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25 nov 2012  |  23 Commenti

La caduta del tempio

No, davvero, l’Osservatore Romano non è un bollettino parrocchiale sul quale un parroco di periferia possa momentaneamente deragliare, andando sopra (o sotto) le righe, né è Famiglia Cristiana, da lungo tempo sedotta dal femminismo. L’organo ufficiale della Chiesa non falla: la è l’ortodossia.

Resa incondizionata

Perciò l’articolo a firma di Giulia Galeotti:  Lui incapace di accettare l’emancipazione, partecipativo della “Giornata contro la violenza sulle donne” va preso per quel che è, senza poter coltivare oltre speranze infondate e senza possibilità di equivoci: la resa incondizionata della Chiesa all’avanzata dell’ideo-utopia femminista. L’assunzione integrale della Grande Narrazione Femminista come racconto di verità, come fondamento dell’interpretazione del presente, dalle radici motivanti ai gangli della sua articolazione, dalle finalità espresse sino alla forma dettagliata della sua rappresentazione (la periodizzazione oraria del crimine maschile). Non manca nulla.

Imprimatur femminista

Sarebbe errato (e ingenuo) affermare che l’articolo sembra estratto da un pamphlet o da un trattato femminista, va invece raccolto – amaramente – per quel che è, un intervento originale con tanto di imprimatur: femminista. Andiamo dunque al cuore del misfatto: la Chiesa, latrice millenaria del sistema simbolico occidentale – a valere tanto per i credenti quanto per gli atei (nessuno pensi con ingenua e insolente presunzione di esserne fuori) – ha ceduto, quel tempio comune è stato conquistato. Coloro che credono di essere innocenti si sono collocate sul seggio del giudice ringraziando Dio (Luca 18,10-14) di non essere come i colpevoli. Il peccato di blasfemia contro lo Spirito non le ha fermate. La profanazione è compiuta.

Soglia storica

Con ciò matura un avvenimento che non ha precedenti e nello stesso tempo si denuda lassù, sul piano simbolico, la realtà di una lunga deriva che nessuno fin qui è riuscito a contenere. Non ci sono più scappatoie, distinguo, alibi, attenuanti. Bisogna prendere atto di questa verità sconcertante e trasformare questa data nel vero, giusto, obbligato giro di boa. Contro ogni apparenza infatti, segnali di lento ma progressivo risveglio non mancano. Lasciamo dunque alle credenti il peccare contro lo Spirito, noi veri peccatori e colpevoli e atei non lo faremo: non dubiteremo della salvezza.


23 Commenti

Marcello Teofilatto 8:47 pm - 2nd dicembre:

Non praevalebunt (Matteo, 16, 17-19).
Un saluto da M.T.

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Damien 3:20 pm - 4th dicembre:

come ho detto molto tempo fa, e continuo a sostenere anche oggi, la bibbia va letta interpretandola, mi assumo in pieno le responsabilità di quanto affermo: la donna è l’anticristo, colei che da sempre deve essere controllata e guidata dall’uomo, oggi si è resa libera da qualsiasi costrizione, guidando le società capitalistiche verso l’apocalisse certa.

E noi.. staremo a guardare, chiedendoci ancora il perchè..

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Damien 4:03 pm - 4th dicembre:

Prossimo passo? dopo la conquista totale dei posti di rilevanza, di concerto con il Capitalismo, ella si assicurerà di essere il braccio armato anche per la libertà individuale, potrebbe quindi darsi che quando scritto oggi in questa ed altre sedi informatiche, non sia più visibile in futuro.

Se pensate che anche questa mia affermazione sia utopistica, vi suggerisco di andare su questo link e di prenderne visione:

Il controllo di internet

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Leonardo 7:06 pm - 4th dicembre:

Le donne si sentono talmente inferiori :cry: tanto da disprezzare gli uomini che le corteggiano e le mettono sull’altare (pare che nel medioevo le chiamassero madonne)

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Roberto Micarelli 10:02 pm - 4th dicembre:

Damien, non *potrebbe*, è sicuro. Avete mai visto un potere che si autolimita? Io no. Il potere si ferma solo se trova un ostacolo, altrimenti è regime. Qualsiasi potere.

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Enrico Fiorini 12:12 am - 20th dicembre:

Non vorrei banalizzare,ma ho un sospetto,la ragione per cui TUTTI i giornali incorrono in un editoriale femminista,in maniera periodica,va ricercata banalmente nell’attitudine ”tappabuchi”,del femminismo…
Oggettivamente,non è facile,per un giornalista,ogni giorno scrivere un editoriale diverso…
Non sai che cazzo scrivere?
Ci piazzi su,un pò di femminismo,fa figo e non impegna.
Hai paura che qualcuno invii lettere di protesta,o querele?
Attacca i maschi e nessuno protesta e nessuno querela.
Di sicuro non finisci in carcere come Sallusti…
Non so se è una resa,o semplicemente un tentativo dei giornalisti di venire pagati senza lavorare…
tanto alla fine tutte le robe femministe,consistono nella RIPETIZIONE delle stesse cose,è un copia-incolla che dura dagli anni 70…
Di sicuro comunque è un adeguamento allo ”spirito del tempo”,cui San Paolo aveva detto giustamente di diffidare,e che dovrebbe mettere in allarme la Chiesa più di tutto il resto…

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Fabrizio Marchi 1:21 am - 20th dicembre:

Ciò che scrivi, Enrico, vale per tutti i giornali ma non per l’organo ufficiale della Santa Sede. Su quel giornale NULLA viene pubblicato a caso nella stessa identica misura in cui NULLA veniva pubblicato a caso sulla Pravda, l’allora organo ufficiale del PCUS.
L’Osservatore Romano non è un quotidiano qualsiasi, e un articolo di quel genere non può essere un tappabuchi o una svista del caporedattore. Credimi.
La cosa è passata inosservata ma è invece di vitale importanza. Anche perché quello stesso articolo avrebbe potuto essere pubblicato sulla 27ma Ora, sulla Repubblica o addirittura sul Manifesto, e nessuno avrebbe avuto nulla da ridire.
E’ un precedente assoluto. Un segnale che è stato mandato, e non a caso con un articolo a firma di una sconosciuta, non poteva certo essere firmato dal Segretario di Stato…
La Pravda, spiegavano i sovietologi, apriva in prima pagina con articoloni sul lancio dell’ultimo satellite sovietico oppure sulla raccolta del grano in Ucraina oppure ancora sui successi dell’ultimo piano quinquennale, ma chi si intendeva di cose sovietiche sapeva che le notizie importanti venivano pubblicate con dei trafiletti in quarta pagina in cui si comunicava che il nuovo presidente del Presidium del soviet supremo era il “compagno tal dei tali”…
La stessa identica logica vale per l’Osservatore Romano, credimi.
Sarebbe un errore madornale sottovalutare la cosa. Si tratta ora di capire cosa sta accadendo. Un’idea ce l’ho e non è per nulla positiva…

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Fabrizio Marchi 9:31 am - 16th febbraio:

“Un uomo che ci ama non ci mena. E’ uno stronzo, sempre. E bisogna capirlo al primo schiaffo, perché poi ne arriverà un secondo, e un terzo”. Sono le parole pronunciate dalla Littizzetto, dal palco di quella kermesse per il rimbambimento popolare che è il festival di Sanremo.
Indipendentemente dal contesto, sono parole da condividere, senza se e senza ma. Giusto. Non fa una piega.
A patto però di dire, o meglio di non sottacere, che anche una donna che denuncia (mandandolo in galera) falsamente l’ex marito per violenza su di lei o peggio ancora sui figli al fine di ottenere vantaggi in sede giudiziale (economici o di altro genere), è una stronza, sempre. Perché se diamo per scontato che dopo uno schiaffo ce ne sarà un secondo o un terzo, dobbiamo dare per scontato che anche dopo una falsa denuncia per violenza ce ne sarà o ce ne potrebbe essere una seconda o una terza. E siccome le false denunce nei confronti degli ex mariti o compagni per violenza in ambito familiare sono diventate una prassi ordinaria e risultano essere al termine delle fasi dibattimentali, circa il 95% (dati che tutti potrebbero verificare se solo lo volessero…) del totale (nel frattempo però quegli uomini sono stati distrutti…), ciò vuol dire che la “stronzaggine” (e la violenza) non sono di esclusiva competenza maschile.
Fatta questa premessa per noi evidente ma non per gli altri , appare chiaro come il neofemminismo sia sbarcato ufficialmente anche al festival di Sanremo. Non che la cosa ci stupisca, però il passaggio non è da sottovalutare. Per quelli che sono i meccanismi della costruzione del consenso all’interno della nostra società, questi eventi sono ormai fondamentali. Il festival di Sanremo, poi, rappresenta da sempre, anche nel nostro immaginario collettivo, quella cultura un po’ provinciale, un po’ nazional popolare che trova una sua forma di espressione proprio nella tradizionale canzone italiana. Insomma, se penso a Sanremo mi vengono subito alla mente Orietta Berti e Al Bano, Claudio Villa e Mino Reitano, non certo i Depeche Mode o Lady Gaga o le loro versioni in salsa nostrana.
Questo conferma che la “conquista” politica del palco mediatico (e politico) del festival di Sanremo, rappresenta un passaggio ulteriore. O, se vogliamo, la formalizzazione di un passaggio storico-culturale ormai compiuto. Così come non è casuale il cambio della guardia fra i vecchi conduttori, alla Pippo Baudo, per intenderci, decisamente superati (non ce lo vedo proprio nella veste di neocantore del femminismo) e del tutto inadeguati al compito. Perfetti invece la discola Littizzetto, che fa più danni lei alla psiche maschile che non la bomba H, e Fabio Fazio, che scientemente gioca la parte (c’è da dire che il phisique du role del “maschiotto” rieducato e addomesticato ce l’ha tutto) del moderato che finge di tenere a bada l’”enfant terrible”, la“Gianburrasca” del neofemminismo mediatico che spara psicogranate da 405 millimetri direttamente nella ghiandola pineale degli uomini.

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Luigi Corvaglia 10:03 am - 16th febbraio:

Fabrizio Marchi,

Sono d’accordo con quanto scrivi.
Mi rimane solo una domanda.
A che pro?
O ancora meglio, perché il pro lo capisco benissimo, sono proprio cosi sicure/i che alla fine della loro battaglia troveranno un trofeo da esibire?
Le riflessioni di Cesare , da entrambi condivise, per quanto riguarda il quadro generale e le riflessioni di questo editoriale di Alessandro D’Avenia sulla Stampa per quanto riguarda il quadro italiano, secondo me lasciano ben poche speranze.
Speranze condivise beninteso. L’utile della classe dominante (maschile, femminile o transgender che sia), quello è sicuro.

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mauro recher 10:36 am - 16th febbraio:

Anch’io quoto il pensiero di Fabrizio ,l’ho scritto pure io ,un discorso simile, sul mio blog.
Purtroppo ,quando uno si imbatte in un movimento maschile come il nostro ,ma anche altri ,pensa subito al stereotipo del uomo padrone che sta nel divano a tirare bestemmie e rutti in continuazione ..questo naturalmente senza aver letto una parola ne degli articoli ,ne del manifesto …come ha detto Rino una volta ,”ha capito tutto al volo” …anzi sembra quasi che “giustifichiamo” di chi uccide o mena, o fa entrambe le cose.. Dire che ci sono anche le donne violente sembra quasi un sacrilegio.

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Tiziano 1:15 pm - 16th febbraio:

Anche se mi rendo conto che e’ utopistico, conoscendo l’idiozia dell’uomo medio, l’ unica soluzione a tutto cio’ e’ quella di non relazionarsi piu’ seriamente con le donne, ovvero di non sposarle piu’, di non conviverci piu’ e tanto meno di metterci al mondo dei figli, a costo di far crollare definitivamente questa marcia societa’.

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Alessandro 6:32 pm - 16th febbraio:

a proposito di femminismo in tv. Ieri guardavo la trasmissione di Lilli Gruber con ospite Veltroni. Dopo 20 minuti di chiacchiere soporifere, la giornalista chiama in collegamento la leader di Arcidonna, perchè desse una valutazione sulle candidature femminili nei vari schieramenti politici. Questa ha promosso PD-SEL, ha bocciato Rivoluzione Civile, e poi si è lanciata nella solita tiritera sulla donna meglio dell’uomo e sul disastro italiano da imputarsi solamente al cattivo fare degli uomini, la solita solfa e non c’era da aspettarsi altro da una fanatica simile. La Gruber, soddisfatta di quanto affermato dall’ospite in collegamento, ha chiesto a Veltroni di dare una sua valutazione in merito e questi ha condiviso quanto detto, affermando che le donne hanno una sensibilità superiore agli uomini per quanto concerne la gestione della cosa pubblica( sicuramente saranno dello stesso avviso i tanti palestinesi massacrati dall’allora primo ministro donna israeliano, oppure i bambini iracheni dopo l’embargo con tanta diligenza portato avanti dalla democratica Albright, oppure i lavoratori inglesi al tempo della Tatcher, ma per rimanere in Italia le migliaia di insegnanti sbattuti fuori dalla Gelmini o i tanti esodati della Fornero…) e che quando lui era a capo del Comune di Roma il 50% dei suoi assessori erano donne ed erano straordinarie, ecc.. Ma costava tanto risponderle che le capacità e la sensibilità di un individuo non si possono misurare dai suoi genitali? Che personaggio ridicolo!

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cesare 10:04 am - 19th febbraio:

E alcune sensibilissime al bene pubblico, salite x questa passione agli onori della cronaca, ricordano la poesia S.Ambrogio del Giusti: “messe qui nella vigna a far da pali”.

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cesare 8:17 am - 27th maggio:

Ne “IL Giornale” di oggi lunedì 27 maggio Giampaolo Giacobini firma l’articolo che riporta i punti salienti del discorso di Papa Francesco per ricordare la morte di Don Puglisi. Il titolo dell’articolo, che riporto di seguito, riassume la vera notizia. Rarissimo trovarla nei Tg e negli altri giornali: i nostri eroi della libertà d’informazione se necessario censurano anche il Papa (non hanno la minima idea del loro isolamento causa le loro menzogne e censure).
Titolo
“”Mafiose convertitevi”. IL Papa riconosce l’altra metà del male”
In effetti il Papa si è rivolto ai mafiosi e alla mafiose, ed è la prima volta che la mafia è riconosciuta e denunciata dai pontefici come organizzazione in cui operano uomini e donne: nel 1990 c’era stato un’arresto di donna per mafia, nel 1995 le arrestate per mafia erano salite a 89, alcune in posizione di vertice.
Forse il Tempio è in buone mani e in ricostruzione.

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Luigi Corvaglia 11:55 am - 6th luglio:

Chiesa. Identità di genere. Women’s studies. In Puglia: L’identità di genere: una questione teologica

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Luigi Corvaglia 4:30 pm - 16th settembre:

CRISTIANESIMO, CAPITALISMO E RIVOLUZIONE – Intervista a Diego Fusaro
16 settembre. Prendendo spunto dal dialogo tra Eugenio Scalfari e Papa Francesco abbiamo rivolto alcune domande a Diego Fusaro, una delle più brillanti menti filosofiche italiane. Ne è venuto fuori un discorso filosofico-politico di straordinaria densità.
………
DOMANDA. Sollecitato da due interventi di Eugenio Scalfari (La Repubblica del 7 luglio e del 7 agosto) Papa Francesco ha alla fine risposto il 4 settembre affermando che si auspica “un dialogo sincero e rigoroso con i non credenti affascinati dalla predicazione di Gesù di Nazareth”. Lei che idea si è fatto di questo Papa? Coglie anche Lei il sintomo di una incipiente riscossa della Chiesa cattolica dopo che la cosiddetta “società aperta” d’impronta illuminista l’aveva emarginata? E se fosse così, siamo davvero in presenza, qui in Europa, di un risveglio della religiosità?
RISPOSTA. Credo sia, nel complesso, troppo presto per formulare un giudizio generale sull’operato di Papa Francesco. Quel che è certo – e non sono ovviamente solo io a sostenerlo – è che il suo profilo è profondamente diverso da quello del fine teologo Ratzinger. Il nuovo Papa non si presenta tanto come un teologo dottrinario, con forti doti filosofiche: è – questo sì – un grande comunicatore, che alla semplicità sa unire una forte immagine di autenticità e, come usa dire, di “ritorno ai valori”. Personalmente, credo che la Chiesa cattolica e, in generale, le religioni tradizionali continuino a perdere incidenza e seguito nello scenario del tardo capitalismo di cui siamo abitatori. Non dimentichiamoci che, dopo l’ingloriosa fine dei comunismi novecenteschi (Berlino, 9.11.1989), nell’inizio del 2013 il balcone di San Pietro è rimasto tragicamente vuoto: Ratzinger è stato il primo pontefice della storia sconfitto dalla mondializzazione capitalistica, il tempo in cui gli ideali precipitano nel nichilismo dilagante e la religione è ridotta a questione privata. Non credo, pertanto, si possa parlare di un risveglio della religiosità, a meno che per religiosità non si intenda la teologia neoliberale e il fanatismo dell’economia. In questo caso – e solo in questo! – siamo nella fase storica più religiosa dell’intera storia dell’umanità. Il monoteismo del mercato non tollera altre religioni all’infuori di quella del mercato e, per ciò stesso, deve senza tregua ridicolizzare ogni forma di religione.
CONTINUA…….

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Fabrizio Marchi 5:13 pm - 16th settembre:

Luigi Corvaglia,

Ribadisco che anche dalla lettura di queta intervista, risulta evidente che il Fusaro pensiero è la fotocopia del Preve pensiero.
Quindi i due potrebbero mettersi d’accordo e stabilire che Fusaro, per tante ragioni, anagrafiche, di salute, ma anche una sorta e immagine e capacità di porsi dal punto di vista mediatico (doti queste ultime che putroppo oggi hanno la loro importanza ) potrebbe diventare la longa manus di Preve, il quale invece, per lo meno per ora, continua a sovrastare l’allievo dal punto di vista filosofico e teoretico.
Nei prossimi giorni dovrei saperne qualcosa di più…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif ciò che conta è che la produzione filosofica sia fervida, e questo mi pare molto importante, specie in questa fase. per quanto mi riguarda, condivido in toto o quasi l’intervista di Fusaro che quando si limita a parlare di filosofia (il che non è affatto poco…) è senz’altro molto più lucido di quando si occupa di geopolitica.
.

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armando 12:32 pm - 17th settembre:

Luigi Corvaglia,

non su tutto sono d’accordo e qualche volta mi sembra che semplifichi un po’ troppo, ma l’intervista è molto interessante e da approfondire.
armando

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Luigi Corvaglia 12:53 pm - 17th settembre:

@ Fabrizio
Come ben sai, perchè ne abbiamo parlato, da poco ho iniziato a “leggere”, per di più con stringenti limitazioni temporali. Non ho quindi strumenti e conoscenze per dire una cosa invece di un altra. Però, al netto delle vicende umane sottese, quali che siano e come hai messo in risalto anche tu, trovo importante che quella linea di pensiero critico venga portata avanti. In maniera molto pragmatica, e cinica se vogliamo, sto dicendo che se anche Fusaro stesse vampirizzando Preve, certo mi dispiacerebbe, ma l’importante è che il messaggio sia portato avanti. La “ragion di stato” innanzitutto…. http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_unsure.gif
@ Armando
La sempificazione penso che sia insita nel mezzo (poi potrei anche sbagliare). In un intervista l’importante è “incuriosire” il lettore.

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Rino DV 8:24 pm - 17th settembre:

Fabrizio:
Nei prossimi giorni dovrei saperne qualcosa di più…
>>>>
Hai in programma un viaggio a nordovest?
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_whistle3.gif

RDV

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Fabrizio Marchi 9:49 pm - 17th settembre:

Rino DV,

No, solo un pò di “sano” gossip con un comune amico…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif

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Fabrizio Marchi 9:53 am - 5th gennaio:

Buona domenica a tutti/e, ricordando che la domenica è fatta per riposare e non per continuare il lavoro con altri mezzi…
Quindi fatevi una bella passeggiata (anche se piove fa lo stesso…), giocate con i vostri bimbi, andate a vedere la partita di calcio (molto meglio se è quella della squadra del vostro quartiere che gioca in terza categoria dilettanti), oppure andate alla messa (per i sinceri credenti), ma non andate per nessuna ragione in un centro commerciale.
(almeno) La domenica non si trascorre in un megastore. Chi passa la domenica in un megastore commette “peccato”.

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