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04 apr 2014  |  56 Commenti

Notturno n. 1

Io ho un amico.

Oh, bella, direte voi; non e`una novita`che delle persone abbiano degli amici.

Si, ma questo amico ha una storia da raccontare. E questa storia, semplice, breve e anche un poco stupida, a saperla leggere fa davvero, per cosi` dire, girar le scatole.

Oh, per carita`. Non che parli di cose strazianti e devastanti. Non parla certo, ad esempio, di Nazioni immense che blaterano di democrazia ed esportano diritti umani (prevalentemente femminili, nevvero, signora Clinton?) incenerendo intere popolazioni.

O forse si`. Forse, dico, perche`magari a volte ci si rende conto che il quadro complessivo di una guerra non e`fatto solo dal momento in cui vedi le bombe che cadono e radono al suolo le citta`.

Ci sono i razionamenti, e se ci sei nato magari neanche lo sai cosa vuol dire andare al supermercato e pigliare un panino con la mortazza. Tanta mortazza quanta te ne va. E ci sono le facce rabbuiate della gente per strada, e le serrande che chiudono presto, a volte per sempre.

E c`e` anche quel sottile tedio del vivere, per lo piu`indotto e mistificato, che viene creato ad arte , e non ci se ne rende conto subito e sempre, e viene diffuso in  giro nella popolazione o in suoi determinati strati, per fare si`che stiano sotto tensione, non si godano la vita e sappiano, capiscano nelle viscere prima che nel cervello, di essere sotto scacco. Di essere al guinzaglio.

Questa sensazione meravigliosa e`parte della guerra, e la conoscono in tanti, in Occidente.

La conoscono bene la stragrande maggioranza degli uomini, poi, e intendo uomini in quanto maschi; e sentono che quella sensazione che stringe le viscere si fa tanto piu`forte, agghiacciante e soffocante quanto piu`si sentono ripetere e si fanno convincere dalla immensa balla che loro sono gli oppressori.

Oppressori di chi? Ma della donne, di tutte le donne, che diamine.

Parliamo di persone che strisciano in un cantiere o nei magazzini di Wallmart da mane a sera, e prevalentemente a sera, o sudano e bestemmiano dietro un altoforno, uno di quei pochi che almeno esistono ancora; parlo di gente che altrimenti se ne sta a casa a implorare la societa`intera di andare a fare lo schiavo perche`disoccupato, e la cosa gli viene rimproverata ed imputata a morte, quando sappiamo bene che per una donna sarebbe diverso – per una donna e`sempre diverso. E non piu`difficile. Mai piu`difficile, a parte le allegre eresie di propaganda.

Questi emeriti e biechi oppressori strisciano a terra come vermi, costretti a strisciare e ad alzar la testa mai, e si sentono dire da mane a sera da un certo martellante mainstream che loro opprimono. In generale opprimono tutti, perche`magari hanno anche il privilegio che oltre che maschi sono anche nati bianchi. Non hanno mai levato, e come loro un buon 99% dei maschi occidentali, una mano contro alcuno, e una donna men che meno: ma loro, signori, opprimono. Ebbene si`: opprimono.

E io che scrivo condivido questa tesi. Costoro opprimono. Ma solo, ed esclusivamente, se stessi, almeno fino al giorno in cui si levereanno come un sol uomo. Ma questo e`un altro discorso.

Torniamo al mio amico.

Questo mio amico e`un onesto lavoratore. Via, qualche piccola furbata, come tutti, per sopravvivere la fa. Ma e`onesto, nel complesso. Ci aggiungiamo che e`italiano, anzi italianissimo, e quindi qualche piccolo artificio per smussare gli angoli l`ha sempre dovuto porre in essere.

Questo mio amico e`laureato, anzi, non solo -addirittura dottorato. 

Come molti feroci oppressori e`stato costretto a levar le tende dalla sua pur amata madrepatria, ed e`volato altrove a cercare fortuna, lavoro, futuro.

Gia`il fatto di esser costretto a scappare, letteralmente, senza aver mai ne`rapinato ne`scannato nessuno, e doversi render conto che quasi ovunque e`piu`facile vivere che in un paese noto per essere civile e industrializzato -nonche`il piu`bello del pianeta, gia`questo grida vendetta al cospetto degli dei; di tutti gli dei.

 L`ha trovato, il lavoro, e incredibile a dirsi, addirittura un chimerico ed inimmaginabile contratto a tempo indeterminato, lui sempre costretto in precedenza a dover subire l`insulto di COCOCO, COCOPRO, partita Iva e lavoro in nero.

Un ferocissimo oppressore che per altro in madrepatria vedeva gli unici contratti seri e situazioni corazzate prevalentemente in tasca a delle donne, ma lasciamo cadere l`appunto.

L`oppressore tempo fa se ne volo`in un altro paese. Un paese dell`Unione Europea, come l`Italia, ma non e`l`Italia, ovviamente. Anche se sembra. In meglio.

Un piccolo e soleggiato paese nel bel mezzo del Mediterraneo.

Un posto che a vederlo sembra un piccolo paradiso -e in effetti lo e`.

Sole, mare, caldo e un lavoro a tempo indeterminato.

L`unico appunto: questo mio amico lavora tanto. E lavora di notte.

Ora, lo conosco bene, questo mio amico. Lui e`contento.

Il lavoro e`stressante, ma non ci fa caso. Lavora e considera cosa lo aspetterebbe altrove: COCOPRO, prese per i fondelli , livello sociale da homeless o quasi.

I colleghi sono bene o male sopportabili, e per lui lavorare di notte non e`un problema: e`un solitario,

e, si sa, di notte i ranghi sono ridotti e lui si trova tutta l`azienda in mano e puo`gestirsi come vuole.

Insomma, e`contento.

Non fosse, pero`, per la sorda, opprimente e continua guerra che alcune colleghe donne, non tutte,  ovviamente, gli fanno. Non gli risparmiano dispetti, maldicenze, sgambetti. Non sono tante, ripeto.

Paradossalmente, e neanche tanto, sono le meno competenti fra tutte -professionalmente e,soprattutto, umanamente, parlando. Colleghe abili e sagge ce ne sono : e queste quasi lo coccolano, o almeno lo ignorano, bonta`loro – e per fortuna.

Perche`la guerra, direte.

Ma la risposta e`ovvia. Perche`e`maschio, perche`e`un oppressore. Alzando lo sguardo infatti nota che bene o male le signorine in questione riservano lo stesso trattamento anche ad altri colleghi. Tutti rigorosamente maschi. Tutti rigorosamente di rango – ma non necessariamente di livello – medio basso.

No, l`abilita`lavorativa non conta niente. Del resto si sa: uno vede quel che vuole vedere, la scienza e l`obiettivita`, la legge, di fatto non esistono. E se io decido che Pincopalla e`un escremento, ne vedro`solo difetti. Ovvio.

Questo mio amico nota tutto questo, non se lo spiega, finche`un giorno se lo spiega, e capisce.

„Fanno cosi` non solo perche`io sono maschio: io sono l`oppressore, io sono il nemico“. „Certo, – si dice questo mio amico – . poco conta che io non faccia nulla. Mi basta esistere. Io sono un oppressore in quanto maschio. Che diamine.

Devo scontare le presunte malversazioni – ammesso e non concesso siano mai esistite -dei miei trisavoli“.

Ma non solo. Cosa piu`importante ancora: conferma ulteriore arriva quando questo mio amico viene a sapere una cosa.

E la viene a sapere ascoltando  – indirettamente -proprio una delle sue care attaccabrighe, una delle partigiane della liberta` femminile, femminista dichiarata, aggressiva e insolente per partito preso.

„Sai, dice lei parlando a un`altra tizia. Qui nel Paese del Sole alle donne, per legge, non e`permesso rimanere da sole a lavorare di notte. Come se avessimo bisogno di protezione“, dice lei.

„Eh si. Il solito refran, la solita lagna“, dico io.

E il mio amico capisce. Capisce che ha trovato quel lavoro non solo perche` e`onesto e si impegna, ma anche perche`e`uomo. Quale discriminazione!

Cosi`, quando non c`e`il custode  e le donne, poverine, non possono lavorare, lui si ritrova a svolger le sue mansioni e  anche quelle di custode.

Cerca conferma, e anche se solo a voce – non ha ancora trovato il riferimento legislativo, ma lo trovera` -  gli confermano che si`, in quel piccolo paese funziona cosi`.

Quale ineguaglianza! Quale oppressione! Quanti bei posti di lavoro notturni preclusi alle donne! Orrore! E per legge! Ma che siamo, nel medioevo?

Poi il mio amico si guarda attorno. E nota quel che deve notare.

Nota che i lavori tosti sono evitati dalle donne, comunque, come la peste. Lo aveva gia`notato in patria, ma lo rinota. E lo nota non solo dove lavora lui, ovvio.

Nota che tutte quelle che ci provano -anche solo quando, per legge, accompagnate – o lo fanno con bieca malavoglia o si ritirano sdegnate e cariche di odio e di rancore. Odio e rancore, ovviamente, non verso la propria mancanza di resilienza, ma verso tutti gli altri da se`stesse, e ovviamente maschi, e se oppressi meglio: sono piu`deboli, ti ci sfoghi meglio, senza pericoli.

Turni di giorno, turni part time, tutti piu`comodi e coperti in larga prevalenza da donne.

Il mio amico, ripeto, e`contento, gli va bene cosi`: a lui la notte piace.

Si rende conto che pero`la notte non e`per tutti e men che meno per gli uomini, non piu`di quanto sia per le donne.

Il bioritmo si sfasa, l`organismo ne risente comunque. „Se tanto mi da tanto, pensa il mio amico, io finiro`a morire prima. Pazienza per me, a me va anche bene. Ma agli altri?

Le domande si affastellano nel suo cervello di oppressore.

Si domanda: ma dov`e`l`oppressione se anche una legge dello stato di fatto vieta alle donne i lavori che uccidono, a prescindere se la morte e`lenta o no?

Si, uccidono, perche`lavorare da soli e di notte significa spesso che se capita qualcosa non posso chiamare aiuto. E muoio la`. A prescindere dallo sfasamento biologico, che comunque ammazza. Alla lunga, ma ammazza. 

Dov`e`l`oppressione, se l`altra faccia della medaglia -lavoro pericoloso vietato alle donne – non vuol dire che aumentano le donne incatenate ai ceppi, ma anzi significa che ci sono piu`donne che uomini in ruoli comodi e piu`sopportabili?

 Mistero, si risponde questo mio amico.

Intanto l`aggressiva e insolente collega femminista continua a rompere le scatole, ma lei prende il suo stesso stipendio per avere meno stress, responsabilita`e pericolo, e soprattutto lavora in comodi turni fissi, diurni e con meno ore quotidiane.

E si lamenta, si sente oppressa lei – e la cosa meravigliosa e` che quasi tutto il mondo e`d`accordo con le scempiaggini che dice lei. Anche tu che leggi, probabilmente.

 Tutto questo per legge dello stato, di quello stato. Ma in fin dei conti in Italia tanto diverso non e`.

Se e`vero come e`vero che gira ancora la emerita panzana delle donne deprivate del lavoro e che guadagnano meno, quando tutti i rischi, fisici, legali, professionali, sono tutti conficcati a fondo in corpi maschili come gli ombrelli di Altan. Ovunque, ed anche e soprattutto in paesi come l`Italia.

E l`Afghanistan non e`diverso. Nossignori, e soprattutto nossignore: non e`diverso proprio. 

Quando ancora a morire sul lavoro, ogni anno, sono solo maschi. Quando gli uomini muoiono prima delle donne in tutto il mondo, ma non sta scritto da nessuna parte che la vita di un maschio sia scientificamente provata essere piu`breve. Per nessuna specie. A parte le vedove nere e le api,  per carita`. Ma se anche fosse provato, mi verrebbe da suggerire che qualche decennio fa era scientificamente provato che gli ebrei sono meno dei ratti e se bruciano nei forni e`meglio.

Dovunque gli uomini muoiono prima sebbene la natura ci dica che non e`normale, ma vanno in pensione dopo le donne. Dopo.

Che strano. Tutte cose che succedono agli uomini da secoli.

Eppure quando suddividiamo le categorie di oppressi ed oppressori non per genere ma per etnia o nazionalita`, vediamo che tutte queste cose che capitano ai maschi umani da secoli, altrove nella storia in realta` capitano agli oppressi.

Strani questi oppressori maschi di oggi e degli ultimi millenni; vivono in rapporto all`altra meta` del cielo come vivevano i neri in rapporto ai bianchi o come vivevano gli Iloti in rapporto ai nobili spartani. Eppure sono gli oppressori. `Cidenti…

Il mio amico accetta il sacrificio, per carita`. 

Non si lamenta, e ringrazia. Almeno ha un lavoro. Almeno campa.

Sa bene, per altro, che il problema non e`certo dell`azienda dove lavora, ma sta molto piu`in alto e viene da molto piu`lontano. E`strutturale.

Ma per quanto tempo ancora le sue oppressissime colleghe potranno continuare a piangere oppressione, prima che qualcuno cominci veramente a farsi due conti e a scoprire la devastante menzogna che ci opprime tutti?


56 Commenti

Roman Csendes 1:51 pm - 23rd maggio:

E siamo al punto, finalmente. Non si dialoga con le ideologie, amici e compagni di viaggio. Oggi spetta a noi questa amara, umiliante scoperta. Ai signori Harel; Poldek; Saltzstein, ecc., ai tempi dell’occupazione della Polonia non era permesso “dialogare” con le SS; con le donne tedesche o con altri membri della “società superiore”. Gli invasi erano inferiori e, insieme, dei persecutori morali; anche nel caso in cui si fossero trovati in “stato di quiete”, anche quando dormivano, anche quando erano già morti. Sissignore, loro, le vittime della storia, erano nell’ideologia delle donne naziste, indegni e portatori di discordia metastoriche, come si legge nel ben documentato “Le furie di Hitler”. Pure in quella vessata condizione – di morti che camminano – i carnefeci, o almeno, i “respomsabili” storici e metafisici dei mali delle donne e delle ragazze della razza superiore erano loro. Loro? Di che gruppo etnico? In quale fase storica si sarebbe compiute un misfatto tanto grande da chiamare in causa “la storia del mondo?” Per poi formulare proposte criminali cosi intellettualmente sconclusionate, al fine di “iguienizzarlo?”. A sostegno della propria voglia di umilare e distruggere tante donne polacche, di cultura e religione ebraica? Sì sa, pur di prevalere alcune personalità autoritarie non vanno per il sottile. La buffa, e famigerata, Mary Daly è, in questo senso, la rivitalizzatrice dell’hitlerismo. Domande profane ed irrilevanti, comunque, quelle di colui che interroga le “portatrici insane” dell’ideologia. Sei ebreo, è una colpa. Sei zingaro, è una colpa.
Giriamo diverse pagine di un ipotetico, malandato, romanzo della storia delle ideologie (l’ennesimo), e, di colpo, si legge: “sei maschiio, è una colpa”.
La sentenza (come in un romanzo di fanta-politica di Vonnegut), senza appello, è emessa dalla cultura anglo-americana durante il decennio “delle follie”, 1980. Ma fa sfracelli ben oltre il paese dei “rinati” (“La nazione sotto dio”), soprattutto nel sud dell’Europa. Oggi le donne di questo nostro ideologico paese si professano “superiori” (de iure; e per nascita), nonchè vittime per situazioni non scelte da loro. Ci sguazzano nell’ideologia, e dobbiamo alla buona volonrtà di alcune amiche-compagne che non ci venga sempre rinfacciato: “c’è un maschio a questo tavolo, cioè un inferiore”. Se si scende nelle viscere dell’ideologia – cioè della dottrina discriminatoria – si risale in un mondo destrutturato, ove tutto diventa possibile: anche togliere i vecchi, superati “diritti inalienabili”. Tetto; dignità personale; stupendio e via dicendo.
E’nata una nuova supercategoria: “le donne superiori”. Prendere o lasciare? Sarebbe come chiedere ad un potenziale schiavo se preferirebbe legalizzare la sua condizione una volta per tutte, oppure essere costretto a vagare, senza il ruolo di “sottomesso adattato” (ironicamente, in regime, potenziale, di morte civile) per il resto dei suoi giorni. “O ti piego o ti ghettizzo, o ti incarcero. Cosa scegli?”
Torna alla mente il vecchio Milton: “meglio regnare all’inferno che servire in paradiso”.
Sì, anche perchè questo è del tutto laico; ed è pieno zeppo di eunuchi, castrati “di funzione”, ma anche castrati “per educazione”. Come allo zoo infine, ci sono i sorridenti barbapapà.
Contenti loro, contenti tutti!

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armando 8:17 pm - 23rd maggio:

Vedo solo ora questo articolo, e posto quì perchè mi sembra luogo adatto.
Ieri sera, per caso, mi sintonizzo su RAI 3. Subito il volto di Concita De Gregorio ex direttora de l’Unità, un tempo fondata e diretta da Gramsci. Senza sapere di cosa si parla, sono da subito certo dove si andrà a parare. Pregiudizio? Giudicate Voi.
Si parla di lettura. Le donne, statisticamente, leggono molto di più degli uomini. Non è dato sapere cosa, naturalmente. Come se un romanzetto rosa del tipo Harmony, o la letteratura minimalista e sentimentalistica così di moda, apportasse davvero qualcosa di serio alla formazione culturale di chicchessia. Come se leggere un saggio, cosa che richiede un qualche sforzo in più, mi sia concesso, fosse la stessa cosa dei romanzetti di cui sopra. Ma andiamo avanti, La Concita interroga un ospite in studio, Suppongo un qualche professore o simile ma non so con precisione perchè dopo qualche frase ne ho abbastanza e spengo la TV. Cosa dice l’esimio femminista? Le donne leggono di più perchè sono più intelligenti, più sensibili, più portate alle relazioni umane di cui tratta la letteratura e via leccando. Dopo questa sviolinata di genere, c’è un attimo di ragionevolezza. Fra le cause per le quali gli uomini leggono meno, udite udite, ci potrebbe essere anche il fatto che sono più impegnati a lavorare delle donne. A lavorare o anche, per i più giovani, a cercare lavoro. Se lo dice il professore……… , forse questa è una ragione a favore degli uomini, sembrerebbe di capire applicando il semplice buon senso.
Ma l’attimo fuggente si dissolve immediatamente, come è nella natura degli attimi, appunto. Perchè subito arriva la stoccata. Se gli uomini sono più impegnati sul lavoro delle donne, questo è un problema,nel senso che le donne sono svantaggiate, dichiara subito il professorone o supposto tale. Dunque:
Le donne leggono di più perchè sono più intelligenti etc. etc,. degli uomini, che però lavorano di più delle donne che per questo sono svantaggiate. E’ il solito ritornello che non da scampo. Meno intelligenti e avvantaggiati.
Ci sono due, e solo due conclusioni logiche possibili:
1) Gli uomini, meno intelligenti ma più avvantaggiati sul lavoro, mantengono i loro privilegi grazie alla forza bruta e al potere. Non si sa quale e come, ma cosa volete che sia? Basta dirlo o farlo capire fra le righe.
2) E’ il rovescio, quasi, della conclusione precedente. Le donne sono più intelligenti non perchè leggono di più (questa sarebbe solo una conseguenza), ma perchè lavorano di meno, tanto qualcuno che sgobba per loro lo trovano, e così hanno il tempo per leggere i deliziosi romanzi harmony.
Che sia proprio questa la soluzione dell’arcano?

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Rino DV 1:13 pm - 24th maggio:

L’intera GNF è costruita così.
Le contraddizioni più stupefacenti, le affermazioni più smaccatamente autonegatrici si alternano nel giro di millisecondi.
I locutori non se ne avvedono, gli ascoltatori/lettori nemmeno. Un miliardo uomini non ci fa caso, come se la morte della logica elementare li avesse trasformati in pazzi.
.
Si può serenamente giurare, oggi, che 1 è più grande di 1.000
.
E non si va in manicomio.
Si va in TV.
.
RDV

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Ethans 10:19 pm - 24th maggio:

Grande Rino…

http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif

E grande Armando… cmq quello descritto nell’articolo lo sperimento sulla mia pelle giorno dopo giorno sul luogo di lavoro…

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Ethans 10:23 pm - 24th maggio:

Aggiungo: un articolo che potrei aver benissimo scritto io…

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Pappagallus sibiricus 1:20 pm - 25th maggio:

Ah, amici, detto per inciso http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_whistle3.gif…notizia dell`ultim`ora…il mio amico Little Owl mi fa sapere che, riguardo a quell`altro suo amico… in realta` quella emerita bestia d`una femminista di cui si narra nell`articolo, oltre che ad essere infinitamente meno qualificata di lui ed a fare un lavoro che e`la meta`, e solo di giorno, guadagna PIU`di lui, non uguale…dato certo; quale orrore! Quale orrore! Liberate quella povera donna da una simile bieka oppressione, vi prego! Bombardate il piccolo paese con le bombe al fosforo! Tzipi Livni, Mongoleeza Rice, Hillary Clinton! Marigna Terragni! Concettuzza de Gregorio! Muovetevi! Mettetevi l`elmetto e andate a liberare l`oppressa! Del resto si sa che sono millenni che a crepare in guerra ci andate voi, no? Ah, ragazzi, cari miei amici biechi e perversi maschilisti sciovinisti revisionisti che siete: fate gitare questo articolo, cosi` continuiamo a opprimere le poverelle. Come facciamo da due fantastiliardi di anni, del resto.

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Roman Csendes 3:29 pm - 30th maggio:

Chissà perchè, ultimamente, non si parla più tanto del femminicidio in Italia? Ma sì, sappiamo il perchè, o almeno lo intuiamo. Nel corso degli ultimi dodici mesi le gentildonne, le “superiori per fenotipo”, hanno soppresso, come maldocumentato (e a malincuore) dai giornali, un bel pò di loro pargoli. Ora, se non provano (queste sciagurate sessiste; anafettive e vigliacche) assolutamente nulla per “la carne della propria carne”, figuriamoci cosa possono sentire (le inadeguate) per un maschio in salute, che intenderebbe instaurare una relazione, adulta, con loro. Primo: meglio che il fuco “non” sia in salute! Precondizione ideale per un futuro azzerbinamento dell’inferiore. Secondo: vediamo di attribuire agli ausiliari maschi (espressione razzista, che indicava gli “ultimi che sarebbero stati eliminati”, nel celebre, e quasi rosenberghiano, “SCUM Manifesto”, di V. Solanas) qualche senso di colpa, per detti infanticidi, in cui non hanno (per quanti sforzi paranoici si faccia) nessun gioco. “Non sono assassine, hanno bisogno di aiuto”. La vittimizzazione si propone di giustificare un’altra pagina di sangue, in favore di un’altra amnistia morale e civile. Con le donne, sempre e comunque, da scagionare. Vero delirio deresponsabilizzante per le criminali, per il candido femminino macchiato di sangue. Vediamo di colpevolizzare un bel pò la categoria “maschiio” nel suo insieme, anche quando le principesse – dai maschi separate per scelta femminile LORO – compiono azioni criminali “in proprio”. Più di questo, qualche penna negazionista ci ha anche provato a fare del giustificazionismo per il crimen contro l’infante; scrivendo (citazione corretta), che, alla fine “Medea è ascesa al cielo”. Elegante, vero? Una scrittrice italiana (donna superiore, eh) che, con arroganza e disgustoso senso di condivisione per categoria, fa l’apologia per un reato così terrificante! Meglio non tirar fuori troppi Barbalù allora, se poi, quasi ogni due settimane, l’orchessa di turno occupa la vetrina lugubre del fascismo rosa, con la sua macabra, sordida, esibizione. Per il momento “applichiamo la sordina” – hanno probabilmente pensato le “portatrici insane” dell’ideologia – oramai quasi infatidite dal susseguioso coro (per voci bianche) di maschietti pentiti al seguito.

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romano 4:35 pm - 30th maggio:

Roman Csendes,
sono reperibili statistiche sull’infanticidio? non riesco a trovare niente in merito.

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cesare 6:44 pm - 30th maggio:

Ecco un altro motivo per questo improvviso stop alla campagna contro la “violenza che è maschile”: con Renzi sono passate all’incasso e hanno fatto il pieno di capoliste e ministeri. Adesso stanno a guardare se non ci scappa anche la Presidenza della Repubblica. Altrimenti tornano a scatenarsi.
Ogni campagna pubblicitaria che si rispetti è fatta appunto a “campagne” ovvero periodi intensissimi cui seguono le interruzioni necessarie sia perché il messaggio non susciti assuefazione e mantenga capacità di suscitare interesse ed emozioni sia perché si deve procedere a verificare gli incrementi delle vendite, ovvero i risultati.
Fra un po’ state certi che la campagna riparte e se prestiamo un pò di attenzione individueremo con facilità il privilegio di legge, la legge speciale o i vantaggi politici cui è finalizzata. E’ sempre successo così dalla seconda metà del secolo scorso.

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Roman Csendes 3:43 pm - 4th giugno:

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romano 4:02 pm - 4th giugno:

Roman Csendes,

grazie

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Roman Csendes 6:17 pm - 4th giugno:

Avete visto, amici e resistenti culturali, l’acrobazia genderista “Maleficent”? Dovreste. Apoteosi della misandria e dell’ambiguità saffica ed incestuosa. I baci etero, “che scaldano” l’altra metà, risvegliando al mondo “che vive” pulzelle criogenizzate (attorno ai 0 Kelvin) in cerca del bel cavaliere [oggi sfigato] di turno, sono relegati al passato. L’effusione uomo-donna fa cilecca, se c’è di mezzo l’amore. Non sveglia, è un applauso senza mani. Perciò, quando dette donzelle, anti-sessuali, si innamorano (ma si potrebbe dire, sviluppano una “monomania di controllo”), e stranamente, di un uomo, lo fanno per “loro scelta”. Contro il matrimonio e, in fondo, disinteressandosi del maschio in se stesso. Quindi, esaltando il primato dell’auto-referenzialità emotiva e dell’instabilità relazionale: alcolisti e ladri vanno preferiti allo spettro deformante (orribile, nella sua mediocre prevedibilità) del legame profondo e duraturo. L’amore con un assassino non è una gabbia, ma un gioco macabro a vincita obbligatoria. Così pare. Però, se si vuol precisare, l’unico amore che “risveglia e scalda”, è quello tra affini genitali: tra ragazze. Il principe azzurro non è più salvifico, ma un sonnacchioso impiccione verdognolo, tutto da spernacchiare. E poichè potrebbe impedire l’incontro della donna con un’eguale a sè, non può che venir rimpiazzato dalla “principessa arcobaleno” (mamma; zia; sorella; e roba così). Abbasso il sesso! Il sesso è differenza, quindi non va bene. L’onanismo fra tribadi lo sostituisce egregiamente, sembra; anche quando è solo sognato. Il vero legame, quallo che non si rompe, è quello madre-figlia, e troneggia su tutto. Ovvero: dall’Edipo si passa all’anti-Edipo, cioè all’anti-Elettra. Una regressione narcisa e fondamentalista in piena regola. Qui, la pedagogia esalta l’esclusione. Illustrata con la gioia di chi vive l’impeto di una nuova, tenebrosa, crociata. Che, nell’arte industriale, è anzitutto composta da codici sessisti e bizzarri stereotipi. Insomma: “Cronache marziane!”. Un avvertimento: piace più ai “maschi pentiti” che alle ragazze a-sessuate. E’ il segno dei tempi. Se fossi in Putin farei quello che sta facendo: non farei niente! 20 anni ancora e l’affettività etero – qui da noi – sarà relegata nei manuali di storia dei rituali costrittivi; delle sciagure accadute a coppie pre-industriali o preistoriche. Degli accidenti. L’equivalente occidentale dell’infibulazione; insomma, un’ancronistica, ed ingiusta tortura. L’Occidente finirà “svaporato”. Per dirla alla Cioran: “edificante crepuscolo di un’istituzione”. In questo caso, di un intero, disumanizzante, sistema di vita. Non tutte le castrazioni vengono per nuocere. Soprattutto quando le illustra il marchio Disney, per un target sempre più genderista, di tutte le età. A proposito, esiste ancora l’età?

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armando 7:16 pm - 4th giugno:

Bravissimo Roman. L’unica cosa che non condivido è l’ottimismo dei venti anni. Temo che ce ne vogliano molti di più e che noi, io no di certo, non vedremo l’alba, ma saremo costretti a crepare durante il regno dell’apostasia.
armando

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Roman Csendes 1:00 pm - 5th giugno:

Armando, forse non vedremo l’alba. Hai ragione. Forse la mostruosità misandrica durerà 200 anni; cifra tonda. Ma ci divertiremo non poco a vedere l’odio della donna verso la donna, e verso se stessa. Ti assicuro che ci satà da ridere. Reclusi nel loggione, vedremo, in santa pace, tutte le bassezze a cui ricorreranno queste sessiste neo-naziste, pur di imporsi: sulle figlie-giocattolo e sulle amanti-ragazze. E’ il loro inferno e non sarà il nostro. Se non lo vogliamo noi. Moriremo dopo aver patito, e non poco, è certo. Ma, almeno, non le salveremo più da loro stesse. Lasciamo questo insignificante compito storico ai loro toys (siano in plastica; molpen; o epidermici) e a “nuove famiglie” di stupefatti e stupefacenti. Spero solo che, nelle future guerre, ci vadano loro. Non hanno sempere detto che sono migliori noi in tutto. Bè, lo saranno certamente, anche come stragiste. Come la soldatessa statunitense Lynndie England (qinsegna. Quella è la donna del futuro.

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Roman Csendes 4:58 pm - 9th giugno:

Non abbiamo nessun motivo per salvarle da loro stesse. E non è infatti questo quello che, noi maschi, abbiamo fatto per migliaia di anni? A costo delle nostre vite e della nostra stessa reputazione, identità culturale e dignità? Salvare (fare da scudo a) l’etereo femminino, proteggerlo dalla sua incapacità di capire l’”esterno”; il diverso; capire cioè il sociale, perchè troppo astratto per le mentalità femminili occidentali e, in definitiva, inutilizzabile – da loro, per i loro scopi? Capire ciò che proviene da donne e uomini di altre culture, che le donne appartenenti al nostro mondo si rifiutavano, e si rifiutano ostinatamente di accettare? Questo ruolo protettivo, di mediazione, correttivo e, insieme, di compartecipazione, non ci pertiene più. Intanto, bè, almeno loro hanno smesso di mentire. E, spero, anche noi. Medea è veramente ascesa al cielo. Portandosi virtualmente dietro tutte le intellettuali, misandriche e neo-fasciste, di questo discriminatorio Paese. Ennesima, depredata sponda, con vessillo USA.

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Roman Csendes 5:18 pm - 13th giugno:

C’è una strana alleanza tra cattolici e russo-putiniani in questo momento. In realtà, la questione è più vasta, e si giustifica nella gravità dei rapporti attuali, poichè la difesa della famiglia riguarda anche la non discriminazione del maschile. Non tutte le donne amano umiliare i loro maschi, evidentemente. Così come non tutte le donne laiche devono parrteggiare per movimenti estremisti, come quello ginarchico, per dimostrare di avere le carte in regola. In una situazione “mossa” come quella attuale il ruolo di Putin sta giganteggiando. Contro la misandria del fascismo rosa non c’è dubbio che la Russia diventerà, in futuro, un punto di riferimento straordinario. E il tutto, grazie alle donne, evidentemente. Con buona pace delle donne castranti, filo-americane.
Qui è indirettamente citata la Itar-Tass, comunicazione che, per altro, non ho letto: http://www.notizieprovita.it/senza-categoria/putin-uniamo-tutti-le-forze-per-la-famiglia/

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cesare 6:45 pm - 13th giugno:

A difesa del diritto alla identità e differenza sessuale, la paternità, la famiglia costituita da padre e madre, il diritto del minore ad avere un papà e una mamma e a conoscere le sue radici, il rifiuto di trattare la vita come un prodotto da costruire secondo le esigenze del mercato, si sta realizzando l’alleanza tra Chiesa Cattolica e Chiesa Russo Ortodossa. Uno dei più preparati e impegnati anche sulla QM ha recentemente tenuto una relazione nell’ambito di un seminario ad altissimo livello. Ben venga dunque questa alleanza!
E se gli USA, le elites che li governano, stanno adottando costumi da tardo Impero romano e in aggiunta esportano come fosse luce e salvezza del mondo una barbara regressione e una sovversione antropologica nonché una folle guerra al maschio e la consegna della vita al mercato come merce, scandalizzando i poveri del mondo e corrompendone il cuore, e se il popolo russo si propone con piena consapevolezza come baluardo e unica forza sul pianeta che si oppone a questa nuova e ancor più disumana forma di nazismo, viva il popolo russo! La sua cultura, la sua letteratura, la sua arte, la sua tradizione spirituale, la straordinaria esperienza politica della prima rivoluzione socialista, l’eroica resistenza vittoriosa sul nazifascismo, non ha nulla da invidiare alle nostre più nobili tradizioni.
E se oggi il popolo russo esprime questo suo sentire tramite un consenso amplissimo a Putin e Putin interpreta questo suo sentire, per il Cielo viva Putin!
E come un mantra torno a ripetere alle elites europee e americane che cedono di nuovo al delirio di arrivare con le armate in piazza Rossa a sfasciare il cuore del popolo russo, per sfasciare del tutto il cuore dei propri popoli, ricordatevi della fine di Napoleone e delle armate naziste: farete a stessa fine.

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armando 7:38 pm - 13th giugno:

per me non è strana, perchè riguarda ciò che per la chiesa è fondamentale. Se lo è anche per Putin e gli ortodossi, in contrapposizione col laicismo occidentale, allora mi sembra che l’alleanza sia nelle cose. Certo che la questione riguarda la non discriminazione del maschile, che invece è piena in Occidente. Non capisco però una cosa. Perchè grazie alle donne? Mi è sfuggito qualcosa, forse?
armando

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Roman Csendes 1:58 pm - 14th giugno:

Caro Armando, mi riferivo, tra le altre cose, allo “strano caso” accaduto ai mondiali di atletica, “Moscow 2013″, vinti dalla Federazione Russa sugli Usa. In quella occasione i giornalisti occidentali (con alla testa il solito duo, Usa-UK; con Italia compiacente) fecero l’impossibile per screditare la compionessa di salto con l’asta, la stupenda Elena Isinbaeva, per certe sue affermazioni, antropologicamente del tutto condivisibili, ma contrarie (secondo la stampa neo-coloniale, orientata sui dogmi della “dottrina arcobaleno”) ai diritti globali dei gay. La frase, sconcertante nella sua banale evidenza e limpida semplicità, era la seguente: “a noi in Russia piace vedere ragazzi e ragazze camminare mano nella mano e scambiarsi tenerezze per la strada”. Per riscontrare una linea discriminatoria in un’affermazione così generica e banalmente graziosa, bisogna essere tre generi di cose: o infiltrati dei servizi di propaganda; o fanatici impotenti, onanisti e totalitari; o tutte e due le cose. Ebbene, non l’avesse mai detto! La Isinbaeva è omofoba! Lei non ritrattò, disse solo di esser stata fraintesa, dopodichè, con fermezza, qualche giorno dopo la prima conferenza stampa, tagliò corto: “questo è il nostro paese, rispettate le nostre usanze!”. A questo clima ideologico siamo dunque arrivati: fino a dire male di un’atleta che, nel suo paese (fortuna che fosse a casa propria!), dice che vuole sposarsi e che, in Russia, agli uomini piacciono le donne e viceversa! La polemica non terminò nei giorni successivi, trascinandosi strumentalmente (in italia è stata sposata in pieno dall’azienda PD-USA) sino alle Olimpiadi di Sochi 2014. Ora, questo esempio cosa dimostra? Che le donne russe non hanno nessun interesse a vivere in una società di maschi da castrare. La “fucologia” non è materia di studio, da quelle parti. Non mancano i problemi fra uomo e donna nell’ex-Urss, è ovvio. Tuttavia, una cosa appare chiara: non esiste una pedagogia bisessuale, di Stato nell’ex-Urss; com’è attualmente vigente in Usa e Uk. Inoltre, per quanto gli uomini siano criticati e le famiglie piuttosto instabili, è la donna stessa a richiedere all’uomo di essere virile, di prendersi le sue responsabilità. Inoltre, e lo si può vedere qui a Ljubljana, all’estero le donne russe, a differenza di quelle italiane, non amano parlare male dei loro uomini. E’ una forma di rispetto per loro e di identià nazionale. Questa è la cultura dominante in Russia. Da noi c’è la cultura nazista e misandrica della castrazione “di funzione”, sin da bambini (vedi madri che inibiscono i figli maschi e non le figlie), da loro vige la cultura della dialettica (anche dura, poichè le donne russe, lo posso assicurare, hanno molto più carattere delle nostre frigide paracule) fra i sessi. Non è la stessa cosa!

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Fabrizio Marchi 5:17 pm - 14th giugno:

Roman Csendes,

“Tuttavia, una cosa appare chiara: non esiste una pedagogia bisessuale, di Stato nell’ex-Urss” (Roman Csendes)
Se è per questo, caro Roman, non esisteva neanche nell’URSS…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yahoo.gif

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Fabrizio Marchi 5:32 pm - 14th giugno:

Però, ora, a parte le battute, quello che deve essere chiaro, onde evitare che i soliti noti “fraintendano” è che qui nessuno ha nulla contro l’omosessualità, la bisessualità o qualsiasi altro genere di tendenza sessuale che hanno tutto il diritto di esprimersi liberamente né più e né meno dell’eterosessualità.
Il problema non è certo rappresentato dalle tendenze sessuali di ciascuno ma da quelle ideologie che pretenderebbero di condizionare e manipolare la psiche e la sessualità di tutti e di tutte e di decidere quale sia la sessualità “buona” e quella “cattiva”.
Per secoli l’omosessualità è stata perseguitata perché considerata una devianza o una perversione; oggi sta di fatto accadendo la stessa cosa nei confronti dell’eterosessualità (maschile).
A volte sembra proprio che la storia debba ripetersi in una sorta di circolo vizioso senza fine (l’eterno ritorno dell’identico, direbbe qualcuno…)…

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armando 5:58 pm - 14th giugno:

Roman Csendes,

Ora ho capito. Sono assolutamente d’accordo con te, su tutta la linea. E il perchè mi pare evidente. In Russia, forse grazie anche alla glaciazione di 70 anni di comunismo che ha si ibernato ma non distrutto quelle che con termine inesatto chiamerò per brevità tradizioni (con la minuscola), queste sono “magicamante” ricomparse subito dopo lo sfaldamento del regime. Dal sentimento religioso di quei popoli, al pensiero della differenza sessuale come dato naturale. Da questo punti di vista il comunismo ha avuto, in mezzo a tanti torti, un merito. Ha evitato a quei popoli la colonizzazione culturale made in Usa che ci siamo beccati quà, con la complicità di tutti, dobbiamo dirlo. Da una dx che sapeva solo cianciare di “legge e ordine” e che per questo ha ingoiato molto volentieri tutto ciò che proveniva da oltre oceano, a una sinistra che ha introiettato e fatto suoi i canoni culturali e ultraindividualistici del capitale, passando per la Chiesa cattolica che, nonostante gli sforzi di qualche pontefice, ha finito anch’essa per correre dietro la “supposta” modernità con le sottane dei preti bene alzate per essere più veloce, e di cui Renzi sta diventando il miglior traduttore laico, mentre questo papa ne è (spero di sbagliarni) il traghettatore teologico.
PS. D’accordissimo con Fabrizio. Tutto ciò non significa condanna o disprezzo per gli omosessuali, che devono poter essere liberi di esprimere come credono la loro sessualità e le loro idee, senza però impedire che anche altri lo facciano. E il solo essere costretti a ribadire ogni volta come un mantra questi semplici concetti, è già indice di una condizione di totalitarismo culturale, per cui chi dissente dal mainstream è immediatamente tacciato dei peggiori crimini contro l’umanità.

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cesare 10:41 pm - 14th giugno:

I nostri alpini dell’ARMIR, giovani maschi a leva locale per cui i battaglioni era fatto di compaesani, come per esempio il battaglione Vestone dal paese omonimo, proprio perché l’uno era moroso della sorella dell’altro, o erano cugini, o figli della fornaia, ecc., in guerra guardavano al nemico con gli occhi di chi lo inserisce comunque in una rete di relazioni umane: di fronte avevano uomini che pur nemici avevano sorelle, madri, come loro.
E guardavano le donne del nemico con gli occhi con cui guardavano le donne del proprio paese: le loro sorelle, morose, amiche, madri.
Erano uomini in guerra certo ed erano combattenti straordinari, ma che si portavano dietro la ricca umanità della comunità di paese. l’ esatto contrario della “macchina per uccidere” di tanta tradizione militare ed esaltata dalla propaganda cinematografica attuale.
Nel libro:” Centomila gavette di ghiaccio”, di cui ebbi l’onore di conoscere personalmente l’autore, libro che narra la ritirata dalla Russia delle nostre truppe alpine dell’ARMIR, è raccontata la straordinaria capacità di mantenersi umani dei nostri ragazzi in un contesto di prove, rischi e tentazioni terribili. Perché dico questo? Perché nel libro citato e nei racconti di chi partecipò a quella epopea, emerge che le donne russe furono capaci di cogliere l’umanità dei nostri alpini nonostante fossero invasori che portavano rovina e distruzione e incredibilmente la ricambiarono: proprio nel furore degli scontri, le donne russe accolsero, in quello che restava della loro casa, gli assetati, i feriti, i congelati, gli stravolti Italiani o Russi che fossero. Non fecero distinzioni tra alpini e loro confratelli. Ci fu un po’ di pane, un po’ di latte, un po’ di tepore, anche per il nemico.
Questo riconoscimento reciproco di umanità tra uomini e donne nei momenti più tragici come quelli di guerra, è una preziosa testimonianza della grandezza del cuore umano, della sua capacità di restare fedele alle leggi eterne del Bene, e in particolare della grandezza del cuore e dell’anima della donna russa.
Di questa accoglienza femminile c’è ancora preziosa memoria nei paesi che diedero i propri ragazzi alla folle impresa nazifascista di invadere la Russia.
Lo stupore delle donne russe per questi soldati che, nonostante tutto, restavano fedeli alla propria umanità, le donne russe lo riassunsero in una canzone o poesia (non ricordo bene) in cui era espressa una dolcissima domanda che se ben ricordo, all’incirca, ha questo significato e recita cosi:
“quanto azzurro e bello deve essere il cielo del vostro paese rispecchiato nei vostri occhi”.

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Tiziano 7:18 am - 15th giugno:

Sì, Cesare, ma secondo me tendi ad idealizzare un po’ troppo le donne russe, che al pari di tutte le altre donne del mondo sono donne, appunto…
La cosiddetta “accoglienza femminile” altro non è che una conseguenza di eventi tragici, che in momenti migliori – cioè in assenza di guerre e in presenza di benessere materiale – scompare in un battibaleno.

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Mauro Recher 9:01 am - 15th giugno:

Fabrizio Marchi:
Però, ora, a parte le battute, quello che deve essere chiaro, onde evitare che i soliti noti “fraintendano” è che qui nessuno ha nulla contro l’omosessualità, la bisessualità o qualsiasi altro genere di tendenza sessuale che hanno tutto il diritto di esprimersi liberamente né più e né meno dell’eterosessualità.
Il problema non è certo rappresentato dalle tendenze sessuali di ciascuno ma da quelle ideologie che pretenderebbero di condizionare e manipolare la psiche e la sessualità di tutti e di tutte e di decidere quale sia la sessualità “buona” e quella “cattiva”.
Per secoli l’omosessualità è stata perseguitata perché considerata una devianza o una perversione; oggi sta di fatto accadendo la stessa cosa nei confronti dell’eterosessualità (maschile).
A volte sembra proprio che la storia debba ripetersi in una sorta di circolo vizioso senza fine (l’eterno ritorno dell’identico, direbbe qualcuno…)…

Totalmente d’accordo io ,se fossi gay , a dire il vero più di preoccuparmi di potermi sposare “ufficialmente” ,mi preoccuperei di altre cose ,come non essere discriminati nel lavoro ,ma se proprio ,per loro (come hai detto anche te Fabrizio) è cosi importanti ,non vedo il perchè non lo possano fare ,di certo non tolgono a me etero dei diritti e/o di potermi sposare …
Discorso diverso invece è dire che gay è bello ed etero è brutto capovolgendo completamente l’omofobia in eterofobia …
Ma ,se ci pensiamo è lo stesso discorso della QM , chi si imbatte per la prima volta pensa che siamo dei maschilisti che ruttano sul divano ,voglio solo dire che ,se lavo i pavimenti o faccio il bucato ,di certo non mi cade il pisello ,però essere etichettato come potenziale stupratore “per via del pisello” mi fa girare le scatole

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armando 2:14 pm - 15th giugno:

Tiziano,

Può darsi, ma d’altra parte è in occasione delle tragedie che tutti, uomini o donne, danno il meglio e il peggio di sè.
armando

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Tiziano 6:44 pm - 15th giugno:

armando:
Tiziano,

Può darsi, ma d’altra parte è in occasione delle tragedie che tutti, uomini o donne, danno il meglio e il peggio di sè.
armando

>
Certo, ma è proprio per questo che bisognerebbe togliersi il velo di maya e smetterla di credere che le donne siano “naturalmente accoglienti” verso gli uomini in generale. Queste sono illusioni che poi generano numerosi disastri. Non è un’offesa a Cesare o a te, ma una semplice constatazione. Gli uomini sono soliti attribuire alle donne qualità superiori a quelle che le suddette realmente possiedono.

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Roman Csendes 2:34 pm - 16th giugno:

L’esempio era contestualizzato: l’atleta in questione non era, e non è, omofoba. Nè lo sono state le sue dichiarazioni. Da questo si parte, ovviamente. Altrimenti l’intervento non lo avrei scritto, poichè sono un laico e non mi interessano “le crociate”; me ne ritraggo, come combatto le discriminazioni, al pari di voi. Mi interessano, semmai, le analisi dei problemi della QM. La questione ben più rilevante che, cari amici, ho voluto sottoporvi è che ogni affermazione (scontata e) celebrante il piacere che uomo e donna possono darsi è frequentemente oggetto di assurdi (per non dire sospetti) fraintendimenti e negative generalizzazioni culturali (io preferisco l’espressione “manipolazioni ideologiche”). Mi pare lapalissiana la ragione per cui la saltatrice, nel rispondere, non avesse avuto l’intenzione di offendere o screditare gruppi o formazioni politiche. Perchè la domanda a cui aveva risposto era semplicemente una domanda personale e, pareva, banale. Come ogni gossip che si rispetti, sulla pubblicizzazione dell’intimità. Esclusa la politica, dunque. Onde, utilizzare, come è stato fatto, l’insinuante paradigma del “terzo escluso” non è pertinente, almeno in questo caso. Comunque, ambendo al primo premio in pedanteria, la frase aveva (più o meno) questo significato implicito: “ci piace che tutti si prendano per mano e si scambino tenerezze, di qualsiasi tendenza sessuale siano”. Ma, capirete, amici resistenti, che un’atleta che si esprimesse in questo verboso e “confessionale” modo ad ogni conferenza stampa (in cui, per altro, gli si sta chiedendo cosa vuole fare del suo futuro) dovrebbe far precedere alla risposta vera e propria, tutte le volte, un autentico cappello retorico-introduttivo. Il che equivarrebbe, tutto sommato, a giustificarsi, prima ancora di parlare. Non è detto che l’atleta abbia voglia farlo; forse per Elena questo approccio non le era congeniale. Almeno, chiaccherando di sport e vita privata. Soprattutto in un paese che non ti richiede “di principio” (mettendoti costantemente sotto pressione) le molte “doverose” specificazioni che ben conosciamo. Anche se, tutti noi, ovviamente, siamo contro le discriminazioni. Ma non occorre ricordarlo e ripeterlo come un mantra. Invece, d’altro canto, dire “uomo e donna, insieme” infastidisce qualche soggetto politico, ma non certamente nella terra di Puškin. Poi, è ovvio, c’è ben altro. La ragione di tanta malizia e livore non è separabile dai roventi scenari eurasisti che, almeno dall’accensione del reattore in Iran (2010; ma anche prima dell’amministrazione Obama) hanno logorato i rapporti tra la fronda fondamentalista Batman-Robin (Usa-UK) e l’azienda dell’energia di stato russa (conseguentemente, lo stato Russo; quindi Putin) che ha fabbricato materialmente la centrale. C’è una complessa crisi di fiducia reciproca nei rapporti economico-strategici in atto tra distinti e contrapposti gruppi di potere. Ammantata, in Occidente, da un’incessante critica ideologica alla Russia che, “in toto” sarebbe omofoba. La Russia (come governo), ovviamente, non è esente da responsabilità, ma non è questa la sede per tali approfondimenti. Per altro, il discredito tramite ideologia mi sembra una pratica normale nella storia dei confronti tra elites, no? Io la chiamo “strumentalizzazione e disinformazione”. Sia chiaro, non sono chiamati in causa i gay direttamente e non si sottovaluta la portata della loro ingiusta persecuzione (almeno, non nelle parole pronunciate dall’atleta, nel seguire, letteralmente, il Dizionario Treccani). Questi piccoli-grandi bisticci trovano la ragion d’essere commerciale, semmai, dall’improvvisa riesumazione della “guerra fredda”. Questa volta depurata da “ideologie messianiche”, che non siano quelle dei gruppi di pressione, mentre, sul piano distruttivo, si presenta come un problema a “basso cabotaggio”: di dimensioni, al momento, più ridotte rispetto allla prima, lunga GF. L’intolleranza reciproca si traduce (tramite un mix tra media ed Intelligence) in una profonda frattura tra interessi geopolitici in rotta di collisione. I media partecipano, da par loro, con la banale dicotomia semantica che li identifica, a questo conflitto strategico. Quanto al discorso sulla bisessualità, intendo chiarire che è una semplice constatazione, non una valutazione soggettiva. In Usa e Uk si propongono ideali massificati di un certo tipo; quale tipo? Mah, “post-moderno”, direi, comprendenti, tra l’altro, anche il mitologema dell’umiliazione del maschio. Altri userebbero il termine “genderismo”, altri ancora definizioni ben più fantasiose e colorite. In Russia, queste pedagogie, oramai proiettate su scala globale, non sono riconosciute come lo sono da noi. Nè in senso assoluto, da “imperativo categorico”, per mandato divino, sembrerebbe, nè sul piano scientifico, dell’indagine e dell’esplorazione empirico-statistica. Qui, ci si riferisce alla nota dogmatica, da folklore mediatico-paranoico (che noi Uomini Beta ben conosciamo) attestante (nelle società più avanzate) l’annullamento delle differenze tra i sessi. Con-fusione che sarebbe in corso d’opera. In Russia questo pseudo-argomento è considerato puerile ed illogico, e perciò ridicolizzato. Tutto qui. Non dico che sia giusto, dico solo che se una sportiva viene diffamata perchè dice “vorrei un figlio” – poichè le dichiarazioni di Elena riguardavano le sue aspirazioni affettive – bè, siamo alla frutta. E siamo al punto di constatare, per le ragioni suddette, i considerevoli danni di immagine, ed economici, che ella ha subito e sta subendo. Per concludere, sono il primo a dire che nessuna donna di qualsivoglia gruppo etnico sia da idealizzare. Nè il gruppo etnico in se stesso, ci mancherebbe. Certamente, non le donne del paese che ho nominato, che sono, com’è noto, normative e per nulla remissive con i loro partner. Ma, aggiungo che, in generale, si giustifica l’affermazione secondo cui alle donne russe non piace parlare male dei propri uomini. Ciò non accade anche nel caso in cui li abbiano precedentemente “massacrati”, lasciandoli a casa in dolce compagnia della Vodka consolatrice. Mentre loro sono – al momento di queste ipotetiche affermazioni – all’estero. Questa è la loro abitudine, quindi la loro consuetudine: “non parlare male, gratuitamente, dei ‘propri’, di fronte ad estranei”. Aggiungo una candida domanda; “e perchè mai una donna, di fronte a degli stranieri dovrebbe parlare male dell’altro genere, anche se appartenente al medesimo gruppo etnico della petulante?”. Per “captatio benevolentiae”? Vabbè, ma a che pro? Quello che fanno le donne del nostro paese, in questo miserabile settore, da “bullismo di genere”, è infatti del tutto unico nel panorama internazionale dei rapporti tra i sessi. Oops, scusate, tra i generi. Come studiosi della QM, quali siamo, solo noi comprendiamo a fondo, con rammarico, quanto male facciano queste assurde, etnicamente autolesionistiche, prese di posizione contro di noi.
Mi scuso per la lunghezza dell’intervento.
Non lo farò più.
Roman.
Viva “Uomini Beta”.

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cesare 3:43 pm - 16th giugno:

Tratto dall’articolo: “Ogni bambino è un dono”, dalla rivista: “PROVITA”, n. 20, Giugno 2014.

“Durante il VII Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families: WCF) che si è tenuto a Sydney nel maggio 2013, il Direttore Esecutivo Larry Jacobs ha detto:”Siamo convinti che la Russia abbia acquisito un ruolo molto significativo in difesa della faiglia e dei valori morali a livelo mondiale”.
E’ stato deciso che dal 10 al 12 settembre di quest’anno, l’VIII Congresso del WCF si terrà a Mosca. Il titolo sarà: “Ogni bambino è un dono: le famiglie numerose sono il futuro dell’Umanità”.
Sempre sulla medesima rivista articoli e interviste molto interessanti sulla rinascita spirituale dei popoli dell’Europa centrale ed orientale, soprattutto rispetto ai valori della famiglia e della vita: “La luce che viene dall’EST”.
Consiglio di leggere le riviste: “ProVita” e “Si alla Vta”: bisogna avere il coraggio di guardare alla pubblicistica di controinformazione al laicismo totalitario imperante, senza pregiudizi, qualunque sia la voce. Il compito che ci siamo prefissi lo impone.

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Animus 12:27 pm - 17th giugno:

cesare,

Cesare, in tutta sincerità, per te l’aborto sembra rappresentare una sorta di disturbo “ossessivo compulsivo” (dal momento che lo nomini un post sì, e l’altro quasi), mentre, a mio parere, una vera grande liberazione per gli uomini, sarebbe quella di riuscirsene a distaccare.

A questo proposito ricordo la storiella dei due monaci buddhisti, dove non è quello che aiuta la ragazza ad attraversare il fiume, non subendone il fascino e lasciandosela alle spalle dopo l’episodio, ma proprio quello che, seguendo un precetto, rifiuta di farlo è colui che la “porta sempre con sè”, anche dopo l’episodio non riesce a liberarsene, come un’inquietudine che lo perseguita continuamente..

Dico questo per evitare di essere completamente frainteso (ma non pretendo di essere completamente inteso) se dicessi soltanto che “l’aborto è una questione che non riguarda gli uomini”, se non, e al limite l’uomo coinvolto, il “padre” naturale.

Insomma, questo vs interesse per i gli aborti femminili (degli altri uomini), è per me soltanto un motivo di “grande sospetto”.

Potrei riconoscevi qualcosa di “reale” se diceste di essere contro l’aborto PERCHE’ “naturalmente precluso”, in questo ambito, dei minus habens (cioè maschi) , che su questa loro “deficienza naturale” hanno fondato tutta una morale paterna, il patriarcato, divenuta poi paternale e bla bla bla.

Non dovrebbe quindi mancare un sincero mea culpa, per aver riavvivato il sacrificio espiatorio del figlio, insieme al parto verginale, riportando in vita antichi archetipi e “misteri” di religioni matriarcali che l’ebraismo era riuscito a superare, e sul quale l’xmas, e il catt. in particolare, in cerca di smanie universali per colonizzare gli animi tutti, ha cavalcato costruendoci sopra la sua fortuna..

Ma così, ingorando quanto sopra, fondando una sorta di (pseudo)questione maschile, inventata apposta per formare utili idioti antiabortisti (e anti-femministi).
Come se le donne si inventassero che il coito interrotto è qualcosa che ha a che fare con “la questione femminile”…..

E’ vero, qui ci sarebbe il fatto “della vita”.
Ma questo, ripeto, non è qualcosa che riguarda gli uomini, gli uomini sono “separati dalla vita” a meno di evidenziare quanto voi, per vergogna(?) non osate evidenziare.

E tutto questo interesse per il “nascituro” (termine improprio) poi, è proprio vero che termina lì, finisce una volta strappato alla volontà omicida di Lei: ora il figlio dell’Altro (ma inutile dire che la società è una ruota), muoia pure, per cause “naturali”, per stendi, per la patria, magari proprio per fare un dispetto “ai nati di donna”.

E queste, sono tutte cose che tu, Cesare, sai benissimo, se non le accetti per certe, sicuramente le sospetti, ci hai pensato e riflettuto a lungo.
Perché tra le diverse critiche che posso muoverti (fondamentalmentequella di essere cattolico), quella della minima stupidità/incoscienza/ignoranza, nel tuo caso, non può trovare nessun fondamento.

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Roman Csendes 3:06 pm - 17th giugno:

Cari amici,

per cortesia, evitiamo polemiche tra noi. La controparte è un’altra, ed è molto, molto solida. Essa non si arrocca, di certo, dietro (o davanti) posizioni di principio. E’, semplicemente, parte del potere. Delle mura del “dominio” (per dirla alla francofortese). E ci fa male.
Viva “Uomini Beta”!

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cesare 4:59 pm - 17th giugno:

Animus so che su certi temi c’è quella che si può definire una pregiudiziale della volontà intorno alla quale è pertanto inutile addurre ragioni.
A maggior ragione l’unica ragione in questi casi sono i dati di realtà fra cui quello che sono finiti nel nulla perchè rifiutati dai maschi e dalle femmine di una delle più ricche società del mondo sei milioni di futuri cittadini (eccomi di nuovo in preda ad un impulso ossessivo compulsivo) di un popolo che si sta demograficamente estinguendo. E non si tratta solo dello specifico rifiuto della vita da aborto, ma di una cultura del rifiuto generalizzato della vita.
Domanda: è questa una prospettiva che non riguarda il genere, quello maschile, che è riuscito a portare avanti la vita umana in condizioni che nulla avevano a che fare con la sua possibiltà di sopravvivenza? E’ un dato passibile di interpretazioni? Per me no.
Ho una visione tragica della Storia come rischio assoluto implicato dall’agire libero dell’uomo, sia che si tratti di quella personale sia di quella collettiva.
Pertanto quando ogni ricerca demografica in Italia mi dice che in tempi storici brevissimi il popolo italiano scomparirà, sono propenso a crederci e mi sento interpellato proprio come uomo.
Poi, come correttamente si dice per “piantarla li”, come invita l’amico Csendes, chi vivrà vedrà.

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Roman Csendes 5:31 pm - 17th giugno:

Scusate, non riesco più a trovare il video della Botteri “Brusco risveglio”. Dove lo trovo su You Tube.

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Rita 7:53 pm - 17th giugno:

@Roman Csendes: questo qua? http://www.youtube.com/watch?v=3lycB38EIIs

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Roman Csendes 10:53 am - 18th giugno:

Sì, grazie mille Rita. Ciao.
Roman

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ARMANDO 11:18 am - 18th giugno:

Sulla pulsione di morte che pervade questo nostro modo di vivere, su cui insiste Cesare, si potrebbe aprire un campo di ricerca di estremo interesse. Sto leggendo Furio Jesi, uomo di sinistra morto ormai molti anni orsono, che evidenzia alcuni legami fra la gnosi e certi miti dell’illuminismo. Capisco di essere troppo sintetico, ma la materia è intrigante, sebbene ovviamente non evidente. prima o poi ci torno. per il resto concordo con Roman. Le discussioni teologico/filosofiche sono di estremo interesse, ma non è un forum o un blog la sede adatta per approfondirle.
armando

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Fabrizio Marchi 11:41 am - 18th giugno:

ARMANDO,

Qualsiasi blog ha un limite da questo punto di vista perché è ovvio che è difficilissimo sintetizzare in relativamente poche parole un concetto filosofico, però se la discussione avviene in termini civili e senza atteggiamenti gratuitamente polemici (cosa che purtroppo ogni tanto accade), è giusto che la si possa fare e che ciascuno esprime la propria opinione in libertà, come qui del resto abbiamo sempre fatto, senza che questo debba essere necessariamente interpretato come una divisione o una lacerazione interna.
Anche la tematica dell’aborto ci ha visto dibattere molto spesso e sappiamo che qui fra noi ci sono abortisti e antiabortisti e sia nell’un caso che nell’altro con diverse sfumature.
Dobbiamo saper distinguere tra la polemica che é solo distruttiva e il libero confronto anche di posizioni molto diverse che invece è l’esatto opposto. Sta alla maturità di ciascuno di noi sapersi regolare di conseguenza.

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Animus 11:01 am - 19th giugno:
Animus 11:06 am - 19th giugno:

In particolare:

«Colui che, avendo consumato i propri appetiti, si avvicina a una forma limite di distacco, non vuole più perpetuare se stesso; detesta sopravvivere in un altro, al quale d’altronde non avrebbe più niente da trasmettere; la “specie” lo sgomenta: è un mostro – e i mostri non generano più.

L’ ”amore” continua ad affascinarlo: un’aberrazione in mezzo ai suoi pensieri. Egli vi cerca un pretesto per ritornare alla condizione comune, ma il “figlio” gli sembra inconcepibile, come la famiglia, come l’eredità, come le leggi della natura.
Senza professione né discendenza, egli attua – ultima ipostasi – il proprio compimento.

Ma, per quanto lontano sia dalla fecondità, è superato da un mostro ben più audace: il santo, esempio insieme fascinoso e ripugnante, rispetto al quale ci si trova sempre a mezza strada e in una posizione falsa; la sua, per lo meno, è chiara: più nessun gioco è possibile, più nessun dilettantismo. Giunto sulle cime dorate dei propri disgusti, agli antipodi della Creazione, il santo ha fatto del proprio nulla un’aureola.

La natura non ha mai conosciuto una simile calamità: dal punto di vista della perpetuazione egli segna una fine assoluta, un epilogo radicale. Essere tristi, come Léon Bloy, perché non siamo santi, significa desiderare la sparizione del’umanità, in nome della fede!
Quanto sembra invece positivo il diavolo che, costringendoci alle nostre imperfezioni, opera – suo malgrado – per la nostra conservazione.

Sradicate i peccati: la vita appassirà bruscamente.
Più che per aver teso alla perfezione l’uomo si esaurirà per essersi dissipato: assomiglierà allora a un “santo vuoto”, e sarà altrettanto lontano dalla fecondità della natura di quanto lo è questo modello di compimento e di sterilità.

L’uomo procrea soltanto restando fedele al destino generale. Se si avvicina all’essenza del demonio o dell’angelo, diventa sterile o produce aborti. Per Raskol’nikov, per Ivan Karamazov o Stavrogin l’amore non è più che un pretesto per accelerare la loro perdita e questo stesso pretesto viene meno per Kirillov, il quale non si misura più con gli uomini, ma con Dio. Quanto all’Idiota o ad Alësa, il fatto che l’uno scimmiotti Gesù e l’altro gli angeli colloca immediatamente entrambi fra gli impotenti…

Ma sottrarsi alla catena degli esseri umani e rifiutare l’idea di ascendenza o di posterità non significa tuttavia rivaleggiare con il santo, il cui orgoglio supera ogni dimensione terrestre.

In effetti, dietro la decisione con la quale si rinuncia a tutto, dietro l’incommensurabile impresa di questa umiltà si cela un’effervescenza demoniaca: il punto iniziale, l’avvio della santità assume l’aspetto di una sfida rivolta alla specie; successivamente il santo ascende la scala della perfezione, incomincia a parlare d’amore, di Dio, si volge verso gli umili, incuriosisce le folle …

L’odio della “specie” e del suo “genio” rende simili agli assassini, ai dementi, alle divinità e a tutti i grandi sterili. A partire da un certo grado di solitudine, bisognerebbe cessare di amare e di compiere l’affascinante sozzura del’accoppiamento.

Chi (invece) vuole perpetuare se stesso a ogni costo si distingue a malapena dal cane: è ancora “natura”; non capirà mai che si possa subire il dominio degli istinti e ribellarsi a essi, godere dei vantaggi della specie e disprezzarli: fin de race – “con appetiti”… Ecco il conflitto di chi adora e abomina la donna, supremamente indeciso fra l’attrazione e il disgusto che ella ispira.

Perciò – incapace di rinnegare totalmente le specie – risolve questo conflitto sognando sopra un seno, il deserto, e mescolando al tanfo di troppo concreti sudori un profumo di chiostro.
Le “insincerità della carne” lo avvicinano ai santi…»

Emil Cioran ’49

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Fabrizio Marchi 11:52 am - 19th giugno:

Animus,

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Sono un estimatore di Cioran, pensatore maledetto e controverso, uno di quelli che apre mille porte, inevitabilmente inquietanti. Ma chi vuole andare fino in fondo, ai confini della conoscenza, mi viene da dire, non può fare a meno di aprirle e soprattutto di guardare cosa c’è oltre…) come infatti ha fatto Cioran. Mi sembra di poter dire che potrebbe e dovrebbe senz’altro essere a ragion veduta e a pieno titolo aggiunto e con pieni voti ai cosiddetti “filosofi del dubbio” (Marx, Nietzsche e Freud)…
Cioran è una lettura inquietante e lacerante ma necessaria. Ci vuole il coraggio di chi sa andare oltre. Noi lo abbiamo avuto (non chiedetemi per quale oscura ragione) nel momento in cui abbiamo scelto di aprire la porta della QM. Da quel momento in poi la strada è aperta e non ci si ferma più se non per un atto di volontà, o meglio la decisione lucida e razionale di non proseguire nel cammino. Per chi ce la fa…Per me sarebbe ormai impossibile, c’è ben poco da scoprire tornando sui propri passi senza le griglie interpretative e soprattutto le nuove aperture, spazi e orizzonti di pensiero che apre la QM…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif

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armando 2:07 pm - 19th giugno:

“Notturno” è un titolo appropriatissimo a questa discussione. Significa oscuro, ctonio, inconscio, emotivo, umido cioè femminile. L’opposto di luminoso, razionale, apollineo, secco cioè maschile. Io non dico che si debba rifiutare a priori l’esplorazione di ciò che c’è “oltre”, dell’inquietante, come dice Fabrizio. Ma in quei mondi ci si deve addentrare ben armati di consapevolezza, di lucida ragione in senso aristotelico, di logos. Altrimenti c’è il rischio altissimo, anzi la certezza,di essere afferrati e travolti. Le gnosi, da quelle antiche a quelle attuali, finiscono sempre per convergere sulla sottomissione alla Grande Madre terribile (la Kali) e ai suoi riti, prima orgiastici e infine di morte, di ebrezza di morte. Costituiscono cioè un terreno di regressione psichica al caos originario, all’informe e l’illimite, all’indistinzione fra bene e male, piacere e dolore. La nostra società ipermoderna, dove la ragione calcolante ha preso il posto di quella superiore/aristotelica, è infetta da quell’ebrezza e da quella mancanza di limite che solo è dato dalla forma, e i pensatori “maledetti” ne sono tutti affetti, in un modo o nell’altro, e tutti tesi a rivalutare, anche se alcuni non lo ammettono, il mondo ctonio delle pulsioni primordiali non temprate alla luce del logos, e che sono di natura simbolicamente femminile. L’odio per le forme, che sono la Cultura, equivale al desiderio inconscio di regressione nel grembo materno e questa è pulsione di morte, propria e altrui. E attenzione amici, che l’illimite, l’assenza di forma, il desiderio qualsiasi sia elevato a diritto, costituisce un cortocircuito micidiale col capitale. Questa affermazione può sembrare strana o ot rispetto a questa discussione, ma non è così. Il discorso sarebbe lungo e mi prometto, col tempo, di ritornarci con calma, ma pensiamo solo al fatto che il capitale, oltre ad esigere il soggetto indeterninato e debole, ha annullato oggi il tempo e lo spazio, ossia le forme che permettono all’uomo di non galleggiare nell’indeterminatezza, felice perchè incosciente, del liquido amniotico. Ciò che è in pericolo è la cultura umana (di segno maschile checchè se ne pensi) di millenni. Il suo sforzo, doloroso ed eroico, rischia di essere annullato dalla gnosi che si coniuga in un matrimonio incestuoso col capitale, di cui diventa strumento.
Ripeto, si tratta di un terreno pericoloso e denso di trabocchetti, in cui addentrarsi con molta circospezione.
armando

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armando 2:17 pm - 19th giugno:

Animus,

“Colui che, avendo consumato i propri appetiti, si avvicina a una forma limite di distacco, non vuole più perpetuare se stesso; detesta sopravvivere in un altro, al quale d’altronde non avrebbe più niente da trasmettere; la “specie” lo sgomenta: è un mostro – e i mostri non generano più.”

Emblematico questo passaggio. La consumazione orgiastica, spesso omoerotica, delle pulsioni primordiali , innesca la pulsione di morte che si concludeva anche, in alcuni riti, col sacrificio umano rituale offerto alla Grande Dea, i cui sacerdoti si eviravano. Occhio amici, il tutto può portarci lontano.

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cesare 4:44 pm - 19th giugno:

Fratelli miei, in merito alle riflessioni che si sono poc’anzi fatte, il mio modesto contributo è la memoria di un sapienziale ebraico secondo il quale alla domanda come mai Dio stringe l’allenza con Abramo, uomo semplice e modesto e non con Davide re scintillante di bellezza ricchezza, sapienza e gloria, risponde:
perchè Davide ebbe paura di conferire l’intero se stesso, fra cui la sua carne, nella relazione cui Dio lo chiama e tenne fuori una parte di sè ritenendo che Dio non ci avrebbe potuto fare nulla; Abramo invece nella relazione d’amore con Dio, umilmente, entra con tutto se stesso senza nascondere, rimuovere e censurare nulla di sè, l’intera sua carnalità, lasciando alla azione del Padre l’ultima parola e l’ultima decisione.

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Animus 11:59 am - 21st giugno:

armando,
Le gnosi, da quelle antiche a quelle attuali, finiscono sempre per convergere sulla sottomissione alla Grande Madre terribile

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Armando, parli della gnosi come se fosse qualcosa di estraneo, addirittura opposta alla cristianità, cosa che secondo la mia interpretazione sfiora quasi il ridicolo, perché a mio parere la gnosi, ne costituisce invece la vera anima (nascosta) del cristianesimo, ed infatti l’incipit del Vangelo di Tommaso è “testo gnostico contenente l’autentico insegnamento del Rabbi Jeoshu ha Nozri (Gesù), anteriore alla reintepretazione effettuata dalla Chiesa…giuntoci … attraverso una versione copta scoperta nel 1945 (e per questo salvatosi dunque dalla sorte toccata alle altre copie, distrutte dalla Chiesa volta a celare “l’anima oscura del cristianesimo” (ovvero quello che era il suo vero fine, strada che di fatto ha percorso per quasi 2 millenni, prima di incepparsi dinnanzi ad un “inconveniente”)..

Dal momento che è chiaro che su questo punto non troveremo mai un incontro, facciamo una cosa, se tu mi trovi una spiegazione “superiore” al fine/interpretazione/senso dato dalla gnosi, della strada (che poi è la storia) che ha percorso l’occidente, ovvero dire, la civiltà cristiana, reale (non le “favole” che ce venite a raccontà), io ti prometto che chiudo il blog all’istante e mi converto immediatamente!

Ma lo sai che questo punto è talmente “critico”, che attualmente ci sono studiosi che si stanno cimentando proprio nell’opera di spiegare come la storia occidentale, che ripeto, è il percorso reale della cristianità (quella catt. romana), sia del tutto coerente e funzionale con il messaggio/senso dei testi “gnostici”.

E allora, ma di che stiamo a parlà?

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Animus 1:03 pm - 21st giugno:

ARMANDO: Sto leggendo Furio Jesi, uomo di sinistra morto ormai molti anni orsono, che evidenzia alcuni legami fra la gnosi e certi miti dell’illuminismo

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La “coincidentia oppositorum” (Nicola Cusano),
la “Pluralitas non est ponenda sine necessitate” (Duns Scoto),
il “Frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora” (Guglielmo da Occam),

solo per citarne alcuni, sono o non sono principi che potrebbero essere stati “partoriti” da menti gnostiche, e invece hanno come padri, illustri teologi cattolici?

E qui non stiamo mica parlando di quisquiglie, eh, il rasoio di occam è uno dei cardini del pensiero (moderno), la razionalità, che ha dato origine al pensiero scientifico, ed altre “sovrastrutture di poco conto”.

E’ comodo poi prendersela con l’illuminismo e dei suoi legami con la gnosi, saltando invece a piè pari le sue origini catto-cristiane-medievali (che ripeto, sono gnostici sotto false spoglie, alcuni persino santificati o promossi a dottori della Chiesa).

Secondo me, bisogerebbe rileggere , e lo so che non è affatto facile, far tesoro, di quanto scritto da Fabrizio:”chi vuole andare fino in fondo, ai confini della conoscenza … non può fare a meno di aprirle e soprattutto di guardare cosa c’è oltre. Ci vuole il coraggio di chi sa andare oltre. ”

Ecco, non ho potuto non quotare Fabrizio perché, il grande rammarico della mia personale esperienza nella qm, è che di uomini così, che hanno avuto il coraggio di guardare al di là della propria fede (e interessi personali), con la sola eccezione di Rino, posso dire, di non averne mai trovati altri.

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Tiziano 8:18 pm - 21st giugno:

animus
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Secondo me, bisogerebbe rileggere , e lo so che non è affatto facile, far tesoro, di quanto scritto da Fabrizio:”chi vuole andare fino in fondo, ai confini della conoscenza … non può fare a meno di aprirle e soprattutto di guardare cosa c’è oltre. Ci vuole il coraggio di chi sa andare oltre. ”

Ecco, non ho potuto non quotare Fabrizio perché, il grande rammarico della mia personale esperienza nella qm, è che di uomini così, che hanno avuto il coraggio di guardare al di là della propria fede (e interessi personali), con la sola eccezione di Rino, posso dire, di non averne mai trovati altri.
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Non prendertela se ti faccio notare che queste “gare” a chi lo ha più lungo, nonché a compiacere questo o quell’altro “esperto” della QM (vero o presunto tale), alla lunga diventano proprio ridicole.
Ognuno di noi è quello che è, ha i propri punti di vista, le proprie idee, perciò trovo veramente fastidioso questo ergersi a Grandi Pensatori che tutto sanno, al contrario di una “certa marmaglia”, che neanche sa (saprebbe) perché si alza dal letto la mattina…
Che noia.

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Animus 11:12 pm - 21st giugno:

Tiziano,

Premettendo che io, rispetto agli altri che scrivono su questo blog, intervengo pochissimo, con commenti spot, e solo sugli argomenti ai quali sono “sensibile”, non c’è nessunissima gara “a chi c’è l’ha più duro”, ma solo un semplice confronto sugli argomenti che, almeno io, ritengo di primaria importanza e che senza un necessario chiarimento, è per me del tutto inutile anteporvi una qualunque battaglia in nome di “interessi comuni”.
Piuttosto quello che mi sembra fuori luogo è la tua sparata, dovuta con tutta probabilità ad un senso di inadeguatezza verso “altri” che si interessano di argomenti che ritengono attinenti alla qm e sui quali non sai nulla e non hai quindi nulla da aggiungere.

E visto che hai introdotto il tema del “maschio dominante”, guarda che non sei mica obbligato a spargere “la tua pisciatina”, a marcare ogni territorio con le tue boutade, ma piuttosto, hai mai sentito parlare della massima “su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere”?

Se poi, ripeto, trovi imbarazzante non avere nulla da dire su argomenti che un “altro” reputa fondamentali (in fondo se c’ho aperto un blog, dedicandoci soldi e tempo, vuol dire che mi interssano), questo, non è mica un problema mio…

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Tiziano 9:20 am - 22nd giugno:

Animus:
Tiziano,

Premettendo che io, rispetto agli altri che scrivono su questo blog, intervengo pochissimo, con commenti spot, e solo sugli argomenti ai quali sono “sensibile”, non c’è nessunissima gara “a chi c’è l’ha più duro”, ma solo un semplice confronto sugli argomenti che, almeno io, ritengo di primaria importanza e che senza un necessario chiarimento,è per me del tutto inutile anteporvi una qualunque battaglia in nome di “interessi comuni”.
Piuttosto quello che mi sembra fuori luogo è la tua sparata, dovuta con tutta probabilità ad un senso di inadeguatezza verso “altri” che si interessano di argomenti che ritengono attinenti alla qm e sui quali non sai nulla e non hai quindi nulla da aggiungere.

E visto che hai introdotto il tema del “maschio dominante”, guarda che non sei mica obbligato a spargere “la tua pisciatina”, a marcare ogni territorio con le tue boutade, ma piuttosto, hai mai sentito parlare della massima “su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere”?

Se poi, ripeto, trovi imbarazzante non avere nulla da dire su argomenti che un “altro” reputa fondamentali(in fondo se c’ho aperto un blog, dedicandoci soldi e tempo, vuol dire che mi interssano), questo, non è mica un problema mio…

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Non c’entrano nulla le “pisciatine”, tantomeno un presunto “senso di inadeguatezza” rispetto a tizio, caio o sempronio, oppure a questo o quell’argomento.
Capirai quanto me ne frega dei tuoi filosofeggiamenti…
C’entra l’atteggiamento falso, tipico di gente come te, che tende regolarmente a volersi ingraziare questo o quell’altro “esperto” ?? della QM, nello specifico Rino Della Vecchia, il quale, tra l’altro, neppure ti risponde mai… Chissà perché…
Stammi bene.

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Fabrizio Marchi 11:17 am - 22nd giugno:

armando,

“Ma in quei mondi ci si deve addentrare ben armati di consapevolezza, di lucida ragione in senso aristotelico, di logos. Altrimenti c’è il rischio altissimo, anzi la certezza,di essere afferrati e travolti”. (Armando)
Vero, tuttavia non possiamo esimerci dal farlo perché la conoscenza non ammette limiti, altrimenti non sarebbe più tale ma soltanto ideologia, cioè uno strumento di dominio se non addirittura il principale strumento di dominio. Non possiamo certo proibire o impedire o al limite anche solo scoraggiare la lettura di determinati testi o di determinati pensatori per il timore di crescere dei nichilisti o peggio dei “nazistelli” in erba, sempre ammesso e non concesso che Nietzsche e soprattutto Cioran (e io aggiungo anche Ernst Junger) possano essere ridotti a questo. Anche perché se lo facessimo, sia pur con le apparentemente “migliori” intenzioni (cioè quelle di preservare la tranquillità,l’“equilibrio” e soprattutto la “beata ignoranza” delle persone), potremmo forse, al limite, evitare dei possibili rischi ma una cosa è invece sicura e cioè che produrremmo dei danni certi. Su questo non c’è dubbio. Anche perchè per metterci al riparo da una interpretazione potenzialmente “pericolosa” del mondo entreremmo all’interno di una condizione sicuramente e non solo potenzialmente pericolosa. Del resto la storia ci ha dimostrato che il totalitarismo e la “volontà di potenza” assumono i volti e gli aspetti più disparati, molto spesso, anche se può sembrare paradossale, proprio camuffandosi dietro quelle ideologie (e/o religioni) che dovrebbero in linea teorica osteggiarle. Insomma, il “mostro” è un animale estremamente flessibile che si adatta a tutte le circostanze e a tutti i contesti, ivi compreso e forse più degli altri quello attuale, dominato dall’ideologia del capitalismo assoluto, cioè dall’accumulazione illimitata e infinita di capitale (e non è forse questa, volontà di potenza?…).
“Le gnosi, da quelle antiche a quelle attuali, finiscono sempre per convergere sulla sottomissione alla Grande Madre terribile (la Kali) e ai suoi riti, prima orgiastici e infine di morte, di ebbrezza di morte. Costituiscono cioè un terreno di regressione psichica al caos originario, all’informe e l’illimite, all’indistinzione fra bene e male, piacere e dolore. (Armando)
Io nel mio post facevo riferimento ai cosiddetti (e giustamente così definiti) “filosofi del dubbio”, cioè Marx, Nietzscshe e Freud (ai quali personalmente aggiungo a pieno titolo anche Cioran).
Non credo proprio che Marx e Freud avessero quell’intenzione. Al contrario, la filosofia marxista è proprio un tentativo di dare una risposta all’”anarchia” capitalistica, o meglio al “caos” capitalistico (che è la traduzione sul piano economico e sociale del caos originario di cui parli giustamente anche tu). Un “caos” regolato però (e questo è un punto di fondamentale importanza) da precise anche se strutturalmente contraddittorie leggi di economia politica. In altre parole, una sorta di “caos organizzato”, come avrebbe detto riferendosi al suo modulo di gioco (se mi consentite la metafora ironica, anche per alleggerire la discussione…) il mitico Eugenio Fascetti, allenatore che salvò la Lazio dall’abisso della serie C (della serie: Eugenio santo subito…eventuali commenti sarcastici saranno censurati, quindi Mauro e Pappagallus, risparmiatevi la fatica di scriverli…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yahoo.gif)
Lo stesso discorso, anche se su un piano completamente diverso, vale per Freud, che ha tentato a suo modo di mettere ordine al “caos” della psiche umana anche se, a mio parere, non è riuscito ad andare oltre una interpretazione e una esplorazione di tipo soggettivistico (ma non gliene possiamo fare una colpa; ogni cosa ha i suoi tempi…).
Per quanto riguarda Nietzsche e Cioran non c’è dubbio che essi abbiano esplorato territori assai rischiosi, ambigui e irti di “trappole”, diciamo così. Tuttavia quei territori esistono, nè possiamo far finta che non esistano, e qualcuno li dovrà pur esplorare. L’auspicio è che lo possano fare quante più persone possibile, munite di quella consapevolezza che solo il Logos, cioè la Razionalità non strumentale e non calcolante (e che proprio per questa sua specificità non è separabile dall’etica e da una visione universale delle cose), come dicevi tu stesso, può garantire.
Non posso, dunque, che rendere merito a quei due “maledetti”, al di là dei possibili risvolti, delle possibili interpretazioni e anche delle conseguenze che la loro ricerca e la loro esplorazione può aver provocato e forse provocherà. Del resto Hegel e Marx (per non parlare di Lenin, sicuramente il più demonizzato, perché è colui che ci ha “provato” concretamente…) non sono stati e non sono forse oggetto di insulti e sputacchiamenti e soprattutto considerati responsabili di tante brutture e orrori anche a distanza di secoli da quando hanno vissuto e operato?
Sulla relazione fra gnosi e Cristianesimo, sollevata sia da te che da Animus. Ho già espresso più volte la mia opinione ma la ribadisco volentieri. Considero il Cristianesimo (delle origini) la forma storica attraverso la quale determinate istanze universali (giustizia, eguaglianza) hanno preso corpo in una determinata fase in cui, dato appunto il contesto, quella stessa forma non poteva che essere quella religiosa. Da questo punto di vista il Cristianesimo è dunque un’interpretazione del mondo e della realtà, ergo, una filosofia e se vogliamo, da un certo punto di vista, un’ideologia. Purtroppo anche gli sviluppi successivi del Cristianesimo (che si fa stato e ideologia dominante) lo confermano. Ora ovviamente dovremmo aprire un discorso lunghissimo ed estremamente complesso e non possiamo certo affrontarlo in questa sede (e secondo me ci vogliono ben altre competenze, per lo meno per quanto mi riguarda). Naturalmente, come è ovvio,questa non può che essere la posizione di un non credente (che comunque si interroga, come è inevitabile che sia, perché l’angoscia causata dall’”esserci” riguarda tutti…e a tal proposito, non posso non annoverare anche Heidegger fra quei pensatori “maledetti” di cui sopra) che non pensa che i “comandamenti” siano di emanazione divina. Il che, dal mio punto di vista, non è una diminuzione, al contrario è la testimonianza che determinati valori e principi che sono alle fondamenta della civiltà occidentale (ma, mutatis mutandis, vale lo stesso discorso per altre civiltà non occidentali che affondano le loro radici in altre culture, filosofie e religioni), sono appunto universali ed eterni (così come la loro negazione, sia chiaro…) e che appartengono all’umano.
Di conseguenza, non posso che dissentire da qualsiasi posizione che pretenda di conferire al Cristianesimo (o all’ Ebraismo, o all’Islamismo o all’Induismo o a qualsiasi altra religione che ovviamente, per quanto mi riguarda, hanno pari diritti e pari dignità con il Cristianesimo) uno statuto “epistemologico”, nel senso proprio del termine (cioè che sta sopra), particolare, o addirittura di emanazione divina. Si tratta di interpretazioni del mondo e della realtà che però (onde evitare di essere frainteso e scambiato per un relativista assoluto) tentano di offrire una risposta a problematiche universali ed eterne (nel senso che sono sempre esistite e sempre esisteranno).
Sorvolo, in questa sede, sulle critiche feuerbachiana, marxiana e nietzschiana, pur così diverse fra loro, alle religioni e al Cristianesimo, sia perché sono conosciute (e per chi non le conoscesse, è una buona ragione per documentarsi e studiare) sia per ovvie ragioni di tempo e spazio.
Cambiando discorso, un’altra considerazione rispetto ad alcune tue riflessioni (che invece in larga parte condivido ma con alcune necessarie puntualizzazioni) che hai fatto nell’ambito del mio articolo “Il nuovo orizzonte del capitalismo: la cancellazione delle identità sessuali”.
Cito:” La “liberazione del desiderio”, ossia l’assenza di limite quindi l’illimitato, si inscrive interamente entro la logica del capitale così come oggi si è sviluppato e gli è del tutto funzionale, in due modi. Innanzi tutto perchè fa si che la mente umana si conformi alla logica dell’accumulazione illimitata e illimitabile, quindi trasforma antropologicamente l’uomo. In secondo luogo perchè l’accumulazione illimitata si fonda ormai proprio sulla dinamica desiderio/soddisfazione”. (Armando).
La considerazione è valida e condivisibile, purchè sia chiaro che il concetto di “liberazione del desiderio” (che di per se non ha nulla di esecrabile ed è anzi auspicabile, per quanto mi riguarda, ma mi rendo conto che da questo punto di vista scontiamo le nostre rispettive diverse visioni del mondo e della vita stessa ) apparentemente incentivato dal capitalismo assoluto, è in realtà una sostanziale finzione. E in fondo lo hai riconosciuto tu stesso nel passaggio successivo:”Ovviamente la soddisfazione non potrà mai esserci perchè altrimenti il gioco si romperebbe e tutta la mostruosa costruzione della società dei consumi si sgonfierebbe di colpo” (Armando).
Ecco, il punto è proprio questo. Si tratta di una falsa “liberazione del desiderio” che in realtà, come sappiamo bene (non parliamo poi dell’ambito della sessualità…), viene ipersollecitato ma per restare in ultima analisi fondamentalmente frustrato attraverso un complesso e sofisticato sistema di sollecitazione/centellinamento/frustrazione/riproduzione del desiderio stesso.
Quindi attenzione, perché qui di “liberazione” c’è ben poco se non nulla. C’è piuttosto un intervento anche assai invasivo sulla psiche umana e sui bisogni naturali degli uomini che vengono artatamente sollecitati e/o frustrati perché è proprio su questo meccanismo di sollecitazione/frustrazione del desiderio che si gioca la partita, sempre per usare una metafora calcistica…
Ed è lo stesso complesso meccanismo che è alla radice del concetto stesso di “illimitatezza” che a sua volta si traduce non solo teoricamente ma anche praticamente nell’accumulazione illimitata di capitale. Ma noi ben sappiamo che questa accumulazione illimitata di capitale riguarderà in realtà pochissimi individui, una infima minoranza rispetto alla totalità, anche se (e questo è il nodo, ahinoi…) quel principio di illimitatezza è altamente pervasivo e riesce a fare breccia nella psiche di tutti/e o quasi (“psicosfera”), cioè gramscianamente parlando, ad essere egemone. Ed è questa la grande potenza del capitalismo assoluto rispetto a qualsiasi altro sistema o ideologia che abbia mai calcato la scena storica fino ad ora. Più o meno quasi tutti gli individui interiorizzano o hanno interiorizzato l’idea della possibilità teorica della accumulazione e del consumo illimitati. Anche se solo “uno su mille ce la fa” e gli altri novecentonovantanove, ai vari livelli, rosicchiano le briciole o consumano nella misura in cui (il sistema decide che) è necessario che consumino e non di più (altrimenti il “gioco” finirebbe), il paradigma funziona, anche alla grande, purtroppo….
Ora, come dicevi anche tu, possono esserci diverse risposte alla questione. Una è quella di Guattari e Deleuze (e anche di Negri), e cioè dell’appagamento generalizzato e “democratico” del desiderio “liberato”. Ipotesi in linea teorica, per quanto mi riguarda, condivisibile (in fondo la storia umana, dalla scienza alla politica ma anche all’etica, che cosa è se non la lotta per la rimozione di ogni ostacolo al raggiungimento della felicità), se non fosse che in questa fase storica la “liberazione del desiderio” finirebbe di fatto (come infatti è accaduto) ad essere fagocitato dal capitalismo e dalle sue logiche.
Un’altra è quella (che io condivido) del limite che irrompe nell’illimitato e appunto lo delimita. Attenzione però a non confondere le cose, perché questa ipotesi (per lo meno per come io la interpreto, poi come la interpretano gli altri è affar loro…) non ha nulla a che vedere con un intervento di ordine precettistico, vetero moralistico, vetero borghese, vetero cattolico, punitivo, penitente, castrante e/o repressivo e chi più ne ha più ne metta (che dal mio punto di vista è l’altra faccia della medaglia dell’illimitato capitalistico…).
Il limite a cui faccio riferimento è l’intervento della Ragione (Logos) appunto non calcolante e non strumentale che è in grado di svelare la menzogna che si cela dietro quel concetto di illimitatezza che è l’esatto contrario del concetto di libertà e di liberazione ed è una sostanziale manifestazione della volontà di potenza. E la Ragione NON calcolante ci dice (per restare nel nostro ambito, anche perché, in questo caso, il confronto con Tarallo verteva su questo aspetto di cui non condivido l’assunto, cioè la relazione fra sessualità ed etica intesa come la intende lui, ma questo è un altro discorso ancora…) che la sessualità è un aspetto del tutto naturale e che in quanto tale dovrebbe essere vissuto, cioè libero da qualsiasi condizionamento. Oggi, come ben sappiamo, quello dominante è appunto il concetto di ragione strumentale che si accompagna con quello di “Illimitatezza”, nell’accezione che abbiamo spiegato e nello spazio fisico e psichico delineato da quella stessa ragione calcolante.
Quindi, concludendo, il “limite”, inteso in questo senso, non deve essere inteso, come potrebbe sembrare ad uno sguardo superficiale, un intervento delimitativo in senso castrante, ma l’esatto contrario. Il limite inteso cioè come recupero di una dimensione non alienata e non alienante delle relazioni umane, quindi nel nostro caso anche della relazione fra i sessi, fermo restando, ovviamente, tutto ciò che già sappiamo (e non ci torno…) sulla diversità di natura biologico-ontologica che contraddistingue questa relazione (con tutto ciò che ne consegue).
Soggiungi più avanti:“Su questa strada si incontreranno necessariamente Reich, il quale credeva che una sessualità priva di tabù e divieti, ( attribuiti, e ti pareva, al patriarcato sessista, e quindi grande sostenitore della così detta liberazione femminile), avrebbe eliminato la violenza, quindi il male, Marcuse, e via via arretrando il divin marchese De Sade, grande sostenitore della Rivoluzione francese e illuminista doc”.
Ora, al di là del fatto che la QM è praticamente un oggetto sconosciuto per tutti (quindi non solo per Reich o Marcuse ma per tutti, di qualsiasi corrente filosofica o politica, eccetto noi pochi), è doveroso ricordare che per quanto fossero geniali, i “francofortesi” (in particolare Adorno e Horkeimer) hanno vissuto e operato nella prima metà del Novecento, cioè un’epoca ancora dominata proprio da quel capitalismo fordista fondamentalmente repressivo e autoritario (e ancora borghese, con tutto ciò che comporta anche sul piano dei costumi e della morale…) e dai vari totalitarismi (nazifascismo in Occidente e comunismo stalinista in URSS) nei confronti dei quali si muove la loro (molto avanzata, per l’epoca) critica. E’ con i primissimi anni ’60 che il capitalismo inizia a trasformarsi, come hanno spiegato assai meglio di me, pensatori come Costanzo Preve e come Zigmunt Bauman, da borghese in “ultracapitalistico”, e da “pesante” in “liquido” (anche se io non la vedo proprio come loro, ma questo è un altro discorso ancora che necessiterebbe di un altro commento ad hoc, e quindi sorvolo…).
In conclusione, ciò che voglio dire è che ciò che possiamo attribuire ai “francofortesi” non è l’incapacità di interpretare il loro tempo (cosa che invece hanno fatto a mio parere brillantemente) quanto di non essere stati in grado di intuire gli sviluppi successivi.
Ma questo, obiettivamente, riesce veramente a pochi…

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Fabrizio Marchi 11:32 am - 22nd giugno:

P.S. @ tutti: cerchiamo di non innervosirci e di non entrare in inutili conflitti che secondo me hanno molto di personale e poco di contenuto.
Siamo qui per discutere, lo spazio dei commenti è volutamente libero, ciascuno è portatore delle proprie opinioni, non vedo proprio la ragione per cui ci si debba beccare come dei galli o come delle galline in un pollaio…
Nel momento in cui si discute e ci si confronta sui contenuti mi pare che il dibattito non possa che risentirne positivamente.
Aggiungo che non c’è bisogno di essere degli “intellettuali” per intervenire e che ciascuno, se ha delle idee in testa, le può e le deve esprimere senza il timore di non essere all’altezza o di non utilizzare un linguaggio appropriato. Perché questo, come abbiamo detto più volte, non è un salotto per “intellettuali” (dei miei coglioni…), ma il blog degli Uomini Beta, quindi qualcosa di molto più ricco, non solo intellettualmente ma anche umanamente parlando, dal mio punto di vista…
Nello stesso tempo, chi ritiene (secondo me sbagliando, data la premessa di cui sopra) di non avere la strumentazione adeguata, non deve dire a chi invece sceglie di cimentarsi nella discussione e di entrare nel merito, che lo fa per sfoggiare chissà quali doti filosofiche o per atteggiarsi o per lisciare il pelo a qualcuno.
Lo stesso equilibrio e la stessa accortezza deve valere per coloro che ritengono invece di possedere quella strumentazione. A questi ultimi ricordo che l’intelligenza, l’intuito e la capacità di cogliere le cose viaggiano su binari che nulla hanno a che vedere con l’erudizione o il personale bagaglio culturale.

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Animus 11:55 am - 22nd giugno:

Fabrizio Marchi: Siamo qui per discutere, lo spazio dei commenti è volutamente libero, ciascuno è portatore delle proprie opinioni, non vedo proprio la ragione per cui ci si debba beccare come dei galli o come delle galline in un pollaio…

Diciamo allora anche, per completezza, che la prima “mancanza” arriva da chi moderatora il blog che approva la pubblicazioni di simili castroerie che hanno soltanto lo scopo di innescare dei flames …

Cioè ..pensare che nelle mie intenzioni ci sia quella di “lisciare il pelo” a Fabrizio, quando su 10 volte , 8 mi trovano in disaccordo, e se se quelle due volte che approvo un contenuto non vedo perchè non dovrei dirlo, e poi, l’altra è forse ancora peggio, sarei addirittura “reo” di non inglobato Rino nel calderone comune di coloro che criticando le ideologie altrui, sono però incapaci di guardare alle proprie.
Questo sì, sarebbe invece stata da parte mia una affermazione molto stupida oltre che veramente ingenerosa.
Perciò, invece di fare la morale, dopo, caro Fabrizio, sarebbe meglio agire prima.

Non è censura quando non si pubblicano messaggi che, per la discussione, non recano alcun contenuto informativo.

Grazie

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Fabrizio Marchi 12:38 pm - 22nd giugno:

Animus,
Non era assolutamente mia intenzione farti la morale, Animus, specie se leggi fra le righe il mio post.
In questo blog (e a moderare non è solo il sottoscritto) tendiamo a non censurare quasi mai, tranne quando siamo in presenza di offese personali, insulti o incitamenti all’odio razziale.
Condivido peraltro la tua osservazione, non mi pare proprio che quanto tu abbia scritto, data anche la distanza che nella gran parte dei casi separa le nostre rispettive opinioni, potesse essere tacciato come un tentativo di “ingraziarsi” qualcuno, il sottoscritto o Rino. Penso quindi che nella fattispecie, Tiziano abbia sbagliato, nella forma e nel contenuto. E gliel’ho anche detto.
Dopo di che, è ovvio che se si affrontano certi argomenti che riguardano il modo di stare in un consesso ci si rivolge a tutti e non a una sola persona.
Ciò detto, anche tu, lo ammetterai se sei intellettualmente onesto, in qualche occasione non sei stato proprio “delicato” nel porti e nel porre le tue argomentazioni…
Da qui l’invito a confrontarsi nel merito e a lasciar perdere tutto il resto (vale veramente per tutti, sia chiaro, non lo sto dicendo a te personalmente…)

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Animus 1:53 pm - 22nd giugno:

Fabrizio Marchi: Vero, tuttavia non possiamo esimerci dal farlo perché la conoscenza non ammette limiti

Mah, sono convinto che su questo Armando non sarà d’accordo, e qui avrebbe anche le sue buone ragioni, del resto, e non a caso, Jung ci insegna che “non tutte le porte vanno aperte”, nel senso che spingersi oltre certi limiti, addentrarsi è davvero pericoloso (per l’integrità psichica se non ci si arriva dopo un lungo processo), perchè l’apparato psichico razionale è molto debole rispetto alle immense forze che racchiuse dall’inconscio.
E’ anche questa la ragione per cui gli uomini, la massa diciamo, tende ad ignorare certe verità troppo “scomode”, tipo quelle di cui anche UB vuole farsi portavoce: è una naturale forma di difesa del proprio apparato psichico, specie quelli più fragili, che se messi di fronte a certe verità, cadendo gran parte dei punti di riferimenti che si son creduti “veri e morali” rischierebbero un tracollo psichico.
L’alternativa al crollo psichico è quella di cadere nelle spire che nomina Armando, perchè liberando l’inconscio non si sa bene dove si va a parare…

E’ però anche vero quello che dici te, che sulla “beata ignoranza” del popolo bue, “certi”, in primis proprio il clero, ha sempre costruito e portato avanti il suo potere, ha contrapposto ad un male, il proprio, insomma quella “natura che rifiuta il vuoto” per poche altre cose sembra valere così bene per come vale per il tema del male.

Io infatti ho ormai abbandonato la sciocca superstizione, “cristiana troppa cristiana”, che al male si contrappone il bene, studipaggine che va contro ogni evidenza storica, che invece ha sempre dimostrato che al male, si può solo contrappore un altro male, una sorta di legge di Lavoisier valido per le condizione umana :”nessun male si crea, nessun male si distrugge. Il male, semplicemente, si trasforma”.

Siamo insomma qui di fronte ad un’antonimia della natura, una contraddizione intrinseca che la nostra forma di pensiero razionale (e alquanto infantile o se vogliamo una superstizione) rifiuta, non accetta come reale, e che però esiste.
Eccome se esiste.

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Armando 3:51 pm - 22nd giugno:

Fabrizio Marchi,

Inutile dire che non voglio censurare alcun autore, e che anche in quelli coi quali il mio disaccordo e’ massimo ci sono sempre cose importanti, anche perché’ la cultura si arricchisce per contrasti e non per unanimismi. Tanto meno volevo invocare censure . Detto questo dal tuo intervento estraggo un solo passo, quello in cui ti riferisci a deluse e guatati. Ora la domanda , oltre le contingenze storiche del capitalismo, e’ se davvero l’uomo può’ essere definito una macchina desiderante, concetto che per me è’ diverso dalla ricerca della felicità, che va oltre il puro desiderio. Voglio dire insomma che per me deve esistere nell’uomo la coscienza della propria limitatezza, unico argine all’esplosione incontrollata del desiderio che finisce per sconfinare nell’onnipotenza, inevitabilmente, come dimostra la pretesa odierna di autogenerarsi. Che t tale limite sia di ordine religioso(Dio) o filosofico, non importa a questo fine. Per ora basterebbe ci fosse. Senza, si diventa funzionali al capitale, diciamo così’ per essere sintetici, ma spero sia chiaro.

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Fabrizio Marchi 5:09 pm - 22nd giugno:

Armando,

Sono senz’altro d’accordo sul fatto che l’uomo non possa essere ridotto a macchina “desiderante”. Non so, per la verità, se e quanto effettivamente Deleuze e Guattari concepiscano l’uomo in siffatto modo (c’è da dire, a onor del vero, che questa è la riduzione previana e lagrassiana delle cose…).
In ogni caso sono d’accordo sul fatto che la “felicità” (parolone ma ci capiamo…) non sia soltanto la soddisfazione del desiderio e che la “liberazione” del desiderio, intesa così come è oggi intesa e declinata (così come si intendeva una volta la “liberazione” delle forze produttive, per capirci, che appunto liberazione non era affatto…), sia un concetto funzionale al capitale. Come ripeto, si tratta appunto di capire che però non è affatto una vera “liberazione” ma solo una declinazione del desiderio secondo le logiche capitalistiche.
Esempio pratico e banale dei miei. Il mio sano e naturale desiderio può essere quello di trascorrere una bella giornata al mare in compagnia di una bella (o meno bella, non è questo il punto) ma soprattutto simpatica, allegra e disponibile ragazza che ci sta e non se la tira mentre il sistema ha bisogno che io passi la mia giornata in un merdoso luogo di lavoro (fabbrica o ufficio che sia), produca, consumi, mi “sbatta” per rimediare una ragazza, che poi devo scarrozzare al ristorante, in discoteca, e che poi forse me la da (ma ammesso e non concesso che me la dia sicuramente, siamo comunque all’interno di una relazione alienante e alienata)
In entrambi i casi ciò che ci muove è il desiderio, però mi pare che ci sia una bella differenza tra i due…
P.S. non ho ponsato affatto che tu volessi optare per una sorta di censura…figuriamoci, era solo per capirci…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif

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cesare 8:01 am - 23rd giugno:

Permettete fratelli una testimonianza personale cui mi sembra giusto dare voce a documentare quanto sia strutturale e quanti “luoghi” dello spirito offre l’ambito che abbiamo definito della “Soggettività” e soggettività desiderante.
Quanto all’uomo come essere desiderante mi ci iscrivo e in possesso della patente di “mettitore in discussione ad alta radicalità” delle proprie certezze, cosi da rassicurare ogni libero pensatore, confesso che straordinaria soddisfazione al mio essere desiderante trovo nella preghiera. E credo che tale soddisfazione mi deriva dal fatto che pregare è il più alto livello di consapevolezza che mi è riuscito di raggiungere nella mia vita, lunga e impegnativa “scuola per guida ad alta radicalità” quotidianamente frequentata per conseguire la patente di cui sopra. E penso che “alzare la testa verso il Cielo”, senza nulla togliere a chi l’ha diretta altrove, sia da sempre sfida e impresa molto seria, nobilissima e adeguata a soddisfare la natura desiderante dell’uomo. Non c’è bisogno naturalmente del sottoscritto per sapere questo e che alla preghiera gli uomini si sono dedicati per fortuna da sempre e che alcuni di loro sono diventati autentici fari in tante e profonde oscurità nella Storia personale e collettiva di innumerevoli persone. E tuttavia torno a tematizzare, come oggi si dice, l’esistenza e l’importanza dell’azione del pregare perchè penso che questo “sguardo verso il Cielo” sia uno degli sguardi che manca a tanti uomini di oggi per cui spesso si “impegolano”, direttamente o indirettamente, nelle sottane femminili, dal tempo di Eva mondo di apparentemente irresistibile fascino ed attrazione, scambiandole per l’unico orizzonte disponibile. Antico istintivo errare maschile.

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