preload
18 mag 2017  |  4 Commenti

Riflessioni sul sito “Antisessismo”

Alcuni di noi lo conoscono; si tratta, a mio avviso, di una sfaccettatura particolare della QM (o, se si vuole, del Men’s Rights Activism); sempre secondo la mia personalissima impressione, gli articoli sono scritti con dovizia di argomentazioni e con senso logico ineccepibile; inoltre, ha uno stile pacato, ma non innocuo, anzi, molto militante.

Il punto è che si può condividere o meno la filosofia cui s’ispira, e la questione non è affatto banale, bensì complessa.

Tale assunto ispiratore è che UU e DD sarebbero “inchiodati”, storicamente, a ruoli di Genere: per cui, l’oppressione sarebbe binaria e paritaria (con la differenza che il Femminismo ha risolto molti più problemi per le DD di quanto abbia fatto finora il mascolinismo per gli UU; anzi: gli UU che finora si sono impegnati in cause altrui, lo hanno fatto quasi sempre a favore delle … DD!); il sito, inoltre, si dichiara fermamente “anti-tradizionalista”.

Ora, è chiaro che qui si tira in ballo il confine – mai da nessun “grande pensatore” stabilito definitivamente – fra Natura e Cultura.

Correggetemi se sbaglio, ma a me sembra che il principio del “ruolo che opprime” stia a indicare una schiacciante preponderanza della Cultura, mentre la Natura sarebbe ridotta al lumicino: se così non fosse, non vedo come un’enorme massa di UU viva da oppressa, senza che la potentissima Natura riesca a riemergere e a lenirne la condizione.

Personalmente, dissento (e la tengo corta, senza la pretesa di scrivere un trattato critico): gli UU hanno riproposto le stesse strutture culturali, psichiche e simboliche nei luoghi e tempi più disparati, senza che quei popoli avessero possibilità d’interscambio o influenze reciproche; ubiquitariamente, abbiamo assistito – stanziali o nomadi che fossero quei popoli – agli stessi passaggi socio-economici: caccia-pesca, pastorizia, agricoltura, ecc.; organizzazione per clan/tribù, ai cui vertici, generalmente, erano preposti uno o più anziani; patrilinearità (con eccezioni) nella trasmissione del nome e del patrimonio; classe guerriera a scopo di difesa/offesa; senso del sacro, “timor di Dio”, pantheon tramandati attraverso scritture sacre o tradizione orale, ecc..

Ora: svariate Culture che seguono tutte le medesime linee di sviluppo, si possono ancora, con certezza, definire “Culture” nel senso di sovrastrutture oppressive?.. O sono state necessitate lungo quelle direttrici uniformi da un sostrato ben più ontologico?..

Semmai, ci sarebbe un “filone” della Cultura da esaminare (e qui lo si fa in lungo e in largo): i ruoli obbligati per censo all’interno dello stesso Genere.

Banalizzando un po’, ricadiamo nel maschio-Alph-ismo: l’abbiamo vivisezionato fino alla nausea, giungendo sempre alla medesima conclusione: gli UU che si collocano, per censo (in larghissima misura ereditato, in minima parte acquisito dal nulla per meriti propri) nella “casta” Alpha, sono assai meno “obbligati” a ruoli preassegnati. Il senso è banale, ma – credo – ineccepibile; da un lato: se abbiamo assodato che la D “vale” per quel che “è”, mentre l’U “vale” per quel che “fa”, è chiaro che tanti UU avrebbero le potenzialità per compiere opere di valore, ma non possono applicarvisi, attanagliati come sono dalla sussistenza quotidiana (si confronti col mecenatismo d’un tempo). Dall’altro lato: quei pochi che sono, invece, esonerati dallo spendere il loro tempo-energia per il sostentamento quotidiano, hanno sia la possibilità di imporsi con opere di valore, sia quella di “trasgredire” – o quanto meno “divagare” – dai ruoli socialmente imposti, correndo così dei “rischi” (sanzione/stigma sociale) che possono permettersi (“spalle larghe”, “cadono in piedi”, non vengono emarginati o rovinati).

L’esempio più classico è la deriva CULTURALE oppressiva del politicamente corretto, nella sua declinazione del maschio-pentitismo: tutti ricordiamo la pubblica auto-umiliazione del rampollo Barilla, dopo lo spot pubblicitario che iconizzava la Famiglia Naturale; e non mi si dica che “naturale” non è, bensì una prigione di ruoli imposti all’U e alla D: non può essere così, visto che, fra le possibili opzioni di struttura sociale, è quella adottata in tutti i tempi e luoghi, senza la quale, in definitiva, l’umanità si sarebbe estinta già ai suoi albori.

Barilla aveva trasgredito alla dittatura del Pensiero Unico; dopo l’autodafè, è rimasto pur sempre l’Alpha che era. Tutti immaginiamo quali sarebbero state le conseguenze per un lavoratore qualunque che avesse fatto outing pro-male in un ambiente di lavoro sensibile a questi temi…


4 Commenti

armando 1:31 pm - 22nd maggio:

Ho dato una scorsa veloce a quel sito. Mi sembra in sintesi , salvo essermi ingannato per la velocità della ricognizione, che a) si neghi l’esistenza di differenze innate fra uomini e donne b) che i ruoli culturali hanno fregato gli uni e le altre.
Mentre il punto b) contiene una qualche mezza verità nel senso che, ed è ovvio, a ruoli diversi competono diritti ma anche doveri diversi, più o meno gravosi ( e i doveri maschili, lo diciamo sempre, sono sempre stati tanti e pesanti tali da bilanciare ed oltrepassare i diritti, almeno per gli uomini normali,), è sul punto a) che occorre concentrarsi. Perchè la deduzione logica, e l’unica che può scaturire da quella tesi, è che maschile e femminile siano puri costrutti culturali, quindi semplici gabbie imprigionanti una natura che in sè sarebbe asessuata. Da quì alle teorizzazioni del transgender, queer, e infine al transumanesimo (contaminazione fra esseri umani e macchine) il passo è breve, ed infatti lo si sta già teorizzando e in alcuni casi praticando. Di più, la natura in sè non esisterebbe, o meglio ci sarebbero tante diverse nature quanti sono gli individui, liberi di autodeterminarsi a piacimento. A quel punto non si tratterebbe più neanche di femminismo o maschilismo, di diritti femminili o maschili, di confronti fra le diverse situazioni dei sessi e così via. Ma questo è esattamente il “programma” della postmodernità liquida, indeterminata, priva di forma e di identità, e proprio per questo generatrice di soggetti estremamente malleabili e manipolabili, come se ciascuno di noi non fosse quello che è in virtù, anche, del contesto sociale e familiare in cui si è formato che gli fornisce anche i parametri di riferimento contro i quali, eventualmente, ribellarsi o trasgredirli. Si suppone cioè che l’individuo possa crescere in un vuoto pneumatico, ma così non è semplicemente perchè non può essere. Non ci si ripropone di rivisitare le tradizioni in modo anche, eventualmente, critico verso alcuni aspetti che possono essere stati degenerati o estremizzati (e vale per F. M.) , ma semplicemente di fare tabula rasa di ogni costruzione culturale per ritrovare una natura che non si sa cosa mai sia. Il presupposto errato è che possa esistere una natura che non sia culturalmente interpretata, capita, mediata, magari anche adattata alla cultura nel senso che mentre per quest’ultima non vale solo l’impulso istintuale ma vale anche l’etica e la morale, altrimenti saremmo semplici animali, la natura prescinde da tutto ciò. La natura è, punto. non valgono per essa i criteri di bene e male, così come sarebbe assurdo applicarli al leone che sbrana la gazzella. Le tradizioni, comunque le si valutino, rappresentano lo sforzo dell’umanità per darsi codici etici, morali, di comportamento atti a costituire una comunità umana che condivida certi principi e che, per questo, non sfoci nella guerra individuale di tutti contro tutti.
Io quelle tradizioni me le tengo strette, anche criticandone alcuni aspetti. Altrimenti chi vince sono “i barbarici spiriti animali del capitalismo”.

  (Quota)  (Replica)

Claudio Manzari 6:10 pm - 26th maggio:

armando,
…Molto probabilmente pecco di una lettura frettolosa e superficiale … ma il fatto è che non mi risulta chiaro in quali CONTESTI/AMBITI si assume che, storicamente, gli uomini abbiano dovuto assoggettarsi a ruoli socialmente imposti: perché è lì che, secondo me, nascono dei distinguo giganteschi.
Più sopra ho scritto che, nel contesto Famiglia Naturale – almeno così come l’abbiamo conosciuta fino agli anni ’50-’60 – dubito fortemente che l’U avesse una collocazione “imposta”: penso, invece, che fosse alquanto confacente alla sua Natura.
Ma se passiamo ai contesti LAVORO e POLITICA (quest’ultima intesa come “rilevanza civica”), le valutazioni variano enormemente.
Se Antissessismo assume che in ogni epoca e luogo l’U fosse concepito come “il sacrificabile”, non posso che sottolinearlo mille volte: ma l’analisi che mi sembra mancante (ed è significativo che lo affermi proprio io, che ho una “visione” per così dire di Dx…) è quella sulla “classe sociale”, o ceto, o censo.
Una guerra combattuta da fante in trincea non è la stessa cosa di una vissuta da ufficiale (“casta” alla quale si accedeva principalmente per censo). Dire che ai remi delle galee erano in ceppi gli UU, non è la stessa cosa del dire che sulle scialuppe calate dalle baleniere gli arpioni erano scagliati da fieri “lupi di mare”. Dire che gli sherpa himalayani trasportavano i carichi per mantenere le famiglie non è come dire che i pionieri che sfidavano le vette erano UU anch’essi.
Ma possiamo anche dire che legioni di giudici UU, dall’alto delle loro cattedre, hanno mandato a marcire nelle galere eserciti di UU, mentre, a parità di reato, hanno graziato le DD: e la storia ci dice che giudici e imputati raramente provenivano dallo stesso ambiente sociale (“cane non mangia cane”…). Se i minatori crepavano precocemente di stenti, come facciamo a non vedere che le company minerarie erano dirette prevalentemente da UU?..
E dunque, mi chiedo: se denunciamo che gli UU hanno dovuto (e ancora oggi) soggiacere a certe condizioni di vita, come facciamo a sottolineare che quelle condizioni sono state risparmiate alle DD, ancor prima di evidenziare che altri UU sono stati (e sono) i principali oppressori dei propri simili? Insomma: la Questione Maschile ha un enorme problema di “lotta fratricida” in cui il femminismo s’inserisce in “veste opportunistica”. O no?..

  (Quota)  (Replica)

Rino DV 6:09 pm - 27th maggio:

C.M.
>>
.. la Questione Maschile ha un enorme problema di “lotta fratricida” in cui il femminismo s’inserisce in “veste opportunistica”. O no?..
>>
.
Precisamente. (Ottimo art.e ottimi interventi).
.
Quanto alle osservazioni su “Antisessismo” mi trovo sulla vostra stessa linea.
Mi sembra che, per scelta esplicita o inconscia, l’anonimo autore (che io cmq lodo per la dedizione) si rifaccia alla lettura americana del conflitto tra i sessi. Il taglio è quello di un Farrell o di uno Zubaty.
A mio parere mancano i rimandi alla psicologia sociale ed alla sociologia. C’è una lettura direi “tecnica” della storia, solo epifenomenica. Non vedo riferimenti all’etologia umana (Darwin – natura) né alla mitologia. Lo sguardo filosofico è distratto.
Tuttavia anche quell’approccio ha un suo valore perché parla a quelle frazioni della compagine maschile che sentono più vicina e significativa questa lettura rispetto alle nostre che appaiono spesso troppo sofisticate.
Spero dunque che “Antisessismo” resista e perduri.
.

  (Quota)  (Replica)

ARMANDO 4:33 pm - 28th maggio:

Claudio Manzari,

Sono d’accordo con le tue conclusioni rispetto alla lotta fratricida. Osservo però che si tratta di una distorsione, i cui motivi sarebbe importante analizzare, di una concezione che in sè non reputo errata. Faccio un esempio: tu scrivi se non erro, da fautore della famiglia naturale tradizionale, che in essa ruoli e funzioni non sono imposti culturalmente ma scaturiscono dalla Natura. Ora, se è così quei ruoli e funzioni includevano diritti e doveri per tutti. Anzi, in primo luogo doveri e, in relazione ad essi, diritti. Oneri e onori, insomma. Ne risulta, per quanto riguarda gli UU, che gli asseriti privilegi erano più che bilanciati dai doveri da cui scaturivano. Lo stesso bilanciamento valeva per le donne. Nessuno si lamentava, nessuno parlava a sproposito di sessismo, anche se gli UU sapevano benissimo di essere più sacrificabili delle donne, anche se le donne sapevano benissimo di essere subordinate agli uomini nella vita pubblica. Poi è del tutto evidente che su questo schema si sono sempre inserite le differenze di classe, che nel concreto arrivavano alle volte a rovesciare e contraddire quello schema. Dal quale, tuttavia, non derivava necessariamente l’oppressione degli uomini da parte di altri UU. Ciò è accaduto proprio perchè quello schema dei rapporti UU/DD è stato intersecato da quello di classe fino, alle volte, a prevalere sul primo. Rimane che si tratta di fenomeni logicamente diversi, da analizzare con strumenti diversi. E’ poi del tutto vero che quell’antico equilibrio fra doveri e diritti si è spezzato a tutto svantaggio degli uomini che hanno conservato i doveri ma perduto quei “privilegi” o “diritti” che se non altro attribuivano loro un qualche prestigio. Si tratta di capire, oggi, verso quale direzione è possibile e giusto muoversi. La QM si decide anche su questo.

  (Quota)  (Replica)

Lascia un commento

* Richiesto
** Il tuo indirizzo email non verrà reso pubblico
Markup Controls

http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_bye.gif 
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif 
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_negative.gif 
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_scratch.gif 
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wacko.gif 
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yahoo.gif 
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cool.gif 
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_smile.gif 
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_whistle3.gif 
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yes.gif 
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cry.gif 
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_mail.gif 
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_sad.gif 
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_unsure.gif 
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif 
 

Aggiungi un'immagine