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09 apr 2013  |  10 Commenti

when maggie thatcher dies we, re all avin a party

 


10 Commenti

Marco Pensante 7:41 pm - 9th aprile:

Fra le celebrazioni paradossali della realpolitik (tecnicamente Napolitano sarebbe della stessa parte politica di Arthur Scargill, ma sopravvoliamo) e le stronzate delle solite donnette de noantri assetate di potere che non perdono un secondo coi cunnilingus alla memoria per salire sul carro della vincitrice, c’è una parte rilevante del popolo inglese che ricorda il periodo Thatcher come un’opera di distruzione di un intero tessuto sociale e relazionale, di rapporti fra persone, fra lavoratori, cittadini e forze di polizia, istituzioni. Quando muore un personaggio simile i giudizi riguardano sempre la sua influenza sui massimi sistemi: politica internazionale, guerra fredda, neocolonialismi, ma negli anni ’80 io ho girato un po’ per l’Inghilterra e l’Irlanda e ricordo chiaramente cosa diceva di lei la gente comune che incontravo: più o meno le stesse cose che dice questo coro di tifosi. Sostanzialmente gli inglesi comuni avrebbero voluto vederla morta. Ho conosciuto all’epoca parecchia gente che ha dovuto aspettare un po’, ma adesso senz’altro starà festeggiando. E non erano dell’IRA, ma persone qualsiasi.

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Luigi Corvaglia 10:03 pm - 9th aprile:

mauro recher,
L’ho scritto pure sul tuo blog:
La storia non si ripete mai alla stessa maniera.
Solo formalmente però.
Concettualmente non cambia niente però caro Mauro.
A periodi di relativa libertà si alternano periodi autoritari. Più o meno duri.
E noi adesso (sperando con tutto il cuore che quello che sto scrivendo adesso si riveli una cazzata che rileggendo tra qualche anno mi farà crepare dal ridere) ci stiamo addentrando in uno di quest’ultimi.
Ora, io non ti so descrivere le forme e le vie che prenderà questo autoritarismo.
Ma so per certo da che parte staranno quelle che laglasnost chiama le donniste.
Io starò dalla parte opposta.

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Fabrizio Marchi 8:05 am - 10th aprile:

Segnalo questo bel commento di una donna sul blog della 27ma ora in risposta a quel farneticante articolo sulla Tatcher:

Falsa coscienza
09.04 | 14:05 Lettore_2751579
Beh, seguendo questo ragionamento, dovremmo ringraziare maggiormente Elisabetta I per averci donato l’immagine di una sovrana potente che permise non solo all’Inghilterra di diventare una potenza vera, ma inaugurò una stagione teatrale grandiosa (e non faccio nomi…).
Cosa c’entra che un politico sia donna o uomo, quando le sue policies danneggiano una parte ingente della società? Sono le scelte, gli impatti e i risultati che devono essere analizzati e non il GENDER, che, nel caso della Thatcher, è veramente irrilevante.
Come donna mi sento profondamente colpita dalla falsa coscienza di articoli così superficiali e poco informati (ci sono bei libri di economia e storia dell’Inghilterra recente che spiegano molto bene l’impatto di modelli economico-politici come quelli di T. e Reagan, virando verso il cultural studies, ma lasciamo perdere,…) e anche ingenui, devo ammetterlo. Perché non lodare, allora, Maria de’ Medici, che con la Notte di San Bartolomeo dimostrò che anche le donne possono essere delle vere carogne? Ora sì che donne e uomini sono sullo stesso piano! O Maria Stuarda, per rimanere in Inghilterra… La storia è piena di individui (in)famous, uomini o donne che siano. La verità è che le donne di potere sono esattamente uguali agli uomini di potere, migliori sono solo i principi che si possono applicare alla gestione della politica.

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Fabrizio Marchi 9:22 am - 10th aprile:

Ho appena postato questo articolo sulla mia bacheca di facebook e su quella del MFPG:

http://27esimaora.corriere.it/articolo/quella-dura-che-non-ci-piaceva-eppure-oggi-so-che-devo-un-grazie-anche-a-lei/
Questo articolo conferma quale sia la reale natura del neofemminismo istituzionale e opportunista ormai largamente dominante.
Un personaggio come Margaret Tatcher viene celebrata e collocata a pieno titolo nell’Olimpo delle eroine del femminismo di sempre.
Politiche liberiste sfrenate, centinaia di migliaia di lavoratori gettati sul lastrico (molti si suicidarono per la disperazione), distruzione sistematica del welfare, spappolamento dei legami sociali, afflizione umana e sociale diffusa, una guerra neocoloniale, sostegno attivo al riarmo e alla politica aggressiva dell’allora Presidente degli USA, Ronald Reagan, pieno e totale appoggio (oltre alla personale amicizia) al criminale dittatore e torturatore cileno, Augusto Pinochet.
Questa, in sintesi, la storia e l’eredità politica della “lady di ferro”.
Ma tutto ciò viene cancellato con un colpo di spugna (o di bacchetta magica…) perché quello che conta – cito testualmente la signora Sara Gandolfi che ha firmato quell’articolo sul blog della 27ma Ora (Corriere della Sera) – è “rendere onore a Margaret Thatcher, in quanto donna di potere. O meglio, donna che ha visto il potere e non ha esitato a prenderselo. Con successo”.
Per chiosare infine con un bel “Grazie, Signora Thatcher.
Chissà se i lavoratori e le lavoratrici inglesi la pensano nella stessa maniera. Ma questi sono dettagli…
Anch’io ringrazio pubblicamente Sara Gandolfi per questa sua perla , perché aiuta a fare chiarezza, come ripeto, sulla natura profonda del neofemminismo, falsa coscienza nonché strumento ideologico di “distrazione di massa” al servizio del “sistema”.

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Luigi Corvaglia 7:58 am - 11th aprile:

Thatcher, nessun omaggio dalla federcalcio inglese: “No al minuto di silenzio”
Negli stadi del Regno Unito sono stati tanti i cori contro la Lady di Ferro, anche per la strage di Hillsborough, dove 15 aprile 1989 morirono 96 tifosi del Liverpool. Da allora il football, da cuore delle comunità working class, è diventato un business quotato in borsa, dal quale la gente comune è tagliata fuori

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Marco 5:06 pm - 14th aprile:

Leggete questo articolo…
@@
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=2731
@@
MARGARET THATCHER: ECCEZIONALE CAPO DI GOVERNO
Con determinazione la ”lady di ferro” cambiò profondamente la Gran Bretagna, riconvertendo la mentalità inglese dallo statalismo alla responsabilizzazione dell’individuo
di Riccardo Cascioli

“I russi dicono che sono una lady di ferro… E hanno ragione. La Gran Bretagna ha bisogno di una lady di ferro”. Ripercorrendo qualcuno dei suoi più celebri interventi, si capisce con chiarezza quale impatto possa avere avuto Margaret Thatcher, morta ieri a 87 anni, per la Gran Bretagna e nelle relazioni internazionali. Non fosse stata di ferro, non sarebbe riuscita ad emergere in un ambiente – come quello del Parlamento inglese – quasi esclusivamente maschile. Lo era nel 1979, quando andò al governo, lo era ancora nel 1990 quando fu costretta a lasciarlo.
Alcuni dicono che abbia spianato la strada per le donne a capo del governo: c’è da dubitarne, lei è stata un caso unico, tanto è vero che in questi ventitré anni dalla sua uscita di scena nessun’altra donna si è neanche avvicinata a quella posizione.
Risentire oggi alcuni suoi discorsi fa riscoprire una determinazione, una chiarezza di giudizio, una forza di volontà assolutamente eccezionali, e non solo per una donna. Tanto è vero che nessun uomo politico riusciva a tenerle testa in un dibattito, né in patria né fuori. E’ così che ha cambiato profondamente la Gran Bretagna, riconvertendo la mentalità inglese dallo statalismo alla responsabilizzazione dell’individuo. Ha spaccato il Paese per questo: di violenze e contestazioni di piazza nei suoi undici anni di governo ce ne sono state come mai prima, la più famosa di tutte quel braccio di ferro tra il 1984 e il 1985 con il potentissimo sindacato dei minatori che ella riuscì clamorosamente a schiacciare.
E mentre “rifaceva” la Gran Bretagna, passava con la stessa decisione e determinazione attraverso le crisi internazionali più gravi: la guerra contro l’Argentina per il possesso delle isole Falkland/Malvinas, il terrorismo nord-irlandese, il bombardamento della Libia, la Guerra Fredda. Tutte battaglie vinte o comunque condotte senza cedere di un passo davanti al nemico. Anche quando questo si chiamava Comunità europea o Moneta unica. Si è sempre opposta fieramente alla cessione di anche solo un dito di sovranità.
In ogni circostanza ha difeso la patria, i valori occidentali, la democrazia contro ogni tentazione socialista, e incentivato le capacità e responsabilità delle singole persone.
Il che non vuol dire che abbia fatto tutto bene o che le sue scelte non siano criticabili. Tutt’altro: molte sue decisioni sono ancora discusse. Come quelle economiche, ad esempio: il suo piano accelerato di privatizzazioni ha imposto, come conseguenza, dei pesanti costi su parte della popolazione, vedi il caso dei 200mila minatori che hanno visto chiudere la loro attività. Per alcuni esperti le misure furono drastiche ma necessarie: la Gran Bretagna sarebbe morta sotto la pesante cappa dello statalismo se non si fosse intervenuti. Altri invece sostengono che non seppe guardare al lungo periodo, alle conseguenze di quelle scelte: bene le privatizzazioni, ma troppo veloci e senza prevedere la deindustrializzazione e la delocalizzazione che ne sarebbe seguita, e pericoloso dirottamento dell’economia verso la finanza. Così pure la scelta di restare fuori dall’Euro viene periodicamente rimessa in discussione.
Ma non solo l’economia: il patriottismo e il nazionalismo guidarono anche la guerra con l’Argentina che, seppure vinta, continua a suscitare dibattito, non ultimo per il “trucco” con cui fu giustificato l’attacco alla nave argentina Belgrano, quindi, l’avvio della battaglia. Né si può dimenticare che fu proprio lei a trasformare in argomento politico la questione del riscaldamento globale per motivi interni e internazionali (vedi R. Cascioli-A. Gaspari, Che tempo farà, Piemme 2008, pp.112-118): è stata proprio lei a riconoscere nel suo ultimo libro le conseguenze nefaste e non volute di quella scelta, l’ascesa dei movimenti ecologisti dalle tendenze chiaramente socialiste.
Resta però la coerenza con cui ha difeso i valori in cui credeva e che – almeno come principio – sono comuni alla civiltà occidentale. Certamente, si può pensare, fosse stata al governo oggi non l’avremmo vista sbracare davanti alla dittatura del relativismo e del politicamente corretto, dalle pretese islamiche all’imposizione della cultura omosessualista, come invece sta facendo l’attuale premier conservatore David Cameron.
E soprattutto, rileggendo la sua storia, riascoltando i suoi interventi non si può fare a meno di provare un po’ di nostalgia per un vero capo di governo, facendo il confronto con l’Europa di oggi, guidata da nani politici (e non per statura fisica) incapaci di una visione del mondo e del destino del proprio paese che vada oltre le proprie fortune e il prossimo appuntamento elettorale. Si deve tristemente riconoscere che dopo la Thatcher ed Helmut Kohl in Germania, di statisti degni di questo nome in Europa non si è più visto nessuno. E quando poi abbiamo sentito ieri l’ex presidente del Consiglio e aspirante Presidente della Repubblica Romano Prodi, parlare della Thatcher con senso di superiorità attribuendole la responsabilità dell’attuale crisi economica dell’Europa, abbiamo capito in che abisso il nostro Paese sta precipitando.

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 09-04-2013
Pubblicato su BastaBugie n. 292

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Marco 5:24 pm - 14th aprile:

Nell’articolo summenzionato leggo
@@@
Tanto è vero che nessun uomo politico riusciva a tenerle testa
@@@
Fabrizio, ma è vera questa storia?
Cos’era, la sorella minore di Bismarck?
@
http://www.viaggio-in-germania.de/bismarck.html

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Alessandro 6:28 pm - 14th aprile:

La politica della Thatcher in Uk ha avuto effetti sociali devastanti, ma è stata anche una donna lontana dalla retorica femminista, che mai ha anteposto il genere alla persona, una qualità rara in una donna che fa politica ad alti livelli. Sotto quest’ultimo aspetto è stata un modello in positivo, di un’altra categoria rispetto alla Bonino o, per carità di dio, alla Finocchiaro, le due candidate al Colle.

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Fabrizio Marchi 8:50 am - 15th aprile:

Marco,

Ma, sai, Marco, il problema in tutte le cose è sempre capire da quale punto di vista le si interpreta. L’intento di chi ha scritto quell’articolo è quello di provare a convincere i lettori di stare facendo un’analisi al di sopra delle parti del personaggio Maggie Tatcher”, ma in realtà non riesce nel suo tentativo, come è normale che sia, perché non esistono né possono esistere analisi e giudizi imparziali sottratti al proprio modo di vedere le cose dal punto di vista politico ecc.
Diciamo che se vogliamo leggere la Tatcher da un punto di vista, diciamo così, di “teoria della scienza politica”, cercando di analizzare lucidamente le sue qualità come leader politica, non c’è alcun dubbio che la Tatcher fosse una politica di prim’ordine, un cavallo di razza, come si suol dire, dotata di tutte quelle caratteristiche necessarie appunto pdr farne una leader e una statista di rango. Ma questo è un discorso che può valere anche per Mussolini, Hitler, Stalin, Franco, Gengis Khan, Giulio Cesare, Churchill, Cromwell, Lenin, De Gaulle, Fidel Castro, Serse, Temistocle, Pericle, Federico II, Lincoln, Ceausescu, Bismarck (come hai già detto appunto tu…), lo stesso Andreotti e via discorrendo, chi più ne ha più ne metta. Senza naturalmente confondere fra loro questi personaggi che hanno indubbiamente delle caratteristiche comuni ma hanno operato, ovviamente, in modo completamente diverso nella storia. E quello che conta è proprio questo secondo punto.
Perché (sto semplificando, ovviamente), mentre Lincoln è passato alla storia (anche nell’immaginario comune) come colui che ha abolito la schiavitù in America, la Tatcher, per quanti sforzi possano fare i suoi sostenitori (come l’autore dell’articolo) è già passata alla storia (ed è già nell’immaginario comune) come una capitalista liberista sfrenata che pur di portare avanti le sue tesi economiche (peraltro alquanto discutibili, per quanto mi riguarda) non esita a buttare in mezzo ad una strada centinaia di migliaia di persone, a sconquassare il tessuto e i legami sociali, a gettare nell’angoscia e nella disperazione milioni di persone, considerando tutto ciò come un danno collaterale, come il prezzo necessario da pagare per quelle che lei considera come sorti magnifiche e progressive. Mi pare che abbiamo tutti sotto gli occhi gli esiti di quella concezione ultraliberista del capitalismo, ma ora non è questo il punto…
Quindi, tutto dipende da come si vogliono leggere le cose. Da un certo punto di vista, come ripeto, le stesse qualità che abbiamo nella Tatcher le potremmo riscontrare in Mussolini. Perché, Mussolini era forse uno stupido oppure non era provvisto di qualità da grande leader politico o da statista?…Il problema non è nelle capacità politiche in senso “professionale”, diciamo così, in maniera impropria (si fa per capirci…), o meglio nella capacità, nella lucidità e nel tasso di cinismo nel gestire e conservare il potere, ma in quello che si fa, nelle scelte che si operano, nelle politiche che si portano avanti e nel tasso di eticità e di idealità che un leader politico deve possedere e coltivare. Il problema, insomma, non è tanto o solo di avere della capacità politiche ma a chi, a che cosa, a quale causa vengono messe a disposizione.
E’ su questo che un leader politico deve essere giudicato. Ed è per le stesse ragioni che il mio personale giudizio sulla signora Tatcher è senza’altro negativo.

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