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08 feb 2015  |  148 Commenti

Da secoli al macello sol perchè abbiamo l’augello

Dalla pagina Facebook di Uomini Beta.

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148 Commenti

Claudio Manzari 3:05 pm - 3rd gennaio:

Ancora su MRA Antisessismo
Nel mio ultimo post sul tema, avevo espresso un dubbio sulla visione di Famiglia e Genitorialità, per come mi è sembrato che fosse inquadrata dal movimento (a mio avviso c’erano stati un paio di interventi, nel recente passato di UB, qui e qui che definirei addirittura “tombali”, tanto erano esaurienti).
Adesso, leggo una nuova pagina che ripete un concetto già precedentemente affermato dal Movimento:

un MRA [...] non può assolutamente essere Tradizionalista, perché il Tradizionalismo è supportivo della Sacrificabilità Maschile: giustifica la Sacrificabilità e non ritiene che sia un problema.

Vi chiedo un parere, al proposito, perché, per quanto mi riguarda, c’è qualcosa che non mi torna.
Sulla sacrificabilità maschile abbiamo scritto enciclopedie (“prima le donne e i bambini” … nella legislazione civile inglese della prima metà dell’800, per i debiti contratti e i reati commessi dalla moglie, era chiamato a rispondere il marito … ecc. ecc.).
Poi abbiamo anche richiamato dati, per così dire, “naturalistici”: la “economicità” dei gameti maschili rispetto alla “onerosità” della gravidanza; l’asimmetria, nella vicenda riproduttiva, fra la funzione maschile (replicabile decine di volte in un arco di 9 mesi, e quella femminile, “impegnata per un solo evento” nello stesso arco di tempo: fenomeno che “giustificherebbe” un rapporto numerico di “pochi uomini” per “molte donne” (“pochi uomini” che, in linea teorica, dovrebbero essere dei super-Alpha, per poter poi mantenere tutta quella progenie…).
Ma, secondo voi, la SACRIFICABILITA’ maschile, nelle epoche (fra cui ci sarebbe anche l’attuale…) in cui era “codificata” nella normativa-prassi-cultura, era esattamente percepita/concepita come “sacrificabilità”?
O non, forse, come assunzione di una RESPONSABILITA’ – non solo all’interno della famiglia, ma nell’intero contesto sociale – cui la D era ritenuta inidonea?
Se questo dubbio fosse fondato, allora tutte le culture e le generazioni che avessero seguito il solco della TRADIZIONE, non apparirebbero come un coacervo di idioti masochisti… (e qui mi torna sempre il dubbio sul concetto maschioselvatico di “dono”, che s’è trasformato in un micidiale autogoal…).
Infatti, io propendo nel credere che la Tradizione non sia stata affatto “costruita” da idioti masochisti o kamikaze del “dono”: ma da una linea di pensiero che ben contemperava i vantaggi/svantaggi del ruolo maschile con i vantaggi/svantaggi del ruolo femminile; ruoli entrambi plasmati sulla “ontologia” psico-fisica degli uni e delle altre e che – sì, lo riconosco – in alcune circostanze potevano (e ancora oggi) essere vissuti come delle “prigioni”, o come non consoni al carattere di quest’uomo o di quell’altra donna (ma, in linea di principio, il disagio del/la singolo/a non può giustificare il sovvertimento di un equilibrio che – almeno in teoria – manterrebbe in armonia la comunità; la iper-valutazione della condizione di “prigionia individuale” in un ruolo sessuale tradizionale, è il prodotto della cultura dell’Individualismo, che, ricordiamolo, è di polarità femminile; mentre la polarità maschile ha sempre postulato il primato della comunità sull’individuo).
Ed ecco, dunque, il “nodo” che, a mio avviso, determina una certa “superiorità d’analisi” del vecchio Movimento Uomini3000 (è sua la primogenitura nel disvelare lo “snodo”) rispetto ad altri movimenti: il drastico, drammatico sconvolgimento del precedente equilibrio – fra ruoli asimmetrici e complementari – apportato da un’invenzione (maledetta e autodistruttiva per molti versi) tutta maschile: la TECNICA.
Che, come abbiamo detto con fiumi d’inchiostro, ha reso “obsoleto” e svalutato il ruolo maschile fin’allora basato sulla maggior forza fisica, necessaria per svolgere certe mansioni indispensabili al mantenimento della Famiglia.
In soldoni, la Tradizione ha cominciato a comportarsi da “idiota masochista” solo da quando (molto eufemisticamente) “non si è accorta” (e ancora oggi non se ne accorge!..) che il ruolo maschile cominciava a perdere le proprie prerogative, e, nel contempo, gli UU, sempre meno “necessari”, continuavano, come se nulla fosse, a riconoscere alle DD quei vantaggi (protezione ecc.) che ora non erano più controbilanciati da quelli che erano stati i loro tradizionali svantaggi (principalmente: procacciarsi la sussistenza prima dell’avvento dell’Economia dei Servizi, conseguente alla Tecnica).
Certamente, molti diranno che una simile puntualizzazione “dottrinaria” nulla cambia rispetto alla miserevole sorte maschile… l’essere, cioè, ritornati – a fronte del progresso tecnologico – ad un primordiale “stato di natura”, ove pochi Alpha sono considerati sufficienti per una (stentata) prosecuzione della specie… Tuttavia, sul piano teorico-concettuale, non mi sembra di poco conto chiarire – se la mia analisi è fondata – che la Tradizione ha ben “governato” il consorzio umano, come minimo negli ultimi tre millenni da noi più conosciuti mediante fonti documentali, per poi “toppare” miserabilmente negli ultimi due secoli…
In definitiva, l’analisi MRA-Antisessismo – movimento la collaborazione col quale era stata enfaticamente annunciata di recente su UB – mi sembra presentare un inquietante punto di contatto con l’ideologia femminista: la prospettiva individualista. E cioè: sembra impeccabile (io stesso ho riconosciuto che la logica delle argomentazioni è ferrea) finché ci si mantiene in una prospettiva di “finitezza” limitata all’esistenza dell’individuo; ma appare indifferente – come del tutto noncurante è il femminismo (forse in una logica di auto-riproduzione, con ruolo maschile da fuchi e schiavi da manovalanza pesante?.. se non, addirittura, di imminente auto-estinzione per orrore della maternità?..) a quello che finora (mascolinisti ingenui e illusi?..) c’era sembrato il bene supremo: la sopravvivenza della nostra specie.

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Fabrizio Marchi 6:06 pm - 3rd gennaio:

Claudio Manzari,

Allora…per la vastità e la complessità dei temi toccati, per rispondere a questo commento di Claudio, dovrei scrivere un’enciclopedia…In ogni caso mi ci vorrebbe troppo tempo e sono troppo impegnato in tante vicende. Soprattutto queste discussioni, pur importanti, se fatte su un blog, digitando con il ditino sulla tastiera, richiedono dei tempi enormi. Credo quindi che dobbiamo studiare delle modalità per affrontare queste tematiche così complesse che NON possono essere, per lo meno per quanto mi riguarda, il blog, il web o i social. Meglio prevedere un appuntamento annuale, magari per un seminario di un paio di giorni dove sviscerare tutte quelle questioni di ordine “teorico”, diciamo così, che pure negli anni scorsi abbiamo affrontato ed elaborato.
La mia opinione è che oggi gli sforzi maggiori debbano oggi (dopo almeno un quindicennio di analisi ed elaborazione, anche molto ricca) essere indirizzati a diffondere il nostro messaggio, le nostre idee, a dargli visibilità, ad organizzare incontri, convegni, manifestazioni, proiezioni di film, dibattiti, volantinaggi, a creare associazioni ecc. ecc. ecc.
Dico subito che con Claudio abbiamo necessariamente approcci analitici diversi alla QM, come è evidente. Mi pare di capire però, data la sua ripetuta insistenza sull’argomento, una certa inquietudine da parte sua sul fatto che abbiamo allacciato un rapporto con alcuni giovani del movimento Antisessismo, con i quali, peraltro, abbiamo promosso l’incontro romano con la proiezione del film “The Red Pill”.
Caro Claudio, la nostra posizione, mi riferisco al Movimento degli Uomini Beta, il nostro orizzonte culturale, ideale e politico è ben definito e spiegato in centinaia e centinaia di articoli e riflessioni che abbiamo pubblicato (anche sull’interferenza), e non siamo tipi che si lasciano fuorviare da niente e da nessuno. Siamo in grado di dialogare e di confrontarci con tutti e di trovare, qualora ce ne siano le condizioni, dei momenti di convergenza. Cosa che è avvenuta anche con alcuni (non tutti) dei giovani di Antisessismo. Anzi, debbo dire, in tutta onestà, che sono stati loro a sollecitare il confronto con noi di UB e a spingere per una collaborazione che poi ha portato a quell’evento a Roma di cui sopra avvenuto poche settimane fa. Tutto ciò ha un nome: Politica.
Il Movimento degli Uomini Beta fa Politica, nel senso che entra in una relazione dialettica con la realtà e non si chiude al proprio interno. Al contrario, nonostante ci abbiano etichettato come degli estremisti”, siamo estremamente aperti e disponibili a qualsiasi confronto.
E’ del tutto ovvio che un movimento con le caratteristiche di Antisessismo abbia cercato un contatto con noi e non con altri movimenti maschili, proprio perché neanche noi siamo dei “tradizionalisti”. Questo, ovviamente, non significa sputare sulle tradizioni in quanto tali, o su tutto ciò che la storia ci ha tramandato (personalmente, sono il primo a fare riferimento alla storia…). Significa solo avere un approccio diverso alla realtà e al modo di interpretare la QM.
Quel passaggio di Antisessismo che a te scandalizza molto, è invece, da un certo punto di vista, condivisibile ed entra in relazione con questo ormai mio vecchio articolo http://www.uominibeta.org/editoriali/il-dover-essere-e-i-maschi-beta/
Dopo di che, come già detto, mi fermo, perché altrimenti dovrei scrivere per giorni solo per risponderti, dal momento che in quel tuo commento ci sono almeno una decina di temi che dovrei affrontare.
Chiedo scusa, non è una mancanza di volontà ma devo razionalizzare tempo ed energie. Ormai diversi anni fa ricordo che impegnavamo un enorme quantità di tempo per dibattiti interni (ricordo quello interminabile fra natura e cultura che ci occupò per anni…). Non è possibile, e poi sarebbe molto poco funzionale perché resterebbe tutto fra noi. Ora, se ci addentrassimo in queste questioni apriremmo una discussione dalla quale, in linea teorica, non ne usciremmo più.
Ripeto, mi rendo disponibile, quando e come volte, ad un incontro anche semestrale dove stare chiusi per tre giorni a discutere e a confrontarci. Ma non possiamo farlo qui. Non su questo genere di temi. Coordiniamoci e prendiamoci l’impegno a promuovere incontri periodici di questo genere.
Dobbiamo saper razionalizzare energie e tempo, capire in quali sedi affrontare determinati temi, così come capire dove affrontarne altri in altre sedi e in altre situazioni.
Questa è la mia proposta, dettata anche da condizioni contingenti. Il blog deve servire ad altro. Poi, ovviamente, questo vale per il sottoscritto, ma ciò non impedisce di certo ad altri di affrontare tali temi con la necessaria complessità che gli competono. Però, se devo mettermi a tavolino per scrivere (cosa che faccio con cadenza quasi quotidiana), preferisco farlo per scrivere articoli che si rivolgono all’esterno, non per fare un dibattito tutto interno che verrà seguito da una decina di persone se tutto va bene.
Spero di essermi spiegato. Un caro saluto.
P.S. Abbiamo già pensato ad un nostro prossimo incontro da tenersi in Puglia nel prossimo giugno o luglio. Quella potrebbe essere una occasione dove sviscerare ogni questione di ordine teorica.

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Rino DV 9:51 pm - 3rd gennaio:

Sì, vastità e complessità dei temi toccati da Claudio esigerebbero un commento ampio e assai articolato. Mi limito a tre osservazioni ridotte ai minimi termini.
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1- Ci troviamo sullo stesso fronte per una identica battaglia, pur se provenendo da direzioni più o meno diverse, mossi da ragioni differenti e con obiettivi solo in parte convergenti. Noi tutti del Momas.
Assimilo da sempre questo fatto ai molti casi di convergenza, collaborazione e alleanza – tra diversi e persino opposti schieramenti – nate nel corso della storia. Il più grande e recente rappresentato dall’alleanza antifascionazista tra liberali e comunisti, democristiani e repubblicani etc. in Italia e altrove in Europa.
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2. Nello specifico confermo che a mio parere la Tecnica è stata la grande madre di ciò che sta accadendo. Se abolissimo l’elettricità, come per incanto torneremmo al tempo in cui gli UU erano necessari, indispensabili per la sussistenza perciò avevano un valore, quindi un prestigio, quindi una dignità.
Torneremmo all’età del c.d. “patriarcato” dei c.d. “ruoli imposti” dei c.d. “stereotipi”.
La Tecnica ha reso gli uomini utili alle DD quanto le biciclette ai pesci. Fatto che le FF non smettono mai di ricordare e ricordarci.
E’ questa – a mio parere- la spiegazione degli avvenimenti correnti. Ma non è detto che sia completa e definitiva.
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3- Concordo con Fab,: ormai è meglio dirottare le energie fuori dal web, nel mondo “reale”, in tutti i modi possibili. Varrebbe anche per me, incastrato e castrato qui negli antri alpini, ma soprattutto per chi ha più opportunità relazionali di ogni tipo.

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Rino DV 9:34 am - 5th gennaio:

Mi stupisco un po’ che non ci si trovi d’accordo.
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Le DD cercano nell’uomo prima di tutto una sistemazione, e preferiscono quello che può dare di più rispetto a chi può dare di meno. Uno che non ha nulla da dare non lo vogliono. E qui concordiamo (mi pare).
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Succo: le DD cercano gli UU per ragioni materiali, gli UU le femmine per ragioni sessuali.
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Per la D l’uomo è uno strumento che serve per ottenere A+B+C+…
Nel momento in cui le DD hanno già o possono ottenere in altro modo A+B+C… gli uomini perdono valore. Inevitabile.
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Non c’è bisogno del taglialegna quando il riscaldamento è a gas, avviato dall’elettricità.
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Certo, non è bello dover prendere atto che – come strumenti utili alle DD – abbiamo perso quasi tutto e perderemo del tutto il valore.
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In campana però: il vero valore degli UU non è quello che ad essi attribuiscono le DD.
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Non devono essere loro a stabilire se abbiamo o meno il diritto di esistere e quanto valiamo.
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Questo lo stabiliamo noi.

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Daniele 9:58 am - 4th gennaio:

Rino DV
>>>>
La Tecnica ha reso gli uomini utili alle DD quanto le biciclette ai pesci. Fatto che le FF non smettono mai di ricordare e ricordarci.
>>>>
Non condivido assolutamente questa tesi.
Sì, d’accordo, la Tecnica (creata da menti maschili…) ha reso meno necessari gli uomini; ma non li ha affatto resi “inutili”.
Questa è solo una vaginata femminista, vecchia di 50 anni, che non corrisponde alla realtà, perché ancora oggi ci sono settori che richiedono l’apporto maschile, senza i quali l’umanità tornerebbe realmente indietro nel tempo…
Un esempio tra i tanti che potrei portare: nei cantieri edili è richiesta o no la forza fisica maschile? (*)
Ad asfaltare le strade, a costruire ponti, gallerie, etc, chi ci va? Gli uomini o le donne?
Altro esempio: se si rompe il bagno, le donne a chi si rivolgono? A uomini o donne? Se si rompe l’automobile, le donne vanno dal meccanico o dalla meccanica?
E la lista potrebbe continuare.
Sarebbe invece il caso di iniziare a dire alle donne che senza la presenza maschile loro sarebbero realmente dei pesci fuor d’acqua, destinati a morire.

>>>>
(*) D’accordo, un tempo era molto peggio, ma ciò non cambia il fatto che in certi settori il 99,9% delle femmine “morirebbe” dopo pochi giorni…

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Rino DV 9:16 pm - 4th gennaio:

Sono d’accordo con te, sul passato e – sui casi che citi – anche relativamente al presente. E’ ancora così.
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Ma:
1- la sostituzione degli UU con la macchine procede – in Italia – da un secolo. Inarrestabile.
2- il trend è andato accelerandosi dopo la guerra
3- da tempo l’elettricità ha reso la vita “automatica” e semplice in una infinità di casi.
4- Ma il peggio viene dallo scenario del futuro ormai tangibile. L’automazione totale.
.
Per la psiche collettiva l’utilità maschile appartiene al passato. Quella attuale è solo residuale. Sarà presto superata.
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Gli UU servono ancora, nei fatti, ma non nel sentimento.

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Claudio Manzari 5:55 pm - 5th gennaio:

Daniele:
Sì, d’accordo, la Tecnica (creata da menti maschili…) ha reso meno necessari gli uomini; ma non li ha affatto resi “inutili”.
Questa è solo una vaginata femminista, vecchia di 50 anni, che non corrisponde alla realtà, perché ancora oggi ci sono settori che richiedono l’apporto maschile, senza i quali l’umanità tornerebbe realmente indietro nel tempo…

…Giusta osservazione… ma per cogliere tutta la portata dell’”obsolescenza maschile” a seguito della TECNICA, il concetto di energie, apparecchiature e automatismi va letto insieme agli altri che ho citato: “per mandare avanti la famiglia” ed “Economia dei Servizi”; e va letto calandosi nell’ottica utilitaristica della quotidianità femminile.
[Pare che in un suo recente discorso pubblico (non riesco a ritrovare il link) Michelle Obama abbia pronunciato questa frase, passata inosservata a quasi tutti: "Noi amiamo i nostri uomini, perché ci sono utili; ma la nostra attenzione è rivolta alle nostre ragazze ...].
La D non percepisce un “valore maschile” quando si rivolge al meccanico o all’idraulico: infatti LO PAGA, e l’insostituibilità/non-fungibilità di quella prestazione è presto archiviata; è un po’ come per l’uomo che paga una prostituta (rarissimamente, dopo, prende coscienza della “dipendenza” che ha appena dimostrato), o come inserire la moneta nel distributore automatico…
Tutto diverso, invece, era il contesto quotidiano della famiglia nell’economia preindustriale: la cascina e gli annessi campi da coltivare e animali nella stalla; di lavori faticosissimi ce n’erano a josa e la quotidianità senza braccia maschili era inconcepibile; e, naturalmente, il marito non pagava la moglie per il bucato, né la moglie pagava il marito per le ore passate a zappare… E’ questa dimensione che dà l’idea di un assoluto bisogno reciproco, affinché la baracca andasse avanti…
L’industrializzazione ha visto l’ingresso delle operaie salariate; successivamente, (ma di mezzo ci sono state due guerre mondiali, durante le quali, per molti lavori retribuiti già svolti dagli UU – che ora erano al fronte – dovettero giocoforza essere arruolate le donne) si è affermata un’Economia dei Servizi – pubblici e privati -, la quale è stata colonizzata prevalentemente dalle DD: scuola, assistenza sanitaria, poste, banche, assicurazioni ecc. ecc..
Ed ecco che, partendo dalla fine dell’800, giungiamo all’epoca in cui la D può pagare il tecnico della lavatrice, mediante un’autonomia finanziaria guadagnata senza impiegare nemmeno quel minimo di forza fisica che era richiesta all’operaia addetta al telaio meccanico…
E, guarda caso, proprio a cavallo fra ’800 e ’900 comincia ad affermarsi la concezione dell’”amore romantico”: basato, cioè, non più su diritti e doveri reciproci che ci si assume stipulando il “matrimonio-contratto”, bensì sui “sentimenti”: i quali possono svanire (improvvisamente e unilateralmente) come bolle di sapone… Al punto che è normalissimo sentir dire alla D che ha scaricato: “non provavo più niente” (come se si fosse esaurita una trance, un incantesimo). E questa è universalmente riconosciuta come motivazione razionale ed esauriente
Non solo: ma quelle mansioni – spesso ad altissimo contenuto tecnologico e professionale – che oggi tutti, UU e DD, consideriamo tipicamente “maschili”, non rappresentano comunque attività idonee ad incidere nell’ambito del “Potere” (possibilità di plasmare/condizionare la società): mi riferisco ai consigli di amministrazione di società, alla politica, alla magistratura, ai vertici dell’ordine pubblico (prefetti): e qui, guarda caso, (come anche nelle professioni mediche e forensi; e all’estero addirittura nelle forze armate) la presenza femminile sta sopravanzando quella maschile… (poi, tutt’altro discorso – già sviscerato molte volte – è il constatare che la scuola/università monopolizzata da docenti DD abbia affermato un metodo di insegnamento molto più congeniale all’apprendimento femminile e penalizzante per il successo scolastico maschile).

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Luigi Corvaglia 7:33 pm - 5th gennaio:

Claudio Manzari: [Pare che in un suo recente discorso pubblico (non riesco a ritrovare il link) Michelle Obama abbia pronunciato questa frase, passata inosservata a quasi tutti: "Noi amiamo i nostri uomini, perché ci sono utili; ma la nostra attenzione è rivolta alle nostre ragazze ...].

*****
Eccola:
https://video.repubblica.it/mondo/michelle-femminista–amiamo-i-nostri-uomini-sono-utili-ma-investiamo-di-piu-sulle-ragazze/204416/203497?ref=HRESS-14

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Daniele 8:35 pm - 5th gennaio:

Claudio Manzari
>>>>>>>>>>>
La D non percepisce un “valore maschile” quando si rivolge al meccanico o all’idraulico: infatti LO PAGA, e l’insostituibilità/non-fungibilità di quella prestazione è presto archiviata;
>>>>>>>>>>>

So bene che le femmine non percepiscono il valore maschile, tantomeno ritengono esista un qualcosa di simile, ma resta il fatto che ancora oggi, anno 2018, gli uomini non sono affatto “inutili” come raccontano le dementi femministe da 50 anni, nonché un foltissimo numero di ingrate femminucce e di zerbini scodinzolanti al loro seguito.
Anche l’automazione totale, di cui parla Rino (ed anche molti scienziati), ossia roba da film tipo “Terminator”, non avverrà nei prossimi lustri o decenni, ma molto più in là (se avverrà e se l’umanità non si estinguerà prima), quando noi saremo già morti da secoli.
Vorrei proprio vederli i robot “coscienti” che costruiscono le case, i ponti delle superstrade, le gallerie, i grattacieli, le centrali nucleari, le piattaforme petrolifere, ecc…

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Daniele 8:42 pm - 5th gennaio:

Rino DVB
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Non c’è bisogno del taglialegna quando il riscaldamento è a gas, avviato dall’elettricità.
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Sì, Rino, ma c’è bisogno di uomini per mettere su i tralicci dell’alta tensione, per le cabine, gli impianti elettrici, i riscaldamenti, ecc.
Senza i suddetti le femmine dovrebbero accendere le candele e tornare a spaccare la legna.
Questo perché le suddette non sanno fare queste cose e i robot “coscienti” sono ancora roba da fantascienza.

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blu 10:51 pm - 5th gennaio:

Il valore maschile non è solo nella sua prestanza fisica.

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Daniele 1:18 am - 6th gennaio:

blu:
Il valore maschile non è solo nella sua prestanza fisica.

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Mi pare ovvio: chi ha sostenuto il contrario?
Forse evidenziare la superiore prestanza fisica maschile equivale a sminuire le altre qualità?
Ascolta: ma perché bisogna ripetere sempre le stesse cose?

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Daniele 1:23 am - 6th gennaio:

Altro particolare da evidenziare: i mestieri sopracitati dal sottoscritto, oltre che la prestanza fisica, richiedono molto cervello.
Ed anche questo dovrebbe essere ovvio.

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blu 1:20 pm - 6th gennaio:

Daniele, il tuo discorso mi è sembrato semplicemente un po’ riduttivo, non intendevo far polemica. La tecnologia l’abbiamo inventata per liberare tutti dal lavoro pesante e pericoloso. Non penso non sapessimo che ci avrebbe sostituito e comunque ne siamo fieri. Anche il mio piccolo sistema domotico in casa mi sostituisce, a modo suo, ma non mi sento sminuito per questo. Il valore maschile, a mio modesto avviso, risiede nella sua cultura, nella sua storia, nella sua indole, e anche nelle sue caratteristiche muscolo-scheletriche. Che lo si voglia o no abbiamo creato (noi uomini) un sistema in cui tutti siamo più o meno sostituibili, cioè inutili, anche le donne. Ci sono impiegati bravi e meno bravi ma alla fine spesso uno vale l’altro. E comunque sarebbe meglio una intelligenza artificiale.

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Renzoni 6:11 pm - 6th gennaio:

Indagando sulle vite private di certi geni come Maiorana o Tesla,mi chiedo come mai non abbiano mai avuto donne?
Credo che fossero super-uomini al di là delle logoranti relazioni tra i sessi.

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ARMANDO 6:23 pm - 6th gennaio:

Leggo colpevolmente solo ora.
1)D’accordo per la proposta di seminario teorico, per chiarire la diversità di approccio.
2) Sul merito e in estrema sintesi. Utilità non è la stessa cosa di valore, termine che può avere diverse accezioni, anche storicamente. Coraggio militare, civile, importanza, capacità, virtù comuntaria etc. etc. Solo in economia valore e utilità possiamo dire coincidano (prescindo dal dibattito in sede marxista si valore di scambio e d’uso). Farli coincidere è una stortura moderna e femminile, diventata vera solo, non casualmente, nel capitalismo assoluto in cui viviamo. Una persona ha “valore, ma direi molto meglio ha importanza, perchè esiste, non perchè è utile a qualciuno o qualcosa. I maschi devono senire di essere importanti in sè, a prescindere da ciò che viene riconosciuto loro dalle donne o dai media. E’ questo concetto che deve passare e che non passerà se si rimane nell’ambito del razionalismo e del materialismo filosofici, come è il capitalismo assoluto attuale. Insomma, deve prevalere il principio psicospirituale maschile. Il quale, tuttavia, deve sapere che attribuendosi importanza in quanto tale, sa anche che contemporaneamente lo attribuisce giustamente, anche al femminile; è la capacità come sempre diceva Cesare, di rappresentarte l’universale, cosa che alle donne non interessa affatto o di cui comunque non sono state finora capaci. Se restiamo sul terreno puramente materiale, il maschio è perduto ma con esso anche la femmina, come dimostra la questione della tecnica. La quale per ora sta rendendo inutile il maschio, ma poi sarà lo stesso anche per la femmina, come dimostra la faccenda della procreazione per altri, che è solo l’anticipazione della clonazione. Il femminismo che la contrasta (giuztamente) non lo fa anche per il maschile/paterno di cui non gli frega nulla, ma perchè ne intuisce i risvolti negativi anche per la donna/madre. Nondimeno fa bene. Siamo noi maschi che dobbiamo andare oltre quell’intento asfittico e difendendo il maschile paterno difendere anche il femminile materno. Non c’è alternativa. Non certo pensare che accelerando quei processi, cioè disertificando il mondo, ne discendano cose buone per il maschile. Saranno cose pessime per tutti. E’, credo, il fardello ma anche la bellezza del maschile. Salvare il mondo, ed anche le donne che non lo capiscono, salvando se stesso. E vale anche per il dono,diventato una sciagura solo perchè e quando si è rotto quell’equilibrio fra i sessi di cui parlano Claudio e Rino. Equilibrio, tuttavia, che non era giocato solo sull’elemento materiale dello scambio sesso sussistenza ma anche su quello fra spirito-forma e materia , entrambi indispensabili. Vale anche per la sacrificabilità maschile, circa la quale sono d’accordo con Claudio che non era percepita così ma come assunzione di responsabilità (oneri) alla quale corrispondevano alcuni “onori”. Quando si è rotto l’equilibrio agli uomini sono rimasti solo i primi. Il dono appare un suicidio per questo motivo, non in sè. Un maschio che salva qualcuno dalle fiamme o dall’acqua fa un dono, un atto gratuito che non richiede nulla in scambio (solo nella modernità tutto è scambio, tutto è “utilità”). Quello che dobbiamo esigere è che si riconosca questa virtù come inerente al maschile in quanto tale e non come eccezione individuale (eccezioni sono semmai l’inverso, come dimostrano millenni di storia). Forse non servirà lo stesso, forse sarà solo una testimonianza a futura memoria, ma non vedo alternative. la nostra importanza, il nosfro valore come maschi deve esserci chiaro a prescindere da quanto siamo utili e da ciò che ne pensano le donne, ma lo deve essere con la consapevolezza che con ciò salviamo anche il “valore” femminile.

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Daniele 10:48 am - 7th gennaio:

blu:
Daniele, il tuo discorso mi è sembrato semplicemente un po’ riduttivo, non intendevo far polemica. La tecnologia l’abbiamo inventata per liberare tutti dal lavoro pesante e pericoloso. Non penso non sapessimo che ci avrebbe sostituito e comunque ne siamo fieri. Anche il mio piccolo sistema domotico in casa mi sostituisce, a modo suo, ma non mi sento sminuito per questo. Il valore maschile, a mio modesto avviso, risiede nella sua cultura, nella sua storia, nella sua indole, e anche nelle sue caratteristiche muscolo-scheletriche. Che lo si voglia o no abbiamo creato (noi uomini) un sistema in cui tutti siamo più o meno sostituibili, cioè inutili, anche le donne. Ci sono impiegati bravi e meno bravi ma alla fine spesso uno vale l’altro. E comunque sarebbe meglio una intelligenza artificiale.

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Sì, blu, d’accordo, ma quello che io seguito ad evidenziare è che la tecnologia deve essere comunque “pensata” e “creata” da qualcuno, che di norma è un uomo.
La donna (come l’uomo) che ha il riscaldamento in casa, deve ringraziare gli uomini che glielo hanno costruito, gli uomini che sono sui pozzi petroliferi o altrove (che come ben sai non sono costruiti da donne, né si costruiscono da soli); l’impianto elettrico glielo fa un uomo, le fogne gliele costruiscono degli uomini.
Le donne, quando salgono in auto (invenzione maschile anch’essa) deve dir grazie agli uomini che gli costruiscono le strade, i ponti, le gallerie e quant’altro.
Idem per gli aeroporti, che sono costruiti da uomini.
Etc etc etc.
Ossia, dietro alla tecnologia ci deve essere per forza qualcuno, che generalmente NON è una donna ma un uomo.
Altro discorso sarebbe se mi si dicesse che in certi ambiti lavorativi l’automazione ha sostituito sia gli uomini che le donne, crerando disoccuppazione tra gli operai e chi è meno istruito.
Su questo non ci piove e lo scorrere del tempo non farà che accelerare questo processo.
Ma questa è un’altra questione.
>>
>>>>>>>>
E comunque sarebbe meglio una intelligenza artificiale.
>>>>>>>>

Dipende cosa intendi.
Una vera intelligenza artificiale, sarebbe pure cosciente e pertanto potenzialmente pericolosa, come HAL 9000, in 2001 Odissea nello spazio.
Il futuro è realmente incerto.
E comunque, quel futuro non riguarderà noi, perché saremo già morti.

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Daniele 11:37 am - 7th gennaio:

In questa foto si vede un gasdotto in costruzione:
http://static-www.leccenews24.it/wp-content/uploads/2017/08/02125405/845817gasdotto-puglia-1132×670.jpg
Beh, lì non ci sono donne ma solo uomini, oggi come ieri.
E le donne (come noi tutti, del resto) devono ringraziare proprio quegli uomini, se hanno il gas in casa per cucinare, per scaldarsi, etc.
Altrimenti dovrebbero tornare indietro nel tempo, accendendo le candele e spaccando la legna.
>>>>
PS: Anche internet è un’invenzione maschile (statunitense).

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Claudio Manzari 1:52 pm - 7th gennaio:

Questo è un articolo che circolava nei forum mascolinisti italiani una decina di anni fa; dopo averlo (ri)letto, provate a dare un’occhiata a questo video americano (sottotitolato in italiano).
Ve li ripropongo per meglio illustrare quanto dicevo sopra, a proposito di “prospettiva individualista” (di polarità femminile) e di “prospettiva comunitaria” (di polarità maschile).

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Luigi Corvaglia 9:31 pm - 9th gennaio:
Rino DV 12:45 pm - 10th gennaio:

Quella presa di posizione, pur se fuori dal coro, conferma che:
1- solo le DD hanno il coraggio di dissentire pubblicamente
2- solo le DD possono farlo
3- solo del DD riescono a raccogliere 100 firme in tal senso
4- solo la loro parola viene riportata dai media
5-la motivazione è ancora autoreferenziale: il nuovo moralismo danneggerebbe le DD.
.
Ciò mentre anche tra i pochissimi UU coscienti – o semicoscienti – che si attivano (almeno alla tastiera), non pochi si riservano l’anonimato persino in calce ad una petizione come quella promossa da Stasi.
.
Non si diventa liberi se non ci si libera da soli. Meno che mai in questo conflitto che si combatte tutto nella sfera psichica.

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Claudio Manzari 10:44 pm - 10th gennaio:

Rino DV:
Quella presa di posizione, pur se fuori dal coro, conferma che:
1- solo le DD hanno il coraggio di dissentire pubblicamente

…Veramente, su questo ho sempre avuto – ed ho – grandissimi dubbi (per non dire: la certezza opposta).
Conosco, sì e no, due-tre DD che hanno avuto, ed hanno, il coraggio di criticare pubblicamente il Verbo Femminista (la prima è stata la compagna di Vincenzo Spavone, donna di eccezionale spessore culturale).
Le altre, pur se critiche – od ostili – alla vulgata femminista, lo sono privatamente. Anzi: di massima, le DD hanno proprio PAURA del branco rosa.
Ho spesso riflettuto sul fatto che se il MoMas avesse potuto contare sull’alleanza esplicita di queste outsider (alleanza che, in sé, sarebbe alquanto innaturale, oltre che disonorevole per l’autodeterminazione maschile), le nostre battaglie anti-discriminazione sarebbero state vinte da un pezzo. E non necessariamente perché il verbo F sia diventato più autorevole del nostro, ma per la sola rottura di un fronte apparentemente compatto grazie a questo atteggiamento omertoso.
A naso, direi che il gruppo che ha firmato il comunicato francese sia di DD-Alpha: non temono le critiche.

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ARMANDO 3:35 pm - 11th gennaio:

Rino DV,

naturalmente sono pienamente d’accordo con Rino e con quello che ha scritto. Tutto vero, tutte conferme che, ormai, il destino e la salvezza maschili sono in mani femminili, cioè NON sono. E tuttavia ben vengano certe prese di posizione femminile se incoraggeranno i timidi uomini a dire anch’essi qualcosa di non totalmente penitenziale. Questi sono i tempi in cui viviamo.

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Andrea M. 6:31 pm - 11th gennaio:

Rino
@@
Ciò mentre anche tra i pochissimi UU coscienti – o semicoscienti – che si attivano (almeno alla tastiera), non pochi si riservano l’anonimato persino in calce ad una petizione come quella promossa da Stasi.
.
Non si diventa liberi se non ci si libera da soli. Meno che mai in questo conflitto che si combatte tutto nella sfera psichica.
@@

Rino, i motivi per un uomo può decidere di non rendere pubblici i propri dati sul web son molteplici.
Io stesso, pur avendo firmato la petizione di Stasi, ho deciso di restare anonimo perché non mi va di dare “in pasto” sul web il mio codice fiscale.
Quindi per ragioni che niente hanno a che fare con la “paura del giudizio femminile” (?) o di chi eventualmente mi potrebbe riconoscere, né con il femminismo, né con “Etosfera” e quant’altro.
Chiamiamola pure “prudenza”.
Ergo, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

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Rino DV 7:08 pm - 11th gennaio:

Caro Andrea, la mia non è una critica, è una presa d’atto.
Gli UU in anonimato hanno fatto e fanno tuttora grandissime cose nel Momas.
E’ anonimo il pioniere italiano della QM, sono stati anonimi Joker, Icarus, Iulbrinner e altri. E’ anonimo Homodus come pure Altarelli di A Voice FM. Lo stesso immenso Cesare ha usato pubblicamente il solo nome.
Nel forum QM ci sono stati e ci sono eccellenti anonimi che lavorano e contribuiscono con grandi riflessioni e contributi.
.
Ci sono altri anonimi che stanno lavorando in modo incredibile nel sottosuolo e che, prima o poi, esporranno le loro riflessioni e analisi e proposte restando anonimi anche dopo averle diffuse.
.
La mia è la presa d’atto di una situazione reale.
.
Hanno tutti le loro ragioni.
Ben vengano altri anonimi.

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Rino DV 7:30 pm - 11th gennaio:

Claudio.
Concordo sul fatto che quello della Deneuve e delle 100 firmatarie è certamente in coraggio debole, per dir così.
.
Criticano perché possono permetterselo senza temere grossi danni, se non attacchi velenosi ma innocui per la loro posizione sociale.
.
E’ però vero che non si sono ancora visti 10 UU delle alte classi fare altrettanto. Certo, verrebbero massacrati.
.
Ma come si spiega che gli UU pur disposti – da sempre – a correre rischi estremi e persino a morire per una causa (magari folle) e addirittura per motivi futili, non trovino il coraggio di scendere in campo dicendo le stesse cose del gruppo Deneuve?
.
L’azione di un gruppo non è la stessa cosa di una presa di posizione individuale.
.
Cmq dice bene Armando: “ben vengano certe prese di posizione femminile se incoraggeranno i timidi uomini a dire anch’essi qualcosa di non totalmente penitenziale.”
.
Questo potrebbe essere un risultato positivo. In fondo il gruppo Deneuve ha punzecchiato il diaframma (anche se già qualcosa era accaduto con “I am not a feminist”.
.
Cmq caso Weinstein + MeToo + Golden Globe + Deneuve possono anche essere letti come un grande circuito che circonda gli UU sia con gli attacchi che con la difesa.
.
Che impressione danno gli UU in questa operazione (inconscia)? Oggetti, entità subordinate, larve morali, infanti che vengono presi a sculacciate dalla mamma e poi coccolati dalla zia.
.
Soggetti privi di voce, senza la capacità di parlare.
E neanche di balbettare in pubblico.
.
Nobbuono…

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mauro recher 9:10 pm - 11th gennaio:

Mi dicono poi di non essere pessimista, su facebook gira questo e questo è il mio commento
Non saprei, a me ricorda un manifesto della lega dove gli immigrati erano privilegiati rispetto agli italiani (lega nord ma posso citare anche casapound e/o forza nuova) ,in questo caso il privilegiato è il maschio ,oltre che tale disparità è per legge vietata (e chi discrimina commette un crimine) si corre il rischio che il nemico non è il capitale o capitalismo o le multinazionali, il nemico diventa il vicino di banco (che sia fabbrica o ufficio) perchè maschio,in sostanza si mettono i “proletari” contro ..grande pensiero comunista non c’è che dire

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fulvio terzapi 8:58 am - 12th gennaio:

@Rino DV: l’automazione procede a ritmi sostenuti ma il progresso tecnologico porterà anche gli uteri artificiali, probabilmente anche prima della totale automazione.
l’invenzione e l’implentazione degli uteri artificiali potrebbe deprezzare di molto il valore biologico delle donne. Ogni civiltà sa che la ratio ottimale per il proprio futuro è piu donne e meno uomini dal momento che un solo maschio può ingravidare/inseminare parecchie femmine ma il contrario non è possibile. per questo siamo disposti a tollerare la perdita di vite maschili mentre la perdita di vite femminili ci sembra intollerabile. nelle mie previsioni però questo potrebbe cambiare anche se non posso averne la certezza.

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ARMANDO 7:52 pm - 12th gennaio:

fulvio terzapi,

Torna con questo la questione della tecnica. Ci salverò o ci dannerà tutti? Dobbiamo accelerarla o resistervi per quanto possibile?

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Luigi Corvaglia 8:22 pm - 12th gennaio:

Quando il furore ideologico (femminista), il suprematismo dogmatico verso culture supposte arretrate e l’ignoranza fanno fare figure di tolla …
Perchè? Per scoprirlo leggetevi il post, guardatevi il bel video della Presidenza Bulgara ma, soprattutto, il commento dell’utente weshallovercome.
……

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Sandro Desantis 9:19 pm - 12th gennaio:

Non per niente su uomini3000 parlavamo spesso della “fine del corteggiamento”…
——————————————-
http://www.uomini3000.it/10397.htm
>>>>>>>>>
davide_v 25/11/2004, 12:03

La Stampa, 23 novembre 2004:
Manda un sms d’amore alla donna dei suoi sogni
Lei non gradisce e lo denuncia: condannato per molestie
>
Galeotto fu l’sms e chi l’ha scritto. Il frutto della vena poetica di un quarentenne di Catania non è piaciuto alla padovana di 34 anni con la quale era in contatto: dopo aver ricevuto un sms amoroso dall’uomo ha sporto querela per molestie. I fatti risalgono a tre anni fa. Durante una pausa pranzo l’uomo digita sui tasti del cellulare il messaggio: “Da quando mi sei apparsa davanti agli occhi non faccio che pensare a te”. Niente a che vedere con il talento del Petrarca ma abbastanza per far infuriare la padovana, che pur essendo concittadina del poeta non coglie l’intento letterario e considera l’sms talmente fastidioso da recarsi dai carabinieri per sporgere querela. Ieri il giudice ha accolto la richiesta di patteggiamento avanzata dall’imputato per molestie (articolo 660 del codice penale) quantificando l’ammenda in 300 euro.

>

Ecco un comportamento tipico di una tipica femmina moderna: oggi ti illude, domani ti denuncia per molestie e dopodomani si lamenta che gli uomini non corteggiano più.
Giunti a questo punto credo che la cosa più stupida che possa fare un uomo sia finire in galera per una donna.
Fino a poche ore fa ero d’accordo al 90% con la proposta di Silverback, ora lo sono al 100%:

1-Fine del corteggiamento

2- Sganciamento emotivo

3-Fine della cavalleria

Questi tre punti li ripeterò a mente 100 volte ogni sera prima di addormentarmi e 100 volte il mattino appena sveglio e prima di colazione. Amen.
>>
Paolo S. 25/11/2004, 13:49
>
Concordo.
Pure io inizialmente ero un po’ scettico riguardo alla proposta di Silverback, ma ogni giorno che passa mi rendo conto che egli ha proprio ragione.
Per “curare” questa massa di ingrate presuntuose, per fare in modo che le future generazioni maschili non debbano mai piu’ vedere ne’ sentire simili str+++++e, c’e’ realmente bisogno che i due sessi vadano (almeno per un certo periodo) ognuno per la sua strada.
D’ora in avanti e fino a non so quando, frequentero’ solo prostitute.
Almeno li’ scopi di sicuro, non devi dannarti tanto, e una volta “fatto” te ne vai; e chi s’e'visto s’e’ visto.

Amen anche da parte mia.
>>>>>>>>>

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Rino DV 9:36 pm - 12th gennaio:

Tecnica? La vedo così.
A favore o contro non possiamo fare assolutamente nulla.
Procede da 200 anni per la sua strada utilizzando tutte le forme dei sistemi socioeconomici che incontra e che essa stessa genera e travolge.
Nessuno vi si può opporre a causa della sua ambivalenza.
In 200 anni l’umanità ha decuplicato il numero.
L’aspettativa di vita è aumentata ovunque in modo impressionante (es. donne Ita 1925: 52 anni – oggi 84).
.
I vantaggi e le comodità di massa offerti dalla tecnica per tutte le classi sociali, di tutti i paesi e di tutti i continenti sono tali che nessuno può attuare alcuna politica di freno (Africa: decuplicazione della popolazione in 90 anni in corso). Azione di freno che sarebbe comunque velleitaria se non è attuata a livello planetario. E planetaria non può essere.
.
Tutto cambierà.
Gli uteri artificiali (già previsti nel tardo Ottocento) certamente ci saranno. Ciò comporterà un degrado del potere e del prestigio femminile.
.
Ma non si può immaginare con quali conseguenze.
.
Anche le amanti sintetiche, in corso di perfezionamento ma assai grezze oggi, vanno nello stesso senso.
.
Le femministe hanno già avvertito entrambi i pericoli.
.
PS. ritengo che nessuna critica / condanna della tecnica possa neanche avviarsi se non si tiene conto di cosa abbia dato all’umanità. E precisamente alle classi sociali inferiori.

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ARMANDO 11:46 am - 13th gennaio:

Rino DV,

Rino, si tratta di capire anche cosa ha tolto, non solo cosa ha dato. Per esempio la capacità di vivere in sintonia con la natura (non intendo idealizzare l’arcadia inesistente, ma proprio quella “stare con e nella natura”, coinformandosi ad essa, che era naturale nei popoli non civilizzati), quella di cavarsela nelle più svariate circostanze (vedi sopra).
Si tratta insomma di fare un bilancio lucido dei pro e dei contro, avendo come criterio di giudizio il “sentirsi bene” delle persone, che va oltre i beni disponibili e le comodità.
Per esempio la questione della lunghezza della vita. Ok viviamo di più, ma alle volte viviamo anche supportati da macchine. Si può affermare che la vita è un valore assoluto da allungare sempre e a qualunque costo, oppure essa ha un suo corso naturale fermare il quale è segno di onnipotenza? Non ho risposte precise perchè il tema è immane, e se ne discute persino negli ambienti cattolici. E’ certo, come di ci tu, che non ci possiamo fare nulla. Ma almeno vederne tutti gli aspetti e mettere in guardia contro quelli negativi, si. lo possiamo e dobbiamo fare.

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Daniele 2:33 pm - 13th gennaio:

Armando, la tecnica ha dato sicuramente molto di più di quanto ha tolto.
Il “vivere in sintonia con la natura” è per me solo sinonimo di sopravvivenza quoditiana, considerando che bisognava sopravvvere alle intemperie, ai predatori, ai rettili velenosi, alla fame, a malattie oggi curabili con gli antibiotici ma che un tempo mietevano vittime umane (fino a 100-120 anni fa, in molti casi era ancora così e tuttora lo è nei paesi del terzo mondo, ossia laddove la vita media è intorno ai 45-50 anni).
Gli stessi vaccini, oggi contestati da una moltitudine di gente ignorante (in Italia come in altri paesi), hanno salvato milioni di vite.

>>>>>>>>>
PS: Sì, lo so che pure oggi bisogna sopravvivere alla disoccupazione, ai debiti, alle banche, ecc.
Ma in ogni caso non vorrei mai vivere nel passato.

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Rino DV 6:53 pm - 13th gennaio:

Tutto ciò che esiste dovrebbe essere valutato a 360 gradi.
Ma davvero tutto. Compresa la tecnica, ovviamente.
.
Di questa ho segnalato un aspetto che, preso in sé, viene valutato positivamente da tutti (forse anche da me, …forse !!!) Mai sentito nessuno lamentare quei numeri. A parte una esigua minoranza che per snobismo o per il gusto di provocare o per giocare alla trasgressività, si augura la riduzione del numero degli umani. O certi velleitari come quelli del VHEMT (associazione per l’eliminazione volontaria di massa dell’umanità). Oppure certi pensatori disincantati che lo fanno con altri scopi (es. Cioran, Caraco…)

Il fatto è che, mentre la tecnica avanza senza fine e tutti fruiscono dei suoi benefici, ben felici di farlo e incapaci di rinunciare sia ai suoi vantaggi che alle sue seduzioni letali, al tempo stesso tanto in “alto” (intellettuali) quanto in basso (la massa) tutti ne dicono solo male. Si fa brutta figura a dirne bene e persino semplicemente a segnalarne i benefici (veri e/o apparenti) cui nessuno vuole rinunciare, e cioè l’altra faccia della medaglia.
.
Il fatto è che sulla questione della tecnica esplodono tutte le contraddizioni filosofiche, ideologiche e politiche possibili e di tutti gli orientamenti. Tutte le demagogie dei populisti, tutto l’irrazionalismo delle masse, tutte le menzogne dei seduttori del popolo, come dei filosofi e dei filosofastri, tutte le assurdità, tutte le incoerenze dei comportamenti e delle opinioni (di cui il no-vax è solo un piccolo esempio). L’esplosione vulcanica di tutti i deliri pensabili.
.
Intanto la Tecnica – noncurante – avanza senza fine.

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Renzoni 11:11 am - 15th gennaio:

Il problema della tecnica è che la tecnica si è evoluta più dell’essere umano.
Che ci siano delle contraddizioni,è fisiologico:ricorda agli albori dell’automobilismo quando molti diffidavano di questo nuovo mezzo di locomozione perchè ritenuto pericoloso e inaffidabile.
Riguardo l’automazione,basta guardare il film La Classe Operia va in Paradiso,dove i poveri operai che facevano lavoro ripetitivi rischiavano di impazzire.
Per lo meno l’automazione ha cercato di togliere lavori semplici e ripetitivi che umiliavano le capacità umane.
I robot faranno una grande rivoluzione anche nell’agricoltura.
Aumentando il rendimento produttivo.
Pensate a quanto oggi sia idiota la frase VA’ A ZAPPARE perchè con la zappa non ci si fà nulla se non lavori di “giardinaggio” o rifinimenti.
Internet e la posta elettronica hanno contribuito a ridurre l’utilizzo della carta nelle comunicazioni e permettono di comunicare e commerciale a distanze indefinite.
Questi sono tra i tanti benefici della tecnica.

Smartphone e social non riesco a inquadrarli…su questo dico sempre peste e corna.Ma mi rassegno pensando che un tributo con certe “inutilità aggiunte” alla tecnica,va’ dovuto.

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ARMANDO 5:38 pm - 15th gennaio:

Il problema sembra irrisolvibile, nel senso che non esiste risposta sicura, sul rapporto costi benefici, difficilmente oggettivabile. Sul piano materiale è evidente che ha procurato vantaggi, anche se hanno comportato la perdita di alcune facoltà umane sviluppate per risolvere i problemi di sopravvivenza e non solo. Ad esempio la capacità di memoria (c’erano persone che sapevano a mente la Divina Commedia). Oppure quella di orientarsi in mezzo a un bosco colle stelle o altri modi. Che bisogno c’è oggi? Nessuno, è vero, ma sempre di perdita di facoltà si tratta . Oggi non saremmo capaci di sopravvivere nelle condizioni in cui vivevano i nostri avi anche solo 200 anni addietro. Ma è su un piano diverso e più complesso di quello delle comodità materiali che dovremmo discutere.
In ogni caso, dicevo, così posto il problema è irrisolvibile anche perchè la tecnica se ne frega. Allora proviamo a prendere la questione da un’altra parte. E’ possibile convivere con la tecnica governandola anzichè esserene totalmente dipendenti? E come?
E’ certo che se si risponde che non è possibile, allora dobbiamo solo alzare le mani ed attendere che le cose facciano il loro corso, ma non soltanto nel campo squisitamente tecnico, perchè essa, la tecnica, condiziona ormai anche la politica, la mente, i costumi, gli stili di vits, la filosofia e quant’altro.

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ARMANDO 9:35 am - 16th gennaio:

Quei paragoni sono pura e semplice idiozia senza alcun senso nè logico nè culturale. Pura propaganda buona per i beoti. Ma sono decenni che va così, tanta è la voglia irresistibile di esaltare quello che fanno le donne. Nello sport come in ogni altro campo andrebbe benissimo, ma quell’esaltazione non viene fatta per mettere in rilievo quanto le nostre atlete sono brave in confronto con quelle di altri paesi, ma rispetto agli uomini, il che è ridicolo e , ripeto, incongruente sotto ogni aspetto. Ci sono centinaia di articoli, commenti di pseuso giornalisti etc. in tal senso.

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ARMANDO 9:41 am - 16th gennaio:

ARMANDO,

aggiungo un’altra riflessione su cui soffermarsi. Quanta è l’influenza della tecnica, che riduce senza dubbio le difficoltà materiali, sulla femminilizzazione della società? E quanto influisce questo fatto sulla moderna percezione delll’uguale capacità maschile e femminile in tutti i campi? Insomma una società dominata dalla tecnica in che misura omologa i sessi.?

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Luigi Corvaglia 8:17 pm - 16th gennaio:

Aziz Ansari è stato accusato di comportamenti sessuali inappropriati


Quella raccontata da Babe.net non è una storia di stupro o di violenze sessuali come siamo abituati a intenderle, ma Grace ha detto di essere uscita da quell’appuntamento molto scossa e con la sensazione di essere stata “violata”. I ripetuti tentativi di Ansari di fare sesso con lei, i modi insistenti con cui l’aveva toccata e l’assenza di riguardo per quelli che Grace ha definito “chiari segnali non verbali” del suo disagio l’avevano fatta stare male, anche se in nessun caso lei era stata ricattata o obbligata con la forza a fare cose che non volesse.



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ARMANDO 10:14 am - 17th gennaio:

Ragazzi, mettiamoci l’animo in pace. Le donne non hanno la propensione ad oggettivare, e forse neanche la capacità di farlo. Come scrivono alcune femministe anche di valore culturale indubbio (luisa Muraro, ad esempio), la verità femminile parte sempre dal proprio vissuto individuale, tramitre il quale percepisce il mondo esterno, organico e inorganico, cose e persone, e tramite il quale costruisce la propria verità che si espande fino a diventare l’unica Verità che riconosce e che conta. Insomma, in due parole, per una donna il mondo deve girare intorno a lei, e se gira non nel senso da lei voluto, la colpa è del mondo e va punito.
Logico che in tale situazione diventa impossibile qualsiasi ricerca, magari anche faticosa, incerta, con esiti non garantiti, di oggettivazione del mondo, e quindi di ricerca di una verità riconoscibile da tutti, che però è l’unica possibilità di costruire una società almeno un po’ giusta e vivibile, nel senso che ognuno ha la possibilità di sapere cosa poter fare e cosa no. Il vituperato patriarcato questo fu in ultima analisi, sia pure con tutte le sue magagne e le sue parzialità: Lo sforzo, tutto maschile, di elaborare norme valide erga omnes, fondate su comportamenti osservabili e definibili oggettivamente, e non sulle percezioni mutevoli e transitorie soggettive. Grande, vero, salto culturale oggi in pericolo di essere annullato con un regresso di incalcolabili esiti catastrofici.
Faccio un esempio che sembra non incastrarci nulla ma che, invece, a mio avviso è significativo dell’epoca in cui viviamo, che possiamo definire femminilizzata in tutti i campi. Il Diritto Internazionale, era la codificazione di regole paritetiche a cui gli Stati avevano l’obbligo di attenersi nei rapporti reciproci, e la violazione del quale comportava sanzioni o se non altro la riprovazione universale. Quelle regole erano non difficilii da capire, in primo luogo la non ingerenza negli affari interni altrui, l’intervento solo su legittima richiesta ecc. Oggi viene continuamente calpestato in nome della elevazione a verità universale dei così detti diritti umani, che però sono solo quelli concepiti dall’Occidente e che invece, per altre culture e cività non sono tali perchè partono da altri fondamenti. E naturalmente l’occidente in questo suo volere imporre verità proprie come universali è tutt’altro che oggettivo. Gli sembrano violazione se gli conviene, ci passa oltre tranquillamente in altri casi, mentre in altri ancora è esso stesso a favorire la violazione degli stessi. Ecco, mi sembra ci sia una forte analogia con la femminilizzaizone del diritto nei rapporti fra i sessi. Verità è quellla percepita dalla donna, magari anche e spesso a posteriori, nediante “sofferti” ripensamenti di percezioni sul momento non sentite, e quella deve valere. Ovvio che così è impossibile qualsiasi certezza, ovvio che qualsiasi gesto o parola può essere criminalizzato, come in effetti è. Ma non si creda che una volta distrutto così il sesso maschile, il processo si fermi. Perchè le donne lo stesso metro di giudizio lo applicano anche l’un altra, rendendosi la vita impossibile anche a vicenda. Accomodatevi così nell’ l’inferno, un inferno peggiore da quello costruito dagli uomini,e soprattuto nel quale sarà impossibile orientarsi in alcun modo. Sono misogino? Non credo, ma se anche lo fossi, e per qualcuno lo sarò certamente, pazienza. Mi si dica perchè e dove sbaglio, mi si dimostri che non è vero, proprio a partire da questo ultimo caso, e discutiamone.

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Renzoni 3:30 pm - 20th gennaio:

ARMANDO:
Il problema sembrairrisolvibile, nel senso che non esiste risposta sicura, sul rapporto costi benefici, difficilmente oggettivabile. Sul piano materiale è evidente che ha procurato vantaggi, anche se hanno comportato la perdita di alcune facoltà umane sviluppate per risolvere i problemi di sopravvivenza e non solo. Ad esempio la capacità di memoria (c’erano persone che sapevano a mente la Divina Commedia). Oppure quella di orientarsi in mezzo a un bosco colle stelle o altri modi.Che bisogno c’è oggi? Nessuno, è vero, ma sempre di perdita di facoltà si tratta . Oggi non saremmo capaci di sopravvivere nelle condizioni in cui vivevano i nostri avi anche solo 200 anni addietro. Ma è su un piano diverso e più complesso di quello delle comodità materiali che dovremmo discutere.
In ogni caso, dicevo, così posto il problema è irrisolvibile anche perchè la tecnica se ne frega. Allora proviamo a prendere la questione da un’altra parte. E’ possibile convivere con la tecnica governandola anzichè esserene totalmente dipendenti? E come?
E’ certo che se si risponde che non è possibile, allora dobbiamo solo alzare le mani ed attendere che le cose facciano il loro corso, ma non soltanto nel campo squisitamente tecnico, perchè essa, la tecnica, condiziona ormai anche la politica, la mente, i costumi, gli stili di vits, la filosofia e quant’altro.

Il tuo discorso è molto interessante e meriterebbe un approfondimento di pagine e pagine.

Il problema principale non si risolve facilmente in quanto sembrerebbe porcelo la velocità con cui si evolve la tecnologia.
Su certe facoltà che si persono ti dò ragione.
Pensa che ci sono adolescenti romani che senza il loro smartphone con GPS poco o nulla gli importa che a la struttura della città è stata resa d’uopo ad orientarsi perchè si dipana seguendo una raggiera di strade consolari: che l’Appia corre quasi perpendicolarmente verso sud,mentre la sua direttrice opposta sarebbe la Flaminia(o la Salaria) non ricordo bene.
Le vie consolari andrebbero prese come riferimento principale.

L’ultima parte del tuo discorso risponde a chi afferma con sicumera che dipende l’uso che se ne fa ci si può servire dela tecnica senza che questìultima si serva di noi.
Purtroppo vedo che l’evoluzione tende a scoraggiarne l’uso di servirsene tanto è che sta condizionando la società.Si fa di tutto per renderla sempre più attraente.
Si farà in modo che possa sostituirci anche nelle azioni più basilari della vita quotidiana come guidare,già, ma a quale prezzo?

Questa evoluzione tecnologica è una grande INCOGNITA e sembrerebbe presentare molti lati oscuri.
A parlare di ciò non è il primo che passa ma gente del calibro di Elon Musk della Tesla.

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Claudio Manzari 7:38 pm - 24th gennaio:

Claudio Manzari:
[...] la prospettiva individualista. [...] finché ci si mantiene in una prospettiva di “finitezza” limitata all’esistenza dell’individuo [...]

…Mi riaggancio ai miei precedenti post, in cui parlavo di “prospettiva individualista” e “prospettiva comunitaria”, per proporvi la seguente analisi, trovata in rete:

[...] Un uomo degno di questo nome, che sia un monaco o un guerriero, deve aver prima affrontato e vinto i propri demoni, le proprie tentazioni, le proprie debolezze, se vuol diventare degno di affrontare, a viso aperto, i nemici esterni, che poi sono i nemici dei suoi simili, della sua civiltà, della sua fede religiosa. L’ideale eroico della cavalleria sposa, infatti, il massimo della tensione individualistica – che esalta le qualità del singolo, quelle che lo distinguono e lo fanno emergere dalla folla anonima (il Medioevo non conosce il concetto di “massa”, perché non è malato, come la modernità, di egualitarismo velleitario) -, con il massimo del comunitarismo, nel senso che tutte le azioni e tutte le intenzioni hanno come orizzonte spirituale non la realtà dell’io, ma quella della comunità; non i bisogni dell’io, non le brame dell’io, ma i bisogni e le necessità vere e profonde della comunità, sia essa la corte del signore, o il villaggio, o il regno, o l’Impero, o la cristianità tutta: concetto molto ampio che abbraccia l’intera Europa, non solo in senso geografico, ma soprattutto in senso culturale, spirituale, religioso.

Francesco Lamendola
https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=59317

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Luigi Corvaglia 7:29 pm - 9th aprile:

Non vi sarà certo sfuggito che dal 6 aprile è entrato in vigore l’articolo 570 bis del Codice penale.
Oggi, su Sky Tg24, è andato in onda un servizio sull’argomento con la partecipazione del nostro bravissimo Francesco Toesca.
Lo sottoponiamo alla vostra attenzione:
L’articolo 570bis: l’intervento di Francesco Toesca a Sky Tg24 del 9 aprile 2018
.

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