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12 ott 2012  |  12 Commenti

Il lavoro è (dovrebbe essere) uguale per tutti/e

L’altro giorno stavo leggendo un racconto di fantascienza intitolato Il Giorno Dei Trifidi, di John Wyndham,
ambientato in un futuro apocalittico dove imprecisate calamità riportano l’uomo ad uno stadio pre-industriale.
In un brano del libro uno dei protagonisti, di fronte alla riluttanza di una donna a riparare il motore di un gruppo
elettrogeno, le ricorda che in passato le donne avevano sempre demandato agli uomini i lavori tecnici, manuali o comunque pesanti, ma date le circostanze estreme avrebbero dovuto adattarsi a svolgere mansioni da cui erano in precedenza esentate.
Nella retorica femminista ci si lamenta del minor numero di donne occupate o facenti parte della forza lavoro e si invocano misure prese dall’alto per aumentare la presenza femminile in certi settori. Eppure anche se la rappresentanza di donne in politica o in altri ambiti di “vertice” aumentasse fino a raggiungere un 50% del totale, ne resterebbero molte altre prive di lavoro. E’ infatti non proponibile l’idea di aumentare in modo artificiale le professioni tradizionalmente assegnate al “sesso debole” quali segretaria, receptionist, insegnante ecc. Bisogna dunque inserire le donne in tutti gli stadi della catena produttiva, compresi i lavori pesanti, umili, tecnici o scientifici da cui finora sono state precluse. Abbiamo bisogno di più donne operaie, muratrici, carpentiere, netturbine, meccaniche, ingegnere trivellatrici, elettrotecniche ecc.

Se pensate che le masse femminili non abbiano le capacità fisiche o mentali per svolgere queste professioni, tenete presente queste due considerazioni:
1) Quando pensate alle piramidi, ai templi aztechi, maya, alla muraglia cinese o ad altre imponenti opere architettoniche del passato, ricordatevi che furono costruite da manovalanze di uomini alti in media 1.60 cm, dal fisico gracile e dalla salute provata da malnutrizione e malattie.
Siamo proprio sicuri che le donne di oggi del mondo occidentale/occidentalizzato cresciute con diete iper-proteiche, fitness, antibiotici e moderne cure mediche non abbiano le potenzialità per compiere lavori pesanti? Pensate alle vostre bisnonne o trisnonne che lavoravano in campagna tagliando legna, portando covoni di grano, rastrellando, spostando balle di fieno e che in genere compivano sforzi inferiori a quelli dei maschi a loro contemporanei ma sicuramente superiori a quelli dei moderni agricoltori. All’epoca la vita media delle donne era apparentemente uguale a quella degli uomini, molto probabilmente perché il carico di stress fisico era simile per entrambi i sessi, mentre adesso è sbilanciato a sfavore degli uomini che vivono quindi alcuni anni di meno.

2) E’ prassi comune che il marito separato/divorziato corrisponda parte del suo reddito al mantenimento della (ex) moglie. Se vi sembra ingiusto mantenere una persona con cui non avete più legami familiari, ricordatevi che si tratta di una forma di ammortizzazione sociale per una categoria, le donne, che ha oggettivamente più difficoltà a trovare un lavoro, essendo i settori ad esse riservati più ristretti rispetto a quelli riservati alla forza lavoro maschile.

Se le donne disponessero di più opportunità e di più spazi nel ciclo produttivo, la necessità di mantenerle andrebbe scomparendo.


12 Commenti

Manolius 7:48 pm - 12th ottobre:

Sono perfettamente d’accordo. Sostengo e sosterrò sempre questo slogan: SI’ ALLE QUOTE ROSA! VIVA LE QUOTE ROSA IN ALTOFORNO, IN MINIERA, IN TRINCEA (purché sia prima linea). IO non voglio, io PRETENDO che prima o poi le donne vadano in massa ad asfaltare le strade, a respirare antracite e a strisciare nel fango con un fucile in mano, altro che segretarie d’azienda.

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Fabrizio Marchi 7:24 pm - 18th ottobre:

Mauro, con riferimento all’articolo che hai pubblicato sul tuo blog, non ti preoccupare, giù da un ponte in quanto romanista non ti ci butto..la tentazione l’avrei ma insomma…smile
D’accordissimo sul tuo articolo, soprattutto il titolo è perfetto.
Questa storia dell’attacco agli “uomini brutti” di cui parli avvenuta sul blog di FaS è da approfondire, nel senso che siccome mi sembra una cosa talmente stupida, la vorrei verificare con la stessa leader di FaS con la quale abbiamo avviato (non solo noi, devo dire, anche altre associazioni maschili e movimenti per la bigenitorialità) un dialogo franco e speriamo nel futuro anche costruttivo.
Se hai del materiale in tal senso segnalamelo. Non credo realisticamente che delle donne intelligenti possano aver pronunciato delle parole offensive nei confronti di alcuni uomini solamente in relazione al loro aspetto fisico. Sarebbe un comportamento troppo idiota oltre che sessista e razzista.
Probabilmente sarà stata qualcuna all’interno del blog che ha commentato, non un vero e proprio articolo della redazione.
Comunque fammi sapere. Il dialogo e il buon vicinato sono importantissimi e utilissimi, specie in queta fase, però se ci sono angoli oscuri è sempre bene chiarirli.

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armando 9:25 pm - 18th ottobre:

Credo che l’articolo di Fas in questione sia questo:
http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/05/09/leroe/
Armando

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Fabrizio Marchi 11:15 pm - 18th ottobre:

No, non è quello, Armando, è un altro, scritto un paio di anni fa, me lo ha fatto avere Mauro. Però in effetti lo hanno cancellato, il link non è più funzionante.
Comunque ne parleremo, anche con loro. Non è ancora chiaro chi lo abbia scritto e se faccia parte della redazione. In ogni caso chiederemo spiegazioni.

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Luigi 11:22 pm - 18th ottobre:

>Se le donne disponessero di più opportunità e di più spazi nel ciclo produttivo, la necessità di mantenerle andrebbe scomparendo

Ah,ah, voi sinistri c’avete proprio la testa bacata.
Mi piacerebbe aprirvela per vedere se ci trovo dentro i lepidotteri.
Baco->lepidottero, bella eh?

E lo so, bella, ma non quanto le sparate di cui siete capaci, sono imbattibili, e vi riescono pure naturali, spontanee.

Che invidia sad

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Rita 11:41 pm - 18th ottobre:

boh francamente mi pare normale. La situazione è nota. La presa di coscienza è recente. E certo che nel passato hanno scritto un mucchio di cose che, non so a voi, ma a me non piacevano e su cui non concordavo. Voglio dire tre anni fa circa non ho difficoltà ad ammettere che lo consideravo uno dei siti più misandrici della rete. Erano i tempi in cui però la misandria era una parola che io stessa avevo imparato da nemmeno un anno. Certo, direte voi non è una giustificazione non conoscere una parola laugh, ma era così. Anche chi concepiva un malessere dovuto alla sensazione che qualcosa era stonato non conosceva un termine preciso per concepire tutto ciò. Figuriamoci chi non sentiva nemmeno questa nota stonata perchè era molto impegnata a suonare la musica per la difesa delle donne e dei loro diritti. Non so.. che si vuol fare, andare a contestare ogni scritto del passato? Immagino che diventi difficile pure per loro dover passare centinaia di articoli per vedere quali instillano odio e quali possono passare. Non è una critica è, è una semplice domanda, il “decostruire” per usare un loro termine gli scritti del passato potrebbe pure essere interessante ed aiutare a capire il percorso fatto. In questi termini potrebbe essere utile. Chiedere spiegazioni sul cosa volevano dire esattamente, più che su l’ha scritto.

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Fabrizio Marchi 7:54 am - 19th ottobre:

Sono completamente d’accordo con la tua analisi, Rita, non avrebbe alcun senso andare a scandagliare nel passato, quasi a pretendere una sorta di mea culpa, di autocritica pubblica in stile vetero maoista, magari con il capo cosparso di cenere o con delle finte orecchie d’asino sulla testa (come si era usi fare ai tempi della rivoluzione culturale). E’ un modo di procedere, questo, che non ci appartiene.
Del resto se andassimo a sfrucugliare nel passato degli attuali Presidenti della Repubblica e della Camera dei Deputati, cioè le due massime cariche istituzionali dello Stato, scopriremmo che il primo, quando era un autorevole dirigente del PCI appoggiò pubblicamente l’occupazione sovietica dell’Ungheria nel ’56 e il secondo, poco prima della svolta del congresso di Fiuggi, inneggiava a Mussolini e al regime fascista.
Naturalmente l’elenco delle evoluzioni e delle “rivoluzioni” copernicane di tanti e tanti uomini politici, intellettuali e via discorrendo, che nella loro vita hanno operato svolte di 360°, sarebbe lunghissimo, a destra come a sinistra, e in tutte le latitudini.
Quindi, ha perfettamente ragione Rita, non può essere questa la modalità di procedere. Poi ciascuno di noi è nel pieno diritto di fare le sue legittime valutazioni sull’autenticità o meno delle evoluzioni di questo/a o di quello/a. Ma questo è un altro discorso che riguarda la sensibilità di ciascuno di noi, la politica invece è un’altra cosa ed è doveroso attenersi ai fatti.
Questo non significa, ovviamente, dare un colpo di spugna come se nulla fosse, al passato. Tornando agli esempi appena portati, sia Napolitano che Fini hanno compiuto un percorso di rivisitazione storica e personale che li ha portati a criticare e talvolta a mettere in discussione in maniera radicale alcune scelte del passato.
Sono sinceri? Sono solo degli opportunisti? O entrambe le cose insieme? Questa è una domanda che, come ripeto, dal punto di vista politico, non ha alcun senso, perché ciò che conta sono gli atti che materialmente vengono compiuti. Poi, ciascuno di noi nel suo foro interiore ha diritto di pensarla (e di dirla, ovviamente) come vuole circa l’autenticità o meno delle persone e dei loro comportamenti.
Credo quindi che questo modo di procedere debba essere anche il nostro, senza chiedere a nessuna/o di recitare peana, mea culpa, o autocritiche forzate.
Spetterà eventualmente a chi di dovere, in questo caso alle donne di FaS, valutare la possibilità di riprendere in mano la questione e non eluderla, anche perché, come ho già detto, un percorso di crescita, evoluzione e trasformazione, per essere autentico, deve prevedere una riflessione critica anche su alcune delle scelte del nostro passato.
Ma questo non riguarda noi. Noi dobbiamo solo prendere atto di ciò che avviene e sta avvenendo (che mi pare molto importante) in quel movimento.
Sono un ottimista (gramsciano) della volontà. So che ci leggono e non credo che lasceranno cadere nel nulla il nostro invito ad una riflessione critica (che d’altronde, stanno già facendo) anche relativamente alla questione specifica sollevata da Mauro.

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Fabrizio Marchi 8:16 am - 19th ottobre:

>Se le donne disponessero di più opportunità e di più spazi nel ciclo produttivo, la necessità di mantenerle andrebbe scomparendo
Ah,ah, voi sinistri c’avete proprio la testa bacata.
Mi piacerebbe aprirvela per vedere se ci trovo dentro i lepidotteri.
Baco->lepidottero, bella eh?
E lo so, bella, ma non quanto le sparate di cui siete capaci, sono imbattibili, e vi riescono pure naturali, spontanee.
Che invidia (Luigi)
I “destri” come te, invece, Luigi, sono talmente ottusi da non riuscire neanche a capire quello che viene scritto.
Se avessi il cervello meno occluso avresti infatti capito che quel passaggio relativo alle minori opportunità di lavoro per le donne era riferito al fatto che le donne non svolgono molti mestieri perchè prettamente maschili. Se il lavoro fosse reso eguale per tutti/e (nel senso indicato da quell’articolo di Fulvio Terzapi), anche le donne avrebbero più opportunità di lavoro perché, oltre ad essere occupate in quelle professioni tradizionalmente “femminili”, lo sarebbero anche in quelle tradizionalmente maschili.
Ergo, uomini e donne indistintamente a fare le segretarie (o i segretari) in ufficio e in miniera o nei cantieri edili a fare i minatori (o le minatrici).
Questo era il senso dell’articolo, forse anche un po’ provocatorio, non lo so, ma questo era il senso. Ma siccome sei un idiota, non lo hai capito. E se non lo hai voluto capire, lo sei doppiamente.

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diait 2:08 pm - 19th ottobre:

sottoscrivo alla lettera l’ultimo commento di Rita.
Anche io in quel sito leggevo delle robe… Quasi sempre segnalate da Lipperatura (che ora le segnala soprattutto per la battaglia anti-Pas, ma unicamente in funzione anti-maschile).

Rita scrive anche:
“decostruire” per usare un loro termine gli scritti del passato potrebbe pure essere interessante ed aiutare a capire il percorso fatto

ma a decostruire dovrebbero essere loro stesse, non altri, perché la cosa possa avere un valore e non risolversi nei soliti battibecchi e giudizi sommari di antifemministi, papà separati eccetera. Sarebbe bello, dal mio punto di vista, che fosse un’analisi pacata e onesta – fatta da loro stesse – di come certe posizioni, nel tempo, sono state riviste e poi abbandonate.

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mauro recher 4:49 pm - 19th ottobre:

Sono un ottimista (gramsciano) della volontà. So che ci leggono e non credo che lasceranno cadere nel nulla il nostro invito ad una riflessione critica (che d’altronde, stanno già facendo) anche relativamente alla questione specifica sollevata da Mauro(Fabrizio )
Infatti anch’io aspetto una loro risposta in merito alla questione ,ovvio che questa “svolta” lo si deve sopratutto al distacco con Se non ora quando ,giudicate (a ragione) troppo borghesi vedremo …spero che tutto questo non sia inascoltato ,

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Luigi Corvaglia 9:42 pm - 25th agosto:

Con i miei tempi (geologici … http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_scratch.gif) mi sto interessando del lavoro di genere per eccellenza: il lavoro di cura.
Bene. No, anzi male. Perchè mi sono arenato già sulla definizione.
Sembra una cosa stupida ma non è così.
Dovrebbe essere il lavoro dedicato alla cura dei propri cari (coniuge, figli, genitori, etc., …) con annessi e connessi.
Dovrebbe …. ma allora perchè non trovo da nessuna parte una sua definizione?
Fino a quando escono pseudo-studi da pseudo-studiosi/e passi. Se però un istituto come l’ISTAT ci svolge sopra un indagine mi aspetto che una sua definizione (fosse anche quella da me accennata) la fornisca.
Come dicevo la cosa è meno stupida di quanto sembri, perchè a seconda della definizione entrano delle cose e ne escono altre e quindi (tralasciando altri fattori di approssimazione delle indagini) escono determinati risultati o meno. Ancora peggio se il fenomeno che voglio descrivere non è nemmeno definito. In pratica l’aleatorietà galoppa.
Qualcuno/a è in grado di fornirmi una definizione ufficiale: Istat, Eures, etc. … del lavoro di cura?

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