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09 gen 2014  |  12 Commenti

Il laboratorio della distruzione

Nel suo ultimo recente libro “Difendere l’Italia”, libro che invito a leggere, Ida Magli parla del “Laboratorio della Distruzione”, attivato da chi governa il denaro, i banchieri; si tratta di un gruppo assai ristretto di banchieri che è oltre l’associazione Bilderberg e quelle promosse dai Rothschild e Rockefeller, ormai di pubblico dominio e pertanto inefficaci perché prive della necessaria segretezza; il “Laboratorio della Distruzione”, scrive la Magli, della cui esistenza si ha conferma dalla scientifica coerenza e unitarietà delle azioni messe in atto da chi governa i popoli in Occidente ed è ormai totalmente sottomesso a questo gruppo di potere finanziario ed economico assoluto, ha il progetto di scatenare e sta scatenando la guerra interna ai popoli contro ogni diversità culturale e psicologica dei popoli e delle persone fino all’annientamento estremo, quello fisico. Il politicamente corretto, la teoria gender, sono i riferimenti ideologici rispetto ai quali le autorità statali e politiche del tutto sottomesse a questo gruppo segreto di banchieri, (il nostro governo Letta è un esempio di governo al loro servizio) definiscono il nemico o l’amico, a seconda che il popolo, o la persona vi si adegui o esprima un rifiuto. E conducono veri e propri atti di guerra che nel loro insieme costituiscono guerra vera e propria. Si tratta infatti di atti di guerra psicologica con i media, di guerra economica emarginando gli oppositori, di guerra legislativa introducendo normative punitive, di guerra manu militari con polizia e magistratura. Il tutto è mistificato dall’idea di uguaglianza che in realtà è usata per nascondere l’odio contro la ricchezza vitale e potente di ogni diversità. Il “cittadino del Mondo” è il loro obiettivo e il “cittadino del Mondo” è persona senza più consapevolezza di sè, nè storica, nè geografica, nè culturale, nè piscologica, nè sessuale. Nella sua indeterminatezza e genericità, una figura astratta assolutamente impotente, oggetto di un dominio assoluto. Questo è il modello di uomo nuovo alla costruzione del quale tutte le scuole ed ogni percorso formativo devono adeguarsi e si stanno adeguando. I nostri giovani a scuola non devono sapere nulla che non sia del tutto irrilevante per la loro consapevolezza. Questo è il fondamento dell’unica guerra effettivamente ed attualmente combattuta in questo secolo: la Terza guerra mondiale combattuta, da chi governa il denaro avendo in mano le banche, contro i popoli e gli individui che li compongono. Siamo tutti chiamati, continua la Magli, a rispondere a questa aggressione sistematica con una personale sistematica difesa di ciò che è la nostra tradizione culturale, i nostri costumi, la nostra lingua, la nostra identità personale e di popolo, i nostri cibi e le nostre produzioni agricole. Si costituiscano ovunque gruppi di persone che oppongano al progetto criminale ed omicida che vuole distruggere popoli e individui la vitale ricchezza nella diversità che il nostro popolo ha costruito nei secoli della sua storia.

 

 

 


12 Commenti

cesare 10:35 am - 10th gennaio:

Mi viene da pensare che la prima regola di ogni campo di concentramento o gulag che sia, al fine di ottenere obbedienza e imporre la disciplina, è eliminare ogni caratterizzazione della persona dal nome e cognome, alla professione, fino ai capelli che vengono tagliati.Il dominio altrui passa necessariamente da lì, ovvero dall’annientamente della differenza che costituisce l’individuo incarnato.

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Fabio C. 11:26 am - 10th gennaio:

Sintomatico di questa epoca è anche l’integralismo animalista,
https://www.facebook.com/pages/A-Favore-della-Sperimentazione-Animale/199124936795298
e la loro ossessione contro la sperimentazione animale, presente, futura e addirittura passata. Pensate che conosco un uomo (un 35enne), titolare di un ristorante, che mette sullo stesso piano la vita di un topo e quella di un essere umano… Costui, di fronte alle mie obiezioni, ha pure risposto che se fosse vissuto in passato avrebbe… rifiutato di curarsi pur di non far uccidere dei topi, delle scimmie, dei conigli, delle galline, ecc. Peccato che lui stesso – al pari di altri/e – mangia la carne (come gli ho fatto notare) e vive, lavora e guadagna anche con la carne…

Domanda: che differenza c’è fra i maiali usati per sperimentare i trapianti sull’uomo (i cosiddetti xenotrapianti) e quelli uccisi per farne salsicce e porchetta…??
Peraltro, se questa gente fosse un minimo coerente, non dovrebbe usare nemmeno tutta una serie di farmaci derivati dalla sperimentazione sugli animali, come l’insulina che serve a curare il diabete…
Non parliamo poi di malattie che in passato ammorbavano la vita di milioni di uomini e donne, come il colera, la peste, la poliomenite, la rabbia, ecc, debellate grazie alla sperimentazione sugli animali.
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PS: per coerenza, questi integralisti non dovrebbero usare nemmeno cinture e scarpe di derivazione animale, e non dovrebbero neppure permettersi di uccidere api, vespe, calabroni, mosche con gli insetticidi…

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Alessandro 7:38 pm - 10th gennaio:

Internet consente di compattare gruppi altrimenti disgregati, come nel caso anche dei gruppi animalisti, che sono comunque poca cosa numericamente parlando, ma vengono presentati dai media come un’emergenza. C’è il tentativo di demonizzare un gruppo di persone che vengono tutte presentate come fanatiche, integraliste, quando, a parte taluni, nella maggior parte dei casi sollevano semplicemente dei dubbi su alcune questioni. Vengono trattati in blocco come vengono trattati coloro che mettono in discussione il pensiero unico femminista, come dei nemici del progresso, dei misogini, dei maschilisti, ecc..
Da una parte abbiamo un -ismo, quello femminista, che viene esaltato in blocco dai media, dall’altra ne abbiamo un altro, quello animalista, che viene demonizzato in blocco. Questi sono i nostri tempi. Il perchè di questa differenza di trattamento è presto detto: il primo è funzionale al mantenimento degli equilibri di potere esistenti, il secondo solleva questioni scomode.

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Fabrizio Marchi 8:50 pm - 10th gennaio:

Alessandro,

Sono d’accordo con te, Alessandro, la questione esiste e non è certo inventata, e sappiamo perfettamente che in questa nostra società (e ancora più nei paesi del terzo mondo, per ovvie ragioni, non c’è rispetto per gli umani figuriamoci per gli animali…) molta gente è usa abbandonare, maltrattare e spesso anche torturare gli animali.
Poi naturalmente non c’è dubbio sul fatto che anche questa rispettabilissima questione a cui personalmente sono molto sensibile, sia stata ricompresa nel grande calderone del politically correct “sinistrese”.
“Donne, lesbiche, gay, trans, immigrati, animali”. Queste, in ordine gerarchico, sono le “categorie protette” dal “femtransgendergaylesbianextracomunitanimalismo” progressista e di sinistra. Ma il discorso può essere allargato veramente a tutto. Se appartieni a quel gruppo devi ad esempio apprezzare i film di Ozpetek, di Almodovar, della Comencini e della Archibugi e detestare quelli di Eastwood o di Sergio Leone (troppo maschilisti), oppure, che so, deve piacerti “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini e farti schifo “Viaggio al termine della notte” di Celine e così via discorrendo…
In somma, è il “benpensantismo di sinistra”, fenomeno sviluppatosi negli ultimi trenta/quarant’anni, che fa da controcanto al ben più antico e tradizionale “benpensantismo di destra”, quello per capirci “che non se ne può più, che è uno schifo, è pieno di negri, di mignotte per la strada, l’Italia agli italiani, gli immigrasti se ne stessero a casa loro (lo pensavano pure gli abissini mentre gli tiravamo il gas sulla testa come fosse fertilizzante…), ci vorrebbe la pena di morte, la polizia deve menà ecc. ecc.
E va bè…
Sulla vivisezione sono ovviamente contrario, però non in modo integralista, nel senso che se veramente mi si spiega che grazie alla sperimentazione sugli animali (a patto di non farli soffrire, sia chiaro…) siamo stati in grado e saremo in grado di debellare malattie gravi o trovare vaccini, bè, allora in questo caso alzo le mani e mi rimetto alla scienza. Naturalmente sempre con l’occhio vigile e senza mai mollare il controllo democratico (anche e soprattutto sulla scienza) perché appena ci si distrae sono spesso dolori, per usare una metafora…
Il fatto comunque che alcune questioni siano state fatte proprie dal mainstream dominante o da una parte di esso, non deve certo impedirci di sostenere quelle cause laddove siano giuste.
E in ogni caso degli animali importa ancora molto (troppo) poco alla maggior parte delle persone, ivi compresi i nostri avversari, al di là delle chiacchiere…

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Fabio C. 9:21 pm - 10th gennaio:

Alessandro:
Internet consente di compattare gruppi altrimenti disgregati, come nel caso anche dei gruppi animalisti, che sono comunque poca cosa numericamente parlando, ma vengono presentati dai media come un’emergenza. C’è il tentativo di demonizzare un gruppo di persone che vengono tutte presentate come fanatiche, integraliste, quando, a parte taluni, nella maggior parte dei casi sollevano semplicemente dei dubbi su alcune questioni. Vengono trattati in blocco come vengono trattati coloro che mettono in discussione il pensiero unico femminista, come dei nemici del progresso, dei misogini, dei maschilisti, ecc..
Da una parte abbiamo un -ismo, quello femminista, che viene esaltato in blocco dai media, dall’altra ne abbiamo un altro, quello animalista, che viene demonizzato in blocco. Questi sono i nostri tempi. Il perchè di questa differenza di trattamento è presto detto: il primo è funzionale al mantenimento degli equilibri di potere esistenti, il secondo solleva questioni scomode.

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Ti dico soltanto che a me è capitato di discutere con alcune di queste persone integraliste, assolutamente convinte che la sperimentazione animale (che attualmente, in Italia, non è esatto definire “vivisezione”; basta informarsi bene per sapere perché) sia stata iniziata solo negli anni settanta, e che in ogni caso non avrebbe dovuto essere messa in atto a prescindere perché “non eticamente accettabile”.
Bene, leggete qua.
http://it.wikipedia.org/wiki/Louis_Pasteur
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Malattie del baco da seta (1865-70)

La malattia dei bachi da seta si era estesa in quegli anni in Italia, in Spagna, negli altri paesi secoli europei, nelle isole dell’Egeo, in Turchia e in Grecia. Nel 1864 tutte le sementi, da qualunque parte d’Europa venissero, erano malate o sospette. Così Pasteur decise di sottoporre i corpuscoli dei bachi da seta, segnalati dal 1849, a degli studi microscopici. Ma il 26 giugno 1865 dichiarava di aver commesso un errore a cercare il male esclusivamente nelle uova o nei bachi poiché potevano portare in sé il germe della malattia, senza presentare dei corpuscoli distinti e visibili al microscopio. Infatti il male si sviluppava soprattutto nelle crisalidi e nelle farfalle. Per questo motivo doveva esserci un mezzo infallibile di procurarsi una semente sana, ricorrendo a farfalle prive di corpuscoli. Il risultato pratico era il seguente: per conoscere se fosse stato necessario soffocare i bozzoli e consegnarli per la filatura o conservarli per la riproduzione si sarebbe dovuto elevare la temperatura di qualche grado per affrettare l’uscita delle farfalle che quindi sarebbero state esaminate al microscopio.
Colera dei polli (1880)

Pasteur dimostrò che la virulenza di questo microbo era così grande che bastava la più piccola goccia di coltura, su qualche briciola di pane, per far morire i polli. Le galline infatti attraverso il loro canale intestinale, eccellente mezzo di coltura per il piccolo organismo, perivano rapidamente. L’animale, incontrata la malattia, prima di morire si ritrovava senza forze, barcollante, con le piume sollevate, colpito da una sonnolenza invincibile. Pasteur prendendo una vecchia coltura, che datava da qualche settimana, e iniettandola alle galline, si accorse che esse portavano i sintomi della malattia ma non morivano. Alcune ricerche non tardarono a provare che l’attenuazione del batterio era causata dal contatto di questo con l’ossigeno dell’aria. Infine Pasteur spiegava che se si fosse presa ciascuna di queste colture di virulenze attenuate come punto di partenza di colture successive, anche esse avrebbero riprodotto la virulenza attenuata. Ciò significava per Louis una speranza nell’ottenere, mediante colture artificiali, dei virus-vaccini contro le malattie virulente che provocavano grandi perdite agli allevamenti.
Carbonchio di bovini, ovini, equini (1881)

Così come per il colera Pasteur si domandava se fosse possibile creare un vaccino anche per la malattia del carbonchio. Le spore del carbonchio al contrario di quelle del colera erano però assolutamente indifferenti all’aria atmosferica e conservavano una virulenza indeterminatamente prolungata. Numerosi esperimenti erano stati condotti nei primi giorni di agosto del 1880 da Toussaint, un giovane professore della Scuola veterinaria di Tolosa. Egli capì che si poteva indebolire il batterio grazie all’azione dell’acido fenico sul sangue carbonchioso. Ma questo non era sufficiente per Pasteur. Il batterio infatti dopo un breve periodo trasportato su altri animali tornava alla virulenza originaria. Per fermare il batterio era quindi necessario preparare dei vaccini a tutti i gradi di virulenza. Il 5 maggio 1881 nella fattoria di Pouilly-le-Fort, vicino a Melun, ebbe luogo il primo esperimento pubblico sull’efficacia del vaccino. A 25 pecore furono iniettate 5 gocce della coltura chiamata “primo vaccino”. Il 17 maggio venne fatta la seconda inoculazione del batterio attenuato ma più virulento del primo. Il 31 maggio infine 50 pecore tra cui i 25 soggetti precedentemente vaccinati vennero inoculati con il liquido più virulento. Le 25 vaccinate furono le uniche a sopravvivere.
Rabbia silvestre e sieroterapia

Fra tutte le ricerche fatte al laboratorio ce n’era una che agli occhi di Pasteur, dominava tutte le altre: lo studio della rabbia. Penetrare le tenebre che circondavano questo male misterioso, di cui si discuteva ancora l’origine, era lo scopo supremo del suo genio. Ciò che si conosceva era che la saliva degli animali arrabbiati conteneva il virus rabbico, che il male si comunicava con morsi e che il periodo di incubazione poteva durare da qualche giorno a parecchi mesi. Pasteur però dopo alcune ricerche scoprì che la rabbia non risiedeva soltanto nella saliva. La maggioranza degli animali che avevano ricevuto sotto la pelle una inoculazione di materia del cervello di cani arrabbiati, soccombevano alla rabbia. Questa materia virulenta agiva meglio della saliva. Dunque Pasteur capì che l’ambiente più favorevole al virus era il cervello. Partendo da questo presupposto decise di creare il vaccino utilizzando parti di midollo. Prelevato un frammento del midollo di un coniglio che era morto di rabbia, lo sospese con un filo in un flacone sterilizzato, l’aria del quale era mantenuta allo stato secco con dei frammenti di potassa caustica posti in fondo al vaso. Con il passare dei giorni, man mano che il midollo si diseccava, perdeva sempre più la sua virulenza. Il virus, una volta divenuto inattivo, veniva tritato nell’acqua pura e infine inoculato sotto la pelle dei cani. Questi, al contrario di quelli non vaccinati, sopravvivevano. La mattina del 6 luglio gli fu condotto un bimbo alsaziano di nove anni, Joseph Meister, morso due giorni prima da un cane rabbioso. Alla vista delle 14 ferite e pesando i pericoli quasi certi che correva il bambino di morire di rabbia, si convinse di provare a strapparlo da quella morte atroce. Gli furono così fatte 13 iniezioni in 10 giorni, ognuna più forte della precedente. L’ultima iniezione conteneva la forma più virulenta, in grado di uccidere un animale in 7 giorni. Il bambino sopravvisse, il suo trattamento antirabbico funzionava se applicato in tempi rapidi. Il 1º marzo 1886, Pasteur poteva affermare davanti all’Accademia delle scienze che, su 350 persone sottoposte al trattamento preventivo, c’era stata effettivamente una sola morte.

I risultati di queste indagini assegnano a Pasteur un ruolo preminente tra i fondatori della moderna industria di trasformazione delle derrate, che non potrebbe sussistere se nel corso dei processi di manipolazione intervenissero fermentazioni incontrollabili, e del moderno allevamento animale, che per offrire i propri prodotti, a prezzi contenuti, a larghi strati di consumatori, deve governare grandi quantità di animali, un intento che sarebbe impossibile senza il funzionale controllo veterinario delle affezioni infettive.

In questi termini Louis Pasteur deve essere considerato tra i grandi protagonisti della storia delle conoscenze agrarie.

Nel 1869-1870 risiedette in Italia a Cervignano del Friuli presso la villa dell’amico Luigi Chiozza; e con questi, che fu anche insignito del titolo di accademico di Francia, studiò le malattie del baco da seta e della vite.
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Fabio C. 9:26 pm - 10th gennaio:

E leggete anche questo.
http://it.wikipedia.org/wiki/Poliomielite
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Tre tipi di vaccino sono stati utilizzati in tutto il mondo per combattere la poliomielite: il vaccino Koprowski, il vaccino Salk e il vaccino Sabin. Tutti inducono immunità al poliovirus in modo efficiente e bloccano la trasmissione, proteggendo in questo modo i soggetti vaccinati e la comunità (la cosiddetta immunità di branco).[74]
Il vaccino Koprowski

Il primo vaccino antipolio proposto, realizzato sulla base di un sierotipo di un virus vivo ma indebolito, è stato sviluppato dal virologo Hilary Koprowski. Il prototipo del vaccino di Koprowski è stato somministrato, per la prima volta a un bambino di otto anni, il 27 febbraio 1950.[75] Koprowski ha continuato a lavorare sul vaccino nel corso degli anni 1950, arrivando a sperimentarlo su larga scala nell’allora Congo Belga e vaccinando sette milioni di bambini in Polonia contro i sierotipi PV1 e PV3 tra il 1958 e il 1960.[76]
Il vaccino Salk

Il secondo vaccino, costituito da un virus inattivato (IPV), è stato sviluppato nel 1952 da Jonas Salk presso l’Università di Pittsburgh. La scoperta è stata annunciata al mondo il 12 aprile 1955.[77] Il vaccino Salk si basa su un poliovirus coltivato in un tipo di coltura tissutale di rene di scimmia che è chimicamente inattivato con formalina.[44] Dopo due dosi di tale vaccino, somministrato mediante iniezione, il 90% o più dei vaccinati sviluppa anticorpi protettivi nei confronti di tutti e tre i sierotipi di poliovirus, e, dopo tre dosi, l’immunità è presente in almeno il 99% dei soggetti vaccinati.[4]
Il vaccino Sabin

Successivamente, Albert Sabin sviluppò un altro il vaccino antipolio orale con virus vivo (abbreviato OPV dall’inglese oral polio vaccine). Questo è stato prodotto dal passaggio ripetuto del virus attraverso cellule non umane a temperature sub-fisiologica.[78] Il poliovirus attenuato nel vaccino Sabin si replica in modo molto efficiente a livello intestinale, ma il ceppo del vaccino non è in grado di replicarsi in modo efficiente all’interno del tessuto del sistema nervoso.[79] Una singola dose di vaccino orale antipolio Sabin produce l’immunità a tutti e tre sierotipi di poliovirus in circa il 50% dei destinatari. Tre dosi dell’OPV producono anticorpi protettivi per tutti i tipi di poliovirus in tre in più del 95% dei destinatari.[4] Le prove umane del vaccino Sabin sono iniziate nel 1957.[80][76] Autorizzato nel 1962,[80] è rapidamente diventato l’unico vaccino antipolio utilizzato a livello mondiale.[76]

Poiché l’OPV è poco costoso, facile da amministrare e produce un’eccellente immunità a livello intestinale (che aiuta a prevenire l’infezione con il virus selvaggio nelle zone dove è endemico), è stato il vaccino di scelta per il controllo di poliomielite in molti paesi.[81] In occasioni molto rare (circa un caso ogni 750 000 soggetti vaccinati), il virus attenuato in OPV muta e torna in una forma che può portare a paralisi.[45] La maggior parte dei paesi industrializzati sono perciò passati all’IPV sia come vaccino unico contro la poliomielite, sia in combinazione con il vaccino antipolio per via orale.[82]
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Fabrizio Marchi 10:07 pm - 10th gennaio:

Si, però, scusa Fabio (a parte il fatto stiamo andando O.T. ..), un conto è utilizzare alcuni animali per provare dei vaccini, anche al costo di ucciderli, un altro è vivisezionarli da svegli e sventrarli come capretti, piantare la testa di una scimmia sul corpo di una cane o viceversa ecc.
Purtroppo sappiamo che succede anche questo e spesso di molto peggio. Allora, quello che voglio dire è che fra l’integralismo ideologico da una parte e il lasseiz faire dall’altra della serie “tanto sono animali e quindi “sti cazzi” perchè noi siamo i dominatori assoluti della natura e del mondo”, c’è il famoso giusto mezzo aristotelico che è quello sul quale personalmente mi attesto, per lo meno relativamente a questa questione.
Quindi proviamo pure tutti i vaccini del mondo e se necessario, per una giusta causa (debellare un malattia) sacrifichiamo pure la vita di alcuni animali, ma la tortura è un’altra cosa. E francamente non ho ancora capito a che cazzo può servire impiantare la testa di un cane sul corpo di una scimmia oppure aprirli come scatole di sardine, tagliargli le corde vocali per non farli latrare e tenerli in quelle condizioni non so per quanto tempo. Se qualcuno (uno scienziato, intendo, non uno qualunque…) è in grado di spiegarmelo, può darsi pure che, obtorto collo, mi convinca di questa dolorosa necessità.
A tutt’oggi però, a quanto mi risulta, nessuno lo ha spiegato…

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Fabio C. 1:57 am - 11th gennaio:

Fabrizio, è chiaro che sui punti che tu evidenzi son d’accordo, giacché ritengo anch’io che ci vuole un equilibrio in tutte le cose.
Ho semplicemente voluto sottolineare gli integralismi di chi sostiene che la sperimentazione sugli animali sia totalmente inutile, oggi come ieri, il che è assurdo.
Detto questo chiudo l’argomento.

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Fabrizio Marchi 9:01 am - 11th gennaio:

Fabio C.,

In questi termini, Fabio, sono d’accordo con te. E’ ovvio che se bisogna sperimentare un vaccino non si può fare su un uomo a rischio di ucciderlo…Però non mi pare che fosse questo il tema ma quello della vivisezione del maltrattamento degli animali che secondo me è una cosa barbara. Oltretutto ci si scandalizza (giustamente, sia chiaro..) per la devastazione dell natura e dell’ambiente, a maggior ragione bisognerebbe indignarsi per la violenza sugli animali che della natura rappresentano uno stadio sicuramente più evoluto. Poi il fatto che queste istanze siano fatte proprie da una parte del mainstream non ce ne deve fregare nulla. Però, a mio parere, secondo me anche al mainstream della vita animale gliene importa molto poco anche perchè non genera reddito, quindi…Poi, è ovvio, come in tanti altri fenomeni sociali, ci sono anche delle forme di integralismo ideologico, ma non mi pare però un grande problema. Del resto questo integralismo c’è anche dalla parte opposta degli animalisti e anche in forme ben più gravi. Pensiamo al fatto che ancora i giapponesi sono attivissimi nella caccia alle balene (per l’olio e i derivati, sia chiaro, perchè non se le mangiano, se al limite se le mangiassero, ci si potrebbe anche stare, nei limiti…). Ora qualcuno mi deve spiegare a che e a chi cazzo può servire nel terzo millennio l’olio di balena…non siamo mica ai tempi di Moby Dick che con l’olio di balena ci si illuminavano le strade dele città….Questi continuano invece con questa strage che ha veramente del’assurdo, senza considerare che lo sterminio delle balene provoca a sua volta uno squilibrio nell’ecosistema e così via…
Va bè, siamo ampiamente O.T.
E’ evidente (non certo da oggi) che è sempre più urgente la necessità di un luogo di discussione a 360° dove poter affrontare qualsiasi genere di argomento. Stiamo lavorando in tal senso e fra non molto ci saranno delle novità…http://www.uominibeta.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_wink.gif

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armando 1:15 pm - 11th gennaio:

Parlare dei diritti degli animali, con ciò equiparandoli egli essere umani, è sbagliato e frutto del solito politically correct incoerente e contraddittorio fino al paradosso. Detestano l’uccisione, a qualsiasi titolo, degli animali ma ammettono tranquillamente l’aborto.
Sono invece convinto che gli uomini abbiano dei DOVERI verso gli animali. Far si che vivano bene quando sono allevati, quindi anche con gradi libertà e mai quei terribili allevamenti intensivi di pollame, Non essere mai crudeli verso di loro e quando si compie il loro destino che ciò accada senza farli soffrire.
armando

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Alessandro 4:07 pm - 11th gennaio:

Sottoscrivo dalla prima all’ultima parola quanto scritto da Fabrizio, che mi pare abbia affrontato la questione in modo molto esauriente. Sono favorevole alla sperimentazione sugli animali quando questa è condotta con serietà e con un fine utile per la collettività. la considero una triste necessità. In generale non mi piacciono gli -ismi di nessun genere, però non dobbiamo commettere l’errore di pensare che animalismo faccia rima con integralismo, come da parte di alcuni media è stato fatto. In maggioranza gli animalisti sono persone che semplicemente si augurano un maggior rispetto per il mondo animale e operano per ottenere quanto poco sopra scritto da Armando. Le questioni allevamento, caccia, ecc., hanno un peso altrettanto importante, se non maggiore, di quello rappresentato dalla vivisezione-sperimentazione sugli animali. E’ curioso notare come la nostra società occidentale, che si proclama la più civile sulla faccia della terra, sia sotto questo aspetto assai più barbara per esempio di quella dei nativi del Nord America, civiltà spazzata via dai colonizzatori ma che ha ancora tanto da insegnarci relativamente alla concezione degli altri esseri viventi.

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cesare 11:48 am - 28th gennaio:

A volte però la salvifica per natura gestione femminile della cosa pubblica si fa attendere e appare una realtà ben diversa. Pregasi di non annegare nell’alcol la delusione, soprattutto per chi già ne abusava sognando la politica redenta dalla femmina:

http://www.ilgiornale.it/news/interni/enrico-ha-problemi-donne-quanti-imbarazzi-quote-rosada-vanto-986568.html

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