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28 nov 2009  |  1.418 Commenti

Video: Femminismo; ideologia sessista

Di seguito  il secondo video che abbiamo realizzato.


1.418 Commenti

Fabrizio Marchi 7:21 pm - 7th luglio:

Ragazzi, sull’Interferenza abbiamo appena pubblicato questo articolo a firma di Rita Chiavoni, donna, psichiatra e comunista dichiarata: http://www.linterferenza.info/attpol/e-tempo-di-chiudere-con-il-femminismo/
Mi sembra un fatto di STRAORDINARIA importanza. In poche ore, guarda caso, il sito dell’Interferenza ha già triplicato i visitatori e moltissimi su facebook stanno già dibattendo e dividendosi.
Naturalmente chi lo volesse può anche commentare l’articolo sull’Interferenza. Una piccola crepa nel Matrix che dimostra ciò che sostengo da ssempre, e cioè che un margine di irriducibilità è presente nell’umano, nell’ontologia dell’essere sociale…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif
P.S per tutti gli amici presenti su facebook, diamogli sotto e postiamo l’articolo OVUNQUE.
E’ chiaro? Ecco, è meglio concentrarsi sulle cose che hanno un’utilità concreta che perderci, come facciamo spesso, in sterili polemiche…

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Fabrizio Marchi 10:46 pm - 7th luglio:

“Caro Fabrizio, il contenuto non è male e può dare seri spunti di riflessione. Tuttavia, permettimi di dire che leggere un articolo che inizia con un gerundio seguito da “per internet”, come se si potesse navigare in favore delle Rete e non in Rete, già lo trovo pressappochista, inoltre, aggiungi che questo orrore, almeno per me, è seguito da una proposizione che non concorda con la preposizione conseguente così che da far perdere, di gran lunga, il valore del contenuto. Non sono una purista della lingua, ma continuo a credere che la forma sia sostanza. Se vogliamo essere credibili in ciò che asseriamo, forse sarebbe il caso di non trascurare l’antica regola delle parole giuste al posto giusto, non credi?”
Questo sopra è il commento su face book all’articolo di Rita Chiavoni di una collega giornalista, peraltro un autorevole esponente dell’ordine dei giornalisti del Lazio.
Di seguito la mia risposta:” Cara…….. in tutta onestà credo invece che tu ti stia perdendo proprio in quel purismo linguistico che a parole dici di criticare…E credo oltretutto che sia un modo per indebolire la potenza dell’articolo che è tutta nel suo contenuto. E non dire una parola sul contenuto limitandosi a dire che hai inorridito di fronte al gerundio seguito dalla preposizione mi sembra oltremodo stucchevole e povero di sostanza…sei una donna intelligente e colta (e non lo dico per piaggeria, come sai, ma perchè ti conosco) e mi sarei aspettato da te ben altro commento…
Il dato vero è che una donna, comunista, magari in modo sgrammaticato (ma ‘sti gran cazzi perchè L’Interferenza non è un salotto per pseudo “intellettuali” “du me belin”, direbbero a Genova, nè tanto meno per “consulenti ai tramonti” ma un luogo dove si discute sul serio e fuori dal coro…), ha toccato una serie argomenti tabù, soprattutto negli “ambient” della cosiddetta “sinistra, sia essa “moderata”, radical (chic) o antagonista, rispetto ai quali è giunta l’ora di mettere mano (e di affondare il bisturi…). Oltretutto, come ben sai ti ho postato già numerosi articoli, alcuni anche molto corposi. E tu che fai? Al primo articolo con una scivolone grammaticale, sottolinei il suddetto scivolone? Ma dai…su..come se non ne avessi letti tanti su riviste e quotidiani autorevoli o non ne sentissi di ancora più grossolani in televisione…ma per favore…W Rita Chiavoni, donna e comunista che ha il coraggio di affrontare certi argomenti e di dire quello che tanti “compagni” pensano ma non hanno il coraggio di dire..”
Che pochezza, ragazzi, che povertà, che miseria intellettuale e umana…e pensate che questa non è neanche fra le peggiori, anzi…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_unsure.gif

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Fabrizio Marchi 8:34 am - 8th luglio:

Alex Red,

Ottimo, Alex http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif

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ARMANDO 10:13 am - 8th luglio:

Fabrizio Marchi:
“Caro Fabrizio, il contenuto non è male e può dare seri spunti di riflessione. Tuttavia, permettimi di dire che leggere un articolo che inizia con un gerundio seguito da “per internet”, come se si potesse navigare in favore delle Rete e non in Rete, già lo trovo pressappochista, inoltre, aggiungi che questo orrore, almeno per me, è seguito da una proposizione che non concorda con la preposizione conseguente così che da far perdere, di gran lunga, il valore del contenuto. Non sono una purista della lingua, ma continuo a credere che la forma sia sostanza. Se vogliamo essere credibili in ciò che asseriamo, forse sarebbe il caso di non trascurare l’antica regola delle parole giuste al posto giusto, non credi?”
Questo sopra è il commento su face book all’articolo di Rita Chiavoni di una collega giornalista, peraltro un autorevole esponente dell’ordine dei giornalisti del Lazio.
Di seguito la mia risposta:” Cara…….. in tutta onestà credo invece che tu ti stia perdendo proprio in quel purismo linguistico che a parole dici di criticare…E credo oltretutto che sia un modo per indebolire la potenza dell’articolo che è tutta nel suo contenuto. E non dire una parola sul contenuto limitandosi a dire che hai inorridito di fronte al gerundio seguito dalla preposizione mi sembra oltremodo stucchevole e povero di sostanza…sei una donna intelligente e colta (e non lo dico per piaggeria, come sai, ma perchè ti conosco) e mi sarei aspettato da te ben altro commento…
Il dato vero è che una donna, comunista, magari in modo sgrammaticato (ma ‘sti gran cazzi perchè L’Interferenza non è un salotto per pseudo “intellettuali” “du me belin”, direbbero a Genova, nè tanto meno per “consulenti ai tramonti” ma un luogo dove si discute sul serio e fuori dal coro…), ha toccato una serie argomenti tabù, soprattutto negli “ambient” della cosiddetta “sinistra, sia essa “moderata”, radical (chic) o antagonista, rispetto ai quali è giunta l’ora di mettere mano (e di affondare il bisturi…). Oltretutto, come ben sai ti ho postato già numerosi articoli, alcuni anche molto corposi. E tu che fai? Al primo articolo con una scivolone grammaticale, sottolinei il suddetto scivolone? Ma dai…su..come se non ne avessi letti tanti su riviste e quotidiani autorevoli o non ne sentissi di ancora più grossolani in televisione…ma per favore…W Rita Chiavoni, donna e comunista che ha il coraggio di affrontare certi argomenti e di dire quello che tanti “compagni” pensano ma non hanno il coraggio di dire..”
Che pochezza, ragazzi, che povertà, che miseria intellettuale e umana…e pensate che questa non è neanche fra le peggiori, anzi…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_unsure.gif

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Enrico Rossi 1:00 pm - 10th luglio:

Una proposta di legge del governo laburista neozelandese prevede che, in caso di presunto stupro, sia l’accusato a dover provare, al di là di ogni ragionevole dubbio, la sua innocenza. Previsto anche il divieto di una contro-perizia medica sulla presunta vittima da parte della difesa per “evitare abusi” da parte degli avvocati della difesa.
Mr.Little, il fautore della proposta, riferisce che attualmente solo l’1% degli accusati di stupro è condannato, il ché significa che qualcosa non va nel sistema. “Mi rendo conto che è un grande salto, ma le circostanze richiedono di cambiare la legge radicalmente.”

http://www.independent.co.uk/news/world/australasia/accused-rapists-would-have-to-prove-consent-in-law-reversal-proposed-by-new-zealand-politicians-9592559.html

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Tarallo 3:12 pm - 10th luglio:

” Mr.Little, il fautore della proposta, riferisce che attualmente solo l’1% degli accusati di stupro è condannato, il ché significa che qualcosa non va nel sistema.” (articolo)

Qualcuno dica a questo signore che per invertire l’ onere della prova non c’è bisogno di fare una legge esplicita ma bastano acrobazie giurisprudenziali dettate da un clima di paura e di isteria di massa(Stuprazionismo). La Cassazione ha confermato la legittimità di tutte le sentenze criminali che condannano uomini solo in base alla dichiarazione della donna denunziante purchè sia “credibile”(e “credibile” non vuol dire “veritiero”) e quindi dando disco verde a tutte le future sentenze in tal senso:

In tema di reati sessuali, poiché la testimonianza della persona offesa è spesso unica fonte del convincimento del giudice, è essenziale la valutazione circa l’attendibilità del teste; tale giudizio, essendo di tipo fattuale, ossia di merito, in quanto attiene il modo di essere della persona escussa, può essere effettuato solo attraverso la dialettica dibattimentale, mentre è precluso in sede di legittimità, specialmente quando il giudice del merito abbia fornito una spiegazione plausibile della sua analisi probatoria ai fini della formazione del libero convincimento del giudice, ben può tenersi conto delle dichiarazioni della parte offesa, la cui testimonianza, ove ritenuta intrinsecamente attendibile, costituisce una vera e propria fonte di prova, sulla quale può essere, anche esclusivamente, fondata l’affermazione di colpevolezza dell’imputato…

Ecco perchè in Italia(e in quasi tutti gli altri paesi occidentali) la stragrande maggioranza delle accuse di violenza sessuale si traduce in condanna, altro che il misero e lodevole 1% della Neozelanda

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Rino DV 6:05 pm - 10th luglio:

Precisamente come dice Tarallo.
La giurisprudenza, qui e altrove, ha già anticipato la legge.
Come in Spagna la giurisprudenza anticipò la Ley Integral sulla diversa pena a parità di reato.
Si dice – e si crede – che sia l’accusa a dover mostrare la colpevolezza, mentre è chiaro che de facto è l’accusato a dover dimostrare la propria innocenza. Ma nelle accuse femminili ciò è impossibile per definizione: è la querela stessa a provare il fatto. Come indica “oltre ogni ragionevole dubbio” la motivazione di una sentenza riportata da Tarallo (che ringrazio).
.
Il femdominismo non è un regime del futuro. E’ qui, è ora. Non conosce ragione, non ha pietà.
E’ il nuovo antiumanesimo.
Porta il nome di accoglienza, pace, amore, libertà.
.
RDV

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Enrico Rossi 9:40 pm - 10th luglio:

che dire… inquietante http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_sad.gif

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cesare 9:52 am - 11th luglio:

Di fatto una volta che hai un rapporto con una donna, a suo totale arbitrio sei passibile di una denuncia per violenza o psicologica o sessuale. A seguito della denuncia hai immediatamente per un buon quinquennio la tua vita devastata dalle misure di accertamento, di difesa precauzionale della denunciante come l’allontanamento da casa e dai figli, quando non il carcere, di norma la distruzione sui giornali della tua dignità e la perdita del lavoro. Di fatto sei già giudicato colpevole, condannato e subisci la pena di cui sopra.
Poi arrivano finalmente i processi nei quali la tua parola, la tua intera vita di buon cittadino, di buon padre e di buon marito vale nulla di fronte alla parola di una donna, che può essere degna o indegna di fede comunque può mentire ed è considerata prova: anche gli organismi inquirenti, i giudici, i politici ( pensate ad Alfano che strilla ogni volta la colpevolezza maschile) temono l’attacco della lobby delle “povere donne” in caso di giudizio non “schierato”, non “pedagogico”, non “conforme” alla tesi della “violenza che è maschile”. Ne consegue da questo contesto culturale e politico che la sentenza nove volte su dieci è già scritta: colpevole. Aggiungo una confidenza fattami alcuni anni fa da un assistente carcerario: le carceri sono piene di maschi innocenti per false accuse di carattere sessuale.
Questo è quanto ho sentito da quasi un ventennio direttamente da testimonianze personali di accuse false subite da maschi e padri e indirettamente seguendo i fatti sui siti che possiamo chiamare di soccorso o autodifesa maschile e paterno o sui media quando in piccolo e in ultima pagina scrivono di qualche assoluzione.
Pertanto che “dire donna è dire galera” sia senz’altro terribile a dirsi è vero, tuttavia rispecchia la recente Storia dei rapporti tra maschi e femmine e soprattutto è precisa e certa delineazione del prossimo futuro.
Succede cosi che ogni maschio che non sia un povero sprovveduto, oggi, prima di sposarsi, si cerca un ottimo avvocato, se possibile donna, poi dopo un buon corso su come non farsi espropriare dei beni, dei figli, della libertà, della dignità e del lavoro, in sintesi per non finire carcerato e barbone, prende carta e penna e inizia a scrivere un quotidiano diario: se alla sua anima gemella non passerà mai per la testa di distruggerlo, sarà garanzia di tranquillità, in caso contrario gli servirà per tentare di salvarsi dalla “parola di donna”, oggi diventata arma di distruzione del maschio.
Il vero avventuriero, come scrive Charles Peguy nell’omonimo scritto riportato anche in questo sito, è il padre di famiglia, oggi più che mai. Auguroni, carissimi papà moderni! Ma statevene accorti.

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armando 9:34 pm - 11th luglio:

Tutto si calmerà quando il 100% degli accusati di violenza o di stupro sarà condannato. Anzi no. Il 98 o 99%, come nelle elezioni bulgare. Quell’uno per cento sarà la dimostrazione della democraticità della procedura giudiziari, della sua imparzialità e della sua ricerca della vera giustizia.
armando

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cesare 9:40 pm - 12th luglio:

Armando ho fiducia nei fratelli, nella dimensione ontologica del maschile, ciò che precede ogni atto maschile nella Storia e costituisce la Storia, che è frutto dello spirito che è maschile; ho fiducia nel maschile che è strutturato nell’inconscio e nella biologia maschile, e nell’essere maschile. Il successo della specie, la più fragile biologicamente parlando e su un pianeta che nel suo catastrofico divenire è tutto tranne che “madre Terra”, bensì luogo totalmente ostile ed inospitale per la vita, è clamoroso: più di sei miliardi di individui vivono dove non c’era cibo che per qualche centinaio di migliaio. Un successo che è il frutto di un albero evidentemente buono, di cui ci si può fidare.
E circa il futuro di quest’albero dalle potenti indistruttibili radici maschili, riserverà sorprese a quelle donne che appena resesi conto del bene ricevuto nei milioni di anni di vita della specie, ne hanno tratto motivo di scandalo, offesa e risentimento, invece di serbare profonda sincera riconoscenza. Cosi avranno sorprese i maschi opportunisti, incapaci e vili che si sono associati a quelle donne nell’ignobile esercizio di sputare sul sangue dei padri; maschi e femmine, che senza alcun merito ne divorano indispettiti ed ingordi i doni.
La verità ha sempre il carattere dell’inaspettato: sono certo che verranno i giorni in cui chi si è vergognato dei propri padri e ha dichiarato di sputare su di loro, come si sono assunti la responsabilità di dire e fare questi maschi e queste donne, le cui parole e i cui gesti sono registrati per sempre nella Storia e nel cuore dei buoni come un grande folle violenza e un grande dolore, si rivolgeranno proprio alla memoria dei padri per tentare di salvarsi.

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Mauro Recher 7:59 pm - 20th luglio:

copio ed incollo dalla pagina della Zanardo
NON HAI BISOGNO DELL’AMMORBIDENTE:”Se una mattina d’estate al Supermercato.”
“Ce l’hai. Ti dico che ce l’hai. E’ nell’armadietto del bagno. L’ho visto io. E’ quel flacone azzurro. Ce n’è metà. Quindi non ti serve”
Lui avrà sessantanni, leggermente sovrappeso, maglietta e bermuda, sandali. Lei è un po’ più giovane, vestititino a fiori dimesso, capelli che avrebbero bisogno di essere curati legati con un fermacapelli verde, viso segnato stanco e comunque che conserva “qualcosa” che intriga.
A Milano fa caldo in questa mattina afosa, senza sole ma con il clima tipico tropicale della lombardia estiva: vestiti appiccicati al corpo, città deserta, poca gente per le strade. Cammino fino al supermercato che non è vicino, ma è l’unico aperto di domenica.
Se mi dicessero di barattare questa giornata solitaria milanese a casa con 8 ore a Portofino su di un panfilo, rifiuterei.
Queste giornate sono godimento puro, Milano, la mia città amata e odiata, rivela tutta la sua bellezza tenuta gelosamente nascosta per i lunghi mesi invernali e primaverili.
Osservo la coppia da un po’: ad ogni scomparto, ogni volta che lei tende la mano per prendere un articolo, viene bloccata dalla voce di lui “Ma cosa ce ne facciamo dei rotoloni di carta? Tra 8 giorni partiamo, ne abbiamo già uno che ci basta e avanza”.
Lei non ribatte mai. Posa lenta la carta, così come rimetterà nello scaffale l’ammorbidente e come la vedrò risistemare nello scaffale un tubetto di dentifricio, il solvente per togliere lo smalto, un pacco di carote.
Saranno sposati da tanto, azzardo dentro di me, perchè all’inizio di un rapporto di forza come questo che ho davanti, lei si sarà ribellata, avrà replicato:” Il rotolone di carta ce l’abbiamo ma io ne voglio una scorta in casa” e senza tante storie avrà riposto il pacco nel carrello.
Ma il gesto lento di resa con cui la donna ubbidisce al , “suggerimento” dell’uomo presume lunghi anni di un braccio di forza silenzioso che l’ha condotta fino ad oggi qui, davanti a me in questo supermercato estivo e dunque solitario dove va in scena la vita di una coppia.
Non tutte le coppie sono così, è certo. Ma nella coppia si scatenano spesso tension,i idiosincrasie, rapporti genitore-bambino anzichè
adulto-adulta, che devastano le nostre vite.
Uomini che subisono umiliazioni quotidiane da parte di capi miserevoli e che a loro volta impostano rapporti di forza una volta tornati a casa. Oppure seplicemente noiosi, pedanti.
“FATTI LI CAZZI TUA!”risponderebbe la signora se con un gesto di ribellione improvviso prendesse a prestito la fulminante battuta con cui l’esilarante personaggio Razzi/Crozza risponde al cameram che lo vuole riprendere.
Sì, fatti i fatti tuoi e lasciami vivere, lasciami almeno scegliere i prodotti per la casa, spesso ultimo territorio di libertà all’interno di vite assediate da incombenze e doveri.
Come la splendida protagonista di “Una Giornata particolare” dove una splendida Loren, ostaggio di una marito gerarca fascista che interpreta il suo dovere coniugale solo usando il corpo della moglie come sfogatoio di rapide erezioni, ritrova un po’ di sé stessa solo quando i molti figli e il marito avvoltoio escono di casa e lei, sommersa da una quantà orribile di incombenze doestiche, si ricava comunque un po’ di tempo per sè.
O come Valeria, la mia amata protagonista di “Quaderno Proibito” di Alba de Cespedes( da leggere qs estate se ancora non lo avete fatto), che si riconnette con se stessa solo scrivendo sul suo quadernetto tenuto nascosto a tutti.
Amate donne. Mie amatissime donne che vi spegnete lente all’interno di vite di soprusi.
Per voi lavoro, per voi combatto.
Questo è il mio Femminismo. Non quello di circoli aricigni abitato da donne autoesiliatesi dal mondo e che producono pamphlets che solo loro leggeranno.
No, no. Femminismo è amore. E’ fare in modo che noi, sin da bambine, si possa conoscere i nostri diritti. Che si possa scegliere un compagno amoroso e rispettoso di noi. Che si possa imparare un mestiere, umile che sia, che ci consenta di decidere senza dipendere.
Dall’indipendenza economica passa la nostra autonomia. Anche da lì.
Io lo so che oggi è dififcile, ma non demordiamo.
E noi madri educhiamo le figlie all’autonomia, e i figli al rispetto delle donne. Che ci si possa unire in coppia per amore, solo per amore.

Escono dal supermercato e per un tratto li osservo allontanarsi. Lui parla, parla parla. Lei, con la sporta piena di cose scelte da lui, tiene la testa bassa. Non lo ascolta più da anni.
Io spero, amica mia lo spero tanto, che tu abbia coltivato un piccolo spazio dentro di te dove poterti rifugiare, dove immaginare ciò che ti piace, che ti rende un po’ felice fosse anche solo potere sentire il profumo dell’ammorbidente sui panni appena lavati, se è questo il tuo desiderio.
Noi, andiamo avanti.
Questo è il mio commento ..
Dico la mia esperienza ,visto che vado a fare la spesa da 15 anni ,da quando mia madre si è ammalata di reni ed ha fatto il trapianto … vedo molte coppie ,ma anche molti uomini che vanno a fare la spesa ed è giusto che sia cosi ..uomini che sono maltrattanti ? Esistono ,ma io vedo spesso e volentieri il contrario , non ultima mia madre che ,quando può, piace anche a lei venire a fare la spesa con noi , ultima scena che mi ricordo è che ,mio padre si è preso dell “imbranato ” per non dire peggio , perchè no riusciva a prezzare il sacchetto di pane .. quindi , non sarà il caso di smetterla di giudicare gli uomini perchè uomini ,ma di giudicare le persone in quanto tale con i loro pregi e difetti ?

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ARMANDO 12:13 pm - 21st luglio:

Mauro Recher,

Nella mia vita ho visto e ascoltato coi miei occhi e le mie orecchie una quantità rilevantissima di scene opposte, dove la moglie decideva e faceva e il marito eseguiva. O peggio, altre scene nelle quali il marito veniva sconfessato platealmente di fronte ad una decisione di spesa, e tacendo abbozzava.
C’era un detto molto famoso quando ero giovane: Il padrone sono io ma chi comanda è mia moglie.
Riusciva a rendere bene lo stato dei rapporti M/F. Il potere formale (allora) era del M. quello vero della F.
armando

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Luigi Corvaglia 10:12 pm - 21st luglio:

Mauro Recher,
….
Una curiosità Mauro.
Una curiosità riguardante la signora in questione: è rintracciabile un curriculum completo della stessa?
Mi spiego meglio.
Curriculum sparsi dall’interessata (periodicamente si auto-propone per deporre le pregiate terga in altrettanto pregiate poltrone) intasano Google ed il Web tutto, però non dicono nulla del periodo “bocconiano” della nostra.
E’ rintracciabile un curriculum completo degli “anni aziendali”?

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Mauro Recher 12:03 pm - 22nd luglio:

A dire il vero Luigi non lo so , e francamente ,a dirla tutta me ne frega abbastanza poco ,capisco il tuo discorso ,ma questa qui potrebbe avere fatto anche una carriera folgorante (a detta di lei era bravissima) ed avere 110 e lode e poi si perde tutto perchè è donna e si perda nei meandri di internet ,mi sembra un discorso campato in aria smile

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cesare 12:55 pm - 22nd luglio:

“Second life”, la “fantasia della Storia” e lo Yogurt.

Le considerazioni, meglio l’inno amoroso alla liberazione femminile, della Zanardo in riferimento alla storia di una povera massaia, da lei vista e raccontata, anzi “studiata”, al supermercato mentre subisce le scelte d’acquisto imposte da un maschio prepotente al quale poi lei si ribella, suscitano alcune mie riflessioni.
Racconto e considerazioni della Zanardo sono occasione e a mio avviso fanno pensare, (fanno pensare e non immediatamente sono), a quella letteratura caratterizzata dall’assunto autoreferenziale secondo cui è reale ciò che ti piace interpretare e l’interpretazione stessa e pertanto ne fai la storia e la cronaca. Preciso: trattandosi di riflessioni al “femminile femminista”, ciò che piace è di solito l’esatto contrario di ciò che è. E ci fai sopra della “filosofia della Storia”, e magari un corso di studi universitari.
In questo modo la riflessione sulla realtà come primo criterio di verità, si trasforma in costruzione di una fantasia, simmetricamente opposto alla verità, cui si dà lo status di realtà. Quando si ha a che fare con narrazioni o riflessioni o giudizi interpretati alla “luce” della ideologia femminista, l’esperienza che si fa è quasi sempre, quella sopra descritta: una storia spesso di fantasia o reale-ma-interpretata, che assume valenza di realtà generale per cui diventa “fantasia della Storia” ma viene proposta come “filosofia della Storia”.
Vi ricordate la “second life” di cui si parlò a lungo come alternativa al mondo reale costruita tramite un particolare software che simulava il mondo reale e messo in rete consentiva a ciascuno di vivere fantasticamente una seconda vita, quella desiderata?
A me pare che questa nuova corrente “femmifilosofica” che rovescia la stessa filosofia da “amante della sapienza” in “amante del desiderio dell’opposto”, abbia la sua collocazione più adeguata in corsi universitari organizzati in “second life” in cui vedo bene una cattedra da cui raccontare appunto una storia.
Magari la storia di una povera massaia di oggi, minutina, forse col fazzolettone e povere ciabatte ai piedi martoriati dai calli, che va al supermercato seguita da un maschio baffuto ed opprimente (magari nerboruto) che ad ogni passo controlla la merce che la poveretta mette nel carrello. Col controllo i rimbrotti e le offese ad ogni scelta non acquistata secondo l’ultimo prezzo in offerta o peggio secondo i criteri del maschio che la domina.
Esselunga, Pam, Coop che sei tu, Italmark, Penny Market, Simply, nella “second life” sono insegne dei “campi di condizionamento servile” delle “povere donne”, le massaie.
Questa massaia, poi potrebbe aprire le porte ad una potente figura femminile della “fantasia della Storia” femminista: la massaia figura storica dello sfruttamento del proletariato maschile sul proletariato femminile con i supermercati campi di lavoro e condizionamento finalizzati a perpetuare la sottomissione femminile. A che scopo la sottomissione? ai fini della estrazione del plusvalore dal lavoro femminile per l’accumulazione proletaria, lavoro femminile organizzato e schiavizzato nella fabbrica-casa.
Che poi il proletariato maschile oppressore, in questa attività di sfruttamento muoia sia in fabbrica-fabbrica sia in fabbrica-casa al posto delle oppresse, è il risultato dell’attuale organizzazione del lavoro proletario maschile fondata sullo sfruttamento del proletariato femminile.
E che fare in “second life” di ogni suicidio maschile, di ogni morte sul lavoro in casa o fuori maschile? pur nella femministica percezione dolorosa per queste morti, tuttavia non si può prescindere dalla valutazione obiettiva, strutturale secondo cui si tratta di una fase di passaggio necessaria perchè il capitale avanzato cacci nella pattumiera della Storia la classe sfruttarice, il proletariato maschile sul proletariato femminile. Insomma: la Rivoluzione non è un pranzo di gala!
E’ infatti evidente come in questa fase storica il capitale avanzato sia in “second life” alleato col proletariato femminile portatore di una nuova più efficiente e moderna organizzazione del lavoro: gli interessi dell’uno coincidono storicamente con gli interessi dell’altro. Come non applaudire alla distruzione di ogni residuo del passato che si oppone al pieno sviluppo delle forze produttive capitalistiche? quale rivoluzionario si oppone allo sviluppo delle condizioni per la Rivoluzione? chi non applaude a leggi speciali antimaschio che forzano e accelerano il processo rivoluzionario? viva dunque le carcerazioni sulla parola della femmina proletaria! viva l’inversione dell’onere della prova a carico del maschio! viva le quote rosa e le leggi speciali a favore della lunga marcia nello Stato del proletariato femminile! viva la lotta per il trionfo mediatico del femminismo storico e del femmimarxismo armi invincibili della Rivoluzione!
In “second life” la massaia col fazzolettone, finalmente impugna e difende lo yogurt da lei scelto e ripone nello scaffale quello imposto: piccoli passi di un processo rivoluzionario che libererà tutti, capitale e proletariato finalmente unisex, anzi con la gonna entrambi.
Si potrà in quel giorno radioso far passare uno spot dello storico yogurt: “Lo yogurt che fa digerire persino i proletari. Ben scelto vecchia massaia!”

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