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	<title>Uomini Beta &#187; Articoli</title>
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	<description>movimento maschile</description>
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		<title>Video: Gli Uomini Beta, la Sinistra e il Femminismo</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 08:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[uomini beta]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo il primo di una serie di video che abbiamo deciso di realizzare per spiegare le ragioni che ci hanno spinto a dare vita al Movimento degli Uomini Beta Gli Uomini Beta, la Sinistra e il Femminismo (il video)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo il primo di una serie di <a href="http://www.uominibeta.org/tag/video/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Video">video</a> che abbiamo deciso di realizzare per spiegare le ragioni che ci hanno spinto a dare vita al Movimento degli <a href="http://www.uominibeta.org/tag/uomini-beta/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con uomini beta">Uomini Beta</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://youtu.be/JyJfgwwEpzg"><span style="font-size: large;">Gli Uomini Beta, la Sinistra e il Femminismo  <em>(il video)</em></span></a></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.uominibeta.org/2012/01/21/gli-uomini-beta-la-sinistra-e-il-femminismo/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='true' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Video: oppresse e oppressori</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 10:29:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[oppresse e oppressori]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Il femminismo ha criminalizzato l’intero genere maschile sostenendo che quest’ultimo è da sempre stato  e continua ad essere il responsabile della condizione di oppressione e subordinazione di quello femminile. La relazione fra i generi nella storia, con tutte le sue assai complesse implicazioni e articolazioni di ordine sociale, economico, culturale, psicologico, è stata dunque ridotta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://www.uominibeta.org/tag/femminismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con femminismo">femminismo</a> ha criminalizzato l’intero genere maschile sostenendo che quest’ultimo è da sempre stato  e continua ad essere il responsabile della condizione di oppressione e subordinazione di quello femminile. La relazione fra i generi nella storia, con tutte le sue assai complesse implicazioni e articolazioni di ordine sociale, economico, culturale, psicologico, è stata dunque ridotta alla dialettica oppressa-oppressore, dove il genere femminile è considerato sempre, comunque e dovunque (quindi anche nella realtà attuale) quello oppresso e dominato e il genere maschile,  sempre e comunque, quello oppressore e dominante.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa rivisitazione della relazione fra i generi divenuta cultura dominante è stata possibile in seguito ad un’ astuta operazione di reinterpretazione della dialettica storica hegeliana-marxiana, che ha visto sostituire il concetto di conflitto di classe con quello di conflitto fra i generi.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sorta di banale quanto rozzo “copia-incolla”, dal punto di vista filosofico, rivelatosi però decisamente efficace; di fatto l’architrave dell’ideologia femminista e femdominista.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ determinante quindi, anche da parte nostra, cominciare a mettere in discussione dalle fondamenta quell’assunto, destrutturando le presunte ragioni che hanno portato a concepirlo e a far sì che diventasse addirittura il paradigma dominante, per lo meno per quanto riguarda la relazione fra i generi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa brevissima intervista, sia pure in modo estremamente sintetico e sommario, affronta proprio questo tema specifico.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: x-large;"><span style="color: #000000;"><a href="http://youtu.be/flDGvdOqpcA"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;">oppresse ed oppressori   <em>(il video)</em></span></span></a></span></span></span></p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.uominibeta.org/2012/01/19/video-oppresse-e-oppressori/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='true' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Video: mercificazione (e automercificazione)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 10:33:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[automercificazione]]></category>
		<category><![CDATA[mercificazione]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo questa prima e brevissima intervista al sottoscritto sul tema della mercificazione (e automercificazione) sessuale e sull&#8217;utilizzo strumentale della sessualità da parte femminile. Il video si sofferma sull’aspetto psicologico e concettuale  della relazione MM/FF (il risvolto pratico è del tutto secondario e succedaneo al primo)  all’interno della quale  la sessualità viene concepita e anche vissuta dalla maggioranza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pubblichiamo questa prima e brevissima intervista al sottoscritto sul tema della <a href="http://www.uominibeta.org/tag/mercificazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con mercificazione">mercificazione</a> (e <a href="http://www.uominibeta.org/tag/automercificazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con automercificazione">automercificazione</a>) sessuale e sull&#8217;utilizzo strumentale della sessualità da parte femminile. Il <a href="http://www.uominibeta.org/tag/video/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Video">video</a> si sofferma sull’aspetto psicologico e concettuale  della relazione MM/FF (il risvolto pratico è del tutto secondario e succedaneo al primo)  all’interno della quale  la sessualità viene concepita e anche vissuta dalla maggioranza delle donne come uno strumento di gestione, controllo e dominio sugli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Torneremo naturalmente sull&#8217;argomento data la sua complessità e centralità, con altre interviste-video che realizzeremo e pubblicheremo successivamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: large;"><a href="http://youtu.be/v6yXETbU28A">mercificazione (e automercificazione) -<em> il video</em></a></span></p>
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		<title>Fornero e Camusso: facce di una stessa medaglia</title>
		<link>http://www.uominibeta.org/2012/01/01/fornero-e-camusso-facce-di-una-stessa-medaglia/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 12:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualcuno/a di voi ricorderà senz’altro la recente dichiarazione della segretaria generale della CGIL, Susanna Camusso, che si è detta meravigliata del fatto che possa essere una donna a portare avanti politiche antisociali e antipopolari, riferendosi alla ministra del lavoro e del welfare. Un&#8217; affermazione intimamente e profondamente  sessista e razzista, di una gravità inaudita e forse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno/a di voi ricorderà senz’altro la recente dichiarazione della segretaria generale della CGIL, Susanna Camusso, che si è detta meravigliata del fatto che possa essere una donna a portare avanti politiche antisociali e antipopolari, riferendosi alla ministra del lavoro e del welfare. Un&#8217; affermazione intimamente e profondamente  sessista e razzista, di una gravità inaudita e forse senza precedenti, fatta dalla leader del più grande e storico sindacato italiano, passa praticamente inosservata, come se nulla fosse.</p>
<p>La cosa veramente paradossale (a dir poco) è che la realtà ci pone sistematicamente di fronte alla contraddittorietà, alla falsità, all’assurdità e alla totale mancanza di fondamenta delle tesi femministe relativamente alla tanto sbandierata specificità di genere, ma nonostante l’evidenza dei fatti, queste vengono sostenute con sempre maggior enfasi dai salotti &#8220;allargati&#8221; del circo politico-mediatico.</p>
<p>Una donna, Elsa Fornero (che grida allo scandalo perché nella delegazione di giovani incontrata subito dopo aver ricevuto l’incarico da Monti,  non c’erano donne), ministro di un governo di fatto extranazionale non eletto dal popolo ma deciso dal concerto delle banche e dei poteri finanziari internazionali ormai dominanti a livello planetario, viene formalmente incaricata di smantellare scientificamente ciò che resta dello stato sociale in Italia, e in questa situazione la Camusso ha l’ardire e il pudore di uscire pubblicamente con una simile dichiarazione (a meno che non sia il pianto ipocrita ma tanto “politicamente corretto” della stessa Fornero la testimonianza di quella famosa “specificità”…)</p>
<p>La “liberal” Clinton, progressista, femminista e tanto “politicamente corretta” anche lei, esulta pubblicamente di fronte al macabro e disumano spettacolo del linciaggio di Gheddafi in seguito ad una guerra anche e soprattutto da lei fortemente voluta,  e nonostante ciò si continua a parlare di “specificità” di genere (femminile), in base alla quale le donne non sarebbero capaci non solo di praticare ma neanche di concepire la violenza.</p>
<p>Tutto questo viene considerato normale. Provate a pensare, a parti invertite, cosa sarebbe accaduto se il leader (uomo) del maggior sindacato italiano avesse pronunciato le stesse parole nei confronti del ministro (uomo anch’egli) del lavoro. Del tipo:“Non mi sarei mai aspettato che un uomo potesse concepire, sostenere e attuare politiche antisociali e antipopolari”.  Il non detto, tra parentesi, è ovviamente “Se lo facesse una donna sarebbe normale, ma un uomo, resta difficile anche il solo concepirlo …”. Secondo voi, cosa sarebbe successo?&#8230;</p>
<p>Tutto ciò può essere definito in un solo modo: sessismo razzista, qualunquista, interclassista e reazionario.</p>
<p>E’ necessario impegnare tutte le nostre forze affinchè questa ideologia, abilmente camuffata come “progressista” e di “sinistra”  venga espulsa e totalmente eradicata dal tessuto sociale di quella che una volta veniva appunto chiamata “Sinistra” (con la S maiuscola).</p>
<p>Prima lo si fa e meglio è per tutto il popolo della Sinistra e non solo.</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.uominibeta.org/2012/01/01/fornero-e-camusso-facce-di-una-stessa-medaglia/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='true' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Uomini imbavagliati…</title>
		<link>http://www.uominibeta.org/2011/12/10/uomini-imbavagliati/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 21:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Parlavo telefonicamente, pochi giorni fa, con un mio caro amico, dirigente sindacale di una regione italiana molto importante.  E’ stato un colloquio casuale, era molto che non ci sentivamo, e come prima cosa, dopo il primo scambio di saluti, si è complimentato per il sito che trovava molto bello e interessante (sue parole…). Ho approfittato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlavo telefonicamente, pochi giorni fa, con un mio caro amico, dirigente sindacale di una regione italiana molto importante.  E’ stato un colloquio casuale, era molto che non ci sentivamo, e come prima cosa, dopo il primo scambio di saluti, si è complimentato per il sito che trovava molto bello e interessante (sue parole…).</p>
<p>Ho approfittato (a chi se non a lui che è un dirigente di una delle più importanti organizzazioni sindacali) per segnalargli l’articolo sulla homepage relativo alla tragedia di classe e di genere dei morti maschi sul lavoro e alla campagna di sensibilizzazione che stiamo per lanciare in tal senso.</p>
<p>Lui si è stupito della cifra, non pensava che le percentuali fossero di quel genere. “Vero è – ha subito detto – che in Italia  le donne che lavorano sono meno numerose degli uomini e che il nostro paese è uno dei fanalini di coda per quanto riguarda l’occupazione femminile, ma è altrettanto vero – ha soggiunto (è una persona seria e onesta, oltre che intelligente) che comunque la percentuale delle donne occupate è ben superiore a quella del 3%&#8230;”.</p>
<p>Non mi ha meravigliato il fatto che non fosse al corrente che a morire sul lavoro fossero praticamente solo uomini. Anche un altro mio amico, docente di statistica in una importantissima università italiana, non ne sapeva nulla e quando gli ho comunicato il dato, è rimasto molto sorpreso.  Il fatto sembra a prima vista sconcertante. Ma come? Un sindacalista e un professore di statistica che non sono  a conoscenza di un fatto così incredibilmente e palesemente evidente che dovrebbe essere “urlato” ai quattro venti dalla mattina alla sera e che invece viene scientificamente occultato&#8230;</p>
<p>Ma in realtà la situazione è tale che, paradossalmente e incredibilmente, non c’è da stupirsi. Forse qualcuno in Germania durante  il nazismo era in grado di conoscere l’entità della pulizia etnica in corso? Eppure i segnali di ciò che stava accadendo erano abbastanza evidenti…(naturalmente, sempre perché gli avvoltoi svolazzano senza sosta,  vuole essere solo un esempio, se volte esagerato, e non un accostamento delle due situazioni). Sicuramente, possiamo affermare che molti/e, in quel frangente, non si sono affannati più di tanto per conoscere la verità, non si sono interrogati per sapere perchè questo o quel quartiere si spopolavano dall’oggi al domani e che fine avesse fatto tutta quella gente o magari anche il vicino di casa che era improvvisamente scomparso dalla circolazione. Ma tant’è…</p>
<p>Tornando a noi, proseguo il colloquio con il mio amico sindacalista. “Posso parlare liberamente con te di queste faccende perché ora sono solo in ufficio – mi dice – altrimenti non potrei. Qualcuno potrebbe ascoltarmi e sputtanarmi. Non potrei certo espormi con questi argomenti, sarei finito, molto probabilmente sarei cacciato dallo stesso sindacato”. “Non solo – continua – abbiamo da poco eletto il direttivo (non ricordo se regionale o cittadino, comunque di una grandissima città italiana) e siamo stati costretti a rispettare le quote. Alla fine siamo arrivati ad una presenza di donne nella direzione ben superiore a quella prevista dallo statuto, che è di almeno il 40%. Non sapevamo dove andarle a prendere tutte queste donne e siamo andati a cercarle perfino nelle cantine (testuali parole)”.</p>
<p>Come a dire, pur di garantire la presenza femminile in una determinata percentuale, abbiamo messo dentro cani e porci. E così nel direttivo di questo importante sindacato di una delle più importanti regioni italiane c’è gente che non ne sa assolutamente nulla e che non ha maturato neanche l’esperienza necessaria per poter svolgere determinati ruoli e funzioni.</p>
<p>“Naturalmente – ha soggiunto – la situazione è più o meno la stessa anche nelle altre confederazioni sindacali”.</p>
<p>Questo è il quadro della situazione. Questo è il “panorama” nel quale ci muoviamo”.  Non si rischia la vita, non si finisce in carcere, non si viene malmenati, per lo meno da un punto di vista fisico.</p>
<p>Si viene completamente emarginati dal contesto sociale, dalla vita civile. Si viene assassinati dal punto di vista psicologico, esistenziale, dopo essere stati estromessi dal contesto professionale, politico o civile nel quale si vive e si opera.  In moltissimi casi, tutto ciò può avere ripercussioni anche sulla vita familiare e/o di coppia di un uomo. Insomma, una sorta di morte civile, accompagnata dal disprezzo pubblico, dalla umiliazione  e dalla derisione: il marchio della vergogna che rimarrà indelebile sulla tua fronte.  </p>
<p>Queste sono le conseguenze della “guerra” nella “psicosfera”.  Conseguenze che potrebbero produrre e già in larga misura producono effetti devastanti sulla psiche degli individui di sesso maschile.</p>
<p>Quando un uomo di oltre cinquant’anni, padre di famiglia, autorevole e affermato dirigente sindacale, ti dice che in quel momento può parlare con te la telefono di queste tematiche perché è da solo in ufficio e quindi non corre il rischio di essere ascoltato da nessuno/a, vuol dire che la situazione  ha già superato la soglia di guardia, il limite consentito, oltre il quale, se non si innesca un processo in grado di invertire la rotta,  potrebbe esserci addirittura l’impossibilità di raddrizzare la baracca..</p>
<p>Per questa ragione, è venuto il momento che tutti coloro che si occupano di Questione Maschile si rendano ben conto della grandezza e della difficoltà sfida che abbiamo davanti a noi.</p>
<p>Ho l’impressione, devo dirlo con molta onestà, che in moltissimi casi, non ci sia la consapevolezza necessaria e che ci si perda in chiacchiere inutili (con interlocutori/interlocutrici molto spesso improbabili e maldestri), gossip, pettegolezzi interni, personalismi e sterili competizioni fra chi  è più bravo o chi ha cominciato prima ad occuparsi di QM….</p>
<p>La debolezza o la forza del movimento maschile dipende anche da noi. Cerchiamo di non dimenticarlo.</p>
<p>Fabrizio</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.uominibeta.org/2011/12/10/uomini-imbavagliati/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='true' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Terrorismo di stato</title>
		<link>http://www.uominibeta.org/2011/11/27/terrorismo-di-stato/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 10:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Vedere per credere: http://www.elmundo.es/elmundo/2011/11/24/espana/1322166607.html Video pubblicato dalle forze dell’ordine spagnole. Titolo : “Denuncialo”. (il maschio). Quando le donne devono denunciare, ce lo dicono i poliziotti nel video: “Quando non ti lascia opinare (esprimere la tua opinione) è maltrattamento. Denuncialo. Quando ti senti umiliata, è maltrattamento. Denuncialo. Quando non ti lascia vestire come vuoi, è maltrattamento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vedere per credere:</p>
<p><a href="http://www.elmundo.es/elmundo/2011/11/24/espana/1322166607.html">http://www.elmundo.es/elmundo/2011/11/24/espana/1322166607.html </a></p>
<p><a href="http://www.uominibeta.org/tag/video/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Video">Video</a> pubblicato dalle forze dell’ordine spagnole. Titolo : “Denuncialo”. (il maschio). Quando le donne devono denunciare, ce lo dicono i poliziotti nel <a href="http://www.uominibeta.org/tag/video/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Video">video</a>:<br />
“Quando non ti lascia opinare (esprimere la tua opinione) è maltrattamento. Denuncialo. Quando ti senti umiliata, è maltrattamento. Denuncialo. Quando non ti lascia vestire come vuoi, è maltrattamento, denuncialo. Quando ti picchia è maltrattamento, denuncialo. Di fronte alla violenza non dubitare, denuncialo…”.  Facilissimo da capire.</p>
<p>Come nelle indagini Istat nostrane e nei nostri tribunali,  anche là il discrimine tra il bene e il male è il sentire della donna, il suo vissuto. Da esso dipende la tua collocazione morale e quindi la tua libertà. Insindacabile il sentire, imprevedibile la sentenza. La legge è scomparsa e il tuo destino è appeso al filo degli umori, alla deriva dei sentimenti. La fine della legge (e del diritto) è l&#8217;inizio della paura. Usciamo da una civiltà bimillenaria ed entriamo in un altra: nella barbarie.</p>
<p>Ma non è tutto:</p>
<p>1)     Il governo perdente, socialista, esorta quello entrante (conservatore)  a non fare alcun passo indietro sulle leggi sulle donne. <a href="http://www.elmundo.es/elmundo/2011/11/25/espana/1322203681.html">http://www.elmundo.es/elmundo/2011/11/25/espana/1322203681.html </a></p>
<p>2)      Il partito vincente afferma che bisogna addirittura rinforzare queste leggi, la situazione della donna è ancora grave e bisogna emanare ancora delle leggi che la tutelino <a href="http://www.elmundo.es/elmundo/2011/11/25/espana/1322210168.html">http://www.elmundo.es/elmundo/2011/11/25/espana/1322210168.html </a></p>
<p>Cambiano i governi qui e altrove, ma altrove come qua, il vecchio passa al nuovo il vessillo della stessa guerra. La gara è tra chi ne pianta l&#8217;asta più profondamente nel cuore della società, nell&#8217;anima degli uomini.<br />
Quanto a noi passiamoci l&#8217;un  l&#8217;altro il testimone della lotta e della resistenza.</p>
<div class='wpfblike' style='height: 40px;'><fb:like href='http://www.uominibeta.org/2011/11/27/terrorismo-di-stato/' layout='default' show_faces='true' width='400' action='like' colorscheme='light' send='true' /></div>]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>La grande menzogna</title>
		<link>http://www.uominibeta.org/2011/11/25/la-grande-menzogna/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 16:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Da decenni ormai è stata dispiegata una campagna mediatica in grande stile, con grande profusione di mezzi, che sostiene che la prima causa di mortalità femminile in Italia, in Europa e nel mondo, sarebbe la mano omicida degli uomini, soprattutto in ambito domestico. Più delle morti per cause naturali, più delle malattie, del cancro, della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-62" title="menzogna" src="http://www.uominibeta.org/wp-content/uploads/2009/11/menzogna-300x149.jpg" alt="menzogna" width="300" height="149" />Da decenni ormai è stata dispiegata una campagna mediatica in grande stile, con grande profusione di mezzi, che sostiene che la prima causa di mortalità femminile in Italia, in Europa e nel mondo, sarebbe la mano omicida degli uomini, soprattutto in ambito domestico. Più delle morti per cause naturali, più delle malattie, del cancro, della miseria, delle carestie e delle siccità che purtroppo affliggono ancora tanta parte della popolazione del pianeta.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo bombardamento mediatico martellante, sistematico, portato avanti trasversalmente da tutti i media di tutte le tendenze politiche, nessuna esclusa, è di fatto riuscito nel suo intento. E’ stato capace cioè di penetrare nella psiche degli individui e di costruire una sorta di immaginario collettivo, che è diventato ormai un luogo comune, o per meglio dire un convincimento diffuso; quello appunto che le vittime (femminili) della violenza maschile sarebbero più numerose di quelle di qualsiasi altra causa.</p>
<p style="text-align: justify;">La spudoratezza di questa strategia scientifica di deformazione e falsificazione della realtà è arrivata talvolta a dei livelli che non esitiamo a definire spregevoli, come nel caso di un manifesto pubblicitario di Oliviero Toscani, commissionato qualche tempo fa da un autorevole settimanale femminile, in cui erano raffigurati un bambino e una bambina completamente nudi. Sotto l’immagine del bambino era stata collocata la scritta “carnefice” e sotto quella della bambina la scritta “vittima”.</p>
<p style="text-align: justify;">Di un abominio come questo è stata capace la cultura del cosiddetto “politicamente corretto”. Propaganda razzista e sessista, in perfetto stile goebbelsiano; francamente non riusciamo a trovare altri aggettivi per definire una simile vergogna che dovrebbe essere messa sotto accusa per apologia di razzismo e nazismo. La colpevolizzazione del genere maschile è arrivata, in questo caso, a coinvolgere anche i minori, addirittura i bambini. Un messaggio di una violenza psicologica inaudita che ha come obiettivo dichiarato quello di sostenere che in ogni uomo c’è un violento, uno stupratore, che questa violenza fa parte della stessa ontologia maschile. L’unica speranza e possibilità per gli uomini, secondo questa concezione, è dunque quella di essere sottoposti ad una sorta di “rieducazione forzata” che è in effetti proprio quello che sta portando avanti questa propaganda mediatica. Convincere cioè a livello profondo, subliminale, che gli uomini sono il genere “sbagliato”, che tutto ciò che di male è stato fatto al mondo è stato per loro responsabilità ma che, per fortuna, c’è stato il genere femminile capace di riequilibrare e di ricostruire di notte ciò che l’uomo disfaceva di giorno. Insomma l’unico modo per essere accettati da parte degli uomini dovrebbe essere quello di assumersi in prima persona la responsabilità di essere i soli generatori di violenza, essendo questa insita nella loro natura più profonda, e naturalmente accettare una sorta di castrazione psicologica necessaria a contenere e a disinnescare la loro stessa natura che altrimenti, lasciata libera, produrrebbe solo male, violenza e orrore.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente nessuno pensa che il mondo sia la Valle dell’Eden; tutt’altro. Né possiamo in questa sede imbarcarci in una analisi (impossibile da fare per chiunque né tanto meno per noi in poche righe) sulle origini e le cause prime della violenza e della sopraffazione fra gli umani.</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo solo affermare che ci sembra estremamente stupido e anche criminale sostenere che la responsabilità dell’esistenza della violenza nel mondo sia solo ed esclusivamente del genere maschile. Eppure questa “vulgata” ha ormai fatto breccia nelle menti e nella psicologica degli individui e sarà molto arduo metterla in discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando all’argomento in oggetto, basterebbe un minimo di buon senso, senza neanche aver bisogno di portare dei dati ufficiali, per rendersi conto dell’assurdità e dell’abnorme falsità di simili affermazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Scegliamo comunque di farlo riportando, per quanto riguarda l’Italia, i dati ISTAT per il periodo che va dal 2002 al 2006 da cui è stata elaborata una media annuale di seguito riportata:</p>
<p style="text-align: justify;">Morti per anno maschi e femmine per ogni causa <strong>560.000</strong> di cui Femmine <strong>280.000</strong> per le seguenti cause:</p>
<p style="text-align: justify;">Patologie del sistema cardiocircolatorio: <strong>130.000</strong><br />
Tumori: <strong>70.000</strong><br />
Altre cause: <strong>21.000</strong><br />
Patologie del sistema respiratorio: <strong>15.000</strong><br />
Disturbi psichici e del sistema nervoso: <strong>15.000</strong><br />
Patologie dell&#8217;apparato digerente: <strong>12.000</strong><br />
Cause esterne, traumatismi etc.: <strong>11.000</strong><br />
- di cui per omicidio e lesioni: <strong>160</strong><br />
Stati morbosi mal definiti, incerti etc.: <strong>4.000</strong><br />
Malattie infettive e parassitarie: <strong>2.000</strong><br />
Donne decedute per omicidio e lesioni:<strong> 160</strong><br />
- di cui per mano di donne: <strong>20</strong><br />
Donne decedute per omicidio e lesioni per mano maschile <strong>140</strong> di cui:<br />
- in ambito domestico: <strong>115</strong><br />
- nella fascia d&#8217;età 15-59: <strong>105</strong><br />
- nella fascia d&#8217;età 15-59 in ambito domestico:<strong> 90</strong><br />
Donne di ogni età decedute per tumori: <strong>70.000</strong><br />
Donne decedute per qualsiasi causa nella fascia 15-59: <strong>18.700</strong><br />
Donne decedute per tumori nella fascia 15-59: <strong>12.300</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come vediamo, la macroscopica falsificazione dei dati che vengono diffusi presso l’opinione pubblica, non avviene tra numeri che differiscono di alcuni fattori, ma di interi ordini di grandezza. Si arriva a deformare la realtà sino al punto di affermare che 160 è maggiore di 130.000 o di 70.000. Come è possibile non essere colti almeno dal sospetto che le donne assassinate non possono, davvero non possono, essere di più di quelle decedute per tumore? Se questa deformazione dei dati ufficiali corrispondesse al vero, significherebbe che, solamente in Italia, dovrebbero esserci ogni anno più di 130.000 donne assassinate! Ma neanche una guerra civile potrebbe arrivare a simili cifre!</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure la vulgata ricorrente, diventata ormai convinzione diffusa, è proprio questa:”Ne uccide più l’amore del tumore!” (90 contro 70.000), oppure “Ne uccidono di più i maschi che non il cancro nella fascia 15-59! (105 contro 12.300).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è tutto. La menzogna è arrivata al punto tale che L’UNICEF, alcuni anni fa, ha diffuso dei dati in base ai quali sarebbero circa 60 (sessanta) milioni le donne uccise per mano maschile ogni anno nel mondo. Anche in questo caso non è necessario essere dei matematici per capire che, se questa cifra corrispondesse al vero, nel giro di cinquant’anni l’umanità femminile (e conseguentemente anche quella maschile) sarebbe estinta. E siccome questo numero non è relativo al futuro ma agli ultimi quarant’anni, se questo dato fosse vero, l’umanità avrebbe dovuto essersi già estinta. Infatti 60 milioni in un anno significano 600 milioni in 10 (dieci) anni e 3 (tre) miliardi in 50 (cinquanta) anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Verrebbe da ridere se la cosa non fosse, ahinoi, molto seria. Naturalmente alle donne morte per mano omicida maschile, dobbiamo poi aggiungere tutte colo che sono morte per malattia, siccità, carestie e per cause naturali. A questo punto, la cifra, come minimo, dovrebbe raddoppiare, se non triplicare o quadruplicare…Non vale la pena neanche commentare simili dati&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, di fronte ad un tale stravolgimento, ad un rovesciamento di tali proporzioni che individua negli uomini il pericolo numero uno per la vita delle donne, come è possibile che nessuno si chieda da dove venga, a cosa miri e quali effetti possa avere una menzogna di tali proporzioni e della quale è difficile nella storia trovare precedenti?</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa dice dei maschi una tale stupefacente deformazione della realtà? Cosa vuol dire di essi? E cosa tradisce in coloro che l’hanno creata, in coloro che la diffondono e/o che non la denunciano?Quale effetto può produrre nelle donne di ogni età, ma soprattutto in quelle più giovani, una simile rappresentazione dell’altro sesso? E cosa nell’animo delle nuove generazioni maschili?</p>
<p style="text-align: justify;">E perché non c’è una voce, una che è una, di un intellettuale, che abbia il coraggio di denunciare pubblicamente questa mostruosità mediatica?</p>
<p style="text-align: justify;">Apparteniamo a quella generazione che ancora ha il difetto di chiedersi “<strong>perché”</strong> e non solo “come”; come si usa o come funziona questo o quello. Abbiamo ancora questo vizio, e non vogliamo perderlo. Non siamo ancora ridotti a macchine o a ingranaggi più o meno specializzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo ancora animati dal desiderio di capire perché accadono le cose.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora non potevamo non interrogarci anche su questo, sui <strong>perché </strong>di una<strong> </strong>simile deformazione del vero. E su <strong>chi </strong>ha interesse ad una simile deformazione. E abbiamo provato a dare una risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi riteniamo che il sistema (capitalistico) dominante, abbia scelto di “declinarsi al femminile”, per lo meno per quanto riguarda il mondo occidentale. Come abbiamo spiegato nel Manifesto del Movimento per la Liberazione degli <a href="http://www.uominibeta.org/tag/uomini-beta/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con uomini beta">Uomini Beta</a>, le donne hanno acquisito un ruolo di fondamentale importanza all’interno del sistema stesso, senza trasformarlo, anzi, accentuandone le contraddizioni di sempre e portando un valore aggiunto.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente il prezzo di questa “cooptazione” femminile è stato pagato, fra gli altri, attraverso l’acquisizione da parte del sistema, di quella cultura, o meglio di quella reinterpretazione femminista della storia che, fra le altre cose, ha portato a questa flagrante deformazione e falsificazione della realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ bene fare un precisazione. Quando parliamo di “sistema” non ci riferiamo ad una regia occulta né tanto meno ad una stanza dei bottoni dove qualche potente “cattivone” ordisce trame più o meno oscure. Ci riferiamo ad un assai complesso intreccio di processi, interessi, tendenze e gruppi sociali, di potere, economici, culturali e ormai anche di genere che vanno a costituire quello che appunto oggi definiamo col termine di “sistema”. Un sistema tuttora gerarchicamente strutturato sia dal punto di vista sociale ed economico, sia dal punto di vista della distribuzione delle funzioni di controllo e di comando. Ma al contempo anche estremamente più sofisticato proprio nella sua capacità di distribuire ruoli e funzioni e nella estrema difficoltà di capirne e individuarne i meccanismi interni. E questo lo si deve proprio alla sua capacità di condizionare a livello profondo  i singoli individui, attraverso una ancora più sofisticato meccanismo di relazione e di coinvolgimento con e fra questi. Naturalmente la maggioranza di loro, sia pur con differenti livelli, rimane marginale e subalterna all’interno del sistema, essendo stata abilissimamente spogliata di qualsiasi autonoma capacità critica e di qualsiasi altra identità, individuale o collettiva che non sia compatibile e funzionale allo stesso sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo fa sì che questa massa di individui non sia neanche in grado di comprendere quale sia il loro ruolo la loro effettiva collocazione e quindi di vivere in una condizione di sostanziale passività dal punto di vista psicologico e culturale anche se, il più delle volte, in un frenetico attivismo dal punto di vista economico e produttivo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ quindi in questo contesto che la donna è stata inserita e si è inserita, come dicevamo, senza modificare le fondamenta del sistema e anzi esasperandone i suoi aspetti e i suoi tratti distintivi. Uno dei pedaggi pagati è stato appunto quello di assumere totalmente la reinterpretazione femminista della storia, diventata cultura dominante. Un’astutissima manovra che ha trasformato un approccio originariamente (per lo meno se diamo per autentiche le sue origini, ma a questo punto può essere legittimo nutrire dei dubbi) critico e antagonista, in uno degli strumenti ideologici più funzionali al sistema.</p>
<p style="text-align: justify;">La palese falsificazione della realtà relativamente ai dati sulla mortalità femminile è la prova del nove (non la sola) del patto non scritto che è stato di fatto stipulato.</p>
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		<title>La farsa continua (dalle piazze ai tribunali)</title>
		<link>http://www.uominibeta.org/2011/11/22/la-farsa-continua/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 08:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Dunque le ragazze di Arcore sono “vittime”. Come indennizzo dei “torti” che hanno subìto esigono (altro) denaro. Si è compiuto il periplo del delirio. La pervesione totale di ogni regola minima del vivere civile, l’azzeramento beffardo di ogni misura di responsabilità con l’affermazione palese e incontrovertibile che le DD non sanno quello che fanno e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque le ragazze di Arcore sono “vittime”.<br />
Come indennizzo dei “torti” che hanno subìto esigono (altro) denaro.</p>
<p>Si è compiuto il periplo del delirio. La pervesione totale di ogni regola minima del vivere civile, l’azzeramento beffardo di ogni misura di responsabilità con l’affermazione palese e incontrovertibile che le DD non sanno quello che fanno e non rispondono dei loro comportamenti. Come se fossero eterne minori o semplicemente minorate.<br />
Come pensavano i maschilisti.<br />
Non vado oltre.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_novembre_21/processo-ruby-32-ragazze-parte-offesa-1902245683563.shtml">http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_novembre_21/processo-ruby-32-ragazze-parte-offesa-1902245683563.shtml</a></p>
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		<title>Siamo alla farsa</title>
		<link>http://www.uominibeta.org/2011/11/20/siamo-alla-farsa/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 13:07:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo alla farsa, senza timore di esagerare. Non c’è altro modo per definire la manifestazione del 13 febbraio indetta per “difendere la dignità delle donne”.   Le ideologie (ho scritto ideologie, non filosofie), da sempre (tutte, nessuna esclusa, compresa naturalmente quella attualmente dominante del “capitalismo post-industriale globale e assoluto”), sono abilissime nel reinterpretare la realtà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo alla farsa, senza timore di esagerare. Non c’è altro modo per definire la manifestazione del 13 febbraio indetta per “difendere la dignità delle donne”.  </p>
<p>Le ideologie (ho scritto ideologie, non filosofie), da sempre (tutte, nessuna esclusa, compresa naturalmente quella attualmente dominante del “capitalismo post-industriale globale e assoluto”), sono abilissime nel reinterpretare la realtà fino a deformarla completamente.</p>
<p>Quanto sta accadendo oggi con la vicenda che vede protagonista il capo del governo  e il suo stuolo di escort/starlette/cubiste/puttane/aspiranti  showgirl-attrici-modelle/aspiranti mantenute  e in generale aspiranti a tutto, anche a uno scranno da parlamentare o da consigliera regionale, perché no, c’è addirittura chi fa la ministra e promulga leggi contro la prostituzione…(ci sarebbe da ridere se la cosa non fosse seria…),  ha tuttavia qualcosa di unico ed è la testimonianza che il <a href="http://www.uominibeta.org/tag/femminismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con femminismo">femminismo</a> ha una marcia in più, da questo punto di vista.</p>
<p>Le cronache di questi giorni  hanno solo evidenziato la punta dell’iceberg di ciò che volgarmente viene definito un “puttanaio”, cioè un fenomeno di <a href="http://www.uominibeta.org/tag/mercificazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con mercificazione">mercificazione</a> sessuale di massa che dimostra, più di qualsiasi altro, la fondatezza della nostra analisi. Il paradigma è quello che conosciamo perfettamente: un maschio alpha che compra in contanti (potrebbe comprare in qualsiasi altro modo, come tanti altri “maschi dominanti”,  ma evidentemente a lui piace così, la sostanza non cambia di una virgola…) , da una parte, e una schiera di donne che si vendono(non per necessità ma per libera scelta), dall’altra. Il tutto nella piena autonomia e  consapevolezza da parte di tutte/i.</p>
<p>E qui scatta il busillis, direbbe un nostro carissimo e autorevolissimo amico. Non potendo ammettere la seconda parte del paradigma di cui sopra (la mercificazione sessuale diretta e indiretta come scelta autonoma e consapevole da parte di molte donne), evidente agli occhi di qualsiasi essere senziente, il femminismo (per lo meno la sua componente più “politica” e maggioritaria, quella che ha promosso la manifestazione del 13, poi ci soffermeremo  sugli altri risvolti) e il “politically correct” sono costretti a negarla per affermare solo la prima: il maschio che compra. Che si tratti, come in questo caso, di un uomo come Berlusconi, da un punto di vista concettuale, non ha nessuna importanza; potrebbe valere per chiunque. Così facendo, il dogma è salvo (per chi non vuole vedere…): le donne sono sempre e comunque innocenti e senza alcuna responsabilità per ciò che accade.  </p>
<p>Ma perché il femminismo e il “politically correct” sono costretti a negare ciò che è evidente? Perché se non lo facessero sarebbero costretti ad ammettere che anche le donne sono corresponsabili a pieno titolo del processo di mercificazione e auto mercificazione che le vede coinvolte e protagoniste. Ma ammettere questo significherebbe  minare alle fondamenta l’ideologia  femminista stessa che ha invece necessità di sollevare sempre  e comunque le donne da ogni responsabilità, anche e soprattutto in frangenti di questo genere. “Se le donne si prostituiscono, in mille modi diversi,  (chiarisco, per gli avvoltoi costantemente in agguato, che non stiamo parlando di quelle donne vittime del racket) – lo fanno perché costrette, sempre, comunque e dovunque”. Questo è il mantra ufficiale di una parte del femminismo. “Se non ci fosse il maschio che compra, non esisterebbe la femmina che si prostituisce (praticamente o concettualmente), e mai il contrario”.  Qualcun altro, a parti invertite, potrebbe obiettare, in modo speculare,  che se le donne non vendessero, gli uomini non comprerebbero. E il cane continuerebbe a mordersi la coda…Sappiamo bene che la realtà è estremamente più articolata e complessa di queste due vulgate…</p>
<p> Ma, come ripetiamo, il femminismo deve negare, per definizione, questo secondo aspetto ( così come il machismo più becero tende a negare il primo; e guarda caso, Berlusconi sostiene di non aver mai pagato una donna in tutta la sua vita…). Ammetterlo equivarrebbe a togliere un mattone fondamentale all’intera impalcatura ideologica che crollerebbe inevitabilmente in pezzi.  </p>
<p>Naturalmente sarebbe a questo punto fondamentale approfondire l’analisi relativa al fenomeno della prostituzione, con tutte le sue implicazioni, sociali, psicologiche e culturali, sia per quanto riguarda  le donne che  gli uomini. Ma il tutto ci porterebbe lontano. Rimandiamo, nel merito,  alla lettura dell’articolo pubblicato nello spazio degli editoriali dal titolo “Prostituzione: ideologie diverse ma stessa ipocrisia”.</p>
<p>E’ con questo modo di procedere che si è arrivati a quella che ho definito la farsa del 13 febbraio.</p>
<p>Ma non è finita. Perché c’è un&#8217;altra corrente femminista la quale, continuando a gridare ad alta voce , anche se non più sulle piazze ma nei salotti mediatici (hanno fatto carriera) che “L’utero è mio e lo gestisco io”, arriva di fatto a giustificare e a sostenere apertamente le “Olgettine” e la loro nutritissima schiera di consorelle. E siccome “l’utero è mio e lo gestisco io”, diventa automaticamente e conseguentemente del tutto normale che “lo venda a chi mi pare o a chi meglio credo”, senza per questo essere giudicata da chicchessia.<br />
Personalmente, anche se ci è stato chiesto da sempre di non immischiarci in affari che non ci riguardano (“gli uomini si occupassero delle loro faccende che a quelle delle donne ci pensano le donne stesse”…), mi sento di avanzare  l’ipotesi (voglio essere ottimista…) che l’intento del femminismo storico di matrice sessantottina  non fosse propriamente quello di trasformare il vecchio ma altamente simbolico slogan “L’utero è mio e lo gestisco io” nel più prosaico “L’utero è mio e lo vendo a chi mi pare”.  Sembrerebbe proprio che si sia invece andati in questa direzione. E certamente non solo per quanto accade ad Arcore…</p>
<p>Non  sarebbe male  (per le donne tutte, ma specialmente per quelle di “sinistra”) prendersi una pausa,  mettersi intorno ad un tavolo ed iniziare una riflessione, possibilmente anche autocritica, della serie:”Ragazze, chi eravamo, cosa volevamo, chi siamo oggi e dove stiamo andando? Le cose sono andate nella direzione che auspicavamo oppure qualcosa non è andata per il giusto verso? Non abbiamo nessuna responsabilità per ciò che sta accadendo?” Parrebbe proprio di no, a giudicare dai contenuti e dalle parole d’ordine della manifestazione del 13…</p>
<p>Ma, come ripeto, non possiamo metter becco in ciò che non ci compete e non resta che attenerci ai fatti. I quali però,evidenti, nella loro oggettività, non possono essere sottaciuti. E allora, mi viene da pensare:”Se  una donna è nel pieno diritto di gestire il proprio corpo come meglio crede (quindi anche di venderlo), in piena libertà, senza essere giudicata né tanto meno colpevolizzata, perché dovrebbe invece esserlo  un uomo che decide di usufruire di quelle “prestazioni” che la donna gli offre dietro compenso, in virtù di quel diritto e di quella libertà che lei stessa rivendica?</p>
<p>Perché la donna che vende il proprio corpo deve poterlo fare senza essere colpevolizzata mentre l’uomo deve essere criminalizzato? Questo modo di ragionare è del tutto illogico. Se si ammette la libertà delle donne di poter vendere il proprio corpo (e si arriva addirittura a giustificarlo ideologicamente)non si capisce sulla base di quale logica quegli uomini che scelgono di comprarlo dovrebbero essere criminalizzati.</p>
<p>Delle due l’una. Non c’è scampo. In ambito filosofico  questo modo di procedere verrebbe definito come  “principio di identità e non contraddizione”. Mi pare che in questo caso (e in molti altri…) sia stato ampiamente sforato…</p>
<p>La cosa singolare (per coloro che non hanno familiarità con questi temi e con le alchimie sofistiche del femminismo…) è che queste due posizioni (la dignità calpestata delle donne da una parte,  e la rivendicazione della libertà delle stesse donne dall’altra di gestirsi come meglio credono) sembrerebbero essere in contrasto fra loro. Se la logica ha un senso, o le “Olgettine” (in questo caso, ma è evidente che il paradigma può e deve essere esteso) sono delle vittime oppure sono delle donne libere e consapevoli che in piena coscienza, libertà e autonomia agiscono nel modo in cui agiscono.</p>
<p>Ma il nodo non si scioglie né tanto meno qualcuna si pone il problema di scioglierlo. D’altronde, chi glielo fa fare? Tanto più che nessuno, ma veramente nessuno (tranne noi pochi  temerari), si azzarda a segnalare questa clamorosa e mastodontica contraddizione.  D’altronde, una  delle due “verità” può andar bene in un determinato frangente, e l’altra in un altro. A seconda delle necessità del caso.</p>
<p>E questa è la “grandezza” del femminismo”. Il “principio di identità e non contraddizione”, e quindi la logica, vanno a  farsi benedire, con il massimo della disinvoltura possibile.  “In fondo, non è forse anche la logica una creatura maschile, ad uso e consumo dei maschi?&#8230;E allora buttiamola nel cesso e tiriamo la catena…O meglio, pieghiamola ai nostri desiderata.  E’ ammesso tutto e il contrario di tutto, purchè  tornino i (nostri) conti”.</p>
<p>In chiusura, tutto ciò ci impone una riflessione che non possiamo procrastinare:quale metodo da adottare per il nostro lavoro?</p>
<p>E’ evidente,sulla base di quanto abbiamo appena spiegato, che la logica può servire prevalentemente  a fini interni (al Movimento, intendo); uno strumento efficace per la comprensione e l’analisi della realtà. Ma è altrettanto evidente che quando ci rivolgiamo all’esterno, specialmente nel contatto con gli altri uomini, dobbiamo saper navigare in una dimensione, quella psicologica e culturale, che viaggia su canali e binari completamente altri rispetto a quelli che siamo normalmente abituati a percorrere. Dobbiamo attrezzarci in tal senso. E lì, nella “psicosfera” che si gioca la partita. Proprio lì, in quel luogo dove tutto e il contrario di tutto possono convivere senza apparenti contraddizioni. Dobbiamo imparare a portarle alla luce, certamente utilizzando la logica ma all’interno di una dimensione altra, dove la logica stessa è costantemente e sistematicamente negata e dove tutto può essere reinterpretato se non addirittura rovesciato nel suo contrario.</p>
<p>Proprio il modo in cui sono stati reinterpretati i fatti di questi giorni, ci pare confermi decisamente questa tesi.</p>
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		<title>Chi ha paura dell&#8217;Uomo Beta?</title>
		<link>http://www.uominibeta.org/2011/10/29/chi-ha-paura-delluomo-beta/</link>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 12:17:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Marchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo questo servizio del TGCOM ripreso da un lancio dell&#8217;agenzia Adnkronos che voglio pubblicamente ringraziare per la correttezza e la professionalità dimostrata,  riportando con fedeltà (con i limiti, inevitabili e comprensibilissimi, della sintesi) quanto dal sottoscritto dichiarato in una lunga e articolata intervista. Un esempio di informazione corretta, libera, giornalisticamente e intellettualmente onesta e coerente, e prima ancora anche di sensibilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo questo servizio del TGCOM ripreso da un lancio dell&#8217;agenzia Adnkronos che voglio pubblicamente ringraziare per la correttezza e la professionalità dimostrata,  riportando con fedeltà (con i limiti, inevitabili e comprensibilissimi, della sintesi) quanto dal sottoscritto dichiarato in una lunga e articolata intervista.</p>
<p>Un esempio di informazione corretta, libera, giornalisticamente e intellettualmente onesta e coerente, e prima ancora anche di sensibilità umana. Non è da tutti.</p>
<p>Grazie ancora. Speriamo naturalmente che questo sia solo l’inizio di una collaborazione duratura.</p>
<p><a href="http://www.tgcom.mediaset.it/perlei/articoli/1025964/chi-ha-paura-delluomo-beta.shtml">http://www.tgcom.mediaset.it/perlei/articoli/1025964/chi-ha-paura-delluomo-beta.shtml</a></p>
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