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10 mag 2010  |  0 Commenti

Lui le pagava, noi paghiamo

Pubblicato su “Altri” del 9 marzo 2012

Un bel giorno del 1995 Sook-Yin Lee dichiarò apertamente la propria bisessualità. Lo spunto glielo aveva offerto la corte suprema, introducendo l’orientamento sessuale di ogni persona nella carta canadese dei diritti e delle libertà. Lee suggellò quella conquista con un bacio lesbico en plein air, gesto che non avrebbe interferito con la sua relazione amorosa di allora, sebbene fosse già abbastanza scricchiolante. Infatti in una tiepida sera di giugno dell’anno seguente ella prese da parte il suo compagno e gli confidò che, nonostante il profondo sentimento che nutriva nei suoi confronti, probabilmente si stava innamorando di un altro. Il ripudiato, al momento, reagì con passiva indeterminazione, poi si concesse del tempo per capire, infine decise di andare a puttane. Coincidenza volle che il suo nome fosse Chester Brown e il suo mestiere quello di fumettista celebre, sicché il suo Paying for it, pubblicato nel 2011, farà ancor più scalpore della stessa esperienza narrata, suscitando un vespaio di commenti e di critiche in ogni parte del mondo. E da noi. Grazie a Riccardo Melito verremo ad esempio a sapere della favorevole accoglienza di Annie Sprinkle, primo fenomeno di prostituta multimediale: “Questo libro sarà accolto con benevolenza ovunque dalle prostitute, specialmente da quelle che sono state stuprate, rapinate o molestate in luoghi dove le leggi e lo stigma contro questo lavoro rendono queste esperienze traumatizzanti. È anche una preziosa risorsa per gli studiosi, una sfida verso le leggi e i politici repressivi e una manna per i frequentatori di prostitute di tutto il mondo.” Edulcorante e consolatorio ma non basta a spiegare. La questione infatti non si trascina dietro l’ennesimo referendum abrogativo della prostituzione. L’autobiografia di Brown contiene in sé una forza dirompente proprio perché rompe con questo esito moralistico. Le realtà di sfruttamento e di violenza che la Sprinkle evoca legittimamente appartengono a quel mondo e non si discutono. Eppure la conseguente soluzione di punire i clienti quali sfruttatori indiretti di un racket criminoso è ancora più tragica. Come a dire, se non ci foste voi con il vostro maledetto testosterone, non ci sarebbero loro, poverine. In verità Io le pago scava tra le macerie di un crollo già avvenuto e attesta che l’amore romantico non esiste più. Esso è finito nella pratica e ancor prima come esperienza interiore. Insomma, quella che era stata la bibbia della cultura occidentale dell’emozione, L’amore e l’Occidente di Denis De Rougemont, va a prendere il suo spazio in una scaffalatura di soffitta. E con essa si esaurisce la contraddizione vitale tra amore e matrimonio che lo scrittore svizzero aveva sapientemente delineato: “L’eresia medievale della passione, come tale, non esiste più; e se l’ortodossia coniugale esiste ancora, bisogna confessare che non ha più una funzione diretta nella vita delle nostre società, alla cui formazione ha contribuito in misura così notevole. Il presente stato di generale immoralità sui spiega col confuso antagonismo di due morali in seno al quale noi viviamo.” Ora, la doppia morale che proprio non regge più si fonda, da un lato su un’ortodossia religiosa carente di fede viva, dall’altro su un lirismo ormai del tutto ridicolizzato e profanato dalle nevrosi del consumo. L’ultimo che ci si era provato a riaprire un possibile orizzonte al romantico amore borghese era stato Niklas Luhmann. In Amore come passione il sociologo tedesco aveva prospettato una sorta di evoluzione della semantica sentimentale, dall’amor cortese alle passioni illuministiche, dal pietismo inglese al romanticismo tedesco, facendo confluire il tutto in un sentire enciclopedico piuttosto improbabile. E invece cos’era già venuto meno? In sostanza quel che tramontava visibilmente era il conflitto tra la produzione e il dispendio, tra una visione apollinea del piacere e una dimensione dionisiaca del godimento. Era venuta cioè a dissolversi ogni differenza tra un’economia dell’esistenza affettiva e il suo spreco. Trent’anni fa era impensabile qualsiasi calcolo riproduttivo; oggi questo rappresenta la norma. E siccome al cinismo della prosecuzione della specie non fa più da ossigenante contraltare l’esercizio di una trasgressione sregolata, l’organizzazione delle giovani famiglie è ridotta a una tristissima palestra di buon senso in cui la sola cosa che batte, altro che il cuore!, è la cassa… Dagli atteggiamenti e dai dialoghi tra chi dovrebbe compiacersi di aver ricreato un simulacro di famiglia anni Cinquanta, si effonde soprattutto un’atmosfera di plumbea incertezza, da cui è difficile trarre un senso compiuto. Del resto non è chiaro cosa si starebbe progettando e perché. E infine chi davvero sarebbe chiamato a goderne… I figli? Degli esseri polverizzati nell’universo, frutti di unioni cronormonali, eredi di un caos culturale ancor prima che amoroso. Ora, quando la vulgata più ignorante attribuisce alle donne la responsabilità di questo sfacelo, lo fa sulla base di un luogo comune ributtante e patetico: quello di un processo di mascolinizzazione del mondo. Insomma sarebbero saltati i famosi ruoli… Sciocchezze. È proprio sul piano della libera pratica dell’amore romantico, dispendioso e improduttivo che la donna contemporanea sembra aver lasciato campo libero. Ossia un deserto. E il fatto che siamo nei pressi della sua festa, non ci esime dal far gli auguri alle tante donne coraggiose che in nome di una bella passione nel cuore ancora incarnano delle potenziali, splendide compagne di tanti uomini traditi da un imprevedibile iperrazionalità. Sono le medesime che comprendono perfettamente la scelta meretricia di Chester Brown, di un artista che un giorno si è rotto le palle di confidare, da solo, in qualcosa, nonché di condividere il nulla con nessuno. E allora, licenziata ogni probabilità di realizzare un felice connubio con chicchessia, egli intraprenderà la strada della meraviglia, del rispetto e del pudore, abbracciando a pagamento chi recita a tempo pieno sul palcoscenico dell’amore. Auguri anche a queste meravigliose attrici, per un’otto marzo di libertà e di amicizia.


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