd0Ruc

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cesare 8:32 pm - 9th Ottobre:

Artemide Almeria Baraldi è anche il modello di donna costruita in questi decenni dal femminismo: aggressiva e violenta nel suo porsi di fronte al maschio, priva di argomenti che non siano insulti e incredibili sciocchezze, che trova ascolto solo perché interpreta strategiche esigenze repressive e mistificatrici del potere capitalistico. Giulia e sua madre è per lei e per tutte le sventurate condotte alla sconfitta umana da questa pestilenziale ideologia. Non è memoria sprecata.

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cesare 10:52 am - 10th Ottobre:

In una intervista la figlia di Ornella Muti parla con assoluta spregiudicatezza dei suoi costumi sessuali e sono affari privati suoi. Quello che interessa è che questa spregiudicatezza le consente di dire quello che tutti sanno, le statistiche confermano, ed è per carità di patria un tabù e cioè che una percentuale elevatissima di donne è anorgasmica. Non ha usato in verità questo termine bensì una espressione molto incisiva e fisiologicamente molto precisa che mi permetto di riportare ed usare anch’io : ” hanno la figa secca” ha detto e la sostanza è proprio quella. Questa sincera ammissione le fa onore perché fino ad oggi la versione politically correct spacciava l’idea che masse di donne vogliose e sessualmente potenti fossero frustrate da maschi incapaci a soddisfarle. La realtà è sempre l’opposto della narrazione femminista: con tutto il rispetto per questa dolorosa condizione di impotenza femminile, la ” figa secca” non è imputabile al maschio, ma un grave handicap funzionale. E mi domando se la sovrastruttura psicologica ed emotiva che caratterizza il modello di identificazione femminile proposto dal modello di donna femminista e che si sovrappone alla femmina ( come acutamente distingue Massimo Fini) non sia una delle cause dell’impotenza femminile.
Se cosi fosse le Pussy Riot ed “associate”, più che ” fighe ribelli” sono molto probabilmente “fighe secche” e per questo ribelli per cui converrebbe loro cambiare totalmente il modo di porsi e il nemico contro cui ribellarsi che evidentemente non è il maschio. Per i maschi che incontrassero questo tipo di donna conviene invece cambiare aria.

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Sandro D. 6:11 pm - 10th Ottobre:

Un sondaggio risalente al 1998 (uno dei tanti che ho letto nel corso della mia vita) su un campione di 1.100 femmine tra i 18 e i 60 anni, intervistate per una ricerca dell’Istituto Asper, diede questi risultati:
>
– il 47,2% finge l’orgasmo
>
– il 33,6% non riesce a raggiungerlo durante l’amplesso
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– il 12,2% non ha mai provato l’orgasmo
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Non solo: risultò anche che il 18,5% di queste donne temeva di non essere capace di soddisfare il partner.

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Sandro D. 6:22 pm - 10th Ottobre:

Al riguardo Shere Hite (che anche Rino conosce molto bene) scrisse questo articolo, pubblicato su “D la Repubblica delle Donne”, il 4 marzo 1997.
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Questioni erotiche di Shere Hite
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Macchine perfette per il sesso
Quanti luoghi comuni, ancora oggi, sul corpo femminile.
Meno “potente” di quello maschile, inadatto all’erotismo…invece siamo fatte per godere. Come e più degli uomini.
>

Sono in molti a pensare che l’organo sessuale femminile (il clitoride) sia più piccolo di quello maschile. L’origine di questa falsa convinzione è da ricercarsi nel fatto che il clitoride è per buona parte interno, mentre il pene è esterno e aumenta le proprie dimensioni durante l’eccitamento. In realtà anche il clitoride durante questa fase si dilata in maniera analoga, ma risulta meno visibile perché la maggior parte di esso resta nascosto nel corpo femminile. L’anatomia sessuale dell’essere umano nasconde ancora innumerevoli segreti. E’ stato a cavallo tra gli anni ’60 e i ’70, del resto, che la scienza ha cominciato ad occuparsi seriamente dell’argomento, e la strada da percorrere è tutt’altro che breve. La mancanza di studi concreti sulla conformazione anatomica interna della donna ha fatto sì che per tutto il XX secolo molti, Freud compreso, ritenessero che l’organo e l’orgasmo maschile fossero più grossi, più potenti, più rapidi, eccetera. Ciò che nessuno ancora sapeva è che le donne possiedono, all’interno del proprio corpo, la medesima quantità di tessuto che gli uomini hanno all’esterno, una complessa struttura che aumenta di volume e dimensioni esattamente come il pene che, riempendosi di sangue, si inturgidisce. In altre parole, la struttura clitoridea interna al corpo femminile è grande né più né meno come il pene e si dilata, durante la fase dell’eccitamento, sino a contenere la stessa quantità di sangue. Il pene ha all’interno due condotti che, riempendosi di sangue, ne determinano l’erezione; due “tubi” analoghi sono presenti anche nella donna, sebbene siano collocati in due punti diversi: uno scorre ai lati della vulva, l’altro si trova al di sopra delle sue labbra. Le donne apprezzano, in genere, la stimolazione praticata nella zona del clitoride esterno, vale a dire verso la parte anteriore della vulva; è il punto su cui la maggior parte concentra la stimolazione durante la pratica autoerotica, sino al raggiungimento dell’orgasmo. Alcune amano massaggiare direttamente il clitoride, altre l’intera zona pubica; a qualcuna piace un approccio deciso, a qualcun’altra un tocco più delicato. I modi per stimolarsi o farsi stimolare sono innumerevoli: un leggero sfregamento, una serie di movimenti ritmici, la sottile vibrazione di un dito, la carezza della lingua o della mano, e tutti possono condurre a un orgasmo che non ha origine tanto dal punto in cui si concentra la stimolazione, quanto piuttosto dalle profondità del corpo e dalla zona attorno all’apertura della vagina. L’orgasmo e le piacevolissime contrazioni che lo seguono sono percepibili all’interno della vagina e nella parte inferiore della struttura clitoridea. Che cosa accade, invece, alle donne che raggiungono l’orgasmo durante il rapporto
sessuale (un terzo circa di quelle da me intervistate)? Alcune riescono a stimolarsi, durante la penetrazione, come nella pratica autoerotica. Esistono vari modi per farlo. Per esempio, chi si masturba con le gambe chiuse, magari ripiegate sullo stomaco, può facilmente riprodurre questo tipo di stimolazione mettendosi a cavalcioni del partner e sfregando l’esterno della vagina contro il suo corpo. Un altro modo per raggiungere l’orgasmo durante il rapporto sessuale consiste nello stimolare con la mano (propria, o del partner) il clitoride, amplificando così l’effetto della masturbazione con quello della penetrazione vaginale. Il fatto che il mondo occidentale abbia ignorato per millenni il concetto stesso di “stimolazione clitoridea” è prova evidente di come la nostra cultura abbia volutamente soffocato la conoscenza dell’anatomia femminile per impedire alle donne di godere del proprio corpo. Come può esistere, infatti, una cosa se non ha neppure un nome? E una pratica di cui nessuno mai parla, sarà o no “legittima”?
E’ vero che nel corso del ventesimo secolo la pratica sessuale di coppia ha cominciato ad includere anche un minimo di “riscaldamento” che preparasse la donna alla penetrazione, ma è solo da una quindicina d’anni che le donne hanno imparato a chiedere espressamente la stimolazione clitoridea e a considerarla parte integrante del rapporto sessuale. I luoghi comuni sull’orgasmo femminile e il modo “giusto” per raggiungerlo possono risultare per molte un potente mezzo di dissuasione, che impedisce loro di esplorare appieno la sessualità o di viverla nel rispetto delle proprie esigenze. L’orgasmo, per la maggior parte delle donne, non si verifica come si vede in molti film o si legge in certi libri d’amore, ma dando ascolto al nostro corpo e assecondando ritmi e tempi. Ma non dimentichiamo che la maggior parte di noi è cresciuto in ambienti familiari dai quali l’argomento sesso (specie al femminile) era più o meno bandito, come migliaia di donne hanno rivelato nell’ambito del Rapporto Hite sulla Famiglia. Io vorrei invertire questa pericolosa, in fondo umiliante tendenza, e ricordare a tutte le donne che siamo belle, che il nostro corpo è bello, e dobbiamo essere fiere dei sentimenti e delle senzazioni che sa regalarci. Godiamone appieno, usiamolo nel modo che più ci piace, perché appartiene solo a noi. L’orgasmo, oggi, è divenuto parte integrante della realtà femminile, della pienezza della nostra vita. E’ qualcosa che le donne possono regalare a se stesse oppure scegliere di condividere con il partner. E’ parte della nostra identità. Di ciò che siamo orgogliose di essere.

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RitaR 8:02 pm - 10th Ottobre:

Mauro, a me dice “non riesco a visualizzare la pagina – verifcare l’indirizzo”

mauro recher:
Ho provato a registrare la trasmissione…
(ditemi se funziona)
https://mega.co.nz/#!sZs02TyR!Zwo1ZeDh94DnrxH4efjCxLpWxv4n2xVZ0o9A5hd0Ruc

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mauro recher 7:36 am - 11th Ottobre:

RitaR:
Mauro, a me dice “non riesco a visualizzare la pagina – verifcare l’indirizzo”

Strano ,a me funziona cliccando sul link ,caso mai provo a metterlo su un altro server

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mauro recher 8:08 am - 11th Ottobre:
Fabrizio Marchi 1:42 pm - 11th Ottobre:

va bè, ragazzi, non mi pare un gran problema, non state a darvi da fare più di tanto…
E’ stata una trasmissione a tre voci, anche abbastanza ironica, credo (ma seria, al cointempo), credo anche molto rapida (un pò alle ieine per capirci…) dove i discorsi seri si inframmezzavano alle battute, dove il sottoscritto è stato volutamente interrotto dai due conduttori per rendere la trasmissione più veloce e frizzante…
Non so quanti ascoltatori avremo avuto ma non importa, tutto fa brodo, come si suol dire, sopecie per gli ostracizzati come noi. Dobbiamo infilarci dove è possibile e naturalmente ringrazio il mio amico che mi ha portato in trasmissione (e voi per l’attenzione, naturalmente..)

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Fabrizio Marchi 5:54 pm - 11th Ottobre:

Poche ore fa è venuto a mancare, all’età di 85 anni, per una crisi cardiaca, il caro papà del nostro amico nonché vicepresidente dell’Associazione Uomini Beta, Luigi Corvaglia.
Il papà di Luigi era un operaio edile. Per tutta la sua vita ha lavorato duramente e come tanti altri uomini e padri della sua generazione, ha trascorso gran parte della sua vita all’estero per ragioni di lavoro. Ha dedicato tutta la sua vita e tutte le sue energie alla propria famiglia, ai suoi figli e a sua moglie. Una vita di immensi sacrifici che è stata ricompensata dall’amore dei suoi cari che lo porteranno nel loro cuore per sempre.
“Un uomo giusto, che non abbia rimorsi, può affrontare ogni prova con serenità”, mi disse una volta mio padre.
Siamo certi che così è stato anche per il padre di Luigi.
Tutta la comunità degli Uomini Beta si stringe intorno a lui e alla sua famiglia in questo momento di dolore e di tristezza.
Un abbraccio forte e fraterno da parte di tutti noi. Torna presto al timone di Uomini Beta.
A partire da questo momento, sospendiamo per 24 ore, con l’eccezione dei messaggi di cordoglio, il dibattito in corso.

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Rino DV 5:57 pm - 11th Ottobre:

Un abbraccio a Luigi.
Rino

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