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28 ott 2011  |  67 Commenti

L’assenza del padre e il padre interiore


67 Commenti

Fabrizio Marchi 12:38 pm - 28th ottobre:

Trovo molto interessante questo video di Paolo Ferliga sulla necessità di ricostruire la figura paterna (ben oltre, ovviamente, l’aspetto biologico) che è andata via via sempre più dissolvendosi e disintegrandosi negli ultimi decenni.
Naturalmente il discorso sul “paterno” è estremamente complesso e articolato e non può essere esaurito con queste poche parole. Ci tornerò nel corso del dibattito.
Per ora mi limito a segnalare questa intervista di Ferliga, che contiene un messaggio estremamente semplice e diretto: privata del maschile e del paterno (irrisi e calpestati) la nostra società è destinata a spronfondare in una crisi profonda e inesorabile.
Fabrizio

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Luigi Corvaglia 1:28 pm - 28th ottobre:

E’ molto bello, oltre che sensato quello che dice.
In particolare mi ha colpito il passaggio dove dice che “ognuno di noi dovrebbe essere il padre di tutti, nella vita quotidiana, nel lavoro, etc. ..”
Semplicemente vero.
Semplicemente banale.
Semplicemente sconvolgente.

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Luigi Corvaglia 9:10 am - 1st novembre:

http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/427542/
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CULTURA 01/11/2011
D’Avenia e il padre che svanisce
«è scomparsa la figura simbolica che rappresenta l’autorità, quella che dice ai figli cosa devono fare». L’autore parla del suo nuovo romanzo

MICHELE BRAMBILLA
MILANO
Domani arriva in libreria Cose che nessuno sa (Mondadori, 332 pagine, 19 euro), il secondo romanzo di Alessandro D’Avenia. Il primo, Bianca come il latte rossa come il sangue, uscito nel gennaio del 2010, è stato un successo strepitoso: quattrocentomila copie vendute in Italia, venti traduzioni all’estero, un film che uscirà l’anno prossimo. Parlava di quell’età meravigliosa e difficile che è l’adolescenza, ed era riuscito nel miracolo di farsi leggere sia dai ragazzi, sia dai genitori. Cose che nessuno sa va ancora più nel profondo, e scava in una delle grandi colpe rimosse del nostro tempo: l’assenza del padre, o la sua sciatta presenza, che è quasi la stessa cosa.

Trentaquattro anni, insegnante di lettere in un liceo di Milano, Alessandro D’Avenia ci racconta di una mail che dice molto dell’attesa che s’è creata su questo suo secondo romanzo: «Una ragazza mi ha scritto che non vede l’ora di leggerlo perché ha un padre che torna a casa dal lavoro tardi, è sempre stanco, non parla, e appena trova un po’ di tempo va a curare un campo dove ha piantato degli olivi. Così lei si chiede se è meno importante di un pezzetto di terreno».

Quanti ragazzi si possono ritrovare in una mail come questa?
«A volte mi chiedo perché non vedo mai i padri ai colloqui a scuola. Vengono sempre le mamme. Perché? Perché gli uomini sono al lavoro? Ma no, questo valeva una volta, non adesso che lavorano anche le donne. Credo che i padri non si rendano conto di quanto i ragazzi abbiano questo desiderio, questo bisogno. Dovreste vederli, in classe, come sono orgogliosi quelle rare volte che i papà vengono ai colloqui. Glielo leggi in faccia che pensano: per mio padre oggi sono stato più importante io del suo lavoro».

Chi, fra noi padri, non si sente chiamato in causa? Forse siamo la prima generazione che ha abdicato al compito di educare la successiva: educare nel senso etimologico, cioè «condurre, trarre fuori» dai figli le potenzialità, il tesoro che hanno dentro, per aiutarli ad affrontare la vita. «In questo momento – ci dice D’Avenia – la nostalgia della società intera è quella dell’assenza di un padre, con la minuscola e con la maiuscola. Non parlo solo dei padri biologici. Anche nel mondo del lavoro soffriamo e paghiamo l’assenza di padri, intesi come maestri. Perché il mio primo libro ha avuto così tanto successo? Perché uno dei protagonisti, il professore, è uno che vuole fare il padre, che si fa carico dei ragazzi che gli sono stati affidati.

«Oggi i due profili dell’adolescente sono: o Narciso, o la totale disistima di sé. Sono due poli che dipendono entrambi dall’assenza di un padre. Se io oggi credo in me, non è perché sono presuntuoso, ma perché sono stato amato moltissimo. Innanzitutto dai miei genitori, e poi da altri che si sono presi cura di me. Penso a due miei professori del liceo di Palermo: uno era quello di lettere, l’altro era padre Puglisi. Tutti e due hanno dato la vita per i loro ragazzi, padre Puglisi addirittura fino a farsi ammazzare.

«Oggi non è solo un problema di assenza fisica. è scomparsa la figura simbolica del padre, quello che rappresenta l’autorità, che dice ai figli che cosa devono fare senza aprire una trattativa. Il padre è quello che quando ti insegna ad andare in bicicletta, sta a qualche metro di distanza e ti dice “se hai bisogno, io sono qua, ma tu vai da solo”. Molti uomini oggi fanno cose che un tempo i padri non facevano, cambiano i pannolini e fanno i bagnetti, e se devono insegnare al figlio ad andare in bicicletta, lo tengono per un braccio perché hanno paura che cada: ma così non si fa il padre, si fa la mamma-bis».

Poi c’è il dramma delle assenze più, come dire, carnali. La protagonista di Cose che nessuno sa è una ragazza di quattordici anni, Margherita, che decide di andare alla ricerca del padre fuggito da casa. Affascinata dal suo professore che gli presenta l’Odissea come se fosse proprio la sua storia, come Telemaco Margherita va alla ricerca del genitore, e alla fine sarà lei, non il padre, a portare la ferita di Ulisse.

«Quando entri in classe» racconta D’Avenia, e qui a parlare è più il professore che lo scrittore, «vedi subito la differenza tra gli occhi di chi ha i genitori separati e quelli di chi una famiglia ce l’ha: magari tribolata, ma ce l’ha». Ed è qui che Cose che nessuno sa passa inevitabilmente dal tema del padre a quello dell’amore: se tanti padri scappano come il papà di Margherita, è perché abbiamo smarrito la percezione della bellezza del «per sempre». «Oggi i ragazzi danno per scontato che un amore sia necessariamente “a tempo”. E io dico loro: scusate, ma voi quando fate una dichiarazione d’amore che cosa dite, voglio stare con te fino al 2013? Tutti mi rispondono “Nooo, sarebbe bruttissimo!”. E allora io dico: visto che lo intuite anche voi? Il bello dell’amore è la durata, è il resistere».

è il punto di vista di un credente? «In un libro a me molto caro, Lettera a D., André Gorz, ateo, arrivato alla fine dei suoi anni, scrive alla compagna della sua esistenza che “se per assurdo avessimo una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme”. è partendo dall’umano, e non da un Dio, che si percepisce quanto, come diceva Nietzsche, l’amore voglia profonda eternità». Ma non pensate che il romanzo di D’Avenia sia un sermone sui doveri del padre e sulla fedeltà. Al contrario, alla fine quel che prevale è uno sguardo di misericordia sull’uomo, alle prese con l’incompiutezza di un mondo che non si può definire in uno schema perché ci sono troppe «cose che nessuno sa». Misericordia, e un grande amore per la vita nonostante le sue ombre.

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Alessandro 10:00 am - 1st novembre:

Molti uomini oggi fanno cose che un tempo i padri non facevano, cambiano i pannolini e fanno i bagnetti, e se devono insegnare al figlio ad andare in bicicletta, lo tengono per un braccio perché hanno paura che cada: ma così non si fa il padre, si fa la mamma-bis».
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Ottima considerazione e anche molto politicamente scorretta aggiungerei.
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Il bello dell’amore è la durata, è il resistere».
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Questa è invece pura retorica dell’amore.

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Luigi Corvaglia 1:48 pm - 16th novembre:

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/11/15/news/scialla_pezzo-24999291/

“Scialla!”, film italiano-fenomeno
“Un mix tra Pinocchio e Lebowski”
Applauditissimo a Venezia, diretto da Francesco Bruni, è la storia di un padre nordico (Bentivoglio) e di un figlio romano coatto che si ritrovano. E come personaggi di contorno pornostar (Bobulova) e pusher (Marchioni)…
di CLAUDIA MORGOGLIONE

ROMA – Scialla! non è solo l’espressione romanesco-giovanilistica che regala il titolo al film italiano più amato dell’ultima Mostra di Venezia. E’ anche – col suo significato di stai calmo, rilassati, equivalente dell’inglese take it easy – lo stato d’animo che descrive meglio il senso della pellicola: storia sorridente, spesso divertente, del rapporto tra un figlio adolescente e un padre che si ritrovano, si annusano, cominciano a conoscersi. Il tutto raccontato in modo leggero, agrodolce. Con qualche accento drammatico, certo. Ma senza mai esagerare nel prendersi sul serio.

IL TRAILER 1- LA CLIP 2 – LE IMMAGINI 3

Un’interpretazione avallata da Francesco Bruni, sceneggiatore abituale di Paolo Virzì, qui al debutto dietro la macchina da presa: “E’ vero – spiega – Scialla! è proprio un classico esempio di commedia scialla”. “Stai sereno”, come recita il sottotitolo: questo il film sembra voler dire, dallo schermo, allo spettatore. Ed è probabilmente questo il segreto del suo successo, dei grandi applausi di settembre al Festival in Laguna. Col risultato di diventare cult, prima ancora di approdare – in 250 copie – nelle nostre sale, distribuito dalla 01 di RaiCinema.

Ma veniamo alla storia. Protagonista un insegnante nonché scrittore semifallito (Fabrizio Bentivoglio), ghostwriter dell’autobiografia della pornostar polacca Tina (Barbora Bobulova), il quale scopre di avere un figlio già grande (Filippo Scicchitano, scoperto dopo centinaia di provini nelle scuole della capitale) di cui, all’improvviso, è costretto a occuparsi. Comincia così, tra il padre nordico e il ragazzo romanaccio e un bel po’ coatto, un’improbabile convivenza. Costellata anche da incontri con personaggi particolari: come quello interpretato dall’ex “Freddo” televisivo Vinicio Marchioni, qui nel ruolo di un pusher cinefilo che fa chiaramente il verso al mondo di Romanzo criminale…

“Io vengo da una storia di commedia problematica – racconta oggi il regista – Ho sempre amato i film che affrontano temi seri e anche drammatici cercando di raccontarli con un tono umoristico senza disinnescarli completamente. Ho cercato di mantenere la stessa strada senza però copiare ciò che facevo da scrittore. Le ispirazioni per il personaggio di Bentivoglio? Collodi, ma soprattutto il Lebowski dei fratelli Coen”. Anche l’attore ammette il paragone tra il suo padre riluttante e Geppetto, evocato poco prima dallo stesso Bruni: “Non avevo mai pensato di poter interpretare una sorta di Geppetto. Certo il mio personaggio ha in comune con lui il terrore di ricoprire il ruolo paterno. Che è poi la paura di tanti uomini: quella di non saper essere abbastanza autorevoli per fare i padri, di non saper dire di no. Considero il paragone un complimento”.

E poi c’è lui, il figlio. “Nella vita ho capito che fare il padre – conclude il regista – non significa solo essere amico ma anche imporsi e dare dei limiti. Per me è stato molto faticoso come processo e di sicuro l’ho messo nel film. Il padre si deve guadagnare l’affetto e il rispetto del figlio. I giovani oggi sembrano smarriti anche per i dubbi che hanno sul loro futuro, sono la prima generazione che si troverà peggio dei propri genitori e questo chiaramente li smarrisce”.
(15 novembre 2011)
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Non ho ancora visto il film.
Ho letto però le recensioni e alcune dichiarazioni del regista.
Come questa: «Avevo la sensazione che nella cronaca si parlasse di padri solo per cose brutte: molestatori allontanati da casa, violenti. Mi sembra un ruolo in crisi, laddove la madri hanno sempre mantenuto la forza dell’amore universale. I padri non sono più i procacciatori di beni materiali, mi sembra abbiano perso di identità. Essendo io babbo mi veniva voglia di riscattarli». Fonte: Corriere.it
Ripeto, non ho ancora visto il film, ma penso proprio di farlo.

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cesare 9:04 am - 6th aprile:

La vicenda personale e politica di Umberto Bossi è tragica e al tempo stesso paradigmatica:
il padre lascia, in questo caso perchè copito da una grave infermità, il timone della famiglia e del partito che ha creato, alla moglie e alla consigliera di turno e da quel momento tutto viene sottoposto alla logica autoreferenziale femminile e materna e in sostanza cambia natura e finalità. Una vicenda che è paradigma della nostra civiltà dove i padri esprimono, e subiscono, una paternità che delega ogni ruolo alla moglie e alle consigliere di turno. E il tutto, futuro compreso, si annulla in un eterno presente consumistico e autoreferenziale e implode in una regressione psicologica e affettiva scambiata per amore e progresso.

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Alessandro 2:06 pm - 6th aprile:

I casini della lega sono forse l’unica buona notizia in questa deprimente fase politica. La speranza è che da questo momento inizi un’inarrestabile decadenza di questo partito politico che ha fatto dell’insulto verso altri connazionali e verso altri popoli meno fortunati il suo tratto maggiormente caratterizzante. Speriamo bene.

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armando 3:19 pm - 6th aprile:

Si, è proprio paradigmatica. Perchè in altre epoche quando un politico o un industriale si ammalavano gravemente o morivano, col cavolo che la moglie subentrava in qualche modo nelle faccende di partito o d’azienda. C’erano i successori designati, punto e basta. La moglie poteva diventare la testimone o la “madre nobile”. Accadde a Berlinguer ed anche a Almirante, tanto per non fare torto a nessuno. Questa faccenda che la vedova (o quasi) di un uomo pubblico diventa a sua volta pubblica per successione familiare è tipicamente attuale e paradigmatica anch’essa. Le donne che hanno costruito una loro carriera politica o imprenditoriale, o comunque sono apparse alla ribalta grazie al cognome e alle vicende del marito sono numerose assai. Dice nulla tutto ciò? Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano sulla faccenda del cognome.
Armando

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cesare 10:16 am - 7th aprile:

armando@Questa faccenda che la vedova (o quasi) di un uomo pubblico diventa a sua volta pubblica per successione familiare è tipicamente attuale e paradigmatica anch’essa.

Oggi non è solo la vedova o la moglie di un uomo malato che subentrano automaticamente nelle responsabilità del marito. Quello che accade oggi è che sempre più spesso risulta che l’uomo politico in carica è diventato l’Avatar della moglie o della donna che ha a fianco. E’ la moglie o l’amante a gestire per interposto maschio le scelte politiche. Ci sono stati cambi di 180 gradi di politica e persino di orientamento ideologico in base all’amorazzo di turno o al rifiuto di servire la camomilla serale o le pantofole da parte della moglie. Più che sui giornali specializzati di politica è negli articoli dei settimanali di gossip o nelle riviste di psicologia della terza età che si trovano le fondamenta delle convinzioni di tanti nostri politici.

P.S. Auguri di buona Pasqua a tutti

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Luigi Corvaglia 7:45 am - 17th aprile:
Luigi Corvaglia 7:40 am - 5th maggio:

E’ la prima volta, a parer mio, che sul blog di quelle sciamannate della 27ma ora scrive un uomo. Da UOMO.
Voi cosa ne pensate?
http://27esimaora.corriere.it/articolo/un-bicchiere-a-12-anni-contro-lo-sballo-io-bevo-con-mio-figlio-e-voi/#more-4570

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Marco Pensante 2:29 pm - 5th maggio:

Secondo me ce l’hanno messo unicamente per far pensare che gli uomini rovinano i loro figli. Con tutti gli argomenti che ci sarebbero dal punto di vista maschile, che c***o di senso ha una “testimonianza” del genere?

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armando 5:12 pm - 5th maggio:

A me l’articolo piace. Un padre che educa il figlio portandolo con sè non allo sballo ma a vivere alcuni momenti della vita e della storia culturale del nostro mondo mi sembra un bell’esempio. I commenti scandalizzati che si leggono sul blog fanno parte di quella concezione del politicamente corretto di moda. Luoghi comuni, idee per niente originali che ripetono come un mantra il solito messaggio falsamente buonista e molto ipocrita. Credono che rimuovendo la realtà anzichè educarla e gestirla serva a qualcosa. E’ la stessa cosa della demonizzazione femminista delle armi giocattolo e di tutte le identiche ed autentiche idiozie contro qualsiasi cosa che anche lontanamente sa di maschile propinateci per decenni dal femminismo e che i maschi hanno avutol’enorme torto di accettare come vere. Col risultato opposto a quello che si credeva. Ben vengano padri che educano così i figli. Fanno loro capire che bene e male hanno la stessa radice, e che non è sfuggendo alle cose che le stesse si migliorano, ma solo affrontandole per capirle e per gestirle.
armando

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Luigi Corvaglia 7:20 pm - 5th maggio:

@ Marco Pensante
Non so il motivo, ma se fosse quello da te suggerito hanno preso un abbaglio. Ovviamente argomenti diversi e molto più scomodi per loro, come dici tu ce ne sarebbero stati tanti. Ma penso sia pia illusione sperare di vederli in quello spazio. Però ….
Pero, premettendo che forse la presenza dell’argomento vino, con il quale ho un empatico rapporto, potrebbe travisare il mio giudizio, io in quella storia narrata dal post ci vedo un padre. Un padre vero. Che prende il figlio per mano e lo inizia (nel senso di iniziazione) al modo degli adulti. Per me la questione alcol in questo caso è del tutto secondaria, molto più importante è tutto il resto. Ci sta il viaggio, quindi la scoperta. Ci sta il distacco dalla madre e quindi l’inizio della coscienza di se come uomo. Ci sta l’acquisizione del “metodo” che è il senso della frase di Armando (sul cui commento concordo in toto): “Fanno loro capire che bene e male hanno la stessa radice, e che non è sfuggendo alle cose che le stesse si migliorano, ma solo affrontandole per capirle e per gestirle. Ci sta l’offerta di sè (del padre) come modello di virilità adulta e consapevole.
Ci sta questo e tanto altro.
Può un padre fare di più?

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Fabrizio Marchi 7:30 pm - 5th maggio:

“Può un padre fare di più?” (Luigi)
Sì, portarlo allo stadio a vedere la Lazio…smile come ho fatto io con i miei nipoti…
Scherzi a parte (neanche tanto…smile) ) sottoscrivo il tuo pensiero.
Fabrizio

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Marco Pensante 8:01 pm - 5th maggio:

Ma infatti io non discuto il contenuto, che riguarda, se mai, la relazione educativa fra uno specifico padre e uno specifico figlio, su cui si può discutere e ragionare in modo intelligente. Intendo che nel contesto (La 27ma ora, e ho detto tutto) un articolo del genere (il primo scritto da un uomo) si presta a essere letto sull’onda della pura emotività. Guardate la fotografia sotto il titolo. Cosa si sta cercando di dire? Quale messaggio si sta cercando di far passare? Secondo voi, dopo mesi e mesi di panegirici sulla perfezione femminile, sulla superiore moralità femminile, e soprattutto con l’attuale isteria sugli UominiCheOdianoLeDonne® e la loro ViolenzaMaschile®, che guardacaso nasce fin dalla più tenera infanzia, come mai proprio questo argomento?

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Luigi Corvaglia 9:52 am - 3rd luglio:

SAN FERDINANDO DI PUGLIA
Addio al maresciallo Francioso. Adottò un ragazzino difficile,
Stroncato a 54 anni da una grave malattia
Il carabiniere accolse il bambino, poi la rinuncia

SAN FERDINANDO DI PUGLIA (Bat) – È morto questa notte a 54 anni, dopo una sofferta malattia, Giuseppe Francioso, il maresciallo della stazione dei carabinieri di San Ferdinando diventato «famoso» per aver adottato un bambino difficile. Giuseppe, a 11 anni, dopo anni di abbandono e qualche periodo in comunità, si trovava a Trinitapoli in casa con la madre quando questa venne uccisa dal compagno il 30 dicembre del 2009. Giuseppe dormiva in quel momento.

Il maresciallo conosceva già quel bambino sfortunato, che aveva trovato più volte solo per strada a San Ferdinando e aveva già accolto in casa sua per diverso tempo. Allora non ebbe più dubbi: ne chiese l’affidamento, che si sarebbe dovuto trasformare in adozione. Il maresciallo sfidò i pregiudizi e anche i giudici, che dopo la morte della madre ne avevano disposto il ritorno in comunità.

Ma il maresciallo aveva deciso che doveva dare una casa vera al piccolo Giuseppe. Non era un’ambizione facile la sua, perché Giuseppe era un ragazzino difficile. Alla fine il maresciallo sembrò riuscirci. Giuseppe, finalmente, era con lui nell’estate del 2010. Ma dopo qualche mese, nel febbraio 2011, il maresciallo chiese ai giudici di poter rinunciare a tenere con sé Giuseppe. Ufficialmente, perché era un ragazzino troppo difficile da seguire. La verità era un’altra: al maresciallo-coraggio i medici avevano diagnosticato una grave malattia e mai avrebbe voluto che, un giorno, il suo Giuseppe si fosse trovato a piangere per suo padre, lui che un padre vero non lo aveva mai avuto.

Carmen Carbonara

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/notizie/cronaca/2012/2-luglio-2012/addio-maresciallo-franciosoadotto-ragazzino-difficile-201839392156.shtml

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Luigi Corvaglia 10:09 am - 3rd luglio:

Forse meriterebbe un post tutto suo questa storia.
Nel dubbio lo inserisco in questo thread. In fondo cosa fa Simone con i suoi ragazzi?
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Simone, il pugile che sul ring aiuta i ragazzi usciti dal coma
Simone Rossetto dedica tra quarti della giornata ai ragazzi disabili: “È un modo per dare forma alla mia sensibilità”
Simone Rossetto
MILANO – Forte con i forti, più forte con i deboli. Perché non tutti i pugni partono per far male. Ma non chiamatelo pugile buono, è un’etichetta che non basterebbe a rappresentare questa storia. E poi se chiedeste a chi ha incrociato i guantoni con lui sul ring vi racconterebbe di un ragazzo da pochi abbracci e tante sventole. Simone Rossetto, 29 anni, ha deciso che si può vincere sul ring pur dedicando tre quarti della propria giornata ad aiutare chi esce dal coma. Risvegliarsi non basta, spesso non sarà più come prima. Simone è tra i pugili più promettenti in Italia. Ma il sogno nel cassetto della sua camera a Genova è sempre stato aprire una comunità per ragazzi disabili. «Non mi sento un eroe, ho solo trovato il modo di dare forma alla mia sensibilità» racconta. Simone è cresciuto a contatto con un certo tipo di sofferenza. Da piccolo dopo la scuola aspettava che il papà psicologo finisse di lavorare nel suo studio in un centro disabili. Faceva amicizia con giovani pazienti Down anche a casa. Forse per questo, uscito dalle scuole medie, ha scelto i banchi meno di moda fra i suoi coetanei: un percorso psicopedagogico. A 16 anni ha preferito un tirocinio in un istituto per sordomuti piuttosto che uno stage in azienda. «Allenavo i ragazzi ad adattarsi alla vita normale attraverso lo sport: ricevevo più di quello che davo e probabilmente sentivo quel calore familiare che mi è sempre mancato». Ancora oggi quei ragazzi ormai cresciuti gli mandano gli auguri a Natale.
Simone ha iniziato a boxare a 14 anni. Le leggende sul pugilato che gli raccontava il nonno l’hanno spinto sul ring. «Mi dicevano che avevo poca testa e tante braccia». Intanto lui arriva a 16 anni senza aver perso un incontro. Però mancava sempre l’ultimo passo: inquadrare la rabbia in una tecnica di livello. Ma quando c’era da colmare quel vuoto, lui scappava per fare la cosa che gli piaceva di più. La sua bella vita era aiutare chi al tappeto c’era finito per il pugno più duro. A 17 anni Simone abita già da solo e mantiene la sua vita da volontario all’Anffas facendo il cameriere. Il tempo che avanza dagli allenamenti lo spende con le famiglie dei pazienti da educatore domiciliare. Porta i ragazzi in piscina, cercando di migliorare la loro vita regalando loro qualche minuto in più di autonomia. E cercando di risolvere il primo problema di una famiglia che invecchia vedendo crescere il proprio figlio con un handicap: «Cercavo — spiega — una spalla che reggesse economicamente i miei sforzi, i finanziamenti per aprire una comunità». Solo che le istituzioni posticipavano e quelli che lui chiama universalmente ragazzi, anche se cinquantenni, non potevano aspettare. L’idea si è materializzata quattro anni fa in una palazzina di Pegli, alle porte di Genova, aperta insieme a Elena Di Girolamo, madre di un “ragazzo” disabile. È nata una nuova sfida: se prima si lavorava con l’abitudine emotiva di chi in una condizione ci si trova dalla nascita, ora c’è da combattere il disorientamento di chi in una maledetta situazione ci si è trovato all’improvviso. «Cerchiamo di ricreare un nucleo famigliare che aiuti i ragazzi e formi i genitori» dice Simone. Un giorno si ritrova tra i pazienti Marco, che a 18 anni in un incidente ha perso l’uso di un braccio. La fine di un pugile che fino a qualche giorno prima si allenava con lui. Sognava di tornare alla vita di prima e per questo si presentava al centro con la tuta della palestra. Ma la testa si rifiutava di far partire gli imput necessari. «Gli ho infilato i guantoni chiedendogli di portare i suoi colpi: boxavamo tutti i giorni». Il braccio lentamente ha ripreso a funzionare. «Ogni giorno mi facevo assistere dal fisioterapista, Marco voleva che venisse anche il suo vecchio maestro di boxe Enzo Celano a vedere i progressi». Un esperimento che ripeterà quando avrà pazienti con la possibilità di muovere almeno parzialmente gli arti. «Ora sto curando un ragazzo che vorrebbe infilare i guantoni: è in carrozzina, muove un braccio, penso che ci proveremo».
Pugili (forse) si nasce, ma educatori si diventa. «Ogni giorno seguo la strada che mi indica il medico che ci assiste, poi ci metto del mio» precisa il giovane campione. E se domani si trovasse nella casella delle lettere un last minute per le Olimpiadi di Londra? «Mi piacerebbe avere più visibilità a livello sportivo e conquistare la cintura del titolo italiano, ma se devo scegliere mi tengo il lavoro con i miei ragazzi. Combatto ogni giorno perché nessuno nei due mondi che frequento mi dica che sto dando troppo da una parte sola». I ragazzi hanno i suoi poster in camera. Ogni ritaglio di giornale di un combattimento viene appeso al muro. La vita non è un cerchio perfetto, né quadrata come un ring. È quando assume le altre forme che bisogna parare i colpi e non si può perdere la partita.

Stefano Landi
http://www.corriere.it/salute/12_giugno_17/pugile-rossetto-riabilitazione-coma_02e3afc2-b6f4-11e1-b636-304ca8822896.shtml

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Rino 9:04 pm - 17th luglio:

Non per infierire, ma la Fico non è quella che qualche anno fa si offrì in cambio di un milione di Eu ?
RDV

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Rita 11:42 pm - 17th luglio:

http://tv.excite.it/raffaella-fico-allasta-la-mia-verginita-N30852.html
no no infieriamo pure smile), tra l’altro c’è sempre il fratello al suo fianco che quattro anni fa giurava e metteva la mano sul fuoco sulla verginità della sorella e oggi s’indigna perchè Balotelli ha “offeso come madre e come donna” sua sorella, chiedendo il test del DNA

Insomma sulle vergini si può ancora scherzare ma adesso che ha (quasi) lo status di madre è diventata intoccabile e la sua parola indubitabile?

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Fabrizio Marchi 8:36 am - 11th settembre:

Un bellissimo ritratto di uno dei padri di quell’Umanesimo rinascimentale di cui tanto ci sarebbe bisogno oggi.
Bravo Luigi.

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Luigi Corvaglia 11:01 pm - 17th novembre:

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Luigi Corvaglia 5:49 pm - 8th gennaio:

Giusta distanza e autorevolezza perduta – Le fatiche di un padre
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Quest’articolo mi sembra il giusto epitaffio per una generazione. La mia.
E siccome la speranza è sempre l’ultima a morire spero che le successive generazioni risalgano la china. Anche perché sul fondo del pozzo ci stiamo già ….. sad

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cesare 12:06 pm - 31st gennaio:

Nello scenario educativo familiare dell’amore incondizionato della madre, scenario da cui è stato cacciato con furore l’amore esigente e normativo del padre, in USA, per i minori, arrivano in sostituzione del padre a sirene spiegate poliziotti, manette e galera: la nuova barbarie è alle porte.

http://www.corriere.it/esteri/13_gennaio_31/newyork_criminalbimbo_3d837070-6b50-11e2-9446-e5967f79d7ac.shtml

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cesare 4:05 pm - 23rd aprile:

Alla riunione della segreteria del PD di questo pomeriggio consiglio la proiezione di questo contributo di Paolo Ferliga: “Lassenza del padre e il padre interiore”. Da qui, da questa dimensione del profondo, perchè è a questo livello profondo che è il suo male, può iniziare l’unica rinascita possibile per il PD.
Il perchè lo lascio all’evidenza della recente storia di una sinistra che ha usato la inesistente e paranoica categoria degli interessi di genere (femminile) per rimuovere il problema realissimo della difesa degli interessi di tutti i lavoratori, letteralmente scomparsi da ogni cronaca in video in voce e in scritto; si è inventata da adolescente irrisolto le ginocchia materne come luogo dell’unica morale ed etica possibile, l’etica utilissima in realtà per non affrontare il dolore del lutto dell’insuccesso dei padri fondatori, tagliare la corda e precludersi ogni capacità di ricostruire un maschile degno di questo nome intorno ad una nuova amata figura di padre. Maschi che hanno accusato tutti i maschi e tutti i padri di tutto in nome delle donne e che alle donne non sanno e non hanno saputo portare alcuna maschilità apprezzabile se non quella di baruffe da pescivendole e da capponi di Renzo Tramaglino, comunque sempre convinti di una fantasticata superiorità politica e morale confermata però dalle furbissime mamme tutt’altro che interiori. In questo farsesco apparire di facce maschili strillanti accuse e contro accuse fratricide mi sembra consumarsi la vendetta dell’inconscio di una associazione di parricidi senza consapevolezza nemmeno del parricidio commesso, senza rimorso e senza alcuna capacità di riscatto se non quella di inginocchiarsi alla fine davanti al padre degli altri, però odiatissimo

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ARMANDO 9:07 pm - 23rd aprile:

Luigi Corvaglia,

Mentre sparano ad alzo zero sui maschi, sul patriarcato autoritario, sul padre padrone e chi più ne ha più ne metta, ora alla 27ora si accorgono che dei padri veri c’è bisogno? La verità è che dopo aver fatto di tutto, ma proprio di tutto, per distruggere i padri, ora fanno finta che i padri gli manchino. Questa gente non è credibile, non ha alcuna autorità o autorevolezza morale per dire alcunchè sui padri. Tacciano e contemplino il disastro che hanno fortissimamente voluto. E paghino anch’essi e anch’esse per la morte dei padri. Da costoro non può venire alcun aiuto, alcuna proposta, alcun suggerimento. Almeno finchè non diranno “Scusateci, abbiamo sbagliato tutto ma proprio tutto”.
armANDO

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cesare 10:26 am - 24th aprile:

E non fanno forse in Francia le sedicenti “sinistre” festa lugubre da paranoia superoministica (riportata anche in una vecchia formidabile pièce teatrale ispirata a esperimenti eversivi per una “nuova psicologia liberatoria” realizzati in un campo di concentramento nazista e finiti tragicamente) perchè due madri facciano da padre e madre? o due padri facciano da madre e padre? c’e’ forse bisogno di spazzar via la straordinaria ricchezza del dono dell’amore paterno e materno, per tutelare le relazioni affettive tra omosessuali? da dove arriva questa festa oltraggiosa e selvaggia, vera pulsione orgiastica di autodistruzione, contro il padre, contro la differenza di genere e di funzioni di genere al punto che ce se ne sbatte le palle dei diritti dei minori, e di tutti, e ci si compiace che all’amato nome di padre e di madre si sostituisca il termine genitore A e genitore B? Non ricorda forse l’annientamento del numero di matricola sul braccio nei campi nazisti? Questa sinistra è diventata sinistra mescolandosi con quel nero sinistro che sempre discende dagli interessi dei potenti del mondo, quelli che calcolano quanti possono essere arrostiti sotto le bombe al napalm o al fosforo bianco o nelle fabbriche decrepite per la vita ma non per i profitti, o quanti possono essere mandati in massa in miseria, perchè il proprio potere possa continuare. Solo che oggi la novità è che hanno bisogno di sovvertire il volto umano originario ben sapendo che è l’ultimo baluardo prima di poterlo a piacimento fare e disfare: già numerossimi i brevetti sul genoma umano e le sperimentazioni sulla clonazione. Come può sfuggire che i rapporti di potere tra oppressi e oppressori sono giocati in prospettiva strategica proprio sul piano antropologico? ti fanno correre dietro i diritti dei gay o delle donne, ma declinandoli in concreto nella versione di pseudo diritti, versioni che in realtà hanno per obiettivo strategico di porre le basi per minare in prospettiva i diritti umani fondamentali di tutti: in quor loro ben altri scenari approntano e cioè pensano a quando potranno dirti: amico non rompere i coglioni, non hai padre, non hai madre, non hai storia, non hai volto e noi abbiamo i diritti del tuo clone da tutelare, e tra i due lui ha più diritti di te perchè non ha ancora vissuto un giorno da uomo vero.E inoltre ne abbiamo a fare e disfare a piacimento. Taci o ti mettiamo da parte!
Questo è il territorio da difendere, il tuo volto!, oltre che la valle di Susa dalla TAV!
Sono davvero addolorato: non c’è più pensiero in questa sinistra, non c’è più rispetto e sapienza e amore per l’umano. Nulla a che fare con Marx, nulla a che fare con la tradizione dell’umanesimo socialista e tantomeno dell’Umanesimo. Tutto rimosso come inesistente e irrilevante. In compenso corre per esempio commossa dietro le pagliacciate delle suffragette strapagate di Femen in realtà interpreti della ferocia di un potere ormai consapevole di essere alla fine. O si mette dietro le sottane di ragazzette senza memoria storica che recitano le giaculatorie femministe lette su Donna moderna, pronte a buttare nel cesso le conquiste fondamentali della nostra civiltà. Si è fatta travolgere da un pensiero barbaro e feroce, il femminismo che è storicamente risultato totalmente funzionale agli interessi del capitalismo nella sua fase terminale, quella della sua rinnovata commistione con parole d’ordine pseudo di sinistra, come fu col nazionalsocialismo, fase in cui è evidente che non può più reggere se non trasformandosi in un selvaggio tirannico potere le cui radici devono rigenerarsi come allora nella perversione del profondo della psiche umana ed oggi anche del genoma umano. Davvero la mente va a coloro che nella Germania nazista, hanno dato vita al gruppo della Rosa bianca, pochissime persone che in una Germania impazzita hanno detto semplicemente che non aderivano a queste follie anche a costo di venire uccisi e con la certezza di una testimonianza inascoltata. Ecco credo che il futuro vedrà campi di concentramento per chi si oppone al dilagare di questi sedicenti nuovi diritti, in realtà presupposti fondamentali per nuove radicali e irreversibili schiavitù. E si comincerà a pagare con la vita opporsi a questa cultura incipiente dell’orrore disumano spacciato per progresso, 27 ora dei padroni del Corriere, festeggiante.

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Fabrizio Marchi 12:31 pm - 24th aprile:

cesare,
Caro Cesare, una poesia…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif
A te ti frega solo che la Fenomenologia dello Spirito è stata scritta prima…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_yes.gif
Va bè, sto esagerando, è ovvio…ogni tanto ci sarà concesso, e che caspita…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif

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ARMANDO 8:26 pm - 24th aprile:

Grande e passionale Cesare!. Che pena e che dolore constatare la totale e irrimediabile cecità della sinistra sui temi antropologici. In nome di una falsa uguaglianza si apre la strada alla vera disuguaglianza.
La lettera di Tronti, Barcellona e compagni al PD del 2011 è rimasta lettera morta. Nessuno ne discute nel partito. Ed anche certi sedicenti cattolici si sono fatti colonizzare. Penso a Renzi che ha dichiarato che avrebbe preferito Rodotà o Bonino, gli alfieri di tutto quello che hai scritto, ad un vecchio e onorato combattente come Marini.
armando

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cesare 3:04 pm - 26th aprile:

Mi ripeto per “passione di sinistra” e scusatemi.
Quello che stupisce di questa sinistra nella sua declinazione “sinistra” è il suo progressivo slittamento verso il nero, verso la morte e verso l’astratto fantasticare, (Aborto, eutanasia, eugenetica, misandria, odio per il padre, odio per la famiglia, femminismo, genderismo, persino liquidazione di ogni concreto riferimento ai lavoratori ormai scomparsi nella falsificazione della totalitaria lettura di genere), ovvero il suo slittamento verso quelle forme di libertà arbitraria e assoluta che si riducono ad assoluta mancanza di contenuto. Quella soggettività tanto più rivendicata e imposta tanto più è vuota perchè pervicacemente indisponibile ad ogni messa in discussione ed assunzione di responsabilità verso se stessa, il prossimo e la realtà. Una soggettività da mocciosa viziata, straniata che vede solo la minaccia mortale della estraniazione dove c’è la ricchezza vitale e la sfida dell’alterità; una soggettività che impone se stessa come il fine di se stessa in un cortocircuito autodistruttivo. E’ questa soggettività autoreferenziale che sostanzia la casta anche di sx? è per questo che coopta persone col filtro sessista della selezione in base al genere a tener su i pali delle vigne da saccheggiare? ed è questa la soggettività delle “giannizzere” che “ci stanno”?
Soggettività che, quando poi non trova forme di contenimento, tende a risolversi nelle forme assolutamente distruttive di una violenza tirannica senza limiti contro se stessi e contro l’altro, contro la Storia. Capace di travolgere e fare strazio in nome del sedicente “progresso” costituito dall’accoglimento acritico di diritti parzialissimi ma intesi come assoluti, ovvero i capricci, ogni autentico diritto umano universale.
E’ come se questa sinistra operasse esattamente al contrario di quello che è stata da sempre la strada degli oppressi, (di coloro che sia ben chiaro poi “ereditano la Terra”) ovvero l’accettazione del dolore che nasce dalla fedeltà al reale e al concreto; ma ben inteso quel concreto in cui si incarna l’universale, l’unico ambito dove si incarna la libertà autentica e come prezzo da pagare per la sua trasformazione, per il miglioramento di sè e del mondo. Da questo “rifiuto della via Crucis” del confronto con la realtà (il codice del padre), questa sinistra viene teorizzando e praticando una rivendicazione infantile del “tutto è dovuto” (codice materno), dove questo “tutto” finisce per essere il “nulla” che tuttavia nulla ahimè non resta ma diventa il luogo dove si affollano e acquistano dignità di valori irrinunciabili regressioni infantili, femminee isterie e false rivendicazioni, colossali menzogne storiche, azzeramenti di ogni sorta di conquiste spirituali e di civiltà, follie paranoiche, tutto quanto scagliato come armi di distruzione contro ogni concretissima conquista umana ad oggi. E contro i propri padri e i padri dei propri padri. Ma che è restato in cuore poi? Il disprezzo del genere maschile di appartenenza come conquista, come tradizione da consegnare ai propri figli e alle proprie figlie?
Una sinistra che si accoda a tutto questo che oggi è riassunto in questo femmineo ossessivo urlio della narrazione femminista luttuosa e delirante quanto inconcludente e maledicente, ma assai utile welthanschaung al servizio dei potenti del mondo, che si mescola astutamente con le grandi nobili esperienze e conquiste e narrazioni storiche rivestendo con esse le sue falsità e menzogne e i suoi scopi di potere, per sè e per altri, inconfessabili. Confondendo il male con il bene, il bello con il brutto, il vero con il falso, il vile con il coraggioso, in una gigantesca narrazione che tutto confonde e perverte e nasconde e oscura sia la verità delle cose sia i disegni di dominio dei padroni del mondo.

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Magister Patologicus 8:10 pm - 26th aprile:

Cari tutti,
vorrei chiedere consigli su alcune cose. Chiunque sara`prodigo di consigli e`bene accetto.
Io vorrei provare a dedicarmi un poco piu`alla politica. Intendo, non solo alla politica “vera”, quindi alla creazione di coscienza e consapevolezza, alla rottura di scatole sui forum come questo, eccetera: io parlo della politica sputtanata ed istituzionale, che sia di partito o di istituzione. Prima o poi vorrei provare ad avvicinarmi a qualche circolo locale, fare (ahime`) una maledetta tessera e cominciare. Poi, se sono rose fioriranno, hai visto mai che divento presidente della repubblica…a parte gli scherzi, il mio dilemma e` questo. Sono di sinistra, sebbene con alcune venature di nazionalismo (che fanno parte piu`del mio vissuto personale e sentimentale, che non della mia parte razionale). Ero un accanito marxista, e lo sarei ancora non fosse altro che per lo scoramento di vedere chi e cosa sia diventato chi al marxismo si rifa`: il mio e` un amore teorico, a conti fatti. Non credo molto nella democrazia parlamentare, non credo anzi proprio nella democrazia tout court, ma in fin dei conti sono disposto anche a frequentare un partito, in fin dei conti si tratterebbe di “farsi le ossa”, come dire…
ma quale partito? Chiedo questo non solo per questioni di politica generale, che in fin dei conti trovo sia trattata in maniera errata sia dai partiti istituzionali di destra come di sinistra, ma soprattutto per le questioni che stanno piu`a cuore a chi scrive qui. Come avete potuto vedere da alcuni miei post precedenti (e in effetti mi sto stupendo di me stesso per la moderazione con cui scrivo ora…) sono piuttosto infervorato contro la politica infame mandata avanti dal femminismo tout court, e lo considero il primo male da annientare prima ancora di potere provare a pensare a una qualsiasi “rivoluzione”. Rivoluzione nel senso marxiano, cioe`aiutare la storia a partorire il suo pargolo, il nuovo che stenta a nascere. Il problema e`che come ben sapete TUTTI i partiti e specie in quella massa di ignavi / zecche inutili che brancolano nel buio a sinistra hanno venduto il cervello all`ammasso del femminismo, occulto o palese che sia. A destra la solfa non cambia, o magari cambierebbe se uno facesse un bel giro di valzer, rinunziasse a essere di sinistra, e magari poggiando una spalla su quei fremiti nazionalisti che dicevo prima si vendesse anima e corpo ai fascisti. Ma da qui a quando andro` a distribuire i volantini con Casa Pound penso che un poco di tempo passera`. Ora. Una mezza idea di fondare le basi di un movimento penso l`abbiamo avuta tutti nella vita, ma prima di fare questo passo, cosa mi consigliate? No, non credo e non mi trovo raappresentato dai partiti attuali, soprattutto in termini di rapporto fra i sessi: oramai sono tutti biecamente una massa di leccapiedi femministi…tranne quell`1%che invece le donne le vuole rimettere con la catena al piede dietro ai fornelli. CHe fare dunque? Mi piglio la tessera di SEL per ritrovarmi accanto a gentaglia immonda tipo Vendola? O quella del PD per poi dovermi trattenere dal prendere a calci in culo la De Gregorio se per caso la dovessi incrociare? RIspondetemi, vi prego.http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_cry.gif

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Luigi Corvaglia 9:50 pm - 26th aprile:

Magister Patologicus,
Beh …. potresti aderire al movimento cinque stelle. Dal punto di vista delle tematiche che trattiamo su questo sito è sicuramente il movimento-partito meno ostile e più moderno.
In Sicilia hanno perfino votato contro la doppia preferenza di genere……http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_smile.gif

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Magister Patologicus 10:00 pm - 26th aprile:

Grazie Luigi…ma secondo voi come eventualmente bypassare, a prescindere da dove uno va ad aderire, il fatto che per avere voti devi comunque prostituirti al piagnisteo femminista? Se vuoi i voti la frasetta lagnosa a favore delle donne ce la devi sempre mettere, nei comizi o negli scritti…e del 50 per cento dei voti disponibili non puoi mica fare a meno. L`onesta`intellettuale a volte e`davvero un fardello…oh, non che abbondi in giro…

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Alessandro 3:15 pm - 27th aprile:

Per rispondere a Magister: il femminismo è, politicamente, ovunque. Fa ormai parte del nostro stile di vita. Essere femminista è un po’ come usare l’ultimo modello di cellulare, fa tendenza, e come sappiamo la massa è gregaria e sempre segue e abbraccia le mode del momento. Perciò non esiste un partito che non sia femminista, esistono varie gradazione di femminismo in seno ai vari partiti. Il peggiore è sicuramente, ahinoi, quello di sinistra, il più ideologizzato e misandrico. Quello di destra sta facendo strada, ma è più giovane, meno “strutturato” e non può uscire completamente allo scoperto perchè significherebbe mettere troppo sotto accusa il “maschilista” Berlusconi, che come sappiamo fa e disfa a suo piacimento in quell’area politica. Perfino l’ estrema destra è oramai femminista, e davvero rappresenta la “ciliegina sulla torta” per questa feccia politica. Perfino i partiti di orientamento cattolico-conservatore l’hanno abbracciato, tant’è che Monti, insieme al suo liberismo selvaggio ben camuffato dietro il suo aplomb britannico, ce l’ha sempre in bocca. I radicali sono forse gli unici a proporre un femminismo che mantiene una sia pur minima carica libertaria, ed è da preferire a quello di sinistra. Il M5S è, allo stato attuale, il partito in cui l’elemento femminista appare il meno aggressivo, ma è forse solo questione di tempo e poi si uniformerà all’andazzo attuale, purtroppo, perchè la lagna a 360° delle femministe produce sempre qualcosa di utile, qualche posticino riservato o qualche finanziamento. Se è di stomaco buono e regge alle non rare fesserie del capopartito, un elettore antifascista, antirazzista, antifemminista, cioè autenticamente di sinistra, può esprimere il suo voto per quest’ultimo partito, allo stato attuale delle cose,oppure può anche provare a farne parte.

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Luigi Corvaglia 4:41 pm - 27th aprile:

Ritornando sull’agire in politica per un QMista.
Io penso si debba differenziare la cosa su due livelli: il livello locale (dove per locale intendo realtà piccole e medio-piccole) ed il livello globale (il livello nazionale e delle grosse realtà metropolitane).
Nel primo caso, agendo nell’ambito di realtà dalle dimensioni contenute ed in cui un gruppo organizzato e concorde di persone può ottenere risultati tangibili e verificabili da parte dei cittadini il problema secondo me non si pone.
Mi spiego.
Se io, in questo tipo di realtà, con il mio gruppo politico arrivo arrivo al governo e riesco ad ottenere risultati tangibili sulle cose concrete (strade, scuole, sanità, lavoro, etc., etc., …) ai cittadini poco o niente tangerà circa le mie posizioni sulla QM o sulle questioni di genere. Sarò amato o sarò odiato solo in base ai risultati conseguiti. Questo però mi permetterà, con cautela, valutando di volta in volta (giacché cose che a noi possono ormai sembrare ovvie per altri/altre invece non lo sono affatto) di gettare i semi nelle questioni che a noi stanno più a cuore. Affrontare o anche solo parlare, ad es., della questione dei padri separati nella nostra specifica realtà.
Secondo me questo è l’ambito ottimale in cui può agire un quemmista che, lo ricordo, non è la figura speculare della/del femminista. Quest’ultima si occupa sempre e solo di donne, sovente cercando ed ottenendo discriminazioni “positive” ai danni degli altri (uomini). Il primo ha invece una visione più generale delle questioni e si muove cercando di ottenere il giusto mix di uguaglianza reale e giustizia sostanziale.
La prima si è sempre mossa dall’alto usando, talvolta spregiudicatamente, l’appoggio sostanziale del sistema. Il secondo, in special modo se è un quemmista di sinistra, non ha scelta: deve agire dal basso.
Nel secondo caso invece la situazione è quella che è, la conosciamo tutti ed il massimo che può fare un politico con orientamento quemmista è schivare con abilità l’argomento. Oppure prenderlo di petto per ricavarsi come si dice la sua nicchia di “mercato politico”. Solo che quest’ultima opzione, allo stato dei fatti è impraticabile perché tutto è gestito e controllato dall’alto. Miracoli del Porcellum……http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wacko.gif

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Fabrizio Marchi 7:44 pm - 27th aprile:

Magister Patologicus,

Caro Magister, non so se la cosa potrà consolarti ma qui siamo più o meno (per quanto mi riguarda io di più…) sulla tua stessa identica barca.
Insomma siamo degli orfani, non c’è altro modo per definirci. Il neofemminismo è riuscito ad espropriarci anche della politica, o meglio del nostro legittimo desiderio di partecipare, di pesare, di contribuire alla “cosa pubblica”, di militare in un partito e di condurre le nostre battaglie.
Quindi la questione che poni è assolutamente cogente, anche perché noi per primi abbiamo voluto dare una interpretazione politica alla QM.
Escludendo la destra per ovvie ragioni (semplicemente perché non lo siamo…) è oggi impossibile per un uomo di “sinistra” (vale anche per la destra ormai ma, ripeto, non è affar nostro) che non sia collocato su posizioni filo femministe, pensare di poter militare politicamente, di impegnarsi e poter conquistare posizioni di responsabilità e/o di rilievo all’interno del partito, a meno di non glissare completamente l’argomento, occuparsi di tutt’altro e, come hai detto giustamente tu, non dimenticarsi MAI in una riunione, in un assemblea, in un comizio, in un incontro con i cittadini, in un qualsiasi intervento, documento o articolo che scrive, di ripetere il mantra di rito sulle donne e sulle loro sorti magnifiche e progressive.
Io francamente non ce la faccio e non ce l’ho fatta più…
Ciò detto, la questione che poni resta comunque sul piatto, in tutta la sua concretezza. Condivido le risposte che ti hanno dato sia Alessandro che Luigi.
Per quanto mi riguarda la vedo nel modo seguente. Al momento è evidente che è impossibile, come abbiamo già detto, pensare di poter portare avanti le nostre posizioni in maniera organizzata all’interno di un partito di sinistra. In alcuni partiti minori di centrodestra (Fratelli d’Italia) qualche militante del movimento maschile, su questioni molto specifiche (affido condiviso, bigenitorialità) e senza affrontare la QM per quella che è realmente nella sua complessità, si sta muovendo e a Roma si è anche candidato alle prossime elezioni comunali (peraltro una donna, Elvia Ficarra, della GESEF, di cui è presidente Vincenzo Spavone). Ma ripeto, non stiamo parlando di QM o di (anti) femminismo. Si cerca di portare avanti tematiche care ai padri separati, di tradurle in leggi, e così facendo conquistarsi un po’ di spazio. Meglio che niente, si dirà. Vero anche questo ma, per quanto mi riguarda, oltre a trattarsi di una scelta di basso profilo, è anche sbagliata dal punto di vista politico perché resto convinto (né potrebbe essere altrimenti, per ovvie ragioni…) che finchè la QM resterà confinata a “destra” o comunque in un ambito di tipo conservatore, tradizionalista o cattolico anch’esso tradizionalista, o peggio ancora in un ambito di destra apertamente reazionaria e integralista, non potrà mai fare un passo in avanti che è uno.
Devo dire però che ultimamente, e la cosa è senz’altro incoraggiante, sta crescendo e anche molto rapidamente il numero di uomini di “sinistra” che sta prendendo o ha già preso coscienza della situazione. Abbiamo fatto delle riunioni con altri uomini del MFPG (Movimento Femminile per la Parità Genitoriale), chi lo volesse può iscriversi al loro gruppo su face book, abbiamo allacciato un rapporto con alcuni di loro, altri si stanno aggregando, proprio con l’intenzione di creare “massa critica” e di spostare a “sinistra” l’asse politico della QM. Proprio ultimamente, grazie a face book e al MFPG sono entrato in contatto, fra gli altri, con Francesco Toesca, uomo estremamente intelligente e preparato (separato con una “storiaccia” alle spalle come molti altri padri separati), con il quale abbiamo la stessa identica concezione della QM. Se andate su you tube e cliccate il suo nome ci sono due suoi video, intervistato da una tv di area cattolica (CEI), dove racconta la sua esperienza personale. Ma non è il solo, come dicevo, ultimamente sono molti gli uomini con i quali sono entrato personalmente in contatto (fra cui Marcello Adriano Mazzola, avvocato che scrive sul Fatto Quotidiano), e alcuni sono già attivi da molti anni in ambito momas (mov. padri separati, MFPG, Adiantum, ecc.).
Insomma, la QM e il Momas stanno cominciando ad uscire dalle secche in cui si trovavano e dagli ambiti angusti di una concezione che li vedrebbe inevitabilmente rimanere al palo.
Io credo che oggi il nostro impegno, direi anzi un vero e proprio imperativo categorico, debba essere appunto quello di fare massa critica. Dobbiamo crescere numericamente, aggregare sempre più uomini, espandere il movimento, rafforzarlo, organizzare incontri, pubblici o informali, riunioni ecc.
A quel punto, con un minimo di forza alle spalle potremo e dovremo porci il problema di un nostro intervento politico, il che non esclude che oggi, a titolo personale, chiunque di noi possa svolgere attività politica in questo o in quel partito (ma questo è un altro discorso…).
In ultima analisi, se qualcuno mi ponesse la domanda:” Ma tu escludi o prevedi un nostro diretto impegno politico futuro?”, io risponderei senz’altro affermativamente, anche se non posso prevederne né i tempi nè le modalità. Ce lo dirà la realtà nel suo farsi. Come diceva Alessandro, oggi forse un possibile spazio potrebbe esserci nel Movimento 5 stelle, che è al momento quello meno intriso di femminismo ideologico. Ma è ancora presto par parlarne. Vedremo. Quello che posso dire è che la dimensione politica per un movimento come il nostro, e soprattutto per il taglio che noi vorremmo imprimere a tutto il movimento maschile, è assolutamente strategica. Sarebbe del tutto assurdo che noi facessimo quello che stiamo facendo senza porci il problema politico, nel senso di un nostro diretto impegno politico, con le nostre idee e anche con i nostri uomini.
E questa, cari amici, è una ragione in più per impegnarsi.
Questa è la prima volta, come potete vedere, che affronto questo argomento. E lo faccio perché sento che qualcosa si sta cominciando a muovere, che qualche barlume di coscienza un po’ più diffusa rispetto ad alcuni anni fa, si sta facendo largo.
Però ci vuole molto lavoro, molto impegno e anche un salto da parte da parte nostra nel porsi e nel concepire il nostro impegno.
Caro “compagno” Magister (per una volta lasciatemi utilizzare questa parola desueta… smile ), so che tu hai, come altri di noi, un trascorso politico, e quindi comprendi perfettamente ciò che voglio dire.
In chiusura, per essere ancora più chiaro, io non escludo affatto a priori, strategicamente parlando, una nostro impegno politico diretto, dove e quando ce ne saranno le condizioni. Si tratta di lavorarci. E pure tanto… .

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Magister Patologicus 11:45 pm - 27th aprile:

Grandi ragazzi…grazie. Riflettero`e pensero`, ma i vostri interventi sono tutti molto utili. Piano piano sara`possibile anche, spero, impegnarsi su piu`fronti, e sono lieto di vedere che anche Fabrizio Marchi ha idea di cominciare a mettere la testa fuori, in senso politico…si`,piano piano qualche cosa si muove, e secondo me un movimento come UB puo`essere un ottimo “consigliere” di una entita`politica piu`vasta…ma poi le modalita`tecniche organizzative si fanno da se`nel corso del tempo. A me stimola l`idea di poter avere un giorno un gruppo organizzato che lavori su piu`fronti…comitato politico, comitato cultura, statuto, eccetera…ma sono solo idee, per ora.

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Luigi Corvaglia 11:48 am - 27th maggio:

Bella, bellissima storia. Che in un colpo solo infrange qualche dozzina di stereotipi: Ivrea, la prima adozione in carcere d’Italia: padre e figlio entrambi detenuti

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Luigi Corvaglia 1:11 pm - 14th giugno:

I figli-Telemaco in attesa del padre che non c’è più

Come cambia il “ruolo” educativo nella società moderna col tramonto dei grandi sistemi di interpretazione del mondo

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Luigi Corvaglia 12:59 pm - 10th febbraio:

Dal blog femminista più fricchettone ed ideologicamente omologato al “nuovo che avanza”: Pagheresti per tuo figlio un papà in affitto?
*bad*

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armando 7:08 pm - 10th febbraio:

E i padri veri di quei figli? Queste hanno magari programmato di star da sole e poi si accorgono che i figli hanno bisogno di figure maschili. Ci pensassero prima. Ma un padre fisso è scomodo, rompe, magari vorrebbe anche mettere il becco in cose che competono solo alla madre. Meglio affittarlo a ore.
Stronzate postmoderne.
armando

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RDV 9:05 pm - 10th febbraio:

mmmh… vediamo:
sembra che questo Ricardo – padre a nolo – sia un maschio. Sospetto persino che sia etero (nulla sembra contraddire l’ipotesi).
E perché dunque mai un maschio etero, se è chiaro e si sa (lo sanno tutti) che la maschilità non esiste? Che tutto è un costrutto sociale?
Non andava altrettanto bene una donna etero o lesbica che sia? O un trans?
Insomma un “genitore” di un qualsiasi sesso e orientamento?
Un* person* qualsiasi?
Perché un maschio etero?
RDV

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Mauro Recher 10:06 pm - 10th febbraio:

RDV,

Forse per lo stesso motivo che ,mio padre , quando è il tempo giusto mette la sementi di pomodoro ? Ha provato con quello di zucchina , ma una semente di zucchina viene fuori una zucchina ,da quelle di pomodoro ,pomodoro, e non c’è costrutto sociale che tenga

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cesare 10:13 pm - 10th febbraio:

E’ mondo Calzedonia, caro Rino, collezione primavera/estate 2014. Secoli di sapienza maschile si inchinano storditi ma compunti: dopotutto è il mondo che esprime la civiltà che corre verso l’estinzione. E con leziosa leggerezza. E ditemi se è poco. E sia ben chiaro che è per la collezione autunno/inverno.

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Luigi Corvaglia 6:27 pm - 20th aprile:

Ricambio gli auguri con un bellissimo e delicato video:
……

……
ps. Ringrazio Fabrizio N. per averlo segnalato e Fabio B. per averlo sottotitolato in italiano.

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cesare 9:49 am - 21st aprile:

Video magistrale: il padre, l’altro da noi nel più profondo di noi stessi, una consapevolezza piena che il femminismo ha acquisito al suo sorgere e ben prima dei maschi che ancora oggi ne discutono, individuandolo immediatamente come il principale nemico contro cui scatenare una guerra spietata.
E la ricostruzione e rivalutazione morale e culturale del magistero della paternità, la difesa per legge del suo valore sociale e della sua autorevolezza efficace in famiglia, dovrebbe essere considerato dal MoMas uno dei punti programmatici condivisi.
Mi viene spontanea la domanda: è maturo il tempo in cui si possa cominciare a delineare un ” programma” del MoMas?

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Fabrizio Marchi 1:58 pm - 21st aprile:

cesare,

Credo, Cesare, che i tempi non siano ancora maturi. Ci vorrà ancora del tempo, e forse neanche poco…
Però rispetto già a qualche anno fa ci sono le condizioni per un confronto e anche in parte per una contaminazione fra le diverse anime del Momas. In fondo è successo anche fra noi che siamo qui, ma ciò è dovuto, se ci rifletti, al fatto che anche se a livello personale ciascuno di noi ha imboccato nel corso della sua strade diverse, tutto sommato, proveniamo un po’ tutti o quasi dalla stessa “famiglia”; poi c’è chi l’ha abbandonata per seguire un altro percorso, chi ci è rimasto dentro anche se in modo ultra critico e via discorrendo, però la formazione originaria, date le dovute differenze, è la medesima (per lo meno fra coloro che intervengono più o meno sistematicamente su questo blog) , e questo ci consente di capirci, perché parliamo in qualche modo lo stesso linguaggio, al di là delle differenze che fra noi permangono, come è giusto che sia.
Non è un punto da poco, caro Cesare, direi anzi che è fondamentale.
Con altre aree del Momas la differenza sia in termini di analisi che di strategia e ancor più di orizzonti ideali e valoriali, è ancora troppo forte, e chissà se mai si addiverrà ad una sintesi. Una gran parte dei militanti del Momas è lontana anni luce dalla nostra analisi, non ha ancora compreso la grande complessità della fase storica che stiamo vivendo, della relazione indissolubile fra capitale, tecnica e nuove ideologie, e continua a battere le vecchie strade di sempre e ad individuare l’origine del femminismo e la causa prima di tutti i mali nella dialettica hegeliana, in Engels, nella Kollontai, nella Luxembourgh, nell’ormai defunto comunismo novecentesco ecc. Qualcuno, accecato ideologicamente o incapace di produrre un’analisi adeguata (o semplicemente fuori di testa, devo pensare, a questo punto) addirittura nell’URSS…
Quindi la strada è ancora lunga, da questo punto di vista, però, come dicevo, ci sono oggi le condizioni per un confronto sereno fra alcune anime del Momas e in taluni casi anche per una contaminazione che di fatto, nel nostro caso, è già avvenuta.
Se vado a rivedere le nostre rispettive posizioni quattro o cinque anni fa, parlo ad esempio delle mie, delle tue, di Rino, di Armando, di Luigi, di Roberto, di Fabrizio e di tanti altri amici che non sto ora ad elencare anche perchè cominciano fortunatamente ad essere relativamente numerosi, non posso non notare come ciascuno di noi abbia modificato il suo approccio, anche e soprattutto in virtù del confronto con gli altri. Questo dimostra come quel confronto sia stato positivo e come la QM sia una fonte inesauribile di riflessione.
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Dario 2:01 pm - 21st aprile:

Scusate ma le mail che vi ho spedito le avete lette?
grazie
Dario

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Fabrizio Marchi 2:15 pm - 21st aprile:

confermo anche io, il video è molto bello e l’ho condiviso sulla mia bacheca di facebook…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif

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Fabrizio Marchi 2:19 pm - 21st aprile:

Dario,

Si, certo, dario, ti abbiamo anche risposto…comunque se vuoi lasciaci il tuo numero di cell. così possiamo farci una chiacchierata al telefono…

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Dario 3:14 pm - 21st aprile:

ma guarda he sul mio indirizzo mail nnè arrivato nulla!

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Rino DV 8:32 pm - 22nd marzo:

Post mortem ad vitam.
.
Passato il 19 marzo, su ispirazione trascendente del nostro Immenso Cesare, segnalo che gli articoli oltraggiosi pubblicati sui media in tale data contro gli uomini, contro i padri e contro il Padre, non sono passati inosservati e che, sul piano filosofico (il solo che conti) nulla resterà impunito.
.
Ciò valga per quelli di Barbara Stefanelli, di Luigi Zoja, della sublime ed ineffabile Lea Melandri come per quelli di tutti coloro che scrissero e soprattutto di coloro (…e son legione) che tacquero.
.
Sia dato a Cesare quello che è di Cesare.
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Come impegno da me assunto, che egli mi sollecitò, in articulo mortis.

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Animus 10:49 am - 29th marzo:

Rino DV,

Rino caro, hai letto “Banalità del male”?
(non il libro della Arendt, ma il mio articoletto stiminzito).

Se togli il sindaco, e ci mette il padre, mutatis, mutandis, nulla cambia.

Non mi sembra di dover aggiungere altro.

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armando 11:52 am - 29th marzo:

Rino DV,

il tuo impegno è anche il mio e spero quello di tutti, amico Rino.
Armando

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Animus 1:59 pm - 29th marzo:

By the way (a proposito di Post mortem) cosa ne pensate (Rino o Armando) dell’ultimo libro della Magli (la sessualità maschile)?
Mi pare metta il dito nella piaga (della Chiesa cattolica).

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RDV 8:43 pm - 29th marzo:

Non l’ho letto.
VIsta la sollecitazione ..lo ordino.
Quindi farò sapere…
Bye bye

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RDV 8:48 pm - 29th marzo:

Animus:
Rino DV,

Rino caro, hai letto “Banalità del male”?
(non il libro della Arendt, ma il mio articoletto stiminzito).

.
Non lo trovo.
Puoi linkare qui?
.
RDV

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Animus 7:48 am - 30th marzo:

RDV,

brevissimo commento commento da parte di uno che lo sta leggendo.

“Questo libro in realtá, più che parlare della sessualità in sé, parla della misoginia macho-gay nella religione giudaico/cristiana, ossia, un rapporto quasi omosex fra Dio Padre e Chiesa (o popolo eletto) con sminuizione della donna e angelicazione della Madonna.
Una sorta di fanatismo matrizzato ..”
http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wacko.gif

Non ho capito però se è un libro che ha scritto di recente, l’ultimo, oppure uno che ha diversi anni

P.S.
Il link non è importante.

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Sandro Desantis 5:05 pm - 30th marzo:

Animus:
RDV,
Non ho capito però se è un libro che ha scritto di recente, l’ultimo, oppure uno che ha diversi anni

>>>
E’ un libro risalente al 1989.

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RDV 8:36 pm - 30th marzo:

Infatti mi dicono che quel libro è fuori commercio.
.
1- Riporto qui, visto il 3D aperto, il link a questa notizia su una sentenza della Cassazione.
Apparentemente l’accaduto non ha nulla a che vedere con la QM. Invece ne è parte integrante, pienamente e totalmente giacché il sicurismo è solo un rivolo (nauseabondoperché criminale) del femdominismo.
.
La Cassazione sul crollo del liceo Darwin di Rivoli: “Le scuole insicure vanno chiuse”
.
2- Poiché attiene al medesimo argomento (anche se apparentemente non c’entra assolutamente nulla, come il precedente fatto, appunto) richiamo anche la nuova legge sul c.d. omicidio stradale che si somma alle precedenti norme sul ritiro della patente e sequestro del mezzo (=perdita del lavoro e rovina economica e sociale).
(Oggi ho avuto notizia di un nuovo suicidio in loco, per impiccagione, di un uomo mandato in rovina in esecuzione di questa articolazione del sicurismo: nel raggio di 10 km siamo a 3).
.
L’errore non ha più cittadinanza.
Ma l’errore è maschile e non c’è vita senza errore.

.
La guerra contro l’errore è guerra contro gli uomini.
Perciò più galera per gli UU.
Più corde per gli UU.
.
Ma… nihil inultum remanebit.

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Animus 8:51 am - 31st marzo:

RDV,

Peccato, visto il commento pensavo fosse un libro scritto in questi ultimi anni di rivoluzione lgbt…

MI rimane il dubbio su quanto la MagliE sia arrivata vicina alla verità, molto interessanti ad es. le citazioni lette da “La Madonna”.

Riguardo l’equazione errore e maschile, beh, sì, ci scrissi qualcosa sul vecchio blog.
Intanto l’etimo, errare significa sia sbagliare che muoversi, ma è la cultura cristiana, e siamo alle solite, caro Rino, che ha fissato il movimento con l’errore “ma contro al mondo errante” (Dante).

Poi c’era quella bella canzoncina. che passavano in tv, del fraterello cimabue, che fa una cosa e ne sbaglia due (se qualsiasi cosa fai sbagli, meglio non fare nulla).
Era davvero così carina, sì, un vero lavaggio del cervello per i futuri giovani adulti.

http://www.youtube.com/watch?v=gAdcnRX7lRs

Poi arrivano i filosofi a dire che “Il tratto caratteristico del nostro tempo è quello di togliere all’azione qualsiasi scopo (in modo che chi debba agire, non agisca più)”

Però, ripeto, siamo alle solite.
Finché continuiamo a scambiare il nemico con l’amico….

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Animus 9:25 am - 31st marzo:

Aggiungo giusto un paio di cose, perché sembra che dedurre certi presupposti (additandoli ad un’intera cultura) da una sola frase o da uno spot televisivo, sia folle…

Così, ad es. fu il celebre fisico, Max Planck, a definìre l’intero processo del pensiero razionale occidentale come uno sforzo continuo teso a eliminare dai suoi presupposti ogni elemento “antropologico”.

E qual’è questo elemento antropologico?
E’ proprio il movimento.

Basta vedere la regina delle scienze (esatte), la matematica. (su cui si basano tutte le altre scienze)

Finche contine il movimento, “non va”, non sembra esatta.

A K.Weierstrass dobbiamo il capolavoro di aver riformulato l’analisi matematica espellendo il concetto di moto di un punto, infatti aboliti i concetti di moto, di direzione, di “avvicinamento ad un secondo punto”, l’analisi venne resa completamente statica, perfettamente geometrica.

Ma non è O. Spengler che ci disse:
“Le forme fisse negano la vita.
Le formule e le leggi pietrificano l’immagine della natura.
I numeri uccidono.
Sono le Madri del Faust, che troneggiano auguste nella solitudine…”

.

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