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14 mar 2014  |  5 Commenti

“E a noi che ce frega? Mica siamo francesi…”

In Francia la legge vieta ad un uomo incerto sulla vera paternità del figlio di ricorrere al test di paternità, con pena anche carceraria, ed anche se lo fa all’estero. Al contrario, un uomo può essere obbligato su richiesta di lei a sottoporsi al test di paternità.

E a noi che ce frega? Mica siamo francesi…”  (Rino)

Rino cita ironicamente la conclusione cui giunsero in tanti nella Storia quando la tempesta si stava abbattendo sulle case degli altri e lontane. Non corsero in aiuto, non diedero l’allarme, e furono spazzati via. Sta già succedendo e succederà di nuovo.
Eppure lo schema non cambia ed è riconoscibile per la “rivoluzione femminile” come per altri movimenti che da “rivoluzionari” sono finiti a minacciare e gestire galere per conto terzi: un potere in crisi le coopta concedendo una “emancipazione” dall’alto. Spesso addirittura imponendola. Poi le/li impiega come ascari al proprio servizio. E tutto resta come prima, anzi peggio. Prova ne è che questa partecipazione femminile al potere non porta altra novità che il medesimo potere col volto anche di donna.

Puro maquillage.

Nulla che possa essere riconosciuto come contributo innovativo alla gestione del potere. Eppure dalla specificità femminile ci si aspettava qualcosa di bello e importante: non si è visto nulla.
Qualche assessora, come al Comune di Milano, ha dato il meglio di sè e si è compiaciuta di sostituire il termine papà e mamma con genitore A e genitore B, dimenticandosi che tanta novità era già stata espressa nei campi di concentramento e sterminio tedeschi nei quali ogni riferimento concreto alla persona era vietato e sostituito con un numero.

Il potere da sempre odia che gli si contrappongano persone individuate da una precisa identità.

E a Milano giustamente una mamma, di fronte all’imposizione di negare la propria identità firmando sotto genitore A o B, ha cancellato il tutto sovrascrivendoci la parola mamma.

E mi viene in mente una ragazza che al momento di ricevere sul braccio l’attribuzione del numero di identificazione imposto nei campi di concentramento, improvvisò un passo di danza, unico modo per affermare la propria personalità: era una ballerina.

Fu abbattuta da una raffica di mitra.
Ecco appunto: c’è un vento che annuncia ritorni orrendi mistificati da una veste nuova.


5 Commenti

cesare 2:20 pm - 14th marzo:

Chi voglia rendersi conto della “COSA” orrenda che minaccia la nostra umanità e sta arrivando preannunciata dalle prime “folate di vento” come quelle che soffiano gelide dalle menti disorientate del Sindaco e degli assessori del Comune di Milano, quelle che si scandalizzano di chiamare papà il papà e mamma la mamma (ma degli altri), può leggere su Il Foglio di oggi 14 marzo l’articolo dal titolo:”Farida Belghoul, il ritorno”, sottotitolo:” La leader antirazzista francese degli anni Ottanta oggi boicotta il giacobinismo gender a scuola”.
Il Foglio usa il termine giacobinismo, ma qui siamo alla violenza spietata di una ideologia, tra l’altro strettamente legata al femminismo, impugnata dagli Stati per eradicare dagli individui un’area di libertà che mai era stata messa in discussione, se non da pochit intellettuali matti in senso stretto. Mi sembra che quando la violenza del potere giunge a questi livelli di denegazione dell’umano il precedente cui far riferimento è al nazismo. E poi ci si scandalizza quando si usa il termine femminazismo per indicare questo femminismo. Comunque la “COSA” orrenda ha già i suoi emissari in Italia. Questi alieni alienati sono già tra noi.

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cesare 5:01 pm - 14th marzo:

Pensiero dopo pensiero il quadro si chiarisce da solo:
la chiamata alla condivisione del potere seppure nel ruolo di ascari, è di fatto uno scambio:
le “donne”,( che poi non sono “le donne” ma quelle che gestiscono lo scambio), garantiscono alla classe dominante (quel 10% che ha il 50% della ricchezza e non è solo un concetto) copertura, sostegno e legittimazione,(in nome della “emancipazione”, “liberazione”, e quant’altro delle “povere oppresse”), di politiche finalizzate alla liquidazione di ogni effettiva concreta strutturazione della vita della persona, quella che, proprio per la sua appartenenza al mondo del concreto, dell’incarnato, si sostanzia come contropotere,per esempio:
1) la famiglia come prima organizzazione di una comunità dotata di un potere autonomo in grado di incidere sulle aree di potere fondamentali come l’economia, l’educazione, la scuola, la riproduzione;
2) la identità sessuata della persona che comporta la definizione di uno spazio e di un tempo determinato concretamente e diversamente strutturato tra maschio e femmina;
3) le funzioni maschile e femminile l’una costruttrice di civiltà e quindi potenzialmente eversiva,l’altra a costituire il setting che consente il manifestarsi positivo dell’esistente;
4) la funzione paterna come quella che introduce alla realtà e alla autonomia e alla libertà, la funzione materna come quella che accoglie, nutre e tutela la vita su cui il potere oggi esige il dominio totale;
5) la solidarietà e complementarietà tra i sessi che ha come presupposto la loro diversa identificazione;
…) ed altro ancora non pretendendo queste note di essere esaustive.
Sul carro trionfante del femminismo ormai i passeggeri appaiono ben definiti: il genderismo, l’omosessualismo, l’eugenismo, l’ultraumanismo, e poi l’eutanasia (quella che può offrire l’ opportunità di “suicidare” i corpi non efficienti), gli uteri in affitto, le manipolaziomni genetiche, i figli “a la carte”, ecc. ecc.., sono tutti strumenti a sfasciare l’umano sciogliendone le determinazioni concrete e incarnate nell’astratto, così da ridurlo alla più totale impotenza, e al tempo stesso manipolabile come creta.
I nuovi dei, diversamente dal vecchio Dio, applaudono ad Eva che porge la mela ad Adamo, perchè non riconosceranno certo a questa Umanità la dignità di figli destinati alla libertà.

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cesare 11:41 pm - 14th marzo:

A pensarci bene è ormai più di un decennio che si è di fronte alla COSA, cioè ad una gigantesca produzione di un pensiero sociale del tutto irrazionale, di una narrazione condivisa che non ha capo nè coda, di affermazioni senza senso, di parole e giudizi, diventati convinzione comune e ufficiale verità, che non hanno alcun rapporto con la realtà, di prese di posizione sistematicamente contraddittorie; siamo di fronte ad una esplosione di pulsioni emerse da un caos istintuale primitivo e imposte come moralità ed etica superiori.
Siamo travolti dall’eruzione di una materia psichica e mentale priva di forma, un BLOB appunto che tutto pervade, tutto ricopre, tutto nasconde, tutto confonde, tutto perverte, tutto sovverte e inverte.
Una visione del mondo, un vissuto di massa che per questa mancanza di qualunque interna struttura coerente ha i tratti tipici del delirio.
Mi sono detto che quando in una società viene prodotto, imposto e accettato un BLOB e un BLOB di questo tipo, esso deve svolgere una funzione importantissima, tale per cui quella società senza quel BLOB non regge. Anzi tanto più è senza senso e senza alcun contatto con la realtà tanto più è utile.
Mi sono chiesto il motivo e l’unica risposta che ho trovato è una risposta antica: il BLOB serve a non vedere ciò che non si vuole vedere, non si può vedere, è vietato vedere e dire.
E quello che non si può vedere e dire è la struttura stessa della organizzazione della produzione e della società che non è più in grado di reggere perché minata da una interna insolubile contraddizione che si riverbera in ogni ambito e pertanto è impossibile elaborarne una qualunque consapevolezza, una qualunque rappresentazione che non evidenzi la totale irrazionalità, impossibilità del sistema.
E’ pertanto obbligatorio il BLOB, è obbligatorio il delirio, è obbligatorio accettarlo come pensiero unico anche se di pensiero non vi è alcuna traccia. E penso anche che lo si accetti in piena consapevolezza che si tratta di un BLOB perché si pensa che non c’è più nulla che si possa fare per cambiare le cose.
Naturalmente c’è poi chi ci crede davvero e ne fa motivo di orgoglio, rivestendosene come un vestito alla moda e va in passerella.

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armando 12:07 am - 15th marzo:

Faccio interamente mie le riflessioni di Cesare. Non si tratta di limitare la libertà di alcuno perchè non è vera libertà quella che contraddice la natura. Al contrario, aristotelicamente, libertà è lo sforzo di realizzazione concreta di ciò che in ciascuno è a livello potenziale. E a quel livello, madre e padre, femmina e maschio, esprimono identità diverse quantunque, è ovvio, ugualmente umane e dotate di identica dignità. Ogni scarto rispetto a questa via maestra è solo violenza ideologica.

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cesare 8:02 am - 15th marzo:

Si può ben capire che il senso e il rispetto della realtà, la coerenza e il senso di responsabilità nel qui ed ora, la memoria del sacrificio e del dono di chi ci ha preceduto, la intelligenza, la forza e il coraggio di costruire il futuro, e tutto quanto è della paternità e del padre secondo quanto scrive Peguy nel testo tante volte riportato dal titolo:” Il padre il vero avventuriero” è agli antipodi del BLOG di cui dicevo nei post precedenti.
Il mondo del BLOG è il mondo senza padre, il mondo dei senza padri, dove domina il rispecchiamento narcisistico di sè, la ricerca del principio del piacere inteso come unico codice lecito, il senso di onnipotenza e il delirio proprio dell’infante attaccato al seno della madre.

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