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12 dic 2012  |  12 Commenti

La “cultura” dominante produce maschi perdenti

  • Cari amici, ho cercato di fare una traduzione quanto più vicina possibile al testo originale concedendomi pochissime licenze. L’articolo è stato scritto da una conservatrice cattolica, ma trovo che molti punti affrontati meriterebbero di essere presi in considerazione anche da certa sinistra che a torto si definisce progressista e che non è in grado di intercettare i cambiamenti sociali ed affrontare con onestà intellettuale i conflitti che questi stessi cambiamenti generano.

Dal versante laico, progressista e felicemente illuminista, continuo molto a seguire il blog ed il canale YouTube di Girl Writes What. La sua capacità di lucida analisi ed il suo spessore culturale sono per me esemplari. Spesso collabora ai dibattiti di A Voice For Men Radio e vale veramente la pena di ascoltarla.

Sacrificare i ragazzi per sostenere le ragazze

La cultura popolare sta producendo maschi perdenti

di Janice Shaw Crouse

Una distratta osservazione della cultura popolare rivela che ragazzi ed uomini vengono sempre di più ritratti negativamente, in contrasto con le donne, le quali invariabilmente sono viste come più competenti, efficienti, affermate e responsabili. La televisione ed i film di Hollywood stanno producendo uno ‘tsunami’ di stereotipi negativi che ritraggono i ragazzi come perdenti. Il tipico maschio ritratto nei media da intrattenimento è sciocco, socialmente inetto, irresponsabile ed immaturo. Inevitabilmente delude le donne attorno a lui e fa smorfiare i pensanti con il suo incallito, egocentrico comportamento. Entrambe Huggies ed AT&T hanno ricevuto lamentele riguardo le loro pubblicità che mostravano padri come incompetenti ed imbranati.

Con le ragazze e le donne, però, lo stereotipo è di intelligente, arguta, convincente leader che non rimane mai senza parole, agisce in modo adeguato ed è affidabile in caso di crisi. Nel film “Brave,” i tre personaggi femminili — l’eroina, sua madre e una strega — sono intelligenti, eloquenti ed intraprendenti. In contrasto, ogni uomo nel film è ritratto come uno sconsiderato stupido — Impulsivo ed incapace di ragionamento.

Le sitcom televisive danno prova della storica svalutazione dei tratti maschili nella cultura americana. Negli anni ’50 e ’60, i personaggi maschili erano forti, ancora sensibili ai bisogni degli altri. Erano uomini che trattavano gli altri, includendo donne e bambini, con rispetto — uomini come Fred MacMurray nel film “My Three Sons,” Robert Young in “Father Knows Best” e Andy Griffith in “The Andy Griffith Show.” Le qualità di questi uomini eroici in quegli spettacoli sono completamente contrastanti rispetto all’ingenuità di Homer Simpson in “The Simpsons,” l’ignoranza di Carroll O’Connor in “All in the Family,” lo scadimento di “Two and a Half Men,” la stupidità di “Men Who Stare at Goats” di George Clooney, la volgarità e l’infantilità di “The Hangover,” e lo scherno di “What to Expect When You’re Expecting.”

Ragazzini, adolescenti e molti adulti sono, naturalmente, influenzati da tali stereotipi. Vedono star e celebrità popolari ed alla moda come modelli dai quali imparano e che imitano nei loro stessi comportamenti ed interazioni con gli altri. Decenni di tale indottrinamento hanno avuto un effetto.

I dati chiaramente rivelano che i ragazzi vengono lasciati indietro, specialmente quando si tratta di educazione. Già nel 2000, Christina Hoff Sommers scrisse un best-seller, “The War Against Boys,” descrivendo come l’establishment dell’educazione stava creando scuole più ‘girl-friendly’ a detrimento dei ragazzi. Ora, i ragazzi vengono “espulsi” dalla scuola materna quattro volte più frequentemente delle ragazze. Più ragazze che ragazzi si diplomano alle scuole superiori (72% contro 65%).

Le ragazze stanno guadagnando più posti nelle classi delle scuole superiori che offrono programmi di “Advanced Placement”(1) e dominano anche come “valedictorians”(2). I ragazzi con minori qualifiche delle ragazze vengono ammessi all’università in modo da mantenere un po’ di equilibrio di genere tra gli studenti. Persino con inferiori standard di ammissione per i ragazzi, la maggior parte dei campus universitari rimangono prevalentemente femminili, con laureandi uomini che costituiscono solo il 43% delle iscrizioni. Le donne americane hanno ricevuto più diplomi universitari degli uomini dal 1992. Uno studio riferisce che nelle università, ogni due uomini ci sono tre donne e che le donne hanno più probabilità di essere accettate in corsi universitari che rilasciano lauree accademiche.

Il Reverendo Richard John Neuhaus, che fu direttore del giornale “First Things”, descriveva liberazionismi, quali “liberazione di genere”, come liberatori per “americani economicamente sicuri e socialmente stabili”, ma “assolutamente devastanti per i poverissimi le cui vite non erano in alcun modo stabili o sicure.”

L’irriverenza per gli uomini e per la mascolinità del femminismo radicale è stato dannoso in special modo per il benessere dei figli perchè mette completamente in questione l’autorità adulta, compreso i loro padri. Cartoni animati, film famosi e programmi televisivi, ritraggono padri ed altre figure autorevoli maschili come non al passo con i tempi, antiquate e puritane. I figli sono regolarmente bombardati con sprezzanti immagini mediatiche di adulti che rispettano o esemplificano valori morali tradizionali. Tali adulti sono tipicamente disprezzati, sottilmente derisi o apertamente ridicolizzati. I maschi in posizioni autoritarie e gli uomini che mantengono valori e convinzioni tradizionali spesso sono raffigurati come buffoni che nessuno rispetta od ammira.

Il defunto D. James Kennedy spiegava che uno dei nostri più tragici aspetti della mancanza di ruoli maschili positivi nella nostra sempre più crescente cultura senza padre è che figli senza padre cercano surrogati di padre, o cercano amore in tutti i posti sbagliati e finiscono per esternare le loro frustrazioni e la loro rabbia gettando scompiglio sulla società. Il risultato finale, troppo spesso, è costituito da bande di predatori che minacciano la sicurezza di comunità e quartieri.

C’è da meravigliarsi che molte donne lamentano la mancanza di compagni adeguati? C’è da sorprendersi che il tasso dei matrimoni è il più basso della storia americana? Immaturi, maleducati uomini che non sono preparati ad assumersi la responsabilità di formare e sostenere una famiglia non costituiscono un buon “materiale” da marito. Sfortunatamente, questo non li trattiene dal generare bambini e dopo dal lasciare le loro ragazze a crescere i figli come meglio possono. Tristemente, l’enfasi del femminismo radicale sulla liberazione delle donne ha prodotto una cultura che trascura e perfino disprezza e denigra gli uomini. In fin dei conti, questo sta nuocendo anche alle ragazze e alle donne della nazione.

1.”The Advanced Placement (AP)” è un programma creato dal “College Board” che offre una serie di corsi ed esami a livello universitario per gli studenti delle scuole superiori. Le Università Americane spesso assegnano un diritto di ingresso ed un credito agli studenti che ottengono un alto punteggio agli esami.

2.”Valedictorian” è un titolo accademico attribuito allo studente che tiene il discorso di chiusura o addio alla cerimonia di laurea. Il “Valedictorian” è solitamente lo studente più alto in grado tra quelli della sua classe di laureati. Il termine è una derivazione anglicizzata del Latino “vale dicere” (dire addio).

Janice Shaw Crouse è “senior fellow” alla Concerned Women for America’s Beverly LaHaye Institute (gruppo attivista Cristiano e conservatore) ed autrice di “Marriage Matters” (Transaction Publishers, 2012).

Traduzione dall’articolo apparso il 1° Agosto 2012 sul sito web del quotidiano “The Washington Times”. Sorgente: http://bit.ly/NLj9lB


12 Commenti

Giorgio 7:13 pm - 15th dicembre:

Gli USA sono semplicemente il cancro del pianeta, una società ammorbata da uomini ultra-aggressivi verso gli altri uomini, ma smidollatissimi nei confronti delle donne.

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armando 2:54 pm - 18th dicembre:

L’articolo fa un ritratto della società americana che poco si discosta dalla nostra. Anche qu’ avviene la stessa cosa, come dicono da anni i movimenti maschili. E’ evidente che questo bombardamento ossessivo non può non avere influenza sulla psiche dei giovani e sulla loro autostima. Stanno formando generazioni maschile fatte apposta per dare ragione a chi il maschile lo vuole emarginare. Un altro articolo sullo stato della scuola francese che avevo già segnalato è apparso sulla rivista Polemia, anch’esso ad opera di una donna, che ricalca le tesi del pezzo di cui stiamo parlando.
Credo sia significativo il fatto che entrambi provengano da ambienti conservatori e tradizionalisti. Perchè ormai la tendenza è chiara. Il maggior sostegno sul piano culturale alla forma contemporanea assunta dal capitalismo, proviene proprio dalla sinistra liberal e sedicente progressista che ha incorporato tutti i dogmi del femminismo, evidentemente funzionali al capitale. Suo carattere intrinseco nella fase che ha superato l’accumulazione originaria, è infatti la necessità di destrutturare ogni forma di tradizione, sociale, religiosa, comunitaria. Solo sulle macerie di tutto ciò, ossia costruendo individui privi di storia e spessore culturale, quindi manipolabili a piacere, potrà sviluppuarsi continuamente. Questo è il succo e il risultato del bla bla progressista sui diritti, le pari opportunità etc. etc. Ma una società dominata così in profondità dal capitale (Camatte parla di comunità/capitale) è quanto di più totalitario pensabile. Totalitarismo morbido, soft, apparentemente democratico e pluralista. Apparentemente perchè una società e uno stato che si dicano neutri sul piano delle opzioni culturali (relativismo), in realtà veicolano una precisa concezione del mondo, quella appunto borghese.La neutralità ha anche un altro aspetto specifico: il lasciare che siano l’economia e la tecnica a decidere, ossia la rinuncia ad ogni reale governance politica. Questa è la realtà culturale dell’occidente con la quale dobbiamo confrontarci.
armando

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Fabrizio Marchi 4:05 pm - 18th dicembre:

“La neutralità ha anche un altro aspetto specifico: il lasciare che siano l’economia e la tecnica a decidere, ossia la rinuncia ad ogni reale governance politica. Questa è la realtà culturale dell’occidente con la quale dobbiamo confrontarci”. (Armando)
Sottoscrivo. E in linea di massima, un po’ tutto il commento, anche se a mio parere, l’offensiva è ancora più profonda e non si limita alla distruzione delle tradizioni e delle comunità. L’obiettivo strategico è la “naturalizzazione” del capitalismo e la conseguente distruzione sul nascere di qualsiasi forma di pensiero o di azione finalizzati al suo potenziale e possibile superamento. Questo comporta naturalmente la riduzione in una stato di subordinazione culturale e psicologica, oltre che sociale ed economica, della grande maggioranza delle persone e dei popoli, ai quali viene sostanzialmente richiesto di accettare passivamente l’ordine sociale dominante come il solo e unico orizzonte possibile. “Consumate e sopportate”, questa la parola d’ordine, in un mondo dove peraltro anche la possibilità di consumare sta venendo per sempre più affievolendosi per una massa sempre più crescente di persone che stanno con il tempo rassegnandosi ad un destino di precarietà materiale e psicologica e di accettazione fatalistica dello status quo. Ma a “loro” (chi tira le fila) questo rovescio della medaglia (che conoscono benissimo), non interessa affatto. L’unica legge che conoscono è quella dell’accumulazione illimitata di capitale, tutto il resto è pappa per i fessi.
In tutto ciò è fondamentale disvelare la menzogna della cosiddetta neutralità, come dice giustamente Armando. Di neutrale in tutto questo non c’è proprio nulla. Del resto, quando mai l’economia (e la tecnica) è stata una scienza “neutrale”? Non c’è nulla di più politico dell’economia e della tecnica, oggi del tutto sovrapposte al capitalismo.
Credo che se tutte/i coloro che hanno la ventura di passare per questi lidi, si soffermassero (anche) su queste questioni, invece che soffiare sul fuoco di un commento particolarmente “politicamente scorretto”, farebbero del bene non solo a noi ma anche e soprattutto a loro stessi.

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Roberto Micarelli 8:58 pm - 28th dicembre:

Concordo con Armando e Fabrizio e aggiungo che secondo me quella della marginalizzazione maschile, è una battaglia necessaria per conto della mondializzazione culturale. La visione unipolare del mondo propria del capitalismo finanziario occidentale, impone l’uso del mass-media e della distribuzione audio-video multinazionale, come strumenti di colonizzazione delle menti, di addomesticamento e omologazione al linguaggio anglosassone non tanto nel significato quanto nel significante, sul il piano dove si forma l’adesione sensista e irrazionale del nuovo genere umano alla tecnocrazia. La demolizione delle culture locali e delle identità passa necessariamente dalla demolizione della filogenetica maschile, quindi del sesso che maggiormente in passato agiva sulla sfera pubblica e politica locale.
Ritengo che nessuno di noi possa ancora considerare il diritto umano e l’egalitarismo come autentici obiettivi delle organizzazioni, nazionali e non, che ci governano. Molti di noi, soprattutto a sinistra, hanno creduto a certi valori, e sono stati traditi. Lo vogliamo dire una volta per tutte che rivendichiamo John Lennon e respingiamo il progetto neo-coloniale del soft-power capitalista globale? Siamo stati arricchiti dalla possibilità di fruire, grazie alla tecnica, dell’arte musicale o cinematografica anglosassone, ma vogliamo decidere noi cosa prendere e cosa lasciare. Il pacchetto all-inclusive mi sembra che non ci piaccia più tanto, o sbaglio?

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Fabrizio Marchi 9:13 pm - 28th dicembre:

“Il pacchetto all-inclusive mi sembra che non ci piaccia più tanto, o sbaglio?” (Roberto Micarelli)
Decisamente no.

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Renzoni 6:07 pm - 8th febbraio:

Giorgio:
Gli USA sono semplicemente il cancro del pianeta, una società ammorbata da uomini ultra-aggressivi verso gli altri uomini, ma smidollatissimi nei confronti delle donne.

Sottoscrivo.
Aggiungo che abbiano inventato loro la figura del perdente e sfigato.Nei vecchi film,soprattutto i classici italiani,spesso,la figura dello sfigato si identificava con quella dell’amico scherzoso e buon tempone.

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Rino DV 9:21 pm - 4th marzo:
Marco Pensante 11:15 pm - 4th marzo:

Gramellini e i suoi seguaci sono i NoiMaschietti® del futuro! Prendete tutti esempio, liberate le vostre emozioni! Lavate i piatti e pisciate seduti, ma con le emozioni, se no non vale! Quindi forza, CANTATE IN CORO!

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Fabrizio Marchi 6:55 am - 5th marzo:

A proposito di Gramellini…Ormai da molto tempo (e la QM ha fatto la sua parte in questo percorso) sto esplorando territori altri rispetto alla logica o alla dialettica che pure continuano ad essere per me un punto di riferimento importante. Mi riferisco ovviamente alle strutture inconsce, alla sfera psichica, emozionale, alla psicosomatica, alla relazione fra mente e corpo e via discorrendo.
E allora, così, d’amblè, mi viene da chiedervi, ma lo avete mai visto in televisione il Gramellini, guarda caso, ospite fisso di quel burattino (ma furbo) di Fazio?. Avete visto come è fatto fisicamente, come si muove, come gesticola, come parla, come si esprime (a parte quello che dice…) ecc.?
Ecco, ho detto tutto. Credo che non ci sia necessità di aggiungere altro. La logica non serve. http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_negative.gif

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armando 10:53 pm - 5th marzo:

Roberto Micarelli,

Quello del pacchetto all inclusive e della scelta da effettuare fra ciò che piace e ciò che non piace, è davvero un bel problema di niente affatto facile soluzione. Il fatto è che la maggior parte delle volte tutto si tiene. “Image”, la famosa canzone di Lennon, parla di un mondo di persone libere e tolleranti e pacifiche, dedite all’amore piuttosto che ad altro (guerra, soldi etc), dove sono scomparse le ideologie, le religioni etc. etc. In pratica una specie di nuovo paradiso terrestre costruito con la buona volontà degli esseri umani. Mi sembra molto irrealistico sul piano della realtà. Nel frattempo però quella ideologia/non ideologia veicola in concreto l’immagine di un mondo uniformato culturalmente, che è una delle condizioni (nel senso che prepara il terreno) per l’omologazione anche economica, sociale e giuridica. Un po’ come è successo coi movimenti del 68. Temo sia un bel problema e che alla fine dovremo scegliere fra rinunciare ad alcuni aspetti indubbiamente seducenti del capitalismo globale (perchè ce ne sono, e molti. Il C. non è un sistema rozzo e stupido), oppure accontentarsi delle parvenze di libertà che intelligentemente lascia sempre nei propri interstizi. D’altra parte il problema è diffuso. Esiste anche, ad esempio, nella Chiesa. C’è chi si professa credente e cattolico ma ha in uggia i preti, chi si dice cattolico praticante ma contrario in tutto ai precetti della Chiesa. Insomma vorrebbe farsi una religione ad personam, a proprio uso e consumo. Lo stesso per il Capitalismo, ma le cose non funzionano in questo modo, perchè i sistemi sociali, economici ed anche religiosi sono un insieme complesso nel quale una parte regge l’altra ed è funzionale affinchè tutto stia in piedi il meglio possibile. Ed è ovvio che nell’insieme complesso ci siano cose che piacciono e altre no. Se è possibile enucleare quelle che piacciono e respingere le altre al mittente, dipende dalla posizione e dal ruolo che occupano, ma credo sia nel complesso assai difficile.
armando

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Mauro Recher 5:36 pm - 31st maggio:

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Mauro Recher 5:09 pm - 3rd settembre:

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