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28 nov 2009  |  2.042 Commenti

Video: Femminismo; ideologia sessista

Di seguito  il secondo video che abbiamo realizzato.


2.042 Commenti

Daniele 12:47 pm - 3rd febbraio:

Rino DV:
A coloro che hanno costruito il 95% di ciò che esiste, va finalmente sottratto il nome.
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Canada… addio fratelli
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E’ l’era della damnatio memoriae. La sepoltura del nome di chi tutto creò.
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L’era della male-dizione del maschile. (Cesare B.)

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Va però sottolineato un fatto (per l’ennesima volta…): pressioni femministe o meno, a proporre ciò fu un deputato canadese di sesso maschile (deceduto un paio di anni fa) e ad esultare più forte di tutti è stato il quasi 47enne primo ministro (con la minuscola…) canadese, che di maschile non ha nulla, neppure nella gestualità.
Del resto basta guardare attentamente come sta seduto… a gambe strette, come una femmina.
Quello che voglio dire, è che alla fine della fiera gli uomini occidentali (ma in futuro anche orientali) hanno semplicemente ciò che si meritano, da “bravi” succubi inconsapevoli quali sono.
Gli uomini di questa parte mondo sono realmente dei perdenti nella guerra dei sessi, anche perché, di norma, se ne fregano altamente di certe questioni.
Ed è anche per questo che le donne (e non solo le femministe dichiarate) risultano essere vincenti.
La modernità ha letteralmente castrato gli uomini e sicuramente ne ha messo in evidenza certi limiti, perlomeno per quanto riguarda i rapporti con l’altro sesso, che a forza di piagnistei è riuscito ad ottenere ciò che le precedenti generazioni maschili avevano ottenuto con lacrime, sudore, sangue e morti. (*)

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(*) Non per niente questo è uno dei motivi per cui sono felicissimo di non avere figli (maschi).

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Rino DV 12:17 pm - 4th febbraio:

E’ come dici.

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Rino DV 6:29 pm - 7th febbraio:

L’infarto è maschilista
.
Tu pensavi maschile, vista la preponderanza di M colpita.
Errore.
E’ maschilista perché gli UU vengono curati prima e meglio e con più scrupolo…

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Sandro Desantis 11:44 pm - 7th febbraio:

Rino DV:
L’infarto è maschilista
.
Tu pensavi maschile, vista la preponderanza di M colpita.
Errore.
E’ maschilista perché gli UU vengono curati prima e meglio e con più scrupolo…

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E’ una storia vecchia, Rino.
http://d.repubblica.it/argomenti/2012/06/12/news/salute_donne-1069576/
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Anni di ricerche, sperimentazioni e trattamenti medici a misura di uomo hanno avuto gravi ripercussioni sulla salute delle donne. A denunciarlo è un numero crescente di esperte internazionali, le fautrici della cosiddetta “medicina di genere” di Camilla Gaiaschi

I pregiudizi fanno male alla salute. Anni di ricerche, sperimentazioni e trattamenti medici a misura di uomo hanno avuto, e continuano ad avere, delle gravi ripercussioni sulla salute delle donne. A denunciarlo è un numero crescente di esperte internazionali, le fautrici della cosiddetta “medicina di genere”: scienziate, chirurghe, immunologhe, ricercatrici che dopo aver lottato per la parità nelle carriere ed essere entrate nelle sale operatorie puntano ora il dito contro gli stereotipi che si nascondono dietro statistiche e microscopi. “Per molti anni la ricerca biomedica si è basata su un modello di riferimento che fa dell’uomo, bianco, la norma” spiega Ineke Klinge, professore di medicina di genere all’Università di Maastricht, “questo ha comportato che i trattamenti pensati per l’uomo siano poi stati estesi a tutti i gruppi sociali, donne comprese, ignorandone le specificità”.
Le conseguenze di questo tipo di approccio non sono trascurabili. E i numeri – presentati in occasione del workshop “La medicina di genere in Europa: sviluppi e prospettive” organizzato dal Centro Donne e Differenze di Genere della Statale di Milano nell’ambito del progetto europeo “Stages” – sono impressionanti. Prendiamo l’infarto: non solo è la prima causa di morte tra le donne (più del tumore al seno), ma colpisce più donne che uomini. La probabilità di decesso dopo il primo infarto è del 50% tra le donne e del 30% tra gli uomini. Colpa di un cuore femminile più fragile di quello maschile? Macché. Dalla fisiologia cardiovascolare studiata quasi esclusivamente sui topi maschi all’ingegneria biomedica pensata sul corpo maschile, le donne pagano una tradizione medica monosessuale: “L’infarto nelle donne è sottostimato, la diagnosi e l’ospedalizzazione sono tardive” spiega Patrizia Presbitero, primario di cardiologia interventistica all’istituto clinico Humanitas di Rozzano, in provincia di Milano, “perché i sintomi nelle donne possono essere diversi da quelli della popolazione maschile e spesso non vengono nemmeno riconosciuti ma anzi ricondotti a problemi psicologici o di sovraccarico di lavoro”.
Le cose, secondo i dati presentati dalla direttrice dell’Istituto di medicina di genere Charitè di Berlino Vera Regitz-Zagrosek, non migliorano una volta entrati in ospedale: qui la probabilità di decesso è più elevata se il paziente è donna, pari al 6% contro il 3% degli uomini sotti i 50 anni, al 13,4% contro il 10,7% tra i 65 e i 69 anni. Il rapporto si inverte, ma di poco, solo dopo gli 80 anni. E ancora: la mortalità delle donne durante le operazioni di sostituzione della valvola aortica “è circa il doppio degli uomini”, precisa Patrizia Presbitero. La ragione è banale: “le valvole in commercio sono troppo grandi per le aorte femminili e possono lacerare o rompere i vasi”. Basterebbe molto poco per evitare tali complicazioni tant’è che un gruppo di cardiologhe internazionali, le “Women in innovation”, si è messo a fare lobby sulle case farmaceutiche per convincerle a produrre una valvola con una circonferenza più piccola. Con un buon risultato, visto che verrà commercializzata fra un anno. La prossima sfida? “Aumentare nei trial per le malattie coronariche il numero di donne” aggiunge Presbitero, “che oggi sono rappresentate nell’ordine del 5-10%”.

Le patologie cardiovascolari non sono però l’unico cruccio della medicina di genere: il sesso degli animali da laboratorio e delle cellule staminali rappresenta un altro importante terreno di battaglia. Secondo uno studio dei ricercatori Annaliese Beery e Irving Zucker, le femmine rappresentano circa il 10% degli animali utilizzati nella farmacologia. Le conseguenze sono note: tra il 1997 e il 2000 dieci farmaci sono stati ritirati dal mercato statunitense per effetti dannosi sulla salute. Otto di questi erano più pericolosi per le donne che per gli uomini e guarda a caso gli studi pre-clinici erano stati condotti principalmente su animali di sesso maschile.
Ma purtroppo gli stereotipi valgono anche al contrario. È il caso dell’osteoporosi: “Gli uomini rappresentano un terzo dei pazienti colpiti dalla frattura dell’anca” spiega Ineke Klinge, “e nonostante questo l’osteoporosi è considerata una malattia delle donne in menopausa. La diagnosi viene condotta tenendo conto della densità minerale delle ossa nelle donne bianche in menopausa e la conseguenza è che l’osteoporosi spesso non è diagnosticata né curata negli uomini”. Di pregiudizi, insomma, ce n’è per tutti.

(12 giugno 2012)
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Sandro Desantis 11:58 pm - 7th febbraio:

Certo, nessuna di queste femminucce/femministe evidenzia il fatto che gli uomini, molto di più delle donne, sono stati soventemente usati come cavie…
In merito riporto la sintesi di un brano tratto da IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

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Quanto alla tecnologia medica maschile, fu probabilmente il fattore che allungò la vita media delle donne. Evitò che le donne morissero di parto e scoprì vaccini per quasi tutte le malattie contagiose (poliomielite, difterite, febbre tifoidea, morbillo, scarlattina, varicella, peste bubbonica, tubercolosi).
In tempo di guerra, diversi farmaci sperimentali furono spesso testati sugli uomini. Se il farmaco non funzionava, l’uomo moriva. Ma se il farmaco dava buoni risultati, allora veniva usato per salvare sia le donne sia gli uomini. E sempre gli uomini furono usati come cavie per migliorare le procedure d’emergenza, i forni a microonde (inavvertitamente un uomo venne «cotto» durante le prove), e altri ritrovati utili a entrambi i sessi.
In seguito fu etichettato come sessismo il fatto che i medici studiassero più gli uomini che le donne. Nessuno definì sessismo il fatto che gli uomini più delle donne fossero usati come cavie.
Secondo le femministe, il patriarcato e la tecnologia maschile cospiravano per limitare la libertà di generare «il diritto di scegliere» da parte delle donne. Per la verità, la tecnologia maschile ha creato «il diritto di scegliere» delle donne: ha permesso il controllo delle nascite. E l’aborto sicuro. La tecnologia maschile per il controllo delle nascite ha contribuito più di qualsiasi altra cosa a ridurre il carico di lavoro delle donne, a rendere il sesso non univoco ma pluridirezionale. Soprattutto, la tecnologia fece sì che il ruolo maschile proteggesse le donne più di quanto il ruolo femminile proteggesse gli uomini. Per ironia della sorte, alcune femministe che tanto si lamentavano della tecnologia maschile sarebbero morte di parto o di aborto se quella tecnologia non ci fosse stata.
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ARMANDO 6:57 pm - 8th febbraio:

Sandro Desantis,

ineccepibile, ma come sappiamo ormai da decenni, le argomentazioni logiche e basate sui fatti non servono a nulla, perchè non sono i fatti e la logica ad ispirare quella che Rino ha definito la Grande Narrazione Femminista.

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Sandro Desantis 6:07 pm - 9th febbraio:

ARMANDO:
Sandro Desantis,

ineccepibile, ma come sappiamo ormai da decenni, le argomentazioni logiche e basate sui fatti non servono a nulla, perchè non sono i fattie la logica ad ispirare quella che Rino ha definito la Grande Narrazione Femminista.

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Sì, lo so bene, Armando.

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Claudio Manzari 7:53 pm - 9th febbraio:

Vi allego un articolo di cronaca apparso su un quotidiano locale: vi si narra della sfortunata vicenda di una 55enne ammalata di SLA, la quale convive con una badante coetanea, rumena; entrambe separate. Ovviamente, è quest’ultima a rilasciare l’intervista al/alla cronista; ed esordisce cosÏ: “Le donne sono sempre più forti, gli uomini non ci sarebbero riusciti”.
[Attenzione: potrebbe essere stato/a l'articolista a "montare" l'intervista con l'"apertura ad effetto"...].
Cosa diavolo c’entra una simile, sprezzante, gratuita illazione (non suffragata da alcuna statistica sugli uomini affetti da analoga malattia), una simile dichiarazione di suprematismo, nella storia di due donne che hanno espunto gli uomini dal loro orizzonte esistenziale, dalla loro visione del mondo?
Ma è mai possibile che non perdano occasione – perfino nella sventura e nel dolore – di sputare veleno, di fare sarcasmo sull’altro sesso? Se li considerano inferiori, perché citarli? perché paragonarsi? perché curarsene?
La badante rumena ci tiene a dileggiare perfidamente l’ex marito: “Provò ad emigrare in Serbia: tornò indietro dopo due settimane”. E con questo? l’ex marito è forse il prototipo di tutta la maschilità? Non è forse lei stessa a raccontare, poco prima, che i due figli, invece, vivono dignitosamente, ciascuno del proprio lavoro?
Naturalmente, l’intervistata, nella sua rancorosa ottusità, neppure si accorge che TUTTO CIO’ CHE DI MATERIALE ha intorno a sé, tutto ciò che consente loro di vivere la faticosa quotidianità, è stato pensato e costruito da menti, mani e cuori maschili: la casa in cui vivono, le sofisticate apparecchiature medicali che permettono la sopravvivenza della sventurata, ecc.; ma no: ella ritiene, forse, che quella cornucopia sia stata creata dalla natura selvaggia: come le foreste dei Carpazi, come il gregge di pecore con cui lavora e vive in Transilvania suo figlio.
Se ella si considera “eroina immolata” al suo lavoro (e nessuno dubita che sia duro), perché non è rimasta in Transilvania con la famiglia del figlio e le pecore? forse perché la vita da pastore le appare anche più dura della sua?.. E quanti cronisti avrà trovato il figlio, sugli altipiani dei Carpazi, cui raccontare le sue fatiche?..
La risposta è nel non-detto, perché indicibile: il figlio, il sesso PRIVILEGIATO, è nato, in realtà, del sesso sacrificabile; ella, invece, era nata del sesso discriminato, ma al quale era dovuto un mantenimento: che l’ex marito non le ha dato.
L’ingratitudine è la cifra dell’esistenza femminile. Ben triste vita, quella di chi, dalla culla alla tomba, si nutre di livore e invidia, nel sordo rancore per la propria condizione percepita come minorata, sentendosi (immaginariamente) defraudata dal destino; e quindi, per converso, sviluppando un atteggiamento di perenne rivalsa.

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Sandro Desantis 8:17 am - 10th febbraio:

Claudio Manzari
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Naturalmente, l’intervistata, nella sua rancorosa ottusità, neppure si accorge che TUTTO CIO’ CHE DI MATERIALE ha intorno a sé, tutto ciò che consente loro di vivere la faticosa quotidianità, è stato pensato e costruito da menti, mani e cuori maschili: la casa in cui vivono, le sofisticate apparecchiature medicali che permettono la sopravvivenza della sventurata, ecc.; ma no: ella ritiene, forse, che quella cornucopia sia stata creata dalla natura selvaggia: come le foreste dei Carpazi, come il gregge di pecore con cui lavora e vive in Transilvania suo figlio.
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E’ così, Claudio.
Come sono solito sostenere da decenni, è più probabile che un giorno qualcuno scopra delle forme di vita aliena, piuttosto che una femmina della specie umana riconosca il benché minimo merito agli uomini.
Denigrare i suddetti e sputare nel piatto in cui mangiano è lo “sport” preferito dalle appartenenti alla “razza superiore”.
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Claudio Manzari
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L’ingratitudine è la cifra dell’esistenza femminile.
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Sì, nella maniera più assoluta.

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ARMANDO 11:28 am - 10th febbraio:

concordo. un tempo non era così ma oggi l’avvelenamento gamer dei pozzi è compiuto e totale o quasi.

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Renzoni 3:26 pm - 10th febbraio:

Sandro Desantis:
Claudio Manzari
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Naturalmente, l’intervistata, nella sua rancorosa ottusità, neppure si accorge che TUTTO CIO’ CHE DI MATERIALE ha intorno a sé, tutto ciò che consente loro di vivere la faticosa quotidianità, è stato pensato e costruito da menti, mani e cuori maschili: la casa in cui vivono, le sofisticate apparecchiature medicali che permettono la sopravvivenza della sventurata, ecc.; ma no: ella ritiene, forse, che quella cornucopia sia stata creata dalla natura selvaggia: come le foreste dei Carpazi, come il gregge di pecore con cui lavora e vive in Transilvania suo figlio.
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E’ così, Claudio.
Come sono solito sostenere da decenni, è più probabile che un giorno qualcuno scopra delle forme di vita aliena, piuttosto che una femmina della specie umana riconosca il benché minimo merito agli uomini.
Denigrare i suddetti e sputare nel piatto in cui mangiano è lo “sport” preferito dalle appartenenti alla “razza superiore”.
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Claudio Manzari
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L’ingratitudine è la cifra dell’esistenza femminile.
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Sì, nella maniera più assoluta.

Di certa ingratitudine ci se ne accorge quando concede al volante civilmente uno spazio di manovra.
Col piffero che ringraziano!

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Rino DV 6:37 pm - 10th febbraio:

C.M.
“L’ingratitudine è la cifra dell’esistenza femminile. Ben triste vita, quella di chi, dalla culla alla tomba, si nutre di livore e invidia, nel sordo rancore per la propria condizione percepita come minorata, sentendosi (immaginariamente) defraudata dal destino; e quindi, per converso, sviluppando un atteggiamento di perenne rivalsa”.
.
Tragico disvelamento, amaro dissigillarsi degli occhi.
Verità che ho cercato di negare per decenni, prima di prenderne atto pur con intima radicale riluttanza.
.
La mia vecchia idea che si possa essere odiati solo a causa del male che si procura è sbagliata.
.
Diceva il Cesarone: “Vuoi sapere di cosa si stanno vendicando? Dell’immensità del bene che hanno avuto e hanno dagli UU.”.
.
Così cito ancora – è solo la centesima volta, scusate -
questa di Machiavelli: “Si può essere odiati sia facendo del male che del bene. Indifferentemente.”

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Renzoni 10:35 am - 12th febbraio:

Rino DV:
C.M.
“L’ingratitudine è la cifra dell’esistenza femminile. Ben triste vita, quella di chi, dalla culla alla tomba, si nutre di livore e invidia, nel sordo rancore per la propria condizione percepita come minorata, sentendosi (immaginariamente) defraudata dal destino; e quindi, per converso, sviluppando un atteggiamento di perenne rivalsa”.
.
Tragico disvelamento, amaro dissigillarsi degli occhi.
Verità che ho cercato di negare per decenni, prima di prenderne atto pur con intima radicale riluttanza.
.
La mia vecchia idea che si possa essere odiati solo a causa del male che si procura è sbagliata.
.
Diceva il Cesarone: “Vuoi sapere di cosa si stanno vendicando? Dell’immensità del bene che hanno avuto e hanno dagli UU.”.
.
Così cito ancora – è solo la centesima volta, scusate -questa di Machiavelli: “Si può essere odiati sia facendo del male che del bene. Indifferentemente.”

Io credo che uno spirito poco elevato possa arrivare ad odiare per semplice antipatia.

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Rino DV 1:50 pm - 22nd febbraio:

Senza peli sulla lingua, per fare chiarezza.
Il maschio rende. Da vivo e da morto.
Fonte di dinero sempre e comunque.
Il maschio morto rende. Alla moglie e all’amante
.
Ormai rende più da morto che da vivo.
Ai bei tempi veniva praticato il matrimonio per procura.
Il soldato in trincea veniva convinto a sposare la morosa (o la semimorosa) e lo faceva a distanza. Motivo? L’amore.
Del dinero.
Una pensione di reversibilità di guerra è una miseria.
Ma sempre meglio di niente.
La vedova, dolente, incassava (poco, ma per decenni).
.
Adesso il morto arricchisce anche l’amante.
.
Come detto mille altre volte, son cose che non si potevano e non si possono inventare.
Era necessario nascere in questo tempo per vederle.

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Rino DV 6:11 pm - 22nd febbraio:

Senza peli n. 2.
.
Anni fa un elicottero del SUEM-118 precipita in zona in un recupero in montagna. 4 morti.
.
Una mia collega rosso-femminista: “Beh, erano volontari, mica nessuno li ha obbligati…!”.
Attività volontaristica del marito? Soccorso alpino.
Attività sportiva dell’interessata? Escursioni quindicinali in montagna.
.
E alle povere vedove dei 4?
A quella del pilota 1.600.000, alle altre dai 300.000 ai 400.000.
.
Una di queste l’ho vista in piazza a fare la sandwich-woman contro la violenza maschile.
.
La domanda è: casi particolari irrilevanti o punta di un iceberg?

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