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29 ott 2012  |  45 Commenti

Tutte casa e potere

Mi sembra che lo stato attuale dell’“emancipazione femminile” (processo che non è puntuale, ma in perpetua evoluzione, quindi le donne non si sono emancipate, ma si stanno emancipando da una cinquantina d’anni e si emanciperanno in questo secolo e nel prossimo), nel nostro specifico caso italiano, sia incentrato su due direttive cardine:

  1. l’acquisizione di potere politico, economico-finanziario e culturale a colpi di quella che si potrebbe chiamare meritocrazia forzosa delle quote rosa. Si dice: Tecnicamente, l’imposizione delle quote rosa è ingiusta e anche brutta e cattiva perché viola i principi di uguaglianza e democrazia, ma è un male necessario e quindi non ci piace, però la pretendiamo. Perché crediamo nell’uguaglianza e nella democrazia. (Non è logico? Chi se ne importa, la logica è superata, è un retaggio patriarcale.)
  2. la ridefinizione del ruolo domestico femminile, argomento che nei circoli dalemiano-lacaniani di “maschi evoluti antisessisti” (in realtà femministi, nonostante i mille distinguo di lana caprina) e tra le femministe con pedigree filosofico viene astutamente mimetizzato sotto l’etichetta di “questione della cura”. Che si riassume così: Noi donne abbiamo avuto cura degli uomini e dei figli per millenni, ora basta, siamo stufe di essere vostre schiave, lavapanni e lavapiatti. Insomma, direbbe Totò, non siamo i vostri elettrodomestici inox.
Tutto il resto – dibattito sui femminicidi, leggi antiviolenza, affidamento condiviso o meno, insegnare ai maschietti ad accendere la lavatrice e a frignare quando al cinema vedono una scena d’amore – è strumentale e rientra in queste due direttive supreme, l’Operazione Barbarossa del femminismo italiano nei prossimi decenni.
Nel caso 1), stiamo già vedendo come qualsiasi insuccesso femminile sulla scena pubblica, anche se eventualmente dovuto a mancanza obiettiva di capacità o a sconfitta elettorale avvenuta secondo le regole, venga puntualmente attribuito a discriminazione e maschilismo grazie alla nuova parola d’ordine “Questo non è un paese per donne”. (Gli slogan e le frasi fatte, come “Uomini che odiano le donne”, “Adesso i maschi devono piangere” ecc., sono armi potenti e non richiedono l’uso del cervello: ne sapevano qualcosa Orwell e Goebbels). Qualsiasi fallimento di film, libro, popolarità televisiva, candidatura politica o simile è spiegato in questi termini: se la donna X non ce l’ha fatta, è perché è stata ostacolata/discriminata/vittimizzata/complottata in quanto donna. Non c’è bisogno di indagare ulteriormente. Non c’è bisogno di verificare se la donna X fosse davvero competente/abile/dotata di talento.
Nel caso 2), la storia dell’istituzione famiglia viene reinterpretata, o meglio, si comincia a riscriverla per le generazioni future. Da rapporto di reciproca collaborazione e scambio con divisione delle competenze al fine di spartire la fatica e assicurarsi una discendenza, il rapporto tra uomini e loro familiari donne viene ridefinito come schiavismo, superando anche il concetto di sfruttamento del lavoratore. Questo in base all’assunto che la casalinga (oggi si direbbe “lavoratrice di cura”) non era salariata. Ma forse quello tra Lavoratore e Casalinga era l’ultimo rapporto rimasto a basarsi sul valore d’uso. Oggi va reimpostato sulla base del valore di scambio. Sta riscuotendo molto successo l’idea che i mariti tenessero letteralmente in catene le mogli e le figlie a casa. E soprattutto si sta diffondendo la convinzione che non ci sia affatto bisogno di dimostrarlo: che sia evidente e chiaro, un po’ come è chiaro che la prima causa di morte per le donne è l’omicidio da parte di un familiare (falsità smentita proprio da chi l’aveva diffusa, Amnesty International).
Fossi in voi, mi preparerei a leggerlo sui libri di storia dei vostri bambini o nipotini. Da un punto di vista più squisitamente politico, si vuole ridefinire la secolare opera di accudimento delle donne (con abnegazione, sicuro, ma anche con tornaconto e soprattutto basata su un imperativo biologico antichissimo, che sfido chiunque a definire culturale) come “sostituto del welfare”. Cosa significhi per il futuro lo lascio interpretare alle molte persone che qui dentro sono più ferrate di me in campo politico.
Ma non è finita. Lo scopo di questa riscrittura non è appurare una verità storica a fini di conoscenza e comprensione della società umana. Non serve a niente spiegare che certo, sicuramente nei secoli passati la vita per molte donne è stata un inferno, nessuno lo discute, ma lo è stata anche per gli uomini. Per questa obiezione c’è la controbiezione: “ma gli uomini avevano tutto il potere”. Non serve a niente spiegare che questa idea si basa su quella che in inglese è chiamata “Apex Fallacy”, un errore logico in base al quale si osservano le caratteristiche dei componenti ai massimi livelli di un dato gruppo, e le si attribuiscono erroneamente all’intero gruppo.

 

Nel nostro caso, recita più o meno così: “Ai vertici del potere ci sono in maggioranza uomini. Dunque, la maggioranza degli uomini detiene il potere”. Cosa ovviamente falsa. Ma irrilevante, ai fini della riscrittura sociale e storica. Come spiega Rino della Vecchia, qui lavoriamo in Etosfera. La logica e la coerenza non sono di casa. Lo scopo è di riscuotere un pagamento dagli uomini del presente per le colpe di quelli del passato.
Una vendicatrice di torti millenari, intervenuta recentemente nel dibattito, ha scritto: “Voi [uomini] ci avete avuto come schiave alle vostre dipendenze per millenni”. Io ho risposto: “Magari avessi avuto persone alle mie dipendenze per millenni, vorrebbe dire che sono immortale”. Questa è stata interpretata come una battuta di spirito. Non lo era affatto. Era un modo per esprimere un concetto molto semplice: che io non sono colpevole dei delitti commessi da altri, né in pratica e nemmeno moralmente. Perché, come recita la nostra Costituzione, la responsabilità penale è PERSONALE. Quindi, non avendo commesso delitti o oppresso nessuno, io NON sono colpevole della “oppressione” subita mille o duemila o cento miliardi di anni fa da qualcun altro. No, guardate che è così. Fatevene una ragione. E il discorso vale anche nell’altro senso: chi si lamenta oggi dell’oppressione di cento, mille o centomila anni fa NON È MAI STATO OPPRESSO.
Come io non sono colpevole, le vendicatrici di torti millenari non sono vittime.
Per chiudere e lasciare spazio agli/alle odiatori/ici di professione, esprimo un leggerissimo sospetto. Sospetto che il generale incoraggiamento e l’appoggio praticamente incondizionato alla “liberazione” della DonnaInCarriera® – che per la maggioranza delle donne (non tutte sono la Marcegaglia, ma provate solo a dirlo, sentirete gli strilli) significa semplicemente l’opportunità di fare la stessa vita di merda degli uomini in ufficio davanti a un computer o in fabbrica davanti a una catena di montaggio – costituiscano una precisa strategia. La costruzione di un nuovo “esercito industriale di riserva”. La funzione svolta una cinquantina d’anni fa dai “terùn” che salivano al nord, oggi la possono svolgere un sacco di donne sane, intelligenti e magari anche robuste. Basta convincerle che la vita da casalinga che bada ai figli è un orrore e un inferno con catene e frustate e che il marito o il fidanzato sono lì apposta per ammazzarle. Ma chi mai diffonderebbe falsità simili, al giorno d’oggi?

 


45 Commenti

JanQuarius 10:21 am - 30th ottobre:

Complimenti per l’articolo! smile
Interessante davvero…
Dici bene “Chi si sente vittima del passato non è vittima…” anche perchè di fronte a tutti i mali come il razzismo nella storia ad esempio in teoria dovremmo sentirci tutti quanti colpevoli.
Ma avete mai notato che quando parla una femminista delle guerre, dei crimini compiuti dall’umanità dice sempre “uomini” se non addirittura “maschi”… che la specie umana sia una dovremmo ancora spiegarlo a parecchia gente…

Jan

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cesare 4:01 pm - 30th ottobre:

Mio padre, mio nonno, e su per li rami maschili per millenni, o eri capace di mantenere moglie e figli oppure non eri considerato un uomo. L’onore di un uomo e la stessa possibilità di continuare a vivere accettato dalla comunità di appartenenza, aveva questo come presupposto. Domanda: nei millenni e nei secoli era poi così facile riuscire per un singolo a provvedere al proprio sostentamento? o era già un’impresa mangiare e vestire e avere un riparo per un singolo individuo? e provvedere anche alla moglie? non era forse ancora più difficile? e ai figli non era quasi impossibile? Evidentemente sì: era impresa di terribile fatica fisica e psicologica, imponeva di sottoporsi alle più pesanti condizioni di natura e di rapporti sociali:schiavizzati dalla natura e schiavizzati nella società. Tutto questo per la stragrande maggioranza dei maschi per tutti i secoli e i millenni nella Storia. E’ irrealistico pertanto parlare di obbligazione ad una condizione di sacrificio totale di sè per il maschio, marito e padre?
Sinceramente torno ad esprimere il mio stupore ed il mio rincrescimento perchè dal genere femminile non mi aspetto altro che una profonda totale riconoscenza verso il genere maschile, ed invece ad oggi non ci sono che accuse infondate, ingenerose, infantili. Lacrime versate su rancori inventati: davvero una pesantissima vergogna e gravissima colpa. Per non parlare dei maschi che sputano sulle lacrime, il sudore e il sangue dei propri padri. E’ su questo discrimine tra riconoscenza fondata e risentimento ingiustificato che si gioca il giudizio storico sulla emancipazione del genere femminile. Possono conquistare tutto il mondo, ma a che serve loro se hanno perso l’anima?

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Capa 4:23 pm - 30th ottobre:

Wey, c’è anche Jan!
Bellissimo articolo comunque. E’ incredibile la stupidità femminista… la logica in fondo è patriarcale no? XD
Stanno semplicemente manipolando la storia… è noto che non è assolutamente vero che le donne fossero segregate in casa per millenni e gli uomini a spassarsela al potere… ma che minchiata è? Ci sono state donne anche famose al potere: Cleopatra ed una sfilza di regine egizie, la Regina Elisabetta I (che per la cronaca fece scoppiare guerre contro Scozia, Francia, Spagna e Irlanda. Ho visto inoltre alcuni documentari che spiegano come lei torturasse eventuali dissidenti o attentatori), la Regina Maria Antonietta, la Regina Vittoria (che governò per lungo tempo il più grande impero coloniale esistente, quello Britannico), oltre a numerose varie governanti, regine, imperatrici del passato. Ricordiamo inoltre che nelle classi sociali c’erano uomini e donne. Esistevano moltissime duchesse, donne borghesi, nobili di sesso femminile, che vivevano nello sfarzo insieme ai colleghi maschi. Mentre nelle classi popolari (la maggioranza della gente, moltissimi uomini e donne) si viveva in povertà, ed erano tutti oppressi dalle classi dominanti maschili e femminili (Maria Antonietta è l’esempio più eclatante di quanto le anche le donne potessero detenere potere. Su Wikipedia sta scritto: “Durante la Rivoluzione francese, ostile ad ogni compromesso con le idee liberali e accesa sostenitrice del diritto divino dei re, cercò di salvare la monarchia assoluta anche attraverso i continui contatti con gli aristocratici emigrati e sfruttando alcuni moderati come Mirabeau e Barnave. In seguito alla crescente ostilità popolare, dovuta anche al fallito tentativo di fuga, fu messa in stato di arresto insieme alla famiglia reale. Durante il periodo di prigionia, dopo la caduta della monarchia, dimostrò di essere una madre e una moglie esemplare.[4] Processata sommariamente e giudicata colpevole di alto tradimento dal Tribunale rivoluzionario, seppur senza prove tangibili, morì con dignità sulla ghigliottina: la sua morte segnò la reale fine dell’Ancien régime”… giudicate voi). Dicevo, nelle masse popolari non c’era nessuna oppressione degli uomini sulle donne, ma una semplice divisione dei lavori: la donna in genere svolgeva le mansioni domestiche, l’uomo lavorava fuori casa (tra l’altro mansioni pericolose e faticose quali il muratore, il minatore, il bracciante, l’operaio etc. anche per 15 ore al giorno ai tempi). Tra l’altro (anche se non moltissime) c’erano donne che lavoravano fuori casa, ad esempio ai telai meccanici. Come sarebbe stato possibile se gli uomini vivevano solo per picchiare e segregare donne senza mai far veder loro la luce del giorno (una cagata pazzesca, direbbe Fantozzi). Tra l’altro, le casalinghe si occupavano anche di andare nei mercati ad acquistare quel poco di cibo che ci si poteva permettere con gli spiccioli guadagnati dal marito operaio, quindi potevano uscire di casa.
Altra cazzata femminista vittimista è quella delle donne tenute nell’ignoranza e gli uomini che studiavano. Che cacchiata è? Anche ai vecchi tempi la distinzione più grande stava nella classe. Le regine e le donne nobili (non poche) studiavano, il popolo no (o solo per un brevissimo periodo di tempo). Ad esempio, nella mia famiglia, mio nonno (figlio di un bracciante) ha cominciato a lavorare nei campi ad 8 anni e successivamente è andato in cantiere a fare il muratore (non ha mai imparato decentemente l’italiano, sapeva solo il dialetto veneto), mentre mia nonna aveva origini più agiate (la sua famiglia possedeva alcune terre), ed ha proseguito gli studi fino alla quinta elementare. Lei sa parlare italiano, scriverlo ed ha pure una bella calligrafia. Ed anche mio padre, figlio di un muratore, è andato in fabbrica a 14 anni e continua tutt’ora, mentre mia madre ha fatto tre anni di ragioneria. Tutto ciò, secondo le banali e superficiali visioni femministe, non avrebbe alcun senso. Si deduce che la vera oppressione, come già ripetuto numerose volte su questo sito, è stata di classe più che di genere. Il fatto che la maggioranza delle donne popolari stesse in casa è dovuto alla suddivisione del lavoro dei tempi, non di certo ad un’oppressione maschilista e patriarcale unidirezionale (che perde senso se constatiamo la situazione dei lavoratori operai, che sono e son sempre stati la stra grande maggioranza uomini, che lavoravano in condizioni di semischiavitù. Lo attestano le immagini del periodo e varie fonti storiche). C’è ora da spiegarsi: come mai la gente, nonostante la realtà dica altro, a pensare alla millenaria oppressione selle donne? Penso al lento lavaggio di cervello mediatico femminista, ideologia sessista e interclassista (tanto interclasse da sminuire i sacrifici degli operai nel passato e nel presente, quasi vanificarli), che porta la gente alla distruzione della coscienza individuale e ad adottare comportamenti inclini a quelli delle pecore della massa, dando spiegazioni erronee ed estremamente banali, oltre che stereotipate ad argomenti tipo la condizione femminile. Ciò porta inoltre a ritenere giusti quote rosa, provvedimenti sul femminicidio etc., per riparare un senso di colpa artificiale per gli uomini ed una vendetta artificiale per le donne. Tra l’altro questi provvedimenti, oltre ad essere voluti dalle femministe, sono approvate dai POLITICI (vedi la legge 3390) di tutti gli schieramenti… ciò dovrebbe invitare a riflettere…

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diait 6:18 pm - 30th ottobre:

Pensante scrive: …. la logica è superata, è un retaggio patriarcale.

ahahaahahaha!
Poi ora sappiamo che esistono tante logiche, c’è pure quella “fuzzy”, che magari calza per le quote rosa.

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armando 11:46 pm - 30th ottobre:

Ottimo articolo, e come al solito pieno di passione il commento di Cesare.
armando

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cesare 2:13 pm - 31st ottobre:

Stavo pensando allo straordinario servizio di “disinformacia” padronale ed affiancamente e appoggio politico che l’ideologia della lotta di genere introdotta dal femminismo sta offrendo agli sfruttatori globali, agli schiavisti e ai massacratori di oggi e del passato: tutte le moltitudini dell’Impero dai contadini massacrati in Perù, ai minatori seppelliti vivi a migliaia nelle miniere della Cina, ai “salvati” che si impiccano per disperazione da licenziamento nel mondo ricco dei terms off trade ineguali, tutte le moltitudini il cui dolore da sempre si alza al cielo da millenni e secoli da questo pianeta sventurato, ed anche oggi, sono diventati per i media e la falsa coscienza collettiva, grazie a questa folle ideologia e prassi politica, oppressori di genere e meritevoli della secolare feroce oppressione e della feroce repressione poliziesca internazionale attuale. Le bombe al napalm e al fosforo, i proiettili all’uranio spento, piovono a gogò in nome della superiore civiltà del femmismo su maschi, donne e bambini. E sulle comunità bruciate si impongono gli affaristi ladri di risorse e di anime a sostituireb i sacri spiriti del luogo. Nessuno avrebbe potuto inventare una giustificazione più perfetta e al tempo stessa più falsa da offrire ai signori del denaro e della guerra per legittimare la loro violenza omicida e di rapina contro gli inermi. Un capolavoro assoluto di falsità e menzogna elaborato e proclamato dalle sedicenti avanguardie di un intero genere al servizio dei dominatori e oppressori dell’altro genere e di entrambe i generi: un capolavoro di demoniaca intelligenza ed efficacia, un inganno apocalittico per coloro che nella solidarietà tra poveri e vinti hanno l’unica speranza di salvezza. Una vergogna storica di cui prima o poi tutti si renderanno conto.

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Manolius 7:16 pm - 1st novembre:

’opportunità di fare la stessa vita di merda degli uomini in ufficio davanti a un computer o in fabbrica davanti a una catena di montaggio – costituiscano una precisa strategia. La costruzione di un nuovo “esercito industriale di riserva”….”.
Certo! Probabilissimo che sia così. Però se è vero come vero che ogni sistema ha in sé i germi per il proprio superamento, anche una siffatta eventualità è solo l’ennesima pezza messa sull’involucro che scoppia di un Sistema moribondo. Il contenente che non regge più il contenuto che gli cresce dentro…sembra una scena di Alien e invece è dialettica. A forza infatti di rendersi conto di che merda è andare a fare le schiave per sostenere sé stesse e la famiglia, e che merda é quando sei costretta a rimanere a casa a sperare che non arrivi l’ennesima bolletta parassitaria – tutte cose che prima facevamo solo noi maschi perché siamo i padroni cattivoni – quelle arpie immonde che cianciano di maschio padrone e altre boiate cominceranno ad interrogarsi se magari ciò in cui hanno creduto fermamente fino ad allora non sia una cazzata. Specie quando a forza di accoltellare figli propri ed altrui per lo stress cominceranno ad andare in galera tutte – anche se magari per due mesi, come sempre capita a una donna che ammazza qualcuno.

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Manolius 7:20 pm - 1st novembre:

Piccola noterella a margine: un altra babysitter (ma fra un po’ la categoria sarà rinominata: baby killer credo) nei gloriosi USA ha ammazzato come polli due bambini, e ovviamente la notizia merita su ogni giornale un trafiletto in una pagina di mezzo (la nona o undicesima, mi pare). Melania Rea accoppata da Parolisi, OVVIAMENTE, prima pagina a nove colonne e fra un po’te la trasmettono anche negli intervalli al cinema…

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Fabio C. 11:44 am - 4th novembre:

Non avevo letto questo articolo: bello, lo condivido in toto.

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cesare 11:44 am - 9th novembre:

Leadership selection: pochi, sesso, età. Come in balera nelle gare di liscio.

Renzi speak: «Se vinciamo le primarie faremo solo 10 ministri: 5 uomini e 5 donne».

Da Il Corriere on line 9 novembre 2012:

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Luigi Corvaglia 9:12 am - 10th novembre:

Sulle quote rosa e le pari opportunità…..

Pari opportunità, quote rosa non spendibili sul mercato del lavoro
Dall’articolo:
“Di fatto – continua Maione – assistiamo ad uno spreco di risorse che non ci possiamo più permettere. L’analisi IRIS può essere un valido strumento per contribuire a scelte più razionali non solo delle facoltà universitarie, ma anche delle scuole secondarie superiori. E poi servono interventi concreti per favorire i percorsi scientifici delle ragazze, non ultimi bonus in denaro alle studentesse che scelgono Ingegneria o Matematica”.

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Marco 10:24 am - 10th novembre:

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Mentre le studentesse sono di più in facoltà come Scienze della formazione, Lingue e letterature straniere, Lettere o farmacia. Per la precisione a Lingue le donne ammontano all’81,7%, al 67,5% ad Architettura, a 67,1% a Farmacia, al 65,7% a Lettere. Scendono al 64% a Giurisprudenza al 62,4% a Scienze politiche e al 56,8% a Medicina. Per essere poi superate in numero dagli uomini a Scienze Naturali dove ammontano al 49,6%, a Economia dove sono il 47% e a Ingegneria dove sono il 28,5%. Un quadro che conferma il più classico degli stereotipi di genere: corsi più adatti alle femmine versus corsi più adatti ai maschi.
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Quindi il motivo per cui a lingue, architettura, farmacia, lettere, ecc, le femmine sono la maggioranza (anche assoluta) è da ricercare in una discriminazione verso i maschi, nonché in un indottrinamento occulto verso i medesimi, giusto?
Queste sono realmente fuori di testa.
Il fatto sconcertante è che nessun cazzo di intellettuale o di politico – di sinistra, di centro o di destra – abbia mai alcunché da obiettare a queste povere ossessionate.

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Marco 11:01 am - 10th novembre:

Leggete questo articolo.
Come si fa a parlare di discriminazioni verso le donne, considerando che in prospettiva futura le suddette sono (e saranno) destinate a scavalcare realmente gli uomini in tutti (o quasi) gli ambiti professionali?
Sono la maggioranza delle laureate anche in Oriente, nel mondo industrializzato non sono costrette a volgere lavori usuranti, pesanti e pericolosi; decidono autonomamente il proprio destino; si sposano se vogliono sposarsi, fanno figli solo se vogliono farli, fanno sesso con chi vogliono e stabiliscono sempre modalità e tempi. Se sono in difficoltà economiche ricorrono alla prostituzione, che frutta più di qualsiasi titolo di studio e professione, oppure si appoggiano a qualche uomo che le finanzia e le tratta da regine. Nonostante ciò si continua a scrivere e parlare di “privilegi maschili”.
Guardate, ogni giorno che passa mi girano sempre di più i coglioni, tanto è vero che sto arrivando a disprezzare realmente l’altro sesso e per altri aspetti gli uomini. Forse sto diventato un misantropo.
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https://www.credit-suisse.com/publications/one/ch/it/onemagazine/banker-s-business.html/article/pwp/it/bankers-business/martin_walker
In quanto padre di due femmine, il futuro delle donne è un tema che mi interessa. Un dato fortemente significativo degli ultimi anni è che, dei due sessi, le donne stanno diventando quelle più istruite. Nei prossimi 20–30 anni, probabilmente vedremo sempre più donne svolgere lavori al vertice, e magari diventare il principale sostegno economico familiare, con imprevedibili implicazioni per la famiglia e le strutture sociali.

Nel 2009, negli Stati Uniti sono state conferite alle donne il 58% delle lauree di primo livello e il 60% di quelle di secondo livello (nell’UE, il 59% di tutte le lauree), e anche per gli honours degree la proporzione è simile. Nei 27 paesi dell’UE, nella fascia 25–34 anni, solo il 26% degli uomini ma il 34% delle donne possiede una laurea.

Le donne si specializzano sempre più in professioni e settori tradizionalmente maschili. Sono state il 60% dei laureati delle facoltà di medicina britanniche nel 2007 e il 48% degli iscritti alle scuole di medicina nel 2009 negli Stati Uniti. Nel 1966, solo il 2% delle universitarie americane studiava materie economiche: oggi siamo al 50%. In Europa, nel 2006 le donne costituivano il 60% dei laureati in giurisprudenza, gestione aziendale e discipline economiche.

Nella ricerca scientifica, le donne rimangono una minoranza in Europa (erano il 30% dei ricercatori nell’UE nel 2006). Ma stanno rapidamente colmando il divario: il numero sta crescendo del 6,3% l’anno rispetto all’ultimo decennio, contro il 3,7% degli uomini, inclusi scienziati e ingegneri. Nell’UE, nel 2006 il 45% dei dottorati è stato conferito a donne, le quali eguagliano o superano gli uomini in ogni settore di studio, tranne scienze, matematica e informatica (41%) e ingegneria, produzione e costruzione (25%).

Il cambiamento è rivoluzionario, e non è un fenomeno solo europeo o nordamericano. In Brasile, Messico, Russia, Iran e negli Emirati Arabi, le donne rappresentano il 60% o più degli iscritti universitari. Il Marocco ha più laureate in ingegneria degli Stati Uniti come percentuale dei laureati in facoltà scientifiche. In Pakistan, dove solo il 40% delle ra-gazze frequenta le scuole secondarie, le donne rappresentano il 53% degli universitari.

Contemporaneamente, sembriamo destinati a una scarsità globale di donne. Trent’anni di politica del figlio unico in Cina, dove esiste una tradizionale preferenza culturale per i maschi, ha generato un enorme squilibrio. Ufficialmente, ci sono 118 maschi ogni 100 femmine; secondo le cifre non ufficiali, invece, la disparità arriverebbe a 130 maschi ogni 100 femmine. Il dato certo è che decine di milioni di ragazzi cinesi non riusciranno a trovare delle compagne.

La stessa disparità interessa ora Asia, Corea, Vietnam, Pakistan e la comunità Sikh in India, dove il governo, preoccupato, ha vietato l’uso dell’ecografia per conoscere il sesso dei nascituri. Secondo le stime delle Nazioni Unite, rispetto ai rapporti maschi/femmine nel resto del mondo, vi sono in Asia 163 milioni di ragazze in meno di quante dovrebbero esser-cene. Una situazione simile sta ora interessando anche alcune aree del mondo islamico.

La mancanza di ragazze sarà una problematica interessante, visto che le mogli e le responsabilità genitoriali hanno tradizionalmente contribuito a control-lare le energie aggressive dei maschi.

È vero anche, tuttavia, che meno donne significa per loro una migliore istruzione, guadagni maggiori e lavori di più alto profilo professionale. Gli effetti di questa situazione sul matrimonio, sulla struttura familiare e sulle millenarie tradizioni delle relazioni maschio-femmina possono solo essere ipotizzati. Conoscendo le mie figlie, ho il sospetto che sarannole donne a risolvere la questione. Anzi, per il bene dell’umanità, lo spero davvero!
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Martin Walker è senior director Global Business Policy Council, studioso senior presso il Woodrow Wilson Centre di Washington DC e autore dei gialli bestseller “Bruno”.

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Luigi Corvaglia 11:15 am - 10th novembre:

@ Marco
sono proprie queste ricerche (fatte non scordiamolo con i soldi dei contribuenti, ossia, anche di quelli che saranno i futuri svantaggiati), ma soprattutto come sono utilizzate, le loro parole, i loro progetti, a svelare l’intenzione sessista e suprematista che le anima.
Non fosse cosi parlerebbero in altro modo. Ossia di riequilibrare anche la percentuale maschile nelle facoltà in cui gli uomini sono in netta minoranza. O quanto meno si atterrebbero a qualcosa di meno invasivo, tipo campagne di sensibilizzazione verso le ragazze per indirizzarle verso quel tipo d’indirizzi. E, posto che ogni facoltà e degna quanto tutte le altre, non mi sembra che facoltà come Scienze Politiche e Giurisprudenza (basta guardare quanti avvocati ci stanno in parlamento) siano poco influenti nel nostro vivere civico e politico!!
Ma la burla maggiore, chiamiamola cosi, sarebbero i bonus in denaro alle donne per iscriversi a Ingegneria e Matematica (hanno dimenticato Fisica).
Già adesso iscriversi all’Università (a qualsiasi corso) è ridiventato una questione di classe o, se si preferisce di soldi.
Già adesso, in Italia, è un questione di Clan, di appartenenza a determinati gruppi sociali con la presa per il culo dei test d’ammissione.
Diventerà, e sono convinto che succederà, anche una questione di genere, con le stronzate di cui sopra.

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Marco 12:41 pm - 10th novembre:

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Diventerà, e sono convinto che succederà, anche una questione di genere, con le stronzate di cui sopra.
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Lo penso anch’io, ormai la metastasi femminista ha letteralmente colonizzato la nostra società e conseguenzialmente le menti di uomini e donne.
Altro che “fine del femminismo” come mi capita di leggere su altri blog.

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Marco 12:46 pm - 10th novembre:

Dimenticavo: a tutto ciò si aggiunga il potere sessuale femminile, che già “manipola” la mente degli uomini anche in società non femministe, e il cerchio si chiude.
Altro che “dominio maschile”.

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Marco 1:00 pm - 10th novembre:

Sul web ho trovato questo articolo.
http://digilander.libero.it/uomini/history.htm

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Leonardo 1:40 pm - 10th novembre:

Si diceva: “In guerra e in amore tutto è lecito”. E’ un bel paragone: per le donne si può anche delinquere ed essere a favore di visibili ingiustizie…

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Rita 11:24 pm - 10th novembre:

comunque per aumentare l’occupazione femminile (tema da sempre nell’agenda del femminismo) bastava la crisi..
Ma le casalinghe allora non erano casalinghe per obbligo?

Cgil: Cig verso il miliardo di ore nel 2012 – E la crisi riduce anche le casalinghe
Come si diceva all’inizio, nell’ultimo anno si contano 327 mila casalinghe (età compresa tra i 15 e i 64 anni) in meno. Dai dati Istat sul secondo trimestre 2012, emerge come il loro numero sia passato a circa 4 milioni 562 mila da quasi 4 milioni 890 mila dello stesso periodo del 2011 (-6,7%). Molto probabilmente la crisi spinge sul mercato del lavoro molte donne che prima potevano permettersi di badare solo alla casa. Inoltre, se si fa il confronto con il secondo trimestre 2007, il ribasso risulta addirittura di quasi mezzo milione (-478 mila, -9,5%).

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Rino DV 9:03 pm - 21st novembre:
cesare 9:55 am - 22nd novembre:

Urli e proteste contro il padre perchè faceva il padre con autorità, urla e proteste contro il padre perchè fa il padre senza autorità, urla e proteste perchè il maschio aveva cura e protezione per la donna, urla e proteste perchè da softmale se ne frega e invocazioni accorate e risentite perchè torni a proteggerla e guidarla e a milioni, donne emancipate e vincenti in carriera, a sognare uno che ti faccia sottoscrivere un patto di sottomissione.
Tutto e il contrario di tutto dunque. Il che sarebbe semplice follia e basta, se politici ignoranti, disorientati e incapaci, non lo trasformassero in realtà. Loro sembrano aver tratto la conclusione che del Paese non c’è più nulla da salvare se non la propria sedia in Parlamento. Intanto, per non aver rotture di palle dallo scatenarsi delle richieste femminili ormai tutte assolutamente eversive della Costituzione e del patto sociale
(ultima esemplare follia: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ergastolo-femminicidio-soltanto-provocazione-858307.html ) tantovale dire sempre di sì, e l’ultimo chiuda la porta che non c’è più nulla da sfasciare e da portar via.

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Marco Pensante 6:43 pm - 19th gennaio:

La Grande Narrazione procede aggiungendo una nuova tessera al grande mosaico. Anche questa finirà sui libri di storia dei vostri figli, naturalmente dopo che le vostre mogli vi avranno triturato le palle a ripeterlo:
“Le donne, attraverso il loro lavoro gratuito di cura, hanno salvato il Paese”

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Luigi Corvaglia 7:13 pm - 19th gennaio:

Dal link segnalato da Marco Pensante: “Il tema in più con cui fare i conti in questo momento è quello di dove trovare le risorse: …… e bla… bla ….
Per l’appunto, ma queste sono cosi al naturale o assumono qualche sostanza? :scratch:
Ma non hanno sentito parlare di fiscal compact altrimenti detto Patto di bilancio europeo?
Non sanno che ridurre il debito al ritmo di un ventesimo all’anno per l’Italia significa tagliare circa 100 miliardi di euro all’anno?
Ci aspettano decenni, non anni, decenni di lacrime e sangue. Salvo peggio.
E a questo punto me lo auguro. Meglio un grosso trauma che restare per decenni in mano a questi pazzi ed a queste pazze.

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Rita 11:24 am - 22nd aprile:

Ci aspettano decenni, non anni, decenni di lacrime e sangue. Salvo peggio.
E a questo punto me lo auguro. Meglio un grosso trauma che restare per decenni in mano a questi pazzi ed a queste pazze.

ce la stanno mettendo tutta perdinci. Lidia Ravera rinuncia persino al paradiso di Stromboli per amministrare la cosa pubblica apportando la sua specificità femminile. Sarebbero graditi i ringraziamenti per il “sacrificio” http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp- monalisa/icons/wpml_scratch.gif

” E così, dopo aver detto che: «Dobbiamo ridurre la distanza enorme che si è creata tra i cittadini e le istituzioni», si mette le ali e spicca un volo così pindarico che qualcuno dovrebbe farla precipitare al suolo per provare veramente cos’è il mondo in cui viviamo: «Ho rinunciato alla mia libertà e alla mia vita da privilegiata per impegnarmi alla Regione Lazio. Il mio è un grande sacrificio: il primo maggio di ogni anno parto per Stromboli e ci rimango fino alla fine di ottobre, da dove produco reddito seduta sul mio terrazzo. Se ho rinunciato a tutto questo deve valerne la pena». È bello immaginare questa forma archetipica della sinistra che piace, che ogni primo maggio, invece di scendere in piazza con i lavoratori, se ne va nella sua villa al mare a «produrre reddito». Nel tempo della crisi della politica, del declino della democrazia rappresentativa, della perdita di legittimità delle istituzioni, dei suicidi degli imprenditori e degli operai, della fuga della speranza, la sinistra si fa rappresentare da gente per la quale il sacrificio è dover rinunciare a godersi il tramonto sul mare delle Eolie”

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Magister Incazzatus 12:38 pm - 22nd aprile:

…e poi mi vengono a dire che se qualcuno mette fuoco a gente come la Ravera e`femminicidio? Io conierei un nuovo termine: Immondezzicidio. Che ne pensate?

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Luigi Corvaglia 12:59 pm - 22nd aprile:

Magister Incazzatus,
calma … calma e gesso come si suol dire. E meno male che qualche commento fa invocavi la moderazione. Quella esteriore almeno …. http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_scratch.gif
@ Rita
Dove ha detto quelle cose la radical-scicchissima Ravera? Ci terrei a recuperare il link o anche una scansione del cartaceo. Per le radical-scicchissime-femminoidi nostrane è un bel autogol!!
Ne farei persino un post… lo merita.
Nella sostanza non sono d’accordo con te…… sono, ma lo sai, stra-d’accordissimo.

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Fabrizio Marchi 1:05 pm - 22nd aprile:

Ragazzi, qui siamo quasi alle famose brioches (o come si scrive…) dell’ancor più famosa Maria Antonietta che, diciamocelo pure sinceramente e senza peli sulla lingua, ha avuto la fine che meritava…
Quindi, direi di sì, Magister, “immondezzicidio” va più che bene…
p.s. ciò significa che se a Maria Antonietta l’hanno ghigliottinata, la Ravera finice nell’inceneritore…ancora viva?…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yahoo.gif

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Magister Incazzatus 1:06 pm - 22nd aprile:

“e poi mi vengono a dire che se qualcuno mette fuoco a gente come la Ravera e`femminicidio? Io conierei un nuovo termine: Immondezzicidio. Che ne pensate?”

OK OK Avete ragione, chiedo scusa a tutti per queste cazzate incendiarie che scrivo. Non e`mia intenzione ma ogni tanto mi sfugge la mano. Chiedo scusa al sito e ai suoi amministratori e soprattutto alla Ravera e anzi sottolineo che la ammiro profondamente. Beh, magari non, non la ammiro affatto soprattutto per le cose assurde che dice, ma lei puo`permetterselo, del resto. Scusa, Lidia Ravera, perdonami per le mie stupide parole incendiarie. Non volevo istigare niente e nessuno.

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Magister Incazzatus 1:07 pm - 22nd aprile:

Correggo ulteriormente quanto sopra:Lidia Ravera: TI AMO.

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Fabrizio Marchi 1:08 pm - 22nd aprile:

Luigi Corvaglia,

esatto Luigi, stavo per chiedere la stessa cosa per scrivere un articolo e spararlo su FB oltre che sul sito.
Rita, facci sapere… http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_mail.gif

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Luigi Corvaglia 1:14 pm - 22nd aprile:

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Fabrizio Marchi 1:17 pm - 22nd aprile:

Luigi Corvaglia,

mi metto subito al lavoro…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_mail.gif

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Rita 1:43 pm - 22nd aprile:
Rita 1:48 pm - 22nd aprile:

… ma vedo che l’avete già trovato http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif

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cesare 3:52 pm - 22nd aprile:

Nell’ultima fase del suo sviluppo,quello della società comunista vale la regola: “Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni”. C’è chi ha bisogno di Stromboli e chi della gita fuoriporta, c’è chi fa nulla e chi lavora. In sostanza risulta che la Ravera fa nulla e si gode illimitate vacanze a Stromboli. Splendido esempio libertario cui le masse hanno da ispirarsi e per questo l’hanno fatta assessore alla cultura della Regione Lazio. Ma c’è una sola pecca in questa nomina edificante (e mi dispiace): un drammatico abbandono di categorie femministe per un ritorno a quelle comuniste: l’esemplare sacrificio in quanto comunista la Ravera ce lo ha spiegato, ma in quanto donna in che consiste?

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mauro recher 5:23 pm - 22nd aprile:

Si potrebbe usare il tormentone di Cornacchione con il Silvio nazionale
“lo ha fatto per noi” con fazzoletto finale http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cry.gif

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Fabrizio Marchi 9:00 pm - 22nd aprile:

mio post pubblicato su FB a proposito delle deliranti dichiarazione della Ravera…
Questo di seguito è uno stralcio di un’intervista rilasciata oggi dalla neo assessora alla cultura della Regione Lazio, Lidia Ravera, al quotidiano Paese Sera.
Una vera e propria perla da non mancare, e poi di questi tempi… Sentite un po’ qua:
“Ho rinunciato alla mia libertà e alla mia vita da privilegiata per impegnarmi alla Regione Lazio, perché per 5 anni voglio provarci. Bisogna invertire questa tendenza vergognosa. Il mio è un grande sacrificio: il primo maggio di ogni anno parto per Stromboli e ci rimango fino alla fine di ottobre, da dove produco reddito seduta sul mio terrazzo. Se ho rinunciato a tutto questo deve valerne la pena”. (Lidia Ravera)
Avete capito bene? La “Porca con le ali”, alias la signora Lidia Ravera, “intellettuale” (boh…) di “sinistra” (mah…), scrittrice, femminista della primissima ora (su questo non c’è alcun dubbio, nelle giunte di centrosinistra se non sono femministe non se le pigliano), rinuncia a “produrre reddito” standosene comodamente seduta sul terrazzo della sua casa di Stromboli, per spirito di servizio nei confronti della collettività.
C’è quanto basta per commuoversi. Un sacrificio immane, forse insopportabile per i più, per il quale la comunità saprà esserle riconoscente perché è ovvio che non è da tutti compiere simili scelte.
Il bello (si fa per dire…) è che parla seriamente, molto seriamente. E’ veramente convinta di sottoporsi ad un grande sacrificio, di stare pagando un prezzo altissimo per aver assunto questo incarico al quale però – spiega – non poteva sottrarsi. Ci avrà pure pensato un po’ su quando Zingaretti le avrà telefonato per sottoporle la proposta mentre lei era sempre intenta a produrre reddito (nella sua casa di Trastevere però, perché lei a Stromboli ci sta solo da maggio a ottobre…).
Possiamo comprenderla, del resto è evidente che queste sono scelte difficili per chiunque, per lo meno per tutti/e quelli/e che scrivono libri, pardon, producono reddito, stando seduti sul terrazzo della loro casa a Stromboli, Panarea o Capalbio. Vale per i “sinistri”, ma anche per i “destri” che però optano per altre località più “tradizionali” come Montecarlo, Saint Tropez o Cortina d’Ampezzo, naturalmente quando non ci sono quei fastidiosi e inopportuni blitz antievasione fiscale della Guardia di Finanza…(che, per la verità, non è che siano poi così frequenti…)
Insomma, dopo la Boldrini che si è resa conto di quanto povertà potesse esserci in Italia grazie ad un triplice suicidio”, un’altra campionessa di sensibilità sociale che rinuncia al suo consueto soggiorno estivo (semestrale) nel nome dell’interesse generale.
Anche Rousseau l’avrebbe presa come modello…
p.s. Chi proprio non ne può fare a meno si può leggere l’intervista per intero… http://www.paesesera.it/Politica/Cultura-la-neo-assessora-Ravera-Basta-con-i-carrozzoni-Il-festival-del-cinema-Si-pensi-a-una-fase-transitoria

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Magister Magnus 11:05 pm - 22nd aprile:

Brutti cattivi porci maschilisti! Prendete in giro quel genio della Ravera che io AMO con tutto il cuore… Dio vi punira`con una nuova eruzione esplosiva del Vesuvio. E Stromboli.

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Ethans 12:07 am - 23rd aprile:

Eh già, una donna “concreta e fattiva” la Ravera, non c’è che dire…

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cesare 8:15 am - 23rd aprile:

La Presidente Boldrini in visita tra le famiglie strettesi intorno ai tre suicidati dalla indigenza, ha poi rilasciato questa dichiarazione: “Non sapevo che ci fosse in Italia tanta miseria”. Mi è venuto in mente lo spot Conad che passa in questi giorni in tv: una coppia è a letto, quando in piena notte lui si alza e rivolto alla compagna dice: “Cara c’è un problema”. Lei preoccupata chiede: “Tra noi?”. Al che lui risponde: “No tra la gente”. Dopo di che lo si vede nel suo supermercato che prepara un carrello di beni essenzali cui applica uno sconto importante. Conclusione: “Conad pensa alla gente”.
Ecco mi domando: chi è quel maschilista che dorme al fianco della Presidente Boldrini?

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Leonardo 11:01 am - 23rd aprile:

Diciamo che la Ravera e Boldrini hanno dimostrato la maggiore sensibilità femminile in politica.
Molte donne sembra sempre che caschino dalle nuvole…

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Roberto Micarelli 5:11 pm - 23rd aprile:

Ci andrà la Boldrini dalle famiglie dei due ragazzi separati che si sono suicidati ieri a Milano?

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Tiziano 12:54 am - 3rd luglio:

http://27esimaora.corriere.it/articolo/siamo-emancipate-ma-se-il-conto-non-lo-paga-lui/
>>
braccini corti
02.07 | 23:56 terry2012
dopo aver letto qualche commento random qua e là si evince che l’italia è piena di omuncoli micragnosi che pena che mi fanno!
>>

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Fabrizio Marchi 11:22 am - 25th novembre:

una “chicchetta” che ho pensato di postare in questo bell’articolo di Marco Pensante (e chissà che non stimoli la sua verve comico-satirica…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yes.gif)
http://goo.gl/aDg1rQ

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