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28 nov 2009  |  1.950 Commenti

Video: Femminismo; ideologia sessista

Di seguito  il secondo video che abbiamo realizzato.


1.950 Commenti

Rino DV 5:43 pm - 16th agosto:

SNOQ
Se Non è Odio Questo…
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Lettura femminista delle pance maschili
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ARMANDO 9:00 pm - 17th agosto:

Ovviamente è odio, e per di più stupido perchè l’argomento è assolutamente male scelto. Tutti sanno, e le donne per prime, che in genere un uomo invecchia meglio di una donna, ossia che un sessantenne ben tenuto può esercitare attrazione su una donna più giovane molto maggiore del contrario. Il motivo è semplice e fisiologico. Invecchiando le masse muscolari tendono a diventare adipose, ma nel corpo femminile la percentuale adiposa è superiore a quella del corpo maschile. Per cui, a parità di cura, il maschio si “conserva” meglio, e questo è assolutamente insopportabile per le donne, che quindi hanno il vizietto di scorgere le pagliuzze negli occhi altrui e non le travi nelle proprie. Hanno scassato gli zebedei dicendo che le donne hanno il diritto di essere come sono, senza essere costrette a piacere per forza agli uomini, ma appena succede l’opposto, giù a criticare. C’è il bisogno di denigrare i maschi a prescondere: se non si curano sono disattenti, se si curano narcisisti, se hanno la pancia fanno schifo, se hanno la tartaruga bambocci superficiali, Ma oltre all’odio c’è anche, visto che parliamo del Sud Italia, una crassa ignoranza, degna di una scuola in cui ad insegnare sono rimaste solo donne. Al Sud si dice, o si diceva, “uomo di panza (o pansa)” a significare che l’uomo esibiva il suo addome in quanto dimostrazione di una certa ricchezza o benessere materiale. Poteva cioè permettersi di mangiare cose che al popolo minuti erano negate.E ovviamente, per la proprietà traslativa, potevano farlo anche le donne della famiglia. E poichè ogni abitudine è dura a morire l’esibizione della pancia è un semplice retaggio culturale. Ma vai a farglielo capire a queste ignirantelle presuntuose.

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Arturo 1:53 pm - 19th agosto:

C’è mia madre che mi tormenta e mi scassa dicendomi che se vado in palestra a farmi il fisicazzo le donne mi guarderanno.
Premetto che non sono obeso: ho quelle forme che se ce le ha una donna è “curvy”,io invece un ciccione.

Ma me ne frego,tra l’altro mangio poco,ma davanti a dei dolci il piacere della gola non me lo tolgo.
E’ l’unica forma di godimento che mi è rimasta.

Anche io ho la stessa percezione vostra: una donna con qualche chiletto è “formosa” l’uomo,non obeso,ma con qualche chiletto è a prescindere un ciccione disgustoso.

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Rino DV 7:48 pm - 22nd agosto:

Una conquista femminista:
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India: fine del divorzio istantaneo
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Si è posto fine alla “odiosa forma di separazione”.
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Una conquista di civiltà. Un nuovo passo verso l’umanizzazione dei rapporti. Ciò grazie all’influenza del femminismo occidentale.
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Ottima cosa.

In Occidente invece le DD non hanno bisogno di dire “talaq” 3 volte.
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Non hanno bisogno di dire nemmeno una parola.
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Cambiano le chiavi di casa. Tanto basta e avanza.
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Avanza la giustizia, avanza l”eguaglianza, avanza la parità, avanza l’umanesimo.
Avanza soprattutto la presa di coscienza dei maschi occidentali.
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Parce subjectis

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Rino DV 8:30 pm - 22nd agosto:

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Islanda: zero bimbi down
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Non è eugenetica, questo è ovvio.
Mi chiedo dunque cosa sia.
La sola risposta che mi viene in mente è: eugenetica.
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In classe ho un’allieva down.
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Una goccia di miele.
A te è andata bene, carissima mielina nostra.

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Armando 7:16 am - 24th agosto:

eugenetica nazista e eugenetica progressista , socialista, liberale, (si vedano svezia etc) sono in sostanza la stessa identica cosa, checché ne dicano Repubblica ed compagnia. anche Hitler usava parole buoniste per giustificare la sua eugenetica, proprio come sono usate i down abortiti. Il linguaggio diventa il massimo dell’ipocrisia. la parola disabile o handicappato non deve essere usata, e allora si risolve il problema alla radice non facendoli nascere o eliminandoli, migliorando così anche la specie umana e risparmiando un sacco di soldi. Propongo allora di chiamare tutti i bambini abortiti non abortiti ma diversamente nato.

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romano 5:40 pm - 25th agosto:

Che siano prostitute o clienti, le donne sono sempre delle povere vittime.
Che siano prostituti o clienti, gli uomini sono sempre perfidi.
http://www.liberoquotidiano.it/news/sfoglio/13222693/turismo-sessuale-femminile-prostituto-destinazioni-pratiche-sesso.html

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aliquis 9:52 am - 29th agosto:

Rino DV,
Giusto non far nascere persone infelici.
L’aborto terapeutico non è eugenetica.
E’ prevenzione.

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Rino DV 6:03 pm - 30th agosto:

Caro Aliquis, tu poni una questione importante che apre la strada a una lunghissima e articolata serie di considerazioni su ciascuno dei punti che si possono valutare e che sono in buona parte contraddittorie.
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1- abbiamo il diritto di vivere solo se ci si prospetta la felicità?
2- cosa intendiamo per felicità?
3-l’integrità fisica-psichica ne è un presupposto necessario?
4-chi dovrebbe stabilire il grado di infelicità sopra il quale non vale più la pena di vivere? I felici, gli infelici? Una qualche istituzione formale (Chiesa, partito…) o informale (i media, l’opinione pubblica). Cosa ne pensano i down dell’esser vivi?
5- sono più felice io o la mia allieva down G. D. M. (qui è facile rispondere: lei è più contenta di me di essere qui, non ci sono dubbi. Lei è incantata del mondo (umano) e del cosmo (natura). Io solo del secondo. Lei non ha mai pensato seriamente al suicidio, io invece si.
6- chi può dirsi felice?
7…
8…

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Da tempo sono “scomparsi” i nati con il labbro leporino. Nessuno li vuole e vengono preselezionati=scartati. Ne conosco un paio della mia età (nati appunto quando non c’era la preselezione). Non hanno mai pensato al suicidio. Non sono più infelici di altri.
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Alex Zanardi è infelice? Lo è più di prima? Lo è più di noi?
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Da adolescente (45 anni fa) anni fa visitai il Cottolengo di Torino. Condizioni oggi impensabili. Quanto male si vide. Eppure preferivano quei ragazzi focomelici e down etc. essere o non essere?
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Non bisogna eludere le domande scabrose e nemmeno le risposte impossibili da conciliare moralmente: si tratta del Tragico. Un bene intrinsecamente unito al male.
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L’aborto terapeutico inoltre non si riferisce al nascituro ma alla madre.
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Questi sono solo spunti. C’è un mare di considerazioni da fare.

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Luigi Corvaglia 6:42 pm - 30th agosto:

Ho inavvertitamente cancellato un commento finito nello spam.
Me ne scuso con l’autore (che non ho fatto in tempo a vedere e quindi non so chi è) invitandolo a ripostare.

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ARMANDO 12:32 pm - 1st settembre:

Mi associo totalmente alle parole di Rino. Se si inizia ad attribuire a qualcuno il diritto di decretare cosa è la felicità o cosa significa una vita degna di essere vissuta, magari si avranno anche intenzioni caritatevoli, ma ci si avvia su una strada che non ha una fine. Chiedo: dove si pone il limite? Si ritiene che esista o no? E chi sarà deputato a porlo, il limite, ammesso che si ritenga debba esistere? Oggi i bimbi down o col labbro leporino, domani, magari, quelli che potenzialmente potrebbero essere colpiti più facilmente degli altri da alcune malattie. E via di questo passo, fino a dove? E quel limite esiste in quanto tale o solo in rapporto alla così detta “sensisbilità sociale”, concetto molto astratto, storico, mutevole e assai facilmente manipolabile? A me sembra che sia l’ossessione dell’uomo perfetto e della società perfetta, ossia il rifiuto di accettare che la vita è anche dolore,p gamer arzialità, delusioni, tragedia anche, come dice Rino. E’ paradossale che, partendo dall bontà caritatevole, invece di curare il malato, lo si elimini , illudendosi di risolvere il problema alla radice; invece prima o poi si ripresenterà. E allora ci vorranno soluzioni ancor più radicali. Ad esempio impedire di procreare a chi non da sufficienti garanzie. C’è poi da notare un’altra curiosa “stranezza”. Accade (non dico sia il caso di Aliquis), che coloro che in nome dei diritti individuali ( non, però, dei più fragili come i down) non sono disposti ad accettare il lato tragico della vita del corpo, accettano invece come ineluttabili tutte le riduzioni e distruzioni dei diritti sociali. Da rifletterci!

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Luigi Corvaglia 6:24 pm - 5th settembre:

Grande dispendio sui siti “scientifici” per la seguente notizia:
Le migrazioni femminili nel Neolitico, chiave della conoscenza (Focus)

La mobilità femminile tra Neolitico ed Età del bronzo (Le Scienze)
Ovvero tanto chiasso per niente. Nel senso che il fenomeno, fuori dall’essere strano, fino a poco tempo fa era la norma. Di nuovo ci sta solo l’interpretazione (femministeggiante) che ne danno.
Sulla pagina FB di Focus ho avuto modo di commentare come segue:
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Allora …. intanto il link che rimanda all studio non funziona. Se potete corregetelo perchè io le fonti le controllo.
In ogni caso mi sembra il solito articoletto sfornato a cadenza regolare in ossequio al politicamente corretto in salsa rosa.
E quando questo accade prendete delle cantonate spaventose, tipo: “…nel villaggio di Lechtal, a sud di Augusta in Germania, vigeva una non comune (per le abitudini occidentali) organizzazione familiare: la maggioranza degli uomini era del posto, e tendeva a rimanere nel paese natale, mentre gran parte delle donne proveniva da fuori …”
Come sarebbe che l’usanza non è (ma soprattutto non era) comune per le abitudini occidentali? Semmai non lo è più, ma è storia di pochi decenni a questa parte, non di secoli o di millenni.
Ovviamente stiamo parlando, come l’articolo lascia intendere, di spostamenti individuali, seppur discretamente praticati e non di migrazioni di gruppo o massa.
Orbene, in Italia (che se non erro dell’Occidente fa parte), ma quanto meno nel centro-sud, il fenomeno era visibile fino a pochi anni fa. Ed ha una semplicissima spiegazione.
Per sposarsi le donne dovevano portare la “dote”, ma gli uomini nella stramaggior parte dei casi avevano l’obbligo di fornire la “sistemazione”. Ovvero il nido familiare (capanna, riparo o casa che fosse). Ovviamente questo richiedeva un maggior impegno di risorse ed – solo a me pare altrettanto ovvio? – è naturale che la coppia si stabilisse lì ove si fosse realizzato il “nido”.
In ogni caso, andando in analogia con le famose usanze che secondo voi non sono mai esistite in occidente, è molto difficile che vi sia stato uno spostamento autonomo femminile. Molto più facile che siano stati i “pantofolai” a fare il primo passo….
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Rino DV 9:06 pm - 8th settembre:

Il tempo del “perdono”
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Sul Corriere vengono presentati – da qualche settimana –
articoli femminizti sotto la rubrica “Il tempo delle DD” che è al tempo stesso anche una sorta di forum permanente e/o qualcosa di simile.
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Vi vengono intervistati e vi vengono accolti interventi di non pochi UU la cui psicologia varia dallo zerbinaggio inconscio al superpentitismo cosciente.
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Ci sono molte osservazioni da fare in proposito.
Per ora questa: quei luoghi devono essere evitati come buchi neri di definitiva perdizione.
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Queste kermesse femminizte dove le Ariane celebrano la loro vittoria e i Carnefici negrogiudei vanno a chiedere il passaporto morale per l’esistenza, vanno disertati in modo assoluto. Devono essere resi deserti d’ogni presenza maschile.
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Il fatto che ciò non accada è effetto e sconcertante manifestazione della condizione psichica odierna degli UU.
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La richiesta del “perdono” è la fine della tua esistenza psichica come soggetto.
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La successiva “concessione del perdono” non è che la tua bara.

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mauro recher 12:12 pm - 9th settembre:

Rino DV,

Si perchè si possono trovare commenti come questo (pagina facebook del PD ,sotto l’articolo della Boschi

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Rino DV 9:24 am - 10th settembre:

Cortocircuito
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Ovvero: buscar el oriente por el occidente.
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Dopo aver conquistato il diritto allo smutandamento (contro il moralismo repressivo del patriarcato misogino etc…) hanno scoperto che andare scoperte è una imposizione della cultura patriarcal-misogina etc….
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Bella scoperta.
Ergo: multe femminizte alle golfiste in minigonna, collant e scollature.
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Che poi il bacio al ciclista vincitore vada abolito, questa era una vecchia istanza del femm.o. Ci si sta arrivando dopo 30 anni. Vedete quanto è resistente il patriarcato di cui siamo intrisi…
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(Qui però in futuro qualche osservazione centrata su: La desertificazione conclamata dei rapporti come condizione di maturazione della coscienza maschile).

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Rino DV 7:13 pm - 2nd ottobre:

Disparità salariale pro F: ottima cosa
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“… In questa fase di passaggio generazionale, le donne, che per la mia esperienza sono più motivate di molti uomini, sono ancora poche nelle aziende tecnologiche, ma si tratta solo di una fase temporanea. Da noi le donne guadagnano il 14% in più della media anche perché in alcuni ruoli hanno una marcia in più. …”
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Più motivate …la marcia in più…
Giusta disparità.

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Sandro D. 4:34 pm - 3rd ottobre:

Rino DV:
Disparità salariale pro F: ottima cosa
.
“… In questa fase di passaggio generazionale, le donne, che per la mia esperienza sono più motivate di molti uomini, sono ancora poche nelle aziende tecnologiche, ma si tratta solo di una fase temporanea. Da noi le donne guadagnano il 14% in più della media anche perché in alcuni ruoli hanno una marcia in più. …”
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Più motivate …la marcia in più…
Giusta disparità.

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Sì, è da decenni che sento parlare della “marcia in più femminile”: resta “il mistero” della “millenaria oppressione femminile”, perché secondo logica chi è superiore non può essere sottomesso da chi è inferiore…
Tuttavia, un fatto che va sempre sottolineato è che in questa epoca sono più spesso gli “uomini”, (?) piuttosto che le femmine, a parlare della presunta marcia in più femminile.
Allorché uno si chiede: ma se le suddette hanno una marcia in più, perché tu “grande capo” di sesso maschile non ti fai da parte e lasci la tua poltrona a una femmina…? http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cool.gif
Come ebbi già modo di scrivere più volte in passato, il problema numero uno degli uomini erano, sono e resteranno gli stessi uomini, femminismo o meno.

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Rino DV 8:08 pm - 11th ottobre:

Sindaca sì …segretaria no
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Dove il linguaggio distingue non deve più distinguere.
Dove non distingue deve distinguere.
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Sindaca, assessora, ministra.
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Ma non segretaria.
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Quanto a “consigliera” (qui ora cassato al pari di segretaria) è altrove rivendicato come conquista.
Vedasi la “consigliera di parità” etc.
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Si notino i commenti all’articolo. Non ce n’è uno che c’entri il segno.
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Orwell, profeta nel deserto.

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mauro recher 4:57 pm - 12th ottobre:

A proposito di consigliera (anche se non centra ,ma ho trovato questo commento sotto la pagina della Borgonzoni, consigliera leghista)

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arturo 7:53 pm - 16th ottobre:

Sono d’accordo.Un giorno pranzo con un amico stretto,non ci vediamo da tanto tempo.Conosce tante donne,magari potrebbe pensare che possa essercene una che faccia la mio caso,magari con una scusa si va a prendere un caffè per avere opportunità di conoscersi.
Invece cosa fa,si vanta delle sue tante avventure.
Magari c’era l’intento di farmi sentire una checca.

Inoltre noto che esiste il “noi donne”,mai il “noi uomini”,macchè!Quest’ultimo è una sorta di medaglia al valore conquistata sul campo dal maschio alpha.

Sandro D.:
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Come ebbi già modo di scrivere più volte in passato, il problema numero uno degli uomini erano, sono e resteranno gli stessi uomini, femminismo o meno.

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Rino DV 6:32 am - 20th ottobre:

Sandro D.,

Certo.
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Gli invasori sono colpevoli, è chiaro, ma quando gli invasi anziché difendersi scappano o addirittura si arruolano nelle file dei nemici…
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Se gli invasi plaudono all’invasore, chi libererà le terre occupate?
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Qui Gramellini
inqualificabile al pari di tutti i pentiti

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Renzoni 12:46 pm - 20th ottobre:

Gramellini,mai sopportato.
Alla ricerca di applausi e consensi dispensando morale da Libro Cuore.
La quinta essenza del conformismo.
La cosa peggiore è che ha una fisionomia facciale molto simile alla mia.

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