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17 mag 2014  |  10 Commenti

“Psicosfera”

Il nodo non è per nulla facile da sciogliere. Provo a dire la mia con la consapevolezza che non ho la soluzione in tasca e quindi, per lo meno per quanto mi riguarda, la questione resta aperta.   

Tutte le ideologie, ma proprio tutte, nessuna esclusa (quindi anche e soprattutto le religioni), diciamo tutte le narrazioni che hanno avuto la pretesa di rappresentare l’universalità, hanno assunto il punto di vista del Bene, concepito ovviamente in modo completamente diverso l’una dal’altra, e nel nome di questo Bene hanno fatto quello che hanno fatto, cioè hanno imposto e perpetrato il loro dominio in forme e modalità molto spesso se non sempre brutali.

I cosiddetti “laici e liberali” pretenderebbero di chiamarsi fuori da questo paradigma ma non è così. Il liberalismo è stato per secoli l’ideologia del capitalismo; per molti continua ad esserlo ma oggi noi sappiamo che il capitalismo può essere svincolato dal liberalismo e convivere con qualsiasi contesto e/o regime politico e/o religioso (si potrebbero portare decine di esempi, dalle dittature nazifasciste europee e sudamericane del secolo scorso agli attuali regimi sauditi o al supercapitalismo neoconfuciano cinese). E il capitalismo nel mondo ne ha combinate di tutti i colori, esattamente e forse anche più dei vari fascismi (che sono fondamentalmente un suo prodotto), del comunismo, del Cristianesimo (e delle atre religioni fattesi stato) ecc.

La realtà e la storia ci dicono questo. Ora il discorso si aprirebbe di 360°. Abbiamo aperto un altro giornale proprio per discutere di queste vicende, nulla osta che su questo tema ci si possa cimentare con articoli, commenti ecc.

Chiudo per ora qui la questione per ovvie ragioni e torno al tema specifico. L’ideologia femminista, da questo punto di vista, non ha fatto altro che seguire la stessa strada delle altre ideologie, quella cioè di agire in nome del Bene.

Con due punti di differenza fondamentali rispetto alle altre che sono quelli che costituiscono i suoi punti di forza.

Il primo: il femminismo ha agito in modo apparentemente “pacifico”, per lo meno nell’accezione comune del termine (non ha provocato guerre, lager, gulag, non ha mandato la gente al rogo e non ha sganciato napalm sui villaggi e bombe atomiche sulle città).

Il secondo: la sua narrazione è stata accolta e sposata pressoché universalmente da tutti. Tutte le altre ideologie, nel mentre si determinavano e anche quando imponevano il proprio dominio, hanno comunque incontrato un’opposizione. Tutte, nessuna esclusa.

Ciò non è stato e non è per il femminismo. Probabilmente una delle ragioni di ciò  è proprio il fatto che essendo una ideologia apparentemente non violenta, non si riesce ad individuare la pericolosità contenuta in essa.

E proprio questo è il passaggio alla famosa “psico-eto-sfera”, cioè ad una dimensione che da un certo punto di vista non è stata ancora indagata. O meglio, la psicoanalisi l’ha indagata ma solo dal punto di vista individuale, soggettivo, dell’inconscio del singolo, del suo foro interiore, diciamo così, ma non nella sua dimensione complessiva e intersoggettiva, cioè del suo esistere come una vera e propria “struttura”.

Da questo punto di vista il femminismo è un bel pezzo avanti, ed è per questo o anche per questo che il maschile è paralizzato, perché da sempre è abituato ad un altro tipo di confronto-scontro (non parlo ovviamente solo del menar le mani…). C’è una totale impreparazione ad affrontare un avversario su un terreno pressoché sconosciuto.

Questo è il punto. Oggi, come abbiamo detto, lo stesso paradigma può essere allargato anche al sistema (capitalistico) all’interno del quale il neofemminismo ha proliferato e si è affermato. Perché se è vero che da una parte  continuano le guerre di occupazione e imperialiste (nel secondo e terzo mondo), è pur vero che il dominio sociale passa fondamentalmente attraverso il controllo della “psicosfera”, per lo meno nel “primo mondo”, cioè il nostro, dove il consenso sociale non si costruisce a suon di bombe e manganellate sugli scioperanti (pure quelle, ma insomma, ci capiamo..) bensì soprattutto attraverso il controllo della sfera intima subliminale delle persone (il passaggio da cittadino a individuo è stato quasi pressoché compiuto…) e addirittura attraverso la costruzione più o meno  artificiale  e artificiosa dei loro stessi bisogni.

Il femminismo è tutto interno a queste logiche,ha pervaso e occupato la “psicosfera”, non ha bisogno di pogrom ed è per questo che non incontra nessun tipo di resistenza. Ma in qualche modo lo stesso paradigma vale appunto anche per l’attuale sistema capitalistico avanzato (il nostro), anche se non nella stessa misura. Perché comunque settori, magari minoritari, che lo mettono in discussione, esistono. La stessa cosa non può dirsi per il femminismo la cui narrazione e rivisitazione storica, è accettata e fatta propria pressoché da tutti, senza esclusione alcuna.

Solo nel momento in cui sarà portata alla luce la dimensione della psicosfera (e la sua reale esistenza)potranno essere efficacemente combattute quelle ideologie che attualmente occupano (totalmente) quello spazio.


10 Commenti

Fabrizio Marchi 10:19 am - 17th maggio:

il dibattito in corso nell’ambito di un altro articolo, come spesso accade, mi ha spinto a rispondere e ho pensato di trasformare il mio ultimo post in un vero e proprio articolo, data la rilevanza dell’argomento.

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Rino DV 9:57 pm - 17th maggio:

Precisamente
1- il Fem.o è stato ed è un processo di conquista incruento (nel senso che non si vede sangue per le strade).
2- la straordinarietà del fenomeno (che è in parte correlata a quanto sopra) risiede però nel fatto che esso non ha trovato opposizione.
E qui sta appunto l’enigma, giacché non si riesce a trovare alcun precedente.
Sin qui si è sempre visto questo, che ogni parte/gruppo/etnia invasa e prevaricata, se anche non ha opposto resistenza materiale, se anche non ha combattuto e si è invece rassegnata, tuttavia si rese conto della situazione in cui si trovava, dell’invasione in atto, del dominio subito.
Nel caso del femdominismo invece è mancata e manca da parte maschile persino questa percezione di base, minimale, elementare.
E questo fatto senza precedenti davvero non è mai stato analizzato in sede …clinica.
E qui sta appunto la questione psicologica, nella mancata percezione del fenomeno, la presa di coscienza di ciò che è accaduto, sta accadendo e accadrà.
A suo tempo Cesare paragonò gli UU di oggi a quegli ebrei che ignari venivano condotti alla morte sui carri bestiame. E a chi segnalava loro il terribile destino rispondevano “Ma va là…”
.
“Femdominismo? Camere a psicogas?…ma va là!”
.
Forse esistono le tracce storiche di un parziale precedente di cecità e di negazione ostinata della realtà: quando il fatto è al di là del credibile, quando esula da ogni possibile immaginazione.
Forse anche questo contribuisce alla cecità maschile attuale.
Forse.
.
RDV

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Ethans 10:47 am - 18th maggio:

Sdoganare etosfera per renderla intelligibile ai più è un’operazione che solo a pensarci mi fa venire il mal di testa, l’ho già detto e lo ripeto: è come dare la caccia a un fantasma. La dimensione dell’impalpabile non è facilmente riconducibile a logiche razionali ed è oltremodo difficoltoso riuscire a dimostrare scientificamente le sue dinamiche. Mi sa che Jung e il suo concetto di inconscio collettivo torneranno presto di moda, la sua riflessione potrebbe rivelarsi strumento utile per indagare certi abissi. Vabbè non prendetemi troppo sul serio eh?

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Diana Corsinidiana 10:49 am - 24th maggio:

La mia impressione è che è difficile separare gonadi da psicosfera, in questo caso.

La missione biologica di maschi e femmine (e l’impatto dei rispettivi ormoni) influisce direttamente sulla “psicosfera”, e contribuisce – insieme alle esperienze infantili – a creare quella cecità emotiva che consente a maschi e femmine adulti (perché funziona anche al contrario) di non accorgersi di quello che sta veramente succedendo.
Non lo vedo come un complotto ideologico in cui l’uomobeta assume il punto di vista del Bene, e il femminismo quello del Male che si impadronisce delle menti, ma come un gioco che si fa in due, e di cui ognuno deve assumersi la sua parte di responsabilità, attrezzandosi per non riproporlo (e salvarsi la vita).

A me sembra che la Storia del femminismo che divora le menti maschili non sia diversa dalla Storia del patriarcato che divora le menti femminili (vedi Zanardo & Co.)

Per quanto riguarda il “come si produce la cecità emotiva” in generale, a partire dall’infanzia, forse Alice Miller può aiutarci più di Jung.

Le illusioni sono al servizio della sopravvivenza, esse contribuiscono a esprimere Una realtà insopportabile e, allo stesso tempo, a nasconderla o farla apparire meno traumatica.

http://www.cshg.it/come-creiamo-la-cecita-emotiva-21-punti-di-alice-miller.html

Anche quella di Alice Miller è una Storia, con i suoi limiti, quindi. Ma è una storia in cui possiamo tutti riconoscerci – maschi e femmine – perché tutti siamo stati bambini: per nove mesi nella pancia di una donna, da cui poi abbiamo continuato a dipendere per almeno altri 12 mesi, se non addirittura anni. Un impatto deve averlo avuto, su tutti – maschi e femmine.

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Fabrizio Marchi 12:26 pm - 24th maggio:

“La mia impressione è che è difficile separare gonadi da psicosfera, in questo caso”. (Diana Corsinidiana)
E chi le ha mai separate? Sono anni che mi sto personalmente sgolando ripetendo che natura e cultura non possono essere separate…è proprio uno dei nodi fondamentali della nostra analisi…
Sono altresì più che convinto che la psicologia infantile o dell’età evolutiva sia una materia di fondamentale importanza e che la possibilità teorica o anche in parte pratica di rimuovere se non proprio eliminare ogni nevrosi che si acquisisce proprio durante l’infanzia, sia propedeutica allo sviluppo e alla crescita di un individuo sano, autonomo, maturo e consapevole.
Direi, senza nessuna polemica, che tutto ciò è anche abbastanza scontato, per lo meno oggi e per gente come noi, fino a una quarantina di anni fa si brancolava nelle tenebre da questo punto di vista, basti pensare che la facoltà di psicologia è stata aperta a Roma nel 1976…
Però sarei attento a non commettere l’errore di creare una nuova “struttura” da sostituire ad altre strutture, perché ho capito da un bel po’ che ciascuno ha le sue. Per i marxisti ortodossi sono l’economia politica e i rapporti di produzione, per i credenti è la fede, per i laici i diritti, per i liberali l’individuo, per i nichilisti il “nulla” o il “tragico”, per gli psicologi ovviamente la psicologia, e via discorrendo. E ciascuno parte dal proprio presupposto, interpretato e concepito come la “struttura” da cui partire per comprendere il tutto, per spiegare le cose del mondo e la sua complessità.
Gli psicologi non sono esenti, anzi, forse più degli altri hanno la pretesa di spiegare il tutto secondo le loro lenti. Da un certo punto di vista è possibile, però sarebbe insufficiente. Quanti hanno ad esempio interpretato personaggi come Giulio Cesare, Gengis Kahn, Napoleone, Hitler o Stalin (ma vale per tutti, gli esempi potrebbero essere migliaia)e le loro politiche, dal punto di vista psicologico. Giusto, perché no, è sicuramente un approccio che può spiegarci molto, ma non può essere esaustivo del tutto, perché poi sappiamo che quei personaggi (come tutti) hanno agito all’interno di altre “strutture”, cioè di contesti ambientali prima di tutto, e poi storici, sociali, economici, culturali che hanno contribuito a condizionare e a determinare anche la sfera psichica di quei personaggi di cui sopra, in un gioco di rimandi continuo di cui è difficile stabilire il prima e il dopo.
Per cui, ben vengano la psicoanalisi e la psicologia, in special modo quella che indaga l’età evolutiva, perché sappiamo che è nei proprio nei primi anni di vista che la persona comincia a formarsi; è una fase delicatissima dove siamo come delle spugne. Però, come dicevo, anche il nostro sviluppo psichico è conseguenza del nostro essere gettati nel mondo (visto che abbiamo citato Heidegger…) in un determinato contesto, spazio e tempo…

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armando 5:32 pm - 24th maggio:

Fabrizio Marchi,

Sono d’accordo con te Fabrizio. Isolare un elemento, l’economia, la religione o altro, consente di analizzare la sua influenza specifica, quindi è utile, ma solo a patto che sia inserito in una matrice. Ciò detto, credo ci sia una domanda fondamentale: la verità, che poi corrisponde alla possibilità di individuare il “bene” e il “male”, è raggiungibile (almeno come sforzo, tensione verso di essa), oppure no? Nel secondo caso mi sembra evidente che tutto si relativizza, individualizza, psicologizza, con la conseguenza che è inutile perfino parlarne, della verità. Il che, concretamente, significa che valgono solo ed esclusivamente i rapporti di forza. Perchè è una balla enorme quella che il relativismo mette tutti sullo stesso piano. Si tratta solo di un’affermazione propagandistica che nasconde la volontà di far prevalere la propria, di verità, e quindi vale le legge del più forte. Nel primo, al contrario, si tratta di discutere attraverso quali strumenti ci si può avvicinare all’obbiettivo. Ci sono però due condizioni necessarie: 1)Non credere di averla già in tasca, la verità. 2) Credere che nell’uomo ci siano elementi o fattori non modificabili, pena lo stravolgimento dell’intera concezione antropologica su cui si è fondata, da sempre, la storia dell’umanità. Non importa coma si denominano, basta ammettere ci siano. Il che non significa affatto ingessamento sociale, ma “solo” che la cultura non deve prescindere da essi, pena quello stravolgimento di cui dicevo sopra, e quindi la trasformazione dell’umanità in qualcosa d’altro e per ora inconoscibile. Ora, credo che l’onere della prova che non esista nulla di immodificabile spetti, per l’appunto, a chi crede si possa modificare l’uomo con beneficio per tutti. Prova che, almeno finora, è lontanissima dall’esserci, il che significa che siamo in presenza di una ideologia ben precisa.
Faccio un esempio per farmi capire. Pare che la stessa ideologia del Gender, che esclude l’elemento natura per privilegiare solo quello cultura (intesa però come schemi di costrizione sociale) sia già contestata da chi vorrebbe andare oltre. Il gender, ossia la scelta del proprio genere sessuale peraltro fra un numero di varianti sempre più numeroso, sarebbe esso stesso una costrizione per la sua pretesa di definire gli individui in uno schema costringendoli a dichiarare la propria identità. Si parla perciò delle possibilità offerte dalla Tecnica mediante la quale si potrebbero realizzare i cybersoggetti, vera e propria “natura” altra, interamente artificiale, che consentirebbe varianti infinite cangiabili a piacimento, anche temporalmente. Detto così, e con molta approssimazione, potrebbe sembrare un delirio fantastico, ma teoricamente è pensabile e c’è già qualcuno che, appunto, ci pensa e forse ci lavora su. Chi e con quale scopo è facile immaginare, perchè il risultato sarebbe un soggetto formalmente libero di autodeterminarsi ma concretamente manipolabile a piacere, indirizzabile secondo gli interessi e le finalità del potere che oggi è potere essenzialmente economico, alla faccia della democrazia. Tutto ciò è reso pensabile e quindi possibile e quindi ineluttabilmente fattibile, nel momento in cui si rompe un principio simbolico o, detto in altri termini, si eliminano tutti i “tabù”, la cui presenza è stata invece essenziale affinchè la cultura umana si sia potuta sviluppare oltre la animalità di base. Credo che alla fine è su questo che tutti siamo chiamati a pronunciarci.
armando

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cesare 7:23 pm - 24th maggio:

C’è un problema quando “generosamente” si vogliono equiparare sesso maschile/psicosfera e sesso femminile/psicosfera, all’insegna del “sesso e psicosfera è l’uno, sesso è psicosfera è l’altro” ergo tutto è “uguaglio”.
Il problema è che nei fatti non sono per niente uguali: al primo sono ascritte ad oggi tutte, dicasi tutte le creazioni dello spirito umano, da cui l’inevitabile attribuzione ad esso e alla relativa psicosfera del carattere di rappresentanza universale della specie. Il che nulla toglie alla reciproca sinergia dei sessi e relative psicosfere, e nemmeno al valore e alla dignità di entrambi, ma impedisce di negare che le creazioni dell’uno e dell’altra nella Storia si manifestano in modo radicalmente diverso. Aggiungo che è difficile negare come la psicosfera femminile sembra frequentemente mossa proprio dalla precisa volontà di combattere il carattere che normalmente viene attribuito a ciò che è bene, ovvero l’essere valido per tutti, l’universale.
Ecco perché nonostante l’entusiasmo e la fiducia iniziale nella nuova visione del mondo femminile, è subentrata una grande perplessità e poi preoccupazione. Un esempio fra tutti la devastazione dei principi del diritto. Non sto ad elencare tutte le regressioni in tal senso. Quanto poi alle spiegazioni fantasiose o consolatorie di questa diversità, non cambia la realtà dei fatti che bastano ed avanzano.
Quindi nessun complotto.
Tuttavia non è accettabile nè per maschi nè per femmine accettare una narrazione menzognera, magari per una distorta interpretazione della cavalleria maschile dell’” uguaglio”, o peggio per interessata piaggeria che, tra l’altro, è una insopportabile manifestazione di disprezzo delle donne.
Francamente misterioso poi l’infantile atteggiamento femminile che si butta su questa presa per i fondelli maschile con appassionata speranza che i maschi ci credano davvero.
La tv fa ampio sfoggio di questi pietosi spettacoli ogni giorno.

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Fabrizio Marchi 8:14 pm - 15th maggio:

Naturalmente non c’è nessun riferimento ai temi di cui ci occupiamo noi (ci mancherebbe altro…) però è già qualcosa che un leader storico del movimento del ’77 (che per la verità, da un certo punto di vista, si è sempre contraddistinto per essere un pensatore eretico, “creativo” e fuori dagli schemi…) si sia accorto dell’esistenza della “psicosfera” e di come questa non solo non possa essere separata dalla realtà materiale ma che quest’ultima non possa essere compresa e interpretata a prescindere dalla prima.
E’ già qualcosa. Riporto la frase finale che dice tutto, ma vale la pena di leggere tutto l’articolo:”Sappiamo che le distinzioni disciplinari tra scienze della mente e scienze del divenire storico appartengono al passato, ma un sapere pratico che parta da questa coscienza e si proponga di abbattere la fabbrica presente dell’infelicità, è tutto da costruire”.
Anche perché se Franco Berardi, detto Bifo, avesse voglia di approfondire, capirebbe che il Ritalin, il micidiale psicofarmaco di cui lui stesso parla nel suo (buon) articolo, viene somministrato soprattutto ai bambini maschi che da sempre sono più “turbolenti” delle femmine.
Ma gli chiederei troppo…
http://sinistrainrete.info/neoliberismo/5137-franco-berardi-bifo-psicochimica-e-psicoarchitettura.html

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Aliquis 6:53 am - 16th maggio:

Non credo ci sia questa grande contraddizione tra il liberalismo e i regimi totalitari capitalistici. Se consideraiamo il dominio di classe, i rapporti socioeconomici, tanto il liberalismo quanto il fascismo sono ugualmente funzionali al dominio capitalistico. Non per caso Gentile diceva di essere “fascista perchè liberale”. Oggi, nella postdemocrazia, il liberalismo si presenta come un autentico sistema totalitario, forse più che del fascismo.

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Fabrizio Marchi 3:43 pm - 9th ottobre:

il mio ultimo articolo pubblicato sull’Interferenza:
http://www.linterferenza.info/editoriali/chi-non-ci-e-permesso-criticare/

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