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31 gen 2015  |  39 Commenti

L’amore bugiardo

Ho visto ieri l’altro un film a mio parere da non perdere, “L’amore bugiardo” (Gone girl), di David Fincher.

Non ho mai scritto recensioni in vita mia, non ne sono capace, non è la mia “specificità” e quindi non lo farò neanche in questo caso.  Mi limiterò soltanto a spendere, doverosamente, alcune parole. E dico doverosamente perché quel film e il nostro giornale hanno un elemento fondamentale in comune: quello di voler leggere la realtà oltre le vulgate ideologico-mediatiche che ci vengono proposte.  

Intanto voglio dire subito che il film va assolutamente visto, da tutti, ma soprattutto da quelli/e che ancora non si sono tolti il paraocchi e osservano la realtà attraverso le immagini e i messaggi  filtrati delle narrazioni ideologiche ufficiali.

“L’amore bugiardo”, infatti, smaschera la retorica mediatica sul “femminicidio” e sulla “violenza di genere” (maschile) disvelandone il carattere manipolatorio.

E’ stato presentato come un thriller ma in realtà, per chi sa leggere dietro le righe (e neanche tanto…), si tratta di una critica radicale della vulgata ideologica attualmente dominante che vuole gli uomini sempre e comunque carnefici e le donne sempre e comunque vittime. Il regista mostra un altro volto del femminile, quello capace di essere cinico, freddo, calcolatore, strumentale e spietato fino alle estreme conseguenze.

La protagonista è una lucida manipolatrice capace di architettare una trappola per incastrare il marito che verrà accusato del suo presunto assassinio (lei aveva fatto perdere le sue tracce) e processato mediaticamente prima ancora che legalmente. In seguito, “vittima” di circostanze del tutto fortuite (verrà rapinata da una coppia di spiantati, un uomo e una donna, di tutto il suo denaro), priva di mezzi,  troverà rifugio presso  un suo ex, da sempre innamorato di lei e da lei stessa psicologicamente controllato e dominato.  Lo ucciderà, sgozzandolo con un taglierino e organizzando il tutto in modo tale (riuscendo nel suo intento) da  far credere ad un atto di legittima difesa contro il tentativo di stupro da parte di quello. Quindi tornerà sui suoi passi, inscenando di essere stata rapita e segregata dal suo ex; una versione dei fatti alla quale tutti crederanno, con l’eccezione di una detective, incaricata di indagare sul caso, l’unica a non essersi fatta condizionare dal bombardamento mediatico e a nutrire dei dubbi su tutta la vicenda e sulla colpevolezza del marito.

Ma il cinismo e la spietatezza che il regista vuole evidenziare non riguardano soltanto la protagonista quanto soprattutto il sistema mediatico (e non solo), personificato in questo caso da una cinica e spregiudicatissima “anchorwoman”, che dopo aver sottoposto a processo mediatico e preventivamente condannato il marito, con altrettanta lucidità e freddezza si affretterà a far sua la versione della protagonista, esaltando la sua “legittima difesa” contro il tentativo (da lei del tutto inventato) dell’ex di stuprarla (“La voleva a tutti i costi, la sua sete di potere su quella donna lo ha spinto a sequestrarla, segregarla, incatenarla e violentarla…” ripete nei suoi talk show…).  

Il film non ha nessun retrogusto “misogino”, come qualcuno/a potrebbe essere indotto/a a pensare, ed è dimostrato dal fatto che in tutta questa storia la sola a non credere alla versione ufficiale dei fatti è propria una donna, la detective, che anche alla fine tenterà (invano) di rompere il muro di conformismo e di dimostrare la colpevolezza della protagonista. Un buco nell’acqua; sarà di fatto zittita anche dalle autorità giudiziarie e di polizia che archivieranno l’intera vicenda.

Il film è invece una lucida denuncia del sistema ideologico-mediatico dominante e delle sue capacità pervasive e condizionanti.

Anche se può sembrare paradossale (gli USA sono la patria del femminismo più oltranzista e interclassista), non è un caso che il film sia di produzione americana. Il sistema mediatico americano infatti, vera e propria fabbrica di costruzione del consenso, è da sempre quello più avanzato e sofisticato di tutto il mondo, in grado quindi di costruire il consenso ma anche il dissenso. E’ proprio questa, da sempre, -come noto –  la caratteristica e la specificità della produzione cinematografica  americana. In Italia nessuno avrebbe mai prodotto un film del genere, né tanto nessun autore o regista, tutti (nessuno escluso, mi duole dirlo…), perfettamente allineati al mainstreaming ideologico politicamente corretto e “buonista” dominante,  lo avrebbe concepito e proposto.

Anche sotto questo aspetto, l’Italia dimostra di essere una realtà provinciale, dove il vecchio perbenismo piccolo borghese, bacchettone e reazionario si è fuso con il neo perbenismo politicamente corretto “di sinistra” altrettanto e forse ancor più gretto e normativo.

Un plauso, dunque, a David Fincher, anche se la critica nel suo complesso (ho letto diverse recensioni del film), pur apprezzandolo,  si è ovviamente affrettata a disinnescare e ad occultare il carattere “disvelatorio” del film proponendolo come un thriller psicologico molto ben realizzato o, nella migliore delle ipotesi, mettendo l’accento sulle ombre e sulle ambiguità presenti nella relazione fra i sessi  e in special modo nel matrimonio.  

Fonte: http://www.linterferenza.info/cultura/lamore-bugiardo/ 

 

 


39 Commenti

Roman Csendes 1:44 pm - 3rd febbraio:

Grazie Fabrizio, sei come sempre illuminante.

Segnalo agli amici resistenti un titolo sulla dignità maschile, sognata, rivendicata e riconquistata. Trattasi di “Film Bianco” (1994), del mai troppo compianto K. Kieślowski (1941-1996). I recensori italo-francesi, imbevuti di hegelismo d’accatto ed ottusa cinefilìa (nel rimanere pigramente sulla metafora dei colori giacobini del tricolore rivoluzionario), non hanno notato neppure l’immediato senso di questo tragico insieme di vicende. Esse rappresentano una premeditata “risposta” maschile, del personaggio principale, portata all’incredibile violenza, continuata ed inarrestabile, esercitata dalla ex-moglie. Un film da uomini beta insomma: equo e per nulla elogiativo. Freddo, cioè polacco nel registro realista (sembra molto lento, un pò noioso nella prima parte) e “parigino” per quella capacità che la cultura laica francese possiede (oggi, sempre meno, pare) di andare ad esplorare anche gli aspetti meno gradevoli della vita sociale, i meno descritti, cioè quelli per nulla scontati. In questo caso, si tratta dei macabri tratti schiavistici della mancanza di parità, riconoscibili nell’asimmetria dei rapporti fra donna e “maschietto innamorato” [Castrato]. Incredibilmente, anche a molti di noi non piace vedere la figura femminile giocare (nella finzione, come nella realtà) un ruolo di “violentatrice dello spirito”, come fa l’”acefala” Julie Delpy in quest’opera. E ciò anche quando l’arbitrio è ben evidente. Ci sporca qualcosa dentro e questo è spesso il nostro fatale errore. In realtà, ci poniamo dei dilemmi morali che la donna media occidentale neppure immagina. Per chi non l’avesse visto, lo ripeto, è da vedere. Non c’è vittimismo – il maschio (umiliato all’inverosimile) saprà come rispondere, senza neppure sfiorare l’algida pelle della ex, zuccherosa, dal “cuore cavo”, esteriormente impeccabile, per quanto tragicamente banale in ogni sua manifestazione di “simulata” superiorità. Solo atteggiamenti, da una parte, ma il polacco vince, dall’altra! Dopo averlo visto per la prima volta, lo riconosco, mi sono sentito molto meglio. E’ anche un film su una specie di “solidarietà” e “vittoria etnica”. Sui “veri sentimenti” il socialismo dell’est sconfigge (nell’autenticità della solidarietà) l’occidentalismo? Forse. Meglio non eccedere nelle generalizzazioni. Certo, si sa, i polacchi sono piuttosto nazionalisti. La premessa però, non impedisce al regista di contestualizzare senza sbavature un vero e proprio capovolgimento di ruoli (da aguzzina a colpevole senza sconti di genere), quindi un contrappasso, nei due tempi della sfida e della raccolta della sfida. Una tenzone all’ultimo sangue, dallo stile freddo e distaccato. Come si addice ad ogni vendetta meritoria, legittima e “proporzionata”. La fine del film è talmente piacevole, per noi beta, che non merita anticipazioni. Esito della storia? “Parità!”: “tu hai umiliato me io ora umilio te”. Con un pò di lacrime di coccodrillo (questa volta sono della ex-vittima) che non guastano mai, se sono dei maschi.
Legge del taglione, quindi Égalité (colore bianco); il “fascismo rosa” è sconfitto.
Deve aver sofferto parecchio con le volubili, capricciose, anaffettive donne europee questo regista polacco. Chi può capirlo meglio di noi? Anche la vecchia donna socialista se n’è andata, caro Krzysztof! Tu, almeno, l’hai raccontato.

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armando 3:40 pm - 3rd febbraio:

Roman Csendes,

“Incredibilmente, anche a molti di noi non piace vedere la figura femminile giocare (nella finzione, come nella realtà) un ruolo di “violentatrice dello spirito”, come fa l’”acefala” Julie Delpy in quest’opera”
Dico che questa è una frase chiave per comprendere la psicologia dei sessi.
Il maschio, da sempre, ha assunto su di sè l’onere della violenza fisica, e perciò ha avuto bisogno di rappresentarsi anche un mondo di pacificazione, un’oasi rigenereante esente da brutture e sopraffazioni. Il “riposo del guerriero”, insomma.
E chi meglio della donna era adatto all’uopo? Per ciò accetta di mala voglia o proprio non accetta, che anche la donna faccia il male, che inganni, che usi violenza psicologica o anche fisica. E quando accade che non possa esimersi dal vederla, cerca sempre, disperatamente, di individuare una giustificazione che ne salvi l’innocenza di fondo.
Le donne di oggi, se davvero volessero perseguire l’obbiettivo di parità complessiva cogli uomini, dovrebbero per prima cosa riconoscere questo fatto. Riconoscere agli uomini che le hanno esentate dal “male” e riconoscere onestamente con se stesse che non ne sono esenti. Questa è una condizione necessaria. senza la quale tutto salta e i diritti delle donne diventano privilegi contro gli uomini in nome di una inesistente superiorità morale dettata dalla biologia. Un vero sessismo, cioè. E’ dura ma è così. D’altra parte c’è anche da osservare la maggiore saggezza degli antichi. Nei miti la rappresentazione del femminile non era quella angelicata di noi occidentali moderni. Basti la figura di Medusa, che pietrificava con lo sguardo. Non vi sembra, quella, una figura attualissima e da cui non sappiamo più difenderci perchè non ne intuiamo più i caratteri?

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Riccardo 9:16 pm - 3rd febbraio:

Fabrizio
>>
In Italia nessuno avrebbe mai prodotto un film del genere, né tanto nessun autore o regista, tutti (nessuno escluso, mi duole dirlo…), perfettamente allineati al mainstreaming ideologico politicamente corretto e “buonista” dominante, lo avrebbe concepito e proposto.
>>>>>
Come ho già avuto modo di scrivere altrove, non solo in Italia nessuno avrebbe mai prodotto un film del genere, ma in quasi tutto il resto del mondo…
Forse qualcuno di voi crede che un film del genere potrebbe essere girato in Portogallo, in Belgio, in Bulgaria, in Albania o in Arabia? (tanto per citare alcuni Paesi).
_________________________
P.S. Comunque, guardate questo video:

https://www.facebook.com/video.php?v=491490440896954&set=vb.100001080066075&type=2&theater

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Aliquis 8:44 am - 4th febbraio:

In effetti la grandezza del sistema americano consiste nel costruire anche il “dissenso” a se stesso. Un dissenso che non deve mai diventare politica organizzata ma che deve esistere almeno sul piano psicologico per dimostrare il carattere “liberale” del regime. Ho l’ impressione che qui da noi la classe dirigente se ne freghi di voler dimostrare questo.
In questi giorni ho revisionato qualche mia opinione precedente proprio nel senso indicato da questo articolo.

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Riccardo 10:43 am - 4th febbraio:

>>
In effetti la grandezza del sistema americano consiste nel costruire anche il “dissenso” a se stesso.
>>>>
Esatto, ed è proprio per questo che dall’America (per l’esattezza dagli USA) arrivano sia le più grandi boiate che i migliori film, proprio perché gli USA sono tutto e il contrario di tutto, e parimenti consentono di essere tutto e il contrario di tutto.
Altrove non è così, e per altrove intendo un po’ ovunque, quindi non solo in Italia.
Sfatiamo questa leggenda urbana secondo cui il resto del mondo sarebbe una sorta di magnifico ed illuminato eden, rispetto all’Italia, perché non è affatto così.
Anzi, la gran parte dei Paesi sono molto peggio di noi.

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Roman Csendes 2:30 pm - 4th febbraio:

Cari amici, faccio un piccolo intervento.
Le critiche in Usa, quando ci sono, rimangono in una sorta di bolla, cioè chiuse su se stesse. Solo piccole elite sviluppano una sintonia col pensiero scettico, all’europea. Gore Vidal? Ma non piaceva al pubblico americano! Chomsky, un grande linguista e polemista politico (soprattutto quando parla di impero americano e di basi militari all’estero come prova di quanto asserisce), ma in Usa non è conosciuto che in ben poche università liberal; è letto da anni in EC e Canada. E da qualche segmento sociale colto della Costa Orientale. Kubrick – par fare film migliori e straordinariamente anti-militaristi (“Il Dottor Stranamore”; “Arancia Meccanica”; “Full Metal Jacket”) – è dovuto emigrare in Europa già a i tempi di Lolita (1962). In Uk, dove è rimasto sino alla morte (1999); e, secondo le sue volontà, è sepolto là. Gli Usa, Hollywood cioè, lo hanno ripagato negandogli sempre (a lui, un gigante dell’antiamericanismo!) l’oscar alla regia. Woody Allen ha vissuto continuativamente, durante il “disastro bush” (dopo “Melinda e Melinda”) in Francia, per protesta. Più nello specifico, se è vero che i film “alternativi” Usa mettono a volte il dito nella piaga (come ne “Il prescelto”), nel nostro caso, demonizzano le donne fino a farle risultare sempre e comunque vincenti (a parte G. Van Sant in “Da morire” e pochi altri). In altri termini, confermandone l’onnipotenza. Un po’ come i mafia-movie italiani o italo-americani. Non danno cioè strumenti per un’autentica ribellione (neppure culturale) di genere. Il sociologo del conflitto, C. R. Mills, era più spesso fuori dagli Usa che dentro, la lista potrebbe continuare. In genere, il dissenso in America viene pedantemente ricompreso nel concetto di “America guida democratica” per il mondo. Si potrebbe scomodare il vecchio concetto adorniano di dialettica negativa. Ossia: ”io ho il veleno, ma anche il rimedio ad esso e sta in me stesso, non in un esterno che non riconosco come importante per me”. Anche per questa auto-referenzialità, la protesta, ammesso che ci sia, non ferma gli eserciti, come invece è successo in Spagna con Zapatero. Se è tollerabile, viene tollerata come “fiore all’occhiello” di un paese che dà spazio a tutti (anche i marginali), purchè siano lo “specchio dell’America”. Di nuovo: l’esterno non esiste. I bei libri della canadese Naomi Klein presentano dei contenuti che piacciono agli sparuti gruppi radical americani. Ma è un gioco di fioretto. “Puoi esprimerti, ma non incidere su quello che è già giusto”. Ed allora, poichè tutto è “funzionale alla tenuta del sistema”, non si può parlare di un autentico – diffuso ed organizzato – dissenso negli States. Non ora, almeno. Non certo come quello apparentemente “forte” del decennio 1960. L’ultima pacifista popolare, la cattolica Cindy Sheenan (“The Peace Mom”), ha dovuto chiudere baracca e praticamente lasciare la politica, per un continuo boicottaggio subito dal suo stesso partito, quello democratico; nonchè per le reazioni violente che suscitavano ovunque (anche sui giornali e sulla rete) i suoi sempre meno popolari comizi del dopo 2008. Il sistema consente la critica, purchè nulla cambi, servendo a riconfermare la giustezza della “Nazione sotto dio”. Cioè la sua impostazione morale assoluta.L’esterno è immorale (dicotomia). In quel posto, contro la dissoluzione dei valori ci sono, solitamente, le sette religiose. E’ il tradizionale rimedio al nichilismo femminista e genderista. Poichè l’America è – Beat generation inclusa – un paese biblico. Di urlatori, che per quanto invasati siano, sono pur sempre etnocentrici (Burrouhgs; Ferlinghetti, ecc.), che non potrebbero mai emigrare per allargare la mentalità (si chiama “Geremiade”, come il profeta Geremia che si lamentava del suo popolo, ma non aveva nella testa e nel cuore nient’altro) e se lo fanno sono considerati dei traditori, dei paria. Non è un caso che, dopo la sua morte, la memoria di Kubrick è la famiglia sono stati oggetto di strane forme di calunnia e diffamazione. Il sistema non aveva dimenticato. Poiché, quando, infine, il dissenso colpisce interessi veri, l’America zittisce il suo seme deteriore con violenza pura. Edward Snowden se non scappava in Russia sarebbe stato assassinato ben presto, o messo sotto qualche decina di metri di cemento, come (diamolo per compianto/a) Manning. Per questo, lo ripeto, la mente sveglia e critica, in Usa, si sente, il più delle volte, come uno straniero a casa sua. Un’aquila solitaria. Certo, in un paese molto grande, ed allora? Le loro cose migliori piacciono a noi europei. Loro le esportano sì, ma anche perché queste perle sono a loro del tutto estranee.

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Fabrizio Marchi 3:43 pm - 4th febbraio:

Mi piacerebbe sapere chi è che ha mai detto che il resto del mondo sarebbe un magnifico e illuminato Eden rispetto all’Italia…
Certamente non qui su Uomini Beta. Al massimo qui qualcuno può aver detto che in altri contesti (vedi America Latina ad esempio) il sesso è più “facile” e vissuto con maggior disinvoltura (e questo è senz’altro vero), prostituzione ufficiale o ufficiosa a parte. Tolto questo, nessuno ha mai sostenuto qui la suddetta leggenda urbana…

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Aliquis 4:25 pm - 4th febbraio:

Negli Usa si può essere tutto e il contrario di tutto, ma a condizione di avere i soldi per poterlo essere.
Lì è il limite della democrazia americana, a mio modesto avviso.

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Animus 4:27 pm - 4th febbraio:

A proposito di “amore bugiardo”…

http://anticristo.org/2015/02/04/la-gallina-dalle-uova-doro/

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Aliquis 5:28 pm - 4th febbraio:

Vabbè, pur condividendo in pieno l’ articolo riportato da Animus, credo comunque che qualcosa di buono ci sia nel cristianesimo. Anche il Vernacoliere (giornalaccio blasfemo di Livorno), dice che bisogna distinguere tra la religione e coloro che la usano a scopo di potere.

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Aliquis 7:02 pm - 4th febbraio:

Mi sento di dar ragione a Csendes. L’ America è un totalitarismo liberale. Ma anche noi, in Italia oggi, non siamo più diversi come un tempo.

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Aliquis 11:19 am - 5th febbraio:

Voglio riportare un interessante articolo apparso su “Le Scienze” che riguarda la Grecia:

Nel 2011 il numero dei suicidi in Grecia è arrivato a un aumento del 35 per cento rispetto alla media degli ultimi trent’anni. L’analisi dell’andamento mese per mese di questa causa di morte ha permesso di metterne in relazione gli incrementi progressivi con il varo di misure di austerità via via più pesanti(red)

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Manifestazione di protesta ad Atene contro l’introduzione di misure di austerità (© Giannis Papanikos/NurPhoto/NurPhoto/Corbis)La ricerca condotta da Charles C. Branas, Anastasia E. Kastanaki e colleghi è la prima che ha studiato dettagliatamente l’andamento dei suicidi in Grecia, dove fino a pochi anni fa questa causa di morte era fra le più basse d’Europa. L’analisi dei dati mese per mese ha fatto emergere chiare correlazioni fra eventi economici e tasso di suicidi.

In particolare, un primo brusco e persistente aumento dei suicidi rispetto alla media trentennale (+ 13,1 per cento) è avvenuto nell’ottobre del 2008, quando nel paese è iniziata la recessione, interessando in particolare la popolazione maschile. Il dato è rimasto a quel livello fino al giugno del 2011, quando la situazione del paese è peggiorata dopo il varo di nuove misure di austerità e la mortalità complessiva per suicidio ha raggiunto il + 35,7 per cento.

Oltre al picco del 2008, nei maschi si sono avuti due altri picchi, nel giugno 2011 (+18,5) e nell’aprile 2012 (+29,7). Per le donne l’aumento più significativo, e stabile nel tempo, è iniziato nel maggio 2011 (+35,8).

Questo forte aumento dei suicidi fra le donne, iniziato in un periodo di intensi moti di protesta contro le misure di austerità discusse in Parlamento, ha sorpreso particolarmente colpito i ricercatori, perché più
marcato dell’aumento riscontrato fra i maschi. Tutte le precedenti ricerche, in tutti i paesi, finora avevano mostrato che i momenti di crisi economica influiscono molto di più sul tasso di suicidi dei maschi che su quello delle donne.

Il giorno successivo al suicidio di un pensionato davanti al parlamento greco, alcuni manifestanti piantarono – in quello stesso punto – alcune croci in segno di protesta. (© SIMELA PANTZARTZI/epa/Corbis)Quanto al picco di suicidi fra gli uomini dell’aprile 2012, i ricercatori hanno individuato come causa scatenante il suicidio di protesta di un pensionato che aveva detto di non poter affrontare la prospettiva “di cercare il cibo nei cassonetti e diventare un peso per il figlio”. Secondo gli autori, la forte copertura mediatica di questa notizia può avere innescato un meccanismo di emulazione in altre persone duramente colpite dalla crisi, soprattutto per la dovizia di particolari con cui è stata data (nome della vittima, modalità del suicidio, descrizione della drammatica china presa dalla sua vita e citazione dalla lettera d’addio).

Branas e colleghi notano infine che le misure di austerità hanno un impatto sui suicidi più significativo e duraturo di eventi che prospettano un periodo di benessere. La diminuzione dei suicidi registrata in corrispondenza di due eventi che anticipavano un periodo di prospertità – nel 1997, l’annuncio della scelta di Atene per i giochi olimpici del 2004 e nel 2002, quello dell’ingresso del paese nell’Unione europea – è durata in fatti per un lasso di tempo di appena due o tre mesi. L’aumento dei suicidi in seguito a misure d’austerità si protrae invece per anni.

Questo studio dice chiaramente che a suicidarsi di più sono i maschi. Nelle donne il suicidio si è manifestato parecchio tempo più tardi ed in modo meno persistente.
Si, rispetto a qualche tempo fa ho cambiato idea; mi riferisco al documento sul femminicidio, che non firmai. Credo di aver sbagliato.

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Roman Csendes 12:31 pm - 5th febbraio:

Hai ragione Fabrizio, nessuno qui ha mai detto che fuori dal nostro paese c’è la Repubblica globale erotica di Bengodi. Semplicemente (perchè è successo persino a me!) è più facile avere soddisfacenti scaramucce d’amore, dolci e umane (non patologiche), a Belo Horizonte (Minas Gerais; senza rischi strani di complicazionni penali e con soggetti femminili non castranti, nè punitivi), piuttosto che a Rho.
Grazie anche ad Aliquis, per l’interessante, e preciso, Report.

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Animus 12:36 pm - 5th febbraio:

Vorrei fare una precisazione che ritengo doverosa.
Pur avendo dipinto la Chiesa come carnefice, io non ritengo i sottomessi, gli sfruttati, i depauperati … delle vittime innocenti!

Insomma, la dialettica (e la morale) carnefice/vittima, padrone/schiavo, è una “forma mentis” che non mi appartiene.

A volte ci penso, ma poi lo rifiuto come fosse un corpo estraneo.

E difatti, se sposassi questa visione della realtà, che anticristiano sarei?

Ho aggiunto queste poche righe, per fugare ogni sospetto:

“Si dice che la storia non si ripete, in realtà si ripete di continuo nel dramma che vede sempre un manipolo di profittatori senza scrupoli dominare su una massa sterminata di schiavi cui ogni tentativo di “elevarsi” sembra destinato a naufragare in partenza: come bestie da soma alla catena, generazione dopo generazione, fanno prima a morire al grido di vuoti slogan, che emancipare dal giogo – che a loro fu imposto – la generazione successiva.

Forse, aveva davvero ragione Voltaire, in un’intuizione di psicologica bellezza che lo avvicina a personaggi ben più grandi, e così distante dal suo solito razionalismo, a biasimare gli uomini per il fatto che al momento della loro morte, lasciavano il mondo nelle stesse condizioni di miseria in cui lo avevano trovato … alla loro nascita.
A buoni psicologi, poche parole…

Cmq, il messaggio “folle” che la storia ci consegna, è che mentre sul palco si piange e si lotta per le ideologie che dividono i sudditi, dietro il palco, i burattinai ridono di esse.

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Roman Csendes 1:09 pm - 27th febbraio:

Cari amici.
Questi documenti sono provocazioni.

Solo che sono provocazioni naziste e disumane.
Anche il look sfoggiato dalle gentildonne ricorda più le compagini ss di qualsiasi altra cosa!
La “Corte dei diritti umani dell’Aja” ne dovrebbe essere informata.
E’ incredibile che queste narrazioni (nell’ambiguità del diritto “all’arte”), discriminatorie e incitanti all’odio, possano circolare senza provocare un’azione penale; per “violazione dei diritti umani”.
Ovviamente, sono statunitensi.
Il progetto è demenziale: “reintrodurre, de facto, la schiavitù”; in questo caso, di genere.
Ci aspetta un’altra regressione culturale?
Sempre in lotta contre le oppressore!
.

.

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Roman Csendes 1:38 pm - 27th febbraio:

Aggiungo che non vedo la novità.
Anche la contessa ungherese Erzsébet Báthory (1560-1614) era una misandica, sadica ed assassina, avendo torturato ed ucciso servi e serve per un totale accertato di circa 300 individui.
Le genderiste ginarchiche in cosa rappresenterebbero una novità? Caso mai, costituiscono un tragico, grottesco, ricorso storico.
Se non si riesce a dialogare con queste squilibrate, con la legge e la validità del diritto, sarà ben difficile sperare in un futuro laico e democratico, degno di questo nome.

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Sandro Desantis 7:26 pm - 27th febbraio:

Roman Csendes:
Aggiungo che non vedo la novità.
Anche la contessa ungherese Erzsébet Báthory (1560-1614) era una misandica, sadica ed assassina, avendo torturato ed ucciso servi e serve per un totale accertato di circa 300 individui.
Le genderiste ginarchiche in cosa rappresenterebbero una novità? Caso mai, costituiscono un tragico, grottesco, ricorso storico.

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Già, proprio così.
http://questionemaschile.forumfree.it/?t=1779562&st=45
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Questa volta, quando nessuna delle sue vittime sopravvisse, le lamentele giunsero alle orecchie di re Matthias, il cui padre era stato presente alle nozze di Erzsebet.
Il re, a sua volta, assegnò al conte Gyorgy Thurzo, il più vicino al castello di Erzsebet, il compito di indagare.
Il 26 dicembre 1610, Thurzo organizzò un’incursione a tarda notte al castello di Csejthe e sorprese la contessa in flagrante, nel bel mezzo di una seduta orgiastica di torture.
Una mezza dozzina di complici di Erzsebet furono arrestati per essere poi giudicati; la contessa fu costretta agli arresti nella sua dimora, mentre il parlamento emetteva una speciale legge che la privava dell’immunità da procedimenti giudiziari.
Il processo si aprì nel gennaio del 1611 e durò fino a febbraio inoltrato, con il Primo Giudice Theodosius Syrmiensis a presiedere un gruppo di venti giuristi minori. Dinanzi alla corte furono dichiarati ottanta capi d’accusa per omicidio, sebbene la maggior parte dei resoconti storici collochi il conto finale delle vittime di Erzsebet tra 300 e 650. La stessa Erzsebet fu dispensata dal presenziare al processo e venne tenuta rinchiusa nel suo appartamento sotto stretta sorveglianza, ma la condanna per tutti i capi di imputazione era una conclusione scontata. Il tempo della contessa sanguinaria era finito.
I domestici complici di Erzsebet furono giustiziati, Dorka e Ilona dopo essere state pubblicamente torturate, ma la contessa venne risparmiata e condannata alla prigione a vita in una piccola suite del castello di Csejthe. Le porte e le finestre del suo appartamento furono murate, lasciando solo delle piccole aperture per la ventilazione e per il passaggio dei vassoi con le vivande.
Là visse in isolamento per tre anni e mezzo, fino a quando fu trovata morta il 21 agosto 1614.
Non si conosce la data esatta della morte di Erzsebet, dato che molti vassoi erano rimasti intatti prima che fosse trovato il suo corpo.
La “leggenda” della Bàthory è andata crescendo racconto dopo racconto, fino alle narrazioni più recenti che comprendono storie di vampirismo e di bagni rituali nel sangue, ritenuti da Erzsebet un aiuto per “restare giovane”. Il culto sanguinario di Erzsebet è in genere collegato al sangue versato da una giovane domestica sconosciuta, schizzato per caso sulla contessa, in seguito colpita dal fatto che la sua pelle sembrasse ancora più pallida e diafana del solito, una caratteristica considerata all’epoca segno di grande bellezza.
In realtà, durante le ampie deposizioni rese al processo di Erzsebet non si fece alcun accenno a veri e propri bagni di sangue. Alcune delle vittime rimasero dissanguate per le brutali ferite inferte o per un piano particolare, ma il dissanguamento intenzionale era legato alla pratica alchemica di Erzsebet e alla magia nera, piuttosto che all’idea di un “bagno caldo”.
In ogni caso, la carneficina di Erzsebet cominciò quando era sulla ventina, molto prima che la paura di invecchiare potesse farsi strada nella sua mente.
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Roman Csendes 1:33 pm - 2nd marzo:

Grazie per l’intervento, Sandro. Sono andato all’indirizzo che hai fornito e ho trovato i fatti narrati veramente interessanti. Ottimo lavoro.

P.s.
L’ultimo commento, quello di una certa “maxime” (per altro, molto civile; il che è importante) meriterebbe una risposta.
Approfitto per una semplice considerazione: chi ci legge (quando ci legge), se è una donna, a volte accetta il piano dei fatti; per quanto ciò sia piuttosto anomalo. Solitamente, le donne occidentali negano il piano fattuale, in materia di crudeltà femminile.
Questo vale soprattutto (con rare mosche bianche) per le anglosassoni “colte” e le italiane, più o meno colte.
“Maxime” non nega i dati di realtà, ma ne mistifica il drammatico significato culturale ed epocale. Cioè, si rifugia nell’interpretazione “di copertura” dei fatti. Interpretazione che è vaga e “debole”, in senso di logica argomentativa. Una difesa un pò infantile, a dire il vero: “sì, questi fatti sono veri, ma anche voi siete cattivi”. Mi pare una comoda starda per non conftontarsi con diverse argomentazioni politico-antropologiche, e finire così nelle mellifue braccia del relativismo assoluto. Nulla di fatto! A tutti capita di sbagliare!

Aberrazioni? La misandria; l’infanticidio; i recenti fatti di tentata castrazione (ed acidificazione a danno di un uomo) sono già statistiche. E’ già storia sociale del XXI secolo. Che sarà (già lo è) il secolo dell’attacco generalizzato ai maschi. Purtroppo, anche fisico e, come dimostrano i parafernalia recenti, di tutte le età.
Con bambini ed anziani a tremare per primi.

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Step 3:27 pm - 2nd marzo:

La pagina Facebook mdm, sopratutto fino a poco tempo fa, era di una misandria e un odio antimaschile fuori controllo,…. Tanto loro(le femministe) possono scrivere quello che vogliono, vedono maschilisti dappertutto, in farmacia per la strada, ovunque, stupri, molestie, assassini, mi chiedo dove vivano…. In realtà cavalcano solo l’onda, e se la divertono a giocare a far le finte perseguitate.
Non tutte ho letto commenti di donne che mi sembrano più moderate, ma la maggior parte si.

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Roman Csendes 3:05 pm - 3rd marzo:

Lei non era tra le peggiori, diciamo che l’intervista la segnalo per mostrare la differenza tra “donne che vogliono auto-gestirsi” (la ministra) e donne ideologhe, fanatiche intransigenti, in prima fila per la crociata sessista (l’intervistatrice).

La domanda è indicativa: “lei non ha un passato femminista, vero?”. E l’altra quasi arrossisce.

http://video.repubblica.it/politica/beatrice-lorenzin-non-facciamo-come-i-maschi/158229/156722

Intanto, l’8 marzo si avvicina. Quel giorno sto a casa con la mia compagna. Speriamo che non mi denunci di qualcosa. “Molestia visuale”?

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Animus 3:40 pm - 3rd marzo:

Nietzsche e Marx

E’ possibile conciliare sue grandissimi considerati da sempre “inconciliabili”.

https://www.youtube.com/watch?v=5MIRKFijai8

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Roman Csendes 4:28 pm - 3rd marzo:

Da leggere con derisione:
http://arteseduzione.it/il-profilo-delluomo-beta-cosa-non-devi-fare-se-vuoi-diventare-un-seduttore-2667

Alla gentildonna in questione porrei la semplice domanda: “siccome a questo mondo non esistono solo ‘vincenti’ (alpha) e ‘perdenti’ (beta), ma, nella maggior parte dei casi, individui che vivono la loro vita senza sentirsi DicK Fosbury (vincenti) o la “Maglia Nera” (ultimi arrivati) del Giro d’Italia – come giudichi allora quelle società in cui si vive, ci si relaziona con gli altri e basta, senza preoccupazioni di Ranking sociale?”
“La ricetta per sedurre una donna” – è il tipico item che deriva da una società sessista e parassitaria; il ricettario di Nonna Papera è procurabile dal sito.
Sarei curioso di sapere la risposta di molte donne italiche al quesito. Dico sul serio. Mi piacerebbe veramente saperlo.
Ci scommetto che la risposta sarebbe razzista e provinciale.
Queste sono talmente abituate a vivere nei mondi deliranti del “trionfo o dell’autoumiliazione” (Orwell; 1984) che neanche si rendono conto che questo modo di vivere, da privilegiate, sia seguito da una parte minoritaria dell’umanità, detta Occidentale. La parte più numerosa dell’umanità “tira a campare”, questa e la verità. E lo fa anche con dignità; lo fanno uomini e donne, insieme. La condizione di “modestia” non è una malattia come le asservite vorrebbero farci credere. Che a loro non piaccia questa condizione è tutto un altro discorso.
Molto provincialismo, l’intera collezione di Harmony in quel piccolo vano per criceti che si chiama “testa”, qualche soft-core e ben pochi viaggi in Carnet, producono siti sciocchi come questo, che vi mando. Uno fra i tanti possibili. Le autrici? – serve del potere e teste vuote.

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Rino DV 6:23 pm - 3rd marzo:

Ascoltare due “filosofi del nostro tempo” intellettualmente “onestissimi e coerentissimi” che parlano di cose più grandi di loro è davvero dura.
.
Il giovane, che ci insegna ciò che noi sapevamo prima che lui nascesse (l’anagrafe parla chiaro) lo conosciamo.
Del meno giovane forse non tutti sanno questo:
http://sergiofrigo.myblog.it/2011/07/28/il-caso-galimberti-e-il-plagio-intellettuale-quando-a-compor/
.
A tale proposito mi vien da ricordare che, almeno sino ai tempi della mia giovinezza, il titolo di filosofo veniva assegnato o post mortem o, in casi eccezionalissimi, in tardissima età a chi avesse contribuito in modo originale (anche se bizzarro ed erroneo nei contenuti) a sviluppare quella Grande Conversazione che è la filosofia universale dai tempi di Talete.
.
Oggi viene denotato con quel titolo ogni insegnante di storia della filosofia. Anche la mia ex compagna di classe (R.D.F.) che ha insegnato per 3 anni alle magistrali viene qualificata e si autoqualifica come filosofa.
.
Se lo fa lei, lo possono fare anche questi due.
.
RDV

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Fabrizio Marchi 11:17 am - 4th marzo:

Roman Csendes,

Grande Roman! Un altro pezzo da novanta della QM!
P.S. uno degli aspetti tristi del tutto, da un certo punto di vista, è constatare la mediocrità intellettuale di questa gente che proprio in virtù di ciò viene valorizzata…

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Fabrizio Marchi 12:49 pm - 4th marzo:

Rino DV,

Sia pure in forme diverse Galimberti e Fusaro sono fatti della medesima pasta; a Roma verrebbero definiti come due “piacioni” e sarebbe un’ottima sintesi. A noi tocca entrare un po’ più nel dettaglio (ma neanche tanto…).
Si tratta di due carrieristi assetati di fama e di successo. Il primo ha perso visibilmente smalto, il secondo invece è in auge, non solo per ragioni anagrafiche. Nessuno dei due ha tirato fuori dal cilindro qualcosa di autentico. Il primo è un nichilista che da tempo ha perso ogni speranza – tranne che per le case editrici con cui pubblica… – e si è consegnato mani e piedi alla tecnica. La quale di per se non è un affatto un “male”, anzi,dipende da come la si concepisce e quale funzione le si attribuisce.
Il secondo è un ipernarcisista che usa la filosofia (che per la verità padroneggia con una certa brillantezza) come veicolo per il suo successo personale. La differenza tra Fusaro e Beppe Fiorello o Francesco Totti è solo nella scelta del mezzo, in base alle proprie capacità.
Affermo che in cinque anni di dibattito su questo sito abbiamo elaborato una vera e propria filosofia, una interpretazione del mondo e della realtà, partorita fuori dall’ambito accademico, con una sua assoluta specificità, ed è stato un lavoro collettivo che ha visto il contributo di tanti di noi. Prima o poi mi deciderò a mettermi al lavoro per assemblare i commenti più significativi (sono moltissimi…) e gli articoli per dare alle stampe il libro di cui parliamo già da tempo.
Un patrimonio enorme, di una ricchezza concettuale e umana straordinaria. Siatene tutti orgogliosi.
La vera filosofia non si fa nelle accademie…

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Roman Csendes 3:03 pm - 4th marzo:

Grazie Fabrizio, grazie Rino.
Voi Uomini Beta mi onorate.

Vi segnalo questi splendidi documentari, nel caso non li abbiate mai visti.
Rappresentano, credo, uno dei punti di vista sulla QM.
Narrazioni impensabili, fino a soli 5 anni fa.

Persino la Rai parla di “violenza” all’uomo; svelando le false accuse “inscenate” a uomini per “abusi inesistenti”; da parte delle ex-mogli. E Rai 2 dedica al caso “dei falsi” – su cui si espongono denuncie inconsistenti, ma spietate – un intero programma.
Se questo oggi è possibile, ne sono certo, è merito anche di questo sito. Della sua laicità, del suo ricco umanesimo, della sua arte dialogica, di stampo europeo. A fronte dello “spirito da crociata”, tipico delle genderiste; affascinate dal verbum “assoluto” del fondamentalismo sessista, di derivazione neo-puritana. Lo spirito di Salem; ossia, quello degli accusatori e delle accusatrici perenni.

In realtà, avete sensibilizzato molti, i quali, a loro volta, ne hanno sensibilizzato molti altri ancora.
E’ quello che si chiama “movimento”.
Il tempo, ne sono certo, è dalla nostra; ma dovreno avere la pazienza; la lungimiranza sarà la nostra arma.
La resistenza civile sarà la risposta all’attivismo furioso, dogmatico ed ideologico della cultura gender-americanista.
Lasciamo alle gentildonne tutto l’arbitrio che a loro interessa esercitare. Facendo così umilieranno tutti (figli e madri comprese), e si auto-denigreranno. Lasciamole fare. Non siamo certo noi i loro psichiatri e neanche i loro consiglieri.

P.s. – un piccolo appunto personale: dopo la visione di questi documentari io e la mia compagna non ci siamo ancora riappacificati.
Embè?
Se siamo in fase armistiziale, entrambi sappiamo la stessa cosa: che io non dipendo da lei, così come lei non dipende da me.

RSI: https://www.youtube.com/watch?v=yI_w6Fn3bN4
.

.
Rai 2: https://www.youtube.com/watch?v=jGPHln2il-Y
.

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Roman Csendes 3:21 pm - 8th marzo:

“Ci sono donne che, per quanto la si cerchi in loro, non hanno interiorità, sono pure maschere. È da compiangere l’uomo che ha a che fare con tali esseri quasi spettrali, necessariamente insoddisfacenti; ma proprio esse possono eccitare al massimo il desiderio dell’uomo: egli cerca la loro anima – e continua a cercare”.

F. Nietzsche, “Umano, troppo umano” (1878-1879).

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Roman Csendes 3:10 pm - 14th marzo:

Faccio un giro nella rete per cercare commenti a-cefali di donne neo-fasciste ed adolescenziali e trovo questa perla.
Come se ad un adulto interessasse ancora avere una donna a tutti i costi, per poter sentirsi qualcuno.
Non esistono classificazioni, per donne e uomini.
E’ il sistema, semmai, che andrebbe classificato.
Ma le donne si rifiutano di farlo.
E lo difendono a tutti i costi.

“Uomini stronzi e donne tristi”
“Gli uomini, quando non sono stronzi, sono sfigati. Se vi state chiedendo a quale categoria appartenete vi do la risposta: se sapete leggere, se siete uomini e alle volte vi sentite stronzi, allora siete semplicemente sfigati.
Gli stronzi sono gli uomini che esercitano il diritto di esistere, che dicono quello che pensano e fanno quello che dicono. Per cui, vi chiederete, dove è la stronzaggine?
E’ presto detto, sono qui apposta per emanciparvi.
Immaginate un palo contro cui, inavvertitamente, andate a sbattere la testa. Potreste insultare il palo, cercare di farlo sentire in colpa per il fatto che era lì, proprio davanti la vostra testa, ma il palo non si muoverebbe di un millimetro (a meno che la vostra testa non sia riuscito a piegarlo, ma questo è un caso che affronteremo in seguito).
Ecco, se avete presente la scena avrete anche sicuramente iniziato a capire come sono gli uomini stronzi.
Possiamo quindi enunciarne la definizione:

Gli uomini stronzi sono esseri umani di sesso maschile che esercitano il diritto di vivere e che non reagiscono ai ricatti morali” [bello!]..

http://carbini.blogspot.it/2012/07/uomini-stronzi-e-donne-tristi.html

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Armando:-) 10:31 pm - 14th marzo:

Ogni donna, dentro di sé, adora un fascista, scriveva la poetessa Silvia Plath. 50 sfumature di nero?

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Roman Csendes 9:28 pm - 23rd marzo:

Leggete amici, leggete.

Tre anni fa.
C’è chi dice che, da allora, è tutta una prova di democrazia: era ora che facessero un “gay pride al Penty”.
Non notando, o facendo finta di non notare, le contraddizioni
Così diventa tutto bello e libero. Friendly!
C’è chi dice, altresì, che è il giusto premio (croce al merito) al gruppo che, insieme al femminismo più antiumanista, ha “reso sempre più Usa e getta ” il pianeta.
Intanto, me lo rileggo con un bel sorriso..
Questa sì che è un’esemplare prova di amore bugiardo.
Ma non erano anarchici?
Ma non erano antimilitaristi?
Ma non erano anti-nuclearisti?
Ma non erano terzomondisti?
Ma non erano….qualcosa di ……diverso?
Da Curtis Le May, o Nixon, almeno.
Da un bel pò, non più.

http://www.denisonforum.org/cultural-commentary/442-pentagon-celebrates-gay-pride

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Roman Csendes 4:17 pm - 26th marzo:

Magari facessero più videoclip così.
Sarebbe la prova mediatica di una bella presa di coscienza generazionale
(si vabbè, lui non è granché – come artista, intendo – ma il messaggio è anti-paraculistico, cioè progressista).
Tra uomo e donna, intanto, cancelliamo le bugie di creduta relazione (quando non c’è); poi si vedrà:

https://www.youtube.com/watch?v=rKGFovbjFyo

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Animus 6:02 pm - 26th marzo:

Roman Csendes: Magari facessero più videoclip così.

_______________________________________________-
“c’è che non ti amo più, E NON TI ODIO più”…
Un passo avanti, per lui, rispetto a “bella stronza”.

Purtroppo, per quanto riguarda invece la collettività, la presa di coscienza “generazionale” che auspichi, verso il “bel sesso”, non avverrà mai, presi eternamente tra il ti odio ed il ti amo…

Non è un problema generazionale, ma culturale (nel senso che ne erano affetti anche quelli della gen. precedente, e quella prima, e quella prima, e quella prima, etc, etc.

Puttana o angelo, insomma, nella ns cultura non se ne esce.

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Roman Csendes 3:50 pm - 30th marzo:

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Roman Csendes 2:14 pm - 7th aprile:

Queste sono bugie d’amore, svelate.
O no?
Coraggiosa e magnificamente umanista e progressista; una donna che amo già.
E’ come se la conoscessi già.
Dignità e conoscenza la rendono migliore di me.
E di tanti maschi che non vogliono vedere la portata industrial-governativa di questi programmi.
Lo ripeto: “amministrativi” nel senso nazista del termine.
In fondo, molto di noi (donne e uomini) sono “collaborazionisti”.

Lei no.

https://www.youtube.com/watch?v=eTpIb99ChTQ

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Roman Csendes 3:01 pm - 7th aprile:

Ancora bugie svelate.

Una versione ragionata, più lunga.
Sempre con l’”aquila solitaria” Erin Pizzey.

“I centri donna sono forse i soli centri che, nel 2000, discriminano, su caratteristiche di genere, poichè l’accesso agli uomini è vietato”.

https://www.youtube.com/watch?v=Uy9lwuZ6-wo

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Roman Csendes 12:09 pm - 25th maggio:

Loro sono libere quando noi non siamo importanti per loro o non ci siamo proprio.
Noi “incateniamo”, loro vogliono solo liberarsi ed andar lontano.
Bè, e perchè non lo fanno?
Visto che amano le donne.

Come se a noi dispiacesse.
Come se a noi importasse qualcosa di queste sessiste e dei loro gravi problemi di relazione.
.

https://www.youtube.com/watch?v=tuRhD7E9w1o

P.s. – ehi sanbabilina, andata male con il produttore di turno?

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