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11 apr 2011  |  29 Commenti

Emarginazione, “machismo” e violenza sessuale

Credo sia necessario, onde evitare qualsiasi sorta di fraintendimento, chiarire la mia personale posizione sul tema della violenza sessuale che è stato riproposto sia da Raffaele che da Rita (due collaboratori di questo sito) da posizioni opposte e contrarie.

Naturalmente io non sono uno psicoterapeuta né un criminologo specializzato in questa specifica materia (come credo nessuno di noi), ma siccome, come si suol dire, la democrazia è il luogo del dialogo fra ignoranti (ed è giusto che sia così) dirò la mia, per come la vedo. Anche perché, per la verità, ho sempre diffidato dei superesperti “ufficiali” (quelli che vanno in tv) che spesso e volentieri  sono più super (pallonari) che esperti.

Il “fenomeno” (se così si può definire) della violenza sessuale, che è  estremamente vasto e complesso e non può  certamente essere esaurito con un articolo, ha diversi risvolti, può essere approcciato da differenti angolazioni,  si manifesta in contesti sociali e culturali a volte molto diversi l’uno dall’altro e non riguarda solamente gli uomini (in quanto parte attiva), come normalmente si pensa o si viene indotti a pensare, ma anche le donne. E proprio il video che abbiamo pubblicato nello spazio degli articoli dal titolo “Un brusco risveglio” porta alla luce questa amara e scomoda realtà, peraltro direttamente  collegata con quell’ altro drammatico e inquietante fenomeno che è la pedofilia , che vede  gli uomini e le donne in egual misura protagonisti attivi e molto spesso complici, in ambito domestico (in questo caso quindi anche il risvolto incestuoso della vicenda, sia sul piano fisico-sessuale che psicologico), e le donne particolarmente attive in ambiti esterni (scuole, asili nido ecc.), forse, in questo caso, anche più degli uomini.

Ma non è sufficiente perché sarebbe necessario approfondire ulteriormente e indagare il fenomeno della violenza sessuale  in tutte le situazioni di convivenza coatta come carceri, penitenziari, manicomi criminali, caserme, conventi, collegi (in questi casi prevalentemente, ma non solo,  subita dagli uomini ad opera di altri uomini), oppure nei casi di delinquenza e criminalità organizzata come lo stupro a fini di assoggettamento e sfruttamento della prostituzione, perpetrato in questo caso dagli uomini ai danni  delle donne  (molto spesso anche con la complicità di altre donne). E non è ancora finita perché, come sappiamo, esistono anche gli stupri etnici, che appartengono ad un altro ambito ancora, quello dell’odio interetnico e interrazziale (subito naturalmente anche dagli uomini che invece di essere stuprati vengono torturati e spesso castrati).

Di conseguenza comprendiamo tutti/e l’estrema vastità e complessità della questione la cui trattazione (in termini di individuazione delle cause e delle ragioni che la determinano) ci porterebbe molto lontano e soprattutto in più direzioni, alcune delle quali, guarda caso, vengono sottaciute e spesso occultate (la “Grande Madre” con le sue derivazioni e implicazioni psico-sociali deve restare al di fuori di ogni sospetto e al riparo di qualsiasi illazione…).

 Dal momento quindi che in questa sede l’argomento è stato trattato nella sua accezione più tradizionale, quella cioè della violenza sessuale subita dalle donne da parte degli uomini, qui ed ora, cioè nel  contesto sociale e temporale nel quale ci troviamo a vivere, mi limiterò a considerare, sia pur molto sinteticamente, quelle che ritengo essere le principali cause che determinano questo specifico aspetto, sia pur rilevante, di questo ancor più grande fenomeno.

Personalmente sono convinto che la maggior parte dei casi di violenza sessuale commessi dagli uomini ai danni delle donne siano la manifestazione più estrema di una condizione di profonda impotenza e disagio (psicologica, personale, sociale, ambientale, familiare, fisica, culturale) da parte di chi li commette. Lo stupratore è colui che non riesce ad avere, per le ragioni di cui sopra (naturalmente da indagare), una relazione relativamente sana, serena ed equilibrata con l’altro sesso (nei limiti di quanto ciò sia possibile, in particolar modo oggi, nell’attuale contesto), e sviluppa di conseguenza un sentimento di frustrazione e rabbia altrettanto profondo che spesso può sfociare nella violenza. “Mi prendo con le buone o con le cattive ciò che mi viene negato”.  “E perché mi viene negato?” – questa la riflessione, più che altro lo stato d’animo, del soggetto in questione – perché sono un emarginato, non ho lavoro, non ho una lira, non sono bello, brillante, attraente, vivo in una lurida borgata dell’hinterland di questa o quella metropoli,mi sbatto dalla mattina alla sera da un bar all’altro in compagnia di altri sfaccendati e sbandati (e molto spesso impasticcati o alcolizzati) come me,  e per queste ragioni  non mi si fila nessuna”. “Aggiungici pure – continua – che in casa mio padre me le ha sempre suonate di santa ragione e mia madre se ne è sempre strafottuta e anzi mi dava il carico da undici se protestavo. Mi spieghi perché proprio io dovrei essere un santo? Non ho soldi in tasca? Faccio una rapina e me li prendo. Le donne non me la danno ? E io me la prendo lo stesso, con le buone o con le cattive, sai quanto me ne frega, e poi inciuccato di droga o alcool come sono in quei momenti, pensi veramente che sia in grado di discernere le mie azioni?”  

Questo, in “soldoni”,  a mio parere, è il “sentire” profondo, nella maggioranza dei casi (non ho detto tutti), di coloro che commettono violenza sessuale, nonché la loro condizione esistenziale complessiva.

Quando si venne a sapere del famoso omicidio-stupro di Rosaria Lopez e della sua amica Donatella Colasanti (per fortuna “solo” seviziata ma non uccisa, anche se questa era l’intenzione di quei criminali) in una villa del Circeo per mano di alcuni rampolli della borghesia “nera “ romana, più o meno tutta l’opinione pubblica democratica e di “sinistra” si indignò (giustamente) e individuò l’origine di quel brutale atto di violenza nell’odio e nel disprezzo di classe (e di genere, aggiunsero le femministe di lì a poco)  di quei ricchi e borghesi “pariolini” nei confronti di quelle due ragazze di estrazione popolare.  

Non c’è dubbio che questa  interpretazione corrispondesse in larga parte al vero, per quanto mi riguarda. Tuttavia ci fu una voce dissonante (non tanto sul caso specifico, quanto sull’ analisi complessiva del fenomeno della violenza sessuale), l’unica, guarda un pò, quella di Pierpaolo Pasolini, di certo non tacciabile di simpatie fasciste o di classismo nei confronti dei ceti proletari e sottoproletari, che scrisse nero su bianco su un autorevolissimo quotidiano, che episodi come quelli ne succedevano a centinaia ogni anno (in un rapporto di dieci a uno rispetto al primo) nei suburbi e nelle periferie delle grandi città italiane, solo che non venivano a galla.

E’ quello che penso anch’ io.

Naturalmente questa condizione di impotenza e frustrazione è alimentata ed elevata all’ennesima potenza da un contesto sociale dove il successo, l’immagine pubblica, l’affermazione sociale, il potere, il denaro e la sua ostentazione,  costituiscono di fatto la sola ragion d’essere e di esistere all’interno di quello stesso contesto. E’ evidente che chi ne rimane escluso, è portato con il tempo a covare un profondo senso di rancore, rabbia e frustrazione. E’ quindi a questo punto facilmente comprensibile come, per lo meno dal mio punto di osservazione,  nei  ranghi più bassi e disagiati di quella parte della comunità che versa già di per sé  in una condizione bassa e disagiata, ci possano essere molti (comunque una minoranza) che reagiscano con violenza a questa condizione di frustrazione. Da questo punto di vista, senza ovviamente voler fare del “giustificazionismo” (gli avvoltoi svolazzano sempre molto vigili…) rispetto ad un fenomeno che è criminale nella stessa misura in cui è anche patologico (per le ragioni psico-sociali sopra dette), la violenza sessuale ha origine in quello stesso humus generatore di tante altre forme di violenza (reati contro la proprietà o contro le persone fisiche, ad esempio).

Ma non è tutto, perché a questo punto entra in gioco un altro fattore fondamentale che ben conosciamo: il “machismo”,  del quale i maschi delle classi popolari sono in molti casi imbevuti. Direi anzi che è proprio per loro che è stato inventato;  una sorta di compensazione come altre, da una parte, e un modo per gestirli e controllarli meglio dall’altra, ridicolizzandoli e riducendoli a fenomeni da baraccone nel momento stesso in cui gli si fa credere di “celebrarli” (mettiamoci pure tante virgolette).

E’ qui, in questo crocevia, cioè nell’incontro tra frustrazione e fragilità (e impotenza) sociale da una parte e “machismo” (impotenza e fragilità psicologica maldestramente camuffate dietro a maschere grottesche, parodie  e caricature del “maschile”) dall’altra, il busillis dell’intera vicenda, ciò che provoca  un vero e proprio corto circuito nella psiche di quegli uomini “oggetto” della nostra analisi.

 Vediamo a questo punto di capire cosa e come “sente” questa tipologia (brutto termine per definire degli esseri umani, anche se deviati e devianti, ma ci capiamo…) di  uomini  . “Mi sento rifiutato ma non ho la consapevolezza necessaria e sufficiente per capire il perché di questa mia condizione, cosa l’ha determinata e la determina. E quindi devo in qualche modo far finta di nasconderla anche a me stesso, tanto più che questa mia condizione non è socialmente accettata”.  

La qual cosa è facile da comprendere. Infatti un individuo che si trova in una condizione di subordinazione complessiva e completamente sprovvisto di coscienza (di sé, di classe e di genere) tende a celare la propria suddetta condizione anche a se stesso, addirittura se ne vergogna fino a vivere un profondo e costante senso di inadeguatezza più o meno indotto, direttamente e indirettamente, costringendosi , a livello prevalentemente inconscio, ad una operazione di rimozione psicologica.

Nello stesso tempo  non riesce però ad accettare il rifiuto, proprio in seguito a quell’operazione di rimozione psicologica, e per poter sopravvivere ha fatto (e gli hanno fatto fare…) una scorpacciata di quel machismo (tradotto: maschera la sua profonda fragilità dietro ad atteggiamenti da finto “duro”) che lo obbliga a rimuovere, ad indossare quelle maschere di cui sopra e ad agire di conseguenza, anche laddove questa azione presuppone un atto di violenza e di coercizione sull’altra/o (in questo caso stiamo parlando di violenza sessuale ma il concetto può essere esteso a tutto e tutti).

E’ ovvio, ma è necessario sottolinearlo, che in una gran parte di questi casi stiamo parlando di soggetti che provengono dai contesti sociali sopra descritti e che hanno fatto della violenza il loro pane più o meno quotidiano.  Individui per i quali massacrare di botte un tizio qualsiasi per la strada, sparare ad un altro per una lite in discoteca o per altre futili ragioni, è normale quasi come bere un bicchiere d’acqua.

Mi sento quindi di poter affermare, in conclusione di questa brevissima analisi, certamente incompleta e non esaustiva, che le cause prime della violenza sessuale debbano essere ricercate, come per altre forme di violenza, in questa situazione di privazione (anche affettiva e sessuale), di emarginazione e di sofferenza sociale e umana testè descritta.

A riprova di ciò il fatto che la violenza sessuale è particolarmente diffusa proprio tra la popolazione carceraria a cui la sessualità viene semplicemente negata.

Naturalmente, come ripeto, questo articolo non ha la pretesa di esaurire la questione che è ben più estesa e articolata, ma solo quella di dare un contributo alla discussione su di un tema che aleggiava da tempo e che era anche stato in parte discusso sul blog, ma mai affrontato con un vero e proprio articolo.


29 Commenti

alessandra 9:28 am - 12th aprile:

Ottima analisi del fenomeno: condivido soprattutto l’idea che lo stupratore sia una persona perdente, carica di frustrazione e senso di impotenza, a cui le circostanze di degrado hanno insegnato ad usare la violenza per prendersi ciò che desidera. Aggiungo qualche riflessione: innanzitutto non dimentichiamo il fatto che tanti stupri denunciati come tali l’indomani dei fatti, non sono altro che incontri più o meno riusciti della sera precedente, a cui l’indomani mattina non è seguita una “conferma di relazione” (so che così mi espongo ad un fuoco di fila, almeno di solito le donne mi riservano questo trattamento quando esprimo quest’idea…). E poi sottolineerei l’impatto del “branco” sia quando è fisicamente presente al momento dello stupro, sia quando è soltanto nella testa dello stupratore come un’appartenenza ad un gruppo frustrato e violento… Insomma penso che il fenomeno sia veramente complesso, soprattutto per quanto riguarda i vissuti dei protagonisti, ma che di tutto si può parlare tranne che, univocamente, di “persecutori” e “vittime”.

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Rita 10:15 am - 12th aprile:

Il punto secondo me sta nel termine e nel significato che gli si dà.
Dal significato originario: penetrazione sessuale con costrizione mediante forza o minacce, via via il concetto si è allargato dall’oggettività della definizione dell’atto in sè alla oggettività delle intenzioni del violentatore (come se le intenzioni e potessero essere oggettive e non soggettive). Per buona misura e ulteriore confusione si è resa oggettiva anche la percezione della violentata. Da qui l’affermazione che si legge sovente nelle statistiche delle violenze sessuali “il tot percento delle donne ha subito violenza ma non la percepisce come violenza”. L’operazione è semplice basta allargare ed estendere il concetto di “stupro” e di “violenza sessuale” al di là di quello che è il suo significato oggettivo.

Riporto qui un pezzo di Steven Pinker tratto dal libro “Tabula rasa”.
L’orrore che lo stupro suscita conferisce un valore speciale nel tentativo di comprendere la psicologia di uomini e donne. Lo studio della violenza carnale è dominato da un imperativo morale: ridurne la frequenza. Ogni scienziato che getti luce sulle sue cause merita ammirazione, e visto che nessuno arriva alla verità grazie a una rivelazione divina, meritano rispetto anche coloro che esplorano teorie che possono rivelarsi sbagliate. La critica morale dovrebbe colpire solo chi impone dogmi, ignora le prove o mette il bavaglio alla ricerca.

Il problema è che la sensibilità attualmente dominante va in tutt’altra direzione.
Nella vita intellettuale moderna l’imperativo morale prevalente nell’analisi di questo fenomeno consiste nel proclamare che la violenza carnale non ha nulla a che vedere con la sessualità.
E’ un mantra che va recitato ogni volta che si affronta l’argomento.
“Lo stupro è un abuso di potere e di dominio in cui lo stupratore tende a umiliare, coprire di vergogna, confondere, degradare e terrorizzare la vittima” recita una dichiarazione delle Nazioni Unite del 1993.
“Il suo obiettivo primario consiste nell’esercitare il potere e il dominio su un’altra persona”.

Tale presa di posizione trova eco in un corsivo pubblicato nel 2000 dal “Boston Globe:”Lo stupro non c’entra con il sesso; c’entra con la violenza e con l’uso del sesso per esercitare il potere e il dominio… La violenza in famiglia e l’aggressione sessuale sono manifestazioni delle stesse potenti forze sociali: il sessismo e l’esaltazione della violenza”.
Quando una columnist iconoclasta scrisse, su stupro e abusi familiari, un articolo che dissentiva da queste posizioni, un lettore rispose:
“Da uomo attivamente impegnato da oltre un decennio come educatore e consigliere ad aiutare gli uomini a mettere fine alle violenze che fanno subire alle donne, trovo il corsivo di Cathy Young del 15 ottobre inquietante e deprimente. Essa confonde le questioni mancando di riconoscere che gli uomini sono socialmente condizionati da una cultura patriarcale che continua a dar manforte alla violenza che essi esercitano contro le donne, se decidono di esercitarla”.
Quel consigliere era così profondamente radicato nell’ideologia dominante da non accorgersi che la giornalista aveva contestato il dogma da lui ritenuto vero per definizione, non “mancato di riconoscerlo”. E il suo linguaggio – “gli uomini sono socialmente condizionati da una cultura patriarcale” – ripropone pigramente uno slogan familiare.

La teoria ufficiale dello stupro ha origine in “Contro la nostra volontà”, un libro scritto nel 1975 da Susan Brownmiller, “femminista del genere”.
Esso divenne l’emblema di una rivoluzione che cambiò il modo di vedere la violenza carnale; il punto, però, è che la nella sua teoria la Brownmiller si spingeva ben oltre l’affermazione del principio morale per cui le donne hanno diritto a non essere aggredite sessualmente. Sosteneva che lo stupro non ha nulla a che vedere con il desiderio sessuale degli uomini, ma è una tattica tramite la quale l’intero sesso maschile opprime l’intero sesso femminile. Nelle sue celebri parole:
“La scoperta dell’uomo che i suoi genitali potevano servire come arma per generare paura deve essere annoverata fra le più importanti scoperte dei tempi preistorici, insieme con l’uso del fuoco e le prime rozze asce di pietra. Dalla preistoria ai nostri giorni, è mia convinzione, lo stupro ha svolto una funzione critica. Si tratta né più né meno che di un consapevole processo di intimidazione mediante il quale tutti gli uomini mantengono tutte le donne in uno stato di paura”.

Da qui nacque il moderno catechismo: lo stupro non c’entra con il sesso, la nostra cultura sociale condiziona gli uomini a stuprare ed esalta la violenza contro le donne. Tale analisi è un frutto diretto della teoria della natura umana fatta propria dal femminismo del genere: gli esseri umani sono tabulae rasae (devono essere addestrati o socialmente condizionati a volere qualcosa); l’unica pulsione umana significativa è quella verso il potere (quindi il desiderio sessuale è irrilevante); e ogni pulsione e interesse è di gruppo (per esempio del sesso maschile e di quello femminile), non di singoli individui.
A causa della dottrina del Buon selvaggio, la teoria di Brownmiller attrae anche molti che non aderiscono al femminismo del genere. Dagli anni Sessanta si è diffusa fra le persone colte l’idea che si deve pensare alla sessualità come a qualcosa di naturale, non di vergognoso e sporco. Il sesso è buono perché è naturale e le cose naturali sono buone. E poiché lo stupro non è buono, non c’entra nulla con il sesso. La violenza carnale deve quindi avere origine in istituzioni sociali, non nella natura umana.
Lo slogan “è violenza, non sesso” è giusto sotto due aspetti.
E’ assolutamente vero nella prima e nella seconda parte per la vittima, che vive lo stupro come un’aggressione violenta, non come un atto sessuale. E, nella prima parte, è vero per definizione per lo stupratore, giacché, senza violenza o coercizione, non si può parlare di stupro.
Ma che lo stupro abbia qualcosa a che vedere con la violenza non significa che non abbia nulla a che vedere con il sesso, come il fatto che la rapina a mano armata abbia qualcosa a che vedere con la violenza non significa che non abbia qualcosa a che vedere con il desiderio di possesso. I malvagi possono usare violenza per ottenere sesso esattamente come usano violenza per ottenere altre cose che desiderano.
La dottrina “lo stupro non c’entra con il sesso” passerà alla Storia come un esempio di incredibile e folle illusione popolare.
E’ manifestamente assurda, non merita l’aura di sacralità in cui è avvolta ed è contraddetta da una massa di prove.
Pensiamoci un momento.
Primo dato di fatto sotto gli occhi di tutti: accade spesso che un uomo voglia fare l’amore con una donna che non vuole fare l’amore con lui. E, in questo caso, usa ogni tattica a disposizione degli esseri umani per influire sul comportamento altrui: corteggiare, sedurre, adulare, raggirare, tenere il broncio, pagare.
Secondo dato di fatto evidente: alcuni uomini ricorrono alla violenza per avere quello che vogliono, senza curarsi delle sofferenze che provocano. C’è chi rapisce i bambini per chiedere un riscatto, chi acceca la vittima di una rapina perché non possa riconoscerlo davanti ai giudici, chi gambizza un complice per aver fatto la spia con la polizia o il membro di una banda concorrente e chi uccide uno che nemmeno conosce per la marca delle sue scarpe sportive.
Sarebbe straordinario, in contraddizione con tutto ciò che si sa sugli uomini, che nessuno ricorresse alla violenza per ottenere un rapporto sessuale.
Ora applichiamo il buon senso alla dottrina che vuole che gli uomini si diano allo stupro per gli interessi del sesso cui appartengono.
Un violentatore rischia sempre che la donna si difenda e lo colpisca.
In una società tradizionale rischia la tortura, la mutilazione e la morte per mano dei parenti della vittima.
Nella società moderna rischia di passare un sacco di tempo in prigione, nonché di essere a sua volta violentato, se non ucciso (il famoso “codice non scritto” dei detenuti).

Davvero gli stupratori, nell’assumersi questi rischi, si sacrificano altruisticamente per il bene dei miliardi di estranei che compongono il sesso maschile?
Non è molto credibile, e lo è ancora di meno se si ricorda che gli stupratori sono spesso dei poveracci, persone agli ultimi gradini della scala sociale, mentre i principali beneficiari del patriarcato sono i ricchi e i potenti.
E’ vero che in guerra gli uomini si sacrificano per un bene maggiore, ma in questo caso o vengono arruolati di forza o possono sperare, quando le loro imprese diverranno note, nell’incensamento pubblico.
In genere i violentatori, invece, compiono le loro azioni in privato e cercano di tenerle segrete.
E, nella stragrande maggioranza delle epoche e dei luoghi, un uomo che stupra una donna è trattato da rifiuto umano.
L’idea che “tutti gli uomini” siano impegnati in una brutale guerra contro tutte le donne cozza contro l’elementare dato di fatto che gli uomini hanno madri, figlie, sorelle e mogli CHE STANNO LORO PIU’ A CUORE DI QUANTO STIA LORO A CUORE LA QUASI TOTALITA’ DEGLI ALTRI UOMINI.
Per dirla in termini biologici, i geni di ogni persona vanno in giro nel corpo di altre persone, metà delle quali sono del sesso opposto.

Insomma, si può davvero credere che, letteralmente, la nostra cultura “insegni agli uomini a violentare” o “esalti i violentatori”?
Anche una certa insensibilità del sistema giudiziario di un tempo per le vittime di violenza carnale ha una spiegazione più semplice di quella secondo cui tutti gli uomini traggono beneficio dallo stupro.
Fino a epoca recente, nei processi per stupro ai giurati veniva ricordato il monito di Lord Matthew Hale, giurista del diciassettesimo secolo, per cui la testimonianza di una femmina va valutata con cautela, perché un’accusa di violenza carnale “è facile da muovere e da essa è difficile difendersi, anche se l’accusato è innocente”.

Il principio è coerente con la presunzione di innocenza incorporata nel nostro sistema giudiziario, per il quale è preferibile lasciare in libertà dieci colpevoli che mettere in galera un solo innocente.
Ma supponiamo, anche in questo caso, che gli uomini che hanno applicato tale politica allo stupro l’abbiano piegata ai loro interessi collettivi.
Supponiamo che abbiano esercitato una qualche pressione sulla bilancia della giustizia per ridurre al minimo la possibilità di venire loro stessi, un giorno, accusati di stupro ingiustamente (o in circostanze ambigue) e che non abbiano dato abbastanza peso all’ingiustizia subita dalle donne nel vedere i loro aggressori andarsene via liberi.
Questo sarebbe davvero ingiusto, ma non sarebbe ancora un incoraggiare lo stupro come consapevole tattica per tenere sottomesse le donne. Se fosse questa la tattica degli uomini, perché, tanto per cominciare, avrebbero dovuto fare della violenza carnale un reato?

Quanto all’idea che credere alla teoria “non è sesso” sia più morale, essa è semplicemente errata. Riconoscendo che la sessualità può essere fonte di conflitto, e non solo sano piacere reciproco, non faremo altro che riscoprire una verità che gli osservatori della tragica condizione umana hanno rilevato lungo tutta la Storia. E se un uomo stupra per il sesso, questo non significa che “non può evitarlo” o che dobbiamo scusarlo, non più di quanto dobbiamo scusare un uomo che spari a un negoziante di liquori per impadronirsi della cassa o che dia un colpo in testa a un automobilista per rubargli la BMW.

Per concludere, si pensi al quadro dell’umanità dipinto dalla teoria delle femministe del genere.
Come fa notare la femminista dell’equità Wendy McElroy, secondo quella teoria “persino il marito, il padre, il figlio più amorevole e gentile trae beneficio dallo stupro della donna che ama. Nessuna ideologia che muova accuse così spietate agli uomini come classe può medicare alcuna ferita. Può solo, come contropartita, generare ostilità”.

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Leonardo 11:36 am - 12th aprile:

Tra i macho, i peggiori sono i militari (credo) ed anche i più pericolosi, senza di questi le guerre sarebbero ridotte. Quelle espressioni: dove hai le palle? ..e c’era la volontà di far esaurire le burbe (gli ultimi arrivati) e poi bisognava fare altrettanto quando si diventava nonni… Bell’esempio per i giovani.

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Marco Pensante 12:35 pm - 12th aprile:

Interessante il commento di Alessandra: “tanti stupri denunciati come tali l’indomani dei fatti, non sono altro che incontri più o meno riusciti della sera precedente, a cui l’indomani mattina non è seguita una “conferma di relazione”. Interessante perché illumina un particolare: la famosa “maggiore empatia femminile”. Cioè, fatemi capire:
SE IO LA MATTINA DOPO NON TI RITELEFONO, TU MI MANDI IN GALERA PER STUPRO? LO SAI O NO CHE PER LO STUPRO C’E’ LA GALERA? E’ QUESTO CHE FAI A CHI NON TI DA’ UNA “CONFERMA DI RELAZIONE”?
Scusate le urla, ma è pazzesco. E’ veramente allucinante sentirlo dire.
Ma le donne si rendono conto di quale fossa si stiano scavando con le proprie mani?

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Rita 12:56 pm - 12th aprile:

a me sarebbe venuto casomai da dire il contrario: tra i militari i peggiori sono i macho. Cioè, nella categoria generale dei militari ci sono in percentuale più o meno variabile tutti i tipi umani. Nè penso che le guerre siano dovute ai militari, chè sono gli esecutori materiali degli ordini. Mi sa che andremmo O.T., ma una cosa è l’incanalare l’aggressività naturale che ognuno di noi in misura variabile ha e certi aspetti del machismo mi paiono proprio un’incapacità di incanalare l’aggressività e forse nascondono proprio un’estrema fragilità come dice Fabrizio.

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Rita 3:02 pm - 12th aprile:

MarcoPensante:
SE IO LA MATTINA DOPO NON TI RITELEFONO, TU MI MANDI IN GALERA PER STUPRO? LO SAI O NO CHE PER LO STUPRO C’E’ LA GALERA? E’ QUESTO CHE FAI A CHI NON TI DA’ UNA “CONFERMA DI RELAZIONE”?

E’ interessante anche notare come già nel diciassettesimo secolo, ci si poneva il problema della “falsa accusa di stupro” come si puo’ evincere, in parte, dal pezzo riportato nel libro di Steven Pinker,

“Anche una certa insensibilità del sistema giudiziario di un tempo per le vittime di violenza carnale ha una spiegazione più semplice di quella secondo cui tutti gli uomini traggono beneficio dallo stupro.
Fino a epoca recente, nei processi per stupro ai giurati veniva ricordato il monito di Lord Matthew Hale, giurista del diciassettesimo secolo, per cui la testimonianza di una femmina va valutata con cautela, perché un’accusa di violenza carnale “è facile da muovere e da essa è difficile difendersi, anche se l’accusato è innocente”.

Lungi quindi dalla considerazione che ci è sempre stata tramandata da molta propaganda femministai degli ultimi decenni dello stupro di “reato nemmeno preso in considerazione”.

Ora, il punto è che quella stessa martellante propaganda degli ultimi decenni, sembra essere stata rivolta soltanto ad aumentare la sensibilità del sistema giudiziario alle vittime di violenza carnale di genere femminile.

La stessa difficoltà che si riscontra nel provare (in maniera giuridicamente oggettiva) uno stupro su una donna adulta è il punto debole di chi ha subito una violenza ma diventa di conseguenza il punto di forza di chi non ha scrupoli morali, delle mitomani etc.

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cesare 4:43 pm - 12th aprile:

Da tempo constato che l’ombra femminile viene consapevolemente evocata, organizzata e legittimata nella forma della guerra contro il maschile. L’evocazione dell’ombra femminile, e l’accoglimento del suo erompere, come cifra interpretativa e normativa del reale è sottotraccia ad ogni ragionamento e ad ogni scelta privata e pubblica sui rapporti tra uomini e donne. Sottotraccia, consapevolmente o inconsapevolmente, sia ai discorsi di chi ne è protagonista sia, persino, di chi cerca di contenerla. Si tratta di una irresistibile onda emotiva, carsica, alimentata da tutti e che ci travolge tutti e che è in sostanza violenza allo stato puro mascherata dal suo opposto. Si tratta della violenza irresistibile perchè irrazionale che nasce dal delirio scambiato per realtà. Una violenza che pervade e inquina il vivere degli individui e della società. Una sorta di suicidio psicologico ed emotivo di massa. Così, appunto, fra gli innumerevoli esempi, i fatti di cronaca nera, come lo stupro o l’omicidio, vengono tolti dal loro contesto di eccezionalità e sono estesi ad ogni aspetto della relazione tra maschi e femmine e fatti diventare aggressione psicologica pervasiva dell’ intero genere umano: tutti stupratori e tutte stuprate, tutti omicidi e tutte morte ammazzate.

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Leonardo 6:36 pm - 12th aprile:

Certo uno mette firma nell’esercito perché non sà che fare, va bene. Ma è un ambiente dove si umiliano i maschi, dove i peggiori difetti maschili emergono.
I soldati sono fondamentali per la guerra, nelle rivoluzioni si vince quando l’esercito non difende più il dittatore.

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Rino 8:54 pm - 12th aprile:

1- Argomento di importanza centrale trattando il quale ci si allarga all’intera Qm, perché sul punto fissato da Fabrizio, non mi pare ci sia da questionare: patologia & delitto, questo è il nucleo.
Ma di quale stupro parla Fabrizio? Della violazione, agita con la forza o le minacce, della contrarietà femminile espressa o ampiamente scontata. Si dirà: che altro mai potrebbe essere lo stupro?

Come tutti noi qui sappiamo, stupro potrebbe essere ogni rapporto che alla donna sembri – in qualsiasi momento successivo – di non aver voluto anche se in quel momento lo voleva e diede aperti segni di volerlo. Quel che “potrebbe essere” di fatto è.

Con questa risposta si entra nella nuova Era, mai immaginata perché non immaginabile.

Ho cercato di analizzare i passaggi di questa criminale deriva qui:
http://questametadellaterra.blogspot.com/2011/01/335-la-guerra-dello-stupro.html

2- Rita ha riportato pagine di “Tabula rasa” di Steven Pinker in cui viene demolita la tesi della Brownmiller con considerazioni perfette che però che chiunque può fare. Lo poteva la Brownmiller stessa e lo possono anche tutti coloro che invece ne hanno adottato il dogma. E perché non arrivano a tanto? Non essendo questione di intelligenza o di istruzione, il motivo sarà “psicocardiaco”. Il cuore avvelenato della Brownmiller e le menti assoggettate dei suoi epigoni.
Il problema non è nella neocorteccia, ma nelle viscere e nella subordinazione psicologica.

3- Marco P.
>>
Ma le donne si rendono conto di quale fossa si stiano scavando con le proprie mani?
>>
Credo che non se ne rendano conto per niente.
Del resto sono portato a pensare che prima che contro se stesse, la fossa venga scavata a danno degli UU. I quali però a loro volta non se ne rendono conto. Non vogliono sentirsi dire che mel XXI secolo mutande fa rima con manette. Vivono in stato onirico nella Matrix del delirio credendo di trovarsi in un mondo che invece non esiste.

4- Cesare
>>
Si tratta della violenza irresistibile perchè irrazionale che nasce dal delirio scambiato per realtà. Una violenza che pervade e inquina il vivere degli individui e della società.
>>
Appunto. La situazione sembra gravissima. Ma bisogna essere prudenti e umili perché nessuno è davvero in grado di descrivere la situazione storica nella quale si trova immerso. Perciò non è da escludere che sia peggio che gravissima.
Adesso mi chiedo in quale cultura, in quale epoca e luogo il sesso e l’incontro sessuale siano stati imbrattati, lerciati e dannati come in questa.
Quando mai si era sentito annunciare: “ogni coito è uno stupro!”
Non so rispondere.

A chi il merito di una tale realizzazione?

A questa domanda invece …saprei rispondere.

Rino D.V.

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cesare 12:12 pm - 13th aprile:

Mentre il sesso viene ascritto alla sfera della violenza ogni gesto relazionale o espressione emotiva di un maschio verso la femmina è ascritto al sesso. Ogni tipo di relazione maschile verso la femmina è inseribile pertanto in questa circolarità e denunciabile come crimine di violenza sessuale o stupro a seconda della valutazione femminile. Così persino il disinteresse è violenza. E’ il regno del ricatto. Gli effetti di questo superpotere che oggi la femmina può agire contro il maschio proprio nella sfera che richiede di mettersi liberamente in gioco con tutto se stessi, sono facilmente immaginabili da ogni persona dotata di buon senso. E ogni persona dotata di buon senso rifiuterebbe questo potere e vi rinuncerebbe subito.

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mauro recher 4:54 pm - 13th aprile:

credo che Fabrizio abbia centrato i due punti essenziali ,frustrazione e “machismo” …..
seguo anche un altro forum denominato “dei brutti” ,poche persona ,per la grande maggioranza di genere maschile ,alcuni ,i più arrabbiati ,”tifavano” per lo stupro (fatto dagli altri ) come una sorta di vendetta contro le donne……chiaro e lampante che questa era frustrazione ,,,,per il machismo ,secondo me ,lo spiega bene Stefano Disegni
http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/metamorfosi-12.jpg

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Silvia 1:00 am - 23rd aprile:

Cos’è violenza? Cos’è sesso ludico? Se penso alla violenza mi viene in mente un uomo che entri dentro di me senza curarsi di appurare che sono abbastanza eccitata e che continui imperterrito a penetrarmi fino a godere senza accorgersi che mi fa male. Se penso al sesso ludico penso a un uomo disposto a dedicarmi un intero pomeriggio per stimolare il mio piacere in modo paziente fino a goderne anche lui senza egoismo nè fretta. Penso che le donne siano restie ad andare a letto con gli uomini perchè è obiettivamente orribile scoprire che mentre sono dentro di te pensano solo a se stessi. Certo non è stupro,ma è comunque profondamente umiliante.

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Rita 8:34 am - 23rd aprile:

@Silvia: in parte sono d’accordo, penso che la minor intraprendenza femminile sia dovuta anche a questo. Ma direi che è orribile scoprire quanto mediamente (rispetto alla media degli uomini) siamo impedite nel sesso. smile C’è sicuramente una diversità nel tempo e nel modo dell’eccitazione. Tuttavia, personalmente non ho mai incontrato nè sentito dire di un uomo che non si sia “accorto” di eventuali sofferenze fisiche. Anzi, devo dire che a me ha sempre stupito l’ “attenzione” anche al minimo segno di smorfia che potesse lasciar trapelare anche solo un fastidio.

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Simone M 7:15 pm - 23rd aprile:

Forse non accadrà mai, per tutta una serie di motivi, ma credo che se almeno una minoranza di uomini comuni iniziasse a parlare realmente di sé, dei propri rapporti con l’altro sesso, dall’adolescenza all’età adulta, senza censure e ipocrisie varie, ne ascolteremmo e vedremmo delle belle.
Ad esempio, pagare in contanti una donna (quindi una prostituta) è umiliante per la medesima o per l’uomo?
Le femministe sostengono che lo è per la donna, mentre il sottoscritto è del parere che lo è per l’uomo, benché sia praticamente impossibile sentir uscire qualcosa del genere dalla bocca degli uomini.
Come ho già avuto modo di scrivere alcuni mesi fa, io sono un occasionale frequentatore di prostitute, fra le quali una giovane e bella rumena di 23 anni, che guadagna mediamente 800 euro al giorno (esentasse) e che vi posso assicurare tutto si sente meno che “umiliata”, sia perché la sua è una libera scelta (non ha papponi alle spalle), sia perché in un giorno riesce a guadagnare quello che suo padre non guadagna neanche in due mesi…
E posso assicurarvi che come lei ce ne sono tante in circolazione. Sicuramente, le donne e gli uomini “non sfigati” in ascolto, ora penseranno: ma se lo trovi umiliante, perché vai con le prostitute? Vi rispondo subito: perché per me, attualmente e ormai da anni, è l’unica maniera per fare del sesso. Sostanzialmente la mia vita sessuale e sentimentale è sempre stata uno schifo.
Personalmente non mi attribuisco alcuna colpa di ciò, perché il non avere alcuna fonte di potere attrattivo naturale e/o sociale verso l’altro sesso, non può assolutamente esserlo. Non l’ho scelto io: è andata così e basta.

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Andrea 8:40 pm - 23rd aprile:

Penso che le donne siano restie ad andare a letto con gli uomini perchè è obiettivamente orribile scoprire che mentre sono dentro di te pensano solo a se stessi. Certo non è stupro,ma è comunque profondamente umiliante. (Silvia)
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Non sono una donna, perciò non ne posso descrivere lo stato interiore, tuttavia vorrei chiederti: ma sei proprio sicura che gli uomini pensino solo a se stessi?
Da uomo che è stato sposato e successivamente separato e divorziato, ho il fortissimo sospetto che gli uomini pensino pure troppo al piacere femminile, causando così dei guai psicologici a se stessi. Basti pensare a tutti quelli che proprio perché troppo preoccupati del piacere femminile, non riescono ad avere l’erezione, essendo stati ghermiti dall’ansia e dall’idea di doverla per forza far godere. Credo che l’odierna società abbia veramente rovinato i maschi, dal punto di vista psicologico, emotivo e sessuale. Il massiccio ricorso a Viagra e Cialis, anche da parte di ventenni e trentenni, è lì a testimoniarlo. No, cara Silvia, questa storia non regge – non in questa epoca e in questo contesto sociale, perlomeno.

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Silent Hill 10:39 pm - 23rd aprile:

Silvia
Penso che le donne siano restie ad andare a letto con gli uomini perchè è obiettivamente orribile scoprire che mentre sono dentro di te pensano solo a se stessi. Certo non è stupro,ma è comunque profondamente umiliante.

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Dove l’hai letta sta favoletta ? Nei soliti link femministi ? Purtroppo per te la realtà è ben diversa. Raffaele in “reciprocità e spontaneità” l’ha spiegato benissimo

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Fabio C. 10:38 am - 24th aprile:

Silent Hill
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Dove l’hai letta sta favoletta ? Nei soliti link femministi ? Purtroppo per te la realtà è ben diversa. Raffaele in “reciprocità e spontaneità” l’ha spiegato benissimo
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Non è una favoletta femminista, bensì il “sentire” di moltissime donne (natura o cultura o tutte e due, lascio perdere, tanto non si caverebbe un ragno dal buco).
Vedi, al di là delle tante falsità che uomini e donne si raccontano da secoli, l’esperienza femminile è diversa da quella maschile; pertanto se è vero (e lo è) che le donne non possono descrivere l’esperienza maschile (dal punto di vista emotivo), è altrettanto vero il contrario.
Personalmente, questo vizio tipico di numerosi utenti o appartenenti al cosiddetto (invisibile) momas, non mi è mai piaciuto, fin dai tempi in cui ero iscritto alle mailing list di U3000 e dell’ingegner Marco Faraci (anni 2003-2004), perché perfettamente speculare a quello delle femministe, che credono di poter spiegare agli uomini il loro personale vissuto.
>
Fabrizio, tu scrivi,
°°°°°°°
Ma non è tutto, perché a questo punto entra in gioco un altro fattore fondamentale che ben conosciamo: il “machismo”, del quale i maschi delle classi popolari sono in molti casi imbevuti. Direi anzi che è proprio per loro che è stato inventato; una sorta di compensazione come altre, da una parte, e un modo per gestirli e controllarli meglio dall’altra, ridicolizzandoli e riducendoli a fenomeni da baraccone nel momento stesso in cui gli si fa credere di
“celebrarli” (mettiamoci pure tante virgolette).
°°°°°°°°°°°°°°
E’ vero che i maschi delle classi popolari sono imbevuti di machismo, ma perché scrivi che tale atteggiamento “è stato inventato per loro” ?? Secondo me non è stato inventato né dai maschi alpha né dalle femministe, ma è semplicemente l’espressione di quello che il maschio è nel profondo. Solo una certa educazione (che non ha niente a che fare col femminismo), determinati limiti e regole imposte in primis da dei VERI padri, possono smussare tali atteggiamenti. Pensa che io, da ragazzino, iniziai a praticare le arti marziali (sono cintura nera di judo) proprio perché essendo un tipo tranquillo e discreto, mi toccava subiva le angherie di alcuni “bulli”, che negli anni successivi “sistemai” a dovere… (occhio per occhio, dente per dente).

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Leonardo 11:22 am - 24th aprile:

Si vuole ridurre la sessualità maschile ad una prova di forza, di potenza, che le donne poi definiscono stupro: io sono maschio e quando ti ho posseduta ho vinto. (potrebbe essere anche il contrario, visto che loro posseggono il nostro organo dentro). Una volta avere tanti figli era sinonimo di virilità (ma anche femminilità).
Io invece cercavo il piacere dal corpo della donna…

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Silent Hill 7:39 pm - 24th aprile:

Fabio, lo sappiamo che anni fa stavi iscritto alla mailing list di u3000, ormai non si contano più le volte che lo hai detto. Nessuno ha giudicato affatto il vissuto femminile, ci si è limitato a mettere in evidenza come alcune fisime di non poche donne a riguardo del sesso-cioè sullo “sfruttamento del corpo femminile” e sul “ogni coito è stupro”–trovino origine,ingiustificatamente-,proprio in quel senso di passività che la penetrazione comporta.Chissà perchè mai nessun uomo si è mai fatto complessi a riguardo. Osservazioni evidenti e logiche queste pienamente confermate da Rino. Francamente di questa storia secondo la quale le donne “non hanno voglia di c…” non ne posso più.

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Fabrizio Marchi 6:57 am - 25th aprile:

Francamente, Silent, non credo che questo “dibattito” sull’ eiaculazione femminile, vera, presunta o inventata, sia di vitale interesse né tanto meno necessario per le prospettive del movimento maschile…Mi sembra piuttosto un battibecco da bar fra maschi che giocano a chi ne sa di più di femmine…
Direi di lasciar perdere, se siamo d’accordo, e passare ad argomenti più calzanti…
“Francamente di questa storia secondo la quale le donne “non hanno voglia di c…” non ne posso più”. (Silent Hill).
Silent, nessuno in questa sede ha sostenuto questo, per lo meno in termini assoluti. Affermare che esiste una asimmetria sessuale fra i due generi e una diversità nel modo di intendere e vivere la sessualità, non significa dire che le donne non abbiano nessun tipo di desiderio o di bisogno sessuale. Significa solo che questo bisogno (per ragioni sia di ordine naturale che culturale che abbiamo spiegato e discusso qualche centinaio di volte oltre ad averle trattate in numerosi articoli) è di fatto succedaneo ad altri bisogni e necessità proprio perchè non è vissuto in maniera impellente come è invece per gli uomini, per i quali molto spesso il sesso arriva a rappresentare una vera e propria dipendenza, fisica e quindi anche e soprattutto psicologica. E non perché siano più fragili o più sciocchi ma semplicemente perché la natura li ha fatti in modo diverso dalle donne.
Questo fa sì, in parole ancora più povere, che “la voglia di cazzo”, come dici tu, delle donne, sia più o meno relativa e/o condizionata, mentre la voglia di fica” da parte degli uomini è assoluta e a prescindere. E questo, come ripeto, per ragioni fisiologico-ormonali (quindi naturali) alle quali si sono aggiunte nel corso dei millenni, fino a compenetrarsi con le prime, “ragioni” di ordine sociale, economico, culturale e religioso.
Tutto questo complesso meccanismo che ho banalmente riassunto in questo commento da“bignamino”, ha creato quella che noi definiamo (né potremmo chiamarla diversamente) asimmetria sessuale fra uomini e donne. Senza di questa (e soprattutto senza il suo astuto, perverso e strumentale utilizzo) non potrebbe neanche darsi l’attuale condizione di subordinazione della maggioranza degli uomini (beta) nei confronti del genere femminile e noi non saremmo neanche qui a discutere perché, come ho ripetuto scherzosamente altre volte (ma neanche tanto) saremmo impegnati in ben altre faccende, come ad esempio correre felici, nudi e beati sulla spiaggia insieme alle nostre “consorelle”, facendo sesso liberamente, serenamente e giocosamente tra palme e noci di cocco, tuffandoci nell’acqua limpida e godendo dei piaceri di cui la Natura, Dio o Chi per loro ci hanno fatto dono.
E invece, per tante ragioni di ordine sia naturale che culturale, compenetratesi nei saecula saeculorum (e come già detto, sapientemente e astutamente gestite e utilizzate) che abbiamo cercato di spiegare (a questo punto forse maldestramente, dal momento che è necessario tornarci sopra più e più volte) la situazione è “leggermente” diversa da quella testè descritta e la relazione fra i generi si trova nella situazione che ben sappiamo e che ci ha indotti, nostro malgrado, a dar vita a questo movimento.
Fabrizio

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Silent Hill 8:06 am - 25th aprile:

Fabrì, non ho mai negato che esista un’asimmetria sessuale, volevo solo contestare un dogma troppo radicalmente convinto ( e cioè che le donne avrebbero pochissime voglie sessuali rispetto agli uomini) . Esiste una differenza qualitativa e non quantitativa, come hai detto tu condizionata da fattori culturali e naturali, e il mio desiderio ( su di me lo sto cercando di applicare ) è quello di eliminare la dipendenza psicologico-sessuale dal genere femminile che è la rovina forse principale degli uomini ( beta perlomeno) . Ad esempio ho letto da una parte che è da considerare una violenza psicologica imporre nelle TV italiane sempre veline mezze svestite. Ecco ad esempio io ho quasi smesso di vedere la televisione, salvo pochi programmi.

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Fabio 10:44 am - 25th aprile:

(Silent)
non ho mai negato che esista un’asimmetria sessuale, volevo solo contestare un dogma troppo radicalmente convinto ( e cioè che le donne avrebbero pochissime voglie sessuali rispetto agli uomini) .
°°°°°°°°°°°°
Innanzitutto una precisazione: io non ho mai scritto da nessuna parte (nemmeno otto anni fa) che le donne avrebbero scarsissime voglie sessuali. Al riguardo la penso più o meno come Fabrizio.
Sottolineato ciò, ti faccio notare che il dogma italiano, estremamente diffuso fra la popolazione maschile, da nord a sud (anzi, soprattutto al sud), è un altro: ovvero che TUTTE le donne avrebbero molte più voglie sessuali degli uomini… Pertanto non credo dovresti preoccuparti più di tanto del fatto che alcuni vecchi membri del momas sostengano il contrario. Sappi che fra questi c’è anche il fondatore di U3000, cioè Rino Barnart.
(essendo stato iscritto alla mailing list – al contrario di te e di altri – ricordo bene cosa scriveva).
°°°°°°°°
(Silent)
e il mio desiderio ( su di me lo sto cercando di applicare ) è quello di eliminare la dipendenza psicologico-sessuale dal genere femminile che è la rovina forse principale degli uomini ( beta perlomeno) . (Silent)
°°°°°°°°°°°°°°°°
Tempo fa, facendo una specifica ricerca su google, leggevo che la popolazione italiana ha superato i sessanta milioni, quella mondiale i sette miliardi.
Perciò come faresti ad “eliminare” la dipendenza psicologico-sessuale di circa trenta milioni di italiani e di almeno tre miliardi e mezzo di uomini di varie etnie, che tra l’altro hanno problemi molto più gravi da risolvere?? (fame, sete, guerre, aids, malaria, ecc).
Silent, ma sei consapevole del fatto che le tue sono solo utopie, al massimo applicabili a livello personale?
°°°°°°°
(Silent)
Ad esempio ho letto da una parte che è da considerare una violenza psicologica imporre nelle TV italiane sempre veline mezze svestite.
°°°°°°°°°
Credo dovresti lasciar perdere le stupidaggini che vengono scritte sui giornali.
Un esempio: in molti paesi africani, dove girano quasi tutti nudi, gli uomini sarebbero sottoposti a ripetute violenze psicologiche da parte delle donne locali?!?
Forse tu non sai (e infatti non lo sai…) che alla lunga le nudità femminili generano assuefazione, ossia fanno diventare normale – e quindi noioso – quel che dovrebbe essere eccitante.
°°°°°°°°°
(Silent)
ci si è limitato a mettere in evidenza come alcune fisime di non poche donne a riguardo del sesso-cioè sullo “sfruttamento del corpo femminile” e sul “ogni coito è stupro”–trovino origine,ingiustificatamente-,proprio in quel senso di passività che la penetrazione comporta
°°°°°°°°°°°°°
Se così fosse non dovrebbe esistere neanche il cosiddetto turismo sessuale rosa…

°°°°°°°°°
(Silent)
Osservazioni evidenti e logiche queste pienamente confermate da Rino.
°°°°°°°
E’ la centesima volta che citi Rino e Raffaele, come se entrambi fossero degli Dei depositari di verità incontrovertibili. Ma non c’è problema, Silent, tu continua pure a pensarla come ti pare, che io seguiterò a fare altrettanto. E con questo ho chiuso.

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Leonardo 10:53 am - 25th aprile:

Francamente, Silent, non credo che questo “dibattito” sull’ eiaculazione femminile, vera, presunta o inventata, sia di vitale interesse né tanto meno necessario per le prospettive del movimento maschile…Mi sembra piuttosto un battibecco da bar fra maschi che giocano a chi ne sa di più di femmine…
——————————————————————–
Io non avevo preso il discorso eiaculazione per il motivo citato. Proprio al bar, poco fa, ho visto passare due cosidette “fiche” ben vestite e dall’aspetto gelido, che sembrano non provare desideri sessuali verso gli uomini e ci stanno come per farti un piacere. Io riflettevo, che se una ragazza di queste si scompone nell’eiaculazione: acquista un calore umano, mostra davvero un godimento con il suo uomo e risulta perdente davanti ad esso (siamo tutti d’accordo che il vantaggio femminile è il minor desiderio sessuale che sia) Molti la considerano una cosa virile e forse sono angosciati per questo, ma si considera un atteggiamento virile anche quando una donna si fa avanti con un uomo (l’aggressività, il testoterone. Come ha detto già qualcuno: preferisco vivere).
O forse è il contrario: la donna che schizza vuole dominare sull’uomo battendolo nel suo stesso campo?
Riflessioni. Ma sono d’accordo con te Fabrizio su non insistere sull’argomento; o all limite se ci saranno psicologi e sessuologi che si occuperanno di QM…

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Marco 12:04 pm - 25th aprile:

@ Silent Hill -
Esiste una differenza qualitativa e non quantitativa,
@@@@@@
Ancora con questa storia della qualità opposta alla quantità, che non significa assolutamente nulla?
Vogliamo pure parlare di gusti sessuali, allora?
>
@ Silent Hill –
Ad esempio ho letto da una parte che è da considerare una violenza psicologica imporre nelle TV italiane sempre veline mezze svestite. Ecco ad esempio io ho quasi smesso di vedere la televisione, salvo pochi programmi.
@@@@@@
E’ violenza psicologica solo nei confronti di chi non ha una vita sessuale regolare e soddisfacente o di chi segue i dettami di certe religioni. Basta con le esagerazioni.
>
@ Silent Hill -
Francamente di questa storia secondo la quale le donne “non hanno voglia di c…” non ne posso più.
@@@@@
Io, invece, non ne posso più della tesi mediatica e popolare secondo cui oggigiorno i ruoli si sarebbero invertiti e pertanto le donne si sarebbero trasformate in cacciatrici.
Ebbene, io vivo nel Lazio, non molto lontano dal mare, nonostante ciò neanche l’estate, in spiaggia, mi capita di vedere orde di femmine assatanate all’inseguimento di “timorosi” maschi. Osservo sempre il contrario.

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Silvia 9:03 pm - 26th aprile:

Leggendo i vostri commenti mi viene voglia di rispondere parlando di me,della mia esperienza ma poi qualcosa mi trattiene. Vorrei dire solo che chi cresce con una madre che dice che “quando un uomo entra dentro di te è sempre una violenza” arriva a negarsi il piacere per paura della immaginaria prevaricazione. E ciò conduce anche a ribellarsi al ruolo naturalmente passivo femminile perchè comporta un totale abbandono fisico che la suddetta ragazza pensa di non potersi a nessun costo permettere. Poi alla fine, quando decide che è giunto il momento di provare il benedetto\maledetto sesso perchè i suoi ormoni letteralmente la perseguitano,allora trova un ragazzo e scopre che la penetrazione è eccitante ma priva di carezze. La prestazione è eccellente ma senza sguardi parole emozioni. Al ragazzo è bastata la penetrazione,il ragazzo è anche riuscito a fermarsi, dicendole “ma sei asciutta,così ti fai male”,ma solo per rivestirsi e andare via. La ragazza è rimasta sola e ha pensato che non lo richiamerà e non farà più sesso se non con qualcuno che sappia guardarla accarezzarla e baciarla. A tutti gli uomini assetati di fica dico che uno sguardo dolce può fare molto più del cialis. E la cosa assurda è che gli uomini sono meravigliosi e puri quando provano qualcosa e io li adoro per questo. Credetemi,ci provo davvero a vincere pregiudizi e paure indotte perchè siete un tesoro sepolto che voglio disseppellire.

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Fabrizio Marchi 10:52 pm - 26th aprile:

Cara Silvia, in fondo la risposta te la sei data in parte da sola. Forse più che con quel ragazzo che si è rivestito e se ne è andato per la sua strada, dovresti piuttosto prendertela con tua madre che ti ha cresciuto “insegnandoti” che “quando un uomo entra dentro di te è sempre una violenza”…
Con queste premesse, secondo te, è possibile per una ragazza costruire una relazione serena ed equilibrata con gli uomini? Scusa la franchezza ma non potrei dire cose diverse…E quali tracce lascia un simile “insegnamento” in una ragazza? Paura, diffidenza, a dir poco, e forse la convinzione profonda, come dici tu stessa, che gli uomini in ultima analisi siano più o meno un branco di animali famelici “assetati di fica”.
Ora, Silvia, credimi anche tu. Gli uomini possono essere puri e meravigliosi anche quando e se non provano quel “qualcosa” in più che tu vorresti provassero nei tuoi confronti. Fare sesso nutrendo un sentimento nei confronti di una donna non rende un uomo migliore di un altro che non lo prova. Né questa condizione riduce quest’ultimo ad una specie di bruto “assetato di fica”.
Il mio suggerimento è di liberarti da questa falsa e artificiosa dualità. Ne guadagnerai sotto tutti i punti di vista e soprattutto si apriranno nuove porte nella tua vita.
Buon lavoro!…smile
Fabrizio

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Silvia 1:30 pm - 27th aprile:

Si infatti Fabrizio, proprio per questo ho scritto il post,per sbugiardare le paure indotte da madri terrorizzanti in buona fede. Anche se resto convinta che molti uomini otterrebbero un sesso più gratificante se ci mettessero tenerezza umorismo e perchè no,un pizzico di anima. Nella mia vita ho conosciuto già un uomo dolcissimo con cui scherzare sia sull’amore che sul sesso facendoli piacevolmente entrambi. Grazie a lui ho lenito alcune ferite e ho capito tante cose che non mi ero mai presa la briga di pensare esistessero. In ogni caso scrivere qui confrontandomi con voi e con le vostre reazioni è proficuo. A parte il fatto che tu mi piaci alquanto ;)
Buon lavoro anche a te

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Fabrizio Marchi 5:50 pm - 27th aprile:

Silvia, così mi farai arrossire…smile davanti a tutti, poi, dai…smile
Fabrizio

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Fabrizio Marchi 11:45 pm - 21st febbraio:

Non sappiamo ancora se fosse innocente o colpevole: era in attesa di giudizio. Ma anche se fosse stato colpevole, doveva finire in questo modo?
Da notare, come recita l’articolo, che il ragazzo era accusato di palpeggiamenti, atti osceni e molestie varie che oggi vengono equiparati al reato di violenza sessuale…
Mi chiedo come sia possibile che in uno stato di diritto e in una società civile degna di questo nome un giovanissimo possa essere sbattuto in galera per mesi (in attesa di giudizio) per una manata sul culo, una bravata “machista” e qualche telefonata di troppo ad una ex che lo ha smollato…

http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fmilano.repubblica.it%2Fcronaca%2F2012%2F02%2F20%2Fnews%2Fventunenne_suicida_a_san_vittore_il_decimo_caso_in_italia_nel_2012-30186761%2F%3Fref%3DHREC2-7&h=AAQE7z6OxAQFAQbTDrnHQkWm5enomIwQYkH4ABSYPCIz9XQ

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