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28 nov 2009  |  1.993 Commenti

Video: Femminismo; ideologia sessista

Di seguito  il secondo video che abbiamo realizzato.


1.993 Commenti

Rino DV 5:43 pm - 16th agosto:

SNOQ
Se Non è Odio Questo…
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Lettura femminista delle pance maschili
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ARMANDO 9:00 pm - 17th agosto:

Ovviamente è odio, e per di più stupido perchè l’argomento è assolutamente male scelto. Tutti sanno, e le donne per prime, che in genere un uomo invecchia meglio di una donna, ossia che un sessantenne ben tenuto può esercitare attrazione su una donna più giovane molto maggiore del contrario. Il motivo è semplice e fisiologico. Invecchiando le masse muscolari tendono a diventare adipose, ma nel corpo femminile la percentuale adiposa è superiore a quella del corpo maschile. Per cui, a parità di cura, il maschio si “conserva” meglio, e questo è assolutamente insopportabile per le donne, che quindi hanno il vizietto di scorgere le pagliuzze negli occhi altrui e non le travi nelle proprie. Hanno scassato gli zebedei dicendo che le donne hanno il diritto di essere come sono, senza essere costrette a piacere per forza agli uomini, ma appena succede l’opposto, giù a criticare. C’è il bisogno di denigrare i maschi a prescondere: se non si curano sono disattenti, se si curano narcisisti, se hanno la pancia fanno schifo, se hanno la tartaruga bambocci superficiali, Ma oltre all’odio c’è anche, visto che parliamo del Sud Italia, una crassa ignoranza, degna di una scuola in cui ad insegnare sono rimaste solo donne. Al Sud si dice, o si diceva, “uomo di panza (o pansa)” a significare che l’uomo esibiva il suo addome in quanto dimostrazione di una certa ricchezza o benessere materiale. Poteva cioè permettersi di mangiare cose che al popolo minuti erano negate.E ovviamente, per la proprietà traslativa, potevano farlo anche le donne della famiglia. E poichè ogni abitudine è dura a morire l’esibizione della pancia è un semplice retaggio culturale. Ma vai a farglielo capire a queste ignirantelle presuntuose.

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Arturo 1:53 pm - 19th agosto:

C’è mia madre che mi tormenta e mi scassa dicendomi che se vado in palestra a farmi il fisicazzo le donne mi guarderanno.
Premetto che non sono obeso: ho quelle forme che se ce le ha una donna è “curvy”,io invece un ciccione.

Ma me ne frego,tra l’altro mangio poco,ma davanti a dei dolci il piacere della gola non me lo tolgo.
E’ l’unica forma di godimento che mi è rimasta.

Anche io ho la stessa percezione vostra: una donna con qualche chiletto è “formosa” l’uomo,non obeso,ma con qualche chiletto è a prescindere un ciccione disgustoso.

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Rino DV 7:48 pm - 22nd agosto:

Una conquista femminista:
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India: fine del divorzio istantaneo
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Si è posto fine alla “odiosa forma di separazione”.
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Una conquista di civiltà. Un nuovo passo verso l’umanizzazione dei rapporti. Ciò grazie all’influenza del femminismo occidentale.
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Ottima cosa.

In Occidente invece le DD non hanno bisogno di dire “talaq” 3 volte.
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Non hanno bisogno di dire nemmeno una parola.
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Cambiano le chiavi di casa. Tanto basta e avanza.
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Avanza la giustizia, avanza l”eguaglianza, avanza la parità, avanza l’umanesimo.
Avanza soprattutto la presa di coscienza dei maschi occidentali.
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Parce subjectis

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Rino DV 8:30 pm - 22nd agosto:

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Islanda: zero bimbi down
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Non è eugenetica, questo è ovvio.
Mi chiedo dunque cosa sia.
La sola risposta che mi viene in mente è: eugenetica.
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In classe ho un’allieva down.
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Una goccia di miele.
A te è andata bene, carissima mielina nostra.

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Armando 7:16 am - 24th agosto:

eugenetica nazista e eugenetica progressista , socialista, liberale, (si vedano svezia etc) sono in sostanza la stessa identica cosa, checché ne dicano Repubblica ed compagnia. anche Hitler usava parole buoniste per giustificare la sua eugenetica, proprio come sono usate i down abortiti. Il linguaggio diventa il massimo dell’ipocrisia. la parola disabile o handicappato non deve essere usata, e allora si risolve il problema alla radice non facendoli nascere o eliminandoli, migliorando così anche la specie umana e risparmiando un sacco di soldi. Propongo allora di chiamare tutti i bambini abortiti non abortiti ma diversamente nato.

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romano 5:40 pm - 25th agosto:

Che siano prostitute o clienti, le donne sono sempre delle povere vittime.
Che siano prostituti o clienti, gli uomini sono sempre perfidi.
http://www.liberoquotidiano.it/news/sfoglio/13222693/turismo-sessuale-femminile-prostituto-destinazioni-pratiche-sesso.html

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aliquis 9:52 am - 29th agosto:

Rino DV,
Giusto non far nascere persone infelici.
L’aborto terapeutico non è eugenetica.
E’ prevenzione.

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Rino DV 6:03 pm - 30th agosto:

Caro Aliquis, tu poni una questione importante che apre la strada a una lunghissima e articolata serie di considerazioni su ciascuno dei punti che si possono valutare e che sono in buona parte contraddittorie.
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1- abbiamo il diritto di vivere solo se ci si prospetta la felicità?
2- cosa intendiamo per felicità?
3-l’integrità fisica-psichica ne è un presupposto necessario?
4-chi dovrebbe stabilire il grado di infelicità sopra il quale non vale più la pena di vivere? I felici, gli infelici? Una qualche istituzione formale (Chiesa, partito…) o informale (i media, l’opinione pubblica). Cosa ne pensano i down dell’esser vivi?
5- sono più felice io o la mia allieva down G. D. M. (qui è facile rispondere: lei è più contenta di me di essere qui, non ci sono dubbi. Lei è incantata del mondo (umano) e del cosmo (natura). Io solo del secondo. Lei non ha mai pensato seriamente al suicidio, io invece si.
6- chi può dirsi felice?
7…
8…

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Da tempo sono “scomparsi” i nati con il labbro leporino. Nessuno li vuole e vengono preselezionati=scartati. Ne conosco un paio della mia età (nati appunto quando non c’era la preselezione). Non hanno mai pensato al suicidio. Non sono più infelici di altri.
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Alex Zanardi è infelice? Lo è più di prima? Lo è più di noi?
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Da adolescente (45 anni fa) anni fa visitai il Cottolengo di Torino. Condizioni oggi impensabili. Quanto male si vide. Eppure preferivano quei ragazzi focomelici e down etc. essere o non essere?
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Non bisogna eludere le domande scabrose e nemmeno le risposte impossibili da conciliare moralmente: si tratta del Tragico. Un bene intrinsecamente unito al male.
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L’aborto terapeutico inoltre non si riferisce al nascituro ma alla madre.
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Questi sono solo spunti. C’è un mare di considerazioni da fare.

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Luigi Corvaglia 6:42 pm - 30th agosto:

Ho inavvertitamente cancellato un commento finito nello spam.
Me ne scuso con l’autore (che non ho fatto in tempo a vedere e quindi non so chi è) invitandolo a ripostare.

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ARMANDO 12:32 pm - 1st settembre:

Mi associo totalmente alle parole di Rino. Se si inizia ad attribuire a qualcuno il diritto di decretare cosa è la felicità o cosa significa una vita degna di essere vissuta, magari si avranno anche intenzioni caritatevoli, ma ci si avvia su una strada che non ha una fine. Chiedo: dove si pone il limite? Si ritiene che esista o no? E chi sarà deputato a porlo, il limite, ammesso che si ritenga debba esistere? Oggi i bimbi down o col labbro leporino, domani, magari, quelli che potenzialmente potrebbero essere colpiti più facilmente degli altri da alcune malattie. E via di questo passo, fino a dove? E quel limite esiste in quanto tale o solo in rapporto alla così detta “sensisbilità sociale”, concetto molto astratto, storico, mutevole e assai facilmente manipolabile? A me sembra che sia l’ossessione dell’uomo perfetto e della società perfetta, ossia il rifiuto di accettare che la vita è anche dolore,p gamer arzialità, delusioni, tragedia anche, come dice Rino. E’ paradossale che, partendo dall bontà caritatevole, invece di curare il malato, lo si elimini , illudendosi di risolvere il problema alla radice; invece prima o poi si ripresenterà. E allora ci vorranno soluzioni ancor più radicali. Ad esempio impedire di procreare a chi non da sufficienti garanzie. C’è poi da notare un’altra curiosa “stranezza”. Accade (non dico sia il caso di Aliquis), che coloro che in nome dei diritti individuali ( non, però, dei più fragili come i down) non sono disposti ad accettare il lato tragico della vita del corpo, accettano invece come ineluttabili tutte le riduzioni e distruzioni dei diritti sociali. Da rifletterci!

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Luigi Corvaglia 6:24 pm - 5th settembre:

Grande dispendio sui siti “scientifici” per la seguente notizia:
Le migrazioni femminili nel Neolitico, chiave della conoscenza (Focus)

La mobilità femminile tra Neolitico ed Età del bronzo (Le Scienze)
Ovvero tanto chiasso per niente. Nel senso che il fenomeno, fuori dall’essere strano, fino a poco tempo fa era la norma. Di nuovo ci sta solo l’interpretazione (femministeggiante) che ne danno.
Sulla pagina FB di Focus ho avuto modo di commentare come segue:
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Allora …. intanto il link che rimanda all studio non funziona. Se potete corregetelo perchè io le fonti le controllo.
In ogni caso mi sembra il solito articoletto sfornato a cadenza regolare in ossequio al politicamente corretto in salsa rosa.
E quando questo accade prendete delle cantonate spaventose, tipo: “…nel villaggio di Lechtal, a sud di Augusta in Germania, vigeva una non comune (per le abitudini occidentali) organizzazione familiare: la maggioranza degli uomini era del posto, e tendeva a rimanere nel paese natale, mentre gran parte delle donne proveniva da fuori …”
Come sarebbe che l’usanza non è (ma soprattutto non era) comune per le abitudini occidentali? Semmai non lo è più, ma è storia di pochi decenni a questa parte, non di secoli o di millenni.
Ovviamente stiamo parlando, come l’articolo lascia intendere, di spostamenti individuali, seppur discretamente praticati e non di migrazioni di gruppo o massa.
Orbene, in Italia (che se non erro dell’Occidente fa parte), ma quanto meno nel centro-sud, il fenomeno era visibile fino a pochi anni fa. Ed ha una semplicissima spiegazione.
Per sposarsi le donne dovevano portare la “dote”, ma gli uomini nella stramaggior parte dei casi avevano l’obbligo di fornire la “sistemazione”. Ovvero il nido familiare (capanna, riparo o casa che fosse). Ovviamente questo richiedeva un maggior impegno di risorse ed – solo a me pare altrettanto ovvio? – è naturale che la coppia si stabilisse lì ove si fosse realizzato il “nido”.
In ogni caso, andando in analogia con le famose usanze che secondo voi non sono mai esistite in occidente, è molto difficile che vi sia stato uno spostamento autonomo femminile. Molto più facile che siano stati i “pantofolai” a fare il primo passo….
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Rino DV 9:06 pm - 8th settembre:

Il tempo del “perdono”
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Sul Corriere vengono presentati – da qualche settimana –
articoli femminizti sotto la rubrica “Il tempo delle DD” che è al tempo stesso anche una sorta di forum permanente e/o qualcosa di simile.
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Vi vengono intervistati e vi vengono accolti interventi di non pochi UU la cui psicologia varia dallo zerbinaggio inconscio al superpentitismo cosciente.
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Ci sono molte osservazioni da fare in proposito.
Per ora questa: quei luoghi devono essere evitati come buchi neri di definitiva perdizione.
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Queste kermesse femminizte dove le Ariane celebrano la loro vittoria e i Carnefici negrogiudei vanno a chiedere il passaporto morale per l’esistenza, vanno disertati in modo assoluto. Devono essere resi deserti d’ogni presenza maschile.
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Il fatto che ciò non accada è effetto e sconcertante manifestazione della condizione psichica odierna degli UU.
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La richiesta del “perdono” è la fine della tua esistenza psichica come soggetto.
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La successiva “concessione del perdono” non è che la tua bara.

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mauro recher 12:12 pm - 9th settembre:

Rino DV,

Si perchè si possono trovare commenti come questo (pagina facebook del PD ,sotto l’articolo della Boschi

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Rino DV 9:24 am - 10th settembre:

Cortocircuito
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Ovvero: buscar el oriente por el occidente.
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Dopo aver conquistato il diritto allo smutandamento (contro il moralismo repressivo del patriarcato misogino etc…) hanno scoperto che andare scoperte è una imposizione della cultura patriarcal-misogina etc….
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Bella scoperta.
Ergo: multe femminizte alle golfiste in minigonna, collant e scollature.
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Che poi il bacio al ciclista vincitore vada abolito, questa era una vecchia istanza del femm.o. Ci si sta arrivando dopo 30 anni. Vedete quanto è resistente il patriarcato di cui siamo intrisi…
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(Qui però in futuro qualche osservazione centrata su: La desertificazione conclamata dei rapporti come condizione di maturazione della coscienza maschile).

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Rino DV 7:13 pm - 2nd ottobre:

Disparità salariale pro F: ottima cosa
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“… In questa fase di passaggio generazionale, le donne, che per la mia esperienza sono più motivate di molti uomini, sono ancora poche nelle aziende tecnologiche, ma si tratta solo di una fase temporanea. Da noi le donne guadagnano il 14% in più della media anche perché in alcuni ruoli hanno una marcia in più. …”
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Più motivate …la marcia in più…
Giusta disparità.

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Sandro D. 4:34 pm - 3rd ottobre:

Rino DV:
Disparità salariale pro F: ottima cosa
.
“… In questa fase di passaggio generazionale, le donne, che per la mia esperienza sono più motivate di molti uomini, sono ancora poche nelle aziende tecnologiche, ma si tratta solo di una fase temporanea. Da noi le donne guadagnano il 14% in più della media anche perché in alcuni ruoli hanno una marcia in più. …”
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Più motivate …la marcia in più…
Giusta disparità.

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Sì, è da decenni che sento parlare della “marcia in più femminile”: resta “il mistero” della “millenaria oppressione femminile”, perché secondo logica chi è superiore non può essere sottomesso da chi è inferiore…
Tuttavia, un fatto che va sempre sottolineato è che in questa epoca sono più spesso gli “uomini”, (?) piuttosto che le femmine, a parlare della presunta marcia in più femminile.
Allorché uno si chiede: ma se le suddette hanno una marcia in più, perché tu “grande capo” di sesso maschile non ti fai da parte e lasci la tua poltrona a una femmina…? http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cool.gif
Come ebbi già modo di scrivere più volte in passato, il problema numero uno degli uomini erano, sono e resteranno gli stessi uomini, femminismo o meno.

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Rino DV 8:08 pm - 11th ottobre:

Sindaca sì …segretaria no
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Dove il linguaggio distingue non deve più distinguere.
Dove non distingue deve distinguere.
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Sindaca, assessora, ministra.
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Ma non segretaria.
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Quanto a “consigliera” (qui ora cassato al pari di segretaria) è altrove rivendicato come conquista.
Vedasi la “consigliera di parità” etc.
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Si notino i commenti all’articolo. Non ce n’è uno che c’entri il segno.
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Orwell, profeta nel deserto.

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mauro recher 4:57 pm - 12th ottobre:

A proposito di consigliera (anche se non centra ,ma ho trovato questo commento sotto la pagina della Borgonzoni, consigliera leghista)

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arturo 7:53 pm - 16th ottobre:

Sono d’accordo.Un giorno pranzo con un amico stretto,non ci vediamo da tanto tempo.Conosce tante donne,magari potrebbe pensare che possa essercene una che faccia la mio caso,magari con una scusa si va a prendere un caffè per avere opportunità di conoscersi.
Invece cosa fa,si vanta delle sue tante avventure.
Magari c’era l’intento di farmi sentire una checca.

Inoltre noto che esiste il “noi donne”,mai il “noi uomini”,macchè!Quest’ultimo è una sorta di medaglia al valore conquistata sul campo dal maschio alpha.

Sandro D.:
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Come ebbi già modo di scrivere più volte in passato, il problema numero uno degli uomini erano, sono e resteranno gli stessi uomini, femminismo o meno.

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Rino DV 6:32 am - 20th ottobre:

Sandro D.,

Certo.
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Gli invasori sono colpevoli, è chiaro, ma quando gli invasi anziché difendersi scappano o addirittura si arruolano nelle file dei nemici…
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Se gli invasi plaudono all’invasore, chi libererà le terre occupate?
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Qui Gramellini
inqualificabile al pari di tutti i pentiti

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Renzoni 12:46 pm - 20th ottobre:

Gramellini,mai sopportato.
Alla ricerca di applausi e consensi dispensando morale da Libro Cuore.
La quinta essenza del conformismo.
La cosa peggiore è che ha una fisionomia facciale molto simile alla mia.

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blu 12:40 pm - 31st ottobre:

http://solferino28.corriere.it/2017/10/19/valentina-nappi-weinstein-il-mondo-del-porno-e-un-po-piu-normale/

“Bisognerebbe far diventare la carne femminile sempre più ‘cheap’, finché non diventi illimitamente attingibile come l’aria. È chiaro che non possiamo realizzare un regime totalitario che obblighi tutti a far sesso con tutti. Però abbiamo l’arma delle mode, dell’influenza che i media possono avere sulla psicologia di massa: possiamo far passare l’idea che sia cool essere come Valentina Nappi e che sia invece out essere sessualmente selettive. Alle ragazze bisogna dire: se volete essere chic e moralmente superiori, datela il più possibile, concedetevi ai losers, agli emarginati, ai neri che vendono fazzoletti ai semafori, agli ‘ultimi’. Anche a costo di andare contro certi vostri istinti (l’attrazione femminile per i ‘vincenti’ e la tendenza a controselezionare i losers è riprovevole, ma purtroppo è naturale). È necessario dunque riscoprire, anche nell’attrazione sessuale, il bello di essere controistintivi.”

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Renzoni 10:39 am - 1st novembre:

Vorrei vedere se la Nappi sia coerente con ciò che afferma.http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cool.gif

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Sandro Desantis 3:39 pm - 1st novembre:

Valentina Nappi “docet”…
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“Bisognerebbe far diventare la carne femminile sempre più ‘cheap’, finché non diventi illimitamente attingibile come l’aria. È chiaro che non possiamo realizzare un regime totalitario che obblighi tutti a far sesso con tutti. Però abbiamo l’arma delle mode, dell’influenza che i media possono avere sulla psicologia di massa: possiamo far passare l’idea che sia cool essere come Valentina Nappi e che sia invece out essere sessualmente selettive. Alle ragazze bisogna dire: se volete essere chic e moralmente superiori, datela il più possibile, concedetevi ai losers, agli emarginati, ai neri che vendono fazzoletti ai semafori, agli ‘ultimi’. Anche a costo di andare contro certi vostri istinti (l’attrazione femminile per i ‘vincenti’ e la tendenza a controselezionare i losers è riprovevole, ma purtroppo è naturale). È necessario dunque riscoprire, anche nell’attrazione sessuale, il bello di essere controistintivi.”
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E’ più facile che sbarchino gli Alieni dalla galassia di Andromeda, piuttosto che accada un fatto del genere.
Salvo future “manipolazioni-mutazioni genetiche”, la natura umana resterà la medesima anche nei secoli a venire (sempre che la suddetta specie umana non si estingua prima, “grazie” a guerre nucleari, catastrofi ambientali, sovrappopolazione, etc) e consequenzialmente anche la cosiddetta “asimmetria sessuale”, fonte di guai infiniti per il sesso maschile.
E comunque, anche se in futuro dovesse accadere un qualcosa di vagamente simile a quanto teorizzato da Valentina Nappi (e ancor prima da alcuni vecchi quemmisti… tanto è vero che, a mio parere, la pornostar in questione si rifà proprio alle tesi di quegli uomini…), “noi” non ce ne ricorderemo di sicuro, perché saremo già morti… da secoli.

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Sasha 11:35 am - 2nd novembre:

Ci sono stati due decenni, Settanta-Ottanta, in cui sembrava che qualcosa si stesse muovendo e che l’unica rivoluzione-liberazione ancora non sperimentata, quella relativa alla sessualità, potesse sia pure timidamente iniziare a prendere piede. Era la società della contestazione sociale e della milano da bere, che bandiva il moralismo e considerava tutti i lacci e lacciuoli che avevano sempre ingabbiato la sessualità come qualcosa di superato. Era il femminismo pur sempre misandrico ma che considerava la donna sessualmente libera con un occhio benevolo.
E’ stato però un timidissimo “fuoco di paglia”. Dagli anni Novanta lentamente è rientrato tutto nei ranghi e i rigurgiti moralistici si stanno ripresentando nel decadente Occidente con una virulenza forse mai conosciuta in passato, basti solo pensare all’emergenza molestie, spesso gradite avance che diventano molestie a distanza di decenni. Solo ieri è caduta l’ultima “testa” importante in UK, che sa un po’ di grottesco. Insomma un nuovo clima da “caccia alle streghe”, questa volta a parti invertite, che minaccia di fare tante, tante vittime, e paradossalmente anche tra quei pezzi grossi da sempre pronti a supportare qualsiasi capriccio femminista.
Il tutto è in linea con il programma del femminismo moralista,di gran lunga maggioritario in Occidente checchè se ne dica e scriva, che combatte la sessualità destinata agli uomini a 360°: dalle scollature, qui trovando un curioso sostegno da parte degli antifemministi, passando alla prostituzione femminile, fino alla molestie, vere o presunte che siano non importa. L’importante è togliere dagli occhi e dalle mani maschili la sessualità eterosessuale, nel senso più ampio del termine, perchè un uomo privato della sessualità, anche del suo surrogato visivo, è più mnipolabile, più “povero”, più subordinato.
Il tutto splleggiato dagli uomini economici, dai senza patria, che non sia il classismo liberista e il loro portafoglio, che vedono in qualsiasi cosa che allontani lo spauracchio della “rivoluzione socio-economica” un buon alleato.

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Renzoni 3:02 pm - 2nd novembre:

D’accordo con il discorso di Sandro.
Aggiungo che per molte significherebbe la rinuncia ad una sorta di potere.
La rinuncia al potere è incompatibile col genere umano.

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Rino DV 7:06 pm - 2nd novembre:

Consegnarsi al vincitore
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Mi aspetto lo stesso appassionato SI ad un loser.
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Ma vincere non basta.
Anche il winner si inginocchia…

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Rino DV 7:25 pm - 2nd novembre:

Apoteosi del delirio.
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Chi vi trova nuovi stimoli, commenti.
Leggerei volentieri.
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Io non trovo nuove sollecitazioni.
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La corteccia si è indurita.
Sclerosi o ….

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Enrico 9:36 pm - 2nd novembre:

1)Quella del World Economic Forum è propaganda, non sono dati oggettivi. O meglio, lo sono, ma presi e manipolati ad hoc.

2)Come ci facevi notare già anni fa, buona parte della “ricchezza” guadagnata dagli UU, va, di fatto, usata dalle e per le DD, che infatti sono il sesso che spende di più in consumi.

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Renzoni 9:21 am - 3rd novembre:

Ripensando ai post sopra.Alla fine non ho tutto questo desiderio di trombarmi il mondo intero.Basta trovare una VERA donna fidata.Cosa molto difficile di questi tempi.

Riguardo ai post di Sandro,che dire,se ci son donne lo trovano romantico,io le trovo inquietanti.
Secondo me tra poco questa qui con un divorzio gli toglie pure le mutande.

Riguardo al secondo post di Rino,cambio canale quando la tv sbologna la solita litania.

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mauro recher 10:19 am - 4th novembre:
Claudio Manzari 6:01 pm - 4th novembre:

Avevo già espresso le mie riserve sul MRA – sito Antissessismo.
UB ha accolto entusiasticamente la teoria sul bi-sessismo, espressa, in effetti, con impeccabile dovizia di argomentazioni; anch’io la trovo fondamentalmente corretta.
Ma non è tutto oro quel che luccica: e qui se ne ha la prova.

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Michele 1:48 pm - 5th novembre:

Claudio Manzari,

Manzari, ma per caso sei un Femminista? No, perchè ti rammento che l’opposizione alla Gestazione per Altri, è una battaglia femminista. Tutte le peggiori pagine femministe (eccetto, Abbatto i Muri), e Se Non Ora Quando e la Terragni, sono contro la Gestazione per Altri.

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Rino DV 6:03 pm - 6th novembre:

L’opposizione del femminismo italiano (del resto quasi unico) all’utero in affitto non deriva dal rifiuto della tecnica nella riproduzione (rifiuto che invece è la ragione di opposizione di Manzari e di molti altri), ma dalla volontà di potenza femminile.
La non “sfruttabilità” del corpo femminile è solo un diabolico pretesto.
Una micidiale trappola.
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Le contraddizioni esplosive in seno al femminismo generano inevitabilmente posizioni del tutto incompatibili nei diversi tempi e luoghi sotto i più ingannevoli pretesti.
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Ce n’è un’infinità.
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Eccone una tra le mille.
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Per decenni si denuncia l’allattamento al seno come forma di schiavitù. Ottenuta questa “liberazione” si denuncia il sistema che obbliga le DD ad arricchire le multinazionali.
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Lo stesso per il parto cesareo e per il parto in ospedale: la “medicalizzazione” del corpo della D.
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E via mentendo…
E via manipolando…

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Rino DV 6:12 pm - 6th novembre:

Questione generale.
Il fatto che date posizioni del Momas, o di suoi attivisti, possano coincidere con quelle del femminismo, o di dati femminismi nazionali, presenti o passati o individuali (di questa o quella femminista) non significa assolutamente nulla. Non macchia per nulla la ns posizione antifemminista
Perché?
Perché ciò deriva dal fatto che il fem.o contiene tutte le contraddizioni possibili. Perciò è inevitabile che ci siano convergenze casuali e del tutto apparenti.
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Esempio: il fem.o nega la natura, la differenza irriducibile F/M. Il genderismo è infatti il suo dogma.
Ma esiste anche un “femminismo della differenza” che sembra essere il contrario del primo. Sembrerebbe addirittura un antifemminismo visto che sembra negare quel dogma.
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E invece…

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Claudio Manzari 6:20 pm - 6th novembre:

Michele:
Claudio Manzari,

l’opposizione alla Gestazione per Altri, è una battaglia femminista. Tutte le peggiori pagine femministe (eccetto, Abbatto i Muri), e Se Non Ora Quando e la Terragni,sono contro la Gestazione per Altri.

…Esattissimo … e infatti, mai nessuno – nella QM italiana e in UB – ha minimamente dubitato che l’uomo, nella genitorialità, sia discriminato sia nella sua declinazione etero che in quella omo.
In questo senso, la denuncia di Antisessismo è assolutamente veritiera; anzi, c’è da meravigliarsi per come l’universo omossesuale maschile italiano non si fosse accorto per tempo – già nella fase della campagna pro unioni civili (con auspicata step adoption) che esso ha condotto “in alleanza” con l’universo lesbico – del trappolone che quest’ultimo stava tendendo loro.
Noi della QM l’avevamo visto subito che, all’indomani dell’approvazione delle unioni civili, le lesbiche avrebbero rotto quell’alleanza e ripudiato la rivendicazione degli omosessuali maschi. La giurisprudenza ha fatto il resto, riconoscendo già una mezza dozzina di adozioni lesbiche.
A noi della QM interessa relativamente la questione della mercificazione degli uteri: quelle donne sono sostanzialmente delle mercenarie, e non crediamo neanche che siano tutte in stato di bisogno: fanno solo soldi col proprio corpo (come già in altro àmbito…).
Ma il punto centrale è un altro: è il punto di vista di coloro che non hanno voce: i bambini. Costoro non possono essere esposti ai desiderata dei genitori omosessuali (in base al famoso “love is love”…) di NESSUN sesso. Per uno studio scientifico che viene citato come prova della non-differenza, rispetto all’armonico sviluppo psico-sociale dei figli, fra famiglie etero e famiglie same-sex, se ne possono citare altri che affermano l’esatto contrario (es: http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0049089X12000610 ; http://thf_media.s3.amazonaws.com/2012/pdf/bg2736.pdf ; http://www.heritage.org/marriage-and-family/report/the-regnerus-study-social-science-new-family-structures-met-intolerance). E sottolineo e ripeto: vale nella stessa misura per l’omogenitorialità di ENTRAMBI i sessi.

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Rino DV 6:31 pm - 6th novembre:

Otto Weininger, antifemminista radicale, senza se e senza ma (ed anche senza …però) sosteneva che ogni rapporto è violenza. Cioè stupro.
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Ciò coincide con le tesi femministe.
.
Ma ha ben altro significato, deriva da ben altre considerazioni e conduce a ben altri approdi. Conseguenze e approdi che il fem.o nega con sdegno e orrore.

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Armando 9:19 pm - 6th novembre:

guai a cadere nella trappola della contrapposizione di principio a qualsiasi opinione venga dal femminismo. Rino ha già esposto il perché. io aggiungo che è sintomo di poca sicurezza nelle proprie idee, che non devono dipendere da quelle altrui. Il f. è contrario alla Gpa? bene. Ne prendiamo atto mantenendo integralmente la nostra opposizione ad esso perché quella contrarietà non è come la nostra. Di fonda solo sulla paura di perdere il monopolio , mentre la nostra attiene ad argomenti, mi si permetta, un po’ più universalistici e rispettosi del diritto dei bambini. Sarebbe il colmo vi rinhnciassimo solo perché qualche femminists si trova casualmente sulle nostre stesse posizioni in materia.

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Rino DV 5:30 pm - 9th novembre:

L’espansione femimperialista è irrefrenabile.
.
Conquistato un altro isolotto.
.
Un’altra piccola testa di ponte…

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Rino DV 5:35 pm - 9th novembre:

La spirale nera …che porterà alla resa senza condizioni.
Ecco un altro emulo di Don Corsi
.
Quelli che credono di combattere il fem.o con i vecchi archibugi… gli scoppiano in mano.
.
Quinte colonne.

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Luigi Corvaglia 7:58 pm - 9th novembre:

Rino DV,
Il link da: “Pagina non disponibile”. Puoi postare la notizia da altra fonte?

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Rino DV 8:27 pm - 9th novembre:

Luigi Corvaglia,
.
Proviamo qui Vele rosa
.
Per essere chiari: le DD vogliono gareggiare nella vela (e altrove)?
Organizzino le loro regate, i loro contest, i loro campionati.
.
Vogliono celebrare Messa?
Fondino la loro religione, la loro Cristianesima.
.
……

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Rino DV 6:37 pm - 11th novembre:

Violenza maschile senza fine

Silenzioso e autolesionista=violento
.
Tace e si fa del male = maltrattamenti in famiglia.
.
Queste bisogna leggerle perché è impossibile inventarle.
.
L’avessimo ipotizzata e scritta da qualche parte, anche i nostri più sicuri amici, scrollando la testa, ci avrebbero dato dei paranoici preda dell’odio e della pazzia.

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Renzoni 11:40 pm - 11th novembre:

Si alza la gonna contro le molestie

Interessante il messaggio:Guarda e stacci lontano!

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Claudio Manzari 8:13 am - 12th novembre:

In questo articolo viene sfiorato, ma non focalizzato, un aspetto che ritengo fondamentale per la QM: l’autonomia psichica-emotiva-affettiva, su cui sono ritornati centinaia di volte Armando e Rino.
In questo forum ricorrono considerazioni ed esternazioni assolutamente vere e condivisibili, come: “In occidente, in questa epoca, l’esistenza maschile è grama”; ma anche: “L’uomo è un essere sociale: se non lo fosse, l’umanità si sarebbe estinta da millenni”.
L’articolo che ho segnalato s’inserisce nel solco – sempre percorso dalla QM – della complementarietà, a patto, però, che ciascun sesso resti fedele alla propria ontologia e respinga le manipolazioni dell’“ingegneria sociale”, le commistioni e l’omologazione conculcate dal global-capitalismo per disegnare l’androgino-monade-consumatore [chi, come me, proviene dalla cultura della Destra sociale, confronti con “L’ubbidiente democratico” di Luigi Iannone], reso inadatto – quando non ostile – a quella formazione sociale che, per la propria teleologia, fa da argine al consumismo capitalistico: la Famiglia.
A mio parere, i punti cardinali della QM vanno individuati nella sfera dei cd. “diritti” e nel concetto di “dono maschile”: questioni, entrambe, parecchio controverse, per le quali necessita una declinazione chiara e mondata da ogni contaminazione del “politicamente corretto”.
L’ideologia post68ina sui “diritti civili” è, a mio avviso, quanto di più inconciliabile con l’etica mascolinista e, soprattutto, col principio virile dell’”assunzione di responsabilità”: da mezzo secolo assistiamo, in occidente (con l’eccezione, nell’ultimo decennio, del Gruppo di Visegrad e della Russia; o, quantomeno, con un’auto-limitazione) ad una insaziabile rivendicazione di libertà individuali; ma la libertà individuale, in quanto dominata dall’autoreferenzialità dell’Io-Desiderante e narcisistico (Foucault, Lacan) sostanzia una polarità psichica prettamente femminile, noncurante della più ampia comunità (cioè la formazione sociale appena più ampia della Famiglia) (e dalla quale, però, rivendica tutele…). Ritengo, perciò, che stella polare del Mascolinismo debbano essere i “diritti sociali”, piuttosto che quelli individuali, e cioè la salvaguardia delle formazioni sociali intermedie; individuo i principali “diritti sociali” nel Lavoro (senza il quale gli altri diritti degradano a fumose utopie) e nella Famiglia (senza la quale non c’è sana posterità e manca lo scopo principale dell’operoso sacrificio dei singoli).
Il principio del dono maschile è stato enucleato in àmbito MaschioSelvatico; credo che contenga in sé una duplice lettura: oltre a quella positiva – che interpreta l’anti-utilitarismo maschile e la predisposizione al sacrificio di sé (cosa ben diversa dalla “sacrificabilità eterodiretta”) – vi vedo una (possibile) declinazione negativa, di autosvilimento.
Il “dono” è caratterizzato dalla gratuità: lo “spirito dei tempi” ha fatto leva sulla naturale predisposizione maschile (“naturale” per la ben nota “economicità” dei gameti maschili, rispetto all’onerosità della gravidanza, essendo la perpetuazione della specie il Principio che governa i viventi), fino a plasmare la coscienza collettiva, al punto da insuperbire quella femminile (continue rivendicazioni, non bilanciate da un equivalente sacrificio altruistico) e intorpidire quella maschile, rendendo l’uomo sempre pronto a spendersi, senza badare alla reciprocità.
Il concetto di “gratuità” è stato largamente abusato e credo che convenga, ormai, prescinderne: anche nella lettura storica della complementarietà dei sacrifici maschili e femminili nelle epoche passate.
Proprio l’area ideologica della Destra sociale è, a mio parere, quella che più si rivela patetica e grottesca nei suoi continui richiami all’indole da “paladini”, alla mission di difensori in armi di coloro dalle quali si è continuamente svillaneggiati e tiranneggiati: l’immagine che subito viene alla mente è quella dei cagnoloni che prima si slanciano a raccogliere l’oggetto scagliato e poi tornano scodinzolanti dalle padrone per riceverne le carezze… l’immagine macchiettistica di una virilità non jure proprio – cioè per la propria compiutezza identitaria (di cui non c’è da render conto ad altri) – ma per approvazione della (irriconoscente) fruitrice del servizio di bodyguard…
Di recente sono stato criticato, su queste pagine, da un utente che mi accusava di “astrazioni concettuali”, che non proponevano “soluzioni” per la condizione esistenziale maschile: ho glissato, per il semplice motivo che i navigati della QM ben sanno come – ricollegandomi al discorso introduttivo sulla conquista dell’autonomia psichica-emotiva-affettiva – si tratti di percorsi individuali, impervi e faticosi, per i quali non esistono manuali, prontuari o ricette; e come la meta non s’identifichi certo nell’autarchia asociale o nello snobistico solipsismo.

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ARMANDO 10:19 pm - 14th novembre:

Caro Claudio, sono in totale sintonia col tuo commento, compresa la possibile duplice lettura del concetto di “dono maschile”. Il quale in realtà significa assunzione piena di responsabilità verso famiglia e società, coi sacrifici che ciò comporta ma anche con gli strumenti affinchè quell’assunzione di responsabilità possa significare davvero qualcosa. Ogni altra declinazione del termine è fuorviante e implica la rinuncia di sè. Per un maschio bene identificato, rinuncia di sè significa rinuncia allìassertività, rinuncia alle prprie idee che spaziano oltre il proprio ombelico e riguardano il sociale, il familiare, il pubblico. Già perchè , checchè ciancino i media mainstream, il narcisismo non è maschile ma femminile. Lo slogan femminista “partire da sè” (per poi tornare nuovamente a se stesse) ne è la più chiara esemplificazione. Se il maschio rinuncia alla propria assertività diventa quel cagnolone di cui parli. Non dona nulla a nessuno, anzi fa il male di se stesso, della donna, dei figli, della società. Anche della donna, che rimane impigliata su se stessa, nella prigione che lei stessa si costruisce fatta spesso di ubbie, di complicazioni tanto inutili quanto ben sfruttate di fronte ad un uomo che non è più tale. I maschi hanno necessità di pensarsi proiettati fuori di sè, di affermare le proprie idee non in quanto portano loro vantaggi personali ma perchè le pensano buone per la società (che poi non sempre siano idee giuste è ovvio, ma non è questo il punto). Il dono maschile in senso forte è questo, oppure non è.

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Luigi Corvaglia 12:23 pm - 15th novembre:

Vittime. Sempre. Ovunque. Ogni volta che ….
.

.

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ARMANDO 3:32 pm - 15th novembre:

Che strano. Credevo, se ho capito bene, che gli uomini fossero pronti ad approfittare di ogni situazione per lasciarsi andare a squallidi palpeggiamenti. Ora ci dicono invece che sono restii. Non si capisce se per un innato rispetto del corpo femminile o per paura di essere accusati di aver approfittato dell’occasione. Ma non c’è scampo, a quianto pare-. Meglio scappare subito.

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Rino DV 6:57 pm - 16th novembre:

Questa non è prostituzione
.
A noi sembra pagamento posticipato del sesso.
.
Sembra a noi.
.
Giudicato però moralmente giusto e, di conseguenza, giuridicamente garantito e protetto.
.
Di recente si è iniziato a smussarne le punte più acuminate. Quelle che urtavano qualche maschio ipersensibile.

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mauro recher 8:56 pm - 19th novembre:

Proprio ora ,anche se in maniera sbrigativa, sono andato nei vari partiti politici italiani per vedere se ricordavano la giornata internazionale dell’uomo ,niente di niente, la Meloni e Salvini hanno ricordato che è la giornata contro le vittime degli incidenti stradali, ma non quella degli uomini, completamente dimenticati , sarà cosi anche il 25 novembre?

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Rino DV 7:21 pm - 23rd novembre:

La mia opinione – personalissima – è che qui si celebri la prostituzione “buona, sana & giusta”.
.
In cambio di denaro
.
A sabato: giornata orwelliana della misandria.
Usare i crimini di pochi per fare la guerra a tutti.
.
Anche questa però è solo mia personalissima opinione.

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Rino DV 9:09 pm - 25th novembre:

Le ingenuità talvolta svelano verità inconfessabili
.
Vade retro vir
.
Per quel ragazzo sarà questa la campana del risveglio?

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mauro recher 5:47 pm - 26th novembre:

Grazie al video di Rino ho scritto questo https://femdominismo.wordpress.com/2017/11/26/il-passo-indietro/

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Sandro D. 7:21 pm - 26th novembre:

Rino DV:
Le ingenuità talvolta svelano verità inconfessabili
.
Vade retro vir
.
Per quel ragazzo sarà questa la campana del risveglio?

———————-

Ne dubito fortemente, Rino.
E’ più probabile che quel divieto lo renda ancora più tenace, ancora più volenteroso, ancora più impegnato a dimostrare alle appartenenti alla “razza eletta” che “lui non è come gli altri uomini”, quindi “non è un ottuso maschilista-misogino” che picchia le donne e vuole rimetterle ai fornelli, a cucinare carbonare e polli arrosto; bensì un uomo “evoluto”, del XXI secolo, sempre pronto a difendere i diritti delle povere e indifese donzelle e parimenti a strisciare ai loro piedi.

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blu 12:57 am - 5th dicembre:

Calcolo della età di una donna rispetto a un coetaneo maschio sul mercato eterocapitalista basato sul primato del testosterone…

http://video.corriere.it/clip-lezione-calcolare-vera-eta-una-donna-rispetto-un-coetaneo-mercato-sessuale/583e08f8-d91e-11e7-a3a8-44c429ca235a
.

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Enrico 2:55 pm - 6th dicembre:

@blu

Pensavo che la fertilità di una donna durasse fino ai circa quarant’anni per via della biologia. Ma adesso so che è dovuto al “sistema eterocapitalista”. Buono a sapersi

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Sandro Desantis 6:36 pm - 8th dicembre:

blu:
Calcolo della età di una donna rispetto a un coetaneo maschio sul mercato eterocapitalista basato sul primato del testosterone…

http://video.corriere.it/clip-lezione-calcolare-vera-eta-una-donna-rispetto-un-coetaneo-mercato-sessuale/583e08f8-d91e-11e7-a3a8-44c429ca235a
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————–

Niente di nuovo sotto il sole.
Le femmine/femministe sono una sorta di disco rotto, che da decenni ripete come un mantra le stesse identiche vaginate.
Infatti già 25-30 anni fa, su settimanali e mensili come Donna Moderna e Noi Donne, il ritornello era il medesimo.
Peccato che le suddette “dimentichino” di evidenziare che un pinco pallino qualunque che di mestiere fa il muratore, il carpentiere, il mattonatore, il camionista, il meccanico, il saldatore, etc, di 50-55-60 anni di età, esercita una “attrattiva sessuale” (?) verso le appartenenti al sesso femminile solitamente pari allo zero.
Per non parlare del fatto che in gioventù e in un contesto sociale come quello occidentale, qui e ora, sono le donne a fare il bello e il brutto tempo, con tutto ciò che ne consegue – in senso negativo – per gli uomini.
Perché quello che lor signore e signorine si guardano bene dall’ammettere è che ad essere subordinati – sessualmente parlando – sono i maschi e non certamente le femmine.
Poi sì, d’accordo, esistono anche i cosiddetti “maschi alfa”, per i quali la vita – sessuale e non – è decisamente migliore rispetto a quella dei comuni mortali maschi; ma essi sono solo una sparutissima minoranza degli appartenenti al sesso maschile, mentre le venti-trentenni (ed oltre) che”fanno e disfanno” sono milioni e milioni.

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Sandro Desantis 7:08 pm - 8th dicembre:

A proposito di vecchi e assurdi lamenti femminil/femministi, riporto un vecchio articolo di Roberta Tatafiore, morta suicida il 14 aprile 2009.
——————————————————

D, la Repubblica delle donne; 24-30 dicembre 1996, n. 31
>>>>>

PAGA LUI O PAGA LEI?
Parità: una bandiera d’altri tempi.
Anche le più convinte femministe anni 70
stanno cambiando idea. E intorno vedono
solo il deserto delle buone maniere…
>>>
di Roberta Tatafiore
>>>

Sei allegre signore in vacanza in Alto Adige decidono di concedersi una serata speciale.
L’hotel Corona di Vipiteno è famoso per il suo ristorante raffinato: tutto asburgico, dai pizzi
delle tovaglie ai piatti di porcellana alle pareti, con cameriere rigorosamente in costume sud tirolese (ma non quello di cotonina che si vende alle turiste) e capi camerieri rigorosamente in frac.
Le nostre, ossequiate, siedono al tavolo odoroso di candele leggermente profumate al pino e attendono la carta per ordinare. Imbarazzo. Il maitre traccheggia. Non si decide a consegnare loro la lista dei cibi e dei vini rilegata in cuoio brunito. Deve intervenire la proprietaria del ristorante, Frau Renate, che parlotta sottovoce con il maitre. E la carta arriva. Le nostre signore bevono e mangiano divinamente, ma non dimenticano quell’impaccio iniziale: pagano soddisfatte per i soldi ben spesi e chiedono di parlare con la padrona. Per complimentarsi e per sapere che cosa fosse successo all’inizio. Renate prende confidenza (tra donne, si sa!) e trascina le ospiti a visitare la cantina. Davanti a variopinti bicchieri da degustazione, ognuno diverso dall’altro per esaltare i diversi bouquet, svela l’arcano. Nel suo ristorante ci sono due tipi di carte del menu: quelle per i signori, con i prezzi, e quelle per le signore, senza prezzi.
Un’idea di Renate, un tocco in più di raffinatezza nostalgica. Le nostre signore, Renate compresa, ridono complici: sette donne emancipate e un po’ brille sghignazzano sui residui del passato.
Residui? Ma siamo poi così sicuri?
A sentire una delle partecipanti a quella divertente serata altoatesina, Adriana Papaleo, proprietaria di diversi negozi di abbigliamento a Catanzaro, dal come uomini e donne maneggiano i soldi negli acquisti emerge uno spaccato sociale ancora molto tradizionale: le donne pagano in contanti o con carte di credito “povere”, gli uomini esibiscono assegni o carte di credito prestigiose. Le donne vanno a comprare da sole i vestiti di stagione, gli uomini accompagnano le donne al momento dei saldi e controllano con meticolosità la merce, spesso abbondante, acquistata. Poi pagano con gesti vistosi, come se volessero mostrare che sono ancora loro ad avere l’autorità quando si tratta di fare “investimenti di famiglia”.
Adriana Papaleo racconta anche di una cara amica, arrivata trafelata e raggiante nel negozio sventolando un assegno in bianco. Glielo aveva regalato il fidanzato di turno per rinnovare tutto il guardaroba.
Si sbizzarrì: scelse i vestiti più costosi e sexy.
Le due G, Geld (soldi) e Geschlecht (sesso), vanno insieme, diceva il caro vecchio Freud, sempre per rimanere in clima asburgico. Il denaro è una metafora potente per risalire alle nevrosi che hanno sempre a che fare con questioni erotiche. E l’erotismo che impatta sul denaro si può giocare anche in trattoria.
“Io non conosco mezzi termini”, dice Angela Garbini, studentessa universitaria romana, “mi sento libera, massimamente libera, quando posso ‘prendere’ da un uomo che mi piace. Anzi, specialmente se mi piace.
Ma mi piace anche sfidare: invitarlo a cena e pagare il conto con apparente noncuranza. Funziona anche da provocazione sessuale: vediamo se sei capace, ora che sei in mio potere!”.
“Già che spendo i miei denari, mi voglio divertir”, cantava Don Giovanni. La Donna Giovanna, figlia di un ribaltamento epocale, fa tendenza.
Tendenza confermata da una breve inchiesta tra le trattorie e i ristorantini a luci soffuse di Borgo, quartiere romano addensato alla destra di San Pietro.
Fausto, cameriere da quarant’anni in ristoranti di buon livello, ha la statistica sulla punta della lingua: nel 70% delle coppie paga lui, nel 30% paga lei.
“Alla romana” – cioè ognuno per sé – pagano soltanto i turisti, le comitive, i gruppi di donne sole, che sono sempre più frequenti e i preti. La parità, evidentemente, va di moda solo in pizzeria. E nella coppia il ribaltamento dei ruoli è ancora molto più intrigante della parità.
Parità, bandiera d’altri tempi. Anche le terribili femministe rivendicative degli anni Settanta l’hanno lasciata cadere. Una che all’epoca ha sostenuto il conto e il coito paritario cerca di convincere la figlia ventenne a non essere così rigida:”Mi guardo intorno e vedo il deserto del galateo”, dice, “uomini che non ti usano più la minima gentilezza, ragazzi e ragazze che non conoscono più l’arte del sedurre.
L’importante non è più riequilibrare la differenza tra uomini e donne, ma trovare un modo meno algido di vivere il gioco tra i sessi”.
Avesse avuto ragione la baronessa Reanziska zu Reventlow?
Era una scrittrice dissipatrice dei primi del secolo di stanza nel quartiere bohème di Schwabing a Monaco di Baviera.
Braccata dai debiti, scrisse un esilarante romanzo, Il complesso del denaro (Adelphi), in cui prende in giro le mode innovative dell’epoca: la psicoanalisi innanzitutto e il femminismo:”Io nutro il massimo rispetto per le ragazze e le signore che nella vita provvedono a se stesse, benché ritenga che l’esservi costrette sia prova di un deplorevole traviamento della divina provvidenza”.
“Oggi la provvidenza ci fa nascere emancipate. E’ un obbligo”, ride Susanna Schimperna, direttrice del mensile Blue, specializzato in scritti e disegni sull’immaginario erotico, “e c’è una gran confusione. Tutte le donne che conosco, compresa me, sono felicissime se lui paga. Tutte le donne che conosco, compresa me, si lamentano poi del fatto che, se lui paga, è un po’ come se si fosse comprato i tuoi sogni. Il sogno di una serata romantica, di un ‘cena e dopocena’, di un fidanzamento, di un amore che duri tutta la vita. Oggi che il sesso non è più un segno riconoscibile della nostra identità, né lo è l’abbigliamento o lo status professionale, solo i soldi sono un segno che non dà adito a equivoci. Per gli uomini, spendere soldi per una donna è un modo per assicurarsi un trofeo: una donna deve ‘costare’, altrimenti perde gran parte delle sue attrattive. Personalmente trovo che se un uomo comincia in modo tale che sia lui a pagare il ristorante o il week end, non si nasconde la verità dei rapporti. E tutto funziona meglio. Quale che sia l’esito della vicenda”.
“Io ho dovuto superare il complesso della parità”, dice Ileana Taddei, insegnante di Ancona.
“Quando uscivo i primi tempi con il mio attuale compagno, mi rendevo conto che lo aveva anche lui. Aveva paura di offendermi proponendo di pagare le serate che passavamo insieme. Al momento del conto in pizzeria, succedevano scene di insicurezza veramente comiche. Tutti e due tiravamo fuori i soldi, il più in fretta possibile, come se ci vergognassimo di quel conto in sospeso tra noi. Una sera mi sono vestita con cura particolare e ho proposto di andare nel migliore ristorante di pesce della costa. Ho constatato che grazie a quel trucco ho suscitato in lui un amore appassionato”.
Una coeva della baronessa geniale e spendacciona, Iva Rubinstein, scriveva al musicista Igor Strawinsky:”Caro amico, sono certissima che intorno al 1990 le donne avranno ottenuto tutto. Il loro potere in Occidente supererà perfino quello delle società matriarcali. Ma non daranno più amore e meno ancora ne riceveranno…Mi rallegra pensare che non vedrò un momento simile”.
Succede oggi che le donne che hanno raggiunto tutto, che possono pagare tutto, creino problemi soprattutto a se stesse.
Louise Kaplan, l’autrice di Perversioni femminili (Cortina editore), il libro rivelatore del perché le nevrosi delle donne si annidino negli anfratti del quotidiano, racconta che una sua paziente, professionista di successo, doveva mettere in scena, al ritorno nelle mura domestiche, la commedia della dipendenza da suo marito. Dipendenza sessuale, affettiva e anche economica. Nascondeva quello che guadagnava per paura che lui, altrimenti, non l’avrebbe più amata.
Aveva paura di non essere abbastanza donna e cominciava a soffrire di fobie. Aveva paura della parità.
La psicoanalista argentina Clara Coria si starà mettendo le mani nei capelli! Ha scritto il libro, Il denaro nella coppia (Editori Riuniti), per mostrare che se non c’è l’indipendenza economica della donna le cose vanno molto male. Sostiene che bisogna cominciare fin dal primo giorno a stabilire territori distinti di autonomia. Le cene pagate, i fiori regalati, i regali più o meno costosi del corteggiamento, scrive, abituano le donne a rimanere in un guscio di dipendenza e protezione che può diventare soffocante. La donna si abitua a svalutare la propria capacità produttiva e scivola facilmente nell’inattività fuori casa. Così, quando è l’uomo ad avere sulle spalle tutto il mantenimento familiare, si ha “la donna che accetta il denaro a goccia a goccia, l’uomo che sopporta la richiesta del giorno dopo giorno. Entrambi sfiniti. Entrambi ostinati nella ripetizione del proprio ruolo”.
A giudicare dalla riuscita del matrimonio di Paola e Andrea, maturi architetti romani e partner anche nella professione, la parità economica, come la vuole Clara Coria, fa bene alla coppia. Lui paga le spese dello studio, lei quelle della casa, decisione presa dopo aver appurato, con adeguati calcoli, l’equivalenza delle spese. Vanno in vacanza con la “cassa comune”, come i boy scout; ciò che ciascuno compra per la vita quotidiana, dal libro al tostapane, dai dischetti per il computer alla carta da lucido, deve avere analogo valore. Lui ha acquistato una barca, lei la casa in campagna. E la fantasia?
“Gli concedo di pagare qualche volta la cena al ristorante”, confessa Paola, “perché vedo che gli fa piacere”.
“Se un amico o un fidanzato mi invita a cena, faccio in modo di offrirgli poi un drink o di pagare il cinema”, dice Jessica, professione prostituta. A Milano, in un appartamentino indipendente.
“Credo che noi donne dobbiamo mandare messaggi chiari. Non ci dispiacciono le attenzioni di un corteggiatore, di un amico o di un amante, ma dobbiamo fargli capire subito chi siamo davvero. Gli uomini sono stressati e angosciati perché non capiscono più le donne con cui hanno a che fare. Non capiscono la donna che pratica la libertà, ma che poi è disposta a sfruttare il complesso del denaro che ogni uomo ha. Se non paga, lui non si sente nessuno. E siccome lui non ha la forza di cambiare, penso che tocchi a me essere più matura e mostrare la sicurezza di essere indipendente. Certo, quando una donna è veramente indipendente, paga un prezzo. Si prepara quasi sempre a vivere in solitudine”.
Allora, sorge un dubbio: che siano ormai solo le contabili del matrimonio e le esperte del binomio sesso-soldi a tenere alta la bandiera della parità economica?

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