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17 dic 2012  |  185 Commenti

Più che la barca, la tempesta scuote la fede dei pastori che confondono i fedeli.

Nell’articolo “Preti contro” (Il Foglio giovedì 29 novembre 2012) Francesco Agnoli scrive : “Non è facile come cattolico, vivere in una sorta di Babele in cui ogni giorno si accavallano messaggi discordi, idee incompatibili tra loro, rottamazioni di dogmi e principi millenari. Ogni giorno un povero fedele è costretto a sentirne una nuova. Non fuori, ma dentro ( la Chiesa, ndr)”.

Non sono dunque il solo a fare ogni giorno e da anni l’esperienza secondo la quale: tot preti, tot fidei  sententiae. Ma, mi sono sempre detto, si tratta di preti, non di magistero della Chiesa. Dunque c’è ancora certezza e speranza. Finchè non è apparso l’articolo “Lui incapace di accettare l’emancipazione” nientedimeno che sull’ Osservatore Romano del 25 novembre 2012.

L’ articolo, giustamente riporta e condanna con fermezza, crudeli episodi di cronaca nera,  ma li  seleziona, commenta e interpreta, tramite l’armamentario concettuale e linguistico proprio della concezione femminista del bene e del male a cui, questa ideologia, da sempre, fornisce una soluzione semplicistica costituita da un manicheismo sessista.

Secondo l’ideologia femminista, diffusa ormai da ogni media, e con assoluta sorpresa, nei fatti, adombrata anche dall’ l’Osservatore Romano,  la violenza è esercitata da un solo genere quello maschile che, sulla base di prevalenti tendenze genetiche/naturali da cui è determinato, la legittima anche sul piano culturale a fini di dominio dell’intero genere femminile; questa violenza maschile è subita da una sola parte, il genere femminile, che ne è la vittima ed è  innocente, sostanzialmente per una attitudine naturale/genetica a non commettere alcun atto di violenza. Là dove compaiono atti di violenza commessi da donne è dovuto al fatto che hanno imparato dai maschi o si tratta di atti di violenza liberatoria ispirati da santa e legittima rabbia.

Si scrive nell’articolo che “Una società civile è in grado di dare un nome ai carnefici” che, formulato in questo modo, ovvero escludendo i nomi e i cognomi degli omicidi, già peraltro in mano a giudici e media, e quindi escludendo il carattere personale della responsabilità, non possono essere identificati in altro se non i maschi, che, si lascia intendere, sono tutti gli appartenenti al genere maschile; e,  sono i maschi, perché “incapaci di accettare nella quotidianità concreta l’emancipazione femminile”. Affinchè  non ci siano dubbi che la chiamata di correo per la violenza riguarda non alcuni maschi ma l’intero genere maschile  viene precisato che: “Siamo imbevuti tutti di violenza sin da bambini, i colpevoli (pertanto i maschi ndr) e le vittime (le donne ndr)”.

Chi utilizzasse il medesimo canone interpretativo e per esempio dicesse, di più episodi di sexcrime di cui fossero responsabile cittadini di pelle nera, che “una società civile deve dare un nome agli stupratori”, lasciando intendere i neri, perché “incapaci di accettare il modello di donna occidentale emancipata”  richiamerebbe e avallerebbe le tesi del razzismo bianco  e, a seguire, le soluzioni legislative come quelle ispirate alla concezione del diritto del colonnello Lynch che teorizzò e legittimò per i neri  il linciaggio a furor di popolo al posto del processo. Per carità fraterna è opportuno lasciar stare le implicazioni per il genere femminile, quando si mettessero a tema, con le medesime argomentazioni,  i sei milioni di concepiti, eliminati nel ventre delle loro madri ( e nelle aree più ricche, più informate, più assistite e colte d’Italia).

A ben vedere l’argomentazione che regge questa tesi (queste tesi) è tipica del carattere propagandistico che sostanzia ogni espressione del pensiero femminista, la cui unica effettiva finalità  è la trasformazione in diritto e in legge di tutto ciò che piace alle femministe (“s’ei piace ei lice”). Si tratta  dunque di un sofisma finalizzato non alla verità ma a convincere: si rileva dalla cronaca nera una serie di episodi criminali, li si accomuna ad un’unica arbitraria e non verificata causa, si individua la causa in una volontà lucida e consapevole, si attribuisce questa volontà non alla responsabilità del singolo ma la si estende alla responsabilità di un gruppo, si attribuisce la responsabilità del gruppo ad una dato culturale associato ad una connotazione sociologica comunque poggiante su una base genetica che lo caratterizzerebbe. Sofisma violento e criminogeno che ricompare sempre nella Storia in ogni pogrom per motivi religiosi, in ogni linciaggio per motivi razziali, in ogni massacro per appartenenze di classe o di nazione.  Adesso siamo alla criminalizzazione per motivi di genere. Il sofisma ha il suo fulcro in questa induzione errata ma nascosta:  non  si condanna il comportamento ma si strumentalizza il comportamento ispirato al male per attribuire il male alla natura dell’Altro, così che possa essere indicato come  la personificazione del male; Altro che viene identificato in un gruppo umano più o meno esteso. Vecchia attitudine, anche in casa cattolica, quella di proiettare il male addosso agli altri, attitudine che tuttavia  si sperava non ritrovasse una sua rinnovata e ammodernata versione in chiave sessista. Sembra invece, che  il delirio accusatorio sia rinato in chiave cattofemminista e venga esteso, al di là di ogni precedente storico, fino alla metà del genere umano, quello di sesso maschile. Così masse sconfinate di maschi  diseredati, perseguitati, affamati, sfruttati,   con un articolo scritto a nome della Chiesa cattolica, vengono falsamente accusati e associati alla categoria degli oppressori e di carnefici brutali. Non c’è che dire: qui non c’è traccia della evangelica Buona Novella, al contrario c’è solo  il suo contrario, una pessima e feroce  novella che se mai fosse possibile renderà ancora più lunga e dura la schiavitù e la sofferenza dei miseri della Terra.

Da queste evidenze non può non nascere la domanda: in ambito cattolico e ai massimi livelli si è maturata la volontà di associarsi, buoni ultimi, al mainstream  che da decenni porta avanti e gestisce il pestaggio morale del genere maschile e  il progetto della sua criminalizzazione come genere che incarna la presenza della violenza nella Storia? Metà umanità è ascritta alla categoria dei carnefici? Moralmente legittima anzi doverose le nuove crociate, alias le guerre neoimperialiste, contro cotali e cotanti criminali oppressori? E infine: è questa la strada che si intende percorrere per la nuova evangelizzazione?

Tanto più assurda l’ adesione a questa visione del mondo perché si tratta di teorie anticristiane e antiumanistiche, contro tutta la tradizione, quella di cui essere orgogliosi, dell’Occidente: una regressione barbara verso un pensiero primitivo e feroce; mostri della ragione che hanno generato orrori che, tra l’ altro, in casa femminista, storicamente hanno già fatto ignobile e vergognosa comparsa fin dagli inizi, dall’Ottocento alla prima metà del Novecento fino ad oggi, con l’imponente produzione teorica e il serrato  diuturno impegno militante del movimento femminista sia in Germania che nei paesi scandinavi in favore delle teorie eugenetiche e di leggi che prevedono pratiche di sterilizzazione di massa dei “difettati” (naturalmente in assoluta prevalenza  poveri o malati).

Chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire non può non concludere che il femminismo come ha dato contributi ideologici e si è mobilitato per legislazioni eugenetiche, anche oggi presta il suo supporto propagandistico, ed offre la sua capacità di mobilitazione lobbistica, la sua egemonia culturale/mediatica e l’influenza politica  a favore di tutto ciò che è anticristiano e antiumanistico: la guerra alla famiglia e ai diritti dei figli ad avere sia un ascendenza conosciuta, sia un padre e una madre,  alla vita al suo sorgere e al suo termine,  alla paternità, all’intero insieme delle verità di fede nell’ambito della tradizione teologica cristiano cattolica.  Per non parlare della teorizzazione e imposizione nella legislazione del diritto ad eliminare il concepito perché non persona umana ma “grumo di cellule”, teorizzazione che legittima e rafforza le attuali pratiche di eugenetica strisciante la cui tremenda efficace azione selezionatrice degli “inadatti”  ha portato nel Nord Europa del femminismo vincente alla eliminazione di tutti i concepiti affetti dalla sindrome di down. E non sappiamo di quali e quanti altri concepiti dichiarati “malati” dalla diagnosi  prenatale.

Inutile ribadire, a questo punto, che un credente si aspetta che l’Osservatore Romano sul tema del male, a maggior ragione nella sua comparsa nella forma specifica dell’omicidio, e dell’omicidio di una donna, usi un linguaggio e canoni interpretativi coerenti con la fede cristiana e con la tradizione bimillenaria della Chiesa. Si attende parole che sorgono dalla straordinaria profondità della saggezza rivelata della propria religione. Non si attende di certo  che le parole antiche e nuovissime della tradizione e della Rivelazione siano spazzate via in un sol colpo con l’adesione al canone e al linguaggio del femminismo.

Domanda: .aprire alla visione del mondo femminista, al suo linguaggio, alla sua storia e alle sue alleanze, è forse questa una delle strade individuate da proporre ai fedeli e su cui i fedeli devono avviarsi per diventare credenti adulti nella fede? Mi auguro di no, altrimenti non posso che concludere che allora è vero quanto da più parti si dice: lo spirito dei tempi sembra da tempo essere identificato con il soffio dello Spirito Santo e mi vengono in mente, come profetiche, le parole del grandissimo papa Paolo VI, sul “fumo di Satana diffusosi anche nella Chiesa”.

In ogni caso mi risulta evidente che se certamente è vero: “Non prevalebunt” tuttavia  a non lasciare pietra su pietra, se non interviene Pietro in persona, già ci pensano e si sono messi all’opera alcuni importanti inquilini.

E aggiungo che questo titolo e questo articolo, comparsi e avallati sul più autorevole media della Chiesa Cattolica, l’Osservatore Romano, mi ha profondamente e conclusivamente turbato;  quel tipo di turbamento profondo e radicale che si accompagna allo scandalo. Scandalo che riconosco  come tale dai suoi effetti: mina la mia fede.

Di seguito riprendo e ripeto, in dettaglio alcuni di questi elementi ideologici che a mio avviso traducono una visione dell’uomo incompatibile con il cristianesimo.

1.Scandalo vs Fede

La sostanza dello scandalo in che cosa consiste alla fine? Nello strumentalizzare il male commesso per far diventare  chi lo commette la personificazione del male. Ovvero esattamente l’antitesi del Cristianesimo che guarda a colui che commette il male come destinatario privilegiato della redenzione dal male per grazia dell’amore salvifico di Cristo. Antitesi del Cristianesimo cui si giunge  come conseguenza necessaria dell’adesione ai miti femministi, alle forme espressive della narrazione femminista, alla propaganda delle lobby femministe, in una parola alla falsa coscienza che l’ideologia femminista ha imposto alla coscienza di massa e dei singoli. Ma c’è di più. Questa  concezione è alimentata da ben altro: in questo usare il male per accusare chi lo commette di essere il male c’è l’antico sogno luciferino agito da chi si attribuisce il titolo di giusto, di buono  e di perfetto, e si arroga pertanto il potere e il diritto di giudicare la Creazione come male e  di sostituirsi al Creatore per costruire un uomo “nuovo”, finalmente “non difettato”.
Un progetto che la Storia ha svelato essere nutrito di un sistematico odio per la natura umana così com’è data ed esiste nella realtà  e nella conseguente affermazione di una virtù assoluta che si trasforma nel suo contrario: in ferocia immorale perché indisponibile a considerare che se il male è una realtà  da combattere è pur sempre da combattere a partire dalla elaborazione del lutto che si tratta, qui sulla Terra, di una inestirpabile presenza; e che senza il rinvio ad una sapienza rivelata dalla Croce di Cristo, che indichi e illumini la via, anche il più fermo e generoso rifiuto del male finisce nel suo esatto contrario. Così succede che questo articolo si allinea nei contenuti e nei modi espressivi, alla visione del mondo che sostiene la criminalizzazione di un intero genere, quello maschile, da cui la mobilitazione alla guerra contro di esso conseguente  all’approccio  sessista, la  tesi che esistono uccisioni di persone meno gravi di altre, la divisione delle sconfinate masse dei diseredati, dei perseguitati, degli affamati  in due campi, quello degli oppressi, le donne,  e quello degli oppressori, i maschi.  Una teoria folle e violenta da cui deriva una pedagogia altrettanto violenta e falsa che giunge ai vertici dei media cattolici per essere legittimata al massimo livello dopo essere stata a lungo coltivata e praticata dalle istanze di base, nelle scuole di Stato e non,  dove le giovani donne sono state educate ad una concezione della propria emancipazione basata su falsificazioni di ogni tipo e fatta coincidere in un falso senso di superiorità morale di genere costruito sul disprezzo morale verso il genere maschile. E dove i giovani maschi minorenni sono stati violentati psicologicamente  nella loro identità perché educati nel disprezzo di sé e dei padri. Inutile poi far cenno qui alle devastanti antinomie che questa ideologia implica verso una fede che crede in Dio Padre e in Cristo Suo figlio.

Mi sembra calzante e  Illuminante una terribile coincidenza ancorchè casuale: il 25 novembre è uscito l’articolo in questione e cinque giorni dopo, a Brescia, un branco di ragazze assale, pesta a sangue, mandandolo all’ospedale, un 47 enne che si era prodigato nel soccorso di una di esse che stava male. Finalmente un atto liberatorio e coerente con questi presupposti educativi e con questa predicazione contro l’oppressore omicida, contro il maschio carnefice? O esito di una pedagogia rovinosa e anticristiana, delle campagne ossessive di criminalizzazione maschile nella quale vengono cresciuti giovani donne e giovani maschi? Avallate oggi persino dall’ Osservatore Romano.

2.Menzogna vs verità

IL  titolo: “Lui incapace di accettare l’emancipazione” nello  sviluppo dell’articolo diventa di fatto “I maschi uccidono le donne perché non ne sopportano l’emancipazione”.  Affermazione e accusa gravissima:  il genere maschile è portato alla oppressione della donna fino ad utilizzare come mezzo per perpetuare l’oppressione l’omicidio.  Se fosse vero, dato l’enorme accumulo di  saperi, di tecniche, di consapevolezze e, in ultima analisi,  di potenza dovuto all’attività e alla creatività maschile, nessuna donna avrebbe potuto nel tempo compiere un solo passo sulla strada della propria emancipazione. IL formidabile cambiamento nella condizione femminile è, per chi ha occhi per vedere, retta ragione  e cuore capace di verità,  testimonianza quotidiana ed evidentissima dell’amore dei maschi verso la donna, e dell’impegno di ogni loro risorsa e capacità per migliorare la sua condizione. Questo giudizio infondato e consapevolmente falso è diretta conseguenza dell’adesione alla ideologia femminista secondo la quale la storia è storia dell’oppressione maschile delle donne. L’articolo condanna l’omicidio delle donne ( c’è qualcuno forse sano di mente che approva l’omicidio?) ma questa condanna in realtà, così formulata, legittima un’orizzonte ideologico che ha per fine la condanna dell’intero genere maschile. Quale superbia impazzita, quale calcolo, opportunistico, può autorizzare a giudicare l’intera presenza e azione dei  maschi nella Storia come azione contro la donna e azione omicida? e proprio nella casa del Dio della Verità?

3.Ideologia vs Rivelazione

La tragedia umana dell’omicidio, è spiegata secondo la fede cattolica  dalla dottrina del Peccato Originale causato dal tradimento che Adamo ed Eva fecero della relazione di amore in Dio, volgendosi a Satana. Ne conseguì quel disordine nel cuore e nella mente umani da cui deriva ogni male. Visione potente ma vera della profondità del male, cui corrisponde per i credenti  la infinita potenza dell’intervento salvifico del libero sacrificio del Cristo. E chiama ciascuno alla responsabilità personale del bene e del male. Nella Storia in ogni modo si cercarono spiegazioni alternative al mistero del male nell’uomo, cui corrisposero salvezze alternative. Tutte all’insegna della ricerca della responsabilità del male esterna al cuore di ciascuno. Ne nacquero ideologie che furono fonte di  una manifestazione del male di una intensità mai prima apparsa nella Storia . Ebbene, il titolo e l’articolo utilizzano una strumentazione interpretativa del male che è propria di una concezione del male elaborata nell’ambito  dell’ideologia femminista prevalente, per la quale  il male nella Storia, è identificato con la violenza e la violenza a sua volta interpretata come male esclusivamente maschile. Una interpretazione del male per cui è il sesso maschile portatore intrinseco e specifico del male mentre le donne innocenti per natura sarebbero le uniche portatrici della salvezza. Questa concezione non è forse del tutto estranea alla concezione cristiana ma addirittura blasfema, perché nega la Rivelazione circa il male nel mondo e la salvezza del mondo proprio nella casa del Dio della Salvezza?

4.Propaganda vs comprensione

I maschi, si dice nell’articolo, in Italia uccidono le donne, anzi una donna ogni tot giorni. Ma con la medesima formulazione risulta che le donne uccidono donne una ogni tot giorni, e uccidono  i maschi uno ogni tot giorni, e i concepiti sono uccisi uno ogni tot secondi, e i lavoratori morti sul lavoro uno ogni tot ore.  La forma della comunicazione è sostanza, e questa forma della scansione temporale dell’evento criminale o luttuoso, è la forma che viene adottata quando si fanno campagne di propaganda perché risulta essere la più efficace. Questo modo di presentare l’omicidio in generale e in particolare quello di donne è dunque finalizzato non alla comprensione del fenomeno ma alla propaganda. E si tratta della propaganda  di una parte che tra l’altro porta avanti, su tutte le questioni antropologiche, scelte opposte a quelle della chiesa  e che di questa forma propagandistica ne fece per prima uso efficacissimo  e vincente nella campagna  per far approvare la legge 194 che rese lecito l’aborto. Perché fare su questo tema propaganda e non verità? La domanda nasce a maggior ragione da queste evidenze fattuali: a. l’omicidio di donne da parte di maschi, è in Italia, secondo tutte le statistiche inferiore ad ogni altro paese al mondo, persino ai dati provenienti dalle nazioni dove il femminismo ha vinto, Norvegia e Svezia (vedi link n.1). B. la violenza femminile è secondo tutti gli studi altrettanto grave di quella maschile  (vedi link n.2), verso i minori molto più grave. Ha pertanto senso nella casa della sapienza antropologica rivelata, parlare del male, quale l’omicidio di donne da parte maschile, utilizzando i canoni della propaganda che ne distorcono radicalmente la verità?

5.Sessismo vs cristianesimo

E’ ogni omicidio una tragedia del male dai tratti assolutamente unici perché riconducibile sempre alla responsabilità personale, oppure è da ricondurre alla specificità dell’appartenenza di sesso, di razza, sociale di chi lo commette? Perché in questo secondo caso, usando il medesimo criterio, dovremmo trovare una spiegazione altrettanto ideologica quanto estranea alla responsabilità personale, agli  omicidi per mano femminile dei maschi, alle morti sul lavoro che diverrebbero  omicidi di classe attribuibili ai “borghesi”, ai milioni di morti per aborto come manifestazione imponente della natura omicida delle donne. E’ assennato questo approccio che attribuisce il singolo personale episodio di male ad una caratteristica generale attribuita ad una categoria di persone?  O è follia con esiti criminali? Abbiamo già visto i pogrom, i linciaggi, gli stermini contro il male attribuito alla “razza”, le deportazioni e i massacri per il male attribuito alla “appartenenza di classe”, le persecuzioni e i roghi per contro il male attribuito “a deviazioni dalla corretta adesione all’opinione prevalente”. Adesso ci stiamo attrezzando ideologicamente, persino in casa cattolica, per consentire alla guerra e all’odio, contro il male dovuto alla “propensione del genere maschile alla violenza omicida contro le donne a fini di oppressione”? Questa interpretazione e presentazione degli omicidi maschili di donne è adesione, propaganda e mobilitazione in nome di una concezione antropologica sessista, si o no? un impressionante cedimento alle semplificazioni regressive e violente di una cultura sessista sì o no? Ma come è possibile che sia formulata nella casa che da millenni con lacrime e sangue dei suoi testimoni tiene fermo sulla appartenenza di ognuno alla personale libertà e responsabilità di fronte al bene e al male propria di chi eredita la condizione di figli di Dio? Come è possibile l’adesione acritica dell’Osservatore Romano a quella pratica di pestaggio morale antimaschile, l’ormai famosissimo malebashing, che è il fulcro poi dell’azione e della propaganda finalizzati a ben altri attacchi, come alla paternità, alla famiglia, alla vita, al matrimonio, alla stessa fede cristiana cattolica? Come non accorgersi che si parla la lingua e si usano i concetti e imiti e le falsità del pensiero che più radicalmente è incompatibile con la visione del mondo cristiana?

Link n. 1: “Femminicidio” e violenza di “genere”: tutto da rivedere.

Il femminicidio finlandese.

Link n. 2: La violenza femminile.  Cos’è, come se ne parla – Dr. Eugenio Pelizzari.


185 Commenti

armando 9:02 pm - 2nd gennaio:

Guarda Fabrizio che non mi riferivo affatto a te o ad UB, ma ai media in generale pronti a sfruttare qualsiasi occasione per gridare allo scandalo. Mc Luhan scriveva nel 1951, e ancora oggi non ci si vuol rendere conto del senso di quelle parole. Troppo scomode perchè rimettono in piedi la realtà dell’attuale rapporto fra i sessi, mentre fa un gran comodo mistificarla. Insomma lo smutandamento è espressione della libertà narcisistica di mettere in difficoltà gli uomini, e contiene una dose di sadismo. Poi che Don Corsi sia stato inopportuno e rozzo lo dico anch’io. Tuttavia sono convinto che molti uomini (non io), sono d’accordo perchè intercetta un disagio. Credo che, senza indulgenze e buonismi di sorta, anche a quegli uomini dobbiamo rivolgersi per far loro capire una cosa semplice e difficile nello stesso tempo. E cioè che scambiano il desiderio col bisogno, ossia con la dipendenza emotiva e sessuale che li spinge a fare le cose peggiori. Su questo dovrebbero essere d’accordo anche tutte quelle donne che dicono di non avere interesse a rapportarsi con uomini dipendenti, ma di volere invece uomini bene in piedi e autonomi. C’è da chiedersi, semmai, perchè quelle donne non escono mai allo scoperto contro quelle loro “sorelle” che invece in quel potere sessuale loro conferito ci sguazzano tutte contente, salvo accorgersi dopo qualche decennio di essere sole e lamentarsi che gli “uomini veri” sono scomparsi.
armando

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Rino DV 10:19 pm - 2nd gennaio:

Fabrizio:
>>
Perché la ragion politica ci insegna che ci si può e ci si deve spingere solo fin dove è realisticamente e politicamente possibile spingersi. Non si può tirare la corda oltre un certo limite (e già noi la tiriamo parecchio…)
Oltre quello c’è solo il suicidio (politico) o la pubblica ritrattazione, come peraltro, manco a dirlo, è puntualmente avvenuto.
>>
E’ così evidente, così ovvio, così banale da intendere che resta lo stupore di fronte al fatto che quello stesso prete non ci sia arrivato né i suoi supporters.
Ma una ragione c’è, ovviamente, individuale e collettiva: gli UU hanno perso la testa, non sanno più a che santo votarsi, non capiscono più nulla, solamente sentono, fiutano il male che li circonda, ma non vedono vie di uscita e quindi esplodono nell’irrazionalismo autolesionista.

Sul tema don Corsi:
http://altrosenso.wordpress.com/

Rino

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Fabrichi Marzio 10:45 pm - 2nd gennaio:

“Tuttavia sono convinto che molti uomini (non io), sono d’accordo perchè intercetta un disagio.”(armano)

Condivido in pieno. Un conto è contestare il tono e l’ imprudenza di quel volantino, un altro conto è scacciare e condannare senz’appello la sostanza di ciò che è scritto, come invece ha fatto Rino DV.
Poi non è vero che questo prete abbia ritrattato. Semmai è stato punito dal vescovo.

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Fabrizio Marchi 11:03 pm - 2nd gennaio:

Abbiamo un mio quasi omonimo fra noi, peraltro in polemica con Rino…interessante…sentivamo tanto il bisogno del buffone di turno…basta che non ci tocca pagare il biglietto…

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Pandoro 12:38 am - 3rd gennaio:

I miei interventi precedenti hanno spostato un pò l’asse del discorso rispetto al tema, forse…
Mi trovo così costretto a dire due parole su Don Corsi: è un cazzone!
Ma non perchè ha sbagliato momento, non perchè ha sbagliato tattica o strategia, perchè ha detto delle baggianate.
Vittima e carnefice (vere o presunte) fanno parte dello stesso schema di potere: a quel punto non fa differenza chi sia l’uomo e chi sia la donna.
Cerco di spiegarmi meglio: come in campo economico se l’operaio non è cosciente del suo ruolo (cioè se è solo “classe in sè” in termini marxiani) giustifica e riproduce lo schema di dominio capitalistico, così nel campo della differenza di genere se l’uomo è succube della prima bella gnocca che gli fa sentire l’odore di figa, senza chiedersi che donna è, se può condividere qualcosa al di là della prima sborrata, è un uomo di merda, che conferma il potere attribuito a quel pezzo di gnocca in particolare, ma a tutte le gnocche in generale.

Ecco Don Corsi non esce dallo schema di questa logica che a mio parere è deleteria per gli uomini e per le donne. A me non interessa stabilire se è colpa delle donne che vanno in giro con le minigonne a farla annusare o se è colpa di uomini rincretiniti pronti a cedere a bassi impulsi che sono tutto tranne che naturali (Armando, dai basta con sta cosa della natura, non esiste, non esistono pulsioni naturali per l’essere umano), il fatto è che la violenza esiste nella nostra società e ne è quasi conditio sine qua non.
Non è un problema di ingegneria sociale (se sento ancora questo termine vomito), ma di rapporti sociali sì. Ribadisco: non c’è uscita se non quella del radicale ribaltamento di prospettiva: abbandoniamo la logica del potere (non è per niente naturale, nè istintiva e se anche lo fosse non m’interessa, in quanto non va bene).
Ecco perchè non son disposto a tornare indietro ad un passato idealizzato e non realistico, non sono disposto a normare i desideri e i comportamenti individuali e collettivi, ma vorrei che fossero davvero liberi e fuori da ogni logica di dominio e di mercato.
Scusate se in questo post sono stato leggermente scurrile, saranno i postumi del fine anno…

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Roberto Micarelli 1:29 am - 3rd gennaio:

Scusate il ritardo ché stavo disconnesso: buon anno a tutti.

Ritengo che sia un errore per noi gente comune quello di introiettare nella nostra anima l’allarme pubblico sul disfacimento delle relazioni uomo-donna, facendo così il gioco di chi vuole lo psicodramma, cioè di chi vuole che la propria agenda politica e di ingegneria sociale si trasformi in una mozione entusiastica. Siamo sempre più spinti a credere che il relazionarsi dell’uomo con la donna sia sbagliato, oggi come ieri; tutti sappiamo che possiamo migliorare noi stessi, ma secondo me la natura ha fatto le cose meglio di quanto i tecnocrati vogliano indurci a credere.
Notate in che modo la questione femminicidio tende a essere posta come psicanalisi maschile, come problema sì di categoria ma soggettivo, con i modi di uno stato-macchina che vuole entrare nel bios, nella protezione del corpo e dell’anima dal male, totalizzandosi subdolamente in un doppio gioco razional-sentimentale che allontana sempre di più il nostro giudizio dal piano democratico e autenticamente laico. Mi dispiacerebbe se i quemmisti proprio loro, rari esponenti del pensiero libero del tremila, cadessero anch’essi in questo tranello. La Questione Maschile è una questione politica.
A me impressiona molto come la liberazione sessuale si sia trasformata e si stia trasformando sempre di più in un sistema reale, dove tutto o quasi ruota intorno all’accusa del desiderio, che solo apparentemente è un’accusa al solo desiderio maschile. Sono portato a credere che o le ambizioni libertarie sorgive erano false o qualcuno (potere) ha in un secondo momento cooptato quelle ambizioni, convogliandole in una propaganda sesso-razzista con la quale manipolare l’adesione e il consenso delle masse verso forme politiche e di organizzazione sociale contrarie ai veri interessi del popolo, tra i quali mi ostino a inserire quello di possedere una lingua, una cultura, un senso di esistere. Non solo una moneta …

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Roberto Micarelli 1:49 am - 3rd gennaio:

Le menti del capitalismo finanziario globale hanno adottato le lotte dal basso, quelle di comprovato successo, addomesticandole ai propri interessi. Il gruppo Femen, che giustamente alcuni opinionisti anglofoni inseriscono nella categoria delle leftist causes, (cause sinistrorse, non di sinistra, finanziate da miliardari occidentali), è solo uno degli esempi di come il femminismo e la liberazione sessuale siano diventati, dopo lo scippo, strumentali all’imperialismo mondialista.

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cotechino&lenticchie 1:56 am - 3rd gennaio:

Commento su facebook:

” Mi è capitato di ascoltare in tv dei casi che venivano elencati come femminicidi: 1) donna conosce persona su chat, poi si rivela maniaco e la aggredisce (non è marito o familiare, è appunto un maniaco conosciuto su chat…credo che si dovesse specificare che fosse un maniaco conosciuto in chat!) 2) Convivente pregiudicato assassina la compagna (credo fosse opportuno mettere l’accento sul fatto che fosse pregiudicato, invece che sul fatto che era uomo) 3)ragazza uccisa dal difanzato cocainomane perché lo ha chiamato con il nome di un altro (il fatto che sia cocainomane, qualcosa dovrà pur dire secondo me…da che mondo e mondo, un cocainomane è sempre stato pericoloso!…credo fosse giusto specificare che si trattava di un soggetto dedito agli stupefacenti, dunque instabile) 4) sorella viene uccisa da fratello per questioni di soldi (non mi pare il movente economico c’entri nulla con quello di genere…credo fosse importante specificare che il soggetto era un avido di soldi e basta, non un uomo). A proposito di questo ultimo episodio, non ho potuto fare a meno di notare la disparità di risonanza dell’identico reato commesso però da una sorella su un fratello, più o meno per le stesse motivazioni…in quel caso non si è tenuto a specificare il sesso dell’assassina, non si è fatto cenno a motivazioni di genere, il tutto è passato sotto “reato per futili motivi”…eppure il reato era lo stesso, sia per movente che per dinamica. In ogni caso, questo atteggiamento di specificareil sesso c’è solo nei confronti degli uomini, perchè deve per forza passare il messaggio che “UOMO uccide donna”…se invece, ad esempio, scrivi OMOSESSUALE uccide bambino, si levano cori di indignazione perché bisogna porre l’accento sulla criminalità del gesto e non sull’ orientamento sessuale dell’ aguzzino”……

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Fabrizio Marchi 8:24 am - 3rd gennaio:

“Le menti del capitalismo finanziario globale hanno adottato le lotte dal basso, quelle di comprovato successo, addomesticandole ai propri interessi. Il gruppo Femen, che giustamente alcuni opinionisti anglofoni inseriscono nella categoria delle leftist causes, (cause sinistrorse, non di sinistra, finanziate da miliardari occidentali), è solo uno degli esempi di come il femminismo e la liberazione sessuale siano diventati, dopo lo scippo, strumentali all’imperialismo mondialista”. (Roberto Micarelli)
Ti vedo in gran forma, Rob, avanti così… ;) naturalmente sottoscrivo in toto…
Una sola cosa. Il concetto di “liberazione sessuale” lo metterei fra molte virgolette, perchè sappiamo che è una sostanziale balla. La sessualità non è mai stata liberata, men che meno dal femminismo.

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Fabrizio Marchi 8:39 am - 3rd gennaio:

“se invece, ad esempio, scrivi OMOSESSUALE uccide bambino, si levano cori di indignazione perché bisogna porre l’accento sulla criminalità del gesto e non sull’ orientamento sessuale dell’ aguzzino”……” (cotechino&lenticchie)
Vero. E’ la logica asimmetrica, volutamente strabica e sostanzialmente sessista e razzista del “politically correct”.
“sorella viene uccisa da fratello per questioni di soldi (non mi pare il movente economico c’entri nulla con quello di genere…credo fosse importante specificare che il soggetto era un avido di soldi e basta, non un uomo). A proposito di questo ultimo episodio, non ho potuto fare a meno di notare la disparità di risonanza dell’identico reato commesso però da una sorella su un fratello” (cotechino&lenticchie).
Altrettanto vero. Giorni fa, su facebook, non ricordo chi ma mi sembra sulla bacheca del Movimento Femminile per la Parità Genitoriale, qualcuno aveva postato gli articoli dei giornali relativi alle due vicende del fratello che aveva ucciso la sorella e viceversa, evidenziando la diversa enfasi con cui le due notizie venivano riportate e raccontate sugli stessi giornali. Una pubblicata sulle prime pagine, naturalmente all’insegna del femminicidio, l’altra con un articoletto nelle pagine di cronaca.

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fulvio terzapi 8:59 am - 3rd gennaio:

@pandoro: sei sicuro che non esistano impulsi naturali per l’essere umano? a me ogni tanto viene l’impulso di mangiare e anche quello di farmi una bella pugnetta come si deve.

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Fabrizio Marchi 9:33 am - 3rd gennaio:

“A me non interessa stabilire se è colpa delle donne che vanno in giro con le minigonne a farla annusare o se è colpa di uomini rincretiniti pronti a cedere a bassi impulsi che sono tutto tranne che naturali” (Pandoro)
Chiariamo un punto. Per lo meno per quanto mi riguarda non esistono “bassi” impulsi naturali o sessuali. Una bella ragazza che cammina sculettando a destra e a sinistra con una minigonna “girofica” che le fascia le chiappe, provoca in me (e in qualsiasi maschio eterosessuale) un sanissimo desiderio, o impulso, istinto, chiamalo come vuoi, di metterle una mano sulle suddette chiappe. Il fatto che non lo faccia e che reprima questo (assolutamente naturale) impulso non significa affatto che quello stesso impulso sia insano. Non solo, quella mia naturale e spontanea reazione (che qualsiasi maschio eterosessuale è costretto a reprimere una cinquantina di volte al giorno) è proprio quello che che quella stessa ragazza vuole suscitare, in un meccanismo perverso di sollecitazione-frustrazione del desiderio di cui abbiamo parlato in tanti articoli e anche in alcune mie video-interviste.
Naturalmente la questione è molto più ampia, come ben sappiamo, e sarebbe miope individuare in quella ragazza sculettante la controparte strategica. Fermo restando che quella stessa ragazza si presta ben volentieri a quel perverso meccanismo da cui trae vantaggi di ogni genere (quando poi sono milioni, diciamo pure la maggioranza, la questione diventa ancora più complessa).
Attenzione quindi, caro Pandoro, a non cadere nella trappola del “basso istinto” (maschile, naturalmente) che odora molto di femminismo criminalizzante e che, guarda caso, si accompagna sistematicamente al tanto famoso ed estremamente ambiguo (e falso) “ogni donna ha diritto di girare vestita come meglio crede”. Concetto di per sé valido da un punto di vista formale, se lo estrapoliamo dal contesto sociale e storico (operazione priva di senso per dei marxisti come te e me) ma assolutamente falso se lo caliamo appunto nel contesto, proprio perché sappiamo benissimo cosa è, cosa vuole essere e a quale dinamica (ormai neanche tanto più nascosta) risponde quella “minigonna girofica” indossata da quella ragazza ancheggiante su un paio di trampoli.
Se non capiamo questo e non capovolgiamo il (falso) paradigma femminista, non riusciremo mai a liberarci dalle catene psicologiche in cui ci hanno costretto.
Questa è un’operazione fondamentale e propedeutica per un processo di reale acquisizione di consapevolezza.

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Pandoro 10:19 am - 3rd gennaio:

Forse non capisco o forse sono strano, ma che volete che vi dica…
Per Fulvio terzapi >>> “sei sicuro che non esistano impulsi naturali per l’essere umano? a me ogni tanto viene l’impulso di mangiare e anche quello di farmi una bella pugnetta come si deve.”
Certo, ma mangiare non è un impulso, si tratta di necessità. Anche la pugnetta a volte. Però non mangi un manzo senza prima macellarlo come si deve e non ti fai (spero) una sega dentro una chiesa durante la messa. Se pertanto questi impulsi sono controllabili culturalmente a mio modo di vedere non sono istintivi; voglio dire che l’essere umano è fuori dallo stato di natura se può controllarli efficacemente (e la maggior parte di noi lo fa) con un adatto approccio culturale.
E’ fuori luogo parlare di istinti, perchè non possiamo più sapere se sono naturali o culturali. Non sono più così naturali nemmeno per i cani: ormai preferiscono le crocchette ai conigli ben crudi.
Per quanto mi riguarda se vedo una donna minigonnata e strafica mi interessa a livello estetico, mi fa piacere di certo, ma non corro nel primo bagno pubblico a svuotare le palle, nè le metto le mani addosso (dai Fabrizio….), nè mi sento provocato. Chi ne è provocato cade nel tranello che quel tipo di cultura ti tende, culturalmente possiamo e dobbiamo resistere, ma non mi sognerei mai e poi mia di interdire il diritto di lei ad andarsene in giro come meglio crede. Se ad esempio una donna si sente provocata dal fatto che un uomo è benestante, fisicamente non schifoso, con una bella macchina sarà un problema della donna o devo dire all’uomo che non può girare con una macchina di lusso, che non può improfumarsi o di donare tutto ai poveri? E’ e rimane una questione culturale di chi sentendosi provocato pone in essere comportamenti che a mio parere sono antisociali.

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Fabrizio Marchi 11:03 am - 3rd gennaio:

“A me non interessa stabilire se è colpa delle donne che vanno in giro con le minigonne a farla annusare o se è colpa di uomini rincretiniti pronti a cedere a bassi impulsi che sono tutto tranne che naturali” (Pandoro)
Sempre sullo stesso concetto.
Capisco perfettamente (perché è anche la mia) la tua esigenza di individuare con precisione la controparte strategica che, come ripeto, sarebbe miope e anche sciocco individuare in questa o in quella (singolarmente presa) più o meno bella ragazza che cammina per la strada esponendo il suo “capitale mobile”, diciamo così.
D’accordo.
Tuttavia, è fondamentale dotarsi di una corretta e lucida analisi (i marxisti si distinguono in questo, poi di cazzate ne fanno altre, ma la lucidità analitica è sempre stata il loro forte…), per poter distinguere rispettivi ruoli e responsabilità ed evitare generalizzazioni che non aiutano alla comprensione della realtà .
E’ vero che quella ragazza si presta a dinamiche che sono funzionali al sistema dominante e quindi, in una qualche misura, è essa stessa vittima di un processo di “alienazione”, più o meno indotto. Ma è altrettanto vero che, ne sia consapevole o meno, si presta a svolgere, OGGETTIVAMENTE, un determinato ruolo e una determinata funzione (il cui fine è sempre l’alienazione dell’individuo, anche se in questo caso, .prevalentemente di sesso maschile). E questo è un altro punto fondamentale.
Io non voglio fare la guerra al genere femminile (altrimenti sarei un femminista capovolto nel suo contrario), sia chiaro, però devo saper individuare con la necessaria chiarezza, ruoli, dinamiche e responsabilità di ciascuno, proprio per evitare di scivolare in una sorta di “qualunquismo sociologico”. Mi spiego. Quando noi analizziamo le dinamiche sociali interne alla società capitalistica e la relazione conflittuale fra i vari gruppi o classi sociali (sia essa palese o latente o addirittura negata), non gettiamo tutti e tutto nel medesimo indistinto calderone, ma sappiamo distinguere e individuare ruoli e responsabilità. La stessa cosa deve essere fatta per quanto riguarda le dinamiche relative alla relazione fra i sessi. Ergo, se è sciocco e miope criminalizzare questa o quella “ragazza ancheggiante”, singolarmente e soggettivamente considerata, sarebbe altrettanto sbagliato sottacere rispetto al ruolo e alla funzione complessiva che ella stessa (soprattutto quando da una diventano milioni, la maggioranza) “gioca” e che è chiamata a giocare (chiamata alla quale, dobbiamo purtroppo dire, lei risponde con grande solerzia e il più delle volte con entusiasmo) all’interno del contesto sociale e soprattutto nella sua relazione con gli uomini.
Il femminismo naturalmente sottace ipocritamente queste dinamiche che vedono il “femminile” protagonista, compartecipe e corresponsabile (da qui la complicità di fatto con il sistema) del processo di mercificazione concettuale della sessualità, il cui obiettivo strategico non è la mercificazione del corpo delle donne (come sostiene appunto la volutamente miope vulgata ideologica femministe) ma quello di tenere la stragrande maggioranza degli uomini in una condizione di perenne dipendenza sessuale e psicologica.
E qui mi fermo altrimenti dovrei continuare per ore e ti rimando ai tanti articoli e video che abbiamo pubblicato sul sito.

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Fabrizio Marchi 11:14 am - 3rd gennaio:

“Per quanto mi riguarda se vedo una donna minigonnata e strafica mi interessa a livello estetico, mi fa piacere di certo, ma non corro nel primo bagno pubblico a svuotare le palle, nè le metto le mani addosso (dai Fabrizio….), nè mi sento provocato”. (pandoro)
Innanzitutto non ho detto affatto che le metto le mani addosso, cerchiamo di essere chiari perché il linguaggio non mente. Ho scritto ben altro…
Secondo poi, possibile che non riesci a vedere oltre quella minigonna girofica? Possibile cioè che non riesci a vedere cosa c’è dietro, cosa significa, qual è lo scopo, l’obiettivo di quella minigonna “giroficata”? Possibile che (come scriveva Platone, nel famoso “mito della caverna”) riesci a distinguere solo le “ombre” e a non vedere cosa c’è dietro quelle “ombre”?
Ti invito a una riflessione più approfondita in tal senso. Purtroppo non posso dedicarti più tempo. Lo farei volentieri ma non posso.
A riparlarne.

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fulvio terzapi 11:49 am - 3rd gennaio:

@pandoro: l’impulso a mangiare e a provare attrazione sessuale sono istintivi. poi è vero che possono essere influenzati dall’ambiente e che possono essere controllati. però tu non parleresti di bassi istinti riguardo alla sessualità dei gay o sì? la loro sessualità in quanto a frequenza e intensità di stimoli è uguale alla nostra con la differenza che il loro oggetto di desiderio appartiene allo stesso sesso e loro hanno una vita sessuale estremamente attiva e promiscua perché la loro domanda incontra un’offerta uguale mentre per gli etero non è così dato che il desiderio rimane spesso inappagato a causa della diversa sessualità femminile che pone molti stop. però nessuno parla di bulimia o esagerazione per quanto riguarda la sessualità dei gay, a meno di non vedersi etichettato come omofobo,conservatore o reazionario mentre certi attributi vengono associati agli uomini etero senza che nessuno batta ciglio apparentemente.

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Rita 11:59 am - 3rd gennaio:

io sono d’accordo con Pandoro assolutamente. Nè mi pare che il suo sia un discorso particolarmente “femminista” di colpevolizzazione degli uomini, Ho tentato di spiegarlo prima. La ragazza che gira in trampoli e minigonna lo fa per attirare gli sguardi maschili. Sic et simpliciter. Non risponde a regole dominanti. Sono le regole dominanti che sfruttano la sua natura, secondo me. Con tutte le sfumature del caso, di chi esagera e non si trattiene e “se ne frega” pur essendo consapevole di creare frustrazione. La sua frustrazione può stare soltanto nell’essere ignorata. Mi ricordo sempre di una battuta di molt anni fa di un’utente del vecchio forum, in risposta ad una donna che si lamentava degli uomini che non corteggiano più: “non lo sai che adesso si chiama stalking? aggiornati..sei indietro” e poi l’ha guardata per tutta la sera come se fosse una pervertita.
E’ esattamente l’altra faccia dell’ “accusa” (lo metto tra virgolette) che molti attivisti dei Momas fanno alle donne che non sanno scegliere gli uomini preferendo gli spacconi, quelli che esibiscono il loro potere economico o il loro status.
Si tratterebbe di non regalare nemmeno il vostro sguardo a chi palesemente si mette in mostra per attirare.

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Fabrizio Marchi 1:42 pm - 3rd gennaio:

Rita, non ho detto affatto che Pandoro vuole colpevolizzare gli uomini. Ho detto che secondo me non riesce (ancora) a vedere cosa ci sia dietro quello che volgarmente chiamiamo “smutandamento”. E ciò è palese nel momento in cui egli stesso sostiene di non sentirsi affatto “provocato” (naturalmente non sto parlando di una provocazione personale, è ovvio…) da un determinato modo di porsi, vestirsi, conciarsi, muoversi, comportarsi, atteggiarsi, relazionarsi, pensare, porsi, concepirsi e quant’altro da parte di un determinato “femminile” che è quello che oggi e ormai da molto tempo, fa tendenza, come si suol dire. Se così non fosse non saremmo neanche qui perché saremmo tutti/e a spassarcela godendo liberamente e giocosamente di ciò che madre natura ci ha donato (gratis) e UB e il Momas non esisterebbero.
E invece così non è. Ora, abbiamo discusso anni sulla complessa relazione fra natura e cultura e francamente non possiamo tornarci (io per lo meno non posso) ogni volta perché alcuni concetti, per lo meno ai veterani e alle veterane, dovrebbero esser chiari (indipendentemente da come la si pensi). Abbiamo spiegato migliaia di volte il complesso meccanismo che vede interagire la “cultura” con la natura, nel contesto storico e sociale dato. E cioè come secondo noi oggi il cuore della questione sia il punto di incontro che si è verificato e si verifica tra la ragione strumentale capitalistica dominante e alcuni aspetti del femminile. Questo non significa criminalizzare il “femminile”, significa solo individuare alcuni punti che sono essenziali al fine della giusta comprensione delle cose.
Se noi separassimo nettamente la cultura (come stai riproponendo tu e anche Pandoro) dalla natura e individuassimo nella prima l’origine di tutti i mali presenti all’interno della relazione MM/FF, faremmo, anche se a parti invertite (il che è già qualcosa, sia chiaro) un’operazione tipicamente di “sinistra”, tutto sommato anche abbastanza rassicurante. Il paradigma sarebbe:”La colpa è del “sistema” (concepito come una sorta di entità astratta separata dalle persone in carne ed ossa), cambiamo il sistema (e cultura) e tutto tornerà a posto”. A me piacerebbe molto dire che le cose stanno messe (solamente) in questa maniera (oltretutto sarebbe anche molto più facile da sostenere, anche a livello personale…) però purtroppo non lo posso fare perché, per quanto abbia voluto e voglia bene al grande Rousseau (per il quale l’uomo liberato dalle catene della cultura vivrebbe libero e felice in una sorta di paradiso di libertà ed eguaglianza), la situazione è un pochino più complicata ed è quella che ho cercato di spiegare in uno dei miei primissimi articoli dal titolo “Natura e cultura” (non ricordo ora in quale spazio sia, mi pare quello degli articoli).
Dall’altra parte, la vulgata di “destra”, che separa a sua volta la natura dalla cultura, compie esattamente la stessa operazione, ma speculare, a parti invertite. “Buttiamo nel secchio la cultura e torniamo allo stato di natura e tutto si aggiusterà”, questo, banalizzando fino all’inverosimile, il paradigma. Naturalmente la loro concezione dello stato di natura è esattametne l’opposto di quella di Rousseau…(salvo, come abbiamo detto più volte, rimangiarsi tutto e invocare diritti e giustizia quando le cose non vanno per il giusto verso e qualcuno più “cazzuto” di loro gli ha messo i piedi in testa…va bè…)
Entrambe queste “vulgate”, sono a mio parere, fallaci.
Capisco che questo aspetto della nostra analisi è dura (diciamo un po’ urticante…) da digerire per qualsiasi donna. D’altronde è duro da digerire anche per gli uomini il fatto di essere per natura portatori di una certa aggressività fisica, che non possiamo certo nascondere, e che questa non sempre viene canalizzata nei giusti e corretti binari.
Cosa dovrei fare? Siccome la cosa mi urta (e in effetti mi urta, sono sincero…) dovrei rimuovere il problema facendo finta che non esista? No, il problema esiste e me ne devo far carico, proprio al fine di disinnescare quanto più possibile quella componente, cercando di indirizzarla in senso positivo (sto parlando un determinato tipo di aggressività, sia chiaro, non della capacità di esercitare violenza che, come sappiamo, è trasversale…).
Ora, per una serie di ragioni che richiederebbero ore per poterle spiegare, la cultura “di sinistra” (in particolare quella più legata allo storicismo doc), ha scelto di mettere da parte l’antropologia che invece è una materia fondamentale, come altre, come l’economia, la filosofia, la psicologia, ecc. per comprendere gli uomini (e le donne) e il mondo.
Io credo che per lo meno noi, non dovremmo commettere lo stesso errore. Però ora mi devo fermare e ci tornerò…che volete che vi dica…

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cotechino&lenticchie 1:49 pm - 3rd gennaio:

” La ragazza che gira in trampoli e minigonna lo fa per attirare gli sguardi maschili. Sic et simpliciter. “(Rita)

Sic et simpliciter, un corno! Certo, lo fa per attirare sguardi maschili, ma l’attrazione degli sguardi maschili non sono finalizzati a se stessi, ma a quel potere sessuale seduttivo femminile, presente sin a quando è iniziato il mondo, potere che permette a tante donne di risalire posti nella gerarchia della società, senza merito alcuno, facendo leva sulla fottuta dipendenza maschile nei confronti del femminile, dipendenza accentuata e alimentata, a sua volta proprio dalla suddetta provocazione sessuale femminile(che sin esplica in forme e modalità diverse a seconda della cultura e dei canoni vigenti in quel contesto).. Ma Rita e le femministe negano, sfacciatamente. La donna che va in ufficio con la minigonna e senza mutande, lo fa solo per farsi vedere dal capo,e solo per questo., per un semplice e misero sguardo. Ma a chi la volete far bere questa cavolata, tu, “Pandoro” e le femministe??

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fulvio terzapi 2:07 pm - 3rd gennaio:

può anche esserci una componente di narcisismo. il 99% delle donne sostiene di non apprezzare molto gli addominali scolpiti che però rimangono un sogno estetico per molti uomini per una questione di semplice narcisismo: ammirare se stessi prescidendo dalla valutazione altrui.

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Fabrizio Marchi 2:07 pm - 3rd gennaio:

Cotechino, ci stiamo confrontando serenamente, quindi non c’è nessuna necessità di utilizzare toni polemici…

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Luigi Corvaglia 2:14 pm - 3rd gennaio:

Il potere delle seduzione (femminile). Ed il potere dello sguardo (maschile).
Tutto giusto. Condivisibilissimo. E’ una dinamica eterna. Almeno quanto la nostra specie.
Tutto a posto quindi?
Per niente cara Rita, perché qui non si sta parlando della dinamica interpersonale lasciata a se stessa. Oserei dire, sperando di non avere cazziatoni da parte di qualcuno, allo stato naturale.
Si sta parlando invece dei limiti posti o meno ai due poteri. Quindi di tutto il discorso, politico in senso largo, che ci sta dietro. Dei condizionamenti dell’uno e dell’altro. In funzione di chi e di cosa. Altrimenti nemmeno staremmo a parlarne.

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Rita 3:15 pm - 3rd gennaio:

no vabbè, lasciamo stare, è evidente che non è stato colto il punto.@Luigi, siamo d’accordo che è una questione di limite posti al potere, ma il potere si limita in due modi: o per legge e costrizione oppure perchè “quel” potere non ha nessuno su cui agirlo.
Forse l’unico che ha colto è Fulvio. Hai ragione sul fatto che potrebbe essere semplice narcisismo e quindi il “cambiamento” dello sguardo maschile non avrebbe alcun effetto sugli atteggiamenti alla lunga, se ho capito bene cosa vuoi dire, ma non sono molto d’accordo. Credo che esista una componente di “corteggiamento universale” che soddisfa le aspettative femminili, allo stato attuale delle cose. Per intenderci credo che il famoso “curo il mio corpo per me stessa” o “mi vesto così per me stessa” sia una falsità molto di più per la componente femminile che non per la componente maschile.

Peraltro io non sono una che riduce tutto alla cultura. Ma se è cultura l’impulso sessuale e naturale a palpare una bella donna nuda è cultura anche andare in giro con minigonna e culo in vista. Che in questa cultura qui ed oggi sono segnali di seduzione. E quindi è corretto che Pandoro chieda anche agli uomini di cambiare la loro cultura, rivolgendosi magari alle donne che il culo in vista non lo mettono. Cioè che non lanciano segnali di seduzione a “caso” e non finalizzati al soggetto specifico che interessa. Se invece è natura l’impulso sessuale maschile eterosessuale è natura anche la tendenza femminile alla seduzione, moderata un tempo da regole religiose/morali/giuridiche.
Così non è più. A me pare che sia chiaro a quelli che chiami i “veterani”. Ma il punto è: praticamente come la volete attuare questa inversione? Con regole e leggi che misurino i centimetri delle minigonne? No, mi pare di no. Non ne ho mai letto qui su questo sito. Con la cultura che voglia far tornare le donne a vestirsi castamente? No mi pare di no. L’unica cosa che leggo è l’invito alle donne a proporsi e a corteggiare. E’ così difficile da capire che anche qui c’è un intreccio con la natura per cui “naturalmente” non fa parte della sessualità di gran parte della media femminile? Che persino le donne mature che vanno nei paesi del terzo mondo a cercare giovani prostituti mettono in scena una sorta di “film” da corteggiamento o di sfida tra donne mature in base alla età più bassa dei “pretendenti”, come racconta l’ultimo film sul tema “Paradise love”?
Lasciamo perdere,è evidente che non riesco a spiegare il vulnus della questione, ma credimi che ho capito benissimo l’eterna diatriba tra natura e cultura e tutti gli articoli sul sito, quindi non è il caso che perdi tempo a rispiegarli. Almeno per quanto mi riguarda.

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Fabrizio Marchi 4:13 pm - 3rd gennaio:

“Peraltro io non sono una che riduce tutto alla cultura. Ma se è cultura l’impulso sessuale e naturale a palpare una bella donna nuda è cultura anche andare in giro con minigonna e culo in vista”. (Rita)
Ma se io ho detto proprio l’esatto contrario…
Va bè, dai, andiamo avanti…purtroppo ci vorrebbe troppo tempo, per lo meno per me…
Diciamo però che non riusciamo a capirci, il che ci può stare, e non che il punto non stato colto…Mi pare più corretto…

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Rita 4:24 pm - 3rd gennaio:

Rispondo a Damien:

“Il problema, sempre a mio avviso, oggi, è la mancanza di dialogo civile, del rispetto, della sfrontatezza di un egoismo misto ad esibizionismo che nega sia i propri che i diritti altrui, se al tutto ci mettiamo la mancanza di dialogo attivo e passivo, in maniera civile, il gioco è fatto! abbiamo negazione di diritti, fraintendimenti, uomini che non si fanno sotto, donne che agiscono sfrontatamente sfoggiando un potere malgestito e cosi via.

Detto questo, sottoscrivo il diritto delle donne di vestirsi come più le aggrada, a patto che non ledano con modi, usi costumi e comportamenti la sfera maschile, facendo ciò, diventano egoiste, dimostrano che il maschile non esiste, e questo è un grave errore, al pari di voler cassare la loro libertà.

Esempio lampante, se un uomo ti appraccia, con modi garbati e civili, cosa ti costa a scambiarci due chiacchere? poi sempre civilmente si fa capire di aver apprezzato pur dimostrando cortesemente di non essere interessate”

ma sono d’accordo Damien sul fatto della risposta civile, ma capisci che se si parla in generale di “smutandamento” non si parla di risposte sgarbate. Per me sono due cose diverse. Per me può benissimo esistere la strafica con minigonna girofica e trampoli che risponde educatamente di no agli uomini che la approcciano oppure quella che risponde in maniera sgarbata. Qui dovete spiegare meglio voi (voi uomini intendo, ammesso che esista una visione più o meno univoca della cosa) se la frustrazione è data dal rifiuto dell’approccio o dalla sollecitazione dell’istinto maschile non finalizzato al sesso. Nel primo caso nulla si può fare, nel secondo null’altro che tornare alla moralità dei costumi col divieto di esibire segnali o atteggiamento considerati seduttivi.
Il punto secondo me, che non riesco a spiegarti (vi, direi.. anche agli altri) è che l’esibizione della ragazza che si veste in un determinato modo “provocante” ha lo scopo sessuale di attirare più uomini possibile. (e difatti, in genere ci riesce). Se quella stessa ragazza andasse in giro vestita col tailleur lungo e scarpe col tacco basso, passerebbe inosservata allo sguardo maschile.Ha meno probabilità di incontrare la persona che gli interessa. E’ esattamente il discorso che molti fanno sull’auto di lusso o la cinquecento. Si possono fare tutti i discorsi sul ruolo “oggettivo” che ha la ragazza consapevolmente o inconsapevolmente che sia, nella società post-femminista, ma resta pure il fatto “oggettivo” che lo fa per aumentare la possibilità di trovare l’uomo che è “meglio” per lei (secondo il suo istinto o interesse). Ma è la stessa cosa che fa un uomo, cercando di aumentare le chances per avere una donna che è “meglio” per lui.
La differenza è che per ragioni naturali e culturali insieme (ognuno si farà l’idea che vorrà sul diverso peso di cultura e natura anche in questo) l’uomo quante più se ne fa e tanto più sta meglio ed è anche apprezzato socialmente (e quindi anche dalle donne). Perchè costituisce verifica delle qualità che gli sono richieste (sicurezza di sè, abilità, capacità di cavarsela etc.). L’approccio da l’illusione dell’affidabilità (una sorta di “ha scelto me perchè sono meglio delle altre”. Per la donna la tendenza è inversa (sia naturale e culturale). Non ha l’esigenza di farsi il più uomini possibile, ha l’esigenza di essere vista come desiderabile e contemporaneamente affidabile dal punto di vista sessuale in vista di una possibile relazione di lunga durata.

Allora tornando al discorso dello “sguardo” io ho semplicemente detto che il problema dello smutandamento avrebbe una naturale (proprio nel senso di oggettiva) riduzione se si cominciasse a non voltarsi nemmeno quando passa una ragazza sculettante. L’unico modo, a mio avviso, di protesta contro un “atteggiamento” che crea danni, che ha l’uomo è lo sciopero generalizzato dello sguardo.

O il cambio di direzione. Per dire.. invece della minigonnata in evidente ancheggiamento consapevole da “guardamiguardami”, guardate quella che passa coi pantaloni, il piumino e le scarpe basse.

Poi fate vobis, lo dico sempre ovunque vada.

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Rita 4:28 pm - 3rd gennaio:

non ho capito Fabrizio che “contrario” avresti detto. Perchè la frase che mi hai quotato è monca. Senza il secondo pezzo “se è cultura così lo è per tutti e due e se è natura così lo è per tutti e due” non ha alcun senso.

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Rino DV 4:48 pm - 3rd gennaio:

1- Pandoro:
>>>
Armando, dai basta con sta cosa della natura, non esiste, non esistono pulsioni naturali per l’essere umano
>>
Mai sentito parlare degli ormoni?

2- Fabrizio
>>
Ora, … la cultura “di sinistra” (in particolare quella più legata allo storicismo doc), ha scelto di mettere da parte l’antropologia che invece è una materia fondamentale, come altre, come l’economia, la filosofia, la psicologia, ecc. per comprendere gli uomini (e le donne) e il mondo.
Io credo che per lo meno noi, non dovremmo commettere lo stesso errore.
>>

Sarebbe imperdonabile.
Di fronte ai fallimenti e alle sconfitte si dovrebbe fare una analisi impietosa dei fattori che hanno contribuito al – o determinato il – disastro.
Ora, la negazione della natura è da quasi due secoli uno dei dogmi della filosofia “progressista”.
Non includere quell’assunto tra i fattori della sconfitta sarebbe inescusabile.

3- Mi pare che Rita evidenzi qs contraddizione: se il nudismo è l’esercizio di un potere contro cui la massa maschile non può nulla, che si fa?
Se reprimere (contenere/limitare) il diritto allo smutandamento è impossibile/inammissibile,
agli UU non resterebbe che subirlo. Subire e tacere.

E’ qs la contraddizione che vuoi fa notare, Rita?
Ho capito bene?

Rino DV

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Fabrizio Marchi 4:49 pm - 3rd gennaio:

Ho detto che l’impulso a palpare le chiappe di una ragazza che le mette in mostra, è appunto un impulso naturale, e non culturale. Se tu mi metti un piatto di lasagne fumanti sotto il naso a ora di pranzo, provo un naturalissimo impulso a mangiarle. In questo caso però la mia più che naturale pulsione non è colpevolizzata.
Sappiamo benissimo perché non siamo nati ieri e perché ne parliamo da anni quali complessi meccanismi scattano quando l’”oggetto di scambio” (femminile, perché quello maschile non fa “mercato”) è quello sessuale.
Però purtroppo in questo periodo ho pochissimo tempo, abbi pazienza. Se posso ti rispondo stasera o domani o nei prossimi giorni.
In ogni caso mi pare che ci stiamo un po’ ripetendo. Sono cose di cui abbiamo discusso migliaia di volte…

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Rita 5:02 pm - 3rd gennaio:

Rino: Mi pare che Rita evidenzi qs contraddizione: se il nudismo è l’esercizio di un potere contro cui la massa maschile non può nulla, che si fa?
Se reprimere (contenere/limitare) il diritto allo smutandamento è impossibile/inammissibile,
agli UU non resterebbe che subirlo. Subire e tacere.

fuochino laugh

allontanarsene.
Come suggeriva Vero Mummio in un pezzo sul blog con Fikasicula “se una sta a seno nudo sulla spiaggia, io non sto li a frustrarmi a caso, prendo e me ne vado”

E’ la stessa dinamica del ruolo maschile “attivo” che non gli consente altra scelta. Se l’immagine femminile da sempre passiva è diventata attiva (dico l’”immagine” non a caso perchè la realtà è un’altra) l’unica immagine maschile che può scegliere l’uomo è quella passiva. Ma non tuonando contro le donne che passano in luogo pubblico con la minigonna, Semplicemente ignorandole, indifferenza totale.

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Rita 5:09 pm - 3rd gennaio:

@Fabrizio: non è importante, davvero.
Ma ripeto che non ho detto questo. Io ho detto che se il tuo impulso a palpare le chiappe è naturale, può anche essere naturale l’impulso ad esibire le chiappe (sempre metaforicamente, perchè cent’anni fa magari la mia bisnonna esibiva solo una caviglia o un polpaccio tirando su la gonna, ma poteva avere lo stesso effetto)
Se vuoi usare la tua metafora (se ti aiuta meglio a capire) può essere naturale per un ristoratore cucinare lasagne fumanti e metterle in vetrina. Ne puoi fare una questione morale (non cacciare in malo modo chi ha fame) ma non puoi sostenere che fa male a metterle in vetrina perchè chi ha fame passando di lì ci sta male e ne soffre.

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Sandro D. 6:03 pm - 3rd gennaio:

Pandoro:
“Armando, dai basta con sta cosa della natura, non esiste, non esistono pulsioni naturali per l’essere umano”
____________
Lo dici tu che “non esiste”…
Anzi, in verità sono stati in parecchi/e a teorizzare che “tutto è cultura e niente è natura”…
(Roba da matti…)
>
misterxy 24/01/2008
http://www.riflessioni.it/forum/cultura-e-societa/12022-cose-veramente-il-maschilismo-14.html
>>
Mah, guarda, volendo ti posso riportare anche le affermazioni fatte in passato da esponenti di primissimo piano delle scienze sociali, che si dettero il cambio per dichiarare che “la tabula era rasa” (una barzelletta…).
>
Gli istinti non creano costumi; i costumi creano istinti: i presunti istinti degli esseri umani, infatti, sono sempre appresi, mai originari.
ELLSWORTH FARIS (1927)
>
I fenomeni culturali non sono sotto nessun aspetto ereditari, ma tipicamente e senza eccezione acquisiti.
GEORGE MURDOCK (1932)
>
L’uomo non ha natura; quello che ha è storia.
JOSE’ ORTEGA Y GASSET (1935)
>
Con l’eccezione delle reazioni istintoidi degli infanti a repentine sottrazioni del sostegno e forti rumori improvvisi, l’essere umano è del tutto privo di istinti. L’uomo è uomo perché non ha istinti; perché tutto ciò che è ed è divenuto l’ha appreso, acquisito, dalla sua cultura, dalla parte dell’ambiente prodotta dall’uomo, da altri esseri umani.
ASHLEY MONTAGU (1973)
>
Si è costretti a concludere che la natura umana è incredibilmente malleabile, tale da adattarsi infallantemente, con aspetti contrastanti, a condizioni culturali in contrasto.
MARGARET MEAD (1935)
>
Gran parte di quella che è comunemente detta “natura umana” è meramente cultura passata per un setaccio di nervi, ghiandole, organi sensoriali, muscoli, ecc.
LESLIE WHITE (1949)
>
Le nostre idee, i nostri valori, i nostri atti, perfino le nostre emozioni sono, come lo stesso nostro sistema nervoso, prodotti culturali fabbricati usando tendenze, capacità e disposizioni con cui siamo nati, ma ciò non di meno fabbricati.
CLIFFORD GEERTZ (1973)
>
Anche l’antropologo Loren Eiseley, scrisse:
La mente umana, con la sua indeterminatezza, con il suo potere di scelta e di comunicazione culturale, è prossima a sfuggire al cieco controllo di quel mondo deterministico con il quale i darwinisti avevano inconsapevolmente incatenato l’uomo. Le caratteristiche innate imposte a quest’ultimo dagli estremisti della biologia si sono sbriciolate. Wallace vedeva giusto quando diceva che con l’avvento dell’uomo l’evoluzione di parti era divenuta in notevole misura qualcosa di superato, che ora era la mente l’arbitro del destino umano.
>
Il Wallace menzionato da Eiseley è Alfred Russel Wallace (1823-1913), che scoprì la selezione naturale contemporaneamente a Darwin e si allontanò poi da quest’ultimo sostenendo che la mente umana non poteva essere spiegata con l’evoluzione e doveva essere stata progettata da un’intelligenza superiore. Assolutamente convinto che la mente umana potesse sottrarsi al “cieco controllo di un mondo deterministico”, Wallace divenne uno spiritista e passò gli ultimi anni della sua vita alla ricerca di un modo per comunicare con le anime dei defunti.
>>

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Sandro D. 6:11 pm - 3rd gennaio:

misterxy 18/01/2009
http://www.riflessioni.it/forum/cultura-e-societa/12022-cose-veramente-il-maschilismo-12.html
>
Negli ultimi anni si sono andate accumulando prove che il testosterone influenzi non soltanto gli ornamenti e la corporatura, ma anche i cervelli.
Il testosterone è un composto chimico antico, presente in forma pressoché identica in tutti i vertebrati.

La sua concentrazione determina l’aggressività in modo così preciso che, negli uccelli con scambio di ruoli sessuali come i falaropi o nei clan a dominanza femminile delle iene, è la femmina ad avere livelli ematici di testosterone più alti.
Il testosterone mascolinizza l’organismo (in sua assenza il corpo resta di tipo femminile, quali che siano i geni dell’individuo) e mascolinizza anche il cervello.

Tra gli uccelli, in genere canta solo il maschio.
Un diamante mandarino che non ha nel sangue un livello sufficiente di testosterone non canta.
In presenza dell’ormone, la parte del cervello preposta alla produzione del canto cresce e l’uccello comincia a cantare.
Anche una femmina di diamante mandarino può cantare, purché sia stata esposta al testosterone in una fase precoce della vita e poi da adulta.

In altre parole, il testosterone prepara il cervello del nidiaceo a reagire di nuovo, più avanti nella vita, al testosterone e quindi a sviluppare la tendenza al canto.
Se si può parlare di mente per un diamante mandarino, l’ormone è una sostanza che ne altera la mente.
Lo stesso vale per gli esseri umani.

In questo caso le testimonianze provengono da una serie di esperimenti, in parte naturali e in parte no.
La natura ha dotato alcuni soggetti maschili e femminili di dosi alterate di ormoni e negli anni Cinquanta i medici hanno fatto lo stesso iniettando certi tipi di ormoni in alcune pazienti gravide.

Le donne affette dalla sindrome di Turner nascono senza ovaie e quindi hanno meno testosterone nel sangue di quelle che le hanno (le ovaie producono un po’ di testosterone, sebbene non quanto i testicoli).
Queste donne sono esageratamente femminili nei loro comportamenti, di solito hanno uno spiccato interesse verso i bambini, i vestiti, i lavori domestici e le storie d’amore.

Gli uomini che da adulti hanno nel sangue meno testosterone rispetto alla norma, gli eunuchi per esempio, si riconoscono per l’aspetto e l’atteggiamento femminile.
Gli uomini che durante lo stato embrionale sono stati esposti a un livello di testosterone inferiore alla norma, per esempio i figli di diabetiche che durante la gravidanza hanno dovuto assumere ormoni femminili, sono timidi, poco energici ed effeminati.

Gli uomini con troppo testosterone sono bellicosi.
Le figlie di donne che negli anni Cinquanta sono state trattate con iniezioni di progesterone (per prevenire un aborto spontaneo) dicono di essere state “maschiacci” da bambine; il progesterone non ha effetti diversi dal testosterone.

Anche le femmine affette da iperplasia surrenale congenita o sindrome adrenogenitale, sono dei maschiacci: le loro ghiandole surrenali, poste vicino ai reni, anziché produrre cortisolo, come dovrebbero, producono un ormone ad azione simile a quella del testosterone.
>>>>>>
http://www.riflessioni.it/forum/cultura-e-societa/12022-cose-veramente-il-maschilismo-10.html
>
RICH HARRIS, J.,
Non è colpa dei genitori,
Mondadori, 1999.
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BLAFFER HRDY S.,
Mother Nature. A History
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Natural Selection,
Pantheon Books, New York, 1999.
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GEARY D. C., Male,
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FAUSTO-STERLING A.,
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BUSS D. M., The Evolution of
Desire: The strategies of human mating,
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BLUM D., Sex in the Brain.
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DOMURAT DREGER A.,
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LEHRKE R., Sex Linkage of Intelligence.
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rigurgito di vacca 6:59 pm - 3rd gennaio:

“Il potere delle seduzione (femminile). Ed il potere dello sguardo (maschile).” (Luigi)
Corvà, ma quale “potere” maschile vedi in un sguardo maschile verso una gnocca provocante? Non vorrei anche tu credessi alla barzelletta femminista della “donna oggetto” in riferimento a veline e altre gnocche televisive “gustate” da milioni di occhi maschili. Lo sguardo maschile è funzionale al potere sessuale femminile, perchè è il suo innesco. Come ha detto prima il mio alter ego, Cotechino e Lenticchie,l’intento femminile nel voler suscitare gli sguardi maschili non è finalizzato a se stesso ma al potere che ne deriva dalla seduzione, in quanto è dallo sguardo che, negli uomini, si innesca quell’ irresistibile processo psico-ormonale che porta gli uomini medi(di aspetto fisico e/o condizione sociale) in uno stato di perenne desiderio e dipendenza emotiva e psicologica nei confronti del femminile, da cui le donne ne traggono un Potere non irrilevante, a meno che non siano brutte alla “figlia di Fantozzi”. Il potere che ne deriva dalla seduzione è solo e soltanto femminile, e non maschile a meno che l’ uomo in questione non sia un maschio super alpha, nel senso di un attore, sex symbol o altro divo vario.
E quindi alla luce di ciò mi rivolgo a Rita: quante sono le donne che corteggiano uomini? Quante sono le donne che vanno a prostituti? Quante sono le donne che invadono chat erotiche per trovare il primo maschio da cui farsi sbattere dal vivo? Poche, pochissime! A parti invertite, ne troviamo, milioni, miliardi di uomini!! Le donne sfruttano questa disparità di desiderio sessuale tra maschi e femmine, esasperandola con la provocazione sessuale.
Poi il fatto che ci citi “Vero Mummio” per suffragare le tue tesi, non significa che tu abbia ragione, in quanto Vero Mummio è un soggetto dalle idee balorde che ha detto sul forum” tante di quelle idiozie e idee strampalate, assolutamente nichiliste e distruttive, che hanno fatto ridere tutti.
“Come suggeriva Vero Mummio in un pezzo sul blog con Fikasicula “se una sta a seno nudo sulla spiaggia, io non sto li a frustrarmi a caso, prendo e me ne vado””(Rita)
Prendo e me ne vado, cosa? Intanto ho già guardato,mio malgrado(in quanto non ho i paraocchi, quindi se una cosa mi capita davanti, è impossibile non notarla) ,e la sofferenza atroce già ne è scaturita, a meno che lei non si concede, ma questo è pressoochè impossibile a meno che io non sia un uomo dotato di un aspetto fisico ed esteriore giudicato, secondo i canoni mediatici vigenti, molto attraente(che poi siano canoni falsi e distorti dettati dal criminale modello femminista e mediatico, questo è un altro discorso ancora). L’ unica cosa che posso fare quando me ne vado, è ammazzarmi di seghe.
Una donna non può giudicare cosa prova un uomo quando è eccitato sessualmente, quindi non puoi sapere e misurare i suoi eventuali connessi disagi e sofferenze legate ad un’ eccitazione sessuale destinata a rimanere frustrata e repressa(come la grande maggioranza degli uomini,che nonostante i luoghi comuni e leggende metropolitane, sono sessualmente frustrati). Idem, un uomo non può capire eventuali disagi sessuali al femminile. E questo perchè uomini e donne hanno desideri sessuali diversi, non compatibili, e quindi un uomo o una donna, non può giudicare il vissuto sessuale dell’altro sesso usando i parametri della sessualità del proprio sesso. Questo è l’errore che fai Rita, le femministe e tutte le donne, nonchè i maschi pentiti alla “Pandoro”(ammesso che non sia una femmina che si spaccia per un “uomo”).

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Leonardo 7:36 pm - 3rd gennaio:

@Sandro D
Allora abbiamo risolto: diamo il testosterone a chi è timido, ha stati depressivi o è schizofrenico e diventa superman. Togliamolo alle donne e diventeranno degli angioletti.
Gli psicofarmaci per esempio, servono a far produrre al cervello certi neurotrasmettitori come la serotonina e dopamina… responsabili di alcuni stati mentali, e hanno solo un effetto limitato -sintomatico – nessun paziente è mai guarito con i farmaci, quindi c’è un problema a monte: nella cultura, nei traumi, nei genitori, nella psicologia.
Perché ci si preoccupa tanto di dare un educazione ai bambini e mandarli a scuola: vuoi mettere imparare a leggere da bambino e invece impararlo da vecchi? Le cose imparate da piccoli rimangono nella personalità.

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Rita 7:38 pm - 3rd gennaio:

E questo perchè uomini e donne hanno desideri sessuali diversi, non compatibili, e quindi un uomo o una donna, non può giudicare il vissuto sessuale dell’altro sesso usando i parametri della sessualità del proprio sesso. Questo è l’errore che fai Rita, le femministe e tutte le donne, nonchè i maschi pentiti alla “Pandoro”(ammesso che non sia una femmina che si spaccia per un “uomo”).

non ci crederai ma su questo concordo (tranne sulla ormai classica accusa – e su questo concordo con Fabrizio quando dice che si dicono sempre le stesse cose – a chi dice qualcosa di diverso ,di essere femmina che si spaccia per maschio o di essere un uomo pentito) difatti è l’errore che compiono molti di voi nel pretendere la stessa attività sessuale femminile (proporsi, cacciare uomini, fare sesso fine a se stesso essere insomma la parte “attiva” che desidera e non che è desiderata etc.).

“a meno che lei non si concede, ma questo è pressoochè impossibile a meno che io non sia un uomo dotato di un aspetto fisico ed esteriore giudicato, secondo i canoni mediatici vigenti, molto attraente(che poi siano canoni falsi e distorti dettati dal criminale modello femminista e mediatico, questo è un altro discorso ancora). L’ unica cosa che posso fare quando me ne vado, è ammazzarmi di seghe”.

le donne poco attraenti e che non si mettono in mostra hanno, in genere le stesse problematiche tue lo sai? Non saranno guardate e notate e saranno invisibili a meno che non si buttino nella mischia con minigonne o trampoli e si trucchino in maniera da “apparire” piacenti secondo i canoni dominanti. Al limite possono essere usate come svuotapalle in alcune occasioni, (in mancanza di meglio.. si sa) se è una cosa veloce, senza troppi coinvolgimenti emotivi (che in genere si pensa all’immagine della profumiera con i tacchi a spillo e la minigonna girofica che hai visto prima.. ma magari chiudendo gli occhi).

tutto questo è anche normale, tristemente normale. Non c’è alcun intento di colpevolizzare il desiderio maschile, ma da qui non se ne esce.

Se un gruppo di ragazze decidesse per spirito filantropico di non creare sofferenza maschile e si vestisse in maniera normale e dimessa passerebbe inosservata nel 98% dei casi sic et simpliciter.

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Rita 7:39 pm - 3rd gennaio:

poi ho sbagliato io a fare un “nome” per spiegare meglio un concetto. Dovevo immaginarlo che si guarda di più a chi dice una cosa che non al concetto.

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Roberto Buffagni 7:42 pm - 3rd gennaio:

Provo a dire la mia su questa storia del femminicidio.
Premetto (non si sa mai) che uccidere una persona, uomo o donna che sia, è un crimine da punire con la massima severità, e per il quale non esistono giustificazioni o scusanti. Esistono però, come per tutto quel che è umano, i tentativi di comprensione.
I “femminicidi” sono una sottospecie dei vecchi, tradizionali delitti passionali (delitto d’onore compreso). Per i delitti passionali, se non vado errato, il codice penale prevede la possibilità delle attenuanti, e li punisce meno severamente dell’omocidio volontario o addirittura premeditato.
“Amore” è una parola che contiene troppe forme di sentimento. Come gli eschimesi hanno cento parole per dire “neve”, dovremmo avere cento parole per dire “amore”, o almeno dovremmo avere le quattro o cinque che avevano i greci. Non le abbiamo, e dunque faute de mieux userò la parola “amore.”
Un grande poeta italiano, Giacomo Leopardi, ha scritto una poesia che tutti studiamo a scuola, intitolata “Amore e morte”, nella quale scrive che “fin la negletta plebe/osa ferro e veleno lungamente meditar” quando sia ferita in amore.
E’ una cosa che tutti sappiamo, o meglio sapevamo. Quando una persona (uomo o donna che sia) ne ama un’altra, prova un sentimento e un’emozione che si radicano nel più profondo dell’anima sua, là dove si radicano anche la speranza, il desiderio, e persino l’istinto di conservazione e la coscienza della propria mortalità, perchè quando un uomo e una donna si amano, tra loro si apre sempre, perlomeno come fantasma, la possibilità di mettere al mondo un’altra vita.
Quando uno dei due sia ferito nell’amore dal disamore o dal tradimento del’altro, è in questa radice dell’anima che viene ferito. Che succede, allora?
Possono succedere mille cose; ma è possibile, anzi probabile, che l’amore si muti in odio. Anche questa è una cosa che si sa o si dovrebbe sapere fin dalla notte dei tempi: l’odio è il nome di una ossessione, o meglio di una possessione da parte dell’oggetto del proprio odio, eguale nel’intensità e nei modi all’amore, ma rovesciata di segno algebrico. (E’ altrettanto ben noto che la vera assenza d’amore non sia l’odio ma l’indifferenza).
Come l’amore spinge chi lo prova a cercare il proprio oggetto per conoscerlo e metaforicamente mangiarlo (i baci sono metafore del divoramento) così l’odio spinge chi lo provi a disconoscere l’ oggetto odiato, a negarlo, a distruggerlo.
Ci sono tanti modi, per distruggere una persona odiata. E più facile che in un uomo, la volontà di distruzione prenda la via semplice e diretta della distruzione fisica, perchè, com’è altrettanto noto, sia per il suo montaggio istintuale, sia per la disparità di forze fisiche con la donna, per l’uomo la via della violenza fisica immediatamente agita è più facile e piana che per la donna, che infatti abitualmente sceglie la via della distruzione psichica, o, se uccide, lo fa a distanza (per esempio avvelenando).
Anche odiando, naturalmente, si può (e si deve) resistere alla tentazione di usare la violenza contro l’oggetto d’odio. Questa doverosa resistenza, però, ha un costo, e un costo non piccolo: perchè la spinta a usare violenza deve venire rivolta all’interno, invece che all’esterno. La depressione è, in buona sostanza, violenza che non si rivolge fuori, ma dentro di sè. Finchè l’odio non sarà consumato, dal tempo che porta l’indifferenza o dal perdono che porta riconciliazione con sè e con l’altro, chi odia e non sfoga il suo odio contro l’oggetto nemico infierirà su se stesso. La vendetta, insomma, è eticamente e moralmente riprovevolissima, ma psichicamente funziona, funziona eccome, perchè placa la violenza interiore sfogandola all’esterno.
Detto quanto precede, faccio rilevare che quando alla ferita d’amore si aggiungono le altre ferite causate dalla rottura del matrimonio, che per l’uomo è segnata, di solito, da altre gravi perdite (figli, denaro, casa) la violenza subita diventa enorme, e la naturale controspinta a vendicarsi proporzionale. Specie se si considera che al danno subito non corrisponde nessuna, sottolineo nessuna riprovazione o sanzione sociale per chi gliel’ha inferto, ma l’approvazione quasi unanime delle istanze autorevoli della società.
La fine della legge della vendetta o faida, infatti, nelle società ha luogo quando si formi un potere statuale in grado di assumere il monopolio della violenza, e di vendicare in modo impersonale, nei limiti della legge, i danni subiti dalle vittime di un atto ingiusto.
E’ ingiusto, l’atto della moglie o del marito che abbandona o tradisce il coniuge? Ha certo mille giustificazioni e motivi, ma sarà quasi sempre sentito come ingiusto da chi lo subisce suo malgrado. Egli allora desidera essere vendicato del torto subito, e invece la società e la legge che fanno? Se è uomo, aggiungono al danno principale, la perdita della persona amata, altri gravi danni e in più la beffa: la beffa dell’opinione ufficiale secondo al quale chi l’ha abbandonato o tradito aveva tutti i diritti e le ragioni di farlo, e che a lui tocca soltanto accettare di buon grado questa illuminata decisione: se non lo fa, è o un malato di mente, o un primitivo indegno di vivere in società.
Somiglia un po’ alla domanda fra idiota, folle e sadica che i giornalisti rivolgono sempre, a caldo, a chi abbia avuto un caro assassinato: “Lei perdona?”
A mio modesto parere, dunque, c’è semmai da stupirsi che di “femminicidi” di questo genere ce ne siano, tutto sommato, così pochi.
E ce ne sono così pochi, credo, per un motivo prevalente: che oggi, tutti gli uomini e le donne sanno, anche se magari non se lo dicono, che i rapporti d’amore sono precari, incerti, inaffidabili, volatili, almeno in parte falsi e ingannevoli: e dunque non vi investono più tutti se stessi.
Insomma: si ama meno l’amato/amata, e dunque lo e la si odia meno quando ti abbandona o ti tradisce.
E d’altronde, è l’unica strategia di sopravvivenza per tutti. Chi investisse nell’amore tutto se stesso senza riserve, andrebbe incontro a un terrificante contraccolpo quando il suo amore incontrasse abbandono o tradimento: e quanto di rado ciò non avviene, da noi…
Lo stesso vale, su un piano assai meno importante, per il desiderio sessuale. Alla continua provocazione dei sensi e della fantasia erotica che colpisce tutti, uomini e donne, sui media, nella vita quotidiana, nei discorsi correnti, l’unico contravveleno è ottundere la propria percezione, scalare di parecchi gradi la propria reattività.
Ricordo ancora che dopo aver passato un lungo periodo in Medio Oriente, al mio rientro in Italia l’aggressione alla sensualità fu come sbattere contro un muro: mi ci vollero diverse settimane per riabituarmi.
Per concludere. Ho inteso discorrere della cosa in sè, cioè del perchè e del percome avvenga che alcuni uomini uccidano le donne che li hanno lasciati, respinti, traditi. Non ho inteso discorrere dell’uso ideologico e politico del femminismo, e di quest’ultima trovata del “femminicidio”. Per cavarmela in una frase: sono pratiche sociali che hanno un obiettivo strategico solo, di rado consapevolmente perseguito da chi le agisce, ma ben noto a chi le favorisce dall’alto, cioè dividere e frammentare le comunità umane con una guerra a bassa intensità fra i sessi, per poi lasciare tutti soli, impotenti, frustrati, traboccanti di desideri insoddisfatti e delusioni rancorose, davanti a potenze sociali soverchianti.

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Luigi Corvaglia 8:07 pm - 3rd gennaio:

A rigurgito …. (continua il carosello di nick a quanto vedo ….)
Mica è colpa mia se non hai capito! :|
E’ proprio quel potere dello sguardo maschile che è sotto scacco oggi. Dalla cultura contemporanea, l’unica che ho sotto gli occhi ed osservo. Delle altre (quelle passate) ho solo resoconti più o meno letterali e non mi impiccio.
Per farla semplice (forse troppo …).
Osservo facendo trasparire il mio interesse (caratteristico della donna femministizzata): sono un porco. E magari, se capito male, ho pure qualche strascico d’altro tipo.
Non osservo: ho problemi con le donne e magari sono gay (caratteristico delle donna normale).
Sono queste le due opzioni, in contrasto reciproco, date agli uomini. E dietro ad entrambe c’è contemporaneamente approvazione/disapprovazione sociale. Questa è la gabbia psichica costruita dalla società a nostro danno. E dalla quale ci dovremmo liberare.
Che il discorso sia impossibile a 18 anni, con gli ormoni in piena esplosione e comprensibile. Dopo, secondo me, no. Se solo ci fosse, ma non è interesse di nessuno, un educazione sentimentale. Di entrambi i sessi certo. Ma adesso sto parlando di noi.
Corvà, ma quale “potere” maschile vedi in un sguardo maschile verso una gnocca provocante?“.
Te lo dico a chiare lettere: nel momento in cui la gnocca legge nel tuo sguardo la sicurezza che ha colpito, sei fottuto. Devi sempre lasciargli il dubbio. Non importa quanto sia gnocca …… :roll:

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Fabrizio Marchi 8:41 pm - 3rd gennaio:

“Se vuoi usare la tua metafora (se ti aiuta meglio a capire) può essere naturale per un ristoratore cucinare lasagne fumanti e metterle in vetrina. Ne puoi fare una questione morale (non cacciare in malo modo chi ha fame) ma non puoi sostenere che fa male a metterle in vetrina perchè chi ha fame passando di lì ci sta male e ne soffre”. (Rita)
No, scusa Rita, abbi pazienza, la questione è estremamente più complessa e la morale o la moralità c’entrano molto poco o comunque solo in parte. Forse ho sbagliato io a fare quell’esempio. Pensavo sinceramente che alcuni temi fossero ormai stati metabolizzati. Così non è. Va bene, non importa, quando avrò più tempo li riaffronterò con più calma e cercherò di spiegarmi meglio.
Non escludo però, e ti assicuro che non vuole essere una provocazione, che la nostra incomprensione derivi proprio dal fatto che tu sei una donna e io un uomo e per quanti sforzi possiamo fare, siamo forse destinati a non poterci capire mai fino in fondo. E in parte anche questa è una risposta, perchè io sono convinto che altri qui, e non certo perchè sono più intelligenti di te, abbiano perfettamente compreso ciò che volevo dire. Purtroppo ho una concezione non ottimistica della relazione MM/FF, da questo punto di vista. Nondimeno siamo necessitati a convivere ed è già moltissimo il fatto che ci si provi. La dialettica non conduce necessariamente ad una sintesi, anzi, il più delle volte, se non sempre, rimanda ad un altro ostacolo (antitesi) da superare. E così via…

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Pandoro 9:46 pm - 3rd gennaio:

Per Rigurgito di vacca>>> Ma come, vedi un seno nudo sulla spiaggia e devi correre a farti le pippe? Minchia, ma cos’hai? Io ti assicuro no.
Forse dovresti andare in un campo nudista, una bella cura omeopatica…
Io ci son stato e devo dire che nei campi nudisti, quelli seri, non quelli per maniaci come Cap d’Antibes, la seduzione se c’è è su altre sfere, non certo sulla nudità. Anzi sia per me e sia a sentire la mia ex essere nudi in mezzo ad altri nudi ti senti meno osservato che in qualsiasi strada normale vestito di tutto punto.
La seduzione per me è fatta di sguardi, di parole, di occhi che si cercano, perfino di inciampi dati dall’imbarazzo, una testa che gira per guardarti, un sorriso, non certo da pezzi di carne sbattuti sul muso, ma che razza di film state guardando???
Non tutti gli uomini hanno lo stesso desiderio, così non tutte le donne e nemmeno gay, trasgender o altro.
Assurda la riflessione di Fulvio Terzapi, secondo cui i gay sarebbero sempre soddisfatti dalla legge della domanda/offerta paritaria. Come se tutti i gay fossero sempre disponibili a trombare quando vogliono tutti gli altri, ma che stai dicendo Fulvio??? Hai mai parlato con un gay? Quante frustrazioni ha, con in più la difficoltà di trovare un altro uomo che ti piaccia e che sia anche gay? Il problema è sempre l’Amore, la voglia di amare la necessità di farsi amare.
Questo va a braccetto con l’altra affermazione di Fabrizio, che punta il dito contro la difficoltà che rasenta l’impossibilità del rapporto M/F, dato che siamo così diversi a livello del desiderio.
No, cari miei, ogni persona ha desideri, voglie, pulsioni diverse da qualunque altro, sia che esso sia uomo, femmina, trans, cane. In più le pulsioni di ognuno cambiano nel tempo (e questo dimostra ancora una volta che non sono per niente naturali). Quante volte avete cambiato gusti? Io tantissime. Una volta adoravo le donne con le tette grosse, poi con le tette piccole; una volta le volevo con culi da modelle, poi ho apprezzato i culi ampi, polposi, anche un pò tremuli (alla faccia dei naturalisti conservatori che dicono che gli uomini preferiscono, devono preferire le donne col culo grosso per farci figli, perchè col culo grosso si hanno gravidanze più facili…CAGATE!!!!), una volta amavo le bionde, poi le more, una volta coi capelli lunghi, poi coi capelli corti. Ho sempre amato, non solo ora che son vecchio, finanche la cellulite delle donne che mi piacevano, eccome.
I desideri degli uomini sono compulsivi??? Quelli delle donne invece no? ma che donne conoscete? Siete più deterministi a volte delle femministe stesse, specularmente identici. I desideri degli uomini non sono più diversi fra loro che fra un qualsiasi uomo e una qualsiasi donna, lo stesso dicasi dei desideri fra due uomini. Il problema semmai è riuscire a compenetrare l’essere dell’altro così tanto da avere desideri compatibili e non mercificati, non consumistici: purtroppo questo succede di rado e per periodi troppo brevi, ma non per una dicotomia di tipo naturalistico (differenza nei desideri), per il semplice fatto che non abbiamo mai imparato ad amare davvero, in maniera matura.
Questo per quanto riguarda il desiderio, altro problema è invece quello del potere e dell’utilizzo del desiderio mercificato (sia che esso sia maschile, femminile, gay, lesbica, trans o quant’altro) per perpetuare il potere stesso. Su quello sono d’accordo con Fabrizio e altri nel vedere come il sistema di potere abbia sussunto le tesi del femminismo tradizionale, per metterla nel culo a tutti, uomini e donne.
D’altronde non c’è niente da fare, non si può essere femministe se non in quanto esiste il maschilismo, non sono altro che le facce della stessa medaglia. Il problema sta sempre nel potere.

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Pandoro 9:48 pm - 3rd gennaio:

Ah, scordavo, Fabrizio diglielo tu a quello che sono uomo….depravato magari, ma uomo!

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Fabrizio Marchi 10:34 pm - 3rd gennaio:

Confermo: Pandoro è un uomo.

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Fabrizio Marchi 10:47 pm - 3rd gennaio:

Luigi e Rigurgito multinick. Ho l’impressione che ci sia stato un misunderstanding, come si suol dire, cioè che non vi siate capiti, perchè ho proprio l’impressione che volevate esprimere lo stesso concetto…(discorso sullo sguardo maschile…)

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rigurgito di vacca 12:02 am - 4th gennaio:

Pandoro, per “seduzione” io intendevo principalmente l’attrazione sessuale, non anche invece l’attrazione dovuta al fascino e all’ intrigo suscitati da uno sguardo travolgente, da parole profonde, dalla simpatia o da una personalità notevole. Non necessariamente, poi, l’attrazione sessuale va identificata in un nudo o in uno “smutandamento”, perchè l’attrazione erotica è in parte legata al concetto del “proibito”, del “trasgressivo”, e questo varia a seconda dei canoni delle culture vigenti in un determinato luogo o contesto. In un ipotetico contesto dove tutti fossero nudi e trombassero in continuazione tra loro, alla lunga la nudità non susciterebbe attrazione più di tanto. Per questo motivo, sarebbe bene che in ambito QM la si smettesse di usare il termine “smutandamento” e utilizzare invece il più appropriato “Provocazione Sessuale Femminile”(PSF), espressione e concetto coniato e analizzato per anni da un “big” della QM che talvolta usa il nick “icarus” e simili.

“Non tutti gli uomini hanno lo stesso desiderio, così non tutte le donne e nemmeno gay, trasgender o altro.”(Pandoro)

Questo sì che è parlare femminista!!! Ad es. se si vede una donna fare la meccanica, le femministe concludono che uomini e donne sono uguali e intercambiabili!
Certamente, non tutti gli uomini hanno lo stesso desiderio, e nemmeno le donne, ma è anche vero che si può dire che il desiderio medio degli uomini è diverso dal desiderio medio delle donne. Quando ci sono in gioco moltitudini di individui si usa la media statistica, perchè altrimenti va a finire che comportamenti minoritari, o addirittura eccezioni, vengano messi sullo stesso piano di quelli medi, cioè maggioritari, comuni. Ad es. la media statura degli uomini indonesiani è non è nemmeno 1,60, mentre quella degli uomini olandesi è 1,84. Ciò non significa che tutti gli uomini olandesi siano alti nè che ogni olandese sia più alto di ogni indonesiano, perchè ci saranno sempre uomini indonesiani più alti di uomini olandesi, anche se in numero molto minore rispetto a parti invertite, e quindi il fatto che ci siano anche alcuni uomini indonesiani più alti di uomini olandesi non autorizza a dire che non è vero che gli olandesi siano più alti degli indonesiani, e questo perchè, appunto,nella statistica, i comportamenti minoritari assumono un peso molto minore rispetto a quelli medi. Quindi non potete affermare che le donne non hanno minore desiderio sessuale degli uomini, . Quante sono le donne che vanno a prostituti? Pochissime. Quanti invece sono gli uomini che vanno a prostitute? a centinaia di milioni, miliardi!
Che poi ci siano anche donne disinibite e ninfomani e uomini senza desiderio sessuale, questi casi appartengono alle eccezioni, alla minoranza. Quello che conta è la media, cioè la maggioranza.. Le eccezioni confermano la media.

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Fabrizio Marchi 8:22 am - 4th gennaio:

Devo dire che al di là delle stravaganti, diciamo così, modalità di esternazione del multinick Rigurgito e del suo alter ego, il “big” della QM, meglio noto come “Icarus”, e al di là delle evidenti (e volute) esagerazioni ed estremizzazioni di cui egli per primo è consapevole (perché sarà “matto”, nel senso buono del termine, ma non è affatto uno stupido), mi sento di condividere nella sostanza la sua analisi.
Infatti l’appartenere ad un sesso o ad un gruppo sociale (o ad entrambi nello stesso momento) non significa non avere una propria individualità. Si può appartenere allo stesso gruppo sociale o sessuale e avere gusti, tendenze, opinioni, passioni, interessi e in parte anche bisogni differenti. Nessuno ha mai negato questo. E ci mancherebbe altro.
Ma questo non ha nulla a che vedere con il fatto, altrettanto oggettivo ed evidente, a mio parere, che l’appartenenza sessuale (o sociale) ponga in parte i singoli individui nella medesima condizione.
Volendo fare degli esempi banali, così forse ci capiamo, se io nella vita faccio l’operaio, è evidente che, relativamente alla mia condizione di operaio, vivrò più o meno le stesse problematiche dei miei colleghi che ogni mattina, come me, entrano in fabbrica, si spaccano le palle e il culo, come me, per otto ore al giorno più gli straordinari, si guastano la salute, come me, dopo una vita di lavoro, si beccano l’esaurimento nervoso, proprio come me, percepiscono, sempre come me, lo stesso magro salario, e tutte le sere, tornano a casa scoglionati e frustrati, esattamente come me.
E’ evidente che questi operai, questi uomini, pur essendo completamente differenti l’uno dall’altro, sono accomunati da una stessa condizione.
Lo stesso ragionamento vale per l’appartenenza sessuale e non capisco perché la cosa debba scandalizzare. A me possono piacere le donne con le tette grandi (per utilizzare gli stessi esempi di Pandoro), a un altro piccole, un altro ancora sarà attratto dalle donne magre, un altro da quelle con un culo “importante” , un altro ancora dalle bionde, o dalle more, o dalle rosse, altri saranno attratti da donne particolarmente vivaci, altri invece da donne più tranquille, altri ancora da donne brillanti e con un carattere più forte, altri da donne più timide, e così via…
Ma non c’è dubbio che tutti vivano la stessa condizione di maschi eterosessuali (in questo caso), ciascuno con i propri gusti, idee, interessi, personalità ecc. ma accomunati da una medesima condizione, appunto quella dell’appartenenza sessuale, che comporta il fatto di vivere più o meno le stesse problematiche (sia pur con una infinità di varianti legate alla propria soggettività ed esperienza personale) legate al fatto di vivere la stessa condizione sessuale e di relazionarsi con un altro grande gruppo, quello delle donne eterosessuali (per le quali vale lo stesso ragionamento).
Non riesco proprio a capire, francamente, come si possa negare quello che per me è del tutto evidente.
Se così non fosse noi non saremmo neanche qui e non esisterebbe neanche il sia pur fragilissimo e frammentatissimo movimento maschile. Dirò di più, non esisterebbe il femminismo, così come i movimenti gay, lesbici, transgender e via discorrendo. Perché sarebbero allora nati questi movimenti se non ce n’è ragione alcuna dal momento che non esiste una comune condizione sessuale?
La ragione per cui sono nati è perché invece esiste una comune condizione sessuale.
Noi, e qui intendo proprio noi di Uomini Beta, abbiamo anche “scoperto” (si fa per dire, diciamo che l’abbiamo portata alla luce…) che esiste anche una doppia condizione, quella cioè di essere al contempo maschi eterosessuali e di essere socialmente “beta”, cioè di appartenere alla grande maggioranza degli uomini non appartenenti alle elite sociali dominanti. E abbiamo scoperto che questa combinazione di elementi comporta più o meno (anche se con numerose varianti, ovviamente) la condivisione delle stesse problematiche. Esattamente come quegli operai dell’esempio riportato prima.
E’ un fatto, qualcuno/a potrà anche negarlo ma , come si usa dire dalle mie parti, ci “rimbalza”, perché noi sappiamo che è così.
Naturalmente, a scanso di equivoci, siamo ben coscienti che esiste anche il gruppo delle donne “beta”, alle quali nessuno di noi vuol fare la guerra, sia chiaro, anzi…(non siamo mica femministi capovolti…). Però abbiamo anche scoperto che la nostra condizione,quella di maschi eterosessuali e “poveri”, hic et nunc, qui ed ora, cioè nell’attuale contesto storico e sociale del capitalismo assoluto e femministizzato, comporta un plus di sofferenza e di disagio legato proprio all’essere maschi ed eterosessuali.
Per concludere, è evidente che quella del “multinick rigurgitato sotto varie spoglie” è una boutade, una provocazione, però la sostanza di ciò che vuole significare non fa una piega, per quanto mi riguarda. E’ evidente che non tutti gli uomini (forse quasi nessuno) quando vedono una donna nuda o, diciamola meglio, vestita in modo provocante, vanno a spararsi un sega in un bagno pubblico…
E’ però altrettanto evidente che tutti gli uomini eterosessuali sono sollecitati da quella “visione” (ci capiamo…), o da quella “provocazione” (ci capiamo ancora, spero…) e tutti gli uomini eterosessuali sono costretti a frustrare quel desiderio sessuale che sorge spontaneamente in loro nel momento in cui vengono sollecitati.
E qui il discorso potrebbe e dovrebbe continuare per ore (era lo stesso che si abbozzava ieri con Rita) e non lo posso purtroppo fare perché non ho tempo. Mi dispiace, è un periodo particolare, tra un paio di mesi, diciamo dopo le elezioni avrò più tempo da dedicare alla discussione.

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cesare 9:17 am - 4th gennaio:

Roberto Buffagni scrive con conoscenza e fedeltà della realtà dell’amore, ovvero l’ambivalenza della passione d’amore per cui Eros =Thanatos; come da sempre fa la poesia e la letteratura di tutti i tempi. E vi aggiunge lucidamente la constatazione della rimozione nella nostra cultura di questa evidenza (anzi la sua colpevolizzazione) e le tragiche conseguenze che ne derivano. Rimuovere la consapevolezza della più potente energia del cuore umano, banalizzarla e magari irriderla,e considerare questa rimozione orgoglioso motivo di progresso umano e civile è da folli, destinati ad esserne travolti.

Alcuni esempi fra gli innumerevoli dal sito:
http://greciaantica.blogspot.it/2011/01/leros-nella-poesia-greca-e-nella-lirica.html

“..la forte passione capace di sconvolgere l’equilibrio vitale dell’individuo ed assimilata alla morte è stata colta da Kiyohara no Fukayabu in questi termini (XIV, 698):

“Bramare”, chi iniziò Koishi to wa
a chiamare così ta ga nazukekemu
questa passione? koto naramu
Avrebbe dovuto dire shinu to zo tada ni
schiettamente: “morire”. iubekarikeru.

Una poesia anonima (XI, 517) individua nella morte una liberazione dalla pena amorosa:

Se si potesse offrire Koishiki ni
la vita in cambio del tormento inochi o kauru
della brama amorosa mono naraba
il morire, mi sembra, shini wa yasuku zo
sarebbe invero facile. arubekarikeru.

e ancora Saffo:

“È un dio per me quell’uomo:
a te di fronte
siede e ascolta da vicino
la tua parola dolce,
il tuo sorriso d’amore. E il cuore
mi sobbalza in petto.
Ti guardo un solo istante
e non ho più voce,
la lingua si spezza, e un sottile
fuoco corre nella pelle,
gli occhi non vedono più nulla,
e rombano le orecchie.
Un sudore gelido mi inonda e un tremore
tutta mi imprigiona, e più verde dell’erba
io sono, e certo poco lontana
dal morire (tethnaken d’oligo ‘pideues fainom’ em’auta).

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Pandoro 11:07 am - 4th gennaio:

La media come sempre dà conto di poco, inoltre come faremmo a misurare la media del desiderio e della sua frustrazione?
Questo non significa che non esista la QM, così come esiste la QF. Ciò che accomuna noi uomini è la frustrazione del desiderio (qualunque esso sia) e la sua colpevolizzazione, sono d’accordo, volevo solo evidenziare come venga usato e manipolato tale desiderio ai fini della pervasività del potere che ci sottomette, talmente tanto da credere e farci credere che è naturale, dato una volta per tutte dal DNA. Allo stesso tempo la frustrazione del desiderio femminile avviene attraverso medesimi meccanismi, anche se speculari, ma la realtà è che anche i loro sono bloccati e repressi da spinte e controspinte che non hanno NULLA di naturale. Però qui siamo fra uomini e dobbiamo giustamente parlare dei nostri desideri e di come possiamo realizzarli, le donne dovranno pur risolversi i loro, ma è una cosa che dovranno fare loro, per sè stesse. Di certo non lo faranno attraverso il femminismo, in quanto speculare al maschilismo ed io maschilista non lo sono nè voglio esserlo.
Come è chiaro Fabrizio che alcune caratteristiche maschili sono comuni a tutte le latitudini, così a me è chiaro come esse derivino da un potere che si serve di una cultura globale che implementa nel nostro cervello desideri niente affatto naturali. Con questo non voglio nella maniera più assoluta tornare ad un concetto di natura VERA, che come già da me ripetuto più volte non esiste (non tutti gli uomini sono buoni per natura), ma significa rendersi conto dei meccanismi di potere che agiscono su di noi e quanto noi siamo a nostra insaputa compartecipi di tali meccanismi finendo per ripetere ciclicamente e viziosamente tale sistema di dominio.

L’accusa di essere filo-femminista che mi viene da Rigurgito a dire il vero mi lascia totalmente indifferente, tuttalpiù mi suscita una risata….

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Rita 12:27 pm - 4th gennaio:

@Pandoro posso farti due domande per chiarirmi meglio il tuo pensiero?
Sul concetto di media non mi trovi molto d’accordo. Nel senso che nessuna cultura per quanto pervasiva e globale riuscirà mai a fare tabula rasa del DNA, delle medie ormonali e degli istinti umani (che sono anche tradotti in sentimenti astratti, secondo me, la sessualità non è che un aspetto, anche quello che tu chiami “potere” o altri sentimenti umani considerati cattivi come l’invidia, la competizione e finanche il cinismo hanno una loro ragione d’essere in natura) O meglio finirà a creare un bilancio generale di sofferenza e di disastri nel medio o nel lungo termine.
Giustamente parli di impossibilità di misurare la media del desiderio e della frustrazione e qui invece mi trovi d’accordo, ma semplicemente perchè credo che ognuno come individuo e più generalmente come classe coinvolta agisca per meccanismo di compensazione, sposto la frustrazione che mi deriva da una mancata considerazione sessuale su altri interessi o sentimenti in sostanza, interessi e sentimenti che possono creare a loro volta feedback positivi o negativi. Per fare un esempio banale. I sacerdoti e le suore rinunciano totalmente alla sessualità, ma la compensano con qualcos’altro. Poi chiaramente qualcuno ce la fa e qualcun’altro non regge e “sfoga” in manifestazioni mistiche come quelle di Santa Teresa d’Avila, ma generalmente credo che funzioni così.

Quello che non riesco a comprendere del tuo discorso è che non riesco a far combaciare il tuo rifiuto di tendenze naturali medie per “categorie” (chiamiamole così per comodità) proclamando l’individualità dei desideri (che a me ricorda un po’ i milioni di “sessi” delle teorie gender) e in un certo qual senso l’idea che esista un potere generale e pervasivo che attraverso spinte e controspinte ci guidi in un’unica direzione e poi l’invito a risolvere i problemi separatamente: QM e QF. Voglio dire con ciò non ammetti implicitamente una certa diversità?

E in secondo luogo, in cosa identifichi questo potere culturale pervasivo che ci sottomette? Chi ne trae vantaggio?

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Rita 12:32 pm - 4th gennaio:

e poi: separatamente fino ad un certo punto, per quanto riguarda la sessualità. Perchè l’unica cosa che la distingue dalle altre manifestazioni del pensiero e del corpo umano (che io considero unico) è che, in genere si fa a coppie e serve ancora (al momento attuale) alla procreazione e prosecuzione della specie. Quindi il tuo desiderio dovrà essere mediato sul desiderio dell’altro/a, altrimenti si rischia di risolvere separatamente i desideri e le frustrazioni e poi restare separati per sempre se ad un certo punto non si fa una sintesi. O no?

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rigurgito di vacca 1:37 pm - 4th gennaio:

Per l’ ultima volta, perchè questo pandorino è un pò dè coccio. E poi basta.
“La media come sempre dà conto di poco”(Pandoro)
Spero tu stia scherzando. La media invece ci indica dove è maggiormente concentrata la maggioranza. Riallacciandoci all’ esempio del commento di prima, la media in statura di un uomo olandese è 1,84, ma questo non significa che siccome ci sono anche uomini olandesi di 1,60 siamo autorizzati a dire che gli uomini olandesi siano bassi, e questo perchè gli uomini olandesi bassi sono molto, molto di meno, una esigua minoranza, rispetto agli uomini olandesi alti. Questa è l’ informazione che ci dà la Media. Che a te sfugge, volutamente.
“Inoltre come faremmo a misurare la media del desiderio e della sua frustrazione?”(Pandoro)
Non far finta di non capire. E’ chiaro che in questo caso non si può misurare direttamente con una formula matematica, per ovvie ragioni che sono legate al fatto che non c’è un’ unità di misura, strumento di misura, nè tantomeno un algoritmo,che rilevino e quantificano il desiderio. Ma questo non significa che tale desiderio medio di uomini e donne non possa essere stimato indirettamente. Basti considerare il fatto della enorme divario tra uomini e donne che ricorrono frequentemente e sistematicamente alla prostituzione: gli uomini sono moltissimi, a milioni, miliardi. Le donne, pochissime. Questo fatto, insieme a tanti altri, ci danno una significativa informazione sul forte e accentuato sbilanciamento di desiderio medio sessuale tra maschi e femmine. Se le donne avessero lo stesso desiderio sessuale degli uomini, non ci sarebbe prostituzione, pornografia e c.d. “violenza sessuale”.
Poi c’è anche una componente “culturale” che Marchi ha analizzato nella questione della “spontaneità e reciprocità”, ma questo è un altro discorso ancora che non contraddice l’ aspetto della disparità di desiderio sessuale tra maschi e femmine.
Questo, attenzione, non significa che, in media, le donne abbiano poco o scarso desiderio sessuale, ma che la dinamica del loro desiderio sessuale è molto più selettiva rispetto a quella maschile. Una donna, anche se non granchè-a meno che non sia una sorta di “figlia di fantozzi”(cioè di bruttezza estrema, non di bruttezza media)-se vuole, lo troverà sempre, e senza difficoltà, un partner sessuale che se la sbatti(non sto parlando di fidanzamenti, matrimoni, etc, ma di relazioni esclusivamente sessuali, cioè la classica “sveltina” occasionale), basta che si dichiari, e avrà migliaia e migliaia di uomini, arrapati, pronti a trombarsela. A parti invertite, ciò non capita a un uomo “medio”, cioè di donne disponibili a saltarlo addosso per farsi trombare, questo non significa che non potrà avere la sue “storie” , ma con molta più difficoltà e in modo molto meno frequente rispetto a quanto potenzialmente ne potrebbe avere una donna media.. Se poi è un bellone o un appartenente ad un’alta posizione sociale, il discorso cambia. Perciò menti, sapendo di mentire, quando affermi che anche le donne possono provare la stessa frustrazione sessuale che può provare un uomo.

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Pandoro 2:32 pm - 4th gennaio:

Risposta a Rita: non dico che non esiste il DNA, ma trovo fuorviante parlare di natura soprattutto nel caso dell’essere umano (già vale poco per i gatti abituati a mangiare scatolette, figuriamoci…) per il fatto che è ormai impossibile districare la matassa del binomio natura/cultura; provare a farlo è un inutile dispendio di energie.
Esempio? Le donne dell’800 (parlo di quelle di estrazione contadina/proletaria, le donne beta per intenderci) vivevano una sessualità completamente appiattita sul maschio, farlo era un dovere poco gratificante, anzi doloroso, inoltre immagino fosse frustrante per il maschio (ve l’immaginate scopare una coi mutandoni e i calzettoni di lana???? Oddio…). però era considerato Legge Naturale (ancora oggi da certi settori religiosi ortodossi). C’è bisogno che commenti? La Natura è sempre un modo per prendersela nel culo, ecco cosa intendo.
E infatti alla sessualità vi si può rinunciare e sublimarla con altro, magari solo per un periodo, ma si può.

Cui prodest? Al potere e al mantenimento di esso; ovviamente non è una persona e nemmeno un gruppo preciso di persone. I nostri governanti, politici, finanche i religiosi, che si trovano al vertice della scala sociale godono di molti più privilegi rispetto a noi esseri beta, ma ne sono anch’essi costretti e sopraffatti, a volte perfino frustrati.
“Anche la Borghesia dovrà farlo a pezzi il suo mondo prima di uscire dalla scena della Storia” diceva Buenaventura Durruti e così anche gli Alpha di questo mondo sono coscenti del fatto che il loro potere non durerà per sempre e che sempre i beta non vedranno l’ora di sostituirli al potere, in un ciclo senza fine. “Io non sono Alpha e non voglio diventarlo” forse è ora che diventi uno slogan per tutti noi.

Sulla separazione: mi sono espresso male, UU e DD dovrebbero fare assieme questo percorso, è auspicabile. L’avevo già affermato in un precedente intervento, ma è come la terapia di coppia: bisogna essere in due, se l’altro non vuole non posso costringerlo.

Soddisfatta? Altrimenti son qua…

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Fabrizio Marchi 2:38 pm - 4th gennaio:

“Per l’ ultima volta, perchè questo pandorino è un pò dè coccio. E poi basta”. (Rigurgito)
E’ un peccato che le tue intelligenti e per quanto mi riguarda del tutto o quasi condivisibili considerazioni siano inficiate da questi atteggiamenti a mio parere un pò puerili…E’ un vero peccato…
Non che tu abbia detto cose gravi o particolarmente offensive, però io mi limiterei ai contenuti, che sono sempre la miglior risposta. Non trovi?

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Rita 3:47 pm - 4th gennaio:

Soddisfatta? Altrimenti son qua…
laugh sì grazie della risposta.
Per quanto mi riguarda non sono d’accordissimo col tuo esempio di contadine beta dell’800.
Non confonderei quello che era tenuto a far vedere in pubblico o a far sapere in pubblico con quello che realmente si faceva. Una donna di sessant’anni fa non poteva dire o lasciar intendere il piacere, nemmeno se lo provava.
Cioè doloroso? smile ma come lo sai scusa.. se leggi per esempio il Bandello o altri testi (tra l’altro pure prima dell’ottocento) la sessualità era presentata in maniera totalmente diversa. Non dico che fosse questa la realtà era pur sempre letteratura e magari potrebbe essere come i film porno di oggi che contengono fantasie che difficilmente si riscontrano nella normalità, però lo stereotipo “donna che non gode/uomo insoddisfatto” mi pare poco provato.
Cioè, quello che penso è che la sessualità c’è o non c’è. Se una donna era poco sensuale e ci teneva poco al sesso probabilmente avrebbe provato dolore e l’avrebbe fatto come un sacrificio “non lo fo per piacer mio ma per dare figli a Dio” laugh costringendo tra l’altro anche il marito, di riflesso a una sessualità poco soddisfacente. Viceversa potevi magari trovare coppie soddisfatte sessualmente, certo non andavano a raccontare al prete o ai vicini le loro sensazioni. Questa della narrazione della sessualità è una moda odierna. Quello che penso è che la sessualità (la quantità, la qualità, i modi di viverla individualmente) è stata suppergiù uguale come tendenza con minime variazioni dovute all’eliminazione di ansie da gravidanze indesiderate (con il perfezionamento dei contraccettivi) e all’eliminazione dei sensi di colpa. Ma se l’istinto sessuale in una persona c’è ed è forte (è passionale si direbbe oggi) il senso di colpa viene dopo che ti sei soddisfatto sessualmente e questo vale sia da solo che in coppia se ci sono le condizioni.
Secondo me non era affatto considerato legge naturale il sesso coi calzettoni e la camicia col buco e la donna immobile laugh semplifico e ci metto pure una faccina per alleggerire. Questa la vedo proprio come la classica facciata culturale. Legge naturale era considerata la coppia forse. E qui ci sarebbe molto da dire.. però matrimonio o meno il sesso per la procreazione deve per forza formare in quel momento una “coppia”.. più naturale di così.

Poi secondo me le donne più che provare frustrazione sessuale possono provare frustrazione seNsuale e c’è diversità, sembra uguale ma non è così. Ma questo discorso non riesco a farlo capire.

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Marco Pensante 4:53 pm - 4th gennaio:

A parte l’irruenza del rigurgito, che peraltro ben conosciamo, io non posso che dargli ragione. A sentire Pandoro, non si può dare nessuna definizione di niente e di nessuno, perché ogni persona è diversa e non paragonabile a nessun’altra. La media non serve a niente, i desideri sono tutti diversi, le sessualità sono tutte diverse, esistono tanti generi quante le persone, l’unica cosa che conta è il potere. Idee molto femministe. (Peraltro anche la fissazione sul potere è tipica delle femministe, nel senso che si lamentano continuamente di chi ha il potere perché lo vorrebbero loro e invece ciccia). Se stessimo a sentire Pandoro, non si potrebbe fare niente o studiare niente perché ogni questione andrebbe valutata tenendo conto di ogni singola persona al mondo. (Fra parentesi, non capisco allora come possa immaginare un concetto come quello di “responsabilità di genere”). Secondo lui dire che una volta ti piacevano le more, ma oggi ti piacciono le bionde significa che “la natura non esiste e tutto è culturale e programmato dal potere”. Boh, sarà. Anche qui una volta era tutta campagna e ci pascolavano i dinosauri, quindi evidentemente tutto è culturale. Anche il suo schifo per quelli che chiama “pezzi di carne sbattuti sul muso” mi sembra molto femminista, nel senso che dà giudizi sulla sessualità altrui considerandola più o meno moralmente degna. Si sa, l’ommo è animalo: guardatevi profondamente negli occhi e magari inciampatevi addosso ma non mostrate pezzi di carne, porci pervertiti. Che nell’800 alle povere donne gli toccava di subire il vostro alito pesante e ai poveri contadini appena tornati dai campi gli toccava una coi mutandoni. Mi è tornato in mente Gian Maria Volontè in “La classe operaia va in Paradiso”, quando scopa con la collega sui sedili della 500: la scena non eccita, non ha grande interesse estetico e neanche i due protagonisti sono contenti. Sarà colpa del Potere.
@Rita: ti dico un segreto: agli occhi di un uomo, l’unica differenza fra una smutandata in minigonna e una dimessa in pantaloni e tacco basso è una questione di tempo, nel senso che davanti alla minigonnata la parte istintuale del cervello ci mette una frazione di millesimo di secondo a domandarsi com’è nuda, mentre davanti alla taccobassata ci mette due secondi a domandarsi com’è nuda. Ecco.

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Luigi Corvaglia 5:13 pm - 4th gennaio:

@Rita: ti dico un segreto: agli occhi di un uomo, l’unica differenza …………………………… Ecco.” (Marco Pensante)
:mrgreen:

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Rita 5:32 pm - 4th gennaio:

@Rita: ti dico un segreto: agli occhi di un uomo, l’unica differenza fra una smutandata in minigonna e una dimessa in pantaloni e tacco basso è una questione di tempo, nel senso che davanti alla minigonnata la parte istintuale del cervello ci mette una frazione di millesimo di secondo a domandarsi com’è nuda, mentre davanti alla taccobassata ci mette due secondi a domandarsi com’è nuda. Ecco.

Ecco ragazzi, ma capite che così “crolla” la lamentela della sofferenza da provocazione sessuale femminile? laugh in maniera logica eh… perchè allora se l’unica differenza sta in pochi millesimi di secondi viene considerata provocante qualsiasi donna che non assomigli a una scimmia per il solo fatto di esistere e girare per strada, indipendentemente dall’atteggiamento. Cioè mi pare che il discorso fosse altro, poi nin ‘zo, ma se è così il problema “smutandamento ” o PSF diventa un topolino dalla montagna che sembrava eh

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Marco Pensante 5:46 pm - 4th gennaio:

No Rita, valgono al 100% sia l’una che l’altra cosa. Contemporaneamente. Fidati. Intuito maschile. laugh

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Rita 5:47 pm - 4th gennaio:

Non per fare l’interprete di Pandoro, visto che la storia della media di genere non mi quadra con l’idea dei milioni di individualità diverse, e non credo che sia ben chiaro il concetto di natura e cultura (però qui farei un minimo di mea culpa, ognuno da la sua definizione di quello che è culturale e quello che è naturale e, a parte le tabelle di Sandro che sono chiare in quanto redatte secondo metodo scientifico, c’è molta confusione su quello che è possibile modificare) anche se effettivamente pure a me considerare il cambiamento dei gusti estetici (che sono anche moda e quindi cultura) come prova della non esistenza di impulsi naturali per genere diversi pare eccessivo, però questa:

l’unica cosa che conta è il potere

mi pare non l’abbia detta. Anzi credo che intendesse esattamente il contrario. Perlomeno così leggo il suo invito sotto forma di slogan

“Io non sono Alpha e non voglio diventarlo” forse è ora che diventi uno slogan per tutti noi.

Se sbaglio mi correggerà

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Roberto Buffagni 6:28 pm - 4th gennaio:

Segnalo che nello spazio di esitazione tra un bisogno o un desiderio e la sua soddisfazione nasce la cultura umana, e la sua differenza qualitativa tra l’uomo e l’animale. Perchè nasca il linguaggio, è necessario che il grido, che esprime direttamente l’emozione, si sospenda, e lasci spazio e tempo alla sua trasfigurazione in parola.
Squadernare sotto il naso dell’uomo (e della donna) quanto eccita direttamente i suoi istinti è trattarlo da animale; e siccome l’uomo animale non è, significa invitarlo a regredire.

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Leonardo 6:49 pm - 4th gennaio:

Natura-Cultura: Io amo le donne, sposo una che mi sembra una dea, ci faccio dei figli, poi cominciano i litigi, lei mi odia, capisco la sua vera indole e infine la separazione con gli avvocati che mi danno contro; sono costretto a passarle gli alimenti e non posso vedere i figli che amo, ma avendo sbagliato con loro e messi contro di me dalla madre e i suoi parenti, mi odiano.
Ecco come cambia l’idea del mondo di un uomo che era un maschio pentito perché fino ad allora era stato abituato a vedere le donne in un certo modo. Può diventare un assassino uccidendo in un raptus la moglie. Può diventare un attivista dei padri separati o suicidarsi…

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Fabrizio Marchi 6:52 pm - 4th gennaio:

“Ecco ragazzi, ma capite che così “crolla” la lamentela della sofferenza da provocazione sessuale femminile? in maniera logica eh… perchè allora se l’unica differenza sta in pochi millesimi di secondi viene considerata provocante qualsiasi donna che non assomigli a una scimmia per il solo fatto di esistere e girare per strada, indipendentemente dall’atteggiamento. Cioè mi pare che il discorso fosse altro, poi nin ‘zo, ma se è così il problema “smutandamento ” o PSF diventa un topolino dalla montagna che sembrava eh” (Rita)
Ho l’impressione, Rita, ma posso sbagliarmi, che stai un pochino cercando il pelo, o facendo le pulci, che dir si voglia, perché a me pare che il concetto che Marco Pensante voleva significare fosse abbastanza chiaro, forse leggermente troppo metaforico, ma insomma…
In realtà, per lo meno così lo interpreto (poi sarà lui eventualmente a smentirmi), il secondo termine della proposizione, cioè il metterci due secondi (uno in più della “scosciata”) ad immaginare nuda la donna con il tacco basso e i pantaloni, serve proprio a rafforzare ulteriormente il primo. Tradotto in parole ancora più povere: se ci attizziamo con una col tacco basso e le calze che portava mia nonna, figuriamoci con una “smutandata” (ma ha ragione il Rigurgito: questo termine non è corretto).
Ergo, pensa un po’, ma tu non puoi oggettivamente averne scienza perché sei una donna (e naturalmente non è certo una colpa), come sono combinati i “maschietti” (a noi “risvegliati” è concesso esprimerci in questi termini…).
Quindi non solo il concetto di “smutandamento” o PSF non viene meno ma ne esce addirittura rafforzato.

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Fabrizio Marchi 7:33 pm - 4th gennaio:

Già che ci sono riprendo molto brevemente il discorso di ieri in cui tu (Rita) ti interrogavi su una possibile soluzione al problema (smutandamento-PSF-asimmetria sessuale ecc.)
In realtà non c’è una soluzione “tecnica”, diciamo così, né tanto meno “culturale”. Quella fra MM e FF è una relazione dialettica, concettualmente simile ad altre tipologie di relazione (vedi quella economica, politica, sociale o di classe, anche se naturalmente cambiano gli attori), come ho più volte ripetuto. Ciò significa, se è così (e io credo che sia così, ovviamente), che si tratta di una relazione conflittuale dove conseguentemente ciò che conta, in ultima analisi, sono i rapporti di forza, cioè il peso specifico che si è in grado di mettere sul piatto.
Naturalmente, dovrebbe essere superfluo spiegarlo, non mi riferisco alla bieca forza bruta, ma alla capacità di ciascuna delle due parti di sviluppare ed esercitare “egemonia” nei confronti dell’altra. La cosa migliore sarebbe ovviamente quella di arrivare ad un punto di equilibrio, comunque difficile da mantenere: ma questo è già un altro discorso di là (molto) da venire.
I problemi per gli uomini (beta) oggi sono dovuti al fatto che non esercitano più alcuna egemonia . Eufemismo per dire che non contano più nulla all’interno della relazione con l’altro sesso. Con tutto ciò che da questo ne deriva. La sistematica Provocazione Sessuale Femminile – PSF – (complimenti a chi ha coniato il termine, quando ce vò, ce vò…) è solo una delle tante conseguenze di un paradigma che sta a monte: decido solo io e faccio come mi pare, infischiandomene di tutti e di tutto. D’altro canto se non c’è nessuna forza (un maschile consapevole) che si frappone a questa mia (femminile) volontà (di potenza), non vedo perché dovrei agire diversamente (fra le altre cose, è anche una legge fisica, se non incontro ostacoli, vado avanti…).
Mi rendo conto che questa mia analisi lascia poco spazio per le “romanticherie”; d’altronde non è il sottoscritto ad aver
generato questa situazione. Purtroppo le cose stanno messe in queta maniera, se le vogliamo leggere con occhi lucidi.
Si tratta quindi di riequilibrare ciò che oggi (saremo d’accordo, spero, almeno su questo, altrimenti non ha senso stare qui) non è equilibrato.
E quindi, tornando al tema PSF, è evidente che la “disinvoltura” (eufemismo per significare arroganza e strafottenza) con cui le donne, o una gran parte di esse, si pone oggi nei confronti degli uomini è direttamente proporzionale alla loro “potenza” e all’ “impotenza” della controparte.
Non si tratta quindi né di morale, né di etica, né di essere “buone” o “cattive”, si tratta di rapporti di forza. Modificare i rapporti di forza in proprio favore (sto parlando ovviamente di un grande processo culturale, politico, psicologico ecc. di riconquista di consapevolezza da parte degli UU) comporterebbe anche il drastico ridimensionamento di tutti quei modi di essere e di porsi di cui sopra.
p.s. potrei portare migliaia di esempi ma credo che non ce ne sia bisogno.
Uno solo fra tutti (banalissimo, è uno dei miei…). Se salgo su un ring, l’avversario mi attacca e io resto immobile senza opporre la minima difesa, possiamo star sicuri che quello continua finchè non vado al tappeto. Poco ma sicuro…

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rigurgito di vacca 7:38 pm - 4th gennaio:

“visto che la storia della media di genere non mi quadra con l’idea dei milioni di individualità diverse”(Rita)

Rita, tu, proprio tu, qualche mese fa, nel rispondere a “fikasiicula” che sosteneva la completa e perfetta intercambilità di attitudini e inclinazioni tra maschi e femmine citasti la campana di gauss. Il mio commento di prima sulla “media di genere”, nella sostanza, è identico a quello che facesti tu. Spero tu non abbia cambiato idea in questi mesi.

” non mi quadra con l’idea dei milioni di individualità diverse” (rita)

Proprio perchè ci sono milioni di individualità, bisogna analizzare nella media. Se non fosse così, non si potrebbe mai dire che “i nordici sono più alti dei meridionali o orientali”, nessuno si è mai sognato di pensare che meridionali e nordici siano alti uguali, solo perchè ci sono alcuni, una minoranza ristretta, meridionali o orientali più alti di alcuni nordici. Quando tu parli di “individualità diverse”, il concetto di media e varianza, viene proprio incontro a questa tua obiezione, perchè la varianza(che è funzionale al concetto di media) misura il punto o la zona dove è concentrata la maggioranza degli elementi(in questo caso le milioni di persone), quindi in tale zona maggioritaria, gli elementi sono molto meno diversi, quindi pressochè simili o molto vicini tra loro, e pertanto pressochè omogenei.

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Rita 8:35 pm - 4th gennaio:

Rita, tu, proprio tu, qualche mese fa, nel rispondere a “fikasiicula” che sosteneva la completa e perfetta intercambilità di attitudini e inclinazioni tra maschi e femmine citasti la campana di gauss. Il mio commento di prima sulla “media di genere”, nella sostanza, è identico a quello che facesti tu. Spero tu non abbia cambiato idea in questi mesi.

ma lo so che la media della campana di Gauss è una mia fissa, e che l’esempio dell’altezza o di qualsiasi altra variabile applicata alla campana di gauss è una mia elucubrazione, ma guarda che ho detto la stessa cosa qui.
Se leggi la domanda che ho fatto su a Pandoro è proprio questo il punto. Sostenere che esistono milioni di individualità diverse e nessuna specificità o tendenza di genere e poi chiedere agli uomini di risolvere i loro desideri e le frustrazioni e altrettanto alle donne ma separatamente significa, secondo me, implicitamente ammettere che c’è una generalizzazione di genere.

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Rita 8:42 pm - 4th gennaio:

Non si tratta quindi né di morale, né di etica, né di essere “buone” o “cattive”, si tratta di rapporti di forza. Modificare i rapporti di forza in proprio favore (sto parlando ovviamente di un grande processo culturale, politico, psicologico ecc. di riconquista di consapevolezza da parte degli UU) comporterebbe anche il drastico ridimensionamento di tutti quei modi di essere e di porsi di cui sopra.

Fabrizio, scusa, famo a capisse, senza che ogni volta ritorni sulle impressioni di pulci, pelo o zecche, fammi capire cosa c’è di diverso nello specifico (PSF) dal chiedere di togliere un qualcosa di “essenziale” che tiene in vita molti di quei comportamenti e cioè lo sguardo maschile e dimmi perchè (chiaramente col tempo e la massa) non dovrebbe portare a un ridimensionamento di quel determinato tipo di comportamento.

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armando 9:38 pm - 4th gennaio:

Rita@ Luigi, siamo d’accordo che è una questione di limite posti al potere, ma il potere si limita in due modi: o per legge e costrizione oppure perchè “quel” potere non ha nessuno su cui agirlo.

A costo di essere ingenuo e troppo ottimista, penso che ci sia anche un terzo modo per limitare il potere, o meglio per autolimitarsi nel suo esercizio: il sentire come una cosa giusta non consideraree l’altro come un mezzo per soddisfare i propri impulsi ma come una persona. In altra parole”non fare all’altro quello che non vorresti fosse fatto a te”. E’ un ‘principio cristiano su cui penso che tutti possiamo trovarci d’accordo come un fine da perseguire, sia pur sapendo benissimo che non potrà essere mai raggiunto pienamente. Per questo parlavo della necessità di una educazione sentimentale che parta proprio dal riconoscimento e dal rispetto delle differenze fra uomini e donne. Differenze di percezioni, modi di pensare, differenze d’approccio al sesso etc. etc. E’ una cosa che, se attuata in spirito di reciprocità, alla fine conviene a tutti.
armando

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Rita 11:02 pm - 4th gennaio:

@Armando: sono d’accordo, ma a costo di fare le pulci, il problema secondo me sta qui:

In altra parole”non fare all’altro quello che non vorresti fosse fatto a te”.

non sempre funziona. Funziona fra “uguali” appunto (nel senso di coloro che condividono più o meno le stesse sensazioni, esigenze e bisogni).

Se si assume il principio della diversità (rondini e cavalli di Rino per brevità) potrebbe darsi il caso che l’altro vuole proprio che tu faccia quello che a te non vorresti fosse fatto.

E’ questo ciò che complica la questione

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Fabrizio Marchi 12:32 am - 5th gennaio:

“Squadernare sotto il naso dell’uomo (e della donna) quanto eccita direttamente i suoi istinti è trattarlo da animale; e siccome l’uomo animale non è, significa invitarlo a regredire”. (Roberto Buffagni)
Ben detto, Roberto, e complimenti per il tuo primo post.
A proposito, benvenuto fra noi!

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Fabrizio Marchi 12:50 am - 5th gennaio:

Rita, in tutta franchezza non credo di poter essere più chiaro rispetto a quanto non sia stato nel mio ultimo commento (n tema “smutandamento”). Pensavo anche di aver esagerato con uno dei miei soliti esempi volutamente banali. Di più e di meglio non riuscirei a fare.
E siccome né te né io siamo due stupidi, il problema sta nel fatto che non ci capiamo. E personalmente, come già ti ho detto, lo addebito al fatto che per quanti sforzi possiamo fare, tu sei una donna e io sono un uomo, abbiamo due sensibilità e due modi diversi di osservare e approcciare il mondo.
Quanto ho appena detto fa scandalizzare le femministe e i loro codazzi e non solo, anche persone con le quali abbiamo buoni rapporti come Eretica-Fikasicula, e naturalmente anche i movimenti transgender che rifiutano una simile impostazione (francamente non ho neanche capito come facciano a rifiutarla proprio loro che della loro identità ne fanno una bandiera ma tant’è, non mi interessa neanche molto, in tutta onestà, perché mi sembrano posizioni molto ideologiche…).
A riprova di ciò, sono convinto che gli altri amici hanno compreso perfettamente cosa voglio dire. Ripeto, non per superiorità intellettuale, ma per condivisione. Semplice condivisione.
Va bene così…

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Roberto Micarelli 1:00 am - 5th gennaio:

Mi piace molto quello che scrive poco sopra Roberto Buffagni.
A volte ho l’impressione che si tenda a considerare poco il linguaggio non verbale e soprattutto il modo in cui esso si codifica e si sedimenta nell’uso comune. Sinceramente, non vedo in giro donne che abbiano ritualizzato la provocazione mirata ai preti, non vedo donne che escono per andare a provocare chi non le vuole guardare, semmai chi le guarda. La castità è un caso di studio interessante perché elimina la variabile maschile, e se un prete oggi si sente maggiormente provocato di ieri, non esistendo appunto un fenomeno massivo della donna che entra in chiesa per mostrargli le tette, allora vuol dire che la provocazione seppure di tipo seduttivo femminile, non è agita direttamente dalle donne comuni, o almeno non origina dal gioco delle seduzioni nel mondo reale. Parrebbe quindi una seduzione virtuale, una pressione ormonale in broadcast; ammiccamento catodico; adescamento mass-mediatico.
Il linguaggio seduttivo femminile si nazionalpopolarizza in qualcosa che è opportuno spacciare come innocente; la velina che danza discinta con movenze allusive in prima serata è una vergine, niente in lei, nel suo animo o nelle intenzioni dei coreografi, vuole alludere al sesso. Almeno questo è quello che ci dicono. Le ragazze che sfilano nei concorsi di bellezza sono spesso presentate come futuri neurochirurghi, che nel frattempo girano in body sul palcoscenico ma così, tanto per ammazzare il tempo e la noia degli esami. Tempo fa lessi di una costumista teatrale che non sapeva più come vestire il personaggio di una prostituta, perché qualsiasi cosa le mettesse addosso, anche la più provocante, non rendeva l’idea. Sembra come se grazie ai mass-media e al nuovo linguaggio liberato, l’adescamento fosse diventato una costante universale puritana, e questo mi pare paradossale, questo voler mostrare i muscoli da parte delle donne, la propria fisicità, come norma civile, più che una libertà mi pare uno sciovinismo. Il linguaggio della tubo-seduzione appare autoreferenziale, autocratico, non dialettico, autoincensante. Difficilissimo capire se la modella stia facendo pubblicità al vestito o a sé stessa, le due cose mi sembrano indistinte. Si potrebbe dire lesbica, incurante della parte maschile, ma ciò implicherebbe comunque il suo rivolgersi a un fruitore del desiderio, anche se donna, che invece non pare esistere. E infatti non può, perché altrimenti dovrei rivolgermi al televisore per chiederle: “Di che segno sei?”, sperando di non metterla in imbarazzo.

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Fabrizio Marchi 9:01 am - 5th gennaio:

“Se si assume il principio della diversità (rondini e cavalli di Rino per brevità) potrebbe darsi il caso che l’altro vuole proprio che tu faccia quello che a te non vorresti fosse fatto. E’ questo ciò che complica la questione”. (Rita)
Esatto (non lo avevo ancora letto per distrazione, chiedo venia).
Forse ci stiamo avvicinando…Se così è, cioè una diversità oggettiva di natura antropologica-biologica sulla quale,come abbiamo detto mille volte, il “sistema” e la “cultura” ci lavorano sopra alla grande per i propri interessi, è evidente che non potrà mai esserci una soluzione unanime e universale in grado di mettere tutti d’accordo.
Se non ci rendiamo conto che quella fra MM e FF è una RELAZIONE DIALETTICA FRA OPPOSTI , e quindi potenzialmente, tendenzialmente, intimamente e in ultima analisi inevitabilmente conflittuale (anche se il conflitto può essere più o meno latente, palese, nascosto o addirittura negato), NON ANDIAMO DA NESSUNA PARTE, sicuramente non comprendiamo la natura profonda di tale relazione.
Io capisco gli sforzi degli “uomini e delle donne di buona volontà”, diciamo così, che puntano al dialogo, all’ascolto reciproco e a tutte quelle “belle cose” che si dicono (né più e né meno di quando si parla di pace in Medio Oriente) e sono lodevoli, sia chiaro (quando sono in buona fede, come in questo caso), ma non possono essere risolutivi (sia pur parzialmente e non definitivamente, come abbiamo detto) della questione. Perché se la relazione è intimamente e strutturalmente conflittuale, e quindi con uno dei due che tende a imporre all’altro/a quelli che sono i suoi desiderata, è evidente che un punto di possibile equilibrio potrà esserci solo nel momento in cui entrambe le parti sono in grado di mettere in campo e di esprimere una determinata capacità “egemonica”, consapevolezza e autorevolezza.
In parole ancora più povere, così forse ci capiamo meglio. Se il maschile odierno invece di essere ridotto alla marmellata in cui è stato ridotto (e in cui si è lasciato ridurre) riconquistasse una sua (rinnovata ) forza complessiva (psicologica innanzitutto, ma anche culturale, politica ecc.), quindi consapevolezza, autorevolezza e quant’altro,, è evidente che ciò comporterebbe una inevitabile ricaduta nel rapporto con le FF.
Il che significa, che quella stessa donna che oggi non si crea nessun problema nel mettere in atto la PSF (che poi è la manipolazione e il dominio sull’uomo, tenuto in una condizione di dipendenza psicologica e sessuale) e di fatto a trattare un uomo, come dice giustamente Roberto Buffagni, alla stregua di un animale, un domani possibile e ipotetico (e auspicabile) in questa mutata situazione di rinnovata consapevolezza maschile, ci penserebbe non una ma dieci volte prima di mettere in atto lo stesso comportamento. Non perché non lo vorrebbe fare perché in parte, come abbiamo detto, è nella sua natura farlo, ma perché a quel punto entrano in ballo delle condizioni oggettive, e cioè un diverso contesto culturale e sociale dato da un maschile consapevole che nel gioco dialettico fra le parti è riuscito a mutare o comunque a condizionare la realtà spostando l’asse nella sua direzione o comunque riequilibrandola, che le impediscono di farlo.
Spero di essere stato chiaro. Però se c’è bisogno di qualche esempio dei miei, sono a disposizione.
P.s. al volo me ne viene in mente uno, volutamente estremo e agli antipodi del mio ipotetico modello ideale, ma proprio per questo può aiutarci a capirci meglio. Pensiamo per un attimo al mondo islamico, che non è la mia cultura, neanche un po’, e men che meno il mio ideale di società, tanto per essere chiari, così come qualsiasi altra società confessionale, indipendentemente da quale sia la religione. Vi risulta che in un paese musulmano una donna possa fare quello che fa in un paese occidentale, cioè in buona sostanza quello che le pare (volontà di potenza spacciata per libertà)?
La risposta è no. Non può fare come le pare perché vive all’interno di un sistema sociale e culturale che ha determinate regole (che valgono anche per gli uomini, sia chiaro: questo il femminismo non lo dice, ma è così). La sua libertà incontra in quel caso un ostacolo molto grande (lo incontrano anche gli uomini) dato da una complesso sistema di regole e precetti culturali e soprattutto religiosi.
Ecco, ribadendo che la mia strada è esattamente all’opposto di quella dell’Islam, o comunque radicalmente altra, spero che l’esempio sia stato sufficientemente chiaro.
Altre soluzioni, intendo dire definitive, non ce ne sono né possono esserci, perché, parafrasando un antico detto, una rana resterà una rana, e uno scorpione resterà uno scorpione. In tempi molto lunghi, direi lunghissimi, possono mutare in parte la loro natura; io non lo nego. Ma questo riguarderà i posteri. Non riguarda noi. Noi siamo destinati a cibarci fino in fondo questa “dialettica” che oggi vede il maschile soccombere.
Quindi, cari amici, chi si aspetta un ponte gettato dall’altra parte (salvo le solite individualità), non ha capito nulla. Qui bisogna contare solo sulle proprie forze, come diceva qualcuno…

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Roberto Buffagni 12:36 pm - 5th gennaio:

Grazie dei saluti e degli apprezzamenti, molto gentili.

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Rita 8:09 pm - 5th gennaio:

Fabrizio: Se salgo su un ring, l’avversario mi attacca e io resto immobile senza opporre la minima difesa, possiamo star sicuri che quello continua finchè non vado al tappeto. Poco ma sicuro…

provo ad utilizzare il tuo esempio.
Non ho suggerito di stare immobile a prenderle, piuttosto di scendere dal ring (o non salirci nemmeno) e lasciare che il tuo avversario tiri pugni a vuoto.

Mi rendo conto che non è immediato e facile e che non ci sono “piani” concreti e già predisposti (d’altronde avevo premesso nel mio primo intervento che il punto era in nuce e quindi da sviluppare, sempre chè si capisca).

Interessante invece quel che scrive Roberto. Effettivamente diventa difficile la questione. Se la seduzione o la provocazione non è originata dalle donne comuni che non ti inseguono per mostrarti le tette è una questione sociale e culturale.

Vi invito anche a leggere la parte in cui Roberto racconta della costumista che non sa più come distinguere un vestito da “prostituta”.

Come si risolve?

a) la prostituta è socialmente utile (correggetemi se sbaglio ma un’alta percentuale di aderenti alla qm è favorevole alla legalizzazione della prostituzione)

b) la prostituta però, fino a quaranta, cinquant’anni fa era una reietta. In sintesi poteva anche essere ricca ma certo non godeva di status sociale riconosciuto.
Era distinguibile dalle altre per atteggiamento e vestito e tutto era chiaro. Vale a dire, se ti comportavi da prostituta, poi era ovvio che qualcuno ti trattava come una prostituta (è ricollegabile alla questione della provocazione sessuale femminile e delle molestie, secondo me)

c) oggi il femminismo “dialogante” (per intenderci Eretica-Fikasicula) è d’accordo, mi sembra nel riconoscere dignità e status sociale a chi sceglie di vendere il suo corpo, togliendo lo stigma sociale sia dalla puttana che dal puttaniere.

Conclusioni possibili e percorribili?

La prostituta diventa un’operatrice sociale come un’infermiera o un poliziotto per cui avrà una divisa e se qualcuno indossa quella divisa non può lamentarsi se viene scambiata per tale?

Specifico: non voglio assolutamente fare dell’ironia sul tema, ma alla fine bisognerà anche ragionare sul concreto anche su questi temi se si vuol pensare ad una nuova alleanza, secondo me. Non ho le idee chiarissime, nè pretendo risposte, infatti ho buttato giù questi punti perchè ci si ragioni tutti insieme.

Sono d’accordo sul fatto che se è molestia perseguibile dalla legge la palpata sul sedere può essere molestia perseguibile dalla legga anche la provocazione intenzionale, ma si rischia di finire in un ginepraio in cui si ripercorre la stessa dinamica della giurisprudenza sulla violenza sessuale ma all’inverso dove invece che basarsi sul “sentire” femminile di sentirsi violentate ci si basa sul “sentire” maschile di sentirsi provocati.

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Roberto Micarelli 1:11 am - 6th gennaio:

Resta il fatto però, che la provocazione di cui si dovrebbe discutere in materia di omicidio di donne (credo che d’ora in poi mi rifiuterò quando possibile di usare la parola femminicidio), va ben oltre la seduzione classica femminile. La provocazione, cioè l’astio profondo che può provare un uomo verso una donna, nella vita reale, è la ricaduta di una gigantesca operazione di ingegneria sociale che ha lasciato mano libera all’abuso femminile sul maschile, soprattutto sul piano culturale. Il fatto stesso che in prima serata rai uno, il desiderio femminile sia presentabile ai bambini, con donne che palpano il torace di giovani atleti, e che l’opposta esposizione di desiderio maschile sarebbe condannata come prodromo di violenza sulle donne, come cultura maschilista, dà la misura del tutto. La questione si basa su specifiche operazioni di ingegneria sociale, di gruppi dirigenti potentissimi che hanno deciso che i sessi sono roba vecchia, che dei due: uomo e donna, si deve sceglierne uno, che sarà universale, che si riprodurrà e si guadagnerà da vivere da solo, e che a questo programma vadano pian piano assoggettati i popoli assoggettabili, nell’attesa che anche gli altri lo diventino secondo la visione mondialista unipolare. La rappresentazione dei sessi diviene necessariamente animalesca, perché tolti tutti gli appigli sociali e linguistici alla differenza sessuale non resta che le gonadi e gli ormoni. I donni moderni scimmiottano il tecno-umanesimo leviatano partogenetico post-matriarcale. Ovvio che un ragazzo sano di mente, dopo essere stato offeso per anni, viva in sé un problema profondo verso la donna, che potrebbe manifestarsi all’improvviso anche in modalità violente, che il regime non si esime dallo stigmatizzare adeguatamente come manifestazioni della pochezza maschile.

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Fabrizio Marchi 1:19 am - 6th gennaio:

“ma alla fine bisognerà anche ragionare sul concreto anche su questi temi se si vuol pensare ad una nuova alleanza” (Rita)
Capisco e apprezzo le migliori intenzioni che possono muovere una donna come te che da molto tempo si occupa di QM, ma oggi non ci sono le condizioni per nessuna alleanza (al di là delle amicizie o delle relazioni personali) . E’ ancora troppo presto.
Gli uomini sono in una situazione drammatica. Hanno subito e stanno subendo (e continueranno a subire) un attacco pesantissimo di cui non hanno realizzato la portata storica, epocale e di cui non hanno neanche preso coscienza (oppure rimuovono, fanno spallucce, fanno finta di nulla o peggio ancora, si rifugiano nel “machismo” di sempre).
Figuriamoci se si può parlare di alleanze…qui bisogna ancora rimettere insieme i cocci…
Fermo restando che resta sempre il discorso sulla natura dialettica della relazione MM/FF che per quanto mi riguarda molto difficilmente può prevedere alleanze, ma “solo” la possibilità di un reciproco riconoscimento (il che sarebbe già un risultato enorme).
“Non ho suggerito di stare immobile a prenderle, piuttosto di scendere dal ring (o non salirci nemmeno) e lasciare che il tuo avversario tiri pugni a vuoto”. (Rita)
Come sappiamo la “guerra” in corso è in larga parte anche di natura psichica. E anche quello che suggerisci, metaforicamente parlando, è estremamente difficile da realizzare. Si tratterebbe di una sorta di consapevole ritirata strategica (che di fatto c’è stata ma non in modo consapevole, quindi stiamo parlando di una rotta rovinosa…). Potrebbe essere un possibile percorso ma per sortire dei risultati dovrebbe comunque essere imboccato consapevolmente da milioni di uomini. A quel punto però verrebbero meno le ragioni per proseguire in quella direzione perché l’obiettivo sarebbe di fatto già stato raggiunto, e cioè la consapevolezza di milioni di uomini…
Assomiglia un po’ a quella storiella (ironica) che dice che per catturare l’uccellino bisogna mettergli il sale sulla coda…
P.S. sempre rimanendo nella metafora, sul ring ci siamo già, cara Rita, non è che possiamo scegliere di non salirci. E se scendi sei sconfitto, comunque sia. Se non hai i mezzi, tecnici e fisici, per importi sull’avversario, devi quanto meno cercare di mandarlo a vuoto, ma senza scendere dal ring. Altrimenti hai perso. Oggi il maschile rischia seriamente di andare al tappeto, anzi, c’è già andato e se continua così rischia di subire dei danni irreparabili.

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Roberto Micarelli 1:36 am - 6th gennaio:

La marginalizzazione paterna nel diritto di famiglia, del resto, è un messaggio dei poteri, che sono perfettamente consapevoli di questa discriminazione, agli umani: l’essere riproduttivo è solo la donna. So benissimo che non sempre lo fanno apposta, che non tutti rispondono a ordini espliciti e chiari, ma il sistema ha lavorato a favore della partecipazione entusiastica dei singoli, e noi stiamo solo iniziando a vederne gli effetti.

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Roberto Micarelli 1:46 am - 6th gennaio:

Ci tengo a una piccola parentesi: per chi dovesse parlare di complottismo, il famoso complottismo pluto-giudaico-masonico dei debunker, verso chi sostiene che esista un disegno di ingegneria sociale, rispondo con una osservazione; le cose sono due: o all’ONU, dove indicono la Giornata Mondiale delle Bambine, stanno scientemente ordendo un complotto nei confronti dei bambini maschi, esclusi dall’iniziativa, oppure sono completamente deficienti. Non c’è terza via e personalmente, non amando la calunnia, mi rifiuto di pensare che siano completamente deficienti.

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Marco Pensante 3:35 am - 6th gennaio:

L’ultimo post di quel communista di Fabrizio Marchi riassume il motivo per cui io sto con UB e non con altri…

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Fabrizio Marchi 9:11 am - 6th gennaio:

“L’ultimo post di quel communista di Fabrizio Marchi riassume il motivo per cui io sto con UB e non con altri…” (Marco Pensante)
Fantastico… laugh a patto però che sia scritto col k e tre m (non una di meno) altrimenti non vale…
Del resto mi affibbiano sistematicamente la patente del maschilista, negazionista e fascista, e che sarà mai se qualcuno mi da del “kommmunista”…vorrà dire che invece dei bambini mi mangerò le donne… :mrgreen:

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Fabrizio Marchi 9:23 am - 6th gennaio:

P.S. parafrasando il celebre film di Monicelli “Un borghese piccolo piccolo” e l’ancor più famosa espressione “So commmunista così!” di Mario Brega in “Un sacco bello” di Carlo Verdone, in uno scambio di reciproci complimenti (ogni tanto si può pure fare, e namo…), mi sento di definirti come “Un borghese illuminato illuminato”.
E quindi, parafrasando il mitico Mario Brega , la sua esclamazione diventa “Sò borghese illuminato così!”. Magari cambiando attore e personaggio, perché non ce lo vedo tanto Mario Brega nei panni del “borghese illuminato”, figuriamoci di quello “doppiamente illuminato”… :mrgreen:

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Fabrizio Marchi 9:33 am - 6th gennaio:

Roberto (Micarelli), da quando sei passato armi e bagagli a Uomini Beta, hai cambiato passo…merito tuo, sia chiaro… ;)
Sottoscrivo gli ultimi tuoi commenti.

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Pandoro 6:00 pm - 6th gennaio:

Fabrizio Marchi: “quella fra MM e FF è una RELAZIONE DIALETTICA FRA OPPOSTI , e quindi potenzialmente, tendenzialmente, intimamente e in ultima analisi inevitabilmente conflittuale (….) un punto di possibile equilibrio potrà esserci solo nel momento in cui entrambe le parti sono in grado di mettere in campo e di esprimere una determinata capacità “egemonica”, consapevolezza e autorevolezza.”.
Bene, son d’accordo. E’ per questo che parlo di relazioni di potere e propongo da parte di chi nella relazione è senza potere di praticare CONTROPOTERE (cosa completamente diversa dal richiedere Potere), in questo ha ragione Rita a difendermi sulla questione del potere, ma si sa, fra donne ci si dà ragione….questa era per rigurgito! ;-)
Però ti metto in guardia sul fatto che le relazioni di potere si scontano anche fra uomini, per questo non è sufficiente fare i separatisti, perchè è sulla relazione di potere che ci tocca mettere mano, sempre. Non sta solo sulla differenza di genere, che ribadisco per l’ennesima volta c’è, (anche se non c’entra con la natura, piuttosto fa parte di quella che i marxisti chiamano sovrastruttura), ma c’è anche una differenza all’interno dello stesso genere (il nome stesso di questo sito, uominibeta, ne è la prova provata).
Non so più come spiegarmi, pertanto se mi si accusa ancora di femminismo la prossima volta scriverò col nome di Pandora!
Aloha

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Luigi Corvaglia 6:49 am - 1st maggio:

Parte la campagna pubblicitaria dell’otto per mille valdese e metodista

«Ferite, a volte uccise» è lo slogan della nuova campagna opm. Il moderatore della Tavola valdese, E. Bernardini, parla della gestione dei fondi: massima trasparenza e neppure un euro per il culto

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cesare 3:25 pm - 6th febbraio:

Scrivo qui perché sono convinto di trovare qui chi è disposto a capire; e qui, su UBeta, scrivo un semplice e inutile avvertimento: da quanto leggo circa i possibili esiti di quell’ imponente movimento di riforma della Chiesa Cattolica di cui sono piene le pagine dei giornali, una scena mi si ripropone alla mente. Essa mi ripresenta la tragedia della disubbidienza originaria con una ancora più terribile variante: siamo ad oggi e Adamo che dà ascolto ad Eva per cui segue la via proposta dal Serpente non è solo un uomo ma parte prevalente dei pastori e dei fedeli della Chiesa’; una riproposizione grandiosa e davanti a miliardi di persone, della seduzione subita da Eva da parte del serpente e il tragico ascolto di Adamo alle parole di Eva. Ecco non seguirò questa Chiesa “moderna”: resterò fra i pochi della Chiesa eterna.

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armando 9:44 pm - 6th febbraio:

Di questo passo la Chiesa eterna sarà rappresentata più da laici piuttosto che da preti. L’ansia di adeguarsi ai tempi sta prendendo anche il Vaticano, almeno in parte. Costoro credono così di poter stare dentro la società, ma invece sono piccole pedine in mano al potere culturale che è genderista e femminista.
armando

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