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	<title>Uomini Beta &#187; Contributi</title>
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	<description>movimento maschile</description>
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		<title>Capitalismo e solitudine: perchè la pornografia è un&#8217;industria multimiliardaria</title>
		<link>http://www.uominibeta.org/2012/01/11/capitalismo-e-solitudine-perche-la-pornografia-e-unindustria-multimiliardaria/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 07:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&#38;file=article&#38;sid=9658 CAPITALISMO E SOLITUDINE PERCHÉ LA PORNOGRAFIA È UN&#8217;INDUSTRIA MULTIMILIARDARIA DI HARRIET FRAAD E TESS FRAAD WOLFF Truthout Enormi cambiamenti sociali della forza lavoro statunitense e del commercio hanno trasformato l&#8217;economia, nonché influito potentemente sulle relazioni personali. A partire dal 1970, siamo passati dallessere una società di persone connesse in gruppi di ogni genere a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=9658" target="_blank">http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=9658</a></p>
<p><strong>CAPITALISMO E SOLITUDINE</strong><br />
<a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;new_topic=15" target="_blank"></a><strong>PERCHÉ LA PORNOGRAFIA È UN&#8217;INDUSTRIA MULTIMILIARDARIA</strong></p>
<p>DI HARRIET FRAAD E TESS FRAAD WOLFF<br />
<em>Truthout</em></p>
<p>Enormi cambiamenti sociali della forza lavoro statunitense e del commercio hanno trasformato l&#8217;economia, nonché influito potentemente sulle relazioni personali. A partire dal 1970, siamo passati dallessere una società di persone connesse in gruppi di ogni genere a di persone che sono troppo spesso sconnesse, distaccate <a href="http://www.tikkun.org/article.php/jan10_depressions" target="_blank">e alienate l&#8217;una dall&#8217;altra</a>.</p>
<p>Il numero uno è il numero più solitario e nelle loro vite personali gli Americani sono <a href="http://www.unmarried.org/statistics.html#living-single" target="_blank">sempre più soli</a>.</p>
<p><strong><em>Che cosa è successo?</em></strong></p>
<p>Negli anni &#8217;70 il sogno americano che durava da 150 anni si è bruscamente fermato. Dal 1820 al 1970 ogni generazione americana ha avuto più successo di quella che laveva preceduta. Negli anni &#8217;70 i <em>computer</em> hanno iniziato a rimpiazzare milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti. <strong>I sistemi di comunicazione internazionale sono diventati così sofisticati che si sono potute spostare all&#8217;estero le fabbriche, permettendo che i mezzi di sostentamento di altri milioni di americani fossero subappaltati. I progressi dei movimenti per i diritti civili e femministi avevano dato alle donne e alle minoranze accesso a un impoverito mercato del lavoro. I movimenti sindacalisti della sinistra militante e i partiti politici non erano lì a protestare. Gli stipendi si sono appiattiti. I profitti sono aumentati con la produttività, mentre le quote distribuite ai vertici sono cresciute, piuttosto che essere distribuite negli stipendi. Le ricche banche hanno emesso carte di credito con alti tassi di interesse, che hanno loro consentito di arricchirsi ancora di più con fondi precedentemente pagati come stipendi. </strong></p>
<p>Agli uomini non venivano più dati stipendi adeguati a una famiglia. Le famiglie hanno iniziato a soffrirne. Le donne si sono riversate nella forza lavoro per compensare i <a href="http://www.tikkun.org/article.php/jan10_depressions" target="_blank">salari persi</a> degli uomini. Fino a questo punto la gran parte del lavoro femminile era stato primariamente il lavoro all&#8217;interno della casa: creare ordine e pulizia domestici, dedicarsi alla cura dei figli e fornire servizi sociali ed emotivi alla famiglia. Dopo gli anni &#8217;70 la maggior parte delle donne lavorava fuori e anche dentro casa. Ora, praticamente tutte le donne lavorano fuori casa, costituendo quasi la metà della forza lavoro.</p>
<p>Prima dei movimenti per la parità di razza e di genere, i migliori lavori erano riservati agli uomini bianchi, che erano la schiacciante maggioranza.<strong> All&#8217;interno della nostra forza lavoro razzista e sessista, gli uomini bianchi avevano ciò che in pratica costituiva due bonus lavorativi: uno per il fatto di essere bianchi e un altro in quanto uomini. </strong><strong>Dall&#8217;inizio degli anni &#8217;70 non è stato più necessario dare <em>bonus</em> finanziari agli uomini bianchi. Infatti non era più necessario pagare stipendi più elevati ad alcun lavoratore della forza lavoro statunitense. Gli stipendi dei lavoratori si sono appiattiti anche a fronte di un aumento della produttività. Ciò voleva dire che si aveva un profitto sempre maggiore da accumulare al vertice.</strong></p>
<p>Gli americani bianchi hanno perso una buona parte dell&#8217;egemonia maschile che era associata a lavori e stipendi stabili che potessero sostenere una famiglia. <strong>Quando milioni di lavori nell&#8217;industria manifatturiera sono stati spostati all&#8217;estero, la nostra economia è diventata un&#8217;economia di servizi. Né la maggiore prestanza fisica, né i maggiori livelli di aggressività associati agli uomini sono particolarmente richiesti in un&#8217;economia di servizi. Le relazioni personali eterosessuali che si erano sviluppate sulla base di un reddito fornito dall&#8217;uomo non potevano reggere. Quei ruoli di genere erano sessisti e limitanti. Tuttavia, avrebbero potuto essere trasformati politicamente senza traumatizzare economicamente e psicologicamente il popolo americano. </strong></p>
<p><strong><em>Nuovi ruoli</em></strong></p>
<p>Le donne americane si sono adattate ai nuovi ruoli nel mercato del lavoro. Sfortunatamente, gli uomini non hanno fatto cambiamenti equiparabili. Sono rimasti ancorati ai privilegi che erano associati ai ruoli dell&#8217;uomo lavoratore e del servizio delle donne a tempo pieno all&#8217;interno della casa. L&#8217;uomo disoccupato medio <a href="http://www.palgrave.com/products/title.aspx?pid=359547" target="_blank">svolge attualmente meno lavori domestici della sua moglie impiegata a tempo pieno</a>.</p>
<p><strong>Molti uomini ora vogliono servizi extra-domestici, sessuali ed emotivi per compensare l&#8217;evirazione che subiscono quando perdono il lavoro e lo stipendio da capofamiglia. C&#8217;è conflitto nella famiglia a un livello del tutto nuovo. Il nostro tasso di divorzi è diventato il più elevato del mondo. Sfortunatamente, gli uomini e le donne non si sono mobilizzati per costringere il governo a fornire servizi, gratuiti o sovvenzionati per l&#8217;infanzia o per gli anziani, né altri servizi sociali assolutamente necessari per compensare il secondo &#8220;turno di lavoro&#8221; delle donne in casa. </strong></p>
<p>Nel 2008 la recessione ha colpito duro, facendo sprofondare milioni di americani nel precariato e nella miseria. I posti di lavoro degli uomini sono stati i più colpiti. La maggioranza dei lavori persi erano in campi marcatamente associati a stereotipi maschili, come quelli nelledilizia, nellindustria pesante, nella finanza e nella vendita aggressiva di beni costosi. Il 75% degli oltre cinque milioni di posti di lavoro persi nella nostra recessione sono stati <a href="http://www.tikkun.org/article.php/jan10_depressions" target="_blank">lavori tradizionalmente maschili</a>.</p>
<p>Gli uomini sono rimasti indietro. I guadagni delle donne sono aumentati del 44% dal 1970 al 2007 <a href="http://new-economy-of-marriage-pdf-pew-socialtrends.org/" target="_blank">in raffronto al 6% di crescita per quelli degli uomini</a> . Le donne occupano ora quasi la metà dei posti di lavoro della nazione, più della metà dei posti manageriali e la maggior parte delle cattedre nell&#8217;istruzione superiore.</p>
<p>I ruoli tradizionali maschili, sia sul mercato del lavoro che all&#8217;interno della famiglia stanno diventando obsoleti. Solo due dei quindici lavori con maggior crescita negli USA sono solitamente lavori maschili: <a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_7622/is_201110/ai_n58254921/" target="_blank">quelli di guardiano e di ingegnere informatico</a>. Tutte le restanti aree di crescita lavorativa sono per lavori tradizionalmente femminili nei servizi sociali di ogni genere. I lavori di servizio sociale non possono essere subappaltati. Le qualità tradizionalmente associate alle donne, quali l&#8217;abilità di prendersi cura dell&#8217;altro, di cooperare e di connettersi socialmente, sono quelle più spesso richieste nella nuova economia di servizi dell&#8217;America.</p>
<p>Le donne hanno risposto all&#8217;incapacità finanziaria degli uomini e al loro rifiuto di partecipare ugualmente alle mansioni domestiche e alla cura dei figli. Le donne non possono più sopportare il lavoro extra di prendersi cura di uomini che non sanno né sostenerle [economicamente], né compensare i turni di lavoro quadrupli delle donne nel lavoro domestico, nel lavoro [di supporto] emotivo, nella cura dei figli e nei lavori fuori dalle mura domestiche. Le donne statunitensi si rifiutano sempre più di sposare uomini che non possono fornire un sostegno economico e che tuttavia vogliono ancora essere serviti in tutto e per tutto. Attualmente sono le donne a chiedere la maggior parte dei divorzi e che, sempre più spesso, si rifiutano di sposarsi <em>in primis</em>. Le donne oggi possono permettersi di vivere in casa da sole, e <a href="http://christina-gregoire.suite101.com/more-single-women-than-married-women-in-us-a139290#ixzz1GrxILvCq" target="_blank">così fanno</a>.</p>
<p>La maggioranza delle persone nel pieno dell&#8217;età per il matrimonio e la maternità/paternità (18-34 anni) rimangono non sposate e vivono sole.</p>
<p>Questi cambiamenti hanno alterato drasticamente lo schema delle relazioni intime. I mutamenti nei ruoli di genere e nel lavoro hanno chiesto alle donne di adattarsi, assumendosi la responsabilità di carriera e lavoro e vivendo sole, oppure sole con i figli. La maggioranza degli uomini non si è adattata. I loro vecchi ruoli di genere e nella forza lavoro hanno permesso agli uomini di abituarsi a dipendere dalle donne per le loro necessità emotive e di mantenimento della vita, donne che sono ora sempre meno disponibili.</p>
<p>Le donne americane hanno avuto un movimento femminista vitale per il loro sostegno.<strong> Gli uomini americani non hanno avuto e non hanno alcun movimento sociale, politico o sindacale per esplorare quello che si sono persi evitando i compiti di tutti i giorni e un</strong><strong>intimità nelle relazioni personali che vada al di fuori del sesso. Le donne </strong><strong><em>single</em></strong><strong> continuano a mantenere strette relazioni emotive con le loro amiche e i loro figli. </strong></p>
<p>Gli uomini sono diventati sempre più emozionalmente sconnessi e soli. Rispondono agli annunci pubblicitari capitalistici che vendono soluzioni basate sul mercato per la loro sentita perdita di virilità. Comprano creme al testosterone per aumentare il senso di virilità che le mutate condizioni sociali erodono. I prodotti al testosterone sono una delle <a href="http://www.nytimes.com/2011/12/18/opinion/sunday/are-we-not-man-enough.html?pagewanted=all" target="_blank">maggiori aree di crescita dell&#8217;industria farmaceutica</a>.</p>
<p>Gli uomini eterosessuali ora sono spaventati dalle relazioni amorose in cui le regole sono cambiate. Spesso, queste relazioni eterosessuali erano l&#8217;unica intimità emotiva che avevano gli uomini. Non sanno come funzionare come partner alla pari e spesso temono di imparare. Anche le donne eterosessuali potrebbero essere spaventate, perché neppure loro hanno una guida nel mantenere una relazione intima tra pari. Temono di perdere la propria autonomia.</p>
<p><strong><em>La posizione degli uomini</em></strong></p>
<p>Gli uomini persi e solitari potrebbero impegnarsi a trasformare la propria vita attraverso programmi in dodici fasi o con le terapie. Tuttavia, l&#8217;avere bisogno di aiuto e il chiederlo è stato tradizionalmente associato alla femminilità, non alla virilità. Ci sono rimasti quattro rifugi per gli uomini che rimangono attaccati all&#8217;egemonia maschile e agli stereotipi di virilità. Sono: la <em>National Rifle Association</em> (NRA, l&#8217;associazione dei produttori di armi) e la cultura del fucile; l&#8217;esercito; la destra cristiana e la pornografia. <strong>Di questi quattro rifugi misogini, la pornografia è il più prevalente, vantaggioso e in espansione. L&#8217;industria pornografica eterosessuale su Internet ha sfruttato la solitudine degli uomini eterosessuali e ha contribuito a cambiare l&#8217;aspetto delle relazioni più intime.</strong></p>
<p>Le possibilità di esistenza di relazioni personali eterosessuali serie e paritarie ora sembrano scarse. La delusione femminile per gli uomini e la sempre maggiore ritirata degli uomini dalla comunicazione e dalle relazioni autentiche sono ora riflesse nella cultura popolare. Film di tendenza come &#8220;<em>Knocked Up</em>&#8221; hanno dato alla luce un nuovo genere. Nel film &#8220;<em>Knocked Up</em>&#8220;, la protagonista femminile ha un buon lavoro. È attraente e con un <em>look</em> professionale, mentre il protagonista vive con un gruppetto di coinquilini sciatti e disoccupati che passano la maggior parte del tempo giocando con i <em>videogame</em>, fumandosi canne e guardando pornografia in un appartamento sporco coperto da scatole vuote di pizza e nell&#8217;inerzia generale. La loro più grande aspirazione, che deve ancora essere realizzata, è quella di lanciare un sito pornografico.</p>
<p>Un articolo del <em>New York Times</em> che descrive due moderne <em>sitcom</em> è intitolato &#8220;<a href="http://tv.nytimes.com/2011/10/11/arts/television/last-man-standing-and-man-up-on-abc-review.html?pagewanted=all" target="_blank"><em>Downsized and Downtrodden, Men are the New Women on TV</em></a>&#8221; (&#8220;Rimpiccioliti e calpestati, gli uomini sono le nuove donne della TV&#8221;).</p>
<p>Immagini di donne molto competenti e di uomini adolescenti e demotivati sono emerse anche in uno studio condotto da uno dei co-autori di questo articolo, Tess Fraad Wolff. Fraad-Wolff ha intervistato 48 donne eterosessuali di quattro diverse razze e gruppi socioeconomici, di età compresa tra i 22 e i 44 anni. Sono state rivolte domande che riguardavano le esperienze sessuali ed emotive delle donne durante la fase di corteggiamento. Una maggioranza schiacciante, 46 delle 48 donne intervistate, ha descritto i problemi riportati qui sotto:</p>
<p>1. Gli uomini si rifiutano spesso di pianificare il futuro e accettano solo impegni a breve.</p>
<p>2. Gli uomini mostrano la paura dell&#8217;impegno dopo il primo appuntamento non fissandone un secondo o non presentandosi a un secondo appuntamento. Spostano gli appuntamenti e li cancellano frequentemente.</p>
<p>3. Troppi uomini non portano abbastanza soldi per almeno condividere il costo di possibili attività durante le uscite.</p>
<p>4. Gli uomini introducono istantaneamente il sesso e materiale inerente al sesso nelle conversazioni, ma molti non riescono a metterlo in pratica.</p>
<p>L&#8217;ultimo problema lamentato, circa l&#8217;inserimento di materiale sessuale nelle conversazioni più iniziali, potrebbe riferirsi a una questione che ha un potente impatto sulle relazioni e illustra una connessione profonda tra il capitalismo e la solitudine. È la diffusione della pornografia eterosessuale.</p>
<p><strong><em>L&#8217;impatto della pornografia</em></strong></p>
<p>La pornografia è antecedente al capitalismo. Tuttavia, i capitalisti hanno ora sfruttato la pornografia a un livello del tutto nuovo. La pornografia adesso è diventata un passatempo per miliardi di uomini e una dipendenza per milioni di essi. Quaranta milioni di adulti negli Stati Uniti visita regolarmente i siti pornografici. Di questi 40 milioni, <a href="http://reliableanswers.com/med/pornography_addiction.asp" target="_blank">l&#8217;87 per cento sono uomini</a>.</p>
<p><strong><em>Il capitalismo e la pornografia</em></strong></p>
<p>L&#8217;esplosione della pornografia eterosessuale su Internet all&#8217;inizio degli anni &#8217;90 ha dato enormi profitti. La pornografia è una macchina da sogno capitalista. Questo settore ha redditi superiori a quelli della Microsoft, Google, Amazon, eBay, Yahoo, Apple e Netflix messi insieme. Nel <a href="http://internet-filter-review.toptenreviews.com/internet" target="_blank">2006</a>, <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3050060/#CIT6-" target="_blank">i redditi della pornografia</a> in tutto il mondo sono aumentati fino a <a href="http://www.amazon.com/Pornland-How-Porn-Hijacked-Sexuality/dp/0807044520" target="_blank">97,06 miliardi</a> di dollari.</p>
<p>Data l&#8217;estrema redditività della pornografia, i produttori competono per catturare una maggiore quota del mercato. Producono pornografia più violenta con donne <a href="http://thepriceofpleasure.com/" target="_blank">sempre più giovani</a> e atti più degradanti e <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19862768" target="_blank">aggressivi</a>. Per il capitalismo il profitto viene prima di tutto il resto, quindi viene data minore priorità a fattori quali luguaglianza dei diritti, la moralità o il <a href="http://ebookbrowse.com/cohenfep-pdf-d31031235" target="_blank">danno per le relazioni personali</a>.</p>
<p>Come influiscono la diffusione della pornografia e il crescente numero di utenti e dei dipendenti sulle relazioni?</p>
<p>La connessione sessuale può motivare gli individui a cercare e mantenere le relazioni.</p>
<p>La pornografia eterosessuale su Internet ha drammaticamente alterato le immagini della sessualità. Gli uomini eterosessuali americani stanno incontrando sempre maggiori difficoltà a compiere l&#8217;atto sessuale, dal mantenimento dell&#8217;erezione al focalizzare l&#8217;attenzione sulla partner durante il sesso, fino al mancato raggiungimento dell&#8217;orgasmo.</p>
<p>Molti uomini sono così abituati al ritmo a rotta di collo con cui la pornografia offre centinaia di immagini che <a href="http://nymag.com/news/features/70976/index2.html" target="_blank">non riescono più a mantenere l&#8217;eccitazione o la concentrazione durante il processo interattivo comparativamente lento del sesso reale</a>. In aggiunta, molti utenti hanno inconsciamente associato l&#8217;anonimità con l&#8217;eccitazione, e come risultato non riescono a raggiungere o ad apprezzare l&#8217;intimità che spesso accompagna il sesso reale. Numeri da record di uomini riferiscono di non essere in grado di completare atti sessuali che coinvolgono un&#8217;altra persona in carne e ossa. Un recente studio della Università del Kansas ha riportato che il 25 per cento di giovani uomini ha detto che fingeva di avere orgasmi con le donne perché non <a href="http://www.livescience.com/8919-study-men-fake-orgasm.html" target="_blank">riusciva ad avere orgasmi senza pornografia</a>.</p>
<p><strong><em>Perché la pornografia provoca dipendenza?</em></strong></p>
<p>L&#8217;atto di guardare la pornografia implica un legame tra cervello, immagini e la pornografia mostrata. Questo processo di legame neurale induce l&#8217;immediata imitazione mentale che ha luogo quando le persone guardano rappresentazioni di qualsiasi comportamento, particolarmente un comportamento che ha qualità eccitanti. Le sostanze chimiche prodotte dall&#8217;azione dei neurotrasmettitori creano sensazioni piacevoli. Chi guarda vuole avere una sensazione sempre maggiore. Tutte le persone che guardano [la pornografia] sono potenzialmente dipendenti, perché non solo riescono a raggiungere l&#8217;orgasmo grazie alla pornografia, ma possono <a href="http://www.fightthenewdrug.org/Science/physical/?blog_post_id=1055" target="_blank">potenzialmente sviluppare</a> un attaccamento <a href="http://www.amazon.com/Wired-Intimacy-Pornography-Hijacks-Brain/dp/0830837000" target="_blank">neurologico ad essa</a>. Spesso non si rendono conto dei modi in cui le loro relazioni con la pornografia hanno iniziato a rimpiazzare quelle con altre persone.</p>
<p>Molti uomini rifiutano il sesso reale, preferendone la versione sintetica persino quando hanno delle partner con cui sono presenti opportunità per il sesso. Spengono la connessione e l&#8217;intimità che il sesso reale può offrire. Si ritirano nella pornografia per sfuggire alla sfida di relazioni mutate e più impegnative con le donne. Molti evitano persino di instaurare una relazione in favore di un legame apparentemente sicuro, isolato e anonimo con immagini artificiali sullo schermo del computer. Sebbene la frazione di donne che guardano la pornografia e sono dipendenti da essa non esprimano in genere la diminuzione del desiderio di avere un reale rapporto sessuale con un partner, condividono [con gli uomini] l&#8217;inabilità di masturbarsi o di raggiungere l&#8217;orgasmo senza la pornografia o immagini pornografiche. Inizialmente, maggiori numeri di donne hanno riferito di sentirsi perpetuamente turbate e sessualmente rifiutate dai loro partner maschili. Anche gli uomini sono ora disturbati dalla loro <a href="http://www.throughtheflame.org/forum/content/men-worried-about-heavy-internet-porn-use-166/" target="_blank">crescente disfunzione sessuale e dipendenza dalla pornografia</a>.</p>
<p>L&#8217;immersione nella pornografia è sia la causa che il risultato della cupa solitudine nel tentativo di relazionarsi con gli altri in un&#8217;America guidata dal profitto con una alterata prospettiva di genere. La pornografia fornisce un mercato lucrativo che vende i suoi prodotti per mascherare la paura degli uomini eterosessuali delle mutate aspettative di genere. Il modo in cui il capitalismo e la solitudine si alimentano l&#8217;un l&#8217;altro è una realtà, mentre crescenti numeri di uomini e donne rinunciano innumerevoli opportunità di intimità in favore dell&#8217;esperienza di stare da soli di fronte a immagini prefabbricate e guidate dal profitto, che spesso contengono messaggi polarizzanti e divisivi circa le relazioni di genere e la sessualità. Scelgono esperienze solitarie, acquisite, piuttosto che quelle reciproche &#8211; persino negli atti sessuali che sono, per loro stessa natura e descrizione, atti di unione, fisicamente, psicologicamente, simbolicamente e forse spiritualmente.</p>
<p>La posizione egemonica degli uomini eterosessuali è stata distrutta mentre l&#8217;incessante ricerca capitalista del profitto ha eliminato e spostato all&#8217;estero i lavori e abbassato gli stipendi. Uomini e donne potrebbero aver raggiunto l&#8217;uguaglianza e il desiderato reciproco senza la distruzione capitalista, guidata dal profitto, delle nostre vite economiche e personali. Ci sono modi non capitalistici, come unirsi insieme per costringere il governo degli Stati Uniti a fornire servizi che consentano alle donne e agli uomini di lavorare insieme come pari fuori e dentro le mura domestiche. La distruzione dell&#8217;economia degli Stati Uniti ha lasciato le donne con il fardello di fare tutto da sé e ha reso gli uomini apatici, spodestati, disfunzionali e solitari. Il mercato della pornografia ha offerto un rifugio dal relitto che il capitalismo ha contribuito a creare.</p>
<p>Adesso dobbiamo affrontare lo strano trionfo del profitto sull&#8217;esperienza condivisa. Il capitalismo ha inquinato l&#8217;esperienza della connessione reciproca nei nostri stessi letti e nel nostro stesso corpo. Il fallimento del capitalismo nel fornire sufficienti posti di lavoro, possibilità di prosperità, stipendi decenti e servizi sociali ha portato le masse ad aggrapparsi a pseudosoluzioni solitarie che peggiorano infine la qualità di vita. La pornografia è una di queste.</p>
<p><strong><em>Emergere dal capitalismo e dalla solitudine</em></strong></p>
<p>Come possiamo emergere da questa epidemia di isolamento personale e di solitudine? Come possiamo metterci in relazione da pari per cambiare queste cose? La speranza di raggiungerci a vicenda sta iniziando a mobilizzare il 99 per cento degli americani spodestati e precedentemente isolati nell&#8217;America capitalista. Uomini e donne lesbiche, gay, bisessuali, trans ed eterosessuali di tutte le razze ed etnicità stanno iniziando ad affermare che apparteniamo al 99 per cento e che possiamo incominciare a costruire un movimento insieme come pari. Sta succedendo. Movimenti di occupazione si stanno diffondendo in tutta l&#8217;America e <a href="http://mail.aol.com/34945-111/aol-6/en-us/Suite.aspx" target="_blank">stanno prosperando nonostante la brutalità e la repressione della polizia</a>.</p>
<p>Il movimento del 99 per cento è caratterizzato da decisioni prese democraticamente, dal rispetto, dalla trasparenza e dall&#8217;uguaglianza di razza e genere. Insieme, le persone si sforzano di porre fine alla dominanza dell&#8217;1 per cento dei profittatori che per loro interesse hanno trascinato l&#8217;America nella povertà economica e affettiva. I movimenti di occupazione forniscono possibilità di vita migliore con opportunità e connessione per tutti. Sono la nostra speranza.</p>
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		<title>Giustizia, libertà e diritti non dipendono dal genere di appartenenza</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 11:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Orgutu Council of Women World Leaders Qualche nota sul governo della Tansu Penbe Çiller, che è stata Primo Ministro della Turchia dal 25 giugno 1993 al 6 marzo 1996 (da Il Foglio di sabato 7 gennaio, “Quella mano turca dietro omicidi, golpe falliti e  incendi in Grecia”). Prima, ed unica fino ad ora, donna a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Orgutu Council of Women World Leaders</p>
<p>Qualche nota sul governo della Tansu Penbe Çiller<strong>, </strong>che<strong> </strong>è stata Primo Ministro della Turchia dal 25 giugno 1993 al 6 marzo 1996 (da Il Foglio di sabato 7 gennaio, “Quella mano turca dietro omicidi, golpe falliti e  incendi in Grecia”). Prima, ed unica fino ad ora, donna a ricoprire questa carica in Turchia, attualmente la Çiller<strong> </strong>svolge attività di lobbyng di alto profilo nel Council of Women World Leaders. Durante il suo mandato ha messo in piedi la “Çiller orgutu”, organizzazione personale tramite la quale “governava facendo ampio uso di quello che in Turchia si chiama “Stato profondo”. Un’alleanza tra 007, padrini mafiosi e Lupi grigi”. (&#8230;) “Lo scandalo travolse la Çiller e segnò la sua fine politica.(…) “ Al suo posto arrivò Ylmaz, che affidò l’indagine al capo dell’ufficio ispettori della Presidenza del Consiglio. Il responso fu sconvolgente: la Çiller aveva organizzato un suo servizio segreto, chiamato “Çiller orgutu”, finalizzato alle operazioni contro i “nemici dello Stato” e finanziato per 500 miliardi di dollari da fondi segreti e da contrabbando di eroina”. (…) “Il Çiller orgutu si occupò di centinaia di esecuzioni di esponenti Curdi e di  numerosi attacchi contro centri culturali armeni a Beirut e a Parigi. Il rapporto, consegnato nelle mani di Ylmaz, fu reso pubblico con un omissis di dodici pagine riguardante “operazioni nei paesi vicini”. Sul testo censurato circolavano da tempo varie indiscrezioni. Il quotidiano Turkyie aveva pubblicato in prima pagina la foto di un grande incendio a Parnitha, nei dintorni di Atene con la frase: “avete capito ora?”” (…) “Ora Ylmaz ha dato una conferma ufficiale: “Sotto il regno della Çiller agenti turchi hanno incendiato le isole dell’Egeo, Creta e la Macedonia. Della stessa matrice furono le numerose esplosioni a Rodi, in piena stagione turistica, nel maggio 1997. Morti, feriti, e milioni di ettari carbonizzati (..)””</p>
<p>Perché citare la Sig.ra Tansu Penbe Çiller? Perché le anime “belle” dei maschi che recitano il mantra: “finalmente la pace e la giustizia grazie al potere alle donne”, piuttosto che invocare l’avvento salvifico delle donne al potere, abbiano a lavorare su se stessi per una rinnovata consapevolezza e responsabilità personale facendosi avanti autorevolmente e generosamente in famiglia e nella società. L’atteggiamento contrario, l’attesa infantile e acritica delle “dee ex machina”, potrebbe riservare amare sorprese e tutt’altro che la salvezza e il nuovo mondo sperato. Potrebbero anche trovarsi arruolati, loro malgrado, in qualche “Çiller orgutu” a compiere ogni sorta di illegalità, magari in nome dello Stato. Come dire che il peccato originale, come chiave di lettura della propensione di entrambe i generi a commettere il male,  è ipotesi da tenere in considerazione, così  come il conseguente consiglio biblico ad una prudente realistica valutazione delle cose. Soprattutto perché, dal comportamento delle donne di potere, così come del resto verso chiunque eserciti il potere, la Storia insegna che è legittimo, anzi è dovere civico dubitare, onde verificare se le signore intendano cedere alla tentazione di interpretare il mandato ricevuto ricorrendo allo “Stato profondo” come già la Çiller e magari, ma con le migliori intenzioni, contro il genere ritenuto, come tutti i nemici, da “rieducare”: quello maschile. La vicenda del Primo Ministro turco, sig.ra Çiller<strong>, </strong>insegna che non è dal sesso, maschile o femminile, che deriva la garanzia  che un politico sia capace, pacifico e giusto,e tuteli la libertà di tutti e che la salvaguardia della libertà dei cittadini è compito quotidiano.</p>
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		<title>Marxismo e religione, politica e spiritualità, relativismo etico e laicità</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 23:22:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>

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		<description><![CDATA[Su segnalazione di Armando, pubblichiamo volentieri questo interessante articolo del filosofo politico Costanzo Preve, a proposito della lettera sottoscritta da Pietro Barcellona, Mario Tronti, Paolo Sordi e Giuseppe Vacca, di cui ci siamo occupati di recente, che proponeva l&#8217;apertura di una riflessione sui temi della relazione fra politica e spiritualità,  marxismo e religione, relativismo etico, laicità (e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su segnalazione di Armando, pubblichiamo volentieri questo interessante articolo del filosofo politico Costanzo Preve, a proposito della lettera sottoscritta da Pietro Barcellona, Mario Tronti, Paolo Sordi e Giuseppe Vacca, di cui ci siamo occupati di recente, che proponeva l&#8217;apertura di una riflessione sui temi della relazione fra politica e spiritualità,  marxismo e religione, relativismo etico, laicità (e laicismo)  e valori cosiddetti &#8220;non negoziabili.</p>
<p>Di seguito all&#8217;articolo di Costanzo Preve mi sono permesso di aggiungere alcune mie (modeste) riflessioni.</p>
<p>&#8220;Alla vigilia del convegno politico dei cattolici a Todi (17 ottobre 2011) un gruppo di intellettuali di formazione marxista ha firmato una interessante lettera aperta. Si tratta del filosofo del diritto Barcellona, del sociologo Paolo Sordi, del filosofo già teorico dell&#8217;operaismo italiano Mario Tronti e dello storico bavarese Giuseppe Vacca, autore di studi apologetici su Togliatti e la linea politica del PCI negli anni Settanta e Ottanta.                </p>
<p>Benché io non abbia assolutamente nulla che fare con l&#8217;ambiente intellettuale di questi distinti signori, e sia uscito dalla loro cultura e dai loro riti di appartenenza identitaria da molto tempo, devo dire che concordo pienamente con loro nel metodo e del merito, e mi permetto di fare alcune ulteriori osservazioni.<br />
1. Essi si collocano sul terreno del PD, &#8221; partito di credenti e di non credenti&#8221;, e lo invitano ad un dialogo con la Chiesa cattolica (e quindi non solo con generici e indifferenziati credenti), a partire da una nuova emergenza antropologica il cui aspetto più allarmante è la manipolazione biologica genetica della vita. Inoltre propugnano l&#8217;apertura di un dialogo pubblico su due temi del magistero di Benedetto XVI, e cioè rispettivamente il rifiuto del relativismo etico ed il concetto di valori non negoziabili.                                                     </p>
<p> La risposta laica non è mancata, ed è venuta con una lettera sull&#8217;Unità dello storico PD Francesco Benigno, che ha parlato di &#8220;marxisti ratzingeriani&#8221;, i quali avrebbero compiuto una doppia semplificazione: ridurre il ruolo della religione nel mondo contemporaneo a quello della presenza della sola Chiesa cattolica, escludendo la pluralità delle fedi, e di sorvolare non solo sulle divergenze del mondo cristiano ma anche su quelle interne allo stesso mondo cattolico.                                                                                                       </p>
<p>Ripeto: sono completamente estraneo al mondo dei cosiddetti &#8221; intellettuali di sinistra&#8221;, e tanto più al mondo dei fiancheggiatori culturali del Partito democratico, ma l&#8217;argomento mi interessa molto, e per questo ritengo opportuno fare alcune osservazioni.<br />
2. In primo luogo non ha nessun senso parlare di &#8221; marxisti ratzingeriani&#8221;, in quanto oggi nessuno sa seriamente dire chi è ancora marxista e chi non lo è più da tempo. Venuto meno il canone marxista comune, sia eretico che ortodosso, frantumate le discipline specialistiche su basi universitarie (filosofi, politologi, economisti, storici, sociologi, eccetera), il marxismo segue ormai nel mondo intero il principio pirandelliano del &#8221; così è se vi pare&#8221;.                                                                                                                                               </p>
<p>Si è qui invece palesemente di fronte non tanto di un discorso sul marxismo e la religione, il suo ruolo sociale ed il suo contenuto o meno di verità o di falsità, quanto ad una valutazione sul laicismo assai più che sulla laicità costituzionale, che nessuno mette più seriamente in discussione. I quattro firmatari (che hanno tutto il mio assenso) rifiutano il terreno laicista alla Pannella-Bonino (No Taleban , No Vatican), che è disposto al massimo a riconoscere ai cattolici un ruolo caritativo subalterno di assistenza a drogati, malati e poveracci vari, e che riconosce ipocritamente un ruolo ai cattolici come belatori ritualistici in cortei pecoreschi di generiche grida di &#8220;paceee, paceee&#8221; approvando simultaneamente le guerre e di bombardamenti contro i dittatori barbuti o baffuti. È questa la linea dei vari Bertinotti, Diliberto, Vendola, eccetera: la Chiesa non ficchi il suo naso medievale sui costumi modernizzati e sui diritti assoluti degli individui, e poi le si può riconoscere un ruolo integrativo subalterno sui &#8220;valori&#8221;, e sull&#8217;integrazione dello smantellamento dei sistemi di welfare state. Eutanasia, manipolazione genetica incontrollata, matrimonio gay, eccetera, e poi si può sempre concedere ai preti di fornire ciotole di minestra ai poveracci ed alle suore di pulire caritatevolmente il culo agli invalidi e paralitici che non sono in grado di pagarsi privatamente badanti rumene o moldave.           </p>
<p>Di fronte a questa cialtroneria da ipocriti è evidente che il manifesto dei quattro intellettuali è tutto oro colato.<br />
3. Ma vediamo ora il problema filosofico del &#8220;relativismo etico&#8221;. E&#8217; noto che il corpaccione intellettuale colto di &#8220;sinistra&#8221; è passato in massa negli anni Ottanta da Hegel e Marx (sia pure letti storicisticamente con gli occhiali croce-gentiliani di Gramsci) a Nietzsche e Heidegger letti con gli occhiali di Vattimo e di Cacciari. Questo passaggio al postmoderno è basato proprio sul relativismo etico come terreno del rifiuto di un concetto normativo di natura umana, che parte da Aristotele e giunge anche alla fine al concetto marxiano di &#8220;ente naturale generico&#8221; (Gattungswesen), che però non è affatto un involucro vuoto destinato ad essere riempito di ogni aleatoria casualità storica, ma significa adeguamento alle potenzialità (l&#8217;aristotelica dynamei on) della vera natura dell&#8217;uomo.                                                                                                                        </p>
<p>L&#8217;antropologia ratzingeriana è aristotelismo puro, ed a mio avviso prescinde completamente dalla credenza in un disegno intelligente o in un creazionismo più o meno antropomorfizzato. So bene che il teologo bavarese Ratzinger non la ammetterebbe, ma personalmente credo che la sua visione antropologica sarebbe valida anche se Dio non esistesse (etsi Deus non daretur).<br />
Detto questo, Ratzinger, nel suo rifiuto di Marx (evidentemente ridotto ad economista ricardiano ateo ed a politologo dittatoriale totalitario), non riesce spiegare le radici economiche sociali del relativismo, e si ha allora il paradosso del fatto che da un lato accetta il capitalismo, e dall&#8217;altro non vuole il relativismo, che ne è un portato culturale inevitabile. La moderna forma assoluta, totalitaria e &#8220;speculativa&#8221; di capitalismo, infatti, si è lasciata alle spalle i vecchi limiti borghesi e proletari, e nella sua deriva post-borghese e post-proletaria &#8220;relativizza&#8221; ormai tutto alla forma di merce e alla solvibilità monetaria del suo portatore. Non a caso il fondatore filosofico dell&#8217;auto-istituzione su se stessa della società capitalistica, lo scettico relativista scozzese David Hume, aveva rifiutato ogni fondazione religiosa (Dio), filosofica (il diritto naturale), politica (il contratto sociale), propugnando la totale auto-fondazione dell&#8217;economia politica su se stessa, e cioè sull&#8217;abitudine allo scambio radicata nella natura umana. È quindi impossibile essere &#8220;marxisti ratzingeriani&#8221;, con tutta la buona volontà. Si tratta di un epiteto laicista, tipico della cultura odiosa dei Bonino-Pannella, che va molto al di là delle nicchie dei radicali propriamente detti.<br />
4. Passiamo ora al concetto di valori non negoziabili. Nell&#8217;ottica cattolica si tratta essenzialmente se non esclusivamente della vita, con il correlato rifiuto dell&#8217;eutanasia, accettando però il rifiuto del cosiddetto &#8220;accanimento terapeutico&#8221;, che però ormai è diventato un dato della prassi medica informata largamente non ideologico ed accettato da tutti. Ma quali sono i valori non negoziabili ? Certamente la vita, ma come allargarne la natura? Il discorso qui si fa simile a quello del tempo del giusnaturalismo, in cui si trattava di stabilire quali fossero, e se vi fossero, dei diritti naturali. Qualcuno ne toglieva, e qualcuno ne aggiungeva (ad esempio, il diritto di resistenza alla tirannia).                                                                                                     </p>
<p>Per la Chiesa cattolica, la famiglia è un diritto non negoziabile. Sono pienamente d&#8217;accordo. Non nascondiamoci dietro un dito. La cultura laicista odia la famiglia, e non perde occasione per delegittimarla, partendo dalle sue innegabili patologie, senza tener conto che esistono certamente patologie della famiglia, ma esistono patologie ancora maggiori dei cosiddetti single, e cioè della non-famiglia. Dietro l&#8217;apologia delle coppie gay non ci sta soltanto un giustificato riconoscimento dei diritti delle convivenze (che non mi sogno minimamente di negare, impedire o rendere difficili), ma ci stavano proprio odio futuristico per la cosiddetta &#8220;normalità&#8221; piccolo-borghese, ereditata dalla vecchia cultura avanguardistica novecentesca.                                                                                                 </p>
<p>E tuttavia fra i diritti non negoziabili io inserisco il diritto alla casa, alle cure mediche, all&#8217;abitazione per tutti ed al lavoro. A mio parere, se ci mettiamo sul piano dei diritti umani non negoziabili, anche questi sono valori non negoziabili. Accettando il capitalismo, e per di più nella forma americana globalizzata neoliberale gestita oggi dal partito degli economisti contro quello dei politici, la Chiesa cattolica di fatto promuove l&#8217;ipocrisia. Certo, il quotidiano &#8220;Avvenire&#8221; è culturalmente molto meglio di &#8220;Repubblica&#8221;, ma Casini ed il suo elettorato cattolico, ed anche Fioroni ed il suo, credo proprio che non estendano il principio della non-negoziabilità dei valori anche a quanto detto sopra.                                                                                                                                                      </p>
<p>A parole, la sinistra è per l&#8217;egualitarismo, ed ecco perché si è tanto riconosciuta nel libro di Bobbio a proposito della dicotomia Destra/ Sinistra. Ma nei fatti, avendo delegato la riproduzione sociale al partito degli economisti (più a destra di Gengis Khan e di Attila, re degli Unni), questo è rimasto sulla carta.                    </p>
<p>Tanti problemi aperti. E comunque una lode ai quattro intellettuali. Meglio loro del ghigno teratomorfo di Pannella e dei laicisti fanatici&#8221;. (Costanzo Preve)</p>
<p>&#8220;Trovo questo articolo di Costanzo Preve estremamente interessante, è quasi scontato sottolinearlo, e largamente condivisibile, ma non del tutto, per lo meno dal mio punto di vista.<br />
Prima di entrare nel merito, però, una doverosa premessa. Considero Preve uno dei più lucidi e intelligenti pensatori contemporanei, così come Barcellona e anche Tronti (senz’altro più ortodosso rispetto ai primi due), autori di quella famosa lettera che ha dato lo spunto allo stesso Preve per questo suo intervento. Il sottoscritto sta a questi intellettuali (veri, non da salotto) come una mosca ad un elefante, e nei confronti di quei filosofi di cui si accinge in modo ultra sintetico, rozzo e immodesto a commentare alcuni passaggi del loro pensiero, come una pulce a dei dinosauri .<br />
Ciò detto, azzardo qualche riflessione. Vado per punti.<br />
Intanto condivido del tutto l’opinione di Preve su Hume, che è il vero e principale teorico della concezione borghese del mondo. Hume infatti scarta completamente l’idea contrattualistica (Hobbes, Locke, Rousseau) che sarebbe alle fondamenta della nascita della società civile (leggi “borghese”, nella lettura humiana) così come, nello stesso tempo, le soggettività potenti, autorevoli, progettuali (da un punto di vista sia politico che etico) rappresentate dalle filosofie kantiana e soprattutto in seguito hegeliana (è una mia interpretazione ma la vedo così). E lo fa per una ragione semplicissima e cioè che queste istanze etico-politiche , in particolare l’Imperativo Categorico kantiano e l’Autocoscienza hegeliana (mi fanno ridere le femministe che hanno mutuato e volgarizzato il concetto di autocoscienza hegeliano applicandolo ai loro ridicoli circoli, per poi considerare il suo ispiratore filosofico come il massimo dell’empietà maschilista, lasciamo perdere va, che è meglio…) avrebbero potuto (e così è senz’altro, dal mio punto di vista) rappresentare un freno all’espansione illimitata della concezione individualistico-utilitaristica, che è il fondamento dell’ideologia borghese capitalistica, fino addirittura ad arrivare a rivendicare la supremazia dell’elemento politico su quello economico; concetto assolutamente insopportabile per la concezione capitalistica del mondo in tutte le sue diverse salse.<br />
Non solo. Questa stessa concezione utilitaristica, secondo Hume, appartiene allo stato di natura, né più e né meno che la sessualità o la religione. Qualsiasi tentativo di eradicare queste ultime o anche solo di modificarle-trasformarle, è destinato a naufragare. Non dimentichiamo che Hume è stato anche definito, non a caso, come “il grande scettico”, e pur tuttavia egli stesso riconosce all’afflato religioso quella dimensione ontologica che successivamente Hegel ha in qualche modo “storicizzato”, inserito, anche se non del tutto all’interno della dimensione storica (filosofia della storia). Quella stessa dimensione che, con un’analisi infinitamente più puntuale e approfondita di quella del sottoscritto, riconosce anche Preve (e gli intellettuali firmatari di quella lettera).<br />
E qui arriviamo ad un altro nodo fondamentale (e anche in questo caso sottoscrivo l’interpretazione di Preve) . A mio parere, sebbene Marx fosse un ateo nel senso “feuerbachiano” del termine, il suo materialismo, proprio perché figlio della dialettica hegeliana, non partiva da presupposti rigorosamente ateistici (non certo perché essere atei sia un colpa, sia chiaro, è solo una constatazione). Infatti il presupposto scientifico a cui faceva riferimento Marx non era quello “asettico”, scientifico in senso classico, matematico, freddo, e filosoficamente libero da “valori morali”, ma affondava le sue radici nella concezione hegeliana e prima ancora fichtiana della Storia e dell’Essere. Non a caso la categoria filosofica centrale in Marx è quella di “alienazione” che si inserisce idealmente, volendo semplificare fino all’inverosimile, all’interno di un percorso e di una tradizione filosofica antichissima che va da Platone a Hegel, passando naturalmente per Spinoza e Kant.Da questo punto di vista il Marxismo (mi riferisco al pensiero di Marx, non alle sue declinazioni operate prima dalla Seconda e poi dalla Terza Internazionale), cioè la filosofia della prassi, concepita come processo di trasformazione dello stato di cose presente, come superamento dell’alienazione, dello sfruttamento, della divisione in classi, della mercificazione assoluta degli esseri umani a cui conduce inevitabilmente il capitalismo (mi sembra che la realtà attuale dimostri, da questo punto di vista, l’attualità del suo pensiero), e contestualmente l’aspirazione alla giustizia sociale, all’eguaglianza, alla libertà, al superamento delle contraddizioni, possa essere considerato come una filosofia che poggia le sue basi su delle istanze di tipo “umanistico” che anch’esse fanno parte a pieno titolo dell’”Essere” , cioè della dimensione ontologica dell’”Umano”, così come per Hume lo erano l’individualismo “borghese”, lo scambio delle merci (e la religione). Che poi ci sia una contraddizione in tutto ciò è evidente ma probabilmente anche quest’ultima appartiene all’”Umano”, o alla stessa dimensione ontologica dell’”Essere”. Non chiedetemi di più in tal senso perché non sarei in grado di darvi una risposta (e credo, sinceramente, che non moltissimi sarebbero in grado di darla), né se sia possibile eliminare questa contraddizione.<br />
Si evince di conseguenza come la filosofia marxista affondi le sue radici in un retroterra filosofico di tipo “idealistico”, e ancor più precisamente in quella che Hegel definiva la “coscienza infelice” della borghesia, o di una parte di essa (cioè la consapevolezza che lo sviluppo capitalistico è destinato inevitabilmente a produrre e a perpetrare diseguaglianza e ingiustizia e la necessità di un suo superamento) e che soltanto la sua “secolarizzazione” (figlia del positivismo, dello scientismo e delle necessità storico-politiche dell’epoca) ha voluto rendere conoscenza scientifica in senso classico, mescolando insieme conoscenza filosofica, conoscenza scientifica e ideologia (di cui Marx stesso era un critico feroce), fino a ridurre a dogma assoluto un pensiero e un approccio interpretativo, proprio perché “dialettico”, fondamentalmente aperto (anche al principio di contraddizione) . Poi è vero che al contempo il pensiero marxiano fosse impregnato di una visione teleologica e finalistica ma questo lo addebito alla sua lettura della dialettica storica e al fatto che anch’egli, nonostante il suo genio (come Hegel e come tutti gli altri pensatori) fosse figlio dei suoi tempi. Hegel però, più “furbo” (e soprattutto, a differenza di Marx, non preoccupato di elaborare una filosofia della trasformazione…), si ferma al suo tempo e non va oltre, come fa invece Marx , che in questo caso (non essendo un inviato di Dio sulla Terra bensì “solo” una grande mente filosofica come altre ,poche,a quel livello, per la verità) va incontro ad un errore strategico nel momento in cui crede di pre-vedere nel futuro la crisi strutturale del modo di produzione capitalistico così come precedentemente era stato quello feudale e prima ancora schiavistico (quando in realtà il sistema di produzione capitalistico si è dimostrato il più potente fino ad ora). Mi fermo, da questo punto di vista, perché il discorso potrebbe diventare interminabile.<br />
Tutta questa improvvida e certamente maldestra filippica per dire che, per le ragioni che ho cercato di spiegare sopra) concordo con lo spirito che ha animato i firmatari di quella lettera e anche il commento successivo di Preve, sulla necessità dell’apertura o della riapertura di una discussione su temi che non possono essere ignorati, quali quelli della dimensione spirituale dell’”Umano” e dei cosiddetti valori non negoziabili”, che sono quelli della vita, intesa nella sua più ampia accezione. Lottare quindi per il superamento dello sfruttamento, della diseguaglianza, dell’alienazione, della riduzione dell’essere umano a merce (mercificazione) non è e non può essere in contraddizione con la lotta per il rispetto e la dignità della vita, in tutte le sue manifestazioni. E qui mi rendo conto che le nostre strade, lo strade di tutti intendo, non certo solo la mia o quella di altri amici o utenti del blog, ma veramente di tutti e di tutte, possono dividersi su tanti punti: eutanasia, aborto, eugenetica, uteri artificiali, adozione dei figli da parte di coppie omosessuali e via discorrendo. Sono certo che, liberi da condizionamenti e griglie ideologiche, ciascuno di noi ha sicuramente approcci differenti su ogni singolo punto, e sfido chiunque a trovare colui (forse solo i cattolici integralisti a tutto tondo) che abbia idee chiarissime e soprattutto certe nel merito.<br />
Aggiungo una nota. Anche l’ultimo grande filosofo di fama mondiale, cioè Gadamer, è arrivato a mettere in guardia contro l’”abuso della tecnica”, spingendosi addirittura ad affermare che “persino il fondamentalismo islamico costituisce una nicchia di resistenza contro l’abuso della tecnica e delle potenziali limitazione alla sete di onnipotenza nonchè un segno della resistenza nei confronti dell’omologazione indotta dalla globalizzazione capitalistica e dalla cultura anglosassone”.<br />
Questo per dire che la scelta dei quattro firmatari, comunque più che lodevole, in considerazione del contesto globale in cui è stata concepita e scritta e soprattutto della gran parte dei destinatari a cui è indirizzata (cioè il mondo della cultura “laica” e/o di “sinistra”), ha già una autorevole strada aperta alle sue spalle.<br />
Parole, quelle di Gadamer (che certo non è un integralista religioso…), anche inquietanti, dure, se vogliamo, ma che indubbiamente fanno riflettere.<br />
Infine, un paio di note critiche all’articolo di Preve. La prima. Mi sembra di riscontrare nelle sue parole una sorta di nostalgia per una concezione “tradizionale” e molto “normativa” del concetto di famiglia. Sembra quasi, per lo meno stando a quanto scrive, che quella dei single o delle coppie gay sia una condizione “patologica”, il che mi sembra francamente esagerato e non corrispondente al vero. Non credo da tempo alla possibilità di definire una condizione “idealtipica” nell’ambito delle relazioni umane, affettive e sessuali e ribadire, come mi sembra che lui faccia, una sorta di primato quasi etico della famiglia “piccolo borghese normotipo” sia assolutamente fuori luogo. Felicità e infelicità, sanità mentale o nevrosi, sofferenza psicologica o serenità, solitudine o condivisione, amore o assenza di amore, non dipendono e non possono dipendere da una condizione affettivo-familiare che non può certo essere codificata (quella “giusta” e quella “sbagliata” o “deviata”).<br />
La seconda. E’ vero che la Sinistra (anche quella con la S maiuscola) quando ha deciso di aprirsi a determinati temi, lo ha sempre fatto rivolgendosi al mondo cattolico. E’ una scuola che viene da lontano e non è un caso che un uomo come Vacca (ha ragione Preve nel definirlo un apologeta di Togliatti e del PCI) abbia appoggiato una simile iniziativa. Naturalmente, come ben sappiamo, esistono anche altre confessioni religiose, che hanno la stessa dignità e gli stessi diritti, per quanto mi riguarda, di quella cattolica. E’ quindi sbagliato privilegiare la Chiesa cattolica, da questo punto di vista. E’ pur vero però che siamo in Italia, dove quest’ultima è larghissimamente maggioritaria rispetto a qualsiasi altra confessione. E siccome Tronti, Barcellona, Sordi e Vacca sono degli intellettuali, è verissimo (Tronti e Barcellona di notevolissimo spessore filosofico, Vacca è per lo più uno storico) ma non hanno mai (giustamente, a mio parere) smarrito per la strada il senso della politica, è ovvio e conseguente (e figlio della ragion politica) che si rivolgano in particolar modo al mondo cattolico&#8221;. (Fabrizio Marchi)</p>
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		<title>Maschile e femminile in via di estinzione? Il nuovo orizzonte del Capitale globale</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 09:17:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>

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		<description><![CDATA[Le società preindustriali e premoderne, altrimenti definibile come patriarcali in senso proprio (essendo il patriarcato ormai superato, o sconfitto, nei fatti dall’evoluzione sociale come lo stesso femminismo ammette), avrebbero quindi avuto il grande pregio di rispettare la femminilità e offrirle un suo proprio spazio d’espressione oggi negato. Dal che si deduce che le donne di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le società preindustriali e premoderne, altrimenti definibile come patriarcali in senso proprio (essendo il patriarcato ormai superato, o sconfitto, nei fatti dall’evoluzione sociale come lo stesso femminismo ammette), avrebbero quindi avuto il grande pregio di rispettare la femminilità e offrirle un suo proprio spazio d’espressione oggi negato. Dal che si deduce che le donne di oggi sbagliano completamente bersaglio, dovendo invece , per logica necessitata dalla premessa, puntare alla ri-scoperta dell’antico, per tornare non a quelle strutture socio economiche ma a quelle strutture psichiche del maschile e del femminile. A quando cioè i sessi concepivano se stessi come diversi dall’altro, e potevano esprimersi in un ambito di complementarietà e dono, nonché diritti e doveri, reciproci. Diciamo, a grandi linee, che il concetto è molto simile a ciò che Ivan Illich definiva la società del “genere vernacolare”, in cui M. e F. cooperavano da spazi diversi (pubblico quello maschile, privato quello femminile), in cui ciascuno esercitava la sua prevalenza. C’erano, scriveva Illich nel suo libro “Genere e sesso”(1982) ormai introvabile e che alla sua uscita suscitò molte polemiche, cose “adatte” ai maschi e cose “adatte” alle femmine. Fu solo la società industriale, col superamento della produzione agricolo/artigianale domestica e la diffusione totale del lavoro salariato, a far saltare l’equilibrio. Da allora maschi e femmine furono “scaraventati” in fabbrica a fare lavori tendenzialmente “neutri”, con ciò stimolando fortemente la guerra fra i sessi ora costretti a misurarsi sullo stesso terreno per lo stesso obbiettivo (il salario come fonte di sussistenza). Sempre Illich sosteneva allora che questa era anche l’origine del sessismo, ossia della prevalenza maschile nella lotta fra i sessi, concetto che però in linea teorica avrebbe potuto essere anche rovesciato (e lo stesso Illich se ne mostra consapevole quando accenna agli obbiettivi di potere del movimento femminista americano).<br />
Tornando allo scritto di Cesare, viene immediatamente da fare un’obiezione. Come si concilia il concetto di indisponibilità dell’Occidente ad accettare il femminile con la sua esaltazione quotidiana? E, si badi bene, non solo come capacità di fare meglio degli uomini le stesse cose che gli uomini hanno sempre fatto, ma anche come supposto portatore di valori moralmente superiori, quali pace, non violenza, non competitività? Logica vorrebbe che una società indisponibile ad accettare il femminile dovrebbe esaltare solo le caratteristiche maschili e “limitarsi” a spingere le donne a farsi “uomini”. C’è, qui, una contraddizione all’apparenza inspiegabile, che si salda con la domanda di Rita, la quale coglie l’altro aspetto della questione quando sottolinea che esiste “anche una forte svalorizzazione sociale del maschile e del modelo di identificazione maschile, quando ad assumerlo è un uomo”.<br />
La risposta dovrebbe essere cercata, penso, nelle nuove esigenze della società postmoderna, che già Illich lascia intravedere anche se non le sviluppa e approfondisce come avrebbe potuto. Al di là delle scoperte di Freud, per il quale può comunque essere utile sottolineare che studiava casi clinici della borghesia viennese del primo novecento, si può dire che la modernità è inconciliabile sia col “maschile” che col “femminile”, intendendo per tali le strutture psichiche millenarie che da sempre hanno contrassegnato i due sessi. Il “nuovo” modello di umanità che si confà alla società tecnica postmoderna non necessita più né dei caratteri classici del maschile (idealismo, creatività, slancio spirituale, rischio, coraggio fisico, spirito di sacrificio in favore della comunità e della famiglia, intelligenza logica) , né di quelli classici del femminile (intuito, propensione all’accudimento, costruzione e cura del proprio spazio domestico, attenzione all’intimità, intelligenza emotiva). Diciamo meglio che mentre alcuni di quei caratteri sono del tutto a-funzionali (slancio spirituale, coraggio, intimità, sensibilità) e quindi da eliminare, altri diventano funzionali solo se “sussunti” sotto, e gestiti da, apposite strutture “sociali” impersonali all’uopo delegate (cura/accudimento, intelligenza logica ed emotiva). E’ la pervasività del Capitale, che non si identifica più con l’antico “padrone” ma con tecnostrutture impersonali e astratte. L’importante è che i caratteri tradizionali maschili e femminili non siano più integralmente incarnati in uomini e donne concrete, perché individui fortemente identificati con se stessi sono individui autonomi e molto meno facilmente manipolabili, ossia indotti a credere di trovare una effimera identità nel consumo di merci alla moda e nell’acquisto di oggetti che diano loro uno “status simbol”. Il nuovo individuo funzionale e adattato alle esigenze del modo di produzione “deve” essere androgino o metrosexual (e qui si pone anche la questione, non moralistica, del significato della “celebrazione” moderna dell’omosessualità), nel senso però non di sommare i caratteri dei due sessi, operazione peraltro impossibile, ma di sottrarre ad esso i caratteri propri. Un individuo, insomma, omologato per sottrazione, al ribasso. Per questo, secondo me, la nuova, vera, grande questione della post modernità è prima ancora antropologica che sociale ed economica. Sono in gioco la concezione stessa dell’uomo e il modo con cui percepisce se stesso come individuo sessuato, dotato di corpo e psiche indissolubilmente connessi. Questione che implica anche il giudizio/valutazione del senso vero delle ingegnerie genetiche e dello strisciante eugenismo.<br />
Ma, se quello sopra tratteggiato è l’obiettivo verso cui si marcia, la strategia per centrarlo necessita di tattiche diversificate e tappe intermedie. Ecco che, allora, inizia a chiarirsi il senso della contraddizione che indicavo, ed anche la risposta alla domanda posta da Rita. Da un lato è necessario “de-identificare” il maschile facendolo sentire come sbagliato e oppressore affinchè rinneghi la sua antica identità (corrispettivo maschile dell’<a href="http://www.uominibeta.org/tag/invidia-penis/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con invidia penis">invidia penis</a>), e qui si pone immediatamente la questione paterna in tutte le sue implicazioni come perno della strategia. Dall’altro e parallelamente, è necessario de-identificare il femminile facendogli credere di essere stato costretto in un ruolo innaturale e spingendolo contemporaneamente ad odiare e imitare l’oppressore (<a href="http://www.uominibeta.org/tag/invidia-penis/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con invidia penis">invidia penis</a>). Il femminismo, scivolato nel femdominismo, è diventato lo strumento di questo disegno e, lungi dal rappresentare un qualsiasi simulacro di opposizione, è direttamente e immediatamente funzionale all’obbietivo strategico della società di cui si dichiara oppositore. E, ovviamente, non otterrà affatto, per la generalità delle donne, nessuna“liberazione” autentica. Fatto il lavoro “sporco”, la tecnostruttura del Capitale lo metterà tranquillamente da parte. Così, solo per fare un esempio, la necessità per i figli di stare con la madre, celebrata e presa a pretesto per far fuori i padri, sarà accantonata qualora osti alla produttività del lavoro femminile, e si teorizzerà la bontà delle così dette strutture educative socializzate. Il risultato complessivo sarà (o già è) quel disastro antropologico di cui parlano anche Barcellona e Tronti. Donne e uomini nel caos identitario, confusi su se stessi e in guerra con l’altro sesso, senza peraltro nessunissima possibilità di assumerne i caratteri più autentici se non come caricature.</p>
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		<title>L&#8217;assenza del padre e il padre interiore</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 11:28:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Il Padre]]></category>

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		<title>Della Invidia penis</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 09:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[invidia penis]]></category>

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		<description><![CDATA[Accettare la propria identità sessuale e realizzarsi di conseguenza è dono/dato &#8220;naturale&#8221; ma necessita anche di un grande lavoro emotivo, psicologico e culturale. Compito di solito assolto dalla sapienza complessiva elaborata da una intera civiltà. Altrimenti è l&#8217;individuo con le sue sole forze a dover tracciare il percorso di identificazione ovvero fare il lavoro di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Accettare la propria identità sessuale e realizzarsi di conseguenza è dono/dato &#8220;naturale&#8221; ma necessita anche di un grande lavoro emotivo, psicologico e culturale. Compito di solito assolto dalla sapienza complessiva elaborata da una intera civiltà. Altrimenti è l&#8217;individuo con le sue sole forze a dover tracciare il percorso di identificazione ovvero fare il lavoro di solito svolto in decenni da più generazioni: oggi siamo in queste condizioni a mio avviso. Che la psicologia del profondo individui l&#8217;invidia poenis come una tappa e fase transitoria sulla strada della identificazione femminile, è evidenza di chiunque nonchè evidenza scientifica. E al posto di una civiltà che valorizza la femminilità ed è in grado di accoglierla nella sua specificità, è altrettanto evidente a mio avviso che ne abbiamo una che valuta tanto più autentica e libera la donna tanto più lei è disposta ad assimilarsi ai comportamenti maschili. Il femminismo/femdominismo  ha anche questa tragica responsabilità, quella di aver avallato questa totale indisponibilità della civiltà occidentale ad accettare il femminile. Pertanto l&#8217;invidia poenis, ovvero  l&#8217;assunzione del modello di identificazione maschile, da fase infantile della identificazione femminile, è stata ufficialmente proclamata sacrosanta rivendicazione sia dalle esigenze strutturali delle società occidentali sia dal femminismo, l&#8217;ideologia  del tutto coerente con le esigenze della struttura socieoeconomica in Occidente. Sulla possente spinta di queste tre componenti, l&#8217;odio/invidia verso il maschio è diventato non un valore, ma &#8220;il&#8221; valore, quello più propagandato  dai media occidentali e legittimato e difeso armi in pugno dagli apparati di potere. Su di esso si è strutturata e finanziata una imponente attività politica, con formidabili risvolti repressivi all&#8217;interno e imperialisti verso l&#8217;esterno. Nella realtà si tratta di una mascheratura più o meno consapevole della profondissima insofferenza della società industriale avanzata verso la femminilità (identificata tout court con l&#8217;arretratezza) e l&#8217;identificazione delle donne che ne consegue. Insomma il discorso che una ragazza si sente fare è il seguente: cara ragazza, voi donne o diventate come maschi o non c&#8217;è posto per voi: i ritmi, i tempi femminili,  le &#8220;inefficenze&#8221; della maternità e della vostra biologia,la diversità emotiva e psicologica femminile, non sono compatibili, sono out. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non mi meraviglio pertanto che quella fase infantile della crescita psicologica femminile che è l&#8217;invidia poenis, sia diventata fase impossibile da superare per cui quello che una volta era vera malattia psicologica di poche, è diventata epidemia, ovvero condizione patologica delle masse femminili. Da cui quell&#8217; autentico delirio di massa spacciato per liberazione femminile che coincide di fatto con l&#8217;accusa che le donne fanno ai maschi, che le donne sono costrette ad essere donne: il male supremo. Accusa che ormai lo abbiamo capito: è il comune denominatore e sostanza di ogni altra accusa contro i maschi. In  sintesi: l&#8217;odio verso se stesse è diventato odio antimaschile ed è stato riconosciuto come alto valore civile e chiamato amore.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
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		<title>Basta con il mito della &#8220;figa&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 10:27:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.youtube.com/user/MrNichilista#p/u/7/lhAjWk34xTU &#8230;Ne ho ascoltato la prima metà: è carino, fa ben sperare per un&#8217;accresciuta consapevolezza giovanile; però, proprio per la giovane età, temo che non centri in pieno il bersaglio dei guai maschili: il quale, al di là delle vanterie da spogliatoio di palestra, sta in ciò che più che mai gli UU si vergognano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/user/MrNichilista#p/u/7/lhAjWk34xTU">http://www.youtube.com/user/MrNichilista#p/u/7/lhAjWk34xTU</a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8230;Ne ho ascoltato la prima metà: è carino, fa ben sperare per un&#8217;accresciuta consapevolezza giovanile; però, proprio per la giovane età, temo che non centri in pieno il bersaglio dei guai maschili: il quale, al di là delle vanterie da spogliatoio di palestra, sta in ciò che più che mai gli UU si vergognano ad esternare: il loro esagerato <strong>bisogno emotivo</strong> (e non fisico), da quando si è diffusa l&#8217;anomia, e si sono sgretolati &#8211; sotto i colpi dell&#8217;individualismo edonistico &#8211; tutti i tradizionali contesti socializzanti-affettivi, nei quali incanalare le energie giovanili: la Famiglia, il gruppo politico (ove esercitare la naturale spinta a migliorare la società), il gruppo religioso (ove incanalare la naturale tendenza all&#8217;empatia, alla compassione), il gruppo sportivo (ove rendere sana la naturale spinta a formare alleanze ed antagonismi), ecc..</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo solo monadi-consumatrici: di beni usa-e-getta, come di sesso usa-e-getta.</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.uominibeta.org/2011/09/20/basta-con-il-mito-della-figa/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='true' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Femminismo istituzionale e misandria</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 21:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>
		<category><![CDATA[partito femdominista]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono di sinistra e sono d&#8217;accordo con molti dei punti della critica anti-neo-femminista del vostro sito. Ho trovato questo video della giornalista del National Post canadese Barbara Kay in cui lei stessa, in un&#8217;intervista, critica aspramente il femminismo moderno arrivando a sostenere delle opinioni molto simili alle vostre. http://www.youtube.com/watch?v=flZoMLZgdUo&#38;feature=related]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Sono di sinistra e sono d&#8217;accordo con molti dei punti della critica anti-neo-femminista del vostro sito. Ho trovato questo video della giornalista del National Post canadese Barbara Kay in cui lei stessa, in un&#8217;intervista, critica aspramente il femminismo moderno arrivando a sostenere delle opinioni molto simili alle vostre.</div>
<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=flZoMLZgdUo&amp;feature=related">http://www.youtube.com/watch?v=flZoMLZgdUo&amp;feature=related</a></div>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.uominibeta.org/2011/09/06/femminismo-istituzionale-e-misandria/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='true' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>E&#8217; questa la liberazione della donna?</title>
		<link>http://www.uominibeta.org/2011/08/31/e-questa-la-liberazione-della-donna/</link>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 06:28:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>

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		<description><![CDATA[Che ve ne pare ??? http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=39907 a me è piaciuto molto&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che ve ne pare ???</p>
<p><a href="http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=39907">http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=39907</a></p>
<p>a me è piaciuto molto&#8230;</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.uominibeta.org/2011/08/31/e-questa-la-liberazione-della-donna/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='true' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La vera storia del femminismo</title>
		<link>http://www.uominibeta.org/2011/08/10/la-vera-storia-del-femminismo/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 10:33:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo da un anonimo lettore questo documento del giornalista americano Walter Kaner: http://www.youtube.com/watch?v=EcU47-skMIY]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo da un anonimo lettore questo documento del giornalista americano Walter Kaner:</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=EcU47-skMIY">http://www.youtube.com/watch?v=EcU47-skMIY</a></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.uominibeta.org/2011/08/10/la-vera-storia-del-femminismo/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='true' /></div>]]></content:encoded>
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