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04 mag 2019  |  0 Commenti

“La famiglia tradizionale” e il nostro caro amico Dario

Dopo aver letto l’interessante articolo di Il depistaggio della cosiddetta “Famiglia tradizionale” di Rino della Vecchia, vorrei esprimere un paio di riflessioni.

 

1. La famiglia

 

«Famiglia. [...] la famiglia è una creazione maschile-patriarcale basata sul potere, non sull’equità [...]» (Diccionario ideológico feminista, p. 113) – La grande menzogna del femminismo, Volume II

 

«[...] la famiglia deve scomparire – un destino clemente, se si tiene conto della storia di questa istituzione» (La politica del sesso, p. 163) – La grande menzogna del femminismo, Volume II

 

«I rapporti iniqui nella famiglia stanno forse alla base di tutti i mali» [Towards a Female Liberation Movement, Beverly Jones e Judith Brown] (L’eunuco femmina, p. 315) – La grande menzogna del femminismo, Volume II

 

«La famiglia è la sconfitta delle donne» (Ministro della Salute spagnola Carmen Montón, Libertad digital, 13/09/2018) – La grande menzogna del femminismo, Volume II

 

«[...] nessuna riforma del diritto di famiglia può cambiare sostanzialmente quello che la famiglia rappresenta oggi: il luogo dell’oppressione e dello sfruttamento della donna [...] la prigione [...] in cui la donna vende il suo corpo e la sua mente in cambio di sopravvivenza!» [Lotta Femminile, 1971] (Una ferma utopia sta per fiorire, pp. 35-36) – La grande menzogna del femminismo, Volume II

 

Queste sono solo alcune delle citazioni femministe sulla famiglia, tratte dall’opera “La grande menzogna del femminismo”. Evidentemente la famiglia tradizionale non è l’unica né la principale nemica del femminismo. Nemici sono “lo stato, la scuola, l’università, la religione, la chiesa, la famiglia, il matrimonio, la maternità, il cinema, lo sport, l’arte, il flamenco, la società, il capitalismo, Internet, la maternità, l’eterosessualità, la paternità, il linguaggio, l’amore romantico, ecc.”, inimicizie naturalmente certificate da numerose altre citazioni esplicite femministe, testualmente trascritte nella stessa opera.

 

Ma questi sono solo depistaggi, noccioline. Ci lasciamo abbagliare dalle luci.

Per il femminismo il vero NEMICO, l’unico NEMICO con maiuscola, è l’uomo.

 

«“Il personale è politico”. Per la prima volta un ampio numero di donne accettava l’idea che il nemico non fosse la chiesa, lo stato, la legge, il governo, loro insomma, bensì il diretto delegato e rappresentante di questi poteri, l’uomo che dormiva nel nostro stesso letto, lui» (Storia femminile del mondo, p. 414) – La grande menzogna del femminismo, Volume II

 

Ti-Grace Atkinson, una leader del movimento le Femministe: Organizzazione Politica per l’Eliminazione dei Ruoli Sessuali. [...] Esse hanno indicato nell’uomo il loro nemico [...]» (L’eunuco femmina, p. 308) – La grande menzogna del femminismo, Volume II

 

Quando in Tv in Italia la comica Anna Finocchiaro afferma che “tutti gli uomini sono pezzi di merda” e soprattutto “tuo padre”, non è un enorme lapsus innocente del produttore. Finocchiaro sta esprimendo un pensiero dominante.

 

[Anna Finocchiaro, Rai 3, parlando a un gruppo di bambine] «La comica davanti ad alcune bimbe su Rai 3: “Tutti gli uomini sono pezzi di merda”. Una piccola: “Anche il mio papà?”. E lei: “Soprattutto lui” [...] L’insulto, pesantissimo perché pronunciato davanti ai bambini, durante la trasmissione La Tv delle ragazze, andata in onda su Rai 3 [...]» (Il Giornale, 19/11/2018) – La grande menzogna del femminismo, Volume II

 

Il nemico è l’uomo. Tutto il resto, compresa la famiglia tradizionale, è un problema perché c’è l’uomo; in quanto l’uomo non c’è, il problema sparisce.

 

2. Dario

 

Il nostro caro amico Dario posta un commento, il migliore, all’articolo sulla “famiglia tradizionale” sopraccitato:

 

“in pratica voi volete il ritorno del marito-padrone e della donna schiava

volete il ritorno della potestà maritale anzi, magari anche della verginità prima del matrimonio”

 

A questo punto Rino della Vecchia risponde argutamente che Dario non commenta quello che è scritto, ma quello che lui vorrebbe che fosse scritto.

Caro Dario, se mi permetti, vorrei approfondire e offrirti gratuitamente qualche suggerimento.

 

Primo. Tu sei il nemico. Ti devi convincere, per loro il nemico sei tu!

Stai scagliando dei sassi contro te stesso. Si chiama autoflagellazione.

Non c’è bisogno che le difendi, si sanno difendere da sole (non trovi un pò maschilista parlare a loro nome, come se fossero delle incapaci?)

 

Secondo. Non c’è nulla di “rivoluzionario” in quello che affermi. Non è che questo abbia molta importanza, secondo me, ma molti che fanno proprio il discorso femminista ne vanno fieri, e pensano di fare un atto rivoluzionario difendendo le donne e ripetendo lo stesso discorso che sostengono tutti i poteri istituzionali, l’ONU, l’UE, i governi occidentali, i ministeri delle pari opportunità, il mondo accademico, i media,…

L’8 marzo, giorno della donna, in Spagna c’è stato uno sciopero generale a favore della donna sostenuto dalla regina, dal governo (finanziatore!), dai sindacati, da Confindustria spagnola, ecc. È stato definito “Rivoluzione Femminista”. Rivoluzione??

Non c’è nulla di rivoluzionario in quello che affermi, né di sinistra, e visto che questo sito si dichiara espressamente e orgogliosamente di sinistra, mi faccio aiutare da Marx:

 

«Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante» (K. Marx, F. Engels, L’ideologia tedesca) – La grande menzogna del femminismo, Volume I, p. 39

 

Quanto da te sostenuto, oggi, sono le idee della classe dominante o della classe dominata?

 

Terzo. Prendiamo per buona la premessa (che non ti sei nemmeno disturbato di dimostrare) che la famiglia tradizionale sia stata un’istuzione deleteria. Se ne deducono tre possibilità:

 

a) Era deleteria per la donna (quanto da te sostenuto)

b) Era deleteria per l’uomo

c) Era deleteria per entrambi

 

Che la famiglia forse potesse essere deleteria non solo per la donna, di questa opinione era una sospetta di femminismo come la scrittrice George Sand che consigliava “ai maschi” di “non sposarsi per non cambiare la libertà con le catene”. Alexandre Dumas affermava che “le catene del matrimonio sono così pesanti, che bisogna essere in due per sopportarle… e talvolta anche in tre” (La menzogna del femminismo, p. 486)

 

Dunque,  dove hai dedotto che le donne sono le uniche vittime della famiglia tradizionale? Su quale base? Perché piangono? Perché si lamentano di più? O perché si suicidano di meno?

Perché non ti sfiora nemmeno il pensiero che l’articolo che contesti potrebbe essere stato scritto soprattutto a danno degli uomini? La Storia non manca di testimonianze maschili che si lamentano aspramente della prigione della famiglia. Perché, usando i tuoi stessi argomenti capovolti, l’autore dell’articolo non voleva “il ritorno del marito-schiavo fornitore di risorse, castrato nella sua obbligata monogamia, costretto a mantenerla anche quando lei l’abbandonava e a rispondere di persona dei reati commessi da lei, come stabiliva talvolta la legge”? Non trovi che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in questo modo di pensare, che esclude a priori l’uomo?

Non ti sembra che non c’è dimostrazione più evidente del proprio razzismo/sessismo che stabilire aprioristicamente, senza sentirsi nemmeno in obbligo di doverlo dimostrare, chi è la vittima, sulla sola base di appartenenza a una razza o a un sesso determinato?

Quanti anni di indottrinamento ci sono voluti per scacciare il minimo pensiero che anche l’uomo possa essere vittima?

Per favore, vai dal povero operaio di Tempi difficili, di Charles Dickens, che è talmente disperato imprigionato nella propria “famiglia tradizionale” da presagire come unica soluzione possibile il suo suicidio (La menzogna del femminismo, pp. 552-553), e spiegagli che lui, in quanto uomo, è un privilegiato.

 

In conclusione, caro Dario, il mio consiglio spassionato è di prendere la pillola rossa, di allargare le tue letture; letture alternative tipo Il mito del potere maschile, o Questa metà della terra o Contromano o La grande menzogna del femminismo, in modo di gustare un’altro punto vista al di fuori del discorso dominante.

 

E semmai rimanessi disgustato dalla lettura, puoi sempre regalare il libro a qualche conoscenza femminista che ti sta antipatica: tu guadagni una malsano piacere personale e a lei farà solo del bene.

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Fonte foto: il popolo news (da Google)

 

 


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