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14 Apr 2026  |  0 Commenti

Riarmo tedesco: per più di tre mesi all’estero serve il permesso dell’esercito. Solo per gli uomini, naturalmente

In base ad una nuova normativa varata dal governo tedesco pochi giorni fa in materia di servizio militare, tutti gli uomini tra i 17 e i 45 anni di età che vorranno soggiornare all’estero per più di tre mesi dovranno chiedere il permesso alle autorità militari.  Prevista anche la visita di leva obbligatoria per tutti gli uomini nati dopo il 2008.

Alla luce di ciò, due questioni emergono, per quanto mi riguarda, con grande evidenza. La prima ha già sollevato perplessità e qualche opposizione. Della seconda invece non ne ha parlato nessuno e la cosa non mi stupisce affatto trattandosi di un tema tabù.

Cominciamo dalla prima. E’ evidente che siamo di fronte ad una sorta di revanscismo militarista da parte del governo tedesco. E‘ ormai da anni in corso in Germania una massiccia politica di rilancio dell’industria militare, a partire dai tradizionali colossi come la Rheinmetall AG, la KNDS, la Hensoldt AG e la ThyssenKrupp AG che hanno ricevuto enormi commesse da parte dello Stato a partire dallo scoppio della guerra fra Ucraina (e NATO) e Russia. Le azioni di queste aziende sono da tempo schizzate in alto così come i profitti dei loro azionisti. Naturalmente questo avrà dei costi non indifferenti in termini di finanziamento alla spesa sociale e al welfare, ma è evidente che le classi dirigenti tedesche puntano al rilancio dell’industria bellica come volano economico fondamentale e come possibile (e del tutto da dimostrare) moltiplicatore economico. Questo sul piano economico.

Sul piano politico le ragioni sono fondamentalmente due. La Germania, di fatto in competizione con la Francia e ultimamente anche con la Gran Bretagna (che sta prendendo in questa fase le distanze da Trump), punta a voler primeggiare in Europa. La Germania è uscita malconcia e umiliata in seguito al sabotaggio del gasdotto North Stream2 per mano congiunta ucraina e americana (quando alla Casa Bianca c’era ancora Biden) e naturalmente in seguito alla perdita del gas russo. E’ evidente che è in cerca di un rilancio sia economico che politico. Inoltre, le politiche dell’attuale amministrazione americana sempre più manifestamente antieuropee (è sorto un leggerissimo sospetto in tal senso anche ai servilissimi governi europei, incredibile ma vero…) potrebbero alimentare nelle classi dirigenti europee l’ambizione di fare dell’UE una sorta di polo imperialista capace di giocare alla pari con gli altri colossi, cioè USA, Cina e Russia. Questa ipotesi che al momento è poco più che una velleità (a mio parere di difficilissima realizzazione) avrebbe il vantaggio di essere sostenuta trasversalmente da pressochè tutto o quasi il blocco “europeista”, di destra e di “sinistra”, popolari, liberali, socialdemocratici e cespugli al seguito.

Veniamo ora alla seconda questione. La decisione del governo tedesco è palesemente sessista perché riguarda ovviamente solo gli uomini. Naturalmente, sul risvolto di genere di tale questione c’è un silenzio assordante. Lo stesso che c’è già stato e che c’è tuttora per quanto riguarda l’Ucraina dove tutti gli uomini dai 18 ai 60 anni sono stati precettati per essere mandati al macello e dove il governo filo NATO e incistato di nazisti manda le sue squadracce ad arruolare con la violenza gli uomini che cercano di sottrarsi alla guerra.

In altre parole, nell’Europa imbevuta di diritti civili (evidentemente a senso unico…) e ideologia politicamente corretta – ma tuttora dominata dal patriarcato, secondo la narrazione femminista dominante – il genere maschile è considerato ancora quello sacrificabile. Potenziale carne da cannone. Potenziale per la sola ragione che la Germania non è in guerra ma progetta di aumentare sensibilmente le file del suo esercito, per ora professionale.

Silenzio assordante, ovviamente, da parte dei media e da parte di tutti i femminismi, compreso quello sedicente intersezionale (quello che cerca maldestramente di coniugare l’inconiugabile, cioè la questione di classe con quella di genere..) e in posizione critica rispetto al femminismo liberal e mainstream dominante (dicono loro, in realtà è soltanto una variante del primo…). Almeno, quello cosiddetto intersezionale, se fosse coerente, avrebbe dovuto alzare le barricate contro questo provvedimento palesemente sessista e discriminatorio nei confronti degli uomini. E invece nulla di nulla. Perché? In parte perché se ne fregano altamente, essendo tutto il femminismo una narrazione dichiaratamente e volutamente parziale, e in parte perché, come tutti i femminismi, anche questo è del tutto organico, di fatto, all’ordine sociale e politico dominante. Superfluo addirittura segnalare cosa sarebbe accaduto se il governo tedesco avesse deciso di applicare tale provvedimento anche alle donne fra i 17 e i 45 anni; sarebbe caduto il giorno seguente…

Quindi, che l’Europa sia dominata dal patriarcato (anche gli asini volano, di tanto in tanto…) o dall’ideologia femminista, “diritto civilista” e politicamente corretta, poco cambia perché il risultato è comunque lo stesso e nessuno alza una voce per denunciare un tale scempio sessista. Compresi, va detto, i diretti interessati, e chi pecora si fa, verrebbe da dire, è anche giusto che il lupo le la mangi…


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