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25 mag 2010  |  1 Commento

Gli uomini “zeta”: paura e conformismo

Conosco Fabrizio Marchi da 35 anni e piu’ e almeno da venti anni prevale tra di noi uno scontro aspro permanente , ma rispettoso, dove io interpreto il ruolo del “terzinternazionalista del 2000” e lui dell’”esistenzialista borghese, nemico del popolo”… Credo di essere una sorta di “idiota”, nel senso che cerchero’ di chiarire. Non condivido, alla radice, la tesi di Fabrizio sugli uomini beta, pur riconoscendone valide e fondate diverse asserzioni. Identifico nello stesso potere sionista-plutocratico-massonico”,ovvero quella cricca di duemila famiglie che determinano il destino di miliardi di esseri e del pianeta stesso,la responsabilita’ fondamentale dell’invenzione di una contro-ideologia. Credo che nella malvagita’ di questi “vampiri” (Soros, ad esempio…..o gli Agnelli ecc…) ci sia una psicopatia di fondo, che da adito alla loro vulgata “schizofrenica”. Ma forse la schizofrenia e’ la vera sostanza psicologica del Capitalismo. Ad esempio,il Capitalismo esalta mercato e concorrenza e individualismo per poi distruggerli: kronos che mangia i figli e Medeia che fa a pezzi i frutti di un amore per vendicarsi di Giasone,un uomo e una donna della mitologia Greca, ottimi rappresentanti di tale schizofrenia. Tale atteggiamento rappresenta l’ideologia borghese “diurna” e “notturna” : l’apollineo e il dionisiaco . Di giorno i preti del Capitale ci parlano di Dio, Patria e Famiglia, di aborto, peccati e castita’,per poi andare a puttane o a farsi inculare di notte o a pippare coca : sostenere l’opposto. Dopo il 1968, l’”opposto ” che serve al sistema capitalista per distruggere l’unione delle forze proletarie e’ l’utilizzo e lo sfruttamento di alcune devianze di pensiero della nuova sinistra. Ecco che si sostituisce la lotta di classe con il “femminismo” , come dire sostituire la l’acqua naturale con la coca cola! Naturalmente l’esaltazione di tutte le devianze possibili, invece che una moderna battaglia per l’accettazione della differenza. Oramai siamo arrivati ALLA DITTATURA DELLA DIFFERENZA! E qui il Marchi ha parzialmente ragione,nel senso che a subire tale dittatura, non sono tutti , ma solo gli uomini che lui chiama beta ed il mondo della sinistra. IL “riflusso edonista”, la corruzione, la droga e la sfiducia indotta faranno il resto, ed ecco trovarci nella situazione di impotenza rivoluzionaria attuale. L’obiettivo del capitalista era quello di castrare “l’uomo di sinistra” come primo passo per l’annientamento della personalita’ politica e dell’autonomia politica della sinistra: le femministe non sono che state le materiali esecutrici per conto terzi, un po’ come le br con Aldo Moro, che questi vampiri del male volevano morto,in quegli anni, perche’ troppo filo-comunista. Da qui nascono gli inviolabili tabu’ della sinistra : la violenza come autodifesa, la giustizia proletaria, la donna vista come vacca-sacra, il regno dei “froci”,la droga leggera, lo sbrago, l’ipocrisia fatta realta’! Lo stalinismo satrapiano dei D’alema vari fondato sull’idea del nulla e sull’annientamento della critica marxista. Credo che oggi un’ onesta femminista dovrebbe sostenere ormai il velo protettore alle donne, il “burka del candore”,contro cio’ che l’autocrazia berlusconiana dominante, grazie alla sinistra malata ideologicamente,ha prodotto come porno-immagine della donna e sua schiavizzazione neo-pagana. Ora s’avanza uno strano “vermetto” : e’ il farisaico ometto di sinistra …..diviso in sottospecie. specie A : il galoppino politico, l’imbroglione sindacalista,pronti ad alzare la paletta del loro si al capo, dediti a piccoli traffici e piccole corruzioni popolarmente odiose; specie b : l’estremista testimoniale e settario, quello della serie “com’era bella valle aurelia 30 anni fa”, quello della memoria….quello che se fa ancora finta di fare politica scrive “compagne e compagni”,ed altre amenita…; specie c : l’intellettuale, il professionista, o anche il bravo lavoratore che per quieto vivere tutto vede ma A TUTTO FA PIPPA! (espressione dialettale romana per indicare uno che china il capo davanti a tutti e a tutto) Posso dire con tutta franchezza che nutro piu’ speranza in quei poveracci, brutti , ignoranti e cattivi , che hanno votato per lo zar Berlusca,che per I COLTI VIGLIACCHI UOMINI DELLA SINISTRA! Qualcuno diceva che un uomo che ha paura a sostenere apertamente le sue idee, fino al sacrificio,o non vale nulla come uomo o non valgono nulla le sue idee. Se non risolviamo la battaglia dei veri Tabu’ e delle soggezioni ideologico-farisaiche, passate di attenzione tra le masse, ma non nelle elite “alternative” e radical-chic, non faremo/farete un passo in avanti ………altro che uomini beta…


1 Commento

armando 2:09 pm - 29th maggio:

Premetto, affinchè non ci siano equivoci, che scrivo da una prospettiva diversa da quella marxista ortodossa dell’articolo. Per me il marxsimo conserva una sua validità come strumento d’analisi del funzionamento di questa società, ad esempio i concetti di alienazione e reificazione, ma non condivido più la filosofia che sottende. Dalla crisi della sinistra e dalle sue sconfitte storiche ho tratto conclusioni differenti, che mi hanno portato a rimetterne in discussione i fondamenti (dal materialismo filosofico, alla concezione della storia come lotta di classe che mi sembrano far parte della concezione “utilitaristica” dell’uomo propria della borghesia e che sottovalutano terribilmente i temi della spiritualità dell’uomo, fino al pensiero che la scienza in sè sia progressiva a prescindere dal suo uso e dal suo controllo in termini di indirizzi e scelte).
Detto questo, concordo sulla schizofrenia della società moderna, peraltro non attribuibile al capitalismo in sè quanto piuttosto all’ambivalenza delle pulsioni dell’uomo, di cui i richiami ai tratti psicologici dei personaggi mitici , nati ben prima, sono ottimo esempio. Credo anche che, se le cose sono come io sostengo, nessun tipo di società potrà mai superare definitivamente una certa schizofrenia. Anzi, più si disconoscono le contraddizioni come stato umano “naturale”, più si pensa che una cultura diversa le possa far sparire, tanto maggiore il pericolo di scivolare verso il totalitarismo. L’esperienza dei socialismi reali ne è prova, ma non diversamente accade oggi con quella che Climati definisce la “dittatura della differenza”. Il mondo moderno è così ossessionato dalle differenze che per sdoganarle finisce per proporle come modello, l’unico socialmente accettabile, con ciò finendo, paradossalmente, per discriminare il “non diverso”, ovvero il maschio adulto bianco cui si addossa ogni colpa. Sul fatto che in ciò si sia realizzata un’alleanza fra il capitalismo (che vive sulla standardizzazione e omologazione dei comportamenti e degli stili di vita) e una sciagurata nuova sinistra (e il femminismo), di fatto diventata la mosca cocchiera del primo, non ho dubbi. Ci sarebbe semmai da riflettere se quelle “deviazioni” di cui parla Climati sono state un accidente oppure se non fossero già implicite, in “potenza”, nei presupposti filosofici del marxismo. Ma non è di questo che mi voglio occupare quì, nè dell’accenno al “potere sionista-plutocratico-massonico”, invero pericoloso in quanto evocante, alle mie orecchie, le invettive contro le “demoplutocrazie” e l’esaltazione della “grande proletaria” di disgraziata memoria, peraltro comune anche ad un certo cattolicesimo ultratradizionalista. Dico solo che certa terminologia dovrebbe essere usata con molta circospezione, e che, qualunque opinione si abbia sulla politica concreta dello stato ebraico, confondere il concetto di giudaismo con Israele, è per me inaccettabile.
Detto anche che anch’io, con Climati, ripongo molte più speranze nel popolo che vota Berlusconi o Lega piuttosto che nei vadical chic con l’evve moscia,
voglio invece soffermarmi su questa frase: “L’obiettivo del capitalista era quello di castrare “l’uomo di sinistra” come primo passo per l’annientamento della personalita’ politica e dell’autonomia politica della sinistra”. Quì il potere ha realizzato un vero e proprio capolavoro, dobbiamo riconoscerlo. Caratteristica della sinistra “classica” che riconosco se non altro per averla condivisa, è senza dubbio il desiderio di giustizia ed equità. A prescindere dal come quella giustizia si pensava realizzabile, non c’è dubbio che quella aspirazione esisteva. E non c’è dubbio che di quella aspirazione gli uomini (e i padri) di sinistra si sentissero i massimi rappresentanti. A quegli uomini e padri che erano emigrati per sfamare la famiglia che avevano combattuto volenti o nolenti nelle guerre, che lavoravano in miniera, nei boschi, sulle impalcature, nei campi, nelle fabbriche, con orari e fatiche oggi inimmaginabili e che combattevano per migliorare la propria vita e quella dei propri cari unendosi in leghe, società di mutuo soccorso, sindacati etc., improvvisamente è stato detto che in realtà erano egoisti ed oppressori. Che il loro agitarsi era falso, era una maschera dietro la quale perpetuare il loro dominio sulle donne e sui figli.
Immaginiamo lo choc terribile provocato da queste accuse in chi credeva di lottare per un mondo più giusto.
Improvvisamente tutto quanto faceva ed aveva fatto cambiava di segno. Da paladini della giustizia, e come tali rispettati ed anche ammirati dalle loro donne e dai loro figli, quegli uomini erano diventati paladini occulti dell’oppressione di genere. Da quello choc, e proprio perchè in loro il senso della giustizia era altissimo, non si sono più riavuti. Questo è stato, ed ancora è.
Con un’aggravante, che io ritengo essere in realtà l’origine di tutta la questione. Il senso di sè dei maschi (non importano le idee di ciascuno, anche se è ovvio che i maschi “beta” fossero la stragrande maggioranza) è iniziato a declinare nel momento in cui si è messa in discussione il ruolo e la funzione della paternità. Non sto parlando degli eccessi di autoritarismo, pure reali, ma del fatto che il padre è stato identificato come il garante di un ordine sociale ingiusto, l’elemento da scalzare per arrivare ad una società di fratelli, di uguali senza gerarchie di sorta. In realtà una società senza gerarchie apparenti (ma con gerarchie ferree nei fatti), è quella che serve al capitalismo moderno, “liquido” secondo la terminologia di Baumann, perchè forgiatore di esseri umani molto più facilmente manipolabili. Il padre, con le sue ubbie e manie sulle regole, con il suo ordine simbolico che tentava di instaurare nella famiglia, con i limiti che dettava anche in termini di edonismo e consumismo sfrenato (se non altro perchè costretto a farsi i conti in tasca), era diventato un ostacolo, il più grande degli ostacoli. Il padre di sinistra, con le sue ubbie per la giustizia, e con la fierezza di trasmetterla ai propri figli, ancora di più. Dunque, che fosse eliminato con tutto ciò che rappresentava! Dunque che se ne facesse una rappresentazione falsa, e che si affidasse alle donne, troppo facilmente smemorate di quanto gli uomini avevano fatto anche per loro, il compito di essere la testa d’ariete in questa operazione!
Questo è, secondo me. E da questo nascono alcune riflessioni e conseguenze. A qualsiasi assetto socio economico si pensi, è indispensabile, prima ancora che combattere il femminismo (cosa necessaria ma conseguente), rivalutare il maschile e il paterno nel suo senso più profondo e più antagonista rispetto alla società attuale (e chi lo voglia la identifichi pure col capitalismo. Per me non è un problema). Ma per rivalutare il maschile e il paterno non si può non partire dall’opposizione intransigente a tutto ciò che ne svaluta l’importanza, prima di tutto livello simbolico e psichico. Penso all’esaltazione delle nuove famiglie matricentriche (quelle senza il padre che imprime la ferita della separazione dalla simbiosi madre/figlio), alle tecniche di fecondazione artificiale con seme sconosciuto (che prima di essere tecniche sono concezioni filosofiche), penso alla trasmissione del cognome, penso alla emarginazione maschile dalle professioni educative, penso, last but not least, all’ininfluenza e all’emarginazione maschile in tema di aborto. Senza tutto ciò la civiltà è condannata alla regressione, altro che “progresso”.
armando

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