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22 ott 2011  |  316 Commenti

Esiste il Partito Femdominista Italiano?

Il quotidiano Libero del 19 ottobre 2011, riporta questa notizia: E’ stata licenziata per furto Garazatua Bolognesi, la cassiera peruviana dell’Esselunga che, tre anni fa, aveva denunciato la catena di supermercati per mobbing. Nell’ottobre 2008 la cassiera era stata colta sul fatto mentre rubava del materiale elettrico (diversi pacchetti di pile) dagli scaffali nel negozio dove lavorava. Eppure allora era nato un vero e proprio caso : la Bolognesi aveva denunciato i metodi dell’azienda, parlando di una «pausa bagno» negata che l’aveva portata a fare pipì sulla sedia della cassa. Aggiunse poi di essere stata aggredita da quattro colleghi come ritorsione. Subito avevano sostenuto la causa della donna i principali organi di stampa del centro-sinistra, dal Manifesto a L’Unità fino a La Repubblica. Anche il Corriere aveva preso le difese della donna, condannando il patron dell’Esselunga Bernando Caprotti.

Di questi “maschi oppressori” ne sono piene le patrie galere e queste “femmine oppresse” saltano fuori ogni giorno a ispirare saghe mediatiche senza fine, finalizzate, dai media del nuovo pervasivo minculpop, a “rieducare” i maschi. L’ultimissima è la “ragazza madre”  black block di cui la Repubblica in una intervista del 15 ottobre,  non propone il lancio “maschio” di alcunché, ma la suggestiva lacrimevole storia. Importante far capire che anche le pietrate hanno un sesso, uno buono e uno kattivo: i maschi sono avvertiti, e le femmine mangino la foglia. Queste “eroine”, di cui i media ogni giorno ci propongono sia lacrime sia miracoli, sono altrettanti spot costruiti per la promozione pubblicitaria a sostegno dell’azione politica del partito femdominista italiano. Ma esiste un Partito Femdominista Italiano? A mio avviso molti elementi di fatto fanno propendere per una risposta affermativa.  Si tratta di  quei presidi territoriali spesso costituiti da organismi di volontariato che in collaborazione col Ministero delle Pari Opportunità e con apparati del Ministero degli Interni e di Grazia e Giustizia, nel loro insieme costituiscono ormai un vero e proprio partito politico. Che si possa parlare di un partito politico, lo fa pensare il fatto che nelle loro dichiarazioni come nel loro agire quotidiano, risulta del tutto evidente che questi organismi sia privati sia pubblici, (e anche statali il che è gravissimo),  agiscono in maniera coordinata a partire dalla condivisione della  medesima visione del mondo, quella espressa dalla ideologia femminista. Non solo:  ne diffondono in modo militante valori e giudizi, ne perseguono gli obiettivi, favoriscono i cittadini che vi aderiscono, o semplicemente non vi si oppongono, introducono nell’ordinamento norme  dichiaratamente discriminatorie su base sessuale,  vigilano che le discriminazioni siano applicate, esercitano una formidabile pressione  contro i cittadini maschi predisponendo e coordinando ogni sorta di iniziative che possano ridurne i diritti e screditarne il valore sociale e impedirne ogni resistenza critica. Risulta inoltre dai fatti che, in modo coordinato ed unitario, questi organismi invocano, con ogni mezzo ottengono e poi utilizzano leggi speciali per il successo ad ogni costo della propria azione politica.  Comune ideologia, comuni obiettivi, comune azione, forte coordinamento organizzativo, fortissima presenza nelle istituzioni dello Stato, presidio del territorio, introduzione per legge di discriminazioni su base sessuale a favorire i propri aderenti: come negare che si tratti di fatto di un partito? Un partito che se così stanno le cose  di fatto sviluppa una sistematica distorsione eversiva di principi costituzionali fondamentali. Ma c’è di più. A ben vedere  si è di fronte ad un partito che ricorre,  quando ogni altro mezzo risulti non efficace,  a pratiche di pressione e intimidazione poliziesca “legittimate” da leggi speciali, e talvolta a pressioni “fai da te” di cittadini privati che, con la copertura di questo “partito”, si sentono legittimati ad interpretare a titolo personale attività repressive e intimidatorie contro altri cittadini ritenuti non allineati. Un partito che di fatto ormai esercita un presidio capillare e intimidatorio in ogni posto di lavoro, soprattutto in quelli statali e in particolare nella scuola.  Come non domandarsi allora se non abbia assunto anche i caratteri di una organizzazione che esprime un livello di intimidazione complessiva a livello individuale e sociale giunta a livelli tali che nulla hanno a che fare con la democrazia? Ritengo che il vissuto di paura e di intimidazione in ogni ambito della vita relazionale che oggi ogni giorno un maschio esperimenta  sia da ascrivere in gran parte alla pressione repressiva e intimidatoria che questo insieme coordinato di organizzazioni esercita sui cittadini italiani. Allora pongo la domanda: mutati i riferimenti ideologici, questo partito, non  ricorda forse i tratti organizzativi, le modalità operative e gli effetti devastanti sulla vita democratica che abbiamo conosciuto essere propri del partito fascista?  Non è il caso di farne oggetto di una seria riflessione politica a tutela del carattere liberale e democratico della società e dello Stato in Italia


316 Commenti

Luigi Corvaglia 6:42 am - 17th maggio:

Ci riguarda.
Londra: legge pronta a criminalizzare opinioni ‘politicamente scorrette’
….
Un commento agghiacciante del primo ministro britannico David Cameron suggerisce che perfino le persone che obbediscono alla legge non saranno più “lasciate stare” da parte dello Stato, se si impegnano in tutte quelle cose che il governo ritenga che costituiscano “discorsi di odio”, incluso il “fanatismo” e potenzialmente la critica all’omosessualità e al femminismo.

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Armando:-) 8:51 pm - 17th maggio:

E’ la dimostrazione che 1) tutti i discorsi sulla legalità, così cari ai p.c. sono solo una truffa. 2)che avanza un nuovo totalitarismo “democratico”, il peggiore di tutti. E avanza con l’ accordo di dx e sx, ovvero dei due modo coi quali il capitale impone i suoi “valori”

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