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03 apr 2015  |  42 Commenti

Impossibilitati ad ascoltarsi

Pochi giorni fa sono stato invitato dal alcuni giovani del circolo di SEL di Venaria Reale, a pochi passi da Torino, a presentare il mio libro “Le donne: una rivoluzione mai nata”.

Un atto coraggioso di per se, anche se ovviamente erano state invitate due femministe militanti a fare da controcanto, né poteva essere altrimenti, dato il contesto.

Non che non lo sapessi già ma ho avuto la conferma  che con le femministe è impossibile entrare in una relazione dialettica. Non solo e non tanto per l’atteggiamento sprezzante e l’arroganza che le caratterizza ma soprattutto per ragioni oggettive, di ordine teoretico estrutturale, potremmo dire.

E’ infatti lo stesso impianto ideologico femminista, una sorta di “a priori” che non ha necessità di essere dimostrato tanto sarebbe palese, cioè l’oppressione millenaria tout court del genere maschile su quello femminile (considerata come un fatto scontato che non ha necessità di essere dimostrato tanto è evidente) che chiude a priori ogni possibilità di confronto.

E’ ovvio che se si da per scontato un simile assunto, ogni discussione è già chiusa in partenza. O si aderisce o si aderisce, come si suol dire, e non ci sono né possono esserci dei margini, sia pur minimi di criticità. Perché inserire un solo elemento di riflessione e di dubbio sull’infallibilità di quell’ideologia, anche portando dati, numeri e statistiche – spiegando ad esempio che a essere buttati in mezzo ad una strada in caso di separazione sono gli uomini, che a svolgere i mestieri più pesanti e rischiosi e a morire sul lavoro sono stati e continuano ad essere sempre e soltanto uomini (fatto non casuale ma dovuto alla divisione sessuale, oltre che sociale, del lavoro -data da ragioni, queste sì oggettive, di ordine biologico, fisico, ambientale e tecnologico – che ha caratterizzato la storia dell’umanità), che il 95% dei carcerati, dei senza casa, dei marginali e dei suicidi per ragioni economiche sono sempre uomini, oppure che a condividere con i topi il fango, il sangue, la merda e l’orrore della vita/non vita di trincea sono stati anche in questo caso sempre e soltanto uomini – significherebbe aprire una contraddizione insanabile e ingestibile che a sua volta ne aprirebbe altre che finirebbero per incrinare le fondamenta stesse del femminismo e svelare la sua vera natura sessista e interclassista.  Ragion per la quale si cambia discorso come se nulla fosse, oppure si risponde con delle (maldestre) contro argomentazioni, per la serie:”Sì, però il femminicidio, sì, però le donne morivano di aborto, si però il burqa nei paesi mussulmani, si però il delitto d’onore…” e via discorrendo.

Tornando a noi, questo dialogo fra sordi, o meglio, fra impossibilitati ad incontrarsi, è stato a un certo momento interrotto da un giovane e brillante aderente al nostro movimento che è intervenuto ponendo il seguente quesito alle due femministe:”Voi siete portatrici di una tesi, cioè la narrazione femminista, il libro di Fabrizio Marchi è un’ antitesi perché rappresenta, sia pure in parte, quel racconto maschile che fino ad ora non c’è mai stato”.

Al che ha replicato immediatamente e anche con una certa veemenza una delle due femministe:”No, un momento, noi siamo l’antitesi, la tesi c’è già e non ha bisogno di una narrazione ideologica perché l’oppressione maschile e maschilista è nei fatti, è evidente, non ha necessità di essere dimostrata”.

E’ risaputo invece che tutti i gruppi sociali dominanti che si sono avvicendati nella storia e in ogni contesto hanno sempre prodotto una loro narrazione ideologica finalizzata a giustificare il proprio dominio, né potrebbe essere altrimenti, perché qualsiasi forma di dominio deve sempre essere motivata e giustificata dal punto di vista ideologico. La domanda piuttosto dovrebbe essere:”Perché invece non c’è mai stata fino ad ora una narrazione maschile?”

Ma al di là di questa evidente contraddizione, la risposta della tipa è stata eloquente.  Tant’è che quando il sottoscritto ha avanzato una sorta di metaforico parallelismo tra il femminismo e la questione israelo-palestinese sostenendo che Israele può fare il bello e il cattivo tempo grazie al senso di colpa scientemente inoculato ed alimentato ad arte in tutti i popoli del mondo e in particolare negli europei (la Shoah male assoluto di tutti i tempi per definizione…) e al conseguente credito inestinguibile che ne scaturisce e che Israele ritiene di vantare nei confronti dell’umanità intera (per la serie:”Cosa vuoi che sia l’occupazione della Palestina con annessi e connessi di fronte alla tragedia dell’Olocausto?…”), lei si è affrettata a rispondere:”Si, ma l’Olocausto infatti c’è stato!”.

Ergo, la condizione del genere femminile nella storia viene di fatto paragonata a quella degli ebrei nei lager o degli schiavi neri nelle piantagioni di cotone e in generale di tutte le minoranze o maggioranze etniche e/o sociali che sono state perseguitate nella storia.

Questo è l’assunto, l’ a priori, il postulato da cui si parte (e che contiene, naturalmente, anche delle verità, altrimenti non sarebbe credibile, come qualsiasi altro postulato ideologico) e che ovviamente chiude ogni possibilità di confronto critico. Fine della storia.

Ed è così che in uno dei locali del centro socioricreativo del Comune di Venaria Reale che ci ha cortesemente ospitati si è consumato l’ennesimo rito della non comunicazione fra umani di quella parte più “avanzata” e privilegiata del pianeta. Ci siamo parlati senza ascoltarci, perché impossibilitati ad ascoltarci. Un aborigeno australiano e un eschimese che si fossero ipoteticamente incontrati nei secoli scorsi avrebbero sicuramente trovato una forma di comunicazione e di reciproco ascolto.

 

 


42 Commenti

Fabrizio Marchi 9:10 am - 3rd aprile:

Una mia breve riflessione dopo l’incontro di Venaria Reale promosso dal locale circolo di SEL.

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armando 12:59 pm - 3rd aprile:

Hai avuto la possibilità di capire come il pubblico ha percepito il tutto?

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Michele Serra 1:01 pm - 3rd aprile:

Ma, in definitiva, Fabrizio, com’è andato l’incontro?
Sul fatto che con chi ha posizioni fanatiche sia impossibile dialogare, questo lo si sapeva già.
Però, quando leggo i blog gestiti da femministe/i in testate non troppo di nicchia (Donne di fatto, 27ma ora, Antiviolenza…), vedo che i commenti del pubblico, sia maschile che femminile, di qualunque appartenenza ideologica, tendono ad essere mentalmente molto più aperti, oggettivi, critici e autocritici rispetto ai contenuti dell’articolista.
Allora mi piacerebbe sapere, dalla tua esperienza a Venaria Reale, se era presente un pubblico quantitativamente interessante (ossia se l’argomento interessa) e se questo pubblico si fosse dimostrato adeguatamente attento e recettivo rispetto ad argomentazioni che, come le tue, non sono allineate con la main stream ideologica.
Perché questa è la cosa che conta di più: sappiamo che per le dirigenze, soprattutto di certi orientamenti politici, certi argomenti sono veri e propri dogmi. Ma se questi dogmi non sono sorretti da un genuino sentimento pubblico, questi dogmi si estingueranno presto.
Alla fine, Fabrizio: tutto sommato, sei stato soddisfatto della tua presentazione?

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Animus 1:49 pm - 3rd aprile:

>Non solo e non tanto per l’atteggiamento sprezzante e l’arroganza che le caratterizza

Due brevissime considerazioni.

1. Con il femm.ismo – e le sue sacerdotesse – come per le religioni più fanatiche e “manichee”, che poi sono i mono-te(s)ismi, dove di fronte al fanatismo che si fa Idolo ed Assoluto, che divide l’umanità in due e a cui assegna le rispettive etichette di “bene” e di “male”, anche la fondamentale distinzione tra ragione laica e credo religioso passa in secondo piano, perché tra i “due”, evidentemente, non ci può essere nessun “dia-logo(s)”, nessun confronto “tra due logos”, termine che infatti implica necessariamente che nessuno dei due sia, da solo, comunque lo si voglia chiamare, bene, ragione, o logos, l’Assoluto o l’Intero, perché a quel punto il concetto stesso di dialogo perde di significato: il Tutto non può dialogare col nulla…

Ed infatti – se una parte si considera il frutto del bene, cui compito cosmico è la lotta senza “quartiere” (alias tempo e spazio) contro gli esseri che impersonificano quello del male che non è eterno e verrà distrutto – il dialogo diviene una pia illusione…

2. Data la premessa, l’aspetto fondamentale, per me l’unico, è il seguente:
Non contano nulla né i “dati reali”, portati come “contro prova” che vorrebbero dimostrare come gli altri siano “falsificati”, né il tentativo di confutare la narrazione, per “riscattarsi storicamente”, anche qui portando una contro-narrazione, entrambi una corazza contro le armi della lotta “senza quartiere”.
E non contano perché così facendo si rimane allo stesso livello della lotta, non la si supera.

La si supera invece, cioè si arriva alla sintesi, quando si ragiona e si oppone/contro argomenta, come “prova”, i benefici, per la classe/genere che la falsa coscienza offre loro, le “nuove opportunità”.
Non voglio dire che gli altri aspetti non debbano essere evinti, ma solo come corollario del teorema principale, che mostra come quì, l’oppresione che i presunti “oppressi” esercitano sull’altro gruppo, abbia una cardinalità addirittura superiore, un’oppressione etica (il bene e il male appunto), che serve, a giustificarne nuove sopraffazioni, o, anche ammesso, e non concesso, che il racconto storico sia vero, a perpetuare lo stesso male, e mai a superarlo.

Se sono risultato troppo astratto, banalmente, se mi è estraneo il male del mio “vicino”, se gli chuido quasi la porta in faccia per non averlo in ascensore, bene se questo è, generalmente, l’empatia verso il mio “prossimo”, perché mai dovrebbe interessarmi il male – presunto, dato che nessuno l’ha mai visto – di tizia e caia di epoche passate, nemmeno mai conosciute, lontane nello spazio e nel tempo, slegate da qualsiasi sentimento affettivo, da dove arriverebbe questa empatia, se non appunto, “per creare in loro una buona coscienza per il cattivo giuoco che devono giocare” (F. Nietzsche)

Non si rientra insomma, in quella critica al “pensiero calcolante”, che però contrariamente al “manifesto”, quì è aggravato da “quell’arte della simulazione che l’intelletto usa a suo beneficio e per la propria conservazione/massimizzazione dei benefici” (sempre nicce), ed anche il fatto che sia più o meno incoscia non deve avere più importanza, troppe volte si è giustificato il male “non voluto”, e “non creduto”, troppe volte è stato “usato” ….
E’ tutto qui.

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Rino DV 7:21 pm - 3rd aprile:

Ho dovuto prendere atto che la QM rappresenta uno dei casi in cui la disposizione emotiva (la condizione psicologica-morale degli interlocutori) decide tutto.
Non ci sono argomenti che possano infrangere il tabù, rompere il diaframma.
Anche qui ha ragione Animus (se va avanti così chissà dove ci porterà…).
Questo vale soprattutto a sinistra e ovviamente non solo con le DD.
Basti prendere un Massimo Lizzi, o uno degli infiniti maschipentiti delle cui affermazioni – ogni tanto – ci occupiamo anche qui nel MUB.
Beffa finale, non mancano amorevoli “inviti al dialogo” provenienti dal femminismo.
La cosa da fare, secondo me, è questa: continuare a costruire il nostro racconto, destinato agli UU del futuro. Prossimo o remoto.
Lasciamo stare il “dialogo” la cui premessa è sempre il riconoscimento delle “verità” contenute in quello femminista: in sintesi, la colpa e quindi il debito maschile. La storia della vittima e del carnefice.

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Fabrizio Marchi 9:12 pm - 3rd aprile:

Rino DV,

Rino, come credo sia evidente, non sono andato a quell’incontro per “dialogare” o confrontarmi con quelle due, cosa impossibile e di cui sono pienamente consapevole ormai da moltissimo tempo. Sono andato perchè invitato da due giovani militanti di quel partito che hanno manifestato (e confermato, anche se non hanno avuto la forza di intervenire) la loro simpatia nei nostri confronti e soprattutto perchè cerco di sfruttare ogni spazio per cercare di espandere il nostro messaggio. Anche quando questo comporta uno sforzo e una fatica dal punto di vista psicologico, perchè non è affatto piacevole emotivamente e psicologicamente avere a che fare con quella gente…Queste sono le uniche due ragioni che mi hanno spinto e che mi spingono a partecipare ad eventi del genere, pur facendo anche violenza su me stesso. Mi ci sono voluti un paio di giorni per disintossicarmi, parliamoci chiaro…Per me è come respirare veleno avere a che fare con quelle persone, però mi tocca, come diresti tu, al chiamato della Caldea tocca anche questo. Sarebbe invece ora che lo facessimo tutti…nei limiti delle nostre possibilità soggettive.
Ciò detto, rispondo anche a Michele e ad Armando. In tutta franchezza e senza falsa modestia, il problema non è la mia persona; sono dotato di una certa verve dialettica e anche di una discreta disinvoltura (e anche un pizzico di narcisismo, diciamola tutta…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif ) che mi consentono di cimentarmi agevolmente in queste situazioni. Il problema è che quando ci sono questi personaggi a fare da controcanto, finisce che non si riesce a spiegare in profondità le cose perchè ovviamente si crea un contraddittorio che alla fin fine risulta del tutto sterile, appunto perchè è un dialogo fra sordi, come ho spiegato nell’articolo. Sarebbe molto meglio, naturalmente, non avere questa gente in mezzo ai coglioni, non per timore del confronto (anzi, sono fin troppo facili da controbattere…) ma perchè sappiamo che non è con il confronto logico-dialettico che si possono smontare, per le ragioni che ben sappiamo. E infatti, essendone cosciente, anche in quel contesto ho cercato di giocare su fattori emotivi, sulla “carne e sul sangue”, specie per arrivare ai pochi giovani presenti, il vero obiettivo della mia trasferta. Per il resto c’erano poche altre persone, una decina, oltre ai tre giovani, alle due femministe e al segretario del circolo, anche lui non ostile, anzi, alle nostre posizioni, ma comunque con atteggiamento equidistante (il che è già molto…). Quasi tutte persone abbastanza anziane, sia uomini che donne, che hanno ascoltato con molta attenzione ma senza prendere parte, tranne una donna, abbastanza giovane, e femminista, che ovviamente ha fatto un intervento favorevole alle due femministe. Più interessante invece l’atteggiamento di una relativamente anziana signora (che poi mi è stato detto essere una militante di Rif. Comunista) che mi ha domandato cosa mi ha spinto a scrivere quel libro e che peraltro è stata l’unica ad acquistarlo alla fine del dibattito.
Mi chiedete se sia stato utile il tutto? Tutto sommato direi di si, nel senso che ora quei due o tre giovani sono, questa è per lo meno la mia sensazione, ancora più convinti e comunque hanno avuto un contatto diretto, non virtuale, con un uomo che rappresenta anche altri uomini, una voce e un gruppo di uomini controcorrente.
Certo che il tutto costa dal punto di vista emotivo, perchè avere a che fare con simili personaggi (vi lascio immaginare la tipologia) è pesante. Ma tant’è. Può darsi che ci sia una prossima volta, in un futuro da stabilire, e quegli stessi giovani forse avranno il coraggio e la forza di invitare solo il sottoscritto, senza le guardie rosa a fare da controcanto… è a questo che dobbamo lavorare, pazientemente. Non sono d’accordo però, caro Rino, con la tua impostazione. E’ giusto elaborare il nostro racconto e farlo sedimentare, ma questo deve marciare di pari passo con l’iniziativa politica concreta. Ed è qui che siamo carenti. Riflettiamoci.
P.S.in realtà bisognerebbe metaforicamente adottare la stessa strategia dei vietkong. Concentrare il massimo delle truppe contro un obiettivo e ottenere quindi quella potenza di fuoco di cui normalmente il nemico dispone. Nel concreto, se non fossimo tutti sparpagliati, sarebbe bene andare a queste iniziative in dieci e seppellirle di interventi, farle sentire il fiato sul collo, e non una platea di uomini timorosi. La presenza dell’ottimo Enrico Fiorini (che vive a Torino) è stata molto utile, i suoi diversi interventi hanno contribuito non tanto a mettere in difficoltà le due (tanto quelle glissano, abbiamo detto che la logica e la dialettica non c’entrano nulla…) quanto a mostrare che c’è un un “sentimento”, anche molto ben razionalmente manifestato e orientato, che va in una certa direzione. Se ce ne fossero stati cinque o sei di interventi come il suo, alle due sarebbe suonato un campanello di allarme, e soprattutto avrebbero sortito degli effetti anche sugli altri presenti, cioè la vera ragione della nostra presenza lì.

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Rino DV 9:56 am - 4th aprile:

Caro Fab. concordo pienamente con quanto hai scritto.
E’ che non sono stato preciso nel mio intervento. Il mio suggerimento (“lasciar stare il dialogo”) si riferisce al nostro atteggiamento interiore, alle nostre aspettative, non certo al fatto che si debbano trascurare le occasioni in cui prendere la parola. Tutt’altro.
Va colta ogni più piccola opportunità, tra le pochissime che ci sono.
.
Dici: “anche quando questo comporta uno sforzo e una fatica dal punto di vista psicologico, perchè non è affatto piacevole emotivamente e psicologicamente avere a che fare con quella gente…”
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Sì, il costo è molto pesante e si rischia ogni volta l’avvelenamento psichico. A suo tempo ho vissuto situazioni davvero tremende, persino con amiche e amici storici che, nel bel mezzo di un dibattito, non hanno mancato di tradire ogni fiducia ed ogni lealtà, pugnalandomi alle spalle con insinuazioni e dileggi, nel tradimento più smaccato di ogni loro giurato principio.
Risposte irrazionali, affermazioni autocontraddittorie e dichiarazioni beffarde, slogan e battute irridenti. Questo sollevano le nostre parole: innescano l’esplosione dei miasmi intestinali.
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Non sappiamo quanto possano essere utili, incisive, le nostre parole. Non possiamo saperlo. Io le diffondo, ad ogni più piccola occasione, come semi che il vento porta qua e là. E così credo che facciamo tutti.
.
Certo la nostra dispersione territoriale è un grave handicap. Già è tanto se, in certe occasioni di battaglia, ci si ritrova in due.

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Roman Csendes 1:54 pm - 7th aprile:

Ti ringrazio Fabrizio,
Questi “dialoghi impossibili” (anche se io preferirei l’espressione “parlare alle sorde”) credo siano stati faticosi, ma non di scarso significato. Si potessero fare cento, mille di questi incontri, per scoprire, per dimostrare all’audience tutta la parzialità a-storica e il fondamentalismo sessista di queste “castratrici”, di queste portatrici insane della verità assoluta. Di queste donnette pretesche, rinsecchite, vigliacche, risentite fautrici della (tragicamente banale) crociata laica di turno.
La sinistra temeva l’anti-intellettualismo; bè, è ritornato, mentre la sinistra, quella delle classi, è svanita da un pezzo. Cioè, convertita, come ipotizzato nella “Fattoria degli animali”. Chiedere a D’Alema, ma anche alla Bonino.
Sta a noi provare, per quanto possiamo, che queste agit-prop – nella più consumata tradizione della destra radical-borgese – sono l’espressione più compiuta dell’anti-dialettica. Cioè dello spirito reazionario violento, vicariante il rito della chiusura delle bocche da sfamare e di quelle che vogliono solo esprimersi.
“Zuppe di donne avvelenate sulle labbra dei poveri”.
E’ una vecchia canzonetta degli anni 1980.
Un adagio decisamente attuale.

Non sono intellettuali. Sono bidelle del potere, cortigiane svuotacessi che, se potessero, percuoterebbero studenti, insegnanti, e chissà chi, per soffocare il temuto confronto sulla storia dei rapporti di potere; di cui loro fanno e faranno sempre parte: come motivatrici ancillari, come “il riposo del carnefice” (che rimpiazza il vecchio, ridicolo, riposo del guerriero). Insomma, come improduttive privilegiate.
Ma non è stato inutile, Fabrizio.
E’ stato solo l’ennesima comprova del fatto che con “Il ministero della propaganda” non si parla.
Ed è quello che hai dimostrato, cioè reso pubblico.
E’ una lunga storia di oppressione quella che ha portato all’attuale egemonia (non nel senso gramsciano del termine, questa volta) femminsta.
E come tutte le altre, per troppo potere, questa narrazione di odio, che si alimenta (pragmaticamente) di deboli biografie e di malattia mentale, potrebbe anche sfaldarsi, in futuro.
Che forse non è così remoto come ci viene facile pensare.
Quando il pane mancherà (il lavoro manca già), vedremo.
E come le vecchie naziste eutanasiche, o le kapò, loro non sentono di avere nessuna responsabilità nella salita al potere dei sistemi totalitari.
Complimenti per l’autismo!
Carenze culturali, sì, ma anche paraculismo e tanta voglia di stare con “la vita facile”.

Più le si incontra, più daranno sui nervi a tutti quanti.
Tanto per cominciare.

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Roman Csendes 2:17 pm - 7th aprile:

Un piccolo omaggio alla causa.
A Fabrizio, Rino, Cesare, Rita, a tutti gli UB, ecc.

Queste sono bugie d’amore, svelate.
O no?
Coraggiosa e magnificamente umanista; e progressista; una donna che amo già.
E’ come se la conoscessi già.
Dignità e conoscenza la rendono migliore di me.
Più coraggiosa di me.
E di tanti maschi che non vogliono vedere la portata industrial-governativa di questi programmi
femministi – americani – di esportazione.
Lo ripeto: “amministrativi” nel senso nazista del termine.
In fondo, molto di noi (donne e uomini) sono “collaborazionisti”.

Lei no.

https://www.youtube.com/watch?v=eTpIb99ChTQ

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Fabrizio Marchi 7:00 pm - 8th aprile:

Roman Csendes,

Quoto completamente il tuo intervento, caro Roman http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif e aggiungo che è giunta l’ora che un uomo della tua lucidità e capacità analitica cominci a scrivere articoli e analisi compiute su questo sito e anche altrove e non limitarsi a commentare. Dobbiamo ottimizzare intelligenze e capacità e mi sembra che tu abbondi sia delle une che delle altre. Quindi vedi un pò che devi fare…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif Abbiamo tutti noi una responsabilità, un compito da portare avanti. Da ciascuno secondo le sue capacità e possibilità…

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mauro recher 8:31 pm - 8th aprile:
romano 11:49 am - 9th aprile:

«Femminismo è Rivoluzione» alla Statale di Milano: un resoconto dell’incontro
http://frontepopolare.net/2015/04/03/femminismo-e-rivoluzione-alla-statale-di-milano-un-resoconto-dellincontro/

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armando 5:24 pm - 9th aprile:
Rino DV 5:45 pm - 9th aprile:

romano,
Ce l’ho fatta: ho letto fino in fondo.http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cry.gif
*dash* *diablo*
.
Il MUB ha davanti a sé un’opera colossale. Da far tremar le vene e i polsi.

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romano 7:29 pm - 9th aprile:

Rino DV,

questo passaggio è bellissimo:
“….ed è vittima della società che le vieta ogni diritto come quello all’acqua o all’energia elettrica. In particolare nella striscia di Gaza, le donne ricoprono un ruolo fondamentale nella famiglia e nella società poiché, con l’arresto o l’uccisione dei propri mariti o dei propri figli, rimangono loro i pilastri della società palestinese.”
Capito cosa ci dice l’attivista Rosa Schiano? Gli uomini vengono arrestati ed uccisi, ma, sia ben chiaro, ad essere vittima è la donna.

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mauro recher 9:25 pm - 9th aprile:

Romano , infatti quel passaggio l’ho notato anch’io ,volevo scrivergli ” uomini questi maledetti oppressori” ….penso che segue uomini beta o facebook ,sappia già cosa ne penso, io voglio un altra sinistra ,questa qui che ho letto in quell ‘articolo ,sembrava una manifestazione della lega ,solo che, parlando di uomini è politicamente accettato ,questa è la differenza

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RDV 9:28 pm - 9th aprile:

*help*

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Fabrizio Marchi 9:57 pm - 9th aprile:

Si, sono copioni già scritti, ripetuti all’infinito…la solita musica di sempre, ripetuta come un mantra…le donne doppiamente sfruttate dal capitalismo e dal sessismo maschilista…i soliti spartiti…
Conosco i miei polli, cioè l’ambiente..tenete conto che Rifondazione Comunista è ormai del tutto simile a Sel; del vecchio partito comunista e della vecchia tradizione comunista non ha nulla ormai da moltissimo tempo. All’inizio, quando l’ala cossuttiana e in parte ex ingraiana del PCI si staccarono subito dopo la svolta, era ancora un partito che aveva delle radici in quella storia…Ma durò molto poco, nell’arco di poco tempo gli ex sessantottini, demoproletari, e i bertinottiani presero il sopravvento…Sono arrivati a candidare Vladimir Luxuria con tanto di fanfare, e non dico altro…da Pajetta e Berlinguer a Luxuria…va bè, tiremm innanz…
Comunque, da allora il partito dopo un primo successo iniziale è in caduta verticale, ormai non esiste di fatto neanche più.
Il bello (si fa per dire…) è che nonostante ciò non ci si interroga minimamente. O meglio, ci si interroga dalla mattina alla sera sulla crisi della sinistra, sui perchè, sui percome, sulla prospettiva, sul che fare, sul dove si è sbagliato, ecc. ecc. Nulla però su questi temi, nulla sul femminismo, sul politicamente corretto ecc. E’ un fatto dato ormai per acquisito. Naturalmente si mette in mezzo il femminismo ovunque, in Palestina (dove non ce n’è neanche l’ombra, ovviamente…), in Venezuela (dove la situazione è completamente diversa che in occidente quindi non ha nessun senso paragonare i contesti…). Comunque sì, la frase sulle donne che diventano il pilastro della società palestinese perchè gli uomini crepano in guerra è allucinante…Ma in realtà, ripeto, anche se può sembrare allucinante (e lo è…) sono frasi fatte, liturgie. Si fa un convegno, parla il cassintegrato, poi lo studente, poi la donna che ripete le solite minchiate ascoltate centomila volte ecc. Liturgie, senza più senso…ma infatti stanno morendo, sono disperatamente alla ricerca di uno spazio politico che non avranno, sono totalmente avulsi ed estranei dalla società e dal paese reale (e ne hanno anche la percezione anche perchè se non l’avessero sarebbe letteralmente dei deficienti…) ma non riescono a staccarsi dai loro spartiti.
Ecco, sono l’esatto contrario di ciò che era il PCI, cioè un grande partito popolare di massa che affondava le sue radici nel tessuto sociale e popolare più profondo…

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Fabrizio Marchi 9:59 pm - 9th aprile:

Comunque ormai il femminismo dominante non è più quello, quello ormai è una parodia di se stesso, come ripeto, una liturgia…

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armando 10:06 am - 10th aprile:

Le donne sono sempre diventate un “pilastro” ogni volta che gli oppressori sono andati a farsi ammazzare in guerra, quando sono migrati, e prima ancora nelle spedizioni di caccia per procurare la pagnotta. Niente di nuovo, e niente di nuovo neanche nella facciatosta di chi non riconosce questa evidente, elemntare verità: ogni progresso femminile nasce dal sacrificio maschile.

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Aliquis 5:45 pm - 10th aprile:

Non so se avete letto Il Manifesto di oggi, 10 Aprile. C’è un terribile articolo intitolato “La violenza ha un genere”. Non c’ è l’ ho fatta a leggerlo. Ho letto solo “Violenmza e terrore nella storia hanno un geneere, quello maschile. Cosa fanno quegli uomini che ritengono di essere miti?” E poi mi si è annebbiato qualcosa. Il Manifesto sarebbe di sinistra?

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Luigi Corvaglia 6:13 pm - 10th aprile:

Aliquis,
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L’articolo in questione è il seguente: Il genere della violenza, gli orrori hanno un sesso
Autrice Lea Melandri.

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Enrico 6:31 pm - 10th aprile:

Fabrizio Marchi:

Il bello (si fa per dire…) è che nonostante ciò non ci si interroga minimamente. O meglio, ci si interroga dalla mattina alla sera sulla crisi della sinistra, sui perchè, sui percome, sulla prospettiva, sul che fare, sul dove si è sbagliato, ecc. ecc. Nulla però su questi temi, nulla sul femminismo, sul politicamente corretto ecc. E’ un fatto dato ormai per acquisito.

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A mio parere uno dei motivi principali per cui non vi è una riflessione globale su questa crisi è la tendenza di una certa sinistra, a quello che qualcuno (Luca Ricolfi) definiva “il complesso dei migliori”. In pratica, se non sei d’accordo con loro è perché sei stupido e/o ignorante e/o disonesto e/o fascista. Perché loro hanno la Verità, la panacea con cui risolvere tutti i problemi, e li avrebbero già risolti tutti se solo tu (tu generico) non fossi così stolto da ostacolarli perché non hai capito la grandiosità del loro progetto.

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Aliquis 7:01 pm - 10th aprile:

Ho appena inviato a Il Manifesto la seguente e-mail:

Cara Lea Melandri.
Vedo che siamo giunti alla conclusione che tutti i mali del mondo, ingiustizie, orrori, violenze, entropia, malattie e morte dipendono esclusivamente dall’ esistenza di individui di sesso maschile. Il maschile è il male; il femminile è il bene. Bene, visto che si è appurato questo, è chiaro che è molto semplice come fare finalmente per raggiungere il Bene, la perfezione, la felicità eterna e universale, l’ amore, la vita eterna, la beatitudine, la salute, il Paradiso. Non si deve fare altro che estirpare il male, il cancro che infetta il mondo. Bisogna stterminare il genere maschile, eliminarlo dalla faccia della Terra (e oltre, non dimentichiamoci che ci sono degli uomini anche sulla Stazione Spaziale). Certo, i maschi sono tanti. Ma se un sessantennio fa un piccoletto con i baffetti riuscì a sterminare 10 milioni tra ebrei, zingari, omosessuali, comunisti e altri indesiderabili chissà, si potrebbe provare oggi anche con gli uomini, ad applicare gli stessi metodi. Dopo, in un mondo di sole donne, ci sarà soltanto il Bene, la vera fine della storia. Oppure troverete qualcos’ altro contro cui sfogarvi?

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Alessandro 7:05 pm - 10th aprile:

Il Manifesto dovrebbe essere un giornale comunista e adottare una lettura di classe della storia, non di genere. Che gli uomini assai più delle donne siano stati protagonisti nelle tante guerre che hanno insanguinato la storia umana è inconfutabile, ma chi erano questi uomini? Tranne una minoranza di invasati, si trattava di poveri cristi costretti ad ammazzarsi tra di loro, che una minoranza di privilegiati, uomini e donne, con il supporto della “spada” e della “croce”, mandava a crepare nonostante tutto volessero fuorché quello. E quando si trattava di professionisti, era anche un modo di sbarcare il lunario.
Sulla violenza invece meno spettacolare, quotidiana, bè, in quel caso uomini e donne non sono così distanti, visto che la donna, non potendo prevalere fisicamente, compensa bene con la violenza psicologica.
Rimane il fatto che siamo una razza maledetta, uomini e donne.

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Animus 7:45 pm - 10th aprile:

Aliquis: la vera fine della storia

Mi tocca correggerti…
” il vero fine della storia”.

Poi si può discutere se sia la fine della “commedia” o solo la fine del primo atto….
Cmq, direi che la cosa non ci riguarda più di tanto, dato che noi il secondo atto, non lo vedremo, e quindi, una è come l’altra.

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RDV 8:51 pm - 10th aprile:

Sono riuscito ad arrivare in fondo anche all’articolo della Lea…
Che M sia il male ed F il bene, lo so dall’infanzia.
Qui mi è parso interessante un microscopico particolare: quella che giura che i Sessi non esistono ma solo i Generi, ha riesumato – per l’occasione – il Sesso maschile.

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Fabrizio Marchi 8:23 am - 11th aprile:

Questo vergognoso articolo di Lea Melandri merita a sua volta un articolo che scriverò appena possibile, per essere pubblicato sia sull’Interferenza che su Uomini Beta. Perchè questo delirio ha un risvolto politico evidente. Se la “sinistra” è ridotta come è ridotta è anche e soprattutto a causa di tutto ciò, di questa gente e di queste ideologie che l’hanno infettata fino a minarla alle fondamenta.
La possibilità di ricostruire e rimettere in campo un punto di vista autenticamente critico nei confronti della realtà attuale non può che passare attraverso la messa in discussione radicale di queste ideologie.
La cosa terrificante e stupefacente nello stesso tempo è che un simile delirio possa aver trovato casa proprio nella Sinistra (oggi “sinistra”…). E trovo (o meglio, troverei…) ancor più stupefacente che un simile articolo venga pubblicato sul Manifesto, cioè un quotidiano sedicente comunista, come se nulla fosse.
Bravissimo Aliquis che gli hai scritto. Sono comunque piccoli segnali. E se li mandassimo tutti sarebbero milioni e milioni di piccoli segnali. E milioni di piccoli segnali insieme fanno un grande, grandissimo segnale.

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mauro recher 10:14 am - 11th aprile:

Mi sembra che sul Manifesto si possa scrivere anche dei commenti .. http://ilmanifesto.info/il-genere-della-violenza-gli-orrori-hanno-un-sesso/?hc_location=ufi bisogna eseere iscritti a facebook comunque, per ora da sfoggio di se i buon Scatolini smile

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mauro recher 10:22 am - 11th aprile:

scritto questo
Articolo davvero misandrico ,purtroppo la sinistra odierna si è tramutata a scimmiottare la destra più becera e razzista ,solo che usa il politicamente corretto cioè di andare contro gli uomini, provate ad immaginare se ,al posto del sesso maschie, ci fosse una etnia o una religione ,per esempio che la religione islamica incarna il male , in quel caso si sarebbe gridato al razzismo allo scandalo cosa che invece la si può fare nei confronti del sesso maschile , povera sinistra che macchietta che è diventata ,una volta difendevano gli operai e i lavoratori in generale ma è diventata troppo “antiquato” e si butta in lotte di radical chic

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Marco Pensante 3:03 pm - 11th aprile:

commentato.

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armando 3:16 pm - 11th aprile:

mauro recher,
Caro Mauro, ormai neanche più quello. Dopo Charlie Ebdo, neanche i musulmani, ovviamente soprattutto perchè machisti, sessisti, patriarcali etc., si salvano. Così che la sinistra è tolta d’imbarazzo. Finalmente può coniugare senza contraddizioni femminismo e occidentalismo. Sinistra, Soros, Obama, femen e pussy riot uniti nella lotta.

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Enrico Fiorini 5:11 pm - 11th aprile:

Intervengo tardivamente per narrare l’evento dal mio punto di vista.
Allora il mio punto di vista sull’evento è stato abbastanza comunque positivo.
Direi che tutto sommato,sebbene io mi aspettassi aperta ostilità,ho invece notato più che altro la perplessità e la curiosità,(comprensibili dal momento che questo è il primo contradditorio pubblico organizzato che il femminismo subisce da 60 anni)nonchè un certo compiaciuto DIVERTIMENTO,da parte degli uomini più anziani,che se la ghignavano sotto barba e baffi,come se per tutta la vita avessero aspettato questo momento,un pò come Mosè la terra promessa.
Io non so come Fabrizio abbia interpretato la mia risata quando lui ci ha chiesto se ci ritenessimo degli ”oppressori”,il punto è che io non ridevo tanto per la domanda in sè,ma per la reazione del vecchio di fianco a me,per la sua espressione sorniona,per quel sorriso indecifrabile che non riuscivo bene a capire,ma che mi faceva scompisciare dal ridere…
c’era questo silenzio eloquente di vecchi che avevano l’aria da autoferrotranvieri in pensione ghignanti con le loro dentiere di fuori..
e a un certo punto Fabrizio ci chiede se noi ci sentiamo oppressori e allora io guardo il vecchio con la dentiera che ghigna e non posso fare a meno di trattenere le risate,c’era qualcosa di comico in tutto ciò.
I vecchi davano l’impressione che di tutto quello che sentivano non ci fosse nulla di nuovo sotto il sole,come se conoscessero già tutto…e allora io mi sono chiesto:
SE E’ COSI’,MA ALLORA PERCHE’ SONO SEMPRE STATI ZITTI?
Mi sono risposto che forse loro capiscono o conoscono qualcosa che noi ignoriamo.
Le donne:
allora direi che sono rimasto anche qui abbastanza sorpreso in positivo,forse noi che siamo cresciuti con la cultura dei talk-show aggressivi alla barbara D’Urso,o a xena la principessa guerriera,siamo abituati a pensare alle femministe come a delle specie di amazzoni indomite a cui solo uno più pazzo e sclerato di loro,tipo Sgarbi,può tenere testa…
ma in realtà le femministe in carne e ossa non hanno questa verve e non sembrano proprio quelle streghe che dovrebbero farci tremare,o forse che il femminismo abbia affievolito la sua carica,dopo decenni di prebende e favori?
Diciamo che comunque le rappresentanti del femminismo erano 2 una più giovane e l’altra più vecchiotta,
le ho osservate come fa il dendrocronologo,quello che studia le stagioni passate osservando le differenze fra gli anelli delle piante tagliate,l’albero era lo stesso (il femminismo)ma si poteva dedurre molto della differenza fra le epoche diverse a cui le 2 donne appartenevano in base alla differenza di comportamento
la femminista più vecchia è stata zitta per quasi tutto il tempo e ha fatto solo un breve intervento per la verità non molto originale,sempre le solite storie,quando poi le ho parlato personalmente fuori ho avuto la netta impressione che pur essendo lei femminista,pareva molto più preoccupata delle percentuali da prefisso telefonico del suo partito (SEL) che non della sorte delle donne,per un attimo ho come avuto l’impressione che un lampo di illuminazione abbia attraversato il suo cervello:
”e se fosse anche per quello che dice Marchi che stiamo scomparendo dalla storia?”
E’ durato poco e lei non l’ha esplicitato,nè fatto trapelare,ma ho come avuto l’impressione che per un centesimo di secondo,una vocina nel suo cervello ci abbia dato credito.
Insomma la prima era una compagna old school,piena di una fede sempre più logora e solitaria,che reagisce come una suora quando a 70 anni,con le messe vuote di gente, qualcuno arriva in chiesa e le legge Nietzsche,dicendole che il suo Dio è morto…
la sua mente rifiuta di abiurare la fede ma il tarlo del dubbio si insinua,sopratutto considerando quanto le chiese fossero piene prima,e quanto invece, spoglie adesso.
Chi invece non poteva minimamente essere sfiorata dal dubbio era la giovane,la quale non aveva posto per dubbi proprio perchè non aveva NESSUNA FEDE.
NON PUO’ DUBITARE CHI NON CREDE IN NULLA,DI QUESTO DOVREMMO RENDERCENE CONTO,lei infatti era una mestierante laureata in filosofia,che per ovviare all’inevitabile destino di disoccupazione proprio degli accoliti della sua facoltà,è salita armi e bagagli sul carro delle vincitrici per elemosinare qualche stipendiucolo.
No lei non aveva posto per dubbi,come al mercato nessuno dubita delle arance che vende,è tutto perfetto,e per giunta al prezzo migliore.
Con l’occhio del dendrocronologo,ho guardato gli anelli sull’albero del femminismo,ho confrontato le 2 epoche e ho potuto vedere come via ,via ,ANCHE le femministe siano peggiorate col tempo,in una metamorfosi da ”compagne che sbagliano credendo di fare la rivoluzione” ad ”ancelle del capitalismo che aspettano la paga appena finito la loro esibizione”,mi sono reso conto che contro queste seconde c’è ben poco da fare e che il motore primario di tutto,non è nè l’odio,nè l’invidia,nè la misandria,ma soltanto l’avidità.

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Daniele 9:12 am - 12th aprile:

Enrico
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Le donne:
allora direi che sono rimasto anche qui abbastanza sorpreso in positivo,forse noi che siamo cresciuti con la cultura dei talk-show aggressivi alla barbara D’Urso,o a xena la principessa guerriera,siamo abituati a pensare alle femministe come a delle specie di amazzoni indomite a cui solo uno più pazzo e sclerato di loro,tipo Sgarbi,può tenere testa…
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Personalmente non ho mai ritenuto le femministe come una specie di indomite amazzoni.
Anzi, già dieci anni su U3000, ero solito scrivere che le suddette non sono poi tutta ‘sta gran cosa…
Sono gli uomini ad attribuire loro “poteri” che le suddette possiedono solo in certi film americani.
————
Enrico
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Con l’occhio del dendrocronologo,ho guardato gli anelli sull’albero del femminismo,ho confrontato le 2 epoche e ho potuto vedere come via ,via ,ANCHE le femministe siano peggiorate col tempo,in una metamorfosi da ”compagne che sbagliano credendo di fare la rivoluzione” ad ”ancelle del capitalismo che aspettano la paga appena finito la loro esibizione”,mi sono reso conto che contro queste seconde c’è ben poco da fare e che il motore primario di tutto,non è nè l’odio,nè l’invidia,nè la misandria,ma soltanto l’avidità.
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Non sono d’accordo.
Ossia, non ci si può basare su due femministe per dire che le vecchie erano sostanzialmente migliori di quelle giovani. Non è così, Enrico, le femministe sono le stesse in ogni tempo e in ogni luogo, e il loro motore primario è il risentimento, l’invidia, i complessi di inferiorità e quant’altro.

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Enrico Fiorini 10:47 am - 12th aprile:

”Non sono d’accordo.
Ossia, non ci si può basare su due femministe per dire che le vecchie erano sostanzialmente migliori di quelle giovani. Non è così, Enrico, le femministe sono le stesse in ogni tempo e in ogni luogo, e il loro motore primario è il risentimento, l’invidia, i complessi di inferiorità e quant’altro.”

La mia è un’osservazione,non una giustificazione,io non sto dicendo che quello di una volta era il ”femminismo buono”,e quello di oggi è quello cattivo,HO SOLO L’IMPRESSIONE CHE STIANO PEGGIORANDO.
E’ un pò come il cancro,se lo prendi ai primi stadi lo curi,se va avanti fa metastasi dappertutto.
Ti racconto un episodio:
mentre stavo correndo guardo su un prato e vedo un padre che gioca coi suoi 2 figli,un bambino e la bambina che avranno avuto 6-7 anni.
A un certo punto il bambino dice:
”palla al portiere”
La bambina che era in porta subito lo corregge con fare boldriniano ”la portiera”.
Capisci laure boldrini già a 6 anni.
Io ho preferito confrontarmi con la cinquantenne rispetto alla trentenne,non immagino con chi dovranno confrontarsi i miei figli.

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Daniele 11:27 am - 12th aprile:

Capisco cosa vuoi dire, Enrico, tuttavia sono del parere che ad essere “peggiorate” non sono le femministe, bensì le femmine in generale: quindi madri, sorelle, zie, fidanzate, mogli, amanti…
O meglio, non è che le femminucce odierne siano peggiori di quelle di un tempo; molto più semplicemente, l’odierna società femminilizzata e femminista, permette loro di evidenziare quello che realmente sono…
E’ nella vecchia società patriarcale che avevano dei paletti e pertanto dovevano, per forza di cose, “volare molto più basso”; ma la loro indole, la loro tendenza a lamentarsi e a rompere i coglioni, era la medesima.
Come diceva molti anni fa una mia vecchia conoscenza:”Il Patriarcato aveva occultato il loro lato oscuro; l’odierna società e il femminismo stanno facendo emergere il loro vero volto”.
>>>>>>>>>>>
PS: leggi questo articolo, riguardante una femminista deceduta, che definire misandrica all’ennesima potenza è un complimento.
http://www.lastampa.it/2014/03/07/blogs/obliqua-mente/un-ricordo-di-elvira-banotti-la-pi-radicale-delle-femministe-KRknhwmIKShPXJG6BNqkFI/pagina.html

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Enrico Fiorini 1:05 pm - 12th aprile:

Daniele,

Amico,tu hai ragione,ma il pericolo della ragione è sempre quello di pervenire a conclusioni esatte tralasciandone altre altrettanto esatte.
Questo è un blog anti-femminista ok,le donne sono in un certo modo, i paletti sono necessari…ok…
C’è un problema,però,non sono solo più le donne a ”essere peggiorate” perchè mostrano il loro vero volto,ma è l’intera società che si è imbestialita,uomini compresi.
Certo alle donne è stato concesso di più,per ragioni che comunque sono già state analizzate,ma il deterioramento è stato complessivo,basta che accendi la tv e vedi ”the apprentice”,o ”masterchef”,logica del profitto e della sottomissione all’arroganza dei potenti a tutti i costi.
E gli uomini che fanno?
Quei pochi maschi alfa che potrebbero ribaltare la situazione,che fanno,fiatano,dicono qualcosa di intelligente,di umano,come cerchiamo di fare noi?
No sono dei vigliacchi che cercano solo di schiacciarci e di sputarci in testa,fanno gli arroganti con noi,ma di fronte ad una femminista si cagano sotto.
Quindi è tutta la società a essere degenerata,in particolare,ma non solo le donne.
Questo sito parte da una prospettiva di sinistra,perchè parte dall’idea che è il principio del profitto,e la logica del mercato trionfante che pone le basi,perchè gli uomini e le donne mostrino IL PEGGIO di sè medesimi.

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Daniele 5:10 pm - 12th aprile:

>>>>>>>>>
E gli uomini che fanno?
Quei pochi maschi alfa che potrebbero ribaltare la situazione,che fanno,fiatano,dicono qualcosa di intelligente,di umano,come cerchiamo di fare noi?
No sono dei vigliacchi che cercano solo di schiacciarci e di sputarci in testa,fanno gli arroganti con noi,ma di fronte ad una femminista si cagano sotto.
>>>>>>>>>>
Sì, Enrico, lo so bene, ed è per questo che in passato aprii discussioni di questo genere, riguardanti proprio i cosiddetti “maschi alfa”.

http://questionemaschile.forumfree.it/?t=6676667
>>>>>>>>
*STRIDER*

view post Inviato il: 8/10/2006, 17:34

CITAZIONE (tanis70 @ 7/10/2006, 16:22)
Gli uomini di potere ci sono sempre stati, ma è solo dall’avvento del femminismo che hanno iniziato a comportarsi in modo da daneggiare tutti gli altri uomini.
>>>>
E le guerre scatenate dai potenti per cui morivano uomini comuni, dove le mettiamo? E le responsabilità che dovevano assumersi in ogni caso (matrimoni, lavori ecc.), visto che le donne erano relegate in casa, anche se in parte ciò le ha preservate? Secondo me, attribuite un potere al femminismo che esso non ha, altrimenti avrebbe dovuto prendere piede anche 1000 anni fa; invece alcuni di voi dovrebbero capire che per far si’ che determinati movimenti sopravvivano devono esserci condizioni favorevoli legate esse stesse alla modernità.
Ad esempio, i movimenti ambientalisti non avevano senso nel 1500, come del resto il rispetto dei diritti degli animali, cosa che fa ridere se inserita in un’altra epoca dove violenza e distruzione la facevano da padroni e dove si moriva per un nonnulla…
E comunque ripeto, perchè il femminismo non avanza nei Paesi Arabi non moderati? Semplice, perchè la democrazia là non esiste, anzi in Afghanistan i Talebani riprendono piede sempre di più… perchè il femminismo non fa nulla anche li’?

Modificato da *STRIDER* – 8/10/2006, 17:58
>>>>>>>>>>

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armando 12:36 pm - 13th aprile:

A me dell’intervento di Enrico ha colpito la descrizione dell’atteggiamento dei vecchi, quel loro sorridere sornione come se certe cose le avessero sempre sapute. Sono convinto anch’io sia così, e che fossero contenti che finalmente qualcuno le dicesse a voce alta. Il che, però, pone due problemi. Il primo è perchè non hanno “istruito” i giovani dall’alto della loro esperienza. Non dico nemmeno fare una battaglia politica, ma proprio istruirli personalmente. Mi sembra grave, ma questo si collega al secondo problema. Suppongo, tattandosi di una sede di Sel, che fossero “vecchi comunisti”. Ecco, credo che il loro tacere e il non aver mai fatto battaglie politiche su queste cose, sia dipeso dal fatto che per loro il partito era tutto, tutto sapeva al meglio, e fidarsi dei dirigenti un dovere politico. E’ lo stesso identico meccanismo per cui i giornali cattolici e il popolo cattolico, con le dovute eccezioni, inneggiano sempre al papa vigente qualsiasi posizione prenda, anche se opposta a quelle dei predecessori, a suo tempo anch’essi inneggiati dalle stesse persone. Non riesco a capirlo.
Quanto alle femministe sono assolutamente d’accordo nel non elevarle al cielo come fossero esseri tutte d’un pezzo, impermeabili e tetragone. Molte magari lo sono, in pubblico e in privato, ma altre sono semplicemente donne con tutte le fragilità, le incertezze, le insicurezze umane che cercano di mascherare sotto la maschera delle dure e pure. E queste alla fine, anche se difficilmente lo diranno mai in pubblico, da discorsi del titpo di quelli fatti da Fabrizio penso siano da un lato turbate, ma dall’altro anche tranquillizzate.perchè alla fin fine hanno bisogno di uomini saldi e veri, e non di burattini lecchini.

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paolo calvo 10:23 am - 22nd gennaio:

Andare oltre il beceroFemminismoPoliticamenteCorretto di Regime…
OTTIMO QUESTO MASCHIO BETA!
smile
Mi associo, anzi ADERISCO!

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Luigi Corvaglia 10:01 am - 23rd gennaio:

paolo calvo,
Benvenuto!! drinks

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