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09 ago 2014  |  1 Commento

Il velo di Maya del femminismo

Che il riferimento al femminismo possa costituire il velo di Maya al fine di dialettizzare l’eterno scontro tra maschi e femmine, e non cadere in un giudizio maschile sul femminile che chiuda ogni possibiltà di rapporto, è vero, ma solo in parte vero.
- C’è uno specifico “male-dico” e “male-facio” femminile del tutto attribuibile alla elaborazione che l’ideologia femminista fa del femminile: da tempo mi appare che femminismo e femminilità confliggano in modo disastroso per quest’ultima e che nel femminismo ci sia come motore emotivo e psicologico l’intero assetto di pulsioni e sensibilità che caratterizzano la fase infantile/adolescenziale, in una parola immatura, del femminile: rifiuto del maschio, invidia penis, desiderio di castrare il maschio, propensione alla manipolazione emotiva e picologica, ricorso alla dipendenza e ricatto sessuale, inconsapevoli proiezioni di fantasie sessuali scambiate per realtà, rifiuto della maternità, rifiuto della realtà, pagnisteria capricciosa, atteggiamenti liberticidi, sistematica delega allo Stato di proprie responsabilità, ecc. ecc.. Non è un caso che il femminismo sia diventato l’ideologia di quella forma storica del dominio dell’uomo sull’uomo che si chiama capitalismo e del capitalismo nella sua fase di crisi regressiva. Il dominio capitalistico oggi ha bisogno di questo tipo di donna. L’incontro con questo femminile è toutcourt l’incontro con il Male per i maschi di oggi che non ne siano consapevoli e non si dotino degli strumenti emotivi, psicologici e culturali, soprattutto rieducativi, per contenere l’irrompere nella loro vita di questa energia femminile infantile e regressiva.
In questo senso chi ama davvero le donne, e per fortuna non c’è maschio che nel profondo non le ami, è giusto che

1) ponga assoluta fermezza nello smascherare l’insieme di menzogne che costituiscono l’ideologia femminista e

2) contenga con responsabità e rigore tutte le elaborazioni femministe che ancorchè assurde tendano a entrare nella dimensione del reale portando la società,qualunque società, alla rovina.

Fuori del femminismo c’è uno spazio psicologico e affettivo, nonchè mentale, dove si trovano le donne in carne ed ossa.
- In questo spazio reale, a mio avviso è giusto e liberatorio assumere piena consapevolezza che i due generi sono portati anche a confliggere, a farsi la guerra, per tanti motivi: da quelli dovuti alla diversa strutturazione genetica del corpo, della pische, della mente, a quelli dovuti alla diversa elaborazione psichica e culturale che il femminile ha fatto di sè (ripeto: ha fatto di sè, con le sue mani sotto la sua responsabilità) nel corso della Storia. Ebbene: chi si contrappone perchè portatore di interessi opposti e diversi, non per questo deve essere giudicato negativamente: è certamente un nemico in tutto il peso negativo che il termine evoca ma al tempo stesso è anche tutta la ricchezza e vitalità relazionale che il porsi da nemici comporta: prima fra tutte la splendida ed unica opportunità di fare la pace che solo chi è nemico offre (da un sapienziale ebraico).
Un conto pertanto è dire delle donne che sono “nemiche” del maschile, “nemiche” nel senso positivo di cui sopra, un conto è seppellire la possibilità di relazione sotto un giudizio negativo che comporta inimicizia radicale, una estraneità cui è legata necessariamente ed unicamente l’alienazione del maschile da cui la necessità dell’indifferenza perchè: ” la donna è peggio della morte” come recita il testo dell’ Ecclesiaste.
- Oltre alle “donne rielaborate come artifici” nel femminismo, oltre alle donne dialetticamente e felicemente “donne nemiche per natura del maschio”, ci sono poi le donne figlie di Eva (insieme ai maschi, i figli del primo maschio manipolato da una donna, ovvero Adamo) che si portano nel cuore la consapevolezza del bene e del male, per cui sono “donne capaci di bene e di male”. Nella vita di ogni maschio c’è memoria riconoscente per il Bene ricevuto da una o più donne, come c’è memoria dolorosa per il Male ricevuto da donne malvage.
Una conclusione a carattere generalesi impone: per avere a che fare con le donne è necessaria la patente di guida sia su strada che su circuito. La patente da sempre era ed è rilasciata dai padri. E ci hanno insegnato a cacciarli e deriderli. Ai maschi che le hanno ascoltate e le ascoltano acriticamente, un affettuoso:
“Tanti auguri mattacchioni!


1 Commento

Daniele 9:08 am - 15th agosto:

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Nella vita di ogni maschio c’è memoria riconoscente per il Bene ricevuto da una o più donne, come c’è memoria dolorosa per il Male ricevuto da donne malvage.
>>>>>>>>>>

Cesare, solo una domanda: quante volte ti è capitato di ascoltare una femmina che diceva:
“Nella vita di ogni femmina c’è memoria riconoscente per il Bene ricevuto da uno o più uomini” ?
Sicuramente mai.

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