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20 mag 2010  |  6 Commenti

Comandare è meglio che fottere?…

Ho ritenuto opportuno pubblicare anche sul nostro sito questa mia lettera in risposta ad Antigone di “Femminile Plurale”, al fine di favorire la discussione e il confronto fra gli utenti di entrambi i blog.

Cara Antigone, non sono certo animato dal desiderio di fare il “muro contro muro”. Tu dici che non ho colto l’ironia del tuo post? Può darsi. E se così fosse non avrei alcun problema ad ammetterlo. D’altronde siamo talmente abituati ad aggressioni forsennate da parte di tante ma anche di tanti (maschietti pentiti, “collaborazionisti” o zerbini, come siamo usi definirli, con poca ironia per la verità…) nei nostri confronti, che è diventato per noi molto difficile, credimi, distinguere fra chi ci insulta e chi fa dell’ironia…

D’altronde avevamo già preventivato questo rischio. Un gruppo di uomini dichiaratamente di sinistra (il sottoscritto e Barnard sono “addirittura” di formazione marxista) e altrettanto dichiaratamente critici nei confronti del femminismo e del “femminile”. Praticamente un’eresia, una contraddizione in termini: solo per i superficiali, i dogmatici e per coloro che non vogliono leggere la realtà con lucidità e onestà intellettuale. Ma non entro nel merito, vi invito in tal senso a leggere il nostro Manifesto e tutti gli altri articoli pubblicati sul sito. Mi limito in questa sede a rispondere al tuo post.

 Non credo proprio che l’articolo in questione di Barnard, così come gli altri, fosse ironico (o solo in parte). Egli tocca in modo molto puntuale e diretto, a mio parere, un tasto molto dolente (per voi donne, e di riflesso anche per noi uomini), e cioè il modo di concepire, di vivere e di “utilizzare” la vostra sessualità. Naturalmente il discorso sarebbe estremamente lungo e complesso e mi limito, in questa sede, solo ad alcune brevi considerazioni .

Quando noi sosteniamo che le donne vivono secondo le logiche dell’ideologia dominante, cioè secondo la ragione strumentale e mercantile che è alle fondamenta del sistema in cui viviamo, non vogliamo semplicemente dire che tutte (o quasi tutte) la “danno” solo per un mero tornaconto economico o per conquistare posizioni di potere o di prestigio all’interno della piramide sociale. Se così fosse, tutto sommato il problema sarebbe relativamente poco importante. In fondo questo è sempre successo (l’importante è ammetterlo e non rimuoverlo ipocritamente) nella storia e non ci sarebbe nessuna novità. E’ una schiera nutrita, è vero, quella delle donne che vivono seguendo questi parametri ma, come si suol dire, “se la conosci la eviti”, e il discorso si chiuderebbe qui.

E invece purtroppo non si chiude qui perché la questione è estremamente più complessa e riguarda la psiche profonda degli individui (in questo caso di sesso femminile) sulla quale i vari sistemi dominanti che si sono succeduti hanno lavorato molto, molto bene, arrivando ad innestare su una diversità di ordine ontologico-biologico fra donne e uomini (innegabile se non vogliamo fare demagogia) tutta una serie di condizionamenti che hanno contribuito in maniera nefasta e determinante a devastare ulteriormente la già difficile (in natura) relazione fra i sessi. Il sistema dominante attuale (che non è una stanza dei bottoni con quattro o cinque “cattivoni/e” che ordiscono trame ma un complesso intreccio di interessi, processi e gruppi, sociali e oggi anche di genere) è stato abilissimo a penetrare e a condizionare a livello profondo la sfera più intima degli individui, in questo caso delle donne, le quali hanno interiorizzato le dinamiche dell’ideologia dominante fondate sui concetti di mercato, merce, proprietà, competizione. E questo processo di condizionamento è penetrato talmente in profondità che è ormai diventato impossibile distinguere tra natura e cultura (come spiego peraltro personalmente in un articolo sul nostro sito dal titolo appunto “Natura e cultura”). Le donne, insomma, hanno talmente interiorizzato questi concetti, che “si vivono” concettualmente, psicologicamente, e culturalmente parlando, come una merce, cioè come una proprietà (personale, sia chiaro). E voi mi insegnate che una proprietà non la si dona, ma la si investe o tutt’al più la si aliena per trarne un utile. La conseguenza di questo sofisticatissimo processo che pochi hanno compreso (se mi passate la presunzione, ma questo è ciò che penso, e vale soprattutto per gli uomini più che per le donne) è appunto che, anche se apparentemente (e spesso è così) in modo non consapevole, la sessualità non viene vissuta naturalmente, giocosamente e serenamente, ma secondo le dinamiche psicologicamente strumentali di cui sopra. Conseguentemente , la sessualità diventa uno strumento, per le donne, di gestione e di dominio sulla grande maggioranza degli uomini. Ma nel momento in cui la sessualità viene concettualmente, psicologicamente e culturalmente, oltre che praticamente, mercificata, cioè sottoposta alla legge del do ut des, è evidente che questa stessa diventa un potentissimo strumento di perpetrazione del dominio sociale che ha necessità ASSOLUTA di controllare ogni aspetto della vita degli individui, anche il più remoto e profondo. Anzi, il controllo del foro interiore e degli aspetti più privati ed intimi (la sessualità e tutto ciò che da questa consegue) delle persone, diventa oggi molto più importante del controllo della dimensione pubblica.

Ergo, quando diciamo che le donne si mercificano, non ci riferiamo alla folla di aspiranti veline, attrici, soubrette, ballerine, showgirl e ormai anche escort di lusso o a tutta quella schiera che ha come obiettivo quello di posare il culo vita natural durante su uno yacht, di cui tutto sommato ce ne potremmo anche fregare. Ci riferiamo al modo di pensare, di viversi, di concepirsi e di relazionarsi con gli uomini, della purtroppo grandissima maggioranza delle donne che ha sposato, chi in modo più consapevole (le elite dominanti femminili che ormai fanno parte del sistema a pieno titolo assieme alle elite maschili), chi meno (la grande maggioranza delle donne) l’ideologia di cui sopra. A tal punto che è diventato anche improprio definirla ideologia tanto è ormai penetrata nella psiche profonda (in questo caso delle donne, gli uomini hanno altri condizionamenti).

In questo contesto il “dalla” di Barnard (e nostro) non è quindi o solo una provocazione ironica, ma un messaggio alle donne che io non esito a definire RIVOLUZIONARIO. Perché è un invito a spezzare questa catena, a gettare alle ortiche l’ideologia dominante ma anche il potere, la rendita di posizione e i privilegi che questa condizione garantisce alla grande maggioranza delle donne, per costruire con gli uomini (quelli non appartenenti alle elite dominanti) una relazione all’insegna della RECIPROCITA’, della SPONTANEITA’ e del GIOCO. Ma è evidente che questa scelta (questa sì, rivoluzionaria, non le quote rosa sessiste, razziste e discriminanti, per lo meno finchè non verranno richieste anche per lavorare nelle miniere, nei cantieri edili e in generale in tutti quei luoghi di lavoro dove si muore o ci si ammala e non solo per le assemblee elettive, a proposito il 95% dei morti sul lavoro a tutt’oggi sono uomini …) comporta la perdita delle suddette rendite di posizione da parte delle donne.

Ve la sentite?, dice Barnard e noi con lui. Ve la sentite di scendere dal piedistallo e di relazionarvi con gli uomini da pari a pari? Ve la sentite di fare quello che gli uomini hanno sempre fatto, cioè ad esempio proporsi, rischiare il rifiuto, invitare a cena un uomo e offrirgliela o magari fare a mezzi, alla “romana”, come si suol dire (perché no? Siamo tutti eguali, non vedo perché non si dovrebbe gettare al macero una volta e per sempre questo retaggio maschilista, tutte le donne saranno certamente d’accordo con questa proposta…) e magari con altrettanto grande disinvoltura sorridergli e dargli un bacio (sto parlando del primo approccio…se è così facile perché non lo fate anche voi…). Vi suggerisco caldamente di vedere entrambi i video dei due comici miei compaesani (romani) , Lillo e Greg, che abbiamo pubblicato sul nostro sito, dal titolo “Il mondo che vorrei” e “Utopia”. Bene, una volta fatto (è propedeutico), interrogatevi. Ve la sentite di vivere in quel modo e di sfidare anche il giudizio ipocrita, perbenista e fasullo di qualche coglione che vi giudicherà? E se anche fosse ( e sarà) chi se ne frega, noi non lo faremo, ve lo garantisco, anzi vi apprezzeremo molto, e con noi molti uomini evoluti. Vi preoccupate forse del giudizio di qualche (o tanti) maschilista reazionario, ipocrita, bigotto e troglodita? Oppure c’è dell’altro, al quale non volete rinunciare e il timore di questo giudizio è ormai solo un alibi?

Ecco, come dice Barnard, non sapete quanto ne potreste guadagnare optando per questa scelta, in termini di libertà, di gioia, di vita vissuta pienamente, ma soprattutto della possibilità di costruire una relazione diversa, più naturale, spontanea, insomma più umana, con l’altro genere. O forse, come dicevo, c’è dell’altro, e anche per voi donne “u cummannari è megghio che u futtiri”, o come si dice (“il comandare è meglio che fottere”)?

A voi l’ardua (forse) risposta. Perché se sarete oneste con voi stesse prima ancora che con noi, non sarà una risposta facile. E non parlo di sintassi, ovviamente, ma di contenuti.


6 Commenti

Strider 11:18 am - 29th maggio:

Fabrizio
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Anzi, il controllo del foro interiore e degli aspetti più privati ed intimi (la sessualità e tutto ciò che da questa consegue) delle persone, diventa oggi molto più importante del controllo della dimensione pubblica.
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Ed e’ per questo che i lamenti delle femmine di oggi, non possono essere definiti “inconsapevoli” ma, al contrario, calcolati in una maniera spietata.
Che poi esistano o meno due differenti coscienze – come scrivono Armando e Rino – potrebbe pure essere, ma cio’ non toglie che all’ origine di certi comportamenti femminili vi sia una malafede spaventosa e perciò condannabile su tutti i fronti.

Fabrizio
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invitare a cena un uomo e offrirgliela o magari fare a mezzi, alla “romana”, come si suol dire (perché no? Siamo tutti eguali, non vedo perché non si dovrebbe gettare al macero una volta e per sempre questo retaggio maschilista, tutte le donne saranno certamente d’accordo con questa proposta…)
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Concordo, ma in questo senso credo che bisognera’ lavorare piu’ sugli uomini che sulle donne, i quali, ancora oggi, nella grandissima maggioranza dei casi continuano a pagare le cene alle donne ed a finanziare i loro capricci. Ad esempio, anche un po’ di tempo fa, mi e’ capitato di sentir uscire dalla bocca di un 25enne le seguenti parole:”Un maschio che non paga la cena ad una ragazza, che maschio è…?”

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Marco 7:34 pm - 14th giugno:

@ Fabrizio
Ve la sentite?, dice Barnard e noi con lui. Ve la sentite di scendere dal piedistallo e di relazionarvi con gli uomini da pari a pari? Ve la sentite di fare quello che gli uomini hanno sempre fatto, cioè ad esempio proporsi, rischiare il rifiuto, invitare a cena un uomo e offrirgliela o magari fare a mezzi, alla “romana”, come si suol dire (perché no?
@

No, Fabrizio, loro non se la sentono…
Il silenzio stesso di Antigone e delle sue colleghe, la dice lunga. Se le donne dovessero fare solo un decimo di quello che un uomo qualunque è costretto a fare, per ricevere le loro “attenzioni”, prenderebbero appuntamento in massa dallo psichiatra o da qualche altro specialista, causa depressione e conati di vomito continui… Questo perché viziate come sono, non riuscirebbero a capacitarsi di ciò.

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Leonardo 10:51 pm - 14th giugno:

@Marco: quanto mi piacerebbe che lo facessero e magari lavorando sodo, mi ricordo uomini vedendo le prime spazzine dicevano che non erano donne, figurati!!

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Damien 9:10 am - 15th giugno:

@Strider:”Concordo, ma in questo senso credo che bisognera’ lavorare piu’ sugli uomini che sulle donne, i quali, ancora oggi, nella grandissima maggioranza dei casi continuano a pagare le cene alle donne ed a finanziare i loro capricci. Ad esempio, anche un po’ di tempo fa, mi e’ capitato di sentir uscire dalla bocca di un 25enne le seguenti parole:”Un maschio che non paga la cena ad una ragazza, che maschio è…?””

Caro Strider, la risposta alla tua meraviglia risiede nel tuo stesso commento.. avendo ormai somatizzato le meccaniche di cui Fabrizio ha fatto menzione nel suoarticolo, non c’e’ quindi da stupirsi se quel “COGLIONE E CICISBEO” che nomini ha usato il termine “maschio” anziche “Uomo” nel tuo commento…

@Marco: a questo punto Marco, letto il parere di Strider ed il tuo, mi sorge un raffronto che forse potrebbe dare una ulteriore chiave di lettura; Non potrebbe tale situazione essere paragonata al fratellino/sorellina” minore che fà le marachelle piu’ o meno in coscienza, verso il fratello/sorella più grande, conscio/a del fatto che, alle brutte, puo’ sempre cavarsela andando dai genitori a lamentarsi e riceverne l’appoggio che sà bene sia sempre disponibile in virtù della sua “presunta” inferiorità data dalla minore età e minore cognizione intellettiva?.. e spesso ne riceve persino delle gratificazioni… una alegoria della situazione sociale odierna..

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Anonimo 4:15 pm - 12th luglio:

Una curiosità, ma Paolo Barnard è al corrente del fatto che i suoi articoli vengono pubblicati su questo sito?

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Fabrizio Marchi 4:42 pm - 12th luglio:

“Una curiosità, ma Paolo Barnard è al corrente del fatto che i suoi articoli vengono pubblicati su questo sito?”. (Anonimo)
Ovviamente, non avrei mai pubblicato un articolo scritto da lui o da qualsiasi altro senza la sua preventiva autorizzazione. Ho anche la sua email con cui ci autorizza espressamente. Non solo, dopo aver pubblicato i primi tre, è stato lui stesso a segnalarcene un quarto.
Perché, trovi strano che Paolo Barnard possa aver pubblicato degli articoli su questo sito?
Fabrizio

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