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08 set 2011  |  46 Commenti

Due pesi e due misure

“Le madri assassine vanno aiutate”

Non che vadano aiutate ad assassinare altri figli. Per carità.

Vanno capite e aiutate a guarire dal male che le conduce a tali delitti. Bene.

Mamme che non possono amare

I padri separati (e non) che uccidono (e che pagano con il carcere a vita o il contestuale suicidio) quelli non vanno capiti.

1) Vanno liquidati come delinquenti.
2) Il loro crimine va esteso a tutto il Genere maschile in quanto agenti del Genere malnato: agenti della misoginia.

Cosa produce un regime totalizzante sul piano della visione, deformante in senso assoluto su quello dell’interpretazione?
Un regime che si sia impossessato tanto della conoscenza quanto dei valori?

Cos’è, cosa produce, come lavora Matrix?


46 Commenti

Fabrizio Marchi 9:55 pm - 8th settembre:

“I padri separati (e non) che uccidono (e che pagano con il carcere a vita o il contestuale suicidio) quelli non vanno capiti. Vanno liquidati come delinquenti”. (Rino)
E al contempo anche come inadeguati. Incapaci quindi di relazionarsi con il ben più alto livello di autonomia, evoluzione e consapevolezza raggiunto dalle donne, privi di autostima e amor proprio, non hanno nessun altra risorsa da mettere in campo se non quella di uccidere, uccidersi e dare di matto…
Naturalmente un uomo che spara alla ex moglie e la uccide, la galera se la fa tutta fino all’ultimo giorno e nessuno si preoccupa di capire le ragioni che stanno alle spalle di un simile disperato (e criminale) gesto e che lo hanno provocato (oltre naturalmente ad essere finito per sempre, di fatto condannato anche ad una sorta di morte civile, sociale e spirituale da scontare extra galera).
Invece alle donne che procurano la “dolce morte” (come recita l’articolo di Donna di Repubblica) magari friggendo il figlio nel forno a microonde, oppure frullandolo nella lavatrice (non sapevo che fossero “morti dolci” prima di aver letto quell’articolo…), oltre a tirarle fuori dal carcere in tempi molto rapidi perché è evidente – dicono gli specialisti – che siamo di fronte a pesantissime sindromi depressive e a disturbi della personalità (ma va? Non lo avremmo mai pensato…), gli si dedica pure un film che ha un indubbio retrogusto comprensivo e assolutorio (è evidente anche solo leggendo la recensione).
Proviamo, a parti invertite, a pensare ad un film sulle storie di quei padri separati abbandonati, espropriati di tutto, scaraventati in mezzo ad una strada e ridotti in uno stato di prostrazione totale che in un raptus di follia criminale, uccidono la ex moglie.
Voi che ne dite? Ci sarà un produttore cinematografico disposto a finanziare un film del genere (altrettanto comprensivo e assolutorio …)?

Fabrizio Marchi

P.S. o forse uccidere una donna adulta è più grave che uccidere un bambino?

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cesare 9:09 am - 9th settembre:

Esiste una strana presunzione ideologico/razionalistica in merito al funzionamento del cervello umano: differentemente da qualunque altro organo sembra che non possa essere irrimediabilmente compromesso da azioni altrui. Invece si sa che per indurre un cervello a perdere la sua funzione precipua, ovvero ragionare, basta assai poco. In sintesi e in chiaro: far diventare matto il proprio marito/moglie o compagno/a non ci vuole poi molto: basta violare tutte le regole base della relazione umana (es.: portargli via ogni affetto, ogni dignità, ogni espressione positiva di sè, ogni bene con una falsa accusa di violenza), vivere in un contesto culturale che interpreta queste violazioni come giusto atto di liberazione dal male e in un sistema e in una prassi giuridica che impone queste tremende violazioni, di ogni sacrosanto sentire umano, come norma di legge con la forza cogente di carabinieri e polizia. Questa si chiama violenza istituzionalizzata e nella Storia la violenza fattasi istituzione si è sempre avuta quando un’ideologia ha preso il sopravvento sulla realtà ed è diventata legge e imposizione di Stato. Quando una ideologia si incarna nell’azione di uno Stato, questo diventa totalitario. Oggi il femminismo è l’ideologia che ha istituzionalizzato la violenza, e come sempre quando si istituiscono regimi totalitari, la parola d’ordine con cui si istituzionalizza la violenza è sempre uno slogan contro la violenza. Dall’ “Arbeit macht frei” che campeggiava all’ingresso dei campi di streminio nazisti, ai “Campi di rieducazione” del comunismo, fino alla stupefacente violenza che in nome della “Non violenza” il regime femdominista sta progressivamente inserendo e attuando in ogni aspetto delle relazioni personali tra femmine e maschi, tra genitori e figli: infiniti sono gli esempi in tsal senso. I padri e i maschi che uccidono e si uccidono, le madri che uccidono ( a milioni!) i propri figli nel proprio ventre, ecc. ecc., ecc., sono figli diretti della violenza istituzionalizzata frutto del femminismo trasformatosi in femdomismo.
Tempo fa leggevo di un esperimento in un lager nazista: a dimostrare che non c’erano regole naturali ma solo culturali, e il superuomo ariano poteva fare quel cavolo che voleva, impose ad alcuni prigionieri, uomini e donne la violazione di tutti i tabù umani relazionali. Conclusione: impazzirono tutti. Accade anche oggi, ma su scala planetaria, a dimostrare che la superdonna, il nuovo essere superiore, è al di là del bene e del male. Anzi le è riconosciuto il potere di chiamare male il bene e bene il male.

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dia 6:29 pm - 11th settembre:

concordo con il post di Della Vecchia. Al cento per cento. Osservo come in Italia parlare di violenza DELLE donne, soprattutto sui bambini, sia ancora un tabù. Non esiste quasi niente, a parte il sito violenza-donne (il centro documentazione). Le madri, poi, in quanto donne al quadrato, vanno sempre capite e perdonate, oppure accettate nella loro “imperfezione”. Cosa che mi starebbe anche bene, se fosse estendibile a entrambi i generi.

Lascio qui qualche traccia per chi legge l’inglese (in italiano purtroppo c’è poco o niente):

http://www.amazon.com/Female-Sexual-Children-Michele-Elliott/dp/089862004X#_
il libro di Michelle Elliot (psicologa clinica), “Female Sexual Abuse of Children”

http://hereticalsex.blogspot.com/
un blog pieno di dati e references

http://www.canadiancrc.com/Newspaper_Articles/BBC_Child_sexual_abuse_by_women_06OCT97.aspx
Il testo del documentario della BBC (1997) “The Ultimate Taboo – Female Sexual Abuse of Children”. Il primo, che io sappia, che ha affrontato l’argomento in un programma televisivo (Panorama) importante. Si trova quasi tutto su youtube.

Keep up the good work!
dia

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Fabrizio Marchi 8:48 pm - 11th settembre:

Verissimo ciò che dici,Cesare ,e ti ringrazio perché mi hai dato lo spunto per una riflessione (vado di getto, come mio solito…), tuttavia non dobbiamo mai dimenticare che le ideologie (ed alcune in particolare, come ho sia pur molto sommariamente spiegato in poche battute anche nel mio video “Reciprocità e spontaneità”) affondano le loro radici nella natura umana, o comunque in alcuni aspetti di essa. Sarebbe errato, dal punto di vista analitico, pensare che le ideologie siano corpi separati e che non abbiano nulla a che vedere con quegli aspetti che attengono la natura stessa dell’umano. Come al solito, ribadisco che non è possibile separare natura e cultura.
Il Capitalismo risulta vincente (e fino ad oggi la sua ideologia si è dimostrata sicuramente la più potente ed efficace tra quelle che hanno fatto la loro comparsa sul pianeta) appunto perché la sua ragion d’essere mette radici in alcuni aspetti dell’ontologia umana (homo homini lupus, possesso, proprietà, competizione, rapacità, individualismo). Naturalmente la discussione potrebbe essere come al solito interminabile, ma ci siamo capiti…
E ciò che vale per il Capitalismo e per la sua ideologia vale anche e soprattutto per il Femdominismo che è oggi parte integrante e fondamentale sia del primo che della seconda.
Capisco che la mia analisi è veramente “scorretta” sotto questo profilo, ma personalmente non ho dubbi da questo punto di vista. L’attuale situazione è il risultato dell’incontro strategico, o se preferite, del matrimonio, fra una parte dell’ontologia femminile (leggi asimmetria sessuale con inevitabile ricaduta sulla relazione con il maschile, con tutto ciò che ne deriva…) e l’ideologia capitalistica dominante (ragione strumentale). I due aspetti sono assolutamente compenetrati e non possono essere separati. Sottolineo ancora una volta che è proprio questa interpretazione della realtà che desta scandalo, perchè è lacerante per tutti, in tutte le direzioni; a “sinistra” innanzitutto, ma anche nel mondo più tradizionalista e “conservatore” (a parte il fatto che oggi anche la “sinistra” lo è, ma ci capiamo anche in questo caso…) .
Questa situazione, sotto questo profilo, potrebbe invece essere modificata, in favore della grande maggioranza dei maschi naturalmente, proprio grazie ad un intervento di tipo “culturale”, cioè in seguito ad un processo (culturale e inevitabilmente anche sociale, economico e quant’altro) in grado di indebolire il paradigma mercantile-utilitaristico dominante e favorire quindi il sorgere di relazioni umane non più dominate dalla mera logica della ragione strumentale. Fermo rimanendo, sia chiaro, che la perfezione non esiste, anche perché abbiamo appena detto che alcuni aspetti fanno parte dell’ontologia umana (che si modifica in parte anch’essa, sia pure in modo infinitamente più lento rispetto alle trasformazioni culturali) e sarebbe di conseguenza anche profondamente errato pensare di poter intervenire su questa in modo più o meno forzoso (dogma culturalista destinato inevitabilmente a sfociare nel totalitarismo e nelle cosiddette ingegnerie sociali di qualsiasi genere, compresa quella attuale che è forse una delle più sofisticate anche se delle meno apparentemente cruenti).
Badate che questo non è un punto da poco. Ad esempio diversi attivisti del momas (non appartenenti a UB)si ostinano a separare natura e cultura e ad individuare nel “dogma culturalista” a senso unico (cosa in parte vera, sia chiaro) l’origine di tutti i mali. “Torniamo alla natura – questo in pillole il loro paradigma – e mettiamo sotto i tacchi la cultura (sto andando ovviamente con la zappa ma ci siamo capiti…) e il problema è risolto”.
Errore madornale, perché dimostrano di non avere capito il nesso di cui sopra (relazione fra ontologia femminile e ragione strumentale), nonché la natura profonda dei processi avvenuti e tuttora in corso e della loro complessità, cioè un’abile miscela di natura e cultura anche se la prima viene negata (o vengono affermati solo quegli aspetti che conviene affermare, in base alla convenienza del momento) e la seconda viene rivendicata non solo come strumento di trasformazione della realtà (su questo, in parte anche se non del tutto ovviamente, come ho già spiegato, sono d’accordo metodologicamente anch’io) ma soprattutto come l’unico strumento interpretativo del reale .
E’ evidente la ragione di questa operazione. L’oppressione millenaria subita dal genere femminile da parte di quello maschile– sostiene il femminismo – è di natura culturale. Infatti, se sostenessero che questo presunto dominio affonda le sue radici in ragioni di ordine ontologico farebbero un’operazione che le porterebbe in una strada chiusa, senza possibilità di uscita. Perché affermare questa seconda ipotesi significherebbe oggettivamente ammettere che la presunta condizione di oppressione del genere femminile da parte di quello maschile appartiene ad un ordine del tutto naturale e quindi immutabile delle cose(a meno, a quel punto, di un mostruoso e violento intervento “culturalista” di proporzioni fino ad ora sconosciute). La qual cosa potrebbe essere giustificata solo in due maniere (non si sfugge): o il genere femminile è ontologicamente “inferiore” a quello maschile (concetto ovviamente insostenibile) oppure, al contrario, che il genere maschile ha potuto perpetrare il suo dominio sul genere femminile attraverso l’esercizio della violenza e della forza bruta, perché queste sono le caratteristiche distintive e peculiari della sua stessa ontologia. Ma anche questa ultima ipotesi in sé (il paradigma è: ontologia maschile che produce violenza che produce oppressione del genere femminile, ovviamente dialetticamente capovolgibile in: genere femminile vittima della violenza a sua volta prodotto esclusivo dell’ontologia maschile), non è altrettanto sostenibile perché, attribuito alla dimensione ontologica, sarebbe oggettivamente tacciabile di sessismo e di razzismo.
Di conseguenza (seguendo questo ragionamento) la ragione di questa presunta oppressione a senso unico –ci spiegano – non può che avere origini culturali (sociali, economiche, religiose, politiche, storiche ecc.). Tant’è che la vulgata femminista arriva addirittura a sostenere che prima dell’avvento del maschile (e del patriarcato), quando le società erano dominate dal femminile e dal matriarcato,si viveva in una specie di società comunistica senza violenza, diseguaglianze, in un contesto di totale e assoluta armonia e libertà, come ad esempio secondo loro avveniva nella antichissima Creta e in alcune regioni europee(viene da ridere ma tant’è…)… .
Ma giunti a questo punto le contraddizioni si ripresentano in misura ancora più macroscopica (se soltanto qualcuno avesse la volontà di vederle…).
Se infatti l’origine dell’oppressione femminile (da parte del maschile) fosse di ordine eminentemente culturale, quando le femministe stesse sostengono che in ultima analisi questa è dovuta all’esercizio della forza,caratteristica peculiare e distintiva dell’ontologia maschile (la violenza è maschile, lo dicono loro, non io…), come si fa contestualmente a sostenere che questa presunta oppressione sia esclusivamente di ordine culturale? E’ evidente che siamo di fronte ad una forzatura, anche molto rozza a mio parere, da qualsiasi parte si voglia tirare la giacca, come si suol dire…
Naturalmente, procedendo su questo binario, si potrebbe continuare all’infinito in un gioco di rimandi senza fine, grazie ad una abile (solamente perché nessuno ha voglia di indagare…) miscela di elementi, clamorosamente contraddittori l’un con l’altro, ma utilizzati di volta in volta senza neanche tanto preoccuparsi della loro intrinseca contraddittorietà.
Come vedete, sembra di stare in una sorta di labirinto, dal quale non si riesce ad uscire. E’ proprio questa la “furbata”, insieme soprattutto alla consapevolezza da parte loro (questa è la loro vera forza) che nessuno mai andrà a sbattergli in faccia l’oggettiva contraddittorietà di tali teorie.
Concludo citando, a tal proposito, un passaggio che mi sembra molto puntuale, di un libro del filosofo politico, Costanzo Preve, che ho finito di leggere proprio in questi giorni:”Con il termine ideologico intendo sostanzialmente il significato proposto da Karl Marx, e poi posteriormente ribadito, modificato e concretizzato, per cui l’ideologia sistematizza la realtà, non certamente “così com’è”, ma come deve diventare per giustificare e legittimare interessi economici e politici di potere e di dominio”. E ancora “…la dimensione ideologica è necessaria per la riproduzione delle società umane, indipendentemente dal giudizio di valore positivo o negativo che si dà di esse, ed è quindi sempre inevitabilmente presente, così come lo sono l’arte, la filosofia, la religione ecc…”.
Fin qui la concezione marxiana classica del concetto di ideologia (dal sottoscritto condivisa). Ma è a questo punto che arriviamo al punto focale (pensiero del Preve) che a mio parere calza a pennello anche e soprattutto in relazione femdominismo e alla QM:”La menzogna palese rappresenta a mio avviso un grado superiore , darwinianamente parlando, della precedente menzogna occulta. La menzogna occulta dava infatti luogo a strategie di smascheramento o di demistificazione…la menzogna palese svuota completamente questa funzione critica e si pone come strumento bellico diretto. La menzogna palese, lungi dall’essere “sciocca”, riflette invece la dura realtà dei rapporti di forza. Il suo modello è la favola antica del lupo e dell’agnello , in cui il lupo, avendo comunque già deciso di divorare l’agnello , attua pro forma un dialogo demenziale, accusandolo di intorbidare l’acqua che lui sta bevendo, laddove l’agnello stesso si trova a valle del lupo e non a monte”.
Mi pare che questa lettura si adatti perfettamente alla situazione che stiamo vivendo, anche se l’autore si riferiva ad altro (peraltro è anche lui un antifemminista convinto solo che, a differenza nostra, considera il femminismo un fenomeno sovrastrutturale).
In conclusione ciò che voglio ribadire, ,anche se ammetto di scoprire l’acqua calda (e di lasciare volutamente aperta la discussione), è che il nodo natura-cultura, che non può essere risolto una volta per tutte in un verso o nell’altro, tanto meno deve essere sottovalutato oppure affrontato in modo superficiale, perché è proprio all’interno di questa più che complessa relazione che si trova il busillis dell’intera vicenda.
Il Femdominismo lo sa bene ed è per questo che è stato ed è abile nel mescolare le carte. Ma noi abbiamo capito il gioco e questo forse non lo avevano previsto, per lo meno non ora e non in questi termini…
Fabrizio

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cesare 9:53 am - 14th settembre:

Sulla falsità disvelata come tale ed usata comunque come verità ufficiale perchè sia chiaro a tutti chi comanda e chi obbedisce (la forma più alta di intimidazione e violenza che si possa mettere in atto e modo proprio del femdominismo) la patria del femdominismo ( e della Grande Madre) , la Svezia, ci offre questo esempio:

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/420126

Dunque non è esercizio di violenza che traumatizza in modo gravissimo un minore trascinare in galera senza motivo e senza prove il padre davanti ai suoi occhi, bensì è violenza quella del padre che ha cercato in modi bruschi di trattenere il figlio perchè seguisse la famiglia in pizzeria. Da cui poi la generalizzazione secondo cui sono i padri i violenti, mentre tutti gli studi evidenziano che la vera violenza sui minori è esperienza originaria nel rapporto madre/figlio.

La fascia dei regimi femdoministi (Norvegia, Svezia,Finlandia) ha come obiettivo la distruzione del padre e lo sputtanamento del maschile e la Grande madre, l’archetipo junghiano del dominio e del potere regressivo del principio femminile (l’Ombra femminile), afferma senza nascondimenti la sua violenza perchè si capisca che è il suo potere il nuovo principio che definisce il vero e il falso. E i suoi figli senza padre, si annichilano o sparano ad alzo zero contro i coetanei come in Norvegia.

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Fabrizio Marchi 10:24 am - 14th settembre:

Cesare, aveva già provveduto Rino a segnalare quell’articolo, e lo stesso dicasi a Marco per l’articolo di Vanity Fair già segnalato da Mauro.
Noto con grande soddisfazione che abbiamo un ottimo ed efficientissimo ufficio stampa… smile
E’ un mestiere che ho svolto per molti anni, qundi vi faccio i miei complimenti…smile
Fabrizio

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cesare 10:43 am - 14th settembre:

Sì ma il commento è coperto da copyright….Ciao Fabrizio

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Fabrizio Marchi 9:12 am - 16th settembre:

Due pesi e due misure anche in questo caso.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/09/16/visualizza_new.html_703017075.html
Condivido sostanzialmente le motivazioni che sono alla base della decisione presa dal Tribunale dei minori di Torino.
Secondo il Tribunale infatti, la bimba è “il frutto di un’applicazione distorta delle enormi possibilità offerte dal progresso in materia genetica”. La volontà di concepirla, inoltre, è “una scelta che, se spinta oltre certi limiti si fonda sulla volontà di onnipotenza, sul desiderio di soddisfare a tutti i costi i propri bisogni che necessariamente implicano l’accantonamento delle leggi di natura e una certa indifferenza rispetto alla prospettiva del bambino”.
Bene, e perché invece a Gianna Nannini, 54enne e lesbica, nessuna/o ha mai detto nulla e anzi è stata osannata su tutti i network e in particolare sule riviste femminili addirittura come un esempio di donna capace di andare oltre tutte le barriere e superare tutti gli ostacoli, anche quelli “imposti” dalla natura?
La madre della bambina in oggetto ha 57 anni, sono forse tre anni che fanno la differenza? Le considerazioni addotte per quella donna non sono forse applicabili anche alla Nannini? Perché alla prima viene sottratta la bambina e la seconda viene esaltata dai media?
Fabrizio

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Rino 9:10 am - 18th settembre:

1- Sappiamo bene che vengono applicati due pesi e due misure ovviamente per le ben note ragioni di diversa appartenenza di classe/ceto/notorietà.

2- Le motivazioni addotte dal tribunale, stando al resoconto giornalistico, sono contraddittorie. Che la scelta della coppia sia “il frutto di un’applicazione distorta delle enormi possibilità offerte dal progresso in materia genetica” non ci sono dubbi ma questa è una considerazione su un atteggiamento, un sistema di valori che precede il fatto e che imporrebbe di vietarne l’opzione prima che avvenga. Ma una volta che il figlio siano nato (qui o all’estero) questa considerazione diventa capziosa. Come insensate sono le altre che fanno riferimento al narcisismo come spinta a simili scelte. E’ garantito che lo stesso narcisismo e la pura emulazione stanno alla base di un gran numero di gravidanze ad ogni età. Ho visto casi clamorosi di gruppetti di trentenni che hanno fatto il figlio perché una di loro l’aveva casualmente avuto. Etc. etc. La sottrazione della figlia però viene poi motivata da alcuni fatterelli sui quali è stato costruito un tragico scenario di trascuratezze e di quasi certo abbandono. Addirittura si prevede che resterà orfana. Per evitare che ciò accada …la si è resa orfana da subito! Argomentazioni deliranti a motivare quello che, a mio parere, è un crimine senza mezzi termini. Eseguendo un ordine che proviene dalla società quei magistrati hanno commesso un delitto, trasformando una famiglia (anomala sì) ma che poteva essere felice, in un nido di angosce. E consegnando la piccola alla tragedia, al calvario delle istituzioni. Io sono stato lasciato solo per delle mezze giornate o (a 3 anni) accudito da mio fratello che ne aveva 5. Sono stato picchiato duramente da mio padre senza alcun motivo etc. etc. Eppure ho avuto una famiglia, un padre, una madre, fratelli, cugini, nonni. Sulla base delle motivazioni addotte da quei magistrati, 9 su 10 dei miei coetanei sarebbero stati “orfanizzati” insieme a me e ai miei fratelli.

Inumana crudeltà. Supremo delitto.

Ecco il decalogo per il genitore del XXI secolo, pervenutomi a fagiolo due giorni fa.

Se sei genitore di un minore forse ti interessa sapere che:

- L’attuale procedura consente al Tribunale per i Minorenni di decretare la sospensione della potestà genitoriale ad uno o entrambi i genitori, dietro segnalazione di un qualunque operatore scolastico, sanitario, sociale.

- Qualunque comportamento o atteggiamento anche verbale al di fuori della “norma”, manifestato da tuo figlio – chiusura caratteriale, difficoltà ad interagire con i coetanei, eccessiva aggressività, momentanea inappetenza, linguaggio sboccato, precoce gestualità sessualmente connotata, lamentazioni per rimproveri ricevuti – oppure un aspetto esteriore troppo grasso o troppo esile, può essere interpretato come sintomo di disagio causato da abusi sessuali, maltrattamenti o trascuratezza subiti in famiglia Quando tale “sospetto” si affaccia nella mente degli anzidetti operatori, essi, per legge, sono tenuti a segnalare il caso al Tribunale per i Minorenni senza l’obbligo di verifica preventiva con i genitori.

- Nei casi di separazione/divorzio conflittuale la segnalazione è effettuata perlopiù dal genitore affidatario (nel 93% la madre) che, su consiglio di consulenti legali senza scrupoli, utilizza l’apparato giudiziario per far allontanare l’altro genitore dalla vita del figlio, al fine di gestire gli affetti di quest’ultimo in maniera esclusiva e/o per consumare vendette. Se e quando emerge l’infondatezza della segnalazione e l’intento strumentale, spesso anche questo genitore viene considerato “inadeguato” e privato della potestà, senza peraltro il reintegro e la riabilitazione di quello ingiustamente accusato.

- La sospensione può essere decretata senza alcuna previa consultazione del genitore “sospetto” di abusi sessuali, maltrattamenti, trascuratezza abbandonica e consiste nell’allontanamento coatto del/i figlio/i da uno o entrambi i genitori; in quest’ultimo caso la prole viene forzosamente prelevata dall’abitazione o da scuola e collocata presso un Istituto di Accoglienza. Gli Assistenti Sociali subentrano nella totale gestione del minore, spesso senza fornire adeguate informazioni ai genitori cui viene talora concesso un “diritto di visita ” settimanale. Molti hanno perso i contatti per anni con i loro figli, istituzionalizzati in altre città o in luoghi di cui non viene fornita localizzazione.

- Generalmente il decreto di sospensione emesso dal Tribunale è provvisorio: ciò non consente ai genitori di ricorrere in Appello. Tale provvisorietà può protrarsi per diversi anni, nel corso dei quali non esiste alcuna possibilità di contraddittorio e difesa dalle accusa che hanno determinato il provvedimento. Non vengono accolte prove a discarico, non vengono sentiti testimoni: valgono esclusivamente le insindacabili relazioni degli assistenti sociali e le perizie dei consulenti psichiatrici, perlopiù adeguate alle aspettative del magistrato che ha conferito l’incarico.

- Quando infine il Tribunale per i Minorenni prende una decisione, il minore ha le seguenti possibilità: o le iniziali segnalazioni si rivelano infondate e rientra in famiglia psicologicamente massacrato, oppure la sua famiglia viene dichiarata inadeguata dagli “esperti” e posto in stato di adottabilità. Da quel momento perderà ogni contatto con i suoi genitori e se nessuno lo adotta resterà in Istituto fino alla maggiore età. Oppure passerà da una famiglia affidataria all’altra come un pacco postale, senza che nessun Tribunale tenga conto dei legami affettivi nel frattempo instaurati.

- Ad oggi sono collocati presso gli Istituti di Accoglienza Italiani circa 30.000 minori. Di cui un terzo figli di genitori separati/divorziati. Per ciascuno minore il Comune di appartenenza versa una quota di 100-150 EURO giornaliere, per un totale complessivo annuale di circa 1000 MILIONI di euro a carico della collettività ( fonte Osservatorio Nazionale Famiglie Separate – Gesef)

- dal varo della legge 285 del 1997 che stanzia annualmente centinaia di miliardi per garantire e tutelare i diritti dell’infanzia, si sono moltiplicati in quantità industriale i Centri di Accoglienza per Minori, i Centri di Trattamento per il Disagio Minorile, i Centri per la Mediazione Familiare, finanziati appunto con detti fondi pubblici.

- Per vigilare su minori presunti “disagiati”, l’apparato dei Servizi Sociali Territoriali ha assorbito negli ultimi anni decine di migliaia di operatori, formati professionalmente e retribuiti con fondi pubblici, che non avrebbero altrimenti ottenuto alcuna collocazione nel pubblico impiego.

- Un esercito di avvocati e di psicologi, che non troverebbero altrimenti spazio sul mercato del lavoro professionale già saturo, traggono dalle conseguenze giudiziarie della conflittualità tra ex coniugi e del disagio minorile una inesauribile fonte di prosperoso guadagno.

- La conflittualità tra ex coniugi abilmente alimentata e il disagio minorile abilmente mistificato legittimano la crescente e devastante intrusività della magistratura nella sfera più intima di un essere umano: gli affetti familiari. Con procedure di dubbia costituzionalità che ottengono il pubblico consenso grazie all’allarmistico ed ossessivo clima di pericolo volutamente creato intorno alla fascia minorile. Una tensione sociale che, ben lungi dal garantire la reale tutela dei minori da qualsivoglia pericolo, ha invece prodotto nell’ultimo anno ottanta tragedie di omicidio/suicidio.

- Gli enormi interessi economici che ruotano intorno alla “tutela del minore” determinano altresì lobbies di potere, serbatoi di voti, e condizionamenti politici. Un business di cui i minori da “tutelare” sono in realtà vittime indifese

TUO FIGLIO POTREBBE ESSERE LA PROSSIMA VITTIMA!

Rino DV

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Rino 10:26 pm - 15th ottobre:

1) E’ facile essere oneste/i finché si sta in casa. Quando invece si può rubacchiare… si rischia di farlo.

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/424929/

Si noti che l’interessata “sotto stress” minaccia causa per mobbing…

2) Figli: un onere senza fine?

http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2011/10/15/news/laureato-e-38enne-padre-obbligato-a-mantenerlo-1.1595891

Rino DV

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Luigi Corvaglia 11:29 pm - 16th dicembre:

http://www.romatoday.it/speciale/a-tutto-mondo/mamma-sesso-amici-figlia-verginita.html
Cuore (e non solo) di mamma: fa sesso con gli amici della figlia per non farle perdere la verginità
RomaToday » Speciale » A tutto mondo
di Redazione 14/12/2011

Incredibile ma vero: una madre fa sesso con tre amici della figlia adolescente… per non farle perdere la verginità.
Ok, rileggete pure con calma, perchè effettivamente la logica di questo fatto non è proprio lineare. E noi proveremo a raccontarvelo nella maniera più semplice possibile.
Immaginatevi una giovane (appena trentenne) madre, molto preoccupata per una possibile vita sessuale attiva della propria figlia adolescente. La figlia ha diversi amici, tre dei quali particolarmente intimi e che la vanno spesso a trovare a casa. La madre è preoccupata per le prepotenti e proverbiali pulsioni sessuali di questi tre maschietti (adolescenti anche loro): non vorrebbe che riuscissero a coinvincere la figlia ad avere rapporti sessuali con loro.
E allora che fa? Decide di soddisfare lei stessa gli appetiti sessuali dei ragazzini, sperando così che questi lascino in pace la figlia.
Questi i fatti, così come sono stati raccontati da Deborah Lee Towe (la mamma) alle autorità giudiziarie, dopo che la tresca con gli amici della figlia (tutti minorenni) è stata scoperta.
Una madre che si sacrifica per la figlia quindi?! Forse non solo questo, perchè dalle testimonianze dei giovanissimi amanti della donna sembra che la madre in questione fosse particolarmente “presa” dai rapporti sessuali, spingendo i giovani a sperimentare orge e sesso con travestimenti sexy.“

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Damien 3:13 pm - 17th dicembre:

Vediamo:

il pedofilo: si manda in galera.(ed aggiungo si butta la chiave)

LA pedofila: vediamo.. comprensione, invidia di non poter essere tra i giovani che hanno goduto di siffatti ed erotici momenti.., assoluzione per giusta causa..colpa del marito che se ne andato se fosse rimasto lei non si sarebbe trovata a fare questo per difendere la figlia, colpa dei giovani porci e maiali..

..mi viene il vomito, qualcuno ha un’Alka Seltzer?

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Andrea 5:34 pm - 17th dicembre:

Sì, Damien, però, fuori da ogni ipocrisia, scommetto che pure tu, quando avevi 15-16-17 anni, avresti fatto volentieri sesso con la madre di qualche tua coetanea (il discorso vale anche per me).
Se oggi fai un certo genere di ragionamenti, è solo perché (come me) ti sei “imbattuto” nella questione maschile, intuita e pensata da pochissimi altri prima di noi, molti anni fa. Viceversa ragioneresti (e ragionerei anch’io) in tutt’altra maniera; ergo, nella “vecchia maniera”.
Questo perché, al di là di quello che dice la legge, uomini e donne sono e si percepiscono REALMENTE come due entità differenti.
Perciò, quello che viene percepito come “abuso” da una parte (e non solo per “induzione socio-culturale”), dall’altra è auspicata con gioia…
Non so se mi sono spiegato.

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Damien 6:55 pm - 17th dicembre:

a quell’età, ero in pieno effetto:

“devi studiare! perchè un domani che prendi moglie come la mantieni?”

mi è stato negato di vivere la mia pubertà/adolescenza in quanto di sesso maschile, in quanto DOVEVO ottemperare a quello che la società si aspettava da me, ma la società non si è mai chiesta di cosa avessi realmente bisogno, di educarmi alla sessualità, nel contempo alle ragazze veniva insegnato ad accudire casa e le madri preparavano il corredo, un mondo che sembra distante, se per distante possiamo definire quasi 50 anni.

E cosi chiunque scopri il sesso con amici, riviste, persino il postal market! l’ormone che ti attirava alla donna, l’epoca delle prime timidezze, ma con una varra che avresti spaccato le noci!

Chiaro che le “navi scuola” sono sempre esistite, ma che abbia memoria, nessuno di quelli che ho conosciuto se la facevano con minorenni! ed andando indietro ancora di qualche decennio, c’erano le case chiuse.. tanto per capirci.

QUindi il punto non è se abbia o meno sognato di farmi la trent’enne, il punto è che la trentenne non si faceva un minorenne! era talmente (e giustamente) immorale allora che vederlo attuare oggi da queste pseudobaldracche mi verrebbe da chiedergli: ma un manfano normale, con tanti che hanno fame a giro no? eh?!?!? io le darei l’aggravante in quanto donna! altro che chiacchere! e te lo ripeto anche qui, inutile perdersi in chiacchere, prima vediamo il problema! questa ha fatto una gangbang con minorenni!pur avendo la POSSIBILITA’ di darla a chi volesse (diversamente da un uomo).. ora vediamo come va a finire!

..cosi vediamo se ti sei spiegato..

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Andrea 8:28 pm - 17th dicembre:

Sì, Damien, va be’… buona serata.

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sergio 1:42 am - 18th dicembre:

Credo che chiunque degli utenti maschi di uomini beta, quando era adolescente, avrebbe scopato volentieri con la prof del liceo o la madre figa di un amico/a…

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Luigi Corvaglia 11:39 pm - 18th dicembre:

Quando ho postato quell’articolo di romatoday.it l’ho fatto per indurre delle riflessioni. Non per scatenare diatribe tra di noi.
Penso che sia abbastanza sterile incastrarsi in discussioni che prendono spunto dal nostro vissuto personale. E che proprio per questo, per età, per formazione, per esperienze le più diverse possibili, non possono portarci a niente di buono.
Io penso che si debba:
- partire dallo stato dell’arte;
- riflettere su cosa non va;
- pensare a cosa si può fare.
E questo sempre, a prescindere di cosa stiamo parlando, sia che si tratti di un rubinetto rotto sia che si stia discutendo dei massimi sistemi.
Non fraintendetemi, non voglio fare il professore (figuriamoci … :sadsmile ma penso sia l’unica (lunga) strada per poter far fare un salto alla QM.
Lo stato dell’arte
Purtroppo è quello che è. Non ha caso ho postato l’articolo in questo thread. Due pesi e due misure. Ripeto, per me è inutile rivangare come era e come, dentro, alcuni di noi, sentono che dovrebbe essere (inevitabilmente ognuno è figlio del proprio tempo).
Oggi, un atto con minori, dall’opinione pubblica prima che dalla legge, ma poi dalla stessa come ovvia conseguenza, è valutato diversamente a seconda che l’adulto sia un uomo o una donna.
Forse succedeva in qualche misura anche prima, ma da quando un certo di propaganda anti maschile ha imposto il suo mainstream, la diversità è assolutamente intollerabile. E questo indipendentemente dalla diversa percezione che i minori coinvolti ne possano avere, a seconda del proprio sesso.
Le mie riflessioni
Immaginiamo se la storia si fosse svolta a parti invertite. Un padre che va a letto con le amiche minorenni di suo figlio.
Altro che l’articolo di romatoday.it, passato quasi inosservato. Vogliamo scommettere che sui vari siti giornalistici infestati dalle cavallette femdoministe, oltre che nei loro “manieri informatici” avrebbe tenuto banco per almeno una settimana? Che avrebbero riversato merda a tonnellate sugli uomini nella maniera che non ho certo bisogno di spiegarvi? E che l’”uomo” coinvolto avrebbe avuto ben altro “trattamento”, sia dalle persone a lui più vicine nella vita, sia dalle forze dell’ordine?
Dall’altra parte lo stesso articolo su citato tratta il fatto “realmente successo” con “levità, leggerezza ed indulgenza. Lo inquadra quasi in una cornice goliardica.
Eh no, un pedofilo è sempre un pedofilo, a prescindere se ha un pene o una vagina. Si è uguali nelle opportunità come nelle responsabilità. E le responsabilità si devono (si dovrebbero) pagare, quando eluse, alla stessa maniera.
Cosa fare
Anche con le nostre microscopiche forze, io penso che qualcosa si può fare.
Trovare, tra chi si occupa di QM, un ragionevole punto di sintesi sul problema, cosi da avere, per quanto è possibile un’unica voce.
Far girare questo tipo di notizie il più possibile, in special modo sui social network, dove è anche possibile dare la propria versione.
Intervenire il più possibile, ove possibile, sui più grandi siti d’informazione per controinformare sull’argomento.
Piccole cose? Fa niente. L’importante è seminare. I frutti arriveranno.

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Rino 2:45 pm - 19th dicembre:

Luigi ha inquadrato il problema, sul piano oggettivo.

Soggettivamente è chiaro che …mi sarei fatto “consumare” dalla mia prof. di inglese (28enne semibionda scozzese …la mitica Ester di Motherwell…!”)…
…c’era l’intera classe che si mordeva i denti…

Quanta sofferenza da adolescenti…

RDV

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armando 5:57 pm - 19th dicembre:

Luigi ha ragione, a mio parere.
E’ difficile valutare l’effetto di un rapporto sessuale di una persona adolescente con una adulta, di qualsiasi sesso siano. L’immaginario maschile adolescenziale di andare a letto con una donna più grande esiste senza dubbio, è sempre esistito e sempre esisterà. Ma esiste anche l’immaginario femminile adolescenziale di andare a letto, per esempio, col professore. Non so se i due immaginari sono identici, ma sicuramente ci sono entrambi. E ci sono fior di esempi pratici. Ricordo per tutti quello famoso di Popi Saracino, allora dirigente del Movimento Stidentesco della Statale di Milano, processato e condannato per un rapporto sessuale con una allieva minorenne, episodio da cui Marco Bellocchio ricavò anche un film sul limite molto evanescente fra rapporto consensuale e indotto, fra atto libero o sotto costrizione psichica.
Ora non c’è dubbio che, nonostante siano questioni sempre molto delicate e complesse, il legislatore ha sposato la tesi che un rapporto fra un adulto e un minore, qualsiasi siano i sessi, non è consentito. Troppo tagliata con l’accetta, troppo drastica? Non sono esperto in materia e quindi non so dire con certezza. Sicuramente un/una diciassettene è persona già più matura di un/una tredicenne o quattordicenne, so però che un limite deve esserci e che tale limite deve valere per tutti. Ove il limite non ci fosse, od anche ove fosse posto troppo in basso, si scivolerebbe fatalmente nella legittimazione culturale prima e legislativa poi della pedofilia. E su questo, senza per questo cadere nella psicosi di vedere orchi dappertutto, non si può transigere. Quindi, quando questi casi emergono, l’atteggiamento dell’opinione pubblica, dei media e dei giudici, specie oggi che tutti parlano e straparlano di parità assoluta, non può essere divergente a seconda del sesso, ma semmai valutare le situazioni concrete e specifiche di ogni caso, come peraltro una applicazione intelligente della norma dovrebbe sempre fare senza per questo tasgredirla. Questo dal lato del minore. Dal lato dell’adulto, poi, non si vede perchè il desiderio maschile e quello femminile non siano giudicati con lo stesso metro. Quando ciò avviene, quando è ricorrente una valutazione dei casi concreti in cui si indulge quando l’adulto è donna e si è rigidi quando invece è uomo, siamo pienamente sul terreno del sessismo e dellla discriminazione,e non esiste argomento che lo possa giustificare. E non è certo tale il ricordo del desiderio adolescenziale, quantunque sia reale, perchè nessun desiderio, per quanto reale o naturale, può significare automaticamente che debba essere esaudito.
armando

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Rino DV 7:24 pm - 19th dicembre:

Armando.
>>
E non è certo tale il ricordo del desiderio adolescenziale, quantunque sia reale, perchè nessun desiderio, per quanto reale o naturale, può significare automaticamente che debba essere esaudito.
>>
Ecchè stai addi’, Armà!?

Non è forse stato scritto che:
“La sola legge è il desiderio!” ?

Quello femminile,
ça va…

RDV

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Luigi Corvaglia 7:22 am - 10th ottobre:

Due pesi e due misure. Meglio di cosi …..
Dichiarazioni di Sveva Belviso, Assessore alle Politiche sociali e Promozione della Salute del Comune di Roma e Vicesindaco di Roma Capitale con una caterva di deleghe nell’ambito delle Politiche sociali.
Padre uccide figlio
http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/02/04/news/infanticidio_roma-29312124/
“E’ una notizia terrificante che ci lascia sgomenti e attoniti – ha detto il vicesindaco di Roma Capitale, Sveva Belviso – Quanto avvenuto è un gesto di estrema crudeltà per il quale sono davvero superflue ulteriori parole di condanna. Il nostro pensiero in questo momento – aggiunge Belviso – va a quel bimbo innocente vittima della sconsideratezza e della violenza di un padre che, invece di difenderlo e di proteggerlo, lo ha trattato come un oggetto sul quale scaricare le proprie frustrazioni. Per questo padre – conclude il vicesindaco – auspico che venga emessa una pena esemplare e immediata e, alle forze dell’ordine e a tutto il personale operativo impegnato in queste ore nelle ricerche del bimbo, va il nostro ringraziamento”
Madre uccide figlia
http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/belviso_prenestino_roma_incidente_morti/notizie/220009.shtml
«È un fatto terribile che ci lascia senza parole». È quanto dichiara in una nota il vicesindaco Sveva Belviso, in merito al suicidio della donna che si è lanciata dal settimo piano insieme alla figlia di 8 anni nel quartiere Prenestino. «Quanto accaduto alla donna di 41 anni è un episodio tragico che si è consumato all’interno di un dramma familiare – continua Belviso – dove a essere coinvolta è stata anche un’anima innocente e senza colpe, sottratta alla vita in modo così atroce. Alla famiglia della donna desidero esprimere la mia personale solidarietà e di tutta l’amministrazione capitolina».

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Fabrizio Marchi 8:06 am - 10th ottobre:

Sì, ricordo il tragico episodio, anche perchè naturalmente suonarono la grancassa alla grande…
Non che non fosse giusto data la tragicità dell’evento, però, come giustamente recita il titolo, ci vorrebbe una maggiore equità nel giudicare i fatti.
E’ evidente che siamo di fronte ad una situazione eclatante dal momento che l’infanticidio è un fenomeno di fatto esclusivamente femminile.
Il verdetto e la condanna (morale prima ancora che giudiziaria) furono immediate e unanimi. Nessuna attenuante in questo caso, nemmeno un tentativo (cosa che avviene normalmente quando a compiere lo stesso insano gesto è una donna) per cercare di comprendere (che non significa giustificare…) un simile criminale e patologico comportamento. Eppure spunti in tal senso ce n’erano: l’autore dell’infanticidio era un disoccupato con precedenti penali per consumo e spaccio di droga; insomma un emarginato, un escluso, un disadattato, anche con turbe psichiche.
Come ripeto, l’analisi e la comprensione dei fatti e del contesto in cui matura un delitto non hanno nulla a che vedere con la sua giustificazione. Sappiamo però che le attenuanti (contesto sociale, ambientale, familiare, culturale, condizioni psicologiche e personali del reo) hanno il loro peso anche dal punto di vista giudiziario (e a mio parere in tanti casi, anche se non tutti, è giusto seguire questa linea) che possono talvolta spingere i giudici ad infliggere una pena molto o relativamente molto più mite rispetto al reato commesso.
Ma evidentemente, nel caso dell’infanticidio, tutto ciò non vale se l’accusato (o il reo confesso) è un uomo. La condanna senza attenuanti, in questo caso, è già scritta.
Come si suol dire, giustizia di classe ma anche di genere. Non a caso è il titolo di un altro nostro articolo, pubblicato nello spazio dei contributi.

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Luigi Corvaglia 7:54 am - 10th gennaio:

La colpa di avere un figlio non desiderato dal padre
Inappuntabile, per quanto mi riguarda, il commento di questa utente:
delinquente
09.01 | 20:48 afiordipelle
assassino delinquente, nient’altro da dire. Io sono già contraria all’aborto, figurarsi uccidere una bambina già nata. E su questo penso siamo tutti d’accordo.
Ma…
Qualcuno mi spiega perché una donna può scegliere se abortire un figlio che non vuole o, in alternativa, darlo in adozione e non saperne più nulla, mentre un uomo non solo non possa dire nulla alla donna che porta in grembo suo figlio (sia per tenerlo che per non tenerlo), ma in sovrappiù possa subire un processo per il riconoscimento (coatto) della paternità e magari poi dover pure contribuire al suo mantenimento? Perché è così o mi sbaglio? Ho letto non molto tempo fa un articolo su un caso simile negli stati uniti: lei si tiene il figlio del suo (ricchissimo) amante (che non voleva quel figlio) e la scarica, poi lo porta in tribunale per farsi mantenere (visto che per il mantenimento del figlio chiede cifre da capogiro). Io, che sono contraria all’aborto, sono dell’idea che chi procrea, poi debba assumersi la responsabilità di ciò che ha fatto (escludendo casi particolari come le gravidanze in seguito a stupro), quindi sia la madre che il padre, e concedo solo l’adozione. Ma chi invece è a favore dell’aborto, poi come fa a non essere a favore di pari diritti per i padri?

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Roberto Buffagni 12:15 pm - 10th gennaio:

“Qualcuno mi spiega perché una donna può scegliere se abortire un figlio che non vuole o, in alternativa, darlo in adozione e non saperne più nulla, mentre un uomo non solo non possa dire nulla alla donna che porta in grembo suo figlio (sia per tenerlo che per non tenerlo), ma in sovrappiù possa subire un processo per il riconoscimento (coatto) della paternità e magari poi dover pure contribuire al suo mantenimento?”

Perchè qui si tratta di potere, o meglio di avocazione della sovranità, del diritto di vita e di morte; non di giustizia, genere, sesso, amore, famiglia, matrimonio, figli, etc.

Con la liberalizzazione dell’aborto, alle donne è stato attribuito il diritto che nel diritto romano spettava al pater familias sui figli: lo ius vitae et necis. Il quale pater familias accettava o rifiutava a discrezione il figlio come tale al momento della nascita, compiendo o astenendosi dal compiere un gesto rituale: sollevarlo verso il cielo.

In una lettura realistica, questo spostamento del diritto vitae et necis ha una logica precisa: lo sottrae al maschio adulto, che è politicamente pericoloso, e lo affida alla donna, che al potere concedente deve la sua nuova condizione di superiorità, gli deve tutto, e dunque non lo ostacolerà ma e anzi lo favorirà in ogni circostanza.

L’unica via politica realisticamente disponibile per gli uomini è *pensarsi come parte*, e trattare con durezza con la *controparte* e i suoi mandatari.

Per gli uomini pensarsi come *parte* è molto difficile, perchè, come tuttii gruppi sociali che per lungo tempo sono stati socialmente e culturalmente egemoni, si pensano istintivamente come *universali* (una realtà iscritta, ad esempio, anche nel linguaggio: si dice “uomo” per intendere il genere umano, si concorda al maschile l’aggettivo a una serie di sostantivi se soltanto uno sia maschile).
Si noti che questo atteggiamento “universalistico” dell’uomo è quello che provoca i maggiori disastri nelle separazioni: spesso l’uomo è incapace di pensare la donna che da lui si separa per quel che è, una controparte da tenere a bada, fa il superiore, e si lascia fregare, con effetti a volte catastrofici.

Bene, socialmente egemoni non siamo più. Tocca dunque pensarsi come *parte*, e agire di conseguenza, senza fare nessuno sconto cavalleresco alla *controparte*. Danno collaterale, nel frattempo diventa impossibile (salvo miracoli) amarsi, perchè con una controparte si può essere corretti, rispettosi, anche generosi, ma fiduciosi e aperti MAI.

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Luigi Corvaglia 2:03 pm - 10th gennaio:

@ Roberto Buffagni
Innanzitutto benvenuto anche da parte mia. Trovo i tuoi commenti sempre molto densi e interessanti.
E anche questo non si sottrae. Anche nella conclusione: il danno collaterale. Certo è però che il gusto che rimane è amaro. Molto amaro.
Ritornando a quel commento, il passaggio che più mi ha colpito,pur condividendolo globalmente, è stato questo: “Io, che sono contraria all’aborto, sono dell’idea che chi procrea, poi debba assumersi la responsabilità di ciò che ha fatto (escludendo casi particolari come le gravidanze in seguito a stupro), quindi sia la madre che il padre, e concedo solo l’adozione. Ma chi invece è a favore dell’aborto, poi come fa a non essere a favore di pari diritti per i padri?“.
Lì ci vedo la maggiore contraddizione, immediatamente operativa, in cui affondare il coltello della nostra analisi.

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Fabrizio Marchi 2:13 pm - 10th gennaio:

“Bene, socialmente egemoni non siamo più. Tocca dunque pensarsi come *parte*, e agire di conseguenza, senza fare nessuno sconto cavalleresco alla *controparte*. Danno collaterale, nel frattempo diventa impossibile (salvo miracoli) amarsi, perchè con una controparte si può essere corretti, rispettosi, anche generosi, ma fiduciosi e aperti MAI”. (Roberto Buffagni)
Quoto e ti rifaccio i miei complimenti per la tua lucidità. Arriviamo alle stesse conclusioni anche se da strade diverse (la mia è quella della Dialettica e della Prassi, come avrai senz’altro letto, oltre che dell’esperienza empirica), la tua ha una diversa origine ma resta il fatto che il punto di approdo è il medesimo.
E’ necessario pensarsi come una “parzialità”. Questo, per la verità, è quello che ha fatto anche e in primis il femminismo, proprio a partire dallo stesso metodo (dialettico).
Da questo punto di vista noi dobbiamo fare, anzi siamo necessitati a fare la stessa cosa. Non solo in risposta al femminismo ma perché questa è la realtà delle cose.
Mi rendo conto che è un concetto difficile non tanto da capire quanto da accettare, soprattutto da parte degli uomini, ovviamente, non certo da parte delle donne, e questo per tante ragioni fra cui anche (e non solo) quella che hai spiegato tu.
Discorso importantissimo da riprendere senz’altro. Se non si capisce questo, come ripeto da sempre, non si è neanche in grado di capire ciò che è alle fondamenta della relazione fra i sessi e conseguentemente neanche la QM (che niente altro è che il risultato di quella stessa dialettica).

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Fabrizio Marchi 3:13 pm - 10th gennaio:

Aggiungo che l’assunzione della parzialità all’interno di quella che è una relazione intrinsecamente dialettica da parte del femminismo è stata una “trovata” se non geniale, sicuramente brillante; questo lo dobbiamo riconoscere.
La questione sta ora nel capovolgere il paradigma senza cadere però nel suo esatto contrario, senza cioè essere speculari, altrimenti avrebbero ragione coloro che sostengono che siamo una sorta di femminismo rovesciato come un guanto.
Questo è un punto fondamentale che non dobbiamo mai dimenticare. Non bisogna cioè cadere nella trappola di una difesa tout court del maschile, a prescindere. Rivendicare e difendere la maschilità (che detto in questo modo sembra chissà quale affermazione “sciovinista”, quando in realtà si tratta soltanto del più elementare dei diritti, e cioè quello di esistere e di essere rispettati e riconosciuti in quanto uomini e quindi anche in quanto maschi) non significa assumere una posizione aprioristica in difesa degli uomini (di tutti gli uomini) sempre, comunque e dovunque. Questa sarebbe, come già detto una posizione speculare a quella femminista, e anche di fatto sessista.
Ciò detto, proprio partendo dall’assunto di cui sopra, lo stesso punto di forza del femminismo potrebbe diventare il suo punto debole.
Di fondamentale importanza (e difficoltà) diventa quindi proprio quello che dicevamo entrambi. E cioè l’assunzione da parte degli uomini del concetto di “parzialità” e della conseguente consapevolezza (di sé e della propria appartenenza sessuale).
Da un certo punto di vista, e solo fino ad un certo punto, il percorso che gli uomini devono fare è simmetrico a quello fatto dalle femministe e dalle donne ingenerale, che, da questo punto di vista, hanno trovato nel femminismo uno strumento ideologico formidabile (oltre che di coesione e di coscienza di genere). Anche quelle donne più distanti dal femminismo, dal punto di vista culturale (politico, psicologico e quant’altro) ne hanno comunque giovato, magari anche solo a livello inconscio, ma ne hanno giovato. Questo è indubbio.
Da questo punto di vista gli uomini sono completamente impreparati. La distanza tra gli uomini e le donne è sotto questo aspetto abissale, nel senso letterale del termine.

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cesare 5:01 pm - 10th gennaio:

Penso però che la parzialità è propria di chi guarda a sè e solo a sè ed ha pertanto uno sguardo autoreferenziale il che è proprio del femminile, mentre la totalità è propria di chi guarda fuori di sè ed ha pertanto uno sguardo sulla realtà a prescindere da sè, il che è proprio del maschile. E se i maschi hanno perso la capacità di tutela di sè è proprio perchè hanno assunto la logica femminile dell’autoreferenialità ovvero del “farsi parte”.
Pertanto la tutela del maschile, il suo “farsi parte” è giusta, tuttavia di questa tutela ne è solo una dimensione: può essere tutela effettiva solo se incarna ed interpreta anche il suo “farsi universale”,di cui a mio avviso ne è la conseguenza. IN sintesi: l’unico modo di tutelare la propria parte per i maschi è farsi universale, tutelare l’interesse generale.
In altri tempi, a sinistra, si distingueva in merito tra sindacato e partito: il lavoratore lottava per l’interesse particolare (tramite il sindacato), ma la lotta di parte era correlata alla lotta che perseguiva l’interesse generale (tramite il partito). Personalmente pertanto concludo che il senso del maschile è la sua capacità di essere universale, e che l’universale o è il maschile o non si incarna e non entra nella Storia per cui oggi la crisi del maschile è la crisi della sua dismissione dalla natura e dal compito di essere universale. Per cui, per esempio, sbattersene dei grandi temi e dei grandi valori in nome del “particulare”, è per il maschile l’autodistruzione.

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cesare 5:21 pm - 10th gennaio:

Aggiungo che aver taciuto sull’universale accettando conniventi col femminile che il particulare dell’autoreferenzialità si imponesse come universale è stato tanta parte del processo di disumanizzazione della società e della cultura contemporanea ed è all’origine del senso di estraniazione del maschile: “nell’outlet che è diventato l’Occidente i maschi svaporano e vanno in angoscia”. Tradire il proprio compito si paga caro.

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Roberto Buffagni 5:38 pm - 10th gennaio:

Ringrazio per i cordiali saluti e ricambio. Cesare ha perfettamente ragione. Al contempo, se uno ti individua come nemico non si può fare altro che riconoscere e accettare l’inimicizia. Poi, certo, sul piano spirituale e culturale vince chi riesce ad essere “universale”, cioè egemonico. Oggi egemoni politicamente e culturalmente non siamo più. Per ritornarlo, bisognerà accettare di passare per la porta stretta della parzialità e dell’inimicizia. Personalmente mi fa schifo, ma non vedo altre soluzioni.

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Rino DV 5:46 pm - 10th gennaio:

L’autopercezione di “universalità” da parte degli UU è un tema interessantissimo e centrale.
Ovviamente quel carattere non va letto/interpretato secondo il racconto femminista (e ciò è ovvio) ma come capitolo dell’autoracconto maschile.
Tra le altre osservazioni noto subito questo:
“universalità del maschile” (se e in quanto esistente) ha sempre comportato il farsi carico delle aporie del femminile, ivi compresa l’assunzione di responsabilità in quegli ambiti e versanti dove le DD di fatto si tirano indietro.
La denuncia dell’universalità del maschile (presunta e/o usurpata), come ben noto, è un argomento principe della campagna femminista antimale.
Tuttavia si noti il fenomeno: il diritto delle DD a rifiutare la maternità (aborto, parto anonimo) è fondato radicalmente sulla responsabilità maschile. Ancora una volta dunque il maschio si fa carico delle scelte femminili e ciò con il beneplacito femminista.
L “universalità del maschile” dunque è cosa pessima a meno che non torni utile alle DD o semplicemente necessaria.
.
In questo caso è assolutamente necessaria.
Infatti la corrispondente possibilità di scelta (i famosi diritti riproduttivi maschili) non solo non esiste, ma non può esistere: ne uscirebbe sconvolta ogni comunità umana.
La domanda leale:
” …Ma chi invece è a favore dell’aborto, poi come fa a non essere a favore di pari diritti per i padri?”
smantella la menzogna e la slealtà femministe.
.
Ma lo squilibrio non è rimediabile, perché se anche gli UU avessero quei diritti sarebbe la catastrofe.
E questa ancora non c’è appunto perché gli UU, pur sotto gli insulti e gli sputi, sono ancora “universali”: si fanno carico della libertà di scelta femminile e ne sopportano le conseguenze.
.
RDV

PS: è superfluo ricordare che io sono bensì un duro sostenitore dei diritti riproduttivi maschili, ma solo in via strumentale. So che non potranno mai essere acquisiti.

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Fabrizio Marchi 8:00 pm - 10th gennaio:

Il tema è estremamente complesso e anche contraddittorio e non può essere risolto in poche righe né tanto meno in un post. Mi riprometto di tornarci più avanti con un po’ più di tempo e calma.
Solo qualche riflessione (aperta e con sospensione di giudizio).
Intanto l’assunzione di parzialità, concettualmente parlando, potrebbe non significare necessariamente venir meno alla vocazione o all’ambizione di rappresentare l’universalità, quanto meno in linea teorica o potenziale. Proprio il femminismo, che è una narrazione ideologica, si è posto come un punto di vista parziale ma, come ben sappiamo, con l’ambizione e la pretesa di rappresentare la Totalità (e laVerità), quindi l’Universale, e con tanto di maiuscole .
Lo stesso paradigma è valso più o meno per tutte le ideologie (fra queste comprendo anche le religioni), più o meno tutte o quasi (non so neanche se metterlo il quasi) animate dalla stessa ambizione o presunzione. E insomma, non è che le cose siano andate proprio per il giusto verso, o no?…
Peraltro, aggiungo, non è affatto scontato che un’idea che non contenga i caratteri dell’universalità sia per questo necessariamente “debole”. Nello stesso tempo un’idea “forte” potrebbe rivelarsi “debole” sul medio o lungo periodo. Oggi ad esempio il cosiddetto “pensiero debole”, cioè quello che non ha pretesa (apparentemente) di universalità, rappresenta, guarda caso, la filosofia (ideologia, in questo caso) dominante (non entro neanche nel merito del “relativismo etico” che è diretta filiazione del “pensiero debole”). Non solo. Mai come oggi il pensiero è stato così “debole” e al contempo così “forte. Anzi, proprio in virtù della sua “debolezza” e della sua “liquidità” ha sbragato (è il caso di dirlo) i “pensieri forti”: tutti, nessuno si è salvato…Il che non significa che possegga la Verità (infatti da una parte lo afferma apertamente anche se da un’altra lo nega) ma solo che al momento è quello vincente (e dominante).
D’altro canto è pur vero che chi scrive è tendenzialmente pervaso da uno spirito ”universalista”, per lo meno per formazione, però si rende conto (e si è reso conto) delle aporie e dei rischi presenti all’interno di tutte le interpretazioni universalistiche.
Voglio però chiudere (per ora) con una chiarificazione, per tornare ai nostri temi, perché forse ci siamo fraintesi o mi sono spiegato male io. Quando mi riferivo alla necessità di assumere una “parzialità”, non pensavo ad un restringimento concettuale o filosofico della nostra sfera di indagine e di azione ma all’assunzione di un punto di vista di parte, sia da un punto di vista filosofico che Politico. Come sapete attribuisco grande importanza a questo secondo aspetto (collegato al primo, quindi anche filosofico-politico) e concepire il “Politico” senza assunzione di parzialità è una contraddizione in termini da qualsiasi punto di vista lo si osservi.
Ma il fatto di assumere un punto di vista “politico”, e quindi per definizione parziale, non comporta altrettanto necessariamente una concezione parziale del “tutto”. In altre parole “universale” non è necessariamente in contraddizione con “parziale”. Al contrario…Nondimeno sono altresì consapevole dei rischi che si corrono in entrambi i casi.
La questione, come ripeto, è estremamente complessa e irta di difficoltà.
Non ho il tempo per affrontarla ora (solo rimandata). Non credo però, proprio per la sua oggettiva difficoltà, che sia di facile risoluzione.
In tutto ciò mi sento (credo di sentirmi…) vicino alla posizione di Roberto Buffagni con il quale mi pare ci sia una somiglianza di vedute da questo punto di vista, pur partendo, come ripeto, da percorsi differenti.

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armando 12:22 am - 11th gennaio:

Questione davvero interessante, ma complessa.
1) quando si legge che “ciò che è bene per le donne è bene per il paese” (era scritto su manifesti del PD alle precedenti elezioni), mi sembra chiaro che le donne pensano se stesse come il parametro supremo di giudizio e valutazione. In effetti anche questo è un concetto che può essere definito di universalità, ma una falsa universalità perchè in realtà è una parzialità che intende coscientemente esercitare una egemonia culturale, come dimostrano tutte quelle leggi e provvedimenti in ottica di genere che varano via via i diversi governi.
2) Una vera universalità di pensiero avrebbe dovuto rovesciare il concetto in “ciò che è bene per il paese è bene anche per le donne”, perchè le avrebbe ricomprese come sottoinsieme (al pari degli uomini) di un insieme più ampio. (Tralascio volutamente in questa sede il discorso sulle classi per concentrarmi sui sessi).
Ora, la differenza di cui parla Cesare attiene appunto alla capacità di pensare in termini davvero universali e non parziali (o in senso lato soggettivi). Ad un uomo una frase come quella citata all’inizio rivoltata al maschile non sarebbe venuta in mente, perchè almeno tendenzialmente o idealmente, anche se non sempre nella pratica (ma anche la difficoltà ad ammettere questo iato è indice di un modo di pensare) la mente maschile pensa in funzione universalizzante. Per interpretare il mondo non parte cioè da se stesso per tornare a se stesso, come fa invece il femminile. In tal senso il maschile è un pensiero e una forma di conoscenza oggettivante (sempre in senso tendenziale). Sono modi di pensare che trovano corrispondenza nel corpo sessuato, laddove il fallo, per realizzare il suo scopo, deve tendersi verso e concludersi all’esterno da sè. Per la vagina è l’esatto contrario. Il fallo necessita di conoscere ciò che è esterno a sè, la vagina di inglobarlo in sè. Per l’antropologa Ida Magli è dal fallo e dalla sua azione necessitata che origina, in ultima istanza, il processo di distinzione fra l’io e il tu, fra soggetto e oggetto, quindi la conoscenza e la cultura come emancipazione dall’indistinzione “mistica” con la natura.
E questo è uno dei doni maschili al mondo, quindi anche alle donne.
La questione dell’universalità del modo di pensare deve quindi essere tenuta distinta dalle questioni sociologiche e dai comportamenti pratici, i quali dovranno essere tarati sulle contingenze storiche, sia pure tenendo sempre ben presente che l’assertività maschile necessita sempre di individuare, magari anche sbagliando, ragioni e fini che siano oltre se stessi in quanto maschi.
Se il maschile perde o rifiuta questa sua dimensione perde se stesso, e diventa una copia, ovviamente mal riuscita, della donna.
armando

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Fabrizio Marchi 8:09 am - 11th gennaio:

La questione è sempre più complessa (e per questo è importante non chiudere il cerchio, per lo meno per ora). Ammetto che si tratta di un territorio (universalità del maschile, “ruolo” del fallo, ecc.), che non ho mai esplorato.
E tuttavia, nonostante ciò, mi sono ritrovato nella vita a dar vita ad un movimento maschile, pur con determinate caratteristiche, al contrario di altri (non mi riferisco, ovviamente, a nessuno dei presenti che è attivo da sempre in ambito Momas) che magari hanno indagato a fondo questi argomenti o li hanno addirittura fatti propri (penso ad esempio a tanti psicoanalisti, psicologi o antropologi) senza però concretamente agire o assumere l’iniziativa.
Come si spiega questa contraddizione?
Voi mi risponderete che ciò è dovuto al fatto che, pur non essendomi mai occupato di determinati temi, in quanto maschio e uomo, contengo in me le categorie pure a priori dell’universalità, perché il maschile è ontologicamente universale. Non so, mi sembra un modo di procedere un po’ “Scolastico” (in senso filosofico, intendo, la ragione al servizio della fede) o meccanicistico, un po’ alla Cartesio, per capirci (sono maschio, ergo sono universale o viceversa). Sono consapevole di stare banalizzando fino all’inverosimile, è ovvio, ma so che ci capiamo…
Non so, francamente, se possa essere questo il modo di procedere, e altrettanto francamente non so neanche se sia necessario stabilire quei presupposti di cui sopra. Ma qui entreremmo in una discussione di natura filosofica interminabile (che si può fare, sia chiaro, solo che personalmente non posso farla in questa fase che sono impegnato per ragioni di lavoro, voi fate pure).
Fatto sta però, dando per scontato che il vostro modo di procedere sia corretto (io per ora sospendo il giudizio, come già detto) che il maschile, nonostante la sua dimensione di universalità, è stato sconfitto. E lo è stato e lo è al punto tale che oggi non solo non ha percezione della sua (presunta) universalità ma non ha neppure percezione di se stesso.
Ora, da uomo della prassi (sempre filosoficamente parlando), preferisco partire dalla “coda”, e non dalla testa, cioè dalla realtà concreta, la carne e il sangue delle persone, e non dalle categorie (filosofiche) dell’universalità, sempre ammesso che sia possibile stabilirle o “sostanzializzarle” una volta e per sempre (operazione comunque filosoficamente molto ardua, di questo credo siate consapevoli).
Che dirvi, il dibattito è aperto. E’ evidente che abbiamo modi di approcciare (filosoficamente) diversi. Dialettica e prassi da una parte, universalismo di derivazione ontologica (con una forte componente religiosa) dall’altra (sto banalizzando, ovviamente, anche perché sto scrivendo in pochi minuti…).
In conclusione, come si ricostruisce una rinnovata consapevolezza maschile? Da dove si parte? Dalla prassi, cioè dalla condizione reale (che non significa solo materiale, perché anche quella psicologica ed esistenziale è una condizione reale) degli uomini o dalle categorie ontologiche dell’universalità del maschile?
Chiarisco che non è solo una questione di “vil” tattica” ma di ordine strategico e filosofico (il dibattito filosofico da sempre si è diviso su queste questioni, anche se su tematiche diverse, quindi non siamo certo i primi…)

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Lorenzo 6:02 pm - 8th febbraio:

Fabrizio Marchi:
“I padri separati (e non) che uccidono (e che pagano con il carcere a vita o il contestuale suicidio) quelli non vanno capiti. Vanno liquidati come delinquenti”. (Rino)
E al contempo anche come inadeguati. Incapaci quindi di relazionarsi con il ben più alto livello di autonomia, evoluzione e consapevolezza raggiunto dalle donne, privi di autostima e amor proprio, non hanno nessun altra risorsa da mettere in campo se non quella di uccidere, uccidersi e dare di matto…
Naturalmente un uomo che spara alla ex moglie e la uccide, la galera se la fa tutta fino all’ultimo giorno e nessuno si preoccupa di capire le ragioni che stanno alle spalle di un simile disperato (e criminale) gesto e che lo hanno provocato (oltre naturalmente ad essere finito per sempre, di fatto condannato anche ad una sorta di morte civile, sociale e spirituale da scontare extra galera).
Invece alle donne che procurano la “dolce morte” (come recita l’articolo di Donna di Repubblica) magari friggendo il figlio nel forno a microonde, oppure frullandolo nella lavatrice (non sapevo che fossero “morti dolci” prima di aver letto quell’articolo…), oltre a tirarle fuori dal carcere in tempi molto rapidi perché è evidente – dicono gli specialisti – che siamo di fronte a pesantissime sindromi depressive e a disturbi della personalità (ma va? Non lo avremmo mai pensato…), gli si dedica pure un film che ha un indubbio retrogusto comprensivo e assolutorio (è evidente anche solo leggendo la recensione).
Proviamo, a parti invertite, a pensare ad un film sulle storie di quei padri separati abbandonati, espropriati di tutto, scaraventati in mezzo ad una strada e ridotti in uno stato di prostrazione totale che in un raptus di follia criminale, uccidono la ex moglie.
Voi che ne dite? Ci sarà un produttore cinematografico disposto a finanziare un film del genere (altrettanto comprensivo e assolutorio …)?

Fabrizio Marchi

P.S. o forse uccidere una donna adulta è più grave che uccidere un bambino?

…………….

Non hanno nè autostima,nè amor proprio.
Inoltre molti dovrebbero smettere di credere che l’amore debba esser per forza eterno,ma rassegnarsi all’idea che anche la migliore della relazioni ha un principio e una fine.

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Luigi Corvaglia 8:16 pm - 20th marzo:
Rino DV 8:48 pm - 20th marzo:

“…le condanne inferiori comminate alle DD sono aperta manifestazione storica del disprezzo maschile verso di esse…”
.
Ci tornerò sopra con un aneddoto.

Rin

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armando 1:27 am - 21st marzo:

Fabrizio Marchi,

Vogliamo dire che non sono tanto importanti il punto di partenza e la via percorsa quanto, invece, che sia vicino, anche se forse non perfettamente identico, il punto d’arrivo?
Mi sembrerebbe già grande cosa.
armando

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fulvio terzapi 5:52 pm - 21st marzo:

in america le donne scontano il 40% in meno di tempo di detenzioni a parità di sentenza rispetto agli uomini. in Italia non so.

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Luigi Corvaglia 12:17 pm - 30th agosto:

Si toglie la sabbia dal costume: arrestato con l’accusa di violenza sessuale e atti osceni in luogo pubblico in presenza di minori.
Risultato: tre settimane di carcere.
…..
Fanno l’amore (azione intenzionale) in luogo pubblico frequentato da minori e vengono colte in fragranza.
Risultato: in questo caso sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo perchè la nostra stampa è quello che è) che le due sia state condotte in caserma e denunciate per atti osceni in luogo pubblico. Ma non sono state arrestate.
…..
A voi trovare le differenze.

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Luigi Corvaglia 3:09 pm - 17th ottobre:

Tema choc alle elementari: “Uccideresti mamma o papà”?
…..
La storia è incredibile e inquietante allo stesso tempo: bimbi di terza elementare chiamati a scrivere un tema dal titolo “Chi uccideresti prima, tua madre o tuo padre?” Succedeva nella scuola elementare di un paese vicino ad Ivrea, in Piemonte, dove due insegnanti sono finite nella bufera per il loro comportamento nei confronti degli alunni.
Già, perché, come racconta La Stampa, le strane richieste delle maestre non si fermavano a quel titolo di tema fuori luogo: le due si sarebbero rivolte ai bimbi con strani riferimenti alla sessualità dei loro genitori (“Succede quando papà si intrattiene con le prostitute lungo la strada”) e una delle due avrebbe anche chiesto agli alunni di massaggiarle il collo, dandosi il cambio ogni dieci minuti.

Questi ed altri episodi – documentati anche dalle telecamere nascoste installate dai carabinieri, da aprile in poi – hanno spinto i genitori di alcuni dei piccoli studenti a presentare diverse denunce.

Ma qui arriva il particolare che forse colpisce di più in tutta questa vicenda: la Procura ha ritenuto che non ci fosse alcun elemento penalmente rilevante e ha chiesto di archiviare il caso.

Il pm Chiara Molinari, spiega il quotidiano torinese, ha ritenuto solamente “inopportuni” gli atteggiamenti delle due insegnanti, senza ravvisarvi alcun illecito penale. I comportamenti delle due maestre, insomma, dovrebbero essere giudicati solo dal Provveditorato, a cui sarebbe spettata la decisione relativa ad eventuali provvedimenti disciplinari.

Contro questa decisione è arrivata immediatamente un’istanza, presentata dagli avvocati delle famiglie, contro la richiesta di archiviazione. Ora toccherà al Tribunale di Ivrea decidere se le due maestre vadano effettivamente “cacciate”, come chiedono a gran voce i genitori degli alunni.

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Luigi Corvaglia 11:42 am - 9th dicembre:

Non sto seguendo, per tempo e per scelta, la storia di Santa Croce Camerina.
Non mi pronuncio quindi.
Non posso fare a meno di notare però che, ogni volta che i sospetti si incanalino su una “lei”, il partire della campagna “giustificazionista”.
E poi saremmo un paese maschilista, patriarcale, etc. etc. “femministicamente” parlando.
Ma fatemi il piacere và …..
Dai contrasti in famiglia al tentato suicidio: tutti i tormenti di Veronica

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Rino DV 8:39 pm - 9th dicembre:

L’oggetto del contendere è ovviamente l’asimmetria delle valutazioni, dei giudizi espressi dai media, espressione e alimento (=effetto e al tempo stesso causa) dell’opposto giudizio morale tra i delitti M e quelli F.
Non il fatto che quella sia una persona malata, cosa sulla quale non ci sono dubbi.
I media, come sempre, stanno raccontando una verità vera che di cui però non parlano MAI quando l’omicida è maschio
Mai.
Come ben sappiamo.
La malattia di F, l’odio misogino di M.
RDV

.

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Luigi Corvaglia 12:58 pm - 10th dicembre:

Due pesi e due misure, ovvero storie di ordinario sessismo giudiziario.
Ricordate questa tremenda notizia?
Getta il figlio di 16 mesi nel Tevere arrestato padre 26enne a Roma
La vicenda ha avuto il suo epilogo:
Gettò il figlio di 16 mesi nel Tevere, la Cassazione conferma la condanna a 30 anni
Quindi, tenetelo bene a mente: 30 anni.
Probabilmente ne farà di meno. Vedremo quanti meno. Ricordate però: 30 anni erano in primo grado e 30 anni sono stati confermati dalla Cassazione.
Prendiamo un fatto analogo, ma con protagonista una donna. Prendiamo, a caso, il più famoso di tutti: Delitto di Cogne
..
Il 21 maggio 2008 la Corte di Cassazione riconobbe definitivamente come colpevole del delitto la madre del piccolo, Annamaria Franzoni; la donna ha scontato in carcere una pena effettiva di 6 anni.
..
Nel 2004 Annamaria Franzoni venne condannata in primo grado con rito abbreviato a 30 anni di reclusione. ………
..
Il 27 aprile 2007 la Corte d’Assise d’appello condannò l’imputata a 16 anni di reclusione.
..
Nel novembre del 2008 una perizia psichiatrica – insistentemente sollecitata dalla stessa donna – confermò il rischio di reiterazione del reato, negandole la possibilità di incontrare i figli fuori dal carcere.
..
Il 26 giugno 2014, dopo appena 6 anni di detenzione, Annamaria Franzoni viene scarcerata: il via libera è stato dato a seguito di una perizia che escludeva categoricamente il rischio di recidiva. Già da tempo tuttavia godeva del beneficio del lavoro all’esterno, oltre a numerosi permessi premio che le consentivano di uscire periodicamente dal penitenziario per stare con la famiglia.
..
Non penso ci sia bisogno di aggiungere niente altro ….

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mauro recher 1:15 pm - 5th gennaio:
Luigi Corvaglia 3:44 pm - 5th maggio:

DOPPIO STANDARD?
*****
LUI investe LEI.
Arrestato per tentato omicidio. Accusa, che peraltro riteniamo sacrosanta.
http://lanuovasardegna.gelocal.it/…/tenta-di-investire-una-…
LEI investe LUI.
Niente. Ovvero “solo” un ordine restrittivo di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dall’uomo che lei ha investito.
http://www.ilfattoquotidiano.it/…/rosaria-aprea-de…/2695558/
*****
Da notare che:
- nel primo caso la donna, per fortuna, è riuscita a schivare l’automobile, nel secondo caso l’Aprea ha investito effettivamente l’uomo;
- la denuncia di stalking è stata presentata successivamente dall’uomo e farà il suo corso, la GIP però non ha ritenuto di esperire l’accusa di tentato omicidio e si è limitata all’ordinanza.
.

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