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12 nov 2016  |  0 Commenti

Cara Marina

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Lettera aperta a Marina Terragni

 

Cara Marina Terragni, io e lei non ci conosciamo di persona.  Pero` ogni tanto la leggo.

Recentemente mi e` capitata la gioia immane di leggere un suo tweet, non so se vero – ma ogni caso era molto verosimile.In questo suo tweet lei invitava, non senza una certo retrogusto di rancore, a mettersi in coda agli uomini che volessero partecipare alla ennesima manifestazione contro la violenza sulle donne. O a non partecipare proprio.

Non le nego una cosa, cara Marina. Quel suo tweet mi ha fatto trasalire.

Mi capita, non volendo, di seguirla da anni. Non volendo, nel senso che occupandomi in qualche modo di questione maschile mi imbatto in lei spesso. E mi imbatto nei suoi scritti.

Da ogni suo scritto tralucono dei sentimenti non troppo positivi verso il genere maschile tutto. Rabbia, livore, rancore. Non neghi: lei lo sa. Traspaiono dalle sue righe in una maniera che non esito a definire urticante.

Io non so cosa possa aver determinato queste sue idiosincrasie. Forse ha subito abusi in passato; nel qual caso certe cose sarebbero forse comprensibili.

Ma non giustificabili. Giustificabili proprio no, in nome di Dio.

Sa una cosa?

Se lei avesse passato per mano degli uomini quel che io ho passato per mano di donne (e padrone; e padroni), lei non si limiterebbe a scrivere. Lei avrebbe preso la armi, glielo garantisco.

Io pero` non sono una donna. E ho tuttora resistito alla tentazione.

Lei pretenderebbe che quelli come me, per il semplice fatto d`avere un pene (e magari di essere occidentali) siano dei privilegiati, eppure sono io  quel che deve contenersi quando scrive.

E non solo quando scrivo.

Lei, invece, puo` permettersi di scrivere quanto scrive. In quella sua peculiare maniera: cosi` sprezzante. Cosi` irritante.

Nessuno le dice nulla, nessuno la denunzia, nessuno la querela. Scrivessi e firmassi io le stesse cose che scrive lei, in quel modo,  mi ritroverei nel bel mezzo di un uproar,  per dirla all`inglese; o addirittura peggio. Qualunque sia la categoria che decido, eventualmente,  di attaccare. Per alcune categorie, anzi, mi potrei aspettare di dover girare armato, come minimo.

Ma, se lo fa lei, nulla accade: e lei sarebbe una oppressa che parla in nome di persone oppresse?

Io scrivo sotto falso nome proprio per proteggermi; e per proteggermi da gente come lei; e io sarei un oppressore?

Lei puo` permettersi di intimare a una categoria che la sostiene di atteggiarsi a servi, a schiavi, a paggetti; a cani. Non venite, o se venite, mettetevi in un angolo. E lei sarebbe un`oppressa?

Lei puo` permettersi di insultare una categoria umana intera, comprendente circa tre miliardi e oltre di persone, e costoro non le dicono nulla: e costoro sarebbero i Padroni?

Glielo dico io quello che e` lei, Marina Terragni.

E no, non avra` il modo per querelarmi o per querelare l`editore di questo giornale, semplicemente perche` quel che scrivo e` di fatto un complimento.

Lei e` una Gran Signora, Marina. E lo sa. Le sue reazioni, quel che scrive e soprattutto come lo scrive, me lo dicono. Me lo rivelano in maniera inequivocabile.

Quel che scrive, e come lo scrive, non e` la reazione dell`anima oppressa che geme e vuole liberarsi. Quel che scrive e come lo scrive non ha l`amarezza, la lungimiranza, la speranza e la forza dello schiavo in cerca di liberazione.

Possiede invece tutta una serie di altre qualita`, che per decenza preferisco non scrivere, ma che sono altamente indicative di tutt`altra provenienza.

Lei scrive quel che scrive perche` lei e` una gran signora che ha paura di perdere lo scettro, mia cara.

Lei vede che un mondo che di certo non l`ha sfavorita  sta tramontando, Marina. E inesorabilmente. Magari se ne rende conto solo a livello insconscio. Forse. E reagisce in quel modo che le fa scrivere quel che scrive. Che la fa agire in quel modo cosi` particolare. Atteggiandosi a tribuna della plebe rosa. Una plebe rosa che secondo me non le appartiene. E ci tengo molto a a sottolineare quest`ultimo punto.

No, non e` l`ansia di giustizia, non e`la fine della pazienza. Quella la stiamo sperimentando noialtri, se mai.

Un mondo le sta crollando di sotto, Marina. Le crolla addosso. A lei, non a me. Non a noi. Anche per questo io personalmente considero quanto meno, diciamo, discutibile questo suo ruolo di tribuna della plebe. E provo pena e tristezza per quelle donne che la seguono – per non parlare degli uomini. Chiamiamoli uomini.

Lei finge di non sapere l`immenso tributo di sangue che han pagato gli uomini, che cosi` sprezzantemente insulta, nello schermare voi donne, e soprattutto i Signori e le Signore, nei confronti degli elementi; tributo di sangue, e dolore, nemmeno lontanamente comparabile con quello pagato da le donne, da tutte le donne; facendo anche la tara di quelle effettivamente femminicidiate da pochi, isolati e deprecabili elementi.

E gia` il fatto che quanto io stia scrivendo sia vero ma fara` sobbalzare il 99% dei lettori e` gia` di per se` la chiara dimostrazione che non siete oppresse neanche per scherzo. Specie quelle come Lei, mia cara.

Lei finge di ignorare che la storia, tutta la storia umana, e` primariamente un immenso mattatoio di maschi, e che la` dove, nel tempo e nello spazio, le donne sono state e sono oppresse, anche la quasi totalita` dei maschietti lo era e lo sono; fatta salva una sparuta minoranza di Signori e soprattutto Signore.

Lei finge di ignorare lo spaventoso potere che han sempre avuto le donne, e specie le Signore, nel corso della storia. E ne ho scritto qui: http://www.uominibeta.org/articoli/un-errore-catastrofico/) e non mi ripeto.

Forse lei  fa quel che fa e scrive quel che scrive scientemente, cara Marina. O forse no, chi lo sa.

Lei, forse,  alimenta la guerra tra poveri, maschietti contro femminucce, per far si che non si svolga e non si riveli la vera guerra. Che non e`, non puo` essere, e non sara` mai di genere, cara Marina Terragni.

Ed e` anche per questo che glielo dico con orgoglio: io non vedro` forse quel giorno, per carita`; ma Lei non vincera` mai, Marina.

Voi, alla fine della storia, non avrete vinto.

Poco importa se chi scrive queste righe dovesse morire domani – a me importa avere quella certezza. Potrete vincere delle battaglie; la guerra no, non la vincete.

Ed e` proprio Lei a rendermelo chiaro e cristallino nei suoi scritti.

Non vincerete mai.

Le rivelo una cosa, Marina Terragni.

Io mi firmo sotto falso nome per non dare appiglio a eventuali squadristi, neri o rosa che siano, in un modo o in un altro, di venirmi a trovare. Un po` per tutelare me e un po` per tutelare loro. Ma non solo questo. Il mio nickname ha una storia.

Rutilius Namatianus fu il cantore di un mondo che moriva, a suo tempo. Io mi vedo morire attorno un mondo, ma a conti fatti e` un mondo dove le catene le avevo io. Chi lo sa se le avro` ancora, dopo. Per ora le ho io; ho il guinzaglio al collo.

E dall`altra parte del guinzaglio c`e` gente che vive di privilegi e accusa quelli come me, maschi e lavoratori, maschi e proletari, di essere gli oppressori.

Mi suona un poco insultante sentirmi dire che io sono un oppressore dopo la vita che ho fatto sinora, come miliardi di altri come me, e sentirmelo dire da gente come la Clinton. E non solo la Clinton…ovviamente.

La prima cosa che fanno gli allevatori per utilizzare i torelli nel lavoro e` quella di farli diventare buoi. Chi e` castrato non si ribella. E quale migliore castrazione, in un essere umano,  del senso di colpa?

Forse anche l`elezione di Trump va in questo senso. Trump, certo, e` un Signore, un padrone, nato nella bambagia, reazionario. Ma almeno non fa parte della sua schiera in alcuni aspetti molto importanti, cara Marina; una schiera che ha comandato a bacchetta per decenni. Una schiera politicamente corretta.

In questo senso, l`elezione del pagliaccio arancione e` un  segnale, un ottimo segnale.

Buon proseguimento, cara Marina.

Fino al giorno in cui quei poverini che lei relega a calci in fondo al corteo capiranno, e i suoi signorili e sprezzanti ordini non li accetteranno piu`.

E a quel punto, cara Marina, cara Hillary, cari tutti…in bocca al lupo.

 


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