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11 apr 2015  |  15 Commenti

Se non ora, quando?

Avevo deciso che questa mattina mi sarei occupato di tutt’altro ma non appena ho aperto il pc mi sono ritrovato  davanti agli occhi questo articolo di Lea Melandri pubblicato sul Manifesto di oggi http://ilmanifesto.info/il-genere-della-violenza-gli-orrori-hanno-un-sesso/ e segnalatomi da un amico che evidentemente, birichino, aveva deciso di mettermi di malumore.

Il titolo e il sottotitolo parlano da soli:”Il genere della violenza. Gli orrori hanno un sesso”. Sottotitolo:”Guerre, devastazioni, stupri privati e pubblici di interi popoli li ha fatti il sesso maschile. Dagli uomini che ne sono lontani ci si aspetterebbe che almeno si ponessero il problema”.

Confesso che ho grande difficoltà a commentarlo. In genere per uno abbastanza “navigato” come il sottoscritto la penna corre spesso veloce e spontanea, ma non in questo caso dal momento che non so veramente da che parte cominciare e che l’articolo in oggetto ha suscitato in me un sentimento di vero e proprio sgomento.

Del resto  non siamo di fronte ad un articolo ma ad una sentenza di condanna senza appello, peraltro già emessa da tempo (e soltanto riconfermata per l’ennesima volta), contro il genere maschile nella sua interezza, accusato di essere responsabile di ogni nefandezza e di ogni genere di orrore compiuto nella storia fin dalla notte dei tempi.  Nessuno, infatti, viene salvato. L’invito della Melandri “agli uomini che non si riconoscono in tutta questa brutalità a porsi quanto meno il problema e a riflettere” è totalmente falso. In realtà ciò che si chiede non è certo l’apertura di una riflessione ma un’autocritica forzata, pubblica e privata, un pentimento di massa e naturalmente riconoscere di appartenere al genere colpevole di millenni di orrori e di brutalità.

La premessa è evidente: la violenza, da che mondo è mondo, è maschile, per natura o per cultura. Poco importa – spiega infatti la Melandri – che “se (le donne) avessero avuto fin dall’inizio della storia umana la forza fisica, il possesso delle armi e tutto il potere che si è arrogato l’uomo, non è da escludere che avrebbero potuto farne un uso altrettanto selvaggio”.  “Sta di fatto – prosegue – che non è andata così e, che piaccia o meno, le guerre, le devastazioni, gli stupri privati e pubblici, gli stermini di interi popoli li ha fatti il sesso maschile”.

”Voi tutti (maschi) – ci dice in buona sostanza – anche quelli che non si riconoscono in questa sorta di museo degli orrori, fate parte del genere colpevole e quindi non vi resta altro che riconoscerlo, fare pubblica e privata ammenda e cercare di capire come sia possibile evitare tutto ciò da ora in avanti, perché il problema è vostro, il gene del male è in voi. Questa è la sola possibilità che avete di emendarvi e chi non lo fa è complice (questo non lo dice espressamente ma è implicito nelle sue parole)”

Qui ci sono due osservazioni importanti da fare. La prima. L’autrice fa esplicito riferimento alla maggior forza fisica maschile come a una delle componenti che hanno determinato quella storia di violenza, orrori e brutalità. Dimentica ovviamente di dire che quella stessa forza fisica (che ha comportato nei millenni e continua in parte a comportare fatica disumana, dolore, morte, malattie e sofferenze di ogni genere) è ciò che ha costruito il mondo così come lo conosciamo e che ha permesso anche alle donne di sopravviverci al meglio delle umane possibilità (fermo restando, ovviamente, la diversa e diseguale distribuzione sociale della ricchezza prodotta da quello stesso lavoro e da quella stessa fatica). Tutto ciò che ci circonda, infatti, case, palazzi, ospedali, fabbriche, strade, ferrovie, ponti, metropolitane, porti, aeroporti, utensili, strumenti e impianti di ogni genere, treni, aerei, navi, astronavi, elettrodomestici e via discorrendo è stato reso possibile proprio grazie alla fatica dei soli uomini (non di tutti, ovviamente, vale anche in questo caso il concetto di cui sopra: diversa distribuzione della ricchezza dovuta ad una determinata divisione sociale, cioè di classe, del lavoro…). E questo è un fatto che, come dicevo, l’autrice omette di ricordare o finge di non ricordare (ma lei lo sa bene…). Del resto, se l’obiettivo è criminalizzare e colpevolizzare un intero genere, certe cose non possono essere ricordate .

Ma il punto è anche e soprattutto un altro. L’origine della violenza (e quindi del male) viene individuata nella ontologia stessa del genere maschile, cioè la forza fisica, un dato naturale che appartiene a quest’ultimo. E’ a partire quindi da questa condizione naturale (di maggior forza fisica) che il genere maschile avrebbe imposto il proprio dominio brutale. Quindi il seme del male è lì, ed è lì che deve essere eradicato. Come? Non essendo possibile eliminare il genere maschile, lo si deve mettere nella condizione di non nuocere, lo si deve paralizzare psicologicamente. In che modo? Con il senso di colpa scientemente instillato che naturalmente, per definizione, finisce sempre per colpire gli innocenti, non certo i colpevoli; i colpevoli (tranne rari casi di sincero pentimento) se ne fottono né potrebbe essere altrimenti. Ai maschi “innocenti” (ma potenzialmente colpevoli perché è la loro stessa condizione ontologica che potrebbe renderli tali in qualsiasi momento…) non resta quindi che sottoporsi ad una sorta di rieducazione forzata (millantata dall’autrice come l’apertura di una riflessione…) che deve condurre ad una sorta di autodenuncia (con relativa condanna). Il che, metaforicamente parlando, é più o meno ciò che avveniva nelle aule dei tribunali stalinisti (o di tantissimi altri tribunali che si sono avvicendati nel corso della storia…) in cui, fra gli altri, decine se non centinaia di migliaia di sinceri comunisti furono costretti a confessare di essere dei controrivoluzionari al servizio dell’imperialismo (come ripeto, è solo un esempio fra i tanti che si potrebbero portare; ho scelto però questo per evitare che i soliti buontemponi mi accusino di parzialità…).

E’ evidente pertanto il carattere sessista (e quindi razzista) ma anche profondamente interclassista di una simile concezione.

E qui giungiamo ad un altro nodo importante. Nel momento infatti in cui è il genere maschile nella sua totalità ad essere individuato come origine e causa di ogni forma di oppressione, è ovvio che il concetto di classe (ma anche qualsiasi altro approccio interpretativo del mondo e della realtà) se ne va a farsi benedire. Il femminismo si sforza di spiegare (per non incappare nell’accusa di sessismo) che il dominio maschile e quello di classe si sarebbero sviluppati ed alimentati assieme (né potrebbe fare altrimenti…) ma questa è soltanto una gigantesca arrampicata sugli specchi che potrebbe essere smentita con migliaia di esempi. Basti pensare che a crepare sul lavoro continuano ancora oggi ad essere pressoché soltanto gli uomini, cioè gli “oppressori” e i “privilegiati”, secondo la versione femminista della storia che estende il dominio maschilista e patriarcale a tutti gli uomini, nessuno escluso (il che è come dire che nell’Alabama o nel Mississippi dei secoli scorsi, a prendersi le frustate sulla schiena e a crepare nelle piantagioni di cotone non erano gli schiavi neri ma i padroni bianchi…). Basterebbe ricordare che nella prima guerra mondiale (e in tante altre guerre) a condividere con i topi il fango, la merda, le budella straziate dalle bombe, il sangue e l’orrore della trincea erano solo uomini (ma in questo caso la risposta è semplice: la guerra è un prodotto maschile, essendo la violenza, maschile…). Oppure ancora che il più grande impero della storia, per lo meno per estensione, cioè quello britannico, è stato guidato nei momenti del suo massimo “splendore” (cioè di dominio sul mondo…) da due donne. Ma anche in questo caso la risposta è scontata ed è già stata data nell’articolo: si tratta di donne complici del dominio maschilista oppure che lo hanno interiorizzato. Il paradigma vale naturalmente anche per tutte quelle donne che agiscono la violenza. In questo modo il genere femminile viene sollevato da ogni responsabilità, viene “innocentizzato” mentre contestualmente quello maschile viene responsabilizzato e criminalizzato.

Cosa abbia a che vedere e come possa sposarsi questa ideologia fondata sull’appartenenza sessuale come prius, sulla dialettica uomini=oppressori donne=oppresse e sulla divisione dicotomica e manichea (perché di fatto è così…) male=uomini-bene=donne con una concezione di classe della storia, con il movimento operaio, con il conflitto di classe e con il socialismo, personalmente faccio fatica a capirlo.

In tutta franchezza, ero indeciso se pubblicare questo articolo su questo giornale e non altrove. Poi ho optato per pubblicarlo qui. Perché penso che questa tematica abbia un risvolto politico fondamentale e che se la sinistra è ridotta come è ridotta, è anche a causa di queste ideologie abilmente camuffate come “progressiste e di sinistra” che hanno contribuito a spappolarla, a minarla alle fondamenta, a trasformarla in un’altra cosa che nulla ha a che vedere con le ragioni storiche per cui è nata e per cui, a mio parere, dovrebbe continuare ad esistere.

Sono consapevole che articoli come questo sono destinati a seminare il panico proprio fra gli uomini e soprattutto fra le donne di sinistra e a gettare un’ombra inquietante (secondo il punto di vista dei nostri avversari…) sul sottoscritto, ma non è possibile fare altrimenti. E’ crollato tutto quello che poteva crollare ed è giunto il momento di sgomberare le macerie, di mettere mano a tutto, di affrontare senza veli e senza timori anche i temi più scabrosi e più scomodi, soprattutto per chi ha l’ambizione di voler dare un contributo alla ricostruzione di un nuovo punto di vista critico della realtà.

Se non ora, quando?

Fonte: http://www.linterferenza.info/editoriali/se-non-ora-quando/


15 Commenti

Fabrizio Marchi 2:42 pm - 11th aprile:

Il mio pezzo sull’articolo della Melandri, già pubblicato sull’Interferenza

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Fabrizio Marchi 5:15 pm - 11th aprile:

sempre a tal proposito, un interessante e in larga parte condivisibile commento di Eretika:
https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/04/11/cara-lea-melandri-la-responsabilita-degli-orrori-del-mondo-e-di-tutt/

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Rino DV 6:20 pm - 11th aprile:

Molto bene Fab. Molto. bene.
Questo va detto subito.
Un commento seguirà.

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Aliquis 7:22 am - 13th aprile:

Capisco la titubanza a scrivere l’ articolo. Di fronte alla volgarità estrema non si può replicare senza rischiare di dare credibilità alla stupidità. “Di fronte alla stupidità, neanche gli dei possono vincere” diceva Schiller. Semmai bisognerebbe chiedere a quelli del Manifesto perchè hanno pubblicato un articolo del genere. Non volevo metterti di malumore Fabrizio; ero così disgustato che ho voluto condividere la cosa.

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Fabrizio Marchi 8:06 am - 13th aprile:

Aliquis,

Ma figurati, Aliquis, anzi, hai fatto benissimo http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif, la mia era solo una battuta…
si, è vero, contro la stupidità nulla possono neanche gli dei…Ma in questo caso non si tratta di stupidità, è una miscela di ingredienti, come si suol dire, e fra questi c’è anche la stupidità che deriva però dal dogmatismo ideologico e dall’impossibilità di discostarsene anche di una sola virgola da parte di questa gente. Perchè se anche sfilassero un solo mattone l’intero muro che hanno costruito, crollerebbe.
Il femminismo è un’ ideologia irriformabile perchè si fonda su un postulato che non può ammettere deroghe. Se anche ci provassero (ma non ne hanno nessuna intenzione), il risultato sarebbe un effetto domino e nell’arco di pochissimo tempo il tutto si disintegrerebbe. E’ per questo che la menzogna deve essere di proporzioni macroscopiche, iperboliche. Perchè solo in questa maniera non può essere paradossalmente messa in discussione. Più la menzogna è inverosimile e più incredibilmente riesce ad essere credibile.
Per lo meno fino ad ora è stato così…

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Aliquis 2:43 pm - 13th aprile:

E si, lo diceva Goeebbels. Il neoliberismo è il nazismo dei giorni nostri.

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Animus 5:02 pm - 15th aprile:

Aliquis: Semmai bisognerebbe chiedere a quelli del Manifesto perchè hanno pubblicato un articolo del genere

__________________________________
Sul sito di uomini3000, c’è questa frase di Ida Dominijanni, celebre giornalista femm.ista e di sx, in forza a Il Manifesto per oltre 20 anni.

Bene, come riportato dal sito, ormai da 13 anni:

“La colpa di nascere maschi non è emendabile.
Tollerati saranno coloro che rinnegheranno l’appartenenza al loro sesso.
Ida Dominijanni – 2002″

E quindi, io continuo a chiedermi, dove “sono stati” – cioè in che mondo hanno vissuto – gli uomni di sinistra fino ad oggi, ed inoltre, ma vale in generale da sx a dx, in che mondo continuano a vivere?

Io una mezza risposta, c’è l’ho, era un prezzo da pagare, il minore dei mali, per così dire, in fondo, il “coperchio ideologico”, l’abbiamo detto tante volte, serve soltanto a questo, a crearsi una “buona” coscienza….

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Fabrizio Marchi 7:44 pm - 15th aprile:

Animus,

Non è certo però se abbia effettivamente pronunciato quella frase; si dice che l’abbia scritta o detta ma non c’è nulla di certo.
La qual cosa, naturalmente, non cambia la nostra opinione sulla Dominijanni…

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Alessandro 9:42 pm - 15th aprile:

Chi conosce il Manifesto sa che quell’articolo è perfettamente aderente alla linea editoriale del quotidiano. D’altronde il direttore, pardon direttrice, attuale del Manifesto è Norma Rangeri…
Ciò che stupisce non è quindi la sua pubblicazione, ma è il silenzio con cui viene accolto. Occorre essere davvero dei super ideologizzati per potersi sorbire come se nulla fosse tutte le sparate delle femministe. L’uomo di sinistra è così, tranne eccezioni ovviamente: pensa che fustigarsi per la sua appartenenza di genere sia un segnale fortemente progressista smile E lo scrivo da uomo di sinistra, che non non ne può più di questa finta sinistra liberista-femminista. A questo punto meglio i 5S.

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Roman Csendes 6:59 pm - 16th aprile:

“L’avversità «piena di rancore» nei confronti dell’uomo è una «grave patologia della società anglo-americana»”.

Banalità. Mica tanto.

La specificazione “anglo-americana”, l’ha fatta una femminista, guarda caso, “americana”, qualche anno fa (2013): la notissima Camille Paglia.

Questo rende il suo intervento almeno un pò interessante.

Una patologia grave. O gravissima?

http://www.tempi.it/camille-paglia-contro-le-femministe-che-odiano-gli-uomini-se-loro-sono-obsoleti-le-donne-si-estingueranno#.VS_2qGfEM7w

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Roman Csendes 5:15 pm - 18th aprile:

Guardie e ladri?
Sembra di tornare a scuola.
Ecco la “patologia” di cui parla la Paglia.
Che ne dite?

http://www.womenagainstmen.com/

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mauro recher 7:44 pm - 18th aprile:

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Fabrizio Marchi 7:44 am - 19th aprile:

Roman Csendes,

Bè, senza dubbio interessante, direi…chi vuole approfondire anche un minimo non può che rendersi conto di quanto sia non credibile la propaganda femminista. Eppure, come scrivevo proprio pochi giorni fa, è proprio la macroscopicità della menzogna raccontata che la rende paradossalmente credibile. E’ bene sottolineare che è proprio in questo modo che si è arrivati ai pogrom e ai genocidi in ogni angolo del mondo. Nel nostro stiamo parlando di un genocidio psichico e proprio per questo estremamente difficile da portare alla coscienza.
Relativametne al caso australiano non saprei cosa dire. Non conosco, sinceramente, la situazione in quel paese, per cui non so cosa possa aver spinto quell’esponente politico di primissimo piano, per altro donna, a pronunciare quelle parole. Chiederò però ad una ricercatrice italiana che sta facendo un dottorato di ricerca su questi temi in Australia e che ha intervistato alcuni mesi fa alcuni esponenti del movimento maschile fra cui anche il sottoscritto.

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Fabrizio Marchi 8:07 am - 19th aprile:

mauro recher,

E invece è del tutto pertinente, Mauro…L’ideologia femminista è fondamentalmente sessista e razzista. Il razzismo e l’odio antimaschile che la animano sono simili in tutto e per tutto all’odio e al razzismo nei confronti delle altre etniee, razze, popoli ecc.
Il fatto che questa ideologia abbia assunto le forme “politicamente corrette progressiste e di sinistra” non cambia nel modo più assoluto la sua vera natura. A noi il compito (difficile) di smascherarla.
Aggiungo che svelare questa menzogna significa svelarne tante altre, in un effetto domino che potrebbe portare (speriamo) ad una vera e propria rivoluzione culturale, specie a “sinistra” o nella Sinistra (che non esiste più). Ma la speranza di ricostruire qualcosa che affondi le radici in quella storia (non per guardare al passato ma perchè chiunque vuole costruire qualcosa di serio e di solido deve avere delle radici, proprio per poter guardare con lucidità al presente e al futuro) deve passare attraverso un processo che faccia chiarezza su tutto ciò che è avvenuto in quella stessa sinistra negli ultimi quarant’anni e capire anche le ragioni del perché è avvenuto, cosa lo ha reso possibile.
Lavoro ciclopico. Noi facciamo del nostro meglio nel nostro piccolo, e tutto sommato non è poco, considerando il tutto.

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mauro recher 5:18 pm - 20th aprile:

Su questa falsa riga mi è venuta in mente una considerazione
Dopo i tragici fatti di ieri , nei social ,alcuni “buontemponi” ( dovrei usare un altro aggettivo) si sono dati alla pazza gioia e volevano altre vittime, l’euforia che si leggeva in quelle pagine era più o meno la stessa che si legge quando una donna uccide un uomo , abbastanza inquietante la cosa

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